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Per gioco: Un parco per amico
Uno sport alla volta: fitness
Gran Premio di corsa campestre
L’Evoluzione ed il Progresso Tecnico nel Mondo del Calcio! GREEN 2000 LINEA CALCIO per ottenere performance di alto livello, migliorare il gioco e l’allenamento. I nostri manti sintetici aiutano a diminuire lo stress e la fatica riducendo traumi ed infortuni, così come auspicato dalla F.I.F.A. per aiutare i club e le nazionali di calcio.
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Tanti contenitori e pochi contenuti... Una notizia di ordinaria cronaca locale da un quotidano: una studentessa romana di 22 anni muore in palestra. Ossessionata dall'idea di perdere peso, alternava dieta e sedute di allenamento in una struttura vicino casa. "Un garage - informa il giornale - trasformato con decine di attrezzi e un minibasket che adesso è stato sigillato dalla magistratura, sotto accusa perché nel registro non risultano alcuni permessi comunali, mancano decine di certificati medici dei clienti". Qualche giorno prima l'Istat aveva pubblicato i risultati della sua ultima ricerca sul tempo libero. Due italiani su tre praticano lo sport, in modo continuativo, saltuario o sporadico, ma neanche il 20% si appoggia ad una società sportiva. Il restante 80% è sport fai da te, o al massimo consumato in una palestra privata. Chi ha più soldi da spendere frequenta strutture d'avanguardia, gli altri si accontentano dei garage riadattati. A rischiare di più sono loro come sempre, i più "deboli". La realtà è questa: in Italia lo sport per tutti sta decollando nonostante lo Stato lo ignori e il CONI lo osteggi. L'esigenza di pratica sportiva è forte, sta entrando tra i bisogni primari. L'associazionismo di settore fa quel che può, ma mancano norme, mancano finanziamenti, mancano servizi di supporto, a cominciare da un'autentica politica di tutela sanitaria dell'attività sportiva non agonistica. Manca, purtroppo, anche un'autentica cultura dello sport come ricerca di un buon rapporto con il proprio corpo. Lo sport viene usato per costringere il proprio fisico a dare e ad essere ciò che a volte non può dare e non può essere, come nel caso della studentessa romana. È il trionfo dell'ideologia degli addominali alla Taricone: se non ce l'hai non sei trend. Un'ideologia che ai livelli dello sport "povero" significa talvolta attività eccessiva e senza controlli, e nei casi estremi consumo di anabolizzanti ed altre porcherie, comunque rischi enormi per la salute. Quando ne verremo fuori? Abbiamo cercato di capirlo andando a chiedere agli schieramenti elettorali quali fossero i loro programmi per lo sport, quale fosse il loro progetto di civiltà sportiva per il nostro paese. Come potrete leggere all'interno di questo numero di Stadium, qualche perplessità è legittima. Ma trincerarsi dietro il vuoto normativo e culturale per arrendersi, o peggio ancora per adeguarsi, non è possibile. Cominciamo con il rimettere in gioco noi stessi, l'associazione, i nostri programmi, il nostro progetto culturale e sportivo. Ed è proprio questo l'altro argomento fondante dell'attuale numero di Stadium. Pasqua, festa che parla di resurrezione e di speranza è un buon periodo per riflettere. A tutti gli atleti, gli operatori ed i dirigenti CSI Stadium porge intanto gli auguri della Presidenza nazionale e della redazione.
Stadium
1
aprile
fuorigioco
argomenti
vitacsi
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Calcio senza "speranze" di Alberto Capretti
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Boxe al femminile di Solen De Luca Lo sport può attendere Un forum per ripartire La catena della vergogna di Rosita Farinosi II messaggio del Papa per la XVI GMG Cosa devo fare? di Giancarlo Trani
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Arrivederci Roma! di Danilo Vico 5 maggio: CSI gioca a Jorkyball di Manuel Zenobi Almanacco Su le antenne
Uno sport alla volta - Fitness di Mimi Rodriguez A sport&sport 3427 Spicchi di pallone - Magico Chievo! di Bruno Lon
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rubriche
dossier
Sport al femminile - Giovanna Melandri di Solen Parole di sport - Sacrificio di Claudio Arrigoni Hit-parade Bar sport
Luca
15 Nati nel CSI - Franco Nones di Felice Alborghetti 30 Salute - In forma con il fitness e l'aerobica di Sergio Cameli 32 Per gioco - Un parco per amico di Giancarlo La Velia 35 WWW. Sport on line 43 Controcorrente - Una farsa da cancellare di Tito Della Torre 48 Filo diretto con il card. Ersilio Tonini a cura di Gianni Lattanzio 52 Formare - Per una nuova generazione di educatori sportivi di Michele 55 Buone notizie - Dorina e la favola del nordest di Darwin Pastorin 56 Comunicare - Giornalisti dentro la rete di Marco Pigliacampo 58 60 63 64
Tuttoleggi a cura di Francesco Tramaglino Agenda Allo specchio - Pasqua, festa di "tutto” l'uomo di Vittorio Peri II racconto - Cosa posso fare per te? di Edio Costantini
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II CSI che sarà di Andrea De Pascalis
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Stadium Mensile del Centro Sportivo Italiano DIRETTORE RESPONSABILE Edio Costantini EDITORE ARANBLU s.r.l. Società Unipersonale del Centro Sportivo Italiano Via della Conciliazione 1 - 00193 Roma
DIREZIONE REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Via della Conciliazione, 1 - 00193 Roma
Tel. 06.686.7941 - Fax 06.688.02940 http://www.csi-net.it e-mail: aranblu@csi-net.it
PUBBLICAZIONE ISCRITTA al n° 4987 del Reg. Stampa del Tribunale di Roma del 4/1/1956 PROGETTO GRAFICO ARANBLU s.r.l.
REDAZIONE Felice Alborghetti, Alessandro Cappelli, Solen De Luca, Andrea De Pascalis, Rosita Farinosi.
IMPAGINAZIONE Marco Croci, Alberto Greganti, Loretta Pizzinga, Emanuele Serra. STAMPA SO.GRA.RO. Società Grafica Romana S.p.A. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma
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Calcio senza
spera me di Alberto Capretti
I “vivai” del calcio italiano sono in crisi, tra costi che lievitano, rincorse al talento straniero e giovani “speranze” nostrane che emigrano all’estero. Si chiedono nuove regole, ma ci vorrebbe una diversa mentalità.
/^e li rubano, o meglio: se ne vanno. Sono, pare, i V-giovani più promettenti del nostro calcio. Di
Cesare, Dalla Bona, Percassi, Pelanti, Atzeni, Aquilani, Tricoli, Bovo: nomi che dicono poco o nulla, belle speranze che hanno preso la strada dell'estero o ci stanno pensando, al punto da far lanciare un (patetico) grido d'allarme a chi si sente defraudato del patrimonio nostrano in erba. La questione della fuga dei baby italici, sollevata nei giorni scorsi da alcuni quotidiani sportivi dietro l'interessata imbeccata di qualche procuratore (ma non sono proprio loro
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mercanteggiare sulle gambe altrui?) è più scaduta di un bidone di latte avariato. Merita attenzione, però, perché rappresenta un ritorno di fiamma preoccupante non tanto in sé, quanto quale specchio di quello che sta accadendo nei cosiddetti "vivai" o almeno in quei pollai di speranze che una volta si chiamavano così. Era un modo per dare un brutto nome a belle strutture che magari funzionavano poco, ma almeno esistevano anche nei sottoscala dei grandi club: gente come Nesta, Totti, Albertini, Maldini sono stati costruiti "in casa" e in casa sono rimasti. Ora i vivai seri resistono tra mille difficoltà solo nelle realtà periferiche, all'ombra di quelle società che sui giovani vivono per forza e per le quali far esordire un ventenne italiano in serie A significa aver già vinto lo scudetto della perseveranza. Ma già il fatto che bastano le dita di due mani per contarli e un certo sforzo di memoria per elencarli, spiega da solo l'impoverimento cronico del nostro serbatoio di talenti, frutto dell'ennesima
politica dissennata che anima le menti di chi lo sport dovrebbe strutturarlo guardando a più di un palmo dal proprio naso. Certo, ragionare di investimenti a lungo termine con i soldi degli altri è sin troppo facile. Facile come andare allo stadio e pretendere che il presidente di turno ci faccia vedere la domenica non il ragazzino acerbo ma il campionissimo affermato, l'acquisto dei sogni, il nome che da solo vale il biglietto. Perché i tifosi, loro, voi, noi, alla fine diventano complici di un meccanismo perverso che a parole auspica attenzione, investimenti e buona cura dei virgulti nostrani, ma nei fatti perde la pazienza e non rinnova l'abbonamento se d'estate non arriva il "colpo" ad effetto, lo stranierone buono per tutte le occasioni. Ora, però, il problema è proprio questo. A parte che i fatti hanno dimostrato che questa politica non paga (e il disastro nelle Coppe Europee delle babilonie che ormai sono diventate le nostre squadre lo dimostra), e a meno che non si voglia
credere alle barzellette che ci spacciano quando il nuovo Pincopallo di turno viene descritto come l'ultimo figlio di Pelò, la realtà internazionale del pallone si è prosciugata di talenti foresti. Quelli veri, da noi sono già passati. Alcuni sono rimasti, molti si godono la dorata pensione all'ombra di una grandezza sfiorita, molti si sono adeguati al comodo grigiore del nostro calcio, altri non sono stati capiti e li hanno rispediti al mittente gonfi di miliardi (nostri) e di risate (loro). Anche volendo raschiare il bidone, di nomi "buoni" ne sono restati pochissimi e le stelle disponibili, quelle sono solo in cielo. Una situazione ideale, insomma, per ingranare la retromarcia: ci vorrà tempo, pazienza e coraggio per aspettare che i baby nostrani crescano. Magari in modo diverso da come tentano di farlo ora, se corrisponde a verità (ma non ci sono motivi per dubitarne) la vicenda appena capitata a Ottavio Bianchi, fresco responsabile dell'area tecnica della Fiorentina che al suo debutto nel pensionato che ospita i ragazzi delle formazioni giovanili viola, si è trovato di fronte di prima mattina un bel gruppo di calciatorini annoiati, imbattibili con la play-station tra le mani e la sigaretta in bocca. Ma se all'estero c'è ben poco da pescare, qualcuno dovrebbe rassegnarsi a gettare l'amo nelle acque un po' inquinate di casa. Illusione, nulla di più. Lo dimostrano i fatti di questi giorni, il caso ad esempio di Valerio Di Cesare, classe '83, difensore centrale della Lazio che stufo di promesse e di attese sfiorite, ha colto al volo l'assegno che il Chelsea gli ha fatto svolazzare davanti ai piedi: 250 milioni l'anno per cinque anni per trasferirsi a Londra ad ingrassare la pattuglia di minorenni italiani che da quelle parti non solo crescono ma giocano pure in prima squadra. In attesa ovviamente che qualche club di casa nostra se ne accorga e li riporti all'ovile pagandoli il quadruplo. La nuova legge europea in tema di trasferimenti in futuro dovrebbe arginare la ferita, ma quando c'è un regolamento di mezzo e non un progetto, è lecito dubitare del risultato.
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4° gran premio nazionale di corsa campestre
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Arrivederci
Atleta
Grande soddisfazione dopo l’entusiasmante evento di corsa campestre. Consensi positivi unanimi per il buon risultato finale.
I LUOGHI
II sole capitolino ha reso ancor più piacevole il fine
cornice alla finale nazionale di cross CSI. Nel quadro
:
del sabato sono state protagoniste le sfumature del verde, da quelle più intense del vasto prato a quelle
naturali boschive degli alberi e delle siepi che
contornano i Fratoni del Vivaro, l'affascinante
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tradizionalmente per i concorsi ippici, ma che in
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manifestazioni come queste, in cui lo sport abbraccia
: |
la natura fa davvero una bella figura. A vederlo pareva fosse la "naturale" traduzione del termine "corsa
campestre". Il quadro domenicale è stato più di tipo storico, con
Allievi - 3100 m 1 Abedellziz Fiki 2 Michele Salvatore 3 Fabio Pantalla
A.S.A.L. Foligno G.S. Virtus A.S.A.L. Foligno
Foligno Campobasso Fnlionn Foligno
A Juniores F - 3100 m 1 Manuela Rebuzzi CMR _. ... Reggiolo -oo-Reggio Emilia '• -, 2 Alessandra Paolucci Atl. 11 L'Aquila A~••"r L'Aquila 3 Graziella Dal Bianco PI.Montecchio Precalc. Vicenza l.ù.:; | Juniores M - 3100 m 1 ridilCU Franco Chan Chane S.À. Valchiese Trento IlcUI Elidile
> 09'54"4 i 09'03 "6
i 10'07"6 ! I 274 3 ’8 I 12'57"!
14'54'5
; 2 Francesco Pailadino Palladino G.S. Virtus Campobasso 3 ____ n:____ ’ 3 t Luca Piccirilli Atl. L'Aquila L'Aquila Seniores F - 3100 m | 1 Chiara Vulcan U.S. Villazzano Trento 2 Rita Battoli CMR Reggiolo Reggio Emilia I 3 Barbara Zappini C.S.C. Oltrefersina Trento | Amatori A F - 3100 m ? : AtL Acquappesa Tirrenico. p Fausta Bianco , , , | 2 Laura Forgiarmi à GSA Udine Udine
una cornice più classica. Il 1° aprile la carovana dei 1500 fa tappa in città, e si fotografa al Circo Massimo,
antico tempio sportivo, luogo di competizioni già dai tempi dell'Urbe imperiale. "Qui ci correvano le bighe"
è la frase ricorrente al centro del campo e sulle
tribune mai costruite, frutto di una architettura spontanea, che di lato assecondano il peso del colle
Aventino. I più piccoli, non avendo mai visto Ben
3 Antonietta Di Stefano Sport Club Petrella At. Campobasso Amatori A M - 4650 m Il don Franco Torresani Ù.S. Genzianella Trento
Hur, si fanno un'idea, ricorrendo alle immagini del
recentissimo Gladiatore romano, interpretato da
per sempre con sé nell'album della vita.
Tempo
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impianto sportivo di proprietà del CONI, utilizzato
Nei loro occhi il flash di un'istantanea che porteranno
Comit;
9 piaggi
romano. Due bellissimi palcoscenici hanno fatto da
Russell Crowe, fresco di premio Oscar.
a Società
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di Danilo Vico
settimana, trascorso tra i Castelli Romani ed il Foro
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Esordienti F - 1000 m ■ 03'32’7 1 Valentina Scandalora G.S.G. Biasin filasi 'Verona S O3'37"6 2 Beatrice Barozi ì Atl. Atl. Cortina Cortina 3 Camilla Trentin U.S. Trento H 03'38 2 .. U.S.Genzianella Genzianella Esordienti M - 1000 m K O3'27"6 9 U.S. Genzianella Trento ____ il 1 Lorenzo Trentin —* ~ ‘ ~~ * * ì ’ 2 Emanuele Mazzucchi C.S. fCortenova Sp 03'28'8 ^^^_3 Luca Baldessari G.S. Trilacum .Trento CQ 03'29"3 Ragazze -1300 m •• i’.: .U-QQ1 Cinzia Baldassarri ■ 03'25'7 G.S. Trilacum Trento 2 Sara Della Libera Nuova Atl. S.Giacomo Treviso03'26“2 3 Carlotta Leone Alba Docilia Savona 03'2 7"3 Ragazzi - 1300 m 1 Matteo Macchioni Nuova Atl. S Giacomo Treviso04'02''8 2 Silvano Adami Atl. Valli Trentine Trento 04'21“6 3 Andrea Grotto S.P.A.L. Sernaglia Treviso04'21"7 Cadette - 1600 m 1 Adelina De Socio Campobasso 04'52"6 G.S. Virtus 05'07“1 Trento U.S. Spera 2 Anna Rosso 05‘l5"7 G.S. Guarino Verona ■ 3 Anna Battista Cadetti - 2050 m 1 Alberto Girardi Nuova Atl. S.Giacomo> Treviso06'36"8 U.S. Villazzano 06'38"9 Trento 2 Luca Baratto |3 Federico Piccin Nuova Atl. 5.Giacomo Treviso06’40"7 ÌAIlieve - 2350 m 1 Valentina Bernasconi Nuova Atl. S.Giacomo Treviso08'37"0 i '------ C.S.C. Oltrefersina Trento 08'38"3 2” Laura Zappini 08'47"2 ’ S.V. Trodena Trento 3 Karin Lanziner
|2 Luigi UUIIgl Dondoni I-/vi IUVI li 13 Paolo Tagliapìetra 9.9 Amatori B F - 3100 m HHl Rosanna Lanziner
S&RC Castiglione D Adda Lodi ----------- -------------o _ Atl. a.i Piovezzam "iovezzano Verona
R^I2 Rosanna Giovanelli |3 Marilena Bressani
U.S. Stella Alpina
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S.V. Trodena
Trento Trento
B&RC Castiglione D Adda Lodi Amatori B M - 4650 m 1 Giovanni Ferrari B&RC Castiglione D'Adda Lodi 2 Lino Maccagnan U.S. Virtus Vemeggio Feltre 3 Salvatore Rotondo Poi. Orai Pusiano Lecco I Veterane - 3100 m 1 Rita Vidoni Atl. B rugherà Udine 2 Rita Bezzica Atl. Carrara Massa Carrara 3 Mistica Rota C.S. Cortenova Lecco Veterani - 3900 m Savona 1 Marco Chinazzo R Atl. Càiro 2 Omar Aarab : Marescalchi Enna B&RC Castiglione D Adda |_odi 3 Fausto Pulga
Le gare Sudati, sfiniti, stanchi, col fiatone... alla fine, al traguardo della corsa campestre, era comunque il sorriso l'elemento comune dei 1200 atleti iscritti. Di
gioia, per chi ha vinto, e di felicità e di amicizia, per chi si è comunque divertito, stando nel gruppo, correndo, soffrendo, incitando e partecipando.
Puntualissimi, come scritto sul programma giornaliero, andavano svestendo la tuta i vari atleti; chiamati a
turno al via, a seconda delle età e della categoria in
cui gareggiavano. Per tutti un'energetica colazione,
ì 7'012'0 17'07"2 17'35'6
11'17"! 11'30"4
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presto dimenticata non appena giunti sul campo di
gara. Qualche minuto per scaldare i muscoli-motori, alcuni allunghi per sentire la risposta delle gambe,
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l'abituale stretching per essere pronti al via. Il percorso di gara disegnato all'interno dei Fratoni del
Vivaro variava dai 1000 metri degli esordienti ai 4650 degli amatori maschili. Un tracciato con una salita, che si sentiva sulle gambe, specie all'ultima tornata,
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prima della volata finale. Ciascuna gara ha riservato spettacolo e alcune sorprese: negli amatori categoria dei nati fino al 1950 - ha vinto un sacerdote di Trento, Don Franco Torresani, in gara con la U.S. Genzianella. Da segnalare, inoltre, il buon livello tecnico raggiunto, che quindi non disturba affatto lo spirito partecipativo, tanto caro alle competizioni CSI. Alcuni atleti hanno impressionato per lo stile, la facilità di corsa, l'ampiezza della falcata... Grande è stata anche la soddisfazione di chi prepara ed allena questi ragazzi durante tutto l'anno, sin dalle fasi provinciali e regionali.
Lo Staffettone delle Regioni Trento è stata la città d'Italia più presente come numero di atleti, partecipando con oltre 150, e naturalmente ha fatto il pieno nello Staffettone delle Regioni, portandosi a casa diversi titoli. La gara a squadre, che radunava i comitati e li metteva in gara con il nome della regione 8
IL SALUTO DEL MINISTRO MELANDRI Credo sarete d'accordo con me: lo svi luppo della pratica sportiva rappresenta una delle grandi sfide di modernizzazio ne e di crescita civile per il nostro Paese. Lo sport, infatti, non è fatto solo delle straordinarie emozioni che ci regalano le imprese dei grandi campioni. È, allo stes so tempo, la possibilità per milioni di cit tadini di considerare la pratica sportiva un diritto quotidiano, un'opportunità di vita, di benessere, di solidarietà sociale. Fino a caratterizzarsi come una delle possibili risposte contro il disagio giova nile e l'emarginazione. Insomma, una risorsa preziosa che può contribuire a rilanciare una nuova stagione del welfare. In questi anni il governo si è impe gnato per estendere il diritto alla pratica sportiva: con i processi di innovazione avviati nella scuola, la creazione delle facoltà e dei corsi di laurea in scienze motorie, la riforma dell'istituto per il cre dito sportivo, il nuovo regime fiscale per l'associazionismo sportivo dilettantisti co, la previsione, nella Finanziaria 2001, di un contributo di IO miliardi per il po tenziamento dei programmi degli enti di
promozione sportiva rivolti allo sport sociale. Ma le necessità di questo sport, lo sapete bene, non finiscono qui. Penso, per fare due esempi, alla individuazione di risorse adeguate per regioni e enti locali per la pro mozione dello sport per tutti e a una legge complessiva sull'asso ciazionismo sportivo, in grado di dare certezze a realtà da sempre impegnate per lo sviluppo della pratica sportiva. Due questioni importanti da mettere al primo posto dell'agenda del nuovo Parla mento. Un impegno prioritario, che sosterrò anche se dovessi farlo dai banchi dell'opposizione. In questa situazione, realtà come la vostra svolgono un lavoro prezioso. Per ché consentono ai cittadini di praticare sport, uno sport sano, a misura di ciascu no, palestra di vita e di valori. Sport come lealtà, benessere, socialità e soli darietà. E in questa direzione, istituzioni e associazioni possono davvero percor rere un bel pezzo di strada insieme.
d'appartenenza, s'è disputata in una giornata di piena primavera. A turno il suono delle campane delle numerose chiese vicine al Circo Massimo s'alternava con gli spari dello starter. Sotto lo sguardo di un arbitro secolare: il cipresso solitario custode del Circo Massimo, ben visibile al centro del campo di gara. Cinque staffettisti per squadra si sono passati il testimone, un semplice battito di mani, dopo aver percorso un giro completo ciascuno. Sei le staffette disputate, ciascuna raggruppando diverse categorie. Alcune regioni hanno messo in campo, data la copiosa partecipazione, oltre dieci quintetti; il record è della Lombardia con 26. Un momento speciale è stata poi la festa conclusiva, che ha accolto l'arrivo dell'onorevole Melandri, che ha voluto salutare e premiare tutti i presenti, non disdegnando fotografie soprattutto ai giovani, molto emozionati per averla potuta incontrare.
qualcuno qualcosa di più d'una semplice simpatia. Il premio più bello tuttavia è di certo lo stare insieme, il viaggiare su un
pulmann insieme a persone di tutte le età, scambiandosi idee e battute e superando qualsiasi scarto generazionale. Incontrare nuova gente sul campo di gara, fare conoscenza, confrontare i propri metodi di allenamento, scambiarsi gli indirizzi per poi magari... Chiedete al gruppetto degli allievi (maglia gialla della Sicilia), completamente (tutti!) cotti di una biondissima coetanea trentina. Un plauso anche alla perfetta organizzazione; ottima e da ripetere la scelta dei camper (del volontariato) come sede mobile operativa. Insomma due giorni indimenticabili per la storia CSI.
LO SPIRITO
Vince ancora lo spirito del CSI, di divertimento, di grande tifo sia dei compagni che degli amici e dei dirigenti. Sono nate inoltre diverse amicizie nella due giorni romana e per
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dossier
Il CSI che sara Conferenza nazionale Loreto 18/20 maggio 2001
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Sono invitati: le presidenze territoriali e regionali, i consiglieri nazionali, i membri dei collegi statutari e delle commissioni tecniche nazionali, i delegati al congresso nazionale, i consulenti ecclesiastici, i membri della consulta nazionale dei giovani, i presidenti delle società sportive
di Andrea De Pascalis
Verso un nuovo progetto culturale e sportivo 11 CSI ripensa se stesso. È questo il I senso del simbolico cantiere aperto dall'Associazione per elaborare un progetto culturale e sportivo che ispiri nei prossimi anni l'azione di tutte le strutture. Uno sforzo complesso, iniziato a febbraio, che coinvolgerà i referenti associativi ai diversi livelli e si concluderà soltanto alla fine del 2001. Un lavoro che parte dall'esame delle motivazioni, dei contesti associativi ed extra-associativi, dei tanti problemi dello sport e della società per approdare certamente in una teorizzazione d'insieme ma anche in una serie di indicazioni operative concrete. Quando si mette mano ad un lavoro del genere, e nella storia del CSI non è la prima volta, la domanda di prammatica è: "Ma chi ce lo fa fare? Le cose vanno abbastanza bene, perché cambiare?". Mai come questa volta l'obiezione è improponibile. Lo sport di base sta rischiando grosso, e lo dimostrano i numeri. L'associazionismo ha i suoi motivi di inquietudine. Lavorare con i giovani è diventato più difficile. C'è poi l'incognita del sistema sportivo italiano che non si sa bene dove approderà, stretto com'è tra istanze riformiste e tentazioni conservatrici. C'è infine, nelle vene più profonde dello sport, il conflitto tra il mondo della modernità fatto di cose come l'innovazione tecnologica, la multiculturalità, la rapidità nei cambiamenti - e quello della tradizione, fatto di regole e procedure cristallizzate da decenni.
Qualche tratto d'insieme I numeri sono quelli pubblicati dall'ISTAT poche settimane fa. Il boom della pratica sportiva è finito. Fatta salva qualche eccezione, il numero dei praticanti si è standardizzato. Con l'inquietante interrogativo che dei circa 30 milioni di praticanti, tra continuativi, saltuari e sporadici, neanche il 20% si appoggia ad una società sportiva. Il numero di queste, del resto, è anch'esso fermo da tempo. In questo arcipelago c'è di tutto: chi sposa uno sport e solo quello, chi vuole assaggiare un po' di tutto, chi vuol fare qualcosa solo quando ne ha voglia, chi
chiede di allenarsi e giocare tutti i giorni. Una cosa, comunque, la chiedono tutti: qualità dell'organizzazione, e se la società sportiva vecchio stile non è in grado di fornirgliela si emigra verso la struttura privata. Per le associazioni e le società sportive sta arrivando forse il tempo delle specializzazioni. A fronte di una domanda che è multiforme nella tipologia ed uniforme nella qualità che si pretende, fare poco per farlo bene non basta così come non basta fare tutto e farlo con approssimazione. E non è soltanto questione di organizzarsi come impresa, sia pure non profit. Dice in proposito un recente documento europeo sulle nuove frontiere dello sport che una delle incognite del sistema è la professionalizzazione delle associazioni sportive: "Se le trasformazioni della domanda sportiva trascinano infatti le associazioni verso la produzione di servizi sportivi di qualità, sembra indispensabile razionalizzare queste organizzazioni. Tuttavia, la forma che assumerà la professionalizzazione resta da inventare e non può riprodurre meramente il modello dell'impresa. Gli sbocchi di questa evoluzione dipendono dalla capacità del mondo sportivo e dei suoi partner di professionalizzare le associazioni sportive senza far perdere loro la propria identità".
Sport e nuovo welfare Con l'incognita elettorale alle porte, è difficile dire oggi quale modello di organizzazione sportiva avremo in Italia nei prossimi anni. Al di là degli aspetti "istituzionali" (Comitato sport per tutti dentro o fuori il CONI?) ormai nessuno nega più l'esigenza che lo sport per tutti abbia un meccanismo di coordinamento e promozione diverso da quello dello sport di prestazione. Se la differenziazione verrà introdotta ufficialmente nell'ordinamento sportivo, è impensabile che lo sport per tutti possa continuare ad appiattirsi su formule e proposte tipiche dell'altro sport. Dovrà assumersi le sue responsabilità. Tra tali responsabilità ci sono quelle che
Apprezzamento della CEI PER IL NUOVO PROGETTO DEL CSI
Dal Servizio Nazionale per il Progetto Culturale della CEI, riceviamo:
Caro presidente, ho letto con interesse l'articolo di fondo del numero di Marzo 2001 di "Stadium", in cui è ribadita l'inten zione del CSI di contribuire al cam mino del progetto culturale.
Si tratta di una prospettiva di lavoro che caratterizza la vostra Associa zione sin dalla fase di avvio del pro getto culturale, che ora si concretiz za per voi in un esplicito contributo da offrire a tutto il mondo dello sport perché riscopra la centralità della persona, attraverso l'elaborazione di un "progetto culturale sportivo". La vostra intenzione corrisponde pienamente allo spirito e agli obietti vi concreti del "cantiere" presentato nell'incontro di febbraio, come documentato dallo stesso numero di "Stadium".
Mentre ringrazio la presidenza del CSI per il prezioso contributo che viene ad offrire in questo cammino, rinnovo l'interesse a seguire la vostra elaborazione culturale e confermo la piene disponibilità del Servizio e mia personale. Buon lavoro e cordiali saluti
dott. Vittorio Sozzi responsabile organizzativo
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gli derivano dall'essere considerato sempre più uno strumento sul quale le istituzioni, nazionali e locali, confidano per migliorare la qualità della vita dei cittadini in settori chiavi come l'educazione, la sanità, la coesione sociale, l'occupazione. Non sono parole: già oggi lo sport è annoverato all'interno di taluni documenti programmatici rilevanti come il Piano sanitario o il Piano per l'infanzia e l'adolescenza. Nuovi strumenti legislativi, come la legge quadro sull'associazionismo, aprono anch'essi a queste prospettive. Ma lavorare nelle carceri, negli ospedali, nelle comunità di recupero, nelle case di riposo richiede competenze, sensibilità e capacità progettuali/organizzative specifiche, certamente diverse da quelle che occorrono per impostare, ad esempio, una normale attività di circuito come la Joy Cup.
Le tre direttrici del cambiamento Sembrano dunque essere tre le direttrici del cambiamento che si impongono nei fatti ad un'associazione come il CSI: diversificare, razionalizzare e professionalizzare, ognuna delle quali comporta una serie di applicazioni. Diversificare - La diversificazione delle attività è l'unica risposta possibile all'attuale ambivalenza della domanda sportiva. Tutto questo, in fondo, il CSI lo aveva giù intuito al momento di varare la "Nuova Progettualità" come metodo
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di lavoro, puntando sulla capacità dei Comitati e delle società sportive di varare progetti specifici in risposta ai bisogni del territorio. Ma già allora l'idea presupponeva un secondo passo: elaborare un congruo numero di schemi progettuali di attività sportivo-educative ai quali l'associazione potesse fare riferimento come risposte-tipo a bisogni-tipo. Lasciando poi libere le strutture territoriali che ne avessero voglia e capacità di elaborare ulteriori progetti per ulteriori bisogni specifici. Razionalizzare - Se ciò che accomuna i diversi segmenti della domanda sportiva è la "ricerca della qualità", è ovvio che nella differenziazione delle risposte deve esservi pur sempre una soglia minima accettabile di qualità. Una certa uniformità è indispensabile. Omogeneizzare in questo caso non significa appiattimento delle attività su un unico canovaccio, ma ricerca di una qualità comune sia nelle attività lanciate dal centro sia in quelle che fioriscono direttamente in periferia. E razionalizzare vuol dire non sciupare energie preziose sovrapponendosi, o magari cercando di inventare cose che altrove sono già nel patrimonio delle esperienze associative. Professionalizzare - "Una certa forma di professionalizzazione del movimento associativo nello sport è probabilmente la risposta alla crisi che si registra quasi ovunque in Europa..." avverte uno studio sul futuro dello sport europeo. Ma è bene intendersi: nessuno pretende che l'operatore sportivo volontario si trasformi in un professionista, né che
un'associazione non profit sostituisca con figure professionali a contratto gli operatori volontari. Anche perché una diffusa professionalizzazione "monetizzata" comporterebbe il rischio di "generare un rallentamento dello spirito associativo (per sostituirgli una logica di utenza) e finirebbe con l'essere controproducente..". Professionalizzare significa soltanto spingere di più e meglio sul pedale della formazione degli operatori volontari, a 360 gradi.
Il CSI di oggi In un mondo sportivo povero di novità, il CSI si presenta come un'associazione ricca di iniziative. Sfogliando i calendari dei Comitati si evidenzia un "portafoglio" delle attività associative che comprende tutto e di più: dai tornei da bar e dalle maratonine della domenica alla Joy Cup, allo sport in piazza, alle proposte per i "poveri" e gli "ultimi". È un'attività che si spalma su tutte le categorie di età, tutti gli ambienti sociali, con caratteristiche tecniche e di complessità spesso molto diverse da Comitato a Comitato. Qualcuno ha osservato che è il CSI del pirandelliano "uno, nessuno e centomila". Intendendo un'Associazione che è unica, ma che si presenta sul territorio con innumerevoli volti assai diversi e dunque finisce col non avere
Attività sportiva istituzionale ■
Prima infanzia
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un'identità agli occhi dei cittadini e delle istituzioni. Diverse sono le capacità organizzative, qui basate sul "fai da te" e lì impostate sull'uso di informatica e telematica. Diverse sono le risorse progettuali e le stesse capacità di "fare politica" rapportandosi alle istituzioni territoriali per incidere sulle scelte di programmazione pubblica in materia di promozione sportiva. Da tutto questo, inoltre, deriva un inconveniente non da poco: pur essendo la maggiore associazione di promozione sportiva del nostro paese, con numeri maggiori anche della quasi totalità delle Federazioni, il CSI ha un'identità debole agli occhi della comunità e delle istituzioni, proprio perché quell'identità si frammenta in mille rivoli. Il progetto e le sue aree Il lavoro del nuovo "Progetto culturale sportivo" del CSI trova due grandi campi di approfondimento su cui si sta lavorando: l'attività sportiva, le risorse e gli strumenti. Attività sportiva - Il punto di partenza obbligato è la sistematizzazione dell'attività sportiva. Si è pensato di distinguere (vedi prospetti) tra: a) attività sportive diffuse; b) attività di nicchia o di frontiera, legate a progetti specifici. Nella prima area rientrano le attività che tutta l'Associazione organizza in modo
Bambini
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; Sviluppo delle capacità moto
3-5 anni
Attività ludica
6-7
Attività ludico-motoria
rie di base e sensoriali, attra verso il gioco
Apprendimento delle capacità motorie con proposta poli sportiva attraverso giochi sportivi semplificati
Pre-adolesce.nti
8-12
Attività propedeutica sportiva sistematica, codificata e perma nente Attività pilota condizionale
Dalla polisportività all'avvia mento monosportivo, con par ticolare attenzione all'impor tanza delle regole a sfondo educativo
Adolescenti
13-17 Attività sportiva strutturata e conti nuativa, con la valorizzazione di momenti e situazioni esperienziali di forte impatto
Attenzione all'importanza del la squadra e della partecipa zione (campus) e dell'acco glienza (scambi, trasferte, gemellaggi). Valore del gesto tecnico
Giovani
18-35
Attività sportiva strutturata e conti Attenzione all'importanza del nuativa, con la valorizzazione di la squadra e dell'accoglienza appuntamenti esperienziali speci (scambi, trasferte, gemellaggi), fici con finalizzazione al coinvol gimento nelle dinamiche asso ciative
Adulti Junior
35-50
Attività sportiva strutturata e conti—« i, —.:— di j: nuativa, con la valorizzazione appuntamenti esperienziali speci fici e discipline adeguate
Attenzione all'importanza del gruppO e dell’accoglienza (scambi, trasferte, gemellaggi), con finalizzazione al coinvol gimento nelle dinamiche asso ciative
Adulti Senior
50-65
Attività motorìo-sportiva, con la creazione di centri di interesse finalizzati alla socializzazione e all'incontro
Attenzione aH'importanza del gruppo e dell'accoglienza (scambi, trasferte, gemellaggi), con finalizzazione al coinvol gimento nelle dinamiche asso ciative
Anziani
oltre 65
Attività motorie, con la creazione Attenzione all'importanza del dì centri di interesse finalizzati alla gruppo e dell'accoglienza socializzazione e all'incontro (scambi, trasferte, gemellaggi), con finalizzazione al coinvol gimento nelle dinamiche asso ciative
uniforme sul territorio nazionale e nella logica del circuito che si sviluppa a più livelli. Qui non si tratta di inventare, ma di raccordare, sistematizzare, integrare l'attività che in varie forme già esiste in modo che costituisca la proposta
unitaria, "istituzionale", del CSI in ogni Comitato e che essa si presenti come organica per tutti i soggetti, dall’infanzia alla quarta età. L'esempio cui guardare è la Joy Cup, contenitore nuovo e diverso al cui interno confluiscono
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tradizionali. Nella seconda area rientrano i progetti specifici, a spiccata valenza sociale, tali da configurarsi come espressione di quel contributo che tutti auspicano lo sport possa dare ad un nuovo welfare. Progetti che possono essere collaudati o sperimentali, coinvolgere un'unica società sportiva o un Comitato o una Regione, avere continuità o proporsi come "una tantum". Risorse e strumenti -Ai fini di orientare la riflessione che porterà all'elaborazione del progetto, sono state individuate in tre tipologie le "risorse" che l'Associazione deve mettere in campo per qualificare l'attività sportiva: 1) Risorse culturali, che riguardano i principi e i contenuti che devono ispirare le attività sportive nel momento della loro ideazione, della loro realizzazione e dell'esperienza che ne fanno gli associati. Queste risorse hanno un punto focale nell'idea della centralità della persona umana nell'esperienza sportivo-associativa. Far lievitare il patrimonio della cultura associativa è lo strumento per avere "qualità" dell'attività sportiva. 2) Risorse strutturali, che riguardano l'organizzazione del CSI: a) nelle strutture di base, dove si deve forse pensare ad una differenziazione delle forme di aggregazione come risposta alla diversificazione della domanda sportiva. Un prima distinzione può essere tra: la società sportiva tradizionale; la società sportiva che si
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"circolo" o Centro Sportivo Culturale che svolge attività per progetti; b) nelle strutture territoriali, locali, regionali e nazionale. 3) Risorse strumentali, che riguardano i "mezzi" che l'Associazione deve approntare nei vari ambiti e ai vari livelli per produrre e comunicare la cultura associativa, per far funzionare in maniera adeguata le strutture e, in definitiva, per far compiere esperienze sportive di qualità.
Comunicazione Disabilità Discriminazione Educazione alle pratiche democratiche Immigrazione Infanzia Occupazione Partecipazione sociale e civile Politiche familiari politiche giovanili Politiche internazionali (gemellaggi e azioni di sostegno) Prevenzione del disagio Prevenzione delle attività criminali Promozione e sviluppo sul territorio Qualità della vita Recupero Riabilitazione Salute e benessere Solidarietà Terza e quarta età Tossicodipendenze Tutela dei diritti umani Volontariato
Parrocchia Oratorio Centro giovanile
Ludoteca Scuola Luoghi del tempo libero Centro estivo Grest Camposcuola Centro di prevenzione del disagio Comunità Carcere Ospedale Quartiere Circolo
Le FASI e I METODI DEL LAVORO
Come si è accennato, la definizione del nuovo progetto comporta un lavoro complesso, che si svilupperà in varie fasi coinvolgendo i diversi livelli associativi. Il primo passo è stato compiuto da un gruppo di lavoro centrale, che ha anche il compito di fare sintesi durante le fasi successive. Sono stati già dedicati al tema un incontro con presidenti regionali, coordinatori dell'attività sportiva e
della formazione, con il Consiglio nazionale. Gli ulteriori passi previsti sono: Consiglio nazionale, 28-29 aprile; Conferenza all'interno del Congresso nazionale, 18-20 maggio; Consiglio nazionale, novembre. Conseguentemente il lancio del "Progetto Culturale Sportivo" è previsto per 1'8 dicembre 2001 e la sua applicazione nella stagione sportivo/associativa 2002/2003.
nati nel CSI
Fran ;
di Felice Alberghetti . : i ..
Nati nel CSI bussa alla porta degli anni ‘60. Ci ha aperto un campionissimo azzurro, Franco Nones, straordinario interprete dello sci nordico. Popolarissimo in quegli anni quanto Rivera, in molti lo ricorderanno oro olimpico nel fondo a Grenoble '68. Altri lo ricordano più giovane, entrare nella storia CSI, quando spopolava nel Trofeo Laurino... 'P'ra la fine degli anni '50 quando a LLPozza di Fassa vinsi le prime due edizioni del LAURINO, il leggendario re delle nostre Dolomiti. Avevo 15 o 16 anni: le mie prime gare. Il Laurino è sempre stata una gara, a cui nessun ragazzo, almeno qui nel Trentino, voleva rinunciare. Era per noi l'appuntamento dell'anno; lo si aspettava trepidanti come fosse Natale. Oltre al Laurino quali i ricordi del CSI? L'oratorio e la sua società, l'Unione sportiva San Giorgio, il santo protettore di Castello di Fiemme, il paese dove sono nato. Era il punto di ritrovo di tutti
quei ragazzi che volevano correre in bicicletta o con gli sci, giocare a pingpong o a calcetto. Vorrei sottolineare come il CSI tenga molto unita la gente. Un impegno per la vita. Le persone di oggi sono le stesse che ho conosciuto da atleta. Difficilmente chi è legato al CSI
lascia, se non per cause di forza maggiore.
Lo sport aveva altri significati? Tutt'altri tempi: era un altro sport. Il concorrente davanti, quando sentiva chiamare "pista" si spostava su una neve
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Nell'attesa che, tra un mese o due, la Federazione pugilìstica italiana approvi i combattimenti "in rosa", le donne sembrano essersi fatte trascinare dalla "nobile arte", già da qualche tempo.
T\ yia quale sesso debole: provate a IVI dirlo a Laila Alì, la figlia del mitico Mohammed Alì, che il 2 marzo scorso, nella cittadina americana di Verona, vicino a New York, in un minuto e 50 secondi ha letteralmente steso Christine Robinson al quinto round. Da quando la boxe si è tinta di rosa, guantoni e sacco non sono più roba da uomini. E sono tante le signore e signorine che si allenano per ore ed ore: circa un centinaio, secondo la Federazione pugilistica italiana. Se, fino a qualche settimana fa, quelle che non avevano voluto rinunciare a diventare pugili avevano emigrato,
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LI iscrivendosi a federazioni straniere, d'ora in poi il pugilato non sarà più di esclusivo dominio maschile. Il decreto del 1975 sulla "Tutela delle attività sportive", che prevedeva solo la pratica dell'attività pugilistica per gli uomini, è stato infatti modificato, ed il nuovo articolo di legge in via di approvazione recita testualmente al comma 1 che "l'attività pugilistica è consentita a entrambi i sessi". Significa che anche in Italia, le donne tra i 16 ed i 32 anni potranno battersi sul ring da professioniste. Qualcuno storce il naso, qualcun altro la
interpreta come una tappa importante dell'instaurazione di un'autentica parità dei sessi. È il caso, quest'ultimo, della Fpi, che sta già organizzando la squadra delle azzurre: tra i punti di forza, la lombarda Stefania Bianchini, 29 anni, campionessa europea e pretendente al titolo mondiale il prossimo 21 aprile, a Milano. Nella decisione di estendere il pugilato alle donne c'è lo zampino di Katia Bellillo, appassionata praticante nonché
jìl problema etico della boxe In questo sport il fattore traumatico costituisce un elemento essenziale per conseguire la vittoria. Sul ring si vince procurando danni al fisico e al sistema nervoso dell'avversario, al cervello, in particolare. E questo è moralmente inac cettabile. Occorre infatti rendersi conto che quando un pugile viene messo al tappeto, di solito il suo cervello ha subi to un danno grave. E anche irreversibile, perché il cervello, a differenza degli altri organi, non si rinnova. Quando una sua cellula muore viene sostituita non da un'altra, ma solo da un tessuto cicatriz zato privo di qualsiasi valore per l'atti vità intellettiva. L'abolizione della boxe professionistica è stata chiesta parecchie
ministro per le Pari Opportunità: suo, infatti, è il primo passo, datato 22 febbraio scorso, con l'avvio delle procedure necessarie. Ma forse, il pubblico televisivo aveva già intuito la mossa una ventina di giorni prima, quando lei stessa - con l'aiuto della Mussolini - trasformò il salotto di Porta a Porta in un vero ring. Ma il problema non riguarda solo l'Italia: di estendere anche alle donne gli sport tradizionalmente maschili, infatti,
di Vittorio Peri volte, e da più parti, com'è già avvenuto per il duello. Rinnovarla, adesso, sareb be probabilmente inutile, visto che anche le donne, azzerando la loro fem minilità, hanno ottenuto la possibilità di affrontarsi sul ring a suon di pugni. Una strada percorribile potrebbe essere quel la di rendere la boxe professionistica meno pericolosa introducendo, ad esempio, guantoni diversi, l'obbligo del casco protettivo, un numero inferiore delle riprese, la proibizione dei colpi alla testa e regole che permettano all'ar bitro di interrompere un incontro dive nuto pericoloso. I dilettanti, che adotta no molti di questi accorgimenti, corrono certamente meno pericoli.
Nella pagina precedente e di fianco: la ■locandina e una scena del film Girlfight. In basso: il ministro per le pari opportunità, Katia Bellilló, e il presidente della FPL Grisolia, tra i campioni di pugilato Rosi e Oliva. c
si sta parlando anche nei Paesi in cui la parità ancora non abita. La boxe femminile, ad esempio, è già una realtà in India: a Madras, è da poco iniziato il campionato nazionale, al quale partecipano 150 ragazze provenienti da 20 delle 28 regioni in cui è suddiviso lo Stato. Non altrettanto progressista è invece il Giappone, dove l'Associazione nazionale di sumo - la lotta tradizionale che si rifà a riti religiosi ancestrali - ha respinto per ben due volte la richiesta del governatore di Osaka, la signora Fusae Ota, di salire sul dohyo per incoronare il vincitore del trofeo, e l'ha costretta ad inviare al proprio posto un delegato, ovviamente maschio. In altri Paesi, poi, la battaglia delle donne per far indossare panni nuovi agli sport finora di retaggio esclusivamente maschile non è stata così difficile. Tipico esempio, gli Stati Uniti, dove il pugilato femminile ha già le sue rappresentanti
ben conclamate quali: oltre a Laila Alì che ha debuttato sul ring nel settembre '99, a soli 21 anni - c'è un'altra figlia d'arte, Jacqui Frazier, che proprio con lei combatterà a giugno prossimo, a quasi
I PARERI SUL PUGILATO FEMMINILE
FAVOREVOLI
CONTRARI
Katia Bell ilio (Ministro per le Pari Opportunità): È uno sport educativo che aiuta nella vita e nella politica. Si può essere favorevoli o contrarie alla boxe, ma di certo è mio dovere contrastare qualsiasi divieto basato su una discriminazione sessuale.
Gianni Mura (Giornalista sportivo del quotidiano "La Repubblica"): Non mi sono mai accorto che in giro ci fossero tante ragazze smaniose di salire sul ring. Ho l'impressione che sia stato autorizzato non uno sport, ma uno spettacolo di cattivo gusto e di indubbia pericolosità e, purtroppo credo che sarà un'attività controllata dalla malavita, con manodopera a buon mercato, disposta a farsi spaccare la faccia in combattimenti di cui francamente non si sentiva la mancanza.
Paolo Vidoz (Bronzo ai Giochi Olimpici di Sidney): Accolgo favorevolmente l'arrivo delle donne in palestra e sul ring, in quanto porteranno nuova linfa ad un movimento attualmente in declino di vocazioni. Non so poi quante ragazze resisteranno, perché il pugilato non è solo uno sport ma anche una disciplina di vita. L'importante, però, credo sia dare la possibilità a tutti di farlo. Nino Benvenuti (ex pugile): Sono d'accordissimo con la par condicio pugilistica delle donne, anche perché se ci opponessimo adesso, in qualche modo, sarebbe una figuraccia! A loro spettano gli stessi nostri diritti. Non vedo alcuna motivazione perché la donna non possa salire sul ring.
30 anni esatti di distanza dal match dei rispettivi padri. Il pugilato in rosa è anche al cinema, dove da mesi compaiono eroine con tendenza al guantone. Così, Girlfight,
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Sveva Sagramela (Conduttrice Rai): È fondamentale che le donne abbiano pari opportunità con l'uomo, ma trovo che la boxe sia una manifestazione di violenza e di aggressività. Per me, è uno sport arcaico, primitivo e maschio nel senso peggiore del termine. Una donna che pratica il pugilato è una donna che personalmente mi inquieta, perché noi siamo l'opposto, noi siamo quelle che di solite? proteggiamo la vita ed abbiamo un altro modo di lottare.
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Don Carlo Mazza (Direttore dell'ufficio nazionale della CEI per la Pastorale del Tempo libero e dello Sport): Capisco l'esigenza, per una donna, di voler esprimere la propria dignità fisica mediante una forma di espressione corporale come il pugilato. Se parliamo dello stesso sport, praticato, però, a livello agonistico, esprimo la mia perplessità, perché ritengo che la donna non abbia un fisico in grado di poter fronteggiare questo tipo di agonismo aggressivo. Sono, quindi, preoccupato per l'uso eccessivo ed improprio che la donna potrebbe fare del proprio fisico.
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della regista Karyn Kusama, storia di una giovane portoricana in cerca del suo riscatto sul ring della boxe; o ancora, La Tigre e il Dragone, di Ang Lee. Per vedere in scena un uomo con i guantoni, insomma, bisogna andare a teatro: ne "Il grande campione". Massimo Ranieri interpreta la parte di Marcel Cerdan, l'ex campione mondiale francese dei superleggeri, oggi in disgrazia, che ebbe una storia d'amore con la cantante Edith Piaf.
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attendere T\ /lentre scriviamo, manca poco più di IVI un mese alle elezioni. La campagna elettorale si è fatta rovente, con infinite polemiche sulla par condicio. In tanto frastuono, si parla poco di programmi. Al punto che il Presidente della Repubblica Ciampi ha avvertito l'esigenza di esortare le coalizioni a smetterla con le polemiche ed incominciare a spiegare agli italiani quali sono le proprie proposte. Se non si parla di sanità, di occupazione, di tasse, figuriamoci se si parla di sport. O meglio, se ne parla come di tutto il resto: raramente e per slogan, con dichiarazioni che possono dire tutto e niente. Lo sport esce dalla XIII legislatura con una riforma a metà. Qualcosa si è fatto, molto è stato tralasciato,
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soprattutto per quanto riguarda lo sport di base. Che cosa ha detto l'ultima legislatura Nei 5 anni della XIII legislatura sono stati approvati una mezza dozzina di provvedimenti legislativi sullo sport. È innegabile che i più rilevanti riguardano
lo sport di vertice: modifica della Legge '91; riordino del sistema CONIFederazioni; imposizione fiscale sugli spettacoli sportivi; doping; contributi per le Olimpiadi 2006. Lo sport per tutti porta a casa alcune nuove disposizioni tributarie, oltre al riconoscimento di un Comitato
nazionale sport per tutti organo del CONI e nato morto perché rifiutato a priori dalle Regioni e dagli Enti locali. È pochissimo, diciamo pure niente. Nel limbo delle leggi incompiute è rimasto il Disegno di legge sulle* società sportive dilettantistiche e gli enti di promozione, originariamente presentato nel novembre 1996. La storia di quel Disegno di legge su Stadium l'abbiamo seguita passo per passo, attraverso un iter estenuante lungo il quale ha perso brandelli importanti, con una maggioranza che non ha saputo o voluto difenderne l'enunciato iniziale di fronte all'opposizione e di fronte a quelle forze trasversali che lo sport per tutti e gli enti di promozione intendevano limitarli il più possibile, e non certo dotarli di pari dignità e pari opportunità rispetto allo sport federale. Nella sua ultima formulazione, il provvedimento si è ridotto ad un testo fortemente limitativo del ruolo degli Enti. Ma neanche con questa castrazione è riuscito ad arrivare al voto della Camera. Ed è ormai sepolto tra i tanti provvedimenti legislativi defunti ad un passo dall'approvazione, senza che sia nemmeno chiaro il perché del decesso. E così lo sport di base torna ad interrogarsi sul futuro. Con apprensione, perché sa che, in una situazione difficile come quella attuale, non può più attendere che prima o poi qualcuno in Parlamento si decida a dargli una mano. Ma le premesse non sono incoraggianti. Il decalogo di Forza Italia L'8 marzo Forza Italia ha organizzato lo "Sport Day", per presentare la candidatura tra le proprie fila dell'ex presidente del CONI, Mario Pescante, e
per presentare la propria linea di impegno sullo sport. Nell'occasione è stato presentato un decalogo programmatico, che Forza Italia "considera prioritario anche per salvaguardare la tradizione e i valori dello sport". Ed eccolo il decalogo, punto per punto, maiuscole comprese. 1. Autonomia e Autogoverno - Rispettare il principio di Autonomia e di Autogoverno dello Sport Italiano, assicurando meccanismi di democrazia interna più dinamici e rappresentativi. 2. Finanziamenti - Garantire stabilità e certezza dei finanziamenti finalizzati all'attività sportiva attualmente affidati, in via esclusiva, ad una fonte di introiti aleatoria. 3. Funzionalità Coni e Federazioni Assicurare maggiore funzionalità operativa al CONI, alle Federazioni Sportive Nazionali e alle strutture periferiche dell'organizzazione sportiva, anche attraverso una adeguata revisione del decreto Melandri. 4. Scuola - Promuovere e sviluppare la diffusione della pratica sportiva nella Scuola, intesa anche come essenziale momento di arricchimento culturale e di educazione civile, favorendo in particolare lo sport scolastico attraverso l’impegno delle associazioni sportive della Scuola. 5. Regioni ed Enti Locali - Valorizzare il
ruolo istituzionale delle Regioni e degli Enti Locali che devono rendersi interpreti e garanti, nelle aree di rispettiva competenza, delle esigenze sportive dei cittadini residenti sul territorio. 6. Associazionismo e Volontariato Sostenere e privilegiare, attraverso idonei provvedimenti legislativi, il ruolo dell'Associazionismo e del Volontariato sportivo, indispensabile linfa che assicura l'esistenza e l'efficienza delle Società sportive. 7. Sport professionistico - Assecondare un ordinato sviluppo dell'attività sportiva professionistica adottando quei provvedimenti che consentano di tenere in considerazione le esigenze del settore e, contemporaneamente, mirino a tutelarne gli aspetti prevalentemente sportivi. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla tutela dei vivai giovanili. 8. Impianti sportivi - Sviluppare, ammodernare ed equilibrare l'impiantistica sportiva, in specie quella di base, la cui piena disponibilità è condizione indispensabile per la diffusione della pratica sportiva, anche attraverso il rafforzamento dell'istituto per il Credito Sportivo e la destinazione di specifiche risorse alle Regioni ed agli Enti Locali. 9. Etica sportiva - Salvaguardare la salute dei praticanti attraverso un risoluto
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In questa pagina: Mario Pesi ante, ex presidente del ( ’ONI, candidato nelle file della Casa delle libertà. Nella pagina seguente: (ìiampaolo D’Andrea, sottosegretario al ministero dei beni e attività culturali
impegno contro il doping, attivando soprattutto una politica di prevenzione e di educazione nei confronti dei giovani, Riaffermare i principi di etica sportiva predisponendo strumenti più incisivi contro ogni forma di violenza e di razzismo nello Sport. 10. Sport per tutti - Sostenere lo "Sport per tutti" che rappresenta il settore che più da vicino può coinvolgere la generalità dei cittadini, assicurando per tutte le fasce di età, il pieno diritto ad una pratica motoria anche valorizzando l'attività degli Enti di Promozione Sportiva. Il programma Dell'Ulivo Il programma ufficiale dell'ulivo dedica allo sport una dozzina di righe, che partono dalla necessità di garantire al cittadino il diritto alla pratica sportiva in quanto attività sempre più legata "al benessere individuale, alla qualità della vita e dell'ambiente". Per garantire tale diritto, l'ulivo si impegna a: • costituire un Fondo nazionale per lo sport alimentato dall'intervento dello Stato e da risorse provenienti dal mondo dello sport, con cui le Regioni possono finanziare la pratica diffusa; • aumentare le ore di educazione motoria fisica e sportiva in tutti i cicli scolastici; • destinare maggiori risorse alla nuova impiantistica e al recupero degli impianti obsoleti; • garantire al lavoro e alle professioni sportive un preciso riconoscimento formale, con tutele contrattuali e previdenziali estese a operatori e tecnici; • varare la legge da tempo attesa sulle società, le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti di promozione sportiva; • nuove leggi e una maggiore severità per contrastare il fenomeno della violenza negli stadi.
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Un sistema in crisi Come si vede, i due programmi sono piuttosto avari di dettagli. E nessuno dei due affronta il problema di una legge-quadro, o almeno di un progetto globale al cui interno sistemare i vari tasselli organicamente. Il sistema sportivo italiano attraversa una crisi senza precedenti: organizzativa, finanziaria, etica. Lo sport miliardario cammina per conto suo; il CONI non si sa più cosa sia e cosa voglia essere, se federazione delle federazioni o casa comune di tutto lo sport; lo sport per tutti continua ad essere un ospite scomodo e misconosciuto; i cittadini emigrano verso forme di pratica sportiva lontane da ogni associazionismo; Regioni ed Enti locali chiedono di poter promuovere lo sport fuori dal sistema CONI; in cassa non c'è più una lira o quasi, e tutti i rimedi tentati dal CONI si sono dimostrati acqua fresca. L'elenco dei guai potrebbe continuare. Proprio la sua drammaticità imporrebbe scelte chiare e coraggiose. Tra l'altro, c'è anche qualche ragione di sconcerto nel leggere, ad esempio, che Forza Italia intende sostenere le società sportive e valorizzare gli enti di promozione quando sono stati proprio i suoi parlamentari ad affossare nell'ultima legislatura il Disegno di Legge sulle società sportive dilettantistiche e gli enti di promozione. E allora: fumo elettorale o impegni concreti? Alla ricerca di chiarezza, sperando in un'assunzione di responsabilità, abbiamo proposto a Forza Italia e all'ulivo un identico elenco di sette domande di approfondimento.
Gli interrogativi del CSI Ed eccole le nostre domande, che peraltro non esaurivano i lati oscuri del futuro che attende il sistema sportivo italiano. 1. Quale modello globale per lo sport italiano? Per oltre mezzo secolo il sistema è stato imperniato sul CONI "Federazione delle Federazioni", con prevalente slancio per lo sport finalizzato all'alta competizione. Oggi il panorama della pratica sportiva è mutato. Nel momento in cui si afferma il diritto di ogni cittadino ad una pratica sportiva a misura dei suoi bisogni, e si prende atto che lo sport di prestazione, pur importantissima, coinvolge un numero ristretto di praticanti, a quel
modello si deve puntare per garantire uno sviluppo equilibrato di ogni forma di pratica sportiva? 2. Più in generale: si pensa di proporre una legge-quadro dello sport che dia organicità al sistema sportivo italiano? 3. Quanto ai finanziamenti certi dello sport, come si pensa di agire? 4. Al dilatarsi del numero dei praticanti non corrisponde un aumento del numero delle società sportive di base, che oggi incontrano grandi difficoltà anche nelle questioni minime (dotarsi di una sede, affrontare le complicazioni burocratiche, accedere agli impianti....). Ed anche il volontariato sportivo non si espande in proporzione. Cosa si pensa di fare in concreto per sostenere le società sportive e il volontariato degli operatori? 5. Regioni ed Enti locali, attraverso il loro coordinamento, hanno detto più volte di rifiutare una loro collocazione nel Comitato nazionale sport per tutti posto all'interno del CONI, così come disposto dal “Decreto Melandri". Essi rivendicano autonomia nei loro compiti istituzionali di promozione dello sport sul territorio. Quindi chiedono l'istituzione di un organismo esterno di concertazione dello sport per tutti. Come si intende risolvere questa impasse? 6. Le stesse autonomie locali chiedono che il finanziamento dello sport per tutti passi attraverso di loro. Ma come fare perché ciò avvenga con criteri certi, senza sfasature da regione e regione? E come si rapporta questa possibilità con il compito finora assunto dal CONI di ridistribuire le risorse dello sport italiano? 7. Il Disegno di legge governativo sulle società sportive dilettantistiche e gli enti di promozione non è stato approvato. Presumibilmente si dovrà ripartire da zero. Con quali possibilità? E con quali contenuti per il nuovo Disegno di legge?
Risposte ufficiali non ci sono arrivate. A Forza Italia hanno dichiarato che sono cose che risolveranno dopo le elezioni. Dall'Ulivo abbiamo avuto qualche elemento in più di spiegazione, grazie al fatto che il compito di rispondere è stato affidalo a Donato Mosella, ex presidente nazionale del CSL «Non so - ha detto Mosella - se ci saranno le condizioni per far passare una legge quadro. È più realistico pensare alle urgenze, e non c'è dubbio che la prima urgenza sia quella di riequilibrare il rapporto, il "peso", tra le cosiddette due gambe dello sport. Alla costituzione di un organismo di coordinamento dello sport per tutti esterno al CONI sarà giocoforza arrivare: non soltanto perché così vogliono le
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autonomie locali, ma perché il CONI non ha nella sua storia, e mostra di continuare a non avere nella sua sensibilità, la propensione allo sport per tutti. Quanto alla legge sulle società dilettantistiche e gli enti di promozione, riavviare tutto l'iter sarà l'occasione per ristudiare l'intero testo, cercando di rimediare ai guasti scientemente apportati in commissione dalle forze di opposizione. Ne dovrà derivare una formulazione che definisca chiaramente diritti e doveri dello sport per tutti e delle associazioni che lo promuovono, anche rispetto allo sport federale. Tra i diritti c'è, ovviamente, quello di un finanziamento non più affidato alle sorti di una lotteria e alla magnanimità del Comitato Olimpico
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ripartire
il senatore Fiorello Cortiana, gruppo Idei Verdi-L'Ulivo, è stato il padre
putativo della legge antidoping approvata lo scorso dicembre. Sportivo praticante, ha seguito con attenzione, spirito propositivo e senso critico tutto il lavoro svolto dal Parlamento in materia di sport. Anche a lui abbiamo chiesto cosa non ha funzionato, se alla fine della legislatura lo sport per tutti si è ritrovato praticamente come prima, privo di riconoscimenti e garanzie. "Bisogna prendersi le proprie responsabilità. L'ostruzionismo del centrodestra al disegno di legge sullo sport dilettantistico e gli enti di promozione c'è stato certamente, e non ha certo agevolato l'approvazione del provvedimento. Ma non è solo colpa dell'opposizione se la maggioranza non ha portato a termine la legge. Vuol dire che la maggioranza non ha saputo impostare un disegno riformatore, non ha voluto provare ad ipotizzare un'organizzazione diversa dello sport, per dei nuovi tipi di sportivi e per dei nuovi tipi di società, con lo spazio dovuto al professionismo, ma senza subordinare tutto il mondo sportivo ad esso. All'inizio si era disegnato uno sport con due gambe, poi si è privilegiata quella olimpica e dello sport di vertice, che è necessaria, ma vive trascurando quella portante dello sport di base. Oggi, mancando la rappresentanza delle società dilettantistiche e dello sport per tutti, continuano a prevalere le logiche dello sport professionistico e quella del CONI che, anziché ricercare una funzione di indirizzo e di sviluppo di una nuova cultura dello sport, bada solo a non cedere nulla delle sue prerogative. È il CONI il primo a non voler dare dignità all'altra "gamba" perché si cominci a camminare.
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Davanti ai tentativi di riforma del Parlamento ci si è trincerati spesso dietro il concetto di autonomia dello sport, che nasconde solo la volontà di non cambiare. Si veda quanto avvenuto nelle Federazioni che, fatta la legge (le modifiche statutarie imposte dalla Bassanini), hanno trovato l'inganno, spesso non rispettando le convocazioni delle proprie assemblee. Se noi oggi andiamo a vedere, la nomenclatura federale è la stessa, federazione per federazione. Tutto questo ha avuto una fotografia evidente nello Sport Day di Berlusconi, dove le vicende del doping e dei laboratori dell'Acquacetosa di Roma sono state presentate come pura speculazione politica. Ma non ce l'ho tanto con Berlusconi, quanto con chi s'è affrettato ad usare quella tribuna come legittimazione del nuovo governo dello sport: il presidente CONI Petrucci, che avrebbe dovuto astenersi, così come Pescante, che rappresenta lo sport italiano nel CIO. Colpisce che lui, vittima del calcio, entri in un partito capeggiato da uno degli esponenti delle grosse società calcistiche, che addirittura parlano di un campionato europeo, indipendente dai risultati italiani. Ma, ripeto, le forze di governo non hanno saputo aggredire i nodi profondi dello sport. Fatta la riforma del CONI, non è stata svolta un'azione politica
perché quel processo riformatore non fosse solo formale, ma consentisse di avviare un ricambio sostanziale. Ora corriamo il rischio di una controriforma. Peccato, perché lo sport potrebbe essere una chiave del cambiamento sociale, perché può produrre un diverso modo di responsabilizzarsi, di fare aggregazione, di vedere l'altro non come avversario, ma come competitore. Sarebbe anche interesse dello sport di vertice fare esistere una base ampia e profonda di partecipanti all'attività motoria e quindi poi all'attività sportiva". Perché lo sport non viene preso come argomento serio per la campagna elettorale? "C'è una presunzione della politica, che non considera la valenza sociale ed educativa dello sport. Educativa soprattutto come crescita della persona, nei rapporti con le proprie ansie, i propri imbarazzi, la fatica. Fare i conti con la vittoria o con la sconfitta. Il gioco è una simulazione straordinaria, ma è parte della vita. Giocare, fare sport è un aspetto della vita, non solo per chi lo fa di professione. Nella completezza di un individuo, le attività sportive sono un pezzo importante della sua vita. Anche la competizione con se stessi e con gli altri è un pezzo della vita. Ma anche in presenza di questa sottovalutazione, bisogna avere fiducia. Tutto quel settore della società e quella parte del mondo sportivo legati ad un nuovo senso dello sport, che guarda alla qualità e non alla quantità dell'esperienza, si è allertato, si è riconosciuto nei tentativi di riforma. Dopo la pausa elettorale ricominceremo daccapo, tutti insieme. Magari da una conferenza dello sport che sia un forum aperto a tutti i parlamentari, senza distinzioni tra destra e sinistra. Un forum stabile per il lavoro istituzionale, dove si riprendono i discorsi interrotti".
Il lavoro minorile nel mondo
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La catena
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vergogna di Rosita Farinosi Milioni di bambini in tutto il mondo sono costretti a lavorare in condizioni di schiavitù. I dati rimangono allarmanti nonostante gli sforzi e gli accordi che periodicamente i governi sottoscrivono. Negli ultimi anni sono state messe sotto accusa diverse società produttrici di articoli per lo sport ed ora sono esse stesse a finanziare inchieste e a pubblicizzare i risultati delle ricerche.
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1 bambini convengono: vengono pagali Idi meno e possono essere licenziati in qualsiasi momento. Nel mondo sono numerosi i datori di lavoro che sfruttano la debolezza e la miseria in cui versano tante famiglie. Niente di più facile, per loro, che rubare l'età del gioco a tante vite per farne dei giocattoli ad uso e consumo di imprese miliardarie. Questa è la realtà che in tutto il mondo tocca circa 250 milioni di bambini. Corsi e ricorsi storici Quello che è successo in passato nei paesi industrializzati, compreso il nostro, succede ora nei paesi in via di sviluppo.
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Allora, mandare i bambini a lavorare era una necessità dettata dalla miseria materiale e culturale, dall'esigenza di sopravvivere e la scuola era un lusso che pochi potevano permettersi. Non ci si chiedeva se tutto ciò era giusto. Con gli anni, in occidente, la società si è evoluta e si è percorso un faticoso e lungo cammino per il riconoscimento dei diritti dell'infanzia eppure, in certe realtà non è cambiato nulla a causa, spesso, della colpevole complicità di chi continua a sfruttare piccole vite dietro la maschera della civiltà e del benessere. La mappa dello sfruttamento Il più alto numero di bambini al lavoro si trova in Africa, al secondo posto troviamo l'Asia e al terzo l'America Latina ma anche in occidente è presente un così triste fenomeno. Purtroppo la realtà di terre come il Brasile, l'india o l'Indonesia non è quella mostrata dai depliant turistici. Qui i bambini lavorano per piccole aziende locali che forniscono i vari prodotti attraverso l'intermediazione dei grossisti ed esportatori alle grandi multinazionali. La loro giornata inizia al mattino presto e finisce a notte fonda, spesso vivono lontani dalle loro famiglie e sono maltrattati dai loro "padroni". Ridotti in schiavitù, subiscono a volte anche abusi sessuali.
Lavori a "misura" di bambino Le piccole mani di bambini compresi tra i 5 e i 14 anni intrecciano i nodi dei tappeti più velocemente in India, cuciono i palloni di cuoio in Pakistan, scavano tra i rifiuti nelle Filippine, lavorano nelle miniere in Perù perché entrano agilmente nelle gallerie. Dovremmo soffermarci a riflettere su quanti dei beni che consumiamo provengono da questo drammatico lavoro. Grande scalpore nell'opinione pubblica hanno suscitato gli scandali che hanno coinvolto nel recente passato i marchi. Nike e Reebok, note società multinazionali produttrici di abbigliamento ed accessori per lo sport. Per la loro produzione entrambe si avvalgono di imprese dislocate nei vari paesi asiatici che utilizzano ampiamente il lavoro dei minori. I salari bassissimi,
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riservati anche agli adulti, garantiscono costi di produzione irrisori e quindi ampi margini di guadagno. Scandalose differenze fra le remunerazioni dei lavoratori e quelle dei campioni della pubblicità a cui le grandi imprese affidano la loro immagine, hanno scatenato numerose campagne di boicottaggio contro i loro prodotti. La produzione di scarpe sportive è volata verso l'Asia dei paesi a bassissimo salario: dapprima Corea e Taiwan, poi, quando in quei posti i sindacati sono diventati forti, via di corsa verso i nuovi paradisi: Vietnam, Indonesia e Cina. Una corsa continua verso più facili sfruttamenti.
Cambiamento di rotta Per rompere questa "catena della vergogna" molta strada deve essere percorsa dai governi di tutti i paesi.
È fondamentale combattere la povertà che affligge tante terre ed avviare piani di sostegno e di controllo capillari. Le stesse multinazionali sotto accusa, non fosse altro che per una questione di "immagine" altrimenti compromessa, stanno facendo "dietro front" rispetto al disinvolto comportamento del passato e sono diventate finanziatrici di iniziative e inchieste contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Ma la perversa logica del profitto non cesserà facilmente di mietere vittime fino a quando la coscienza non ci imporrà una logica del consumo, il senso e il valore delle cose ed il bisogno di garanzie sulla provenienza degli oggetti che acquistiamo altrimenti, anche con un paio di costose scarpe sportive ai piedi, oltre che complici di orrori, saremo vittime noi stessi delle stesse leggi del consumo.
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Fitness di Mimi Rodriguez Adami
1 n un mondo sempre più I computerizzato, più tecnologico, dove
alcune persone considerano "lo zapping" con il telecomando un allenamento, bisognerà inserire l'attività fisica nel programma della propria giornata. In Inglese si dice: "Use it or lose it" ossia, "...o lo usi, o lo perdi". "Fitness" vuol dire "efficienza fisica". È strettamente legato al benessere, alla capacità di affrontare la vita con grinta ed entusiasmo. Chi può praticarlo Il fitness è per tutti, perché è un tipo di attività che si può adattare a chiunque. Non è un'attività agonistica o in alcun modo competitiva. La sola partecipazione alle attività di fitness è già una vittoria. Si guadagna di salute, di forza, di resistenza, di flessibilità, di fiato e infine, i risultati si vedono anche a livello della figura. Se non si fa "fitness", si perde l'efficienza fisica. Si può fare in compagnia, si può fare individualmente, si può fare a casa, per strada, in palestra, in albergo, in vacanza. L'importante è farlo. Fitness vuol dire benessere. La definizione forse non si trova in un dizionario ma per chi scrive, il fitness è un modo di vivere, lo scopo di una
esistenza fisica, mentale e spirituale. Il professionista del fitness è colui, o colei, che insegna ad altri gli esercizi necessari per raggiungere e mantenere uno stato di benessere.
Le cinque componenti del fitness Nel programmare gli allenamenti per gli utenti della palestra è necessario tenere conto, in una giusta proporzione, tutte e cinque le componenti del fitness, infatti uno squilibrio fra queste impedirà di raggiungere lo stato di benessere fisico tanto ricercato. La capacità aerobica Negli allenamenti per aumentare la capacità aerobica si tonifica il muscolo cuore, rendendolo più resistente agli sforzi fisici, allo stress, si aumenta il consumo di ossigeno del soggetto ed anche il suo consumo calorico o energetico. Nelle ricerche fatte a Harvard dal Dr. Ralph Paffenbarger si è visto che le persone che consumano circa 2000 kcal alla settimana con l'attività fisica, tendono ad allungare la vita e, meglio ancora, a migliorare la qualità della vita. Ora che la società si è modificata e siamo diventati tutti molto più sedentari, le attività di lunga durata che fanno
fiato si organizzano in palestra con lezioni di gruppo o da soli; Queste attività possono includere la corsa o il jogging, il nuoto o l'acquaerobica, il ciclismo o il ciclismo stazionario, lo sci di fondo, il pattinaggio, la camminata, la danza aerobica.
Le cinque componenti del fitness
1. capacità aerobica - La capacità del l'organismo di assorbire, trasportare ed utilizzare l'ossigeno. 2. forza muscolare - La capacità massi ma del muscolo di contrarsi. 3. resistenza muscolare - La capacità I del muscolo di contrarsi ripetutamente o i di mantenere una contrazione isometrica, tollerando bene la fatica. 4. flessibilità e mobilità articolare - La capacità del muscolo di allungarsi al mas simo delle sue possibilità in assenza di tensione e, dell'arto di spostarsi in compietà escursione attorno all'articolazione ed in base alla struttura della stessa. ì 5. composizione corporea - La giusta proporzione fra massa grassa e massa magra, per mantenere l'organismo in un ottimo stato di salute.
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Fitness
La forza muscolare Gli allenamenti per aumentare la forza muscolare richiedono lo spostamento di grossi carichi. Una volta l'uomo doveva spostare tronchi, macigni, ed altri oggetti pesanti con la propria forza o con l'aiuto di altri. Le macchine non esistevano per la maggior parte della popolazione. Oggi che esistono le gru, i montacarichi, gli ascensori, ecc., se una persona vuole aumentare la forza deve allenarsi nella sala macchine della palestra, oppure usare i pesi liberi (sollevamento pesi). Per salvaguardare la salute dell'individuo si deve conoscere la quantità di carico da applicare, basata sulle specifiche esigenze e caratteristiche personali, ed i tempi di recupero individuali, per far sì che l'allenamento sia efficace e sicuro. Ormai esistono tante ricerche fatte sui diversi aspetti del fitness che non è difficile farsi programmare un allenamento sicuro ed efficace per raggiungere i propri obiettivi.
uno sport alla volta
La resistenza muscolare Una volta il tono muscolare c'era, sia per l'uomo che per la donna. Bastava fare la spesa e portarla a casa e farsi qualche piano di scale per arrivare a casa. Oggi se vogliamo queste caratteristiche dobbiamo allenarci in modo specifico. Gli allenamenti per aumentare la resistenza muscolare richiedono lo spostamento ripetitivo di carichi più leggeri. Questi si possono effettuare con le macchine e con i pesi liberi in palestra; utilizzando il carico naturale in una lezione di corpo libero, oppure usando delle resistenze elastiche (bande o tubi). L'importante è che si riescano a ripetere gli esercizi con i carichi almeno 12-16 volte (questo è il minimo richiesto dal Collegio Americano di Medicina dello Sport nelle sue direttive) o di più se il soggetto è capace. Anche in questo caso è necessario conoscere bene i tempi di recupero necessari per permettere al soggetto di aumentare la propria resistenza, ciò per ogni gruppo muscolare allenato, per non incorrere in infortuni o lesioni. Flessibilità e mobilità articolare La flessibilità e la mobilità articolare sono altre componenti importanti nell'allenamento di fitness. È quindi necessario includere alcuni esercizi di
stretching in ogni seduta di allenamento, ciò per migliorare la capacità del muscolo di allungarsi e dell'arto di spostarsi in una escursione completa attorno all'articolazione. È inutile allenare il corpo per la forza e resistenza muscolare, se questi muscoli non vengono anche allenati per la flessibilità. È quindi fondamentale tenere conto dell'allenamento per la flessibilità in ogni programma di allenamento. La composizione corporea L'ultima delle componenti del fitness è la composizione corporea. Con questo termine si intende la giusta proporzione fra massa magra (cioè muscoli, organi, ossa, acqua, ecc.) e massa grassa, per raggiungere il benessere fisico. Con gli allenamenti per la forza e la resistenza muscolare si aumenta la massa magra (il tessuto muscolare) e quindi aumenta anche il fabbisogno calorico. Gli allenamenti di aerobica producono un aumento del consumo energetico e quindi calorico. Quando effettuati per la durata appropriata e con l'intensità giusta per ogni individuo, questi aumentano il consumo del tessuto adiposo. La pratica del fitness Per coloro che desiderano allenarsi in gruppo, c'è la possibilità di partecipare a
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Nei giorni scorsi il CSI e la FIAF-S1AF. la federazione e la scuola italiana di aerobica e fitness, hanno siglato un accordo di col laborazione tecnica e professionale, nel comune intento di favoritela diffusione sul territorio nazionale di queste due discipli ne sportive, in grand'ascesa negli ultimi anni. Le motivazioni della pratica per i più e i meno giovani sono legate spesso alla ' socializzazione oltre che alla passione per questa disciplina. Con questo accordo il ! Centro Sportivo mira a potenziare il fitness e l'aerobica nel circuito delle sue società ' sportive mentre la federazione contribuirà alla formazione e all'aggiornamento dei nuovi tecnici CSI. Fitness vuol dire star
bene: ne guadagna la salute, migliorando la resistenza, la forza, il fiato. Ne guadagna soprattutto il proprio corpo. Quando si parla di corporeità il CSI tiene però a pun tualizzare che sia sempre un esperimento di conoscenza interiore, di spiritualità che non sconfini nell'eccesso di una soggetti vità esteriore, estetizzante, che produca muscoli innaturali da Big Gym, o fenomeni tipo Taricone. divenuto oggi il simbolo di questa rigonfiata apparenza. Fortunata mente pare vada scemando quest'idiota idolatria del "Pietro" nazionale. Il "Grande Fratello" è ormai "appannato", come del resto lo erano gli addominali del bullo casertano. Almeno a suo dire.
lezioni di danza aerobica, step, condizionamento muscolare, acquafitness, stretching, cardiokickboxing, ciclismo stazionario, il "rowing", il tutto a tempo di musica per divertire e motivare il partecipante. Per coloro che desiderano migliorare le capacità coordinative ci sono le lezioni di funk e hip hop (che normalmente non sono allenanti né a livello di capacità aerobica, né di condizionamento muscolare anche perché le lezioni non sono continuative). Le persone più interessate nel condizionamento muscolare con carichi ma in compagnia di altri possono partecipare a lezioni di body sculpture, o di allenamenti a circuito, o delle ultime trovate, il "Push" o "Pump" o con terminologia più generica, il sollevamento di pesi modificabili in gruppo e a tempo di musica. Chi esita ad allontanarsi troppo dal vecchio corpo libero può provare la "nuova" versione (inventata nei primi anni del '900) del "Pilates matwork", che è stato modificato da quella originale, utilizzata per la riabilitazione dei ballerini, all'uso odierno fatto in palestra.
sportiva ed assicurare che l'atleta non si alleni in modo asimmetrico o che sviluppi un gruppo muscolare in modo squilibrato rispetto al suo antagonista (muscolo che lavora in opposizione), il che predisporrebbe l'atleta al pericolo d'infortunio.
Anche per la preparazione atletica Il fitness serve anche come allenamento fuori stagione per gli atleti o le squadre che gareggiano in sport competitivi, dato che i movimenti che si eseguono in lezioni di fitness possono copiare movimenti provenienti da sport specifici. Oppure si possono usare allenamenti di fitness per complementare l'attività
Per tutti Tutte queste attività possono essere modificate per i diversi gruppi di popolazione: terza età, obesi, atleti, giovani, donne in stato perinatale. Per coloro che preferiscono allenarsi da soli, si possono fare quasi tutti questi tipi di allenamento con un allenatore personale, che valuta lo stato di fitness del cliente, sviluppa con lui/lei un programma per aiutarlo a raggiungere i
suoi obiettivi, segue il suo lavoro di allenamento, corregge la sua tecnica e allineamento e lo motiva durante tutta la sessione di allenamento.
Presto anche in Italia, tutte le palestre all'avanguardia, avranno la necessità di rimanere aperte tutto l'anno per soddisfare le esigenze della propria clientela, dovranno offrire una sempre maggiore varietà di modalità e di stili di allenamento, per attrarre più persone verso il proprio centro e poi mantenerle, dovranno creare un ambiente ospitale dove il cliente si sente a proprio agio, come se stesse in casa propria, perché il fitness non è solo fisico, ma anche mentale, emozionale e sociale. Infatti è un modo di vivere, un nuovo stile di vita, che oltre all'allenamento fisico include la corretta alimentazione, la socializzazione, lo star bene con se stesso e con gli altri. L'istruttore o l'allenatore di fitness deve essere a conoscenza di tutti gli aspetti dell'allenamento per il quale si specializza, ma ciò non è sufficiente. Deve essere disponibile anche fuori della sessione di allenamento per dare consigli inerenti l'attività fisica o, se necessario, per indirizzare il praticante ad un altro professionista (fisioterapista, medico ortopedico o specializzato in alimentazione, ecc.)
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di Sergio Cameli 1 n questi ultimi anni si è assistito in I tutto il mondo ad una progressiva proliferazione di palestre dove praticare sport senza lo stress dell'agonismo esasperato, con il semplice scopo di fare movimento per vivere meglio. I centri sportivi si propongono quindi come strumento per migliorare lo stile di vita degli utenti prendendosi cura del loro corpo. A loro volta i milioni di praticanti di tutte le età svolgono l'attività sportiva in palestra, accompagnata da un corretto sistema igienico alimentare, alla ricerca di un giusto rapporto tra buona forma fisica e stato di benessere psicofisico. Tale comportamento viene riassunto dalla parola fitness all'interno del quale si colloca una delle attività più in voga del momento, la cosiddetta "aerobica". Con tale azzeccato termine oggi si intende uno stile di vita attivo improntato al miglioramento dello stato di salute attraverso un'attività fisica
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organizzata, con lo scopo di prevenire alcune malattie tipiche della nostra epoca e della nostra società come quelle cardiovascolari e quelle del sistema locomotore come l'artrosi. Da un punto di vista fisiologico, il fitness non può essere racchiuso in una categoria specifica dal momento che le discipline che si praticano in palestra sono molteplici, da quelle di stretching in musica, a quelle che prevedono l'uso di attrezzi di pesistica, alla danza aerobica. Ognuna di queste discipline determina sull'organismo degli adattamenti peculiari diversi l'uno dall'altro.
Gravidanza e fitness Le fisiologiche modificazioni che avvengono nel corpo della madre, possono essere supportate da una dieta adeguata e da un'attività fisica controllata. In particolare nelle donne in gravidanza che conducono una vita
sedentaria e a rischio di complicanze, l'attività fisica può aiutare a controllare meglio il peso corporeo bilanciando l'incremento dell'introito calorico con un adeguato dispendio energetico, nonché prevenire alcuni disturbi della circolazione. Se condotta con attenzione, l'attività fisica della madre non comporta rischi per il feto. Terza età e fitness Con l'avanzare dell'età, le prestazioni fisiche tendono a ridursi per le modificazioni fisiologiche che vengono a crearsi sull'organismo che si avvia al tramonto, per cui l'attività funzionale dell'apparato cardiocircolatorio, respiratorio e locomotore risulta ridotta. Non ci sembra il caso di dettagliare tutte le varie percentuali di diminuzione della performance fisica, ci sembra più utile ricordare che nell'anziano la consuetudine a praticare una regolare
Alcune regole alimentari per non finire in riserva mentre si svolge una impegnativa lezione di "aerobica" pomeridiana durante la quale si arrivano a bruciare 600-700 calorie l'ora, li glicogeno, che rappresenta il carburante energetico, in questi casi viene considerevolmente consumalo e quindi va ripristinato abbastanza rapida mente, se possibile fin dalla sera stessa: attività fisica, determina una significativa protezione nell'insorgenza di accidenti cardiaci e una diminuzione dei dolori articolari da artrosi, in particolare della colonna vertebrale. Tutti questi benefici non derivano dall'attività sportiva condotta necessariamente a livello agonistico costituita quindi da allenamenti intensi e frequenti, ma da uno stile di vita quotidiano improntato al movimento e a un corretto stile di vita dal punto di vista igienico sanitario, in pratica il fitness.
Ai confini del fitness: l'aerobica Si tratta di una disciplina praticata in palestra da un numero sempre crescente di persone che impegna considerevolmente l'organismo degli atleti provocando una serie di modificazioni positive sui parametri fiologici dell'organismo. La danza aerobica ha successo perché unisce il movimento, alla piacevolezza del ritmo di musica soddisfacendo così anche lo spirito oltre che il corpo. Il termine "aerobica" deriva da ricerche condotte sia negli Stati Uniti che in Italia che
hanno dimostrato che tale tipo di disciplina, se praticata regolarmente, è in grado di provocare un incremento della potenza aerobica, cioè di quella qualità del sistema cardiorespiratorio che facilita la produzione energetica da
• la colazione deve essere sostanziosa e composta da tè o latte, fette tostale con un po' di burro e .marmellata, uno yogurt; • il pranzo deve comprendere almeno 100 gr di carboidrati (pasta o riso) ed essere consumato 3 ore prima: • sarebbe meglio evitare la carne durante il pranzo, perché essa non fornisce l'e nergia necessaria allo sforzo del pome riggio rallentando invece la digestione; ° è opportuno non far mancare la frutta e la verdura durante il pranzo pcr il loro contenuto in vitamine e sali minerali;
• un'ora e mezza prima della lezione si può mangiare del miele con una fetta biscottata oppure una banana: • ci si ricordi di bere adeguatamente pri ma di cominciare la lezione (fino a 400 cc in un quarto d'ora): • durante l'attività fisica vanno consuma te bevande a bassa concentrazione di sali minerali: • alla fine di uno sforzo vanno assunti dei carboidrati in forma solida o diluiti in bevande; • il primo piatto della cena più adatto è un bel minestrone con pasta (carboidrati e sali minerali): • il secondo piatto carne bianca, il contor no verdure lessale; • si tenga a mente che non c'è niente di peggio che affrontare una giornata in cui si pratica dello sport non facendo cola zione, mangiando un medaglione o un tramezzino a pranzo e abbuffandosi a cena ritenendo di aver risparmiato calo rie durante la giornata.
parte dei muscoli, in funzione della quantità di ossigeno che arriva loro. Tali miglioramenti sono inferiori rispetto a quelli riscontrati in altri sport a carattere prettamente aerobico come il ciclismo o la corsa di fondo, anche se tali risultati dimostrano che questa attività può essere considerata estremamente impegnativa, arrivando a determinare adattamenti metabolici vicini a quelli presenti in questi sport, con considerevole consumo di sali minerali e liquidi. Dal punto di vista cardiologico l'impegno risulta particolarmente importante poiché spesso durante una lezione viene raggiunta una frequenza cardiaca superiore all'80% del massimo teorico. A volte le lezioni possono risultare estremamente pesanti, in questi casi chi non è bene allenato o fa parte di quelle categorie praticanti sport a fine preventivo o terapeutico, l'aerobica dovrebbe essere condotta ad un ritmo più basso, con il semplice obiettivo di fare del fitness. Per raggiungere questi scopi sarebbe meglio praticare tale attività regolarmente impostando un programma che preveda un progressivo incremento dell'intensità. Specialmente all'inizio sarebbe meglio non superare la frequenza cardiaca di centoventicentoventicinque battiti al minuto (nell'adulto o nell'anziano) e di centocinquanta-centosessanta battiti nel giovane. Ricordiamo come prima di qualsiasi sforzo sia opportuno effettuare sempre un buon riscaldamento e lo stretching per prevenire gli infortuni muscolari. Il fitness praticato nelle
palestre quindi, è uno dei fenomeni in maggiore espansione nel nostro Paese. Ci sembra giusto ricordare che tale realtà sociale va tenuta sotto stretto controllo al fine di evitare che la frequentazione di tali luoghi, diventi semplicemente un’occasione per curare esasperatamente il proprio corpo riducendolo a semplice fenomeno di "look" ed esteriorità fisica e facendo perdere di vista il benessere che la pratica del fitness è in grado di offrire.
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amico di Giancarlo La Velia k
Arriva la primavera e le attività ludico sportive scelgono spazio, aria e sole per esprimersi pienamente. Un giardino, un prato o anche solo un cortile possono aiutare i bambini a fare moto in modo più sano e... a inventare nuovi sport.
"Bambini, andate a giocare all'aria aperta!". Quanta saggezza, a volte inconsapevole, dietro questa esortazione che, nelle prime giornate di sole, le mamme indaffarate di qualche generazione fa rivolgevano ai figli un po' impalliditi dall'inverno appena trascorso e da qualche raffreddore di stagione. Uno spazio verde, senza bisogno di attrezzi ginnici particolari, tute o scarpette, consentiva al bambino, in città ancora a misura d'uomo, innanzitutto di socializzare con i coetanei e con loro muoversi, correre in libertà, inventando regole e strategie articolate di giochi che sarebbero stati dimenticati di lì a qualche mese. Qualcuno ha invece superato la prova del tempo ed è entrato a far parte della memoria collettiva anche delle generazioni successive. Non è difficile nei parchi incontrare gruppi di bambini impegnati in lunghe sfide a "nascondino", uno dei più istintivi tra i giochi all'aperto. Sfidando la concorrenza di palestre e videogiochi, in esso troviamo velocità, agilità, destrezza, colpo d'occhio: qualità degne degli sport più sofisticati; fisico e intelligenza impegnati, un po' per gioco un po' per agonismo, alla realizzazione del generale benessere del corpo e della mente. Pescando nei ricordi dell'infanzia, sono tanti i giochi che ci hanno impegnato in estenuanti gare fino al tramonto. Correndo, correndo Alla base di tanti giochi all'aria aperta c'è la corsa, l'attività motoria più istintiva, forse quasi un movimento ancestrale. Dopo aver imparato a stare in piedi e a compiere i primi passi, il bambino comincia a cercare la velocità correndo. Proprio per questo è un'attività presente nelle attività ludiche del bambino e anche dell'adolescente. Nei primi anni di vita è il correre stesso che rappresenta un gioco. Lo scatto, insieme alla destrezza, è la dote essenziale, ad esempio, nel "ruba bandiera". Due squadre, l'una di fronte all'altra, con i giocatori avversari identificati da coppie di stessi numeri. Scopo della gara è afferrare più volte possibile il fazzoletto (la bandiera appunto) dalle mani dell'arbitro, che ad ogni manche chiama due giocatori, prima di essere toccati dal contendente. Anche nei "quattro cantoni" si può dire che la corsa, anche se brevissima, sia indispensabile per conquistare
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uno dei quattro agognati vertici disposizione dei cinque giocatori.
Abilità Mentre i maschietti amano confrontarsi in attività in cui la forza fisica la fa da padrone, le femminucce sono più
avvezze a giochi di precisione, pazienza e abilità. Quale bambino non ha provato a sfidare le coetanee nella "campana", venendo sonoramente sconfitto? Stretto parente di questo passatempo, è l'ormai sconosciuto gioco dell'"elastico", quasi una sorta di propedeutica per la ginnastica a corpo libero. Mentre due bimbe tendono un elastico all'altezza delle caviglie in modo da formare un rettangolo, una terza, giocatrice di turno, compie una serie di esercizi di destrezza, modificando, col solo aiuto delle gambe la forma dell'elastico. Ad ogni figura, con un salto, deve provare ad uscire dal disegno senza inciampare. Sembra facile a raccontarlo, ma ci vuole molto fiato e precisione, dato che pian piano l'elastico viene posizionato sempre più in alto. Altra attività in cui le ragazze sono maestre, e che invece è uno degli esercizi fondamentali, pensate per i boxeur, è la "corda" dove la creatività nella composizione delle varie figure non ha limite.
Palla pallina Non è una partita a calcio l'unica cosa che un gruppo di ragazzi può fare quando ha un pallone. La sfera, per sua natura dal percorso fluido, imprevedibile e inafferrabile, da sempre ha stimolato la fantasia a costruire giochi diversi, di gruppo o da svolgere singolarmente. Dalla "palla avvelenata", alla "palla prigioniera", a palloni, pallette e palline chiamati con i nomi più improbabili, questo attrezzo rimane uno dei più amati per gli sportivi di ogni età. Nella "palla avvelenata" bisogna fuggire da essa per non essere "contaminati", se toccati, e, quindi, eliminati dal gioco. Nella "palla prigioniera", al contrario, i componenti di due squadre devono cercare di afferrarla per catturare il maggior numero di avversari.
Un po' di tranquillità Anche le "biglie" sono sferiche, ma i tanti giochi che possono ispirare, sono più di precisione che di movimento, non fanno sudare. Eppure ancora tante persone di mezza età oggi ripensano con nostalgia al sacchetto di palline di vetro colorato o di plastica trasparente con dentro la foto di calciatori e ciclisti. Simulando una partita a bocce, o un interminabile Giro d'Italia su improvvisati percorsi polverosi o su piste che facevano lo slalom tra gli ombrelloni in spiaggia, vincere voleva dire aumentare il prezioso personale tesoro di biglie, quasi un bottino di guerra strappato con onore agli avversari, ma da rischiare per intero alla battaglia successiva. Sicuramente qualcuno di questi trofei è rimasto nascosto e dimenticato tra le carte di uno dei tanti cassetti delle nostre case.
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Chievo! di Bruno Longhi
risiamo. Non c'è rosa senza spine, V_non c'è pallone senza scandali, scandaletti o presunti tali... Non passa giorno senza polemiche, battaglie verbali, processi, lamentele, passaporti fatti a mano, antenati reperiti attraverso la consulenza decisiva di esperti (?) del ramo. Il risultato finale? Che il nostro processo di europeizzazione attuato in maniera davvero massiccia (gli stranieri comunitari o comunitarizzati sono quasi il 40% del totale dei giocatori tesserati per le società di serie A), ci sta allontanando dall'Europa. Non accadeva da 19 anni - dal magico mondiale dell'82 - di ritrovarci senza nostre rappresentanti ai quarti di finale delle coppe europee. Allora eravamo troppo poveri di stranieri: la Juventus aveva Brady, l'Inter Prohaska, la Roma Falcao, il Napoli Krol, il Milan era in serie B. Oggi ne siamo - sciaguratamente - troppo ricchi. La sentenza Bosman, se andiamo ad analizzarla a posteriori, ha creato disastri un po' dovunque. Con la scusa della libera circolazione dei lavoratori europei nell'ambito della CEE, i club hanno operato in due direzioni: cercando soprattutto nell'ambito continentale giocatori a parametro "zero", in modo tale da poter fare il "colpaccio" sotto l'aspetto interamente economico (e pensando così più alla quantità che alla qualità), oppure trovando antenati e passaporti europei a tantissimi talenti sudamericani o extracomunitari in genere. Ciò che ne è conseguito è che si sono impoverite sotto l'aspetto tecnico le rose di quei club che han fatto man bassa di stranieri a buon mercato, mentre - grazie allo stesso tipo di strategia - è lievitato il potenziale dei più scarsi. Insomma c'è stato un certo livellamento tecnico dal quale sono risultate immuni
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quelle società - vedi Reai Madrid o Manchester United - che hanno invece privilegiato il prodotto fatto in casa, impreziosito di pochi stranieri di sicuro valore. Nel Reai l'asse portante è composto da Salgado, Hierro, Karanka, Helguera, Raul, Morientes (Figo e Roberto Carlos sono gli unici stranieri insostituibili). Nei Red Devils d'Inghilterra gli unici "continentali” di un certo spessore sono Stam e il portiere Barthez. Tutti gli altri sono di Manchester o dintorni, come il gallese Giggs o gli irlandesi Irwin e Roy Keane. Inoltre le squadre italiane pagano l'usura di un campionato durissimo in cui nemmeno la sfida tra la prima e l'ultima della classe può essere considerata scontata alla vigilia. E non solo: fino a tre anni fa erano solo 11 le giornate di coppe europee dall’inizio alla finale. Oggi, per arrivare in fondo, ne occorrono 1 7, il che significa che è decisamente aumentata la frequenza e l'incidenza delle eurogare durante la stagione. Occorre, alla luce di quanto esposto finora, un deciso cambiamento di rotta. Basta con gli stranieri inutili, basta con le malefatte che hanno prodotto questo nuovo scandalo di PASSAPORTOPOLI! Corre voce che Michel Platini abbia in mente un'idea semplicissima per frenare questa corsa verso lo status di
comunitario da parte di chiunque abbia un mezzo antenato europeo (in fondo quasi tutti gli americani del Nord e del Sud hanno nell'albero genealogico qualcuno che proviene dal vecchi continente): la proposta è un po' l'uovo di Colombo. Se hai doppio passaporto e vuoi essere tesserato come comunitario perdi il diritto di poter giocare con la tua nazionale. Se vuoi continuare a farlo non puoi essere tesserato come comunitario. C'è poi, sempre a livello d'ipotesi, quell'alba strada auspicata da tanti uomini di calcio, che vorrebbe ridurre a soli 5 il numero degli stranieri in campo, indipendentemente dallo status di comunitario oppure no. Da tutto ciò si evince che la situazione nel nostro panorama calcistico è decisamente caotica. Eppure nonostante le norme non rispettate, nonostante il "flop" europeo, nonostante passaportopoli - c'è sempre un fiore che riesce a nascere nella discarica. È il caso di Chievo, piccola società di serie B di un rione periferico di Verona. Un club in cui la serietà e la competenza dei dirigenti nel gestire con intelligenza e oculatezza sia l'aspetto economico che quello tecnico, ha prodotto un fenomeno che rappresenta la belle eccezione tra tante "regole" sbagliate. Il calcio viene vissuto a Chievo come dovrebbe andare vissuto in ogni angolo d'Italia: come una sana, piacevole passione sportiva. Tant'è che i tifosi della squadra veronese, quando gioca in trasferta portano regali ai supporters delle squadre ospitanti. Forse qui si esagera. Ma non sarebbe male che ogni tanto ci ricordassimo che andare allo stadio non significa, necessariamente, andare alla guerra.
sport on line Lo sport è sempre più presente su Internet. Dato il mumero incredibile di siti che nascono, ogni giorno, ssulla rete, Stadium continua ad indicarvi quelli che (risultano essere fra i più interessanti
Efl www.paralympic.org Lo sapevate che tra le varie specialità sportive per disabili c'è anche la Wheelchair Dance, dove si cimentano coppie formate da un disabile in carrozzina e da un normodotato? E che in Europa questo sport sta già prendendo piede, con campionati organizzati in Germania, Olanda, Polonia e Belgio? Queste ed altre informazioni sullo sport per disabili, provenienti da tutto il mondo, sono reperibili su questo sito, ufficialmente dedicato alle Paraolimpiadi ma in realtà punto di riferimento per tutte le attività del settore. Sezioni sono dedicate agli altri links utili, a studi di settore e ad una rivista on line.
www.sportsoul.com È un sito relativamente giovane che fornisce informazione sportiva online. Interessanti la grafica, i colori, le fotografie, ma soprattutto la struttura. Inoltre, vi è la possibilità di dialogare facilmente con i redattori che sono aperti alle considerazioni degli utenti. Buon viaggio!
www.sportpro.it Si tratta di una vera e propria rivista telematica diretta da Eugenio Capodacqua, giornalista del quotidiano La Repubblica, che cura anche l'editoriale del sito. Sportpro è specializzato nel ciclismo. Da segnalare, oltre alle notizie sportive di vario tipo, la rubrica sulla salute (medicina, psicologia e alimentazione) e spazi dedicati alla politica sportiva.
www.benessere.com/dietetica Da un grande sito sul benessere, ecco la sezione dedicata alla dietetica, che contiene pagine utili per scoprire il proprio peso forma, le calorie contenute negli alimenti e anche la possibilità di richiedere una dieta personalizzata fornendo poche e semplici informazioni. x. • - Ì.J.4. Ì. ±.i. ----............. ... .... +— .
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www.therace.org/asp/accueil. asp Volete sapere come se la sta cavando Elena Caputo, l'unica donna in equipaggio a The Race? Per seguire tutte le tappe della Course du Millénaire, cliccate su questo sito.
WWW www.skyfun.it Passione: è questo che porta un gruppo di amici a creare una Associazione Sportiva di Paracadutismo. Desiderio di condividere con gli altri le proprie emozioni, diffondere la conoscenza di uno sport che non è solo voglia di estremo. Se non sapete niente di paracadutismo e morite dalla curiosità di scoprire cos'è un tandem, o un lancio di relativo, collegatevi su questo sito.
www.fpi.it È il sito ufficiale della Federazione pugilistica italiana. Per approfondire la legislazione in materia di boxe e rimanere sempre aggiornati. Un sito completo nel quale troverete la storia della nascita del pugilato, in Italia e non solo, e tutte le informazioni riguardante la "nobile arte".
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Fuyilitnci Nolana
www.playlab.uconn.edu/nass .html NASS è la sigla di North American Society For The Sociology of Sport. Società nord-americana di sociologia dello sport. Il sito è dedicato ai ricercatori e agli operatori sportivi che hanno necessità di approfondire le tante dinamiche sociali del fenomeno sportivo. Studi, atti di congressi, bibliografie, la collezione della rivista della NASS sono disponibili alla consultazione on line. A dimostrazione che oltreoceano, al contrario di quanto si crede, l'attenzione degli ambienti accademici è tutt'altro che rivolta allo sport di prestazione.
www.paravia.it Agli insegnanti e agli studenti che visitano il sito, Paravi-a intende offrire un servizio che vada oltre il semplice catalogo di prodotti, e che costituisca un valido ausilio all'attività scolastica, mettendo a disposizione materiale didattico da utilizzare nell'aula multimediale o a casa propria.
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Jorkyball/ di Manuel Zenobi
Ctanchi del solito calcio, di rigori •3negati o di moviole infinite? Ecco allora la novità che fa per voi: il Jorkyball. Non fatevi spaventare dal nome, si tratta solo di un diverso modo di giocare a calcio, semplicissimo e divertentissimo. In pratica si gioca due contro due in un campo di dieci metri per cinque con una porta di un metro e con la possibilità di utilizzare anche le sponde. Una specie di squash giocato ad altissimo ritmo, senza un attimo di pausa tra rimbalzi, deviazioni e acrobazie. Nel regolamento, tra l'altro, è
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vietato toccare la palla (più piccola di quella del calcio classico) con le mani anche se si è il portiere, inoltre è vietato il contatto fisico, le scivolate e l'intervento da dietro. Si gioca al meglio dei tre set, ciascuno dei quali se lo aggiudica la prima coppia che arriva a sette gol. Il Jorkyball venne inventato in Francia all'inizio degli anni '90 da un ex benzinaio che lo praticava in un vecchio garage. La passione ben presto si è diffusa in Europa e, dopo Francia, Spagna ed Inghilterra, da un paio d'anni ha iniziato ad essere praticato anche
i nella nostra penisola, al punto che oggi esiste una associazione, la ASJI (Associazione Sportiva Jorkyball Italia), che organizza un vero e proprio campionato nazionale. La totale assenza di contatto fisico la rende una disciplina sportiva profondamente pulita, particolarmente adatta a donne e bambini, e senza violenza, basti pensare che nell'ultima edizione della Coppa Italia non c'è stato neanche un cartellino giallo. Un vero sport per tutti, insomma, a cui naturalmente si è ben presto interessato anche il Centro
Sportivo Italiano. Ne è nata una stretta collaborazione che ha portato recentemente alla firma di un accordo tra l'ASJl e la Presidenza nazionale CSI che, oltre a facilitare l'acquisto degli impianti per tutti i Comitati e le società CSI d'Italia, prevede un rapporto privilegiato tra l'Associazione e i nostri tesserati. Se allora siete affiliati al Centro Sportivo e siete incuriositi da questa novità segnate sul vostro calendario la data di sabato 5 maggio. Per l'occasione verrà celebrata la Giornata Jorkyball CSI, in pratica le porte dei vari clubs di jorkyball del nostro paese verranno aperte a tutti i Comitati per permettergli di scoprire il divertente mondo del calcio 2 vs 2. Ecco quale sarà il programma completo dell'evento: • cocktail di benvenuto alle ore 1 6 e presentazione del materiale promozionale sulla disciplina;
• spiegazione delle regole base; • partite di prova; • consegna ai Comitati presenti di un Attestato di Partecipazione. Per poter partecipare alla festosa giornata e conoscere il Jorkyball Club più vicino è necessaria una conferma di
partecipazione all 'infoi ine 06 88640171. Altre informazioni potrete averle anche sul sito www.jorkyball.org o scrivendo a info@jorkyball.org. Allora buon divertimento con il calcio del futuro!
Dove trovar»! il £5 m;.i«e»i<> Body Evidence Conegliano Veneto (TV) - Via I. Cosmo, 29 - Z. I. Campidui. Tel. 0438 64363 Centro Attività Motorie Step Omegna (VB) - Via Comoli, 152. Tel. 0323 861263 FilaForum Assago (MI) - Via G. di Vittorio, s.n.c. Tel. 02 488571 Jorky Club Castelfiorentino (FI) - c/o Palestra Body Work - Via V. Niccoli, 71. Tel. 0571 633968 Tennis New Zodiac Tavarnuzze (FI) - Via A. Grandi, 2. Tel. 055 2022847 Futura Jorkyball & Wellness Terni - Vocabolo Sabbione, 27. Tel. 0744 800495 Polisportiva Circolo Lavoratori Terni - Via L. A. Muratori, 3. Tel. 0744 407545 Centro Comunale Tarano (RI) - Fraz. S. Polo - Loc. Borgo nuovo c/o campo sportivo. Tel. 0765 607331 Istituto Visconti Roma - Via M.Colonna, 21. Tel. 06 3216271
A.S. Dribbling Roma - Via Cerbara, 1. Tel. 06 51600095 A.S. Savio Roma - Via Teano, 120. Tel. 06 2185507 Moving Club Martina Franca (TA) - Via O. Fiacco, 142. Tel. 080 4857080 Centro Ginnastica Nuoro - Via Iglesias, 76. Tel. 0784 206030 Centro Comunale S. Roberto (RC) - Parco giochi comunale. Tel. centralino 0965 753336 Palestra Speed Ball Cesena (FO) - Via Ravennate, 520. Tel. 0547 630636 Fitness Formula Club Colle Salvetti (LI) - Via Bologna, 3/5. Tel. 0586 964367 Palestra Malibù Pescara - Via Gran Sasso, 55. Tel. 085 54225677 Sport Sette Perugia - Via Minottini, 9. tei. 075 5005750 Polisportiva Martin Luther King S. Benedetto del Tronto (AP) - Via Dari, 69 c/o Dopolavoro Ferroviario. Tel. 0328 8387443
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Messaggioperdel Papa la
Giornata Mondiale
Gioventù
Il ricordo della XV Giornata Mondiale della Gioventù, ed in particolare della veglia del 19 agosto 2000, è ancora impresso nella mente di ognuno di noi. Ma lo è, forse, soprattutto in quella di Giovanni Paolo II, il cui incredibile carisma continua ancora a stupire il mondo intero. In occasione della XVI GMG che si è svolta 1'8 aprile scorso, Domenica delle Palme, il Santo Padre aveva pubblicato, il 15 febbraio, un messaggio sul tema: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua " (Le 9, 23), Riportiamo qui di seguito, alcune parti significative dei messaggio pontificio. Carissimi giovani! ...Per questa occasione, vorrei invitarvi a riflettere sulle condizioni che Gesù pone a chi decide di essere suo discepolo: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Gesù non è il Messia del trionfo e della potenza. Come autentico Servo del Signore, ha realizzato la sua missione di Messia nella solidarietà, nel servizio, nell'umiliazione della morte. È un Messia al di fuori di ogni schema e di ogni clamore. Queste parole esprimono la radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti... Gesù domanda di scegliere coraggiosamente la sua stessa via; di sceglierla anzitutto "nel cuore", perché... da noi dipende la volontà di essere, in quanto è possibile, obbedienti come Lui al Padre e pronti ad accettare fino in fondo il progetto che Egli ha per ciascuno. "Rinneghi se stesso". Rinnegare se stessi significa rinunciare al proprio progetto, per accogliere quello di Dio: ecco il cammino della conversione, indispensabile per l'esistenza cristiana. Chi va dietro a Cristo rifiuta, invece, questo ripiegamento su di sé e non valuta le cose in base al proprio tornaconto. Considera la vita vissuta in termini di dono e gratuità, non di conquista e di possesso. La vita vera, infatti, si esprime nel dono di sé, frutto della grazia di Cristo. Se vivere alla sequela del Signore diventa il valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta collocazione ed importanza. Chi punta unicamente sui beni terreni risulterà perdente, nonostante le apparenze di successo. La scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un'esistenza vuota, tra la
"G", il quindicinale on line promosso dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana Si chiama C come giovani, C come generazioni del muretto, C come Giornata Mondiale della Gioventù. Tutto questo e anche molto di più è "G", il quindicinale on line promosso dal Servizio nazionale per la Pastora le giovanile della Conferenza Episco pale Italiana. Un periodico che "vuo le aiutare i giovani a leggere la vita dal punto di vista del Vangelo, intera gendo con loro e con il bisogno tumultuoso e selvaggio di esperienze spirituali che hanno". Parola di Mons. Domenico Sigalini, responsabile del competente ufficio CEI.
dalla pagina web www.giovani.org, oppure richiedendone copia via e-mail. Una finestra aperta per le giovani generazioni Grazie alle tante rubriche di "G", si presta una maggiore attenzione ai nuovi stili di
dove trovi sempre
Gratin G nella maiP
A chi si rivolge "G"? Il giornale è una novità assoluta nel mon do della comunicazione di ispirazione cattolica: nasce e vive, infatti, solo on line e si rivolge ai giovani. Ma non solo a loro, perché anche gli educatori e gli ani matori possono leggere e trarne utili spunti per il loro lavoro: per capire meglio le dinamiche giovanili o per offridi lettura della realtà alla re una chiave < luce del Vangelo. Semplicemente, scari cando gratuitamente tutto il materiale
verità e la menzogna. "Prenda la sua croce e mi segua". Cristo apre davanti a noi la "via della vita" [che] diviene la via della fede e della conversione. È la via che conduce ad affidarsi a Lui e al suo disegno salvifico; è la via di salvezza in mezzo ad una società spesso frammentaria, confusa e contraddittoria; è la via della felicità di seguire Cristo fino in fondo, nelle circostanze spesso drammatiche del vivere quotidiano; è la via che non teme insuccessi, difficoltà, emarginazioni, solitudini, perché riempie il cuore dell'uomo della presenza di Gesù; è la via della pace, del dominio di sé, della gioia profonda del cuore. Una diffusa cultura dell'effimero, che assegna valore a ciò che piace ed appare bello, vorrebbe far credere che per essere felici sia necessario rimuovere la croce. Viene presentato come ideale un successo facile, una carriera rapida, una sessualità disgiunta
vita delle giovani generazioni, un passo importante per "scardinare gli stereotipi giovanili imposti dalla società dei con sumi", secondo le intenzioni dei promotori. "C'è spazio anche per una rubrica del cuore, Love@G in cui i ragazzi posso no parlare in libertà", spiega Paolo Daccò, il capo redattore, "senza troppe
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inibizioni, di un ambito troppo importan te per essere lasciato fuori". Non manca poi "la posta di G", a cui Mons. Sigalini garantirà le risposte. E "Il meGlio e il peGgio": due sondaggi-classifica con persone e cose da salvare o abolire. Per finire con "MeninGi", sorta di suggerimenti per uno stile di vita intelligente, consapevole e quel che più conta, controcorrente.
Un ponte tra la strada e la Chiesa Il biglietto da visita di "G" è semplice, secondo Mons. Sigalini: “uno strumento per incarnare il messaggio cristiano di fronte alle molteplici provocazioni della vita moderna". E per farlo, si serve di un linguaggio giovanile, aprendo un con fronto con le giovani generazioni che sono chiamate a dire la loro sui fatti della vita di cui sono spesso protagoniste, tal volta anche tragicamente. Come nel caso di Novi Ligure, su cui "G" invita ad offrire il proprio punto di vista. Sembra, quindi, che la cultura dell'effi mero sia bandita su questo quindicinale della CEI, e possiamo assicurarvi che "G" ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento importante per i ragazzi. Provare per credere.
BUON COMPLEANNO! Si è festeggialo di recente il lOOmo complean no di Pier Giorgio Frassati, beatificato da Gio vanni Paolo 11 nel 1990. Un compleanno che coincide con i giorni della XVI Giornata Mon diale della Gioventù, celebrata dai giovani cri stiani di tutto il mondo nelle loro parrocchie, 1'8 aprile scorso, Domenica delle Palme. Pier Giorgio era nato a Torino il 6 aprile 1901 ed aveva 24 anni quando morì. In suo ricordo, numerose veglie di preghiera sono state orga nizzate in lutto il mondo, dal Messico al Cana da. dalla Polonia alla Spagna, dal Ghana aH’Australia e sono state simbolicamente accese cento candeline. All'iniziativa, promos sa dall'Associazione "Frassati". hanno aderito in massa movimenti, oratori, parrocchie, asso ciazioni e gruppi di ogni genere, tra i quali monasteri di clausura e scuole di infermieri. Anche Torino ha vissuto l'anniversario della nascila del sempre giovane beato con una fitta serie di manifestazioni dal titolo: "Pier Giorgio Frassati. cent'anni di compagnia".
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Il forum degli oratori italiani
di Rita Salerno È nato l'organismo ecclesiale che unisce le diverse realtà impegnate sul fronte dell'educazione giovanile e degli adole scenti
Lo scopo del Forum degli oratori italiani Il suo scopo è di unire le forze delle realtà degli oratori. Ne fa parte anche il Centro Sportivo Italiano, insieme ad altre associazioni ecclesiali particolar mente impegnate sul fronte dell'educa zione giovanile e degli adolescenti. "Nella pastorale giovanile - ha dichiara to Mons. Domenico Sigalini - c'è uno spazio strutturato, rappresentato appun to dagli oratori, dotato di proprie attività che richiede attenzioni e cure particola ri". I rappresentanti delle associazioni ecclesiali nazionali e degli istituti di vita consacrata si sono così riuniti per costi tuire un comitato promotore incaricato di tracciare le linee programmatiche del Forum che, ricordiamo, non ha fini di lucro.
Il Forum, in sostanza Il Forum, la cui sede si trova a Roma, è un organo di coordinamento nazionale degli organismi ecclesiali impegnati nel-
la realtà degli oratori. "Si tratta, prima di tutto, di un evento ecclesiale, espressio ne di una realtà delle Chiese locali", ha spiegato Mons. Carlo Mazza, responsa bile dell'ufficio CE1 per la Pastorale del Turismo, dello Sport e del Tempo libero, "che si propone come interprete sociale nella Chiesa in qualità di intermediario. Quindi, il Forum non si esaurisce nella dimensione della pastorale giovanile, ma interpella tutte le altre pastorali con le loro specifiche competenze e profes sionalità". Un nuovo strumento, dun que, segno di una nuova mentalità della Chiesa ed espressione concreta di una realizzazione nella linea post-concilia re.
Di che cosa si occuperà? Il Forum vuole essere un mezzo per stu diare la realtà delle nuove generazioni e mantenere viva l'attenzione sulle loro esigenze educative. Ma anche un modo per promuovere e finanziare la ricerca pedagogica e metodologica sul pianeta giovani, sviluppando un dialogo profi cuo con le istituzioni locali, nazionali e internazionali. Prima tappa di questo grande impegno, la realizzazione di una mappa degli oratori italiani.
dal senso di responsabilità e, finalmente, un'esistenza centrata sulla propria affermazione, spesso senza rispetto per gli altri. Aprite però bene gli occhi, cari giovani: questa non è la strada che fa vivere, ma il sentiero che sprofonda nella morte. Dice Gesù: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà". Gesù ci svela il segreto della vita autentica. Non abbiate paura, dunque, di camminare sulla strada che il Signore per primo ha percorso. Imprimete al terzo millennio che si apre il segno della speranza e dell'entusiasmo tipico della vostra età. Se lascerete operare in voi la grazia di Dio, se non verrete meno alla serietà del vostro impegno quotidiano, farete di questo nuovo secolo un tempo migliore per tutti.
Le GMG in pillole L'idea della Giornata Mondiale della Gio ventù nasce 15 anni fa con il 1° Giubileo dei Giovani nel 1984 ed il raduno in occa sione dell’Anno Internazionale della Gio ventù, nell'anno seguente. Nel 1985, infatti, convinto della grande forza profetica dei giovani. Giovanni Paolo Il decide di istituire ufficialmente la GMG per rispondere alla profonda ricerca della dimensione spirituale nel mondo giovani le.
Le GMG dal loro inizio fino ad oggi - Roma (1984) - Buenos Aires (1987) - Santiago de Compostela (1989) - Czestochowa (1991) - Denver(1993) - Manila (1995) - Parigi (1997) - Roma (2000) Il significato della GMG Le Giornate sono eventi missionari e pastorali di prim'ordine, volte a stimolare nelle Chiese particolari, l'impegno in favo re della gioventù. Si tratta, quindi, di un momento privilegiato per riscoprire e pro fessare la fede in Cristo (evangelizzazio ne), per rinsaldare la comunione con la Chiesa (comunione ecclesiale), per sentir si chiamati all'impegno della nuova evan gelizzazione nel mondo (rinnovamento).
sport al femminile
di Solen De Luca
"Credo che lo sport affondi le radici della sua popolarità e della sua diffusione anche nella storia e nella cultura di un popolo". In esclusiva per Stadium, l'Onorevole Melandri racconta la sua passione per lo sport. f~\norevole Melandri, che cosa rappresenta per lei lo sport? È molto importante e fa bene da tutti i punti di vista. È utile alla salute, allo star bene del nostro corpo, aiuta lo sviluppo psico-fisico, ma è anche una palestra di vita dove si apprendono i valori della lealtà, del gioco di squadra, della sana competizione, del rispetto dell'avversario. Chi pratica una qualche disciplina sportiva con continuità impara perfino l'etica del lavoro. E questa è una conquista molto importante e utile in tutti i momenti della vita.
Ora andiamo più sul personale, se mi permette. Quali sport ha praticato e/o pratica tuttora? Sin da quando ero piccola ho amato e praticato con continuità lo sci. Per me è una vera passione che mi consente di coniugare l'attività fisica con la bellezza della montagna, che peraltro amo
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frequentare anche d'estate per lunghe passeggiate tra i rifugi. Quando riesco a ritagliarmi qualche giorno di vacanza in inverno vado anche ora a sciare. L'altro sport che ho praticato e che pratico è il nuoto, ma il poco tempo a disposizione non mi consente di farlo con continuità.
A che punto si trova lo sport in Italia? Secondo Lei, siamo in una stagione di riforme? Lo sport si è profondamente trasformato
con l'irruzione del profit e della televisione che hanno provocato una vera rivoluzione. Ma anche la crescita del numero di praticanti e del volontariato hanno avuto un'influenza enorme nei cambiamenti che sta attraversando il mondo dello sport in questi ultimi anni. Proprio queste novità, insieme alle nuove esigenze maturate all'interno del mondo sportivo, hanno richiesto una politica di riforme. La Conferenza Nazionale sullo sport,
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Melandri
organizzata dal Governo nello scorso dicembre, ha rappresentato l'occasione per tirare le fila dell'intenso lavoro legislativo svolto dal centrosinistra negli ultimi anni: dalla riforma del CONI e dell'istituto per il Credito Sportivo, all'istituzione delle Facoltà e dei Corsi di laurea in scienze motorie, dal nuovo regime tributario delle società sportive dilettantistiche alla nuova legge antidoping. Perché vi sono alcuni sport che hanno fatto irruzione nel mondo mediatico ed altri no? Prendiamo, per esempio, il caso calcio. In Italia, ma non solo, sembra essere lo sport più visto, più seguito, nonostante tutto il carico di "infamie", chiamiamole così, che si porta dietro, quali il razzismo, le violenze fisiche e verbali, l'immenso giro di danaro. Come spiega tutto questo? Credo che lo sport affondi le radici della sua popolarità e della sua diffusione
sport al femminile
anche nella storia e nella cultura di un popolo. Prendiamo, ad esempio, il caso degli Stati Uniti dove il soccer, nonostante tutto, non è riuscito a sfondare, mentre trova enorme seguito una disciplina come il football americano, scarsamente conosciuta in gran parte del mondo. Il calcio in Italia è un rito, il pallone il suo simbolo. Certo, ci sono oggi fenomeni che rischiano di mettere in discussione questo successo, come la violenza che va combattuta a tutti i livelli e da tutti i soggetti interessati. Gli stadi non godono di nessuna extraterritorialità. Il razzismo e la violenza sono purtroppo mali della nostra società. Ma così come si combattono fuori dagli stadi, non li si può tollerare dentro. Per quanto riguarda l'attenzione che i media prestano al calcio, essa è commisurata alla popolarità di cui questo sport gode. Vorrei comunque aggiungere che altre discipline sportive, che non riempiono le prime pagine dei giornali e che non monopolizzano le trasmissioni televisive, destano l'attenzione dei telespettatori. Penso, ad esempio, alla passione suscitata dal successo dei nostri atleti alle Olimpiadi di Sydney 2000. Ministro, Lei è stata promotrice di "Emily in Italia", un'associazione nata
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su iniziativa di una cinquantina di donne impegnate nella politica, nell'economia, nelle professioni, con l'obiettivo di consolidare la partecipazione femminile alla politica. In materia di sport questo obiettivo sembra essere altrettanto difficile da raggiungere, soprattutto se si fa riferimento all'agonismo. Perché? Tra gli obiettivi fondamentali della riforma dei CONI vi è una partecipazione, più ampia ed attiva possibile, alla vita democratica dell'ente e delle federazioni di atleti e tecnici. Per chi vive lo sport in prima persona come atleta, è quindi un modo per poter trasferire l'esperienza acquisita nei campi di calcio, di tennis, o nelle piscine, anche nel governo dello sport. Inoltre, nella riforma del CONI è prevista una norma per le pari opportunità tra atlete ed atleti. Credo siano tanti gli atleti, e soprattutto le atlete, che hanno l'intelligenza, l'esperienza, la saggezza per continuare a impegnarsi nello sport, anche dopo la loro carriera agonistica.
controcorrente
Una farsa
cancellare
Firmano e stracciano contratti come niente fosse, ma per la legge 91 i campioni sono lavoratori dipendenti. di Tito Della Torre Con tredicesima e versamenti INPS. Voglio Del Piero, o un suo collega pedatore parimenti famoso, in fonderia. Almeno per qualche giorno. Con l'avvocato Campana a dargli man forte durante una colata. Tanto per fare capire a tutti i calciatori professionisti, e ai loro rappresentanti sindacali, cosa significhi lavorare davvero, lavorare duro sotto padrone. Dal prossimo 5 luglio i calciatori professionisti potranno rescindere unilateralmente un contratto pluriennale con la società di appartenenza ed emigrare verso chi gli offre qualche miliardo in più. O meglio, dopo tre anni di permanenza in una società potranno andarsene liberamente con tanti saluti a presidente, azionisti e tifosi. Ma anche dopo un solo anno potranno andarsene: basta che chi li ingaggia paghi un indennizzo prestabilito alla società di origine. Indennizzo che non è ancora chiaro come sarà calcolato, ma che di certo sarà inferiore al prezzo teorico del cartellino del giocatore interessato. Non è difficile prevedere cosa succederà: mercato aperto tutto l'anno, giocatori che cambiano le maglie più
rapidamente di come cambiano le automobili, giochi al rialzo per strappare l'ingaggio anno per anno del campione. Di per sé la cosa non meraviglia. Nell'arco di pochissimi anni il calcio si è trasformato in un circo in cui la rincorsa al denaro ha stracciato qualsiasi regola fondante. Peggio per loro, potremmo dire. Eppure in questa storia c'è qualcosa che fa impazzire. Di rabbia. Pensate a Pavarotti che firma un contratto per cantare in esclusiva alla Scala per cinque anni. Se rompe quel contratto perché il Metropolitan di New York gli offre di più, può anche farlo, purché paghi di tasca sua la penale liberamente concordata sul contratto firmato con la Scala. E così avviene per qualsiasi artista, per qualsiasi uomo di spettacolo: attore, ballerino, musicista. Per il calciatore no. Il contratto in esclusiva può essere rotto senza danno, senza rimetterci una lira. E l'eventuale penale è forfettaria, stabilita dall'alto. Privilegio inconcepibile? Niente affatto. I legislatori dell'Unione Europea proprio
non potevano fare diversamente. Ricordate la famosa Legge 91, quella che nel 1984 abolì il vincolo a vita dei calciatori? Quella legge stabiliva una cosa stupefacente: "La prestazione a titolo oneroso dell'atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato". Tolti, Del Piero, Nesta e tutti gli altri eroi della domenica sono lavoratori dipendenti. Hanno lo stesso status lavorativo di Mario Rossi che lavora in fonderia, di Giovanni Bianchi che timbra il cartellino al catasto, di Pasquale Esposito che fa l'operatore ecologico. Tutti lavoratori dipendenti. Tutti con gli stessi diritti. E infatti hanno diritto alla tredicesima, ai versamenti INPS, alle ferie pagate. E come l'operaio Mario Rossi ha diritto di lasciare quando
vuole la fonderia per cercarsi un'attività meno faticosa e più remunerativa, così Del Piero può lasciare la Juve quando vuole per cercarsi una società che sia meno stressante e più generosa. E poi, ve lo immaginate il Comune di Napoli che cede il suo miglior netturbino al Comune di Milano in cambio di svariati milioni? Impensabile, illegittimo! Nello stesso modo è impensabile e illegittimo, ha detto l'Unione Europea, che una società di calcio ceda il suo miglior giocatore in cambio di miliardi. In tutto questo c'è qualcosa di offensivo: per il buonsenso e per chi lavora davvero in una fabbrica o in un ufficio. Sarebbe ora di rimettere mano alla Legge 91, per cancellare questa farsa prima di scivolare ancora di più nel ridicolo.
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parole di sport
sa cri fi ci o di Claudio Arrigoni 1 Ina partita della Juventus. Qualche Umese fa. In campo c'erano Inzaghi e Del Piero. Due fenomeni. C'è una parola che può intendersi in mille maniere quando si parla di sport. Parlare di sacrificio può sembrare strano perché lo sport deve essere gioia e divertimento. Ma chi vuole affrontare lo sport spesso deve lasciare da parte altri interessi o, anche, affetti e aspirazioni. Lo sport coinvolge nei sogni e nelle azioni. Willy Mulani ha abbandonato tutte le sue attività in Italia per percorrere 25000 chilometri in solitario in bicicletta. Dallo scorso mese di febbraio ha iniziato una traversata delle Americhe partendo dalla Patagonia per arrivare, dopo 18 mesi, a Barrow in Alaska. Ma l'aspetto più importante dell'impresa di Mulani è soprattutto altro. Lo sport, il suo sacrificio per lo sport ha anche un messaggio di testimonianza: quella contro la tortura. Un messaggio affidatogli da Amnesty International. Il biker bresciano si è incaricato di esternarlo a tutti coloro che incontrerà sul proprio tragitto e di partecipare a dibattiti e incontri sull'argomento. Al di fuori di partite e allenamenti nel calcio miliardario c'è anche chi si impegna nel sociale. Si tratta del promettente difensore interista Matteo Ferrari. Matteo per fortuna sua è giovane e sembra voler seguire le orme di Damiano Tommasi, il centrocampista della Roma che unisce l'impegno sul campo a quello nel sociale. Anche Matteo ha scelto la strada del servizio civile. Dal 28 dicembre ha cominciato il proprio periodo presso la Caritas. Non è facile tuttavia conciliare servizio e allenamenti. Ferrari però non ha usufruito di dispense e congedi ma, per raggiungere la quantità di ore dovute, si è sacrificato anche in ore serali nel centro Caritas che accoglie coloro che hanno chiesto asilo politico. Sacrificio vuol dire anche cercare di conciliare lo sport con la vita. Una carriera nell'esercito ma senza abbandonare la propria passione per la
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pallavolo. È questa la storia di Stefania Melis, ventenne sarda che da qualche mese si divide fra la caserma e la palestra. La Melis gioca in serie C nel Calasanzio di Sanluri ma, durante le ultime vacanze di Natale, ha dovuto, per amore della divisa, scegliere di sacrificare in parte la propria carriera sportiva. Da ora in avanti giocherà a pallavolo solo quando tornerà a casa nei periodi di licenza. Nonostante ciò la maglia numero ! del Calasanzio sarà sempre riservata a Stefania. "Non ho un marito, non ho un fidanzato. Il mio amore è il calcio, la mia passione è insegnare ai bambini." Sono queste invece le parole di Antonella Sacchi, 33 anni, che ha scelto di sacrificare la propria vita al calcio, prima come giocatrice e ora come allenatrice. La vita di Antonella è scandita, dalla mattina alla sera, dal calcio. Cura infatti, con ottimi risultati, i pulcini dell'Atletico Carrara, insegna in una scuola materna e dirige la sezione femminile del comitato apuano. Il suo sogno, in futuro, è quello di allenare squadre di più alto lignaggio. Un impegno nel sociale ha anche provocato alcune difficoltà nello sport. È quanto accaduto in passato ad Astutillo Malgioglio, famoso portiere approdato anche a grandi squadre quali Inter e
Lazio. Malgioglio, infatti, ha sempre investito gran parte dei suoi guadagni in un Centro di recupero per portatori di handicap. Un'attività questa che, a volte, ha portato alcuni a insinuare che il portiere non fosse concentrato sul lavoro perché impegnato in altre attività. Un doppio sacrificio, dunque, ripagato però dalla soddisfazione di aver aiutato chi si trovava in difficoltà. È scappato dal suo Paese e ha diviso le sue giornate tra pallone e lavoro. È questo il sacrificio che si è sobbarcato Said Cethaun, ex nazionale etiope, fuggito a diciotto anni durate un ritiro della nazionale in Italia. Il sogno di Said è naturalmente quello di sfondare in Italia ma, per vivere, ha dovuto sostenere turni dalle 6 a mezzogiorno in una ditta di cabine per doccia, guadagnando uno stipendio di poco superiore al milione al mese. Il pomeriggio invece era dedicato agli allenamenti. Dovesse sfondare nel calcio Said vorrebbe portare in Italia la propria famiglia. Quattro trasvolate oceaniche da San Vicente, in Argentina, a Milano per farsi visionare da Franco Baresi. È questo il sacrificio che ha deciso di sobbarcarsi Leandro Depetris, 13 anni e il sogno di giocare in Italia. È stato proprio il vicepresidente del Milan che, dopo aver visionato una videocassetta proveniente da San Vicente, ha invitato il giovane in Italia. Il sacrificio del giovane argentino potrebbe essere ripagato. Infatti, se dovesse fare progressi, la famiglia sta pensando a un trasloco italiano. Sacrifici diversi, ma tutti fatti in nome e per conto dello sport. Sacrifici che possono parere strani in alcuni casi, inutili in altri, importanti in altri ancora. Non spetta a noi decidere. Ognuno in questo caso è padrone di dare delle priorità alla propria vita. Alcuni fra queste priorità inseriscono lo sport. L'importante è che, in ultima analisi, si dia importanza ai tanti valori positivi che ogni giorno lo sport e gli incontri che vengono con esso ci propone.
A Messina la domenica ecologica si tinge di sport!
11 progetto mister-coach
In occasione della seconda domenica ecologica, senza inquinamento di gas e quello acustico, Messina ha promosso nel mese di marzo in alternativa allo smog nel suo salotto buono, Piazza Cairoli, una domenica di sport. Il comitato peloritano ha infatti proposto varie attività, dal calcio, alla pallavolo, al basket ai giochi ludico-motori per i più piccoli, che sono stati i veri protagonisti di questa giornata. Li si trovava un po' ovunque, in sella alle loro bici, sugli skateboarsds o con i monopattini. La buona riuscita della manifestazione, fa sì che possa diventare un appuntamento fisso per Piazza Cairoli e per gli sportivi messinesi.
È partito il progetto "Mister Coach" lanciato dal Comitato provinciale di Milano. Per ben tre mesi, da marzo a maggio, verrà infatti effettuato un gemellaggio tra cinque giocatori della formazione del Meda Calcio e venti società sportive del CSI. L'iniziativa prevede la presenza, durante gli allenamenti, di giocatori di prestigio in ognuna delle sedi delle quattro società sportive gemellate. "Mister Coach" si concluderà, il prossimo 13 maggio, presso lo Stadio comunale di Meda, con una partita tra una rappresentativa delle società CSI che hanno aderito al progetto e una formazione di pari categoria dell‘AC Meda Calcio. In seguito, tutti i ragazzi saranno invitati ad assistere ad una partita del campionato di serie C2 del Meda.
Vicenza gemellata con Foligno
Progetto Giovani in Europa
È stato siglato il gemellaggio tra i due comitati territoriali di Vicenza e di Foligno. La firma arriva dopo diversi anni di collaborazione e scambio tra le due realtà. Il primo contatto risale subito dopo il terribile terremoto umbro, a seguito del quale il comitato vicentino decise di essere vicino fattivamente, non solo mettendo mano al portafoglio, ma ospitando alcuni corsisti e ricambiando successivamente la visita nella cittadina famosa per la sua giostra della Quintana. Ora l'atto ufficiale di questo gemellaggio, che continua ad avere come scopo la comunione delle diverse esperienze, lo scambio amichevole, solidale, in una prospettiva di reciproco arricchimento. Una bella iniziativa, che la Presidenza nazionale vorrebbe si moltiplicasse anche in altre zone
I giovani si incontrano e si ritrovano in Europa. E perché non a Nereto? Questa l'idea partorita da Tania lustini, giovane ciessina abitante nella cittadina in provincia di Teramo. A rafforzare la sua convinzione l'ottima esperienza fatta all'interno del progetto-giovani, nella duplice trasferta prima in Spagna, poi in Portogallo, dove, assieme ad altri coetanei d'ogni parte d'Europa ha potuto confrontarsi su un tema assai aggregante come lo sport. Il CSINereto è stato presto coinvolto dal fresco entusiasmo di questa ragazza e sta pensando di organizzare per l'estate prossima una specie di Giochi senza frontiere, dove a scendere in campo sarà lo sport arricchito dalla tradizione popolare. La festa sportiva, in piazza, può infatti unire con il gioco le multietnie che si intende ospitare e perché no, si sta pensando anche di organizzare a favore degli ospiti qualche escursione per le bellezze dei luoghi circostanti. Nereto capitale dei giovani sportivi: una sfida, una scommessa. Che Tania e il CSI sperano di poter vincere.
Aerobica e funky a Carpi Come ogni anni gremitissimo il palazzetto di Carpi, completamente imbandierato d'arancio e blu in occasione del 5° Trofeo Città di Carpi "Aerobic & Funk Team". Un vero e proprio festival d'aerobica e funky, al quale hanno preso parte circa duecento atlete, di cui in maggioranza bambine, suddivisi in 20 gruppi, a seconda delle età. La gara individuale e a squadre è durata circa tre ore con l'incitamento caloroso di quasi 1000 supporters dagli spalti. Diverse le esibizioni nelle varie specialità di aerobica. Vince ancora una volta il binomio musica & sport targate CSI.
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L’arma vincente della polisportività Divertirsi attraverso il confronto con gli altri era il traguardo prefissato in occasione della festa di pallavolo e pallacanestro, svoltasi il 18 marzo a Molfetta presso l'oratorio salesiano (Parrocchia S. Giuseppe). Obiettivo centrato. La festa polisportiva, organizzata dal CSI locale ha coinvolto piccoli atleti, ragazze e ragazzi dagli 8 ai 14 anni delle società sportive affiliate. Divisi in squadre hanno animato contemporaneamente 2 tornei: tra una partita e l'altra di pallavolo, non ci si poteva affatto annoiare restando fermi. Poco più in là - infatti - si veniva chiamati per una gara di minibasket, dove principalmente non era importante solo fare canestro. Tutti infatti entusiasti di questo sport, da loro poco conosciuto e praticato, preferivano imparare le regole, cimentarsi nella norma dei 3 passi anche a scapito di un canestro non realizzato.
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Almanacco Prosegue il "Lombardia” di tennistavolo
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Terminato il G.P. nazionale CSI non si sono fermate le racchette del pingpong. Al palazzetto dello sport di Zone, in Valcamonica (provincia di Brescia), un centinaio di partecipanti divisi in squadre si sono ritrovati nella palestra comunale per dar vita ad una appassionante gara valida come 3a prova del Trofeo Lombardia di tennistavolo. I dodici tavoli verdi, sono stati resi incandescenti dai pongisti, rappresentanti di 30 società. Prossimo appuntamento col "Lombardia" il 22 aprile a Villaguardia nel comasco.
Judo in festa a Bologna Domenica 11 marzo 2001 si è disputato a Bologna il campionato interregionale CSI di judo, che ha ospitato oltre 300 partecipanti, di cui la maggioranza erano piccoli atleti in età compresa tra i 3 e i 14 anni. Sulle tribune del palasport di Villa Pallavicini erano assiepate oltre 1000 persone, a testimonianza del grande movimento che ha generato attorno al judo la polisportiva felsinea San Mamolo, la società organizzatrice di questo evento, che, dati alla mano, può ritenersi il più importante in Italia nella specialità. Diciotto le società presenti, provenienti per lo più dall'Emilia Romagna, dalla Toscana e dal Veneto. Sui 6 talami si sono alternate le categorie bambini, ragazzi, esordienti; quindi i cadetti e gli juniores. Dalla bianca alla nera, un arcobaleno di cinture sui kimoni dei judoka ha colorato un'intera mattinata assai ricca di contenuti sportivi ed umani. Come ogni anno, il retroscena più divertente e significativo nel rituale delle premiazioni. C'è un papà, molto appassionato di judo, a forza di seguire il figlio, che ha voluto regalare a tutti una medaglia in ricordo ed una coppa (alta quasi un metro) alla società vincitrice. La tradizione di quest'appuntamento vuole poi che sia riempita di gelato dai piccoli (golosi!) vincitori e gustata insieme a tutti gli altri.
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Duecento monopattini in gara a Cava de’ Tirreni Detto e fatto. L'idea lanciata sul precedente numero di Stadium del monopattino, come gioco del momento, da proporre nelle piazze, è stata subito messa in pratica a Cava de' Tirreni. Benvenuta Primavera il titolo a tema per la giornata del 25 marzo, che ha visto presentarsi a Piazza Duomo circa duecento ragazzi accompagnati dal loro fedele compagno di viaggio. Tutti in fila i monopattini hanno sfilato lungo il centralissimo Corso cavese fino a piazza S. Francesco. Terminata la "passeggiata a passo pattinato", il via alle gare di abilità e gimkane, allestite su tre spazi-gioco diversi, a seconda delle categorie e delle età dei partecipanti. Un bel successo, che impone all'attenzione di tutti i comitati il monopattino come lo sport-gioco dell'estate.
Gran Premio di Ciclismo a Verona Il 1 7 marzo scorso, si è svolto a Verona, il Gran Premio di Ciclismo si Verona Città Unesco, organizzato dal Centro Sportivo Italiano. Per aggiudicarsi questo primo importante appuntamento nazionale, un centinaio di ciclisti hanno percorso, •-’l sotto un vero diluvio universale, svariati chilometri con un finale di 2 km in collina. Alla partenza, erano divisi in tre gruppi corrispondenti alle tre fasce di età: per il 1° gruppo (55 anni e oltre) 48 km, per il 2° (40-54 anni) 56 km ed infine per il 3° gruppo (fino ai 39 anni) 64 km. Ricordiamo che il Gp Verona è la prima delle cinque prove valide per l'assegnazione del "Criterium Nazionale di ciclismo".
Ping pong friulano in memoria di Trangoni Dopo l'ottimo avvio a Malignani di Udine, s'è svolto a Perteole di Ruda (Ud) il secondo concentramento di tennistavolo, valido per il Memorial regionale intitolato a Roberto Trangoni. Nella palestra comunale della località della bassa friulana, sugli otto tavoli verdi si sono dati battaglia 1 7 squadre, di cui 12 maschili e 5 femminili. 10 gare di singolare e 2 di doppio, con le formula della Coppa Davis per le donne. Terzo ed ultimo concentramento a Cinto Cao Maggiore dopo Pasqua.
Daniele Pasquini, eletto presidente della consulta nazionale dei giovani del CSI
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antenne! f'* i siamo! È stata rinnovata la Consulta V-Nazionale dei Giovani ed eccoci
qua. Vogliamo semplicemente presentarci, farci conoscere e capire chi siamo, farvi sapere cosa abbiamo in testa e cosa nelle gambe... Confesso che capire chi fossimo e quale fosse il nostro compito è stato un problema comune a tutti i membri della neonata consulta. Molte le domande: "Ma cosa dobbiamo fare?", "Chi rappresentiamo?". Poi la risposta, la più immediata la si trova forse nel nome stesso: Consulta Nazionale dei Giovani. Dunque siamo una consulta: ci aspettiamo perciò di essere consultati. Cercheremo di essere pronti e reattivi ogni volta che servirà una opinione, un'idea, un sogno da proporre... Ci aspettiamo quindi che l'Associazione ci chieda, in particolare i giovani, di riflettere su problemi del mondo sportivo, e non solo. Sappiamo di non essere scienziati, sociologi o esperti di scienze d'educazione: possiamo però essere un valido sparring partner in un confronto e in uno scambio di opinioni; siamo giovani e come tali un po' spregiudicati: non abbiamo paura del confronto, anzi ci stimola. Accettiamo la sfida, come un gioco. Siamo pronti: sfidateci! La nostra non vuole essere arroganza o mancanza di umiltà: siamo coscienti di essere inesperti e per questo ci impegneremo ad essere obbedienti, a metterci in ascolto; fatto questo proposito, però, dichiariamo la nostra vivacità e la nostra voglia a stare sempre a testa alta: obbedienti sì, ma in piedi! Spinti da questa carica abbiamo deciso di non aspettare... Come primo compito ci impegniamo ad
organizzare il Forum dei Giovani. Vorremmo che diventasse un momento forte per l'Associazione, un momento per far sentire la nostra presenza in modo vivo e concreto. Ovviamente è ancora prematuro parlare di programmi; tutto è ancora in cantiere e in progettazione, ma l'intenzione, le motivazioni e la grinta sono già dati di fatto! La consulta ci permette di poterci confrontare, conoscere e creare relazioni tra persone provenienti da tutta Italia. È proprio questo il bello! Sentire tanti accenti, tanti modi di dire, tanti modi di ragionare: è una delle ricchezze più vere di questo gruppo. Consapevoli ed entusiasti di poter sfruttare questa possibilità, dobbiamo però stare attenti a non chiuderci in un guscio. Come secondo obiettivo ci siamo perciò posti quello di creare le consulte regionali, in modo da non isolarci ma da essere concretamente presenti anche a livello locale. Non vogliamo essere dei semplici "porta-voce" dei giovani, ma insieme alle consulte regionali vorremmo essere una "parte di voce". Nel primo incontro ci siamo quindi proposti questi due impegni concreti: il Forum e le consulte regionali. Sembrano pochi? Assolutamente no, anzi forse troppi! Ma come dicevo all'inizio ci piacciono le sfide... E ci piacciono così tanto e siamo così incoscienti che ci siamo prefissati un obiettivo ancora più grande e difficile:
I MEMBRI DELLA CONSULTA Nazionale dei Giovani
Martino Eustachio Sita Domenico Scarlino Giovanni Grassi Alberto Ceccarei li Alessia Li Calsi Elio Priori Stefano Giampaoletti Andrea Scorsoglio Elena Gargano Alessandra Gagliano Agnese Caterini Laura Cristoforetti Diana Bacoccoli Daniele Pasquini Daniele Raspolli Gabriele Di Stefano Francesco Bellocchio Annamaria Ariedi Silvia vorremmo diventare l'antenna dell'Associazione per le frequenze deboli. Vorremmo cioè essere sintonizzati su quelle frequenze che non vengono ascoltate, o perché troppo flebili o perché disturbate. A noi piacerebbe fare da cassa di risonanza per chi si sentisse trascurato o non ascoltato. La Consulta Nazionale dei Giovani è innamorata di questa Associazione e vuole aiutarla a crescere. Una associazione cresce quando apprende e discute nuove idee. E le nuove idee il più delle volte stanno dove è più difficile ascoltarle.
Eminenza, sono un allenatore di basket e, sinceramente, trovo difficile parlare alla mia squadra di sport pulito o di avere fiducia nei propri mezzi, in una società che comunque disillude i giovani su questi temi, basti vedere il
doping. Come si può trasmettere ai giovani fiducia nello sport e soprattutto nelle proprie forze? (Alessandro - Forlì) Innanzitutto una parola di incoraggiamento per te: dovessimo spaventarci e lasciar cader giù le ali. Tutto il mondo che circonda noi sacerdoti, genitori e maestri sembra andar contro i nostri valori eppure bisogna resistere. Anche se i ragazzi sembrano distratti, in realtà, alla fine, nei momenti di silenzio si accorgono che forse gli uomini giusti, quelli che dicono la verità fino in fondo, sono proprio quelli che hanno il coraggio di prospettare un ideale più alto. Il ragazzo non è già corrotto ma egli vede la corruzione. Bisogna avere il coraggio, allora, di aiutare il ragazzo a capire che ci sono due mondi: devono prendere posizione! Non ci si può aspettare che vada tutto uguale. Le api, certo, fanno tutte lo stesso mestiere, le formiche anche: quelle non hanno libertà e sono tali per sempre; l'uomo invece è uno che sceglie la propria strada e i ragazzi devono capire che fanno la propria fortuna e la propria sventura perché colui che fa il male sta peggio di quello che lo riceve.
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Sport individuale o sport di squadra. Dal punto di vista dei valori umani, qual è la scelta migliore per crescere spiritualmente? (Francesca - Perugia) Non si possono dare regole fisse. Alcuni sentono lo sport individuale più proprio, altri, invece, hanno bisogno della squadra. Dipende dal temperamento. Una cosa, però, è comune: lo sport comporta una scelta precisa: non si può diventare sportivi giocando una volta ogni tanto (questo è il divertimento) ma quando uno vuol fare lo sportivo per davvero allora deve fare una scelta di campo: quale sport? Poi, anche, una scelta di tempi e di spazi nella sua settimana ed essere fedele a ciò e rinunciare anche a tante altre cose. Occorre orientarsi verso un ideale; sapere che lo sport aiuta non solo ad avere successo, che è la cosa meno importante, ma soprattutto a darsi una disciplina e ad acquisire una pace interiore perché lo sport è risanamento. Molti dei nostri ragazzi vivono un mondo di tensione interiore e pochissimi conoscono la rissa intima dei nostri ragazzi. Da parroco e da confessore so bene cosa vuol dire. Allora lo sport, sotto questo profilo, è un grande aiuto: incanala la tua fantasia in un programma di impegno a; migliorare te stesso, a dominarti e ti impedisce poi tante altre cretinerie e a non dipendere dagli altri. Cosa bisognerebbe fare, in Italia, affinché sia in campo ecclesiale che
sociale si possa affermare sempre più una cultura umana dello sport? Con l'esempio. 1 nostri ragazzi nascono sani e se trovano qualcuno che li indirizzi ad una attività dove c'è piena armonia tra corpo e anima, allora il ragazzo sente l'attrazione. Non sono le prediche e le esortazioni che contano, mentre conta creare un clima di attrazione che dipende molto dagli esempi. Negli oratori di un tempo c'era sempre qualcuno che trascinava, lo ritengo che, forse, adesso è richiesto qualcosa di nuovo; forse occorre una nuova figura all'interno della comunità cristiana: l'animatore, l'animatrice, lo penso al '700 quando un prete di Cremona pensò di creare una scuola apposita per i bambini: gli asili infantili ed ebbe parecchio successo. Però mi domando se è più importante curarsi di più dei bambini o dei ragazzi dei 14-15 anni. Il ragazzo, oggi, ha più tempo a disposizione poiché non va subito a lavorare come accadeva una volta... Ma questa sua libertà la paga cara, perché non avendo degli impegni costanti allora si butta nel primo gruppo che incontra e spesso ne diventa vittima e perde ogni ideale. Bisogna allora creare delle comunità dove il ragazzo esprima se stesso e viva insieme agli altri il dono dell'amicizia e impari a diventare, insieme agli altri, organizzatore della propria attività. Deve nascere il sistema dell'appartenenza: il metodo scout.
La redazione di "Stadium" ringrazia tutti i lettori che hanno inviato, e continuano a farlo le loro domande al Cardinale Ersilio Tonini. Per motivi di spazio non è possibile pubblicarle tutte. Abbiate fede e continuate a scriverci. E-mail: postadium@csi-net.it fax 06-68802940 - redazione Stadium
Hit-parade Più FORTE DELL'HANDICAP
Claudio Rosi, 42enne di Grosse to, paraplegico dal 97, più di 500 partite da calciatore alle spalle. Decide di non abbando nare il calcio e di diventare alle natore. Dopo mesi la Federcalcio lo ha finalmente ammesso al corso di tecnico di base a Piom bino, sorvolando sulla "prova fisica" obbligatoria per l'ammis sione al corso. Un "più", tra chi ancora pensa che un disabile non possa nemmeno insegnare.
Bell'azione di Nedved È la prima volta che, al termine di una gara, un calciatore saluta l'arbitro, regalandogli la propria maglietta, ricambiato a sua volta. Autori dell'azione Pavel Nedved e Pierluigi Collina, due protago nisti indiscussi della nostra serie A. Un gesto inconsueto, atipico e di riconciliazione, dopo i dissa pori tra i due nell'Europeo belgiolandese. In mezzo a tanti veleni, almeno una buona azio ne nel calcio va premiata! La freccia che guarisce Una storia fiabesca. Protagonista Daniele Cassiani, 14 anni, di Prato, handicappato dalla nasci ta. I genitori provano a stimolar lo con il nuoto, che Daniele rifiuta, poi con la ginnastica ria bilitativa e la rieducazione, che però non esalta il piccolo. All'età di 10 anni la scintilla, come fos se scoccata una freccia. È pro prio il tiro con l'arco che entu siasma il piccolo, e a non farlo sentire diverso. Finisce la storia, ma non la favola. Perché l'altro "miracolo" avviene quando il giovane chiede di provare alla madre. La madre accetta, e tesse ra anche il marito. Ecco che un 40enne pratese scopre di avere un talento innato per l'arco. Nel giro di un anno il papà Sergio scala classifiche, fino ad arrivare alla maglia azzurra. Un campio ne "trascinato" in Nazionale dal figlio disabile. Una favola!
Vender cara la... pelle! Vergognoso! Un gruppo di taxi investe su un pugile, o un pugi le (in)vestito da taxi? Giochi di parole? Macché... Qualcuno l'avrà forse visto in tv difendere, il titolo Wbc dei pesi medi. Gli altri possono inqua drarlo nella foto a lato. Sulla schiena del boxeur romano Cantatore un vistoso tatuaggiosponsor con il numero da chia mare nella capitale se si è rima sti a piedi. La ditta sport&spot continua a stampare marchi ovunque, ma così si oltrepassa il limite. Vender cara la pelle, per un pugile, aveva sinora un altro significato. Non certo quello economico. Il corpo ha una sua dignità, e la ricchezza umana non è sicuramente quella di affittare cmq di pelle al miglior offerente: senza voto. Licenziata giocatrice incinta Licenziata perché aspetta un bambino! È successo alla Yugoslava Tania Medved, una delle stelle del campionato spagnolo di pallamano. I dirigenti della società spiegano che era una clausola specificatamente inseri ta nel suo contratto. E che la Medved la conosceva. I legali della giocatrice, giustamente, tirano in ballo il diritto del lavo ro, sottolineando l'incostituzio nalità e l'illegalità della clauso la. Lo sport non può essere così discriminante!
Pronti, sì... via, no! La Federazione internazionale d'Atletica leggera ha stabilito che dalle prossime gare gli sprinter che incapperanno in una falsa partenza (anche se la prima) saranno inesorabilmente squalificati. Una decisione che ha dell’incredibile: non è questo certo il modo migliore per disin centivare i record e comunque è un ulteriore fattore stressante per tutti gli atleti ai blocchi di par tenza. Non ci piace.
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di Giancarlo Trani 1 I giovane di oggi ha bisogno di una I regola di vita? La domanda è retorica, la risposta non può che essere affermativa, perché senza regole non ci sono valori. Luigi Ginami, sacerdote della diocesi di Bergamo, che ha all'attivo una mezza dozzina di libri, in quest'ultima fatica editoriale affronta appunto questo problema: come educare ed avviare i giovani alle scelte di vita responsabile. I giovani, osserva giustamente Ginami, appaiono attratti da valori effimeri che portano a distrarre la coscienza dai valori veri e sostanziali della vita. Quei valori, cioè, che consentono all'uomo di perseguire un cammino di perfezione come creatura di Dio, alla ricerca della propria identità e nell'attuazione dei princìpi ideali del Vangelo. La società mediatica disorienta i giovani con un continuo martellamento di informazioni, notizie, elementi conoscitivi artificiosi che per la gran parte fanno riferimento all'uomo non in quanto persona, ma in quanto consumatore di beni e servizi. Tutto sembra inteso a sollecitare i bisogni più voluttuari e le molteplici vanità, tutto è improntato alla filosofia che guarda al mercato e all'efficientismo strutturale. E allora, che fare? L'autore propone al giovane una regola di vita, un metodo per realizzare un equilibrio nella coscienza personale, lontano dal frastuono della società secolarizzata, dove possa ritrovare l'armonia guardando agli eventi per quello che sono, come conseguenza di
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scelte e di atti ma anche come premessa di circostanze nuove del proprio cammino. Perfino i difetti fisici che spesso aflliggono l'uomo, specialmente nell'età giovanile, possono trovare un loro spazio di consenso se accettati e non demonizzati. Il libro propone un percorso di
Luigi Ginami SEGUO IL MIO RE Una regola di vita per i giovani Ed. Paoline, Torino, 2001, pp. 250, 18.000
conoscenza che parte da Gesù come regola di vita e sviluppa argomenti di riflessione impostati in modo che, ad un certo punto, il lettore possa mettere esperienze, virtù e difetti attribuiti a grandi personaggi in rapporto con la propria esistenza. Un capitolo davvero singolare è quello dedicato alla "scuola del fallimento", ovvero al metodo per governare e interiorizzare l'insuccesso, una questione importante poiché l'insuccesso "prima o poi attraversa la vita di ogni uomo". Il consiglio di Ginami è semplice e paradossale: se si guarda in faccia il proprio insuccesso, se si ha il coraggio di analizzarlo in tutte le sue cause e circostanze, senza darsi attenuanti di comodo, si finirà con lo scoprire due cose: che l'insuccesso è parte della vita di tutti, e dunque si può accettare serenamente; che comunque si colloca come tappa di un percorso di vita, e dunque non conviene farsene una pietra miliare; che così concepito, analizzato e accettato l'insuccesso si può perfino amare, poiché diventa occasione importante di crescita della coscienza e di rafforzamento della volontà. Essendo il suo un libro rivolto ai giovani, Ginami lo conclude con un'appendice di grande spessore, costituita dal discorso di Giovanni Paolo Il ai partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nonché dall'orìielia e dalle parole per l'Angelus pronunciate dal pontefice in quella medesima occasione.
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Coni e coppe... al gusto di Fausto Coppi! Un gelato bianco-celeste, in ricordo del leggendario Fausto Coppi e della sua mitica maglia della Bianchi. L'idea di un cono o una coppetta al sapore del Fausto nazionale è venuta al titolare di un bar di Novi Ligure, cittadina in cui abitava il campionissimo. Il gelato Coppi, che ha come gusti base vaniglia e fior di latte, con l'aggiunta di un colorante naturale celeste, verrà venduto nel novese dalle prossime settimane e presentato ufficialmente a settembre a Milano in occasione della fiera del ciclo.
l A Tricase paghi solo ■ se ti piace.
• Appirovata ; la L<eque Bacchelli : prò Duilio Loi
I "Paga se ti piace". L'invito a I ; venire allo stadio è quello del ; Malato e in difficoltà | Presidente del Tricase Andrea | economiche, Duilio Loi I Soderò. La sua squadra di I riceverà finalmente un I calcio non naviga in buone ! vitalizio. Il Governo ha ; acque nel campionato di C2 ; infatti deciso di accogliere ; ed allora, per dare la scossa ai ! l'accorato appello lanciato I giocatori e soprattutto ai tifosi ! da Bonaria Loi, la figlia dell' j-- ;—-------ecco i_ I in depressione, la ; jnc|jmenticato campione di [ boxe degli anni '50. All'ex ; brillante idea: " Venite allo I stadio. Chi è soddisfatto, s e I pugile, colpito dal morbo di I vuole, alla fine, va a; pagare , u il I Alzheimer, verrà quindi ' ' ' versato un vitalizio di circa ; biglietto". Risultato: vittoria Vf? Il grande Alberto Tomba torna a | per 3-0, giocando una buona ; due milioni di lire al mese. RST1 gareggiare. Stavolta senza sci e con I partita e incredibile, ma vero, ! L'aiuto a Duilo, che si trova in palio nessuna medaglia o slalom I 250 dei 600 spettatori in fila ! in condizioni economiche speciale. La "bomba" di Sestola è precarie, è stato reso invece presente nel concorso Fiaschi ; per pagare lo "spettacolo" | visto. Una vittoria doppia, possibile grazie alla Legge d'oro, tra i candidati al premio del Bacchelli, istituita per peggior film italiano, nella categoria ; portare soccorso a coloro attori. La sua interpretazione nel ; che abbiano tenuto alto, telefilm "Alex, l'ariete" non ha con la loro opera, il nome riscosso il successo che aveva da dell'Italia e siano in stato di atleta tra i paletti dello sci. Del resto non si può essere capaci ; bisogno. Gli Azzurri d'Italia, in tutto nella vita! intanto, hanno versato a Loi ! un assegno di 30 milioni, I frutto della sottoscrizione di ; cui scrivemmo anche su Prendiamo a prestito la celebre battuta di Totò per celebrare J Stadium a gennaio. Auguri ancora una volta le grandi doti d'umanità e sensibilità di ! Duilio. Beppe Signori, non per niente un nato nel CSI. Beppegol ha I infatti chiamato il suo primo figlio maschio, nato da I pochissimi giorni con il nome Niccolò, per ricordare Galli, il ■ 1 bisogni suo giovane compagno di squadra nel Bologna, tragicamente I di un pugile! morto in un incidente stradale, li numero 10 rossoblu era I molto legato al figlio del grande portiere Giovanni Galli; ; Quando si dice... farsela stravedeva per questo ragazzo tanto bravo in campo quanto ! sotto! È successo ad un rispettoso ed educato fuori. Signori e sua moglie Viviana I pugile, Aaron Mitchell, un Natale avevano già due figlie, Denise e Greta. Gli auguri per ; buon peso medio il piccolo Niccolò, che possa somigliare un po' - non solo [ americano, che dieci minuti nel nome - a Gallino, che tanto piaceva al suo biondissimo I prima di salire sul ring per papà. E molto a Beppe, calciatore e uomo come al solito ! l'incontro, ha chiesto al suo generosissimo. allenatore il permesso di ; fare pipì... Per poi I svignarsela. Da quel I momento non l'ha visto più Tra i cardinali nominati di recente da Giovanni Paolo II c'è un bel gruppetto di sportivi ; nessuno e gli otto round praticanti. Lo dicono le loro biografie. Il medagliere più ricco appartiene a Juan Luis Cipriani Thorne, primate del Perù, che vanta addiritturai un passato da nazionale di basket negli anni ! che doveva disputare non Sessanta, con una partecipazione ai Giochi Panamericani del 1967. Non solo: a fine carriera si ' sono andati in scena. Il è cimentato anche come allenatore. Gioca tuttora a rugby, nonostante i 67 anni, l'Arcivescovo ; motivo, ancora una volta, di Westminster; Murphy O' Condor. L'atletica è la passione dell'Arcivescovo di Santiago del | potrebbe essere la scarsa Cile, Francisco Javier Errazuriz Ossa. Si diletta a pilotare gli aerei l'Arcivescovo di Tegucigalpa, I "borsa" destinatagli. I Honduras: l'oscar della temerarietà cardinalizia gli appartiene di diritto. Non a caso si chiama ; bisogni forse erano... altri! proprio... Oscar Rodriguez Maradiga.
Tomba di nuovo in gara: corre per i Fiaschi d’oro
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Signori si nasce!
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Una squadra color porpora
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formare
Per una nuova generazione educatori sportivi di Michele Marchetti pome ci ha annunciato il Presidente V-nazionale nell'editoriale del
precedente numero di Stadium, il CSI è nel pieno di un cantiere, che terminerà i suoi lavori con la riscrittura del progetto culturale e sportivo. La pratica sportiva, si è detto, è il principio generativo di ogni attività dell'Associazione. Conseguentemente, anche l'azione formativa deve aggiornarsi per accompagnare e sostenere tutti gli operatori in questa fase in cui la cosiddetta transizione si sente più che mai corposa e concreta. Da una parte, si reclama un rilancio
dell'attività sportiva istituzionale, dall'altra si pensa che il lavorare su progetti specifici esaurisca la mission associativa. La domanda che si pone con forza, allora, è la seguente: come si aggiorna l'essere arbitro, allenatore, dirigente nel CSI? Il primo tentativo di rispondere a questa domanda si concretizzerà in occasione dei corsi nazionali di formazione 2001. Si inizierà a formare, almeno questa è la speranza, una nuova generazione di educatori sportivi, introducendo delle attenzioni metodologiche in linea con le
prospettive del progetto culturale e sportivo. Alla base di questo processo risiede un importante concetto che animerà tutta l'attività di formazione: quello di accoglienza. Alcuni esempi, più delle parole, possono chiarire le idee. I momenti culturali relativi alla conoscenza dell'Associazione, soprattutto per i corsisti di primo livello, non risultano sempre appetibili e rischiano di apparire una routine. Tre saranno le strategie per evitare che questo accada: 1. un primo momento "associativo" sarà quello dell'accoglienza che si giocherà in due tempi: all'inizio del corso, grazie ad una festa della reciproca conoscenza; poi, nella prima mattina, in cui è prevista la definizione del "patto formativo" dei corsisti con i propri docenti; 2. a metà del corso, verranno organizzati tre laboratori su alcune grandi tematiche: storia, cultura e scelte fondamentali del CSI; sport ed educazione; comitato e società sportiva; 3. durante tutti i momenti teorici e pratici dell'attività tecnica, i docenti dovranno inserire, in maniera articolata ed esperienziale, le tematiche relative: • al CSI e all'attività sportiva istituzionale (continuativa, sistematica, organizzata dal livello territoriale a quello nazionale) e per progetti; • al progetto culturale e sportivo; • alle modalità per passare dal gesto all'educazione; • al patto associativo.
dal 29 luglio al 5 agosto Campus per giovani dirigenti di società sportiva Corso per promotori associativi Scuola nuovi dirigenti
Corso per progettisti
L'obiettivo è quello di "incarnare" i valori del CSI nella concretezza del ruolo di ciascuno. I valori, gli ideali, non sono qualcosa di cui basta parlare, ma vanno tradotti in gesti veri, sinceri, chiari, che ogni educatore sportivo deve possedere nel proprio bagaglio culturale e tecnico; gesti da utilizzare durante una seduta di allenamento, in occasione della direzione di una gara, nella gestione di una riunione di direttivo. A sostegno, la SNAD (Scuola Nazionale Dirigenti) e la SNES (Scuola Nazionale Educatori Sportivi) stanno elaborando dei sussidi che cercheranno di definire e descrivere le competenze e le funzioni dei singoli ruoli. Altra novità riguarda la valutazione dei corsisti. Per allenatori ed istruttori, la verifica e la valutazione finale saranno eseguite 6 mesi dopo la fine del corso in un Seminario conclusivo. Coloro che non dovessero ottenere l'idoneità, seguiranno un percorso di tutorato per il recupero dei debili formativi. I partecipanti ai corsi per arbitri, invece, come previsto dal relativo regolamento, dovranno seguire un anno di tirocinio nei comitati di competenza con il sostegno di un tutor, al termine del quale sosterranno un esame con una commissione della SNES regionale. I frequentanti dei corsi per operatori della terza età, dell'attività sportiva con i disabili, di strada, ecc. sosterranno un colloquio e riceveranno un attestato di partecipazione.
A partire da queste premesse, si è intervenuti anche sulle denominazioni di alcuni percorsi formativi. Sono così "spariti" i corsi per animatori Fantathlon e Giocasport; da oggi in poi si parlerà di animatori dell'attività motoria dei bambini e dell'attività sportiva dei ragazzi. Sotto il cambiamento della denominazione sussistono due concetti: 1. ripensare Fantathlon e Giocasport non come progetti, ma come programmi di attività continuativa, quindi come complesso di attività chiaramente finalizzate e organicamente inserite in una strategia educativa, evidente anche al bambino/ragazzo; 2. rilanciare i due programmi,
affidandoli a operatori maggiormente consapevoli degli strumenti e delle risorse di cui entrano in possesso. Inoltre, si è voluto recuperare alcuni percorsi, che saranno formalizzati e declinati all'interno del sistema formativo del CSI (che andrà inevitabilmente aggiornato sulla base degli esiti della riscrittura del progetto culturale e sportivo). Lo sforzo profuso si prefigge due obiettivi: 1. quello di ricondurre a giusta omogeneità strategica, teorica e associativa le tante iniziative organizzate (vedi i corsi di formazione per operatori delle attività con i disabili, che a livello locale trattano i più disparati argomenti, senza alcuna omogeneità), nella convinzione che unità teorica e strategica equivalgano a maggiore visibilità per tutti; 2. quello di ricollocare tali percorsi aH'interno di una proposta sportiva efficace.
Corso per la gestione del software associativo Laboratori per tutti i responsabili della formazione associativa
Corso per operatori della comunicazione dal 16 al 22 luglio Stage ruoli tecnici arbitrali Corsi di 1 "livello per arbitri - giudici di gara, calcio a 5, pallavolo, pallacanestro, karaté, tennistavolo, atletica leggera
Corso per amministratori della giustizia sportiva
Corso per animatori - promotori del CSI in parrocchia Corso per operatori sportivi per la terza età
Corso per operatori per le attività sportive dei disabili Corso per operatori sportivi di strada
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Corsi allenatori/istruttori. Per tutti i livelli e per tutte le discipline principali, i corsi nazionali del 2001 hanno una funzione sussidiaria nei confronti delle regioni e dei comitati territoriali che necessitano di un'"integrazione" delle proprie azioni formative. Un preciso risalto sarà dato al rapporto allenatore categorie giovanili, ritenendo l'allenatore/istruttore una figura essenziale nel quadro della strategia educativa del CSI a favore dei più giovani. In più, si sottolineerà un'opzione sulla quale il CSI non può tornare indietro: quella riguardante la valorizzazione del gruppo come risorsa positiva e costruttiva per il singolo, ma in una visione di apertura verso tutti. Gli allenatori del CSI devono essere riconosciuti per questo stile di accoglienza e di disponibilità nei confronti dei propri atleti. Oltre alle discipline "tradizionali" (calcio, pallavolo, pallacanestro, atletica leggera, tennistavolo), per la prima volta si affacciano sulla scena nazionale due discipline emergenti come l'aerobica e la danza sportiva. Su questo fronte, fughiamo qualsiasi dubbio legato al timore che il CSI si svenda sull'altare
Corsi per allenatori/istruttori
Tennistavolo 1°-2°-39 livello
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Calcio 5 1- livello
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Atletica leggera 1° -2°-3° livello
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Pallacanestro l°-2Q-39 livello
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Pallavolo 1a-2°-3° livello
Calcio 19-2°-3° livello Karaté 1° livello
Judo 1Q livello
Aerobica 19 livello Danza sportiva 1° livello Corsi per animatori dell'attività per i bambini e per i ragazzi Programma Fantathlon 1e-2a-3° livello
Programma Giocasport 1°-29-3° livello
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delle mode: il CSI intende seguire una propria via all'aerobica e alla danza sportiva, qualificandone gli aspetti di aggregazione e di ricreatività all'interno delle scelte culturali che appartengono al patrimonio di tutta l'Associazione. In sostanza, si ritiene che non è stando alla finestra che il CSI può offrire il proprio contributo, ma entrando con forza in queste realtà che possiedono, non è possibile negarlo, un forte potenziale aggregativo. Per questo, occorrono istruttori "doc". Corsi per arbitri/giudici di gara. Da una parte, viene promosso il primo livello nella prospettiva di sussidiarietà già enunciata; dall'altra, conformemente a quanto previsto dal regolamento, sarà attivato lo stage per abilitare i primi arbitri e giudici di gara che saranno iscritti ai ruoli tecnici nazionali. Soltanto questi potranno dirigere gare durante le finali nazionali della Joy Cup dell'anno sportivo 2001/2002. Pertanto, è fondamentale che i comitati territoriali e regionali svolgano tutti gli adempimenti previsti e comunichino i nominativi degli aspiranti arbitri nazionali al coordinamento tecnico nazionale dell'attività sportiva. Corsi per animatori. Non ripetiamo quanto già detto in merito ai programmi di attività motoria e sportiva per i bambini e i ragazzi. Ribadiamo l'impegno prioritario dell'Associazione a favore dei più piccoli che esige operatori preparati, sensibili, competenti, motivati. Corsi per operatori di progetti specifici. Terza età, disabilità, strada, parrocchia: questi sono gli ambiti che la SNES ha individuato come prioritari per un'azione formativa a favore di operatori ai quali viene proposto un percorso di alta qualificazione, anche grazie alla sinergia con alcuni istituti universitari (tra cui quello di Copenaghen, promotore di una campagna di attività motorie per la terza età) e alla disponibilità del Dipartimento per la Giustizia Minorile nel seguire il percorso per operatori sportivi di strada. Si tratta di un investimento complessivo che l'Associazione intende perseguire, al
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fine di rilanciare l'impegno del CSI sul versante della progettazione sociale. Corsi SNAD. La SNAD continua il suo cammino che dovrà approdare alla formulazione dei percorsi di formazione permanente per i dirigenti. Dal 29 luglio al 5 di agosto, quindi, si riuniranno tutti coloro che hanno responsabilità formative in Associazione, al fine di concordare le strategie migliori per favorire il coinvolgimento del più alto numero possibile di dirigenti. Scuola di formazione giovani dirigenti. Prosegue con grande interesse la formazione nei confronti dei giovani dirigenti, iniziata lo scorso anno con il Campus di Loreto 2000. La proposta, oltre a coloro che hanno già partecipato a precedenti iniziative, è rivolta sia ai giovani dirigenti alle prime armi, sia a dirigenti che hanno da poco assunto un ruolo associativo e sentono il bisogno e l'opportunità di approfondire la propria conoscenza dell'Associazione. Progettisti. Verrà presentato e formalizzato anche il percorso per
progettisti sportivi, il quale avrà una specifica attenzione verso il mondo della progettazione per i minori. Il corso terrà conto sia della necessità del lavorare per progetti come strategia educativa, sia delle possibilità esistenti di intercettare finanziamenti. Operatori della comunicazione sportiva. Nell'era di Internet e delle autostrade telematiche, la comunicazione sportiva ha subito importanti trasformazioni. Gli stessi soggetti protagonisti, tra cui il CSI, scontano un debito ancora troppo rilevante in merito all'utilizzo delle moderne tecnologie e dell'audiovisivo, alla trasformazione della comunicazione scritta, alla narrazione e promozione dell'evento sportivo. L'azione formativa del corso si tradurrà in una serie di laboratori che cercheranno di illustrare gli argomenti appena elencati. Come sempre, è bene ricordare che tutte le informazioni e i moduli per le pre iscrizioni sono disponibili sul sito della Presidenza nazionale www.csi-net.it.
buone notizie
Dorina e la
a voi a
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del nordest di Darwin Pastorin Sono stato ospite a "La storia siamo noi". Tema: "La fabbrica dei campioni: il Nordest d'Italia". Il programma, curato dal collega Piero De Gennaro, metteva in evidenza la nuova ricchezza, anche sportiva, del Nordest. Ottimi i servizi: Primo Camera, la Benetton impegnata, a Treviso, nel basket, nel rugby e nel volley, la favola del Chievo in odor di serie A, il Verona dello scudetto dell'85, le imprese di Dorina, il Padova di Paron Rocco. Tanta nostalgia per il tempo passato, per un'epoca romantica e che forza l'intervista di Gianni Brera a Rocco! lo sono un orgoglioso figlio di emigranti veronesi, nato in Brasile non per vezzo, ma per necessità. I veneti, oggi, sono benestanti, ma a lungo hanno conosciuto la fame: il nostro dialetto è diventato una lingua universale. Correre dietro a un pallone significava correre incontro alla vita, alla speranza, allontanare gli spettri della guerra e del dopoguerra. Amo Verona, perché lì sono le mie radici. Ma c'è una Verona che non riconosco, una piccola Verona che ha sposato l'odio, l'intolleranza. Un pugno di razzisti non può ferire una città, la sua cultura, la sua generosità atavica. Assurdo, grottesco: non ci sono calciatori di colore nella formazione gialloblù. Bell'esempio il Chievo, invece. Lì giocano, felici, Manfredini (Costa d'Avorio) ed Eriberto (Brasile). Il Chievo è un sobborgo di Verona, 2.500 abitanti, mia madre è tifosa di questa Cenerentola del football: il calcio sta ritrovando una sua innocenza. Il Nordest vuol dire Bordin, Sara Simeoni, i due Baggio, Del Piero, Tommasi, Bearzot, Zoff, Capello e tanti altri assi. Il Nordest non è soltanto l'industria rinata che ha
sposato lo sport per amore e interesse. Nordest è il pallone che nasce all'oratorio e muore all'osteria, è la pallacanestro ad alti livelli, gente che sa rimboccarsi le maniche. Ben diverso è il "Nordeste" del mio Brasile. Il "sertao", cioè il terreno incoltivabile. In un bellissimo libro di De Castro ("Una zona esplosiva: il Nordeste del Brasile", Einaudi) il dramma del "sertao" è raccontato in ogni suo doloroso aspetto. Tutti noi, noi che frequentiamo lo sport, dobbiamo batterci per tutti i "Nordeste" poveri del mondo: questa deve essere la nostra vera e vincente partita. Questo il nostro obbligo sociale e morale. Ma ritorniamo al Nordest d'Italia. E a Dorina Vaccaroni. Al suo amore per lo sport, che continua. La scherma è stata messa in disparte sotto il profilo agonistico ("Seguo soltanto qualche amico"), ma i
ricordi sono sempre vivi ("Le medaglie che ho conquistate sono tutte qui, nel mio cuore"). Dorina ha aperto una palestra, allena le persone non soltanto nei muscoli, ma nella testa. Perché lo sport deve essere passione e cultura, deve aprire nuovi orizzonti. Anche nel giorno di riposo, cioè la domenica, l'ex olimpionica si mette in tuta: "Vado a correre, da sola o tra la gente. Mi sembra quasi di volare, soprattutto mi rendo conto di stare bene con me stessa". Ha lasciato da parte le ribellioni del passato, quel carattere forte: "Sono sempre un tipo particolare, se vuoi difficile. Ma il tempo modifica, cambia, trasforma. Mi piace, soprattutto, far crescere i giovani, aiutarli ad avvicinarsi, nel modo giusto, allo sport". Ecco dov'è la notizia buona. Una campionessa decide, al termine di una luminosa carriera, di restare nel proprio ambito: non da manager, non da donna in primalìnea, sotto i riflettori, ma da persona che vuole distribuire la propria conoscenza, il proprio amore per la pratica sportiva. Siamo sinceri: non è da tutti. Esempi così sono sempre più rari. Ho promesso a Dorina di andarla a trovare, di provarmi, almeno per un giorno, nella sua palestra. Di faticare con lei e con le altre persone. Non ci saranno fotografi, prime pagine. Ci saranno soltanto uomini e donne, ragazzi e ragazze. Semplici. Comuni. Gente che intende lo sport come metafora della vita, come momento di libertà individuale e riflessione. Lo sport ritorna alla sua epifania di purezza e innocenza. Lo sport ridiventa un miracolo, una piccola, significativa, meravigliosa magia.
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comunicare
Giornalisti dentro
la Rete di Marco Pigliacampo A lei precedenti numeri di questa I N rubrica dedicata alla comunicazione, abbiamo già avuto modo di introdurre a grandi linee il tema della promozione degli eventi sportivi, con l'intento di dare dei suggerimenti su come una società sportiva, grande o piccola che sia, dovrebbe allestire una struttura per gestire l'ufficio stampa e, in genere, tutta la comunicazione verso il pubblico. Un ufficio stampa al passo con i tempi si r^Vbove sia nei confronti y\
dei mass media
tradizionali sia di quelli di ultima generazione, che si stanno diffondendo sempre più velocemente modificando le nostre stesse abitudini comunicative. Inoltre, un ufficio stampa dovrebbe muoversi in maniera coerente nei confronti di più mezzi di comunicazione, sapendo che in ogni azione che compie comunica innanzitutto l'immagine della propria società, oltre che gli eventi specifici che di volta in volta vengono promossi. Per ogni evento, poi, è fondamentale saper scegliere i mezzi di comunicazione idonei, ossia quelli che . possono essere più interessati e recettivi alle informazioni fornite, anche in base al loro pubblico di riferimento. Oggigiorno k Internet sta diventando un I mezzo efficacissimo. I La Rete delle reti, infatti, è / uno spazio di comunicazione in continuo fermento, che vede crescere esponenzialmente i propri utenti giorno dopo giorno e che fornisce possibilità differenti di contatto con il pubblico. Ad esempio, presso molti portali si possono ottenere ad un costo ridotto (se non addirittura gratuitamente) delle proprie pagine Web, nelle quali creare uno spazio personale con il logo della società sportiva e inserire tutte le informazioni
promozionali sulle iniziative della società. In questo modo la società sportiva si trova costantemente "sulla ribalta", raggiungibile da tutti coloro che sono interessati ad avere notizie, senza limiti né di tempo né di spazio. Un discorso più complesso è quello del giornalismo in Rete: oggi molti quotidiani e riviste italiane si sono già ritagliate in Rete uno spazio proprio, e molto spesso riportando contenuti diversi da quelli dell'edizione cartacea, dimostrando quindi di aver organizzato delle redazioni specifiche per gli articoli in Internet. E inoltre si stanno diffondendo i "giornali on line", ossia riviste generaliste o specifiche che esistono soltanto in Rete, e che veicolano un'infinità di informazioni in tempo reale a un grande numero di persone, spesso offrendo loro la possibilità di ricevere in posta elettronica le informazioni sui settori che possono interessare. Il giornalismo di Internet è abbastanza diverso da quello tradizionale: è avido di informazioni, molto spesso veicola anche notizie provenienti da fonti non "garantite", cerca continuamente di dare news differenti e sempre più aggiornate rispetto alla carta stampata. Tutto questo accade soprattutto per le potenzialità tecnologiche della Rete, la quale permette di strutturare un'infinità di servizi informativi personalizzati per i "navigatori": newsletter, mailing list, "prime pagine" personali, messaggi SMS sul telefonino, etc. Tutti questi servizi hanno un bisogno inesauribile di informazioni! Ad esempio, se un certo "cliente" di www.sportal.it (per fare un
esempio) indica di essere interessato allo "sport per tutti", allora Sportai avrà l'esigenza di recuperare informazioni in proposito. Per tutti questi motivi è sicuramente più facile per un ufficio stampa trovare spazio su Internet che sui mass media tradizionali. Anche perché la presenza dei giornali in Rete sta aumentando in maniera esponenziale, stimolata in buona misura dal boom dei consumatori di Internet e dal tempo che alla Rete si dedica anche in Italia. Oltre a saper contattare direttamente le riviste "on line", un ufficio stampa deve innanzitutto sapere che in Internet può trovare tutte le Agenzie di stampa: dai siti dell'ADN-KRONOS, dell'AGI, dell'ANSA, etc. vengono lanciati in tempo reale i cosiddetti "flash", cioè i comunicati con informazioni molto concise su tantissimi eventi. Grazie ad Internet oggi è più facile per un ufficio stampa contattare le agenzie, risparmiando tempo e lavoro. Lo stesso comunicato può essere inviato con un click a numerose agenzie, le quali, al tempo stesso, sono facilitate nel lavoro, in quanto possono far "girare" lo stesso comunicato (già in formato elettronico) o comunque lavorare direttamente su di esso. Esiste anche il sito di un'agenzia di stampa che fornisce esclusivamente informazioni sportive (www.datasport.it): questo sito fornisce alle riviste e alle testate giornalistiche radiotelevisive tutte le ultime notizie aggiornate dal mondo dello sport. Il contatto è ds@datasport.it, basta quindi scrivere a questo indirizzo e-mail per avere almeno la possibilità di avere uno spazio sul sito. In Rete si trovano anche i quotidiani e le riviste sportive tradizionali più diffuse, come "La Gazzetta dello sport" (www.gazzetta.it) che fornisce informazioni su tutte le discipline sportive, e in più ha una sezione dedicata agli approfondimenti, alle curiosità, ai forum di discussione sui
temi principali del giorno, in cui gli utenti sono invitati a partecipare. Si può contattare la redazione all'indirizzo: gol@rcs.it. Altro giornale storico è "Il corriere dello Sport-Stadio", che all'indirizzo www.corsport.it offre pagine web, carriera, scheda, valutazione e foto di addirittura duemila calciatori di tutto il mondo divisi per ruolo ed età. Nonché i filmati (mpeg e realplayer) dei giocatori più richiesti durante il mercato calcistico. Altri siti molto frequentati, e che possono essere utili ad un piccolo ufficio stampa sportivo, sono: www.ilcalcio.com, che fornisce fatti, risultati, storia, personaggi, statistiche, interviste, commenti, forum e notizie minuto per minuto sul calcio; www.calcio2000.com, il mensile calcistico diretto da Marino Bartoletti, interviste, foto, dossier, eventi, fantacalcio, pagine utili del calcio ed altri servizi; ma per il nostro lavoro può essere più utile conoscere www.informacalcio.net, punto di riferimento per il calcio dilettantistico lombardo e nazionale. Grafica accattivante, informazioni aggiornate, calendari online. È possibile effettuare ricerche per società calcistiche, giocatori e campionati. Un altro sito dedicato al calcio dilettantistico è "Piccolo Grande Calcio", una piccola enciclopedia del calcio minore italiano dalla serie D in giù, giovanile e femminile, curata dal giornalista di Tuttosport Beppe Vaccarone. L'indirizzo è: www.msoft.it/calcio. Questi sono comunque soltanto alcuni dei migliaia di siti dedicati allo sport che un appassionato può contattare: un buon ufficio stampa dovrebbe iniziare con un'indagine attraverso i più noti motori di ricerca (Virgilio, AltaVista, Arianna, Lycos) selezionando i siti di sport che più gli possono interessare, per poi accertarsi della loro reale serietà
(non tutto ciò che si trova in Rete ha lo stesso valore). Le redazioni si possono contattare direttamente con la posta elettronica, il cui indirizzo solitamente è specificato sul sito. Spesso non c'è neanche bisogno di avere un contatto telefonico per vedersi pubblicata la notizia, la quale - però - non rimane on line per molto tempo, a meno che non riguardi un evento piuttosto importante e popolare. Si può dire, quindi, che Internet sarà il terreno sul quale giornalisti e addetti stampa saranno chiamati a confrontarsi nel futuro più immediato, un buon comunicatore deve conoscerne i vantaggi, e saper accedere facilmente a banche dati, quotidiani online e tutto quanto sulla rete può servire ad un comunicatore del 2000.
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L'esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica: nuove interpretazioni ministeriali a cura di Francesco Tramaglino Dopo lunga attesa ecco giunta, finalmente, la risposta dell'Amministrazione Finanziaria al tanto agognato quesito sull'esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica. Con risoluzione n. 34 del 26 marzo 2001 i tecnici del Ministero hanno fornito, infatti, alcuni importanti chiarimenti in ordine alle figure che possono percepire i compensi agevolati di cui all'art. 37 della legge 21 novembre 2000. Dopo aver rammentato che in nessun caso le figure investite di funzioni amministrative, siano essi dirigenti o collaboratori, possono fruire delle agevolazioni in questione, l'Agenzia delle Entrate ha affermato, infatti, che "...Con l'espressione esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche si è voluto ricondurre nel regime agevolativo i compensi corrisposti ai soggetti che partecipano direttamente alla realizzazione della manifestazione sportiva a carattere dilettantistico", ossia: "...tutti quei soggetti le cui prestazioni sono funzionali alla manifestazione sportiva dilettantistica, determinandone, in sostanza, la concreta realizzazione, ivi compresi coloro che, nell'ambito e per effetto delle funzioni di rappresentanza dell'associazione di norma presenziano all'evento sportivo". Per cui: "...sono da considerare, in primo luogo, corrisposti nell'esercizio diretto dell'attività sportiva dilettantistica i compensi erogati agli atleti dilettanti, agli allenatori, ai giudici di gara, ai
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commissari speciali che durante le gare o manifestazioni, aventi natura dilettantistica, devono visionare o giudicare l'operato degli arbitri". Inoltre rientrano nell' ambito agevolato : "...i compensi corrisposti a quei soggetti che, nella qualità di dirigenti dell'associazione, di solito presenziano direttamente a ciascuna manifestazione consentendone, di fatto, il regolare svolgimento. Trattasi di compensi quali le indennità di trasferta o i rimborsi di spesa, corrisposti a figure dirigenziali, non legati con l'ente erogante da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, che svolgono funzioni, non retribuite in base a norme organizzative interne, ma indispensabili alla realizzazione della manifestazione
sportiva dilettantistica, nel senso che le stesse, come già precisato, concorrono a garantire la concreta realizzazione di ciascun evento sportivo" Nel complesso, quindi, un deciso passo in avanti verso la concreta applicazione di una norma che rischiava di restare disattesa per via delle precedenti interpretazioni ministeriali (cfr. circolare n. 207 del 16/11/2000 che ne restringeva la portata ai soli atleti!). Di decisiva importanza è l'interpretazione che consente il godimento dei benefici a tutti coloro che effettuano prestazioni "funzionali" al diretto svolgimento delle manifestazioni sportive. Non solo, quindi, gli allenatori, gli arbitri, i giudici di gara, i componenti delle commissioni, ma anche gli ausiliari, i tecnici, le segreterie organizzative e i dirigenti impegnati negli eventi stessi: un risultato a cui si è pervenuti anche grazie all'importante e documentato lavoro di mediazione svolto dal coordinamento degli Enti di Promozione Sportiva. Non mancano, tuttavia, le zone d'ombra: in particolare il riferimento alle "manifestazioni sportive" come luogo esclusivo nell'ambito del quale devono avvenire le prestazioni agevolate, e la non cumulabilità tra contratti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti di collaborazione sportiva in capo al medesimo dirigente che svolga sia funzioni amministrative che di rappresentanza sportiva. Analizziamo le
domande & risposte due questioni separatamente: il riferimento alla "manifestazione" appare, indubbiamente, come un residuo rigurgito della legge 80 del 1986, ormai spirata proprio per effetto della legge 342. Se per alcune figure come gli arbitri, i giudici di gara, i membri di commissioni, i tecnici, le segreterie organizzative e gli ausiliari addetti ai vari eventi, tale precisazione non comporta problemi di alcun genere, per i dirigenti sportivi, gli istruttori e gli allenatori essa costituisce, al contrario, un "non senso". È chiaro, infatti, che l'attività dell'istruttore non è strettamente funzionale allo svolgimento di alcuna manifestazione ma è, incontrovertibilmente, un esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica. Allo stesso modo le prestazioni di allenatori e dirigenti sportivi non sorgono in concomitanza con le manifestazioni ma in preparazione di un intero anno associativo del quale i tornei e gli altri eventi non sono che il risultato finale, la punta dell'iceberg. Non sembra contrario allo spirito della legge e, oserei, della stessa risoluzione ministeriale, affermare che il riferimento alla manifestazione costituisca esclusivamente un espediente linguistico utile a ribadire che le prestazioni agevolate sono esclusivamente quelle di contenuto sportivo, con esclusione delle mansioni amministrative. Per i dirigenti sportivi, invece, restano oscure le motivazioni per cui colui che percepisce delle indennità in ragione del mandato presidenziale o ad altro titolo non possa, al contempo, percepire rimborsi o indennità di trasferta per il ruolo di organizzazione e rappresentanza degli eventi sportivi. Se così fosse il Ministero delle Finanze avrebbe il potere di definire, per circolare, ogni causa di incompatibilità nelle cariche e nelle professioni, il che, evidentemente, eccede i compiti al medesimo conferiti. Ad ogni modo l'aspetto più importante è che figure che, in un primo momento, sembravano escluse dal godimento delle agevolazioni, oggi vi rientrano a pieno titolo. Un risultato da incassare, con soddisfazione.
1. È necessario annoiare nel registro IVA delle società sportive dilettanti stiche in regime 398 anche i proventi associativi? Gli obblighi documentali e contabili delle società sportive in regime forfetario (legge 398/1991) sono esposti sulla Guida n. 8 del Ministero delle. Finanze. 'Fra questi compare anche l’obbligo di annotare entro il giorno 15 di ogni mese i pro venti commerciali conseguili nel mese precedente, nonché i proventi che non costituiscono reddito imponibile. Le entrale istituzionali (quota associativa annuale e quote iscrizione a tornei, corsi, ecc.) vanno, pertanto, annotate, nel l’apposita sezione del modello recante la dicitura "operazioni non rilevanti ai fini IVA". Attraverso questo sistema, infatti, ('Amministrazione Finanziaria, controlla i saldi dell'attività commerciale e di quella istituzionale generati dalla società sportiva onde verificare il rapporto e l'equilibrio tra le stesse. L'obiettivo, chia ramente, è quello di assodare se la sfera commerciale dell'attività associativa, non tenda a superare quella istituzionale: elemento, quest'ultimo, che costituisce un indice di "commercialità" dell'organizzazione rilevante ai fini della perdita del lo status di ente non commerciale.
2. L'associazione sportiva che vende ai soci e a terzi pubblicazioni edite per proprio conto realizza proventi commerciali? La vendila a soci delle proprie pubblicazioni non costituisce, a norma dell'art. 111 c. 3 del TUIR, operazione commerciale ai fini delle imposte dirette. Tale age volazione è estesa anche alle vendite effettuate a beneficio di terzi non associati purché la vendila avvenga prevalentemente a favore degli associati. Ai fini del l'agevolazione non è necessario che la società sportiva edili in proprio la pubbli cazione: quest'ultima può essere utilmente appallata ad editore esterno costitui to anche in forma di impresa. Ciò che conta, invece, è che la pubblicazione sia realizzata per conto della società sportiva e abbia natura e contenuti di interes se per quest'ultima. 3. L'associazione sportiva associata ad un ente di promozione che venda abbonamenti alla rivista edita da quest'ultimo effettua attività commerciale? Dipende dal contratto che regola il rapporto tra le parti. Se l'associazione spor tiva promuove le vendile in nome e per conto dell'ente, nel senso che svolge una mera funzione di mediazione per la collocazione del prodotto editoriale presso i propri associati o terzi, si ha una prestazione di mediazione o, a seconda dei casi, di agenzia la cui natura è commerciale. Al contrario, se l'associazione vende la rivista in nome proprio e per conto del l'ente supcriore, si ha un contratto di commissione alla vendila che. nella fatti specie. non genera ricavi commerciali. L'associazione, infatti, vendendo diretta mente la rivista ai propri associati o terzi, senza, pertanto, effettuare attività di mediazione, ricade nell'ipotesi discussa nel quesito precedente. Il ricavato della vendila verrà poi suddiviso nelle quote di spettanza dell'ente editore e dell'asso ciazione venditrice.
Agenda ® GLI APPUNTAMENTI
DEL MESE
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Aprile Ina città da scoprire
19-22 Bratislava Assemblea intemazionale FICEP J
21/22 Sessa Aurunca
Tna città da scoprire’ e Giocoland-a
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22 Pistoia r circuito regionale di nuoto
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28 Ivrea
Stage nazionale di Karaté
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Stage nazionale di Karaté hTea 28 aprile X'e a sp endida e solare cornice della Serra Morenica, all'ombra de = rosse torri di Ivrea, andrà in scena dai 28 aprile al 1° maggio ' Stage nazionale "Karaté della Serra . Scopo prioriia'io a socializzazione, la crescita culturale, il confronto e lo scambio tra :e diverse realtà partecipanti. Lo stage è aperto a tut ti g atleti di ogni grado ed età. Tra i docenti Massimo Di Luigi ed :o Semino, della commissione tecnica nazionale CSI.
28/1 maggio Castione delia Presolana Festa regionale Giovani e Adulti
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28/1 maggio Brescia Xel paese di Seridò
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28/1 maggio Acqui Terme Trofeo Polisportivo Giocasport J
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= Sessa A-:-_r.ca 21/22 aprile Co~e - molti altri comitati, anche a Sessa Arunca la Pasqua è • a. A occasione dei festeggiamenti per i patroni della Centro Sportivo organizza, infatti, la Pasqua dello sporS ratta di una serie di attività agonistiche e ricreative per a~ :: ~ e ragazzi che si sfideranno in gare di vario genere. città da scoprire , così si chiama la Caccia a! Tesoro pre. sta z~- 2'. aprile nel centro storico della cittadina casertana, ' se-.ara a squadre di nove componenti. Il 22 aprile, invece, il * O'Og'amma sportivo prevede altri due eventi: Giocolan te e restiiiandia . Tutte le manifestazioni servono a raccog ere font per iniziative a favore di categorie o zone disagiate.
Festa regionale Giovani e Adulti Cassone della Bresciana 28 aprile - 1 maggio La bellissima Conca della Presolana, alle pendici dell omonima montagna, farà da sfondo all'ormai tradizionale appuntamento con una festa ricca di iniziative ed entusiasmo. La partecipazio ne massiccia di 13 comitati lombardi e 60 società per circa ' .'00 atleti dimostra il forte richiamo della manifestazione che quest anno, oltre ai consueti tornei e gare degli sport più tradi zionali, proporrà agii atleti più audaci, un percorso su roccia gCdato da esperti alpinisti.
Maggio
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Stracittadina normanna
1 Cosenza Stracittadina normanna
1 Cava de1 Tirreni XXVHa edizione della Scetajorde
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XXVII8 Scetajorde
18-20 Loreto Conferenza nazionale
Cosenza 1 maggio Lontani dal lavoro e più vicini allo sport, almeno per un gior no. Appuntamento quindi a S. Marco Argentano, antico paese di origine normanna e importante centro delI1 interland cosen tino, che ospiterà la gara podistica attraverso il percorso citta dino. Sono attesi atleti di tutte le società sportive e gli amato ri, accorsi numerosi nelle precedenti edizioni. Sport, incontri, festa e animazione per tutto il giorno fino alle premiazioni finali.
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23-27 Linz (Austria) Campionati FICEP pallavolo
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Cava de' Tirreni 1 maggio È in programma per il primo maggio, la XXVIP Edizione della Scetajorde, il Festival dell'allegro podismo su strada. Si tratta di una manifestazione inserita nel programma generale della IVa edizione di Cava "Città dello Sport", alla quale dovrebbero partecipare quest'anno più di 1.500 atleti. "Scetajorde", ossia "il risveglio dell'attività fisica" prevede, per l'intera giornata, attività di calcio 3x3, di minibasket'e di minivolley, un percor so di monopattini e una serie di esibizioni delle varie scuole di ballo della cittadina, oltre,quest'anno, alla manifestazione regionale Fantathlon.
25-27 Verona La Grande Sfida 6
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Convocazione del Congresso nazionale 2001 Ai sensi e per gli effetti dell'art. 19 dello Statuto, dell'art. 13 del Regolamento Organico, è convocato il Congresso nazionale del Centro Sportivo Italiano:
- in prima convocazione per il giorno 18 maggio 2001 alle ore 08.00, presso l'Ostello della Gioventù - Via Aldo Moro, 46 - Loreto (AN) - in seconda convocazione per il giorno 20 maggio 2001 alle ore 10.00, presso l'Ostello della Gioventù, via Aldo Moro, 46 - Loreto (AN) per discutere e deliberare sul seguente Ordine del Giorno:
1. Verifica dei poteri; 2. Elezione delle commissioni congressuali; 3. Bilancio consuntivo 2000 e relazione relativa alla gestione; 4. Piani e programmi di azione predisposti dal Consiglio nazionale; 5. Dibattito; 6. Votazione di documenti e mozioni; 7. Varie ed eventuali. Ai sensi di quanto previsto dall'Art. 13 del Regolamento Organico, le Società sportive che ’ intendono proporre argomenti da inserire all'Ordine del Giorno, devono farne richiesta scritta al Consiglio nazionale almeno 5 giorni prima della data di effettuazione del Congresso. ;
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occhio Pasqua, festa di “tutto” l’uomo "Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen". Concludiamo sempre con queste parole il Credo di ogni messa domenicale e festiva. Di solito passiamo subito ad altro, magari senza minimamente pensare che tali parole racchiudono, per chi ha fede, verità straordinarie. Con quelle due piccole frasi diciamo infatti di credere - ed è cosa assurda, per chi non crede - nientemeno che nella "risurrezione dei morti" e in un "mondo che verrà". È chiaro che in questa sede non si può fare un'approfondita riflessione teologica sul loro significato. Ma qualcosa va detta, per almeno due motivi; anzitutto perché questo numero della nostra rivista esce nel tempo di Pasqua, che è la grande festa della risurrezione del Cristo e, poi, perché quelle poche parole racchiudono verità che aprono allo sport orizzonti sconfinati. La parola chiave è "risurrezione". Nelle Scritture sacre che precedono la venuta di Gesù la risurrezione era un concetto appena adombrato; ma, a partire da lui, costituisce l'evento centrale della fede cristiana ("se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede", scrive s. Paolo); un evento che ha cambiato la storia umana in storia di salvezza. Questo evento, che settimanalmente celebriamo di domenica e in modo tutto speciale ogni anno a Pasqua, per gli sportivi assume un rilievo specifico perché annuncia la salvezza dello "strumento" principe di ogni attività sportiva; il corpo. Se infatti lo sport è la festa del corpo, la Pasqua ne è il trionfo definitivo. Sì, perché la risurrezione riguarda l'uomo tutto intero e annuncia che, dopo la morte, anche il corpo mortale riprende vita. Questa non continua soltanto per l'anima immortale, ma anche per il corpo, che risorgerà dalla morte. La fede ci assicura, anzi, non solo la risurrezione di "ogni" uomo, ma di
"tutto" l'uomo: corpo, anima e spirito, nella inscindibile unità costitutiva della sua identità umana. L'antropologia cristiana, che costituisce il principio ispiratore del CSI, invila a guardare il corpo umano non come fonte di problemi morali o come prigione dell'anima. (Era questo il pensiero di molti filosofi greci, come anche di certi cristiani contagiati dall'eresia manichea, per i quali il corpo costituiva un ostacolo alla piena comunione con Dio). La fede invita a guardare il corpo con simpatia; ne esige anzi un'attenta custodia e un rigoroso rispetto perché, come scrive s. Paolo è addirittura "tempio di Dio" (1 Cor 3, 16). I due eccessi riguardanti il corpo umano il suo culto (oggi diffusissimo) o la disistima - sono un segno inequivocabile di ignoranza teologica. È tale, però, anche la scarsa attenzione alle sue naturali esigenze, non ultime quella ludica e sportiva. "Il bimbo che non gioca - ha scritto il poeta cileno Pablo Neruda - non è un bimbo; però l'uomo che non gioca ha perso per sempre il bimbo che viveva in lui, e gli mancherà molto". II cardinale Biffi di Bologna è giunto perfino a dire che un vescovo che non gioca a bocce o non si affaccia mai a contemplare la luna o non scrive poesie per bambini è più pericoloso per la cristianità di un eresiarca. Per paradossali che siano, queste affermazioni esprimono sia l'esigenza di contrastare la cultura del successo attraverso adeguati spazi ludici, sia la necessità di rivitalizzare ogni giorno un corpo che riprenderà vita nel "giorno senza tramonto" di cui parla la Scrittura. In questa visione cristiana, e nel suo avvenimento centrale costituito dalla Pasqua di risurrezione, l'attività sportiva trova la sua massima dignità. Chi trova il tempo, sia pure ricavato a brandelli negli angusti spazi liberi della
propria agenda, si pone in controtendenza con la cultura del successo e del guadagno, e afferma i valori della gratuità, anche se deve ben guardarsi dalle ingenue speranze di chi pensa che basti l'esercizio fisico, comunque e per qualsiasi scopo praticato, a preservare dal decadimento morale. L'esigenza di attività ludiche e sportive, e la vitalità che da esse promana, ha una radice teologica e una valenza spirituale. Costituisce una gioiosa anticipazione della vita futura, un'avvincente figura del "mondo che verrà". Aver detto questo è molto, ma non è tutto. Perché la risurrezione di Gesù non è una generica vittoria della vita sulla morte; è invece la vittoria di una vita donata, spesa per gli altri, come fu la sua. Una vita egoisticamente trattenuta per se stessi va incontro a una seconda morte. "Si tratta dunque - annota il biblista Bruno Maggioni - di una notizia lieta, ma anche impegnativa". Il mistero pasquale che stiamo vivendo in questi giorni offre dunque un'ulteriore fonte di riflessione, e un supplemento di forza per andare avanti, a coloro che in questa Associazione spendono tempo, energie psico-fisiche e soldi a servizio dell'educazione dei ragazzi, nelle società sportive, nei comitati territoriali o nei consigli regionali e nazionale. Nulla va perduto di ciò che viene fatto per gli altri. Ogni seme darà il suo frutto, non importa sapere chi lo raccoglierà, e quando. E nemmeno importa molto sapere - torniamo così direttamente al tema centrale di questa riflessione pasquale - quando e come la risurrezione avverrà. I vangeli parlano di "ultimo giorno", per dire la fine del tempo. Sappiamo però - e questo ci basta - che si è già realizzata nella persona di Cristo e che è associata al suo ritorno glorioso. Perché, con lui e per lui, anche noi siamo già risorti.
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Cosa posso fare per te? «E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!".. Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Allora Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". E chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!". Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: "Che vuoi che io ti faccia?". E il cieco a lui: "Rabbunì, che io riabbia la vista!". E Gesù gli disse: "Va, la tua fede ti ha salvato". E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la sua strada». Questo brano del Vangelo di Marco (10, 46-52) mi sembra si presti piuttosto bene ad essere icona della situazione difficile in cui vengono a trovarsi tanti giovani d'oggi. Certi recenti episodi di cronaca nera con i giovani come protagonisti, pur essendo casi limite, hanno suscitato interrogativi inquietanti, mettendo in risalto una difficoltà di contatto intergenerazionale che non si sa bene come affrontare. Bartimèo è appunto un giovane. È in grave difficoltà, perché è cieco, come dire che la sua prospettiva del mondo è assente. È un marginale, uno costretto a mendicare per sopravvivere. Ma in lui c'è un sentimento importante, la speranza di trovare una via di uscita. Una speranza inespressa fin quando viene a sapere che Gesù è lì e comincia a gridare, reclamando il suo diritto di essere ascoltato. Gli altri, i "sani", non intendono farlo parlare. Per loro è solo un disturbatore. Unicamente Gesù si accorge di quel grido, di quella persona in disparte che implora pietà ed aiuto, ed alla quale tutti negano attenzione. Bartimèo diventa immagine di quei tanti giovani che sono sul ciglio di una metaforica strada,
sofferenti per il loro disagio e il loro isolamento. Non è vero che il loro disagio se lo tengano nascosto dentro, che nulla lascino trapelare se non quando è troppo tardi. È che noi siamo distratti da altri frastuoni, dai blà-blà televisivi, dalle urgenze, dalle ambizioni, dagli egoismi. Quelle voci che sono flebili perché sono giovani proprio non riusciamo a sentirle. Ed è solo un problema di attenzione. Dovremmo riflettere anche sulla seconda parte del brano evangelico. Non appena Gesù offre la sua disponibilità, Bartimèo getta via il mantello, balza in piedi e va da Gesù. Reagisce, cioè, alla sua situazione di emarginato, entra nella folla così com'è, è se stesso tra i tanti. E subito viene messo a suo agio grazie alla prima domanda di Gesù: "Che vuoi che io ti faccia?". Cosa posso fare per te, non per me, per il mio orgoglio, per dimostrare le mie capacità, ma per te? In quella domanda si nasconde il segreto dell'accoglienza. Si accoglie, infatti, nella misura in cui si è pronti a fare qualcosa per l'altro perché se ne sente il bisogno; si accoglie nella misura in cui ci si ferma ad ascoltare, comprendere, comunicare. Questo atteggiamento di accoglienza provoca una reazione forte, immediata, piena di vita. Riavere la vista, in quest'ottica di lettura, significa per il giovane acquisire pienezza di mezzi, consapevolezza, capacità di agire. Chi si assume il compito di essere educatore non può essere "folla" che zittisce. Anzi, deve essere in grado di cogliere tra la folla, isolandolo dal frastuono, anche il più debole dei gridi. Una volta si diceva che un buon educatore doveva "avere naso", oggi è indispensabile che abbia delle buone antenne, con le quali riuscire a captare mille segnali, riuscendo a mettere ordine tra di essi, selezionando quelli che richiedono la disponibilità totale e immediata mostrata da Gesù nei confronti di Bartimèo.
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