Skip to main content

Stadium n. 9-10/1997

Page 1

SETTEMBRE/OTTOBRE 1997

Direttore

Donato Renato Mosella

Lo sport dei valori esiste davvero

DONATO RENATO MOSELLA

3

Una stagione piena di sfide

GIAMPIERO SPIRITO

4

RENATO VAILATI

8

Direttore Responsabile

Edio Costantini

Direzione, Redazione

e Amministrazione Via della Conciliazione 1,

00193 Roma Pubblicazione iscritta al n. 4987

del Reg. Stampa del Tribunale di Roma del 4/1/1956

Accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia iNlZIAW-fSltt DI FORWONE Verso nuove figure di dirigenti

LEO LEONE

10

Le divergenze come occasioni di crescita

ANDREA DE PASCALIS

42

Lo sport per la vita

RITA SALERNO

Beach-volley per un'estate

G. S.

Don Milani, un prete “dalla parte della gente”

FABRIZIO MASTROFINI

20

I laici e il “Progetto culturale” della Chiesa

F. M.

22

ARIANNA CUCINOTTA

24

Progetto grafico Pier Giorgio Maoloni Composizione, impaginazione

CSI EDITORE Fotolito Punto & Linea

Disegni Lorenzo Quintili

Stampa Romana Editrice srl,

Via Colle Ara della Signora 8, San Cesareo (RM) Spedizione in abbonamento postale Art. 2 Comma 20/C Legge 662/96

Filiale di Roma

CENTRO SPORTIVO ITALIANO

EDITORE Via della Conciliazione, 1 00193 Roma Tel. 06/6867941-2-3-4-5

Fax. 06/68802940

Lire 1.000

ZfjTX

Periodico assodato

i|PVì vlr

a'^SPi (Unione Stampa Periodica Italiana)

Miwnnr

Oggi come ieri un punto di riferimento fclll NfffiF Camerun - FICEE Bltt Perché? - Il racconto - Libri ■ Le parole del “Patto”: GIOCO

28 28 VITTORIO PERI

34


EDITORIALE

LO SPORT DEI VALORI ESISTE DAVVERO a mattina di venerdì 26 settembre ero a Perugia, nella Sala dei Notan, invitato a partecipare ad un

L

convegno su "Le province e lo sport" promosso dall'Unione delle Province d Italia. Loccasione era ricca di prospettive: oltre ai rappresentanti delle Province e di alcuni Comuni e Regioni, intorno al

"tavolo” cerano il Governo, nella persona di Lucio Selli, consulente per lo sport del Vicepresidente

del Consiglio on. Veltroni, il CONI, gli Enti di promozione. Archiviato il sogno olimpico di Roma 2004, i riflettori tornavano finalmente ad illuminare gli scenari sportivi di casa nostra, fermi da mesi alla proposta di legge Veltroni sulle Società sportive dilettantistiche e all indagine

parlamentare sullo sport, luna e l'altra inghiottiti nelle nebbie del difficile momento politico. Non sono pochi i problemi sul tavolo sportivo, che occorre sviscerare e finalmente risolvere: la legge per il riconoscimento e la tutela dello sport di base, appunto; e ancora, la tutela sanitaria, la gestione degli impianti, i valori stessi che lo sport per tutti deve assumere se si vuole guardare con fiducia oltre il 2000, se vogliamo

evitare di progettare modelli sportivi che soddisfino soltanto i mercanti di sport e 1 edonismo dei praticanti. La

stessa giornata dedicata allo sport nell’ambito del XXIII Congresso Eucaristico di Bologna, di cui si parla su

altre pagine di questo stesso numero di Stadium, ha dimostrato quanta sensibilità d sia nel mondo dello sport italiano, anche in chi non d si aspetterebbe, órca i problemi etid della pratica sportiva. Tutte queste cose le ho dette a Perugia, dove mi era stato affidato l'intervento di apertura sul tema dei nuovi scenari della promozione sportiva. Ma non c’è stato modo di discuterle. Alle 11.20 una violenta scossa di

terremoto scuoteva la Sala dei Notari e il convegno è finito così, tra caldnacd che piovevano dal soffitto, grida di paura, un fuggi fuggi affannoso verso le usate su Corso Vannucd.

e immagini del terremoto in Umbria e nelle Marche, le sue vittime, i suoi danni, li avrete visti e rivisti

in televisione. Ciò che le telecamere non possono riprendere è l'angosda che si vive mentre la terra

I

trema, L ansia che ti assale quando, provvisoriamente al sicuro, d si conta 1 un 1 altro per vedere se le

persone care ce l’hanno fatta anche loro. A Perugia, al momento di fare l’appello, mancava l’amico

Araldo Vispi. Per fortuna, tornati dentro, l’abbiamo ritrovato incolume sotto un arco. Mentre scrivo queste righe, sono passati alcuni giorni. La terra continua a tremare, i danni aumentano, la

situazione per chi vive in quelle zone si fa sempre più difficile, con il freddo e il maltempo che incalzano. E inevitabile pensare a don Vittorio Peri e agli altri amia di Assisi, alla gente del CSI di Umbria e Marche che

vive giorni di dolore composto e coraggioso. A Foligno la sede del CSI è inagibile, come le abitazioni di molti

dirigenti, che passano la notte all’addiacdo. Sono tante le nostre Sodetà sportive che hanno perso il poco che avevano. È nostro dovere dare loro ogni aiuto possibile, e per fortuna nell Assodazione sono in tanti a pensarla così. Non appena si è diffusa la notizia di quanto stava avvenendo, il CSI si è mobilitato da solo. È stata una

magnifica gara di solidarietà, landata sulle onde dei telefonini, finalmente dimostratisi un invenzione utile e

non uno status Symbol. Ora si tratta di dare un senso più predso ed una continuità a questo stando. La Presidenza nazionale sta

studiando un piano per portare aiuto lì dove c’è più bisogno ed ha già aperto un conto corrente, stanziando died milioni iniziali. L'idea è di definire un progetto di gemellaggio che porti Comitati e Sodetà sportive ad

affiancare quelli delle località colpite dal sisma.

’è un unico dato che deve parzialmente consolard nella tragedia: la reazione generosa, immediata,

G

spontanea che l’Assodazione ha avuto nei confronti degli arma toccati dal terremoto ha dimostrato

che Io sport dei valori esiste davvero, che Io sport che educa alla solidarietà è un fatto reale e non

un’astrazione intellettualistica. Quando l’emergenza sarà superata, avremo un motivo in più per ricomindare la nostra battaglia per uno sport migliore lì dove siamo stati costretti a interromperla nel Convegno di Perugia, battendoci

perché istituzioni e amministratori recepiscano l’urgenza di una pratica sportiva fortemente permeata di valori umani e sodali, l'unica che può lasdare tracda all’Italia di domani.

Donato Renato Mosella

3


PARTE L'ANNO ASSOCIATIVO 1997-98

UNA SIACI PIENA DI SPI


INE )E

ARA ancora una volta un CSI dai grandi numeri. Seimila manife­ stazioni, settecentomila parteci­ panti, dodicimila Società sportive, quarantasette discipline: la sta­ gione associativa 1997-98 è già partita. Senza squilli di tromba e la grancassa della TV, ma con la dedizione di 182mila operatori volontari che in lungo e in largo per tutta la penisola, dalle Alpi alla Sicilia, non smettono mai di diffondere il messaggio di parteci­ pazione che deriva dallo sport. Nonostante un panorama che non è sempre favorevole. Qual­ che segno contrario che spesso risulta una motivazione in più. Ci si è mai fermati di fronte alla carenza d’impianti, all’ottusità di qualche amministratore, alla rilut­ tanza di genitori ed insegnanti, alla difficoltà di risorse adeguate? Semmai questo è sempre stato il terreno da coltivare. E i frutti di oltre mezzo secolo di attività sono sotto gli occhi di tutti. L’ultimo raccolto in ordine di tempo, la manifestazione promo­ zionale “Stadium: lo sport incon­ tra la piazza”, nel 1998 vivrà una edizione ampliata. Venti tappe, una per ogni regione e quindi una finale nazionale, dal 21 al 28 giu­ gno, ad Aosta o Rimini. '‘Sta­ dium’’ regionali quindi con una serie di attività promosse dai Co­ mitati organizzatori locali e ap­ puntamenti fissi come Giocasport, il duathlon ed altro.

Uno sport che non si ferma mai Gli sforzi organizzativi s’indirizze­ ranno anche su impegni intema­ zionali, come la partecipazione ai campionati FICEP di pallacane­ stro e sci e gli europei di tennistavolo, in programma a Brescia dal 21 al 24 maggio. Non mancheranno ovviamente convegni ed incontri e la solita qualità di proposte della forma­ zione sportiva. "Una proposta di attività e di occasione d’incontro che non man/1 cherà di andare verso chi ha voglia e necessità di fare sport, come del

L 5J

____


LE LINEE DELL'ATTIVITÀ SI resto abbiamo sempre fatto", ri­ corda il presidente del CSI, Do­ nato Renato Mosella davanti ad una stagione sicuramente appas­ sionante. "È piena di sfide, di scommes­ se da vincere, anche se mi sem­ bra così strano parlare di inizio di stagione, visto che in pratica non d siamo fermati mai", aggiunge Mosella, orgoglioso della caratte­ ristica dello sport per tutti di non fermarsi mai. E subito un obiettivo prestigio­ so: "Dovremo essere pronti perii Grande Giubileo del 2000. In quell'occasione saremo chiamati a dare prova di capacità tecniche e organizzative ".

Pronti a progettare per gli altri C'è anche un traguardo più vici­ no: "Deve migliorare la qualità della nostra proposta, già a buoni livelli. Dobbiamo cioè essere pronti a progettare per gli altri. Opereremo come strutture di ser­ vizio nel territorio, a disposizione di enti locali e di chiunque voglia organizzare momenti sportivi. Sta sorgendo ¡'associazionismo sco­ lastico. Ebbene, non credo che i bidelli si metteranno a fare i guar­ dalinee e gli insegnanti ad arbitra­ re. Sarà importante l'esperienza di chi è stato sempre al servizio dello sport, con arbitri, giudici, allenatori e dirigenti". Anche qui grandi numeri: sei­ mila arbitri e giudici e cinquemila allenatori ed educatori, impegnati nelle varie discipline sportive. Anche se non sono tutte rose e fiori, per lo sport di base. Dopo tante promesse degli ultimi tem­ pi, dopo tante dichiarazioni eufo­ riche, siamo ancora fermi al palo. Uno sforzo di qualità, una pre­ senza imponente, la giusta prete­ sa di progettare per gli altri. Nel sistema sportivo nazionale lo sport per tutti sembrava essersi assicurato una parità formale. E invece... Mosella non si tira indie­ tro: "E invece il panorama è tutt'altro che incoraggiante - d sostiene - L'iter del disegno di 2 legge sullo sport dilettantistico 5 procede lentamente, al Comitato o dello sport per tutti manca fossi- 2

geno e nel campo della tutela sanitaria regna il caos: c'è chi fa pagare prezzi esagerati perle visi­ te mediche e chi fa a meno dei necessari controlli". Gli accertamenti sui tesserati però scattano inesorabili. L'inda­ gine del CONI sta evidenziando la consistenza del movimento del CSI, che nonostante la difficoltà di reperire e raccogliere dati, stante la recente normativa sulla priva­ cy, ha già fatto registrare i citati record di iscritti e d'entusiasmo.

“Stadium” e EL GRANDE conte­ nitore rinnovato e ampliato dell'attività CSI ci sarà la nuova tipologia di manife; stazioni lanciata la scorsa primavera sotto lo slogan "Lo sport incontra la piazza”. Ma non solo. Il 1998 già si annuncia come l'anno del ciclismo, del ritorno della corsa campestre e di una novità che si chiama duathlon. Senza dimenticare l'avventu­ ra internazionale che farà tappa ancora una volta in Italia, con il tennistavolo. "C’è un patrimonio di attività sul territorio che non va

disperso. Sport aperto a tutti ma anche attività qualificata che può trovare la sua espressione nazio­ nale, in linea con il progetto edu­ cativo". Più sport e fatto ancora meglio, quindi, nelle intenzioni di Renato Picciolo, coordinatore na­ zionale dell’attività sportiva del CSI. f allora tome sarà questo "Sta-

dium" nuova edizione?

“Credo innanzitutto che vada messo in rilievo cose stato 'Stadium '97' e cioè un incontro tra giovani e meno giovani, tra lo sport e la gente, tra l’organizza-


PIVA 1997-98

tre zione e la spontaneità. Una inte­ grazione tra il modo di fare sport tradizionale e la maniera libera di giocare e divertirsi. Il tir del CSI tornerà nelle città che diventeran­ no venti, una per regione, con la grande novità di far partecipare alla fase finale anche coloro che occasionalmente hanno parteci­ pato ad una gara sportiva nel­ l’ambito di Stadium”. Perche è stato deciso di rivalutare due discipline come il ciclismo e la corsa campestre?

"Il 1998 sarà per noi l’anno del ciclismo, che abbiamo inserito come attività agonistica, e si festeggerà il ritorno della corsa campestre con una manifestazio­ ne nazionale a Pisa nel prossimo marzo. Ma c’è di più. Dalla com­ binazione di questi due sport c’è l’intenzione di dare il via alla disci­ plina del duathlon. Un percorso da studiare, fatto in bicicletta, poi di corsa e di nuovo in bicicletta. Una cultura fisica adeguata ai tempi, lontana dalle specializza­ zioni, che va di pari passo con la rivalutazione di un mezzo tanto caro alla nostra cultura e che oggi sta conquistando simpatie e pro­ seliti, anche nella moderna ver­ sione del mountain bike. La corsa campestre è un omaggio al modo spontaneo per l'uomo di fare sport. Cosa c’è di più naturale della corsa?” Sarà antera uno sport per tutte le età?

“I nostri princìpi rimangono gli stessi: uno sport di tutti e per tutti. Sarà rilanciato Giocasport con momenti all’interno di cia­ scuna tappa di ‘Stadium’ e nella fase finale. Si vuole mettere in evidenza la cultura del gioco, che non significa certo approssima­ zione ma rispetto delle regole e dei valori delle attività polisporti­ ve. Utile a capire da soli quali sono le reali attitudini dei giovani, capaci poi di scegliersi la discipli­ na, che non deve essere per forza il calcio. Insomma un occhio par­ ticolare ai più giovani ma anche agli anziani, con l'inserimento per quest’ultimi dell’attività delle

bocce nelle venti piazze d’Italia. La seconda edizione del campio­ nato di wheelchair hockey per disabili testimonia l’attenzione per i più deboli che nell'attività sportiva trovano la loro giusta espressione”. In rampo internazionale l'Italia sa­ rà ancora una volta protagonista?

“Ci saremo nella duplice veste di

organizzatori e partecipanti. A Brescia il campionato europeo FICEP di tennistavolo costituisce in fin dei conti una naturale ap­ pendice della Campagna nazio­ nale che si è conclusa a Temi. Saremo presenti poi in Germania per il basket e forse nello sci. Un’attività completa quindi, dalla base agli appuntamenti interna­ zionali ed un ruolo ancora più

importante delle regioni, chiama­ te a garantire quel necessario flusso di esperienze tra le provin­ ce e l’ambito nazionale. Per una crescita che sia non solo quantita­ tiva ma di qualità".


POLITICHE SOCIALI

Accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia

u

N’ATTIVITÀ orga­ nizzata daU’Assodazione presso gli isti­ tuti di pena a favore dei soggetti ivi reclu­ si non è nuova per il CSI. Esperienze del genere, in questo particolare ambito di poli­ tica sociale, sono state promosse in istituti di alcune città come ad esempio Torino, Verona, Cagliari, Rimini, in accordo con le rispetti­ ve Direzioni di Istituto o con i ser­ vizi sociali interni. Il modello proposto risulta es­ sere quello di attività sportiva organizzata dentro l'istituto o in alcuni casi all’estemo di questo, per le persone soggette a misure di detenzione oppure attraverso la creazione di squadre miste composte cioè da detenuti ed esterni al carcere. Un impegno rivolto invece ai minori che entrano nel circuito

penale è certamente una novità per l’Associazione e può aprire ulteriori prospettive, a livello peri­ ferico, allo sforzo di rendere sem­ pre più concreta la Nuova Proget­ tualità sulla cui strada il CSI si è posto all’indomani dell’ultimo congresso. Una maggiore novità è costitui­ ta dal fatto che, per realizzare questo impegno sono stati in­ staurati rapporti con il Ministero di Grazia e Giustizia - Ufficio Cen­ trale per la giustizia minorile - at­ traverso un accordo di collabora­ zione formalizzato in un’apposita convenzione. L'Ufficio Centrale per la Giusti­ zia Minorile che ha già avviato altre forme di collaborazione con enti e associazioni diverse per la realizzazione di attività di anima­ zione, musicali, pittoriche, teatrali ecc., è fortemente interessato anche ad inserire l’attività sporti­

va nell’ambito più complessivo dei programmi rivolti a questa particolare fascia d’utenza. D’altra parte la Presidenza na­ zionale dell’Associazione intrave­ de nella proposta in atto una vali­ da opportunità per concorrere al­ la creazione di forme di valorizza­ zione delle persone, della loro risodalizzazione e dell’integrazione tra la realtà esterna e quella inter­ na agli istituti di pena minorili. L’ambito di azione è pertanto quello dei minori che entrano nel circuito penale, alcuni dei quali rimangono reclusi mentre la maggioranza, alla luce della più recente legislazione in materia, gravita nella cosiddetta “area pe­ nale esterna” in quanto soggetta a misure alternative e sostitutive (permanenza in casa, affido ai servizi sociali, inserimento in co­ munità, ecc.). L’accordo di collaborazione tra

CSI e Ministero, nella sua attua­ zione, prevede interventi integrati a favore dell’ampia fascia dei minori dell'area penale esterna e quindi con una notevole rilevanza dell’impatto sul territorio e della socializzazione. Concretamente il progetto pre­ vede l’individuazione di alcune aree sui territori provinciali (alme­ no tre) oggetto di intervento. Devono cioè essere individuate aree compatibili con la possibilità di presenza e d'attività del CSI sul territorio e con la presenza d'ap­ posite strutture del Ministero di Grazia e Giustizia. L'Ufficio appo­ sito del Ministero a livello periferi­ co conta una decina di Centri per la giustizia minorile; gli istituti pe­ nali minorili sono una ventina sul territorio nazionale mentre tra la ventina e la trentina sono i Centri di prima accoglienza e gli uffici di servizio sociale per minorenni.


UESTI i punti principali del protocollo d'intesa tra il Ministero di Grazia e Giustizia e il Centro Sportivo Italiano.

L'UFFICIO CENTRALE PER LA GIUSTIZIA MINORILE ED IL CSI unitariamente individuano i seguenti punti signifi­ cativi d'intesa da porre a fondamento di un pro­ gramma di intervento in favore dei soggetti apparte­ nenti all'area penale esterna:

-

il programma, in via sperimentale, inizierà con un numero limitato di aree individuate nei territori provinciali di Messina, Catania, Cosenza e Campobasso;

- al termine della sperimentazione, dopo la necessaria verifica congiunta, si potrà valutare l'opportunità di esten­ dere la collaborazione in altre aree; - il CSI si impegna a garantire l'attivazione di iniziative sportive, culturali e ricreative attraverso propri operatori t® sul territorio e con il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei ragazzi interessati; W, - sarà individuata la quantità numerica dell'utenza per ogni città ad opera dell'ufficio Centrale per la Giustizia Minorile;

Ciò si rende necessario poiché è indispensabile l’integrazione e la collaborazione con le strutture periferiche ministeriali oltre che l’integrazione delle varie attività tra di loro. In sostanza il Comitato CSI che viene individuato sul territorio deve essere in grado di inserirsi, con l’originalità e la peculiarità della sua proposta, all’intemo di un programma d’attività da con­ cordarsi con le strutture compe­ tenti. Per questo è prevista la crea­ zione di gruppi di lavoro misti che garantiscano la collaborazione per il raggiungimento delle finalità previste ed il supporto alle inizia­ tive programmate. Il CSI, a livello territoriale, è im­ pegnato a garantire l’attivazione di iniziative sportive e d’anima­ zione attraverso propri operatori e con il coinvolgimento e la re-

- il CSI oltre a gestire le attività sopra ricordate, si impe­ gna ad individuare una serie di circoli, di società sportive e di spazi disponibili a sottoscrivere convenzioni, in sede locale, con ('Amministrazione della Giustizia nelle cui attività inserire i minori dell'area penale esterna;

sponsabilizzazione dei ragazzi interessati. Oltre a questo vanno individua­ ti circoli, Società sportive o altri spazi associativi nelle cui iniziative inserire i minori dell’area penale esterna, disponibili a sottoscrivere convenzioni in sede locale, con l’Amministrazione della Giustizia. L’Ufficio per la Giustizia minori­ le provvede a stabilire il numero dei minori interessati per ogni ter­ ritorio individuato e a supportare finanziariamente l’impegno degli operatori sulla base di programmi d’attività e di intervento e su base oraria. Alla convenzione di collabora­ zione che costituisce un’intesa di carattere generale potranno poi far seguito anche accordi annuali o per specifici progetti che doves­ sero rendersi necessari.

- il compenso orario per gli animatori (attualmente stabilito in lire l'ora per i giorni feriali e lire........... per i giorni festivi) è fis­ sato dalla tabella predisposta dall'U.C.G.M. che periodicamente, provvede ad aggiornarla secondo gli indici ISTAT;

- (formula assicurativa da inserire a cura del Centro Sportivo Italiano); - saranno previsti percorsi formativi organizzati di concerto per gli operatori periferici del CSI e per gli operatori statali previsti nella sperimentazione. Al fine di garantire la migliore collaborazione per raggiungere le finalità prefisse e per portare avanti le iniziative sopra indicate, sarà costituito un gruppo di lavoro misto con l'incarico di seguire la realizzazione degli impegni concordati ed operare verifica periodica dei risultati.

Il Ministero di Grazia e Giustizia - Ufficio Centrale per la Giustizia Minorile, nella persona del suo Direttore Generale dott. Giuseppe Magno, il CSI, nella persona del suo Presidente Nazionale prof. Donato Renato Mosella, sottoscrivo­ no il presente protocollo con il quale si impegnano alla esecuzione di tutti gli atti consequenziali a quan­ to in premessa dichiarato.


INIZIATIVE ESTIVE DI FORMAZIONE 107

Verso nuove figure di dirigenti E NON si vuol fare della Nuova Progettualità una ‘ W- velleitaria ricerca del nuovo> Ia strategia prosv* sima futura deU’Associa; zione va sostenuta con una politica mirata alla formazio­ ne di nuovi dirigenti, per ampliar­ ne il numero, innalzarne il livello medio di competenza, disporre di figure che oltrepassino i moli tra­ dizionali per assumersi il compito di progettare, organizzare e se­ guire iniziative "fuori dagli sche­ mi", dettate dai bisogni specifici del territorio. Una volta diventata effettiva­ mente prassi associativa, fare Nuova Progettualità significherà coniugare cose che si sono sem­ pre fatte con altre per ora finan­ che difficili da immaginare, per­ ché legate appunto alle esigenze di un singolo luogo in un certo periodo. Anche la formazione non potrà cristallizzarsi in moduli standardizzati, ma dovrà essere duttile, flessibile. Poiché volere tutto e subito è sempre cosa velleitaria, il primo passo è certamente quello di mo­ bilitare le risorse umane già di­ sponibili, in un processo di rilan­ cio e aggiornamento. A questa fi­ losofia si sono ispirati i quattro percorsi formativi dell'estate '97, realizzati a Sportilia dal 23 luglio al 2 agosto.

muovere la loro azione sul territo­ rio. Si è ritenuto che un primo in­ tervento andasse rivolto alla sco­ perta e valorizzazione delle risor­ se umane presenti in tali realtà ma spesso prive di stimoli e di coordinamento. È per questo che a Sportilia so­ no stati convocati i quadri diri­ genti e gli educatori sportivi di Abruzzo, Basilicata, Calabria, La­ zio, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta. In due percorsi paralleli i desti­ natari degli interventi hanno af­ frontato ritmi intensivi di lavoro ed hanno espresso una forte mo­ tivazione ed un entusiasmo supe­ riore alle attese, assumendo co­ noscenze e competenze, acqui­ stando esperienze fornite da rap­ presentanti di altre regioni e ci­ mentandosi in laboratori e sedute tecniche alla cui riuscita ha contri­ buito l'apporto di formatori e diri­ genti, di provata esperienza e competenza. È stato interessante scoprire che le energie esistono e sono diffuse anche lì dove i dati nume­ rici sembrerebbero dire il contra­ rio; che la carenza di progettualità è dovuta più alla mancanza di modelli di riferimento e di pro­ mozione delle risorse che all'as­ senza di quest'ultime.

La formazione dei dirigenti

Forse è giunto il momento per attuare un mutamento di rotta nelle politiche di intervento anche formativo per le realtà più deboli. Le politiche di sviluppo, anche fuori dall’orizzonte strettamente sportivo, hanno assunto a livello globale la logica di intervento in

|

Il divario tra i diversi contesti ter­ ritoriali che attraversa la nostra penisola sul piano economico e sociale non ha lasciato immune il tessuto associativo del CSI. Vi so­ no realtà che a fronte di difficoltà di varia natura stentano a pro­

Per un intervento sistematico e continuativo sul territorio

loco. Nulla togliendo ai percorsi formativi nazionali, soprattutto ri­ volti a fornire abilità e competen­ ze di alto livello, è tempo di dedi­ care spazi e risorse agli interventi diretti sulle periferie deboli sul piano associativo. Rafforzare il circuito intra ed extraregionale, fornire opportuni­ tà di scambio di esperienze for­ mative e sportive, snidare le nic­ chie nascoste e le zone d’ombra per far loro, operativamente, spe­ rimentare le opportunità di svi­

luppare progetti e attività attraver­ so l’acquisizione di competenze e tecniche, di capacità per avviare sinergie sul territorio, è questo che viene richiesto al termine dei due percorsi per dirigenti ed edu­ catori sportivi di quest’anno. La risposta verrà dal rilancio di una politica rivolta a creare for­ matori che scendano appunto a seminare sul territorio competen­ ze e tecniche, perché di motiva­ zioni ce n'è e aspettano di non essere deluse.


UNA GUIDA Fantathlon e Giocasport un passo in avanti Gli 80 animatori dei due progetti che costituiscono il fiore all'oc­ chiello del CSI sono stati impe­ gnati in un’esperienza formativa di alto livello, guidata da Vittorio Penero, che li ha abilitati forma­ tori e promotori. Diversa la logica seguita rispetto ai due percorsi precedenti. Attraverso un attento lavoro di monitoraggio portato avanti su scala nazionale, sono giunti a Sportilia da tutta Italia per perfezionare le conoscenze associative, pedagogiche e tecni­ che acquisite in precedenti corsi di primo livello. Il tono degli inter­ venti si è rivelato di spessore sia per i contenuti che per i laborato­ ri. Sono stati toccati alcuni nodi

progettuali che si incontrano sulla strada della promozione delle attività ludico-motorie e prespor­ tive per l’infanzia e la preadole­ scenza. Come progettare, con chi pro­ gettare, come interagire sul terri­ torio e quali gli interlocutori ai quali rivolgersi? Ed ecco ripresen­ tarsi questioni e strategie connes­ se all’azione da intraprendere all’interno della Società sportiva per andare oltre l’ancor diffusa pratica monosportiva e monova­

lente che spesso finisce con l’al­ lontanamento dei ragazzi e dei giovani dal mondo dello sport. Ma si sono anche affrontate con scrupolo e attenzione le modalità di approccio con la famiglia, la parrocchia e la scuola. Non si è trattato solo di una disamina di natura teorica ma anche di un confronto su esperienze realizza­ te.

Promuovere Fantathlon e Giocasport Una prima consapevolezza pare acquisita e si armonizza con quanto è emerso nei corsi per di­ rigenti ed educatori sportivi regio­ nali: per intervenire sul territorio è necessario disporre di persone in grado di realizzare sul piano re­

gionale e locale percorsi formativi di base avendo i requisiti e le competenze che questo richiede. Qual è l'identità del formatore Fantathlon-Giocasport? Una forte motivazione certamente, ma an­ che una chiara consapevolezza e condivisione della cultura associa­ tiva, una padronanza di elementi di natura pedagogica, me­ todologica, una solida conoscen­ za delle logiche e delle tecniche della comunicazione. Promotori non ci si improvvisa.

PER GL! ITINERARI

FORMATIVI

1

’ ■

ARÀ disponibile in ottobre "FORMARE , Guido per gli itinerari formativi del Centro Sportivo Italiano, volume che rappresenta un primo strumento sul quale basarsi per rinnovare la formazione associativa nel senso richiesto dalla Nuova Progettualità. La Guida fornisce una traccia in base alla quale le strutture territoriali CSI (provinciali e circoscrizionali, regio­ nali) potranno programmare propri corsi di formazione, ciascuna secondo le proprie necessità, ma sempre nel quadro di riferimento unitario delle regole e dei programmi dalla Scuola Nazionale Dirigenti e dalla Scuola Nazionale Educatori Sportivi. Dopo aver illustrato da un punto di vista generale gli obiettivi, i con­ tenuti, la logica e la struttura del sistema formativo CSI, la Guida entra nello specifico dei percorsi delle due grandi aree della forma­ zione, quella dei quadri dirigenti e quella degli educatori sportivi. Si illustrano quindi le strategie generali per la realizzazione di un corso di formazione, definendo percorsi didattici e possibili programmi, ma sempre a titolo indicativo, così da lasciare a chi organizza il corso la possibilità di adattare il modello generale ai propri bisogni specifici. I corsi, ad eccezione di quelli per arbitri e giudici, sono articolati su tre livelli: corsi di primo livello, che forniscono una preparazione di base; corsi di secondo livello, finalizzati alla qualificazione degli ope­ ratori; corsi di terzo livello, finalizzati alla specializzazione. Il sistema è graduale: per partecipare ai corsi di secondo livello bisogna aver frequentato un corso di primo livello, per partecipare ai corsi di terzo livello bisogna aver frequentato un corso di secondo livello. (A.D.P.)

Anche in tale ambito occorre acquisire competenze e consape­ volezze. Possedere il patrimonio dei valori e della cultura CSI sulla persona e sullo sport, rilanciare le risposte giuste al bisogno di asso­ ciazione così diffuso tra i giovani e farsene promotori nella realtà in cui d si trova ad operare, presen­ tare proposte concrete e itinerari puntuali, costituiscono la giusta carta per accreditarsi presso i ragazzi anzitutto, le famiglie, la parrocchia, la scuola, gli enti loca­ li e gli altri soggetti che operano sul territorio. Ma è necessario altresì affron­ tare la questione, divenuta ormai non rinviabile, di come tradurre l'impegno di volontariato con esi­ genze di natura organizzativa le­ gate all’efficienza e alla continuità dell’impegno senza ridursi alla stregua di agenzia di servizi. Se la questione investe l’intero tessuto delle assodazioni di volontariato, presenta aspetti molto delicati in settori come quelli che vedono il CSI impegnato sul campo dell’at­ tività motoria per i bambini e i preadolescenti. La promozione e la gestione di un’attività come il Fantathlon e il Giocasport esigono serietà, com­ petenza e richiedono tempi di impegno. Occorre riconoscere ad un operatore che si prodiga con continuità e serietà, dedicando tempo e professionalità, un rico-

nosdmento anche di natura eco­ nomica? E se questo è necessario e coerente anche con una etica dell’utilizzo delle risorse e del ri­ spetto della persona, come condliare tale aspetto con la scelta di volontariato e di servizio che un'assodazione come il CSI ha operato? Non sono interrogativi da poco. Ma anche con essi a Sportilia si sono confrontati i partedpanti al corso per formatori-promotori di Fantathlon e Giocasport. Se l'al­ ternativa secca tra assodazione e servizio sul piano teorico va evita­ ta, non è possibile glissare un problema che nel futuro prossi­ mo richiederà risposte di natura non evasiva sul piano dei com­ portamenti. Starà alla ricchezza e alla vitalità di tutte le componenti assodative uscirne senza com­ promessi e soluzioni di comodo. Così, tra le pieghe di un pro­ gramma di lavori di natura forma­ tiva, si sono presentate questioni di ben altro spessore etico e poli­ tico per l'intera Assodazione. Una menzione particolare me­ rita il fatto che a Sportilia ha avuto il suo varo il nuovo testo su Giocasport che il CSI ha prodotto di recente, frutto dell’esperienza condotta in tale settore da Donato Renato Mosella ed Enzo Stera.

11


IL CONFLITTO

Le divergenze come occasione di crescita ANDREA DE PASCALIS

DANTE volte abbia­ mo sentito dire che una squadra di calcio può vincere il campio­ nato solo se ha uno “spogliatoio unito”? E che, viceversa, non può vincere alcunché se lo spogliatoio è fra­ zionato in clan contrapposti? In realtà è utopistico pensare che all'interno di un gruppo di perso­ ne, piccolo o grande che sia, tutti possano essere sempre e co­ munque d'accordo. Una cosa è la condivisione dell'obiettivo ideale, . generale, del gruppo (lo scudetto nel caso della squadra di calcio), indispensabile perché il gruppo sia davvero tale, un’altra è che d possa essere una costante unani­ mità sui mezzi per raggiungere l'obiettivo, sui metodi, le priorità, gli sforzi da compiere. È più facile che prima o poi si creino nel gruppo situazioni di conflitto, inteso come divergenza di opi­ nioni tra due singoli individui, tra due sottogruppi, o anche tra un individuo e il resto del gruppo. Non sempre la situazione di

conflitto va considerata un dram­ ma, anzi può essere un’occasio­ ne di cresdta per le parti in causa. Abituati come siamo ad usare il termine "conflitto" come sinoni­ mo di “guerra”, “combattimen­ to", “contrasto violento", può essere difficile crederlo, ma se proviamo ad immaginare una situazione di conflitto interperso­ nale che non trascenda nell’odio, nella violenza e nella prevarica­ zione d accorgeremo che anche nella conflittualità può esserci qualcosa di buono. Pensiamo, ad esempio, al conflitto che si viene a creare tra un giovane e i genito­ ri nel momento in cui il figlio incominda a sposare uno stile di vita diverso da quello di padre e madre: per il giovane è una fase essenziale del processo di costru­ zione di una propria personalità, senza la quale d sarebbe l'appiat­ timento sulle idee e i comporta­ menti della generazione prece­ dente, e dunque nessuna evolu­ zione utile alla sodetà. L’importante, come si è detto, è che il conflitto non sfod in violen­

za, che si consumi in un clima di dialogo dove l’uno non cerca di schiacdare l’altro, di annientarlo, ma d sia rispetto come fra perso­ ne che si sentono eguali ancorché differenti.

Quando si manifesta il conflitto Più un’organizzazione è ampia, più è facile che si creino situazio­ ni di conflitto al suo interno. Le cause scatenanti sono molteplid, fra cui “la competizione per risor­ se limitate, la dipendenza da altri per il completamento di compiti propri, l'ambiguità nelle respon­ sabilità, problemi di status e di potere, la preoccupazione per promozione e compensi". I conflitti nascono più facilmen­ te nel momento in cui si delinea­ no difficoltà nel raggiungimento delle mete ideali del gruppo. È per questo motivo che in una squadra che vince, che è in testa alla dassifica, le tensioni interper­ sonali si stemperano, mentre non appena c’è crisi di risultati i con­ trasti esplodono e Io “spogliatoio"

tende a spaccarsi. In questo caso gli allenatori vecchio stampo usa­ no chiudere la squadra fra quat­ tro mura, lontano da orecchie indiscrete, e lasdare che i gioca­ tori si dicano in facda tutto dò che hanno dentro. In caso di con­ flitto in un gruppo, infatti, l'errore da non commettere è quello di far fìnta di ignorare il problema, ritenendo che una discussione a viso aperto acuirebbe il conflitto e che le cose alla fine si aggiuste­ ranno da sole. Quando ce, la situazione di contrasto va portata alla luce del sole, perché solo così è possibile cercare di risolverla.

Gestire il contrasto Anche tra piccoli gruppi di amia l’unanimità non è sempre possi­ bile. Le situazioni conflittuali - di­ cono gli esperti - vanno conside­ rate fisiologiche. Importante è gestire il conflitto, quando si pre­ senta, in modo che si trasformi in una risorsa.


LE SEI FACCE DEL CONFLITTO

L CONFLITTO può essere:

1) latente: non faccia a faccia con altre persone o gruppi, ma clandestino; 2) aperto: quando esplode e un'azione ostile viene adottata per risolverlo; 3) diretto: quando individui o gruppi ostacolano, lottano o si distruggono a vicenda per raggiungere qualche scopo; 4) indiretto: quando invece individui o gruppi di fatto non si affrontano ma cercano di conseguire i loro scopi ostacolando in altri il raggiungimento degli stessi scopi; 5) non violento: dissociato dall'uso della forza o violenza, come spesso nei conflitti di idee, valori, norme ecc.; 6) violento: quando coinvolge l'uso della forza e violenza per eli­ minare o distruggere l'avversario. (Da: Nuovo Dizionario di Sociologia, Ed. San Paolo)

ne di antagonismo di idee, è necessario anzitutto che coloro i quali esercitano il potere (la lea­ dership) non vivano l'espressione del dissenso come una “diminu­ zione” della propria autorità. Nel momento in cui un altro esprime

UN MODELLO

DI COMPORTAMENTO

Come fare? Il momento in cui più facilmente si manifesta il con­ flitto è quando si devono prende­ re delle dedsioni. In questo caso: "Tutto dipende da come viene affrontato il conflitto. Se si cerca di evitarlo, si riducono al minimo le discussioni fra gli individui, a scapito, molte volte, della qualità della dedsione finale. Se invece la si ammette, si rende possibile l’e­ spressione di tutti i punti di vista, si crea in pratica una situazione in cui tutti interagiscono fra loro, esprimendo argomenti e stati d’a­ nimo, confrontandosi redprocamente in modo esplicito e senti­ to, esponendo se stessi in modo intenso”. I vantaggi sono molti: “Lo scambio libero di idee e di argo­ menti senza astensioni né conni­ venze, all’intemo dei gruppi, ren­ de possibile il cambiamento dei punti di vista iniziali del gruppo stesso, agevola inoltre la sua cre­ scita e quella del singolo indivi­ duo. Il fatto, per esempio, che

OME si può far divenire il conflitto un'occa­ sione di confronto e di crescita? Se condivi­ diamo l'idea che ognuno ha nei confronti della stessa realtà una visione differente, allora possiamo fare attenzione non tanto a noi stessi o ai vantaggi/svantaggi della situazione quanto alle ragioni, ai motivi che stanno alla base dei diversi punti di vista e quindi gli elementi emotivi e razionali, i bisogni, gli obiettivi, gli interessi, i significati attribuiti. "Tutto ciò non deve essere considerato come materiale da giudi­ care, ma come tanti elementi da prendere in considerazione per comprenderli. Ciò permette di allineare i diversi punti di vista, anziché assumere la posizione di chi dice 'io ho ragione, lui ha torto', e di allargare il proprio orizzonte, perché ci dà la possibi­ lità di vedere la stessa cosa da un diverso punto di vista". (Da: La rivista del volontariato, suppl. al n.10 dell'ottobre 1995)

altre persone oppongano le pro­ prie idee alle nostre, d pone infat­ ti in una situazione critica sul nostro modo di vedere le cose e d rende consapevoli dell’esigen­ za di punti di vista diversi”.

Né vincitori né vinti Qui nasce un altro problema. Affinché il conflitto si manifesti come valore per un gruppo, è necessario che il gruppo viva se­ condo le regole dell'uguaglianza e della democrazia. In una situazio­

un’opinione che d appare discuti­ bile, dobbiamo saper distinguere tra l’opinione e la persona, limitandod a ritenere discutibile (o insensata) l’opinione e non la persona che la esprime. Alla fine ogni situazione di con­ flitto trova la sua soluzione, con un "vindtore" e un “vinto". Se il percorso è quello della democra­ zia, del dibattito aperto e leale, il livello di normalità si ripristina co­ me maggiore coesione, chiarez­ za, rimodulazione degli obiettivi,

autocosdenza del gruppo... In questo caso il “vindtore” potrà dedicare le sue energie e le sue capadtà al raggiungimento degli scopi del gruppo, mentre il “vinto" potrà riflettere sui motivi per cui le sue ragioni non sono state ritenute valide. S'instaura dunque un processo di cresdta per il singolo e per l’intero grup­ po. Se invece il conflitto è condotto come tentativo di schiacdare, an­ nientare, ridurre al silenzio l’anta­ gonista, esso si risolverà a favore della parte più forte, ma generan­ do una situazione a rischio. Il “vindtore" potrebbe sentirsi inco­ raggiato a dedicare i suoi sforzi a prevenire e dissolvere ulteriore dissenso, invece di lavorare al raggiungimento delle finalità del gruppo, mentre il “vinto” potreb­ be trasformare la frustrazione personale in una fonte di odi e di discordie. Far sì che la situazione conflit­ tuale si evolva in un senso o nel­ l’altro dipende, oltre che dalla cul­ tura dei singoli e del gruppo, dalla qualità della comunicazione. Se tra le persone c'è poca comunica­ zione, o comunicazione soltanto formale, è più difficile che il con­ flitto evolva in confronto chiaro di opinioni e di idee. Viceversa, una buona comunicazione e una di­ sposizione all’ascolto redproco evitano che le divergenze di opi­ nioni sfocino in contrapposizioni rigide e feroci.


XXIII CONGRESSO EUCARISTICO

LO SPORT PER LA VITA J

ucaristia e sport: un binomio possibile? I Stando al confronto promosso a Bologna in

occasione del XXIII Congresso Eucaristico sembra proprio di

BOLOGNA, 22 SETTEM^E 1997 43 Congresso >r/gl Eucaristico

sì. Un accostamento tra due

realtà radicalmente estranee

ma non incompatibili, di cui si è fatto interprete l'arcivescovo di Genova, monsignor Dionigi

Tettamanzi che ha presieduto

la mega tavola rotonda. "Noi

siamo qui per dire che non c'è estraneità - esordisce l'arcivesco­ vo di Genova - ma una parentela singolare ed affascinante". Una parentela che affonda le sue radi­ ci nei valori di profondo spessore umano, come quelli religiosi ap­ punto. Dove a valere non è l'uo­ mo per lo sport, ma lo sport per l'uomo. Sport e fede, dunque, uniti nel nome di Cristo. Ne è una ulteriore prova, la notizia che, in occasione del Giubileo, si terrà un raduno di giovani delle varie discipline sportive provenienti dai cinque continenti nel periodo vici­ no alla settimana santa.

PER LAVITA

"Lo sport aiuta a sprigionare tutte le energie proprie dell'uomo: volontà, intuizione, resistenza alla fatica, impegno"- continua monsi­ gnor Tettamanzi - "l'uomo ha bisogno di tempo libero, di mo­ menti di svago e lo sport viene ad essere proprio su questa linea". Altro aspetto che assimila lo sport all'Eucaristia è la sua "dimensione socializzante". L'uomo è un “tu” aperto e l'attività di gioco favori­ sce la capacità dell'individuo di pensarsi come parte di una squa­ dra che agisce in collaborazione con gli altri membri del gruppo.

Da questa constatazione trae spunto la proposta da parte di monsignor Tettamanzi rivolta a tutte le agenzie che si occupano dell'organizzazione dell'attività sportiva di sviluppare progetti in comune. Ma c'è un altro punto che comprende anche i due pre­ cedenti. "La vita e la comunione rimandano ad una realtà da cui discendono e dalla quale attingo­ no forza per essere alimentati: l'Eucaristia, che non è una cosa ma una persona viva". Ed è solo nell'Eucaristia che la pratica spor­ tiva può trovare la sua più piena

realizzazione, solo grazie al "cuo­ re magnanimo" può sconfiggere l'egoismo, fatto di competizione esasperata e di violenza, che deturpa lo sport".

La proposta del CSI Ma non si può dimenticare che nello sport si rispecchiano i pro­ blemi e le difficoltà in cui si dibat­ te la società di oggi. "Lo sport è il palcoscenico della società e dun­ que, risente della crisi dei valori e della mancanza di un progetto culturale, tipiche dell'attuale mo­ mento storico". La pratica sporti-


Il “concerto di mille chitarre” sugli spalti del Dall’Ara, momento di animazione della serata “L’uomo e lo sport verso il 2000", organizzato nello stadio bolognese.

va non è più elitaria come un tempo ma, al tempo stesso, sono emerse nuove forme di povertà. Per questo motivo è necessario "che l'associazionismo sportivo si ritrovi ad un tavolo per studiare la situazione e dare vita a nuove proposte". È lucida e impietosa l'analisi del Presidente CSI Donato Renato Mosella, presente alla tavola rotonda sul tema "Lo sport per la vita" promossa nell'ambito delle celebrazioni finali del 23.esimo Congresso Eucaristico nazionale .di Bologna. Per Mosella, sono

quattro le priorità da affrontare al più presto. L'emergenza giovani è al primo posto, perché sono in molti ad abbandonare grazie an­ che ai rigidi processi di selezione in atto. "I giovani ci stanno lan­ ciando una richiesta di aiuto precisa il presidente - di cui non possiamo non tener conto". E, in questa situazione, occorre aiuta­ re, in seconda battuta, le famiglie a vivere lo sport come momento di aggregazione e terreno di con­ fronto tra tutti i componenti del nucleo familiare. Il progetto do­ vrebbe inoltre prevedere anche i

poveri che vivono nei quartieri degradati delle periferie, i carcera­ ti e gli anziani. Sono queste, per Mosella, le nuove frontiere su cui ci si dovrà confrontare a livello di associazionismo sportivo. A con­ dizione però di coinvolgere anche le parrocchie, perché vedano nello sport una occasione di prima evangelizzazione.

L’autocritica di Pescante Alla tavola rotonda ha preso parte anche Mario Pescante. Il presi­ dente del CONI, reduce dalla graffante sconfìtta olimpica su

“Roma 2004", ha accenti batta­ glieri. "Cosa deve fare lo sport per assicurare la qualità della vita?" ed ancora, "cosa sta facendo lo sport italiano per non tradire l'im­ pegno etico?": questi gli interro­ gativi da cui ha preso le mosse l'intervento di Pescante. Davanti ad un attento e numeroso udito­ rio il presidente del CONI ha pas­ sato in rassegna i tanti mali che oggi ' : ?: g inquinano lo > sport: doping, violenza e speculazione. Si sta com-

kl5j


PIETRO MENNEA "Lo sport? // traguardo

di un lungo viaggio..." RR/VARE ai primi posti nell'agonismo significa arrivare a Dio?

battendo una battaglia per "ripor­ tare in primo piano i valori che rendono lo sport vero", sostiene il numero uno del CONI, "una bat­ taglia che sta vincendo una delle prime vittorie nell'attuale impe­ gno nella lotta contro la droga. In questo senso, lo sport si sta di­ mostrando sempre più mezzo efficace di prevenzione per la costruzione di una personalità autonoma, in grado di elaborare mete di vita e non di morte". I valori della solidarietà e della correttezza sono i punti di riferi­ mento della FIGC. Giancarlo Abe­ te vice presidente della Fede­ razione si è soffermato nel suo discorso sulla realtà di base com­ posta da 3.600 scuole calcio, 600.mila iscritti al settore giovani­ le e milioni di tesserati sparsi su tutto il territorio italiano. È un messaggio positivo quello che il calcio può offrire come elemento unificante senza distinzioni di razza o di religione. E anche un'ottima opportunità per svilup­ pare rapporti utili per la crescita dell'individuo. È il caso di 36 società di CI che cinque anni fa hanno adottato a distanza due bambini ed oggi sono "padri" di 71 piccoli. Spetta a Suor Paola Guidali, direttrice della rivista "Primavera"

"Lo sport non è stato la meta della mia vita. Lo sport è stato il tra­ guardo di un lungo viaggio. Però il traguardo finale deve ancora arrivare e sarà la fine della vita. Ed è molto difficile". Perché ha deciso di prendere parte alla serata?

"La società non offre risposte precise ai giovani, a dominare sono la mafia e la criminalità e gli interessi particolaristici. A risentirne sono le famiglie e i valori più autentici come la morale. Noi spor­ tivi raccontando la nostra storia possiamo contribuire a fare chia­ rezza ai giovani. Per quanto mi riguarda, la mia è una storia di verità piccola, di un ragazzo con tanti sogni. Raccontare le nostre verità di sportivi, può servire apparentemente a poco per un gio­ vane che non ha certezze a cominciare dal posto di lavoro. Ma credo che, invece, contribuisca ad aiutare i giovani a districarsi nel campo della vita".

delle salesiane, ribadire l'aspetto educativo dello sport e pone l'ac­ cento sulla necessità di formare animatori capaci di essere anche annunciatori, coerenti con l'iden­ tità cristiana per far vivere il ragazzo in un ambiente sereno che lo aiuti a maturare.

sione lo stretto legame che unisce lo sport a Cristo, un rapporto nel quale spetta al secondo portare a | compimento il primo, rendere | cioè lo sportivo "una persona ji tutta intera". "II nostro impulso è g vincere sempre - ha aggiunto - £ ma Gesù ci insegnerà anche a o perdere bene, senza rivalerci sul­ l'avversario". Di più. "Gesù aiu­ la manifestazione organizzata allo stadio comunale di Bologna dal terà ogni uomo a far passare i titolo "In campo" ("L'uomo e lo valori dello sport nella vita stessa, sport verso il duemila"). educando la persona ai valori Ospiti della serata, trasmessa in della gratuità, dell'amore e dell'a­ diretta dalle telecamere della Rai, micizia". campioni di ieri e di oggi come La giornata dedicata allo sport Pietro Mennea, Nadia Comaneci, per la vita chiude in bellezza con

La riflessione di mons. Boccaccio La terza giornata del Congresso Eucaristico si era aperta con la meditazione di monsignor Sal­ vatore Boccaccio, presidente del­ la Commissione ecclesiale per la pastorale del tempo libero, turi­ smo e sport. "Gesù fa di ogni persona un campione sul campo e nel grande campo della vita". II prelato sottolinea nella sua rifles-

GEUNDO BORD/N

"Lo sport è solidarietà, amitizia, rispetto degli

altri..." NA grande fiaccolata, che ha portato i pel­ legrini a toccare in dieci giorni tutti i san­ tuari d'Europa prima di giungere a Bologna, ha concluso la sera­ ta allo stadio Dall'Ara dedicata allo sport per la vita. In testa alla fiaccolata, Gelindo Bordin e Anna Rita Sidoti. Che sensazione hai provato alla testa dell'ultima parte della fiaccolata?

"E come rientrare in uno stadio. Una volta ci entravo da atleta, qualche volta sono riuscito ad entrare anche da vincitore, ma que­ sta volta è un messaggio diverso. È un messaggio di solidarietà, di amicizia e di grande rispetto verso gli altri, quello che abbiamo voluto lanciare. Penso che rispettare gli avversari sia la cosa più importante nella vita degli sportivi. La lotta deve essere una cosa stimolante, che deve incentivare l'uomo sempre nel rispetto degli altri".

| S <

s o I— o


Yuri Chechi, Gino Bartali. Tutti uniti nella fede in Cristo e nella consapevolezza che, come dice Mennea primatista mondiale dei 200 metri nel lontano 1979, "senza sacrifìci non si arriva a niente".

I ciclisti Marco Pantani e Mario Cipollini, due dei campioni che si sono esibiti al Comunale di Bologna. Sotto: Pallavolo organizzata dal CSI in Piazza Maggiore in occasione de “Lo sport per la vita”. In alto a destra: ragazzi del CSI alla Giornata di Parigi.

E PRIMA ANCORA,

I1 j ■

■■

PARIGI...

'ERANO anche i rappresentati del Centro Sportivo Italiano tra il milione di giovani di tutto il mondo arrivati a Parigi per la XII Giornata Mondiale della Gioventù. Erano circa 250, guidati dal presidente nazionale Donato Mosella e dal vicepresidente Edio Costantini. Bisogna riconoscere che la Giornata di Parigi ha avuto un'eco eccezionale sui media, stupiti dai numeri della partecipazione. Ma non era questo, in fondo, il dato più rilevante, poiché numeri ana­ loghi si erano avuti alla precedente Giornata mondiale della Gioventù di Manila. Parigi, come Bologna fatte le debite propor­ zioni, ha mostrato come il popolo cristiano abbia bisogno di ritro­ varsi in "assemblea", in un angolo qualsiasi del mondo, oltre ogni localismo, per cercare una "festa dell'esserci" che non è esibizio­ nismo ma gioia di proclamare la propria fede in Cristo e di annunciare Cristo in tutto il mondo. Non a caso il pontefice ha concluso la sua omelia finale così: "Cristo abita nel suo popolo", perché è nell'incontro corale nella Chiesa che Gesù rivela la sua presenza Quale messaggio è derivato al CSI dall'esperienza di Parigi? "Al di là dei significati di fede, che riguardano l'intimo di ciascuno, risponde il presidente Mosella - la Giornata di Parigi ha dimostra­ to una volta di più fino a che punto i giovani abbiano bisogno di ritrovarsi insieme, di stare gli uni con gli altri. Lo sport, una volta liberato dalla logica del risultato a tutti i costi, dalla necessità di dimostrare di essere il più bravo, consente di rispondere a questo bisogno. Come associazione di ispirazione cristiana, Parigi ci ha invitato anche a riflettere sulla nostra missione nella società. Lo sport è stato riconosciuto dalla Chiesa come uno dei grandi areo­ paghi moderni in cui deve attuarsi la nuova evangelizzazione. L'entusiasmo dei giovani di Parigi ci rafforza nei nostri propositi di trovare modi nuovi e concreti per conciliare fede e sport nell'esperienza quotidiana dei giova­ ni". Francesca Mangiarini

■

1


UN'INIZIATIVA DI SUCCESSO

Beach per un’estate?

. -I

••

r

G. S.

'HANNO chiamata Tirreno-Adriatica perché emo­ zionante, appassionante e coinvolgente come la classica di ciclismo. Ma anche di più. Un tour che ha interessato tredici città di tre regioni, Marche, Abruzzo e Lazio, oltre trecentotrenta squadre, qua­ si millesettecento giocatori. E duemilacinquecento spettatori che hanno seguito e tifato per le schiacciate sulla sabbia di chi ama lo sport e il divertimento. L'idea della Lancia per la prima edizione della “Beach Volley Cup ‘97” ha subito trovato negli operatori del CSI le persone adatte per animare le spiagge del riposo ma spesso della noia. Lo slogan “Schiacciate la noia. Cambiate gioco!" è stato indovinato. L’ini-

£

ziativa ha avuto successo proprio perché ha saputo animare e coin­ volgere persone che spesso, dopo i primi bagni (di sole e di acqua), vagano sull’arenile in cerca di qualcosa da fare. Il piffe­ raio del CSI e della Lancia ha saputo così richiamare la tanta voglia di attività e di sport dei tanti bagnanti che a Pescara come a Fregene, ad Anzio come a San Benedetto del Tronto, sem­ brava non aspettassero altro. Ha convinto la formula facile, un set unico di 15 punti, poi fino alla finalissima e la scenografia che gli organizzatori hanno saputo rea­ lizzare. La parte promozionale si è rivelata vincente. Le palline gial­ le della Lancia, consegnate a tutti, sono andate a ruba. Ovunque una ressa. Gli stabilimenti hanno

-

visto almeno raddoppiate le pre­ senze nel momento del torneo. Generale è stata la richiesta di replica nella prossima stagione.

Dall’Adriatico... La manifestazione, durata in pra­ tica dal 4 luglio al 27 agosto, è

.

■

partita da San Benedetto del Tronto. “Siamo stati i primi. Con la responsabilità d'inventare e di tracciare un segno. A San Bene­ detto c’è la mania degli sport sulla sabbia, a cominciare dal football. Potevamo correre il rischio di perderci in iniziative


da un lato ad attirare grandi e pic­ cini. Dopo San Benedetto del Tronto la manifestazione si è ripetuta con altrettanto esito felice a Porto San Giorgio, Roseto degli Abruz­ zi, Pescara e Ortona.

come l'estensione ad altre spiag­ ge, con più stabilimenti, l’apertu­ ra anche agli under 18 e una spe­ cie di finalissima tra le migliori squadre dei due mari. Ma non sono ritocchi indispensabili. L’im­ portante è schiacciare la noia e... non cambiare gioco.

...al Tirreno

simili. Ed invece siamo riusciti nell'intento", spiega Antonio Be­ nigni, coordinatore tecnico regio­ nale delle Marche. Manifesti, annunci radio e diret­ ti, sulle spiagge, con gli altopar­ lanti sistemati sulle auto che ti destano dal torpore. Tre gli chalet

che hanno ospitato le partite. Il boom nel dopo cena con almeno 350-400 spettatori. Alla squadra vincente, compo­ sta (come le altre) da quattro gio­ catori più una riserva, l’ambito elefantino d’argento della Lancia. Quello grande, gonfiabile, stava

Dal 2 agosto la Beach Volley Cup ‘97 si è trasferita nella parte tirre­ nica, per quattro giorni a Fregene, meta balneare di vip del mondo dello spettacolo, politico e dello sport. Quindi tre giorni a Ostia e il clou attorno a ferragosto ad Anzio. Anche qui manifesti, an­ nunci radio e volantinaggio conti­ nuo, che ha subito attirato iscri­ zioni superiori al consentito. ‘‘Un'adesione più ampia del previsto. Con squadre anche di buon livello, giocatori di serie A, B e C. Nessuno ha voluto fare brut­ ta figura. Ma al di là del valore tecnico, la squadra di veterani, over 40, che ha partecipato a Sabaudia sarà ricordata per la simpatia e lo spirito di gruppo", assicura Massimiliano Patano, tecnico di pallavolo del Consiglio provinciale di Latina che ha coor­ dinato i lavori di un team organiz­ zativo composto da Renato Gre­ co e Filippo Giunta, da Daniela e Roberta Coloccini, da Giovanna e Teresa Micilli, da Dario e Sergio Sabbatini e da Riccardo Pas­ seretta. L’esperienza è stata positiva perché ha accomunato giovani e anziani. Non cerano solo i bam­ bini a saltare ai bordi del recinto di gioco, e a mimare le gesta dei protagonisti, ma anche gli ultrasessantacinquenni che hanno arricchito il torneo della loro pre­ senza. “Ciò che mi è rimasto più impresso è stata la partecipazione del pubblico ad Anzio. Im­ pressionante - ricorda Patano Ad un certo punto, in attesa di una squadra in lieve ritardo, tutti hanno ingannato il tempo facen­ do la ‘ola’ per tutto lo stabilimen­ to. Anche i gestori degli altri lidi erano entusiasti e ci hanno prega­ to di ripetere la manifestazione". Da organizzatori e partecipanti vengono fuori altri suggerimenti,

Qualche dettaglio Hanno partecipato alla Beach Volley Cup ‘97 squadre maschili, femminili ed anche miste. Iscri­ zione aperta a tutti con l’unica limitazione di età, per coloro che hanno compiuto 18 anni. Ogni squadra era composta da quattro giocatori più una riserva. 4x4 quindi la formula adottata con incontri disputati in un set unico di 15 punti con allungamento di due giochi sul 14 pari. Da osservare alcune regole tec­ niche. I giocatori si sono piazzati in campo liberamente, con il ser­ vizio, effettuato a rotazione, da ciascun atleta. In particolare, il servizio viene effettuato al di là della linea di fondo che il battito­ re non può oltrepassare, né può entrare in campo, prima di aver colpito la palla. Per conservare validità la palla di servizio non deve toccare la rete, né il compa­ gno, né altro ostacolo al di sopra o a lato del campo, né cadere al di fuori del terreno di gioco. Quando la squadra che batte commette un fallo, il servizio passa all'avversario. Il tocco di palla può avvenire con ogni parte del corpo. Dopo un massimo di tre tocchi la palla deve superare la rete. Non può essere toccata due volte consecutivamente dallo stesso giocatore, salvo che dopo il “muro" e non può essere affer­ rata o tenuta ma deve essere col­ pita. Inoltre, non deve cadere nel proprio campo, né toccare osta­ coli al di sopra o a lato del terre­ no di gioco, né cadere al di fuori di quest’ultimo dopo che un gio­ catore della squadra l'ha toccata.

19


A TRENTANNI DALLA MORTE

Don Milani, un prete ‘dalla parte della gente” FABRIZIO MASTROFINI

u

l 26 giugno 1967, trenta anni fa, moriva a Firenze

I

don Lorenzo Milani, una

figura di “prete scomodo”, anticipatore di molte delle

tematiche e dei dissidi che sareb­

bero emersi nella Chiesa del

post-Concilio e dei fermenti di rinnovamento della società ita­

liana dei decenni successivi. Per questo vale la pena oggi di riper­ correre la figura di questo uomo. sacerdote, educatore, nato il 27 maggio 1923 a Firenze, la cui vocazione matura nel 1943 dopo anni tumultuosi, vuoi per la guer­ ra che gli impedisce il regolare svolgimento degli studi, vuoi per la frequentazione di personaggi di grande spessore intellettuale. Occorre infatti ricordare quello che è stato definito il suo "costan­ te impegno di disvelamento criti­ co ”, maturato negli anni Trenta a Milano e poi a Trieste, grazie alla madre Alice Weiss, cugina di Emilio Weiss, uno dei primi allievi di Sigmund Freud; tra le cono­ scenze significative della famiglia vanno annoverati sia Italo Svevo che James Joyce. La vocazione, come dicevamo, matura nel 1943, a Milano, dove

si era stabilito all’inizio della guer­ ra. Arriva alla vocazione attraver­ so uno studio sulla liturgia che gli è stato suggerito dalla sua ricerca estetica: dopo la maturità conse­ guita nel 1941, il giovane Lorenzo si era iscritto all'Accademia di Brera e studiava pittura grazie ad un amico di famiglia, il pittore tedesco Hans Joachim Staude. Nel giugno 1943 ricevette la cre­ sima, cinque mesi dopo entrò nel seminario fiorentino e nel luglio 1947 venne ordinato sacerdote. Negli anni successivi, ebbe giu­ dizi duramente critici verso il tipo di cultura e di formazione impar­ tita nei seminari, non tanto per gli aspetti specifici quanto per l’im­ postazione generale: scrisse e disse che si voleva fare del sacer­

dote una sorta di intellettuale, privo della possibilità di conosce­ re da vicino la situazione della gente concreta. E poi avvertiva tutto il limite di una formazione raccolta nel chiuso dei seminari, sentendo la necessità di nuovi orizzonti di pensiero e di azione. Insomma già in questi germi criti­ ci c’è tutto il don Milani degli ulti­ mi anni. E del resto, il suo primo incarico pastorale a S. Donato a Calenzano, fino al 1954, fa di don Lorenzo uno decisamente “fuori dal coro”. La zona era fortemente contadina, destinata a subire una profonda trasformazione con l’in­ dustrializzazione in avvicinamen­ to e compiuta nel volgere di pochi anni. Don Milani è dalla parte della

gente, il che vuol dire assumere un atteggiamento critico verso un modo curiale di gestire la religio­ ne che porta il sacerdote a porsi dalla parte del potere e non "del popolo". Il prete da sempre è assimilato ai ’’padroni” e dopo il 18 aprile 1948, la Chiesa si mac­ chia della colpa di farsi comparte­ cipe del potere politico appan­ naggio appunto dei settori domi­ nanti. Insomma don Milani si pone in rotta di collisione con la gerarchia: una collisione lenta ma inesorabile a partire dalla scomu­ nica del Sant'Uffizio ai comunisti nel 1949, poi le elezioni ammini­ strative del 1951 e infine le politi­ che del 1953: pur votando DC, il sacerdote si rifiutava di assecon­ dare in parrocchia la nascita del-


l'associazionismo cattolico. Per lui, a S. Donato, evangelizzare significava dare la parola ai pove­ ri, come base per ogni possibile apprendimento dei valori cristia­ ni. Espressione di questo sforzo è il libro "Esperienze pastorali", ter­ minato a Barbiana nel 1958 ma scritto già in gran parte in quegli anni tra il 1953 e il 1954. Già, Barbiana: il paese del Mugello dove venne inviato dal cardinale Dalla Costa e per tutta l’opinione pubblica divenne il simbolo di una punizione. E tale

la visse don Milani, al punto che il proprio apostolato gli appariva un fatto privato, quasi fosse un pastore protestante, mentre si sentiva e si manteneva alTintemo dell’ortodossia cattolica. Siamo in grado di comprendere questo stato di acuta sofferenza oggi, nel dopo Concilio, in anni in cui la Chiesa ha fatto molto per scrollar­ si il sospetto dell’appiattimento o quanto meno dell’acquiescenza al potere politico. E don Milani, con il suo riappropriarsi della parola, anticipa le tematiche di quei fermenti rinnovatori, dalle comunità di base alla teologia della liberazione, caratteristici appunto degli anni Settanta, del dopo Concilio. ■ Nel maggio 1958 esce appunto

“Esperienze pastorali", caduto nel mirino del Sant’Uffizio, giudicato "inopportuno” e ritirato dal com­ mercio in dicembre. A Barbiana don Milani cresceva nella sua esperienza. In un paesi­ no sulle pendici del monte Giovi, maturò l’identificazione tra sacer­ dote e maestro. Era in realtà impossibile svolgere attività di parrocchia in senso stretto e le esperienze di San Donato ritorna­ rono preziose e più mature. L’istruzione religiosa diventa prima di tutto istruzione linguisti­ ca; se la scuola statale non è ade­ guata a fornire gli strumenti della lingua a chi la lingua non possie­ de, stare dalla parte dei poveri vuol dire fare scuola per coloro finora privati della possibilità di

conoscere, affinché in loro possa ricostituirsi il nessa parola-verità. Negli stessi anni, matura una esperienza simile Paolo Freire in Brasile. E poi negli ultimi anni, don Milani diventa di nuovo un antici­ patore, con la difesa dell’obiezio­ ne di coscienza, una sorta di super-reato nell’Italia di quegli anni. La sua difesa dell’obiezione in risposta ad un gruppo di cap­ pellani militari che la definiva espressione di viltà, gli valse due processi: il primo lo vide assolto, ma non fu presente a causa della malattia che lo avrebbe ucciso. Ai giudici inviò il suo "L’obbedienza non è più una virtù”. Il processo d'appello, nell'ottobre 1968, lo vide condannato ma era morto

prima, a 44 anni, il 26 giugno 1967. Aveva appena fatto in tempo a scrivere e pubblicare, insieme ai suoi ragazzi, la “Lettera a una professoressa”, il suo testa­ mento pedagogico, uscita nel maggio 1967, un testo da leggere e rileggere, soprattutto nelle scuole.

Nelle foto: don Milani con i ragazzi della Scuola di Barbiana.

21


LA FEDE .ALLA PROVA DELLE CULTURE

I LAICI Eli "PROGETTO CULTURALE DELLA CHIESA N GRANDE momento di silenzio e

U

di attesa ha fatto seguito alla presen­ tazione da parte della GEI della propo­ sta di “Progetto culturale della Chiesa in Italia". Attesa di matu­

razione di idee, di reazioni, di contributi perché, lungi dall'essere

qualcosa di definitivo e di sigillato, il Progetto è qualcosa che comincia ora, che interpella tutti. Vediamo di capire in che modo esso interpella i laici.


E IL “Progetto culturale" è, come dev'essere, ispirato cristianamente, nel definirlo dobbiamo assumere da essere Cristo un la Dunque, non può logica dell'incarnazione progetto culturale fatto di e dell’assunzione storia. dottrine della astratte, di

S

spiritualismi o di intimismi, ma

è piuttosto l’invito ad assumere la storia, con tutte le sue compo­ nenti, anche contraddittorie, per viverla dal di dentro, e non sol­ tanto da spettatori ma da prota­ gonisti, per trasformarla con il fer­ mento del Vangelo.

Il ruolo dei credenti Nella situazione presente il ruolo dei credenti ha una valenza forte: a loro tocca contagiare la società e anche la Chiesa come gerar­ chia; ai cristiani comuni tocca incrociare la cultura dell’epoca e diventare protagonisti disegnan­ do una Chiesa meno ecclesiasti­ ca, meno istituzionale e più slan­ ciata verso la testimonianza, più spontanea. Si ripropone quel pro­ fetico essere “nel mondo ma non del mondo” che deve segnare la presenza di rottura dei credenti e rammentare loro che il quaggiù è soltanto un'epoca di passaggio. Come ha rilevato il vaticani­ sta Luigi Accattoli, l'avventu­ ra cristiana appare soltan­ to agli inizi, ma potrà germogliare rigoglio­ samente solo se i “cristiani co­ muni" sapran­ no dotarsi di parole e dare vita a nuove co­ munità ecclesiali in grado di parlare nella lingua del nostro tempo, .a Chiesa dei cristiani comuni è viva e ben visibile, forse poco presente nelle menti e nei cuori della Chiesa gerarchica, ma del resto la contrap­ posizione attraversa tutta storia biblica, nel dissidio tra la profezia e l’istituzione nel­ l’antico Israele, fino ai tempi moderni.

II progetto culturale della Chiesa Uno degli aspetti qualificanti del “Progetto” consiste proprio nel sottolineare l'importanza di un

laicato corresponsabile e creati­ vo. Il "Progetto culturale” si pro­ pone come il grande sforzo di evangelizzare in vista del Terzo Millennio e ciò vuol dire “formare una mentalità di fede, un pensie­ ro capace di orientare le scelte di vita, che generi una testimonian­ za viva, un comportamento, un costume, che porti a far emerge­ re valori e criteri di giudizio secondo i quali impostare le scel­ te per lo sviluppo della vita civile, sociale, politica”. Ma attenzione: qui va ribadito che “cultura” non è da intendersi nel senso puramente accademico del termine, come una riflessione alta e del tutto sganciata dalle reali condizioni di vita; questa impostazione, se fosse così, an­ drebbe all'esatto opposto della visione cristiana, che è a sua volta basata su uno stretto connubio tra fede e vita vissuta. A questo proposito, occorre rilevare che molte volte il Papa, nel suo ministero itinerante, ha messo in evidenza come la vera sfida dei nostri tempi stia nel ricu­ cire la frattura tra fede e vita. Puntualmente, il progetto cultura­ le assorbe questo punto di vista: formare una mentalità di fede, elaborare un pensiero cristiano, significa “una testimonianza per­ sonale e comunitaria che coinvol­ ga le persone, le famiglie, la comunità cristiana e che animi quindi la società”. E ancora: “cul­ tura vuol dire crescita a partire dalle comuni condizioni di vita condivise, sempre sottoposte a critica, per essere innovate, mo­ dificate, rinnovate in una prospet­ tiva di crescita, di maturazione".

Quattro priorità In questa ancora prima fase di elaborazione e assorbimento delle linee guida del progetto, le varie componenti della Chiesa italiana stanno compiendo un notevole sforzo di chiarificazione concettuale, proprio perché da qui deriva la riuscita del progetto stesso, il suo assorbimento. Da qui le quattro priorità del progetto culturale, quali sono individuate nel corso della recen­ te consulta delle Aggregazioni lai­

cali: ad essere soggetto è tutta la comunità cristiana, cioè la Chiesa particolare che è in Italia e che è costituita dall’insieme delle singo­ le diocesi e parrocchie; in secon­ do luogo, i laici vanno presi come soggetti attivi e corresponsabili, testimoni del Vangelo nella vita quotidiana; terzo: vanno tenuti presenti i gruppi, le associazioni, i movimenti; infine, si scelgono come “parole d’ordine” quelle di "partecipazione” e “corresponsa­ bilità”. Il progetto culturale non resta ancorato ad una visione strettamente ecclesiale, ma sfocia nel dibattito politico, perché i creden­ ti vivono in un contesto determi­ nato e non gli sono indifferenti. Pertanto, i temi nodali riguardano la riforma delle istituzioni, il nuovo disegno dello stato soda­ le, il modello di sviluppo, il rilan­ do del sistema scolastico. Ma dietro tali problemi, i cre­ denti sottolineano altre due que­ stioni: la necessità di far emerge­ re un tessuto comune di valori che sia la base di tutto il Paese e da questo punto di partenza ela­ borare delle regole comuni del vi­ vere civile, al di là delle pur legit­ time differenze; la seconda que­ stione riguarda la verità sull’uo­ mo: il dialogo è rispettoso, vero, pieno, a partire da questo “croce­ via”: la “piena verità sull’uomo’’.

La sfida del Terzo Millennio Ecco dunque che il dibattito sul “Progetto" si nserisce a pieno tito­ lo tra i momenti più alti di una riflessione ecdesiale pervasa da un profondo senso civile. Del resto il "Progetto culturale” rap­ presenta l’appuntamento storico dei cattolici italiani e di tutta la Chiesa con la sfida della nuova evangelizzazione e il Terzo Millennio alle porte rende ineludi­ bile un confronto vero, autentico, con la società e le tante culture che la contraddistinguono. Oggi come all’epoca degli apostoli, l’evangelizzazione è la priorità ed insie­ me sfida per la credibilità cristiana nel mondo intero.


FAMIGLIA E PARROCCHIA

Oggi come ieri un punto di riferimento ELL’ATTUALE situazione di diffuso deficit educativo e disagio giovanile, sono in molti a guardare con spe­ ranza verso la parrocchia, ritenendo che essa, con una più incisiva

azione pastorale, può tornare a svolgere un ruolo centrale sul terri­

torio come luogo di aggregazione e di educazione in cui si

incontrano e si coagulano tutte le componenti della comu­ nità cristiana, a partire dalle famiglie stesse. Ma è un po fare i conti senza l’oste. Cosa pensano le famiglie della par­

rocchia? Siamo proprio certi che siano disposte a farsi parte attiva dell'azione parrocchiale? Qualche elemento di riflessione

in proposito ci viene da alcuni capitoli di "Famiglia: cellula vecchia e nuova" (Ed. AVE), volume curato da Claudio Bucciarelli sulla base di una ricerca del Censis. Vediamo con quali esiti. OME viene percepita la parrocchia sul territo­ rio? Cosa pensano le famiglie italiane dell’a­ zione che essa svolge? Secondo i dati fomiti dal Censis la parrocchia rappre­ senta una presenza significativa della realtà sociale, soprattutto in taluni contesti della società civile. Oltre la metà degli intervistati (60,9%) vede la parrocchia come luogo di aggregazione, e dò sia in virtù delle attività che svolge, sia dell'assodazionismo di base che riesce ad esprimere. Particolar­ mente apprezzato appare l'impe­ gno a favore della condizione gio­

C

vanile (60,7%) e il servizio offer­ to, mediante la Caritas, ai poveri e agli emarginati (55,9%). Buono anche il giudizio riguardo all’at­ tenzione che la parrocchia riserva ai problemi della famiglia (53%), mentre appare di scarso rilievo il suo intervento nelle problemati­ che inerenti al mondo del lavoro.

Tra appartenenza e partecipazione La maggior parte delle famiglie sembra avere, insomma, della propria parrocchia un’immagine sostanzialmente positiva, ma la realtà è meno semplice di quel che appare. Sono, infatti, piutto­

sto consistenti le quote percen­ tuali di coloro che non sanno co­ sa dire della propria parrocchia, o che non ne avvertono la presen­ za sul territorio. Ciò a conferma della dicotomia, già colta dal Censis, tra il sentimento di "ap­ partenenza’’ alla Chiesa cattolica e quello di "partedpazione” alla vita di quest’ultima. La rilevanza sodale della par­ rocchia è comunque assai signifi­ cativa, come evidenziano i dati dell’indagine, da cui si traggono alcune utili indicazioni. All’impegno della parrocchia a favore dei giovani, ad esempio, si mostrano più sensibili le donne

(62,4%), mentre l’attenzione alla famiglia viene giudicata in modo simile da uomini e donne, che la considerano anche un effettivo luogo di aggregazione sodale. Adulti (60,1%) e anziani (63,7%) sono coloro che metto­ no maggiormente in luce il servi­ zio caritativo della parrocchia, percepita come luogo di aggrega­ zione sodale soprattutto nel Sud e nelle Isole (63,4%), mentre nel Nord del Paese viene particolar­ mente apprezzata l’attenzione ai giovani (63,7%) e ai poveri (59,4%).


partedpazione, mentre il 22,1% aderisce a forme di assodazionismo ecdesiale. Un altro dato è che appena il 18,2% del campione collabora attivamente con i credenti impe­ gnati nel sodale. Dalla ricerca emerge infine che le donne si mostrano più disponi­ bili degli uomini a partedpare alle attività parrocchiali, che sono in prevalenza gli anziani e gli abitan­ ti del Nord d'Italia a recarsi in par­ rocchia solo per la Messa dome­ nicale, mentre i giovani e i resi­ denti al Sud aderiscono alle atti­ vità di gruppi ecdesiali.

Cosa fare?

Il rapporto con la Chiesa locale

lodalità del rapporto dell’intervistato con la Chiesa, secon o la ripartizione geografica (tabella parziale)* (%) Ripartizione geografica lodalita nord sud isole tot. centro jrtecipazione intensa ila vita della sua parrocchia

16.3

20.0

22.9

19.2

artecipazione saltuaria Ila vita della sua parrocchia

32.2

36.2

33.7

33.9

erteci pozione alla Messa domenicale

61.0

56.2

53.4

57.5

artecipazione alle attività gruppi, associazioni ecclesiali

18.4

24.2

25.5

22.1

essun contatto, nessun rapporto

12.6

10.2

11.7

11.6

La parrocchia sembra rappresen­ tare, dunque, un punto di riferi­ mento per le famiglie. Ma in che misura le stesse famiglie partedpano alla vita della Chiesa locale? Stando all'indagine del Censis per la maggioranza degli italiani (57,5%) il rapporto con la parroc­ chia è drcoscritto alla frequenta­ zione della Messa domenicale. Il 43,7%, invece, identifica tale rap­ porto con la conoscenza o l’amidzia con sacerdoti o religiosi della diocesi. A fronte del 33,9% degli inter­ vistati che partedpa solo saltua­ riamente alla vita della propria parrocchia, c’è una quota di inter­ vistati (il 19,2%) che manifesta, invece, un rapporto di intensa

Preso atto che la maggior parte delle famiglie apprezza la parroc­ chia, considerandola un punto di riferimento importante ma rima­ nendone lontana, c’è da chieder­ si cosa potrebbe fare la Chiesa locale per modificare questo atteggiamento, per vincere disin­ teresse o, peggio ancora, diffi­ denze. Proprio la ricerca del Censis oggetto del volume di Bucdarelli conferma che le famiglie conti­ nuano a considerare l'educazione dei figli uno dei loro compiti fon­ damentali. Anche se poi, come sappiamo da altre indagini socio­ logiche e dalla realtà stessa che abbiamo sotto gli occhi, trovano difficoltà crescenti ad assolvere tale funzione. È plausibile, allora, che la preoccupazione educativa possa costituire il terreno più adatto per costruire o rinsaldare un legame intenso, operativo, tra famiglia e parrocchia. Lo sport può essere il ponte da gettare tra le due agen­ zie educative. Una nuova collabo­ razione può nascere dal comune riconoscimento del ruolo educati­ vo che può svolgere un progetto sportivo finalizzato all’uomo. Il CSI, che questo modo di in­ tendere lo sport l’ha fatto proprio da sempre, può essere sul territo­ rio il miglior pro­ motore e il cataliz­ zatore di un nuovo “patto” tra famiglia e parrocchia.

25


¡aggio nel CSI ATTIVITÀ INTERNAZIONALE

FANIATHLON FOR AFRICA ATO da un'intuizione del COE (Centro Orientamen­ to Educativo) e del CSI e sostenuto dalla Conferen­ za Episcopale Italiana, il progetto “Sport for Africa" ha concluso nel­ l'agosto di questo anno il suo triennio di attività che ha consen­ tito, per tre estati consecutive, di sviluppare in Camerun un pro­ gramma formativo mirato alla promozione umana attraverso lo sport sociale ed educativo. Si è voluto avviare e portare avanti il progetto credendo forte­ mente nella possibilità di contri­ buire alla costruzione di un movi­ mento sportivo che lasciasse a tutti l'opportunità di vivere nel giusto spirito un'esperienza che non fosse identificabile unica­ mente nel calcio, sport creatore di sogni nel quale migliaia di gio­ vani africani ripongono desideri frustrati, e che contribuisse a far lievitare la volontà di scrollarsi di dosso un presente spesso oppri­ mente e scoraggiante. Si è partiti facendo comprende­ re ai primi corsisti il valore solida­ ristico dell'animazione sportiva e dei benefìci che se ne possono trarre quando essa viene recepita

PAOLO FRADEANI

come fenomeno di positivo cam­ biamento sul territorio. I primi corsi su come si organizza un si­ stema sportivo di base e le lezio­ ni pratiche di animazione sportiva

Un primo bilancio Oggi, dopo tre anni di attività, possiamo guardare con soddisfa­ zione ai risultati ottenuti, apprez­ zabili non unicamente da un

te profìcuo e ha permesso di coinvolgere numerosi ragazzi che sarebbero altrimenti rimasti esclusi da ogni intervento educa­ tivo. In Africa il progetto ha toccato diverse città distribuite su tutto il territorio camerunese e con il coinvolgimento delle associazioni sportive locali delle parrocchie e dei centri sociali si è dato vita a numerose manifestazioni sporti­ ve organizzate nei diversi periodi dell'anno. Inoltre, gli stessi corsi­ sti partecipanti agli stage di "Sport for Africa" hanno organizzato in Immagini dal Camerun dei partecipanti all'iniziativa “Sport for Africa".

riferite a calcio, pallavolo, pallaca­ nestro e atletica leggera, hanno creato nelle convinzioni e nelle spesso approssimative conoscen­ ze dei partecipanti un varco im­ portante, nel quale si è avviato un serrato confronto ed uno scam­ bio di interessanti esperienze.

punto di vista tecnico ma soprat­ tutto perché rappresentano la risposta decisa ad una necessità e ad una volontà di cambiamento vissuta nelle asprezze di una terra difficile. L'interesse suscitato nei giovani camerunesi è stato estremamen-

diverse città corsi di formazione per animatori sportivi, per allena­ tori di base e arbitri di calcio. Non è tutto qui, naturalmente. Si è creata una realtà in evoluzio­ ne che continuerà a dare i suoi frutti nei prossimi anni, e dò richiederà una costante verifica ed un predso sostegno almeno durante i prossimi periodi di pro­ gettazione. In sintesi questi i dati che evi­ denziano il proficuo lavoro svolto sino ad oggi: più di duecento i giovani formati fra gli animatori sodoculturali e i responsabili dio­ cesani provenienti da tutto il Paese, oltre a numerose attività di animazione organizzate a seguito dell'avvio del progetto e che di fatto sono ora inserite in una pro­ grammazione annuale realizzata nelle diverse realtà camerunesi e praticate nei quartieri o nei villag­ gi all'interno della foresta. Inoltre alcuni importanti inter­ venti di risanamento delle struttu-


CAMPO GIOVANI FICEP 1997

re per la riabilitazione e la crea­ zione di nuovi spazi hanno con­ sentito di far praticare in maniera meno disagevole le attività sporti­ ve, fornendo al tempo stesso un utile servizio alla comunità. Tantissimi infine sono stati i ragazzi di età compresa fra gli 8 e i 15 anni sottoposti a visite medi­ che mirate ad accertare dati antropometrici e sanitari utilizza­ bili in futuro per avviare un importante quanto necessario lavoro di medicina preventiva.

Il lancio di Fantathlon Una delle novità di quest'anno è stata il lancio di Fantathlon, pro­ posto ad aspiranti animatori nelle sue conoscenze di base e seguito da oltre trenta corsiste, per la maggior parte maestre delle scuole materne e animatrici dei centri giovanili. In una logica certamente " non colonialistica", ma rispettosa della realtà e delle sue esigenze, si è tentato di partire dal progetto ita­ liano per individuare una propo­ sta che aderisse il più possibile ad un territorio con un proprio e ric­ chissimo patrimonio folcloristico. È stato un modo di dare un pic­ colo assaggio di un “prodotto” nostrano, ricevendone in cambio tesori di sollecitazioni ed una varietà di spunti tutti utilizzabili per ampliare il bagaglio delle proprie esperienze. Un buon inizio, dunque, per credere che il progetto Fantathlon possa attecchire anche qui. L'altra novità è stata l’iniziativa “Mini Olimpiade”, che ha preso il via nella cittadina di Mbalmayo, dove sono confluiti 200 ragazzi da tutto il Paese. Alla manifesta­ zione hanno aderito diverse città del Camerun, in rappresentanza di ogni regione. Per la prima volta dal decollo di “Sport for Africa”, e grazie ad esso, si è potuto orga­ nizzare in Camerun una manife­ stazione polisportiva a carattere nazionale.

OVÉ MESTO è una picco­ la cittadina della Repub­ blica Ceca, a poco più di ■ W due ore di macchina da Praga. B, nelle strutture di una scuola specializzata in fabbrica­ zione di attrezzature chirurgiche, si è svolto dal 23 luglio al 2 ago­ sto il Campo Giovani FICEP (Fédération Internationale Catholique d’Education Physique et Sportive) 1997. Dieci giorni filati via lisci come l’olio, un’esperien­ za particolarmente felice per ragazzi e animatori, come testi­ monia il divertito diario di Elisa Greco, 14 anni, atleta della rap­ presentativa CSI. «All’inizio siamo subito suddivi­ si in squadre internazionali: oltre a noi, la Francia, la Germania, il

non c’è male! troviamo l’ultima tappa quasi per caso e ci diamo appuntamento alla mensa, per pranzare insieme. Nello stesso semplice modo mi ritrovo a spa­ rare con la carabina ad aria com­ pressa (proprio io, con il mio timore per le armi!), a scivolare in enormi pozzanghere fangose per correre dietro a un pallone, a cadere rovinosamente in un laghetto gelato e a ballare con gente che nemmeno conosco. Le “serate di animazione” si creano da sole per la voglia di divertirsi che c’è nell’aria e basta un po' di musica per far allacciare mani e intrecciare sguardi. Con la squadra continuiamo a correre da uno sport all'altro, ci spiegano le regole dello streetball

di chi corre veloce verso l'altra parte del campo solo per mettere una palla in un canestro. Momenti di un'intensità che mi ha sorpreso, i momenti della meditazione serale. Avevo imma­ ginato retorica e frasi fatte (a dirla tutta, non sempre sono state evi­ tate, ma...), disattenzione da parte dei ragazzi, forzature e riti formali. Beh, immaginate una sala buia, unica luce la candela che ogni ragazzo tiene in mano. Una poe­ sia tradotta in quattro lingue, una canzone cantata sottovoce atmosfera rarefatta, occhi che capiscono il silenzio. Guten nacht, bonne nuit, buonanotte. In dieci giorni di vita comunita­ ria si stringono legami preziosi, Il CSI al Campo internazionale estivo 1997 della FICEP.

Belgio, la Svizzera, la Slovacchia e, naturalmente, la Repubblica Ceca. 23 luglio. Dopo una marcetta di qualche chilometro mi ritrovo ai margini di una fìtta foresta con una bussola in mano, insieme a una ragazza svizzera che mi sor­ ride chiedendomi (naturally in English) se ho mai fatto orienta­ mento. Le rispondo che mi dilet­ to in questa piacevole disciplina tutte le mattine. Risate. Mappa alla mano, corriamo di tappa in tappa, ci perdiamo fra i sentieri e non possiamo fare a meno di ridere, scambiandoci a vicenda le prime sensazioni sulla nostra squadra. Il discorso conti­ nua ed è così piacevole che ci scordiamo dell’orientamento, di bussola, mappa e tutto il resto. Perse nella foresta. Come inizio

and softball and floorball e cer­ chiamo di fare il nostro meglio. Così mi accorgo che mentre gioco dimentico che lingua parla il ragazzo a cui passo la palla, sono poche le parole che servono per capirsi e, quando qualcuno fa un punto, nel coro di esclamazio­ ni distinguo i toni civettuoli dei francesi, i suoni secchi dei tede­ schi e le grida roboanti degli ita­ liani. Mannaggia a me, mi viene in mente la fantastica avventura di parlare esperanto. Esperanto è quando mi sforzo affinché gli altri capiscano ciò che voglio dire, quando le persone si confrontano e comunicano senza voler prevalere luna sull’altra. Quando ci troviamo a gareggia­ re nazione contro nazione, lo scontro è violentemente pacifico, con quella “violenza" innocente

amicizie fatte di lunghe chiacchie­ rate e corse nel bosco, amori costruiti sugli sguardi e il ballare insieme. Cose che passano? Cose che rimangono. E devono rimanere, ecco cosa dice il presi­ dente dell’organizzazione ceca nel discorso ufficiale dell’ultima sera - gli trema un po’ la voce, e non lo nasconde. Quando si spengono le luci e accendiamo le candele l'atmosfera è satura. A qualcuno scappano le lacrime e sono contagiose. Ci si scambiano i regali, vestiti, indirizzi e abbracci ed è così triste e bello da sembra­ re irreale. Ho in mente una cosa sola: voglio torna­ re a rivivere tutto questo ancora una volta...».

27


...FANNO DIFFICOLTÀ ad emergere figure di riferimento (leader) tra gli educatori e i dirigenti delle Società sportive? (Marco P. - Roma)

Partiamo da un esempio noto: Pier Giorgio Frassati. Un leader? Dell'Azione Cattolica Tutti pronti a rispondere di sì. Chiediamoci il perché. Dalle testimonianze: era una persona normale, con quell'au­ torevolezza che viene da dentro. Un giovane che amava gli amici, si impegnava nelle associazioni giovanili, in quelle cari­ tative, studiava con impegno e con fatica, cercava di vivere in famiglia, seppure non fosse una famiglia facile, via via matu­ rava le sue idee politiche e soprattutto trovava il tempo per la preghiera, per il silenzio, per il dialogo spirituale - amava anche per questo la natura, in montagna soprattutto. E ora pensiamo a noi, alle persone che assu­ mono una responsabilità educativa. Siamo persone normali? Normali si diventa vivendo in pieno la nostra vocazione di laici nella società e nella Chiesa, senza bisogno di tante parole: nella vita quotidiana, con le scelte, con l'uso del tempo, con lo stile del dialogo, dell'ascolto, dell'accoglienza, dell'atten­ zione ai più deboli, della serenità, ... Una normalità da coltivare soprattutto nella dimensione spirituale, interiore perché porti con sé anche l'autorevolezza. Siamo persone che scelgono e accolgono con consapevolezza la responsabilità? L'impegno educativo non è una scelta di un periodo della vita: è una scelta di vita, un atteggiamento di fondo che qualifica genitori, insegnanti, educatori. Non dimentichiamo che responsabilità - in particolare in ambito edu­ cativo - rimanda a corresponsabilità, diventa capacità di condividere e alimentare insieme la responsabilità. Siamo persone disposte a dedicare tempo, energie, ... gratuitamente? E evidente che l'impegno educativo richiede preparazione, diventa una priorità, può assu­ mere intensità diverse, anche con responsabilità precise, a tempo, con la necessità di momen­ ti qualificati di specializzazione. Con questa prospettiva di riferimento emerge Risponde Maria Grazia Tibaldi

responsabile ufficio internazionale

**

nella quotidianità, nelle attività ordinarie per le sue qualità umane, morali, spirituali e per le sue specifiche capacità: non ci sono corsi che preparino questo tipo di leader, perché la formazione richiede investimenti a lungo termine nella chiesa e nella società, ma abbiamo la responsabilità di offrire occa­ sioni in cui scoprire i talenti educativi, suscitare la disponibilità educativa, motivare alla responsabilità, sostenere la formazio­ ne,...

Senza entrare nel dibattito sul Risponde Leo Leone, Coordinatore Nazione senso e la portata della Formazione CSI educativa della figura del leader, è indubbio che nel gruppo giova­ nile rivestano grande importan­ za figure di riferimento alle quali poter ispirare soprattut­ to comportamenti e scelte che, ovviamente, devono restare sempre autonome. Nella Società sportiva tali figure esistono... forse non appaiono. Esistono ed esercitano un peso positivo o negativo a seconda dei messaggi che inviano attraverso le parole, i gesti e più ancora i comporta­ menti. La domanda ha una sua legittimità se rapportata al fatto che spesso coloro che dovrebbero rivestire questo ruolo di riferi­ mento (dirigenti, allenatori, accompagnatori,...) si perdono in funzioni di natura riduttivamente tec­ nica o organizzativa, quando addirittura non svolgono una funzione diseducante. Si tratta nel più dei casi, di una mancanza di intenzionalità educativa, di consapevolezza cioè della finalità che si vuol proporre con l'attività sportiva, al di là dell'aspetto tecnicoagonistico-ricreativo. Quando è presente tale consapevolezza, allora il diri­ gente, l'allenatore, il tecnico-accompagnatore è di fatto un leader, o meglio, una figura di riferi­ mento per i ragazzi e per i giovani anche se... non lo dà a vedere.

Indirizzate i vostri Perché a: Stadium, via della Conciliazione, 1 - 00193 Roma OPPURE INVIATE UN FAX AL NUMERO 06/68802940


IL RACCONTO* di EDIO COSTANTINI

vete mai pensato che anche una Società sportiva potesse cambiare Succede. Soprattutto quando Da un po'look? di tempo provavo una forte insoffesi­ arriva stanche e senza risorse alla fine­ renza rispetto alle solite attività, ai soliti allena sportivo... capitato anche menti e alledell'anno solite partite: perchéÈ non riuscivano me,pola’ digloriosa GS Vìrtus... a regalarmiaun entusiasmo? Perché vede­ vo tutto come se fosse diventato una routi­ ne? Che fine aveva fatto la creatività? Il mio presidente ha ritenuto che forse una "river­ niciata" potesse costituire l’occasione per

A

ak

I

V

affrontare il nuovo anno sportivo con una marcia in più. Ma così non è stato. È proprio vero: quando qualcosa non fun­ ziona non serve coprire il problema con la vernice, semmai occorre togliere i vecchi stra­ ti per ricercare l’originaria tinta o per decidere di tinteggiare con nuovi e più vivaci colori. Mi sono chiesta allora se l’apatia che provo non sia dovuta al fatto che non c’è un "leader", uno che trascini, che sostiene, che dà forza, che dà coraggio...

ne possibili, di trovare persone che si spendano per mantenere sempre alto il nostro nome in virtù di alcuni valori che a tutti i costi vogliamo difendere. E per svolgere bene il nostro ruolo e le nostre attività abbiamo bisogno di dirigenti ed allenatori che sappiano essere anche dei "lea­ der", persone cioè che oltre la competenza met­ tono in gioco il loro carisma di trascinatori. I Io per prima avverto che manca una figura che | abbia la capacità di trasformare la massa che mi gravita attorno in gente appassio­ nata, in gente che di fronte alle difficoltà non si tira indietro dicendo «ma chi me lo fa fare» «che me ne importa!» Qualcuno insomma che sappia suscitare e creare entusiasmo. È la passione per le cose che si fanno che porta con sé la capacità di diventare leader, di trascinare altri nella follia dei propri progetti e di coinvolgerli nella loro realizzazione. Come fare a trovare qualcuno così? Ma esiste una scuola dove si formano leader?

LEADER

Bravi organizzatori ma poco motivati La crisi del leader è un problema sostanzial­ mente etico: se un dirigente e un educatore non ha motivazioni a supporto del suo impegno... se non sa dare voce ai valori che dicono chiara­ mente chi è e chi vuole essere... se non riesce a fare scattare negli altri la molla dell’interesse e dell’entusiasmo rispetto ad un impegno da por­ tare avanti... se considera l'attività sportiva solo qualcosa che merita cura solo negli aspetti orga­ nizzativi... se apprezza lo sport come occasione per primeggiare, evasione da tutto quello che opprime... se ritiene che non valga più la pena di darsi da fare per rendere concreto un ideale... non posso certo ben sperare. Io credo che una cosa del genere non debba capitare ad una società del CSI: il mio compito non è quello di fare gare per conquistare prima­ ti ma devo darmi da fare per promuovere la mia identità e quella delle persone che mi scel­ gono. La mia è una scommessa educativa che passa attraverso la strada dello sport. È una scommessa che corre sui binari dell’attività ludi­ ca, ricreativa, amatoriale e che rispetta i semafo­ ri del gratuito e del non violento. Il giorno in cui diventassi come tutte le altre società sportive... non d sarà più bisogno di me La mia esperienza di Sodetà sportiva mi dice che un buon leader non lo si trova per strada occorre formarlo. A questo punto mi piacereb be aprire una grande discussione sulle proposte formative da mettere a fuoco a questo scopo senza esimerà dal tentare di capire le anomalie che tali proposte possono evidenziare...

Il sogno di una Società sportiva: avere un leader! A Barbiana, non lontano da Firenze, - negli anni ‘50 - tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete. Di quella straordinaria esperienza è stato scritto addirittura un libro. Don Lorenzo Milani - questo il nome del prete - era considerato un prete rivoluzionario e folle: aveva messo su una scolaresca fatta da piccoli e adulti, soprattutto poveri, che si riuniva quando poteva e non aveva libri sui quali studiare ma solo esperienze di vita che diventavano spunto per insegnare e creare un po’ di cultura. Era con­ vinto che tutti dovessero avere le stesse oppor­ tunità d’imparare e di diventare consapevoli della propria esistenza. Il suo insegnamento più grande è racchiuso in una motto inglese: "I CARE", che vuol dire «me ne curo» «mi impor­ ta» «mi sta a cuore». Quanto mi sarebbe piaciuto conoscere questo prete, se non altro per metterlo in mezzo ai ragazzi, ai giovani e agli adulti che vengono da me solo per lasciarsi alle spalle i problemi e im­ pegnare parte del loro tempo libero. È stato un leader, non c'è dubbio. E ciò è dimostrato dal consenso che ha saputo creare attorno a lui. Ma... esiste una Società sportiva che sappia coniugare «L’importante è partecipare» di De Coubertain con «I care» di don Milani? Noi Società sportive siamo le prime a pagare lo scotto della carestia di leader. Ci pensate? La nostra vita si fonda sulla capacità di condividere la passione per la pratica sportiva con più perso­

(*) La Società sportiva G.S. Virtus continua a raccontarsi

Lo farò la prossima volta.


Giovani e generazioni giovani manifestano profonde esigenze di senso e mostrano significative aspirazioni per una vita umana più ricca di contenuti essenziali. Ma, nello stesso tempo, appaiono incerti, disorientati, immersi in tante contraddizioni e vuoti esistenziali. Troppo facile è dare la colpa di questa situazione soltanto a loro, oppure soltanto agli adulti, che pure sono spesso incapaci o impossibilitati a orientarli in maniera positiva. E neppure avrebbe senso scaricare le responsabilità in modo anonimo sull'intera società. Occorre, piuttosto, che si vedano le responsabilità di tutti e di ciascuno. E che, tutti assieme, si cerchi di trovare soluzioni adeguate ai problemi attraverso un maggiore impegno e solidarietà da parte di ciascuno». Così il cardinale Giacomo Biffi inquadra nella sua presentazione i contenuti di questo volume (Giovani e generazioni, a cura di P. Donati e I. Colozzi, Ed. Il Mulino, pp. 330, L. 35.000), che rappresenta l’esito di un’indagine voluta dal Comitato Preparatorio al XXIII Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna. In un’altra occasione Stadium analizzerà per i suoi lettori i risultati completi della ricerca. Nel frattempo, per inquadrare l’argomento, proponiamo alcuni altri stralci della presentazione del card. Biffi. «Nel maggio 1996 i Vescovi dell’Emilia Romagna, in un documento sulle stragi del sabato sera, denunziavano il fatto che “per i giovani sembra non esserci posto in questa società, soprattutto per le loro domande di fondo". L'indagine riportata in questo volume costituisce una conferma empirica di tale denuncia e, nelle stesso tempo, apre nuovi orizzonti di comprensione e di azione per dare ai giovani concrete speranze che nel prossimo futuro le cose non vadano più in quel modo. Da un lato, i risultati qui

f

Card. Giacomo Biffi Arcivescovo di Bologna.

esposti e commentati d fanno toccare con mano le enormi difficoltà che i giovani d’oggi sperimentano nel vivere una cresdta umana che si fa di giorno in giorno più ardua. Essi sono tentati da un relativismo etico che conduce a quel raggelante "senso di vuoto” di cui ha recentemente parlato Giovanni Paolo II. Dall’altro, però, si percepisce nei giovani una grande domanda di spiritualità, di onestà, di fiduda, di altruismo, di voglia di vivere una “vita buona". iene dunque ben a proposito il XXIII Congresso Eucaristico ■ che ha come tema “Gesù Cristo unico Salvatore del mondo ieri, oggi e sempre”. Il Congresso propone il tema della salvezza in Cristo, come faro che può illuminare il loro cammino. La salvezza proposta da Cristo è essenzialmente ultra-terrena, ma non è disgiungibile da come l’uomo conduce la sua vita in questo modo e da come organizza la società, le sue

istituzioni, i suoi stili di vita. Perché abbiamo bisogno di salvezza? E dove cercarla? È evidente che i giovani sentono il problema, ma che spesso lo percepiscono in modo confuso. Essere salvi da che cosa e da chi? Privi di memoria storica, essi tendono ad avvertire il bisogno di salvezza in maniera solo emotiva: non "tematizzano” la salvezza. Confondono talora la salvezza con la salute e il benessere, o con l’appagamento di vaghi sentimenti affettivi e/o spirituali. Spetta a chi ha compiti educativi mostrare loro che la vera salvezza proviene dal dono di Dio, che si manifesta nel tempo... «Si è scelto di affrontare la problematica dei giovani nella chiave interpretativa dei rapporti fra le generazioni. Infatti, se è vero che le difficoltà dei giovani nascono da squilibri fra le generazioni, è altrettanto vero che la loro risoluzione deve essere cercata in nuove relazioni di responsabilità e solidarietà fra le stesse generazioni. E per far

questo il tempo è breve. È breve perché questi rapporti si stanno consumando rapidamente. I giovani non debbono pensare che la loro età di vita possa essere prolungata sempre più oltre, quasi fosse un’eterna adolescenza, senza precise decisioni e assunzioni di responsabilità nel tempo presente. La carità di Cristo ci urge, oggi e sempre. Ogni persona umana, quale che sia la sua età, è chiamata a rispondere ai compiti e alle sfide che incontra. La Chiesa offre ai giovani le sue speranze».


Le parole del “Patto” GIOGO questo “tempo", che nel racconto della creazione è simboleggiato dal "riposo” di Dio nel settimo giorno, la storia umana troverà il suo compimento. Il gioco e la gioia hanno dunque una radice teologica e un valore spirituale. Sono una gioiosa antidpazione della vita futura, un’avvincente figura del mondo che viene. Ad ogni angolo di strada riceviamo pressanti inviti ad esperienze di piacere (del bere, del mangiare, del sesso, del successo ecc.) legate per lo più alla parte istintivo-corporea. La gioia è invece una “Il gioco e la festa situazione di benessere più ricca; non si esaurisce sono caratteri essenziali e qualificanti nello schema elementare "bisogno-risposta al bisogno", ma coinvolge i piani più elevati della di tutte le attività associative" (Patto Assodativo n. 5) persona. Favorire la dimensione ludica dello sport dovrebbe perdo essere uno dei compiti primari di Di questi tre aspetti, tuttavia, il gioco è certamente un'assodazione di ispirazione cristiana qual è il quello più affascinante. CSI. Lo sport esalta la gioia di vivere, senza Dire che cosa sia il gioco è difficile, anche se tutti, eliminare il dovere. E se non viene dalla comunità almeno da bambini, abbiamo giocato. E forse ecclesiale questo invito alla riscoperta del valore possibile dire cos’è la felicità o il dolore, l’amore umanizzante del gioco e della gioia, da dove si oppure l’odio? No, non si può. Le esperienze e i potrà sperare di riceverlo? Un'azione educativa tesa sentimenti più profondi sfuggono alle definizioni solo ad esaltare la dimensione del dovere rischia verbali. Sono indicibili. facilmente di chiudere i canali dell’incontro Ma non importa, in questa sede, cercare definizioni soprattutto con i giovani che, più degli altri, concettuali. Importa invece ribadire che il gioco, avvertono l’esigenza di esperienze gioiose. nella vita umana, è una cosa seria, perché Il filosofo Nietzsche lamentava che i cristiani contribuisce ad umanizzarla. Qualcuno ha anzi deprezzassero la loro fede con la tristezza delle paradossalmente scritto che chi non gioca non è... loro facce. In Isaia (66,5) i nemid sfidavano i giusti una persona seria. dicendo: "Mostri il Signore la sua gloria, e voi fateci A noi ora interessa toccare due punti: anzitutto, vedere la vostra gioia ”. È una sfida che va perché il gioco è importante; poi, quale spazio il accettata. "Fammi sentire gioia e letizia ", prega il gioco può avere - deve avere! -, nell'attività sportiva. cristiano col salmo 51. "Rallegratevi sempre nel Circa l’importanza del gioco c’è anzitutto un profilo Signore"raccomandava S. Paolo ai Filippesi, psichico da evidenziare. Il tempo del gioco è come ricordando così che la gioia non è un optional, ma un periodo di vacanza: è un momento libero dagli il clima necessario per vivere e testimoniare la usuali impegni quotidiani, un'occasione per fede. Un cristiano che non si ritrovi più felice, dopo sviluppare la fantasia e la creatività, per fare cose aver osservato i comandamenti e soprattutto lo "inutili", gratuite, per abbassare il livello spesso spirito delle beatitudini evangeliche, dovrebbe pericolosamente alto della tensione psicologica. In dubitare della qualità della propria fede. qualche modo, il gioco offre all'homo ludens la Lo sport è senza dubbio un luogo privilegiato per possibilità di una rivincita suU'homo faber. L’attuale autentiche esperienze di vita umana, e anche per società, facendo diventare necessario quello che rendere ragione della fede cristiana. Ecco allora una volta era superfluo (e c’è da temere che, allo l'altro punto di questa riflessione. In che modo lo stesso modo, nel prossimo futuro riterremo sport promosso dal CSI può esaltare il gioco e la assolutamente necessario dò che ancora d appare gioia di vivere, e anticipare la festa della vita superfluo), spinge a lavorare e guadagnare sempre futura? Come può diventare per tutti uno spazio di di più per soddisfare il crescente bisogno di beni di libertà, di gioia e anche di poesia, e far crescere consumo. E la vita diventa sempre più stressante. quella "teologia del bello” di cui scriveva il Chi trova spazi per giocare si pone in teologo Berard Haring, per la quale le cose sono controtendenza mettendo in primo piano i valori viste non come utili ma come manifestazione della della gratuità e della libertà, il primato dell’essere bellezza suprema? sulla smania dell’avere. Tutti i responsabili dell’Assodazione - siano essi Ma c’è un ulteriore orizzonte che il gioco aiuta a dirigenti del settore politico-organizzativo raggiungere. L'orizzonte spirituale. Il gioco e la gioia (presidenti, segretari, amministratori,...) come anche che esso genera, infatti, esprimono un bisogno che del settore sportivo (allenatori, arbitri, animatori,...) -, affonda le radia nella destinazione finale dell’uomo sono invitati a cercare risposte adeguate a tali e della storia. Il cristiano sa che dopo il tempo domande. Offrirle confezionate e pronte per l’uso presente (cronologico), segnato dal lavoro e dalla ammesso che ne siano capad -, è un ostacolo fatica, verrà il tempo ultimo e definitivo all'impegno, e al gusto, della ricerca personale. (escatologico), il tempo della festa senza fine. In 1 Patto Assodativo targato CSI, come i lettori avranno notato, d offre ogni mese lo spunto per una breve riflessione sull’identità dell’Assodazione e sulla qualità del... suo prodotto, che è l'educazione mediante lo sport. Questa volta il Patto d ricorda che, insieme al movimento e all'agonismo, il gioco è uno dei tre elementi che qualificano un’attività come sportiva.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Stadium n. 9-10/1997 by Stadium - Issuu