Skip to main content

Stadium n. 6/1987

Page 1

Si è corso in maggio per tutta Italia, in nome dello sport per tutti che è pro­ prio della nostra asso­ ciazione.

QUASI UN SOMMARIO

Si torna a correre in bici­ cletta e a piedi, sulle stra­ de e sulle piste, per tro­ varsi insieme, per diver­ tirsi, per confrontarsi.

IN ATTESA DEL VOTO

13

STADIUM/SOCIETÀ SPORT di Angelo Bertani CHIAMA DONNA Continua la «Campagna nazio­ nale».

di Aldo Notarlo

4 DEGU^ARBITRI Celebrato il 75° dell'Associazione Italiana Arbitri. di Livio Olivi

óTELEVISIONE SPORTIVA? Continua la nostra inchiesta sui mass media e lo sport. di Andrea De Pascalis

8GIUSTIZIA

14

FOTOMEMORIA

10

LAICI NELLO SPORT

25

TUTTOCSI/

15

CRONASSIE/ ESPERIENZE

Il tema del mese: LE CORSE VELOCI Interventi di Donato Renato Mosella. Sandro Donati. Ennio Preatoni. Marco Milani Comparetti, Carlo Vit­ tori.

Il film: PLATOON Commento di Ettore Greco

19

FOTOMEMORIA

PER TUTTI La lettera dei Vescovi americani sul­ l'economia. di Gianluca Salvatori

24

29 .

Medicina: TEST DA CAMPO PER L'ATLETA

20

di Antonio Spataro

In venti città si è conclusa la prima parte della Campagna «Correre CSI»

30

CORRERE CSI

I libri

di Gianni Gherardi

12 UMORISMO SPORTIVO La Mostra Internazionale del dise­ gno umoristico Sportivo

23 I TEMI

31

Costume: DEL CONGRESSO LEGGERE AL CONSIGLIO IN VACANZA di Domenico Volpi NAZIONALE

Corrono nelle piazze, sui teleschermi, nei giornali, nei manifesti i candidati alle elezioni politiche: chi corre per sé, chi per un ideale, chi per un proget­ to concreto di società.

Correremo tutti il 14 giu­ gno per votare: sarà una corsa semplice e comples­ sa ad un tempo. Il tra­ guardo, anche qui, non può essere individuale. L’unico traguardo che conta è un traguardo so­ ciale, l'idea di una società più giusta, più partecipa­ ta, più attenta ai bisogni di tutti, «a partire dagli ultimi».

Una corsa, questa, cui non è lecito sottrarsi, perché è un momento fondamenta­ le del vivere democratico: in modo speciale per chi percorre questo cammino per la prima volta.

1


INATTESA DEL VOTO C'è stata anche la caccia al can­ didato sportivo, atleta o dirigen­ te, per queste elezioni politiche e i risultali diranno se gli sportivi sono stati una buona esca per gli elettori. Ho grossi dubbi che lo siano stati e se una sparuta pat­ tuglia entrerà in Parlamento si aggregherà agli anonimi peones che poco contano nel gioco poli­ tico e che non entreranno mai nella stanza dei bottoni, impene­ trabili anche ai Premi Nobel (!), fi­ guriamoci agli atleti, anche se di grido. D’altronde cosa ci vanno a fare gli sportivi in Parlamento? Non oc­ corre essere stato un campione per capire quali sono i problemi dello sport da risolvere, e il Par­ lamento della passata legislatura l'ha dimostrato perché è stata una legislatura ricca d’iniziative e al­ cune, anche grosse, sono andate in porto, come la legge per gli sta­ di e gli impianti sportivi di base. È rimasta invece sul rettilineo d'arrivo la legge di riforma: era arrivata all'ultimo chilometro e lo scioglimento anticipalo delle Camere non le ha permesso di ta­ gliare il traguardo. Carraio nell'ultimo Consiglio na­ zionale del CONI, nella sua rela­ zione introduttiva, a proposito di questa legge ha detto: «Per quanto riguarda la legge­ quadro sull'ordinamento sporti­ vo, il Comitato ristretto nomina­ lo in seno alla Commissione In­ terni della Camera, ha concluso i lavori elaborando un documen­ to che costituisce il tentativo di trovare un punto d'incontro tra il disegno di legge governativo e le nove proposte di legge presenta­ te dai vari gruppi politici. È perfettamente inutile, con l'at­ tuale situazione parlamentare, fa­ re commenti anche perché il testo elaborato non si discosta molto

da quello su cui il Consiglio na­ zionale ha già espresso la propria posizione. Pur senza sbocchi legi­ slativi il lavoro compiuto dal re­ latore e dal comitato ristretto è comunque importante; riteniamo infatti che, alla ripresa dell'attivi­ tà del Parlamento, non si partirà da zero e si potrei far leva su quan­ to finora prodotto». C'è già la pappa fatta, insomma, e lama fatica non dovrebbe resta­ re in un cassetto. Ci auguriamo che il nuovo Parla­ mento abbia la stessa attenzione e disponibilità di quello vecchio. Dovrebbe avercela perché ormai una nuova cultura sportiva si va affermando nel Paese e certamen­ te i nuovi parlamentari, special-

Lo sport che è capace di fare politica mente se giovani, la esprime­ ranno. Qual è questa nuova cultura? È che lo sport non è più considera­ to un fenomeno secondario e che si comincia a distinguere lo spet­ tacolo sportivo dalla pratica spor­ tiva (la citata legge sugli impian­ ti sportivi ne è la dimostrazione: non più solo e soltanto i grandi stadi ma specialmente i piccoli impiami polivalenti cui addirittu­ ra va destinala la gran parte dei 2.835 miliardi stanziati). Siamo sulla strada buona per risolvere il problema di fondo che è e rima­ ne quello della «pratica» sportiva, visto che ancora oggi solo quattro ragazzi su dieci fanno sport e due dei quattro solo saltuariamente.

Una pratica sportiva seria, capa­ ce di entrare nel costume e nella vita dell'uomo di oggi può solo es­ sere quella che trova accoglienza nella società sportiva, capace di essere punto di riferimento e di aggregazione, aperta a tutti e ai bisogni del territorio, scuola di li­ bertà e di democrazia, libera da­ gli schemi e dalle catture ideolo­ giche, propositiva dei valori fon­ damentali della vita quali la soli­ darietà e la pace. La strada è lunga perché le 60.000 società sportive, esistenti in Ita­ lia, e sono tante, diventino scuo­ la di vita: qui siamo tutti in gra­ ve ritardo su questa tabella di marcia! Lo sport, se camminerà su questa strada, diventerà esso stesso sog­ getto politico perché capace di da­ re una mano ad una società com­ plessa e smarrita, perché creden­ dosi ricca si scopre ogni giorno povera, in balia di se stessa. Si fa politica anche così, anzi spe­ cialmente così: è la politica quo­ tidiana di chi non si chiude in un recinto ma guarda alla vita fatta di contraddizioni e la ama serven­ dola per quanto è capace di fare. Finora lo sport ha pensato un po' troppo a se stesso: piccola socie­ tà «accanto» alla grande società, non «nella» grande società che non ci chiede solo spettacolo per evadere ma anche la quotidiani­ tà di un servizio ai suoi figli più giovani, più sprovveduti, più so­ li, più emarginati e quindi più po­ veri. Questa è la vera politica: le buo­ ne leggi per sostenere questa po­ litica basta proporle. Non occor­ re entrare in Parlamento, i parla­ mentari disponibili ormai ci so­ tto. Ognuno faccia il suo mestie­ re. Aldo Noiario

3


■

La festa degli arbitri

4

Sarà ingenuità, ma è stata una sor­ presa domenica 17 maggio non tro­ vare un cenno, sulle prime pagine della Gazzetta e del Corriere dello sport, della cerimonia commemora­ tiva del 75° di fondazione dell'Associazione Italiana Arbitri, tenutasi il giorno prima nel Salone d’Onore del CONI alla presenza delle maggiori autorità calcistiche italiane e inter­ nazionali. Tanto il primo quanto il se­ condo quotidiano hanno relegato l’avvenimento nelle pagine interne, sbrigandolo in trafiletti quasi intro­ vabili, senza tralasciare qualche bat­ tuta risentita, come quella del Corrie­ re che rileva l’unica critica rivolta al­ la stampa, o quella della Gazzetta che termina il colonnino scrivendo che «gli arbitri, insomma, si sono applau­ diti». Questo fatto, piccolo se si vuo­ le, la dice però lunga sulla cultura e sull’etica sportiva della stampa spe­ cializzata. Ma lasciamo stare. Erano in quattrocento nel Salone d’Onore del CONI, quasi tutti in im­ peccabile grigioscuro, a rappresen­ tare i 26.500 arbitri delle 200 sezio­ ni di tutta Italia. Anche se in maggio­ ranza arbitri non in attività, ma pre­ posti all'organizzazione periferica, apparivano in piena forma, dinami­ ci e sicuri di sé, consci di rappresen­ tare una categoria sui generis, di­ scussa e discutibile quanto si vuole, ma che si impone comunque all’at­ tenzione un po’ sconcertata e un po’ ammirata non soltanto del mondo sportivo. Erano l’immagine fedele dei tre principi sui quali Giovanni Mauro nel 1922 rifondò PAIA: reclu­ tamento, preparazione, spirito di corpo, con le sezioni arbitrali che do­ vevano c dovrebbero anche oggi rap­ presentare per essi «una seconda casa»! Prima d’allora, anche se l’Associazione era stata fondata nel 1911 fra l’in­ comprensione e l’indifferenza gene­ rale, gli arbitri di calcio non erano una categoria, ma singoli individui che ogni domenica andavano all’av­ ventura forti soltanto delle proprie capacità e dell’ascendente che riusci­ vano a esercitare sui giocatori e sul pubblico.

Celebrato il 75" dell'Associazione Italiana Arbitri Da un punto di vista culturale, di cul­ tura sportiva, si potrebbe sostenere che Giovanni Mauro con la sua rifor­ ma abbia peggiorato le cose, ma cer­ to ha colto esattamente le necessità di una disciplina inoltrata già allora su strade e obiettivi che con lo sport, quello autentico, aveva poco e avreb­ be avuto sempre meno a che fare. E allora, per essere onesti e per da-

Durante la cerimonia commemorativa del 75° dell’AlA sono stati ricordati anche la fi­ gura e l’opera di Generoso Dattilo, nostro Direttore Tecnico Nazionale per tanti anni, che resse l’AlA a metà degli anni '50, dal 1957 al 1959, in uno dei periodi più delicati della sua storia. Dattilo si batté con forza per conservare all’AlA una sua autonomia dal­ la Federazione (una foto storica- tratta da -IL VITTORIOSO...).

re agli arbitri quel che è degli arbi­ tri, bisogna dire che essi rappresen­ tano oggi il meglio di quanto la cul­ tura calcistica può esprimere ed esattamente quello di cui essa ha bi­ sogno. Di qui la sorpresa per il trat­ tamento loro riservato dai due mas­ simi organi sportivi in una circostan­ za solenne e importante come questa. Avrebbero potuto criticarli, o aiutar­ li ad approfondire i loro problemi, ma ignorarli o quasi appare, più che scortese, ipocrita, perché la cultura sportiva espressa dagli arbitri è la stessa in cui vivono e prosperano i giornali del settore. Se questa considerazione è valida, di­ venta allora interessante appurare se sia possibile una nuova figura arbi­ trale nell’attuale configurazione sportiva, un tema che sta molto a cuore al C.S.I., come è noto. A questo riguardo bisogna essere molto realisti: quella dell’arbitro, in qualsiasi sport, è una figura funzio­ nale a una precisa concezione spor­ tiva e a un sistema di sport storica­ mente realizzato. Non si può parla­ re dell’arbitro in teoria e poi calarlo in una realtà sportiva di segno tutto diverso: sarebbe una catastrofe sot­ to tutti i punti di vista. È possibile dunque ripensare la figu­ ra e il ruolo degli arbitri solo nella misura in cui si adottano una nuova concezione e un nuovo sistema di sport. Anche all’interno del C.S.I. ri­ sulteranno vani gli sforzi per fare dell’arbitro un protagonista associa­ tivo, quindi un educatore a tutti gli effetti, se il modo di pensare e orga­ nizzare lo sport resterà quello domi­ nante. Certo, gli arbitri possono per parte loro contribuire a fare della competizione non una guerra, ma un incontro di gioco e un’esperienza for­ mativamente significativa, ma lo po­ tranno soliamo all’interno di un con­ testo associativo che quanto meno non contraddica tale intento. Insem­ ina, è lo sport che crea il suo arbitro non viceversa, come cosi spesso e ipocritamente ama far credere la stampa sportiva. Il 75° dell’AlA poteva essere un'otti­ ma occcasione per discutere anche di


L'ATMOSFERA IN CAMPO

questo, poiché né il calcio né lo sport sono per fortuna concepiti e praticati in base a un identico schema cultu­ rale e organizzativo. Non lo si è fat­ to nella riunione celebrativa del Fo­ ro Italico e lo si può anche capire. Si capisce di meno il silenzio della stampa sportiva. O forse non è affat­ to incomprensibile, se si pensa che non si è accorta nemmeno del qua­ rantennale di fondazione dell'USSI, cioè della sua stessa associazione di categoria.

Livio Olivi

QUANDO ARBITRARE ERA DAVVERO UN HOBBY «L’arbitro signor Dewitt, un inglese re­ sidente da 20 anni a Ginevra, trovò una singolare resistenza da parte dei gio­ catori ungheresi, i quali preferivano e indicavano un italiano, Milano I, capi­ tano della Pro Vercelli, presente al match odierno (...). Diciamo subito che la Svizzera avrebbe vinto ugualmente anche senza l’arbitraggio del signor De­ witt, che ha il comodo sistema di segui­ re la partita stando su una delle lunghe linee laterali del campo...». (da La Gazzetta dello Sport del 9-1-1911)

LA NASCITA DELL'A.I.A. «Ieri mattina, come da nostro annuncio, in una sala del ristorante Orologio si è tenuta la prima assemblea dell’Associazione Italiana Arbitri. Come general­ mente avviene per tutte le istituzioni ri­ vestenti carattere altamente nobile di propaganda, anche la novella Associa­ zione — destinata innegabilmente ad ingrandire, appunto per la sua utilità — non raccoglie di un subito quell’entusiastico consenso che le sorti dell’Arbitraggio in Italia darebbero a sperare. «Non è da dubitare che in nostre Socie­ tà pensino all’inutilità dell’AlA. Sempli­ cemente, con un’indifferenza sconso-

lante per tutto ciò che può mirare alta­ mente a completare l’andamento del calcio in Italia — le Società nicchiano in attesa di quello che di utile sapran­ no compilare con i pochi volenterosi, che non si accontentano solo di segui­ re l’opera altrui...». (da La Gazzetta dello Sport del 28 agosto 1911)

IL COMPITO NON FACILE «L’incontro calcistico per la coppa Lom­ bardia, che metteva alle prese il Genoa con il Milan, non ottenne davvero quel risultato classico che si sperava fra le forti contendenti. Per tutta la gara fu un giuoco piuttosto violento e sconclusio­ nato, salvo qualche rara occasione, da­ to l’impeto troppo focoso dei giuocatori, specialmente dei milanesi che visti­ si a mal partito dopo i 3 punti segnati dai rosso e bleu cominciarono una cac­ cia insistente all’uomo quasi senza preoccuparsi del pallone. Il giovane ar­ bitro non certamente adatto a così im­ portante compito, per la sua lentezza e la scarsa severità, non seppe repri­ mere fin da principio l’eccessivo acca­ nimento da cui erano animati i giuocatori. Anche il pubblico però dovrebbe astenersi dagli incitamenti che nuociono sovente al buono e regolare svolgi­ mento della gara...». (da La Gazzetta dello Sport del 2 ottobre 1911)

«La cavalleria del saluto iniziale e del saluto finale di partita (tra giocatori av­ versari n.d.r.) sembra divenuta una for­ malità priva di ogni significato morale. Tra un saluto e l’altro, troppo sovente (con danno grave del bel giuoco corret­ to e con vivo dispiacere degli appassio­ nati non acciecati dal fanatismo) assi­ stiamo piuttosto alla caccia all’uomo che non al giuoco sul pallone. «Le grida del pubblico: "Dagli! Ammaz­ zalo!” e simili sono più frequenti che mai, e il giuocatore, eccitato dalla fol­ la, assalta spesso l’avversario con at­ teggiamenti che hanno sapore più di odio che non di emulazione. Tutto ciò è molto grave e i dirigenti di tutte le So­ cietà devono sinceramente ed energi­ camente far opera perché gli scontri di fott-ball non trascendano in volgari sfo­ ghi di teppismo, in vere manifestazioni di animo malvagio. Soprattutto il com­ pito di frenare gli istinti insani spetta poi agli arbitri, i quali debbono avere tutti la coscienza del proprio ufficio, devo­ no saper mantenere tutta la loro calma e la loro freddezza in ogni frangente per la sincerità del giudizio, e non lasciarsi impressionare da smanie interessate di dirigenti e di folle...». (da La Gazzetta dello Sport dell’11-10-1911)

È GIUSTO CRITICARE GLI ARBITRI? «La questione è il diritto di criticare gli arbitri. Noi siamo d’opinione che se gli organi sportivi non possono, non devo­ no rinunciare ad ogni apprezzamento sul modo in cui i matches sono diretti, devono tuttavia portare nel loro giudi­ zio la più grande prudenza, la più gran­ de generosità. Il ruolo di arbitro è terri­ bilmente ingrato e difficile e non uno so­ lo di essi — anche tra i più celebri — oserebbe affermare dopo un match di non aver commesso alcun errore. E tut­ tavia nessuno si trova in migliore con­ dizione per giudicare ciò che avviene sul terreno, se un fallo è stato commes­ so, se un giuocatore è offside. Quan­ do si leggono, dopo un match importan­ te, i resoconti dei diversi giornali quasi sempre ci si accorge che i loro redat­ tori sono in assoluto disaccordo... «È perciò che ci siamo fissati come re­ gola di essere pieni di indulgenza per i referees e crediamo dì dover servire la loro causa, che è quella del gìuocatore e del pubblico, non diminuendo quella confidenza in se stessi che è lo­ ro indispensabile per il timore perpetuo di vedersi malmenati dalla stampa spor­ tiva, ciò che disgraziatamente capita troppo spesso...». (da La Gazzetta dello Sport dell’11-10-1911)

5


Televisione sportiva?

6

Chi aveva i calzoni coi ti nei primis­ simi anni ’50 ha fatto in tempo ad as­ saporare il fascino particolarissimo che rivestiva l’avvenimento sportivo quando la televisione non c’era. Le Olimpiadi, i Campionati del Mondo di calcio o di ciclismo, il Tour e il Gi­ ro d’Italia erano fatti quasi mitici, di cui rimbalzava un’eco confusa attra­ verso le onde radio ed i racconti dei giornali. Le cronache, i resoconti non bastavano a definire i dettagli dell’e­ vento sportivo, a raccontarli a chi vi­ veva a centinaia o a migliaia di chi­ lometri di distanza; cosicché lo spa­ zio per la fantasia era tanto. Pochis­ simo, invece, era lo spazio per le im­ magini: qualche fotografia sui quo­ tidiani di pessima qualità, qualche settimanale tipo «Il calcio e il cicli­ smo illustrati», qualche sprazzo di «Giornale Luce» al cinema; una goc­ cia appena nel deserto, troppo poco per saziare l’appetito sempre cre­ scente di spettacolo sportivo. Così si finiva con il discutere per giorni da­ vanti alla scuola o nel circolo ricrea­ tivo un fatto che nessuno aveva visto e che si conosceva solo per sentito dire. Poi nasce la televisione. La «Dome­ nica sportiva» debutta il 3 gennaio 1954 con il nome di «Domenica Sport». Qualche settimana dopo, i pochi fortunati che possiedono un te­ levisore possono assistere in diretta all’incontro di calcio Italia-Egitto. È un’emozione diversa, garantita dal­ la possibilità di vivere l’avvenimen­ to sportivo contemporaneamente ai suoi protagonisti, senza perdere al­ cun dettaglio. Forse in questo modo — e sarebbe una domanda da conse­ gnare allo psicologo — il coinvolgi­ mento fomenta il tifo e fa scadere la sportività. Certamente la televisione fa da cassa di risonanza all'evento sportivo, ne aumenta la popolarità, contribuisce in modo determinante alla nascita dello «sport-industria». Un ulteriore passo avanti è compiu­ to con l’ampex, l’antenato dei nostri videoregistratori, che permette le «differite». Ancora un po' e arrivano le trasmissioni via satellite, la «diret­ ta» da tutto il mondo.

Continua la nostra inchiesta sui mass media e lo sport Inutile ripercorrere le tappe della crescita, una crescita che in termini di ascolto è immensa e che oggi por­ ta questi frutti: in una domenica qua­ lunque di inverno (lo scorso primo marzo) 90° minuto ha avuto circa 7.000.000 di telespettatori, Domeni­ ca Sprint 5.700.000, La Domenica Sportiva 3.700.000, la differita della partita di serie A 5.700.000. Sono, queste, cifre relative. Quelle complessive dello sport in TV forse non è neanche possibile stilarle, per­ ché nel frattempo alla TV di stato si sono aggiunti i network e una miria­ de di piccole emittenti locali. Altret­ tanto difficile è verificare quante ore la televisione dedichi allo sport. La sola Rai imposta sullo sport circa il 12% delle sue ore di trasmissione, pari nel 1984 a 1.633 ore (circa quat­ tro ore e mezzo al giorno).

QUALE SPORT IN TV Tra i proverbi cari ai nostri nonni c’è anche questo: «Non è tutto oro ciò che luccica». Nel caso dello sport in TV l’oro c'è certamente, basti pensa­ re ai 70/80 miliardi che la Lega Cal­ cio chiede alla Rai per concederle il diritto di esclusiva per un anno; e ba­ sti pensare ai miliardi di pubblicità che tengono in piedi le trasmissioni sportive nell’emittenza privata. Se però ci mettiamo dall’altra parte del teleschermo, dalla parte del telespet­ tatore, forse i conti tornano un po’ meno, forse ciò che ci viene ammannito come oro, tale non e. Sport in TV si diceva. Ed il primo

equivoco è proprio qui. L’evento sportivo vero e proprio ha un ruolo solo parziale nei programmi; molto spazio, certamente troppo, è riserva­ to alle chiacchiere che seguono o pre­ cedono il fatto sportivo. È sport an­ che questo? In altri termini, il Pro­ cesso del lunedì (per fare soltanto un esempio) è davvero una trasmissio­ ne che parla di sport o non è piutto­ sto un rito fine a se stesso? Dice Gianni Minà: «Quando vedo i programmi dei cosiddetti rotocalchi televisivi, anche delle reti private, ho l'impressione di assistere a dei riti, a cerimonie in chiesa. Tutti sembra­ no partecipare ad una sacra rappre­ sentazione. Si dovrebbe cominciare a fare qualcosa di diverso. Fare pro­ grammi di divulgazione c fare pro­ grammi di smitizzazione: credo che le due possibilità del futuro siano queste. La terza alternativa è appun­ to quella di partecipare ad un rito di cui ci si sente gestori, dimenticando­ si che tutto questo non arriva sino al­ la gente. Gli indici di ascolto parla­ no chiaro in proposito». Un altro modo di proporre lo sport in TV: negli anni della nascita delle private si sperava che potesse avve­ nire anche questo, così come si spe­ rava che i network rinnovassero le forme dello spettacolo televisivo. Ma non è cambiato nulla. Berlusconi si è solo limitato a catturare alla Rai uomini e formule un po’ ritriti: Mi­ ke Bongiorno continua a proporre i suoi quiz come faceva in Rai; Sandro Mazzola viviseziona il campionato di calcio come Omar Sivori fa negli stu­ di della Domenica Sportiva. Dice ancora Gianni Minà: «Le televi­ sioni private non hanno portato nul­ la di nuovo, anzi con l'arrivo delle private la televisione di stato ha ab­ dicato ai sui compiti, ha dimentica­ to certe sue tradizioni. Un tempo c’e­ ra Barendson, che faceva ogni gior­ no la nota sociale, politica, di costu­ me sullo sport per il Telegiornale. Barendson inventò Sprint, il primo rotocalco di spettacolarizzazione e di approfondimento dello sport, che si avvaleva del contributo dei più gran­ di registi del cinema italiano. Era il


le non agganciate ad alcun circuito nazionale e che quindi hanno riso­ nanza a carattere limitato, essendo tagliate fuori dai grandi eventi spor­ tivi (i cui diritti sarebbero troppo co­ stosi da acquistare), si dedicano al­ l'intervista dell'idolo sportivo locale o, tuttalpiù, mandano in onda crona­ che di partite dilettantistiche.

LA TV COME MEZZO DI PROMOZIONE? contributo, quindi, di grandi uomini di spettacolo, che portavano micro­ foni e telecamere a cogliere gli aspet­ ti più interessanti e più nascosti del­ lo sport. Questo messaggio cultura­ le, di impostazione, che era anche il messaggio di Sergio Zavoli con il suo famoso «Processo alla tappa (il dibat­ tito teso a cogliere gli aspetti uma­ ni), purtroppo oggi si è perso». I nuovi mezzi tecnici, miniaturizzati e più versatili rispetto a quelli del passato, consentirebbero oggi nuove formule, se soltanto si avesse voglia di tentarle. Si preferisce invece an­ dare sul sicuro, e così facendo si ri­ schia di rimanere indietro nei con­ fronti di un costume sportivo che cambia. Le statistiche affermano che il numero di praticanti lo sport è in aumento e che i gusti sportivi degli italiani si vanno orientando verso nuove discipline. Oggi c’è più interes­ se verso sport emergenti come sci, pallavolo, rugby, vela, nuoto, ma le ore di trasmissione continuano ad es­ sere dedicate in larga parte agli sport «tradizionali». Anche qui le televisio­ ni private hanno portato poche novi­ tà e per di più discutibili: basti pen­ sare agli incontri di catch femmini­ le sul circuito nazionale Euro-TV ed agli incontri di football americano (da non confondere con il calcio o il rugby) sulle reti di Berlusconi. Dal canto loro le piccole emittenti, quel-

Sognare che la televisione, la gran­ de televisione di carattere nazionale, cessi di battere la grancassa sullo spettacolo sportivo ed inizi ad occu­ parsi di promozione, di educazione e di cultura sportiva, in effetti è im­ proponibile. La televisione, sia quel­ la di stato che quella privata, è lega­ ta a doppio filo con la pubblicità. Più è alto l’indice di ascolto, più verrà pa­ gata alla prossima occasione l’inser­ zione pubblicitaria o la sponsorizza­ zione. È la logica del mercato, la lo­ gica dell’industria; e la televisione è parte basilare dell'industria dello spettacolo. Tuttavia, è possibile sollevare qual­ che eccezione. Fermo restando la cronaca dell’evento o il dibattito sul­ l’evento, la televisione privata po­ trebbe tentare formule meno battu­ te. Delle due vie indicate da Gianni Minà — la divulgazione e la smitizzazione — la seconda almeno potreb­ be essere praticabile anche dai net­ work. Diverso è il caso della televisione di stato, che è appunto di stato, cioè pubblica; nei suoi programmi po­ trebbero (o dovrebbero?) rientrare anche compiti educativi e divulgati­ vi senza subire il ricatto degli indici di ascolto. Ma la responsabilità di far passare programmi diversi investe anche il mondo sportivo, che programmi di­ versi potrebbe proporre ed in qual-

che caso imporre. Di certi problemi il CONI è consapevole. In un suo do­ cumento del 3 aprile 1984, dedicato ai rapporti sport-televisione, si dice tra l’altro: «La Televisione ha dedicato ampi spazi allo sport, contribuendo alla sua diffusione c popolarità... Negli ultimi anni si è registrata invece la tendenza a presentare sports di più facile richiamo come il calcio, l'au­ tomobilismo e il pugilato e non han­ no avuto sufficiente risalto speciali­ tà altrettanto spettacolari, che po­ trebbero riservare enorme interesse se fossero riprese con mezzi idonei e se si aiutasse il pubblico, attraver­ so un’opportuna pubblicizzazione, a conoscerle meglio e quindi ad aspet­ tarne e a seguirne la trasmissione con lo stesso entusiasmo riservato ad altre... «La Rai potrebbe garantirsi di fron­ te ad eventuali future eccessive pre­ tese (relative ai diritti di ripresa dei singoli avvenimenti) coltivando un rapporto preciso con tutte le discipli­ ne sportive, contribuendo ad eleva­ re l’interesse dell’opinione pubblica verso altri sport, che per la loro spet­ tacolarità, potrebbero nel tempo, su­ scitare ed aumentare l’attenzione del pubblico. Infine è essenziale ideare delle trasmissioni promozionali per i giovani, da destinare alle fasce po­ meridiane dedicate soprattutto ai ra­ gazzi...». Sul tema della promozione, un docu­ mento CONI-Rai ribadiva un paio di mesi dopo (29 giugno 1984): «... Coi nuovo anno... verranno iden­ tificati alcuni spazi settimanali, ri­ servati alla promozione della cultu­ ra sportiva. Essi saranno orientati in tre direttive: a) trasmissioni pomeri­ diane per gli adolescenti e i giovani, atte a diffondere la pratica sportiva con possibili integrazioni dei pro­ grammi scolastici di educazione fisi­ ca e sportiva; /?) trasmissioni in ter­ za serata rivolte agli insegnanti di educazione fisica nelle scuole di ogni ordine c grado; c) trasmissioni desti­ nate a tutti quanti praticano attività sportiva dilettantistica, con partico­ lare riguardo alla prevenzione delle patologie di ogni età...». Forse sono un telespettatore distrat­ to. o forse le fasce orarie prescelte per questi programmi sono davvero impossibili. Fatto sta che io, pur es­ sendo uno di quei telespettatori vo­ tati al «salto del canale», programmi così — a frequenza plurisettimanale — non li ho mai visti.

Andrea De Pascalis

1


■

■

Giustizia per tutti

8

Negli ultimi anni sono apparsi nume­ rosi testi ecclesiali dedicati all’esigen­ za di trovare un nuovo, più avanzato equilibrio tra solidarietà ed efficienza, tra giustizia e sviluppo. In questo am­ pio panorama di prese di posizione, il lavoro svolto dalla Chiesa statuniten­ se resta tuttavia il punto di riferimen­ to più significativo per chi volesse com­ prendere la ripresa oggi in atto di pro­ blemi già tradizionalmente presenti nell’insegnamento della Chiesa in ma­ teria sociale, ma per lo più in forma da­ tala e difficilmente riproponibile in un quadro di società secolarizzata. A dare particolare rilievo alla riflessio­ ne dei vescovi americani certamente contribuisce il fatto che la loro voce è quella della Chiesa del paese industria­ lizzato per antonomasia, della regione del mondo in cui lo sviluppo dell'eco­ nomia di mercato ha da sempre costi­ tuito uno degli aspetti più radicati del­ l’identità e del carattere nazionali. Pro­ prio questa centralità della vita econo­ mica, come si è visto, ha però anche avuto la conseguenza di ripercuotere sulla società americana — con partico­ lare forza — gli effetti della crisi. So­ no stati per primi gli Stati Uniti, agli inizi degli anni ’80, a mettere sotto ac­ cusa le politiche sociali, intraprenden­ do lo smantellamento di alcuni dei clas­ sici ammortizzatori sociali che aveva­ no costituito l’ossatura del modello americano di Welfare State. Di fronte a questo processo la Chiesa statunitense ha avvertito l’impossibi­ lità di comportarsi come una spettatri­ ce passiva. Due ragioni almeno l’han­ no provocata a prendere posizione con­ tro il dominante clima neoliberista: una di carattere, per cosi dire, «stori­ co» e l’altra di ordine «geografico». Quanto alla prima, si deve ricordare co­ me i cattolici nord-americani siano sta­ ti protagonisti in quest'ultimo decen­ nio di una vasta e profonda trasforma­ zione che ha investito il loro ruolo e la loro collocazione all’interno della so­ cietà Usa. Da piccola minoranza, etni­ camente limitata alle correnti di immi­ grazione italiana ed irlandese, compo­ sta per lo più da famiglie di condizio­ ni modestissime, la componente catto­ lica ha visto gradualmente crescere la propria importanza sociale, scalando poco alla volta tutti i gradini del sogno americano. Oggi i cattolici, quantitati­

La lettera dei Vescovi americani sull’economia vamente e qualitativamente, non sono più la minoranza che agli inizi del se­ colo, si concentrava nei quartieri pove­ ri delle grandi città. Dalla Corte Supre­ ma di giustizia agli uffici direzionali delle grandi multinazionali, dai verti­ ci della vita politica a quelli della pro­ duzione artistica, vi sono cattolici che esercitano responsabilità ai massimi li­ velli, trovandosi pienamente coinvolti nella definizione delle strategie e del­ le politiche di governo del proprio pae­ se. Il che spesso significa — e questo introduce il secondo aspetto, quello di ordine geografico — che i loro compor­ tamenti e le loro scelte finiscono con l'influire sui processi che regolano lo sviluppo di buona parte delle società, occidentali e non, del nostro pianeta. A questa ascesa ai vertici del potere, tuttavia, non si è accompagnata nella coscienza dei credenti un'analoga cre­ scita riguardo i significati ed i proble­

’^à'ÌS

L-,___ £

mi che la propria appartenenza eccle­ siale connette a questo esercizio di re­ sponsabilità. L'affermazione dei cattolici a tutti i li­ velli della società si è realizzata in un ambiente politico, culturale ed econo­ mico dai connotati tipicamente secola­ rizzati. In queste condizioni, non sor­ prende che a molti il rapporto con il be­ nessere ed il potere, a cui ci si comin­ cia appena ora ad affacciare, sembri rappresentare una dimensione neces­ sariamente estranea all’esperienza di fede. Questo rapporto viene vissuto in modo non problematico, quando non viene considerato forse come un segno della benevolenza divina verso chi ha duramente lottato e si è sacrificato per raggiungere le attuali posizioni.

TRA RELIGI©ÌME E SOCIETÀ' Di fronte a questa frattura tra coscien­ za religiosa, responsabilità etica ed agi­ re concreto a poco è valsa la tradizio­ ne di insegnamento sociale del Magiste­ ro che, negli Stati Uniti, non ha mai tro­ vato modo di radicarsi profondamen­ te. Se gli emigranti portavano con sé dall’Europa, come viatico duraturo, una solida «etica della famiglia», è pe­ rò dal nuovo ambiente che essi hanno rapidamente assorbito quegli clemen­ ti di un’«etica del lavoro» che si sono rapidamente imposti come un insieme di regole autosufficiente. È naturale che in questo regime di doppia verità etica si sia venuta a creare una zona d’ombra, densa di contraddizioni, pronta a venire alla luce nel momento in cui dei credenti si fossero trovati a gestire in prima persona le conseguen­ ze sociali di una crisi economica. Questo è appunto quanto si è verifica­ to negli Stati Uniti in questi ultimi an­ ni, come testimonia il vivace e a volte persino animato dibattito sollevalo dal­ l'iniziativa dei vescovi americani. I tre clementi cui si è accennato — la rapi­ da ascesa sociale ed economica dei cat­ tolici, la loro sostanziale estraneità al­ la tradizione del magistero sociale, le conseguenze in termini di responsabi­ lità cui dà luogo l’accresciuta interdi­ pendenza dell’economia mondiale — costituiscono il quadro entro cui va


compresa l’azione con la quale l'episco­ pato americano sta cercando di ricrea­ re nella Chiesa e nel paese un retroter­ ra di riferimenti cult m ali, etici e teo­ logici in grado non solo di far riflette­ re i singoli membri della comunità ec­ clesiale di fronte alle responsabilità de­ rivanti dal proprio impegno storico, ma anche di portare l’intera comunità nazionale ad interrogarsi sulle direzio­ ni, sui meccanismi e sui costi imposti dall’attuale sistema economico. La maniera in cui l’episcopato Usa ha raccolto ed interpretato la sfida che ad esso era rivolta non poteva limitarsi ad una riattualizzazione dell’insegnamen­ to sociale cattolico, così come è stato elaborato nelle encicliche di Leone XIII e Pio XI. Il ritardo accumulato dalla Chiesa americana nella sua storia na­ zionale, proprio in quanto motivato da una situazione contraddistinta da ca­ ratteristiche assai peculiari, non auto­ rizzava nessuna forma di semplice «re­ cupero» della tradizione. L'originalità e la novità del lavoro svol­ to dai vescovi più che nell’apparato biblico-teologico o nella riproposizio­ ne «contestualizzata» dei principi del­ l’etica cristiana in materia sociale, con­ siste nel metodo e negli obiettivi con cui essa è stata elaborata. Quanto al metodo, la larghissima, ca­ pillare consultazione che ne ha prece­ duto ed accompagnato la stesura — coinvolgendo esperti e gente comune, dipartimenti universitari, istituti di ri­ cerca e membri di altre confessioni re­ ligiose — è risultata una carta vincen­ te per presentarsi con credibilità ad una nazione cresciuta nel culto delle forme di rappresentanza democratica. Per quanto riguarda gli obiettivi che con la Lettera ci si prefiggeva di rag­ giungere, va ricordato come alla base del lavoro di riflessione e discussione svolto in questi anni ci fosse il presup­ posto che ciò potesse contribuire a ri­ definire l’immagine e il ruolo della Chiesa americana, tanto al suo stesso interno che nella società e nello scena­ rio internazionale. Dalla mobilitazione di laici, teologi, associazioni, comuni­ tà locali, è emersa una radiografia det­ tagliata relativa alla composizione, al­ le forze, ai bisogni e alle carenze del mondo cattolico. Sono state attivate energie intellettuali e materiali diret-

te a rovesciare la tendenza, frequente nelle chiese con una forte componen­ te dovuta all'immigrazione, che vede da un lato una gerarchia consapevole e storicamente impegnata e, dall'altro, un laicato ancorato a modelli religiosi intimisti e sospettoso nei confronti di ogni forma di impegno nel temporale. Quanto si sta preparando nella realtà statunitense va in direzione di un pro­ fondo mutamento della struttura stes­ sa della Chiesa. Un mutamento che coinvolge il rapporto tra laici e gerar­ chia, e perciò è destinato ad andare al cuore stesso delle principali questioni che nel nostro tempo interrogano la Chiesa universale.

PER UNA CHIESA CHE CRESCE Al tempo stesso, la vasta eco che l'in­ tervento dei vescovi americani ha su­ scitalo rivela un’altra tendenza in at­ to, foriera anch’essa di importanti mu­ tamenti. Questa Lettera sulla giustizia economi­ ca, come anche la precedente sui pro­ blemi della pace e del disarmo, è un primo segno di effettivo decentramen­ to, all’interno della Chiesa, del princi­ pio di autorità. Detto altrimenti: è na­ turale che la Chiesa Usa senta in mo­

do particolare la propria responsabi­ lità morale e pastorale nei confronti di problemi rispetto ai quali il peso deci­ sionale del proprio paese è estremamente rilevante, se non assoluto, così come è altrettanto naturale che le chie­ se di altri paesi c continenti riconosca­ no una particolare autorevolezza agli interventi di quell’episcopato, ed anzi sentano spesso il dovere di sollecitar­ li, data la necessaria interdipendenza delle questioni che esse sono chiama­ te ad affrontare. Una nuova geografia viene disegnata praticamente, e con essa una diversa immagine di Chiesa, più corale e col­ legiale, in cui ciascun membro, ciascu­ na Chiesa locale interviene, ricca del­ la propria esperienza, per definire le li­ nee di crescita della coscienza creden­ te di fronte agli interrogativi e alle pro­ vocazioni del nostro tempo. Sempre più, questa è l’indicazione che ci proviene da questa Lettera, saranno necessarie alla Chiesa persone mature, adulte, capaci di confrontarsi con pro­ blemi complessi e in grado di sceglie­ re. Persone solide, perché non lascia­ no dipendere le proprie azioni da nes­ suna forma di obbedienza cieca e rifug­ gono dalla presunzione di credersi co­ munque giuste; libere, perché sono ca­ paci di riflessione e di ricerca; respon­ sabili, perché sanno guardare al di fuo­ ri di se stesse, in direzione di chi chie­ de e di chi spera. Dall’esistenza di persone così la Chiesa non può che ac­ quistare in autorità e credibilità. Solo una Chiesa in grado di formare uomi­ ni e donne capaci di questa autonomia può riuscire ad essere pienamente nel­ la storia ed altrettanto totalmente ol­ tre la storia. Anche se è sempre diffi­ cile coniugare il giudizio sul proprio tempo con il servizio ad esso, questa è la sola strada di autenticità. Nel testo dei vescovi americani trovia­ mo un esempio notevole di fatica del­ la ragione. È una ragione che vuole ca­ pire il proprio tempo, perché da esso intimamente dipende, ma che al tem­ po stesso non rinuncia alla speranza di poterlo correggere. Le vicende recenti danno ragione agli estensori di questa Lettera, cominciata quando il clima do­ minante sembrava riservare uno spa­ zio minoritario e quasi folcloristico al genere di preoccupazioni qui espresse, e finita invece mentre il vento sembra cambiare direzione. Segno di come non sia mai ragionevole darsi per vinti, ri­ nunciando sin dall’inizio ad ogni repli­ ca contro quelle tendenze e quelle scel­ te che, impostesi per una presunta «ne­ cessità oggettiva» del nostro tempo, mostrano ora quanto in realtà esse fos­ sero opinabili e ideologiche.

Gianluca Salvatori

9


Laici nello sport La Chiesa si sta preparando a vive­ re, nei prossimi mesi, un momen­ to importante, il Sinodo dei Vesco­ vi, intorno ad un tema estremamente significativo: vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a vent’anni dal Concilio Va­ ticano IL Dopo un primo documento, su cui è stata richiamata l’attenzione del­ le Chiese particolari, delle Associa­ zioni e dei Movimenti (e il CSI, pro­ prio a partire da quel documento, ha elaborato durante un Seminario una serie di riflessioni), è ora nel­

le mani di tutti il materiale per il lavoro futuro dell’Assemblea si­ nodale. Questa è chiamata a chiarire ed ap­ profondire la figura dei laici, la lo­ ro vocazione e missione, a rispon­ dere ai problemi pastorali posti dall'impegno nella Chiesa e nella Società, a favorire e promuovere la vitalità spirituale e apostolica dei laici. Non sarà impresa facile, ma certamente verrà offerto materia­ le per orientare il cammino dei cri­ stiani in questo particolare mo­ mento storico.

Per ora, sembra opportuno richia­ mare l’attenzione su quelli che ven­ gono definiti «campi della missio­ ne» del laico, anche perché la pa­ rola sport o il termine tempo libe­ ro non appaiono tra le realtà pre­ se in esame e potrebbe sorgere il sospetto di un’assenza non casua­ le, ma determinata da dimentican­ za o da sottovalutazione del proble­ ma. Il che, proprio ad un attento esame, non sembra. Intanto si prende atto di una con­ dizione estremamente secolarizza­ ta del mondo e delle necessità, da

UN UOMO DEL CONCILIO Marzo 1976: la Chiesa italiana si sta pre­ parando ad un grande appuntamento: il convegno «Evangelizzazione e promo­ zione umana». È una novità. Per la pri­ ma volta Vescovi, preti, suore e laici si incontreranno e discuteranno aperta­ mente della situazione della Chiesa, del­ le trasformazioni della società. Si trat­ tava di «tradurre in italiano il Concilio» come ha detto efficacemente Padre Sorge. Non mancavano naturalmente difficol­ tà, timori, opposizioni. Ma tutti aveva­ no grande fiducia in un uomo che rico­ priva un incarico delicatissimo: segre­ tario della conferenza episcopale italia­ na. Monsignor Enrico Bartoletti, fioren­ tino, arcivescovo di Lucca, era stato chiamato a Roma da Paolo VI, che lo sti­ mava moltissimo. Insieme al cardinale Poma, monsignor Bartoletti guidava dunque l'episcopato e la Chiesa italia­ na dal 1972 quando, in quel marzo del 1976 il Signore lo chiamò improvvisa­ mente a sé. Fu un infarto, certamente da superlavoro, da fatica ed ansia poi­ ché egli aveva dato tutto se stesso e si era impegnato allo spasimo per ricuci­ re le tante divisioni, incomprensioni, pregiudizi che anche allora attraversa­ vano la Chiesa italiana. Ma quello che Bartoletti aveva messo in moto sareb­ be andato avanti. Certo se egli ci fosse ancora il rinnova­ mento della Chiesa, la sua apertura ai

10

problemi di oggi, la fine dei compromes­ si col potere, il dialogo con tutti gli uo­ mini di buona volontà, la limpida pre­ senza del Vangelo avrebbero cammina­ to più in fretta. Ma il messaggio e l’o­ pera di Bartoletti sono ancora vivi, co­ me ha dimostrato il convegno naziona­ le che si è tenuto a Lucca dal 7 al 9 mag­ gio scorso al quale hanno partecipato numerosi ecclesiastici e numerose per­ sonalità del mondo cattolico. Anche il Papa, il presidente Cossiga e il cardinale Poletti hanno inviato un mes­ saggio di adesione, dimostrando come sia tuttora vivo il ricordo del grande ve­ scovo, sia in abito civile che ecclesiale. Ma chi era Bartoletti? Nato a San Do­

nalo di Calenzano, vicino a Firenze, il 7 ottobre 1916, si era preparato al sa­ cerdozio studiando a fondo teologia e sacra scrittura, che insegnò poi in semi­ nario, del quale fu rettore. Uomo di as­ soluta fedeltà e obbedienza alla Chiesa era anche uomo del dialogo con tutti, anche con i gruppi e le persone più avanzate, perfino con il «dissenso». Aveva del cristianesimo un’idea assai al­ ta, di fronte alla quale le piccole diffe­ renze di opinione e di carattere — che tanto scandalizzano gli uomini meschi­ ni — non avevano nulla di drammatico. Anzi, la pluralità e la varietà dei contri­ buti e dei punti di vista contribuiscono a rendere più grande e più ricca la vita ecclesiale. Non è un caso che Bartoletti fu chiama­ to (primo italiano, e in anni più recenti avverrà lo stesso al cardinale Martini) a tenere la relazione generale al Sino­ do mondiale dei vescovi del 1971 e poi a far parte del «Consiglio» di presiden­ za dello stesso organismo, il più auto­ revole della Chiesa cattolica. A poco più di dieci anni dalla sua mor­ te il convegno nazionale, svoltosi a Luc­ ca, ha dimostrato che c’è nostalgia e rimpianto per una figura di vescovo così esemplare; ma ha anche dimostrato che la sua azione non è restata senza fruito.

Angelo Bertoni


i.*j 1*2-1 rii I

L’OSSERVATORE ROMANO

IL PAPA AD UN GRUPPO DI SAN GIORGIO DI VILLAFRANCA

Costruttori di pace attraverso lo sport parte dei laici, di assumere respon­ sabilità in situazioni e su questio­ ni di «frontiera», là dove ci si in­ contra con un vivace pluralismo ideologico e di prassi. Non si può allora evitare di colla­ borare con uomini di ogni condi­ zione, senza perdere la propria identità, ma anche senza chiuder­ si in uno sterile integrismo. Proprio in questa situazione viene sottolineata la necessità di «inven­ tare nuove vie per la sol idarietà, la realizzazione della dignità e lo svi­ luppo integrale degli uomini». Spesso ci siamo definiti «Associa­ zione di frontiera», in cui il dialo­ go e la collaborazione devono esse­ re continuamente praticati, pro­ prio intorno a quello sviluppo in­ tegrale dell’uomo di cui l’attività sportiva deve essere al servizio. C’è poi, a proposito della «forma singolare di evangelizzazione» dei fedeli laici (a questo problema Pao­ lo VI nella «Evangelii Nuntiandi» aveva dedicato particolare atten­ zione e premura, proprio per evi­ tare una... clericalizzazione del lai­ co), l’affermazione che «nessun ambiente o attività umana può es­ sere trascurato dalla presenza cri­ stiana; si tratta di evangelizzare in modo capillare tutti gli aspetti del­ l’esperienza umana». Tutti, dunque, anche lo sport, an­ che quel mondo che non può pre­ tendere particolari attenzioni, ma neppure può essere... snobbato. Anche perché, a certe condizioni (e qui starebbe uno dei nodi da pren­ dere in serio esame), esso può con­ tribuire a far superare le diverse forme di discriminazione e di emarginazione e può giocare un ruolo positivo per la riconciliazio­ ne tra gli uomini e per costruire un'autentica cultura di pace. Si tratta di sconfiggere la cultura dell’odio, della vendetta, dell’inimi­ cizia; si tratta di costruire la «civil­ tà dell’amore»: allora la persona che si realizza anche attraverso lo sport, che costruisce rapporti di fraternità in una squadra o in una società sportiva, che sa misurarsi

11 Papa ha ricevuto questa mat­ tina, sabato 9 maggio, nella sala Clementina, 1 componenti la Poli­ sportiva « San Giorgio n di Vlllafranca di Verona. Nel corso dell'udien­ za Giovanni Paolo II ha pronuncia­ to il seguente discorso:

Cari fratelli e Sorelle. 1. Sono lieto di accogliervi in occasione del pellegrinaggio, col quale avete inteso porre in evidenza cd arricchire la di­ mensione etica e religiosa sot­ tesa all'attività della vostra Po­ lisportiva. Nel rivolgere un cordiale sa­ luto a ciascuno di voi, deside­ ro affidarvi l'incarico di farvi eco del mio affetto con i vostri familiari cd amici, c con tutti coloro che si sono raccomanda­ ti al vostro ricordo cd alla vo­ stra preghiera, quando avete in­ trapreso questo viaggio verso la Città degli Apostoli Pietro e Paolo. La mèta del 30‘ anniversario di fondazione è. da una parte, il segno del serio impegno po­ sto nell'educare, mediante lo sport e le varie attività cultura­ li e ricreative, non solamente il corpo, ma anche lo spirito degli aderenti. Dall’altra, que­ sto traguardo è un invito pres­ sante a fare in modo che la vo­ stra Associazione continui a fa­ vorire la crescita armonica di personalità non inclini all ineostanza, alla mediocrità, all'incoerenza, ma forti nella lealtà, nella padronanza di sé. nella generosità. 2. Desidero pertanto esor­ tarvi a tutto ciò che fa grande e bella la vita dell'uomo e in particolare ad essere costrutto-

.

■

. ;

ri di pace e di giustizia, testi­ moni di verità, di carità e di libertà, perché anche voi re­ chiate il vostro contributo al­ l'opera urgente dell'edificazio­ ne di una duratura concordia tra gli uomini e tra i popoli. Come ben simboleggiano i 30 sportivi, che hanno raggiunto D---- --in bicicletta -----Roma unendosi a voi tutti, resistenza è un cam­ mino da percorrere senza il ti­ more della fatica e avendo chia­ ra nell'animo la direzione da seguire per raggiungere lo sco­ po. Quale sia tale direzione il cristiano lo sa, dal momento

e confrontarsi mentre si allena e gareggia, fa dei passi, anche se pic­ coli, in quella direzione. Infine, nell’affrontare alcuni setto­ ri, luoghi della missione del laica­ to (famiglia, lavoro, economia, cul­ tura, scienza, politica...) emergono alcune preoccupazioni che costi­ tuiscono lo specifico delI’Associazione: l’educazione, da non condur­ re in esclusiva, ma in seria colla­ borazione con la famiglia e le altre agenzie educative; le profonde tra­ sformazioni in atto nel mondo del lavoro che dilatano come non mai gli spazi del tempo libero; il mon­ do della cultura tra le cui espres­ sioni la Gaudium et Spes del Con­ cilio Vaticano II ha posto l’attivi­ tà sportiva; la partecipazione re­ sponsabile dei cittadini alla cosa

che egli conosce la precisa e ferma proclamazione di Gesù: « Io sono la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6). Cristo è la strada da seguire per essere nella verità c così poter rag­ giungere la vita vera che non ha termine. Chi è saggio della sapienza cristiana e ben consapevole che non vanno posti limiti o condizioni alla strada ed alle in­ dicazioni, che Dio ha donato agli uomini nel figlio suo. E’ da persona onesta e giusta aprirsi a questo cammino, com­ piendo la verità nella carità (cf. Ef 4, 15). L’amore che col­ ma il cuore di Cristo deve di­ ventare il movente del vostro agire e spingervi al quotidiano adempimento del vostro dove­ re. Realizzerete in tal modo una esistenza redenta quali perso­ ne. che — come la Vergine Ma­ ria — ospitano in se senza ri­ serva alcuna il Verbo della Vi­ ta. e vivono nel desiderio di co­ municare. di partecipare agli altri la pienezza ricevuta. 3. Per parte mia, vi auguro che lo Spirito Santo confermi i vostri cuori, li renda tenaci nei buoni propositi, cosi che possiate compiere la volontà del Padre e vivere cosi un'esi­ stenza feconda di bene, nella quale siano esaltate la carità di Dio e la fatica dell’uomo. Mentre invoco la Madonna perché porga in voi il fervore della carità, così che possiate mostrare a tutti come la fede sia principio e sostanza di vita concreta, volentieri vi imparto la Benedizione Apostolica.

pubblica che trova espressione ma­ tura e sostegno efficace nella pre­ senza dell’Associazione sul territo­ rio, da protagonista democratica­ mente articolata. Allora lo sport, anche se non diret­ tamente chiamato in causa, è «campo» della missione dei cristia­ ni laici: ma in questo campo ci si muove sempre con consapevolez­ za, con competenza e con la neces­ saria coerenza? Ci si sente chiama­ ti a servire? Si accetta di essere ca­ ricati della responsabilità di esse­ re un popolo per testimoniare Cri­ sto nel mondo dello sport, vivendo nel mondo dello sport e animando­ lo cristianamente? Continueremo il confronto in questa direzione.

Gianni Gherardi

11


Umorismo sportivo Un depliant in dieci lingue non è co­ sa di tutti i giorni: lo hanno stampa­ to per propagandare la IX mostra in­ ternazionale del disegno umoristico sportivo che si è svolta ad Ancona ai primi di maggio con l’organizzazio­ ne del CONI e del Centro sportivo «Riviera del Conero». C'era un tema obbligato: «Le attivi­ tà umane a) servizio dello sport», cui erano impegnati tutti i numerosi par­ tecipanti alla Rassegna, provenienti da numerosi paesi europei, africani, asiatici e sudamericani. C’erano poi dei temi liberi incentra­ ti su quattro discipline: calcio, mo­ tonautica, pugilato e volo a vela. In­ fine una sezione «Mass-media e sport ». In merito al valore di fondo di una manifestazione così importante e si­ gnificativa Giuseppe Mestichelli, in­ faticabile organizzatore della singo­ lare iniziativa, dichiara: «Il segno, nella sua materialità, sot­ tintende problemi, denunce, persino angosce nei quali ognuno è libero di riconoscersi o no. Voglio dire che il disegno umoristico di sport è tutt'altro che epidermico: può scavare nei temi della violenza, del dio-danaro,

12

VOLO A VELA

La Mostra Internazionale del disegno umoristico sportivo

del campionismo esasperato, delle mutazioni che avvengono per aggre­ gazione negli stadi (tifo degli ultras). Può indagare sui tantissimi luoghi comuni col metro dei quali taluni pretendono di interpretare l’agoni­ smo. Quel che è importante, tuttavia, è che non si tratta generalmente di una critica negativa ma che, al con­ trario, prefigura, sia pure sotto la spinta della provocazione, un mondo migliore. In questo senso l’umorismo sportivo è coerente con le 1 inalila dello sport». Il premio biennale per le discipline sportive, articolato nel ventaglio in­ vitante di calcio-motonautica-pugi­ lato-volo a vela, ha fornito felicissi­ me intuizioni ed esiti artistici di grandissimo rilievo. L'artista, svinco­ lato dall'impegno etico del terna d’obbligo, ha sciolto le briglie alla

penna centrando, nella vastissima varietà della proposta, il nucleo spe­ cifico della disciplina. La sezione dedicata alla caricatura di personaggi del mondo dello sport ne­ gli anni ’84-'85 è un'affollata carrel­ lata sui personaggi pubblici dello sport mondiale: modelli se vogliamo che fanno cronaca e spesso destano invidie, talvolta ammirazione; per questo sono sagome su cui puntare gli strali della satira. Quello della ri­ trattistica caricaturale è forse uno dei segmenti più antichi della produ­ zione grafica: là dove la parola o lo scritto potevano far scattare la rea­ zione, il camuffamento immaginario della caricatura denunciava da solo scuotendo il bersaglio della credibi­ lità collettiva. Nell'edizione di que­ st'anno si contano capolavori auten­ tici anche su questo versante. Mentre Stadium si riserva di ritorna­ re sul tema del rapporto tra umori­ smo e sport (anche perché la nostra rivista ha offerto nei suoi oltre ottant'anni di vita un contributo significa­ tivo all’argomento), ci pare che la manifestazione di Ancona abbia rap­ presentato un momento divertente e pieno di promesse.

-1

i

&

&V


STADI UM/SOCI ETÀ' % Quelli che vogliono sembrare più fur­ bi e disincantati degli altri si lancia­ no, in questi giorni, con affermazioni decise: «votare non serve a niente, tut­ to tornerà come prima». Oppure: «4 me votare non interessa, però darò il mio voto a Tizio, perché spero che si ricorderà di me». Certamente non la pensano cosi tutti quanti hanno una visione «morale» della vita. Non c'è bisogno di essere moralisti o bacchettoni, o fanatici dell'«impegno» per capire che dalle elezioni dipendono molte cose. Maga­ ri non ci riguarderanno direttamente, ma certo le leggi future, gli schieramenti, il clima politico generale saran­ no in gran pane determinati dal risul­ tato delle urne. Non è senza significato concreto, per chi si trova ad averne bisogno, che le medicine siano quasi gratuite oppure costosissime. Che la casa sia un desi­ derio realizzabile per i giovani sposi, oppure irraggiungibile. Che si spenda­ no soldi per le armi oppure per le fer­ rovie. Che la famiglia, i bambini, i vec­ chi siano aiutati oppure abbandona­ ti nell'indifferenza. Ci sarà una bella differenza se’prevarranno i ceti ram­ panti, consumisti e spregiudicati; op­ pure le forze politiche che — pur sen­ za essere sempre all'altezza della si­ tuazione — si ispirano ad un proget­ to di «bene comune», cioè alla tutela dei più deboli, al rispetto di chi ha del­ le vere ragioni (anche se è meno pre­ potente e «decisionista»). Insamma: è chiaro che ciascuno de­ ve decidere in coscienza. Ma questa decisione non può essere il frutto di un'emozione superficiale, di una sim­ patia o di una clientela. Tantomeno il voto — o il non-voro — può essere l'espressione di un disinteresse e un disprezzo per le vicende collettive. Qui bisogna aprire una parentesi: in verità i parlili sembrano fare lutti il possibile per squalificare il senso delle elezioni. I.'inserimento nelle liste di personaggi dello spettacolo, della cro­ naca (rosa o grigiastra), dello sportspettacolo, risponde a criteri assai di­ scutibili di pura propaganda. Ai par­ titi e ai candidati si chiede una capa­ cità di rappresentare i cittadini pro-

ELEZIONI E COSCIENZA POLITICA ponendo progetti politici, non di fare i «lustrini». Anche per quanto riguar­ da il mondo cattolico dovrebbe vale­ re una regola di serietà: dalle associa­ zioni e comunità cristiane dovrebbe­ ro venir fuori persone ben preparate, oneste, interessale e competenti in campo sociale e politico. Ed esse do­ vrebbero poter dare buona prova di sé per quello che portano dentro. Inve­ ce si prendono dei personaggi noti, un po' da ogni parte, con lo scopo di de­ corare le liste e dimostrare che, vec­ chio o nuovo, un collateralismo c'è sempre.

Non ci scandalizzeremo di ciò, ma non potremo neppure dire che è la soluzio­ ne migliore. Quel che conta, ora, è che vengano scelti, partiti e candidati, con grande senso di responsabilità. Non per emozione, non per interesse, non per clientela, non per rappresentare un «cartello», ma per competenza cul­ turale e politica, per affidabilità e ca­ pacità di progettare e realizzare qual­ cosa in futuro. In questo senso ci sembra del tutto ap­ prezzabile la nota diffusa dalla con­ ferenza episcopale sul «momento at­ tuale della vita del Paese», e poi riba­ dita dall'assemblea della CEI. Le dif­ ficoltà del Paese, hanno detto i vesco­ vi, chiedono mi grande impegno da ciascuno, in termini di solidarietà, di difesa dei valori essenziali della per­ sona, della famiglia e della comunità civile. È stato un peccato che la polemica pre-elettorale abbia confuso le acque e creato polemiche: in realtà la paro­ la dei vescovi era molto chiara e. mol­ to serena, ricordando i valori in gio­ co e le ragioni di un impegno unita-

rio dei cattolici, senza che ciò signifi­ chi una delega in bianco o una viola­ zione delle coscienze. Di grande importanza è sembrala an­ che la presa di posizione dell'Azione Cattolica che, in sintonia con gli orien­ tamenti espressi dalla Conferenza epi­ scopale, ha messo in luce il punto cen­ trale di tutta la scommessa elettora­ le: si tratta, per ciascuno, di contribui­ re a decidere in quale direzione an­ dranno i mutamenti che sono già in corso. Noi non ci troviamo infatti in una situazione di immobilità per cui si può decidere se cambiare e che co­ sa. In verità noi stiamo cambiando, e molto in fretta.

Ma dove andranno a finire questi cambiamenti? Una società competiti­ va e brutale, affidata ai prepotenti e alle classi emergenti? Una società dove si pretenda di otte­ nere la giustizia attraverso un pesan­ te e continuo intervento delle struttu­ re statali che operino in condizioni di monopolio e quasi senza controlli? Per guidare il cambiamento e non su­ birlo bisogna porsi questi problemi, trovare le forze, le idee e le persone adatte. Questa vicenda elettorale, co­ si affrettata, non consente di discute­ re e chiarire sufficientemente le cose né di stipulare tra i cittadini e i loro rappresentanti dei dialoghi e dei pat­ ti sufficientemente chiari. Ma lo do­ vremo fare poi, ben sapendo che quan­ ti oggi si prendono la responsabilità di rappresentare un'ispirazione cri­ stiana e promettono di metterla in pratica nei vari campi della vita civi­ le (e pensiamo anche con particolare attenzione al mondo giovanile, della scuola, del lavoro e dello sport) do­ vranno poi, all’indomani del 15 giu­ gno, esplicitare i loro progetti, cerca­ re la collaborazione e il consiglio di quanti glieli offrono, e adoperarsi fat­ tivamente per realizzarli.

Angelo Bertoni 13


FOTOMEMORIA

14


IL TEMA DEL MESE

Le corse veloci Si può correre nelle più fitte bosca­ glie, su prati erbosi, sulle strade asfal­ tate, nei sentieri di campagna. Si può correre in pista, una sorta di anello di 400 m che a seconda della specialità può essere utilizzato nelle diverse distanze veloci: 100-200-400 m piani. Il velocista corre e si allena quasi sempre in pista, qualche volta in corsia altre sull'erba, sopra o die­ tro la tribuna, o per qualche viale se­ condario, che non manca mai. La pista, con i suoi nulle angoli sco­ nosciuti alla gente comune è il posto ideale per esprimere un gesto sporti­ vo fatto di forza, potenza, elasticità ol­ tre che di coordinazione e di stile. È li che il velocista moderno prepa­ ra con meticolosa attenzione la pro­ pria gara. Ai vostri posti! Una cortina di silenzio accompagna i gesti lenti dell’atleta che con una se­ quenza di gesti raccoglie il proprio corpo sopra i blocchi di partenza, ri­ cercando la posizione ideale. Pronti! Il corpo si carica come una molla, la tensione neuro-muscolare è al massi­ mo, il respiro si ferma, si affondano i calcagni sui rispettivi piani inclina­ ti, il busto si sposta leggermente in avanti sulle braccia tese. Un guizzo fa seguito al via, mentre il corpo più avanti si rialza e inizia una progressione fatta di smorfie del vi­ so e di spinte poderose, fitto a che l'ul­ timo passo, elegante e coordinato non si incontra con la tenerezza di un fi­ lo di lana. Allora ritorna il respiro, ritornano le urla e i rumori della gente, si attenua la tensione e fra se ciascuno pensa: Anche questa è fatta! Il ritorno è meno faticoso, di passo si recupera, raccolti i pochi indumenti e subito via alla ricerca dei piccoli se­ greti che ogni pista conserva. Angoli solitari lontano dai commen­ ti e dagli sguardi indiscreti della gente. Un pretesto o un'occasione per pen­ sare alla gara che al di la del fatto di essere andata bene o male non meri­ ta mai di essere cancellata. Donato Renato Mosella

1<

fa

LA VELOCITA Potrà sembrare banale evidenziarlo ma i puma, i giaguari, i gatti non su­ biscono stiramenti muscolari mentre balzano o scattano veloci: la loro mu­ scolatura è adattata da innumerevo­ li generazioni a rincorrere prede o a sfuggire gli aggressori. L'uomo che corre velocemente, al limite delle proprie possibilità, è invece sogget­ to a traumi di vario genere che ne de­ nunciano la precarietà di adattamen­ to, l'inadeguatezza delle sue struttu­ re rispetto a questo sforzo massima­ le, il contrasto tra il suo desiderio e la realtà. Solo una piccola percentuale di uo­ mini e donne sono del resto «veloci», poiché dotati di caratteristiche ner­ vose e mio! ibrillari idonee, non la to­ talità come avviene per molte specie di animali non umani. Nell’ambito di questa minoranza i soggetti africani o di origine africana appaiono natu­ ralmente più adatti allo scatto degli altri abitanti della terra. Nella loro corsa colpisce la scioltezza e la na­

turalezza dei gesti. Forse poiché il contatto fisico con le leggi della so­ pravvivenza in ambiente selvatico è per loro di più recente origine: poche generazioni, non millenni. Per questa difficoltà umana a propel­ lere a grande velocità il proprio cor­ po nella corsa, le gare di sprint ed i loro protagonisti vengono ammirati e considerati come fenomeni straor­ dinari: lo sprinter diviene un rappre­ sentante del genere umano nei resto del regno animale, nel quale trionfa la violenza fisica, la naturalezza e l’efficacia dei movimenti. L’uomo si accanisce da un secolo di pratica sportiva organizzata a ricer­ care miglioramenti infinitesimali della propria capacità di correre ve­ locemente. Ogni pìccolo progresso appare come una vera e propria con­ quista: Owens giunse sui I00 metri a 10 ’2, dopo 30 anni Bob Haves cor­ se in 10 secondi netti, Johnson si è portato dopo altri 20 anni a poco me­ no di 10 secondi con i nuovi crono-

15


IL TEMA DEL MESE

Le corse veloci

LA VELOCITÀ metraggi elettronici (qualcosa di si­ mile a 9”8 con i vecchi sistemi): 50 anni per progredire solo di 4 metri, per farsi staccare di 66 metri invece che di 70 in un’ipotetica sfida sui 100 metri con un giaguaro. L'immagine emblematica di una fina­ le olimpica o di un campionato mon­ diale con lutti o quasi i partecipanti di pelle nera opposti a rari sprinter bianchi ha ingigantito l'idea che lo sprint sia quasi esclusivamente ter­ reno dei neri ed ha fatto affermare dunque un'altra linea di demarcazio­ ne tra animali umani di diversa razza. 1 bianchi come Borzov o Metilica, ca­ paci di gettare lo scompiglio e ripor­ tare la vittoria nell’altro territorio sono sen ili, in quanto eccezioni, a di­ mostrare ancora di più la validità della distinzione. Fortunatamente per l’uomo il miglio­ ramento strutturale del suo corpo conseguente ad un sistema igienico ed alimentare più adatto gli ha fatto guadagnare un altro potenziale ma piccolo margine di progresso. L'avvento dei Lewis e dei Johnson ha fatto dunque riaccendere l’interesse per le gare di velocità: nella tarda estate allo Stadio Olimpico di Roma gli esseri umani più veloci della Ter­ ra con la loro pelle nera lucente di sudore si scontreranno fra loro con il contorno di qualche bianco teme­ rario. Saremo sulle gradinate o da­ vanti ai teleschermi ad ammirare la loro velocità, pronti a meravigliarci del bianco che risultasse capace di inserirsi fra di loro e magari ad im­ pazzire per pochi secondi di gioia se questo bianco dovesse vestire la ma­ glia della nazionale italiana.

16

Sandro Donati

IL VELOCISTA Tra le varie qualità fisiche dell'uomo, la velocità, a differenza della forza e della resistenza, è sicuramente quel­ la che, alla vista del profano, risulta essere la più naturale. Molti sono i detti comuni che simboleggiano in modo colorito questa affermazione; ne è un esempio il ricorrente: «Velo­ cisti si nasce». Quanto sopra mi offre l’occasione per entrare nel tema ed evidenziare subito quali sono in effetti le doti na­ turali, legate al patrimonio genetico, che contraddistinguono e differen­ ziano gli atleti, che praticano gli sports di velocità e di potenza, da quelli così definiti resistenti. Mi viene allora spontaneo paragona­ re il velocista ad una macchina sofi­ sticata di formula uno. Sappiamo come in questi ultimi an­ ni il motore turbocompresso abbia rivoluzionato la tecnologia costrutti­ va e come i problemi di consumo ab­ biano spesso offerto notevoli proble­ mi in alcune competizioni. Il paral­ lelo tra il motore di formula 1 e Io sprinter di elevato livello è pertinen­ te, proprio per il fatto che, anche nel-

l’atleta «velocista», il motore (rappre­ sentato in questo caso dai muscoli) deve essere di alta potenza e deve sa­ per utilizzare bene la benzina super (concentrazione di ATP - adenosintrifosfato ed il pool dei fosfati altamen­ te energetici) presenti nel muscolo. La potenza del motore muscolare de­ riva in effetti dalla qualità delle fibre che lo costituiscono. Se sono bian­ che, in percentuale altissima, avremo a disposizione un potenziale notevo­ le per ottenere prestazioni di alto li­ vello nella velocità e negli sports di potenza. Viceversa se la componen­ te muscolare è ricca di fibre così de­ finite rosse, potremo puntare ad ot­ tenere risultati negli sports di resi­ stenza. In realtà poi, sarà l’allenamento ben articolato e mirato che porterà l'atle­ ta ad esaltare le sue capacità e ad ot­ tenere il miglior rendimento nelle di­ verse discipline sportive. Il compito del tecnico esperto sarà quello, in definitiva, di dosare e som­ ministrare i vari mezzi di allenamen­ to per far sì che il motore muscola­ re possa «girare», utilizzando al me­ glio quella famosa benzina super: l’ATP, che purtroppo deve essere sin­ tetizzata attraverso l’utilizzazione di determinati meccanismi energetici, per esprimere maggiore o minore potenza. Nella velocità e nelle prestazioni di potenza il meccanismo più coinvol­ to percentualmente è quello anaerobico-alat lucido. Viene così definito perché, attraverso la degradazione (in assenza di ossigeno) dell’ATP, si ha l’energia necessaria per la contra­ zione muscolare senza la produzio­ ne di quel prodotto di scarto (il lat­ tato) che alla fine limita la prosecu­ zione del lavoro. Accanto a questi problemi, che ren­ dono subito evidente come il discor­ so sulla velocità non sia per la veri­ tà cosi semplice e naturale, ve ne so-


IL TEMA DEL MESE Le corse veloci

no altri più complessi ed al ticolati, per far sì che il nostro uomo «sprin­ ter» possa raggiungere risultati sem­ pre più elevati. Uno di questi è rap­ presentato dal lavoro di potenzia­ mento muscolare, esattamente di ti­ po veloce, che può esaltare ancor più la potenza del nostro muscolo e quin­ di la potenza di tutto il nostro mo­ tore. Non è facile in poche righe rendere evidente le difficoltà che l’operatore di campo deve affrontare per ottene­ re il massimo rendimento. Spero a questo punto di avere chiarito però come in effetti la qualità: «velocità» non sia una qualità semplice, ma composita e legata ad altre caratte­ ristiche fisiche che devono essere ben tenute in considerazione e misce­ late secondo le esigenze del singolo atleta. Occorre aggiungere quanto sìa im­ portante, ai fini del raggiungimento del massimo risultato la tecnica del­ la corsa c della decontrazione. È come se la nostra macchina super avesse un motore eccezionale e ben rodato, ma girasse con il freno a ma­ no innestato. Il campione d’élite non offre mai un’immagine sgradevole dell’azione di corsa ad alta velocità, anzi risulta quasi sempre elegante e ben decon­ tratto. Questo si ottiene attraverso l’applicazione di determinati eserci­ zi con i quali si raggiunge un rappor­ to ideale fra la frequenza e l’ampiez­ za del passo. In definitiva sarà il pilota e quindi nel nostro caso l’atleta a dover gesti­ re sapientemente questo motore per ottenere il massimo rendimento e quindi raggiungere la migliore pre­ stazione. Risulta allora evidente come la deter­ minazione, le motivazioni e le quali­ tà psichiche abbiano ancora una per­ centuale dominante ai fini del risul­ tato. Solo con il connubio felice fra queste ultime e le qualità fisiche si arriverà alla grande prestazione nel­ le gare di velocità.

Ennio Preatoni

IL MITE UMANO Il limite umano nelle corse veloci è l'argomento che affrontiamo con il professor Marco Milani Comparetti, direttore dell'istituto di Biologia e Genetica della facoltà di medicina di Ancona. — Professore, possiamo provare a ca­ talogare i fattori umani legati al pro­ blema del limite? «Dal punto di vista fisico natural­ mente il limite è di tipo individuale, varia da soggetto a soggetto e lo si può considerare sotto il duplice aspetto genetico e del training. Nel primo caso ci riferiamo alla natura­ le predisposizione dell’atleta, in que­ sto caso un potenziale campione, mentre nel secondo all'allenamento, attraverso il quale si possono miglio­ rare le proprie prestazioni, la pro­ pria efficienza, fino a raggiungere il record. È chiaro che il limite è una soglia di­ versa per i maschi e le femmine e, nelle gare veloci in particolare, è molto avvantaggiata la struttura fi­ sica dell’uomo, perché presenta la ti­ picità di una maggiore massa musco­ lare, che vuol dire meno tessuti adi­ posi (grassi) ed in ultima analisi mi­ nor peso corporeo. Al clima delle gare va legato l’atteg­ giamento mentale; sicuramente è un freno, quando la competizione è trop­ po sentita, ma può rappresentare un notevole incentivo, uno stimolo im­ portante nel conseguimento di vali­ di tempi».

— Abbiamo parlato di uomini e don­ ne: quale dei due sessi è avvantaggia­ to per raggiungere il famigerato limi­ le, e in che tipo di competizioni? «Se nelle gare dai 100 agli 800 metri sono favoriti gli uomini grazie ad una massa muscolare più adatta, è nel mezzofondo e nel fondo che le don-

ne, per la loro struttura base (dispon­ gono di più tessuto adiposo) sono maggiormente adatte, più resistenti. Il loro metabolismo sopporta meglio i grandi sforzi: lo dimostrano la tra­ versata a nuoto della Manica, dove mediamente le donne sono più velo­ ci degli uomini, o le gare di resisten­ za dove i tempi femminili si avvici­ nano, più facilmente che in altre competizioni, a quelli maschili». — .4 quali i rischi si va incontro dal punto di vista fisico per avvicinarsi o superare il limile? «La soglia della prestazione massima è naturale e varia anche qui da sog­ getto a soggetto. Si può ignorarla con l’assunzione di farmaci o con carichi di lavoro in allenamento esagerati: in entrambi i casi l’organismo si lede e le conseguenze si riflettono a livello cellulare, muscolare e delle articola­ zioni».

Sullo stesso tema, abbiamo intervistato il prof. Carlo Vittori. — Professore, qual è la sua opinione sui limiti che l’uomo può raggiunge­ re nell’attività sportiva? «Senza voler scendere nel dettaglio tecnico, espresso in tempi, volevo porre l’attenzione su due caratteri a mio avviso determinanti: il talento naturale e l’allenamento. C’è ancora molto da fare per quanto riguarda la ricerca del talento, delle biotipologie adatte che possono contribuire in maniera determinante all’avvicina­ mento dei limiti. Accanto alla scelta del soggetto, il miglioramento delle prestazioni è legato all’allenamento che contribuisce a rendere sempre più efficiente la "macchina uomo’’ su cui lavorare».

17


IL TEMA DEL MESE Le corse veloci

IL LIMITE UMANO — Combinazioni genetiche, biolipologie, ma qual è la razza umana piu adatta per le corse veloci? «Senz’altro quella negra, ma in Ame­ rica e piu in generale nel mondo oc­ cidentale manca quel coordinamen­ to che arricchirebbe ulteriormente il mondo dell'atletica. All'Est ed in par­ ticolare nella DDR la scelta del talen­ to è più curata, non c’è dispersione, a 9 anni già si operano delle scelte. L'atletica fra l’altro è diventata re­ munerativa solo da poco tempo ed ecco che potenziali elementi sono stati attratti da sports certo più da­ narosi, almeno negli USA, come il ba­ sket, il fott-ball ed il baseball. Per rendere meglio l’idea credo che se in quella nazione si allineassero in un’i­ potetica gara di velocità pura, tutti i ragazzi dai 18 ai 22 anni Cari Lewis e Ben Johnson non è detto che arri­ vino primi, anzi...». — Cronometro alla mano, parliamo di tempi? -A limiti raggiungibili a mio avviso potrebbero sorprendere: 9”50/9”40 sui l 00 metri, rapportando poi tutto ai 200 e 400 metri. Non so dire in quanto tempo ciò avverrà, ma la chiave di volta è l’organizzazione del lavoro in funzione della "macchina umana". Sapendo di più e conoscen­ dola meglio si otterranno in futuro dei risultati sbalorditivi, stupefacen­ ti, anche perche fino agli anni '80 le metodologie dell allenamento erano simili agli anni precedenti. Il trai­ ning, l’allenamento oggi è ormai or­ ganicità, una vera e propria scienza, anche se attraversa un periodo di oscurantismo a causa del doping».

— Quali i rischi fisici e mentali che si corrono per abbattere questi limi­ ti umani?

18

«Quando si spinge la "macchina bio­ logica” oltre le sue possibilità, si re­ stringe la zona di sicurezza dal pun­ to di vista fisiologico e patologico de-

SCHEDA TECNICA •DISTANZE - Appartengono alla corsa veloce le distanze piane dei m 60, 80. 300 per le categorie giovanili MeF, mentre per le categorie assolute 100, 200, 400 metri. Staffette 4x100 m e 4 x400 m. •L’ENERGIA NECESSARIA - Sotto l’a­ spetto fisiologico un atleta non può esse­ re in grado di esercitare un qualsiasi tipo di sforzo, compiuto alla massima veloci­ tà. per un periodo di tempo superiore ai 6-7”. Questo significa che quanto più a lungo si protrae lo sforzo, tanto più ridot­ ta dovrà essere la velocità. L’atleta utilizza, per la propria prestazio­ ne, un’energia prodotta attraverso compli­ cati meccanismi fisiologici che non è ine­ sauribile. Per migliorare un proprio limite deve, quindi, perseguire due obiettivi: 1. ampliare il proprio serbatoio energe­ tico; 2. aumentare il rendimento del proprio motore. • COME SI CORRE - Non è importante so­ lo «correre velocemente», è necessario «correre correttamente». Nell’azione di corsa, ritroviamo due fasi fondamentali: a) fase attiva, durante la quale avviene la spinta del piede; b) fase di inerzia, in cui l’arto è libero e si riporta avanti per riassumere la posizione di partenza.

terminando quell’usura fisica riscon­ trabile in microtraumi, tendiniti e stiramenti. Dal punto di vista men­ tale, l’emotività nella competizione è necessaria, l’eccitazione psichica sca­ tena quegli additivi biologici (l’endorfina ad esempio), nel sangue, che rap­ presentano un’ulteriore "benzina" a sostegno delle prestazioni dell’atle­ ta. 1 pericoli nascono quando l’emo­ tività non è più controllata, depri­ mendo così le potenzialità fisiche e soprattutto facendo perdere l'ordine, la successione dei gesti da eseguire correttamente in pista».

• SVILUPPO DELLA GARA - a) la parten­ za dai blocchi; b) la fase di accelerazione; c) la fase lanciata. • LA GARA - Un atleta deve distribuire nel miglior modo possibile il proprio sforzo, consumando il carburante posseduto to­ talmente, ma in modo da utilizzare suffi­ ciente energia in ogni momento della gara. Non è tanto importante raggiungere la punta di velocità più elevata, quanto ave­ re la capacità di mantenere la più alta ve­ locità media. Per fare questo in nessuna fase della gara l’atleta deve esprimersi in maniera massimale.

•L’ALLENAMENTO - Nella velocità si debbono allenare in maniera assai varia qualità diverse che concorrono, in differen­ ti percentuali a seconda della specialità, a produrre le prestazioni dell’atleta. L’allenamento è un fatto molto individua­ le, esso è proteso comunque al migliora­ mento dei seguenti fattori: a) la tecnica di corsa; b) la tecnica della partenza dai blocchi; c) le qualità neuro­ muscolari e la coordinazione; d) la poten­ za muscolare; e) la resistenza generale; f) la resistenza specifica; g) la potenza ae­ robica; h) la velocità; i) la resistenza alla velocità. In linea di massima, nella velocità pura (100 m) ha un peso preponderante il lavo­ ro muscolare rispetto a quello di resisten­ za, mentre nella velocità prolungata (400 m) vengono esaltate le qualità di «tenuta», mediante una intensificazione dell’allena­ mento di resistenza.

— Mennea che lei ha allenato, ha avuto quel talento a cui lei accen­ nava? «Certamente, i risultati conseguiti da Pietro parlano da soli; non ha mai avuto l’invidiabile struttura fisica di un Lewis, ma le sue eccellenti attivi­ tà motorie gli hanno permesso di strappare, dopo molti anni, il record del mondo sui 200 metri ad un cam­ pione come Tommie Smith, non di­ mentichiamolo». A cura di

Angelo Orfano Chiarenza


FOTOMEMORIA

19


Correre CSI

20

lì IO maggio si è conclusa la prima parte del nostro programma naziona­ le «Correre CSI»; una parte certamen­ te importante, che ha visto la realiz­ zazione di centinaia di iniziative ai di­ versi livelli dell'Associazione, attra­ verso manifestazioni sportive, corsi di formazione per tecnici e giudici di gara, iniziative culturali e politiche. Insamma, una Campagna di promo­ zione che ci ha impegnato su diversi fronti, che è nata e si è sviluppata a macchia d’olio coinvolgendo le Socie­ tà sportive di atletica, ma non solo, e che ha offerto la possibilità a centi­ naia di migliaia di persone di avvici­ narsi alla pratica sportiva. Una pra­ tica non sporadica e neppure occasio­ nale, in quanto proposta da realtà sportive presenti e radicate sul terri­ torio le quali, dopo la corsa, sono pronte ad offrire la vita di gruppo per continuare l'esperienza nel tempo. «Correre CSI» non è più solo un pro­ gramma di attività ma bensì è un mo­ do di fare promozione e di impegnar­ si unitariamente su obiettivi che pre­ mono a lutti noi. Pensate a quante co­ se sono nate dietro questo semplice slogan, a quanto lavoro molti nostri associali si sono sottoposti, a quanti rapporti sono nati con quanti hanno voluto collaborare con noi alla realiz­ zazione delle diverse attività. Il mondo dello sport qualifica l'inizia­ tiva in base al numero, alle cifre che l’iniziativa stessa ha prodotto. Questa volta non ci ha colli impreparati. Ma quello che per noi conta di più è l'essere riusciti, attraverso uno sfor­ zo comune, a portare avanti un pro­ gramma unitario, a far nascere una sensibilità nella gente, a presentare un modello di Festa che ridona allo sport i connotali ludici di un tempo. Ora ci attende la seconda parte del cammino, quella più difficile, in quanto non c’è piu l'incentivo del Concorso « Verso Roma ’87» e non c'è più l'obiettivo unitario del 10 maggio. Su cosa puntare allora? Certamente su ciò che abbiamo crea­ to in questi mesi; sulla coscienza e sulla sensibilità dei dirigenti di socie­ tà, sull'entusiasmo dei nuovi arrivati.

TORINO - L’edizione piemon­ tese ha richiamato, presso il * Palazzo a Vela circa 300 atleti in rappresentanza di 8 Consi­ gli su II. Sulla splendida pista in tar­ tan predisposta all’interno della strut­ tura si sono svolte, nella mattinata, le gare di velocità (m 60 per i ragazzi di 2a fascia; m. 60 e m 200 per quelli di 3a e 4a) mentre, nel pomeriggio, han­ no avuto luogo le staffette 12x5 mi­ nuti. Inoltre, per tutti quelli che non hanno gareggiato, sono stati ideati dei punti gioco nei quali alcuni animatori hanno realizzato dei percorsi polivalen­ ti e vari intrattenimenti.

/ mesi che seguiranno non devono es­ sere sprecati: nuove manifestazioni, corsi di formazione, incontri organiz­ zativi vanno pensali e realizzati con tempestività, prima che il presente sia già passato, prima che quelli che si so­ no avvicinati siano già lontani. La continuità della nostra azione edu­ cativa ci caratterizza e ci premia, au­ che se ci costa tanta fatica.

D. R. M.

REGGIO EMILIA-Circa 400 7? ,7 ragazzi, di cui la metà femmi*£ ne, di 5 Consigli e 25 società *•'” sportive, sono convenuti al Campo Scuola di Reggio Emilia. Il pro­ gramma, oltre a tutte le specialità del­ la pista fino al mezzofondo, ha previsto anche le prove di salto in lungo, salto in alto e peso, che si sono protratte lun­ go tutto l'arco della giornata interval­ late dalla S. Messa, dalla sosta per il pranzo e da una lotteria, alla quale ogni concorrente ha preso parte con il pro­ prio numero di pettorale. Il tutto è sta­ to allietato dalle musiche di una ban­ da e da vari giochi di animazione fin verso le 18,30, momento in cui si sono svolte le premiazioni con i saluti finali.

SALERNO - L'elettrizzante <7 e attesa per l'ormai imminente scudetto del Napoli sembra non aver per nulla attec­ chito sul Campo Scuola di Salerno, ove sono giunti da 7 Consigli ben 500 atle­ ti di 33 società sportive. Questo gros­ so successo partecipativo è stato ben sostenuto dagli organizzatori locali, i quali, insieme ai giudici della FIDAL, sono riusciti a svolgere l’intero pro­ gramma entro le ore 14, offrendo an­ che, insieme alle forze militari presen­ ti, una bella coreografia iniziale, con la sfilata delle rappresentative e la pre­ sentazione ufficiale della giornata. ORISTANO - Lo scenario naturale offerto da Marina di Cabras ha fatto da cornice alle gare di corsa campestre. Soddisfacente la partecipazione: 329 atleti (di cui I 19 donne), 5 Consigli e 23

% ,/


L

società sportive. Si è iniziato verso le ore 10,30 con le partenze dei ragazzi più piccoli e si è continuato fin verso le 13 con il pranzo al sacco. Nel pome­ riggio il programma ha proposto una caccia al tesoro, la S. Messa e le premiazioni.

MONTENERO DI BISACCIA - Un colpo d'occhio eccezionaie quello offerto dai 250 ra*■gazzi molisani riversatisi sul­ le strade di Montenero per il momen­ to regionale del «Correre CSI». Tutti, infatti, hanno gareggiato con le ma­ gliette che la Presidenza Nazionale ave­ va distribuito per l'occasione, testimo­ niando il loro legame, non puramente formale, con l'Associazione. * ./

SANREMO - Nella capitale fiore non potevano certo dimenticare che il 10 maggio è anche il giorno della «festa della mamma». Così, accanto al denso programma sportivo, di cui sono stati protagonisti oltre 1.000 ragazzi appar­ tenenti a 21 società di 6 Consigli, sono state ideate delle interessanti iniziati­ ve per i familiari degli atleti e in parti­ colare per le mamme, a ciascuna delle quali è stata donata una rosa. Al mat­ tino si è svolta la corsa campestre in località S. Romolo, ove si è giunti in corteo preceduti dalla sfilata degli sbandieratoci di Ventimiglia e dall’esi­ bizione dei gruppi di twirling di Savo­ na e Vallecrosia. Ne) pomeriggio, 400 atleti si sono cimentati nella corsa ad orientamento, realizzala da un tecnico locale e da alcuni esperti di Albenga. % / V

TARCENTO - Immersi nei boschi suggestivi di Patóchis, 170 atleti di 3 Consigli friu­ lani e 14 società hanno preso parte alla corsa in montagna che, da queste parti, vanta già una notevole tra­ dizione. Il fatto importante è però che solo una minima parte dei concorren­ ti si era cimentata nel passato in que­ sta specialità ed è stato proprio grazie al programma «Correre CSI» che si è potuto ottenere un tale successo. Otti­ ma è stata anche la collaborazione con l’Esercito: il 28° Gruppo Livorno ha messo a disposizione la propria casei ­ ma per il pranzo e le premiazioni.

TRENTO - Atletica su pista al campo scuola di Trento per gl* atleti fino alla categoria Allievi, mentre per quelli del­ le categorie superiori è stata prevista una gara podistica con partenza e ar­ rivo all’interno del Campo stesso. Com­ plessivamente hanno preso parte all’i­ niziativa oltre 500 atleti di 42 società, provenienti da tutte le vallate del Trentino. MOLFETTA - Grosso succes­ so ha avuto la corsa su strada organizzata dal CSI di Molfetta: 2.000 atleti di 80 so­ cietà sportive in rappresentanza di 1 1 Consigli. Quasi un record di partecipa­ zione. Questa enorme kermesse citta­ dina, che ha richiamato anche una fol­ ta cornice di pubblico, si è conclusa nel primo pomeriggio con la celebrazione della S. Messa e le premiazioni, avve­ nute all’interno del Seminario Re­ gionale.

MELFI - Alla presenza di tut­ te le maggiori autorità mili­ tari della zona si è svolta, nel centro storico di Melfi, la prevista corsa su strada, che ha richia­ mato da ogni parte della regione 310 atleti (fra cui 90 donne) di 15 società sportive. La manifestazione, che ha previsto tante gare quante erano le ca­ tegorie partecipanti, ha richiamato at­ torno a sé una folta cornice di pubbli­ co, a testimonianza del buon lavoro promozionale svolto per l’occasione dal Consiglio di Melfi.

ARNAD (Aosta) • La seconda delle corse in montagna previste per la giornata nazionale di «Correre CSI» è stata avara di soddisfazioni per gli amici val­ dostani i quali, ai piedi della salita che conduce al Santuario di Maghaby, han­ no contato 70 concorrenti di 12 Socie­ tà sportive. Nella seconda parte della giornata erano stati previsti giochi e at­ trattive varie, ma il forte vento che si era nel frattempo approssimato sulla montagna ha convinto tutti a rimanda­ re la cosa a tempi migliori.

GUBBIO - Manifestazione su due fronti per gli atleti unibri convenuti a Gubbio per *" «Correre CSI». Dei 400 atleti complessivamente iscritti. 250 (quelli dalla categoria Cadetti in su) hanno corso su strada, mentre gli altri 150 (ca­ tegorie Ragazzi A e B) hanno gareggia­ to su pista. In tutto erano presenti 5 Consigli e 15 Società sportive. La gior­ nata era iniziata con il raduno in piaz­ za delle comitive festeggiato dalla Ban­ da musicale della città e la successiva sfilata fino allo stadio. NeU’intenallo, dopo il pranzo, la società Gubbio Flv ha «colorato il ciclo di sport» con dei magnifici aquiloni. LUCCA - 11 Consiglio di Luc­ ca. per la giornata nazionale del Cori ere, ha avuto un'idea piuttosto originale. La mani­ festazione di corsa su strada in pro­ gramma, inlatti, non è avvenuta, come era prevedibile, per le strade del cen-

21


-

(sentte ila pan- 21)

MILANO - La giornata lomV barda del Correre CSI è co­ minciata di primo mattino a Piazza Duomo, con il raduno dei 1.200 atleti partecipanti (di 11 Con­ sigli e 45 società sportive) e il succes­ sivo ingresso nella cattedrale per assi­ stere alla S. Messa. Successivamente il gruppo, accompagnato dalla Banda dei Bersaglieri, ha sfilato per le vie della città per giungere all’Arena. Qui, dopo il saluto dell’Assessore allo Sport (che ha inserito la manifestazione nell’am­ bito del tradizionale « Happening di pri­ mavera») hanno preso il via, verso le ore 11, le gare. II programma prevede­ va lo svolgimento di 36 serie di staffette 4x 100 e 4 serie dello staffettone lOx 1 giro, nel quale ogni società poteva schierare atleti senza distinzione di età o di sesso. In contemporanea, al cen­ tro dell’Arena, i ragazzini della 2a fa­ scia (anni ’76/’77) si sono cimentati nel­ la corsa ostacolata.

£ ir

tro storico, bensì... sulle mura! La co­ sa, comunque, ha ottenuto ampi con­ sensi da parte degli oltre 700 parteci­ panti, provenienti dalla quasi totalità dei Consigli toscani, con una piccola rappresentanza del Consiglio di La Spe­ zia. Cospicua, soprattutto, la presenza dei giovani e delle donne. Le gare si so­ no protratte per tutta la mattinata ed hanno avuto, come epilogo, la Messa, celebrata da don Mario Visibelli pres­ so uno dei bastioni delle mura, e le pre­ miazioni, alla presenza del Presidente nazionale Aldo Noiario. l’AQUILA - In Abruzzo era in programma la corsa su stra­ da, alla quale hanno aderito un centinaio di concorrenti suddivisi in 10 categorie, che hanno percorso distanze variabili da 3 a 9 km sotto un caldo estivo. Tutti in linea di partenza alle 9,30 e tutti uniti alle ore I 1 alla celebrazione della Messa. Al ter­ mine, le rituali premiazioni e un festo­ so rinfresco.

MACERATA - A Macerata si \ è corso su pista, con la pre­ senza di 240 atleti, 5 Consigli e 19 società. Nella mattinata, dopo l’alzabandiera, hanno corso i mez­ zofondisti mentre, nel pomeriggio, han-

f ti

no gareggiato i velocisti. Questi due momenti sono stati inframezzati da giochi di animazione e dalla Messa. ROMA - Sui Monti Simbrtnni e precisamente a SubiacoMonte Livata, il Consiglio di Roma ha organizzato insieme alla FISO, l’unica corsa ad orienta­ mento prevista dal programma ufficia­ le. ottenendo l’adesione di oltre 1.000 atleti di 6 Consigli e 36 società sporti­ ve. I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi da tre distinti in quattro ca­ tegorie maschili e femminili. Un po’ per tutti si è trattato di una novità assolu­ ta, ma ciò non ha assolutamente inci­ so sulla piena riuscita della giornata, che si è svolta in un particolare clima di festa e di amicizia.

£ (/

TREVISO - La giornata naj zionale di «Correre CSI» ha 1E Jfj richiamalo a Piombino Dese *■ circa 400 atleti di 5 Consigli e 20 società sportive, che svolgono esclusivamente attività di atletica leg­ gera. Nel programma, oltre alle gare ufficiali, allietate dalla presenza di una banda musicale e delle majorette, è sta­ ta prevista anche la staffetta 3x800, che si è svolta nel pomeriggio sulle strade del paese.

'

REGGIO CALABRIA - I dirigenti del CSI, i militari e al'<5 tri volenterosi si sono dovu­ ti rimboccare le maniche per offrire ai 200 atleti di 12 società spor­ tive e di 5 Consigli che si erano iscritti una dignitosa accoglienza. Il Parco Ca­ serta, messo a disposizione dall'Amministrazione Comunale, ha richiesto, in­ fatti, un grosso lavoro di i iassettamento. Questo sforzo, fortunatamente, è stato pienamente ripagato. «Finalmen­ te — ha detto qualcuno — in Calabria ci siamo mossi per organizzare qualco­ sa di grande, capace di coinvolgere lut­ ti senza distinzioni tecniche o fisiche». Non per nulla, aggiungiamo noi, il Cor­ rere è nato proprio per questo.

,/

MESSINA e CALTAGIRONE - Due sedi, in Sicilia, hanno ospitato la giornata nazionale di Correre CSI. Accanto al­ la sede ufficiale di Messina, si è aggiun­ ta anche quella di Caltagirone. A Mes­ sina si è corso nelle vie cittadine, in un circuito di circa un chilometro ricava­ to nelle vie adiacenti a Piazza Duomo. Qui i partecipanti erano circa 300, pro­ venienti da 8 Consigli (fra cui anche quello di Caltagirone, che è riuscito co­ munque a inviare qualche suo atleta) e da 12 Società sportive. Molto bello il gesto che il Consiglio messinese ha compiuto a favore delle mamme pre­ senti: a ognuna di loro ha regalato del­ le azalee, acquistate presso lo stand co­ struito dalla Associazione Italiana per la lotta contro il cancro che, per que­ sta giornata, aveva lanciato l'iniziativa in tutte le città d’Italia. A Caltagirone. intanto, si svolgeva la tradizionale «Stracaltagironc», che ha coinciso que­ st’anno con il «Correre» e che ha coin­ volto ben 7.000 persone di cui 1.700 in possesso del regolare cartellino.

£ / »

■

a cura eli Marco Cerigioni


. .....

. .

....... : .

7,;;

I temi del Congresso al Consiglio nazionale

La solidarietà cristiana nello sport e nella società costituirà il tema cen­ trale del Congresso nazionale del C.S.I., che si svolgerà a Roma dal 10 al 13 giugno del 1988. Dal prossimo novembre a marzo si terranno nei va­ ri Consigli i congressi provinciali; immediatamente dopo si rinnoveran­ no gli incarichi nelle Presidenze re­ gionali. E questa la decisione principale pre­ sa dal Consiglio nazionale riunito a Roma nei giorni 23-24 maggio, ed è su di essa che ci soffermeremo bre­ vemente, rinviando al prossimo nu­ mero altri importanti provvedimen­ ti, come quelli ad esempio che ri­ guardano il calendario delle iniziati­ ve nazionali del prossimo anno. Il ruolo centrale nel dibattito con­ gressuale assegnato al tema della so­ lidarietà è derivato dalla recente as­ semblea nazionale di dicembre, che ha individuato in alcuni valori oggi emergenti — la pace, la tutela della vita e dell’ambiente, la non violenza, il volontariato sociale, il servizio pre­ ferenziale agli ultimi e, appunto, la solidarietà — uno dei punti di forza su cui poggiare lo sforzo per pro-

muovere l'associazione, che costitui­ va il tema della stessa assemblea. Quello della solidarietà è sembrato un valore capace di fare da perno ri­ spetto a tutti gli altri ed anche di in­ terpretare in modo concreto e opera­ tivo il rilancio dell’impegno educati­ vo su tutti i fronti, che della promo­ zione associativa costituisce la con­ dizione indispensabile. Dunque, il C.S.I. degli anni Novanta sarà proiettato a far suoi i valori più significativi di questa nostra contra­ stata c contraddittoria civiltà, quei valori che a giusto titolo possono es­ sere assunti come «Segni dei tempi» in cui viviamo: per un verso i segni del malessere derivato da una socie­ tà sostanzialmente materialistica, per l’altro i segni dell'aspirazione e per alcuni già dell'impegno a supe­ rare l’attuale stadio per ricostruire una più umana e civile convivenza. La solidarietà, intesa nel senso più genuinamente cristiano di apertura, condivisione e servizio, costituirà Tonica attraverso cui il C.S.I. inda­ gherà la realtà sportiva e sociale in cui opera, con senso critico e di di­ scernimento; allo stesso tempo rap-

PALLAVOLO A FIUGGI La Campagna nazionale «Sport chiama donna», ormai entrata nella sua fa­ se di realizzazione, trova in questa Festa nazionale di Pallavolo una prima e significativa conferma. Sono 60 le squadre femminili partecipanti e molte altre sono in lista di attesa. Si giocherà prevalentemente all’aperto, confidando nel «buon tempo» e ricer­ cando un’integrazione completa con la città di FIUGGI, dove le piazze e gli spazi utili si stanno già trasformando in veri e propri campi di gioco. In breve i momenti salienti della Festa;

* Incontri di Pallavolo * Gara di orientamento cittadino a squadre in notturna, nel centro stori­ co di Fiuggi - prova speciale «Correre CSI» * Maxi-schermo - Film: «Una valle in Festa» * Sport chiama donna - Dopo una conferenza stampa, gli incontri di palla­ volo femminile continueranno in Piazza Navona a Roma. La serata si conclu­ derà con il pranzo al sacco e con una passeggiata guidata per gruppi nel centro storico di Roma, con itinerari diversi Serata associativa - Una piazza di Fiuggi ospiterà la nostra serata conclu­ siva, in un clima di gioia e di un reciproco riconoscersi.

presenterà il punto di riferimento pei- determinare il tipo di risposta culturale, educativa e sociale in lut­ ti gli ambiti della sua azione. La verifica associativa che si farà nei prossimi congressi provinciali e cul­ minerà nel congresso nazionale del 1988, ha a disposizione un tema estremamente stimolante e impegna­ tivo, capace di riproporre l’intero quadro delle tematiche associative in una prospettiva nuova, aperta ai più vasti orizzonti di un autentico rinno­ vamento sportivo fondato sul rinno­ vamento dell’uomo e della società. Ovviamente la scelta di un tema pur stimolante e dalle immense potenzia­ lità come questo, non basta di per sé a garantire la riuscita del prossimo appuntamento congressuale. È indi­ spensabile che non solo i Consigli provinciali, ma soprattutto le Socie­ tà sportive lo assumano come un te­ ma che tocca da vicino e in profon­ dità i loro più essenziali interessi, non soltanto sportivi, e partecipino attivamente ai congressi, non dele­ gando i propri diritti-doveri in una circostanza così decisiva per il futu­ ro dell’Associazione.

/ tempi di lavorazione di questo nu­ mero del giornale ci impediscono di dare giusto rilievo anche all’iniervenlo che il Segretario Generale del CO­ NI, doti. Mario Pescante, ha fatto al nostro Consiglio nazionale, che si svolgeva nella sede deU'Ente. Egli ha sottolineato il ruolo storico svolto dal C.S.I. nello sviluppo della concezione e della politica sportiva e quello importantissimo che può an­ cora svolgere per il raggiungimento degli ulteriori traguardi che il mon­ do dello sport si è posto. Ha afferma­ to inoltre la necessità di procedere unitariamente— CONI. Federazioni ed Enti — verso il Congresso olimpi­ co nazionale del prossimo dicembre c il rilancio della legge-quadro di ri­ forma, non appena il nuovo parla­ mento si sarà insedialo. Sul suo intervento e sulla riunione del Consiglio ritorneremo nel prossi­ mo numero.

23


..

SPORT CHIAMA DONNA Continuando la nostra inchiesta tra le donne del C.S.I., abbiamo interpellato Anna Maria Crisafulli, Presidente del Consiglio provinciale di Messina.

è la strada che passa necessariamen­ te dalle iniziative di formazione, in particolare i corsi residenziali che ci fanno vivere quei momenti forti che, oltre alle competenze, indispensabi­ li per operare correttamente, danno la carica, fanno diventare più amici, aiutano a parlare uno stesso linguag­ gio, aiutano a capire meglio, spingo­ no a ricercare sempre nuove soluzio­ ni... tutti insieme. È la strada del coin­ volgimento, della condivisione, della corresponsabilità, della partecipazio­ ne a tutti i livelli, del dialogo, del con­ fronto, della verifica continua. È un discorso anche di motivazioni, del perché facciamo alcune cose e del co­ me queste devono essere fatte. È il vo­ ler mettere “l’uomo” (maschio o fem­ mina che sia) sempre al primo posto».

— Si parla mollo dei problemi legati all'attività sportiva femminile. Qual è la tua opinione? quali credi che sia­ no i principali fattori discriminanti?

24

«Anche se ultimamente si è notalo un certo incremento della partecipazio­ ne delle donne nello sport, esiste tutt’ora effettivamente il problema del loro inserimento in questo campo. É emblematico il fatto che, fino ai 14 anni il numero delle ragazze pratican­ ti è più o meno pari a quello dei ra­ gazzi, poi, cala in maniera molto sen­ sibile. 1 motivi di tutto ciò sono i più svariati: 1 ) il mondo dello sport è un po’ lo specchio della società in cui vi­ viamo; società in cui, tutt’ora, la don­ na fa fatica ad inserirsi da protago­ nista; 2) lo sport, inoltre, è stato da sempre concepito come un fatto ma­ schile, per cui le donne vi sono accet­ tate a patto che esse, a loro volta, lo accettino così com’è, con gli stessi re­ golamenti e gli stessi metodi di alle­ namento che sono stati pensati per i maschi; la tecnica, d’altronde, è sta­ ta studiata a misura dell’uomo e poi applicata alla donna; 3) lo sport, in ge­ nere, esalta soprattutto chi fa risul­ tati di prestigio, chi fa spettacolo. Evidentemente la donna, per la sua natura “diversa” da quella dell’uomo, non si ritrova in questo quadro per cui tende ad allontanarsene quando comincia a sentirsi a disagio. Lo stesso avviene a livello dirigenzia­ le dove ancora oggi essa è praticamente assente. Quello dello sport, in­ fatti, è il settore che vede la quasi to­ talità della classe dirigenziale rappre­ sentata da uomini. Pur partendo da questa analisi, però, non significa che le cose non possano o non debbano cambiare, tutt'altro; ma questo cam­ biamento potrà avvenire solo se le donne si renderanno conto che lo sport è anche un loro diritto e che in quanto tale esse devono impegnarsi

a trasformarlo in modo da metterlo al servizio della loro persona, per po­ terlo vivere secondo le loro aspirazio­ ni, possibilità ed esigenze». — Come viene vissuto il problema dal Consiglio provinciale di Messina? Quali incentivi sono stati predisposti? «Naturalmente le difficoltà preceden­ temente accennate si possono riscon­ trare anche sul territorio messinese. Per quanto riguarda in particolare il nostro Consiglio Provinciale c’è, pe­ rò, da dire che, ormai da anni, viene fatto un discorso di apertura nei con­ fronti delle donne sia atlete che diri­ genti. Non a caso parecchie delle no­ stre società hanno nel direttivo espo­ nenti di sesso femminile ed alcune di esse sono presiedute da donne; parec­ chie sono le “animatrici” che si occu­ pano soprattutto delle attività di 1 a e 2a fascia, di pallavolo e di atletica leggera. Nella nostra realtà provin­ ciale, poi, ben otto sono le consiglie­ re donne e di queste quattro fanno parte dell’ufficio di presidenza. Cre­ do che si sia giunti a questi risultati in maniera abbastanza naturale; si è cercato, in pratica, di dare delle ri­ sposte alle esigenze reali delle perso­ ne, uomini e donne che siano. È la strada del “mettersi in ascolto”;

— Il CSI eli Messina li ha scelto come Presidente. Hai riscontrato delle dif­ fidenze per il fatto di essere donna? Qual è il coinvolgimento delle altre donne a livello dirigenziale?

«Questo modo di operare ed intende­ re l’Associazione ha portato il CSI messinese ad avere un presidente donna, senza suscitare alcuna mera­ viglia o diffidenza, anzi, ho trovato in tutti gli amici del Consiglio provincia­ le piena disponibilità e collaborazio­ ne. Daltronde un presidente provin­ ciale viene eletto da un Consiglio che, nel nostro caso, ha voluto Olivia Di Benedetto come segretaria provincia­ le, Graziella Minniti come coordina­ tore delle attività sportive e Maria Bottaio come responsabile provincia­ le della 1 a fascia». — St parla molto di un ritorno della donna alla famiglia, della riscoperta del rapporto coniugale. Quale inciden­ ze credi che possa avere questo fatto sulla diffusione della pratica sportiva femminile?

«A me non sembra che, almeno qui da noi, la donna abbia voluto allontanar­ si dalla famiglia, semmai ha cercato di vivere in maniera diversa all’inter­ no di essa, facendo valere i suoi di­ ritti di "persona”, magari andando a (segue a pan- 30)


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Pasqua dello sportivo PADOVA - «Un incontro ricco, in­ tenso, con dei ragazzi compresi di ciò che stavano vivendo». Così Al­ do Notario ha definito la Pasqua dello Sportivo che, sabato 4 aprile, ha visto riuniti presso l'Opera del­ la Divina Provvidenza di Sarmeola (Padova), circa 1.500 persone tra atleti, genitori, allenatori, dirigenti, consulenti ecclesiastici, operatori provinciali e ospiti. Il Presidente nazionale, nel suo sa­ luto di apertura alla S. Messa, ha chiesto al folto uditorio di essere portatore di speranza, un tema sul quale si è poi agganciato anche Mons. Paolo Doni, nuovo vicario per TApostolato dei Laici, al suo pri­ mo incontro con il mondo sportivo della Diocesi di Padova. Non è man­ cata, inoltre, una breve ma signifi­ cativa testimonianza da parte del sindaco di Padova Settimio Goliar­ do, il quale ha sottolineato come lo sport sia fattore di aggregazione e quindi una forte occasione di aggre­ gazione. Il tema centrale della celebrazione è stato la «speranza». Nell'atto pe­ nitenziale una intenzione diceva co­ sì: «Il gioco che pratichiamo ci con­ sente di vivere così pienamente e gioiosamente la nostra vita che, spesso, non ci accorgiamo neppure di chi, vicino a noi, soffre nel corpo e nello spirito, e nulla o poco faccia­ mo per alleviare le loro sofferenze. Per questo, Signore, ti chiediamo perdono». Nell'omelia Mons. Doni ha spiega­ to il passaggio «morte-vita» e l'im­ portanza di tradurlo nella vita quo­ tidiana. Nell’offerta dei doni, a fa­ vore dell'Opera, è stato testimonia­ to il costante impegno verso i più poveri e emarginati.

Una «speranza», quindi, fondata sulla parola di Dio, sull’incontro con Cristo-eucarestia, che costitui­ sce il punto di riferimento verso il quale va orientata ogni nostra scel­ ta, azione o presenza, anche nello sport.

ACQUI TERME - Si è svolta all’in­ segna della cordialità, per i giovani provenienti da Marche, Lombardia, Veneto e Piemonte, la tredicesima edizione della «Pasqua dell'Atleta», ospitata ad Acqui Terme (AL) dal 24 al 26 aprile scorso. Ad arricchire la manifestazione — in programma un torneo interregio­ nale di pallavolo femminile ed un meeting regionale di calcio — ci ha pensato un tiepido sole, che ha fi­ nalmente interrotto la nefasta con­ suetudine di una «festa bagnata». Il primo giorno si è concluso con una gara podistica — valevole per la Campagna «Correre Csi» — alla quale ha aderito la quasi totalità de­ gli atleti. Il sabato e la domenica mattina so­ no trascorsi nell'allegro cimentarsi delle compagini, impegnate nelle quattro palestre e nei tre campi di calcio di Acqui Terme, Ponti e Visone. Non è mancata poi la classica sfida a volley tra arbitri e dirigenti, per­ sa con estrema dignità dai secondi. Le serate associative sono scivolate via tra divertimento, golosità (nel­ l’appuntamento con gli scambi enogastronomici) e voglia di conoscen­ za reciproca, protrattasi spesso sino a tarda notte. La manifestazione si è conclusa con la celebrazione eucaristica, parteci­ pata anche da alcuni rappresentan­ ti dell'amministrazione politica acquese.

FESTA POLISPORTIVA IN CAMPANIA

IN CAMMINO PER AIUTARE GLI HANDICAPPATI

PAESTUM - Dall’esperienza positiva del­ lo scorso anno ed anche per incentiva­ re un tipo di attività che comincia a tro­ vare la giusta collocazione nelle pro­ grammazioni provinciali il CSI campano ha ritenuto opportuno dare più ampio spazio a questo momento regionale. Cosi, dal 24 al 26 aprile, 200 ragazzi (di cui 88 femmine) di Seconda fascia ap­ partenenti a 25 squadre e 6 Consigli Pro­ vinciali, si sono incontrati a Paestum per dar vita ad un programma sportivo che ha previsto la disputa dei tornei di pallabase, minivolley e tennistavolo, nonché del triathlon atletico.

BERGAMO - Momento particolarmente si­ gnificativo dell’attività podistica bergama­ sca è stata la 6a edizione di «Camminia­ mo insieme», organizzata dal gruppo spor­ tivo «Amici di Carlo Nembrini» per portare un contributo di denaro e di amicizia agli sfortunati ragazzi iscritti al Centro socio­ educativo handicappati di Nembro. Questo centro ha voluto festeggiare così la riaper­ tura dell’edificio che l'aveva ospitato fino allo scorso anno e che era stato momen­ taneamente chiuso per i lavori di ristrut­ turazione. La manifestazione, svoltasi domenica 12 aprile, ha offerto la possibilità di correre

CORRERE... INSIEME ANDRIA - Il Consiglio Circoscrizionale di Andria, unitamente alle PGS e all'US ACLI, ha indetto per il giorno 3 maggio la 1 “ edizione della marcialonga non competitiva denominata «Correre Insie­ me». Questo titolo non evoca semplicemente le finalità associative e ricreative cui è ispirata la «stracittadina» ma testimonia anche il positivo clima di collaborazione venutosi a creare negli ultimi tempi fra gli enti organizzatori. Il «Correre Insieme» infatti, costituisce la prima concreta realizzazione della linea di intesa cui CSI, PGS e US ACLI sono addivenuti in tema di promozione spor­ tiva. Alla manifestazione, che ha coinvolto ol•tre 200 atleti e appassionati di tutte le età, ha preso parte anche il Vescovo del­ la diocesi di Andria mons. Giuseppe Lanave, celebrando la S. Messa che ha preceduto l'avvio della gara.

CONVEGNO A LUCCA LUCCA - Promosso dal CSI, dall'ACR, dall’AGESCl e dall’ufficio Catechistico diocesano si è svolto a Lucca, nei gior­ ni 28-29 marzo, un importante convegno di studio dal titolo «Il diritto di crescere in una società che cambia», un'analisi sociologico-pedagogica volta all'indivi­ duazione di nuovi sentieri educativi. Nella prima giornata dei lavori sono in­ tervenuti il prof. Lucarini e il prof. Dalpiano, che hanno rispettivamente disser­ tato sulla condizione dei preadolescen­ ti e sulla loro realtà. Il giorno successivo i partecipanti, che erano soprattutto genitori, insegnanti, ca­ techisti, animatori ed educatori, si sono riuniti in vari gruppi di studio per ambiti educativi: famiglia, scuola, tempo liberosport, parrocchia e associazioni. I risultati delle loro riflessioni sono stati quindi esposti nel pomeriggio introdu­ cendo così la relazione finale del prof. Del Piano su «Linee per un progetto di animazione con ì preadolescenti».

lungo tre percorsi: km 6 (fruibile anche da carrozzelle), km 11 e km 21; per premio è stata data a tutti una vaschetta di gelato. «Noi puntiamo a far stare insieme — dice uno degli organizzatori — chi come noi nu­ tre verso la corsa una passione; ma come scopo primario vogliamo far conoscere a chi ci sta vicino il problema delle persone handicappate. Vogliamo che la gente si ri­ cordi di queste persone e non per un solo giorno, ma per un intero anno». Le premesse affinché questo scopo pos­ sa essere realmente raggiunto ci sono tut­ te; diverse centinaia sono stati gli atleti par­ tecipanti. molti dei quali provenienti dalle località limitrofe, che hanno espresso la lo­ ro sincera solidarietà a tutti coloro che, a questa giornata, hanno potuto fare sola­ mente da spettatori.

25


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE FESTASPORT... A TUTTO CSI FELTRE - Una grande kermesse che ha coinvolto tutta la città, proponendo non uno ma tanti momenti ugualmente signi­ ficativi di sport, di riflessione e di festa, con il coinvolgimento di atleti, dirigenti di so­ cietà sportive, familiari e giovani che pre­ stano il servizio militare. Questo, in sintesi, il significato dell'ormai tradizionale «Festa Interregionale dello Sport», indetta dal Consiglio di Feltre. con la collaborazione dello Stato Maggiore dell’Esercito, nei giorni 30 aprile e 1 ° maggio. La manifestazione, avvenuta quest’anno in concomitanza con la celebrazione del centenario della costituzione del Battaglio­ ne Feltre, è vissuta su un programma piut­ tosto intenso, iniziatosi nel pomeriggio di giovedì con la S. Messa e la sfilata delle società partecipanti dalla Caserma Zannittelli a Piazza Isola, ove si è svolta la ceri­ monia d’apertura. Venerdì mattina, dopo l’alzabandiera e la

OLTRE LA FESTA

26

deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, hanno preso il via le gare, ar­ ticolate sui tornei di pallavolo femminile e di tennistavolo, sul percorso misto per i ra­ gazzi della 2“ fascia e sui giochi sportivi per bambini delle scuole elementari. Con­ temporaneamente, in varie zone della cit­ tà. si sono svolti il concorso ippico inter­ regionale, un incontro tra la rappresenta­ tiva nazionale militare di pallacanestro e una squadra locale, un’esibizione di judo e ginnastica ritmica e il concerto della fan­ fara della Brigata Alpina Cadore. Sempre durante la mattinata, il Coordina­ tore nazionale Donato Mosella ha presen­ tato il «Giocasport» e, al termine del suo intervento, è stato proiettato il film «Una valle in festa», realizzato da una troupe ci­ nematografica di Roma durante lo «Sportfesta ’86». Nel pomeriggio, dopo il rancio con gli alpini, i partecipanti si sono trasfe­ riti al Palaghiaccio per le premiazioni e la cerimonia di chiusura, allietata dal Caro­ sello della Fanfara Brigata Alpina Cadore.

IL LANCIO DELLA GINNASTICA ARTISTICA

SENIGALLIA - La Festa regionale poli­ sportiva che il CSI Marche ha realizzato presso il Centro Zona di Senigallia non ha avuto semplicemente il sapore di una gioiosa festa sportiva, consumata tra gio­ chi, canti, balli ed allegria. Essa, altresì, ha assunto un alto signifi­ cato morale e civile aprendosi anche ai portatori di handicap. Cosi, a fianco dei bambini del mini-volley e ai ragazzi che si sono cimentati nei tornei di tennistavolo e calcetto si sono schierati anche loro, gli ospiti della Casa della Gioven­ tù. A questo proposito un loro dirigente ha dichiarato: «La nostra cooperativa ri­ tiene che un’attenzione particolare deb­ ba essere dedicata alla pratica sportiva: aH'interno delle iniziative relative al tem­ po libero, essa costituisce infatti un im­ portante fattore aggregativo e formativo». La manifestazione senigallese ha previ­ sto anche una rassegna grafica in cui tut­ te le società partecipanti hanno raccon­ tato la propria vita attraverso una sim­ patica e fantasiosa sequenza di disegni e di collage.

LUCCA - Tra le nuove attività sportive che il CSI intende lanciare per la pros­ sima stagione c’è anche la ginnastica ar­ tistica, sport antico per costumi e tradi­ zioni, di alto valore atletico e morale. Per fare ciò il Coordinamento nazionale partirà proprio da quelle (poche) realtà che tuttora gravitano nell ambito della nostra Associazione senza una ben pre­ cisa collocazione. Una di queste è la so­ cietà Ginnastica Artistica Amatoriale CSI Lucca. La particolarità di questo sodalizio è che esso è sorto per merito dei corsi di for­ mazione sportiva organizzati dal CSI, che ogni anno raccolgono nelle varie pa­ lestre comunali una media di 500 bambine. Ebbene, per dare sfocio a questa enor­ me massa di partecipanti, i genitori del­ le stesse ragazze hanno deciso di costi­ tuire un gruppo autonomo, che rimane affidato al CSI condividendone i princì­ pi. Presidente della società è Gianfran­ co Battaglia, mentre istruttrici sono Nau­ ta Lombardi e Antonella Giusti.

IL CSI NELLA CONSULTA DELLO SPORT

650 ATLETI DEL CSI LOMBARDO

BARI - Il Comune di Bari ha costituito la Consulta Comunale dello Sport con compiti di promozione e indirizzo delle iniziative comunali in materia sportiva e per l’uso e la gestione degli impianti di interesse comunale. A questa consulta, oltre all’Assessore Comunale e al Presidente Provinciale del CONI, fanno parte anche responsabili e tecnici addetti allo sport nell’ambito cir­ coscrizionale e comunale. Anche gli Enti di Promozione Sportiva hanno diritto a parteciparvi con tre mem­ bri di diritto. Fra questi è stato eletto an­ che il prof. Vittorio Trundo, Presidente del CSI di Bari.

VALTENESI - Con l’arrivo del periodo pri­ maverile e del bel tempo fioccano un po’ ovunque le feste regionali dello sport, che costituiscono momento di sintesi e di rilan­ cio di tutta la stagione associativa. In Valtenesi, con baricentro Manerba (BS), dal 30 aprile al 3 maggio, se n'è svolta una a carattere polisportivo, che ha coinvolto ben 650 ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutti i Consigli lombardi. Sedici squadre di calcio si sono affronta­ te in quattro gironi sui campi di Manerba, Moniga e Padenghe. Nello stesso tempo 16 squadre femminili di pallavolo si sono

RICORDO DI UN AMICO

Conoscevo Riccardo Lo Russo da oltre 30 anni, in quanto colleghi nella Presi­ denza nazionale della GIAC prima e dell’Azione Cattolica Italiana dopo. Il rapporto di lavoro — anche come col­ laboratori del C.S.I. — ci permetteva di incontrarci tutti i giorni, eppure, occasio­ nalmente, soltanto alcuni mesi or sono mi mostrò un libro («La tradotta arriva») dove venivano ricordate, tra l’altro, le ge­ sta del partigiano, Medaglia d’argento, Riccardo Lorusso Per farmi superare la mia sorpresa, solo allora, mi raccontò, con la sua solita modestia, alcune delle eroiche imprese compiute durante la Re­ sistenza nel nord-ltalia. Era soltanto nove anni più anziano di me, ma quanto viva ed intensa era stata la sua vita. Da presidente parrocchiale del circolo giovanile cattolico in uno dei più popolari quartieri di Roma, a padre di una numerosa famiglia. Sempre preoc­ cupato ed impegnato perché ai suoi fi­ gli non mancasse nulla, è rimasto sul po­ sto di lavoro fino alla vigilia della morte, lo e tutti lo ricorderemo dietro al tavolocentralino, nella Presidenza nazionale del C.S.I., pronto alla battuta con la sua solita, sottile ironia, con quanti lo inter­ pellavano. Cosi mi piace ricordarlo, anche quando, lui romanista, mi sfotteva se la «nostra Roma» non si comportava bene. Ciao Riccardo. Giovanni Ciccolini

incontrate nelle palestre delle scuole me­ die di Manerba, S. Felice e Padenghe. Quattro squadre femminili di pallacanestro hanno giocato nella palestra dell'istituto Tecnico di Salò, mentre una cinquantina di giocatori di ping-pong sono stati impe­ gnati in un locale usato dall'USL a Manerba. Ciò testimonia il grosso sforzo organizza­ tivo profuso dall'organizzazione, che ha garantito anche dei momenti di ritrovo co­ munitario proponendo una caccia al teso­ ro, la proiezione di un filmato a soggetto sportivo con successivo dibattito, una gi­ ta in battello con visita alla penisola ca­ tulliana. La manifestazione si è conclusa domeni­ ca 3 maggio con la celebrazione della Pa­ squa dello sportivo.


TIITTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE GINNASTICA ANZIANI, — UN'ESPERIENZA IMOLA - L'esigenza è nota: anche la per­ sona che è entrata nella terza età ha ne­ cessità di stimoli per il proprio corpo tan­ to maggiori quanto più è sedentaria la vita che conduce. Infatti, la mancanza di movimento pro­ voca una sorta di autoblocco delle arti­ colazioni per cui risulta quasi un obbli­ go sociale l’offrire a questa categoria la possibilità di accedere a corsi di ginna­ stica motoria di base, organizzati in mo­ do serio e con personale altamente qua­ lificato. In questa ottica, il CSI di Imola ha aderito quest’anno, per la prima vol­ ta, alla richiesta del Comune di organiz­ zare corsi rivolti agli anziani. Il gruppo di ginnasti costituitosi al CSI, sebbene non fosse molto numeroso, si è amalgamato molto bene ed il rappor­ to con l’insegnante è andato oltre la so­ glia di un rapporto frettoloso e super­ ficiale. Questa esperienza ha dato al Consiglio emiliano lo stimolo per predisporre, nel­ l'immediato futuro, una comunità sportìva-culturale della terza età e per av­ viare un nuovo corso, da completare con gite, passeggiate e giornate di festa.

FANTASIA '87 MESSINA - È questo il nome della gran­ de iniziativa che il CSI di Messina ha rea­ lizzato, con il patrocinio dell'LINICEF, per tutti i bambini delle scuole elementari fa­ centi parte del circolo didattico di S. Te­ resa di Riva. Si è trattata di una gioiosa esperienza di creazione artistica nella quale gli oltre 400 partecipanti, guidati da una ventina di ani­ matori delle comunità sportive S. Famiglia e Madonna del Carmelo, hanno dato vita, nell’arco di circa due mesi, ad una serie di componimenti grafici e di rappresenta­ zioni filodrammatiche che hanno avuto il loro momento di sintesi nella festa finale svoltasi in piazza sabato 7 marzo. Per l'occasione, il CSI ha distribuito un giornalino di cui ci sembra opportuno ri­ portare questo tratto significativo: «Fanta­ sia è un segno di speranza, un inno alla gioia e alla creatività, un invito alla rifles­ sione. È un segno di speranza perché scuole elementari, CSI e amministrazione

comunale collaborino per la realizzazione di un comune progetto educativo. È un in­ no alla gioia e alla creatività in quanto Fan­ tasia nasce per i bambini e dai bambini, mettendo al bando la mania dì perfezioni­ smo e il gusto dello spettacolo ad ogni co­ sto, che comprometterebbero l’originalità e la spontaneità di essa. La scelta di non selezionare le opere gra­ fiche, di non assegnare premi, delinea lo stile della manifestazione, rivolta a sotto­ lineare che ogni bambino è “un essere unico e irripetibile". È un invito alla rifles­ sione. Non è casuale il patrocinio dell'UNICEF. Infatti, mentre viviamo un momen­ to di festa, non vogliamo dimenticare quei bambini meno fortunati a cui manca an­ che l’essenziale per vivere. Il tema-valore della manifestazione: "Co­ struiamo il mondo con la nostra fantasia” vuole essere di auspicio, affinché un gior­ no tutti i bambini del mondo possano go­ dere delle libertà fodamentali, che si ac­ compagnano a delle dignitose condizioni di vita».

S @S

111 830 DUO

IH.

UM U” UU1 hi ha a-BJ XS1>

Ili m

n.H’cscxv

Z7Z

Fi h! IL

ATTIVITÀ' NELLE CARCERI VERONA - La Commissione Carceri del Consiglio di Verona ha avviato un corso di ginnastica per le detenute all'interno della casa circondariale. Due volontarie, dopo aver ottenuto il permesso di ingres­ so permanente ai sensi della legge di ri­ forma del sistema carcerario, si recano due volte alla settimana a testa (per un totale di quattro ore settimanali di un'o­ ra ciascuno) al Campone. All’iniziativa contribuisce anche la Cas­ sa di Risparmio, che ha permesso di at­ trezzare il corridoio del braccio femmi­ nile con le strutture necessarie.

POESIA E TEATRO PIEDIMONTE MATESE - Non solo sport ma anche cultura al CSI Olìmpia di Piedimonte Matese, che ha inaugurato il nuovo anno sociale '87 con una mani­ festazione che ha richiamato, all'Aula Magna dell’ ITIS G. Caso, un folto e qua­ lificato pubblico. Il saluto è stato rivolto dalla presidente Giovanna Del Vecchio, cui ha fatto se­ guito la piccola Lucia Cioffi che ha reci­ tato una poesia in dialetto napoletano. Antonio Cristinzo, coadiuvato da Pierluigi Mastrangelo e Marco Tocchetti, ha re­ citato la famosa poesia «A livella» del grande Totò. La manifestazione è proseguita con la re­ cita della commedia di E. De Filippo «Di­ tegli sempre di sì», presentata dalla spi­ gliatissima Antonella Scapaticcio. Il programma per l’anno '87 è stato illu­ strato dal prof. Mario Martini, responsa­ bile tecnico del centro.

«SEGNOSETTE» IN PIEMONTE «In mezzo a tante voci e messaggi di va­ rio genere, a propagande insistenti, tutti noi facciamo l'esperienza di un senso nuo­ vo di solitudine. Si tratta di una specie di nuovo isolamento che diventa tanto più evidente e pesante quanto più grande è il rumore intorno a noi. Pare una contrad­ dizione, eppure non siamo mai stati tanto soli come oggi, mentre abbiamo l’illusio­ ne di essere raggiunti da tante notizie». Con queste parole contenute nell’editoriale dell’8 novembre 1983, l’allora presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Alberto Monticone, presentava la «filosofìa» di fon­ do di «Segno Sette», il neonato settimanale dell’Associazione. Ad oltre tre anni dalla sua nascita, la rivi­ sta sceglie la strada del decentramento re­ dazionale, inaugurandola con il primo in­ serto regionale per il Piemonte e la Valle d'Aosta. Otto pagine, trimestrale, con quat­ tro uscite sperimentali nel 1987, il nuovo «dorso» interno ha visto la luce il 17 mar­ zo scorso e viene coordinato da France­ sco Antoniolì, attuale responsabile dell'Ufficio Stampa dell'Aci in sede subalpina. «Commercialmente ha poco conto — ha

sostenuto Angelo Bertani, direttore re­ sponsabile della pubblicazione, nel corso della conferenza stampa di presentazione tenutasi a Torino il 21 marzo — è invece importante nella realtà piemontese, così ricca di risorse ma altrettanto “proble­ matica”». Il giornale continua peraltro a mantenere il suo stile dignitoso, pur tenendo molto a quella grande semplicità nella grafica che tradisce la voglia di una «comunicazione come amicizia, in opposizione alla comu­ nicazione come spettacolo e come violenza». L’inserto piemontese — che potrebbe spa­ lancare il cammino all’intervento di altre regioni — sarà prevalentemente incentra­ to, almeno nei prossimi numeri, sulle te­ matiche vicine alla condizione giovanile. Si avvarrà di un ampio numero di collabo­ ratori volontari, come del resto accade in sede nazionale, dove la redazione centrale è composta da quattro persone, due del­ le quali impegnate a regime di «part-time abbondante». Quindicimila richieste di abbonamento so­ no la testimonianza migliore dei consensi raccolti da un «foglio» che «sta dentro le notìzie, magari scegliendo anche quelle meno alla moda, ma che più contano per fare comunità». □. M.

27


IL FILM

PLATOON

DI OLIVER STONE

Non è mai lineare né indolore il pro­ cesso di elaborazione culturale attra­ verso cui un popolo prende coscien­ za della sua storia, facendone ogget­ to di analisi e riflessione razionale. È un processo lento, travagliato, che viene avanti per stadi successivi, al­ l’insegna di un graduale «rischiara­ mento». Solo a poco a poco, si direb­ be per via di tentativi ed errori, l’au­ tocoscienza storica di un popolo giun­ ge a quel livello di maturità, acquista quello sguardo lucido e distaccato, necessari per far retrocedere le zone d’ombra, colmare le lacune, rendere giustizia a realtà misconosciute o ri­ mosse. Quando poi oggetto del giudi­ zio storico sono eventi di grande por­ tata, che hanno inaugurato o chiuso un’epoca, e, per di più, non lontani nel tempo, massime si svelano le dif­ ficoltà e le resistenze che tendono a ritardare questa maturazione. A un siffatto genere di eventi appar­ tiene senza dubbio la guerra del Viet­ nam. nel contesto della storia ameri­ cana: un’avventura militare dall'esi­ to catastrofico, una disfatta di pro­ porzioni inedite e dalle pesanti con­ seguenze d’ordine psicologico non meno che politico. Un'avventura che s'iscriveva in un complesso gioco strategico, ma nella quale è stata con­ sumata non poca parte della credibi­ lità degli USA come potenza leader dell’occidente. Ma la scossa provocata dalla guerra del Vietnam non ha impedito che es­ sa divenisse un nuovo banco di pro­ va e spunto di sperimentazione per l’inesauribile attitudine all’autorappresentazione, che anima l’America, contribuendo a tenerne desta la co­ scienza critica. Ed in effetti la cine­ matografia d'oltreoceano non si è fat­ ta sfuggire l’occasione per trarne

nuova materia di spettacolo, racco­ gliendo anche rilevanti successi di pubblico. Ne sono testimonianza ir­ refragabile gli incassi di film come «Il cacciatore», «Apocalypse now», «Tor­ nando a casa», «Rambo II». Film evi­ dentemente assai diversi per qualità e impegno artistico, ma che, a ben ve­ dere, possiedono un tratto che li ac­ comuna: il Vietnam vi appare più co­ me pretesto o come sfondo che come realtà viva e concreta; un Vietnam

ri

28

troppo carico di un alone mitologico, troppo immerso in un’atmosfera di avventura e di leggenda, per appari­ re credibile. Di qui l’importanza del crudo reali­ smo di «Platoon»: un'importanza più ideologica che artistica. È significa­ tivo che il film sia approdato sugli schermi solo a diversi anni di distan­ za da quando è stato girato, riscuo­ tendo peraltro un immediato e travol­ gente successo, culminato in un’au­ tentica incetta di Oscar. Dopo «Pla­ toon» sarà molto più difficile ripro­ porre un’immagine posticcia e tacilona del Vietnam; nuove riedizioni di film come «Rambo» è presumibile che andrebbero incontro a un più dif­ fuso rigetto. Il merito, va per intero ad Oliver Stone, un regista impegna­ to da tempo nel portare alla ribalta un genere di cinema asciutto ed es­ senziale, che trae esplicita ispirazio­ ne dalla lezione di concretezza e di misura del giornalismo anglosassone. In Chris Taylor, il protagonista del film, Stone ha inteso rappresentare quella voglia di anonimato, quell’o­ scuro impulso a confondersi e rico­ noscersi nei grandi destini collettivi che ha indotto non pochi giovani a da­ re la propria adesione volontaria a una guerra insensata. Così la delusio­ ne a cui Chris va incontro è doppia: da un lato scopre che dietro la reto­ rica del patriottismo serpeggiano un odio e un sospetto reciproci, cresciuti in breve tempo ma già insanabili, tra soldati ed ufficiali, reclute e vetera­ ni, crociati della causa e umanitari in preda al dubbio; dall’altro prende co­ scienza dell'assurdità di una guerra contro un nemico che non conosce e che sembra animato da una tenacia inesauribile. Intricato labirinto, che nasconde ad ogni passo imprevedibili insidie e mi­ nacce, la giungla tropicale, teatro de­ gli scontri armati tra americani e vietkong, è la grande metafora del film: un mondo irriducibilmente estraneo e misterioso, che vive e cre­ sce secondo sue proprie leggi e con­ tro cui può ben poco l’accetta del sol­ dato intento ad aprirsi un varco nel­ la fitta vegetazione. Quel varco non larderà a richiudersi e si dovrà rico­ minciare daccapo. È una guerra di fantasmi contro fantasmi, di ombre contro ombre, una guerra sporca, perché sacrifica la ragione e con es­ sa l’umanità. Ecco allora il monito an­ timilitarista del film: la possibilità delle guerre assurde sta nell'occulta­ mento del nemico, nella negazione del suo statuto d’uomo, nella sua riduzio­ ne a spietata macchina da combatti­ mento. Chris, come tanti altri, torna a casa senza aver mai incrociato lo sguardo di un nemico. Se lo avesse fatto vi avrebbe potuto riconoscere molte cose, a cominciare da una pau­ ra identica alla sua. Troppe forse per continuare a combatterlo.

Ettore Greco


INFORMATUTTO

TEST DA CAMPO PER L'ATLETA É di fondamentale importanza per il tec­ nico sportivo valutare le capacità fisi­ che dell'atleta sia per poter pianificare il programma di allenamento con cari­ chi di lavoro adeguati sia per verificare quantitativamente i risultati dell’allena­ mento stesso. Per determinare con esattezza scienti­ fica le capacità fisiche spesso sono ne­ cessari test complicati ed apparecchia­ ture molto costose e quindi utilizzabili solo da atleti di alto livello per brevi pe­ riodi di tempo. Le prove da campo forniscono dei dati abbastanza attendibili e possono esse­ re eseguite da tutti gli atleti anche più volte l’anno. Le principali funzioni da prendere in considerazione sono: la forza, la poten­ za e la resistenza. Molti autori parlano invece di potenza statica (forza), dinamica ed esplosiva. La potenza è la capacità, in pratica, che ci permette di poter svolgere un lavoro in un determinato periodo di tempo, sfruttando la forza muscolare. Ad esem­ pio ci permette nella vita quotidiana di far muovere ad una certa velocità, spin­ gendola, una macchina o nello sport di lanciare il peso, di saltare in lungo c di raggiungere elevate velocità nei 100 e 200 metri. Tutto questo avviene utilizzando mec­ canismi energetici di tipo anaerobico, che non richiedono la presenza di ossi­ geno. L’energia viene ottenuta dalla scissione dell’ATP e della fosfocreatina (PC) che si trovano normalmente nei muscoli, sia pure in basse concentra­ zioni. Tali risorse energetiche consentono di sviluppare una potenza muscolare per tempi dell’ordine di qualche secondo ben superiore a quella realizzata con i processi ossidativi. Essa è valutabile con la prova alla sbar­ ra (potenza statica), nella quale il sog­ getto viene sollevato mentre impugna la sbarra fino a raggiungere con il mento l'altezza della stessa; poi al via viene la­ sciato dall’assistente e deve cercare di mantenere la posizione iniziale il più a lungo possibile; si misura così il tempo trascorso dal via fino al cedimento del­ la posizione iniziale. Per misurare la potenza esplosiva degli arti inferiori sono utilizzabili o il salto in allo dal posto o il salto in lungo da fermo, mentre il lancio di un peso o del­ la palla medica con entrambe le mani valutano la potenza esplosiva degli ai­ ti superiori. La resistenza è invece la capacità di po­ ter svolgere un lavoro per un lungo pe­ riodo di tempo, come salire le scale sen­ za fiatone o correre ad una velocità ele­ vata per molli chilometri (42 km). In questo caso l’energia è fornita dalla combustione del glucosio ed è quindi di­ pendente dalla quantità di ossigeno che

RINVIATO A DICEMBRE IL CONGRESSO OLIMPICO Il Congresso Nazionale Olimpico, che si doveva svolgere nei giorni 21-23 maggio, è stato rinvialo al 10-12 del prossimo dicembre. Il CONI ha moti­ vato lo spostamento con la fine anti­ cipata della legislatura che avrebbe privato il mondo sportivo dei suoi in­ terlocutori a livello politico, governa­ tivo e parlamentare. Tuttavia, negli stessi giorni sono stati chiamati a Ro­ ma i responsabili regionali e provin­ ciali del CONI per fare il punto sullo svolgimento delle fasi periferiche del congresso c per predisporre le moda­ lità di preparazione all’appuntamen­ to di dicembre.

INIZIATIVA DEL CIO PER L'AMICIZIA OLIMPICA

«vy. k >• < l’apparato cardio-respiratorio fornisce ai muscoli; questo tipo di meccanismo energetico viene definito aerobico. Un test considerato attendibile per va­ lutare la capacità di resistenza dell’in­ dividuo è il test di Conconi. Per effettuare tale test è necessario ave­ re a disposizione un percorso di cui si conosce l'esatta lunghezza, come per esempio una pista di atletica, ed un apparecchietto per misurare la frequenza cardiaca durante la prova, il cardiofre­ quenzimetro. Il soggetto deve percorrere dai 4 ai 6 km aumentando la propria velocità ogni 200 metri. Come determinare la velocità di corsa durante la prova? Per esempio se il soggetto impiega 50 secondi per per­ correre 200 metri, si potrà calcolare la velocità di corsa di quella frazione di­ videndo 720 (valore fisso) per 50 secon­ di uguale quindi a 14,4 km/ora. Se si costruisce un grafico, mettendo in­ sieme la velocità di corsa e la frequen­ za cardiaca, otterremo una linea retta fino ad un punto dove questa linea si in­ curva. Quel punto è la soglia anacrobica, che rappresenta il limite individua­ le alle possibilità «aerobiche», per la formazione di acido lattico che condu­ ce in breve tempo il soggetto ad una ri­ duzione del lavoro muscolare. Prove più semplici di questa per valu­ tare la resistenza sono la corsa crono­ metrata sui 1.500-3.000 metri.

Antonio Spaiato

Il 22 giugno sera si svolge a Roma la prima «Olympic Day Run», tradotta in Italia nella «La corsa dell’amicizia olimpica». È un'iniziativa promossa dal CIO in tutto il mondo per propa­ gandare gli ideali olimpici e promuo­ vere lo sport per tutti. In Italia si svol­ gerà quest’anno in via sperimentale soltanto a Roma. Il CONI ha invitato gli Enti di promozione a partecipare e collaborare all’organizzazione, affi­ data al Gruppo Amatori della FIDAL. Il C.S.I. ha aderito all’iniziativa e vi parteciperà con atleti del Consiglio provinciale di Roma.

MOMENTO FAVOREVOLE PER I MUTUI 1 mutui dell'istituto per il Credito Sportivo sono scesi ancora di un pun­ to, passando dal 9 all’8 per cento. Re­ stano in vigore le altre agevolazioni sugli interessi per particolari zone del­ la penisola e tipi di impianti. È anche da ricordare che i mutuatari possono godere delle consistenti agevolazioni previste dalla legge 65/1987, che ha stanziato complessivamente 1.500 mi­ liardi per impianti sportivi.

HANDICAPPATI SPORTIVI UNITI NELLA F.I.S.D. La Federazione Italiana Sport Handi­ cappati (FISHa) e stata riconosciuta Federazione del CONI a pieno titolo. Grazie ad un nuovo recente accordo, la FISHa, federazione dei paraplegici, rappresenta nel consesso olimpico an­ che la FICS (ciechi) e la FSSI (sordo­ muti). L’accordo prevede una struttu­ ra e un’azione unitaria per quanto ri­ guarda l’attività agonistica e la poli­ tica di comune interesse, mentre le tre federazioni conserveranno la propria identità e autonomia su tutte le altre materie. In occasione delia prossima assemblea unitaria, la confederazione degli handicappati sportivi assumerà il nomedi FISD, Federazione Italiana Sport Disabili.

29


SPORT CHIAMA DONNA CORRI, SALTA, LANCIA AUTORI VARI, ED. SOCIETÀ' STAMPA SPORTIVA, ROMA, PP. 78, L. 16.000

CORRI SALTA LAN'

niunu/j/e tecnico prime per le mipinl motorie ci anni x s. da i se

Questo volume, che teca come sottoti­ tolo «Manuale tecnico pratico per le at­ tività motorie dai sette ai dodici anni», testimonia una volta di più la crescen­ te attenzione che si va dedicando anche nel nostro paese alle attività motorie ilei bambini. In particolare, i due curatori italiani, i professori Locatelli e Bosco, ritenendo non ancora risolte adeguatamente le problematiche dell'apprendi­ mento motorio, hanno cercato all'este­ ro nuove fonti di esperienze su questo tema. La loro attenzione si è fermata su questo testo, frutto delle metodologie della scuola scandinava (Norvegia), ma già tradotto in diversi paesi, tra cui la Russia.

Che il lavoro scaturisca da mentalità di­ versa dalla nostra è fatto dimostrato dalla sua stessa impostazione didattica. Il libro si articola in sei gruppi di 10 le­ zioni ciascuno, ed ogni gruppo è speci­ ficamente indirizzato ad una classe di età (6, 7. 8 anni). Ogni lezione-tipo e co­ stituita, a sua volta, da una scheda estre­ mamente semplice che, ricorrendo an­ che a numerosi disegnini, illustra un «gioco» che combina insieme il corre­ re, il saltare e il lanciare.

30

Sono giochi facili da proporre e da im­ parare, che utilizzano mezzi ed attrez­ zi diversi (palle, palle mediche, palle con manico, plinti, cerchi, funi ecc.) ma sem­ pre di facile reperibilità. Seguendo le 60 lezioni-tipo, i ragazzi — avvertono i cu­ ratori — troveranno un modo piacevo­ le di stimolare le funzioni neuromusco­ lari, le capacità fisiologiche, la concen­ trazione e precisione, la prontezza di ri­ flessi. Attraverso questa attività poliva­ lente il bambino aumenterà la ricchez­ za di movimento c svilupperà a poco a

poco una precisa «intelligenza moto-

É evidente, dunque, che il testo è rivolto non solo agli specialisti, che in esso po­ tranno trovare diverse indicazioni me­ todologiche, ma anche a tutti coloro che sono in qualche modo interessati alle at­ tività connesse all'apprendimento mo­ torio pur non avendo una specifica, ap­ profondita conoscenza dell'argomento.

IL CENTRAVANTI ENZO SASSO E ANGELO SORMANI, ED. MEDITERRANEE, RO­ MA, PP. 102, L. 15.000 Prosegue la serie dei libri dedicati al cal­ cio da Enzo Sasso, in collaborazione con alcuni dei tecnici più affermati in cam­ po nazionale. Sasso, giornalista della re­ dazione romana de II Corriere della Se­ ra, ha infatti pubblicato negli ultimi tempi, sempre per le Mediterranee, L'al­ lenatore di calcio, Il portiere di calcio, e L'arbitro di calcio, volume, quest'ul­ timo, che ha ricevuto il Premio CONI. Questa volta le fatiche di Sasso sono ri­ volte a sceverare i segreti relativi al ruo­ lo di centravanti. La formula e lo stile sono quelli abituali: fotografie, disegni raffiguranti schemi e situazioni di gio­ co, un linguaggio giornalistico e quin­ di semplicissimo. Per la parte più squi­ sitamente tecnica, l’autore si è avvalso della collaborazione di Angelo Sorma­ ni, brasiliano oriundo, un tempo attac­ cante della nazionale italiana ed attual­ mente allenatore del settore giovani del­ la Roma. Come gli altri volumi della serie, anche questo è completato da alcuni interventi specialistici, nel caso attuale firmati da Sven Eriksson, dal preparatore atletico prof. Sassi, dal medico sportivo doti. Alicicco. In appendice statistiche rela­ tive al ruolo di centravanti.

(segue da pag. 24)

lavorare fuori casa per raggiungere una certa indipendenza anche dalpunto di vista materiale; ciò ha por­ tato ad un nuovo tipo di famiglia, più aperta, più dinamica, più in linea con i tempi, permettendo alla donna di oc­ cupare il tempo libero dedicandosi a quelle attivila che le sono più conge­ niali. Conseguentemente anche la scelta di una pratica sportiva più a sua misura può trovare dovuto rico­ noscimento e contribuire a quel pro­ cesso di affermazione cui è giusto che essa tenda».

— A proposito, non credi che l’esplo­ sione di fenomeni quali Body Buil­ ding, jogging e le varie forme di ginnastica, sia più legata alla moda che a una rinnovata cultura sportiva? «Effettivamente, in questi ultimi tem­ pi, abbiamo assistito al proliferare di una miriade di palestre che reclamiz­ zano le attività più strane e sofistica­ te. Molte persone ne sono attratte, magari le praticano per un certo tem­ po ma presto se ne staccano renden­ dosi anche conto che, in fondo, a que­ sto fenomeno esistono delle vere e proprie speculazioni. Non sono sicu­ ramente queste le proposte che por­ teranno più donne all’attività sporti­ va anche se apparentemente potreb­ be sembrare così. Di contro c’è da di­ re che queste attività possono, a mio avviso, aiutare ad uscire dal vecchio solo se viste ed interpretate alla luce dell'itinerario sportivo educativo e se vengono proposte in maniera creati­ va ed adatta alle esigenze di ognuno. Infatti la ripetizione del gesto spor­ tivo, la ricerca esasperata del tecni­ cismo e un addestramento prolunga­ to rischiano di allontanare piuttosto che avvicinare alla pratica sportiva».

cnzo sasso-angelo sormani

il centravanti uomo-goal

— In conclusione: quale futuro per lo sport femminile? Cosa credi che po­ trà fare un'Associazione come la no­ stra per alimentarlo?

«Nelle precedenti risposte e nelle in­ dicazioni che ho cercato di porgere, anche se nella brevità richiestami, può leggersi la risposta a quest’ultima domanda. Lo sport femminile si affermerà sem­ pre di più anche grazie a chi, come noi, crediamo e sosteniamo lo sport come mezzo per crescere, stare insie­ me, guardare se stessi e gli altri nel rispetto dei grandi princìpi della vita».

Sedizioni mediterranee


COSTUME

LEGGERE IN VACANZA certi giochi al computer. In edicola è ap­ parsa, per tutti, la serie di volumetti Scegli la tua avventura, che ha vendu­ to circa 50.000 copie di ciascun titolo, e che si annuncia come il grande pas­ satempo dell'estate; in libreria appare ora, per bambini, una collana dallo stes­ so titolo che presenta una rielaborazio­ ne in questo senso, cioè a finali multi­ ple, di alcuni noti classici: «Peter Pan nell'isola Chenonc'è», «La Bella addor­ mentata», «Le avventure di Pinocchio» con disegni di marca disneyana. Anche l'editrice Mursia, nella collana II Beccogiallo, rilancia i «classici» per bambini, in edizioni molte ridotte ma ri­ spettose dello spirito originale, ben scritte e simpaticamente stampate con inchiostro profumato alla mela, al man­ darino o alla banana.

Vacanze: tempo di moto, di scoperta, di sport, ma anche tempo di lettura. Anda­ re in vacanza con un libro significa por­ tarsi dietro un amico con cui dialoga­ re, un mondo in cui immergersi, una vi­ ta in più da vivere. Questo vale anche per i giovanissimi, che spesso confon­ dono il libro con la scuola ed hanno bi­ sogno di recuperarlo come esperienza vitale indispensabile alla crescita. Due occasioni per dare un’occhiata a quello che accade nel mondo della let­ teratura giovanile sono state la Fiera In­ ternazionale del Libro per Ragazzi di Bologna (2-5 aprile) e poi, successiva­ mente, le proposte giunte alle scuole pel­ le adozioni del libro di narrativa e pel­ le biblioteche scolastiche. Ci sembra in­ teressante farne partecipi i nostri letto­ ri, che possono essere insegnanti nelle scuole elementari e medie e quindi cor­ responsabili della crescita culturale, o fratelli e sorelle maggiori di ragazzi e bambini bisognosi di una guida e di un aiuto nel variopinto ma confuso mondo dei libri.

li settore più sviluppalo, e che può ap­ passionare anche giovani e adulti, è quello dei romanzi per l’età della scuo­ la media. Si va quasi a colpo sicuro nello scegliere i libri della collana II Deltapla­ no dell’editrice La Scuola di Brescia, che fra le novità presenta «Il bosco del mulino abbandonato» di Elio Scialla, una storia che collega il mondo della scuola di oggi alla difesa dell’ambien­ te, e «Germania andata e ritorno» di Li­ no Monchieri, in cui figure ed episodi dei campi di prigionia sono pervasi di una profonda umanità; nella stessa se­ rie, troverete l'avventura western in «Chioma di Papavero» e quella storica in «Un tamburino per la rivoluzione». Per la S.E.L sono uscite le novità di un’altra collana di successo, dal titolo I Nuovi Adulti, a significare che si trat­ ta di libri adatti anche agli adolescen­ ti: ne «Il pianeta tutto d’oro», Clara Rubbi conclude una fortunata trilogia in chiave spaziale; ne «Il ragazzo con lo zai­ no», Giuseppe Calanchi narra la storia di un paese marino che si apre a fatica all'arrivo di uno sconosciuto, e con «Il villaggio vicino al mare» Anita Dessi en­ tra nelle vicende di un villaggio india­ no sconvolto dalla costruzione d’una fabbrica di prodotti chimici; se poi vo­ lete un giallo o della fantascienza, vi in­ dico due miei romanzi proprio in que­ sta collana: «Rapina a fumetti» e «Gli UFO vengono da Cipango». L’editrice Juvcnilia di Bergamo presen­ ta, per i più grandi, lo spiritoso roman­ zo di Christoph Hein «Gli strani amici di Jacopo Bong» e la narrazione d’un vi­ vace viaggio in Australia: « Un albero pie­ no di Koala» del famoso naturalista Ge­ rald Durrell. Sì, viaggio fantasia ed ecologia vanno proprio d'accordo con le vacanze, per-

ciò vi consigliamo la vivace e ricca rac­ colta «Dolomiti, storie e leggende» di Ca­ ri Monfosco (Ed. Ghedina e Tassodi di Bussano del Grappa). Dal mondo dei romanzi passiamo alla realtà naturalistica: le edizioni De Ago­ stini presentano uno straordinario «Durrell in Russia» con la prima docu­ mentazione completa sulle riserve na­ turali sovietiche, un libro per tutti. Le Edizioni Primavera di Firenze, anche in vista dell'Anno Europeo dell’Ambientc, presentano «Animali da salvare» di Ful­ co Pratesi e «Animali in pelliccia», due libri che sono anche due bellissime strenne, con fotografie spettacolari. Se poi volete davvero immergervi nel mondo della natura e dei suoi proble­ mi in relazione con l’uomo, c'è persino una «Antologia verde» dell’editore Giun­ ti-Marzocco, letture scientifiche filosoI iche e letterarie per una coscienza eco­ logica. Tornando ai ragazzi ecco il se­ condo volume di « Meraviglie e misteri della natura» delle Edizioni Paoline e «Animali e piante dell’uomo» di MinelliMannucci, per A. Mondadori Ed.. Pres­ so quest’uhima editrice, è altrettanto in­ teressante un viaggio entro noi stessi, nelle strutture del nostro cervello: que­ sto è possibile anche ai ragazzi leggen­ do «Come essere più intelligenti» di Sa­ bina Manes, sottotitolo «istruzioni e av­ vertenze per l’uso del cervello».

Mondadori si è lanciato, e con grande successo, sulla nuova via dei libri-gantes, cioè dei libri che hanno una trama che si biforca più e più volte ed arriva a diverse finali a seconda delle scelte che compie il lettore, come avviene pel­

Presta attenzione ai classici la nuova collana II Piacere di Leggere della S.E.L, che in edizioni annotate e corredate di apparati didattici presenta «Huck Finn e Tom Sawyer fra gli Indiani» di Mark Twain, «Scurpiddu» di Luigi Capuana e «Monto» di Michael Endc. Inoltre, le vacanze sono utili anche per incontrare con calma alcuni «grandi» del passato o del nostro tempo. L’Edi­ trice Messaggero di Padova ha alcune fortunate collane con vite di grandi uo­ mini e di santi, scritte in modo vivace e con taglio moderno; l ra le ultime usci­ te c’è «Agostino» di Giulio Cesare San­ iucci, mentre sta per essere pubblicata la biografia di «Charles de Foucauld». L’editrice La Scuola ha avuto grande successo con la collana I Protagonisti, della quale vi elenchiamo i titoli: «Mar­ cello Canditi», «Giorgio La Pira», «Padre Kolbe», «Raoul Follereau», «P. Carlo de Foucauld», «Giovanni XXIII», «Gan­ dhi», «Madre Teresa di Calcutta», «Al­ bert Schweitzer», «Martin Luther King». Per la stessa editrice è uscito «L'eroe di Molokai (padre Damiano» di Ruggero Y Quintavalle, nella collana II Deltaplano che annovera altri ottimi libri per l’età 10-12 anni, fra i quali una toccante sto­ ria sul terremoto in Irpìnia: «Quei tre­ mendi 90 secondi» di Ada Contino Gior­ dano.

Tante scelte per riscoprire la gioia di leggere insieme, e di rendere un prezio­ so servizio ai più piccoli, leggendo per loro e immergendosi con loro in un mondo vibrante di emozioni.

Domenico Volpi

31


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Stadium n. 6/1987 by Stadium - Issuu