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Stadium n. 9/1975

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ANNO LXX - N. 9

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Segnalazioni

DEI GIOVANI L’AVVENIRE Direttore responsabile: Aldo Notorio Redattore: Duilio Dimetti

Con la collaborazione di Zina Giuri Amili

Grafica: Alberto Greganti

STADI UM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

STADI UM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

IN COPERTINA: Calcio, pallacanestro, palla­ volo, tennistavolo: le quat- i tro discipline che program­ mano in questo periodo i rispettivi momenti na­ zionali. Nelle pagine inter­ ne diamo un quadro delle attività a carattere nazio­ nale e i primi resoconti.

Il sottotitolo illustra subito il contenuto di questo libro: » Paolo VI parla ai giovani ». Si tratta in effetti di una raccolta sistematica di una lunga serie di messaggi che il Papa ha rivolto ai giovani nelle più varie occasioni dal 1970 ad oggi. I brani degli interventi pon­ tifici sono raccolti in tre parti: quelli rivolti espressamente ai giovani, quelli riguardanti gli educatori e quelli in cui si indica Cristo come ideale dei giovani. Con lo stesso sistema, in una prima parte viene riportato ciò che il Concilio ha detto dei giovani. Dei giovani è l'avvenire giovani — a cura del storale Giovanile — (Torino) pagg. 144 —

— Paolo VI parla ai Centro Salesiano Pa­ Elle Di Ci Leumann L. 1200.

VERSO UNA SCIENZA DEL MOVIMENTO Per capire il libro, il contenuto e l'angolo di visuale è illuminante conoscere l'esperienza personale dell'autore. Il francese Jean Le Boulch ha cominciato come insegnante di educazione fisica, studiando cioè quel certo numero di gesti codificati che sono le tecniche sportive a cui si sovrappongono gli insegnamenti di anatomia, filosofia, psicologia, sociologia ecc. Insoddisfatto di questa formazione enciclope­ dica e tuttavia superficiale, si è dato allo studio della medicina. Ritenendola ancora in­ sufficiente. ha intrapreso lo studio della psi­ cologia. Dopo aver conseguito tre diplomi di studi superiori, si è imposto un alt per non rischiare di rincorrere diplomi per tutta la vita, senza peraltro riuscire a cogliere la sin­ tesi del problema che ricercava. Ha cercato allora un'altra strada per affron­ tare lo studio del movimento: è partito dal punto di vista molto più globale che consi­ dera il movimento come • una dimensione della condotta umana ». • uno degli aspetti del com­ portamento ». In altre parole, egli vuol dimo­ strare come • l'educazione della motricità debba consistere nel porre le strutture corticali in grado di avere un ruolo effettivo nella program­ mazione dela risposta motoria ». per cui la re­ lazione motoria, incessamente rinnovata, deve essere anche relazione intellettuale ed effettiva del soggetto del mondo esterno. Si tratta dunque di un'opera essenzialmente interdisciplinare. Per quanto imperniata intorno alla scienza nuova della « psicocinetica » o ■■ psicomotricità » e per quanto pubblicata nella - serie di psicologia » dell'editore Armando Ar­ mando. l'opera del Le Boulch spazia attraverso svariate materie (dall'anatomia alla fisiologia, alla psicologia, alla pedagogia, alla sociologia...) incentrate intorno all'unicità del soggetto — l'uomo — considerato nella globalità e nell’uni-

tà dell’essere corporale, intellettuale e affet­ tivo. L'impostazione del libro è chiaramente scien­ tifica. ma proprio la sofferta esperienza del­ l’autore gli hanno garantito una chiarezza e una comprensibilità del linguaggio largamente accessibile. L'utilità è indubbia per tutti coloro che in­ tendono utilizzare il movimento come mezzo edu­ cativo essenziale Se non temessimo di es­ sere presuntuosi, diremmo che si tratta d'uno di quei libri che dànno consistenza scien­ tifica. aperture programmatiche e metodolo­ giche alle nostre intuizioni sul nuovo modo di intendere lo sport come strumento di educa­ zione e di cultura. J. Le Boulch Verso una scienza del movimento umano — Introduzione alla psicocinetica — Armando Armando Editore, Roma 1975 - pagg. 350 — L. 5.500

ATTIVITÀ’ MOTORIA E PROMOZIONE DELLA SALUTE il testo di questo libro è stato preparato dal dott. Vladimiro Perretta, del Centro Studi e Formazione dell’ARCI-UISP. in collaborazione con il collettivo di lavoro della Polisportiva Giovanni Castello di Roma. Per quanto il volumetto si presenti agile e pratico, evidentemente concepito al servizio degli operatori sportivi, non è un semplice prontuario Insieme agli elementi di fisiologia del movimento — corredati di numerosi disegni — e alle misure di pronto soccorso, vengono trattati anche i seguenti argomenti: il signifi­ cato dell'attività motoria: il ruolo del medico nell'attività motoria: scienza e sport: proposte per il rinovamento dell'attività fisico-sportiva. Il libro si chiude con un glossario dei termini scientifici Il volumetto di 100 pagine si può richiedere all’UISP nazionale, via Spallanzani, 22 - Roma.

GUIDA PRATICA PER I CENTRI Segnaliamo anche quest'altro volumetto che l'UISP nazionale ha preparato per i propri centri di formazione. Il titolo completo è: » Guida pratica per la istituzione e la conduzione dei gui-­ Centri di formazione fisico-sportiva ». Una gui da tecnico-organizzativa che raccoglie le piti recenti esperienze dell'UISP in fatto di Centri di formazione. Si tratta di un sussidio interno dell'UISP che può essere utile anche ai nostri respon­ sabili e animatori dei Centri per un confronto sulle impostazioni, sui programmi e sui metodi di conduzione.

Le richieste vanno inoltrate, anche in questo caso, all'UISP • ; ■ oliale.


Ma voi de' CSI con chi state? Era inevitabile che succedesse. Era, cioè, inevita­ bile che il precedente numero di Stadium (n. 7-8 del 17 maggio 1975? provocasse in molti la domanda: ma voi del CSI con chi state? Anzi, per essere fran­ chi, non solo ce l’aspettavamo, ma ci speravamo, per avviare un chiarimento su un vecchio equivoco. Cosa c'era nel citato numero di Stadium che giu­ stificasse la domanda? Cera il resoconto del Con­ vegno di Lecco su « Regioni e riforma dello sport », c’era il documento socialista sulla riforma sportiva (un numero prima era apparsa la proposta comuni­ sta), e alcuni interventi sui problemi dell'educazione fisica e sportiva nella scuola. Erano, più o meno, cose normali: quelle cose che da qualche tempo hanno provocato al CSI l’accusa di « andare a brac­ cetto con i comunisti ». Avete un bel dire che al Con­ vegno di Lecco erano rappresentate tutte le forze, di destra, di centro, di sinistra, quelle governative, il CONI e le Federazioni. Potete ripetere quanto vo­ lete che in tutti questi anni il CSI ha sempre cer­ cato un dialogo e una collaborazione con il più va­ sto arco di enti, partiti e associazioni per promuo­ vere iniziative di politica sportiva e di sport sociale. E' più facile e più comodo appiccicare un'etichet­ ta: « il CSI è tutto pappa e ciccia con l’UISP ». E quando un'etichetta è appiccicata, hai voglia a scrol­ larti, ti resta appiccicata per anni. Come l'altra eti­ chetta che fino a qualche anno addietro identificava il CSI con la « Libertas » e con la Democrazia Cri­ stiana. Eravamo riusciti, alfine, a chiarire le cose, per vederci subito dopo etichettati all’estrema sini­ stra. Ma ora succede che nel numero di Stadium, in cui sono presenti le solite cose che tranquillizzano i superficiali dall’etichetta facile, appaiono anche due interventi di inequivocabile adesione e appoggio alla linea di riforma sportiva espressa dalla Democrazia Cristiana tramite l’on. Concetto Lo Bello. Oh Dio! hanno esclamato: che sarà mai successo? Sono inter­ venute le autorità (ecclesiastiche e politiche) e li han­ no ridotti alla ragione? Hanno risposto al « richiamo del sangue » in vista del pericolo elettorale? O è solo una manovra diversiva? E allora ci hanno rivolto angosciati la domanda: ma, insomma, con chi state? Per la verità, qualcuno è andato anche più oltre: ci ha trovato un’altra etichetta: quella di « collateralismo » con la DC! Noi non vogliamo rispondere alla faciloneria con altrettanta faciloneria. Riconosciamo che il problema dell'identità della nostra associazione, sul piano ideo­ logico e su quello della prassi, è complesso e arti­ colato: meriterebbe una trattazione più attenta. Non diciamo quindi che il CSI sta con tutti e con nes­ suno. Diciamo, però, che per quanto riguarda i par­ titi, è senza senso chiederci con chi stiamo. Il CSI è un’associazione che si propone finalità educative da conseguire attraverso un'esperienza spor­ tiva cristianamente ispirata. E' ben consapevole che, per conseguire le sue finalità, deve svolgere, oltre un ruolo ideologico, anche un ruolo sociale e politico.

Ma, proprio perché cristianamente ispirata, non può non tener conto della dimensione pluralistica dell’ attuale situazione italiana e rispettarla profondamen­ te, sia nei propri associati, sia nei cittadini e nelle forze politiche che li rappresentano. Come potrebbe, dunque, il CSI proporre, ai soci che si riconoscono nelle finalità educative appena ricordate, un'adesione univoca e incondizionata a un determinato partito? E come potrebbe presentarsi ai cittadini italiani con un’etichetta politica, quando per sua natura non si qualifica come forza partitica? I soci del CSI sono d'altronde consapevoli che far politica significa operare delle scelte. E il CSI tale scelta l'ha fatta: « operare con quanti si pro­ pongono il fine della liberazione dell’uomo da tutti i condizionamenti materiali, ideologici, sociali e poli­ tici e adottano per questo scopo un progetto e una prassi coerente » (Documento ~ politico del Consiglio nazionale, 1973/ Non è una scelta facile e disimpegnata: tutt' altro. Sarebbe facile se avesse scelto un partito (tan­ to per stare nel tema) una volta per sempre. Ma è difficile, perché invece delle etichette ha deciso di scegliere le idee, invece degli uomini ha scelto i pro­ grammi, invece degli slogan ha scelto la coerenza delle azioni. Una scelta definitiva avrebbe sempli­ ficato enormemente le cose: in questo modo, invece, l’analisi, l'impegno, il giudizio critico devono essere costantemente rinnovati, e la nostra collaborazione costantemente verificata. Anche questa volta, insomma, come è avvenuto per l'attività sportiva, abbiamo scelto la strada più difficile: quella della libertà, della democrazia, del pluralismo, della responsabilità: la strada, insomma, del massimo impegno. Ci rendiamo conto che la risposta alla domanda è appena abbozzata. Ma crediamo sia sufficiente al­ meno a far comprendere come la stessa domanda sia in gran parte senza senso, poiché il CSI non ha scelto e non sceglierà definitivamente alcun partito. Noi cerchiamo compagni di strada per portare avan­ ti le cose in cui crediamo. Li cerchiamo senza pre­ giudizi, ma anche con estrema chiarezza. A chi vuol fare un tratto di cammino con noi diciamo con estrema franchezza: noi intendiamo « promuovere un movimento sportivo giovanile che vive l’esperienza dello sport come momento di educazione, di matura­ zione e di impegno in una visione ispirata alla con­ cezione cristiana dell'uomo e della realtà » (art. 1 dello Statuto). Se troviamo un; accordo, anche parziale, su queste premesse per noi irrinunciabili, sia­ mo pronti a collaborare. Non badiamo dunque alle etichette, ma non accettiamo neppure che ce ne ven­ gano indebitamente affibbiate. Non strumentalizzia­ mo nessuno, ma non vogliamo neppure essere stru­ mentalizzati. Nel tratto di strada che faremo assie­ me, saremo leali e coerenti, ma pretendiamo dagli altri la stessa lealtà e coerenza.

Duilio Olmetti

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Esperienze

MOMENTI NAZIONALI

Il quadro della situazione

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Nei prossimi giorni si concluderà la serie prima­ verile degli Incontri Nazionali iniziata il 3 maggio e che ha impegnato tutta l’Associazione per far vivere, o almeno per tentare di far vivere, ai giovani una esperienza sportiva diversa dalla solita. Nelle pagine che seguono troverete un'ampia pa­ noramica di questa esperienza e potrete rivivere at­ traverso le impressioni dei « protagonisti » la gamma di sensazioni che essi hanno vissuto. Certamente non tutte le esperienze saranno state positive o avranno di punto in bianco modificato un modo di essere pro­ fondamente radicato nella tradizione, ma senz’altro possiamo affermare, senza tema di smentita, che tutti i partecipanti a questi « momenti forti » associativi hanno tratto motivi di riflessione, di verifica e, perché no, di autocritica su come avevano realizzato la loro attività. Abbiamo già avuto modo di scrivere, infatti, che i momenti nazionali dovrebbero essere il « volo pin­ darico » di tutto il discorso associativo fatto attraverso l'attività sportiva mentre, purtroppo, molte volte si è trattato deH’impostazione del discorso e quindi di un momento scioccante fine a se stesso, che non aveva un passato e quindi non poteva avere o ben raramente poteva avere un avvenire. Abbiamo detto prima che queste esperienze hanno certamente messo in crisi parecchie persone e non certamente i giovani ma tutti coloro che intendono I’ attività sportiva come un mezzo per la propria affer­ mazione personale o collettiva, un momento esaltan­ te per evidenziare le proprie capacità tecniche, or­ ganizzative, un punto di arrivo, di conquista, di « pre­ stigiose » affermazioni, non certamente un momento di confronto, di verifica, di riflessione. Ripercorrendo come in una moviola il film degli incontri snodatisi a Porto d'Ascoli, Fidenza, Cividale del Friuli, Catanzaro per il Tennistavolo; Fresinone, Melfi, Cremona e Ferrara per la Pallacanestro; Trichiana, Piacenza, Giugliano, Trani e Lucca per la Pallavolo, balzano evidenti luci ed ombre, note posi­ tive e negative, ma in ciascuno di essi una nota

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comune, positiva, confortante: la piena immediata adesione dei giovani alla nuova concezione di uno sport sociale, uno sport liberante che dia a tutti la possibilità di esprimersi, segno di una maturità note­ vole che lascia ben sperare per l'avvenire. Ovviamente alcune note dissonanti hanno guasta­ to questa coralità: dalla richiesta di una premiazione differenziata e dal conseguente rifiuto di partecipare alla manifestazione conclusiva, dalla contestazione di una formula di svolgimento, certamente non in sin­ tonia con il nuovo modo di essere dell'Associazione, ma con la conseguente mancata accettazione di una decisione comunitaria e quindi non calata dall'alto, ma voluta da una maggioranza protagonista. Da una parte la strenua difesa di formalità superate, dall’altra la mancanza di senso democratico che ci deve far accettare le decisioni prese comunitariamente, anche se queste contrastano con le nostre convinzioni pur continuando dal di dentro ad animare la realtà spor­ tiva che ci circonda. Da queste esperienze dobbiamo trarre quindi utili spunti per migliorare le prossime, e cioè gli incontri nazionali di Calcio che si svolgeranno dal 18 al 22 giugno a Jesi e Bari, e dal 26 al 29 giugno a Rovigo; quelli di Nuoto che si svolgeranno a Ferrara e Ta­ ranto il 13-14 settembre; quelli di Ciclismo che que­ st'anno riunirà in un’unica sede, a Roma, il 21 settem­ bre tutti gli atleti che praticano lo sport della bici­ cletta; per concludere con le Bocce, per tutti e due i regolamenti, nazionale e internazionale, a Pesaro il 28 settembre e con ['Atletica su pista, i cui incontri si svolgeranno nel mese di ottobre in varie sedi. Nel frattempo l’Associazione avrà dibattuto anche sulla opportunità o meno di continuare a vivere que­ ste esperienze sia in senso locale che regionale e nazionale. Anche le esperienze di quest'anno potranno ser­ vire per dare una risposta a questi interrogativi. Filippo Dragotto


Esperienze

Tennàstavoto consenso crescente

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I giovani guardano con sempre maggior favore al tennistavolo. Superati i vecchi pregiudizi che lo volevano un'attività da oratorio o da circolo ricreativo, il tennistavolo offre ai giovani, insieme aJle qualità atletiche di uno sport autentico, le risorse di un’attività in cui l’elemento ludico non riesce ad essere sopraffatto dalla più vigorosa carica agonistica. Pubblichiamo notizie e testimonianze dei momenti nazionali svoltisi il 3-4 maggio a S. Benedetto del Tronto (AP), il 10-11 maggio a Fidenza e Udine, il 17-18 maggio a Catanzaro.

A San Benedetto si è inventato

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Il momento nazionale di tennistavolo di San Benedetto del Tronto è stato dominato dai ragazzi della Sardegna; non nel senso tecnico della parola (il primo di essi è giunto quarto, Massi­ mo Atzeni di Cagliari), bensì nel senso che la loro partecipazione rivestiva un carattere veramente eccezionale se con­ sideriamo le numerose ore di viaggio che li separava dalla città adriatica e che, nonostante tutto, hanno intrapre­ so con grande spirito associativo. E non basta. Infatti non hanno avuto neanche trop­ pa fortuna, se pensiamo che a Roma hanno perso la coincidenza e quindi sono giunti a San Benedetto alle otto della sera del sabato e ciò grazie alla solerzia degli amici della Società or­ ganizzatrice Sacra Famiglia che si sono preoccupati di andare a Pescara a pre­ levarli.

Tutto ciò è stato compreso appieno dagli altri atleti e dirigenti convenuti dalle regioni vicine e, avendo saputo del ritardo per tempo, s’imponeva la scelta di una formula di svolgimento della manifestazione che permettesse di iniziare in orario le ggare ma nello stesso tempo di inserire i sardi quando fossero giunti. L’unica che faceva al caso era il gi­ rone all’italiana; così i 56 atleti iscritti sono stati suddivisi in 8 gironi ed i presenti hanno dato inizio alla mani­ festazione. Tale scelta ha anche per­ messo che si realizzasse un altro pre­ supposto che sta alla base della riusci­ ta (nel senso che intendiamo oggi nel CSI) dell’incontro nazionale, e cioè si dava a tutti i ragazzi l’opportunità di giocare a lungo; sono ben lontani, per fortuna, i tempi in cui si ammetteva il concetto secondo il quale i più bravi potevano disputare diverse partite e i

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meno tecnicamente dotati dopo uno o due incontri al massimo si trovava­ no fuori gara! Con soli quattro tavoli disponibili pe­ rò è venuto fuori il problema che or­ mai assilla tutti i momenti nazionali e cioè quello del tempo: a mezzanotte di sabato infatti si è fatto un consun­ tivo e si è riscontrato che erano stati giocati soltanto una sessantina di in­ contri e ne rimanevano ancora un cen­ tinaio da fare; si è allora organizzata una riunione tra i dirigenti presenti per decidere tutti insieme come risol­ vere il problema. Si è subito constatato che il regola­ mento non offriva nessuna soluzione e allora si è detto: perché bisogna per forza rimanere vincolati a certi schemi se essi ci costringono a non dare il giusto primato a quegli aspetti orga­ nizzativi e logistici che permettono di non far fare troppi sacrifici ai ragazzi? Pur tra qualche titubanza iniziale (si sa, è difficile uscire dalla via maestra, che è ben tracciata e facilmente per­ corribile) si è concordato che bisogna­ va inventare qualcosa; diverse sono state le proposte fatte dagli stessi di­ rigenti e tra esse alla fine la scelta è caduta su quella di far disputare gli incontri con un solo set a 27 punti. Ve l’immaginate una soluzione del genere ai campionati federali? Eppure noi 1’ abbiamo adottata e possiamo ben dire che la tecnica è stata asservita all’uo­ mo! La sera prima tutti i partecipanti erano stati ospiti della società Sacra Famiglia di Porto d’Ascoli (pochi chi­ lometri da San Benedetto); al loro arrivo gli atleti hanno trovato nume­ rosi ragazzi ad attenderli e con essi si sono incontrati scambiando qualche pa­ rola e rifocillandosi al piccolo bar che i dirigenti della società gestiscono per alleviare l’annoso problema finanziario. Poi, tutti insieme, hanno preso par­ te alla Messa celebrata dall’assistente don Franco Iaconi, il quale — nell’ome­ lia — ha invitato gli ospiti a riflettere sulla somiglianza che si riscontra tra la gara sportiva e la corsa della vita. Dopo la celebrazione eucaristica, pic­ cola riunione all’aperto: tutti seduti sulle scale prospicienti la chiesa per parlare un po’ dell'attività sportiva che fa il CSI oggi; hanno parlato alcuni ra­ gazzi i quali hanno espresso i motivi che secondo loro sono dietro ai cambia­ menti apportati alle manifestazioni a livello nazionale dal CSI, rivelando con le giuste argomentazioni addotte, che non possiamo più dire che certe scelte associative siano rimaste tra le nuvole, perché qualcosa comincia a passare anche tra gli atleti: dopo di ciò, in attesa dell’ora di cena, essi si sono « sguinzagliati » per le vie del centro di San Benedetto, in mezzo alla gente che affollava numerosa il corso per la tradizionale serie di « vasche » (per dir­ la con il nuoto) del sabato sera. Un’altra nota positiva che ci sembra giusto fare riguarda i dirigenti: oltre alla scontata cordialità che ha carat­ terizzato i rapporti personali, abbiamo notato un’ampia disponibilità al dia-

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logo e una gran voglia di non rimane­ re — come spesso è stata nel passato — degli oggetti della manifestazione; anzi sono stati coinvolti nella direzione delle gare c pian piano, grazie al loro entusiasmo, hanno espletato tutto il grosso del lavoro del Giudice Arbitro. Non possiamo chiudere questo reso­ conto dell’incontro nazionale senza un ringraziamento a tutti• indistintamente, atleti e dirigenti, che hanno dato vita a questa bella manifestazione e in spe­ cial modo ai ragazzi sardi, che più di tutti si sono sacrificati e che restano un esempio di sportività, non solo, ma soprattutto di grande spirito associa­ tivo. Francesco Cinciripini

Da Fidenza alcune riflessioni A Fidenza purtroppo non sono venu­ ti in molti per l’incontro Nazionale di tennistavolo organizzato da quel consi­ glio circoscrizionale: soltanto 37 allie­ vi e 3 allieve. Per queste c’è stato bi­ sogno addirittura di una convocazione telefonica apposita, quando non appe­ na giunti, i ragazzi di Biella si sono accorti che era in programma anche la gara femminile. A chi imputare questa ignoranza? Non sappiamo veramente, né ci interessa saperlo; quello che ci sembra poter cogliere dal fatto citato è che sussiste una scarsa considerazione per tali manifestazioni, altrimenti non sarebbe accaduto quello che è accaduto. Anche gli allievi non sono stati molti, considerando che le regioni invitate a Fidenza svolgono mediamente un’atti­ vità pongistica superiore a quella di molte altre regioni. E’ vero che anche la fortuna non è stata própizia: infatti i ragazzi di Reggio Emilia hanno dato « forfait » la mattina delle gare perché un incidente stradale aveva tolto la vita ad una giovane della società spor­ tiva iscritta; ciò non toglie però che saremmo stati ugualmente molto lon­ tani dai 56 allievi presenti a San Be­ nedetto del Tronto (di cui 13 sardi!). Senza considerare che quest’anno le iscrizioni erano libere! Va forse reimpostato tutto il discor­ so sugli Incontri Nazionali? Alcuni già lo sostengono con forza; saremmo d’ac­ cordo anche noi, se però non fossimo consapevoli che tali incontri riuscireb­ bero molto meglio se chi vi partecipa avesse alle spalle un tipo di attività locale più coerente a certi princìpi e quindi fosse nello spirito di chi va ad incontrare dei nuovi amici, per scam­ biarsi le proprie esperienze. In questo modo rincontro nazionale sarebbe un avvenimento atteso e tutti ambirebbero

parteciparvi, facendo anche dei sacri­ fici finanziari e di altro tipo. Perciò, così come stanno le cose, è evidente che essi sono più subiti che accettati e quindi andrebbero rivisti senz’altro, se... C’è un « se » e ci riferiamo all’op­ portunità che essi ci dànno di avere riuniti esponenti di varie realtà locali e di affrontare con essi una discussio­ ne sui problemi associativi; e spesso ci accorgiamo che per loro sono discor­ si affatto nuovi, pur con le debite ec­ cezioni. Ciò considerato, torniamo a Fidenza dove nonostante tutto si sono trascorse un po’ di ore in allegria e senza ecces­ siva tensione per le gare che, svolte a gironi all'italiana, hanno permesso a tutti di giocare fino a stancarsene. Ma non ci sono state solo le gare: dopo


CARISSIMI AMICI DI FIDENZA, SONO STATO VOSTRO OSPITE PER IL MOMENTO NAZIONALE... Cari amici fidentini,

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Aspetti del momento nazionale di Fidenza. In alto, la palestra dove si sono svolte le gare; in basso, l’incontro comunitario in teatro.

cena del sabato ci si è spostati tutti presso una società sportiva di Salso­ maggiore Terme e lì un gruppo di gio­ vani ha animato uno spettacolo a base di giochi cui hanno preso parte gli atleti, con una generosa elargizione di premi per tutti. Inoltre è stata lanciata un’interessan­ te iniziativa, consistente ncll’invitare tutti i partecipanti all’incontro a scri­ vere una lettera nella quale dovevano esprimere le proprie impressioni, cri­ tiche, suggerimenti in ordine alla espe­ rienza che avevano vissuto a Fidenza. Nel momento in cui scriviamo, appren­ diamo che sono giunte nella città emi­ liana già diverse lettere, che mettono in risalto la necessità di poter offrire agli atleti un’attività continuativa nel­ l'arco dell’anno. Purtroppo il tennista-

avete organizzato una manifestazione che, secondo me, ha avuto il pregio di arrivare allo scopo, al fine di questi in­ contri, di questi Momenti Nazionali CSI, ossia di far vivere a gruppi di ra­ gazzi di diverse regioni due giornate insieme, per conoscersi, per trascorrere insieme alcune ore di divertimento e scambiarsi le proprie esperienze.

volo, se non ha in seno al consiglio, un appassionato che vi si dedica esclusi­ vamente, il desiderio di quei ragazzi che scrivono non si può realizzare fa­ cilmente; invece nella grande maggio­ ranza dei casi, la crisi dei dirigenti pro­ voca il « distacco » di uno di quei po­ chi che ci sono all’organizzazione di quelle due o tre manifestazioni pongistichc, fatte le quali, ci si sente a po­ sto. Il tennistavolo è ormai una disci­ plina sportiva come le altre e chi la pratica sente il bisogno di farlo assi­ duamente, e le gare che periodicamen­ te dovrebbero essere organizzate costi­ tuirebbero lo stimolo prossimo alla preparazione personale. Fidenza dunque ci ha detto anche questo, e se noi responsabili ad ogni livello (quindi anche di società sporti­ ve!) sapremo far tesoro di quello che ci possono dire gli incontri nazionali, dando un calcio all’indifferenza, alla pigrizia e a certo tipo di mentalità, da­ remo veramente ai nostri ragazzi l’op­ portunità di crescere, cosa per la qua­ le siamo riuniti sotto l’emblema del C.S.l.

F. C.

Sono state due giornate veramente originali, diverse da tutte le altre ma­ nifestazioni, le quali sono sempre la solita nenia e sono tutte uguali; inve­ ce giornate come quelle fidentine per­ mettono veramente di vivere una ma­ nifestazione. Già leggendo il programma della ma­ nifestazione avevamo capito che si trat­ tava di « una vera gara », molto origi­ nale (vedi formula per lo svolgimento della gara, vedi la visita alla casa na­ tale di Verdi, vedi premiazione finale). Io facevo parte del gruppo biellese, intervenuto a Fidenza piuttosto nume­ roso (sei giocatori, due accompagnato­ ri) e prima d'ora non avevo mai parte­ cipato a un Momento Nazionale CSI. Ebbene, posso dire di essere rima­ sto soddisfatto. Accolti in una bella città emiliana quale Fidenza dal CSI locale, dal Cen­ tro sportivo giovanile Don Bosco e da altri Gruppi Sportivi della zona, ci sia­ mo trovati a giocare in una palestra che più che palestra si può definire Palazzetto dello sport. La formula per lo svolgimento della gara è stata ideata in modo tale che ogni partecipante ve­ nisse a giocare, come minimo, almeno quattro o cinque partite. Molto interessante è stata la visita alla casa natale di Verdi a Busseto, anche se fatta ad un’ora non molto az­ zeccata, data la concomitanza con l'ora di pranzo. Inoltre, molto originale è stata la premiazione che ha permesso a tutti i partecipanti, accompagnatori e giocatori, di portarsi a casa un ricordo di queste due giornate fidentine. lo proporrei di fare molto più spesso questi Momenti Nazionali, appunto per trovarci più spesso e anche per allar­ gare la cerchia dei partecipanti a que­ ste manifestazioni. L'unica critica che faccio a questa manifestazione fidentina è quella della scarsa partecipazione (35 atleti parte­ cipanti). Possibile, per esempio, che in tutto il Piemonte ci siano solo due Con­ sigli disposti a partecipare a queste manifestazioni: Biella e Possano? E gli altri? Concludo e, prima di salutarvi, rin­ grazio anche a nome dei miei compa­ gni della buona accoglienza, dell’ami­ cizia e del buon trattamento che ci avete riservato, sperando di ritrovarci un altro anno a vivere nuovamente « un momento nazionale CSI ».

Fabrizio Sasso Cossato (Vercelli)

* Carissimi amici di Fidenza,

sono un amico di Possano che ha par­ tecipato al Momento Nazionale CSI. Sono venuto a Fidenza immaginando di trovare un clima e un ambiente au-

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stero proprio di una gara di tale im­ portanza. Invece ho trovato un’allegra schiera di amici che volevano passare una giornata insieme ed unire al lato sportivo anche quello dilettevole. Bene, se questo era il vostro fine pri­ mario, complimenti! Ci siete riusciti. Non ho mai trovato un’organizzazione così perfetta: dall'albergo ai cibi, alla modernità degli impianti, ai pullman. Comunque, io vorrei dare alcuni con­ sigli. Niente da rimproverare alla for­ mula usata (molto intelligente perché permette ai giocatori meno bravi come me di poter giocare almeno alcune par­ tite) e neanche all'organizzazione che, come già detto prima, è stata ottima. Volevo solo chiedere di poter aumen­ tare questi incontri e in genere tutte le gare di tennistavolo perché nella sta­ gione autunnale e invernale si dorme e i tornei spariscono sino a febbraio con il campionato zonale. Non sono un campione, ma mi piacerebbe giocare di più. Saluti e ancora complimenti per la manifestazione pienamente riuscita. Giampaolo Santini Possano (Cuneo)

Cari amici di Fidenza, andhe se non nuovo ad un'esperienza del genere (ho partecipato due anni or sono ad Avellino ai campionati italiani per squadre allievi), ho trovato un'ac­ coglienza veramente degna di tale ma­ nifestazione. Vorrei comunque esporre ciò che più mi è piaciuto e ciò che vor­ rei fosse ancora fatto. Sia ad Avellino che a Fidenza siamo stati ospitati in locali ottimi. A Fiden­ za ho trovato anche molta unione e amicizia tra noi atleti, cosa che ad Avel­ lino non è accaduto (forse perché la manifestazione era a livello nazionale). Voi dirigenti siete stati perfetti sia per quanto riguarda l'organizzazione che per il modo con cui ci avete accolti e considerati. Anche se sono arrivato solamente tra il quinto e l'ottavo posto, mi piacereb­ be se, conclusesi queste manifestazioni, i primi tre o quattro classificati nei Momenti Nazionali si trovassero in una unica località per disputare una finale nazionale. Questo vorrei fosse fatto, so­ prattutto perché noi siamo stimolati da una méta che potrebbe anche essere solo una località dove noi mai siamo andati e se non fosse stato per l'at­ tività di tennistavolo non avremmo mai avuto l'opportunità di vedere. Spero comunque di rivederci presto e. ancora una volta, grazie di tutto.

Paolo Ramonda Possano (Cuneo)

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A Catanzaro è andata bene, ma non troppo! Con un tempo splendido e in posti altrettanto stupendi (Copancllo, sulla co­ sta ionica), si è svolto il 17 e 18 maggio a Catanzaro, il Momento Nazionale di Tennistavolo a cui hanno partecipato la Campania, la Basilicata, la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Purtroppo però, l’atmosfera non è sta­ ta altrettanto distensiva e piccoli fatti hanno turbato la gioia dell’incontro; no­ nostante la perfetta organizzazione. Sabato, dopo un buon pranzo, ci siamo tutti riuniti nella sala dove si dovevano disputare le gare, e c’è stato un primo momento comunitario per dar modo a tutti di conoscersi un po’ e per decidere la formula di svolgimento delle gare. A questo proposito, ci sono state fon­ damentalmente due proposte: una dei ragazzi di Taranto, che proponevano la formula eliminatoria diretta con recu­ pero, e un’interessante proposta dei ra­ gazzi di Acireale, basata su alcuni punti fondamentali, cioè: abolire praticamente una qualunque classifica, far giocare a tutti lo stesso numero di gare e fa­ vorire la possibilità di incontro con più atleti. I ragazzi avevano inziato una discus­ sione vivace ma corretta, poi però sono intervenute « le persone grandi » e si stava finendo sulla polemica, per cui, tagliando la testa al toro, si è passati ad una votazione per Comitato ed è prevalsa la proposta degli amici di Taranto. Mentre già si stavano compilando i tabelloni, ho sentito dire da alcuni che vloevano andar via; allora seduta sulle scale con i ragazzi, abbiamo chiarito alcune cose c siamo arrivati a delle conclusioni: infine, bene o male, le gare sono iniziate, per poi essere in­ terrotte per la S. Messa. Dopo cena, per farci trascorrere al­ legramente la serata, gli organizzatori ci avevano preparato simpaticissimi sketch, una sala per ballare, ed ave­ vano anche invitato il cantante Politanò, che avrebbe dovuto presentarci la sua

ultima canzone intitolata « Ping...pong »: purtroppo però, per un ritardo, non abbiamo potuta ascoltarla. La domenica mattina sono riprese le gare, però diversi atleti si sono ritirati dicendo che si sarebbero divertiti di più giocando secondo la nuova formula proposta da Acireale; così le due attività sono andate avanti parallelamente. A prescindere da inevitabili contrat­ tempi, piccoli screzi e alcuni inconve­ nienti, tra cui mi dispiace di dover an­ noverare l’assenza di alcuni Comitati e la scarsissima partecipazioine femminile (solo 4 ragazze), penso sia stato rag­ giunto l’obbiettivo fondamentale di que­ sti Momenti, che è quello di far cono­ scere tra di loro ragazzi di diversi Comitati, per avere uno scambio di esperienze e trascorrere alcuni giorni in amicizia, con entusiasmo e sponta­ neità. Grazie soprattutto all’organizzazione (a cui posso imputare solo il fatto di aver fatto disputare le gare « a porte chiuse », mentre penso che questi in­ contri debbano coinvolgere il maggior numero possibile di persone, ma mi è stato spiegato che non è stato pos­ sibile fare altrimenti per motivi di or­ dine tecnico e logistico), sono sicura che tutti i presenti hanno portato via da Catanzaro il ricordo di momenti lieti e la consapevolezza di aver allargato notevolmente il campo delle proprie ami­ cizie: già il sabato sera, ho sentito dire da due atletc: « peccato che domani sa­ rà già finito tutto! ». Dunque, la manifestazione è riuscita bene, ma forse c’è qualcosa che non va nella logica di questo nuovo modo di concepire i momenti nazionali, o forse qualcuno precorre i tempi; a que­ sto scopo, abbiamo invitato i ragazzi presenti a scriverci le loro impressioni, in modo da sapere cosa ne pensano realmente i principali protagonisti: ci auguriamo vivamente che molti acco­ glieranno il nostro invito.

Annamaria Cerbo


A fianco, un altro momento delle gare di Fidenza e, sotto, di quelle svoltesi a Cividale del Friuli (Udine).

QUANDO SONO GIUNTO NON CONOSCEVO NESSUNO, MA SUBITO...

A (Dividale, due giornate di vota comunitaria

Con una notevole partecipazione di giovani praticanti il tennistavolo, pro­ venienti dalle Unioni Sportive delle pro­ vince dell'Italia nord-est, si è svolto a Cividale in una cornice di festa e di amicizia rincontro nazionale di tennistavolo per le categorie « allievi » e « al­ lieve ». Giazic alla disponibilità degli ammi­ nistratori locali e delle direzioni del collegio Cap, del convitto « Paolo Dia­ cono » e dell’istituto Friulano per la Gioventù, la manifestazione ha potuto svolgersi nella massima regolarità e con il conforto di una organizzazione efficiente. Un centinaio di giovani ha dato vita a due intense giornate comunitarie alter­ nando momenti sportivi con visite ai centri di interesse storicoartistico del­ la città ducale, momenti liturgici con serate di canti popolari eseguiti dal Coro Cai di Cividale. Il Consiglio provinciale del Csi di Udine, presente con il presidente Nor­ berto Tonini e con molti componenti, ha sostenuto egregiamente l’impegno assegnatogli dalla Presidenza nazionale portando avanti il discorso su una nuo­ va dimensione dello sport. Notevole è stata la presenza dei gio­ vani pongisti friulani espressi da quasi

tutte le società affiliate e praticanti tale specialità. La manifestazione si è conclusa con una cerimonia che ha visto uniti ai partecipanti e agli accompagnatori an­ che la vicepresidente nazionale del Csi, Grazia Fuccaro, l’assessore regionale al­ lo sport Bertoli, l’assessore Grattoni in rappresentanza del sindaco di Civi­ dale, Del Basso, l'assessore comunale allo sport di Udine, Borghi, e il presi­ dente della Pro Loco, Fontana, che ha messo a disposizione degli ospiti le guide per la visita alla città. A tutti' i partecipanti è stata conse­ gnata una medaglia di partecipazione mentre il Consiglio provinciale di Udi­ ne ha voluto testimoniare tangibilmen­ te la soddisfazione di aver potuto ospi­ tare gli amici degli altri Comitati con­ segnando ai loro rappresentanti un do­ no caratteristico dell’artigianato friu­ lano. Particolarmente festeggiato è stato il geometra Giovanni Cesca, per oltre 10 anni presidente provinciale del Csi di Udine e costantemente vicino all’orga­ nizzazione nell’appoggiare tutte le ini­ ziative a favore dei giovani sportivi. La presidenza nazionale del Csi ha voluto fargli pervenire un discobolo di bronzo quale segno di riconoscenza.

Finalmente ho potuto partecipare ad un Momento nazionale di tennistavolo. Da qualche anno le ragazze della mia società vi erano ammesse, ma in ogni occasione non mi era stato possibile accompagnarle per sopraggiunte diffi­ coltà. Quest'anno ho fatto il possibile ed ho potuto unirmi alla vivace, affiatatissima e allegra comitiva vicen­ tina. Sono giunto sconosciuto sabato po­ meriggio a Cividale, ma subito in sim­ patica e sincera comunicativa con i no­ stri atleti, rappresentanti di alcune fra le società della nostra provincia che cercano di vivere lo sport come viene inteso dal C.S.I. Ci siamo trovati assieme a tanti ra­ gazzi che sono stati schoccati dalla proposta comunitaria, che poneva in se­ condo piano quella agonistica. Non riu­ scivano a rendersi conto che, giocare a ping-pong in amicizia, con umile leal­ tà, è molto diverso dallo sbranarsi a vi­ cende, come se la retina di un tavolo verde rappresentasse il fronte vietna­ mita; che radunarsi in una località sconosciuta per giocare solo a tennistavolo e ripartire avendo l’immagine di tavoli verdi, palline saltellanti e atleti con magliette variopinte con scritte ap­ pariscenti, è diverso dall'aver conosciu­ to un po’ di storia, di tradizioni che la gente friulana ci ha offerto spontanea­ mente, con semplicità col proprio fol­ klore. Penso senz'altro che al Consiglio di Udine vada il merito di aver messo in crisi e dato occasione di fare un esa­ me di coscienza a molti atleti, ma so­ prattutto a tanti dirigenti. Ho detto tanti e non tutti, poiché qualcuno non ha capito niente e se n’è andato schi­ fato della presa in giro in cui s’è tro­ vato coinvolto: un campionato naziona­ le senza un campione, inaudito! Non si è accorto invece che i campioni era­ no tutti, forse qualcuno primeggiava tecnicamente, ma senza dubbio, tutti, dopo questa esperienza primeggeranno in umanità. Vorrei dire « grazie » alla Virtus Valdagno, al Kennedy Arzignano, all’Ars Audax Vicenza, perché gli atleti che le rappresentavano a nome di tutta la pro­ vincia non sono rimasti delusi; anzi hanno immediatamente capito il signi­ ficato di questa manifestazione, dimo­ strando la maturità che i dirigenti del nostro Consiglio coltivano in seno alle società. Grazie Ceron, Zamperetti, Zaupa, Menegollo, Noro, Pagliarusco, ho vissuto con voi e con gli altri partecipanti al Momento .Nazionale lo sport umano-co­ munitario, lo sport della realtà CSI. Giannino Mazzaggio (segue a pag. 10)

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UNO SPORT CHE NON SIA SOLO RISULTATO E AGONISMO. SINTESI DELLE RISPOSTE RACCOLTE TRAMITE UN QUESTIO­ NARIO DISTRIBUITO Al PARTECIPANTI AL MOMENTO NAZIO­ NALE DI CIVIDALE DEL FRIULI (UDINE). MOMENTO TECNICO-MOMENTO COMUNI­ TARIO DUE ASPETTI DI UN INCONTRO SPORTIVO? Voci contrastanti fra di noi. Chi esalta la bellezza del momento comunitario, chi dice che l’aspetto « agonistico » è stato preso sotto gamba e ha avuto poco tem­ po per realizzarsi. • Di aspetti positivi ne ho visti ben po­ chi. Comunque secondo me noi ragazzi siamo venuti per giocare e non per fare la vita comunitaria; inoltre, che poi questa vita comunitaria rischi di bloc­ care o di non far finire il torneo mi sembra proprio un errore...

o Quasi tutti i ragazzi sono venuti a Ci­ vidale per giocare a ping pong senza alcuna concezione di vita comunitaria. Qùindi la gara per la maggior parte dei ragazzi è stata una schifosata... o lo non ho mai visto un’organizzazione del genere e perciò sono rimasto stu­ pito. Questo incontro nazionale è stato ottimo per la comunità...

o Fare un momento e non un campionato non vuol dire svalutare il momento del confronto agonistico, sacrificandolo alle cantatine, alle visite... ma fare sport e stare insieme dopo aver fatto sport senza che i ragazzi si sentano frustrati dal fatto di aver giocato mezz’ora e aver fatto altro per 5 ore... VALE LA PENA DI PENSARE CHE QUAL­ SIASI INCONTRO, ANCHE QUELLO SPOR­ TIVO E’ NELLO STESSO TEMPO INCON­ TRO DI PERSONE E INCONTRO Di ESPE­ RIENZA? VINCITORE SI’, VINCITORE NO? Siamo abituati a classificare tutti! Nella scuola, nel mondo del lavoro, nello sport.

Esperienze

Si deve « coronare » il più bravo, il più forte, chi ha di più. E’ difficile pensare all’altro per quello che è. Piuttosto per quello che ha.

alla rice

o Quando siamo arrivati a Cividale ci hanno subito detto che il torneo po­ teva anche non finire e che era privo di premi (per I vincitori). Così, una cosa che mi ha dato fastidio è che il torneo non potrà finire, perché noi siamo stati convocati per un torneo na­ zionale che alla fine deve dare il cam­ pione di questo gruppo di regioni.

La pallacanestro si è ormai affermata come il secondo sport italiano, dopo il calcio. Insieme al successo, denota anche tutti i sintomi delle malattie che affliggono lo sport calcistico. Le nuove esperienze del C.S.L hanno anche il significato di un tentativo di recuperare lo spirito originario del gioco. In queste pagine, alcuni flash sui momenti nazionali di Melfi e Prosinone (8-11 maggio) e di Cremona e Ferrara (30 maggio/1-2 giugno).

o Molti sono venuti solo per vincere e prendere il premio e non hanno capito che l’importante è partecipare.

o Non sono d’accordo però sul lato gare. Secondo me non bisogna sospendere le gare senza avere un vincitore ma fare degli incontri unitamente alle gare le quali devono essere terminate. Bi&>gna ricordarsi che sono ragazzi gio­ vani e che pertanto tale tipo di im­ postazione è difficilissimo che si possa realizzare. o Un aspetto positivo è stata l’idea di non premiare il 1° e cioè di intendere il Tennistavolo come divertimento e co­ me modo per farsi degli amici.

SE NON SI VINCE, SE NON CE’ UN VINCITORE NON VALE LA PENA DI PAR­ TECIPARE. CHISSÀ’ SE E’ GIUSTO?

Abbiamo letto tutte le schede. Il tem­ po ci ha permesso di iniziare a riflettere insieme solo su questi due problemi che ci sembrano comuni a tutti e importanti per tutti. Ma ciascuno di noi è stato protagoni­ sta di questo nostro INCONTRO. Abbiamo fatto comunque un’esperienza di vita. E la vita non si può dimenticare o far finta che non sia esistita.

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Il coro CAI di Cividale allieta con i suoi canti la cena dei partecipanti.

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prerogativa onde stimolare sentimenti ed esperienze nuove convergenti alla più operosa e fattiva connivenza.

Patecanestro: rea dello spirito originario

Dopo gli scambievoli saluti all’hipp hipp-hurrà ci siamo trasferiti in pale­ stra dove hanno avuto inizio le gare portate a compimento con esemplare condotta sportiva dagli atleti tutti, su­ scitando di tanto in tanto entusiasmi ed animazione tra gli spettatori. Duran­ te la pausa del sabato pomeriggio la rituale piacevole gita turistica ricrea­ tiva. Nei pullman e con un paio di chi­ tarre tutti insieme alla scoperta dei luoghi caratteristici e di interesse turi­ stico della zona. Itinerario i laghi di Monticchio formatisi nei due crateri di vulcani. Non senza interesse, nel corso della gita, la visita ad una azienda agricola moderna che per pura coincidenza offriva uno spettacolo quanto mai suggestivo: la mungitura meccanica delle mucche e consueto as­ saggio del prodotto caldo caldo. Inte­ ressante inoltre dal punto di vista an­ cora della automazione la visita ad uno stabilimento per l’imbottigliamento di acqua minerale ed anche qui il solito bicchiere. Dopo di che la bagarre al rientro tra stonature di voci e cori di motivi a piacere. A fine gita il momento di ri­ flessione e di confronto tenuto da Di Luzio della C.T.N. di Pallacanestro se­ guito e meditato dagli atleti e dirigenti del concentramento sportivo.

A Melfi anche una moderna azienda agricola Alle falde del Vulture la ridente e storica cittadina di Melfi in Lucania ove si sono svolti gli incontri nazionali di pallacanestro riservati alla categoria « allievi » ed « allieve » delle squadre della Sicilia, Puglia, Calabria e Luca­ nia. Non ci è stato difficile, una volta usciti dalla stazione, individuare l’alber­ go Ccmaca situato nei paraggi quale sede di tappa e di convegno per gli atleti partecipanti. Verso le ore 20,30 del giorno 8 primi arrivi; la squadra femminile della soc. Primula di Ugento in provincia di Lecce al gran com­ pleto mentre con mal celato disappun­ to apprendevamo della improbabilità che potessero giungere per tempo le altre partecipanti per via di un im­ provviso sciopero attuato da un set­ tore di ferrovieri e ci rammaricava francamente veder naufragare, per co­ sì imprevedibile malo modo, l’appunta­ mento a questo incontro di giovani le­

ve tanto auspicato e approntato nei particolari dai solerti dirigenti del Co­ mitato locale. L’indomani invece, puntuali vediamo scendere dal treno il resto dei concor­ renti rappresentato dalla squadra della soc. Avis Stadium di Trapani e della soc. Basket Terina di Nocera Terinese in provincia di Catanzaro. Appaiono vi­ sibilmente stanchi e provati dal lungo viaggio, con una nottata passata in bianco dopo 22 ore di percorso, deside­ rosi di voler schiacciare un pisolino ma ciò, purtroppo non era possibile, poiché l’impostazione del programma li impe­ gnava subito in palestra.

La rinuncia a tanto desiderato ri­ poso ci indica, a questo punto, co­ me sia stalo degnamente e lodevolmen­ te assimilato lo spirito e le finalità che il Centro Sportivo Italiano persegue da sempre: la generosa partecipazione alla vita di insieme intesa come necessaria

Le gare della domenica hanno con­ cluso il programma alla cui riuscita con zelo e mirabile prodigalità hanno operato il presidente regionale Felice D’Urso, Alessandro Zarra del Collegio dei Probiviri, il presidente zonale Mi­ chele Moscaritolo. La santa messa nel­ la palestra officiata dall'immancabile e dinamico Don Michele Di Maggio, ha si­ gillato felicemente questo bel ricordo che portiamo da Melfi in occasione del mo­ rene di Trapani, Di Leo e Bufano di mento nazionale di pallacanestro edi­ zione 1975. Alla cerimonia di premia­ zione finale abbiamo avuto la gradita presenza della Sigma Lo Russo del Consiglio Nazionale e del Sig. Gaudio presidente regionale pugliese. Un elogio particolare agli arbitri Fac­ chini di Molfetta, Giacalone e Caltagirone di Trapani, Di Leo e Bufano di Cerigliela che con impeccabile compe­ tenza hanno diretto le gare meritando­ si la stima e la simpatia di tutti. Alle società ed atleti partecipanti sono sta­ te offerte medaglie e coppe messe a di­ sposizione da preminenti Enti locali. Dopo avere consumato una rapida co­ lazione e per alcuni a base del gustoso piatto di spaghetti «alla scarpata » spe­ cialità del posto il saluto di commiato ed un arrivederci a presto.

Vito Altieri

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A Cremona allegria e basket ad alto livello « Siamo venuti qui per giocare, ma soprattutto per conoscere altri ragazzi come noi », mi dicono sorridendo Giuliano e Maurizio di Gonars (UD), no­ nostante ia sconfìtta con la Samz di Milano. In queste parole c’è tutto lo spirito che si voleva dare alla Manifestazione Nazionale di Pallacanestro svoltasi a Cremona dal 31 maggio al 2 giugno e riservata alle squadre lìnaliste dell’Alta Italia nelle categorie Allievi ed Allieve.

Mi dice Marta Rosa Finardi, Vice presidente del Comitato provinciale e responsabile della Commissione esecu­ tiva: « Abbiamo cercato di evitare che i ragazzi in questi giorni pensassero solo alla gara, per questo abbiamo of­ ferto a loro anche momenti di svago, di disimpegno, occasioni per la cono­ scenza e l’incontro: una lezione di ba­ sket ad alto livello tenuta dall’allena­ tore della squadra cittadina di serie B, la visita guidata ai monumenti più si­ gnificativi della città, uno spettacolo di canti folkloristici in collaborazione con la Federazione Oratori Cremonesi ». Ma bastava anche una chitarra per vedere tagazzi di provenienza diversa stare in­ sieme. Non ci si è fermati alle impressioni, si è voluto chiedere agli atleti e agli accompagnatori il parere su queste ma­ nifestazioni: Giudice, un arbitro di Pa­ via, e Ferraroni, vice commissario tec­ nico del CSI di Cremona, propongono di abolire la fase regionale così come si svolge ora, cioè a eliminazione di­ retta, e di sostituirla con più numero­ si incontri di questo tipo che diano la possibilità di fare la medesima espe­ rienza per loro altamente positiva. Anche per Giusy di Orbassano l’espe­ rienza è stata interessante e piacevole, soprattutto nei confronti delle ragazze più giovani che per la prima volta gio­ cavano fuori dal loro ambiente. E’ ser­ vita a stringere nuove amicizie in par­ ticolare con i torinesi. Le squadre ci sono sembrate molto preparate c di buon livello tecnico. Hanno vinto, e meritatamente, quelle che potevano vantare una lunga espe­ rienza di gioco d’assieme: l’Arlunese per esempio, era formata da quasi tut­ te le ragazze che sette anni fa hanno costituito la squadra originaria. Il gruppo di Chiavari merita un di­ scorso a parte: è arrivato a Cremona senza i migliori o perché « falcidiati » dal morbillo, o perché impegnati con la scuola, ma se le sue squadre non hanno prevalso in campo si può a ben diritto conferire ad esse il premio del­ la simpatia: le sconfìtte così sonore e pesanti non ne hanno intaccato mini­ mamente lo spirito c il morale. Il me­ rito di ciò va al loro allenatore Ricchini, da molti conosciuto e giustamen-

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Vari momenti dell’incontro di pallacanestro svoltosi a Melfi nei giorni 8-11 maggio.


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te stimato come tecnico c come educa­ tore, vera punta di diamante del CSI ligure, che nonostante le difficoltà do­ vute alla penuria di squadre nella re­ gione, ne ha sapute organizzare nella sola Chiavari ben quattro. Al presidente del CSI di Cremona, dr. Talamazzini, spetta trarre le con­ clusioni di questa manifestazione: « E' stata significativa soprattutto dal pun­ to di vista dell’amicizia; le gare, anche le più accese c partecipate, non hanno mai debordato fuori dai limiti dell'in­ contro sportivo. La sistemazione delle squadre in un unico complesso, anzi­ ché in più alberghi e le iniziative col­ laterali sono servite molto al proposi­ to. Va tributato un grosso elogio a Eu-

genio Chierici e a tutti gli altri orga­ nizzatori, che hanno saputo affrontare con prontezza ogni imprevisto: si è do­ vuto addirittura rivoluzionare all'ulti­ mo momento il calendario delle gare e trovare palestre e tempo per far di­ sputare tre partite in più, avendo le squadre espresso il desiderio di effet­ tuare il girone all'italiana anziché ad eliminazione diretta ». Un grazie anche agli arbitri e agli ufficiali di campo la cui serietà e com­ petenza è stata riconosciuta da tutti e che hanno condiviso con i ragazzi e i dirigenti le fatiche e le soddisfazioni di queste giornate.

Maria Rosa Zanacchi

A CREMONA C’E’ UN PREZIOSO VIOLINO CHE DEVE ESSERE SUONATO UN’ORA AL GIORNO... Sulla facciata del Torrazzo di Cre­ mona, la più alta torre in muratura del mondo, è incastonato un antico oro­ logio astronomico. Un’opera d'arte che è insieme un miracolo d'ingegneria e di precisione. Mediante il sincrono mo­ vimento di tanti infaticabili e silenzio­ si congegni indica le ore, il giorno, ti mese, i segni zodiacali, le stagioni le future eclissi, ecc. Altrettanto infaticabili e silenziosi sono i componenti del Consiglio di Cre­ mona che hanno organizzato la mani­ festazione. Tutto si è svolto con crono­ metrica previsione e precisione. Una sola cosa è mancata: i motivi per pro­ testare. Ma, di questo, non si è lamen­ tato nessuno. Ù--

la Cremona è custodito un prezioso violino. E’ stabilito che ogni giorno, per un'ora, debba essere suonato. Ho pensato che forse sarebbe utile se ogni mese, per un minuto, un differen­ te suono echeggiasse nelle orecchie di chi di dovere per ricordargli che ai gio­ vani piacciono più i campi sportivi che le promesse.

Chiavarii ha partecipato con due squadre: iuna maschile, l'altra (emuli­ itile.

Le femmine hanno perso i loro in­ contri con considerevoli scarti di ca­ nastri. I maschi, per ovvio senso di ca­ valleria, si sono fatti battere con scarti ancor più considerevoli. Sia le ime che gli altri, durante le gare e in occasione degli incontri asso­ ciativi, sono stati spesso applauditi uni­ tamente al loro dirigente. Il consenso generale è derivato da tanti apprezzati comportamenti, fra i quali: — un canestro subito non è una trage­ dia, è un errore tattico da rivedere; — durante il gioco devi andare « ver­ so » e non «contro» l'avversario; — il fischio dell'arbitro è un’interruzio-

ne di gioco, non il segnale d'inizio di una contestazione; — tra i vari modi di comportarsi dopo aver fatto o subito un fallo, l'offerta di una sincera stretta di mano è sem­ pre il migliore. Morale: una persona educata ottiene sempre consensi e simpatia.

Le due rappresentative lombarde si sono classificate prime nelle rispettive competizioni. Questo dal lato tecnico. Dal punto di vista disciplinare e as­ sociatilo, le dobbiamo accomunare in un esaltante « pari merito » con le al­ tre di Torino e Udine. Non foss'altro che per il loro comportamento nei ri­ guardi delle formazioni di Chiavari. Difatti, è pur vero che queste hanno meritato le attestazioni di simpatia, ma consideralo che gli organizzatori non avevano attrezzato nessuna tabella lu­ minosa, tanto in voga in televisione, per manifestare, a comando, oceaniche ova­ zioni, dobbiamo dedurre che gli atleti tutti sono dotati di una maturità e sen­ sibilità tale da consentirgli di apprez­ zare messaggi non limitati al solo con­ tenuto tecnico.

* Chi l'avesse voluto, avrebbe potuto recarsi alla vicina fiera con annesso parco di divertimento. .4 scapito, ma­ gari, di qualche presenza alle program­ mate riunioni associative. Non ci risulta che ciò sia avvenuto. Quando penso che è dipeso da una loro libera scelta, debbo convenire con chi afferma che il termine « adulto » (che sta spesso per coscienzioso e con­ sapevole) sia veramente ancorato ad una superata concezione anagrafica. I giovani d’oggi hanno più bisogno di fiducia che di consigli c forse, anzi senz'altro, meritano « adulti » migliori.

Angelo Raineri

(segue a pag. 14)

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Ferrara: folk e basket stanno bene insieme Anche a Ferrara, come in altri con­ centramenti, si è felicemente concluso il « Momento' Nazionale » di Pallacane­ stro « Allievi ». Hanno partecipato set­ te formazioni di società e cioè: U.S. Cupola da Reggio Emilia, U.S. Fortiludo Sarila da Padova, F.C. Meroni da Siena, Poi. Stadium da Chieti e le « Allieve »: Basket S. Marco da Bassano del Grappa, S.S. Juvecor da Mi­ lano e la Salsese da Fidenza. In vero la definizione « Momento » ci trova un po’ lontani dal considerar­ lo istantaneo lasso di tempo ma pur rimanendo nel tema possiamo dire di avere trascorso un momento di piace­ vole convivenza che è sembrato una eternità. La diversificazione degli im­ pegni portati avanti con armoniosa in­ tesa, articolati nei vari passaggi, di agonismo, di incontro e di esperienze ha fatto di questa manifestazione una vera Festa dello Sport sia nei tempi strettamente sportivi, sia nei tempi ex­ tra sportivi (la Caccia al Tesoro per le vie della città e lo spettacolo Folk al­ la Sala Estense) conclusosi con la pre­ miazione. Non solo perciò un ricordo eccezionale di un avvenimento entusia­ smante ma una promessa di ritorno. Ci si può chiedere chi ha vinto? Ha vinto lo sport nuovo inteso come fe­ sta di giovani, come incontro con una città, con la sua gente, con i suoi pro­ blemi, con la sua arte antica e recen­ te e non solo con una palestra, dei numeri, degli avversari da battere.

Alla conclusione della manifestazione abbiamo voluto conoscere le i in­ pressioni e i giudizi dagli atleti sù questo Momento Nazionale che di se­ guito trascriviamo stralciandoli dai carnet dei fogli raccolti:

... abbiamo capito il vero scopo del CSI che rappresenta per noi ragazzi cioè un motivo di incontro associativo dove il momento sportivo è limitato ai quaranta minuti che siamo in campo

AVVISO Si porta a conoscenza dei con­ sigli regionali, provinciali e delle Società Sportive che gli uffici della Presidenza nazionale resteranno chiusi, per ferie, dal 4 al 24 agosto. Si consiglia di inviare le ri­ chieste, in particolare di ma­ teriale per le affiliazioni e il tesseramento, entro il me­ se di luglio.

e le altre ore della giornata sono de­ dicate alla socializzazione tra i gruppi. ... è stato importante che il CSI abbia dato poco valore ai risultati tecnici mentre ha valorizzato il fine sociale del­ lo sport.

... io penso che esperienze del genere siano un buono stimolo e motivo per mantenere acceso in noi quei valori e quelle esigenze che altrimenti, senza incontro, via via si andrebbero spe­ gnendo; quindi trovo .importante ed altamente educativo continuare per questa strada di alto valore sociale e spirituale.

arrivo

... lo CSI ha -saputo trasformare lo sport da essenzialmente agonistico a fatto ricreativo creando uno spirito di amicizia fra i vari gruppi. Sono stati troppo pochi i giorni, « mi sà fatica andare via oggi ». ... è stata una positiva esperienza. Ci ha dato la possibilità di conoscere nuo­ vi ragazzi e ragazze. M’è piaciuto an­ che perché è un modo diverso di co­ noscere lo sport. ... ho notato che nelle partite non c’era l’egoismo solito ed è stata una bellis­ sima cosa che vorrei continuare a vi­ vere nel tempo.

...nessuna di noi aveva mai vissuto una esperienza di questo genere e al ter­ mine di questi tre giorni dobbiamo di­ re che a nostro giudizio è decisamen­ te positivo. Una cosa che ci ha fatto molto piacere è stata la mancanza di quell’antagonismo che spesso si è veri­ ficato in molte altre partite. Ringrazia­ mo tutte le squadre per la loro simpa­ tia e l’organizzazione del CSI che si è dimostrato all’altezza della situazione. ... abbiamo notato che gli arbitri sono stati all’altezza del compito e tecnicamente competenti.

Tirando le somme ci sembra di avere capito con quanta lusinghiera credibi­ lità sia stata • recepita la ragion d’esse­ re del Centro Sportivo Italiano ma non ci illudiamo, bisogna pensare solo di continuare il discorso e in ogni dire­ zione per consolidare ed accordare i motivi di fondo idonei a strutturare sa­ pientemente le basi ed operare in esten­ sione e profondità. Al comitato organizzatore dunque gi­ riamo l’attestazione di gratitudine cioè ai vari Monterosi, Vimini, Calzolari, Ciammarughi,, Mandini sempre in li­ nea con la consueta squisita ospitalità. Vito Altieri

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Esperienze

20 mt.

trai to di cor.

partenza


Mini-cross ciclistico in un carni: calcio Facendo seguito ai consigli, della C.T.N., a suo tempo pubblicati circa l’attività dei giovanissimi, raccomandiamo ai nostri dirigenti periferici, un grafico di percorso, realizzato dagli amici di Verona, circa l’organizzazione del mini cross ciclistico, facilmente realizzabile su un campetto di calcio.

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léiro obbligato tra paletti

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tiro al bersaglio con palle di stracci

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sottopassaggi :

corsia larga 0.50 con sottopassaggi

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prendere bici e montare da destra

slalom con pam?letti distanze diverse^

PENALITÀ’ IN SECONDI, DA AGGIUNGERE AL TEMPO IMPIEGATO NEL PERCORSO

Prova Prova Prova Prova

1: 2: 3: 4:

Prova Prova Prova Prova

5: 6: 7: 8:

senza penalità, da eseguire regolarmente + 5” per ogni salto di paletto 4- 5" per ogni assicella abbattuta 4- 5” per ogni bersaglio fallito — 5" o 10" o 15” se centrato 4- 5” per ogni ostacolo abbattuto 4- tanti secondi quanti impiegati in più o in meno nella prova 4- 5" per ogni paletto abbattuto 4- 5” se non superata

n n i ■

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Esperienze

NUOTO: LA VERIFICA DEI BUONI PROPOSITI Comincia la stagione natatoria. Il lavoro preparatorio e tutti i buoni propositi degli ultimi mesi ora attendono la verifica dei fatti. Ecco alcuni semplici consigli per sviluppare una buona attività natatoria. Sul n. 11-12 di Flash del 24-7-1974, vennero pubblicate le linee programma­ tiche per la stagione natatoria 1974-75; oggi completiamo l'iter informativo co­ municando che il 13-14 settembre p.v., a Ferrara e Taranto, si svolgeranno gli Incontri nazionali di nuoto. Si chiude così, almeno in teoria, il ciclo operativo che tutte le strutture associative sono chiamate a realizzare in questo particolare ed importante set­ tore sportivo. Non a caso definiamo teorica l’enun­ ciazione dei « buoni propositi », in quanto l’esperienza c’insegna che nono­ stante la proclamata volontà di realiz­ zare, anche nel settore del nuoto, lo sport inteso come servizio sociale, con finalità educativa attraverso una libera esperienza associativa e comunitaria delle proprie società sportive, le varie iniziative risultano ancora frammenta­ rie, episodiche e, comunque, non assi­ stite dalla necessaria serietà d’impe­ gno e d’intenti, tale da conferir loro la prospettiva di positiva evoluzione. Come considerare, infatti, la perdu­ rante esplicazione dell’attività fondata sulla sola organizzazione di una o due manifestazioni natatorie cui partecipa­ no, per altro, atleti non di rado asso­ ciati pochi giorni prima delle gare? Rarissime, se non assenti, sono poi le iniziative tendenti a creare od am­ pliare i quadri tecnici, senza i quali non è pensabile di poter svolgere le importanti ed imprescindibili iniziati­ ve di carattere tecnico-associativo atte a dare un senso ad un qualunque pro­ gramma degno di queste norme. Vediamo, quindi, di modificare que­ sta superata impostazione e mettiamo­ ci al lavoro con la dovuta buona vo­ lontà. In primo luogo cerchiamo il dialogo con le Società. Chiediamo loro di non dedicarsi sol­ tanto ai ragazzi che lasciano pensare di essere più capaci di altri di ottene­ re buoni risultati tecnici. Convinciamole che una prima pre­ parazione che non presupponga l'im­ pegno agonistico, ma sia semplicemen­ te propedeutica alla futura attività na­ tatoria, oltre a consentire una più con­ facente impostazione tecnica, spesso

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consente all’atleta di maturarsi anche sotto il profilo psicologico in tal mo­ do che le inevitabili sconfitte non de­ terminino quel senso di sfiducia che spesso lo porta ad allontanarsi dallo sport.

Se vogliamo che lo sport contribui­ sca veramente all'elevazione e matura­ zione umana dello sportivo, chiediamo loro di indire, od aiutarci ad indirli, corsi di avviamento al nuoto, corsi di formazione per tecnici, incontri tra di­ rigenti-genitori ed atleti, durante i qua­ li dibattere i problemi di carattere ge­ nerale che non debbono né possono limitarsi al solo motivo agonistico, ma opportunamente e necessariamente estendersi a tutti i valori cui deve ten­ dere l'associato per essere un atleta og­ gi e un buon cittadino domani.

Chiediamo loro, infine, di aderire ai nostri programmi ogni qualvolta que­ sti prevedono incontri con altri Con­ sigli. Ciò per aumentare le occasioni degli atleti ad acquisire nuove esperienze, di poter dibattere le proprie idee in am­ bienti diversi, creare un utile travaso di conoscenze umane ed associative. In definitiva non limitiamoci a pensa­ re delle belle cose, facciamo sì che que­ ste siano, al limite, poche ma buone e realizzate. Ed ora, buon lavoro ed arrivederci agli Incontri nazionali. Angelo Raineri

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Arbitri nuovi per un torneo diverso MOLISE — Finalmente anche nel te, veterano arbitro di calcio del Moli­ Molise il CSI ha un congruo numero se), durante la quale allo studio della di arbitri di calcio; dieci per l’esattez­ teoria è stata unita la pratica, prenden­ do contatto diretto con i giocatori in za, un numero forse irrisorio rispetto un campionato giovanissimi organizza­ ad altre regioni, ma sufficiente per le to dal comitato locale del CSI. esigenze della zona, soprattutto se si Quasi tutti i nuovi arbitri sono ratiene presente che sino a qualche me­ gazzi cresciuti nel CSI, dove hanno se fa gli arbitri effettivi erano solo due, due per portare avanti un campionato appreso il modo in cui deve essere pra­ ticato lo sport, concezione di cui fa­ di calcio allievi con ben dieci squadre ranno certamente tesoro durante gli partecipanti. arbitraggi, cercando di far rispettare E’ sperabile che sia finito così, final­ ancor prima delle norme stesse del mente, « l’elemosinaggio » degli arbitri calcio le regole dell’amicizia, della leal­ AIA per dirigere le partite organizzate tà e della sincerità. In questo è neces­ dal CSI, anche se nella regione i rap­ sario che gli arbitri del CSI si differi­ porti tra il comitato del Centro Spor­ scano da quelli dcll'AIA; sarebbe per­ tivo e la sezione AIA sono sempre buo­ fettamente inutile, altrimenti, per il CSI ni e non vi è alcun dissenso. avere un proprio gruppo arbitrale. Dei nuovi arbitri oltre che il numero è soddisfacente anche la preparazione (curata in modo meticoloso da Ferran­ Mario lalenti


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Non solo la tecnica a Fai della Raganella Il gruppo dei partecipanti al corso allenatori del CSI di Mantova.

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A gonfie vele il cicDtemo per tutti VERONA — Con la ripresa dell’atti­ vità ciclistica, nel CSI veronese è stato ripreso anche il discorso dell'incremen­ to dell’attività tra i giovanissimi, di­ scorso che lo scorso anno ebbe il suo prologo con il lancio dell’iniziativa « In bici col CSI », basata su questi tre punti: dare la possibilità a tutti i ra­ gazzi tra 7 e i 12 anni di entrare in contatto con il ciclismo senza costrin­ gere le famiglie a grossi oneri di at­ trezzature; far disputare gare prive di agonismo e di pericolosità per i con­ correnti; premiazione di tutti i parte­ cipanti indipendentemente dal risultato. La stagione 1975, il cui programma era stato messo a punto in una riunio-

ne di tutte le società ciclistiche vero­ nesi, ha già preso il via, con un suc­ cesso che si profila ancora più lusin­ ghiero di quello del '74. Sempre più numerosi sono i giovanissimi che par­ tecipano alle gare, sempre più nume­ rosi dirigenti e società che, dopo qual­ che diffidenza, dànno la loro adesione all’iniziativa, vedendo in essa una via alternativa ali’ormai logoro sistema ci­ clistico giovanile. In questi giorni, a Parona di Valpo­ licella si è disputata già la quinta di queste manifestazioni per giovanissimi dell’attuale stagione. Nelle foto: alcuni dei partecipanti alla festosa giornata di Parona.

Piccoli partecipanti ad una delle prove « In bici col CSI

MANTOVA — Il settimo corso allena­ tori di Fai della Paganella è stato per tutti i partecipanti un'esperienza forte, che probabilmente influirà sul futuro deH’attività sportiva della nostra provin­ cia. Non è stato solo un insieme di le­ zioni teoriche e pratiche a livello stret­ tamente sportivo, si è trattato piutto­ sto di un’inquadratura generale dei pro­ blemi inseriti nel contesto sociale e concreto della nostra realtà quotidia­ na. Tra i temi trattati al corso, il più interessante è stato proprio questo: il concetto di sport in relazione alla realtà sociale, politica, culturale, reli­ giosa in cui viviamo. I partecipanti han­ no cercato di scoprile il valore dello sport puro, posto veramente al servi­ zio di ogni essere umano. Molto si è insistito sul diritto di ognuno a fare movimento, indipendentemente dalle di­ sponibilità economiche, dalle capacità di grandi prestazioni, dall’età e dalle idee. Altro argomento interessante l’imJ portanza del lavoro richiesto alle no­ stre società del CSI da simili concetti. Poiché lo sport è al servizio della per­ sona che lo pratica, tocca alla società sportiva essere attenta a tutti i valori degli atleti. Il lavoro della società non è il bene della società, ma quello dei singoli atleti. Durante il corso molto si è insistito anche sull'impegno che deve caratteriz­ zare ciascun atleta anche al di fuori dell'attività agonistica secondo la vi­ sione globale della sua personalità. Più che impegnare, con decisioni prese dal­ l’alto, gli atleti in discussioni e riunio­ ni, si tratta di ricercare soprattutto 1’ amicizia tra i componenti i gruppi spor­ tivi. I più anziani dei presenti al corso, infatti, hanno notato come i loro grup­ pi sportivi avessero successo proprio in misura dell’amicizia che regnava tra gli atleti. A questa nuova visuale dello sport è stato rapportato anche un altro dei problemi chiave, la mancanza di mezzi economici. La proposta più concreta è stata quella dell'autogestione, intesa non solo nel senso di autotassazione di di­ rigenti ed atleti ma anche e soprattutto nel senso di autoresponsabilizzazione. Impegnare gli atleti nella vita della società, si è detto, dovrà essere anche riuscire a sensibilizzarli ai problemi e alle difficoltà economiche della loro so­ cietà. riuscire ad impegnarli non solo nelle partile ma anche nelle richieste agli enti locali di sovvenzioni e di im­ pianti, nell’opera di sensibilizzazione verso tutte le persone che lo sport non fanno, verso i genitori che spesso vivono al di fuori di tutto ciò.

Luca Mazzi

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Esperienze

I CONVEGNI TERRITORIALI II Consiglio nazionale ha indetto per i prossimi mesi di settembre-ottobre l'organizzazione di alcuni convegni territoriali per mettere a confronto le società sportive tra loro e con i responsabili provinciali e regionali. E’ il primo atto della verifica associativa che si concluderà con il congresso nazionale dell’anno prossimo.

Fino a poco tempo fa c’erano moltis­ sime persone che sostenevano che quel­ lo che il C.S.I. aveva scelto scaturiva da alcune menti folli. Folle era andare controcorrente, collegare lo sport con la società, proporlo come esperienza umana nella quale l’atleta riceveva un contributo alla sua crescita globale, come realtà da partecipare, da gestire da parte di chi la faceva, come feno­ meno da far evolvere, da ricreare, rein­ ventare perché questa è la condizione di tutte le cose che l’uomo usa... e co­ sì via. E’ da un po’ di tempo, invece, che si avvertono qua e là delle voci che di­ cono che l’associazione ha imboccato la strada giusta. Ci sono due categorie di persone che danno questa valutazione. La prima è quella composta da chi ha visto con i propri occhi, novello S. Tommaso, che chi ha marciato se­ condo quelle idee folli non è poi anda­ to tanto in... malora; che si può vivere l’esperienza sportiva anche in un altro modo. La seconda è quella composta da chi ha colto alcuni « segni del tempo » e, rischiando di persona, si è dato da fare per essere lui stesso « segno », non a parole ma a fatti. E’ grazie alla seconda categoria che la prima ha creduto. Ma è anche grazie alla prima catego­ ria che molti sono stati emarginati, co­ stretti ad allontanarsi o a lottare con

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labbia all’interno della nostra associa­ zione o ad abdicare e ad integrarsi nuovamente in una linea tradizionale che dava meno grane e, più grana for­ se, più prestigio. Sembra legge... naturale che le cose giuste emergano a distanza. Se pensia­ mo che il nuovo statuto del C.S.I. (ti pareva che non lo nominassi!) è stato approvato solo sei anni fa, chi ne è stato il cervello « ispiratore » può dirsi fortunato. La storia ci insegna che altri non hanno mai goduto di certe soddisfa­ zioni. Semmai i figli dei figli dei loro figli. Ma lasciamo da parte queste diva­ gazioni, altrimenti mi ritrovo a fare un articolo sulla profezia! La redazione mi ha chiesto invece di parlare di una iniziativa che il Consi­ glio nazionale, tramite il suo braccio esecutivo, ossia la Presidenza naziona­ le, ha messo in cantiere e che si rea­ lizzerà nell'autunno prossimo.

Si tratta di far incontrare fra loro, e con i rispettivi consigli provinciali i gruppi di base, che presentino aspet­ ti di « novità ». Ossia quelle società sportive che stanno cercando, pur in mezzo ad un sacco di difficoltà, di es­ sere « segno » di un nuovo modello di sport. La messa in comune di tutte queste nuove esperienze avverrà in tre conve­ gni cosiddetti « territoriali », da realiz-

zarsi contemporaneamente in tre pun­ ti d’Italia, ciò per offrire a più persone di parteciparvi, con più facilità e per riuscire a fare una verifica al massimo fra 150-200 persone per convegno. Ci si chiederà: perché fare una ini­ ziativa del genere? La risposta potrà sembrare banale, ma è: perché serve a tutta l’associazione. E serve per tre aspetti. Il primo ò per cogliere con più im­ mediatezza, dalla viva voce di chi fa esperienze certamente non facili, que­ gli elementi già sperimentati di una rinnovata dimensione educativa e so­ ciale dell’attività sportiva per poi of­ frirli a tutta l’associazione perché rie­ sca ad individuare una ipotesi di lavoro meno approssimativa dell’attuale. Il secondo è per far incontrare espe­ rienze di diversi contesti culturali (so­ ciali, politici, economici) fra di loro per una verifica allargata che sembra es­ sere la condizione essenziale per riu­ scire ad evidenziare ciò che vi può es­ sere di comune, nel profondo rispetto di un pluralismo necessario, in una associazione che ha una dimensione nazionale. Il terzo è per riconoscere il lavoro da « pionieri » che alcuni gruppi porta­ no avanti, per non farli isolati, per so­ stenerli e, perché no, per offrire loro la possibilità di procedere con chi non ha paura di verificarsi in un confronto serio che stimola tutti ad una autocri­ tica, per affermare, insomma, il dirit­ to di cittadinanza all'interno della no­ stra associazione, di tutti contributi anche di quelli più scomodi. E’ proprio per tutti questi motivi, per raggiungere le finalità che ci si è proposti, che si è scelto di organizza­ re tali incontri ad invito coinvolgendo nella scelta i consigli provinciali e re­ gionali. L’averne parlato su Stadium è un modo per far sapere a quelle so­ cietà che intendono partecipare di col­ legarsi con il proprio consiglio l'unica condizione è quella di avere qualcosa di nuovo già sperimentato da offrire agli altri. Quelle società che ancora fanno fa­ tica ad essere « segno di contraddizio­ ne » non si sentano escluse da un in­ contro che è proposto solo ad alcuni. Con semplicità comincino a riflettere sulla loro esperienza, se non l’hanno ancora fatto, e si interroghino. La verifica che conta è quella che si fa nella propria società sportiva. La riflessione che si porterà avanti in tut­ te le società sportive, e anche nell’ini­ ziativa particolare che abbiamo presen­ tato, fa parte di un unico itinerario che ci porta verso il Congresso nazio­ nale. Tutti i contributi in quella sede sa­ ranno necessari non tanto per dirci che lo statuto (ti pareva che non lo ri­ citassi!) è veramente bello e che sia­ mo sulla strada giusta ma per traccia­ re la strada con fatti seri. Ci si riuscirà a patto che tutti, in­ vece di stare a guardare dalla finestra, abbiano il coraggio di scendere e di sperimentare quello che... a parole sem­ bra bello.

Grazia Fuccaro


Politica

CENTRI DI FORMAZIONE INTERVENTI DI SPORT SOCIALE Presso il salone dell'Unione Industriali, si è svolto a Como un convegno di studio sul tema « Centri di formazione sportiva - intervento di sport servizio sociale »; ospiti d’onore e prin­ cipali relatori il sindaco di Como, aw. Spallino, il presidente nazionale del CSI, prof. Notario, e i responsabili del­ la conduzione dei Centri comaschi, Lu­ raschi, Ferretti e Frigerio. Proprio i responsabili dei Centri han­ no sottolineato la particolarità di tale istituzione, che a Como opera grazie al finanziamento del Comune, cosa che consente la partecipazione gratuita di circa 2.000 ragazzi, e alla collaborazio­ ne degli enti di promozione sportiva, che si sintetizza in una partecipazione aperta a tutti, senza alcuna selezione. Hanno quindi richiamato l’attenzione sulla possibilità di decentrare l'organiz­ zazione, componendo commissioni for­ mate da rappresentanti dei consigli di quartiere, dei consigli d’istituto dei cen­ tri di formazione e delle società spor­ tive operanti nelle zone interessate. Il prof. Notario, nell'affermare che l’esperienza che si sta affrontando rap­ presenta una strada nuova, caratteriz­ zata dall’incontro-scontro tra scuola, CONI, società sportiva e genitori, in una società in trasformazione che non accetta più i vecchi schemi verticistici, ha sottolineato come la presenza del mondo giovanile sia viva e prorompen­ te e come non debba essere travisata im­ ponendo concetti e teorie ormai supe­ rate. Lo sport deve essere un servizio sociale nel senso che dev'essere un qualcosa di cui tutti si possano servire e che nessuno possa strumentalizzare. I centri devono essere motivo di aper­ ta collaborazione e non di concorrenza e devono sfociare, con ima nuova lo­ gica, in una vera e propria gestione so­ ciale; lo sport in ogni settore deve « produrre » cultura. Il sindaco di Como, avv. Spallino, do­ po aver sottolineato il valore di una pratica sportiva aperta a tutti, ha fat­ to un po’ il punto, nella sua qualità di amministratore della cosa pubblica, sul­ l’esperienza''sin qui fatta con i Centri. Egli ha ricordato come si sia dimostra­ ta valida la scelta fatta in precedenza di suddividere le zone sportive e verdi della città; ha indicato nei Centri, che sono l'espressione di una volontà poli­ tica, un valido contributo sia per tutti i cittadini che per le società sportive, informando che la frequenza media è del 70-80°'o c che la spesa è di circa 28 milioni per i centri di formazione, di circa 13 milioni per i centri di educa­ zione fisica c di circa 10 milioni per corsi correttivi. L'avv. Spallino, coli­

eludendo ha messo in risalto l'impor­ tanza dell’istituzione di una Consulta dello sport, rappresentativa di tutte le forze cittadine, per una gestione demo­ cratica di uno sport inteso come mo­ mento culturale e di crescita per tutti. E’ seguito quindi il dibattito, a chiu­ sura del quale il presidente provincia­ le del CSI, Cangemi, ringraziando quan­ ti erano intervenuti ha auspicato che il convegno sfoci in una giornata di studio per trarre utili indicazioni che

possano garantire allo sport comasco un sicuro e proficuo avvenire.

Nella foto: il tavolo dei relatori al con­ vegno di studio. Da sinistra: il presi­ dente del CSI, Gangemi; il presidente del CONI provinciale, Bulgheroni; il presidente nazionale del CSI, Notario; il sindaco di Conto, Spallino; i tre re­ sponsabili dei Centri di formazione co­ maschi, Luraschi, Ferretto e Frigerio.

Politica

Vivace reazione a Siena alla nascita deli CNESP li costituirsi del CNESP, con la sua pretesa di porsi quale unico ente in grado di sopperire alle carenze dell' educazione fisica nelle scuole, e i suoi immediati tentativi di convincere deila propria « missione » autorità regio-, nali e Provveditori agli studi ha vi­ sto in provincia di Siena gli en­ ti democratici di promozione sportiva concertare un’azione unitaria volta a chiarire presso le autorità locali c il mondo dèlia scuola le insidie che i programmi del CiNESP nascondono.

AICS, CSI. Libcrtas, USAGLI ed ARCI-UISP operanti nel senese, infatti, hanno stilato un comunicato stampa,

inviato poi alle confederazioni sindaca­ li e agli organi collegiali delle scuole della provincia. In tale comunicato, dopo aver ricor­ dato che la formazione del CNESP fa seguito ad altri tentativi da parte de­ gli insegnanti del settore di svuotare di significato i decreti delegati (vedi accordo CONI-Ministero P.I.), si spiega: « L'intento della nuova iniziativa del CNESP, come rivelano le lettere invia­ te ai presidenti, ai fiduciari provinciali dell’ANEF e dell'UNIEF, ai Provvedito­ ri agli Studi ai presidenti delle Giunte regionali, è quello di proporsi come l'u­ nica forza in grado di coprire i vuoti dell’educazione fisica scolastica.

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« L’obiettivo è quello di garantirsi il monopolio delle palestre scolastiche in forma strumentale, corporativa e setto­ riale in chiara concorrenza con le for­ ze del libero associazionismo. «Se a tutto ciò si aggiunge che la stragrande maggioranza degli insegnan­ ti di educazione fìsica e degli studenti ISEF non condivide l’azione corpora­ tiva delle due associazioni promotrici del CNESP. né vi aderiscono coloro che sono fortemente impegnati nei gruppi, nelle società c negli oltre 3.000 centri di formazione fisico-sportiva dei nostri en­ ti, si ha il quadro esatto della ristret­ tezza strumentale dell’operazione. «Per queste ragioni gli enti democra­ tici di promozione sportiva, sottolineati i pericoli e le contraddizioni insite nel­ le proposte avanzate dall’ANEF-UNIEF, unitariamente chiedono che la Regione e gli enti locali non concedano contri­ buti finanziari al CNESP. « Infatti esso risulta ancora una vol­ ta iniziativa di vertice tipica della men­ talità che ha sempre caratterizzato al­ cuni personaggi che stanno nei diret­ tivi delle due associazioni, personaggi che anche di recente hanno operato per non far partecipare gli enti di pro­ mozione sportiva alla gestione dei Gio­ chi della Gioventù. « Non è certo attraverso questi at­ teggiamenti e queste iniziative mono­ polistiche — conclude il comunicato — che si superano i corporativismi di va­ ria natura e si fanno gli interessi reali dei ragazzi, delle famiglie e della stessa scuola italiana ».

Politica

GLI ENTI DI PROMOZIONE SUI RISTORNI FISCALI Pubblichiamo il testo di un comunicato stampa che la maggior parte degli Enti di promozione sportiva hanno diramato per precisare la loro posizione sulla pro­ posta di legge Tesini sui ristorni fiscali per le manifestazioni sportive.

intervento organico dello Stato. Ma non va certo in quella direzione l’accoglimento dì richieste corporative dei presidenti del­ le società professionistiche, senza che si ponga loro alcuna condizione.

La proposta di legge Tesini sui ristorni fiscali, approvata in Commissione Bilancio della Camera, nonostante alcune modifiche positive tendenti a diminuire i prezzi dei posti popolari, ha ancora — secondo gli enti di promozione sportiva — gravi li­ miti, in quanto si configura come un rega­ lo dello Stato alle società professionisti­ che (per la sola serie A e serie B è previsto un guadagno di 3 miliardi) proprio nel momento in cui si chiede da ogni parte di porre un limite alla degenera­ zione dello sport professionistico. Un si­ mile intervento pubblico va a sostenere la politica fin qui attuata (15 miliardi, per stagione, di soli premi e retribuzioni ai calciatori) e di ingigantismo del fenomeno dello spettacolo sportivo (giunto fino ai colpi di pistola contro Buticchi).

1) che gli incassi superiori a una cifra determinata non godano di alcuna agevo­ lazione fiscale;

L’indagine conoscitiva sullo sport recen­ temente svolta dal Parlamento, ha indotto i maggiori partiti a preparare documenti e proposte di legge che prevedano il rior­ dinamento complessivo della materia a un

Politica

Signor Assessore ecco i nostri programmi Una lettera del CSI Ascoli all'assessore comunale per lo sport illustra le nostre finalità associative e formula proposte per avviare una politica sportiva lo­ cale. Se il fare « politica » a livello locale è cosa indispensabile, là dove il dialogo con gli enti locali non è mai iniziato o si è sta­ bilito su toni superficiali o soltanto for­ mali il primo vero problema è di pre­ sentarsi ai possibili interlocutori, chia­ rendo la propria ideologia e i propri programmi. Così ad Ascoli il consiglio provinciale CSI ha inviato all'assessore comunale allo sport la seguente lettera. « Come probabilmente Lei sa, la no­ stra Associazione sta portando avanti

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come suo compito prioritario l'impe­ gno di rendere, con le opportune pre­ messe, l’attività sportiva un servizio sociale. « Stiamo assistendo infatti oggi ad una crescente domanda di serviz.i spor­ tivi da parte dei cittadini, oberati dal crescente stress che la vita moderna impone loro (...). « Il Centro Sportivo Italiano, con ta­ le presupposto, svolge attualmente un programma d’interventi per dar la pos­ sibilità ai giovani (in particolar modo) di praticare un’attività sportiva più umana di quella che fa riferimento ai clichets dello sport professionistico che con la sua logica strettamente campionistica c il suo spirito essenzialmente

Gli Enti chiedono dunque modifiche al provvedimento:

le seguenti

2) che i ristorni fiscali vengano gestiti non dalle società, ma dalle Federazioni sportive, per essere reinvestiti a favore dello sport dilettantistico e formativo;

3) che delle nuove disposizioni godano anche le manifestazioni organizzate dagli Enti di promozione (la legge lo prevede solo per quelle « sotto il controllo del CONI »); 4) garantire a tutti gli atleti professionisti diritti sindacali, economici eliminando con­ temporaneamente premi, ingaggi e forme di guadagno non ufficiali che creano forti sperequazioni fra gli stessi atleti e che incidono in modo notevole sui costi di gestione. GLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA ACSI - AICS - CSEN - CSI - ENDAS UISP - US ACLI

” produttivo ” nulla di positivo può da­ re al ragazzo che si va formando. «D’altronde il CSI ritiene che attual­ mente la sua azione è più che altro di supplenza e che invece un ruolo di primo piano in questo settore sia più di competenza dell’ente locale, il quale — attraverso un organismo consultivo di tipo democratico — possa raccoglie­ re le istanze dei cittadini, predisporre un programma opportunamente sor­ retto da impegni finanziari, realizzare e gestire impianti. « L'organismo di cui parliamo potreb­ be essere una Consulta sportiva comu­ nale, che già funziona da diversi anni e con successo in molti grossi Comuni italiani. « Le inviamo una bozza del regola­ mento che potrebbe supportare i lavori della Consulta, con la preghiera di leg­ gerla ed eventualmente di consultarci qualora lo ritenesse opportuno. « Dichiarandoci a Sua disposizione per tutto ciò che possa portare anche il nostro Comune al livello di altri in fatto di sport servizio sociale, La salu­ tiamo con viva cordialità e La ringra­ ziamo per l’attenzione. Il presidente provinciale CSI Antonio Zardi».


Costume

A me queste marcelonghe mi fanno proprio ridere I soloni dello sport li guardano dall’alto quei poveri cristi che arrancano nelle marcelonghe. Illusi! Gli hanno fatto credere che questo è sport e quelli ci sudano pure! I soloni... lasciamoli lassù. A noi importa sapere perché tanta gente partecipa sempre più numerosa alle marcelonghe. Ammesso anche che in esse non si esaurisca lo « sport alternativo », tanta adesione popolare significherà pure qualcosa. Ma che cosa?

Conoscete marcialonga? Sapete esattamente cosa sia? Perché la fan­ no? Perché la gente vi partecipa? Co­ me viene organizzata? Come si svolge? Non credo. Certo molti di noi cono­ scono le marcelonghe, magari le han­ no anche organizzate e c’è chi vi ha partecipato. Ma è sempre da un deten, minato punto di vista, che non è l’in­ sieme. Per questo ce ne siamo andati a vedere una marcialonga, cercando di viverla in tutti i dettagli, curiosi, stra­ ni, vivi, veri. E, anche se in modo estemporaneo, qui cercheremo di tirare fuori una fotografia, non dico una ra­ diografia, di quello che è questo tipo di gara, e del perché viene fatta, e del perché la gente vi partecipa. Mi sono alzato alle sette di una do­ menica mattina. Con molto sole bello qui a Roma. Cielo azzurro, voglia di re­ spirare. La macialonga era organizzata dalla Stefer che è una azienda di tra­ sporti urbani romana, ma è anche una antica società benemerita dello sport locale, con squadra di calcio sempre in evidenza, con una sezione di atletica ef­ ficientissima c con cento altre attività. Il raduno era a Casalpalocco. Intanto perché Casalpalocco? Perché è una zona residenziale vicino a Roma, tra Roma e il mare dalla parte di Ostia.

C’è verde, venduto a migliaia di lire al palmo, e casette di due piani, e gran­ di strade e grandi impianti. Ambien­ te borghese, benestante, con pochis­ sime infiltrazioni di ceti popolari, no­ nostante la presenza a due passi di un villaggio di pescatori. La scelta è per il verde, dunque, per un percorso semplice, facile, che colleghi Casalpa­ locco con Ostia, su strade non battute dalle macchine e sempre in mezzo al verde. Arrivo alle otto dopo aver chiesto a strani signori mattinieri (leggono il giornale o portano il cane a spasso) dove sia questo raduno: tutti lo sanno perché è stato molto pubblicizzato. Al­ le otto ci sono soltanto i primi più so­ lerti organizzatori. Cercano un tavolo, meglio due. Qualche pietra per tenere fermi i fogli di iscrizione. Chi ha una penna? sedie. 11 bar è a un tiro di gam­ ba, ci sono bibite e panini e il telefo­ no. Il bar fa parte di un centro spor­ tivo attrezzatissimo. Penso: i privile­ giati hanno il centro sportivo attrezza­ tissimo, bar, telefono eccetera. Cosa co­ sta? Dico, cosa costa a chi affitta o com­ pera una casa da queste parti? Iscrizione. C’è chi l’ha già fatta e c’è chi la può fare sul posto. Molti si iscri­ vono all’istante e gli organizzatori non

battono ciglio anche se — a rigore — è contrario al regolamento. Mille lire per chi si iscrive non tesserato, cinque­ cento per i tesserati, duecento per gli studenti, o qualcosa del genere. Ma le cifre servono a fare un breve conto: cosa incassa l'organizzazione? Beh, di­ ciamo che i partenti siano stati quat­ trocento (forse più): cinquecento lire di media fanno duecentomila lire. E al­ lora vediamo i costi: spille, numeri, qualche cartello, il rinfresco, la pisci­ na per un bagno gratuito a fine gara, qualche lira per un paio di addetti alle segnalazioni, spese generali: non è un affare. Questo è certo, almeno per la marcialonga della Stefer. Leggo un gior­ nalino della società e scopro che nel 1973 si è disputata la prima di queste manifestazioni "non competitive” e che la Stefer rivendica la cosa: « siamo sta­ ti i primi e i soli, adesso sono fiorite nella nostra scia tante altre manifesta­ zioni... ». Gli organizzatori sono simpatici, so­ lerti, hanno voglia di essere utili. Gli iscritti sono di una categoria comple­ tamente diversa da quella che si vede affluire alle corse podistiche vere: fan­ no la fila per riscrizione senza far res­ sa, non si dànno atteggiamenti, c’è qualcuno che fuma nervosamente (già:

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'«rum,

fuma nervosamente), c’è chi chiede do­ ve si possa spogliare. C’è un gran parlare di pranzi, di cene. E chi dice: «Ti ricordi?». Certo che ricordiamo Bomba. Adesso ha 54 anni. E' stato più volte nazionale di marcia. E' l’unico autentico divo: so­ pravvive ad una fama giusta. Quante volte Carlo ha fatto il Giro di Roma per prendersi gli applausi genuini di un pubblico che cercava di riconoscersi in lui: uno che cammina, uno che cor­ re. Bomba è vicino ai tavoli dal primo momento. Si riscalda, riscuote spiccio­ li di gloria: « Ti ricordi quella volta? ». Ci sono genitori e bambini. E' c’è la mamma che ha portato il suo ra­ gazzo a fare la corsa. Lo coccola, sta attenta che si vesta per benino, gli fa mettere la maglietta di lana sotto quella della società. La società è la « Kentucky University », roba da gran­ di magazzini. Arriva anche un signore di mezza età: brizzolato, ben pettinato, atletico. E’ il tipico esemplare della nuova fauna dirigente: abbronzato e sportivo. Infatti un tale lo vede e gli si avvicina premuroso: fa un cenno di inchino, abbassando la testa e tenden­ do la mano: « Signor ingegnere... Anche lei qui? », « Carissimo — risponde l’in­ gegnere — sgranchirsi le gambe fa be­ ne alla salute... ». E ricambia la stretta di mano con un cenno della testa, poi i due si allontanano: in mutande. C'è un altro signore brizzolato che viaggia su una minibicicletta. « Vado a fare la spesa, poi vengo alla parten­ za...». Quando il gruppo si ingrossa, quelli delle Società si fanno sempre me­ no spavaldi. Sono belli, tirati, allenati, vestiti da atleti. Gli altri sono grassi, con occhiali, con barba, con magliette da grandi magazzini. O sono ragazzini, ragazzine, bambine perfino piccolissime che ostentano un numero improbabile: mille. Prevalgono i non competitivi, i non tesserati. Allora comincio a fare dei bilanci. Il primo. Tre sono le catego­ rie, in generale. Gli atleti sono la parte più piccola. Ci sono atleti che si voglio­ no allenare, altri che mirano ad un premio, altri che vogliono rivivere i momenti della competizione, la gioia della gara: sono gli ex. Diciamo che si

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tratta di un gruppo ridotto di atleti, dei quali non più della metà è in atti­ vità e soltanto qualcuno di questi fa gare importanti. Poi ci sono i ragazzi: quelli organizzati nelle scuole e quelli che sono solo ragazzi con la voglia di correre. I secondi sono in netta preva­ lenza: diciamo un buon ottanta per cento. Questo gruppo non è il più nu­ trito. Tra atleti, ex atleti, ragazzi orga­ nizzati in società e ragazzi liberi sa­ ranno circa duecento partenti, gli al­ tri, almeno altrettanti sono della cate­ goria più simpatica: quella dei commen­ datori, degli ingegneri, degli impiegati, degli operai, delle mamme. Con strane divise, con scarpette bellissime, con oc­ chiali, problemi, la borsa della spesa, il giornale da leggere, la voglia di cor­ rere. C’è chi deve far vedere a se stes­ so che è ancora giovane e c'è chi deve farlo vedere alla bionda segretaria: « Ha visto l’avvocato? Chi lo avrebbe det­ to ». E ci sono gli impiegati. Quelli ti di­ cono che loro non hanno spazio: mica sono come gli operai che bene o male si muovono, stanno in piedi e tutto sommato si sentono vivi. Gli impiegati sono alienati: la nuova schiavitù. Dice: <' Tutti i giorni attaccati al chiodo. E poi la macchina o l’autobus che non si sa cosa sia meglio. E poi la casa pic­ cola, senza terrazza, senza spazio. E la strada. Vai a prendere il giornale alla domenica: cento metri fino all'edicola e ti pare di aver camminato un secolo e magari ti viene pure l’affanno... Per una volta — mi si spacchi il cuore — ma voglio correre! ». Correre. Questo è l'altro mistero. Dunque: si chiama marcialonga, dun­ que dovrebbe trattarsi di una marcia. Poi tra gli iscritti leggo che c’è Abdon Pamich, proprio lui. Allora è proprio marcia. E Bomba? Carlo Bomba non era un podista o sono io che non me lo ricordo più? E questi? Non dicono che hanno voglia di correre? Beh: for­ se è una marcia per chi vuol marciare e una corsa per chi vuol correre: tanto chi se ne importa dell’ordine di arrivo. Però ci sono i premi. Tanti premi. Fac­ cio il conto: ccntocinque premi in tutto tra individuali e collettivi. Poi ci sono premi speciali e premi per tutti.

Sopra, da sinistra a destra: l’età non centra: dopo ogni gara, alcuni esercizi ginnici sono salutari! — Lucherini: classe 1898; — « Qui ci vorrebbe la mamma! » — Ricordate il marciatore romano « Bomba »? C’era anche lui (al centro, dietro il ragazzo in primo piano). A fianco: « Per oggi, basta! Per la partita di calcio del pomeriggio trovatevi un altro terzino] ».

Alle nove c’è ressa. Sono arrivati con la macchina da Roma e si ammassano in uno spazio che sembra improvvisa­ mente diventato piccolo. Ci sono — in perfetta tenuta bianca — dei cronome­ tristi. « Basta un calendario! » — dice qualcuno. I cronometristi però prepa­ rano i loro strumenti con la stessa at­ tenzione che se corresse Mennea. Per­ ché si corre. Si tratta proprio di una corsa. E Pamich? Beh: c'è chi parte di corsa e dopo cinquanta metri si mette a camminare. C’è chi arriverà al tra­ guardo come se tornasse dall’edicola, c’è chi nemmeno avrà la forza di supe­ rare i tre chilometri. C'è chi ha buttato il cuore al di là dell’ostacolo e non è riuscito ad andarlo a prendere: lo aspet­ ta sulla via del ritorno. Ecco: l’ingegnere brizzolato, l’avvoca­ to che vuol piacere alla bionda, l’im­ piegato che cerca spazio, l’operaio che cerca aria, la massaia che si vuol sgran­ chire le gambe, i ragazzi alla prima esperienza: questi sono gli eroi di que­ sta domenica, gli eroi con pancia, con occhiali, col giornale sottobraccio e i problemi Sottobraccio. Sono le pance che fanno la passerella. Gli atleti sono come pesci fuor d'acqua. Qui si ostencalvizie. la la 1........ — Qui __ è il grasso che conta. La maglietta stinta. C’è quello che fu-


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MM

:ma nervosamente: «Ma lei fuma?», «Ho bisogno d’aria, sto sempre chiuso ,e so’ nervoso... Ho bisogno d’aria...». E fuma. Sono eroi coi capelli bianchi. E Abdon Pamich? Nessuno lo guar­ da: è urna bella bestia rara: « Quello? ^Ha vinto l’Olimpiade!...». Un emargina­ lo da guardare con diffidenza, ecco. Alle nove e dieci vogliono tutti par­ tire. • «Aspettiamo il mossiere», dice uno del1 l’organizzazione. Il mossiere definito <« d'eccezione » è il presidente della so­ cietà, Carlo Alberto Ciocci, un tipo pa­ cioso e simpatico con una gran voglia «di mettersi in mutande e di fare anche llui la marcialonga. Alle nove c venti imolla le redini e i quattrocento (forse jpiù) partono. Cos'è una partenza di marcialonga? Ili mossière si mette al suo posto con la Ibandiera in mano. Un tale dice se soino «pronti»: «Pronti?». Lo sono tuttti. Da almeno una settimana. Allora il imossicrc fa cenno di abbassare la banodierina. Qui scatta l’anziano podista, «quello che per anni è arrivato tra « gli taltri », mai entrando in un decente or•dine di arrivo; dietro a lui tutti. Intanto il mossiere dice che lui ancoira non ha dato il via, poi abbassa di «colpo la bandierina sicché non si tratta

altro che di una falsa partenza. Vorrei vedere se si possono fermare. Fermate la valanga, il ciclone, fermate la rivo­ luzione. I quattrocento (forse più) so­ no scatenati. Esplodono. Dirompono. E’ una armata che ci viene addosso. Io sono nascosto dietro un albero con la macchina fotografica: so che se sci­ volo non sopravviverò. Perché qui ci si batte per una cosa più seria che una medaglia o un primo posto, o un re­ cord. Qui ci sono quattrocento scate­ nati che vogliono sapere cosa sono. Vo­ gliono correre. E l’avvocato ha anche dimenticato che c’è la bionda a veder­ lo. Si divincola dalla presa del gruppo, strattona, dà di gomito, si fa largo ai limiti della squalifica, dell’arresto. L'in­ gegnere con le scarpette Adidas supera la ragazzina con il numero 756. La ra­ gazzina grida. L’ingegnere grida. Dove hanno tutto questo fiato. La marea pas­ sa come una piena. Vedo facce. Pensate: io mi sono mes­ so in mezzo alla strada per la foto del­ la partenza. I quattrocento hanno inva­ so strada e aiuole vicine e la strada di ritorno: un fronte di trenta metri. C'è una betulla sottile, sottile, nell’aiuo­ la e io sono dietro la betulla sottile, sottile. Attaccato alla betulla. I quattrocento mi passano a destra e sinistra. Vedo le facce a dieci centimetri. Tante facce: donne, uomini, bambini, vecchi, grassi, belli. Hanno tutti la grinta dura. La rabbia che gli arriva da dentro fino alla faccia. Abdon Pamich è tra gli ultimi cinque o sei. Forse è proprio l’ultimo con il numero sul petto. Viaggia marciando (gli altri corrono, già) in bellissimo sti­ le, da campione olimpionico. Sembra un matto. Voglio dire che ti chiedi co­ sa sta a fare là. Sorride. Gli piace. Piace anche a me. Bravo Pamich. Non è sempre Olimpiade. Lui marcia, gli altri corrono? Naturalmente lui mar­ ciando farà meglio di quelli che corro­ no. L’immagine di Pamich è così: è la sola che ci resta. Presa al volo mentre passa tra gli ultimi di un plotone di quattrocento impiegati, commendatori, studenti, ingegneri, avvocati. Una meteora, un lampo. Una faccia. La corsa è un dramma, una angoscia. Gli atleti hanno il terrore di perdere di

fronte ai domenicali, i non atleti si bat­ tono co) cuore in gola, gli adulti, pas­ sata la rabbia dei primi scatti, ripren­ dono a ragionare. Il sangue caldo, il sole... la stanchezza che aggredisce su­ bito i muscoli. I belli di quarantanni sembrano mostri. I pelati diventano fontanelle. I grassi ballano. I magri stralunano. I brizzolati pettinatissimi, sembrano in procinto di esalare l’ulti­ mo respiro. Le ragazze cominciano a pensare all’estetica. Le signore alla spe­ sa. Non si arrende nessuno. La corsa è divisa in due: 18 chilo­ metri per chi se la sente. Undici per chi non se la sente. Arrivano quelli degli undici chilometri. Ricci Pasquale, con bel passo. E' il primo, il vincitore. Lo interrogo. « Perché? » « Così... » « Per­ ché hai fatto gli undici chilometri e non i diciotto? ». « Perché stasera devo correre a Testaccio: ce sta la festa... ». Non è un campione, è uno che corre. Spilucca premi a destra e sinistra: si batte per un orologio, una bottiglia. Fa sport. Non lo fa solo per un premio. 10 fa perché gli piace e non è in grado di allenarsi del tutto, di fare il cam­ pione: non è mai stato. Le marcelonghe, le gare di quartiere, le sagre sono 11 suo pane. E’ allenato per vincere a questo livello, e sceglie gli undici chi­ lometri anche perché i campioni fanno i 18. Infatti vince Ardizzone e Bomba è terzo a qualche metro. A fare i 18 chilometri sono naturalmente in mol­ ti, ma c’è chi ne fa molti di più e chi molti di meno. Un tale addetto alle se­ gnalazioni sembra abbia mandato qual­ cuno perfino ad Anzio. Non è colpa de­ gli organizzatori: la valanga è andata avanti, seguendo una lepre qualsiasi... Il sesto arrivato è Nicola Scialanca di anni 28, con moglie e un figlio. Fa l’impiegato alla Mobili Ferretti. « Per­ ché? Per correre nel verde. Io abito all’Alberone dove come dice il nome del quartiere ce sta un solo albero. Mi piace correre nel verde. Solo con la natura... Perché solo così mi sento com­ pletamente libero. E mi fa piacere se ci sono altri a correre con me, perché ci si sente liberi. Sa: non ci sono im­ pianti. All’Alberone ci sono solo sca­ tole, le chiamiamo case ma sono scato-

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le di sardine. E noi dentro. E poi dove corri? Dietro al tram? Non si può... L'ottavo arrivato è un telescriventi­ sta dell'Ansa: Mauro Ognibene, sta a Vellctri, ha 30 anni, moglie e due fi­ gli. Fa il pendolare. « Io ho sempre voluto correre... Ma nemmeno a Vel­ leità si può... ». Una signora aspetta il figlio: « Non si sarà perduto? ». E c'è chi ha il suo personale problema. Tutti corrono con il proprio personale problema. L’avvo­ cato arriva affranto. Sta fermo, a gam­ be divaricate, guardando in basso per qualche minuto, poi se ne va. Nessuno lo ha aspettato. Anche l’ingegnere ar­ riva. Arrivano tutti se uno ha la pa­ zienza di aspettare fino a mezzogior­ no, fino all’una. C’è gente che ci ha messo tre ore a fare gli undici chilo­ metri, ma è arrivato alla fine. Me ne vado. Adesso so cosa è dav­ vero una marcialonga. Una folla di gente che ha voglia di correre. Non ci sono eccentricità, spiritosaggini. L'uni­ ca nota « folk » è data da Mario Lu­ cherini, classe 1898. « Ho 77 anni dice: e sono stato nella Folgore ». Fa il sa­ luto romano quando lo fotografano. Ma 10 scatto una seconda volta. E’ sordo, voleva un numero tra il 30 e il 40, ha fatto varie questioni prima di partire. Anche lui è arrivato al traguardo. Non è sport, né voglia di farlo, è solo nostal­ gia. E Mario Lucherini più che una nota stonata è una nota patetica. Ecco: scopro che gli eccentrici, i curiosi, le macchiette, sono note stonate in que­ ste gare, in queste corse. Perché sono cose serie. Già: proprio serie. Ritorno a Roma: il sole mi ha bru­ ciato le braccia, la faccia. Ho faticato anch’io a muovermi avanti e indietro: avrei in fondo potuto partecipare. Per 11 panino, non per la medaglietta. Conoscevate la marcialonga? E’ una realtà. Quattrocento persone (forse più) che si alzano, viaggiano, si sacrifica­ no, per correre. Li muovono vari inte­ ressi: atleti come la Silvana Cruciada che cercano di riprendere la forma. Co­ me Ardizzone che fa la gamba. Ex atle­ ti che vogliono continuare a muovere le gambe come Bomba e Pamich. Una

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Sopra a sinistra: Valeva la pena solo per riscoprire quanto è buona l'acqua; a destra: Lo riconoscete? E' Pamich che marcia con il suo stile inconfondibile in ultima posizione. A fianco: Un famoso stornello romano dice: « Male che vada, ciat taciteremo all'alberi pé strada! ».

folla anonimi, dimenticati, che cerca di ritrovare la giovinezza, il passato, che vuol far vedere a se stes­ sa di non essere cambiata. Poi ci sono i giovani delle scuole che gareggiano. Poi ci sono i cacciatori di premi che si dividono i compiti: « Tu fai i diciot­ to chilometri e noi facciamo gli undi­ ci ». Poi c’è quello che se le fa tutte queste gare, perché oggi vince una co­ sa a Casalpalocco e stasera ne vince un’altra a Testaccio. C’è la nostalgia, la presunzione, la rabbia del tempo che passa, la voglia di avere un numero sul petto: questi sono gli aspetti mi­ nori: cento, centocinquanta partenti fanno parte di queste categorie. Ma la massa, giovani, ragazzi, adulti e an­ ziani sono soltanto persone che hanno voglia di muoversi. Correre e basta. Correre per sentirsi liberi e vivi, Per sudare lontano dagli uffici chiusi. Sapete cos’è la marcialonga? Il seme di una rivolta: la rivolta dei non atle­ ti, di quelli che vogliono o volevano correre senza dover diventare dei cam­ pioni, senza doversi allenare continuamente, senza doversi tesserare per for­ za e fare buoni tempi, e allenarsi, e essere strumentalizzati, e diventare ro­ bot, la rivolta di questi « non campio-

ni » che volevano o vogliono correre, contro i campioni e gli ex campioni. Perché Pasquale Ricci non è mai stato nessuno, perché Nicola Scialanca non è mai stato nessuno, perché nemmeno Mauro Ognibene è mai stato nessuno, e nemmeno il marito un pochino grassottello della signora giovane e molto carina, e nemmeno l’avvocato e l’inge­ gnere, e nemmeno l'impiegato del gas, o quell’operaio che fumava nervosa­ mente: non sono mai stati campioni perché non volevano esserlo, non vole­ vano diventarlo, ma oggi, ragazzi, han­ no dato venti metri in partenza a Bom­ ba, e Abdon Pamich — proprio lui — lo hanno lasciato indietro, molto in­ dietro, e se non c’era quell’errore di per corso... La marcialonga non è una proposta, è una realtà. La realtà di uno sport sociale che la gente vuole per respi­ rare, per disintossicarsi, per ridere, per far festa, per sentirsi liberi, per vince­ re o perdere una cena. La marcialonga è una voglia di cor­ rere come di qualcosa da mangiare. Perché la gente oggi ha una nuova fa­ me: la fame di muoversi, di far sport, in qualsiasi modo e a tutti i costi.

Enzo Balboni


Sussidi per l’attività

I paramorfismi: esercizi per il torace e di sviluppo generale La respirazione è una delle funzioni vitali che la natura ha assegnato al nostro organismo. La respirazione for­ nisce l’ossigeno per le combustioni in­ terne e l'attività muscolare sollecita la richiesta e l’impiego dell'ossigeno stes­ so che, inspirato con l'aria dalle vie nasali, viene immesso nella trachea e, attraverso i bronchi, va ai polmoni do­ po aver ceduto al sangue l’ossigeno. Come si Sa, la funzione respiratoria è strettamente legata a quella della cir­ colazione del sangue in quanto quest’ul­ timo è il « veicolo » che trasporta sia l’ossigeno, quanto le sostanze nutritive (prodotti metabolici) per la vita e lo sviluppo delle cellule. Così come le funzioni vitali dell’orga­ nismo (circolatoria e respiratoria) so­ no fra loro unite, altrettanto sono stret­ tamente legati fra loro i vari segmenti del corpo. E' per questo che una de­ ficienza (di struttura, di tono musco­ lare, ecc.) di qualcuno di essi viene a provocare una ripercussione sfavorevo­ le anche negli altri. Facciamo un esempio pratico: abbia­ mo già parlato delle deficienze della parete addominale. Bene, quando i mu­ scoli dell’addome sono ipotonici (privi di tono) e si forma la « pancia », le vi­ scere si spostano — abbiamo già detto anche a causa della forza di gravità — in avanti, di conseguenza il muscolo diaframma (si trova nella cavità tora­ cica, di traverso, a forma di ombrello e riposa sul blocco elastico delle vi­ scere) privato del suo punto di appog­ gio, non compie bene la sua funzione respiratoria. Di conseguenza il torace non si espande come dovrebbe e fini­ sce per chiudersi in se stesso dando luogo a quelle malformazioni tipiche dell’età giovanile coinè il « torace ap­ piattito », « carenato », « cilindrico ». Dal momento che tutte le malforma­ zioni del torace nell’età giovanile inte­ ressano soprattutto le cartilagini costa­ li ed in particolare i punti di giuntura dell’osso costale e delle coste con lo sterno, queste possono modificarsi fa­ vorevolmente se si riesce ad interve­ nire nei soggetti interessati, con una at­ tività psico-fisica appropriata. Pertanto le attività ed i giochi che prendiamo in considerazione tenderan­ no essenzialmente a raggiungere due obiettivi: A - Vivificare le funzioni respiratoria c cardio-circolatoria; B - Tonificare e tonicizzare i muscoli del torace portatori di eventuali com­ promissioni paramorfichc.

A - Giochi di abilità, velocità, destrezza (funzione cardio cir­ colatoria e respiratoria). Esercizio n. 1

Due squadre in fondo campo, con i rispettivi capo-fila che stringono in una mano un qualunque « piccolo attrezzo » (appoggio o ceppo Baumann o soltanto un mezzo mattone). Lungo il percorso, che varia a seconda della disponibilità dello spazio ed a se­ conda dell'età dei concorrenti, sono di­ sposti altri tre « attrezzi » uguali a qucllo che ha il capo-fila, a non meno di 4-5 metri l’uno dall’altro. Al « via! » dell’istruttore partono di cor­ sa i « capo-fila »; arrivati al punto A, cambiano l’attrezzo che hanno in mano

con quello a terra, continuano la corsa per eseguire un analogo cambio al po­ sto B dove si trova il secondo attrezzo e, di seguito, con l'ultimo (C). Rapido dietro-front ed analogo esercizio nel percorso inverso fino a consegnare « l’attrezzo » nelle mani del secondo con­ corrente, posto dietro la linea di par­ tenza, il quale, ricevutolo, parte per eseguire lo stesso percorso. Effetti: Tutti gli effetti fisiologici che si ricavano dalla corsa con in più un grosso lavoro per i muscoli flessori ed estensori delle gambe e del busto.

Esercizio n. 2

4----------------------Due squadre in fondo campo. Sul ter­ reno di gara sono posti in successione: una lunga panca svedese, oppure una trave bassa o un asse di equilibrio; una serie di piccoli ostacoli (seggiole rove­ sciate, panchetti ecc.). Dopo aver preso bene appoggio con le mani sulla superficie del primo attrez­ zo, al « via! » del l’istruttore con un sal­ tello, dopo un caricamento sulle gam­ be, superare l'ostacolo cadendo dall’al­ tro lato; contemporaneamente avanza­ re con le mani per eseguire un secondo salto onde ricadere dal lato di parten­

za e così via. L’istruttore dovrà stabilire quanti salti (3 o 4) si dovranno fare per tutta la lunghezza dell’ostacolo, terminato il quale si inizierà la corsa ad ostacoli, oppure la corsa a slalom sulla seconda parte del percorso .11 ritorno al punto di partenza avverrà di lato alla linea degli ostacoli e del l'attrezzo. Effetti: quelli fisiologi della corsa e un impegno notevole per la muscolatu­ ra delle braccia, delle spalle e del busto. (segue a pag. 26)

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B - Esercizi per il segmento torace Esercizio n. 3

Due squadre poste in fila con gli allie­ vi a gambe divaricate, uno dietro l’al­ tro a prima distanza. I capo fila tengo­ no in mano un pallone da pallacanestro o un pallone ripieno (pallone medicina­ le). Al « via! » dell’istruttore i capo fi­ la portano il pallone in alto-dietro per consegnarlo al compagno che gli sta dietro le spalle. A questo punto le brac­ cia, liberate dal pallone, non tornano avanti, ma proseguono per dietro per completare la circonduzione delle me­ desime. Intanto il compagno dietro, nell’afferrare il pallone avrà eseguito, a braccia in alto, una inclinazione del busto in avanti. Effetti: Se si fa compiere bene il mo­ vimento di circonduzione delle braccia, entrano in azione tutto l'apparato muscolo-legamcntoso della cintura scapo­ lare e i muscoli del torace.

Fig. 1

C - Esercizi vari Serie di esercizi con clavette e con pal­ loni ripieni: a) da gambe divaricate e braccia in fuori-basso, fare eseguire delle oscilla­ zioni, slanci e circonduzioni sui due piani: frontale e sagittale (fig. 1); b) da gambe divaricate, braccia in fuo­ ri, passaggio della palla dalla mano si­ nistra alla mano destra e viceversa per sopra il capo (fig. 2); c) lanciare il pallone in alto, ripren­ derlo e passarlo al compagno dietro con un passaggio a palme in alto; d) primi esercizi di palleggio in alto e contro il muro della pallavolo. Effetti: Tutti questi esercizi, come quelli indicati nelle altre figure, servono per la coordinazione motoria (è un pro­ cesso che man mano si manifesta e si sviluppa quando si poggia su delle strutture già formate), per l'elasticità del cingolo scapolo-omerale e per tonicizzare tutti i gruppi muscolari del tronco (scaleni, piccolo e grande petto­ rale, succlavio, intercostali, porzione su­ periore del trapezio e così via).

Luigi Mosca

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Fig. 2


L’agricoltura cambia. Anche il trattore cambia Una chiave diversa xj’C. dalle altre, per trattori diversi dagli altri: i nuovi Fiat 780 e 880. da 78 e da 88 CV, a 2 ed a 4 ruote motrici. I trattori più "avanzati'' nella loro classe. Sono i trattori che bisognava costruire Perchè è cambiato il vostro modo di lavorare, così come è cambiato il vostro modo di vivere.

sibilila di gommatura e di zavorramento che li rendono adatti alla più vasta gamma di impie­ ghi. Quindi lo stesso trattore, opportunamente allestito, vi garantisce la massima economicità di esercizio sia nei lavori pesanti che in quell' ausiliari.

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Oggi ogni lira investita deve rendere. I Fiat 780 e 880 sono i trattori più versatili della loro classe Infatti, grazie all'ampia dispo­ nibilità di potenza, sono previste numerose pos-

Oggi avete bisogno di un trattore nuovo, di un trattore diverso: un trattore così. I Consorzi Agrari vi aspettano per una dimo­ strazione pratica dei nuovi Fiat 780 e 880.

Fiat 780(880

nei

CONSORZI AGRARI


Bl®UM

di ENZO BALBONI

CHE SCHIFEZZA RAGAZZI O no? lo dico schifezza. Già. Cosa vi racconto in questo bla? Sport? Costume? Politica spor­ tiva? No: la cronaca di quel che succede E quel che succe­ de mi sembra il degno corona­ mento (si dice così) di una annata balorda. Intanto comincia Rivera. Fa na­ scere un caso su di sè. Se ne scappa in provincia in un ca­ stello con degli amici. Poi tor na a casa. Poi viene deferito alla società, messo fuori dalla formazione del Milan. Allora lui dice: - O via io o via il presi­ dente Buticchi » Come? dice la gente: via il presidente? L’è matt il Rivera? No: Rivera ha il gruppo finanziario che sotto­ banco lo finanzia: può rilevare il Milan e diventare il presi­ dente. Bene. Allora andiamo al consiglio. Il consiglio che è un consiglio di Buticchi, natural­ mente. dice che il Rivera l'è matt Lo deplora e gli nega la possibilità di prelevare il Milan e di diventarne il presidente. Rivera accusa il colpo: va da un avvocato e scrive una let­ tera: « Ai sensi degli articoli... eccetera... » Poi dichiara che - Basta con il calcio. Perché il calcio è ingrato. - Mannaggia non lo fanno nemmeno presi­ dente del Milan!!! Fino qui è pura farsa e mi me­ raviglio dei giornali che ne parlano. E' farsa e fa notizia. Va bene. Poi arriva un tale e spara a Buticchi: tre colpi. Quel tale è lo stesso che sparò i petardi ai giocatori della Ju­ ventus quando la Juventus si andò a vincere il campionato a San Siro? Forse è lo stes­ so. Forse è un sambabilino. forse no: un brigatista. Sup­ posizioni sul giallo. Poi leggo di Bernardini. I gior­ nali fanno fuoco e fiamme: ti­ toloni e articolesse... Pare che Bernardini abbia rilasciato ad uno sconosciuto (a lui e a noi) giornalista di un giornale che dalle nostre parti non esiste nemmeno... una intervista sen­ sazionale e scandalosa. Va be­ ne. E allora? Allora Bernardini

ha anche insultato Allodi e i giornalisti. Allora succede che Bernardini querela il giornalista e il giornale che hanno 'svisato' le sue parole, distorcendo i concetti. Succede sempre così Poi Allodi dichiara che •• ai sen­ si degli articoli eccetera, ecce­ tera... » porterà il caso in tri­ bunale... Nel frattempo l'USSI che è la nostra associazione, cioè dei giornalisti sportivi, decide di adire le vie legali giacché si sente menomata dall'intervista concessa da Ber­ nardini a quel tale: « Ai sensi degli articoli numero... ecce­ tera, eccetera .. » Ho un altro senso di nausea, più forte. Che schifezza ragaz­ zi1 Ah: leggo che un giornale in­ glese ci acusa di aver regalato orologi d’oro ad arbìtri inter­ nazionali ai tempi dell’lnter campione del mondo e dell'Ita­ lia forte C'è una inchiesta. La Federcalcio dice che non sa nulla. Qualcuno decide di adi­ re le vie legali. » Ai sensi de­ gli articoli... Poi c'è la storia della Juventus che ha messo il veto alle interviste della TV ai suoi giocatori. Il veto? Ca­ pito ragazzi. Il veto? Insomma non è un ripicco bambinesco perchè Pizzul è stato una birba a far vedere in moviola che il rigore per la Juventus non c’era. Poi a campionato vinto, ecco il gesto magnanimo: la Juventus campione d'Italia è presentata alla Domenica Spor­ tiva. da Frajese. E’ la pace, ragazzi. E la classifica? Come è anda­ to il campionato? Il tifoso che legge spiega: dunque ha co­ minciato con il golpe di Rive­ ra. Poi Buticchi si è preso tre colpi di pistola, intanto il Sunday attaccava la nostra nazio­ nale dicendo che gli italiani so­ no dei corruttori. Allora qual­ cuno ha deciso di adire le vie legali ai sensi degli articoli. Pei Allodi si è incavolato con Bernardini per una intervista. Adire le vie legali ai sensi de­ gli articoli. Bernardini si è in­ cavolato con il giornalista. I

giornalisti si sono incavolati con Bernardini. Non hanno spa­ rato colpì di pistola ma ai sen­ si degli articoli, hanno deciso di adire le vie legali. Queste vie legali si sono nel frattem­ po intasate di sportivi. Chi va e chi viene con la querela fa­ cile. Poi la Juventus mette il veto alla Tivù... Mannaggia? Chi ha segnato contro il Vi­ venza? Che schifezza ragazzi!

LA DONNA 1975 — E' giappo­ nese, di 35 anni ed è una brava massaia Per hobby fa l’alpini­ sta e gli capita di arrivare — prima donna al mondo — sulla cima dell'Everest, fino ad ora riservato « Only men » per soli uomini, come certe riviste. Gli uomini non è che l'abbiano pre­ sa troppo bene e ci sono già delle polemiche. Anzi qualcu­ no ha già deciso: adirà le vie legali ai sensi degli arti­ coli eccetera, eccetera... ■> LIBERTA' PROVVISORIA — Nel frattempo, visto che l'Italia è in floride condizioni econo­ miche, il paese naviga nel­ l'oro del boom, l'occupazio­ ne è al cento per cento, la spinta produttiva incessante.... i soldi corrono a fiumi nelle ta­ sche dei braccianti calabresi.. Gli emigranti tornano in Italia solo per fare una vacanza se­ rena in un Paese in cui non esiste il problema del traffico, né quello del rumore, né quel­ lo dell'inquinamento... In que­ sto Paradiso Terrestre i gior­ nali non hanno altra scelta per drammatizzare un poco le cose, che sparare titoli sulla Libertà provvisoria che si sono con­ cessi Claudia Cardinale e il marito Franco Cristaldi. La Libertà provvisoria sta per se­ parazione. Una prova Pe- veri­ ficare il proprio affetto. Se va bene tutto torna come prima, altrimenti è semplice: « si adi­ ranno le vie legali ai sensi degli articoli... » Ne caria an­ che uno special GR. Allora questo è veramente il nostro solo problema italiano: ce la farà Claudia Cardinale? Ho un senso di nausea.

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CHI NON CE LA FA PIU' è Piccirilli Tommaso, di Colleferro. Pilota motociclista ferito a Imola in uno spettacolare scontro fra motociclette. E’ morto. I giornali però dicono che si devono rivedere i cir­ cuiti. i regolamenti le piste si­ cure. Mio nonno, tornando dal­ le crociate mi raccontava que­ ste cose: Sai ci sono stati dei feriti, dei morti, ma adesso si farà qualcosa per la pista sicura... « Raccontano le favole e passata la festa, gabbato il morto che — lui no — non può adire le vie legali ai sensi degli articoli... I morti nello sport italiano sono dei fuori­ legge.

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