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Stadium n. 10/1975

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Segnalazioni

Direttore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore: Duilio Dimetti Con la collaborazione di Zina Giuri Amili

Grafica: Alberto Greganti STADIUM. si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADI UM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

IN COPERTINA

Vacanze, ferie, tempo libero, sport. Riposo, ricreazione o evasione? Libertà e creatività individuale e di gruppo o adesione supina ai modelli imposti? Occasione per risco­ prire se stessi, gli altri, la vita o semplicemente fuga?

LO SPORT: IMPEGNO O EVASIONE? Lo sport sociale, culturale e storico illustrato per i ragazzi della Scuola media inferiore. Questo argomento così largamente trattato, anche se molto spesso in modo superficiale e generico, viene riproposto da Arturo Milanesi in chiave documentaristica, ampiamente panora­ mica e culturalmente completa. Lo sport attraverso le varie epoche visto co­ me modo di esprimersi dell’uomo, condizionato e finalizzato ai modelli venutisi a creare con l’evolversi della civiltà; tutto lo sport, ieri e oggi, visto senza paraocchi e trattato in termi­ ni moderni, con uno stile fluido, ricco di ac­ cenni storici, fotografie-documento, spunti cri­ tici e momenti di riflessione posti alla fine di ogni capitolo che, lasciando aperto il discorso, favoriscono il ragionamento e la maturazione del ragazzo. L'ultima parte del volume è dedicata allo sport nella società industriale e alle prospettive dello sport nel futuro; qui si arriva alla proposta di uno sport per tutti, in una città (civiltà) a misura d’uomo e che possa in un prossimo futuro arrivare anche a chi è vittima del rapido processo tecnologico: i baraccati, gli immigra­ ti, gli anziani ecc. Forse proprio nell’indicazione di un'alternativa valida e possibile si avverte la genericità e l’insufficiente documentazione dell'autore; anche la brevità con cui si intrat­ tiene su questo problema testimonia una man­ canza di approfondimento e collegamento con le forze che cercano di portare avanti un di­ scorso di sport alternativo socialmente inteso; una maggiore riflessione anche su questo aspet­ to del fenomeno sportivo avrebbe reso ancora più completo il testo favorendo anche nei ra­ gazzi una prima presa di coscienza su un problema che li interessa direttamente. Lo sport: impegno o evasione?, di Arturo Mi­ lanesi, Editrice La Scuola 1975, L. 1.500.

TEMPO LIBERO PER LO SPORT L’editrice La Scuola ha curato una serie di albi didattici per le attività del tempo libero. Tra i vari temi trattati (ricerca geografica, mu­ sica, teatro, gioco, lavoro manuale, cinema, na­ tura) figura anche lo sport. La proposta è di­ retta ai ragazzi, ma passa attraverso l’educatore che, come afferma l’autore, aiuterà i bambini ad apprendere lo sport in modo non noioso, ■ mettendoli in grado di organizzare un gioco di squadra con pochi mezzi ed anche senza la sua presenza. Si parte quindi dalle motivazioni che dovreb­ bero indurre il ragazzo ad avvicinarsi allo sport (valore profilattico, psico-pedagogico e sociale dello sport) per passare poi ad elencare alcuni tipi di discipline sportive realizzabili neH’àmbito scolastico (atletica, ginnastica, tiro alla fune, bocce, escursionismo, nuoto, cicloturismo, pat­ tinaggio, scherma, ping-pong, tamburello, ten­

nis, calcio, pallamano, pallanuoto, pallacanestro, baseball, hockey). Valutando l’opera globalmente, si coglie un avvio di discorso tendente ad avvicinare i gio­ vani non solo al fatto sportivo ma a tutto ciò che sottostà alla semplice esecuzione del gesto tecnico e all’apprendimento delle regole; dicia­ mo - avvio » per significare che purtroppo que­ sto invito, anche se ben fatto e ben articolato, è rimasto molto indietro rispetto ai passi com­ piuti in materia da quanti si occupano della promozione sportiva sociale per i giovani.

Tempo libero per lo sport, di Lenardo Grimaudo, Editrice La Scuola 1974, L. 1.500.

ORA SO TUTTO SULLO SPORT Tutto lo sport, voce per voce, dalla A alla Z: accenni storici, regole di gioco, record, cam­ pioni, olimpiadi. Insomma una carrellata sui maggiori sport praticati nel mondo, un'infor­ mazione per sommi capi sulle tecniche e sulle regole di gioco, sui luoghi possibili di svolgi­ mento e sulle attrezzature. C'è da dire che questa panoramica non esce fuori dagli schemi tradizionali di illustrazione e insegnamento dello sport, procedendo con uno stile semplice adatto ai ragazzi, a cui il libro è appunto dedicato. Completano il volume due appendici: la prima contiene tra l'altro uno stralcio di regolamento dei giochi della gioven­ tù (ma è quello della prima edizione - anno 1969), le modalità occorrenti per la guida dell’ auto e della moto; nella seconda riporta tutta una serie di indirizzi di Enti, Associazioni, So­ cietà e Federazioni sportive.

Ora so tutto sullo sport, di Hans-Jiirgen Winkler. Edizioni Paoline 1975, L. 5.500.

PICCOLA ENCICLOPEDIA DEL GIOCO Conoscere i bambini attraverso il gioco, ca­ pire ed interpretare il senso e le motivazioni che li spingono ad esercitare l'attività ludica, quali giochi proporre o assecondare nei bam­ bini malati, minorati o subnormali; come im­ piegare il tempo libero, in che modo questa espressione creativa e ricreativa può influire sulla formazione della personalità, come può favorire i rapporti sociali; infine i giocattoli e il loro uso a seconda delle età, la funzione educativa, la guida nella scelta. Questa piccola enciclopedia può tornare utile a genitori ed educatori in quanto, oltre ad elen­ care i vari tipi di gioco, svago, attività motorie ecc, offre una serie di consigli pratici che permetteranno di capire meglio il bambino, il suo carattere, le sue esigenze, anche attraverso l’espressione ludica tante volte trascurata o comunque considerata molto superficialmente. Dino Perego - Piccola Enciclopedia del gioco Editrice Massimo, 1974 L. 2.300.


Politica

REGIONI E SPORT CINQUE ANN! DECISIVI Due leggi regionali sullo sport recentemente approvate — quelle dell’Umbria e della Toscana consentono di fare il punto sulle iniziative sportive regionali a cavallo di due legislature

Mentre sul « Corriere dello Sport » Ormezzano alimenta un dibattito con gli uomini e le forze politiche intor­ no ai problemi dello sport italiano, le Regioni politico-amministrative si accingono a vivere il secondo quin­ quennio di esperienze in materia di legislazione sportiva. Sarebbe indub­ biamente utile, e non soltanto per noi che ci muoviamo in un'associa­ zione di promozione sportiva, ten­ tare un esame di ciò che si è fatto — e di quanto non si è fatto — dai '70 ad oggi in un campo dove la sensibilità generale non è mai stata troppa. L'occasione potrebbe anche venirci dalla lettura dei testi delle due leggi regionali specifiche, ri­ spettivamente della Toscana e dell’ Umbria, approvate in extremis in un clima ormai elettorale e rispecchian­ ti quasi simbolicamente due stadi, due momenti che il processo di evoluzione dei problemi legati ad una concezione sociale della prati­ ca sportiva ha subito nel periodo. L'Umbria e la Toscana, infatti, si sono date, a distanza di 24 ore Luna dall’altra due leggi che, in realtà, distano almeno tre anni Luna dall’altra. La legge umbra ricalca un clichet consolidato: l'istituto Regione aiuta j Comuni a realizzare impianti sportivi e a dotarli di attrezzature e fornisce contributi finanziari agli del1 Enti di promozione sportiva e de Tempo libero. La struttura è sostanzialmente questa .,_______e il.. « nuovo _____ » — che c’è e va sottolineato — consiste nella scelta significativa di privilegiare le attività motorie e delle discipline di base a livello ricreativo e amatoriale ed in alcune disposizioni che assommano nelle norme » del momento (come il il « meglio i concorso regionale anche sull’acqui­ sto delle aree, il rapporto del pro­ getto con i piani territoriali e la presenza di altra edilizia sportiva, l'istituzione delle Consulte comuna­ li collegate aH'utilizzazione della leg-

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ma » di servizio sociale per lo sport ma predisponendo già il collega­ mento con la legislazione sanitaria e scolastico-professionale della Re­ gione, in maniera tale da impedire che gli interventi siano considerati settoriali. Una legge, dunque, che ha anche una funzione pedagogica nei con­ fronti di tutti coloro che operano nelle situazioni concrete di base e che sono tuttora tentati, dalla men­ talità di « beneficenza » politica pre­ valente, a limitarsi a piccole ed egoi­ stiche richieste per la propria so­ cietà, per il proprio centro di for­ mazione, per il proprio club senza pensare che il problema della prati­ ca sportiva generalizzata di un pae­ se, di un quartiere, di una zona or­ mai non sì risolve più che attra­ verso la creazione di servizi pub­ blici a gestione partecipata, dove l’associazionismo deve giocare il proprio ruolo di protagonista qua­ lificato. Ecco perché, all'inizio di questa nota, si è detto che tra le due leggi corre un tempo più vasto di quan­ to potrebbe apparire dalla data di promulgazione: perché esse, di fat­ to e del tutto fortuitamente, rappre­ sentano Luna lo stadio intermedio e l'altra lo stadio ultimo (per ora, beninteso!) del faticoso lavoro che ha visto insieme in questi cinque anni un piccolo gruppo di Regioni dagini e le ricerche, ad esempio, per cui la legge prevede contributi ■ e quasi tutti gli Enti di promozione ad istituti universitari e ad istitu- | sportiva nel tentativo di superare il ritardo culturale e storico della le­ zioni anche private, ma serie, di rigislazione italiana in materia di ser­ cerca; la possibilità di convegni, in­ contri e corsi; l'istituzione di servi­ vizio sociale sportivo. zi per la tutela sanitaria della pra­ La linea perseguita dagli Enti di tica sportiva, la formazione di opepromozione sportiva è stata una fe­ ratori e la conseguente loro utilizlice intuizione delle possibilità del­ zazione; l’aiuto concreto all’associa­ l'istituto regionale, prima ancora che zionismo anche attraverso contributi si decidesse di procedere alla costi­ per l'equipaggiamento e il materia­ tuzione delle Regioni a statuto or­ le sportivo. Tutto ciò non soltanto dinario: l’azione del CSI, in propo­ nel quadro di riferimento di un av­ sito, è significativa (ai primi del 1969 vio alla costituzione di un « sisteusciva un numero di « Csiflash »,

ge stessa, i contributi agli Enti pro­ mozionali identificabili con nuovi in­ teressi) . Ma se una legge così fatta — e con quella umbra un'altra dozzina di leggi similari — è lodevole per l’impegno con cui è stata pensata e approvata e risulta immediatamen­ te utile come concreto aiuto ai Co­ muni, immersi in difficoltà crescenti e posti di fronte a gravi carenze di legislazione nazionale, è altret­ tanto vero che in questa materia la ricerca condotta da alcune Regioni e dagli Enti di promozione sportiva nazionali ha fatto ulteriore strada nel tentativo di rispondere anche con strumenti legislativi alla complessità delle questioni che solleva un vero servizio sociale sportivo. Già pensare ad un servizio so­ ciale per lo sport sorretto dalle Re­ gioni e in funzione delle gestioni di base (quartieri, comuni, consor­ zi, comunità montane) dove il libero associazionismo è compartecipe di diritto, significa affrontare il pro­ blema in termini ben diversi da quel­ li correnti e tradizionali. La legge della Toscana, ad esem­ pio, lo fa offrendo finalmente un quadro di riferimento globale a tut­ ti gli interventi e mentre assicura della leggeJ um­ ,j .principali ' benefici ' bra ne aggiunge degli altri che sono la condizione per promuovere un servizio razionale ed efficace: le in­

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utilizzato moltissimo, che rappresen­ tò una concreta possibilità di ana­ lisi dell’esperienza delle Regioni a statuto speciale in funzione di una futura e più razionale legislazione che servisse da base alle Regioni a statuto ordinario, allora ancora da nascere). Nel quinquiennio 1970-’75 sulle venti Regioni italiane ben 16 hanno operanti leggi proprie in materia di promozione della pratica sportiva e tre hanno presentato disegni non ancora trasformati in legge: l’Emilia Romagna, l’unica regione rimasta senza una legislazione specifica pos­ siede da tempo altre disposizioni che contribuiscono allo sviluppo del­ le attività culturali e del tempo li­ bero e sta predisponendo anch’essa un disegno di legge. Sulle sedici leggi operanti ben nove prevedono contributi diretti all’associazionismo sportivo, in misura indubbiamente non uniforme ma che permette già d’intravvedere spazi di perfeziona­ mento tali nelle scelte che le nor­ me indirizzano (e non soltanto nel­ la consistenza dei contributi) da poter prevedere un'estensione del concetto di partecipazione effettiva dell'associazionismo alla costruzio­ ne di un concreto servizio sociale. Ora le Regioni hanno di fronte cinque anni di lavoro e il tempo è maturo per perfezionare il già fatto avviandosi decisamente ad una nuo­ va legislazione regionale e naziona­ le che stabilisca di fatto il diritto della pratica sportiva ad essere da tutti considerata come parte inte­ grante del sistema di servizi socia­ li di cui il Paese ha urgente biso­ gno. Per questo gli Enti di promo­ zione sportiva nell’inviare a tutti gli eletti della seconda legislatura re­ gionale un caloroso saluto ed au­ gurio di buon lavoro con una lettera firmata dai loro Presidenti nazio­ nali hanno loro ricordato le linee dell’accordo scaturito al Convegno di Lecco dello scorso aprile per I' attuazione di una politica sportiva capace di rispondere alle effettive esigenze che ragazzi e adulti, uo­ mini e donne vanno sempre più manifestando. Riusciranno i politi­ ci, al di là delle promesse eletto­ rali, a rendersi credibili? A livello regionale c’è da credere di sì nella misura in cui il libero associazioni­ smo sportivo saprà svolgere, come e più del passato quinquiennio, un ruolo di costante stimolo culturale e di partecipazione sociale di base alla gestione di una politica che non può essere altro che popolare.

Giulio Martinucci

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In Sardegna una strada per La Sardegna è stata una delle prime regioni a interessarsi allo sport. Non sono state tutte rose e fiori, come da lontano si poteva credere. Una svolta e prospettive decisamente nuove si sono aperte con la costituzione di un’intesa fra le forze sportive.

L’idea di dar vita ad un organismo del tutto innovatore nei confronti della at tuale politica sportiva che sembra ub­ bidire più a interessi particolari che a criteri di interesse pubblico, venne più volte palesata dai dirigenti sportivi più aperti a tali innovazioni. L’occasione propizia, tanto attesa, si presentò allorché il Comune di Cagliari organizzò un incontro tra gli operatori sportivi (CONI, Scuola, Enti di propa­ ganda, ENAL ecc.) per realizzare un Convegno Regionale sullo sport. In quel­ la sede si decise, però, di rinviare lo stesso Convegno al fine di consentire una migliore preparazione sulla ampia problematica sportiva e si decise, nel frattempo, di costituire l’Intesa Regio­ nale per lo sport (ottobre 1974). Aderi­ rono a questa iniziativa dapprima la FIN, la FIPAV, la FIS, l’ANEF, l’ENAL, FACI, il CSI, la FiTcT, il CUS, il Panathlon Club di Cagliari, l’U.S. ACLI, la FI DAL, il Provveditorato agli studi di Cagliari, il CSEN; in un secondo tempo diedero il loro consenso anche l’UISP, il CONI, l’AICS, la FIP, la FIT, la FIGC, la LIBERTAS. La nozione sport-servizio sociale che appare tanto ovvia e scontata agli ope-

ratori sportivi lo è molto meno per 1’ opinione pubblica, troppo abituata a considerare lo sport più quale mero fatto ricreativo che quale fenomeno culturale-cducativo, anche se ultimamente la domanda della pratica sportiva va in continuo crescendo per effetto del tempo libero sempre più a disposizione dei cittadini. E’ da pensare, inoltre, che nel momento in cui, superata la crisi economica e sottoposta a revisione critica il modello di vita che fino ad ora ha guidato lo sviluppo sociale con il conseguente trasferimento della do­ manda dei consumi individuali a quelli sociali, si rimetterà in discussione an­ che il modo di gestire il tempo libero e quindi anche lo sport che altro non è se non un’utilizzazione sociale di esso. Le forze sportive coinvolte in questo nuovo modello di società dovranno tro­ vare un’unità di azione, indicando ipo­ tesi di lavoro adeguate, se non vorran­ no essere estromesse da altre, siano esse della conservazione o del progresso.

Onesta è la situazione che molto pro­ babilmente si verificherà in Italia c a breve scadenza anche in Sardegna, ca­ ratterizzata dalla presenza dcll’Ente Rc-


Politica

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gione che dispone di mezzi finanziari, legislativi e strutturali tali da poter impostare una propria politica sportiva. Un potere troppo forte che non trova una valida opposizione è portato ad agire seguendo criteri clientelari; le de­ cisioni di politica sportiva (impianti ecc.) sono adottate a livello di vertice; i con­ tributi vengono divisi tra lo sport pro­ fessionistico e quello dilettantistico se­ guendo criteri non del tutto obiettivi. Ovunque si formi un organismo così consistente, si presenta necessario dar vita ad una controparte capace di por­ si come interlocutore autorevole. Ma per il concreto raggiungimento di una nuova struttura sportiva è necessa­ rio abbandonare la politica dcll’« ognuno pensa per sé » basata, (per ottenere un maggior numero di privilegi), su un rapporto clientelare con le autorità pub­ bliche che non fa altro che degradare lo sport c, contemporaneamente, dare maggiore forza a certi gruppo monopo­ listici impedendo alle forze sociali e sportive di creare un blocco unitario per il conseguimento di soluzioni che vadano in favore non di una ristretta minoranza ma della collettività.

Il compito fondamentale dell’Intesa rimane, comunque, se non vuole ridur­ si a puro organismo di vertice, quello di attuare una sensibilizzazione della base come condizione indispensabile per l'affermazione di una politica sportiva che si fondi su un consenso generaliz­ zato. Infatti credere prioritaria, per reali riforme dell’attuale sistema, la sensibilizzazione della classe politica, si­ gnifica cadere in un grave errore: qual­ siasi riforma calata dal vertice non po­ trà mai raggiungere gli obiettivi previsti se non conta sull’assenso della base. A questo proposito l’Intesa ha già organizzato un certo numero di Con­ vegni zonali i quali hanno visto la par­ tecipazione di società sportive. Enti di propaganda, Federazioni, autorità poli­ tiche ecc., tutti concordi sulla necessità di una riforma strutturale nel campo dello sport. Questi incontri, con tutte le loro istanze, sfocieranno in un Con­ gresso Regionale, il quale dovrà por­ tare ad una verifica sulla disponibilità di un nuovo discorso sportivo da parte del nostro ambiente sociale. L'Intesa al fine di rendere concreto il suo operato ha anche intrapreso del-

le iniziative, quali la creazione, d’ac­ cordo con il Comune di Cagliari, di un Centro di promozione sportiva che si basa, per ora, sulla pratica della pal­ lavolo. Il corso è gratuito e cura la preparazione di circa 180 giovani com­ presi tra l'età di 11 e 15 anni. In se­ condo luogo la organizzazione, nella zo­ na del Sulcis, di un Campionato sem­ pre di pallavolo che porterà alla dif­ fusione della pratica sportiva in un set­ tore in cui essa è pressoché carente. L’Intesa è, inoltre, l’interlocutore pri­ vilegiato della Regione per la predi­ sposizione di una legge regionale sullo sport; essa si batte affinché vengano seguiti criteri di organicità e di pro­ grammazione rispettando le istanze pro­ venienti dalla base. Tuttavia, non bisogna credere che si tratti di una unità facile dal momento che su di essa incombono tutte le con­ traddizioni che fanno capo alle diverse organizzazioni in campo nazionale. E' più esatto, pertanto, parlare di unità articolata caratterizzata dalla volontà delle singole componenti di portare avanti una comune battaglia per il rico­ noscimento di una politica sportiva or­ ganica e non discriminatoria in campo regionale e per la diffusione dei valori dello sport e dell’educazione fisica pres­ so l’opinione pubblica. Su temi troppo specifici è bene, quindi, non calcare troppo la mano perché intorno ad essi potrebbero verificarsi spaccature insa­ nabili. Questa è la strategia dell'Intesa e se tutte le componenti la sapranno accet­ tare nel giusto senso ed in buona fede saprà produrre dei risultati migliori di quelli, sia pure positivi, che ha dato fino ad ora.

Liliana Fornasier

Nelle pagine seguenti pubblichiamo i primi due importanti documenti dell’Intesa regionale per lo sport.

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SARDEGNA: INTESA REGIONALE PER LO SPORT Piattaforma programmatico - costitutiva Il riconoscimento dell’importanza che riveste la pratica per lo Sport, come fatto educativo, ai fini di una più equi­ librata crescita culturale dell’individuo e per la promozione dì migliori con­ dizioni di vita nella società moderna; la necessità di intraprendere un’in­ tensa azione promozionale rivolta a stimolare una pratica sportiva effetti­ vamente aperta a tutti gli strati della popolazione, nel superamento delle at­ tuali discriminazioni, derivanti dalla carenza di strutture e, soprattutto, di mentalità aderenti alla presente realtà sociale; l’urgenza di intraprendere, in campo regionale, alla luce anche delle pro­ spettive aperte dal rifinanziamento del piano di Rinascita, un'idonea azione politica, tendente ad inserire, nel Qua­ dro della programmazione globale, in­ terventi specifici in favore della pra­ tica sportiva; la convinzione che l’impegno respon­ sabile e unitario di tutte le forze ope­ ranti nel settore è condizione indi­ spensabile per un’azione efficace in questo campo; ha indotto gli organismi regionali degli Enti aderenti a costituire l’Intesa Regionale per lo Sport. L’Intesa si prefigge l’obiettivo di: — approfondire lo studio dei proble-

mi legati allo sport attivo inteso come diritto per tutti; — stimolare, innanzitutto negli stessi praticanti, una nuova coscienza di fron­ te ai comuni problemi dello sport, co­ me condizione indispensabile per una più penetrante ed efficace azione ri­ vendicativa; — ricercare la solidarietà e la colla­ borazione delle altre forze sociali, in modo particolare i Sindacati, la Scuo­ la e i partiti politici, interessate al progresso civile della società; — offrire agli organi rappresentativi della Regione una collaborazione qua­ lificata in ordine all’elaborazione di un progetto di legge che regoli in manie­ ra organica la materia sportiva; — ed infine, vigilare affinché interessi particolari e settoriali non ostacolino la partecipazione libera e democratica alle discipline sportive. Hanno firmato il documento i seguenti organismi:

F.I.N.; A.N.E.F.; E.NAL.; A.C.I.; C.S.I.; F.LTe.T.; C.U.S.; PANATHLON CLUB; F.I.D.A.L.; F.I.S.; PROVVEDITORATO AGLI STU­ DI DI CAGLIARI; UNIONE SPORTIVA A.C.L.I.; F.I.P.A.V.; C.S. E.N.; U. I. S.P.; C. O. N. L; A.I.C.S.; F.I.P.; F.I.T.; F.I.G.C.;

Linee di una legislazione regionale per lo sport L’Intesa Regionale per lo Sport ha promosso un vasto dibattito tra gli organismi ad essa aderenti, diretto ad individuare le linee portanti di una legislazione regionale in materia spor­ tiva. Tale iniziativa ha dato luogo alle conclusioni che qui di seguito ripor­ tiamo. 1. SPORT SERVIZIO SOCIALE

Tenuto conto che l’interesse del cit­ tadino alla pratica sportiva rientra nei

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più generali diritti alla salute e all’ educazione previsti dagli artt. 30 e 32 della Costituzione Italiana, una legge regionale in materia non può non as­ sumere, come momento qualificante, l’incentivazione dello sport di base, ri­ baltando, pertanto, le precedenti im­ postazioni che privilegiano, invece, 1’ aspetto spettacolare e professionistico. Considerato, inoltre, che l'attuale mo­ do di concepire lo sport dà luogo ad una pratica fortemente discriminata, è indispensabile che la Pubblica Am-

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ministrazione incoraggi le iniziative già esistenti e ne individui altre rivol­ te a consentire l’accesso incondizionato e gratuito di tutti i cittadini alle di­ scipline sportive, senza distinzioni, par­ ticolarmente, di età, sesso o censo. 2. PROGRAMMAZIONE E DEMOCRA­ TIZZAZIONE

Il conseguimento di questo obiettivo sarà possibile con l'adozione di una programmazione regionale a breve e a medio termine, realizzata con l'au­ silio della base e impostata in modo da rendere suscettibili le verifiche nel corso della sua attuazione. E ciò nel­ la convinzione che solo in questo modo si potranno attenuare gli squilibri esi­ stenti attualmente nella distribuzione del servizio sportivo. E’ indispensabile, inoltre, che a.que­ sto processo se ne aggiunga un altro, di democratizzazione, che investa sia la fase di gestione che quella di uti­ lizzazione dei servizi previsti, sottraen­ doli all'esclusivismo di alcuni gruppi.


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A 4. LE ATTREZZATURE

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La realizzazione integrale del diritto allo sport è legata, oltre che alla pos­ sibilità di accedervi semplicemente, che costituisce la radice del diritto, anche all'esercizio corretto delle specifiche discipline sportive, conseguibile attra­ verso la creazione delle indispensabili infrastrutture organizzative, ed in mo­ do particolare: — le attrezzature sanitarie, che con­ sentano ad ogni praticante di potersi sottoporre preventivamente e periodi­ camente al controllo medico; — istruttori qualificati nelle diverse di­ scipline che garantiscano la partecipa­ zione seria e corretta; — l’animazione culturale, che sensibi­ lizzi ai benefici e ai valori dello sport tutti i cittadini e soprattutto quelli appartenenti agli strati economicamen­ te e socialmente più deboli. Una programmazione razionale po­ trà individuare i centri nei quali di­ slocare questi servizi distribuendoli in ragione della popolazione residente. 5. LE SOCIETÀ’ SPORTIVE

alo • 3. GLI IMPIANTI SPORTIVI

In materia di impianti sportivi la precedenza dovrà essere attribuita si­ curamente a quelli concepiti secondo i requisiti della polivalenza, economi­ cità e completezza dei servizi igienicosanitari. La proprietà dovrà essere pubblica, a garanzia di una più democratica ge­ stione, mentre questa, a sua volta, po­ trà essere affidata a Comuni, Con­ sorzi di Comuni ed Enti che operano nel settore della promozione sociale, ove ne assicurino, stabilendo precisi criteri e priorità, la più larga ed equa utilizzazione. Infine la Regione dovrebbe venire ad un accordo con le autorità scolasti­ che competenti per sottoporre gli impianti sportivi affidati alla scuola al medesimo regime degli altri, adope­ randosi per superare le difficoltà di ordine tecnico c giuridico che, allo sta­ to attuale ne impediscono un’analoga utilizzazione.

Le società sportive costituiscono, al momento attuale, la struttura portan­ te dello sport italiano, ma ne sono anche il limite. In esse la prevalenza del momento associativo, del carattere spontaneo e della funzione ricreativa confina l’aspetto del servizio sociale tra i fini indiretti. In Italia questa realtà ha consentito la pratica sporti­ va soltanto al. 3% della popolazione, per cui, in sede d'intervento legisla­ tivo, è necessario tenere distinto il mo­ mento associativo, che si realizza nei sodalizi sportivi, come espressione di libertà altamente formativa ed esi­ genza irrinunciabile dell'individuo, dal servizio sociale, che non presuppone necessariamente il precedente e deve essere rogato dalla Pubblica Ammini­ strazione. Le società sportive private quindi, vanno incentivate tramite con­ tributi consistenti in materiale spor­ tivo e in agevolazioni tariffarie sul viaggio, ma escludendo i finanziamen­ ti in denaro oltre che per ragioni ine­ renti alla scelta di servizio deU’Ente Pubblico anche per una scelta di effi­ cienza c di programmazione che so­ stituisce l’immagine di uno Stato as­ sistenziale e paternalista, che disperde i contributi soprattutto nei canali clien­ telati realizzando, cosi, profonde in­ giustizie nel sistema contributivo.

6. LE MANIFESTAZIONI Le manifestazioni sportive, a contenu­ to altamente spettacolare, si inserisco­ no nel quadro degli interventi a favore della promozione sportiva, in quanto possono svolgere efficace azione di proselitismo soprattutto tra i giovanis­ simi. Tuttavia esse dovranno essere sapien­ temente coordinate con le esigenze

prioritarie della pratica sportiva e, so­ prattutto, dovrà essere evitato con cu­ ra il finanziamento, sotto questa for­ ma, delle attività cosiddette professio­ nistiche, che non essendo servizio so­ ciale esulano dalla competenza stabi­ lita dallo strumento legislativo. Infine i contributi a queste manife­ stazioni dovranno essere distribuiti equamente tra 'tutte le discipline, in base ad una programmazione iniziale, dando la precedenza a quelle che esal­ tano la partecipazione dilettantistica.

Università di Educazione Fisica L'Intesa Regionale per lo Sport, nel­ la seduta del 17-3-75, preso atto dell' iniziativa delle facoltà di Magistero e di Medicina circa la proposta d’istitu­ zione di un corso di laurea in Educa­ zione Fisica, approvata all’unanimità dal Senato Accademico dell’università di Cagliari nella riunione dellTl mar­ zo, dichiara la propria soddisfazione per la importante innovazione, la pri­ ma in Italia, promossa dall’Ateneo ca­ gliaritano nel settore della formazione degli insegnanti di educazione fisica e sportiva; riconoscendo all’iniziativa il caratte­ re di azione di rottura con il modello tradizionale di formazione degli ope­ ratori del settore e la concreta volon­ tà del mondo universitario di affron­ tare anche in questo campo dell’edu­ cazione la ricerca di nuove forme per la preparazione dei docenti, auspica che, per rispondere alle vaste aspet­ tative suscitate da tale proposta nella pubblica opinione e soprattutto tra gli insegnanti che operano nelle scuole sarde privi di titolo e di adeguata preparazione, tale corso venga attiva­ to a partire dal prossimo anno acca­ demico; conferma la propria disponibilità per recare a tutti i livelli il più ampio contributo per la rapida e positiva realizzazione dell'Iniziativa.

F.I.N.; A.N.E.F.; E.N-AJL.; A.C.I.; C.S.I.; F.l.Te.T.; C.U.S.; PANATHLON CLUB; FI DAI.; F.I.S.; PROVVEDITORATO AGLI STU­ DI DI CAGLIARI; UNIONE SPORTIVA A.C.L.I.; F.I.PA.V.; C.S. E.N.; U. I.S.P.; C. O. N. I.; A.I.C.S.; F.I.P.; F.I.T.; F.I.G.C.; F.I.B.; LIBERTAS.

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Esperienze

SONO GIUNTI AL TRAGUARDO ANCHE I MC Bari, Jesi e Rovigo hanno ospi­ tato, in maniera estremamente valida, i tre momenti nazionali di calcio riservati alla cat. allie­ vi. L'accoglienza e il clima fe­ stivo che questi tre centri han­ no saputo creare hanno facilita­ to l'attuazione e lo svolgimento dei programmi elaborati. Riuscita infine l'idea di invita­ re anche i Presidenti delle Com­ missioni Calcio delle province partecipanti agli incontri. Era nelle intenzioni della Commis­ sione nazionale far vivere que­ sta esperienza a tutte le compo­ nenti calcistiche dell’Associazio­ ne e, dove questo è stato possi­ bile, possiamo ritenerci soddi­ sfatti dei risultati ottenuti. Infatti tutti, arbitri e dirigen­ ti, hanno affrontato insieme, di­ scutendo e approfondendoli, i vari problemi che oggi esistono e travagliano l'Associazione. Con quali risultati? Essendo parte in causa non sta a noi giudicare. Certo è che questi ragazzi, que­ sti arbitri, questi dirigenti han­ no preso coscienza dei valori di una partecipazione attiva alle scelte associative, del peso de­ terminante della loro volontà di elaborazione e gestione dei pro­ grammi. E li abbiamo trovati disponibili per un discorso sulla responsabilità. E poiché siamo convinti che nel CSI esiste il vuoto di una generazione, quella dei trenten­ ni — dovuto a motivi di tra­ sformazione che ha messo in

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crisi tante persone — siamo an­ che convinti che questo vuoto potrà essere colmato, anche se parzialmente, dall’ entusiasmo di queste nuove leve. Comunque, a Bari e Rovigo per partecipazione diretta e a Jesi per quanto ci è stato rife­ rito, sono stati fatti dei discorsi abbastanza validi e i giovani, nella maggioranza, hanno dimo­ strato che, se coinvolti in discus­ sioni, hanno idee chiare e san­ no quello che vogliono. Hanno cominciato col chiedere di ren­ dere operanti gli strumenti per farli esprimere perché intendo­ no impegnarsi. Anche nell’esperienza calcisti­ ca che stanno vivendo, dopo scambi di idee e discussioni, so­ no stati categorici nelle loro conclusioni. Hanno infatti rico­ nosciuto non valida la formula attuale, soprattutto perché limi­ ta le esperienze personali; han­ no confermato di volere l'agoni­ smo, ma nei limiti della corret­ tezza e del rispetto altrui. Tut­ ti hanno dichiarato di essere venuti per vincere ma, se ciò non avveniva, non sarebbe acca­ duto nulla. Hanno voluto una classifica finale, dando però ad essa l’impostazione che l’insie­ me della manifestazione richie­ deva, mettendola cioè allo stes­ so livello dei momenti associa­ tivi, culturali e turistici previsti nei programmi. Quindi idee abbastanza chia­ re, disponibilità assoluta e so-

prattutto volontà di agire sono le conclusioni che hanno carat­ terizzato questa serie di incon­ tri. Ed i risultati non dovrebbe­ ro tardare. Buona parte del suc­ cesso di cui sopra noi lo attri­ buiamo senza dubbio agli amici Vittorio Tundo di Bari, Flavio Pellegrini di Jesi, Milo Raimon­ di di Rovigo ed ai loro preziosi collaboratori. Essi hanno sapu­ to creare un clima veramente adatto a soddisfare le esigenze esuberanti ed umane di tanti ra­ gazzi che hanno gradito le atten­ zioni loro riservate, rendendoli partecipi di un ruolo che non conoscevano. A tutti loro il rin­ graziamento della Commissione tecnica nazionale. Renato Bernini


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MBffl 1M1MZOMAL8 08 CALCIO

Jesi e i ragazzi CSI una scoperta reciproca Dicevo: « incontro nazionale di calcio » c nella mente mi scorrevano i film di tante cerimonie ufficiali; con nastri, medaglie, parole di circostanza, circo­ stanze tutte formali, parecchia tensione in giro, facce tirate e il sarcasmo di chi esprime giudizi quando si è « l’un con­ tro l'altro armati ». E' un film al quale non ho assistito a Jesi, dove dal 19 al 22 giugno scorso si sono date appunta­ mento le rappresentanze giovanili del CSI di Pontecorvo (Lazio), Macerata (Marche), Oristano (Sardegna), Arezzo (Toscana), Gubbio (Umbria) e Villa S. Angelo (Abruzzo) per giocare a pallone. Non dico calcio, perché ormai il calcio è diventato così professionistico che « giocare a calcio » significa spesso es­ sere dei mestieranti dello sport, mentre « giocare a pallone » significa ancora, e fortunatamente, divertirsi insieme con un pallone di cuoio. Ma vediamo che cosa è successo a Jesi in questi quattro giorni.

L'organizzazione era stata affidata al CSI locale, che ha pensato di far svol­ gere soprattutto un incontro, e non uno scontro fra diverse compagini. Cosic­ ché ha allargato il discorso a tutti gli enti che si interessano della collettività, che credono nello sport come fatto so­ ciale e culturale. Sul tappeto verde del campo sportivo comunale si sono suc­ cedute nove partite di pallone: belle o meno belle, con tanti goal e con pochi goal, con chi giocava bene, molto be­ ne o poco bene, con qualche arrabbia­ tura dei tecnici. Con tutto questo, ma soprattutto con tanta voglia di diver­ tirsi veramente, senza drammi perché in fondo (e veramente poi è stato così) non c’era da giocarsi una vittoria, una supremazia sugli altri. C’era solo da giocare e basta. Ma rincontro vero e proprio, quello tra sei diversi modi di vivere, sei men­ talità, sei società, sei ambienti, e un centinaio di giovani caratteri da for-

ma.e alla scuola dello sport come di­ vertimento, è avvenuto a Jesi. E cioè per le strade e le piazze, magari passeg­ giando in tuta per il «corso », o facen­ do un po' di gazzarra in giro. L’incon­ tro è avvenuto in un giro turistico per il b.orgo medievale e i palazzi settecen­ teschi, organizzato da Italia Nostra. La guida del giro, quell’amante della pro­ pria città che è l’insegnante Mario Livieri, autore fra l’altro di numerose pub­ blicazioni a sfondo culturale e artisti­ co, si è trovato sommerso da una ma­ rea vociante di ragazzi che volevano vedere, ascoltare, parlare, scherzare e chi più ne ha più ne metta. Il centro storico è stato sommerso per qualche ora dai dialetti di tutt’Italia. Mischiati insieme, in un cocktail giovanissimo ed entusiasta, i partecipanti all’incontro si sono trovati vicini nell’alzare gli occhi ammirati degli stucchi del palazzo Pianetti-Tesei e hanno corso per i vicoli stretti del borgo medievale. Avranno capito le bellezze artistiche e urbanistiche della città, avranno ap­ prezzato la perizia architettonica degli architetti? Non lo sappiamo, ma sap­ piamo che ricorderanno certamente, e lo racconteranno ai loro amici rimasti a casa, lo splendore delle grotte di Frasassi, visitate in gruppo nella mattinata del 21 giugno. Anche questa è stata un' iniziativa del CSI Jesino, che testimo­ nia l’amore degli organizzatori per la propria terra ed il proprio ambiente, nello sforzo di farli conoscere ed ap­ prezzare ai giovani sportivi.

Ancora incontri di calcio, all'insegna dell'entusiasmo e della voglia di cor­ rere: certo che sul campo non ci sono stati svogliati, come se ne vedono sui campi del professionismo italiano. Né scorrettezze che non fossero dirette con­ seguenze dell'esuberanza, né dispiaceri che non fossero quelli di aver mancato per un soffio il goal. Infine, la premia­ zione: dopo uno spettacolo (« Imparia­ mo a conoscerci » si intitolava, manifestatamente intenzionato a riprendere le fila di un discorso associativo e cultu­ rale lasciato poco prima sul campo di calcio) con tanto di banda e della com­ pagnia del teatro stabile « Città di Je­ si », i giovani atleti si sono premiati.

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•« Così, proprio così: senza classifiche, sen­ za vincitori né vinti, una squadra ha premiato l’altra, contenta di farlo per­ ché ognuno era contento di aver vissuto un’esperienza così divertente e esaltante. Questa della premiazione (ma poi è sta­ ta una vera premiazione o non è stato il momento più significativo dell’incon­ tro?) rappresentava la seconda occasio­ ne ufficiale del programma. La prima si era svolta alla residenza municipale, dove il comm. Dragotto, per la presi­ denza nazionale del CSI ha fatto dono al sindaco di Jesi, prof. Massaccesi, di una targa ricordo; e i ragazzi di Pontecorvo, pure, hanno offerto al primo cittadino prodotto dell’artigianato locale.

SPORT ECOLOGIA E CULTURA NEL SALUTO DI "ITALIA NOSTRA" Dal 19 al 22 giugno p.v. sa­ ranno nella nostra Città molti giovani atleti del C.S.I. di To­ scana, Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio e Sardegna per disputare una serie di Incontri nazionali di calcio in spirito di serena amicizia e fraternità.

Italia Nostra rivolge caldo in­ vito ai ragazzi jesini perché ma­ nifestino simpatia e partecipa­ zione alle giornate sportive e so­ ciali del C.S.I. mostrando una Jesi bella, cordiale, aperta, sempre-verde quale essa è, amica di tutti. E poiché conoscere la propria città è amarla e coltivare sensi di tutela, di tale conoscenza, di tale amore sia questa occasione per farci tutti generosi porta­ tori.

Questo l'invito, questo l'augu­ rio di Italia Nostra di Jesi. Ciao ragazzi!

Nelle foto, alcuni ragazzi a Jesi, durante rincontro nazionale di calcio.

Mentre i ragazzi giocavano o scor­ razzavano per la città, si svolgeva un altro incontro: quello dei dirigenti, che discutevano intorno alla validità delle esperienze fatte. Spesso tali discussioni rappresentavano l’animato.... digestivo del dopo pranzo perché, si sa, gli italia­ ni a tavola riescono ad esprimersi me­ glio. E in effetti i problemi, le soluzioni prospettate, le polemiche emerse hanno dimostrato che il discorso del CSI a livello nazionale è vivo e vegeto, e si impone sempre più come l’alternativa giusta ad una ingiusta politica sportiva perseguita fino ad oggi.

Italia Nostra, nel porgere lo­ ro un cordiale saluto desidera sottolineare il concetto che se lo sport è lo « sport di tutti e per tutti » esso ha indiscutibile valore di impiego qualificato del tempo libero; esso è certamen­ te relazione culturale; è fatto sociale e formativo concorrente ad una migliore qualità di vita; deve perciò essere, ed è, « servi­ zio sociale » da considerarsi in rapporto con la scuola, col quar­ tiere, con la fabbrica, con l’ur­ banistica per l’uomo tutto, con l'assetto territoriale.

L’incontro nazionale di Jesi ha dimo­ strato che è possibile fare sport diver­ samente, senza impastoiarsi nel profes­ sionismo né nell'agonismo puro. Lo sport come fatto sociale è una conquista da guadagnarsi pezzo a pezzo: ma sembra che quelli del CSI abbiano i denti duri!

La pratica dello sport per tut­ ti coinvolge il fenomeno turisti­ co inteso come occasione di co­ noscenza di paesi nuovi, di volti nuovi, di reciproco scambio di spirituali e culturali ricchezze.

Silvano Sbarbati

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Esperienze

Occasioni perdute per la Regione Marche Lo sport nella Regione Marche ha perduto un’ultima occasione proprio alla fine della legislatura. Rievochiamo la vicenda nell’intento di evitare in futuro che la politica del « ping-pong » faccia perdere altri importanti appuntamenti per l’avvio di una seria riforma sportiva. « Questo convegno non s’ha da fare »; tale sembra essere, con i responsabili politici regionali nelle vesti del don Ro­ drigo di turno, l’unico commento pos­ sibile ai lunghi e sinora frustrati sforzi che il consiglio regionale marchigiano del CSI ha compiuto per riuscire ad or­ ganizzare un convegno di studio capace di mettere intorno allo stesso tavolo rappresentanti dell’Ente Regione e del­ le forze sportive operanti a livello lo­ cale. L’idea di un convegno regionale è cosa ormai vecchia per il CSI delle Marche. Se ne era incominciato a parla­ re già due anni fa. Alla fine dell’anno si prendevano di nuovo i contatti con la presidenza della Regione, sembra­ va che non vi fosse iniziativa più op­ portuna e più semplice da realizzare. Si fissò, in linea di massima, una data, ma poi il convegno saltò, rinviato sine die, in attesa di un’occasione mi­

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gliore o, per essere più espliciti, che alla Regione avessero una più ampia disponibilità. Questa disponibilità continua a non esserci anche nei mesi successivi. L’As­ sessorato regionale allo sport, del resto, è impegnato, unitamente a quelli del­ la Lombardia, Campania, Lazio, Puglia e Toscana, ad organizzare in collaborazione con gli enti di promozione spor­ tiva il convegno nazionale « Regioni e Riforma dello sport » tenutosi poi a Lecco alla metà di aprile. Per quanto, ad essere obiettivi, a Lecco le Marche figurano nell’elenco dei promotori, ma brillano per l’assenza di un qualsiasi rappresentante che prenda parte attiva ai lavori. Sembra un'inezia, tuttavia, che pro­ prio in quei giorni dal Palazzo Regio­ nale esce la fumata bianca: il conve­ gno, finalmente, si può fare. Si fissano una data, il 28 maggio, e una sede, il Circolo cittadino di Jesi. L’Assessorato allo sport fa sapere, inoltre, che sarà sua premura contattare gli altri even­ tuali partecipanti all’incontro. Sembra fatta. O, almeno, il CSI non ha dubbi e dà il via alla sua parte di organizzazione. Si stampano, e si spe­ discono, gli inviti con su scritto « La Regione e gli enti locali per lo sport come servizio sociale - convegno regio­ nale »; si chiama il presidente nazio­ nale del CSI, prof. Notario, a fare da relatore per illustrare il punto di vi­ sta del CSI; si impegnano alcune auto­ rità perché presenzino al convegno. Tutto inutile, perché mentre si stan­ no ultimando i preparativi, il 17 mag­ gio, un funzionario della Regione tele­ fona alla presidenza della Pro Jesi, che insieme al CSI organizza il convegno, e avverte che il convegno non può aver luogo per il « rifiuto del CONI di seder­ si allo stesso tavolo del CSI ». La stessa spiegazione viene data dall'Assessore regionale Tonnini al presidente regio­ nale del CSI: il CONI non intende par­ tecipare. meglio mandar tutto per aria; spiacenti, ma la responsabilità non è della Regione. La spiegazione, a dire il vero, sem­ bra strana: tra CONI e CSI né a livello nazionale né a livello regionale esisto­ no attriti tali da provocare un atteg­ giamento di così dura intransigenza

come quello attribuito all’aw. D’Ales­ sio, delegato regionale del Comitato Olimpico. Eppure così sembra. La cosa fa un certo scalpore; la stampa locale, quella più sensibile ai problemi dello sport, si impadronisce della cosa e protesta in maniera viva­ ce contro il CONI. Protesta anche il CSI, che per mano del suo presidente regionale chiede spiegazioni all’avv. D’Alessio. La rispo­ sta è immediata e chiarisce molte cose. « Qualche giorno fa — scrive il dele­ gato regionale CONI — il dott. Lauri­ no dell’ufficio sport della Regione mi intrattenne telefonicamente sull’argo­ mento, per chiedermi se fossi stato di­ sposto ad effettuare una relazione su un convegno di carattere sportivo pro­ mosso dal CSI, da tenersi entro il me­ se. Gli risposi che la ristrettezza del tempo a disposizione, in relazione an­ che ai pressanti impegni del momento relativi ai Giochi della Gioventù, non mi consentivano di assicurare il mio personale intervento con una relazione. Il giorno successivo, incontratomi con l'Assessore regionale allo sport, aw. Tonnini, gli confermai quanto sopra ri­ ferito ed egli pure si dichiarò d'accor­ do, anche per i suoi impegni, a sugge­ rire lo spostamento del convegno in data più opportuna. Superfluo aggiun­ gere che non ho mai addotto la ridicola (ndr. la sottolineatura è dell’avv. D’Ales­ sio) motivazione di rifiuto che egli mi avrebbe attribuito... ». E’ una risposta, come abbiamo det­ to, che chiarisce molte cose, quasi tut­ to. Chiarisce la solerzia e la precisione (si fa per dire, naturalmente) con cui dalla Regione si è contattato l’avv. D’A­ lessio illustrandogli l’iniziativa; chiari­ sce che il delegato CONI ha escluso un suo personale intervento, ma non quello eventuale di un altro qualificato rappresentante dell’Ente; chiarisce che la favola del « rifiuto a sedersi allo stesso tavolo del CSI » è nata chissà come nella sede della Regione; chiari­ sce soprattutto che l’avv. Tonnini, no­ nostante fosse tra i promotori dell’ap­ puntamento di Jesi, aveva altri impe­ gni, probabilmente di carattere eletto­ rale dato il periodo. Meno chiaro, semmai, è perché si sia voluto attribuire al CONI quella « ridi­ cola » scusa, senza rendersi conto del­ le polemiche che ne potevano scatu­ rire, come infatti ne sono scaturite, su­ scettibili di incrinare, come per fortu­ na non è avvenuto, i rapporti tra i due enti. Sia come sia, resta il fatto che alla Regione Marche, come già successo in occasione del convegno di Lecco, sem­ brano più propensi ma non evidente­ mente ad un interesse generico e di principio per lo sport sociale, manife­ stato più volte e in più occasioni, un interesse reale, ad una volontà vera di agire in modo concreto. Perché altri­ menti, contrariamente a quanto suc­ cede ad Ancona, dovrebbe essere la Regione stessa a premere per scendere sul piano del dialogo e del confronto con chi da tempo opera nel settore.

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Esperienze

Tutta una corsa da San Petronio a San Pietro « Acquadela » a Bologna indica un pesciolino d'acqua dolce. La società « Acquadela » nacque molti anni fa co­ me società di pesca, poi col tempo si è trasformata ed oggi si dedica soprat­ tutto all’atletica e allo sci. Ma non atle­ tica e sci normali: i soci dell’Acquadela sono specializzati in lunghi percorsi. Lunghi quanto? Molto, molto lunghi. Giudicate voi: sabato 7 maggio sono partiti da Bologna alle 8 del mattino. Alternandosi in staffette di 15-20 chilo­ metri ciascuna, hanno attraversato Pra­ to, Firenze, Siena, Viterbo, Montefiascone e alle 9 in punto di domenica mattina sono approdati a Roma. Esat­ to, a Roma: quattrocentoventi 'hilometri in ventiquattr’ore alla media di ol­ tre venti chilometri l’ora. A Ponte Milvio dovevano attenderli alcuni della Presidenza nazionale e una pattuglia dei vigili urbani per accompagnarli al centro ma... ma il fatto è che quelli dell'Acquadela si sono permessi di ar­ rivare con due ore buone di anticipo sulla tabella di marcia, e così l'unico a riceverli fu il vigile di servizio. Son cose dell’Anno Santo. Giorni ad­ dietro eravamo a Manziana, presso Bracciano, a 30 chilometri da Roma, in piena riunione del Consiglio nazionale, quando vediamo arrivare un gruppo di giovani ciclisti. Lì per lì pensammo a un gruppo di corridori locali che op­ pressi dal sole e dall’afa, fossero ve­ nuti a refrigerarsi all’ombra degli albe­ ri. Niente affatto: erano gli atleti del Consiglio provinciale di Padova che sta­ vano facendo un pellegrinaggio a Roma per l'Anno Santo. Non basta. L’altro giorno giungono-negli uffici di via Con­ ciliazione tre signori in calzoncini, ma­ glietta e zaino in spalla. « Io sono il con­ sulente tal dei tali, con questi ragazzi sono venuto a Roma a piedi; siamo partiti quindici giorni fa... ». Cose dell’Anno Santo. Come cento, trecento, cinquecento anni fa. Perché lo fanno? Inutile indagare. Le motiva­ zioni ci sono, ma sono personali e di gruppo, e non amano parlarne molto. Decidono in amicizia, si fanno la loro sfacchinata allegramente, arrivano se­ reni e sorridenti; una visita a San Pie­ tro e via sulla strada del ritorno con la stessa amichevole allegria. Non vi basta? Quelli dell'Acquadela hanno voluto dare alla loro staffetta podistica anche un significato civico, oltreché religioso e sportivo. Hanno portato al Comune di Roma un messaggio di amicizia e di sportività da parte del Comune di Bo-

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logna tramite uno scambio di lettere e di doni tra l'Assessore allo sport di Bologna, Sergio Montanari, e quello di Roma, Elio Mensurati. Mentre l’Assessore di Bologna li ha salutati alla par­ tenza in Piazza Maggiore, quello di Ro­ ma li ha accolti davanti a Castel San­ t’Angelo, presenti anche il presidente nazionale del C.S.I., Aldo Notario, e il presidente del Consiglio CSI di Roma, Vincenzo Natalizia. Per parte sua, il gruppo dell’Acquadela era accompagna­ to dal suo presidente Tommaso Sandri e dalla Vicepresidente del CSI di Bologna, signora Angela Maria Cereadi. E dopo, tutti a Piazza San Pietro. C’era un prezioso omaggio da conse­ gnare al Papa da parte della Diocesi di Bologna: una moneta-medaglia d’ar­ gento del ’700 raffigurante in un verso la Madonna di San Luca e nell’altro lo stemma della Città di Bologna. Quan­ do il Vicario Generale della Diocesi, Mons. Marco Cè l’aveva consegnata agli staffettisti a Bologna, era tutta anne­ rita dalla lunga permanenza in una teca del santuario di S. Luca, ma a Roma è giunta splendente, ripulita perfetta­ mente dagli atleti che l’evano portata alternativamente al collo durante tutto

il tragitto. E’ stato Mons. Dino Mondrizzi, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, a ricevere l’omaggio a nome del Papa. A Mezzogiorno, dopo aver atteso la benedizione di Paolo VI con gli altri pellegrini in Piazza San Pietro, i 28 del­ l’Acquadela hanno assistito in San Pie­ tro a una Messa celebrata dal Consu­ lente provinciale CSI di Bologna, don Dario Fanini che aveva fatto anch’egli la sua razione di chilometri, sia pure in bicicletta, ma senza per questo fati­ care di meno. Una sosta presso la sede provinciale CSI di Roma, una doccia, un pasto al sacco e via sulla strada del ritorno, questa volta però in pullman, come era giusto. Chi scrive può testimoniare: lina cosa sola: l’allegria, la gioia e l1 ’amicizia che hanno caratterizzato tutto il grup­ po durante la permanenza nella capi­ tale. A vederli e a sentirli si aveva chia­ ra l'impressione che avevano fatto una cosa in cui credevano e che anche solo per questo era valsa la pena.

Duilio Dimetti

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A fianco: gli atleti dell’Acquadela scambiano doni e messaggi con l'assessore Mensurati del Comune di Roma. Sotto: la foto di gruppo al traguardo... di San Pietro. In basso: Finalmente seduti! Nell’altra pagina: il gruppo compatto giunge a Castel Sant’Angelo.

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Esperienze

Un simpatico incontro tra ragazzi e genitori PISA — Un nutrito gruppo di ragazzi e genitori ha preso parte alla giornata conclusiva dei corsi dei Centri giovanili di formazione sportiva organizzati a Pi­ sa dal CSI provinciale. La manifestazione ha avuto luogo sui campi sportivi annessi alla Palestra S. Caterina, al cui interno si sono svol­ ti durante l’anno i corsi di ginnastica propedeutica, mini-basket e atletica leg­ gera. Oltre ai partecipanti a queste at­ tività, erano presenti i ragazzi e le ra­ gazze del nuoto. L’entusiasmo dei ragazzi (che hanno disputato gare di salto in alto, corsa, pallavolo, baseball e di salto in lungo, senza tralasciare la popolare corsa nei sacchi) ha contagiato i genitori per il messaggio di spontaneità e di gioia che emergeva da questo incontro di vera fe­ sta sportiva.

Nel corso di un breve incontro a fine gare, don Baldo Batini, direttore dei Centri, ha sottolineato il carattere di ser­ vizio sociale costituito da simili corsi, ricordando anche che un’attività del genere è, in fondo, una supplenza ai pubblici poteri (Scuola, Comune, Sta­ to). Analoghi concetti ha espresso il presidente provinciale CSI, Carlo Pa­ raci, rivolgendo un caldo ringraziamen­ to agli istruttori, agli organizzatori e a quanti hanno collaborato per la riusci­ ta dei Centri. Al termine della cerimonia è stata consegnata a ciascun ragazzo, indistin­ tamente, una medaglia ricordo, simbolo di partecipazione associativa e non di competitività selettiva.

Francesco Pozzi

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LA SPEZIA — Nel corso di una sim­ paticissima festa, alla quale hanno pre­ so parte oltre seicento persone, sono state spente le undici candeline della torta della gioia con la quale è stato festeggiato il compleanno sportivo del Centro Olimpia dell’Audax di San Te­ renzo. Dalla relazione che è stata letta nel­ l'occasione, « Realtà e prospettive del Centro Olimpia nel panorama dello sport spezzino », sono emersi alcuni da­ ti significativi, che rappresentano in sin­ tesi il cammino percorso negli undici anni: erano 75 gli allievi (solo maschi) iscritti ai corsi NAGC nel 1964; sono stati quest’anno 539 gli allievi (maschi e femmine) raggruppati in 31 corsi per cinque discipline sportive (ginnastica formativa, mini-basket, calcio, nuoto, pallanuoto) con un totale annuale di 1309 lezioni e 2120 ore a cura di 14 diri­ genti e istruttori. Certamente molto del merito di que­ sto successo va ai dirigenti, che hanno saputo offrire un’attività seria di grup­ po, vincendo la diffidenza delle fami­ glie chiamandole a partecipare alla vita del sodalizio, hanno creato le premesse per un lavoro di ricambio che chiama i più giovani a posti di responsabilità, che infine sono rimasti giovani nono­ stante gli anni che passano e soprattutto organizzativamente e didatticamente ag­ giornati, permettendo al Centro Olim­ pia dell’Audax San Terenzo di uscire dai confini del paese e del suo Comune, di­ ventando il più funzionale e il più fun­ zionante della provincia.

Esperienze

Undici candeline per un compleanno

8» Nella foto: un gruppo di allievi del Centro Olimpia dell’Audax San Terenzo alla giornata dell’atletica leggera.

Marco Cesarino

Esperienze

JJwdo nel Friuli

Esperienze

Mini-cross in libertà Nell’amena TORRE DEL GRECO cornice di una vasta pineta di « Via del Monte », a Torre del Greco si è svolta una simpatica manifestazione sportiva che ha visto come protago­ nisti un gruppo di giovanissimi dai 5 ai 13 anni. Si è trattato, come ha sot­ tolineato anche l'organizzatore, profes­ sor Luigi Gallo, presidente del Garden Sport, di un Momento di mini-cross, cioè non tanto di una gara di corsa campestre come ve ne sono tante quan­ to piuttosto di un « momento » nella vita sportiva dei ragazzi, un episodio da x ivere insieme, in amicizia, senza patemi ed esasperato agonismo. La manifestazione, che si è articolata in tre fasi, ha avuto dunque un inten­ to educativo e pedagogico non meno che sportivo. Tutti i ragazzi partecipanti al « mini­ cross », tra cui non si è operata al­ cuna discriminazione, si sono impegna­ ti a fondo, coscienti dell’importanza di ciò che lo sport rappresenta e col lo­ ro entusiasmo hanno contagiato anche j genitori che, dimenticando lo stress

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di ogni giorno, si sono trovati ad ap­ plaudire non solo i loro ragazzi, ma dav­ vero <• il migliore ». Pochi i vincitori. Non si è voluto discriminare fra il secondo ed il terzo posto, non vi sono state graduatorie, anche se era altrettanto giusto che il più bravo avesse un suo premio e che tutti gli amici lo applau­ dissero con piena convinzione. Un ingegnoso sistema di conteggio ha fatto in modo che nessuno fosse esclu­ so. La medaglia quindi per gli otto simpaticissimi e forse un po’ imbaraz­ zati « vincitori », ma a tutti, senza ec­ cezione, il diploma ricordo di questa appassionante quanto divertente mani­ festazione. Un diploma che il professor Gallo ha fatto stampare apposta, anticonvenzionalc, forse addirittura pole­ mico, dove appare evidente la condan­ na dell’agonismo fine a se stesso, del cronometro che uccide, nel contrasto con l’essenza più vera dello sport, che è in fondo il mezzo migliore inventato dagli uomini per vivere sani sia fisicamente che moralmente.

UDINE — Il lancio massiccio del judo nel CSI friulano è avvenimento di non molto tempo fa. Il decollo di questo sport, però, è stato assai facile e veloce, tanto che dalle prime gare a livello locale si è passati a quelle a ca­ rattere interprovinciale e interregionale. Ultima della serie la manifestazione a carattere internazionale organizzata a Palmanova dallo Yama Arashi locale. Ospiti i ragazzi di uno judo club au­ striaco, accolti a Palmanova in un cli­ ma da festa cittadina ricevuti in Co­ mune dal vice-sindaco che ha loro da­ to il benvenuto, auspicando un seguito a questi incontri e consegnando loro una serie di stampe della Città Stellata, antico baluardo della Repubblica Ve­ neta. Per quanto riguarda la formula del torneo, si è seguito il criterio a « poule », in cui ognuno si misura con tutti, evi­ tando la antipatica formula eliminato­ ria. L’unico neo della manifestazione, for­ se, è stato il necessario limite di par­ tecipazione di due elementi per ca­ tegoria di peso, limite reso necessario dalle difficoltà di carattere economico incontrate dagli austriaci per effettuare la trasferta a Palmanova.

C. V.


CENTRO SPORTIVO ITALIANO CSI-FARI UNIFICATI

Norme di tesseramento anno sportivo 1975-1976


Come si vedrà le norme per il tesseramento CSI 1975-1976 non presentano novità, se non marginali, rispetto a quelle dell'anno passato. Il discorso sul tesseramento potrebbe finre qui, se... tesserarsi si­ gnificasse soltanto «staccare » un pezzo di carta con su attaccata un'assicurazione. Probabilmente si è tutti d’accordo che aderire ad un’associazione tramite il segno-documento di una tessera significhi qualcosa di più. Ma che cosa e come? Qui è il punto. Credere oggi che il ragazzo dia un grosso signi­ ficato alla tessera in quanto tale è forse illusorio. E tutto sommato, non sapremmo dargli torto. La tesse­ ra è un segno, ma se ad esso non corrisponde un significato, che cosa può mai significare? (è un po’ come il discorso del sale che diventa insipido, ricor­ date?). Se poi il significato c’è, la tessera passa in secondo piano. Allora il discorso non va fatto tanto sul tessera­ mento e sulla tessera in sé e per sé ma sul contenuto da dare a ciò che essi significano, e non va indirizzato ai ragazzi ma ai responsabili. Che cosa c’è da dire? Una cosa vecchia, vecchis­ sima: che l’operazione tesseramento non può ritenersi conclusa con la consegna di una tessera e neppure con la successiva partecipazione all'attività cui la tessera dà diritto. Il periodo del tesseramento, cioè dell’inizio dell' anno sociale, cioè dell’adesione o della riconferma di essa all’Associazione deve costituire veramente il pri­ mo contatto non burocratico, non formale, non fug­ gitivo dei soci con l’associazione. Che cosa fare è semplice; come farlo è un po’ più difficile, o per meglio dire più faticoso. Lo strumento principe, infatti, per mettere subito a contatto il socio con l'associazione è di affrontare comunitariamente il programma che si intende realizzare nella propria realtà in relazione ai fini propri che l’associazione stessa si propone sul piano nazionale. In poche parole si tratta delle assemblee di società. Queste benedette assemblee di società! Ma a che servono? Solo a confondere le acque! E poi i ragazzi le snobbano. E se fosse che certi responsabili di società ne fan­ no una cerimonia così formale e così barbona da scoraggiare anche i santi? E se fosse che i ragazzi sanno bene, per esperienza, che non servono a niente perché tanto le decisioni ultime sono sempre gli stes­ si a prenderle? Comunque vale proprio la pena di provare. L’ini­ zio dell’anno è un’occasione unica per chiamare ra­ gazzi e genitori e mettere tutti insieme le carte in tavola. Quelli che questa esperienza l'hanno fatta, e ormai sono tanti, confermano che sì, vale proprio la pena. II

MODALITÀ’ VERSAMENTO QUOTE DI TESSERAMENTO Ricordiamo alcune modalità importanti per il versamento delle quote di tesseramento, racco­ mandando di attenersi scrupolosamente ad esse. — I moduli 8/T devono essere inviati in duplice copia e devono accompagnare qualsiasi for­ ma di versamento relativa al tesseramento.

— Per i versamenti si usi di preferenza il siste­ ma del Conto Corrente postale, allegando il talloncino di ricevuta, con specificata la cau­ sale del versamento. — Per i versamenti fatti a mezzo di assegno, si prega di voler trascrivere, oltre l’importo, il nome della Banca e il numero dell'assegno allegato. La stessa prassi va usata per i vaglia postali. — Si invitano infine i Consigli ad evitare i ver­ samenti fatti a mezzo contanti.


1 - NORME DI TESSERAMENTO

Durata della stagione sportiva La stagione sportiva del C.S.I. ha ini­ zio il 1° settembre e termina il 31 ago­ sto. Per il calcio l'inizio è anticipato al 1° luglio, onde uniformare le opera­ zioni di tesseramento con quelle della FIGC. Pertanto, le Società potranno in­ viare, tramite i Consigli provinciali e circoscrizionali cui appartengono, il tes­ seramento calcio (solo calcio) a partire dal 1° luglio 1975.

Tessere rilasciate dal CSI Il C.S.I. prevede quattro tipi di tes­ sere a cui corrispondono altrettante forme di tesseramento: 1) Tesseramento atleti: per i soci delle Società sportive che partecipano all’ attività sportiva e intendono vinco­ larsi per tutta la durata della sta­ gione sportiva; 2) Tesseramento soci con o senza as­ sicurazione: per i soci non atleti del­ le Società sportive e per tutti i responsabili organizzativi e tecnici dell'Associazione; 3) Tesseramento attività ricreativa (A. R-): per i soci delle Società sportive che partecipano all’attività sportiva, ma con il vincolo limitato alla du­ rata della manifestazione alla qua­ le intendono partecipare; 4) Tesseramento allievi Centri giova­ nili di formazione sportiva: per co­ loro che si iscrivono ai Centri gio­ vanili di formazione sportiva rico­ nosciuti dalla Presidenza nazionale CSI.

Tesseramento

decentrato

I .sottoelencati Consigli provinciali e circoscrizionali sono autorizzati a prov­ vedere direttamente al tesseramento con responsabilità per tutti i tipi di tesse­ ramento previsti secondo le norme in­ dicate. Essi sono: ABRUZZO: Avezzano, L’Aquilri^ Pascala, Vasto.

CALABRIA: Catanzaro, Cosenza, Dia­ mante, Lamezia Terme, Reggio C. CAMPANIA: Avellino, Ariano, Aversa, Benevento, Cava dei Tirreni, Napo­ li, Salerno, Sessa Aurunca, Caserta. EMILIA: Argenta, Bologna, Carpi, Ce­ sena, Faenza, Ferrara, Fidenza, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Imola. FRIULI - VENEZIA GIULIA: Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine. LAZIO: Prosinone, Latina, Cassino, Ro­ ma, Sora, Viterbo. LIGURIA: Albenga, Genova, Imperia, La Spezia, Sanremo, Savona, Tortona, Chiavari. LOMBARDIA: Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lecco, Lodi, Man­ tova, Milano, Pavia, Varese, Vigevano. LUCANIA: Melfi. MARCHE: Ancona, Ascoli Piceno, Came­ rino, Fermo, Jesi, Macerata, Pesaro, Urbino, Fano. MOLISE: Campobasso, Montenero di Bisaccia. PIEMONTE: Acqui Terme, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Possano, Mondovì, Novara, Torino, Alba. PUGLIA: Acquaviva, Altamura-Gravina, Bari, Brindisi, Cerignola, Conversano, Foggia, Lecce, Molfetta, Ostuni, Ta­ ranto, Trani. SARDEGNA: Bosa, Cagliari, Oristano, San Gavino, Sassari, Sulcis, Tempio. SICILIA: Acireale, Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Noto, Palermo, Piazza Armerina, Ragusa, Siracusa, Trapani. TOSCANA: Chiusi, Firenze, Livorno, Luc­ ca, Massa Carrara, Pisa, Siena, Arezzo, Prato, Poggibonsi. TRENTINO: Trento. UMBRIA: Città di Castello, Foligno, Gubbio, Perugia, Spoleto, Terni. VENETO: Belluno, Feltre, Padova, Ro­ vigo, Treviso, Venezia, Verona, Vi­ cenza, Vittorio Veneto.

Per tutti i Consigli provinciali e cir­ coscrizionali non in elenco, la prassi da seguire è la stessa degli anni pas­ sati e cioè tutto il tesseramento (affi­ liazioni, elenchi, cartellini) deve essere inviato a Roma all’ufficio centrale tes­ seramento. I Consigli provinciali e circoscrizio­ nuli che durante l’anno sociale riten­ gono di essere in grado di gestire il tesseramento autonomo possono farne richiesta alla Presidenza nazionale, la quale si riserva di dare un giudizio di merito. I Centri zona dovranno espletare le operazioni di tesseramento tramite i Consigli provinciali o circoscrizionali da

cui dipendono. Ogni loro invio di tes­ seramento direttamente aH’Ufficio cen­ trale tesseramento, sarà da questo ritra­ smesso per competenza al Consiglio di appartenenza del Centro zona; In que­ sto caso il tesseramento avrà validità a tutti gli effetti dal momento in cui il Consiglio competente riceverà le tesse­ re dall’ufficio centrale tesseramento, se hanno il tesseramento autonomo; altri­ menti dalla data di spedizione da parte dei Consigli provinciali all’ufficio cen­ trale tesseramento.

Tesseramento soci 1. SOCI ATLETI Possono essere tesserati con la qua­ lifica di « socio atleta » solamente co­ loro che intendono partecipare all’at­ tività sportiva del CSI e che rientra­ no nei limiti di età previsti dai rego­ lamenti sia nazionali sia locali. La tessera ha validità unicamente per l’anno sportivo per il quale è sta­ ta rilasciata. Dà diritto alla pratica di tre discipline sportive, registrate nelle apposite caselle, che saranno coperte da assicurazione contro gli infortuni. La tessera dovrà essere corredata da due fotografie che permettano ima pre­ cisa ed immediata identificazione dell’ intestatario. Sulla tessera dovrà essere indicata a mano, a timbro o a macchina, la data di firma della tessera stessa, te­ nendo presente che essa dovrà essere vidimata entro 30 giorni da tale data, pena la scadenza del vincolo a tutti gli effetti.

• Tesseramento Specializzato Per alcune discipline sportive sono previste particolari forme di tessera­ mento che qui di seguito specifichiamo: a) CICLISMO: gli atleti delle cate­ gorie esordienti, allievi e dilettanti, do­ vranno essere già tesserati per la Fe­ derazione Ciclistica Italiana (FCI) ed in possesso della relativa Licenza per la stessa Società con la quale inten­ dono partecipare all’attività CSI. Sulla tessera CSI dovrà essere indicato uni­ camente il ciclismo quale sport da pra­ ticare. Tali tessere dovranno essere elen­ cate su distinti moduli assicurativi (Mod. 2/T) sui quali dovrà essere chia­ ramente specificato « Ciclismo ». I Consigli che intendono organizza­ re l’attività delle Leve e Primavera do­ vranno richiedere all'ufficio centrale

ni


tesseramento gli speciali tesserini di Socio atleta sovrastampati per l’atti­ vità giovanile di ciclismo, nel nume­ ro strettamente necessario, inviando per ciascuna tessera la somma di lire 100. Per la vidimazione delle tessere val­ gono le norme vigenti in materia di tesseramento, con l’accortezza che sui moduli assicurativi dovrà essere chia­ ramente specificata la dizione « ATTIVITA’ GIOVANILE DI CICLISMO» e ne dovranno essere inviate sei copie, una delle quali sarà trasmessa alla F.C.I. b) AEROMODELLISMO: gli atleti che intendono praticare l’aeromodellismo dovranno staccare una tessera unica­ mente per praticare tale attività. Le tessere degli atleti praticanti 1’ aeromodellismo dovranno essere elen­ cate su distinti moduli assicurativi (Mod. 2/T) sui quali dovrà essere chia­ ramente specificato « Aeromodellismo ». Allegata ai moduli assicurativi deve essere inviata la somma di L. 500 (cin­ quecento) per ciascun tesserato. Tale somma è comprensiva dei rischi di infortuni personali e di responsabilità civile verso terzi ed è valida sia per gli mieti che praticano esclusivamente il « volo libero » o il « volo vincolato » o entrambi i tipi di volo.

c) ATTIVITÀ’ F.I.S.I.: gli atleti in possesso della tessera CSI che inten­ dono partecipare anche ad attività del­ la F.I.S.I. potranno farlo applicando sulla tessera del CSI il bollino FISI del costo di L. 1.000 (mille) che do­ vrà essere richiesto all'ufficio centrale tesseramento. Per ottenere tale bollino gli atleti dovranno avere segnalato lo sci nelle apposite caselle.

2. SOCI CON ALTRI RUOLI Tutti i soci che non praticano atti­ vità sportiva hanno un unico tipo di tessera che all'interno reca specificato il ruolo da essi ricoperto, e cioè: — tutti i soci non atleti delle Società affiliate al CSI che partecipano at­ tivamente alla vita associativa e che sono elencati sul retro della domanda di affiliazione (Mod. 1/T); — i responsabili nazionali, regionali, provinciali e di circoscrizione zo­ nale sia organizzativi che tecnici; — gli Arbitri ed i Giudici di tutte le discipline sportive; — gli Allenatori, Direttori tecnici, ecc. di tutte le discipline sportive; — gli Animatori abilitati nei Corsi or­ ganizzati a tutti i livelli della nostra Associazione; — gli Accompagnatori ufficiali per gli sport che li prevedono. Tutti i soci sopra elencati possono essere assicurati secondo le disposizio­ ni rese note con lettera circolare della presidenza nazionale prot. n. 9166 B/O dell’ll giugno 1974. Per gli arbitri e giudici di tutte le discipline sportive l’assicurazione è ob­ bligatoria.

IV

Tutte le operazioni di tesseramento relative a tutti i soci non atleti vengo­ no assunte dai Consigli nazionale, re­ gionali e provinciali o circoscrizionali a seconda del ruolo nazionale, regiona­ le o provinciale (compresi quindi i soci non atleti delle società sportive) rico­ perto dall’interessato. La compilazione delle tessere e relativc operazioni di tesseramento degli Arbitri e Giudici, Animatori, Allena­ tori dei CSI, abilitati nei Corsi rea­ lizzati perifericamente, sono affidate al Consiglio regionale, provinciale o di circoscrizione zonale che ha organizzato il Corso stesso.

I Consigli che hanno il tesseramento autonomo sono autorizzati a vidimare le relative tessere dopo la ratifica de­ gli esami da parte dei competenti Uf­ fici o Commissioni tecniche nazionali. La data di vidimazione sarà quella ri­ sultante sulla lettera con la quale gli Uffici o le Commissioni nazionali avranno approvato il verbale d’esame. I Consigli che non godono dell'auto­ nomia di tesseramento, compilate le tessere corredandole della prescritta fotografia, le invieranno, elencandole sugli appositi moduli, all’ufficio cen­ trale tesseramento e, per quanto ri­ guarda gli arbitri, alle CTN compe­ tenti, per la loro vidimazione.

I Soci non atleti che espletano man­ sioni organizzative e tecniche nell’àm­ bito dell’Associazione e cioè Allenato­ ri, Segnapunti, Cronometristi, Giudici di gara, Direttori tecnici (ciclismo), Di­ rettori sportivi (atletica), Animatori, Componenti CC.TT., in base ad un ac­ cordo con la Sportass, possono essere regolarmente assicurati. L’assicurazione è consentita per un massimo di tre sport ed ha valore sol­ tanto per gli infortuni avvenuti nel corso di attività ufficiale. Le tessere, ai fini assicurativi, van­ no elencate sul modulo 6/T, da invia­ re all’ufficio centrale tesseramento per il successivo inoltro alla Sportass.

3. ATTIVITÀ’ RICREATIVA Possono richiedere la tessera A.R. gli atleti che intendono partecipare partecipi tem­ poraneamente al servizio offerto dall’ Associazione con l'attività ricreativa stagionale. Per il calcio possono richie­ dere tale tessera soltanto gli atleti che abbiano compiuto il 14" anno di età. La tessera vincola l’atleta alla Socie­ tà solo per la durata della manifesta­ zione alla quale partecipa e consente la partecipazione ad un solo sport. Sulla tessera A.R. è consentito il rin­ novo per la stessa o per altra Società e sempre per la durata della successiva manifestazione; naturalmente per la stessa disciplina sportiva per la quale la tessera è stata in origine rilasciata. Gli atleti in possesso della tessera di « socio atleta » possono con la mede­ sima partecipare all'attività ricreativa purché con la stessa Società. Se do­ vessero partecipare all’attività ricrea­ tiva per un'altra Società, è necessario

il nullaosta della Società di origine ed il rilascio del cartellino « A.R. A.R, » se­ guendo la relativa prassi. Si precisa che quando un atleta tes­ serato « socio atleta » firma una tes­ sera di « socio A.R. » e quando un atle­ ta già tesserato « A.R. » rinnova la pro­ pria tessera, non si debbono spedire gli elenchi assicurativi essendo gli atle­ ti in precedenza assicurati.

4. ALLIEVI DEI CENTRI DI FORMAZIONE SPORTIVA Possono avere la tessera « Centro formazione sportiva » gli iscritti ai Cen­ tri riconosciuti dalla Presidenza nazio­ nale CSI che abbiano compiuto i 5 anni e non abbiano superato il 14° anno di età. Tale tipo di tessera non consente la partecipazione a qualsiasi forma di attività agonistica. I Centri di forma­ zione sportiva che intendono parteci­ pare con i propri allievi alla attività agonistica indetta ed organizzata dai Consigli CSI, dovranno tesserare gli al­ lievi ottemperando alle norme per il tesseramento « socio atleta ». La Società ed i Consigli che inten­ dono assicurare gli allievi dei propri Centri tramite la nostra Associazione, dovranno provvedere a trasmettere all’Ufficio centrale tesseramento del CSI (le Società tramite il Consiglio della propria giurisdizione) i moduli 5/T in cinque copie sui quali, in data antece­ dente l’inizio delle lezioni, avranno elen­ cato gli allievi iscritti per la copertura assicurativa. Gli allievi dei Centri (sia ragazzi che ragazze) ai fini assicurativi sono sud­ divisi in due distinte categorie: — cat. A: dai 5 anni compiuti ai 10 non compiuti; — cat. B: dai 10 anni compiuti ai 14 non compiuti. Per l’assicurazione degli allievi dei Centri di formazione, quindi, le Socie­ tà ed i Consigli dovranno elencare su distinti moduli (Mod. 5/T) gli apparte­ nenti alle due categorie. I moduli ir­ regolarmente compilati o carenti dei dati essenziali o sprovvisti delle quote saranno respinti e di conseguenza non sarà regolarizzata la posizione assicu­ rativa degli allievi in essi elencati. Il premio annuale di assicurazione per ggli allievi dei Centri di formazione sportiva per la stagione 1975-1976 è stato così fissato: — cat. A: L. 300 (trecento); — cat. B: L. 200 (duecento). La tessera « Centro formazione spor­ tiva » è necessaria anche per gli allie­ vi di quei Centri che non usufruiscono dell'assicurazione attraverso la nostra Associazione. I Centri dovranno quindi inviare all'Ufficio centrale tesseramen­ to, tramite il Consiglio di appartenen­ za, un elenco in duplice copia su carta semplice anche degli allievi che han­ no ricevuto il tesserino senza usufrui­ re della copertura assicurativa, con a fianco indicato per ciascuno di essi l'età e il numero della tessera rila­ sciata.


Validità tesseramento ai fini agonistici e assicurativi Per 1 Consigli aventi il tesseramento autonomo, la validità del tesseramen­ to agli effetti agonistici ed assicurativi decorrerà dalla data di invio, desunta dal timbro postale di spedizione, dal­ la Società al Consiglio provinciale o di circoscrizione zonale. Tale validità sarà convalidata anche dall’ufficio centrale tesseramento sol­ tanto se 1 relativi elenchi assicurativi verranno spediti a Roma entro il 7° giorno dalla data di vidimazione. In proposito faranno fede le date appo­ ste sugli elenchi assicurativi e quella riievabile dal timbro postale di par­ tenza. Trascorso tale termine sarà consi­ derata valida a tutti gli effetti la da­ ta di spedizione degli elenchi a Roma (rilevabile dal timbro postale di par­ tenza), con tutte le prevedibili respon­ sabilità. Per i Consigli senza tesseramento autonomo la validità decorrerà di mas­ sima dalla data di spedizione delle tessere all’Ufficio centrale tesseramen­ to, rilevabile dal timbro postale di par­ tenza. Come per i Consigli aventi tessera­ mento autonomo, è concessa una de­ roga di sette giorni per la vidimazio­ ne delle tessere. Nel qual caso sulla tessera sarà posta la data di vidima­ zione segnalata in calce agli elenchi assicurativi.

Le tessere incomplete o mancanti della relativa quota assicurativa non saranno accettate. La copertura assicurativa degli allie­ vi dei Centri di formazione sportiva decorrerà dalla data dell'invio degli elenchi (Mod. 5/T) all’Ufficio centrale tesseramento del CSI, rilevabile dal timbro postale di partenza. Per gli sport successivamente aggiun­ ti sulle tessere dei « soci atleti » già vidimate, la validità agli effetti ago­ nistici ed assicurativi decorrerà dalla data di spedizione del modulo 7/T all’ Ufficio centrale tesseramento, rilevabile dal timbro postale di partenza.

Aggiunta sport Le Società che intendono praticare altre discipline sportive oltre a quelle dichiarate sulla domanda di affiliazio­ ne, dovranno obbligatoriamente e tem­ pestivamente segnalare all’Ufficio cen­ trale tesseramento, tramite i Consigli di appartenenza, il nuovo o i nuovi sport che desiderano aggiungere a quel­ li già segnalati. Gli atleti che all'atto della firma del­ la tessera hanno indicato soltanto uno

o due sport potranno praticare ulte­ riori discipline sportive (fino ad un massimo di tre), comunicando all'Ufficio centrale tesseramento, tramite i Consigli CSI di appartenenza, il nuo­ vo o i nuovi sport che intendono ag­ giungere a quelli precedentemente se­ gnalati. Le aggiunte dovranno essere fatte direttamente dai Consigli di competen­ za sulle tessere « socio atleta » e sulle matrici in loro possesso, sulle quali nella casella in cui viene trascritto lo sport da aggiungere, andrà posta anche la data di validità dell’aggiunta stessa (quella di spedizione del Mod. 7/T) a mezzo timbro datario che per i Consi­ gli con tesseramento autonomo sarà lo stesso usato per la vidimazione delle tessere. Non sarà valida agli effetti agonistici ed assicurativi qualsiasi aggiunta che non sia notificata all’Ufficio centrale tesseramento.

Sport in soprannumero Nessuno sport, segnato sulla tessera « socio atleta » potrà essere depennato e successivamente sostituito. I « soci atleti » che avessero già se­ gnalato sulla propria tessera tre disci­ pline sportive e intendessero praticarne altre potranno farlo soltanto compilan­ do una nuova tessera.

2 ■ NORME GENERALI SUL TESSERAMENTO 1. TESSERAMENTO LARE

IRREGO-

Le tessere dovranno essere corredate da tutti i dati richiesti; dovranno esse­ re compilate in modo chiaro (possibil­ mente scritte a macchina o a stam­ patello); dovranno essere firmate in tut­ te le parti con firma autografa dell’ interessato; dovranno essere firmate dal Presidente della Società; dovranno essere corredate da due fotografie for­ mato tessera che permettano una pre­ cisa identificazione del possessore; do­ vranno recare nelle apposite caselle gli sport che l'atleta intende praticare. Il calcio, per coloro che lo denunciano, deve essere sempre posto come primo sport, come richiesto dalla nuova Con­ venzione CSI-FIGC. Le tessere che saranno riscontrate incomplete verranno immediatamente restituite non vidimate. Se le tessere saranno rimandate regolarizzate entro 15 giorni dalla data di restituzione, ver-

ranno vidimate con la data del primo invio, data valida agli effetti agonistici ed assicurativi. In caso contrario, allo scadere della data fissata, decadrà il vincolo dell’atleta nei confronti della Società.

2. ATTIVITÀ’ DIVERSE

CON

SOCIETÀ’

Il socio atleta, al momento in cui firma la tessera del CSI per la sua prima società, si vincola per tutti gli sport segnati da questa, a quella data, sulla domanda di affiliazione e da es­ sa effettivamente praticati. Pertanto, il socio atleta già tesserato al CSI potrà vincolarsi con altra so­ cietà del CSI solamente per le disci­ pline sportive non segnate sulla do­ manda di affiliazione della prima società o da questa non praticate. Nell’ipotesi di passaggio ad altra so­ cietà per le discipline dichiarate ma

non praticate dalla prima, il socio atleta dovrà farsi rilasciare dalla prima società una dichiarazione di inattività per ogni sport segnato sulla domanda di affiliazione e non praticato. Tale di­ chiarazione, vistata dal Consiglio di appartenenza, dovrà obbligatoriamen­ te essere inviata all’Ufficio centrale tesseramento contemporaneamente al l’invio del modulo assicurativo o del­ la tessera del secondo tesseramento. Non ottemperando a questa norma, il socio atleta si troverà in posizione ir­ regolare di « doppio tesseramento ». Si precisa che questa norma riguar­ da esclusivamente le operazioni di tes­ seramento fra società CSI. Quindi tale particolare tipo di doppio tesseramen­ to (doppio tesseramento potenziale) tra Società federali e CSI non sussiste. (Esempio l'atleta X è tesserato fede­ ralmente per la pallacanestro con la società Alfa; avendo intenzione di pra­ ticare il tennistavolo con la società Zeta del CSI, si tessera con questa

V


per il tennistavolo e solamente per il tennistavolo. La società Zeta del CSI ha però denunciato sulla domanda di affiliazione anche la pallacanestro; in questo caso non si deve considerare il giocatore X in doppio tesseramento perché il fatto, per quanto sopra pre­ cisato, non sussiste).

3. TRASFERIMENTI TRA CIETA’ DEL CSI

so-

Durante la stagione sportiva eè con­ :t » r :______ « 1 ~ sentito il trasferimento degli atleti da una società ad un'altra soltanto nei seguenti casi: a) inattività o scioglimento della so­ cietà di appartenenza prima delfinizio dell’attività; b) mancata partecipazione della socie­ tà di appartenenza a tornei o mani­ festazioni a carattere locale effet­ tuati dopo la conclusione dell’atti­ vità agonistica (campionati a carat­ tere nazionale). Nei casi previsti dal comma a), l'a’.leta o gli atleti interessati saranno liberi d’autorità. Eventuali richieste di successivi tesseramenti dovranno esse­ re avallate dal Consiglio di appartenen­ za che dovrà darne notizia all’ufficio centrale tesseramento. Nel caso previsto dal comma b), 1’ atleta o gli atleti potranno partecipa­ re all'attività a carattere locale soltan­ to se in possesso di regolare nulla­ osta rilasciato, in duplice copia, dalla Società di appartenenza. Non sarà ne­ cessario staccare una nuova tessera, ma sarà sufficiente esibire agli arbitri in campo la tessera già staccata per attività agonistica ed il nulla-osta del­ la società di appartenenza debitamen­ te vistato dal Consiglio provinciale o circoscrizionale. Copia del nulla-osta do­ vrà essere preventivamente inviato all’ Ufficio centrale tesseramento.

4. DOPPIO TESSERAMENTO Gli atleti che durante la stagione sportiva firmano più di una tessera per diverse società CSI e per la mede­ sima disciplina sportiva senza aver ot­ temperato a quanto previsto per il « trasferimento tra società del CSI », o per diverse discipline sportive senza tener conto di quanto previsto per la « attività con società diverse », incorreranno in « doppio tesseramento » e saranno squalificati, su proposta dei­ l’Ufficio centrale tesseramento o dei Consigli con tesseramento autonomo, dalla Presidenza nazionale per un mas­ simo di 12 mesi dalla data in cui l’in­ frazione è stata commessa (cioè dalla data di firma della seconda tessera). I doppi tesseramenti tra società fe­ derali e CSI o viceversa, hanno effet­ to immediato e le punizioni inflitte da uno dei due Enti (precisamente quello per il quale è stato contratto il primo vincolo) hanno valore parite­ tico.

VI

Ovviamente il doppio tesseramento fra società federali e del CSI avviene solamente • quando l’atleta si tessera sia per il CSI sia per la Federazione con due società diverse per uno stesso sport.

ALL’ATTO DELLA DENUNCIA DI DOPPIO TESSERAMENTO C.S.I.-F.I.G.C. I CONSIGLI SONO TENUTI AD IN­ VIARE L’ORIGINALE DELLA TESSE­ RA C.S.I., GIUSTO QUANTO RICHIE­ STO DALLA FEDERAZIONE. NON ADEMPIENDO A QUANTO SOPRA LA U.C.T. NON PRENDERÀ' IN CONSIDERAZIONE LA DENUNCIA.

5. DICHIARAZIONE ANAGRAFICI

DI

DATI

Gli atleti sono personalmente respon­ sabili dei dati anagrafici trascrittti sul­ le loro tessere, che dovranno control­ lare al momento dell'apposizione della loro firma. Eventuali false dichiarazioni di dati anagrafici saranno punite dalla Presi­ denza nazionale, su segnalazione dell’ Ufficio centrale tesseramento o su pro­ posta dei Consigli con tesseramento autonomo, al momento del loro accer­ tamento.

6. QUANTO NON PREVISTO Per tutto quanto non contemplato dalle norme di tesseramento, si fa ri-

ferimento allo Statuto ed al Regola­ mento organico dell’Associazione.

7. MODULI PER IL TESSERA­ MENTO Tutto il tesseramento deve essere in­ dicato sugli appositi moduli a disposi­ zione presso l’Ufficio centrale tessera­ mento e da questo inviato ai Consigli provinciali e circoscrizionali. I moduli a disposizione sono: 1/T - Domanda di affiliazione 2/T - Assicurazione SOCI ATLETI dai 10 anni compiuti in poi (Maschi) 2/T Bis - Assicurazione SOCIE ATLETE dai 10 anni compiuti in poi (Femmine) 3/T - Assicurazione SOCI ATLETI dai 6 anni compiuti ai 10 non com­ piuti (Maschi) 3/T Bis - Assicurazione SOCIE ATLETE dai 6 anni compiuti ai 10 non compiuti (Femmine) 4/T - Assicurazione partecipanti ad atattività Ricreativa (Femmine) 4/T Bis - Assicurazione partecipanti ad attività Ricreativa (Femmine) 5/T - Assicurazione iscritti ai Centri di formazione 6/T - Assicurazione per i Soci non Atleti (arbitri, allenatori, animato­ ri, direttori sportivi, accompagna­ tori, componenti CC.TT., ecc.) 7/T - Aggiunta sport 8/T - Riepilogo invio affiliazioni e tes­ serati (modulo aministrativo).

3 • NORME PARTICOLARI PER LE SOCIETÀ’ E I CONSIGLI Per le Società 1. AFFILIAZIONE E RIAFFILIAZIONE Le società che intendono affiliarsi do­ vranno: a) richiedere al Consiglio provinciale o circoscrizionale da cui dipendono il Mod. 1/T; b) compilarlo accuratamente a macchi­ na o in stampatello o comunque in maniera leggibile, in ogni sua parte ed IN CINQUE COPIE. Sul retro della domanda di affi­ liazione dovranno essere elencati tut­ ti i soci non atleti, anche quelli che non ricoprono incarichi particolari, che non intendono fruire dell'assi­ curazione e che non intendono rice­ vere Stadium. c) la richiesta di invio ai soci dei pe­ riodici « Stadium » e « CSIFLASH » deve essere fatta sul retro della do­ manda di affiliazione contrassegnan-

do con una X nella apposita ca­ sella tutti i soci per i quali si richie­ de l’invio di « Stadium » o « CSIFLASH ». Tra i nominativi dei soci che so­ no elencati sul retro della domanda di affiliazione ne devono risultare almeno quattro richiedenti l'invio del periodico « Stadium ». I soci atleti che vogliono ricevere Stadium dovranno integrare il costo della tessera con quello del giornale ri­ volgendosi ai Consigli provinciali o di circoscrizione zonale. d) Perché l’affiliazione sia ritenuta vaportalida si precisa che oltre a p' re l’esatta denominazione sociale, dovrà avere la firma autografa del Presidente. La società dovrà dichia­ rare, inoltre, solo quelle discipline sportive che intende veramente pra­ ticare, in quanto, come previsto nel­ le norme generali di tesseramento gli atleti si intendono vincolati per tutti gli sport segnati dalla Società di appartenenza sulla domanda di affiliazione.


e) espletate queste operazioni, conse­ gnare la domanda al Consiglio pro­ vinciale o circoscrizionale di appar­ tenenza, con allegate le quote rela­ tive al tesseramento soci, all’affilia­ zione e alla richiesta dei periodici « Stadium » e « CSIFLASH ».

Per la richiesta di affiliazione defini­ tiva, le società devono, inoltre, a nor­ ma del vigente Regolamento organico: « presentare domanda al Consiglio pro­ vinciale o di Circoscrizione zonale cor­ redata: dal verbale deH’Assemblea at­ testante la volontà dei soci di affiliarsi definitivamente al CSI e di attuare i compiti ordinari della Società sportiva secondo quanto previsto dall'art. 4 del­ lo statuto dcll'Associazione; dallo statu­ to della società, dall'elenco dei respon­ sabili sociali ».

2. TESSERAMENTO SOCI Per il tesseramento dei soci, le so­ cietà devono: a) richiedere al Consiglio provinciale o circoscrizionale da cui dipendono le tessere relative alla forma di tesse­ ramento che intendono fare; b) compilare le stesse in modo accurato riportandovi tutti i dati richie­ sti; c) segnare sugli appositi spazi delle tessere socio atleta o A.R. le disci­ pline che intendono praticare. Per i soci atleti che praticano il CALCIO, a norma della nuova Con­ venzione CSI-FIGC, il calcio deve fi­ gurare come primo sport. In caso di doppi tesseramenti CSI-FIGC, le tes­ sere i cui titolari non avranno ot­ temperato a ciò, non saranno con­ siderate probanti ai fini del rico­ noscimento del vincolo. d) Le firme, sia del socio che del Pre­ sidente della società, dovranno risul­ tare su tutte le parti della tessera; e) le tessere dovranno essere consegna­ te al più presto (comunque prima che l’atleta partecipi ad allenamenti o all'attività), al Consiglio provincia­ le o circoscrizionale per salvaguar­ dare l’assicurazione. Per ogni socio atleta o A.R. dovrà essere allegata la quota assicurativa.

Per i Consigli 1. CON TESSERAMENTO AU­ TONOMO I Consigli provinciali e circoscrizio­ nali con tesseramento autonomo, per espletare le operazioni di affiliazione e di tesseramento, dovranno attenersi al­ le seguenti norme:

a) controllare che i moduli di affilia­ zione (Mod. 1/T) siano compilati cor­ rettamente; b) provvedere in occasione di riunione del Consiglio di presidenza, all’accettazione delle domande di allìlia-

zione precisando sui moduli se que­ ste sono provvisorie o definitive;

c) trasmettere TRE COPIE delle do­ mande di affiliazione accettate all’ Ufficio centrale tesseramento, alle­ gando per ogni domanda di affilia­ zione le quote relative alla affilia­ zione stessa e alla richiesta di invio del periodico « Stadium » che non devono essere inferiori a quattro per ogni Società, ed eventualmente del periodico « CSIFLASH ».

Non pervenendo le relative quote insieme alla domanda di affiliazio­ ne, l'affiliazione stessa non sarà ac­ cettata, e, di conseguenza, eventua­ li tesseramenti non saranno validi ai fini tecnici, agonistici ed assicu­ rativi, con responsabilità relativa da parte dei Consigli inadempienti.

Inoltre, UNA COPIA della doman­ da di affiliazione accettata dovrà es­ sere direttamente inviata al Consiglio regionale competente. d) Controllare accuratamente che le tes­ sere di qualsiasi tipo siano: — correttamente compilate in ogni loro parte; — corredate, ove richiesto, da foto­ grafie che permettano una precisa identificazione dell'interessato; — firmate con firma autografa del­ l’atleta e lo siano state non più di trenta giorni prima della data di vidimazione; — firmate con firma autografa del presidente della società. e) Vidimare le tessere rispondenti a quanto prima specificato, tenendo presente che: — le tessere « socio atleta » sono composte di tre parti; la prima va alla società e costituisce la tessera vera e propria, la seconda nello schedario provinciale o circoscrizio­ nale e la terza nello schedario del Centro zona, se esistente, oppure può essere annullata; — tutte le altre tessere sono com­ poste di due parti; la prima da con­ segnare all’interessato e costituisce la tessera vera e propria, la seconda da inserire nello schedario provin­ ciale o circoscrizionale. f) Elencare le tessere vidimate sugli appositi moduli, tenendo presente che a Roma si devono inviare in TRE COPIE, due per la SpoTtass e una per l’archivio dell’ufficio cen­ trale tesseramento.

Le tessere vanno elencate come segue: — Sul modulo 2/T vanno elencati tutti i soci atleti dal 10“ anno di età compiuto in poi; — Sul modulo 2/T bis (femmine) vanno elencate tutte le socie atlete dal 10“ anno di età compiuto in poi; — Sul modulo 3/T vanno elencati tutti i soci atleti la cui età va dal 6" anno compiuto al 10" non com­ piuto. Per questa categoria dovrà essere versato un premio supplettivo di assicurazione consistente in L. 150 (centocinquanta) per nominativo. — Sul modulo 3/T bis (femmine)

vanno elencate tutte le socie atlete la cui età va dal 6" anno com­ piuto al 10" non compiuto. Per que­ sta categoria dovrà essere versato un premio supplettivo di assicurazio­ ne consistente in L. 150 (centocinquan­ ta) per nominativo. — Sul modulo 4/T vanno elencati coloro che partecipano alla attività ricreativa (A.R.). Potranno ottenere questo speciale tipo di tessera sola­ mente i soci che abbiano compiuto il 14“ anno di età. — Sul modulo 4/T bis (femmine) vanno elencate coloro che partecipano alla attività ricreativa (A.R.). Potran­ no ottenere questo speciale tipo di tessera solamente le socie che ab­ biano compiuto il 14" anno di età. — Sul modulo 5/T vanno elencati esclusivamente gli iscritti ai Centri giovanili di formazione sportiva (da compilare in cipque copie) distin­ tamente suddivisi per categorie. Ai moduli vanno allegate le relative quote assicurative rispettivamente di L. 300 per la cat. A e di L. 200 per la cat. B. — Sul modulo 6/T vanno elencati i soci non atleti con ruoli organizzativi e tecnici (allenatori, arbitri, giudici, componenti CC.TT. ecc.). Per questa categoria di soci dovrà esse­ re allegata la quota assicurativa. g) Compilare, in duplice copia, il mo­ dulo riepilogativo 8/T, sul quale van­ no riportate tutte le operazioni am­ ministrative inerenti l'affiliazione e il tesseramento dei soci per i quali è previsto il versamento di quote assicurative, comunicando nel con­ tempo gli estremi di trasmissione degli importi relativi alle prescritte quote. h) Procedere alle aggiunte sport, sia sulle domande di affiliazione che sulle tessere « Socio atleta », prov­ vedendo a comunicare all’ufficio cen­ trale tesseramento tali aggiunte a mezzo dell'apposito modulo 7/T, da compilare IN TRIPLICE COPIA.

2. SENZA TESSERAMENTO AUTONOMO I consigli provinciali e circoscrizio­ nali che non hanno ancora il tessera­ mento autonomo decentrato, dovranno attenersi alle stesse norme previste per il « tesseramento autonomo », con le sole seguenti differenziazioni: a) dovranno trasmettere a Roma tut­ te le tessere per le quali è prevista la vidimazione, tenendo presente che la validità delle stesse agli effetti agonistici ed assicurativi decorrerà di massima dalla data di invio delle stesse all’ufficio centrale tesseramen­ to (rilevabile da timbro postale di partenza); b) dovranno compilare IN QUATTRO COPIE i moduli 2/T 2/Tbis, 3/T 3/Tbis, 6/T e 7/T, in quanto una di esse verrà convalidata dall’ufficio cen­ trale tesseramento, con la effettiva data di vidimazione.

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CSI-FARI NORME DI TESSERAMENTO 1975-1976 DA STACCARE


Esperienze

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Gran premio di propaganda della FBDAL

Un debutto per l'handball

Il 25 giugno si è svolta in Campido­ glio, nella sala della Protomoteca, la premiazione delle società sportive di atletica leggera per l’attività agonistica 1974. In tale occasione sono stati pre­ miati anche gli Enti di Promozione Sportiva che, come è noto, nella FIDAL hanno una classifica a parte per la loro attività di propaganda. Quest'anno il Gran Premio di Propaganda della FIDAL ha visto il C.S.I. al primo posto nel set­ tore maschile e al secondo in quello femminile. La Libertas, per parte sua, ha ottenuto il primo premio per l’atti­ vità femminile e il secondo per quella maschile. Alla cerimonia erano presenti per il C.S.I. il presidente Notario e il Diret­ tore Tecnico nazionale Filippo Dragotto, che vediamo nelle foto ricevere le coppe dal presidente della FIDAL, Pri­ mo Nebiolo. E’ probabilmente l’ultimo anno che il Gran Premio di Propaganda viene as-

segnato. La proposta di eliminarlo vie­ ne dalla stessa Commissione di Propa­ ganda all'interno della FIDAL e in par­ ticolare dal CSI. Se il Premio ha svolto la sua funzione, probabilmente ha fat­ to anche il suo tempo. Basterebbe la considerazione che è quanto mai diffì­ cile, se non praticamente impossibile, misurare realmente la quantità e il va­ lore di un’attività di propaganda svolta con serietà di lavoro e chiarezza di intenti. Siamo lieti del riconoscimento otte­ nuto dalla FIDAL, ma non per questo ci culliamo sugli allori. L’aspetto più valido del Premio consiste a perer no­ stro nel fatto che esso testimonia un modo corretto e funzionale di rappor­ tarsi tra gli Enti di Promozione Spor­ tiva e la Federazione, ma tale elemento non andrà perduto in quanto esso è soprattutto garantito dalla Commissio­ ne di propaganda che proseguirà an­ che in futuro il suo proficuo lavoro.

COSENZA — Spezzano Sila, piccolo Comune nelle vicinanze di Cosenza, ha tenuto a battesimo nella Calabria la pallamano, sport che nonostante sia pa­ rente stretto del calcio e della pallaca­ nestro tarda ancora ad attecchire nel nostro paese. Si è trattato, dunque, di un'esperien­ za nuova ed interessante sia per il pub­ blico, abbastanza numeroso anche se composto per lo più da genitori trepi­ danti, sia per gli stessi ragazzi, che hanno visto allargarsi così il loro oriz­ zonte sportivo, sia per i dirigenti della locale società sportiva. E' stato proprio uno degli istruttori di questa società, Federico Aretano, a voler lanciare la pallamano a Spezzano della Sila, creando praticamente dal nulla, con l’aiuto di alcuni giovani di buona volontà, una squadra di handball, sia maschile che femminile, co­ minciando dai fondamentali e cercando di dare ai ragazzi una buona imposta­ zione tattica. Le prime partite sono state organiz­ zate nell'ambito dei Giochi della Gio­ ventù; come è intuibile, molto diverso è stato il gioco a seconda che lo prati­ cassero le ragazze o i ragazzi. Mentre le prime davano vita ad un gioco viva­ ce ma frammentario, con azioni di buo­ na fattura che spesso si alternavano ad altre di livello non eccelso, i ragaz­ zi dimostravano subito una notevole agilità, una buona preparazione ed una lucida visione di gioco, cosa che per­ metteva partite abbastanza piacevoli. In ambedue i campi, comunque, si so­ no rivelate buone individualità, nel sen­ so che il materiale umano a disposizio­ ne è sembrato potenzialmente buono, suscettibile di fiorire a breve distanza di tempo se gli aiuti per questa inizia­ tiva giungeranno più frequenti. Senza contare che finora ci si è po­ tuti avvalere di una cornice organizza­ tiva solo volenterosa, mancando le pos­ sibilità (e la collaborazione da chi di dovere) per poter dare al tutto una migliore impostazione. Sia come sia, resta il fatto che pochi \olenterosi, con un lavoro da pionieri, superando le mille difficoltà relative al­ ia diffusione «ex novo » di questo sport nella zona, hanno dato a Spezzano una compagine di pallamano. Sarebbe ora un vero peccato veder distrutta l’opera di un lavoro tanto paziente. Ma a que­ sto punto ogni cosa è affidata alla buo­ na volontà e alla sensibilità sportiva, tante volte latente, di chi può fare ma tante volte non vuole, in dispregio di quello spirito sportivo dimostrato in­ vece lealmente dai giovani sul terreno di gioco.

Salvatore Mastroianni

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Nasce un'olimpiade per la «crescita» del CEP CAGLIARI — Il quartiere CEP (Cen­ tro Edilizia Popolare) di Cagliari è stato spesso alla ribalta sulle pagine dei giornali cittadini per fatti di cro­ naca nera o perché teatro di atti di violenza o di teppismo. Per una volta tanto, però, del CEP si è parlato per altro motivo, in quanto teatro di una manifestazione sportiva, la « I Olimpia­ de CEP », con i suoi 500 partecipanti, in rappresentanza di venti società, e una lunga serie di competizioni di varie di­ scipline sportive. L’« Olimpiade », organizzata dal con­ siglio provinciale CSI di Cagliari in collaborazione con i Gruppi sportivi operanti nel quartiere, prevedeva gare di calcio, tennis da tavolo, corsa su strada, corsa campestre, ciclismo e pal­ lacanestro. Ad elencare i nomi dei pro­ tagonisti ci vorrebbe troppo spazio e non sarebbe neppure giusto, visto che le gare non prevedevano veri e propri vincitori; ricorderemo invece l’entusia­ smo e la felicità di tutti. Di quella grande festa dello sport è ancora viva l’eco nel quartiere, soprattutto nella memoria degli abitanti, che con tanta passione e in così folto numero hanno assistito alle gare, sostenuto i propri beniamini, partecipato direttamente al­ le varie fasi delle competizioni. Anche l’impostazione generale della manifestazione, mirante non ad espri­ mere risultati eclatanti quanto a for­ nire a tutti la possibilità di un’espe­ rienza nuova e formativa, ha raccolto un ampio successo, verificabile e veri­ ficato dai pareri dei protagonisti del fatto sportivo globalmente intesi, cioè atleti, dirigenti, arbitri, tecnici, simpa­ tizzanti. Lo spazio, che è tiranno, im­ pedisce di citare letteralmente questi pai eri; basii dire, allora, che solo pochi hanno avanzato riserve in favore di ma-

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nifestazioni di stampo tradizionale, co­ me per esempio i campionati, con le classifiche e tutto il resto. L’« Olimpiade », per concludere, ha rappresentato un'esperienza indubbia­ mente positiva, anche per la partecipa­ zione larghissima di un pubblico cor­ retto ed entusiasta. Gli abitanti del quar-

Nelle foto, alcuni momenti dell’« Olimpiade » di Cagliari.

tiere CEP hanno così dimostrato la loro sete di sport, mentre con il loro comportamento hanno indirettamente (ma forse non tanto indirettamente) messo sotto accusa coloro che, in un modo o nell'altro, hanno fatto sì che un quartiere tanto popoloso sorgesse senza impianti sportivi di alcun genere. Anche in considerazione di questo fatto, le società sportive operanti nel quartiere (G.S. CEP, G.S. Astro, G.S. Sa­ tellite) si ripropongono dì organizzare la manifestazione ogni anno, con sem­ pre maggior entusiasmo e contando sul­ l'appoggio della popolazione, stimolati a proseguire nel tentativo di « liberazio­ ne » dell’esperienza sportiva per giun­ gere al traguardo ultimo della « libe­ razione » dell’uomo. Gherardo Gherardini


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Libera sperimentazione per 500 giovanissimi OSTUNI — Presso la Villa Specchia di Ostuni, si è svolto il primo raduno dei Centri di Formazione del CSI di Puglia, organizzato in collaborazione tra i Centri del consigilo circoscrizio­ nale di Cerignola e la Presidenza Re­ gionale. Vi hanno partecipato i Centri dei Consigli di Brindisi (Santa Maria Mesagne); Cerignola (Olimpia Cerignola, Demeny Margherita di Savoia e Foggia Club S. Ferdinando di Puglia); Lecce (Olimpia Ugento); Molfetta (Forst Mol­ letta); Ostuni (Marcozzi Ostuni); Ta­ ranto (Fides Palagiano, Ideal Talsano, Pulsano); ospite il centro Olimpia Sporting Club di Rapolla della circoscrizione di Melfi. Più di 500 partecipanti (432 ragazzi, di cui 235 maschi e 197 femmine, e 73 accompagnatori), oltre ad alcuni fa­ miliari che hanno voluto partecipare alla festa insieme ai bambini. L'incontro di Ostuni è iniziato con il saluto del Presidente Regionale, dott. Saverio Gaudio, ai partecipanti, dopo­ diché i ragazzi si sono divisi in cicli e sono iniziati i giochi. Stare qui a commentare tali giochi è impresa ardua, ma i bambini hanno avuto modo di assistere e di parteci­ pare ad ogni sorta di gioco, da una staffetta, consistente nella mimica di animali, a un percorso misto, con un secchio da riempire d'acqua e con delle bocce da lanciare in un cesto; da una caccia al tesoro per i più gran­ di, al tiro alla fune; da un’altra staf­ fetta col pallone di pallacanestro a dei giochi vari dei quali non si è riuscito a capire la natura, tanto originali e improvvisati erano. I giochi sono stati interrotti dall’in­ tervento del Sindaco di Ostuni e dell’Assessore Regionale allo Sport e al Turismo, avv. Vincenzo Palma, il quale ha messo in risa’to l’espansione in pochi anni del CSI, che ha contribuito alla crescita sportiva e civile della Pu­ glia, della quale sono protagonisti i bambini. Successivamente c’è stato un incon­ tro tra i responsabili e gli istruttori dei Centri presenti. Un rilievo molto importante su tutti. Mentre in una sala ci si scannava (si fa per dire) circa l’organizzazione, la validità dell’espe­ rienza e la partecipazione al 1" raduno, i bambini, stanchi di stare ad aspetta­ re che terminassero le inutili (per loro e forse anche per noi) discussioni, or­ ganizzavano, o meglio improvvisavano, tra di loro dei giochi molto semplici, ma molto divertenti. Probabilmente si sono divertiti di più in quei momenti, quando non c’era nessuno a control­ larli, che prima. Ciò sta a confermare

che ci si può accontentare di quel poco che c’è per divertirsi nel modo più semplice possibile, senza voler a tutti i costi atteggiarsi a campioni, che, co­ me tali, avanzano le loro pretese, sa­ crosante, ma alquanto presuntuose. Cosa si può dire del primo raduno? Nonostante le perplessità di molti e le difficoltà incontrate soprattutto duran­ te lo svolgimento dei giochi, il raduno, anche se ha bisogno di una riprova, ha raccolto i favori e l'entusiasmo del­ la stragrande maggioranza dei parte­ cipanti. I più esigenti ancora una volta gli accompagnatori. Ma se sono soddi­ sfatti i ragazzi, è giusto far dipendere la riuscita della manifestazione da qual­ cosa che è andata storta agli occhi di qualche dirigente, magari fin troppo esigente? Non mi sembra, soprattutto se si considera che il raduno è la pri­ ma esperienza di questo genere, se non vado errato, per il CSI, non solo della Puglia.

Il raduno si è chiuso con il saluto e il ringraziamento rivolto da Gaudio agli interventi, con la promessa di ri­ vedersi in un prossimo raduno, magari interregionale. Ma prima di pensare al secondo, ve­ diamo perché è stato voluto questo primo raduno. La manifestazione di Ostuni rientra in quel discorso che la Regione Puglia CSI si è prefisso di portare avanti, discorso che si concre­ tizza nella ricerca continua di una nuo­ va sperimentazione del fatto sportivo, in una dimensione che si diversifica dal comune modo di intendere lo sport. Il raduno è stato una nuova esperien­ za, perché nelle attività e manifestazio­ ni del CSI, i più piccoli vengono igno­ rati, mentre in realtà bisogna valoriz­ zare soprattutto lo sviluppo del bam­ bino col gioco, che rappresenta sem­ pre un suo momento essenziale ed in­ cisivo: e per fare questo è determinan­ te un ambiente che stimoli alla crea­ tività e alle attività libere e spontanee. Si è voluto, così, uscire dal guscio delle palestre, dando l’esatto significato delle finalità che con i ragazzi si vogliono rag­ giungere. Voleva essere, ed è stato, rincontro festoso dei ragazzi dei numerosi Centri della Puglia, unitamente agli istruttori e ai responsabili per realizzare concre­ tamente un momento di amicizia e di scambio di esperienze.

Rocco Di Leo

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Incontro con la stampa del CSI Brescia BRESCIA — « Affrontare un’analisi realistica dello spazio occupato attual­ mente dallo sport CSI nella realtà della situazione sociale bresciana »: questa la motivazione che ha indotto i respon­ sabili del CSI Brescia ad organizzare un incontro con la stampa locale, sfo­ ciato in un dibattito di circa due ore che è servito a mettere a fuoco la pro­ blematica sportiva dell’Associazione e puntualizzare la sua posizione anche alla luce delle risultanze dell’incontro di verifica tenutosi in giugno a Bienno. Il presidente provinciale Campana ha rifatto a grandi linee la storia del CSI dal dopoguerra sino al 1972, allorché il Congresso Nazionale decise per uno sport inteso come fatto culturale e co­ me servizio sociale, non finalizzato alla scoperta di campioni ma inteso come sport per tutti. Di qui la consapevo­ lezza che fosse necessario individuare nuovi ruoli, coprire altri spazi, primo fra tutti quello della promozione spor­ tiva tramite i Centri di formazione fi­ sico-sportiva. Il CSI bresciano — ha ricordato Campana — aderì subito a questa li­

nea, compiendo il suo primo esperi­ mento in proposito con il Centro di Palazzolo S. Pancrazio, che, sorto su precise sollecitazioni di un gruppo di genitori, vide l’immediata adesione di 170 ragazzi invece dei 40 previsti. Il successo di questo primo Centro ha portato ora il CSI bresciano a pro­ grammarne per il prossimo anno altri dieci, nonostante i problemi posti dal­ la mancanza di istruttori. Le società provinciali affiliate hanno affermato il loro appoggio totale all’ iniziativa, coprendo almeno parzialmen­ te il vuoto che caratterizza i program­ mi scolastici per l’educazione fisica, vuoto per nulla colmato dai Giochi della Gioventù con la loro nuova for­ mula, tipica soluzione di compromesso all’italiana che nulla risolve. Numerosi altri argomenti sono stati toccati nel corso della conferenza stam­ pa, al termine della quale Campana ha rivolto ai partiti democratici e agli amministratori locali un appello affin­ ché assumano un preciso impegno po­ litico a favore dello sport.

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Esperienze

Giocare per divertirsi Si fa tanto parlare di sport dilettan­ tistico, di certi contenuti che lo sport deve avere, certa grinta contro divismo, colonialismo sportivo. Spesso però sono voci e basta. Una qualsiasi squadretta, di un qualsiasi paesino d'Italia, nono­ stante le parole moralizzatrici, sotto sot­ to cova la speranza di poter imbroccare la fortuna: qualche elemento superdo­ tato, superalienato, da mollare a una squadra di serie superiore, alcuni milioncini, bella figura e la possibilità di con­ tinuare a vendere ragazzi-goals per il futuro. E questi dirigenti parlano di di­ lettantismo forse con lo stesso entu­ siasmo di tanti operatori che per lo sport spendono un patrimonio di idee e di volontà. Per questo, quando apprendi una no­ tizia di un certo genere, anche se in campo ristretto, hai voglia di verificar­ la fino in fondo. La notizia è questa: in un paesino del viterbese. Oriolo, meno di duemila abitanti, lo sport cosiddetto dilettan­ tistico prolifica: una squadra di seconda categoria, con una cinquantina di allie­ vi; una squadra di terza categoria; una squadra di rugby i che fa il campionato giovanile e un circolo tennis aperto tutti. Insomma, alcune centinaia di iragazzi che fanno sport e, bene o male, alcune centinaia di famiglie che gravi­ tano intorno allo sport, se non altro attraverso i figli. Ed è tanto dato il nu­ mero degli abitanti. A Oriolo, avevano detto, è tutto sport dilettantistico. Ci credi o no, andiamo a verificare; di parole se ne dicono tante. In un incontro generale con i rappre­ sentanti delle varie società e degli inte­ ressati, cominci a buttare le parole della provocazione. Ne ricavi un quadro che per alcuni aspetti è consolante, per altri lo è me­ no. Diciamo subito che è consolante per l’atteggiamento dei « dirigenti » che si sforzano di creare e mantenere un'isola « anticolonialista », lo è meno per la tensione dei ragazzi a uscire dall’isola e a inserirsi nella grande sfera di cri­ stallo dello sport magico e redditizio. A Oriolo, praticamente, è possibile verificare come alcune impostazioni che gruppi culturali e alcuni enti di propa­ ganda cercano di dare al tema siano già nel cuore della gente comune, che s'in­ teressa anche di sport. Ciò fa pensare che potrebbe essere vicina la crisi della grande messe dei calciatori d'oro? Sen­ za farsi illusioni, diciamo che ciò è pos­ sibile se si lavora su linee comuni. Ma ci sono seri ostacoli. « Intanto » sostiene l’allenatore' della squadra di seconda categoria, Piero Mar­ rocca, « bisogna fare una continua bat----------- 1_

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taglia per far rimanere i ragazzi nella nostra società, cosa difficilissima quan­ do vedono che nei paesi vicini potreb­ bero guadagnare 15-20 mila lire a setti­ mana ». Luigi Marrocca, consigliere co­ munale, rileva che è difficile fare sport nel nostro paese al di fuori degli sche­ mi generali che l’attuale politica sportiva

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offre. Ogni ragazzo è tentato e si crea le sue ambizioni. Occorre una forza ec­ cezionale per controbattere le ipotesi « commerciali » che vengono proposte. « Per il rugby è diverso » sostiene l’al­ lenatore della squadra, l’azzurro Ana­ cleto Albigeri « i nostri ragazzi fanno sport per divertimento e basta ». « Se il rugby fosse come il calcio, avesse l’apparato del calcio, conterebbe i suoi bravi milionari e la storia sarebbe identica », controbattono. Il presidente della società di seconda categoria, Roberto Massenzo, sostiene che la sua squadra spende due o tre milioni per affrontare un campionato, a differenza di altre squadre che spesso vanno sui venti e passa: « Arriva un folle qualsiasi e butta soldi da gradas­ so; così il calcio dilettantistico va in rovina ». I soldi per le squadre di Oriolo li versano i soci e c’è un contributo dell' amministrazione comunale. « Vorremmo fare di più » dice il sindaco Fernando Bucci « ma anche noi abbiamo dei limi­ ti entro i quali contenerci; vorremmo che tutti facessero sport c che tutti si combattesse la battaglia contro l'attuale politica sportiva. Ma i ragazzi spesso sono allettati dai palloni d'oro ». L'oro, soprattutto, è il calcio. I diri­

genti fanno la gara a far restare in squa­ dra ragazzi che altrove sarebbero pagati e trattati da minidivi. Alcune società hanno chiesto qualcuno in prestito o da comprare; sarebbero soldi anche per la società, sostengono i dirigenti, ma dove andrebbe a finire la politica dilettanti­ stica? Giocare per divertirsi, dicono a Orio­ lo; ed ecco una squadra di terza cate­ goria, un gruppo di amici. Ecco i ra­ gazzi che vanno al rugby anche perché allettati dalla novità. I ragazzi del tennis non si sentono privilegiati. « Si paga poco » dice il presidente « e tutti pos­ sono venire e hanno la possibilità di partecipare ai tornei ». Diciamo che gli adulti a Oriolo voglio­ no costituirsi come argine al dilagante foot-baall in bianco e nero o a colori c si confrontano con i ragazzi, anche se non tutti, certamente, soffrono di mini­ divismo quattrinoso. Allora senti respirare la contraddizione di sempre che si legge in giornali, roto­ calchi, video e nei cuori splendidi dei campioni. Non sai come imprimere un tono anche tu nel corale discorso di adulti una volta tanto disponibili. E so­ no disponibili anche nel portare avan­ ti certi discorsi sul paese, che fra om­ brosi, abbondanti olmi estivi, fra acque


Oriolo: a lato la squadra di rugby; in basso, la squadra di calcio 2" categoria.

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L’inserimento femminile un problema difficile

diuretiche e sulfuree e aria sana, conta anche un monumento che farebbe gola a tanti: palazzo Altieri, con villa Altieri. E apprendi le battaglie che il paese ha fatto per bloccare certo piano regola­ tore, per strappare alle mani affaristi­ che di privati il palazzo Altieri e farlo diventare patrimonio di tutti, e come si sta battendo perché Villa Altieri, circa dieci ettari di parco, diventi parco pub­ blico. Ora si vuole a gran voce l’espro­ prio della metà acquistata alla cheti­ chella da un privato dall’attuale proprie­ taria di Milano. Insemina, tutta la cittadina, a prescin­ dere dal colore politico, mostra una co­ mune volontà di non farsi fregare. « E la speculazione » dice il presidente Massenzo « gira dovunque. Faremmo i salti mortali per non farla entrare nello sport, nel nostro sport di Oriolo ». Allora? Verifica fatta. Finalmente le parole sono l’espressione di una volon­ tà. Una notevole soddisfazione nell’incoritrarc persone che resistono ai va­ riopinti fragori di milioni o milioncini. La speranza che i giovani, loro, non si lascino fregare dagli affaristi dello sport. Lo senti dire da tutti ad Oriolo. Ogni tanto è belio scoprire che anche i pa­ dri, anche gli adulti, hanno ragione.

Giuseppe Lizza

CAMPOBASSO — Il problema che maggiormente assilla i dirigenti di tut­ te le società sportive molisane è il riu­ scire ad inserire le donne nella vita dell'Associazione. Se in alcuni centri, per lo più in quelli di maggiori dimen­ sioni, si sta riuscendo a portare a ter­ mine positivamente questo discorso, nei paesi le difficoltà sussistono intatte. Unica eccezione, in mezzo a tanto bu­ io, il lievissimo bagliore che viene da Campolieto, un piccolo paese a circa 20 km dal capoluogo regionale: forse è stata proprio la vicinanza con Cam­ pobasso a portarvi un certo risveglio. Ma anche a Campolieto non tutto è ri­ solto, anzi... L’inserimento dei dirigenti nel consi­ glio provinciale, la passione per lo sport del sindaco Di Tomaso e di tutto il pae­ se, hanno portato questa società ad as­ sumere un ruolo più impegnatilo e forse anche più ricco di soddisfazioni per i ragazzi stessi, almeno rispetto a quello di altri paesi. Ciò nonostante, il numero delle donne che possono pra­ ticare sport è limitatissimo. Diciamo possono, perché pochissimi sono i geni­ tori che consentono alle figlie di pra­ ticare l’attività sportiva. E' questo, del resto, un problema che non investe la sola Campolieto, ma tut­ ta la regione. I genitori hanno paura che le loro figlie praticando lo sport perdano in serietà e buon costume, mentalità questa radicatissima nei paesi dell’interno. Un’altra difficoltà è costituita dalla mancanza di dirigenti femminili, cosa che accresce l’irrigidimento da parte dei genitori, restii ad affidare le loro ra­ gazze ai dirigenti maschili perché ne curino la preparazione. Forse dipende anche dai dirigenti del C.P. che non hanno mai affrontato se­ riamente convinti il problema, anche se negli incontri di verifica l'argomento compare sempre nell’ordine dei temi da trattare e poi discutere; innanzitutto

si dovrebbe portare qualche ragazza nell'àmbito del C.P.: una sola, Loreda­ na De Libero, non basta. Nei momenti associativi, che seguono al termine di ogni incontro agonistico, a livello regionale soprattutto, dovreb­ bero essere sensibilizzate tutte le ra­ gazze atlete, dovrebbero essere rese par­ tecipi delle difficoltà del settore fem­ minile e portarle così nel C.P. Solo così, operando in più sensi, il problema delle donne in società può essere risolto, altrimenti ci ritroveremo al prossimo incontro di verifica con lo stesso problema da risolvere, fermo semmai allo stesso punto in cui lo ab­ biamo lasciato l’anno scorso.

Mario lalenti

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Pattinaggio in erba

nando. Ben 76 partecipanti, comunque, facevano capo ai centri di formazione locali. Per le gare si è voluto utilizzare un circuito di 500 metri con panorama sul mare, cercando così di dare una degna cornice ad una manifestazione che ha voluto essere una festa cui far parte­ cipare tutta la popolazione. L'importante era divertirsi e questo scopo si è raggiunto. Si sono divertiti i bambini, si sono divertiti i ragazzi, si sono divertiti i parenti e gli spettato­ ri, si sono divertiti anche ma un po' meno, con tutto quel da fare, i dirigen­ ti. Altrettanto importante è stato cer­ tamente, far scoprire o far riscoprire a molti il gusto di uno sport facile ed accessibile a tutti, uno sport che è so­ prattutto un gioco.

Rocco Di Leo CERIGNOLA — Organizzata dalla cietà sportiva « Demeny » di Marghe­ rita di Savoia, la circoscrizione CSI di Cerignola ha avuto la sua prima manifestazione di pattinaggio. Novantacinque i partecipanti, tutti giovanissimi, dai 6 ai 14 anni; una volta tanto con netta prevalenza della partecipazione femminile su quella ma­ schile (53 ragazze e 42 ragazzi) feno­ meno questo da ascrivere molto pro­ babilmente alla piccola rivoluzione di mentalità operata a Margherita di Sa­ voia, e di riflesso nei centri vicini, dal­ l’apertura di centri di formazione da parte della « Demeny ». La stragrande maggioranza dei par­ tecipanti, infatti, era di Margherita, an­ che se non mancavano gli « stranieri », come venivano definiti dagli « indige­ ni » i ragazzi venuti da fuori, dai lon­ tani centri di Cerignola e di S. Ferdi­

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Congresso di verifica al CSI pisano PISA — Si è tenuto a Tirrenia, presso il Centro CONI, il Congresso Ordinario del Cèntro Sportivo Italiano di Pisa. I lavori sono iniziati nel primo pome­ riggio con la lettura della relazione del Consiglio provinciale da parte del pre­ sidente, Carlo Faraci. Nel suo inter­ vento, Faraci ha messo in evidenza co­ me l’ispirazione cristiana, che costitui­ sce la matrice ideologica dell’Associazione, comporti « il coraggio e la deter­ minazione di denunciare tutte quelle forme dello sport, individuali e istitu­ zionali, alienanti, cercando di proporre alternative più degne dell’uomo ». Di conseguenza non ha senso parlare di neutralismo nel settore sportivo, per­ ché si commetterebbe in tal modo 1’

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errore di mantenere la situazione di fat­ to, mentre il CSI vuole realizzare un « servizio sociale », ossia uno sport a misura d’uomo, con l'apertura degli im­ pianti, la partecipazione alla loro ge­ stione, un confronto con tutte le com­ ponenti sociali. Questa impostazione — ha proseguito Faraci — induce il CSI a collaborare con quelle forze che han­ no un identico obiettivo, allo scopo di sollecitare gli Enti locali, la Regione e lo Stato a muoversi nella giusta dire­ zione. In proposito egli ha ricordato che è « in fase di avanzata elaborazione una intesa politica e programmatica tra tut­ ti gli Enti di promozione sportiva de-

mocratici operanti nella zona (AICS, LIBERTAS, UISP, CUSI e CSI). Faraci ha poi ricordato le principali tappe della politica sportiva dell’Associazione: il Mese dello sport pisano or­ ganizzato nel settembre 1974 da UISP e CSI; la presenza del CSI nella Con­ sulta provinciale cd in quella comunale; l’accordo stipulato col Comune di Ca­ scina per l’organizzazione di Centri di formazione sportiva. Quanto all’attività interna del CSI pi­ sano, Faraci ha menzionato tra l’altro la pubblicazione del periodico «Tutti», organo dell’Associazione, e i risultati molto positivi dei Centri di formazione. Sempre nel settore dell’attività sportiva è stata fatta notare la difficoltà di su­ perare la logica selettiva, in particolare nei tornei di calcio, i quali dovrebbero essere diversamente strutturati per dare rilievo al momento interpersonale dell’ « incontro ». Al termine della relazione si è aperto il dibattito, che si è svolto con un largo contributo da parte di tutti i presenti.

Francesco Pozzi


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INVITO A CAVA PER SETTEMBRE Il Consiglio di Cava dei Tirreni rende noto che la Società Canonico S. Lorenzo ha indetto un Incontro dell’Amicizia per domenica 7 settembre 1975. La manifestazione, che avrà luogo in località S. Lorenzo di Cava, consisterà, per la parte agonistica, in una gara di podismo su strada che si svilupperà su un percorso di km. 7,800 e sarà aperta alla partecipazione di tutti gli atleti del Centro-Sud. La Società Canonico, a tal fine, ha predisposto il rimborso delle spese di viaggio, a tariffa CONI, e il soggiorno gratuito a partire dalla cena del giorno 6 settembre fino al pranzo del giorno 7-9-'75. Nella serata del 6-9-’75 è previsto, inoltre, un incontro comunitario. Gli atleti che desidereranno prendere parte a questo Incontro dovranno inviare la loro adesione entro il giorno 3 settembre 1975 al Consiglio CSI di Cava dei Tirreni, Corso Italia, 153. Allo stesso indirizzo ci si potrà inoltre riferire per ulteriori informazioni al riguardo.

Esperienze

Settmacia senese di ©MflWa, sport, amicizia SIENA — Per il secondo anno con­ sottraggono i fondi necessari per la co­ secutivo si svolge a Siena la « Settima­ struzione di strutture di base e quindi na della cultura, dello sport, dell’amici­ costituiscono un freno per lo sviluppo zia », che quest'anno subisce una sostan­ dello sport inteso come servizio sociale. ziale svolta qualitativa per la parteci­ Un altro aspetto non trascurabile del pazione di tutti gli Enti di Promozione fenomeno sportivo è la utilizzazione che sportiva operanti nella provincia di ne stanno facendo le classi dominanti. Siena. I grossi avvenimenti sportivi, lo spet­ La « Settimana » risponde ad una tacolo, servono per distogliere le masse chiara logica di politica sportiva, che dai problemi reali e ben più gravi che gli Enti di Promozione portano avanti travagliano il paese. per dare nuovi indirizzi c diversi con­ Questa « distrazione organizzata » ser­ tenuti alla politica fin qui sostenuta ve a far passare modelli e valori tipici nel campo delle attività culturali - po­ della società capitalistica; quindi non va litico - sportive. sottovalutata l'azione alienante che svol­ Una politica che ha sostenuto ana­ ge lo sport nella nostra società, ma cronisticamente lo sport spettacolo, il dobbiamo invece combattere affinché quale ha raggiunto ormai limiti oltre lo sport non sia più considerato un fatto a sé stante, lontano dai conflitti i quali non si può andare. Contro la crescente commercializzazione, il pro­ sociali, ma parte integrante del nostro fessionismo, il divismo è energica e co­ impegno generale teso alla realizzazio­ struttiva la risposta degli Enti di Pro­ ne di una scuola rinnovata, di opere mozione sportiva che stanno lottando civili, di strutture culturali e sportive effettivamente al servizio di tutti, di per un diverso sviluppo dello sport nel paese, uno sport che va sottratto alla una società insomma, a misura d'uomo. Anche con le rassegne sportive, le ini­ logica del profitto c la cui riforma va inserita nel vasto quadro della battaglia • ziative culturali che caratterizzano la «Settimana» vogliamo riaffermare i no­ per le riforme. Anche la politica degli impianti spor­ stri programmi, le nostre idee e la no­ tivi ha sorretto c continua a sorreggere stra caratteristica fondamentale di as­ lo sport spettacolo. Si tenta di giusti­ sociazione democratica e popolare. ficare la costruzione di impianti masto­ Stefano Bisi dontici funzionali alle grosse manife­ stazioni, sostenendo che esse servono a propagandare lo sport tra i giovani, ma è ampiamente dimostrato che stadi, grandi palazzetti. non risolvono i pro­ blemi dello sport di massa ma, anzi,

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La conferma al sospetto terribi­ le che mi attenagliava dalla sera del 5 giugno, quando televisione e radio avevano raccontato la trage­ dia seguita alla liberazione di Vit­ torio Vailarino Gancia presso Acqui, mi venne da un amico di Genova che al telefono mi disse che: « Si, quel tenente Rocca che all’ospedale S. Martino aveva avuto l'amputazio­ ne di un braccio e l'asportazione di un occhio era proprio lui, Umberto ». Umberto Rocca. E con quel nome, adesso alla ribalta per l'abnegazio­ ne e il sacrificio, i ricordi di tante giornate di sport, di tante gare, dì tanti momenti di gioventù vissuti ne­ gli stadi di Genova, della Liguria, anche d'Italia, con quella gloriosa ed ambiziosa maglia grigio-chiaro della U.S. Castelletto, una delle tante, belle, favolose Società che nell'epo­ ca d'oro dell'atletica ligure apparte­ nevano al CSI di Genova. Umberto Rocca. Che dire di lui adesso? Forse che il coraggio dimo­ strato andando allo sbaraglio, con altri tre carabinieri, alla Cascina Bel­ vedere di Arzello, è frutto della for­ za d’animo acquisita correndo i millecinque, le campestri, le gare su strada, forse che il tenente trenta­ quattrenne di adesso, che tanta vo­ lontà e decisione ha dimostrato nei difendere, a prezzo immenso, la li­ bertà contro coloro che la vogliono distruggere, non si distoglie molto da quel « ragazzino » filiforme ma deciso che in tante giornate di sole, a prezzo di tanta volontà, portava alla vittoria la sua Società. Colui che scrive, che ha avuto la fortuna di vederlo crescere in atle­ tica, di essergli amico, di vivere con lui l'atletica del CSI di Genova, vuo­ le, con queste note e con una fo­ tografia, ricordare a tutto il CSI un uomo, un atleta che dallo sport in­ teso alla maniera del Centro Spor­ tivo ha saputo trarre quella volontà e quella forza d’animo riconosciute­ gli con la concessione di una me­ daglia d’oro al valor militare.

Aldo Cappellini

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Costume

Lo sport bocciato agli esami di maturità Lo sport folle finisce vittima di sé stesso. Quanto avviene ed è avvenuto recen­ temente nel mondo del calcio col così detto « mercato », è cosa che non ri­ chiede commenti. Crediamo che ogni record sia stato battuto in modo da rendere avvilente il tutto. Parole date e ritirate, maneggioni che espulsi dalla finestra rientrano dalla porta, giocatori dichiarati inidonei che magari stanno benissimo e viceversa, coazioni legali e transazioni private sen­ za precedenti: soprattutto, malgrado 1’ affannarsi del sindacato calciatori, si è toccato il fondo nel valutare gli uo­ mini come oggetti o, meglio, partite di derrate. « Tizio in cambio di Caio e un quarto di Sempronio più il diritto di andare alle buste per il 3A di XYZ ». Siamo al grottesco. I fatti più scon­ certanti mostrano sempre un risvolto ridicolo. Ed è la fine. Non ci voleva, sulla logorrea pole­ mica causata dalla Nazionale, una coda di grottesca comicità come quella del mercato. Il bello è che forse mai come quest’anno il sopraddetto supermarket è stato innocuo sul piano pratico. In giro, non c’è una lira buona e una lira vera non si spende. Il giocatore A vie­ ne valutato un miliardo ma viene pa­ gato con B che ne vale mezzo e con pezzi anatomici di C e D che sono pe­ sati a 250.000 lire l’uno. Non è il Ministero competente sulle tasse e gli sprechi o il pubblico fustiga­ tore inacidito che deve intervenire; in realtà, non va dispersa nella follìa cal­ cistica nemmeno una lira o quasi. De­ ve, invece, risentirsi chi ha ancora un barlume di fiducia nella serietà dello sport e che viene nauseato da questo gioco di Monopoli fatto alle spalle — sì crede — di un pubblico di gonzi che dovrebbe affollare gli stadi abbacinato dalle grosse cifre spese nella campagna acquisti. Ma il pubblico — e lo dimo­ strano gli incassi negativi pubblicati in questi giorni per la serie A, Olimpo delle pretese spese folli — non abbocca. Quindi, le sparate servono solo a scre­ ditare l’ambiente da cui partono. E’ un boomerang. E volgiamoci allo sport sociale, edu­ cativo, per consolarci! Una scuola media di quasi duemila alunni. Esami di licenza. Prova di « gin­ nastica » (quale educazione fisica!) si

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presentano in drappello i ragazzi, un sabato pomeriggio, più « per sentito di­ re » che altro. Qualcuno è in tuta, altri portano in un sacchetto di plastica scar­ pette e pantaloncini. Non importa. Tutti vengono invitati a restare vestiti come sono e ad effet­ tuare a scelta o una salita alle pertiche o un volteggio alla cavallina o un qual­ cosa alle spalliere. Questi attrezzi sa­ ranno stati usati una volta in tutto 1’ anno, durante il quale, per « malattie » di docenti e altri impicci, l’« educazione fisica » si è risolta in « buchi » fra le­ zione e lezione. Rapide ripetizioni fra ragazzi (provando a saltarsi a turno sul groppone in attesa di essere chiama­ ti) di « volteggio alla cavallina ». Chi fa' una cosa, chi cerca di arrangiarsi con l’altra; qualcuno tenta di fare i tre esercizi (proviene da palestre priva­ te a caro pagamento o è naturalmen­ te dotato senza insegnamenti): ma il risultato non cambia, sufficienza per tut­ ti. In meno di un'ora « rien ne vas plus », la palestra è di nuovo deserta, l’esame è consegnato agli archivi. Amici anche dello sport: vogliamo me­ ravigliarci che la gente volti la schiena

non diciamo al passato ma ad un tale presente, fatto di aria fritta in ogni settore o quasi, e faccia qualunque scel­ ta pur di sbloccare la situazione? E’ facile — direte — fare i censori. Ma anche noi possiamo ammettere di avere le nostre colpe. Di avere più di una volta fatto lo « sport della parola » più che quello del concreto esercizio fisico, criticando e non costruendo. Sia pure. Diamoci anche noi tutte le colpe. Ma cerchiamo di voltare pagina. E’ anche l'ora di chiudere le troppe polemiche fra i vari componenti del mondo sportivo che nei loro programmi vogliono tutti la stessa cosa ma nella realtà si mordicchiano più o meno a fondo, per motivi sotterranei, talvolta personali. Certe esperienze politiche sono fallite proprio per il predominare delle clien­ tele, per l'eccessiva radicalizzazione dei contrasti, soprattutto per un senso di interiore impotenza che ha portato al­ la supina accettazione della situazione qual'è. Ebbene, cerchiamo che nello sport non avvengano fenomeni analoghi, che non si perdano anni, si vanifichino energie. Si dice — ed è vero — che lo sportivo si ritrova e si riconosce ovun­ que in una forma « filosofica » che tra­ scende le razze e le credenze: vogliamo che questa « caratteristica » sia sfatata in casa nostra?

Proponiamo quindi un rilancio del di­ scorso sportivo, in Italia; proponiamo che tutti, a cominciare dagli « speciali­ sti » della vera informazione, si impe­ gnino per una più dignitosa concezione del fenomeno nel nostro Paese, con occhio vigile al valore sociale e collet­ tivo che ha assunto. E proponiamo di non cominciare dal­ la demolizione di quanto bene o male è stato fatto ma piuttosto dalla rettifica delle posizioni, dagli ampliamenti e dal­ la creazione di nuovi « piani » rialzati che possono anche mutare alla fine la struttura e la funzione dell'edificio, non importa. Insomma, non sprechiamo quanto sia stato realizzato, anche male, da noi e da altri. Andiamo avanti, con coraggio, senza voltarsi indietro. Non per igno­ rare il passato, che ci duole e ci pesa: ma per non farcene condizionare!

Paolo Valenti


Idee e dibattiti

Quel centralismo che ci piace tanto Come superare quel « male oscuro » che è il centralismo (burocratico, organizzativo, tecnico ecc.) per imboccare la strada della liberazione dell’uomo.

Càpita un po’ troppo di frequente di dover costatare nel corso di incontri e di riunioni resistenza, nell’àmbito dell' associazione, di un « male oscuro »: quel­ lo del centralismo. Ossia, per intenderci, nel corso degli incontri e delle riunioni, nessuno mette in dubbio che l’associazione debba essere gestita democraticamente, che il prin­ cipio dell’autogestione sia sacrosanto, che si debba tener conto in modo pre­ ferenziale delle situazioni locali... Quan­ do, però, si arriva al « dunque », quasi inconsciamente salta fuori, nei modi più diversi, questo « male oscuro » che af­ fligge la mentalità delle persone che partecipano a questi incontri o a que­ ste riunioni. Càpita, cioè, che di fronte alle difficoltà inevitabili che nascono quando si tratta di affrontare e risol­ vere un problema concreto, e non solo di descriverlo e di analizzarlo nei suoi effetti e nefle sue cause, allora si fa ap­ pello al « centro » perché la « periferia », da sola, non pensa di riuscire a risol­ vere il problema affrontato. Questo « cen­ tro » non è sempre quello nazionale, ma può essere quello regionale, provincia­ le o zonale. E molte volte accade lo stesso se una « periferia » deve program­ mare la sua attività. Ma dicendo che questa tendenza è un « male », significa che il « bene » sta tutto dall’altra parte, ossia in una «pe­ riferia » che fa tutto da sola, senza col­ legarsi, realizzando una specie di anar­ chismo di base?

Personalmente, penso che il « bene » non stia né dall’una né dall’altra parte. E vedo di spiegarmi. Anzitutto, mi sembra importante aver presenti i fini che ci si propone di realizzare. Ora, uno dei fini principali che l'associazione tende a realizzare è operare un processo educativo liberante attraverso l’attività e la pratica dello sport. Un processo che è chiamato al­ ternativo rispetto a quello federale poi­ ché si vede come lo sport federale, per la sua impostàzione, per le finalità che persegue, per la struttura che lo regge, anziché realizzare un processo educativo liberante, produce un'educazione alienan­ te nella misura in cui educa--al consen­ so, mortifica la libera espressione, met­ te al primo posto il risultato anziché le persone... Il « modello di sviluppo » dello sport federale è coerente ai fini che esso in­ tende perseguire e all’educazione che tende a realizzare.

Questo « modello di sviluppo » — che è sostanzialmente coerente al modello dello sviluppo capitalistico — si serve di uno schema abbastanza semplice: pro­ duce un « centro » attorno al quale ruo­ ta una « periferia » che da questo « cen­ tro » dipende in tutto e per tutto: re­ golamenti tecnici, programmi di attivi­ tà, amministrazione della giustizia, finan­ ziamento, potere di conservare o di cambiare una situazione e una gestione

sia centrale, sia periferica. Si tratta, ad evidenza, di uno schema autoritario poi­ ché è sempre e comunque il « centro » che determina la « periferia » che da esso dipende. Si verifica così il fatto che la « periferia » è sempre e comunque funzionale al « centro » il quale condi­ ziona il tutto. Ora, essere dipendenti significa vivere ed operare in una con­ dizione che è il contrario esatto del vi­ vere un processo di liberazione dell’uo­ mo. Di fronte a questa situazione di « cen­ tralismo autoritario », porsi come alter­ nativa significa, in concreto, realizzare anche una struttura alternativa, diversa cioè da quella che il modello ufficiale della struttura dello sport presenta. 11 CSI, proponendosi di creare e di realizzare questa alternativa, ha imma­ ginato anche una struttura e un modo di vita dell'associazione che potesse es­ sere coerente con i suoi fini. Infatti, il nuovo Statuto dell’associazione propone la struttura di base, la « periferia », a fondamento di tutta la sua vita e di tutta la sua organizzazione. Conseguen­ temente, il vecchio « centro » viene de­ stituito del suo potere autoritario e de­ cade a servizio di coordinamento della « periferia » e a organo funzionale alla « periferia » stessa.

Come si vede c’è un ribaltamento di posizioni coerente con un’idea di fondo che è quella di operare per la libera­ zione dell’uomo. Infatti, quest'idea-forza dice che non è possibile che l’uomo si liberi dalla condizione di dipendenza in cui vive se da oggetto non diventa sog­ getto, se da marginale non diventa pro­ tagonista. E il processo di liberazione, allora, deve iniziare coerentemente non dal « centro » per andare verso una « pe­ riferia » da « liberare », ma deve salire dalla « periferia » dove vivono e opera­ no gli uomini concreti che intendono liberarsi. Ecco, allora, che quando in un incon­ tro periferico, per risolvere determinate situazioni, si fa appello ad un « cen­ tro » qualsiasi (zonale o provinciale o regionale o nazionale) si arriva, in con­ creto, a difnostrare due cose: anzitutto, che si ha un’idea fondamentalmente pa­ ternalistica della liberazione poiché si

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pensa che questa liberazione possa ve­ nire dall'alto o dall’esterno delle situa­ zioni; e, in secondo luogo, il ricorso al « centro » mette in evidenza la condizio­ ne di alienazione che continua ad esi­ stere nelle persone le quali, anziché rea­ lizzare un’alternativa, realizzano, in ve­ rità, l’applicazione di un modello già consolidato e che, proprio perché con­ solidato, dà fiducia e sicurezza. Infatti, sempre, in ogni situazione, chiedere ad un altro di risolvere i propri problemi, manifesta l’alienazione esistente nelle persone. Tutto questo fa capire che realizzare un’alternativa è possibile solo se, con­ temporaneamente, cambiano le struttu­ re e cambia la coscienza delle persone. Il caso del CSI è lampante: aver crea­ to una struttura democratica, alterna­ tiva rispetto a quella autoritaria, non è sufficiente per dire che l’alternativa stes­ sa sia realizzata poiché la coscienza del­ le persone, in diversi casi, mostra di essere ancora afflitta dal « male oscuro » di un autoritarismo e di una dipenden­ za negati solo a parole, ma ancora pre­ senti nel profondo delle coscienze. Prendere atto di questa costatazione significa essere realisti, e non dei sogna­ tori o dei demagoghi. Il che, peraltro, non significa negare l’importanza e la validità di creare, oggi, un’alternativa nel mondo dello sport italiano. Ecco, allora, che la riflessione si spo­ sta dallo spunto utilizzato per questa nota, per andare al fondo di una que­ stione importante: cos’è necessario fare per realizzare un'alternativa liberatrice? Anzitutto, come si è visto, è necessa­ rio cambiare insieme coscienza e strut­ ture, mentalità e modo di organizzarsi. E questo nel CSI è avvenuto solo in parte; ossia, praticamente, è cambiata la struttura ma le coscienze sembrano restie ad uscire da una condizione di dipendenza alienante. In secondo luogo, per operare un’al­ ternativa occorre impegnarsi per opera­ re, lì nelle « periferie », nei luoghi con­ creti, cioè, dove vivono gli uomini con­ creti, le alternative possibili. Ossia, oc­ corre uscire dall'astrattezza per realiz­ zare il concreto. L’alternativa, infatti, posta nei suoi termini generali, è sempre e comunque

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se non astratta, certamente utopica nel senso forte del termine che significa non accettare le situazioni così come sono e pensare e operare per creare situazio­ ni diverse. Ecco, allora, che occorre partire dalle situazioni concrete per cambiarle lì do­ ve si vive, affrontando quegli aspetti che rendono possibile un cambiamento, magari piccolo, ma reale. E' qui, su que­ sto terreno, che l’alternativa non solo risulta possibile, ma diviene reale, con­ creta, quotidiana, tanto « normale » quan­ to appariva « normale » lo schema pre­ cedentemente imposto dall’alto. Ora, se si accetta il presupposto che l’alternativa è un fatto utopico, si vede anche che la sua realizzazione concreta non è mai finita, e che ogni alternativa possibile realizzata è sempre e solo un passo per andare oltre e per realizzare altre alternative possibili.

In terzo luogo, poi, occorre operare per unire insieme tutte le alternative possibili realizzate o in via di realizza­ zione. Ossia, le alternative possibili rea­ lizzate localmente non possono rimane­ re isole senza collegamento, senza dif­ fusione. Questo perché, se restano al­ ternative isolate, finiscono per esaurirsi in se stesse e anche perché se non rie­ scono a diffondersi, a comunicare daran­ no sempre l’impressione di essere pos­ sibili solo lì dove sono state realizzate e il loro valore più generale verrà mi­ sconosciuto, o addirittura negato. Al contrario, ogni esperienza alternativa de­ ve tendere a diffondersi e a generaliz­ zarsi perché è solo così che l’alternati­ va globale, quella che l’associazione in quanto tale tende a realizzare, diventa reale e credibile. Ecco, è proprio su questo terzo aspet­ to della realizzazione di un'alternativa che trovano la loro collocazione e il loro senso dei servizi che aiutino le alternative possibili locali a generaliz­ zarsi, a confrontarsi, a unirsi, a stimo­ larsi reciprocamente per procedere ol­ tre. Ma questi servizi non possono di­ ventare un « centro » nel senso tradizio­ nale del termine altrimenti si realizze­ ranno, certo, delle alternative e un’al­ ternativa, ma queste saranno alternative « pilotate » dall'esterno o dall'alto così da non essere realmente liberanti. E al­ lora il processo educativo che si realiz­ zerà sarà sempre di tipo autoritario o paternalistico e si ricadrebbe, quindi, seppure in altri modi e con altre for­ mule, nel vecchio schema centralistico autoritario, negatore nei fatti di un’au­ tentico processo liberatore. Rifuggere da questa meccanica, che è la meccanica stessa del l’alienazione del­ l’uomo nelle strutture e nelle istituzioni, significa procedere nella via del supe­ ramento di quel « male oscuro » che è la centralizzazione burocratica, organiz­ zativa, tecnica, giuridicistica e cammi­ nare, invece, sulla pista della liberazione dell'uomo.

Paolo Andreoli

Molto spesso i paramorfismi degli arti inferiori sono collegati all’obesità, quin­ di la profilassi motoria deve procedere sulla base di una correlazione tra le due forme di alterazione. Gli arti inferiori fanno parte della struttura portante del nostro corpo, ser­ vono per la vita di relazione e di mo­ vimento e una qualunque disfunzione morfologica o di struttura di essi, spes­ so si ripercuotono negativamente sull' estetica, sulla funzionalità del corpo e suH'equilibrio statico-dinamico della co­ lonna vertebrale. Naturalmente, oltre all’obesità, altre e numerose possono essere le cause che determinano i paramorfismi degli arti inferiori (piede piatto, piede valgo, piede varo, ginocchio valgo e varo), queste altre cause vanno ricercate anche nei fattori costituzionali ereditari, nella de­ bolezza costituzionale capsulo-legamentosa, nel rachitismo, nell’ipotonia ed ipo­ trofia di certi distretti muscolari e nelle turbe endocrine e metaboliche che poi portano anche all’obesità. Gli esercizi profilattici che presentere­ mo come esempi di attività motoria hanno uno scopo preventivo in quanto la ginnastica non potrà risolvere da sola, ad esempio, l’appiattimento dei piedi, quando il difetto si è instaurato, ma potrà — irrobustendo i muscoli che legano le articolazioni — rendere quest’ultime più forti e quindi svolgere un’importante azione preventiva. Quindi dobbiamo ancora una volta ribadire il concetto che la ginnastica va fatta fin daH’età della scuola primaria per assecondare ed aiutare la crescita armonica dei giovani organismi. Non sempre i profani riescono ad in­ dividuare i paramorfismi degli arti in­ feriori, però è facile invece capire quan­ do questi sono esenti da difetti. Guar­ dando il bambino in posizione eretta, possiamo dire che ha le gambe dritte se le stesse si toccano con il margine inter­ no delle cosce, con le ginocchia, con i polpacci e con malleoli interni. Tra pol­ pacci e ginocchia e tra polpacci e mal­ leoli si vengono a delincare due spazi losangini, il primo più piccolo del se­ condo (fig. 1). Gli esercizi che presentiamo, oltre che validi come mezzi profilattici motori per combattere l’instaurarsi dei paramorfi­ smi degli arti, servono anche come atti­ vità motoria di base per l'educazione alla cinestesi, alla coordinazione, alla funzione cardio-circolatoria e a combat­ tere l'obesità. Quest'ultimo è un proble­ ma che da sempre interessa i medici, gli igienisti, i « salutisti » e tanti genitori. Al medico sono ben noti i princìpi secondo i quali è possibile ottenere con


Sussidi per l’attività

Obesità e paramorfismi degli arti inferiori Piede piatto - Semplificando al mas­ simo possiamo dire che per piede piatto intendiamo un difetto della fisiologica curvatura della volta plantare, dovuta al cedimento dei muscoli che la com­ pongono, a causa della lassila legamentosa, capsulare ed all’ipotonia di alcuni muscoli (tibiale anteriore e posteriore, peroneo lungo, breve e anteriore). Det­ to difetto si associa assai spesso al val­ giselo del piede, delle ginocchia e a pa­ ramorfismi della colonna vertebrale.

° Esercizi e giochi preventivi per i più piccoli ESERCIZIO N. 1

Gli allievi sono posti in riga, a piedi nu­ di. Con le dita dei piedi trattengono dei fazzoletti, anche di carta (fig. 2). Al « via! » dell'insegnante partono cammi­ nando sui talloni e vanno a depositare i fazzoletti dietro ad una linea disegna­ ta a circa 8-10 metri di distanza. Vince chi arriva per primo a depositare i faz­ zoletti nel posto stabilito e, se lungo il percorso gli oggetti trattenuti con le dita dei piedi dovessero cadere, do-

vranno essere ripresi per continuare 1' esercizio. Variante: si può fare l’esercizio prima con un piede e poi con l'altro o con tutti e due assieme. Si può portare a destinazione delle sfere di vetro, delle matite o delle funicelle (fig. 3-4). ESERCIZIO N. 2 Due squadre di ragazzi seduti su due panche, o su due file di seggiole poste una accanto all’altra; al « via! » i primi di ciascuna fila prenderanno con le dita del piede sinistro un pezzo di funicella, oppure una pallina di vetro, ed incro­ ciando la gamba sinistra alla destra, pas­ seranno l'oggetto ai rispettivi compa­ gni seduti di fianco, deponendolo a terra accanto al loro piede sinistro. Questi raccoglieranno la « pallina » con le dita del piede sinistro, ripetendo quan­ to hanno già fatto i primi e così di seguito fino all’ultimo delle due file. Con movimento inverso, eseguito que­ sta volta con il piede destro, l’oggetto dovrà ritornare ai numeri 1. Vincerà la squadra che per prima avrà esegui­ to il gioco nel modo richiesto (fig. 5).

(segue)

certezza una diminuzione del peso cor­ poreo nelle persone obese, tanto che sembra quasi superfluo discuterne an­ cora. Ma non nuoce ribadire il princi­ pio, soprattutto valido in un’età più adulta, della rigorosa eliminazione dei carboidrati (contenuti nei farinacei) e quello dell’alimentazione frazionata. Il problema di fondo, quindi, è quello del­ l’apporto energetico. Rimane dubbio pe­ rò che l'obeso sia tale solo perché man­ gia troppo. Intanto bisognerebbe vedere perché mangia troppo. Indubbiamente la diminuzione di peso è determinata dalla misura e dalla durata della dimi­ nuzione delle calorie.che a loro volta dipendono da altri fattori: la personalità del soggetto affetto da obesità, dell’in­ fluenza anche psicologica del terapeuta che lo segue e del tipo di dieta. Comun­ que varie osservazioni cliniche e spe­ rimentali di laboratorio hanno confer­ mato il rapporto diretto tra accumulo eccessivo di trigliceridi nell’organismo — dovuto ad eccessiva alimentazione — ed obesità. Per ciò che riguarda la parte psicolo­ gica del discorso possiamo dire che a volte basta eliminare la causa di certi stati di tensione, agitazione, ansia, per far mangiare di meno il paziente e quin­ di farlo dimagrire, sempre però che non siano collegate all'obesità altre turbe di carattere endocrino.

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ESERCIZIO N. 5 E’ un esercizio che andrebbe eseguito con i « ceppi Bauman », ossia dei pic­ coli attrezzi di legno fatti a trapezio (fig. 7). Si possono utilizzare appoggian­ do la base maggiore a terra, oppure uno dei lati inclinati (fig. 8). Facendo cammi­ nare i ragazzi a piedi nudi sui ceppi posti a terra con il piano inclinato verso l'in­ terno (fig. 9), l’esercizio diventa corret­ tivo del piede e ginocchio varo; facendoli camminare sui ceppi disposti a terra con il piano inclinato verso l’esterno (fig. 10), diventa correttivo per il valgismo. Se non abbiamo i ceppi, ci si arrangia in modo diverso. Quando eravamo al campeggio con gli scouts, facevamo dei giochi in proposito adoperando dei nor­ mali mattoni.

ESERCIZIO N. 6 Davanti ad ogni fila sono posti tre ceppi disposti in modo alternato. I ra­ gazzi salgono con i piedi sui primi, poi appoggiano un piede sul terzo e subito

• Esercizi e giochi preventivi per i più grandi ESERCIZIO N. 3 Per due squadre di allievi poste in riga di fronte, disporre sul terreno una fila di bastoni, oppure di funicelle, ad un metro circa di distanza fra loro. Al « via! », i numeri 1 che si saranno por­ tati di fianco al primo attrezzo, dovran­ no superarlo con un salto laterale ese­ guito a piedi pari e continuare così di seguito, eseguendo su ogni spazio deli­ mitato dai bastoni, un rimbalzo sui due piedi, fino a superare tutti gli ostacoli; dopo l’ultimo, di corsa, passando die­ tro alla propria squadra, si porteranno al loro posto.

ESERCIZIO N. 4 Esercizio analogo al precedente, facen­ do superare, sempre con dei balzi la­ terali, degli ostacoli più alti che possono essere costituiti da panchette, seggiole rovesciate, grossi palloni, ecc. (fig. 6). dopo si piegano sulle gambe per affer­ rare con la mano il ceppo lasciato libe­ ro dietro, lo appoggiano davanti, ci sal­ gono con un piede, recuperano quello dietro, e così via avanzando su un per­ corso stabilito. L’esercizio si può fare anche in forma di gara (fig. 11).

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Luigi Mosca

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L’agricoltura cambia. Anche il trattore cambia Una chiave diversa dalle altre, per trattori diversi dagli altri: i nuovi Fiat 780 e 880, da 78 e da 88 CV, f a 2 ed a 4 ruote motrici. I trattori più ' avanzati'' nella loro classe. Sono i trattori che bisognava costruire. Perché è cambiato il vostro modo di lavorare, cosi come è cambiato il vostro modo di vivere.

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SUPERMARKET — Picchia il so­ le sul cranio di lavoratori. I non lavoratori che vivono di rendite antiche o vicine, pre­ parano gli sci perché è la moda: l'estate si va sulle gran­ di nevi svizzere, l'inverno si nuota alle Bahamas. Il sole re­ sta in Italia: a picchiare sui crani dei lavoratori e sulle me­ ningi dei presidenti calcistici. Voci di sirene mi giungono di lontano, vellutati soffi di vento salmastro, arpeggi armoniosi e l'idea di ghirlande che dolcis­ sime e spogliatissime hawaiane ti infilano sulla testa per gioco. Delirio del caldo. Il grande pre­ sidente invece va al supermar­ ket del calcio per gli acquisti. Il grande presidente apre la borsa in luglio e tira fuori i quattrini per lo shopping. E an­ che per lui picchia il sole sul cranio. E non gli fa vedere dol­ cissime e spogliatissime hawa­ iane, ma mezzeali, centrocam­ pisti... Nei momenti di mag­ gior caldo, perfino punte. E allora il grande presidente apre il portafoglio e chiede il prez­ zo: un miliardo di miliardi di miliardi! Va bene — dice il grande presidente con la faccia gelida di Humphrey Bogart — Va bene! E sgancia il mallop­ po.'E succede che il signor Li­ bera. ala di una squadra retro­ cessa viene conteso dalle squa­ dre milanesi fino a finire in tribunale. Vecchi pezzi da mu­ seo diventano 'toccasana' e vengono disputati a suon di fantastilioni, brocchi di serie B diventano improvvisamente fenomeni viventi da pagare a peso d'oro, e il supermarket dei bidoni raggiunge bilanci co­ smici. Alla fine sono tutti con­ tenti. I presidenti perché hanno speso due miliardi per raffor­ zare la squadra. I brocchi per­ ché si sono visti valutare a peso d'oro quando non valgo­ no un nichel. I giornalisti per­ ché hanno avuto modo di scri­ vere, di aver notizie e di ven­ dere il giornale. E i tifosi? Anche loro sono contenti per­ ché non hanno ancora visto quali saranno i nuovi prezzi

per le partite: 20.000 lire per andare a vedere il nuovo fe­ nomeno del Peretola: Biagio Pizzichetti, il nuovo Rivera.

AMERICA, AMERICA — In America invece le cose sono chiare e pulite. Si fa l'affare. Business is business — dicono da quelle parti —. Così hanno ingaggiato il favoloso Pelò che già aveva messo le pantofole della pensione, per quattro mi­ liardi. Ma si sa i dollari li hanno proprio gli americani e quattro miliardi sono una bazzeccola. Poi quando la squadra del Cosmos ha presentato il fenomeno a New York il traf­ fico si è fermato: 22.000 per­ sone hanno affollato il piccolis­ simo stadio e 5000 auto sono state fatte tornare indietro per­ ché non c'era posto! Negli Stati Uniti il calcio aveva fino a qualche anno fa non più di 4-500 spettatori a partita, adesso siamo a 22.000. Bene. Allora è stato ingaggiato an­ che Eusebio, il portoghese che gioca nel Boston. E adesso vo­ gliono Gianni Rivera. Morale: gli americani hanno capito che per pubblicizzare questo nuo­ vo sport c'è bisogno di gente che sappia giocare e che val­ ga il prezzo del biglietto. Noi invece crediamo nella genui­ nità dello sport calcistico e va­ lorizziamo a miliardi dei brocchi assoluti. Ma la gente finirà per non pagare più il biglietto! MAO — Il centrattacco del Pe­ rugia. neo promossa in serie A, è un maoista. Si chiama Sollier, ha i baffi. Viaggia in motocicletta e va all'estero. Quando segna un goal fa il giro del campo agitando il pu­ gno chiuso, dice anche che non si vive di solo calcio e legge libri politici e fa molte altre attività. Un tempo — al­ tri tempi per fortuna — quan­ do Meazza segnava un goal faceva il saluto romano.

DATTI ALL'IPPICA — Un tem­ po era una specie di invettiva, uno che non sapeva far nulla,

che non sfondava da nessuna parte, che non aveva successo, riceveva il classico consiglio: • datti all'ippica! ». Un’attività di così poco conto che pote­ va permettere il successo an­ che al più sprovveduto. Ades­ so darsi all'ippica significa far un fior di investimento — lo leggo su un giornale econo­ mico — giacché i 500.000 ca­ valli da corsa che sono nel mondo valgono — lira più, lira meno — circa tremila miliardi. Un capitale così rende moltis­ simo ed ha un fatturato — per chi si dedica all’allevamen­ to — di almeno 300 miliardi. E, attenzione, il cavallo chiede solo di mangiare e dormire. Non vuole mica il reingaggio o pretende di diventare presi­ dente di una squadra di calcio.

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i PENSIERO DI GRAMSCI - « Os­ servate una partita di football: essa è un modello della socie­ tà individualistica: vi si eser­ cita l'iniziativa ma essa è de­ finita dalla legge, le personali­ tà vi si distinguono gerarchi­ camente, ma la distinzione av­ viene non per carriera ma per capacità specifica... ». Lo scri­ veva Antonio Gramsci sulla stampa nel 1918. I giocatori allora erano dilettanti non an­ cora strumentalizzati dal regi­ me.

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TONACA RECORD — Padre Ubaldo Allorini è il nuovo recordman dell'ora di ciclismo, nella categoria « religiosi ». Ha percorso infatti in un'ora 37 chilometri e 377 metri, sulla pista di Capannori. Era pre­ sente al record anche Ole Ritter, ex primatista dell'ora della categoria ■ professioni­ sti ».

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CRASCH! CRASCH! — Sul campo del Banco di Roma è successo, un finimondo. Quan­ do il Banco di Roma ha segna­ to il suo terzo goal (a zero) i tifosi della squadra avversa­ ria, l’Angri, hanno invaso il campo, picchiato i giocatori, malmenato dirigenti, distrutto un campo di basket, altre strut­ ture sportive, capovolto mac­ chine e picchiato I passanti. Perfino tre ufficiali del Vigili Notturni sono stati malmenati ed hanno riportato lesioni. La partita è stata sospesa.

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BANG! BANG! — In un paesetto vicino ad Asuncion, in Paraguay, l’arbitro di una parti­ ta di calcio ha intimato a un giocatore di uscire dal campo. Il giocatore ha protestato e I' arbitro allora ha estratto la pi­ stola e ha sparato — ucciden­ dolo — al giocatore ribelle. Allora i tifosi sono entrati in campo, hanno disarmato l’arbi­ tro e gli hanno sparato, ucci­ dendolo a loro volta. La par­ tita è stata sospesa.

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