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Stadium n. 10/1987

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GENTE COMUNE

QUASI UN SOMMARIO

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LA SOLIDARIETÀ CHE CI LEGA

LA VECCHIA AMICA RADIO

di Aldo Notano

di Domenico Volpi

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remora

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INGRESSI

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INTERVISTA SULLA SCUOLA

STADIUM/SOCIETÀ CHIAMA DONNA

di Vito Cozzoli

di Angelo Bertani

Continua la «Campagna» nazionale.

óSPORT SENZA

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BARRIERE

FOTOMEMORIA

TOWOCSI/ <»«/

Il cammino dello sport al servizio degli handicappati.

ESPERIENZE

di Andrea De Pascalis

9 IL DOPING DEGÙ ATLETI di Anton'o Spataro

IO

LA VOCAZIONE E LA MISSIONE DEI LAICI

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Il tema del mese: I GIOCHI Il film: SPORTIVI « c^ozz© Interventi di Livio Olivi. Ermanno ©o OtmtWM Mazza. Adriano Cesare. Alberto Tonetti. Donato Renato Mosella.

di Flavio Pedrotti

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FOTOMEMORIA

30 D B ®&T

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La Festa nazionale di nuoto

L'opinione di... RAMON SUGRAYNES

di Davide Marzaroh

di Marco Rizzi

ol

Si è aperto a Roma il Smodo dei Vescovi

LA SPERANZA CHE E' IN NOI di Gianni Gherardi

NUOTANDO SUL DELTA

Una lettura globale del­ la informazione econo­ mica che riguarda il no­ stro paese, ci dà certa­ mente l’impressione di una società complessiva­ mente piena di benes­ sere. Dal boom della Borsa, che tutto sommato, tra alti e bassi prosegue, all’affermarsi dell’Italia come quinto paese più industrializzato del mondo...; dalla moda an­ cora vivace dei fondi di investimento, al crescen­ te tasso di consumismo medio-alto di cui l'esta­ te scorsa è apparsa come una vetrina rilucente e che è giunto a trasfor­ mare il lancio di una nuova automobile di lus­ so in uno spettacolo de­ stinato a un pubblico di milioni di persone che, in maggioranza almeno, non potranno mai com­ prarla. Ci sono sì le note nere: l’inflazione che tende a ricrescere, il petrolio che rischia di diventare ancora una volta prezio­ so, l'alto deficit dello Stato, l’ombra dei sette milioni di poveri... Tuttavia l’ottimismo prevale... Come si concilia questo ottimismo economico con il degrado della vita soprattutto urbana? Che rapporto c'è tra il cre­ scere degli utili delle im­ prese e la temuta «con­ giura anticapitalistica» denunciata di recente da un autorevole esponente del mondo che conta? Le domande vanno certo poste con umiltà e di­ screzione da parte di chi non è economista di pro­ fessione e di competen­ za. Ma queste domande ci sono e forse qualcuno dovrebbe cominciare a rispondere con altret­ tanta semplicità, ad uso di una collettività che non è fatta soltanto di in­ vestitori e rampanti, ma anche di disoccupati, di pensionati, di poveri e comunque di gente co­ mune. E.G.


.SOLIDARIETÀ' CHE a LEGA Quando uscirà questo numero di Stadium avremo il nuovo presi­ dente del CONI o saranno in pie­ no svolgimento le grandi mano­ vre per la successione a Franco Carraio, neo ministro della Re­ pubblica Italiana. Approfittiamo per rinnovargli gli auguri già fatti a suo tempo, au­ guri sinceri per l’amicizia e la sti­ ma che ci legano a lui, auguri per la sua nuova esperienza politica, ma anche perché continui a segui­ re lo sport. Carraio è un uomo di equilibrio e quindi di garanzia per tutti, an­ che per noi Enti di promozione sportiva che rischiamo sempre l'emarginazione per la spinta cor­ porativa delle Federazioni che ci vedono più come concorrenti che come collaboratori. Non ci siamo affrettati come altri a sostenere candidati per la mas­ sima poltrona vacante del CONI, perché è norma per il CSI quella di rispettare i processi democra­ tici degli altri, per vedere rispet­ tati i propri. La nostra autonomia di cui siamo gelosi c’impone questo stile di ri­ spetto, che non vuol dire estranei­ tà, ed abbiamo mai usato del po­ tere che ci deriva dalle tante So­ cietà sportive nostre affiliate che fanno anche attività federale e che quindi hanno diritto a vota­ re nei Congressi federali. Il loro volo se lo devono giocare loro, con la loro responsabilità ed hanno mai avuto da noi indica­ zione alcuna. I giochi di potere non ci apparten­ gono e quindi ne stiamo fuori, dalle vicende elettorali federali, come nella vicenda elettorale del­ la successione a Carraio. Facciamo quindi gli auguri al neo presidente del CÒNI già uscito o che sta per uscire dalle urne di quel Consiglio nazionale e gli

chiediamo una sola cosa che ci sta a cuore: che sia il presidente dello sport italiano, ossia il presi­ dente di tutti. Come lo sono stati Onesti e Car­ raio. «Onori ed oneri, Signori!», diceva Onesti ricordando che la legge istitutiva del CONI del 1942 dava al CONI dei grossi privilegi, ma anche la grossa responsabilità di rappresentare tutto l’associazio­ nismo sportivo italiano composto dalle Società federali e da quelle degli Enti di promozione sporti­ va, le quali ultime rappresentano un buon terzo del totale. I conti è semplice farli, se il CSI da solo è arrivalo nel 1987 alle diecimila Società, per l'esattezza 9.785, di cui molte polisportive. È una realtà che non può essere ignorata e un buon presidente del CONI non se la fa ricordare: la co­ nosce da sé, se è attento a ciò che esiste e vive nel Paese. Diecimila: sembrava un traguar­ do lontanissimo e invece è stato raggiunto grazie all’impegno dei

nostri operatori provinciali, circo­ scrizionali e regionali, ai nostri al­ lenatori, animatori ed arbitri, ai nostri sacerdoti, anche a quegli amministlatori pubblici che han­ no capilo che cos'è il CSI: non uno strumento di potere fatto per occupare degli spazi, ma un'Associazione di riferimento e di servi­ zio. Un'Associazione che sta per co­ minciare, con i Congressi provin­ ciali, la lunga marcia verso il Con­ gresso nazionale del giugno 1988 per rinnovare i suoi «quadri», per consolidare le sue motivazioni profonde che le danno non solo diritto ad esistere, ma anche ad essere riconosciuta, rispettata ed aiutala, dal momento che ricono­ sce, rispetta e collabora con chi lavora a servizio dei giovani per una società migliore. «Sport, educazione e solidarietà» è il tema dei Congressi: non è so­ lo un titolo, ma l'insegna, il polo di riferimento a cui guardiamo impegnandoci nei Congressi che rappresentano il con-venire, il ri­ trovarci, il ri-conoscerci lutti nel­ l'impegno e nelle motivazioni che ci legano. La grande famiglia del CSI non sta insieme perché c’è una tesse­ ra o ima bandiera o una coppa in palio: tessera, bandiera e coppa sono solo dei simboli. Dietro di es­ si c'è molto di più: c'è l'impegno a fare del CSI la casa di tutti quanti ci stanno dentro, ma an­ che per quelli che ne stanno fuori. C'è la solidarietà che ci lega tra noi e che lega noi agli altri, che per noi altri non sono, anche se non hanno la nostra tessera. Ci sentiamo di camminare insie­ me tra noi e con tutti, perché es­ sere del CSI non è un privilegio che ci isola, ma un dono che ci lega.

Aldo Notarlo

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HHMH

Intervista sulla scuola Dopo le travagliate vicende che hanno accompagnato la chiusura dello scorso anno scolastico, e che hanno messo ancor più a nudo tutti i problemi e i mali della scuola italiana, l’anno che si è aperto da qualche settimana dovrebbe costituire un momento di speranza e di rilancio per la scuola, ma soprattutto un anno di scelte decisive e coerenti. Abbiamo parlato delle mancanze della scuola e delle aspettative degli studenti e dei docenti con l’On. Beniamino Brocca, neo-sottosegretario alla Pubblica Istruzione, da sempre impegnato con competenza nelle tematiche scolastiche anche grazie alla sua esperienza professionale di insegnante.

— Onorevole Brocca, che giudizio dà sullo stato generale di salute della scuola italiana? «Confermo l'impressione che la scuola nel nostro Paese assomi­ gli abbastanza ad un libro senza figure e senza dialoghi. Mancano le figure perché gli alunni incon­ trano difficoltà a scoprire la lo­ ro identità personale e gli inse­ gnanti avvertono la mancanza di uno specifico professionale ca­ ratterizzante. Manca il dialogo perché sempre maggiore è la distanza tra il siste­ ma scolastico e la società in mu­ tamento, e sempre più profondo è il divario tra le esigenze del mondo del lavoro e le risposte formative della scuola».

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— Alla luce della sua esperienza di insegnante, di uomo di scuola, con quali idee nuove si è accosta­ lo alla sua responsabilità di go­ verno?

spanderà concretamente il Mini­ stero a questa esigenza?

«Ritengo necessario contribuire al miglioramento della ammini­ strazione, garantendo una mag­ giore funzionalità. Sotto questo profilo occorrerà intervenire per introdurre il massimo di autono­ mia e di decentramento respon­ sabilizzando istituti e circoli di­ dattici. Inoltre si rende necessaria una revisione del sistema sia nella di­ rezione del pluralismo dei sog­ getti che operano nel campo del­ l'istruzione, sia nella direzione di un rinnovamento delle metodi­ che, dei contenuti, e quindi anche degli ordinamenti dei singoli gra­ di di istruzione della scuola». — La mancanza di aggiornamen­ to, troppo spesso lasciato alla li­ bera iniziativa dei docenti senza una seria programmazione da parte dell'autorità scolastica, è uno dei problemi maggiormente agitati dagli insegnanti. Come ri-

«Questa amara denuncia è vera ed il bisogno di una adeguata for­ mazione iniziale e di un serio ag­ giornamento in servizio risulta improcrastinabile. Non è pensa­ bile riformare la scuola senza da­ re agli insegnanti una prepara­ zione adeguata con strumenti ef­ ficaci. È ovvio che occorre una maggio­ re disponibilità di risorse econo­ miche. Poiché trattasi di un reale ed indispensabile investimento è dovere del governo provvedervi con tempestività, realizzando for­ me di esonero dall’insegnamento per gli aggiornanti e gli aggiornatori. Aggiungo che la formazione in servizio deve essere obbligato­ ria e attuata in centri permanen­ ti territoriali appositamente isti­ tuiti».

— Un altro grave problema è quello dello scarso raccordo tra scuola e mondo del lavoro. Cosa potrà realmente off rire sotto que­ sto profilo l'istituzione scolastica ai giovani nei prossimi anni?

«La scuola purtroppo contribui­ sce all’incremento della disoccu­ pazione giovanile per effetto di una sua disarmonia con il mon­ do del lavoro. Dalla scuola esce una manodopera rigida non con­ vertibile in un contesto economi­ co in rapida mutazione. La scuo­ la offre una preparazione profes­ sionale in settori produttivi che si stanno esaurendo, mentre non coglie appieno le novità che emergono. Da ciò nasce l’esigenza di dare una formazione culturale solida sulla quale inserire poi delle competenze professionali e delle


Enti di promozione

INIZIATIVA, DIALOGO, CHIAREZZA

qualifiche facilmente riconverti­ bili. È necessario nello stesso tempo rivedere gli indirizzi at­ tualmente in vigore per accoglie­ re quelli trascurati o trattati in modo insoddisfacente da sogget­ ti privati e pubblici che operano nel campo della formazione pro­ fessionale».

— Come conciliare tutto questo con l’esigenza di formare cultu­ ralmente i giovani? Negli ultimi tempi un Paese come gli Stati Uniti si è scoperto improvvisa­ mente ignorante. In che modo oc­ correrà allora operare per non avere dei giovani «analfabeti» dal punto di vista culturale?

«La linea strategica che si inten­ de seguire è un'altra rispetto a quella percorsa in modo falli­ mentare dalla scuola americana. Essa consiste nel privilegiare, per la scuola secondaria superio­ re, la cultura generale dando ai giovani un forte “potere menta­ le”, limitando l’intento professio­ nale ad una formazione di base che esclude la specializzazione. Quest'ultimo aspetto verrà forniI

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to da altre "agenzie” statali e non statali, a falere della scuola se­ condaria superiore o dopo, ma con la stessa raccordate». — In che modo lo sport può co­ stituire una fondamentale com­ ponente educativa nella forma­ zione scolastica?

«L’attività motoria, l’educazione fisica e la pratica sportiva sono momenti essenziali dello svilup­ po integrale della persona e del­ la sua socializzazione. La scuola deve impegnarsi maggiormente nella cura di questa disciplina, ma deve anche essere dotata di strutture e di attrezzature ade­ guate e sufficienti. Si sente il bi­ sogno di passare dalle enuncia­ zioni programmatiche alle realiz­ zazioni concrete. In questo progetto occorre anche valorizzare l’apporto che può ve­ nire dalla collaborazione con gli Enti e le Società che operano sul territorio. Da sola la scuola non può fare tutto, insieme ad altri può fare molto».

Vito Cozzali

li primo ottobre, durante la settima­ na della finale dei Giochi della gio­ ventù, il Coordinamento nazionale degli Enti di promozione sportiva ha tenuto a Roma una conferenza stampa. Ha parlato per gli Enti l’on. Gianni Usvardi, presidente di turno del Coordinamento e presidente dell’AIDS. Sono stati affrontati i problemi spor­ tivi di maggiore importanza e attua­ lità: la riforma dell’ordinamento sportivo, l’attuazione della legge 65/1987 sul finanziamento degli im­ pianti sportivi, lo svolgimento del Congresso nazionale olimpico e l’e­ lezione del nuovo presidente del CONI. Al di là dei dettagli dei singoli pro­ blemi, gli Enti hanno tenuto soprat­ tutto a fare un discorso di carattere politico sul delicato momento che lo sport italiano sta attraversando. La fase di passaggio da una legislatu­ ra all’altra — dicono gli Enti — e la crisi istituzionale del CONI rischia­ no di rinviare sine die le grandi que­ stioni sul tappeto, di appiattire il di­ battito politico e, peggio, di farlo re­ gredire. D’altra parte, aggiungono gli Enti, la nomina del dott. Franco Carraro e Ministro del Turismo e Spettacolo, con compiti di vigilanza sullo sport, costituisce una circo­ stanza favorevole che dev'essere valorizzata. In sostanza gli Enti chiedono che sia immediatamente ripresa l'iniziativa politica sui problemi dello sport e che ciò sia fatto alla luce del sole e unitariamente, poiché in questa si­ tuazione v’è il rischio che le decisio­ ni vengano prese sottobanco e in sedi improprie. Questo vale — han­ no tenuto a precisare gli Enti — an­ che per l’elezione del nuovo presi­ dente del CONI. Il modo corretto per riportare le que­ stioni sul tappeto é la ripresa imme­ diata del dialogo fra CONI ed Enti, che oltre tutto rappresenta anche una condizione e una premessa in­ dispensabile per consentire al Mini­ stro Carraro di intraprendere inizia­ tive politiche e legislative, sostenu­ te dall’intesa e dalla collaborazione delle organizzazioni direttamente in­ teressate.

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Sport senza barriere Sport, educazione, solidarietà sono i tre pilastri tematici sui quali poggiano i lavori congressuali del CSI, dai Congressi provinciali, che cominciano il prossimo novembre, al Congresso nazionale del giugno 1988. La solidarietà è il punto di riferimento e di sintesi dell'impegno educativo che il CSI intende sviluppare in vista degli anni novanta. Stadium aiuterà la riflessione e il dibattito congressuale esplorando alcune aree dello sport in cui la solidarietà dovrebbe o potrebbe concretamente esprimersi. Roma, 17 luglio 1981: i rappresentan­ ti della Federazione Italiana Ciechi Sportivi (FICS), della Federazione Italiana per lo Sport degli Handicappati (FISHa) e della Federazione Sport Silenziosi d’Italia (FSSI) firma­ no un documento d'intesa che do­ vrebbe condurre progressivamente al confluire dei tre organismi in un'u­ nica Federazione riconosciuta dal CONI. Si sa che l'impresa non sarà facile, che si dovranno vincere resi­ stenze preconcette e preoccupazioni legittime, legate al timore di perde­ re la propria identità, la propria au­ tonomia, il proprio patrimonio di esperienza.

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Roma, 28 aprile 1987: i rappresentan­ ti delle tre Federazioni firmano un accordo che sancisce la volontà di dar vita, in tempi brevissimi, alla nuova «Federazione Italiana Sport Disabili» (FISD); lo stesso documen­ to, inoltre, accetta che il CONI rico­ nosca la FISHa quale Federazione Sport iva Nazionale, in un primo e ne­ cessario passaggio verso la costi­ tuenda FISD. Entro il termine di 180 giorni da tale riconoscimento della FISHa — prosegue l'accordo — sarà indetta l’Assemblea generale delle Società affiliate alle tre Federazioni costituenti, le quali ultime nel frat­ tempo provvede ranno alla stesura

Il cammino dello sport al servizio degli handicappati dello Statuto della Federazione Uni­ taria, sulla base di una bozza sottoseritta il 27 aprile 1987. Tra le dichiarazioni di principio con­ tenute nella bozza di Statuto, alme­ no due vanno sottolineate. Nel pun­ to 1) si afferma che la FISD, organo del CONI, rappresenta unitariamen­ te le tre Federazioni F1CS, FISHa e FSSI e che dal momento della costi­ tuzione della FISD le tre Federazio­ ni in questione diventano responsa­ bili di settore all'interno della FISD per gli handicap di competenza (ad esempio, la FICS sarà responsabile di settore per i non vedenti, la FSSI per i non udenti e così via). Al punto

3) invece si stabilisce che la FISD «promuove, regola e disciplina lo sport nazionale dei disabili e ne cu­ ra in particolar modo sia gli aspetti competitivi-agonistici sia quelli pre­ paratori. Le attività di carattere pro­ mozionale e di integrazione, nonché tutte le attività gestionali non com­ prese nell’ambito competitivo agoni­ stico proprio della FISD, restano di esclusiva competenza delle Federa­ zioni costituenti». Stando a questo documento, sembra di capire che il nuovo organismo na­ sca formalmente come Federazione, ma sostanzialmente come Confedera­ zione, all’interno della quale FICS, FISHa e FSSI conservano identità e compiti specifici. È, questo, il segno di un’unificazione che ha richiesto anni e che non si è ancora conclusa, né sul piano burocratico né su quel­ lo sostanziale; il segno di una nasci­ ta che, come tutte le nascite, non è stata indolore né priva di momenti difficili. Il 30 aprile scorso il Consiglio nazio­ nale del CONI ha riconosciuto la FI­ SHa, e si è così compiuto il primo passo di quanto previsto dal docu­ mento d’intesa del 28 aprile. Stando agli accordi, entro 180 giorni dal 30 aprile, e quindi entro questo mese di ottobre, sarà indetta l’Assemblea ge­ nerale delle Società delle tre Federa­ zioni costituenti. Con l'approssimar­ si di questa data, abbiamo chiesto al presidente della FISHa Roberto Mai­ son e al presidente della FICS Bru­ no Mcschiari di parlarci dei proble­ mi e delle prospettive che l’accordo schiude alle loro rispettive Federa­ zioni ed alla costituenda FISD. Come vedremo, non sempre le risposte han­ no mostrato una sostanziale identi­ tà di vedute, almeno per quanto ri­ guarda l’impostazione di fondo del­ la FISD (Federazione o Confederazio­ ne?); ci sono invece idee chiare e con­ cordi sulle cose da fare per inserire più profondamente gli handicappa­ ti nello sport, e c’è, soprattutto, una gran volontà di rimboccarsi le mani­ che per risolvere i problemi esistenti.


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ne pubblica non avevano maturato una sensibilità al problema. Rag­ giunto ora l’obiettivo del riconosci­ mento, resta da cogliere quello del­ la unificazione di tutte le componenti dei disabili».

— Quali sono ancora oggi i problemi maggiori per chi organizza lo sport dei disabili? «Se è vero che è maturata nell’opi­ nione pubblica una certa coscienza nei confronti dei disabili, è vero an­ che che manca in Italia una vera e propria cultura dello sport in senso generale e soprattutto per quanto ri­ guarda i disabili. Molto spesso il di­ sabile è visto come una persona di­ versa e non come un essere umana­ mente uguale agli altri, che ha tra le sue capacità anche quella di fare at­ tività agonostica. È un problema di cultura, di sensibilizzazione che si ri­ flette anche nelle famiglie, spesso re­ stie a portare il disabile fuori di ca­ sa, forse per un senso di timidezza o di vergogna, ma anche nella consa­ pevolezza che sino a poco tempo fa la società non faceva nulla per l’handicappato. Esiste infine il problema delle barrie­ re architettoniche, ma stranamente a forza di parlarne è diventato uno dei problemi più facilmente risolvi­ bili».

ROBERTO MARSON PRESIDENTE FISHa — Quali sono i problemi della FISHa in vista della costituzione della nuo­ va Federazione Italiana Sport Disa­ bili? «Più che di problemi propri della FI­ SHa, bisogna parlare di problemi inevitabili nella costituzione di una nuova Federazione. La FISHa è strut­ turata in un modo, la FICS in un al­ tro. Tutti vorrebbero mantenere la loro identità, nessuno vorrebbe la­ sciare la sigla per la quale è noto. D'altro canto, l'indirizzo proprio del CONI e la stessa Legge 91 afferma­ no che le Federazioni devono essere organismi di tipo federale». — Con quale bilancio la FISHa si pre­ senta a questo appuntamento?

«Il traguardo primario che ci siamo sempre posti è stalo quello del rico­ noscimento. Né pensavamo di poter­ lo raggiungere in così breve tempo , perché quando si è costituita la FI­ SHa il problema dell’handicap non era tenuto in considerazione come adesso, l’ambito sportivo e l’opinio-

to altro necessario. La FISHa è pron­ ta a tutto, purché si raggiunga il ri­ sultato di diffondere lo sport tra i di­ sabili. Gli Enti locali, dal canto loro, sono ormai abbastanza propensi a venire incontro alle nostre esigenze».

— Per le Società degli Emi di promo­ zione organizzare lo sport per disabili non sarebbe una cosa tanto diversa dal solito, da porre problemi molto complessi?

«La vera difficoltà è cercare di capi­ re la persona, il disabile, dal punto di vista umano. Per quanto riguarda l’attività sportiva da svolgere, dob­ biamo essere sinceri con noi stessi: i gesti sono uguali agli altri. Una volta capita la gestualità di un certo sport, si cerca di adattarla al tipo di disabilità. Per il resto, non c'è nulla di diverso. Deve solo esserci, da parte degli operatori, una certa sen­ sibilità nell'avvicinare il disabile e nell’operare con lui. Un caso a parte sono gli handicappati psichici: con loro si pone la difficoltà di capirli e di poter trasmettere loro ciò che si è in grado di dare».

— Federazioni, Enti di promozione, Enti locali: quale collaborazione ave­ te avuto da loro e cosa vi aspettate per il futuro? «Soprattutto per quanto riguarda la promozione, che è la nostra necessi­ tà primaria, non troviamo una gros­ sa collaborazione nel mondo dello sport, neanche tra gli Enti di promo­ zione. Con il Coordinamento degli Enti abbiamo avviato un discorso per organizzare una collaborazione, ma ancora non troviamo le basi, i punti di incontro. Eppure sarebbe importante. Gli Enti sono presenti in tutta Italia. Attraverso essi si potreb­ be fare opera di sensibilizzazione e propaganda per far sì che il disabile si avvicini all’attività sportiva. La se­ de di tale attività potrebbero poi es­ sere proprio le Società degli Enti di promozione. Avendo come base gli Enti di promozione che si interessa­ no all'avviamento del disabile all’at­ tività sportiva, si potrebbe arrivare successi amente ad incent ivat e gli stessi programmi federali. La FISHa, naturalmente, sarebbe pronta a dare assistenza alle società degli Enti, con sussidi, corsi per tec­ nici. materiale organizzativo e quan-

BRUNO MESCHIARI PRESIDENTE FICS — I. 'accordo per la costituzione di una nuova Federazione, quali pro­ spettive apre alla FICS?

«Il fatto di essere riconosciuti dai CONI, di avere finalmente un contri­ buto che non sia un'elemosina di 48 milioni l’anno è una cosa che fa pia­ cere. Perché i non vedenti hanno bi­ sogno un po’ di tutto (accompagna-

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SPORT SENZA BARRIERE

INFORMATUTTO ELEZIONI AL CONI: TIMORI PER L'UNITÀ In seguito alla formalizzazione del­ le dimissioni del Ministro del Turi­ smo e Spettacolo, Franco Carraro, da presidente del CONI, la Giunta Esecutiva dcll’Ente ha convocato il Consiglio nazionale elettivo per il 12 novembre prossimo. La delicatezza della situazione venutasi a creare per la successione è rispecchiata an­ che nel pressante e quasi accorato invito all’unità che il Segretario ge­ nerale, Mario Pescante, ha rivolto il 30 settembre ai Delegati regionali e ai Presidenti provinciali. Pescante ha detto di aver ritirato la sua can­ didatura anche per costituire ele­ mento di unità e continuità nella travagliata fase di passaggio.

IL CONI SI PRONUNCERA SUGLI ENTI DI PROMOZIONE Nella succitata riunione dei Delega­ ti Regionali e dei Presidenti provin­ ciali del CONI, il Segretario genera­ le Pescante, riferendosi alla previ­ sta prossima ripresa dell’iter parla­ mentate della legge di riforma spor­ tiva, ha detto che finora il CONI ha alquanto trascurato di contribuire alla soluzione del nodo tuttora aper­ to riguardante la collaborazione istituzionale degli Enti di promozio­ ne sportiva, ma che è ormai giunto il momento che esso affronti il pro­ blema, facendo conoscere la sua opinione in merito.

RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE OLIMPICO 11 Congresso Olimpico nazionale si farà sicuramente, ma scivolerà ri­ spetto alla data prevista di metà di­ cembre, a causa delle vicende elet­ torali seguite alle dimissioni di Franco Carraro. Probabilmente la nuova data sarà stabilita proprio nel Consiglio nazionale elettivo del 12 novembre.

I CAS NELLA SCUOLA IPOTESI CONTRASTATA

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La seconda Conferenza nazionale dei Centri di Avviamento allo Sport, svoltasi al CONI il 28-29 settembre scorso, ha reagito con molte per­ plessità e riserve all’ipotesi ventila­ ta dai responsabili del settore di col­ legare l'iniziativa con il mondo del­ la scuola, in pratica di portare i CAS nella scuola. D'altronde neanche al­ l’interno del CONI l’ipotesi trova consensi unanimi.

(segue da pag. 7)

tori, sussidi, guide in certi sport); hanno difficoltà maggiori di altri handicappali e quindi incontrano spese maggiori. A livello di promozione non cambie­ rà molto, perché ci siamo riservati l’autonomia: riteniamo che la promo­ zione migliore sia quella fatta da un non vedente per un non vedente; vo­ lersi occupare di tutte le cose potreb­ be risultare non producente. Inoltre i ciechi si conoscono bene fra loro, quindi è molto opportuno che riman­ ga la Federazione. Questa fusione a livello di Con federazione (tengo a sot­ tolineare che la FISD non è una nuo­ va Federazione, ma è una Conf edera­ zione che lascia indipendenti le tre Federazioni costituenti) è anche un grosso passo avanti in campo inter­ nazionale, consentendoci di potenzia­ re la nostra presenza sino ad otte­ nere il riconoscimento del CIO». — Al eli là della costituzione della FISD, quali sono oggi i problemi spe­ cifici prioritari per la FICS?

«I problemi sono due: a) i ciechi ap­ procciano difficilmente allo sport, tendono a chiudersi nel proprio gu­ scio: b) il rapporto con gli altri, che ritengono non esista un problema non vedenti sinché esso non viene sventagliato sotto il loro naso. A li­ vello di Confederazione possiamo ri­ solvere più agevolmente il secondo problema. Per risolvere il primo, che è poi quello della promozione, abbia­ mo conservato l’autonomia». — Quali sono oggi i rapporti della FICS con il mondo dello sport?

«Si sente parlare spesso di una non sensibilità del mondo dello sport per i problemi degli handicappati. Riten­ go non si debba demonizzare. In ef­ fetti le Federazioni sportive non de­ vono e non possono organizzare an­ che le attività sportive per i non ve­ denti e per i disabili in genere. Il problema degli handicappati biso­ gna farlo recepire pian piano, natu­ ralmente rimanendo in posizione di supplenza finché le Federazioni non saranno in grado di farsene carico. Quanto agli Enti di promozione, cre­ do che direttamente non possano fa­ re molto, perché purtroppo non han­ no molta competenza specifica. Il lo­ ro compito dovrebbe essere soprat­ tutto quello di suscitare interesse e, avvalendosi della loro organizzazio­ ne periferica, di aiutare localmente i non vedenti e gli handicappati in ge­ nere a formare delle Società sporti­ ve. Non credo a Società polisportive di soli handicappati, credo piuttosto a Società polisportive composte di persone, di tutte le persone. Al limi­ te è meglio fare una società di soli ciechi, o di soli portatori di un altro handicap, perché il plurihandicap porterebbe i disabili a piangersi ad­ dosso o scatenerebbe una sorta di competizione (il mio handicap vale più o meno del tuo). Quindi a livello periferico gli Enti di promozione do­ vrebbero agire per suscitare interes­ se nell’opinione pubblica nei con­ fronti dei portatori di handicap e al tempo stesso dovrebbero aiutare i portatori di handicap a costituirsi in Società sportive. A livello nazionale l’aiuto dovrebbe venirci dal Coordi­ namento. Purtroppo notiamo molta latenza in questo organismo. La FICS ha fatto grossi sacrifici a favore della FISHa per arrivare all’unificazione. Il CSI egli altri Enti di promozione dovreb­ bero aiutarci a giungere a questa so­ spirata Confederazione».

— La FISD si avvia ad essere un fat­ to compiuto. Domani il trovarvi tut­ ti insieme, gente dai problemi così di­ versi, non si tradurrà in un accresci­ mento delle difficoltà?

«Indubbiamente la nascita della FISD porrà altri problemi. Ma credo che noi tutti siamo nati per avere problemi. Se non ci fossero proble­ mi non esisterebbe più l'umanità e saremmo già nella vita eterna. Fin­ ché ci sono problemi, è segno che c'è vita. Sicuramente ci sarà un proble­ ma di convivenza, ma dovremo sfor­ zarci di superarlo: noi della FICS fa­ cendoci carico dei problemi di quanti provengono dalla FISHa o dalla FSS1 e loro facendosi carico dei nostri».

a cura di Andrea De Pascali*


Il doping degli atleti Prima, durante e dopo i Campionati del Mondo di Atletica di Roma molti personaggi dello sport sono interve­ nuti su un problema di scottante at­ tualità: «Il doping degli atleti». Tutti hanno riferito la loro opinione schierandosi nella maggioranza dei casi contro la somministrazione di farmaci agli atleti, ma pochi hanno spiegato con sufficiente chiarezza il rischio che si corre nell’uso di que­ ste sostanze. Mi sembra opportuno, quindi, inter­ venire, sottolineando quelli che a mio avviso, devono essere considerati dei «punti fermi» su questo problema. Il Doping è definito dal Comitato In­ ternazionale Olimpico (CIO) come «Za somministrazione o l’uso da parte di un atleta in gara di qualunque sostan­ za estranea all'organismo o di qual­ siasi sostanza fisiologica assunta in quantità anormale con la sola inten­ zione di aumentare in maniera arti­ ficiale e sleale la prestazione duran­ te la gara». Questo è un problema antichissimo; già nel 3° secolo a.C. da parte dei Greci venivano usati funghi allo sco­ po di migliorare le prestazioni spor­ tive e da sempre l’atleta ha cercato di utilizzare sostanze capaci di mi­ gliorare la sua performance. Il controllo doping subito dopo una gara ha soltanto l'effetto di scorag­ giare l’atleta ad assumere farmaci poco prima di una prestazione. Ma è durante gli allenamenti che si fa sem­ pre più ricorso a farmaci come gli s t e ro ide i a na bo 1 i zza n t i. 11 loro uso provoca effetti sia a bre­ ve termine, di ordine psicologico, co­ me senso di benessere, incremento dell’aggressività, aumento dell’appe­ tito, sia a lungo termine, come au­ mento della forza e delle masse mu­ scolari. Più preoccupanti sono gli effetti dan­ nosi: a) a carico del fegato, con tumo­ ri generalmente benigni, ma sono state rilevate anche delle lesioni ma­ ligne in soggetti che usavano quelle sostanze, alterazioni epatiche con transitoria disfunzione, ittero cole­ statico, necrosi epatica e la peliosi epatica (cisti piene di sangue nel le­ gato) che possono rompersi facilmen-

Droga legalizzata? te con risultati fatali in alcuni casi; b) a carico del sistema cardiovasco­ lare, con abbassamento dei livelli di colesterolo lipoproteico ad alta den­ sità (I-IDL) quindi aterosclerosi, alte­ razioni delle coronarie, ipertensione c alterazione del tessuto cardiaco; c) a carico del sistema riproduttivo nel­ l'uomo e nella donna, con riduzione o scomparsa degli spermatozoi nel li­ quido seminale, inibizione dell’ovu­ lazione, diminuzione del testostero­ ne, del progesterone e degli estroge­ ni, scomparsa del ciclo mestruale, ef­ fetti dannosi sulla maturazione del cervello nei giovanissimi a livello dei centri deputati allo sviluppo sessua­ le, con virilizzazione nei giovani e nelle donne, abbassamento irrever­ sibile della voce, acne e ritiro dei ca­ pelli dalle lempie.

Ci sembra giusto mettere al bando al­ tri farmaci come le anfetamine, pe­ ricolose, in quanto abolendo il cam­ panello d’allarme rappresentato dal­ la fatica e la percezione del dolore in occasione di esercizi fisici violenti, possono determinare un superamen­ to dei limiti fisiologici dell’individuo fino alla morte. I farmaci che aumentano l'irrorazio­ ne ai muscoli e che accrescono la ventilazione polmonare vanno asso­ lutamente vietati, così pure i diure­ tici, i B-bloccanti, usati per combat­ tere l’ansia e l'insonnia, gli anesteti­ ci locali, i tranquillanti ecc. E poi c'è un altro trattamento ormai diffuso per migliorare il rendimento degli atleti: l’autoemotrasfusione, i cui ef­ fetti a distanza non sono stati anco­ ra sufficientemente studiati. In pratica si tratta di prelevare del sangue dall’atleta, per reinocularlo al momento più opportuno, nello stesso individuo, dopo averlo conser­ vato. Anche questa pratica è stata consi­ derata dal CIO un’azione di doping. Come sono lontane le parole del Ba­ rone Pierre De Coubertin sulla equi­ tà e lealtà delle gare. Oggi gli atleti sono inseriti in un meccanismo in cui la prestazione sportiva è legata a fat­ tori di prestigio sociale, economico e politico. Ecco il motivo di recenti interventi scandalistici su giornali e riviste, che forse nascondono realtà ben più complesse e che non risolvo­ no certo un problema che fino ad og­ gi in un certo senso è stato tollerato anche da coloro che si ritengono in­ dignati. Alcune testimonianze, come riferito dall’Associazione Americana di Me­ dicina Sportiva, fanno ritenere che ci sono degli atleti disposti ad andare incontro a gravi pericoli e anche al­ la morte, pur di ottenere, per mezzo di una sostanza, la sicurezza di vin­ cere una medaglia d’oro alle Olim­ piadi. Cosa aspettiamo?

Antonio Spataro

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La vocazione e la missione dei laici

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A Roma, in questo mese di ottobre, si sta svolgendo il Sinodo dei Vesco­ vi, una... novità di questo tempo post­ conciliare giunta ormai alla settima edizione (se non si tiene conto di quelli straordinari). Un incontro di Vescovi, in rappresen­ tanza di tutti i Vescovi del mondo, che per l’occasione si è aperto, per invito del Papa, ad una qualificata rappresentanza di laici. Il documento di lavoro è stato poi messo a disposizione di tutti i fede­ li. perche intorno ad esso fosse ri­ chiamata l’attenzione, l’interesse e il confronto di tutti i cristiani, soprat­ tutto laici. Tutto perché il tema dell’incontro è proprio: «la vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a vent'anni dal Concilio Vaticano II». Intorno al documento di lavoro si è creata una certa vivacità, anche se di­ versi non sono intervenuti tanto sui contenuti, quanto piuttosto su alcu­ ne categorie o su alcune opzioni, per difenderle o per opporsi non sempre con grande lucidità e fuori da pole­ miche esasperate. Ma ora la parola è al Sinodo stesso: si tratta di tirare le fila intorno ad un argomento che «appare di decisiva importanza» per la Chiesa e per il suo impegno di evangelizzazione nel mondo. La finalità dei lavori sinodali, una specie di ordine del giorno pubblica­ to fin dal 1985, chiede che ci si sfor­ zi «per chiarire ed approfondire la "figura" dei laici, la loro vocazione e missione; per rispondere in comu­ nione con tutta la Chiesa, ai proble­ mi pastorali che oggi sono connessi all'impegno laicale nella comunità ecclesiale e nella società civile; per favorire e promuovere in tutti i laici la loro vitalità spirituale e politica al servizio della Chiesa in questo mo­ mento della storia». Lo strumento di lavoro, che è già il frutto di un'ampia consultazione e che ordina in un qualche modo tan­ te risposte raccolte in tutto il mon­ do e da parte dei soggetti ecclesiali più diversi, è orientato a chiarire, al­ la luce della fede, la complessa reai-

Si è aperto a Roma il Sinodo dei Vescovi tà del mondo contemporaneo, so­ prattutto attraverso una puntuale analisi delle «crescenti esperienze di partecipazione, vissute da uomini e donne», esperienze viste come uno dei tratti distintivi di questo nostro tempo. Proprio da questo criterio di parte­ cipazione si risale a due dimensioni entrambe essenziali, per la vita del­ la Chiesa: una maggiore partecipa­ zione dei fedeli laici alla comunione ecclesiale; una loro più efficace pre­ senza alla missione della Chiesa nel mondo. Va da sé che si presentino allora al­ cuni interrogativi: su quali basi si co­ struisce la partecipazione alla comu­ nione ecclesiale? quali sono i criteri della «rappresentanza» nella Chiesa? Giustamente lo stesso documento ri­

chiama come criterio, per affronta­ re queste ed altre questioni, il prin­ cipio della comunione nella Chiesa e Mons. Chiarine!li, Vescovo di Sora, Aquino, Pontecorvo, ha scritto che «questo Sinodo in particolare potrà rinvigorire la consapevolezza di es­ sere lutti un popolo, il Popolo di Dio». Il documento affronta poi il rappor­ to tra fedeli laici e il mistero della Chiesa, richiamandosi alla vocazio­ ne e alla missione, alla comunione e alla partecipazione. Inoltre i laici vengono visti come testimoni di Cri­ sto nel mondo, a partire dalla loro vi­ ta secondo lo Spirito. Essi sono rico­ nosciuti soggetti della missione: tra essi una particolare attenzione viene rivolta ai giovani e alle donne. I campi della missione vengono poi esaminati con particolare attenzione, partendo dalla osservazione che i lai­ ci «sono chiamati a vivere in ambien­ ti spesso molto secolarizzati, devono assumere responsabilità in situazio­ ni e su questioni di "frontiera" e col­ laborare con uomini di ogni con­ vinzione». «Tocca ai laici, illuminati dalla fede


LA SPERANZA CHE Er IN NOI 1 ed educati dalla dottrina sociale, in­ ventare nuove vie per la solidarietà, la realizzazione della dignità e lo svi­ luppo integrale degli uomini e dei popoli». «Nessun ambiente o attività umana può essere trascurato dalla presen­ za cristiana. Si tratta di evangelizza­ re in modo capillare tutti gli aspetti dell’esperienza umana». Sono alcune delle affermazioni più incisive che vengono corredate da una ricca esemplificazione. Infine, proprio per essere adeguati a questo impegno, viene sottolineata la necessità di una solida azione for­ mativa. A questo punto è il caso di richiama­ re, sempre con le parole di Mons. Chiarinelli, il contenuto essenziale di questa formazione: «la ulteriore e diffusa maturazione di coscienza ec­ clesiale. Si, è all’onda lunga del Con­ cilio che oggi bisogna aprire più spa­ zi. E nella Chiesa si cresce insieme e si matura insieme». «È la coscienza di Chiesa che deve farsi più viva, più alta, più ampia. So­ lo in un contesto ecclesiale, quale lo ha ridisegnato il Sinodo straordina­ rio del 1985, fioriranno “partecipa­ zione e corresponsabilità in tutti i suoi gradi" e i laici eviteranno il ri­ schio di essere considerati come semplici strumenti di una grande im­ presa (Instrumentum laboris 14). Pri­ ma di ogni altra acquisizione bisogna garantire l'esperienza e far vivere la gioia che “noi tutti siamo la Chiesa” (Sinodo 1985)». Abbiamo allora tutti un compito di grande sensibilità, di attenzione e di ascolto verso quanto verrà prodotto sotto l’azione dello Spirito. E proprio perché crediamo a questa azione, come credenti siamo invita­ ti, non solo a seguire il quotidiano di­ panarsi del confronto e del dibatti­ lo, ma ad accompagnare con fiducia affettuosa e con la preghiera il lavo­ ro non semplice dei Padri Sinodali.

G. G.

Quando c'è il tempo di spiegarsi a fondo e di fornire le argomentazio­ ni per una presenza impegnativa, non casuale, nel Centro Sportivo Italiano, c’è sempre qualcuno che li... stringe alle corde e se ne esce con una domanda di cui non ci si può sbarazzare facilmente: «ma chi ce lo fa fare?», addirittura ti pren­ de di petto e vuol sapere proprio da te perché ci stai, perché li impegni, se vale veramente la pena di lavo­ rare perché un progetto cosi esigen­ te e così complesso, con un alto tas­ so di utopia, si realizzi. 1 momenti di formazione per gli operatori sono, in proposito, mo­ menti privilegiati e proprio a Fiug­ gi, in un corso della Campania, l'in­ terrogativo è emerso con forza, ac­ compagnato da una affermazione: «questa proposta mi mette in crisi, ma varrà poi la pena?... ecc. ecc.». È giusto tentare una risposta: in­ nanzitutto occorre confermare Timpegnatività e la complessità del pro­ getto. Se si fa chiarezza sulla «pro­ posta sportiva» del C.S.L, ci si tro­ va davanti ad uno sport che è tutl'altro che neutro e che viene pro­ mosso con precise scelte: «per tut­ ti», «per ciascuno», con una forte presenza di «gioco», «come festa»: insomma, «per l’uomo». E, se è relativamente facile fare que­ ste affermazioni, l'esperienza in cui ci si trova immersi non va proprio in questa direzione: violenza, do­ ping, strumentalizzazione, agoni­ smo esasperato, selezione che esclu­ de, non sono che alcuni dei fenome­ ni posti sotto gli occhi di tutti... Val la pena allora di partire con la lan­ cia in resta contro una mentalità e una prassi che sono tuttuno con la società in cui viviamo? Certamente occorre capacità di la­ vorare per tempi lunghi, senza la pretesa che, quasi per magia, le si­ tuazioni si modifichino, dietro a pronunciamenti verbali. Come oc­ corre fedeltà nel perseguire un pro­ getto, sapendo articolare necessarie strategie per favorire il consenso in­ torno a ciò che preme.

Ma soprattutto il problema è quel­ lo delle convinzioni personali, del­ le motivazioni (e della loro validità) che spingono a formulare, a soste­ nere, a realizzare questo progetto. Quali? Per prima, la storia di un'As­ sociazione che, nata per la grande passione di dare un contributo alla rinascita della società italiana, do­ po gli anni oscuri della dittatura e della guerra, ha prodotto in questi anni in termini di esperienza e di ri­ flessione, avendo il coraggio della ricerca, della correzione, dell'ag­ giornamento: non ha dormito cer­ tamente sugli allori.'... Poi, la concezione di uomo (e perciò di società) che sentiamo essere de­ terminante per dire, anche a propo­ sito della pratica sportiva, alcuni «si» e alcuni «no». Il confronto con l'Evangelo (è so­ prattutto qui l'ispirazione cristiana che caratterizza /'Associazione), ci fa esigenti per uno sport che sia sem­ pre per l'uomo: non solo a parole, ma nel quotidiano impegno per di­ scernere e per... inventare soluzio­ ni nuove, animati dal soffio dello Spirito. Tutto questo ci porta a porre con forza come finalità della Associazio­ ne quella «educativa»: comprendiaino sempre meglio che qui si gioca l'identità del C.S.L Non avremmo ragione di essere al­ trimenti. Tradiremmo la nostra sto­ ria ed anche la nostra ispirazione. Ed è chiaro che questa preoccupazione educativa fa tutl'imo con la tensione missionaria della Comunilà cristiana e con il suo impegno che è insieme promozione dell’uomo e di ogni sua positiva esperienza, e animazione cristiana di ogni realtà, specialmente attraverso la presenza consapevole e competente dei laici.

Gianni Gherardi

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La vecchia amica Radio

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Nel mese di settembre, ho vissuto un’esperienza per me nuova: per cin­ que giorni alla settimana e per quat­ tro settimane, dalle 15 alle 19, ho condotto in diretta una trasmissione radio, intitolata R-Estate con noi, in­ sieme a Leila Carcerari e con regia di Luigi Tani. Uomo di penna, mi sono trovato ad avere a che fare con il microfono e ho scoperto diverse cose. La prima, evidentemente, è la fatica di essere sempre lì, sempre presente a me stes­ so, sempre pronto a dire una battu­ ta, a riempire un vuoto, a piazzare una domanda durante le interviste. Ora, quando sento o vedo un presen­ tatore in azione lo considero con più rispetto, ma mi rendo anche conto di quanto sia facile, in certe situazioni, dire delle banalità. Soprattutto però ho scoperto il pub­ blico della radio e la radio stessa. Credevo anche io, a torto, che la ra­ dio fosse ormai un oggetto da museo, salvo che per i notiziari del mattino (un’informazione dei guai accaduti durante la notte, della quale sembra che oramai non possiamo fare più a meno). Non mi rendevo conto di quanta gente ascolta ancora la radio invece di restare incollata davanti al televisore: casalinghe che sbrigano le faccende di casa da una stanza all’al­ tra, studenti fermi sui libri, pensio­ nati che si dedicano a qualche occu­ pazione, artigiani che fanno andare veloci le mani ma hanno orecchie li­ bere, persone in macchina con l'au­ toradio, tanti anziani, tante persone sole, tanti handicappati. Per le piu varie persone, la radio è una voce e una musica, che accompagnano un impegno quotidiano; per molti, è una amica che rompe la solitudine. Forse non è più il «tam-tam tribale» come paradossalmente la qualifica­ va Marshall Me Luhan, affermando che senza di essa né Mussolini né Hi­ tler avrebbero potuto trascinare le masse, ma conserva un ruolo di gran­ de importanza sociale, sia come ra­ pida e pronta informazione, sia come intrattenimento, sia come veicolo di cultura. A ciò si aggiunge la sua pos­ sibilità di essere presente dovunque, per nulla ingombrante.

Nel settore dell’informazione, per tentare di definire le possibilità di ogni medium, è stato detto: «la radio annuncia l’avvenimento, la TV lo la vedere, il giornale lo spiega». Ma nell’intervistare personaggi di attualità, promotori di convegni ed esperti di qualche settore, ho sperimentato che la radio supera l'annuncio e può ar­ rivare a spiegare, almeno in parte, motivazioni e problemi. Sempre secondo Me Luhan, quello radiofonico è un mezzo «caldo», cioè fornisce — nei suoi limiti auditivi — il massimo di informazioni, esten­ dendo il senso dell'udito lino ad un’alta definizione: offre tutto il pos­ sibile, quindi richiederebbe pochi completamenti da parte del pubbli­ co. Questo significa, dalla parte dei conduttori, che tutto è possibile: pos­ sono inventare qualsiasi situazione, possono trasportare con la fantasia gli ascoltatori in qualunque luogo e in qualunque tempo, possono effet­ tuare balzi fantastici e improvvisi mutamenti senza avere limitazioni tecniche. Dalla parte degli ascoltatori, a mio avviso, la partecipazione e il coinvol­ gimento non sono di poco conto, se

pensiamo al fatto che la radio usa so­ lamente la forza della parola e del suono, capaci di suscitare evocazio­ ni di immagini e di idee che ogni ascoltatore produce nel suo interno e per sé solo: immagini mentali ori­ ginali invece di immagini grafiche prefabbricate. La rivalorizzazione della parola, nel­ l’era della comunicazione per imma­ gini, mi sembra uno dei ruoli attuali della radio. Un ruolo che si ripercuo­ te in tutta la formazione culturale, perché le ricerche sulla lettura con­ fermano che legge meglio chi già co­ nosce le parole (ad esempio il bam­ bino che ha un dialogo familiare ric­ co, il bambino che ascolta le fiabe, le filastrocche, gl’indovinelli...). E la ra­ dio estende, per tutti, le esperienze del linguaggio verbale appropriato, ricco ma non ricercato, popolare ma non sciatto. Fortunatamente e opportunamente, i recenti programmi per la scuola elementare, per quanto concerne la lingua italiana, dicono fra l’altro: «...L’insegnante sappia sollecitare il dialogo, dargli ordine (anche abi­ tuando l’alunno a chiedere la paro­ la, ad attendere il suo turno se altri l'hanno chiesta prima di lui, a tener conto nel suo intervento di ciò che gli altri hanno detto, ecc.), tutelando gli spazi comunicativi di ciascuno e la significatività degli interventi in rap­ porto all'argomento. Qui emerge l’importanza del compoi lamento di ascolto, da intendere non come atteg­ giamento di passiva ricezione, quan­ to come capacità di comprensione e interpretazione dei messaggi. La co­ municazione orale è anche una im­ portante fonte di arricchimento del lessico dell'alunno...». La vecchia amica radio ha anche in proposito un lungo cammino da com­ piere insieme a noi, soltanto ci augu­ riamo che abbia mezzi tecnici ade­ guati (ripetitori, potenze...) per un buon ascolto dovunque.

Domenico Volpi


STADI UM/SOCI ETÀ' A

Ù Vent’anni fa cominciava il '68. Era l'autunno, si riaprivano le universi­ tà, e il disagio giovanile e studente­ sco prese la forma di una mezza ri­ voluzione. Durerà parecchi mesi e innescherà processi di trasformazio­ ne e di reazione assai profondi, in gran parte imprevedibili. Cause diverse contribuirono a far nascere il '68: l'arcaica organizzazio­ ne degli atenei, la selezione econo­ mica e culturale nell’accesso agli studi superiori, la diffusione d'ideo­ logie e miti di orientamento rivolu­ zionario, il desiderio di novità dif­ fusosi in una società caratterizzata dal benessere... ma soprattutto il movimento del '68 nacque da una grande speranza: che fosse possibi­ le migliorare il mondo, cambiarlo velocemente, sulla spinta di un grande movimento di popolo in no­ me di una migliore giustizia, di una moralità più alta e di una cultura nuova, da costruirsi via via. 10 so bene che molti riterranno in­ genua e troppo benevola questa in­ terpretazione del '68 e ricorderanno i disordini, gli equivoci e le violen­ ze che dopo il '68 si sono sviluppa­ ti. Ma credo che si debba distingue­ re bene quelle che furono le sorgenti e le speranze di allora da gran par­ te delle cose che sono accadute dopo. 11 movimento degli studenti nacque anzitutto non violento e restò tale a lungo. Per anni, nonostante le ma­ nifestazioni assai numerose, le oc­ cupazioni, talora le provocazioni, non ci furono né morti né feriti gra­ vi. Nacque critico, ma non distrut­ tivo: la famosa «contestazione» esprimeva bensì un rifiuto dello sta­ to di cose esistente, ma in vista di un suo profondo cambiamento e miglioramento. Certo si voleva una università diversa, una scuola e una società diverse, ma non si voleva di­ struggere per distruggere. Si aveva una gran fiducia nella cultura come strumento per criticare e trasforma­ re, come ricerca continua, come prova del fuoco attraverso cui far

VENTANNI DOPO passare tante tradizioni, abitudini, conformismi. E ancora: dopo anni in cui si era af­ fermato tra i giovani il modello del­ le «tre emme» (Moglie, Macchina, Mestiere), il ’68 voleva esprimere una ritrovata solidarietà, un'atten­ zione per i problemi degli altri, sia i poveri del terzo mondo che gli emarginati di casa nostra. Inutile dire, perché è fin troppo evi­ dente, che il movimento del '68 non trovò interlocutori validi (tra le ra­ re eccezioni ci fu Moro); e soprattut­ to non trovò un contesto sociale at­ tento e disponibile. Il «movimento» venne considerato dai più benevoli come una moda passeggera; dai più critici come una rivolta e un tradimento dei figli con­ tro la società e gli ideali dei padri (scambiando l'idolatria del danaro, del profitto e dell’efficienza per un ideale!). Non si fece la riforma dell'universi­ tà né si diede un nuovo ruolo alla scuola né si mise alcun freno al con­ sumismo e agli egoismi personali e di gruppo. Nel mondo del lavoro, in verità, si destò una grande ondata (/'«autunno caldo») ispirata a prin­ cìpi egualitari e democratici. Certo le condizioni economiche e sociali delle classi sociali più deboli miglio­ rarono sensibilmente, ma ben pre­ sto venne la risposta: la fuga dei ca­ pitali all'estero, le minacce di ripre­ sa autoritaria, le provocazioni e la violenza. Nel complesso il «sistema» reagì al­ la proposta del '68 rifiutandola e an­ zi emarginando e demonizzandone i promotori. Alcuni, certo, passaro­ no dall'altra parte e non è raro tro­ vare oggi gli antichi leaders del mo­

vimento studentesco tra quelli che si sono integrati. Ma nel respingere la proposta co­ munitaria, altruistica e rinnovatri­ ce del '68 la nostra società ha finito con l’accettare la razionalizzazione capitalistica, il primato del profitto, il modello materialistico ed egoista che privilegia alcuni popoli su altri, e alcune classi su altre. Rifiutando di ridiscutere alcuni vecchi tabù culturali e alcuni consolidati equi­ libri sociali il nostro sistema ha per­ so l'occasione di cambiare e di tro­ vare intelligenza e strumenti per guidare il cambiamento, invece che esserne guidato. Nel '68 si pensava che se una cosa è ingiusta va cambiata; oggi (un esempio è il commercio delle armi o l'intreccio droga-finanza)si pensa che certe cose, anche se ingiuste o orribili, non possono essere cambia­ te e dunque devono essere accettale. In fondo l'opzione era proprio li: se cercare le strade di una società più solidale (magari attraverso un mo­ mento di conflitto) oppure accon­ tentarsi del modello individialistico e consumista, dominalo dal ca­ pitale e dal profitto. In questi anni è certamente prevalsa questa secon­ da strada, ma oggi siamo riportali dai fatti e dalle necessità a ripropor­ ci il problema. Dove ci porterebbe l’egoismo della concorrenza selvag­ gia? Come ridurrebbe la nostra eco­ nomia. l'ambiente, la qualità della vita, la speranza dei giovani, il ri­ spetto e l'amore per gli altri? .4 vent’anni dal '68, senza ingenui­ tà nostalgiche, dobbiamo ripensare quella lezione per discernere gli er­ rori e le intuizioni; e per capire per­ ché quelle intuizioni furono ingab­ biate e sconfitte, con vantaggio di pochi e danno per tutti gli altri.

Angelo Beriam

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FOTOMEMORIA

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I giochi sportivi ®i PiiWSOffl© È stato detto, ma giova ripeterlo. Quando abbiamo scelto Pinocchio come simbolo di Giocasport, non ab­ biamo inteso far colpo con un’imma­ gine universalmente nota. È stata una precisa scelta di politica educa­ tiva: la scelta dell’avventura. Noi siamo convinti (e preoccupati) che questa società sta commettendo un grave abuso sui bambini e i ragaz­ zi: li sta privando del gioco, cioè del l’avventura che è l’essenza stessa del gioco. In verità la convinzione e la preoccupazione non sono soltanto nostre, ma condivise da tempo e fat­ te proprie da eminenti studiosi di scienze umane. Un osservatore superficiale potreb­ be ricavare un’impressione opposta osservando la miriade di strumenti e occasioni che i bambini e i ragazzi d’oggi hanno per trascorrere il tem­ po libero, a differenza dei loro coe­ tanei di qualche decennio addietro. In realtà, sono tutti strumenti e oc­ casioni predisposti e codificati dagli adulti, dove lo spazio di autonomia, di creatività e di avventura dei sog­ getti è minimo o inesistente. Si guar­ da, si esegue, si impara anche (quan­ do si impara), ma non si inventa, non si costruisce quasi mai, non si è quasi mai protagonisti del proprio gioco. Ma c’è di più e di peggio. L’infanzia e la preadolescenza non sono più le età del gioco fine a se stesso, che poi fine a se stesso non è, perché il gio­ co costituisce in queste età il modo proprio per evolvere verso la matu­ rità. Oggi ai bambini e ai ragazzi si assegnano sempre e comunque del­ le mète, dei compiti, anche con le at­ tività che si continuano a chiamare gioco. Ogni «gioco» è pensato in fun­ zione di uno scopo preciso da rag­ giungere: potrà essere fisico-corpo­ reo, psichico, intellettuale, sociale,

PEFì. Fare SPORT, ASSOCIAZIONE, EDUCAZIONE —

ma uno scopo che si sovrappone al gioco e lo funzionalizza c’è sempre. Un tempo i bambini e i ragazzi era­ no i «professionali» del gioco: lo in­ ventavano, lo eseguivano, lo modifi­ cavano a piacere. Oggi ci sono gli adulti «professionisti» del gioco e i bambini e i ragazzi ne sono diventa­ ti i «funzionari»: non li fanno più i giochi, si limitano a eseguirli scrupo­ losamente e coscienziosamente. Sono gli adulti che inventano i gio­ cattoli e ne stabiliscono ovviamente le regole e le procedure. Gli adulti hanno anche inventato il giocattolo dei giocattoli, la televisio­ ne, che secondo alcuni studiosi è la

?on L’AZIONE CATTOLICA RAGAZZI ORATORI F '

maggiore responsabile del l’infanzia che scompare («La scomparsa del­ l’infanzia» è per l’appunto il titolo di un recente studio di Neil Postman, di cui abbiamo dato notizia su Stadium n. 2 del febbraio 1986). I ricercatori della COSPES («L’età negata», ELLE DI CI, Torino 1986) hanno chiesto fra l'altro ai preado­ lescenti intervistati che cosa succe­ derebbe se la TV venisse d’improv­ viso a mancare. I ragazzi hanno ri­ sposto indicando due tipi di contrac­ colpi e cambiamenti: — un maggior tempo dedicato al gioco; — la noia conseguente al venir meno di una proposta condizionata di tempo libe-

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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

L'IDEA DI PINOCCHIO ro. Due risposte a specchio, che si in­ tegrano e denotano entrambe la stes­ sa situazione di disagio psichico. Ma si dirà: i bambini e i ragazzi d’og­ gi hanno qualcosa che i loro coetanei d’un tempo non avevano, lo sport, e nello sport giocano. Andiamoci piano. Non confondiamo ciò che lo sport dovrebbe essere per sua natura e ciò che è in realtà. I bambini e i fanciulli che fanno «sport» partecipano in genere ai Cen­ tri di formazione, di avviamento al­ lo sport, o addirittura alle attività agonistiche precoci. Nei Centri (non parliamo nemmeno del resto) sono teoricamente previste attività ludicomotorie, ma quanti veramente le fan­ no svolgere o le sanno proporre cor­ rettamente? Anche quando si svolgo­ no, è l'ambiente, il clima, che inqui­ na l’esperienza ludica perché i geni­ tori, gli istruttori e i dirigenti cari­ cano queste iniziative di scopi estra­ nei che pesano sui soggetti, gravan­ doli di responsabilità e di tensioni improprie. Più avanti, nell'età preadolescenzia­ le, l’attività si fa in genere presso le società sportive, ma non è che qui le cose vadano meglio, anzi. Nella se­ conda lascia di età la ricerca meto­ dologica e la sperimentazione prati­ ca sono ancora più arretrate che non nella prima. Praticamente non s'é fatto alcun tentativo di trovare un modo di fare sport adatto a questa fase evolutiva. La tipologia delle at­ tività sportive dei ragazzi, salvo qual­ che aggiustamento del tutto margi­ nale, è in tutto e per tutto la stessa utilizzata nelle età successive. Ecco perché Giocasport e perché Pi­ nocchio: è il tentativo del CSI di re­ stituire il gioco ai ragazzi. Un tenta­ tivo che si sta rivelando vincente.

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Livio Olivi

RAGAZZI E GIOCO Sarebbe scorretto e presuntuoso pre­ tendere di trattare del gioco in poche righe considerando che, sull’argo­ mento, esiste una letteratura presso­ ché sconfinata. Le presenti osserva­ zioni perciò vanno intese come sin­ tetici spunti di riflessione che si ri­ chiamano a studi più approfonditi e ad essi, implicitamente, rinviano. I bambini hanno sempre giocato, co­ me del resto giocano i cuccioli della maggior parte delle specie animali. Ma la consapevolezza della funzione dell’attività ludica, dal punto di vista dello sviluppo dell’individuo, ha do­ vuto attendere il romanticismo — Schiller parla di «istinto del gioco» — e la ricerca psicologica successi­ va. Questo non significa che gli anti­ chi non si siano interrogati sul gio­ co — basti pensare a Platone — ma l’orizzonte culturale all’interno del quale si muovevano era tale per cui il significato del gioco infantile era legato alla transitorietà e precarietà

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dell’infanzia e alla totale dipenden­ za dei bambini dall’adulto. Il gioco quindi era tollerato ma doveva cede­ re il posto, e il più rapidamente pos­ sibile, al lavoro o ad attività ritenu­ te più serie o più utili. E i bambini erano precocemente sollecitati ad an­ teporre il dovere al piacere, le atti­ vità serie alle perdite di tempo dei giochi infantili. Dal secolo scorso si sono andate ac­ cumulando teorie ed interpretazioni che, nel loro insieme, in qualche mo­ do rovesciano una tale ottica cultu­ rale. Il gioco è ora visto come attivi­ tà determinante, come necessità per l’apprendimento. Oggi si può soste­ nere che un bambino per diventare adulto ha bisogno di giocare. Un bi­ sogno primario, radicato biologica­ mente. Il gioco ha a che fare con la sopravvivenza c più ancora con la pienezza della realizzazione delle ca­ pacità umane. Può essere discutibi­ le l’uso tecnico del termine «biso­ gno» ma qui lo intendiamo come complesso fenomeno di attività di cui le varie possibilità motorie, cogniti­ ve, emotive e relazionali necessitano per consolidarsi e realizzarsi. Da questo punto di vista il gioco può es­ sere considerato come una strategia della natura per aiutare i cuccioli a diventare adulti della propria specie. La enorme quantità di apprendimen­ ti culturali necessari all’uomo per di­ ventare adulto giustifica la sua lun­ ga infanzia, come tempo indispensa­ bile per attrezzarsi ad affrontare la complessità del mondo in cui è chia­ mato a vivere. Il bisogno di giocare allora può essere inteso come l’in­ treccio di una serie ili bisogni che in senso più tecnico troviamo nella let­ teratura psicologica. Il gioco intanto mostra chiaramente come il comportamento dell’uomo non sia spinto solo da esigenze di ti­ po «crenzialc» (la fame, la sete, ccc.)


IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

ma anche sorretto da esigenze di «sviluppo» (Maslow) che lo guidano, 10 attraggono, lo proiettano verso il futuro. Con un modello interpretati­ vo esclusivamente carenziale esclu­ diamo dalla comprensione la mag­ gior parte dei comportamenti umani. 11 «bisogno di esplorazione» (cfr. ad es. Butler, Harlow) ci indica come la curiosità negli animali possa essere anche più forte della necessità di nu­ trirsi e nessuno può dimenticare quanto forte sia la curiosità dei bam­ bini nel conoscere se stessi e le pro­ prie capacità in rapporto al mondo che li circonda. E molta parte dei gio­ chi dei bambini sono una risposta al loro profondo «bisogno di conoscen­ za» (Berlyne, Neisser). Ancora nel gio­ co il bambino trova risposta a quel­ lo che è stato chiamato bisogno di «competenza» (R. While) e che ha strette relazioni col bisogno di «suc­ cesso» (Atkinson) e col bisogno di «potere» (Fromm). Il comportamento sarebbe sorretto cioè dalla necessità di dimostrare a se stessi e agli altri di essere-capaci, di essere-capaci-di-fare-da-soli, di riuscire a compiere le operazioni ne­ cessarie a raggiungere uno scopo, di riuscire a trovare soluzione alle dif­ ficoltà e ai problemi, di varia natu­ ra, che l’ambiente presenta. Nessu­ no di noi, né bambino né adulto, tol­ lera una continua esperienza di inca­ pacità, di sconfitta, di impotenza. Una sfortunata e duratura esperien­ za di fallimento è una quasi garanti­ ta premessa patologica. Anche il più comprensivo bisogno di «autorealiz­ zazione» (Goldsteia, Allport) è ritro­ vabile nel gioco come la necessità di perseguire e realizzare una propria peculiare identità (Erikson). Il gioco perciò pur realizzandosi in manifestazioni che evidenziano una prevalenza di certe capacità — per questo si parla di giochi motori, so­ ciali, cognitivi, ecc. — indica sempre la non separabilità di queste compo­ nenti e la necessità della loro integra­ zione. È possibile e legittimo cioè pensare che certi giochi siano utili al­ lo sviluppo di una centi capacità — e perciò prevederli, indicarli, sugge­

rirli dal punto di vista educativo — ma nella consapevolezza che essi hanno sempre anche implicazioni su­ gli altri piani e che in tali direzioni.

volendo, potrebbero essere sfruttati. Il gioco poi risponde al profondo bi­ sogno di relazione e di confronto. Un gioco, da questo punto di vista, è un pretesto (contenuto) per verificare lo stato dei rapporti (relazione) con gli altri, con la garanzia fisica o psico­ logica costituita dalla regola (IVa/zlawick). Oltre ad essere profondamente inte­ grante e socializzante il gioco è au­ toremunerativo, può fornire, cioè, motivazione intrinseca. Si gioca per­ ché è bello e piacevole giocare, per­ ché nel gioco stesso si ritrova la ri­ compensa al proprio giocare, perché ci si sente gratificati nell’esercitare le proprie capacità. Le ricompense esterne — premi, lodi, compensi, ecc. — sono componenti motivazionali aggiuntive che non di rado spengono o nascondono questa primaria mobi­ litazione di energia. La passione au­ tentica per l’arte o lo studio, per la ricerca o l’organizzazione ha una analoga radice motivazionale.

Ermanno Mazza Ricercatore Università di Parma

GIOCHI DI MOVIMENTO Nei giochi di movimento si esplica e si concretizza tutta la vasta gamma della motricità umana: dagli schemi motori quali il camminare, il corre­ re, il saltare e il lanciare, agli sche­ mi meno dinamici, ma ugualmente importanti, quali il llettere, il circon­ durre, il piegare, il ruotare ecc., chia­ mati schemi postulali. Perché far ricorso ai giochi di movi­ mento in uno stadio evolutivo in cui una seria didattica del l’educazione fisico-sportiva potrebbe ugualmente formare le basi del futuro uomoatleta? 1 giochi di movimento hanno in sé una moltitudine di valenze educati­ ve e tecnico-tattiche, che molto spes-

so un'attività ludica normalmente in­ tesa non offre. Inoltre, se opportuna­ mente orientati, favoriscono lo svi­ luppo e la realizzazione di fondamen­ tali obiettivi educativi quali la socia­ lità, la personalità reale e spontanea del ragazzo, e possono giovare all’au­ mento della condizione organica, svi­ luppando capacità quali la resisten­ za. la velocità e la forza, come anche a meglio organizzare le capacità che stanno alla base della coordinazione o destrezza in genere. A quale età i giochi di movimento? Per le loro caratteristiche andrebbe­ ro bene a qualsiasi età, sono i giochi di tutte le stagioni. Tuttavia, dovreb­ bero essere utilizzati particolarmen-

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IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

GIOCHI DI MOVIMENTO te quando i soggetti si trovano nello stadio del pre-sportivo, cioè in quel­ l'età che varia dai 9-IO ai I2-13 anni, un periodo in cui lo sport, per la sua complessità, è ancora difficile da ap­ prendere e giocare. In quest’età sce­ gliere i giochi di movimento signifi­ ca scegliere il ragazzo, presentargli o scoprire insieme a lui una propo­ sta pre-sportiva che meglio si adat­ ta al suo livello, alle sue capacità fi­ siche, al suo stadio cognitivo e so­ ciale. Fare un'attività di formazione pre­ sportiva significa gettare le basi dei «fondamentali» universali, cioè co­ muni a molti sport. Non si parla for­ se ovunque di «polivalenza del ge­ sto», di «multilateralità nel meto­ do»? Con questi giochi i ragazzi im­ parano a lanciare la palla secondo mille situazioni, a rapportarsi con i compagni e gli avversari mettendo in pratica abilità individuali e speri­ mentando le prime rudimentali di­ sposizioni tattiche: a fintare e a smarcarsi, ad anticipare l'avversa-

da grande si divertirà a giocare allo sport con i propri figli. È importante, però, precisare che il gioco non deve comunque sostituir­ si all’attività didattica specifica del­ la formazione fisico-sportiva. Esso è certamente il perno su cui far ruota­ re l'intera attività in questa fascia di età, ma bisogna ricordare che far gio­ care i ragazzi significa creare una si­ tuazione di verifica di tutti gli ap­ prendimenti acquisiti. Infatti, non si può fare un gioco o un incontro po­ lisportivo, se le componenti coordi­ native, tattiche e tecniche del gioco non sono state precedentemente, al­ meno in parte, acquisite. Inteso, dunque, il gioco di movimen­ to come gioco pre-sportivo, il passag­ gio al gioco sportivo e quindi allo sport costituirà una semplice conse­ guenza.

Adriano Cesato rio, ad essere precisi ed anche poten­ ti; ma soprattutto in questi giochi c’è posto per tutti, dal futuro giocatore di serie A alla «schiappa», che forse

SPUNTI PER LA REALIZZAZIONE DEI GIOCHI Con i gruppi evoluti che hanno raggiunto già un buon livello di maturazione, per poter meglio sviluppare le capacità coordinative e la capacità di gioco in generale è importante affinché il gioco desti interesse: — variare le misure del campo; — variare le dimensioni degli attrezzi; — variare la forma, grandezza e peso del pallone; — variare il numero dei giocatori; — variare il numero dei palloni in campo; — variare le distanze e le misure; ad esempio: • l’altezza della rete; • la distanza tra una base e l'altra; • l’altezza di un oggetto, di un canestro, di uno scatolone, ecc.; — complicare il gioco ponendo dei limiti, ad esempio: • non si può tirare 2 volte consecutive; • non si lancia in zone prestabilite; • prima del passaggio ci si arresta, ecc.; — giocare a tempo; — cambiare in ogni caso le regole a seconda del livello dei giocatori.

A.C.

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Maestro elementare, Pedagogo

Il gioco è considerato una motivazio­ ne primaria al movimento. Il ragaz­ zo sano è interessato al gioco, ha bi­ sogno del gioco e sfrutta tutte le oc­ casioni che gli si presentano per gio­ care. Sarà capitato a tutti gli educa­ tori sportivi sentirsi chiedere dai ra­ gazzi il permesso di giocare anche al termine di un allenamento pesante. Non è che la richiesta denunci una carenza di carico dell’allenamento; invece, la motivazione al gioco agisce da fattore psicologico della presta­ zione, allontanando la soglia della fa­ tica. Se poi il gioco non è ripetitivo o ca­ suale, ma scelto e proposto tenendo conto dei fattori eli esecuzione e in modo da risultare adeguato alla cre­ scita di chi lo pratica, l'educatore si troverà a disporre di una forma di educazione motoria in grado di au­ mentare le capacità dell’allievo, in funzione della prestazione sportiva, quanto o forse più dell'esercizio tra­ dizionale c metodico.


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Il gioco di movimento, che è caratte­ rizzato da spontaneità, adattabilità, libertà, non solo dovrà sfociare, sen­ za soluzione di continuità, in quello presportivo e sportivo, ma è da rite­ nersi integrativo e non alternativo a questi. Nell’ambito di una breve esposizio­ ne, si può dire che il gioco razional­ mente scelto e dosato, può essere uti­ le strumento per il conseguimento di finalità: — igieniche: potenziamento della sa­ lute, posture e abitudini corrette ecc,; — di potenziamento delle capacità motorie: condizionali e coordinative; — abilitative: abilità tecniche e tat­ tiche; — formative del carattere: coraggio, decisione, fiducia in sé, volontà, te­ nacia, lealtà ecc.; — sociali: collaborazione, responsa­ bilità, altruismo ecc.; — ricreative: divertimento, sollievo della tensione psicofisica; — intellettive: intelligenza, attenzio­ ne, creatività, conoscenze ecc.

Mi Ogni volta che dei ragazzi e ragazze si incontrano per dar vita a momen­ ti sportivi ed associativi, chi organiz­ za deve riflettere sulle svariate pos­ sibilità educative che tale occasione presenta, lasciare da parte la logica codificala e precostituita della sola proposta sportiva, amalgamandola con alcuni valori essenziali: • IL GIOCO che nell’età preadole­ scenziale deve essere ancora preva­ lente sulla tecnica, sulle regole e sul­ l'agonismo; • LA CREATIVITÀ, intesa come par­ tecipazione attiva e consapevole del ragazzo alla determinazione del tipo c del modo di impegnarsi sportiva­ mente; • LA LIBERTÀ, intesa come eserci­ zio dell’uso responsabile delle facol­ tà di scegliere, di decidere e di rea­ lizzare all’interno di uno spazio effet­ tivo che i responsabili devono garan­ tire al ragazzo, senza che tutto sia

Si potrebbe concludere affermando la convenienza e l’opportunità del gioco di movimento anche per l’alle­ namento di chi ragazzo non è più e pratica già un'attività sportiva, che non può essere qualitativamente ac­ cettabile se non è sostenuta dalle qualità sopra elencale.

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Wv..' Alberto Toiletti Docente Attività motorie ISEF Cattolica di Milano

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sempre deciso e preordinato in mo­ do rigido e schematico.

La Festa-Gioco consente di allarga­ re la partecipazione dei gruppi c del­ le società sportive senza affrontare estenuanti selezioni forzate, dove spesso si consumano i «drammi» di tanti ragazzi nel pieno della loro evo­ luzione e maturazione psico-fisica. Aiuta a superare la rigidità tecnico­ agonistica trasformando gli incontri in occasioni di autentico rapporto umano. Riafferma con rigore organizzativo tutti gli elementi che costituiscono una corretta pratica motorio-sportiva alla portata di ciascun ragazzo. Recupera la gradualità e l’offerta per tutti, dove ciascuno può scegliere l’attività, il gioco, la disciplina spor­ tiva che più corrisponde alle sue esi­ genze e possibilità. Lancia un messaggio ricco di speran­ za, in quanto afferma che la pratica sportiva, nel riscoprire il senso ludi­ co, acquista dimensioni umane, cul­ turali e sociali molto più profonde di quanto ordinariamente gli viene at­ tribuito.

Pioviamo ad immaginare il contenu­ to di una Festa-Gioco organizzata per ragazzi c ragazze in età prcadolescenziale: • Il momento del ritrovo nel campo o negli spazi prescelti per il gioco. I gruppi diventano «gruppo» attraver­ so attività socializzanti volte a favo­ rire la conoscenza reciproca. • Iniziare insieme la Festa. Un gio­ co che coinvolge tutti. Una piccola cerimonia di apertura. La sfilata di presentazione... • I momenti motori e sportivi. I Gio­ chi, le gare individuali e di squadra.

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Premio Eugenio Enrile

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1. La Società stampa sportiva, per ri­ cordare il decennale della scomparsa del prof. Eugenio Enrile bandisce un concorso riservato agli insegnanti di educazione fisica per la redazione di un libro attinente al seguente argomento: 7.0 sport a dimensione di scuola: strut­ ture, mezzi educativi, metodologie di­ dattiche. 2. Il testo del libro non dovrà superare le 200 cartelle dattiloscritte (30 righe per 25 battute a cartella) e non dovrà es­ sere inferiore alle 150 cartelle, ed esse­ re completamente inedito in ognuna del­ le sue parti. L'elaborato potrà prevede­ re tabelle e figure in bianco e nero, che si aggiungeranno a parte al testo, in mi­ sura non superiore ad un terzo di esso. Il testo del libro dovrà essere imposta­ to come segue: — titolo — cognome e nome per esteso del­ l’autore — testo dattiloscritto — disegni e foto, con indicazione della loro collocazione (sia le foto che i dise­ gni dovranno essere di qualità tale da permetterne la riproduzione. I disegni dovranno essere gli originali) — bibliografia. 3. L’elaborato del testo dovrà essere in­ viato in cinque (5) copie in busta chiu­ sa, firmato daH’autore o dagli autori sul frontespizio, con lettera d’accompagna­ mento firmata dall’autore o dagli auto­ ri, unitamente ad una dichiarazione at­ testante che trattasi di opera originale non pubblicata altrove, alla Società stampa sportiva. Viale Trastevere 248, 00153, Roma, entro il 31 dicembre 1987 (data del timbro postale) a mezzo rac­ comandata con ricevuta di ritorno. 5. Saranno ammessi al concorso solo gli elaborati i cui autori si saranno scru­ polosamente attenuti a quanto previsto dai punti 1, 2. 3, del presente bando di concorso. 6. La commissione giudicatrice sarà composta dal direttore e da un membro del comitato di redazione della rivista Didattica del movimento, da un presi­ de e da tre insegnanti di educazione fisica. 7. Al lavoro vincente verrà assegnato un premio di quattro (4) milioni (omnicom­ prensivi) e garantita la pubblicazione da parte della Società stampa sportiva, che acquisirà i diritti d’autore dell’opera. 9. Gli elaborati partecipanti al premio non vincenti non verranno restituiti. La Società stampa sportiva si impegna a non utilizzarli in alcun modo. 10. Gli autori dei lavori non premiati saranno liberi di proporte, il loro testo per la pubblicazione ad altre case edit rici. 12. Il Premio Eugenio Enfile saia con­ segnato nel corso di una cerimonia uf­ ficiale il cui annuncio sarà pubblicato a tempo opportuno sulla rivista Didat­ tica del movimento.

IL TEMA DEL MESE I giochi sportivi

LA FESTA-GIOCO • I momenti spontanei. La Banca del Gioco. • Uno o più momenti ricreativi. Gio­ chi di animazione, grande gioco per tutti, una sagra gastronomica, un film, uno spettacolo, danze e balli, caccia al tesoro, gara fotografica, at­ tività grafico-pittoriche per lutti nel­ la piazza cittadina. • Un momento culturale. Una gita ben scelta ed assistita, un incontro con la storia, l’arte, la cultura e le tradizioni popolari del luogo. • Un momento di preghiera. La cele­ brazione festiva della S. Messa, op­ pure un incontro di preghiera, la ce­ lebrazione della Parola. Importante il preannunciarlo chiaramente, col­ locarlo bene come tempo e luogo, fa­ vorire la partecipazione corale dei presenti (preparazione dei canti e delle preghiere, fare una guida a di­ sposizione di ciascuno). • La premiazione e lo scambio dei doni. Un premio per tutti i parteci­ panti (ciondolo, moneta, medaglia, diploma o altri materiali facilmente

reperibili). Un premio ai gruppi o so­ cietà sportive partecipanti. Consen­ tire lo scambio di doni fra i gruppi. • La chiusura della Festa. Un segno semplice ed essenziale che scandisce ('arrivederci.

Altre idee nascono all’interno dei sin­ goli gruppi che, se convinti della va­ lidità educativa di una Festa e dei se­ gni che essa può lasciare ai giovanis­ simi protagonisti, non avranno diffi­ coltà a comporre l'ambizioso pro­ gramma. Certo, le cose esposte sopra in sinte­ si, sono l’invito a cimentarsi in una programmazione, a confrontare le idee, ad essere creativi, pensando al­ l’uomo ragazzo e non al mero fatto tecnico-sportivo. Perché? Se ci guar­ diamo intorno, se facciamo attenzio­ ne a ciò che ci circonda, ci accorgia­ mo che la logica sportiva, purtroppo, è un’altra. Ogni volta che l’uomo «consuma» una proposta sportiva, la festa e il gioco cedono il passo al tec­ nicismo esasperato, al risultato a tut­ ti i costi... Ogni volta è una nuova oc­ casione... persa

Donato Renato Mosella

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FOTOMEMORIA

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Nuotando sul delta ROVIGO — A pochi chilometri di di­ stanza, nel magnifico scenario natu­ rale del Delta padano, il giovane re­ gista padovano Carlo Mazzacurati ha girato «Notte italiana», il film pro­ dotto dalla Sacher di Nanni Moretti e consideralo l'espressione più ge­ nuina del nuovo «cinema medio» no­ strano. E qui a Rovigo, 54 mila abitanti ed una provincia che ne conta 260 mi­ la, un’economia ancorata fortemen­ te all’agricoltura, il CSI mette in sce­ na la sua ennesima festa italiana. Gli attori non sono forse promettenti co­ me Marco Messeri e Giulia Boschi, ma certo sono assai più numerosi. Sono convenuti nella capitale del Po­ lesine da tutta Italia, per prender parte alla manifestazione nazionale di nuoto. Hanno un minimo di dieci ad un massimo di diciannove anni di età. Provengono da Salerno, da Car­ pi, Ravenna, Prosinone, La Spezia, Sanremo, Como, e poi da Sondrio, Martina Franca, Trento e Rovigo.

In tutto sono 232 i nuotatori in gara, in rappresentanza di otto regioni e di 14 società sportive. Le batterie pren­ dono il via nella primissima mattina­ ta di venerdì 1 I settembre per pro­ trarsi, quasi senza sosta, sino al pranzo di domenica 13. La piscina comunale di viale Porta Adige, è subito trasformata in un ca­ tino variopinto e salottiero. Si scorge più di un segno di rispetto nei confronti di un impianto tanto va­ lido, dotato di un complesso coper­ to e di una vasca olimpionica all’a­ perto. Quest’ultima, inaugurata po­ chi mesi or sono, è il teatro presso­ ché esclusivo di gara, e si segnala per le soluzioni costruttive d'avanguar­ dia adottate per evitare la fuoriusci­ ta dell’acqua. Ragazzi e ragazze si accorgono di tut­ to questo. Dimostrano di comprende­ re ed apprezzare gli sforzi profusi dal CSI Rovigo per offrir loro uno spa­ zio ed un ambiente degni di Stefano Battistelli o di Manuela Della Valle.

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E chi potrebbe accampare simili cre­ denziali, se non quei capoluoghi del­

La Festa nazionale di nuoto

la «piccola» provincia italiana dove una festa nazionale viene accolta fra splendide piazze-bomboniera, senza correre il rischio di venir dimentica­ ta nella nevrotica frenesia delle gran­ di metropoli? Grazie ad un pass-viario, creato per l’occasione in accordo con l’Azienda Municipalizzata Trasporti Urbani, è stato ad esempio possibile ovviare al gap di una sistemazione logistica piuttosto dispersiva. Belli, certamen­ te accoglienti e confortevoli gli alber­ ghi prescelti (il Cristallo, il Petrarca, il Granatieri, il Cauccio e, per le ra­ gazze di Como, l’istituto religioso del centro), ma troppo distanti l'uno dal­ l’altro e dalle sedi della manifestazio­ ne per poter garantire la necessaria rapidità nei collegamenti. Ecco allo­ ra il tesserino speciale per ciascun atleta, che ha consentito l'accesso gratuito su tutti i mezzi pubblici e non soltanto sulle linee speciali atti­ vate per l’iniziativa. Interamente computerizzata nella sua parte tecnica, la festa ha conces­ so pochissimo spazio all’ufficialità, alle liturgie da meeting. Sobrietà e stringatezza nelle forme sono state le armi vincenti nelle mani di organiz­ zatori concreti, indaffaratissimi ad ogni ora, cordiali sempre. In acqua si vede di tutto un po’. Alle raffinate raniste di Carpi fa riscon­ tro il tenero e vertiginoso roteare di braccia di Angela Frassi, una legge­ rissima bimbetta di Como venuta qui soprattutto per giocare, capace di sbuffare e di far spallucce a chi le co­ munica d’esser rimasta sola in vasca, con un ritardo di poco inferiore ai 50 secondi nei confronti della rodigina Alessandra Salterin (30”20), prima classificata sulla distanza dei 50 mt stile libero.

Vi sono poi i seniores salernitani dal bello stile e dal fascino ostentato (e riconosciuto); i liguri silenziosi e pro­ babilmente più avvezzi all’acqua di mare che ai bacini di cloro; quelli di Martina Franca sprovvisti di nuota­ trici o rinunciatari al momento del­ la gara; i rodigini forti del tifo di ca­ sa; i lombardi a contrastarli con ec­ cellenti piazzamenti in quasi tutti gli stili; trentini e romagnoli ad esprime­ re un gran incitamento ed anch’essi capaci di buoni risultati.

Complessivamente non sono emersi tempi di alto rilievo. In compenso tutti hanno dato l’anima. Raramen­ te, comunque, è capitato di cogliere un viso nervoso ai blocchi di parten­ za, mentre invece, una volta fuori dall’acqua, era inevitabile, quasi di rito, la corsa a capannelli che si fa­ cevano sempre più ampi ed «interre­ gionali». Il vero nemico da battere era piutto­ sto lei, l’afa, un'umidità del 90 per cento con punte di 32° all’ombra. Qua e là, come nota di contorno, qualche richiesta insolita («senta: non si potrebbe avere quelle felpe col marchio dell’Associaz.ione? Sa, sia­ mo terremotati...») e il ritornello di sempre all’orecchio di chi scrive. «Lo dica, per favore, che il nuoto è la ce­ nerentola delle specialità praticate in CSI — incalza un gruppo di genitori romagnoli — Scriva che è scarsa­ mente considerato, abbandonato a se stesso». Ma questa è musica ricor­ rente. E, guarda caso, a cantarla so­ no in prevalenza genitori e dirigen­ ti, dal momento che, nel sintetizzare il parere di circa trenta atleti, una ra­ gazzina di Ravenna ha detto: «Mi chiedi se lo sport è festa? Non vedo che cos'altro potrebbe essere, alme­ no per noi». Ottimo in ogni caso, da qualunque la­ titudine geografica lo si voglia giudi­ care, il grado di preparazione fisica ed il livello di attenzione con cui i ra­ gazzi hanno dimostrato di venir se­ guiti nel corso dell’anno. Lo eviden­ ziano l'assenza di infortuni ed i tem­ pi registrati in gara, che in moltissi­ mi casi si sono discostati di una man-


ciata di centesimi di secondo dai cro­ nometraggi dichiarati in iscrizione. Grande merito agli allenatori, ovvia­ mente. C'è qualcosa, tuttavia, che negli in­ contri federali fa parte del «fuori programma», mentre qui, nelle feste nazionali, a Rovigo come altrove, di­ venta parte di un meeting di sport. Qualcosa che, in questo caso, ha sot­ tolineato — se ancora ve ne fosse il bisogno — quanto anche le discipli­ ne individuali come il nuoto non ne­ cessariamente siano anche indivi­ dualistiche, individualizzanti, poco corali. Ne è un esempio la pratica del Giocasport, che ha tenuto banco per l’in­ tero pomeriggio del venerdì. In tre quartieri della città (S. Bortolo, S. Ri­ ta e Commenda Est, giusto alle spal­ le dello stadio Battaglini, tempio del­ lo sport di casa, il rugby), equipes d'animatori si sono cimentati nel mettere a punto una vasta gamma di proposte di intrattenimento. Assolu­ tamente degno di nota il fatto che il numero di nuotatori CSI sia improv­ visamente raddoppiato: avvertiti da tempo dell’iniziativa, moltissimi «borgatari» di Rovigo sono infatti in­

tervenuti alla kermesse di giochi. Ma e stata la gita sul delta del Po di sabato pomeriggio a dare la dimen­ sione di un contatto con l’ambiente a cui lo sport non può assolutamen­ te rinunciare. Un centinaio di chilometri di corsa nel Basso Polesine per raggiungere qualche ramo dell’estuario del primo fiume italiano. Una corsa su strade piuttosto ampie, veloci, asfaltate se­ condo linee direttissime, che attra­ versano paesaggi coltivati ma deso­ lati, quasi spettrali quando si costeg­ giano gruppi di cascinali assai simi­ li a «città morte». Si viaggia per novanta minuti abbon­ danti in direzione di Lendinara, sul­ la strada Romea, fra l’Adige e gli ul­ timi tratti del Po, in una zona dove il flusso di detriti portati a valle sin dal lontano Monviso muta ogni gior­ no il volto delle terre. Un'area in cui l'uomo continua a lottare con la na­ tura per strappargli centimetri buo­ ni per le coltivazioni. Poi si arriva a Ca’ Venier, di fronte a Porto Tolle, sid Po di Venezia, in una zona ricca di splendide ville ve­ nete settecentesche, ora rilevate da

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facoltosi industriali. E qui un primo gruppo di atleti si imbarca su un bat­ tello per il giro turistico di un vasto specchio d’acqua dove la natura è an­ cora incontaminata (secondo il pia­ no triennale presentato recentemen­ te dal ministro all’Ambiente, Giorgio Ruffolo, dovrebbe finalmente nascer­ vi uno dei sei nuovi parchi nazionali). Gli altri si spingono invece più in là, verso l’Adriatico, per fermarsi a Pi­ la. Da qui si ripartirà tutti insieme alla volta di Boccasette, sul Po di Maistra, una spiaggia sul mare che farà calzare il costume a decine di ra­ gazzi e di dirigenti per una nuotata niente affatto agonistica. Ma è proprio a Pila che, naso all’insù tutti quanti, si ha modo di «con­ templare» uno dei più vergognosi monumenti all'inquinamento presen­ ti in Italia. Divisa dall'abitato da un corso d'ac­ qua non più lungo di 700 metri, tro­ neggia sinistra la centrale termoelet­ trica di Polesine Camerini. E talmen­ te vasta che, al suo interno, ci si spo­ sta com mezzi a motore. La domina una ciminiera alta 250 metri, del dia­ metro interno di 26, sormontata da quattro bocche circolari (un raggio di tre metri l’una) che espellono gior­ no e notte i gas nocivi, frutto della combustione di propellenti derivati dal petrolio. La centrale brucia infatti, in gran parte, gasolio grezzo, che ricade in pioggia aeriforme continua su Pila, 400 anime, un’economia basata sul­ la pesca (esportazione di anguille, so­ prattutto) e tanta, tanta paura. Qui vivono moltissimi anziani, in ca­ se basse, spesso ad un solo piano, nemmeno intonacate, con un picco­ lo orto a far da perimetro. Gli effetti delle «ricadute maligne» sono deva­ stanti. 1 tavolini in metallo del bar trattoria «Belvedere— sono coperti di migliaia di piccolissime macchie rossastre che li corrodono senza spe­ ranza, indelebilmente. «Dovrei cambiarli in blocco ogni me­ se — ci dice il proprietario — ma quel che è peggio è che conosciamo perfettamente lo stato di ‘'salute" dei nostri polmoni, del fegato, della ve­ scica. Sono venuti medici e biologi per accertare il grado di intossicazio­ ne std corpo umano: il responso è stato tragico. Abbiamo redatto deci­ ne di petizioni e stiamo sottoscriven­ do un'altra raccolta di firme. Ma, co­ me al solito, le nostre proteste sono meno importanti di quella torre lì». Della festa, qui, non giunge eco.

Davide Marzaroli

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Prepararsi ai Congressi Più o meno contemporaneamente a questo numero di Stadium le Socie­ tà sportive riceveranno anche il nu­ mero speciale, in formato più picco­ lo, intitolato come ogni anno «CSI 87/88 - agenda delle società sportive». È la pubblicazione vademecum del­ le Società CSI con i programmi del­ l’anno associativo appena iniziato e con tutte le informazioni utili per la propria vita e le attività. All'opusco­ lo, di 128 pagine, è allegato un pie­ ghevole dedicato all’anno congres­ suale del CSI, che vedrà prima lo svolgimento delle Assemblee societa­ rie (da ottobre al prossimo febbraio), poi i Congressi provinciali (da no­ vembre a marzo), quindi i Consigli re­ gionali elettivi (marzo-maggio 1988) e infine il Congresso nazionale (giu­ gno 1988). Ma all’anno dei Congressi è dedica­ ta in maniera più estesa anche la pri­ ma parte di Stadium-agenda, che contiene la presentazione dei temi da dibattere negli appuntamenti con­ gressuali a tutti i livelli. Li ha elabo­ rati il Consiglio nazionale sulla scor­ ta delle verifiche e delle riflessioni sull’esperienza associativa di questo quadriennio, in particolare quella compiuta in occasione dell’Assemblea nazionale, denominata per l’ap­ punto di verifica, svoltasi nello scor­ so dicembre. Una esposizione più ampia delle stesse tematiche, finaliz­ zata in particolare ai Consigli provin­ ciali, vien fatta in un numero specia­ le di Csiflash, anch’esso in corso di spedizione.

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Un Congresso che si rispetti, prepa­ rato e svolto seriamente, non può es­ sere lasciato all’improvvisazione. De­ ve basarsi su temi o tesi proposte al­ la riflessione e al confronto di tutti gli interessati. Su Stadium, come cominciamo a fa­ re 1 in da questo numero, avremo mo­ do di soffermarci sotto vari punti di vista sui principali temi di dibattito proposti dal Consiglio nazionale. Ma questa volta vorremmo limitarci a ri­ chiamare su di essi l’attenzione del­ le Società sportive e dei Consigli, af­ finché non tralascino di farne atten-

Pubblichiamo il tema generale dei Congressi locali e nazionale e di seguito, i titoli dei temi di dibattito proposti dal Consiglio nazionale alle Società sportive e ai Con­ sigli provinciali.

SPORT, EDUCAZIONE, SOLIDARIETÀ La scommessa e il cammino del CSI per gli anni Novanta 1. Sport e Società in trasformazione / 2. Il nostro sport tra passato e futuro / 3. La società sportiva oltre lo sport / 4. L’educazione impegno prioritario / 5. L’Asso­ ciazione sul territorio: il Consiglio provinciale / 6. L’Associazione nazionale: scel­ te di ieri e valori nuovi del nostro tempo / 7. La promozione dell’Associazione / 8. Solidarietà: la scommessa e il cammino del CSI per gli anni Novanta.

ta lettura e oggetto di studio e di ri­ flessione. Per quanto possa sembrare ovvio, va­ le la pena di porsi la domanda: per­ ché questi temi congressuali? 0 quanto meno, perché il CSI li prepa­ ra con una così grande cura, dedican­ dovi lungo tempo di ricerca e di ela­ borazione, inviandoli a tutti con qua­ si un anno di anticipo sul Congresso nazionale? Vi sono almeno tre ragioni che me­ ritano d’essere esplicitate. La prima è una ragione culturale. Un Congres­ so è necessariamente il trampolino di lancio per il perseguimento di ul­ teriori méte associative. È una gran­ de occasione promozionale, che pe­ rò andrà sicuramente perduta se non poggerà su una premessa e su una base di ordine culturale. In altre pa­ role, il solo fatto elettivo, il rinnovo delle cariche, non garantisce il rin­ novamento dell’Associazione se non è accompagnato e sostenuto da pre­ messe culturali maturate nei soci. I temi di discussione congressuale, per l’appunto, servono anzitutto a matu­ rare culturalmente, a decifrare il senso nascosto, profondo, dell’espe­ rienza associativa, a confrontarla con la realtà sportiva, sociale, poli­ tica, religiosa, in cui siamo immersi e operiamo, a trarne giudizi, indica­ zioni, motivazioni per andare oltre, correggendo, modificando, arric­ chendo ove occorre. La seconda ragione è data dalla ne­ cessita di scegliere con consapevolez­ za e responsabilità. Ogni Congresso,

momento politico per eccellenza, im­ pone delle scelte. La democrazia si esprime nella possibilità di sceglie­ re, ma la possibilità è veramente ta­ le, e non formale o fittizia, se si è messi in grado di scegliere a ragion veduta. Le tematiche proposte alla ri­ flessione e al dibattito dei Congres­ si offrono a tutti i soci gli elementi per maturare delle convinzioni e po­ ter effettuare scelte ponderate. Infine, terza ragione, la motivazione all’impegno. Un Congresso soltanto clettorialistico equivarrebbe a una delega in bianco nei confronti degli eletti, per dirla chiara, uno scaricabarile. Al contrario, o le scelte con­ gressuali impegnano tutti a promuo­ vere se stessi e l'Associazione, o la promozione sarà una pia illusione. L’aria che tira porta molti a cadere nell'illusione che i problemi si pos­ sano affrontare delegando agli altri la soluzione, allo Stato o a chi per lui. A maggior ragione questa prassi è il­ lusoria e inammissibile in ambito as­ sociativo, dove o si cresce tutti insie­ me, o tutti insieme si regredisce. Vi sarebbero anche altre ragioni per spingere a un’attenta considerazione dei temi congressuali, che stanno pervenendo a tutte le componenti as­ sociative. Ma quelle considerate ba­ stano e avanzano. Quanto meno lo speriamo vivamente.

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SPORT CHIAMA DONNA

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Prosegue la nostra serie di articoli dedicati a dirigenti femminili pre­ senti ai vari livelli della nostra Associazione. Questa volta abbia­ mo sentito Donatella Rasia, operatrice di prima e seconda fascia nella Società Poiana Maggiore del Consiglio di Vicenza. — Si parla molto dei problemi legati all’attività sportiva femminile. Qual è la tua opinione? Quali credi siano i principali fattori discriminanti? «La vita della donna oggi è piuttosto cambiata nonostante ci siano ancora molti passi da percorrere e non per ultimo uno dei quali nel settore spor­ tivo. Penso che molte difficoltà pro­ vengano spesso dalla carenza di strut­ ture, ma soprattutto sono convinta che prima di tutto le ragioni siano da ricercare nel modo in cui lo sport è stato vissuto sino ad ora. Lo sport è diventato ai nostri giorni, un fenome­ no quasi d'elite, un pretesto per emer­ gere sugli altri, per farsi valere e per contare in base al risultato che si è capaci di raggiungere e chi non ci rie­ sce viene escluso. Fin d’ora abbiamo assistito propagandarsi a pieno ritmo di discipline come il calcio, sport al­ l'interno del quale noi donne non ab­ biamo ancora trovato posto adegua­ to dato che prevale l’aspetto della for­ za e dell’agonismo».

— Come viene vissuto il problema dalla tua società sportiva? Quali in­ centivi sono stati predisposti? «Nella nostra società abbiamo assun­ to un nuovo modo di fare attività sportiva, quello proposto dal CSI, per il quale il momento sportivo diventa luogo di festa dove i bambini, giova­ ni, adulti, uomini donne e perfino nonni si incontrano per divertirsi, crescere, maturare accettandosi a vi­ cenda, ognuno con i propri limiti do­ ve dà il massimo di sé stesso non tan­ to per essere a tutti i costi il primo ma per realizzarsi come persona al­ l’interno di discipline sportive. Ultimamente stiamo incentivando la partecipazione dei giovani e delle gio­ vani, abbiamo dato loro l’opporlunilà di partecipare a campi scuola pro­ vinciali per perfezionarsi in discipli­ ne sportive come calcio, pallavolo, atletica leggera ed anche formarsi co­ me animatori (perché lo sport per noi deve essere soprattutto mezzo educa­ tivo); per portare le loro esperienze

e il loro contributo nel responsabiliz­ zarsi e animare gruppi di ragazzi, per trasmettere e incentivare la pratica sportiva così concepita. Con molta soddisfazione stiamo ve­ dendo sorgere una squadra di calcio femminile che l'anno scorso ha avu­ to modo di incontrarsi con squadre di paesi vicini e che ha tutta la volon­ tà di continuare ad allargare la sfera di partecipazione. È molto bello e im­ portante vedere come la donna riesce a trovare il modo di essere se stesso anche in una disciplina che fin d'ora è stata prettamente maschile». — Come dirigente della Pojana Mag­ giore lavori con i bambini ed i prea­ dolescenti. Hai riscontrato delle dif­ fidenze per il fatto di essere donna? «Nella realtà ili Poiana io lavoro con preadolescenti e bambini, seguo gruppi misti; devo dire che non ho in­ contrato diffidenza caso mai entusia­ smo. anche da parte delle famiglie che hanno capito l'importanza di edu­ care e crescere attraverso lo sport non agonistico, hanno collaborato nel mandare c accompagnare i figli an­ che quando si trattava di portarli fuo­ ri paese per incontrarsi con coetanei. Non ho trovato diffidenza per il fat­ to di essere donna, anzi vorrei dire

che da parte di bambini ho incontra­ to molto interesse forse perché la mia figui a femminile, per loro è apparsa come immagine materna, soprattut­ to per quelli di prima fascia, che pro­ babilmente mi hanno captata come fi­ gura sensibile e amica. In effetti ho potuto vedere il loro interesse non so­ lo per giocare a fare sport ma per in­ contrarsi, per farmi alcune confiden­ ze, chiedermi consigli, chiarire pro­ blemi; ho visto il loro impegno dure­ vole fino in fondo, penso che per lo­ ro sia importante vedere al posto del solito allenatore una figura femmini­ le, anche per creare in loro la menta­ lità che le femminucce e in futuro le donne possono fare sport quanto gli uomini».

— Si parla molto di un ritorno della donna alla famiglia, della riscoperta del rapporto coniugale. Quali inciden­ ze credi che possa avere questo fatto sulla diffusione della pratica sporti­ va femminile? «Sono molto d’accordo sul ritorno della donna alla famiglia, secondo me la famiglia è il luogo principale della crescita, della maturazione e dell'e­ ducazione, è la fonte da dove parte l'essere umano che poi sarà colui che formerà la società futura. Una donna per ilare deve avere e lo sport nell’ottica del CSI è proprio il modo per maturare, arricchirsi di esperienze e allargare la cerchia di rapporti interpersonali contribuendo a formare una società aperta e dispo­ nibile a tutti, ognuno con i propri limiti». — In conclusione: quale futuro per lo sport femminile? Cosa credi che po­ trà fare un'associazione come la no­ stra per alimentarlo? «Sono ottimista e quindi vedo un buon futuro per lo sport femminile anche perché si vedono gruppi di ca­ salinghe accordarsi e organizzarsi (al­ meno dalle nostre parti) per parteci­ pare a mode sportive come ginnasti­ che di mantenimento ecc.. quindi l’a­ pertura a fare dello sport e anche la necessità di arricchirsi di rapporti ex­ tra familiari c’è, basta solo che que­ sta disponibilità sia incanalata in una strada costruttiva».

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Studio sulla presenza politica nel territorio lombardo

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MILANO — Come ogni anno, il Con­ siglio regionale lombardo ha indet­ to, nel mese di settembre, un incon­ tro di studio e di aggiornamento per i Consiglieri provinciali. Il tema svi­ luppato è stato: «La promozione del­ lo sport per l'animazione sociale e culturale del territorio», che rispon­ de alla precisa esigenza di rilancia­ re, nelle singole realtà locali, l'im­ pegno di azione politica. Le «mappe» realizzate dalla Presi­ denza nazionale, infatti, avevano messo in evidenza come anche in Lombardia ci sia una certa carenza sotto questo punto di vista. Così, do­ po un’ampia verifica compiuta in sede di Consiglio regionale, è stato deciso di approfondire l'argomento. Il primo passo è stato la realizzazio­ ne di un dossier nel quale si ripor­ tano tutti i dati e le notizie riguar­ danti i 14 Consigli lombardi, che è stato quindi presentato e distribui­ to nel Convegno di Milano (13 set­ tembre). Qui i lavori sono stati suddivisi in due parti. Nella mattinata sono sta-

ne presentate tre relazioni che han­ no esplorato i tre principali aspetti dell'azione politica e cioè: «La re­ sponsabilità del laico cristiano» (Mons. Ghidelli, assistente generale dell'università Cattolica), «Il volon­ tariato sportivo» (doti. Vittorio Vil­ la, segretario del Coord. naz. Enti di Promozione sportiva), «Compiti e fi­ nalità degli Enti locali» doti. Anto­ nio Simone, assessore Commercio Turismo e Sport Regione Lombar­ dia). Nel pomeriggio, questi temi sono stati ripresi ìlei gruppi di studio in­ terni, che hanno riflettuto sui rap­ porti con il CONI, le Federazioni e gli Enti di Promozione, sulla legi­ slazione sportiva nazionale e regio­ nale, sui rapporti fra Società spor­ tive, Consiglio provinciale ed Enti locali. Le risultanze di questo Convegno verranno ora valutate nelle prossi­ me riunioni di Consiglio regionale, affinché il discorso possa avere una sua continuità.

LIBERO SCAMBIO DI BOCCE GUBBIO - Sollecitato dal Coordinamento Tecnico nazionale si è svolto a Gubbio, dal 17 al 20 settembre, un Libero Scambio di bocce, che dovrebbe segnare la prima tap­ pa per il rilancio di questo antico e diffu­ sissimo sport nella nostra Associazione. Alla manifestazione hanno preso parte 84 atleti provenienti dalle regioni Lombardia (3 società), Valle D’Aosta, Sicilia (Siracu­ sa) e Umbria (tutte con 1 società): cospi­ cua è stata anche la presenza femminile.

Il programma tecnico prevedeva la dispu­ ta di tre gare: coppia maschile, coppia mi­ sta, terna mista, che hanno richiamato un folto ed appassionato pubblico. Ottimo è stato anche il livello tecnico complessiva­ mente espresso e grande è stato l'impe­ gno profuso da tutti i partecipanti: ciò co­ munque non ha minimamente intaccato il festoso clima da sagra paesana che ha animato la Festa. Anzi, prima e dopo ma anche durante il momento agonistico é cresciuta una bella amicizia, cementata poi nei momenti associativi. Fra questi vanno ricordati la visita al Monte Ingino con grande spaghettata finale e l’esibizio­ ne degli sbandieratori locali.

UN CORSO PER RICOMINCIARE

DIRIGENTI DI SOCIETÀ A CONVEGNO

CHIETI - Risolte le annose vicende che ne hanno per lungo tempo congelato l'o­ peratività, il Consiglio di Chieti si sta ora adoperando per ricostituire un gruppo di operatori che possa validamente inserirsi nella sua struttura. A questo fine, il Consiglio ha realizzato, dal 2 al 5 settembre, un Corso di base di 1° livello, nel quale il Consigliere na­ zionale Edio Costantini e il Consulente ecclesiastico nazionale don Gianni Gherardi hanno cercato di offrire ai 30 par­ tecipanti (di cui 6 sacerdoti) i «fondamen­ tali» dell'essere operatori associativi, compiendo un ampio escursus sul Pro­ getto associativo.

MARINA DI UGENTO - Il CSI Puglia ha in­ detto, per i Consigli facenti parte della zo­ na centrale della regione (Conversano, Ostuni, Bari, Murgiana, Andria più Brindisi, che fa parte della zona sud) un Corso per operatori associativi di Società sportive, che si è svolto a Marina di Ugento dal 10 al 13 settembre, con la partecipazione di 53 persone, di cui il 40% donne. Si è trattato, in pratica, di uno studio delle tematiche principali del Progetto associa­ tivo (Itinerario sportivo educativo. Opera­ tori CSI, programmazione delle attività) vi­ ste in una duplice prospettiva: quella del­ le Società e quella dei Consigli. Con ciò si è voluto non solo avviare una riflessio­

TOE€©ES0AVBAREGG1O VIAREGGIO - Ben tre corsi di formazio­ ne si sono svolti contemporaneamente a Viareggio, nel periodo 5/12 settembre, presso l’istituto «Centro Internazionale Colombo». Essi riguardavano i respon­ sabili della stampa associativa locale, i promotori di Giocasport e i tecnici di: cal­ cio, pallavolo, ginnastica artistica e atle­ tica leggera, ed hanno contato comples­ sivamente circa 60 partecipanti, prove­ nienti da tutti i Consigli toscani. In particolare, il corso per gli addetti stampa è stato condotto dal giornalista televisivo Marcello Giannini insieme a due redattori de «La Nazione», quello per promotori di Giocasport dai coniugi Si­ ca, reduci dalla felice esperienza di Ca­ varono, quelli tecnici da Leonardi (pal­ lavolo), Magni (ginnastica), Borzoni (atle­ tica leggera). Il programma è stato corredato da lezioni sul Progetto Associativo, comuni a tutti, di psicologia (Gaetano Barletta) e di me­ dicina sportiva (dott. Angelo Resina, me­ dico della Nazionale Olimpica).

©(UJAMTE ATSWBTA' MEL CONSIGLIO DI BRESCIA BRESCIA - Nel piano di attività che il Consiglio di Brescia ha predisposto per la nuova stagione associativa c’è proprio di tutto, dal calcio a 11 giocatori al wind­ surf. Un dato, questo, che testimonia una particolare attenzione verso una propo­ sta ad ampio raggio, capace di rompe­ re gli argini della moni-sportività. Ecco, allora, le discipline programmate: calcio a 11 e a 7; sci; pallavolo; judo; ci­ cloturismo; tennis; tennistavolo; bocce; motocross; calcetto; pallacanestro; atle­ tica leggera; windsurf. Per quanto riguarda la 10 fascia, inoltre, sarà stimolata la crescita di Centri di for­ mazione presso gli oratori; per la 2“ fa­ scia il trofeo polisportivo; per gli adulti, Corsi di ginnastica e di mantenimento (per anziani), camminate non competi­ tive, ciclismo amatoriale ed ecologico, at­ tività ludico-sportiva per disabili.

ne comunitaria in vista dei prossimi Con­ gressi ma anche e soprattutto stimolare nei partecipanti il senso di appartenenza alla nostra Associazione, nella prospettiva di un loro eventuale inserimento alla guida della stessa. Il motto dell'incontro era, infatti, «Da una generazione all’altra», che vuol significa­ re il rinnovamento nella continuità degli intenti. Altri motivi di interesse del corso (guidato dal solerte Vito Sgobba insieme a Miraglia e Uccio Greco) sono stati il pomeriggio de­ dicato al Giocasport, con dei giochi rea­ lizzati da Sante Miraglia, corsista a Cava­ rono, e la relazione fatta da Cosimo Meca su: «Legge quadro sullo sport ed Enti di Promozione sportiva», con specifici riferi­ menti alla legge regionale.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE t'AUTOVOTÀ nei CENTRI DI FORMAZIONE

IL CENTRO SPORTIVO ITALIANO AL CAMPO GIOVANI E AGLI EUROPEI DI CALCIO FICEP

REGGIO EMILIA - Una Associazione che si pone come fine primario la formazio­ ne fisico-sportiva del giovane, vista co­ me una proposta educativa da vivere con serenità e in armonia con gli altri, non può limitarsi a organizzare tornei e cam­ pionati ma deve, per quanto possibile, preoccuparsi che tutto ciò che precede il momento della gara avvenga in linea con i canoni da tempo stabiliti. Con questa logica, il CSI di Reggio Emi­ lia ha indetto, presso le maggiori strut­ ture sportive comunali, una serie di Cen­ tri di formazione riguardanti le seguenti discipline: ginnastica (artistica e forma­ tiva), pallavolo, pallacanestro, pattinag­ gio e judo; questi ultimi due in collaborazione con Società sportive locali. I Corsi, resi accessibili a tutti sia per i bassi costi che per la quasi totale assen­ za di limiti di età (solo per la ginnastica è stabilito il limite superiore di 15 anni), non sono ovviamente finalizzati alla co­ stituzione di squadre o di campioni ma solo a creare degli atleti, cioè dei ragaz­ zi padroni di sé e responsabilmente in­ seriti nella società.

MALLE (Belgio) -1 ragazzi della società Mercury e le ragazze della società Fortitudo Trinità, entrambe di Parma, che hanno preso parte al Campo Giovani FICEP, svoltosi a Malie (Anversa), dal 21 al 31 luglio. Questi giovani atleti, accompagnati dalla Consi­ gliera nazionale Maria Rosa Zanacchi, hanno compiuto una serie di esperienze sporti­ ve divisi in gruppi nazionali e internazionali, che hanno cementato una bella amicizia con tanti altri giovani provenienti da numerosi Paesi dell’Europa Occidentale.

©D @&©©KE; LA FESTA WfcfflMUA BORCA - La grande sensibilità con la quale la Valle del Boite ha saputo rece­ pire il messaggio associativo del CSI si sta concretizzando attraverso la pro­ grammazione di una serie di iniziative, da realizzare nella zona con la solerte collaborazione del Consiglio di Feltre. Gli amici della valle stanno già solleci­ tando alcune squadre locali verso l'inse­ rimento nel ciclo di attività «Sport chia­ ma Donna - Donna chiama Sport» idea­ to dal Consiglio feltrino, mentre, per quanto riguarda l'atletica leggera, si so­ no resi disponibili ad organizzare, insie­ me alla Federazione Italiana Sport Orien­ tamento, una gara di corsa campestre. Altre attività previste sono una serie di gare di sci ed una nutrita partecipazio­ ne alla tradizionale «Festasport», che si svolgerà a Feltre nel periodo primaverile. In merito al settore formativo, si è svolto a Borea, dal 14 al 17 settembre, l'annua­ le campo scuola del CSI Feltre, con Corsi di calcio, pallavolo e giocasport, al qua­ le hanno preso parte anche diversi ani­ matori della zona.

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S. NOLFF (Francia) - La squadra dell'US Virtus Lovere (Bergamo) che il 4-8 giugno scorso ha preso parte al Campionato Europeo di Calcio, categoria juniores, della FICEP.

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0 DIRIGENTI FRIULANI A S€BJ©LA A Zovello. un luogo incantevole nell’alto Friuli, per due giorni, gli operatori provin­ ciali del CSI del Friuli-Venezia Giulia, so­ no stati insieme per imparare «tra loro» le strade e i sentieri della vita associativa in rapporto con la situazione dello sport edu­ cativo e sociale nella loro regione. Con la guida del Presidente regionale Nor­ berto Tonini, del Consulente don Angelo Battiston e con la consulenza del sociolo­ go Bruno Tellia dell'università di Udine, hanno verificato lo stato dell'Associazione e del proprio impegno in rapporto al Progetto associativo e alla vita reale delle Società sportive.

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vr H Ne è emerso innanzitutto il valore di un vo­ lontariato specifico e competente al ser­ vizio dello sport; per il quale, nella regio­ ne, si pone in primo piano un problema di qualità, più che di quantità. Si deve dare cioè una risposta educativa al crescere naturale della domanda e del­ l'offerta di sport. La strada è quella indi­ cata dal Progetto del CSL che però va rea­ lizzato tenendo conto della realtà locale, seguendo e perfezionando l'itinerario sportivo-educativo, rispetto al quale si nota oggi una migliore accoglienza anche da parte dello sport federale e delle altre As­ sociazioni di promozione sportiva. Si po­ ne inoltre l'urgenza di un’azione politica ben coordinata tra i vari Consigli regiona­ li, per difendere ed affermare lo sport al servizio dell'uomo.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE 20a COPPA D'ORO TRENTO - Vincere «una Lira» era il sogno dei primi grandi pionieri di un ciclismo or­ mai trapassato, conservato negli annali in­ gialliti come l’emblema di un’età senza ri­ torno. Oggi, in attesa di diventare «pesan­ te» per riacquistare valore e dignità, que­ sta «liretta» è divenuta il singolare «trofeo» che spetta al vincitore della «Coppa d’o­ ro», manifestazione ciclistica riservata agli Allievi organizzata dal CSI di Trento con il coinvolgimento della FCL E la Coppa? Al direttore sportivo natu­ ralmente!!! Il significato dell’idea è quello di offrire un giusto riconoscimento ai «cirinei della do­ menica», che con tanta passione avviano i ragazzi sulle erte strade del ciclismo. Questa iniziativa, giunta quest’anno alla 20“ edizione, ha visto ai nastri di parten­ za ben 500 atleti provenienti da ogni par­ te d’Italia. La vittoria è andata ad un atle­ ta di casa, Alessandro Bettolini, il premio maggiore a suo cugino Claudio, ds della sua società, la Cicloamatori Mori.

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TROFEO POLISPORTIVO PINO

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ROMA - Scatterà fra poche settimane la terza edizione del Trofeo Polisportivo Pi­ no Rolla, istituito per ricordare un giova­ ne arbitro del CSI tragicamente scom­ parso nell’84. Il trofeo è diviso in due categorie: esor­ dienti (nati negli anni 75/76/77) e giova­ nissimi (73/74/75) e prevede, oltre alla disputa dei tornei di calcio, minivolley e minibasket, cinque prove comprenden­ ti una manifestazione di tennistavolo, due di corsa campestre (m. 800 e m. 1200), una prova di corsa ostacolata, una di corsa ad orientamento e il triathlon atletico (corsa veloce, salto in lungo, lan­ cio della palla). La classifica finale dì ogni società verrà determinata dalla somma dei punti otte­ nuti nello sport «primario» e di quelli con­ quistati nelle prove polisportive.

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CORSO PER ANIMATORI DI 2° FASCIA

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CAMPITELLO MATESE - L'opera di rin­ vigorimento che la gestione commissa­ riale condotta da Luciano Sgarro sta compiendo nella realtà associativa mo­ lisana ha trovato, nel corso di formazio­ ne per animatori di 2“ fascia svoltosi a Campitello Matese dal 7 al 13 settembre, un essenziale momento di rilancio. Tale Corso, orientato sulle discipline del calcio, pallavolo, atletica (guidati rispet­ tivamente dai professori D’Elia, Manci­ ni, A. Cavaliere e Donato Mosella) e gio­ casport, ha previsto momenti di studio assembleare, con lezioni associative, di psicologia (prof. Leone), di motricità (prof. Guido Cavaliere) e medicina spor­ tiva (dott. Zita), di teoria dell’allenamen­ to (Nicola Palladino), tutte applicate al­ l’età preadolescenziale, e lezioni speci­ fiche per ogni attività, con lavoro per gruppi di studio e relazioni finali. Dei 52 partecipanti, buona parte sono operatori che già svolgono attività sul ter­ ritorio mentre gli altri erano quasi total­ mente a digiuno di nozioni tecniche, ma la loro partecipazione è stata favorita ugualmente proprio per sensibilizzarli ad avviare un discorso di pratica sportiva, ciascuno nei rispettivi ambiti di compe­ tenza: oratori, circoli, gruppi spontanei, altre Associazioni. La bontà del lavoro svolto è stata testi­ moniata anche dalla presenza giornalie­ ra di alcune autorità della zona, come il Vescovo di Isernia Mons. de Filippo, che ha celebrato una Messa, l’Assessore Re­ gionale allo Sport prof. Colagiovanni e il Vice-avvocato Generale dello Stato sen. Domenico Raffaello Lombardi, i quali sono rimasti entusiasti nel venire a conoscenza di una realtà così fervida e importante ai fini sociali, rivolgendo pa­ role di elogio a tutti coloro i quali, col lo­ ro impegno volontario, si adoperano per consolidarla.

GAMBARIE D’ASPROMONTE - Una cin­ quantina di operatori di Consiglio delle re­ gioni Calabria e Sicilia si sono dati conve­ gno a Gambarie d’Aspromonte per riflet­ tere sulle principali tematiche del Proget­ to associativo. I lavori sono cominciati il giorno 2 settembre con un intervento in­ troduttivo di Maria Rosa Zanella, la quale ha toccato per sommi capi i punti princi­ pali del Progetto. Nei giorni successivi (3/4/5 settembre) si sono susseguite le relazioni di Anna Ma-

ria Crisafulli, che ha parlato del Consiglio provinciale CSI, di Salvo Russo, che ha esposto l’itinerario sportivo educativo, e di Curatola Sull'Operatore del CSI. Particolarmente seguiti sono stati anche gli incontri per ruoli su: «programma e pro­ grammazione» (Russo) e «l’Arbitro come operatore della comunicazione» (Manga­ nato), che hanno introdotto i lavori per gruppi di studio sulla programmazione dei Corsi arbitri e dei Corsi allenatori. A conclusione di ogni giornata sono stati previsti incontri comunitari con don Nuc­ cio Cannizzaro, Consulente Ecclesiastico del CSI Calabria.

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FOLIGNO 17 maggio - Al Parco dei Canapi), «Giocasport» diventa Festa. L'attività pre­ scelta è stata caratterizzata dal mini-volley. Una singolare distesa di campi che ha en­ tusiasmato i giovanissimi partecipanti, molti dei quali erano alla loro prima esperienza L'iniziativa è stata realizzata dalla Polisportiva CSI Foligno, con la collaborazione del Comune di Foligno.


IL FILM

■n DI LUIGI COMENCINI

®D £ÉWWÌ» L'occhio investigativo del cinefilo fa­ ticosamente indaga nella storia del ci­ nema italiano alla ricerca di films che abbiano dato allo sport una dimensio­ ne narrativa che somigli almeno in parte a ciò che succede, negli animi e nelle menti oltre che nel fisico, a chi 10 sport lo vive e pratica con entusia­ smante passione. O l’attività sporti­ va era ed è relegata ai margini del rac­ conto cinematografico, sullo sfondo, quasi a volerne sottolineare la non ef­ ficacia e valore effimero che sembra 11 nostro cinema abbia appuntato al­ lo sport, o, peggio, l'attività sportiva si è vista macchiata da ridicoli quan­ to scarabocchiati attori alle prese con soggetti propri di una certa «comme­ dia all'italiana». Non si vuole certo qui aprire una polemica con un cer­ to tipo di film o sulle scelte dei vari produttori ma, concedeteci almeno una umile e amara constatazione. I campionati mondiali di atletica si sono conclusi da poco. A Roma, lo sta­ dio era pieno e le voci — alcune con­ fortanti altre maleducatamente par­ ziali e campaniliste — si sono fatte sentire. I grandi campioni hanno fa­ ticato parecchio per vincere, realiz­ zare così il sogno di ogni atleta, ma anche i piccoli campioni e tutti colo­ ro che hanno partecipalo hanno sicu­ ramente almeno per un attimo sogna­ to il podio d'onore, la medaglia d'oro. Dietro a questo scenario multicolore e pieno zeppo di «cose» ci sono sudo­ ri, fatiche, rinunce e — crediamo — poca fortuna. Ogni risultato è stato la conquista della volontà, la forza e la tenacia che ha vinto sul resto. Die­ tro ogni atleta c’è una storia, una scel­ ta, una voglia di vincere magari per riscattarsi da una condizione opaca e ingenerosa, e sempre — comunque — per poter dimostrare a se stessi a agli altri la propria forza, la propria capacità di determinazione, la sfida vincente. II cinema — ma non il nostro — e la letteratura hanno dedicato con mol­ to successo a questo mondo movi­ mentato molte storie: gli animi e gli sconforti dei personaggi che imper­ sonavano atleti hanno via via occupa­ to sempre di più le storie cinemato­ grafiche (specialmente negli USA) di­ pingendo spesso questo consorzio umano come non è ma ciò che impor­ ta è che attraverso queste pellicole abbiamo potuto conoscere l'amore, l'ansia, il dolore, la gioia di chi vuole a tutti i costi vincere nello sport. E tutti, crediamo, per un attimo ci sia­ mo lasciali travolgere dalla fantasia n asi ormandoci in campioni. Chi non

y ha per un solo istante pensato di es­ sere Ben Johnson o Serghei Bubka o Lewis o addirittura se stessi capaci di superare questi campioni? Mimi (Santo Polimeno) è un bimbo di trent’anni fa che rimane estasiato dal­ la corsa di Abebe Bikila, vincitore, a piedi scalzi, della maratona alle olim­ piadi del '60 a Roma. L’entusiasmo lo spinge a emularlo e non per raggiun­ gere il trionfo e il risultato strepito­ so ma per pura passione e — anche — per fare qualcosa di diverso. 11 pa­ dre (Diego Abatantuono, sempre più «attore») lo ostacola in tutti i modi quasi a ricordare che lui ha dovuto soccombere alla realtà e non insegui­ re i sogni. La madre (Thérèse Lyotard) è suo malgrado «la femmina che sta col marito» e che in tutto lo deve se­ guire. Felice (Volente) è un autista di pullman, zoppo dalla nascita, che incoraggerà Mimi, lo sosterrà e aiute­ rà a superare le barricate poste da un veto ingiusto e ottuso. 11 soggetto (che è quasi una confessio­ ne) è di Demetrio Gasile: finalmente

un premio drammaturgico — segna­ lato al premio Solinas — che diventa film! Comencini non è nuovo a rac­ contare storie in cui il personaggio principale è un bambino. «Pinocchio» e «Incompreso» per citarne solo due e forse in ogni suo film c'è il raccon­ to, lo spezzone di qualcosa della sua infanzia. Quest’ultima storia raccontata da Co­ mencini. ben sceneggiata con Pirro e coi dialoghi della figlia Francesca, fa luce sul desiderio dell'uscir fuori, sul­ le aspirazioni di chi non conosce al­ tro che la propria volontà e tenacia per emergere. Forse Comencini ci è riuscito. Ci ha dato un film che forse non è sullo sport ma che attraverso la storia di un ragazzo ostinato cui piace una cosa a dispetto di tutti, rie­ sce a farci commuovere delicatamen­ te e a capire meglio gli sforzi e le pas­ sioni negli anni in cui il boom econo­ mico aveva fatto sognare un po’ tutti ma forse meno la gente di Calabria.

Flavio Pedrotti

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L'EDUCAZIONE MOTORIA ALBERTO RAMPA E CRISTINA SALVETTI TOMASSETTI, JUVENILIA, PAG. 208, L. 19.800.

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dai 5 ai 12 anni.

Lo presentiamo ai lettori di Stadium, non solo perché Alberto ha un passato CSI (è stato vice presidente provinciale del CSI di Sondrio), ma anche e soprat­ tutto perché dalla lettura di questo suo lavoro abbiamo colto la volontà di chia­ rire, di semplificare, di aiutare a com­ prendere ciò che gli altri amano rende­ re complicato.

Pregevole la visione globale della pro­ blematica educativa c i precisi riferi­ menti alla persona del bambino. Chia­ ra ed essenziale l’esposizione relativa al­ lo sviluppo degli schemi motori di ba­ se, ricca di spunti e proposte creative. E una nuova occasione per quanti fra educatori, genitori e tecnici hanno la ne­ cessità di comprendere e di ordinare le idee intorno al binomio «bambinogioco».

La pubblicazione può essere richiesta a' Juvemlia, Edizioni scolastiche Walk Over, Via Borgo Palazzo n. 226, 24100 Bergamo.

IN MONTAGNA CON I BAMBINI HANS FUCHS E ARNOLD HASENKOPF/ED. ZANICHELLI, BO­ LOGNA, PP. lóó, L. 18.000.

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IL BASKET

I.'amico Alberto Rampa e la collega Cri­ stina Salvetti Tomassetti hanno scritto un libro Sull'Educazione Motoria dai 5 ai 12 anni, un libro che nasce da un’e­ sperienza lunga e ben radicata nel mon­ do sportivo-educativo, frutto di impe­ gno e professionalità.

In tempi di ecologia imperante si può forse comprendere senza eccessiva dif­ ficoltà il senso che può avere il condur­ re con sé i bambini in montagna; edu­ cazione alla natura, possibilità di far co­ noscere e comprendere un mondo che il bambino abituato in città rischia di vedere soltanto in televisione. Ed oltre a questo, c’è anche il senso di un modo diverso per far praticare attività moto­ ria ai bambini. Se tutto ciò è bello c giusto sul piano teorico, sul piano pratico possono sor­ gere delle difficolta: quale escursioni­ smo per i bambini? E con quali attrez­ zature? Su quali percorsi? In quale con­ testo? E quale atteggiamento tenere una voliti che si è sul posto? Questo volume risponde a domande del genere e ad altre ancora. La premessa è proprio quella che si diceva più sopra: far praticare escursionismo e alpinismo ai bambini per sopperire alla loro ne­ cessità di movimento e per aiutarli a «conquistare - la natura. Le strategie suggerite sono diverse e trovano il loro punto di partenza nell’età del bambino che si vuol condurre in montagna. Ed ecco quindi che gli autori spiegano co­ me si può andare in giro sui monti con un bambino piccolissimo nello zaino; come i bambini di 6-10 anni possano es­ sere condotti in escursioni sia su sen­ tieri attrezzati sia su terreno privo di sentieri; come i più grandicelli si pos­ sano produrre in arrampicate vere e proprie e in gite su ghiacciai. Per cia­ scuna «classe» di atlivtà, preoccupazio­ ne basilare degli autori è quella di for­ nire le norme e i comportamenti di si­ curezza, nonché spunti relativi alle no­ zioni educative che si possono im­ partire.

NELLA SCUOLA AMERICANA Stxicta Stnm)k1 SporUv.i - Roma

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DIL AW&ERDCAMA MAURIZIO MONDONI / ED. SO­ CIETÀ STAMPA SPORTIVA, ROMA 1987, PP. 220, L. 24.000 Negli ultimi anni Maurizio Mondoni è stato autore di pregevoli volumi sul ba­ sket, che abbiamo puntualmente segna­ lato in questa stessa rubrica. Frutto di un viaggio di studio oltreoceano, mec­ ca del basket mondiale, arriva ora un ul­ teriore lavoro dedicato alla pallacane­ stro, dall’impostazione certamente par­ ticolare. Un po’ reportage e un po’ sus­ sidio tecnico, questo libro segue infatti un doppio filo conduttore. Da un lato spiega i presupposti sui quali si fonda la cultura sportiva americana, figlia di quello spirito di competizione in tutti i campi della vita che è croce e delizia del cittadino americano: dall’altro esamina i metodi di lavoro adottati nei college americani per preparare le squadre di basket. La prima parte è più informativa che critico-analitica. Mondoni si limita a spiegare che nella scuola americana lo sport gode di dignità pari a quella del­ le altre materie, che l'educazione fisica sportiva è ritenuta elemento basilare per una buona formazione del cittadi­ no, e successivamente racconta quale e quanto sport si pratica nelle scuole di diverso grado. I dettagli, anche di «co­ lore», non mancano; l’unico appunto che si può fare all’autore, semmai, è quello di non valutare criticamente la realtà esplorata, ma questo in fondo non è il compito che egli si prefigge, tutto teso com’è a cercare di carpire i segre­ ti del basket «scolastico» americano per cercare di rivelarli al lettore italiano. Nella seconda parte del libro, che per numero di pagine è preponderante ri­ spetto alla prima, Mondoni ci tornisce gli appunti tecnici del suo viaggio di stu­ dio. In particolare egli ci riporta i cri­ teri generali e i singoli esercizi adotta­ ti in alcune scuole americane il cui ba­ sket va per la maggiore. La spiegazio­ ne degli esercizi è accompagnala da nu­ merosissimi disegni che illustrano ed esemplificano gli schemi di gioco.


L'OPINIONE DI...

RAMON

SUGRAYNES S( è svolta, dal 19 al 27 settembre scorso, la XXV assemblea mondia­ le della organizzazione degli intel­ lettuali cattolici, in sigla MIIC. Es­ sa raggruppa circa 200 mila perso­ ne in 89 Paesi di tutto il mondo, im­ pegnate cristianamente nella politi­ ca, nelle professioni, nella cultura. Ramon Sugraynes de Fraudi ne è stato tra i fondatori e successiva­ mente dapprima presidente, poi se­ gretario. Spagnolo, intimo amico di grandi della cultura cattolica degli anni ’30-’40 — Maritain, Sturzo, Guitton... —si esiliò volontariamen­ te dal suo Paese per non partecipa­ re agli orrori della guerra civile. È stato uditore laico al concilio Vati­ cano II.

— Nel 1947 viene fondalo il MIIC, che raccoglie i laureati di Azione Cattolica di vari Paesi, nella quasi totalità europei...

«Ecco, vorrei subito sottolineare la continuità esistente tra l’esperien­ za del movimento laureati di azio­ ne cattolica in Italia, voluto da Montini per permettere il prosegui­ mento dell’esperienza della Fuci, degli universitari cattolici, e le mo­ tivazioni che ci spinsero a dar vita alla «sezione adulta», chiamamola così, di Pax Romana, che già riuni­ va a livello mondiale i vari movi­ menti studenteschi e universitari di ispirazione cristiana. — Qu'ali le idealità di allora, in que­ sto sforzo di ricostruzione?

«Si trattava di vivificare dall’inter­ no la concreta attività delle perso­ ne. La parola intellettuale può for­ se trarre in inganno: non abbiamo in realtà a che fare con un astratto «intellettuale», bensì con persone concrete, impegnate nella propria attività, di professore universitario, di politico, di dirigente... Lo scopo che ci prefiggevamo era quello di aiutare le persone inserite in que­ ste varie professioni intellettuali nella loro testimonianza cristiana, nel loro impegno pei' la realizzazio­ ne di una società permeata dei va­ lori cristiani».

— Quarant’anni di storia: che cosa è cambiato da allora ad oggi e cosa invece è rimasto attuale? «Sicuramente il dato di fatto più ri­ levante è la mondializzazione del movimento. Quando, proprio qui a Roma, si iniziò, aderivano soltanto tre Paesi extra-europei: USA, India e Perù. Oggi il rapporto è invece to­ talmente cambiato, con l’emergere ed il fiorire del movimento soprat­ tutto nei Paesi latinoamericani, asiatici, africani. È cambiato anche il modo di lavo­ rare: allora si partiva da relazioni e contributi di esperti esterni, si ascoltava e poi si cercava di realiz­ zare quelle indicazioni che ci era­ no state fornite. Ovviamente discu­ tendole e perfezionandole, se neces­ sario. Oggi, invece, si procede in maniera più induttiva e partecipa­ ta, si parte da documenti prepara­ tori e da testi base, elaborati e di­ scussi dapprincipio nelle singole Nazioni, poi a livello continentale, e così via. Il risultato è quello di un migliore coinvolgimento e di una più profonda consapevolezza, che tiene anche conto della maggior complessità dei problemi, che oggi devono affrontare degli intellettua­ li cristianamente ispirati, rispetto a 40 anni fa’».

guata alla sfida del XXI secolo. Io al Sinodo domanderei solo che por­ ti a compimento, che imponga co­ me cosa ancora da realizzare quan­ to il Concilio ha detto. Le vedute del Concilio sono cosi larghe da esse­ re in grado di adeguarsi anche alle differenti realtà continentali: la realizzazione può cambiare, ma la concezione del laicato, l'idea di par­ tecipazione del laicato contenute nei testi conciliari sono cosi ricche da poter fecondare le più diverse realtà».

— Quale è il contributo che i Paesi del terzo mondo hanno portato al movimento? «Ahimè, noi europei siamo difficil­ mente permeabili alle novità che mettono in discussione le nostre idee. Una delle cose più difficili è proprio far capire la ricchezza del­ l’apporto di queste nuove realtà. D’altro canto, i nuovi movimenti pongono fondamentalmente una sola domanda: di essere riconosciu­ ti con la loro identità, di essere con­ siderati uguali. Una domanda direi essenzialmente di partecipazione. E questo un po' fa paura agli europei». — Cosa vede per il futuro del mo­ vimento?

— Lei è stato uditore laico al Con­ cilio, e nella sua veste di responsa­ bile mondiale di una organizzazio­ ne si trova anche in un osservatorio ideale per giudicare il cammino compiuto dal laicato in questi 40 an­ ni. prima e dopo il Concilio...

«Non voglio fare il profeta, nel di­ re cosa accadrà... La vera profezia non è dire cosa accadrà, quanto in­ vece dire quello che dovrebbe essere! ».

«1 laici indubbiamente sono cre­ sciuti. In che misura però? Ecco, io credo che dal punto di vista eccle­ siale non siano cresciuti tanto quanto son cresciuti in termini di coscienza sociale. Il Concilio è an­ dato molto al di là della realtà del­ la Chiesa. Se il prossimo Sinodo mettesse in piena luce tutto quello che il Concilio ha detto, e lo faces­ se davvero penetrare nella coscien­ za dei laici e dei Pastori, avremmo davvero una realtà ecclesiale ade-

«Penso ad un movimento in cui i cristiani laici abbiano piena co­ scienza di quello che sono, senza voler dominare il mondo, senza vo­ ler essere forza o potere, ma essen­ do un fermento, un lievito. Mi pa­ re che questo noi dovremmo esse­ re, questo è quello che il Concilio ha voluto. Nient'altro».

— E cosa dovrebbe essere?

a cura di Marco Rizzi

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