Skip to main content

Stadium n. 9/1987

Page 1

9

SETTEMBRE 1987/ANNO LXXXII

S1ADIUM

^■■MTTW L-LT-yj r-r™ HL»144»

4 JP.

Hi J

SS

,

di

!*•,

K.

®

fi

J ; li'iTTMMM——

lr*^ ‘"""'.ìtal /H

i tolgasi t. a ìt

te: „.-jI,

BRHm

tl d

gcqf/FZ?s jj~

r

ÉmiiChiem A,-y

’-aUsaftijl/ I !•

—7 -L

O'

.

Jr* *■-

iAA

7.

rttf'jiiiL TMft‘iaàJ-11-'1'11-1-.-- , 'JglSL

*

U

l !

z>r^

:ì'

,-3t

'tìSMEd ìrilrJ •

3 Affi

___

"" ",

? ' ftT; ;

l^fcaa « ì|

T v II _ - - h

'■"I -1 w

rì

:S

W

*

?>rì

J5

WHF^ f t^ì <

?

TjEkTT-

»W

'«v*

kWj FX

"ai |g

..---A ì

. . J .' . :. ■

■

■

'

àrììhìvh) srjRinn

)


QUASI UN SOMMARIO

SSTATE Mentre questo numero di STADIUM va in macchina, su quasi tutta l'Italia continua a picchiare il solleone di una estate che sembra non finire mai. L’estate 1987 sarà certamen­ te ricordata come una di quelle più lunghe c calde. Non solo dal punto di vista metereologico.

LO SPORT DEGÙ ULTIMI

25 12 STADIUM/SOGETÀ E>ER IMPARARE di Angelo Bertani

di Aldo Notano

4

DALLA PARTE DEI BAMBINI d: Livio Olivi

PROGETTO ADOLESCENZA Finalmente anche lo Stato si fa ca­ rico dei bisogni dei ragazzi. di Vito Cozzoli

8

COSI' COME SONO Il rapporto CensiS sui giovani

di Davide Marzaroli

10

DON MILANI

«G!@CAS[p©»> Un corso per animatori.

14

UN'ATLETICA DIVERSA 300 bei tipi allo Stadio di Andrea De Pascalis

18

TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

26 Medi® Diri}©]:

ILE ARITMIE ©ELL'AT^ETA di Antonio Spataro

DO film: radi© w Commento di Ettore Greco

22

I libri

DONNA

30

Continua la «Campagna nazionale»

23

Un ncordo per noi

URBINO VII

d Leo Leone

La Scuola quadri.

Costume VELEGGIAMO IL VOCABOLARIO

Una calda estate negli stadi, per acclamare una favolosa stagione di musica rock, da Madonna a Bob Dylan ma, per fortuna, anche per assi­ stere allo spettacolo meno consumistico che lo sport sappia offrire: quello dei Campionati mondiali di atletica. Ed anche una lunga e ricca estate associativa, piena di iniziative di formazione c di riflessione a tutti i livelli, da quello nazionale a quelli pro­ vinciali e di società sportive. E in mezzo la festa dei 300 vincitori del «Correre», che nello Stadio Olimpico hanno vissuto dall'interno i giorni più belli dello spettacolo atletico.

Un’estate che, quando il gior­ nale sarà in mano ai lettori, avrà lasciato spazio a un au­ tunno speriamo dolce e viva­ ce, di iniziative che riprendo­ no, di voglia di fare, di proget­ ti e di impegni al servizio dei giovani e della comunità civile.

di Domenico Volpi MENSILE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO

31

LA SPERANZA CHE E' IN NOI

PRETI E SPORT

L'opinione di... ANTONIO BELLO

di G anni Gherardi

Il Seminano dei Consulenti

Vescovo di Molletta

24

Una calda estate politica: dal­ la crisi di Governo alla crisi dei cacciamine italiani man­ dati al rischio di guerra nel Golfo Persico, dalla tragedia (questa sin troppo bagnata) della Valtellina alle ore torri­ de c un po’ surreali del dram­ ma di Porto Azzurro, con se­ questri, minacce e soluzioni inattese.

Direttore Responsabile: ALDO NOTARIO - Direzione. Redazione o Ammmistrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6567941 - 00193 ROMA - Pubblicazione iscritta al n 4987 del Rog Stampa del Tnbanale di Roma del 4-1-1956 - Pubblica­ zione fuori commercio • Stampa Edigral Editoriale Gralica ■ Roma ■ Via Emilio Mo­ rosi™ 17 • Tel 5890154 - Spedizione In abbonamento postale gr. 111/7086


___________________________

LO SPORT DEGLI ULTIMI Stadium giustamente in questo numero ricorda don Milani e si unisce alla grande stampa che non ha dimenticato, a vent'anni dalla morte, il Priore di Barbiana. Perché? Perché don Milani ci ha fatto sco­ prire gli ultimi nello sport e noi abbiamo creato lo sport degli ul­ timi, quelli che non salgono e non saliranno mai sul podio dei vinci­ tori: lo sport dal quarto in giù non quello dal quarto in su, lo sport insomma della maggioranza. La nostra piccola ma importante rivoluzione culturale nello sport partì da lui, dal suo libro più fa­ moso, «Lettera ad una professoressa», che vide la luce un mese prima che lui morisse a soli 44 an­ ni, nel giugno del 1967. Vent'an­

ni fa. Quel libro non fu scritto da lui, ma dai ragazzi montanari del Mu­ gello che frequentavano la sua scuola in parrocchia perché nel­ la zona non ve n'erano d'altre, e fu il libro che con le sue 150 pagi­ nette mise in crisi la scuola italiana. La prima parte del libro ha que­ sto titolo: «La scuola deU’obbligo non può bocciare», e comincia con queste parole: «cara Signora, lei di me non ricorderà neanche il nome. Ne ha bocciati tanti». Quella «ufficiale» contestala era ima scuola che faceva premio sui primi della classe perché fatta per i pochi promossi, quella di don Milani faceva premio sugli ultimi perché nessuno fosse bocciato. E non era una scuola facile, per­ missiva, superficiale e trascurata, anzi: era molto più severa di quel­ la «ufficiale», ma impostala sul­ la solidarietà, dove i primi aspet­ tavano e aiutavano gli ultimi per­ ché non si perdessero per strada, per arrivare insieme.

Don Milani fu un prete scomodo: mise in crisi non solo la scuola, ma anche la società civile con la difesa dei primi obiettori di co­ scienza, e ne fu condannato, e fu scomodo anche per noi: mise in crisi anche noi operatori sportivi in un mondo che viveva e che vi­ ve di selezione. Lo sport è fatto per i primi, fun­ ziona per i primi, e in funzione dei primi. Ci chiedemmo allora se ci poteva essere uno sport diverso: fatto per gli ultimi, in misura degli ultimi. Il CSI decise di cercarlo questo nuovo tipo di sport, d’inventario, cominciando ad abolire i campio­ nati nazionali che sono il mecca­ nismo selettivo fondamentale at­ traverso il quale lo sport vive e funziona. Era un salto nel buio e fummo tacciati di eresia, come don Milani, al nostro interno an­ zitutto e poi all’esterno. Eravamo i profanatori del tempio. Avremmo distrutto il CSI, ci dis­ sero e infatti il primo anno dopo quella decisione (1972), il numero delle nostre società diminuì con grande gioia dei nostri amici. Il tempo ci ha dato ragione: era possibile fare uno sport non selet­ tivo, attraverso prassi diverse dai tradizionali campionati, dove l'a­ gonismo e la competizione pote­ vano convivere con il gioco, dove gli incontri non diventavano scontri ma festa, cioè occasione per stare insieme, conoscersi, di­ ventare amici, solidarizzare. Uno sport serio comumque fatto con tulli i crismi, impegnativo perché vengono premiali i meriti non soltanto tecnici ma specialmente associativi: i meriti umani, insomma. Uno sport per gli ultimi non è uno sport per sconfitti, ma imo sport

dove anche gli ultimi vincono con i primi. Ci sono voluti anche per noi qua­ si vent'anni per vincere questa scommessa e che la scommessa sia vinta lo dicono le attuali no­ stre diecimila società (il doppio di allora), le grandi feste nazionali, regionali e provinciali dove non sappiamo dove mettere i ragazzi che pagano per venire e non so­ no pagati per essere portati. Lo sport per tutti è possibile ed ha senso se è così come la scuola per tutti di don Milani che non era una scuola per somari, anzi era una scuola seria, molto seria ed esigente. Anche lo sport del CSI è imo sport esigente perché non è legato e non si ferma al primato tecnico, va ol­ tre e guarda ai primati più impor­ tanti della vita, della vita concre­ ta di oggi, con le sue nuove pover­ tà create dalla società post-indu­ striale del computer. Uno sport esigente che non vive in un'isola felice perché i suoi protagonisti stanno nel quotidia­ no che è fatto di emarginazione, di devianza, di arroganza, di di­ soccupazione, di vuoto di valori. Uno sport esigente che ha un 'ani­ ma, una nuova anima: la soli­ darietà. Don Milani sul muro della sua po­ vera scuola di montagna aveva scritto: «I care»: mi sta a cuore. Quelle due parole le scriviamo dentro di noi come impegno e co­ me umile ringraziamento a lui che ci ha fatto scoprire gli ultimi nello sport.

Aldo Notarlo

3


Dalla parte dei bambini Incredibile, ma vero. In piena epoca della morte delle ideologie, dell'omo­ logazione culturale, del trionfo del pragmatismo, è dato ancora leggere sulla stampa titoli come questo: «Bianchi: Via l’agonismo — Pasolini: Ipotesi irrealizzabile». Dot e Bianchi è il Comm. Remo Bianchi, presiden­ te del CSI di Mantova, e Pasolini è Al­ berto Pasolini, presidente della Federcalcio della stessa provincia. È incredibile, ma estremamente con­ solante, come una ventata d’aria fre­ sca nel mezzo della calura estiva. La polemica è scoppiata appunto al­ l’inizio dell’estate ed è andata avan­ ti per alcuni numeri su La Gazzetta di Mantova. Ha cominciato il nostro presidente con una nota intitolata «Calcio: un errore esasperare la cac­ cia a) campioncino»; una nota molto chiara, ma anche molto pacata, sul­ le diverse finalità e i metodi diversi adottati con i bambini delle società CSI e da quelle federali. Pasolini l’ha presa veramente male ed ha replicato in difesa della digni­ tà dei «sigg. dirigenti», cominciando col definire Bianchi «indegno della pur minima considerazione come uo­ mo di sport»! Ma quel che più lo ha indignato è il fatto dei «lauti guadagni» che le so­ cietà FIGC ricaverebbero dalla ge­ stione del Settore Giovanile. E stata tanta l'indignazione da non accorger­ si (?!) che Bianchi non aveva affatto parlato di «lauti guadagni», ma ave­ va scritto molto precisamente che «Le società calcistiche che partecipa­ no ai vari campionat i federali, per la loro stessa esistenza devono fare de­ gli investimenti, che in futuro porte­ ranno a dei guadagni o comunque a dei risparmi». Proprio ciò che poi ammette lo stesso Pasolini aggiun­ gendo, dopo l’indignazione, che «Chiaramente, se qualche giovane è appetito (sic!) dai grossi club, ben venga, in ossequio alle disposizioni regolamentari, il contributo previ­ sto».

4

Una polemica che si rinnova: non senza utilità

è bello, ma che volete, siamo uomi­ ni, e meno male che la Federazione interviene per porre un argine e con­ trollare. Macché, le «disposizioni re­ golamentari» di mamma Federazio­ ne fanno digerire tutto, anzi tra­ sformano in dieta educativa perfino «l’appetito» dei grossi club! Vien da domandarsi come mai non si è ancora giunti a proporre anche alla Scuola l’adozione di un «merca­ tino calcistico», ora che questa disci­ plina, grazie all’intensa azione pro­ mozionale della stessa Federazione, sta prendendo piede nelle attività sportive scolastiche. Ma la Scuola, si sa, è testona e tardigrada: ce ne vuole prima che si adegui alle scelte... più coraggiose e avanzate. Figurarsi che ora, per le scuole elementari, sta ela­ borando programmi di gioco-sport! E per giunta, con ogni probabilità, su suggerimento indiretto del nostro «Giocasport», cioè, direbbe Pasolini, «lasciandosi abbagliare dalle sugge­ stive teorie» di un Ente di promozio­ ne come il nostro.

L'AGONISMO IL MERCATO Che il mercato dei calciatori baby esista è una triste realtà, nonostan­ te l'indignazione di Pasolini. Del re­ sto lo ammette egli stesso, anche se cerca di nascondersi dietro un dito richiamandosi al rispetto delle «di­ sposizioni regolamentari». Né basta­ no certo le sue affermazioni a convin­ cerci che il mercato praticato sia sol­ tanto quello controllato dalla FIGC: ci vuol altro! Ma il punto non è questo. Il punto è che esiste un mercato sui bambini autorizzato da una Federazione del CONI. E non è nemmeno questo che sconcerta di più, ma il fatto che non affiori nemmeno il dubbio dell'assurdità della cosa. Un dubbio, che so, magari formale, come ad esempio di­ re: certo, ci rendiamo conto che non

Ma la polemica si è sviluppata an­ che sul tema dell'agonismo, sui suoi eccessi e sui suoi pericoli con bam­ bini di otto-nove anni. In merito, però, Pasolini non ha né dubbi né problemi: «L’agonismo — ribatte secco — e la preparazione tec­ nica cui sono avviati i giovani delle società FIGC costituiscono motivo d'orgoglio per lo sport perché lo sport, ed il gioco del calcio in parti­ colare, è agonismo». (Tra parentesi, vorremmo precisare che la polemica contro Pasolini ci interessa molto re­ lativamente: il fatto è che egli, tira­ to in ballo dal nostro Bianchi, ha scritto nero su bianco ciò che tanti altri pensano, ma non hanno il corag­ gio di dire apertamente; e di questo gli rendiamo atto con sincero apprez­ zamento). Eccoci dunque al punto, lo stesso di quindici anni fa, più o meno, quan­ do una serie di articoli di Stadiutn


sui campionati e l'agonismo arroven­ tò una polemica che non s'è ancora placata (fortunatamente, poiché se ha attirato tante malevolenze sul CSI, ha anche costretto molti a riflet­ tere su cose prima date bellamente per scontate). Comunque, noi non dicemmo allora, né diciamo oggi, che l’agonismo deb­ ba essere assente dallo sport. Dice­ vamo e diciamo che lo sport non è so­ lo agonismo — c'è anche il gioco — e che l'agonismo non è tutto lo sport — c'è anche il soggetto, la persona umana. Punto e basta. Ma non serve; ieri come oggi l’ago­ nismo è un argomento tabù perché è inteso come proprietà riservata, un marchio di fabbrica che, al solo sfio­ rarlo, mette in pericolo l'equilibrio di tutto il sistema sportivo. E allora, per difenderlo, si dicono sciocchezze come quella che l’agoni­ smo non può essere messo in discus­ sione perché è nella logica del calcio e dello sport. Che argomento sareb­ be? Anche la guerra è nella logica di questa umanità, e allora dobbiamo accettarla supinamente e in silenzio? No, la verità è che questo sport ha scelto consapevolmente la logica del­ l’agonismo ed anche il solo accetta­ re di discuterlo lo porrebbe in con­ traddizione con se stesso e gli fareb­ be correre rischi altissimi.

L'ATTUALITÀ DI UNA POLEMICA Ecco perché la polemica è attualis­ sima oggi come ieri, nonostante i fiu­ mi d’inchiostro che vi si sono versa­ ti sopra e i tanti sforzi di chiarimen­ to che sono stati compiuti. In realtà non si polemizza sull’ago­ nismo. L'oggetto del contendere è al­ trove, nella concezione dello sport e, più lontano ancora, nel modo di con­ cepire la vita e nel significato che le si attribuisce. È chiaro, allora, che questo contra­ sto di fondo tra una visione cristia­ na dell’uomo e della realtà ed un'al­ tra che prescinde nei fatti da ogni trascendenza non scomparirà mai, perché è per natura sua irriducibile. Da una parte si pone al centro la per­ sona umana, dall'altra lo sport; da una parte il fine dello sport è cresce­ re, migliorare e rinnovare se stessi e la società, dall’altra, malgrado le belle parole usate tanto spesso anche a sproposito, è vincere e guadagnare. Da una parte c’è la società dell’inte­ resse, dell’individualismo, della con­ correnza, dall’altra la società della giustizia, della comunione e della so­ lidarietà. Non vogliamo certo dire con questo che nel CSI siamo tutti puri e senza

'

A \

-.

*

Wt?

peccato e che dall’altra parte non vi siano né buonafede né alcunché di positivo. Neanche per sogno: grazie a Dio gli individui e i gruppi trova­ no modo di sviluppare positivamen­ te le proprie esperienze in tutte le condizioni e noi dobbiamo fare dop­ pia attenzione per non predicare be­ ne e razzolare male. Diciamo, però, che la composizione delle due opposte visioni dello sport è cosa impossibile. Se qualcuno, in questi anni di dialogo politico ha pensato che certi contrasti fossero superati, graffiti di un passato mor­ to e sepolto, s’è illuso, oppure è giun­ to per proprio conto a compromessi pratici che non reggerebbero a una scria verifica. Non solo, ma è di fondamentale im­ portanza che questa acuta sensibili­ tà critica venga mantenuta viva, se occorre anche con la polemica, poi­ ché il rischio dell’addormentamento e deH’appiattimento è sempre dietro l'angolo e s'insinua, sornione, nella routine quotidiana. Per questo ci siamo rallegrati di que­ sta polemica mantovana e l’abbiamo voluta riproporre a tutta l'Associazione. Essa ci forza a ricordare una cosa fondamentale, che rischiamo a ogni piè sospinto di considerare scontata: cioè che noi non stiamo né dalla par­ te del calcio, né da quella delio sport, ma dalla parte dei bambini! È questo punto di partenza «radical­ mente altro» che costituisce l’identi­ tà e l’originalità de) CSI e ne fa irri­ ducibilmente un segno di contraddi­ zione; senza di esso, tanto varrebbe dedicarci alla raccolta dei francobol­ li, magari sportivi. Ci rendiamo conto che un'afferma­ zione del genere può risultare incom­ prensibile ed anche scandalizzare, ma tant’è. Non si offenda il sig. Pasolini, né si offendano i «sigg. dirigenti» di cui egli prende così lodevolmente le di­ fese. Né Remo Bianchi né noi abbia­ mo alcunché nei loro confronti: è il sistema in cui sono inseriti e la con­ cezione che lo ispira ciò che noi com­ battiamo e non possiamo condivi­ dere. Né vogliamo far loro carico di re­ sponsabilità che probabilmente in tutta buonafede non avvertono. È un problema loro. Il nostro è di dire apertamente ciò che pensiamo, ma soprattutto di praticare ciò in cui crediamo. E, vi assicuriamo, è già un problema estremamente gravoso.

Livio Olivi

5


Progetto adolescenza dii la definisce «fase di passaggio», chi «un percorso ad ostacoli della vi­ ta», chi ancora «un periodo di adat­ tamento e di comprensione dei pro­ prio ruolo nella società». L'adole­ scenza è in ogni caso il momento del­ la vita maggiormente caratterizzato da aspetti problematici, perché se­ gna il passaggio dell’individuo dall’e­ tà infantile a quella adulta. Alla fine lo sbocco può essere quello positivo della piena maturazione per­ sonale e sociale, come quello negati­ vo del disadattamento, della delin­ quenza, dell’emarginazione. Se pensiamo poi che oltre il 13% del­ la popolazione italiana ha un’età compresa tra gli Ilei 18 anni, com­ prendiamo allora l’importanza che rivestono le problematiche dell'età adolescenziale. Una dimensione che non sempre è stata pienamente valorizzata, anche se indubbiamente nell’età contempo­ ranea si guarda all’infanzia con mag­ gior interesse, a testimonianza di una mutata sensibilità verso i bisogni di questa delicata fase della vita.

6

L’orientamento positivo verso l’in­ fanzia e il miglioramento delle con­ dizioni del minore indotto dal gene­ rale avanzamento della società, non sono tuttavia privi di ambivalenza nel comportamento, nei contenuti delle politiche sociali, nella stessa cultura della popolazione. Esiste in­ fatti una tendenza diffusa a rimuo­ vere i caratteri specifici dell’età ado­ lescenziale da parte degli adulti. Il ri­ sultato è ad esempio, una riduzione del ruolo educativo della scuola e della famiglia (1'85% dei ragazzi giu­ dica necessario un rinnovamento del­ la scuola, mentre circa il 50% desi­ dererebbe dai genitori maggiore comprensione e libertà). Pertanto, se è vero che l’infanzia nel nostro Paese soffre meno di una se­ rie di povertà che ne caratterizzava­ no fino a qualche decennio fa la con­ dizione, come la precarietà economi­ ca, la istituzionalizzazione, la man­ canza di opportunità formative, l’an­ ticipato avviamento al lavoro, il ri­ schio di una precoce mortalità, altri

Finalmente anche lo Stato si fa carico dei bisogni dei ragazzi fenomeni di segno negativo appaio­ no connotare tale condizione, feno­ meni legati aH'aumentata complessi­ tà sociale e alle rapide trasformazio­ ni intervenute.

Lo studio dei problemi degli adole­ scenti è stato inserito per la sua im­ portanza tra i temi privilegiati delle «linee programmatiche» di lavoro del Consiglio nazionale sui problemi dei minori, l’organo del Ministero deH’Interno istituito nel 1985 col compito di promuovere attività di studio e di proposta sui problemi dei minori. Nel corso di un recente convegno so­ no stati esposti i risultati a cui è giun­ to un gruppo di lavoro del Consiglio nazionale sui problemi dei minori, che ha predisposto un progetto na­ zionale per gli adolescenti, e ha effet­ tuato un programma di ricerche con­

cernente gli aspetti sia di carattere generale che di approfondimento, della realtà adolescenziale: le condi­ zioni di vita e i rapporti educativi, le iniziative di aggregazione, i gruppi di adolescenti, le condizioni dei porta­ tori di handicap, lo stile di vita e i comportamenti delle adolescenti. Il «progetto adolescente» è caratte­ rizzato da orientamenti indirizzati soprattutto alle Regioni e agli enti lo­ cali, oltre che alle organizzazioni na­ zionali che si interessano di adole­ scenza. Far crescere l’attenzione sui problemi degli adolescenti, dare priorità a tale questione è l'esigenza principale del progetto. Le aree prioritarie di intervento so­ no quella della formazione e del la­ voro, dove va ricercata l’integrazio­ ne tra scuola, sistema produttivo e territorio; l'area dell’associazioni­ smo, in modo da fornire all’adole­ scente occasioni ed opportunità di impegno attraverso iniziative socio­ culturali; l’area della prevenzione e del recupero del disadattamento e della devianza; ed infine l’area dei si­ stemi informativi, capaci di soddisfa­ re la curiosità, la critica e la socia­ lizzazione dei ragazzi. Le esperienze finora avviate hanno privilegiato soprattutto l'area del­ l'associazionismo: un segnale indica­ tivo della voglia di stare insieme dei giovani e della necessità che questo desiderio si trasformi sempre in esperienza positiva. Dati assai rilevanti emergono dall'in­ dagine sull'età adolescenziale con particolare attenzione alle condizio­ ni di vita e ai rapporti educativi, che aveva come scopo la ricostruzione della complessità della condizione adolescenziale nei rapporti con la so­ cietà attuale. La conclusione a cui giunge la ricer­ ca è che il «pianeta adolescenza» non può essere considerato in termini universali, ma presenta caratteristi­ che assai articolate che ne differen­ ziano i connotati fondamentali. L'analisi di alcune variabili può con­ tribuire a caratterizzare meglio le di­ versità della dimensione adolescen­ ziale.


Appare determinante il livello socio­ culturale della famiglia; nelle regio­ ni del Centro-Sud, sul piano dei mo­ delli educativi, si notano una tenden­ za a conservare i modelli tradizionali e scarsi livelli di soddisfazione per le strutture del tempo libero. Al contra­ rio, il variare della zona geografica e il contesto socio-economico non de­ terminano eterogeneità sul piano dei comportamenti, degli interessi, dei valori, dei modelli ideali. Decisivi ca­ ratteri di differenziazione sono inve­ ce la condizione lavorativa, il varia­ re del sesso, le diverse fascie di età. La relazione amicale risulta fonda­ mentale nella percezione adolescen­ ziale come istanza nella quale affron­ tare i problemi di tipo personale e sperimentare le proprie capacità espressive. L'associazionismo appa­ re prevalentemente rivolto ai setto­ ri nei quali l'adolescente in qualche misura trovi spunti di crescita per­ sonale, sia a livello delle capacità fi­ siche che a livello di strutture della propria personalità. L’associazioni­ smo risulta dunque essere uno degli ambiti privilegiati in cui l’adolescen­ te cerca riferimenti su cui imposta­ re la propria dimensione esi­ stenziale. La famiglia costituisce per gli adole­ scenti un ambiente nel quale recupe­ rare la propria realtà affettiva e nel quale stabilire preferibilmente rela-

A V

zioni più profonde di quanto media­ mente accada. Per quanto concerne infine la scuo­ la, gli intervistati concordano sulla necessità di un rinnovamento com­ plessivo dell'offerta scolastica, sia sul piano dei modelli comunicazionali spesso troppo formali, sia sul pia­ no del raccordo tra scuola e mondo del lavoro. Il tema della ricerca «Iniziative di ag­ gregazione tra adolescenti» è invece quello di definire l'identità di ogni gruppo attraverso l’osservanza dei comportamenti individuali e collet­ tivi all'interno di ogni singolo gruppo. Le indicazioni emerse dall'analisi puntuale dei singoli «casi» permet­ tono di individuare tre diverse aree. Caratteristica della prima è la cen­ tralità dell’esperienza-gruppo rispet­ to alla personalità e alla vita dei sin­ goli. L’identificazione dei valori pro­ posti dal gruppo tende a coinvolge­ re la globalità dei comportamenti in­ dividuali e influenzare anche altri ambiti di socializzazione. 1 gruppi raccolti nella seconda area si caratterizzano tutti nel proporre identificazioni assolutamente parzia­ li nel loro contenuto. Ciò implica una appartenenza intensa, ma non esau­ stiva; livelli di partecipazione profon­ di, ma che lasciano ampi spazi di au­ tonomia individuale. 1 casi della terza area si distinguono in quanto offrono uno spazio per spe­ rimentare a fare, per imparare a fa­ re: l’identificazione nel gruppo è identificazione nel progetto di attivi­ tà, nell'intima organizzazione del gruppo con le sue regole concrete.

funzionali alla attività proposta. Lo studio «I gruppi di adolescenti co­ me fattore di socializzazione» per­ mette di individuare due tipi di grup­ pi: quelli naturali e quelli istitu­ zionali. Se i gruppi naturali si presentano a prima vista come entità fortemente calate nel clima culturale che li cir­ conda, dai comportamenti ripetitivi e molto conformisti, da altra angola­ zione appaiono invece come realtà ben precise, distinte, in ogni caso coinvolgenti sul piano emozionale, percepite come luogo privilegiato delle relazioni interpersonali. La grande importanza dei gruppi natu­ rali spiega perché in una società plu­ ralista, non sempre è facile raggiun­ gere tutti gli adolescenti con inter­ venti sociali istituzionali. Oggetto dell’ultima ricerca promos­ sa dal Consiglio nazionale sui proble­ mi dei minori sui temi dell'adole­ scenza è «lo stile di vita e i compor­ tamenti degli adolescenti oggi in Italia». Dai risultati dello studio risulta evi­ dente la difficoltà e l'incertezza con cui l’adolescente compie il proprio cammino formativo, che non sempre si conclude con il raggiungimento di una chiara immagine di sé. Si riscontrano dunque, tendenzial­ mente, «identità imperfette»: e se l’osservazione vale per tutti i soggetti in età evolutiva, vale doppiamente per la ragazza adolescente che vuo­ le vedere riconosciuto il proprio ruo­ lo fondamentale all’interno della so­ cietà. Il «gap» profondo, dunque, è di carattere culturale più che genera­ zionale, imputabile alla vertiginosa e non sempre equilibrata evoluzione della nostra società. E se le istituzioni in genere hanno ini­ ziato da poco a cogliere i bisogni e le aspirazioni delle adolescenti e a dar­ vi adeguata risposta, neppure posso­ no giudicarsi positivamente nel com­ plesso, le massiccie sollecitazioni provenienti dai mezzi di comunica­ zione di massa, che anche quando non orientano verso mete artificiose ed evasive, non appaiono comunque capaci di suscitare nelle adolescenti una tensione alla coerenza tra valo­ ri astrattamente affermati e vissuto quotidiano. Considerazioni queste che vogliono essere uno stimolo per una attenta ri­ flessione e per un impegno coraggio­ so, in vista di una maggiore valoriz­ zazione e cura della adolescenza, quale periodo più complesso della vi­ ta, quello in cui si costruisce la per­ sonalità umana e che rappresenta il «midollo» di ogni questione futura.

Vito Co zzo li

I

7


Così come sono

8

«Beh, questi giovani d’oggi proprio non li capisco». A scuotere il capo, sconsolati, sono stati quasi sempre loro, gli anziani. Arzilli nonnini dal passato partigiano, essenziali nelle idee e certamente mai domi perché adusi a guadagnarsi «la pagnotta» nei primi decenni del secolo, giudi­ cavano malissimo quei ragazzi che imbrattavano i muri con slogans in­ neggianti alla rivoluzione totale in campo politico, culturale, sessuale. Ma, ahimè, quei vecchi irritati ed in­ timoriti dal passaggio quotidiano di cortei turbolenti, conoscevano assai poco di una generazione di «porci con le ali» che, nei casi estremi, sa­ rebbe finita a languire in qualche carcere speciale con l'accusa di ter­ rorismo. La sociologia, sino a quindici anni fa, non era vista di buon occhio, specie dai grandi mass-media. La si consi­ derava una scienza «ideologicamen­ te schierata», relegabile nel chiuso degli atenei del Nord ed appetita sol­ tanto da intellettuali scomodi o da universitari di bollenti spiriti. Non serviva certo per divulgare desideri, esigenze, aspettative e motivazioni di migliaia di giovani, che soltanto in apparenza erano velleitari c gratui­ tamente violenti. E cosi gli adulti continuavano a brontolare, a giudi­ care, a criticare. Del movimentismo degli anni ’60-'70 conoscevano unica­ mente gli aspetti minori, quelli folkloristici diffusi dalla stampa: i ca­ pelli lunghi, gli eskimo, le gonne cor­ te, i jeans sdruciti, l’uso della pillo­ la, le chitarre elettriche, i posters guevaristi, la «strana» voglia di dis­ sacrare religioni e costumi. Oggi, fortunatamente, le cose vanno assai meglio. Anzi, i mezzi di infor­ mazione hanno capito che la sociolo­ gia può essere un’ottima materia da rotocalco, ancor più quando si occu­ pa proprio di giovani. Il tutto diven­ ta vantaggioso per informare su va­ sta scala, com’è avvenuto in occasio­ ne della presentazione dell'eccellen­ te «Indagine sull’età adolescenziale», curata dal Censis, diretta da Claudio Calvaruso e coordinata da Domeni­ co Costantino e Renato Frisanco.

Il rapporto Censis sui giovani

Alla stesura di questo importante rapporto hanno collaborato dieci fra i maggiori «giovanologhi» italiani: Abruzzese, Attedemo, Bucciarelli, Bugarini, Carboni, Castellani, De Bernard, Garelli, Mobilio e Nardi. 11 campione indagato copre la fascia di età che va dai 12 ai 18 anni ed è costituito da 2.028 adolescenti resi­ denti in 12 comuni del Sud, del Cen­ tro e del Nord d'Italia. Alcuni vivo­ no nelle tre grandi aree metropolita­ ne di Torino, Roma c Napoli; altri so­ no stati intervistati in tre cenn i ur­ bani mediante popolati (Trento, An­ cona e Cosenza); altri ancora trascor­ rono la loro esistenza in comuni di ridotte dimensioni, al di sotto dei 50 mila abitanti (Lombriasco e Carma­ gnola per l'area torinese, Cave c Montcrotondo per quella romana, Lettere e Cardite per l’hinterland na­ poletano). L'83,1 percento dei soggetti sondati frequenta la scuola, 1’8,4 lavora, po­ co più della metà svolge un'attività

associativa (55,9%) e ben il 17,7 è a rischio di marginalità. Le femmine costituiscono il 48,7% deH’intcro campione ed il 51,8% de­ gli intervistati ha un’età compresa fra i 12 ed i 15 anni. In genere appar­ tengono a famiglie composte da quat­ tro a sei elementi (75,2%) che soltan­ to nel 14,6 per cento dei casi ha un reddito mensile superiore ai due mi­ lioni di lire (il 40,5 guadagna dal mi­ lione al milione e mezzo e ben il 24,8% vanta meno di un milione di entrate al mese). È sprovvisto di ti­ tolo di studio — o comunque si è fer­ mato alla licenza elementare — il 5,9%; più della metà (55,3) possiede un diploma o frequenta la scuola su­ periore ed il 13,2 ha fatto la terza media. Ebbene, dall’indagine compiuta si evince che un adolescente su tre pas­ sa tutti i giorni il suo tempo libero (o una parte di esso) sulla strada, in piazza o nei giardini pubblici, anche se il 52,9% li ritiene poco attrezzati. Assolutamente disertati — il 78 per cento dichiara di non recarvisi mai o quasi mai — i centri di animazio­ ne giovanile c le biblioteche. Non so­ lo: ad inficiare l'immagine di «gene­ razione robotizzata» ci pensa il 61,8% degli interpellati, che afferma­ no di non avere alcuna intenzione di metter piede in una sala giochi. Non godono di maggior fortuna piz­ zerie e birrerie (non frequentate dal 33% dei ragazzi), mentre assai in ri­ basso sono le azioni delle discoteche (il 59,5 dice di starne a debita distan­ za, mentre «soltanto» il 21,4% vi si reca almeno una volta al mese). Al bar trascorrono il loro tempo libero soprattutto i maschi (19,6% tutti i giorni e 27,8% almeno una volta la settimana), in particolare quelli del­ le aree non urbane del Sud, anche se, in media, ne sta alla larga il 51,49ó dei giovani. Gli adolescenti si dimostrano invece assidui frequentatori di cinema e tea­ tri — soprattutto i napoletani, i ro­ mani e gli anconetani — che nel 45,9% dei casi entrano in sala alme­ no una volta al mese (il 20% almeno un giorno la settimana).


Contradditorio invece il comporta­ mento nei confronti della pratica sportiva. Ad un 44,8% che non entra mai (o quasi mai) in una palestra, corrisponde un 35,1% che passa in un impianto sportivo almeno una volta la settimana. Fra i meno dediti allo sport si ritrovano gli adolescen­ ti che non fanno vita associativa, quelli che lavorano ed i ragazzi in condizioni di emarginazione. Appena percettibili, peraltro (strano, ma ve­ ro), la tendenza dei maschi a pratica­ re più spesso lo sport rispetto alle donne. Notevole invece la discrepan­ za tra il Centro-Nord ed il Sud in quanto a grado di soddisfazione per l'offerta di impiantistica (l'indice di gradimento si attesta intorno al 61% a Torino, per scendere al 29,1 % a Na­ poli). Da notare che, con l'aumenta­ re del tenore di vita, si nota un pro­ gressivo livello di appagamento in quanto ad offerta esistente di attrez­ zature («presumibilmente — dicono i ricercatori del Censis — ciò è lega­ to anche alle crescenti possibilità di spesa per gli impianti privati»). Sempre in questo campo va eviden­ ziato, sul fronte dei consumi, che ol­ ire il 40% degli adolescenti non si de­ dica (né intende farlo in futuro) al ti­ fo calcistico o sportivo. E mentre gli stadi sembrano destinati ad un ulte­ riore salasso di spettatori, allo sport praticato pongono molto impegno un

terzo degli intervistati, anche se un buon 20% dice di non volersene oc­ cupare né ora e né domani. Molto interessante, sul versante dei «campi d’interesse», quel 52,5% di giovani che manifesta l'intenzione di concedersi al piacere dei viaggi, men­ tre l’impegno sociale (salvaguardia della natura, lotta alla fame nel mon­ do, battaglia per la pace, ecc.) riguar­ da con costanza soltanto un ragazzo su otto e quasi il 40% pensa che nem­ meno in futuro porrà in questa dire­ zione la benché minima energia. In generale, comunque, fra «abba­ stanza soddisfatti» (57,8%) e «molto soddisfatti» (19,4%), si dimostra ap­ prezzamento per il proprio utilizzo di tempo libero, con standard di sod­ disfazione che tendono a diminuire a Napoli, Cosenza e nelle aree non ur­ bane napoletane e romane. Fra gli ostacoli individuati per un uso più gratificante del tempo libe­ ro vi sono «il poco tempo libero a di­ sposizione» (52,6%), «le poche oppor­ tunità di svago esistenti» (27,4%), «la scarsa disponibilità di attrezzature per il tempo libero» (24,6%, concen­ trato prevalentemente al Sud), «la scarsa disponibilità di denaro» (18%), «la pigrizia e altri motivi per­ sonali» (15,8%), «la difficoltà ad in­ contrare coetanei» (12,8%) e «la scar­ sa informazione sulle iniziative esi­ stenti» (9,8%).

«Ma l’analisi dei dati riportati — di­ cono i sociologhi — sottolinea, sen­ za ombra di dubbio, la centralità del «gruppo dei pari». Ed in effetti l'in­ dagine palesa che il 74,796 degli ado­ lescenti frequenta più giorni la set­ timana (se non, addirittura, tutti i giorni) il gruppo spontaneo di amici. Ma di che cosa si discute all’interno della compagnia? «Innanzitutto di sport», denuncia il 25,7% (ma ciò toc­ ca prevalentemente i maschi, 42,9%, rispetto alle femmine, 7,896) e poi, subito dopo, di «fatti personali», di­ chiara il 23,396 dei ragazzi (più le donne, 31,896, che i maschi, 15,396). Seguono «moda e uso del tempo li­ bero» (14,7%) e, all’ultimissimo po­ sto, i «problemi del quartiere» (1,3%). La metà esatta degli intervi­ stati, infine, trascorre nel gruppo spontaneo dalle tre alle cinque ore. Alle attività associative si dedicano soprattutto i maschi e quasi nove as­ sociati su dieci (88,796) sono studen­ ti. Al primo posto figurano le attivi­ tà di genere sportivo (35,896 del cam­ pione complessivo), poi, molto di­ stanziate, quelle di tipo religioso (18,396 degli intervistati e 32,196 de­ gli aderenti ad organizzazioni). Pochi gli impegnati in campo culturale (3,9%); in maggior numero coloro che militano nel movimento scouti­ stico (5,396). Tra le motivazioni che inducono al­ la pratica associativa spicca «la pos­ sibilità di maturare e crescerere» (38,996 degli associati). Seguono, a pari merito (20,896), « la possibilità di svolgere attività e di fare esperienze più complete» e «la possibilità di fa­ re amicizia». Vengono indicati come «molto preoc­ cupanti» la disoccupazione giovani­ le, la diffusione della droga, il peri­ colo della guerra atomica, la crimi­ nalità, la violenza e la corruzione, la fame nel mondo. Il numero insufficiente e/o il cattivo funzionamento dei servizi sociali (scuola, ospedali e strutture socio­ assistenziali) è meno inquietante del­ la «insicurezza sul futuro» (il 48,196 degli intervistati la considera moti­ vo di grosso turbamento), in gran parte dovuta ad un orizzonte lavora­ tivo parco di occasioni per i minori. «Un ragazzo di 16 anni — si legge nel rapporto del Censis — elettricista al primo lavoro, licenziato dopo alcuni mesi per la chiusura del cantiere in cui operava, ha detto significativa­ mente: “Adesso non sono più niente, sono uno che sta per strada”». Allora, chi è che proprio non vuole capire i giovani d’oggi?

Davide Marzaroli

9


Don Milani

10

Don Milani, in un arco breve di vita, appena quarant’anni, è stalo un se­ gno forte per il suo e per il nostro tempo. La sua opera, come avviene spesso per le grandi figure, a stento e solo per pochi, lo ha visto uscire dall’isolamento durante la vita, per poi vederlo esaltato dopo morte. La sua medesima destinazione pastora­ le risultò un vero confino, così come 10 relegò tra i sediziosi e i deviami sociali l’accusa prima e la condanna poi che gli procurò la sua lettera ai cappellani militari. I suoi scritti risentono di una passio­ ne incontenibile per il Vangelo e per l'umanità povera ed esclusa colta, analizzata e affiancata nella concre­ tezza della storia. Eppure non cedet­ te mai alla sentimentalità, all’umoralità solidaristica; anche nei momen­ ti più drammatici ricercò la raziona­ lità ricondotta alla luce della fede. Al noto magistrato e amico Giampaolo Meucci che sollevava alcune perples­ sità sul tono usato nel suo primo li­ bro «Esperienze Pastorali», egli ri­ spondeva: «Ebbene, il mio libro non è un atto di amore, ma di pensiero». Nella medesima lettera (1) viene trac­ ciata l'identità del cristiano che sa di­ stinguere il piano dell’amore da quel­ lo dell’intelligenza e dello spirito critico. 11 suo campo privilegiato sembra es­ sere stato la scuola per i figli del po­ polo. Si era convinto che assicurare ai poveri l’istruzione significava con­ segnare loro gli strumenti per una ef­ fettiva promozione sociale: «chiamo uomo chi è padrone della sua lin­ gua». Per questo già nella sua prima esperienza sacerdotale a Calenzano si era subito orientato ad aprire un doposcuola per i suoi giovani per lo più figli di operai. Tale esperienza si consolidò a Barbiana, acquistando il crisma di un modello alternativo che si consacrò in «Lettera a una profes­ soressa», oggi giustamente assurto a classico della pedagogia. Per il vigo­ re delle argomentazioni, la verva del linguaggio, la concretezza della pro­ posta, la scuola di Barbiana segnò una provocazione all’interno dell’u­ niverso molle e asettico delia scuola

Fedeltà a Dio, fedeltà all’uomo

Don Milani nacque nel 1923 a Firenze da una famiglia medio-borghese. A vent'anni entrò in seminario e, divenuto sacerdote, esercitò il ministero a S. Donato di Calenzano. Il suo stile e i suoi interventi gli procurarono non poche difficoltà all'interno della Chiesa. Di qui il suo confinamento a Sant'Andrea di Barbiana, piccolissima parrocchia di montagna di circa 400 anime. Qui portò a termine la sua opera principale •■Esperienze pastorali» e diede vita alla scuola popolare che lo rese famoso non solo in Italia. Da questa esperienza fu ispirata -Lettera a una professoressa» vero e proprio best seller della letteratura sull'educazione. Quasi alla vigilia della sua morte stilò la famosa lettera ai cappellani militari toscani, nota con il titolo -L'obbedienza non è più una virtù». Una grave malattia protrattasi per anni 10 condusse precocemente alla morte 11 26 giugno 1967.

dell’obbligo di vent'anni fa. A questa scuola che di fatto privilegiava i più favoriti, attraverso il rigido mecca­ nismo della selezione, riflesso a sua volta della selezione sociale, don Mi­ lani contrappose la sua scuola alla quale i figli dei contadini e dei boscaioli accedevano senza strade, sen­ za mezzi, talora con percorsi a piedi che per taluni comportavano fino a due ore di cammino. Era una scuola esigente, impegnativa, a tempo pie­ no: «l’orario è dalle otto di mattina alle sette e mezzo di sera... I giorni di scuola sono 365 l'anno. 366 negli an­ ni bisestili... Non facciamo mai ricrea­ zione e mai nessun gioco...» (2) E si studiava con un programma ambi­ zioso, serio: italiano, latino, storia... ma anche lingue straniere (ben quat­ tro), qualcosa anche dell’ebraico e dell’arabo. Era una scuola attenta al­ la vita, al mondo economico, politi­ co, sindacale, che seguiva la crona­ ca e non rinunciava a organizzarsi per trasferirsi dall'impervio Mugel­ lo a Milano, dove seguire lo spetta­ colo operistico alla Scala. Tutto que­ sto impegno perché don Milani non vedeva la scuola come fine a sé, ben­ sì come mezzo volto a trasformare la società. «Non consegneremo loro (ai poveri) dunque le cose che abbiamo costruito e che stanno cadendo da tut­ te le parti, ma solo gli arnesi del me­ stiere (cioè più che altro la lingua, le lingue ecc.) perché costruiscano loro cose tutte diverse dalle nostre» (3). La scelta degli ultimi non la distinse mai dalla sua dimensione di fede e di sacerdozio. Era entrato in seminario a vent’anni quando una scelta del ge­ nere non può che essere ponderata. Visse perciò drammaticamente il suo sacerdozio, continuamente coniugan­ do ardire nelle scelte c obbedienza al­ la Chiesa. Conciliò così, in maniera inusuale, coerenza con la propria co­ scienza e coerenza con l’appartenen­ za alla Chiesa, sfuggendo sdegnosa­ mente ad ogni tentativo di strumen­ talizzazione. Cosi mentre nel febbraio '65 aggre­ diva sul piano verbale, culturale e re­ ligioso un gruppo di cappellani mi­ litari che avevano accusato di viltà


gli obiettori di coscienza, contestan­ do il principio assoluto dell’obbe­ dienza come discarico di responsabi­ lità («l’obbedienza non è più una vir­ tù»), scriveva ad un suo amico sacer­ dote: «Se li proibiscono di scrivermi o di frequentarmi obbedisci cieca­ mente. Sai bene che io faccio così», aggiungendo subito «ma ciecamente non vuol dire interiormente» (4). La Chiesa gli stava a cuore, gli pre­ meva, secondo lo slogan che era l'em­ blema della sua scuola (I care: mi preme). Proprio per questo nei suoi confronti usava amore misto a intel­ ligenza, per cui fedeltà e presenza critica costituivano il suo binomio dell’appartenenza ecclesiale. Nella lettera al giornalista Nicola Pistelli emerge questa linea di fedeltà dina­ mica al vescovo, alla Chiesa, vi si leg­ ge come il manifesto del «sentirsi Chiesa» di don Milani. Al vescovo si deve obbedienza, amore, ma anche il servizio del consiglio. Vii aiutato a li­ berarsi dalle mille forme di condizio­ namento cui va soggetto. « Un prigio­ niero bisogna aiutarlo e liberarlo, e tanto più quando è prigioniero il no­ stro padre... Dio non ne chiederà con­ to a lui ma a noi. Ci toccherà rispon­ dere di sequestro di persona...» (5). Questo suo legame con la Chiesa fu così viscerale, che mai nei suoi scritti appare il benché minimo cenno di frattura con il suo vescovo, col qua­ le ebbe rapporti decisamente bur­ rascosi. Un ultimo aspetto vale ricordare per chi, come noi opera nello sport con intenti educativi. Suscita sorpresa, ad una prima lettura la posizione di don Milani sull’argomento. Egli non fu un esaltatore dello sport, del gio­ co, della «ricreazione», come chiama­ va tutto ciò che non era lavoro. Sa­ rebbe una buona occasione per noi ricordarlo attraverso una più atten­ ta riflessione su questo tema che ri­ corre spesso in «Esperienze Pastora­ li» e, di tanto in tanto, anche negli al­ tri suoi scritti. Egli non manca di analizzare il feno­ meno sportivo anche in alcuni aspet­ ti specifici: il gioco, l’agonismo, il ti­ fo. Lui che al suo popolo aveva tolto la pace, secondo la sua espressione, si dichiara apertamente non fautore

Leo Leone (segue a pag.29)

l) Lettele ili don Lorenzo Milani, priore di Barbiana: lettera a G. Meticci, pag. 63 / 2) Lettere...: lettera a M. Lodi, pag. 168 / 3) Lettere...: lettera a G. Meticci, pag. 37 / 4) Lettere...: lettera a don Ezio Palombo. pag. 40 ! 5) Lettere...: lettera a N. Listelli, pag. 122 .

1 t A Cavarono, in Val di Non, una pia­ cevole sorpresa: al corso per promo­ tori di Giocasport, la presenza di un centinaio di operatori provenienti non solamente dal Centro Sportivo Italiano, ma anche dall’Azione Cat­ tolica Ragazzi, dagli Oratori, dalle Parrocchie. Quasi un corso... interassociativo per un'iniziativa, per la prima vol­ ta, legata non ad una associazione, o ad un gruppo, ma aperta al con­ tributo, all'iniziativa, alla promo­ zione da parte di diverse realtà edu­ cative della Chiesa italiana. Non è una cosa da poco: è addirit­ tura un fatto significativo e che me­ rita una sottolineatura particolare. Il ritrovarsi in diversi, ma tutti ani­ mati da una grande passione edu­ cativa, da una grande ansia di ser­ vizio verso il mondo dei pre­ adolescenti, spinge al confronto, al dialogo, alla conoscenza reciproca e all'impegno di collaborazione. Tutto ciò esprime una tensione al­ la comunione che non può essere disattesa e che non annulla le dif­ ferenti indennità, ma tende a valo­ rizzare i particolari doni e le com­ petenze peculiari di ciascuno. La passione per l'uomo e per un suo pieno sviluppo, è... contagiosa e, se accompagnata da un impegno pro­ gettuale globale, può determinare un salto di qualità nell'azione edu­ cativa dell'intera comunità cri­ stiana. Da una parte, ad esempio per le di­ verse Associazioni e Gruppi, e quin­ di anche per il Centro Sportivo Ita­ liano, è necessario riscoprire, non solo a parole, la dimensione missio­ naria del proprio esistere e della propria azione: non ci si può chiu­ dere in se stessi, ma continuamen­ te si deve dialogare, proporre, con­ dividere, camminare insieme a tul­ li, nessuno escluso, con una predi­ lezione per i più poveri, emargina­ ti «negati» (e i pre-adolescenti sono tra questi!). Dall'altra, la comunità cristiana nella sua globalità, dovrebbe sem­ pre più farsi accogliente verso le di-

LA SPERANZA CHE E’ IN NOI verse forme associative che da essa si sviluppano e crescono: certamen­ te esercitando il proprio compito di discernimento e di valutazione cri­ tica, ma sapendo anche cogliere l'opportunità che viene da queste presenze così differenziate, al servi­ zio di una pastorale «popolare», non elitaria, tesa ad esprimere al massi­ mo l'impegno missionario dell'inte­ ra comunità. Inoltre, al di là dell'accoglienza e del discernimento, la comunità cri­ stiana è chiamata ad esprimere tut­ ta la sua ricchezza nella promozio­ ne concreta di queste aggregazioni e di questi gruppi, accompagnando­ li con fiducia e grande spirito di ma­ ternità e curando con particolare at­ tenzione la formazione dei respon­ sabili laici. L'attenzione che in questi anni è sta­ ta portata quasi ovunque alla cresci­ ta dei Catechisti, dovrebbe essere ri­ volta anche agli operatori e agli ani­ matori dei gruppi di ragazzi e di gio­ vani e perciò anche agli allenatori, agli arbitri, ai dirigenti delle socie­ tà sportive. Che stia per nascere un modo nuo­ vo, organico e pluralista, caratteriz­ zato dalla tensione alla comunione e dal rispetto dei diversi doni, di fa­ re pastorale dei ragazzi e dei giovani? C'è da augurarselo, alla presenza di segni positivi già attivi in tante Chiese locali: collaborazione e coor­ dinamento al servizio soprattutto dei più giovani e di un loro cammi­ no di crescita umana e cristiana.

Gianni Gherardi

11


STADI UM/SOCi ETÀ

12

Il governo Golia, venuto alla luce, con qualche sorpresa, alla fine dello scor­ so luglio, non costituisce un avveni­ mento qualsiasi. È un fatto importan­ te non solo perché segna l'inizio di una legislatura nuova, e per molti ver­ si decisiva: ma anche perché segna il ritorno a palazzo Chigi di un demo­ cristiano alla testa di una maggioran­ za di pentapartito. Certo, si potrebbe dire che il risultato elettorale, che ave­ va premiato i furori antidemocristia­ ni del PSl e gli umori antisocialisti nella DC, voleva significare che la gen­ te preferisce i due partiti in conflitto, e li considera alternativi, piuttosto che desiderarne l'alleanza. E infatti il go­ verno Goria è nato senza entusiasmi, e non senza veleni segreti. Eppure non è un fatto secondario che, alla fine, le ragioni dell'alleanza ab­ biano prevalso benché — Palermo do­ cci — non sia senza alternative. E so­ prattutto non è senza importanza che, dopo il ritorno al Quirinale un espo­ nente della DCsia ritornato anche al­ la Presidenza del Consiglio. Ciò con­ ferma il successo strategico di De Mi­ ta, ma carica il partito (e i suoi rap­ presentanti nel governo) di una nuo­ ra e grave responsabilità. È assolutamente necessario che il nuovo governo e il suo leader diano l'immagine (e la realtà) di un nuovo e migliore modo di governare. Pur­ troppo le prime vicende non sono sta­ te felici (e fra esse la sostituzione di Zamberletti e Seal faro); e poi si sono aggiunte vicende difficili e per certi versi imprevedibili come la Valtelli­ na, Porto Azzurro, il golfo Persico o le difficoltà finanziarie e di Borsa. Ma noi non vogliamo aggiungerci al co­ ro delle accuse talora ingenerose. Pre­ feriamo ricordare che il Paese si aspet­ ta qualcosa da questo governo, e sa­ rebbe grave se restasse deluso. Certo: nessuno si aspetta che Goria faccia la moltiplicazione dei soldi, né che in­ venti formule magiche per far anda­ re d'accordo cinque recalcitranti par­ titi. E difficile dire se oggi sia possi­ bile (come pure sarebbe utile, se non necessario) fare programmazione di lungo respiro strategico. Ma una co­ sa ci sembra evidente e necessaria: che il governo può e deve fare qualcosa per andare incontro ad alcune urgen­ ti attese della società civile. Può e de­

TRA STATO E VITA SOCIALE ve instaurare un diverso, migliore e più giusto rapporto tra cittadini e isti­ tuzioni. Può e deve realizzare quelle riforme (parecchie delle quali «a co­ sto zero» che la gente si aspetta da tempo; e che finora non sono state rea­ lizzate anche perché quel che non comporta stanziamenti non compor­ ta neppure tangenti. A me sembra invece che la gente è di­ sposta a capire il ritardo in una rifor­ ma che costa magari migliaia di mi­ liardi. Ma fa molta fatica a capire per­ ché i nostri codici di procedura civile e penale e le norme amministrative che regolano la giustizia non vengo­ no riformati, nonostante le mille pro­ messe e lo scandalo dei processi che non vedono mai fine. Altrettanto la gente si chiede perché le famose riforme dei programmi nel­ le scuole di ogni ordine e grado resti­ no sempre sulla carta; e specialmen­ te perché la riforma della scuola me­ dia superiore, sulla quale in sostanza esiste un vastissimo accordo, non rie­ sca mai a vedere la luce. Ma poi io credo che la gente si aspet­ terebbe dal governo anche una qual­ che presa di posizione e provvedimen­ to coerente su temi d'immediata inci­ denza sulla vita delle persone e delle comunità. La scandalosa esibizione e mercificazione di sesso e violenza che appare sulla stampa, i manifesti e le emissioni televisive deve urgentemen­ te trovare un limite di legge precisi ed applicabili, non è questione di bigot­ tismo, ma di rispetto per le persone. Ancora: alcuni servizi offerti dallo Stalo in regime di monopolio o quasi (come la Posta e le ferrovie) possono e debbono funzionare in maniera ac­ cettabile; e pochi provvedimenti sa­ rebbero doverosi e popolari come quelli che operassero in maniera in­ cisiva (e con la dovuta severità) in ta­ li campi.

E l'assistenza sanitaria? E il compor­ tamento dei pubblici dipendenti che trattano i cittadini come degli igno­ ranti scocciatori? E la quantità crescente di norme e re­ golamenti che anziché chiarire i pro­ blemi e le procedure rendono sempre più incerto e penoso per i cittadini di rivolgersi alla pubblica autorità, allo Stato e ai suoi rappresentanti? E ancora: quanto costerebbe una ri­ forma che dia finalmente giustizia (non solo a parole) agli obiettori di co­ scienza e li metta in condizione di ser­ vire utilmente e tempestivamente il proprio Paese con competenza, in ope­ re di pace? E non sarebbe il caso di fare qualcosa di più per limitare la fabbricazione e la vendita di armi, in forma legale o illegale, dentro e fuori i nostri confini? Non è forse meglio guadagnare qual­ cosa di meno nel vendere le mine e non trovarsi costretti a mandare i dra­ gamine per toglierli? Bene, proprio tutto questo genere di cose vorremmo chiedere oggi al gover­ no e sfidarlo a qualificarsi in tutte quelle azioni e decisioni che la gente aspetta e desidera e di cui in fondo ha diritto. Sarebbe molto significativo che il ritorno di un democristiano al­ la guida della maggioranza si accom­ pagnasse ad un migliore e più fiducio­ so rapporto tra i cittadini e lo Stato. Se così non avvenisse, oltre agli effet­ ti propriamente politici, sarebbe facile prevedere il diffondersi di quella sem­ plicistica e pericolosa affermazione che dice: «meno Stato e più società», dimenticando che per battere la ma­ fia e la delinquenza organizzata, le speculazioni incontrollate, le ingiusti­ zie, le situazioni di handicap personali e collettive, e persino per prevenire e superare le sciagure naturali è neces­ sario uno Stato presente, efficiente, e veramente capace di essere ed appa­ rire al servizio dei cittadini. Per far questo occorre davvero un più forte, nuovo «senso dello Stato» ed una cultura delle Istituzioni di cui ci auguriamo che l'attuale governo sap­ pia dare prova.

Angelo Bertani

*


Dieci giorni di gare, di occasioni, di vittorie e di sconfitte. Uno spettacolo, soprattutto, ma non solo. r

....

J

;<■**■'


■

Un’atletica diversa «Tutte le strade portano a Roma» si usava dire un tempo, quando Roma era l’Urbe, la città per eccellenza, il centro del mondo conosciuto. Oggi le cose stanno diversamente ed altri so­ no i centri del mondo, ma l’antico detto torna inevitabilmente alla me­ moria quando si pensa a «Correre CSI-Verso Roma’87»: i suoi centomi­ la partecipanti, calcando strade, pi­ ste, sentieri di tutt’Italia hanno cer­ cato anche la via che li conducesse a Roma per l’evento sportivo dell’an­ no, i Campionati Mondiali di Atleti­ ca 1987. Hanno incominciato a cor­ rere in gennaio ed il 28 di agosto 300 di loro — riconoscenti alla fortuna che li ha favoriti nel sorteggio — so­ no approdati a Roma, pronti a vive­ re una breve ma intensa avventura, ospiti della FIDAL, per vedere e ca­ pire dal vivo i primi quattro giorni dei Mondiali.

«V» COME VOLONTARIO

14

La felicità è una tessera di plastica bianca e verde, che porta stampato in cima il marchio dei Mondiali e, una accanto all’altra, la tua faccia ed una grande lettera «V»: «V» come Volontario: un oggetto magico: se lo leghi al collo, ti si aprono , come per incanto, le porte dello Stadio Olim­ pico e di alcuni luoghi inaccessibili ai comuni spettatori dei Mondiali. Puoi entrare, ad esempio, in sala stampa c stare a guardare centinaia di giornalisti che si agitano come for­ miche impazzite mentre in realtà stanno fabbricando il Mito di qual­ che campione e lavorano alla glori­ ficazione della manifestazione, con­ segnandola come leggenda alla sto­ ria dello sport. Lo stesso cartellino ti consente di avere libero accesso al­ lo Stadio dei Marmi, proprio li ac­ canto all’Olimpivo, dove atleti gran­ di e meno grandi si consumano nel­ l'attesa della gara, scaldando i mu­ scoli, provando i movimenti, scam­ biandosi battute e incoraggiamenti. Per chi vuole approfittarne, per chi sente il desiderio di approfondire, di «leggere» il Grande Spettacolo tra le

righe, la «carta verde» rappresenta un’occasione da cogliere al volo. E i ragazzi del CSI — come vedremo — l’occasione non se la sono lasciata sfuggire.

UN GRANDE BUSINESS Mentre butto giù questi appunti i Campioni Mondiali di atletica legge­ ra sono appena alla metà del loro percorso. Ci sono stati grandi avve­ nimenti, grandi gesti tecnici ed altri ce ne saranno certamente nei pros­ simi giorni. Ma c’è un bilancio che si può tracciare già ora, prima della conclusione, ed è quello relativo al­ l'enorme successo della manifesta­ zione. Il presidente della FIDAL e del­ la IAAF (Federazione Internazionale di Atletica Leggera) Primo Nebiolo ed il suo staff hanno lavorato duro e bene nella fase di preparazione, sia a livello organizzativo sia a livello promozionale, ed i risultati sono in­ negabili. Ai Mondiali hanno aderito 160 Paesi sui 179 che compongono la IAAF. Sono presenti circa 2.500 atleti e 500 dirigenti, chiamati a mettere in piedi uno spettacolo che non ha nul­ la da invidiare ad Un'Olimpiade. Giornali e televisioni di tutto il mon­ do hanno accreditato 2.000 inviati (ma potrebbero essere anche di più). L'anello alto dello stadio Olimpico e i bordi pista sono una foresta di te­ lecamere: solo la RAI ne ha piazzate 28 (300 tecnici e 6 registi). Tre elicot­ teri hanno il compito di riprendere la maratona dall’alto. Gli sponsor (i massimi nomi dell’industria mondia­ le) garantiscono finanziamenti e ser­ vizi. Secondo fonti di stampa, ognu-

ne degli sponsor maggiori avrebbe versato 2.5 milioni di dollari e altis­ simi sarebbero stati anche gli introiti derivanti dai diritti televisivi. Non c’è da scandalizzarsi, almeno non oltre certi limiti. Lo sport spet­ tacolo è questo. Mettere in piedi una manifestazione come questi Mondia­ li costa un occhio della testa, ma bi­ sogna anche mettere in conto i ritor­ ni in immagine, in promozione, in de­ naro. Una cosa è indiscutibile: con «Roma '87» è terminata una grande rincorsa iniziata con i «Golden Gala» voluti da Nebiolo qualche hanno fa. La tesi era quella secondo cui l’atle­ tica, uno degli «sport poveri», aveva tutte le carte in regola per elevarsi al rango di grande spettacolo spor­ tivo, al pari del calcio, dell’automo­ bilismo e di quella particolarissima miscellanea che sono le Olimpiadi. Nebiolo ha avuto ragione: l’atletica è un grande spettacolo e un grande business. E per di più, la cosiddetta «regina degli sport» ha dimostrato che anche in questa sua nuova veste sfarzosa non perde quell’atmosfera ricca di umanità che altri sport mi­ liardari non hanno più o non hanno mai avuto. Questa non è un’opinione personale, ma una realtà che gli stes­ si ragazzi del CSI sguinzagliati die­ tro le quinte del Grande Spettacolo hanno testimoniato concordemente.

UN'ALTRA ATLETICA Qualcosa è davvero cambiato nell’a­ tletica o forse nel modo in cui la gen­ te recepisce l’atletica. Sabato 29 ago­ sto, ore 15, davanti ai cancelli dello Stadio Olimpico: i botteghini sono chiusi, non ci sono più biglietti per alcun ordine di posti, tutto esaurito come se fosse una (inale dei Mondiali di calcio. I cancelli sono semiaperti, si entra ad uno ad uno perché poli­ zia e carabinieri perquisiscono ogni borsa, ogni zaino, ogni involucro. Strozzata in questa strettoria, la gen­ te si mette ordinatamente in coda sotto un sole impietoso; nessuno strepita, nessuno spinge, nessuno cerca di fare il furbo. Non c’è Viste­


ALL'OLIMPICO E DINTORNI

ria, la tensione, il timore di inciden­ ti che contraddistingue gli stessi can­ celli quando è di scena il calcio. Nelle adiacenze dello Stadio, oltre ai bagarini prosperano i pronipoti di Re Mida, quel tale dalle orecchie d’a­ sino di cui si diceva che trasformas­ se in oro tutto ciò che toccava. Ci so­ no tendoni che vendono birre, gela­ ti, magliette, pellicole fotografiche, persino medaglie d’oro e d’argento perfettamente identiche a quelle uf­ ficiali; ma al «grande bazar» tutto co­ sta più del giusto. Poco importa, i clienti non mancano. La cerimonia di apertura è degna di Un’Olimpiade, forse in televisione l’a­ vrete vista tutti. La regia è firmata da Luigi Squarzina, l’intento è quel­ lo di proiettare ai telespettatori di tutto il mondo un'immagine simpa­ tica e allegra dell'Italia. Per un'ora sul prato dell’olimpico si alternano gruppi folcloristici, bambini vestiti da Pinocchio e da Pulcinella, mentre a volo radente passano in cielo le Frecce Tricolori. Come spettacolo non c’è che dire. Resta il dubbio sul­ l’opportunità di continuare a presen­ tare l’Italia come il paese di Pulcinel­ la, dove si canta, si balla e si mangia­ no spaghetti. Cultura e sport. Non aver dimentica­ to che le due cose possono andare a braccetto è stato uno dei meriti del­ l’organizzazione. Stimolate dai Mon­ diali, sono state allestite alcune mo­ stre: «Athla e atleti nella Grecia clas­ sica» presso i Musei Capitolini; «Lu­ di, munera e certamina nel mondo romano» presso il Museo della Civil­ tà Romana: «Olymphilex ’87, esposi­ zione mondiale di filatelia olimpica, al Foro Italico. Il prezioso «accredi­ to verde» rilasciato dalla IAAF ai ra­ gazzi del CSI (e ad altri 4.000 volon­ tari impegnati a dare una mano nel­ l’organizzazione) era valida per il li­ bero accesso alle mostre organizza­ te per l'occasione e a tutti i musei e monumenti romani. I vincitori di «Verso Roma ’87» ne hanno appro­ fittato nelle mattinate libere (i più piccoli sono stati accompagnati inve­ ce a visitare lo zoo).

B 17: così era denominato il settore dello Stadio Olimpico, situato a ri­ dosso della linea d'arrivo delle cor­ se veloci, che l’organizzazione della IAAF aveva riservato ai Volontari e quindi anche alla gente del CSI. Com­ patti, composti ma non per questo meno entusiasti, macchia di coloro facilmente distinguibile tra la folla grazie alle caratteristiche magliette con i colori del CSI ed i simboletti dei Mondiali e di «Correre CSI», la rap­ presentanza del Centro Sportivo ha vissuto in presa diretta i grandi av­ venimenti dei primi tre giorni di ga­ ra: la sfida Johnson contro Lewis, la medaglia d'argento di Andrei, le im­ prese di Moses, Panetta, Damilano, Kostadinova, Markov. «Aver visto al­ l’opera campioni così grandi, aver as­ sistito così da vicino ad imprese co­ sì grandi — ha detto poi qualche ra­ gazzo — ha aumentato il mio entusia­ smo per lo sport. Tornando a casa, porterò questo entusiasmo ai compa­ gni meno fortunati, che non hanno avuto la mia stessa occasione, e cer­ cherò di comunicarglielo per intero, per far loro capire che se ci si mette l’impegno, si può arrivare». Grazie alla possibilità di entrare ed uscire dallo Stadio a volontà e di ave­ re libero accesso quasi ovunque, la presenza dei più giovani non si è li­ mitata ai gradoni dell’olimpico, ma si è frazionata in mille altri luoghi, diventando occasione di altrettante esperienze umane. Lo Stadio dei Marmi, dove gli atleti facevano «ri­ scaldamento», è stato una delle me­ te preferite. La caccia all'autografo, la foto ricordo con il campione pre­ diletto si sono trasformate, per la di­ sponibilità manifestata dagli atleti pur nell’imminenza di gare tanto im­ pegnative, in tentativi di dialogo. I più smaliziati, quelli che se la cava­ vano meglio con qualche lingua stra­ niera, si sono improvvisati intervistatori per chissà quale pubblicazione e ne hanno approfittato per chiede­ re pareri, pronostici, dettagli tecni­ ci. Ci sono stati scambi di magliette e di cappelli, si è intessuta amicizia con qualche atleta di non primissimo piano che, bruciata in una gara di po­ chi secondi la sua avventura ai Mon­ diali, si sentiva probabilmente solo e bisognoso di attenzione. «Ho sem­ pre creduto — commentava un ra­ gazzo dall’accento del nord — che lo sport fosse divertimento ed amicizia. Dopo essere stato qui, ai Mondiali, dopo aver conosciuto questi atleti, dopo aver visto i rapporti che subi­ to si instauravano tra atleti di nazio-

nalità differenti, sono ancora più convinto che lo sport si identifichi con l'amicizia».

I RAGAZZI DEL CSI Questi ragazzi, alcuni di loro in rap­ presentanza di tutti, sono andati al­ la radio. Agnese Sturiale di Messina, Roberta Timo di Albenga, Roberto Lorusso di Trento, Emanuele Prato di Aosta, Michele Soffietto di Son­ drio, Anna Toneatto di Udine, Cristi­ na Guglielmetti di Como, Andrea Dongiovanni di Messina, Pierpaolo Sedda di Oristano, Barbara Bonanni di Pisa e Raffaella Riba di Cuneo hanno avuto a disposizione, per due pomeriggi di seguito, i microfoni del secondo programma per spiegare co­ me erano arrivati a Roma e quale fos­ se la loro esperienza ai Mondiali. Hanno raccontato con calma che sì, erano entusiasti della grande atleti­ ca dello Stadio Olimpico, ma che lo­ ro rappresentavano un altro sport, fatto di difficoltà e di carenze di spa­ zi, dove non conta il risultato ma lo stare insieme, la solidarietà e l’ami­ cizia. A Roma sono arrivati con cu­ riosità e con timore nei confronti del­ l'altra dimensione dello sport, quel­ la dei campioni, quella che sconfina nel mito. E qui c’è stata la grande scoperta: Johnson che esprime soli­ darietà a Lewis dopo avergli soffia­ to la medaglia d'oro nei 100 metri; i rivali che si accalcano intorno a Pa­ voni vittima di un infortunio; il cam­ pione che si ferma ad ascoltare un ra­ gazzo sconosciuto, che gli sorride e gli risponde. «Nel contatto umano — ha detto una delle ragazze — il cam­ pione perde il suo carisma e mostra di essere uno come noi». E un'altra ragazza: «Ho scoperto che l'atletica è vicina alla vita», per significare che anche il grande sport — o almeno la grande atletica - non è poi un mon­ do fatto di ex tra ter restri, ma di gen­ te simile a quella che la vita ti pro­ pone tutti i giorni. Per un breve momento, per quattro giorni, le due facce della medaglia la base e il vertice della piramide spor­ tiva, il ragazzo che corre su una pi­ sta asfaltata e il recordman abitua­ to al tartam e alle telecamere si so­ no trovati fianco a fianco, e in qual­ che caso si sono incontrati e si sono parlati. Nell’aver saputo cercare e trovare il lato umano anche nell’altra faccia dello sport, questi ragazzi hanno da­ to un significato in più ai Mondiali di atletica di Roma’87.

Andrea De Pasca lis

15


5X.v

I RAGAZZI DEL CSI

16

oli

Le fotografie delle pagine 16/17 e 20/21 sono stale realizzate dai ragazzi del CSI allo Stadio.


17


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Seminario «Donna e sport» BRINDISI — La Campagna nazio­ nale «Sport chiama donna» ha tro­ vato un terreno particolarmente fer­ tile in Puglia, ove un'ampia rifles­ sione sul tema sta portando all'in­ dividuazione di nuove attività da in­ serire nel programma del prossimo anno. A questo scopo la Presidenza regio­ nale ha invitato una ventina di don­ ne dirigenti di Consigli provinciali e di Società sportive dei CSI Puglia ad un incontro seminariale intito­ lato «Donna e sport». Le convenute, dopo una disamina di carattere storico-sociologico, hanno evidenziato come nel campo sporti­ vo si avverta la mancanza di tecni­ ci preparati a comprendere i proble­ mi femminili e come nella società ci sia scarsa attenzione all'incenti­ vazione delle attività femminili.

Dal dibattito sono quindi emerse tota serie di iniziative da attuare nel prossimo anno associativo quali: un questionario da far compilare a donne inserite nell'Associazione a vari livelli, in modo da avere il qua­ dro della situazione nei vari Consi­ gli e, nel contempo, sapere quali so­ no le aspettative delle donne; un convegno sul ruolo della donna nel campo sportivo; una mostra foto­ grafica sul tenta; gare sportive e gio­ chi di squadra; volantinaggio e coin­ volgimento degli organi di infor­ mazione. Le varie iniziative e manifestazioni — riporta il documento finale — non devono comunque escludere la partecipazione maschile, né tanto­ meno essere isolate e irripetibili, ma deve essere l’inizio di una maggio­ re attenzione del CSI verso le donne.

Manifestazione «Sport chiama donna»

18

GUBBIO — Duecento fra atlete, giu­ dici e dirigenti hanno dato vita, nei giorni 26/27/28 giugno a un libero scambio femminile di nuoto, patti­ naggio, pallacanestro, atletica legge­ ra e ginnastica artistica con la pre­ senza complessiva di 21 società di 13 Consigli provinciali e 8 Regioni. La lettura di questi dati fornisce del­ le indicazioni piuttosto interessan­ ti, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione alle due nuove di­ scipline lanciate (ginnastica e patti­ naggio) e la distribuzione geografi­ ca delle società presenti. A proposito della ginnastica artisti­ ca va detto che non sono state svol­ te delle vere e proprie gare ma del­ le esibizioni dimostrative, colloca- te in modo tale da consentire la pre­ senza dei dirigenti e delle atlete del-

le altre discipline. Buon successo ha avuto anche la parte culturale e associativa, esau­ ritasi nel pomeriggio e nella serata di sabato 27. Dopo il pranzo, la comitiva ha effet­ tuato una visita al centro storico di Gubbio per poi raggiungere, con la funivia, la basilica di S. Ubaldo. Qui, sul piazzale antistante, le ginnaste di Sesto Fiorentino hanno ese­ guito un’ulteriore esibizione, al ter­ mine della quale c'è stata una cena di festa. Ad essa ha fatto seguito una «tombola» gigante organizzata dai ragazzi di Napoli. Collateralmente a questo libero scambio si è svolto anche un torneo di calcio intitolato a Generoso Dattilo.

«UNA VALLE IN FESTA»

MANIFESTALE

S. VITO DI CADORE - La 14a edizione del Festival Internazionale del cinema di montagna, indetta dall'Azienda Autono­ ma di soggiorno e turismo della Valle del Boite con il patrocinio della Regione Ve­ neto, ha presentato quest’anno, sia pu­ re fuori concorso, un lungometraggio che ci sta particolarmente a cuore. Si. tratta di «Una Valle in Festa» realizzato dalla Presidenza nazionale durante l’in­ dimenticabile «Sportfesta CSI ’86». Il film, che propone nell’arco di 30 mi­ nuti l'essenza e i motivi di quel grandio­ so meeting, è stato vivamente apprez­ zato dal pubblico, che gli ha dedicato un unanime e lunghissimo applauso.

INTERPARROCCHIALE RIMIMI - Anche quest’anno all'ombra del campanile della Parrocchia Giovanni Bat­ tista si è svolta giovedì 31 agosto l'ormai tradizionale Festa di chiusura della Mani­ festazione Polisportiva Interparrocchiale giunta alla 4a edizione. La manifestazione organizzata dal Centro Sportivo Italiano in collaborazione con un gruppo di parrocchie riminosi si è svolta fra luglio e agosto ed ha offerto l’opportu­ nità a ragazzi e meno giovani di 16 grup­ pi parrocchiali di praticare sport attraver­ so tornei di tre differenti discipline sporti-

CORSO RESIDENZIALE TECNICI VERONA - Rivoltella del Garda ha ospi­ tato dal 19 al 26 luglio un Corso residen­ ziale per operatori sportivi di 2“ fascia e per allenatori di calcio e pallavolo. Il programma, oltre alla parte tecnica, prevedeva lezioni di psicologia, orientata verso la scoperta del pianeta-uomo e del suo essere in relazione con la società, di medicina, che hanno offerto alcune nozioni di primo soccorso, di educazio­ ne psico-motoria, sostenute da esercita­ zioni pratiche in palestra, e di cultura as­ sociativa, incentrate su tematiche quali l’itinerario sportivo-educativo, il volonta­ riato e i tre ambiti del sapere associativo. Alla conclusione del corso i partecipan­ ti hanno svolto una relazione scritta, im­ postata su domande di ordine tecnico e formativo, ed un colloquio orale, che prendeva spunto da quanto svolto nello scritto.

a carpi 0 CAMPB-@B©CO ESTBVB CARPI - Il 1987 è stato definito «l’anno dell'ambiente»: quale migliore occasio­ ne per proporre delle attività sportive che stimolassero nei ragazzi una riflessione su questo importante tema? Il CSI di Carpi, che dal 25 giugno al 30 luglio ha gestito tre centri estivi presso altrettanti circoli didattici, non si è lascia­ to sfuggire l'occasione, proponendo, ol­ tre ai giochi e alle attività grafiche e arti­ stiche (modellaggio creta, pittura su ma­ gliette, ecc.) delle escursioni in monta­ gna e in altre suggestive località volte al­ lo studio dell’ambiente, soprattutto con reportage fotografici e con la realizzazio­ ne di un erbario per la raccolta delle er­ be tipiche della zona. Molta attenzione è stata dedicata anche alle attività di creazione: a Riccione, durante una del­ le tante gite, i giovanissimi partecipanti si sono divertiti... a costruire una città! Sfruttando scatole, cartoni e altro mate­ riale hanno posto in essere case, fabbri­ che, monumenti.

ve quali il calcio, la pallavolo e la pallaca­ nestro. Il tutto con fini prettamente di gioco e di­ vertimento senza esasperare troppo l’a­ spetto agonistico che deve pur sempre ri­ manere motivo di una disputa sportiva. E la chiusura della gara non poteva non concludersi che con una serata di festa ac­ compagnata da musica a volontà, attrazio­ ni varie, vino e ciambella distribuita gra­ tuitamente a tutti i presenti, ove hanno pre­ so parte numerose persone. Al termine della serata si sono svolte le premiazioni con l’assegnazione di trofei a tutte le prime classificate e del trofeo al merito alla società che ha partecipato al maggior numero di tornei col maggior nu­ mero di atleti.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE GIOCHI PER I QUARTIERI

ANNUARIO DELLE SOCIETÀ'

CALTAGIRONE - Nell’ambito dell'ormai tradizionale Estate Calatina, indetta dal Comune di Caltagirone in collaborazione col CSI locale, ha assunto un particolare rilievo, per spettacolarità, partecipazione e simpatia, la manifestazione denomina­ ta «Giochi senza quartiere», svoltasi sabato 18 e domenica 19 luglio presso il Piazza­ le del Giardino Pubblico. Ognuna delle numerose realtà coinvolte ha rappresentato una favola (come Barbablù, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, ecc.) curando nei minimi particolari non solo la recitazione ma anche ì costumi e la sce­ nografia. Ne è uscito uno spettacolo stu­ pendo e divertente, che alla fine ha pre­ miato anche quelle che si sono distinte per simpatia, coreografia e per il miglior jolly. L'intrattenimento è stato inoltre piacevol­ mente intervallato dalla sfilata-esibizione delle «Piccole Majorette» del 3° circolo di­ dattico. All’insegna di Giocasport, invece, sono state le altre feste realizzate durante tutto l’arco dell’estate presso i vari quartieri di questa ridente cittadina siciliana Fra le tante proposte ricordiamo «Il Partitone»,

BERGAMO - Le società bergamasche hanno trovato, alla riapertura, una gra­ dita sorpresa: si tratta della prima edi­ zione dell'Annuario del CSI che, in ol­ tre 340 pagine racconta tutta la stagio­ ne sportiva 86/87, analizza i diversi cam­ pionati di calcio, pallavolo, atletica, torball, ciclismo, tennistavolo, sci, le attivi­ tà di formazione. La stagione delle mar­ ce non competitive (con la presentazio­ ne di alcune fra le più note) e tutto quan­ to riguarda il complesso e per certi versi inesplorato mondo del CSI provinciale. C’è modo di conoscere da vicino, quin­ di, sia i dirigenti sia le diverse Com­ missioni. Il testo è corredato da quasi 250 foto e riporta anche i commenti e le classifiche di tutti i tornei disputati. «Un bilancio — si legge nella presenta­ zione, che di dodici mesi in dodici mesi costringerà dirigenti e atleti a guardarsi dentro per verificare come stanno nel lo­ ro prodigarsi e a trarne, se necessario, le conseguenze. (...). Nell'aridità delle sue cifre e delle sue informazioni ci ob­ bligherà ad essere sempre sinceri con noi stessi e gli altri».

«La Banca di Giocasport», «Lo Staffettone» e la Caccia al tesoro, corredati, come sempre, da bans, canti e premi per tutti.

REGGIO EMILIA - Organizzata dall’US Arsenal del CSI e dal Circolo ANSPI S. Celestino si è svolta a Cadelbosco So­ pra, la 12a edizione della «Olimpiade dei Ragazzi», aperta a tutti i nati entro il 1973. Per tutto l’arco della prima settimana del mese di settembre i numerosi parteci­ panti si sono cimentati in partite di cal­ cio e pallavolo e in prove di corsa cam­ pestre, 80 metri piani, staffetta 4x80, lancio del peso, salto in lungo, tennistavolo, palla asino e corsa campestre a ostacoli. Ad allietare ciascuna delle se­ rate di gara ha contribuito anche la pre­ senza di un gustosissimo stand gastro­ nomico.

RIETI - Il CSI di Rieti vive a Poggio Moiano una delle sue più belle realtà. Da quan­ do la società sportiva locale, ancorata fi­ no ad allora sul calcio, si è avvicinata alla nostra Associazione si è assistito ad un au­ tentico boom di partecipazione soprattut­ to per quanto riguarda le nuove discipline lanciate: sci, attività polisportiva e appun­ to l'atletica. La mancanza di impianti e di attrezzature idonee non ha frenato l'entusiasmo dei di­ rigenti, che sono riusciti comunque a ga­ rantire la continuità di quest'ultima disci­ plina ricavando su spazi vagamente erbosi e pianeggianti, ma talora anche sulle stra-

de, corsie e pedane per la disputa delle varie prove. Questa attività ha coinvolto anche molti dei centri circostanti, quali Toffia, Poggio Na­ tivo e Prime Case, facendo registrare, ad ogni manifestazione, la presenza di alme­ no un’ottantina di ragazzi. L’ultima di que­ ste si è svolta, nel mese di luglio, sul cam­ po comunale di Poggio Molano, in conco­ mitanza con la Festa dell'infiorata. Per l’occasione sono state disputate pro­ ve di lancio del peso, salto in lungo, 60 me­ tri, salto in alto ed una esibizione di lan­ cio del giavellotto, fornita da alcuni amici di Fiumicino. Al termine, un rinfresco e premi per tutti, che hanno suggellato l’impegno di quanti si sono prodigati per l'incentivazione e lo sviluppo di tali attività.

TUTTO TUTTINSIEME

ARBITRI E ATLETI

STAFFETTONE NOTTURNO

FAENZA - Il primo appuntamento stagio­ nale offerto dal CSI Faenza non poteva non essere vissuto all’insegna del Gio­ casport. La sensibilità mostrata dai diri­ genti locali verso questa iniziativa ha fa­ vorito il raggiungimento di un accordo fra CSI, Movimenti e gruppi giovanili della diocesi e altre Associazioni, grazie al quale sarà possibile realizzare una se­ rie di interessanti attività. Si è cominciato domenica 6 settembre, presso il Campo sportivo S. Maria Mad­ dalena, con una manifestazione dal titolo «Tutto Tuttinsieme». La giornata ha richiamato oltre un cen­ tinaio di ragazzi dai 5 agli 11 anni, che hanno giocato, pranzato e pregato insie­ me in un grande clima di serenità ed amicizia.

NAPOLI - La collocazione del tutto ori­ ginale che gli arbitri assumono nell’am­ bito del nostro sistema formativoeducativo esige una comune presa di co­ scienza, tanto da parte degli arbitri stessi quanto degli atleti e dei dirigenti, da vi­ vere e fortificare anche attraverso degli incontri che vadano oltre il solito momen­ to della partita. Per questo motivo il gruppo arbitri di pal­ lavolo del CSI Napoli ha iniziato la sta­ gione con un simpatico incontro-confron­ to sportivo e associativo con gli atleti del­ la società CSI Olimpia di Piedimonte Ma­ tese (CE). La giornata, pienamente riu­ scita sotto ogni aspetto, è culminata in una piacevole «disfida» in palestra e in un magico momento «verde» sulle spon­ de del lago matese.

MARTINA FRANCA - Il Festival della Valle dìtria, che ormai da 12 anni allie­ ta l’estate di Martina Franca e dintorni, vive, ormai da 8 anni, uno dei suoi mo­ menti più interessanti nella traversata notturna della città, indetta e organizzata dal CSI locale. È una gara podistica a staffetta in cui ogni squadra partecipa con 4 concorrenti, i quali devono porta­ re, invece del tradizionale testimone, una fiaccola, un simbolo che evoca in sé si­ gnificati di amicizia e fratellanza. Sono convenuti in molti, venerdì 25 lu­ glio, nella centralissima Piazza Roma, luogo di partenza della gara, sicché il col­ po d'occhio è stato particolarmente sug­ gestivo, grazie anche alla vivace coreo­ grafia creata dal folto pubblico disloca­ tosi lungo tutto il tracciato.

OLIMPIADE DEI RAGAZZI

ATLETICA A POGGIO MOIANO

19


,

f

I RAGAZZI DEL CSI VOLONTARI ALLO STADIO Insieme alla ricerca della città e dei suoi abitanti.

i


21


SPORT CHIAMA DONNA Questa volta la protagonista è Maria Rosa Zanacchi, Consigliere nazionale CSI — Maria Rosa, quando hai cominciato ad interessarti di sport?

«Adesso che mi ci fai pensare, mi accor­ go che sono ormai quasi vent'anni. Era­ vamo un gruppo di ragazzine in un ora­ torio di città, a Cremona, e volevamo far qualcosa di diverso. Ci sarebbe piaciu­ to fare dello sport. Siccome eravamo una decina non fu difficile decidere per la pallacanestro. Questa possibilità è però dovuta, oltre che alla nostra voglia, sostanzialmente a due presenze. Quella di d. Emilio Mondini, che allora era vicario della parroc­ chia e ci suggerì l’opportunità di fare sport, e quella di un vivace ed attivo co­ mitato della FARI (il corrispondente femminile del CSI — a quel tempo le due associazioni erano ancora divise —), che ci aiutò molto dal punto di vista or­ ganizzativo. E cosi che ho conosciuto Martarosa Finardi, l’attuale presidente del CSI di Cremona, ed altre donne molto impe­ gnate che vorrei qui citare: Silvana Lcli, Gabriella Bodini, Cesy Braguti, Ceci­ lia Tibaldi...».

— È stato facile, allora!

22

«Sì, anche se non sono mancate le dif­ ficoltà. Per esempio, non a tutti anda­ va giù che delle ragazze facessero sport, la consideravano ancora una attività prettamente maschile; oppure c’era chi diceva che in un oratorio c’erano cose più importanti ed utili da fare, chessò: la catechesi, il gruppo di preghiera, la liturgia ecc. Non è stato facile convin­ cere che anche facendo sport si poteva­ no educare le persóne e far fare loro una intensa esperienza di valori umani. Noi però siamo andate avanti per la no­ stra strada ed anzi ci siamo poste subi­ to in una logica di servizio nei confron­ ti delle altre ragazze più piccole. Subi­ to nel '69 abbiamo costituito un grup­ po di giovanissime e le abbiamo fatte partecipare ai Giochi della Gioventù già dalla prima edizione. Per qualche anno, insieme alla squadra di pallacanestro delle più grandi orga­ nizzammo una squadra di pallavolo per le allieve ed un’altra di pallacanestro per le più piccole. Addirittura, caso più unico che raro, dietro la nostra spinta, la società maschile, che si era sciolta.

si c ricostituita e dopo un po’ il parro­ co ha rinunciato alla sua ortaglia per ri­ fare gli impianti sportivi».

— Hai accennato alla unificazione tra la FARI ed il CSI, ci puoi dire qualcosa in merito visto che la tua esperienza as­ sociativa è nata con la FARI, ma poi si è sviluppata nel CSI? «Volentieri, anche perché ho potuto par­ tecipare al suo momento cruciale: il Congresso di Unificazione a Pesaro, nel ’71. L’Unificazione è stato un fatto inevita­ bile, sarebbe stato anacronistico e sba­ gliato mantenere questa divisione quan­ do tutta la società andava nel senso di una maggiore integrazione tra le due componenti e quando anche l’Azione Cattolica ed altre associazioni (per esempio gli scout adeguavano i loro sta­ tuti in questa direzione. C’è da dire che fu comunque una scelta coraggiosa ed il Congresso di Pesaro fu caratterizzato da momenti di tensione, di scontro duro tra chi voleva cambia­ re e chi no. Ma ogni nascita è precedu­ ta da un periodo di travaglio, l'impor­ tante è portare a compimento l'opera».

— La Campagna «Sport chiama donna», che il Consiglio nazionale ha lanciato co­ me, secondo te, va interpretata a sedi­ ci anni dalla unificazione. È una denun­ cia, un richiamo, una rivendicazione nei confronti di una Associazione che ha mancato un obiettivo, o cos’altro è? «Non la interpreterei così. Nessuno, cre­ do, si è illuso di risolvere un problema tanto complesso quale quello della in­ tegrazione tra uomini e donne nella As­ sociazione, che è anche parte della so­ cietà civile, con una modifica statutaria prima e con una Campagna promozio­ nale adesso. Ma proprio perché il pro­ blema è complesso, insieme ad un lavo­ ro diuturno, certosino, di cambio dì mentalità, di rimozione di ostacoli che ogni giorno si frappongono tra l'obiet­ tivo e il risultato, vanno anche creati momenti forti, su cui far concentrare l’attenzione e l'impegno di tutta l’Associazione e dare indirizzi, stimoli, propo­ ste operative e carica ideale.’ Mi pare anche che questo sia il momen­ to propizio. Dopo che si sono acquieta­ ti gli eccessi rivendicazionisti della sta­ gione femminista mi pare di cogliere dalle affermazioni di alcuni sociologi, — mi riferisco in particolare a Calvaruso e a Vaciago — il convergere di alcu­ ne aspettative nei confronti delle don­ ne. Queste, infatti, sono attese ad assu­ mere con più coraggio un ruolo nella so­ cietà, perché più capaci degli uomini a rispondere ai nuovi bisogni, così detti "post-materialistici”, fondati su una di­ versa qualità della vita e delle relazio­ ni umane». — Riferendoci però più nello specifico del Centro Sportivo Italiano, quali so­ no. secondo te, le strade, le indicazioni, gli strumenti per realizzare l’obiettivo di una maggiore presenza e partecipa­ zione delle donne nell’Associazione?

«Sono convinta che non bisogna cerca­ re cose nuove, le risposte sono già ideal­ mente presenti nel Progetto associativo. Mi sembrano sostanzialmente due: la società sportiva che diventa una comu­ nità educante, capace dunque di acco­ gliere e far crescere insieme personali­ tà mature, siano esse uomini o donne: l’itinerario educativo sportivo, che è la traduzione concreta di una pratica spor­ tiva che non descrimina a priori in ba­ se alle capacità individuali, ma si adat­ ta, come docile strumento, ai bisogni e alle caratteristiche di ciascuno. A tutti noi non resta che attuarle...».


Urbino VII Sono dieci anni che ha preso il via la Scuola nazionale per i Quadri provin­ ciali e regionali del Centro Sportivo Italiano, ma da 7 anni ormai essa ap­ proda e vive sulle dolci colline delle Marche, nella città di Raffaello e del pascoliano aquilone, dentro il labi­ rinto di scale e di percorsi di uno dei più famosi (e più belli) collegi univer­ sitari italiani. L'appuntamento di Urbino riguarda, ogni anno, un centinaio di operatori associativi, selezionati (spesso) con cura e decisi a perfezionare le pro­ prie conoscenze associative, cultura­ li e sportive, per metterle al servizio della promozione e dello sviluppo della nostra Associazione e di conse­ guenza dello sport al servizio dell’uomo. Sono ormai un migliaio quelli che passati per Urbino sono entrati nei Quadri del C.S.I. con spirito di ser­ vizio e con diverse competenze. Non fosse che per questo, non appa­ re inopportuno ricordare ai nostri 50.000 abbonati e ai molto più nume­ rosi lettori di Stadium, questo even­ to apparentemente piccolo rispetto ai grandi numeri dell’Associazione. Ma ci sono altri motivi per ricorda­ re a tutti questo ricorrente evento di Urbino: tra gli altri, quello che è pro­ prio in quella sede che si mettono le basi di un processo formativo conti-

nuo, che partendo dai Consigli regio­ nali e provinciali, cerca e spera di raggiungere tutte le novemila socie­ tà sportive del C.S.I. e, attraverso es­ se, riflettere un perfezionamento di rapporti e di proposte sportive sui novecentomila atleti che hanno scel­ to la nostra Associazione. Urbino VII, dunque, non è un picco­ lo fatto lontano da noi: è invece un momento di vita associativa che ci ri­ guarda tutti. Quest’anno le regioni presenti erano 13: mancavano l’Abruzzo, la Basilica­

ta, il Lazio, la Liguria, le Marche, il Trentino, l’Umbria e la Valle d'Aosta. Perché evidenziare le assenze? E per­ ché le assenze? Ecco un tema di ri­ flessione associativa a tutti i livelli, che non riguardano solo i responsa­ bili nazionali. I presenti, ragazzi e ragazze, in pro­ porzione di 3 a 1, hanno lavorato so­ do sui temi emergenti del Progetto associativo del C.S.I. È su questo «progetto» che si costruisce l'identi­ tà dell’Associazione, che si modella la vita del nucleo fondamentale di es­ sa, che è la Società sportiva. II lavoro fatto ad Urbino è stato du­ ro: perché non si è trattato di ripete­ re un testo (a proposito, quanti no­ stri lettori lo conoscono? Perché non procurarselo?), ma di adattare le proposte al mutare delle situazioni, dei contesti culturali, delle modifica­ zioni di atteggiamento politico, degli assetti e delle crisi territoriali e am­ bientali. E poi c’era da ripercorrere la strada dei riferimenti culturali e scientifi­ ci senza dei quali la nostra azione, per natura volontaria, può decadere nell’approssimazione. Come si vede, non c’era da scherza­ re: anche se il clima, come sempre, era quello della festa, della fraterni­ tà, dello scambio diretto delle espe­ rienze, dell'impegno alla collabora­ zione, della voglia di fare, dopo aver parlato e discusso. In attesa di Urbino Vili, l’onda di questo incontro formativo si spera che si diffonda a provocare un risve­ glio dell’azione formativa di tutta l’Associazione e soprattutto a solle­ citare la coscienza del valore fonda­ mentale della formazione e della au­ toformazione, per fare del gioco e dello sport, che sono alla base del no­ stro impegno e del nostro stare insie­ me, un processo di maturazione umana e sociale dei giovani che stan­ no con noi e di quelli tra noi che si arricchiscono (spiritualmente, s’in­ tende!) lavorando con loro.

E.G.

23


Preti e sport

24

li! una lettera di saluto e di augurio, inviata in occasione del Seminario nazionale dei Consulenti e dell’incon­ tro per studenti di teologia, che si so­ no svolti a Roma e Bienno nei mesi di giugno e luglio, Mons. Ruini, se­ gretario della CEI, scrive: «sono cer­ tamente due iniziative che meritano attenzione perché coinvolgono, da una parte, i Consulenti nei confron­ ti della difficile e delicata fase edu­ cativa dei pre-adolescenti, dall’altra i futuri sacerdoti, i quali devono prendere coscienza del fenomeno sportivo e della loro preparazione ad inserire tale fenomeno nella pastora­ le giovanile». Dopo le intense giornate trascorse con i sacerdoti e i seminaristi ci si può legittimamente chiedere se l'au­ gurio è... andato a segno! E la risposta non può essere che po­ sitiva, sia tenendo presente gli oltre cento partecipanti, sia se si valutano con attenzione i temi che si sono af­ frontati e il profondo impegno di ap­ profondimento e di confronto. Innanzitutto c’è da rilevare come sia condivisa l’intenzione di fornire un aiuto specifico all’Associazione e al suo contributo per lo sport, per la so­ cietà civile e per la comunità cri­ stiana. I sacerdoti non si sentono «corpo se­ paralo», ma intendono contribuire, a loro modo, alla crescita e allo svi­ luppo dell’Associazione e quindi an­ che alla stagione congressuale, che si annuncia particolarmente impegna­ tiva e significativa. In questo senso, la riflessione sulla pastorale giovanile, e in particolare sui pre-adolescenti e sulla loro do­ manda di vita, ha spinto a interrogar­ si approfonditamente sulle caratte­ ristiche necessarie di un impegno educativo che passi attraverso una corretta proposta di attività sportiva. Sembra ormai al tramonto l’idea di uno sport «neutro», e che sempre più si affermi l’esigenza di promuovere una valida cultura sportiva, attraver­ so una attività a misura d’uomo. Co­ me si coglie sempre meglio la neces­ sità di inserire tale proposta all'inter­ no del progetto educativo globale della comunità cristiana.

Tutto questo è stato sottolineato con forza nel saluto che Mons. Tagliafer­ ri, Presidente della commissione del­ la CEI per il laicato, ha portato pre­ siedendo la Concelebrazione delI’Eucaristia. Una particolare attenzione ha riscos­ so la presentazione organica e pun­ tuale di GIOCASPORT (sono interve­ nuti l'ACR, gli Oratori e il CSI) che ha visto la presenza anche di diversi Assistenti dell’Azione Cattolica: si è guardato con molto interesse a que­ sta iniziativa interassociativa rivol­

ta al mondo dei pre-adolescenti e te­ sa a creare opportunità di rapporto tra diversi gruppi, associazioni e mo­ vimenti presenti nella comunità cri­ stiana. Un rapporto finalizzato ad un servi­ zio concreto e alla maturazione di una nuova mentalità sportiva. Sport ed educazione hanno bisogno di coniugarsi sempre di più: sacerdo­ ti e studenti di teologia sembrano di­ sponibili a questo non facile e impe­ gnativo compito.

G.G.


Per imparare «Giocasport» Il secondo Corso nazionale per pro­ motori di «Giocasport» ha trovato ospitalità a Cavareno, nell’alta Val di Non, dal 12 al 19 luglio e, seppure an­ cora in una fase sperimentale, ha ri­ scosso unanimi consensi sia per il programma svolto che per la meto­ dologia prescelta, aderente alle tema­ tiche del programma «Giocasport» e volta ad esplicare le proposte e le fi­ nalità che il programma intende rea­ lizzare e perseguire. L’iniziativa è stata animata con im­ pegno e competenza da ben trenta persone tra docenti e collaboratori, provenienti dalle fila del CSI e qual­ cuno anche dall’ACR. Circa novanta i corsisti, alcuni dei quali prescelti dall’ufficio centrale ACR, in rappresentanza di ben 19 re­ gioni e 64 province. L’aspetto orga­ nizzativo è stato curato dal CSI e da­ gli amici della Federazione italiana Orientamento, con la collaborazione dei Comuni di Cavareno, di Fanalo e Sarnanico, ai quali va tutta la rico­ noscenza del CSI. Il programma, decisamente impe­ gnativo, è stato svolto da tutti con molta disinvoltura, rivelando una buona capacità e un grande interes­ se da parte dei corsisti, i quali, al di là delle diverse competenze ed espe­ rienze, hanno fatto gruppo, renden­ do ancora più interessante l’intera esperienza.

s

A,

$

L .

___ :

Al mattino, nella splendida sala del­ la Casa Rurale di Cavareno, si sono svolte le lezioni teoriche, le quali hanno mirato ad approfondire il Pro­ getto associativo del CSI e il proget­ to «Giocasport» come una delle pos­ sibilità di programma dell’itinerario sportivo educativo. Inoltre, l’attenzione si è fermata sul soggetto a cui «Giocasport» si rivol­ ge: il Preadolescente, visto sotto l’a­ spetto psicologico, socio-culturale, pedagogico e sportivo-educativo. Proprio quest’ultimo aspetto ha in­ trodotto un piccolo approfondimeli-

to sul concetto di motricità e su una delle motivazioni primarie che lo ca­ ratterizzano: il gioco. Infine, l’aspet­ to legato al ruolo c alle funzioni che ciascun corsista dovrà poi svolgere, vale a dire come promuovere «Gio­ casport » all’interno e all’esterno del CSI. I lavori del mattino si sono sempre conclusi con una proposta di dinami­ ca di gruppo, protesa ad evidenzia­ re alcuni fattori della «comunicazio­ ne» legati alle tecniche e alle dinami­ che promozionali. Le ore pomeridiane sono state impe­ gnate per approfondire in modo pra­ tico le diverse proposte di attività del «Giocasport» e le possibili formule di svolgimento e organizzative. Infat­ ti i corsisti, suddivisi in cinque grup­ pi, si sono ritrovati in una serie di la­ boratori a vivere in prima persona le attività, simulando situazioni diver­ se e realizzando materiale per il mo­ mento conclusivo. Il tutto puntando sulla creatività e sulla partecipazio­ ne volta ad approfondire in maniera diretta e personale ciò che poi sarà necessario trasmettere ad altri. II Corso si è concluso nella maniera più degna, attraverso un tirocinio pratico che ha impegnato tutti. Una vera «Festa di Giocasport» ha coin­ volto ragazzi e ragazze provenienti a centinaia dalla Val di Non e dalla Val di Sole; una manifestazione in piena regola organizzata ed animata dagli stessi partecipanti al Corso. La cronaca di questa giornata, ma anche quella delle serate associative, tutte ispirate ad un tema specifico (la danza, il teatro, lo sport...), richiede­ rebbe un lungo racconto: in poche ri­ ghe rischieremmo di dire poco e di non rendere bene l’idea. Non è un problema: il vissuto che ciascuno di noi si è portato a casa, l’esperienza maturata, si trasformerà senz’altro in tante occasioni di Festa e di gioco a cui ciascuno di voi è fin d’ora in­ vitato.

Donato Renaio Mossila

25


MEI

LE ARITMIE NELL'ATLETA Ho un figlio di 16 anni che pratica da alcuni anni il basket, due mesi fa in seguito alla visita annuale di idonei­ tà gli sono state riscontrate all’elet­ trocardiogramma delle exstrasistoli ventricolari. Può continuare a gioca­ re? Il medico gli ha prescritto ulterio­ ri accertamenti, tra cui un Boiler. De­ ve sottoporsi a tali accertamenti? Circa l'uno percento dei soggetti nor­ mali presenta exstrasistoli ventrico­ lari durante l'esecuzione di un elet­ trocardiogramma di routine: tale per­ centuale sale al 30-40%, qualora ven­ ga effettuata una registrazione elet­ trocardiografica continua di 24 ore (Boiler). Tale metodica oggi viene considera­ ta la tecnica di prima scelta per la diagnosi e lo studio delle aritmie car­ diache. soprattutto per le sue carat­ teristiche specifiche di esame da ese­ guire durante l’attività fisica, durante il sonno e durante le normali attività quotidiane (mangiare, lavarsi, eie). La monitorizzazione continua dell’ecg permette di valutare l’andamen­ to della frequenza cardiaca durante il massimo sforzo fisico (F.C. massi­ ma), durante la veglia e durante il sonno (F.C. minima), nonché la reale incidenza tipo e prevalenza delle aritmie. Tuttavia non sono stati ancora stabi­ liti criteri univoci circa la determina­ zione di uno standard di normalità

ài

>

tu

K.IMAI?’ AHlWl

nella valutazione delle aritmie, In atleti si può fare riferimento allo stu­ dio multicentrico effettuato dalla So­ cietà di Cardiologia dello Sport. Su 165 atleti, tra i 18 e i 35 anni, pra-

ticanti attività agonistica a livello medio-alto da almeno due anni, furo­ no rilevate aritmie ventricolari in 56 atleti (33,9%), che nella maggioranza dei casi erano semplici extrasistoli ventricolari. Naturalmente di fronte ad uno spor­ tivo con aritmie cardiache il primo obiettivo è quello di escludere la pre­ senza di una cardiopatia. Questo av­ verrà attraverso l’esecuzione di alcu­ ne indagini clinico-strumentali come l’Boller e l’ecocardiogramma. Soltanto nel caso che dovessero emer­ gere aritmie considerate a rischio per lo sportivo si deve formulare un giu­ dizio di non idoneità alla pratica sportiva. Comunque le aritmie ventricolari non sostenute da una cardiopatia, rappre­ sentano un rischio minimo per le per­ sone asintomatiche, permettono una regolare attività sportiva agonistica, ed hanno prognosi favorevole a lun­ go termine. In conclusione si può affermare tran­ quillamente che le aritmie dell’atle­ ta sono un riscontro occasionale ra­ ro, anche in sportivi di età non più giovane, e tale dato è sovrapponibile a quello riscontrato in soggetti non al­ lenati, di pari età; indenni da car­ diopatie.

Antonio Spataro

MEDICINA E PUGILATO

26

La boxe, tutto sommalo, non è poi co­ si tanto dannosa come si è soliti di­ pingerla. L'importante è conoscere a fondo gli effetti secondari che essa può indurre sul corpo umano (in par­ ticolare sulle parti prive di fascio mu­ scolari, ovverosia, in sostanza, sul ca­ po) e cercare di prevenirli, addirittu­ ra di annullarli. Questo è quanto emerge dal simposio medico internazionale su «Ruolo del­ la medicina dello sport applicata al pugilato: aspetti di carattere fisiolo­ gico e preventivo», tenutosi il 30 mag­ gio presso l'hotel Concorde di Tori­ no, a margine dei ventisettesimi cam­ pionati europei dilettanti di pugilato. « L'applicazione della scienza medica alle varie discipline sportive ha sot­ ti atto queste ultime all’empirismo di

taumaturghi e stregoni», ha sottoli­ nealo in apertura il prof. Antonio Francone, presidente della Commis­ sione Medica Europea dell’Eaba. Soprattutto il pugilato, a giudizio del ricercatore italiano, ha tratto grossi benefici dal progresso tecnologico de­ gli ultimi dieci anni, che ha dato ri­ sultati positivi nella prevenzione di traumi cranici. Un importante contri­ buto è venuto, in questo senso, dal­ l’enorme diffusione della Tac, rivela­ tasi «un insostituibile mezzo di dia­ gnosi precoce delle lesioni cerebrali acute e di ausilio al neurologo nella valutazione di quelle croniche». A riconoscimento dell'importanza di questo strumento, già nella riunione della commissione medica del Ciò di

Serajevo ( I 984) venne raccomandato all'Aiba (Associalion Internationale de Boxe Amateur) di eseguire su tut­ ti i pugili dilettanti un controllo Tac cerebrale all’anno. Ad essa va però aggiunta, secondo Francone, la Risonanza Magnetica, un sistema di indagine strumentale di natura radiologica che, non utilizzan­ do ionizzanti, risulta completamente innocuo. «Con questo mezzo — ha ag­ giunto il radiologo — è possibile for­ nire un maggior numero di informa­ zioni nell'eventualità di danni a cari­ co del tronco encefalico, scarsamen­ te ottenibile con la Tac». Lo yugoslavo Dragati Retrovie ha in­ vece sottolineato che «non ci sono si­ stemi fisiologici noli che possono evi­ tare il danno prodotto da un trauma


davvero grave». Nonostante questo, qualsiasi sport «violento», se ben se­ guito e controllato, può non esser no­ civo. Al riguardo si evidenzia però co­ me indispensabile il ruolo della neu­ rochimica e della neurobiologia. Ma soprattutto va incrementato l’appor­ to scientifico degli otorinolaringoia­ tri, di cui Petrovic ne è un esponente in seno all'Eaba, ove ricopre la cari­ ca di segretario generale della com­ missione medica. Lo scienziato slavo ha giustificato l’urgenza di questo apporto speciali­ stico per porre maggior attenzione al sistema vestibolare (cioè a quel com­ plesso meccanismo che ci fornisce l’e­ quilibrio e l'orientamento nello spa­ zio), parte integrante del sistema ner­ voso centrale e soggetto a particola­ ri aggressioni nel pugilato. Nulla di drammatico, però. Perché, in base ad un test compiuto su oltre cento pugi­ li professionisti presi a caso, il nume­ ro di Ko non è direttamente rappor­ tabile ad anomalìe del sistema vesti­ bolare. «Non è emerso — ha detto Petrovic — un rapporto stretto fra la quanti­ tà di traumi ed il funzionamento del sistema. E nulla ha indicato danni al­ l'udito dovuti alla boxe». Per il prof. Laptev, dottore in scien­ za della medicina presso l'istituto di cultura fisica Lenin di Mosca, il pu­ gilato diventa assai meno rischioso quando viene migliorato il regime di vita del pugile. «Se l’uso del casco riveste molta im­ portanza come difesa meccanica, altrettanso si può dire della difesa bio­ logica», ha sottolineato Laptev, ri­ marcando innanzitutto il valore di una protezione dallo stressante cari­ co fisico, neuropsichico ed emotivo, presente in misura sempre maggiore in un mondo pugilistico che tende a far lievitare in modo abnorme i rit­ mi di allenamento, il numero degli in­ contri e lo svolgimento delle gare, a tempi ravvicinati, in condizioni clima­ tiche diversissime. «Molte ricerche — ha concluso il so­ vietico — dimostrano che i traumi più pericolosi nascono dalla fatica accu­ mulata. Esaminando la preparazione di pugili come Papp, Stivensson e Lagutin, abbiamo rilevato quanto sia fondamentale una totale astensione dal consumo di alcol, tabacco e nar­ cotici, una costante igiene del corpo (cura del peso e buona attività sessua­ le), una dieta personalizzata». Dal poliambulatorio dentistico di Pe­ rugia arriva invece l’invenzione piu interessante per quanto cotteci ne la difesa delle arcate orali. Si tratta di un nuovo paradenti anatomico mono­ blocco, ideato dal dottor Giancarlo Mastriforti su sollecitazione di Fran­ co Falcinelli (allenatore della nazio­ nale italiana dilettanti) e dell’intero settore azzurro della Fpi.

INFORMATUTTO TOTOCALCIO: IN SEI MESI 125 MILIARDI IN PIU'

J..

j 4a L

Già sperimentato con successo a Los Angeles fra le ganasce di Stecca, Da­ miani, Todisco e Musone, l’apparec­ chio consente di proteggere entram­ be le arcate dentarie e non soltanto — come sempre è stato — quella su­ periore. Realizzata in resina semitra­ sparente termoplastica, la protesi di­ fende principalmente dagli effetti de­ gli uppercut, cioè di quei colpi temi­ bili portati dal basso verso l’alto. Non solo: grazie alla perfetta aderenza alle strutture anatomiche della bocca, il paradenti non può essere espulso (vo­ lontariamente o meno) dal pugile e soltanto un’altra persona è in grado di toglierlo. Alcune asole passanti so­ no poi state praticate sulla parte an­ teriore, onde evitare che il pugile, nel caso di ostruzioni alle vie nasali (de­ viazioni del setto, riniti, piccole emor­ ragie). sia costretto a respirare con la bocca aperta, in un atteggiamento terribilmente pericoloso nell’impat­ to con i colpi. Ma se la boxe è meno nociva di quan­ to si crede comunemente, a che dob­ biamo la presenza di marchingegni meccanici, farmacologici, biologici e radiologici?

D.M.

Il totocalcio, nel primo semestre 1987, ha incassato 125 miliardi in più di quanto previsto dal bilancio del CONI. La somma netta incassala dall’Ente è di 39 miliardi, ripartita secondo le se­ guenti principali destinazioni: 10 mi­ liardi alle Federazioni come ulteriore contributo ordinario, 3 miliardi alla preparazione olimpica, 2 per rimbor­ si alle Federazioni, 4 miliardi e 375 mi­ lioni alla Federcalcio (quota parte del 3,50 per cento di sua spettanza), 1 mi­ liardo e 602 milioni agli Enti di pro­ mozione sportiva (integrazione del contributo ordinario nella stessa per­ centuale di quello concesso alle Fede­ razioni), quasi 18 miliardi come primo stanziamento per la ristrutturazione dello Stadio Olimpico, oltre 5 miliar­ di al personale per l’applicazione del nuovo contratto di lavoro, 2 miliardi e 560 milioni ad enti pubblici territo­ riali e a società sportive per la realiz­ zazione di impianti sportivi.

MAGGIORE PERMISSIVITÀ' PER GLI STATUTI FEDERALI Il Consiglio nazionale CONI del luglio scorso ha approvato una nuova versio­ ne dei «Princìpi informatori degli sta­ tuti federali» già emanati la prima vol­ ta nel 1983. La nuova edizione concede qualche strappo alla severità della prima, si di­ ce per uniformarsi alle maglie un po’ larghe degli statuti della FIGC. Tra l’altro si allungano i termini per l’in­ tegrazione degli organi elettivi, si con­ sente di non far ricorso al recupero dei primi non eletti e si ammette, in pratica per la sola FIGC, di superare il tetto delle cinque deleghe tra socie­ tà nelle assemblee. Oggi la FIGC ne ammette fino a 40.

MEDICI E PEDIATRI: TUTELA SANITARIA La Gazzetta Ufficiale del 21 luglio, n. 16S, pubblica i due DPR dell’8 giugno 1987, n. 289 e 290, che danno attuazio­ ne agli accordi collettivi nazionali per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale e con i medici pediatri. Come nei precedenti accordi, è stato ribadito che rientra nei compiti di det­ ti sanitari anche la certificazione di idoneità allo svolgimento di attività sportive non agonistiche di cui al D.M. 28 febbraio 1983.

27


IL FILM

RADIO DAYS

DI WOODY ALLEN

«Ncssuno mi avrebbe creduto, tran­ ne Beex Baxter». Per il piccolo pro­ tagonista di «Radio Days», Beex Bax­ ter non è solo il personaggio radiofo­ nico preferito, l’eroe senza macchia e paura. È molto di più. È la voce ami­ ca, il confidente esclusivo, che mai tradirebbe, lo specchio segreto in cui guardarsi e riconoscersi. Ma, soprat­ tutto è a portata di mano: basta atten­ dere l’ora giusta e girare la manopola.

Cosi la radio — ci racconta Woody Al­ ien — alla fine degli anni Trenta tur­ bava e stimolava la vita, almeno quel­ la immaginaria, dell’americano me­ dio: sino al punto di sdoppiarla. La ar­ ricchiva di mille segni e significati in più, che si aggiungevano a quelli del­ la vita reale, a volte facendo loro da contrappunto, più spesso finendo per confondervisi. Una commistione, be­ ninteso, che non era mai assoluta. «Ci sono quelli che beveno champagne ai locali chic e quelli che, come noi, li sentono bere champagne alla radio», dice con amara ironia uno dei perso­ naggi femminili. Ma questo stesso margine di distacco non era motivo di disaffezione. Consentiva di torna­ re, di tanto in tanto, a misure le giu­ ste distanze, strappava dal torpore e rendeva, tutto sommato, il mezzo me­ no tirannico.

28

Non che la radio conoscesse discre­ zione e autocensure. Al contrario: en­ trava di prepotenza nelle case, rivo­ luzionava le abitudini, ne creava di in­ teramente nuove, sconvolgeva i rap­ porti, li piegava alle sue leggi. Ma, al tempo stesso, dava conforto, leniva la solitudine, slargava gli orizzonti. Ed era grazie ad essa, se potevano acca­ dere, tante cose prima impensabili: sc­ ia mattina, appena alzati, si poteva ascoltare le quattro chiacchiere che due consumati attori si scambiavano durante una prima colazione in diret­ ta; se si poteva sperare che l’improv­ viso annuncio di un'immaginaria in­ vasione di marziani, creando scompi­ glio, ponesse termine a un incontro a due che rischiava di degenerare; se, infine, non era escluso che dei ladri, intenti a saccheggiare un apparta­ mento, interrompessero per un po’ la loro opera, non resistendo alla tenta­ zione di rispondere per telefono alle domande di un programma a quiz e così, grazie alla loro prontezza di ri­ flessi, facessero vincere al derubato un premio tale da ripagarlo genero­ samente del furto subito. Aneddoti, ma anche ricordi. Storie collettive, ma anche storie individua­ li. L'ispirazione felliniana è troppo vistosta per passarla sotto silenzio. Ma non bisogna esagerarla. Alien è trop-

po interessato all’intreccio tra pub­ blico e privato, per concedersi ecces­ sive distrazioni nell’immaginario, troppo sociologo per credere nei mi­ crocosmi, troppo newyorkese per non lasciarsi assillare da problemi esi­ stenziali. È attratto dai casi umani dei singoli, ma non sa rinunciare a ve­ derci significati più vasti. I suoi per­ sonaggi non sono mai solo sé stessi. Rimandano a qualcosa che li trascen­ de, in primo luogo alla sostanza so­ ciale in cui sono immersi. È il caso anche di Sandy (Mia Farrow), sigheraia che diventa attrice e alla fine non sa più se e quando deve parlare il suo falsetto naturale o assumere il timbro baritonale che si è conquistata in estenuanti prove davanti allo spec­ chio. Anche lei alla fine si sdoppia: una parte al successo e una alla natura.

Ettore Greco

IL RISCHIO DELLA CERTEZZA Pregiudizio/Potere/Cultura TULLIO TENTORI / EDIZIONI STUDIUM, ROMA 1987, PP.360, L. 19.000 La verità è un territorio senza sentieri; se provi a tracciarli su una carta, ti ri­ troverai in mano una mappa, ma non il territorio. A questa massima di un saggio indiano sembra essere ispirato il voluminoso, denso, ma anche piacevole e somma­ mente interessante libro di Tullio Tentori, ordinario di antropologia cultura­ le nell'università «La Sapienza» di Roma. La verità è, potremmo aggiungere noi in forma più pedestre, che siamo imbe­ vuti di pregiudizi da capo a piedi, ma siccome abbiamo la presunzione della verità, non ce ne rendiamo nemmeno conto e non siamo minimamente in gra­ do di individuare dove s'annidano. Ecco un libro che aiuta a snidarli. Per molti sara un vero chock scoprire quan­ te certezze non sono altro die ipotesi e dunque, in quanto certezze, dei pre­ giudizi. L’opera non è soltanto un'antologia e un inventario di pregiudizi; è soprattutto una proposta metodologica per eviden­ ziarli laddove si confondono con i mo-

TULLIO TENTORI

ì

Il ràschio della certezza Pregiudizio Potere Cultura

EDIZIONI STUDIUM ROMA

delli culturali, con la tradizione, col co­ stume, laddove producono razionalizza­ zioni difensive o aggressive, o si fanno strumento di meccanismi di produzio­ ne, conservazione e ri produzione del potere. Tuttavia, nonostante l'ampiezza, è un viaggio imeompiuto, che ogni lettore sa­ rà messo in grado di proseguire attra­ verso gli «intrighi» della propria e altrui vicenda umana.


DON MILANI___________ I LIBRI

(segue da pag. II)

700 FASI i PORME DO ©0©CO PER VELOCIZZARE LA PALLAVOLO ALESSANDRO DEL FREO / SOCIE­ TÀ' STAMPA SPORTIVA, ROMA 1987, PP. 320, L. 20.000.

tacco attraverso veloci combinazioni di gioco; l’esecuzione del muro in combi­ nazione con rapide applicazioni tecnico­ tattiche di difesa e di attacco; il servi­ zio in salto con la tecnica della «battu­ ta veloce». La grande quantità di esercizi proposti offre a tecnici ed istruttori la possibili­ tà di estrapolare dall’insieme gli eser­ cizi ritenuti più adatti alle reali necessità delle squadre e dei singoli gio­ catori.

700 FASI E FORME DI GIOCO PER

UN ANNO DI CICLISMO .

! _.

LA PALLAVOLO A* ALESSANDRO DEL FRf.O

SOC3.TA STAMPA

sroHrr/A ROMA TZ»

[WMWMwiffl

Il diffondersi della pallavolo in Italia, sia a livello agonistico sia a livello «ri­ creativo», ha recato con sé un moltipli­ carsi di testi dedicati alla didattica e alla tecnica di questo sport. La sola Società Stampa Sportiva ha edito in dieci anni una ventina di titoli sulla pallavolo, ope­ ra di qualificatissimi autori italiani e stranieri. Questo libro di Del Freo, pro­ posto dalla medesima casa editrice ro­ mana, si segnala tuttavia per la sua particolare impostazione, che lo rende strumento assai semplice per insegnan­ ti, istruttori, tecnici di qualsiasi livello. Insegnante di educazione fisica, Del Freo è già stato autore di due volumi de­ dicati rispettivamente alla velocizzazio­ ne del basket e del tennis. La medesima finalità, proporre esercizi volti a realiz­ zare una tecnica che imprima maggior velocità alle azioni di gioco, viene ora applicata alla pallavolo. Il titolo stesso del libro è estremamente esemplificati­ vo della sua impostazione. Messe da parte le dissertazioni teoriche, del Freo illustra 700 esercizi relativi ad ogni fa­ se di gioco; il miglioramento della ve­ locità di esecuzione è ricercato a livello di singolo giocatore per giungere in se­ condo tempo a forme più veloci di gio­ co di squadra. Ogni esercizio è proposto tramite uno schema illustrato, al cui fianco sono ri­ portate, nel modo più sintetico possibi­ le, alcune righe di chiarimento circa l’esercizio proposto e circa le sue fina­ lità. Nell’insieme gli esercizi sono rag­ gruppati in cinque capitoli, che riguardano rispettivamente: il perfezio­ namento del palleggio c bagheri il gio­ co della difesa in funzione di un veloce rilancio del gioco d’attacco; i colpi d’at-

GIACOMO SANTINI / ED. LUIGI REVERDITO, TRENTO 1987, PP. 214, L. 25.000. Come ogni anno all’apertura della nuo­ va stagione ciclistica l’Editore Reverdito propone il più completo degli almanacchi sulla stagione precedente. Pubblicata in tarda primavera, anche l'edizione di quest’anno (che si riferisce logicamente alle corse del 1986) rispet­ ta l’impostazione usuale Le gare sono riportate in ordine cronologico di svol­ gimento; per ogni gara (o tappa) sono ri­ cordati ordine di arrivo e classifiche, mentre alcune righe di testo fornisco­ no la sintesi dello svolgimento della ga­ ra. Ma, inutile sottolinearlo, il «piatto forte» del libro sono le fotografie, ope­ ra di Sergio Penazzo, fotoreporter spe­ cializzato in ciclismo: numerosissime (oltre 250, molte delle quali a colori), di­ mostrano a quali vette di bellezza e di espressività possa giungere la fotogra­ fia sportiva. Ed è proprio questo, in fon­ do, il senso del volume, essere una bella, completa, colorata, economica (in rap­ porto alle sue caratteristiche tipografi­ che) strenna per tutti coloro che amano il ciclismo.

dello sport, della ricreazione. Questo aspetto del suo pensiero si lega alla sua concezione austera della vita co­ me impegno, lotta, fatica. Lo sport gli appariva come evasione, degenerazio­ ne tanto più pericolosa quanto più le­ gata al l'esperienza dei poveri. Eppure c'è stata una stagione nella quale don Milani è stato spesso cita­ to al nostro interno. Di lui citavamo la lettera a Pipetta che rappresenta forse la sintesi del suo modo di inten­ dere la presenza del credente nel mondo. Era la stagione in cui il C.S.I. andava maturando la svolta cultura­ le e sportiva. Nella lettera a Pipetta c’era spazio an­ che per destinatari come noi rivolti a riportare la pratica sportiva su una dimensione umana, impegnati a fa­ vore dello sport per tutti, a misura di ciascuno. Il suo monito a Pipetta, gio­ vane comunista impegnato, ci calza­ va bene allora e ci calza bene oggi e in futuro. Scegliere il povero e le sue lotte per combattergli a fianco, ma con una grande riserva mentale: poiché ogni battaglia produrrà comunque vinci­ tori e vinti, il cristiano dovrà essere sempre disposto a rivedere la propria collocazione storica. «Ma il giorno che avremo sfondalo insieme la can­ cellata di qualche parco, installata in­ sieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò la con te. lo tornerò nella tua casuccia piovo­ sa e puzzolente a pregare per te da­ vanti al mio Signore crocifisso. Quan­ do tu non avrai più fame né sete, ri­ cordatene Pipetta, quel giorno ti tra­ dirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degna di un sacerdote di Cristo: “Beati i... fa­ me e sete"» (6). È forse in questa fatica di distender­ si fra Dio e l’uomo, tra la fede e la sto­ ria e come nella convinzione e nel­ l’imbarazzo di non poter scegliere l'u­ no senza l’altro che si può cogliere il senso della testimonianza personale e dell’opera di don Lorenzo Milani co­ sì nitidamente sancita nelle ultime ri­ ghe del suo testamento: «Caro Miche­ le, Caro Francuccio, cari ragazzi,.... Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia atten­ to a queste sottigliezze e abbia scrit­ to tutto al suo conto...» (7).

Leo Leone 6) Lettere...: lettera a un giovane comuni­ sta di San Donato, pag. 12 e 13 ' 7) Lette­ re...: Testamento, pag. 276.

29


COSTO

RILEGGIAMO IL VOCABOLARIO DELL'ESTATE Invito a rileggerci, ciascuno per con­ to nostro o con una bella discussio­ ne di gruppo, il vocabolario della no­ stra estate. E fra settembre e ottobre c’è ancora un po' di tempo per utiliz­ zarlo al meglio.

un'idea nuova, una luce. Significava anche «stare in ozio», ma per gli an­ tichi Romani l’ozio non era il pigro far niente, anzi era proprio l'occupar­ si di cose piacevoli al di fuori del lavoro.

DIVERTIMENTO è una parola che viene dal latino «divertere», che ha il significato di «volgersi in altra dire­ zione». Che cosa viene rivolto altro­ ve? È chiaro: il nostro pensiero, disto­ gliendolo dalle preoccupazioni di tut­ ti i giorni. Divertimento sarebbe dun­ que tutto quanto aiuta a distrarre l’a­ nimo e il pensiero dagli affanni o dal­ le occupazioni abituali. Molti sono andati invece in vacanza portandosi dietro le proprie nevrosi, il pensiero dell’ufficio, della carriera, delle invidie e delle beghe quotidia­ ne rimuginate pure nelle chiacchiere al bar della spiaggia, le maldicenze, le rivalità... Chi è riuscito a mollare tutto dietro di sé? E non sarebbe sta­ to «divertente» volgere i pensieri a te­ mi meno banali, volgere l’anima a qualcosa di più alto?

TURISMO invece deriva dall’inglese «tourist» cioè turista, e dal francese «tour», cioè giro: «colui che fa un gi­ ro, che va in giro». C'è chi, questa estate, è andato da Roma a Ostia o da Milano ai laghi, e chi è andato alle Maldive o alle Seychelles. Ouest’ultima scelta è spesso un cattivo vezzo italiano: andare in giro in posti stra­ vaganti non per conoscere un paese e i suoi abitanti, ma per prendere la stessa tintarella che si potrebbe otte­ nere in Calabria e per mandare car­ toline agli amici dai quali farsi invi­ diare. Salvo la sorpresa di ritrovare gli stessi amici alle Seychelles o alle Maldive. Non è l’ampiezza del «giro» che fa il turista, ma la sua capacità di vedere, di capire, di accettare senza pregiu­ dizi, la sua curiosità e la sua umani­ tà. Uno scrittore savoiardo della fine del settecento scrisse un intero libro: «Viaggio intorno alla mia camera»; si chiamava Xavier de Maistre ed era un grande turista.

Divertimento è svago, passatempo, è ricreazione; procura distrazione, buon umore e piacevole interesse. A proposito, divaghiamo sullo SVAGO: la parola deriva ancora dal latino «exvagare», cioè «viaggiare fuori di, an­ darsene in giro al di là di...». Ancora una volta: al di là delle occupazioni e preoccupazioni logoranti. In fin dei conti, nelle parole dell’esta­ te c’è un senso di liberazione. Siamo noi che le trasformiamo in corsa, fret­ ta, agitazione, nuova prigionìa. RI­ CREAZIONE è parola che, nel signi­ ficato di «ri-crcare» dà l’idea del «creare di nuovo», ma nelle definizio­ ni del vocabolario corrisponde a un «riposo dalle occupazioni gravi e dal­ lo studio, impiegato in svaghi e trat­ tenimenti ■>. Non abbiamo sentito, nel­ le vacanze o ferie, il bisogno di farci nuovi, di sentirci rinnovati, magari davanti a una distesa marina senza fi­ ne, a un prato montano, a un bosco di abeti che additano il cielo, a una chiesetta sperduta? Ri-crearsi, rifar­ si nuovi, è desiderio di tutti, giovanis­ simi e anziani, giacché l’«uomo vec­ chio» che dorme in ciascuno di noi è duro da eliminare e l’«uomo nuovo» per sorgere deve sempre rompere una dura scorza.

30

Tutte le parole delle vacanze porta­ vano dunque in germe alcune idee,

*

z

che forse molti hanno sprecato. Quel­ la di un abbandono del ritmo di vita abituale si è ridotta all’adozione di al­ tri ritmi, spesso più frenetici, impo­ sti dalle mode, dagli amici, dalla vo­ glia di fare tutto in pochi giorni. Quel­ la di una ricerca di scoperte, attività ed esperienze nuove si è banalizzata nella solita triade spiaggia-bagnoombrellone, o pallone-campcttoamici, e così si sono perduti la luna sul mare di notte e il sorgere del sole dietro i monti, il miracolo della corol­ la d’un fiore e le striature d’un sasso del fiume. Quella che tutto ciò serve a dare gioia e ad elevare le condizioni del corpo e dello spirito è scaduta per molti in un affaticamento (dimenticando le esigenze del riposo), nell'avvilimento di passatempi banali, nel perdere tempo, quel tempo «per sé stessi» che invano si ricercherà prima o poi, quando da dentro urlerà un vuoto.

Dopo aver meditato sul senso vero delle «parole delle vacanze», io qua­ si quasi... ricomincerei.

Guarda un po’, VACANZA in latino si­ gnifica semplicemente «essere vuoto, essere libero da occupazioni », e la pa­ rola può così sembrare assai meno stimolante delle altre, ma questo «vuoto» dovrebbe aver reso ciascuno più disponibile a ricevere, ad acco­ gliere un’amicizia, un'impressione.

Domenico Volpi

Papa Paolo VI parlò del turismo di­ cendo: «L'incontenibile e irrequieto moto dell’uomo moderno esprime anch’esso tanti valori positivi: il senso del limite, la incontentabilità dei va­ lori contingenti, la ricerca instanca­ bile dell’o/fre. Esso può ricondurci fi­ no alle parole di sant’Agostino: Ci hai fatti per Te, Signore..., con quel che segue. Dobbiamo però evitare sia l’o­ zio pesante sia il piacere disordinato che arresta la vita dello spirito, per ricondurci al cristiano senso di esse­ re pellegrini nel mondo delle appa­ renze, verso il mondo della realtà so­ stanziale e soprannaturale...».


L'OPINIONE DI...

ANTONIO

BELLO Questa volta Stadium ha raggiunto uno dei Vescovi più giovani e più attivi della Chiesa italiana: Mons. Tonino Bello, Vescovo di Molfetta e Presidente del Movimento Pax Christi. Gli ha chiesto: — Mons. Bello, Lei è Presidente del Movimento Pax Christi. Si parla tanto di pace, delle grandi battaglie pacifiste, della lotta agli armamen­ ti, dei grandi progetti; ma restan­ do al nostro modesto vivere quoti­ diano, al nostro impegno di ogni giorno, Lei vede veramente una so­ cietà costruita in concreto sulla pace? «Il bisogno di pace è connaturato al bisogno di comunione. Mi accorg<;o che la gente ama stare insieme, la vera guerra la scatena soltanto la solitudine. Noi da credenti, quanto più diffondiamo questo desiderio di comunione nel el corpo socia­ le, tanto più rispondiamo agli ane­ liti di pace del mondo. Come Gesù fu il Grande Radunatore di folle, anche noi credenti dovremmo esse­ re coloro che facilitano l’accorpamento delle persone aiutandole a vivere nella conflittualità del no­ stro mondo. Tutto questo compor­ ta scelte coraggiose, come la lotta personale, la chiarezza di posizio­ ni, l’audacia profetica. In ogni ca­ so la contraddizione rilevata esiste: in fatto di pace c’è incoerenza tra le grandi enunciazioni di principio, i maxi-progetti e il vissuto quotidia­ no di coloro che predicano la pace. Per esempio non è credibile una persona che parla di disarmo e poi non sa perdonare, perché il perdo­ no che cosa è se non un disarmo unilaterale? Bisogna convertire il proprio animo prima di parlare di pace. Gesù usa tre verbi molto si­ gnificativi nel suo discorso: vieni, seguimi e vai. Molli pretendono di andare in "missione di pace», sen­ za essere venuti da Gesù e senza es­ sersi convertiti alla sua esigente sequela”.

— Da sempre Lei si batte sui temi dell’emarginazione. Ma quali sono le nuove irontiere dell’emargina­ zione? Chi sono i «nuovi poveri»?

’

~~

;

Che cosa c’è dietro il grande «ice­ berg della povertà», che spesso ci mostra soltanto le sue vette, come gli emarginati, i drogati, gli anzia­ ni, gli sfrattati? «Rispondere su quali sono i nuovi poveri, significherebbe rifare un di­ scorso vecchio, in voga da almeno 10 anni in Italia. Più che chiedersi chi sono gli emarginati, credo sia più utile interrogarsi su chi sono i nuovi emarginatoti, i veri produt­ tori di emarginazione. Penso che coloro i quali, come principio assiologico della propria vita, collocano se stessi e non l’altro in primo pia­ no, siano inevitabilmente operato­ ri di emarginazione, fattori di po­ vertà. Per cui il ‘‘crivello’’ per l'e­ lencazione delle nuove povertà non è l’esame sociologico, ma quello di coscienza, non l'analisi della situa­ zione, quanto l’analisi del proprio egoismo. È bello lottare per l’emar­ ginazione, ma spesso sono proprio 11 nostro egocentrismo e la nostra sopraffazione a creare la prima ve­ ra fascia di emarginazione». — Quale può essere concretamen­ te il ruolo dei giovani in questo con­ testo, in vista di una società fonda­ ta sulla pace e sull’amore per gli altri?

«Non è facile dire quale ruolo pos­ sano ricoprire realmente i giovani nella società a causa della natura­ le mutevolezza della loro natura nel tempo. Ritengo però che l'impegno prioritario della società civile ed ec­ clesiale si debba esprimere nella formazione dei fanciulli. Per prepa­ rarli al domani, occorre «iniettare» in questa fascia di età, i grandi va­ lori, educare alla pace, alla libertà, al rispetto della dignità dell’uomo e dell’ambiente. Per una sana edu­ cazione dei giovani, occorre parti­ re dalla base, al fine di creare nei più piccoli una grande sensibilità alla percezione elei veri valori, l’a­ more per Dio e per gli altri. Per quanto riguarda questa generazio­ ne di giovani, io sono molto fiducio­ so. 1 giovani sono sensibili e gene­ rosi, pronti all'impegno e all’affer­ mazione dei grandi valori, riescono a percepire ciò che è essenziale. Ad esempio il discorso sulla pace fa presa su di loro perché hanno gran­ de bisogno di felicità e di comunio­ ne, e si va sempre più radicando la risposta giusta alla domanda sul senso della vita. I giovani al di là delle apparenze sono più sensibili alla ricerca dei fini ultimi che di quelli penultimi o transeunti».

— In che modo lo sport può contri­ buire alla crescita personale e al miglioramento della società? «Lo sport più che essere veicolo di trasmissione dei valori, è già un ca­ lore. In particolare se il credente ri­ spetta le "regole del gioco", forni­ sce già un esempio formidabile di come vada rispettata l'integrità del­ le realtà terrene. Lo sport può co­ stituire un veicolo per aiutarci a vi­ vere nella conflittualità con gli al­ tri, ineliminabile nella nostra socie­ tà, ma a certe condizioni. Lo sport rappresenta una "icona espressiva” della vita. Chi pratica lo sport vive nella conflittualità, e si abitua al­ l'accoglienza, al rispetto, al giusto riconoscimento del valore altrui. Lo sport può essere un serio ed ef­ ficace allenamento al gioco più im­ pegnativo della vita». a cura di Vito Cozzali.

31


Direzione, Redazione e Amministrazione: Via della Conciliazione, 1 - Tel. 6567941 - 00193 ROMA - Spedizione in abbonamento postale gr.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook