HHHHHHHHHHHHI QUASI UN SOMMARIO
BOTTI E BANDIERE
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STADIUM '80 E OLTRE
L'AZIONE CATTOLICA COME ERA, COM'E'
TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE
di Aldo Notarlo
di Renzo Giacomelli
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SPORT A SCUOLA
CINEMA E SPORT
di Livio Olivi
Un Festival a Torino. di Davide Marzaroli
6 DENTRO LE SFIDE DEL MONDO di Gianni Gherardi
7 UNO SGUARDO SUL SINODO Uno sguardo e un commento, di Alberio Bobbio
8 FACCIAMO LA PACE di Paolo Giuntella
13 STADIUM/SOCIETA' di Angelo Bedani
14 FOTOMEMORIA
IL PAESE REALE Primi spunti dall'ultimo rapporto CENSIS sulla società italiana. di Cesare Martino
Racconta la tua Società sportiva: IL CSI RACCONTATO DAI RAGAZZINI a cura di Andrea De Pascalis
28 Medicina: MANGIARE SPORTIVO Una nuova rubrica, di Antonio Spataro.
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Il tema del mese: DONNE E SPORT Dove sono. Chi sono. Cosa fanno. Interventi di Andrea De Pascalis, Alessandro Salvini, Maria Rosa Zanella.
19 FOTOMEMORLA
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UNA, CENTO, MILLE FESTE Il programma delle Feste Nazionali... e di altre cose.
29 Il film: RITORNO AL FUTURO di Pietro Pisarra.
30 Costume: IMPARIAMO A LEGGERE I GIORNAU/2 di Domenico Volpi.
Mentre rintronavano nel mondo i tragici « botti » di morte, del terrorismo e della guerra non dichia rata, la guerra più senti ta in Italia, con parteci pazione di « ministri » e di « sindaci », sembrava essere quella del « trico lore » e dell’« Inno di Mameli ». Così è cominciato l’anno, con la tragedia del mon do, e la... commedia al l’italiana. Anno triste sembra an nunciarsi, se non ritrove remo i veri segni della pace e se continueremo a sopportare una politi ca fatta solo per lo spet tacolo... La società non si salva decidendo se il Tricolore è di Milano o di Reggio, o se ITnno di Mameli de ve essere suonato a tem po di marcia o a tempo di rock... Viene il sospetto che die tro questi giochi di falso potere, se ne nascondano altri più oscuri e meno confessati. Non resta che andare avanti insieme, per scon figgere con la serietà del l’impegno e con la gioia autentica della condivi sione (che spesso non fa spettacolo) i giochi stupi di di una falsa cultura nazionale e i giochi proi biti di chi parla di pace e vende la guerra. Nella vita di tutti i gior ni... e dunque anche nel lo sport che tutti viviamo come gioco serio e festo so della vita.
STADIUM '80 EOLTRE E' questo il primo numero di Sta dium del 1986 e poiché la data di nascita della nostra rivista risale al 1906, Stadium compie ottanta anni. Ottant’anni di libertà, in difesa della libertà di associazione (un diritto sancito dalla Costituzione Italiana) che ha pagato duramen te fino ad essere messo a tacere dal fascismo (1927) per risorgere con il CSI nel 1944, con l'Italia democratica. La storia di Stadium è la storia del CSI, poiché ne è l'immagine, ed è la storia di questo secolo che volge al termine. Celebreremo in forma semplice, senza trionfalismi e trombonerie, la ricorrenza nell'anno nuovo che è cominciato perché i nostri soci, il mondo sportivo, la comunità cristiana e civile partecipino a questa nostra festa: è festa di tut ti poiché la libertà è un dono pre zioso che appartiene a tutti e chi si batte per essa si batte per tutti. Scorrendo le raccolte di Stadium che sono diligentemente conser vate nell’archivio del CSI siste mato presso la Fondazione Paolo VI (archivio storico del Movimen to cattolico italiano), troviamo ad ogni piè sospinto l'impegno per questa battaglia che si può sinte tizzare così: il CSI per il libero associazionismo sportivo. Non è una frase fatta ma il rife rimento costante che ci ha reso addirittura allergici ad ogni for ma di sopraffazione, di emargina zione, di prepotenze palesi ed oc culte. Libertà di associazione vuole spe cialmente dire spazio per tutti in una società di democrazia moder na quale desideriamo sia il no stro Paese, dove non dovrebbero avere spazio i privilegi. La libertà non è nata solo con lo sbarco degli alleati in Sicilia do ve subito il CSI è rispuntato d'in canto dopo 17 anni di clandesti nità (1927-1944), ma nasce ogni
giorno dove qualcuno s'impegna contro le sopraffazioni del più for te sul più debole. Le battaglie del CSI, e di Stadium che ne è la voce, in favore dello sport per tutti, del pluralismo as sociativo, della pari dignità tra le associazioni, contro gli abusi del potere e del privilegio, per creare una nuova cultura sportiva fatta più di pratica che non di spetta colo, vanno tutte in questa dire zione: creare le condizioni per una reale libertà associativa. Ci rendiamo conto di essere sco modi ma siamo fatti così, è la no stra storia che ha le sue radici nella storia del movimento catto lico costituzionalmente fatto di associazionismo, presente in tut te le forme su tutto il territorio: è una storia che non possiamo tradire. Sarebbe sciocco, controproducen te: sarebbe volere la fine del CSI, la fine di un successo che ha nel la società sportiva il suo segreto, un successo che ha resistito per ottant’anni, che è sopravvissuto a due guerre e ad una dittatura che invano ha tentato di soppri merlo.
Perché, ci si domanda, 9.000 so cietà sportive? (che calcolando le polisportive diventano 17.000 ba si associative). Perché un’aggregazione umana che non cresce sull'effìmero ma è costruita su motivazioni profon de resiste all’usura degli anni: ci sono società sportive che hanno superato la soglia dei 100 anni di vita. D’altronde il successo del CSI è lo stesso successo dello sport ita liano che ha « nell’associazioni smo la sua struttura portante, e che deve essere considerato la forza trainante dello sviluppo sportivo e sostenuto in maniera appropriata per la rilevante fun zione sociale che svolge ».
Cito dal documento conclusivo della Conferenza Nazionale dello Sport, documento sottoscritto da tutti e letto solennemente alla conclusione dei lavori dal Mini stro Signorello che tra l'altro af fermava: « Ho potuto constatare che tutte le componenti pubbliche e private qui presenti (CONI ed Enti, ndr) si sono ritrovate nel l’indicazione di un disegno armo nico e complessivo dell’essere e del dover essere dello sport in Italia, di un progetto culturale, nazionale, cioè a lungo respiro ». Questo « disegno armonico », que sto « progetto a lungo respiro » ha come obiettivo generale « la realizzazione dello sport per tut ti i cittadini » attraverso « un tes suto di società sportive, capillar mente diffuse, adeguatamente so stenute e appartenenti sia alle Federazioni sportive che agli En ti di promozione » senza distin zione e nella pari dignità (sempre ndr)! La violenza negli stadi la si com batte così, una società civile più umana si costruisce così, una gio ventù più motivata e amante del la democrazia la si educa così. Lasciamo lo spettacolo sportivo agli spettatori (e ai magistrati), pensiamo seriamente « ai giova ni che chiedono di fare pratica sportiva ma la nostra risposta è insoddisfacente » (dal recente rap porto CENSIS). Se la legge-quadro sullo sport, il cui testo unificato pare debba ve dere la luce all'inizio dell’86 avrà questa filosofia, cioè individuerà obiettivi chiari e strumenti ade guati, una « risposta soddisfacen te » la daremo alle giovani gene razioni (non lavoriamo forse per loro?) altrimenti faremo solo de gli aggiustamenti e dei compro messi senza risposta alcuna e met teremo in frigorifero la tanto de cantata Conferenza Nazionale del lo Sport.
Aldo Notarlo
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Sport a scuola Anche la Scuola scopre la « festa dello sport »! Ci piace cominciare di qui la breve nota informativa sulle principali novità contenute nella Circolare del Ministro del la Pubblica Istruzione sull’attivi tà sportiva scolastica per l'anno 1985-86. Sì, la Circolare suggeri sce anche di programmare per il periodo finale dell’anno una « giornata di festa dello sport sco lastico ». Ci fa piacere, evidente mente, che l’idea delle « Feste dello sport », lanciata dal CSI sva riati anni orsono, dopo aver giro vagato a destra e a manca, pur troppo dimenticando ben spesso la sua identità originale, sia ora approdata anche in ambito scola stico. Non siamo certo gelosi né di questa, né di tante altre e più importanti suggestioni ei proposte fornite dalla nostrai associazione al mondo sportivo.
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Ma vediamo la circolare nel suo insieme. E’ un documento impor tante che manifesta la chiara vo lontà centrale del Ministero di po tenziare per un verso l’impegno della Scuola nell’ambito dell’edu cazione fisica e dell’attività spor tiva, accentuando l’indirizzo già emerso negli anni passati di ren dere la scuola stessa più autono ma in questo settore. E’ chiara mente in atto un tentativo di « scolasticizzare » l’attività spor tiva, aumentando l'organizzazione interna e diminuendo le dipen denze esterne. Quanto sia realisti co o velleitario questo disegno po trà dirlo solo il futuro. Da ester ni (e incompetenti, quindi) possia mo soltanto osservare che una po litica autonoma dovrebbe presup porre un progetto autonomo di « educazione » fisica e sportiva, coerente con le finalità istituzio nali scolastiche. Se ci è consenti to, ci sembra che questa condi zione preliminare ed essenziale sia ancora ben lontana. E allora il Ministero è costretto ad abbondare in istruzioni a ca
Sz muova lo sport nella scuola? Speranze e perplessità. rattere raccomandatario e... pre dicatorio. L’anno scorso era stato introdot to il concetto che « l’attività spor tiva scolastica partecipa a pieno titolo della programmazione edu cativa »; quest’anno è costretto a spiegare che ciò comporta il coin volgimento della generalità degli alunni, e non di alcuni soltanto particolarmente versati sul piano tecnico. E si dà anche una tirata d’orecchi agli insegnanti di edu cazione fisica, colpevoli — a quan to sembra — di non adeguarsi al le delibere in merito adottate dal Collegio dei Docenti. Ma non ci si domanda come mai un concetto così ovvio non sia re cepito ancora nel suo corretto si gnificato. O forse questa volta la domanda implicita è stata posta e probabilmente si è anche indi viduata la ragione, ma la risposta è stata ancora una volta deviata in senso predicatorio e un po' mo ralistico. Si mette infatti in guar dia nei confronti delle attività competitive e della partecipazio ne ai Giochi della Gioventù e ai Campionati Studenteschi, che do vrebbero costituire solo un mo mento di sintesi e di verifica del le attività di base programmate dagli Istituti. E si aggiunge, a mo’ di morale, che ove tali attività comportassero una minore atten zione verso l’impegno promozio nale « sarebbero vanificati e di sattesi proprio gli obiettivi di fon do dello sport scolastico ». Ma quale altro progetto o impe gno promozionale sportivo ha la Scuola all'infuori dei Giochi del-
la Gioventù e dei Campionati Stu denteschi? Certo, i programmi delle elementari, delle medie e delle superiori, che parlano di « educazione » motoria, fisica e spor tiva; ma quando mai la Scuola li ha intesi come « progetti » da rea lizzare in maniera originale e spe cifica, anziché come filosofie, per l’appunto, predicatorie. La riprova lampante di voler pro cedere sulla stessa strada del pas sato, anzi sulle due strade della « filosofia predicata » e « della po litica praticata », la si ha puntua le nella stessa circolare subito do po i passi citati. All’esigenza, infatti, di far fron te alla più forte domanda di atti vità sportiva con « una struttu ra organizzativa interna alla Scuo la adeguata a farvi fronte » si ri sponde dando via libera alla co stituzione di « Associazioni Spor tive d’istituto ».
E' incredibile! Anzitutto la... di sinvoltura politica del Ministero, che assume una iniziativa del ge nere « in attesa che si chiarisca no gli approdi del dibattito sul l’associazionismo sportivo », ag giungendo ipocritamente di farlo in via sperimentale. Parlare di di sinvoltura è un eufemismo poiché il dibattito cui si fa cenno non si svolge per le strade, ma in Par lamento, nel quadro della riforma della Scuola secondaria superiore. E in passato ascoltammo autore voli responsabili politici del Mi nistero (vedi Sottosegretario Maravalle) affermare che il Ministe ro stesso non poteva assumersi la responsabilità di una simile de cisione finché il Parlamento non avesse assunto un chiaro indiriz zo in merito. Evidentemente il Sottosegretario parlava per se stesso, mentre la Sen. Franca Falcucci non soffre di complessi par lamentari! Ma è incredibile anche sul piano della logica. Da un lato si afierma la necessità del coinvolgimen-
1 to generale degli studenti, si met te in guardia contro la selettività di certe manifestazioni, si sostie ne l’esigenza di organizzarsi strut turalmente per far fronte alla cre scente domanda sportiva degli alunni e poi... il monte partorisce il topolino: si istituiscono le as sociazioni sportive scolastiche! Ci domandiamo: ma non è invito esplicito, non soltanto a fare ul teriore selezione, ma addirittura a istituzionalizzare la selezione sportiva scolastica? Si invita cioè e si autorizza a spiazzare addirit tura la scuola dal suo « impegno promozionale » di base costituen do dei blocchi separati per lo svolgimento delle attività sporti ve. Poiché, che altro sono le as sociazioni sportive nella scuola se non dei recinti restrittivi e se lettivi rispetto alla totalità degli alunni? Vorremmo tanto che qualcuno ce lo spiegasse, ma non con la de magogia, le insinuazioni e gli in sulti, unici argomenti finora op posti da alcuni all'aperta e demo cratica posizione assunta dal CSI sulla questione. Vorremmo che ci fosse spiegato con serie argomentazioni e con un minimo di logica. Quella lo gica e quel rispetto per l’istitu zione scolastica, che ci induce a ogni pie sospinto ad esaltare il compito « educativo » della Scuo la, anche nel campo motorio e sportivo, come un ruolo di ef fettiva « educazione fisico-sporti va », che a nostro avviso è l’uni co che garantisca la specificità della Scuola nel settore e un'a zione rivolta veramente alla ge neralità degli alunni. Soltanto che noi il concetto di « educazione » lo mettiamo in te sta e da esso deriviamo tutte le conseguenze logiche (e non stru mentali!) per un progetto di im pegno motorio e sportivo a servi zio di tutti gli alunni, mentre al tri, c il Ministero stesso, l’educa zione sono costretti ad acciuffar la per la coda, per coprire con un coperchio una pentola piena di tutt’altre cose. Non lo diciamo per dire, è pro prio così. La parte di indirizzo della circolare scolastica in que stione termina proprio con un po sticcio richiamo agli insegnanti affinché « bandiscano qualsiasi comportamento estraneo o con trario ad ogni logica educativa ’... e l’ultimo chiuda la porta!
Livio Olivi
L'ATTIVITÀ' SPORTIVA SCOLASTICA 1986 Riportiamo alcuni passaggi significativi della circolare del Ministero della Pubblica Istruzione che regola l’attività sportiva nella scuola.
1) Si ribadisce che l’attività sportiva scolastica partecipa a pieno ti tolo della programmazione educativa, quali che siano le modalità opera tive in cui si realizza. Ciò significa che detta attività non deve essere riservata soltanto ad alcuni alunni particolarmente versati sul piano tecnico, ma deve avere come prospettiva il coinvolgimento della gene ralità degli studenti. Sembra superfluo sottolineare in proposito che gli insegnanti nello svol gimento dell’attività sportiva sono insegnanti di tutti gli alunni, anche e soprattutto di quelli che abbiano difficoltà di inserimento o una mi nore padronanza e predisposizione alle attività motorie. 2) Ne consegue che una volta che il collegio dei docenti abbia deliberato lo svolgimento di attività sportive, nell’ambito della programmazione educativa, tale delibera è impegnativa per i docenti di educazione fisica interessati. 3) La propozione dell’attività sportiva scolastica non può non avere come momento di riferimento essenziale l’attività di istituto alla quale deve essere rivolta, in maggiore misura rispetto al passato, la mas sima attenzione degli operatori scolastici; correlativa a tale esigenza è quella di una continuità d’impegno da parte dei docenti per l’intiero anno scolastico. In tal senso l’attività competitiva e la partecipazione a manifestazioni quali i Giochi della Gioventù, i Campionati Studenteschi o altre ini ziative a carattere necessariamente selettivo, dovranno costituire solo un momento di sintesi e di verifica, per quanto rilevante, delle attività di base programmate dall'istituto. Qualora infatti la partecipazione della Scuola con le proprie rappre sentative ai Giochi della Gioventù o ai Campionati Studenteschi dovesse comportare una diminuzione di attenzione da parte degli organi scola stici verso le attività promozionali, sarebbero vanificati e disattesi pro prio gli obiettivi di fondo dello sport scolastico. 4) Quanto più è forte la domanda di attività sportiva da parte degli alunni e quanto più elevata è la partecipazione alle attività deliberate, tanto più essenziale si rivela la previsione di una struttura organizza tiva interna alla scuola adeguata a farvi fronte e dotata degli opportuni requisiti di funzionalità ed efficienza; in tal senso, è in attesa che si chiariscano gli approdi del dibattito sull’associazionismo scolastico: -so luzioni oreanizzatorie in via sperimentale, come la costituzione di as sociazioni sportive d’istituto possono costituire utile momento di espe rienza, anche per questo Ministero. 5) Le SS.VV., una volta effettuata un'attenta ricognizione in ordine alle esigenze delle scuole, in particolare per quanto attiene alla disponibi lità di adeguate infrastrutture, vorranno tempestivamente sensibilizza re gli enti locali ad intese di collaborazione nello spirito dei decreti de legati ovunque e comunque ciò sia possibile, quindi anche attraverso la stipula di apposite convenzioni, per un maggior radicamento sul territorio delle iniziative di promozione sportiva dei giovani scolarizzati. Un’analoga attenzione dovrà essere rivolta agli organi periferici del C.O.N.I., i quali hanno sempre dimostrato, ove richiesti, una particolare sensibilità ad assecondare i processi di promozione dello sport scola stico indotti dall'attivazione dei competenti organi della scuola. 6) Si richiama inoltre la particolare attenzione dei Capi di Istituto e dei docenti affinché gli alunni siano opportunamente preparati al con fronto sportivo non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello più propriamente educativo. Si auspica in particolare un rinnovato impegno degli insegnanti per ché sia bandito qualsiasi comportamento — mutuato da negative sug gestioni esterne di conflittualità esasperata —, estraneo o contrario ad ogni logica educativa. Recenti, drammatiche esperienze nelle quali ma nifestazioni sportive sono state occasioni di atti di vandalismo e di vio lenza impongono alla Scuola un ulteriore impegno inteso a promuovere anche attraverso la pratica dello sport, una più chiara consapevolezza dei problemi della convivenza umana ai vari livelli di aggregazione co munitaria, educando l’alunno a realizzare comportamenti civilmente e socialmente responsabili.
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Dentro le sfide del mondo Ci siamo incontrati « per rispon dere alle nuove sfide del mondo e alle sfide che Cristo sempre ri volge al mondo »: in questa af fermazione sta la conclusione pie na di coraggio e di speranza a cui è arrivato rincontro del Sinodo convocato per ricordare, verificare e promuovere il Concilio Va licano II. Rileggendo a distanza di qualche settimana i documenti pubblicati, si ha la netta percezione di un lavoro estremamente concreto e radicato nelle attuali condizioni dell’umanità: crisi e drammi del mondo contemporaneo, mali che caratterizzano questo momento storico, gioia e speranza, dolori e angosce che subisce la Chiesa, fenomeno del secolarismo, segni del nostro tempo che non coinci dono con quelli del Concilio.
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Dinnanzi a questo panorama, in cui le ombre sembrano essere più numerose e violente delle luci, ci si è mossi con realismo, con la determinazione di essere solidali con tutti, in particolare con una preferenza (anche se non esclu siva) per i poveri, gli oppressi, gli emarginati. C’è un appello che dà ragione di questo atteggiamento e che va preso in seria considerazione: « Noi non siamo fatti per la mor te ma per la vita. Noi non siamo condannati alle divisioni e alle guerre, ma chiamati alla frater nità e alla pace. L’uomo non è creato da Dio per l'odio e la dif fidenza, ma è fatto per Dio. L’uo mo risponde a questa vocazione mediante il rinnovamento del cuo re. Per l'umanità c’è una via — e ne vediamo già i segni — che con duce ad una civiltà della condivi sione, della solidarietà e dell’a more; ad una civiltà che è la so la degna deH'uomo. Ci proponia mo di lavorare con voi tutti alla attuazione di questa civiltà dell' amore, che è il segno di Dio per 1 umanità, in attesa della venuta
del Signore » (dal Messaggio al Popolo di Dio). La possibilità di pronunciare con verità queste parole è ancorata alla coscienza che la Chiesa ha di se stessa; una « Chiesa che ce lebra i misteri del Cristo alla luce della Parola di Dio, per la salvez za degli uomini. In realtà, la Chie sa, corpo mistico del Cristo, è al servizio del mondo; non desidera altro che servire, che promuovere la salvezza integrale dell’uomo » (Giovanni Paolo II). Proprio per svolgere questo servizio, il Con cilio Vaticano II aveva posto co me condizione indispensabile la vocazione di tutti i fedeli alla san tità: ora questa condizione viene richiamata e ulteriormente spe cificata. Per questo riguarda i lai ci, si afferma che « tutti devono svolgere il loro ruolo nella Chie sa e nella occupazione quotidia na, come la famiglia, la fabbrica, le attività secolari e il tempo li bero, in modo da permeare e tra sformare il mondo con la luce e la vita di Cristo ». I laici, insieme a tutto il Popolo di Dio, sono caricati poi della re sponsabilità della missione e del la evangelizzazione, soprattutto attraverso la testimonianza della vita.
Altra condizione per il servizio è la « comunione », idea centrale e fondamentale nei documenti del Concilio: comunione con Dio, che edifica la possibilità di comunio ne tra tutti i cristiani nella Chie sa, non perché siano in qualche modo massificati, ma perché la varietà dei doni sia valorizzata. Il Sinodo ha chiesto solo e giu stamente di essere vigilanti verso « il pluralismo di posizioni fon damentalmente opposte che por ta alla dissoluzione, distruzione e perdita dell’identità ». Lo spirito di comunione impegna pure in una partecipazione attiva e in una corresponsabilità nella vita della Chiesa. A questo pro-
posilo, si fa riferimento a un nuo vo stile di collaborazione tra laici e chierici, alla collaborazione del le donne secondo la loro vocazio ne e missione, al ruolo originale dei giovani. Questa Chiesa tesa alla santità e impegnata nella comunione, è sa cramento per la salvezza del mon do. Proprio perché questo mondo è in continua evoluzione e si pre senta sempre più complesso, « è necessario analizzare continua mente i segni dei tempi, affinché l’annuncio del Vangelo sia ascol tato in modo più chiaro e l’atti vità della Chiesa per la salvezza del mondo diventi più intensa ed efficace. Suonano allora partico larmente concrete alcune indica zioni metodologiche da seguire con attenzione: la teoria e la prassi dell'inculturazione nonché il dialogo con le religioni non cri stiane e con i non credenti; qua le sia l’opzione preferenziale per i poveri; la dottrina sociale della Chiesa in rapporto alla promozio ne umana in situazioni sempre nuove. E tutto questo con un ri ferimento costante e sincero alla centralità della Croce di Gesù Cri sto non per rassegnarsi ad un fa cile pessimismo, ma per essere realisti nella speranza cristiana. Che fare allora? C’è un Concilio che va considera to « Magna Charta » per il futu ro: da promuovere con impegno, da conoscere meglio e compietamente, da mettere in atto, da re cepire più profondamente senza riserve e accomodamenti. Questo, per agire nel mondo con coraggio e discernimento. C’è uno strumento di consultazio ne permanente nella Chiesa che è stato confermato nella sua va lidità: il Sinodo. Il Papa ha in vitato a prepararlo con la parte cipazione di tutti, a rivederne mo di e metodi di svolgimento, a far sì che i frutti che ne derivano giungano alle Chiese locali. C’è un Sinodo nel 1987 su « i laici nella Chiesa »: tutta la Chiesa è già da tempo impegnata in una riflessione e in una verifica pro fonde. Sarebbe utile sviluppare un con fronto e un dialogo su come il Centro Sportivo Italiano può ulte riormente far sue queste preoc cupazioni e fornire così un pro prio, originale contributo.
Gianni Gherardi
__________ Al Sinodo ha parlato la Chiesa di tutto il mondo: 163 interventi in 26 ore e mezzo, pronunciati dal la tribuna o consegnati scritti alla segreteria. Per i padri sinoda li cerano a disposizione otto mi nuti. Aperto da una relazione del cardinale Garrone, che ha vissuto il Concilio e ne ha tracciato un ri cordo personale, il cardinale bel ga Danneels ha pronunziato una relazione introduttiva, redatta sul la base delle risposte ad un que stionario che gli episcopati han no inviato alla segreteria del Sinodo, negli 11 mesi di prepara zione che ha avuto il Sinodo. 95 episcopati hanno risposto, cioè il 69,8 per cento delle 136 Conferen ze episcopali del mondo. Danneels ha dato un giudizio sostanzial mente positivo del Vaticano II. Il dibattito che è seguito, però, si è appuntato intorno alle se guenti questioni, temi che più che sul Concilio vertono sulla situa zione della Chiesa di oggi: ruolo delle Conferenze episcopali ed il loro rapporto con Roma; inculturazione, alcuni punti di morale sessuale e i sacramenti ai divor ziati risposati civilmente; la liber tà religiosa; l’ecumenismo; rap porto con le religioni non-cristiane. Al termine di questa prima torna ta di interventi il cardinale Dan neels ha redatto una relazione per sintetizzare i punti emersi dal di battito: essa è stata definita piut tosto povera. Quindi i padri sino dali si sono divisi per gruppi lin guistici: due di francese, inglese e spagnolo, uno rispettivamente di latino, italiano e tedesco. Cin que padri sinodali, inoltre, era no stati incaricati dairuflìcio di presidenza del Sinodo di prepa rare il messaggio al popolo di Dio. Dopo due giorni di dibatti
Uno sguardo sul Sinodo Uh testimone di «Stadium» racconta il recente Sinodo straordinario dei Vescovi. to nei gruppi linguistici, chiamati « circuii minores », i padri hanno continuato a lavorare in assem blea plenaria per discutere la bozza di messaggio finale e la boz za di relazione finale, preparata sempre dal cardinale Danneels. La prima bozza del messaggio, presentata dal cardinale di Pa rigi Lustiger, è stata respinta per ché troppo « lirica » e « aulica » e poco adatta a spiegare ai fedeli i problemi della Chiesa odierna. La seconda ha avuto nella vota zione in aula 147 voti favorevoli, due nulli e quattro contrari. La relazione finale è stata votata sa bato 7 dicembre. Divisa in 18 ca pitoli i padri sinodali hanno do vuto scrivere di fianco ad ognuno « placet » o « non placet ». E’ sta-
« Avanti, ma con giudizio, sulla via del Concilio »: è questo il messaggio del Sinodo dei Vescovi. Dopo 12 giorni di dibattito, a volte serrato, la Chiesa ha evitato rotture con il Concilio Vaticano II. La restaurazione non c'è stata. Se vogliamo usare i termini progressista e conservatore, a buon diritto si può dire che la linea progressista ha avuto successo, anche se i toni e i contenuti dei due documenti finali (il messaggio al popolo di Dio e la « relatio fìnalis ») appaiono misurati. In ogni caso il Sinodo va letto per intero: i due documenti finali devono essere accostati all'ampio ven taglio del dibattito, che ha messo in risalto la grande ricchezza delle Chiese locali di tutto il mondo. Su una delle questioni più controverse, la Chiesa come mistero, ripor tiamo un brano del commento di Franco Casavola, ex presidente del MEIC, apparso alla fine del Sinodo sul quotidiano napoletano « Il Mat tino »: « La natura della Chiesa come mistero è un punto positivo se mistero vuol dire "sacramento", cioè operazione di Dio con l'uomo e per l’uomo, nella libertà dell'uomo. Chi avesse usato questo termine per sottomettere la ragione e la libertà dell’uomo al totale dominio dell'ir riconoscibile farebbe opera di ritorno alla superstizione ». a. bo.
la approvata quasi all'unanimità. Hanno seguito il Sinodo circa 600 giornalisti di tutto il mondo: 150 gli americani, che erano il grup po più numeroso. Nel corso del Sinodo vi sono state quattro con ferenze stampa generali e ogni giorno i giornalisti erano infor mati con due briefing, alla mat tina e alla sera, da quattro por tavoce di lingua italiana, tedesca, francese ed inglese. Il rapporto tra le fondi di infor mazione ufficiali vaticane e la stampa internazionale per tutto il Sinodo è stato conflittuale: por tavoce reticenti, sintesi dei discor si dei padri sinodali non sempre esaurienti. Gli interventi in aula erano infatti « sub segreto ». Monsignor John Foley, presiden te della pontificia commissione per le comunicazioni sociali, ave va criticato all’inizio del Sinodo questo sistema, denunciando che « siamo un po’ indietro con i mass media. Alcuni portavoce ecclesia stici dimostrano una segretezza non necessaria, spirito difensivo e paura della verità ». Ma l’appello di monsignor Foley non è stato raccolto da nessuno e anzi negli ultimi giorni del Sinodo le maglie dell’informazione ufficiale si sono ancora più strette. Molti episcopati, per aggirare le fonti ufficiali, hanno convocato conferenze stampa in alcuni col legi romani: lo hanno fatto i ca nadesi per primi, seguiti dagli americani, francesi, svizzeri, spa gnoli, brasiliani. 11 Sinodo è terminato con un di scorso del Papa, pronunciato in latino, sabato sette dicembre. Per il resto del tempo il Papa aveva partecipato ai lavori, escluso la giornata di mercoledì quando è impegnato per la tradizionale udienza generale, in silenzio, ascol tando « a cuore aperto », come lui stesso ha detto aggiungendo al cune parole all’Angelus, in piazza San Pietro, domenica 1 dicembre. a. bo.
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Facciamo la pace
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Come si chiamano i tre re ma gi del presepio? Ghandi, Luther King e Romcro, ho risposto a mio figlio, nei giorni in cui nei negozi di giocattoli di tutto il mondo andavano a ruba il mi tra e il pupazzo di rambo e or ribili mostri armati fino ai denti, per la gioia di quanti facendo la fila hanno « festeggiato » il Nata le o Capodanno o l’Epifania di nostro Signore con una sospirata visione del Rambo-fìlm. Si fa presto a dire pace. Arroto lati gli striscioni dell’effimero mo vimento pacifista, ormai sfiatato e depresso, le mode passano e sembra vincere la sindrome Ram bo, vendicatore di tutte le frustra zioni pubbliche e private, torna no i nazionalismi calcistici e la violenza per uno scampolo di identità alla settimana. Si fa presto a dire pace. Eppure, se non vogliamo soltanto affidarci alla saggezza dei due grandi po tenti, che qualche segnale non in differente di ravvedimento a Gi nevra e dopo l’hanno pur dimo strato, due restano le armi più affilate della pace: la conversio ne di mentalità, la conversione dei cuori e l’educazione alla pace, al la nonviolenza, alla cultura del negoziato e del dialogo, alla mo derazione delle emozioni laceran ti e fanatiche, delle tentazioni del le identità e delle affermazioni di sé, individuali e di gruppo, fana tizzate. E’ chiaro l’intento educativo del l’anno mondiale della pace pro clamato da questo generoso no bile decaduto ridotto a ente inu tile (purtroppo, s’intende) che è diventato l’Onu. Ma quale sarà l'effetto di questa campagna che ci accompagnerà tra retorica e belle intenzioni per tutto il 1986? Qualcosa, certamen te rimarrà, ma che faranno nel frattempo i mercanti d'armi, con venzionali e post-nucleari? Ne più ne meno di quello che continua no a fare, nonostante i convegni,
Percorsi e momenti pernii impegno pacifista.
le campagne e le comunità tera peutiche, i mercanti della droga. A parte la preghiera, la frontiera educativa resta pur sempre una trincea importantissima. Ma è una frontiera che non sopporta sdolcinature, banalità, ottimismo beone condito di sentimentalismo. E speriamo che l’anno della pace delle Nazioni Unite non ci anne ghi di retorica. Come Natale non è « Jingle bells », la pace non è il thè di Nancy Reagan con la Gorbaciova. Del resto, l’indispensabile pessi mismo è mitigato dai progressi compiuti negli ultimi cento anni, come ci ricordava Bobbio in uno splendido articolo sul « Mulino », dalle istituzioni « nonviolente », dalla democrazia come costante ri cerca del contenimento del male. Organizzazioni fondamentalmente educative dell’opinione pubblica come Amnesty International, Pax Christi, e le centinaia di movimen ti, fondazioni, Istituti, Università, per la pace e di diritti umani, oggi esistenti ed operanti, fino alla «cla morosa » Greenpeace, erano, so lo alcuni anni fa impensabili o comunque semiclandestine agli occhi dei più. C’è dunque una co scienza diffusa, e comunque una ricchezza c legittimità di strumen ti, in alcuni casi ascoltati da isti tuzioni politiche o dai mass me dia, che compensano la ripresa di fondamentalismo, di integrali smo, di rambismo collettivo e privato. E possono creare, sulla base di un forte impegno giovani le, di un forte impegno educativo, intere classi dirigenti o opinion’s
leaders, o comunque testimoni adulti, diversi e influenti, qualche volta anche sui centri decisionali. E’ necessario allora combattere in positivo, secondo sentieri edu cativi alternativi, fin dai propri bambini, nelle famiglie, poi nelle associazioni, nelle comunità eccle siali, rambismo, fascino anche sol tanto tecnico o ludico delle armi e delle divise, familiarizzare le proprie case e le proprie parroc chie con Stevie Wonder di « It's Wrong apartheid », o la compila tion « Sun City », con Joan Baez o pacifisti del sound celtico Penteagle, con il « compartir » NordSud Est-Ovest, fin nei giochi e nella quotidianità. La Chiesa, per ché non dirlo con ragionevole or goglio, ha fatto passi da gigante, con Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II ed oggi predi ca, unica a livello planetario, una inequivoca chiamata alla pace. Ma l’equilibrio delicato che de vono trovare gli educatori, è tut to in quella vena di pessimismo che può rendere realista, e non stupidamente ottimista e perciò generazionale (vale dai sei anni ai diciotto), ogni impiantamento della pace nelle coscienze e nei cuori. Non solo emozioni, sugge stioni infantili e giovanilistiche, ma razionalità, e fornitura di strumenti scientifici. Per strappa re la pace a quel destino di fiaba, cui governi e mass media, adulti svezzati e disillusi, la condanna no, quasi come obbligatorio stru mento di controllo sociale e di « buona educazione » valido fino alla maturità, quando si capisce, e si deve capire, la « dura real tà », la legge della deterrenza, ine liminabile come il male dal mon do, come l’istinto di aggressività. Allora insieme al messaggio del lu gennaio di Giovanni Paolo II rileggiamo Einstein, e difendia mo dalle mode e dalle avidità dei giocattolai « Pacifist » e « Il gioco della pace » del Gruppo Abele, dal ritorno di « Risiko » e dall’inva sione del bambolotto Rambo. E’ già in arrivo « Ramba » con il film « Squadra Commando » del la Trans World Entertainment, si gnorina tutta muscoli e bazooka non a caso ambientata in Ameri ca Latina. Ma noi non andremo a vederla, faremo obiezione co me a Dallas, e saremo in molti se il 1° gennaio abbiamo creduto che la Chiesa non stava raccontando fiabe.
Paolo Ciantella
Il paese reale Anche quest’anno si è realizzato l’appuntamento ormai tradiziona le della presentazione di un « rap porto sulla situazione sociale del paese ». E' un documento redat to dal CENSIS, organismo priva to di ricerca che però serve molte strutture pubbliche, e patrocina to dal CNEL. Organismo di rap presentanza delle forze produttive e sindacali del paese. Si tratta di un sommario di dati e di rifles sioni orientative offerte all’insie me di operatori politici, dei ser vizi sociali, dell’economia e della cultura. Lo scopo è certamente di offrire un panorama comples sivo che concede ai singoli set tori una attenzione sufficientemente dettagliata per rintracciar vi informazioni e dati utili per identificarsi nei problemi più ur-
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Primi spunti dall’ultimo rapporto CENSIS sulla società italiana.
genti che riguardano il funziona mento delle varie istituzioni, e le relazioni che esse hanno con i fermenti sociali. Questo scenario è ormai molto ampio, riguarda la formazione, la scuola, gli andamenti di mercato, la salute, i fenomeni di emargi nazione o di disgregazione socia le. Tutte variabili di cui ogni operatore da ogni singolo osserva torio, c in ogni campo di azione deve tenere conto. Non entrando nei singoli aspetti di questa ricerca sono proprio questi elementi da mettere in evidenza. O per lo meno documen ti del genere suggeriscono queste prime riflessioni. La prima che ormai non si pos sa operare tranquillamente in ogni singolo segmento di società ignorando tutte le altre parti in movimento o in regressione. Ogni singola azione di assistenza sociale, di attivismo economico, di animazione culturale va a ca dere nel vissuto di gruppi e di singoli pressati da una comples sità che fa parte ormai della vi ta quotidiana. Come molteplicità di soggetti ed istituzioni con cui ogni giorno ci si deve misurare, fino allo smarrimento e fino al rifluire in un istinto centrifugo che porterebbe ciascuno « a col tivare il proprio orticello » sapen do tuttavia questo per diversi mo tivi non è più possibile. L’abbassamento del livello di con sapevolezza di questo problema sarebbe fatale. Il rapporto CENSIS/CNEL, come tanti altri do-
cumenti più particolari offrono una immagine del nostro paese certo complicata e contradditto ria. Segnata forse dalla difficoltà che un sistema organizzativo del la società misura per regolare fe nomeni positivi o negativi, che paiano a volte essere in gran par te ampiamente fuori delle possi bilità dei modelli di intervento istituzionale, giuridico, sociale fi nora impostati. Si tratta di trovare nuove vie per un rapporto più armonico tra isti tuzioni e società civile, tra norma tive e comportamenti e aspira zioni. E’ ovvio che in tutto que sto deve agire una coscienza e una sapienza che sappia favorire le spinte positive, e respingere quelle negative o addirittura cri minali e destabilizzanti. Più sem plicemente si tratta di non sciu pare e disperdere energie che in questi anni difficili hanno saputo contribuire nella cultura, nella economia, nel conforto educativo a fare resistere il nostro paese nelle posizioni del suo ruolo non del tutto secondario. Anche nella scena internazionale. L’associa zionismo democratico ha avuto ed ha ancora un suo compito pre zioso come forma di comunica zione collettiva e luogo di proget tualità. L’occasione di una divulgazione di un rapporto sulla situazione so ciale del paese può suscitare que sti pensieri e l'insieme dei dove ri che riguardano tutti noi. Si tratta di testimoniare esperienze ed aspirazioni che rinnovino il senso di partecipazione civica ri spetto istituzioni sociali che re golano la nostra vita e suggerisco no i necessari adeguamenti per ché i valori liberatori che si vivo no in singoli gruppi siano un pa trimonio comune e di scambio di una società che vuole tenace mente rimanere ancora legata ad un senso poetico e razionale di umanità.
Cesare Martino
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L’Azione Cattolica come era, com’è Sono stato « dentro » l’Azione cat stintivo è l’impegno quotidiano tolica solo per pochi mesi, nel nelle comunità locali. Ho notato 1952. Era l’Azione cattolica della anche che non mandano più i ra collateralità, delle adunate ocea gazzini a strappare i manifesti niche a Roma al canto di « Qual degli altri; caso mai ci stanno falange di Cristo Redentore ». Ero anche loro nei manifesti altrui aspirante, orgoglioso del mio di per iniziative di dialogo e di col stintivo, della mia tessera, della laborazione. E mi sono ricordato mia bandiera. L’attività che più di un vecchio testo, tanto amato entusiasmava noi ragazzini era e tanto citato dal professor Lazquando il delegato ci mandava, la zati, che mi pare sia un esponen sera dopo radunanza, a strappare te di spicco dell’Azione cattolica. dai muri i manifesti dei partiti E’ un testo del secondo secolo, la recuperiamo tempo tutti e due, Lettera a Diogneto, nella quale si avversari. Qualche scappellotto di mio pa e io non faccio tardi alla lezio dice che i cristiani non si distin guono dagli altri né per paese né dre sostituì, allora, una più cor ne », disse Bachelet. Non ricordo bene di che cosa si per lingua, né abitano città loro retta visione teologica del laicato. parlò in quell’intervista. Certa E mi allontanò da una associazio mente della crisi dell’associazio proprie. Vi si dice anche che abi ne che aveva un solo distintivo nismo cattolico (era di moda), tano la loro patria come pellegri per molti usi. I braccianti e gli delle scelte dell’Azione cattolica, ni; che prendono parte a tutto co operai del mio Polesine non po del suo nuovo rapporto con la me cittadini, e tutto sopportano tevano certo fare le distinzioni politica. Potrei cercare il testo come stranieri. Un testo che pa che neppure gli altri, più nutriti pubblicato, ripescare gli appunti. re un commento all’invito evange di catechismo, facevano. E così Ma non è necessario, perché quel lico di essere lievito nella pasta. sentivo maledire preti e padroni, che mi rimane impresso di quel Il lievito che lavora nel silenzio. Poiché il lievito non fa rumore, geddiani e scelbiani. l’incontro sono un esempio e un ho notato che i militanti di Azio Ho nuovamente incontrato l’Azio- invito. L’esempio era nella preoc cattolica non amano appiccica ne cattolica, per dovere di croni cupazione di Bachelet di non fa ne re subito l’etichetta alle cose che sta, dopo il Concilio. Sapevo poco re tardi alla lezione: senso del do fanno, anche se ultimamente il del suo contributo, per lo più sot vere verso se stesso e di giustizia crescente clima di competitività terraneo, al rinnovamento della verso i suoi studenti. L’invito ven li può costringere a farlo. Ho no chiesa. Sapevo poco delle sue a- ne alla fine della conversazione, tato che i loro dirigenti evitereb perture teologiche, con le buone ed era: « Se vuole conoscere l’A- bero volentieri il frastuono delle letture di Mounier e Maritain e zione cattolica reale, più che nel polemiche e, quando sono costret i buoni orientamenti di Montini e le mie parole la cerchi nelle par ti a rispondere alle critiche, la Costa. Sapevo poco della scelta rocchie ». sensibilità e la cultura gli impe religiosa, della fine della collatera discono la risposta facile, sem lità. Sapevo poco anche del gran Ho ricevuto altre volte quell’in plificatrice. de calo numerico degli iscritti. vito: da Mario Agnes e da Alberto Feci qualche lettura affrettata su Monticone, i successori di Bache- Ho notato anche che quelli deltutto ciò il giorno in cui dovetti let. Avevano ragione. Nei contatti l'Azione cattolica sono molto at intervistare il Presidente naziona che ho avuto con molte parroc taccati ai loro parroci, ai loro le, Vittorio Bachelet. L’appunta chie, ho sempre trovato l’Azione vescovi, anche se non stanno più mento era a Palazzo San Calisto, cattolica. L’etichetta, pardon, la davanti a loro con la schiena in Trastevere, dove si teneva un’ denominazione, stentava ad uscire curva, « proni al bacio » della ma assemblea del Consilium prò lai- subito. Incontravo catechisti, mi no o dell’anello. Anche questa è cis (allora si chiamava così), di nistri di attività liturgiche, ani assimilazione del Concilio, che ha cui Bachelet faceva parte. Il tem matori dell'impegno caritativo, riscoperto la Chiesa come Popolo po riservato all’intervista se lo promotori di iniziative per la pa di Dio, nel quale non ci sono su mangiò il protrarsi della riunio ce, volontari nei centri terremota periori c sudditi, ma fratelli con ne. Subito dopo il Presidente a- ti, e come tali si presentavano: la mansioni diverse. veva una lezione all’università. appartenenza associativa appari Il radicamento nella chiesa loca Addio intervista. le, dove è il fonte del loro bat va solo se io la domandavo. Invece l’intervista ci fu. In mac Ho notato, insomma, che il di tesimo, non gli mette però i pa china, direzione Università. « Così stintivo non lo portano più; il di raocchi. Guardano « ad arco cat-
L’Azione Cattolica ricordata e vissuta da un «esterno».
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tolico », vedono la chiesa e l’uma nità oltre i confini della parroc chia e del comune, stringono rap porti con altre associazioni e mo vimenti. Amano e ascoltano il Pa pa, sanno accoglierlo con sponta nea festa, anche se non gli can tano in polacco, per non storpia re la lingua.
Da laici, cui è stalo riconosciuto, con il Vaticano II, la piena citta dinanza nella chiesa, non stanno più con la schiena curva, si diceva. Anche perché è una posizione che affatica il cammino del cristiano, che è pellegrino sulla terra. Mi ha detto una volta Alberto Monti cene: « L’immagine del pellegrino
è forse l'eredità storicamente più forte, più viva del cristiano nel mondo ». Ma questo pellegrino non è uno sprovveduto, porta la sua « ’bisaceia ». Continuava Monticene: « In una società complessa — domina ta dai gruppi di interesse, dalle corporazioni di vario genere — è molto importante che la chiesa, e in essa il laico, abbia un baga glio ridotto all’essenziale: la Paro la di Dio e la vita di grazia; ag giungerei quelle poche cose di cul tura cristiana che fanno parte del l'insegnamento sociale della chie sa e dell’esperienza del movimen to cattolico: grande moralità, gra tuità del comportamento, vocazio ne allo stare insieme ». Se non sbaglio, anche qui c'è l’eco di quel famoso testo del secondo se colo. Ed è sorprendente che una associazione così radicata nella storia e sensibile alla storia rie sca a superare tanti secoli e met ta in mostra radici così antiche. Ma nella storia della Chiesa è sem pre avvenuto che i movimenti più giovani siano quelli più sensibili al cristianesimo delle origini.
Renzo Giacomelli
WC8S© /ASSEMBLEA Dal 25 al 21 aprile si svolge a Roma l'Assemblea Nazionale dell'Azione Cattolica Italiana, nel corso della quale verranno definite le linee di azione per il prossimo triennio e verranno eletti i nuovi dirigenti dell'Associazione più vasta e significativa dei cattolici italiani.
Il Centro Sportivo Italiano, che deve allo spirito missionario e civile deU'Azione Cattolica la sua origine e l’ispirazione del suo impegno nella società e nella Chiesa, non può non guardare con interesse e parteci pazione a questo avvenimento importante per la comunità ecclesiale italiana. Molte delle nostre società sportive vivono accanto e in consonanza con i gruppi di A.C.: molti nostri dirigenti hanno cominciato il loro impegno a partire dall'Azione Cattolica, dalla sua « scelta religiosa » nella società italiana, dal suo equilibrato collocarsi sul crocevia in cui l’impegno di Fede si fa servizio comunitario, senza nulla chiedere in cambio ma po nendosi, gratuitamente, all’ascolto dei bisogni più profondi della gente.
Ma anche quelli tra noi che, pur aderendo all'ispirazione cristiana san cita dal nostro Statuto, vivono in realtà e in contesti diversi non possono che sentire l’importanza di questo grande movimento religioso e civile. E' dunque giusto e pertinente che ciascuno, secondo il grado del suo coinvolgimento nel movimento, si auguri ed operi perché la prossima Assemblea dell’A.C., disegni il cammino dei prossimi anni in coerenza con le scelte fondamentali che la Chiesa italiana ha operato, che sono state confermate al Convegno di Loreto, e che sono state indicate sotto la guida di Vittorio Bachelet e di Mario Agnes e, in questi ultimi anni, attuate con passione e lungimiranza dall'attuale presidente nazionale Alberto Monticane.
Stadium
INFORMATUTTO LEGGE QUADRO: STESURA DEL TESTO UNIFICATO Il Comitato ristretto della Com missione Interni della Camera dei Deputati si accinge ad af frontare la fase decisiva del suo lavoro: la stesura di un testo unificato delle dieci proposte di legge-quadro sullo sport. Anche dopo le audizioni delle parti in teressate, i nodi più intricati da sciogliere restano quelli di sem pre: il modello complessivo del nuovo assetto complessivo dello sport, la sua autonomia anche finanziaria, la natura e il ruolo del CONI, delle Federazioni e degli Enti di promozione, il rap porto fra questi e il CONI, il ruolo della Scuola e delle For ze Armate. Sugli sviluppi in tempi più o meno lunghi ci so no due correnti: una pessimista, una meno. Ma ci sono fondati motivi, in assenza di eventi mag giori, di poter avere entro il prossimo anno il testo unificato da portare all’esame delle due assemblèe.
INAUGURATO L'ISTITUTO DI SCIENZA DELLO SPORT A un anno dalla istituzione, è stata ufficialmente inaugurata il 16 dicembre l'attività dell’isti tuto di Scienza dello Sport del CONI, fornito di una sede com pletamente ristrutturata sulla base dell'ex-Istituto di Medici na dello Sport. Il nuovo Istituto si articola nei Dipartimenti di Fisiologia e Biomeccanica, Me dicina, Psicologia. IN VIGORE LA CONVBQONE EUROPEA CONTRO LA VIOLENZA Dal 1' gennaio è entrata in vi gore in Italia la « Convenzione europea sulla violenza e le in temperanze degli spettatori in occasione di manifestazioni sportive ed in particolare di in contri calcistici », ratificata dal l’Italia 1’8 novembre scorso. La Convenzione, promossa dal Con siglio d’Europa, è già in vigore dal 1“ novembre in Danimarca, in Inghilterra, neli’Irlanda del Nord e nella Svezia. Le misure previste sono notevolmente am pie ed articolate, ma incentra te prevalentemente sulla pre venzione e repressione delle in temperanze degli spettatori, sen za prendere in considerazione iniziative di natura formativa e culturale.
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Cinema e sport
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« Quando sei arrivato in alto, re sisti per restarci ». Tratta da un motto di Seneca e tradotta un po’ grossolanamente in lingua ameri cana dal regista John Badham nel suo film « American Flyers », la frase ben definisce la sostanza del messaggio proveniente dalla 4P edizione del Festival Internazionale di Cinema Sportivo. Un’abbondante pennellata di mon danità, le ormai consuete passe relle di campioni ed un indubbio miglioramento nella qualità tec nica delle opere presentate sono state le caratteristiche salienti della manifestazione, snodatasi a Torino, per il quinto anno conse cutivo, nel dicembre scorso. Ac canto ad esse, un sensibile incre mento di pubblico, con un rialzo significativo (circa il 110°/o rispet to al 1984) dell’aflluenza studente sca, che ha fatto registrare oltre 12.000 presenze durante le proie zioni speciali per le scuole, dedi cate quest’anno alla trattazione del « mito del successo nel cine ma sportivo hollywoodiano ». Il Festival ha inoltre polverizzato ogni precedente record fatto di partecipazione numerica per na zioni, con ben ventiquattro Paesi aderenti alla recente rassegna, di cui diciannove in gara per il vero e proprio concorso. Un successo crescente, che trae le sue origini dall’aver saputo sce gliere una sede dove la manife stazione si è arricchita di sezio ni, dibattiti, mostre e di quelle ciarle che sono, da sempre, una componente inevitabile di qualsi voglia kermesse cinematografica. E di questa voglia di pettegolezzi hanno fatto da paladini, per l’oc casione, le chiacchiere sullo «scandalo-Viola », le inoffensive sbircia te sui vizi privati di calciatori fil mati nel loro « quotidiano », le masturbazioni intellettualistiche circa i rischi derivanti da quell’ aumento di velocità che il pallone subirà sulle alture messicane, tea tro del prossimo Mundial.
« D’altro canto », si giustificano gli organizzatori, « vanno pagati alcuni prezzi per attirare l’atten zione su una manifestazione snob bata, per troppi anni, non solo dalla gente, ma anche dalla stessa critica specializzata ». In questo senso ha nuovamente giocato un ruolo determinante la sistemazio ne del festival a Torino. In una città a forte componente operaia — quantunque assai disoccupata e dunque in tutt’altre faccende coinvolta — non ci si poteva cer to concedere il lusso di una pla tea elitaria (così era quando l’ini ziativa si teneva a Cortina D’Am pezzo o a Saint-Vincent). « Ecco perché — spiega Paolo Ferrari, presidente del festival — doveva mo assolutamente dotarci di ri chiami per un aggancio popolare». In effetti, tutto ciò trova un’indi retta conferma nel fatto che, men tre si è assistito ad un’autentica ressa per « A chorus line », la Sto ria del Ciclismo, raccontata con filmati risalenti al glorioso perio do « coppiano » degli Anni Cin quanta, è stata completamente di sertata dal grosso pubblico. Sarà soltanto il piacere di ammi rare corpi che prorompono, stu pendi, dai costumi ridottissimi di aitanti ballerine? Oppure sarà il « fascino » di una pellicola non molto diversa dall'edonismo qua lunquista di Flashdance? Oppure ancora: non sarà che il binomio Coppi-Bartali (e, con esso, il cen tenario di fondazione della Fede razione Ciclistica, che ha voluto ritagliarsi uno spazio « pubblici tario » in questo festival) non po trà più soddisfare ed appassiona re pletore di giovani generazioni troppo impegnate a districarsi tra fast-food, video-game, corsi di in formatica, inquinamento ecologi co e tanta, troppa, scarsità di sbocchi occupazionali? Ma che c’entra tutto questo, tuo nerà qualcuno, con un Festival di cinematografia sportiva che trova una partnership artistica altret
tanto valida soltanto nella Bien nale di Venezia? Un legame invero esiste, perché se l’obiettivo principale della ma nifestazione è rappresentato dal la volontà di coniugare con effica cia cinema e sport — i due lin guaggi nuovi, per eccellenza, del nostro secolo — resta il fatto che, al momento, essa non oltrepassa i confini di rassegna pura dell’a gonismo filmato. Ara sacrificale per aspiranti cam pioni e, contemporaneamente, fa cile banco di prova per registi af fetti da manìe di spettacolarità, lo sport si è presentato, anche in questa 4P edizione del festival, con la sua bella facciata aurea ed incontaminata. Nel vedere le pro duzioni di cineasti di mezzo mon do, lo spirito olimpico sembrereb be infatti veleggiare tranquillo, in curante di qualsiasi « business », al di sopra di qualunque boicot taggio o strumentalizzazione poli tica. A suffragio di questo nostro giu dizio interviene lo stesso presiden te della giuria, il regista Gillo Pontecorvo. Forte della sua grande capacità nel trattare temi di alto impegno sociale (« La battaglia di Algeri », 1966, tre nomination al l'Oscar, tuttora una pietra milia re nella storia del cinema « mili tante », testimoniò a milioni di spettatori la protervia di ogni for ma di colonialismo), egli ha sot tolineato come la difficoltà nell’attribuire i vari premi — ne sono stati elargiti undici, di cui ben cinque «razziati» dagli statuniten si, compreso il riconoscimento speciale quale miglior selezione nazionale — sia stata determina ta unicamente dall’elevato conte nuto di spettacolarità palesato dalle ventisette opere in concor so. « Nella cinematografia sportiva, però, non si riesce ancora a intravvedere — dice Pontecorvo — la capacità di cogliere la dimen sione umana più genuina dello sport, se non attraverso la foto grafia dei drammi agonistico-esistenziali dei grandi campioni, ed è praticamente nulla la ricognizio ne sulla pratica sportiva di massa e sulle sue potenzialità socializ zanti ».
Davide Marzaroli
STADIUM/SOCIETA' I Tra le novità del 1986 ce n’e una che riguarda milioni di giovani: la facoltà di avvalersi oppure no dell’insegnamento della religione a scuola. Finora c'era solo la possibilità di chiedere l'esonero e, di fatto, quasi tutti frequenta vano l'« ora di religione ». Ades so, col nuovo concordato, saran no i genitori (e se maggiorenni gli stessi studenti) a dire ogni anno se scelgono l'insegnamento della religione o no. La dichiara zione va presentata entro il 21 gennaio prossimo per la prima iscrizione alla scuola materna, alla prima classe delle elemen tari e inedie; entro il 7 luglio ne gli altri casi. Come ogni fatto di libertà, an che questo comporta una respon sabilità sia delle persone singole sia della comunità cattolica nel suo complesso. La prima respon sabilità è di presentare correttamente il problema e la scelta. L'insegnamento della religione cattolica è offerto dalla scuola di Stato, d'intesa con l'autorità del la Chiesa, perché giustamente si è ritenuto che la religione è una componente importante della cultura e della vita del nostro Paese ed ignorarla sarebbe un impoverimento. Di conseguenza tale insegnamento viene offerto a tutti gli studenti e non solo a quelli che si ritengono cattoli ci. Per rispettare tuttavia la li bertà di coscienza in una mate ria tanto delicata si è previsto che tale « offerta » possa essere liberamente accettata oppure no. Quel che oggi è importante, tut tavia, è di non sciupare l'occa sione che si pone oggi concreta mente. Bisogna che la scelta del l'insegnamento di religione non venga presentata come una spe cie di referendum, né come una specie di dichiarazione di fede o di adesione alla Chiesa. Tutti coloro che hanno un interesse per il fenomeno religioso, per
Sguardi di inquietudine e di speranza sul nuovo anno. la storia, la cultura, il cammino della Chiesa, tutti coloro che si pongono il problema della fede e che si sentono « in ricerca »... tutti costoro non dovrebbero certo rifiutare l'insegnamento re ligioso. D’altra parte è necessa rio che tale insegnamento sia al l'altezza della situazione. Come si sa finora non sempre lo era stalo. Bisogna che l’« ora di re ligione » non venga confusa con un’occasione per fare catechi smo o proselitismo; che gli in segnanti (sacerdoti o laici) ven gano scelti con cura, secondo competenza e vera capacità pe dagogica; che l'insegnamento sia sostenuto da libri di testo ben fatti; che gli studenti e le loro famiglie prendano sul serio que sta come e più delle altre ma terie. In definitiva anche questa po trà essere una occasione per ar ricchire i contenuti educativi della scuola e il bagaglio cultu rale delle giovani generazioni; e per dimostrare che la scuola di Stato è un po' la casa comune, nella quale ogni cittadino può e deve trovarsi a suo agio e rice vere un insegnamento rispettoso e arricchente.
* Le stragi all'aeroporto di Fiumi cino e di Vienna gettano le loro ombre sulla situazione interna zionale. Al lutto per le vittime si aggiunge l’angoscia di trovar si di nuovo faccia a faccia con
la cieca violenza terroristica e la conseguente necessità di aumen tare le difese, le precauzioni, gli agenti di polizia, i vetri blindati, i servizi segreti. Ogni esplosione di terrorismo porta purtroppo ad un conseguente imbarbari mento delle leggi e delle strut ture sociali. Ciò è in qualche mo do inevitabile, ma bisogna stare attenti a non credere che ciò rappresenti davvero la soluzione. Converrà ricordare che non sa ranno le norme che limitano il soggiorno degli stranieri (già previste in altre circostanze ed ora varate con un piccolo blitz all'indomani della strage) a ren dere sicura l'Italia, così come non saranno certo le ritorsioni militari a rendere sicuro il Me diterraneo. Le prime renderan no più difficile la vita a persone già emarginate; le seconde fa ranno crescere la spirale della violenza. Il vero problema è di dare al medioriente, e in parti colare alla questione palestinese una soluzione giusta, che rispon da alle legittime esigenze di tut ti. Ma purtroppo a questo non si vuol pensare e perfino il filo occidentale e moderato Hussein è rimasto isolato nel suo ten tativo. Anche per il terrorismo « nostra no » si tratta di andare alle ra dici. Se Natale 1985 è stato se gnato dal terrorismo internazio nale, Natale 1984, con la strage sul treno tra Firenze e Bologna, era stato insanguinato da quello nazionale e precisamente, come risulta dalle indagini che stanno venendo alla luce dall’intreccio tra terrorismo neofascista, ma fia, camorra, sotto la regia della loggia massonica P2. È poi ci sono ancora quelli che dicono che era un club innocuo di per sone per bene!
Angelo Bertoni
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FOTOMEMORIA
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IL TEMA DEL MESE
Donne e sport DOVESONO Quando si cercano cifre sullo sport non bisogna poi andare mol to lontano. A girare, a corredare servizi ed inchieste, sono sempre gli stessi dati, quelli, cioè, ricava bili da un numero limitato di fonti: Istat, Censis, rilevazioni CONI sui Giochi della Gioventù e qualche flash proveniente da asso ciazioni e federazioni. Da queste stesse fonti, nelle lo ro elaborazioni più recenti, cer chiamo di trarre lumi sullo sport femminile in Italia. Cominciamo con una curiosità relativa allo sport agonistico: alle Olimpiadi di Anversa, anno 1920, sui 161 atleti della squadra italiana c’era soltanto una donna; a Los Ange les, 1982, le donne erano 49 con tro 264 uomini. Se inneschiamo il confronto con tempi così remoti lo sport femminile sembrerebbe aver fatto passi da gigante. Ma
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non sarebbe giusto, perché troppe cose, e non soltanto lo sport, so no cambiate nel frattempo. Tor niamo all’Italia industrializzata, tra anni '60 e '80, in un arco di tempo abbastanza omogeneo e al larghiamo il tiro allo sport per tutti e di tutti, quello non pro fessionistico. L’ISTAT ci dice che nel 1959 su 100 persone che prati cavano lo sport per hobby, solo 9,3 erano donne; mentre nel 1982 la percentuale delle sportive era salita al 31,9%. Nel 1959 le donne che praticavano lo sport erano lo 0,5% del totale della popolazione femminile; nel 1982 il 9,1%. Con queste cifre il problema è sempre Io stesso: si può parlare di una curva di crescita costante? Avremo, fra altri vent’anni, uno sport composto al 50% da don ne? Per scoprirlo abbiamo uno strumento parziale ma pur sem pre indicativo. Ad ogni edizione dei Giochi della Gioventù il CONI compila stati stiche riassuntive della partecipa zione. Se ci riferiamo alle ultime sei edizioni scopriamo che non è cambiato praticamente nulla. Nel 1979 le ragazze partecipanti ai Giochi erano il 38,2%; negli anni successivi questo dato cambia in maniera irrilevante, quasi a si gnificare che grossi boom per il momento non ce ne saranno. Tra i giovanissimi il discorso si fa di verso a livello di sport scolastico, dove le donne sono presenti in modo pressappoco analogo agli uomini. Ma quello dello sport nel la scuola deH'obbligo è un altro pianeta, dove, appunto, è sottin teso l’obbligo e tutto ciò che si fa fare ai ragazzi non è detto che entri a far costume, che diventi cioè un’abitudine permanente. Pur con queste approssimazioni e
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IL TEMA DEL MESE
Donne e sport
questi limiti, si può dunque affer mare che la donna è ben presen te sui campi sportivi italiani, rap presentando circa un praticante su tre. Proiettando le cifre sul to tale (presunto) dei circa nove mi lioni di italiani sportivi, le don ne costituirebbero un esercito di tre milioni di praticanti. Più complessa è la ricerca del co me e del perché le italiane fanno sport. In questo senso conviene abbandonare gli aridi sentieri del la statistica e destreggiarsi a ruo ta libera tra inchieste giornalistiche e ricerche sociologiche. L’atteggiamento della donna ver so lo sport in parte è cambiato perché è mutato il modello di donna proposto da cinema, stam pa e televisione: la donna propo sta dai mezzi di informazione è una donna efficiente e sempre in forma, una donna alla Dallas per intenderci. Ma sono cambiati an che i tempi, e l’italiana di oggi fornisce al suo fare sport anche altri significati: riscoperta e ri appropriazione della corporeità (probabilmente anche sotto la spinta del femminismo); come mezzo per stare insieme e per co noscere altre donne; come conqui sta di uno spazio personale al di fuori della famiglia; come stru mento per mantenere il benessere fisico; come occasione, più sem plicemente, di « stare all’aria aperta ». Cambiano i modelli di riferimen to, cambiano gli sport prediletti. A questo proposito sono esaurien ti i dati ISTAT: gli sport a più alta partecipazione femminile so no ginnastica, atletica, nuoto, pal lacanestro, pallavolo, pallamano, scherma, tennis, jogging. C’è, co munque, una miriade di nuovi sport che affascinano le donne. L’Unione Donne Italiane, ad esem pio, fa rimarcare il grande suc-
(segue a pag. 31)
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Andrea De Pascalis
CHI SONO Al prof. Alessandro Salvini, docente di Teorie della personalità all'Università di Padova e psicologo sportivo, abbiamo chiesto di descriverci l'identità delle donne sportive. — A suo parere esiste da parte dei giovani e anche delle ragazze una più diffusa motivazione verso lo sport e una riscoperta dei suoi valori positivi? « Direi di si. I dati in mio pos sesso e quelli forniti dalle recenti ricerche sui giovani, in particola re quelle effettuate dal gruppo IARD e da Garelli, che sono le più recenti, mettono in luce il cre scente interesse delle fasce giova nili verso la pratica sportiva. Una inversione di tendenza che è in cominciata agli inizi degli anni '80. Il decennio precedente difatti ha registrato una sorta di diffi denza della cultura giovanile e dei suoi movimenti verso lo sport; gli antagonismi ideologici che espri mevano erano fortemente critici e svalutativi rifiutando in blocco la pratica dello sport. Attività che invece proprio negli anni '80 ha riguadagnato terreno fino a dive nire un bisogno emergente e allar gato tra le nuove fasce di adole scenti. Le motivazioni legate al be nessere individuale, alla rivaluta zione della cultura del corpo, al l’autorealizzazione personale, si sono canalizzate verso lo sport e le attività ad esso complementa ri. Le ricerche mettono in eviden za, in termini di scelta, che lo sport è oggi secondo solo alle at tività culturali legate al cinema e alla musica: esso costituisce un polo di attività prioritario ad al tri interessi coltivati dai giovani. Per quanto riguarda poi le ragaz ze l'interesse verso la pratica sportiva non solo è cresciuto, ma è divenuto un bisogno e un com-
portamento largamente condiviso. Dal body-building, all’alpinismo, agli sport classici, dall’aerobica, al la psicomotricità, le attività moto rie costituiscono gli abiti di com portamento della nuova immagi ne di donna: simbolo di status, di appartenenza, di affermazione. Anche se i valori dell’aggregazio ne e della partecipazione vengono scoperti poi e in prima istanza la motivazione è strumentale ed in dividualista. Comunque è il risul tato che conta ». — Dalle ricerche da lei condotte qualche anno fa emergeva l’imma gine di una donna sportiva un po' in conflitto con lo stereotipo del la femminilità tradizionale. Secon do lei è ancora presente questo conflitto?
« Oggi si assiste ad un rapido cam biamento delle immagini e delle rappresentazioni sociali. Quello che un tempo avveniva nel "lungo periodo” oggi sembra consumarsi nello spazio di una stagione. Tut tavia per quanto riguarda gli ste reotipi femminili è da dire che al cuni, i più tenaci al mutamento, hanno cambiato solo pelle, si so no adeguati allo spirito dei tem pi, anzi accentuando i valori d’ immagine. Fortunatamente per lo sport il ridimensionamento di pregiudizi e di taluni stereotipi fem minili si sono orientati in suo fa vore. Una certa immagine di fem minilità leziosa, dipendente, fra gile, rinunciataria si è dissolta a favore di una figura di donna più autonoma, assertiva, responsabile,
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Donne e sport
dotata di una diversa espressività fisica. Altrettanto è avvenuto per le for me più tradizionali del pregiudi zio maschile che vedevano un'in compatibilità tra l'espressività estetica dello sport e i prototipi ideali della femminilità. Dall’altro la diffusa coscienza tra le donne che il loro modo di essere è più condizionato dalla cultura che dalla biologia, ha prodotto nuove sicurezze sulla loro possibilità di partecipazione sportiva ».
— Quali i contesti che meglio orientano la ragazza verso lo sport, quindi responsabili della sua mo tivazione e partecipazione? « Da alcune indagini che abbiamo svolto per conto dell’ufficio Pro mozione Sportiva del Coni, la scuola rimane per la ragazza un luogo di grande motivazione o di forte inibizione. Nel primo caso è l’insegnante di educazione fisica preso a modello, l’atteggiamento favorevole e non ostile e precon cetto degli altri insegnanti, l'atteg giamento delle coetanee, costitui scono — insieme alla disponibili tà dei genitori, padre in partico lare — un orientamento altamen te motivante. Dall'altro il clima culturale di riferimento entro cui la scuola si muove, l’impegno as sociazionistico di comunità, le ini ziative locali del Coni o degli En ti di Promozione Sportiva, costi tuiscono quel terreno di opportu nità senza il quale nessuna voca zione sportiva può schiudersi ».
— Qual è la differenza tra moti vazioni maschili e femminili nel l'adolescenza? identico è il valore educativo dello sport per i due sessi? « Quando una ragazza e un ra gazzo corrono, per esempio, i cen to metri, se da un punto di vi sta sportivo e fisiologico fanno la stesa cosa, da un punto di vista sociale e psicologico certamente
no. Soprattutto se adolescenti le donne sperimentano una situazio ne ludica e di confronto che ri sente del loro ruolo, delle attese e dei diversi orientamenti esisten ziali. Un ragazzo può cercare af fermazione e la ragazza affiliazio ne: il primo può sperimentare più gli aspetti competitivi e la se conda quelli della partecipazione, del divertimento, della scoperta. Quanto al valore educativo non saprei pronunciarmi bene, sono uno psicologo, forse più adatto a questa domanda sarebbe un peda gogista: valutare la dimensione educativa richiede un’ottica e stru menti che non sono della psico logia, capire i meccanismi di un processo non significa saperne stabilire i fini. Un medico può stabilire come batte il cuore, non per chi deve battere, altrettanto può dirsi dello psicologo che stu dia la triade mente-cervello-socie tà nelle loro interazioni e sotto forma di pensiero-emozione-com portamento ».
— In particolare com'è sentita dal le adolescenti l'esperienza sporti va?
« E’ avvertita come un’esperienza piacevole e liberatoria, in cui pre valgono i momenti di realizzazio ne sociale più che quelli di affer mazione sociale. A differenza dei maschi finché non pervengono a successi o impegni agonistici con sistenti, l’attività sportiva non oc cupa per le adolescenti un posto centrale in termini di ambizione o di attività specializzata. Difatti è abbastanza frequente nelle ado lescenti il passaggio da uno sport all’altro, cosa che non deve esse re vista negativamente, considera to che esse sfruttano più il vissu to di gioco e di partecipazione che lo sport offre loro. — Lei nel suo libro « Identità fem minile e sport » confrontando l’at tività sportiva femminile con quel(segue a pag. 31)
COSA FANNO M. Rosa Zanella, vice presidente del C.S.I. è una delle rare donne dirigenti nello sport italiano. L'abbiamo intervistata. — La maggiore presenza delle donne nello sport si è tradotta in un maggior peso della donna nell'organizzazione sportiva?
« Secondo il censimento CONI 1983, sul totale dei praticanti, il rapporto tra uomini e donne è all’incirca del 3 a 1 — 70% ma schi, 30% femmine. I dati di raffronto disponibili ri salgono ad un censimento ISTAT del 1959. Allora, su 1.308.000 pra ticanti complessivi, i 9/10 erano
maschi; fra i maschi i praticanti erano il 5% circa; fra le donne lo 0,5%. In ventitré anni progressi ne sono stati compiuti. In termi ni di attività sportiva, i maschi so no aumentati di quattro volte, le donne diciotto volte. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del settanta, in Italia si è cominciato a parlare di "sport so ciale”, di "promozione sportiva", di "sport per tutti". Un po’ i cam biamenti socio-culturali, un po’ la nuova politica degli Enti di
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promozionc, del CONI e degli En ti locali hanno aperto le porte al lo sport anche alle donne. I dati sopra riportati dimostrano che le donne hanno conquistato un lo ro... posticino al sole anche nel lo sport. Ma ciò nonostante l’or ganizzazione sportiva è restata ed è ancora maschile, anche maschi lista in termini culturali. Tutto è rimasto sostanzialmente maschile, il concepire, l’organiz zare, il regolamentare lo sport. Le donne in tutte le Federazioni sono trattate come atlete di se rie B. Anche le campionesse che fanno risultati. Ma l’aspetto più triste ed anche più significativo di una mentalità e di una cultura è dato dalla scarsità assoluta, quan do non assenza, delle donne nei quadri dirigenziali e tecnici. Nel CONI, 39 Federazioni, non vi è una presidente donna. Sempre nel CONI, vi è soltanto un segre tario generale delle Federazioni donna. Su circa 400 consiglieri fe derali, le donne non arrivano a dieci. Problemi analoghi, anche se me no vistosi, esistono aH'interno dei 13 Enti di promozione sportiva. Nel CSI, le donne dirigenti e tec nici sono il 10°ó: grosso risultato di una politica; ma anche il CSI ha in proposito le sue difficoltà a far valere una politica esplicita di eguaglianza ».
C’è del vero, in tutto questo, per ché progressi nel cammino di eguaglianza tra uomini e donne ne sono stati effettivamente compiu ti. Ma se si guarda più a fondo e con più attenzione si scorge che, soprattutto a livello cultura le, i progressi sono meno reali di quanto possano apparire. Nello sport ci sono ancora zone proibite alle donne, ma ce ne so no molte ormai aperte; tuttavia, come si è visto, anche in queste le donne hanno difficoltà molto mag giori per accedervi, per affermar si e per restarvi. La cultura, la mentalità è ancora molto arretra ta nei confronti della figura fem minile sul piano personale e del ruolo. La stampa e la pubblicità costi tuiscono uno specchio evidente di tutto questo: a parole si esalta l’emancipazione delle donne, ma poi, in concreto, tutti i messaggi o quasi battono ossessivamente il tasto sulla "femminilità", sul "fascino" e via dicendo. Quando sulle donne sportive si tenta di fare discorsi più "impe gnati”, si ricade negli stessi luo ghi comuni e si affrontano i pro blemi con la stessa superficialità. La verità è che i giornali sportivi sono fatti dai maschi per i ma schi: è chiaro che le donne, in ge nere, non acquistano e non leggo no i quotidiani sportivi ».
— Quali sono gli zoccoli più duri di una resistenza maschile verso le donne sportive e lo sport fem minile?
— C'è una responsabilità delle donne riguardo alla situazione del lo sport femminile e alla condi zione delle donne nell’organizza zione sportiva?
« Se guardiamo ed ascoltiamo in superficie, possiamo essere colpiti nella società attuale da una mi riade di segni e di fatti che sta rebbero ad indicare una raggiun ta parità da uomini c donne: vita familiare, educazione morale, op portunità di lavoro e di carriera; partecipazione e comportamento delle donne nella vita sociale...
« L’esperienza personale ci dice che ci sono indubbiamente delle responsabilità delle donne. Anche noi donne siamo "figlie" della nostra cultura. Spesso ci piace che gii altri, gli uomini, pen sino e facciano per noi. Credo che nessuno, in diversa misura si sen-
ta nel suo intimo esclusa in as soluto da questo meccanismo. Ma ho detto "in diversa misura”. Credo che il sacrificio, l’impegno personale costante, la preparazio ne, lo studio, la disponibilità al confronto con le proprie peculia rità sono cose che pagano; forse anche l’atteggiamento interiore. Io non mi sono piai a priori sen tita discriminata e per la verità non lo sono mai stata... ma sono cose che sul piano dell'impegno personale non danno respiro. Cre do sia una questione di scelte. Ma forse ritorniamo da capo: la don na può sempre scegliere quale ruo lo giocare in società? In parte io credo di sì! Conosco bene mogli c madri di famiglia pur impegnate nella nostra associazione! ». — Quali strade sono da pratica re per camminare ulteriormente e più decisamente verso la parità delle donne nello sport sotto tutti i punti di vista?
« Fino ad oggi le donne sono en trate nello sport in termini imi tativi, rivendicativi, concorrenzia li, anche di comodo (sempre con le dovute eccezioni). Così si fa il gioco di coloro che finora hanno avuto il monopolio dello sport. Se è l'uomo a sentirsi aggredito dalle donne anziché vi ceversa, non si può più evidente mente parlare di soluzione del problema di rapporto, c’è solo un’ inversione di fronti. Senza rinunciare a lottare, con ini ziativa e coraggio, è forse però giunto il momento di cambiare strategia. Si potrebbe pensare pe rò ad una prospettiva cioè di re impostare e fondare le lotte, le azioni e le iniziative sulla cultura solida e profonda del primato e della centralità della persona, sul l’essere anziché sull'avere o sul potere o sull’apparire. Occorre che le donne facciano la loro parte senza paure o senza fa cili o comode rinunce ».
FOTOMEMORIA
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Una, cento, mille feste a cura di Donato Renato Mosella
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Tutte le manifestazioni program male e realizzate quest’anno dal Centro Sportivo Italiano ai suoi diversi livelli provinciale, regiona le e nazionale, sono tese ad af fermare un unico principio: « lo Sport è Festa ». Finora abbiamo lavorato per creare i presupposti necessari, at traverso lo studio di formule e modelli di attività adatti allo sco po, adesso è giunto il momento di calare il tutto nella realtà dei fat ti, come si suol dire: « è ora di scendere in campo ». Per gli operatori del C.S.I. le Fe ste sportive sono la chiave che gli consente di far capire agli al tri la cultura semplice e raziona le di cui l'Associazione si è fatta promotrice, una cultura che ha radici profonde nello sport italia no e nella sua storia. Sbagliano coloro che ci accusano di voler creare un altro sport, il nostro lavoro è teso solo a mi gliorare quello che ci ritroviamo. La serietà e l’impegno tecnico/ organizzativo con cui il C.S.I. pro muove l'attività sportiva, sono la garanzia migliore per chiunque scelga di fare dello sport per se stesso e per gli altri. Un nuovo anno id Feste, quindi, un nuovo anno di « proposte aperte » a coloro i quali scelgono liberamente la pratica sportiva come momento di confronto lea le e di incontro con gli altri. Quali le novità più importanti di questo 1986? A livello provinciale sono centi naia le Feste sportive program mate; esse interessano tutte le di scipline sportive tradizionalmen te praticate nel C.S.I., ma anche molte proposte di nuove attività per tutti. Mentre scriviamo ben 94 Consigli provinciali hanno ulti mato la loro programmazione pro ponendo attività per tutte le fa sce di età. A livello intermedio, tutte le Re gioni hanno ormai ultimato la fa se programmatica; esse, oltre a
L’attività sportiva nazionale del C.S.I. nel 1986. sostenere l’attività dei singoli Consigli provinciali, propongono un calendario di attività molto nu trito, essenzialmente rivolto alla 2J fascia di età (10/14 anni) e alla 34 (14/18 anni) con manifestazioni della durata anche di più giorni. Il circuito delle attività nazionali rappresenta l’occasione per com pletare un cammino educativo già iniziato nelle proprie realtà attra verso incontri con ragazzi porta tori di esperienze diverse e prove nienti da realtà diverse. E’ anche un’occasione propizia per consentire ai nuovi atleti, tec nici e dirigenti di vivere un’espe rienza singolare o perlomeno in solita, profittando dell’occasione per prepararli adeguatamente sia sul piano tecnico che su quello associativo.
• FESTA NAZIONALE DELLA NEVE. Recoaro Terme (Vi cenza - 5/9 marzo 1986
La stagione invernale del C.S.I. si apre a livello nazionale con la Festa della Neve, un grande incontro gio vanile che prenderà vita a Recoaro Terme (Vicenza) dal 5 al 9 marzo 1986. Il programma generale tecnico c lo gistico, è già partito, siamo solo in attesa delle adesioni. « Festa della Neve » in quanto, oltre alle gare, tut te organizzate con rigore, si faranno tante altre esperienze che sicura mente lasceranno il segno in tutti i partecipanti.
— Adesioni di massima: entro il 31 dicembre 1985. — Iscrizioni definitive: entro il 31 gennaio 1986.
• FESTA NAZIONALE DI COR SA CAMPESTRE. Como/Cadenabbia/Menaggio - 21/23 marzo 1986 Per questa manifestazione è stata scelta una località splendida: « La riviera delle azalee », un tratto del lago di Como suggestivo e miste rioso. Fra Cadenabbia e Menaggio, dal 21 al 23 marzo, la Corsa Campestre CSI si è data l'ennesimo appuntamento. Anche questo programma è già sta to definito: due giorni molto inten si sia sul piano sportivo che asso ciativo e culturale.
— Adesioni di massima: entro il 20 gennaio 1986. — Iscrizioni definitive: entro il 20 febbraio 1986.
• FESTA NAZIONALE POLI SPORTIVA DEI RAGAZZI. S. Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) - 24/27 aprile 1986
SPORTFESTA CSI '86________________ Meeting nazionale di Pallavolo, Pallacanestro, Tennistavolo, Nuoto, Ciclismo, Cicloturismo, Judo, Tennis, Corsa d'orientamento per tutti Borea di Cadore/Val Baite (Belluno) M/19 giugno 1986
Mentre ci apprestiamo a lanciare una nuova ed originale proposta di attività per i Ragazzi, riproponiamo anche quest’anno una manifestazio ne nazionale per i preadolescenti, con lo scopo di creare uno sbocco alle numerose iniziative polisportive realizzate dai nostri Consigli provinciali/circoscrizionali e regionali. L’idea resta quella della Festa Poli sportiva con alcune novità che ri guardano soprattutto le formule di svolgimento e le proposte di giochi sportivi. Categorie ammesse: Ragazzi e Ra gazze nati negli anni 1972/73 e 1974/ 75. — Adesioni di massima: entro il 28 febbraio 1986. — Iscrizioni definitive: entro il 31 marzo 1986.
• FESTA NAZIONALE DI CAL CIO. Borea di Cadore (Bel luno). - 14/19 giugno 1986.
Un’iniziativa ancora a carattere spe rimentale, in quanto la notevole mo le di attività calcistica promossa al l'interno del C.S.I. non ci consente, per il momento, molte possibilità. Tra l’altro il calcio non ha certo bisogno di essere « promosso » al meno se si guardano i nostri nu meri. Per comprensibili motivi e prevista la partecipazione di 32 squadre (16 Cai. Allievi e 16 Cat. Cadetti) in rap presentanza di tutte le regioni. — Adesioni di massima: entro il 15 febbraio 1986.
— Iscrizioni definitive: entro il 20 marzo 1986.
• MEETING NAZIONALE DI ATLETICA LEGGERA
Sarà realizzato nel Trentino-Alto Adige, località precisa e data ancora da definire. (segue a pag. 22)
La crescita della domanda di sport nel nostro Paese costituisce un fat to ormai incontestabile e le diverse iniziative promosse ai vari livelli ne sono la testimonianza concreta. Da qui nasce l'esigenza di adeguare e razionalizzare le forme di inter vento per poter rispondere piena mente alle attese. Le esperienze che il C.S.I. ha ma turato in questi ultimi anni ci met tono oggi nella condizione ideale per pensare e per organizzare pro poste sportive ed educative capaci di lasciare un segno tangibile nei giovani, i quali sono attratti e, spesso, distratti da tante proposte di attività. La capacità di individuare nuove strade da percorrere, nuove propo ste di attività con formule che con sentono a tutti di poter giocare allo sport, è una prerogativa di questa Associazione. Una scommessa educativa che si gioca su molti fronti, uno tuttavia, è basilare rispetto a tutti gli altri: « la gratuità dell’esperienza sporti va ». Lo sport, lo sappiamo bene, offre una miriade di sollecitazioni per imparare a vivere, il senso di sé e degli altri, i rapporti con tutti i soggetti e gli aspetti della vita. Ma la lezione dello sport risulta positiva se l’esperienza che vi si compie è libera da certi condizio namenti e paure, dove chi Io pra tica si sente realmente ed attiva mente impegnato, mentre chi lo organizza crea i prerequisiti fun zionali affinché il tutto avvenga se condo il progetto stabilito. SPORTFESTA CSI ’86 è una nuo va grande provocazione che il CSI rivolge a se stesso, a tutti i suoi associati, siano essi atleti, tecnici, dirigenti, arbitri o giudici. Duemila giovani insieme per cin que giorni! Non si tratta di un semplice abbinamento dì tante di scipline sportive, questo Meeting ha la pretesa di voler essere quel qualcosa di più. Non ci sono esempi concreti a cui poter fare riferimento, in quanto il programma è ancora in fase di elaborazione, certamente sappiamo cosa « non vuol essere » questa iniziativa. Non una copia di Finali nazionali (è una strada questa che abbiamo smarrito da tempo), nep pure una sorta di Giochi della Gio ventù o iniziative simili. Che cosa allora? Qualcuno ipotizza una grande Fe sta sportiva, in grado di’ amplifica re tutti gli « ingredienti » che fi-
nora in pochi abbiamo scoperto, condiviso e man mano acquisiti. Un modo, se volete, nuovo di in contrarsi per « organizzare » e al lo stesso tempo « consumare » lo sport. Tutti i partecipanti sono chiamati a collaborare, affinché il program ma si animi con l’apporto di tut ti, ognuno con la propria compe tenza, il proprio ruolo, la propria esperienza di vita. Insomma, il C.S.I. è impegnato fin d’ora ad allestire un grande « spet tacolo » nel quale duemila giovani saranno i protagonisti. Il punto di partenza è la precisa volontà di coniugare lo Sport e la Festa in un binomio indissolu bile creando insieme il testo (pro gramma), preparandoci ed eserci tandosi (vita sportiva ed associa tiva) ed infine presentando l’esecu zione che, al di là di tutto, lascerà poco spazio alle critiche e sarà per tutti una verifica irripetibile sul piano educativo. Il teatro scelto per questa opera zione è una delle valli più belle e suggestive del mondo: la Val Boile, da Cortina a Vodo, Borea, Val le, S. Vito, con le sue magiche Do lomiti.
Dal 14 al 19 giugno si parlerà di questa grande SPORTFESTA CSI ’86. Un villaggio già pronto ospiterà tutti i partecipanti. Esso è costi tuito dal Centro Vacanze di Borea di Cadore, costruito dall’E.N.1.. Di spone di oltre 2000 posti letto, sud divisi in 300 villini ed è situato ad appena 12 km. da Cortina, alle pen dici del monte Antelao. I campi di gioco per le attività sportive saran no ricavati, alcuni all’interno del Villaggio, altri nei vari comuni del la Valle. I ragazzi gareggeranno ognuno nel la propria disciplina, anche se lut ti si confronteranno in una gara di Corsa d'Orientamento organiz zata con la collaborazione del Co mitato Italiano Sport dell'Orientamento. Altre idee sono in arrivo, pertanto rivolgiamo l’invito attraverso le pagine di Stadium a fornire pro poste, idee per costruire insieme SPORTFESTA CSI ’86.
• ADESIONI DI MASSIMA: entro il 10 aprile 1986. • ISCRIZIONI DEFINITIVE: en tro il 10 maggio 1986.
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UNA, CENTO, MILLE FESTE
MANETTA
(segue da pag. 2/)
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Questa manifestazione rientra in un piano di intervento più ampio inte so a sostenere la notevole crescita di questa disciplina all’interno del C.S.I.
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• LIBERI SCAMBI Tutti i Consigli provinciali/circoscrizionali del CSI hanno la possibilità di programmare ed organizzare del le manifestazioni interregionali per i ragazzi, i giovani e gli adulti, im prontate alle indicazioni riportate sull’apposita circolare del Coordina mento Nazionale Attività Sportiva n. 1056 del 10 novembre 1985. Si tratta di attività che consentono ai diversi Consigli uno scambio di esperienze, autonomamente gestite, con realtà associative di regioni di verse, liberamente scelte. E’ una formula originale e semplice che offre un’interessante esperienza ai partecipanti, mentre collauda e rafforza il consiglio che la orga nizza. Inoltre, facendo essi parte della pro grammazione nazionale, sono ade guatamente sostenuti dalla Presi denza Nazionale.
• ATTIVITÀ’ INTERNAZIO NALE F.l.C.E.P.
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Il circuito nazionale trova un im portante sbocco nelle manifestazio ni della F.l.C.E.P. (Fédération Inter nationale d’Education Phisique et Sportive), alle quali il Centro Spor tivo Italiano partecipa ogni anno, of frendo a molti nostri giovani atleti, la possibilità di vivere un’esperien za sportiva internazionale. Quest’anno sono di scena tre disci pline sportive molto praticate all’in terno del C.S.I.: Tennistavolo, Pallacanestro e Judo. I criteri di scelta stabiliti e Fattività che prende il via a tutti i livelli nell’Associazione, ci consentirà come sempre di operare delle scelte tec niche e associative rispettose sia dei nostri princìpi educativi che delle e-
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sigenze che un'attività internaziona le purtroppo ci richiede. Questo il calendario F.l.C.E.P. 1986: — TENNISTAVOLO: SITTARD (Olanda — 8/11 maggio 1986. Paesi par tecipanti: Italia / Germania / Olan da / Austria / Francia / Belgio. Ca tegorie ammesse: Cadetti M e F nati negli anni 1970-1971; Giovani M e F nati negli anni 1968-1969; Seniores M e F nati nel 1967 e precedenti. Il C.S.I. partecipa con n. 20 atleti/e.
IO SONO Ubi APAbJC-lONU ) MIO FRATELLO UN VRRD& J F MIASOROUA y-------UNA DARk / J , &/ TUOI
— PALLACANESTRO: AQUISGRANA (Germania) — 75/79 maggio 1986. Paesi partecipanti: Italia / Germa nia / Austria / Belgio / Francia. Ca tegorie ammesse: Juniores Me F na ti negli anni 1968/1969/1970; Giovani M e F nati negli anni 1971/1972. — JUDO: ANCEN1S (Francia) — 20/ 22 giugno 1986. Paesi partecipanti: Italia / Austria / Germania / Fran cia. Categorie ammesse: categoria assoluta.
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Informare per comunicare Già al primo ritrovarci nella sa la di riunione, sabato 7 dicembre, è apparso subito chiaro che qual cosa di nuovo stava maturando nel campo deH’informazione asso ciativa del C.S.I. Ne costituiva una prova lampante il numero stesso dei partecipanti: 44 opera tori Stampa di 35 Consigli provin ciali. Non s’era mai vista una così alta partecipazione nei precedenti tentativi di riunioni nazionali ef fettuate negli anni precedenti, e non era da trascurare il fatto che quasi tutti gli operatori erano gio vani, il che indicava chiaramente persone impegnate in maniera specifica nel ruolo informativo e non a tempo perso. Che un nuovo corso si fosse av viato nell'informazione associati va periferica era del resto appar so chiaro già l’anno scorso, dalle oltre cinquanta pubblicazioni pe riodiche inviate per essere am messe al contributo stanziato dal Consiglio nazionale. E si sapeva in Presidenza che numerosi altri Consigli avevano un proprio fo glio di informazione, sia pure me no strutturato e a periodicità non fissa. L'incontro nazionale era stato in detto proprio per fare il punto su una situazione in movimento e per studiare insieme come soste nerla e conferirle ulteriore im pulso. La situazione è emersa chiara nel la giornata di lavoro, in cui sono stati esplorati tutti gli aspetti di un impegno associativo affronta to con nuova volontà, ma che pre senta ancora difficoltà consistenti e molteplici. In positivo si deve per l’appunto notare la maturazione ormai av venuta di un sicuro e diffuso con vincimento di come l’informazio ne sia oggi indispensabile a ogni Consiglio locale per il consegui mento degli obiettivi associativi. Si diceva nella riunione, con un piccolo gioco di parole che « oggi il C.S.I. non può essere il C.S.I.
Un Seminario stilla stampa associativa del C.S.I. d’oggi » senza un adeguato siste ma informativo. Perché l’associa zione è oggi una realtà vasta e complessa che... naviga in una realtà altrettanto vasta, comples sa e anche « competitiva »: senza l'informazione non può né fare cultura, né educare e neppure es sere presente nello sport e nella società a quel livello di dignità che le compete e che le è necessa rio. La situazione deH’informazione associativa locale — tramite stam pa e ormai anche tramite radio e televisione — è oggi consolan te perché rispetto al passato è in fase di decollo, ma perché possa veramente spiccare il volo ha bi sogno di molte cose sotto il pro filo dei contenuti, degli strumenti, delle risorse umane e materiali e dell’organizzazione. Molte cose che si potrebbero però chiamare con un nome soltanto, come se detto a conclusione della riunio ne romana: una organica politica associativa a favore dell’informazione. Intendiamoci: non è che in pas sato non si sia fatto niente sul piano nazionale, ma un interven to sistematico è mancato per tut ta una serie di motivi, di cui pro babilmente il principale è da ri cercare nel fatto che il problema non aveva raggiunto la maturità psicologica e organizzativa indispensabile. Ora le premesse ci sono per im postare un’azione articolata a li vello nazionale, per mobilitare un impegno associativo più vasto e continuativo. La riunione di Ro-
ma è servita a raccogliere gli ele menti per progettare questo tipo di impegno politico a sostegno dell’informazione nel C.S.I. a tut ti i livelli e la Presidenza è inten zionata a muoversi speditamente in tale direzione, interessando prossimamente anche il Consiglio nazionale. Intanto, però, la riunione ha ot tenuto risultati immediati di gran de interesse per i partecipanti, poiché il confronto delle esperien ze (e delle stesse difficoltà) ha ar ricchito tutti sul piano conosciti vo e dell’impegno. A beneficio anche di chi non vi ha partecipato, vogliamo termi nare ricordando le principali ca ratteristiche che unanimemente sono state individuate per un'in formazione associativa qualificata ed efficace. Essa deve essere: — fedele portavoce della proposta associativa; — globale nel dar con to di tutte le facce del C.S.I. e non, come spesso avviene, di una soltanto; — adeguata alla sensibi lità, agli interessi e alle capacità di comprensione dei destinatari interni ed esterni; — continuati va, nel senso che è meglio poco periodicamente, che non molto e perfetto ma una volta sola; — multiforme nell'utilizzazione dei vari canali e strumenti (stampa, radio, televisione e supporti au diovisivi); — dignitosa, non nel senso del lusso ma del decoro nel la forma dello strumento, tenen do presente che il mezzo con cui si informa è già una importante informazione in se stesso, a pre scindere dai contenuti. L’argomento ovviamente non è esaurito; daremo conto dell’azione che a livello nazionale si svilup perà. Ma intanto non c’è da stare con le mani in mano, poiché la po litica deH’informazione locale la fanno ovviamente in primo luo go le stesse strutture locali del l’associazione.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE ______ Concluso a Reggio Emilia____ l’anno internazionale della gioventù REGGIO EMILIA — Dal Consi glio del Centro Sportivo Italiano di Reggio Emilia il 1985 è stato vissuto come una felice coinci denza: era questo, infatti, l’an no in cui il CSI ricordava di es sere ormai da 40 anni al servi zio dei giovani della provincia reggiana, nta era anche l’Anno Internazionale della Gioventù. Le due ricorrenze sono state fu se in un unico programma, che ha mobilitato il CSI Reggio per l'intero arco dei dodici mesi e che si è concluso sabato 14 di cembre con una riuscita mani festazione organizzata presso il Palazzo dello Sport reggiano. Più che predisporre iniziative particolari, che avrebbero avu to risvolti trionfalistici o comun que di circostanza, il CSI Reggio ha dato corso al suo consueto calendario di attività, preveden do unicamente dei momenti che evidenziassero la doppia ricor renza. Tra gli eventi più significativi vanno ricordati: la preparazione al Natale '84, con un ciclo di conferenze del prof, don Lan franco Lumetti, per conoscere a fondo la realtà del mondo gio vanile nel quale gli operatori del CSI agiscono; la premiazione an-
nuale delle Società, colta come occasione di incontri per motiva re maggiormente l’attività svol ta; una conferenza dibattito sul le proposte di legge-quadro del lo sport; « Sport e spiritualità », preparazione al Giubileo dei gio vani del 31 marzo; un momento agonistico a livello internazio nale nel quadro delle attività FICEP (Féderation Internationa le Catholique d'Education Phisique); « Giocasport Festa », ini ziativa aperta a tutti i bambini della provincia, alla quale han no aderito l'A.C. Ragazzi, l'Agesci, le Polisportive Salesiane, i Centri di Addestramento e di av viamento allo sport e gli oratori della provincia reggiana. La manifestazione di chiusura del 14 dicembre si è svolta con due momenti distinti: la presen tazione della Mostra dei 40 anni del CSI ed uno spettacolo pub blico incentrato sul Piccolo Coro dell’An tornano di Bologna e sag gi di danza classica, di sport e di musica offerti dai ragazzi del CSI. Al termine della manifesta zione, alle maggiori Società spor tive reggiane è stata consegnata una copia del Manifesto dello Sport.
SAPERE DI SPORT
nito nuovi e stimolanti occasioni di approfondimento.
UDINE — A seguito di quanto emerso dal Congresso provinciale di Tarcento e mettendo in atto una precisa li nea stabilita dal Consiglio provincia le, il CSI Udine ha varato una serie di iniziative tese a riprendere il dia logo sia con le forze interne dell'Associazione sia con le forze esterne.
Il primo passo è stato compiuto il 26 ottobre con un incontro su « Insieme per promuovere lo sport: CSI e CONI a confronto ». All'avvenimento hanno preso parte attiva il presidente pro vinciale del CONI, Manlio Cescutti, e l'assessore provinciale allo sport Gio vanni Pellizzo, i quali hanno integrato la relazione del presidente provincia le del CSI. Norberto Tonini, con loro comunicazioni circa i rapporti tra CO NI ed Enti di promozione e tra Ente locale e associazionismo sportivo.
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E seguito un dibattito, presenti un centinaio di dirigenti di società spor tive del CSI, che è servito a chiarire ulteriormente i temi svolti ed ha for-
A circa un mese di distanza, il 14 e il 22 novembre, con la collaborazione del Comitato iniziative paesane Loca lità Case-Manzano. sono state dedi cate due serate ai problemi collegati con lo sport. Di « Sport, educazione e salute », si è discusso la prima se rata, con esperti che hanno sviluppa to l'argomento con particolare rife rimento all'età giovanile. La seconda cccasione è stata dedicata invece a >■ Sport e territorio ». Entrambi gli ap puntamenti sono stati posti sotto l'in segna « Sapere di sport » che con traddistingue questo tipo di iniziati ve promosse dal Consiglio di Udine. Un fine settimana associativo e for mativo è stato programmato, infine, per il 13 dicembre ad Arta Terme. La partecipazione era aperta a quanti, all'interno delle società sportive, ri coprono un ruolo attivo e responsa bile ed era finalizzata a favorire una sempre più ampia conoscenza del progetto associativo nei suoi aspetti pedagogici, sportivi e sociopolitici.
RICONOSCIMENTO CMCO AL CSI LECCO LECCO — Il Consiglio Comunale di Lecco, nel quadro dell'annuale as segnazione di benemerenze, ha de liberato di conferire il « Riconosci mento Civico di S. Nicolò » al Con siglio provinciale CSI di Lecco che « in 25 anni di attività, si è sem pre e particolarmente prodigato per una intensa attività sportiva e formativa a favore delle giovani ge nerazioni ». La medaglia d'argento di civica be nemerenza è stata consegnata dal Sindaco al Presidente provinciale C.S.I. nel corso della solenne ceri monia di S. Nicolò. Patrono della città, svoltasi domenica 8 dicem bre nel Salone Consiliare del Pa lazzo Comunale alla presenza di parlamentari, rappresentanti religio si, civili e militari della Città e di numerosi cittadini.
NUOVI ORIZZONTI CAMPOBASSO — Ultimo arrivato nella famiglia, oramai numerossima, della stampa associativa è na to « Nuovi Orizzonti », giornalino del Consiglio provinciale di Cam pobasso. La forma, per ora, è quel la « povera » del ciclostilato a « nu mero unico », ma l'impresa promet te di avere un seguito come si evince dall'editoriale, che tra l'altro mostra idee molto precise sul ruo lo da svolgere: « L'importanza di scrivere, di notificare le proprie esperienze, diventa essenziale e basilare per un’associazione che si propone all'avanguardia ed in alter nativa rispetto al contesto contem poraneo di concepire e gestire il mondo sportivo e sociale giovani le. La trasformazione di quello che, teoricamente, in modo intrinseco dei contenuti e valori, la nostra as sociazione cerca quotidianamente di mediare e trasformare in con creto, in un continuo e permanen te lavoro sul territorio, non può non avere come strumento princi pale la comunicazione del proprio vissuto.
Con la consapevolezza che molto del lavoro dei nostri operatori ri mane per così dire "sommerso" in un essere attivo silenzioso, l'aper tura di un canale di comunicazione quale può essere anche un sempli ce giornale ciclostilato, è da con siderarsi un mezzo di rinforzo mo tivazionale e di aggregazione co munitaria per interpretare, ed es sere più presenti in una realtà sportiva molto carente dal punto di vista delle problematiche socia li giovanili quale può considerarsi quella della nostra comunità pro vinciale... ».
TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE PREMIO DELLA BONTÀ' IN MEMORIA DI PADRE FAVALU MANTOVA — Domenica 8 dicembre il CSI mantovano ha festeggiato atleti dirigenti e società sportive distintisi nella stagione sportiva 1984-’85. In occasione di questo tradizionale ap puntamento, è stato consegnato an che l’annuale •• premio della bontà », un riconoscimento che da vent’anni è assegnato ad uno sportivo, pratican te o no, distintosi per un particolare gesto di bontà in favore del prossi mo. Un'iniziativa insolita, che esula dal mero fatto sportivo, e dichiara il CSI associazione estremamente at tenta ai valori umani e strettamente legata alla realtà sociale in cui opera. Quest’anno il premio è stato assegna to alla memoria di padre Tullio Favali. missionario mantovano assassina to nelle Filippine. Questa la motiva zione: ■■ Padre Tullio Favali, in gioven tù aveva partecipato al corso nazio-
TROFEO POLISPORTIVO ATLETA DELL'ANNO PARMA — Ha ripreso il via. con il mese di novembre, il Trofeo Polisportivo/atleta dell'anno. Il « Trofeo », spe rimentato con successo nelle quattro annate sportive precedenti, è rivolto alla seconda fascia. Il regolamento del Trofeo è costruito in modo da consentire un'attività non costosa e talmente varia che offre a tutte le Società l'opportunità di coin volgere i ragazzi. In particolare, è previsto un duplice aspetto. Il » Trofeo Polisportivo », ri servato alle Società (in cui si terrà conto esclusivamente della partecipa zione numerica dell'attività proposta e ogni atleta concorrerà con il suo punteggio a formare il punteggio del la propria Società); il premio « Atleta
PITTURA PRO-HANDICAP PIACENZA — Nella sede del Comi tato è stata inaugurata l'attuale mo stra dei pittori del Centro Sportivo Italiano, presenti gli assessori mu nicipali Lanati e Levoni e il consi gliere comunale Tagliaferri. I pittori presenti alla rassegna sono ventiquattro ed espongono in totale circa 130 opere che raffigurano in prevalenza paesaggi della provincia e scorci della città. All'inaugurazione gli assessori Lana ti e Levoni hanno avuto parole di elogio per le iniziative del Comitato a favore degli handicappati e per i pittori che hanno offerto una quota di partecipazione a favore dei Corsi di riabilitazione equestre per handi cappati.
naie per dirigenti CSI. missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere nel le Filippine Meridionali. Il giorno 11 aprile 1985 è stato brutalmente assas sinato da alcuni uomini armati. Si era recato in una casa per fare opera di mediazione tra persone divise da una lite quando si accorse che. all’ester no, alcuni uomini stavano dando fuo co al suo ciclomotore, corse fuori ma fu abbattuto a colpi d'arma da fuoco, il religioso è stato descritto come uo mo di pace. Per questi motivi il CSI di Mantova assegna alla memoria a padre Tullio Favali il premio della bon tà, per la sua opera di pace e di ri conciliazione svolta presso popolazio ni travagliate da gravi problemi sino a donare la propria vita ». Alla cerimonia erano presenti nume rose autorità cittadine, tra cui il Ve scovo mons. Ferrari, che ha voluto consegnare personalmente la meda glia d'oro del premio a Elide Bertellini, la madre del missionario assassi nato.
dell'anno, a cui tutti gli atleti potran no prendere parte indipendentemente dalla partecipazione della Società in cui sono inseriti, il complesso siste ma di punteggio premia la partecipa zione al maggior numero possibile di discipline sportive e la presenza al maggior numero possibile di gare nel l’ambito della stessa occasione spor tiva. In questo modo, stimolando al massi mo la partecipazione, si è voluto ri spondere alle sempre crescenti richie ste degli studiosi dell’attività sporti va giovanile, secondo i quali i gio vani non devono essere legati ad una sola disciplina, ma devono esercitarsi a cimentarsi in più esperienze ludicomotorie e sportive, evitando un’imme diata specializzazione, alla quale, in vece. dovrebbero accedere con gra dualità con il crescere dell’età.
PROGETTO PER LO SVILUPPO DELLO SPORT NOVARA — Si è svolta il 19 otto bre la prima conferenza sullo sport novarese, organizzata dalla consulta sportiva comunale. Gli Enti di Promo zione Sportiva, tra cui spicca il CSI. hanno proposto un progetto per lo sviluppo dello sport per tutti nella città di Novara. Esso prevede una crescita deH’associazionismo sporti vo. improntato a democraticità e par tecipazione: l’attuazione di iniziative per rendere la pratica sportiva acces sibile a quelle categorie di persone in situazioni di maggior bisogno e svantaggio (bambini della scuola ma terna. adulti e anziani); la valorizza zione delle organizzazioni sportive che
CONFERENZA REGIONALE DELLO SPORT FIRENZE — Si è svolta a Viareg gio, a fine novembre, la fase con clusiva della Terza Conferenza Re gionale dello Sport. Come noto, la Terza Conferenza è stata immaginata come un proget to di lavoro articolato in due fasi pubbliche intervallate da un'attività di studio nei settori corrisponden ti alle aree e tematiche più signi ficative in materia di educazione fi sica e pratica sportiva. La prima fase della Conferenza eb be positivo svolgimento a Viareg gio il 29 e 30 marzo 1985. Subito dopo ebbe inizio la seconda fase, con la costituzione di gruppi di studio corrispondente alle temati che delle Commissioni di lavoro che avrebbero successivamente condotto la terza fase. L'appuntamento di fine novembre ha visto appunto all'opera sette commissioni, che hanno approfon dito sette diverse tematiche: 1. « L'educazione fisico-sportiva nel la scuola »; 2. « Enti locali e pro mozione dello sport »: 3. « Impian ti e luoghi per lo sport »; 4. « Sport e salute »; 5. « Operatori profes sionali, educatori, animatori nello sport »; 6. « L'associazionismo spor tivo: ruolo e funzioni nell’ambito della politica regionale ». Il lavoro delle commissioni è stato presentato quindi all'Assemblea e dibattuto. Il CSI ha partecipato attivamente all'iniziativa, a suo tempo annun ciata nella prospettiva di individua re nelle forme democratiche e col laborative più ampie, le direzioni di sviluppo della legislazione e del le linee programmatiche di setto re. In particolare, il CSI ha parteci pato alla terza fase della Conferen za con un'attiva presenza nelle sette commissioni di lavoro.
dovranno essere riconosciute per la funzione sociale che svolgono; l’e spansione delle capacità di interven to del Comune e dei Quartieri per la creazione di una rete capillare di servizi sociali a carattere sportivo; una distinzione reale tra istituzioni pubbliche, a cui compete la program mazione e il sostegno, e il movimen to sportivo a cui compete l'organiz zazione delle attività. Durante la conferenza si è parlato an che di medicina dello sport: « Alle società ». ha detto il dottor Maurizio Viola, della Federazione Medico Spor tiva Italiana, • spetta sorvegliare l'ef ficienza fisica degli atleti con frequen ti ed adeguati controlli sanitari prima di sottoporli ad allenamenti impegna tivi o di includerli nelle squadre di campionato ».
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RACCONTA LA TUA SOCIETÀ' SPORTIVA
a curo eli Andrea De Pascalis
IL CSI RACCONTATO DAI RAGAZZINI Comincia da questo mese la pubblicazione delle cose piu belle emerse nel Concorso «Racconta la tua Società sportiva» svoltosi in occasione del 40° del CSI. Raccontare il CSI attraverso i suoi protagonisti di ogni giorno, ossia tutti coloro, bambini ed adulti, uo mini e donne, che costruiscono la storia del CSI nella realtà quoti diana. Raccontare, con le loro stes se parole, nella loro più autentica testimonianza, quelli che sono i problemi, gli atteggiamenti, i sentimcnti, le delusioni e le vittorie di quanti sono nel concreto l’Associazione. Tutto questo alcuni mesi fa, prima del concorso « Racconta la tua società sportiva », sarebbe sta to forse possibile, ma a fatica e con un grande margine di appros simazione. Il concorso, con l’enorme quantità di materiale raccolto, fornisce ora gli strumenti per cercare di co struire « in diretta » il mondo del CSI e la sua storia così come li racconta il CSI stesso. Nasce così quest’idea di pubblicare su Stadium un collage delle cose più si gnificative pervenute alla giuria del concorso. Anche qui, purtroppo, lo strumento (Stadium) è limitato ed impedisce che emerga la voce di lutti i protagonisti del CSI. Chi non è citato, chi resta fuori, non se ne dolga: è probabile che leg gendo attentamente Stadium rico nosca nei « racconti » pubblicati anche un po' del suo stesso « rac conto ». Come primo approccio proponia mo brani di alcuni lavori inviati da giovanissimi. Perché incomin ciamo con loro? Perché, ovviamen te, la loro è voce di chi nasce oggi alla storia; una voce più attenta, piena di speranza, non ancora fre nata dalla consuetudine. Parafra sando li titolo di un libro di Elsa Morante, potremmo quindi dire che questo è « Il CSI raccontato dai ragazzini ».
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Maurizio Picciotti e Paola Scbastianini, rispettivamente di 13 e 12 an ni, entrambi di Carpando, inizia no come nella più classica delle fiabe:
« C’era una volta... un gruppo di ragazzi che in una strada non an cora asfaltata alla periferia del paese, tra edifici appena finiti, da va calci ad un pallone quasi dal l’alba al tramonto... « Poi qualcuno pensò di non la sciare disperdere passione, energia ed abilità c con la collaborazione di cittadini volenterosi creò l’U.S. Vigor Carpando. Dai primi passi vincenti, faticosi, difficili, a poco a poco la società prese vigore, si im pose, più tra difficoltà di vario ge nere, grazie alla costante opera di dirigenti e sportivi, fino a raggiun gere livelli provinciali. Niente di eccezionale forse, è probabilmente la storia semplice di tante società sportive sorte in tutta Italia, nel mondo, e come per tanti altri pae si, per Carpando, il nostro picco lo paese, è importante (...).
zione e il timore non sono del tut to scomparsi, ma sono mutate le cause; se infatti all’inizio erano dettati dal fatto di trovarsi su di un vero campo sportivo a dispu tare una partita, ora sono deter minati dal desiderio di non de ludere gli spettatori che, abbiamo capito, sono spesso giudici infles sibili. Per questo abbiamo lavora to con serietà per essere il più possibile pronti ed efficienti, ab biamo conquistato un posto e vo gliamo mantenerlo per noi c per tutti. Il nostro orgoglio ce lo im pone... ». Ed ecco una cronistoria da cui cmergono tutta la spontaneità e tutta la determinazione che fanno grandi certe società. La scrive Lau ra Amore, tredici anni, di Arma di Taggia: «...La nostra società esiste da qualche anno ma lino all'anno scor so, per troppa buona fede ed a ri schio della prigione, non era stata legalizzata da suor Giovanna e dal presidente; nel settembre del 1984 è nata uflicialmente la PGS Arco baleno con duecentoottanta mila lire e quattro palloni, di cui uno nuovo, come capitale; da quel gior
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« Certo tra i giovani che si de dicano allo sport, sia del calcio, sia del tennis, del nuoto nel no stro paese e gli abitanti c’c un rapporto assai significativo, un le game che dà sicurezza e fiducia. (...) Ci è stato facile, per merito dello sport, inserirci, anche se gio vani, nella comunità di Carpaneto. Ci sentiamo per questo creatu re fortunate ma anche consape voli di avere una notevole respon sabilità. Ripensando ai nostri inizi ci rendiamo conto di essere matu rati, di avere imparato a vivere, di aver vissuto molte esperienze utili alla nostra formazione, abbia mo imparato ad accettare la sor te, ad affrontare difficoltà e scon fitte con coscienza e con forza, a gioire per le vittorie ma con modestia, senza esaltazioni. L'emo
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no sono cominciate le varie peri pezie della presidenza e del con siglio per poterci far continuare a giocare. « Con l’aiuto di persone di buon cuore siamo andate avanti fino a novembre, data in cui la televisio ne privata del mio paese avrebbe dovuto consegnarci le divise che tanto aspettavamo e che ci aveva promesso; in quel mese invece che le tute ci arrivò la notizia che TVA aveva sponsorizzato una squadra di calcio, perché noi non avevamo presentato la nostra domanda in tempo; questa brutta notizia fece cader le braccia al nostro presiden te il quale subito pensò di lasciare perdere tutto ma poi, vedendo il desiderio di continuare a giocare di tutte noi c spinto dalla speran za, decise assieme al consiglio che
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si sarebbe continuato a giocare ag giustandoci alla meglio; non ven ne cambiato alla società neanche il nome perché quando entravamo in campo erano tanti i colori del le nostre tute che sembrava che veramente giocasse l'arcobaleno. « L’arrivo inaspettato di un asse gno di 500.000 lire (...) ci aiutò mol to perché con il denaro che ave vamo ricavato dalle offerte di pa renti e amici riuscimmo a com prare sei palloni e finalmente... pantaloncini, maglietta e calzetto ni per tutte. (...) Il giorno più bello fu (...) quando per la prima volta, tra lo stupore di tutti, tolte le tute variopinte, scendemmo in campo orgogliose della nostra divisa bian corossa. « Fatta questa spesa il capitale del la società si ridusse a zero, per cui venne stabilito che noi ragazze do vevamo versare qualche mille lire al mese per le varie spese ma ahi mè quasi nessuno le versa e sic come suor Anna non vuole che vengano chieste perché dice che praticare lo sport è un diritto di tutti si va avanti facendo i salti mortali ogni volta che si deve par tecipare a qualche partita fuori cit tà. Due volte al mese si riunisco no i membri principali della socie tà, si discute sulle varie questioni che si presentano, si decide se par tecipare o no alle feste proposte dal CSI ma l’argomento principale è sempre lo stesso: "Pochi soldi". Come avrete capito la nostra so cietà è piuttosto malridotta dal la to economico ma certamente va meglio dal lato umano, basti pen sare che abbiamo delle allenatrici
c degli allenatori che per preparar ci rinunciano alle poche ore che il lavoro gli lascia libere e lo fanno gratuitamente; quattro dei nostri compagni hanno fatto un corso per arbitri e prestano i loro servigi al CSI di S. Remo; le ragazze delle nostre squadre si vogliono bene e sono sempre pronte ad aiutarsi dalla più grande alla più piccola
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« ... Suor Giovanna (la vicepresi dente) si lamenta perché non sa più dove mettere le coppe e le tar ghe ma si vede benissimo che è felice perché vede che i sacrifici latti vengono ricompensati con i frutti della nostra buona volontà. Quest’anno sportivo è quasi finito c come dice il nostro presidente "Grazie al cielo la società è an cora viva”. Ora bisogna pensare al prossimo anno, quest’anno abbia mo comprato una parte della di visa, l’anno prossimo sarebbe bel lo poter comprare le tute; questo desiderio mi ha spinto verso il con corso; per convincermi a parteci pare mi sono detta: "La fatica è poca, prova, se ci riesci hurrà! Se non ci riesci pazienza, hai fatto un po’ di pratica in italiano scritto e questo non ti fa male”. Dimentica vo di dire che nessuno della mia società sa che ho inviato questo scritto perché non voglio che si illudano ancora una volta inutil mente. Sembra strano ma pur es sendo una società traballante fac ciamo dei sogni grandiosi... ».
Spostiamoci al sud, a Napoli, dove Carmela Cimosa, 12 anni, ci aiuta
O. Passaro, presidente della A. G. C. Locubia Folgore di Pastetta (Salerno) ha scritto a Stadium facendo rilevare garbatamente che il n. 10 del giornale (novembre 1985), riportando la classifica delle società giudicate vincitrici del concorso « Racconta la tua società sportiva », ha commesso un torto nei confronti di tutti gli altri partecipanti, altrettanto meritevoli sotto il profilo della buona volontà. L'amico Passaro ha perfettamente ragione quando dice che sarebbe stato più bello elencare tutti i partecipanti senza altro ordine che quello alfabetico. Ci impegnarne a rimediare sui prossimi numeri di Stadium, anche se la lunghezza dell'elenco ci costringerà probabilmente a pubblicarlo frazionandolo in gruppi.
a comprendere come una società sportiva possa nascere e crescere sotto la spinta dei ragazzi:
« Mi chiamo Carmela e ho dodici anni, sono ben cinque anni che abito in un parco (che si chiama parco azzurro), abbastanza orga nizzato. « Si sono fatte tante cose per im pegnare quasi ogni giorno i ragaz zi da quelli piccini a quelli adulti. Infatti per tutto l'anno si sono or ganizzate varie discipline sportive e sono: tennis, pallavolo, pallaca nestro, karaté, ginnastica ritmica, estetica e formativa, quasi ogni sa bato sera noi ragazzi ci riuniamo in una sala (detta polivalente) do ve i dirigenti sportivi proiettano dei lìlms. <. La mia società è sorta nel 1983 con la partecipazione ad un torneo di calcio organizzato dal CSI. Vi sto il successo avuto con il calcio, noi ragazzi abbiamo insistito per ché si organizzassero altre cose, così sono nate le varie discipline. Siccome nel mio parco siamo ol tre mille abitanti la mia società: Circolo Sportivo Culturale Parco Azzurro (indicato con la sigla C.S. C.P.A.) è impegnatissima. E’ stato organizzato un veglione di fine d’ anno dove ho partecipato con la mia famiglia e ci siamo divertiti moltissimo. Poi si è organizzato un carnevale in maschera (chiamato No Stop!) al quale sia piccini che adulti hanno partecipato a vari giochi. E’ stata organizzata anche una fagiolata cabaret dove mia madre e altre due sue amiche han no preparato 10 kg di fagioli rossi e oltre 150 salcicce, ed è stato un divertimento. Finalmente con la venuta della primavera sono inizia ti gli spettacoli sportivi (...). « I dirigenti della mia società sono dei genitori tra cui fa parte an che mio padre, dopo il loro lavoro sono attivissimi e dedicano tutto il loro tempo libero alle nostre at tività, senza scopo di lucro. Io penso che le attività sportive sono l’importanza vitale per la crescita di noi ragazzi, e se in ogni quartie re di Napoli, magari del mondo, i genitori sacrificassero un po’ del Foro tempo libero per impegnare con lo sport i loro figli non ci sa rebbero tante brutture, anzi la so cietà sarebbe certamente miglio re ».
Queste tre testimonianze, lasciate nel loro stile incerto per non pri varle di freschezza, hanno un con tenuto che le accomuna: la grande consapevolezza dei problemi, una notevole maturità di idee sul ruolo della società sportiva e sulla fun zione della vita associativa. A giu dicare da questi scritti, a dodici anni nel CSI si può anche essere grandi.
Andrea De Pascalis
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MANGIARE SPORTIVO
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E’ giusta la preoccupazione di una mamma che mi scrive chie dendo quale tipo e che quantità di cibo debbano mangiare i suoi due figli di 12 e 16 anni che ef fettuano degli allenamenti bi e trisettimanali, nelle prime ore del pomeriggio, subito dopo la fine dell’orario scolastico. Per affrontare un programma alimentarc soddisfacente bisogna innanzitutto sgombrare il campo dai luoghi comuni e dai pregiu dizi. Per un giovane sportivo è asso lutamente errato saltare il pasto. Tre o quattro pasti al giorno risultano più vantaggiosi di due, per il mantenimento costante delle componenti biochimiche del sangue e dell’efficienza fi sica. E’ errato mangiare solo carne o molta marmellata nella spe ranza che tali alimenti possano apportare un’energia supplemen tare alle prestazioni atletiche. La razione giornaliera deve per tanto essere bilanciata nei suoi nutrienti; le proteine (carne) do vranno essere il 12-15% delle calorie totali; i lipidi tra il 25-30 per cento, evitando i condimenti grassi di origine animale e pri vilegiando l’olio di oliva. Il rima nente 55-60% dovranno essere glucidi, alimento principale nel l’attività sportiva, soprattutto amidi presenti nella farina di fru mento, nei cereali, ecc., e soltan to una piccola quota di carbo idrati semplici il più possibile poco o niente raffinati (pasta in tegrale, zucchero e miele grez zi). In pratica al mattino ricca co lazione con latte e carte zucche rato con 1-2 cucchiaini di miele più fette biscottate, spuntino con uno yogurt alla frutta, pasta con legumi e/o pomodoro o un pa nino con formaggio o prosciut to, dolce (crostata di marmella ta) e succo di frutta a pranzo, merenda con latte e biscotti o uno yogurt, cena abbondante la sera. Per un fabbisogno energetico in questa fascia di età che si aggi ra tra le 2500-2800 Kcal giorna liere. Altra opinione comune è la ne cessità di un apporto di mine rali e vitamine durante gli alle namenti dei giovani.
Miti e pregiudizi dell’alimentazione dello sportivo A parte i danni potenziali di una quantità esagerata di vitamina A e D, i minerali più necessari nel l'esercizio fisico sono il sodio e il potassio facilmente reperibili nell’alimentazione comune, come nella frutta fresca o nelle ver dure. Importantissimo è il fabbisogno idrico che bisogna soddisfare an che con bevande dissetanti che non siano l’acqua. Tuttavia è importante sottolinea re che la sete indotta dal lavoro muscolare è spesso un bisogno
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Ecco un libro che è davvero figlio dei tempi! Nel volgere di pochissi mo tempo l’uso del computer si è affermato in modo travolgente, pri ma negli uffici e poi anche nelle case. Non esiste ormai attività del l’uomo le cui variabili non ven gano misurate, valutate, confron tate attraverso un elaboratore. 11 computer, logicamente, è entra to anche nel mondo dello sport. Inizialmente riservato ai laborato ri di ricerca, si apre ora all’uso di medici, allenatori e degli stessi atleti. Il presente volume, nato in In ghilterra e probabilmente il primo del genere edito in Europa, è ope ra di due studiosi che svolgono ricerca scientifica applicata allo sport presso l’Università di Liverpool. Il suo orientamento è deci samente pratico, indirizzandosi ai propri lettori quasi esclusivamen te tramite esempi e presuppone, perciò, una conoscenza di base del l'informatica. Tra le applicazioni del computer suggerite dagli autori sono: prepa razione del programma di gara; ri lievo dei tempi; elaborazione dei risultati; selezione di giocatori e giudici; gestione delle attrezzato le; l'allenamento con il microcomputer; applicazioni pratiche ai sin-
goli sport (studiate attraverso l'e sempio dell’applicazione al golf). Da segnalare che la versione italia na del testo, opportunamente mo dificata ed integrata per un uso nel nostro Paese, è stata curata da Leonardo Maria Leonardi, attual mente responsabile del Settore Da ti del Dipartimento di Fisiologia e Biomeccanica dell’istituto di Scienze dello Sport di Roma.
DANZE FOLK INTERNAZIONALI A. FAVA VALENTINO. SOC. EDITRICE ESCULAPIO, BOLOGNA 1985 I nuovi programmi di educazione fisica nella scuola media del 1982 indicano tra le attività motorie « l'organizzazione di giochi tradi zionali o popolari e di gruppi di esibizione di attività folkloristiche ». D’altro canto la ricerca sul le attività folkloristiche è entrata negli ISEF, ai fini dell’utilizzo del la danza folk quale attività moto ria. A. Fava Valentino, titolare di « gin nastica ritmica » all’ISEF di Bo logna, ha voluto preparare con questo volume una valida guida culturale, metodologica e didatti ca per una proposta educativa c formativa basata sulle danze folk. Nota da non trascurare, il testo è nato nell’ambito del CSI di Par ma, nel quale operano oggi sia l'autrice sia i suoi collaboratori (compresi gli allievi che esempli ficano i movimenti in fotografia). II sommario delinea la storia delle danze folk internazionali, le loro origini, scopi, tendenze e stili. Dal le danze più significative e rappre sentative si espongono i passi-base e le figurazioni, i movimenti, i ritmi, come pure gli esercizi per la stessa percezione ritmica.
IL FILM
RITORNO AL FUTURO DI ROBERT ZEMECKIS. CON MICHAEL J. FOX, CHRISTOPHER LLOYD, CRISPIN GLOVER, LEA THOMPSON. La banda Spielberg colpisce anco ra. Questa volta il « colpo » si in titola Ritorno al futuro ed è fir mato da Robert Zemeckis, che ci aveva già regalato All'inseguimento della pietra verde, gustosissima pa rodia dei cliché del cinema d’av ventura. Sotto le ali protettrici di Spielberg, in questo caso nella veste di pro duttore, Zemeckis ha confezionato un grazioso congegno spettacolare che diverte «ecumenicamente» pic coli e grandi c strappa non poche risate. L’idea (un viaggio nel tempo) non è nuova, anzi è sempre un sogno della letteratura fantastica, ma il regista americano sa « trattarla » con la necessaria ironia, senza ri sparmiare le trovate, le gags e le strizzatine d’occhio agli appassio nati della science fiction. Ecco la storia. Siamo in una cittadina americana come tante, ai giorni nostri. Un ragazzo di nome Marty, con po ca voglia di studiare e molta curio sità, frequenta uno scienziato paz zoide e geniale che ha messo a punto una strana macchina per viaggiare nel tempo. In circostan ze drammatiche, Marty si trova proiettato negli anni cinquanta, al le prese con l’angoscioso problema di far incontrare i suoi futuri ge nitori (che non vogliono saperne l’uno dell’altro) e rendere possi bile la sua stessa esistenza. Di più non diremo, per non guastare il piacere della sorpresa e dei colpi di scena che Zemeckis dissemina lungo il racconto. Ma basterà ag giungere che il « gioco » è sempre abilmente condotto, a dispetto di quei paradossi temporali che ren dono « difficile », a rigor di logica, il viaggio nel passato (il presente risulterebbe inevitabilmente altetato), senza, tuttavia, escludere il viaggio nel futuro... Zemeckis mostra di conoscere i sa cri testi della letteratura di antici pazione scientifica, a partire da Vcrne e dallo scrittore inglese H.G. Wells (suo è il romanzo « La mac china del tempo »), e i numerosi film sull’argomento. Ma la sua non c solo una banale esercitazione ai confini dell’impossibile o un filmgiocattolo secondo gli schemi di certe mode hollywoodiane. E’, piut tosto, un « divertissement » dal gu sto garbatamente rétro, nello sti le di altre storie spielberghiane. I personaggi, da Marty ai suoi ge-
nitori c all’inventore pazzo, sem brano usciti da un fumetto d’an nata, dove tutto è gustosamente improbabile, ma disegnato in ma niera impeccabile. Con una spruzzata di psicanalisi freudiana e molto ottimismo, se condo la classica ricetta Spielberg, la morale è ancora una volta che il mondo sarà salvato dai ragazzini (come in Incontri ravvicinati e in E.T.) o, se si vuole, dai bambini di qualsiasi età. Senza l’aiuto di quei costosissimi gadget tecnologi ci che da alcuni anni sembrano 1’ indispensabile supporto di ogni film di fantascienza, Zemeckis pre senta una fiaba moderna, dove a trionfare non sono i buoni (o i cattivi), ma l’intelligenza, il piace re del gioco, l’abilità del racconto. Chi è alla ricerca ossessiva di un messaggio resterà deluso. In Ri torno al futuro, più che le anno tazioni sociologiche che pure ci sono (si pensi a certe allusioni al le mode e ai miti degli anni cin quanta). conta la sottile ironia. E al film di Zemeckis si potrebbe applicare quanto un maestro come Hitchcock diceva a proposito del le sue opere: « Il cinema, più che una fetta di vita, è una fetta di torta ». Meglio abbandonarsi, dun que, al gioco del regista, senza preoccuparsi eccessivamente se i conti della logica (per via di quei « paradossi temporali » ben noti agli appassionati della fantascien za) non sempre tornano. Viaggiare nel tempo (nel tempo reinventato dalla ditta Spielberg) è un piacere grandissimo e allora tanto vale la sciare da parte, anche se solo per poco, i propri studi di fisica o di filosofia. Controllate gli orologi, alle otto si
parte...
Pietro Pisarra
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Impariamo a leggere i giomali/2
COMMENDATORI E COMMENTATORI E’ stato detto che gli Italiani sono un popolo di... commendatori (chi non ha uno straccio di onorificen za?). Oltre alle commende perso nali, i giornalisti sono anche un popolo di commentatori: non ri nunciano a dire la loro sui fatti che presentano. Ma questo non avviene solo in Italia, accade in tutto il mondo in modo sempre più profondo, ed è giusto che sia così. Una volta, i giornali ci portavano le notizie, e ce le davano... con cal ma: in città leggevamo al mattino i fatti accaduti la sera precedente, nei paesi i giornali arrivavano an che il giorno dopo, e si leggevano all’osteria, commentando con gli amici le notizie, che potevano an che essere tremende... ma erano già accadute da qualche tempo. Oggi gli episodi più agghiaccianti sono visti alla TV « in diretta » e i fatti ci esplodono dinnanzi men tre pranziamo, con un occhio allo schermo televisivo e uno al piatto (ottimo sistema per diventare stra bici). Per riuscire a capire come le cose sono cambiate, nel campo dell’in formazione, si può riflettere sull' assioma: « La radio annuncia l’av venimento, la televisione lo fa ve dere, e il giornale lo spiega ».
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Sempre più, quindi, si chiede al giornale di dare spiegazioni e in terpretazioni, oltre che notizie. Ev viva il « commento », dunque, ma come? I casi possono essere molti, e di valore assai diverso. Primo caso: il giornalista tiene separati i fatti dal commento, chiarisce che da un certo punto in poi egli non presenta l’avvenimento, ma il suo parere su questo. E’ il modo più rispettoso del lettore, un modo per essere professionalmente one sti anche se, come ormai ci sem bra chiaro, l’obiettività della noti zia è un mito. Ma il rapporto è assai più com plesso. Restiamo in questo primo caso: notizia separata dal com mento; però l'articolo è firmato da un giornalista famoso e auto revole, o ritenuto tale: la firma dà al commento una autorità ben maggiore, influenza il pubblico pro prio perché Montanelli o Biagi o Levi o il direttore del giornale la pensa in un certo modo. Continuiamo con gli esempi: nel l’articolo i fatti sono separati cor
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rettamente dal commento, ma que sto è presentato non solo come il parere di un giornalista ma co me l’opinione di tutto il giornale: il quotidiano mette sulla bilancia il suo prestigio ed i legami affetti vi con il lettore per dire « su que sta questione, noi la pensiamo co sì »... e in quel noi c’è anche il tentativo di inglobare il lettore. E’ evidente che, in questo caso, il noi del « Corriere della Sera » vale più del noi d’un giornale di provincia.
C’è poi l’altra situazione, quella in cui il commento si mescola ai fat ti, così che non si distingue bene quale sia la realtà e quale sia l’in terpretazione: è generalmente un esempio di disonestà professiona le, quando il giornalista vuol far credere che la sua opinione o quel la della sua parte ideologica sia « la verità ». Quando però questo caso si verifica su un quotidiano di partito, la prospettiva cambia: la commistione fatti-commenti è meno grave e, entro alcuni limiti, è persino giustificata perché il let tore di quel giornale cerca proprio il parere di quel partito su quei fatti: se ha la chiave di lettura, cioè se conosce l'ideologia che ispira quel commento e se non confonde questo con la verità, la sua libertà è salvaguardata. E' perciò sulla stampa che si qua lifica « indipendente » che la mi stura fatti-commento è più misti
ficatoria. Ma, come già detto, nes sun giornalista può rinunciare alla propria visione del mondo. Chiarito come la notizia contenga fatti e commento, chiariamo anche che cosa non contiene. E’ evidente che non contiene la « verità », i latti nella loro interezza e com plessità: perché la realtà è assai più ampia di quel pezzo di carta stampata, perché il giornalista non ha potuto avere tutte le infor mazioni, perché lavora in fretta e con ferree scadenze di tempo (il giornale deve uscire!), per altri cento perché.
La notizia non contiene un’altra cosa importante: le nostre reazio ni individuali ai fatti stessi, rea zioni diverse da persona a per sona. Un delitto compiuto nel no stro quartiere c’impressiona di più di uno compiuto in un'altra città, un’irruzione in una chiesa può tur bare il senso religioso di un cre dente e lasciare indifferente un ateo, la sconfitta di una squadra rallegra i tifosi di un'altra... Una notizia di politica estera di gran de gravità è percepita in modi di versi da chi ha la preparazione culturale per capirne l’importanza c dal lettore superficiale e impre parato... E così via: ogni notizia ha un impatto diverso su ogni tipo di lettore e su ogni individuo. Un concetto che viene ribadito nel mondo del giornalismo (soprattut to di un certo giornalismo) è espresso nell’avvertimento ai croni sti: « Un cane che morde un uomo non fa notizia. Un uomo che mor de un cane, questa sì che è una notizia! ». Questo criterio è figlio di un tipo di giornalismo tradizio nale che punta sull’eccezionale, sul l'imprevisto, sul sensazionale, e che cerca di agganciare i lettori fino dal titolo, di incuriosirli per ché acquistino e leggano. D’altra parte si è fatta strada nel mondo del giornalismo un'altra tendenza che, senza rinnegare il dovere di « stare addosso » all'at tualità, afferma il dovere di inte ressarsi sempre dei problemi del la comunità: perciò è proprio « il cane che morde un uomo » che fa notizia, perché se questo avviene vuol dire che il canile municipale non funziona, che i cittadini sono imprudenti, eccetera, aprendo un discorso sulla prevenzione, sulla situazione sanitaria, sul comporta mento civico. Tra notizie che fanno ogni sforzo per essere appariscenti e notizie a volte forzatamente caricate di significati sociopolitici ci siamo noi lettori, capaci di giudicare criti camente le une e le altre, e ma gari di confrontare la stessa no tizia su due diversi giornali, o sul quotidiano e in TV, cercando di farci un parere nostro.
Domenico Volpi
IL TEMA DEL MESE
Donne e sport
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(segue da pag. 16)
(segue da pag. 17)
cesso che riscuotono, in centri la maschile sostiene il concetto di grandi e piccoli, i propri corsi di «eguaglianza nella diversità». Vor ginastica jazz. E’ evidente — con rebbe chiarire questo punto? cludono le responsabili — che certi sport tradizionali sono con « La donna atleta non dovrebbe siderati troppo « maschilisti » e essere considerata, come spesso che l'aspirante sportiva va alla ri avviene, una inferiorità ammessa cerca di nuovi modi di espressio a partecipare. Barbara Krause al ne corporea più consoni ai pro le Olimpiadi di Mosca vinse i cen pri bisogni. Ma poiché nel mondo to metri stile libero in 54 secondi c’è tutto e il contrario di tutto, e 79 centesimi: un tempo che le ecco che le cronache riferiscono avrebbe consentito di battere anche di un boom femminile del John Devitt, primatista mondiale calcio, delle arti marziali e per alle Olimpiadi di Roma, e ancor fino della pesistica. oggi nel mondo pochi uomini riu Più che la solita carenza di im scirebbero ad eguagliarla. Nella pianti, a frenare la rincorsa del corsa degli 800 metri tra il 1945 la donna verso lo sport sono an ed oggi il miglioramento del re cora le condizioni sociali. Una ri cord maschile è stato di soli 3 se cerca CONI (Salvini-Cancellieri) condi e 9 centesimi, quello fem rivela che le famiglie gradiscono minile è stato di 16 secondi e 4 10 sport per le figlie perché fa centesimi. Deyer ha calcolato che bene alla salute (51,6%), per la l’eguagliamento sportivo tra i due socializzazione (19,7%), perché sessi avverrà nel 2077. consente un controllo sul compor tamento della ragazza (15,5%), In effetti il corpo femminile no perché favorisce l'emancipazione nostante sia più simile a quello (4,7%). Nelle famiglie lo sport è maschile di quanto noi siamo di bene accolto, purché non entri in sposti culturalmente a riconosce contrasto con l’immagine ideale re, ha anche caratteristiche diver che esse hanno della femminilità. se. Le donne accomunano a una Chiaramente, le resistenze da par minor potenza muscolare un ete delle famiglie sono maggiori al guale o forse migliore meccani smo anerobico-lattacico e sicura sud che al centro e al nord. 11 permanere di pregiudizi non è mente indici di galleggiamento su una caratteristica soltanto delle periori, da qui il perché in certe famiglie. Anche il mondo dello specialità sportive siano vicine al sport ha le sue riserve mentali da le prestazioni maschili. Da un superare, poiché conserva gelosa punto di vista psico-fisiologico la mente una gestione maschilista. donna ha una migliore coordina Tra le Federazioni sportive, a fron zione motoria, una più valida ca te di circa 400 consiglieri federa pacità sensoriale, a differenza del li, le presenze femminili erano l’uomo che ha maggiori attitudini (primavera ’84) soltanto tre. Mol visuo-spaziali, che in certi sport te poche anche le donne iscritte assicurano all’uomo una resa mi ai ruoli tecnici. Fatto ancora più gliore. Come si vede una questio sintomatico, la Scuola centrale ne intricata, resa ulteriormente dello sport del CONI è aperta e- complicata da come le opportuni tà di apprendimento vengono so sclusivamente ai maschi. cialmente distribuite fra i due A. D. P. sessi.
Stabilire la superiorità di uno dei due sessi prendendo come metro di misura le prestazioni maschili può essere un vuoto esercizio di autocompiacimento "maschilista”. Sostenere che le donne sono su periori o comunque identiche agli uomini si presenta come una sterile rivendicazione "femmini sta". La donna è un'espressione umana con caratteristiche pecu liari come l’uomo, il confronto è una forzatura non sostenibile sul piano scientifico a fronte della in sopprimibile e complementare di versità dei due sessi; confronto che non può essere fatto sul pia no etico-sociale dove la condizio ne di "eguaglianza" è un valore ed un diritto ». — Nei suoi attuali interessi di ri cerca prevede di occuparsi ancora del rapporto tra giovani e sport, in particolare delle motivazioni femminili alla pratica sportiva?
« In parte si. Sto cercando di pro muovere un’ampia ricerca per conto del Coni proprio sui rappor ti tra le nuove classi giovanili e lo sport. Ciò allo scopo di indivi duare le linee di tendenza, ovvero per fare delle previsioni. 11 pro getto dovrebbe essere portato avanti da due studiosi di fama in ternazionale, il prof. Amerio dell' Università di Torino e il prof. Palmonari dell’università di Bologna. Da parte mia mi occuperò anco ra del problema che attiene la costruzione dell'identità. Comun que presso il Dipartimento di Psi cologia e la Scuola dello Sport del Coni, dovrebbe avvenire il varo di questo progetto ambizioso. Ov vio che ogni sollecitazione, richie sta, indicazione da chi si occupa di giovani e di sport come voi sa rà molto gradita ».
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