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Stadium n. 8/1977

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Segnalazioni I libri segnalati in questa rubrica ci vengono gentilmente concessi dalle rispettive Case editrici. In calce o all’inizio di ogni segnalazione sono riportati tutti i dati necessari al loro acquisto (autore, titolo, editore, prezzo). Chiunque desiderasse quindi venire in pos­ sesso di una delle opere citate, potrà rivolgersi ad una qualsiasi libreria che, se non avrà disponibile il libro, provvederà a richiederlo alla Casa editrice sulla base dei dati forniti.

Direi ture responsabile: Aldo Notarlo

IL GIOCO PROIBITO

STADI UM si propone

lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo alto sviluppo comunitario.

di P. G. Grasso e L. De Jorio - Edizioni UGRIS, via Pro­ perzio 32, 00193 Roma, L. 6.000.

cerca scientifica esemplarmente chiaro e convincente.

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IL

GIOCO

PROIBITO

STADIUM è ima tribuna aperta. Tulli sono invitali a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

STADI UM

chiede a lutti i soci \ un'attenzione costantemente critica ; e una collaborazione ■ generosa.

Grafica di Alberto Greganti Copertina di Alfredo Brasioli

In 250 pagine il rapporto sul­ la ricerca condotta dall'UGRIS (Universitas Gruppo di Ricerca e di Intervento sociale), sotto la direzione del prof. Pier Giovanni Grasso docente di psicologia so­ ciale all'università di Roma, per conto del Centro Sportivo Ita­ liano. La 'lettura di questo rapporto è di straordinario interesse, non solo per le conclusioni della ri­ cerca che vi sono riportate, ma anche per la descrizione del mo­ dello metodologico usato nella rilevazione e interpretazione dei dati.

Anche chi non ha dimistichezza col metodo scientifico, ha mo­ do di seguire qui agevolmente il discorso analitico: la stessa terminologia psicologica e le tecniche di elaborazione statisti­ ca sono rese comprensibili ai « non addetti ai lavori », i quali possono avere la rara soddisfa­ zione di leggere un testo di ri-

Il campione di 1256 studenti raggiunto (47% maschi e 53% femmine) è stato estratto dalla massa dei frequentanti le scuole secondarie di Roma, dai licei agli istituti tecnici, magistrali e professionali. Tale campióne è sufficientemente rappresentati­ vo. in senso statistico, della po­ polazione studentesca romana delle scuole superiori. All'interno di questo campio­ ne. sono analizzati gli aspetti, i valori e gli atteggiamenti più im­ portanti del fenomeno sportivo italiano: l'mmagine dello sport nel quadro degli interessi giova­ nili e degli ambiti della vita per­ sonale e sociale odierna (politi­ ca, società, scuola...); la pratica sportiva nelle sue percentuali e modalità di attuazione, nel rap­ porto con i tratti della persona­ lità dei giovani, nei suoi condi­ zionamenti sociali.

Il questionario utilizzato è sta­ to studiato in modo da sollecita­ re risposte non solo a domande specifiche sullo sport, ma anche a questioni riguardanti la situa­ zione psicologica e sociale dei

soggetti, e in particolare i loro interessi e orientamenti cultu­ rali.

Il volume, redatto con assolu­ ta serietà scientifica cosi come la stessa ricerca da cui deriva, costituisce per gli operatori spor­ tivi di ogni ruolo (anche per i tecnici) uno strumento prezioso e sicuro per rapportarsi con i giovani e operare con loro per un rinnovamento dello sport e della vita. Il lavoro è suddiviso in questo modo:

— Cap. 1: Introduzione. — Cap. 2: Impostazione metodologica della ricerca - Il con­ cetto di sport e le ipotesi da verificare.

— Cap. 3: Descrizione del cam­ pione • La rappresentatività e le caratteristiche del cam­ pione.

— Cap. 4: Risultati della ricer­ ca. — Cap. 5: Conclusioni.

« IL GIOCO PROIBITO » viene of­ ferto ai soci del CSI al prezzo speciale di L. 3.000. Indirizzare le richieste alla Presidenza na­ zionale del Centro Sportivo Ita­ liano, via della Conciliazione n. 1 - 00193 Roma.

STORIA DELLO SPORT IN ITALIA, Dalle società ginna­ stiche dell'associazionismo di massa di Felice Fabrizio - Guaraldi editore, 1977, L. 4,500. Un modo finalmente nuovo di guardare alla storia dello sport. Non più soltanto punteggiata di campioni e risultati, ma conside­ rata, qual è, una parte non se­ condaria della vita e dell'evolu­ zione della società.

Cento anni di storia dello sport italiano vista particolarmente nell’ottica dello sport di massa, della nascita, dello sviluppo e delle vicende dell'asso­ ciazionismo sportivo a tutti i li(segue in III di copertina)


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La tanto sospirata « 382 -, o meglio le norme di attuazione della delega che il Governo ha avuto dalla legge 382 del 22 luglio 1975 per il completamento dell'ordinamento regionale, dopo un parto lungo e tra­ vagliato sono venute alla luce. Si era partiti da lontano con una preparazione seria: una Commissione di esperti ci ha lavorato per due anni sottoponendo poi il frutto dei la­ vori ad un apposito gruppo parlamentare e alle Regioni. Ritengo che le Regioni ne siano uscite con più poteri anche se la strada per smantellare lo Stato centralista sarà molto lunga: il braccio di ferro comincerà sulle interpretazioni e sulle applicazioni della legge che, come tutte le cose umane, non è perfetta. Tanto più questa che voleva e vuole significare il passaggio di fun­ zioni e quindi di poteri da Roma, simbolo dello Stato centralista, ano­ nimo e autoritario, alle Regioni, simbolo di uno Stato più vicino alla gente e ai suoi bisogni. Cosa sia successo negli ultimi giorni prima del parto è facile im­ maginarlo: a scena chiusa vedevamo soltanto muoversi, anzi agitarsi, la tenda della Presidenza del Consiglio e del Ministro per le Regioni. Pensate che la 382 scioglie 62 Enti di Stato: erano di più, qualcuno ce l'ha fatta a salvarsi per il rotto della cuffia! E per lo sport come è andata? Diciamo subito che poteva andare meglio dal momento che le forze interessate, che potevano essere in contrasto fra loro (per intenderci CONI da una parte - Regioni ed Enti di promozione dall'altra), si erano messe d'accordo con un documento conclusivo di un Convegno svoltosi a Roma il 1° aprile 1977 nella sede di rappresentanza della Regione Pie­ monte, il cui Assessore, coordinatore tra tutte le Regioni della materia, ne aveva preso l'iniziativa. Il CONI era rappresentato ufficialmente da Franchi, designato all' uopo dalla Giunta del CONI riunitasi straordinariamente per la bisogna e nonostante l'assenza di Onesti (era fuori Italia per impegni di CIO). Il documento diceva molto « di più » di ciò che i legislatori hanno prodotto nella « 382 », e direi anche « di meglio », specialmente al fine di fare chiarezza sui nuovi ruoli che ne sarebbero usciti: Regioni (ossia Stato) da una parte e associazionismo (ossia CONI-Federazioni ed Enti di promozione) dall’altra. In più il documento faceva una proposta di « baiocchi »: non basta trasferire funzioni, ci vogliono anche i soldi. Quali soldi? Il documento unitario diceva cosi: « Per l'espletamento di tali funzioni viene istituito un fondo speciale a termine di cui alla Legge 16-5-1970 n. 281 art. 12, costituito anche dalla quota attualmente di competenza dello Stato sui proventi del Totocalcio. Ciò in attesa della riforma della finanza locale e della istituzione di un apposito capitolo di spesa nel bilancio dello Stato capace di garantire, al di fuori della alcatorietà del concorso pronostici, il sostegno alle at­ tività motorie e sportive a tutte le forze interessate nel rispetto dei loro specifici ruoli ». Ma veniamo al testo.

Per lo sport l'articolo chiave della « 382 » è l'articolo 56 che dice, al comma b, circa le funzioni attribuite: « La promozione di attività sportive e ricreative e la realizzazione dei relativi impianti ed attrezzature, di intesa, per le attività e gli impianti di interesse dei giovani in età scolare, con gli organi scolastici. Restano ferme le attribuzioni del CONI per l'organizzazione delle attività agonisti­ che ad ogni livello e le relative attività promozionali. Per gli impianti e le attrezzature da essa promossi, la regione si avvale della consulenza tecni­ ca del CONI ». Due considerazioni: la prima è che il titolo dell'art. 56 è esattamente « Turismo e industria alberghiera ». Lo sport è quindi ancora considerato

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un’appendice del turismo, non ha avuto l'onore di avere un articolo tutto suo! La seconda è che l'articolo in questione, se da una parte attribuisce alle Regioni, senza più reticenze, la promozione delle attività sportive e ricreative, e questo è positivo, dall’altra riconferma le attribuzioni del CONI per l'attività agonistica.

Sul nominalismo si può discutere fino alla fine dei secoli perché si può facilmente dimostrare che tutto lo sport è contemporaneamente agonistico, ricreativo e formativo. Il problema è come dobbiamo lavorare tutti senza pestarci stupida­ mente i piedi sulla stessa piastrella, in una strategia che ci veda impe­ gnati a realizzare il diritto allo sport. Il CONI ha cominciato, in proposito, a dare il buon esempio. Il Con­ siglio nazionale, infatti, nelle linee programmatiche per questo quadrien­ nio, ha detto:

« Il Comitato Olimpico Italiano, non si è tirato indietro. Esso ha intanto individuato tre momenti fondamentali della pratica sportiva: il primo dell'attività con prevalente carattere motorio e finalità formative di base; il secondo dell’attività con prevalente carattere agonistico e finalità tec­ niche; il terzo dell'attività sportiva ricreativa e di tempo libero, con fi­ nalità di varia natura culturale e sociale.

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Ha quindi cercato di stimolare e di incoraggiare anche i due momenti cioè il primo e il terzo che non sono di sua esclusiva competenza. Infatti il CONI ha, per legge e per delega di Stato, un campo proprio e naturale di competenza e di impegno: quello della attività sportiva con premi­ nenti finalità tecnico-agonistiche. Ribadito che, per ragioni storiche ed in virtù di un riconoscimento legislativo e di mandato internazionale, esso ha il pieno diritto di in­ tervento, di organizzazione e di controllo su tale materia che deve essere gestita in piena libertà e autonomia, il Comitato Olimpico si è detto pronto ad andare incontro a tutti coloro che intendono gestire gli altri due momenti dell’attività sportiva.

I destinatari di tali importanti funzioni sono le forze politiche e sociali: lo Stato, la Scuola, le Forze Armate, le Regioni, gli Enti locali, gli Enti di Propaganda sportiva, le Organizzazioni sindacali, le Associa­ zioni di tempo libero ecc. A tutte queste forze il CONI desidera andare incontro, mettendo a disposizione le sue esperienze, i suoi quadri, le sue attrezzature ». Questo per la questione dei » ruoli »: ci sarà quindi da mettersi sotto con buona lena (è un nodo fondamentale che deve sciogliere il Comitato per lo sviluppo dello sport).

Per la questione dei « soldi » la legge 382 tace: è buio pesto! Dove li pigliano le Regioni che vogliono operare, ora che hanno la competenza per legge? Qui si continua a pestare acqua nel mortaio. Lo Stato non aveva nel suo bilancio una lira per lo sport (salvo il Ministero della Pubblica Istruzione) e quindi non ha potuto trasferire ciò che non esisteva. E questo è un altro grosso nodo che attende il Comitato per lo

sviluppo dello sport. Se l'obiettivo di una politica sportiva è la riforma, la 382 vi dà il suo contributo, modesto, ma lo dà. Non esultiamo, però ne siamo soddisfatti.

E' qualcosa di più di un topolino.

Aldo Notarlo

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Politica

In sintesi la «382» sullo sport Le nuove norme sul decentramento regionale, per quanto riguarda lo sport come per tutte le altre materie, impegneranno il dibattito politico e la riflessione amministrativa per molto tempo. Ripromettendoci anche noi di ritornarci su, ne riportiamo ora i dati essenziali riguardanti lo sport.

Le norme sul decentramento re­ gionale, anche in materia di sport, sono ormai note come « Legge 328 », ma esse per l'esattezza sono con­ tenute nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 24 lu­ glio 1977, apparso sul supplemento alla Gazzetta Ufficiale n. 234 del 29 agosto. Il decreto ha valore di legge ordinaria in virtù della delega conferita in tal senso al governo appunto dalla nota Legge 382. Avvertendo i nostri dirigenti che su « Csiflash » del mese di settem­ bre sono illustrate dettagliatamente le norme del decreto riguardanti la materia sportiva, riportiamo qui di seguito una sintesi degli aspetti più importanti.

LE ATTIVITÀ’ SPORTIVE

Tra le funzioni amministrative at­ tribuite alle Regioni sono compre­ se: « la promozione di attività spor­ tive e ricreative e la realizzazione dei relativi impianti ed attrezza­ ture, di intesa, per le attività e gli

impianti di interesse dei giovani in età scolare, con gli organi scola­ stici. Restano ferme le attribuzioni del CONI per l’organizzazione delle attività agonistiche ad ogni livello e le relative attività promozionali » (art. 56). Anche ai Comuni, per quanto di loro competenza, sono attribuite funzioni amministrative in materia di « promozione di attività ricreati­ ve e sportive » (art. 60). Sempre ai Comuni, spettano il rilascio della licenza per l’insegna­ mento dello sci e la concessione del­ la licenza per spettacoli sportivi. GLI IMPIANTI SPORTIVI

Per ciò che concerne gli impianti e le attrezzature, si può dire che alle Regioni è stata attribuita una competenza totale, sia per quanto è contenuto nel citato art. 56 sia per altre funzioni trasferite in materia di lavori pubblici che riguardano le opere pubbliche di qualsiasi natura (art. 87) nonché gli interventi di edi­ lizia residenziale a abitativa pubbli­ ca è convenzionata (art. 93). Sempre alle Regioni competono i procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, le dichiarazioni di indifferibilità e urgenza dei la­ vori e le occupazioni temporanee di urgenza (art. 106). Alle Regioni spetta anche, in ma­ teria urbanistica, la disciplina dell’ uso del territorio in tutti i suoi aspetti (art. 80) e ogni tipo di inter­ vento per agevolare al credito. Infine, sono di competenza regio­ nale le opere di edilizia scolastica, mentre resta di competenza statale l'edilizia univeritaria. Ai Comuni compete: — le funzio­ ni amministrative attinenti all’i­ giene delle attività sportive (insie­ me alle Regioni — art. 27); — la li­ cenza di agibilità per gli impianti

sportivi e luoghi di pubblici spetta­ coli sportivi (art. 19); — la licenza per le piscine (art. 19); — i regola­ menti del Prefetto per la sicurezza nei locali di pubblico spettacolo; — la gestione di impianti e servizi complementari alle attività turisti­ che.

TUTELA SANITARIA E IGIENE DELLE ATTIVITÀ’ SPORTIVE Anche in questa materia le fun­ zioni attribuite alle Regioni e ai Co­ muni sono amplissime. Alle Regioni: — la promozione, il mantenimento e il recupero dello stato di benessere fisico e psichico della popolazione, ivi compreso an­ che tutto ciò che si riferisce alla tu­ tela sanitaria delle attività sportive (art. 27); — le funzioni relative alla tutela sanitaria delle attività sporti­ ve svolte dalla Federazione medico­ sportiva italiana e i Centri di medi­ cina sportiva del CONI (art. 27); — la determinazione, sentiti i Comuni, degli àmbiti territoriali adeguati al­ la gestione dei servizi sociali e sa­ nitari (art. 25); — la formazione professionale diretta allo svolgimen-

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to di professioni sanitarie ausiliarie e di arti sanitarie ausiliarie, com­ presa quindi anche la formazione professionale dei massaggiatori sportivi. Ai Comuni, singoli o associati, so­ no attribuite tutte le funzioni ammi­ nistrative riguardanti la materia sa­ nitaria che ora è di competenza re­ gionale. Le Province, nell’àmbito dei pia­ ni regionali approvano i program­ mi di localizzazione dei presidi sa­ nitari ed esprimono pareri sulle de­ limitazioni territoriali.

Politica

Costituito il Comitato per lo sviluppo dello sport Disciolto il Comitato CONI-Enti, è stato costituito il « Comitato per lo sviluppo dello sport » che comprende il CONI, gli Enti di promozione e la Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL. Significato e prospettive del nuovo organismo.

DISPOSIZIONI GENERALI

Molto importanti sono le disposi­ zioni generali contenute negli arti­ coli 3 e 11 del Decreto. AH’art. 3 si dice che la funzione di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative delle Regio­ ni a statuto ordinario spetta allo Stato e può essere esercitata o con legge, o mediante deliberazioni del Consiglio dei Ministri, o anche es­ sere delegata di volta in volta al C.I.P.E. AH’art. 11 si dice che lo Stato de­ termina gli obiettivi della program­ mazione economica nazionale con il concorso delle Regioni. Infine, è da tener presente che, salvo disposizioni in contrario per alcune competenze le norme del De­ creto in questione hanno effetto dal 1° gennaio 1978.

Il 21 luglio scorso un importante fat­ to ha segnato una svolta nel lavoro unitario avviato dal CONI e dagli Enti di promozione c nei contatti intrapre­ si con la Federazione unitaria CGILCISL-UIL. Il « Comitato per lo svilup­ po dello sport » di cui si parlava da tempo e che negli ultimi mesi sem­ brava essere stato messo in discussio­ ne è stato finalmente costituito.

La costituzione del nuovo Comitato è avvenuta dopo aver proceduto allo scioglimento del precedente Comitato CONI-Enti di promozione sportiva. La decadenza di tale Comitato è stata più un atto formale che altro, in quanto in tal modo si è facilitata al Sindacato la partecipazione diretta ad un nuovo, ap­ posito organismo, evitando che il suo ingresso nell’àmbito dello sport appa­ risse o un’intrusione o una semplice ag­ gregazione a titolo di consulente o di esperto. Il Sindacato, infatti, si ritiene in diritto e in dovere di assumere a pieno titolo e direttamente la proble­ matica sportiva, anche se — proprio in occasione della riunione costitutiva del Comitato — ha ribadito che non si considera una « forza sportiva », e cioè una forza che intenda gestire l'attivi­ tà sportiva, ma una forza sociale pie­ namente abilitata a gestire la politica dello sport. Dicevamo, dunque, che la decadenza del Comitato CONI-Enti di promozione è stata necessaria e formale: infatti si è espressamente detto che il lavoro pre­ cedentemente avviato e le intese rag­ giunte non sarebbero state affatto di­ sattese. In particolare, il nuovo Comi­ tato per lo sviluppo dello sport si è impegnato a valorizzare nel miglior modo i documenti elaborati dai nove sottocomitati che nel giugno scorso hanno concluso la prima fase del la­ voro. A nessuno sfugge il significato poli­ tico della costituzione del Comitato: rappresenta la conferma della volontà di affrontare unitariamente i problemi dello sport da parte delle tre forze sociali che a tali problemi sono più direttamente interessate, pur da diver­ se angolazioni e campi specifici di in­ teresse.

Con la costituzione del Comitato si risolve praticamente anche il dubbio sulle forze che dovessero essere chia­

mate a comporlo. Si è scelta la solu­ zione senza dubbio più chiara e più logica: il Comitato è formato da forze omogenee tra loro in quanto impegna­ te direttamente in campo sportivo e sociale. Le forze politiche (i partiti) e le istituzioni pubbliche (parlamento, governo, Regioni ed Enti locali) costi­ tuiscono gli interlocutori diremmo qua­ si naturali del Comitato, coloro ai qua­ li il Comitato rivolgerà le istanze dello sport e le proposte di intervento po­ litico e legislativo. Ciò non significa evi­ dentemente che con tali forze non si intratterranno rapporti tendenti a con­ frontare posizioni e anche a ricercare insieme soluzioni concordate, ma in­ tanto la distinzione, diciamo, di com­ petenze e di responsabilità rimane de­ finita in modo chiaro. Le parti che hanno costituito il Co­ mitato concordano inoltre nel ritenere che la sua funzione non si limiti sol­ tanto a elaborare proposte politiche e legislative, ma anche a portare avanti iniziative sia politiche sia di altro tipo che si rivelino necessarie e opportune per raggiungere il comune obiettivo dello sviluppo dello sport. Anche que­ sto, come si comprenderà, è un aspet­ to di grande rilievo e suscettibile di importanti sviluppi. Il Comitato è tornato a riunirsi il 4 ottobre. Ha discusso, in termini ancora generali, il metodo e i meccanismi del suo lavoro, gli obiettivi che si propone, i principali e più urgenti problemi su cui concoraare al più presto una linea uni­ taria, con particolare riferimento al significato e alle conseguenze del de­ creto di applicazione della legge 382. Si è trattato di un'ottima discussione, ma si è giudicato prematuro prendere qual­ siasi decisione, almeno prima della pros­ sima riunione fissata per il 27 ottobre che costituirà in certo senso il prolun­ gamento di questa. Anche per l'organizzazione funzionale del Comitato sono stati assunti orienta­ menti di massima: è stato costituito un Comitato di Presidenza, formato dai rappresentanti delle tre forze compo­ nenti, e due gruppi di lavoro, uno sul decreto della legge 382, l’altro incaricato di elaborare un progetto unitario di poli­ tica e azione sportiva; Paolo Borghi, infine, capo del Servizio Tecnico Spor­ tivo del CONI, è stato confermato se­ gretario del Comitato.


Politica

SUL FRONTE DEI PARTITI

DC e PCI: DUE STRADE DIVERSE VERSO LA RIFORMA Si direbbe che l’interesse dei partiti, almeno dei maggiori, verso lo sport sia ormai un fatto acquisito. Questo è già un fatto positivo. Per il resto, è di grande interesse seguire e partecipare al dibattito che tra essi si va sviluppando sulle differenti linee politiche che caratterizzano i vari progetti.

:Cominciamo dal PSI. Il responsabile del partito per i problemi del settore, Gabriele Moretti, si è fatto vivo sull'Avanti con un articolo dedicato alle universiadi, in cui sostiene, con una specie di appassionata arringa avvoca­ tesca, che queste manifestazioni inter­ nazionali hanno un valore e uno spazio autonomo rispetto alle olimpiadi. Per­ ché, per chi o contro chi sostenga tale nobilissima tesi vi preghiamo di an­ darlo a chiedere all’interessato perché noi francamente non l'abbiamo capito. Ma a confonderci maggiormente le idee giunge in fondo all'articolo un ca­ poverso, tra l'altro completamente avul­ so dal discorso precedente, in cui te­ stualmente è scritto: «Non abbiamo af­ fatto condiviso le opinioni di chi vo­ leva o vuole attribuire al CONI il ruolo esclusivo di preparazione olimpica. Piut­ tosto che al ghetto dell'agonismo che ne costituirebbe la logica premessa, il CONI va richiamato o sollecitato — se è vero che ha avuto finora interlocu­ tori indifferenti o apatici — ad un im­ pegno per lo sport che abbia anche pun­ te di sofisticata specialità ma che ne possa anche prescindere ». Chiaro, no?

I CAPISALDI DELLA D.C. PER UNA LEGGE-QUADRO

Durante la « Festa nazionale dell’ami­ cizia » di Palmanova, <il 23 settembre, l’Ufficio Attività di Massa della DC ha organizzato una tavola rotonda sullo sport. Vi hanno partecipato rappresen­ tanti di Enti di promozione sportiva, del CONI e delle Federazioni, della stampa e della radiotelevisione, uomini politici e forze sociali. Nella sua relazione introduttiva, il re­ sponsabile nazionale del settore sport c tempo libero, Tommaso Bisagno, ha tra l'altro presentato alcuni orienta­ menti di fondo ai quali il partito in­ tende ispirarsi per la formulazione di una legge-quadro sullo sport, resa indi­ spensabile e urgente anche dal decen­ tramento sportivo regionale attuato con il decreto di applicazione della legge 382.

Immagini della « Festa nazionale dell’amicizia » organizzata dalla Democrazia Cristiana a Palmanova. Durante la stessa si è svolta una « tavola rotonda » sullo sport della qua­ le riportiamo in queste pagine i principali temi dell’introduzione svolta dall’On. Bisagno.

Riportiamo gli otto punti che costi­ tuiscono i capisaldi di una legge nazio­ nale di riforma sportiva. Non sappiamo quanto essi siano condivisi dalle varie componenti del partito, e certamente saranno al più presto sottoposti ad un ampio confronto, ma è certo che al momento rappresentano sul fronte po­ litico la proposta più chiara e più or­ ganica di riforma sportiva. Ci auguria­ mo caldamente che la DC mantenga coerentemente tali posizioni, non foss’altro che per costringere gli altri part­ ner politici a confrontarsi con delle au­ tentiche linee di politica sportiva, uscen­ do finalmente da posizioni fumose che insabbiano il dibattito e agiscono di fat­ to come freno ad ogni possibile sbocco verso obiettivi di ogni tipo.

Ecco i punti fondamentali di una leg­ ge-quadro sullo sport espressi da Tom­ maso Bisagno.

a) La pratica delle attività moto­ rie e sportive, quale mezzo di salute,

di formazione e di ricreazione persona­ le e sociale, è un diritto di tutti i cit­ tadini e interesse della collettività. Lo Stato ne garantisce l'esercizio in appli­ cazione dei princìpi della Costituzione in materia di tutela della salute e di promozione delle attività educative, cul­ turali e sociali. b) Lo Stato favorisce in modo prio­ ritario lo sviluppo delle attività moto­ rie e sportive di massa, praticabili dalla generalità dei cittadini, con particolare riguardo dei soggetti, delle categorie so­ ciali e delle zone geografiche in situa­ zioni di maggior svantaggio e bisogno.

c) L'intervento dello Stato a favore della pratica motoria e sportiva si at­ tua: 1) mediante la realizzazione di ser­ vizi collettivi per lo sport e assicuran­ done la massima utilizzazione da parte di tutti i cittadini; 2) con il riconosci­ mento e il sostegno dell'associazionismo sportivo che persegua le finalità enun­ ciate dalla legge; 3) promuovendo e so-

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stenendo le iniziative più idonee a ren­ dere la pratica motoria-sportiva acces­ sibile a tutti i cittadini.

d) Tutte le espressioni associative dello sport hanno di fronte allo Stato parità di diritti. Esse sono riconosciu­ te e sostenute dallo Stato in base e nel­ la misura in cui concorrono al raggiun­ gimento delle finalità e degli obiettivi enunciati dalla legge, previo accertamen­ to della loro consistenza organizzativa e operativa sul piano nazionale e ai va­ ri livelli territoriali. Al CONI e alle Fe­ derazioni sportive nazionali, il ricono­ scimento e il sostegno sono garantiti anche in ragione delle competenze at­ tribuite loro dagli organismi sportivi internazionali e degli impegni che ne de­ rivano in relazione a una efficace par­ tecipazione italiana alle attività delle Federazioni sportive internazionali e del movimento internazionale olimpico. e) Lo Stato persegue le finalità in­ dicate dalla legge attraverso gli enti pubblici ai vari livelli territoriali — na­ zionale, regionale e locale — con una distinzione di ruoli e di competenze da definire in base a quanto già delineato nel Decreto di applicazione della legge 382. Per quanto riguarda la Scuola, suo compito è provvedere alla educazione psicomotoria e sportiva, sul piano cul­ turale e pratico, degli alunni in età evolutiva. Per quanto concerne la pro­ mozione e l'organizzazione di attività sportive, la Scuola rispetterà il diritto degli alunni al libero associazionismo e integrerà il suo intervento con i pro­ grammi e le iniziative della comunità locale.

fi L'azione di promozione delle atti­ vità motorie e sportive e la gestione dei servizi collettivi dello sport da parte dello Stato a tutti i livelli sono realiz­ zate con la partecipazione e il concorso dell'associazionismo sportivo e delle forze sociali interessate. g) A livello nazionale, per quanto di sua competenza, lo Stato persegue le fi­ nalità della legge istituendo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Servizio Nazionale dello Sport, il quale opera attraverso idonei organismi colle­ giali rappresentativi dello Stato, delle forze sportive e sociali a livello nazio­ nale, nonché degli organismi che le Re­ gioni e gli Enti locali si saranno auto­ nomamente dati per assolvere le analo­ ghe funzioni al proprio livello di com­ petenza. Gli organismi del Servizio Nazionale dello Sport hanno il compito di definire e coordinare, oltre gli interventi speci­ ficamente previsti dalla legge, anche l’a­ zione delle istituzioni pubbliche a livel­ lo nazionale per gli interventi di sup­ porto nelle materie che concorrono a creare le indispensabili condizioni per lo sviluppo dello sport. h) La costituzione di un fondo uni­ co per lo sport, con apposito capitolo del bilancio nazionale, garantirà lo svi­ luppo delle attività motorie e della pro­

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tica sportiva secondo le finalità e nel rispetto delle priorità fissate dalla legge. i) Con l'entrata in vigore della nuo­ va legge, è abrogata la legge 16 febbraio 1942, n. 426.

A chiusura del suo intervento, Bisagno ha detto anche che la DC è favo­ revole alla proposta legislativa di ini­ ziativa del governo con la quale si in­ tende abolire la sovrattassa pro-Friuli sul Totocalcio, istituita l'anno scorso e che ha contratto di circa dieci miliardi le entrate del CONI. Ma ha detto an­ che che la legge dovrebbe sancire la de­ stinazione di una parte dei maggiori fondi anche nella direzione dello sport sociale e di quelle forze che lo pro­ muovono.

LA CONFERENZA NAZIONALE DEL PCI SULLO SPORT Annunciata fin dalla scorsa primavera, si svolgerà nei giorni 26-27 novembre la 1* Conferenza nazionale del PCI sul­ lo sport. In questi giorni è stato diffu­ so un fascicolo in cui si presentano i temi di discussione per le assemblee lo­ cali di preparazione. Avendo modo di ritornare sull'argomento, ci limiteremo per il momento ad alcune osservazioni generali. Al fascicolo è unito il Disegno di leg­ ge presentato da Valori e altri senatori comunisti, ormai ampiamente noto e vagliato nei suoi vari aspetti. Ebbene, i temi di discussione per la Conferenza ora proposti fanno perno su tale Dise­ gno di legge e sono in certo modo fun­ zionali alla linea politica cui esso si ispira. Abbiamo già avuto modo di dire che tale linea politica ci sembra tutt’altro

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che chiara e per niente affatto organi­ ca. Per dirla chiaramente, essa appare come un piccolo capolavoro di compro­ messo sportivo, tra il vecchio che non si ha il coraggio di eliminare e il nuo­ vo che non trova spazio per farsi avanti. Le stesse incertezze, le stesse contrad­ dizioni emergono lampanti dagli attua­ li temi di discussione. Ad una analisi della situazione sportiva condotta con una precisione e una freddezza quasi matematiche, fa riscontro una serie di proposte sganciate l'una dall'altra, sen­ za che sia possibile afferrare né un filo conduttore logico o politico e neppure una plausibile motivazione tattica o strategica. Più leggiamo le proposte del PCI sullo sport, più ci appaiono come un insieme di tappe con le quali si pre­ tende di stabilizzare una struttura che già oggi cade a brandelli da tutte le parti. Sembra che il fascicolo preparatorio alla Conferenza sia stato preparato da diversi mesi e con ciò si spiegherebbe­ ro certe più vistose sfasature, ad esem­ pio con il decreto di applicazione del­ la 382, che un frettoloso rimaneggia­ mento non è riuscito evidentemente a eliminare. Ma noi crediamo che il pro­ blema sia di fondo e consista nell'as­ senza o quasi di una reale, chiara e or­ ganica linea di politica sportiva da par­ te del PCI. Sappiamo anche che tali ca­ renze sono ampiamente avvertite alla base e che in varie federazioni si stan­ no preparando a contestare tale linea e a proporre soluzioni di tipo sostan­ zialmente diverso. Ce lo auguriamo vi­ vamente, ben sapendo come in Italia ogni riforma finisca immancabilmente nel compromesso, e quindi non si capi­ sce proprio la necessità che il PCI lo assuma come linea politica fin dall’ini­ zio. Forse si tratta di realismo storico e politico, ma se è così tanto vale lascia­ re le cose come stanno.


Politica

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su sport e scuola Una legge sul potenziamento dell'attività sportiva universitaria che ha suscitato qualche perplessità — La Scuola apre uno spiraglio in più alle attività sportive e all’uso comunitario degli impianti.

Durante l’estate, oltre il decreto di applicazione della 382, sono stati ema­ nati due altri provvedimenti legislativi che riguardano lo sport. II primo riguarda l’università e si tratta della legge 28 giugno 77, n. 394 sul potenziamento dell’attività sportiva universitaria. La legge prevede che presso ogni università o istituto di istru­ zione universitaria sia istituito un co­ mitato che sovraintende agli indirizzi di gestione degli impianti sportivi e ai programmi di sviluppo delle relative attività. Tra i membri che compongono il Comitato ve ne sono due designati dagli enti sportivi universitari legal­ mente riconosciuti, che organizzano l’attività sportiva degli studenti su ba­ se nazionale (in pratica due rappresen­ tanti del CUSI). Per le finalità previste dalla legge viene stanziato un fondo (per il corrente anno di un miliardo e duecento milioni) con apposito capito­ lo nel bilancio della Pubblica Istru­ zione. La legge ha suscitato in molti moti­ vate perplessità in quanto emanata in un momento in cui si cerca di dare a tutta la materia sportiva soluzioni che tengano conto della globalità dei pro­ blemi. Basterebbe osservare che è pas­ sata più o meno alla chetichella nel momento stesso in cui si affidavano competenze sportive alle Regioni e ai Comuni senza stanziare a loro favore neppure una lira. Il secondo provvedimento legislativo (Legge 4 agosto 1977, n. 517) riguarda l’ordinamento scolastico più in genera­ le. È la ormai famosa legge con la qua­ le si aboliscono, tra l’altro, gli esami di riparazione. All’art. 2, riguardo alle attività scola­ stiche integrative nella scuola elemen­ tare, si dice che « ferma restando l’uni­ tà di ciascuna classe, al fine di agevo­ lare l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazio­ ne della personalità degli alunni, la programmazione educativa può com­ prendere attività scolastiche integrati­ ve organizzate per gruppi di alunni del­ la stessa classe oppure di classi diver­ se anche allo scopo di realizzare inter­ venti individualizzati in relazione alle

esigenze dei singoli alunni ». L’art. 15 stabilisce che per le prestazioni rela­ tive a tali attività scolastiche integra­ tive eccedenti l’orario d’obbligo, e co­ munque per non più di tre ore setti­ manali, la retribuzione per ogni ora di insegnamento è corrisposta in ragione di un ventiquattresimo del trattamen­ to economico in godimento. È facile comprendere che, se corret­ tamente applicata, tale norma potrà fa­ vorire anche il processo di rivitalizzazione dell’educazione fisica nella scuola elementare. Di più diretto interesse per le asso­ ciazioni sportive sono le norme che ri­ guardano l’uso degli impianti e delle attrezzature sportive scolastiche. Per quanto il principio dell’uso estrascolastico degli impianti sportivi scolastici fosse ormai sancito da precedenti de­

creti e leggi (D.P.R. 416 del 31-5-1974 e legge n. 412 del 5-8-1975), Kart. 12 della nuova legge stabilisce che « gli edifici e le attrezzature scolastiche possono es­ sere utilizzati fuori dell’orario del ser­ vizio scolastico per attività che realizzi­ no la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e ci­ vile; il comune o la provincia hanno (si noti la perla della grammatica mi­ nisteriale!) facoltà di disporre la tem­ poranea concessione, previo assenso dei Consigli di circolo o di istituto, nel rispetto dei criteri stabiliti dal Consi­ glio scolastico provinciale ». « Le auto­ rizzazioni sono trasmesse di volta in volta, per iscritto, agli interessati che hanno inoltrato formale istanza e de­ vono stabilire le modalità dell’uso e le conseguenti responsabilità in ordine alla sicurezza, all’igiene e alla salvaguardia del patrimonio ». La norma è in sé positiva e s'inqua­ dra nell’intento di favorire l’interrela­ zione fra la scuola e la comunità loca­ le nonché di attribuire agli Enti locali territoriali (comuni e province) la di­ sponibilità degli edifici scolastici di competenza e in ordine ai quali sono obbligati per legge a provvedere; ma è anche evidente che questa possibilità di utilizzo più ampia potrebbe anche nuocere all’uso (già limitato e diffici­ lissimo) degli stessi impianti per fini sportivi. D’altro canto, va messo in ri­ lievo e opportunamente valorizzato il passo in cui si afferma che la conces­ sione degli impianti deve essere finaliz­ zata ad attività che realizzino la fun­ zione della scuola come centro di pro­ mozione culturale e sociale, essendo squisitamente tali le attività sportive da noi promosse e organizzate.

Politica

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ADDO AGLI IMPIANTI SPORTIVI hSEL MEZZOGIORNO Gli impianti sportivi previsti per il Mezzogiorno attraverso l'intervento della Cassa sono saltati. Lo ha confermato il Ministro per gli interventi stra­ ordinari nel Mezzogiorno, Ciriaco De Mita, in una risposta scritta (del 6 agosto) all'interrogazione dell'on. Lo Bello e altri diciannove deputati di vari partiti. E' noto che la Cassa per il Mezzogiorno, con legge del dicembre 1975, era stata autorizzata a costruire a proprio totale carico impianti sportivi nel Mezzogiorno attraverso progetti speciali, il primo dei quali (n. 27) era stato poi approvato dal CIPE. Successivamente, nel 1976, il governo aveva accettato un ordine del giorno con il quale veniva impegnato a finanziare i progetti spe­ ciali riguardanti la costruzione di impianti sportivi. Tutte le Regioni interes­ sate avevano già inviato i relativi programmi alla Cassa, quando si sparse la voce, durante l'estate, che il finanziamento del progetto speciale 27 era in pericolo. Di qui l'interrogazione dei venti parlamentari ai quali si aggiun­ sero telegrammi di appoggio anche del Coordinamento degli Enti di promozio­ ne e del CONI. Nonostante ciò il progetto 27 è saltato. Il ministro, nella risposta agli interroganti, motiva cosi la decisione: «il progetto in questione non Integra, nella sua configurazione, la definizione di progetto speciale per il quale è ri­ chiesto il carattere intersettoriale, nonché la natura interregionale, o il ri­ levante interesse nazionale ». Come commentare se non con la solita — purtroppo — dolorosa con­ statazione secondo cui i nostri governanti hanno dello sport un concetto mol­ to limitato e anacronistico?

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Politica

La nuova legge Sarda sullo sport Malgrado il rinvio del Governo — di cui riportiamo a parte i motivi — la nuova legge sullo sport della Regione Sardegna merita di essere conosciuta per molti aspetti che rappresentano un notevole passo avanti rispetto a quella precedente.

Non vi è dubbio che la nuova legge della Regione Sarda, relativa ai provve­ dimenti in favore dello sport, costitui­ sca un notevole passo avanti rispetto al passato, benché, già da lungo tempo, esistesse, grazie all’autonomia regiona­ le, una precisa normativa di intervento deH’Amministrazione pubblica in que­ sto specifico settore. Ma la vecchia le_gge risentiva troppo ormai il peso degli anni, frutto co­ m'era di sorpassate concezioni, sia del­ l’attività sportiva, che dell’intervento pubblico al riguardo, pesantemente im­ pregnato di verticismo e di paternalismo. Concetti come « sport servizio socia­ le », decentramento delle competenze, gestione democratica anche dell’attività sportiva, realizzazione di impianti ri­ spondenti alle vere esigenze di tutta la popolazione, tutela della salute attra­ verso la pratica sportiva, vengono di­ battuti ed affermati anche in Sardegna già da lunghi anni e forse con più vi­ gore che altrove, per l’innato amore che ogni sardo ha sempre nutrito per il proprio corpo e per la natura alla quale è strettamente collegato. I rappresentanti politici, pertanto, non potevano ignorare più oltre le ri­ chieste, in particolare dei giovani, che, più degli altri, avevano occasioni di ve­ rificare quale abisso separasse la loro regione dalle altre, soprattutto in tema di impianti e di attrezzature. La nuova legge, dunque, è non sol­ tanto l’espressione delle mutate condi­ zioni politiche, sia a livello regionale che a livello locale (l’incontrastata ege­ monia del partito democristiano è or­ mai un lontano ricordo), ma anche del notevole impegno sviluppato dagli Enti di promozione sportiva che, operando unitariamente, sono riusciti, prima a su­ scitare e poi a determinare le nuove scelte operate in questo campo dai par­ titi dell’arco democratico. Gli Enti di promozione sportiva pro­ ponevano e s’attendevano ben di più, ma i politici, anche i più impegnati, non hanno osato scavalcare certi limiti per non irritare i potentati del professio­ nismo e del cosiddetto semiprofessio­ nismo, con relativa coorte di tifosi, eu­ femisticamente definiti « sportivi » e più concretamente « massa elettorale » al momento opportuno.

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PERCHE’ LA NUOVA LEGGE SARDA E’ STATA RINVIATA DAL GOVERNO L’11 agosto il Governo ha rinviato alla Regione Sardegna la nuova legge in fa­ vore dello sport. I motivi del rinvio sono di ordine tecnico e di ordine politico. Riguardo a questi ultimi, il testo del rinvio governativo suona cosi: « Il Governo ha rilevato che non possono ritenersi rientrare nell'ambito delle competenze regionali gli interventi di cui all'articolo 10, terzo comma, in favore dello sport professionistico e all'articolo 12, nella parte in cui prevede la con­ cessione di contributi anche per la partecipazione degli atleti a manifestazioni di livello internazionale ». Ed ecco i due passi della legge a cui fa riferimento il rilievo governativo: — ART. 10, COMMA 3: « In ogni caso, alle attività di carattere professionistico o semiprofessionistico, ogni Comune non potrà destinare più del 20 per cento dell'importo totale del contributo ». — ART. 12: « Al fine di favorire la partecipazione degli atleti alle manifestazioni e alle gare di livello nazionale ed internazionale, l’organizzazione di manifesta­ zioni sportive di largo interesse popolare e la promozione dell'attività sportiva, l’Assessore regionale competente per lo sport può concedere contributi a so­ cietà, centri di promozione sportiva riconosciuti dal Comitato olimpico nazio­ nale italiano, istituti scolastici, centri universitari sportivi, enti locali ».

È da rilevare, infine, che questo rappresenta il primo caso di applicazione del D.P.R. 616, di applicazione della legge 382, che distingue tra le competen­ ze delle Regioni (promozione delle attività sportive e ricreative) e quelle che invece restano al CONI (attività agonistiche).

Nella nuova legge restano così capi­ toli che prevedono l’intervento pubbli­ co a favore dello sport professionistico e semiprofessionistico (il 20% non è cosa da poco e poi chissà in qual modo verrà considerata la sponsorizzazione di tante Società federalmente definite dilettantistiche!), nonché il mantenimen­ to di certe forme di intervento regio­ nale chiaramente vcrticistiche e pater­ nalistiche. Di fronte a questi aspetti negativi, vi sono tuttavia i tanti aspetti positivi ed incisivamente innovatori: il riconoscimento dello sport quale servizio sociale; la creazione di centri sportivi artico­ lati, gestiti dalle Amministrazioni co­ munali, dai consorzi dei Comuni e dal­ le Comunità montane, e considerati opere di pubblica utilità urgenti e in­ differibili; il decentramento ai Comuni dei con­ tributi annuali per la pratica sportiva; la costituzione, nell’ambito degli stes-

si, delle Commissioni comunali per lo sport, con il compito di formulare i programmi, di gestire gli impianti, di stabilire la spendita dei fondi per l’at­ tività motoria e sportiva; l'inserimento degli Enti di promozio­ ne sportiva in tutti gli organismi ai diversi livelli; la programmazione di corsi di quali­ ficazione per animatori sportivi e per preparatori tecnici; la tutela sanitaria e i servizi di me­ dicina dello sport, inseriti nel conte­ sto della riforma sanitaria; il non trascurabile impegno finanziario. Una buona legge, dunque, che pone le basi per una futura radicale modifi­ cazione dei concetti e degli indirizzi an­ cora oggi preposti al governo dello sport e che costituisce ulteriore stimo­ lo per l’azione che il CSI svolge e in­ tende svolgere a questo riguardo.

Luigi Urgeghe


Politica

FIAT - COMUNE DI TORINO

I

Avanti con prudenza Il 14 luglio si è appresa dalla stampa la stipulazione della Convenzione tra S.p.A. FIAT e Comune di Torino riguardante la costruzione di nuovi impianti sportivi e la ristrutturazione di alcuni già esistenti. Al riguardo, gli Enti di promozione hanno mosso delle critiche.

La notizia ha stupito tutti sia per ('impre­ vedibilità della stessa, sia per la consi­ stenza dell'impegno finanziario (2 miliar­ di e 300 milioni). Le deliberazioni riguardanti questo accor­ do sono state assunte in via d’urgenza dalla giunta municipale in data 4 luglio (doc. 1315), su proposta di quattro asses­ sori, Vindigni, Alfieri, Radicioni e Salerno, i primi rispettivamente a capo degli As­ sessorati al patrimonio e allo sport e pro­ blemi della gioventù. La deliberazione è passata con l'unico vo­ to contrario del MSI; DC e PCI hanno vo­ tato a favore. Appena posseduto il testo della delibera­ zione, le associazioni sportive e del tem­ po libero si sono incontrate per analiz­ zare i contenuti dell’accordo ed esprime­ re una loro valutazione. Chiesto un incontro chiarificatore al Sin­ daco e agli assessori competenti, è stata convocata una conferenza stampa dove uni­ tariamente è stato presentato un documen­ to in cui si dava una valutazione della Con­ venzione e si segnalavano i punti maggior­ mente carenti, abbozzando una proposta di variazione oltre alla richiesta di chia­ rimenti. Al termine è stato richiesto l’in­ tervento dei sindacati (stranamente as­ senti in questa occasione) e dei Comitati di quartiere.

La ireazteme d@g!ìò Enti dò pramozoomie Questo, in sintesi, il contenuto del documento:

L'associazionismo culturale e sportivo democratico torinese, rappresentato dal­ le organizzazioni culturali e di tempo libero ARCI, ENARS/ACLI, ENDAS, an­ che attraverso il loro comitato interassociativo per i circoli aziendali (CICA), gli enti di promozione sportiva ACS1, AICS, CSI, LIBERTAS, PGS, UISP, ap­ presa dalla stampa d’informazione la notizia dell’accordo raggiunto il 4 lu­ glio u.s. tra la FIAT S.p.A. e la Città di Torino, intendono esprimere alcune valutazioni critiche sull’accordo. Valutiamo positivamente l’interesse dimostrato dall’Amministrazione Comu­ nale nel tentativo di aumentare il pa­ trimonio impiantistico della Città con

l’acquisizione, mediante convenzioni, di strutture private; tutto ciò in conside­ razione delle difficoltà che incontrano oggi gli Enti locali a causa della crisi della finanza locale e della legge Stam­ inali, che limitano fortemente la pos­ sibilità di intervento del Comune. Questa valutazione positiva non può però esimere l’associazionismo demo­ cratico dall’esprimere alcune critiche sull’accordo, anche in seguito al risal­ to dato dalla stampa locale e nazionale all’iniziativa e a possibili interventi si­ milari in altre città italiane. La metodologia seguita nella defini­ zione dell’accordo (contatti bilaterali Giunta-FIAT) non ci pare rispettosa del­ le forze sociali presenti sul territorio e ci sembra non rispondere al concet­ to di partecipazione della popolazione

alla gestione della cosa pubblica. Sullo stesso non ci sono state consultazioni e la pubblicizzazione è avvenuta in se­ guito alla firma tra le due parti. Il Convegno della Città di Torino « Sport esigenza sociale », nel proporre che venissero recuperati all’uso pubbli­ co impianti privati, non si riferiva a strutture di tipo olimpionico o specia­ listico, cosa per altro contraria anche alla politica di lotta agli sprechi in at­ to nel Paese. Inoltre facciamo notare come quanto previsto daU’art. 11 della Convenzione, in cui si prevede il diritto di prelazio­ ne da parte della FIAT sul rinnovo del diritto di utilizzo degli impianti in og­ getto, sia un dato di fatto quasi certo. Difficilmente infatti il Comune sarà in grado di assumere in proprio al termi­ ne della Convenzione la gestione di im­ pianti così dispendiosi. Ricordiamo inoltre come questo ac­ cordo non tenga in considerazione i problemi di gestione democratica del

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Centro Sportivo, Ricreativo e Cultura­ le FIAT, permettendo all'azienda di crea­ re delle condizioni alternative all’appli­ cazione dcH’art. 11 dello Statuto dei la­ voratori. Ci pare pertanto grave il fat­ to che dalle trattative siano state emar­ ginate le Organizzazioni Sindacali, pur trattandosi di investimenti da parte del­ la FIAT direttamente riconducibili a sa­ lario differito dei lavoratori. Chiediamo pertanto:

— un miglioramento della convenzione che precisi i termini tecnici di utilizzo delle strutture;

PUNTI FONDAMENTALI DELL'ACCORDO FIAT-COMUNE DI TORINO 1) La S.p.A. FIAT cede al comune terreni adiacenti al complesso polisportivo di Via Guala (il maggior complesso sportivo torinese della società automobilistica) per una superficie complessiva di circa 9.160 mq. Il Comune delibera la concessione alla FIAT del diritto di superficie su detto terreno per la durata di 30 anni, oltre che la concessione per la costruzione —: -l: — -! :—coperta rn nnn .posti ------ *: spettatori) e una vasca o[jm. di una piscina olimpionica (2.000 pionica ~ ----------- al _i termine del periodo scoperta, che passeranno in proprietà al comune di convenzione senza alcun diritto da parte della FIAT a compensi o indennizzi di sorta.

— la realizzazione di momenti di ge­ stione democratica e partecipata degli spazi concessi al Comune negli impian­ ti dell’azienda;

2) Cessione da parte della FIAT di un altro terreno, adiacente il complesso po­ lisportivo, con una superficie di mq. 16.500, subordinando alla possibilità da parte del Comune di ottenere in Concessione dal Ministero di Grazia e Giustizia l'area della superficie di mq. 20.000, facente parte del comprensorio dell'isti­ tuto « Ferrante Aporti » (tristemente conosciuto per la sua inadeguatezza in quan­ to carcere minorile). In detta area la FIAT dovrebbe costruire nr. 2 campi di calcio, un campo di atle­ tica leggera — settore lanci —, con affidamento in gestione alla stessa FIAT per un periodo non inferiore a 20 anni.

— ridiscutere la eccessiva durata delle convenzioni, rispettando in tal senso le risultanze del convegno sullo sport.

3) Concessione alla FIAT del diritto di continuare ad occupare e sistemare a verde e posteggio i terreni di proprietà della stessa società inseriti nel com­ prensorio di ristrutturazione.

— un chiarimento circa l'utilizzo della piscina coperta non esplicitamente pre­ visto daH'art. 10 della convenzione;

Nota del Presidente CSi di Torino Oltre a quanto definito unitariamente nel testo della conferenza stampa degli Enti promozionali torinesi, vorrei espri­ mere alcune impressioni su questa vi­ cenda.

Ritengo estremamente positivo che, per la prima volta a Torino, tutte le associazioni sportive e di tempo libero si siano incontrate e abbiano assunto una posizione comune su un problema così scottante. Vi sono state pressioni e sollecitazioni a non effettuare l’intervento pubblico: a maggior ragione è positivo che anche quelle associazioni più strettamente le­ gate a forze partitiche, abbiano saputo manifestare la loro autonomia. Altret­ tanto significativo è il fatto che un ac­ cordo di tale rilevanza sia passato pri­ ma delle ferie estive, in un momento in cui è più difficile essere pronti a valutare e ad intervenire; come riten­ go sia da far notare come gli organi di informazione, inizialmente, siano sta­ ti unanimi nell’esprimere il parere po­ sitivo. Era importante pertanto smuovere le acque e far capire all’opinione pubblica che non tutto è valido in quest'accordo e che è importante che la popolazione ed il movimento di base sia vigile e partecipi criticamente alla vita della città. Le associazioni hanno riaffermato la loro presenza attiva e gli Enti di Pro­ mozione Sportiva hanno avuto modo di riaffermare la loro non disponibilità,

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4) Concessione in uso gratuito alla Società FIAT, per la durata di anni 15, dello Stadio del Ghiaccio, verso impegno da parte della società stessa di esegui­ re a propria cura e spesa le opere relative alla sistemazione e normalizzazione dell'impianto frigorigeno e degli impianti elettrici, secondo il proggetto appro­ vato dal Consiglio Comunale il 13/9/1976. Spesa prevista L. 166.179.000 (oltre IVA 12%).

5) Messa a disposizione degli alunni delle scuole e della cittadinanza i campi sportivi e le piscine, con modalità ed orari da definirsi con l'Assessorato al­ lo Sport, con un minimo di ore prestabilite.

Viene inoltre precisato che le intese suddette sono da considerarsi eque tenendo conto dela situazione del Bilancio Comunale. La convenzione si articola in ulteriori specificazioni; riteniamo importante rilevare l’art. 11 della convenzione, dove si afferma: «Qualora alla scadenza della presente convenzione il Comune di Torino decidesse di non assumere in pro­ prio la gestione degli impianti suddetti edificati sul terreno di proprietà muni­ cipale, la FIAT S.p.a. avrà il diritto di prelazione per ottenere il rinnovo del dirit­ to di utilizzo degli impianti stessi nei tempi e nei modi che verranno di comune accordo stabiliti ».

ad essere « usati » solo per la predispo­ sizione dei servizi, senza alcuna consi­ derazione del loro essere associazioni e del fatto di intervenire in una realtà più ampia ed egualmente importante.

Ricordiamoci che un accordo di que­ sto tipo verrà sicuramente ripreso da altri Comuni ed è bene che si riesca ad ottenere il massimo utile per la po­ polazione, evitando il più possibile spe­ culazioni o errori di intervento. Negativa, a mio avviso, l’assenza di intervento dei sindacati: solo la UILM è intervenuta, dopo la nostra conferen­ za stampa, rinviando però ogni ulterio­ re intervento a settembre. L'atteggia­ mento dei partiti è, a mio avviso preoc­ cupante; negli ultimi tempi a Torino mi pare si sia stravolto il sistema de­ mocratico rappresentativo, mancando ogni forma seria di opposizione (già due delibere sono state votate a larga maggioranza); siamo in un periodo di transizione ed è importante che il mo-

vimento di base, le associazioni e le forze sociali attive vigilino al fine di evitare l’appiattimento della vita poli­ tica della città.

Non nego l'importanza di un inter­ vento del capitale industriale nella co­ struzione di strutture sociali: ritengo questo un fatto necessario. Non biso­ gna però che le strutture siano funzio­ nali a attività non rispondenti alle esi­ genze della popolazione (sport spetta­ colo), che servano a propagare una cul­ tura di tipo industriale e consumistico (attenzione a non tornare alla mamma FIAT totalizzante del periodo vallettiano), e che si confondano i ruoli tra le diverse componenti (industria, ammini­ strazioni pubbliche, forze sociali e as­ sociazionismo). È importante avviare un ampio di­ battito in proposito e necessita studia­ re il problema onde poter evidenziare proposte operative per il futuro.

Alfredo Morabito


I Politica

Donna e sport problema europeo Se ci può consolare, il problema della difficile condizione sportiva della donna è comune a molti paesi europei. Ma almeno se ne comincia a parlare. Per la prima volta una delegazione unitaria CONI-Enti di promozione.

Si è svolto ad Oberwesel, nella Re­ pubblica Federale Tedesca, un semina­ rio di studi europeo, il primo nel suo genere, sul problema della scarsa pre­ senza delle donne come dirigenti nel­ l’organizzazione delle attività sportive. Se può apparire sorprendente che a livello europeo si tenga per la prima vol­ ta, nel 1977, un simile seminario e se è vero che nel nostro Paese la parteci­ pazione femminile al fatto sportivo è minima, è altrettanto vero che anche nei Paesi dove la partecipazione della donna è più elevata, la sua presenza in ruoli di responsabilità «politica» è scarsissima. Basti pensare che a que­ sto seminario, oltre all’Italia, hanno par­ tecipato le rappresentanti della Germa­ nia Federale, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svizzera e Austria quasi tutte Nazioni considerate all’avanguardia per la solu­ zione dei problemi sociali e quindi, ap­ parentemente anche di quello della donna. È da rilevare che è ancora menta­ lità emergente che i problemi della don­ na, di qualsiasi natura essi siano, deb­ bano essere trattati dalle donne; prova ne sia il fatto che i partecipanti a que­ sto seminario di studi erano per il 90% donne. Il seminario ha quindi impostato i suoi lavori non limitandosi ad affron­ tare il problema sportivo, in quanto è impossibile parlare di un fenomeno cul­ turale e sociale non inserito nel conte­ sto globale della vita dell’uomo, ma al­ largando il campo di analisi e inqua­ drando la tematica del convegno nel più complesso problema della situazio­ ne della donna nella società nel ruolo che spesso le viene assegnato: quello della « subordinata ». Da queste analisi è emerso che la « discriminazione » della donna è comu­ ne a tutti i Paesi ed è alla base dei pro­ blemi sociali, naturalmente con punte più evidenti nei Paesi considerati me­ no evoluti, come ad esempio il nostro; il ruolo subordinato della donna viene maggiormente evidenziato nel campo delle attività sportive che vedono anco­ ra oggi gli uomini come i grandi pro­ tagonisti e dove alcune discipline spor­ tive sono di esclusivo appannaggio ma­ schile. Attorno a queste problematiche si è

aperto un serio dibattito e si sono co­ stituiti gruppi di lavoro per temi spe­ cifici. L’Italia ha presentato una relazione che ha avuto ampi consensi, soprattut­ to tra i partecipanti, ed è stata senz’al­ tro considerata di notevole contributo ai lavori del seminario. Questa rela­ zione tra l’altro è il frutto di un grosso fatto politico. Per la prima volta è stato presentato all'estero il lavoro con­ giunto di CONI-EDP; infatti hanno la­ vorato attorno alla relazione una équi­ pe di persone del CONI e degli Enti di Promozione e questo è stato per gli am­ bienti sportivi e politici stranieri motivo di presa di coscienza e di riflessione sul­ la mutata situazione sportiva italiana, do­ ve comincia non solo ad esistere ma an­ che a concretizzarsi un « dialogo » nuo­ vo tra forze sportive cosiddette uffi­ ciali e forze sociali promozionali.

Ad Oberwesel oltre alla relazione an­ che tutti gli interventi sono stati uni­ tari. Il seminario ha concluso i suoi la­ vori ribadendo con forza che è neces­ sario porre il problema sport come elemento fondamentale nell’educazione complessiva di tutti i cittadini e come fatto integrante dei problemi sociali, economici e politici di una società do­ ve le competenze e i ruoli non posso­ no più essere definiti in base al sesso. Proprio per il tipo di conclusioni che sono emerse, si è ritenuta necessaria la costituzione di un Comitato intema­ zionale permanente che avrà compiti di studio e di ricerca, con sede ad Oslo. Infatti gli amici norvegesi a tal fine metteranno a disposizione dei fondi che il loro governo prevede per questa par­ ticolare materia e faranno anche da coordinatori del materiale giornalistico-editoriale-scientifico specifico e qua­ lificato che uscirà in Europa. Naturalmente l’Italia fa parte di que­ sto Comitato che dovrebbe essere estre­ mamente snello, funzionale e al servi­ zio di tutti. Il dibattito del seminario, d'altra par­ te, non è certamente concluso: si è pen­ sato di farlo proseguire a livello na­ zionale in quasi tutti i Paesi parteci­ panti ed avrà un secondo momento di verifica l’anno prossimo, molto proba­ bilmente in Inghilterra, quando si ter­ rà la prima conferenza europea sul pro­ blema delle donne nello sport. Per la conferenza europea sarà anche interessato l’UNESCO e il Consiglio d'Europa ai quali è stata inviata la re­ lazione finale del seminario.

M. Rosa Zanella


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Ci sono fatti e problemi di fronte ai quali non si può rimanere estranei. E’ necessario prendere posizione. Ciascuno è invitato ad esprimersi.

La Malfa, l'occupazione giovanile e la politica dei servizi sociali Fino all’11 agosto, termine fissato per la presentazione delle domande d’iscri­ zione alle liste speciali previste dal • Prov­ vedimenti per l'occupazione giovanile » presi dal Governo con la legge 285, gaz­ zettieri, sociologi e "giovanologi" si sono divertiti a sfogliare la margherita del « si iscrivono, non si Iscrivono ».

A destra si scriveva che « i giovani non si iscrivono perchè non hanno vo­ glia di lavorare »; a sinistra si rispon­ deva che « i giovani non si iscrivono perchè non hanno fiducia in questo go­ verno ». Pochi si sono preoccupati In questi mesi di considerare se la leg­ ge 285 fosse uno strumento efficace per intervenire nella piaga della disoc­ cupazione giovanile. Cosi, quando a ferragosto si sono chiu­ se le liste e si sono contate 650.000 do­ mande, gazzettieri, sociologi e "giova­ nologi” sono stati presi dal panico. E con loro i politici. Cosa si aspettassero di diverso non è dato capire: forse che risultassero sbagliate le statistiche che da tempo indicano in un milione e mez­ zo il numero dei disoccupati? forse che la fiducia e lo scoramento dei giovani avesse raggiunto livelli tali da non per­ mettere loro di capire che bisognava iscri­ versi alle liste speciali in massa, per po­ ter poi chiedere con più forza interven­ ti seri ed efficaci? Fatto sta che adesso ci si trova di fronte a questa situazione: 650.000 gio­ vani (400.000 solo al Sud) che chiedono un lavoro stabile e una legge che, per ammissione dello stesso ministro del la­ voro Tina Anseimi, può al massimo of­ frire un impiego temporaneo a un terzo degli iscritti nelle liste speciali. Senza parlare dell’altro milione (o quasi) di disoccupati che nelle liste non si è is­ critto. ma che non per questo è possi­ bile ignorare.

Nessuno si era illuso che il problema fosse risolvibile con una legge. Qual­ cuno però riteneva che lo si dovesse af­ frontare con la consapevolezza che dal­ la sua soluzione, e non da altro, dipende il futuro di una società in cui i processi di dis-integrazione delle giovani genera­ zioni e di disgregazione dei rapporti so­ ciali stanno accelerando ad un ritmo im­ pressionante. seppure con modalità ed

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effetti non ancora immediatamente visibili. Si è preferito da varie parti (Governo, ma anche PCI) varare una legge in tutta fretta, senza un adeguato dibattito e una sufficiente riflessione. Il testo definitivo della legge 285 è cosi risultato da un frettoloso compromesso tra l’iniziale di­ segno di legge presentato dal Governo e i disegni di legge approntati da PSI e PCI. Rispetto al primo ddl governativo, la legge 285 presenta indubbi migliora­ menti e alcuni importanti aspetti posi­ tivi. C’è anzitutto il riconoscimento del­ la necessità di un abbinamento tra for­ mazione e lavoro, sulla linea del « metà lavoro, metà studio » — linea che alcu­ ni "estremisti” proponevano già nel 1970 (vedi la Tesi sulla scuola del Manifesto) e che adesso, con notevole ritardo e in una situazione meno favorevole, è ac­ cettata (o subita) dalle forze moderate. C’é anche il riconoscimento del ruo­ lo fondamentale della Regione alla quale è attribuito, tra gli altri, il compito di for­ mulare i programmi annuali di formazio­ ne professionale, orientati verso attività che presentino concrete possibilità di sviluppo e occupazione. E’ riaffermata l’im­ portanza della cooperazione, sia in agri­ coltura che nei servizi. E’ previsto un in­ tervento nei settori socialmente utili, con notevoli possibilità d’allargamento dell’area dei servizi sociali.

Non è quindi una legge del tutto inef­ ficace. Ma è chiaramente inadeguata a fronteggiare la difficilissima situazione. Prima di tutto perchè i 1.060 miliardi stanziati per il finanziamento triennale della legge sono largamente e palesemen­ te insufficienti (perchè la grosse koalition che governa il Paese non accetta la proposta avanzata dalla F.L.M. di un - Fon­ do nazionale straordinario per l’occupa­ zione ». alla cui costituzione siano chia­ mati a partecipare, in misura diversa, i lavoratori dipendenti, il padronato, i la­ voratori autonomi, in modo die sia in grado di garantire quasi 1.000 miliardi annui per la creazione di nuovi posti di lavoro?). La legge è inadeguata anche per le molte ambiguità che rischiano di renderla inoperante come strumento di po­ litica economica e di ridurla al solito inefficace intervento di carattere assi­ stenziale. Si pensi a quali possibilità

reali può aprire per l'occupazione di gio­ vani nell'industria. In pratica nessuna, perchè si astiene da ogni concreto In­ tervento attivo e programmato sul mer­ cato del lavoro, limitandosi ad un'offer­ ta di forza-lavoro sottocosto in un’ottica privatistica, e affidandosi alla sponta­ neità del mercato. Il che vuol dire che in una fase di recessione come quella che la nostra economia sta attraversando, la domanda di lavoro produttivo nell’in­ dustria resterà limitata per lungo tempo al turn-over. Del resto, gli industriali (av­ vocato Agnelli in testa) hanno già fatto sapere che per tutto il 1978 non ci sono alcune possibilità di un aumento dei li­ velli occupazionali nell'industria. Si osserva da molte parti che la legge prevede un intervento deciso in agri­ coltura, nella direzione di un potenzia­ mento dell’economia meridionale. Resta­ no però tutti da precisare gli strumenti, le modalità e i tempi dell’intervento. Si arriverà in tempo prima che scoppi la polveriera meridionale (si tenga presen­ te che molti sono interessati a che esploda quanto prima)? I provvedimenti speciali previsti dal­ la legge 285 aprono invece spazi e pos­ sibilità d’intervento sufficientemente am­ pi nei settori socialmente utili, pur nel permanere di incertezze e contraddizio­ ni. Su questo aspetto, che può risultare particolarmente interessante anche per lo sviluppo e la riforma delle attività mo­ torie e sportive, vale la pena di fermare la nostra attenzione un pò più a lungo.

L’art. 26 della legge attribuisce all’ amministrazione centrale dello Stato e al­ le Regioni il compito di predisporre pro­ grammi di servizi e opere in settori so­ cialmente utili. I progetti specifici d'in­ tervento nei vari settori sono presentati dagli Enti locali alla Regione territorial­ mente competente. Tra i settori socialmen­ te utili indicati dalla legge vi sono i • ser­ vizi di rilevanza sociale ». Tra questi, a parer nostro, può essere fatto rientrare senza troppe difficoltà anche il servizio per le attività motorie e sportive, con par­ ticolari riferimenti alla difesa della salute e all'assistenza dell’infanzia e degli an­ ziani. Spetta ora ai Comuni, ma anche agli enti di promozione sportiva, appro­ fittare delle possibilità offerte dalla leg-


ge per intervenire con progetti specifici in grado di avviare una riforma sociale di grande importanza, oltre che di con­ tribuire alla soluzione del problema del­ l’occupazione e della individuazione di nuove professioni (l'art. 26 prevede at­ tività di formazione da affiancare alla realizzazione dei progetti di opere e ser­ vizi socialmente utili). L'art. 27 della legge prevede anche che per la realizzazione di progetti socialmen­ te utili possano essere stipulate con­ venzioni con cooperative di giovani iscritti nelle liste speciali. Perché non pensare allora, come enti di promozione sportiva, ad un intervento che stimoli e coordini la costituzione di cooperati­ ve in grado di operare nel settore delle attività motorie e sportive, in una pro­ spettiva di formazione professionale nel­ la quale far valere, come enti, le cono­ scenze e le esperienze accumulate in molti anni di attività? Contro l’opinione di Ugo La Malfa che predica l’incompatibilità dell'allargamen­ to dell'area dei servizi sociali con la si­ tuazione economica e finanziaria del pa­ ese, e la compressione degli investi­ menti nelle attività improduttive come i servizi sociali, noi riteniamo che oc­ corra rilanciare la politica dei servizi so­ ciali proprio per l'alto tasso di produt­ tività che essi possono esprimere. Pro­ duttività in termini di arresto dei proces­ si di disintegrazione e disgregazione che colpiscono la nostra società; e in ter­ mini di miglioramento della qualità del­ la vita. Senza questa produttività non è neppure possibile, oltre tutto, pensa­ re ad un rilancio dell"altra" produttivi­ tà, quella che si esprime in termini di merci prodotte e vendute e che tanto a cuore sta a La Malfa e alla borghesia imprenditoriale "illuminata" che egli vor­ rebbe rappresentare.

I grafici di questa pagina delineano, categoria per categoria, il futuro sociale e professionale della generazione che si affaccerà alla vita attiva tra qualche anno. I dati rispecchiano le trasformazioni in atto nelle società industriali dei paesi della comunità europea. (da « Epoca •, disegni di Franco Molteni)

«soprattutto co-^r^erciant! e ■'■'Piegati)

Uu" ope'a-0 ipegato)

LIBERI PROFESSIONISTI. I loro figli quasi mal regrediscono alla condizione dei proletari. Seguono per lo più la professione paterna: il 30 per cento dei figli del medici proseguono la profes­ sione di famiglia, il 20 per cento dei figli dei notai ereditano lo studio del padre.

Come si vede, la legge 285 è per tan­ to inadeguata e contradditoria; ma apre spazi reali e importanti per l'iniziativa, il confronto e la lotta. Non mancare al confronto, all'iniziativa e — dove sia ne­ cessario — alla lotta è un impegno che anche gli enti di promozione sportiva de­ vono assumersi.

Roberto Zanon

PROFESSORI. E la categoria che offre maggior garanzia al giovani per salire nella scala sociale. Più di tre figli su quattro di professori hanno la certezza di entrare a far parte del ceto al vertice delia piramide sociale: quello dei gran­ di dirigenti e del liberi professionisti.

Quadri medi • superiori

Contadini

impiegati e addetti ai servai

OPERAI. L’« escalation » sociale, rara in questa vasta categoria di lavoratori, av­ viene soprattutto mediante la qualifi­ cazione tecnico-professionale, da ope­ raio specializzato a artigiano e, in qualche caso, a ingegnere. Traguardi più facilmente raggiungibili: capo offi­ cina e perito industriale.

CONTADINI. E la categoria del lavora­ tori che in questo dopoguerra si è maggiormente Impoverita come nume­ ro di addetti alla produzione. La mag­ gior parte dei giovani che lasciano la terra entrano in fabbrica. Si calcola che su 8 contadini divenuti operai, solo uno trovi lavoro come impiegato.

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Per questi motivi, l'intervento previ­ sto nel settore dei servizi sociali è, a parer nostro, l’aspetto maggiormente po­ sitivo della legge 285. E' un'occasione per creare subito posti di lavoro stabi­ li, per avviare la formazione di nuove professioni e la scoperta di nuovi ruo­ li sociali, per muovere in direzione di ri­ forme sociali decisive. Può essere, però, anche l'ennesima occasione offerta alle forze che hanno la responsabilità del di­ sastro della nostra economia e del disfa­ cimento della nostra società, per favo­ rire l'ampliamento delle aree di assisten­ za con le degenerazioni clientelari e pa­ rassitarle che hanno caratterizzato la sto­ ria sociale dell'Italia repubblicana.

Ingegner*, quadri Superiori Ouadr. med*

Quadri '".♦o*

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INDUSTRIALI E GRANDI COMMER­ CIANTI. Assicurano ai figli un’attività e uno status solidi e socialmente impor­ tanti. Uno su tre dei giovani apparte­ nenti a questa categoria, la più alta nella scala della società, riesce a man­ tenere la propria condizione d’indipen­ denza.

IMPIEGATI. E il ceto che più risente dei contraccolpi della mobilità sociale. I figli degli impiegati hanno perciò le stesse possibilità di salire o scendere nella scala sociale. Il fenomeno della proletarizzazione del ceto medio si spie­ ga con il livellamento del tenore di vita delie due categorie sociali.

MAESTRI ELEMENTARI. Offrono ai loro figli un ambiente culturale idoneo a progredire nella scala sociale e a in­ traprendere ogni tipo di carriera: tre ragazzi su quattro riescono a miglio­ rare la condizione d’origine o a man­ tenersi al medesimo livello della fa­ miglia.

ARTIGIANI E PICCOLI COMMER­ CIANTI. E il ceto sociale più esposto alle fluttuazioni economiche della so­ cietà industriale. Successi e fallimenti sono ricorrenti. Il modesto livello di vi­ ta e l’insicurezza della attività costitui­ scono un debole argine al fenomeno della proletarizzazione del loro figli.

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Costume

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E gli uomini si accorsero di possedere un corpo Sembrerebbe che l’ultima grande scoperta sia quella del corpo — Tutti ne parliamo, ma non alla stessa maniera — Facciamo un primo confronto con i giovani di « Stampa alternativa ».

Sfidano apertamente la legge; distri­ buiscono materiale « proibito »; ristam­ pano libri costosi e li diffondono a me­ no della metà del loro prezzo; hanno inventato una fitta rete di canali di in­ formazione alternativa; esortano i gio­ vani a ribellarsi alla famiglia, al servi­ zio di leva; insegnano a fare macrobio­ tica, a curarsi da soli. Sono gli anima­ tori di « Stampa Alternativa », l’agenzia di controcultura che coordina tutta una serie di pubblicazioni che, sulla scia dei « Movements » di altri paesi, si propon­ gono di portare avanti anche in Italia un discorso culturale e comportamenta­ le svincolato da ogni regola tradiziona­ le, libero e fortemente critico. Sul retro delle pubblicazioni, infatti, spesso si legge: « L’abbonamento a Stam­ pa Alternativa è un proiettile sparato addosso ai padroni. Vuol dire ricevere un bel mucchio di materiali di contro­ informazione e vuol dire soprattutto più forza a tutta l’area radicale ». In due pa­ role è tutto il motivo ispiratore del la­ voro svolto dalla agenzia, lavoro di con­ troinformazione, dunque, ma anche la­ voro politico, ben chiaramente orienta­ to verso l’area radicale. Ma non è certo il caso di mettersi a parlare per questo di palese omogenei­ tà politica. Nell’àmbito di Stampa Al­ ternativa convivono infatti con i radi­ cali, esponenti della sinistra extraparla­ mentare, anarchici, femministe di varia estrazione, hippies agnostici e intronati, quest’ultimi epigoni di un movimento che ormai sembra segnare il passo. Nascono proprio da questa multifor­ me estrazione politica e culturale le rea­ lizzazioni di moltissime campagne con­ troculturali e di controinformazione che rappresentano un momento particolare di lotta e dove quel « contro », quel pre­ fisso combattivo c senza mezzi termini, sta a significare la volontà di liberarsi di un modo sclerotico di informare e di vivere, per assumere una posizione di rottura, scardinando sistemi comporta­ mentali e di pensiero. Tale premessa cj è sembrata indispen­ sabile nell'accingerci a parlare di una delle tante campagne lanciate da Stam­ pa Alternativa, campagna che ha per argomento il corpo umano, o meglio la sua liberazione.

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È evidente che in un momento in cui anche il CSI tenta di portare avanti un discorso simile, tutte le esperienze in questo campo assumono una certa rile­ vanza, se non altro come realtà con cui instaurare un confronto. Il discorso sulla corporeità era inevi­ tabile per Stampa Alternativa. È, infat­ ti, in linea con una battaglia che prati­ camente da sempre l'agenzia va condu­ cendo, in collaborazione con un orga­ nismo filo-radicale, il FUORI (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Ita­ liani), battaglia che ha per fine la libe­ razione dell’omosessuale, il tutto visto in un’ottica rivoluzionaria. Ma questo, per il momento, non ci interessa. Innazitutto vediamo invece di indivi­ duare le due matrici che hanno portato il CSI e Stampa Alternativa a concen­ trare la loro attenzione sullo stesso pro­ blema della corporeità. Per quanto riguarda il C.S.I., propor­ re una « liberazione del corpo », signifi­ ca essenzialmente essersi reso conto del­ le enormi colpe che ha avuto c conti-

nua ad avere tuttora lo sport moderno; significa aver riconosciuto lo spavento­ so travisamento della corporeità che da un po’ di tempo a questa parte ha nel­ la pratica sportiva la maggiore respon­ sabile (il pericolo di un atleta sempre più « zombie »...). Il CSI è per la corporeità nello sport, contro i travisamenti, la « automatizza­ zione » del corpo: in poche parole con­ tro gli effetti di uno stato di cose op­ primente, che frustra e castra ogni ten­ tativo da parte dell'uomo di librarsi in una dimensione finalmente « sua », in una unità totale, fìsica e psichica. Per quanto riguarda Stampa Alterna­ tiva, invece, il discorso è più complesso e coinvolge un po', come si diceva pri­ ma, tutte le istanze scaturite in questi ultimi tempi dalle esperienze dei vari « Movements », sparsi in tutto il mondo. Il discorso portato avanti da Stampa Alternativa mette in discussione tutti gli aspetti della nostra società ed il recu­ pero della corporeità, in questo conte­ sto, viene a rappresentare un mezzo im-


portantissimo in vista di un mutamen­ to radicale. Uomo nuovo, corpo libero in una società diversa, dunque. Su un libretto color rosa uscito di re­ cente a cura di Stampa Alternativa per i tipi della Savelli, nella prefazione, fra le altre cose, si legge: « Quanto più il nostro corpo, o il corpo di uno di noi soltanto, è schiavo, tanto più si atten­ ta alle libere disponibilità di tutti ». È questa, un’affermazione che potrebbe es­ sere benissimo condivisa da qualsiasi persona onesta, segno evidente che in fin dei conti ogni tanto qualche cosa giusta, checché se ne dica, la imbrocca­ no anche i « capelloni ». Accennavamo prima alla ben determi­ nata caratteristica di lotta sessuale che sta alla base della campagna sulla cor­ poreità lanciata da Stampa Alternativa. Ebbene questo non è che il frutto di tutta una storia di lotte giovanili che, scoppiata sotto la bandiera del sesso intorno alla metà degli anni sessanta, specie in America, si sono maturate in seguito attraverso elaborazioni teoriche.

anche ad alto livello (ad esempio per merito di Marcuse) e vasti movimenti (come la Beat Generation), fino a giun­ gere ad una netta compromissione po­ litica, determinata in misura notevole dalla sempre maggiore responsabilizza­ zione della cosiddetta « Nuova Sinistra ». La liberazione del corpo intesa come sessualità, è il carattere che contraddi­ stingue una lotta scaturita da un pro­ fondo disagio, una lotta contro un siste­ ma che impone una vita sessuale a cir­ cuiti stampati ed uguali per tutti, che opprime e soffoca e fa dell'uomo un automa. A questo punto si può anche non es­ sere d'accordo con questi giovani dis­ sacratori, ma certamente non crediamo sia nemmeno il caso di bollarli come dannati figli del demonio. Non che siano immuni da eccessi, che non abbiano una vocazione, certo nefa­ sta, all'estremismo più acceso e a tutti i costi, ma bisogna riconoscere che la loro contestazione nasce da un'analisi lucida e senza troppe illusioni del tem­ po che stiamo vivendo e che la loro azione si sviluppa coerentemente in vi­ sta di un cambiamento. Il cambiamen­ to, perche no, può anche significare un uomo finalmente uomo. Andando avanti nel discorso sulla cor­ poreità, possiamo certamente inserire nella trattazione anche tutte quelle ten­ denze di autoalimentazione e di autocu­ ra che negli ambienti .della controinfor­ mazione sono andate via via delinean­ dosi in questi ultimi anni. Sono tentativi di rispondere con una sorta di polemico « do it yourself », alla alimentazione e alla medicina tradizio­ nali, la prima accusata di « sofisticazio­ ne padronale », la seconda di « fonda­ mentale inefficenza e di complicità con i reazionari ». Entrambe, dunque, sareb­ bero espressioni di un sistema da ab­ battere. Stampa Alternativa pubblica così manualetti di ricette culinarie a base di ali­ menti integrali (crusca, semi di soja, ri­ so, verdure strane e altre cosette del genere), le cosiddette ricette di « alimen­ tazione macrobiotica » o « alternative », oppure fascicoletti pseudo pirata che in­ segnano i vari sistemi di autocura e di agopuntura, spiegano i sintomi delle principali malattie, esortano a non ricor­ rere mai, o comunque il meno possibi­ le, al « medico borghese ». Altre idee, al­ tri progetti; altri aspetti di un tentati­ vo di concepire il corpo in una manie­ ra diversa; effetti collaterali di una for­ tissima esigenza di riappropriazione.

Ma può il corpo essere solo un grup­ po di cellule da liberare e far vivere senza freni, senza catene, praticamente senza regole? Oltre a quelle strettamen­ te fisiologiche, il corpo può avere altre funzioni? Il corpo è linguaggio, espressione, co­ municazione e i ragazzi di Stampa Al­ ternativa lo sanno da tempo, tanto più che i loro amici americani, convinti di ciò, hanno dato vita al celebre Living Theatre. E lo sanno bene anche gli abitanti di molte zone del Mezzogiorno d’Italia, ove

tuttora esistono antichissime sacche di tradizioni popolari basate proprio sul­ la gestualità, sul linguaggio del corpo. Ecco dunque che l’« offensiva » scate­ nata da Stampa Alternativa, si inquadra benissimo in un vasto contesto sociale e culturale e sviluppa un'esigenza di riappropriazione del corpo che è giusti­ ficata dalla stessa vita naturale e che è stata per troppo tempo soffocata da so­ vrastrutture, convenzioni, compromessi. Gli « alternativi » non hanno dubbi: se­ condo loro la colpa è del sistema capi­ talista e patriarcale, dell’istituzione fa­ miliare, della religione, tutti fattori che hanno contribuito a far scavare all’uo­ mo un solco sempre più profondo tra se stesso e il proprio corpo, togliendo­ gli così ogni possibilità di sentirsi libe­ ro e padrone della propria persona.

Abbiamo elencato i bersagli principali contro i quali Stampa Alternativa sca­ glia i suoi dardi: in virtù di un proces­ so di « sfrondamento », ognuno scelga le cose che vanno salvate: si troverà tra le mani più di quanto si possa credere, per ispirare una nuova battaglia. Citiamo alla rinfusa alcune frasi di Al­ fredo Cohen, esponente del FUORI e no­ to redattore dei materiali pubblicati da Stampa Alternativa: « Ci sono culture imposte dove il corpo si vede privato di una sua politica e di una sua qualità ca­ pace di sconfiggere le politiche tradizio­ nali; è ancora ricondotto alla sfera pri­ vata dei comportamenti, è ancora una volta mortificato. Politica del corpo è politica delle determinazioni totali. Non vogliamo dogmi, ma vita, vogliamo riap­ propriarci della nostra corporalità, a danno di nessuno, ma contro ogni for­ ma vecchia e nuova di pressione e di avvilimento. La politica del corpo sog­ giace ai ricatti e alle paure, alle disqui­ sizioni che vogliono diminuirla ». Sono affermazioni che, crediamo, non hanno bisogno di commenti. Diciamo soltanto che nella loro incisività appar­ tengono a quella nuova e dinamica co­ municazione-slogan che ha trovato la più completa applicazione proprio nelle ma­ nifestazioni giovanili di piazza. In fin dei conti, crediamo di aver di­ mostrato con il nostro discorso, alme­ no una cosa: il fatto cioè che tanto Stampa Alternativa, quanto il CSI, pur seguendo schemi completamente diversi, nel progetto di liberazione del corpo so­ no dalla parte dell’uomo e che le diffe­ renze, pertanto, vengono dopo. Quel che più di ogni altra cosa è ur­ gente ora, è cercare di inserirsi nel di­ battito con proposte, fatti concreti, idee chiare. Crediamo sia un preciso dovere da parte di chi s'impegna costantemente af­ finché lo sport sia realmente a misura d’uomo. Avanzando una proposta concreta, il CSI risponderebbe all’offensiva di Stampa Alternativa: l’idea di un corpo « libero » accanto a quella di un corpo « aiternativo ». Ma il dualismo, a questo punto, può anche essere messo da parte: ciò che più conta è che a questo benedetto cor­ po si torni a pensare da uomini.

Pier Giorgio Sabani

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Costume

Un anticorpo contro la violenza La violenza nella società e nello sport sta assumendo dimensioni cosi grandi che si rischia di non farci più caso, o di subirla come una fatalità di fronte alla quale siamo impotenti. Bisogna reagire a questo atteggiamento di disarmo psicologico, pericoloso quanto la violenza stessa.

Una delle cose più squallide che ci capita di fare è quella di dover torna­ re periodicamente a trattare della vio­ lenza negli stadi. Eppure è sempre più necessario cer­ care di sviscerare a fondo l’argomento, quanto è possibile: il fenomeno cresce di intensità, si va diffondendo in ogni Paese, anche in quelli dove mai si sa­ rebbe creduto. L'Inghilterra, smessa la veste di precettrice del mondo sul piano della po­ tenza, ora che le sue flotte dicono po­ co e ancora non è maturato a pieno il gran tesoro del petrolio nel Mar del Nord, ha tuttavia manifestato negli ultimi decenni post bellici la sua voca­ zione a « guidare » gli altri passando dal dominio coloniale al dominio « di costume », soprattutto per le giovani generazioni. Dall’Inghilterra sono venute le chitarre riscoperte dai ragazzi di oggi, le minigonne, i quindicenni arrabbiati con motociclette e pezzi di catene; dalla stessa parte del mondo arrivano oggi le notizie recenti di una delle più colos­ sali zuffe fra tifosi di due squadre di calcio, trasferitesi dalle occasionali scalee dello stadio al più premeditato campo di battaglia di un’autostrada lun­ go la quale le opposte schiere avrebbe­ ro dovuto tranquillamente scorrere per tornarsene a casa. Il sacro tempio del calcio mondiale, rappresentato dallo stadio di Wembley, verrà recintato come un qualunque ter­ reno di gioco... italiano! E pensare che gli inglesi erano fieri di non dover ri­ correre a simili reticolati da « giardini zoologici », da « serragli di popoli bar­ bari » per proteggere le regolari « cele­ brazioni » del sacro sport. La violenza è esplosa anche in paesi dove tutto si poteva postulare fuorché una rissa selvaggia per motivi di... di­ vergenza sportiva, Paesi come il Belgio, per fare un esempio incredibile. Ebbene, sotto la spinta di simili in­ quietanti allarmi, si è tenuta un’assem­ blea internazionale composita, una spe­ cie di « summit » fra politici, esperti, sociologi, psicologi, insomma la consue­ ta « staff » degli intenditori patentati delle cose umane, per cercare una spie­ gazione, qualche orientamento difensi-

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C'è la violenza nello sport e la violenza « dello » sport.

vo rispetto al dilagare del preoccupan­ te fenomeno. Come accade quasi sempre, non si è arrivati a delle conclusioni chiare (e come si poteva!). Si è preso atto che la « violenza » è nell’aria, ovunque, for­ se come controspinta al momento pa­ cifico che il mondo traversa sul piano dei rapporti fra nazioni e che le le­ gnate tra pochi forsennati sono proba­ bilmente uno scotto da pagare quando — per buona sorte — tacciano i canno­ ni e sono deserti i « veri » campi di battaglia. Fortunatamente sono naufragate le accuse generiche allo sport di essere una palstra di violenza in se stessa, si sta insomma piano piano ingrossan­ do la schiera di coloro — e noi siamo stati fra i primi sempre di tale schie­ ra — che considerano il mondo spor­

tivo non l’agente ma il paziente, la vittima mal capitata della violenza che ha scelto il « campo atletico » per svilupparvisi come un parassita, stravol­ gendone le intenzioni e i fini, profit­ tando del « concorso popolare » rappre­ sentato da un grande spettacolo di mas­ sa quale oggi lo sport è diventato. Ma una cosa non ci sembra sia sta­ ta detta ed è per noi il rilievo maggio­ re che pare nessuno abbia ancora fat­ to: lo sport è divenuto un fenomeno sociale imponente in tutto il mondo, ma la «cultura» che da ciò deriva non è stata né definita, né assimilata, né diffusa. Qualcuno potrebbe obiettare addirittura che non esiste. Ciò è falso perché, nel senso moderno e generale del termine, « cultura » significa tutto il complesso di cognizioni, di atti, di costume che accompagna qualunque fe­ nomeno collettivo. Pensiamo alla cul­ tura dei popoli primitivi, anche loro ne hanno una! Per lo sport, quando si parla di cultura, si intende — e ci si compiace — di limitarsi al vecchio, tra­ dizionale lato del termine, snocciolan­ do qualche mostra di quadri o esiben­ do qualche scrittore di grido che non disdegna — il più delle volte — farsi pubblicità popolaresca scendendo dal suo Parnaso a trattare occasionalmente •< anche » di cose sportive. Occorrerebbe invece dare ovunque il più largo sviluppo al vero discorso cul­ turale dello sport. Cioè, portare alla luce quelle che sono le componenti es­ senziali del movimento che accomuna e lega milioni di persone in ogni parte del mondo, attorno al « gesto » atletico, sia per praticarlo che per osservarlo. I sentimenti di lealtà, confronto one­ sto, equilibrio psicofisico che sono in­ siti nel concetto culturale del mondo agonistico, che l’uomo si è fatto da se­ coli, sono stati derisi negli ultimi anni sull’onda di una contestazione di cui ora si comincia a vergognarsi, veden­ done a posteriori e le conseguenze e le goffagini. * Ora, proprio ora, che si torna saggia­ mente a parlare di scuola seria, di pre­ parazione onesta, di gradazione di va­ lori, sarebbe il caso di riscoprire quel­ lo che è anche la « cultura » dello sport, con i suoi sentimenti che a taluno ap­ parvero vecchi semplicemente perché non sono mai cambiati nei tempi, es­ sendo universali c connaturati con l’uo­ mo e la donna « ab origine ». Se questa « cultura » dello sport fos­ se diffusa onestamente e propaganda­ ta al di fuori di ogni retorica, se dive­ nisse imperante negli ambienti dei pra­ ticanti ma soprattutto nel pubblico de­ gli gli «spettatori», forse avremmo meno tifosi c più veri sportivi. La perdita sa­ rebbe un vantaggio. La violenza trove­ rebbe un campo negativo, ricco di anti­ corpi e forse emigrerebbe altrove, pro­ babilmente riceverebbe un colpo alle radici, in senso assoluto. Può essere una « via utopistica »; ma non ci sembra se nc presentino altre per arginare il triste fenomeno.

Paolo Valenti


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Esperienze

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Il CSI al Campo scuola della FICEP

Tutte le società sportive, speria­ mo, avranno ormai ricevuto il nu­ mero speciale di Stadium, in for­ mato più piccolo, ma con un gran numero di pagine, nel quale si è cercato di raccogliere quanto oc­ corre a presentare globalmente il C.S.I. e a guidare nell'attività dell' anno associativo 1977-78 appena co­ minciato.

E' il periodo questo in cui le Società, i Consigli provinciali e circoscrizionali e quelli regionali sono impegnati nella messa a punto del programma di rispettiva competenza, all'interno delle linee associative di fondo e degli obiet­ tivi nazionali che sono stati resi noti appunto con il citato numero speciale di Stadium (oltre che con un precedente numero di CSI-Flash indirizzato alle province e alle re­ gioni). Anche la Presidenza nazionale è impegnata nella definizione delle iniziative nazionali di sostegno ai programmi periferici. Si è riunita una prima volta durante l'estate, dopo il Consiglio nazionale di mag­ gio, per una prima analisi delle proposte che dal Consiglio stesso erano scaturite; tornerà a riunirsi nei giorni 15 e 16 ottobre per defi­ nire il « pacchetto programma­ tico » che il Consiglio nazionale dovrà approvare nella riunione del 12-13 novembre e std quale elaborerà anche il bilancio pre­ ventivo del prossimo anno. In questo frattempo vari grup­ pi della presidenza si sono ripe­ tutamente incontrati con respon­ sabili ed esperti della periferia per mettere a punto i programmi delle varie iniziative che impegne­ ranno intensamente l'intera asso­ ciazione. Ci limitiamo per ora a ricordare le principali di esse: TAssemblea nazionale, probabil­ mente in programma per il pros­ simo autunno e preparata fin d'ora dai congressi provinciali; il nuovo piano 'per la formazione dei re­ sponsabili a tutti i livelli; infine, l’iniziativa a carattere sportivo po­ litico denominata « 2 regioni sport » che dovrebbe dare un'im­ pronta nuova agli scambi interassociativi e potrebbe rappresentare l'esempio di un nuovo modo di programmare gli incontri ad un certo livello nell’àmbito e nell'ot­ tica di uno sport di massa, a carat­ tere popolare.

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Ragazzi di Macerata, Vicenza e Napoli hanno partecipato in rappresentanza del CSI al campo scuola della FICEP (l’organizzazione europea che riunisce tutti gli enti sportivi di ispirazione cat­ tolica) tenutosi tra l’ultima decade di luglio e la prima di agosto a Sittardd, in Olanda. Gli anni precedenti questo incontro in­ ternazionale della gioventù sportiva cat­ tolica aveva visto per l’Italia la parteci­ pazione di Carpi. Quest’anno si è voluto anzicché privilegiare un solo Consiglio stimolarne tre. A Macerata la partecipazione è stata in forse sino all’ultimo, specialmente per motivi extrasportivi derivati dalla paura, forse non giustificata, per la rischiosità del viaggio e la responsabilità di accom­ pagnare ragazzi minorenni. Chi scrive si è assunto personalmente l’impegno e l’ultimo ostacolo è venuto meno grazie soprattutto all’aiuto non solo finanziario ma anche morale del Consiglio regionale nella persona del presidente Flavio Pel­ legrini. Comunque partenza e ritrovo con gli amici di Vicenza e di Napoli alla stazio­ ne centrale di Milano o meglio davanti alla biglietteria. L’incontro non è stato dei più felici, in contrasto con l'addio tra qualche lacrimuccia. Senza alcuna prenotazione l’assalto all’espresso PisaAmsterdam ha acquistato un sapore d’ oltre oceano, a mo’ di film western. Per fortuna i posti a sedere ci sono stati e il viaggio non ha assunto, come nelle imme­ diate previsioni della vigilia, il volto del dramma. L’arrivo a Sittard è avvenuto nel pomeriggio del giorno dopo. Alla sta­ zione ci attendeva Francesco, l’interprete e cordone ombellicale tra noi c l’uffi­ cialità. Neanche a farlo apposta al campeggio — e non poteva essere altrimenti — at­ tendevano solo noi per dare* il via alla inaugurazione dei « giochi ». Sotto una pioggerella autunnale l’apertura con qualche immagine olimpionica come 1’

alzabandiera. Subito ci siamo accorti che l'età dei nostri ragazzi era un po’ supe­ riore, almeno ad un sommario paragone fisico, a quella degli altri componenti delle altre nazioni: Austria, Germania federale. Svizzera, Francia, Olanda e Belgio. Altro appunto l’assoluta man­ canza di ragazze, tutti maschi. Alla sera in discoteca prime conoscenze e la mat­ tina dopo, sotto una pioggerellina fasti­ diosa, almeno per noi, l’inizio dei giochi. L’organizzazione perfetta e puntigliosa, fino aH'esasperazione, puntava sulla polisportività come momento primario e fon­ damentale dello sport giovanile. L’ago­ nismo era bandito e i nostri ragazzi, abituati fin da piccoli alla vittoria a tutti i costi, si son battuti con entusia­ smo in queste discipline che assomiglia­ vano alla pallacanestro, alla pallamano, al calcio, al rugby e al baseball, ma dif­ ferivano per alcune regole basiliari. Ma non è questo il discorso da proporre, quanto l’esperienza che trenta ragazzi hanno maturato a contatto con i coeta­ nei di altri paesi europei che vivono una realtà sportiva profondamente diversa. L’Italia in fatto sportivo è un paese sottosviluppato, lo abbiamo constatato proprio a Sittard. Non parliamo, per ca­ rità, degli impianti: campi di calcio a perdita d’occhio, ogni paesino dispone di due o tre campi allineati ed erbosi c senza quelle tribune e gradinate che ghettizzano lo sport. Siamo stati ospiti del centro sportivo olandese, che ha in­ sieme al comune di Sittard e alle federa­ zioni nazionali una vera e propria citta­ della dello sport, con piscine, ristoranti, campo di calcio, di hockey su prato e di altre discipline. Per intenderci una spe­ cie di Acqua Acetosa, solo che in Italia è unica e malandata mentre in Olanda esiste in ogni regione. Tanti impianti, insomma, da averne nausea ed incom­ prensione per l’uso. Ritornando all’esperienza dell’incontro di Sittard. i ragazzi italiani hanno com­ preso che la polisportività è l’essenza dello sport espresso come gioco. Quindi niente agonismo fine e se stesso, ma in funzione del divertimento. Tutto sommato i ragazzi, seppure con qualche difficoltà, hanno recepito l’inse­ gnamento primario di quest’incontro in­ ternazionale. Se si possono avere delle remore per queste iniziative, a parte 1’ assoluta fiscalità dell'organizzazione va­ lida per Un’Olimpiade ma un po’ meno per un incontro tra ragazzi, si deve sti­ gmatizzare l’eccessivo spazio dato ai gio­ chi a danno di ogni possibile contatto culturale o di altro tipo. Significativa la frase detta da un ragazzo di Vicenza: « Mi hanno fatto venire la nausea dello sport ». Comunque, con qualche variazio­ ne è un’iniziativa da sviluppare c seguire con più attenzione. Pietro Pistelli

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Esperienze

A SIENA IL SEMINARIO DEI CONSULENTI ECCLESIASTICI

Un confronto sulle scelte educative dell'Associazione I sacerdoti impegnati nei consigli provinciali e regionali del C.S.I. si sono ritrovati in un seminario in cui hanno confrontato, insieme alla Presidenza nazionale, le più recenti scelte del C.S.I. in campo sportivo-educativo.

Siena ha accolto con una luna maliziosa ed accattivante i settanta partecipanti al Seminario di studio dei consulenti provinciali e regionali del Centro Sportivo Italiano. C’erano tutti i motivi per innamo­ rarsi della città, delle torri, delle con­ trade, dell’enoteca..., e dello spirito ap­ passionato e ospitale dei senesi, ma il lavoro in programma ha decisamente avuto la meglio. Era da parecchio che i consulenti non si incontravano a livello naziona­ le e avevano tante cose da dirsi c su tante cose volevano confrontarsi. Il Consiglio nazionale aveva prepa­ rato un incontro-confronto tra la Pre­ sidenza nazionale e i consulenti, e co­ sì è stato. SCELTE DI PROMOZIONE E LIBERAZIONE Cerano alcune motivazioni alla base del Seminario: innanzitutto sembrava importante situare il cammino del CSI in sintonia piena con il cammino del­ l’intera comunità cristiana italiana, una comunità che si sta rinnovando nello spirito del Concilio e in un’attenzione sempre più premurosa alle vicende e al­ la condizione dell'uomo. Un’associazione come la nostra non può non essere fortemente impegnata sul piano della promozione e della li­ berazione dell'uomo. E questo suo impegno passa attra­ verso le scelte puntuali, e un po' an­ che difficili, che si è andati facendo, soprattutto negli ultimi anni, con la messa a punto dell’itinerario sportivo­ educativo. Ora, queste scelte, bisogna avere il coraggio di ammetterlo, anche se sono il risultato di una larga partecipazio­ ne, non sempre sono conosciute nella loro originalità e nelle motivazioni pro­ fonde che le sorreggono: e i consulen­ ti, tra i responsabili dell'associazione, non hanno sempre avuto l’opportunità per una conoscenza approfondita c per una appropriazione tale da offrire il proprio contributo in termini di consa­ pevolezza e di responsabilità convinta. Attraverso un'ampia introduzione di Duilio Olmetti ci si è preparati al di­ battito in gruppi e in assemblea sulle scelte educative del CSI e sulla strada che si è percorsa per formularle.

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Una parte dei consulenti partecipanti all’incontro di Siena, che si è svolto presso la sede del Seminario regionale di Montearioso. Nella pagina accanto, l'arcivescovo di Siena, Mons. Castellano (qui tra Aldo Notario e Gianni Gherardi), ha parlato ai con­ sulenti CSI all’inizio dell'incontro.

Per quanto l’analisi storica sia stata rapida e sommaria (una buona inte­ grazione a questa analisi è stata fatta in seguito nella tavola rotonda a cui partecipavano Notario, Parisi, Fabrizio sul volume recentemente pubblicato da Guaraldi sulla « Storia dello sport in Italia »), essa ha permesso di eviden­ ziare il costante rispetto-amore per la persona che ha accompagnato il pro­ cesso di revisione del CSI. Processo che ha portato il CSI a ri­ conoscersi come un’istituzione di ispi­ razione cristiana, non tanto un’organiz­ zazione sportiva, ma un’associazione educativa che opera nello sport. Il CSI per formulare le sue scelte, ricordava Olmetti, volendo essere at­ tento alla realtà, non ha tanto rifiu­ tato in termini assoluti e demagogici il passato, ma ha piuttosto gradual­ mente criticato e « smontato » il mo­ dello sportivo tradizionale, troppo spes­ so dato per scontato. « Un modello sportivo unico e infles­ sibile, non modellato sulle esigenze mol­

teplici dell’uomo; isolato dalla realtà culturale e scollegato dai problemi so­ ciali; formalista e ritualista, pronto ad adeguarsi alla morale di comodo e pie­ garsi a tutti i compromessi; socialmen­ te ingiusto non solo perché praticato da pochi, ma anche incapace di essere per tutti; avulso da preoccupazioni di salute psico-fisica dei praticanti, di edu­ cazione personale e sociale; tendente a socializzare ai valori della passività, della sottomissione e dell’"ordine...” »: sono solo alcuni dei passaggi di una esigente analisi che il CSI ha condotto alla luce della sua ispirazione. Ed ecco che gradualmente è andata facendosi strada un’ipotesi nuova che nasce da una sostanziale fiducia nello sport e nelle sue possibilità, basta che si tengano ben presenti la realtà c i princìpi ispiratori e tra questi soprat­ tutto la centralità, la concretezza e la globalità della persona. Il CSI ha scelto, affermava Olmetti, di servire la persona e la società, non tanto lo sport, attraverso un'attenzio-


ne a tutti gli uomini, là dove sono e co­ me sono. Per questo insiste su una prassi edu­ cativa che sia prassi di liberazione at­ traverso la democrazia e la partecipa­ zione. Il CSI avverte di non essere solo in questo cammino di liberazione e di promozione dell’uomo, ma di muo­ versi insieme a tutta la comunità cri­ stiana e a molti uomini di buona vo­ lontà.

UNA PRESENZA PER LA SPERANZA Condivise le scelte e ipotizzato un ruolo, a cosa sono chiamati i consulenti in questo momento? C’è anzitutto un impegno ad offrire un contributo per far diventare il CSI sempre più associazione, più che strut­ tura di servizi, realtà di uomini che si incontrano, crescono, lottano, lavorano

con un senso positivo dell’esistenza per ampliare gli spazi della libertà, della gioia, della festa. È impegno genuino dell’essere preti, l’impegno ad annunciare cieli e terra nuovi, l’impegno ad essere uomini di speranza, non di rassegnazione o di disperazione, l’impegno a lavorare per la felicità deH’uomo, di un uomo « pie­ ne vivens » c perciò gloria di Dio (il vescovo di Siena, Mons. Castellano, nel suo saluto inaugurale dei lavori aveva ricordato questa splendida affermazio­ ne di Ireneo). Ai consulenti allora viene chiesto di essere « dentro » l’Associazione, di cre­ scere con tutto il CSI, di contribuire a perfezionare le scelte e soprattutto a sperimentarle nella realtà di ogni giorno; là dove è chiamata in causa la promozione dell’uomo e soprattutto dei piccoli, dei poveri, degli emargina­ ti; là dove si aiutano le persone a rea­ lizzarsi pienamente, attraverso lo sport, l'attività fisica, il gioco; là dove ci si rapporta con la comunità cristiana e con le associazioni e i gruppi di comu­ ne ispirazione, per costruire segni di speranza.

Gianni Gherardi

LA PRESENZA DEL CONSULENTE Il dibattito sulle scelte dell’Associazipne portava i consulenti a interrogar­ si con molta passione sul loro ruolo e sul loro servizio nel CSI. E anche se non si volevano costruire definizio­ ni, i contributi di don Batini (Pisa), don Lintas (Sassari), don Mazzi (Ve­ rona), don Mondini (Cremona), offriva­ no la possibilità di verificare concreta­ mente alcune modalità « tipiche » di servizio. La presenza del prete nel CSI è an­ che un fatto giuridico (basta far rife­ rimento allo Statuto) e l’associazione, consapevolmente, nelle scelte congres­ suali, ha percorso la strada della pre­ senza « istituzionale » del sacerdote e di un dialogo in un certo senso privi­ legiato con la gerarchia, per avere un rapporto che si potrebbe chiamare or­ ganico con la comunità cristiana. Ma, soprattutto, questa presenza na­ sce là dove il CSI si esprime come li­ bera aggregazione di cristiani, che, se non sono comunità cristiana nel senso pieno del termine, alla comunità cri­ stiana però vogliono fare riferimento ed esigono la presenza di qualcuno che porti il suo dono specifico di « anima­ tore di carismi », di ministro in fun­ zione della crescita e dello sviluppo del sacerdozio comune dei battezzati. Le stesse finalità educative dell’asso­ ciazione esigono questa presenza: quel­ le finalità che si traducono in preoccu­ pazione per un uomo liberato, salvato, che possa accorgersi del dono che Dio gli fa e possa liberamente rispondergli. La presenza del prete diventa allora una presenza testimoniante e animan­ te, che rimanda continuamente i cri­ stiani al confronto con il vangelo nella comunità cristiana.

I CONSULENTI HANNO LAVORATO COSI’ LUNEDI' 29 AGOSTO nel pomeriggio — intervento di apertura di Mons. J. Castellano, Arcivescovo di Siena, vice presidente della CEI — saluto del presidente nazionale. Aldo Notarlo

— Duilio Olmetti introduce all'esame delle scelte educative dell'Associazione alla luce dell'impegno di liberazione e di promo­ zione umana della comunità cristiana. — concelebrazione dell'eucaristia

— a cena, un omaggio del Comitato regionale toscano e del Co­ mitato provinciale di Siena: il Panforte!

in serata

— si visita Siena: il Duomo, la Piazza del Campo, le sedi di quat­ tro contrade, l'enoteca nazionale...

MARTEDÌ' 30 AGOSTO in mattinata

— tavola rotonda sul volume di Felice Fabrizio « Storia dello sport in Italia — Dalle società ginnastiche aH'assoclazionismo di mas­ sa », pubblicato dall'editore Guaraldi. Presentano: Felice Fabri­ zio, Arturo Parisi, Aldo Notario.

nel pomeriggio — quattro gruppi di studio si confrontano con le scelte dell'Associazione — concelebrazione dell'eucaristia

in serata

— lavoro in assemblea sui risultati dei gruppi — ore 24,30: ricciarelli di Siena e vini friulani

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MERCOLEDÌ' 31 AGOSTO

in mattinata

— esame di alcune esperienze del servizio di consulente nell'impe­ gno educativo del CSI. Tavola rotonda a cui partecipano i sa­ cerdoti: Emilio Mondini di Cremona, Antonio Mazzi di Verona, Baldo Batini di Pisa, Peppino Lintas di Sassari.

— conclusioni del consulente nazionale, Gianni Gherardi.

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Esperienze

Il primo corso di formazione a livello nazionale ti titolo è chiaramente provocatorio per chi conosce le decine di corsi nazionali realizzati in passato dal C.S.I. Ma ora, dopo una pausa di alcuni anni, la serie dei corsi nazionali è ripresa con una nuova impostazione. Analizziamo l’esperienza da vari punti di vista.

Non si può dire che, nell’ambito del­ la nostra associazione, non si faccia attività di « formazione ». Bisogna però intenderci bene quando si usa tale ter­ mine: formazione è tutto, dall’attività sportiva agli incontri associativi, dalla stampa ai congressi; in un quadro di educazione permanente non si può as­ solutamente parlare di « momenti for­ mativi » e di « momenti neutri ». Vi so­ no però particolari iniziative che rive­ stono il carattere di « momenti forti » della formazione: sono i corsi, i dibat­ titi associativi, gli incontri di verifica, i campi scuola. Queste iniziative sono ormai tradi­ zionali per il CSI: da anni, ad ogni li­ vello, vengono realizzati incontri simi­ li. Ma il problema è che tali incontri sono spesso disarticolati, estremamente diversificati in quanto a contenuti e me­ todologie, a volte completamente scol­ legati dalla restante attività. Con ciò non si vuole asserire che occorre arri­ vare ad una omogeneizzazione delle ini­ ziative della formazione: determinate originalità locali, determinate esigenze vanno non solo salvaguardate, ma inco­ raggiale, in quanto costituiscono la vi­ talità associativa. È pur vero, però, che l’associazione possiede un patrimonio comune che, in­ sieme con le persone che lo condivido­ no, è proprio ciò che « fa associazione ». Ora, nelle iniziative di formazione, ta­ le patrimonio non può essere ignorato: occorre un costante riferimento ad es­ so proprio per non rischiare di trasfor­ mare il CSI in una semplice etichetta. Tale preoccupazione ha portato il Consiglio nazionale a varare un piano per preparare delle équipes che, a li­ vello regionale e in costante collabora­ zione con i consigli regionali, si impe­ gnassero, in modo particolare nei mo­ menti « forti » della formazione. Tale piano prevedeva, come primo atto, la costituzione di un Servizio nazionale per la formazione, di supporto alle équipes, nonché la realizzazione di un Corso nazionale per i componenti di tali équipes. Il Corso, preparato da tre pre-incontri interregionali svoltisi a Bologna, Roma e Lamezia Terme, si è tenuto a Pallanza, sul lago Maggiore, dal 25 al 30 giugno u.s.

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t. I

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I partecipanti erano stati scelti dai rispettivi consigli regionali, sulla base di alcune caratteristiche indicate dal Servizio nazionale per la formazione. Si sono incontrate a Pallanza 47 per­ sone, oltre ai componenti della Presi­ denza nazionale che animavano il cor­ so e ai due amici del Consiglio di To­ rino che si sono assunti l’impegno del­ l’organizzazione logistica. Erano presenti tutte le regioni ita­ liane, ad eccezione del Lazio. E questo ci pare un primo dato po­ sitivo che sta a dimostrare l’impegno, a livello regionale, in tal senso. Altro dato è l’eterogeneità delle espe­ rienze: in qualche caso i partecipanti erano nuovissimi all’esperienza associa­ tiva, la qualcosa poteva veramente crea­ re difficoltà in un piano di contenuti, considerando soprattutto che vi erano, invece, persone impegnate da parecchi anni nel CSI. Bisogna dire che, grazie alla disponibilità di tutti, tali difficoltà

sono state superate sia per l’impegno dimostrato dai « più nuovi » sia dal­ l’aiuto a questi offerto dai più «esperti». E proprio sull'impegno e sul senso di responsabilità è da centrarsi il terzo dato: il lavoro svolto è stato notevole e ha impegnato parecchio i partecipan­ ti; ma, d’altra parte, la sensibilità di questi all'impegno futuro che li avreb­ be attesi a livello regionale, ha fatto sì che i vari problemi associativi potes­ sero essere dibattuti e approfonditi in maniera notevole. Le cinque giornate del corso, ognu­ na delle quali era impostata secondo una differente metodologia al fine di offrire ai partecipanti delle differenti esperienze di « vissuto », erano centra- : te sui nodi associativi: il senso della formazione, il progetto d’uomo c di so­ cietà, la scelta di vivere insieme l’espe­ rienza associativa, l'itinerario sportivo­ educativo, l’impegno politico. Hanno coordinato i lavori, in ciascuna giorna­ ta, Grazia Fuccaro, Gianni Gherardi, Ro­


berto Grandis, Duilio dimetti e Aldo Notano. I partecipanti, inoltre, hanno dato vita ad una tavola rotonda sull'anima­ zione dei corsi, nonché a una discussio­ ne sull’impegno delle équipes della for­ mazione. Ci pare che da Pallanza si possa trar­ re motivo di fiducia per un rinnovato impegno nel campo della formazione: una cinquantina di persone (e sono an­ cora poche!) sono a disposizione delle varie regioni per coordinare e stimola­ re le differenti iniziative. Ma il corso non può restare una oc­ casione isolata: la preparazione e l’ag­ giornamento di tali équipes deve esse­ re programmata dal Consiglio Nazio­ nale proprio tenendo conto che, a no­ vembre, si dovrà apprestare il nuovo piano di formazione. E sarà una occasione da non perdere!

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Nella pagina accanto: i partecipanti al cor­ so di Pallanza durante una riunione. Sotto: l’immancabile foto ricordo; in basso: un momento di ricreazione.

TESTIMONIANZE DI PARTECIPANTI * Pallanza, un Corso, forse il primo di una lunga serie, sperimentate per tut­ ti, sia per chi lo aveva organizzato, sia per chi era stato chiamato a parte­ ciparvi. Un incontro-scontro a livello nazio­ nale delle opinioni della base riguardo all'ideologia ed alle iniziative della As­ sociazione, un corso per preparare équi­ pes regionali addette alla formazione.

Indubbiamente, dato il numero dei partecipanti e la poca esperienza degli organizzatori, non si può dire che il corso sia riuscito in pieno, ma l'impe­ gno di tutti per farlo riuscire penso sia stato già un traguardo. Forse per alcuni i temi dibattuti so­ no stati solo una ripetizione di ciò che avevamo appreso durante corsi o con­ gressi precedenti, ma per altri venire

che, ma un discorso omogeneo, portato avanti con i più svariati metodi. È stato preso in considerazione il problema di come comunicare con l’e­ sterno, problema più che mai presente per noi che dobbiamo riuscire a porta­ re tra la gente un discorso diverso dal solito, un'idea di « sport » che si oppo­ ne a quello tradizionale, ed il proble­ ma è stato affrontato, secondo me, in modo profondo anche se avrebbe biso­ gno di molto più spazio di quello che gli si dedica. Forse non troppa impor­ tanza è stata data alla presenza fem­ minile, si è parlato di aiutare la donna nell'inserimento a tutti i livelli, ma la si è sempre associata all'idea degli anziani e degli handicappati, chiaro se­ gno di una certa tendenza a considerar­ la un elemento di scarto, di rifiuto della società che deve essere aiutata a rial­ zarsi. Penso che la donna si stia già rialzando e se le sarà lasciato uno spa­ zio adeguato si dovrà abbandonare que­ sta degradante associazione di idee: i deboli, gli anziani, gli handicappati, le donne.

Interessante è stata anche la parte di verifica sull’andamento del corso, un momento importante, in cui forse i partecipanti si sono dimostrati un po' troppo intolleranti nei riguardi degli organizzatori, del resto, come ho già detto, alla loro prima esperienza di que­ sto genere. L’unico momento in cui il corso ha un po' difettato è stato quello del tem­ po libero. Le persone intervenute, infatti, avevano preso la cosa con troppo, for­ se, professionismo ed è mancata quella serenità che di solito c'è nei momenti di pausa, che serve anche ad avvicina­ re di più le persone: non si può dire di essersi conosciuti, a parte le presen­ tazioni più o meno particolareggiate che erano state fatte durante i pre-incontri e l’introduzione al corso. Molti di noi si sono visti per cinque giorni senza nemmeno salutarsi.

conoscenza del patrimonio associatiè stato assai prezioso, soprattutto per riuscire ad inserirsi nei consigli provinciali con un ruolo preciso.

Non dobbiamo infatti dimenticare che la formazione è strettamente legata al­ la realtà associativa ed al progetto edu­ cativo che essa propone. Molto interessante e a mio parere positiva è stata la metodologia di con­ duzione del corso: si sono infatti alter­ nati momenti di lavoro individuale, qua­ li lo studio personale di alcuni docu­ menti, a momenti di lavoro di gruppo e assembleare. Il Corso è stato in par­ te gestito dagli organizzatori e in parte dai partecipanti; non è stato soltanto un susseguirsi di relazioni cattedrati­

Penso, tutto sommato, che il tempo trascorso a Pallanza non sia stato inu­ tile, almeno a livello personale; ci si è resi conto, infatti, di avere appresso molte cose che forse chi ci è vicino nei consigli provinciali non vuole, non riesce ad accettare. L'équipe, teoricamente, dovrebbe pro­ grammare i corsi seguendo i criteri ac­ quisiti, ma in pratica gli ostacoli sono molti ed il lavoro risulta frammentario anche perché ognuno ha ricavato da Pallanza una esperienza ed un patri­ monio molto diversi tra loro. E per questo, quindi, che sorgono le barriere tra i componenti della stessa équipe e non solo tra loro, ma anche tra l'équi­ pe e l'esterno che non vuole appunto ascoltare i suggerimenti e spesso ci ac-

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comune del tempo libero, la poca crea­ tività dei partecipanti, l’eccessiva pesan­ tezza del lavoro quotidiano (non meno di otto ore al giorno). Ma se ci pensia­ mo bene, questi sono tutti aspetti che, per un motivo o per altro, sono facil­ mente spiegabili e giustificabili. In ogni caso non si può mai essere perfetti. E resta sempre, almeno da parte mia, un'impressione globale di un ottimo corso. Mario Cascone - Ragusa

* Sintetizzare in poche righe quanto si è detto e latto nei cinque intensissimi giorni di Pallanza sarebbe impossibile. Ma vorrei esporre quattro riflessioni che mi sembrano essenziali per com­ prendere l'interessante e proficua espe­ rienza del Corso:

PISTOIA - Si sono inaugurati a Pian degli Ontani, nel comune di Cutigliano, i campi da tennis, pallavolo e pallacanestro realizzati daH'Amministrazione comunale e gestiti dal Centro di formazione sportiva di Pian degli Ontani, società facente parte del CSI di Pistoia. In tale occasione è stata ufficialmente inaugurata anche la palestra, situata nei locali del cinema parrocchiale, realizzata dal Centro Sportivo Pian degli Ontani con il sostegno del consiglio provinciale CSI. Nella foto un momento della cerimonia di inat> gurazione degli impianti.

1) la volontà della Presidenza nazio­ nale di impostare un discorso sulla for­ mazione riunendo tutte le realtà « lo­ cali » attraverso operatori interessati a questo tipo di approfondimento; 2) la necessità di approfondire il di­ scorso a livello di scambi locali (tra diverse regioni) proprio per non disper­ dere il lavoro fatto a Pallanza, che ne­ cessariamente è stato « stringato » e na­ turalmente generalizzato, ma certamen­ te utilissimo;

3) la volontà e l'impegno di tutti a portare avanti il Corso, a costruirlo « momento per momento »;

PALERMO - Si è svolto a Palermo, presso il Centro don Orione, il libero scambio fra i consigli CSI di Moffetta e Palermo per i giovani della terza fascia. Oltre cento giovani delle società sportive Primula, Santa Oliva, Villafrati, Reai Rocca e Adi di Palermo e Yankees, Club S. Angenlo, Pro Inter e Clavius di Molfetta hanno trascorso insieme quattro intere gior­ nate a Palermo e dintorni all'insegna dello sport, del turismo e dell’associazionismo. Nelle foto due mo­ menti della manifestazione.

4) la volontà dei partecipanti di im­ pegnarsi, al di là del momento di « en­ tusiasmo collettivo » che in genere se­ gue questo tipo di corsi, nei loro am­ bienti in sintonia con le varie presi­ denze regionali (sperando che queste abbiano le stesse intenzioni). A quanto sopra va naturalmente ag­ giunta l’esperienza di vita associativa trascorsa e vissuta da parte di tutti con l'intento del confronto aperto e since­ ro ad ogni livello.

Tonino D’Itollo

Bari

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Esperienze

DAL CSI DI UDINE

«Il grazie non esprime tutto» Esprimere, attraverso una pagina di Stadium, i sentimenti di riconoscenza, le esperienze vissute assieme, la gioia dei ragazzi friulani, ospitati dalle varie So­ cietà e Comitati, le serate di amicizia trascorse in Friuli od altrove, i problemi e le ansie che ancora oggi permangono nelle nostre Società e nei nostri dirigen­ ti, diventa una cosa difficile, ma... si rende necessario perché se il Friuli spor­ tivo continua a vivere ed a sperare lo si deve anche al Centro Sportivo Italiano. Ecco perché, come Consiglio provin­ ciale, vogliamo rubare una pagina alla nostra rivista per « raccontare » a tutta l'Associazione ciò che l'Associazione me­ desima ha saputo esprimere nei nostri confronti. o Che la Presidenza nazionale, in oc­ casione del Congresso nazionale del mag­ gio 76, abbia affettuosamente salutato i delegati friulani, per noi è stata un' esperienza fraterna completamente nuo­ va; come C.S.I., da quel momento, noi ci siamo sentiti più soli; i segni succes­ sivi (ricordo nella Messa. lettera inviata a tutti i Comitati, visite a Udine dei re­ sponsabili della Presidenza, aiuti finan ziari per le varie iniziative, ecc.) ci hanno chiaramente dimostrato che quel saluto non era un semplice atto emotivo o di circostanza, ma esprimeva una concreta volontà di essere vicini a noi, di condi­ videre il nostro dramma; o Che Milano e Fidenza, dal 6 Maggio a tuttoggi, si siano « accampate » in Friu­ li... è una realtà! Fare la cronistoria di questo gemellaggio, sarebbe uno sminui­ re quella profonda solidarietà di senti­ menti, di affetti e di aiuti che i tre Con­ sigli hanno vissuto assieme e continuano a vivere. Magnani e Galbusera, innamo­ rati del Friuli, qualcosa ne sanno e noi saremmo contenti se fossero proprio loro a raccontare l'esperienza friulana su Stadium; o Che per i ragazzi friulani sia stata un’esperienza affascinante l’aver trascor-

so alcune giornate presso la Comunità di Cavallasca (CO) c relative Società Sporti­ ve, ai quindici giorni presso il C.S.I. di Porto d'Ascoli, ai tre giorni di un incon­ tro sportivo organizzato dal C.S.I. di Co­ senza e dalla Poi. Panathlon... lo si è po­ tuto constatare dai loro « resoconti » al rientro in Friuli; sarebbero cronache « associative » alquanto interessanti, ac­ canto a quelle sportive, se pubblicate su Stadium e questo perché realmente ri­ teniamo che l’esperienza associativa friu­ lana sia diventata una esperienza impor­ tante per tutta l’Associazione. • Che i contributi, sia in denaro come in materiale soprtivo, che ci sono arri­ vati dalle varie Società, Comitati e Circo­ scrizioni abbiano aiutato qualche Socie­ tà, soprattutto le più colpite dal sisma, a riprendere un po' di vita... è sufficiente

• Che la presenza di Oliviero c Walter di Torino e di Raffaella e Paola da Mo­ dena ai campi estivi per Società terremo­ tate sia stata un tipo di testimonianza difficilmente dimenticabile, riteniamo che pure loro ne siano pienamente con­ vinti; • Che le lettere, telefonate, incontri individuali o di gruppo per manifestare solidarietà, amicizia, offerta di collabora­ zione, ecc. ci abbiano fatti sentire meno soli... beh, certe esperienze bisogna pro­ varle per poter rendersene conto di quan­ to faccia piacere, in simili momenti, sen­ tire ed avere persone vicine. Certo è che mai ci siamo sentiti così felici come in occasione dell’incontro nazionale di Atletica Leggera; felici per tanti motivi: sia perché abbiamo notato nei partecipanti un desiderio vivissimo di vivere accanto a noi, sia perché vedere tanti giovani nel capoluogo della provin­ cia più colpita... è stato un motivo di au­ tentica speranza e sia perché quello dell' incontro è stata l'unica occasione che ci permetteva di esprimere la nostra rico­ noscenza. Ad un anno di distanza dal terremoto del 6 Maggio e del 15 Settembre, nel mentre sul volto della nostra gente, del­ le nostre Società e ragazzi friulani non possiamo fare a meno di notare le con­ seguenze del sisma, la sofferenza per le persone rimaste vittime, le preoccupazio-

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che l'Associazione si metta in comunica­ zione con i responsabili delle Società Sportive friulane e con i ragazzi e di­ rigenti che hanno partecipato ai campi estivi;

ni e le ansie per la ricostruzione, tuttavia ci sembra di poter scorgere anche segni di serenità, di fiducia, di speranza e di ripresa. Per esserci stati vicini, per tutto quello che avete fatto per i ragazzi delle nostre Società Sportive, per la « simpatia » che avete dimostrato e che continuate a di­ mostrare per il nostro Friuli... noi vi rin­ graziamo TUTTI QUANTI di cuore e realmente speriamo che il Friuli, anche se mutilato nelle sue bellezze artistiche, culturali, naturali e negli affetti fami­ liari... continui ad essere, anche per il fu­ turo, un po' la vostra terra, la vostra gente. Sappiate che una vostra visita, un vo­ stro sostare, anche se breve, nella nostra terra, sarà per noi un festoso incontrarci per ascoltarvi e per parlarvi. Rinnovando il nostro ringraziamento ed il nostro invito, salutiamo tutti con il nostro « MANDI » !

Il Consiglio Provinciale di Udine Nelle foto, due momenti dell'incontro di atletica leggera svoltosi a Udine nel giugno scorso.

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Dalla Redazione Piemontese

«Una presidenza nuova per un consiglio rinnovato» Con questo slogan un anno fa, in occasione del Congresso Nazionale del CSI, i Consigli Piemontesi si impe­ gnavano ad iniziare un processo di rinnovamento per essere più aderenti alle scelte dell’Associazione. Questo impegno, perché non restas­ se nel « limbo » delle buone intenzio­ ni, doveva essere accompagnato anche da un programma e da un metodo di lavoro. La prima fase è stata pertan­ to caratterizzata da un lavoro di ana­ lisi della realtà associativa piemon­ tese e di individuazione delle esigen­ ze da soddisfare in via prioritaria. Affermate come irrinunciabili la fi­ nalità educativa del nostro impegno e la fedeltà all’uomo come scelta po­ litica, il metodo non poteva che es­ sere incentrato sulla verifica, sul con­ fronto, sulla ricerca e sull’approfon­ dimento. Anche il programma conse­ guentemente doveva essere caratteriz­ zato da strumenti che favorissero rin­ contro tra le persone perché si cono­ scessero meglio e che stimolassero il coinvolgimento, la partecipazione e la qualificazione dei responsabili dei Co­ mitati. Una intuizione che è risultata deci­ siva per l’avvio di questo processo di rinnovamento è stata quella della suddivisione del Piemonte in quattro Zo­ ne (chiamate « Comprensori ») allo scopo di favorire, all’interno di cia­ scuna di esse, rincontro, il più allar­ gato possibile, tra i Responsabili dei Consigli interessati per dibattere i problemi associativi, per individuare esigenze di politica sportiva e di for­ mazione e per più efficaci scambi di esperienze. Questi « Comprensori » che in definitiva sono una aggregazione tra alcuni Consigli viciniori, vogliono co­ stituire delle « aree di servizio » e non un frazionamento del territorio regio­ nale, scollegato dal contesto associa­ tivo. Un altro punto determinante è sta­ to lo stimolo della partecipazione dei Consigli al funzionamento del « servi­ zio regionale »; tale stimolo si è con­ cretizzato con la costituzione di « Commissioni di lavoro » su specifici argomenti quali l’attività sportiva, l'ispirazione cristiana, la politica spor­ tiva e i Centri di Formazione Sportiva con lo scopo di analizzare e appro­ fondire i singoli problemi e predi­ sporre delle proposte operative da sottoporre al Consiglio Regionale in modo che questo potesse operare con maggior snellezza e incisività. Questo metodo ha consentito allo stesso Consiglio di riappropriarsi del proprio ruolo « politico » nell’ambito della Regione. Anche l’équipe di Pre-

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sidenza è innestata sulla partecipazio­ ne dei Consigli in quanto la maggior parte dei componenti ha responsabi­ lità anche a livello provinciale ed inol­ tre è integrata dai Coordinatori dei « Comprensori ». Sul piano delle realizzazioni, i mo­ menti più significativi sono stati quat­ tro « Incontri di Verifica », aperti a tutti i responsabili dei Comitati pie­ montesi, preparati dalle Commissioni di lavoro precedentemente ricordate. Ciascuno di tali Incontri era dedicato ad uno solo degli argomenti suddetti e nell’arco di un week-end, il tema prescelto veniva discusso e approfon­ dito, partendo dalla reciproca presen­ tazione delle situazioni locali. Quali valutazioni si possono dare sulla situazione piemontese, dopo un anno di questo lavoro? È certo che

ogni giudizio non può che essere af­ frettato e prematuro. Tuttavia si può senz’altro dire che ci sono già dei se­ gni ben promettenti, nel senso che in alcune realtà piemontesi è iniziato un faticoso lavoro che comincia a mordere la realtà in senso positivo. È chiaro che nessuno ha trovato formule magiche o ha conseguito ri­ sultati mirabolanti ma certo alcuni Consigli cominciano ad imporsi all’attenzione del loro contesto sociale per­ ché ciò che fanno, o, meglio, iniziano a fare, è di segno nuovo e diverso e, soprattutto è « aperto » a tutti. Le esperienze che alcuni « Comprensori » hanno fatto hanno avuto il merito di aiutare a capire che si può fare « qualcos’altro » che è almeno valido come il «solito ». Qualche altro Comitato fatica di più a far sintonizzare la propria realtà locale con il discorso associativo ma questo non può essere ritenuto un se­ gno negativo ma solo un'indicazione che viene richiesto un maggior impe­ gno, un lavoro più approfondito. Roberto Maragni

Trentanni di presenza attiva fra i giovani Il CSI torinese festeggia quest'anno il trentennale di fondazione: trent’anni di presenza attiva e costante tra i gio­ vani della città e della provincia, tren­ t’anni di continue ricerche, proposte, sollecitazioni sempre diverse. Frutto di questo trentennale impe­ gno è la proposta che il CSI torinese formula oggi, che certamente non è soltanto una proposta sportiva quanto principalmente una proposta educativa e culturale, perché si rivolge all’uomo, a tutto l’uomo e a tutti gli uomini, trovando la sua più alta motivazione in quella « visione ispirata alla conce­ zione cristiana dell’uomo e della real­ tà » che è il tratto caratteristico della nostra Associazione. Le linee di questa proposta costitui­ scono il motivo conduttore di « CSI 77/78 », numero speciale del periodico del CSI torinese « Il Setaccio » dedi­ cato alla presentazione del program­ ma associativo per l’anno 1977-78, pro­ gramma che rispetta i quattro campi d’impiego individuati dall’ultimo Con­ gresso nazionale: un’attività sportiva a carattere sociale; un modo nuovo di vivere l’associazionismo sportivo; una formazione globale c continua per tut­ ti; l’impegno politico. « CSI 77/78 » si sofferma su ciascuno di questi punti, risultando così diviso in quattro parti. Nella prima si esamina la situazione dello sport oggi in Ita­

lia, che da un lato vede una crescente domanda di sport come strumento di salute fìsica e psichica e dall’altro il predominio di forme di sport spetta­ colare, commerciale e divistico; si pas­ sa quindi ad illustrare la proposta del CSI per uno sport per tutti e di tutti e il nuovo itinerario sportivo educa­ tivo. La seconda parte passa in rasse­ gna la situazione e le motivazioni del­ l’associazionismo sportivo in Italia, in contrapposizione al modello di socie­ tà sportiva proposto dal CSI, per poi soffermarsi sulla struttura dell’Associazione, sul decentramento associati­ vo e sull’alternativa tra affiliazione e adesione. La terza parte è dedicata al signifi­ cato dell’impegno per una formazione globale e continua per tutti, illustran­ do il progetto educativo del CSI, la « figura unica » dell’operatore sportivo, il piano di formazione predisposto per il 1977/78 dal consiglio provinciale di Torino. La quarta ed ultima parte ana­ lizza il perché deH’impegno dell’Associazione a fare politica c il come tra­ durre in pratica quest’impegno, con­ cludendo infine con l’espressione degli obiettivi quadriennali posti dal con­ gresso provinciale torinese del feb­ braio 1976 e degli obiettivi con sca­ denza più immediata, quelli relativi al 1977-’78.


Esperienze

Primato dei Centri CSI ■ ARCI/UISP

secondo le varie fasce di età, rimane soggetto da servire, da educare e da promuovere. Il nostro deve essere un impegno serio, uno studio accurato, un’analisi precisa. Le famiglie devono sentire questo tipo di presenza e ca­ pire il perché di una scelta, nella quale il CSI pone il suo impegno di lavoro che prende senso e significato dalla sua autentica originalità popolare e cristiana.

Baldo Batini FIRENZE — Il Comune di Cascina prosegue nella sua scelta politica sul modo di gestire lo sport nel territorio. Così anche quest’anno i Centri di for­ mazione condotti dal CSI e dall’ARCIUISP hanno costituito l’iniziativa pri­ maria dell’Assessorato allo sport. L’at­ tività è cresciuta notevolmente con l'al­ largamento del lavoro nella frazione di S. Frediano a Settimo. L’impegno, quindi, è più che raddoppiato e dimo­ stra una chiara volontà di portare, gra­ dualmente, a tutte le zone periferiche questo notevole servizio sociale. A questo punto dobbiamo chiederci: l’attività, cresciuta in quantità, è cre­ sciuta anche in qualità? Noi pensiamo che a questo proposito si potesse fare qualcosa di più. Il Comune, ad esem­ pio, ha lasciato gli Enti di promozione troppo soli: una volta soltanto ci sia­ mo incontrati con la Commissione co­ munale, dove sempre più scarsa è la

partecipazione dei vari componenti, di­ modoché certe iniziative promozionali e culturali in programma non hanno potuto avere svolgimento, Il cambia­ mento dcll’Assessore ha portato ad al­ cuni ritardi, seppure comprensibili, an­ che per l'eccessivo onere di altri im­ portanti impegni che gravano sulla stessa persona. Riteniamo che il Comune non debba rischiare di perdere la paternità di que­ sta iniziativa, nella cui scelta gli Enti di promozione si ritrovano ed operano con il loro autonomo bagaglio di espe­ rienze, di metodo di lavoro e di cul­ tura. Noi vorremmo trovare nella Com­ missione comunale la sintesi operativa di idee, suggerimenti, sollecitazioni che le provengano dagli Enti, anche se non sempre concordi. Occorre quindi, a nostro parere, una maggiore sensibilità perché i fini di questa attività di servizio non vengano né dimenticati né alterati. Il ragazzo,

UNIRE 1977 Unione Nazionale Incremento Razze Equine via Sommacampagna, 9 - 00185 Roma - tei. 47.66.41 PRESIDENTE dott. Guido Berardelli

VICE PRESIDENTI dott. Piercarlo Tudini - sig. Giovanni Emanuel

SEGRETARIO GENERALE dott. Piero Golisano ENTI TECNICI ° JOCKEY CLUB ITALIANO

Corso Vittorio Emanuele, 87 00186 Roma tei. 56.53.26. / 56.53.07

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PRESIDENTE: avv. Paolo Mez­ zanotte SEGRETARIO: rag. Giovanni Saponaro • STEEPLE CHASES D'ITALIA

Corso Vittorio Emanuele, 349 00186 Roma - tei. 65.13.42 PRESIDENTE: dott. Pio Bruni SEGRETARIO: rag. Antonio Spi­ netti

° E.N.C.A.T. (Ente Nazionale Corse al Trotto) Via Jacopo Peri, 1 - 00198 Roma tei. 85.92.16 / 85.04.46 PRESIDENTE: dott. Alfredo Franchini SEGRETARIO: dott. Alberto Galani • E.N.C.I. (Ente Nazionale Ca­ vallo Italiano) Viale Castro Pretorio, 116 00185 Roma - tei. 47.49.30 PRESIDENTE: comm. Raimondo Flores SEGRETARIO: rag. Alberto Petragnani

Esperienze

«Libero scambio» TARANTO — Organizzato dal consi­ glio provinciale di Taranto in collaborazione con il consiglio regionale della Basilicata, ha avuto luogo la program­ mata esperienza di libero scambio che, si può dire, ha raggiunto i fini prefissi: incontro polisportivo, gita, scambio di idee, conoscenza diretta dei reciproci modi di operare. Insomma di esperien­ za se n’è fatta abbatsanza, nonostante le lacune mostrate da una parte e no­ tate dall’altra. Sui campi gentilmente messi a di­ sposizione dell’istituto « Principe di Piemonte » erano presenti per il consi­ glio di Taranto le società Fulgor, Labor, Invicta, S. Domenico Savio e Con­ cattedrale, mentre per la regione Ba­ silicata erano intervenute Stella Azzur­ ra, Valleverde e CSI Potenza. Di sport se n’è fatto molto, forse an­ che troppo: calcio, pallacanestro e pal­ lavolo. Per quanto concerne la gita, non possiamo disconoscere la bellezza del paesaggio lucano e del parco di S. Antonio alla Macchia. Vi è stato un proficuo scambio di idee fra dirigenti e tecnici, a volte un po’ acceso, dicia­ mo per il troppo sole anche se poi la temperatura era leggermente bassa. Era in programma anche un incon­ tro associativo che, nella realtà, è con­ sistito solamente nel momento della premiazione in cui ogni società ha ri­ cevuto una coppa e poi... tutti a casa. Il nostro timore risiedeva nel dubbio che il libero scambio non fosse stato compreso appieno nello spirito che do­ veva animarlo ed invece, per fortuna, da questo punto di vista non possiamo lamentarci. Un insegnamento per noi da questa manifestazione? Far capire continua­ mente cos’è il CSI, soprattutto sedendo attorno ad un tavolo e aiutare, com­ prendere chi è in condizioni un po’ di­ verse (ci saranno senz’altro delle giu­ stificazioni) dalle nostre. Umberto Aurora

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Esperienze

Il Centro di formazione AVIS di Jesi JESI — Il Centro di Formazione Fi­ sico-Sportiva « AVIS » ha concluso il suo terzo anno di attività. Nell’anno ’76/'77 gli iscritti sono stati 650 (344 maschi e 306 femmine); durante que­ st’anno, sollecitati da varie richieste, è stato approntato anche un corso per adulti con 204 iscritti (148 uomini e 56 donne). L’attività dei corsi, sia per i ragazzi che per gli adulti, è stata svolta com­ pletamente presso le quattro palestre del Centro Sportivo Giannino Pieralisi. 11 « Centro » è stato realizzato grazie alla partecipazione di varie forze. Il G.S. Giannino Pieralisi ha coperto l'o­ nere finanziario di una Segreteria del centro per tutto l’anno. Il Comune di Jesi ha messo a dispo­ sizione gli scuolabus che per quattro giorni alla settimana hanno raccolto prima e ricondotto poi nei vari quar­ tieri tutti i ragazzi partecipanti; inol­ tre ha assicurato, per mezzo del pro­ prio personale, la gestione delle palestre. L’A.V.I.S., Sezione di Jesi, ha parteci­ pato con uno speciale contributo alla copertura finanziaria del costo di ge­ stione. Il C.S.I., Comitato Circoscrizio­ nale, ha provveduto alla programmazio­ ne, organizzazione e svolgimento del corso (scelta e preparazione degli istrut­ tori, del personale addetto ai ragazzi negli spogliatoi, del personale addetto agli scuolabus).

Alla chiusura dell'anno 76/77 già si sono avute 300 prenotazioni per l’an­ no 77/78: ciò che, fatte ferme le parte­ cipazioni delle quattro « forze », ci ha spinto ad iniziare una programmazione per l’anno che sta per iniziare sulle ba­ si di una verifica, in senso critico, del­ l’esperienza appena trascorsa. Questa verifica e programmazione, poi, ci ha indotto ad apportare lievi variazioni per ciò che riguarda la par­ te organizzativa in senso stretto e a fo­ calizzare gli interventi su quattro pun­ ti qualificanti: 1) aggiornamento e pre­ parazione degli istruttori (previsto ap­ posito corso di specializzazione); 2) rapporto più continuativo fra istruttorc-ragazzo-genitore-istruttore; 3) una at­ tività (per il 3° ciclo) più impegnata ai giochi sportivi: non l'agonismo sportivo organizzato, ma il gioco sportivo spon­ taneo e fine a se stesso (semplicità, na­ turalezza, duttilità e adattabilità della competizione sportiva); 4) una attività (per il 1“ e 2° ciclo) imperniata su una educazione psicomotoria, cioè un'azione pedagogica e psicologica che utilizza il movimento allo scopo di normalizzare o di migliorare il comportamento del bambino (cioè l’educazione del bambino attraverso il suo corpo).

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Esperienze

Corsi animatori nei Comuni fiorentini FIRENZE — L’Amministrazione Pro­ vinciale di Firenze, con la collabora­ zione dei Comuni, degli Enti di pro­ mozione e il contributo della Regione, ha costituito un « Centro per la forma­ zione di animatori, preparatori, diri­ genti e tecnici sportivi » allo scopo di « fornire ai partecipanti — ha spiegato nella presentazione l’Assessore Paci — con metodo serio e rigoroso alcune nozioni fondamentali, per consentire lo­ ro di affrontare l’ulteriore approfondi-

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mento in singole discipline, sulla base delle esigenze che emergeranno dal­ l’esame delle varie realtà in atto nella nostra provincia e che troveranno nei Corsi momenti di verifica e di rifles­ sione ». Nonostante l'iniziativa sia stata pro­ mossa con le migliori intenzioni, si sono rivelate alcune deficienze, tra cui la breve durata dei corsi (tre giorni). I corsi si sono svolti in diversi co­ muni della provincia di Firenze, coin­

volgendo 400 giovani, ma sebbene l’in­ teresse suscitato sia stato discreto, si deve dire che essi potevano trovare una programmazione più organica, pre­ vedendo un periodo di svolgimento più lungo. « La maggior difficoltà —'hanno detto alcuni partecipanti — è stata la concentrazione di numerosi ed ampi argomenti in poco spazio; problemi im­ portanti quali la situazione sportiva in Italia, lo sport e i ruoli delle forze che lo organizzano, i compiti dell’ope­ ratore sportivo meritavano una più ampia ed approfondita trattazione ». I corsi comunque costituiscono un pri­ mo atto di volontà politica dell'Amministrazione Provinciale fiorentina in un campo nel quale, dopo l'entrata in vi­ gore della Legge Regionale n. 6 del 17 gennaio 1976, che delega alle Province gli interventi per la promozione pro­ fessionale, ha il potere e i mezzi per intervenire concretamente.

Esperienze

Commtesiome turismo e tempo Dfoero PISA — In base a precise richieste da parte del Consiglio e di alcuni iscritti, si è costituita la Commissione turismo e tempo libero del CSI di Pisa. Il suo primo atto è stato rincontro con i com­ ponenti la presidenza provinciale, allo scopo di stabilire i compiti della com­ missione stessa, che sono stati indivi­ duati principalmente in: l'organizzazione di gite a carattere sportivo-culturale, collegando alcune gite anche ad impegni sportivi a carattere regionale; l'incre­ mento dell’attività ricreativa dei centri di formazione; l’organizzazione di liberi scambi con altre associazioni. E’ previ­ sta anche l'effettuazione di gite indipen­ denti, di tipo turistico-culturale, gite domenicali sulla neve, settimane bianche. Durante l’incontro con la presidenza è stato deciso anche di effettuare un in­ contro con le ACLI, in quanto Ente prin­ cipalmente di tempo libero, per poter prendere accordi in comune. Nel frattempo è stato stilato un nu­ trito programma di massima per le ini­ ziative relative al 1977-78. Sono previste gite turistico-culturali; concorsi di pit­ tura; gite invernali sulla neve; incontri comunitari a... vino, polenta e salsicce; concorsi fotografici, veglioni, ecc.


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Consulte dello sport a Massa e Venezia MASSA — È stata costituita presso il Comune di Massa una Consulta del­ lo sport, che ha lo scopo di avanzare proposte e suggerimenti alla Ammini­ strazione civica per quanto attiene il potenziamento e il miglioramento dello sport nelle sue varie discipline ed espressioni, con particolare riferimen­ to allo sport dilettantistico, formativo e di massa. Su delega del Consiglio comunale, la Consulta ha inoltre il potere di di­ sporre su: l'utilizzazione degli impian­ ti esistenti; la programmazione di fu­ ture strutture; la suddivisione dei fon­ di a disposizione; le iniziative di soste­ gno e di incentivazione dello sport; il coordinamento di tutte le attività spor­ tive. L’organismo nel suo insieme è forma­ to da rappresentanti del Consiglio co­ munale (l'assessore allo sport la pre­ siede), degli Enti di promozione spor­ tiva, del Consiglio di Circolo e del Con­ siglio di Istituto, dei Sindacati, del CONI, delle forze sportive locali, degli insegnanti di Educazione Fisica e dei Consigli di zona. La consulta, inoltre, per l'esame e l’approfondimento di par­ ticolari problemi sportivi potrà avva­ lersi dell'opera di tecnici, esperti e pub­ blici funzionari. Tra i compiti istituzionali della Con­ sulta figura quello di presentare alla fine di ogni anno al Consiglio comu­ nale la relazione di attività, le cui indi­ cazioni potranno servire di base all’Amministrazione comunale per predispor­ re, in sede di bilancio di previsione per l’anno successivo, gli opportuni stan­ ziamenti intesi a soddisfare le esigen­ ze e le necessità dello sport locale. È previsto infine che entro un anno dalla sua costituzione la Consulta prov­ veda a presentare proposte al Consi­ glio comunale per la costituzione di un centro medico sportivo, per l’istituzio­ ne di corsi per operatori sportivi e cor­ si di formazione fisico-sportiva aperti a tutti.

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** VENEZIA — Su convocazione dell’Assessorato allo Sport del Comune di Venezia, si è costituita ed insediata la Consulta Comunale dello Sport, che ha come territorio di azione la città lagunare e la terraferma (Mestre e zo­ ne limitrofe). La compongono, oltre agli Assessori allo Sport, che la presiede, ai LL.PP. ed alla P.I., i rappresentanti della maggio­ ranza e minoranza del Consiglio Comu­ nale, le Federazioni sportive, rappre­ sentate da Società Sportive, la Scuola,

il C.O.N.I., i Consigli di Quartiere, gli Enti di Promozione Sportiva ed il C.S.I.: in totale 26 componenti. L'organismo, come si può facilmente capire dal nome, ha sostanzialmente carattere consultivo e dovrà indicare all'Ente locale ed ai competenti Asses­ sorati quali linee sono da seguire per una vera e nuova politica sportiva, ri­ volta soprattutto alla promozione e va­ lorizzazione di attività sportive e mo­ torie di base. Le lince immediate su cui la Con­ sulta si muoverà sono: un uso pubbli-

co e sociale degli impianti sportivi co­ munali (palazzotti ccc.), i rapporti con le società sportive, la costituzione e rea­ lizzazione di un centro medico sporti­ vo e di centri di formazione fisico spor­ tiva. L'istituzione di tre commissioni di studio, oltre a rendere più agile ed in­ cisivo il lavoro della Consulta ha il com­ pito di vagliare più attentamente e da vicino la situazione su differenti pro­ blemi: 1) rapporti con le società spor­ tive, con i consigli di quartiere, ed il problema dei contributi; 2) centri me­ dico sportivi e di formazione fisico sportiva; 3) rapporti con il mondo del­ la scuola, uso degli impianti (scolasti­ ci, comunali e privati). Soprattutto gli Enti di Promozione Sportiva, in particolare modo il C.S.I. presente con un suo rappresentante, dovranno porsi come valida e concreta alternativa proprio per la realizzazione di strutture ed attività sportive di ba­ se, aperte a tutti e gestite democrati­ camente.

Claudio Basato

Esperienze

Perchè siano coinvolte tutte le forze VERONA — Lo scorso 5 luglio, un articolo del giornale « L’Arena »: « Per lo sport in città urgono rgono nuove strut­ ture » informava la cittadinanza dell’in­ vito del Sindaco ai rappresentanti del­ la Provincia, Provveditorato agli Studi, CONI e Federazioni Sportive per la co­ stituzione di una Commissione per la gestione degli impianti sportivi. L’e­ sclusione dalla costituenda Commissio­ ne degli Enti di Promozione Sportiva Nazionali, riconosciuti dal CONI, sugge­ rita dall’Assessore allo Sport Fomaciari, ha indotto il nostro Presidente Pro­ vinciale ad inviare al giornale cittadino la lettera che riportiamo. « Gentile Direttore, ho letto la nota pubblicata sul gior­ nale in data odierna e sono ben felice che l'Autorità si stia muovendo in fa­ vore dello sport veronese anche in re­ lazione alle pressanti istanze che pro­ vengono dalle società e dalle associa­ zioni sportive. Ciò che lascia stupiti è la persisten­ te ” dimenticanza ” (per usare un eufe­ mismo) dello sport sociale da parte deU'Assessore allo sport. Difatti nella ventilata costituzione di una Commissione di gestione l’Asscssore ha " dimenticato " ancora una vol­ ta gli Enti di Promozione Sportiva ri­

conosciuti dal CONI (Acsi, Arci, Csi, Libertas, ccc.) che sono i principali assertori dello sport per tutti. Il Csi scaligero, per esempio, che ha 160 società e oltre 10.000 iscritti, nel Comune di Verona conta 64 società per un totale di circa 5.500 tesserati (non fittizi!) ma per l’Assessore non esistono e quindi non possono avere rappresentanza. Nei vari incontri coi cittadini si par­ la sempre di sport sociale, di parteci­ pazione ma poi all’atto pratico, e in sede di programmazione, non vengono considerati migliaia e migliaia di ra­ gazzi aderenti ai predetti Enti di Pro­ mozione Sportiva, Enti che lavorano sodo prescindendo dalle parole e dalla facile demagogia. Sarà utile, programmando gli inter­ venti, informarsi bene sulle organizza­ zioni sportive esistenti nel Comune di Verona, sui loro obbiettivi e sulla ef­ fettiva attività svolta. Quanto sopra senza polemica ma nel­ la convinzione che solo coinvolgendo tutte le forze che ’’ vivono ” lo sport veronese si possono trovare le migliori soluzioni. Grato per la pubblicazione, porgo i migliori saluti. Graziano Rugiadi, Pre­ sidente C.S.I. ».

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Studi e riflessioni

COMUNICAZIONE E SPORT - 2

La difficoltà di comunicare con i bambini e i ragazzi Anche lo sport costituisce oggi un « mezzo di comunicazione » costruito da adulti e calato sul bambino in modo tale da precludergli ogni capacità critica e di ricerca.

CONCETTI ACQUISITI NEL PRIMO ARTICOLO (Stadium n. 6, giugno 1977)

• La comunicazione è condizione fon­ damentale per la crescita della per­ sona umana • Si ha comunicazione solamente quando I soggetti possono intera­ gire tra loro (cioè ricevere e tra­ smettere) • La comunicazione verbale, seppure favorita nella nostra cultura, non è l'unico modello comunicativo e neppure il più importante • Da una punto di vista ontogene­ tico si sviluppa prima la comuni­ cazione tonica, poi quella gestua­ le e, ultima, quella verbale

« Tutta l’animazione si fonda princi­ palmente sulla fiducia che, nonostante tutto, è possibile che in un ambiente alienato e alienante si possa riattivare la comunicazione tra le persone » (1). Così P. Andreoli, riprendendo più volte Mounier, pone quello che egli de­ finisce « il problema di fondo: la comu­ nicazione » (2). Non solo, dunque, con­ dizione essenziale per vivere, bensì mez­ zo indispensabile di liberazione, la co­ municazione umana ritrova oggi un ruolo fondamentale nella vita dell'uo­ mo: comunicare è vivere, vivere è co­ municare. Là dove la comunicazione è difficol­ tosa, là dove sorgono ostacoli al rap­ porto tra gli individui (soprattutto se si tratta di bambini, il cui sviluppo è in via di perfezionamento), scattano ir­ rimediabilmente i meccanismi che por­ tano al disadattamento, all'emargina­ zione, all'alienazione. Possiamo sin d’ora sostenere la tesi che ogni difficoltà di crescita umana è difficoltà di comunicazione: la perso­ nalità, vale a dire ciò che l'essere è attualmente, ciò che lo caratterizza e lo qualifica, è sempre il risultato de­ gli scambi che questi ha stabilito e as­ sicurato con l'ambiente.

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Le qualità caratteristiche del bambi­ no (precocità, ritardi, emotività, com­ portamenti, ecc.) sono le manifestazio­ ni visibili della qualità degli scambi che la persona del fanciullo ha stabi­ lito con il mondo circostante. Ecco dunque che i disturbi della co­ municazione, disturbi che si sovrappon­ gono e che si possono osservare sola­ mente in alcuni aspetti, sono causa del­ le difficoltà incontrate dal bambino nel suo essere al mondo. Penso risulti chiaro come un simile modo di porsi il problema sovverta gli schemi più tradizionali utilizzati nei vari campi di ricerca. Cercherò di semplificare al massimo questo concetto che mi pare essenziale per la comprensione della teoria della comunicazione. Si ponga dunque attenzione a que­ ste due tesi:

TESI PSICOANALITICA: per scio­ glie i sintomi è necessario ri­ salire fino alla loro origine, rin­ novare il conflitto dal quale so­ no scaturiti e, con l'aiuto di quelle forze motrici che a suo tempo non erano disponibili, indirizzarlo verso un altro esito (3)

TESI RELATIVA ALLA TEORIA DELLA COMUNICAZIONE: non è tanto importante porre atten­ zione all’analisi delle cause del comportamento, quanto piutto­ sto al contesto comunicativo che lo comprende, alle relazioni che legano fra loro i singoli comportamenti.

La teoria della comunicazione non intende dunque fare ricerche nell’in­ dividuo (al pari non solo delle teorie psicoanalitiche, ma di ogni altra tesi comportamentistica), ma sposta il suo campo di azione verso le « uscite » del­ l’individuo, cioè verso quelli che sono i suoi modi di rapportarsi con gli altri. Un bambino è disadattato? La causa non è tanto da ricercarsi in lui, quan­ to nel rapporto tra lui e gli altri: c’è, cioè, qualcosa che non funziona nella comunicazione. Per rendere più evidente tale con­ cetto, gli esperti della teoria della co­ municazione propongono un'analogia che riguarda il tentativo, da parte di un ipotetico osservatore, di compren­ dere le regole del gioco degli scacchi assistendo ad alcune partite, senza tut­ tavia potere chiedere informazioni sul gioco medesimo. E abbastanza proba­ bile che dopo aver assistito ad una

CONCETTI ACQUISITI IN QUESTO SECONDO ARTICOLO • Ogni difficoltà relativa alla crescita della persona è da far risalire a una dif­ ficoltà di comunicazione

• La teoria della comunicazione centra il proprio interesse non sull'individuo, ma sugli scambi tra questo e gli altri • Nel ragazzo le crisi di comunicazione sono causate sia da un eccesso indiscriminato di stimoli, sia dalla qualità delle informazioni, fornite In modo acritico • Anche

l'attività sportiva

può

diventare

serie di partite, l’osservatore sia in grado di stabilire con molta esattezza le regole e l’obiettivo del gioco: ciò però non significa che abbia spiegato il comportamento dei * giocatori o il « perché » delle mosse, quanto piutto­ sto il « come » le mosse dei due gio­ catori si articolano l’una con l’altra nel rispetto di regole che definiscono il gioco. Ma detto questo viene logico doman­ darsi: come è possibile che oggi, nel­ l’epoca delle comunicazioni, si possa parlare di « crisi della comunicazione »? Eppure se è vero, come è vero, che il disadattamento infantile sta dilagan­ do un po' dovunque rispetto al pas­ sato, dobbiamo dedurne che, nonostan­ te tutto, ci troviamo di fronte proprio a grosse difficoltà di comunicazione tra gli individui e, in particolare, tra i bambini e gli adulti. Per ciò che concerne gli individui in genere, la crisi di comunicazione si presenta su due piani: uno a livello di strutture, l’altro a livello di « me­ dia ». A livello di strutture, in quanto la comunicazione tende a realizzarsi su un asse orizzontale, tra persone, cioè, appartenenti al medesimo livello socio-culturale, al medesimo rango se­ dente che una tale comunicazione, a causa dell’omogeneità degli interessa­ ti, risulta assai limitata. A livello di « media » in quanto, co­ me già si è visto, l’unidirezionalità of­ ferta da tali strumenti (radio, televi­ sione, ecc.) fa sì che le notizie tra­ smesse siano essenzialmente quelle pri­ vilegiate da chi detiene i mezzi di co­ municazione. Ma la crisi di comunicazione è assai più grave per un ragazzo, nel quale i disturbi di comunicazione si riper­ cuotono su tutte le forme di contatto col mondo. A tale livello si può parlare di una crisi dovuta a « sovrastimolazione » e di una crisi dovuta a « sovra-strutturazione ». Cosa si intende con tali termini? La crisi di sovra-stimolazione è da far ri­ salire ad un vero e proprio inquina­ mento delle informazioni: in un uni­ verso fatto di immagini, di rumori, di slogans, il bambino è quasi « sovra-

strumento

di

« non-comunicazione «

esposto ». A causa della sovrabbondan­ za di informazioni egli non è in grado di selezionare l'informazione utile e nessuno riesce ad insegnarglielo. Ma non è solo la quantità eccessiva delle informazioni ad essere nociva per il bambino: nuoce anche la qualità del­ le informazioni. L'informazione che viene fornita dai mass-media, infatti, è prestabilita in maniera tale da escludere ogni possi­ bilità di analisi personale, ogni lavoro di ricerca e, perciò, ogni possibilità di riflessione tanto sul messaggio quanto sull’azione che esso determina. Un esempio significativo di ciò può essere tratto dai giocattoli che, sempre più, sono l’espressione di concezioni di adulti e che, quasi sempre, possono essere utilizzati in una sola maniera: il bambino non ha più niente da ricer­ care o da scoprire. Anche lo sport, per il quale questo discorso è assai più attuale di quanto si possa credere, costituisce spesso un « media » costruito da adulti e calato sul bambino in modo tale da preclu­ dergli ogni capacità critica e di ricer­ ca: vengono, cioè trasmessi al bambino, in modo stereotipato, modelli di atti­ vità ai quali egli si adegua senza ave­ re minimamente collaborato a deter­ minarli: anche l’attività sportiva, nono­ stante le apparenze, può divenire un potente veicolo di « non-comunica­ zione ».

Roberto Grandis (2 - continua)

(1) P. Andreoli - L'animazione culturale sportiva - Ave Roma 1975 - pg. 61 (2) P. Andreoli - op. cit. - pg. 54 (3) S. Freud - Introduzione alla psicoanalisi - Lezione 28 - Boringhieri - pg. 408

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Sussidi per l’attività

PERSONA E SPORT: CHI, CHE COSA, COME

Attività a spirale per il 2° ciclo della prima fascia

!o schema corporeo Da qualche anno a questa parte, nel­ l'ambito delle attività motorie infantili, è di moda infilare la dizione « schema corporeo » un po’ dappertutto. Non vorrei che gran parte della colpa, più che del merito, di avere iniziato que­ sta moda sia proprio mia in quanto nel 1963 nei mici programmi di attività mo­ toria per i bambini « infilai » una pagi­ netta riguardante la strutturazione del­ lo schema corporeo. Sento già insorgere tutta una schiera di colleghi indignati: « Chi si crede di essere costui. Lo schema corporeo è una definizione classica, entrata da de­ cenni nella letteratura specializzata... ecc. ». È vero che « l'immagne di sé » è un argomento classico nell’àmbito delle ma­ lattie nervose da quaranta anni, ma non lo era nell’àmbito delie attività motorie del normale, nemmeno dieci anni fa, almeno in Italia. Ai nostri giorni si è alzato un gran polverone in cui visioni di corpi fantasmatici (per usare un termine di Gantherct) di coscienza di sé, di presenza al mondo ed altre piacevolezze del ge­ nere, si intravvedono a malapena urtarsi e dibattersi. È nata una nuova religione in educa­ zione fisica, anzi un nuovo feticismo di cui lo schema corporeo è il totem. Al feticcio vengono dedicati riti so­ ciali, culturali, filosofico-esistcnziali, eco­ nomici e chi più ne ha più ne metta. A mio parere, chi ne risente è la comprensione del fenomeno stesso cui si tende ad attribuire troppo spesso una importanza esagerata, volendo fon­ dare su manifestazioni neuro-fisiologi­ che una nuova concezione materiali­ stica della coscienza. Cosa sia la coscienza io non lo .so, cosa sia lo schema corporeo lo posso constatare e non mi sento di confon­ derlo con l’anima immortale, tutt’al più posso fare una specie di proporzione: la coscienza sta all’anima come lo sche­ ma corporeo sta al corpo. Mi accorgo di essermi dilungato trop­ po con queste divagazioni personali. Veniamo al dunque: che cosa è lo sche­ ma corporeo. Come è accaduto per gran parte del­ le manifestazioni neurofisiologichc, alla comprensione del fenomeno « immagi­ ne di sé » si è giunti attraverso il me­ todo negativo, cioè attraverso il feno­ meno della mancanza patologica della sensazione del proprio io corporeo co­ me unità.

I neuropatologi avevano notato da tempo il fatto che soggetti paralizzati

tendessero quasi ad escludere dal loro corpo le parti paretiche o paralitiche; i chirurghi avevano osservato i feno­ meni dell’« arto fantasma » degli am­ putati per cui permanevano sensazioni di dolore e di presenza di parti del corpo che erano state asportate. Da ciò derivò la concezione che il proprio cor­ po venisse avvertito a livello coscien­ te non come una collezione di sensa­ zioni staccate (tatto, pressione, gusto, movimento ecc.), ma come un centro di funzionamento sensorio che di per sé costituisce più che una sommatoria di singole attività dei sensi, quasi uno sfondo sensibile continuo ed unitario su cui si tagliavano le singole sensi­ bilità. Una domanda si poneva a questo punto: si nasce con questo sfondo uni­ tario o questo si struttura con l’età? Le osservazioni sistematiche, le espe­ rienze c le ricerche di studiosi di vari rami della scienza, quasi psicologia, psichiatria, neurofisiologia, hanno sta­ bilito che tale sfondo, o meglio tale

schema del sé corporeo, si costruisce per tappe sulla base delle esperienze motorie del soggetto in evoluzione. È ovvio che la motricità non è un fenomeno isolato, puramente fisiologi­ co cioè, e quindi le componenti socio­ culturali rientrano di diritto nella co­ stituzione di questo schema di sé cor­ poreo, così come rientrano nella strut­ turazione della personalità del sogget­ to; non esistono compartimenti stagni nell’uomo. Resta comunque il fatto che la motricità volontaria è alla base di tale costruzione. Il bambino apprende a conoscere il proprio corpo dappri­ ma in modo confuso sulla base delle primitive sensazioni di deglutizione e respirazione, quindi con il tatto nella auto-palpazione, poi con lo sviluppo del­ la manipolazione più fine inizia a co­ stituire vari spazi o territori di azione collegati a specifiche sensibilità che vengono " tra loro a correlarsi: spazio orale (porta oggetti c parti del proprio corpo a contatto della bocca, spazio oculo-manuale (afferra, guarda e rila­ scia). Dallo spazio corporeo di tipo manipolativo-esplorativo, passa a costituir­ si uno spazio prossimo (da uno a tre anni) in cui è compreso il proprio cor­ po che agisce sia lo spazio in cui si svolgono i movimenti dei propri arti. Farsi uno schema del proprio corpo, quindi, per il bambino significa molte cose: conoscersi, sentirsi agire, pro­ grammare se stesso nei gesti, ma so­ prattutto conquistare lo spazio usando il proprio fisico come unità di misura. Spazio corporeo fino a 3-5 anni, spazio ambiente e connessioni con le misure di percorrenza (tempo) dai 5 ai 16 an­ ni circa. Strutturare lo schema corporeo, quin­ di, significa corredare la coordinazione dei movimenti di quella indispensabile componente spazio-temporale che è lo sfondo di ogni motricità volontaria.

Luigi Calabrese

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Schilder P. « The image and appareance of thè human body », London 1935 Luria A. R. « Le funzioni corticali superiori dell'uomo », Firenze 1967 Per le implicazioni filosofico-csistenziali: Merleau Ponty M. « Fenomenologia della percezione », Milano 1965

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(segue da II di copertina)

Felce Fattizio

Storia dello sport ______dm DtaBiia______ Dose società gnnosKhe aicssoc.az'onismo a massa Prelezione di Tommaso Detti GUARALDI

— Cap. 5: Cambiare per con­ servare (1939-1950) - La guer­ ra e la rinascita dell'associa­ zionismo popolare cattolico. — Cap. 6: Gli anni del centri­ smo (1950-1960) - Gli Enti di Propaganda Sportiva: dall'ur­ to frontale al confronto.

Cap. 7: Dal boom economico alla contestazione (1960-1968) - Gli anni ruggenti dello sport spettacolo e le difficoltà del­ la collaborazione tra gli Enti di Propaganda Sportiva. — Cap. 8: Verso un nuovo mo­ dello sportivo? (1968-1976) Dal 1968 ad oggi: le espe­ rienze associative.

velli e in tutte le sue articola­ zioni. Ciò naturalmente, non in sé stesso ma in costante collega­ mento con le vicende dello sport nel suo complesso e di tutta la società italiana. Ne risulta una visione vera, autentica e profonda della sto­ ria sportiva italiana in aspetti, significati e valori che finora non erano mai stati messi in luce.

Ovviamente uno spazio del tutto speciale è dedicato agli Enti di promozione sportiva, dal­ la loro nascita fino ai nostri giorni. E, come si può compren­ dere. un posto di rilievo è oc­ cupato dalla FASCI, dalla FARI e dal CSI. Il volume, ampiamente e ri­ porosamente documentato. si legge con estremo interesse. E' alla portata di tutti ed è utilis­ simo a quanti, giovani e più an­ ziani. atleti e operatori, desi­ derano comprendere da quali radici è nato e cresciuto l'al­ bero dello sport che oggi amia­ mo, contestiamo e coltiviamo nel nostro Paese. Il volume è cosi strutturato: — Cap. 1: Lo sport delle Elites (1860-1900) - I caratteri dello sport italiano dopo I’ unificazione dell'Italia.

— Cap. 2: Lo sport borghese (1900-1915) - Dallo sport nel­ l'Italia giolittiana alla nasci­ ta e allo sviluppo della FASCI. — Cap. 3: I limiti della demo­ cratizzazione (1915-1927) Gli anni del difficile dopo­ guerra. — Cap. 4: Lo sport per tutti (1927-1939) - L'esperienza fa­ scista e gli anni bui dell'asso­ ciazionismo sportivo.

« STORIA DELLO SPORT IN ITALIA » viene offerto ai soci del CSI al prezzo speciale di Lire 3.000. Indirizzare le richieste al­ la Presidenza nazionale del Cen­ tro Sportivo Italiano, via della Conciliazione, n. 1 - 00193 Roma.

TRE VOLUMI IN CORSO DI STAMPA EDITI DALLA SOCIETÀ’ STAMPA SPORTIVA

IN COLLABORAZIONE CON IL CSI

« Educazione dello

schema

psicomotoria corporeo »

Questo in breve il succo di questo numero speciale di Stadium. Se tutti i numeri del giornale sono dedicati alla società sportiva, questo lo è in modo particolar».

Nella

formazione

di Fabbri E., Fabbri S., Primi F.

• « Educazione al movimento per un indirizzo polisportivo attraverso il gioco » — di Fran­

cesco Barbagallo.

« Pallavolo » — di Franco Anderlini (nuova edizione riveduta ed aggiornata).

Guida associativa per un anno di attività

Il CSI chiede tutto questo alle società sportive perché il suo fine non è semplicemente quello di far fare un po' di sport a qualche gio­ vane in più, ma è quello di far si che attraverso lo sport quei giovani crescano come persone più equilibrate e responsabili.

strutturazione

presportiva di base fra i 5-6 e i 10-11 anni —

STADIUM SPECIALE « CSI 77 / 78 »

La società sportiva è il perno intorno a cui ruota la vita associativa del CSI: in essa raggiunge o fallisce il proprio scopo. Ma essere so­ cietà sportiva nel CSI non è facile, l'Associazione le chiede molto, a volte quasi l'impossibile: le chiede di organizzare sport in un Pae­ se privo anche dei più eie mentari servizi, di reinven­ tare uno sport a misura dei praticanti, di vivere una vita associativa impostata sulla democrazia e sulla collaborazione responsabile di tutti.

e

Vuole infatti fornirle un aiu­ to speciale per programmare nel modo migliore il pros­ simo anno di attività ed es­ sere anche uno strumento di verifica, di consultazione e di riflessione per i mesi che seguiranno. Il numero presenta un qua­ dro panoramico di idee, de­ gli obiettivi, dell'attività e dell'organizzazione del CSI ed è stato realizzato operan­ do anche un ampio recupero di quanto apparso su Stadium nei mesi scorsi.

Questi gli argomenti trattati nei sei capitoli: — Capitolo primo: Il quadro di riferimento - Tutto ciò che fa del CSI un' associazione sportivo-edu­ cativa di ispirazione cri­ stiana.

— Capitolo secondo: Un an­ no da programmare - Gli obiettivi e le indicazioni per programmare insieme l'anno associativo 1977-78.

— Capitolo terzo: La socie­ tà sportiva - Fondamento e caratteristica del CSI

,è l'esperienza associativa di base. — Capitolo quarto: L'attività sportiva - Alla ricerca di un modello sportivo che sia a misura della perso­ na umana e concretamen­ te praticabile da tutti i cittadini.

— Capitolo quinto: Le strut­ ture di servizio - Le strut­ ture locali, regionali e na­ zionali sono lo strumento obbligato con cui realiz­ zare le finalità e le scelte associative. — Capitolo sesto: Informa­ zioni - Per conoscere I' associazione, per incon­ trarsi e scambiare idee, esperienze e attività, per organizzare correttamente lo sport.

STADIUM SPECIALE «CSI 77-78 » è disponibile presso la Presidenza nazionale in un limitato numero di copie che potranno essere richieste in base a effettive necessità, cosi da consentirne l’utiliz­ zazione da parte del maggior numero possibile di Società e Consigli.


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