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Stadium n. 9/1974

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a cura di ANDREA DE PASCALIS

■ Direttore responsabile: | I Aldo Notarlo ■ Redattore capo: Duilio Dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Audreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci Grafica: Alberto Gregauti

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STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

UN COMUNICATO UNITARIO CONTRO L’ATTENTATO DI BRESCIA Nel giorno in cui si sono svolti i solenni funerali delle vittime del feroce attentato compiuto a Brescia martedì 28 maggio da criminali fasci­ sti, alcuni enti di promozione sportiva di ispirazione demo­ cratica hanno emesso il se­ guente comunicato: «Gli enti di promozione sportiva AICS, CSI, UISP e US ACLI, a nome dei loro iscritti, esprimono il dolore e lo sdegno per l’efferato cri­ mine fascista che ha colpito duramente la città di Brescia e tutti i lavoratori italiani e manifestano la loro affettuo­ sa solidarietà ai familiari del­ le vittime associandosi al lo­ ro lutto ed al loro dolore. « Ribadendo la denuncia e la condanna nei confronti di chi, ormai da anni, svolge un piano programmato minuzio­ samente per sovvertire le isti­ tuzioni democratiche e per attentare alla vita civile ed al progresso del Paese, gli en-

ti di promozione sportiva riaffermano la loro salda voìontà di battersi, a fianco delle forze democratiche ed antifasciste, nella lotta per la difesa della libertà e della democrazia sancite dalla Co­ stituzione repubblicana nata dalla Resistenza. « Dal dolore e dallo sdegno per questo ennesimo eccidio, e proprio perchè gli enti di promozione sportiva credono nei valori della democrazia e di libertà e li vivono al lo­ ro interno, si rafforza in essi l'impegno per eliminare non solo ogni residuo di ordina­ menti legislativi ma anche concezioni e prassi di natura fascista che ancora perman­ gono all'interno del Paese, nel mondo della cultura e dello sport e per isolare forze ed organizzazioni che si ispira­ no ad una concezione spor­ tiva e dell'educazione fisica ormai respinta dalla coscien­ za democratica italiana.

FILMINI DI TECNICA SPORTIVA A PREZZO MODICO

; STADIUM è una tribuna aperta. I Tutti sono invitati ! a esprimere la propria opinione ; e tutte le opinioni sono gradite.

STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

(copertina di Alberto Catalani)

fricani razzisti sembra inqua­ drarsi quindi in un tentativo di alcune forze sportive in­ ternazionali per far passare l'ipotesi di una riammissione del Sudafrica razzista nell’am­ bito dello sport internazio­ nale. Ciò contrasta con il senso civile del popolo italiano di opposizione ad ogni forma di razzismo e di oppressione. In questo momento politico, in cui la forza dei movimenti di liberazione dell'Angola, del Mozambico, della Guinea-Bissau ha fatto cadere l'ultimo regime colonialista europeo, la scelta di accettare nel nostro paese una squadra che pra­ tica la discriminazione razzia­ le, assume oggettivamente un carattere di appoggio al co­ lonialismo e di opposizione ai processi storici in atto. Gli enti di promozione spor­ tiva AICS, CSI, UISP e US ACLI denunciano queste scel­ te, rilevando ancora una volta l’urgenza e la necessità della riforma di tutta la legisla­ zione sportiva, perché le de­ cisioni di pochi, al di fuori di ogni controllo del Parla­ mento e degli organi elettivi non contrastino con le conce­ zioni democratiche largamen­ te presenti nel nostro Paese».

PER RIBADIRE CHIARO E TONDO CHE LO SPORT NON E’ NEUTRALE Gli Enti di promozione “' UISP sportiva AICS - CSI c US ACLI hanno emesso uni­ tariamente il seguente comu­ nicato: « Si sta svolgendo in que­ sti giorni a Napoli la "Fedetation Cup”, coni petizione inter­ nazionale di tennis femmini­ le, organizzata con il patroci­ nio della Federazione Italiana Tennis e del CONI. Come ha già riferito la stampa democratica la Fede­ razione neozelandese, cui era stata assegnata la manifesta­ zione, aveva poi rifiutato di ospitarla, in quanto tra le squadre partecipanti figura la Federazione di tennis del Su­ dafrica, quella, tra le tre esi­ stenti, che pratica la disertivi-

nazione razziale. Di fronte ad un appello di boicottaggio, giunto dalla organizzazione sportiva sudafricana non raz­ zista, ancora una volta ha pre­ valso per i dirigenti dello sport italiano, ed in particolare del­ la Federtennis, l'utilizzazione del cosiddetto neutralismo sportivo per operazioni che sono al di fuori persino del­ lo spirito delle disposizioni nette e precise dell'ONU, in merito al boicottaggio nei con­ fronti del governo razzista sudafricano. Va ricordato in­ fatti che quest'anno rappre­ sentative italiane di alcune fe­ derazioni hanno compiuto tournee in Sudafrica; lo svolgimento della "Federation Cup" in Italia con atleti suda­

Il Centro di Documentazio­ ne e Ricerche Sportive « Ri­ cerco » ha realizzato una se­ rie di films in super 8, illu­ stranti ciascuno un singolo settore dello sport, della gin­ nastica terapeutica e delle at­ tività motorie in genere. Ol­ tre ai films informativi vi so­ no quelli formativi, realizzati scenicamente in progressione metodica e in chiave didat­ tica. I filmati sono tutti ac­ compagnati da testi monogra­ fici, anch’essi opera di esper­ ti, che spiegano e chiariscono le varie sequenze filmate. Per tutto il 1974, il Centro « Ricerco » ha stabilito di con­ cedere uno sconto del 20% ai nostri Consigli e società spor­ tive che facessero richiesta di uno o più filmati. Qui di se-

(segue a pag. 27)


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CONGRESSO NAZIONALE BIENNALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO CSI-FARI UNIFICATI

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Anche questa volta, come nel 1972, si è trattato di due congressi in uno, ordinario e straordinario in­ sieme. S’incomincia giovedì 23 alle ore 16 con la parte straordinaria dedicata aH’aggiornamento del Regolamento organico. L'apposita Commissione con­ gressuale si era riunita ancora una volta nella stessa mattinata per gli ultimi ritocchi alle proposte di mo­ difica alle quali aveva lavorato con sistematicità e con impegno per due anni. Era stato infatti il Con­ gresso del 1972 a decidere che le modifiche da appor­ tare al Regolamento organico fossero affidate ad una Commissione composta da un rappresentante per ciascuna regione, più tre componenti del Consiglio nazionale. La Commissione, come indicato dal Con­ gresso, aveva lavorato cercando di stimolare quanto più possibile la partecipazione della base. Il che è riuscito nella maggior parte delle regioni. Ma ci sono state anche alcune regioni che per vari motivi non avevano svolto un lavoro comunitario e ciò si è re­ golarmente ripercosso sulla discussione congressuale, ■che in qualche punto è stata prolissa ed anche un po’ confusa. In sostanza, però, bisogna dire che la parte straordinaria è scorsa via abbastanza fluida e senza gravi intoppi, al di là certo di alcuni timori che si avevano alla vigilia, in relazione al fatto che la di­ scussione sul Regolamento organico potesse fagoci­ tare una buona parte di tutto il tempo a disposizione del Congresso. Crediamo non vi siano da segnalare nella discus­ sione punti di particolare importanza per la vita asso­ ciativa. Con ciò non vogliamo dire che le norme poste in discussione, alcune delle quali anche modificate ri­ spetto alle proposte fatte dalla Commissione, siano se-

conciarie o irrilevanti: lo sono semmai nel complesso del Regolamento organico sui cui punti qualificanti i congressisti non hanno avuto dubbi, attenendosi agli indirizzi di fondo delineati nello Statuto. A proposito dello Statuto, occorre rilevare una certa incertezza dell’Assemblea circa le possibilità e i limiti di interpre­ tare o ampliare il dettato statutario. E’ prevalsa la tesi, sia pur vivacemente contrastata, che il Congresso avesse il potere di superare gli stretti confini di certe norme statutarie per venire incontro ad esi­ genze e problemi nuovi non previsti all’atto dell’ap­ provazione dello Statuto. Ma in sostanza di questo potere il Congresso si è avvalso soltanto a proposito degli arbitri, mantenendo le norme già vigenti che prevedevano la loro partecipazione ai congressi e il loro inserimento nei consigli provinciali, al di là di quanto previsto nello Statuto. Bisogna però osser­ vare a questo proposito che il problema degli arbitri nell’Associazione è oggi particolarmente sentito da tutti e per di più alquanto confusamente: ci sarà bi­ sogno ancora di riflessione e di esperienza per distri­ care questa ingarbugliata matassa, per contemperare cioè le due esigenze di rendere gli arbitri partecipi in pieno della vita associativa e corresponsabili in toto del compito educativo spettante a tutti i respon­ sabili e nello stesso tempo assicurare loro l’indispen­ sabile autonomia tecnica senza che questa porti alla costituzione di una struttura a se stante che farebbe dei nostri arbitri una specie di casta, come avviene nel mondo dello sport ufficiale. Superato lo scoglio degli arbitri (evidentemente è destino degli arbitri rappresentare sempre uno scoglio, in campo e fuori), la discussione sul Regolamento si è

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CONGRÈSSO NAZIONALI

cofiiìo sportivo italiano C8I-FAB10MRCAT1

(operazione verifica» fatta molto più spedita, salvo una comprensibile rifles­ sione sui Consigli e sugli Uffici di presidenza regionali, anche questo uno dei nodi della nostra vita associa­ tiva. Dopo l’approvazione globale del nuovo (anche se solo in parte) Regolamento organico, l’Assemblea ha deliberato di istituire una nuova Commissione, con compiti ancora più delicati di quella precedente poi­ ché, oltre ai necessari continui aggiornamenti al Re­ golamento organico, dovrà provvedere anche a pro­ porre le modifiche allo Statuto per il Congresso del 1976. Che nel congresso del 1976 si dovesse procedere a una « rilettura » dello Statuto era già pacifico: ci sono lacune, contraddizioni, imprecisioni e aggiorna­ menti che s’impongono se si vuole che la nostra « magna charta » associativa continui ad essere un punto valido di riferimento e di indirizzo. Ma l’iter per la modifica allo Statuto è più delicato, lungo e impegnativo di quello richiesto per il Regolamento or­ ganico, che in fondo non fa altro che interpretare e tradurre lo Statuto a livello esecutivo. Ogni modifica statutaria ha bisogno di un diretto e completo coinvol­ gimento della base associativa, cioè delle società spor­ tive, e deve essere sottoposto ad una prima verifica in sede di congresso provinciale. Per questo è importante che ci sia una Commissione, ma ancor più importante è che essa sia appoggiata e sostenuta da tutti i respon­ sabili e soci periferici. A tal fine il Congresso ha deciso che i componenti della Commissione, uno per regione, siano designati dai rispettivi Consigli regionali nel corso di una riunione in cui si rifletta sull’impor­ tanza del lavoro da svolgere e, conseguentemente, sulla scelta di nominativi idonei. Tali nominativi do­ vranno essere designati entro sessanta giorni dal Congresso; ad essi si aggiungeranno, come per la pas­ sata Commissione, tre componenti del Consiglio na­ zionale. La Commissione statuto e regolamento ha anche dei tempi abbastanza stretti poiché entro il mese di ottobre del prossimo anno dovrà aver pronte le proposte di modifica da sottoporre alla preven­ tiva discussione dei congressi provinciali. Informia­ mo intanto che il nuovo Regolamento organico sarà pubblicato e reso noto a tutti i soci entro i prossimi mesi estivi. La parte straordinaria del Congresso si è con­ clusa nella nottata del 23 maggio. L’indomani mat­ tina ha avuto inizio la parte ordinaria con la lettura della relazione del Consiglio nazionale nel testo già pubblicato su un precedente numero di Stadium. Nel pomeriggio dello stesso giorno, 24 maggio, è iniziato il dibattito che si è concluso nella mattinata di do­ menica 26, in chiusura del Congresso stesso.

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In questa e nelle pagine seguenti, alcuni aspetti dei lavori congressuali svoltisi alla Domus Mariae.

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Acireale: Foti Alfio; Acquaviva F Tisci Isabella; Acqui Terme: Goti Giovanni; Albenga: Della Corte Ma co; Altamura: Massaro Pino; Anc na: Archetti Vincenzo; Arezzo: Fa delli Carlo; Ascoli Piceno: Costa: tini Edio; Asti: Galloni Giuseppi Avellino: Cioffi Antonio.

Bari: Incantalupo Dionisio; Belli no: De Barba Roberto; Beneventi Buonfino Franco; Bergamo: Pag noni Camillo; Biella: Boschetti Pi ro; Bologna: Bignami Claudio; B sa: Stara Luigi; Brescia: Botte Antonio; Cagliari: Girau Mario; Ca tanissetta: Candura Nicola.

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Campobasso: Renga Aniello; Carp Medici Marco; Catania: Cagliai: Santo; Cava d. Tirreni: Canora G rardo; Cerignola: Di Leo Rocc. Cesena: Pieri Gastone; Chieti: P Jumbo Adriano; Como: Frigerio A; na; Conversano: Laera Marisa: G senza: Di Marco G. Battista.

Crema: Rigamonti Guido; Cren) na: Vezzosi Antonio; Cuneo: Ma'

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I punii Qualificanti del dibattito congressuale La parte ordinaria del Congresso inizia regolarmente venerdì 24 mattina con l’elezione della Presidenza - Presidente D’Antico di Lecce, Vicepresidenti Piras di Sassari e Tognoni di Pisa, Segretario Bottini di Milano e della Commissione elettorale che risulta composta da Tisci di Acquaviva (Bari), Ottolenghi di Perugia e Ciammarughi di Ferrara. La lettura della relazione congressuale e della relazione finanziaria occupa la mattinata, e il dibattito pomeridiano si apre sulla prima parte riguar­ dante le scelte e le realizzazioni dell’Associazione in ordine all’attività sportiva.

Alcuni interventi iniziali spo­ stano l’asse del dibattito sul pro­ blema dell’identità associativa del CSI, derivata dalla sua ispi­ razione cristiana: è l’affermazio­ ne, soprattutto, che il CSI non avrebbe senso di esistere se per­ desse questa sua caratteristica originale che, per altri, condiziona anche la presenza o meno di co­ loro che tra noi non condividono la particolare visione dell’uomo e della società di cui siamo porta­ tori (si veda lo Statuto) e il ruolo

drile Giovanni; Erma: Sorriso Valvo Francesco; Faenza: Zama Ro­ mano; Fano: Ciancaglini Emilio; Feltre: Brambilla Enrico; Fermo: Musati Paolo; Ferrara: Tummti Giancarlo; Fidenza: Magnani Aldo

Giuliano; Piazza Armerina: Soldato Mario; Pinerolo: Primo Pierluigi; Pisa: Tognoni Marcello; Ravenna: Verdi Dino; R. Calabria: Polimeno Antonio; R. Emilia: Spaggiari Et­ tore; Roma: Pagella Giuseppe.

Foggia: Cucci Eugenio; Possano: Mosca Angelo; Prosinone: Antonuc­ ci Mario; Genova: Del Corsano Car melo; Gubbio: Baldelli Lucio; Iesi: Bellocchi Carlo; Imperia: D'Arcan­ gelo Francesco; La Spezia: Guidi Mauro; Lecce: Greco Antonio; Lec■co: Isacchi Carlo.

Rovigo: Gasparotto Carlo; Salerno: Bassani Ivo; Sanremo: Costoli Gi­ sella; Sassari: Urgeghe Luigi; Sa­ vona: Castellavo Luca; Sessa Aurunca: Petrella Angelo; Siena: Lisi Mario; Siracusa: Santoro Angela; Sora: Di Poce Aldo; Spoleto: Albertelli Franco.

Livorno: Volpi Ivo; Lucca: Pignatti Pierpaolo; Macerata: Giacomini Pie­ tro; Mantova: Bosi Angelo; Massa Carrara: Della Bianchina Angelo; Matera: Dragone Eustachio; Melfi: Mazzeo Giovanni; Messina: Maio 'Giuseppe; Milano: Galbusera Miche­ le; Modena: Silingardi Gabriele.

Sulcis Igl.: Alimonda Cesare; Ta­ ranto: Alemanno Saverio; Temi: At­ tili Corrado; Torino: Giraudo Car­ lo; Trani: Tortosa Vincenzo; Tre­ viso: Mardegan Valerio; Trieste: Lavenia Antonio; Udine: Tonini Norberto;Varese: Ceconi Luigi; Ve­ nezia: Panese Alberto.

.Molletta: Palombo Anseimo; Mon’dovì: Manfredi Giuseppe; Monteca­ tini: Santangelo Carlo; Napoli: Man­ nello Giovanni; Novara: Giolito Al­ ido; Oristano: Perdisci Giorgio; Pa­ dova: Franceschini Antonio; Paler:mo: Lo Gerfo Franco; Parma: Boc­ chi Giorgio; Patti: don Lembo Tin•daro.

Vercelli: Pasqualino Josè; Verona: Martari Giovanni; Vigevano: Maggi Giuseppe; Viterbo: Navas Mario; V. Veneto: Gava Alcide.

IPavia: Zamboni Vittoria; Perugia: lOttolenghi Mauro; Pesaro: Ronzoni

Consigli partecipanti: 117; Consigli regionali: 12; Totale presenze: 342 + Commissioni tecniche nazionali per un totale di n. 348

del prete all’interno del CSI, un ruolo sempre meno « occupato », perché le motivazioni per viverlo non sembrano sufficientemente chiare. A questa tematica si rife­ riscono, con maggiore o minore ampiezza, gli interventi del catanese Galliano, di Peri (Umbria), di Crivellari (Grugliasco) Lembo (Patti) e Grandis (Torino). Il te­ ma dell’ispirazione cristiana, col­ legato al tema della linea politica dell’Associazione, riaffiorerà a tratti durante quasi tutto l’arco del Congresso come un dato di di­ sagio esistente in alcuni strati del­ la base per problemi non abba­ stanza approfonditi, sia indivi­ dualmente sia — soprattutto — nelle società sportive e nei consi­ gli provinciali. Superati i primi momenti di ro­ daggio, la discussione si dipana abbastanza serrata intorno ai prin­ cipali aspetti dell’attività sporti­ va. La regione Emilia presenta un documento, concordato fra tutti i suoi delegati, che offre interessan­ ti indicazioni su una politica del verde attrezzato, sulla necessità di animatori sportivi nelle colo­ nie e nei centri per aduti, sulle modificazioni in corso nella Scuo­ la italiana, oltre a sottolineare la importanza di una linea di svilup­ po comune dei Centri di forma­ zione e la necessità di uscire dalla stretta logica dei campionati. I Momenti nazionali dell’attivi­ tà CSI divengono subito uno dei poli del dibattito: Cioffi di Avel­ lino chiede il ritorno alla formula delle Finali nazionali, Mochi di Roma rileva carenze d’impostazio­ ne e di realizzazione proponendo una caratterizzazione dei Momen­ ti in senso polisportivo con ade­ guato supporto finanziario, Tumiati di Ferrara e Ottolenghi di

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CONGRESSO NAZIONALE

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(operazione verifica» Perugia criticano la mentalità an­ cora prevalente di chi sogna cam­ pioni, Giolito di Novara invita i Consigli provinciali all’autocriti­ ca dei propri comportamenti di fronte all’esperienza del Momento. Sono nel frattempo entrati nell’Aula magna Borghi, Capo del Ser­ vizio Tecnico del CONI, Romagna, Presidente dei cronometristi spor­ tivi, i membri della delegazione UISP Ristori, Senatori, Gulinelli, Minerva, Provvisionato che, alter­ nandosi, hanno seguito sino alle ultime battute i lavori del Con­ gresso, Bendandi, Segretario na­ zionale dell’U.S. Adi, Guabello e Turco delI’AICS, Pagani dell’Ufficio del Tempo libero della D.C., il sen. Germano, Presidente del Credito Sportivo e il Vice di­ rettore dott. Malaguti, il dott. Pal­ mieri per il Touring Club Italia­ no. In altra parte di Stadium ne riportiamo i saluti, avvenuti in un intervallo del dibattito, mentre continuano a giungere alla Presi­ denza del Congresso telegrammi augurali e di solidarietà. Le ultime battute serali della di­ scussione si coagulano intorno ad alcuni problemi resi evidenti dalla relazione stessa, come la questio­ ne dei Centri di formazione spor­ tiva, che l’esperienza del CSI in questi ultimi anni ha notevolmen­ te sviluppato ma di cui si sente urgente la necessità di un’assun­ zione unitaria di linee comuni di programmazione promozionale e perfezionamento. Significativo sot­ to questo profilo l’intervento di Galbusera (Milano) che chiede esplicitamente la realizzazione di un incontro nazionale di verifica con la partecipazione dei respon­ sabili dei Centri di formazione ad ogni livello. Altra questione, i problemi di rapporto e l’atteggiamento di ani­ mazione delle società sportive nel­ la dimensione sociale in cui ope­ rano (quartieri) dove non è pos­ sibile trascurare collegamenti con la Scuola e la presenza in organi­

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smi rappresentativi degli Enti lo­ cali, oltre che un’azione comune con altri Enti di promozione spor­ tiva. Sulla libera sperimentazione di attività alternative a quelle tradi­ zionali e di campionato, il richia­ mo di diversi delegati è alla con­ cretezza pratica di esperienze che possano significare modelli per i molti che continuano a vivere e sperimentare ciò che oggi lo sport e gli strumenti di comunicazione di massa offrono, incapaci di im­ maginare a pieno il futuro di uno sport a dimensione sociale. Nella sala il « taglio » di molti interventi ha avuto l’effetto di moltiplicare gli interrogativi e le difficoltà concettuali e pratiche di un’Associazione che si è imposta di uscire dalla strada ufficiale di uno sport fortemente agonistico e selettivo per assumere un ruolo di servizio nei confronti della società italiana. L’intervento di Gherardi di Modena, che chiude i lavori del­ la serata, sembra interpretare una ricerca di cause di alcune diffi­ coltà affioranti nello « stato » dell'Associazione dovute a processi di mutamento nella società italiana dopo il 1971, dall’epoca cioè del nuovo Statuto CSI, significativo per i valori di partecipazione e di

rinnovamento che lo caratterizza­ no. Sarebbero proprio questi va­ lori ad essere entrati in crisi pres­ so i giovani, in un clima di rasse­ gnazione a cui non sfuggirebbero le nostre società sportive. Vi è da aggiungere che altri aspetti della realtà del Paese stanno mutando: l'estendersi del tempo pieno e la creazione dei Distretti nella Scuo­ la, la politica degli Enti Locali con nuove forme di presenza (Consigli di zona), la politica dei Sindacati sempre più onnicomprensiva del­ le principali questioni d vita dei lavoratori. Mutamenti di cui il CSI non può non tener conto, ma che rendono ulteriormente diffici­ le e complesso l'impegno dell’Associazione. La giornata di sabato 25 si svol­ ge con un ritmo ancora più ser­ rato portando a termine il dibat­ tito sull’attività sportiva e affron­ tando una seconda parte della re­ lazione, quella di un’azione politi­ ca del CSI per la realizzazione di un servizio sociale per lo sport. La mattinata, infatti, si snoda in una nutrita serie di interventi, con apporti concreti di critica e di pro­ poste (tramite numerose mozioni) di modificazione dell’ esperienza dei Momenti nazionali delle diver­ se discipline, sia per quanto ri-

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Prima deila conclusione dei lavori congressuali, il presidente nazionale Aldo Notario ha offerto, a nome dei congressisti ||||||| e di tutta l’Associazione, Si un Discobolo d'argento al jsO Comm. Generoso Dattilo in riconoscimento dell’opera ultraventennale prestata ! nel C.S.i. come Direttore tecnico nazionale. « Come un tempo — ha detto Notario — davamo il Discobolo d'Argento agli Azzurri del C.S.I., ora lo offriamo ad altro tipo di Azzurri, a coloro che hanno testimoniato con la propria vita, con la propria esperienza e con il proprio sacrificio il loro servizio nei nostri confronti e verso i ragazzi dell'Associazione. Chi più di Dattilo può meritare questo riconoscimento? ». Un interminabile applauso dei congressisti ha accolto Generoso Dattilo che, dopo la consegna del Discobolo, ha ringraziato con parole commosse. Anche da queste pagine vogliamo ripetere al caro Dattilo il nostro grazie e il nostro più cordiale augurio da parte dei tanti amici all’interno e all’esterno dell'Associazione.

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guarda il tempo disponibile sia per quanto riguarda l'apporto del­ le regioni, il valore dei momenti culturali, la possibilità di realiz­ zazione di giochi a tempo e non a punteggio, la polisportività, il re­ lativo supporto finanziario. Ritor­ na l'argomento dei Centri di for­ mazione per chiedere che si esca dall’equivoco di una multiforme ti­ pologia oggi esistente per avviarsi a Centri che rappresentino una li­ bera espressione di una ben pro­ grammata politica associativa (Gaudio, Puglia). Ritorna il tema della libera sperimentazione di ba­ se. Ma questo, insieme all'argo­ mento delle convenzioni con Fe­ derazioni, della funzione delle CTN, degli arbitri e del loro ap­ porto associativo, di un maggiore servizio alle esigenze di attività degli adulti, rimane un tema mino­ re, scarsamente trattato nell’eco­ nomia del dibattito generale. Vistoso e preoccupante il silen­ zio quasi totale sul problema del­ la presenza e della partecipazione femminile, se si esclude l'interven­ to di natura motivazionale della Finardi di Cremona e tenendo canto del fatto che il CSI su que­

sto tema fondamentale di parteci­ pazione e di sviluppo associativo aveva impegnato la base in una ri­ cerca e in un convegno nazionale (Ostia Lido, 2-3 febbraio u.s.) le cui indicazioni formavano una parte qualificante della documen­ tazione della relazione congres ­ suale. Al termine della mattinata s’in­ cominciano a raccogliere le pri­ me mozioni sull'attività sportiva, lette in aula ma non votate per­ ché destinate al momento della di­ scussione generale. Don Claudio Bucciarelli e Paolo Andreoli pre­ sentano i loro rispettivi libri « Lo sport come ideologia: alienazione e liberazione? » e « La donna e lo sport nella società industriale », primi della nuova collana « Sport e società » edita dall’AVE in col­ laborazione con il CSI. Nel pomeriggio e dopo cena, il dibattito si accende ancor più sul tema dell’azione politica. Interven­ gono una trentina di delegati, di­ versi dei quali criticano la relazio­ ne congressuale definendola vaga ed eccessivamente cauta su questo punto, in parte non avvertendo co­ me essa dovesse ritenersi integra­ ta dalla « Dichiarazione del Consi­ glio nazionale » sulla situazione dello sport italiano, inserita nella documentazione, e dai testi dei quattro promemoria rivolti al CONI sui Giochi della Gioventù, sui Centri e sui Corsi, e al Mini­ stro della Pubblica Istruzione on. Malfatti sui problemi dell’educa­ zione fisica e sportiva scolastica. Le questioni più dibattute ri­ guardano i rapporti con gli altri Enti di promozione sportiva, i par­ titi, i sindacati, l’inesistenza di una politica sportiva nel Paese e le re­ sponsabilità dei politici — ma an­ che le nostre, perché troppe volte abbiamo chiesto ai politici non una seria politica ma il soddisfa­ cimento di minuscoli ed egoistici interessi (Zocche, Veneto) — il CONI, il processo di degenerazio­ ne dei Giochi della Gioventù. Ri­ petutamente ripreso il tema dei rapporti con gli Enti Locali dove esistono incomprensioni e discri­ minazioni nonché il rischio di stru­ mentalizzazioni di fatto. Il clima congressuale è acceso e l’Assemblea ritorna a tratti, tra umori vio­ lentemente espressi, ai problemi di fondo dove il rispetto di un plu­ ralismo di concezione e di com­ portamenti cozza contro tendenze integriste, l’ispirazione cristiana rischia di dar corpo ad una ideo­ logia, l’amplificarsi dei servizi re­ si dagli Enti Locali fanno evocare 7


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a qualche delegato lo stato etico. Nel tardo pomeriggio un ospite d’eccezione, S.E. Mons. Enrico Bartoletti, segretario generale del­ la Conferenza Episcopale Italiana, che concelebra con tutti i sacerdo­ ti presenti la S. Messa e parla all’Omelia della testimonianza del cristiano. La ripresa notturna dei lavori vede anche la ripresa del tema po­ litico con alcuni significativi in­ terventi che tendono a dissipare le perplessità di comportamento po­ litico da taluni sollevate in nome di un’ipotesi cristiana dell’uomo e della storia che ci dividé dai co­ siddetti « altri » invece di unirci nella faticosa marcia di libera­ zione. Ricordiamo, al riguardo, quello di Pasquale Cirillo il qua­ le ha detto che il vero problema è di essere contro la violenza eser­ citata da chi gestisce il potere, quando non è rispettoso delle istanze dei singoli e quando con­ sidera i cittadini non come partner e padroni ma come sudditi. Il CSI, avendo scelto chiaramente il « campo della liberazione » dell’in­ dividuo, deve essere chiaramente disponibile per battaglie di liber­ tà, dove, come e con chi è possi­ bile, ricordando che il nostro « sta­ re insieme » non è permanente, ma contingente. Affiora il tema della stampa, della sua realizzazione e conduzio­ ne, e vengono proposti progetti, concretizzati poi in specifiche mo­ zioni, di una stampa per tutti i soci e di una riorganizzazione de­ gli attuali sussidi. In complesso, una giornata vi­ vace e ricca di contributi, di livello non omogeneo, ma in alcuni casi effettiva verifica di esperienze, specie di gruppi di base presenti al Congresso (Sasso Marconi, Aci­ reale) che hanno rappresentato una novità nel modo di partecipa­ re ai lavori congressuali, un tem­ po rigido appannaggio dei soli de­ legati.

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La stretta finale del dibattito, domenica 26 mattina, ha avuto il bilancio come argomento « piglia­ tutto ». Un lungo intervento di Ma­ stino di Bosa ha dato il via alla serie di interrogativi e di proposte anche di altri delegati, per cui si è rivelato necessario un intervento di chiarificazione del presidente Nctario, collegato anche all’oppor­ tunità di precisare particolari cir­ ca lo sciopero del personale della Presidenza nazionale, in corso du­ rante il Congresso. A questo pro­ posito, da parte del Consiglio na­ zionale, era stato chiesto al Colle­ gio dei revisori dei Conti di docu­ mentare il Congresso sulle retri­ buzioni annue lorde di tutti colo­ ro che risultano in organico della Presidenza nazionale: adempimen­ to svolto da uno dei membri del Collegio, avv. laione. Il dibattito ha permesso anche di toccare uno dei problemi-chiave dei bilanci nazionali, quello dei fi­ nanziamenti. Mochi di Roma ha chiesto di avviarsi a compiere co­ me Consiglio nazionale anche in questo campo una scelta politica definitiva, ricercando fonti di fijianziamento autonome e propo-

nendo una nuova legislazione in materia di finanziamento sportivo che non preveda più il « passag­ gio » attraverso il CONI. Prima dell’ampia discussione sul bilancio, il Consulente nazio­ nale don Claudio Bucciarelli ave­ va tenuto a precisare i termini di un corretto rapporto tra fede e im­ pegno del cristiano nella storia, riferendosi in particolare alle scel­ te che il Centro sportivo italiano ha compiuto in una realtà sociale italiana come l’attuale. Era il se­ guito del discorso intrecciatosi per tutto l’arco del Congresso intorno al tema dell’ispirazione cristiana che taluni sembravano aver tra­ sformato in precisa ideologia, in inevitabile contrapposizione ad al­ tre ideologie. Vengono presentate altre tredici mozioni che concretizzano in im­ pegni le proposte avanzate nella seconda parte del dibattito e che, unite alle precedenti, vengono af­ fidate come raccomandazione al Consiglio nazionale che ha il com­ pilo di verificarle alla luce dello Statuto e delle scelte del 1972, di unificarle e farle proprie, compa­ tibilmente con le reali possibilità


Il saluto deali amici che ci hanno latto visita Un aspetto del Congresso da rilevare e al quale fare attenzione è quello della presenza e partecipazione di amici di enti ed associazioni che con il C.S.I. dialogano. Non era nell’intenzione della Presidenza nazionale invitare delle per­ sonalità per far fare loro passerella quanto piuttosto, nella linea di una reciproca conoscenza che si approfondisce soprattutto vivendo momenti significativi di ogni associazione, offrire a delle persone, che con noi condividono un impegno e un cammino, la possibilità di partecipare ad un momento significativo per il C.S.I. La loro presenza non si è limitata all’ascolto, ma si è espressa attra­ verso degli interventi che qui di seguito cerchiamo di cogliere nella loro sostanza.

di bilancio. Si vota per appello no­ minale la Relazione politica e fi­ nanziaria dibattuta nelle tre gior­ nate di lavoro, relazione che vie­ ne approvata con 16.763 voti fa­ vorevoli, 439 contrari e 448 aste­ nuti. Un simpatico, cordiale salu­ to è rivolto ai congressisti da par­ te di Pierre Sarre, rappresentante della Federazione francese (FSCF) e membro della FICEP che ha se­ guito i lavori fin dall’inizio. Il presidente Notario e il presi­ dente del Congresso D’Antico sa­ lutano e ringraziano l’Assemblea, un’assemblea che dovremo valuta­ re sia pei- gli apporti sia per le la­ cune — alcune tematiche, in parte per mancanza di tempo, non sono state quasi trattate come la vita delle strutture di servizio, la for­ mazione globale e continua per tut­ ti — sia per il livello di compren­ sione culturale e di sensibilità po­ litica di cui il Congresso ci ha of­ ferto i segni. Verifica, dunque, e per diversi aspetti: ma una veri­ fica che continua e diviene atteggamento normale di un’Associazione che intende essere protago­ nista in maniera significativa nel­ la realtà sociale del Paese.

Il dott. Paolo Borghi, Capo del Servizio tecnico sportivo del CO­ NI, portando anche il saluto del Segretario generale del CONI, Ma­ rio Pescante, ha spiegato la sua presenza a questo come ad altri convegni con la necessità di cono­ scere i reali problemi di questo momento particolarmente interes­ sante per lo sport, cercando di co­ glierli così come vengono posti dalla base onde evitare decisioni e programmazioni soltanto di ver­ tice. Assicurando una rispettosa attenzione ai temi che scaturiran­ no dal Congresso e l’impegno di mantenere aperto il dialogo con il CSI, ha terminato dicendo che proprio sugli argomenti oggetto del congresso CSI si stanno svol­ gendo in questi giorni incontri ad alto livello con la speranza di dar vita a qualcosa di costruttivo.

Il Presidente nazionale dell’UISP, Ugo Ristori, ha invitato i congressisti del CSI a migliorare la reciproca conoscenza tra le due associazioni, partendo dalla costa­ tazione che « ci troviamo sempre più spesso ad affrontare insieme problemi sui quali sempre più evi­ dente risulta la coincidenza delle analisi che di per sé sollecita un impegno altrettanto coincidente sul terreno delle risposte da dare a questi medesimi problemi ». « L’UISP e il CSI — ha proseguito Ristori — hanno due matrici ben distinte e non ne fanno mistero alcuno. Ma ciò non impedisce che elementi di coincidenza esistano e io credo anzi che siano anche più forti di quelo che potrebbero in astratto dividerci. Entrambe le no­

stre esperienze sono scaturire non artificialmente dalla mente di qualcuno, ma si sono innestate su di un tessuto associativo pre­ sente nel nostro Paese da lungo tempo, ridotto al silenzio dal fa­ scismo, ma rinato con forza nel dopoguerra e sviluppatosi nono­ stante la. permanenza di ostacoli rappresentati soprattutto dall'on­ nipotenza politica e finanziaria di strutture centralizzate anche nel mondo dello sport. La diversa ma­ trice storica delle nostre associa­ zioni non ha impedito dunque una evoluzione quasi parallela delle esperienze e delle linee che oggi esprimiamo, anche per il legame che abbiamo sempre tenuto pre­ sente tra il nostro settore speci­ fico di intervento, cioè lo sport, e i problemi più complessi della so'cietà nella quale viviamo ». A proposito del ruolo degli Enti di promozione sportiva e dell’azione unitaria che possono svolgere, Ri­ stori ha detto: « Abbiamo supera­ to da tempo tentativi di approc­ cio occasionali avvenuti magari per scegliere questo o quel presi­ dente di una federazione sporti­ va; la scelta delle nostre organiz­ zazioni va ormai in altra direzione: quella dello sganciamento dalle logiche federali. Il che significa costruzione di un movimento spor­ tivo realmente autonomo, cioè co­ me continua ricerca e verifica di forme e contenuti nuovi delle at­ tività fisico-sportive, liberati dalle suggestioni di coloro che riducono ogni parametro di valutazione al concetto meritocratico che crea anche nello sport soltanto caste limitate di privilegiati. E questa scelta non significa restringere il 9


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Alcuni degli ospiti che ci hanno fatto visita. Da sinistra: il prof. Pagani della DC, il dott. Borghi del CONI e il gruppo dell’UISP Minerva, Ristori, Senatori, Provvisionato, Gulinelli. In seconda fila, tra Minerva e Ristori, Bendandi dell’U.S. ACLI.

AMMM campo della nostra azione: signi­ fica invece affermare un reale spa­ zio al nostro lavoro non solo nella realtà attuale, ma anche e soprat­ tutto nella prospettiva, là dove i ruoli c le competenze saranno più chiaramente definiti; tra essi la competenza associativa si afferma nella misura in cui è capace di rin­ novarsi in un rapporto dialettico con i processi di sviluppo della so­ cietà che insieme noi vogliamo a misura dell’uomo. Discende da questo, amici, la volontà unitaria di giungere in materia sportiva ad una revisione fondamentale della legislazione, assegnando ruoli spe­ cifici certo al CONI, secondo pre­ rogative che nessuno intende ne­ gare ma, accanto al CONI, alle Re­ gioni, agli Enti Locali e alle forze associative, le quali si pongono og­ gi l’obiettivo non già di presen­ tarsi come gestori alternativi dello sport tradizionale, ma protagoni­ sti di una nuova concezione dello sport inteso come mezzo per l’e­ mancipazione dell’uomo ». Circa la possibilità di esperienze in co­ mune, Ristori ha detto: « Ad esem­ pio, per fare un'ipotesi concreta, noi dell’UISP ravvisiamo la neces­ sità di rivalutare tutte quelle for­ me ricreative sportive basate es­ senzialmente sul gioco, e non so­ lo per i ragazzi, ma anche per gli adulti. Quei giochi a carattere po­ polare che hanno un’antica tradi­ zione anche nel nostro Paese, ma che hanno subito una svalutazio­ ne in virtù del fatto che le attività motorie sono stale sempre più identificate con lo sport visto, chiacchierato, fatto per soli cam­ pioni, divizzati e spesso ben paga­ ti. Con attrezzature elementari, in accordo certamente con gli Enti Locali che si pongono seriamente il problema delle aree verdi at­ trezzate nelle città, noi reputiamo possibile rilanciare questi giochi senza grosse difficoltà. Può esse­ re questo un terreno d’impegno comune alla base? Noi pensiamo di sì, soprattutto se esiste l’inten-

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lo di coinvolgere gli Enti Locali in un'operazione di alto valore so­ ciale, capace di sviluppare anche attraverso questa via il fenomeno associativo di massa basato sulle attività motorie, sul gioco all’aria aperta, sul rapporto uomo-natura. Accanto a questa nostra esperien­ za, ce ne possono essere altre ma­ turate dal vostro movimento... ». L’Ing. Giovanni Romagna, Pre­ sidente della Sportass, ha portato il saluto del CONI regionale del Lazio e provinciale di Roma, oltre quello della Sportass.

Pino Bendandi, Segretario gene­ rale dell’U.S. ACLI, premesso che

1 sten fin lira ownft Wh® Aldo Moro, ministro degli affari esteri Nino Grillotti, ministro delle parte­ cipazioni statali Emilio Colombo, ministro della sa­ nità Adolfo Sarti, sottosegretario di Sta­ to Presidenza del Consiglio dei ministri Mario Pedini, sottosegretario di Stato ministero affari esteri Luigi Granelli, sottosegretario di Stato ministero affari esteri Gian Aldo Amaud, sottosegretario di Stato ministero dei lavori pub­ blici Giancarlo Tesini, deputato, compo­ nente della Commissione per la riforma e Pammodernamento del­ le leggi sportive Michele Zolla, deputato, componen­ te della Commissione per la ri­ forma c l'ammodernamento del­ le leggi sportive

Ottavio Guazzone, reggente servi­ zio impianti sportivi CONI Sergio Gatti, addetto stampa del Servizio tecnico sportivo CONI Liberata Silvestri, servizio tecnico sportivo CONI

Claudio Coccia, presidente FIP Giancarlo Giannozzi, presid. FIPAV Luigi Sambuelli, presidente UBI Paolo d’Aloja, presidente Federa­ zione Italiana Canottaggio Giovanni Romagna, presidente Fe­ derazione Italiana Cronometristi Michele Montanaro, presid. FMSI Dario Borgogno, segretario FIGC Giuliano Pacciarelli, segretario FCI Franco Barbieri, segretario FMSI Mario Agnes, presidente dell’Azione Cattolica Italiana Livio Crepaldi, v. presidente dell'Azione Cattolica Italiana Domenico Perino, v. presidente set­ tore giovanile ACI

Aldo De Matteo, presidente US ACLI Ezio Garibaldi, responsabile regio­ nale UISP Lombardia Franco lotti, responsabile regiona­ le UISP Emilia Filiberto Rossi, segretario regionale ARCI-UISP Piemonte Lamberto Terzuoli, presidente Centro Turistico Giovanile Dante Cerquetti, presidente ENDAS


molte barriere e ostacoli che si frapponevano ad una visione di sport aperto a tutti stanno caden­ do, ha aggiunto che « ciò non ba­ sta e resta molto da fare ai livelli periferici, dove occorre continuare a intensificare i contatti, mettere in comune elaborazioni e speri­ mentazioni per renderci sempre più liberi dalle etichette che cia­ scuno di noi si è dato negli anni passati e che spesso impediscono i contatti e i collegamenti con tutti per andare avanti a costruire del nuovo ». Ricordata la comune ma­ trice cristiana delle due associa­ zioni, Bendanti ha aggiunto che « cercare di camminare insieme è molto importante, se vogliamo che il problema dello sport, e più in generale quello della rifor­ ma della cultura del tempo libero, abbiano maggiore dignità politica e culturale, ed una soluzione glo­ bale nell’àmbito di una trasfor­ mazione in senso sociale del Pae­ se ». « Mettendo insieme le forze che abbiamo alla base, si può met­ tere in moto un movimento che può contare, perche siamo un mo­ vimento presente, preparato a li­ vello culturale, che lotta per una

riforma globale nel quadro di una trasformazione sociale nel nostro Paese ». « Siamo arrivati ad una fase in cui l'acquisizione teorica è data per scontata anche a livello di politica delle riforme, ma non si riesce ancora a inserire di fatto un discorso sulla politica sportiva in qualsiasi contrattazione a li­ vello nazionale e regionale. Accan­ to a questo pericolo, altri due so­ no incombenti e vanno affrontati unitariamente. Il primo è determi­ nato da un tentativo sempre pre­ sente di sottrarre i contenuti che alcune forze di carattere sociale hanno portato avanti arrivando all’affermazione dello sport socia­ le, con l’obiettivo preciso di poi eluderli, vanificarli, frenarli... Il secondo è che le speranze che le forze dell’associazionismo come le nostre avevano posto nelle Regio­ ni vadano lentamente vanifican ­ dosi ». « Per superare questi ed altri ostacoli, la strada da percor­ rere è lunga e diversi punti anco­ ra non del tutto chiaramente defi­ niti. Una cosa pare finora certa: ed è che allo sport inteso come necessità sociale va data una ri­ sposta solo sociale ».

Il prof. Marcello Pagani, respon­ sabile dell’ufficio Tempo libero della DC, ricordata la sua espe­ rienza prima nel CONI ed attual­ mente nel partito, ha aggiunto: « Noi accusiamo i politici di stru­ mentalizzarci. I politici strumen­ talizzano nella misura in cui ci si fa strumentalizzare » chiedendo coppe e piccoli aiuti, anziché invi­ tarli a dei confronti anche violenti e attuare per parte nostra una po­ litica coerente. Quanto al CONI, Pagani ha detto: « Il CONI è an­ dato al di là dei suoi compiti spe­ cifici nella misura in cui i politici e noi glielo abbiamo permesso. Credo che sia compito di tutti, nella situazione difficile che il no­ stro Paese sta attraversando, far dire all’associazionismo alcune co­ se, a patto però che l’associazio­ nismo non continui ad isolarsi, ma viva nella società, dibattendo i problemi della società »■.

Il senatore Stefano Germano, portando il saluto dell’istituto per il Credilo Sportivo da lui presie­ duto, ha detto che « nelle società più evolute, quanto a sistemi edu-

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CONGRESSO NAZIONALE

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Pierre Sarre, il vicepresidente della Federazione Sportivo - culturale di Francia che ha partecipato ai lavori del Congresso come ospite del C.S.l.

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(operazione verifica» cativi viene data grande importan­ za ad un tipo di esercizio fisico che può essere definito ricreativo-formativo, non implicando prepara­ zione specialistica e severi con­ fronti atletici. E’ lo sport di base, 10 sport del tempo libero... Invece 11 nostro Paese presenta tuttora una realtà diversa tanto sul piano politico legislativo che sotto il pro­ filo umano, caratterizzata da una scarsa propensione per la pratica sportiva individuale di tipo dilet­ tantistico. Tale fenomeno, purtrop­ po negativo, è determinato non soltanto dalla inadeguatezza del patrimonio di attrezzature speci­ fiche, ma anche da un complesso di cause più generali come, ad esempio, il carente aspetto urba­ nistico, una limitata inclinazione a forme associative, condizioni di vita e di lavoro, la mancanza di idonei strumenti legislativi ». Ha precisato poi l’azione dellTstituto, il quale, dopo un periodo di asse­ stamento e di difficoltà iniziali, è riuscito ad affermarsi validamen­ te su scala nazionale senza appog­ gi economici reali o virtuali da parte dello Staio: nel 1973 l’isti­ tuto ha concesso undici miliardi di prestiti. Tra i criteri cui si at­ tiene l’istituto nel deliberare i suoi interventi, il sen. Germano ne ha indicali due che sono i più signifi­ cativi: 1) perché lo scopo istitu­ zionale venga perseguilo soprat­ tutto nelle zone mancanti di at­ trezzature sportive, i mutui sono concessi 'con preferenza’ alle am­ ministrazioni locali site nelle aree depresse, intendendosi come tali i territori ove è autorizzala ad ope­ rare la 'Cassa per il Mezzogiorno’, nonché quelli montani; 2) essendo compresa tra i fini dell’Ente 1' espansione del l’esercizio fisico presso i giovani, è data priorità alle richieste di prestiti da desti­ narsi alla costruzione di impianti per attività dilettantistiche, men­ tre si tende ad evitare la conces­ sione di finanziamenti relativi al­ l’esecuzione di opere aventi natu-

ra prevalentemente spettacolare ». Il sèn. Germano, dopo aver illu­ strato l’opera svolta in alcune Re­ gioni attraverso le note convenzio­ ni, ha detto che l’istituto è impe­ gnato ora ad ottenere una revisio­ ne organica e razionale delle nor­ me statali e regionali disciplinanti la costruzione di attrezzature spor­ tive al fine di consentire all’isti­ tuto stesso e ad altri enti di poter intervenire con indirizzi univoci, con tempestività e con procedure semplificate. L’Istituto è inoltre pronto ad intraprendere nuove forme di cooperazione con tutti quegli enti pubblici e organismi cui la legge attribuisce il compilo istituzionale di affrontare e risol­ vere il problema di un positivo im­ piego del tempo libero, strettamen­ te connesso con quello dello sport.

ii Delegato nazionale del Centro nazionale sportivo Libertas, dott. Giovanni Montella, non potendo partecipare di persona al Congres­ so, ha inviato al presidente del CSI, Notario, una lettera della quale citiamo, come abbiamo fat­ to per gli altri intervenuti, alcuni passi. Sul problema dello sport per lutti, il dott. Montella scrive: « Fino a non molto tempo fa lo sport era considerato un’attività eminentemente specifica, accom­ pagnala da capacità didattica. Og­ gi, i sociologi hanno riscoperto Io sport e stanno sopravvalutando alcuni aspetti di esso... E’ così che vengono proposti sovente punti ba­ silari di partenza utopistici e ben lontani dal rispecchiare quelle che sono le tendenze del bambino e del giovane che viene avviato alla educazione fisica e allo sport, fra i quali quello di una troppo mar­ cata avversione ad uno spirilo ago­ nistico sano e disciplinato ». « La realizzazione di uno sport generalmente praticato — prose­ gue Montella — deve essere quin­ di il frutto di una seria prepara-

zione e predisposizione di mezzi idonei: impianti sportivi, istrutto­ ri e dirigenti. Solo da ciò può de­ rivare la possibilità di sviluppare un programma sportivo serio, pro­ duttivo ed utile, che consideri eser­ cizi sportivi graduali e soprattutto correttamente eseguiti, se si vuole ottenere lo scopo che si prefiggo­ no, vale a dire provocare determi­ nate modificazioni del giovane che ne ha bisogno. Dopo di che si potrà passare, nel modo migliore, alla pratica più impegnativa delle varie specialità sportive entrando, quindi, nel settore maggiormente qualificato. Non dobbiamo, inol­ tre, dimenticare che il giovane de­ ve avere ampie possibilità di scel­ ta, per cui non possiamo imporgli un appiattimento dei valori, che non è certamente vantaggioso ai fini di un ricercato miglioramento. Bisognerà, invece, lasciargli un giusto diritto di emergere, secon­ do la sua serietà di preparazione e le sue qualità fisiche e morali. D’altra parte questo è lecito e con­ sentito nell’applicazione di una ve­ ra democrazia in ogni settore del­ la vita sociale ». A proposito delle linee politiche e dei rapporti, Mun­

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iella aggiunge: « Il Centro Nazio­ nale Libertas, nella sua ispirazione democratica e cristiana, è vicino all’ideologia del CSI, mentre per quanto concerne la parte operati­ va, ritiene opportuno seguire una strada nella quale siano presenti gli orientamenti derivanti dalla sua ispirazione di ordine sociale e politico, evitando di creare confu­ sioni con alleanze con enti di ispi­ razione di diversa ed opposta ideo­ logia ». La lettera termina affer­ mando che la Libertas è disponibi­ le per una accurata ricerca dei mezzi necessari per lo sviluppo dell’auspicato programma 'sport per tutti’, fidando nel CONI « che da anni adempie alle sue funzioni istituzionali e provvede alla pro­ mozione sportiva in Italia, con i maggiori mezzi a disposizione », nello Stato e nei suoi organi vGoverno, Regioni, Comuni).

A chiusura del Congresso, si è rivolto ai congressisti anche il di­ rigente della Federazione sportiva di Francia, l’amico Pierre Sarre il quale, come già detto in altra par­ te del giornale, ha assistito ai no­ stri lavori come ospite del C.S.I. Nel suo intervento, che è stato es­ senzialmente di saluto e di ringra­ ziamento, Sarre ha detto di aver compiuto al nostro congresso una esperienza sommamente interes­ sante, di essere soprattutto rima­ sto impressionato dalla moltepli­ cità e vivacità degli interventi — una cosa alla quale nella sua asso­ ciazione non è abitualo — che de­ notano nel C.S.I. fervore di idee, impegno e senso di un’autentica democrazia dinamicamente intesa Come a dire che, per quanto male ci giudichiamo, la nostra esperien: : za non è*■ poi• rfra ile peggiori, vista almeno con gli occhi degli altri!

Da questo Congresso nazionale non sono scaturite mozioni, quelle decisioni ufficiali cioè votate espressamente dai congressisti e obbliganti nei con­ fronti del Consiglio nazionale e di tutta l’Associazione. Non che di mozioni non ne siano state pre­ sentale: anzi, ne sono state presentate numerosis­ sime, ma il Congresso stesso ha rinunciato a votarle preferendo trasmetterle in blocco al Consiglio nazio­ nale come « raccomandazioni ». Spetterà al Consiglio nazionale di vagliare i risultati congressuali nel loro complesso e in particolare in relazione a quanto con­ tenuto nelle « raccomandazioni » conciliandole, come ha indicato lo stesso congresso, con gli indirizzi sta­ tutari dell’Associazione, con le scelte già fatte nel precedente congresso e con le possibilità effettive di bilancio. Sulla base di quanto sopra, non possiamo ora pubblicare le mozioni come di solilo facciamo al termine di ogni congresso. Occorrerà attendere che il Consiglio nazionale le analizzi e le coordini. Per intanto accenniamo semplicemente agli argomenti che le mozioni, presentate ma non votate, hanno toc­ cato, per dar modo ai lettori, anche attraverso que­ ste indicazioni, di farsi un’idea migliore dell’anda­ mento del congresso. Per l'attività sportiva a carattere sociale, le mo­ zioni-raccomandazioni toccano i seguenti temi: la correzione della formula dei campionati, con parti­ colare riferimento all’impostazione, ai criteri di rea­ lizzazione c ai periodi di svolgimento dei momenti o incontri nazionali; i Centri di formazione fisico­ sportiva in ordine all’incremento del loro numero, alla loro tipologia e ai sussidi con cui appoggiarli all’interno dell’Associazione; la libera sperimenta­ zione di attività sportive alternative a quelle tradizio­ nali in relazione alla sua necessità, ai suoi criteri, agli strumenti di analisi, di studio, di stimolo e di assistenza; il problema del vincolo e delle conven-

zioni con le Federazioni; l’attività sportiva degli adulti, oltre che quella degli juniores e seniores. Per razione politica, i temi trattati sono: l’im­ pegno e le responsabilità politiche del CSI nei con­ fronti di tutte le componenti della società italiana; l’impegno verso le categorie sociali più bisognose; la gestione e l'uso degli impianti sportivi esistenti nel Paese; l’azione politica presso gli Enti locali; un’azione a favore della trasformazione degli attuali ISEF; un più stretto collegamento, in campo di scelte e azioni politiche, tra il Consiglio nazionale e la base associativa. Per la formazione globale e continua per tutti, sono stati toccati i seguenti aspetti: l’approfondi­ mento del rapporto tra fede cristiana e impegno nella storia e all’interno di esso il rapporto tra la Gerarchia ecclesiastica è il C.S.I., nonché il ruolo del sacerdote all’interno dell’Associazione; gli strumenti per la for­ mazione degli educatori a tutti i livelli, e così pure per la preparazione dei tecnici. In ordine alla politica finanziaria, le mozioniraccomandazioni riguardano i criteri degli interventi finanziari a favore della base e la politica del perso­ nale dipendente dalla Presidenza nazionale. In ordine alla stampa, sono toccati i temi delle funzioni e dei criteri di impostazione delle pubbli­ cazioni periodiche nazionali e regionali, nonché il problema di pubblicazioni stampa per tutti i soci del­ l’Associazione. Qui termina la nostra presentazione dei lavori con­ gressuali; una presentazione in chiave di cronaca e di informazione poiché ogni valutazione politica e asso­ ciativa del Congresso spelta al Consiglio nazionale che si riunirà proprio per questo, e per trarre dal Congresso stesso le doverose conclusioni, alla fine del mese di giugno. a cura di Grazia Fuccaro, Giulio Martiuucci e Duilio dimetti

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Prosegue il nostro dibattito sull'azione educativa dei tecnici. Questa volta pubblichiamo contributi di varia natura, mentre rinnoviamo l'invito a partecipare. Abbiamo costatato, infatti, che alla vivacissima reazione suscitata dal tema proposto non ha corrisposto poi una proporzionata partecipazione. Titubanza, dubbio o semplicemente pigrizia? Crediamo che l’importanza dell’argomento esiga un piccolo sforzo da parte di tutti. Sicuri che esso non mancherà, avvertiamo che il dibattito rimane aperto e il nostro spazio è a disposizione di chiunque voglia intervenire.

La tecnica come strumento educativo Ho letto con vivo interesse il « pezzo » dell’amico Andreoli e come tecnico mi sono convinto che il primo a non avere dubbi sul valore educativo delle solu­ zioni tecniche e quindi dell’opera svolta dai tecnici in seno alle So­ cietà sportive è proprio lui: An­ dreoli. La risposta alla domanda « il tecnico sportivo è un educato­ re? » ci viene data infatti dallo stesso autore all’inizio del « pez­ zo ». « Nella società civile — scrive Andreoli — l'enfasi posta fino a qualche anno fa sulla tec­ nica e sulla tecnologia sembra progressivamente smontarsi per­ ché si è sperimentata l'incapacità delle sole soluzioni tecniche a da­ re risposte globali agli interroga­ tivi della vita personale e col­ lettiva ». Da queste righe appare chiaro come l’autore crede nel valore educativo delle soluzioni tecniche e quindi nel tecnico anche se ci ricorda giustamente che le « sole soluzioni tecniche » non costitui­ scono tutta l'educazione. Su que­ sto sono pienamente d’accordo. Pur essendo un tecnico sono con­ vinto infatti che non è saltando alla « Fosbury » che si risolvono i problemi della formazione glo­ bale della società o quelli di vita singola; ma è la passione per il salto in alto o per la tecnica « Fo-

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sbury » che ha portato il giovane presso una Società sportiva do­ ve, con gli altri atleti, con i diri­ genti e con l’allenatore, oltre a parlare di tecnica specifica, parla anche della crisi economica, del­ l’austerità, del processo Valpreda e di tante altre cose che con­ tribuiscono allo sviluppo della sua personalità. La Società sportiva deve avere come obiettivo comune la forma­ zione globale del giovane. Il gio­ vane che entra in una Società sportiva non deve uscirne una « macchina » da record ma un uo­ mo che con la collaborazione del dirigente, del tecnico, del medico sportivo, degli atleti e dell’assi­ stente ecclesiastico ha realizzato se stesso. Il fine quindi è l'uomo, non il record. Se poi anche que­ sto viene, lo si accetta ben vo­ lentieri cercando però di non di­ ventarne schiavi. Il ragazzo che fa dello sport non lo fa in modo disordinato e di fantasia ma preferisce la com­ petizione: l'agonismo. Egli cerca il confronto con i coetanei per mettere in evidenza le sue capa­ cità. Ecco perché durante una gara si consiglia con il suo tecni­ co; una richiesta di consiglio che non significa farsi « pilotare » ma vuol dire ricerca della soluzione migliore per liberare le proprie forze. « L'agonismo — scrive Vit-

torio Peri — è un valore che scuote dall’inerzia, impegna vo­ lontà e intelligenza, costringe al­ la tempestività dell'azione, al­ l’economia delle forze, alla rea­ zione tempestiva ». Il suggerimento chiesto al tec­ nico, quindi, tende alla ricerca di quell’equilibrio psico-fisico che si traduce poi in volontà, intelligen­ za di gara e coordinazione musco­ lare: tutti fattori che possono por­ tare anche alla vittoria. Definire l’azione del tecnico di tipo « bancario » mi sembra licen­ zioso e assurdo. Insegnare la giu­ sta esecuzione tecnica ad un gio­ vane, che desidera esprimersi in una specialità sportiva, non signica utilizzare il giovane come oggetto e costringerlo a confor­ marsi con quanto gli viene impo­ sto, ma vuol dire aiutarlo alla scoperta della sua armonia di movimenti per favorire il suo sviluppo organico in un periodo auxologico in cui la crescita vie­ ne favorita dall’esercizio psiconeuromotorio. La ricerca di una perfetta esecuzione del movimen­ to non significa generalizzazione della tecnica su modelli prefissa­ ti ma scoperta di una tecnica in­ dividuale che faccia esprimere il giovane con il minore dispendio di energie. Il tecnico, quindi, non « rienipie » nessun contenitore vuoto ma scopre un contenitore pieno di valori e lo aiuta a versarsi. Penso che far capire al giovane


Un tecnico dello sport snettacolo

della classifica, dà soddisfazione; vuol dire che il mio metodo por­ ta dei risultati.

Il dibattito è chiaramente interno all’Associazione ma, per avere un ter­ mine di confronto, abbiamo voluto ascoltare un tecnico dello sport spet­ tacolare e commerciale. Ecco cosa risponde Invernizzi alle domande provocatorie del nostro collaboratore.

Con metodo e risultalo comin­ ciamo a entrare nel merito. Il di­ scorso è comune sia al tecnico sia all’educatore. Il tecnico Invernizzi opera in un gruppo, la squadra, cosa significa la squadra dal punto di vista tecnico ed educa­ tivo?

Gianni Invernizzi, 43 anni, tre figli, ex allenatore dell’Inter for­ mato nazionale e internazionale. Geometra, ma giocatore quasi na­ to, coltiva pregevoli interessi, dalla narrativa alla pittura (un De Chirico, Sironi, De Pisis, Ro­ sai e anche giovani di talento). Lasciò clamorosamente l’Inter, rinunciando a evidenti vantaggi economici, con una nota di se­ rietà c correttezza di cui si parlò a lungo. Serietà e correttezza lo con­ traddistinguono anche ora, alle­ natore del Taranto in serie B. Tecnico convinto, ha girato tre

che deve prepararsi per affron­ tare una gara significa educarlo a valutare i problemi e a non la­ sciare nulla di impensato. Dise­ ducante sarebbe il contrario. Di­ seducante è considerare la So­ cietà sportiva divisa in due, do­ ve da una parte vi sono « gli al­ tri » — così Andreoli chiama i dirigenti — e dall’altra vi sono gli atleti e i tecnici. Non capisco perché l'autore si scandalizzi per i contrasti che possono sorgere in seno ad una riunione di Comitato, di Consi­ glio ecc.... In un ambiente demo­ cratico, con libertà di parola, do­ ve l’uomo va rispettato perché con le sue idee porta un notevole contributo alla Società, è illogi­ co pretendere che tutti la pensino allo stesso modo. La discussione diventa interes­ sante quando le idee sono diver­ se anche se discordanti; è dalla somma delle idee che si estrae una soluzione comune. Se le idee fossero, sin dall’inizio, uguali si avrebbe una conversazione mono­ tona con il rischio di creare delle condizioni in cui i « contenitori vuoti » dei « clienti » verrebbero « riempiti » di regolamenti, tecnichc, tattiche individuali ecc. ... per un perfetto « pilotaggio » ver­ so la vittoria; il tutto, na turalniente, in una visione di « educazione di tipo bancario ». FRANCESCO BARBAGALLO

anni in Spagna, Germania, Inghil­ terra per fare esperienza, assimi­ lare, verificare, esprimere il me­ glio nel suo lavoro. Parlando con lui non abbiamo detto: Stadium porla avanti un dibattito sul tecnico-educatore; lei cosa ne pensa? Chiunque si mette in guardia e cerca le parole per rispondere, non vuol deludere, evita di po­ lemizzare o tenta di farlo. Abbiamo detto: un personag­ gio di grido, come lei qualche tempo fa, si ritrova adesso a Ta­ ranto; ne vogliamo parlare dal punto di vista umano? L’« umano » fa buon gioco, toc­ ca tutti, stimola a discorsi più profondi. Ma non è solo un pre­ testo. Anche l’« umano » s'inseri­ sce nel discorso tecnico-educato­ re. Insomma, tiriamo fuori un profilo, da cui ricavare un « giu­ dizio » più specifico sul problema. Allora, Invernizzi, che senso ha per lei questo stare a Taranto, in serie B, dopo le stelle neraz­ zurre? Ecco Invernizzi: Intanto ho un interesse più generale a « scopri­ re » il meridione, che considero con viva simpatia perché, come cerca di dimostrare in altri set­ tori, ha una volontà di esprimer­ si, di « arrivare »; ritengo impe­ gnativo qualsiasi ruolo svolto in un ambiente che lavora in que­ sta prospettiva; ritengo presti­ gioso non solo il lavoro con Vlnter che vince lo scudetto e le coppe, ma anche il lavoro con il Taranto o con altre squadre, pur­ ché ci si possa esprimere, dare una prova di carattere. Domanda: non c’è un senso di rivalsa in queste parole? Cioè, come dire: con te, Inter, non ci sto più, ora ti faccio vedere cosa combino col Taranto. Risposta: Ho detto prova di carattere; solo in questo senso m'interessa riuscire, esprimere il meglio e insieme raggiungere un risultato; non c’è rivalsa come in­ tende lei; d'altra parte, una squa­ dra come il Taranto che in dieci anni ha cambiato 27 allenatori, che alla decima partita metteva in forse la mia ulteriore perma­ nenza, che stava in zona direi re­ trocessione e che ora si è note­ volmente avvicinata alla testa

Invernizzi afferma subito: Il tecnico deve badare al risultato. Poi aggiunge: Capisco quel che vuole lei; vuole che dica: il risul­ tato è così e cosà, insomma un fatto discutibile; precisiamo su­ bito che in una società come la nostra, strutturata nel modo che sappiamo, non fare risultato vuol dire essere tagliati fuori; e se io vengo tagliato fuori non potrò svolgere il mio lavoro, come un avvocato che non può esercitare la propria professione perché gli tolgono la legge, o il medico al quale tolgono i pazienti. Diciamo: il tecnico è uno che dispensa dati e informazioni pu­ ri e semplici, proprio per ottene­ re esclusivamente risultati; le ba­ sta, come uomo che opera in una squadra, fatta cioè di uomini? Invernizzi: Cominciamo col di­ re, anzi continuiamo, che per me il tecnico non si limita solo a questo; però non fa prediche; il tecnico educa col suo comporta­ mento; se dico che sono qui per dare una prova di carattere, e se lo sento, il gruppo dei giocatori capisce, recepisce, si scuote; i ra­ gazzi che vivono con me la stes­ sa avventura acquistano respon­ sabilità; ne viene il rispetto, co­ me uomo dico, non solo come tecnico: la tecnica è un fatto alea­ torio, io la penso così, un altro diversamente, almeno per certe cose, e nel mio sport.

Domanda: un gruppo che deve raggiungere obiettivi comuni de­ ve anche prendere decisioni co­ muni; lei, Invernizzi, lo fa? Risposta: Un momento; dipen­ de dalle decisioni; ad esempio, poniamo, io voglio che si ripren­ da l’allenamento il martedì; obiettano che sarebbe preferibile il mercoledì; ma in base a quale criterio? Semplice: perchè desi­ derano tornare a casa, stare con i familiari e così via, e io lo ne­ go a tutti; secondo giustizia.

Domanda: non sarebbe prefe­ ribile accettare le loro motivazio­ ni, anche umane, che forse alla fin fine gli consentirebbe di ren­ dere di più?

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Invernizzi (tentenna, scuote la testa, qui è proprio duro): So io quello che devono fare.

dra amalgamata, di persone piti mature e responsabili, sia utile anche per il risultato.

Diciamo: Insomma, Invernizzi, si sente un duce? O si ritiene contemporaneamente allenatore, psicologo, medico per giudicare tutto, se è più utile riprendere l’allenamento il martedì o il gior­ no dopo o il giorno prima? Invernizzi: Bisogna anche es­ sere così; per l’allenamento ri­ tengo sia utile fare così, ho det­ to che la tecnica è un fatto alea­ torio, ma io ci sto per far rispet­ tare certe regole; in verità la si­ tuazione non è come la si vor­ rebbe o come la si immagina; i giocatori hanno tutti una gran voglia di arrivare, e li posso an­ che capire, ma sono portati a commettere ingiustizie, a crea­ re personalismi, squilibri; nelle squadre esistono dei clan, il grup­ po che sta con tizio, il gruppo che sta col tal altro; ci si com­ batte anche; spesso l’allenatore gioca il suo ruolo di educatore sul piano della giustizia; se tu giocatore piaci al presidente e _ non a me, che ho il diritto e il dovere di valutare e decidere, io non ti inserisco in squadra; ecco perché dicevo che le parole ser­ vono a poco, e questo per me è educare; noi ci parliamo, io ascolto alcuni loro problemi, li stimolo anche culturalmente se vogliamo, dò anche dei consigli se richiesto, ma le parole conta­ no fino a un certo punto; le per­ sone si responsabilizzano sui fatti.

Domanda: ma lei pensa sempre al risultato? Invernizzi: Come se ne può fa­ re a meno, mi dica, in questa so­ cietà? Mi devo ripetere? L'abbia­ mo detto com’è impostata; sap­ piamo anche che lo sport è divi­ smo più o meno riprovevole, che non tutti fanno sport, sappiamo mille cose ed esistono mille pro­ blemi; ma noi dobbiamo perde­ re i campionati, retrocedere nel­ la serie inferiore?

Diciamo: in altre parole, que­ sto discorso ha a che fare con la disciplina. Risposta decisa: Perché no? Di­ sciplina come l'intendo io, e mi pare che sia chiaro; se vuole, pre­ cisiamo che la democrazia, alme­ no in una squadra, non è facile; e il risultato va raggiunto.

Domanda: le dispiacerebbe per­ dere un risultato, ad esempio un piazzamento migliore in classifi­ ca, a favore di una maggiore ma­ turazione di alcuni elementi del­ la squadra? Cioè ottavi anziché quarti, ma. un gruppo più demo­ cratico, capace di gestire certi rapporti, certe scelte, che riguar­ dino la squadra ma anche il resto? Invernizzi: Me la trovi una squadra così. Diciamo: se il ragionamento fi­ la, dovete porvi il problema. Invernizzi: Tutto sommato è giusto, anche perché ritengo, come accennava lei, che una squa-

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Obiezione: potreste almeno, voi personaggi prestigiosi e non, dello sport, di uno sport popo­ lare, fare qualcosa, dimostrare cosa pensate, incidere in qualche modo sulla realtà. Invernizzi: E' un fatto politi politi-­ co, dobbiamo fare politica?

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Chi è o, meglio, chi dovrebbe es­ sere l’allenatore? E quali dovreb­ bero essere i suoi compiti, quali i suoi problemi e il suo modo di comportarsi nei confronti dei gio­ vani? A girare le domande a que­ sti ultimi, i diretti interessati, co­ me abbiamo fatto interpellando alcuni partecipanti a corsi di for­ mazione e corsi periodici tenuti nel veneto lo scorso anno, se ne hanno risposte non molto precise forse, ma che tuttavia sembrano concordare su alcuni punti base. Segno che se non esiste un mo­ dello stereotipato di tecnico, esi­ stono però nei giovani sempre maggiori e più precise esigenze che chiamano direttamente in cau­ sa la figura del tecnico.

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Esclamazione: embé! Invernizzi: Come ci prendereb­ bero? Ci sono le autorità, gli en­ ti locali. E' vero che potremmo fare qualcosa, ma penso che ci si arriverà col tempo. Domanda: Lei ha paura di assumersi una responsabilità? Invernizzi: No, solo che, credo, sia ancora prematuro per noi. Domanda: è prematuro anche poter arrivare a decidere alcune scelte con i suoi giocatori, come per l’allenamento del mercoledì invece del martedì, insomma ri­ spettare certe loro esigenze umanc? Invernizzi: Nella situazione at­ tuale penso sia prematuro; le esigenze umane a volte vanno sa­ crificai e; c’è tin tecnico che va seguito.

Obiezione: allora lei non è de­ mocratico. Invernizzi: E' che non si può ascoltare le pretese di tutti, in­ somma non ritengo ancora in grado i giocatori di esprimersi senza parzialità, di guardarsi con obiettività.

Domanda: ha sfiducia in loro? Invernizzi: Un po', ma non completamente, li stimo anche; solo che ci vuole tempo per arri­ vare a quello che dice lei. Obiezione: non ci si arriverà mai se qualcuno non inizia, se non si tenta, anche a scapito del risultato; bisogna rischiare anche. Invernizzi: E' vero anche que­ sto; ma, in questa situazione, ri­ peto, come si fa? GIUSEPPE LIZZA

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Questa presa di coscienza dei doveri deH'allenatore emerge, ad esempio, dalle parole di Laura: « Ricordo che Vallenatrice che ave­ vo prima, che di tecnica non sape­ va quasi nulla, mi veniva sempre a prendere, spendendo tempo e de­ naro; e il perchè lo facesse non riuscivo a capirlo. Poi ho cambia­ to Società, l'allenatore era molto in gamba e molto preparato, ma questo non può essere assoluta­ mente tutto ». Dal confronto, cioè, di queste due esperienze ,Laura ha ricavato la convinzione che l'alle­ natore non può essere solamente uno che sa tutto di un certo sport. Ben altro è ciò che gli si chiede. Cristina, alle sue prime esperien­ ze da tecnico, dopo aver chiuso la carriera di atleta: « L’allenato­ re dovrebbe essere la persona di cui ci si può fidare pienamente e non solo per quanto riguarda lo sport, ma in tutti i campi ». Franco: « L'allenatore è per me una persona che ha operato una certa scelta di servizio e di dona’ zione agli altri, ima persona che deve avere ben fisso in testa, prima di mettersi giù a lavorare, tutto un discorso di disponibilità e di servizio che certamente lo porterà a fare grossi sacrifici... L'allenatore deve capire che ini-


L'dsston lo vedono alcuni giovani Testimonianze dei partecipanti a corsi di formazione svoltisi nel Veneto, raccolte da Vinicio Lonardi

ziando questo lavoro si prende la responsabilità della formazione, dell’educazione e dell’impostazio­ ne di vita di tutti i ragazzi che gli sono stati affidati ». Mauro: « Un allenatore deve ca­ pire che è al servizio degli atleti e non deve assolutamente pre­ tendere qualcosa per pura soddi­ sfazione personale ». Ancora Laura, più sintetica­ mente: « L'allenatore deve spo­ gliarsi del proprio egoismo e da­ re, dare, dare e ancora dare, sen­ za ntai nemmeno pensare di ri­ cevere niente ».

Chiaro che questi giovani chie­ dono molto. Oltre che un problema di disponibilità è un problema di maturità, di ricchezza in­ teriore che il tecnico in quanto educatore deve avere. Aggiunge, infatti, Franco: « Per dare agli al­ tri bisogna avere qualcosa den­ tro di noi; voglio dire che l’alle­ natore deve avere qualcosa den­ tro che lo porta avanti e deve alimentare spesso questo qualco­ sa, altrimenti esaurite le riserve saprà dare agli atleti solo il suo egoismo ». A questo punto si potrebbero già fare due osservazioni: 1) poi­ ché il giovane nello sport dà tut­ to se stesso, esprime se stesso, vivendo un’esperienza talvolta crudele, vuole avere accanto un amico, vuole sentire che chi lo guida non è uno che lo sfrutta ma uno che l’aiuta; 2) saper es­ sere un allenatore così come chie­ dono i giovani è cosa molto dif­ ficile. Di questa difficoltà è ben con­ sapevole chi come allenatore è alle prime armi, così come è con­ sapevole delle necessità che il rapporto sia paritario e matu­ rante per entrambi, educatore ed educando. Paolo: « Penso che prima di tutto dovrò riuscire a guadagnar­ mi la fiducia dei miei atleti; se non riuscirò in questo intento, qualunque sforzo sarà inutile ».

Antonio: « Dovrò poi riuscire ad entrare nel modo di pensare di persone più giovani di me, riu­ scire ad essere imparziale e di­ venire amico di tutti, ben sapen­ do però che non c’è mai una fine nell'attività di un allenatore, poi­ ché quando pensa di aver finito deve ricominciare e ogni punto di arrivo è un punto di partenza ». Cinzia: « Non si può inquadra­ re il comportamento dell'allena­ tore in uno schema tipo, ma pen­ so sia necessaria un'impostazio­ ne in base alla consapevolezza di ognuno del ruolo che deve occu­ pare nel tessuto della Società, nell'impegno di ricercare i modi e i termini migliori per risponde­ re alle esigenze sportive e psico­ sociali dei ragazzi. Infatti lo sport, se riesce a distaccarsi da certe forme cristallizzate, può as­ sumere una funzione di educazio­ ne morale e civile ». Giancarlo: « L’allenatore deve offrire un modello di vita per i suoi atleti. Se l'allenatore sba­ glia deve riconoscere le sue col­ pe, cercando magari una soluzio­ ne assieme ai suoi atleti. Quando in un gruppo sportivo esistono veramente queste disponibilità a donarsi l’un l'altro, quando è pre­ sente un impegno totale, quando le difficoltà di ognuno vengono portate in discussione dal gruppo in una critica costruttiva, al­ lora sarà molto più facile porta­ re avanti anche un discorso tec­ nico ». E qui qualcuno approfondisce anche il discorso tecnico, sem­ pre di uno sport, però, che si de­ ve adattare all’atleta e non vice­ versa. « L’allenatore — dice Sergio — non deve essere il preparatore tecnico che inculca una serie di nozioni, di schemi ai giocatori della squadra, senza tener conto della loro personalità, del fatto che ha in mano degli uomini che in quanto tali sono degni di vi­

spetto, capaci di valutare e com­ prendere i lati negativi di un al­ lenamento saltato, in una notte in bianco e così via ». Gianni: « In panchina l'allena­ tore non deve essere nervoso o, se lo è, non deve farsi vedere da­ gli atleti; quindi l'allenatore de­ ve avere un carattere forte e sa­ persi controllare anche nei mo­ menti difficili ». Valentino: « E' essenziale una buona conoscenza tecnica da par­ te dell'allenatore, conoscenza che deve essere aggiornata continuamente perché, e questo è impor­ tante, l'allenatore deve avere sem­ pre qualcosa da insegnare ». Giancarlo: « Anche nel discor­ so tecnico l'allenatore non deve imporre le sue idee, i suoi sche­ mi, ma deve discutere con gli atleti, proporre loro tutte le tat­ tiche per arrivare a scegliere in­ sieme quella più redditizia e più utile in campo ». In questo modo, senza dubbio, la squadra tarderà a dare risulta­ ti tecnici ed agonistici di rilievo, in quanto dovrà essere assimila­ ta ed accettata da tutti la tatti­ ca, la tecnica ecc., ma una volta che si è raggiunto l’accordo, la piena sintonia, il gruppo sarà dif­ ficile da fermare e si potranno, inoltre, assimilare nuove tattiche in pochissimo tempo. Inoltre si bruceranno pochi atleti, in quan­ to essi non si sentiranno sfrut­ tati ma si responsabilizzeranno, esprimendo sempre più se stessi. Conclude, sintetizzando su que­ sto aspetto, Franco: « Dal lato tecnico l’allenatore deve avere al­ cune doti particolari: l’osserva­ zione, la pazienza, una certa ca­ pacità di esposizione, la cordiali­ tà ed un certo senso di ordine e disciplina. E queste sono doti che derivano dall’esperienza e dal tempo. Quindi l’allenatore deve essere già più uomo dei suoi atle­ ti, anche se non deve pretendere di imporsi completamente come uomo ».

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cura di ANDREA DE PASCALIS

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Momenti nazionali pallavolo analisi critica di un'attività Ad Asti, Termoli, Rovigo e Reg­ gio Calabria si è conclusa l’attivi­ tà di pallavolo a carattere nazio­ nale, mentre continua quella a ca­ rattere locale e regionale. La conclusione ha visto l’attua­ zione di una formula, già speri­ mentata lo scorso anno con la cam­ pestre, e quest’anno estesa alle al­ tre discipline sportive, che sosti­ tuisce quella dei campionati na­ zionali. Intorno a questa nuova formula molto si è discusso: sulla sua vali­ dità, sulla sua accettazione da par­ te degli atleti, come motivo di ima ridotta adesione e partecipazione delle società; molto meno, mi sem­ bra, sulla sua logica rispondenza al nuovo indirizzo che il CSI si è dato. Dopo i risultati della campestre, occorreva e occorre la verifica de­ gli sport di squadra, e per la pal­ lavolo, prima di questi in ordine di tempo, la verifica attesa è ve­ nuta, non completa, ma signifi­ cativa. Le quattro sedi prescelte per gli incontri interregionali, ormai ca­ ratterizzati dalla denominazione di « momenti nazionali », hanno visto la partecipazione di 18 squadre maschili e 17 femminili della cate­ goria allievi, che hanno dato vita a quattro manifestazioni ovunque riuscite e che hanno evidenziato sosoprattutto la disponibilità e la sensibilità dei giovani verso una concezione dello sport che sia a loro più vicina e più connaturata. Anche se un discorso più com­ pleto può essere fatto solo collo­ cando i momenti nazionali nel con­

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testo totale della attività pallavolistica, e ciò non è possibile essendo l’attività a carattere locale ancora in corso e non disponendo quindi di tutti i dati, pur tuttavia dai quattro incontri nazionali sono emerse alcune indicazioni a mio avviso estremamente utili. La prima constatazione è che i momenti nazionali anziché al ver­ tice, come termine ultimo cioè di

tili processo che avrebbe dovuto iniziarsi alla base, dalle società cioè, si sono collocati veramente come « momenti » a se stanti dal resto dell’attività. In genere le squadre si sono presentate ignare della novità, do­ po aver partecipato a « normali » fasi locali, senza che il minimo ac­ cenno sia stato loro fatto in cam­ po circoscrizionale, provinciale o regionale sul significato e sulla di­ namica degli incontri nazionali. Testimonianza, questa, che la cir­ colazione delle idee non raggiunge la base, si ferma a livelli interme­ di, vanificando lo sforzo in atto per un rinnovamento dell’impo­ stazione di tutta l’Associazione. Abbiamo constatato, invece, che i ragazzi e le ragazze, ancorché « digiuni » delle novità, e quasi sempre presentati nei comunicati ufficiali come appartenenti a squa­ dre « prime classificate », o « cam­ pioni provinciali e regionali » (ma è vero allora che la circolazione delle idee è arrivata fino ai livelli intermedi?), hanno subito accet­ tato il nuovo modo di fare gli in­ contri; si sono subito ritrovati e immedesimati nel nuovo clima: ma proprio tale constatazione ci rende perplessi e preoccupati, per il timore che quei ragazzi, ritorna­ ti a casa, alle loro società, provino una disillusione di fronte al silen­ zio delle provincie o delle regioni. La gestione partecipata dell’at­ tività significa ben altra cosa e fin tanto che rimane idea di vertice, potrà essere anche nuova, potrà essere anche confortata da una dotta letteratura e da una logica stringente, non scevra talvolta pe­ rò da spunti demagogici, ma ri­ marrà sempre motivo o palestra di dialettica, o nella migliore delle ipotesi, convinzione di vertice e quindi non partecipata. Oppure ri­ cadiamo nel verticismo che impo­ ne, tanto per salvare le apparenze. E tutto rimane come prima. Con la differenza che prima si sapeva,

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oggi invece... E non si venga a dire che è tutta colpa dei tecnici! La seconda constatazione è un po' la conseguenza della prima. I programmi e i modi di partecipa­ zione hanno risentito di questa non perfetta accettazione o con­ vinzione della nuova idea. Per i primi non possiamo non conce­ dere l’attenuante della « novità » con tutte le conseguenze che si possono facilmente indovinare. Dobbiamo comunque ricordare che, secondo quanto richiesto nel­ la riunione di Frascati, i Consigli Regionali avrebbero dovuto assu­ mersi la responsabilità dell’orga­ nizzazione degli incontri in colla­ borazione col consiglio provincia­ le o circoscrizionale prescelto, ma il discorso sul decentramento e sulla responsabilizzazione ci por­ terebbe troppo lontano. Certo la esperienza ha dimostrato che per un concentramento a 8 squadre (4 maschili e 4 femminili) due gior­ ni non sono sufficienti per attuare un programma di carattere tecnico-culturale-comunitario, e che ta­ le programma, pur nella sua varie­ tà, deve seguire un filo logico che conduca ad un solo risultato, at­ traverso le diverse componenti, che è quello di aver presentato, e fatto vivere, una esperienza di ciò che dovrebbe essere la vita dell’Associazione. Per i modi di partecipazione dobbiamo rilevare come il con­ cetto della unitarietà e comple­ mentarietà delle funzioni sia an­ cora ben lontano dall’essere attua­ to. Basti pensare che a 48 ore dalle manifestazioni non conoscevamo tutti i nomi delle società parteci­ panti. Meno male che grazie all’in­ venzione del telefono e a un tour de force della CTN si è riusciti a giungere alla vigilia con i quadri completi, perchè. . . richiesti. Non mi sembra giusto. Perchè non è funzionale. Perché non è stile CSI. La terza constatazione è quella sugli arbitri. In genere buoni sotto l’aspetto tecnico, si sono immede­ simati nel clima dei momenti na­ zionali, sono stati accettati per quello che sono, soci del CSI, cioè, con un loro compito, e in genere non sono stati contestati. Bravis­ simi gli arbitri? O buona volontà da parte degli atleti? Piuttosto di­ rei, un segno dei tempi nuovi, che ci riporta al discorso della collo-

cazione degli arbitri nell'associa­ zione CSI, per me più attuale di sempre. In sostanza verifica positiva, so­ pratutto in prospettiva, nella mi­ sura in cui il nostro lavoro è vera­ mente « servizio » per i giovani, che significa presenza in mezzo a loro, che significa ricerca con loro, non solo per loro e mai fuori di lo­ ro, del significato di servizio, e nella misura in cui non avremo

paura di « chiedere » molto ai giovani. Non vorrei che la mancata no­ stra richiesta ai giovani fosse mo­ tivata da parte nostra dall’incon­ scia preoccupazione di vederli cre­ scere davvero. Giacche crescere si­ gnifica personalità, partecipazio­ ne, responsabilizzazione: « sogget­ ti », quindi e non più « oggetti ». IVAN CIATTINI

TbìsMo: una stagione vista dai momenti nazionali

Momento nazionale di Ferrara: Davolio di Reggio Emilia.

un’immagine

I momenti nazionali di tennistavolo di Cava, Foligno, Ferrara e Seregno sono ormai parte della storia del CSI e questa tappa ci in­ vita ad esprimere alcune conside­ razioni su quanto si è fatto per il tennistavolo nei CSI quest’anno e fino ad ora; dico « fino ad ora » perché noi speriamo che la data del 19 maggio non significhi per i nostri pongisti riporre nel fodero la racchetta e mettere il tutto sot­ to naftalina in attesa degli impe­ gni invernali. Se un giudizio può essere espres­ so in base alle documentazioni giunteci, esso sarà duplice: da un lato infatti si è notato un discreto incremento dell’attività alternativa all’attività « ufficiale » (giudizio positivo quindi, derivante dal­ l’aderenza di ciò ad uno dei linea-

della

giovanissima

Gigliola

menti generali che l’associazione si è data), anche se era legittimo sperare di più; dall’altro lato si è visto che numericamente gli atleti che si sono dedicati al ten­ nistavolo non sono stati molti, o almeno tanti quanti l’attuale svi­ luppo della disciplina in Italia la­ sciava prevedere. Da che dipende questo secondo giudizio (o meglio, constatazione)? Certamente da lacune da parte delle strutture periferiche, le qua­ li o non hanno debitamente avuto la preoccupazione di tenerci ag­ giornati su quanto andavano fa­ cendo nel prosieguo della stagione sportiva, oppure non hanno posto la debita cura nell'opera di diffu­ sione del tennistavolo. Se non ci hanno comunicato tutto ciò che hanno fatto, la ra-

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gione va cercata probabilmente nella attuazione del decentramen ­ to anche per quanto riguarda la emanazione dei regolamenti e la omologazione dei risultati; così facendo ci hanno privato di infor­ mazioni estremamente utili soprat­ tutto in considerazione del nuovo spirito che deve animare le Com­ missioni Tecniche Nazionali. Se invece non hanno posto la debita cura nell’opera di diffusio­ ne della disciplina, dobbiamo an­ cora una volta ribadire che il la­ voro di ogni commissione tecnica non consiste soltanto nell'organizzare certe gare, inviando dei co­ municati ed aspettando seduti a tavolino che le società si facciano vive. Non ce ne vogliano gli amici della periferia per questi giudizi, però se diciamo queste cose è per­ ché desideriamo vivamente che i giovani che si avvicinano al tennistavolo siano sempre di più e lo diciamo anche perché per espe­ rienza personale abbiamo visto che le commissioni tecniche lavorano così (almeno la grande maggioran­ za), invece di proporsi un itine­ rario di lavoro basato sul contatto diretto con le società fin dall’ini­ zio della stagione. Non dimentichiamo però anche due altri grossi fattori che certa­ mente hanno avuto la loro parte di importanza per la formulazione dei giudizi sopra esposti; ci rife­ riamo cioè all’eliminazione delle finali nazionali e alla limitazione

ai 3/3 per gli atleti svolgenti at­ tività federale. A questo proposito anzi potremmo anche dire che quest’anno non è stato proprio ca­ tastrofico, perché pur eliminando sia le finali che i 3/1 e 3/2 il li­ vello dell’attività non è stato di molto inferiore a quello passato. Dobbiamo -anche per il tennis­ tavolo instaurare un diverso tipo di attività, nel senso che la men­ talità che deve pervadere le nostre manifestazioni non deve essere ta­ le per cui la vittoria diventa un problema troppo asfissiante; mi direte che è il solito problema, ma se ci riflettete un attimo con­ verrete che nel tennistavolo, con le sue formule così altamente se-

FRANCESCO CINCIRIPINI

Anche la oallacaneslro si avvia al traguardo Dal 20 al 23 giugno a Recanati, dal 21 al 23 giugno a Lecco e dal 27 al 30 dello stesso mese a Summonte e Brindisi si svolgeranno i momenti nazionali della pallacane­ stro. Più che momenti nazionali, pos­ siamo definirli momenti di veri­ fica. La verifica che il concetto di gestione comunitaria del servizio sportivo è stato esattamente in-

Corsi oer ailievi allenili ed arbitri di pallamano Si rende noto ai Consigli regionali e provinciali che questa CTN, in collaborazione con la F.I.G.H. - pallamano, è disponibile per l’effet­ tuazione di Corsi per allievi Allenatori ed Arbitri, da inserire nei pro­ grammi per i Corsi estivi d’addestramento tecnico che sono in prepa­ razione. Le Direzioni tecniche sono vivamente pregate d’esaminare tale op­ portunità, iniziando un rapido giro d’informazione al fine di reperire, nell’ambito associativo, quanti possano essere interessati. Nello stesso tempo, le società che praticano o intendono prati­ care tale disciplina sportiva sono invitate, con la massima sollecitu­ dine, a far presente il proprio interesse alla realizzazione di questi Corsi alla Direzione tecnica del proprio Consiglio provinciale o cir­ coscrizionale. Per ulteriori delucidazioni si fa presente che la CTN pallamano è presente nei giorni di lunedì e giovedì dalle ore 18 alle 19,30, pres­ so la Presidenza nazionale (tei. 06/6567941). LA C.T.N. PALLAMANO

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lettive, il raggiungere la meta fina­ le è in discussione set per set, ba­ sta poco per essere eliminati, c al­ lora possiamo concludere che non tutti possono praticarlo con la te­ nacia, lo spirito di sacrificio e l’im­ pegno a così grande livello che vi necessita. Concepiamo manifestazioni me­ no stressanti, più tranquille, dove si possa giocare con serenità e tan­ to. Vedrete che alla fine i parte­ cipanti, anche se non avranno vin­ to, se ne andranno contenti ugual­ mente, perchè avranno giocato e si saranno divertiti! E’ un invito per l’anno prossimo.

terpretato e, quel che più conta, correttamente applicato. Le manifestazioni, infatti, si ar­ ticoleranno come sempre sugli in­ contri fra le varie Società, ma queste saranno o, per meglio di­ re, dovrebbero essere espressione del nuovo modello di società aven­ te carattere autenticamente socia­ le e che la base gestisce senza es­ sere soggiogata da esasperate for­ mule agonistico-selettive. In sostanza, dovrebbero rappre­ sentare quelle entità sportive che, facendo propri i nuovi principi cui si informa la nostra Associa­ zione, hanno improntato la loro attività secondo formule tali da consentire ai ragazzi e ragazze di praticare lo sport recuperando nel contempo la libertà c la natura­ lezza del gioco, lasciandoglielo esercitare senza codificarlo rigida­ mente. La più profonda delle innova­ zioni sarà, però, quella relativa alle iniziative collaterali riguar­ danti i diversi momenti d'incon­ tro riservati ai partecipanti. Sono previste iniziative di ca­ rattere turistico, folkloristico e ricreativo, ovviamente diverse a seconda delle possibilità o dispo­ nibilità esistenti presso la città sede dell’incontro, oltre a riunio­ ni comunitarie durante le quali i partecipanti dovranno e potranno prendere la parola in merito al


Definite dolio CTN colcio e sedi degli ncontri allievi Momento regionale pallacanestro di Trapani: gita degli « allievi » a Erice.

nuovo modo di essere e di praticare lo sport. Riunioni di estrema importanza che, se affrontate con la dovuta serietà e responsabilità, potranno consentire oltre che lo scambio delle reciproche esperienze, il con­ fronto delle rispettive idee e la conseguente loro applicabilità nelricerca di formule alternative o complementari della tradizionale attività per meglio soddisfare la varietà della domanda di servizi sportivi. Da quanto precede emerge chia­ ramente come sia profondamente mutata la formula degli incontri nazionali divenuti veri momenti d'incontro, confronto e festa spor­ tiva. Altra importante innovazione è quella costituita dalla facoltà del­ le squadre di scegliere una qual­ siasi delle quattro località pre­ scelte per la effettuazione delle

manifestazioni. Giova inoltre ricordare in que­ sta sede che, per la prima volta quest’anno, i momenti nazionali saranno riservati esclusivamente alla categoria Allievi femminile e maschile in quanto per le cate­ gorie Giovanissimi e Juniores si è convenuto di prevedere e progammare l'attività entro l’ambito regionale. Per quanto attiene ai nomina­ tivi delle squadre ammesse ai « Momenti » non siamo, al mo­ mento, in grado di poterli preci­ sare nè riteniamo che questo pos­ sa costituire remora alla buona riuscita dei programmati incontri se è vero, come è vero, che chiun­ que partecipi sarà l’ideale rap­ presentanza di tutti i nostri atleti che collettivamente contribuisco­ no alla realizzazione della nuova scelta programmatica della nostra Associazione.

La CTN Calcio CSI ha così fis­ sato le sedi e le regioni ammesse agli Incontri Nazionali per la ca­ tegoria allievi: Incontro Nord, a Cesenatico (For­ lì) dal 20 al 23 giugno 1974 con la partecipazione delle seguen­ ti regioni: Lombardia, Piemon­ te, Veneto, Friuli, Emilia e Li­ guria. Incontro Sud, a Diamante (Cosen­ za) dal 21 al 23 giugno 1974 con la partecipazione delle seguen­ ti regioni: Sicilia, Puglia, Cala­ bria, Molise. Incontro Centro, a Gubbio (Peru­ gia) dal 27 al 30 giugno 1974 con la partecipazione delle seguen­ ti regioni: Basilicata, Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Mar­ che, Abruzzo, Toscana. I Consigli interessati potranno mettersi in contatto con i Consi­ gli organizzatori ai seguenti indi­ rizzi: Incontro Nord - Gianfranco Valentini, Direttore tecnico regio­ nale CSI, Corso Sozzi n. 39 - 47023 Cesena. Incontro Sud - prof. Mario Paga­ no, via Lungomare - 87023 Dia­ mante. Incontro Centro - cav. Araldo Vi­ spi, Presidente regionale CSI, via Piave - 06024 Gubbio.

NOTIZIE DI CASA NOSTRA I ?

Il 22 aprile scorso è deceduto a Torino, dopo lunga malat­ tia, l'amico Attilio Chiaudano che è stato uno dei promotori del CSI torinese, dove ha presieduto dapprima la Commissione Cal­ cio e poi lo stesso Comitato provinciale, per passare in seguito al Comitato regionale quale vicepresidente. Esprimiamo alla vedova, signora Pina, le nostre più vive con­ doglianze, testimoniandole allo stesso tempo la nostra gratitudine per gli oltre vent’anni di dedizione del caro Attilio al servizio dei giovani nel C.S.I. Il primo giugno si è spenta all’età di 81 anni la signora Lavinia Buratti, suocera del nostro Tesoriere nazionale prof. Lorenzo Borghi. Esprimiamo all’amico Borghi, alla sua signora e a tutta la famiglia il nostro più vivo cordoglio per questo nuovo lutto che li ha colpiti a così breve distanza dalla scom­ parsa del papà dello stesso Borghi.

Do Ferrara invito al tennis Il Consiglio Provinciale CSI di Ferrara ha intenzione di realizza­ re nei giorni 28 e 29 giugno pp.vv. un Torneo Nazionale di Tennis da campo aperto a tutti i tesserati C.S.I. per la stagione sportiva 1973/74. / Consigli e le Società interessate sono invitali a prendere diretti contatti con il Consiglio di Fer­ rara - via Montebello, 8 - tei. 40365.

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Precisazioni della CTN nuoto sul tesseramento Scoole di nuoto La Federazione Italiana Nuoto, con circolare n. OG/4377 del 3 dicembre 1973, ebbe a precisare quanto segue: Tutte le società che svolgono atti­ vità di Scuola di nuoto dovranno mu­ nire gli iscritti ai propri corsi di un apposito tesserino federale. Le tessere federali per le iscrizioni alle scuole di nuoto verranno rilascia­ te dalla F.I.N., tramite i Comitati re­ gionali. Le tasse per tale tesseramento sono fissate come segue: a) tessere per gli iscritti a Scuole di Nuoto di Società classificate nel­ l'attività agonistica (ved. punto 2 del­ la presente, e cioè Società riaffiliate con tassa di L. 25.000) ciascuna tessera L. 500 (tessera color rosa sbarrata); b) altre Società (prima affiliazione o Società non classificate nell’attività agonistica federale) ciascuna tessera L. 1.000 (tessera rosa). A fronte del rilascio di tale tesse­ rino, le Società interessate presente­ ranno sugli appositi moduli (di colore diverso da quello del tesseramento agonistico) gli elenchi per l'assicura­

zione Sportass degli iscritti ai corsi di Scuole di Nuoto. Le tessere di iscrizione alle Scuole di Nuoto avranno validità per il pe­ riodo di durata presunto del corso (bimensile, trimestrale, ecc.) e avran­ no scadenza a tutti gli effetti con la data indicata sulla stessa tessera e controllata dai Comitati Regionali. Le tessere di iscrizione ai corsi di Scuole di Nuoto delle Società, così come le tessere dei Centri di specia­ lizzazione federale daranno diritto di partecipazione all'attività agonistica federale nei limiti delle classi di età degli intestatari e del termine di sca­ denza delle tessere stesse. Al riguardo, la C.T.N. Nuoto del CSI ritiene opportuno precisare che il pre­ citato tesserino federale viene inteso come attestato d'iscrizione alle scuole di nuoto ma non esplica né produce alcun vincolo agonistico tale, comun­ que, da poter costituire presupposto di esclusione degli atleti del C.S.I. ai momenti nazionali in applicazione di quanto previsto dall’art. 4 del regola­ mento-tipo per l’attività interregionale delle categorie Esordienti e Ragazzi.

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Un'inchiesta oer nOecitare l'interesse della Molaine UDINE — Nello scorso novembre, a Sappada, in oc­ casione del 3“ Convegno provinciale delle società del CSI, furono trattati vari aspetti dello sport. Tra gli altri, molta importanza ebbe il tema « L’azione po­ litica per la realizzazione di un servizio sociale per lo sport ». Il CSI di Tarcento, avendo in seguito ripreso ed appro­ fondito tale tema, dopo varie riunioni e discussioni, ha pro­ posto la realizzazione di una inchiesta per: cercare di fare dello sport non un fatto cir­ coscritto alla partita ma un momento di crescita e di im­ pegno; sapere cosa pensa la gente circa lo sport; sensibi­ lizzare la popolazione. 1 questionari dell'inchiesta sono stati distribuiti durante le vacanze natalizie, un po’ in tutte le zone di Tarcento. Dei 2.000 fogli consegnati, ne sono stati raccolti compilati soltanto 178. Ciò può avere due spiegazioni: la gente è completamente disinteressata, non sente il problema; il CSI locale non viene preso in considerazione come gruppo seriamente impegnato.

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--------Se le cause della mancata partecipazione fossero da ri­ cercarsi nella prima ipotesi, non si otterrebbe altro che la conferma spiacevole di una certa mentalità menefreghista da parte della popolazione, che sembra non avvertire l’importanza basilare dello sport nella sua funzione edu­ cativa e sociale. Se fosse va­ lida la seconda ipotesi, l’ama­ rezza che se ne ricaverebbe sarebbe anche maggiore, in quanto vorrebbe dire che gli sforzi compiuti per cambiare, almeno a livello sportivo, un paese attcstatosi su posizioni arretrate e non certo progres­ siste non sono stati accolti con la necessaria fiducia. Bisogna notare, inoltre, che pur avendo fatto pervenire i questionari a quasi tutti i partiti e le organizzazioni po­ litiche, solamente la FIGC e la FGSI hanno risposto. Fat­

to questo particolarmente grave, poiché i partiti, pro­ prio perché rappresentano forze sociali notevoli, avreb­ bero invece il dovere non so­ lo di interessarsi al proble­ ma, ma di farlo proprio se­ condo le loro specifiche com­ petenze. Ma veniamo ora ad una analisi dei dati raccolti. Le donne che hanno rispo­ sto all’inchiesta sono state 62. Può sembrare poco, in real­ tà è un fatto positivo, perché sappiamo bene che in genere lo sport viene visto solamen­ te come un interesse maschi­ le. Le risposte dei maschi so­ no state invece 94, ma sono da ritenersi insufficienti spe­ cie per quanto riguarda i gio­ vani dai 15 ai 25 anni che non hanno risposto in massa. L’in­ chiesta infatti voleva aprire un dibattito al quale avrebbe­ ro dovuto partecipare soprat­ tutto i giovani, che ritenuti i più idonei per sviluppare un nuovo piano di lavoro per lo sport. L'inchiesta si articolava se­ condo i seguenti punti, che riportiamo interamente: « 1. Elenchi gli impianti sportivi di Tarcento di cui co­ nosce l’esistenza. 2. Li ritiene: sufficienti... efficienti... dispo­ nibili. 3. Quale sport prati­ ca? dove? quanto le costa?

4. Quale o quali sport le pia­ cerebbe praticare? 5. Perché non pratica sport? 6. Come giudica l’intervento degli en­ ti pubblici (Comune, Regione, Coni...) nei riguardi dello sport a Tarcento? 7. Come giudica l’attività delle Socie­ tà Sportive del nostro Comu­ ne? 8. Proposte che vorrebbe avanzare ad Enti e Società sportive per potenziare e mi­ gliorare la situazione sporti­ va a Tarcento. Gradiremmo inoltre un giudizio su questa nostra iniziativa, con even­ tuali consigli, proposte ecc. ». Riguardo al primo punto è da notare che la gente è a conoscenza dei pochi impian­ ti sportivi. La maggioranza poi concorda nel ritenere in­ sufficienti gli impianti attua­ li, nonché inefficienti e poco disponibili. Alla terza domanda, oltre agli sport scontati, parecchi hanno risposto che praticano il nuoto, sopratutto a Udine, con una notevole perdita di tempo e di denaro. Inoltre il nuoto è l’attività sportiva che la maggioranza vorrebbe af­ fiancare agli sport che già pratica. Molti affermano poi di non praticare dello sport per la mancanza di adeguate strut­ ture. Quanti hanno risposto alla sesta domanda hanno sotto­ lineato il nullo o scarso in­ tervento degli enti pubblici per lo sport in sede tarcentina. Anche l’attività delle società sportive è stata ritenuta insuf­ ficiente; su questo punto tut­ tavia le persone si sono di­ chiarate ignoranti. Il punto n. 8 ha visto tutti pareri concordi, e cioè si è vivamente auspicata la co­ struzione degli impianti da lungo tempo promessi, e la sistemazione di quelli esi­ stenti. Per quanto riguarda il pa­ rere richiesto sull'iniziativa dell’inchiesta quasi tutti si so­ no dichiarati d’accordo con i promotori; non è mancata però una punta di scetticismo per quanto riguarda il buon esito dell'inchiesta stessa. Di rilevante ci sono state le numerose proposte di sot­ toscrizione, di dibattiti, di de­ legazioni per pressioni in se­ de comunale e provinciale. L’inchiesta, comunque, nel­ le intenzioni del CSI Tarcento non vuole essere qualcosa fi­ ne a se stesso, ma l'inizio di un discorso che deve portare a risultati pratici, per rag­ giungere i quali è necessario l’aiuto di tutti.


Lo soort occasione di festa di riflessione, di incontro

come è attualmente concepi­ to da molti. Nel loro modo di « contestare » i ragazzi e le ragazze hanno detto che in determinate società non vi sono problemi, né soluzioni, tutto secondo i piani e la di­ sciplina. Atleti, che rombano come vecchie macchine, che puzzano di benzina, atleti sapor di bibita, puliti con co­ tone e pinzette, sterilizzati con formalina e tutto, hanno soggiunto, finisce che lo sport non diverrà più sport. Hanno infine sottolineato che non e giusto che la società sportiva sia organizzata in modo che da una parte ci siano dei pri­ vilegiati, e dall’altra, quelli che subiscono. Se qualcosa sta cambiando nel mondo sportivo, è merito di questi ragazzi e ragazze, delle diverse Società Sporti­ ve e del CSI, che stanno por­ tando avanti determinati pro­ blemi.

MANTOVA — Quale corollario della Festa dello Sport, si sono tenute a Mantova diverse manifestazioni analoghe, indette dalle Società Sportive per fare il punto della situazione interna, per premiare gioca­ tori, dirigenti ed anche per richiamare l’attenzione delle ritirato, commosso, una me­ varie autorità, delle famiglie daglia per il proprio figlio che e di altre forze sociali sulla è stato ritenuto il migliore partecipazione alla gestione dai suoi compagni di squa­ della società. Né è mancata dra. Il ragazzo non aveva mai l'occasione poi per accennare partecipato ad una gara di a quanto fanno le Società per campionato perché, dopo il le parrocchie, per i ragazzi, per i quartieri o per i co­ primo periodo di ambienta­ mento e di amicizie, si era muni. Si vuole però sottolineare ammalato. I ragazzi hanno che è essenzialmente cambia­ ritenuto che lui era il più to il clima in cui si tengono bravo. tali « feste ». In una assem­ In occasione di un’altra ma­ blea un dirigente ha detto, nifestazione ragazzi e ragaz­ parafrasando una frase di ze hanno contestato lo sport Kennedy, che ogni atleta de­ ve portare qualcosa alla So­ cietà e non solo pretendere dalla stessa, ognuno deve sen­ tirsi membro attivo, anche se non vince mai una gara. A proposito di questo una po­ lisportiva ha premiato tre ra­ gazzi che hanno partecipato a numerose manifestazioni senza aver mai vinto. Anche un genitore ha par­ MANTOVA — L’U.S. Mantovana di Mantova, dietro lato in occasione di una festa espresso invito degli organizzatori, ha partecipato nei dell’atleta. Egli si è impegnato a smuovere l’ambiente fami­ giorni 13-14-15 aprile u.s. al Torneo Calcistico Interna­ liare, che non sempre è alli­ zionale di Pasqua a Wiesbaden (Germania Occiden­ neato e comprende l’impor­ tale). Se inerita di essere ci­ tanza dello sport. Ha racco­ tata la perfetta organizzazio­ alcune famiglie di quella mandato ai ragazzi di parlar­ ne, ancor più va sottolineata spendida città. E’ stata un’e­ ne in casa e di smuovere con la cordiale e calorosa ospitali­ sperienza altamente positiva il loro entusiasmo i genitori tà offertaci dagli amici tede­ che è valsa ad arricchire il indifferenti. schi, che hanno accolto e si­ bagaglio dei sentimenti « del­ A proposito di genitori pia­ stemato le squadre estere (ita­ l'amicizia senza frontiere » ce ricordare che un papà ha liana, olandese e belga) presso del club biancorosso, ritorna­

Mantova a Wiesbaden feM un pallone di calcio è

to a casa con il cuore traboc­ cante di ricordi straordinari e indimenticabili. Al torneo hanno preso parte 54 squadre suddivise nelle va­ rie categorie: Primi Calci, Gio­ vanissimi, Allievi, Juniores e Seniores. L’U.S. Mantovana ha gareggiato con gli Juniores, ca­ tegoria nella quale erano iscritte 8 squadre, frazionate in due gironi. La squadra ita­ liana, vincendo il proprio gi­ rone a punteggio pieno, ha di­ sputato la finalissima contro l’UHz. Spugg. Sonnenberg di Germania vincitrice dell’altro girone. NeH’incontro decisivo, alla presenza di un pubblico numeroso, la squadra italiana veniva sconfitta per 1-0 nei tempi supplementari pur aven­ do disputato una partita di alto livello tecnico. Infatti, il complesso biancorosso, non so­ lo otteneva un meritatissimo 2“ posto, ma veniva anche pre­ miato quale migliore squadra partecipante al torneo. La sera di Pasqua, durante il rinfresco offerto in onore di tutti i partecipanti al Tor­ neo, il Presidente dell’U.S. Mantovana consegnava al sig. Emmel Gunter, Presidente del DJK Schwarz-Weiss, società organizzatrice del Torneo, il di­ scobolo offerto dalla Presiden­ za Nazionale del C.S.I., dono che veniva accolto con mani­ festa gratitudine. Per la cir­ costanza era presente anche l’Assessorc allo Sport di Wies­ baden, nelle cui mani veniva consegnato un artistico « Ri­ goletto » in bronzo, donato dal Sindaco di Mantova.

Trofeo dell'amicizia

LECCO — I Consigli di Lecco, Carpi e Novara stanno organizzando per 4 I i mesi di maggio e giugno un « triangolare » che vedrà in palio il « Trofeo dell’Amicizia », di Bruno Alvisi e Bruno Lodetti, due validi col­ laboratori del Comitato di Lec­ | 9 co recentemente scomparsi. Questa manifestazione vuo­ le rispondere all’esigenza più volte espressa dalle società di sviluppare maggiormente l’at­ tività extra-campionati ed in particolare gli scambi con al­ tri Consigli provinciali. •7<z< Questi assumono infatti il significato di un prezioso mo­ La formazione dell’U.S. Mantova a Wiesbaden: in piedi da sinistra Gobbi, Toma, Fomasari, mento d'incontro e di scambio Malvezzi, Lotti, Padovani, Francesconi, De Marcili. Accosciati da sinistra Marini, Cacarel­ di esperienze con realtà spor­ le, Ghidelli, Giordani, Bevini, Bertasini, Poltronieri. tive collocate in un ambiente

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diverso dal proprio e consen­ tono ad altri atleti, oltre a quelli già partecipanti alle fa­ si regionali e nazionali, di po­ ter usufruire di questo mo­ mento. Questo triangolare è artico­ lato in tre diverse giornate, ciascuna riservata ad una ca­ tegoria e da disputarsi in una delle tre sedi di Comitato; in particolare, il momento per giovanissimi e giovanissime si è disputato a Novara il 19 maggio, mentre in giugno si svolgeranno a Carpi la gior­ nata per juniores maschili e femminili, ed a Lecco quella conclusiva per allievi ed al­ lieve. Non a caso la manifestazio­ ne non si esaurirà in una sola giornata. Da una parte infatti tutti e tre i Comitati hanno in tal modo la possibilità di un contatto reciproco con le al­ tre realtà locali: dall’altra si tende a consentire a tutti gli atleti di seguire anche le altre discipline sportive, vivendo così più completamente que­ sto momento d’incontro all’in­ segna dello sport e dell'amici­ zia. In tutte e tre le sedi si svolgeranno incontri di atle­ tica leggera, calcio, pallacane­ stro, pallavolo e tennis da ta­ volo, mentre sono previste an­ che manifestazioni promozio­ nali di judo e di pallamano, non strettamente inerenti allo svolgimento del triangolare. Per quanto riguarda gli sport di squadra il Consiglio ospitante designerà due squa­ dre, mentre i due Consigli « in trasferta » una sola; le due squadre di casa si incontre­ ranno con ambedue le squa­ dre ospiti, per un totale di quattro incontri. Come già accennato, avendo questo « Trofeo dell’Amicizia » un valore soprattutto di espe­ rienza associativa, le designa­ zioni delle squadre non avran­ no un carattere selettivo, ma si cercherà di integrare l’espe­ rienza interprovinciale dei mo­ menti regionali e nazionali. E’ prevista la partecipazione di circa 300 atleti per ciascuna giornata di gara; globalmente il « Trofeo dell’Amicizia » ve­ drà quindi impegnati quasi un migliaia di ragazzi e ragazze che avranno modo di vivere in­ sieme una giornata di « festa sportiva ». Per lo meno, sarà un modo come un altro per­ chè atleti e dirigenti, che si riconoscono nel Centro Spor­ tivo Italiano, possano avere un momento di reale contatto con persone che partono da strutture, problemi ed espe­ rienze locali differenti, ma che intendono vivere la medesima realtà associativa.

Raffaele Straniero

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La protesta di una società sportiva contro il Comune

nota allegata). Teniamo pre­ — Non ce la sentiamo di prendere in giro dei ra­ sente che i nostri atleti non gazzini per un mese all'an­ vengono pagati (cosa che suc­ no sapendo che per tutti cede invece, con i calciatori gli altri mesi non avranno che hanno ricevuto un con­ più la possibilità di fare tributo molto elevato!). Dicia­ sport. molo chiaramente: quello che dà fastidio è il fatto che noi, VERONA — Dell'Unione Sportiva Pallavolo La Man­ piccolissimo gruppo (un tem­ — Non ce la sentiamo di col­ laborare con chi stanzia na di Cerea riportiamo una lettera indirizzata al- po!), da due anni ci stiamo un milione per i giochi e battendo per lo sport pub ­ l’Amministrazione Comunale per protestare contro poi (come lo scorso anno) blicamente. Dà fastidio il fat­ l’indifferenza ostentata con i fatti nei confronti dei to che solo noi quest'anno ci per oscuri motivi spende problemi dello sport sociale. solo 250.000 Lire. siamo rifiutati di fare i gio­ « Abbiamo appreso con som­ sportive. Altrimenti mi sà di­ chi della gioventù. E allora Potremmo continuare nel­ ma gioia che questa onore­ re chi farebbe sport? Non sappiate che i motivi del no­ l'elenco ma preferiamo fer­ vole amministrazione, ha cre­ tutti hanno la possibilità di stro rifiuto sono questi: marci qui (per il momento!). duto opportuno di concederci mantenersi un cavallo! benignamente per l'anno 73-74 Con sommo rammarico e Qualche nostro ragazzo non — Non ce la sentiamo di rap­ (già terminato!) la favolosa ha neppure i soldi per com­ presentare un comune che profonda disistima: cifra di Lire 50.000 (cinquan­ prarsi le scarpette! Ci hanno fa i giochi della gioventù tamila)! Per incoraggiare, o accusato di professionismo e solo per la figura (meda­ per scoraggiare, la nostra at­ di altre scemenze del genere. Dirigenti e giocatori gliette, divise, risultati pro­ tività sportiva a favore dei dell’U. S. Pallavolo vinciali, belle cerimonie, A questo rispondiamo pub ­ ragazzi di Cerea. Grazie, que­ La Manna » ecc.). sto ci permetterà di togliere, blicando il bilancio. (Vedere senza scrupoli, il nome di Ce­ rea dalle nostre magliette. Eravamo veramente stanchi di portarlo! Non è giusto portare il no­ me di un comune che ci ha costretti ad uscire dal nostro paese per trovare qualcuno disposto a finanziare la no­ stra attività. Ed è grazie a questa ditta che la Pallavolo di Cerea ha potuto rivolgersi a molti ragazzi ed ottenere dei validi risultati. Per l'amministrazione co­ munale invece, abbiamo po­ tuto entrare in palestra solo a gennaio, quando in pratica le attività provinciali stavano volgendo al termine. Ma è giusto così, è giusto che noi impariamo a soffrire, è giu­ SPORT E SOCIETÀ’ sono i termini di un'evoluzione parallela e interdipendente. sto che imparino a soffrire i Infatti, l'organizzazione e la pratica sportiva vanno considerate come aspetti nostri ragazzi, solo così infat­ e momenti della struttura e della cultura di un sistema sociale, strettamente ti arriveremo ai traguardi che connesse alla società e al suo evolversi. ci siamo prefissi. Ma non è certo giusto che l'ammini­ SPORT E SOCIETÀ’ è il titolo della nuova Collana, pubblicata dall’Editrice A.V.E. strazione comunale si disin­ teressi di sport in maniera in collaborazione con il CSI, che tende a presentare volumi in cui questa realtà tanto sfacciata. sociale e culturale viene letta criticamente al fine di offrire nuovi e originali contributi che favoriscano la riflessione collettiva e diventino così strumenti di Perché, signor Sindaco fa lavoro politico perché lo sport, da fatto di consumo e di spettacolo divistico, certe dichiarazioni sul gior­ diventi un nuovo servizio sociale destinato ad assumere un ruolo dinamico di' nale? Come fa a dire che è liberazione dell'uomo, in linea con le tendenze e le esigenze più vive presenti favorevole allo sport? Quelle oggi e soprattutto tra le giovani generazioni. dichiarazioni sono sconfessa­ te dai fatti! Hanno visto tut­ ti che Sommacampagna ha chiesto 547 milioni di contri­ I PRIMI DUE VOLUMI DELLA COLLANA buto per impianti sportivi, Zevio 488 milioni, Nogara 350 1. PAOLO ANDREOLI, LA DONNA E LO SPORT NELLA SOCIETÀ’ INDU­ milioni, Villafranca 515 milio­ STRIALE - pagine 264, L. 3.000 ni, Bussolengo 480 milioni, S. Giovanni Lupatoto 290 mi­ lioni, Vigasio 160 milioni, 2. CLAUDIO BUCCIARELLI, LO SPORT COME IDEOLOGIA: ALIENAZIONE O LIBERAZIONE? - pagine 12S, L. 1.500 Monteforte d'Alpone 220 mi­ lioni, Cerea solo 120 milioni!! In contpenso a Cerea stanno I volumi si possono acquistare nelle librerie o richiedere alla Presidenza Nazio—... -- -------------------- ..... r...... Roma. proliferando gli impianti pri­ naie del Centro --Sportivo Italiano, via della Conciliazione; 1, 00193 Roma. vati! Bella politica sociale! Per di più Lei, signor Sinda­ coloro che li richiederanno tramite la nostra Presidenza Nazionale, sarà prati­ co, ha dichiarato di essere cato il 50% di sconto sul prezzo di copertina. contrario a concedere contri­ buti alle società sportive. L'importo può essere inviato in anticipo a mezzo vaglia postale o assegno Giusto, diciamo noi, il co­ bancario, oppure può essere richiesto l’invio controj assegno. mune. non dovrebbe dare dei contributi bensì assumersi tutta la spesa delle società

SPORT E SOCIETÀ'

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DALIA DIN DN'INDAGINE CONOSCITIVA SUL PATTINAGGIO

Ragazzi e ragazze dibattono il loro snort

Nel quadro dell'azione che l'Associazione sta facendo per lanciare nuove attività sportive formuliamo qui di seguito un modulo di indagine, pregando le Socie­ tà interessate di volerlo riempire e trasmettere al più presto alla Direzione tecnica nazionale del CSI - via Conciliazione, 1 - 00193 Roma

Società:

affiliata al Consiglio CSI di Fra gli sport che praticate è incluso il pattinaggio? si no • In caso affermativo: — Da quanti anni? — Per quale specialità? artistico corsa hockey — Avete ragazzi e ragazze che svolgono attività complementari? si no Quali? — Avete organizzato Centri di addestramento al pattinaggio? si no — Con quali risultati?

• In caso negativo: — La vostra Società è una polisportiva? si no — Siete disposti ad inserire il pattinaggio nella vostra Società? si no — Pensate che possa essere di aiuto lo sport del pattinaggio come complemento ad altri?

• Eventuali suggerimenti, esperienze ecc.:

proposte

di

scambi,

di

BOSA — Polisportività, sport come servizio sociale garantito per tutti, sport aperto « anche » alle ragaz­ ze, sport cristianamente ispirato in quanto fatto a misura d’uomo: questi i temi più notevoli affrontati dagli atleti e dalle atlete del----- ---------------------le società « Folgore " ' »,, « Olim- libera sperimentazione spor­ pia » « Calmedia » di Bosa e tiva che, senza passare sem­ della « Kurulis nova » di Cu- plicisticamente per l’abolizio­ glieri nell’incontro svoltosi ne pura e semplice dei cam­ nei giorni scorsi con la co- pionati, delle premiazioni, del­ munità giovanile della « San le finali regionali c nazionali, Carlo » di Cagliari. ed anzi affiancandosi alle for­ Alla manifestazione, cui han­ mule tradizionali, riescano a no aderito, tra gli altri, an­ contenere i disvalori attual­ che il Sindaco di Cagliari, mente presenti nella pratica dottor. Franco Murtas ed il sportiva. presidente regionale del CSI, Le esperienze riferite dai Pino Zucca, hanno preso par­ diversi giovani intervenuti al te diverse centinaia di giova­ dibattito, indicano chiaramen­ ni giunti fin dalla prima mat­ te che a Bosa, a Cuglieri, ed tinata in autobus. a Cagliari, mancano spesso i Dopo il saluto delle autori­ dirigenti ed i responsabili tà, il presidente della San (anche i sacerdoti, dunque) in­ Carlo, Nanni Floris, ha intro­ telligenti, preparati e, soprat­ dotto il dibattito che si è im­ tutto, disinteressati; che man­ mediatamente incentrato su cano le attrezzature e gli im­ alcuni punti qualificanti, trat­ pianti; che gli amministrato­ ti dallo statuto del Centro ri finora si sono disinteressa­ ti dello sport di massa; che Sportivo Italiano. Gli ideali che hanno deter­ giovanissimi e ragazze sono minato la fusione del CSI con sostanzialmente esclusi dalla la FARI e la stesura del nuo­ pratica sportiva. vo statuto non possono in Tutti questi aspetti negati­ nessun modo restare al livel­ vi non debbono spaventare: lo di pure e semplici aspira­ potranno infatti essere supe­ zioni utopistiche ed irrealiz­ rati nella misura in cui l’Aszabili, ma devono essere tra­ sociazione riuscirà a trovare un minimo di solidarietà in­ sferiti nella pratica. terna, nella misura in cui cioè Fare uno sport che non tutte le sue componenti si emargini, ma faccia parteci­ impegneranno in uno sforzo pare; che non alieni, ma fac­ coerente ed omogeneo. cia crescere; che non serva il A conclusione del dibattito, profitto ma l’uomo significa il Consulente del Comitato concretamente che la linea di CSI di Cagliari Don Vincenzo separazione tra chi pratica Fois ha celebrato la Santa lo sport e chi non lo pratica Messa nella cappella annessa non può più passare tra chi al campo di pallavolo; dopo è più dotato e chi è meno la visita ad alcuni quartieri dotato; tra chi è più ricco e caratteristici della città di chi è meno ricco; tra chi è bel­ Cagliari, si sono svolti alcuni lo e chi è brutto, ma soltanto incontri, vinti da Folgore e tra chi vuole fare una libera Kurulis per la pallavolo ma­ esperienza sportiva per occu­ schile e dalla San Carlo per pare in modo positivo il pro­ la pallavolo femminile. Nella gara di corsa su stra­ prio tempo libero, e chi non da attorno al complesso par­ la vuole fare. rocchiale i migliori sono sta­ Per raggiungere quest'idea­ ti Salvatore Marras, Giuseppe le che non è astratto, se è Pinna e Flavio Cossu tra i ra­ vero che tutti i giorni toc­ gazzi; Anna Marras, Giorgetchiamo concretamente con ta Farina e Serenella Usai tra mano una realtà che penosa­ le ragazze. mente ne è ancora troppo lon­ Attilio Mastino tana, i partecipanti hanno sol­ lecitato lo studio d’iniziative che valgano ad abbattere la selezione, il campionismo, la competitività esasperata che costituiscono gli aspetti più deteriori dello sport oggi pra­ ticato anche all’interno del Centro Sportivo Italiano. Occorre dunque « inventa­ re » una serie di iniziative di


(segue da pag. 2) guito riportiamo l’elenco del materiale già (disponibile. • ATLETICA LEGGERA L. Fracchia: SALTI - 10 azio­ ni - rallenty - super 8 - bian­ co e nero - commento tec­ nico-didattico a cura di C. VITTORI L. Fracchia: LANCI - 10 azio­ ni - rallenty - super 8 bianco c nero - commento tecnico-didattico a cura di R. CARNEVALI L. Fracchia: CORSE - 10 azio­ ni - rallenty - super 8 bianco e nero - commento tecnico-didattico a cura di L. ROSATI Prezzo complessivo dei 3 film L. 90.000 S. Mereu: FORMI A 73 - su­ per 8 - bianco e nero - mu­ to - mt. 60 (sintesi) prezzo

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