I
Direttore responsabile: Aldo Notarlo
Redattore capo: Duilio Dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Andreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci
Bua, M ■■■ SM HiffiB» ■■■ ■i eubj» mali
Grafica: Alberto Greganti Un congresso di verifica della vita associativa, a metà del qua driennio, sui quattro obiettivi scelti nel 1972:
STADIUM. si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune ' dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.
STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un’attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.
(copertina di Alberto Catalani)
la formazione globale e continua per tutti / la vita associativa delle strutture di servizio / l’attività sportiva a carattere sociale / l’azione politica per la realizzazione di un servizio sociale per lo sport
Una verifica in chiave politica, che esprima cioè la volontà ope rativa dell’associazione di realizzare le scelte fatte nell’ultimo congresso, in alcune aree privilegiate di intervento:
l’attuazione del piano di formazione a tutti i livelli / l’organizzazione di un migliore servizio da rendere alle società sportive da parte delle strutture provinciali, regionali e nazionale / la scelta di programmi e formule di attività sportiva che realizzino un modello di « sport per tutti e di tutti », con una particolare riflessione sui centri di formazione fisico-sportiva / la presenza e la partecipazione femminile nell’associazione / una decisa azione politica nei vari contesti in cui le strutture associative vivono ed operano
Stadium, che da qualche numero fornisce dati e spunti di rifles sione sui vari temi congressuali, pubblica in questo numero, nelle pagine interne una
Dichiaraiione del Consiglio Nazionale sulla situazione dolo savi italiano
M ■* MKI MB» hk aia® Uno degli impegni assunti dal Congresso Nazionale di Roma del 1972, impegno peraltro statutario, è stato quello di assumere come Associazione un impegno politico perché nel Paese si sviluppi una politica a favore di uno sport sociale. Fin qui siamo tutti d’accordo e non ci ritorniamo più sopra. Il difficile viene dopo quando si tratta di precisare la nostra posizione politica di fronte al problema che ci investe e che non possiamo eludere mettendo la testa sotto l’ala come gli struzzi. In altri termini, si tratta di mettere le carte in tavola dicendo chi siamo, come la pensiamo e cosa vogliamo. Stadium per la verità non ha mai taciuto e, come organo ufficiale del CSI, ha sempre detto quali erano le posizioni, che si maturavano nell'Associazione, di fronte all’evolversi dei problemi e delle situazioni. Il CSI dal canto suo ha iniziato per primo il discorso di una politica sportiva buttando un sasso nello stagno. Ora lo stagno si è mosso e tutti parlano di politica sportiva: CONI, Stato, Regioni, Comuni, Associazioni, parlamentari etc. E' il momento di fare il quadro perché, muovendosi, non si perda di vista l’obiettivo. Far politica seriamente significa infatti avere una strategia (l’obiettivo), sapere che strada percorrere per raggiungerlo e stabilire rapporti con le forze interessate dicendo con chiarezza come la pensiamo. Per questo motivo il Consiglio Nazionale ha elaborato la dichiarazione politica che Stadium pubblica, la quale è rivolta all’interno e all'esterno dell’Associazione.
All’interno perché tutti siamo impegnati per scelta statutaria e congressuale, ciascuno nel proprio ruolo, e a tutti i livelli, a confrontarci con essa e ad impegnarci seriamente. All’esterno perché tutti hanno il diritto di sapere (ed è un atto di onestà da parte nostra il dirlo) qual è la nostra posizione. Se in un momento di confusione in cui tutti pensano di parlare la stessa lingua senza comprendersi, cercheremo di portare della chiarezza, il CSI avrà dato un nuovo contributo alla soluzione di un problema, tra i tanti, che un paese civile, moderno e democratico attende che sia risolto. ALDO NOTARIO
Associazione calciatori e Lega calcio sono alle corte. Campana per i calciatori e Carraro per la Lega pareva addirittura — e non è escluso — che scendessero in pubblico contraddittorio. Soprat tutto la Lega sembra interessata a far palesi alla opinione pub blica i propri punti di vista. Ed è logico che siano i datori di la voro — sempre a quanto pare e fino a prova contraria — a voler far sentire la loro voce perché, in assenza di pubblico comizio, la massa della gente si schiera per istinto e per affinità ovvia mente dalla parte del lavoratore (calciatore, in questo caso). Ci sono poi state delle dichiarazio ni, per giunta, piuttosto da... « pa droni » fatte più o meno ufficial mente da certi presidenti di gros se società, anacronistiche e di dubbio gusto, che certo non so no piaciute. È una questione spinosa. I cal ciatori vogliono essere liberi di cambiare impresa o ditta dopo un certo tempo e pretendono di non essere, come gli schiavi an tichi, considerati « oggetti » del la casa; vogliono, anche, certe liquidazioni e indennità. Gli altri, i datori di lavoro, so stengono che il paragone pari pa ri con gli altri lavoratori non quadra perché nessun lavoratore dipendente « alza » al mese quei « salari » da fuori serie e villa al mare che molti assi del calcio portano mensilmente a casa. E in questo non hanno torto, i presidenti. Occorrono buona volontà e qualche rinuncia da parte di tut ti. C’è pericolo di veder andare in rovina il calcio spettacolo; a questo pericolo, si risveglia il pubblico erario che, attraverso tasse e tangenti del concorso pro nostici, sugge dalla linfa, dalla scommessa sportiva, costruendo in compenso quelle migliaia di pa lestre, piscine, attrezzature per lo sport agonistico e di tutti che notoriamente fanno del nostro Paese una terra di avanguardia nella politica sportiva e che sono visibili, sia pure in chiave di fan tasia, in ogni quartiere e in ogni borgata. Sul piano dell’etica sportiva, se finisse il Totocalcio, certo De Coubertin non si rivolterebbe nella tomba; purtroppo, scherzi a parte, è pur vero che senza mez zi non si conducono in porto nem meno le buone intenzioni. Tan genti fiscali e rappresentative a parte, è pur vero che è sempre
4
La libarla, i milioni e il drillo di inni allo loort ■■■
■
il
'
r ;
*■ »Jl*
'in
B
■■.
■
■■■
■ '
-"-«5.aaKJMMI
TULI
?
ii
Una recente riunione della Lega Nazionale Calcio con la partecipazione del presidente federale dott. Artemio Franchi.
il concorso dei pronostici a for nire mezzi per le altre discipline sportive; d'altra parte, con tutti gli errori e i difetti di chi deve fare o vuol fare tutto per la sem plice ragione che gli altri fanno poco o nulla, è pur sempre il Comitato Olimpico e gli Enti di promozione — a volte in posizio ne polemica ma sempre « adden tellati » per forza di cose — che cercano di portare lo sport an che su faticose nuove strade so ciali; anche per questo, occorro no mezzi. Le Regioni e le pro vince — tranne le eccezioni che confermano la regola — sono at tese tuttora al telefono... mentre il settore scuola è sempre stato fortissimo, fino dai nostri ricor di d’infanzia, nel campo « circo lari » (la circolare del Preside, del Provveditore, del Ministero, ricor date ex scolari e studenti che sie te e che siamo?). Morale: presidenti, non fate i padroni delle ferriere! Calciato ri, ricordatevi che siete uomini degni di un sindacato ma che sta te difendendo non un salario ma un « appannaggio », cioè vi batte te per i milioni non per l'equo fitto!
La cosa più saggia e giusta sa rebbe quella di fare un ragiona mento semplice, insieme, presi denti, giocatori, pubblico: siamo tutti interessati a che il calcio viva? E allora diamogli delle re gole economiche ragionevoli, evi tiamo i multimilionari di una sta gione e gli spostati di sempre. Cerchiamo che il calcio diventi, oltre ad uno spettacolo, un pic colo mezzo per portare un picco lo contributo alla sistemazione della nostra squinternata società. Sono parole, dirà qualcuno, leggendo. Può darsi. Ma avete mai immaginato un calcio scola stico — come si sta diffondendo, udite udite, negli USA — che sod disfi il desiderio di sano agonismo e di passione di masse di giova ni? E poi, i migliori, vanno alle Società che garantiscono loro gli studi necessari ed un assegno di sistemazione, buono a fine car riera, per gli impianti necessari ad esercitare la « professione del riposo agonistico », un negozio, uno studio, un gabinetto profes sionale? Cercatene di queste « uo va di Colombo », amici. E non è difficile come sembra farle « sta re in piedi ». PAOLO VALENTI
i.i
n
[I i! m !!
i I:
Il «pezzo.» che segue certamente creerà scalpore non tanto per il suo contenuto, quanto per il suo assunto dichiaratamente polemi co e « provocatorio ». Si vuole verificare l'apporto, nel la misura e nel metodo, del tec nico al fatto educativo. L’autore parte da un suo punto di vista strettamente personale, e cioè che l’azione del tecnico non è educa tiva, illustrandone le motivazioni strettamente legate, però al pun to di partenza che, ripetiamo, non vuole essere un atto d'accu sa nei confronti dei tecnici, ma soltanto un punto d’appoggio a tutto il ragionamento. Ora que sto punto di vista va verificato, soprattutto con il contributo di quanti non lo condivideranno: per essi, e per tutti, potrà essere considerato, come si fa qualche volta in matematica, un ragiona mento per assurdo. Le affermazioni che si fanno, inol tre, non vogliono riproporre la dicotomia fra i tecnici e gli « al
I SCIÒ *!ivo
è in eAlca ture ?
tri ». Per quest’ultimi, poi, ci sa rà da fare un discorso analogo, naturalmente con altre motiva zioni. Data la natura della nostra As sociazione mi sembra logico che si inizi questa verifica proprio con quelli che operando a stretto contatto con i giovani si trovano impegnati « in prima linea ». D'al tra parte il Centro Sportivo Ita liano, sin dal 1954, consapevole della delicatezza del ruolo del « tecnico » all’interno delle finali tà che l'associazione intende per seguire, ha impostato, come dice l’autore del « pezzo » una capilla re azione di sensibilizzazione al problema nell’àmbito dei Campi Scuola Nazionali, dove si insegna va ai giovani partecipanti ad eser citare il proprio ruolo di « tecni ci » con un’idea dell'educazione certamente diversa da quella di
tipo « bancario », cui fa riferi mento l’amico Andreoli. L'amico Andreoli dice però che questi indirizzi, a furia di enun ciarli enfaticamente, sono diven tati degli assiomi, ma forse sol tanto in forma di enunciazione di prinicpio, mentre la realtà... Quindi ben benga la discussione, la verifica: tutti dobbiamo sen tirci impegnati a verificare con estrema spregiudicatezza e fran chezza fino a qual punto i « tec nici » sono educatori e quale tipo di educazione essi forniscono ai giovani. Questa spietata radiografia, che coinvolgerà anche gli altri ruoli, perché nessun ruolo di per sé è depositario della « verità », ci permetterà di raggiungere quel l'univocità di intenti indispensa bile per rendere efficace la nostra azione educativa. FILIPPO DRAGOTTO
Nella società civile, l’enfasi po sta fino a qualche anno fa sulla tecnica e sulla tecnologia ' sem bra progressivamente smontarsi perché si è sperimentata l’inca pacità delle sole soluzioni tecni che a dare risposte globali agli interrogativi della vita personale e collettiva. Nel mondo sportivo, però, i ruoli tecnici conservano una loro rilevanza, rafforzata nella nostra Associazione dal fatto che si è as segnato al tecnico anche uno spe cifico compito educativo. È chiaro, allora, che stabilire come il tecnico svolge il suo ruolo educativo è un fatto essenziale in ordine al conseguimento o meno delle nostre finalità associative. Per questo ci sembra fondamen tale partire subito da una doman da precisa e a questa, attraverso un dialogo sviluppato con i diretti interessati, i tecnici, e con tutti i lettori di Stadium, cercare di trovare una risposta altrettanto precisa. 11 tecnico sportivo è un educa tore? Una domanda di questo ge nere, fatta oggi, può forse mera vigliare, soprattutto all’interno del CSI. Infatti, già diversi anni fa, almeno nel CSI, si è voluta dare una risposta a questo in terrogativo, e una risposta affer mativa. Il problema, come si ri corderà, era strettamente colle-
5
gato a quello dei fini istituziona li di un’associazione che si pre sentava (e si presenta) come En te di propaganda e di promozio ne sportiva. Un Ente, dunque, (stando alla definizione data poi dal « Libro Verde » del CONI) che non tende a realizzare la pra tica sportiva come fatto premi nentemente agonistico e compe titivo, ma, piuttosto, come fatto educativo, di formazione, di di vertimento e di tempo libero. (Il riferimento al Libro Verde non intende ovviamente sottoli neare l’esattezza di una termino logia che anzi ci sembra generica e poco chiara. Per noi, vale quan( to espresso dal primo articolo M del nostro statuto, ma il riferi mento alla definizione del CONI ci serve per il suo valore po litico). Si è dunque stabilito questo itinerario logico: l’Associazione intende realizzare un compito educativo; pertanto, colui il qua le ha maggiori e più continui rap porti con gli atleti dev’essere un tecnico-educatore. Così per raf forzare questa convinzione e tra durla nella vita dell’associazione, si è impostato il ciclo di prepa razione, formazione e specializza zione dei nuovi tecnici in modo che essi assumessero, oltre alle indispensabili cognizioni tecni che, anche delle cognizioni di ti po pedagogico e psicologico e fa cendo in modo che i corsi desti nati a questa preparazione e alla successiva specializzazione si rea lizzassero unitamente a quelli per la preparazione e la forma zione degli altri dirigenti di so da. E può essere vero, ma solo cietà. a condizione di continuare a par Messo in atto questo meccani tire dai princìpi e dalle afferma smo e questo processo formativo zioni di principio. Se, al contra si è ritenuto di aver raggiunto lo rio, ci si mette ad osservare la scopo e, anzi, successivamente, la realtà con spirito critico, allora, convinzione si è radicata a tal forse, i risultati sono un po’ di punto che oggi, sempre più spes versi. so, si parla di tecnico-animatoreDopo diversi anni nei quali si educatore. È vero che negli ulti è continuato a ripetere in ogni mi due anni i piani formativi deloccasione che il tecnico è un l’Associazione, sia di tutti i soci educatore, noi possiamo costata sia dei responsabili, hanno as re molto facilmente e in diversi sunto indirizzi diversi. Tuttavia àmbiti come, nonostante l’affer questi nuovi indirizzi — che pre mazione di principio che si enun vedono momenti di formazione cia, esista di fatto nella realtà specialistica ai vari ruoli e mo della vita associativa una separa menti di verifica dell’azione asso zione — e anche abbastanza netta ciativa da parte di tutti coloro — tra i tecnici e coloro che af che ne sono corresponsabili —, frontano in modo diverso, più non sono stati ancora né com politico, la vita dell’Associazione. presi né attuati. La situazione da Anzi, questa separazione, questa noi denunciata, pertanto, è so diversità è possibile rilevarla prastanzialmente esatta. ticamente in ogni aspetto della realtà della vita, ossia in tutti i Pare proprio, allora, che porsi l’interrogativo iniziale sia tempo momenti in cui la vita dellassociazione si manifesta: corsi, asperso o sia un’operazione fasulla destinata a riscoprire l’acqua calsemblee di società, riunioni di 6
comitati, di consigli, di commis sioni, tornate di studio ecc. In tutte queste occasioni, infatti, si può rilevare costantemente come tra i tecnici e quegli altri di cui dicevamo sopra esista un contra sto, una reciproca diffidenza, una incomprensione di fondo. Si potrà forse dire che questa diversità così profonda sia dovu ta alla diversità dei ruoli e che tra ruoli diversi, inevitabilmente, esiste un conflitto. E questo è anche vero. Ma io credo che la questione sia più profonda e va da messa in luce e discussa per capirla bene. La questione di fondo, mi sem bra, non è tanto affermare che tutti i ruoli che agiscono nell'as. sociazione sono di tipo educati, vo. Fare un’affermazione del ge nere è, infatti, facile e trova tutti d'accordo. L'interrogativo di fondo, mi sembra, che debba in. vece essere: quale educazione si vuole realizzare? A cosa tende questa educazione? E qui, di fronte a questi interrogativi, prò.
babilmente non ci si troverà più d’accordo. E la diversità tra con cezioni diverse apparirà ancora più chiara quando si voglia ri spondere a quest’altro interroga tivo: come realizzare questa edu cazione? Per conto mio cerco di dare delle risposte chiedendo però, contemporaneamente, che mi si aiuti a vederci chiaro nella que stione che, per me, è piuttosto importante. Se capisco bene la posizione dei tecnici, una certa mentalità e cultura diffuse nel loro ambien te e il tipo di azione che condu cono, direi che in essi finisce per prevalere un’idea dell’educazio ne di tipo « bancario » (cfr. P. Freire, La concepción bancaria de la educación y la deshumanización, Montevideo 1968). Cosa intendo con questa affermazio ne? È abbastanza semplice: i tec nici ritengono, giustamente, che l’educazione che essi sono chia mati a realizzare ha come stru mento privilegiato la tecnica e lutto ciò che è connesso con la tecnica: regolamenti, tecniche e
tattiche individuali e di squa dra, fondamentali delle discipline sportive ecc. ecc. Pertanto, per i tecnici, il processo educativo si identifica di fatto con l’acquisi zione da parte degli atleti o degli aspiranti atleti di tutte queste 'pozioni individuali e di squadra. Glrxatleti, acquisite tali .nozioni, Se p< ►iranno mettere in atto nelle 'vari* gare nel corso delle quali, C0h l’aiuto e il sostegno degli stessi tecnici, potranno educarsi realizzando la pratica sportiva. E 'più gli atleti avranno imparato ciò che devono sapere per poter realizzare nel miglior modo pos sibile le gare, più saranno edu cati e più potranno essere edu cati, formati, divenuti via via uo mini che conoscono se stessi, le loro possibilità e capacità e via dicendo. E ciò realizza per essi l’affermazione secondo la quale lo sport è un fatto educativo. Resta il fatto che in un’educa zione così intesa i regolamenti e le tecniche, anche se nel tempo si evolvono, costituiscono, in so stanza, una specie di « deposito », un « fondo » che, per realizzare l'educazione, dev’essere distri buito a chi ne fa richiesta. Un « deposito », un « fondo » di cui sono i tecnici a possedere le chia vi e a loro è dato il potere di ge stire e di distribuire questo « pa trimonio » di conoscenze senza delle quali non può realizzarsi lo sport e quindi il processo educa tivo. In questo modo gli atleti ven gono concepiti — e non può esse re altrimenti — come oggetto dell'educazione. Essi, così, ven gono posti in una condizione di dipendenza nei confronti dei tec nici. Insomma, gli atleti sono considerati come dei « vasi » che debbono essere riempiti e, in quanto tali, sono concepiti come oggetti passivi non interagenti nel processo educativo. Questo si verifica non solo nel momento dell’apprendimento, ma anche quando gli atleti sono chia mati a mettere in atto ciò di cui sono stati « riempiti », e cioè nel la pratica sportiva stessa. Infat ti, la conduzione delle gare (indi viduali o di squadra che siano) vengono pilotate dall’esterno e a priori dai tecnici i quali sono de stinati a dare le disposizioni che ritengono utili perché l’atleta o la squadra diano il massimo ren dimento e raggiungano l’obbiettivo di ogni gara: la vittoria. Evidentemente, un tipo di edu cazione di questo genere che ve de gli atleti destinatari dell'edu cazione, oggetti di un’azione edu-
cativa, ha degli effetti e sono que sti che debbono essere valutati. Non le affermazioni di principio sulle quali ci si trova sempre d’accordo; infatti, noi non stia mo dicendo che i tecnici non pos sano essere dei veri educatori, ma che di fatto, nell’attuale real tà dello sport italiano e della no stra Associazione, i princìpi di scordano molto spesso dalla prassi. Ora, a mio avviso e pur restan do su un piano generale ma spe ro non generico, un tipo di edu cazione « bancaria » in cui esiste da una parte un « patrimonio » di educazione e, dall’altra parte, dei « clienti » di educazione, non può essere un processo dinamico ma statico, un processo che ten de a « riempire » dei contenitori vuoti e, quindi a riprodurre in essi ciò che è dato a priori come il necessario. Dunque, si tratta, alla fin fine, di un processo di socializzazione integratrice che porta coloro che sono oggetto dell’educazione a conformarsi con ciò che gli viene imposto come indispensabile per essere ciò che devono essere. È chiaro allora che chi intende l’educazione come un processo dinamico, come un processo di permanente liberazione dell’uo mo — e questo è l'orientamento della nostra Associazione nel mo mento attuale — viene a scon trarsi con chi — magari senza vo lerlo — di fatto tende a realiz zare un’educazione di tipo inte grativo, statico, in cui esiste una separazione tra chi sa e chi an cora non sa. Se questo è vero — ma come dicevo chiedo una verifica a tutti quelli che sono interessati al pro blema — allora i conflitti che si verificano nei vari momenti as sociativi tra tecnici e « altri » non possono più essere valutati sem plicemente — o semplicistica mente — come conflitti tra per sone che tendono a fini diversi, a un’educazione concepita in mo do da dare risultati anche oppo sti tra loro. PAOLO ANDREOLI N.d.R. - Questo articolo, come ab biamo detto nella presentazione, chie de una verifica. La verifica va fatta sostanzialmente su questi punti: — se si ritiene che l’azione dei tecnici, che l’autore definisce di tipo « bancario », sia educativa o mene; — se l’azione dei tecnici può comunque essere vera mente educativa e a quali condizioni. E’ evidente che questa verifica dovrà necessariamente coinvolgere il signifi cato di « educazione », anche in rela zione al termine che da qualche tem po si preferisce usare di « animazione ».
7
Nella pallavolo la giusta causa L’attuale risonanza che sta aven do sulla stampa specializzata e non il problema sollevato dall'Associazione Calciatori sullo scioglimento del vincolo — l'ar gomento che forma oggetto dei nostri interventi — e della liqui dazione, induce a credere di es sere sulla strada giusta, anche se l'attuale « crociata » dei calciato ri professionisti ha ben differen ti motivazioni. Tale convinzione ci viene ulteriormente ribadita dalle reazioni dei Presidenti del le Società sia professionistiche che da quelle non professionisti che, che con il lugubre tono delle « cassandre » profetizzano il fal limento delle loro Società e di conseguenza la fine del calcio e, con sottile ricatto, la fine del... to tocalcio! Certo è strano che proprio co loro che dal professionismo e dalle attuali norme vincolistiche hanno i maggiori utili siano gli assertori di una maggiore libera lizzazione e di una maggiore con siderazione della persona, forse pensando di ottenere più diritti e meno doveri, o comunque più soldi; ma è sintomatico che la « rivolta » non parta dagli « schia vi », cioè dai più tartassati dalle vigenti norme, ma proprio dai « privilegiati »; comunque l’esi stenza di un vincolo annuale lun gi dal creare il caos, e quindi l’an nullamento di un’attività orga nizzata, modificherebbe, a tutto vantaggio sia degli atleti, che ver rebbero considerati « persone » e non « cose », sia delle società che in un rapporto bilaterale a livello di libera contrattazione potrebbe ro cautelarsi maggiormente aven do nel contempo prestazioni mi gliori, in quanto gli atleti avreb bero tutto l'interesse a valoriz zarsi. Continuando nella nostra pa noramica sulle norme che rego-
8
lano il tesseramento degli atleti ed il conseguente vincolo, e sulle possibilità che essi hanno per li berarsi, parleremo questa volta delle norme interessanti la palla volo, questo sport « giovane » che tanto interesse riscuote nei gio vani, che ne hanno decretato un successo tale da portarlo in breve tempo numericamente e per at tività al secondo posto fra gli sport di squadra, subito dietro il calcio. Ma lo sviluppo, e di conseguen za l’interesse delle masse, hanno portato diremo necessariamente — anche se effettivamente non c'era la necessità di copiare le cose negative delle altre Federa zioni che purtroppo per le mag giori Società sono invece di pre minente valore — alla trasforma zione del vincolo da pluriennale a tempo indeterminato. La trasformazione è stata len ta ma irreversibile, da annuale a biennale, da biennale a qua driennale, e quindi, dopo un’aspra battaglia dialettica in congresso, nella quale il Consiglio Federale in generale ed in prima persona l'estensore delle presenti note fu rono in minoranza, si ebbe, con soddisfazione delle Società, ma non certo degli atleti, il vincolo a vita. Per potersi svincolare gli atle ti hanno soltanto quattro possi bilità, e cioè: 1 ) per nulla-osta da parte del sodalizio di appartenenza; 2) per estinzione o per la cessa zione della affiliazione del so dalizio; 3) per la mancata adesione al l'assorbimento o alla fusione del sodalizio di appartenenza; 4) per giusta causa. Trascurando i primi due mo tivi che sono quelli uguali per tutte le discipline sportive e che
quindi non hanno bisogno di commenti o di chiarimenti, pas siamo ad esaminare gli altri due, che fra l’altro sono assolutamen te originali. Il terzo motivo, infatti, dà al l’atleta la facoltà di determinare non soltanto la propria posizio ne, accettando o meno il cambia mento del suo « status sociale », ma gli dà anche la possibilità di determinare anche tale cambia mento. Senza l’adesione di alme, no due terzi degli atleti facenti parte della Società o delle Sezio ni che intendono farsi assorbire, l’assorbimento non è possibile; mentre è necessario che almeno la metà degli atleti di ciascuna Società sia d’accordo per potersi effettuare una fusione fra due o più Sodalizi. Ci sembra giusto, e vogliamo dare atto alla FIPAV di questo rispetto nei confronti degli atle ti, che i protagonisti dell’attività possano avere voce in capitolo nelle trasformazioni delle strut ture della propria Società, e fra l’altro questa norma concorda con il nostro concetto di vita so ciale, contrastando quindi con il concetto vigente di « tutto il po tere ai Dirigenti ». La trasforma zione di una Società non può es sere un'operazione di « vertici », ma una decisione collegiale con. certata insieme agli atleti, e... con i tempi che corrono scusate se non è rivoluzionaria e controcor rente questa norma! L’altra norma, che come termi, nologia è invece di moda, è quel, la della giusta causa. Nello spirito di chi l’ha auspi cala e l’ha introdotta questa nor ma doveva essere la valvola di sicurezza per gli atleti, la vera difesa della loro personalità e dei loro diritti, nei confronti del. le Società, ma evidentemente la lettera ha travisato lo spirito.
Vediamo come l’art. 31 del re golamento affiliazione e tesseramenti della FIPAV (che in altra parte trascriviamo integralmen te) intende la giusta causa: « Si ha giusta causa quando lo scio glimento del vincolo appare equo contemperando gli interessi del l’atleta con quelli del sodalizio nel quadro delle direttive della FIPAV ai fini dello sviluppo della disciplina sportiva della palla volo ». Cioè in pratica esiste la giusta causa soltanto quando la volontà dell’atleta non contrasta solo con gli interessi della propria Socie tà ma anche con i preminenti in teressi della FIPAV! La norma facilita lo svincolo, ma favorisce gli elementi tecnicamente più promettenti, quelli il cui trasfe rimento s’inquadra, ad esempio, nel quadro del miglioramento qualitativo della pallavolo pro grammato dalla FIPAV ed in pro posito è illuminante il paragra fo 4 del summenzionato art. 31. L'unica eccezione al vincolo a tempo indeterminato è per gli atleti tesserati per Società che disputano soltanto il campionato di categoria ragazzi; per essi il vincolo scade al termine di cia scun anno sportivo. Per ottenere lo svincolo l’atle ta deve seguire comunque la se guente prassi: a) l’atleta deve chiedere alla pro pria Società il consenso allo scioglimento del vincolo a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno. La Società ha il termine di otto giorni dal ricevimento della richiesta per deliberare di accogliere o meno la richie sta. Se entro il termine sopra precisato la Società non ri sponde o risponde negativamente, l’atleta può proporre ricorso alla Commissione Tes seramento Atleti. b) L’atleta propone ricorso alla Commissione Tesseramento Atleti a mezzo di raccomanda ta espresso con ricevuta di ri torno, in duplice esemplare di cui il primo deve essere inviato direttamente alla Com missione ed il secondo, sempre per raccomandata, alla Società di appartenenza. Il ricorso deve essere inviato entro dieci giorni decorrenti dal termine di cui al prece dente comma a); ovvero, se precedente, dalla data di ri cevimento della comunicazio ne di rifiuto da parte della propria Società. L’atleta deve allegare alla co-
REGOLAMENTO AFFILIAZIONI - TESSERAMENTI - GARE DELLA FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO Art. 31 - Giusta causa: nozione.
Si ha giusta causa quando lo scioglimento del vincolo appare equo contemperando gli interessi dell’atleta con quelli del sodalizio nel qua dro delle direttive della FIPAV ai fini dello sviluppo della disciplina sportiva della pallavolo. Si presume in particolare senza possibilità di prova contraria resi stenza di una giusta causa quando sia dimostrato: 1) che il capo della famiglia dell’atleta si sia trasferito in altra provincia; 2) che l’atleta si sia trasferito in altra provincia per la presta zione del servizio militare salvi, peraltro, i limiti dei successivi arti coli 34 e 35; 3) che l’atleta si sia trasferito in altra provincia per motivi di lavoro o per motivi di studio e sempre che questi comportino la con tinua frequenza dei corsi d’insegnamento; 4) che un atleta, che da almeno tre anni sia vincolato ad un soda lizio militante in un Campionato di serie C od inferiore e che compia il 21“ anno di età nell’anno solare in cui la richiesta è fatta, intenda trasferirsi in un sodalizio di serie A e B sempre che, nello stesso anno, il sodalizio di provenienza non abbia conseguito la promozione al cam pionato di serie B; 5) che l'atleta, che per almeno due anni abbia militato nel mede simo sodalizio e compiuto entro lo stesso anno solare in cui la richiesta è fatta il 22° anno di età, non sia stato impiegato nell’ultima stagione come titolare nel sodalizio di appartenenza. Ai fini della presente dispo sizione si considera titolare l’atleta che abbia partecipato ad almeno due terzi delle partite alle quali, se non si fossero verificate sospensioni od eventi di forza maggiore, avrebbe potuto partecipare.
pia del ricorso inviata alla Commissione la seguente do cumentazione: — la ricevuta del versamento della tassa annualmente stabilita dalla FIPAV; (mancando tale ricevuta il ricorso è inammissibile); — la documentazione idonea a dimostrare la tempesti vità del ricorso; — tutti i documenti idonei a dimostrare la fondatezza della sua domanda di svin colo, cioè in pratica deve dimostrare la giusta causa. Alla copia del ricorso inviata alla Società di appartenenza l’atleta deve inviare in copia autentica tutta la documenta zione idonea a dimostrare la tempestività del ricorso. c) La Società, nel termine di ot to giorni da quello di ricevi mento del ricorso, può pre sentare una memoria difensi va da redigersi, in duplice esemplare, di cui il primo da inviarsi direttamente alla Commissione Tesseramento Atleti e il secondo al ricorren te, a mezzo di raccomandata espresso; d) decorsi venti giorni dalla da ta d’invio del ricorso, il Pre sidente della Commissione fis sa la riunione per la discus sione del ricorso, al quale pos sono essere presenti le parti interessate.
La Commissione, in base alle motivazioni addotte sia dal ricorrente che dalla Società, deciderà l'accoglimento o me no del ricorso e di conseguen za lo svincolo o meno dell'atle ta. Avverso alla decisione del la Commissione Tesseramento Atleti gli interessati, e cioè l’atleta e la Società, possono ricorrere in appello davanti alla Commissione d’Appello della FIPAV. Come si potrà notare non è certamente facile ottenere lo svin colo d’autorità e comunque si tratta sempre di un provvedi mento straordinario, da ottenere soltanto facendo una ben precisa prassi, ma quel che è più delica to e che tale provvedimento viene sempre preso secondo una logica le cui motivazioni di rado sono rispettose della libertà dell'indi viduo, ma tengono soltanto con to degli « interessi », in questo caso certamente contrastanti, del l’atleta, della Società e della Fe derazione. FILIPPO DRAGOTTO
N.d.R. Nel precedente intervento (Stadium n. 3 del 9 marzo), a proposito dei termini entro i quali le società affiliate alla FIP possono fare il rin novo d’autorità dei cartellini dei pro pri atleti, siamo incorsi in un errore di stampa: invece che « àal 1“ mag gio » deve leggersi « dal 1° luglio ».
9
” CITTA' AMARA
Quando snnrt e vita s'incontrano Sport come fatto di cultura, sport come esperienza di vita, sport e impegno sociale... Sono alcune delle tante espressioni che da tempo usiamo per significare che lo sport non è fine a se stesso, chiuso nel suo « sacro recinto », separato dalla vita che gli scorre intorno. Ecco un film — un bel film — dove questo rapporto è messo in evidenza in tutta la sua drammaticità.
È raro andare al cinema e trovare un eccellente film di ambiente sportivo. Eppure i film del genere, negli ultimi 40 anni, si contano con una certa ap prossimazione: circa 500. Il pubblico, quindi, è abituato a vedere aviatori me tallici, scalatori rupestri, pugili masto donti, pattinatrici leggiadre, calciatori ubriachi, nuotatrici col seno che esce da tutte le parti, ciclisti appiedati, automo bilisti di cera e champagne. Negli ultimi anni è uscita anche un'atletessa che vin ceva tutte le gare femminili, poi si viene a scoprire che è bisessuata, la mascalzoncella. I titoli la dicono più lunga dei personaggi: La freccia d'acciaio, La ma scotte dell'aeroporto (1934); Amazzoni bianche, La danza delle lancette (1936); Luciano Serra, pilota (1938); Atleti dell’Asse, Ritmo del motore contro ritmo del tempo (1940); Gong fatale (1950); Gli undici moschettieri (1952); Bisexual (1969); Formula uno nell’inferno del Gran Prix (1970). Idolatria sportiva s'in nesta in quella cinematografica. Senza contare la divulgazione di nerboruto fa scismo operata dai vari Tarzan e picchia tori cinesi di Formosa. Quando finalmente appaiono film co me Città amara (Fat City) di John Huston, migliaia di marionette peripateti che precipitano nel nulla. Qui l'ambiente sportivo non è una meteora astratta, ma vita, allo stesso titolo della vita reale che gli gira attorno.
Fat City è l’ironica città opulenta della California, lo stato della febbre dell'oro, la terra promessa del petrolio, del cine ma (Hollywood), delle fertili piantagioni di frutta e dell'esplosione industriale. In questa isola del benessere approdano anche migliaia di mentecatti alla ricerca del loro eden. Altri ci abitano già: negri; portoricani; sbandati incapaci di piegar si al gioco della produzione.
Un pugile più volte suonato e infine cacciato al tappeto dal numero cinque della graduatoria va ancora ad allenarsi alla palestra dell'YMCA (Associazione Cristiana dei Giovani). Qui incontra un giovanotto, Ernie, che caccia pugni per diletto su strumenti d'allenamento. Non ha mai combattuto. Tully, il pugile suo nato, invita Ernie ad andare a presen tarsi al manager di un'altra palestra, « perché — gli dice — hai della stoffa ». Il manager è lui pure un vecchio pugile più volte suonato che vive di ricordi e postumi dei colpi subiti un tempo. Il suo mondo nasce e finisce dentro le mura della sua palestra e tra le corde di squal lidi ring di provincia, dove, accorti or ganizzatori lanciano allo sbaraglio giova ni sprovveduti e sognatori. Ernie entra nel giro. Segretamente convinto della sua insipienza e incapacità, è tuttavia lieto delle parole dell’allenatore che, da soave vecchia ruffiana, lo definisce atleta naturale e gli prospetta i vertici della boxe mondiale. In realtà, Ernie, pacioso e flaccido, con la coscienza in torpore, accetta il gioco che, al di là dell'allena tore, gli è proposto da un pubblico pa gante che vuole assistere a scontri tra mentecatti in cui, comunque, qualcuno deve soccombere. Ed Ernie va quasi sempre al tappeto, ma ha accettato la regola: pur di vivere ed avere la vita tranquilla è praticamente, pagato per es sere quasi sempre sconfitto, non potendo fare altro il suo carattere e il suo fisico snervato e senza muscoli. Ed è ancora per aver vita tranquilla che Ernie, senza battere ciglio, sposa una ragazza che ha messo incinta. Ernie è, in qualche modo, un ragionie re socialdemocratico, un esemplare di maggioranza silenziosa, il sì quotidiano ai modelli culturali della tradizione e del consumo. La sua vita sarà d’orinnanzi ring e famiglia, senza un respiro e uno scarto verso il mondo che non sia una
* 10
tazzina di caffè. D'altra parte, ad Ernie, ragazzo pulito, il mondo non propone modelli diversi. Centinaia di giornalieri assoldati con pochi cents da mediatori di grossi agrari: lo sfruttamento. Squal lidi locali pubblici in cui si incontrano sfruttati e relitti: la solitudine. Una ra gazza che sfodera puttanesche moine pur di sposarsi: la sicurezza nella tradizione. Un manager che fin sotto le coltri con la moglie vaneggia di boxe e di primati: l'attivismo puntiglioso e assoluto come senso della vita. In palestra, una pletora di negri che scaricano verbosamente se coli di oppressione razziale sul pugile avversario e ne vengono sconfitti ancora una volta: la frustrazione sociale. Eppure sono proprio i negri la riserva e il limite del pugilato, essendo l’infima fascia sociale quella che rifornisce la maggioranza degli atleti-paria. Un tempo toccò agli italiani e agli italo-americani; oggi tocca ai latino-americani e ai negri, anche se, come dice il manager di Città amara, « ci sono troppi negri oggi sui ring e alla gente non piace vedere com battere due negri ».
Davanti a questa realtà complessa e drammatica, Ernie si comporta da « per fetto sportivo »: finge di non vedere e la ignora. Sorridente e con la faccia pulita, è ormai corrotto dai modelli culturali che gli sono stati proposti dalla terra promessa ed è in realtà un relitto dalle maniere ambigue ma garbate. Mente educatamente con gli altri e con se stesso pur di rimanere a galla. Mentre Ernie porta avanti la sua finta scalata alla vittoria, il pugile più vecchio, Tully, ha cambialo attività. Assieme ad altri giornalieri, passa da una piantagio ne all'altra a raccogliere noci, pomidoro, cipolle a 120 lire al sacco. Se alla fine della giornata riesce a raccogliere cento sacelli di cipolle, prima che uno sfini■MKMMM
mento lo colpisca, può anche guadagna re dodicimila lire, gli dice un mediatore. La piantagione è un esilio per sottopro letari. Troviamo anche qiu bianchi reiet ti, negri, latino-americani. Tully innaffia la fine di ogni giornata massacrante con abbondanza di sbronze. Tra effluvi di whisky e cream-shake incontra una donna malata di tristezza e solitudine che af fonda nell'alcool il suo malessere. Tully e la donna si avviano barcollanti alla ca sa di lei promettendosi reciprocamente e con la gola satura di whisky che l’uno può contare sull'altro. L’inconsapevole tentativo dei due di vivere insieme per abbattere la solitudine praticamente fal lisce. In realtà l'uno è l’ultimo scoglio dell’altro per non affossare nella dispe razione. Ma in questo caso le due soli tudini non si annullano, ma si sommano, vivendo lui alla ricerca di unàfferinazio ne che non c'è mai stata e nel ricordo di una moglie che se nè andata con un altro. Tully sente che la boxe può in qualche modo salvarlo e torna in palestra dove trova il suo manager ed Ernie, il ragaz zo che lui stesso ha avviato al pugilato.
Il reinserimento di Tully nella vicen da agonistica è disperante: al manager occorre trovare un avversario che sia più brocco di lui, per reinserirlo nel giro dello spettacolo. Dopo patteggiamenti squallidi e struggenti che avvengono tra il manager e un organizzatore di gare con pezzi di carne e panini in primo piano, lo spettacolo è definito, sulla pelle di due ruderi del ring. L’avversario di Tully sa rà la larva al tramonto Lucerò. Sede del l'incontro: Sacramento, capitale dello Stato della California. Nei lunghi istanti che precedono Viti- k contro, Lucerò vittima designata di una altra vittima, prende una pastiglia e ori- V na sangue. y
MMMNMQM
11
L’affannoso e rudimentale duello che i due paria conducono sul ring si con. elude con una disperata vittoria di Tully. I pugni coi quali si distruggono recipro camente sono una camera di compensa zione che annulla le due violenze e im pedisce di orientarle simultaneamente verso un terzo obiettivo che, in questo caso, è la prigione dei riti e dei regola menti che rinchiudono questi iloti dello sport. Alla fine dell’incontro, l'ultimo ad an darsene dal luogo in cui si è svolta la riunione è il solitario Lucerò, vittima designata del divertimento. Al suo passag gio nel lungo corridoio, una ad una le lampadine si spengono pietosamente. Lo spettacolo è finito. Quando Tully fa i conti col suo mana ger, questi gli dà 60 mila lire a compen sare settimane di allenamento e la vit toria stessa. Il vecchio pugile esplode: capisce che il suo compenso di pugile equivale quello altrettanto esiguo di rac coglitore di cipolle. Pugile o raccoglito re, il destino suo e dei suoi simili è sem pre lo sfruttamento. Qualunque sia il pa drone, sarà sempre lui a dover pagare il benessere altrui. Il padrone si preoccupa tanto di lui e della sua salute, ma quando si tratta di pagare non si preoccupa più. II manager insiste: lo prega di restare ancora con lui, che la prossima volta an drà meglio, che ha un magnifico avve nire davanti a sé. Le stesse cose che ave va già detto ad Ernie; ma Tully, a diffe renza di Ernie, guarda in faccia la realtà e non mente più a se. stesso. Abbandona il manager e corre ad aggrapparsi all’ultimo scoglio, la donna ubriaca che aveva incontrato al bar. Ma a quest’ultima àncora già si è attaccato un altro relitto solitario, l’antico amante della donna. L’ultimo colloquio del film si svolge tra i due poli: Ernie e Tully davanti ad un vecchio e sfigurato emigrato cinese che fa il cameriere allo snack. Il vecchio è la prefigurazione dell'ultimo approdo verso il quale sono orientati i due, la morte, se addirittura non ci sono già arrivati da tempo quasi immemorabile, come vuole la toro condizione, sia pur nella diversità del grado di coscienza. Tully, ubriaco come sempre, accenna alla sorte che li aspetta: la prospettiva di arrivare un giorno alle soglie della morte fisica senza storia, non-esistenti, come quel relitto di vecchio cameriere sepolto da sempre nello snack. Ernie, scantona, evita il dialogo e, come sempre evade, chiuso com'è nella sua bugiarda soddisfazione. Mentre Ernie si alza per andarsene, insofferente ai richiami della realtà presente, Tully lo invita a restare, cerca in lui l’estremo scoglio cui aggrap-
12
parsi e lo invita a fare ancora quattro chiacchiere; ma Ernie tace ostinatamen te guardandosi intorno con insofferenza. Il film di John Huston, interpretato ad alto livello da Stacy Keach e Jeff Bridges, ha il merito principale di aver sa puto operare una sintesi perfetta tra l’ambiente sportivo e il mondo più com plesso in ad questo si esprime. Anzi, in questo caso, il pròno è un modo nar rativo pretestuoso per analizzare più da vicino il secondo. Il mondo del piccolo pugilato degli sfruttati è qui specchio del malessere più generale che caratte rizza anche le società più avanzate che nei loro stessi processi di sviluppo crea no le condizioni della fine e della morte, se non sanno dare un senso all’uomo e alla vita, al di là dei diagrammi del suc cesso. Nel film, ai vertici del diagramma spor. tivo c’è il professionismo, il campionato del mondo, il trionfo; ai vertici di quel mondo che comprende anche l'ambiente sportivo c'è il profitto, il guadagno... So no mète simili tra di loro, senza confini definiti che si ottengono chiedendo un prezzo assurdo: lo sfruttamento e la per dita della propria identità.
VALTER PRECI
HM) WfflM fflMffl SS
DICIRAZIOE
lì CONSKUO NAZIONALE SULLA ’IONE DELLO SPORT ITALIANO Il Consiglio nazionale del Centro Sportivo Ita liano, esaminata la situazione dello sport italiano nei suoi più recenti avvenimenti, alla luce delle sue scelte statutarie e congressuali, rende nota la po sizione che l’Associazione ritiene di dover assume re in questo momento e la conseguente linea po litica che intende adottare. L'analisi e le relative indicazioni politiche le propone in particolare all’Associazione in vista del Congresso nazionale che si svolgerà a Roma nei giorni 23-26 del prossimo maggio, come contributo alla verifica e alle scelte che il Congresso stesso sarà chiamato a fare.
l MB fcfc Shbh Negli ultimi anni si è avuto in Italia un co stante sviluppo della domanda sportiva, non solo in senso quantitativo ma anche qualitativo: si chie de cioè anche una pratica sportiva di tipo nuovo rispetto a quello tradizionale, intesa come stru mento di salute, occasione di divertente esercizio fisico, luogo di libera espressione personale e di incontro associativo per compiere un'esperienza di maturazione umana e sociale. A questa domanda fino ad oggi non è stata data alcuna risposta sul piano nazionale. Tentativi di risposta si sono avuti sul piano locale, da parte di alcuni Comuni e Regioni. Altre risposte che sono venute da parte di Enti pubblici o privati sono risultate fortemente ambigue, settoriali e inadeguate. Lo Stato, pur assegnando allo sport decine di miliardi all’anno attraverso il Totocalcio, continua ad avere verso i problemi sportivi dei giovani e dei cittadini un atteggiamento di totale disinte resse politico, legislativo e di programmazione. In tal modo, da un lato avalla la delega totale confe rita al CONI dalla legge istitutiva del 1942, che lo stesso CONI sembra giudicare superata, e dall’al tro si rende di fatto complice delle iniziative di una sempre più folta schiera di privati che profit tano della situazione per offrire ai cittadini solu zioni sportive a carattere decisamente speculativo.
La Scuola, in materia di educazione fisico-spor tiva, dopo un trentennale periodo di inadempien ze o di iniziative settoriali, a volte contrastanti con
i suoi stessi scopi istituzionali (es.: l’impostazione tecnico-agonistica e selettiva dei Gruppi sportivi scolastici), sembra ora dimostrare la volontà di intervenire con maggiore risolutezza nel settore. Ma le recenti circolari ministeriali, a parte il dub bio legittimo sulla loro reale possibilità di modi ficare una situazione ormai così gravemente dete riorata, suscitano anch’esse gravi motivi di per plessità. In particolare la circolare che delega alla sola ANEF (Associazione nazionale di Educazione fisica) il compito di organizzare in proprio i Centri Pulcini nella scuola elementare. Il C.S.I. non può accettare che i problemi della Scuola siano affron tati escludendo la partecipazione delle forze so ciali e del libero associazionismo sportivo che so no interlocutori naturali dell’istituzione scolastica in quanto componenti e rappresentanti della real tà sociale italiana. Tali indirizzi, settoriali e chiu si, che si riscontrano anche nelle circolari sull’edu cazione fisica nella Scuola elementare e in quella che permette l’uso delle palestre per le manifesta zioni aperte al pubblico, contrastano tra l’altro con i princìpi più volte espressi dallo stesso Mini stero circa una Scuola aperta e socializzata e con i criteri con cui ci si propone di istituire i Distretti scolastici. Le Regioni trovano una grande difficoltà a ope rare nel settore dello sport per la carenza di una legge quadro che riconosca ad esse questa esplici ta competenza, perché fanno fatica a individuare il ruolo nuovo che sono chiamate a svolgere e per ché la legge istitutiva del CONI le indirizza spesso a muoversi in una direzione opposta a quella di uno sport socialmente inteso che la citata legge non prende in considerazione e che esula dagli scopi specifici del CONI.
Gli Enti Locali, Comuni e Province, risentono della carenza di un quadro legislativo organico e i lodevoli sforzi che alcuni compiono sono il più delle volte resi infruttuosi dalla drammatica situa zione della finanza locale che attende inutilmente da tempo un intervento risolutore da parte dello Stato. Il CONI, pur essendo stato indotto dall'evolu zione della società italiana e dall'iniziativa degli Enti di promozione sportiva, in particolare dal l'Intesa costituita nel 1970, a precisare nel Libro Verde del 1971 l’ambito tecnico-agonistico del suo
13
intcrvento specifico, non sembra poi essersi rego lato di conseguenza né sul piano giuridico — ri nunciando alla sua posizione di privilegio e coin volgendo tutte le forze socio-sportive su un piano di effettiva corresponsabilizzazione; né sul piano economico — mettendo a disposizione una congrua parte dei fondi che lo Stato gli assegna per le necessità globali dello sport italiano; — né sul piano operativo — non rinunciando in pratica a intervenire in proprio e come unico interlocutore presso le Regioni, gli Enti Locali e continuando di fatto a gestire in proprio iniziative come quelle dei Giochi e dei Centri che, per sua stessa ammis sione esulano dalle proprie specifiche competenze. Le Federazioni sportive nazionali risentono per molti versi dell’ambigua posizione del CONI e compromettono quella indispensabile e urgente definizione di ruoli e di aree di intervento per porre fine a una situazione di confusione, di con correnza c passare a una fase di collaborazione e di intesa nel rispetto delle singole autonomie e competenze. Gli Enti di promozione sportiva, nonostante la presa di coscienza del ruolo nuovo che devono giocare nella società e nello sport italiani, stenta no ancora a ritrovare una reale piattaforma di intesa operativa in quanto risentono delle posi zioni ideologiche e pratiche che per un lungo pas sato li hanno visti rigidamente distinti e spesso antagonisti tra loro.
I Sindacati, aprendosi ai problemi sociali, vi hanno incluso anche quello del tempo libero, orientandosi a trovarvi soluzioni collcgate con tutte le altre riforme. Se però la presa di coscien za appare chiara, le prospettive di soluzione sono ancora confuse. Il discorso dei Sindacati è strettamente colle gato con quello delle Associazioni di tempo libero che, per qualche aspetto, appaiono addirittura de legate dai Sindacati stessi ad approfondire il pro blema. Ma anche qui ha influito negativamente la già accennata difficoltà a stabilire un rapporto di effettiva intesa operativa con le forze democrati che del libero associazionismo sportivo.
I partiti si sono a lungo disinteressati del pro blema sportivo, anche se alla vigilia dei più re centi turni elettorali sono state fatte delle dichia razioni programmatiche generali. Recentemente, invece, sembra che il problema sia affrontato in termini più concreti da vari gruppi politici.
2. La posizione del Centro Sportivo italiano Il C.S.I., pur riconoscendo come positive cer te tendenze e certe iniziative, giudica negativamente la situazione nel suo complesso perché av verte la mancanza di una volontà politica gene rale e di fondo, perché i pochi interventi oltreché settoriali risultano spesso contrastanti con il con cetto e le finalità di uno sport a carattere socio culturale, perché la situazione di stasi, di confu sione favorisce l'istaurarsi, anche nel settore spor tivo, di un sistema privatistico a carattere specu-
14
lativo, nettamente opposto alle speranze e alle prospettive di un servizio sportivo sociale a bene ficio di tutti i cittadini. Tutto ciò crea una situazione di ingiustizia nei confronti di coloro che non possono esercitare il loro diritto allo sport e una situazione di condi zionamento e di oppressione culturale e sociale a causa deH'imposizione, realizzata in vari modi, di concezioni, strutture e metodi di pratica spor tiva che non rispettano la libertà e la responsabile partecipazione degli individui e dei gruppi. Il C.S.I. è impegnato in questa particolare realtà della società italiana per stimolare e favo rire un processo di liberazione dell’uomo nello sport e attraverso lo sport. In quanto associazione cristianamente ispirata, ha nel cristianesimo la sua motivazione di fondo e il suo costante punto di riferimento. In conse guenza di ciò, il C.S.I. ha certamente una propria concezione e un proprio progetto per l'uomo, ma non per questo intende attuare una prassi imposi tiva. Al contrario, opera per l'umanizzazione delia realtà sportiva partendo dal rispetto per i valori e le leggi che le sono propri nel rispetto dell’uomo che ne è il protagonista e il fine. Crede infatti che, così intesa, la pratica sportiva possa essere una forza educante e liberante e perciò già nella linea della liberazione cristiana. La prassi educativa del C.S.I. intende coinvol gere i soggetti dello sport in tutta la pienezza delle loro autonome facoltà personali per favorire una presa di coscienza, una verifica dei valori spor tivi che oggi sono proposti e imposti, una ricerca responsabile di possibili modelli alternativi. La nostra associazione, allora, si pone criticamente all’interno della realtà sportiva attuale per creare una cultura alternativa. E gli strumenti di cui si serve sono il dialogo, il confronto e la ve rifica, per l'avvio di un processo dialettico che porti al superamento di una situazione giudicata nel suo complesso negativa. Questa, secondo il C.S.I., è la strada per for mare degli uomini liberi, mentre ritiene che altri metodi, oggi in atto anche nel mondo sportivo, formino degli uomini non liberi in quanto non sono messi in condizione di interpretare la realtà che vivono o che subiscono e quindi resi incapaci di affrontarla in modo creativo. Il C.S.I. non si limita però a stimolare questa presa di coscienza, ma intende anche organizzare le persone e i gruppi che liberamente aderiscono per creare e sperimentare insieme modelli alter nativi di cultura e di prassi sportive. Ciò non sol tanto ai fini di un mutamento puramente quanti tativo, ma anche e soprattutto qualitativo, confe rendo ai soggetti dello sport, individui e gruppi, una maggiore possibilità di autodeterminarsi, di partecipare e un effettivo potere di gestire la pro pria esperienza sportiva. Non solo più sport o sport per tutti, dunque, ma anche uno sport nuo vo, di tutti, in cui la persona non sia più misurata dal risultato sportivo che produce, ma sia essa stessa misura della propria attività sportiva come di ogni altra attività umana.
È in conseguenza di tutto questo che il C.S.I. si pone in dialettica con le altre forze istituzio nali, sia sportive, sia politiche, sociali e culturali allo scopo di ampliare l'analisi, approfondire la verifica, cogliere più attentamente le tensioni e le tendenze dinamiche che emergono dalla popola-
zione, soprattutto giovanile, e cercare di dar vita insieme ad una nuova realtà sportiva. Il C.S.I. rispetta il pluralismo delle motivazioni e ispirazioni a cui i vari enti e forze si rifanno, e lo ritiene prezioso per un’evoluzione dell’attuale situazione sportiva in termini socio-culturali. Per tanto, mentre per parte sua il C.S.I. lotta contro tutte le oppressioni e discriminazioni personali e sociali in atto oggi nel mondo sportivo italiano, dichiara altresì la sua volontà e disponibilità ad operare con quegli enti e forze che riconoscono nell'uomo il protagonista e il fine dell’attività sportiva e si adoperano coerentemente per creare un servizio sportivo sociale rispettoso di tali prin cìpi e finalità. Lungi quindi dal determinarsi co me un organismo chiuso — che riproporrebbe in altri termini l’ambiguo principio de « lo sport agli sportivi » —, il C.S.I. intende collocarsi nel con testo pluralistico della società italiana come una delle forze che la rappresentano e insieme a tali forze si pone di fronte allo Stato. Non in contrap posizione, ma in atteggiamento dialettico, ritenen do che uno Stato democratico debba non solo ga rantire la libera presenza dei gruppi sociali, ma anche sollecitarne un’azione dinamica facendosi interlocutore e mediatore delle istanze che essi rappresentano pei- una più precisa ed efficace ri sposta di servizio alla comunità nazionale.
La nostra associazione, allora, oltre che un ruo lo ideologico, intende svolgere anche un ruolo so ciale e politico nella dimensione pluralistica del l’attuale società italiana. Mentre opera per il rin novamento delle coscienze, lotta anche per il su peramento delle vecchie strutture e la creazione di nuove. Ritiene infatti che le due azioni siano interdipendenti e come tali da svolgere contestual mente al fine di evitare da una parte il rischio di un astrattismo velleitario e dall’altra il pericolo di un pragmatismo che, risolvendosi in un cambia mento di formule e di etichette, rimarrebbe im produttivo sul piano umano. La proposta della nostra associazione è dunque rivoluzionaria, in quanto mira ad un mutamento globale della realtà sportiva nel contesto più am pio di un rinnovamento di tutta la società. Una proposta rivoluzionaria che si incarna nella realtà storica e quindi non la rinnega e non rifiuta l'im patto con essa: la affronta criticamente, accetta e ricerca il confronto pluralistico ed è disponibile a costruire con le forze esistenti un modello nuovo di sport come strumento e segno di un nuovo mo dello di società. In relazione a ciò, il C.S.I. formula un progetto di azione politica che ritiene coerente con le pre messe fatte e con le esigenze e le possibilità del momento attuale dello sport c della società italiani.
3. Linee di azione politica In conseguenza di tali premesse, l’azione poli tica del CSI, nel momento attuale, si ispira ai se guenti criteri: — promuovere nella popolazione, soprattutto gio vanile, una presa di coscienza sull’attuale si tuazione dello sport italiano e stimolare la na scita di una cultura alternativa che veda nello
sport un’esperienza di maturazione e liberazione personale e sociale: — organizzare un libero movimento che sia luogo e segno di un’attività sportiva a carattere so cio-culturale, attraverso una prassi associativa democratica, partecipata e corresponsabile a tutti i livelli e in tutte le fasi della sua rea lizzazione; — lottare perché nella società italiana si attuino scelte e programmi che consentano a tutti i giovani e ai cittadini di praticare lo sport e di gestire responsabilmente la propria esperienza sportiva; — ricercare un collegamento e una collaborazio ne con tutte quelle forze che si rivelano dispo nibili a operare nel senso della liberazione del l’uomo attraverso l’esperienza sportiva, nel contesto più ampio di un'azione socio-politica tendente a costruire una società più libera, più giusta, più umana.
Per quanto concerne il C.S.I., esso è impegnato in una sistematica e costante revisione delle atti vità sportive svolte e nella ricerca di nuovi tipi e formule di sport nell’intento di conseguire un sempre migliore adeguamento al concetto e alla prassi di uno sport socialmente inteso. Ciò nella convinzione che la presenza della nostra Associa zione nella società italiana è giustificata ed ha senso nella misura in cui sarà segno di un modo nuovo di intendere lo sport e contribuirà per la sua parte a istaurare in Italia una nuova prassi sportiva. Questo costante atteggiamento critico e di ricerca non significa che il C.S.I. cambia le sue finalità, ma che si sforza invece di trovare una sempre maggiore coerenza con esse. La prassi che il C.S.I. sceglie per realizzare questo suo progetto è quella già indicata della democrazia, della parte cipazione e del rispetto delle esigenze degli as sociati. Quest’azione politica deve necessariamente tro vare una sua continuità all’esterno dell’Associazione. Il C.S.I. è parte di una realtà sociale e spor tiva più ampia della quale è, al pari delle altre associazioni, protagonista e corresponsabile. Di qui l’impegno perché tutta la realtà in cui operano i gruppi di base e le strutture ai vari livelli sia animata dalle stesse tensioni di liberazione umana che ispirano l’Associazione. L’impegno socio-poli tico è una componente naturale ed essenziale del nostro impegno associativo perché la nostra ispi razione cristiana ci induce a condividere la con dizione di tutti gli uomini e a partecipare con essi al processo globale di liberazione. Il C.S.I. è d’altronde consapevole che far poli tica significa operare delle scelte in ordine alle finalità, al progetto e alla prassi che si vogliono adottare. La scelta del C.S.I. è di operare con quanti si propongono il fine della liberazione del l’uomo da tutti i condizionamenti materiali, ideo logici, sociali, politici e adottano per questo scopo un progetto e una prassi coerenti. Ciò comporta anche la necessità di lottare contro le oppressioni di ogni tipo a danno della persona umana e con tro tutti coloro, individui o gruppi sociali, che se ne fanno promotori.
Nei confronti degli Enti di promozione spor tiva e delle Associazioni di tempo libero, il C.S.I. non ritiene opportuno addivenire ad accordi o in tese di carattere istituzionale in quanto non ne
15
scorge, in questo particolare momento, le condi zioni indispensabili. Ciò vale anche per \'Intesa costituita nel 1970 tra il CSI, l'AICS, il CNS Libertas e il CUSI. Tale intesa ha avuto un ruolo importante nel rilancio, nella diffusione di una migliore coscienza spor tiva e del conseguente impegno politico, inducen do inoltre il CONI ad adottare la nuova linea espressa nel già citato Libro Verde. L’Intesa, però, per motivi particolari e per la generale situazione dello sport italiano, non è riuscita a promuovere un’azione politica decisa e radicale quale si pro poneva. Essa, dunque, appare oggi uno strumento inadeguato per far fronte alle difficoltà e agli im pegni del momento. Il Consiglio nazionale del CSI ritiene quindi superata l’Intesa dei quattro Enti di promozione sportiva e ritira l’adesione a suo tempo data. Convinto della necessità di strumenti nuovi e più adeguati, il CSI intende aprire un dialogo per manente con tutte le forze sportive e con quelle politiche, sociali e culturali per ricercare insieme linee e strumenti diversi di azione per la soluzione dei problemi sportivi del Paese. Per il CSI, questo dialogo, pur essendo sostan zialmente unico e globale, si realizza sostanzial mente in due momenti distinti tra loro: il momen to della elaborazione politica e il momento ope rativo. Il momento della elaborazione politica deve coinvolgere, insieme alle forze sportive, anche quel le politiche, sociali e culturali: in esso, attraverso un confronto che tenga conto delle varie compo nenti, dei problemi e delle prospettive di soluzio ne della realtà italiana, dovrebbero formularsi gli obiettivi e le linee generali di azione. Il momento operativo compete invece alle for ze direttamente impegnate nello specifico ruolo sportivo. Il principio della distinzione dei due momenti, che il CSI ritiene necessario, va però visto alla luce dei vari livelli in cui le forze e gli enti con cretamente operano. Si può ravvisare a livello locale, provinciale, regionale o nazionale l'oppor tunità che anche nel momento operativo siano coinvolti enti e forze non specificamente sportivi, ma ciò sempre nella chiarezza c nel rispetto dei singoli ruoli. Sulla base di tali criteri, il CSI intende ricer care con le forze sportive la possibilità di accordi operativi in ordine ai vari problemi dello sport italiano, sulla base di una coerenza con i princìpi e le finalità a cui il CSI ispira la sua azione. Con questo il CSI non esclude in linea di principio la possibilità di addivenire in futuro a intese anche istituzionali, ma ritiene che nel momento attuale la via più conveniente sia quella di una verifica e di una intesa su singoli problemi c progetti ope rativi. Tale dialogo di verifica e di ricerca di accordi operativi il C.S.I. intende compierlo sia a livello nazionale sia a livello locale, dove i gruppi e le strutture associative giudicheranno responsabil mente l'opportunità, le possibilità e i modi di col laborazione. Nei confronti del CONI, il C.S.I. ribadisce la necessità che siano rese operanti le affermazioni di principio del Libro Verde sulla distinzione delle competenze e quindi sul riconoscimento del ruolo
16
degli Enti di promozione sportiva per quanto at tiene alle iniziative di carattere promozionale. In questo periodo di transizione in cui il CONI afferma di rilanciare i Giochi della Gioventù e i Centri di formazione fisico-sportiva per supplire al vuoto di altre iniziative pubbliche e in risposta all'invito del Consiglio d’Europa, il C.S.I. riaffer ma la sua disponibilità di collaborazione a condi zione che la gestione politica, organizzativa e am ministrativa di tali iniziative sia effettivamente assunta in maniera paritetica dalle forze sportive che operano nel settore, opportunamente collegate con le altre forze politiche, sociali e culturali. Anche in questo caso, il Consiglio nazionale la scia alla responsabilità delle strutture locali dell’Associazione di regolarsi secondo le opportunità e le particolari situazioni, salvaguardando però le condizioni di fondo che per il C.S.I. appaiono irri nunciabili. Nei confronti della Scuola, il C.S.I. intende istaurare, insieme alle altre forze sportive e sociali interessate, un dialogo chiarificatore e un rapporto di collaborazione sulla base del principio di una Scuola aperta e integrata con l’ambiente in cui opera e con i gruppi sociali che lo rappre sentano. In questo particolare momento e in rela zione alla circolare che delega all'ANEF l’organiz zazione dei Centri Pulcini nella scuola elementare, il C.S.I. chiede fermamente che tale inopportuna e pericolosa posizione di privilegio venga rimossa a vantaggio di un coinvolgimento delle varie forze sportive competenti in materia e che facciano per no attorno ai Comuni ai quali spetta il compito di coordinare tutte le iniziative e i servizi dello sport sociale.
Nei confronti dello Stato, il C.S.I. continuerà a battersi perché assuma finalmente il problema e la responsabilità dello sport nel suo complesso, ne dirima i nodi sul piano legislativo definendone le finalità di ordine generale, i ruoli, le compe tenze e garantendo il riconoscimento e il sostegno di quegli enti, pubblici e privati, che operano nel settore, in piena libertà ma nel rispetto delle fina lità nazionali democraticamente definite. Ciò comporta la necessità di emanare una legge quadro dello sport che superi l’inadeguatezza cro nologica e politica della legge del 1942 che affida al CONI la responsabilità, la gestione e il controllo di tutte le attività sportive del Paese. La legge quadro dovrebbe conferire alle Re gioni, nell’àmbito delle sue competenze sull’asset to del territorio, la competenza e la capacità ef fettiva di intervenire sui servizi pubblici anche in materia sportiva. In tal modo le Regioni potran no finalmente svolgere il loro insostituibile ruolo di programmazione, coordinamento e sostegno nei confronti dello sport di tutti, con la partecipazio ne responsabile degli Enti locali e delle forze spor tive del libero associazionismo. Agli Enti Locali, infine, va riconosciuto c ga rantito il ruolo di unità di base dello sport so ciale, da gestire insieme ai rappresentanti dei gruppi che operano nella comunità al fine di assi curare ai giovani e a tutti i cittadini quella effet tiva partecipazione all’esperienza sportiva, senza della quale diventa vano ogni discorso e prospet tiva di crescita individuale e sociale attraverso lo sport. IL CONSIGLIO NAZIONALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
I regolamenti dei singoli sport dei Giochi della Gioventù sono stati spediti a tutti i nostri Consigli locali e possono essere richiesti ai Comitati provinciali del CONI.
i «■» bum ni» HJffiir
Novità ce ne sono iconio iriserve Tutti gli anni, a conclusione dei Giochi, si preconizza per l’edizio ne futura una nuova impostazio ne secondo lo spirito originale dei Giochi, poi si ritorna a fare la solita routine, si ritornano a ricalcare i vecchi e collaudati schemi. Quest'anno poi il CONI era effettivamente partito... con il piede giusto e le prime delibe re della nuova Giunta Esecutiva facevano prevedere un’edizione dei Giochi perfettamente in sin fonia con quanto ripetutamente aruspicato dagli Enti di promolip-ne sportiva e da tutti i veri sportivi. Poi la « prassi » ha avu to il sopravvento e la nuova im postazione... sarà predisposta per la prossima edizione! Effettivamente qualcosa di nuo vo nella forma c’è, non possiamo negarlo: non c’è più ufficialmen te la finale nazionale e il suo trionfalismo; le manifestazioni locali e quelle provinciali non si chiamano più fasi, ma «momen ti » (questo termine non ci è nuo vo); molte Federazioni hanno tol to gli atleti federali — meno i principali sport di squadra, pal lavolo e pallacanestro, che li han no mantenuti (perché?) —; non ci sono più sport obbligatori e quelli facoltativi; e alcune altre più marginali modifiche, sempre però formali. Sostanzialmente in fatti nulla è cambialo, i federali almeno in alcune principali di scipline sportive esistono ancora, non c'è più la Finale, ma ci sa ranno le Rassegne, tre delle qua li, lo sci, la campestre e l’atleti ca organizzate direttamente dal Servizio Tecnico, e le altre dalle rispettive Federazioni e quindi con una maggiore accentuazione selettiva e tecnica; l’aver abo lito la suddivisione fra gli sport porterà inevitabil mente una espansione del calcio e di al tri sport tradizionali. *! t mentre nello stesso tempo darà la possi■
bilità ad altre discipline spor tive, la cui pratica non può es sere considerata congeniale al la giovane età dei partecipanti, di realizzare manifestazioni per giovanissimi, non certamente ma turi e quindi pronti ad assorbire gli aspetti negativi di tali sport. Sotto l’aspetto della collabora zione fra CONI e Enti di promo zione, poi, nulla di nuovo anzi, se possibile, un passo indietro. In passato si era cercato, almeno sul piano tecnico-organizzativo, di trovare una certa unità d’intenti, e almeno in parte si era riusciti a lavorare insieme con un certo affiatamento. Quest'anno per mol teplici motivi, non tutti però im putabili al CONI, ad onor del ve ro, non si è ancora riusciti a trovare una comune piattaforma operativa e quindi ciascuno lavo ra a modo suo, in forma auto noma e dispersiva, senza alcun collegamento e senza alcuna uni tarietà d’indirizzi. Un certo gior no sono arrivati i « regolamenti » già belli e stampati, compilati secondo le necessità e le finalità delle varie Federazioni, e agli En ti non rimarrà altra funzione che quella di divulgarli e farli attua re pedissequamente, secondo le disposizioni che localmente gli organi delle stesse Federazioni emaneranno. Le facoltà in cam po tecnico delle Commissioni Co munali sono state ulteriormente ridotte in quanto la direzione tecnico-organizzativa delle gare è generalmente affidata agli or gani tecnici delle rispettive Fede razioni. L’ormai nota frase del nostro presidente nazionale: «nei gio chi siamo dei portatori d’acqua » ci torna in mente e ci fa riflet tere, non per porci in una posi zione di disimpegno, ma per qua lificare meglio il nostro apporto. Non dobbiamo o meglio non possiamo disinteressarci dei Gio chi in quanto nella loro essenza
17
c nelle loro finalità, che noi con caparbietà dobbiamo cercare di perseguire, ci sono congeniali. Il nostro modo di intendere l’atti vità sportiva, il nostro modo di realizzarla, lo spirito con il quale essa deve essere realizzata, si possono identificare con i Giochi, ma con dei Giochi che siano ef fettivamente un momento di pro mozione, di liberazione dai vec chi schemi di attività, o dalle aberranti logiche del risultato e della vittoria. Ci sembra quindi doveroso spronare i nostri Re sponsabili a tutti i livelli ad im pegnarsi in seno agli organismi statutari dei Giochi per far sì che questa meravigliosa possibilità che viene offerta ai giovani non venga strumentalizzata o ne ven gano distorte le finalità. I Giochi debbono diventare un invito permanente allo sport lo calmente assunto dagli Enti lo cali e gestito da tutte le forze sportive, attraverso il quale tutti i giovani possano finalmente gu stare il sapore-di un’attività fisi ca che li faccia crescere cultural mente e fisicamente, liberi di esprimersi secondo le loro possi bilità, senza l’assillo di risultati, di tempi e di misure. Fatta questa premessa di ca rattere generale, passiamo ad esaminare in forma critica i re golamenti delle discipline spor tive che più ci interessano, cer cando di evidenziarne gli aspetti positivi e negativi, coadiuvati in questo esame dai responsabili tecnici nazionali dell’Associazione.
ATLETICA LEGGERA: Corsa campestre - Abbiamo avuto già modo di esprimere il nostro pen siero riguardo alla nuova formu la a squadre prevista sia per la manifestazione provinciale sia per la rassegna nazionale, ma per chi non l'avesse letto teniamo a ribadire il nostro dissenso con tale formula altamente selettiva c che costringe i meno bravi a sacrificarsi sull'altare di Cronos per migliorare il tempo della squadra. Il quinto componente delle squadre maschili e la quarta com ponente di quelle femminili do vranno tirare « alla morte » e poi ... mollare, tanto il loro tempo non conta (!), mentre il quarto e la terza, a costo di « scoppiare » dovranno arrivare a qualunque costo al traguardo in quanto il tempo per la classifica verrà sta bilito « in base ai tempi conse-
18
Lr
guiti dal quarto concorrente del le squadre maschili e dalla terza concorrente delle squadre femmi nili ». Abbiamo citato testualmen te quanto riporta il regolamento della campestre emanato dal S.T.S. del CONI, in quanto la di zione non ci risulta molto chiara. Sembra infatti che la classifica venga fatta in base al tempo del quarto o della terza componente, mentre ci risulta invece che la classifica dovrebbe essere la ri sultante della somma dei tempi accreditati ai quattro o alle tre componenti la squadra. Oltre a queste considerazioni negative, avevamo fatto anche delle controproposte che pur ri spettando la formula ne mitiga va gli aspetti controproducenti (tali nostre proposte sono conte nute nella risposta data su Stadium N. 3 del 9 marzo da Aldo Cappellini - 2* pag. di copertina), ma non sono state accolte. Pista - L’impostazione data al l’attività su pista, fra l’altro con certata dal Settore Propaganda della FI DAL, è abbastanza rispon dente alle finalità dei Giochi, an che se riteniamo prematuro im pegnare agonisticamente i ragaz zini di 8-10 anni della Cat. C.
I noi tre è stato modificato il primitivo disegno che intendeva impegnare nelle manifestazioni provinciali e nella rassegna nazionale delle « rappresentative comunali », con il preciso scopo di impegnare le amministrazioni comunali in prima persona, crean do nello stesso tempo una certa spinta emulativa fra Comuni. Non sappiamo per quali moti vi tale progetto sia stato accan tonato e si sia ritornati ai criteri selettivi — che dovevano essere banditi — ammettendo alla ras segna nazionale i primi due clas sificati in ogni prova individuale della manifestazione provinciale. Dobbiamo rilevare altresì come il programma della rassegna na zionale ricalchi la passata errata anzi dannosa impostazione delle gare che prevedono anche per le lunghe distanze, mt. 2000 per i ragazzi e mt. 1000 per le ragazze, serie di qualificazioni e finali, malgrado in proposito si sia espressa negativamente la Com missione Propaganda della FIDAL.
CALCIO - Pensiamo, data l'estre ma popolarità del calcio, che qui effettivamente si sarebbe potuto
11
*y
merito alla Commissione Giova nile della Federazione Ciclistica di aver studiato un’attività per fettamente congeniale ai giova nissimi partecipanti, scevra da ogni forma di accentuato agoni smo, ma esaltante costantemente l’abilità individuale e la padro nanza del mezzo da parte dei mi ni-ciclisti.
NUOTO - La prima notazione negativa, che balza subito agli occhi, è quella dell’età dei parte cipanti. Far gareggiare insieme ragazzi di 7, 8 e 9 anni secondo noi è controproducente, provo cando confronti fra atleti diversamente dotati e sviluppati. Logica mente il ragazzo per livellare tale squilibrio può essere indotto ad esasperare la preparazione e l’im pegno in gara, con i conseguenziali stress fisici e psicologici. Nota positiva, di contro, l’eli minazione dei « vecchi » tesserati alla FIN — sono ammessi soltan to quelli tesserati per la prima volta nel 1974 — anche se la pos sibilità di partecipazione data agli iscritti ai Centri di specializ zazione in certo qual senso atte nua la positività della norma, esa sperando nel contempo il divario tecnico fra i partecipanti. Divario equivalente a selezio ne. I criteri di passaggio, infatti, dalle manifestazioni provinciali alle Rassegne Regionali, interre gionali e nazionale sono strettamente selettivi: soltanto il primo classificato acquisisce il diritto alla partecipazione alla successi va rassegna e se questo può es sere, almeno in linea di massima, valido per il passaggio dalla ras segna interregionale alla naziona le, ci sembra troppo limitativo il 5 passaggio del solo vincitore pro vinciale alla rassegna regionale e di quello regionale all’interregio nale.
i
:
dare una caratteristica spiccatamente promozionale all’attività, mentre invece il regolamento ri calca freddamente le norme pre viste per l’attività giovanile, an che se si prevedono manifestazio ni a 9 o 7 giocatori. Addirittura si prevede la partecipazione di ragazzi già tesserati con la FIGC. A nostro parere si sarebbero dovuti invece tentare arditi espe rimenti come la possibilità della continua sostituzione dei giocato ri (tipo pallacanestro), oppure l'obbligatorietà della partecipa zione attiva al gioco di un nume ro fisso di giocatori, per dare ad un maggior numero di ragazzini la possibilità di giocare; speri mentare nuove formule di svol gimento che prevedano ad esem pio anche elementi di comporta mento disciplinare nei punteggi in classifica; e cento altre idee che servissero a dare ai giovanis simi partecipanti una concezione diversa e più distesa, meno esa sperata agonisticamente, del gio co del calcio.
CICLISMO - Lo spirito e la let tera del regolamento sono in per fetta sintonia con il vero spirito dei Giochi. Bisogna dare atto e
PALLACANESTRO - È il rego lamento più « federale »: tutto è regolato dalle norme federali e le manifestazioni a qualsiasi li vello sono organizzate dagli or gani Federali. È prevista la par tecipazione di atleti tesserati alla FIP e tenendo presente che si prevede la partecipazione di 3 classi delle quali soltanto una tesserabile, si può facilmente ar guire come selettivamente soltan to quella praticamente emargine rà le altre due, salvo rare ecce zioni per capacità individuali. Tale esasperato agonismo e tale
spietata selettività ha come con seguenza logica — per noi illo gica — la necessità di una docu mentazione obbligatoria per la partecipazione alle manifestazio ni provinciali - interprovinciali ed alla rassegna nazionale. I prece denti in materia ci dicono però quanto sia pleonastica tale for ma di fiscalismo, che comporta in chi agisce in malafede soltanto il disturbo di creare un certo numero di documenti falsi, re datti con la compiacente compli cità di Enti locali disposti a « far carte false » pur di avere la pro pria squadra in campo nazionale.
PALLAMANO - Impostazione corretta dell’attività anche se prevista per ragazzi un po’ trop po « cresciuteli! »: possono parte cipare infatti ragazzi e ragazze di 13-16 anni però che non siano tesserati federalmente o siano al lievi di Centri federali. La realiz zazione dell’attività è estremamente liberalizzata anche se sa rebbe stato opportuno, proprio perché trattasi di disciplina spor tiva in fase promozionale di fare uno sfozo finanziario per cercare di creare dei tipi di porte rego lamentari, in materiale economi co, da fornire agli organizzatori da parte del CONI.
PALLAVOLO - Regolamento nello spirito e nella lettera mol to liberale: c'è posto per tutti nel realizzare l’attività. Ùnica no ta stonata la possibilità dei tes serati FIPAV di partecipare. E non ci si venga a dire che essen do i tesserati nelle età previste molto pochi, la loro incidenza è molto limitata: i risultati saran no invece che quei pochi emargi neranno gli altri, essendo i mi gliori, i più addestrati, in poche parole i preconizzati vincitori. Gli altri faranno da cornice. Per giudicare meglio però sarà neces sario conoscere i criteri, che ci dicono innovatori, di partecipa zione alla rassegna nazionale. Ri maniamo quindi in attesa...
PATTINAGGIO - Questo sport sta avendo nella nostra Associa zione un certo sviluppo e quindi riteniamo opportuno fare alcune considerazioni sui regolamenti ed in particolare su quello della spe cialità di artistico. Innanzitutto l’età dei parteci panti: riteniamo assolutamente
19
prematuro far gareggiare bambi ni di sei e sette anni; poi il pro gramma: che dei bambini così piccoli riescano a fare, durante una sequenza musicale di un minuto c mezzo-due minuti, due salti, anche se di un giro, una trottola indietro interna ed una con cambio piede, ci sembra eccessivo. D’altra parte la loro prestazio ne sarà valutata a punteggio e dovrà tener conto: 1) dell’aderenza al « tempo » del tema musicale; 2) dello stile e dell'armonia nel l’esecuzione di tutto l’esercizio libero; 3) del l’armonia di esecuzione dei « passaggi », cioè di quelle evo luzioni eseguite dall’atleta (sic!) tra una difficoltà e l’altra; 4) della bontà di esecuzione del le « difficoltà » inserite dall’atleta nell'esercizio e cioè dei « salti » e delle « trottole » (anche se que sta valutazione sarà benevolmen te espressa, data la giovane età dei partecipanti). E scusate se è poco!
E.
re assurda. Infatti, secondo il re golamento, i ragazzini dopo es sersi iscritti ad una Società o ad un nostro Centro per imparare il Judo e dopo aver appreso le ca dute, le tecniche, il saluto, etc. etc., partecipano alle manifesta zioni di Judo dei Giochi e sono costretti a fare una lotta a loro sconosciuta, stranamente somi gliante al Stimo, in cui si vince se si spinge l’avversario fuori della materassina o se lo si fa toccare terra con qualsiasi parte del corpo che non siano i piedi. Vorremmo aver Ietto male o aver interpretato erroneamente quanto scritto, ma siamo confor tati dal parere di veri cultori del Judo, quindi pensiamo di non es sere noi ad aver sbagliato.
TENNISTAVOLO - L’esclusio ne dei tesserati alla FITeT dà la possibilità a tutti di partecipare a parità di condizioni e dà quindi un taglio veramente promoziona le all’attività. Massima liberalità nell’organizzazione e semplicità di realizzazione facilitano lo svol gimento dell’attività. BOCCE - Anche per le bocce facilità di organizzazione ed esclusione dei tesserati alle prin cipali Federazioni (ne sono elen cate ben tre) e quindi un’ulterio re attività da realizzare in chiave promozionale e con intendimenti sportivi, senza cioè le tradiziona li incrostazioni di « attività per vecchietti » o « da osteria ».
JUDO - Pesanti considerazioni sul regolamento di quest'attività che sta avendo ncll’àmbito della nostra Associazione un notevole sviluppo quantitativo e qualitati vo. Dal regolamento infatti non si può innanzitutto desumere se possono o meno partecipare i ra gazzi tesserati federalmente e poi si rileva con vera sorpresa che malgrado sul frontespizio ci sia scritto JUDO, all'interno c'è il regolamento del... SUMO! Sì, proprio così, anche se la nostra affermazione può sembra-
20
;
*
Il lungo esame è terminato. Ci sarebbero innumerevoli sport an cora da valutare, ma non ci inte ressano direttamente quindi ci esimiamo dal fare considerazio ni, riservandoci eventualmente a farle su richiesta di qualcuno. Vo gliamo soltanto fare due rapidis sime considerazioni su due sport ; a nostro parere poco congeniali all'età dei giovani partecipanti ai Giochi. La prima sul pugilato. Questo sport potrebbe sembrare fuori posto per le sue caratteristiche di violenza, ma dopo averne letto il regolamento ed aver conside rato quanto hanno detto i mag giori tecnici di pugilato in occa sione del tragico incidente al Torneo dei primi pugni, ci siamo ricreduti. Che cosa hanno condannato i tecnici? La rapida immissione nel
!
circuito competitivo dei neofiti, mandati allo sbaraglio senza una adeguata preparazione e senza la necessaria « maturazione » fisica. Essendo pochi i praticanti, que sti ricevono una superficiale pre parazione fisica e quindi vengono fatti combattere andando incon tro a spiacevoli incidenti che ne minano, qualche volta in modo definitivo, il fisico. Il programma predisposto dal la Federazione Pugilistica invece prevede cinque prove di abilità, che necessitando di una accurata preparazione, anticipano la ma turazione dei soggetti, senza por i tarli precocemente al... combatti ì mento. Non riteniamo invece conge niale all’età ed allo spirito dei Giochi l’inclusione della pesisti ca che invece programma per ra gazzi di 14-15 anni, in età di svi luppo quindi, sforzi e impegni fi sici a nostro parere sproporzio nati e quindi dannosi. Abbiamo fatto una vasta pano i' ramica dei Giochi nell’intento di iniziare un ampio dibattito fra tutti coloro che vedono in questa iniziativa un’utile forma di di vulgazione dell'idea dello sport come fatto sociale e culturale e che quindi desiderano migliorar la al massimo. Saremo ben lieti di ricevere suggerimenti, chiari menti, contestazioni, doglianze in piena libertà e con la massima spietata franchezza. Noi abbiamo soltanto cercato di stimolare il dibattito con nostre considera zioni, senza alcun preconcetto o posizione negativa, ma nel solo interesse di servire meglio i gio vani, ai quali i Giochi sono indi rizzati. il FILIPPO DRAGOTTO
■■■ ■■ E KMH a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTI NUOCI
hreiì animi sul divorzio (che né ■ ò verni Era inevitabile che nella bagarre fi nale del « divorzio sì, divorzio no » qualcuno, sorridendo, ci chiedesse: ma voi, voi di " Mondo grande e pic colo ” che parlate di tutto e di tutti, tacete su una questione decisiva e proprio ora? Sì, tacciamo. E per due motivi: il primo, perché riteniamo che sulla que stione posta dal referendum non si debba intervenire in forma ufficiale a nome di chicchessia; il secondo è che del referendum e del problema ad esso connesso uno di noi aveva già scritto due anni fa, quando molti si guardavano bene dallo scrivere, su queste stesse colonne (si veda Stadium del 26 febbraio 1972, pag. 16). Siccome quell’« uno di noi » sono io, mi sento doppiamente autorizza to a spiegare. Il referendum del 12 maggio è un atto politico concernente l’abrogazio ne o il mantenimento di una legge dello Stato italiano, costituzionalmen te ineccepibile. Il giudizio su di essa ha notevoli implicazioni, tali da chia mare in causa direttamente la co scienza di ognuno dei cittadini vo tanti. Il CSI, in quanto tale, cioè come Associazione di promozione sportiva — e pur considerando l’ispirazione cri stiana cui si rifanno le sue scelte —, non ha da esprimere alcun parere sul la legge Fortuna-Baslini. A quale titolo lo farebbe? E a quale titolo Stadium con la sua redazione potrebbe assurge re ad interprete delle decine di mi gliaia di coscienze di iscritti? Se c’è una norma alla quale ci si è sempre atte nuti è quella dell’opinabilità degli in terventi sul quindicinale. Chi scrive, chiunque sia, assume la responsabili tà di ciò che ha scritto a titolo per sonale. La redazione può trovarsi d’ac cordo, ma può anche non esserlo per ché Stadium — anche se ufficialmen te di proprietà di un’Associazionc che persegue precise e dichiarate finalità _ è condotto sotto il segno della li bertà di opinione e non sotto il segno
dell’ufficialità, malattia tipica di certa graforrea cattolica. Se il CSI, attra verso i suoi organi legittimi e demo craticamente espressi, vuole prendere posizione ufficiale si serve anche di Stadium, ma lo fa dichiarandolo aper tamente e senza possibilità d'equivo ci. Solo che, a proposito di referen dum, non si vede come possa farlo senza venire meno a quel profondo rispetto della libertà di coscienza dei propri soci cui proprio l’ispirazione cristiana dell’Associazione chiede cor rettamente di attenersi. Questo discorso intorno alla vera libertà ispirava tutta la nota che ave vo scritto proprio per ’’ Mondo grande e piccolo ”. Rileggendola ad oltre due anni di distanza non trovo una virgo la da modificare; era, — e rimane — naturalmente, una nota opinabile di cui rispondo in prima persona (e già allora aveva sollevato interventi di lettori che non la condividevano), ma che intendeva aiutare a trovare un'in dicazione di metodo più che a forni re parole d’ordine. L'osservazione iniziale della nota è che sulla questione del divorzio e del referendum ci troviamo di fronte a due integralismi « entrambi stupidi e storicamente retrodatati » che ci han no giocato. « L’integralismo laicista, che ha tentato il colpo di mano con la legge sul divorzio senza un’effetti va ampiezza di consenso popolare e sfruttando il fascino che gli argomen ti apparentemente audaci e vagamen te progressisti esercitano su una in tellighenzia provinciale com’è quella italiana. Regalandoci così la FortunaBaslini, una delle più imperfette leggi divorziste del mondo. L’altro, l’inte gralismo cattolico, egualmente — se non più — pericoloso che, chiamando a crociata gli zelatori e i succubi di un apostolato inteso come "conquista ovunque”, con le bandierine bianco gialle da infilzare dappertutto, rispol vera e fomenta il vecchio vizio del non rispetto delle persone e delle opinioni altrui... ». Il problema è, invece, di ca pire che viviamo in una società plura lista dove fondamento, fine e sogget ti di tutte le istituzioni sono e devono essere — come insegna la Mater et Magistra (IV, 3) — i singoli esseri umani; quindi anche dell’istituto fa miliare. Per i cattolici italiani il problema del divorzio è un test decisivo, ag giungevo poi, e per due motivi. Per ché può «...dimostrare come i cri stiani correttamente contribuisca no alla cultura ed alla vita di un pae se nel quale sono inseriti, siano in esso o non siano maggioranza, dove hanno al proprio fianco uomini e don ne che non pensano e non vivono come loro »; e perché può « ... ren dere evidenti agli occhi di tutti la com plessità e la ricchezza dei valori in siti in un fatto così umano e, insie me, trascendente qual è appunto l’a more tra coniugi ». La radicalizzazione
degli argomenti, voluta dai due op posti integralismi, ci ha invece ingab biato sia nell'uno sia nell’altro aegli aspetti. Nel primo: « perché è vero che i cattolici hanno il pieno diritto di battersi per le proprie tesi e, se sono maggioranza, di dimostrare di essere tali: ma è anche vero che essi sono i seguaci di un Dio che ha fatto del dono incommensurabile, unico e personale della libertà di ogni uomo il centro, la condizione della Sua lo gica di salvezza. Non è una logica facilmente accettabile? Ma è natura le: il Dio in cui crediamo è sconcer tante e la Sua logica stringente è di ordine vitale e non di ordine asetti camente giuridico come tutte le no stre piccole, razionali, prudenti logi che da benpensanti... ». Per essere coe renti con la logica divina dovevamo proprio noi cattolici e per primi aver già presentato una legge «... di radi cale riforma del costume familiare. E nel contesto di una più ampia legisla zione familiare anche delle norme prticolari di possibile scioglimento, a salvaguardia dell'intima libertà dei non-credenti e proprio in nome e a servizio di quella sconcertante ma stringente logica del Dio in cui erediamo ». Le difficoltà create dai due integra lismi erano e sono evidenti anche sul piano della testimonianza dei valori religiosi del matrimonio: la crociata antidivorzista rischia di fissare nella testa della gente un non-valore, che l’amore nel màtrimonio cristiano, cioè, abbia bisogno del continuo puntello e della tutela dello Stato per mante nersi tale. Se siamo onesti, dobbiamo ammettere che anni ed anni di legi slazione concordataria in Italia non hanno impedito con efficacia lo sgre tolarsi dell'istituto familiare e che gli effetti dei matrimoni sbagliati, ma in dissolubili, sono altrettanto preoccu panti dei dati che ci giungono dai Paesi divorzisti. « Perché non vi è nor ma giuridica, per cogente che sia, che riesca a tenere in piedi un amore tra coniugi ormai cadavere; perché non è una frigida e formale fedeltà reci proca che aiuterà due persone a sco prire il significato profondo dell’uni tà familiare. Perché non è il patetico ricatto dei figli privi di sostegno che insegnerà a due esseri, rimasti l’un l’altro visceralmente estranei, il mo do di costituire un clima affettivo, pregno, nutrito d’amore ». L’Amore in cui il cristiano crede è una Persona, è Dio, e l’amore nel matrimonio cri stiano ha senso in rapporto a Lui, al la libera accettazione di lui, all’au tentica fedeltà a Lui. Questo scrivevo più di due anni fa come libera opinione personale su un problema che mi tocca come citta dino che pensa cristiano; non credo di coartare coscienze avendola espres sa, cosa che altri sono altrettanto li beri di fare. G. M.
ffiia Hffl 11 ®1 Eli HE
Abbiamo fatto un altro passo ani Anche la II Festa della Neve si è felicemente conclusa e ci resta, per ora, il rimpianto che sia du rata così poco come d’altronde tutte le cose belle. Questa II Festa che doveva es sere un punto di incontro ed un momento di verifica della nostra idea sullo sport promozionale, che sia anche e veramente socia le, ha dato i suoi frutti; alcuni entusiasmanti altri deludenti, ma questo è normale per una cosa ancora allo stato embrionale. Ti rare così a caldo delle conclusio ni definite e definitive, con ancora negli orecchi le grida festose di incitamento degli atleti, con la visione negli occhi, dei visi stan chi ma entusiasti dei concorren ti, sarebbe cosa ardua e poco obiettiva, quindi mi limiterò a raccontarvi quanto ho avuto mo do di considerare durante il mio lungo viaggio di ritorno sul treno Milano-Roma, uno dei quei treni straripanti di persone in piedi, come avviene sovente sulle nostre linee ferroviarie in occasione dei lunghi ponti festivi all’italiana. La II Festa della Neve ci ha dimostrato, innanzitutto, che lo Sci nel CSI, benché impostato in una maniera non troppo tradizio nale (sic!), non è una disciplina in declino, ma in completa asce sa. Basta considerare alcuni dati riguardanti i partecipanti che quest’anno erano 348 complessi vamente, di cui il 23,5% erano ragazze, percentuale questa con siderevole se si ripensa alla per centuale della partecipazione femmnile nella nostra Associazione (11,50% circa). Questi dati diven tano ancora più rilevanti se si pensa che quest'anno è cambiato
22
anche il sistema di rimborso, e che quindi i Consigli che hanno inviato le proprie rappresentati ve, ci confermano di aver recepi to pienamente gli scopi ed i prin cìpi che animano lo sport nel CSI. Comunque sia, questa larga partecipazione è servita a sfata re quelle supposizioni secondo le quali ai nostri Momenti Naziona li si partecipava solamente per ché i Consigli erano compietamente spesati dal nazionale. Che il sistema nuovo di inten dere lo sport nel CSI fosse pie namente capito ed accettato con entusiasmo dagli atleti era ormai cosa nota, come d’altronde era nostra convinzione che gli unici, un po’ restii, ad accettare le no stre nuove linee di politica spor tiva fossero proprio i tecnici, gli allenatori e, disgraziatamente, an che gli stessi genitori degli atleti.
Questo nostro secondo momen to a carattere nazionale ha ri badito, ancora una volta, questa nostra convinzione ed a questo vi basti sapere che, a conferma di tutto ciò, durante la manife stazione sono stati raccolti infi niti aneddoti estemporanei, che sarebbe qui troppo lungo espor vi, ma tra i quali mi piace ricor darne alcuni secondo me molto significativi. Che cosa dire e pen sare davanti ad un mini-atleta, il quale abituato ad essere l'eter no secondo, in occasione di que sta gara stabilisce il miglior tem po di manche, e quando il suo allenatore insieme a tutti i suoi compagni, gli si stringono intor no per congratularsi con lui, le sole parole che riesce a pronun ciare sono: « sono contento, pe rò preferirei che vincesse Stefa no! » (Stefano era il suo compa gno che l'avcva sempre battuto).
Oppure come comportarsi di fronte a Susanna, la quale era stata premiata come prima arri vata, al posto di Monica, grazie ad una svista dei compilatori del le classifiche (pressati, come al solito dagli allenatori che arriva ti a quel punto sembrano essere invasi da non so quale spirito malefico e non possono aspettare più un solo minuto e debbono per forza di cose...), quindi, dicevamo, come elogiare Susan na, che grazie all’incoscienza di noi grandi, si è vista prima pre miare con tutti gli onori e poi essere richiamata per restituire il premio e sentirsi dire: « scusa ci, ma ci eravamo sbagliati! ». Ebbene noi avremmo dato in escandescenze, Susanna no: ha accettato sportivamente lo sba glio e se ne è ritornata a casa contenta egualmente, anche se al posto di una coppa, ha avuto in cambio un gagliardetto. Ma, sfortunatamente per noi, a contrapporsi a queste dimo strazioni di spontaneità sportiva, ci sono stati anche episodi che forse sarebbe meglio tacere, ma che io, come molti altri, non rie sco a dimenticare. Come si può, non ricordare che in occasione della estrazione degli ordini di partenza, dopo aver ascoltato i discorsi introduttivi sul nostro modo di intendere lo sport e sul significato della manifestazione, i nostri tecnici non hanno esitato un solo istante a far ripetere le estrazioni degli ordini di parten za, perché si era stati costretti, per loro dimenticanza, ad inseri re nuovi concorrenti. Per concludere, cosa dobbiamo pensare dei nostri genitori, quan do si assiste a delle scene come quella avvenuta nei pressi del traguardo, quando all'arrivo del la propria figliola, un genitore si sbracciava ed infieriva contro i giudici e l'organizzazione (non so bene per quale motivo) mentre la figlia cercava di trattenerlo e di farlo calmare? Questa ed altre cose, come vi ripeto, hanno contribuito a farci dichiarare contenti e paghi della Il Festa della Neve 1974, anche se, però, con qualche riserva. GIANCARLO DI LUZIO
Nelle foto, alcuni momenti della 2a Festa della Neve svoltasi nei giorni 18 e 19 marzo a Cerreto Lago (Reggio Emilia). In alto, un gruppo di partecipanti; in basso, il momento delle premiazioni: all’aperto, in tutta semplicità e amicizia. Sopra a sinistra, due ragazze del « gigante » giovanissimi: col n. 19, Maria Cri stina Marangoni di Vicenza che ha gareggiato nel fondo con gli sci da discesa arrivando tranquillamente ultima e con altrettanta tranquillità tornando il giorno dopo a cimentarsi nel « gigante »; col n. 16, Barbara Magoni di Bergamo, la più piccolina che ha riscosso le simpatie generali. Sempre sopra, a destra, il respon sabile tecnico nazionale Di Luzio e il Sindaco di Collagna con i due fratelli Colombani dei « Campanili Alpini », cat. B.
Ritorneremo sull’argomento nel pros simo numero per un consuntivo più dettagliato della nostra attività scii stica.
23
|
~ al
Campestre: un promettente debutto VERONA — Ai primi di marzo l’U.S. Pindemonte di Verona ha organizzato la terza ed ultima prova del Campionato Provinciale C.S.I. di Corsa Cam pestre. E’ stata la prima esperienza organiz zativa fatta dalla giovane So cietà veneta in questo cam po, ma va considerata piena mente riuscita, dato che per la prima volta il C.S.I. Vero nese ha registrato una così massiccia affluenza di atle ti in una propria Corsa Cam pestre. Inoltre dirigenti e atleti hanno avuto lusinghiere parole di elogio per l’orga nizzazione logistica e di se greteria. In proposito, sul quotidiano veronese « L'ARE NA » del 7 marzo sta scrit to... « Ma più di tutti, il suc cesso ha arriso al sodalizio della U.S. Pindemonte, che ancora una volta ha dimo strato dinamismo e coraggio neH’allestire una gara che avrebbe fatto tremare ben più navigati sodalizi. Non dimen tichiamo infatti che nel quar tiere non esistono impianti sportivi e che, quindi, gli or ganizzatori hanno dovuto ar rangiarsi alla meglio ». In una mattinata di sole 340 atleti, in rappresentanza di 18 Società della Provincia, hanno dato vita a nove en tusiasmanti gare, seguite da un folto pubblico entusiasta. Nell’assumersi tale oneroso compito organizzativo, l’U.S. Pindemonte si è prefissa tre scopi principali. Primo: dimo strare in maniera concreta la sua volontà di collaborazione con il C.S.I.; in secondo luo go ha voluto portare l’atleti ca a contatto dei giovani del l’omonimo quartiere in cui
24
essa opera, stimolandoli così a gustare il clima e lo spiri to che anima gare del gene re; in terzo luogo ha voluto costruire un’ottima occasione per instaurare o rinsaldare vincoli di amicizia tra i diri genti dell’U.S Pindemonte e i « colleghi » di altre Società. Di proposito si sono volu te abolire le medaglie, ormai simbolo di una certa conce
zione sportiva, sostituendole con altri premi, essendo gli organizzatori fermamente con vinti che, al punto in cui sia mo, ai ragazzi faccia più pia cere ricevere una giacca a vento, un paio di occhiali da sole o da sci, un porta scar poni, una confezione di pre giate bottiglie, una parure di penne, una borsa piuttosto che stereotipe e anonime me daglie. Così pure il sorteggio di numerosi altri premi tra i concorrenti non premiati ha acquisito un preciso significa to di morale sportiva. F. Saverio Franchi
Uno stallilo societario immolato alla cillatoraiiiK REGGIO EMILIA — In provincia di Reggio Emilia, a Correggio, opera da meno di un anno un attivissimo Gruppo Sportivo, il « Fulgens », che conta già tra i suoi iscritti circa 240 giovani dai 10 ai 27 anni. Nato nell'àmbito della locale parrocchia di S. Quirino per porsi come servizio a tale co munità, il Fulgens nonostan te la giovane età e la relativa inesperienza, ha dimostrato subito di avere idee molto chiare sull'assetto da darsi c gli scopi da porsi, rispec chiando entrambi in uno sta tuto societario quanto mai in teressante. Se in alcuni punti fonda mentali, infatti, tale statuto rispecchia quello proprio del CSI, in altri assume aspetti caratteristici, legati alle esi
genze locali c alle idee particolari dei soci. « fi' compito del G.S. Ful gens — dice Kart. 5 — la pro posta costante dello sport come servizio sociale e, in considerazione della situazio ne locale, esso vuol rivolgere la sua particolare attenzione alle età più giovani, perché più trascurale, e alle categorie sociali più bisognose ». Così, di seguito, riponiamo alcuni degli altri articolibase. « Art. 6: E’ anche compito
de/ Fulgens Correggio l’orga nizzazione di attività tecniche ed agonistiche, ma soprattut to esso deve presentare a ra gazzi, giovani e adulti, con un concreto e tangibile im pegno, il vero volto dello sport inteso come mezzo di promozione umana e deve servirsi di tale mezzo per as solvere al suo compito edu cativo, considerato da esso di primaria importanza. « Art. 7: Il G.S. Fulgens de ve anche battersi perché lo sport sia riconosciuto come diritto di ogni persona e ven gano quindi costituiti nella circoscrizione comunale i ser vizi pubblici relativi, che sia no resi accessibili a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro condizione umana, politica, sociale e economica. « Art. 8: Per soddisfare le proprie finalità ed adempiere ai suoi compiti il G.S. Ful gens si propone in particola re di collaborare con tutti gli organi familiari, sociali edu cativi, politici e sportivi che siano connessi con la propria attività e, soprattutto, con i genitori, primi educatori dei propri figli ». Su quest’ultimo punto, la collaborazione della società con le famiglie, considerato di capitale importanza, è ri tornato poi il consiglio diret tivo del Fulgens, approvando il seguente documento. « La collaborazione con le famiglie avverrà nei modi che saranno ritenuti più idonei, ma sempre la società dovrà accettare le critiche e i con sigli dei genitori, nonché cer care di sodisfare nei limiti del possibile e nell'àmbito dei propri compiti alle esi genze particolari di ogni so cio derivanti dalle proprie condizioni personali e fami liari. « Il G.S. Fulgens desidera collaborare anche: con i re sponsabili della Pastorale del la chiesa locale; con la scuo la e, in genere, con gli enti e le associazioni interessate al l'educazione dei giovani, pri ma fra tutte l’A.C.I. e il suo settore giovanile, con il quale si intende avere una collaborazione sul piano delle idee, degli uomini e delle attività; con gli altri enti di propa ganda e di promozione spor tiva; con il C.O.N.I. e le Fe- • derazioni Sportive; con le sacietà e le squadre autonome sorte spontaneamente per ' opera dei ragazzi o in via di formazione; con i professori di educazione fisica; con gf, ; enti locali; con il Comitato Comunale per lo sport e n■ tempo libero. Ed anche quam j do fosse costretta a scegliere < momentaneamente la via del. la contestazione, come socic. là promossa da cristiani, ej.
sa pone sempre come proprio fine la collaborazione ». In quanto all’attività svol ta o programmata sinora dal Fulgens, diremo soltanto che in essa ha trovato spazio an che una certa attività alter nativa. Così, ad esempio, pa rallelamente al campionato provinciale, ma in effetti al ternativo se non sostitutivo ad esso, è stato istituito un campionato zonale aperto a tutti quei ragazzi che per le più svariate ragioni, non esclusa quella di non essere all’altezza tecnica o agonisti ca dei loro coetanei, non pos sono partecipare al campio nato provinciale. Lo stesso discorso vale anche per il II torneo primaverile a sette giocatori, che già ha avuto lo scorso anno un grande successo, soprattutto perché è stato visto come gioco e poi per la partecipazione dei genitori dei ragazzi. * * *
le Commissioni tecniche ner un impulso all'attività formativa NAPOLI — Con la partecipazione delle Commissio ni Tecniche provinciali e dei rappresentanti i Cen tri zona di Castellammare, Nola, Pozzuoli e Sorren to, si è svolta, presso la sede provinciale napole tana, la Consulta delle Com missioni Tecniche Provinciali. All'ordine del giorno il « Mo mento attuale dell’Associazione » e « Criteri di svolgi mento dell'attività 1973-74 ». I punti trattati sono risul tati molto validi. Essi hanno potuto offrire un confronto fra le idee delle varie Com missioni e dei Centri presen ti, grazie alla differenza di impostazione che i loro prin cìpi offrono in seno ai vari sports. Si è discusso sul nuo vo regolamento del Centro
Frenino» a Pta PISA — Si è svolta presso il cinema-teatro « Don Bosco » del C.E.P. la cerimonia di premiazione degli atleti e dei dirigenti del Centro Sportivo Italiano della provincia di Pisa per l’attività svolta nel 1973. Nel saluto alle autorità in tervenute ed ai numerosissi mi ragazzi presenti, il rag. Carlo Faraci, Presidente Pro vinciale del CSI Pisa ha fat to presente, tra l’altro, la coe rente linea di politica spor tiva condotta finora dal C.S.I. sul piano locale a favore di uno sport di tutti e per tutti, lamentando in proposito la carenza di impianti sportivi d’uso. Il Sindaco, che ha pre so successivamente la paro la, ha espresso il suo com piacimento per le idee del C.S.I., perché sono rivolte verso uno sport formativo, preoccupato di conseguire l’e quilibrio psico-fisico dell’uo mo contemporaneo, il quale è bombardato, al contrario, da un tipo di sport inteso come spettacolo e competizio ne. II prof. Lazzari ha poi assicurato l’apporto dcll’Amministrazione per risolvere il problema dello sport come servizio sociale. Analoghe promesse sono state fatte dall’Assessore allo sport, Dell’Ira, che, entrando nel merito delle attrezzature sportive, ha confermato l’im pegno di realizzare una secon da piscina comunale coperta in breve tempo.
*
Sportivo; regolamento che prevede sport per tutti, in di mensioni umane, con rispetto dell’uomo e dei suoi princìpi. Tutti hanno concordato che è un bene determinare insie me l’attività da svolgere: so lo così si ottiene formazione sportiva e mentalità dello sport per tutti. Si devono re sponsabilizzare le persone, senza sottovalutare le altrui responsabilità, per operare bene. II presidente provincia le prof. Rosario Formisano ha ricordato che « lo sport per tutti giustifica la nostra presenza nell’ Associazione », perché rispettando questo principio si elimina il duali smo esistente tra la élite e non-èlite sportiva. Formisano ha altresì ricordato come lo sport del CSI sia « sport per la vita » e la partecipazione
Maone a Benevento BENEVENTO — Con una simpatica e ben organiz zata cerimonia, presso il salone delle riunioni del Centro Sportivo Italiano di Benevento, si è svolta la rituale premiazione annuale che da ben venti
anni caratterizza un nuovo ci clo di attività in seno al CSI sannita. Si è trattato di un incon tro che ha voluto significare uno scambio di idee tra diri genti provinciali, periferici ed atleti che hanno il compito di animare con nuove iniziative
l’attività agonistica che do vrebbe costituire il definitivo rilancio tecnico-agonistico-dirigenziale del Centro Sportivo di Benevento, il quale a fine 1974 si appresta a festeggiare il suo ventennale di attività a favore dei giovani.
1
numerosa di atleti e società è la testimonianza più veri tiera alle sue affermazioni circa l’attività promozionale. Per quanto riguarda l'atti vità del corrente anno, si è deciso che in base alla mo difica del principio di fondo dell’Associazione, tutte le pra tiche sono indirizzate verso un fine formativo che, supe rando la « gara » in se stessa, rimane per tutti come una tappa nella lunga via della formazione individuale. A tal proposito si è parlato del corso regionale per « Ani matori sportivi », che si è svol to a Summonte, in provincia di Avellino, a cura del Con siglio regionale. Detto corso ha avviato i partecipanti ver so quella formazione neces saria, per animare la vita delle società, facendone par te integrante, produttiva, per una maturazione culturale, so ciale e sportiva ed anche in dispensabile per un progres so personale. La riunione provinciale è servita, oltre che da consul tazione, da incontro tra i pro motori dell'attività sportiva propagandistica, per una sem pre più fitta collaborazione a favore della gioventù citta dina. Giovanni Mannello
Il Consulente Ecclesiastico, Padre Antonio Pirozzolo, nel dare un breve saluto ai con venuti e commentando l'arti colo uno dello Statuto del CSI, ha sottolineato che non è necessario vedere un giova ne atleticamente preparato, quanto poter scoprire in lui uno che nello sport scopre un momento d’impegno per sviluppare la sua personalità. Prendendo la parola il Pre sidente del CSI, Rag. Franco Buonfino, ha messo in rilievo lo sfoi'zo che il CSI sta pro ducendo in questo particola re fase di ripresa organizza tiva e quindi la promozione sportiva a livello ricreativoagonistica e particolarmente culturale. Il CSI nel program ma 1973-'74 intende svolgere anche una azione propulsiva affinché venga affrontato da parte degli organi responsa bili il problema dei campi, degli spazi e delle attrezzatu re sportive che nel capoluogo e nella provincia sannita è ol tremodo carente. La premia zione, sia pure modesta, vuo le essere un atto di incorag giamento all’attività futura nella convinzione che nel cor so della stagione agonistica la famiglia del CSI possa cre scere più numerosa e meglio organizzata.
25
ESPERENTE DI UBERA SPERIMENTAZIONE SPORTIVA Nel precedente numero del giornale abbiamo informato di una inchiesta avviata dal Consiglio nazionale sulle nuove esperienze di attività sportiva in atto nella nostra Associazione e nelle altre forze sportive italiane. 1 dati raccolti aiuteranno il prossimo Congresso nazionale a discutere e a fare delle scelte su un problema che riguarda direttamente la coerenza del nostro Dìodo di essere rispetto alle finalità che, come Associazione, ci siamo dati. Con questa scheda, Stadium si rivolge alle Società sportive pregandole di inviarci tempestivamente tutte le notizie, le indicazioni e i suggerimenti possibili. Prima del Congresso, pubblicheremo sul giornale i risultati dell’inchiesta per la quale contiamo sul contributo di tutti.
i »
• Denominazione della società sportiva
• Indirizzo • Consiglio provinciale o di circoscrizione zonale CSI di appartenenza
ì ; ;
1. IN ORDINE ALL’ATTIVITÀ’ SPORTIVA TRADIZIONALE: 1.1 - Avete realizzato iniziative per allargare la pratica sportiva? 1.2 - Avete realizzato iniziative per favorire una maggiore partecipazione dei ragazzi alla or ganizzazione e all’attuazione della pratica sportiva? 1.3 - Le iniziative attuate che risultati hanno ottenuto? (se c’è stata rispondenza, interesse, incomprensione e indifferenza; se si sono riscontrate difficoltà e di che ordine; se si è trattato di iniziative sporadiche o continue). 1.4 - Nella vostra zona sono state realizzate iniziative simili da altri Enti? (Enti di promo zione sportiva, CONI, Federazioni, Scuola, Enti locali...). Se sì, descrivete il tipo di iniziative e come sono state realizzate. 1.5 - Siete stati invitati a partecipare o a collaborare? Avete aderito? Se sì, con quali risultati? Se no, per quale motivo?
2. IN ORDINE ALLE ESPERIENZE SPORTIVE DI NUOVA CONCEZIONE: 2.1 - Avete realizzato iniziative del tutto diverse dalle tradizionali? Se sì, di che genere? (come sono nate; con quali modalità sono state programmate; come si sono svolte esattamente; che tipo di partecipanti hanno avuto; quali i risul tati; quali le difficoltà e gli insegnamenti che ne sono derivati). 2.2 - Sono state iniziative sporadiche o continue? 2.3 - Le avete realizzate da soli o in collaborazione con altri Enti? 2.4 - Nella vostra zona sono state realizzate iniziative simili da altri Enti? (Enti di promo zione sportiva, CONI, Federazioni, Scuola, Enti locali...). Se sì, descrivete il tipo di iniziative e come sono state realizzate. 2.5 - Siete stati invitati a partecipare o a collaborare? Avete aderito?
PREGHIAMO DI RISPONDERE SU UN FOGLIO A PARTE, RISPETTANDO L’ORDINE DELLE DOMANDE E CITANDO I RELATIVI NUMERI IN MODO DA FACILITARE L’ELABORAZIONE DELLE RISPOSTE. INVIARE A STADIUM - CENTRO SPORTIVO ITALIANO - VIA DELLA CONCILIAZIONE N. 1 - 00193 ROMA.
26
QUESTA NOTTE QUALCUNO DORMIRÀ PIU' TRANQUILLO.. orse ho giocato al
■•gg'-yà, x,
-
hocB;go
-i ■
eoo*
i- £~U?oO-
MM~
Mi ! W l li !
tt|
Sii ìììu^^iJ-^ dìHlffli . 1 «
!^ì
iMiWig
ìèìbi gii Bilte
nP-aHI
■ ®S. 3 JP ■? fS'B ■ tfjIF ife® |m
’ct
Wr =«» <
-
ìm ipjihila
P ®
Ss Lfcl® ifflhlrf
9
'(
a*ir
B
EM .XC>
r B
l;
h<irfesa f «Ire* si
!»
3S
I1