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Stadium n. 2/1980

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stadium ì problemi dello sport

Segnalazioni

Organo del Centro Sportivo Italiano 00193 Roma via d. Conciliazione, 1 tei. 6567941

Direttore responsabile: Aldo Notarlo

R. Cancellieri, Nicoletta Fio­ rucci - « FARE SPORT: come, dove, quando, perché » Cap­ pelli editore, pp. 96, L. 2.500.

F ARE SPORT come, dove quando, perché

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune nell’Associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

/ IL \ Z MESTIERE N DEL GENITORE

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STADIUM

chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

Impaginazione di Alberto Grecanti

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Ecco l’indice essenziale: Il bambino seduto; il parere del medico: la parola allo psico­ logo; il sociologo e la ginna­ stica: indagine su una scelta al di sopra di ogni sospetto; il genitore col cronometro; ma non è una moda; giocare col corpo a quattro anni; psico­ motricità e recupero dell'handicap; la scuola: un’enorme palestra vuota: li CONI; i Gio­ chi della Gioventù; l’associa­ zionismo e gli enti di promo­ zione; a quale età iniziare; gli sport: con la palla, con palla e racchetta, su ruote e rotel­ le, scherma e fioretto, sport d'acqua e sulla neve, rugby, judo, arco e cavallo, danza, yoga.

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STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

sugli sport praticabili e sulle principali caratteristiche di cia­ scuno di essi.

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Dopo aver chiarito, anche at­ traverso il parere di alcuni eminenti specialisti, la grande importanza dell'attività motoria e della pratica sportiva per un corretto sviluppo non solo cor­ poreo del bambino, il volume entra nel merito dei vari pro­ blemi che quest’ultima compor­ ta, sgomberando il terreno da alcuni pregiudizi e luoghi co­ muni ed indicando alcune con­ dizioni necessarie affinché la pratica sportiva risulti piena­ mente valida sul piano edu­ cativo. Conoscendo i limiti della scuola in materia di educazio­ ne fisica, le autrici intendono proporre ai genitori una se­ rie di utili indicazioni sul « do­ ve » far svolgere l'attività spor­ tiva ai figli, sulle associazioni che variamente la promuovono,

Roberto Grandis - Dieci sche­ de per DEMITIZZARE LA PSI­ COMOTRICITÀ' (e valorizzare l'approccio educativo) - pp. 72, L. 3.000. Un piccolo sussidio (cosi de­ finito dall’autore, dirigente na­ zionale CSI e conosciuto an­ che per la sua attività nell' RODERTO ORANOIO

DIECI

SCHEDE PER

demitizzare la psicomotricità U néviiri u tffncà ttxTMl

ambito della « formazione »), per venire incontro alle esi­ genze degli insegnanti e degli educatori in genere, senza avere la pretesa di aver steso un'opera originale, con l'inten­ to però di sistematizzare al­ cune conoscenze di varia pro­ venienza sul problema dell' educazione psicomotoria. Un sussidio utile, quindi, sia per chi ha frequentato un cor­ so di formazione e desidera ap­ profondire la sua conoscenza in materia e sia per chi desi­ dera avere un primo approc­ cio con la psicomotricità, per un inizio di conoscenza dei vari problemi. Due ultime note. Le sche­ de (dieci, come detto nel ti­ tolo) evidenziano altrettanti ar­ gomenti che contraddistinguo­ no maggiormente l'educazione psicomotoria e, quindi, se ne consiglia la lettura nell’ordine di presentazione. Inoltre, chi penserà di trovare nelle sche­ de alcune indicazioni tecniche resterà deluso, visto che l'e­ ducazione psicomotoria non è una tecnica, bensì un approc­ cio educativo; la loro attua­ zione è lasciata all'inventiva dell'educatore e alla sua ca­ pacità di decifrare i suggeri­ menti e le esigenze dei bam­ bini. I temi delle schede sono: « psicomotricità: un po' di chiarezza: corpo e presenza al mondo: la funzione tonica e la funzione di motilità; il rap­ porto adulto-bambino nell'azio­ ne educativa; i diversi aspet­ ti dell'educazione psicomoto­ ria (età scolastica); educazio­ ne ... psicomotoria e apprendimenti scolastici: il ciclo del disadattamento; il profilo psi­ comotorio come metodo di osservazione e verifica: dalla teoria alla pratica: i problemi dell'educazione concreta ». Il tutto è completato da una bi­ bliografia essenziale. Il volume può essere richie­ sto al Consiglio provinciale CSI — via Garibaldi n. 26 — Torino, signor Giannone.


Perché ricordiamo anche noi Vifàtoo© Bachefet »

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II pezzo giornalistico piu bello su Bachelet l’ha scritto Romolo Pietrobelli su « Avvenire » di domenica 17 febbraio. Andrebbe riportato integralmente perché, secondo me, ha colto il significato profondo di una testimonianza di fede e di uno stile (che è esso stesso testimonianza) che hanno segnato la vita di Vittorio Bachelet. Il titolo del pezzo dice tutto: « la luce della fede ha dato speranza al popolo provato ».

Nelle foto: a sinistra, un momento dell’intervento del Prof. Bachelet al nostro Congresso nazionale del 1972; sotto, nella stessa occasione, il Prof. Bachelet segue il dibattito congressuale accanto al Presidente nazionale Notario.

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I suoi funerali non potevano che essere cosi: l’ufficialità (erano funerali di Stato) è stata sommersa dalla celebrazione dell’eucarestia fatta dal popolo di Dio. Era una Chiesa piena di giovani (le autorità quasi non si vedevano piu) che hanno cantato inni di gioia, inni voluti dai figli di Vittorio. La fede ci diceva, diceva a tutti in quel momento, che quello era il « dies natalis » di Vittorio. Pietrobelli giustamente ha scritto: « Si può ben affermare, senza timore di esagerazioni, che almeno per un giorno la forza della fede in Dio, nel suo Vangelo di salvezza e di vita, si è fatta storia di gran parte del popolo italiano, anche di quello non credente, è entrata copiosamente nell’organismo di una società malata, ha ridato linfa vitale a tante virtù virili esauste o disprezzate, si è quasi sostituita all’importanza della politica e alla debolezza delle istituzioni. L’assassinio di un uomo cristiano esemplare, la sua mediazione di fede e di carità intellettuale espressa coerentemente nella esperienza di tutta una vita, celebrata con slancio da una grande comunità di credenti, ha prodotto in un giorno d’inverno di una Repubblica italiana impaurita un grande momento di speranza. I cattolici hanno donato alla loro patria un forte motivo di sostegno, un supplemento d’anima ». (segue)

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■■■■ Vittorio al nostro Congresso del 1972 (il primo con il nuovo Statuto dopo l’unificazione). Stadium dell’epoca, nelle pagine di cronaca, cosi scriveva:

Ma noi del Centro Sportivo Italiano ricordiamo Vittorio Bachelet perché è anche stato indirettamente, possiamo dire, il nostro Presidente negli anni del Concilio. Chiamato da Paolo VI con mons. Franco Costa (l’altro grande), a presiedere nel 1964 l’Azione Cattolica Italiana, ebbe la responsabilità del rinnovamento, direi della rifondazione della stessa con il nuovo Statuto. Ed è in questo periodo (anche per le scelte fatte dall’A.C.I.) che il Centro Sportivo Italiano maturò il proprio rinnovamento ed il nuovo Statuto, che significò tra l’altro la sua autonomia dall’Azione Cattolica Italiana. Bachelet e Costa ci aiutarono con il loro incoraggiamento, e specialmente con le idee, a maturare la nostra autonomia che non doveva essere nè separazione, nè fuga, ma scelta cosciente e matura di laici impegnati nel sociale, disponibili ad animare una realtà, a rispettarla, ad aiutarla a riscoprire i valori dell’uomo, a non strumentalizzarla per fini non suoi. Cosi pure Bachelet e Costa aiutarono le due associazioni, il CSI e la FARI, a camminare verso l’unificazione che non doveva essere un’operazione di potere (il grosso che incamera il piccolo), ma culturale, sociale e politica.

Nuovo statuto e unificazione CSI-FARI furono un unico grande momento dell’associazionismo di ispirazione cristiana, perché unica fu la motivazione: fare un’associazione nuova dove uomini e donne, paritariamente responsabili ed impegnati in un unico progetto, sapessero testimoniare la loro fede nel rispettare la persona e nel fare dello sport un’esperienza di vita. Significativo l’intervento di

« Non si vince l’egoismo mostruoso che stronca la vita se non con un supplemento d’amore, se non contrapponendo la capacità di dare la vita per il sostegno e la difesa degli inermi, degli innocenti, di chi vive in una insostenibile situazione di ingiustizia. Non si vince questo nostro egoismo se non riscoprendo il valore di ogni uomo perché figlio del Padre che dà la vita ».

« Nella penultima giornata c’è stata infine la visita del prof. Vittorio Bachelet, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. Ha detto di poter portare soltanto un brevissimo saluto, ma che ci teneva a farlo di persona essendone stato impossibilitato l’anno scorso, in occasione del nostro congresso straordinario. Ha espresso la convinzione e la fiducia che, anche nella nuova situazione di piena responsabilità e di autonomia determinatasi tra il CSI e l’ACI, non verranno meno né l'affetto né lo spirito di collaborazione di sempre. Ha accennato poi alla unificazione con la FARI, augurandosi che si concretizzi su un piano di parità, di reciproco rispetto, di partecipazione corresponsabile tra uomini e donne perché solo a queste condizioni si realizza un reale reciproco arricchimento » .

Via Conciliazione, la strada del mondo cattolico italiano, la via che l’ha visto passare per tanti anni, silenzioso ed inosservato, il giorno del suo sacrificio era stranamente deserta e muta. Sembrava che la nostra storia si fosse fermata. Prima nessuno sapeva chi fosse veramente Vittorio Bachelet: l’abbiamo scoperto tutti quel giorno e non solo noi: capita raramente, capita soltanto ai grandi, ai grandi veri. Aldo Notarlo

Con queste parole di Vittorio Bachelet, l’Azione Cattolica Italiana lo ha ricordato in un manifesto il 12 febbraio scorso, il giorno in cui fu ucciso.

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® ©amo scoperte Questa volta è quasi impossibile barare: le Olimpiadi di Mosca stanno forzando tutti a scoprire le proprie carte. I drammatici avvenimenti mondiali in cui sono stati coinvolti i Giochi Olimpici lasciano ben pochi margini per gli equivoci e le confusioni in cui lo sport ama molto spesso rifugiarsi, mentre il resto della società se ne sta a guardare indifferente o partecipa con superficiale compiacimento. In queste pagine abbiamo raccolto alcune posizioni e riflessioni che ci sono parse più significative.

Il IO febbraio « Avvenire » ha pub­ blicato la seguente intervista del no­ stro presidente nazionale, Aldo No­ torio, rilasciata qualche giorno pri­ ma al SIS (Servizio Informazioni Stampa dell'Azione Cattolica). Rife­ riamo le date in quanto servono a precisare che l'intervista è preceden­ te all'ordine del giorno del Consi­ glio Nazionale del CONI e alle de­ cisioni del CIO. L’o.d.g. del CONI, che pubblichiamo a parte, si espri­ me per alcuni versi nel senso auspi­ cato da Notorio, ma nel complesso l’atteggiamento del mondo sportivo è rimasto poco chiaro e deciso. L' intervista, pertanto, conserva tutto il suo valore. Il C.S.I. desidera e au­ spica vivamente che le Olimpiadi pos-

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La posizione ufficiate del CONI sano svolgersi, ma non a prezzo di compromessi e di silenzi che non giovano nè allo sport nè al miglio­ ramento dei rapporti tra i popoli. — Presidente, secondo lei si deve partecipare ai Giochi di Mosca? « Il problema non può porsi così semplicemente: bisogna chiarire, a monte, la questione del rapporto tra sport c politica. Questo sport, que­ ste Olimpiadi, sono da tempo — se non da sempre — un fatto politico: gli interessi economici, le classifiche per nazioni, l’affemiazione di una supremazia di vario tipo... Gli Stati hanno sempre strumentalizzato le Olimpiadi, e lo sport si è mosso sempre nella logica della politica de­ gli Stati. Pensare ad uno sport estra­ neo alla politica non è solo un’illu­ sione, è una falsità. In questo caso, però, vi è un elemento in più e di ben più grave portata. Già l’URSS aveva suscitato polemiche per la re­ pressione del dissenso; ora, l’aggres­ sione dell’Afghanistan ha fatto pre­ cipitare le cose. E’ lecito a questo punto domandarci: l’oppressione dei diritti dell’uomo e dei popoli riguar­ da solo la politica? Il problema, in­ fatti, di andare o meno a Mosca non si è posto per la presenza, in quel Paese, di un regime comuni­ sta, ma per i fatti connessi con i diritti fondamentali dell’uomo. Cer­ tamente sono gravi i rischi di inne­ scare un processo dalle incontrolla­ bili reazioni per il futuro ». — Si tratta quindi di un problema di principi? « In prima istanza, certamente sì. Come può una manifestazione, che af­ ferma la sua ragion d'essere nella esaltazione di certi valori, non pren­ derli in considerazione quando si tro­ va coinvolta in una loro così grave e flagrante violazione? Certe dichia­ razioni di questi giorni, soprattutto di parte sportiva, sembrano ispirare a una cecità che lascia interdetti. Facciamo un esempio per assurdo: l'URSS ha invaso l’Afghanistan, un Paese lontano e semisconosciuto per noi europei; se avesse invaso la Ju­ goslavia o un altro Paese a noi vici­ no, come avremmo reagito? Ma è pur vero che i valori non vivono in astratto e all’atto di applicarli oc-

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Il 7 febbraio il Consiglio naziona­ le del CONI ha approvato il seguen­ te ordine del giorno presentato dai presidenti federali Rodoni (Cicli­ smo). Franchi (Calcio). Gnecchi (Ar­ co). Sordelli (Sport equestri), Chieppi (Cronometristi), Tuccimei (Medici sportivi), Pinferi (Ghiaccio), Zerbi (Motociclismo), De Bartolomeis (Mo­ tonautica). « Il Consiglio Nazionale del CONI riunito il 7 febbraio a Roma, sede dei Giochi della XVII Olimpiade; RIVOLGE il suo saluto alla gio­ ventù di tutto il mondo che sta ra­ dunandosi a Lake Placid nell'immi­ nenza dei Giochi olimpici invernali; esprime nel contempo il sentito rin­ graziamento al Comitato olimpico sta­ tunitense per l'intenso lavoro orga­ nizzativo svolto per il quale auspi­ ca il miglior successo, e formula alla rappresentativa azzurra il più caloroso e affettuoso augurio di pre­ stigiosi risultati; CONSIDERATO che lo sport, esal­ tando la personalità umana, perse­ gue l'uguaglianza, la fraternitàj e il rispetto dei diritti dell’uomo ce delle libertà fondamentali; DICHIARA che lo sport di tutto il mondo, per la sua stessa natura, è contro qualsiasi forma di violazio­ ne, da chiunque commessa, della li­ bertà sia dell’uomo sia delle nazio­ ni, condannando ogni sopruso ten­ dente a limitarla; CONSIDERATO che nell’atto della "Conferenza sulla sicurezza e la co­ operazione in Europa" (Helsinki, 1 agosto 1975), in considerazione del­ l’importanza dello sport allo scopo di migliorare le relazioni tra i po­ poli e di contribuire alla pace, è stato espressamente sancito che "al fine di intensificare i legami e la co­ operazione esistenti nel campo dello sport, gli Stati partecipanti incoraggeranno i contatti e gli scambi in tale settore, ivi compresi gli incon­ tri e le competizioni sportive di ogni genere, fondandosi sulle norme, i regolamenti e gli usi internaziona­ li in vigore"; RIBADISCE che lo spirito olimpi­ co mira alla coesistenza pacifica di tutti i popoli e che i Giochi olimpi­ ci, offrendo un'occasione di incontro e l'opportunità di consolidare cono­

scenze e amicizie alla gioventù del mondo, possono dare, specialmente nei momenti di crisi internazionale, un contributo alla distensione, men­ tre ogni eventuale azione che li pre­ giudichi, oltre ad aggravere la si­ tuazione, costituirebbe un atto di ripudio dei valori sportivi e degli ideali di pace del movimento olim­ pico; TENUTO CONTO che il persegui­ mento dei fini predetti rende neces­ saria la compattezza e l'unione del­ l'organizzazione sportiva mondiale, che costituiscono l'indispensabile premessa per il regolare svolgimen­ to delle manifestazioni sportive in­ ternazionali; APPROVA l'azione fin qui svolta dalla Giunta Esecutiva; CONDIVIDE la posizione unanimamente assunta dai rappresentanti di Comitati olimpici riuniti a Francofor­ te il 1 febbraio scorso; DA’ MANDATO alla Giunta Ese­ cutiva e al Presidente di prosegui­ re nell'opera intrapresa in collabora­ zione con i Comitati Nazionali Olim­ pici di tutto il mondo e SOJ soprattutto dell'Europa occidentale affinché i Giochi olimpici possano continuare a esistere serenamente, rappresen­ tando motivo di unità e non di di­ visione, nel convincimento che tut­ to ciò possa realizzarsi rispettando lo spirito e la lettera della Carta olimpica e le decisioni del C.I.O. RIVOLGE agli atleti italiani l'in­ citamento a proseguire con serietà la propria preparazione con l’assicu­ razione che è impegno primario del Comitato Olimpico Nazionale Italia­ no consentire loro la possibilità di partecipare alle competizioni inter­ nazionali, la cui preparazione richie­ de anni di duro lavoro ». Come si può vedere, l’o.d.g. è divi­ so in due parti nettamente distin­ te: una prima in cui bisogna dare atto al CONI di aver fatto per la pri­ ma volta affermazioni importanti e chiare sui rapporti tra sport e po­ litica, riferite a situazioni concrete e drammaticamente attuali; una se­ conda che procede parallelamente al­ la prima, senza quasi tenerne con­ to nè trarne praticamente alcuna conclusione.


Convinciamoci: le Olimpiadi sono politiche^ e così fatte sono inutili e dannose!

Ma se fosse Io sport a influenzare la po]jSis«f — Una lacerazicna che cclpirech: non solo l'URSS corre calcolare le conseguenze delle scelte. Occorre cioè rifarsi a un me­ tro politico di valutazione. Andare può certamente voler dire incorag­ giare — quanto meno indirettamen­ te — la politica espansionistica e di potenza dei governanti sovietici; ma non andarci potrebbe voler di­ re isolare ancor più questo Paese, farlo sentire in "stato d'assedio” e irrigidirne la politica ».

— Come uscire, dunque, da que­ sta situazione?

« Onestamente, in questo momento non saprei indicare una soluzione precisa e definitiva. Vedo però una strada da percorrere, e non è quel­ la seguita dal mondo sportivo. An­ zitutto bisogna far capire all’URSS che lo svolgimento delle Olimpiadi dipende soprattutto da lei. E' un problema innanzitutto suo, e non può pretendere che siano gli altri a risolverlo. Il mondo sportivo non può starsene al di sopra delle parti, cioè fuori dal mondo, ma è suo do­ vere dare una mano a coloro che so­ no perseguitati. Che senso hanno delle Olimpiadi che, sia pure indiret­ tamente, avallino l’oppressione aper­ ta dell’uomo? Una ferma azione in tal senso avrebbe comunque provo­ cato reazioni nell’URSS c si sarebbe potuto decidere con maggior cogni­ zione di causa. Ma c’è ancora tempo, e mi auguro che il mondo sportivo non perda anche questa occasione. Se esso infatti vuol mantenere la sua autonomia, può farlo solamente assumendo con coraggio le sue re­ sponsabilità. Il non immischiarsi nelle cose è fuga, non autonomia! ».

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Bukowski afferma «boicottare p«r salvare ìe olimpiadi di Moses la la pace pace £ una misura umana>;

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Rassegna della stampa Per motivi di spazio, gli articoli riportati sono stati tagliati in alcuni passi che ci sono sembrati secondari in quanto descrittivi o ripetitivi delle posizioni già espresse.

Vittorio Gorresio su « Epoca »

— Disertare l'appuntamento di Mo­ sca potrebbe anche significare la fi­ ne dei Giochi olimpici?

Olimpiadi di Mosca: partecipare o boicottare?

« Le Olimpiadi sono già morte, nei valori per cui erano sorte. Non var­ ranno certo i giochi di Mosca a sal­ varle. Tuttavia credo che la questio­ ne della partecipazione o meno alle Olimpiadi moscovite debba essere mantenuta distinta dai problema del futuro della manifestazione. Occorre operare seriamente e subito per ri­ creare su basi diverse la manifesta­ zione, per dare un volto nuovo alle Olimpiadi ».

In questa bella disputa mondiale sulle Olimpiadi — boicottaggio si, boicoittaggio no — è davvero difficile trovare chi non abbia torto. Ha torto per il primo il presidente Carter per­ ché ignora che esiste un organismo internazionale, il Ciò, che non è sotto­ posto all’autorità di alcuno Stato o go­ verno. Istituzionalmente è autonomo dai poteri costituiti di qualunque na-

tura e nazionalità: non dico che sia ad essi superiore, ma da loro è indi­ pendente, al pari della Croce rossa in­ ternazionale, tanto per fare un esem­ pio. Pretendere che la Casa Bianca detti legge al Ciò è un chiaro abuso di diritto pubblico e ■dal punto di vista politico un errore, Supponiamo che le pressioni di Carter sui suoi : alleati atlantici ottenga-

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1 no l’effetto da lui desiderato, e cioè il sabotaggio dei giochi olimpici di Mo­ sca. In tutti i paesi non aderenti alla Nato, in quelli non allineati, in quelli dello sterminato terzo mondo, si par­ lerebbe sicuramente di una sopraffa­ zione americana, di una nuova prova dell’imperialismo statunitense messo in atto in un campo, quello sportivo, do­ ve le reazioni delle grandi masse si manifestano con estrema sensibilità ed immediata prontezza. Certo, ci sono forme di imperialismo ben più ripu­ gnanti — ed è il caso di quello dei sovietici — ma anche le forme grotte­ sche sono odiose, e appunto di un peccato di grottesco Carter si è mac­ chiato. Ma il suo errore politico ha un aspetto più grave di quello dei puri risvolti psicologici. E’ improbabile, in­ fatti, che il mondo occidentale rinsal­ di i suoi legami in nome ed all’inse­ gna del boicottaggio delle Olimpiadi. Contrarie al boicottaggio si sono già dichiarate la Francia e la Germania fe­ derale, e per quanto riguarda l’Italia è stato osservato che il Coni non può correre il rischio di farsi escludere dal Ciò. Noi abbiamo già iscritto ai giochi i nostri atleti e se li ritirassimo sarem­ mo radiati dall’organizzazione interna­ zionale. E' una norma prevista negli statuti ed è pericoloso infrangerla se non si vuole esporsi all’isolamento sportivo nel mondo. Figurarsi se i no­ stri sono disposti ad incontrare questa sorte. Il primo ministro inglese, Mar­ garet Thatcher, si è detta intenziona­ ta ad appoggiare Carter. Ma il caso del­ l’Inghilterra è diverso perché gli atleti britannici non sono ancora stati iscritti. Ha sicuramente torto l’Unione So­ vietica nel pretendere di dare coper­ tura al proprio imperialismo con l’in in-­ vitare il mondo intero ad un appunta­ mento di genere pacifico quale dovreb­ be essere quello per la celebrazione di giochi olimpici. La contraddizione è in re ipsa, come direbbero i giuristi. Si racconta che gli antichi greci al mo­ mento di convenire ad Olimpia so­ spendevano le guerre che fossero even­ tualmente in corso, o addirittura sman­ tellavano tratti di mura delle loro cit­

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tà: è un esempio che l’Urss si è ben guardata dal seguire. Si ha difatti no­ tizia che di pari passo con le faraoni­ che costruzioni di stadi e di altre ne­ cessarie attrezzature logistico-turistiche il governo sovietico sta procedendo ad una serie di provvedimenti restrittivi, come le deportazioni da Mosca di dis­ sidenti, vedi il clamoroso caso di An­ drej Sacharov, e di interi gruppi di po­ polazione che il Kgb (la polizia politi­ ca) non vuole entrino in contatto con gli attesi visitatori stranieri. In queste condizioni non si può non dar torto agli stessi dirigenti del Ciò i quali mostrano di credere che lo sport sia un mantello capace di copri­ re tutte le magagne, in nome del con­ cetto pretestuoso che lo sport sia af­ fatto estraneo o addirittura superiore alla politica. Lo sport non affratella i popoli, ne stimola piuttosto le più vol­ gari pulsioni nazionalistiche: può darsi che nelle polis greche accadesse diver­ samente, ma al giorno d’oggi lo sport piuttosto attizza fra città e città faide di campanile, violenze spesso incontrol­ labili. E’ la grande occasione per far esplo­ dere contrasti, e nessuno dovrebbe di­ menticare la lezione delle ultime tre Olimpiadi: a Città del Messico nel 1968 ci fu una strage di studenti sul­ la piazza delle Tre Culture, e poi gli atleti americani di pelle nera manife­ starono col pugno alzato la loro pro­ testa razziale. A Monaco nel 1972 si ebbe l’assalto di un commando pale­ stinese agli alloggi della rappresentan­ za israeliana, e ne segui una tragedia. A Montreal nel 1976 ci fu il clamo­ roso ritiro delle delegazioni dei paesi africani, altro esempio, per buona sor­ te meno cruento, del modo di stru­ incontri mentalizzare politicamente sportivi di livello mondiale. E perciò diamo torto a tutti, al­ l’America, all’Urss e, per finire, al Ciò. Il mondo in cui viviamo è gran­ de e terribile e chi vi mette le mani per guidarlo dovrebbe almeno avere, se non più saggezza essendo questa un dono di Dio, almeno una migliore co­ noscenza di quel che bolle nella tre­ menda pentola dell’universo.

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— Le Olimpiadi di Mosca

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Eugenio Scalfari su « La Repubblica » del 3/4 febbraio 1980

Ai giochi di Mosca per salvare la pace Alle Olimpiadi di Mosca bisogna andarci, per mille ed una ragione. E voglio dir subito che tra queste ragio­ ni non metto quella — alla quale per­ sonalmente do assai scarso peso — che la politica è un conto e lo sport un altro. C’è chi la pensa cosi ed è una opinione certamente rispettabile, ma non è la nostra: viviamo in un’epoca in cui distinzioni del genere o sono bi­ zantine o servono soltanto ad eludere un problema. Che l’Unione Sovietica si muova con una logica puramente imperiale, anzi imperialista, nella quale il socialismo e la libertà dei popoli non c’entrano per nulla, è per noi un fatto sconta­ to. Non abbiamo aspettato l’invasione afghana per capirlo e per dirlo. Prima, molto prima, c’erano state Praga e Bu­ dapest; e prima ancora la guerra di Finlandia del ’39 e la spartizione della Polonia con le armate corazzate di Hitler. Semmai c’è da notare che l’Urss non è certo il solo paese di questo tormen­ tato mondo che si muova secondo una

logica imperiale. Pur con le grandi dif­ ferenze che sono proprie d’una demo­ crazia liberale, gli Stati Uniti si com­ portano spesso in modo analogo e ba­ sterebbero due nomi, Vietnam e Cile, per comprovarlo. Tra Unione Sovietica e Stati Uniti la differenza di fondo consiste nel fat­ to che Washington deve tener conto d’un’opinione pubblica interna e inter­ nazionale che in qualche modo ne con­ diziona le decisioni; Mosca no, o mol­ to meno. In Urss l’opinione pubblica è debo­ lissima, anzi — per lo meno a giudi­ carne da fuori — inesistente del tut­ to. La società civile è ai suoi primi passi e lo Stato-partito è onnipotente. E’ dunque interesse primario di tutti coloro che sperano nel progresso e nell’espandersi della libertà che anche in Urss l’opinione pubblica abbia il modo di formarsi e di manifestarsi. Uno dei modi con i quali il potere sovietico ha fin qui impedito che un fatto cosi importante si verificasse è stato di tagliare ogni strumento di co-

Luigi Firpo su « La Stampa » del 3 febbraio 1980

Andare a Mosca o noi? Che cosa c’è ancora di comune fra lo sport, la pratica del sano esercizio fisico, il gioco che fa correre e suda­ re, e i mostri sacri che anno dopo anno innalzano i vertici dei record sempre più fuori della portata e del­ l’immaginazione stessa della gente nor­ male? Il prezzo sono le diete schizo­ freniche, gli anabolizzanti, gli allena­ menti quotidiani intensivi; il prodot­ to, dei fenomeni da baraccone capaci di toccare prestazioni da fantascienza, ma spesso frustrati, immaturi e nevro­ tici. E non parliamo di certe atletesse discobolo, accuratamente depilate, tur­ gide dappertutto meno che sul seno. Prendiamo ad esempio un diverten­ te gioco per ragazzi: la pallacanestro, un esercizio non brutale, fondato su prontezza, agilità, occhio c attitudine al lavoro di squadra. Poco per volta si è trasformato in un frenetico esibirsi di individui anomali, chi supera i due metri c dieci è il più bravo, le perso­ ne di taglia comune sono escluse per sempre. Altri sport olimpici sono re­ litti preistorici, praticati da poche de­ cine di adepti tenuti in vita solo dal­ la velleità dei Comitati nazionali di racimolare punti a qualunque costo. C’è ancora qualcuno che eserciti per

davvero la lotta greco-romana? E le palle di muscoli tozzi dei sollevatori di pesi appartengono allo sport oppu­ re a un sinistro artificio? Sempre più l’Olimpiade si identifica con un grande show, riservato ad una accolta professionale di personaggi di­ sumanizzati, allevati in provetta, desti­ nati a divertire un pubblico mondiale di sedentari annoiati. L’agonismo nazio­ nalistico e l’interesse economico sono i suoi propulsori essenziali. Una volta che questo sia chiaro, l’andare o non andare a Mosca diventa un problema di scelte politiche e di opportunità pra­ tiche, sgombrato però dalle frange e dagli orpelli della retorica. Quando ho sentito il presidente del Coni proclamare con fierezza che il Co­ mitato respingeva ogni interferenza po­ litica e avrebbe deciso in piena e to­ tale autonomia, m’è venuto da ridere. Perché l’autonomia è bella c sacra quando chi decide da solo paga anche di tasca sua. Ma quando si campa, e lautamente, con le tangenti delle scom­ messe (un altro « affare », quello del calcio, che con lo sport ha sempre me­ no a che fare), allora si bacia la mano che elargisce, ci si mette in riga e ci si augura solo che la cuccagna duri.

municazione e d’informazione tra i cit­ tadini sovietici e il resto del mondo. Le Olimpiadi di Mosca saranno, co­ me tutte le grandi manifestazioni ana­ loghe, un'eccezionale occasione per mettere i popoli dell’Urss e in parti­ colare gli abitanti di Mosca in contat­ to con vaste masse provenienti da ogni parte del mondo. I cittadini di Mosca ne sapranno di più sul resto del mon­ do in quei pochi giorni di quanto non ne abbiano saputo nei dieci anni pre­ cedenti. E non perché gli ospiti stra­ nieri debbano o possano svolgere azio­ ni ” provocatorie ”, ma per il sempli­ ce fatto della loro presenza, del loro modo di vestire, di parlare, di compor­ tarsi, di chiedere e di rispondere. L’economia unisce, la cultura uni­ sce, lo sport unisce. Tutto ciò che uni­ sce consolida la pace ed estende la libertà. Tutto ciò che divide, segrega, isola, estende l’ignoranza e l’insicurez­ za e quindi prepara la guerra. Ecco perché alle Olimpiadi di Mosca ci si deve andare. I paesi dell’Europa occidentale han­ no, dal canto loro, una ragione aggiun­ tiva per sostenere la presenza alle Olim•piadi. — • h• tL’Europa ha già ribadito ce deve deve continuare a ribadire la propria [ appartenenza al mondo dell’occidente; i ' 1 ma la sua vocazione naturale è quella di ricercare, con ogni mezzo che non sia un pavido e succube neutralismo, le vie del negoziato e della distensione. C’è ancora una terza ragione da elen­ care. Ammettiamo che tutto l’Occidente, cioè in pratica la Nato, il Com­ monwealth e le loro immediate pro­ paggini, decidano di non andare a Mo­ sca. Da una parte ci sarà questo grup­ po imponente di nazioni, dall’altra il gruppo altrettanto imponente dell’Urss, dei paesi dell’Europa orientale e di tutti quegli Stati che, nel mondo, gravitano in un modo o nell’altro nel­ la sfera d’influenza russa. Tutti gli al­ tri paesi, di fatto i non allineati, sa­ ranno chiamati a prender partito: o da una parte o dall’altra, o andare o non andare; terze posizioni non ci sono. Sa­ rà insomma una specie di referendum che dividerà l’intero pianeta, in due campi. Le ripercussioni saranno, inevitabil­ mente, il prevalere di rancori, di desi­ deri di rinvincite, dall’uno come dal­ l’altro campo. In entrambi i campi i falchi prevarranno, la forza prevarrà sulla ragione, i metodi ” militari ” sui metodi della democrazia. Dividere il mondo in due campi, senza zone inter­ medie, consolida la pace? Estende la libertà? Aiuta il crescere dell’opinione pubblica internazionale e di quella an­ cora cosi gracile in tanti paesi? O esal­ ta la passionalità, l'irrazionalità, la vio­ lenza?

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DOPO IL PANE

I CIRCENSI : ' QUESTA VOLTA

li ho in pugno...

f Arminio Savioli su « L’Unità » del 2 febbraio 1980

Una lacerazione che colpirebbe non solo l’URSS Se attuato, il boicottaggio assume­ rebbe un significato quasi di princi­ pio, nefasto e perverso. Introdurrebbe una lacerazione profonda non soltanto tra i gruppi dirigenti ma tra i popoli. Esso direbbe all’umanità che i sovietici vanno isolati come popolo, come un tempo si isolavano i lebbrosi e gli ap­ pestati; che con essi non si debbono avere rapporti di nessun genere, nean­ che sportivi, neanche umani; e che con essi non ci si deve neanche misurare nella corsa o nel salto; che ad essi non si può stringere la mano al ter­ mine di una gara onestamente com­ battuta. Se al boicottaggio davvero si arri­ vasse, l’URSS (questo paese accusato delle azioni piu aggressive e delle più perfide intenzioni) diventerebbe, esso si, vittima di una discriminazione più che ideologica, quasi razziale. Una spi­ rale grave si metterebbe in movimen­ to. Nei cervelli e sulle bocche dei fa­ natici dell’antisovietismo che purtrop­ po abbondano ovunque, si rafforzereb­ bero l’idea perentoria e l’affermazione

arrogante che, se non è lecito scendere nello stesso stadio accanto agli atleti dell’URSS, non si debbono neanche in­ vitare i corpi di ballo sovietici, gli scienziati sovietici, i poeti sovietici, che non si debbono leggere, né tra­ durre, le opere letterarie sovietiche; che non si debbono proiettare films so­ vietici; infine, che non si deve inse­ gnare il russo nelle scuole. E poiché la pur erronea identificazione di « co­ munista » con « sovietico » non appar­ tiene solo al passato, ma anche, in tan­ ti ambienti, al presente, ecco che in molti paesi si tornerebbe a scatenare la « caccia al rosso » di maccartista me­ moria; mentre spaccature profonde di odio ideologico si riprodurrebbero. Non ci vuole molta immaginazione per prevedere quali sarebbero le pro­ fonde, durature ripercussioni psicologi­ che di massa del boicottaggio delle Olimpiadi. Del resto, qualcosa di ana­ logo è già accaduto. E non è storia an­ tica. Sono cose vissute e sofferte, an­ che in Italia e in tempi recenti, da una intera generazione.

Sergio Campana su « Il Gazzettino » del 4 febbraio 1980

Convinciamoci: le Olimpiadi sono politiche e così fatte sono inutili e dannose! Gli inguaribili romantici tentano di convincerci che la politica dovrebbe re­ star fuori dallo sport, dimenticando che già da molti decenni i Giochi olim­ pici hanno dovuto fare i conti non so­ lo con le guerre, avvenimenti politici per eccellenza, ma con molte contro­ versie internazionali. Figuriamoci ora che la politica ha invaso tutti i settori

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della vita, dal più importante al più banale, condizionandoli senza remis­ sione. E’ puramente illusorio credere che lo sport riesca ad unire popoli e nazio­ ni spesso divisi da contrasti profondi e insanabili: ed è sorprendente che so­ lo ora, quando la minaccia ai Giochi diventa giorno per giorno più consi-

stente, ci si accorga di questa realtà che trova radici ormai lontanissime nel tempo. Se si guarda bene, le stesse consi­ derazioni si dovevano fare in tutti que­ sti anni, più di venti, in cui la Cina popolare ha conosciuto l’ostracismo dai Giochi. Se si guarda bene, è la stessa realtà che ogni tanto vede rappresen­ tative nazionali o di club rifiutare di incontrarsi con altre, che ha mostrato le ostilità ai sovietici a Melbourne nel ’% a seguito dei fatti d’Ungheria, gli orrori dell’agguato di Monaco nel ’72, le contestazioni degli africani a Mon Mon-­ treal nel ’76. Sono le stesse considerazioni che ora, in modo clamoroso, hanno convinto il comitato olimpico di una grande na­ zione occidentale, gli Stati Uniti, a se­ guire le indicazioni governative, vio­ lando macroscopicamente una norma fondamentale del regolamento interna­ zionale olimpico che predica completa indipendenza e perfetta autonomia dai poteri politici o religiosi. I Giochi olimpici hanno ormai as­ sunto significati di colossale portata, essendo l’unica manifestazione che a scadenza quadriennale raduna migliaia di atleti di cento e cento paesi, impe­ gnati in decine di specialità, davanti a un pubblico cosmopolita e a una pla­ tea televisiva di dimensioni incalcola­ bili, con un seguito sempre più impo­ nente di tecnici, di giornalisti, di tu­ risti. Si capisce quindi come sia assurda la pretesa che un tale, grandioso pal­ coscenico possa evitare di essere stru­ mentalizzato per reclamizzare una pro­ testa politica, un movimento razziale, una controversia ideologica. Anzi, c’è da affermare, con crescen­ te preoccupazione ma con altrettanta probabilità, che le Olimpiadi saranno sempre più esposte alle contestazioni e ai ricatti, man mano che si incremen­ tano le partecipazioni e con esse le spese e gli enormi interessi pubblicitari che vi gravitano intorno. A questo punto, c’è veramente da domandarsi se i Giochi olimpici, cosi come sono oggi concepiti e strutturati, abbiano ancora un significato e una ragione di esistere.


Gianni Brera su « Il Giornale Nuovo » del 4 febbraio 1980

LA VOCE DEI DISSIDENTI RUSSI

Ma se fosse lo sport a influenzare la politica?

Ma l'Olimpiade potrà entrare nei Lager?

Chi afferma che lo sport ha da es­ sere distinto dalla politica offende la buona memoria di Aristotele, il quale si vantava d’essere amico di Platone, ma più ancora della verità. Ora, tutto quanto fa l’uomo è politico e quindi squisitamente politico è lo sport. Pro­ va ne sia che l’America accusa l’Urss di non essere degna di organizzare l’Olimpiade in quanto vien meno al suo presupposto fondamentale, che è la pace. Paradossalmente, si potrebbe ribaltare l’accusa di contaminare lo sport con la politica asserendo che è lo sport, questa volta, a contaminare la politica. Ma siamo alla discussione bi­ zantina sul sesso dei giochi. La cruda realtà della storia è che lo stato di guerra proibisce 1’Olimpiade, per ce­ lebrare la quale bisognerebbe essere in grado di far cessare lo stato di guerra: che non è purtroppo nelle modeste possibilità dell’Europa. Poiché tuttavia la speranza e la preghiera possono molto piu che: non ammettano i deterministi ---- • • " della politica, auguriamoci che i devoti allo spirito di Olimpia non si arrendano fino al suo trionfo legittimo. Qualcosa sugge­ risce al nostro sentimento che il rito olimpico non debba venir funestato — in luglio — da eventi contrari alla più nobile forma di culto dell’uomo. Pro­ prio a Giove ottimo massimo erano dedicati i giochi di Olimpia: e il destino è pur sempre sulle sue ginocchia. Chissà?

PARIGI — Tutti i più eminenti dissidenti sovietici riparati più o meno fortunosamente in Occidente negli ul­ timi anni sono decisamente contrari al­ la partecipazione alle Olimpiadi di Mo­ sca. Boicottaggio quindi su tutta la li­ nea per far capire al popolo sovietico il problema nella sua interezza. Le loro posizioni sono state rese no­ te nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Parigi ed organizzata dal « Comitato Francese dei diritti dell’uo­ mo, Mosca ’80 ». Alla conferenza stampa hanno parte­ cipato tra gli altri, Aleksandr Ginzburg, Vladimir Bukovski, Leonid Pliyusch, Edward Kutznezov, Andrei Amalrik, Vladimir Maksimov e Natalia Gorbayeskaia. Ma ecco le loro idee a proposito delle Olimpiadi di Mosca. « Sono favorevole ai giochi olimpici nell’Unione Sovietica, ma a patto — ha detto Ginzburg — che essi si svol­ gano non negli stadi ma nei campi do­ ve sono detenuti i dissidenti politici ». Bukovski dopo aver sottolineato la esigenza di ricordare che « l’intervento sovietico in Afghanistan non è l’unica ragione del boicottaggio », ha aggiun­ to che « non possiamo impedire alla gente di andare a Mosca, ma dobbia­ mo però avvertire che andarci significa approvare la politica sovietica. Anche se le truppe sovietiche lasciassero do­ mani l’Afghanistan — si è domandato ancora Bukovski — si deve andare o no in un paese dove la preparazione alle Olimpiadi significa l'arresto di mi­ gliaia di persone? ». Con queste dichiarazioni Bukovski ha fatto eco a quanto denunciato dalla rivista di attualità e cultura « Mondo e missione » edita a Roma dal Ponti­ ficio Istituto per le Missioni Estere. Secondo la rivista, in previsione delle Olimpiadi le autorità sovietiche avreb­ bero organizzato un piano di « pulizia » fra i dissidenti ed i cristiani per evi­ tare « spiacevoli » colpi di scena al co­ spetto delle rappresentanze straniere presenti per l’occasione a Mosca. La rivista denuncia pure il fatto che in tutta l’URSS è in atto un piano che prevede una fortissima repressione fra

le più significative personalità della ri­ nascita religiosa russa, attuato con tuta una serie di persecuzioni, arresti, li­ cenziamenti, perquisizioni, processi sommari e lager. Tornando a Parigi, Lconid Pliyusch ha invece detto che « Mosca trarrebbe profitto dalle Olimpiadi come Hitler da quelle di Berlino nel 1936. Tutto il popolo dell’URSS — ha aggiunto il celebre matematico — crede che le truppe siano in Afghanistan per aiuta­ re quel popolo e la presenza degli oc­ cidentali a Mosca sarà ai loro occhi la prova che questi ultimi approvano la politica dell'URSS ». Kutznezov ha detto invece: « Una grande coni petizione sportiva è sempre un grande avvenimento politico. L’Af­ ghanistan è solo un episodio, mentre le violazioni dei diritti sono un pro­ blema permanente e questo deve esse­ re il significato che va attribuito alla lotta per il boicottaggio delle Olim­ piadi ». Dal canto suo lo storico Amalrik ha detto: « In una certa misura si può separare lo sport dalla politica, ma non dai diritti dell’uomo ». La Gorbayeskaia ha infine dichiarato che i « disJ~ sidenti non possono consigliare agli occidentali come impostare la loro azio­ ne. Di fatto però si deve impostare l'azione nel senso di agire e non di collaborare ». Maksimov si è spinto più in là nel suo giudizio. Allargando l’analisi anche aU’cmbargo di grano decretato dal­ l’America ha detto: « Soltanto a prima vista questa può sembrare una misu­ ra antiumanitaria. In realtà, dal mo­ mento che questi cereali non arrivano sempre alla popolazione sovietica, è una misura che andava presa molto prima ».

G. A. su « Il Tempo » del 23 gennaio 1980

Bukovski afferma “boicottare le Olimpiadi di Mosca è una misura umana ROMA — « Nom è tardi per boi­ cottare le Olimpiadi di Mosca, »:a la risposta dell’Occidente deve essere decisa, per salvare migliaia di vite uma­ ne e scongiurare una terza guerra mondiale ».

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L’invito, brusco, con l’agghiacciante prospettiva della guerra, è stato rivol­ to senza mezzi termini al mondo po­ litico italiano dal dissidente sovietico Vladimir Bukovski, nel corso di un incontro con la stampa organizzato a Roma dal Partito socialista, nella se­ de di « Mondo Operaio », e introdot­ to dallo stesso segretario socialista, Bettino Craxi, presenti altri due espo­ nenti del dissenso sovietico, il matematico Leonid Pliyusch e la giornalista Natalia Gorbayeskaia. Le fila di questa « libera tribuna », come l’ha definita Craxi nel suo sa­ luto ai tre dissidenti sovietici, sono state tenute da Bukovski, con una grinta insolita per lo scrittore, oggi stu­ dente di biologia a Cambridge, che aveva sempre rivolto le sue accuse alla Russia con toni pacati. « Sakarov », ha detto Bukovski, « non è che l’inizio di una repressione che diventerà sempre piti feroce con 1'avvicinarsi delle ” Olimpiadi La dissidenza sta già pagando questo prez­ zo altissimo imposto, ha detto ancora Bukovski, dall’irresponsabile decisione del Comitato olimpico che ha scelto Mosca per le Olimpiadi di que­ st’anno ». « Cattolici, ebrei, tutte le minoran­ ze nazionali, tutto il gruppo armeno di Helsinki, sono nel mirino della re­ pressione: cinquanta persone del Mo­ vimento per i diritti dell'uomo sono state arrestate negli ultimi due mesi; l’attività religiosa è ostacolata con ogni mezzo; in Crimea sono state deportate cinquecento persone. « La polizia ba preparato elenchi di persone dissidenti che, durante le Olim­ piadi, verranno forzatamente allontana­ te dalle proprie città ».

su « Roma » del 5 febbraio 1980

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su « Il Corriere dell’Economia », supplemento al « Corriere della Sera » del 7 febbraio 1980

Sessantacinque aziende con il fiato sospeso: l’Olimpiade di Mosca vale 11.000 miliardi Cadono ad uno ad uno i veli del­ l’internazionalismo e del pacifismo sui quali, da De Coubertin in poi, ha fat­ to leva la retorica delle Olimpiadi. « Perché mai i russi non hanno aspet­ tato la fine dei giochi per mandare i loro carri armati a Kabul », si chiede, Stanford Blum, presidente della « Image Factory Sports Ine. » di Los Ange­ les, distributrice esclusiva a 58 azien­ de americane del marchio olimpico. Blum ha già perso 100 milioni di dol­ lari poiché, temendo la cancellazione dei giochi di Mosca, migliaia di negozi e grandi magazzini hanno bloccato le ordinazioni di magliette, cappelli, pi­ giama, portachiavi e souvenirs con la stampigliatura del simbolo olimpico, il Misha. La « US Americans » (California) ha il magazzino intasato da 15 milioni di bicchieri: fin quando il C.I.O. non avrà emesso un verdetto definitivo non osa trasferire il « carico » ai laboratori per la stampigliatura in cirillico. « Del­ la possibilità di un indennizzo da parte dei sovietici non si parla neppure », aggiunge, amareggiato, Blum. Il « business » olimpico è valutabile in qualcosa come 11 mila miliardi di lire solo in investimenti diretti (pro­ duzione, pubblicità, marketing, ecce­ tera), una cifra in grado di capovolge­ re calcoli politici, interessi strategici, schermaglie ideologiche tra le superpo­ tenze. I dati ufficiali dicono che l’Unionc Sovietica ha speso 380 milioni di dollari in tre anni per la preparazione dei giochi, compresa la costruzione di 99 stadi e palestre, dei dormitori per gli atleti e persino di un nuovo aero­ porto civile alla periferia di Mosca. Probabilmente, però, dicono gli ame­ ricani, la spesa effettiva si avvicina ai 3 miliardi di dollari. I 300 mila tu­ risti attesi per le fatidiche due setti­ mane di luglio lascerebbero dietro di

loro all’incirca 200 milioni di dollari in valuta pregiata. Un fatto, sostengo­ no alcuni economisti, che sconvolge­ rebbe il mercato monetario sovietico avviando una grande riforma economi­ ca nel paese sinora chiuso ermetica­ mente al consumo privato di importa­ zione. I riflettori sono comunque puntati sulla « Coca Cola », bevanda ufficiale dei giochi dal 1927, ma clamorosamen­ te sconfitta qualche anno fa dalla Pepsi Cola — grazie anche ai buoni uffici dì Nixon — nella corsa al mercato so­ vietico, che spera questa volta di ag­ guantare con un’operazione di lancio del costo di 300-400 mila dollari: ai 12 mila atleti e accompagnatori verrà offerta gratis ogni giorno la famosa lattina rossa e bianca sulla quale da un anno campeggia il marchio olimpi­ co. Ogni bottiglia bevuta a Mosca co­ sterà alla Coca Cola 100 lire di per­ dita secca (140 milioni di lire in 14 giorni, piu o meno); ma ne varrebbe la pena: l’azienda americana ha infat­ ti ottenuto dai russi la concessione per due enormi impianti per la produzio­ ne di tè e caffè liofilizzati e per av­ viare colture idroponiche. La « Bayer » (farmaceutici) sarebbe presente con diversi marchi per centi­ naia di milioni di lire (le 80 mila ma­ gliette Adidas per vestire gli inservien­ ti sono state prodotte con una nuova fibra anti-sudore che verrebbe lanciata dopo Mosca sul mercato mondiale. Ri­ dol-­ cavo ipotizzabile: 600 milioni di dol lari). La « 3 M » americana e la « 3 M » Italia hanno messo in opera il manto di tartan delle piste (200 mila dol­ lari). La « Du Pont » de Nemours ha fornito per il nuovo Kosmos Hotel di Mosca (2000 stanze, costruito dai tede­ schi e dai finlandesi, costo 300 mi­ lioni di lire) l’intero arredamento in-


terno (400 milioni). La « Martini e Rossi » ha speso 150 milioni per allestire una « terrazza Martini », gestita da barman italiani c russi. La « Lavazza » si è aggiudicata una franche del­ l’appalto per la fornitura di 200 mila caffè al costo di 60 lire l’uno. La « Cimbali » ha strappato la commissio­ ne per 500 macchine distributrici di caffè in tutto il villaggio olimpico (600 milioni di lire la spesa totale non re­ cuperabile). Quaranta milioni costereb­ be all’« Ovomaltina », della Wander AG di Berna, rifornire gratuitamente gli atleti di tre tonnellate (150 mila bicchieri) di bevande calde. La « Nestlè », suo grande concor-

rente, ha avuto assegnata la pingue tor­ ta dei pasti pronti precotti, ma nessun suo prodotto verrà messo ufficialmente in vendita ai giochi.

Per la « Levi Strauss », l’Olimpiade moscovita dovrebbe essere la grande occasione per sfondare finalmente oltre il mercato dell’abbigliamento casual: 23 mila funzionari olimpici e centinaia di atleti vestiranno divise e tute Levi. 11 salto dal blue-jeans al vestito in­ tero ed a quello sportivo darebbe un ricavo minimo di un miliardo di fran­ chi nei prossimi cinque anni (250 mi­ lioni di dollari). L’americana « Mac Donald » e la « Jaques Borei » fran­ cese si sono spartite l’impegno (5 mi­

lioni di dollari) di « cucinieri » per atleti, accompagnatori, turisti e giornalisti all'interno degli alberghi. La « Thomson » in collaborazione con la Kodak-Francc si dovrebbe occu­ pare dell’installazione di televisori, vi­ deo-cassette, impianti cinematografici sull’intera area dei giochi. Ed è pro­ prio in questo campo che il « busi­ ness » delle Olimpiadi assume dimen­ sioni grandiose. Centocinquantadue ore di trasmissio­ ne dal vivo in 5 continenti sono un tonico formidabile. zXlla vigilia dei gio­ chi di Montreal le vendite di televi­ sori raddoppiarono. Soltanto il « colo­ re » rappresenta in Italia un giro d’af­ fari superiore ai mille miliardi. La « CBS » si è cosi alleata, in vi­ sta di Mosca, con la « RCA » per bat­ tere la concorrenza sul vasto mercato dei videoregistratori che nei prossimi anni entreranno in 72 milioni di case americane: una penetrazione del 3040% — grazie alla pubblicità avuta a Mosca — garantirebbe alla « RCA » un fatturato di 7,5 miliardi di dollari all’anno. Alla « CBS » spetterebbe una commissione dello 0,5% su ogni ap­ parecchio venduto. L’editoria, la numismatica e .la fila­ telia sono un altro boccone da re per chi organizza e specula sulla bandiera bianca a cinque cerchi. « Sport e Cul­ tura », vera e propria multinazionale del libro sportivo patrocinata dalle fe­ derazioni, ha messo in cantiere un’ope­ ra in tre volumi che raccoglierebbe la documentazione fotografica dei giochi (Mosca e Lake Placid) e una serie di foto d’essai. E’ prevista la tiratura di un milione di copie al prezzo di 285 mila lire (prezzo di sottoscrizione an­ ticipata non restituibile 199.550 lire): l’operazione Mosca dovrebbe fruttare cosi 195 miliardi di lire al prezzo ri­ dotto. Quattrini che andrebbero nelle tasche dei Comitati Olimpici. Sono state emesse quattro serie di monete di platino, oro e argento. Una quinta serie è sul punto di essere co­ niata. Complessivamente si tratta di va­ lori per 780 mila lire. L’Urss avrebbe cosi incassato 312 miliardi di lire di cui un quarto nella sola Europa co­ munista. I proventi della quinta serie sarebbero di 145 miliardi. Da quando si sono chiuse le Olim­ piadi di Montreal fino ad oggi le po­ ste sovietiche hanno emesso un com­ plesso di 53 francobolli piu cinque foglietti di propaganda preolimpica: praticamente una serie ogni tre mesi. Le prime sette serie — affidate alla società americana « 1980 Olympic Stamp. Program » —- sono state ven­ dute ad una media di 500 lire italiane a francobollo e di tremila a foglietto. foglici Un valore facciale che, tuttavia, tuttavia. ha avuto già una notevole rivalutazione passando ad una media di 5 mila lire al francobollo.

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Il lavoro del Comitato per lo sviluppo dello sport Il Comitato per lo Sviluppo dello Sport ha ripreso il suo cammino, que­ sta volta con ottima lena. Dal mese di novembre si sta impegnando su molti fronti e sta approntando una serie di interessanti iniziative. Ha operato efficacemente per su­ perare i gravi problemi della tute­ la sanitaria delle attività sportive, creati dall’assurdo regime transitorio introdotto l’anno scorso. Come abbia­ mo illustralo nel numero scorso, si è compiuto questa volta un sensibi­ le passo in avanti. E’ intervenuto per sollecitare l’ag­ giornamento della legge sugli sgravi Fiscali delle manifestazioni sportive con prezzi d'ingresso più moderati e popolari. La legge dovrebbe giun­ gere in porto quanto prima. Ha sollecitato con successo un adeguamento delle possibilità di spe­ sa corrente dei Comuni, ad evitare una contrazione degli interventi che avrebbero colpito in primo luogo i servizi sociali e lo sport. All’atto del­ la conversione in legge, le percen­ tuali previste nel decreto governati­ vo sono state alzate sensibilmente. Sui problemi dell'attività motoria e sportiva scolastica e della riforma dell’ISEF sta mettendo a punto un programma di proposte e interven­ ti sui quali si intende impostare a brevissima scadenza un'azione di sol­ lecitazione e di pressione nei con­ fronti delle forze politiche e di go­ verno interessate.

Tutta una serie di iniziative stanno per essere attuate per combattere la violenza nelle manifestazioni sporti­ ve e favorire un migliore costume sportivo. Le citiamo brevemente, ri­ promettendoci di ritornarci sopra al momento opportuno: — un « Appello » sarà rivolto al CONI, alle Federazioni e alle Socie­ tà che organizzano spettacoli spor­ tivi e sarà inoltre largamente diffu­ so ai mezzi di informazione, agli En­ ti pubblici, alle forze politiche e so­ ciali; — sarà istituito un premio annua­ le destinato a quattro Comuni che si saranno distinti per l’educazione sport iva e la promozione dello sport attivo. Consisterà in una somma di denaro da destinare a impianti poli­ sportivi di base;

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— un secondo premio annuale sa­ rà destinato al cronista sportivo di­ stintosi nella evidenziazione degli aspetti positivi dello sport spettacolo; — sarà preparata una mostra di educazione sportiva formata da una serie di dieci manifesti distribuiti a tutte le forze sportive; — altre iniziative analoghe ripren­ deranno i temi della mostra con va­ ri strumenti di comunicazione.

La campagna per la non-violenza sfocerà al più presto in un program­ ma di interventi in favore dello sport per tutti. Ma v’è da segnalare un fatto che testimonia più degli altri la volontà

Ci auguriamo vivamente che que­ sta sia l’occasione per un decollo de­ finitivo e permanente del Comitato per lo Sviluppo dello Sport. Esso ha davanti a sè un ruolo essenziale da svolgere: quello di rendere omoge­ nee e unitarie le istanze e le pro­ poste del mondo sportivo e sindaca­ le. Se la contrapposizione che spes­ so ha caratterizzato queste forze ha nuociuto in passato allo sviluppo del­ lo sport, essa potrebbe rivelarsi fa­ tale, perpetuandosi, nel momento in cui lo stato e gli enti pubblici ter­ ritoriali stanno finalmente adottan­ do una concreta politica sportiva. Potrebbe significare fermare la rifor­ ma che in sostanza è già in atto, op­ pure assistervi divisi c quasi da spet­ tatori. Una eventualità peggiore del­ l’altra. Ma ci sono fondati motivi per spe­ rare che il lungo e faticoso periodo di rodaggio sia superato e che il Comitato sia ormai pronto e deciso a giocare un ruolo attivo e deciso nella fase nuova dello sport italiano che si va preparando.

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Il Coordinamento nazionale degli Enti di promozione sportiva ha de­ ciso di riprendere la pubblicazione del mensile «Promozione sportiva», il cui primo numero è uscito alla fine di gennaio.

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Il bollettino (stampato in multilith, a due colori) è diviso essen­ zialmente in due parti: la prima di informazione su tutto ciò che si va elaborando sia all'interno del Coor­ dinamento (nazionale e a livello di base) e sia nel mondo sportivo più in generale, al fine di offrire una panoramica sufficientemente comple­ ta ed utile per coloro che operano nei vari Enti; la seconda di docu­ mentazione, attraverso la diffusio­ ne di documenti, testi di legge, provvedimenti significativi ecc.

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La pubblicazione viene spedita a tutte le strutture periferiche degli Enti facenti parte del Coordinamen­ to. oltre ad alcuni indirizzi esterni segnalati dagli Enti stessi.

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nuova di agire che sembra animare il Comitato: la prossima costituzione di Comitati regionali analoghi a quello nazionale. Si incomincerà da quattro Regioni, a titolo di esperienze pilota: Lombardia, Veneto, Toscana e Sicilia. Ma non appena sussisteranno le condizioni si procederà anche nelle altre.

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Informiamo inoltre che prossima­ mente verrà pubblicato il primo « Quaderno » di Promozione sportiva (inviato come supplemento al n. 11, interamente dedicato alla tutela sa­ nitaria delle attività .sportive.


GboinG oo porto te oorweozooo® COMI - scuota Il 4 febbraio scorso è stata firma­ ta la convenzione tra il CONI e il Ministero della Pubblica Istruzione. La faccenda si trascinava da un an­ no ormai e aveva dato luogo a po­ lemiche, recriminazioni, ultimatum, larvati ricatti ecc. ecc.. Tra il CONI e la P.I. sono sempre esistite forme di collaborazione su vari piani e per varie iniziative. Ul­ timamente, la più nota è stata quel­ la relativa ai Giochi della Gioventù, ma vi erano anche altri aspetti ai quali il CONI era particolarmente interessato. Non è un mistero che il CONI fac­ cia molto conto sull’apporto della scuola allo sviluppo dello sport. Pro­ babilmente, se dipendesse soltanto da lui, vorrebbe fare della scuola l’an­ ticamera delle Federazioni, ma è in­ dubbio che il ruolo della scuola nel­ la diffusione della mentalità e del­ la pratica sportiva è indispensabile e determinante. In passato la collaborazione si svol­ geva liberamente attraverso canali di vertice più o meno incontrollati, ivi compresi i finanziamenti del CO­ NI per le varie iniziative scolasti­ che. Da quando il CONI si è dovu­ to uniformare alle prassi ammini­ strative del parastato c da quando la scuola si è data una strutturazione collegiale il « libero scambio » è do­ vuto cessare: occorreva addivenire a precise convenzioni passate al va­ glio degli organi competenti, tra cui il Consiglio nazionale della P.I. Ne­ gli ultimi anni erano state fatte al­ cune convenzioni particolari, di cui la più importante era quella dei Gio­ chi della Gioventù, ma il CONI pre­ meva per una convenzione molto più ampia e consistente. Una prima bozza di convenzione, risalente a più d’un anno fa, più che un accordo operativo su cose con­ crete era un vero c proprio « patto politico »: praticamente il CONI ve­ niva ad essere il delegato dello sport nella scuola. I primi a opporsi a tale operazione furono gli Enti di promo­ zione sportiva c la bozza di conven­ zione si arenò per mesi nei meandri ministeriali. Successivamente intervennero le varie associazioni di insegnanti di E.F., ciascuna difendendo i propri particolari interessi, e da ultimo so­ no scesi in campo anche i sindacati.

Attraverso ritocchi c sfrondamenti (decisivo al riguardo è stato l'inter­ vento del Consiglio Nazionale della P.I.) si è giunti all'attuale testo che si limita, come è giusto, a contempla­ re una serie di collaborazioni concre­ te e precise riguardo all’attività spor­ tiva scolastica, i Giochi della Gioven­ tù, l’assistenza sanitaria degli alun­ ni in vista della partecipazione ad attività sportive nella scuola, l’im­ piantistica sportiva, lo sviluppo del­ la ricerca c le iniziative di specializ­ zazione in campo sportivo, le misure di sostegno dello sport italiano. Non è poco, come si vede, ma i va­ ri aspetti nella convenzione sono ab­ bastanza circoscritti e ben definiti. Inoltre un Comitato permanente di coordinamento dovrebbe esercitare un efficace controllo. Di tale Comita­ to faranno parte, anche se non sono nominati espressamente, rappresen­ tanti dei Sindacati e degli Enti di Promozione sportiva. Alcuni aspetti particolari meritano di essere segnalati. Riprenderà da quest'anno l’azione di aggiornamento degli insegnanti elementari che sono circa trecentomila. In dodici città (Torino, Genova. Milano, Bologna, Firenze, Roma, Na­ poli, Palermo, Bari, Catania, Caglia­ ri) saranno tenuti corsi di aggiorna­ mento per 5.500 maestri ai quali da­ rà un apporto anche il CONI. Un altro importante settore di col­ laborazione sarà quello degli impian­ ti sportivi della scuola. Nel 1972 le scuole disponevano complessivamen­ te di meno di tremila impianti; nel 1979 si è saliti a circa 6.500, ma si è molto lontani dalle esigenze anche minime. Una commissione mista sta defi­ nendo un tipo di impianto proto­ tipo, mentre sono in fase di avan­ zata progettazione, quattro impianti sperimentali destinati alle aree di Milano, Roma, Napoli, Scafati. Interessanti appaiono anche gli in­ dirizzi definiti al punto quarto della convenzione circa i Giochi della Gio­ ventù. Se ad essi si darà un seguito concreto e coerente c’è da sperare che anche questa manifestazione po­ trà decollare verso piani meno appa­ riscenti e piti sostanziosi.

Il testo integrale della conven­ zione è pubblicato a pag. 46.

Aggiornamento sulle leggi sportive regionali Tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 sono state approvate due nuove leggi re­ gionali, rispettivamente della Campania e deirUmbria, di cui riportiamo una sin­ tesi, ricordando che su Csiflash n. 2/3 (febbraio-marzo 1980) sono pubblicati i testi integrali dei provvedimenti.

o Regione Campania - Il 5 novembre 1979 il Consiglio regionale ha approvato la nuova legge sullo sport recante il ti­ tolo « Interventi regionali per la costru­ zione, l'ampliamento, il miglioramento, il completamento e l'acquisto di impian­ ti e attrezzature sportive per la pro­ mozione e la diffusione della pratica sportiva ». La legge è alquanto deluden­ te, in quanto non fa che prevedere la concessione di alcuni contributi senza però definire un quadro organico della politica regionale e delle prospettive di sviluppo complessivo dello sport sul territorio. © Regione Umbria - Il Consiglio regio­ nale ha approvato il 7 gennaio 1980 la nuova legge per lo sport intitolata « Norme per lo sviluppo programmato dei servizi sportivi e delle attività ad essi connessi ». La definizione del te­ sto ha richiesto parecchio tempo ed ha visto recepite le proposte presentate dalla Giunta Regionale, oltre a nume­ rose indicazioni avanzate da alcuni con­ siglieri della Democrazia Cristiana e di altre forze politiche. Il confronto e la sintesi tra i vari contributi hanno favorito l'approvazione di una legge or­ ganica che può definirsi un valido stru­ mento di programmazione e di inter­ vento in favore dello sport. Esiste infatti un quadro di finalità e strumen­ ti strutturali sufficientemente chiaro ed organico; sono definiti abbastanza esattamente i ruoli dei vari soggetti in­ teressati; sono previsti interventi arti­ colati in relazione alle principali esigen­ ze dello sviluppo sportivo. E' inoltre importante segnalare l'art. 10 della leg­ ge che riguarda direttamente gli Enti dì promozione sportiva, per i quali si definisce la configurazione sociale, po­ litica e giuridica attraverso il riconosci­ mento esplicito della loro realtà e fun­ zione.

Con l’approvazione di queste due leggi, si sono ridotte ora a cinque le Regioni che devono ancora darsi una legislazio­ ne organica conseguente alle competen­ ze sportive loro attribuite con il D.P.R. 316/ 1977: Lombardia, Toscana. Marche, Basilicata. Calabria.

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Il CONI ci ricorda (!) che il bambino è più importante dello sport Mi accingo a scrivere con molto piacere queste note a commento del Seminario di studio svoltosi a Roma dal 17 al 19 gennaio u.s. su « Aspet­ ti pedagogici e metodologici dell’Avviamento allo sport in età giovanile ». L'Aula Magna dell'Acqua Acetosa gremita di studiosi, di Insegnanti di educazione fisica, di Maestri di sport, di tecnici delle varie federazioni, di dirigenti sportivi, di studenti ISEF ha dimostrato l’interesse per il con­ vegno ed ha ripagato certamente le attese delle varie componenti (Scuo­ la dello Sport, Promozione sportiva. Centri giovanili di addestramento. Organizzazioni periferiche) responsa­ bili dell'iniziativa sotto l’egida del C.O.N.I.. Dirò che anch’io quale rappresen­ tante del Centro Sportivo Italiano sono uscito abbastanza soddisfatto dei discorsi teorici, ma... fiducioso soprattutto in un loro prosieguo ed in una loro realizzazione pratica, quanto meno a medio termine.

Ha esordito il dott. Pescante, Se­ gretario generale del C.O.N.I., espri­ mendo le sue riserve in ordine alla sportivizzazione precoce ed alle sem­ pre più frequenti crisi di rigetto del­ l’attività sportiva da parte dei gio­ vani, crisi che vanno attentamente vagliate. Il dott. Pescante ha quindi accusato le istituzioni privatistiche, i cosidetti negozi di sport, che si muovono esclusivamente con inten­ ti speculativi. Quello che più ha col­ pito nelle parole del dott. Pescante è stata l’affermazione che il Semi­ nario nei suoi contenuti è l’espres­ sione di un nuovo desiderio e la per­ cezione di un discorso più comple­ to in fatto di sport, di cui ha sotto­ lineato il significato come esperien­ za sociale. Ma il piatto forte del Convegno è stata, a parer mio, la relazione del prof. E. Hahn, docente di psicolo­ gia all’Accademia degli Allenatori di Colonia. Il prof. Hahn ha enunciato con­ cetti nuovi per alcuni dei presenti, meno nuovi (anzi!!) per altri, in ogni modo tutti molto interessanti ed oltremodo attuali. In un breve excursus storico Hahn ha precisato che fino al 1970 nessuno si era occupato di un’attività mo-

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toria specifica per bambini, per cui alle varie metodiche di « training » era mancato un sottofondo scienti­ fico. E’ negli anni 1970-1978 che nuo­ ve discipline psico-sociali evidenzia­ no su vasta scala la « riscoperta » del bambino, in tutta la problemati­ ca della sua crescita come individuo e come essere sociale. Ed è in base a questi studi che il prof. Hahn ha denunciato i gravi errori commessi nell’attività motoria per bambini e connessi alla ricerca precoce del ri­ sultato, errori che hanno portato e porteranno ancora, se ripetuti, al drop-out, cioè all'abbandono dell'at­ tività sportiva per saturazione e per mancanza di interesse. Qui è emersa più volte la forte aspirazione del docente tedesco, af­ finché l’attività motoria porti il bam­ bino alla gioia, al divertimento, al­ l’esperienza di successo, un succes­ so che deve essere continuamente fifty-fifty con i suoi pari. Il criterio base della attività per i bambini è dunque per il prof. Hahn il gioco; egli ha affermato: «Rispettiamo nel bambino la necessità di giocare— il gioco è decisivo ed essenziale per il bambino... il processo di apprendi­ mento motorio privo del gioco non dice nulla, poiché manca la varia­ zione delle esperienze ed il reperto­ rio dei movimento è troppo ridotto ».

Quali riflessioni ricaviamo da que­ ste affermazioni noi del Centro Spor­ tivo Italiano sul mini-basket, sul mi­ ni-volley, sulla monosportività anco-

ra diffusa in alcuni dei nostri cen­ tri di formazione fisico-sportiva? Quali riflessioni ci suggerisce la ri­ cerca esasperata dei mini-talenti, quando il prof. Hahn dice: « Talen­ to non è il bambino che ha più ca­ pacità tecniche... talento è colui che dà la risposta adeguata a sollecita­ zioni motorio-sportive sempre nuove e sempre diverse ». In tal modo il docente sottolinea l’importanza della creatività (al di là di schemi precostituiti) derivata da una multilateralità di situazioni ludico-motorie (prima fascia) e più avanti motorio-sportive (seconda fa­ scia) offerte prima al bambino e poi al ragazzo. Come nelle materie culturali l’in­ telligenza non è stimolata da un cam­ po specifico, ma da una ricca offerta di motivazioni e di compiti, così an­ che nel campo motorio la polivalen­ za e la polisportività permettono al bambino l’acquisizione di « variazio­ ni motorie » e cioè di una vastissima gamma di schemi motori, quegli sche­ mi motori che i bambini non pos­ siedono perché « non giocano più... perché ogni loro desiderio espansi­ vo è inibito... perché l’offerta moto­ ria della scuola è insufficiente, è so­ lo un piccolo contrappeso ».

II prof. Hahn ha sottolineato infi­ ne il desiderio del bambino di stare con l’altro c cioè l’importanza del momento sociale nel processo di evo­ luzione e di affermazione della per-


sonalità. Del resto non è il gioco 1’ esperienza sociale per eccellenza? Nel sintetizzare la sua proposta il prof. Hahn ha enucleato i tre con­ cetti base dell’attività motoria per bambini: multilateralità di gesti sul piano tecnico, creatività sul piano individuale, cooperazione nei rap­ porti con l’altro, ed ha concluso pro­ ponendo allenamenti tecnico-agonisti­ ci non prima dei sedici anni « solo quando si possono sposare tecnica e forza in una personalità definita »; non ha risparmiato le sue obiezioni alle selettività, alle gare in cui le pos­ sibilità di successo non sono divise equamente, dando la sua approvazio­ ne solo ai confronti equilibrati nei valori e nelle possibilità. Solo tali forme di incontro porteranno alla prosecuzione nello sport, « magari fino alla tarda età... magari solo per la nostra salute... magari anche nel­ le gare ad alto livello ». Nella seconda giornata è toccata al prof. P. Tschiene, già noto in campo internazionale, la relazione su aspctti metodologici dell’avviamento allo sport.

Diremo subito — (Il passaggio al NOI è la conseguenza socializzante del convegno!) — che la sua profon­ da competenza specifica nella pro­ blematica dell’allenamento con pesi, pur riscuotendo la nostra ammira­ zione, ci ha portato in un campo prettamente tecnico, altamente spe­ cializzato ed a volte un tantino in­

comprensibile forse anche per la tra­ duzione, certamente diffìcile. In un primo momento, non essen­ do più uomini di campo, abbiamo provato quasi una crisi di rigetto, affascinati dalla proposta psico-pe­ dagogica fortemente motivata del giorno precedente. Del resto è stato questo il campo nel quale si sono tuffati corpo ed anima gli allenato­ ri, i maestri di sport, i tecnici, rac­ cogliendo a piene mani le tabelle, le periodizzazioni, i diagrammi of­ ferti dal prof. Tschiene. In tal mo­ do i tecnici hanno compensato la de­ lusione provata il giorno preceden­ te ed evidenziata (almeno da alcu­ ni) con toni polemici e non certo costruttivi.

Più tardi, al di là delle tabelle, an­ che noi abbiamo scoperto e compre­ so l’uomo Tschiene e non solo il tec­ nico; l’abbiamo particolarmente ap­ prezzato quando ha detto: « ì prin­ cipiatiti (traduzione ortodossa???) non devono essere maltrattati... I’ alta intensità del lavoro è pericolo­ sa per i principiatiti... attenzione al valore da attribuire alle gare per i principianti, potrebbero rovinarli so­ prattutto se impostate su schemi adulti... il lavoro dei principianti è determinato dai loro momenti di svi­ luppo biologico e psicologico ».

primo momento: preparazione fisica di base fino ai dieci anni; — secondo momento: inizio della specializzazione sportiva dai dieci ai quattordici anni; — terzo momento: apprendimento di una disciplina sportiva dai 14 ai 18 anni; — quarto momento: perfezionamento tecnico-sportivo dopo i 18 anni.

Lasciamo ai nostri lettori la capa­ cità critica di enucleare quanto di valido o di discutibile la tabella sud­ detta può presentare. Al convegno hanno fatto seguito una serie di tavole rotonde su argo­ menti tecnici molto interessanti, ma ci sembra che esse, dato il limitato tempo a disposizione e l’alto numero dei presenti, abbiano conseguito ri­ sultati più di stimolo ad approfon­ dimenti ulteriori, che conclusioni probanti e definitive, il che ci sod­ disfa ugualmente.

Giancarlo Trentin

E’ per questo che ci piace riporta­ re in conclusione una periodizzazione di lavoro proposta dal prof. Tschiene:

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A CASSINO CONVEGNO SU

Una città ed i problemi dello sport UNA CITTÀ CONVEGNO UNA CITTA’ ED I PROBLEMI DELLO SPORT Cassino 16-17 Febbraio 1980

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INVITO

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CASSINO — Con il patrocinio del­ la Regione Lazio e dell’Azienda au­ tonoma Soggiorno c Turismo, il Co­ mune, il CSI, il Distretto scolastico e la Fiat di Cassino si sono riuniti in convegno il 16 e 17 febbraio 1980 per tentare di dare delle risposte al tema « Una città e i problemi del­ lo sport ». Più precisamente, il de­ pliant di invito alla manifestazione proponeva lo slogan-finalità « Un programma locale come contributo alla programmazione regionale ed alle problematiche nazionali ». Attesa la relazione d’apertura del­ l’onorevole Guido Varlese, assessore della Regione Lazio per lo sport ed il turismo. Parlando del ruolo di Regioni ed Enti locali nella rifor­ ma dello sport, Varlese ha parlato di impegno primario di creare le condizioni necessarie per un libero e pieno sviluppo della pratica spor­ tiva per tutti i cittadini, configura­ ta come diritto civile e, quindi, or­ ganizzata come servizio sociale su base comprensoriale ed a gestione democratica. Promozione sportiva a carattere sociale, d'altra parte, non deve significare incoraggiamento di un'attività fine a se stessa, intesa a privilegiare individui e settori iso­ lati dal resto della vita civile. Vuol dire invece tener conto delle realtà territoriali e adeguarsi alle stesse seguendo indicazioni di una corret­ ta politica urbanistica nella costru­ zione di nuovi impianti e privile­ giando quelli a carattere popolare riguardanti l’offerta di servizi per la pratica dello sport per tutti e a tutti i livelli. Atteso anche l'intervento di Ser­ gio Quaranta, capo dell’ufficio pub­ bliche relazioni della Fiat, che si è soffermato su taluni aspetti della relazione tra sport ed industria. « La Fiat — ha concluso Quaranta — ha sempre ritenuto che industria mo­ derna che si sente ed è parte in­ tegrante del tessuto sociale, econo­ mico c politico del Paese in cui ope­ ra, non debba limitare il suo ope­ rato al fenomeno produttivo ed in­ dustriale, ma debba offrire il suo apporto non soltanto in termini eco­ nomici per la risoluzione dei pro­ blemi sociali del momento, come la promozione e la diffusione dello sport. In questo contesto si inseri­ sce il discorso della disponibilità de­

gli impianti dove far confluire le forze attive o potenziali ». Per i problemi connessi al tema del Convegno hanno parlato anche la professoressa Rosa (Isef), il pro­ fessor Petti (distretto scolastico), l’ingegnere Di Franco, l’architetto Petrillo e il dottor Torcinaro, pre­ sidente regionale del CSI. La relazione di Torcinaro è parti­ ta da una breve storia del CSI Cas­ sino e dei motivi che non gli hanno permesso di sviluppare le proprie potenzialità a vantaggio della popo­ lazione, per poi esporre le propo­ ste dell’Associazione per tentare di modificare una realtà dura ad esse­ re solo scalfita. A quest’ultimo pro­ posito, Torcinaro ha affermato che la situazione generale dello sport cassinese potrà migliorare soltanto se saranno rispettati alcuni criteri: a) ricercare un migliore collegamen­ to con gli studenti Isef affinché ope­ rino in maniera più incisiva nel ter­ ritorio; b) migliore e più razionale uso delle strutture esistenti, me­ diante un accordo Comune-ScuolaAssociazionismo; c) creazione di centri di formazione fisico-sportiva, diretti da operatori provenienti da specifici corsi che il CSI, congiun­ tamente con altre istituzioni territo­ riali, realizzerà, richiedendo l'uso delle strutture e garantendone i fini sociali, senza scopi speculativi e pri­ vatistici; d) realizzazione di attività sportive associative con incontri sportivi a livello locale per fasce d’età. A conclusione dei due giorni di lavori, i temi emersi dal dibattito sono stati sintetizzati in un docu­ mento che riportiamo qui di seguito.

« Il Comune, il CSI, il Distretto, VISEF, la FIAT, riuniti in Convegno a Cassino il 16 e 17 febbraio 1980, per dare delle risposte al tema " Una città e i problemi dello sport

— RIAFFERMANDO che lo sport è un fondamentale momento di ag­ gregazione in una società alla ricer­ ca di nuovi valori e modelli; _ CONSTATATO che l'attuale si­ tuazione legislativa nazionale c re­ gionale permette un intervento ener­ gico nel mondo dello sport;


Dfl quinto Congresso nazionale dell'U.S. ACLI — EVIDENZIANO l’esigenza di una legge quadro nazionale che de­ finisca in un modo chiaro ruoli e competenze, coordinando e program­ mando tutti gli interventi finanziari e strutturali nel territorio, ed abbia l'associazionismo come suo essenzia­ le e centrale punto di riferimento, oltre che come indispensabile allea­ to. Alla luce di tutto ciò

— RITENGONO indispensabile, per dare contributi immediati e concre­ ti ai problemi dello sport in una città, a) costituzione di consulte comuna­ li tra le varie forze sportive e sociali con funzioni di coordinamento, pro­ grammazione, controllo, aventi pote­ ri decisionali anche sulla tipologia e sull'utilizzazione degli impianti. b) Attuazione piena e completa della legge regionale n. 51, condivi­ dendone i contenuti, gli obiettivi e le priorità. c) Finanziamenti della legge n. 51 adeguati alle esigenze sociali del ter­ ritorio. d) Utilizzazione piena delle strut­ ture sportive scolastiche per una apertura della scuola al territorio. e) Definizione di una nuova figu­ ra di operatore sportivo che rispon­ da alle esigenze del territorio. f) Collegamento con gli ISEF per l’aggiornamento, qualificazione e for­ mazione degli operatori e degli ani­ matori sportivi. g) Ristrutturazione ed integrazio­ ne dei programmi e del corso di studi degli attuali ISEF. h) Revisione della normativa e dell’organizzazione dei ” Giochi del­ la Gioventù ”. i) Sensibilizzazione dei mass-me­ dia ai problemi dello sport inteso come servizio sociale al territorio. l) Applicazione della legge n. 28 sulla tutela sanitaria delle attività sportive col recupero delle struttu­ re medico-sportive esistenti sul ter­ ritorio ed il possibile inserimento degli insegnanti ISEF nel campo pa­ ramedico. m) Ristrutturazione dei Crai Azien­ dali ed avvio di un processo cultu­ rale di coesione tra fabbrica, sport e territorio ».

L'Unione Sportiva ACLI ha cele­ brato a Napoli dal 10 al 13 gennaio scorsi il suo quinto Congresso na­ zionale. Nella relazione introduttiva, il pre­ sidente nazionale Vittorio Villa ha evidenziato i tre obiettivi di fondo da sottoporre all’attenzione dell'as­ semblea: l’aggiornamento alla linea d'impegno per lo sviluppo della pra­ tica motoria e sportiva; la puntua­ lizzazione dell'azione sociale tenden­ te a stimolare un adeguato inter­ vento dello Stato a favore dell’atti­ vità sportiva con particolare riferi­ mento al definitivo riassetto di tut­ to il settore; lo sviluppo e l’artico­ lazione della collaborazione con le ACLI. Riguardo a quest'ultimo punto, Villa ha ricordato il duplice radi­ camento dell'Unione Sportiva nel mo­ vimento operaio e nella comunità ecclesiale, auspicando una più orga­ nica collaborazione con le ACLI, spe­ cialmente riguardo ai settori di stu­ dio, formazione e di organizzazione, alla Commissione femminile, al Pa­ tronato, all’ENARS e alle strutture cooperative. Altro punto toccato con particola­ re attenzione è stato quello riguar­ dante l'ispirazione cristiana dell’Associazionc, da non intendersi come dato formale ma come impegno di vita e di testimonianza, da concre­ tizzarsi in un rispetto della perso­ na e in un approccio formativo ri­ volto alla sua maturazione. In que­ sta ottica è stata auspicata una mag­ giore partecipazione dell’Unione al­ l'interno del mondo ecclesiale ed un approfondito confronto con altri en­ ti promozionali di comune ispira­ zione quali il CSI e le PGS. L’impegno nel mondo del lavoro è stato incentrato sul problema del dopo-ENAL, sulla democratizzazione dei circoli aziendali, su un rappor­ to di collaborazione con i CICA. L'assemblea ha approvato nume­ rose modifiche allo Statuto stilato nel 1976, oltre a due mozioni riguar­ danti rispettivamente l'impegno nel mondo del lavoro, per sollecitare un dialogo sempre più costruttivo con le forze sindacali ed i crai azienda­ li, al fine di promuovere una pra­ tica sportiva finalizzata all’umanizzazione dei rapporti in seno alla so­ cietà; l’esperienza di vita cristiana,

per la quale si è richiesto un impe­ gno approfondito anche attraverso un collegamento con l'iniziativa svol­ ta dal Movimento aclista e dai suoi organi in generale. Nella mozione finale l’assemblea ha approvato la relazione del presi­ dente nazionale, ribadendo la scelta dello sport per tutti e di tutta fazio­ ne politica da svolgere nei confron­ ti dello Stato per la definizione di una legge di riforma sportiva. Sono stati inoltre auspicati rapporti di collaborazione con la Scuola ed il CONI, mentre si è riconfermata la necessità di una stretta collabora­ zione con tutti gli Enti di promo­ zione sportiva, tendente a sostenere l’associazionismo come valore indi­ spensabile all’interno della società, contro le attuali tentazioni di stata­ lismo che stanno prendendo piede in diversi Comuni del Paese. Di seguito riportiamo la composi­ zione del Comitato nazionale scatu­ rita dal Congresso e quella della Pre­ sidenza eletta nella riunione del 16-17 febbraio scorsi dal Comitato nazio­ nale stesso. ° II nuovo Comitato nazionale U.S. ACLI: Eletti dal Congresso su designa­ zione del Comitato Esecutivo Nazio­ nale: Bendandi Pino, Corallini Al­ fredo, Costabile Franco, De Filippis Lino, De Matteo Aldo, Falasconi An­ drea, Ferrari Giuliano, Guccione An­ tonino, Spagnuolo Elio, Villa Vit­ torio. Eletti direttamente dal Congresso: Adamo Giuseppe, Pettinati Amedeo, De Stefani Agostino, De Napoli Fran­ cesco, Canetti Bruno, Arciprete Gae­ tano, Monaci Gino, Soldatelli Um­ berto, Caboara Baciccia, Conticeli! Vito, Cuccio Giuseppe, Siddi Franco, Mastronardi Alessandro. Camilleri Antonio, Nicolosi Mario, Martino En­ zo, Lupatini Enrico, Sarnelli Pasqua­ le, Torchio Maurizio, Tramacerc An­ tonio.

° I componenti la Presidenza nazio­ nale: Presidente: Vittorio Villa; Vice presidenti: Pino Bendandi e Bruno Canetti; Segretario: Lino De Filippis; Segretario amministrativo: Franco De Napoli; Direttore tecnico: Giu­ seppe Adamo.

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siculi Terrorismo

UNA PERICOLOSA ILLUSIONE « Ha testimoniato contro i terroristi ed ora, in pae­ se, non la vogliono più. Non vogliono più saperne, né di lei, né della sua famiglia. Debbono far le valigie pre­ sto, prima di un'eventuale vendetta del "partito ar­ mato" ». Così scrissero, ai primi di febbraio, alcuni giornali a proposito della coraggiosa ragazza di Patrica che ha testimoniato con­ tro Nicola Valentino e Ma­ ria Rosaria Biondi per la strage in cui trovarono la morte il procuratore Calvosa e la sua scorta. Alcuni giorni dopo il sin­ daco di Patrica smentì le i denunce dei giornali, ma esse hanno comunque susci­ tato impressione profonda. i Si stava discutendo in i Parlamento la conversione in legge del decreto sull'antiterrorismo ed era facile sentir dire che si sottiliz­ zava troppo, che ci voleva­ no ben altre misure repres­ sive pei' battere i terroristi. Non intendiamo parlare del decreto, ma della paura che induce troppe persone a invocare l'esorcista per allontanare il diavolo. Il terrorismo come il de­ monio, come qualcosa di so­ prannaturale le cui origini sono fuori di questo mon­ do e di questa società, la cui lotta non ci compete e i ci si illude di poterla dele­ i gare totalmente allo Stato, alla polizia.. Non solo il ter­ rorismo, del resto, ma il di­ lagare della delinquenza co­ mune, la droga, il malco­ stume di tutti i giorni. Come se la società non fosse soprattutto e prima di tutto nostra; come se es­ sere cittadino significasse soltanto godere di diritti e non anche assumersi dove­ ri, responsabilità e rischi. Dimenticando che ogni de­ lega comporta una priva­ zione e un indebolimento e costituisce quindi, prima ancora che un pericolo, una illusione. Siddharta

CONGRESSO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

L’anima Il clima incandescente che ha caratterizzato il congresso democristiano di metà feb­ braio ha suggerito ai cronisti pittoresche immagini e remine­ scenze letterario-culturali di vario tipo. Fausto De Luca, su « La Repubblica », lo ha para­ gonato al film di Fellini • Pro­ va d'orchestra » che descrive l'eterna lotta tra l'autonomia individuale e le esigenze del fare e del vivere insieme, e che assume nel film, come tan­ to spesso nella vicenda uma­ na, le forme estreme e cata­ strofiche di un insanabile con­ trasto tra individualismo e spirito gregario. Mi sembra un’immagine par­ ticolarmente giusta, almeno dal mio punto di vista che non prende qui in conside­ razione i risultati politici del congresso DC, ma il congres­ so stesso come avvenimento politico e come specchio di un certo modo di fare politica. C'è stato un momento nel congresso che ha richiamato più d'ogni altro il film di Fellini: quello particolarmente teso e turbolento seguito alla vota­ zione sulla modifica dello sta­ tuto che ha trasferito dall'as­ semblea al consiglio nazio­ nale l'elezione del Segretario. Si son visti quelli delle tribu­ ne che, svincolati dalle respon­ sabilità di voto e dagli obbli­

corpo

ghi di « corrente », inveivano contro i delegati della platea, e questi che replicavano — proprio come nel film di Fel­ lini — con toni tra paterni e moralistici, fin troppo espres­ sivi della sofferenza e dell'im­ barazzo, forse del rimorso, per un « dovere » compiuto mal­ volentieri e! con pochissima convinzione. Per dovere di appunto. « corrente i

Il resto del congresso, a mio parere, non ha fatto che confermare questa contrappo­ sizione ancora non sanata, e forse insanabile, tra l'anima nuova, giovane, di una DC che era fiorita negli ultimi anni e

che si era raccolta attorno al­ la persona-simbolo di Zaccagnini, e il « corpo » pesante della vecchia DC che non rie­ sce a uscire dalla Ilogica ferrea, rigida e burocratica delle « correnti » e degli « ordini di scuderia ». Al di là dei risultati politici di questo congresso DC, il per­ petuarsi. forse l'aggravarsi, di un tal modo di far politica non è allegro né incoraggiante per il futuro del partito e per quel­ lo del Paese. Siddharta

LAKE PLACID — Un gruppo di ucraini ha organizzato marcia per protestare contro le condizioni di vita delle minoranze etniche in Unione Sovietica. Hanno invaso lo stadio del ghiaccio facendosi precedere da una « staffetta » rappresentata da un « orso russo » che trascina in catene, imbavagliata e sotto la minaccia di un ffucile, c!!c, una ’ ragazza ucraina.


Se non è solo sport che piacere è? Ebbene si, lo confesso: a volte il dubbio atroce che in­ teressandosi di sport uno sia tenuto, quasi obbligato a tra­ lasciare tutti gli altri campi della vita sociale, viene anche a me. E mi viene soprattutto in occasione di particolari mo­ menti drammatici, che polariz­ zano l'attenzione di tutti, tran­ ne che degli « sportivi », natu­ ralmente. Prendiamo, ad esempio, il rapimento di Moro. Quella se­ ra di due anni fa tutti I pro­ grammi televisivi sono stati rivoluzionati, tutti tranne quel­ li sportivi, naturalmente. Prendiamo ancora il recen­ tissimo, atroce assassinio di Bachelet. Il giorno dopo tutti i quotidiani italiani uscivano con la notizia a nove colonne, tutti tranne quelli sportivi, na­ turalmente. Sapete, infatti, cosa annun­ ciavano ai loro lettori « i ma­ gnifici tre » quel giorno? TUTTOSPORT sparava a nove co­ lonne: « Caso Keegan: discu­ tiamone », corredando il tut­ to con il listino prezzi dei gio­ catori stranieri più pregiati; LA GAZZETTA DELLO SPORT,

sempre a nove colonne, an­ nunciava invece che. beata lei, ■ L'Inter è felice », mentre IL CORRIERE DELLO SPORT si aggrappava al provvidenziale can-can delle Olimpiadi e ur­ lava ai quattro venti, notizia se non altro più seria, che « Il CIO ha deciso: si a Mo­ sca ». Ecco: io non dico che i giornali sportivi debbano per­ dere le loro caratteristiche, ma signori, almeno un trafi­ letto, un titoletto, una notiziola su quanto avviene di par­ ticolarmente grave nel mon­ do » profano », si potrebbe pure mettere! Signori miei, lo sport non sta mica sulla luna! Sarebbe quindi pure ora che il giorna­ lista sportivo e chi lo legge cominciassero a guardarsi me­ glio attorno, senza tradire i loro interessi e la loro specializza­ zione, certo, senza rubare il mestiere a nessuno, certo ma non sentendosi più un corpo separato, una specie di casta, volutamente sorda, muta e cieca, per giunta. Saba

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La morte del Carnevale Il Carnevale è terminato da poco e come al solito ha la­ sciato per le strade tonnel­ late di coriandoli. Da qualche tempo a questa parte, in ve­ rità, ha preso a lasciare anche qualcos'altro, tipo uova spiac­ cicate, chili di farina e di ges­ so e, da quest'anno, addirit­ tura patate con lamette da barba infilate. Il Carnevale sta diventando sempre più crimi­ nale. L'antico « semel in anno licet insanire », s’è caricato di si­ gnificati allucinati, di valenze patologiche. Più che « insani­ re », sembra che l’obiettivo dei festaioli carnevaleschi sia di­ venuto quello di « insanare »

Terrorismo e magia Chi avesse il tempo (e il coraggio) di passare una gior­ nata intera ascoltando la ra­ dio, farebbe in questi giorni un'esperienza, almeno in ap­ parenza, allucinante. Quali so­ no infatti i due temi domi­ nanti della « cultura parlata » che cerca di raggiungere la gente attraverso l'etere? qua­ li sono gli argomenti che si alternano con maggiore fre­ quenza? Sono due. Da un lato, ora per ora, le notizie del terrore: carabinie­ re ucciso, poliziotto sparato alle gambe, operaio colpito al­ le gambe, dirigente crivella­ to di colpi, bambino rapito, donna violentata, bomba ai grandi magazzini, pazzo (si fa per dire) che sequestra e uc­ cide... Fra un intervallo e altro che succede? Al di là delle canzonette ci sono qua­ si sempre dei signori e delle signore che parlano come se niente fosse. Ma di che par­ lano? In genere fanno finta di rispondere alle domande del­ la gente, sulla base di un mi­ tico telefono che rappresen­ terebbe il non plus ultra del­ la partecipazione di massa. Di­ co, fanno finta: perché se ascoltate bene non arrivano mai a passare un'ora senza far entrare nei loro discorsi

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qualcosa che riguardi la ma­ gia, l’astrologia, la parapsico­ logia, i fenomeni cosiddetti extrasensoriali, e tutte le al­ tre cose che bene o male fanno riferimento all'irraziona­ le e al mistero. E se ne parla non con il tono scanzonato e leggero della cultura della gente che lavora, che soffre e combatte sulla frontiera del­ la vita quotidiana, ma con la prosopopea degli intellettuali che, in questa società dei con­ sumi e degli affari, sanno fiu­ tare l'aria delle mode da im­ porre alle « masse ». Cosi, alle otto di ogni matti­ na, milioni di italiani dopo aver ascoltato il bollettino di guerra del terrorismo, posso­ no consolarsi ascoltando dal­ la voce sicura, apodittica di un sedicente poeta di turno, l'invito pressante, autoritario, autocompiacente ad « evade­ re » dal dramma quotidiano, nelle sicurezze del sogno, nel­ la speranza di mondi misterio­ si, nelle certezze dei propri fantasmi. E la gente ascolta, c'è da credere sgomenta, questo bla bla senza fine, con il quale un manipolo di cosiddetti • in­ tellettuali » si guadagna da vivere con comodità, scam­ biandosi favori (tu. di sini-

stra, vieni nella mia trasmis­ sione che ha fama di essere moderata, per dire la stessa cosa che poi verrò a dire io nella tua che è progressista) sulla pelle della gente che vive e che. se vuole evadere, deve pagare la tassa a questa vera e propria congregazione del potere artefatto servita e riverita, ogni settimana, dai due o tre giornali di moda che si autodefiniscono con arro­ ganza e senza alternative come i puri interpreti dell'» opinio­ ne pubblica ». La gente ascolta, forse di­ stratta. ma certo sgomenta, perché tra la tragedia della violenza e l'invito alla magia, non può non sertirsi tradita'

E. G.

gli altri, sfogando su di essi una violenza assurda, anche se ridanciana. Cominciarono qualche anno fa a riempire i manganelli di plastica con la carta (il manganello di Car­ nevale è un’usanza tutta ita­ liana: chissà che non affon­ di le radici nel ventennio fa­ scista?) e poi sono andati avanti con il cartone, fino alle perversioni della sabbia o addirittura del ferro. Collegare la violenza in maschera tipo Arancia Mec­ canica alla realtà che stiamo vivendo e che tanto ci preoc­ cupa e ci minaccia, non è certo un'operazione ardita d’ alta sociologia. La verità è, infatti, che si stanno inquinando progressi­ vamente tutti gli aspetti del­ la vita sociale. Il processo di identificazione con i • catti­ vi » ha attaccato anche il Car­ nevale. Non ci si maschera più da Arlecchino, da Zorro o da d'Artagnan, ma. infilato un passamontagna, si va per le strade a randellare la gente o a seppellirla sotto una montagna di uova e farina, cose con le quali, un tem­ po. si usava invece confezio­ nare dolci. La civiltà dello spreco, del­ la dissipazione, del consumi­ smo sfrenato ha portato an­ che a questo ed è uno dei tanti aspetti di una società che si sta lentamente abituan­ do a tutto, anche al quotidiano morto per la strada. Il Carne­ vale allora non è più l'occa­ sione isolata ed irripetibile per uscire dal tran-tran di tutti i giorni, per « impazzire - con i crismi della legge e del sen­ so comune, per lasciare a ca­ sa la seriosità e la dignità senza essere biasimato o de­ riso. Il Carnevale oggi è. né più né meno, che una foto­ grafia più colorata, ma non per questo meno squallida, della vita stressata, assurda, incivile e spesso inumana che siamo costretti a vivere gior­ no per giorno. Non più festa, quindi, se mai lo è stata, ma triste pan­ tomina, sempre più preoccu­ pante. sempre più pericolosa. Pier Giorgio Sabani


RIFLESSIONI SULLA ATTIVITÀ' DI TERZA FASCIA Sui problemi posti dall’attività sportiva dei giovani (14-18 anni circa) presentiamo un contributo di Leo Leone, presidente regionale C.S.L del Molise.

La regola sportiva per misurarsi con la vita Mettere ordine alla pratica spor­ tiva giovanile non risulta più agevo­ le oggi che ieri quando, tutto som­ mato, l’ordine era stabilito da una filosofìa e da un costume che ave­ vano codificato il concetto di sport attraverso una serie di ibride com­ binazioni anche contraddittorie qua­ li: agonismo, successo, partecipazio­ ne, pacifismo, apolitismo, fratellan­ za; poi: amore di gruppo, di clan, di patria; quindi: tifo, delirio di mas­ sa... sponsorizzazione. Oggi il codice sembra che vada svelandosi e vengono a nudo le con­ traddizioni e le incrostazioni che su un nucleo primitivo di motivazio­ ni profondamente umane (festa, gio­ co, movimento) si sono venute ac­ cumulando nel corso della storia fi­ no all’epoca nostra in cui l’uomo si è vista tailorizzate anche le attività più originariamente vitali, spontanee e creative quali appunto il movimen­ to, il gioco, la festa. Lascio lo spazio delle analisi so­ ciologiche divenuto quasi saturo, per addentrarmi in una riflessione più personalizzabile, più psicologica, for­ se, ma più aderente, penso, allo sfor­ zo di rimeditazionc che l'Associazione va proponendo sulla Terza fascia, per toccare due soli aspetti del pro­ blema: la valenza e la regola nello sport giovanile. Per muovermi meglio svilupperei i due aspetti in raffronto tra la pri­ ma c la terza fascia. Scontato, almeno per il C.S.L, che lo sport infantile è ludico, per quan­

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to concerne la valenza, il valore che esso ha per la vita del bambino, si può subito affermare che esso è onnivalente pur con una certa gradua­ zione di manifestazioni e di signifi­ cati che esso presenta nell’arco del­ le tre infanzie (1-3 anni; 4-7 anni; 8-11 anni approssimativamente). Insomma il gioco (qui riduttivamente sport) è l'attività per eccellenza del bambino e la sua vita « seria ». Egli vive, si sviluppa e matura... Indica­ mente. Si potrebbe proseguire a lungo sul­ la falsariga di ben note, classiche formulazioni psicopedagogiche. La stessa scolastica distinzione tra gio­ co e gioco-lavoro nell'infanzia (il pri­ mo non avente alcun fine estrinse­ co, l'altro orientato verso uno scopo che non è l’attività in sè del gioco o del lavoro) pare non sollevare più tanto interesse. Le teorie odierne han­ no superato il tutto con l’introdu­ zione del concetto di motivazione (esiste sempre un fine: l’appagamento di bisogni fondamentali). Questi nuovi contributi non hanno mutato la sostanza in rapporto alla conce­ zione dell’infanzia anche se si sono arricchiti gli elementi della riflessio­ ne sul mondo dei bisogni c delle at­ tività flel bambino. In sintesi: il bam­ bino è l’autentico « homo ludens »; un individuo che si definisce nel gioco. La valenza dello sport nell’età gio­ vanile ha ben diversa dimensione: in sè è monovalente; rappresenta solo (segue a pag. 27)

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La scelta dell'uomo Noi teniamo molto al discorso sull’agonismo perché lo riteniamo centrale nell’impostazione educativa dell’esperienza sportiva, ed anche per le conseguenze sociali e politiche che ne deriva­ no. Tuttavia, non ci stancheremo di ripetere che il nostro discorso non lo si è voluto capire ridu­ cendolo semplicisticamente, ancora oggi, all’af­ fermazione: il CSI vuol fare uno sport senza ago­ nismo. Decine, ormai, di nostri interventi e do­ cumenti, smentiscono questa banale semplifica­ zione, che poi è un modo facile per sfuggire agli imbarazzanti interrogativi e analisi critiche che il nostro discorso impone. Il punto da cui partiamo è questo: costrui­ re un campione non significa per ciò stesso co­ struire un uomo. Questa equivalenza automati­ ca, checché se ne dica, non esiste. Non solo, ma prefiggersi come unica prospettiva la costruzio­ ne di un campione comporta l’adozione obbli­ gata di criteri utilitaristici ed egoistici nella con­ duzione dell’esperienza sportiva: criteri che so­ no esattamente opposti alla formazione di un uomo libero, cosciente, critico, aperto alla solida­ rietà, alla democrazia, alla partecipazione. Con questo non vogliamo sostenere che tutti i cam­ pioni siano egoisti e antidemocratici, ma non crediamo che l’esperienza sportiva li abbia aiu­ tati granché a non esserlo, anzi.

Per noi, la radice dei mali sportivi denuntiati sta appunto nella mitizzazione dell’agoni­ smo come elemento primo e principe dello sport. Da esso derivano o ad esso sono strettamente legati il tecnicismo, l’imposizione normativa, il campionismo, l’autoritarismo e tanti altri « ismo» che tutti ben conosciamo. In breve, tutto ciò che fa della persona umana non il soggetto, ma l’og­ getto dello sport, tutto ciò che riduce lo sport e il praticante a una « merce », un prodotto da produrre, vendere e consumare. L’atleta è « mer­ ce » non tanto perché ricava soldi dalla sua at­

tività (niente impedisce che si faccia anche del­ lo sport un onesto lavoro), ma è « merce » quan­ do vende sè stesso, la sua libertà di scelta, la sua coscienza critica, le sue: idee, i suoi sentimenti, le sue decisioni morali al solo conseguimento del risultato agonistico. La nostra preoccupazione, si è detto, è so­ prattutto educativa; e allora non possiamo limi­ tarci a denunciare i peccati altrui. Guardiamo anche in casa nostra: vi scorgeremo facilmente non pochi segni della mentalità e della prassi sportiva dominanti. Ci ispiriamo anche noi a questa mentalità quando, incuranti delle differenze di età, di ses­ so, di cultura e di ambiente sociale, insistiamo nel proporre a tutti lo stesso identico tipo di at­ tività sportiva; quando non riusciamo a pensare all’attività dei piu piccoli se non in termini di vi­ vaio, senza rinunciare a quell’addestramento spe­ cialistico precoce e a quel prematuro impegno agonistico che provocano le piu deleterie con­ seguenze sul piano psico-fisico e morale dei fan­ ciulli; quando assistiamo al macroscopico svilup­ po di una sola disciplina sportiva, il calcio, a sca­ pito di quella polisportività che è essenziale per promuovere uno sport di tutti e per contrasta­ re, soprattutto nei preadolescenti, la diseducati­ va mitizzazione della disciplina praticata; o quan­ do, infine, non sappiamo uscire dagli schemi stan­ dardizzati per venire incontro a quella parte di cittadini, in realtà la piu numerosa, che sarebbe ben felice di avvicinarsi a uno sport di minore impegno, in senso autenticamente ricreativo. Fare dunque la scelta dell'uomo nello sport vuol dire impegnarsi effettivamente per questo tipo di indirizzo sportivo: invece di calare un unico modello sulla testa dei praticanti, costruir­ lo, adattarlo, e se necessario reinventarlo con il loro diretto coinvolgimento.

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Per un atleta-uomo Qualcuno, tempo fa, lanciò una definizione degli atleti professionisti abbastanza precisa. Era « gli schiavi milionari ». In effetti, se andiamo a guardare bene la realtà del mondo sportivo ufficiale, non possia­ mo non accorgerci della difficile e spesso penosa situazione della maggior parte dei suoi protago­ nisti, di coloro i quali con le loro « gesta » man­ dano avanti il gigantesco Barnum dello sport competitivo. Certo, esiste, di contraltare, una gratificazio­ ne economica piuttosto vistosa, esiste anche la possibilità di accrescerla tramite pubblicità ed esi­ ste il brivido blu della popolarità e della fama, ma crediamo siano gratificazioni pagate a caro prezzo. Non si vive infatti di solo pane ed anche la popolarità e il successo portati agli estremi, « gonfiati » dai mass-media e ingigantiti dall’au­ ra mitica e divinizzante che circonda lo sport uf­ ficiale, a lungo andare finiscono fatalmente per logorare, come il whisky, che all’inizio inebria, ma alla fine ti schianta il fegato. E sapete perché logorano? Ma perché per ottenerli, l’atleta professionista è costretto a dir sempre di si, a sottostare agli ordini di... scu­ deria, a delegare sempre qualcun altro abilitato a gestire unilateralmente addirittura la sua stes­ sa persona e la sua stessa sorte. Ricordate Kunta Kinte di « Radici »? L’atleta professionista, in­ somma, è come se avesse venduto l’anima al dia­ volo: « sarai ricco e famoso se ti venderai a me ».

Novello Faust, l’atleta per lavoro non è più padrone del proprio corpo, nè della propria vi­ ta, nè, assurdo ma vero, dei propri pensieri. C’è chi pensa per lui, chi fa progetti per lui, chi pia­ nifica per lui, chi fa affari per lui (ma soprattutto tramite lui). E cosi l’atleta è essenzialmente atleta e poi, se avanza tempo, anche uomo. Ma non sarebbe il caso di cominciare ad affermare con sempre maggiore forza esattamente il contrario? L’uomo è uomo anche quando si mette a cor­ rere o a giocare a pallone, e il tenerlo sempre pre­ sente può far sì che si costruisca finalmente una stabile mentalità sportiva in grado di far supe­ rare tutte le strumentalizzazioni, le mercificazio­ ni e le distorsioni che attualmente avviliscono e snaturano l’ambiente dello sport. Ecco perché sentiamo la necessità di uno sport che, con definizione forse un po’ abusata ma tutto sommato precisa, si potrebbe chiama­ re « a reale misura d’uomo ». Uno sport che tenga conto della persona, delle sue caratteristi­ che, delle sue diversità, delle sue particolarità. Non uno sport fatto in serie, prefabbricato, preta-portèr, ma uno sport « cucito addosso », « fat­ to apposta per », adattato alle esigenze della gen­ te, che sono molteplici e di certo non tutte uguali. Questa è insomma la nostra scelta dell’uomo, questa la linea che abbiamo scelto, perché lo sport non può fagocitare, nè rendere schiavi. Pier Giorgio Sabani

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AVVERTIAMO CHE A RICHIESTA POTREMO INVIARE UN NUMERO LIMITATO DI COPIE DI QUESTO QUAR­ TINO-LOCANDINA.


RIFLESSIONI SULLA ATTIVITÀ’ DI TERZA FASCIA

(segue da pag. 22) una sfera della vita dell’adolescente e dell’adulto. Non si può dire, come per il bambino, che il giovane impa­ ra giocando, lavora giocando, si im­ pegna... giocando. Sarebbe un assur­ do psicopedagogico (ed anche per il buon senso comune), salvo casi di pa­ tente regressione evolutiva e comun­ que di immaturità. Lo sport, in terza fascia, ha un suo spazio vitale circoscritto da al­ tre attività che non sono unificate tra loro da quell’elemento globalizzante che è il gioco per il bambino. Per cui si può dire che si può esse­ re giovani senza essere sportivi, ma non che si può essere bambini sen­ za essere « giocosi ». E’ fondamen­ tale tale distinzione per ridurre a ragione talune assurde posizioni per cui mentre ieri (anche per noi) lo sport costituiva una specie di zona franca, una parcella di spazio vita­ le (la parcella pulita...!) ben distin­ ta da altre zone di vita: la cultura, la politica, la famiglia, il lavoro, 1’ amore... oggi, per una strana nemesi storica, potrebbe verificarsi che lo sport, nel tentativo che andiamo cmopiendo di recuperarlo a dimen­ sione umana, possa venire inteso co­ me spazio totalizzante della vita, onnicomprensivo, onnivalente. Per cui si potrebbe concludere: faccia­ mo bene lo sport (quello nuovo, quelqucllo sociale e socializzato, quello che fa politica...) e ne verrà che sia­ mo giovani completi... No, confermiamoci nell’idea che lo sport in terza fascia è un aspetto della vita, un momento tra i tanti e che anzi acquista il senso di una at­ tività a misura di uomo in quanto comincia col riconoscere che esso non basta all’uomo e che, anzi, se non si apre al sociale, all’economi­ co, all’artistico, al religioso non è neppure una attività umana. La riflessione sulla terza fascia porta a riflettere sull’intera struttura dell’Associazione, sugli spazi che essa ricopre c che potrebbe o dovrebbe ricoprire; a chiedersi ad esempio: è possibile oggi parlare di Associazione sportiva senza che la dimensione associativa (se è auten­ tica) non si apra anche come pro­ gramma ai problemi del tempo liocro? Non è un vivere in una spe­ do di terra di nessuno ciucila di

cercare una dimensione diversa, più aggiornata dello sport e di configu­ rarsi poi in maniera tradizionale, schematica, parcellizzata come Asso­ ciazione? Questo interrogativo lo ritengo le­ gittimo perché oggi un vero recupe­ ro dello sport a misura di uomo si imbatte almeno con la più ampia problematica del tempo libero. Per questo il discorso sulla valenza del­ lo sport in terza fascia provoca an­ che questi tipo di interrogativi. Ma non essendo questo il tema in que­ stione riprendo il discorso sull'altro aspetto che mi premeva analizzare: la regola nella attività di terza fa­ scia. Muovendomi sul medesimo raffron­ to con la prima fascia vado ad indi­ viduare il valore psicologico della regola nel gioco infantile. C'è una fase in cui tutta l’attività del bambi­ no è « anomica », senza regole. Ciò non significa che essa è affidata al caso, bensì che fino a quattro anni la psicologia infantile non ha rag­ giunto un livello di moralità e di so­ cialità che gli consenta di aderire ad una norma stabile, oggettiva con piena coscienza. E’ questa una fase in cui le attività del bambino rispon­ dono al principio della spontaneità, del simbolismo, della libera espres­ sione, dell'egocentrismo. L’approccio con la regola significa sostanzialmente fare i conti con gli altri, superare il « monologo collet­ tivo », come si esprime il Piaget, ac­ cedere al dialogo. Ma la regola all' inizio avrà carattere provvisorio, dut­ tile, perché il bambino non rinunci al­ la propria libera adesione ad essa, alla convinzione che la regola è fat­ ta dall’uomo, dal bambino per la pro­ pria realizzazione e quella del gruppo. Naturalmente tale processo è lun­ go, per cui è solo dopo i sei-sette anni che il gioco regolamentato po­ trà sostituire, senza tuttavia soppian­ tarlo interamente, il gioco libero. A questo punto è istintivo comprende­ re quale bestialità pedagogica com­ pie chi pone ai bambini traguardi di presportività o comunque li assog­ getta agli esercizi, ai drills finaliz­ zati al gesto atletico. Se quanto su espresso è in linea con quanto affermano le scienze del­ l’educazione, si coglie come la re­

gola non sia, dal punto di vista psi­ cologico, un elemento inscindibile dal gioco, dall'esercizio fisico; essa segue ontogeneticamente lo sviluppo dell’uomo. Allora come si pone il di­ scorso per la terza fascia? Di certo il giovane dal punto di vi­ sta evolutivo ha largamente supera­ to la fase enomica ed egocentrica; egli vive in pieno la dimensione so­ ciale ed è quindi in grado, pur tra i conflitti propri dell'età, di realizzare un equilibrato rapporto con la real­ tà e con le persone. Questo cosa vuol significare per il nostro problema? Semplicemente che una regolamentazione, una disciplina di tali rapporti e delle attività ad es­ si connesse non è una dimensione di per se alienante ed oppressiva per questa età. Essa anzi, in quanto con­ sapevolizzata e vissuta con adesione spontanea (e qui è il punto) contri­ buisce alla crescita e alla realizza­ zione della persona. Ma le leggi, come ogni altro aspet­ to della vita umana, non si formano astrattamente, bensì seguono il de­ stino e lo stampo delle colture e dei valori propri di ogni epoca. In sin­ tesi piuttosto schematica si può dire che in ogni manifestazione umana la spontaneità precede la regola, la leg­ ge, ma questa tende a farsi modello stereotipo, a soffocare la spontanei­ tà. Lo sport, detto in altri termini, nasce come libera espressione e si dà regole « spontanee » in rapporto a bisogni reali dell'uomo (movimen­ to, autoespressione, autosuperamen­ to, competizione...), ma lungo l’arco della storia può corrompersi, snatu­ rarsi in modelli stereotipi in cui la regola si fa rigida e tradisce i biso­ gni medesimi per la cui salvaguar­ dia era nata. La regola, attraverso i modelli cul­ turali delle varie epoche, si evolve essa stessa fino a fuorviare e a far dimenticare del tutto il fine per cui era stata formulata. Esempio: le re­ gole della maggior parte degli sports possono aver subito una Impronta decisamente perfezionistica e selet­ tiva mano a mano che la società ma­ turava modelli di comportamento che esasperavano l’individualismo e il do­ minio dell’uomo sull'altro uomo. Le tecniche ne seguivano il destino cer­ cando di perfezionarsi in senso an­ che scientifico, ma sempre più mec­ canico e specialistico sulla scia di una società che sceglieva la produt­ tività ad alti livelli di automatizza­ zione, a danno della produttività di tipo creativo e artigianale. Così non solo lo sport, ma l’abbi­ gliamento, l’arredamento, che aveva­ no visto in passato concedere spa­ zi maggiori alla spontaneità e crea­ tività (fondata su bisogni reali), come ogni altra attività umana, se­ guono l’impronta e il destino dei mo­ delli culturali egemoni che sono, ap­ punto, quelli della produzione ad ogni costo. Il recupero dell’umano significa al­ lora il rifiuto della legge, della reammissigola ad ogni costo? Non è ........... — bile ricorrere a forme astrusamcntc

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RIFLESSIONI SULLA ATTIVITÀ' DI TERZA FASCIA

vitalistiche e anemiche per essere fedeli all’uomo. Passare dall’istintivo al corticale, secondo una plastica espressione del Wallon, significa an­ che porre nella giusta dimensione, organizzare il vissuto, misurarsi con sè e con gli altri, con la realtà. Questo è l’approdo cui il giovane deve giungere pur tra le disarmonie e i conflitti adolescenziali. Rifiutare questa possibilità al giovane di ter­ za fascia significa farlo regredire a livelli di narcisismo infantile. La re­ gola dà valore al suo lavoro in quan­ to gli fornisce gli strumenti per rea­ lizzare il fine (valore estrinseco), in quanto esprime la volontà dell’in­ dividuo e del gruppo di dare un vol­ to ai propri bisogni in rapporto ai bisogni degli altri (valore intrinseco). La regola è quindi, in questo senso, strumento di autorealizzazione e di compartecipazione, mezzo per com­ misurarsi a sè e agli altri. Essa è insomma valido e inoppugnabile mezzo educativo se viene vissuta co­ me prodotto della spontaneità e crea­ tività dell’uomo (è il contrario della regola come viene comunemente in­ tesa). Ma quando essa prevarica que­ sto suo fine per assurgere essa stes­ sa a fine; quando essa viene posta o formulata per commisurare l'uo­ mo a se stessa, diviene strumento di alienazione: l’uomo è ridotto a mezzo. Qui lo sport non è per l'uo­ mo ma, già come proposta, è al di là dell’uomo, quindi disumano. E allora, in conclusione, i regola­ menti che codificano gli sports che noi pratichiamo devono seguire il pri­ mo indirizzo ed hanno pieno citta­ dinanza nei nostri programmi e fun­ zione educativa per una attività di terza fascia; essi rispetteranno quin­ di i fruitori deH'attività che saranno i veri consapevoli protagonisti della loro formulazione e accettazione co­ me pure della loro trasformazione. Essi inoltre rispetteranno la realtà c le persone e quindi non saranno applicati rigidamente con il criterio della giustizia astratta (la legge è uguale per tutti...) terranno bensì con­ to di situazioni e contesti perché, pa­ rafrasando il vecchio detto latino, la massima giustizia sportiva può tra­ dursi nella massima iniquità spor­ tiva.

Leo Leone 28

LE MASCHERE

D VITTORIO RIONDATO

Chi è appassionato di atletica leg­ gera, chi anta registrare record, chi ha buona memoria ricorderà il no­ me di Vittorio Riondato, qualche an­ no fa protagonista a livello naziona­ le nella specialità dei 400 metri. Oggi Vittorio Riondato va alla ri­ cerca di altri record, di altri impe­ gni, di altre mete. Allenatore di atle­ tica leggera, nell’ambito del Comita­ to provinciale di Padova, si diverte (si fa per dire )a scoprire, durante il footing o gli allenamenti con i suoi giovani atleti, tutti i guasti che la mano dell'uomo è capace di deter­ minare nella degradazione dell'am­ biente: fogne che non funzionano, spazi non utilizzati, natura non ri­ spettata. E ogni volta che scopre, pur­ troppo, qualcosa di nuovo... rompe, rompe l'anima a tutti perché lui, e con lui i suoi giovani, lui non ci sta e vorrebbe un ambiente migliore per un uomo migliore. Nella sua schiettezza e semplicità... rompe! Ma rompe in nome dell'uo­ mo e per l’uomo, senza retorica e senza falsi scopi. Perché lui nell'uo­ mo ci crede. E per questo crede nel­ lo sport, ma non solo nello sport. E così, un bel giorno, Vittorio ti met­ te sotto gli occhi le sue « masche­ re » e scopri all’improvviso (però for­ se già lo sospettavi) che è anche un artista. Un artista che lavorando il cuoio inventa maschere, simboli e t rasfigurazione di volti che nella lo­ ro stilizzazione ripercorrono le ten­ sioni, le attese, le inquietudini e le speranze che si agitano nell'animo di chi non ha abdicato al proprio me­ stiere di uomo .Ma anche nel fare « l'artista » ha scelta la strada più spontanea e semplice, così come quando faceva « l'atleta », rimanendo legato ad una tecnica strettamente vicina all'uomo, senza sofisticazioni e intellettualismi: la sua arte nasce utilizzando il cuoio e le mani, con tutto il gusto artigianale di fare con amore per comunicare con amore. In tempi in cui l'uomo è forse sta­ to privato (anche per sua colpa) di tutto ciò che rendeva valida la sua dimensione di uomo, davanti ad un uomo che corre liberamente per i campi, davanti ad una maschera na­ ta da mani che modellano il cuoio, ti accorgi con sollievo che il corpo ci appartiene, se lo vogliamo, che la creatività non appartiene al « ge­ nio » ma a chi affronta i problemi e a chi questi problemi vuole onesta­ mente risolvere. Per questo le sue maschere sono insieme inquietanti (come è inquietante tutto ciò che ci propone dei problemi) e rassicuran­ ti (come tutto ciò che ci fa capire che al di là del problema c'è la so­ luzione). E pensando a tutto questo mi ren­ do anche conto del perché Vittorio Riondato lavora e opera nel C.S.I.

Vittorio Ferrerò


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Paestum e Sella Nevea ospitano le «Feste nazionali» di campestre e della neve Festa Campestre di Paestum è ormai decollata, pochi ritocchi or­ ganizzativi e poi si va... in scena. Le adesioni hanno superato ogni più rosea previsione. Ben trentano­ ve Consigli hanno accolto il nostro invito e invieranno a Paestum oltre settecento partecipanti. Prima di in­ cominciare, abbiamo già vinto tut­ ti: noi che crediamo nella validità delle Feste nazionali e i ragazzi e le ragazze che sicuramente vivranno una nuova ed esaltante esperienza. Quali saranno le novità principali della festa? A parte il suggestivo am­ biente storico e culturale dell’Acropoli, che ci ospiterà per lo svolgi­ mento della fase sportiva, sperimen­ teremo le staffette 6 x 800 mt. fem­ minile e 6 x 1.200 maschili senza li­ mitazioni di categoria e sabato po­ meriggio, nel parco dell’Hotel Poker Floreal, vivremo tutti assieme alcu­ ne simpatiche ore, allietati da carat­ teristici gruppi folkloristici campani. Un'altra gradita notizia per i gio­ vani è che la sera... apriremo la di­ scoteca. Anche l’organizzazione di tutte le altre feste procede spedita e le ade­ sioni fioccano numerosissime, tanto che per la Festa della Neve di Sella Nevea siamo oltre il numero di po­ sti letto disponibili. Niente paura co­ munque, ci stringeremo un pò e non lascercmo a casa nessun ragazzo; d’ altra parte a Sella Nevea fa freddo anche di marzo... e un po’ stretti si sta meglio. Anche per Sella Nevea le adesioni sono già chiuse ed è prevista la pre­ senza di ben diciassette Consigli pro­ vinciali (molti per la Festa della Ne­ ve) ai quali ricordiamo in partico­ lare la « Festa in Piazza » di Sabato 22 marzo, con relativa Kermesse ga­ stronomica, per la quale sarebbe mol­ to bello che tutti i Consigli presenti approntassero il loro Stand. Attendiamo con interesse anche 1’ esito delle gare-gioco con gli slitti­ ni, nella speranza che anche questa nuova iniziativa contribuisca a ren­ dere sempre più divertente, interes­ sante e partecipata questa Festa. Sul prossimo numero daremo le ul­ timissime da Limone sul Garda e Potenza e le risultanze di Paestum. A risentirci.

IL PROGRAMMA DELLE «FESTE NAZIONALI» CSI 1980 O « CORSA CAMPESTRE »

dal 29 febbraio al 2 marzo a Paestum (Salerno). Partecipazione delle ca­ tegorie allievi, allieve, juniores e seniores maschile e femminile.

O « DELLA NEVE » dal 21 al 25 marzo a Sella Nevea (Udine). Partecipazione delle categorie cuccioli A e B, campanili alpini A e B, criterium seniores maschile e femminile.

O « PALLAVOLO e TENNISTAVOLO » dal 23 al 27 aprile> a Limone del Garda (Brescia). Partecipazione: pallavolo allievi e allieve; r"‘-----• tennistavolo nati/e negli anni 1963-'64-'65, 1962 e precedenti. Termini adesioni di massima 8 marzo; definitive 5 aprile.

o « ATLETICA SU PISTA, NUOTO e PALLACANESTRO »

dall'11 al 15 giugno a Potenza. Partecipazione: atletica allievi, allieve, juniores e seniores maschile e femminile; pallacanestro allievi e allieve; nuoto esordienti A e B. ragazzi, ragazze, juniores maschile e femminile. Termini adesioni di massima 19 aprile; definitive 17 maggio. O « PALLAMANO. CICLISMO, BOCCE, AEROMODELLISMO » dal 12 al 14 settembre in località da destinarsi. Partecipazione: ciclismo esordienti e allievi; pallamano, bocce, aeromodellismo da definire.

Michele Galbusera

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Le iniziative nazionali del momento I

Prosegue a tutti i livelli associati­ vi la preparazione al Congresso na­ zionale che si svolgerà, lo ricordia­ mo, a Rimini dal 30 maggio al 1 giugno p.v. Mentre da un lato si sta completando lo svolgimento dei Con­ gressi provinciali (confrontare il pro­ spetto), dall’altro la Presidenza na­ zionale sta portando avanti le ini­ ziative programmate.

Il 26 gennaio si sono incontrati i Consulenti ecclesiastici regionali che hanno proseguito il lavoro sul tema « Comunità cristiana, sport e terri­ torio » già affrontato nel Convegno nazionale della fine di agosto.

Nei giorni 9 e 10 febbraio si è svol­ to il seminario sui problemi della presenza femminile nell’associazione. E' stato un incontro pienamente riu­ scito che ha fatto con notevole chia­ rezza l’analisi della situazione su un aspetto fondamentale della nostra vi­ ta associativa. Ma non ci si è limi­ tati alle analisi: si sono avanzate precise proposte da sottoporre al Congresso nazionale per il prossimo quadriennio. Per il momento ci li­ miteremo a informare che ci sono tutte le premesse perché il CSI nel prossimo futuro possa attuare una politica concreta e adeguata in que­ sto ambito. La Presidenza ha accolto le conclusioni del Seminario ed esse pertanto saranno sottoposte al Con­ siglio nazionale della fine di marzo che dovrà definire la relazione con­ gressuale. Per la stesura complessiva della re­ lazione si è riunita la Presidenza na­ zionale con la partecipazione di al­ cuni consiglieri. L’incontro si è svol­ to a Padova nei giorni 16 e 17 feb­ braio. Si è fatto un esame della po­ litica associativa nel quadriennio tra­ scorso e si sono esaminati i princi­ pali problemi del presente c del prossimo futuro. Un’altra importante tappa di pre­ parazione al Congresso si avrà 1’8 e il 9 marzo allorché si svolgerà un seminario sulla prima e quarta fa­ scia dell’attività sportiva.

Intanto, come si diceva, proseguono i Congressi provinciali. Dalle rela-

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zioni pervenute in presidenza e dal­ le testimonianze dirette emergono chiaramente la serietà, l'impegno e la preparazione dei responsabili provin­ ciali e di società. Numerose sono sta­ te le assemblee di società sportive, accurata la preparazione del dibat­ tito provinciale, larga la partecipa­ zione ai Congressi e approfondito il confronto sui temi più importanti della vita associativa. Ci sono, insomma, tutte le pre­ messe per giungere a un Congresso nazionale serio e maturo da cui è le­ cito attendere importanti contributi per il progresso interno del C.S.I. e per quello dell’intero sport italiano.

Nelle foto, due momenti del Seminario sui problemi della presenza femminile nell’Associazione, svoltosi a Roma il 9/10 febbraio scorso.


I

TEMPI E MODALITÀ' DEL DIBATTITO CONGRESSUALE Nel riproporre l'itinerario e le modalità di svolgimento del dibattito congressuale, ricordiamo che il Congresso nazionale si svolgerà a Rimini nei giorni 30-31 maggio e 1° giugno. Il tema intorno al quale verterà il dibattito sarà: « Associazionismo, Sport e Territorio ». Ricordiamo, inoltre, che in base all’art. 79 del Regolamento organico, i Consigli provinciali e circoscrizionali hanno la facoltà di proporre alla Presidenza nazionale eventuali argomenti da inserire all’ordine del giorno in aggiunta a quelli già previsti. O PERIODO DI SVOLGIMENTO DEI CONGRESSI PROVINCIALI In base all’art. 8 dello Statuto, il Consiglio nazionale ha stabilito che lo svolgimento dei congressi pro­ vinciali e circoscrizionali avvenga nel periodo che va dal mese di novem­ bre 1979, al mese di marzo 1980.

O FASI E TEMPI DEL CONGRESSUALE

DIBATTITO

L’itinerario di preparazione, tenen­ do conto delle date specificate, si svolge secondo il seguente piano:

— da settembre: Assemblee Società sportive;

delle

— da novembre '79 a marzo ’80: Congressi provinciali e circoscrizionali; — febbraio/marzo 1980: Consigli re­ gionali per il confronto e il coor­ dinamento delle risultanze dei Congressi di base; — 29-30 marzo 1980: Consiglio na. rionale per la stesura della re­ lazione congressuale;

— giugno naie.

1980:

Congresso

scrizione zonale sono impegnati ad assistere le Società sportive nella programmazione e nella preparazio­ ne delle assemblee, alle quali non faranno mancare la presenza di un loro responsabile. Le Società dovranno ricevere per tempo lo schema della relazione dei Congressi provinciali, in modo da poter programmare le Assemblee e far pervenire le indicazioni corretti­ ve o integrative che da esse scatu­ riranno.

O COMPITI VINCIALI

DEI CONGRESSI

PRO-

I Congressi dovranno esprimere un preciso orientamento sulle tesi proposte dal Consiglio nazionale con piena libertà, naturalmente, di for­ mulare tesi integrative o aggiuntive.

• MATERIALI PER CONGRESSUALE

IL

DIBATTITO

Il materiale di dibattito congres­ suale, è stato preparato sulla base dell'Assemblea nazionale di Rimi­ ni dell’ottobre 1978 e delle varie riunioni appositamente svolte in se­ guito dal Consiglio e dalla presiden­ za nazionale, con il coinvolgimento di varie categorie di responsabili e operatori associativi. Per le Assemblee di Società spor­ tive. il materiale è stato opportuna­ mente sintetizzato e semplificato nel supplemento al numero 5 di ■ Stadium > dello scorso giugno. Per i Consigli provinciali e regionali, invece, è stato preparato un materiale più esteso raccolto nel numero speciale di - Stadium: gui­ da associativa per un anno di atti­ vità ». (n. 7 - settembre 1979), di formato più piccolo.

Situazione dei Congressi locali (*)

nazio-

O ASSEMBLEEE DI SOCIETÀ’ SPOR­ TIVE Il Consiglio nazionale ha stabilito che lo obiettivo dell’Associazione per l’anno 1979-80 è di coinvolgere il più gran numero di Società spor­ tive nel dibattito congressuale me­ diante lo svolgimento delle Assem­ blee e la partecipazione ai Con­ gressi provinciali. Si raccomanda a tutte le società sportive, affiliate e aderenti, di svol­ gere la loro assemblea. Di regola, l'Assemblea di Società si svolgerà prima del Congresso provinciale di rispettiva pertinenza. E’ molto importante che le As­ semblee di società siano aperte alle componenti pubbiche e private del­ le comunità locali di appartenenza. I Consigli provinciali e di circo-

O CONGRESSI SVOLTI Acireale, Acqui Terme. Agrigento, Alba, Albenga, Alessandria, Arezzo, Ascoli Piceno, Avellino, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna. Bosa, Brescia. Brin­ disi, Cagliari, Caltagirone, Caltanissetta, Camerino. Campobasso, Carpi. Ca­ tania, Cerignola, Cesena. Chiavari. Cosenza, Cremona, Cuneo, Enna, Faenza, Fano, Fidenza, Foggia. Possano, Genova. Gorizia, lesi. Imola, Imperia. La­ mezia Terme, La Spezia, Livorno. Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Melfi, Messina, Modena. Mondovi. Montenero di Bisaccia, Noto, Oristano. Ostuni, Palermo, Parma, Pavia, Piazza Armerina, Pordenone. Portò d'Ascoli’ Potenza. Ragusa. Ravenna, Reggio Calabria, Sanremo. Sassari. Savona', Siracusa, Sondrio, Termolì, Torino. Tortona. Trapani. Trento, Treviso Trieste Urbino, Valcamonica, Valtellina, Varese, Vercelli, Vigevano.’ Volterra Crema’

• CONGRESSI IN PROGRAMMA MARZO - 1: Latina. Piacenza, Como, Prato, Asti, Vittorio Veneto- 2- Chiavar! Lecco, Novara. Padova, Verona. Fidenza, Taranto; 7: Rimini- 8-' Siena Città di Castello, Teramo, Molfetta. Ugento; 9: Firenze, Udine. Diamante Milano Aosta; 16: Pisa, Rovigo. Feltre; 22: Montecatini Terme Pistoia Ferrara- 23Lucca. Reggio Emilia. Foligno. Viterbo; 29: Perugia (*) Situazione al 22 febbraio 1980.

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Promossa dal Centro Sportivo Italiano e dall'Unione Italiana Ciechi

COSTITUITA LA FEDERAZIONE ITALIANA CIECHI SPORTIVI

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Proseguendo nella sua opera tesa a dare ai cittadini uno sport « per tutti » e « di tutti », il Centro Spor­ tivo Italiano, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi, ha dato vita alla Federazione Italiana Ciechi Sportivi (F.I.C.S.). La cerimonia, svoltasi alla presen­ za dell’avv. Enzo Botti, in rappresen­ tanza del C.O.N.I. nazionale, del prof. Giorgio Ariani, Assessore allo Sport del Comune di Modena, di au­ torità, presidenti provinciali di fe­ derazioni, giornalisti e rappresentan­ ti di molti gruppi sportivi di non ve­ denti, si è svolta nella sala di rap­ presentanza del Municipio di Mode­ na, venerdì 11 gennaio. Presentati da un Consigliere na­ zionale della nostra Associazione, che ha posto in luce i motivi dell’inizia­ tiva, hanno preso la parola il Sin­ daco di Modena, dott. Germano Buigarelli, il dott. Giorgio Morelli, mem­ bro di giunta nazionale, in rappre­ sentanza del Presidente dell’Ù.I.C. ammalato, e la signora Pozzetti, Pre­ sidente del Gruppo Sportivo di Mo­ dena. Successivamente il nostro Presiden­ te nazionale, riprendendo l’interven­ to del Sindaco, ha precisato il ruo­ lo del C.S.I. nell'attuale momento storico-sportivo, la sua azione disin­ teressata in favore degli emarginati, dei fanciulli, degli immigrati, dei « poveri » in una parola. In questa ottica si inquadra la tenace opera intrapresa da anni a favore degli handicappati, in particolare dei cie­ chi, per inserirli nello sport naziona­ le, senza pregiudizi e discriminazio­ ni, assegnando loro un ruolo preciso nella crescita del mondo sportivo italiano. Notario e Morelli hanno poi firma­ to le pergamene che rimarranno, con la controfirma del sindaco quale te­ stimone qualificato, a ricordo del­ l’evento. Infine un notaio ha provve­ duto alla stesura dell’atto ufficiale di costituzione della Federazione. Il nuovo Presidente nazionale, in attesa del Congresso che si terrà pre­ sumibilmente già alla fine del cor­ rente anno, è il nostro Consigliere nazionale Luigi Bossi; Consiglieri ri­ sultano, sempre in via provvisoria, i componenti della commissione pa­ ritetica C.S.I.-U.I.C. da tempo ope­ rante.

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Detta commissione resta comunque in vita, a sostegno per ora detrazio­ ne federale, successivamente con compiti di promozione fra i giova­ nissimi, ora « tagliati fuori » dalla attività motoria, per diversi motivi, a scuola e fuori di essa. Sabato 12 gennaio, giorno succes­ sivo alla cerimonia, si è svolto poi il quinto trofeo di torball « Città di Modena », a carattere internazionale, che, con la partecipazione di ben 36 squadre maschili e femminili di cin­ que Paesi, si è confermato quale maggior manifestazione del genere a livello europeo. Il torneo è stato ri­ preso dalla televisione c trasmesso successivamente, dal secondo canale, nel corso della rubrica « Dribbling ».

I gruppi sportivi « non vedenti » operano in oltre 30 località italiane. La commissione paritetica invita cal­ damente i Consigli provinciali a col­ laborare con i gruppi esistenti ed a favorire la costituzione di nuovi ove non siano presenti. Viene inoltre suggerito di contri­ buire alla realizzazione dei congres­ si FICS regionali, previsti per il pros­ simo autunno, fornendo la necessa­ ria assistenza materiale e tecnica. II C.N. dell’Associazione ha poi suggerito di inserire i « non veden­ ti » nel tessuto associativo, facendo­ li partecipare alla vita del Consiglio provinciale ed alla celebrazione dei Congressi in fase di svolgimento.

Bruno Meschiari

A ROMA L’ASSEMBLEA GENERALE FiCEP

DI gioco per una dimensione umana ed educativa dello sport Si svolgerà a Roma dal 9 al 12 aprile l'Assemblea generale annuale della Federazione Internazionale Cattolica di Educazione Fisica e Sportiva, che riunisce le associazioni sportive europee di ispirazione cristiana tra cui, per l'Italia, il C.S.I. L'Assemblea, organizzata dalla nostra associazione, lavorerà su un tema molto vicino a quelli del nostro congresso di maggio: il gioco per una di­ mensione umana ed educativa dello sport. Su una relazione tenuta dal nostro presidente, Aldo Notario. si svilupperà il lavoro dei gruppi su: lo sportgioco e la funzione educativa e sociale dello sport; lo sport-gioco e la pratica sportiva; lo sport-gioco e la politica sportiva. L'assemblea inizierà mercoledì 9 aprile e nella stessa giornata i parte­ cipanti saranno ricevuti dal Santo Padre. La giornata del 10 aprile sarà dedi­ cata soprattutto al lavoro dell'ufficio di Presidenza (il Bureau) e delle Com­ missioni (pastorale, sportiva e dei giovani). Per venerdì 11 è prevista una escursione a Tarquinia e Cerveteri. Sabato 12 si svolgerà la vera e propria assemblea generale in cui saranno presentati e discussi i risultati del lavoro dei gruppi, delle commissioni e saranno elette le nuove cariche della fede­ razione. Nella stessa giornata i partecipanti saranno ricevuti dal Presidente della Repubblica.

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Aoste, Odore,

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AOSTA — I Consigli provinciali di Aosta, Milano e Udine per il secon­ do anno consecutivo si sono ritro­ vati in amicizia per stare tre giorni insieme sulla neve, così come chiara­ mente indica la sigla della manife­ stazione. Dopo la prima felice esperienza del 1979, il cui incontro si è svolto in Camia, a Prato Carnico, si è de­ ciso di istituzionalizzare questo « stare insieme » e ci si è ritrovati a St. Jacques (Valle d’Aosta) nella casa per Ferie « Hermitage » gesti­ ta dal Consiglio regionale CSI della Lombardia. I friulani con un pullman, sono giunti numerosissimi (in 52), gli ao­ stani erano in 26, mentre i milane­ si, bloccati da vari impegni, solo in 14. Un'allegra e ormai affiatata bri­ gata, comunque, di 90 persone, che ha letteralmente invaso... l’Hermitage sin da giovedì sera. Venerdì mattina Si è disputata la gara di slalom gigante, su di un’ot­ tima pista preparata dai maestri di Champoluc, sotto la direzione impec­ cabile di Mario c Nazzareno di Udi­ ne che sono arrivati dal Friuli attrezzatissimi di radio, cronometri, cancelletto di partenza e foto cel­ lule, così da realizzare una gara tec­ nicamente impeccabile, sia pure nel­ l’ambito di un incontro gioioso, co­ sì come sempre deve essere la no­ stra attività sportiva. La sera Nazzareno ha intrattenu­ to la compagnia proiettando una se-

rie di diapositive, parte realizzate durante i nostri precedenti incontri (insieme sulla neve 1979, festa della neve di Formazza, festa lell’Atletica di Pisa, campeggio estivo di Melilo Porto Salvo ecc...) c parte sulle mon­ tagne della Camia. Per Sabato era prevista una gita collettiva a Cervinia. Alle otto siamo tutti pronti per partire, ma il pullman dei friulani, gelato d;a una nottata a 25“ sotto zero, non va in moto. Panico generale e provviden­ ziale intervento di Attilio che procu­ ra all’istante (si fa per dire) un nuo­ vo mezzo e finalmente, verso le 10 e 30, si parte con un pullman e 5 autovetture. La sera, ancora tutti insieme, ab­

biamo fatto festa. Scambio di doni, scenette comiche di Franco di Udi­ ne, un po’ di musica e poi coro col­ lettivo con canti di montagna, il tutto annaffiato di Merlot, Pinot, Grappa e Genepì. Verso le 2, esau­ rite le scorte alcoliche del bar dell’Hermitage, ci siamo ritirati tutti molto stanchi, ma felici dell’intensa giornata associativa. Domenica mattina ci siamo sve­ gliati sotto una fitta nevicata che comunque non ha piegato la volon­ tà dei partecipanti all’incontro, tut­ ti impegnati a partecipare alla gara di fondo, anche quelli che per la prima volta provavano questa spe­ cialità. Per la prima volta abbiamo spe­ rimentato con successo la partenza contcmporanea di tutti gli iscritti (tipo marcialonga). I migliori, in pri­ ma fila, si sono subito involati e hanno disputato fra loro un'accesis­ sima competizione, tutti gli altri hanno fatto una salutare passeggia­ ta fra i boschi per 5 Km, accenden­ do, a gruppetti, dei simpatici duelli e■ sfide personali, al limite delle lolo­ ro possibilità di fondisti. All’arrivo una provvidenziale taz­ za di thè bollente e poi tutti in al­ bergo a chiudere la festa con « po­ lenta e camoscio » e la tradizionale foto-ricordo. Prima di lasciarci, fra baci e abbracci, ci siamo dati ap­ puntamento per il 1981 sulle nevi della Lombardia.

Con il calcio un incontro do smodzto FIRENZE — Il 22 e 23 dicembre, sul campo comunale del Motovelo­ dromo delle Cascine e poi sul cam­ po « B » del Centro tecnico federale di Coverciano, si è disputato il 1“ Torneo quadrangolare di calcio « O. Sorbi », organizzato dal consiglio provinciale fiorentino. A questa pri­ ma edizione hanno partecipato rap­ presentative (nati nel ’63 e ’64) di Fano, Firenze, Latina c Napoli. Per un bilancio a caldo di questa esperienza, affidiamoci alle parole di uno degli organizzatori, Donato Campanella. « Trattanlosi della prima esperien­ za di questo genere e, soprattutto, di queste dimensioni, realizzata dal Consiglio Provinciale Fiorentino del

CSI, forse non tutto è risultato per­ fetto, come avremmo voluto, ma la buona volontà e l’impegno profuso, in tutti questi mesi, sono stati dav­ vero copiosi e, se qualcosa non ha funzionato, siamo certi che gli ami­ ci dei Consigli partecipanti non ce ne vorranno.

« Forse quello che più è mancato, in questo incontro, è stato proprio il momento dello stare insieme e di confrontarsi sulle rispettive realtà; purtroppo, l'esiguo arco di tempo a disposizione, la necessità di dispu­ tare tutte le gare del Torneo in un pomeriggio e una mattina, i note­ voli ritardi ferroviari, non ci hanno consentito di approfondire, come avremmo voluto, il momento dell’in-

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contro e del confronto, che rappre­ senta, indubbiamente, una fase im­ portantissima di queste esperienze associative. « A parte queste considerazioni, devo, tuttavia, riconoscere che la ma­ nifestazione ha avuto ampio risalto (anche sulle pagine del maggiore quo­ tidiano fiorentino « La Nazione ») ed è stata giudicata, nel complesso, po­ sitivamente da quanti l'hanno vissu­ ta e partecipata. « Le parole di apprezzamento ri­ volteci dai dirigenti delle nostre So­ cietà sportive, dagli accompagnato­ ri delle rappresentative ospiti, dalla stampa cittadina, sono state, per noi organizzatori, motivo di viva soddisfazione; ma soprattutto gli sguardi felici degli atleti, nella stu­ penda cornice del Centro Tecnico Federale di Coverciano, gentilmente concessoci per tutta la giornata di domenica, ci hanno dato la certezza che i lunghi mesi di lavoro, spesi per l’organizzazione della manifesta­ zione, non lo erano stati invano. Tutto ciò ha confermato la validità di questi momenti di incontro fra i vari Consigli del CSI e ci ha fatto capire, una volta di più, che vivere nel CSI, essere del CSI, vuol dire fare sport nel modo più autentico e scoprire di non essere soli, ma di avere tanti tanti amici, sparsi su tut­ ta la penisola, con cui incontrarsi, confrontarsi, fraternizzare e volersi bene ».

CSI Sasso una reale e concreta presenza BOLOGNA — Si è tenuta a Sasso Marconi una conferenza-dibattito, organizzata dal gruppo Presenza, sul tema « Riforma dello sport in Ita­ lia », e a cui hanno partecipato co­ me relatori il sen. B. Brocca della DC, il presidente nazionale del CSI A Notario, il presidente nazionale dell’UISP U. Ristori, il delegato re­ gionale del CONI per l'Emilia-Roma­ gna F. Mattei. In questa occasione il CSI Sasso ha deciso di aderire al­ l’iniziativa preparando il volantino sotto riportato e che assieme all’in­ tervento successivamente letto ha contribuito a caratterizzare tangibil­ mente la sua partecipazione. « Con questo volantino il CSI Sas­ so intende informare, per tratti ge-

1° corso per operatori dei centri SAN GAVINO MONREALE — Si è tenuto a S. Gavino Monreale un corso per operatori di 1' fascia or­ ganizzato dal Consiglio circoscrizio­ nale, corso resosi necessario in se­ guito alla decisione della Giunta co­ munale di istituire i centri comuna­ li di espressione motoria per tutti i bambini del paese da 6 a 10 anni (circa 1000) la cui organizzazione, per l'anno 1980, verrà affidata al Consiglio circoscrizionale. E’ un importante risultato che giunge a coronamento di un lungo e difficile lavoro iniziato con la par­ tecipazione ai lavori della commis­ sione comunale per lo sport istitui­ ta in applicazione della legge regio­ nale n. 36/78. Il progetto dei centri comunali di espressione motoria ha incontrato numerosi pareri contrari ma, so­ prattutto, numerose persone scetti­ che sulla riuscita dell'iniziativa. Alla fine, però, grazie soprattutto alla vo­ lontà politica dell’amministrazione comunale, si è deciso di sperimen­ tare un progetto così ambito. Il Consiglio circoscrizionale, pur avendo avuto l’idea di proporre tale progetto, non si trovava, però, in

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condizionc di renderlo operativo im­ mediatamente, data la scarsa pre­ senza a S. Gavino M.le di operatori competenti. Per cui si è pensato di rimandare a marzo '80 l'apertura dei centri e di organizzare un corso per formare un numero sufficiente di operatori. Il corso, che è stato rivolto a in­ segnanti elementari, insegnanti di educazione fisica, studenti di 4a ma­ gistrale, studenti Isef, oltre che agli operatori di società sportiva, ha vi­ sto la partecipazione di 79 persone che, ci pare di non esagerare, sono rimasti piacevolmente sorprese del­ la novità del discorso educativo pro­ posto. Relatori sono stati Roberto Grandis, che ha svolto la parte psico­ pedagogica, Ottorino Bianchi, che ha introdotto e seguito l'attività mo­ toria in palestra dal punto di vista sociomotorio, e Patrizia Maurizi che, con un gruppo di bambini, ha pre­ sentato l'attività psicomotoria. Rimane molto da fare ma l'entu­ siasmo suscitato nei partecipanti ci incoraggia per continuare un lavoro che si prospetta interessante e con molte possibilità. Mauro piras

nerali, circa la propria azione all’in­ terno del paese, le basi su cui fonda il suo agire. Il CSI di Sasso Marconi è un’as­ sociazione sportiva completamente autogestita dai giovani soci-atleti che la compongono, e che opera all’in­ terno del paese di Sasso Marconi. Contemporaneamente con la politi­ ca sportiva promossa dal CSI, cer­ chiamo di vivere e far vivere una esperienza sportiva che favorisca la crescita umana attraverso un impe­ gno sociale. Proprio per rendere ef­ fettivo questo impegno, la nostra at­ tività è rivolta prevalentemente alle fasce giovanili, e riguarda in modo particolare 400 ragazzi del nostro paese (tanti sono gli iscritti al CSI Sasso); più precisamente, l’atti­ vità rivolta ai ragazzi, con età da 6 a 13 anni, comprende ulteriori divi­ sioni in centri di educazione psico­ motoria per i bambini della scuola elementare, centri di avviamento al­ le attività sportive per i ragazzi del­ le scuole medie, centri di nuoto per entrambe le fasce di età. Ai più gran­ di sono dirette attività sportive ma­ schili e femminili, quali la pallavo­ lo, la pallacanestro, l’atletica, ma soprattutto sono coinvolti direttamente in un’esperienza associativa che offre la possibilità di partecipa­ re e gestire le attività stesse, con­ temporaneamente all’occasione di confronto e di vita di gruppo. Per questo esistono altri momen­ ti collaterali alla pratica sportiva: momenti di incontro, ricreativi, di discussione, che completano la no­ stra crescita offrendo possibilità di espressione e di uno impegno più vasto. Importanti quindi le riunioni che si tengono settimanalmente, al­ le quali partecipano regolarmente una trentina di ragazzi, la cui età media è di 17 anni. Sono questi stes­ si ragazzi che svolgono gli incari­ chi che di volta in volta si presen­ tano, c si assumono le responsabi­ lità che nascono dalla nostra gestio­ ne delle attività c dal ruolo che vo­ gliamo caratterizzi la nostra socie­ tà. Non sono però mai gli stessi che svolgono il medesimo incarico, in quanto pensiamo che ognuno deb­ ba provare le responsabilità più di­ verse, perché il mantenere lede a queste responsabilità sia per lui una occasione per maturare il suo impe-


gno nello CSI; inoli re l’assegnazione delle responsabilità a persone sem­ pre diverse, costituisce un notevole impulso all'inserimento nella socie­ tà di elementi nuovi. Così i respon­ sabili delle attività che si svolgono in palestra sono ragazzi che prece­ dentemente facevano parte delle at­ tività stesse, diventati poi istruttori qualificati. Dunque nel corso delle nostre riunioni, insieme risolviamo problemi sia interni alla società che inerenti alla realtà sportiva locale. Questo chiarisce come il CSI Sasso sia un’associazione e non una chiu­ sa organizzazione: l’associazione prospetta una vera vita di grup­ po, l'organizzazione una gestione di pochi. Tutte le attività che il CSI Sasso promuove sono gratuite: per questo è necessario un nostro autofinanzia­ mento, attraverso iniziative come la raccolta della carta, la vendita del nostro giornalino, ecc.; pure tutti i guadagni dei nostri istruttori, che operano all’interno della piscina co­ munale di Sasso Marconi, vengono lasciati interamente alla società; queste iniziative ci permettono così di utilizzare i guadagni per l’orga­ nizzazione di manifestazioni sporti­ ve, di attività ricreative per i gio­ vanissimi, per poter pagare il pul­ mino che abbiamo dovuto acquista­ re per problemi di trasporto. La nostra presenza vuole essere attiva anche nella politica sportiva locale, mediante l’intervento della scuola, nel Comitato di Gestione de­ gli Impianti Sportivi, ecc.; a livello più generale, una nostra rappresen­ tanza lavora allo CSI Provinciale di Bologna e al Comitato di Coordina­ mento podistico. Questo quindi è il nostro primo obiettivo: essere CSI, quindi gruppo di persone che insieme vogliono ma­ turare attraverso un comune impe­ gno, totalmente calati nella vita del paese come reale e concreta presen­ za. Questo lavoro comune comporta molti problemi: più facile e meno impegnativo sarebbe restare isolati da qualsiasi problema esterno alla società, più difficoltoso ma più coe­ rente è invece affrontare problemi e cambiare situazioni sbagliate al­ l’interno della realtà sportiva locale. Tutte le occasioni che si presen­ tano per realizzare tali scopi, sono da noi sfruttate: la conferenza, ad esempio, non solo ci dà modo di portare a conoscenza i problemi che ci ostacolano nel raggiungimento dei nostri obietitvi, ma principalmente ci interessa per poter conoscere le reali proposte delle riforme e le in­ fluenze clic possono avere nella real­ tà sportiva di Sasso Marconi. E’ indispensabile quindi che la conferenza non si esaurisca in que­ sta serata, ma sia motivo di rifles­ sione, azione concreta, e soprattutto di stimolo a migliorare una situa­ zione che non favorisce lo sviluppo di programmi tecnici, associativi, so­ ciali cìie noi invece intendiamo ap­ portare ».

A Brescia Congresso e rinnovo cariche associative BRESCIA — Si è svolto, presso la sede dell’U.S. S. Faustino in Bre­ scia, il Congresso provinciale del CSI bresciano. Presenti 37 società, tutto si è svolto nel migliore dei modi. Alla fine tutti i presenti han­ no approvato) una mozione, propo­ sta da Goffrini, che riassume un po’ tutto il dibattito sul quale si è im­ pegnato il Congresso ’80 e, con la approvazione, tutti si sono impegna­ ti a realizzare un programma serio ed impegnativo che nel prossimo quadriennio ci vedrà superimpegna­ ti. Tale programma prevede la suddivisione in zone per consentire la attività polisportiva decentrata, in-

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contri periodici con le società, corsi per animatori, tecnici e dirigenti, incremento dell'attività di 1* c 21 fa­ scia con particolare riferimento ai C.F., cicloturismo, bocce e pallama­ no, aggancio con la componente femminile, contatto con la stampa locale per una informazione sempre più tempestiva. Con queste premesse, i consiglie­ ri neo-eletti si sono ritrovati la se­ ra successiva per l’elezione del Con­ siglio di Presidenza ed una prima analisi da svolgere. Nuovo presiden­ te provinciale è stato eletto Giusep­ pe Goffrini, mentre Benussi, Botter e Torosani sono stati eletti vice-pre­ sidenti.


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I BAMBINI GIOCANO A BBGBY E ■ 1 IHB & «E’ lo sport più naturale che esista »

• «I bambini si prendono, si placcano, lottano. E questo è rugby. Diamo loro con uno sport la possibilità di esprimere le proprie motivazioni » • «Prima il gioco, poi le regole» • «Non è sicuramente uno sport violento» © «I problemi del rugby misto» a cura di Francesco Pozzi

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INTERVISTA CON PIERRE VILLEPREUX COMMISSARIO TECNICO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA RUGBY

Si parla di lui come di una leg­ genda vivente. E senza dubbio Pier­ re Villepreux è stato, nel ruolo di estremo, uno dei più grandi gioca­ tori di rugby di tutti i tempi. Ma la sua fama va al di là delle capacità tecniche e riguarda la sua figura di educatore, da quando ha lasciato spontaneamente ancor giovane (28 anni) gli incontri internazionali per dedicarsi all'insegnamento tra i gio­ vani di questo sport che lo avvince. Senza integralismi, però, perché Vil­ lepreux riconosce a tutti gli sport indistintamente diritto di cittadinan­ za ed anche possibilità formative. Tuttavia nel rugby praticato e dif­ fuso tra i ragazzi fin (lolle scuole elementari vede un mezzo importan-


è permesso che questo sport ha la qualità di essere educativo. I bam­ bini infatti che possono placcare, che possono avere un’azione diretta sull’uomo senza andare al di là e ri­ spettando al massimo l’avversario ». — Invece l’idea del rugby è facil­ mente collegata a quella della vio­ lenza...

« Penso che il rugby non sia uno sport sicuramente violento, perché la qualità dell’allenatore e degli educatori consiste nell'insegnare ad evitare questa violenza. 1 giocatori in genere non si fanno molto male. Si tratta degli stessi infortuni che si verificano in tutti gli sport ». tissimo di crescita globale della per­ sonalità. Nato a Pompadour (Francia) 37 an­ ni fa, ha iniziato a giocare al rugby al liceo, all'età di sedici anni. Con­ temporaneamente ha fatto parte del­ la squadra di Brive fino a 19 anni, allorché si è recato a Tolosa dove è diventato professore di educazione fisica presso la locale Università. Ila continuato a giocare per la squadra universitaria e per la nazionale fran­ cese, di cui ha vestito la maglia per ben 37 volte. E' sposato e padre di due figli. Fanno parte della leggenda anche i suoi tre anni trascorsi a Tahiti dedicati all'insegnamento del rugby con apprezzabili risultati. Dal settem­ bre del 1978 è commissario tecnico della Federazione Italiana Rugby. Nel nostro paese alterna felicemente il compito di allenare le nazionali con quello di diffondere il rugby a tutti i livelli, portando di persona la buona novella di uno sport che invece ha fama di essere duro, vio­ lento, cattivo. Villepreux è molto se­ reno e molto serio sul campo e fuo­ ri quando parla di rugby. Perché la passione per il gioco si associa ad una grande preparazione professiona­ le, al desiderio dell'efficienza, allo scrupolo della preparazione. Doti non certo tipiche di molti allenatori di casa nostra. E’ anche merito di Villepreux se il rugby in Italia è in crescita come interesse e come nu­ mero di praticanti. Ma per trasfor­ marlo veramente in uno sport di massa occorrerà farlo entrare nelle scuole e nei centri di formazione sportiva, superando la barriera spes­ so ottusa di insegnanti ed educatori. E' necessario vincere anche i pre­ giudizi che vedono nel rugby solo l'esaltazione della virilità, lo scon­ tro parabellico, la violenza gratuita. Tutto ciò, se esiste, è una de forma­ zione folcloristica del gioco. E' im­ portante, invece, conoscere l'auten­ tica natura di questo sport, le sue regole, i suoi metodi. E’ per contribuire a questo chiari­ mento che ci siamo rivolti direttamente a Pierre Villepreux che ci ha gentilmente risposto nel corso di un’intervista che ha avuto luogo pres­ so la sede della FIR al Foro Italico il 21 gennaio scorso.

— Come e perché si è dedicato al rugby?

« E’ molto semplice: perché in Fran­ cia il rugby è come il calcio in Ita­ lia. Sono sempre vissuto nell’ambien­ te del rugby ed anche a scuola questo sport è insegnato. Così sono venuto, giocando naturalmente, a questa di­ sciplina, ma anche ad altre come il calcio, la pallavolo, un po’ di tutto. Poi è evidente che ho fatto la scel­ ta per il rugby ».

— Come mai ha cessato di gioca­ re al rugby in nazionale ad un'età ancora giovane? « Ho smesso a 28 anni ed era pos­ sibile per me giocare ancora. Non lo ho fatto perché non avevo più la voglia di difendere la maglia fran­ cese. Aveva ancora la mia squadra, ma penso che un giocatore di rugby quando va sul campo a livello in­ ternazionale deve avere la volontà di rendere al massimo. Dopo aver gio­ cato per diversi anni nella naziona­ le francese ho avuto un momento di saturazione ».

— La sua attività di istruttore, an­ zi di promotore del rugby, si è spin­ ta fino a paesi lontani e di tradizio­ ni culturali diverse da quelle occi­ dentali, come Tahiti. Che ricordo ha di quella esperienza?

« Mi sono occupato di bambini che non avevano mai visto un pallone di rugby ed è stata un’esperienza molto interessante sul piano della mia professione. Ho visto che nel mondo tutte le razze hanno la pos­ sibilità di giocare a questo sport, che va bene per tutti e non solo per i francesi e gli inglesi come ge­ neralmente si crede. Se c’è un inse­ gnamento valido anche quando si ha a che fare con gente che non ha mai giocato i risultati vengono subito ». — Lei è convinto che il rugby sia lo sport educativo per eccellenza. Perché?

« Penso che tutti gli sport siano educativi. Il rugby ha qualche cosa in più perché è uno sport che ri­ chiede contatto, aggressività e la ca­ pacità di mimetizzare questi due elementi. E’ perché nel rugby tutto

— Qual è il suo metodo di inse­ gnamento?

« Il mio metodo adesso è abba­ stanza conosciuto nel mondo dello sport ed anche nell’apprendimento delle discipline intellettuali. Consiste nel motivare i bambini partendo dal gioco, a poco a poco. Loro giocano senza regole ben precise all’inizio, poi queste arrivano e si fa un di­ scorso tecnico solo quando comin­ ciano a capirlo e ad avere reazione ed intelligenza di fronte ad esso. Allora ci sarà un momento di tecni­ ca, ma essa non è senza dubbio la pri ma cosa ad essere insegnata ». — Il rugby è essenzialmente un gio­ co di gruppo. Quale e quanto aiuto può dare all’educazione dei ragazzi, con una diffusione nelle scuole do­ ve ora è cacciato con diffidenza? « Quest’ultimo fatto è stupido, per­ ché penso realmente che il rugby sia lo sport più naturale che esista. Se prendiamo la psicologia dei bam­ bini vediamo che giocano tra di lo­ ro nella scuola e fuori, si prendo­ no, si placcano, lottano. E questo è rugby. Diamo quindi con uno sport la possibilità a questi bambini di esprimere veramente le loro moti­ vazioni ».

— Il rugby può portare a nuovi traguardi pedagogici in campo spor­ tivo, considerato che in alcuni casi si pratica, nelle fasi propedeutiche, una attività mista tra maschi e femmine? « Secondo me fino ad una certa età, 13-14 anni, le ragazze possono giocare al rugby senza problemi, per­ ché non sono femminili al massimo ed in questa fase hanno le stesse ca­ ratteristiche dei maschi. Dopo è evidente che le possibilità delle don­ ne non sono le stesse, hanno più difficoltà ed altre cose a cui pen­ sare. Ma le donne possono imparare il rugby allo stesso livello degli uomini — E’ possibile che in Italia il rugby sostituisca in un prossimo r___________ futuro il calcio sia come gioco che co­ me spettacolo?

« Penso che l’Italia sia soprattut­ to un paese di calcio, perché la pal­ la rotonda è arrivata prima di quel-

37


la ovale e che la gente abbia una mentalità difficile da superare. Il rugby deve vivere nel suo ambien­ te, progredire e curare di organiz­ zarsi per migliorare non in oppo­ sizione al calcio, che è una grande realtà e che è molto diverso, anzi­ tutto perché è un fatto professio­ nale. E' necessario diffondere il rugby tra i giovani che, se poi smet­ tono, diventano naturalmente istrut­ tori e tifosi ».

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— Il giocatore di rugby è un dilet­ tante. Normalmente da che categorie sociali proviene? « Mi sembra un po’ dappertutto. In Italia come in Francia abbiamo studenti, lavoratori. Quello che è certo è che nessuno vive con il solo rugby, tutti hanno un’attività pro­ pria. Nessuno pensa a guadagnare soldi e dire: "Quando ho finito sono tranquillo". Deve vivere coi propri mezzi, anche se alla fine dell’attivi­ tà agonistica cerca di rimanere nel­ l’ambiente, facendo l’allenatore e il dirigente di società ».

— Il rugby crea una vita di so­ cietà sportiva, parallela a quella del campo sportivo? « Sì, ma qua in Italia è più difficile avere veramente una società sporti­ va che vive insieme, fuori del cam­ po. Il rugby non è solo l’allenamen­ to, le partite, la vittoria o la scon­ fitta: è anche il piacere di ritrovarsi, avere una vita di qualità. Questo manca nelle squadre italiane forse perché il rugby ha solo 50 anni e perché le società, adesso, non han­ no un loro campo, possibilità per riu­ nirsi. C’è stato uno sbaglio gravis­ simo all'inizio: si sono create squa­ dre senza preoccuparsi del terreno di gioco, che è prioritario, altrimen­ ti si è costretti ad andare a cercar­ lo a destra c a sinistra ».

— Cosa pensa della situazione del­ l’educazione fìsica in Italia? « L’educazione fìsica in Italia non è molto organizzata. Sembra che i professori facciano nella scuola co­ me pare a loro, non hanno un pro­ gramma ben precisato. Ciò è un po’ strano. Poi c’è qualcosa d'altro che non va: i professori di educazione fi­ sica non sono pagati bene. Per for­ za non lavorano bene. E questo è il limite dell'insegnamento in Italia. In­ fine il governo non ha un piano spe­ cifico, perché non cé un ministero dello sport come in Francia ».

— In conclusione, l’educazione glo­ bale del ragazzo è legata inscindibil­ mente all’attività sportiva? « Per me sì. Ritengo che l'educa­ zione fisica di qualità debba essere preponderante, ossia avere un mag­ gior numero di ore rispetto alle al­ tre discipline ».

COME E’ NATO 8L RUGBY

QUANTI LO PRATICANO

La data di nascita ufficiale del rugby è il 1832, allorché lo studente William Webb Ellis, contrariamente a quanto si era fatto fino ad allora, durante una par­ tita di calcio prese il pallone con le mani e corse con esso, creando cosi quello che è il movimento caratteristi­ co di questo sport. Accadde al Rugby College, scuola maschile fondata nel 1567, deU’omonima cittadina della Warwickshire in Gran Bretagna. Si cercano anche per il rugby ori­ gini più remote e suggestive, come la « pallonata fiorentina » o l'« espikiros » dei Greci e l'« Haspartum » dei legio­ nari romani. In realtà, la storia dello studente William Webb Ellis è meno vaga di quanto si crede. Erano quelli i tempi in cui lo sport cercava nuove espressio­ ni, soprattutto in Inghilterra dove il fa­ moso medico-filosofo Locke propugna­ va l'attività fisica all'aria aperta. Bisogna però aspettare il 1850 per veder sostituita la vecchia palla roton­ da da quella ovale, formata da una ve­ scica di maiale gonfiata e coperta da un involucro di cuoio. Avviene nel 1862 la fondazione del « Rugby Union » a Londra e nel 1871 il primo incontro internazionale. Il Europa il rugby fissa una tappa im­ portante nel 1947 col « Torneo delle cinque nazioni ». Si tratta di partite disputate tra squadre di cinque paesi e precisamente Inghilterra, Scozia, Irlan­ da, Galles e Francia. In Italia il rugby appare solo nel 1905 e 1906, anno in cui l'inglese Clark e l'italiano Bigi lo propagandano a Roma tra gli atleti delle Società sportive La­ zio e Virtus. Secondo altre versioni il primo incontro porterebbe la data del 1911, anno in cui un gruppo di studenti e laureati torinesi, capeggiati dall’av­ vocato Corradini, avrebbe cominciato a goicare « in un modo diverso ».

Il rugby in Italia conta, secondo i dati ufficiali, 15 mila tesserati che operano in 230 società sportive sparse un po’ in tutta la penisola. Se si ec­ cettua la Basilicata tutte le regioni italiane praticano il rugby, anche se i punti di maggiore diffusione sono li­ mitati al Veneto, alla Lombardia, al Lazio, all'Abruzzo ed alla Campania. Si sta assistendo, negli ultimi anni, ad un lento incremento ne1 numero di co­ loro che si dedicano a questo sport. La FIR (Federazione Italiana Rugby) organizza a livello seniores campiona­ ti di serie A, B e C ed un campionato Riserve (l'equivalente della ex Coppa De Martino di calcio). Nel settore juniores esiste un campionato giovanile per i minori di 19 anni, l'Under 17 ed il Mini-rugby, ma quest'ultima deno­ minazione, riservata ai ragazzi sotto i 15 anni, è destinata a mutare in quel­ la di « rugby educativo ». Nel resto del mondo il rugby è dif­ fuso non solo nei paesi anglosassoni, tradizionalmente legati a questo sport che hanno inventato, ma anche in Eu­ ropa, soprattutto in Francia, Romania, Spagna, Portogallo, Russia. La FIR è orientata a diffondere ca­ pillarmente il rugby nelle scuole e a favorire, col proprio staff tecnico e coi mezzi a disposizione, quelle iniziative di formazione di istruttori e giocatori indispensabili per una crescita qualita­ tiva e quantitativa di questo sport.

— Ma ci vorrebbero anche scuole di tipo diverso... «Ah sì! Questo è un discorso mol­ to profondo... ».

38

(notizie tratte da V. Fabiani-N. Pensa « il rugby », De Vecchi Editore).

A CMB RIVOLGERSI Se volete approfondire la conoscen­ za del Rugby, o avere altre informazio­ ni. o conoscere le iniziative promozio­ nali della federazione potete rivolgervi a: Federazione Italiana Rugby: Recapi­ to postale 00100 ROMA - Viale Tiziano, 70; Recapito telefonico 06/36857487; Sede 00194 ROMA - Via Leopoldo Franchetti, 2 - Tel. 06/36857309.


ha calciato devono attendere che lo stesso o i compagni piazzati dietro di lui con la loro corsa li rimettano in gioco.

CONCLUSIONI

Questo metodo di iniziazione al rugby, attraverso il gioco giuocato e con rap­ porto successivo delle regole, è un modo attivo d'insegnare il rugby. Ta­ le metodo è motivante per il ragazzo, il quale scopre il gioco da solo; l'in­ segnante è là per aiutare a scoprirlo e non per imporre un modello.

Come insegnare il rugby a dei principianti PREMESSE METODOLOGICHE

2 - Regola dell'« in avanti »

Far apprendere il rugby ai giovani facendoli giocare e non « aggredirli » su­ bito con la tecnica. Il gioco è il punto di partenza ed il punto di arrivo di questa progressione didattica. Le regole sono introdotte mano a mano che si sviluppa il livello e la co­ noscenza del gioco. E' auspicabile poter disporre di un terreno di gioco. Anche una palestra può essere utilizzata, ma non è la so­ luzione ideale per la pratica di un rugby completo. Per realizzare questo è preferibile, per non dire necessario, disporre di un prato, di cui si dà un esempio di tracciatura.

Quando lo scopo del gioco è stato assimilato, si arriva alla regola dell'« in avanti ». C'è un « in avanti » quando il pal­ lone, su passaggio di un compagno, prende la direzione della linea di me­ ta avversaria o quando un giocatore la­ scia cadere la palla in direzione della stessa linea di meta.

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INDISPENSABILE:

— palloni; — coni (o altro materiale) per mitare il terreno di gioco; — maglie di colori

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(se possi­

bile). IL GIOCO E LE REGOLE Formare due squadre A e B di ta­ glia e peso uguali. Si può giocare 7 contro 7, 9 contro 9, 11 contro 11. 1 - Indicare ai ragazzi come si segna una meta

Posare la palla nell’area di meta senza perderne il controllo.

— avanzare quando si ha la palla: il compagno portatore della palla è la punta dell'attacco (attacco). — avanzare quando la palla è dell'av­ versario: occorre andare a recupe­ rarla nel suo campo (difesa).

1 MATERIALE

L'assimilazione delle 4 regole prin­ cipali è rapida: di solito sono suffi­ cienti 2 o 3 sedute di allenamento. Tutto è in funzione dell'età e della ca­ pacità di apprendimento dei ragazzi, oltre che delle capacità didattiche del­ l'insegnante. Quando la maggioranza de­ gli allievi ha ben compreso le 4 re­ gole bisogna proseguire evidenziando i principi essenziali:

A passarla palla in maniera valida ma B, quando la riceve, la fa cadere in avanti; l’insegnante ferma il gioco.

Per quanto riguarda l’arbitraggio, se parte dei ragazzi è raccolta attorno al­ la palla e l’insegnante presume che que­ sta non potrà più essere utilizzata (cioè non potrà progredire nè in un senso nè nell'altro) dovrà intervenire tempestivamente e dare la palla all'una o all'altra squadra.

3 - Il tenuto

La regola del tenuto è semplice. Il giocatore portatore della palla, se è tenuto o placcato da un avversario, de­ ve lasciare la palla prima che questa arrivi a contatto con il suolo. 4 - Il fuori gioco su un calcio

Quando un giocatore esegue un cal­ cio. solo lui o i compagni possono se­ guire la palla e recuperarla: uno o molti giocatori piazzati davanti a colui che

IL REGOLAMENTO DEL RUGBY EDUCATIVO 1) Numero dei giocatori

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— Le squadre sono composte da 9 gio­ catori più 3 riserve.

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— Le sostituzioni dei giocatori possono avvenire in qualsiasi momento della partita.

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— I giocatori sostituiti non possono più rientrare.

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2) Ruoli

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— 4 avanti (1 pilone. 1 tallonatore, 1 seconda linea, 1 terza linea).

1 mediano di mischia.

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(segue a pag. 41)

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DIZIONARIETTO

Lo schema del campo di gioco riportato qui a lato, si riferisce al gioco del rugby a 15 giocatori. Rammentiamo che il rugby per i principianti può essere giocato a 7, 9 o lì giocatori per squadra; per i Giochi della Gioventù e il rugby educativo, le squadre sono formate da 9 giocatori. Per quanto riguarda le misure del campo, esse sono ridotte a mt 60/70x34/40 per i principianti e il rugby educativo. Per i Giochi della Gioventù esse sono di mt 15/30x10/20 per le scuole elementari e di mt 50/60x32/38 per le scuole medie.

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compongono una squadra di Rugby; ha come compito principale quel­ lo di collegare il reparto degli avan­ ti con quello dei trequarti. O Mediano d'apertura: uno dei due mediani che ha il compito di apri­ re il gioco.

• Meta trasformata: azione succes­ siva alla segnatura di una meta che si ottiene calciando il pallone piaz­ zato a terra e facendolo passare al di sopra della traversa della porta, tra i pali.

• Cravatta: azione compiuta da un giocatore per fermare un avversario in possesso del pallone consistente nel passargli un braccio intorno al collo. Punita con un calcio di pu­ nizione. • Dietro: rispetto a una linea, è una posizione che viene indicata con en­ trambi i piedi. • Estremo: uno dei 15 giocatori che compongono la squadra di Rugby.

• In avanti: quando il pallone do­ po aver toccato la mano o il braccio di un giocatore prende la direzione della linea di pallone morto avver­ saria. • Linea di meta: segno che divide l'aera di meta dal terreno di gioco. • Mediano: uno dei 15 giocatori che

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LINEA DI USCITA LATERALE

• Area di pallone morto: parte estrema del terreno di gioco posta al di là della linea di pallone morto che, raggiunta dal pallone, segna la conclusione dell’azione.

• Calcio di trasformazione: conces­ so alla squadra che ha segnato una meta.

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o Meta: atto con cui un giocatore riesce a toccare per primo il pal­ lone a terra nell’area di meta av­ versaria.

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o Mischia: raggruppamento di più giocatori, al massimo otto, per cia­ scuna delle due squadre impegnate nella partita e che opponendosi coi due blocchi distinti cercano di im­ possessarsi del pallone giocandolo solo col piede. La mischia è una punizione inflit­ ta dall'arbitro alla squadra del gio­ catore che ha commesso un fallo.

O Piloni: giocatori della mischia, avanti di prima linea, posti ai lati del tallonatore. o Placcare: indica l’azione con la quale il giocatore si getta sull'av­ versario in possesso del pallone, ten­ tando di prenderlo alle gambe o, comunque, dalla vita in giù.

• Porta: costituita da tre pali di cui due verticali infissi nel terreno e uno orizzontale che tiene uniti i primi due in modo da formare un complesso identico alla lettera H. o Prima linea: giocatore di mischia che costituisce il primo schieramen­ to nel blocco di mischia.

• Punto: viene ottenuto con la se­ gnatura di una meta, con la trasfor-

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• Area di meta: parte del terreno posta al di là della linea di fondo e terminante con la linea di pallone morto.

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• Apertura: azione con cui viene passato il pallone ad un compagno in condizioni di attaccare.

• Avanti: rispetto a una linea, posizione che viene indicata da entrambi i piedi.

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o Mediano di mischia: uno dei due mediani che ha il compito di soste­ nere il reparto degli avanti nelle mi­ schie. nelle rimesse laterali, nel gio­ co aperto, cercando di raccogliere il pallone e passarlo al mediano d’a­ pertura.

• Area dei 22: parte antistante la porta.

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mazione della meta, con la realizza­ zione di una porta (cioè quando con un calcio, o su punizione, il pallone viene calciato tra i pali della porta, sopra la linea trasversale. La segnatura della meta vale quat­ tro punti, la trasformazione della meta vale due punti, la realizzazione di una porta vale tre punti. o Rugby: nome di una cittadina in­ glese dove per la prima volta si giocò al pallone usando anche le mani, oltre ai piedi; questo sport si gioca infatti sia con le mani che con i piedi, secondo le situazioni e gli schemi di gioco. Il pallone primiti­ vamente rotondo divenne ovale pro­ prio per necessità pratiche di passag­ gio e trasporto con le mani.

O Seconda linea: giocatore di mi­ schia che costituisce il secondo schieramento nel blocco di mischia. o Tallonare: azione con la quale il giocatore cerca di passare il pal­ lone con colpi di tacco ai compa­ gni che stanno dietro. o Tallonatore: avanti della prima li­ nea di mischia nella quale si dispo­ ne al centro, cioè tra i piloni, aven­ do come compito fondamentale di tentare di tallonare il pallone. o Tenuto: momento in cui un gio­ catore in possesso del pallone, rego­ larmente ostacolato dagli avversari, si trova nelle condizioni di non po­ terlo giocare.

O Terza linea: giocatore di mischia che costituisce il terzo e ultimo schieramento nel blocco di mischia. 3 Terza linea centro: è il giocatore posto in mezzo all’ultima linea di mischia.

o Terza linea ala: è il giocatore esterno dell’ultima linea di mìschia. o Toccato a terra: atto con cui un giocatore mette la mano o le mani sul pallone che è sul terreno. o Trequarti: giocatori che compon­ gono una squadra di Rugby e ai qua­ li sono in genere affidati i compiti più delicati.


(segue da pag. 39) 3) Mischia

— Partecipano alla mischia 2 giocatori in prima linea, 1 giocatore in se­ conda linea, 1 giocatore in terza li­ nea che si deve porre sempre dal­ la parte di introduzione della palla.

4) Mediano di mischia — Quando nelle mischie ordinate la palla è tallonata dalla squadra avversarla il mediano di mischia non può seguire la progressione del pal­ lone. L'infrazione è punita con un calcio di punizione. 5) Rimessa laterale — Partecipano alla rimessa laterale: 1 lanciatore e 3 giocatori per cia­ scuna squadra disposti in file pa­ rallele alla linea di rimessa in gioco. — La distanza fra i due allineamenti non deve essere inferiore a 50 cm. — Nessuno dei partecipanti deve tro­ varsi a meno di 1 metro dal suo compagno più vicino. — La distanza tra la linea laterale ed il primo giocatore che partecipa al­ la rimessa laterale deve essere di 3 mt. ii yiuuaLui — Tutti gli altri giocatori,I, tranne il mediano di mischia debbono spo­ starsi ad una distanza di 7 mt.

— Per la squadra che non effettua la rimessa laterale un giocatore può schierarsi senza osservare la di­ stanza dei 7 mt nel corridoio formamato dalla linea laterale e la linea dei 3 mt. 6) Palla a terra — Non si può calciare volontariamen­ te una palla che sta a terra, bisogna raccoglierla, in caso d’infrazione sa­ rà concessa una mischia alla squa­ dra avversaria.

7) Placcaggio

— Il placcaggio al collo o cravatta è punita con un calcio di punizione. 8) Calcio di punizione — I calci di punizione devono essere sempre giocati (non si può calciare direttamente) e gli avversari si devo­ no disporre a 7 mt.

9) Durata del gioco — Per partite singole due tempi di 20' con 5’ d'intervallo. 10) Trasformazione

— Durante la partita dopo le segnatu­ re o tutte alla fine della partita. — La trasformazione si effettua sem­ pre al centro dei pali. 11) Dimensioni del campo — Lunghezza 60-70 mt, larghezza 40 mt.

34-

(trailo dalla pubblicazione della FIRCONI: Rugby un gioco per timi di Pier­ re Villepreux, a cura della CTF con la collaborazione di Gianni Aquilani, Franco Ascantini, Gianni Azzali).

I programmi del rugby nei Giochi della Gioventù PER LA SCUOLA ELEMENTARE

G Pallone Può essere di gomma o di cuoio, di forma ovale, misura 4.

o Divisa dei giocatori PROGRAMMA

Tornei ad eliminazione diretta p per — squadre miste, o maschili o femmini­ li, composte di quattro giocatori e di un massimo di quattro riserve. Ogni incontro ha la durata di tre tempi da 8' ciascuno con intervalli di 3' tra un tempo e l'altro. Anche le ri­ serve debbono prendere parte al gio­ co: le sostituzioni possono avvenire in qualsiasi momento purché a gioco fer­ mo e con il consenso dell'arbitro.

IMPIANTI ED ATTREZZATURE G Campo di gioco E' sufficiente qualsiasi superficie ret­ tangolare. libera da ostacoli, di dimen­ sioni minime di m. 10 x 20 o massime di ni. 15 x 30. La superficie può essere erbosa, in terra battuta o pavimentata. Il campo è delimitato da linee che di esso non fanno parte e che debbono distare almeno un metro da ogni altro ostacolo esterno. Le aree di meta o di segnatura sono situate al di là delle linee di fondo campo. Esattamente equidistante dalle linee di fondo campo viene segnata la linea di centro campo.

I giocatori debbono indossare maghette numerate da 1 a 8 e portare scarpe di tela con suola di gomma.

ALTRE NORME

o Scopo del gioco Promuovere lo sviluppo psico-fisico, dei giovanissimi nel rispetto delle re­ gole e dello spirito del gioco, miglio­ rando il senso dell'autocontrollo ed il rispetto per l'arbitro, i compagni e gli avversari. Gli elementi di tecnica più evidenti sono il passaggio e la presa della palla ed il toccare l'avversario con le due mani. Gli aspetti motori sono invece molti: percezione spazio­ temporale, destrezza ed agilità.

® Regole di gioco All inizio del gioco l’arbitro sorteg­ gia. con i due capitani delle squadre, il possesso della palla. All'altra squa­ dra compete la scelta del campo che viene invertito ad ogni inizio di tempo. Il gioco inizia al momento in cui uno dei giocatori della squadra che ha sor­ teggilo il possesso della palla, dal cen­ tro del campo le imprime un leggero movimento col piede, la raccoglie e la passa (lateralmente o indietro, mai in avanti) ad uno dei compagni. In questo

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l caso, come negli altri analoghi (ripre­ sa del gioco da parte dell'arbitro con cambio di palla, rimessa per uscita la­ terale. rimessa dopo segnatura) gli av­ versari debbono porsi ad una distanza di cinque metri e possono giocare (avanzare, correre, toccarei solo dal mo­ mento in cui il giocatore, che inizia il gioco o rimette la palla, tocca il pallo­ ne con un piede. La squadra in pos­ sesso della palla (attaccante) cerca, correndo e con continui passaggi tra i propri giocatori, di andare a segnare nell'area di meta avversaria. La squa­ dra non in possesso della palla (in di­ fesa) cerca di non far segnare gli attac­ canti correndo verso di loro e cercan­ do di toccare il possessore della palla con le due mani contemporaneamente o intercettando il pallone. Per segnare una meta (1 punto) oc­ corre che un giocatore attaccante su­ peri la linea di fondo campo avversa­ rio. portando la palla, e tocchi terra con il pallone esercitando una lieve pres­ sione con le mani.

• Falli di gioco Quando una squadra, nel portare un attacco, esegue un passaggio in avan­ ti, l'arbitro fischia interrompendo il gio­ co e concede la palla alla squadra av­ versaria che la rimette dal punto del fallo con le norme già descritte. Quan­ do il pallone esce dalle linee laterali del campo l’arbitro fischia e fa rimette­ re il pallone dalla squadra avversaria a quella che ha causato il fallo. La ri­ messa avviene dal punto dell’uscita del-

la palla prolungato all'interno del cam­ po ad un metro dalla linea laterale. Quando il pallone esce oltre la li­ nea di fondo campo, l'arbitro interrom­ pe il gioco; la squadra che non ha cau­ sato l’uscita, riprende il gioco a 5 me­ tri dalla linea di meta. Quando un giocatore tocca violen­ temente un avversario (che questi sia in possesso della palla o meno) l'arbi­ tro fischia interrompendo il gioco ed ammonendo il colpevole fa riprendere il gioco alla squadra avversaria. In ca­ so di ripetizione dello stesso tipo di fallo, l’arbitro assegna alla squadra che lo ha subito una meta in aumento del punteggio sino ad allora ottenuto. I giocatori della squadra in difesa, nel tentativo di non far avanzare e quindi segnare gli avversari, possono toccare il portatore della palla con le due mani nella zona del corpo compre­ sa tra il bacino e le spalle (vedi figu­ ra). Il toccare, durante il gioco, per tre volte i giocatori della squadra at­ taccante, ha come risultato che la squa­ dra in difesa guadagna la palla e di­ viene attaccante. In questa situazione (terzo giocatore toccato) il gioco riprende come all'ini­ zio della partita, ma sul punto del cam­ po in cui è stato toccato il terzo gio­ catore. q

Arbitraggio

Le partite possono essere arbitrate da insegnanti, genitori o altre persone comunque a conoscenza delle regole del gioco.

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PER LA SCUOLA MEDIA PARTECIPANTI

Sono ammessi a partecipare ai Gio­ chi della Gioventù 1980 gli alunni del­ le scuole medie nati negli anni 1966, 1967 e 1968. In ogni squadra possono essere inclusi non più di due nati nel­ l'anno 1965. Nell'ambito delle manifestazioni d'i­ stituto, le squadre dovranno essere co­ stituite da alunni appartenenti alla stes­ sa squadra di insegnamento. Nelle ma­ nifestazioni successive (comunali, di­ strettuali, provinciali, regionali, inter­ regionali e nazionale) la partecipazione avviene per squadre costituite nell’am­ bito dello stesso istituto. Non è prevista la partecipazione di istituzioni diverse dalla scuola.

PROGRAMMA

Torneo maschile di rugby per squa­ dre composte da 9 giocatori più 3 ri­ serve. Incontri in due tempi di 10 mi­ nuti ciascuno con intervallo di 5 minu­ ti. Formula del concentramento: in una unica giornata, per un massimo di 5 squadre, in due giornate (una di qua­ lificazione, e una di finale) per oltre 6 squadre, ripartite in gironi o un solo incontro nella giornata. Per le partite uniche nella giornata si disputano due tempi di 20 minuti. Si osservano le norme di regolamen­ to tecnico emanate dalla F.I.R.

IMPIANTI ED ATTREZZATURE

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al Tornei di gioco - Gli incontri pos­ sono essere disputati su qualsiasi ter­ reno destinato anche ad altri sport, possibilmente con fondo erboso e co­ Le misure con­ munque rnon ,.pericoloso. _ sigliate dei campi di gioco sono: lun~~ a m. 60, larghezza da ghezza da m. 50 m. 32 a m. 38. b) Palloni - In tutte le fasi possono adoperati anche palloni essere r:':, u“ 7 “" ' 'di J1 Zgoma aaa 1

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o Elenco giocatori

Gli istituti devono presentare un elenco degli alunni con dichiarazione di di questi all’istituto appartenenza C , ............ ' 7partecipante.

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LA SOCIETÀ’ SPORTIVA ■ 1

Uno+u •+uno fanno quattro, cioè il gruppo Un gruppo è un’entità diversa dalla -- dei singoli componenti. somma quest 'affermazione abbiamo Su ~—i parte del nostro ul­ centrato? gran timo intervento sulla società sporti­ va dedicato, così come anche il se­ guente, alle dinamiche che ivi inter­ vengono. Se Maria, Carlo, Andrea, Paolo, _____ _____ Lucia _e Gianni l'anno .parte di un gruppo, tale gruppo, già lo abbia­ t mo visto, non è la somma dei com­ portamenti dei nostri sei amici. Ci chiediamo, questa volta, il per­ ché: perché un gruppo sia una real­ tà che va al di là delle persone che vi fanno parte e, inoltre, quali siano i comportamenti prevedibili del gruppo, cioè le dinamiche.

Ma sarà necessario, intanto, stabi­ lire cosa è un gruppo c se la socie­ tà sportiva sia effettivamente « grup­ po ». La parola « gruppo » viene ri­ sata in situazioni diverse: si parla di gruppo per indicare alcune per­ sone che. sotto la pensilina, atten­ dono la metropolitana; sono gruppi la famiglia e costituiscono un gruppo coloro che esercitano una stessa pro­ fessione (gli artigiani, gli orologiai, i piloti...); e. ancora, sono gruppo i cittadini di una nazione, o quelli che hanno certi caratteri etnici co­ muni.

Ciò è vero soprattutto partendo dall’ottica di un osservatore esterno che, vedendo quelle persone fisica­ mente insieme o ipoteticamente u-

nite, le definisce « gruppo ». Ma per la psicologia sociale (del­ la quale la dinamica di gruppo fa parte), l’ottica determinante è quel­ la di chi fa parte dei gruppi. Per­ tanto, partendo da quella prospetti­ va, ci sono almeno tre modi di con­ siderare le cose:

1. L'influenza che può avere su una persona l'appartenere ad un grup­ po. Ad esempio, per ciò che concerne il gruppo nazionale, tale influenza è generalmente forte: moltissimi com­ portamenti della persona possono es­ sere spiegati con il fatto di avere quella nazionalità, quindi abitudini, lingue e gusti particolari. In altri casi l’influenza è assai de­ bole: colui che attende la metropo­ litana, ad esempio, si comportereb­ be in maniera quasi identica anche se fosse solo sotto la pensilina. Ho detto « in maniera quasi identica » perché in realtà il singolo non è mai del tutto indifferente al com­ portamento degli altri: se, ad esem­ pio, la maggioranza di persone che attendono si spostasse verso un altro binario, quasi sicuramente anch’egli si sposterebbe, pensando di essere scarsamente informato sul punto esatto di arrivo del treno. 2. Si può considerare il « sentimento di stare insieme » vissuto dal singaio.

In tale caso, riprendendo gli esem­ pi sopra citati, i ragazzi che parte­ cipano alle bande adolescenziali, han­ no un sentimento di stare insieme (l’appartenenza), assai più elevato che non i comportamenti del mede­ simo gruppo nazionale. Essi, cioè, sentono il gruppo, e par­ lando della loro banda useranno cer­ tamente il « noi ».

3. Infine si può assumere le prospet­ tive dell’influenza reciproca dei componenti, considerati come sin­ goli individui. Nel caso del viaggiatore in attesa della metropolitana che, vedendo gli altri spostarsi, li segue, l’influenza non è tra individui singoli, quando piuttosto tra una massa anonima; non è la persona specifica che « gui-

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da » il comportamento, ma è la col­ lettività che influisce sul singolo. Ciò è certamente assai differente da quello che accade in una famiglia o in un gruppo di bambini che gio­ cano. Queste tre diverse prospettive, tut­ te partenti dall’ottica del partecipan­ te al gruppo e non dell’osservatore esterno, spiegano perché vi siano mol­ te definizioni di « gruppo ». Ne sce­ glieremo qui una che ci pare sod­ disfi maggiormente i nostri criteri: un gruppo è un insieme dinamico costituito da individui che si perce­ piscono vicendevolmente come più o meno interdipendenti per qualche aspetto. Una tale definizione non fa riferi­ mento nè al numero dei partecipan­ ti al gruppo, nè alla struttura del medesimo: tali qualità, infatti, sono da considerare delle variabili che eventualmente possono influenzare la vita del gruppo, ma non debbono essere considerate come definitorie del gruppo, il cui fenomeno fonda­ mentale è l’interdipendenza degli in­ dividui. Certo, è innegabile che un numero non elevato di persone favorisca le possibilità di incontro e, quindi, le probabilità di interdipendenza. Ma a tale considerazione vi possono es­ sere numerose accezioni: ciò che ca­ ratterizza un gruppo è sempre la intensità della relazione esistente tra i membri.

Ma cos’è che facilita la formazio­ ne di un gruppo? La dinamica di gruppo sostiene che, a parità di al­ tre condizioni, il gruppo si forma più facilmente e più rapidamente: a) quando il numero delle persone non è elevato; b) se esiste un obiettivo operativo chiaro e preciso, che sia interes­ sante per ogni membro: cioè se il gruppo è di fronte a un compito di tipo collaborativo e non competitivo; c) quando più membri sono simili tra loro per conoscenze riguar­ danti il compito (cioè quanto più sono informati su finalità e me­ todi), e quanto più frequente è l’insorgenza di simpatie recipro­ che;

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d) se il gruppo si pone come « al­ ternativa » all’esistente, cioè se 1' obiettivo è di uscire dalla situa­ zione attuale ritenuta sgradevole.

Proviamo ora a « calare » queste considerazioni sulla società sporti­ va: è gruppo o non è gruppo? Per un osservatore esterno, che vede un certo numero di ragazzi e adulti insieme, impegnati a fare at­ tività, la risposta è ovvia: si tratta di un gruppo! Ma abbiamo visto che ciò che con­ ta, ai fini nostri, è l'ottica di chi sta dentro: quindi dei ragazzi e degli adulti che fanno parte della società. Come la percepiscono? Come perce­ piscono se stessi in rapporto agli al­ tri? Proviamo a ripercorrere le tap­ pe citate sopra.

1. Quale influenza esercita, sui sin­ goli, l’appartenere ad una società sportiva? E' difficile rispondere: occorre chiamare in causa le persone diret­ tamente interessate (lo faremo nei prossimi articoli). Per ora riteniamo che tale influenza potrebbe essere misurata con una scala graduata da zero fino a un massimo non calco­ labile. Quanti di noi, ripensando alle esperienze della propria vita, non hanno ritenuto come estremamente importante, per le scelte personali, per la costruzione del loro modo di

essere e di rapportarsi, l'appartenen­ za ad un gruppo? La società sportiva così come è ipotizzata dallo Statuto del CSI, ad esempio, certamente non lascia in­ differenti coloro che ne fanno parte. Provate a pensare cosa significhi, per una persona, fare un'esperienza di partecipazione: sperimentare le possibilità (e anche i vari metodi) di collaborare con gli altri ad assu­ mere le decisioni comuni. E dove mai esiste questo spazio? Nella scuo­ la? O nel lavoro? O neH’ambito ec­ clesiale? Soprattutto oggi, in periodo di cri­ si di partecipazione, è il momento per riaffermare un principio peda­ gogico cui l’uomo non può rinuncia­ re: è la speranza mantenuta viva per un futuro più favorevole, così bene raffigurata dal piccolo Jonas che, come sostiene il titolo del film, « avrà vent’anni nel duemila »! Certo, non tutte le società sporti­ ve « incidono » su chi le frequenta: alcune lasciano come ricordo una coppa o un diploma che ingiallisce col tempo. Ma forse neppure chi appartiene a società di quest’ultimo gruppo, così come il nostro viaggia­ tore in attesa della metropolitana, è del tutto « non influenzato ». Lo sarà in misura minore e, forse, tale influenza influirà su aspetti più mar­ ginali della sua personalità. L'incidenza c’è sempre, nel bene c nel male. Ma, lo abbiamo visto, ta­ le requisito non è ancora sufficien­ te per determinare il gruppo.


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Ci sarebbe, infine, da chiedersi se responsabili della società si pon­ gano il problema di « incidere » e, evidentemente, di quale tipo di « in­ cisività » si tratti. 2. I membri di una società sportiva vivono il sentimento di stare in­ sieme? Anche qui le risposte sono mille. E' facile però rilevare quale sia il senso di appartenenza vissuto da un ragazzo. Basta sentirlo parlare del­ la sua società: è una società in cui « va per » o in cui « sta per »? Va per giocare, fare allenamenti, svilup­ pare i muscoli, o sta in questa so­ cietà per vivere, con gli altri, l’e­ sperienza? Si sente parte di tale esperienza? Gli altri (gli adulti, i com­ pagni) sono il suo « noi »?

3. Come si influenzano reciproca­ mente i componenti della società sportiva, considerati come singoli individui?

Lascio questa domanda alla rifles­ sione degli amici delle società spor­ tive che mi leggono. Sarebbe certo da mettere in dub­ bio la capacita di essere gruppo di una società in cui l’unico‘'influenza­ mento sui soci venisse dal... foglio avvisi appeso nella sede sociale. C’è un punto che mi pare impor­ tante, tra quelli che la dinamica di gruppo elenca tra le condizioni per

la maggior facilità di formazione di un gruppo: l’insieme di persone — vi si sostiene — che si pone come alternativa all’esistente è più faci­ litato a divenire gruppo. Mi vengono in mente coloro che, in diverse oc­ casioni, evidenziano le difficoltà di « andare contro corrente » e di por­ si come obiettivo quello di uscire dalla situazione contingente « non soddisfacente ». Una società che vi­ va realmente lo Statuto del CSI non può che essere in questa condizione. Non perché lo dica lo Statuto, e nep­ pure per il gusto di far le cose « contro » (la lotta « per », l’abbia­ mo visto, è l’unica capace di pro­ durre cambiamento), ma semplicemente perché non vi sarebbe neces­ sità di animazione se non vi fosse un contesto « malato ». L’alternativa è difficile, ma è capace di incidere in misura estremamente maggiore su chi la incarna. Lottare per un ideale, lo sappiamo, ha sempre offerto a coloro che lot­ tano un senso altissimo di apparte­ nenza. Credere nelle medesime cose uni­ sce in maniera direttamente propor­ zionale alle difficoltà che si devono superare per realizzarle. Una socie­ tà sportiva capace di porsi in questo modo è certamente « gruppo ». Ma ritorniamo alla dinamica di gruppo, riproponendoci l’interrogati­ vo iniziale: perché un gruppo è una entità differente dalla somma dei suoi componenti? Abbiamo visto che cosa è un gruppo e, prima di ri­ spondere alla nostra domanda, dob­ biamo ancora soffermarci sui feno­ meni osservabili in un gruppo (quan­ do sia veramente tale nel senso so­ pra esposto). Sono essenzialmente sette:

o Le Interazioni: sono cosi chiama­ ti gli scambi, non solo verbali, tra i singoli componenti. Le interazioni sono comunicazioni « ad entrata e ritorno » capaci di influenzare il com­ portamento dei singoli.

© L'emergere di norme: sono « regole di condotta » non scritte da nessuno' che, prima o poi, emergono sempre nel gruppo. Ciò che è con­ forme a queste norme è considerato come « bene » dai membri del grup­

po, po. e costituisce il codice dei valori di gruppo. o L'esistenza di scopi collettivi co­ muni: partecipare all’attività sporti­ va, dar vita ad un centro di forma­ zione, interessarsi dei problemi del quartiere... sono altrettanti scopi del gruppo come tale. La comunitarietà degli scopi è il cemento del gruppo. o L'esistenza di emozioni e senti­ menti collettivi: corrispondono alle situazioni vissute dal gruppo e con­ ducono a delle azioni e reazioni col­ lettive. o Formazione di una struttura in­ formale: riguarda l’organizzazione e la ripartizione, all’interno di un grup­ po, della simpatia-antipatia, le vie attraverso le quali circola l'influen­ za reciproca, la posizione dei mem­ bri « leaders » e di quelli marginali...

o Esistenza di un inconscio colletti­ vo: la storia vissuta dal gruppo, nel suo passato, è origine di problemi la­ tenti e di comportamenti incompren­ sibili per l’osservatore esterno e, spesso, per i medesimi appartenen­ ti al gruppo.

o Formazione di un sistema di rela­ zioni stabili: il gruppo viene ad in­ staurare un duplice sistema di equi­ librio: interno ed esterno, cioè nel suo ambito e nei confronti del suo contesto. Questi fenomeni, sui quali ci sof­ fermeremo maggiormente in segui­ to, contribuiscono più o meno di­ rettamente a fare del gruppo un’en­ tità differente dalla somma dei sin­ goli componenti. Ma non è ancora la risposta al « perché » iniziale: il resto lo vedremo al prossimo incon­ tro.

Roberto Grandis (VII - continua)

I precedenti articoli della serie sono stati pubblicati sui numeri 4. 5. 6, 3. 9 di Stadium 1979 e 1 di Stadium 1980.

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Documenti

PROTOCOLLO DI INTESA TRA IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE E IL CON! Il Ministero della pubblica istruzione e il Comitato Olimpico Nazionale Ita­ liano, in attesa che siano approvati i provvedimenti legislativi per il poten­ ziamento dello sport nella scuola; preso atto dei reciproci positivi rap­ porti nel corso degli ultimi anni; ravvisano congiuntamente l’opportu­ nità di conferire intanto maggiore or­ ganicità a tali rapporti attraverso l'in­ staurazione di una collaborazione per­ manente nelle aree di comune inte­ resse. in vista di una migliore coordi­ nazione degli interventi, atta a promuo­ vere anche il contributo delle diverse istituzioni e forze sociali che hanno fi­ nalità e competenze specifiche in mate­ ria sportiva.

A tal fine convengono sui punti se­ guenti.

Allo scopo di favorire e accelerare il decollo di detto programma, il CONI contribuirà alla realizzazione di iniziati­ ve di qualificazione degli insegnanti, pro­ mosse e gestite dal Ministero della pubblica istruzione, con apporti tecnici segnatamente nei campi della medicina sportiva e dell'utilizzazione degli spazi risolventi, nonché con la messa a di­ sposizione di impianti e servizi. Le pre­ dette iniziative di qualificazione terran­ no conto delle esperienze già fatte con­ giuntamente dalle due parti. Il Ministero della pubblica istruzione, per parte sua, favorirà la costituzione e il funzionamento nella scuola dei Cen­ tri Olimpia e dei Centri di avviamento allo sport, i cui programmi verranno concordati fra le parti, nel comune in­ tento di potenziarne gli aspetti educativi e la funzione di promozione della pra­ tica sportiva giovanile.

Punto primo La collaborazione di cui alle premes­ se fa salve le funzioni e le competenze proprie delle due parti. Queste con­ servano facoltà di fornire Luna all'altra contributo di idee al di fuori di quanto forma oggetto della presente conven­ zione. In tale quadro, le parti concordemen­ te riconoscono che i temi sui quali la collaborazione anzidetta deve indiriz­ zarsi prioritariamente sono: l'attività sportiva scolastica; i G;ochi della Gio­ ventù; l'assistenza sanitaria degli alun­ ni in vista della partecipazione ad atti­ vità sportive nella scuola; l'impiantisti­ ca sportiva: lo sviluppo della ricerca e le iniziative di specializzazione in cam­ po sportivo; le misure di sostegno del­ lo sport italiano anche in vista delle grandi manifestazioni internazionali. Relativamente ai temi anzidetti, la collaborazione si svilupperà in armonia con i principi appresso formulati. Punto secondo

Circa l’attività sportiva scolastica, le parti — riconosciutone il valore edu­ cativo nella formazione delle giovani ge­ nerazioni — concordemente ritengono che essa debba trovare fondamento in un appropriato programma di attività motorie nella scuola materna ed ele­ mentare. adeguate alle esigenze psico­ fisiche degli alunni ed intonate alle fi­ nalità tipiche dei due anzidetti gradi scolastici.

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Punto terzo

Per lo sviluppo dell'attività sportiva nella scuola secondaria costituiscono termini di riferimento i criteri seguenti:

a) l'attività sportiva della scuola è par­ te integrante dell'educazione dei gio­ vani e momento importante della lo­ ro formazione; b) nell'attuale legislazione scolastica lo svolgimento dell’attività sportiva è basata sulla libera volontà degli alunni;

c) alla libertà individuale degli alunni corrisponde, però, l'impegno della istituzione scolastica di apprestare tutti gli ausili tecnici, organizzativi, e strutturali in favore di coloro che desiderano praticare lo sport; d) le iniziative da apprestare per sod­ disfare la crescente domanda degli alunni e delle famiglie terranno con­ to nel modo più appropriato: delle fi­ nalità educative dello sport scolasti­ co; dei caratteri dei diversi gradi di scuola; dell'orientamento delle pre­ ferenze; dei livelli di preparazione dei docenti in relazione ai curricoli formativi o alle iniziative di aggior­ namento; dello stato degli impianti e delle prospettive in materia: della economicità della spesa in relazione ai risultati quantitativi e qualitativi della partecipazione.

Nell'ambito dei principi

anzidetti,

il

CONI concorrerà alla realizzazione dei programmi di potenziamento delle atti­ vità sportive destinate agli alunni, ela­ borati dai competenti organi della scuo­ la, con misure finanziarie, con apporti tecnici segnatamente nel campo della medicina sportiva e con la disponibi­ lità dei propri impianti. Il CONI contri­ buirà alla partecipazione delle rappre­ sentative italiane alle competizioni spor­ tive studentesche indette dall'I.S.F..

Punto quarto

Per quanto attiene ai Giochi della Gio­ ventù, ai Centri Olimpia e ai Centri di avviamento allo sport, saranno attenta­ mente esaminate le osservazioni e le proposte provenienti da tutte le compo­ nenti interessate, al fine di svilupparne ulteriormente gli aspetti educativi e la funzione di promozione dello sport gio­ vanile. In particolare, la formula dei giochi sarà riconsiderata tenendo conto dei criteri seguenti: a) si farà in modo che l'attività svolta nell’ambito degli istituti e dei cir­ coli didattici, tenuto conto delle prioritarie esigenze della scuola, sia prolungato il più possibile cosicché vi sia un congruo periodo propedeu­ tico prima che si passi alle eventua­ li successive fasi della manifesta­ zione:

b) le relative classifiche, oltre che in­ dividuali, saranno anche per squadre di istituti con meccanismi che dia­ no risalto al numero dei partecipan­ ti in rapporto alla popolazione sco­ lastica; c) a tutti i livelli i regolamenti pun­ teranno nel modo più accentuato alla valorizzazione dell'etica sportiva, sia da parte dei ragazzi impegnati nel­ le gare, sia da parte di quelli che vi assistono come spettatori;

dì l'organizzazione della manifestazione e l’articolazione della stessa saran­ no alleggerite il più possibile, in modo da rendere più agevole il conseguimento delle finalità di cui alla precedente lettera a);

___ j finanziario della manife­ e) " il bilancio stazione sarà preventivamente appro­ vato dalle parti e riesaminato in

rendiconto;


ro della Pubblica Istruzione terrà nel­ la massima considerazione, anche soste­ nendo eventuali iniziative legislative, le esigenze dei docenti di educazione fi­ sica di ruolo e non di ruolo che siano atleti o tecnici sportivi di interesse na­ zionale, in relazione allo svolgimento delle Olimpiadi, dei Campionati del Mondo e delle manifestazioni similari.

Punto nono Per il conseguimento degli obiettivi sopra specificati, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, è costituito un comitato permanente di coordinamento, che è cosi composto:

f) il progetto tecnico della manifesta­ zione sarà approvato dal comitato di cui al successivo comma.

Punto quinto

Per la visita medica degli alunni in vista della loro partecipazione ad atti­ vità sportive nella scuola, le parti pro­ porranno intese con le Regioni e con ogni altra istituzione interessata. In que­ st’ambito saranno valorizzate le com­ petenze dei Centri di medicina dello sport in armonia con le esigenze poste dalla riforma sanitaria. Punto sesto

Circa gli impianti sportivi scolastici, saranno ulteriormente sviluppati pro­ getti di studio e ricerche. Detti pro­ getti riguarderanno in particolare i pro­ blemi della tipologia, delle tecnologie, della gestione e dei rapporti con il ter­ ritorio. I risultati degli studi e delle ricerche: a) saranno resi noti, sotto forma di suggerimenti, alle Amministrazioni e agli enti interessati alla definizio­ ne e allo aggiornamento delle norme tecniche e amministrative riguardan­ ti l'edilizia scolastica e sportiva; b) troveranno adeguata esposizione in una informazione sistematica nei ri­ guardi delle istituzioni interessate al­ la costruzione, manutenzione e ge­ stione di impianti sportivi; c) costituiranno oggetto di verifica spe­ rimentale in impianti prototipo rea­ lizzati a cura delle parti, intesi a sod­ disfare le esigenze delle scolaresche e, fuori dell'orario scolastico, le esigenze della comunità.

Punto settimo L'approfondimento della ricerca e le iniziative di specializzazione in materia sportiva interessano congiuntamente il Ministero della Pubblica Istruzione e il CONI nella considerazione che:

— i tecnici sportivi più qualificati nel­ l'attuale situazione appartengono al­ la categoria dei docenti di educazio­ ne fisica e occorre assicurarne il ricorrente aggiornamento; — secondo la legge istitutiva e i ri­ spettivi statuti gli istituti superiori di educazione fisica hanno anche il

compito di fornire la cultura scien­ tifica e tecnica necessaria alla pre­ parazione e al perfezionamento di coloro che intendono dedicarsi agli impieghi tecnici nel campo sportivo.

Per le considerazioni suesposte, il CONI nel rispetto dell'autonomia degli istituti e dei rispettivi organi diretti­ vi, si dichiara disposto a fornire agli ISEF contributi specifici: per il finanzia­ mento di ricerche determinate nel cam­ po sportivo; per l'acquisizione di beni e strumenti occorrenti per l'attivazione di corsi di specializzazione con indiriz­ zo sportivo; per l'assegnazione di bor­ se di studio, da conferire mediante con­ corso pubblico, a diplomati e studenti che intendano approfondire studi nelle discipline attinenti allo sport. Analoga­ mente si provvederà ad incentivare la ricerca scientifica sull’educazione fisica. La preparazione professionale e l'ag­ giornamento dei docenti restano affida­ ti — come per ogni altra disciplina — alla libera iniziativa dei docenti; non­ ché alle competenze del collegio dei docenti, degli istituti regionali di cui al D.P.R. n. 419 del 1974 e del Mini­ stero della Pubblica Istruzione. Peraltro, poiché il docente è anche chiamato a gestire l'attività sportiva della scuola, è utile che il CONI e le federazioni sportive offrano a loro spe­ se un servizio specifico di informazio­ ne e riqualificazione in tecniche spor­ tive. Il Ministero della Pubblica Istruzione, da parte sua. agevolerà, con tutti i mez­ zi consentiti dalla legge, la frequenza dei docenti a tali iniziative. Considerato che i tecnici sportivi ap­ partengono. per lo più, alla categoria dei docenti di educazione fisica e che essi vengono cosi a gestire ufficialmen­ te una duplice attività — fatto questo che richiede, sul piano del cumulo de­ gli impieghi, un opportuno studio in se­ de appropriata — si eviterà che essi abbiano occasione di anteporre l'inca­ rico federale a quello che, per la scuo­ la. resta impegno primario: la loro pre­ senza educativa nella scuola stessa, al­ lo scopo anche di assicurarne l'apporto qualificato per l'avviamento alla prati­ ca sportiva. Punto ottavo

Per quanto attiene alle misure di so­ stegno dello sport italiano, il Ministe­

— il Ministro della Pubblica Istruzione o su sua delega il Sottosegratario di Stato per l'educazione fisica e sportiva, presidente; — il Presidente del CONI, vice presi­ dente; — due esperti designati dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione; — il vice presidente anziano del CONI;

— il direttore generale dell'istruzione universitaria, il direttore generale dell'istruzione classica, scientifica e magistrale, il direttore generale del­ l'istruzione tecnica, il direttore ge­ nerale dell'istruzione professionale, il direttore generale dell'istruzione secondaria di primo grado, il diret­ tore generale dell'istruzione elemen­ tare, il capo del servizio per la scuo­ la materna, il capo per l'ispettorato per l'educazione fisica e sportiva, il capo dell'ispettorato per l'istruzione artistica; — il segretario generale del CONI e il capo servizio promozione sportiva;

— sei esperti designati dai competenti organi direttivi del CONI; — un rappresentante delle Regioni;

— un

rappresentante

dell'ANCI.

Il comitato permanente può avvaler­ si della collaborazione di gruppi di la­ voro composti di persone appartenenti alle istituzioni rappresentante nel co­ mitato medesimo, nonché di esperti al­ tamente qualificati.

Punto decimo Il comitato previsto al precedente punto nono formula, per ciascun anno, un programma articolato contenente la determinazione degli interventi da svol­ gere, delle quote di spesa a carico dei contraenti, dei tempi e dei modi di svol­ gimento e di verifica dei risultati. Per l'anno 1980 il programma sarà de­ terminato dalle due parti contraenti en­ tro 20 giorni dalla stipulazione del pre­ sente protocollo e firmato dal rappre­ sentanti delle parti medesime. Roma, il 4 febbraio 1980.

Il Ministro della Pubblica Istruzione

Salvatore Valitutti II

Presidente del Comitato Nazionale Italiano

Olimpico

Franco Carraro

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Chi Cl capisce un blà di Enzo Balboni

E LASCIATEMI SCRIVERE QUEL CHE MI PARE! UN PO’ DI sfogo a ruota libera, senza pe­ sare le parole, e magari sen­ za controllare i concetti: che quando uno scrive ti si inchio­ dano addosso come etichette e quando uno parla — metti al bar — scivolano via, come ac­ qua sul marmo e tu puoi dire che non sei stato capito, che ti sei espresso male, che vole­ vi dire ben altro. So anche che uno si becca del qualunquista quando va a ruota libera (do­ manda folle: sono qualunquisti i ciclisti che in discesa si la­ sciano andare, appunto, a ruo­ ta libera? Booh). Allora dico: a me che il mondo dello sport sia stato in­ quinato al modo che sapete — e se non lo sapete dico solo: politica e pubblicità — non mi sta bene per niente. Ecco. Insomma, uno segue al­ la Tivù (ore piccole per via dei fusi) le Olimpiadi della neve e pensa: • quel bulgaro là si è beccato la medaglia: chissà se non lo ha fatto ap­ posta proprio a Lake Placid per solidarietà coi sovietici nella storia del boicottaggio? » Booh. E i canadesi? Contro i russi? Dico nell'Hockey? Ci tenevano alla medaglia o a battere gli aggressori dell'Afghanistan? Booh.

Ti sorprendi a ragionare — dopo anni di militanza nel mondo dello sport — in termi­ ni tutti diversi, tutti cosi poco sportivi che ti amareggia. Già. Dice: <• Ma la politica c'è sem­ pre, ovunque: non si può pre­

PARTECIPARE NON

sarebbe neanche, SPORTIVO, DOPO AVERGLI TOLTO I CARBOIDRATI...

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scindere e se prescindi sei qualunquista! ». Beh, non pre­ scinderò, ma mi dispiace lo stesso. A proposito: ve ne siete accorti che l'ultimatum di Carter era scaduto? No? lo si, perché mi aspettavo qual­ cosa, come succede nei film, o coi rapimenti, o con i di­ rottatori: che uno dice « ulti­ matum » e poi qualcosa suc­ cede. Invece non è successo niente. Glissato: ultimatum glissato. I sovietici hanno man­ dato altri diecimila uomini a farsi ammazzare tra le mon­ tagne dell’Afghanistan (che for­ se si scrive con l’acca in mezzo) e il CIO ha detto che alle Olimpiadi gli sportivi ci vanno lo stesso. E tutti che in fondo c’è tempo fino al 24 maggio per iscriversi. 24 maggio: che è data storica dalle nostre parti: « Tattataratattà... Il Piave mormorava cal­ mo e placido al passaggio... ». Beh: il ministro della di­ fesa Ruffini sostiene che, nel caso, non andranno, magari i militari. Bello: essendo una questione di militari. Come dire che Gshnitzer, Brunner e Hildagrtner, (che sono ita­ liani, badate bene: mica ci chiamiamo solo Rossi e Bram­ billa) che sono carabinieri, non avrebbero potuto parteci­ pare se fossimo andati a Mo­ sca. Cosi addio medaglie! Beh questa è la politica ap­ plicata allo sport.

DICE: MA PERCHE’ NON PARLI D’ALTRO? PARLO, PARlo. Ciclismo, per esempio. Si fa la sei giorni di Milano che interessa, credo, dal punto di vista sportivo, solo al signor Omini, organizzatore della « cosa ». Lo so, lo so che c’è chi arriccia' il naso a sen­ tir parlare di « cosa », quan­ do si parla di questo ciclismo su pista che un mio collega illustrissimo ha definito « atletica su due ruote ». Beh: non è mica vero. Non succede mica che quando Sara Simeoni sta per saltare il metro e novanta, arriva un cameriere

in bianco e le offre una cop­ pa di champagne, mentre una collega — metti proprio la Hackerman — si esibisce in pagliaccetto in una sorta di mezzo-strip. E no, non suc­ cede. Invece alla « seigiorni » succede. Dice: ma è lo spet­ tacolo! E che mi frega: se voglio vedere lo « strip » e be­ re una coppa di champagne va­ do da un'altra parte, mica nel fumo, nel sudore e nelle puz­ ze di oli da massaggio e di­ sinfettanti!

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Il vecchio Sercu ha fatto vincere il nostro giovane Saronni e sono salvi i polli. Che ci credono. Poi entusiasmo del­ le folle per il duello tra PijnenFritz e Hermann-Schutz, illu­ stri sconosciuti al mondo dei candidi. Le cifre: centomila spettatori in sei giorni, matti­ na e sera, di spettacolo. Però trecento milioni di incasso. Bah: è uno spettacolo che può piacere: secondo me, come il circo o lo « streap-tease ».

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ULTIMA BATTUTA. ANCORA LA PUBBLICITÀ. MA VOI Cl capite chi sta vincendo il campionato di pallacanestro (scusate: basket)? Ci capite? Questa Billy chi è? La glo­ riosa Olimpia? O la Borlotti? O fosse la vecchia Simmenthal? O magari il Cinzano? Una macchina da cucire, una carne in scatola o un aperi­ tivo? lo, ragazzi, faccio il tifo per la Spai: - Società Polispor­ tiva Ars et Labor », da sem­ pre. Denominazione un poco antiquata, forse, ma quando riesco ad andare in tribuna a Ferrara posso gridare co­ me un tempo: « Forza Spai! Forza Spai! ». E non « Forza Hurlingham! » come devono fare a Trieste: che uno non sa nemmeno come si scrive e come si pronuncia. Dice: « Ma sei contro gli sponsor? » Beh: forse si, forse sono con-, tro gli sponsor. Almeno contro quelli che programmano due anni di pubblicità e poi se ne vanno. Perché, dite come vi pare, ma è cosi che lo sport non fà più presa.

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