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Stadium n. 1-2/2001

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dal 1906 il mensile del Centro Sportivo Italiano

N. 1/2 GENNAIO-FEBBRAIO 2001

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Fuori gioco: Il terzo polo dello sport I

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Conferenza nazionale dello sport

Nati nel CSI Moreno Argentin

Lo sport è di destra o di sinistra?


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! IL CALCIO M Sartori, F Nolesso H Longhi, O Jaconi 1996. pagg 160. £ 26 000

LA PALLAVOLO M Stero 1997, pagg.272, £35.000

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SPORT &EDUCAZIO*D Dimetti. E.Mazz®1996, pagg.96. £ 15.C»-'

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editoriale

Lo sport che verrà i r

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A I giro di boa del millennio lo sport italiano si è presentato in una /Acondizione di vasta incertezza, e, dunque, di grande debolezza. Che sia

in atto un grande cambiamento è evidente, ma non è altrettanto chiaro dove stia andando il nostro sistema sportivo. Il suo futuro si gioca su più tavoli, e la partita è ancora aperta a qualsiasi risultato. Lo dimostra l'andamento della Conferenza nazionale dello sport, alla quale dedichiamo un "dossier" che ignora la cronaca ed evidenzia quanto siano sottili ed instabili gli equilibri tra i "poteri forti" che hanno in mano le sorti della riforma. Su altre pagine di questo numero leggerete di due argomenti correlati: il varo della legge sull'associazionismo sociale e l'ennesimo pronunciamento delle istituzioni europee a favore dello sport sociale. Come dire che è in atto una linea di tendenza, nazionale e continentale, che vede nella pratica sportiva diffusa un potente strumento di benessere da mettere al servizio di tutti i cittadini, nessuno escluso. Alle conseguenze di questo trend nessuna delle componenti sportive potrà sottrarsi. Lo sport spettacolo dovrà rassegnarsi a moderare alcuni dei suoi eccessi, per senso di responsabilità nei confronti dello spettatore e della base sportiva, e a contribuire finanziariamente, almeno in piccola parte, alla vita dello sport sociale. Il sistema CONI-Federazioni dovrà scegliere se rinunciare alla centralità della preparazione olimpica o diventare uno scenario di nicchia, una goccia nel mare delle decine di milioni di praticanti dello sport per tutti. La Scuola, che una funzione sociale primaria ce l'ha per definizione, non potrà più tirarsi indietro rispetto alla prospettiva di considerare l'attività motoria e sportiva come parte integrante del servizio educativo da rendere alla comunità. Anche per l'associazionismo di sport per tutti sarà tempo di scelte di campo. Dovrà sforzarsi di lavorare di più e meglio sul territorio, di conserva con le istituzioni locali, per produrre meno attività di routine e un maggior numero di progetti ricchi di qualità e di senso. Se il futuro appartiene allo sport sociale, e il legislatore spinge in tale direzione, non ci si può limitare a ricalcare con qualche variante le attività e le proposte di chi invece istituzionalmente lavora per selezionare campioni. Le associazioni come il CSI hanno chiesto per anni il riconoscimento del lavoro svolto a favore della società. Ora questo riconoscimento non solo sta arrivando, ma probabilmente si configurerà come affidamento di un servizio a fronte di contributi. E allora quel servizio bisognerà renderlo con efficienza e qualità. Riuscendo anche a districare il difficile nodo che intreccia volontariato e professionalità, trovando le forme affinché il lavoro remunerato di alcuni coesista con la gratuità assoluta di molti, diventando il corroborante che consente sforzi organizzativi altrimenti impossibili. Su questi argomenti c'è molto da proporre e da dibattere. Stadium, con la sua rinnovata veste grafica, che consente una migliore articolazione dei contenuti, farà la sua parte per favorire la più ampia circolazione delle idee. Lo sport che verrà ha bisogno, per nascere bene, del contributo di tutti.

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Il terzo polo del pallone di Alberto Caprotti

argomenti

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Lo sport non è di destra o di sinistra L'Europa scommette sullo sport per tutti di Tito Della Torre Totobingol al via di Danilo Vico Come cambia l'associazionismo sociale di Andrea De Pascalis Intervista a Paolo Francia di Rita Salerno

vitacsi

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sport&sport

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Storie di sport - Qualcosa di importante di Andrea Carpentieri Spicchi di pallone - Giornalista... addio! di Bruno Longhi Sport al femminile - Licia Colò di Solen De Luca Uno sport alla volta - Karaté e attività giovanile di Pino Sacchi Punti di vista - Sport, perché di Felice Alborghetti Parole di sport - Talento di Claudio Arrigoni Bar sport

rubriche

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Filo diretto -1 doni dello sport di Gianni Lattanzio Nati nel CSI - Moreno Argentin di Felice Alborghetti Sport on line - Alle fonti dello sport europeo Per gioco - Una montagna di figurine alta cento anni di Giancarlo L Velia Amarcord -1 duri pugni dell'abbandono di Marcello Sala Formare - Disabili o diversabili di Michele Marchetti Salute - Karaté: uno sport per il corpo e per lo spirito di Sergio Cameli Comunicare - L'Ufficio Stampa del nostro sport di Marco Pigliacampo Tuttoleggi a cura di Francesco Tramaglino Agenda Allo specchio - Il valore del tempo di Vittorio Peri II racconto - Il coraggio di fidarsi di Edio Costantini

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Conferenza nazionale dello sport

dossier

■KJK Aiìì Tutti a Sappada! di Renato Picciolo Lo sport visto dai bambini di Alessandro Cappelli Almanacco


Stadium Mensile del Centro Sportivo Italiano DIRETTORE RESPONSABILE Edio Costantini

EDITORE ARANBLU s.r.l. Società Unipersonale del Centro Sportivo Italiano Via della Conciliazione 1 - 00193 Roma

PRESIDENTE del consiglio di amministrazione Donato Renato Mosella DIREZIONE REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Via della Conciliazione, 1 - 00193 Roma Tel. 06.686.7941 - Fax 06.688.02940 http://www.csi-net.it e-mail: aranblu@csi-net.it

PUBBLICAZIONE ISCRITTA al n° 4987 del Reg. Stampa del Tribunale di Roma del 4/1/1956 PROGETTO GRAFICO ARANBLU s.r.l. REDAZIONE Felice Alborghetti, Alessandro Cappelli, Solen De Luca, Andrea De Pascalis, Rosita Farinosi.

IMPAGINAZIONE Marco Croci, Alberto Greganti, Loretta Pizzinga, Emanuele Serra, Marco Vincitorio. STAMPA SO.GRA.RO. Società Grafica Romana S.p.A. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma

Spedizione in abbonamento postale Art.2 Comma 20/B legge 662/96 Filiale dì Roma Abbonamento annuale lire 35.000 (euro 18) Una copia lire 3.500 (euro 1.8)

Periodico associato all'USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)

I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l'invio della pubblicazione e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo.


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Sei ragioni per amare ancora il calcio

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11 terzo polo del pallone di Alberto Capretti

Qual è il destino degli sportivi? Diventare solo dei guardoni a pagamento, riempirsi i muscoli unicamente delle polemiche del campionato, meglio se in payper-view perché non tutti ce l’hanno e ti senti pure un privilegiato. Ripieghiamo, ci adattiamo, non ci ribelliamo. La realtà è che la colpa è soprattutto nostra.

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Q e il calcio è dei furbi e di chi urla di più, mi autodenuncio: .J ammetto di voler diventare un tantino stupido e - decisione molto più drammatica - confido a chi interessa che alle prossime elezioni voterò per Marzullo, quello che le cose prova a dirle "sottovoce". Forse è tempo di creare un terzo polo del pallone, quello di chi non sta con Totti e nemmeno con Monterò, e che quando sente parlare di "Mucca pazza" invece che alludere alla "fiorentina", pensa subito alla faccia di Maurizio Mosca. Forse bisogna tornare all'inizio per andare avanti: lo diceva anche l'inventore della retromarcia che forse non era un appassionato di calcio ma un uomo prudente certamente sì. Articolo 1 del regolamento allora: il principio di Lealtà. Ma dove? Ma quando? Dimenticato, sorpassato. Solo il quattro-quattro-due conta, il modulo, Pietro Taricene e la bistecca senz'osso. Chi vuol mangiare altro, s'arrangi. Ma il digiuno fa bene solo se sei sazio o se ti arrendi all'evidenza del girovita. Dire qualcosa di diverso invece si può, augurarsi che lo sport migliori se invece che di uno schema ti occupi di un pensiero leggermente più alto, non è retorica a basso prezzo. E comunque è sempre meglio che adeguarsi agli umori maligni e agli sputacchi assortiti di questa fase della storia pallonara.

Proviamo a contarci allora: se siamo pochi, pazienza. Forse cresceremo, di certo non ci spunteranno i brufoli. E proviamo ad inventarci sei ragioni per le quali si può ancora amare il calcio da aggiungere alle due fuori concorso per manifesta superiorità: un gol di Boninsegna e una foto di Martina Colombari. 1. La moviola è come le ostriche. Occorre aprirla con cura, dopo la terza nausea, e soprattutto si può vivere senza. Se non ci convinciamo che il calcio è bello (era?) proprio perché l'arbitro sbaglia, non ci salveremo mai dall'ulcera. Questi signori vestiti di nero sono monumenti di follia, vivono per farsi spernacchiare animati da un masochismo difficile da comprendere. Insomma, hanno già scelto un mestiere ingrato per meritarsi che un pischello qualunque vestito da moviolista patentato che di solito non conosce il regolamento del pallone prenda il microfono e li insulti pure la domenica sera.


Nella pagina accanto: Aldo Biscardi. In questa pagina, da sinistra: Gianluca Pessotto ditensore della Juventus, Francesco Totti capitano della Roma e l'uruguagio Paolo Monterò difensore della Juventus.

2. Più tasse per Totti. Nel senso che per vederlo giocare è giusto aprire il portafoglio, ma che quando invece di giocare finge di stramazzare, dovrebbe pagare qualcosa lui. E chi si è già indignato sfoderando la sciarpa tifosa, conservi i sentimenti per cose più importanti. Totti è solo un nome, un esempio. Totti come Inzaghi, come mille altri. Più sono campioni, più sono colpevoli di lesa lealtà, parola strana, antica e crudele. Ma perché dobbiamo rassegnarci? Perché non possiamo pretendere che un eroe in mutande cada solo quando è colpito davvero? "Il calcio è uno sport di inganno", mi ha detto Suarez qualche sera fa. E allora se lo tenga, io vado al mare.

tenerezza. Non sentirete ciò che dicono, ma è meglio di un film di Totò.

3. Monterò alla Nocerina. Nel senso di Inferiore. Qualcuno ce lo mandi perché giocare nella Juve e pensare certe cose è un insulto al buon gusto. "Il pallone è dei furbi", ha sentenziato il nobile pugilatore del pallone e Sergio Campana, il sindacalista dei miliardari, l'uomo delle proteste drastiche che per combattere la violenza nel calcio si inventa gli utilissimi scioperi di un quarto d'ora, gli ha dato quasi ragione ("Monterò ha espresso un'opinione personale che va rispettata"). Ma bravi, continuate così. 4. Togliamo l'audio. L'esercizio è semplice, il risultato sorprendente. Istruzioni per l'uso: accendere la televisione il lunedì sera. Sintonizzarsi sul "Processo di Biscardi". Azzerare la voce. Chi lo ha tatto si è divertito un sacco: sembra di essere davanti ad un acquario tropicale. Creature variopinte gesticolano a caccia di cibo: ci sono gli squali, qualche pirarìa, un paio di pesci palla e una balenottera vestita da carota. Sembrano arrabbiatissimi ma fanno

5. Pessotto presidente della Federcalcio. Un giorno lontano di quasi un anno fa, un certo Pessotto fece cambiare idea all'arbitro Collina spiegandogli che il pallone per ultimo l'aveva toccato lui. Perse un fallo laterale, mica un miliardo, ma in quel momento il Perugia gli stava togliendo lo scudetto che forse valeva pure di più. Sembra passata un'era geologica, ma Pessotto è entrato di diritto nella schiera ristretta di quelli che un giorno potranno raccontare un piccolo gesto da grandi. 6. Stadi aperti dal lunedì al venerdì. Qualche bontempone continua a sostenere che gli ultras si battono giocando a porte chiuse. La cerulea ministra Melandri sta studiando da tempo provvedimenti adatti dall'alto della sua assidua competenza (?) in materia sportiva che sinora ha partorito splendide conferenze sul nulla, ma nessuno ha ancora proposto di responsabilizzare i tifosi più violenti. Con un rastrello. Non sulla testa, perché si romperebbe, ma in mano. L'erba dei nostri stadi fa pena? Bene, visto che le galere sono piene e le porte d'uscita sempre aperte, apriamo anche i prati. Chi insulta, picchia, brucia e spacca, venga condannato a un mese di giardinaggio forzato. Non è detto che l'erba migliori, ma almeno è un'idea.

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Lo sport non

TAunque, si voterà a maggio. A giudicare dalle premesse, L/sarà una campagna elettorale torrida, in cui il confronto tra le parti investirà, nella ricerca del consenso, i più diversi settori della società italiana.

Anche lo sport ne sarà coinvolto: perché è un grande serbatoio di voti; perché alla politica chiede riforme e certezze per superare le attuali difficoltà; perché si candideranno personaggi eccellenti del mondo sportivo. In alcune zone del paese la ricerca del consenso sportivo sta già avvenendo. Lo sanno bene quei Comitati CSI i cui dirigenti sono tirati per la manica della giacca affinché assumano, a livello territoriale, questa o quella posizione in merito alle proposte di politica sportiva espresse dai gruppi che si candidano. È una questione molto delicata, sulla quale conviene essere chiari. Lo sport del CSI non accetta etichette, non è rosso o nero, non è di destra o di sinistra. Il CSI è un'associazione che raggruppa oltre 700.000 persone, alle quali è lasciata la più ampia libertà personale affinché votino secondo coscienza e convinzione o, se lo desiderano, si impegnino in prima persona all'interno di questo o quello schieramento. Il problema è diverso se, ricoprendo incarichi importanti nell'Associazione, e dunque rappresentandola nell'ambito sportivo istituzionale, un dirigente viene invitato a schierarsi in materia di opzioni di politica sportiva. I livelli della politica sportiva del CSI sono due: nazionale e territoriale. A livello nazionale il CSI attua una politica di estrema concretezza, che non sposa alcuno ma ricerca volta per volta convergenze con quei soggetti istituzionali che mostrano di avere a cuore le sorti dello sport quale lo intende l'associazione in riferimento ai suoi valori guida. In tempi di decentramento e di bipolarismo come quelli attuali, il fatto nuovo è che la politica sportiva gioca ormai partite importanti anche a livello territoriale. Qui occorre

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Campagna elettorale e politica sportiva

molta attenzione: da un lato bisogna tenere conto della linea di politica sportiva nazionale, perché non ci può essere contrasto o conflittualità tra i due livelli, ma dall'altro bisogna lavorare sul territorio ricercando tutte le opportunità di far passare i progetti e le iniziative del CSI.

Gli scenari del nuovo sistema sportivo italiano vedono sempre più uno sport sociale che ha i suoi referenti in organismi ("comitati", "osservatori"...) che si occupano di sport per tutti, volontariato e associazionismo sociale a livello regionale e talvolta provinciale. Avere un atteggiamento di passività nei confronti di questi referenti, significa perdere la partita rispetto ad altre componenti del sistema sportivo. Occorre perciò "fare politica", una politica senza padroni. Di tutto questo si è parlato doviziosamente ad Assisi, in occasione della Convention dei presidenti e vicepresidenti dei Comitati territoriali, che si è svolta 1'8-10 dicembre 2000. Il tema di riferimento della Convention, "Idee e progetti per una presenza strategica del CSI sul territorio", molto è ruotato intorno al concetto di cittadinanza attiva, intesa come diritto/dovere del CSI di: "esserci" sul territorio (nelle istituzioni, ma anche nella Chiesa locale e nell'associazionismo); rapportarsi con tutti, agire affinché si promuovano sul territorio, con la collaborazione di tutti, progetti ed azioni che, attraverso lo sport, migliorino la qualità della vita della popolazione, senza escludere (ed anzi tenendo in particolare conto) le fasce più deboli e le minoranze.

Prima ancora che sui progetti, però, le concordanze vanno ricercate sui princìpi. Per il CSI, inteso nel suo complesso, e dunque anche per le strutture territoriali, i princìpi che contano sono quelli contenuti nelle carte associative, alle quali molto presto andrà ad aggiungersi un "nuovo progetto culturale" che terrà conto del "nuovo" emerso negli ultimi tempi nello sport e nella società italiana. La fedeltà a queste "carte" è il cardine su cui incernierare, con grande pragmatismo, ogni scelta strategica, anche in materia di rapporti con le forze politiche del territorio.

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intervista al card. Ersilio Tonini

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I doni dello sport di Gianni Lattanzio

Il giubileo del mondo sportivo ha rappresentato sicuramente un momento forte di riflessione culturale sul rapporto tra sport, fede e vita. Archiviare l'esperienza in attesa del prossimo Giubileo ci sembra una scelta sbagliata. In questo momento difficile dello sport moderno, in cui grandi trasformazioni si traducono spesso in grandi incertezze e in gravi cadute, continuare ad ascoltare parole di senso, illuminate dalla fede, può essere importante. Questo vale soprattutto per un'Associazione come il CSI, che vede nella pratica sportiva un'occasione di promozione umana. Proprio in occasione del Giubileo degli sportivi, nel “Villaggio dello sport” organizzato a Castel Sant'Angelo il CSI ha

un ragazzo andare alla ricerca di un proprio valore. Ciò comporta una disciplina ed in più comporta un'appartenenza che è spesso l'aspetto meno trattato quando si parla di sport: dà l'appartenenza alla squadra, dà un modo di metterci insieme con un altro, un modo di vivere insieme umanamente.

incontrato il cardinale Ersilio Tonini, protagonista di un i riuscitissimo incontro con i giovani. Di lì siamo ì ripartiti per aprire questo ■. spazio su Stadium. ~ ~DalI j prossimo numero il t Cardinal Tonini ! svilupperà i suoi interventi rispondendo alle domande postegli dai giovani del CSI.

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Eminenza, all'inizio del nuovo millennio ci troviamo insieme per parlare di un tema tanto caro ai giovani: lo sport. Esso ci aiuta anche a capire e a percepire la vita; come fare a vivere la dimensione dello sport sapendo che la vita è un dono di Dio? Lo sport aiuta, innanzi tutto, il ragazzo a liberarsi, a far pulizia, per così dire, di tante immaginazioni, di tanti stimoli che oggi ci sono. Praticare lo sport significa per

Un 'educazione alla dimensione civica... Non solo, c'è anche un'altra cosa: lo sport richiede una disciplina dei propri comportamenti, quindi lo sforzo di un dominio di sé, dei sacrifici, significa perdere un po' di libertà di muoversi, dedicarsi insistentemente ad una certa attività. Infine, comporta la scoperta ed il potenziamento di energie personali che sono energie corporee, ma richiedono una guida, un controllo della propria mente. Lo sport dà anche la soddisfazione della libertà interiore: si è riusciti a conquistare, si è riusciti a fare qualche cosa di sé e ne risente tutto l'organismo, tutto l'essere. C'è quello che si dà e si riceve; ma si dà tanto... ci si lega, nello sport, non per il


Al di là delle cose. Nel correre veloce del tempo, anche l'Anno Santo ; è finito. Non finirà però l'azione che la grazia ha riversato nella Chiesa e in noi durante il 2000. perché facilmente ci sarà una risonanza nei nostri cuori di quanto abbiamo visto e vissuto. Spesso sembrava che si fosse aperto il cielo e che comunicasse con gli uomini. Questo lo si percepiva: nella generosità della Chiesa; nella disponibilità dei responsabili: nella pazienza dei pellegrini: nella gentilezza dei volon­ tari. E ancora: nell'accettazione con animo uguale di ogni sorta di disagi, dal sole cocente al freddo pungente e a un'acqua torrenziale... ("vedi" Incontro Mondiale Famiglie). In quest'anno di grazia lutto ha collaboralo a farci sentire Gesù più vicino, nel silenzio e nel lavoro, in ogni avvenimento e sempre. Abbiamo

danaro, poiché con gli altri, quelli con cui gareggi, non è che ti danno del danaro però è un modo sempre di sfidarsi... Un percorso... Un percorso ma nell'amicizia, lealmente. Quando abbiamo visto i due piloti della McLaren abbracciare Schumacher e far festa con lui... vuol dire che nello sport ci sono degli aspetti umani molto interessanti: è la vittoria sul proprio egoismo, l'accettazione delle regole fino alle sconfitte; è un senso dei propri limiti, dopodiché uno è preparato per tutte le altre lotte.

Eminenza, lo sport può essere un modo per far conoscere ai giovani, anche a quelli un po' più lontani dalle parrocchie e dal variegato mondo associazionistico ad esso connesso, i valori che scaturiscono dalla fede in Cristo. Come, in questo, il CSI e le altre associazioni ecclesiali possono aiutare la Chiesa e le parrocchie ad avvicinare i così detti "giovani del muretto" ? Arrivato parroco a Salsomaggiore la prima cosa

pensato di più a Lui: quando è sceso nel grembo ! di Maria, quando ha conosciuto la paura, il tradi-| mento e l'abbandono. Abbiamo meditalo di più : sulla Sua morte offerta al Padre e alla Sua Risur­ rezione che ha sconvolto ogni cosa. E tutto que- ; sto ha dato più senso al bene e al male e al ; nostro vivere e morire. Ila dato più sostegno alla nostra fede e al nostro comportamento e ci ha aiutato a guardare al di là ; delle cose. Siamo creature fragili e di vita breve. ■ ma in quest'anno tante volte "abbiamo deciso nel nostro cuore il santo viaggio e lungo il cammino ; ci è aumentato il vigore". Abbiamo più consape-1 volezza che camminiamo su una strada nella quale l'aiuto di Dio rende attiva la grazia, rischia­ ra il pensiero, accresce il godimento per le cose spirituali, purifica l'aspetto, trasforma il cuore e lo placa e lo ristora.

che ho fatto, proprio un'ora dopo il mio ingresso, è stata andare a scegliere un campo dove poter costruire l'oratorio. Abbiamo impiegato dieci anni, ma finalmente siamo riusciti a mettere su l'oratorio con un campo sportivo. Abbiamo formato una squadra che è arrivata al livello regionale e quattro dei miei ragazzi, dopo qualche anno, sono stati assunti dal Salso, pagati, ma dopo un anno hanno voluto tornare da noi...

Per quale motivo? Perché là c'era tensione, là c'era, spesso, un ambiente molto aspro, invece da noi si respirava il clima dell'amicizia e questa era una cosa molto bella! Mi ha fatto molto piacere leggere, un po' di tempo fa, che Trapattoni è cresciuto nell'oratorio. L'oratorio gli ha fatto provare l'amicizia ma soprattutto lo ha aiutato a sviluppare la sua persona e questo gli è stato di aiuto per tutta la vita. Nel Centro Sportivo Italiano deve esserci la preoccupazione della gara, ma senza che essa diventi battaglia aspra, senza che il fine ultimo sia il danaro o l'affare; è il gusto dello stare

insieme, è il gusto di provare, di tentare di raggiungere una certa mèta. Si gode della vittoria ma si è pronti anche alla sconfitta poiché lo scopo è lo stare insieme e prepararsi, perciò, anche ad altre sfide, con tutti i limiti, comprese le difficoltà che si incontreranno nella vita.

Che disciplina? Corsa dei sacchi. Lì non occorreva molto allenamento perché io ero molto piccolo ed all'inizio della gara tutti correvano avanti ed io ero l'ultimo, però, via via, li vedevo cadere uno dopo l'altro e quindi arrivavo, in genere, io solo, primo, con dietro una catastrofe... Grazie Eminenza! Chiudiamo con questa immagine la prima riflessione pubblicata sulla nostra rivista e la ringraziamo anche della disponibilità a rispondere sulle pagine di Stadium alle domande del CSI.

Cosa direbbe, per concludere, ai parroci ed ai giovani che frequentano l'oratorio e praticano l'attività sportiva? A distanza di trenta-quaranta anni, i ragazzi che venivano nell'oratorio della mia parrocchia, e che spesso non venivano neanche a Messa (perché non ho mai chiesto tessere e presenze), oggi sono padri e portano i loro tigli all'oratorio. Vuol dire che è rimasto un qualcosa dentro: quello che hanno gustato all'oratorio è rimasto per tutta la vita, perché quello che si fa nella fanciullezza, se è cosa pulita, se è cosa bella, intima, autentica, è un po' la tua eredità. Quello che ero da ragazzo me lo trascino ancora dentro e voglio molto bene ai ragazzi perché mi porto dietro ancora tutta la mia infanzia, lo ero campione sportivo...

Dal prossimo numero, partirà il filo diretto con il Cardinal Tonini, che risponderà ogni mese su "Stadium" alle domande dei nostri lettori. Atleti, tecnici, arbitri, dirigenti e tutti gli sportivi del CSI potranno inviare i loro interrogativi scrivendo alla redazione di “Stadium" via e-mail postadium@csi-net.it v>a fax 06-68802940 - redazione Stadium


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La dichiarazione di Nizza

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L’Europa scommette sullo sport per tutti di Tito Della Torre

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11 Consiglio europeo si è riunito a I Nizza, il 7, 8 e 9 dicembre. Tra le tante cose oggetto dell'incontro, ancora una volta c'è stato lo sport. Il Consiglio, infatti, ha adottato una "Dichiarazione" relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali in Europa, di cui tenere conto nell'attuazione delle politiche comuni. Interessanti, per i contenuti di principio, i paragrafi della Dichiarazione relativi alle pratiche dilettantistiche e sport per tutti: "Lo sport è un'attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali. È un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole. "L'attività sportiva deve essere accessibile a tutte e a tutti, nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità delle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate o individuali. "La pratica delle attività fisiche e sportive rappresenta, per i disabili, fisici o mentali, un mezzo privilegiato di sviluppo individuale, di rieducazione, di integrazione sociale e di solidarietà e a tale titolo deve essere incoraggiata. Al riguardo il Consiglio europeo si compiace del contributo prezioso ed esemplare dei giochi paraolimpici di Sydney. "Gli Stati membri promuovono il volontariato sportivo, nell'ambito delle rispettive competenze, con misure che favoriscono una protezione pertinente e un riconoscimento del ruolo economico

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e sociale dei volontari, appoggiati, se del caso, dalla Comunità per quanto di sua competenza". Questi passi della Dichiarazione costituiscono, per ora, l'ultimo capitolo di una serie di enunciati con cui vari organismi europei mostrano di sognare per tutti i paesi membri un modello sportivo in cui sport di prestazione e sport sociale abbiano pari importanza e pari dignità. Proprio quello che in Italia non si riesce ad ottenere. Che si tratti di una politica comunitaria, lo ha precisato anche il messaggio inviato alla Conferenza nazionale dello sport del 19 e 20 dicembre (vedi "Dossier" su questo stesso numero di Stadium) dal Commissario europeo per la cultura e lo sport, sig.ra Viviane Reding. "Il dibattito sullo sport - ha scritto all'assemblea la sig.ra Reding - è incentrato sul riconoscimento dello sport sociale, dello sport per tutti...".

Questi numerosi documenti, purtroppo, non sono leggi, ma solo raccomandazioni rivolte ai vari paesi affinché adottino certi princìpi nel legiferare in materia. E sappiamo che raccomandazioni del genere vengono prodotte ormai da anni, senza che in Italia si trasformino in leggi. L'iter del Disegno di legge sulle società dilettantistiche, dal cui testo è stato cassato qualsiasi cenno allo sport per tutti, mostra anzi che in Parlamento ci sono forze trasversali determinate a contrastare qualsiasi adeguamento della nostra legislazione sportiva alle politiche europee. Tuttavia è importante che le istituzioni europee continuino a lavorare nella direzione dello sport sociale. Il "pacchetto" delle raccomandazioni operative è ormai così ampio che prima o poi diventerà impossibile ignorarlo per questione di opportunità politica. Così come potrebbe accadere che l'Unione

VALORIZZARE IL RUOLO EDUCATIVO DELLO SPORT Il Libro bianco sull'istruzione e la formazione della Commissione sottolinea che "la conoscenza può essere definita come un'accumulazione di conoscenze fondamentali, di conoscenze tecniche e di attitudini sociali'1 che riguardano "le capacità relazionali e la capacità di cooperare e di lavora­ re in gruppo, la creatività e la ricerca della qua­ lità". tanti valori che lo sport trasmette. L'azione comunitaria nel quadro dei suoi programmi di istruzione e di formazione potrebbe, in quest'otti­ ca. avere i seguenti obiettivi: • migliorare, attraverso i programmi comunitari, il posto dello sport e dell'educazione fìsica nei programmi scolastici: • favorire la riconversione e la reintegrazione, ul­ teriore nel mondo del lavoro degli sportivi; • favorire il ravvicinarne,nto della formazione, dei

quadri sportivi istituiti in ciascuno Stato membro. Peraltro, il Consiglio d'Europa ha sottolineato a giusto titolo che lo sport rappresenta anche "una tribuna ideale per la democrazia sociale". Per­ tanto. è importante che i programmi comunitari esistenti possano utilizzare lo sport per lottare contro l'esclusione, le disuguaglianze, il razzismo e la xenofobia. Inoltre, la violenza che talvolta si sviluppa in occasione di manifestazioni sportive è inaccettabile. Nel quadro dell'obiettivo dell'Unione europea di offrire ai suoi cittadini un elevato livello di protezione in uno spazio di libertà, dì sicurezza c di giustizia, le autorità competenti • dovranno intensificare la loro collaborazione per | impedire questo tipo di violenza. Dal "Rapporto Helsinki" del 12 dicembre


CHE COS I'] IL CONSIGLIO EUROPEO Il Consiglio europeo riunisce i Capi di Stalo o di Governo degli Stali membri nonché il presidente della Commissione delle Comu­ nità europee. Esso non va confuso né con il Consiglio d'Europa (che è un'organizzazio­ ne internazionale), né con il Consiglio del­ l'unione europea (che riunisce i rappresen­ tanti dei Quindici a livello ministeriale). Ospitalo dallo Stato che esercita la presi­ denza del Consiglio, il Consiglio europeo scandisce la vita politica e lo sviluppo dell'Unione europea riunendosi almeno due volte l'anno (generalmente nei mesi di giu­ gno e di dicembre). L'evento non è di poco conto: la presenza in una città europea di rappresentanti di quindici paesi, investili di grande legittimità democratica, accom­ pagnali. per di più. da altri Ministri e da stretti collaboratori, costituisce da circa venticinque anni un appuntamento politico mollo atteso.

Europea trasformi quelle enunciazioni in norme obbligatorie. Tornando alla Dichiarazione di Nizza sullo sport - tecnicamente si tratta dell'Allegato IV delle Conclusioni del Consiglio (il documento si può reperire in Internet, all'indirizzo www.comeur.it/allegato4.htm ) - essa ribadisce anche alcune altre importanti questioni: • riconoscimento dell'autonomia delle associazioni sportive e del loro diritto ad organizzarsi autonomamente per mezzo di adeguate strutture associative; • le federazioni sportive hanno una responsabilità sociale, che si esplica anche nel sostegno umano e finanziario alle pratiche dilettantistiche; • la solidarietà che deve caratterizzare il contesto economico dello sport. Quest'ultimo è un principio che preoccupa molto le istituzioni europee. Nel cosiddetto "Rapporto Helsinki"

(dicembre 1999) sulla salvaguardia delle strutture sportive attuali e del mantenimento della funzione sociale dello sport nel quadro comunitario, il più importante documento europeo sullo sport degli ultimi anni, si denunciava "la tentazione di taluni sportivi e di alcuni grandi club di uscire dal quadro delle federazioni per sfruttare al meglio le potenzialità economiche dello sport a loro solo profitto. Questa tendenza può rimettere in causa il principio della solidarietà finanziaria tra lo sport professionistico e lo sport dilettantistico, nonché il sistema di promozionerelegazione comune alla maggioranza delle federazioni". La Dichiarazione di Nizza sullo sport va in tale direzione, ed anzi precisa il modo concreto in cui la sussidiarietà tra componenti sportive dovrebbe attuarsi: "La vendita dei diritti di ritrasmissione televisiva costituisce oggi una delle più

importanti fonti di entrate per talune discipline sportive. Il Consiglio europeo ritiene che le iniziative prese per favorire la messa in comune, ai livelli appropriati e tenuto conto delle prassi nazionali, di una parte degli introiti provenienti da tale vendita, siano positive per attuare il principio della solidarietà tra tutti i livelli di pratica sportiva e tutte le discipline". In Francia la destinazione di una quota dei diritti televisivi al finanziamento dello sport sociale è stata già attuata. In Italia si vorrebbe andare nella stessa direzione. Nelle intenzioni del Ministro con delega allo sport, on. Melandri, quella quota dovrebbe contribuire alla formazione di un fondo per lo sport sociale, unitamente a finanziamenti dello Stato. Sarebbe la strada più equilibrata per sottrarre lo sport sociale alla aleatorietà delle lotterie, ma è presumibile che le resistenze non mancheranno anche in questo caso.

L'IMPORTANZA DELLO SPORT SOCIALE «La dichiarazione sullo sport allegata al Trattato di Amsterdam "sottolinea l'impor­ tanza sociale dello sport e in particolare il ruolo che esso assume nel forgiare l'iden­ tità e nel ravvicinare le persone". Le atti­ vità fisiche e sportive devono trovare il loro posto nel sistema di istruzione di ciascuno Stalo membro. I valori che esse rappresen­ tano (parità di opportunità, lealtà, solida­ rietà. ...) devono del pari essere diffusi tra le associazioni sportive. Lo sport costitui­ sce uno strumento essenziale di integrazio­ ne sociale e di educazione poiché tocca tutte le classi sociali e lutti i gruppi di età della popolazione». Dal "Rapporto Helsinki" del 12 dicembre 1999

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L’ultima scommessa del CONI

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AL VIA di Danilo Vico

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Fiocco azzurro in casa CONI: è nato Totobingol. Il primo vagito del 2001 è del neonato gioco a pronostici made in Foro Italico, che va ad arricchire la dinastia dei Toto già numerosa con il vecchio Totocalcio, antico capofamiglia, il primo figlio Totogol, ed il cuginetto

iorni fa, rovistando tra gli "Stadium" anni 70, alla ricerca di un ordine \Jd'arrivo di annata, mi ha colpito una vecchia pubblicità a tutta pagina, dedicata al Totocalcio. Era raffigurata una città dormiente e su uno slogan "questa notte qualcuno dormirà più tranquillo" con in basso il seguito "... forse ha giocato al Totocalcio". Efficace, simpatico, ma niente d'eccezionale, si potrebbe obiettare. L'ho notato invece perché pochi minuti prima, sfogliando la consueta rassegna stampa ed i quotidiani, si parlava molto del Totobingol. Ovunque le inserzioni pubblicitarie del nuovo giochino a pronostici. Stavolta lo slogan in basso recita: "Non perdere minuti preziosi. Giocali!". È curioso affiancare le due diverse realtà, f . ■ . . . anche se son passati circa 25 anni, ma la frenetica richiesta dell'oggi, rispetto ai sonni su morbidi guanciali del passato rappresenta il contrappasso, quasi uno specchio di un CONI stravolto, che oggi riflette tutte le sue incertezze economiche, che cerca, autoincoraggiandosi, di non perdere più tempo. Ma la sveglia è suonata da tempo.

La crisi del Totocalcio Scavalcato da diversi anni ormai nelle giocate (e nei montepremi) dal Superenalotto - non è più il 13, infatti, il numero della fortuna bensì il 6 o 5+1 che dir si voglia a far sognare gli italiani - tramontato il fascino del classico 1X2 che sembrava immarciscibile e che oggi è TotOSei Che oooi ha a' crePusc°l° (da tempo non arriva più ai 10 miliardi di mnnfonramì coHìmonoliì il TAfrxRinoni ò l'onnocìnm font montepremi settimanali), il Totobingol è l'ennesimo tentativo, due anni, ancora dopo aver partorito già Totogol e Totosei, mai decollati, POCO Cresciuto ma di reCL1Perare terreno, e star dietro allo strapotere di un ‘ ‘ ’ enalotto, divenuto super nei fatti (si è passati che comunque sa addirittura a due estrazioni per settimana), dopo esser già molto di vecchio. finito in mani altrui. Lo scorso anno i tre giochi a pronostico hanno incassato in tutto 1.427 miliardi, il 26% in meno rispetto all'anno ■ L'j, avanti. Da solo il Totocalcio dal 1995 all'anno scorso ha ridotto i suoi incassi del 66%. Circa 2000 miliardi volatilizzati. Che | dire? Consoliamoci col Totobingol.

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■BH Concorsi pronostici e sport per tutti Tecnicamente il Tolobingol è un concorso pronostico a monteprei mi. come il Totocalcio, il Tologol c il Totosei. Lo Stato italiano ha affidato al CONI la gestione dei concorsi pronostici sullo sport con il Decreto legislativo n. 496 del 14 aprile 1948, affinché i proven­ ti andassero a finanziare lo sport italiano. All'epoca non si prevei deva che il CONI potesse gestire scommesse a totalizzatore, di fatto proibite con l'unica eccezione delle scommesse sui cavalli. In I questo divieto ha messo radici il "Totonero", il cui giro d'affari era valutalo negli anni Novanta in circa 5.000 miliardi l'anno. Di recente, per poter gestire le scommesse sportive il CONI ha fruito di un'apposita legge. Nelle scommesse sportive il Comitato Olimpico vedeva una risorsa capace di curare le ferite del crollo

del Totocalcio. In realtà le scommesse costituiscono per ora un mezzo flop. essendo il loro ammontare ben lontano da quello del Totonero. Lo sport per tutti è ora costretto a guardare con occhio interessato e preoccupato all'andamento del Tolobingol. La legge sugli enti di promozione sportiva allo studio del Parlamento, infat­ ti. sancisce che queste associazioni siano finanziate con una per­ centuale degli introiti derivanti al CONI dai concorsi pronostici. Se questa formula entrasse in vigore, anche un eventuale decollo delie scommesse sportive non risolverebbe la crisi di finanzia­ mento dello sport per tutti. Si avrebbe, invece, un risvolto positivo se il Tolobingol rimpin­ guasse gli introiti complessivi dei concorsi pronostici.

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Come si gioca Si scommette sulle 6 partite di calcio oggetto del concorso, indicando sui 90 numeri e i due simboli R1 e R2 (recupero 1° tempo e recupero 2° tempo), quelli corrispondenti ai minuti in cui si ritiene vengano realizzati i primi quattro gol e gli ultimi tre della giornata. Inoltre in schedina compaiono altre quattro partite di riserva, che entreranno in gioco, qualora tra le prime sei vi fossero partite non valide, oppure se le reti segnate nei primi sei incontri non fossero sufficienti a determinare la combinazione vincente. Uno staff di cronometristi individuano dagli studi Rai di Saxa Rubra i minuti esatti in cui verranno marcati i gol.

Come si vince Sono previste tre categorie di vincenti (7, 6 e 5 punti) che si dividono il montepremi rispettivamente in 40%, 30% e 30%. Per il 7 e il 6 è previsto il meccanismo del Jackpot, che cumula al montepremi successivo il denaro non vinto. In mancanza di vincite con 5 punti, vengono premiati i 4, se esistenti, altrimenti anche per la 3A categoria scatta il jackpot.

Gli auspici del CONI Il CONI punta molto su questo gioco per alleggerire la crisi economica da L fronteggiare, in linea, come dice il . presidente k Petrucci, con la difesa dello

autofinanziamento dello sport. Dal palazzo H si spera che Totobingol faccia breccia sulla gente (più sulle entrate) e l'abbinamento con la trasmissione televisiva "Domenica In" mira appunto a dare maggiore visibilità, a far entrare nelle case questo giochino, ed attrarre così potenziali scommettitori. Il Totocalcio motiva questa scelta spiegando che è un gioco che a differenza del Superenalotto non si limita alla sola estrazione dei numeri, ma coinvolge gli scommettitori per 90 minuti. Qualche dubbio Sono molte le perplessità che suscita il Totobingol, le prime di carattere statistico: a) pur avendo come il Superenalotto 90 numeri - pardon 92 - il che aumenta ulteriormente le combinazioni possibili e dunque le difficoltà di vincere, rimane sempre un gioco legato al calcio, per tecnici, il che scoraggia i non esperti del settore; b) il gioco non è equo, come lo è l'estrazione del lotto. La dea bendata qui, infatti, ci vede benissimo, e vede che i possibili numeri vincenti non sono affatto equiprobabili. In RI e R2 sono inclusi parecchi preziosi secondi in più; c) il gioco non è affatto immediato; non è per tutti. Occorre leggere comunque un regolamento per capire come si vince, stare dietro agli affari del calcio, studiare le prerogative di ogni squadra; non basta buttare giù sei numeri e aspettare la...tombolai; d) il gioco non è aleatorio. La storia del calcio insegna e le statistiche ben lo hanno registrato che le caselle centrali, quelle dal 25 al 75 per intenderci, difficilmente potrebbero rientrare nella

colonna vincente. Dirò di più, negli ultimi tre campionati la casella 1 (gol al primo minuto) sarebbe uscita 25 volte e ben 54 quella R2 dei minuti finali. Non a caso si torna a parlare spesso di zona Cesarini, quella divenuta famosa grazie ai tanti gol che questo giocatore segnava nel finale o nei minuti di recupero; e) il gioco scatenerà sicuramente molti equivoci. Sul tempo perso (che fa scattare i minuti), sui calci di rigore o punizione. Sulla teorica possibilità (remota) che fuoriescano solo 0-0. Perfino sul regolamento del calcio: l'arbitro dovrà infatti per forza far recuperare almeno un minuto. Ecc. ecc.

Primi bilanci Per dare un giudizio definitivo su questo gioco, bisognerà aspettare almeno un anno, per capire se realmente sarà entrato nei gusti e nelle abitudini degli scommettitori. C'è molta concorrenza. Se il buongiorno si vede dal mattino... però possiamo ben presagire che sarà un ulteriore flop, sulla scia del Totosei. Se pensiamo che quest'ultimo difficilissimo centrare un en-plein col 6, tanto che il jackpot resiste da oltre tre mesi - non sfonda, nonostante gli oltre due miliardi messi in palio a metà gennaio. Viene giocato da pochi aficionados, si può intravedere un futuro simile per il pargoletto TotoBingol. E i primi dati lo confermano: i montepremi dei primi concorsi non superano infatti quelli che fece registrare il Totosei, a parità di condizioni, cioè quando era possibile, in fase sperimentale, giocare solamente nelle zone di Roma e Milano. A chi dovesse fremere dall'impazienza dì giocarci, un consiglio: dormite sogni tranquilli... qualcun altro, forse, giocherà al Totobingol!

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Conferenza nazionale dello sport 1

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Una riforma in bilico TAopo due anni di annunci e di rinvìi, LJla Conferenza nazionale dello sport, si è finalmente svolta il 19 e 20 dicembre scorso, a Roma. Nelle attese di molti, la conferenza doveva servire a individuare le linee portanti di una riforma complessiva del sistema sportivo italiano. Che non sarebbe andata così è stato chiaro quando il ministro con delega allo sport, on. Giovanna Melandri, la conferenza infine l'ha convocata: in sordina, e senza un profondo lavoro preparatorio; fissandola a ridosso del Natale; articolando i lavori in un programma di appena 36 ore. Cera dunque il rischio concreto, e alla vigilia l'aveva sottolineato anche il CSI, che la conferenza si riducesse ad una passerella di lusso, con il Ministro ad esaltare l'opera legislativa svolta dal Governo a favore dello sport, il CONI e le Federazioni ad esaltare le medaglie di Sydney, gli Enti di promozione a rivendicare cose che nessuno avrebbe mai concesso. E invece è andata così solo in parte. Forse il copione era davvero quello, poi le cose hanno preso un'altra piega. Su cui vale la pena soffermarsi, per capire meglio quale panorama di politica sportiva avremo di fronte nei prossimi mesi, mentre sarà in corso la campagna elettorale per le politiche di primavera. Le premesse Alla Conferenza nazionale dello sport si era andati con una situazione di distensione tra il ministro Melandri e i vertici del CONI. Il Foro Italico sembrava aver digerito il decreto di riforma del CONI voluto dal ministro, questi aveva mostrato una certa flessibilità sui modi di attuazione di quel decreto. Ed infatti la conferenza era stata organizzata a due mani: Ministero e CONI insieme, escludendo da questa fase gli altri soggetti interessati. Gli Enti di promozione ne avevano tratto motivo di preoccupazione: se il dibattito sulla riforma dello sport si fosse sviluppato con un Ministero appiattito su posizioni concordate con il CONI, il futuro dello sport per tutti ne sarebbe uscito ancora una volta a pezzi.

Il processo di riforma dello sport avviato nella legislatura in corso ha, infatti, uno dei suoi punti interrogativi più rilevanti proprio nell'assetto organizzativo dello sport per tutti, che vive una vera e propria situazione di stallo. Vediamo di ricordare. Secondo il "Decreto Melandri" il governo dello sport per tutti è demandato a un Comitato nazionale il quale è organo del CONI, e, dunque, a questo è pesantemente subordinato. Regioni, enti locali ed enti di promozione rifiutano questa dipendenza, e chiedono di far parte di un organismo di governo dello sport per tutti che sia esterno al Comitato olimpico, al limite lasciando talune funzioni tecniche al Comitato nazionale sport per tutti posto all'interno del CONI. Il Foro Italico, dal canto suo, sembra trattare l'argomento con distacco, dicendosi aperto ad entrambe le soluzioni (sport per tutti dentro o fuori il CONI), ma poi di fatto agendo come chi voglia mantenere lo status quo, ossia il controllo assoluto del settore. Ne fa fede il nuovo regolamento per i rapporti CONI-Enti di promozione, in cui il CONI colloca gli Enti ancora in una posizione di assoluta subordinazione alle Federazioni. Un'apertura dei lavori allarmante Gli interventi di apertura della conferenza sembravano confermare i timori del CSI. Il ministro Melandri leggeva una relazione piena di entusiasmo per le Olimpiadi di Sydney, con lunghi passaggi (diremmo anche un po' acritici) sullo sport spettacolo e il suo business, e sui problemi del doping e della violenza. Altri capitoli erano dedicati alla riforma dell'lsef e del Credito Sportivo, ai problemi dello sport scolastico, al significato della riforma del CONI così fortemente voluta dal ministro. E lo sport per tutti? Mai nominato nella relazione del ministro, nemmeno una volta. E gli enti di promozione? Un unico cenno, per riconoscere che gli enti da anni lavorano con le Regioni allo sviluppo dello sport sul territorio. Davvero troppo poco per un ministro

Il nuovo ruolo delle Regioni "In via generale le regioni operano nell'ambi­ to sportivo attraverso l'emanazione di leggi regionali che in analogia con l'intervento spe­ ciale dello Stato in materia di impiantistica sportiva, prevedono la concessione di contri­ buti in conto interessi e in conto capitale per la realizzazione o manutenzione di impianti sportivi e leggi regionali che stanziano contri­ buti per lo svolgimento di singole iniziative. L'intervento regionale che fa però riferimento a fondi propri è negli ultimi anni drasticamen­ te diminuito in conseguenza della minore capacità di spesa delle regioni. La scarsità di risorse proprie da destinare allo sport rende necessario un ripensamento della politica complessiva dello sport al fine di rendere effettiva la fruizione degli impianti sportivi di base a tutti gli utenti in modo da coinvolgere i più ampi strali di popolazione in una moderna concezione di sport per tutti. La richiesta delle Regioni è dunque quella di introdurre una voce di bilancio sullo sport con cui assicurare con meccanismi certi, mezzi di finanziamento oltre alle Regioni e agli enti locali, agli enti di promozione sportiva, per l'attuazione di programmi di sviluppo dello sport per lutti e le altre necessità dello sport agonistico. Conseguentemente le Regioni chiedono la costituzione di sedi pubbliche di concertazione e coordinamento di tutti i sog­ getti che istituzionalmente si occupano di sport. Naturalmente un ruolo fondamentale per quel che concerne l'attuazione di pro­ grammi regionali di intervento in materia di impiantistica sportiva debbono avere i due istituti pubblici che da sempre svolgono le funzioni creditizie nel settore e cioè l'istituto | per il Credito Sportivo e la Cassa DD. e PP. In particolare un nuovo impulso all'attività creditìzia in favore del mondo dello sport., con particolare riferimento alle realtà regionali, dovrebbe venire dalla prossima riforma del> l'I.C.S. in attuazione dell'art. 157 del D.L.vo ì 112/98. Lo schema di regolamento che rico­ nosce all'istituto la natura di ente di diritto pubblico economico, dovrebbe consentire la definizione di nuovi strumenti organizzativi ed una adeguata flessibilità di procedure che assicurino un miglioramento dei servizi ero­ gati ai diversi soggetti beneficiari". Dai documenti di lavoro della Conferenza


Lo sport per tulli

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"Le novità dovute alla diffusione della pratica sportiva non sono solo di tipo quantitativo. Sono infatti cambiali gli stili di vita degli italiani, con implica­ zioni nuove nel rapporto tra sport e salute, tra sport e benessere; è in cre­ scila la diffusione di pratiche non codi­ ficate; sia dal punto di vista delle rego­ le sia da quello delle forme di parteci­ pazione.

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I Ai tanti che si impegnano per vincere un campionato, battere un record, vin­ cere una gara, si sono aggiunti quelli che vedono nello sport un modo per stare insieme, per la cura del proprio corpo e della propria salute, per migliorare la qualità della vita. Come in tutta Europa la crescita dei praticanti è avvenuta in particolare senza far ricorso a strutture organizzate.

La domanda di sport che viene avanti da tanta parte della società è quindi espressione di un vero e proprio dirit­ to di cittadinanza". Dai documenti di lavoro della Conferenza che doveva rappresentare tutto lo sport italiano all'interno di un'assise che aveva il compito di analizzare le problematiche dell'intero comparto sportivo. A Giovanna Melandri faceva eco il presidente del CONI, Gianni Petrucci, che bussava a quattrini per fronteggiare la crisi del totocalcio, e sostanzialmente difendeva il sistema sportivo esistente e la sua strutturazione piramidale, in cui lo sport di vertice finanzia e governa lo sport di base. Sul futuro dello sport per tutti Petrucci difendeva la attuale strutturazione del Comitato nazionale sport per tutti, ma nemmeno in questo passaggio della sua relazione spendeva qualche rapidissima parola sul ruolo degli Enti e sul valore dello sport per tutti, e tanto meno

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assumeva, a nome del CONI, l'impegno a valorizzare e difendere questa forma di sport al pari di quanto fa per lo sport di alta prestazione. Una bella battaglia di retroguardia la sua, che lo spingeva a dire un'autentica sciocchezza: "Non esiste uno sport che fa bene e uno che fa male, uno sport sociale e uno asociale, uno sport per tutti e uno per alcuni...". Cassando, con sorprendente disinvoltura, oltre a tanti documenti europei sullo sport sociale e lo sport per tutti, la stessa risoluzione CIO del Centenario, in cui si distingueva tra sport di alto livello e sport per tutti, raccomandando lo sviluppo di quest'ultimo per il suo alto valore sociale.

Gli attacchi al ministro Melandri Tra i passaggi più infelici della relazione Petrucci ce n'era uno che più di altri dava il segno di quanto il CONI, al di là delle affermazioni di facciata, poco avesse digerito la propria riforma voluta dal ministro e quanto ancor meno fosse disposto a mettere in discussione l'attuale sistema sportivo "conicentrico". Per difendere questo sistema, infatti, il presidente del CONI diceva: "Circa 23 anni fa Giulio Onesti (ndr, ('allora presidente del CONI) definì sfasciacarrozze coloro che proponevano lo stravolgimento dell'assetto dello sport italiano e la sostanziale negazione della sua autonomia. ...Ritengo che quello storico richiamo conservi la sua validità...". Un battuta arrogante, che ricollocava il

CONI di oggi sulle posizioni di intransigenza del CONI degli anni 70, e qualificava il ministro Melandri come maggior "sfasciacarrozze" sportivo d'Italia. Poteva essere soltanto una gaffe. Ma presto si capiva che la frase rispecchiava uno stato d'animo di gran parte del governo CONI. Il vicepresidente del CONI, Bruno Grandi, accusava il ministro Melandri di aver indetto la conferenza d'autorità, senza dare al CONI la possibilità di prepararla. Poi il presidente della Federpattinaggio, membro del C.N. CONI e deputato di Forza Italia, on. Sabatino Aracu, aggrediva verbalmente il ministro con un intervento oltremodo sgradevole nei toni, offensivo della persona Melandri in quanto donna, e fazioso nei contenuti. Concludeva l'on. Aracu sostenendo che la politica non deve impicciarsi dello sport, ma subito dopo, con disinvoltura ed incoerenza, si affrettava a recarsi in Parlamento, dove contemporaneamente si votava la Finanziaria, per cercare, come deputato, di affossare l'emendamento che I assegnava agli enti di promozione una : quota dello stanziamento straordinario assegnato al CONI. Interventi slegati l'uno dall'altro, o combinati in una strategia per puntare l'indice contro l'idea di una riforma generale del sistema sportivo? Quale che fosse la verità, era evidente che il CONI era andato alla conferenza con intenti per nulla costruttivi, voglioso di I polemica e di difesa dei suoi interessi.

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L'intervento del CSI Non tutto il dibattito è andato così. Cose buone e ragionevoli sono state dette da molti, anche da esponenti delle Federazioni. Ma era ormai chiaro che non ci sarebbe stato, come si sperava alla vigilia, alcun documento unitario finale con una bozza di riforma da presentare al Parlamento. L'intervento del presidente nazionale del CSI, Edio Costantini, ne ha preso atto ed ha imboccato la strada della richiesta al ministro di una cosa fondamentale: chiarezza definitiva su quello sport per tutti così ignorato nell'intervento di apertura dello stesso ministro. E questo senza toni aspri, anzi ringraziando il ministro e il Governo per aver varato importanti provvedimenti per lo sport e per aver costretto a riformarsi un CONI che altrimenti sarebbe rimasto immutato nei secoli. Nel dettaglio, il CSI chiedeva al Ministro l'impegno di: • promuovere normative per facilitare la nascita e il funzionamento di nuove Società sportive e la formazione di una più giovane classe dirigente; • far riconoscere esplicitamente la funzione sociale dello sport per tutti e dell'associazionismo di promozione sportiva, a cominciare dal testo del disegno di legge sulle Società sportive dilettantistiche; • proseguire la riforma dell'intero sistema sportivo italiano dopo la riforma del CONI; • costituire (quasi a prosecuzione della Conferenza dello sport) un luogo istituzionale di dialogo, coordinamento

e iniziativa politica fra tutti i soggetti pubblici e sociali dello sport; • accelerare, dopo la crisi ormai definitiva e permanente dei tradizionali sistemi legati ai concorsi pronostici e simili, nuovi sistemi e criteri di sostegno finanziario allo sport in riconoscimento e in misura adeguata alla sua funzione sociale. Con l'intervento CSI è cambiato qualcosa nel rapporto di forze espresso dalla conferenza. Chissà, forse il ministro si è sentito meno isolato, forse ha capito di essersi fidato troppo del CONI, forse ha preso atto della gaffe compiuta in apertura esaltando le Olimpiadi e ignorando lo sport sociale. Fatto sta che nelle conclusioni del ministro la prospettiva si è rovesciata, e lo sport per tutti è uscito dalla conferenza con qualche rassicurazione sul suo futuro. In questo senso è stato importante anche l'intervento del rappresentante delle Regioni, che ribadiva il "no" definitivo ad un Comitato sport per tutti posto all'interno del CONI.

L'ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO "Il gruppo ha infine ribadito come un posto di assoluto rilie­ vo merita il mondo dell'associa­ zionismo sportivo. Nel nostro paese, infatti, l'attività sportiva praticata in modo organizzato avviene sostanzialmente attra­ verso le opportunità offerte dalle società e dalle associazio­ ni sportive dilettantistiche. Una realtà di circa 60.000 associa­ zioni non profit (lOOmila se si considerano i diversi settori di attività delle polisportive) che consente a oltre 10 milioni di cittadini di praticare lo sport a diversi livelli. Un mondo signifi­ cativo anche per l'impegno di oltre 800.000 operatori, quasi tutti volontari, che costituisco­ no il presupposto per tenere in piedi questa parte fondamenta­ le del nostro sistema sportivo. È stato stimato che quest'eser­ cito di volontari presti annual­ mente circa 154 milioni di ore y-r-: di lavoro, una cifra che più di ogni altra può dare la misura del ruolo fondamentale del volontariato sportivo".

Le conclusioni del ministro La-levata di scudi degli uomini CONI contro gli "sfasciacarrozze", e più in genere contro le riforme varate dal Governo in materia di sport, deve essere andata di traverso al ministro, che le sue conclusioni le ha aperte in modo singolare: agitando un dito indice sotto il naso del vicepresidente del CONI, Bruno Grandi, l'on. Melandri ha denunciato la pretestuosità di certe

Dai documenti di lavoro della Conferenza

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accuse a lei rivolte: il compito di riunire le componenti sportive, anche in periferia, per preparare la conferenza nazionale era stato affidato all'Ente olimpico; dunque la responsabilità dell'impreparazione era solo del CONI, che così aveva voluto agire per incapacità o per calcolo deliberato. Quattro i punti toccati dalle conclusioni del ministro: 1) un richiamo al senso di responsabilità di tutti per proseguire nel percorso di riforma dello sport, senso di responsabilità da cui non sono esentate in Parlamento le forze dell'opposizione. Se questa collaborazione ci sarà, ha assicurato l'on. Melandri, la legge sulle società dilettantistiche e gli enti di promozione potrà essere approvata entro la legislatura in scadenza; 2) il valore dell'associazionismo sportivo e dello sport sociale, che emerge chiaramente come domanda dei cittadini, e che va tutelato anche tramite opportuni princìpi da inserire nel quadro della riforma costituzionale dello Stato (dare allo sport sociale un rango costituzionale); 3) il finanziamento dello sport sociale, che deve andare oltre le quote dei concorsi pronostici assegnati dal CONI o i contributi concessi in questo momento dalla Stato allo sport, e deve passare piuttosto attraverso la costituzione di un fondo che dev'essere finanziato congiuntamente dallo sport "ricco" e dallo Stato, fondo da trasferire alle Regioni affinché lo utilizzino per supportare sul territorio

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l'associazionismo di sport per tutti; 4) nuovi strumenti per il rilancio dello sport scolastico e per gli interventi formativi. Possibili scenari Queste le promesse. Ora si tratta di vedere se il ministro potrà e vorrà mantenere gli impegni nel breve tempo che ci separa dalle elezioni di primavera. I motivi di dubbio sono tanti: dal "peso" effettivo del ministro all'interno del Governo alla difficoltà di convincere lo sport "ricco" a finanziare

10 sport "povero", alla posizione disomogenea di Regioni ed Enti locali, alla paralisi che coglie il Parlamento a ridosso delle elezioni. Pezzi di riforma così sostanziali potrebbero passare solo con un'ampia convergenza di maggioranza e opposizioni. Considerando che l'iter del progetto di legge sulle società dilettantistiche ha mostrato quanto sia ancora forte la lobby trasversale che inchioda lo sport italiano al sistema "conicentrico", ci vorrebbe un miracolo. Ma anche se le possibilità di riuscita sono poche, ci piacerebbe che il ministro ci provasse ugualmente. Per dimostrarci che la conferenza nazionale dello sport non è stata la passerella che le è stata attribuita e, soprattutto, per dare un segnale forte alle roccaforti del conservatorismo sportivo. Provarci, infine, sarebbe un dovere da onorare per puro rispetto di quei tanti milioni di cittadini che praticano lo sport. Di certo 11 CSI seguirà con attenzione la vicenda. Cercando, come avvenuto durante la conferenza, di essere di sprone e di conforto ai buoni propositi del ministro.

LA FORMAZIONE COMUNE sedere una competenza adeguala.

["La pratica motoria e sportiva costituisce ; un'attività complessa che coinvolge i prati­ canti in maniera integrata. Ne consegue, pertanto, che la formazione degli operatori ' sportivi non può che essere di tipo integra: to a carattere multidisciplinare. Viene pre­ cisato quindi che occorre passare da un modello esclusivo (per insegnare la palla­ volo ai giovani basta sapere di pallavolo) a ; un modello inclusivo (per insegnare la pal­ lavolo ai giovani prima bisogna saper inse­ gnare). Dove il saper insegnare costituisce il punto di partenza, "il campo" di cono­ scenze e di esperienze imprescindibile per chiunque venga chiamato ad insegnare qualcosa a qualcuno... Potranno essere individuali gli strumenti ■ per il superamento di tale dicotomia, proi ponendo, tra l'altro, iniziative di formazio­ ne comune per la crescila nel campo di una ’ cultura condivisa tra insegnanti e tecnici sportivi. Nessun operatore, dunque, dovrà entrare a contatto con i gióvani senza pos-

Quanto sopra, introduce un altro contro­ verso elemento di riflessione sul ruolo delle agenzie formative, del loro accreditamento, della loro certificazione a fare formazione, aggiornamento e quant'altro. La tendenza attuale è quella della deregulation, del libe­ ro mercato, della certificazione incontrolla­ ta. Nel corso dei lavori si è segnalato che. nell'ambito dell'orientamento comunitario relativamente alla identificazione dei livelli formativi degli operatori sportivi, è stato prodotto un documento da parte dell'European Network of Sport Sciences in Higher Education (ente riconosciuto dalla Com­ missione Europea). A tale riguardo è stata avanzata la proposta di prevedere l’istitu­ zione di un gruppo di studio, costituito da rappresentanti di tutti gli enti interessati alla formazione degli ^operatori e al loroimpiego, che individui possibili soluzioni a! problema". Dai documenti di lavoro della Conferei


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Argentili di Felice Alberghetti

L'album 2001 dei "Nati nel CSI" vuole cominciare con un campione di uno sport popolarissimo, molto amato dalla nostra gente: il ciclismo. Il secolo trascorso ci lascia in eredità centinaia di storie e chilometri in bicicletta: un veicolo, un gioco, un desiderio scritto, cantato, raccontato da poeti, registi, cantanti, politici. Un vero patrimonio nazionale. L'istantanea di Coppi e Bartali, i due mitici rivali legati amichevolmente dalla borraccia rappresenta emblematicamente il Novecento sportivo. Si riparte allora con un ciclista - Moreno Argentin - che ha costruito i suoi successi su un terreno difficile, sulle strade impervie tra Liegi e Bastogne. Traguardi raggiunti dopo aver gareggiato nel Centro Sportivo Italiano.

Correvo nel CSI quando ero "allievo", all'incirca quando avevo 14 anni. La mia squadra si chiamava "biscotti Cric" ed era di Treviso. Sono molti i ricordi di quei tempi, il più bello naturalmente il titolo italiano vinto il secondo anno da allievo a Campagnano Romano. Di quel giorno, più che la vittoria, ricordo il lago di Bracciano che costeggiammo in gara e tutta la trasferta che assieme ai miei compagni avevamo sostenuto. Agli occhi d'un ragazzino, abituato a correre sempre in provincia, vicino casa, erano quelle le novità più belle: il diverso paesaggio e il gruppetto di amici in

viaggio su un pulmino in un clima da gita.

Ci si affeziona più all'allenatore o alla propria bici? A entrambi. L'allenatore si chiamava Callegaro, mentre la mia bicicletta era una di quelle tradizionali con il classico cambio Campagnolo, le guaine esterne; all'avanguardia per quei tempi. Forse ero un po' più legato a questa bici, che era comunque un regalo dei miei genitori. Mio padre mi ha insegnato questo sport, mi portava ad allenarmi costantemente, monitorandomi in modo

che conducessi una vita da atleta. Devi dunque molto alla famiglia? La passione e la voglia da parte mia crescevano man mano che venivano i risultati. Certamente però sono stati i miei genitori ad avviarmi e ad insistere soprattutto nei momenti critici della maturazione giovanile. Per loro vedermi gareggiare era una festa. Ogni domenica una gita, uno svago, assieme a tanti altri amici. Una soddisfazione doppia quando si rincasava dai paesi limitrofi, con un dolce, o il vino o un prosciutto vinto dai figli.

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| Argéntin nati nel CSI

Erano quelli i premi più gustosi... Per me il primo premio era solo l’iscrizione alla corsa: il sacchettino con dentro il succo di frutta e la brioche. Poi la medaglia o la coppetta vinta avevano un altro valore, un significato diverso. Cosa insegna il ciclismo? Il ciclismo mi ha permesso di formare il mio carattere, la personalità, la determinazione, quelle caratteristiche morali che poi ad un uomo servono tutta la vita. Un'esperienza anche culturale, perché mi ha permesso di girare il mondo, a contatto con usanze e

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costumi diversi. Senza dimenticare il confronto avuto con i tanti corridori stranieri, divenuti amici. Una vera palestra di vita. Dirò sempre grazie al ciclismo e, perché no, anche al CSI, quest'associazione che in pochi anni mi ha dato la possibilità di fare sport a certi livelli. Il contenuto tecnico offertomi dalla mia società era molto elevato a quell'epoca. Individualismo o spirito di gruppo. Cosa prevale nel ciclismo? Una bella domanda. Molti dicono è uno sport individuale, altri è sport di

squadra. È tutt'e due le cose. Hai bisogno dello spirito di gruppo per preparare una tappa e costruire una vittoria, però devi essere in grado a un certo momento di poter scattare, e intervenire in prima persona nella corsa e dimostrare quanto vali. Il ruolo del gregario va sempre più sparendo. Non trovi? Oggi si ha maggiore libertà di potersi esprimere e di potersi muovere, alla luce delle nuove classifiche. Bisogna però ragionare in sella e dosare le energie. Diciamo che è un gregariato moderno. È un gregariato reciproco. È indispensabile che ognuno sia capitano e ognuno sia gregario. I giovani d'oggi - vale anche nella società - sono molto individualisti e puntano subito al risultato immediato. Ma certe vittorie si possono costruire solo con la squadra.

Ma alla fine quindi conta solo e comunque vincere? Purtroppo sì, perché in fondo contano solo i risultati e i punti. Però uno che sa sacrificarsi (il Pettini della situazione) sa farsi voler bene in virtù di questo spirito, anche quando non centra il piazzamento. Una volta al Giro d'Italia tra i vari colori delle maglie c'era il nero destinato al corridore più lento. Oggi non c'è più. Una provocazione: che fine ha fatto la maglia nera? È stata soppressa dagli organizzatori che a volte dovevano far nottata per aspettare l'ultimo ed aggiornare la classifica. Nello sport oggigiorno si cerca esclusivamente lo spettacolo, e il modello americano docet. Il business e l'audience televisiva ricercano le massime prestazioni e le migliori performance. È triste dirlo, ma gli ultimi, che della maglia nera erano i primi, non interessano più.

Ma non è poi quest'ansia da performance, da record a ogni costo, che alimenta il fenomeno doping. E non parlo solo nel ciclismo? Credo che il doping sia come la mafia e che la guerra al doping sia come quella

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alla mafia che, quando pensi di averla sconfitta, riaffiora, perché ormai è un fatto culturale. Credo che nello sport, così come in qualsiasi altro settore, esista la voglia di migliorare le proprie prestazioni. Tutto ciò è voluto principalmente dal desiderio dell'atleta di ottenere il risultato, ma anche dalla società, dal contesto che ci circonda, che è legata come dicevo al business, allo spettacolo, alle prestazioni...ad altri obiettivi. Anche in altre professioni esiste la voglia di migliorarsi... Ma, l'impiegato, ad esempio, non si dopa però. Nello sport purtroppo è così. Il doping è ormai un fenomeno sociale e c'è bisogno dell'intervento del governo. Bisogna infatti distinguere subito il buono dal cattivo; c'è tuttora molta confusione. Ritengo sia giusto che il doping sia diventato reato di stato. Bisogna però avere gli strumenti giusti per discernere ciò che è e ciò che non è doping, ma francamente mi pare non ci sia la volontà di andare fino in fondo. È difficile sconfiggere le potenti lobbies farmaceutiche.

Parlando invece di tecnologia, quanto conta il mezzo e quanto l'uomo sul sellino? È indispensabile l'uomo anche se il mezzo in questi ultimi anni è stato determinante, soprattutto a fronte delle nuove scoperte. Direi un 50% per entrambi: deve girare al meglio la macchina umana, sopra, e parimenti la

bici, sotto. Siamo arrivati a contare i millesimi. A questo punto contano le tutine aerodinamiche, i caschi, le ruote lenticolari oltre le caratteristiche tecniche di un ciclista. Come si vive e quant'è duro l'allenamento di un ciclista? Ho corso dal 1980 al 1994 e non so quante ore di allenamento abbia potuto spendere, o quanti km abbia percorso con le mie gambe. È sì tanto sacrificio ma anche tanto divertimento. Non è solo fatica, è bello fare chilometri a contatto con la natura, tra i più variegati paesaggi, senza il traffico, e conoscendo tanti paesi, tante località.

Qualche aneddoto simpatico? Un anno in Sudafrica, in allenamento per preparare la stagione, ricordo che incontrammo sulla strada delle scimmie. Roba da non credere.

Salutiamo Moreno Argentin, ricordando il Mondiale dell'86, le sue vittorie nelle classiche fiamminghe ed anche qualche sconfitta, come il mondiale vinto da Zoetepelk, per aver esitato troppo prima della volata. La mia carriera l'ho costruita su quelle vittorie; le classiche, la Liegi, l'iride dell'86, ma anche sulle molte sconfitte. Più della beffa di Zoetepelk, mi è servita e mi è rimasta in gola quella di Kelly alla Milano-Sanremo dell'85. L'anno dopo sono diventato campione del mondo. Le sconfitte, è bene dirlo, aiutano.

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Moreno Argentin nato il 17/12/1960 a S.Donà di Piave (VE)

Nel CSI dal 1974 al 1976 Professionista dal 1980 Totale vittorie: 84

Principali successi

Campione nazionale allievi CSI 1981:

2 tappe al Giro d'Italia

1982:

1 tappa al Giro d'Italia Giro di Romagna Giro della Svizzera

1983:

2 tappe alla Tirreno-Adriatico 2 tappe al Giro d'Italia Campionato italiano

1984:

2 tappe al Giro d'Italia Giro del Veneto

1985:

1 tappa alla Tirreno-Adriatico Liegi-Bastogne-Liegi

1986:

Campionato del mondo (Colorado Spring) Liegi-Bastogne-Liegi

1987:

2 tappe alla Tirreno-Adriatico Liegi-Bastogne-Liegi 3 tappe al Giro d'Italia Giro di Lombardia

1988:

Giro del Veneto

1989:

Campionato italiano

1990:

Giro delle Fiandre Freccia Vallone 1 tappa al Tour de France

1991:

Freccia Vallone Liegi-Bastogne-Liegi 1 tappa al Tour de France

1992:

3 tappe alla Tirreno-Adriatico

1993:

1 tappa al Giro del Mediterraneo 2 tappe al Giro d’Italia

1994:

Freccia Vallone 1 tappa al Giro d’Italia

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Basket in carrozzina

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Qualcosa di importante

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di Andrea Carpentieri

"Diversamente disabili, ugualmente sportivi". Si potrebbe modificare così il vecchio motto CSI, raccontando la storia di Andrea, 28enne amante del basket. A seguito di un incidente alle ginocchia non poteva più spingere e forzare sulle sue gambe. Ha scelto allora di tirare a canestro da una carrozzina, ottenendo buoni risultati, vincendo uno scudetto. Quindi tra i disabili, il "diverso" stavolta è proprio lui, un ragazzo normale.

1 ^esperienza col basket in carrozzina è cominciata per caso. Li Stavo facendo della riabilitazione in un centro ospedaliero a seguito di un intervento agli arti inferiori, quando mi è stato chiesto di accompagnare una squadra in occasione di una trasferta; non sapevo di cosa si trattasse, ma praticando la pallacanestro sin da quando ero piccolo, ho pensato che sarebbe potuta essere una bella esperienza. Quando sono stato presentato alla squadra, in occasione di un allenamento, ho pensato le solite cose del tipo: che forza di volontà! Che esempio! Credo che ognuno di noi sia immediatamente attratto dalla diversità, da ciò che non appartiene al nostro quotidiano, certamente poi il modo di confrontarsi con questa, varia da individuo a individuo. Ho dunque iniziato a conoscere i ragazzi, a vedere sempre più l'uomo, il giocatore e sempre meno l'handicap. Vi è, senza dubbio, la realtà esterna così poco adeguata alle esigenze di una persona che si muove in carrozzina, che immancabilmente, continuamente accresce il disagio di queste persone, e ti ricorda delle loro deficienze. Quando un disabile non ha difficoltà perché può essere autonomo tu non lo guardi neanche e lui non si sente differente. Ecco dunque che l'immagine del disabile si riconduce, nell'immaginario comune, ad una persona che stenta, che fatica, che non arriva...

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Di fianco: Andrea nella palestra in cui si allena a Sassari intento a incoraggiare un suo compagno. Nella pagina accanto: si festeggia lo scudetto.

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Nel basket in carrozzina tutto ciò cambia. Si "corre", si fanno evoluzioni, si cade, si picchia anche. Dopo un anno, dunque, ho cominciato ad allenare questa squadra e mi sono scontrato con la volontà di rispettare i soliti princìpi sportivi, quelli cioè ricevuti dal basket giocato (sei bravo, ti alleni, allora giochi) e la necessità di capire l'importanza dello sport per questi ragazzi, i loro variegati caratteri; può capitare che in una discussione di gioco ti rovescino addosso maggiore ira o maggiori apprensioni o ansie rispetto al dovuto. Devi altresì stabilire determinati equilibri, conquistare il loro rispetto, la loro fiducia; è necessaria una sorta di gerarchia, anche se si parla di persone adulte, uomini di 30 anni ed oltre. Dallo scorso anno sono poi diventato io stesso giocatore di basket in carrozzina. A seguito della mia operazione alle ginocchia, infatti, non mi è stato possibile continuare a giocare a pallacanestro a livello agonistico. È davvero divertente come sport! Lo spogliatoio, il gruppo, senti le critiche alle tattiche di gioco. Sei dall'altra parte, critichi anche tu. Un'esperienza che sicuramente mi servirà se dovessi tornare ad allenare. Ormai lo sento come il mio sport. C'è chi fa pattinaggio su ghiaccio e deve infilarsi i pattini laminati, io voglio giocare in carrozzina, e devo salire su una sedia che corre veloce, devo imparare a conoscerne le potenzialità, sapere essere un tutt'uno con essa

quando gioco. Quando sei in campo non pensi all'handicap, hai un avversario e non stai a pensare cos'ha quello in più o in meno di te, ma vediamo quello che sa fare in campo. Non c'è diversità, insomma! Si sono concluse da qualche mese le "Paraolimpiadi". Ritengo che ancora una volta questa voluta distinzione con gli altri giochi olimpici, il poco risalto che è stato dato all'evento, il pietismo nel commento che accompagnava quelle poche e mal scelte immagini siano la testimonianza del falso interesse dell'opinione pubblica nei confronti dello sport per disabili. Ripeto, il basket in carrozzina, nella fattispecie, è una disciplina sportiva come le altre, e dunque perché creare la distinzione tra Olimpiadi di serie Aedi serie B. Un atleta è un atleta. Finché però si ostineranno a proporre in TV servizi

intitolati "anche loro hanno diritto allo sport" non si arriverà mai da nessuna parte. Tornando al lato più strettamente sportivo, nella primavera dell'anno scorso la mia squadra l'ANMIC Sassari ha conquistato il titolo di Campione d'Italia. Questa società dopo molti anni e molti sforzi ha finalmente raggiunto ciò che merita ed ovviamente la festa è stata grande. Sono stato felice per il tecnico, i miei compagni di squadra, il presidente, per tutti coloro che da molto tempo e gratuitamente lavorano con impegno all'interno del gruppo. Erano tutti lì con le lacrime agli occhi, il giorno in cui abbiamo battuto in finale il S. Lucia Roma. Quanto a me quel giorno ho pensato di aver fatto quello che dovevo, la mia parte, ...qualcosa di importante.

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Al via i primi due Gran Premi nazionali del 2001

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Ttitti a Sappada!!! di Renato Picciolo

Il nuovo millennio del CSI inizia con i Gran Premi nazionali di Sci e Tennistavolo a Sappada, nel bellunese, dal 22 al 25 febbraio prossimi. E così tra le Alpi dolomitiche, sciatori e pongisti si contenderanno titoli e trofei in uno scenario unico per le ricchezze ambientali ed architettoniche. Un'ulteriore occasione di vivere un'esperienza sportiva ricca idi contenuti tecnici a contatto con la natura.

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Gran Premio nazionale di Sci Il Gran Premio nazionale di Sci non trascurerà il punto di vista tecnico agonistico. Infatti, da regolamento, almeno il 50% degli iscritti deve aver partecipato a manifestazioni locali (regionali, interprovinciali e provinciali), avendo conseguito risultati apprezzabili. Questa formula garantisce pur sempre la partecipazione degli amatori, e di tutti coloro che scenderanno in pista e, seppure più lentamente (gli sleepers), taglieranno il traguardo con soddisfazione. Il solito plauso dovrà andare alla categoria veterani (gli atleti nati prima del 1950) che nonostante l'età non rinunciano a mettersi in gioco. Si comincia la mattina presto del 23 febbraio, con tutti gli sciatori pronti a disputarsi lo Slalom Gigante su manche unica. I più veloci in ciascuna categoria potranno partecipare al Trofeo Runners,

gli altri avranno comunque possibilità di vittoria, ma nel Trofeo Sleepers. I fondisti si affronteranno nella prova individuale a tecnica libera (Challenge "SuperSkating" individuale) e nella staffetta a squadre, sempre a tecnica libera (Challenge "SuperSkating"). Anche i comitati sono in gara tra loro per l'aggiudicazione del Trofeo "Super Team". Si terrà conto, infatti, della somma dei punteggi ottenuti nelle classifiche conclusive dei singoli trofei dai primi due classificati, per categoria, di ciascun comitato. Sniowboard Una delle novità di quest'anno sarà la prova di discesa individuale con tavola su pista. A Boscochiesanuova lo Snowboard era stato portato ad esclusivo scopo promozionale e dimostrativo. A Sappada invece si farà


sul serio; si corre infatti per vincere una medaglia. Lo stesso discorso vale per il trofeo Boardercross individuale, una prova di percorso ad ostacoli (gobbe, salti, paraboliche) su pista, a tecnica libera.

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Il Carnevale di Sappada Ne vedremo delle belle! Ma, come sempre nelle manifestazioni del Centro Sportivo Italiano, ampio spazio sarà dato ai momenti associativi. Sfruttando la fortunata concomitanza con il famosissimo Carnevale sappadino il CSI ha organizzato, nella serata di venerdì 23, una festa in maschera all'interno della cornice folkloristica locale, che rappresenterà una ulteriore occasione di divertimento. La sfilata dei carri allegorici del sabato pomeriggio per le strade del paese completa la rassegna carnevalesca, scenario privilegiato della manifestazione. Tutti i partecipanti sono

invitati a prendere parte anche alla suggestiva fiaccolata sugli sci e alla caratteristica serata delle Regioni di sabato. Come di consueto, i vari comitati presenti organizzeranno uno spazio degustativo dove tutti potranno assaggiare i prodotti tipici delle regioni italiane, in uno scambio culinario dove a gareggiare, questa volta, saranno solo i sapori.

Spostiamoci dalle Alpi agli Appennini modenesi per fare gli auguri a Don Aronne Magni, l'ideatore della splendida manife­ stazione sciistica dedicata ai sacerdoti, arrivata quest'anno a bissare il successo dell'edizione inaugurale dello scorso anno. La gara, organizzata il 7/8 febbraio dal Comitato CSI di Modena, a Passo del Lupo (Sestola). a 1500 metri d'altitudine, era nata solo per gioco. Le adesioni in massa, la benedizione del Pontefice e l'interesse

dei inedia, l'hanno trasformata in un appuntamento immancabile. Tre le catego­ rie in lizza: gli Under 35. gli Under 50 e gli Over. La specialità per lo sci alpino è lo ! slalom gigante, nelle canoniche due man­ che, ma non manca la gara di fondo per gli amanti dello sci nordico. Grazie all'apporto poi dei seminaristi e d'alcuni sacerdoti più , giovani e moderni, è stata inserita a pieno titolo la prova di Show Board.

Gran Premio Nazionale di tennistavolo Per completare il quadro, a Sappada si svolgerà, in concomitanza con le finali di sci anche il 1° Gran Premio Nazionale di Tennistavolo.

Il tennistavolo è una disciplina storica del CSI che ha visto nascere tra le fila della nostra associazione nomi di spicco del pongismo italiano. Anzi, c'è stato un lungo periodo, dal dopoguerra agli anni Sessanta, in cui il tennistavolo italiano era solo CSI. La Federazione non c'era, era una costola della Federtennis, quasi a sottolineare che il tennistavolo era un tennis bonsai. Forse per questo i tesserati CSI del ping-pong erano più di quelli della Federazione. E tutti i campioni italiani di quegli anni - da Malesi a Bosi, Bisi, Costantini - provenivano dal CSI. Quando, infine, la FITeT divenne Federazione vera, il tennistavolo del CSI cominciò a segnare il passo, scontando anche altri "peccati": una certa fama di "sport da parrocchia" che poco piaceva ai giovani post-sessantottini, qualche trascuratezza nella politica promozionale del CSI... Dopo la metà degli anni Ottanta, l'associazione ha fatto più di un tentativo di recuperare terreno. Fu anche lanciata una campagna nazionale di promozione "L'Italia nella racchetta". Ed eccoci a Sappada e alla formula del Gran Premio Nazionale. Gli oltre 400 atleti previsti, suddivisi in otto categorie (dai Giovanissimi ai Veterani), si affronteranno nella prova individuale ed in quella a squadre. La manifestazione è aperta anche agli atleti FITeT; quelli che occupano le prime 350 posizioni, però, si affronteranno in una categoria separata. La gara a squadre si disputerà ad eliminazione diretta con formula di Coppa Davis articolata su quattro singolari ed un doppio. Alla base del 1° Gran Premio nazionale di Tennistavolo c'è la volontà di ridare lo smalto perduto negli ultimi anni a questa disciplina capace di aggregare ancora oggi giovani e non più giovani negli oratori di tutta Italia.

Che aspettate ancora, di corsa, tutti a Sappada!

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Giornalista... addio!

di Bruno bonghi A~\uello tra gli organi d'informazione e \^il mondo del pallone è un rapporto che va, via via, deteriorandosi. Il calciatore è diventato una star, il giornalista un impiegato che ne trascrive e ne riporta le ovvietà, le frasi fatte, cercando d'interpretare - tra queste eventuali dissapori, malumori. È il tempo che cambia. Sono i rapporti anche nella vita di tutti i giorni - che divengono sterili, finti, quasi mai disinteressati. Nell'era di Internet, dei computer, l’uomo assomiglia sempre più ad un robot senza anima, senza cuore. Un freddo calcolatore delle proprie emozioni, dei propri sentimenti. Soprattutto nell'ambito lavorativo. Come sembrano lontani quegli anni in cui il cronista poteva accedere addirittura all'interno degli spogliatoi, quando, tra i vapori delle docce bollenti, i giocatori si concedevano ancora gocciolanti, l'immancabile sigaretta all'angolo della bocca perché novanta minuti d'astinenza erano davvero troppi. Loro parlavano a ruota libera. Noi prendevamo frettolosi appunti. Cera l'intervista ufficiale e - a supporto della stessa - quella "para amigo" (così soleva dire l'Heriberto Herrera) - per spiegare cose che non dovevano essere virgolettate ma che erano tanta manna per il giornalista. Questa è storia. Non preistoria. Il periodo è all’incirca individuabile appena prima degli europei del 1980, anno in cui vennero create negli stadi italiani le prime sale per le conferenze stampa. Accadeva ogni domenica che quattro o cinque giornalisti (il doppio o il triplo nel caso di partite di grande richiamo) avessero a disposizione tutti i giocatori, i due tecnici e i dirigenti per riempire d'appunti il loro taccuino. "Ragazzi avete bisogno?", esordiva il Trap nel dopo partita. E avevamo

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Allenatore della Juventus negli anni Sessanta ebbe scontri tempestosi con alcuni suoi giocatori, ma i giornalisti sportivi ne diedero notizia solo quando fu inevitabile, cioè quando Omar Sivori, ormai al Napoli, raccontò quei fatti in conferenza stampa.

bisogno si, che diamine! Insomma quello era il rapporto tra i "media" e coloro che manco pensavano che avrebbero fatto parte molto più avanti dello Star System. Poi arrivarono le TV commerciali, locali e nazionali. Aumentarono a dismisura le radio private e così cambiò inevitabilmente - il rapporto di forza tra chi le interviste concedeva e chi le richiedeva. Il calciatore cominciò a rendersi conto che le sue parole erano merce privilegiata e appetita. Il giornalista scoprì, giorno dopo giorno, che il rapporto amicale d'un tempo non avrebbe avuto lunga durata. Sarebbe poi arrivato il break decisivo, ovvero l'assunzione da parte delle società di calcio degli addetti stampa (ribattezzati in molti casi "addetti contro la stampa"), giornalisti stipendiati per

"velinare" le notizie e per tentare di impedire un rapporto diretto e sincero tra i tesserati e gli organi d'informazione. Un solo giocatore al giorno a disposizione della stampa in un'unica intervista effettuata in "pool", il tutto con un ben visibile back-drop infarcito da decine di loghi pubblicitari alle spalle del campione. Vi rendete conto che una televisione è costretta a pagare una troupe per mandare in onda dei tabelloni pubblicitari il cui ricavato finisce nelle casse delle società di calcio? E le stesse società impediscono quasi sistematicamente alle televisioni di riprendere gli allenamenti (il permesso viene concesso solo un giorno alla settimana e per qualche minuto) ufficialmente perché non vengano spiate strategie segrete degli allenatori, ma molto meno ufficialmente perché siano così tutelati i canali TV delle società stesse. Per non parlare poi della ormai irrefrenabile moda che sta contagiando tutti i calciatori, siano essi famosissimi, famosi o sconosciuti: quella del sito Internet. Ce l'hanno quasi tutti, "per comunicare direttamente coi tifosi, senza distorsioni e senza interpretazioni dei media", così aveva detto uno dei campioni più celebrati nel giorno della presentazione alla stampa del suo WWW eccetera punto it. Il che significa, in soldoni, la fine del mestiere del giornalista. O meglio, una sostanziale modifica del mestiere stesso. Non più cacciatore di notizie, non più autore di scoop, non più confidente del campione. No, niente di tutto questo. Opinionista, nella migliore delle ipotesi. Oscuro riproduttore delle dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa o vìa Internet in tutti gli altri casi. Una razza ? in estinzione. Speriamo nel WWFI


sport al femminile

Colò di Solen De Luca

La sua passione per i viaggi le ha procurato l'etichetta di ragazza con la valigia. Ma Licia Colò è anche la ragazza con gli sci, la muta, il bilanciere e la tavola da windsurf: una delle poche donne della televisione che preferisce maglioni a collo alto e scarpe da ginnastica a camicette trasparenti e tacchi a spillo. È sportiva anche nel modo di proporsi davanti alle telecamere di Raitre, dove la domenica pomeriggio conduce a partire dalle 14.30 "Alle falde del Kilimangiaro": una trasmissione dedicata ai viaggi, che dura tre ore e mezzo ed è piuttosto seguita dal pubblico, nonostante la fascia oraria sia la stessa delle partite di calcio e dei grandi contenitori domenicali. 1 icia, è vero che hai rischiato di l—diventare una campionessa di sci? In effetti ero brava, e per un certo periodo ho anche sciato a livello agonistico: la mia specialità era la discesa, e partecipavo anche alle gare regionali. Di quegli anni mi è rimasta comunque la grande passione: oggi l'andatura è da turista, ma mi diverto ugualmente. Anche perché, ad essere sincera, non era certo lo stress delle gare a spingermi a sciare: andare a guardare le montagne senza fretta, poter fare i salti e mettermi in competizione con me stessa continua a darmi grande soddisfazione. Almeno, fino a quando il ginocchio non fa i capricci... Da un po' di tempo, infatti, ho un grosso problema ad un ginocchio, e non sono ancora riuscita a risolverlo. Ma spero di farlo molto presto: se ci riescono i grandi campioni di calcio, che si rimettono in

piedi in pochissimo tempo, non vedo perché non dovrei riuscirci anch'io.

Restiamo sulla neve. Che cosa pensi delle nuove discipline? Non vorrei essere monotona, ma per colpa del solito ginocchio non ne ho potute sperimentare molte. Ho provato lo snowboard, ed inizialmente mi sono molto divertita, probabilmente anche per la novità. Però, ad essere sincera, mi sento più a mio agio con gli sci ai piedi: posso fare salti, andare con uno sci solo, prendermi dei piccoli rischi... Per farlo con lo snowboard, che ti costringe a tenere due piedi bloccati, bisogna essere davvero bravi. Qualche volta sei apparsa in tv con la muta da sub. Che rapporto hai con le immersioni? Ho cominciato questo sport

praticamente per motivi di lavoro. Era circa una decina di anni fa, lavoravo ancora per Canale 5 e conducevo un programma intitolato "L'arca di Noè". Gli autori mi facevano viaggiare per il mondo alla ricerca di testimonianze legate in qualche modo agli animali e alla natura, e ad un certo punto arrivò il momento dei pesci: bisognava andare a studiarli nel loro habitat, e pensai che la cosa migliore fosse prendere un brevetto da sub. Approfittai di una vacanza alle Maldive, e feci il corso per principianti. Da allora, continuo ad immergermi, e nel frattempo ho preso anche il brevetto avanzato. Mi sento a mio agio sott'acqua, ma, in tutta onestà, mi considero una subacquea piuttosto scarsa. E un po' viziata: mi sono sempre immersa in paradisi naturali, per cui la prospettiva di farlo in inverno in Italia non mi alletta un granché.

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sport al femminile

; Come va con gli altri sport? Un'altra mia passione è l'equitazione: mi piace molto andare a cavallo, anche se non all'interno di maneggi. Qualche tempo fa cavalcavo più spesso il più possibile negli spazi aperti mentre ora ho dovuto un po' rallentare. Poi vado con una certa regolarità in palestra, più che altro per tenermi in forma, e

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quando capita mi dedico anche al windsurf. Ma forse è meglio non dirlo troppo in giro, perché sono davvero scarsa... Pensandoci bene, non sto dando una grande immagine di me... Ma devo essere onesta: l'unico sport in cui ho rasentato il professionismo è proprio lo sci, e per il resto sono soltanto una dilettante piena di passione e di buona volontà. L'altra faccia dello sport è quella del doping, della violenza e del razzismo... Ritengo che lo squallore si possa trovare in tutti i campi, e non credo che il razzismo o la violenza siano riconducibile allo sport in senso stretto. Neppure il doping, se vogliamo: lo sport, infatti, rimane per definizione qualcosa di pulito, in cui l'uomo è portato a confrontarsi innanzitutto con se stesso e poi con gli altri. Un atleta deve dimostrare di saper correre velocemente prima a se stesso che agli altri: nel momento in cui fa uso di droghe, questo obiettivo fondamentale viene meno, e rimane soltanto l'aspetto affaristico. In quel momento, lo sport smette di essere tale, e si trasforma in un business, in un trampolino per la notorietà ed il successo... Da quando il giro di soldi è cresciuto, molte cose si sono rovinate. Tra l'altro, è accaduto lo stesso anche nel mio campo.

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A proposito di televisione, come riesci a conciliare lavoro e pratica sportiva? Per fortuna, nel mio campo ho la possibilità di essere una voce fuori dal coro: posso scegliere di lavorare solo per quello che mi piace veramente, e così riesco a ritagliami qualche spazio per me. E gran parte di questo tempo libero che mi costa un po', in termini di soldi e di popolarità, lo dedico alle cose che mi fanno stare bene: la famiglia, ad esempio, e lo sport. Ma so di essere, in quanto personaggio dello spettacolo, una persona privilegiata. Credi che le donne abbiano più difficoltà degli uomini ad emergere, sia in televisione che nello sport agonistico? Cominciamo dallo sport, e mettiamo da

parte quelli che come il sollevamento pesi richiedono caratteristiche fisiche prettamente maschili. Non credo, onestamente, che gli uomini abbiano più possibilità di farcela: sono convinta, piuttosto, che il loro modo di fare sport sia diverso. Ma anche le donne possono togliersi parecchie soddisfazioni: penso a Deborah Compagnoni nello sci, o alle ragazze che hanno vinto medaglie a Sydney nella scherma. Più complicata è la situazione nel mondo dello spettacolo, dove l'immagine della donna è ancora legata a certi parametri. Nei programmi impegnati, almeno dal mio punto di vista, l'uomo è ancora privilegiato: a Piero Angela, tanto per fare un esempio, non capita mai di essere criticato per i vestiti o la pettinatura. A me, invece, è successo. E mi è stato anche rimproverato di sorridere troppo, come se la conduttrice di un programma serio dovesse necessariamente avere una faccia triste. D'altra parte, una donna in tv non può neppure permettersi di essere brutta: se non fossi stata carina, con ogni probabilità, ora non mi troverei qui.

Anche gli atleti, a differenza di qualche anno fa, oggi devono stare attenti al look... È proprio vero: da addetta ai lavori, mi colpisce come l'immagine stia diventando sempre più importante anche nel mondo sportivo. Basti pensare al giro enorme di pubblicità che coinvolge anche i campioni: oltre che bravi li vogliamo anche carini. E questo è uguale, sia per gli uomini che per le donne. C'è qualcosa che un personaggio dello spettacolo può invidiare agli sportivi professionisti? Forse il fatto di dipendere esclusivamente dalle proprie forze, e di doversi misurare solo con se stessi. Una conduttrice televisiva, invece, dipende dal lavoro di un'intera redazione, che le sta dietro, ed ogni volta deve confrontarsi con la risposta del pubblico, che si traduce in percentuali di ascolto: la determinazione aiuta, insomma, ma non basta.

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urlo sport alla volta

Karaté attività giovanile e

di Pino Sacchi

✓ "\uando nelle nostre palestre irrompono loro, le grida, l'allegria e l'entusiasmo riempiono immediatamente quei luoghi così seriosi e talvolta cupi dedicati alle arti marziali e d'incanto prende il via una sorta di luna park della fatica e dell'impegno: sono arrivati i piccoli karateka! Il Maestro è lì ad attenderli con una sensazione mista di sgomento e piacere e, ancora rapito dal proprio stupore, viene assalito dai piccoli che, rapidi come topolini, salutano il tatami (tappeto), salutano il sensei (maestro) e danno il via ad una scorribanda chiassosa di corse, capovolte, salti e duelli: non rimane altro che indirizzare tutta l'energia motrice erogata dal gruppo in una attività organizzata e finalizzata verso un modello di KARATÉ tagliato su misura per i nostri giovani atleti. Anni di esperienza in questo settore hanno contribuito ad elaborare una proposta educativa che, ormai consolidata, ha dato frutti eccellenti; e quale miglior frutto ci può essere se non vedere centinaia di bambini partecipare alle nostre manifestazioni provinciali, regionali e nazionali (Joy Cup) con

serietà e impegno, a volte anche con competenze tecniche notevoli, ma sempre con gioia e serenità? Il Karaté CSI è un processo educativo guidato di crescita e maturazione fisica e psicologica e sociale, attuato attraverso opportune esercitazioni fisiche, che non deroga mai la componente ludica neanche nelle fasce più alte d'età. Sembrerà strano ma questa arte marziale che spesso si trascina un'immagine popolare di disciplina violenta e misteriosa è un gioco meraviglioso e senza fine, nelle cui maglie spesso cadono anche gli adulti; va bene diciamolo chiaramente: "a fare Karaté ci si diverte!". I primi ad averlo recepito in pieno sono i bambini che affollano i corsi di Karaté: sì è vero c'è un fascino particolare, il kimono bianco, la cintura colorata,la figura del maestro, il rituale del saluto e l'atmosfera di rispetto che pervade tutto quello che si fa ma... probabilmente c'è qualcosa di più! Nella didattica del Karaté si distinguono due filoni di attività principali: le esercitazioni tecniche pure (kihon e kata) e gli esercizi con il

compagno/partner (bunkai, kihon e kumite). Nelle prime fasce d'età il percorso educativo si articola in una sequenza temporale di contenuti mirati all'acquisizione del più ampio patrimonio possibile di strutture motorie capaci di formare quella base coordinativa essenziale all'apprendimento non solo del Karaté ma anche di qualunque altra disciplina sportiva (multilateralità estensiva). I gesti del Karaté, destro-sinistro, alto­ basso, braccio-gamba, avanti-dietro, in movimento, da fermi, in salto, in equilibrio etc. già da soli si propongono come movimenti determinanti per lo sviluppo delle capacità coordinative fondamentali e, quindi, per la costruzione di una motricità flessibile e multidisponibile; tutto ciò riveste un'importanza fondamentale quando più tardi si richiederà l'affinamento di gesti sempre più complessi e adattabili a situazioni sempre nuove. Ma il collante di tutta l'attività didattica è il gioco, utilizzato in ogni sua forma e per ogni obiettivo didattico programmatico; pertanto i bambini più piccoli scopriranno il loro corpo, la loro

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■ _ Karaté

e attività giovanile

uno sport alla volta

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I La filosofia giocosa del Karaté, si prefigge il raggiungimento di alcuni obiettivi di alto valore pedagogico, rilevanti per lo sviluppo della personalità: • favorire le relazioni interpersonali: attraverso il gioco-karaté i bambini imparano a muoversi con gli altri e a parlare con loro, imparano ad esprimere e a ricevere e interpretare correttamente i messaggi non verbali e a sperimentare la relazione con le potenzialità dei compagni; • affrontare il tema del fair-play in una ottica educativa in opposizione al tema della violenza: il confronto sportivo con altri compagni offre la possibilità di riflettere sull'essere "fair" cioè rispettare regole ed avversari. Da quel momento la violenza viene esclusa dal gioco; • sviluppare la capacità d'iniziativa e di risoluzione dei problemi: notoriamente il Karaté è uno sport "situazionale", vale a dire che la risposta motoria non è mai preordinata e che essa varia in funzione della nuova situazione-problema che di volta in volta si presenta; • contribuire all'acquisizione di una reale sicurezza psicologica, attraverso la consapevolezza del proprio ruolo e dei propri mezzi; capacità di movimento, prenderanno coscienza dello spazio che li circonda e del tempo nel quale sono immersi attraverso percorsi variamente progettati e giochi in coppia o in gruppo con i compagni. Esistono una serie di giochi, classici, definiti tradizionalmente popolari, che si sono perfettamente adattati alle esigenze del giovane karateka unendo la semplicità dell'impianto ludico all'utilizzo dei gesti del Karaté; questa risorsa aggiunta evita l'utilizzo dell'esercizio tecnico stereotipato, monotono e demotivante per i ragazzi, spesso incomprensibile per i più piccoli, sostitutendolo con una proposta divertente e comunque valida sotto il profilo dell'apprendimento. Un esempio per rendere l'idea? Il gioco "Un, due, tre... Stella!" dove, al voltarsi del capogioco, i bambini si bloccano in posizioni e tecniche di Karaté prima di raggiungere il traguardo.

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Storia del karaté in pillole Il Karaté nasce e si sviluppa tra il sedicesi­ mo e il diciottesimo secolo nell'isola di Okinawa. Fino al 1879. quando Okinawa diventa una provincia del Giappone, la Cina ha una forte influenza sull'isola. In essa risiedevano delegati cinesi ed anche una colonia cinese nel villaggio di Kume. Dal 1372 al 1866 le delegazioni di Okinawa si recavano a Pechino a portare tributi ed è per merito di questi rapporti che le arti marziali cinesi diedero un grande contribu­ to alla nascita del karaté. Non esistono documenti del primo periodo del karaté ma solo nomi legati a leggende fino a Sugukawa (1782-1837). L'esistenza di scuole di karaté inizia ad essere docu­ mentala dal periodo di Sokon Matsumura (18097-1899). Maestro di spada e guardia del re a Shuri. In questo periodo, e fino alla metà circa del 1900. le scuole prendevano

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di Rosita Farinosi nome dalla località in cui si trovavano. Nel karaté di allora l'allenamento principa­ le era la ripetizione senza fine di un ristret­ to numero di kata. Il maestro insegnava individualmente ed aveva pochissimi allie­ vi; spesso tecniche ed allenamenti veniva­ no mantenuti segreti. Seguirono molte trasformazioni legate ai diversi momenti storici. Dopo la seconda guerra mondiale, il karaté crebbe, differen­ ziandosi in molti stili ed organizzazioni. Ad Okinawa ci sono oggi decine di scuole diverse, mentre in Giappone tutte le scuole sono raggruppate in un'unica organizzazio­ ne governativa. Fu a partire dagli anni sessanta che i mae­ stri di karaté iniziarono a venire in Europa e negli Stati Uniti e a diffondere questo sport, ancora in evoluzione.

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Vocabolario • fornire la fondamentale attitudine al controllo e alla tolleranza; concetti che esprimono l'essenza delle filosofie orientali di cui le arti Marziali sono espressione. Riflettendo bene sull'originale impostazione tradizionale del Karaté, e guardando ai contenuti odierni si capisce come nel corso degli ultimi tempi abbiamo lavorato per favorire un'evoluzione abbastanza decisa sulla linea tecnico didattica da proporre in ambito giovanile e scolastico. Il concetto fondamentale è quello di riuscire a mantenere la "dinamica relazionale oppositiva" nell'ambito di una realistica simulazione non violenta del combattimento di antica memoria. Tale condizione viene realizzata tramite un severo controllo delle azioni di attacco e di difesa, azioni simbolicamente aggressive, mantenendo la situazione all'interno di un'elevato grado di sicurezza. Con un po' di presunzione pensiamo di aver trovato la strada giusta da percorrere: un regolamento ed una tipologia di confronto decisamente innovativo che contribuisca al coinvolgimento dei pre-adolescenti e degli adolescenti con l'obiettivo di non snaturare la disciplina, ma solamente renderla più facile nell'approccio e più sicura nella sua esplicitazione.

Progressione tecnico didattica 1. Gioco corpetti e palline: gioco pensato per bambini dai 7/8 anni fino ai 10/11; i due bambini che giocano stringono nelle mani due palline di

gommaspugna ricoperte di velcro che devono attaccare direttamente sul corpetto del partner (senza lanciare). La dinamica del gioco è istintivamente molto simile alla gestualità del Karaté nella posizione, negli spostamenti e nelle dinamiche delle braccia. Alcune regole fissano i limiti del comportamento dei giocatori ma sostanzialmente è un gioco semplice che richiama subito le caratteristiche di reattività e riflessi del Karaté. 2. Giocosport karaté: adatto ai bambini dai 9 ai 12 anni; i due atleti si fronteggiano ognuno nella propria area di gioco, in ognuna delle quali è sospeso a media altezza un palloncino di gommaspugna. I due, vedendo direttamente l'azione del partner di fronte, lanciano le loro tecniche di braccia e di gambe rispettivamente sul proprio palloncino, controllandole in modo da non toccare mai l'oggetto. Gli atleti devono mostrare un certo grado di abilità, equilibrio, lateralità simmetrica ma soprattutto controllo delle tecniche. È un gioco valutato da arbitri, nel quale la componente tecnica riveste una certa importanza. 3. Sound karaté: adatto ai bambini e ragazzi dai 10 anni in poi; si tratta di eseguire alcune progressioni di fondamentali, rispettando il ritmo di un brano musicale; si fa in gruppo ed è determinante la sincronia tra gli elementi della squadra. Si può usare anche la base ritmica per un combattimento dimostrativo tra due atleti che "simulano" senza contatto alcuno un incontro. Entrambe le

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SENSEI - La parola è costituita da due ideogrammi sen che vogliono significare "colui che è avanti nella vita", dunque è la guida, il più esperto, vecchio di pratica e degno di ogni rispetto. DOJO - È il luogo dove si percorre la via. intesa come sentiero di vita per una cresci­ ta fisica e spirituale. Coloro che praticano il karaté parlano di dojo come luogo di prati­ ca. Gl - In giapponese è un suffisso e significa abito, abbigliamento. DAN - Grado, livello. MOKL'SO - Da moku (silenzio) e so (pensa­ re). Diventare pienamente coscienti dei propri pensieri, un momento ricco di pen­ sieri sulla vita. SEIZA - Stare seduti in modo corretto. È una forma di etichetta. KIAI - È il grido che emettono gli atleti quando calciano o tirano un pugno od una tecnica di attacco. REI - Rispetto verso le persone e le cose. Imparare il rei a scuola nel karaté porta a praticarlo anche fuori.

prestazioni sono oggetto di valutazione arbitrale. 4. Kumite esordienti dimostrativo: dai 10 anni in poi; si tratta di preparare due atleti compagni di squadra ad un combattimento condizionato e preventivamente progettato che sarà oggetto di valutazione tecnico arbitrale precisa. 5. Kumite esordienti: dai 12 anni in poi; due atleti si fronteggiano con un limitato repertorio tecnico e una grande attenzione al controllo delle tecniche; sono premiati rapidità, controllo, tecnica, tempismo, assetto ed equilibrio. È l'ultimo gradino prima del combattimento vero. In conclusione la pratica non violenta del Karaté determina l'interiorizzazione di valori morali, sociali ed etici esattamente in linea con gli scopi educativi e sportivi del CSI. Volete giocare con il Karaté e vostro figlio? Attaccatevi una molletta per stendere i panni ciascuno all'altezza della cintura: provate a prendere la molletta dell'altro senza farvi rubare la vostra...

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Si completa la regolamentazione del terzo settore

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Come cambia l’associazionismo sociale di Andrea De Pascalis

I *8 novembre 2000 è stato approvato Lj in via definitiva il DDL 4759 per la

"Disciplina delle associazioni di promozione sociale", passato nel nostro ' ordinamento come Legge n. 383 del 7/1 2/2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2000. II provvedimento ha avuto una genesi abbastanza lunga e faticosa, rappresentando il punto d'arrivo di alcuni progetti di legge presentati nel 1996 e, al termine di numerosi passaggi nelle varie commissioni parlamentari, accorpati nel DDL 4759. La definizione di una disciplina organica delle associazioni di promozione sociale era da tempo auspicata, anche dal mondo dell'associazionismo, come tassello necessario per completare il quadro legislativo sulle istituzioni sociali, che oggi viene a poggiare su tre "pilastri": 1) la legge 266/91, o Legge-quadro sul volontariato;

2) la legge n. 381/91 sulla disciplina delle cooperative sociali; 3) la legge 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale. A queste va aggiunto il D.Lgs 460/97 (norme di riordino della disciplina fiscale degli enti non commerciali - Enti No Profit) che, introducendo la nuova figura delle Organizzazioni non lucrative d'utilità sociale (Onlus), detta una normativa di vasta applicazione. Volontariato, cooperazione sociale e associazionismo sociale trovano poi alcuni ulteriori sbocchi e riferimenti nella legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi, n.328 dell'8 novembre 2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del successivo 13 novembre. I CONTENUTI DELLA LEGGE 383/2000

Questi i contenuti della Legge in rapido excursus nei suoi articoli principali.

L'art. 1 contiene il riconoscimento di principio del valore sociale dell'associazionismo, e del dovere della Repubblica di promuoverne lo sviluppo. L'art. 2 definisce le associazioni di promozione sociale come associazioni costituite al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi senza finalità di lucro, e nel pieno rispetto della libertà e della dignità degli associati, mentre con l'articolo 3 sono definiti i contenuti essenziali degli statuti delle associazioni. Con l'articolo 4 vengono esplicitamente indicate le diverse fonti di finanziamento delle associazioni che, in sintesi, sono le seguenti: quote e contributi degli associati, eredità, donazioni e legati; contributi pubblici, entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati, proventi dalle cessioni di beni e servizi, anche attraverso lo svolgimento di attività


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economiche svolte in maniera ausiliaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali; erogazioni liberali e altre entrate derivanti da iniziative di autofinanziamento. Gli articoli 7, 8, 9 e 10 si riferiscono ai registri istituiti a livello nazionale, regionale e provinciale, ai quali devono iscriversi le associazioni intenzionate ad avvalersi di quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale con riferimento a contributi pubblici, stipula di convenzioni, trattamento fiscale. Con gli articoli 11 e 12, in analogia con quanto previsto dalla legge n. 266 del 1991 per le organizzazioni di volontariato, si disciplina l'istituzione, la composizione, il funzionamento e le attribuzioni dell'Osservatorio nazionale dell'associazionismo. Esso, fra l'altro, sostiene le iniziative di formazione e di aggiornamento per lo svolgimento delle attività associative, promuove studi e ricerche sull'associazionismo e approva progetti sperimentali elaborati dalle associazioni per far fronte a particolari emergenze sociali. L'articolo 13 istituisce un Fondo per l'associazionismo finalizzato a sostenere i progetti e le iniziative delle associazioni. L'articolo 14 prevede la istituzione di osservatori regionali con funzioni e modalità di funzionamento da stabilirsi con legge regionale. Il capo III, disciplina le prestazioni di attività e di servizi degli associati e il regime fiscale delle attività svolte dalle associazioni. L'articolo 24 estende alle associazioni di promozione sociale le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle leggi vigenti per le cooperative e i loro consorzi. Con l'articolo 25 è consentito alle associazioni sociali e alle organizzazioni di volontariato di accedere al servizio radiotelevisivo pubblico per brevissime ma significative trasmissioni di messaggi di utilità sociale inerenti i loro fini istituzionali.

L'articolo 26 dispone l'applicazione alle associazioni di promozione sociale della disciplina sul diritto all'informazione e accesso ai documenti amministrativi di interesse per la loro attività, di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Gli articoli da 28 a 32 disciplinano i rapporti fra associazionismo sociale, Unione europea, regioni, province e comuni. L'articolo 28 prevede un percorso atto a favorire l'accesso delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato ai finanziamenti del Fondo sociale europeo per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali. L'articolo 30 disciplina le convenzioni che possono essere stipulate dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni e da altri enti pubblici con le associazioni di promozione sociale, per lo svolgimento delle attività previste dallo statuto verso terzi. Gli articoli 31 e 32 disciplinano le modalità per l'utilizzazione da parte delle associazioni di strutture per manifestazioni pubbliche e per lo svolgimento delle attività sociali. L'articolo 33 reca, infine, la norma di copertura finanziaria (98.9 miliardi per il 2001). Problemi aperti La legge è stata approvata dalla maggioranza con le astensioni delle opposizioni. Si può dunque parlare di una larga convergenza. Ciò si rispecchia in giudizi positivi pressoché unanimi espressi dal mondo dell'associazionismo sociale circa l'approvazione del testo. Tra i punti deboli, o quantomeno discutibili, della 383 sono stati indicati: • la difficoltà generale che nasce da una legge che si inserisce in un complesso di norme e provvedimenti che si intersecano, senza che sia indicata in modo chiaro il modo di coordinare e armonizzare tale norme, e forse si

dovrebbe iniziare un percorso inverso, semplificando la legislazione; • un'insufficiente valorizzazione dell'associazionismo locale, che, secondo stime, rappresenterebbe circa il 48% delle forze dell'associazionismo sociale; • l'aver ricalcato la legge-quadro sul volontariato quanto al meccanismo degli Osservatori nazionale e regionali, considerando che il loro scarso funzionamento è uno dei limiti di attuazione di quella legge; • la mancanza di alcune facilitazioni, pur semplici, che avrebbero giovato alla vita quotidiana delle associazioni, ad esempio benefit sulle tariffe postali; • l'esiguità della cifra stanziata per la copertura della legge, considerando che essa fa riferimento ad un settore vastissimo che ha tra i suoi compiti supplire a tanti vuoti creati dalla riduzione del vecchio welfare. Nel valutare la 383/2000, le realtà associative farebbero bene a tenere in conto un'altra questione fondamentale: le Regioni si stanno via via dotando di proprie leggi in materia, altre lo hanno già fatto. Occorre dunque che gli operatori imparino a districarsi tra i due livelli legislativi, nazionale e regionale, per trarne il massimo vantaggio.


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sport on line

Direzione dieci

Alle fonti dello sport europeo

A lei mondo di internet si stanno I N moltiplicando i siti che, per un

motivo o per l'altro, gli operatori di un'Associazione come il CSI dovrebbero tener d'occhio. Siti che parlano di progetti, norme, ricerche, esperienze, stanziamenti. Siti italiani, europei e di altri continenti. Per scovarli, a volte, occorrono lunghe ricerche, ore e ore passate navigando sulla rete. Un tempo e una possibilità che non tutti hanno. Ed ecco l'idea di aprire un piccolo spazio su Stadium per farne, su ogni numero, una guida ad uno o più siti la cui consultazione può essere fruttuosa. Cominciamo con un sito preziosissimo e poco noto, quello della Direzione X della Commissione Europea, che è quella che si occupa dello sport. La Commissione europea svolge una funzione centrale all'interno dell'Unione europea, quella di elaborare proposte che poi devono essere recepite e tradotte in provvedimenti legislativi dagli Stati membri dell'Unione europea. ■« X- ~ -

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La Commissione è articolata in Divisioni Generali. La Direzione X è quella che si occupa di istruzione e cultura. Nel suo ambito di interesse c'è, appunto, lo sport. Il sito della Direzione X lo si apre, in versione italiana, al seguente indirizzo web http://europa.eu.int/comm/dgs/education _culture/i ndex_it.htm. La pagina iniziale offre la possibilità di andare in due campi di informazione: a) Pubblicazioni b) Siti internet (o meglio, sottositi) specifici. Il primo campo presenta due opportunità: consultare in linea il numero più recente del Magazine della Direzione X, che parla anche di politiche sportive. Purtroppo il Magazine è riprodotto in sole tre lingue: tedesco, inglese e francese. D'altro canto, chi vuole navigare in internet fuori dai confini nazionali deve per forza destreggiarsi con l'inglese. Il secondo campo offre, tra le altre cose, una voce specifica sullo sport. Cliccando qui, si finisce con accedere alla pagina h ttp y/eu rapa .eu. i nt/comm/sport/i ndexjt. html, che presenta tre opzioni: informazioni, dossier chiave, documenti. I dossier contengono "studi di settore" per ambiti molto specifici, ma di grande interesse come: sport e disabili, sport e gioventù, sport e ambiente. La maggior parte dei testi è disponibile solo in inglese.

Il settore dei documenti è un po' la cassaforte di quanto la Commissione europea e la Direzione X hanno prodotto in materia di sport negli ultimi anni. L'archivio è suddiviso in una decina di scaffali: • documenti di base; • documenti del Parlamento; • documenti del Consiglio; • documenti della Commissione; • documenti della Corte di giustizia (sono qui, ad esempio, le sentenze del caso Bosman e quella del caso Zenatti); • documenti del Comitato economico e sociale; • documenti del Comitato delle regioni; • conclusioni delle riunioni informali dei ministri dello sport; • comunicati stampa; • discorsi; • varie.

Viviane Reding Commissario responsabile di istruzione, iI I cultura e sport, ritiene che la dichiarazione sulla specificità dello sport, f allegata alle conclusioni della presidenza formulate al termine del Consiglio europeo di Nizza, costituisca un segnale iI politico chiaro nel senso che le politiche nazionali e comunitarie devono inserire meglio lo sport nella sua dimensione sociale e culturale. La Commissione è : sensibile a questi temi e ne tiene conto ; nell'esame degli aspetti che rientrano nella sfera del diritto comunitario.

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Intervista a Paolo Francia S

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“Senza sport di base non può esserci sport di vertice” di Rita Salerno

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r^\el Giubileo degli sportivi parla come I—-'di una grande manifestazione. Che si è concretizzata in un autentico bagno di folla, a conferma dell'eccezionale carisma del pontefice. Per Paolo Francia, direttore Rai dell'acquisizione dei diritti sportivi e responsabile del canale satellitare dell'emittente pubblica dedicato allo sport, è una tappa significativa di questo Anno Santo e un momento di riflessione, per il momento isolato, vissuto con grande intensità non soltanto dal mondo dello sport professionistico che ha avuto il suo punto di riferimento nella partita tra la nazionale italiana e il resto del mondo. «Ma soprattutto lo sport di base con una moltitudine composta da migliaia di appassionati che si sono radunati in piazza San Pietro - spiega il responsabile acquisti sportivi - ha rappresentato meglio di tante parole il mondo sportivo dove conta il sacrificio e l'impegno». Da autentico sportivo e vaticanista di razza, Paolo Francia ama ricordare i trascorsi sportivi di Giovanni Paolo II che ha praticato sci e nuoto da giovane e anche in età avanzata. «Si può affermare che la sua giovinezza si notò proprio da queste particolari attenzioni nei riguardi delle discipline sportive».

Giovanni Paolo II non si è lasciato sfuggire l'occasione per levare la sua voce, ancora una volta, contro le deviazioni del mondo dello sport: la commercializzazione in ogni suo aspetto, la sfrenata ricerca del guadagno e la spettacolarizzazione smodata. A suo avviso, questo Giubileo degli sportivi servirà ad invertire la rotta e avviare un serio esame di coscienza? Temo di no, purtroppo. Perché troppe volte il Papa dice cose giustissime su temi delicati rimanendo sostanzialmente inascoltato. Basti pensare ai suoi ripetuti appelli in favore della pace nel mondo, in Africa come in Medio Oriente, terre calde dove sono in atto situazioni di conflitto. La forza del denaro è tale da rendere difficile un'inversione di rotta. Ma le sue parole sono come un seme gettato al momento giusto nel posto giusto e molti ne dovranno tenere conto.

Una settimana, quella dedicata al mondo dello sport, che ha avuto il pregio di far riflettere anche su un'altra situazione che riguarda l'ambiente professionistico e quello dilettantistico. Due mondi che tra loro non entrano mai in dialogo. Come si può modificare questo stato di cose?


Penso che questo è stato il significato più profondo dell'evento: promuovere un confronto tra due mondi che non lo fanno mai. E, sia pure per poco, tra loro si è avviato un dibattito. Occorrerebbe una maggiore sensibilità da parte dei vertici del mondo dilettantistico. Recentemente abbiamo assistito alla battaglia per la presidenza della Federcalcio. Non c'è dubbio che è stato un aspetto della contrapposizione tra lo sport di vertice, serie a e serie b con in testa i club più potenti e la miriade di piccole e medie società che hanno bisogno di essere aiutate finanziariamente per sopravvivere. Se non c'è un vasto movimento di base, non esiste uno sport di vertice. Questa è una consapevolezza che deve essere diffusa a tutti i livelli. E i recenti casi di doping? Il doping, purtroppo, è un problema nel problema. Per raggiungere risultati sportivi soddisfacenti o elevati, molti ricorrono a questa pratica antisportiva e tutto sommato, nociva anche per l'organismo. Qualcosa è stato fatto a livello internazionale. A mio avviso, non abbastanza. Ma ritengo che, anche su questo punto, il Papa abbia voluto dire una parola nel testimoniare che il raggiungimento dei grandi risultati può essere ottenuto con la volontà e il sacrificio fisico e non con aiuti di altro genere. Purtroppo, è una piaga dello sport non solo a livello mondiale ma anche nazionale. 1 dirigenti del CONI dovranno farsene carico con soluzioni drastiche. Perché credo che solo con sanzioni veramente pesanti si possa contribuire a ridurre, se non ad annullare del tutto, questo tragico fenomeno.

Il presidente del CSI ha rilevato che lo sport di base rischia di scomparire tra la disattenzione generale perché mancano impianti, finanziamenti e leggi. Lei cosa ne pensa? Condivido questa affermazione. Ma io farei una differenziazione: non esistono provvedimenti legislativi in materia e io credo che chi vorrà governare il paese nel prossimo quinquennio, dovrà assolutamente portare all'attenzione

dell'opinione pubblica un programma che includa anche delle leggi a difesa e a tutela dello sport dilettantistico. Per quello che riguarda gli impianti, sono un po' meno pessimista. Perché ce ne sono molti, anche se non diffusi capillarmente in tutto il territorio. Voglio dire che al nord c'è una certa abbondanza di impianti, mentre al centro-sud si avverte in diversi comuni la scarsità. Ma sono spesso mal gestiti o addirittura non gestiti. E, dunque, occorre che i comuni, gli enti locali o le associazioni, dopo aver costruito gli impianti diano la possibilità ai privati di gestirli in maniera efficiente.

Disciplina, sobrietà, equilibrio e capacità di interagire con gli altri sono i tratti che, secondo Giovanni Paolo II, deve possedere l'atleta. Per lei questo potrebbe rappresentare il profilo ideale? Non c'è dubbio. Lo sport, tra l'altro, è una grande scuola di vita. Il Papa, che ha tra i suoi straordinari meriti quello di aver sempre difeso la gioventù e di averla additata al mondo come salvezza per il futuro, ha posto anche il problema dello sport perché essendo una scuola di vita, deve aiutare fin da bambini i nuovi cittadini del mondo ad essere disciplinati, rispettosi dell'avversario e a competere lealmente. E a sfuggire, soprattutto attraverso l'allenamento e la pratica sportiva, dai tristi fenomeni che sono l'alcool e la droga. Chi, secondo lei, risponde meglio tra gli atleti in scena oggi al ritratto di Giovanni Paolo II? Fare qualche nome potrebbe sembrare riduttivo nei confronti degli altri non citati. Credo che, soprattutto negli sport diversi dal calcio, ci siano esempi prestigiosi di atleti che hanno lavorato e si impegnano seriamente, che hanno conquistato allori mondiali e olimpici con riconoscimenti economici equi. Nel senso che non sono miliardari come molti calciatori, ma hanno raggiunto ugualmente livelli di soddisfazione economica di rilievo.

Il giubileo cosa ha significato per Paolo Francia?

Il mio è un bilancio assolutamente positivo. Soprattutto grazie alla presenza del Papa che ha seguito con attenzione ogni momento giubilare, favorito anche dalla buona condizione fisica che ha manifestato fin dai primi impegni di dicembre. Credo che sia necessario che credenti e non riflettano molto su quello che è stato l'insegnamento del Santo Padre in questi mesi e ne traggano uno spunto per rafforzare la propria fede, se ce l'hanno, o per avvicinarsi negli anni venturi.

Mesi intensissimi scanditi da momenti importanti come la Giornata mondiale della gioventù e la richiesta di perdono espressa in periodo quaresimale. Quale evento l'ha toccata maggiormente? È difficile fare una graduatoria. Certamente la quindicesima giornata mondiale della gioventù è stata straordinaria, ma lo è stato anche il giubileo del mondo sportivo. Non sono state da meno altre giornate, che hanno avuto un minor impatto per il numero di persone giunte in San Pietro. Direi che il Papa, all'inizio dell'Anno Santo, aveva manifestato alla ristretta cerchia dei suoi collaboratori qualche preoccupazione per il rischio di un'eccessiva strumentalizzazione mediatica del giubileo a danno del suo connotato eminentemente spirituale. Mi sembra che questo pericolo sia stato in buona parte scongiurato, grazie alla sua straordinaria presenza.

In che modo il giubileo influenzerà la Chiesa italiana del terzo millennio? Mi auguro che lo possa influenzare positivamente. La Chiesa che è in Italia è forte, di solide tradizioni, pur se alle prese con annosi problemi come la crisi delle vocazioni e la disaffezione dei credenti alle pratiche religiose. Una secolarizzazione che tocca in generale tutto il vecchio continente. L'Europa cristiana ha ancora un ruolo importantissimo da giocare e penso che questo giubileo lo abbia tonificato. Di fronte alle statistiche che ci offrono un quadro sempre poco confortante della situazione, io sono un po' meno pessimista.


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Una montagna di figurine alta cento anni di Giancarlo La Velia

S'"’" uerre mondiali, V_J geografia, storia, animali, piante, cantanti, cinema, cartoons e, soprattutto, sport. Le figurine hanno raccontato i fatti salienti del secolo che si è appena concluso. Applicate sull'album o, più semplicemente, tenute in tasca, attraverso questi rettangolini colorati è stato possibile avere delle istantanee curiose e particolari sul nostro modo di essere, epoca per epoca. Le mode f passano, ma le figurine restano, almeno stando al gradimento sempre costante mostrato all'edicola per le . raccolte da giovani e * meno giovani. Per i primi sono state e sono tuttora uno strumento didattico, ma anche una eccezionale occasione di aggregazione e di divertimento; per i più grandi - e non sono pochi quelli che si cimentano annualmente con gli album - sono un modo per fermare, in un panorama, in un viso, una realtà che cambia anche troppo velocemente. E in un certo senso le vecchie figurine questa

realtà l'hanno anticipata. Se la cultura dell'immagine oggi ha in parte sostituito quella della parola, le figurine hanno precorso i tempi, proponendoci da circa cent'anni fa le immagini di realtà lontane culturalmente e fisicamente. Ad un bambino di cinquanta anni fa avere sotto gli occhi l'effigie di un leone, del Nilo, dell'Everest o di Peppino Meazza, probabilmente procurava la stessa meraviglia che ai ragazzi di oggi ha suscitato il computer o la Playstation. Giochiamo a figurine? Chi non ha mai giocato a figurine in vita sua? Un semplice e appassionante passatempo negli anni '50, in cui la televisione trasmetteva poche ore al giorno e la

radio veniva ascoltata unicamente per le notizie. E allora anche solo scambiarsi i volti celebri e meno celebri del campionato poteva riempire un piovoso e noioso pomeriggio all'oratorio o all'uscita di scuola. Il tormentone del "ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho, mi manca" ha fatto da collante per una generazione ancora figlia del dopoguerra più che di quella tecnologica attuale. E le figurine, parliamo di quelle dei calciatori, facevano giustizia e democrazia in un settore come il foot-ball nazionale dominato dallo strapotere di Juve, Milan e Inter. Mentre sul terreno di gioco Anastasi, Rivera e Mazzola dettavano legge a suon di gol, riuscire ad attaccare sul nostro album un Idilio Cei, Renna o il rarissimo Pizzaballa era


Nella pagina accanto: campioni e formazioni degli anni '30. Modena, Museo della Figurina Panini. Qui sotto: La prima bustina di figurine.

molto più importante dei blasonati colleghi. Ma le figurine ispiravano giochi ben più articolati e complicati, a volte nati unicamente dalla fantasia, in cui la posta in palio erano le figurine stesse che, in caso di vittoria, andavano a rimpinguare il proprio bottino di mezzibusti. Dai mazzetti fatti saltare in aria con la forza dell'aria spostata dalla mano sbattuta sul selciato, alle figurine lasciate cadere, una alla volta, in terra. Quando un cartoncino cadeva su di un altro si prendeva il tutto. Figurine utilizzate come un mazzo di carte in una sorta di scopone scientifico.

Le figurine al museo E alla figurina la città di Modena, patria della Panini, ha dedicato un museo, aperto nel 1986. Parallelamente allo sviluppo della sua azienda il patron Giuseppe Panini volle, con questa iniziativa, documentare l'origine della figurina con un consistente e significativo numero di esemplari raccolti in tutto il mondo, soddisfacendo al contempo la propria passione collezionistica e la necessità di avvalorare il proprio prodotto attraverso una storia della piccola stampa. La raccolta riunisce, così, accanto alle figurine propriamente dette, materiali affini per tecnica o funzione: dalle scatole di fiammiferi ai bolli chiudi lettera, dalla carta moneta ai menu, fino a comprendere gli album originali, stampati dalle varie ditte per la raccolta delle serie, spesso forniti di didascalie ricche di informazioni su svariati argomenti, e gli album d'epoca, creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto estetico e la propria fantasia. La figurina al passo coi tempi L'odore della Coccoina attaccata sulle mani fa parte dei ricordi di gioventù. Niente più pagine che scricchiolano sotto il peso della colla secca, oggi per lo meno le figurine sono autoincollanti, ma si è fatto ancora di più. Nell'era del computer la figurina è diventata un CD-ROM. L'iniziativa è stata lanciata dalla Panini della nuova generazione, che, già dalla scorsa stagione, ha messo in vendita dei

supporti rigidi (esteticamente vere e proprie figurine) da inserire nel lettore multimediale dedicate ai giocatori più famosi. Magicamente l'immagine ferma diventa movimento, suono, notizie * e chi più ne ha più ne metta. Infine internet dà oggi la possibilità di entrare nella storia delle figurine. Basta una foto tessera e una modica spesa per avere la figurina personale. Un'idea, questa, per realizzare album particolari in

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occasione di campionati giovanili o tornei amatoriali. E non finisce qui, gli editori stanno preparando altre mirabolanti sorprese, ma sarà come sempre il pubblico a deciderne la sorte.

Un po' di storia delle figurine

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Dal "feroce saladino" alle figurine CD­ ROM. ultima invenzione degli editori per essere al passo con la realtà informati­ ca. di tempo ne è passato. Fino alla con­ clusione del XIX secolo l'Italia non è stata una grande consumatrice di figuri­ ne ad eccezione delle Liebig che avevano una certa diffusione. Le diverse ditte o negozi che utilizzavano figurine pubblici­ tarie le acquistavano soprattutto da lito­ grafie straniere. Il boom delle figurine italiane è avvenuto in questo secolo. A partire dal 1925 circa, infatti, furono emesse numerose serie, spesso fotografiche, dedicate soprattutto ai campioni dello sport e ai divi del cinema. Un fenomeno rilevante fu quello che avvenne tra il 1935 e il 1938, legato ai concorsi che incrementa­ rono il collezionismo, distribuendo ricchi premi a chi consegnava album completi di figurine trovale nei loro prodotti. A questo proposito è famoso l'episodio del "feroce saladino", figurina rarissima a causa di un ritardo nella consegna del bozzetto da parte del disegnatore, che consentiva di completare un album della

Perugina-Buitoni legalo alla trasmissio­ ne radiofonica "I Quattro Moschettieri". Completando 150 album si vinceva una automobile FIAT 500. Nel 1937 il Gover­ no fu addirittura costretto a regolamen­ tare i concorsi, perché numerose ditte ricorrevano al trucco della rarità per non dover distribuire doni di eccessivo valore. In seguito le figurine conobbero un periodo di decadenza, già iniziato nel resto del mondo all'avvento della Prima Guerra Mondiale. È solo negli anni '50 che si ha una ripre­ sa, particolarmente rilevante in Italia e in Germania. Proprio in questo periodo nasce la figurina moderna, ancora in uso ai giorni nostri: svincolata dal legame con la pubblicità e distribuita in edicola assieme ad appositi album corredati da didascalie. Essa acquista una propria autonomia di mercato. All'inìzio degli anni '60 nasce l'azienda Panini, che. dopo un primo periodo pio­ nieristico. riesce a portare la produzione e la commercializzazione di figurine a livelli industriali tali da farle diventare un fenomeno mondiale.

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Al 117° circolo didattico “La Rustica”, la coppa del Presidente della Repubblica

Lo sport visto dai bambini di Alessandro Cappelli

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l\|onè stata ancora del tutto archiviata I N la sei giorni del Villaggio dello sport

Sopra: la coppa donata dal Presidente della Repubblica. A lato: Il Presidente nazionale del CSI Costantini con il Presidente della Repubblica Ciampi. Nella pagina a fianco: un momento della premiazione.

2000, la manifestazione promossa dal Centro Sportivo Italiano presso l'area di Castel Sant'Angelo in occasione del Giubileo degli sportivi. A renderla ancora viva ci ha pensato stavolta il Quirinale. Il Presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha infatti voluto riservare, quale suo premio all'iniziativa denominata "In campo per il Giubileo", l'onorificenza della coppa d'argento da destinarsi a un atleta o ad una squadra particolarmente meritevole. La grande partecipazione delle scuole romane e l'impegno del Provveditorato agli studi di Roma hanno garantito il successo dell'attività sportiva e hanno permesso ai ragazzi del 117° circolo didattico "La Rustica" di segnalarsi per la presenza al villaggio, per lo spirito di gioia con cui hanno condotto le gare e per la capacità di vivere lo sport quale strumento di incontro e di crescita. È per questo che la Presidenza nazionale del Centro Sportivo Italiano insieme al Provveditorato agli studi di Roma hanno deciso di assegnare la coppa d'argento del Presidente della Repubblica ai bambini del 117Q circolo didattico "La Rustica". Entusiasmo alle stelle per le numerose classi, venute a ritirare il premio. Sorridono le maestre: la festa dei loro alunni è coinvolgente. Tanti i ringraziamenti. I più belli quelli offerti proprio dai bambini che lo hanno voluto fare in un modo assai originale. Hanno infatti regalato ai lettori di

"Stadium" i loro disegni, le idee, i loro pensieri, e le frasi sullo sport. Hanno voluto raccontare l'esperienza fatta al Villaggio CSI e le emozioni provate il giorno della consegna della coppa. Fa sempre bene interrogare i più piccoli sul loro universo. Alcune loro risposte, poi, stupiscono per creatività e per spontaneità. Pubblichiamo allora i più simpatici messaggi dal pianeta infanzia, tra i tanti arrivati in redazione, dedicandoli a tutti gli sportivi.

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La gita a Castel Sant'Angelo è stata bella perché ci siamo divertiti. Cerano dei bambini che andavano in bici. Poi abbiamo fatto merenda e ci hanno fatto fare un gioco. Alla fine ci hanno fatto fare una visita del Centro Sportivo. Verso le undici e mezza abbiamo preso il pullman, a mezzogiorno e mezza siamo tornati a scuola, i nostri genitori ci hanno preso e siamo tornati a casa. Francesco e Alessio lo ricordo che a Castel Sant'Angelo, quando siamo entrati abbiamo visto tanti sport diversi tipo calcio, tennis, pallavolo, ecc... Abbiamo svolto soltanto due giochi e poi abbiamo solo visto, abbiamo fatto merenda e siamo andati nel pullman e siamo ritornati a casa. Matteo, Simone e Luca

Noi ricordiamo la gita di Castel Sant'Angelo molto bella. Ci siamo divertiti a giocare con un signore e abbiamo visto altri bambini che giocavano. Alla fine siamo andati a casa e lo ricordiamo ancora, e ci è piaciuta molto la coppa. Aldo

Per me lo sport è un divertimento, che è la cosa che ti fa divertire di più. Quando vado in palestra, certe volte mi fanno giocare e altre mi fanno allenare ma insomma per me lo sport è allenamento e gioco insieme. Paolo

A me piacciono molti sport e uno di questi è il ciclismo. Mi piacciono perché ci si sfida lealmente e senza paura di perdere. Giulia Per Natale faremo il saggio di ginnastica artistica io sono molto contenta ed emozionata, e vorrei che tutti i bambini poveri avessero una palestra per divertirsi ed emozionarsi come me. Silvia

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A me piace il calcio, perché stai insieme agli amici, ti diverti e giochi, lo desidererei fare quattro ore di pallone. Matteo

Per me lo sport è un divertimento e se tu non sei tanto bravo non devi prendere la droga perché altrimenti si fa la fine di Maradona e tanti altri. Quindi lo sport è solo un divertimento. Alessio È divertente giocare a pallacanestro perché così posso stare in compagnia dei miei amici. Marie lo pratico il calcio e mi piace molto. Ma la cosa più importante è non litigare fra

di noi. Paolo

lo ho disegnato il nuoto e, quindi, è il mio sport preferito. Noo-ri Hong

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Sport, perche?

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di Felice Alberghetti

Prosegue la carrellata di testimonianze sul significato della parola sport, sui suoi perché, sulle diverse sfaccettature che assume e sulle possibili interpretazioni che alcuni personaggi famosi, di ogni settore, hanno dato. Ciascuno, seguendo la propria indole, il ruolo o la particolare professione che svolge. O più semplicemente i suoi tentativi e la sua esperienza.

Franco Carraro presidente Lega calcio Ci sono tre modi di seguire lo sport: praticarlo a livello dilettantistico, perché è divertente, è utile al fisico, fa star bene, anche la mente. Un altro modo è quello di assistere alle varie manifestazioni ad alto livello, perché sono spettacoli emozionanti, belli da vedere, che appassionano anche nei sentimenti. Un terzo modo è quello di fare dello sport una professione che, in taluni casi, è anche remunerativa. È un'attività che ha una sua dignità. Naturalmente i professionisti devono dare il buon esempio, consapevoli del peso di responsabilità che hanno, essendo in grado di suscitare così grandi passioni. Fabio Fazio conduttore televisivo Lo sport è solamente gioco. Non a caso la mia trasmissione "quelli che il calcio" vuole essere giocosa e senza alcun connotato tecnico, ma solo ludico. Sul perché dello sport non saprei dire: ne

ho provati da bambino diversi, dal judo al canottaggio, dal calcio al tennis e alla pallacanestro. Tutti con risultati drammatici ed allora ho cominciato a parlarne. Ho scoperto - da pigro che sono - che é più facile parlare di sport che praticarlo e ho cominciato allora lo sport televisivo. Amo tutti gli sport dove non si suda: guardare le balene, il fantacalcio ecc. ecc. Sullo sport del futuro dico che va verso i Soldi... ma non so se i soldi vanno verso lo sport.

Giovanni Pellielo tiro al piattello Sport è vita, lo non riuscirei a concepire la mia vita senza sport. Vita perché è la manifestazione di tutto quello che faccio e se lo faccio bene lo sport mi riesce bene, se nella vita c'è qualcosa che non funziona anche lo sport mi riesce malissimo. Sport e vita in comunione perfetta e assoluta. Sicuramente i valori umani risiedono un po' più negli sport minori che sono quelli dove non c'è mass-media, dove non c'è show-business, la pubblicità;


Giovanni Trapattoni commissario tecnico della Nazionale azzurra di calcio Lo sport nasce come aspetto ricreativo. Richiamare la parola sport come "palestra di vita" lo ritengo doveroso. Un'attività che ti insegna a socializzare, ad avere un sano agonismo, ad avere un rispetto per i compagni. Direi che ha un significato elevatissimo per la crescita e per la formazione. Con gli anni si riesce a comprendere quanto lo sport ti ha insegnato ad avere cura del tuo corpo e di te stesso, e a rispettare tutto ciò che puoi incontrare nella vita. Infatti qualsiasi attività sociale è rivolta ad una mèta, ad un punto di arrivo, a degli obiettivi. Nella maggioranza di coloro che praticano sport, in genere, nonostante oggi imperino l'egoismo ed il guadagno, fondamentalmente c'è dentro una sostanza che è quella che ti fa partecipare.

spicciola è cultura. Ci si confronta sia sotto il profilo fisico che su quello psichico ed oltre al confronto c'è anche il conforto. I momenti di grande insegnamento non sono stati quelli della vittoria, ma quelli della sconfitta. Lo sport nel futuro poi lo vedo proiettato in una dimensione che va tenuta sotto controllo. Purtroppo lo sport va sempre più verso i business, però sono fortemente convinta che comunque il grande campione ha nell'anima e nel cuore una base che sicuramente non viene dall'aspetto monetario, ma da una carica e da un'energia che non è economicamente considerabile. È un qualcosa di extra. Si può essere campioni nello sport e anche nella vita, mettendosi in una condizione di grande umiltà, specie quando si diventa campioni; aprendo le porte alla tua mente, guardando il mondo, rendendoti conto che tutti vanno ascoltati e rispettati. Essere campioni nella vita significa scegliere, secondo le proprie capacità ed il proprio carattere, quello che è giusto che è poi quello che senti dentro di te.

Manuela Di Centa sci di fondo, membro CIO lo vorrei rispondere a "Sport, perché", guardando il mio perché. Per me lo sport è stato sempre gioia, perché ho vissuto lo sport quando ero bambina non perché era sport, ma perché era un modo per stare assieme, era un modo che ci faceva fare un qualcosa che ci piaceva fare insieme. Andare a sciare nel pulmino con tutti i bambini era divertente. È un modo anche per confrontarsi: litighi, senti il parere altrui, ci rifletti. Tutto questo in maniera

Sandro Cuomo scherma L'augurio per il 2001 è che si rientri un po' in certi valori dello sport, forse messi spesso in disparte. Sono i contenuti sociali. Probabilmente oggi lo sport sta assumendo degli aspetti troppo esasperati: ci si picchia, ci si ammazza addirittura per quello che resta un gioco. Quindi direi di ritornare nei ranghi. Non dimentichiamoci che lo sport è un gioco e va preso come tale, anche se ci sono aspetti economici molto importanti. Nello sport è infatti

per cui c'è un netto divario tra i cosiddetti sport minori e i maggiori, ma entrambi vivono grazie alla presenza dell'altro.

fondamentale rispettare le regole. L'obiettivo principale delle federazioni e di noi tutti campioni già affermati è quello di comunicare un agonismo non violento. Credo sia il giusto impegno per lo sport del futuro. Se si arriva ad una medaglia olimpica è perché dentro di te c'è uno spirito che non si appaga. Ritenersi appagati non è probabilmente da veri sportivi e non va bene neanche nella vita di sempre. Sui perché dello sport rispondo spiegando, dalla mia ottica di spadista, perché fare scherma, una disciplina che non gode di molta fortuna televisiva, forse perché non rende bene televisivamente. In pedana si spiegherebbe meglio: una volta messa la maschera, è uno sport che affascina. Il fatto di poter competere con un avversario ad armi pari, senza differenze di peso, di altezza, ha un valore inestimabile. Sono pochi gli sport di combattimento dove non esistono delle categorie. Le uniche categorie della scherma sono quelle della bravura, intesa come somma di tecnica, abilità, furbizia, strategia. La sola abilità fisica non fa un campione. Sara Simeoni atletica leggera Lo sport anzitutto è un modo per stare con gli altri e per confrontarsi ed il confronto vuol dire crescere, non solo come risultato sportivo, ma crescere come educazione della persona, psicologicamente, moralmente. Gli insegnamenti basilari dello sport, ultimamente un po' offuscati, sono importanti come veicolo per imparare a conoscerci e a rispettarci tutti.


parole di sport

“talento,, di Claudio Arrigoni liente da dichiarare, tranne il mio '' INgenio»: quando lo diceva, rideva. Era Oscar Wilde e il suo genio, il suo talento era nel campo più difficile: la cultura, le lettere. Il talento è però uno degli elementi fondamentali dello sport. Senza talento non si può esprimere la fantasia, il gesto sportivo rimane imbrigliato in piccole regole che non hanno e non danno entusiasmo. Il talento fa anche paura. «Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso»: Leo Longanesi aveva capito quello che sarebbe successo anche nel calcio, pur se scriveva di tutt'altro. Lasciamo libere le briglie, i nostri ragazzi devono crescere (nello sport) potendo esprimere le proprie possibilità. Gli allenatori che negli oratori vogliono fare i piccoli Sacchi, facendo quello che Arrigo fa con i professionisti, devono capire la dimensione ed essere attenti a far evidenziare la bravura e le caratteristiche di ognuno. Certi spazi devono averli anche i grandi professionisti del pallone, figuriamoci i più piccoli. Ricordate Baggio al Mondiale '94? Fu Roberto a portare, con i suoi gol e con il suo talento, l'Italia in una finale poi persa con il Brasile. Eppure sembrava sempre in lotta con l'allenatore e con la critica. Eppure qualcuno (con il senno di poi...) disse che la finale non doveva giocarla: non stava bene, dissero. E Sacchi, che magari avrebbe fatto volentieri a meno di lui e del suo estro durante la fase eliminatoria, non ci pensò invece un attimo: deve giocare. In quel momento prevalse in lui la riconoscenza. Non sempre è così. «Avendo più idee, ebbero più sofferenza»: aveva ragione Gustave Flaubert. «Quando sento i numeri che danno alcuni allenatori nello spiegare le tattiche, credo che diano davvero i numeri. I tecnici sono oggi responsabilizzati in maniera eccessiva e viene loro naturale pensare di essere indispensabili, di avere in mano tutte le sorti. Finiscono così per robotizzare la

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squadra, ma ai robot non è consentita la fantasia, almeno a quelli di questa generazione». L'analisi perfetta che ha avuto per questi problemi, è di un talento, Gianni Rivera, fatta in un'intervista a Matteo Marani pubblicata qualche tempo fa sul Guerin Sportivo. Rivera ha sofferto le incomprensioni dei geni del calcio, ma Nereo Rocco non si è mai sognato di pensare che il Milan con Rivera e quello senza Rivera potesse essere lo stesso per la sua organizzazione di gioco. Con lui c'era la luce, senza di lui il buio. Magari si vinceva, ma la fatica era doppia. È più difficile capire e "domare" i talenti. Bisogna lasciar spazio alla comprensione. Lo sapeva Aristotele: «Non ci fu mai grande ingegno senza una vena di pazzia». Chi capiva perché Dejan Savicevic, il genio calcistico montenegrino che illuminò il Milan, a volte si estraniava dal gioco oppure non pressava sulle fasce? Probabilmente perché pensava ad altro, pensava alla giocata spettacolare, pensava a come divertire il pubblico, pensava a come toccare la palla con un tocco delizioso. Eppure anche con lui la critica era divisa. Come per anni è stata divisa su uno fra i più grandi campioni

della storia, Roberto Mancini. Quando andò alla Lazio segnò gol straordinari e mostrò colpi geniali, eppure gli ritagliarono poi un ruolo da comparsa. Ma alcuni giocatori pensano di essere più bravi e importanti degli allenatori. Altri hanno l'intelligenza di capire le situazioni. A Genova si meravigliavano che Mancini e Vialii dettassero la formazione al proprio allenatore, Vujadin Boskov, oppure che un acquisto dovesse avere l'approvazione di Mancio ancor prima di quella di Boskov. E il tecnico non se la prendeva. Sapeva che senza di lui, ancor più di Vialli, la Sampdoria non avrebbe mai vinto lo scudetto o raggiunto una finale della Coppa Campioni. Ai talenti qualcosa si deve concedere. Sono loro a fare la differenza. Portano spesso l'estro anche fuori dal campo. Nel 1958, dopo aver vinto il mondiale, la Nazionale brasiliana è attesa per grandi feste. All'aeroporto arriva il Presidente. Parla con ognuno dei giocatori. «Chiedetemi quello che volete, ve lo concederò», dice. C'è chi chiede una villa al mare, chi una macchina, chi soldi e lavoro per i propri parenti. Poi tocca a Garrincha. È stato il faro di quella squadra, potrebbe davvero chiedere quello che vuole. Invece i suoi occhi sembrano nel vuoto. Le sue parole tardano a uscire. Infine indica una piccola gabbia. C'è dentro un uccellino. Lo indica. "Liberalo", dice al Presidente. Anche questo è il talento, il gioco per il gioco, banditi i secondi fini. Ecco perché in qualche caso, malgrado il grandissimo talento, può capitare che la gente non ami i fantasisti del pallone di oggi. Chi segue il calcio, non può non amare Recoba. Ma non è più difficile farlo sapendo che il suo guadagno di un anno è quello di una vita di quindici operai? Diventa più difficile, non perii suo talento, ma per il fine per il quale è messo a disposizione. È giusto il guadagno, non l'esagerazione. Una società più sobria deve esserlo in tutto, anche nella considerazione dei campioni.

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Almanacco Roma riacquista un’oasi di sport

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È tornato a splendere in Via Montona, nella zona est della capitale, l'impianto sportivo che in quella zona aveva rappresentato per la cittadinanza una piccola cittadella dello sport. Costruita verso la metà degli anni '70, funzionante per circa 6 o 7 anni, la struttura comprendente una piscina olimpionica ed una pre-natatoria, con una palestra polivalente ed un ampio spazio all'aperto, è rimasta chiusa per anni, abbandonata per oltre un decennio, divenuta in seguito rifugio per nomadi e tossicodipendenti. Il CSI capitolino ha voluto restituire ai romani un impianto capace di soddisfare la crescente domanda di sport, ed ha quindi presentato un progetto molto articolato, che ben incontra l'esigenze degli agonisti, degli amatori ed anche dei disabili. Una volta ottenuta l'assegnazione dell'appalto, e grazie alla piena sintonia con l'Assessorato alle politiche sportive del Comune e con la circoscrizione, i lavori di ristrutturazione sono stati ultimati in tempi da record. Per festeggiare questa rinascita dell'impianto di Via Montona, reso al pubblico molto più accogliente e funzionale, il comitato provinciale ha organizzato la 7fl edizione di Aria Aperta sport e tempo libero, manifestazione a carattere polisportivo, patrocinata dall'Assessorato alle politiche »w sportive e sostenuta, con grande sensibilità, da BNL, Banca di Roma e Monte dei Paschi di Siena. Il saluto del bentornato è stato anche quello del sindaco Rutelli, che ha inaugurato le rinate palestre e le piscine. Nel pomeriggio, spazio poi all'attività sportiva, con i ragazzi delle arti marziali, del nuoto e gli immancabili tornei di basket e calcio a 5.

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11 CSI di Reggio Emilia si mette in “mostra” "Fare memoria per costruire il futuro". Questo il nome - e ne spiega a pieno il senso - dell'interessante mostra fotografica realizzata dal CSI di Reggio Emilia. È stato questo un modo diverso ed originale di salutare il millennio e mostrare il CSI nelle sue diverse angolature e di dimostrare quello che è stato l'impegno dell'associazione nel territorio reggiano nei suoi 55 anni di storia. Scatti e istantanee hanno raccontato la vita, le esperienze di molti personaggi sportivi made-in-Reggio, succedutisi durante Poltre mezzo secolo di vita trascorso. Sugli oltre 70 pannelli presenti in sala tanti ricordi: dalle varie ricorrenze e manifestazioni alle realtà dei campi. Espressioni sportive, raccontate da gesti, visi, occhi, alcuni dei quali nel bianco e nero di chi non è più presente, altre a colori.

23a edizione Insieme sulla neve Uno dei classici appuntamenti sciistici CSI quest'anno si è disputato a Cesena Torinese nella zona del Sestriere. All'appello di Insieme sulla neve, 23 anni d'età, hanno risposto i comitati di Udine, Aosta, Torino, Verbania, Biella e Novara. Circa 80 i partecipanti (uomini e donne) allo slalom del 20 gennaio, disputatosi su una manche lunghissima di circa 40 porte con un doppio "muro" da affrontare. Lo stadio di Slalom sul Monginevro, è stato il teatro di una bellissima giornata, resa ancora più affascinante dal panorama circostante. La cornice delle Alpi, i suoi 2700 metri, un paesaggio d'incanto, ovattato da una stupenda neve, e poi il rituale dello scambio dei doni (quest'anno si sono viste cioccolate, orologi in legno, piatti lavorati, il riso della zona di Novara ecc.) fanno già nostalgia. Arrivederci comunque alla prossima edizione "insieme, sulla neve", naturalmente.

Mountain-bike a Brescia Sulla ruota di Paola Pezzo, la regina italiana della mountain-bike recentemente premiata alla Royal Albert Hall con il prestigioso World Sports Awards (donna dell'anno), è partita l'attività ciclistica 2001 di questa specialità proprio nelle zone di Paolo Rosola, fidanzato dell'olimpionica, nonché ex campione allievi CSI nel 1973. Il CSI bresciano ha radunato un centinaio di mountain-bikers all'appuntamento con il campionato provinciale invernale. La prima prova s'è svolta il 28 gennaio a Desenzano del Garda, la seconda il 4 febbraio a Provaglio d'Iseo.

A Misano successo della campestre pro-distrofia Come ogni anno, nella vigilia di Natale, s'è svolto il tradizionale appuntamento podistico di Misano. Quest'anno a festeggiare la quarta edizione c'erano un migliaio gli atleti. La campestre, consolidata iniziativa di solidarietà (l'incasso è stato infatti devoluto in favore dei malati di distrofia muscolare) s'è svolta lungo due tracciati: quello sui 2 km e quello più impegnativo sulla distanza dei 10 km. Ad attendere all'arrivo i numerosi partecipanti c'era un simpatico Babbo Natale che in prima persona ha distribuito i premi ai vincitori.


Paialido: il Cardinal Martini raduna tutto lo sport milanese Natale degli Sportivi promosso dall'Arcidiocesi locale, con la collaborazione del CSI. In sala molte tute. Era presente tutta la Milano sportiva il 18 dicembre al Paialido per le squadre professionistiche sia di quelle amatoriali della zona. Sul palco a dare testimonianza c'erano tra gli altri Luigi Di Biagio, Thomas Helveg, Dino Meneghin. Insieme hanno ascoltato con interesse le parole di un allenatore d'eccezione, il Cardinal Martini. Ne riportiamo alcune tra le più significative:

La dama ricorda Mauro Gobo Le pedine del CSI vanno a dama! S'è svolto infatti a Pordenone il 19 memorial Mauro Gobo che ha riscosso enorme successo quanto a partecipazione. Nei saloni dell'oratorio delle Grazie c'erano infatti ben 60 cavalieri venuti a far ballare le loro dame. Di fronte ai "quadrettati" i damisti si sono dati amichevolmente battaglia, a colpi di "soffi", "mangiate". Strategie e tattiche a confronto, alla fine han vinto come sempre l'allegria e la compagnia.

Voi siete chiamati ad essere i campioni di questo sport! Vi chiedo, perciò, di assumere tanto in profondità e in pienezza i valori autentici dello sport da coglierne e sfruttarne tutta la potenzialità umanizzante. Così si svilupperà anche in pienezza quella capacità dello sport di unire popoli e nazioni e di superare le barriere etniche e culturali.

di essi: i risultati strettamente sportivi sono i gradini di una scala da salire fino in cima, dove si trova la vera vittoria dello sport, di ogni sportivo e degli sportivi tutti insieme. Questa scala va salita da ciascuno personalmente. Ma va salita anche come squadra, da tutto il mondo dello sport. Alla piena dignità dell'uomo, cercata, promossa e ottenuta attraverso lo sport non si arriva da soli. Ecco perché questa sera siamo insieme. Non è solo per una consuetudine di buoni sentimenti natalizi. È per dire e per dirci che ognuno, per la sua parte e nella sua condizione, ha un pezzo di maturità da offrire all'altro e da ricevere dagli altri. Lo sport di vertice e quello di base, i professionisti e gli amatori - tutti insieme, ciascuno con il proprio ruolo possono concorrere a cambiare il cuore dello sport - e della società - se si riconoscono più fratelli, più accomunati dai valori della persona che distanziati dai budget, necessariamente diversi.

Non fermatevi a obiettivi meno esigenti. Pur senza trascurarli, non accontentatevi

Lo sport oggi ha tanti volti ma deve rintracciare la sua anima comune.

Apprezzo tutto quanto già fate e i traguardi che avete raggiunto. Ma, come un buon allenatore, non posso e non voglio accontentarmi. Vi chiedo qualcosa di più. Vorrei indicarvi un traguardo importante. C'è da giocare una partita insidiosa, per lo più nascosta al clamore delle cronache, quel clamore che spesso offusca valori di fondo del fatto sportivo. È una sfida che non possiamo permetterci di perdere. La sfida è il primato della persona.

La Befana napoletana è sportiva! Una calza della Befana veramente dolce per la città di Napoli e ricca di sport! A Piazza Plebiscito sotto un sole da primavera inoltrata centinaia di bambini hanno partecipato ai numerosi giochi organizzati dal CSI partenopeo. Un vero laboratorio all'aperto, dove si è potuto spaziare dal calcetto al volley, dal basket alle attività di animazione per i più piccini. E inoltre un gigantesco gioco dell'oca, con i bambini-pedine che si muovevano su caselle che richiamavano i diritti umani.

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Open di scacchi Scacco alla Romagna! Si è concluso a pochi giorni dal Natale il 3° torneo "open" di scacchi, dopo un mese di intense sfide.Ventiquatrro gli alfieri regolarmente iscritti. Tra di loro la regina, l'unica donna in gara, è la signora Andreini (alla fine giunta 93). Molti i pedoni di vecchia data ed alcune new-entry (il maestro di scacchi Brancaleoni). Alla fine il "re" è ancora una volta il cesenate Vinicio Lucchi, che dopo gli otto incontri ha prevalso sugli altri, bissando la vittoria dello scorso anno.

Porto S. Stefano: ginnastica per Carnevale! Per carnevale?... Ginnastica! È la risposta che giunge dalla Toscana. A Castiglione della Pescaia, ai primi del mese di febbraio, si sono infatti incontrate molte società. Il circuito regionale di ginnastica aveva come tema il Carnevale e le circa 100 allieve partecipanti hanno dato libero sfogo alla fantasia. Erano in molte vestite da brasiliane, immancabile l'arlecchino e qualcuna più modernamente da Pokemon. In mattinata, come da programma, l'artistica e la ritmica: un susseguirsi di esercizi liberi agli attrezzi e di coreografie in pedana. Nel pomeriggio prima della festa e dei coriandoli finali, spazio invece all'aerobica (le più piccoline in versione baby), all'hip-hop e al funky.


Porto S. Stefano: sport e beneficenza Il CSI diventa anche sportello bancario per un'iniziativa benefica come Telethon! A Porto Santo Stefano spiccava il gazebo arancioblu che come ormai da molti anni ha funzionato come punto di raccolta di fondi per la ricerca sulla sclerosi multipla e le malattie genetiche. Non poteva mancare lo sport dove c'è CSI ed infatti contestualmente all'iniziativa di solidarietà sono andati in scena una gara d'orienteering, una dimostrazione di aerobica, e poi la classica biciclettata da Porto S. Stefano a Porto Ercole. Moltissimi giochi in piazza assieme a tanta musica, e ad un interessante torneo di ping-pong. A chiudere questo connubio di sport e beneficenza, c'è stata la staffetta della solidarietà: 10 km passandosi come testimone i fondi ricavati.

Di corsa dagli anziani a Cividale del Friuli Sport veicolo di solidarietà, quando lo sport è incontro. È accaduto a Cividale del Friuli, dove alcuni atleti disabili sul ciclone (una carrozzina adatta per l'attività sportiva su strada) ed altri di corsa, hanno dato vita ad una staffetta di 10 km attraversando le vie della città. Passandosi il testimone, l'arrivo per tutti era fissato presso la Casa di Riposo del Centro Anziani. Gli abitanti, sorpresi e felici per l'inconsueta visita, si sono intrattenuti a lungo con gli atleti, lasciandosi andare a lunghe ed emozionanti testimonianze sportive del passato. Un bel confronto tra 3 diverse realtà.

Puglia: aerobica-no-stop; chi si ferma è perduto È stata una vera maratona del fitness la mattinata del 4 febbraio a Martina Franca. Presso il CSI - MOVING insegnanti e allievi hanno infatti preso parte ad una serie ininterrotta di lezioni dalle prime ore della domenica fino al primo pomeriggio. Nelle 4 sale della palestra in contemporanea step, rowing, fitball e body pump. "Tanto sudore

quanto divertimento", è stato il commento unanime dei partecipanti. La 5- edizione della no-stop di aerobica è stata davvero un successo.

Lombardia: campagna di comunicazione sociale sui diritti dei minori La Regione Lombardia, con la "Giornata per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza", ha compiuto la prima mossa di una campagna di sensibilizzazione che coinvolge i principali soggetti pubblici e privati che a vario titolo si occupano dei minori. Con questa campagna la Regione si propone, in primo luogo di valorizzare le iniziative positive promosse con il supporto della Legge 285/97, riguardanti la relazione del bambino con se stesso, con i pari e con gli adulti che intervengono nella sua crescita. Altro obiettivo è quello d'incentivare l'incontro tra le istituzioni, le agenzie educative, le organizzazioni no profit, che a diversi livelli intervengono sui minori nel loro contesto sociale o familiare. In terzo luogo, c'è l'obiettivo di favorire la crescita diffusa negli adulti d'una cultura dell'attenzione e dell'accoglienza del minore. Alla campagna - che durerà un anno ha aderito anche il Comitato regionale della Lombardia del CSI per " mandare un segnale al mondo interno ed a quello esterno all'associazione - spiega il

presidente Giovanni Sala - un segnale che testimonia di un CSI impegnato con il suo progetto sportivo nel campo delle politiche sociali, un CSI che collabora con l'Ente locale e con le altre associazioni, in sintonia con lo spirito della legge 285/97".

messaggi nella sua quotidianità. Questo non è semplice per nessuno, ma concludeva il prof. Moro - ogni educatore deve cercare di cogliere i segnali di disagio, le richieste d'attenzione e d'affetto che il bambino rilascia nelle occasioni non canoniche.»

La "Giornata per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" era centrata sul Convegno dal tema " Il diritto del minore ad essere ascoltato". Tra gli interventi, particolarmente ricco di analisi e di riflessione, c'è parso quello del prof. Carlo Alfredo Moro «L'immagine stereotipata che forniscono i media è quella di un bambino troppo bello, troppo felice e troppo angelo per essere vero oppure, al contrario, quella di un bambino troppo adulto e spesso vilipeso e maltrattato. Di certo il bambino è un uomo in costruzione, perciò egli è un essere insicuro, debole ed indifeso. Se si perde il senso del bambino reale, e abbiamo in noi l'immagine del bambino oggetto, allora sarà inevitabile il) suo sfruttamento ed il suo smarrimento. Ascoltarlo vuol dire essere disponibili a cogliere i suoi

Un'osservazione conclusiva: dei minori spesso ci si preoccupa quando essi fanno notizia: in occasione dei problemi dell'abuso, del maltrattamento, dell'adozione, dell'affido, dello sfruttamento lavorativo o comunque di situazioni di disagio. Dare spazio ad una campagna di comunicazione sociale che pone al centro il minore nella sua quotidianità ed in particolare nella sua domanda di attenzione rivolta all'adulto, è certamente un'iniziativa meritoria perché non s'incardina su un evento che fa rumore bensì sul lavoro silenzioso di promozione culturale dei diritti dei bambini e dei ragazzi. Il successo di partecipazione al primo appuntamento della "campagna" è un segnale che si è sulla strada giusta. Il che non è poco, ma bisogna andare avanti. Daniele Galera

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d el 1 ’a^Va nel on o di Marcello Sala

Una vita combattuta sul ring; oggi invece a combattere per vivere. Le vicende di Tiberio Mitri e Duilio Loi, due stelle del pugilato del dopoguerra, che ora lottano con la solitudine, la malattia, l'indigenza. Riflettiamo sulla parabola di queste due glorie nazionali dello sport, 50 anni dopo completamente trascurati, quasi dimenticati. Proprio loro che non avrebbero mai abbandonato, anche se "alle corde", alla fine hanno dovuto gettare la spugna. Per fortuna qualcuno, infine, ha suonato il gong della solidarietà. E in questi giorni si torna a parlare di Legge Bacchelli in loro aiuto.

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Raccontare l'autunno di un campione, il modo in cui l'idolo di ieri, ormai lontano dalla giovinezza e dalle vittorie, vive la sua dimensione umana lontano dallo sport, magari chiedergli cos'era lo sport del suo tempo e come interpreta quello di oggi. È questa l'idea alla base di una serie di articoli che avevamo deciso di chiamare "Amarcord". Non pensavamo però di dover cominciare con due storie dense di amarezza, storie di chi oggi non se la passa affatto bene e ha bisogno di aiuto.

bellissime foto i loro gesti atletici e le loro gesta d'un tempo che fu. E adesso? Nomi come Duilio Loi o Tiberio Mitri sono indimenticabili, eppure pochi sono a conoscenza della nuova vita che conducono. Il mondo di ieri "Duilio Loi è campione d'Europa. Tiberio Mitri può tornare ad esserlo" era il titolo di uno Stadium dei primi anni Cinquanta, uno dei tanti articoli dedicati a questi due campioni della boxe. E su Tiberio Mitri: "La linearità del suo pugilato è dote autentica, è spontaneità genuina" scriveva Raniero Nicolai, a margine dell'incontro che Tiberio Mitri aveva disputato contro Jack La Motta (il "Toro Scatenato" interpretato da Robert De Niro). Il "muletto" triestino, così era stato ribattezzato Mitri, era arrivato sul "quadrato" del Madison Square Garden imbattuto e la sua popolarità era impressionante (aveva sposato la bellissima Fulvia Franco, miss Italia nel 1948).

Sappiamo che lo sport può regalare molto: successo, prestigio, riconoscimenti unanimi. Fioriscono le Hall of fame, dove trovano alloggio in continuazione nuovi campioni, recordmen, superstar. Di recente il commissario straordinario della F.I.G.C. Gianni Petrucci ne ha inaugurato una tematica sul calcio, dove risiederanno giocatori, commissari tecnici, giornalisti ecc. Bello a dirsi, ma è davvero di questo, solo di questo, che hanno bisogno i campioni del tempo che fu? Una Tiberio Mitri e ladl foto, una statua in museo e via? Guardiamoli da vicino questi eroi Un momento del famosissimo match tra Mitri e La Motta, disp-' del podio, chiediamolo a loro che 1950, valido per il titolo mondiale dei medi. La foto è quella ere faccia ha il rovescio della medaglia, corredava l'articolo di Stadium a commento dell'avvenimento. che nello sport come nella vita esiste sempre. E cosa vediamo? Poche persone - un tempo personaggi, campioni, eroi - che ora passeggiano per il Viale del tramonto. E una strada con pochi colori, pochi sfarzi, una luce fioca, quasi buia; un bianco e nero d'annata, che su pagine non ancora ingiallite, racconta con


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portoricano Carlos Ortiz, diventando campione mondiale dei welters junior. Boxeur dalla scherma varia ed intelligente, Loi conquistò anche i titoli italiani ed europei dei pesi leggeri e welters, riconosciuto da tutti il miglior pugile italiano del dopoguerra.

Un giovanissimo Loi, allora talento emergente, in posa per Stadium nel 1952.

Duilio Loi Dello scattante "purosangue" triestino impressionavano l'ardore, la precisione di pugno e l'efficacia del montante sinistro.

Duilio Loi subentrò, quanto a popolarità, proprio a Tiberio Mitri, agli inizi degli anni 50. Riuscì a realizzare il suo sogno di battersi per un titolo mondiale la sera del primo settembre 1960. Accadde in uno strano scenario: il ring venne allestito nello stadio di San Siro, a Milano, e si narra che fra spalti e prato fossero centomila i tifosi del pugile italiano, che vinse ai punti contro il

Il mondo di oggi I due ex-pugili, entrambi nati a Trieste ed oggi ultrasettantenni, vivono parallelamente la sofferenza e la miseria nelle rispettive case di Milano e Roma. Duilio Loi, rimasto solo, dopo la morte della moglie Grazia, convive da anni con il morbo di Alzheimer e sopravvive grazie alla pensione sociale (meno di 700mila lire al mese), che a volte dimentica di ritirare a causa della malattia. Tiberio Mitri vive invece a Trastevere anch'egli senza autonomia, e per andare avanti è costretto a 74 anni a chiedere la carità per strada, nel più triste anonimato.

Un aiuto dalla Legge Bacchelli? Sono diverse le associazioni e gli istituti che da qualche mese, dopo l'SOS lanciato dai media, vanno raccogliendo fondi in loro favore. Gli Azzurri d'Italia, un'associazione benemerita del CONI, hanno raggranellato già 50 milioni per Duilio Loi, anche la Federpugilistica ha stanziato un contributo economico da devolvere all'ex pugile. Se n'è discusso anche in Parlamento, proponendo di applicare la Legge Bacchelli a favore dei due campioni. La legge è infatti stata varata "a vantaggio dei cittadini illustri

che versino in stato di particolare necessità" e prende il nome dallo scrittore Riccardo Bacchelli, che nel gennaio 1985 all'età di 95 anni dovette affrontare una lunga degenza in clinica, senza disporre delle risorse necessarie. Anche la Gazzetta dello Sport ha istituito un fondo al quale devolvere contributi per Duilio Loi.

Un interrogativo obbligato Difficile intervistare i due pugili nelle attuali situazioni di salute. Ma abbiamo voluto ugualmente aprire "Amarcord" con loro per invitare chi può e se la sente a contribuire alla sottoscrizione, tramite gli Azzurri d'Italia, che sta avendo qualche difficoltà a sensibilizzare gli ambienti sportivi a questa missione. E qui diventa obbligatoria una domanda: se è stato possibile dimenticare Mitri e Loi, eroi nazionali di un'epoca in cui i ritmi dello spettacolo sportivo erano molto più lenti, e sulla ribalta si andava in numero ristretto e per periodi piuttosto lunghi, cosa sarà dei campioni di oggi, "bruciati" a getto continuo dai palcoscenici mediatici? Diciamolo con franchezza: oggi neanche facciamo in tempo a memorizzare chi è il campione italiano in carica in questo o quello sport che già è subentrato qualcun altro. Che speranza c'è che questa gente sia dimenticata e abbandonata a se stessa non fra cinquant'anni, ma al finire del decennio? Lo scenario è attendibile e meriterebbe qualche risposta da chi guida il treno dello sport spettacolo.

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Stadium e il pugilato Tiberio Mitri, Duilio Loi, Mario D'Agata, Franco Feslucci... erano tanti i pugili che Stadium. nei tardi anni '40 e nei primi anni '50, seguiva con attenzione. E a volte quei pugili si recavano nella sede nazionale del CSI. in via della Conciliazione, a ringraziare per l'affetto che trasudava da quelle crona­ che. Una politica editoriale, questa, che un po' era il frullo di una stagione d'oro del pugi­ lato italiano, un po' era un modo, uno dei molli, per non perdere di vista il mondo dello sport professionistico, che si desidera­ va sensibilizzare ai valori cristiani. Nel caso del pugilato, e più tardi anche del­ l'automobilismo, non tutti nel CSI erano

d'accordo ad elogiare vittorie e campioni. In quegli sport si rischiava troppo, in qualche caso si moriva per soldi, e ciò era inaccet­ tabile per l'etica cristiana. Fu così che sul numero 5 di Stadium 1954. l'allora consulente ecclesiastico nazionale, don Nicola Pavoni, fece una netta presa di posizione dopo un incontro di boxe in cui Tiberio Mitri aveva ridotto ad una larva umana il suo avversario, un pugile inglese di colore. Dicevano le righe centrali di quel corsivo: "Nessuno ha il diritto di permettere la mutilazione o la rovina del proprio orga­ nismo solo per far divertire 20.000 persone e tanto meno per trovarne una fonte di gua­ dagno. ... Dice la morale cattolica: non è

lecito senza motivo grave e ragionevole, esporre la propria vita e la propria salute ai pericoli: è quindi peccaminoso recarvi danno per puro spirito di ostentazione, come in certe forme di sport. L'uomo, così come non è padrone della propria vita, non lo è delle proprie membra...". Quindi, spie­ gava don Pavoni, c'è: "una visione più alta nel Cristianesimo che ci obbliga a prendere una netta posizione contro cene forme di sport”. Inutilmente nello stesso CSI i difensori della boxe ribatterono che il pugilato era l'arte di evitare ì pugni e non di darli: l'esaltazione del pugilato scomparì presto dalla pagine di Stadium.


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I Il calcio sta veramente cambiando? Forse sì. Una prova inconfutabile è l'atteggiamento di un giocatore della squadra toscana del Monti. Non accortosi che i suoi avevano restituito | I cavallerescamente la palla agli avversari, si è incuneato in I area tra la sorpresa degli altri 21 e sarebbe andato in gol se non fosse stato atterrato. Dunque, rigore ineccepibile che, però, il calciatore, accortosi dell'accaduto, ha volontariamente | I calciato fuori. Alla fine tante congratulazioni per il gesto, ma I anche un po' di scorno da parte del suo presidente, visto che ; la squadra ha perso per 2 a 1. | Non se ne parla nemmeno I ; La proposta del designatore degli arbitri, Paolo Bergamo, di ; fare presiedere da un notaio le operazioni di sorteggio delle | giacchette nere per le partite domenicali ha suscitato le vivaci I proteste di presidenti, allenatori e giocatori. "Il sistema attuale I non si tocca - hanno detto - e poi abbiamo fiducia nella ; buona fede degli arbitri". Fiducia? Più che altro, un sistema I teoricamente sospettabile serve come il pane ai I presidentissimi, che così possono buttarla in caciara nel ; teatrino di Biscardi quando le loro squadre vanno male, ; dirottando sugli arbitri la contestazione dei tifosi, che I altrimenti investirebbe il loro operato. ■ ---------------------------------------------r ; I I Ronaldo, chi era Sponsor invadenti | I I I

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Tre giocatori norvegesi sono ; I stati esclusi a tempo 1 I indeterminato dalla loro I nazionale per essersi rifiutati I I di sottoscrivere il nuovo I I accordo pubblicitario I concluso dalla federcalcio di ', I I Oslo. Il contratto capestro, I I infatti, prevede I esplicitamente che gli atleti II che non si prestino a girare I spot e a fare da testimonial I ! I per bibite, biscotti ed I elettrodomestici non possano ; essere convocati. Quindi chi | gioca con le proprie scarpe...! non gioca più!

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! Sappiamo ormai tutti la data Se l'è vista brutta il pugile Vincenzo Nardiello. Nel bel ; esatta e le cronache di quello ; che è stato l'appuntamento mezzo di una corsa di I clou per gli sportivi cristiani allenamento nella pineta di I nell'anno 2000. Forse non Ostia, l'ex campione del I mondo dei supermedi è stato ; tutti sanno che nelle pittbull. I domeniche successive il 29 aggredito da un cane < I ottobre, tra le categorie che II boxeur non s'è perso ; hanno celebrato il loro d'animo e ha affrontato ; Giubileo c'è stata quella l'animale come sul ring e, I degli arbitri. Nessuna con un gancio e un diretto I obiezione, ma era proprio messi a segno con ; necessario scindersi dagli precisione, ha provocato la ; sportivi? Sulla classe morte del quattrozampe. La paura per una possibile ferita I arbitrale, ancora un'altra I ombra... e la pena per aver ucciso il

pittbull, sono state comunque | : 11 record dei record sopite dalla lieta notizia dell'arrivo di un nuovo ; Chi è il giocatore nel mondo sponsor. Nardiello dal prossimo incontro sarà infatti ; che ha giocato il maggior I numero di partite nella patrocinato dalla Regione I propria nazionale? Gli Lazio. Sembra che la Lega ; annuari riportano in testa a per difesa del cane non sia [ questa particolare classifica il d'accordo. I costui? I tedesco Matthaeus con 1 50 ; presenze, ma da qualche Appena un paio di anni fa l'Italia ; giorno il primato è passato al era invasa da manifesti che lo | trentaquattrenne egiziano, ritraevano sul "Pan di zucchero", ! Hossam Hassan. Il bomber l'altura che domina Rio de ; nordafricano, che non può Janeiro, al posto della statua del ; vantare un palmares del Cristo. Ora nessuno parla più di I livello del panzer, tiene lui. La stessa Panini, casa madre ! particolarmente a questo delle celebri figurine del calcio, ; riconoscimento che, anzi, è nell'album dei calciatori di | intenzionato, a dispetto quest'anno ha declassato Ronaldo I dell'età, a consolidare dalla rosa dei titolari delI'Inter al I ampiamente. settore "altri giocatori". Ronaldo sta diventando il simbolo delle esagerazioni, in eccesso e in difetto, dello sport ■ Un intervento divino I spettacolo. Il testimonial, più che delle gomme auto, di uno I sport che brucia i suoi campioni con una crudeltà incredibile. ; Per Giampiero Galeazzi sono ; ancora vive le emozioni I vissute nelle giornate Forza Pantani, la tua vittoria vale doppio! I conclusive del Giubileo degli ; Sportivi, "Le testimonianze di L'ultima trovata proviene da Cesenatico, il paese adottivo di ; campioni e atleti meno noti Marco Pantani. Una ditta di sementi rimborserà infatti del I secondo il popolare ! Bisteccone - indicano che i 50% i propri clienti, qualora il Pirata di Romagna vincesse il ; valori positivi dello sport prossimo Giro d'Italia. Rischio calcolato? No, piuttosto puro ; sono ancora ben vivi. Solo marketing romagnolo: nonostante Pantani sia caduto in ! per risollevare le sorti del disgrazia, ultimamente, sono sempre forti la passione e il tifo ‘H • I

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diversabili? di Michele Marchetti

TA isabili o diversabili? La domanda Lxnon vuole sollevare una semplice disputa nominalistica, ma desidera aprire un minimo dibattito di sostanza relativamente agli approcci scientifici e metodologici nei confronti delle disabilità. La preoccupazione è che non si faccia nulla di utile sostituendo il termine disabile con quello di diversabile, se non quella stessa cosa che si fa sostituendo negro con nero o coloured: questo non fa scomparire il razzismo, così come quella parola non cancella la disabilità o la situazione, il clima che, purtroppo, molti disabili soffrono (l'handicap). Se poi le parole hanno un potere di emancipazione o una reale funzione di "integrazione", allora sta bene; ma poiché siamo all'inizio di un'importante novità formativa, come quella della formalizzazione di un percorso per

operatori sportivi per disabili, mi piacerebbe riflettere un po' di più sulla questione. Nel 1980 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto le definizioni riportate nel box a lato da cui prendiamo le mosse per una prima riflessione. Rispetto alle disabilità, lo sport può rivelarsi uno strumento interessante in alcuni ambiti di intervento: 1. lo sport terapia: grazie ad un intervento mirato, la pratica sportiva può concedere un recupero parziale o totale di quella disabilità fisica o psichica che limita o impedisce una o più attività; 2. l'ecoterapia: lo sport può rappresentare un mezzo di distensione, una valvola di sfogo, uno strumento in grado di produrre un ambiente migliore, positivo, più favorevole per il vero e proprio intervento terapeutico e/o di recupero (soprattutto a livello psicologico); 3. l'autoidentificazione: lo sport può aiutare il soggetto disabile, attraverso una serie di tappe ben studiate e concordate, a scoprire la propria identità. In questa prospettiva il concetto di diversabilità sembra potenzialmente pericoloso. Innanzitutto, si pone l'obiettivo dell'integrazione del disabile, applicando logiche di ragionamento piuttosto differenti. Tale concetto (ripeto sotto il profilo scientifico e metodologico) comporta la descrizione del disabile come un soggetto abile in maniera diversa: da cosa? Alla base del

ragionamento persiste quella mentalità classificatoria (etnocentrica) lontana dalla storia e dalla cultura del CSI, che ha bisogno di dire chi è migliore e peggiore, più e meno bravo, più e meno importante. In questa ottica si pone il disabile nella categoria della diversità, che è sempre e comunque una categoria di comparazione fra persone. Ci troviamo, cioè, nell'ormai inadeguata prospettiva della valorizzazione delle differenze, che restano comunque differenze, nonostante il concetto di diversabilità si ponga obiettivi opposti. L'attività sportiva del CSI in genere, e soprattutto quella destinata ai disabili, invece, non si pone il problema della comparazione e della classifica fra le persone, ma quello della promozione della persona in sé e per sé. I punteggi, i risultati sono uno strumento per un processo di uguaglianza secondo le età, le condizioni, i bisogni e le aspirazioni delle persone (punto 6 del Patto Associativo). In questa prospettiva, lo sport non obbliga alla scoperta di una diversità delle abilità, ma conduce alla scoperta delle abilità, valorizzandole, potenziandole, esaltandole: lo sport può sostenere, può far crescere, può far scoprire se stessi come uomini con una serie di abilità e non come abili in maniera diversa. Il problema allora non è l'integrazione, ma la disintegrazione di un certo modo di pensare e ragionare che fissa categorie sociali entro cui dobbiamo tutti più o meno entrare, anziché accettarci, apprezzarci, accoglierci per la persona che siamo.

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DISABILITA Definizione: Nell'ambito delle evenienze inerenti alla salute si intende per disabilità qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano.

Caratteristiche: La disabilità è caratterizzata da sco­ stamenti, per eccesso o per difetto, nella realizza­ zione dei compiti e nella espressione dei compor(amenti rispetto a ciò che sarebbe normalmente atteso. Le disabilità possono avere carattere transi­ torio o permanente ed essere reversibili o irreversi­ bili, progressive o regressive. Possono insorgere come conseguenza diretta di una menomazione o come reazione del soggetto, specialmente da un punto di vista psicologico, a una menomazione fisica, sensoriale o di altra natura. La disabilità rap­ presenta l'oggettivazione della menomazione e come tale riflette disturbi a livello di persona. Si rife­ risce a capacità funzionali estrinsecate attraverso atti e comportamenti che per generale consenso co­ stituiscono aspetti essenziali della vita di ogni gior­ no. Ne costituiscono esempio i disturbi nella ado­ zione di comportamenti appropriati; nella cura della propria persona (come il controllo della fun­ zione escretoria e la capacità di lavarsi e di alimen­ tarsi); nell'esecuzione delle altre attività della vita quotidiana e nella funzione locomotoria (come la capacità di camminare).

Classificazione: 1. Disabilità nel comportamento 2. Disabilità nella comunicazione 3. Disabilità nella cura della propria persona 4. Disabilità locomotorie 5. Disabilità dovute all'assetto corporeo 6. Disabilità nella destrezza 7. Disabilità circostanziali 8. Disabilità in particolari attività 9. Altre restrizioni all'attività

•in via di aggiornamento (n.d.r.)

D'altra parte, diversabili siamo tutti: anche chi come me è obeso e basso è abile in maniera diversa da Andrea Giani nel gioco della pallavolo: e questo mi rende triste. Mentre mi rende felice il fatto di aver scoperto, grazie al CSI e alla sua intenzionalità educativa (tradotta dagli allenatori, dai dirigenti che ho incontrato), che possiedo delle abilità che mi fanno giocare a pallavolo. E per concludere con la metafora iniziale (anche se si tratta di tema di altra natura), definire un nero diversamente colorato non produce novità particolari rispetto alla sua accettazione come persona.

Scaturisce che, in base alla scelta metodologica preliminare da farsi, ne deriva un percorso formativo per operatori sportivi per disabili un po' differente. La SNES, dal 16 al 22 luglio 2001, promuoverà il primo corso nazionale per operatori sportivi per disabili, occasione nella quale sarà presentato anche l'intero percorso formativo. E sembra davvero fondamentale intendersi e unificare il linguaggio non per questioni terminologiche, ma per compiere le scelte giuste e per attivare un circuito di attività organico e strutturato. Al di là delle parole.

HANDICAP Definizione: Nell'ambito delle evenienze inerenti alla salute, ('handicap è la condizione di svantag­ gio conseguente a una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impe­ disce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori socioculturali.

MENOMAZIONE Definizione: Nell'ambito delle evenienze inerenti alla salute è menomazione qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una fun­ zione psicologica, fisiologica o anatomica.

Caratteristiche: L'handicap riguarda il significato assunto da una situazione o esperienza individua­ le quando essa si scosta dalla normalità. Esso è caratterizzato dalla discrepanza tra l'efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia dello stesso soggetto sia del particola­ re gruppo di cui egli fa parte. L'handicap rappresenta pertanto la socializzazio­ ne di una menomazione o di una disabilità e come tale riflette le conseguenze - culturali, socia­ li, economiche e ambientali - che per l'individuo derivano dalla presenza della menomazione e della disabilità. Lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformarsi alle aspetta­ tive o alle norme proprie all'universo che circon­ da l'individuo. L'handicap si manifesta pertanto allorché vi è una compromissione della capacità di sostenere quel­ le che possono essere definite funzioni della sopravvivenza.

Caratteristiche: La menomazione è caratterizzata da perdite materiali o anormalità che possono essere transitorie o permanenti e comprende l'esi­ stenza o l'evenienza di anomalie, difetti o perdite a carico di arti, tessuti o altre strutture del corpo, incluso il sistema delle funzioni mentali. La menomazione rappresenta l'esteriorizzazione di uno stato patologico e in linea di principio essa riflette i disturbi manifestati a livello d'organo.

Classificazione: 1. Handicap nell'orientamento 2. Handicap nell'indipendenza fisica 3. Handicap nella mobilità 4. Handicap occupazionali 5. Handicap nell'integrazione sociale 6. Handicap nell'autosufficienza economica 7. Altri handicap

Classificazione: 1. Menomazioni della capacità intellettiva 2. Altre menomazioni psicologiche 3. Menomazioni del linguaggio e della parola 4. Menomazioni auricolari 5. Menomazioni oculari 6. Menomazioni viscerali 7. Menomazioni scheletriche 8. Menomazioni deturpanti 9. Menomazioni generalizzate, sensoriali e di altro tipo.

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salute

Karaté:

uno sport per il corpo e per lo spirito

di Sergio Cameli

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AAggi non trattiamo soltanto di uno sport, ma di un'arte V-Zche ha radici antichissime e nasce come metodo di addestramento fisico tra i monaci buddisti. Tale pratica aveva 10 scopo di migliorare la forza del corpo e dell'anima al fine di sopportare meglio la rigida disciplina parte integrante della loro religione. In particolare il nome "karaté", fa riferimento all'uso delle mani nude come armi di difesa da parte di un popolo a cui era stato vietato di usare le armi negli antichi feudi cinesi. Agli inizi del novecento, pur mantenendo le sue rigide tradizioni, il karaté è stato esportato in tutto il mondo come sport di combattimento. Tuttavia esso più che un semplice sport, è ancora oggi sinonimo di stile di vita da seguire al fine di migliorare il proprio atteggiamento nei confronti delle difficoltà fJella vita. Princìpi filosofici millenari ed allenamento psicofisico, hanno consentito di superare il concetto semplicistico di forza fisica che si compenetra quindi con il controllo dell'energia che scaturisce dall'interiorità dell'ind/vid uo. 11 karaté è oggi praticato in tutto il mondo: sono oltre 50 milioni gli iscritti alle varie scuole nazionali ed internazionali sparse in ogni angolo del pianeta. Dal punto di vista fisiologico, esso si caratterizza come sport di forza e destrezza a carattere anaerobico alattacido dal momento che le singole azioni durano pochi secondi e sono alternate a fasi di recupero e concentrazione. Esso inoltre, al pari di altri sport come la ginnastica artistica, il golf o il tennis, prevede la ripetizione continua di gesti specifici che l'organismo impara ad automatizzare. Uno degli scopi dell'allenamento, infatti, è quello di migliorare l'attività degli schemi motori riguardanti le tecniche di base del karaté come calci, pugni, parate etc... Un altro obiettivo


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fondamentale riguarda il controllo dell'equilibrio in rapporto alle fasi della respirazione, nonché il mantenimento della postura migliore, durante l'esecuzione del gesto tecnico. Il fine ultimo della esercitazione è quindi proiettato al perfezionamento dell'equilibrio, della precisione, della forza e della velocità del gesto atletico stesso. Dal punto di vista tecnico la performance agonistica è organizzata in due possibilità: esercizi di forma ed esercizi di combattimento. I primi esaltano la coordinazione motoria e costituiscono la rappresentazione di specifiche tecniche di parata e offesa tramandate da secoli, contro avversari immaginari. Tali performances sono codificate in una cinquantina di successioni ben precise caratterizzate da ritmo, alta velocità di esecuzione nel tempo e nello spazio. Da ciò si intuisce come sia necessaria una stretta fusione tra corpo e spirito nella pratica addestrativa quotidiana. Gli adattamenti fisiologici che si determinano in seguito all'allenamento sistematico, non riguardano quindi soltanto muscoli e apparati, ma anche il versante psichico, attraverso l'introduzione di tecniche di

concentrazione estrema che costituiscono pertanto elementi di fondamentale importanza nella riuscita della prestazione. Il rispetto esasperato della corretta tecnica di esecuzione si associa alla creatività e alla spettacolarità nell'altra manifestazione agonistica, cioè nel combattimento. Nel corso dei secoli la codificazione della tecnica ha determinato regole ferree per i combattimenti, per cui la vittoria passa sempre attraverso l'espressione della tecnica migliore che viene quindi ottenuta attraverso allenamenti duri e qualitativi. I gesti di un principiante e quello di un maestro sono in pratica molto simili, la differenza consiste nella qualità attraverso cui si esprime il gesto. Anche per quanto riguarda il praticante karaté, come è accaduto negli ultimi anni a carico di altre tipologie di atleta, sono stati effettuati numerosi studi. In particolare attraverso l'analisi della cinematica del gesto tecnico, è stato possibile quantificare attentamente le sue principali caratteristiche quali la rapidità e la precisione, consentendo di individuare errori nell'acquisizione della automaticità ed indirizzare meglio l'allenamento tecnico verso l'aspetto più carente. Per quanto riguarda lo studio

della forza, dinamometri e elettromiografi di superficie hanno consentito con facilità di verificare nel tempo i miglioramenti del karateka. È estremamente affascinante questo intreccio tra arte, tradizione e sport che contribuisce a rendere speciale il karaté. Forse la scienza applicata allo sport consentirà di migliorare ulteriormente le caratteristiche di coordinazione motoria nonché la velocità e la forza di esecuzione dei gesti tecnici, ma nel praticante rimarrà sempre un elemento di interiorità che renderà ogni allenamento ed ogni gara un'esperienza unica ed irripetibile.

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L’Ufficio Stampa del nostro sport di Marco Pigliacampo

Come oramai in tutti gli ambiti professionali e ricreativi, la comunicazione sta assumendo un ruolo di fondamentale importanza anche nell'attività delle piccole realtà associative ed imprenditoriali che operano nel mondo dello sport di base.

Caper comunicare efficacemente al O mondo esterno, formato dai potenziali clienti o da un pubblico generico da sensibilizzare, e riuscire ad offrire una immagine corretta per informare o semplicemente per farsi conoscere e riconoscere, è una competenza sempre più necessaria. Conditio sine qua non indissolubilmente legata alla capacità dell'ente, l'impresa o l'associazione, di andare oltre l'attività quotidiana per costruirsi strategie d'immagine di lungo periodo. Per le Società sportive circoscritte ad una realtà locale, in realtà, il principale strumento di comunicazione è rappresentato dall'ufficio Stampa. Oltretutto, nella maggior parte dei casi un vero e proprio ufficio stampa viene allestito solo periodicamente, in concomitanza con eventi sportivi o ricreativi di rilievo, per cui si tratta di uno strumento estremamente flessibile, a livello economico e gestionale. Eppure

rappresenta spesso l'unico punto di contatto comunicativo tra la Società sportiva e tutti i suoi referenti primari: le istituzioni (Comune, Provincia, Regione, CONI, etc.), le aziende sponsor o potenzialmente tali, gli associati, i volontari, il pubblico generico dei tifosi, degli appassionati e dei semplici interessati. L'ufficio stampa è - in sintesi - una struttura che deve saper offrire "notizie" ai mass media ed allo stesso tempo ottenere da questi dei "riscontri", verificando se le notizie trasmesse sono state o meno recepite ed inviate al pubblico. Il lavoro dell'ufficio stampa, specialmente quelli cui fanno capo piccole realtà, si concentra spesso sull'obiettivo di convincere i vari mezzi di comunicazione che ciò che riguarda la società è davvero una notizia degna di essere pubblicata o veicolata. In realtà, occorre dire che tale obiettivo può essere più facilmente raggiunto se esiste una strategia di fondo, anziché intuizioni ogni volta re-inventate.

k lavoro dell'ufficio stampa Analizziamo ora - praticamente come bisogna svolgere il lavoro di ufficio stampa e il tipo di rapporto da instaurare con i giornalisti. Innanzitutto è buona regola cercare di avere un'agenda divisa per giornali, televisioni, radio, portali e siti internet, con i nomi e i cognomi dei responsabili della rubrica sportiva

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e cercare di instaurare con questi un rapporto di reciproca stima e collaborazione. È altrettanto importante saper organizzare con largo anticipo l'invio dei Comunicati. I mensili, per esempio, "chiudono" la scaletta degli articoli anche un mese prima dell'uscita in edicola, mentre per un quotidiano può essere sufficiente inviare il comunicato stampa ventiquattro ore prima dell'invio alle rotative. I COMUNICATI STAMPA

I comunicati non devono essere mai troppo lunghi: l'importante è saper concentrare chiaramente e in poche righe le informazioni fondamentali relative all'evento o al personaggio in questione. Se si vuole descrivere l'evento più dettagliatamente è possibile aggiungere uno o più fogli di approfondimento separati, che il giornalista potrà eventualmente inserire insieme al comunicato della notizia oppure utilizzare per un vero e proprio articolo. Ciò che il bravo addetto stampa deve sempre tenere a mente è che ogni pubblico (e quindi ogni mezzo) ha esigenze distinte, e che perciò ogni messaggio va scritto sulla base del destinatario finale. Ad esempio, il pubblico di un quotidiano generico richiede informazioni meno dettagliate del pubblico che acquista una rivista specializzata, bisognerà quindi, in questo caso, fornire informazioni impostate in modo più completo. Quali media Occorre dire che il numero delle testate sportive in Italia è in crescita (addirittura esponenziale, se consideriamo anche Internet e l'editoria multimediale), per cui vi sono maggiori possibilità per l'ufficio stampa della Società sportiva di comunicare adeguatamente verso l'esterno. Queste testate, oltretutto, hanno il pregio di essere lette da specialisti del settore o comunque da persone appassionate, con idee e interessi comuni. Eppure la televisione è ancora il media con il maggiore impatto sul pubblico. È opportuno, nelle realtà più piccole, riuscire ad entrare in contatto con

giornalisti e responsabili di programma che lavorano nelle televisioni locali, in modo da poter organizzare interviste e partecipazioni a programmi sportivi specifici. Anche la radio è un importante mezzo di comunicazione. Di solito, raggiunge Q un pubblico ben delineato ed affezionato, quindi è importante rivolgersi a radio specializzate o a programmi e rubriche specifiche, che hanno un "loro" pubblico. Di fondamentale importanza sono le Agenzie di Stampa (es. ANSA, AGI, ASCA, ADN KRONOS,...) che possono veicolare notizie su tutto il territorio nazionale ed estero, sia alle televisioni che ai giornali che vi attingono quotidianamente, ad ogni ora del giorno e della notte. A queste vanno fornite notizie molto brevi (i cosiddetti "take") e, man mano che si avvicina l'evento, o che arrivano nuove informazioni, si possono inviare comunicati progressivamente più dettagliati, in modo che l'Agenzia faccia da ponte verso i principali mass media. Con lo sviluppo delle tecnologie, l'avvento e lo sviluppo esponenziale di Internet stanno assumendo molta importanza anche i giornali e le riviste on line, oltre ai siti e portali specializzati in tematiche sportive. Il giornalismo su Internet è avido di informazioni, perché - avendo la possibilità di cambiare in tempo reale - è interessato a dare notizie differenti e sempre più aggiornate rispetto alla carta stampata; in Rete quindi è più facile trovare spazio disponibile rispetto ai media tradizionali. È opportuno ricordare che rispetto l'ormai tradizionale uso del fax con la posta elettronica si riducono i costi, i tempi di attesa e di risposta dei messaggi: Internet è diventato uno strumento indispensabile per un

efficiente funzionamento di un ufficio stampa. La possibilità poi di avere un proprio sito Web non va scartata: con un costo ridotto è possibile informare costantemente sulle iniziative ogni referente e tutto il pubblico "connesso". Le conferenze stampa Importantissimi sono gli appuntamenti classici con la stampa, ovvero le Conferenze Stampa. Si possono organizzare nella propria sede, ma sarebbe più opportuno in luoghi prestigiosi della propria città. In generale, è meglio organizzarle di mattina quando i giornalisti non sono ancora impegnati in redazione (ma non troppo presto). Bisogna preparare una mailing list dei giornalisti di riferimento e predisporre la documentazione necessaria per illustrare in maniera approfondita e gradevole ciò che si vorrà presentare. È importante che tutti i giornalisti abbiano sufficiente spazio per domande ed eventuali interviste.

La rassegna stampa La fase conclusiva del lavoro di un ufficio stampa è quello del controllo delle uscite delle informazioni inviate, sotto forma di rassegna delle notizie. Conviene sempre accordarsi con i giornalisti stessi con cui si entra in contatto, segnalando anche al pubblico le possibili "uscite", per poi controllare, registrare e archiviare gli articoli e i servizi, che - infine - arrivano a segnare il successo o il fallimento del proprio lavoro.

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Le novità fiscali del collegato alla legge finanziaria 2000: un commento a cura di Francesco Tramaglino

Qe si potesse parlare di "anno fiscale" ^allo stesso modo in cui si parla, convenzionalmente, di anno giudiziario o di anno accademico diremmo, senza dubbi di sorta, che quello appena trascorso è stato un periodo di profonda evoluzione nel rapporto tra il mondo dello sport dilettantistico e le istituzioni politiche e finanziarie. E ciò, non solo perché tra il 1999 e il 2000 abbiamo visto susseguirsi, in rapida sequenza, ben due riforme tributarie, l'istituzione di una nuova imposta (sugli intrattenimenti) e la soppressione di un'altra (quella sugli spettacoli), il rinnovato ruolo della SIAE e una legge di riforma dell'associazionismo di promozione sociale. Ma anche e soprattutto, perché, nell'escalation di novità che hanno caratterizzato il periodo in questione, è passato, più o meno esplicitamente, il messaggio per cui il rapporto tra sport dilettantistico e le autorità deputate al controllo (fiscalcontabile e non solo) non potrà più essere improntato alla semplice equazione: assenza di finalità di lucro = assenza di controlli amministrativi. Il Legislatore Tributario, ormai alla scadenza del suo mandato, ha dimostrato, almeno in linea di principio, di essere sensibile al problema chiedendo e imponendo maggior rigore amministrativo a fronte del riconoscimento di alcuni importanti benefici fiscali. Peccando di coerenza, tuttavia, poiché con il collegato alla finanziaria 2000 avrebbe potuto fare di più e di meglio per agevolare le organizzazioni dello sport dilettantistico in questa delicata fase di transizione 58

•Nuova disciplina dei compensi per esercizio diretto dell'attività sportiva Molti lettori ricorderanno le problematiche e i dubbi interpretativi sorti intorno all'applicazione dell'art. 25 c.4 legge 133/1999: questo consentiva, infatti, di erogare compensi esenti da IRPEF fino a 90.000 lire per prestazione e entro il massimale annuo di sei milioni, a favore di tutte le figure che concorrono alla promozione dello sport dilettantistico, con l'eccezione dei professionisti, delle ditte e dei lavoratori dipendenti. Per ovviare alle difficoltà causate dal riferimento alla "prestazione" il Legislatore ha ben pensato di non riprodurre più questo limite nel nuovo collegato e di ampliare la fascia non considerata reddito ai fini IRPEF dai sei milioni previgenti fino ai dieci attuali. Nel fare questo, ha ridotto, tuttavia, il range dei soggetti che possono godere dei benefici in questione limitandolo esclusivamente a coloro che esercitano direttamente l'attività sportiva dilettantistica. Risolto un problema - si

potrebbe dire - se ne presenta un altro: cosa si intende per esercizio diretto dello sport dilettantistico? Sul punto il Ministero delle Finanze, con la circolare 270/E del 1 6/11/2000, si è espresso, in maniera piuttosto sibillina, indicando con sicurezza i soggetti esclusi dal beneficio (amministratori e amministrativi) e tacendo su quelli inclusi come se ciò non costituisse fonte di dubbi e perplessità varie. Se per gli atleti nulla questio, se per gli arbitri, gli istruttori, gli allenatori il beneficio pare ancora ragionevolmente ammissibile, non mancano altre figure che, pur non avendo niente a spartire con l'amministrazione delle società, non esercitano direttamente l'attività sportiva. Ciò beninteso nel senso "muscolare" del termine, perché in realtà lo sport lo progettano, lo insegnano e lo implementano. Il coordinamento degli Enti di Promozione ha affrontato il problema proponendo all'Amministrazione finanziaria una nozione meno restrittiva di "esercizio diretto" che si allarga fino a comprendere le figure che "organizzano e preparano" le attività (dirigenti, accompagnatori, organismi disciplinari e tecnici). Disquisizioni a parte il nuovo regime dei compensi denuncia una visione quantomeno imprecisa degli enti e delle società sportive dilettantistiche. Ciò in quanto nel nostro settore non sono gli atleti a costituire fonte di esborso finanziario ma proprio quella struttura di organizzatori, amministrativi e ausiliari che, al momento, è tagliata fuori dal godimento dei compensi agevolati:


domande & risposte

: ! senza dubbio, "un aiuto mancato" proprio laddove sarebbe stato di grande utilità. • Proventi non imponibili per le società in regime forfetario di cui alla L. 398/1991 Il nuovo collegato alla Finanziaria, modificando l'art. 25 c. 2 della legge 133/1999, ha disposto che non concorrono a formare il reddito imponibile delle società sportive dilettantistiche in regime 398/1991 i proventi commerciali e le raccolte fondi effettuate in connessione a non più di due eventi per periodo di imposta e fino a un massimale che per il 2000 è stato stabilito in 100 milioni di lire. Ciò che cambia rispetto al previgente dettato dell'art. 25 è che i due eventi, non devono avere più carattere occasionale e saltuario ma possono essere ripetuti ogni esercizio il che ne moltiplica le possibilità di successo e di sfruttamento economico. Ma anche qui un dubbio regna sovrano: perché limitare questo beneficio alle sole società in regime 398? Tecnicamente si potrebbe dire che i proventi in questione, per quanto sottratti all'imponibilità ai fini IRPEG, conservano comunque natura commerciale (tant'è vero che potrebbero scontare l'imponibilità ai fini IVA). Tuttavia, volendolo, il Legislatore avrebbe potuto estendere l'agevolazione a tutte le società, attraverso una semplice "decommercializzazione" di queste entrate. Così concepita, infatti, la norma costituisce un incentivo all'apertura della partita IVA e all'opzione per il regime 398 da parte di soggetti - le società operanti in regime esclusivamente istituzionale - che per scelta insindacabile hanno deciso di non svolgere attività commerciali. L'effetto, a mio personale avviso, è tendenzialmente distorsivo! Le altre novità della legge 342, dall'elevazione a un milione di lire del massimo importo transabile in contante fino al nuovo règime delle deduzioni e detrazioni per le erogazioni liberali vanno accolte positivamente. Ma in tema di semplificazione e di agevolazioni fiscali il cammino è ancora lungo: una sfida importante per il coordinamento degli Enti di Promozione e il Forum del III settore.

1. È possibile erogare i compensi non soggetti ad imposta pre­ visti dal nuovo collegato alla finanziaria anche agli sportivi con cui si intrattiene un rapporto di tipo continuativo, o si ricade ncH'ipolesi della collaborazione coordinata c continuativa? In materia di compensi agli sportivi dilettanti, di cui all'art. 37 I. 342/2000, l'opinione prevalente è che possano essere erogati a tutte le figure che esercitano direttamente l'attività sportiva dilettantistica senza riferimenti alla durata o al numero delle prestazioni, ovvero al grado di coordinamento che sussiste tra lo sportivo e la società. Dubbi sono sorti in ragione del fatto che la citala legge ha incluso i compensi per gli spor­ tivi tra i "redditi diversi" di cui all'art. 83 c.2 TUIR, accostandoli, pertan­ to, alle collaborazioni occasionali, ovvero ai rapporti di lavoro autonomo non professionistico a carattere episodico. Tuttavia va osservato che non è l'episodicità della collaborazione ma la sua qualità di prestazione diret­ tamente esercitata nel campo dello sport dilettantistico (come atleta, arbi­ tro, istruttore sportivo, ecc.) che dà diritto alla percezione di compensi non soggetti all'imposta. Ciò si evince abbastanza chiaramente dal fatto che lo sportivo dilettante può beneficiare di compensi agevolali fino a 50 milioni complessivi annui e che nel nostro settore è assai difficile che somme del genere possano essere erogale a soggetti in funzione di pre­ stazioni puramente occasionali. Non si ricade, pertanto, nell'ipotesi della collaborazione coordinata e continuativa. 2. I compensi per esercizio diretto dell'attività sportiva dilet­ tantistica sono imponibili ai tini previdenziali? No, non lo sono. Ciò in virtù dell'art. 37 del collegato fiscale che ha ricon­ dotto i redditi da esercizio diretto dell'attività sportiva in seno ai "redditi diversi" di cui all'art. 83 c.2 TUIR. 11 contributo 1NPS previsto dall'art. 2 c. 25 legge 335/1995 non si applica, infatti, ai redditi qualificati come "diversi" ma ai redditi di collaborazione­ coordinata e continuativa e ad altri redditi che in questa sede non spetta trattare poiché non interessano lo svolgimento dell'attività sportiva. Va tenuto presente, inoltre, che i primi dieci milioni erogati nel periodo di imposta non costituiscono materia imponibile previdenziale in quanto, come confermato dalla Circolare 1NPS n.121/2000, non rappresentano reddito in capo al percipiente. 3. Il nuovo collegato fiscale ha stabilito che per le società spor­ tive in regime 398 le raccolte fondi non potranno più essere effettuate in "qualsiasi modo" ma seguendo la normativa valida per lutti gli enti non proni (art. 108 TUIR). Le sponsorizzazio­ ni raccolte in connessione a non più di due eventi diventano, pertanto, imponibili? No, continuano a godere della non imponibilità ai fini IRPEG fino al plafond annuale di lire cento milioni (per il 2000). Ciò in quanto le sponsorizza­ zioni sono attività produttive di proventi commerciali e questi ultimi sono non imponibili, nei limiti predetti, purché realizzati in connessione a non più di due eventi per periodo d'imposta (art. 25 c.l 1. 133/1999 così come modificato dall'art. 37 c.2 lett. A 1.342/ 2000).


Agenda fi i20°! GLI APPUNTAMENTI

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DEL MESE

Febbraio

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2a Festa sulla neve per sacerdoti sciatori Sest ola 7/8 Febbraio

7/8 Sesto la

2a Festa sulla neve per i sacerdoti sciatori

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Pe la seconda volta sacerdoti sciatori si danno appuntarne?” Passo del Lupo (Sestola) nell'appennino modenese. Inforca:. e (udite, udite) snow board si sfidano sulle piste di sla*gigante o sui circuiti di fondo.

Interregionale di cross Alberobello (BA) 25 Febbraio

18 Parma 12° Campionato provinciale di Pesca alla TYotay

22/25 Sappada 3° Gran Premio nazionale di Sci 1° Gran Premio nazionale di Tennistavolo

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Siamo ormai nel pieno della stagione del cross, ricca di ape. tamenti. CSI di Puglia e Basilicata hanno collaborato per l'cnizzazione della corsa campestre in programma ad Alberete per l'ultima domenica di febbraio. Nella zona delle Murgie : entali sono attesi circa 1.200 partecipanti per questa prova c attraverserà i caratteristici trulli della nota cittadina pugì ormai avvezza ai numerosi e graditi ospiti.

Gara regionale di corsa campestre Caltanissetta 25 Febbraio

25 Alberobello Gara interregionale di cross

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25 Caltanissetta

Gara regionale di corsa campestre

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Prenderà il via tra qualche giorno la corsa campestre regio", che coinvolgerà i paesi di Sutera, Acquaviva e gli altri con' limitrofi. Per la prima volta questa gara suggestiva attraverso territorio siciliano si snoderà tra i luoghi legati alle miniere zolfo. Zone con scarsa densità di popolazione, si animere per l'affluenza prevista di ben cinquecento partecipanti: un . gruppo che conferma l'impegno attivo dei comitati locali.

3° Gran Premio nazionale di sci 1° Gran Premio nazionale di tennistavolo Sappada 22/25 Febbraio Il nuovo millennio del CSI comincia con i Gran Premi naz ali di sci e tennistavolo a Sappada. E così tra le alpi dolomite.-, sciatori e pongisti si contendono titoli e trofei in uno scena unico per ricchezze ambientali ed architettoniche. Un'ulter : occasione per vivere un'esperienza sportiva a contatto cc' natura.


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Marzo 25a Coppa d'inverno CSI di ciclismo Brescia 4 Marzo Il comitato bresciano festeggia le nozze d'argento della sua Coppa d'inverno CSI. La prima prova della rassegna ciclistica su strada si disputerà sul circuito Castelletto di Leno ed è aperta ai soli tesserati CSI. Sono attesi circa 150 corridori. Il percorso è di 7 km, da ripetere 9 volte. Due le gare previste, divise a seconda dell'età degli iscritti: 19-39 anni la prima, 40-65 la seconda

4 Brescia 25a Coppa d’inverno CSI di ciclismo

4 e 11 Udine Nozze d’argento per il trofeo della neve

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Nozze d'argento per il TYofeo della neve Udine 4 c 11 Marzo

11 Trento 41° TYofeo Laurino

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11 e 25 Parma Trekking family”

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Le vallate alpine come quelle dolomitiche sono ricche di pae­ saggi incantevoli e di paesi che hanno mantenuto intatti antichi assetti urbanistici. Una gara sportiva di slalom gigante o di fondo possono essere anche l'occasione per rivalutare i gioielli nascosti di questa regione. E nel pieno della stagione invernale è in corso di svolgimento il 25e Trofeo della Neve che nelle prime prove di Sappada e Sauris ha visto una grande partecipazione. Circa 200 iscritti sono giunti anche quest'an­ no al tradizionale appuntamento che nelle prossime settimane farà tappa a Pradibosco il 4 e Forni di Sopra 1'11 marzo.

"Trekking family" Parma 18 Febbraio

18 Vicenza 4° Gran Prix regionale di Cross 2000/2001

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29/1 aprile ROITIH 4° Gran Premio nazionale di corsa campestre J

Il CSI di Parma ha varato il programma di trekking per l'anno in corso, un'iniziativa che, anno dopo anno, sta raccogliendo grandi successi. Questo "viaggiare camminando" è un modo piacevole di conoscere e ammirare splendidi paesaggi uniti dallo spirito di amicizia che accomuna i trekkisti. Senza dimentichare l'aspetto sportivo: gite alla portata di tutti ma con quel pizzico di difficoltà. Per le prossime tre date, le località da esplorare saranno Pian dei Ratti-Monte Pegge-Rapallo il 18 feb­ braio, San Fruttuoso 1'11 marzo e, per salutare l'arrivo della pri­ mavera, il Lago di Garda il 25 marzo.


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di mons. Vittorio Peri ■

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11 valore del tempo "Immagina - disse un tale ad un amico di trovare ogni mattina sul tuo conto bancario un accredito di 86.400 dollari. Una bella fortuna, indubbiamente. Nel contempo, però, devi tenere presenti due regole. La prima, è che quei dollari devi spenderli tutti, giorno per giorno. Nemmeno uno puoi trasferire in altri conti, o metterne da parte. La seconda, è che la banca può interrompere l'accredito in qualsiasi momento, anche senza preavviso. Che cosa faresti di tanta fortuna?" Preso così, alla sprovvista, l'amico rispose che avrebbe speso la somma fino all'ultimo dollaro per sé, per la sua famiglia, per fare costosi regali agli amici. Ma poi chiese: "Che significa quello che mi stai dicendo? Una banca del genere non esiste. Dove vuoi arrivare?" "No, questa banca esiste, eccome", precisò il primo, "e ne siamo tutti clienti. E il tempo, che con la sua generosa cornucopia regala a tutti 86.400 secondi al giorno. Non possiamo metterne da parte nessuno; ma il giorno dopo la magia ricomincia con un nuovo accredito. Come sai, però, lo sportello bancario può chiudere in qualsiasi momento". All'inizio di un nuovo anno è necessario riflettere sul valore del tempo, che ogni sportivo conosce come arbitro imparziale e inesorabile. Esso decreta infatti vittorie e sconfitte, fissa classifiche e cancella in un attimo speranze

lungamente sognate. Un solo centesimo di secondo può decidere nello sci un trionfo o una cocente delusione; il ritardo di un solo secondo al giro, nell'automobilismo, decreta... la rottamazione di qualsiasi pur sofisticatissima macchina. Il racconto iniziale fa capire quanto sia importante utilizzare con sapienza l'istante che qui e adesso la "banca del tempo" ci offre, e gratuitamente. Vi sono però due modi di concepire e di vivere il tempo. C'è il tempo quantitativo - il tempo-chronos - che viene scandito dalle stagioni, dalle ore, dai minuti e la cui durata è uguale per tutti. Un'ora è tale per chi lavora come per chi riposa, per chi studia come per chi gioca. E c'è il tempo-kairos, che indica invece il contenuto che vi mettiamo dentro. Nella Bibbia, il termine indica il "momento" dell'incontro decisivo con il messaggio della salvezza. È un tempo non più quantitativo, ma qualitativo. Un'ora di sballo in discoteca è cronologicamente uguale a quella passata a curare un malato. Ma i contenuti sono diversi.

Come vivere il nostro tempo, allora? "Ci sono quelli che passano il tempo aspettando che il tempo passi", scriveva Giovanni Guareschi in uno dei suoi spassosi racconti della serie "Don Camillo e Peppone". Sono i perditempo, buoni a nulla e capaci di tutto. Ma gli sportivi lo sono di rado, perché lo sport aiuta a capire il valore del tempo. Si

pensi ai novanta minuti e agli eventuali tempi supplementari di una partita di calcio, alle due ore entro cui debbono di solito concludersi le gare della Formula uno o alla spasmodica attesa del fischio finale quando la squadra del cuore sta per conquistare un'importante vittoria. Il tempo presiede ogni spazio dell'esistenza terrena e questa coincide con il tempo, perché dura quanto il tempo che Dio ci dona. Possiamo accumulare tutto: denaro, oggetti, ricordi, perfino l'aria. Ma il tempo no, non possiamo metterlo da parte per quando non ne avremo di più. Sprecarlo è dunque una pazzia. È come sprecare la vita stessa. Ed è una moneta da spendere bene, adesso, in vista della vita che ci attende oltre il tempo. "Non aspettate il tempo, perché il tempo non aspetta voi", scriveva S. Caterina da Siena. E possiamo anche dire che il tempo è ciò che ne facciamo. Ce l'ha fatto capire Gesù stesso, con le parole iniziali della sua evangelizzazione: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al vangelo". Ecco ciò che tutti siamo chiamati a fare nel tempo che ci è concesso: convertirci a lui, e credere al suo vangelo.

È importante ricordarlo, all'inizio di un nuovo anno, di un nuovo secolo e di un nuovo millennio.

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11 coraggio di fidarsi Un gruppo di ragazzi decide di fare una bella gita lontano dalle famiglie, una di quelle avventure giovanili che nascono un po' dalla voglia di sco­ prire uno spicchio di mondo e un po' dal deside­ rio di cominciare a scoprire se stessi. Scelgono di fare quello che oggi si chiamerebbe trekking, un bel giro su per una montagna... Si provvedono di zainetti, borracce e scarpette nuovi fiammanti e vanno alle pendici del monte. Incominciano a camminare, ma presto diventano incerti sulla direzione da seguire. Chi vorrebbe andare a destra, chi a sinistra. Finalmente incon­ trano un omino, e gli chiedono di fargli da guida. L'uomo acconsente, a patto che i ragazzi facciano ciò che lui dice. Si mettono in cammino. Passano le ore e la guida non si ferma mai, è sempre là, due passi avanti a tutti. Arriva il pomeriggio e la stanchezza comin­ cia a farsi sentire. I ragazzi incominciano a fare le prime richieste di sosta. La guida, però, non si lascia intimidire dalle lamentele e continua a cam­ minare: conosce bene il percorso e sa quali sono i ritmi da mantenere. Scende la notte e la cordata di amici è allo stremo, ma la guida non si ferma. Ad un tratto, nel bel mezzo di un bosco, nel buio, la guida si ferma e invita gli escursionisti a riempire i loro zaini con un po' di quei sassi che si trovano in quel posto. Alcuni, rispettando i patti, anche se sbalorditi seguono l'indicazione. Altri, pensando che così faticherebbero ancora di più, si rifiutano e se la prendono con la guida. Il malumore cresce e la guida continua a ripetere che bisogna fidarsi e avere pazienza. Si riprende a camminare. Anche tra quelli che hanno messo i sassi nello zaino, c'è qualcuno che cede alla stanchezza e si libera del­ l'opprimente fardello. Pochi, irriducibili, tengono il carico di sassi nello zaino. Comincia ad albeggiare e torna un po' di luce sulla compagnia di amici, che ormai si trascina pesantemente dietro la guida. È fatta! Finalmente arrivano al margine del bosco, dall'altro lato della montagna. Ora si possono togliere gli zaini dalle spalle, e si può guardare con sollievo all'impresa compiuta. La guida saluta e se ne va. I ragazzi cominciano a mettere a posto le loro cose. Quelli che hanno ancora i sassi negli zaini, possono finalmente libe­ rarsi del peso trascinato a spalla per tutta la notte.

Lo stupore è immenso quando scoprono che quei sassi, così faticosi da portare, il cui fardello è stato così difficile da accettare, erano pietre preziose. Chi ha inventato la favola, voleva soltanto dire che i giovani, quando si incamminano verso la matu­ rità farebbero bene a seguire ancora i consigli degli adulti. Fidarsi della propria guida è indispensabile. E que­ sto vale anche per decine e decine di educatori ed operatori del CSI all'interno dei Comitati e delle società sportive. Conta la squadra, e solo chi ha la guida del gruppo può avere la visione nitida di come armonizzare le qualità di tutti in un unico progetto. Ma fidarsi, di questi tempi, è un'azione che non va tanto di moda. Ognuno tende a fidarsi solo di se stesso, senza accorgersi che a volte il suo "zainet­ to" è vuoto di esperienze e sarebbe meglio riem­ pirlo con qualche suggerimento da parte di chi "guida" la carovana. Pazienza se nel buio si fa fatica a capire il valore di ciò che ci si sta mettendo sulle spalle e non si vede granché della strada su cui si è incamminati. Una volta che la guida è stata liberamente scelta ed accettata, bisogna fidarsi. Se la nostra scelta è stata fatta con saggezza, nessuno meglio di lui conosce la strada, sa dove ci si trova, dove bisogna andare, cosa c'è da portarsi dietro. La guida è esigente perché conosce i ritmi che bisogna mantenere per arrivare in tempo alla mèta. Insomma una guida deve saper guidare. I nostri nonni la sapevano lunga. In certi cammini difficili tutti, non solo i giovani, hanno bisogno di una gui­ da. Ma quanto è difficile accettare di stare indietro di due passi? Né è comodo seguire i consigli di una persona che pretende sempre e comunque il massimo. Con questo non si vuol dire che bisogna seguire ciecamente qualcuno, affidandosi a lui in tutto e per tutto: questo sarebbe comodo e sbagliato. Ad un mister che suggerisce soluzioni tattiche fatico­ se e vincolanti, invece di contestarlo, si possono sempre chiedere consigli e spiegazioni. Tenendo comunque presente che, in fondo, lui ne sa più di te, e nessuno meglio di lui ha una visione globale delle cose. E poi, è soprattutto una questione di fiducia.

Edio Costantini

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IL MIO QUADERNO

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C.Bcntlvoglio, F.lnzoli, L.Tirolli

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1999, pagg.84, £ 15.000

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ili. Ro Marcenaro 1997, pagg.328, £ 40.000

MOTIVAZIONI/ COMPETENZE E TECNICHE

ORGA AIZZARE LO SPORT PER 4 TUTTI

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