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Stadium n. 1-2/1975

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C. S. I. PRESIDENZA RAZIONALE ARùHiVi^SfjRICi)

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dedicato ai lettori Direttore responsabile: Aldo Notar io

Redattore: Duilio Dimetti

Con la collaborazione di Zina Giuri Amili

Grafica: Alberto Greganti STADI UM si propone !o scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa. • i

IN COPERTINA Le attività sciistiche del C.S.I. sono in pieno svol­ gimento. La 3‘ Festa nazio­ nale della Neve si svolgerà dal ló al 19 marzo in Val d’OssoIa. A pag. 25 pubbli chiamo i servìzi sull’atti­ vità c sulla manifestazione.

Il nostro giornale — da questo numero del 1975 — uscirà a periodicità mensile. Lo ha deciso il Consiglio nazionale del CSI nella sua ultima riu­ nione del dicembre scorso. E’ stata una soluzione imposta dalle circostanze e, per essere espliciti, da esigenze economiche, Non ritenendo per il momen­ to di poter aumentare il contributo di adesione dei nostri dirigenti (1.500 lire annuali) e non potendo prelevare dal bilancio associativo nazionale una somma di conguaglio troppo elevata, si è cercata una soluzione provvisoria di compromesso. La pe­ riodicità mensile, con un maggior numero di pagine ogni volta che ci sarà possibile e la riduzione in par­ te dei caratteri di stampa ci consentono un consi­ derevole risparmio senza sacrificare molto il nume­ ro complessivo delle pagine o dei testi nell’arco del­ l’anno. Il Consiglio nazionale, la presidenza e la re­ dazione sperano nella comprensione dei dirigenti e dei giovani che ricevono il giornale. Si tratta di un passo obbligato derivato dagli enormi aumenti del costo della carta negli ultimi due anni e dai recenti aumenti conseguenti al rinnovo del contratto dei poligrafici. Il mensile è diverso per tanti aspetti dal quin­ dicinale: questo è ovvio. Ma non tanto, in fondo, da impedirci il raggiungimento di quelle finalità associative che sono proprie del nostro giornale na­ zionale. Dovremo sacrificare molte notizie di cro­ naca spicciola delle attività periferiche, a carattere di attualità, ma in compenso potremo dare più spa­ zio alle caratteristiche delle esperienze che andiamo compiendo in tutti i settori. Pensandoci bene, po­ trebbe essere un vantaggio. A patto però che i re­ sponsabili periferici collaborino con noi segnalan­ doci e inviandoci il resoconto delle iniziative rea­ lizzate. Questo è un punto essenziale che condizio­ na nella sostanza la funzionalità o meno del nostro giornale. La periodicità è importante, ma quel che conta è il contenuto del giornale. E noi siamo sempre più convinti che Stadium svolgerà bene il suo compito quando riuscirà ad essere uno strumento ampio e articolato di esperienze, di idee, di prospettive as­ sociative. Noi della redazione cerchiamo di essere attenti a tutto ciò che si muove in periferia, ma non abbiamo mezzi diretti per raccogliere ed ela­ borare le tante belle cose che si realizzano. E così il frutto e il valore di molte esperienze vanno sciupati. In definitiva, rivolgiamo ancora una volta un vi­ vo appello ai responsabili delle strutture provincia­ li, di circoscrizione e alle società sportive: Stadium ha bisogno che voi gli facciate sapere ciò che fate, le iniziative che realizzate e le loro modalità di at­ tuazione, i problemi che incontrate, le idee che di­ battete, le azioni che intraprendete sul piano della politica sportiva, i fermenti che si agitano nelle vo­ stre zone, i vostri giudizi e le vostre opinioni sulla politica della nostra associazione. E saremo anche lieti di poter conoscere, nel corso dcll'anno, le ripercussioni positive o negative di questa nuova formula mensile e del modo con cui stiamo cercando di impostarla. Aspettiamo il vostro generoso contributo, sicuri che non ci farete mancare la vostra costante atten­ zione e simpatia. LA REDAZIONE

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E VALOREDI UNA^SCELTA

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Il ministro della Pubblica Istruzione Malfatti, dopo l'accordo con il CONI per i Giochi della gioventù 1975, ha emanato altre due lettere in data 19 e 28 dicembre 1974 che interessano la prima i Giochi e la seconda l'attività sportiva scolastica 1974-’75 (stadium ne pubblica uno stralcio nelle ultime pagine). Leggo tra le righe delle due lettere: « E' estraneo allo spirito dei Gio­ chi qualsiasi tentativo di ricerca di talenti o di futuri campioni ». « Resta inteso che nelle varie località, a mano a mano che si costitui­ ranno i consigli di circolo e di istituto, questi subentreranno ai prece­ denti organi di governo della scuola anche per quanto attiene alla ge­ stione dell'inziativa di cui si tratta... « I tre momenti attraverso i quali lo sport si articola — l’iniziazione, la preparazione, il confronto — pur essendo strettamente collegati tra di loro, hanno una diversa accentuazione nei singoli gradi scolastici, in relazione all'età degli alun­ ni. Così: nella scuola elementare, l'attività è essenzialmente ludico-presportiva; nella scuola media, ricreativa e di avviamento alla pratica degli sport e dei giochi; nella scuola secondaria superiore di consoli­ damento della abitudine all'esercizio fisico come pratica dilettantistica, e di assecondamene delle attitudini e delle inclinazioni per l’esercizio dei vari sport. A tutti i livelli, sono assolutamente estranei allo spirito dello sport dilettantistico, la scoperta e il tentativo di costruzione del campione ». E’ confortante, in mezzo alle difficoltà, costatare come le idee del CSI passino, anche se faticosamente, in ambienti finora refrattari a recepire idee e proposte nuove. Per me questo fatto rappresenta, la prova del nove della validità dei contenuti che il CSI propone a se stesso e al mondo sportivo, contenuti che vanno sotto ad uno slogan ormai cono­ sciuto da tutti e contestato da molti: « uno sport nuovo ». Se si confronta l'ultima frase citata della lettera Malfatti, troviamo una sorprendente coincidenza con il nuovo itinerario sportivo educativo che il Centro Sportivo Italiano ha scelto e che è espresso attraverso l'ultimo documento ufficiale del Consiglio nazionale, il documento sulle fasce di attività che viene pubblicato su questo numero di Stadium. Esso infatti dice tra l’altro che « il CSI è impegnato a realizzare un’at­ tività sportiva che rappresenti per ogni socio un reale itinerario edu­ cativo, dai bambini e dalle bambine dai 5 ai 10 anni della prima fascia «formativa», ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni della fascia « pre-competitiva », ai ragazzi dai 14 anni in poi e agli adulti della fascia « compe­ titiva ». Per gli scettici di casa nostra, che guardano con diffidenza alle scelte che questo Consiglio nazionale del CSI, in carica dal 1972, sta facendo questa è un’altra dimostrazione che la loro diffidenza non ha motivo di essere. Certo, lasciare il vecchio per il nuovo è sempre scomodo, ma il CSI costantemente nella sua storia ha sempre rifiutato il vecchio proverbio che non si addice a un Ente di promozione sportiva che per natura, ispirazione, finalità non può adagiarsi e indugiare su strade comode, quando queste sono vecchie, affrontando invece l'imprevisto delle strade nuove. Quando il CSI abbandonerà questa linea, da 30 an­ ni ormai seguita, sarà un CSI vecchio che non ha più motivo di esi­ stere. La « chiarificazione sull’attività sportiva », così è stato chiamato il programma delle tre fasce, impegnerà le nostre società da ora fino al Congresso nazionale 1976, sul quale l’attuale Consiglio nazionale eletto nel 1972 si verificherà e si confronterà con la base dei suoi elettori, cosciente di giocare grosso. E’ un Consiglio che ha dimostrato ampia­ mente attraverso i suoi documenti e le sue scelte di aver avuto molto coraggio, sapendo di affrontare anche l'impopolarità, e questo è un merito oltre che un valore perché ritengo che l'Associazione per ipote­ care il suo futuro abbia bisogno di un Consiglio nazionale scomodo e provocatorio. ALDO NOTARIO

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POLITICA

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE

ATTIVITÀ' SPORTIVA C.S.I. • Il C.N. del C.S.I. del giugno '74 ha ritenuto urgente l’esigenza di tutta l'Associazione di possedere una sintesi chiara e organica de­ gli indirizzi di pratica sportiva individuati dall’Associazione stes­ sa negli ultimi anni;

Questo è il testo del documento che il Consiglio Nazionale rivolge a tutta l’Associazione sul nuovo itinerario dell’attività sportiva che propone per ciascuna fascia di età un impegno tecnico-educativo confacente alle possibilità e alle esigenze psico-fisiche dei praticanti.

• per questo ha proposto una prima sistemazione razionale di ciò che il C.S.I. già realizza, si­ stemazione che tiene conto sia dell’età dei praticanti sia dei di­ versi tipi di attività sportiva, in uno sviluppo graduale che rap­ presenta per ogni socio un reale itinerario educativo, dai bambini e dalle bambine dai 5 ai 10 anni della prima fascia « formativa », ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni della fascia « pre-competitiva », ai ra­ gazzi dai 14 anni in poi e agli adul­ ti della fascia « competitiva ». • Lo stato attuale dell'Associazione è, però, ancora una volta in­ dicativo della prevalente sogge­ zione a modelli tradizionali di at­ tività sportiva che si ritrovano esaltati soprattutto nel mondo sportivo ufficiale; il C.S.I., infat­ ti, nel suo complesso svolge tut­ tora un prevalente servizio ai ra­ gazzi dagli 11 ai 14 anni e oltre, lasciando soltanto ad un limitato ed insufficiente numero di Cen­ tri di Formazione il compito di servire le età infantili.

• Questa situazione di fatto con­ trasta con la necessità, via via accentuatasi nel Paese, che tutti possano accedere ad un’esperien­ za di pratica sportiva e che que­ sta esperienza possa svolgersi in maniera continuata in un proces­ so di maturazione educativa di cui ogni persona ha diritto sin dalla primissima età in cui l’at­ tività psico-motoria rappresenta per ognuno un modo naturale di apprendere e di stabilire rappor­ ti con la realtà che lo circonda. • Il Consiglio Nazionale invita tutti a considerare la complessità di questi problemi alla luce delle finalità educative dell’impegno

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5-10 anni: attività fisico-motoria a carattere ludico in ambiente comunitario dell’Associazione nello sport e ri­ tiene che l’intero C.S.I. debba in questa linea mettere in atto una politica organica che sia anche una funzionale risposta alle esi­ genze dell'infanzia. • La realtà infantile è, infatti, ca­ ratterizzata da un reale diritto al gioco che nasce da profonde esi­ genze psicosomatiche dell’età, il cui rispetto è determinante in un corretto itinerario pedagogico. Molti disturbi caratteriali e mol­ te malformazioni di natura fisica — ma che hanno riflessi diretti sulla personalità in formazione — insorgono proprio nelle prime età per gravi carenze familiari, scolastiche e delle strutture so­ ciali in genere in rapporto alla ineliminabile esigenza naturale del gioco nei ragazzi inserita, pe-

rò, in un armonico sviluppo edu­ cativo che tiene conto di tutte le componenti della personalità umana. ° In un’esperienza iniziale di pratica motoria, che sfocerà poi in una vera attività sportiva, è importante allora che i bambini e le bambine dai 5 ai 10 anni ap­ prendano un’attività fisico-moto­ ria di base a carattere essenzial­ mente di gioco vivendo questa importante esperienza insieme in un ambiente comunitario. Si tratta, cioè, di evitare a que­ ste età troppo precoci iniziazioni di pratiche sportive specializzate e finalizzate a risultati di natura agonistica per offrire, invece, un graduale apprendimento fondato sul gioco creativo indirizzato agli aspetti fondamentali di una spor-

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tività che in età successive si evolverà verso precise e specifi­ che discipline. • Pur rappresentando l'insieme di questi problemi materia di ri­ cerca costante — per cui altre ac­ quisizioni ulteriori potranno ag­ giungersi — si ritiene già suffi­ cientemente chiaro che l'attività dei bambini di questa età debba essere incentrata: — sul carattere ludico come momento naturale della pratica motoria; — sull’esclusione di qualsiasi prematura specializzazione spor­ tivo-agonistica (anche se si deve tener conto delle caratteristiche particolari di alcune discipline come il nuoto e lo sci); — sulla necessità che esista un ambiente comunitario dove prati­ care insieme le prime esperienze.

° Un indirizzo di tal genere sup­ pone in concreto nel C.S.I. non soltanto l'esistenza di Centri di formazione sportiva che si uni­ formino alle linee sopra enuncia­ te, ma anche l’impegno ad aprire le società sportive alle esigenze infantili in modo da costituire in esse un ambiente comunitario in grado di rappresentare il primo passo verso un itinerario educa­ tivo e socializzante continuato; suppone inoltre un notevole sfor­ zo di tutto il C.S.I. alla ricerca

e allo studio dei contenuti attivi specifici di quest'età e dei relati­ vi metodi d'insegnamento, la pre­ parazione e la divulgazione di ap­ positi sussidi didattici nonché la formazione e l’aggiornamento di persone competenti. ° A perfezionare l’itinerario edu­ cativo attraverso l’attività sporti­ va, così come il C.S.I. intende svolgerlo, concorrono dopo que­ sto arco di età alcune altre ca­ ratteristiche nelle successive fa­ sce. Nella 2’ fascia (11-13 anni) queste caratteristiche che sono date da un apprendimento poli­ sportivo di alcune discipline — così da facilitare nel ragazzo la scelta futura di un impegno spor­ tivo cosciente e meglio adatto al­ le personali possibilità ed esigen­ ze —-e dalla limitazione dell’im­ pegno tecnico-agonistico. Nella 3" fascia (dai 14 anni in poi) la ri­ cerca critica insieme agli stessi ragazzi, di ciò che nei program­ mi, nei regolamenti, nell’insegna­ mento e nelle strutture tecnico­ organizzative della pratica sporti­ va attuale realizzata dal Centro Sportivo Italiano è in contrasto con una concezione nuova dello sport come esperienza umana aperta a tutti e vissuta da tutti con effettiva partecipazione.

° Sul piano pratico, e a partire dall'anno sociale 1975-’76, il Con­ siglio nazionale impegna: — le società sportive a porre

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11 -13 anni : preparazione e avviamento agonistico a carattere polisportivo

14 anni in su: attività agonistica e ricreativa a carattere sociale nei propri programmi l’obiettivo di un servizio reso anche ai bam­ bini e alle bambine dai 5 ai 10 anni d’età — non soltanto attra­ verso i Centri di formazione — in collegamento educativo con le famiglie e le istituzioni scolasti­ che e amministrative locali; ad approfondire e dibattere i proble­ mi educativi relativi a questa fa­ scia d’età collegandoli, in un ar­ monico itinerario educativo che si sviluppa attraverso un modo concreto di fare pratica sportiva, ai problemi delle età superiori; — a ricercare persone compe­ tenti nell’educazione di questo ar­ co d'età e delle questioni ad esso connesse; — i Consigli provinciali, circo­ scrizionali e regionali a prevede­ re concretamente i modi con i quali sorreggere l’azione delle so­ cietà sportive, modi che riguar­ dano in particolare la diffusione di sussidi divulgativi e la prepa­ razione e l'aggiornamento di per­ sone che possano svolgere un ruo­ lo educativo nell’àmbito di un apprendimento iniziale di pratica ludico-motoria; — la Presidenza nazionale ad avviare una ricerca scientifica sui problemi della prima fascia d’età, a predisporre alcuni sussidi di­ vulgativi adeguati, a curare la preparazione di persone disponi­ bili e competenti. 5


Nominato il nuovo Consulente ecclesiastico nazionale CSI Nel dare notizia della nomina del nuovo Consulente ecclesiastico nazionale, informiamo anche sulla prassi che è stata seguita.

Don Gianni Gherardi, della Dio­ cesi di Modena, è il nuovo Con­ sulente Ecclesiastico Nazionale del Centro Sportivo Italiano. Egli succede a don Claudio Bucciarelli che aveva lasciato l'incarico per impegni pastorali e professionali, come egli stesso aveva comunica­ to a tutti i nostri lettori nel nu­ mero 14 dell'ottobre scorso. Per molti del C.S.I. don Gian­ ni Gherardi non ha bisogno di presentazioni. Ha collaborato strettamente con noi alcuni anni orsono, anche come Consigliere nazionale; ha mantenuto rappor­ ti di amicizia e di servizio con va­ ri consigli e società sportive, vi­ vendo soprattutto l’esperienza di numerosi corsi di formazione. An­ che negli ultimi anni, quando i suoi impegni pastorali lo hanno trattenuto a Modena, non ha mai cessato di mantenere stretti rap­ porti con il CSI, collaborando in vari modi anche con la Presiden­ za nazionale. Da queste pagine diamo a Don Gianni il saluto più cordiale e l’augurio a nome di tutta l'asso­ ciazione. Ci limitiamo per il mo­ mento a questo, sicuri che egli stesso vorrà in una prossima oc­ casione rivolgere attraverso Stadium un saluto diretto a tutti gli amici del C.S.I. Per la nomina del nuovo con­ sulente ecclesiastico è stato se­ guito l’iter previsto dall’attuale statuto. Dapprima il Consiglio naziona­ le — con un particolare metodo di lavoro che si è protratto per alcuni mesi — ha designato la persona di don Gherardi. Dopo contatti con la Conferenza Episco­ pale Italiana e con il vescovo del­ l’interessato — Mons. Giuseppe Amici — è venuto dalla CEI il benestare comunicato a Mons.

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Amici, al nostro presidente na­ zionale e a don Gherardi con la seguente lettera: Conferenza Episcopale Italiana 4 dicembre 1974

Il Consiglio Permanente della Con­ ferenza Episcopale Italiana, nella ses­ sione del 26-28 novembre 1974, ha espresso — a norma dell’art. 76 del Regolamento — il gradimento con va­ lore di « missio canonica » per la no­ mina del Rev.do Sac. GIANNI GHERARDI dell’Archidiocesi di Modena a Consulente Ecclesiastico Nazionale del Centro Sportivo Italiano, per il triennio 1974-77.

ENRICO BARTOLETTI Segretario Generale

In seguito a ciò, il nostro pre­ sidente nazionale ha scritto a Don Gianni Gherardi la seguente let­ tera: Carissimo don Gianni, a seguito della designazione fatta dal Consiglio nazionale del Centro Sportivo Italiano e del gradimento espresso dal Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, come da documento che ti trasmetto, sei stato nominato Consulente eccle­ siastico nazionale del Centro Sporti­ vo Italiano per il triennio 1974177. Nel comunicarti ufficialmente la no­ tizia desidero, a nome del Consiglio e della Presidenza nazionale e di tut­ ta l’Associazione, compiacermi con te per tale nomina, ringraziandoti sin d'ora per il contributo che darai nel tuo ruolo al conseguimento delle fi­ nalità che l'Associazione si è posta con le scelte postulate dal nuovo Statuto e dall'unificazione CSI-FARI. Con fraterna amicizia ti invio i miei più cordiali saluti. ALDO NOTARIO

Intanto, il 21 dicembre scorso, quando erano ormai espletate le formalità per la nomina del nuo­ vo Consulente, il Segretario Ge­ nerale della CEI, Mon. Bartoletti, inviava a Don Claudio Bucciarelli la seguente lettera di ringra­ ziamento che ci piace riportare sia per ribadire ancora una volta il nostro ringraziamento a Don Claudio, sia perché essa assume un particolare significativo in or­ dine ai nuovi rapporti della no­ stra associazione con la Gerarchia Ecclesiastica definiti nel 1971, che hanno avuto in questa circostan­ za la prima occasione di estrinse­ carsi in maniera formale e uffi­ ciale. Ci sembra anche di dover sottolineare l’importanza del pas­ so centrale della lettera dove si fa cenno in maniera abbastanza esplicita al modo nuovo e sostan­ ziale in cui si realizza la presen­ za del sacerdote nelle strutture associative del Centro Sportivo Italiano.

Conferenza Episcopale Italiana Roma, 21 dicembre 1974

Reverendo Signore, nel momento in cui conclude, a mo­ tivo dei suoi accresciuti impegni pres­ so l’Università Salesiana, il servizio di Consulente Ecclesiastico del CSI-FARI, desidero esprimerLe la profonda rico­ noscenza della C.E.I. e mia personale. In dieci anni di attività Ella ha sa­ puto realizzare una presenza sacerdo­ tale significativa e simpatica presso il Centro Sportivo, dedicandosi con ge­ nerosità e offrendo il contributo della Sua riconosciuta preparazione nel cam­ po educativo. Gradisca il mio cordiale augurio per il santo Natale. Mentre rinnovo i sen­ si della più viva gratitudine, mi con­ fermo dev.mo ENRICO BARTOLETTI Segretario Generale

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POLITICA

Il Comune di Roma e lo sport per tutti Il Comune di Roma alla fine dell’ottobre scorso ha deliberato sull’istituzione dei Centri Sporti­ vi Circoscrizionali, sullo sblocco di 250 dei 500 milioni da tempo stanziati a questo scopo e sulle modalità di realizzazione dell'ini­ ziativa. Riteniamo utile riportare il te­ sto della delibera e un nostro commento oltreché per opportu­ na conoscenza anche per un con­ fronto che ciascuno potrà fare con analoghe iniziative locali già in atto o in procinto di essere at­ tuate. Il materiale si presta an­ che per una discussione di base sui rapporti tra lo sport sociale l’associazionismo sportivo e l'En. te Locale.

rà sufficiente una decisione del­ la Circoscrizione, ma è necessa­ ria addirittura un’ordinanza del Sindaco — su sua delega — del­ l’assessore allo sport, turismo e spettacolo; — presso ogni circoscrizione dovrà essere costituito « un ap-

— l’assunzione del personale poi è un terno al lotto: dovrà essere scelto tra il personale in ruolo nella scuola o neH’amministrazione, ma non si dice come. I Consigli di Circoscrizione pos­ sono esprimere parere « prepa­ rando anche degli elenchi di no­ minativi idonei all’incarico » (co­ me fanno a fissare le graduato­ rie?), ma sarà poi scelto con or­ dinanza del sindaco o dell’asses­ sore allo sport, turismo e spetta­ colo. Il personale, poi, una volta scelto, dovrà chiedere alla pro­ pria amministrazione l’autorizza­ zione per l’espletamento dell’in­ carico!

ASSENZA DI DEMOCRAZIA

La critica più grave che si può fare alla delibera è senza dubbio questa, in quanto la Circoscrizio­ ne è incaricata di dirigere il Cen­ tro sportivo senza nessuna parte­ cipazione, né tantomeno control­ lo da parte delle forze democra­ tiche che agiscono nei quartieri interessati. Tutte le esperienze qualificate portate avanti da al­ cuni Enti di Propaganda (UISP, ACLI, CSI, AICS) non vengono minimamente prese in considera­ zione né per una eventuale ge­ stione diretta (come per esempio a Torino), né per formare alme­ no una commissione democratica a livello territoriale. Ma non basta: alla gestione del Centro non è prevista alcuna par­ tecipazione neanche da parte di chi ne usufruisce, e cioè i giova­ ni, i loro genitori, il personale. Insomma, la delibera non brilla certo per una impostazione de­ mocratica.

ABBONDANZA DI BUROCRAZIA Logica conseguenza della man­ canza di democrazia diretta è l’ab­ bondanza di meccanismi burocra­ tici. Segnaliamo velocemente al­ cuni aspetti: — per aprire il Centro non sa-

posilo ufficio con speciali compi­ ti di vigilanza e controllo ammi­ nistrativo contabile sulle attività sportive », il che significa che pre­ sto avremo i « ragionieri dello sport » del Comune di Roma. Ra­ gionieri di serie B, però, perché per fissare le tariffe è necessaria un’altra ordinanza, questa volta della Giunta comunale. I conti poi, relativi alle prestazioni del personale saranno tenuti non più dall'apposito « ufficio » di cui so­ pra, bensì dall’economo della Cir­ coscrizione; — l’assicurazione dei Centri non avverrà in modo diretto attraver­ so il CONI e la Sportass (come sarebbe stato auspicabile, dato il carattere urgente della delibera), ma attraverso una non meglio specificata « apposita polizza » che verrà stipulata con separati prov­ vedimenti dell'Amministrazione;

IGNORATE LE ATTIVITÀ’ ESISTENTI

Dopo una frase, che sembra di prammatica, circa la « necessità di coordinare le realtà esistenti che operano nel settore », la de­ libera non spiega minimamente in che rapporto si porranno i Centri Sportivi Circoscrizionali con i Centri di Formazione Fisi­ co-sportiva promossi dagli Enti di Promozione, con i Centri Olim­ pia del CONI e con le attività sportive nella scuola della fascia dell’obbligo. Supponiamo, per esempio, che la Circoscrizione voglia aprire un Centro in un quartiere in cui già c’è un Centro di Formazione del CSI o dell’UISP: che rapporto si stabilisce tra le due iniziative? Può la Circoscrizione chiedere ad­ dirittura la chiusura del primo per avere per sé l’impianto? O se ha un altro impianto, non è giusto prevedere un contributo

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POLITICA

economico anche per il Centro deH’Entc di Propaganda? Altri­ menti si potrebbe verificare che nei Centri dell'UISP o del CSI — essendo autogestiti — i ragazzi paghino alcune migliaia di lire mensili, mentre nei Centri Circo­ scrizionali — essendo finanziati dal Comune — non si paghi nien­ te. Lo stesso discorso vale ovvia­ mente per i Centri Olimpia e le attività estrascolastiche. Se al posto della molta burocra­ zia prevista, si fosse operato met­ tendo in piedi a livello circoscri­ zionale una commissione compo­ sta dai consiglieri circoscriziona­ li, da un delegato del CONI, da un delegato del Provveditore agli studi (o del Distretto che sta per entrare in vigore), dai rappresen­ tanti degli Enti di Promozione, dai rappresentanti delle forze lo­ cali sportive e culturali (un orga­ nismo tipo ex-commissione comu­ nale dei Giochi della Gioventù, per intenderci, ma a livello di Circoscrizione), si sarebbero po­ tuti elaborare un programma e un piano di finanziamento che, valorizzando quanto già in atto, mettevano in moto anche i pre­ supposti per un effettivo miglio­ ramento della situazione a lunga scadenza. E I DECRETI DELEGATI?

Altro elemento negativo è la di­ menticanza da parte della delibe­ ra dei Decreti Delegati. Nelle cit­ tà di Roma i Distretti scolastici verranno a coincidere con le Cir­ coscrizioni, per cui è evidente che si pone in modo urgente il colle­ gamento tra le attività decentra­ te del Comune a livello di ragazzi nella fascia dell’obbligo (6-14 an­ ni) e i Distretti stessi. L'articolo 12 dei Decreti Delegali stabilisce poi in modo categorico il collega­ mento tra Distretto, Consigli di Circolo, Provveditorato, Enti Lo­ cali e Regione per quanto riguar­ da le attività estrascolastiche, i servizi di medicina scolastica, le attività culturali e sportive. Se è vero che i Decreti Delegati han­ no dei limiti — li conosciamo tut­ ti — il Comune di Roma in que­ sto si è dimostrato ancora più limitato. UN PROGRAMMA ARRETRATO

Proprio perché privi di qualsia­ si programmazione, questi Centri Circoscrizionali rischiano di na­ scere su un programma già arre­ trato.

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I programmi saranno definiti dai Consigli Circoscrizionali che « potranno » avvalersi della colla­ borazione delle società sportive e degli Enti Promozionali. Non si dice nulla circa le caratteristiche comuni di questi programmi, le loro basi pedagogiche e. mediche, le finalità. Si parla poi sempre e solo ambiguamente di Centri di formazione fisica così che si met­ tono sullo stesso piano le socie­ tà sportive tradizionali e gli Enti di Promozione. Non si parte con delle precise discriminazioni ver­ so l’agonismo e la selettività. Non si capisce bene che cosa siano e a che cosa servano i « sorveglianti di gruppo ». Non vorremmo che il Comune avesse scambiato i Centri per delle co­ lonie estive! IL PERSONALE IMPIEGATO

L’assunzione del personale ne­ cessario viene fatta tra il perso­ nale di ruolo della scuola, dell’Amministrazione e degli impian­ ti privati. A parte le obiezioni già fatte sulle modalità (o non mo­ dalità) di scelta di tali persone (col pericolo evidente del clientelarismo), appare evidente che il criterio guida sia stato quello del secondo lavoro straordinario e non già quello di offrire uno sboc­ co professionale qualificato alle migliaia di lavoratori, di neo-di­ plomati c neo-laureati del Comu­ ne. E’ ben strano che il Comune non si sia posto il problema dei rapporti di lavoro nel momento in cui con questa delibera sbloc-

cava i 500 milioni già stanziati e che saranno destinati ad aumen­ tare nei prossimi anni. Il punto 10 appare addirittura in contrasto con lo statuto dei di­ ritti dei lavoratori prevedendo un incarico non continuativo. Ciò si­ gnifica anche che personale già di ruolo dovrebbe andare a ricopri­ re un rapporto di lavoro preca­ rio, della continuità è responsabi­ le solamente l’Amministrazione. Il generico riferimento alla con­ dotta dell’insegnante, come pre­ testo per la cessazione del rap­ porto di lavoro, è una piccola per­ la di chiara marca fascista. IMPIANTI PRIVATI A PAGAMENTO

Per realizzare i Centri si indi­ cano tre soluzioni: impianti della scuola, impianti privati in aree co­ munali, impianti privati. Il riferimento a questi ultimi è oltremodo ambiguo, in quanto per realizzare gli uno-due Centri per Circoscrizione possibili in questa prima fase (con i 250 mi­ lioni sbloccati) sono più che suf­ ficienti quelli scolastici (alcune associazioni come l’ANEF, la Mi­ ni-atletica, il Mini-basket ecc. han­ no ottenuto decine di palestre scolastiche per attività di dubbia utilità ai fini delle esigenze for­ mative dei ragazzi). Perché allora parlare di convenzioni con i pri­ vati? E perché, al contrario, non parlare di sbloccare immediata­ mente i fondi già da tempo pre­ disposti per gli unici interventi credibili e cioè: — impianti di ba­ se del Comune nei quartieri po-


POLITICA

polari; — edilizia scolastica, la cui situazione è attualmente a dir poco drammatica. I risultati di questa imposta­ zione sono già evidenti: finora nessun Centro Circoscrizionale è stato aperto (e come potrebbe av­ venire?) e solamente due Circo­ scrizioni ne hanno fatto formal­ mente richiesta. Si dirà che in fondo questa de-

libera e la sua insoddisfacentc im­ postazione riguarda soltanto il Comune di Roma. E' vero ma, a parte l’importanza in sé per i tre milioni di abitanti interessati, è logico che costituirebbe un pun­ to di riferimento negativo per tutte le grandi città italiane. E non se ne sente proprio il bi­ sogno. ¥

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Il testo sull'istituzione dei centri sportivi circoscrizionali ed erogazione del relativo contributo comunale per il loro finanziamento diramato dall'ufficio speciale gioventù, sport, turismo e spettacolo del Comune. Premesso che, al fine di dare ulte­ riore avvio al decentramento ammini­ strativo in atto, si ravvisa la necessità di provvedere presso le Circoscrizioni anche alla istituzione di appositi centri sportivi da esse dipendenti. Che Centri di tal genere costituisco­ no un importante servizio sociale in quanto ritenuti utili, specialmente per i ragazzi in età evolutiva dai 6 ai 14 an­ ni, sia per il loro armonico sviluppo psicofisico, sia per contribuire a cor­ reggere eventuali disarmonie del corpo e del carattere. Considerato che, in attesa della ri­ consegna al Comune degli impianti sportivi, di proprietà Comunale, attual­ mente gestiti dal CONI e della costru­ zione di altri impianti per la pratica sportiva già finanziati o che saranno fi­ nanziati nel corrente anno 1974, si rav­ visa la necessità che i Centri sportivi circoscrizionali diano immediato inizio alla loro attività utilizzando nel frat­ tempo: a) le palestre e gli impianti sportivi scolastici; (?) le attrezzature sportive realizzate da Enti e società sportive in aree comunali con facoltà, risultanti dalle apposite convenzioni, di uso degli impianti, riservato all’Assessorato Sport e Turismo, in alcune ore e giorni della settimana; c) impianti sportivi realizzati da privati in aree di loro proprietà. Che in particolare per l'utilizzazione dei complessi di cui al comma prece­ dente punto a) il Ministero della Pub­ blica Istruzione con apposite circolari ha impartito precise disposizioni ai Provveditorati agli Studi comprendenti fra l’altro: a) la diretta responsabilità circa lo svolgimento delle esercitazioni che dovranno assumere i sodalizi spor­ tivi concessionari; b) la corresponsione di un equo compenso al personale au­ siliario della palestra per le prestazioni straordinarie; e) il risarcimento di even­ tuali danni provocati all’immobile e al-

le attrezzature nel corso delle esercita­ zioni; d) la restituzione della propria funzionalità alla palestra e all’impianto al termine delle esercitazioni con una perfetta pulizia dei locali e una adegua­ ta manutenzione degli attrezzi che co­ munque dovranno essere riportati nel­ l’ordine in cui erano sistemati all’ini­ zio delle esercitazioni; e) le limitazioni della concessione in uso alle sole ore in cui le palestre o gli impianti sono completamente liberi da qualsiasi atti­ vità scolastica, compresa quella relativa alle esercitazioni di avviamento alla pratica sportiva; /) le condizioni per consentire la presenza del pubblico du­ rante lo svolgimento di gare. Che, al fine dell’uso delle palestre e degli impianti sportivi scolastici da par­ te di Enti, Associazioni, Società e soda­ lizi sportivi è stata da tempo costituita una apposita Commissione composta dal Provveditorato agli Studi, dal CONI Provinciale, dalla IX Ripartizione, pre­ sieduta dall’Assessore allo Sport e Tu­ rismo e sedente presso tale asscssorato. Che allo scopo di porre in grado i centri sportivi di funzionare si rende necessario oltre al coordinamento del­ le realtà esistenti che operano nel set­ tore (Enti promozionali, Società spor­ tive), il reperimento di maestri elemen­ tari istruttori già impiegati nella Dire­ zione di attività sportive scolastiche, di professori di Educazione Fisica alle cui dipendenze e sotto il cui controllo i maestri dovranno indirizzare i giovani allo Sport, nonché di medici sportivi o sanitari con il precipuo compito di de­ stinare i giovani alle attività sportive consentite in relazione alla loro età e condizioni fisiche. Che occorre costituire presso ogni Circoscrizione un apposito ufficio con speciali compiti di vigilanza e di con­ trollo amministrativo contabile sulle at­ tività sportive.

Che in relazione al notevole numero dei giovani che chiederanno di parteci­ pare alle attività dei Centri, si rende­ ranno necessarie notevoli spese sia per la utilizzazione delle palestre c impian­ ti scolastici, sia per quella delle attrez­ zature realizzate da privati ed associa­ zioni in aree comunali o di proprietà privata. Che per l’anno in corso appare con­ gruo prevedere un onere di 250 milioni di lire pari alla metà della somma stan­ ziata a tal fine in bilancio per il 1974. Visti i pareri espressi dalla VI Com­ missione Consiliare per lo Sport nelle sedute del 22 Settembre 1973, del 29 Settembre 1973 (unitamente agli Ag­ giunti del Sindaco) nonché nelle sedute del 24-5-74, del 7-6-74 e del 15-6-74. Tutto ciò premesso, il Consiglio Co­ munale delibera:

1) sono istituiti in ogni Circoscrizione Centri sportivi circoscrizionali con i compiti di cui in premessa: 2) i programmi di ogni singolo centro e l’attività del personale incaricato saranno definiti a cura dei Consigli Circoscrizionali e dello Assessorato allo Sport, Turismo e Spettacolo. Ogni singola Circoscrizione potrà avvalersi al riguardo della collaborazione delle realtà sportive presen­ ti nel territorio di competenza sia nella forma di Società sportive sia in quella di Enti promozionali. 3) All’attuazione concreta di ogni sin­ golo Centro si provvederà con or­ dinanza del Sindaco e, per delega del medesimo, con Ordinanza dello Assessore allo Sport, Turismo e Spettacolo, su richiesta del relativo Consiglio Circoscrizionale. In attesa della riconsegna al Comu­ ne degli impianti sportivi di sua proprietà attualmente gestiti dal CONI e della costruzione delle altre attrezzature già previste dal P.G. i detti Centri potranno nel frattem­ po funzionare utilizzando: a) le pa­ lestre e gli impianti sportivi scola­ stici; b) le attrezzature sportive rea­ lizzate da privati in aree comunali con obbligo di permetterne l’utiliz­ zazione da parte del Comune in al­ cune ore e giorni della settimana; c) impianti sportivi proprietà di privati.

4) Per quanto attiene agli impianti sub a) del precedente articolo 3) l’utilizzazione degli stessi avverrà secondo le istruzioni contenute nel­ le circolari del Ministero della P.I. di cui è cenno in premessa. 5) Per quanto attiene invece agli im­ pianti di cui sub b) del precedente art. 3), la relativa utilizzazione av­ verrà secondo le modalità di ogni singola convenzione: al riguardo l’Assessorato allo Sport, Turismo e Spettacolo provvederà a prendere contatti con i singoli concessionari per concordare le modalità di attua-

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zione degli obblighi previsti dalla concessione. 6) Per quanto concerne, infine, gli impianti di cui sub c) del precedente art. 3), la relativa utilizzazione av­ verrà secondo gli accordi da pren­ dersi con i singoli proprietari, da formalizzare in apposite conven­ zioni. 7) Le singole Circoscrizioni sono tenu­ te a segnalare all’Assessorato Sport, Turismo e Spettacolo resistenza, nell'àmbito circoscrizionale, di im­ pianti di cui ai punti A) e C) del precedente art. 3); l'Assessorato provvederà invece alla identificazio­ ne degli impianti di cui al punto b) del medesimo'articolo. 8) Per il funzionamento di ogni sin­ golo centro sportivo circoscriziona­ le si provvederà in via provvisoria, mediante l’impiego di istruttori, sor­ veglianti di gruppo, medici sportivi o sanitari e personale ausiliario se­ condo le norme seguenti: a) gli istruttori saranno scelti tra gli insegnanti di educazione fisi­ ca delle scuole statali; b) i sorveglianti di gruppo, saran­ no scelti tra il corpo insegnante elementare e medio e tra gli in­ segnanti di scuola materna di­ pendenti della pubblica ammini­ strazione; c) i medici sportivi o sanitari sa­ ranno scelti tra gli attuali me­ dici scolastici o d'intesa con la Federazione Medici Sportivi; d) il personale ausiliario, per gli impianti di cui al punto a) dell’art. 3) sarà reperito tra il per­ sonale ausiliario delle singole palestre e impianti sportivi sco­ lastici; per gli impianti di cui ai punti b) e c) esso potrà essere fornito dai titolari degli impianti privati oppure indicato dall’Amministrazione comunale. il personale di cui al punto a), dovrà essere impiegato dello Sta­ to, con regolare rapporto e per l’espletamento dell’incarico do­ vrà essere autorizzato dalI’Amministrazione da cui dipende; in ogni caso il personale di cui ai precedenti punti a) e b) sarà scelto previo parere del Consi­ glio circoscrizionale competente per territorio. A tal fine i Con­ sigli circoscrizionali potranno an­ che predisporre appositi elenchi di nominativi idonei all'incarico. 9) Il conferimento dell’incarico al per­ sonale di cui ai punti a) e b) del precedente articolo avverrà con or­ dinanza del Sindaco o dell’Assessore allo Sport, Turismo e Spetta­ colo. 10) L’incarico non avrà carattere conti­ nuativo e potrà essere revocato sia per sopravvenute esigenze dell'Amministrazione, sia per ragioni atti­ nenti alla condotta dell’insegnante singolo.

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11) Il pagamento delle prestazioni del personale non comunale avverrà sulla base di tariffe approvate dal­ la Giunta Municipale, in base alla effettiva entità delle prestazioni ef­ fettuate; il pagamento in concreto delle dette prestazioni potrà essere effettuato — su richiesta dell’inte­ ressato — di volta in volta, ovvero per periodi non inferiori al mese. Il pagamento al personale comuna­ le avverrà mediante corresponsione di compenso per ore straordinarie pari alle ore effettivamente pre­ state. Le ore di insegnamento saranno concordate secondo le esigenze del­ la popolazione e la disponibilità dei locali. 12) Presso ogni Circoscrizione, l’econo­ mo addetto alla stessa, provvederà a tenere in ordine i registri relati­ vi alle prestazioni del personale in­ caricato, segnando per ognuno di essi le ore effettivamente fatte ed i relativi compensi spettanti per ogni

ora. Provvederà inoltre a tenere in ordine il registro relativo alle iscri­ zioni dei partecipanti ed ai versa­ menti da essi effettuati secondo le disposizioni di cui all’art. 13.

13) Ogni singolo partecipante sarà tenu­ to a versare una quota comprensi­ va delle spese di assicurazione. Il versamento potrà avvenire presso lo economato, di ogni singola circo­ scrizione. 14) Per quanto concerne l'assicurazione contro i danni e per la responsabi­ lità civile verso terzi, di ogni singo­ lo partecipante, l’Amministrazione provvederà con separati provvedi­ menti a stipulare apposita polizza. 15) Per quanto riguarda l’attuazione della presente deliberazione, la stes­ sa viene delegata alla Giunta Muni­ cipale ai sensi dell’art. 26 R.D. 30 dicembre 1923, n. 2839. La spesa complessiva di L. 250 mi­ lioni graverà il Cap. 145/ter del bi­ lancio 1974.

Novità nella politica sportiva regionale Nei recenti interventi legislativi di politica sportiva delle regioni italiane incominciano ad apparire alcune interes­ santi novità. Un esempio ci viene dalla Valle d'Aosta e dal Piemonte rispetti­ vamente con la legge 26-8-1974 n. 35 e con il disegno di legge « Provvedi­ menti per la promozione dello sport nella Regione Piemonte » approvato il 16 dicembre scorso dalla Giunta regio­ nale piemontese. Nel valutare la prima non possiamo trascurare il fatto che la Regione valdo­ stana è a statuto speciale, che ha già da molti anni provvedimenti legislativi a favore dello sport e che la sua dimen­ sione ambientale indubbiamente facili­ ta soluzione funzionali. La legge della Regione Autonoma Val­ le d’Aosta dal titolo semplicissimo « In­ terventi a favore dello sport » è, a que­ sto riguardo, significativa. Essa stabili­ sce, innanzitutto, una priorità essenzia­ le: la pratica delle attività sportive rap­ presenta un fondamentale servizio so­ ciale (art. 1) ed è per questo che la Regione attribuisce « primaria importan­ za all’attività degli Enti di promozione sportiva e delle società e delle Federa­ zioni sportive operanti nella Regione » (art. 1). La legge, inoltre, risolve con immedia­ tezza alcuni problemi che finora risul­ tavano. a leggere i testi di analoghe disposizioni legislative di altre regio-

ni, quasi insuperabili: il primo, quello del diritto delle società sportive affi­ liate agli Enti di promozione sportiva ad essere riconosciute in quanto tali per poter accedere ai benefici della leg­ ge (e non di essere costrette ad affiliar­ si alle Federazioni o ad essere ricono­ sciute dal CONI). In quanto ai contributi essi vengono distinti in ordinari e in straordinari. I contributi ordinari sono annuali e ven­ gono a stabilire un ulteriore riconosci­ mento: che le società sportive, cioè ab­ bisognano normalmente di un supporto finanziario di origine pubblica proprio per la funzione sociale che esse svolgo­ no. I criteri di elargizione tengono con­ to dell'effettiva attività sportiva, delle spese di funzionamento, del numero de­ gli atleti e, per gli Enti di promozione sportiva, delazione promozionale ed educativa da essi svolta. Altro aspetto innovativo è nel concetto dato dagli estensori della legge al termine « spese di funzionamento ». Come tali, sono ri­ conosciuti anche gli oneri relativi all’ aggiornamento tecnico dei dirigenti. Di rilievo è pure, a livello istituzio­ nale, la costituzione di due organismi, l’Assemblea generale sportiva e la Con­ sulta per la promozione sportiva: il pri­ mo con compiti consultivi e di propo­ sta in materia di politica dello sport, il secondo con funzioni di promozione del­ la pratica sportiva a livello di massa. In tutti e due gli organismi sono pre­


POLITICA

L'ONU dedica il 1975 alla donna Il 1975 è l’anno che l’ONU ha inteso dedicare alla donna. Le motivazioni di questa scelta, qua­ lunque esse siano, interessano relativa­ mente. Non è celebrando, una tantum, qual­ cuno o qualcosa che si risolvono i pro­ blemi. Tuttalpiù alcuni si possono sen­ tire onorati, gratificati ed altri con la coscienza più a posto. Ma è nella co­ scienza dei termini reali di un proble­ ma e nella lotta quotidiana per la con­ quista dei diritti della libertà, di parte­ cipazione di ogni persona che si gioca la presenza significativa dei singoli, del-

senti gli Enti di promozione sportiva ma è soprattutto nel secondo che essi fanno da perno e da spinta. Un’ultima novità — in senso assoluto perché fi­ nora non era mai apparsa in alcun te­ sto legislativo regionale italiano — è rappresentata da contributi « per il so­ stegno della stampa a diffusione regio­ nale, avente carattere esclusivamente sportivo, il cui compito sia quello di garantire un’informazione obiettiva e completa sulla materia e di costituire altresì uno strumento di dibattito sulle attività sportive e degli enti di promo­ zione operanti nella Regione ». Il disegno di legge della Regione Pie­ monte potremmo definirlo più tradizio­ nale e con scopi parziali. Esso, infatti, riguarda soprattutto interventi per gli impianti e in misura minore, per l’atti­ vità. La somma impegnata è considere­ vole: un miliardo per il solo 1975. Ma nel « meccanismo » ormai noto — per il finanziamento agli impianti le leggi regionali esistenti si assomigliano un po’ tutte — spuntano obiettivi interes­ santi e per i quali da diversi anni si battono il CSI e gli altri enti di promo­ zione sportiva. E' il tema di una nuova tipologia degli impianti sportivi che debbono rispondere non alle esigenze dello sport spettacolo ma a quelle, di gran lunga più importanti, di una pra­ tica di massa. Per cui il disegno di legge piemontese propone la realizzazione di impianti di basso costo, suscettibili di ulteriore sviluppo e con caratteristiche di polivalenza, favorisce gli Istituti au­ tonomi case popolari per impianti di quartiere e i consorzi di comuni e le co­ munità montane per impianti a dimen­ sione comprensorialc in una logica di pianificazione territoriale. G. M.

le associazioni, degli organismi naziona­ li o internazionali. Oggi più che mai, si nota una aperta strumentalizzazione della « condizione femminile », che è una condizione oggettiva di emargina­ zione, di sfruttamento. La strumentalizza chi dice che va tut­ to bene, chi dice che non è vero che la donna subisce il peso di vecchi pre­ giudizi, la frustrazione di una disparità di fatto; chi fa leva sulla sofferenza e, per molti casi, disperazione di chi è in questa condizione per portare avan­ ti delle battaglie che nulla hanno a che fare con la dignità e la libertà della persona; chi coagula il malcontento e tende a costruire un fronte femminile contrapposto a quello maschile dove prevale la logica della concorrenza e non certamente quella della collabora­ zione. L’ONU ha lanciato l’anno della donna. Anche in Italia si risponderà all'invito della celebrazione. Ha già cominciato la Democrazia Cri­ stiana con un convegno organizzato a Roma dal Movimento Femminile dal te­ ma: « Donna e società 1975 - oltre il femminismo per una nuova condizione della donna », ma anche altri partiti e associazioni approfitteranno per dire la loro su questo problema. Non sappiamo, se non per quello che abbiamo letto sul « Popolo », cosa ha significato veramente per il movimento femminile DC e per tutto il partito di maggioranza relativa tale riflessione. Comunque, nel complesso, la finalità era buona perché il Convegno non vo­ leva « concedere nulla alla retorica... sempre irritante e inopportuna », ma « impegnare tutte le donne democratico­ cristiane e tutto il partito ad una ri­ flessione sui termini in cui il problema della donna si pone nella realtà italia­ na di oggi, costituendo esso, più che una questione della donna, una questio­ ne della società... Per questo il Conve­ gno costituisce soprattutto un punto di partenza che deve essere insieme di approfondimento teorico e di coerenti scelte operative ». « Essere considerata persona e non strumento » (Papa Giovanni nella « Paccm in terris ») riassume ciò che le don­ ne democratico-cristiane intendono per « questione femminile ». Speriamo che l’intendano così anche gli uomini democratico-cristiani, e tut­ ti gli altri uomini della terra, non esclu­ si quelli del CSI.

SCHEDA DELL’ITINERARIO PER L’AFFERMAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA A LIVELLO DI RICONOSCIMENTO GIURIDICO La scheda che presentiamo inten­ de esclusivamente fissare quello che è stato, in Italia, l’itinerario legislativo che ha raccolto, come ha potuto e voluto, delle richie­ ste di libertà e di dignità prove­ nienti dalle donne.

1945 Riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo;

1948 nella Costituzione è affer­

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1959 1963

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mato, in una serie di rico­ noscimenti, il pensiero di pa­ rità tra tutti i cittadini, sen­ za distinzione di sesso (v. artt. 3, 4, 29, 37, 48, 51), principio che ispira le leg­ gi successivamente approva­ te; vengono fissate le norme per la tutela fisica ed eco­ nomica delle lavoratrici ma­ dri; viene consentita la parteci­ pazione delle donne alla am­ ministrazione della giustizia nelle Corti d’Assise; è costituito il corpo di po­ lizia femminile; si apre alla donna l’accesso a tutti i pubblici uffici e alle professioni; si vieta il licenziamento del­ le lavoratrici per causa di matrimonio (la legge del 1950 aveva suscitato una rea­ zione nel mondo del lavoro contrario alla occupazione delle donne sposate); viene promulgata una nuova legge sulla tutela della ma­ ternità estendendo i benefi­ ci a categorie che prima non erano state considerate: do­ mestiche, lavoratrici a do­ micilio, mezzadre, coione e lavoratrici autonome. A tut­ te le lavoratrici si dava la facoltà di assentarsi per sei mesi dopo il parto, con la corresponsione di una inden­ nità, la possibilità di assen­ tarsi dal lavoro durante le malattie dei bambini fino a tre anni di età; si stabilisce un piano di fi­ nanziamento quinquennale per l’istituzione di 3.800 asi­ li nido. La legge mira anche a favorire la partecipazione della donna all’organizzazio­ ne politica del Paese; il lavoro a domicilio, Setto­ re che sfruttava prevalente­ mente le donne, viene tute­ lato nella stessa misura del lavoro compiuto nell’interno delle aziende; è in cantiere la riforma del diritto di famiglia...

GRAZIA FUCCARO

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FUORI CAMPO ■ ■■all

USCIRE RINNOVATI DALLA CRISI Inflazione, recessione, crisi. Queste parole scandiscono il tempo della na­ scita dell'ultimo quarto del secolo ven­ tesimo. E, al di là delle parole, i fatti e, per i fatti, una tensione che sale a ondate successive. Siamo nell’occhio di un ciclone prodotto dalle contrad­ dizioni insite in una società che s’era battezzata « dell’abbondanza ». Di una società, cioè, che, fondandosi sul de­ naro come valore primo, aveva creato il mito di un progresso nell’avere il­ limitato e in un avere fatto di cose, di oggetti, di beni di consumo indivi­ duali. Questo mito, a cui sono state assog­ gettate intere masse umane, oggi mo­ stra di avere i piedi di argilla: non riesce più a reggersi in piedi. E poiché questo mito non apparteneva a un solo Paese, o a un gruppo di nazioni, ma si era esteso su scala planetaria, la crisi mostra la sua faccia su tutto il pianeta. Quella che viviamo, infatti, non è semplicemente una crisi, come quella famosa del 1929, che riguardò alcuni Paesi. Questa crisi fa il giro del globo: dal Giappone, agli USA, all'Europa, ai Paesi del Terzo Mondo che una stra­ tegia del dominio internazionale del denaro ha fatto passare dal coloniali­ smo di un tempo al neocolonialismo fatto di dipendenza ingiusta. E non restano estranei alla crisi neppure i Paesi dell’Est che, per i rapporti in­ staurati con i Paesi del capitalismo non possono non risentire il contrac­ colpo di una crisi così generale. Ancora di più: non si tratta di una semplice crisi economica. E’ la crisi di una intera civiltà. Infatti, poiché questa civiltà si è fondata sul mito dell’avere illimitato, nel momento in cui questo mito mostra la sua impo­ tenza a far raggiungere gli obiettivi a coloro che vi avevano posto tutta la propria fiducia e la propria speran­ za, viene a crollare tutta intera una civiltà. Crollano, infatti, non solo le economie nazionali, multinazionali, continentali: con esse crollano i valori di questa stessa civiltà. La situazione, dunque, vista nell'ot­ tica della nostra cultura (una cultura che s’è impoverita via via soffocata dall’avere e che non ha saputo produrre nulla negli ultimi vent’anni) è,

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pertanto, una situazione apocalittica. Così c’è chi s’interroga su cosa po­ trà sopravvivere della nostra civiltà. E, accanto ad essi, c’è chi s’interroga su come uscire dalla crisi. Tutti, però, alla fine non sanno che balbettare pa­ role più o meno comprensibili. Agli uni e agli altri, in fondo, si può dire che cercare di uscire dalla crisi o di far sopravvivere questa civiltà significa non molto di più che istitu­ zionalizzare una violenza che già ser­ peggiava in una civiltà solo apparen­ temente permissiva. Il capitalismo, infatti, quando s’è trovato ad uscire dalle situazioni di crisi ha prodotto solo violenza istitu­ zionalizzata: il fascismo in Italia, il na­ zismo in Germania, il neocolonialismo. Intere masse sono state private della libertà, hanno perso la possibilità di essere per il gioco delle oligarchie economiche appoggiate dalle oligarchie politiche. Lo vediamo oggi qui in Italia e nel mondo. La manovra è già in atto. Le masse operaie sono costrette a torna­ re a battaglie che parevano superate: la cassa integrazione, i licenziamenti, la lotta per un salario adeguato al-

l’aumento dei prezzi. Così le lotte per migliorare la qualità della vita passa­ no in secondo piano. Chi detiene il potere economico stringe i freni, but­ ta a mare le masse per salvare se stesso. E sul piano internazionale chi detiene il potere economico-politico non si fa nessuno scrupolo a lanciare minacce di guerra contro chi possa ostacolare il proprio potere. Siamo, ha detto Paolo VI, in uno stato di pre­ guerra. Dunque, la sopravvivenza di questa civiltà può significare solo una trasfor­ mazione del potere capitalistico in senso più duro, più rozzo, che non si preoccupa cioè di mostrare tutto il suo volto oppressivo. E la storia ci insegna che questo potere ha questa capacità, e ha la volontà di sopravvi­ vere a tutti i costi. Si tratterebbe, però, di un passo in­ dietro che non tutti, oggi, sono più disposti a sopportare poiché nella so­ cietà dell’abbondanza sono nate ten­ denze che difficilmente riescono a scomparire anche con la violenza. E, inoltre, la stessa natura si è espressa: non la si può impunemente aggredire e violentare senza che essa si ribelli e ritorca sui suoi sfruttatori la stessa violenza. La natura, infatti, ci dice che le sue risorse sono limitate. C’è, invece, qualcosa che è illimita­ to: la persona. La sua capacità di es­ sere, infatti, non ha frontiere, ha sem­ pre un orizzonte più vasto da porre davanti a sé. Chi vorrà capire questa lezione che ci viene da una crisi planetaria, allo­ ra, sa che la strada è quella di co­ struire una civiltà nuova non più fon­ data sull’avere (che è limitabile e quin­ di lontano dal poter soddisfare la per­ sona e quella « persona di persone » che è la comunità umana), ma piut­ tosto sull’essere e sull’essere sempre di più. Insomma, mi sembra che la lezione che ci dà la crisi sia tale da incorag­ giare un appello non solo agli specia­ listi delle scienze economiche, ma, piuttosto, a rivolgere un appello a tut­ to l’uomo e a tutti gli uomini. Una nuova civiltà fondata sull’essere, infat­ ti, può essere progettata e realizzata solo insieme da masse umane; non da alcuni per tutti gli altri. P.A.

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FANFANI: LO SPORT CONTRO IL CRIMINE Durante i lavori della Direzione nazio­ nale della Democrazia cristiana, tenuti a metà gennaio, il Delegato nazionale della Libertas, Montella ha presentato al Ministro Malfatti, cinque proposte riguardanti le attività sportive, il rap­ porto con le istituzioni scolastiche e i problemi dell’educazione fisica. La prima avanza l’ipotesi della creazione di una Direzione generale per le attività di edu­ cazione fisica sportiva e ricreativa, al posto dell’attuale Ispettorato dell’E.F.; le altre si riferiscono a- nuove norme legislative per definire la posizione de­ gli ISEF e conseguentemente l'aggiorna­ mento dei ruoli degli insegnanti di E.F., alla creazione di un ruolo ufficializzato di « animatori sportivi e ricreativi » da utilizzare nei Centri comunali auspicati da Fanfani, all’annosa questione del­ l'uso delle palestre, nelle ore non riser­ vate alla Scuola, alle società ed enti sportivi e, infine, all'apertura dei Centri sportivi e ricreativi scolastici agli enti ed organismi di libero associazionismo sportivo e ricreativo per evitare — ha detto Montella — le strumentalizzazioni a carattere corporativistico degli inse­ gnanti di E.F. L’intervento di Montella è avvenuto durante il dibattito provocato dall’ormai notissimo intervento dell’on. Fanfa­ ni sulla criminalità e l’ordine pubblico. A dire il vero tutta la relazione del Segretario della D.C. richiederebbe un commento: non, di certo, per entrare nel merito delle reazioni politiche che ha sollevato o per dissentire o accetta­ re la linea dei minuziosi progetti per il potenziamento delle Forze dell'ordine e dei servizi di sicurezza; quanto, piutto­ sto, sul tema di fondo che aleggia nel­ l’intero documento, un tema che ci coin­ volge, la violenza, cioè, in una società come questa italiana che non ha soltan­ to la criminalità come fenomeno ma che perpetua tuttora nelle sue strutture por­ tanti le cause indirette di una ben di­ versa e più grave violenza che si espri­ me con l’emarginazione sociale, con il condizionamento economico, con l’antidemocraticità delle istituzioni, con la lentezza burocratica, con i ritardi legi­ slativi. Una realtà di cui tutti siamo te­ stimoni e che chiama in causa diretta­ mente precise e gravi responsabilità dal 1946 ad oggi di tutti i partiti politici italiani. Di quanto ha detto Fanfani non è, però, possibile trascurare qui la parte che riguarda il mondo sportivo. Il Se­ gretario D.C., infatti, nell’esporre gli in­ terventi che il suo partito ritiene neces­ sari ad una politica sociale di preven­ zione della criminalità ha proposto an­ che di « ... aiutare ed incoraggiare gli enti competenti su scala locale e su sca-

la nazionale, il CONI e le consociazioni idonee ad aprire e rendere operanti in ogni comune centri di educazione spor­ tiva e di ricreazione proporzionati al­ l’entità della popolazione in modo da sottrarre la gioventù da diversivi dise­ ducanti, concorrendo invece a garantir­ le sanità fisica e dirittura morale ». A parte il tono da crociata moralista l’idea in sé potrebbe anche essere pre­ sa in considerazione: non, però, con le motivazioni addotte da Fanfani, stupe­ facenti ed inaccettabili perché degrada­ no il complesso fenomeno della pratica sportiva giovanile — che le moderne scienze dell’educazione hanno da tempo indicato come determinante in un pro­ cesso di crescita globale della persona — a semplice terapia preventiva, a val­ vola di sfogo, a giochetto anch’esso di­ versivo. Questa concezione terapeutica e « mis­ sionaria » dello sport come rimedio ai turbamenti sociali dei giovani è da anni abbandonata dagli educatori perché, ol­ tretutto, non risponde a verità. Soltan­ to qualche tardo epigono del corporati­ vismo sportivo è lì a raccoglierla. Non a caso il primo italiano a rispondere soddisfatto all’appello di Fanfani è sta­ to Giulio Onesti che ha subito dichiara­ to: « Sono lieto che il sen. Fanfani, con il quale abbiamo iniziato da tempo un dialogo, abbia voluto, nella sua autore­ vole posizione e in sede propria, rico­ noscere al CONI una parte così impor­ tante nell'educazione della gioventù... » aggiungendo, poi, che il CONI, le fede­ razioni sportive e le società « intendono far fronte ai loro doveri istituzionali con il massimo entusiasmo ». Entusia­ smo e... interesse: così, forse tra non

E pensare che li abbiamo pure noi! La notizia è brevissima: « Il bi­ lancio 1975 del Segretariato di Sta­ to francese per la gioventù e lo sport è stato approvato dalle Ca­ mere. nella misura di un miliardo 862 milioni di franchi, equivalenti a circa 230 miliardi di lire italiane ».

Di primo acchito verrebbe di fare la solita (e giustificatissima) la­ mentela: il governo francese — e quello tedesco e altri — pensano allo sport, mentre quello italiano... Se ci si pensa bene, però, emer­ ge un'osservazione ben più amara. Nelle pieghe del bilancio italiano 230 miliardi di lire (compresi quelli del CONI che sono dello Stato anch' essi) sono già spesi per la gio­ ventù e per lo sport. Ma da chi? Come? Con quale programmazione? Allora, la reazione alla notizia non è più di rammarico e tristezza, ma di rabbia. Abbiamo i soldi e li buttiamo al vento (o quasi).

molto (siamo già in clima elettorale) l’alibi dell’educazione della gioventù da­ rà il suo frutto migliore, quel ristorno finanziario alle grandi società calcisti­ che che Onesti ha così abilmente velato nell’accenno alle « ragionevoli richieste di aiuto » del Consiglio nazionale del CONI del 19 dicembre 1974. G. M.

Educazione e animazione La « Scuola di formazione per educa­ tori di comunità », creata quattro anni fa presso l'istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero dell’università di Roma, sin dall’inizio ha affiancato al­ l'attività didattica un costante sforzo di ricerca espressosi soprattutto in confe­ renze, seminari, tavole rotonde. Una delle più recenti di queste inizia­ tive è consistita in una tavola rotonda sul tema « Educazione ed animazione ».

Tre gli interventi, quelli dei professori Laeng, Volpi e De Lucia. Sul significato del l’animazione si è soffermato il primo relatore. Animato­ re ed animazione — ha detto in sintesi il prof. Laeng — esprimono una realtà nuova della società industriale ed urba­ na, nascendo da dinamiche economicopolitiche precise: l’inumanità della vita di lavoro e la burocratizzazione della so­ cietà dei consumi, che accendono nell’

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POLITICA uomo il bisogno di recuperare il senso del suo essere così ampiamente meno­ mato dalla repressione della capacità creativa e dalla mancanza di autonomia immerso in un’organizzazione che lo so­ vrasta al punto di annullarlo e privarlo di un qualsiasi interesse per la sua atti­ vità, l’uomo concepisce l'aspirazione ad una vita diversa, come una « lunga mar­ cia » dalla solitudine, dall’insicurezza, ver­ so più vasti confini di libertà e di col­ laborazione. Il significato dell’animazione si inse­ risce nel contesto delle situazioni che si verificano entro il triplice sistema esistenziale della società, della cultura e della persona umana poiché: l’anima­ zione non si restringe in un settore di attività né si risolve in un momento particolare della vita, ma costituisce un modo unificante di porsi in rapporto con il mondo c le persone, nella realizza­ zione di un cambiamento strutturale della vita sociale, per vivere in modo pieno la totalità dei propri processi e la continuità della propria formazione; l’animazione trova il suo campo d’azio­ ne nella diversità delle situazioni in cui si trovano gruppi e sottoculture etero­ genee e disorganizzate nei confronti del­ la cultura egemone; l’animazione come processo di partecipazione assume in un certo senso, valore liberatorio per la persona, che riacquista il gusto e il piacere di esprimersi e di operare. Il prof. Volpi, invece, ha sottolineato gli aspetti relativi alle animazioni ed agli ambienti sociali, ponendo a questo proposito la necessità di esaminare due principali problemi: le situazioni ed esi­ genze specifiche che si presentano nel­ la realtà (famiglia, scuola, servizi so­ ciali, quartieri) per l’individuazione de­ gli obiettivi; le possibilità di iniziativa per attuare un legame fra tutti gli aspetti civici dell’ambiente. Il prof. De Lucia, infine, ha proposto quelli che devono essere a suo parere i problemi deH'educatorc di fronte al­ l’animazione: individuare una motiva­ zione professionale ai compiti dell'ani­ mazione; chiarirsi come l’animazione mette in causa le finalità e il modo d’essere dell'istituzione educativa nel contesto sociale; chiedersi cosa favori­ sce la disponibilità all’animazione all’in­ terno delì'istituzione e che cosa vi si oppone; chiarire il ruolo deH’educatore rispetto all’animazione (può l’educatore non essere o non saper essere animato­ re e in caso negativo quale sarà la mo­ tivazione professionale ad essere educa­ tore?); chiedersi in quale senso l’anima­ zione può porsi come progetto di un educatore nuovo per una educazione al­ ternativa. Qualche tempo dopo, sempre sotto l’egida della Scuola di formazione edu­ catori di comunità, rappresentanti dei mondo della scuola c di enti assistenzia­ li, suddivisi in tre gruppi di studio, han­ no affrontato il tema della formazione deU’educatore-animatore in tre campi operativi specifici: nella scuola, nei ser­ vizi sociali c nel quartiere. L'inserimento deU’educatore-animatore nella scuola a tempo pieno — è stato concluso nel convegno — ha rivelato ta­ lune contraddizioni che contrappongono

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Perchè il CONI li ha chiamati cosi? Qualche settimana addietro abbiamo letto su fogli di agenzia e su alcuni gior­ nali la seguente notizia: « Insediato il Consiglio Regionale dello Sport per la Sicilia ». Del tutto comprensibile il no­ stro interesse in un momento in cui si parla e si propone da più parti (vedi per esempio indagine sullo sport della Commissione Interni della Camera) l’i­ stituzione di detti Consigli regionali ai quali dovrebbe corrispondere, a livello nazionale, un analogo organismo. Viene logico pensare che la Regione Sicilia abbia precorso i tempi dandosi questo nuovo e auspicabile assetto per quanto riguarda i problemi dello sport a ca­ rattere sociale. Andiamo speranzosi a leggere la no­ tizia e apprendiamo che a Palermo, in occasione del Convegno indetto dalla Regione Siciliana e dalla Delegazione Regionale del CONI (un convegno del quale non parliamo perché lo ritenia­ mo assolutamente superfluo!), è stato ufficialmente insediato il primo dei Con­ sigli Regionali dello Sport che, come è

noto (?!), riuniscono sotto la Presiden­ za del Delegato Regionale del CONI, i Presidenti dei Comitati Provinciali dell’Ente e quelli dei Comitati Regionali di tutte le Federazioni Sportive Nazio­ nali. A questo punto, uno ci vede più chia­ ro e traduce il criptogramma iniziale in termini reali e comprensibili a tutti: « Insediato il Consiglio Regionale del CONI per la Sicilia ». Chiarito questo — e non crediamo possano sorgere dubbi sul fatto che il CONI e le Federazioni non rappresen­ tano né debbono rappresentare tutto lo sport — resta una domanda, questa: perché il CONI ha scelto questa impro­ pria e ambigua denominazione per una struttura interna nel momento in cui dello stesso organismo si parla in ter­ mini politici generali? La risposta alla domanda potrebbe anche essere molto semplice e molto ovvia, ma sarebbe bene e giusto che fosse il CONI a darla. D. O.

la figura dell’educatore insegnante, tra­ smettitore di sapere e giudice dei ra­ gazzi, a quella dell’animatore-educato­ re, forse non preparato culturalmente ma abile nel far giocare o intrattenere i ragazzi. E’ auspicabile quindi un supe­ ramento di tale dualismo, nella direzio­ ne di una scuola che educhi pienamen­ te, in cui i rapporti siano aperti, demo­ cratici, orientati ad uno sviluppo inte­ grale della personalità dei ragazzi. Riguardo al secondo tema di discus­ sione (1’educatore-animatore nei servizi sociali) preliminarmente è stata riaffer­ mata la necessità che i problemi dell’as­ sistenza ai ragazzi privi di ambiente familiare valido vengano affrontati e ri­ solti nell'àmbito locale da unità opera­ tive polivalenti di servizio sociale, in modo che si operi con una visione glo­ bale della situazione, evitando lo sradi­ camento del giovane dal suo ambiente di origine. Tali servizi sociali dovrebbero essere parte integrante della comunità e da es­ sa gestiti. La presenza deU’educatoreanimatore quindi potrebbe realizzarsi nelle seguenti attività: a) animazione di attività varie (centri giovanili e attività in esternato, in piccole comunità, in ca­ se-famiglia; h) negli istituti assistenzia­ li aperti il più possibile alla comunità locale ed avviali in prospettiva alla tra­ sformazione in servizi di esternato e in piccole comunità; c) presenza delle

équipe presso le unità locali di servizio sociale, con compiti di educazione do­ miciliare per i casi di minori in diffi­ coltà, come per l’aiuto alle famiglie adottive e di affidamento. La presenza dell'educatore-animatore nell’àmbito del quartiere, terzo tema in discussione, è stato l’argomento che ha riunito un gruppo di esperti con una serie di esperienze positive, anche se numericamente limitate. Particolarmen­ te interessanti quelle portate da un edu­ catore-animatore del Comune di Milano, ente che gestisce alcune centinaia di campi o zone gioco in territorio comu­ nale, con propri animatori che colgono l’occasione del gioco spontaneo per di­ latare gli interessi dei giovani che, pur seguiti durante tutto l’anno possono realizzare, soprattutto nel periodo esti­ vo attraverso campeggi, soggiorni, visi­ te guidate, gite ecc. una vita socializ­ zante e ricca di esperienze positive. Dal confronto tra gli operatori è poi emersa la necessità di rispettare la cul­ tura tipica del retroterra familiare dei ragazzi che vengono seguiti, cultura che deve servire da base per suscitare in loro una vera coscienza sociale. Il conscguente impegno politico del­ l’educatore deve tendere a favorire il processo dinamico e costruttivo della personalità dei giovani per attualizzare tutte le potenzialità umane dei soggetti affidati. * » *


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IL GIOVANE OGGI DI FRONTE ALLO SPORT Quale orizzonte si offre ad un giovane che si affaccia alle so­ glie del 1975 sportivo? Per ri­ spondere, bisogna cominciare a distinguere fra ragazzo e ragazzo. C’è quello che intende praticare attivamente una disciplina atleti­ ca ed agonistica e c'è quell’altro che già si contenta, malgrado sia in splendida età per « operare », di fare il tifoso. Diciamo subito che i giovani dovrebbero tutti, nei loro limiti e a meno di gravi impedimenti fisici, praticare anche moderatamente lo sport: questa è una ve­ rità ovvia che però è bene ripete­ re in un mondo in cui spesso le verità non appaiono o non ven­ gono considerate tali. Tuttavia non si può considerare il puro ti­ fo, cioè la partecipazione da spet­ tatori al mondo sportivo, un fe­ nomeno del tutto negativo. Se non si trasforma in un dissenna­ to culto divistico o in una illogi­ ca sagra di supercampanilismo, se non sconfina nell'irrazionale fanatico, il tifo è una forma di interesse, una partecipazione idea­ le ad una società in cui dovreb­ bero prevalere le forze più me­ ritevoli, regnare la lealtà e la co­ sì detta « cavallerìa », segnalarsi i migliori senza alcuna discrimi­ nazione però verso i « battuti », degni anch'essi di rispetto per il semplice fatto di partecipare alla comune rappresentazione. Sono princìpi ingenui — d’accordo — e primitivi quanto si vuole; però nella ingenuità e primitività han­ no la loro ragione di esistere per­ ché rappresentano linee portanti ed istintive connaturate con l’es­ senza umana. Che poi la rappresentazione sportiva sia purtroppo molto spesso ingannevole e permeata, specie nel professionismo, dei di­ fetti di qualunque attività uma­ na che diviene « lavoro », non to-

glie gran che alla « innocenza » e alla « purezza » di coloro che dal­ l’esterno credono e partecipano a questo mondo in buona fede. Il tifoso, dunque, colui che sta alla sponda dello spettacolo spor­ tivo per parteciparvi in forma traslata, non può lamentarsi. An­ che se non sono in programma quest’anno Olimpiadi o Mondiali di calcio, il programma è pur­ troppo sempre molto nutrito. Scriviamo « purtroppo » perché la inflazione consumistica delle gros­ se manifestazioni sportive crea una saturazione, una esigenza sempre più insofferente, una as­ suefazione che finisce per toglie­ re molta spontaneità allo spetta­ colo atletico, per spingere i suoi protagonisti alla ricerca di pre­ stazioni sempre più eccezionali con qualunque mezzo e a qualun­ que costo così da rendere sempre più grande il solco fra sport di élite e sport di massa. Qui si saldano i due anelli, i due casi. Ora entra bene il di­

scorso ben più impegnativo della impressione che riceve un gióva­ ne praticante attivo dello sport alle soglie dell’anno appena co­ minciato. Questo ragazzo, sempre più ve­ de allontanarsi dalle sue possibi­ lità la pratica di un esercizio sportivo agonistico che dia qual­ che soddisfazione. Un principio agonistico e competitivo è alla ba­ se di qualunque disciplina sporti­ va praticata da giovani. I predi­ catori del puro esercizio fisico senza un minimo di competizio­ ne, si ricordano di quando aveva­ no vent’anni o anche qualcosa di più? E considerano che loro stes­ si, cinquantenni, lodevoli « pas­ seggiatori » in tuta mattutina per « fare il footing » antiadipe, ap­ pena possibile ben gradiscono un minuscolo torneo di tennis fra amici o una « marcialonghina » senza affanno ma con una bella coppetta finale in palio? Il punto è questo. Lo sport è anche agonismo, non solo ago-

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nismo. « Confronto » non vuol di­ re « selezione ». Se ini si permette un breve ri­ cordo personale, io, modesto pra­ ticante delle gare di marcia, ero orgoglioso di riuscire a gareggia­ re insieme a Pino Dordoni (allora c'era lui alla ribalta) senza logi­ camente sognarmi nemmeno di notte di poterlo infastidire. Mi contentavo di misurare con sod­ disfazione se riuscivo a farmi « stracciare » meno del solito dal fuoriclasse piacentino. Era « com­ petizione », con me stesso e, a de­ bita distanza, anche con « lui », col campione olimpionico. Sotto questo punto di vista, il giovane di oggi è più sfortunato. Per stare in gara, solo per stare in gara, coi Pini Dordoni di oggi — e non parlo tanto della mar­ cia, sport sempre relativamente di massa — occorrono dei sacrifici e delle doti, di per sé « assurdi » e spesso « inutili » che solo po­ chissimi hanno e vogliono soppor­ tare. Per disputare un torneo federa­ le giovanile di calcio, devi alle­ narti duro tre o quattro volte la settimana in ambienti che hanno già la tarata mentalità professio­ nistica con le sue spietate lotte; per giocare al basket al limite della parrocchia devi già tocca­ re il metro e novanta; il ragazzi­ no che desidera non... affogare nei giuochi della gioventù di nuo­ to, deve bazzicare ogni giorno la piscina. Il giovane deve avere di fronte a sé la speranza di riuscire a di­ ventare se non un campione, al­ meno un « bell’elemento ». Come possiamo sostenere — infatti — che lo sport è una attività non avulsa dalle altre attività umane, non rinchiudibile in una torre d’a­ vorio se gli neghiamo uno dei prìncipi base del mondo, una del­ le molle che ci tolgono dal fata­ lismo, cioè la speranza di fare « qualcosa », di « incidere » su quello che ci circonda, di « realiz­ zare » se stessi? Ebbene, il ragazzo di oggi che si affaccia allo sport, vede il mon­ do agonistico così lontano dalla sua portata, così popolato di su­ per uomini (anche se spesso di­ sumani e infelici), di divi e di pre­ stazioni sbalorditive che ben pre­ sto si scoraggia, « lascia » e entra prematuramente — se centra — nei riservisti territoriali del tifo in tribuna. Solo una corretta edu­ cazione sportiva, fino dall’infan­ zia, potrebbe portare il ragazzo a praticare ugualmente lo sport, qualunque cosa accada, al pari

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della nutrizione o della alimenta­ zione. Ma dove trova, di grazia, l’am­ biente per questo sport-ugualevita? Dove sono gli ambienti — non diciamo nemmeno gli « im­ pianti » — per vivere una pratica ed un agonismo razionale, ridi­ mensionato, nell’àmbito del tito­ lo di... caseggiato, di quartiere, di classe, di club? Nclle palestre o nelle piscine Nelle speculative che sorgono negli scan­ tinati per pelare il prossimo con la promessa di una breve calata di pancia — se adulto — o con il mettere il cuore in pace ai geni­ tori che « vogliono far fare il nuo­ to » al figlio? O nelle inesistenti palestre sco­ lastiche, nell'ora di « educazione fisica » talvolta messa dalle 13 al­ le 14 nella speranza che nessuno si presenti ad affollare la palestra

che gli straordinari bloccati dei bidelli impediscono di spazzare? O sui campi di calcio periferici, dove i dopolavoristi di mezza età si riversono la domenica nelle ore calde e i ragazzini sgambettano intirizziti all'alba, spesso maledi­ cendo chi ce li ha mandati? C’è qualcuno che sta ancora una volta perdendo delle grosse occasioni in Italia per fare qual­ cosa di buono in un settore, come

suto di « facenti funzioni », di sconfinamenti o di belle parole. Certi nostri amici hanno mollato, a suo tempo, la cura della cultu­ ra, valutando che come « carmi­ na non dant panem », così « car­ mina non dant... suffragia ». Fac­ ciamo lo stesso con Io sport e i suoi veri problemi? PAOLO VALENTI

Le occasioni perdute dello sport moderno Per ora ci sono solo pochi segni; nel­ lo svolgersi del tempo avremo forse se­ gni ed avvenimenti più definiti per una indagine più corretta, ma pare che fin d'ora si possa dire che il divismo spor­ tivo sia in declino. Il divismo sportivo è esaltazione di un campione quasi si volesse vedere in lui utopia e sogni irrealizzati, una specie di rinuncia, cessazione di respon­ sabilità, maschera temporanea per na­ scondere ansie e problemi quotidiani. Il divismo sportivo, si diceva un tem­ po, placa i problemi dei sottoproletari economici e intellettuali ed è il giocat­ tolo fabbricato dai potenti per disto­ gliere l'attenzione e la coscienza poli­ tica dai problemi reali. Creatori e spac­ ciatori di questa droga sono sempre stati gli zelanti informatori dei gior­ nali c della radiotelevisione. Ora mol­ to meno, eccezion fatta per i quotidiani sportivi. Perché? Alcuni rispondono: mancano i cam­ pioni. Eppure, analisi di nomi celebra­ ti e risultati di dieci o venti anni fa confermano che un qualsiasi brocchetto pestasse un campo sportivo poteva divenire oggetto di divismo. Questo si­ gnifica che il terreno psicologico era più favorevole all'accettazione facile del mito e che gli strumenti della comuni­ cazione (giornali-radio-tv) erano più do­ cili alla sua diffusione. Sui giornali e alla radio è oggi un’informazione di­ versa, più complessa, meno attenta alle curiosità futili e più impegnata a sco-

prire i meccanismi complessi che de­ tengono il potere e ne abusano. Anche la Domenica Sportiva, fabbri­ ca di divismo e consenso sportivo, ha ora assunto un tono diverso; il suo pre­ sentatore, un giovinotto pulito e timido, triste e in gramaglie, sembra il porta­ voce sportivo di Carli e Colombo. L'informazione sui giornali ha am­ pliato i suoi spazi, ha cioè assunto i toni deH'informazione, ma è anche il risultato di un’opinione pubblica più smaliziata, meno disponibile ad essere manovrata. I milioni di affamati consumatori di divismo sportivo sanno oggi confusamente che problemi reali incombono: l’insicurezza delle istituzioni, l’insuffi­ cienza della legge di fronte ai potenti e ai prepotenti, l’abuso del potere eco­ nomico al fine di inconfessabili proget­ ti politici, lo sfacelo di un sistema eco­ nomico incapace in sé di dominarsi e pronto a scaricare le cause del suo fal­ limento sulle classi più deboli, le in­ sondabili decisioni di vertice che tolgo­ no al popolo ogni possibilità di verifica e controllo. In questa situazione, che senso avreb­ be nascondersi dietro la maschera del divismo sportivo? Sarebbe un suicidio civile. Ma ci sono anche generazioni matu­ rate in un trentennio di democrazia im­ perfetta, meno disposte ad essere ma­ nipolate. Generazioni in cui, in misura diversa, tutti hanno lottato, o almeno


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hanno visto lottare, cioè hanno visto un modo diverso di rapportarsi con le isti­ tuzioni e il potere, che non fosse la supina accettazione. Generazioni che hanno istaurato rapporti diversi nelle scuole e nei posti di lavoro. Queste generazioni hanno fatto o stan­ no iniziando esperienze di democrazia diretta nei quartieri, nella scuola, nelle associazioni, nei raggruppamenti spon­ tanei; hanno visto configurarsi una Chiesa e una famiglia diversa. Dei segni di rinnovamento degli anni '60 e '70, milioni di italiani non sono stati semplici testimoni, ma protagoni­ sti a pieno titolo, in piena coscienza civile e politica. Che cosa può dire il divismo sportivo a questa nuova clas­ se che confusamente si configura e apre prospettive nuove al paese? Nulla. An­ zi, il divismo sportivo appare per quel­ lo che è: una maschera squallida che frena o cerca di nascondere le con­ quiste autentiche delle forze democra­ tiche e popolari, un segno negativo nel­ lo sviluppo civile del paese. E in questo quadro sociale, che de­ creta la fine dei supermen e della esal­ tazione mitica del campione, che non vuole rinunciare e fuggire dalla realtà, ma vivere con pieno titolo di responsa­ bilità, maturano anche i tempi per uno sport diverso. Per questo, mai come og­ gi, lo sport può essere lo sport di tutti, libera espressione di scelte spontanee nella visione più ampia di quel rinno­ vamento generale che, per segni, si esprime a livelli diversi: nello Stato, nella magistratura, nei sindacati, nei partiti, nella scuola. Nel corso di decenni, lo sport ha sempre eluso gli appuntamenti con le autentiche esigenze popolari, anzi: vi si è sempre schierato contro. Oligar­ chico e per pochi, si è schierato con la borghesia dominante post-risorgimenta­ le; tronfio e spudorato, si è schierato poi col fascismo; efficiente e sfruttato­ re si è poi messo dalla parte del capi­ talismo parassitario in tempi più re­ centi. Oggi, lo sport può schierarsi dalla parte giusta, divenire strumento di cre­ scita popolare, oggetto di conquista e gestione democratica, allo stesso titolo della casa, della sanità, dei trasporti, dell’assistenza, della scuola, dell'agri­ coltura. Mancare a questo appuntamento sto­ rico ancora una volta, sarebbe la morte dello sport e il trionfo definitivo del campionismo e del divismo. E il mo­ mento alto del suo trionfo sarebbe an­ che un indicatore del fallimento delle speranze di rinnovamento. VALTER PRECI

Come pagare Un'Olimpiade Ospitare una Olimpiade, penso sia il sogno segreto di ogni nazione, grande o piccola che sia. Anche il Principato di Monaco ci terrebbe, ma le risorse finanziarie di quest'ultimo sono pur­ troppo inversamente proporzionali ai metri quadrati del suo suolo. Chi invece il suolo ce l'ha, chi è riu­ scito a vincere la battaglia di avere una Olimpiade ma non vuole che le finanze dello Stato vengano intaccate, cioè in parole povere, che il cittadino ne paghi le spese, ha fatto aguzzare l'ingegno ai cervelli preposti riuscendo a dimostra­ re che ad ogni iniziativa ci può sempre essere una soluzione, purché si agisca con accortezza e tempestività. « Come finanziare una Olimpiade » è la domanda che si era posta il governo canadese dopo aver promesso di aiuta­ re, sostenere ed appoggiare le Olim­ piadi 1976 di Montreal in ogni modo e con tutti i mezzi, esclusi quelli finan­ ziari. Gli uomini preposti alla organizza­ zione della massima manifestazione sportiva mondiale non hanno perso tempo, hanno preparato un piano ed il successo iniziale è superiore al pre­ visto. E siamo appena agli inizi. Le spese totali che il comitato stesso ha messo in preventivo si aggirano in­ torno ai 250 milioni di dollari (167 mi­ liardi e mezzo di lire) per impianti e simili, e 60 milioni di dollari, pari a circa 40 miliardi e 200 milioni di lire, per i servizi necessari allo svolgimento delle Olimpiadi. La maggior parte dei primi dovrebbero provenire dalla ven­ dita di speciali monete commemorative d’oro c d'argento, per le quali vi è già una forte richiesta. Per il secondo tipo di spese, invece, quelle operative, è pre­ visto l’intervento delle industrie. Molte compagnie multinazionali sono pronte a fornire denaro e prodotti, in cambio del diritto di usare le Olimpia­ di come mezzo diretto o indiretto per la propria pubblicità in tutto il mondo. La Coca-Cola, per esempio, pagherà un milione e 300 mila dollari (circa 870 milioni di lire) e offrirà le sue bevande agli atleti, in cambio, di poter essere l'unica casa venditrice di bevande ga­ sate non alcoliche presenti ai giochi. La Pitney-Bowes attrezzerà l’ufficio postale con apparecchiature del valore di 350 mila dollari (234 milioni c mezzo di lire) e si accollerà tutte le spese postali degli atleti durante lo svolgi­ mento dei giochi. L’Omega e la Longincs forniranno due milioni di dollari, pari a un miliardo e 340 miloni di lire, in orologi, cronometri e congegni per il controllo dei tempi; la Rank Xerox metterà a disposizione

apparecchiature copiatrici per un valo­ re di un milione di dollari (670 milioni di lire); la BASF registratori, nastri, cassette e impianti di produzione per 275.000 dollari, equivalenti a circa 185 milioni di lire; la Cadbury-Schweppes offrirà 300.000 dollari (oltre 200 milioni di lire) in succhi di frutta e la Carnation offrirà prime colazioni pronte per un valore di 50.000 dollari (33 milioni e mezzo di lire). La RCA Corporation donerà 4.300 te­ levisori, mentre la Quebec-Lait Ine., lat­ te, yogurt e gelati per mezzo milione di dollari, pari a 335 milioni di lire, La Canadian General Electric firmerà un contratto per la fornitura di elettrodomestici al villaggio olimpico per un valore di circa 400.000 dollari (268 milioni di lire) in cambio dei diritti di usare lo stemma e il monogramma olimpico in pubblicità. Anche le industrie di equipaggiamen­ to per l’atletica sono, naturalmente, in­ teressate in questa gara di finanziamen­ ti; l'Adidas, per esempio, offrirà 6.000 paia di scarpe e 6.000 uniformi e la Canadian Boat, una divisione dell'Alcan Aluminium Ltd., fornirà gratuita­ mente, per le gare, 33 barche di vario tipo per un valore di 200.000 dollari, pari a 134 milioni di lire. Naturalmente non è una novità che le industrie contribuiscano allo svolgi­ mento dei giochi olimpici, ma questa sarà la prima volta che molte di esse si assicureranno il diritto di dichiarar­ si « fornitrice delle Olimpiadi ». Altri contributi verranno da altre compagnie e dalla Banca di Montreal che finan­ zierà con 150.000 dollari, equivalenti a oltre 100 milioni di lire, uno studio dell’Università McGill sul forte influsso economico dei giochi. Gerald Snyder, il Vice-Presidente del Comitato organizzatore, è un ex-sergente dell’aeronautica canadese, consigliere co­ munale fino dal 1957 e organizzatore dell’Expo 67 a Montreal. La sua campa­ gna per il reperimento di fondi ha avuto un successo tale che ora la mag­ giore preoccupazione degli organizzatori non è più il denaro, ma la rapida rea­ lizzazione degli impianti e delle infra­ strutture e la sicurezza. Nessuno si è di­ menticato di ciò che è successo alle Olimpiadi del 1972 e un comitato com­ posto da 30 persone, che comprende rappresentanti delle forze armate, del­ la polizia della provinci del Quebec e della città di Montreal e della famosa polizia canadese a cavallo è all’opera per evitare che possano ripetersi stra­ gi come quella di Monaco. ZINA GIURI AMILI

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IL SENNO DEL POI Quasi diario di un mese perduto di ENZO BALBONI

La vita l’è bela, la vita l’è bela... C’è chi si monta la testa, chi mangia, chi sta al­ la finestra, chi sbaglia il rigore, chi non ha ancora cambiato colore e chi decide che parte... Ma quando parte e dove mai andrà? ». Ne accadono di cose e si corre, si corre. E dove si va? Adesso la gente comincia a chiederselo, visto che le canzoni intelligenti arrivano anche a Canzonissima e diventano così popolari da finire in « Hit Parade ». Si corre, si corre, in mezzo a gente di ogni tipo, a fatti di ogni tipo. Che ci bom­ bardano. Ci arrivano addosso da tutte le parti. Qualche volta ci scivolano addos­ so, senza lasciare nemmeno una macchia, qualche volta fanno effetto. Dipende da cosa hanno deciso i giornali, i rotocalchi, la radio e la tivù. Dipende da come le vedono loro le cose, loro: gli informatori. E se le notizie abbondano, allora è il guaio grosso. Qualcuna sfugge o viene relegata nelle colonnine delle ultime pa­ gine. Cosa ricordiamo? A un mese di distanza? Cosa è successo che valesse la pena di essere in qualche modo registrato? Non perché fa storia o cronaca, ma perché fa vita di tutti i giorni, costume. E forse fa vita di tutti i giorni alla quale qual­ cuno si ribella, o costume che cambia. E cosa ci interessa a noi? Vediamo un po’ cosa abbiamo letto...

Si comincia con una notizia abbinata: FIDUCIA DEL GOVERNO A MORO FIDUCIA DELLA LAZIO A CHINAGLIA. Il governo e la Lazio erano in crisi. La Lazio poi ha ritrovato i gol e si è ripresa, tornando la squadra forte degli ultimi anni; il governo invece continua ad avere problemi, a dibattersi in crisi. E qui faccio un salto in avanti, perché attraverso il Ministro della Pubblica Istruzione Malfatti e il senatore Fanfani. proprio i governanti stabiliscono che in quetso momento è bene ricor­ rere allo sport. Per salvare II paese dal degradamento morale e dal degradamento fisico.

A PAVIA MUORE UN RAGAZ­ ZO DI 19 ANNI. • Succede sul ring, si chiamava Paolo Garioni. La notizia passa veloce­ mente, ma c'è una breve in­ chiesta e si stabilisce che il giovane non è morto per il colpo subito, ma per collasso cardiocircolatorio. Sembra che sia stato un fatto accidentale, ma resta la morte sul ring. Il ring non protetto.

NON E' CHE SI MUORE A DICIANNOVE ANNI SOLO SUL RING. • Si muore anche sul lavoro. Cadendo da un impal­ catura. Facendosi stritolare da una macchina. E si muore anche negli attentati terrori­ stici. Ricordiamoli, ricordiamo­ li..

NON INTERESSA NESSUNO in­ vece il fatto che i due del­ la SOYUZ. due sovietici ritor­ nino a terra dopo al prova ge­ nerale per il volo da effettua­ re assieme agli americani que­ st'anno. Perché non interes­ sa? Perché mentre gli scien­ ziati cercano di darsi la ma­ no, cosi come fanno gli spor­ tivi — diciamolo diciamolo — si rompe il trattato commer­ ciale tra americani e sovie­ tici. Lo annuncia Kissinger do­ po aver detto anche che la storia del petrolio può portare alla guerra.

MA Al GIORNALI DELLO SPORT LA GUERRA NON IN­ TERESSA. - La guerra di cui si parla è quella tra Juventus e Lazio, ma soprattutto quella tra Onesti e Nostini. Onesti e Nostini come Ford e Brezniev. Almeno dal punto di vista dei caratteri usati per fare i ti­ toli.

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A BARNARD DICE MALE. - E' appena tornato ad essere il numero uno, dopo aver sur­ classato i tennisti che hanno vinto la Coppa Davis grazie alle rinunce, che viene spode­ stato dalle prime pagine da un'altra rinuncia, quella for­ zata per cui l'inglese Helen Morgan miss mondo 1974, trat­ tandosi di una ragazza-madre, è stata spodestata dal titolo. » La donna che viene eletta miss mondo deve essere an­ che virtuosa ». E' una strana morale. Miss Mondo diventa così — per rinuncia anche in questo caso — Anneline Kriel, diannovenne sudafricana, ap­ punto.

A FINE ANNO, intanto, vie­ ne applicata dal sindacato gio­ catori la nuova legge: « Ab­ biamo diritto di non giocare durante le feste di Natale ». Bene. Non si gioca il campio­ nato che resta fermo e si giocano partite amichevoli. Per i bilanci delle società. Già, perché se non lo sapete una squadra di calcio è una spe­ cie di macchina da soldi che va sfruttata a tempo pieno. Se la macchina si ferma, I’ azienda che la sfrutta ci ri­ mette perché ha un capitale fermo e inattivo. E' una ele­ mentare legge dell’economia. Non dello sport. « Lo sport si fa per divertimento » c'è scrit­ to sul vocabolario.

NOVITÀ' DI BERNARDINI PER L'INCONTRO CON LA BULGA­ RIA. - Viene distribuita anche la maglia numero diciassette che per scaramanzia non ve­ niva assegnata da moltissimi anni. Il numero diciassette è toccato a Graziani che poi non ha giocato. Ha invece conti­ nuato a portare sfortuna per­ ché con la Bulgaria l’Italia ha pareggiato. Ma Bernardini non pensa a certe cose, il dottore è superiore.

STRANO REGALO DI AUTORE SCONOSCIUTO. - A Ro­ ma, in Piazza San Pietro viene trovata, la vigilia di Natale, un gruppo scultorio che raffigu­ ra, direi con esattezza straor­ dinaria, la « pietà ». La statua


1 COSTUME è abbandonata e sembra qua­ si un regalo. Perché? Ecco una notizia che mi fa pensare mol­ to. In fondo non è diversa da quell'altra. In più ha il verismo di un rivolo rosso, il sangue. Penso. Vuoi vedere che in fon­ do siamo diventati più bravi dei nostri maestri. Ma allora? I maestri, cosa ci insegnano? O non bisogna pensare così?

LEGGO ANCHE QUESTE TRE INTERESSANTI NOTIZIE. - Gli scienziati americani hanno sta­ bilito che la terra non esauri­ rà entro questo secolo le pro­ prie risorse. Insomma per al­ tri venticinque anni possiamo stare tranquilli, si mangerà e si berrà e si andrà in auto­ mobile. Sempre dall'America arriva la notizia che Marion Brando in­ tende donare le sue proprie­ tà (una grossa tenuta e due case su di essa) agli indiani. Poi verrà fuori anche un’altra notizia: che la tenuta e le ca­ se sono fortemente ipoteca­ te, ma questa passa in sottor­ dine. Infine a Caliendo, presso Avellino, accade che topi e pi­ pistrelli disturbino il conve­ gno dei « maghi ». I maghi non sono riusciti a disfarsi degli inopportuni visitatori e hanno dovuto abbandonare il posto. Ma perché? Ma come? Proprio loro che sono maghi? Basta­ va un colpo di bacchetta ma­ gica, o un suono di piffero, o chessòio! Non ci sono riu­ sciti e allora hanno stabilito che si trattava solo di un se­ gno, incancellabile. Che segno? Ma il segno di Jattura per il 1975.

MI ARRIVA ANCHE QUESTA NOTIZIA. - Una squadra sovie­ tica, il Metallurg di Lipetsk viene espulsa dal campionato con la seguente motivazione: « Condotta immorale, esosità, estorsione, condotta capitali­ stica ». I giocatori approfitta­ vano della loro bravura per ottenere privilegi, assegnazio­ ne di case, di automobili e di altre cose. Beh, io non so che cosa pensare. Pensatelo voi.

o In Italia viene arrestato uno perché 33 anni fa si impadronì di una panciera. La giustizia colpisce sempre. • A Kentland nell’indiana. Stati Uniti, viene invece arrestata Miss America, una nudista che non ha voluto vestirsi nemmeno per andare in carcere. Ma la giustizia non è nuda? • In Inghilterra viene resa pubblica la formula di un potentissimo gas nervino, quello segnato come « VX ». Adesso lo potranno fabbricare tutti. Anche questa è giustìzia?

ED E' PROPRIO COSI'. - Il 1975 comincia proprio male. Intanto non si registra Canzonissima, poi non viene trasmesso tutto il calcio minuto per minuto. Ci sono anche terremoti e inonda­ zioni e aggressioni fasciste e sparatorie di brigatisti rossi, ma fanno parte del programma consueto. L'unico fatto positivo è che la gente, proprio perché non c'è tutto il calcio minuto per minuto e Canzonissima, dì queste cose si accorge. Già: e allora mi viene sempre da pensare se certi spettacoli popolari non vengano strumentalizzati eccetera, eccetera... Già. Poi viene la vittoria di Dori Ghezzi, emiliana e bellina, e bionda e spregiu­ dicata e allora penso anche che qualcosa sta cambiando. Ghezzi poi canta assieme a un negro di nome Wess, simpatico e rubi­ condo. La gente si scandalizza perfino. Ma i voti dicono che qual­ cosa cambia. NON CAMBIA INVECE l’abitu­ dine di scatenarsi da parte dei tifosi. Tirano sassi anche pri­ ma della partita. A Giagnoni i laziali tirano un'arancia » Shanipo all'arancia » dice Giagnoni alla Tivù e sorride. Beh, va un po' meglio; prima tiravano marmi. « Shampo al marmo ». No, questo Giagnoni, nel caso, non lo avrebbe potuto dire.

I PETRODOLLARI ARRIVANO ANCHE DA NOI. - E' sempre lo sport che dà la mano: la squadra del Kuwait (adesso se lo possono permettere) vie­ ne a prepararsi a Coverciano. Bernardini approfitterà per fa­ re una partita: almeno loro li batteremo, no? I petrodollari arrivano anche in Germania e in Gran Bretagna. La Mercedes e l’Astor Martin passano par­ te dei loro capitali agli arabi. (E' a questo punto che Kissinger si arrabbia e minaccia guerre).

NON CAMBIANO I RISULTA­ TI DELLA NAZIONALE ITALIA­ NA che già va bene quando pareggia coi ragazzini Bulgari. Dice: ma abbiamo battuto il Bayern di Monaco, la squadra di Beckenbauer eccetera, ec­ cetera. E arriva la brutta no­ tizia: il Bayern è in tale crisi che l'allenatore Lattek deve lasciare l'incarico, non solo, va in trasferta in Giappone, vince uno a zero dopo aver fatto miracoli in difesa. Ca­ pito?

MUORE A PAVIA un mendi­ cante: aveva cinquanta milio­ ni e viveva in miseria. Gli avevano detto fin da picco di risparmiare. E lui risparmiava, mentre gli altri se ne anda­ vano in automobile, vivevano in belle case, magiavano fi­ letti. Lui viveva in miseria e risparmiava. Forse non sape­ va neppure che farsene dei soldi. E' morto, si chiamava Uberto Ubertoni e aveva 77 anni. Mi fa pensare molto. Pensate anche voi a questa notizia. Analizzatela, fatela a pezzi. Trovate quello che non quadra, perché c'è qualcosa che non quadra. Ma non è Uberto Ubertoni che non quadra, è qualcosa di diverso, il si­ stema in cui è vissuto, quel­ lo che gli hanno insegnato fin da piccolo. Quello che la società lo ha abituato a fare. Pensateci.

SONO MORTI ANCHE Pietro Germi e Carlo Levi. Un regista e uno scrittore che ci hanno fattoi molto pensare scoprendo certe cose del Sud, certe cose della vita.

PROCESSI. A Milano si fa il processo a Manni, all'tnter e al Brescia per la questione « Bertuzzo ». Pare che gli in­ teristi abbiano cercato contat­ ti con un mediatore, il signor Anconetani, per ottenere la proprietà di Bertuzzo. Sono stati condannati. Mi sembra un fatto storico, ma è appe­ na accaduto ed è meglio an­ dar cauti con la storia, so­ prattutto quando si tratta di sport.

MI SCUOTE ANCHE LA NO­ TIZIA che il Direttore della Nettezza Urbana di Roma, cioè il direttore dell'organizzazione che si occupa di tenere puli­ ta la città, è stato indiziato di reato per inquinamento. Vi ricordate le battute sul col­ mo dei colmi? Andavano di moda qualche anno addietro. Oggi sono cadute in disuso.

MUORE ANCHE UN ROTTA­ ME SPAZIALE, nel senso che finisce la sua corsa e preci­ pita in terra. E' una parte di un missile Saturno, mandato in orbita nel 1973. La NASA dà l'annuncio perché potreb­ be proprio cadere da qualche parte, ancora abbastanza gros­ so da provocare danni. Bene, bene. Grazie d’averci avvisato. MUORE ANCHE IL MAESTRO DI MUSSOLINI. Aveva 99 an­ ni, si chiamava Secondo Guadagnini e quando aveva 17 anni aveva come scolaro Be­ nito Mussolini, il futuro dit­ tatore del fascismo. Cosa gli aveva insegnato?

E PER CHIUDERE, LA BOMBA — Leggo che l'addetto Olimpico sovietico a Montreal sarebbe un agente segreto, una spia in­ somma, che si vestirebbe di abiti sportivi per coprire la propria attività. Adesso c'è un’inchiesta in corso. Cosa penso? Beh, pen­ so a Giovanni Arpino che sostiene che la politica, la realtà di ogni giorno, la vita quotidiana, il costume, tutto, non c'entrano niente con lo sport. Che lo sport è un'altra cosa, una cosa con la quale ci si diverte e basta. Lo pensate anche voi?

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IDEE E DIBATTITI

ASSOCIAZIONE PER SOLI UOMINI? Una delle prime regolctte che si in­ segnano agli « aspiranti » giornalisti è di non insistere mai su argomenti già ampiamente trattati da altri. Ebbene, io credo che se si dovesse osservare questa norma non si dovrebbe più scri­ vere sulla questione femminile per al­ meno cinque anni, tanto se ne è par­ lato. Ma se invece che alle regolette ci atteniamo alla realtà dell’Associazione, ci accorgiamo che vale la pena di­ scuterne ancora. Seppure lentamente e faticosamente nel CSI ci si muove e si discute su molti problemi: un nuovo modo di fare l'attività, la funzione educativa del tec­ nico, l’azione politica; su un punto non si riesce a fare un passo in avanti, nep­ pure da un punto di vista della sem­ plice riflessione: quello della presenza femminile. Di fatto il CSI rischia di diventare un'associazione per soli uomini, con qualche donna sparsa qua e là con fun­ zioni di copertura ad un fittizio plura­ lismo associativo; questo non solo al livello di pratica sportiva, ma anche e soprattutto al livello di gestione dell’at­ tività. Per una volta, voglio lasciare in om­ bra i fattori economici, sociali, cultu­ rali che hanno costretto e costringono le donne in Italia e nel mondo in ge­ nere in una posizione di subordinazio­ ne. A me pare infatti che aH'intcrno del CSI esistano tendenze « originali » che impediscono una crescita quantitativa e qualitativa della presenza femminile. In una parola, l’impressione è che la vita dell’associazione sia largamente im­ postata secondo un’ottica rigidamente maschiocentrica (spero che le femmini­ ste mi concederanno l'uso di questo loro neologismo), aH’interno della quale le donne difficilmente riescono a trovare spazio nella gestione dell’attività. Alcuni esempi. Le donne che fanno l'allenatore, l’i­ struttore nelle società sono rare come le mosche bianche. Eppure ai corsi di formazione partecipano molte ragazze. Che fine fanno una volta tornate nelle società? Di norma non fanno niente; perché? E' semplice, perché molto spes­ so non gli dànno niente da fare. Nella migliore delle ipotesi gli allenatori-capi maschi alle ragazze affidano qualche

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bambina da avviare allo sport, o atleti che « non faranno mai risultati ». Una donna allenatore di una squadra di atle­ tica o di pallavolo femminile? Ma quan­ do mai! Le donne per natura non sono adatte a compiti di così grave respon­ sabilità — si dice. C'è poi qualche dirigente intelligente che per crearsi l’alibi assegna alle ra­ gazze che tornano dai corsi il compito di allenare atleti ed atlcte « vere »; dopo una settimana le «solleva» dal­ l’incarico perché i ragazzi non lavora­ no, fanno « casotto », approfittano del fatto che ad allenarli è una donna. Co­ me volevasi dimostrare: le donne non hanno autorità, non sanno farsi ascol­ tare, ergo non sono adatte a fare certe cose importanti. Naturalmente il model­ lo di « autorità » c del « saper farsi ascoltare » è quello proposto dagli alle­ natori maschi. Altrettanto naturalmente se gli atleti prendono sottogamba il neo-allenatore maschio, il dirigente re­ sponsabile parla agli atleti e li convince che Giampietro, anche se inesperto, è un buon allenatore e che devono quin­ di imparare a lavorare insieme, e Giam­ pietro viene incoraggiato a continuare. Con Chiara non insiste, la sostituisce, tanto — si sa — è una donna e ogni tentativo sarebbe inutile. Nei Consigli provinciali i dirigenti più avveduti si preoccupano della formazio­ ne dei nuovi quadri dirigenti e la for­ mazione, come è giusto, avviene giorno per giorno, a contatto con i problemi concreti; individuato il giovane che mo­ stra particolari doti di tenacia e di con­ sapevolezza lo si segue, lo si introduce pian piano nella vita dell'associazione, gli si telefona quando si assenta per un po’, lo si « porta » in Consiglio per icsponsabilizzarlo e metterlo alla pro­ va; in una parola lo si aiuta a crescere come dirigente. Tutto questo però è va­ lido solo per i maschi, di solito. Le don­ ne o nascono dirigente fatte o non se ne fa niente; aiutare una ragazza a cre­ scere come operatrice culturale-sportiva è — secondo la mentalità corrente — tempo perduto, tanto — si sa — « ap­ pena trova il fidanzato pianta tutto ». Così le poche donne presenti nell’as­ sociazione si trovano a fare le segreta­ rie (mansione tipicamente femminile) o le vicepresidenti (con esclusivi compiti « di rappresentanza ») e sono presenti

nei Consigli solo perché non se ne può fare a meno. Nelle riunioni le proposte, gli inter­ venti dei consiglieri maschi sono di­ scussi per quello che sono: proposte, interventi pratici, politici. Troppo spes­ so succede che quando invece parlano, propongono le donne presenti si argo­ menta ad hominem (mi si passi il bi­ sticcio): « Ha votato così perché gli è simpatico il consigliere che ha fatto la proposta » e via esemplificando fino al­ le battute più studipe e più « latine » sul contributo femminile alla crescita del­ l’associazione. Le donne raramente por­ tano un contributo serio, essendo che il modello della « serietà », come quello della « autorità » è di esclusiva fabbri­ cazione maschile. E’ chiaro che in questa situazione (che non credo di avere descritto con toni troppo calcati) la componente fem­ minile può solo ridimensionarsi; ogni tentativo di sviluppo essendo una te­ stata contro il muro. A me pare che oc­ corra riconoscere come nel CSI finora uomini e donne non abbiano saputo vivere e lavorare insieme e capirsi per quello che sono. Nel CSI, come nella società, domina un concetto della don­ na come oggetto sessuale, fedele ese­ cutrice, sicura confidente nei momenti di sconforto; il valore delle donne vie­ ne riconosciuto solo quando esse rie­ scono ad adattarsi al modello maschile di fare l’attività, di essere dirigenti. Da questa situazione si potrà cominciare ad uscire solo se e quando la componente maschile avrà il coraggio di un'autocri­ tica spietata, di una verifica sincera del modo di intendere e gestire la vita dell'associazione. Certo, è necessario che le donne si muovano anche nel CSI; che si trovino nei consigli e nelle società e discutano della loro situazio­ ne, anche da sole, in un primo momen­ to, se la presenza dei dirigenti maschi può « bloccarle », come molto spesso succede. Certo, non è corretto porre la que­ stione in termini di rivendicazionismo femminile nei riguardi degli uomini; è altrettanto certo però che chi finora ha sorriso con ironia sulla questione femminile dovrà imparare perlomeno ad arrossire. Accetto l’obiezione che a questo pun­ to mi verrà senz’altro mossa: il proble-


1 IDEE E DIBATTITI ma della presenza femminile nel CSI potrà essere risolto non con sforzi vo­ lontaristici, ma solo all'interno di un mutamento radicale della « società glo­ bale » e dell'organizzazione della prati­ ca sportiva. Le situazioni repressive in­ terne all’associazione cui ho accennato sono solo dei piccoli sassi della grande montagna che opprime ed aliena la don­ na oggi nella società capitalistica. Io credo però che sia possibile spianare le montagne solo se si ha la tenacia e la pazienza di cominciare a smuovere i sassi più piccoli. Poi — si sa —, a volte, in montagna basta smuovere qual­ che ciottolo per provocare frane di pro­ porzioni non prevedibili.

ROBERTO ZANON

Il gusto di cambiare Dal « Setaccio », periodico del Consiglio provinciale di Torino, stralciamo questo articolo di fondo del presidente Roberto Grandis, su un tema molto attuale e importante.

Cosa sla alle spalle del regolamento di una disciplina sportiva?

Il pugilato è ancora uno sport accettabile? Alfredo Morabito, del Consiglio provinciale di Torino, ci scrive in merito all'articolo di Paolo Valenti «Triste tramonto di uno sport popolare » pubblicato sul n. 17/18 di Stadium del 7 dicembre.

Sono pienamente d'accordo con le motivazioni politiche che l’amico Paolo ha presentato: il falso ritorno alle ori­ gini di due pugili integrati nella ci­ viltà dei consumi e nel capitalismo oc­ cidentale (anche il contestatore Clay non ha rifiutato la consistente borsa offertagli e non l'ha utilizzata certo per il popolo negro di cui si fa difensore); l’eccessivo montaggio pubblicitario; la esaltazione delle masse africane che, ancora una volta, sono state manipola­ te ed illuse. Non sarà certo con le pa­ role e con la falsa aggressività che il popolo negro, e tutti i popoli del terzo mondo, acquisteranno coscienza e lot­ teranno per il miglioramento delle loro condizioni di vita. Ma, a prescindere da queste motiva­ zioni, il popolo africano ha potuto os­ servare due suoi simili, negri, di stessa origine, anche se con due concezioni della società diverse, picchiarsi per af­ fermare la propria superiorità e per ri­ cevere una quantità di dollari non in­ differente. Invece di una proposta di unità e di volontà comune di innalzar­ si, i giovani negri hanno avuto una lezione di divisione e di corsa al suc­ cesso e al denaro che già ha provocato le contraddizioni della società occiden­ tale. Viene spontaneo il riferimento ai gla­ diatori del Colosseo. Allora, gli schiavi lottavano fra di loro per sopravvivere e per rallegrare l’alta finanza ed il po-

polo romano; oggi, gli sfruttati combat­ tono tra di loro per vincere una « borsa », che innalzerà il loro livello socia­ le, e per divertire il popolo alienato. Inoltre possiamo considerare sport il pugilato? Mi pare manchi a questa disciplina una caratteristica fondamentale: quella ludica. Non credo vi possa essere molto divertimento nel riceversi e nel dare dei « cazzottoni », nel ferirsi vicen­ devolmente, nello sfigurarsi il viso. Sarebbe ora che ci chiedessimo che cosa rappresenta il pugilato. Non certo un gioco, bensì una lotta per la vitto­ ria a tutti i costi e una ricerca della violenza. Altro grosso difetto: oltre ad essere una disciplina individuale e non socializzante accentua la divisione tra i due atleti c richiede il disprezzo, se non l'odio, per l’avversario. Se vogliamo parlare di uno sport ser­ vizio sociale e momento di maturazione personale secondo una visione « uma­ na » e « cristiana » dell’uomo dobbiamo rifiutare questa disciplina. Forse è questo il motivo per cui so­ no pochi i giovani che oggi si avviano alla pratica di questo « sport », e ne dobbiamo essere veramente felici.

ALFREDO MORABITO

Sono sempre di più coloro che hanno smesso di credere nella « neutralità » di una regola, di una casistica, di un’etica sportiva. Alle spalle di ogni norma (e quindi anche di quelle sportive) c’è un modo di valutare la realtà, di considerare l’uomo, di intendere i rapporti umani. Quando nel 1891 Naismith ideò la pal­ lacanestro, non potè certamente fare a meno di riflettere in essa la sua conce­ zione dell’atleta e dell’uomo maturata in un college americano e quindi, in un ambiente di élite: era inevitabile che quell’insieme di tecniche, sancite da un regolamento, comprendesse la sua visio­ ne della realtà. E l’esempio calza per diverse altre di­ scipline: il calcio, il base-ball, il rugby... Oggi comincia a farsi strada l'idea che i vari « gesti sportivi » ed i vari comportamenti imposti dai regolamen­ ti siano il condensato ben preciso di un modo di vedere le cose. Anche i prota­ gonisti della scena sportiva, così come li vogliono i regolamenti, hanno alle spalle delle predeterminate ideologie: l'arbitro ad esempio, è colui che, stando al di sopra delle parti garantisce, con una « non-implicanza » un equo giudizio. Come dire che è la sola legge che, con la paura della punizione, può garantire l'ordine (non emerge l’« homo homini lupus »?) e che la giustizia è al di fuori (e al di sopra) dell’uomo. Ma gli esempi vengono a decine. Certo, alcune cose sono state modifi­ cate, ma nella maggior parte dei casi, i regolamenti sportivi continuano a trasmettere modi di essere, rapporti umani dell’altro secolo. Si pone urgente un problema: come educare attraverso 10 sport? Ove per educazione si inten­ de non quella formalizzata in alcuni momenti, ma quella permanente di ogni attimo della vita. Facendo vivere ai ragazzi della mia società sportiva i contenuti di quel re­ golamento, che cosa propongo? Non ri­ schio di trasmettere loro, seppure in­ consapevolmente, sia chiaro, disvalori derivanti da ideali razzisti (la selezione, 11 mito del più forte, lo sport per i più dotati), o di un fair-play decourbertiniano di passata memoria, o da una sfi­ ducia permanente nelle capacità umane di rapporto tra i singoli? Sono problemi grossi per clii possie­ de veramente una tensione educativa e non proponga lo sport per puro pas­ satempo (e lascio le altre motivazioni peggiorative...). E’ il discorso che commissioni tecni­ che e società hanno iniziato quest'an­ no (non senza difficoltà!), proponendo modifiche ai regolamenti di gioco, al­ meno là ove i medesimi intaccavano criteri valutativi (classifiche, ecc.). E’ il secondo scalino, dopo quello dei premi dello scorso anno, verso un di-

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IDEE E DIBATTITI

scorso nuovo e più umano sullo sport. Certo, il problema è grosso; soprat­ tutto « scomodo » perché getta dei gros­ si dubbi su una attività, quella sportiva, tradizionalmente considerata « al di so­ pra del bene c del male » e sempre e comunque educante. Il timore che ci deve cogliere però non è quello di affrontare il problema, ma è l’eventuale desiderio di insabbia­ re la testa, a mo' di struzzo, e di non vedere che, intorno a noi c'è un mondo che muta. Non si tratta di cambiare « per il gusto di cambiare » ma di porci seria-

mente dei quesiti su tutto ciò che stiamo facendo, avendo il coraggio, se de) caso, di non fare le cose in un certo modo solo perché « fanno tutti così ». Si prova la nostra capacità di educa­ tori e la nostra disponibilità a lasciare, forse, anche alcune convinzioni che fin qui hanno costituito per noi delle cer­ tezze. E’ in fondo, per chi crede, anche la ricchezza dell'essere cristiano: « Se imo è in Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove ». (II Cor. 5,17) ROBERTO GRANDIS

I decreti delegati rivoluzione fasulla Un gruppo di soci del C.S.I. Tarcento (Udine) esprimono le loro critiche sui decreti delegati della scuola, in relazione all'articolo da noi pubblicato sul n. 16 di Stadium del novembre scorso. Alla discussione sul tema hanno partecipato gli Allievi della squadra di calcio. Li ringraziatilo vivamente e li invitiamo a continuare.

Sul n. 16 di Stadium sono apparsi due articoli: « In vista della gestione sociale della scuola » e « La gestione so­ ciale della scuola coinvolge anche la re­ sponsabilità della nostra Associazione, come forza sociale, non come istitu­ zione ». Noi diamo per scontato che il CSI si interessi a questi problemi; ma, cre­ dendo in una effettiva possibilità di pluralismo all’interno della nostra asso­ ciazione non possiamo non porci in ma­ niera critica di fronte a quanto affer­ mato nei succitati articoli. Ci siamo incontrati due volte per trattare il problema specifico, dalla di­ scussione si sono delineate queste tre posizioni: 1) alcuni non conoscono bene cosa sia­ no i decreti delegati e pertanto non partecipano in maniera attiva alla discussione, riservandosi un ulterio­ re approfondimento; 2) altri, prima di giudicarli, ritengono opportuno vederli applicati, riscon­ trando in essi spazio per un lavoro costruttivo; 3) la maggioranza si è dichiarata deci­ samente contraria, motivando in vari punti la sua analisi. Di questa analisi riportiamo, sintetiz­ zati, i punti principali. Noi giudichiamo i decreti delegati se­

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prattutto dal punto di vista degli stu­ denti, in quanto come tali siamo diret­ tamente coinvolti, facendone un discor­ so politico che riguarda tutta la realtà e quindi anche noi del CSI impegnati in un autentico discorso culturale. Leggiamo su Stadium: « ...non può es­ sere giustificato Patteggiamento di non tener conto di ciò che rappresenta nella realtà italiana questa riforma proprio perché essa, in tempi più o meno lunghi a seconda delle zone e delle situazioni, non potrà non incidere direttamente e in modo considerevole sulla mentalità, sul costume — e dunque sulla cultura — italiana ». Proprio per questo abbiamo deciso di intervenire con questo articolo perché i decreti delegali, nella realtà italiana, hanno una collocazione ben precisa: so­ tto un violento attacco al movimento degli studenti in un atteggiamento di rivalsa nei confronti delle lotte studen­ tesche e dell'autonomia che gli studenti si sono conquistati dal 1968. La nostra critica si svolge su questi punti:

— Non è possibile accettare una « nuo­ va regolamentazione » della scuola in cui il potere decisionale viene filtrato at­ traverso una precisa burocrazia, che in ogni caso fa sempre capo al preside. — E’ fasullo parlare di cogestione quan­ do dall’alto si stabiliscono le modalità, nei termini più precisi, e non vengono assolutamente riconosciute le strutture di movimento degli studenti. — Ridicola addirittura pare la presenza di un genitore e di uno studente nel consiglio di disciplina quando questi non hanno possibilità di voto. — Arbitrario ci sembra il limite di età necessario per votare; (pare comunque che grazie alla spinta degli studenti si possa arrivare ai 14 anni). — Il ruolo dei genitori non potrà essere che quello di tutelare l’ordine e il buon andamento degli studi, in definitiva un’altra componente del potere. E’ evi­ dente poi che verranno eletti tra « certi » genitori, non certamente operai, conta­ dini, ma i soliti borghesi, che oltretutto sanno parlare bene. — Lo stesso è per i professori, che cer­ tamente dovranno rispondere a determi­ nati requisiti e fornire reali garanzie. — Divertente appare infine la regola­ mentazione dell’assemblea che, non po­ tendola abolire, si cerca di trasformare in momenti culturali, programmabili nel tempo come qualsiasi lezione, togliendo loro il carattere fondamentale di stru­ mento di lotta in cui i tempi e i mo­ menti di organizzazione possono dipen­ dere solo dalle iniziative autonome del movimento degli studenti. Noi pertanto non condividiamo l’at­ teggiamento favorevole di Stadium nei confronti dei decreti delegati; rispettia­ mo il tipo di impegno che propone Paolo Andreoli nel suo articolo perché lo riteniamo inserito in un contesto plu­ ralistico, di confronto, in cui ha spazio anche la nostra voce di dissenso: non vediamo certamente i decreti delegati come momento di quella rivoluzione culturale globale in cui il C.S.I. deve con decisione inserirsi.

UN GRUPPO DI SOCI DEL C.S.I. TARCENTO


ESPERIENZE

VISITA AL CENTRO DI FORMAZIONE ENAIP PER HANDICAPPATI

Fanno sport per crescere come tutti L’attività sportiva per ragazzi handicappati è stata fino a ieri intesa come uno strumento di svago fine a se stesso. Le esperienze nuove — come questa — che si stanno conducendo, aiutano a capire un più autentico valore dello sport come mezzo di formazione non solo per gli handicappati, ma per tutti.

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Arrivano ogni mattina dalla lo­ ro abitazione, isolatamente, o da­ gli istituti che li ospitano, in pull­ man; ne scendono barcollando goffamente, entrano nei locali do­ ve ha sede la scuola, aggrappano pialle lime colla legni pinze co­ lori, un vocìo stridulo, un urlare a singhiozzo, una mano storta, una gamba sbilenca, gomiti e di­ la che si arricciano e poi silenzio e concentrazione, per quello che è possibile; e di nuovo un anna­ spare e ancora lavoro con gli istruttori, che girano consigliano aiutano. Siamo al centro di formazione professionale Enaip (Ente nazio­ nale acli istruzione professiona­ le) per handicappati. Oltre qua­ ranta allievi, dai sedici ai trent’anni, colorano vivacemente il quartiere della Magliana a Roma, un quartiere ben noto per specu­ lazione edilizia, sovraffollamento, carenza di servizi, di cui già Stadium nel passato si è occupato parlando di sport in zone depres­ se. E di sport siamo venuti a par­ lare anche questa volta. L'àmbi­ to umano che veniamo a toccare, quello degli handicappati, è anco­ ra più depresso, se vogliamo, ma solo per come lo considera l’opi­ nione comune. In effetti, capire cos'è lo sport per queste persone, discutere con loro, vederli all’opera, significa rendersi conto dell'enorme valo­ re delle potenzialtià umane. E’ in queste potenzialità che gli opera­ tori della Magliana credono, per questo hanno voluto ad ogni co­ sto rompere il ghetto in cui l'opi­ nione comune rinchiude gli han­ dicappali, a cominciare dal pieti­ smo che travolge parenti amici conoscenti estranei. Invece lo

sport s’inserisce come altri mo­ menti nel discorso « rapporto con gli altri », integrazione, re­ sponsabilità, autonomia. Su questa linea i ragazzi della Magliana hanno una biblioteca aperta al quartiere, sono presen­ ti a una serie di attività di quar­ tiere, partecipano ai suoi proble­ mi, riempiono le pareti di gior­ nali murali e manifesti, si matu­ rano in un contatto continuo con l’esterno, al di la del comunita­ rismo troppo spesso vago e mi­ stificatorio. Fra le iniziative più recenti, quella delle comunitàmensa: non più il mangiare in­ sieme fra loro soltanto, poverini, a volersi bene fra loro, poverini, ma la pratica quotidiana con tutti, anche nei ristoranti. A grup-

pi, vanno nelle trattorie della zo­ na, pranzano a un tavolo norma­ le, mentre a quello accanto siedo­ no altre persone « normali ». L’altra iniziativa è la comunitàalloggio. Stanno cercando appar­ tamenti in cui vivere, a gruppi di cinque, insieme con un paio di educatori. Vanno in giro, si rendono con­ to di persona quanto è difficile il problema della casa. E poi, la gestiranno loro, gradualmente, la casa. Escono con l’istruttore e anche soli, quando non ci sono difficoltà, per capire che signifi­ ca comprare, vendere; serve que­ sto per la falegnameria: andia­ mo, compriamo. Serve quest'altro per la pelletteria: andiamo a ve­ dere quanto costa, dove si vende.

Nel centro ENAIP della Magliana lo sport si inserisce come altri momenti nel discorso dei rapporti con gli altri: integrazione, responsabilità, autonomia. F’- •

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ESPERIENZE

E poi, si stanno inserendo nelle scuole normali. Insomma un lun­ go lento processo di maturazio­ ne. Te li vedi intorno buoni bra­ vi petulanti, parlano quando non dovrebbero, dicono vaffa e altro. Gli esperti offrono una presenza qualificata e qualificante. Una co­ munità che cresce, che fa, o vuol fare tutto. E fa anche sport. Quest'estate il gruppo è stato a villeggiare a Rimini in un alber­ go normale, e li cacciarono fuori perché alcuni clienti, dopo un po’, non li vollero fra i piedi. Hanno fatto anche sport al mare. Adamo, un paraplegico, nuota­ va a modo suo, ma nella sua au­ tonomia, l'acqua era il suo ele­ mento naturale. E vanno in mon­ tagna, al campeggio. E fanno pal­ lacanestro, per quello che posso­ no. Gli altri normali, occasional­ mente, giocano con loro. Poi si stabilisce un contatto. Nella Magliana, dove c’è asso­ luta carenza di attrezzature spor­ tive (un campo e mezzo a paga­ mento) gli handicappati aiutaro­ no nei lavori del campo costruito da quelli del quartiere. Nel loro piccolo spazio fanno la pallaca­ nestro. Mi piace. Sono bravo, io. Io sono più bravo di te. Sei una schiappa. Tira. Passa. Il senso della squadra può aiutare a svi­ luppare il senso della collabora­ zione, dell’unione. Costruire un passaggio, due, può aiutare a sviluppare il senso della capacità organizzativa e creativa. « Soprattutto però » dice l’in­ segnante Mariuccia Odoni « loro hanno bisogno di capire il loro corpo ». Per questo hanno fatto dei cor­ si di studio del proprio corpo. Tutto il discorso psico-motorio, la spazialità. Hanno creato con cartoni parti del corpo umano, hanno cercato di capire che si­ gnifica un arto per il cervello e per il cuore e viceversa, che si­ gnifica muoverlo in un modo an­ ziché in un altro in relazione agli amici, a tutti. Chissà se Rocco ne parla con Antognoni e Roggi. Ma Rocco è bravo e forse ne par­ lerà. « Cerchiamo di fargli capire il senso del loro movimento » con­ tinua la Odoni « ciò li aiuta dal punto di vista psicologico, è un controllo che li abitua a ragiona­ re, ad acquistare autonomia, a crescere ». '■< Quest'anno abbiamo tentato di portarli in piscina a San Pao­ lo » dice il direttore del Centro,

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Alla Magliana, gli handicappati hanno aiutato nei lavori del campo costruito dagli abitanti del quartiere.

Enzo Foi, « ma costa; sette otto­ mila lire al mese a ragazzo. Non se ne fa niente. Abbiamo cerca­ to di portarli anche al Foro Ita­ lico, costa anche lì, e qualcosa in più per il trasporto. Alcune iniziative molto importanti sono ancora ferme per motivi finan­ ziari ». Sicché ti chiedi intorno: ma chi paga, chi sostiene queste attività. Comincia una sfilza di nomi: co­ mune, provincia, regione, mini­ stero, enti, qui e là, buongiorno e buonasera dovunque, il denaro arriva con ritardi, tra enormi dif­ ficoltà. Chiunque può dare un aiuto, ma la burocrazia uccide tutto. La formazione professiona­ le dipende dalla regione e la re­ gione sovvenziona l’ente, in que­ sto caso l’Enaip. Alla regione La­ zio, responsabile del settore è il dottor Antonio Muratore, asses­ sore alla pubblica istruzione, al­ l'assistenza scolastica e formazio­ ne professionale. « E’ vero, ci sono ritardi note­ voli, ma purtroppo il discorso non riguarda solo noi » dice. « E’ un problema di efficienza, di funzio­ namento o meno di un piano or­ ganico generale. E' il debole del nostro paese e mi dispiace molto che a subirne le conseguenze deb­ bano essere anche gli handicappati della Magliana. Li conosco bene e so come lavorano. La scor­ sa estate abbiamo sovvenzionato noi la villeggiatura a Rimini, era­ vamo perfettamente consapevoli che, finita la scuola, sarebbe sta­ to un controsenso fermare il la­ voro insieme, di crescita comune».

«■ E’ stato, quello di Rimini un fatto provocatorio, ne parlarono tutti ». « Benissimo » continua l’asses­ sore « questi fatti servono a muo­ vere l'opinione pubblica. Se ne parlò, voi ne parlate, specificamente allo sport, ma sono pro­ blemi collegati. Dobbiamo creare una sensibilizzazione al proble­ ma, una cultura rinnovata ». Il discorso continua sugli enti locali, sui quartieri, sulla necessit del discorso sportivo e di at­ trezzature, sulla gestione dello sport. Il denaro intanto è un’angoscia. I ragazzi, al centro, ti vengono sempre appresso: « I soldi della gita », gridano, strascicano, singultano. « Li vogliamo per vener­ dì, capito? ». Ma i venerdì che tornano ogni settimana pare non portino sem­ pre bene, si sono diradati. La bu­ rocrazia, forse, nacque di venerdì. Un pallone, due canestri appe­ si sono qualcosa per chi se li è conquistati, ma delle piscine che sarebbero utilissime per gli han­ dicappati, neanche l’ombra. I ra­ gazzi aspettano ancora tanto per crescere. Lo sport che ha fatto i Mazzola e i Rivera può anche fa­ re delle persone normali. I nuovi Rivera continuano a tagliarci fuori, col pallone. Ma, almeno, un po’ di sport, ridiamolo a questi ragazzi; li pompa, li unisce, li fa sentire come noi. Così, pur non essendo tutto, comincia a diven­ tare la « cosa-di-tutti » che è an­ che loro. GIUSEPPE LIZZA

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ESPERIENZE

PENSANDO ALLA 3" FESTA DELLA NEVE Pubblichiamo due interventi sull’attività sciistica e in particolare sulla prossima manifestazione nazionale che si svolgerà in Val d'Ossola dal 16 al‘19 marzo.

Una domenica pomeriggio, col televisore che trasmette in diret­ ta l’incontro INNOCENTI-FORST ed in differita lo slalom speciale di Wengen, non è proprio il mo­ mento ideale per scrivere qualco­ sa sulla 3“ Festa Nazionale della Neve. Come minimo ci sarebbe da domandarsi se in fondo in fondo non abbiano ragione quelli che dicono che il C.S.I. sta correndo dietro a mète utopistiche di uno « sport per tutti ». Non si può restare indifferen­ ti davanti a certi spettacoli spor­ tivi, e tanto più noi, che vorrem­ mo vedere non il Paialido di Mi­ lano straboccante di tifosi (e, fortunamente, il buon gusto del re­ gista ha evitato di inquadrare le « folle » da vicino) ma al contra­ rio straboccante di gente che giuoca a pallacanestro; noi, che daremmo chissà che cosa per ave­ re 45/50 spettatori ogni 70.000 sciatori e non come è successo a Wengen, e come succede ogni qualvolta che il « Circo bianco » (chissà poi chi gli ha trovato que­ sto nome, ma certo è, che gli sta proprio bene!) si esibisce, 70.000 spettatori per 45 sciatori. A noi, dicevo, non resta che la soddisfazione, in siffatte situazio­ ni, che forse tra tutta quella gen­ te qualcuno si ricreda e ammetta, che in fin dei conti, anche il C.S.I. ha ragione a predicare il suo mo­ do nuovo di fare lo sport, attac­ cando, soprattutto, e senza mezzi termini l'esasperazione dell’ago­ nismo. Certo anche noi abbiamo le nostre belle gare, ma, senza to­ gliere nulla alla tecnica, cerchia­ mo di renderle più attuali, più sociali, più un incontro di espe­ rienze umane diverse, che non uno scontro tra i mezzi e le tec­ niche più diverse e più perfezio­ nate. Ed è appunto per questo

che dagli ultimi Campionati Ita­ liani di Sci del CSI, svoltisi a Cerreto Laghi, fino ad arrivare al­ la 3' Festa della Neve, che si svol­ gerà quest’anno a S. Maria Mag­ giore (No) dal 16 al 19 marzo, i no­ stri sforzi sono stati indirizzati verso l’effettuazione di un incon­ tro di verifica e di confronto tra le varie forze componenti e ma-

novranti il nostro spirito spor­ tivo, più che ad uno sterile con­ fronto agonistico. Dalle date si noterà come que­ st’anno gli atleti partecipanti al­ la Festa avranno a loro disposi­ zione un giorno in più per poter verificare e confrontare le loro idee. Tutto questo è stato fatto proprio perché si era convenuto che, nonostante tutti i cambia­ menti apportati ed i successi ot­ tenuti nelle scorse edizioni, la Fe­ sta, si era dimostrata non com­ pletamente sufficiente, proprio perché troppo brevi si erano di­ mostrati i « momenti associativi ». Ora, certi della riuscita della 3” edizione della Festa Nazionale della Neve, visti anche i presup­ posti messi in atto dall'attività che man mano registriamo dai nostri Consigli, non ci resta che augurare a tutti buon lavoro e lasciarsi con un arrivederci a S. Maria Maggiore, ma non sen­ za, prima, aver ricordato ai vari Consigli che, nei limiti del... pos­ sibile, la partecipazione alla Fe­ sta deve essere allargata a tutti, bravi e meno bravi, ma sempre e solo sotto il principio di « uno sport vero, umano, sociale e per tutti ».

GIANCARLO DI LUZIO

La località che ospiterà il momento nazionale e il programma della manifestazione Dopo la prima prova nell’austera Timau di Paluzza e la seconda nella bella conca di Cerreto Laghi, si chiude il triangolo con la terza manifestazione nazionale in Val d’Ossola e precisamen­ te il 17 e 18 febbraio in Valle Vigezzo « La Valle dei pittori », un angolo ca­ ratteristico di pinete e di monti duris­ simi che segnano il confine con la vi-

cina Svizzera e a tratti s'affacciano sul Lago Maggiore dopo aver cintato il parco Nazionale della Val Grande. E’ una valle particolarmente ospita­ le ricca di iniziative a favore dei giovani fra le quali naturalmente primeggia lo sci; è una valle che per la sua naturale bellezza offre lo spunto creativo a mol­ ti artisti e primi fra questi i pittori da

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ESPERIENZE

cui deriva il vezzeggiativo omonimo. 1.3 « capitale » Santa Maria Maggiore, sede della Azienda Autonoma di Sog­ giorno e Turismo particolarmente sen­ sibile ai problemi e alle aspirazioni dei giovani, sarà il punto d’incontro della Festa Nazionale della Neve; sarà infatti un vero incontro di amici che desiderano trascorrere insieme due giorni comple­ ti di sport e di associazionismo. Ecco lo spirito che vogliamo dare al­ la festa: creare nella giusta attività sportiva i momenti associativi che sono alia base del vivere il C.S.I. Occorrono quindi delle attività parti­ colari per questi momenti associativi, quali? 1. Far conoscere e lavorare i ragazzi insieme. 2. Occupare spazio e tempo diverten­ dosi nell’affiatamento. 3. Preparare insieme il momento con­ clusivo e riassuntivo della program­ mazione dei risultati. Il Comitato di Novara, quello Zonale della Val d’Ossola e l’Azienda Autono­ ma di Soggiorno e Turismo vogliono proporre in anteprima una bozza di calendario e di programma. Eccone i punti salienti:

LUNEDI' 17 FEBBRAIO - dalle ore 17 alle ore 19 L’attività si svolge in ogni albergo a gruppi di più o meno 20 ragazzi e ra­ gazze sotto la guida di un animatore. L’animatore presenta brevemente lo scopo della « riunione » e cosa si do­ vrebbe fare, ad esempio: 1. Giochi di riscaldamento divertenti (servono per sgelare l'ambiente). 2. Si propone il « gioco degli esperti ». Verrà cioè presentato ai ragazzi uno schema già preparato da interpre­ tare in maniera semi-seria in cinque parti corrispondenti ad altrettante abilità di ragazzi o di gruppi di ra­ gazzi quali: speaker - cantante - mi­ mo o attore - scrittore - scenografo o costumista. Gli schemi saranno cinque: a) La vita di una Società sportiva b) Quadretti familiari c) Quadretti scolastici d) Una partita di calcio allo stadio e) Un romanzetto giallo-rosa su alcuni personaggi presenti alla Festa dei quali si consegnerà biografia ai pre­ senti. Alla fine si prova il tutto, che dovreb­ be durare al massimo 10 minuti e a conclusione si prepara il canto « Viva la gente » ed una canzone tipica regionaie.

— dalle 20 alle 21 o giù di li Spettacolo a quiz dal titolo « Storia di due poveri atleti » con la partecipa­ zione del noto mago Dino Campioni. Si tratta di una specie di spettacolo di cabarè in due tempi di 20 minuti l'uno, studiato in modo che gli atleti vi sco­ prano la propria storia secondo i cri-

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Veduta di S. Maria Maggiore (Novara), sede della terza « Festa della neve ».

teri dello sport ufficiale e quelli dello sport nuovo. Nell’intervallo e alla fine, sarà di­ stribuito un questionario quiz che con­ terrà domande su cose dette o cantate durante lo spettacolo particolarmente significative e alle quali i ragazzi o i gruppi di ragazzi dovranno rispondere. Lo spettacolo si chiuderà con una canzone-augurio fatta di «collage» di canzoni regionali. MARTEDÌ’ 18 FEBBRAIO alle ore 18

dalle 16

Alcuni gruppi di atleti presentano gli schemi preparati al lunedì pomeriggio, intervallati dalla proclamazione dei ri­ sultati e dalla consegna delle medaglie o simili. Alla fine, proclamazione dei vincitori

dei quiz dello spettacolo e canti regionali.

— dalle ore 21 in poi.... 1. Messa (breve) al campo (Vigilia di S. Giuseppe). 2. Spettacolo finale a cura dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. 3. Consegna dei premi di rappresentan­ za ai Comitati. 4. Saluti ufficiali INFINE

Al ritorno in albergo, ai Capi Comi­ tiva di ogni Comitato verrà consegnata una busta con indirizzo e francobollo contenente il questionario finale sulla festa, da compilare durante il viaggio di ritorno e quindi da siglare e spedire al Comitato di Novara.

Nuova società di atletica a JESI - L’interessamento del Comitato Circoscrizionale del C.S.I. di Jesi e di altri appassionati e l’aiuto finanziario della Ditta M.A.I.P. di Jesi hanno por­ tato alla costituzione di una società di atletica leggera denominata « G.S. Pieralisi Atletica Jesi ». Da troppo tempo si sentiva l’esigenza di una società che si dedicasse intera­ mente a questa disciplina e la serietà, la buona volontà e l'organizzazione della società non rimane impassibile davanti a tutte le difficoltà ed ai vari problemi. 11 fine che il G.S. Pieralisi si è ri­ proposto è quello di fare in modo che ogni ragazzo dotato o meno di fisico da « atleta » possa partecipare realmente alla vita della società che deve inserirlo

meglio nel mondo dello sport e in quel­ lo di tutti i giorni. Per ottenere questo, la società ha messo a disposizione del ragazzo, gra­ tuitamente, oltre che l’equipaggiamento sportivo, anche un preparatore atletico per la parte tecnica, un medico ed un direttore tecnico. Numerosi sono già i ragazzi e le ragazze che con passione ed assiduità hanno iniziato gli allena­ menti divisi per categorie (Giovanissi­ mi, Allievi, Juniores) per partecipare poi ai campionati della FI DAL e del C.S.I. Inoltre sono stati già program­ mati dei corsi di preparazione allo sport, anch'essi completamente gratuiti, per i bambini dai 6-8 anni.


ESPERIENZE

La politica dei centri di formazione a Torino TORINO — Nell’anno 1969/70 veniva­ no creati nella cintura di Torino ed in provincia i primi centri di formazione sportiva voluti dal consiglio provincia­ le del CSI. Da allora l’attività si è tal­ mente ampliata che agli inizi della sta­ gione 74/75 il settore centri di forma­ zione poteva contare circa 2.200 allievi tra i 6 e i 14 anni di età per quanto riguarda la pratica del minibasket, del minivolley e dell’atletica e di circa 500 giovanissimi per la pratica del nuoto (nella sola città di Torino). Lungi dal considerare queste cifre co­ me un successo appagante, il CSI tori­ nese ne ha tratto solo lo spunto per moltiplicare il suo impegno nel portare avanti il discorso dentro e fuori l’Associazione, alla ricerca di una sempre più capillare realizzazione dei Centri. L'intervento del consigilo provinciale si è finora concretizzato in due tipi di iniziative: i centri organizzati in colla­ borazione con società sportive ma gesti­ ti dal consiglio stesso, che provvede a fornire il materiale tecnico necessario, il materiale didattico, gli insegnanti ed eventuali corsi di aggiornamento per questi ultimi; i centri organizzati in collaborazione con Amministrazioni pub­ bliche, il cui intervento può essere mol­ to diverso secondo le necessità dei vari luoghi in cui si realizzano queste ini­ ziative. Questo secondo tipo di centri ha il merito, inoltre, di concretizzare un dia­ logo tra CSI ed enti locali, dialogo che può portare assai lontano, almeno alla luce di quanto accaduto nella città di Torino. Un paio di anni fa nel capoluogo per iniziativa degli enti democratici di pro­ paganda (CSI, UISP Libertas, AICS) il Comune, tramite l’Assessorato allo sport, aveva proposto di svolgere un'attività di centri di addestramento, tutti assie­ me, per i ragazzi della scuola dell’ob­ bligo; obiettivo: impegnare tra attività di palestra e attività di piscina da 15.000 a 20.000 bambini. Originariamente la ve­ ste doveva essere questa, « il Comune indice e gli enti organizzano », poi in­ vece il Comune, per questioni sue in­ terne, preferì la formula « gli enti orga­ nizzano in collaborazione con il Comu­ ne ». Comunque sia, per organizzare i corsi e superare le inevitabili divergen­ ze si arrivò alla costituzione di una commissione degli enti di propaganda, di cui facevano parte anche il Comune ed il Provveditorato agli Studi. La collaborazione così avviata tra en­ ti di promozione sportiva e Comune in materia di centri sfociava poi, a distan­ za di qualche mese, nell’organizzazione di un centro comunale di formazione sportiva, istituito con apposita delibera

della Giunta comunale che riportiamo qui di seguito. « L’Amministrazione comunale di To­ rino, per iniziativa dell’Assessorato allo Sport promuove l'organizzazione del centro comunale di formazione sportiva per ragazzi di ambo i sessi in età della scuola dell’obbligo. « Questa iniziativa vuole caratterizza­ re l’impegno del Comune di Torino in un settore, quale quello delle attività ludico-motorie e prc-sportive per i ra­ gazzi dai 6 ai 14 anni, intese queste co­ me momento di intervento preventivo per la salute e lo sviluppo fisico armo­ nico delle giovani generazioni, come at­ tività complementare a quelle scolasti­ che per un utile impiego del tempo li­

bero e per una crescita culturale dei ragazzi. « Il ” centro ” vuole essere una nuova condizione che contribuisca a creare i presupposti per una pratica sportiva formativo-ricreativa, educativa, agonistico-non selettiva. « L'iniziativa inoltre caratterizza l’im­ pegno dell’Amministrazione comunale per affermare lo sport come servizio sociale ed accogliere una crescente do­ manda che in questo campo le famiglie vanno ponendo con sempre maggiore e consapevole insistenza. « Per realizzare questo obiettivo, l'Assessorato allo sport del Comune di To­ rino, avvalendosi della collaborazione del Provveditorato agli Studi e dell’im­ pegno degli Enti di promozione sporti­ va (ACSI, AICS, CSI, Libertas, PGS, UISP) promuove l’organizzazione del "Centro comunale di formazione spor tiva ” per l’anno scolastico 1974/75 e se­ guenti. « L'attività che interesserà 20.000 ra­ gazzi si svolgerà presso le piscine comu­ nali e le palestre comunali e scolasti­ che, che dovranno essere adeguatamen­ te attrezzate ».

Drammatica situazione dello sport avellinese AVELLINO - La città di Avellino, o meglio la Provincia intera di Avellino, è salita recentemente alla ribaltà nella cronaca nazionale per via di certe scel­ te e decisioni industriali che dovrebbe­ ro favorire quello sviluppo economico che la realtà in questione non ha mai conosciuto, né in un passato lontano né in quello recente. Chi volesse, infatti, addentrarsi con maggiore forza penetrativa nelle cose di questa Provincia si renderebbe im­ mediatamente conto dell’enorme arre­ tratezza che la differenzia rispetto all’in­ tero (o quasi) territorio nazionale e si renderebbe immediatamente conto di co­ me corrisponda alla più cruda verità quell’indice riferito al reddito pro-capite che sino a ieri è stato l’unico mo­ tivo per cui l’Irpinia è apparsa sulle prime pagine nazionali. Una cruda realtà questa, che espri­ me in modo catastrofico i suoi riflessi in quel settore che da tempo reclama le nostre attenzioni: la pratica sportiva. Ma non quella professionistica, natu­ ralmente, bensì quella dilettantistica che oggi si identifica esclusivamente (vor­ remmo usare il "quasi" ma crediamo si tratti di precisazione inutile) nell'at­ tività promossa dal Centro Sportivo Ita­ liano fortunatamente presente (ma con sempre molta tristezza dovuta ai suoi limitati mezzi e capacità) nell’intero territorio. Ed è per questo che ci corre

subito l'onere di precisare che parlando della sola città capoluogo il discorso inevitabilmente verrebbe amplificato al­ l’intera Provincia ove se ne volessero estendere i limiti perimetrici. Cosa dunque offre Avellino a favore dello Sport (giusta la maiuscola)?. Qua­ li le strutture a disposizione delle tan­ te Società che pure tanto spendono (con qualunque moneta, da quella del sacri­ ficio personale e fisico a quella quo­ tata sul mercato dei cambi...) e che giammai riescono a recitare un ruolo adeguato proprio per la ambiguità che regna nel momento in cui viene stesa la detta domanda? A queste due prime domande è pos­ sibile rispondere in modo decisamente negativo senza alcun’ombra di timore. Ad Avellino il discorso sulle strutture sportive è molto facile da elencare com­ piutamente: uno Stadio Camunale, un campetto di calcio adiacente lo stesso c che viene costantemente utilizzato dalla Società locale (Unione Sportiva Avellino), un Polisportivo di Atletica Leggera (sulla carta l’unica e sola strut­ tura a disposizione dello sport dilet­ tantistico), un campo per il tennis (a circolo chiuso, ovvero a pagamento e riservato esclusivamente ai soci), pochi rettangoli per le "bocce”, ma anche questi affatto comunali, ma semplici strutture dal sapore "casalingo” che adoperano i singoli proprietari.

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ESPERIENZE

Dopo di che 4 palestre private con una piscina privata, ad un circolo com­ pleto di due campi da tennis, un mi­ ni-ippodromo. un mini-prato per il golf: anche questo circolo è naturalmente ge­ stito a fini di lucro. Ovvio, quindi, la chiusura del discorso per questo di­ re. Concludendo: 6 corsie per l'atletica leggera, 2 pedane per il salto ed il lan­ cio, 1 per l'asta. Poi buio assoluto. Questo è quello che offre una città di oltre 60.000 abitanti ai suoi sportivi puri! Di fronte a questa realtà vediamo co­ me si muove FAmministrazione. A vo­ ler dare retta al bilancio di previsione presentato a suo tempo, relativo all’an­ no che volge al termine, dovremmo ancora dire e qualificare "fortunati” questi cittadini avellinesi perché potran­ no in un breve volgere contare su 950.000.000 (milioni di lire, leggete bene) frutto delle previsioni proposte dalla Giunta per la "costruzione, ampliamen­ to, completamento di campi, attrezza­ ture ed impianti sportivi e di palestre ginnastiche”. Nella relazione a ino' di introduzione a queste cifre si leggeva tra l'altro: "Per il finanziamento della spesa complessiva di lire 600 milioni (necessari per la costruzione di una pa­ lestra polisportiva e di un complesso natatorio, n.d.r.), l'istituto di Credito Sportivo, con nota del 29-11-73, ha già dato l'adesione di massima per la con­ cessione del relativo mutuo”. Ebbene ad un anno di distanza nulla ancora vien dato di sapere, eccezion fatta per delle annotazioni stese dai

cronisti locali nel corso di una riunione tenuta vari mesi or sono in cui venne presentato il progetto per la realizza­ zione di un intero palazzetto dello sport. Salvo dette annotazioni (le quali evi­ denziarono soprattutto un ritorno del­ la ideologia utopica sulle orme del fu Tommaso Moro, necesaria quando si parla con eccessivo entusiasmo di certi progetti in certe situazioni e sul con­ forto di certe realtà), dicevamo, il buio regna incontrastato. A pagare le spese naturalmente sono un po' tutti, ma in primo luogo gli ad­ detti ai lavori (leggi sportivi nel vero senso della parola). Benedetti questi ra­ gazzi che debbono prestare alla città

la propria soddisfazione in caso di vit­ torie, mentre, dall'altra parte, in occa­ sione di sconfitta, non possono nemme­ no accennare ad una timida forma di protesta in quanto già sanno la... pro­ duttività della stessa (ovvero azione in­ concludente). E Avellino sogna, aspettando finan­ ziamenti, mutui, vittoria e palestre. E’ un sogno (vorremmo tanto sbagliare) destinato ad ospitare ancora per molto tempo il vagheggiare della fantasia di tutti gli avellinesi c di tutto coloro che credono di essere considerati meno su­ perficialmente dalle nostre Autorità. GIUSEPPE TALENTO

Tutti in bici con il CSI Verona VERONA - « In bici col CSI » è lo slogan creato nella stagione ciclistica 1974 dal comitato provinciale c che rap­ presenta tutto un programma d’attività c, al tempo stesso, una vera alternativa all’ormai logoro e poco attraente cicli­ smo dei giovanissimi. Dopo un’intera stagione di ripensa­ mento e di studio, l’iniziativa è nata

nel proposito di dare un nuovo indiriz­ zo al ciclismo del CSI, senza peraltro ricalcare gli schemi dell’attività della Federazione ciclistica, allargando nella maniera più capillare la base, fornendo ai giovanissimi un’atmosfera serena ed invitante in cui la passione per il cicli­ smo possa conservarsi inalterata. Per raggiungere tali obicttivi, sono

CORSO ANIMATORI DI PALLAMANO Il vivo interesse che la pallamano sta ottenendo da parte dei giovani sportivi, i quali si stanno sempre più avvicinando a questo simpatico ed av­ vincente giuoco, hanno indotto la D.T.N. ad organizzare, in collaborazio­ ne con la Commissione Nazionale Al­ lenatori della FIGH-pallamano, un Cor­ so per Animatori-Istruttori che si è svolto a Formia presso la S.N.A.L. nei giorni dal 2 al 6 gennaio scorso. Lo spirito con cui i partecipanti han­ no affrontato l'impatto con questo sport di cui conoscevamo, per la mag­ gior parte, soltanto il nome, ha fatto si che l’interesse maturasse gradatamente. Certamente, come è stato anche sot­ tolineato dal Presidente Notario, pre­ sente a Formia alla chiusura del Cor­ so, unitamente al Segretario Generale della Federazione, Giuseppe Gentile, è impensabile che in così breve tempo i partecipanti potessero recepire com­ pletamente le massime teorie tecniche e pratiche della pallamano, « l'impor­ tante — ha chiarito il Prof. Notario — è che ciascuno di voi, tornando nel-

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l'àmbito della propria realtà locale, si senta veicolo d’informazione, vivamen­ te interessato a propagandare, soprat­ tutto fra i giovani, questo sport, nuo­ vo per l'Italia, anche se, comprensi­ bilmente con qualche sacrificio inizia­ le ». Le lezioni tecniche sono state te­ nute dal Maestro dello Sport Troilo e dal Prof. Vittorio Zanetti. Tornando sull’argomento riguardante la divulgazione dell'handball nell'àmbito associativo, poiché questo sport è ritenuto oltremodo valido sia sotto il profilo tecnico-organizzativo che per quanto riguarda lo sviluppo fisico-armonico dei giovani, « STAD1UM », rifacendosi ai precedenti ser­ vizi tecnico-illustrativi effettuati, invi­ ta quanti siano interessati ad inserire la pallamano tra i programmi sportivi ed educativi dei nostri giovani atleti, ad esaminare i programmi suggeriti su « CSI-FLASH » speciale n. 11-12 ed a mettersi in diretto contatto con la CTN Handball presso la Presidenza nazionale. Allo scopo di facilitare il contatto fra le Società interessate ed i nuovi

Animatori-Istruttori regionali riportia­ mo, qui di seguito, l’elenco dei parte­ cipanti ed il Consiglio di provenienza: Calabria: laconetti Franco, Cosenza; Aretano Federico, Spezzano Sila (Cs). Emilia: Bcdogni Paolo, Reggio Emi­ lia; Lacchi Enrico, Modena. Friuli V. Giulia: Liani Corrado, Udine. Lazio: Crescenzi Sergio, Fresinone. Lombardia: Lombardi Eugenio, Con­ siglio regionale; Nicoli Piergiacomo, Bergamo; Hoffer Gustavo, Lecco; Mau­ ri Elio, Lecco; Della Valle Graziano, Pavia. Marche: Mosca Claudio, Fermo; Cochetti Lilio. Fermo. Molise: Secchione Nicolino. Monte­ nero di Bisaccia. Puglia: Jacobellis Vito, Noicattaro (Conversano). Sardegna: Spiga Carlo, Oristano. Sicilia: Lo Gcrfo Franco, Palermo. Veneto: Piotto Rino, Padova. MAURIZIO MAURO


ESPERIENZE

1 10 A. IREZIDNE GARA | 5 1

Un Lgruppo . . di giovanissimi che hanno partecipato ---> « jn bid coi CSI Verona». alla manifestazione state introdotte quelle novità capaci di rendere questo sport accessibile a tutti, senza imporre gravi sacrifici economici alle famiglie. Quello del costo troppo elevato, infatti, è stato ritenuto dai di­ rigenti del CSI Verona la causa prima­ ria deH’allontanamento di tanti giovani da questo sport. E’ il caso, ad esempio, del costo irragionevole delle specialis­ sime bici da corsa che i giovanissimi tesserati alla FCI (almeno i più for­ tunati anche se non sempre i più me­ ritevoli) sono costretti ad acquistare per poter tenere testa agli avversari che hanno la bici del valore di 2/300 mila lire. Altro grave handicap per l’incremento del ciclismo giovanile, sempre secondo il CSI Verona, l’esasperato ed alla fine umiliante agonismo cui erano sottoposti i ragazzini, impegnati in vere gare ad alto livello, in cui i vincitori erano sem­ pre gli stessi, quelli fisicamente più maturi o quelli che disponevano di una specialissima bici « a peso d’oro ». Con il risultato che gli altri, quelli regolar­ mente battutti (ma non necessariamen­ te meno appassionati di ciclismo) fini­ vano con il sentirsi emarginati e a vol­ te umiliati, abbandonando l’attività. Dallo studio di queste circostanze è nata l’alternativa « In bici col CSI », formula basata su questi princìpi: par­ tecipazione aperta a tutti i ragazzi e le ragazze con le normali biciclette in uso tutti i giorni; percorsi brevi tipo gimkana, con l'interposizione di ostacoli allo scopo di frenare la foga agonistica dei partecipanti ed abituarli alla com­ petizione ragionata; eliminazione delle partenze di gruppo, che rappresentano sempre un pericolo anche nelle gare tra i più esperti; classifica sul tempo impiegato, maggiorato delle penalizza­ zioni subite per l’inesattezze comipute sul percorso; a conclusione delle mani­ festazioni premiazioni per tutti i par­ tecipanti con una simbolica medaglia ed alcune magliette appositamente con­

fezionate (in cotone, color turchese, re­ canti la scritta « In bici col CSI Ve­ rona »). A maggior chiarimento delle condizio­ ni paritarie in cui vengono a trovarsi tutti i partecipanti, aggiungiamo che più che di gare si tratta di prove a cronometro molto elementari. I bam­ bini compiono il percorso in uno-due minuti, competendo (o meglio giocando) in condizioni di parità, anche se mon­ tano biciclette di tipo e rapporti di­ versi, perché non possono raggiungere elevate velocità. Quanto ai pericoli, al massimo una caduta, peraltro attutita dal casco obbligatorio. La nuova formula sembra aver in­ contrato un buon successo. Nelle sei gare organizzate (due dall’US Cadore, due dalla Poi. CSI Verona, una dalla Poi. Valpolicella ed una dalla commis­ sione comunale Giochi della Gioventù di Sommacampagna) circa duecento so­ no stati i ragazzini che hanno staccato la regolare tessera per l'attività cicli­ stica, tutti alla prima esperienza, se si eccettua qualcuno che aveva già preso parte a gare FCI. S. F.

Decennale dell'olimpia di Martina Franca MARTINA FRANCA - Atleti e dirigen­ ti della società sportiva "Olimpia” si sono riuniti nella Sala della Biblioteca Comunale per festeggiare tutti insieme il primo decennio di attività del soda­ lizio. Al 1963, infatti, risale la fondazione dell'olimpia, voluta allo scopo di offrire ai giovani di Martina Franca la possi­ bilità di cimentarsi nello sport secondo i canoni del Centro Sportivo Italiano. A quelle ormai lontane origini si è rifatto nella sua relazione il presidente della società, prof. Fasano, per ricor­ dare come sin da allora l’azione dell’ Olimpia sia stata diretta a realizzare uno sport dal volto educativo, che po­ tesse servire ad abbattere tutte le bar­ riere e le discriminazioni sociali. Il prof. Fasano ha ricordato quindi l’opera solerte degli Amministratori del­ la cosa pubblica martinese, che hanno sempre risposto con entusiasmo alle istanze dei giovani recependo il discorso dello sport di massa con una politica che certamente darà i suoi frutti spe­ rati in un futuro assai prossimo. Il presidente dell’olimpia ha anche messo nella sua giusta luce l’opera meritoria del presidente del C.S.I. Ionico, Aleman­ no. Poiché Martina, con le sue numerose società sportive, ha chiesto una mag­ giore spinta promozionale di tutta l’at­ tività secondo le sue effettive esigenze, in modo che le stesse società non si sottraggano al compito di essere cor­ responsabili dell’attività stessa da gesti­ re insieme, il cav. Alemanno ha voluto

che la gestione dell’attività calcistica fosse affidata alle società in via speri­ mentale: di questa "operazione fidu­ cia”, che sta ottenendo lusinghieri ri­ sultati i giovani martinesi si stanno di­ mostrando abbastanza degni nel rispet­ to delle norme sportive e di quei prin­ cìpi educativi che lo sport contiene. Ha preso quindi la parola il dott. Gaudio, presidente del C.S.I. di Puglia, per complimentarsi col prof. Fasano del traguardo di maturità raggiunto dal­ la sua Società Sportiva, facendo voti che la stessa possa iniziare con migliori fortune il suo secondo decennio di vita. Si è proceduto quindi alla premiazio­ ne di una serie di attività organizzate dal S.S. Olimpia, dall’estate ad oggi: i premi sono stati offerti daH'Amministrazione Comunale c dal Sindaco di Martina prof. Franco Punzi, dalla Pre­ sidenza del locale Circolo A.C.L.I., dalla Camera di Commercio di Taranto, dalla Presidenza Regionale del CSI, dal Cor­ riere dello Sport, dall'Agenzia di Assi­ curazioni "Lavoro & Sicurtà”. Il "Tro­ feo Decennale Olimpia” è stato offerto dall’Azicnda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Martina Franca. La Presi­ denza della Società organizzatrice ha offerto infine un medaglione ricordo ai giovani Giacinto Gianfiglio e Giovanni Trono per la solerte attività da essi svolta in seno alla Commissione Tec­ nica Gioco Calcio.

ANGELO FASANO

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ESPERIENZE

SCAMPAGNATA A MESSINA MESSINA - Sulla scia del successo ottenuto lo scorso anno, il Consiglio Provinciale del Centro Sportivo di Mes­ sina ha riproposto la « Scampagnata », marcia ecologica non competitiva, per la quale iniziativa si è valso della col­ laborazione di Enti-Autorità e Ditte cit­ tadine. L’edizione di quest’anno ha voluto ampliare le proprie finalità prefiggen­ dosi di sensibilizzare sui problemi della difesa dell’ambiente, indurre al rispetto e alla conservazione delle strutture ar­ tistiche e approfondire la conoscenza dei luoghi e delle tradizioni popolari. Quindi il percorso ha visto toccare i più importanti monumenti della città c i più bei luoghi dei vicini monti Peloritani, nel cuore dei quali era previsto il punto d’arrivo dei circa cinquecento par­ tecipanti a la conclusione della prima parte della manifestazione. Particolarmente gradita e notata da tutti è stata la massiccia partecipazio­ ne di gruppi di militari dell’esercito e della marina di stanza a Messina, men­ tre utilissimo, ai fini della migliore riu­ scita della manifestazione, è stato rap­ porto dato al comitato organizzativo dai radiotelegrafisti del gruppo « Brigata Aosta », che hanno permesso, con i loro collegamenti, di seguire costantemente lo svolgersi della marcia in tutta la lun­ ghezza del percorso. 11 comitato organizzatore non è per­ altro venuto meno alle finalità dell’as­ sociazione, mettendo in giusto rilievo l'aspetto umano, sociale e religioso del­ la manifestazione, mediante attività col­ laterali che hanno contribuito a lascia-

re un ricordo positivo della iniziativa. Nella seconda parte della manifestazio­ ne, infatti, sono stati proposti giochi, come: il tiro alla fune, la pentolaccia e la corsa coi sacchi che, forse per la loro vetustà, per la mancanza di spazio li­ bero o per la mancanza di comunicati­ vità dell’uomo d’oggi, sono in decaden­ za. Per le attività culturali previste nel quadro della « Scampagnata '74 », nu­ merosi artisti si sono impegnati nei due concorsi — di pittura estemporanea e di fotografia — riprendendo ed elabo­ rando nelle loro opere i temi suggeriti dagli organizzatori, temi tendenti so­ prattutto a stimolare il contatto tra 1’ artista e la natura, con tutti i suoi com­ plessi problemi. Le opere presentate sono poi rimaste esposte al giudizio del pubblico nei locali della Camera di Commercio di Messina, dove si è svolta la cerimonia di premiazione degli arti-

Sopra: « Via dal cemento, incontro al verde » (foto di Paolo Mazza). Sotto: « Ottimismo in marcia » (foto di Annamaria Crisafulli ).

sti partecipanti, alla presenza di nume­ rose personalità. Le commissioni giudi­ catrici, dopo un lavoro di « confronto » molto arduo per il livello artistico e il numero delle opere presentate, ha ri­ tenuto di distinguere dal gruppo dei pittori le opere di Paolo Raciti, mentre per il concorso fotografico sono state segnalate le foto di Giuseppe Angelica, Mimmo Irrera, Pippo Macrì, Santa Belardi e Carmelo Russo.

Sotto: « Sosta forzata (foto di Giampiero D'Arrigo).


Sopra: « Dimensione uomo »; sotto: « La pentolaccia » (due foto di Cosimo Bensaia).

Sopra: « Una sosta nell'arte: la Badiazza. » (foto di Carmelo Russo). Sotto: Un momento della celebrazione eucaristica comunitaria (foto di Giuseppe Angelica).


SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ*

RIFLESSIONI SULL’ATTIVITÀ’ SPORTIVA

MA CHI HA DETTO CHE... Abbiamo avuto modo di constatare come molto spesso all’interno della no­ stra Associazione e del mondo sportivo che ci circonda si siano creati degli errati concetti sulle finalità del CSI e sul suo modo di realizzare l’attività sportiva. Tenteremo, e il titolo non è altro che l'inizio del discorso, di sfata­ re alcune leggende, cercando di chiarire a noi e agli altri come effettivamente vogliamo realizzarci, rispettando sem­ pre il dettato dell’art. 1 dello Statuto, fondamento indispensabile di tutti i discorsi e le azioni di quanti fanno par­ te della nostra grande famiglia. Prima di entrare nel vivo del discor­ so, forse sarà bene anche chiarire il significato della parola « associazione », perché così daremo la chiave di lettura di alcune nostre affermazioni che se lette senza tale chiave, potrebbero sem­ brare eretiche o addirittura in contra­ sto con i discorsi che stiamo portando avanti con tanta tenacia. A nostro parere il salto di qualità del CSI è stato proprio quello di passare da organizzazione ad associazione, ed associazione vuol dire la piena corre­ sponsabilità di tutti, a tutti i livelli, della « gestione » della vita associativa. In una associazione non c’è più chi co­ manda, chi dirige, chi pensa per gli al­ tri, ma tutti, ripetiamo, tutti, devono pensare, operare, collaborare perché l’associazione possa realizzarsi. Non ci stancheremo mai di ripetere che questo concetto è fondamentale, ed è praticamente la chiave di volta del modo di essere del CSI. E adesso vediamo un po’ di chiarire i punti più dibattuti e non sempre compresi nella loro giusta di­ mensione della nostra attività sportiva.

AGONISMO SI’, AGONISMO NO Forse per la prima volta è bene ini­ ziare il discorso inserendo il titolo e quindi: ma chi ha detto che il CSI vuo­ le fare uno sport senza agonismo? Questa favola ci viene costantemente raccontata ogni qual volta noi ci per­ mettiamo di illustrare il nostro modo di concepire l'attività sportiva, aggre­ dendoci poi con concetti vuoti di signi­ ficato come « la vita si basa sull’ago­ nismo », « i ragazzi sono carichi di ag­ gressività che devono scaricare nell’at­ tività sportiva », « una manifestazione

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senza agonismo non ha alcun significa­ to » e così di questo passo. Abbiamo avuto già modo, anche da queste colon­ ne, di precisare che mai e poi mai il CSI ha inteso propugnare uno sport privo di quella componente indispensa­ bile che è proprio l’agonismo. Il CSI ha affermato ed afferma che l’agonismo deve essere una componente proporzio­ nata e proporzionale dello sport, non l’unica componente, la più esasperata o la preminente. Il giovane deve gareg­ giare serenamente, in una forma diste­ sa, non esasperata, non condizionata, perché proprio e solamente in quel mo­ do potrà effettivamente esprimere com­ piutamente le sue qualità atletiche e umane.

CAMPIONATI SI’, COMPIONATI NO Quante volte questo provocatorio slo­ gan è apparso sulla nostra stampa e nei nostri discorsi, ma quanti hanno dato l’esatta dimensione a questo inter­ rogativo? Si è detto che il CSI abolen­ do le finali nazionali, modificando la terminologia per meglio evidenziare il cambiamento di prospettiva, di finalità della propria attività, abbia voluto de­ classare l'attività stessa, abbia voluto fare delle manifestazioni prive di con­ tenuti tecnici, fini a se stesse, riservate alle « scamorze » e, udite udite, senza classifiche o con classifiche che prescin-

devano dal risultato tecnico (questa ul­ tima frase era considerata quasi una bestemmia in alcuni ambienti sporti­ vi!). Ma tutto questo non è affatto vero, e qui bisognerebbe ripetere ma non lo faremo più nel corso del nostro discor­ so, il titolo di questo articolo. Noi abbiamo affermato, e lo affer­ miamo, che l’attività sportiva deve es­ sere rispettosa dell'uomo perché deve aiutarlo a « crescere » e pertanto deve essere considerata un itinerario educa­ tivo coadiuvante e determinante questa crescita. Il documento del Consiglio Na­ zionale di chiarificazione in proposito è estremamente preciso e conseguenzialmentre le nostre manifestazioni, avendo questa motivazione, dovranno struttu­ rarsi in modo da raggiungere tale ri­ sultato. Ciò non sarebbe sufficiente se costantemente non si potesse verificare quanto si sta facendo e non ci si po­ tesse confrontare. E di conseguenza, nei momenti di confronto e di verifica, specie per gli sport di squadra, non do­ vrebbe presenziare quella squadra o ciucila società che non sia in grado di fare tale verifica c tale confronto a 360 gradi e cioè sia sul piano tecnico che sul piano associativo. Ecco perché noi abbiamo consigliato o abbiamo stimolato tutta l'Associazione a trovare dei meccanismi tali che permettessero la precisa identificazione di tale tipo di società o di squadra.


SUSSIDI PER L'ATTIVITÀ'

QUALCHE ESEMPIO

D’altra parte le classifiche sono un ar­ tificio creato per stimolare singoli o gruppi a dare il meglio di se stessi per raggiungere un obiettivo posto al di fuori di essi (un titolo, una coppa, un record, e così via), e quindi non rispon­ dono alle nostre finalità. Noi non le condanniamo, ma diciamo solamente che non ci servono, e se riusciamo a trovare dei meccanismi o degli artifici che ci permettano di raggiungere le no­ stre finalità, ben vengano. D’altra parte abbiamo potuto notare con soddisfazione che fra le varie pro­ poste di modifica della regolamentazio­ ne della Lega Nazionale Dilettanti ce n’è proprio una che prevede l’inseri­ mento in classifica anche delle risultan­ ze della « coppa disciplina » e cioè si incomincia a delineare una tendenza an­ che all’interno dello sport così detto uf­ ficiale, di un riconoscimento dei meriti di squadre e di società che esulino da quelli esclusivamente tecnici.

INNOVARE DIALOGANDO Ma oltre questo fatto ci sembra op­ portuno chiarire anche a noi stessi che, essendo l’attività la risultante della vo­ lontà delle società che devono essere sempre fondamento della nostra Asso­ ciazione, niente ci impedisce di realiz­ zare manifestazioni che ad una super­ ficiale verifica del nostro attuale modo di vedere l’attività stessa potrebbero sembrare non in sintonia con essa. Ri­ leviamo, infatti, attraverso la documen­ tazione che ci perviene, che i nostri Consigli organizzano ancora « fasi di campionati », prevedono « classifiche, ti­ toli, scudetti, limiti di età diversi da quelli suggeriti, inseriscono atleti tesse­ rati federalmente senza alcuna limita­ zione di numero e di categoria » e così via. Dobbiamo dire che questi Consigli non hanno capito niente del discorso che si porta avanti o dobbiamo, invece, dialogare con loro per vedere le moti­ vazioni che li hanno spinti a formulare quelle norme? Perché a nostro parere è importante non tanto la forma quanto la sostanza della nostra attività. Abbia­ mo già avuto modo di dire, forse scan­ dalizzando qualcuno, che non è certa­ mente cambiando la parola « fase » in « momento » o « finale nazionale » in «incontri o festa nazionale» che si mo■ difica una mentalità o si raggiungono ;alcuni obiettivi.

UNA PROPOSTA RISPETTOSA

Quindi i nostri Consigli organizzino tlutta l’attività che le società loro chie­ dono, tenendo presente che esistono mon due anime come è stato anche dett.o, ma due ben precisi piani di attività cs che tutti c due devono e possono ssvilupparsi in egual misura. Abbiamo un piano eminentemente educativo all’intierno del quale noi dobbiamo tenaceimcnte e senza alcun compromesso coe­ rentemente portare avanti i princìpi del­ la nostra attività alla quale potranno Partecipare coscientemente, questo è

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importante, ripetiamo, coscientemente, quelle società che già vivono da tempo nel CSI e ne hanno accettato i prin­ cìpi. Ma nello stesso tempo dobbiamo portare avanti con la stessa tenacia e intensità una attività a carattere socia­ le che dia a tutti la possibilità di fare una attività sportiva secondo le proprie esigenze, la propria mentalità, i propri limiti di comprensione, per tutte le età, per tutte le categorie sociali, cioè in po­ che parole per tutti coloro che voglio­ no fare sport secondo la loro conce­ zione. Non ci sembra possibile, infatti, ad una società che si è appena affiliata, già dal primo momento farla parteci­ pare ad una manifestazione all’interno della quale sia già completamente espli­ citato l’itinerario educativo del CSI, in quanto non solo non riuscirebbe a ren­ dersi conto del perché di alcune cose, ma addirittura non troverebbe quel ti­ po di sport che cercava e che noi, pro­ prio perché in dimensione di servizio, dobbiamo invece poterle offrire. Sarà nostro impegno, innanzi tutto, all’inter­ no di manifestazioni organizzate in mo­ do tradizionale, portare avanti precisi discorsi, e cioè motivare il perché noi asseriamo un tipo diverso di sport e intendiamo realizzarlo, ma questo lo possiamo fare nella misura in cui riu­ sciremo a coinvolgere nel nostro discor­ so un sempre maggiore numero di per* sone e di gruppi.

Per portare un esempio, un nostro Consiglio all’avanguardia, come quello di Torino, ha intelligentemente suddivi­ so la propria attività di calcio in que­ sti due piani; evidentemente si è reso conto che non avrebbe rispettato i due princìpi fondamentali del nostro modo di essere e cioè, l’art. 1 dello Statuto e il concetto di associazione, se avesse voluto costringere tutti a pensare ed operare nello stesso modo. Oppure potremmo fare una indiretta opera di sensibilizzazione utilizzando, come alcuni Consigli fanno, il veicolo dei Comunicati ufficiali, ad esempio, per far passare alcune idee, per far riflet­ tere su alcuni concetti, o come molto semplicemente fa il nostro Consiglio di Verona che, in testa ai suoi comunicati del calcio, udite, del calcio, mette que­ sta semplice frase: « Un invito allo sport come esercizio di salute, esperienza di vita, strumento di maturazione, mezzo di svago, espressio­ ne di festa e di libertà: questo vuol es­ sere il Centro Sportivo Italiano ». Fra risultati, classifiche, provvedimen­ ti disciplinari, il responsabile, anche quello più refrattario, il più lontano al­ la nostra mentalità, trova un motivo di riflessione e molte volte basta una fra­ se o una parola per metterci in crisi o per illuminarci. Potremmo portare altri esempi ma vogliamo evidenziare soltanto che non è vero che si è capito tutto cambiando tutto di colpo, confondendo le idee a tutti e realizzando qualcosa per coerci­ zione e non per convinzione. Non aven­ do nessuno di noi la verità in tasca, dobbiamo faticosamente cercarla insie­ me con tutti, « scandalizzando » tutti, ma nello stesso tempo rispettando tutti, in un fecondo pluralismo che necessaria­ mente non può essere qualunquismo ma coerenza.

LE FORME E LA SOSTANZA Non ci si può quindi considerare in sintonia con i princìpi dell’Associazione senza comprenderne le profonde mo­ tivazioni, né tanto meno, altro errore gravissimo, ci si può compiacere in una attività di élite, riservata a poche « so­ cietà iniziate » che vivano beandosi di una forma di narcisismo deleterio e controproducente. Noi dobbiamo vivere all’interno della società rispettandone democraticamente le esigenze, ma nello stesso tempo coscientizzando coloro che non avendo ben chiara o, meglio, aven­ do una visione distorta dello sport, ne vivono l’esperienza in una forma alie­ nante. Senza venir meno ai nostri princìpi, c senza scendere a compromessi, per­ ché tali non sono, possiamo indulgere nei particolari senza mai perdere di vi­ sta l’obiettivo che ci siamo prefissato. E’ importante, però, che l’attività sia 33


SUSSIDI PER L'ATTIVITÀ’

sempre pensata, decisa e gestita da tut­ ti e che tutti coloro che partecipano a questa attività abbiano la socienza che lo sport è un fatto culturale e rispetto­ so dell'uomo.

AMARA COTROPROVA Ci sembra importante questa nostra ultima affermazione per una amara con­ statazione e cioè che tutti i nostri Con­ sigli e le nostre società hanno, seppur molte volte formalmente, tentato di modificare il modo di realizzare lo sport secondo le « nuove formule », ma nes­ suno, diciamo nessuno, salvo forse ra­ rissime eccezioni, ha recepito le nostre considerazioni sul « commercio di carne umana » attualmente prospero a tutti i livelli dello sport italiano, compreso quindi il nostro. Questa « crociata » altamente qualifi­ cante e che potrebbe nobilitare la no­ stra Associazione in tutti i sensi non ha neppure sfiorato la superficie della no­ stra attività. Continuiamo ad acquista­ re, vendere, prestare uomini commer­ cializzando le loro prestazioni in virtù di una legge, quella del rendimento e del profitto, che vorrebbe giustificare, ma non può certamente farlo, tale ver­ gognoso modo di agire. Si dice che le società, i circoli, gli oratori, le parroc­ chie addirittura, abbiano la possibilità di far praticare ai giovani lo sport sol­ tanto attraverso questa perniciosa for­ ma di finanziamento, ma se vogliamo essere effettivamente cristiani, nell’ac­ cezione più vera del termine, e soci della nostra Associazione, non possia­ mo accettare tale stato di cose e dob­ biamo combatterlo con tutte le nostre forze.

Il nostro intendimento era di dare un contributo modesto e appassionato ai mille interrogativi che sentiamo echeg­ giare all'interno ed aH’estemo della no­ stra Associazione, disponibili a conti­ nuare il colloquio per verificare e con­ frontare le nostre idee e il nostro mo­ do di essere. FILIPPO DRAGOTTO

I PARAMORFISMI come conoscerli e correggerli Il prof. Luigi Mosca, insegnante di Educazione Fisica che ha una lunga esperienza dell’attività sportiva dei ragazzi anche in seno al Centro Sportivo Italiano di cui è stato dirigente a livello locale e regionale, inizia da questo numero ima serie di articoli didattici per aiutare i responsabili, soprattutto tecnici, delle società sportive a individuare i paramorfismi dei ragazzi e ad intervenire nella maniera più opportuna per correggerli.

Il contenuto di una rubrica (« educa­ zione fisica ») su un periodico quindicinaie riservato agli insegnanti della scuo­ la materna ed elementare, mi dà l’oc­ casione per iniziare un certo discorso sulle « Attitudini viziate o di portamen­ to » che rappresentano il primo gradino dei « paramorfismi giovanili ».

A DISPOSIZIONE UN FILM SUL NUOTO « Nuoto », un film di carattere didattico, realizzato con la collaborazione del CONI, della Federazione Italiana Nuoto e con la preziosa assistenza di Bubi Dennerlein, si sviluppa in una sequenza di 20 minuti, arricchita da scene fuori testo e pezzi di repertorio che lo rendono vivace e interessante, vivacità che gli deriva anche dall’argomento trattato e dalla bellezza del co­ lore. «Nuoto» è a disposizione delle scuole, di istituti e centri sportivi e potrà essere richiesto in prestito gratuito alla DIFl Viale Parioli, 25 - 00197 ROMA, o direttamente alla Gillette Italy S.p.A. - Via Baldissera n. 5 - 20129 MILANO - Ufficio Relazioni Pubbliche.

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In tale rubrica si espone un program­ ma di attività motorie a carattere pre­ ventivo e formativo per i bambini del « primo » e del « secondo ciclo » (vale a dire per gli scolari delle prime due classi e poi per quelli di 3., 4. e 5. ele­ mentare). Non entro nel merito delle attività specifiche che l’articolista propone ai maestri, ma sulle note iniziali che ri­ guardano la « corretta » posizione del bimbo sul banco scolastico; note che poi portano il discorso su certe prati­ che indicazioni — valide dal punto di vista dell’autore — per far svolgere tut­ ta una serie di esercizi segmentavi sul banco stesso. Inizialmente — come ormai si è so­ liti fare da oltre trent'anni — il pro­ fessore di educazione fisica che perio­ dicamente tiene la rubrica su questa ri­ vista, mette sul banco degli imputati il... « banco scolastico », definendolo, a ragione ed anche a nome di altri stu­ diosi, come la fabbrica di alcune malformazioni più comuni nei fanciulli. In ogni caso, dice il professore, dovremo cercare che la posizione assunta dagli aloni sia possibilmente conforme a cer-


1 SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ'

te norme; e qui ne cita alcune: ripar­ tire il peso del corpo su ambedue i glutei; appoggiare i piedi paralleli a terra con tutta intera la pianta; man­ tenere il busto eretto, le braccia rilas­ sate e le mani appoggiate all'estremità più vicina del banco. Proprio per « sensibilizzare » gli alun­ ni ad assumere una posizione corretta propone una serie di esercizi sul posto. Sulla tecnica e sulle finalità fisiolo­ giche degli esercizi non abbiamo nulla da ridire, sono validissimi. Onestamente però, debbo dire che mi riesce incomprensibile capire come si possa dire che il banco è una tortura, che esso è la sede dove si instaurano le malformazioni corporee, e poi « in­ scatolare » questi fanciulli, queste « ca­ riche di vitalità e di energie compres­ se », in posizioni « corrette ». Questo vuol dire che, nonostante quanto di male diciamo del banco sco­ lastico, di veneranda concezione e strut­ turazione, prigione fisica e psicologica, strumento di sopraffazione, ecc. ecc. noi continuiamo ad accettarlo e, come ma­ le minore proponiamo, al di là ed al di fuori di ogni realtà vitale e biolo­ gica, degli esercizi « correttivi » che porteranno i bambini ad assumere cer­ te posizioni statiche, come se fossero dei manichini da vetrina. Non ho inve­ ce mai sentito un professore, un mae­ stro o un direttore didattico prendere una posizione coraggiosa ed anticon­ formista per dire « aboliamo il banco »; oppure, « lasciamolo, ma facciamo in modo che il ragazzo vi sieda quando si vuole sedere. Soprattutto non mettia­ mo i banchi allineati su due o tre file con i ragazzi seduti che per ore fissano la nuca del compagno davanti. Poi ci vengono a raccontare — gli addetti ai lavori della scuola — che questa svi­ luppa l’elemento sociale del carattere! Delle gambette che fremono e scal­ ciano in tutte le direzioni per necessità vitali di moto e di esuberanza, le vo­ gliamo tenere ferme posate « sull'ap­ posito poggiapiedi o sul traversino » con le piante dei piedi parallele ed in ordine. Non desidero dilungarmi ancora su questo discorso specifico, semmai pos­ siamo sempre riprenderlo, perché è molto interessante vedere quali sono le possibili implicazioni di ordine psico­ logico e sociale, oltre a quelle strettamente morfologico-funzionali, che sca­ turiscono da una educazione scolastica che ancora poggia sugli assiomi cano­ nici di una scuola che solo a parole si definisce moderna. Però quanto abbia­ mo riferito e detto ci porta a demisti­ ficare una concezione ormai corrente intorno alla fase terapeutica e profilat­ tica dei paramorfismi e sui mezzi pra­ tici per combatterli. Quando leggiamo in certe statistiche che l'indice dei paramorfismi nella po­ polazione scolastica è così elevato che non sappiamo più se il soggetto paramorfico entra ormai nella norma e quindi se l’anormale è quell’uno [per cento o quel 10% che non è affetto da alterazioni para-dismorfiche, e poi sen-

tiamo che molti medici ed igienisti con­ sigliano a tutti genericamente « lo sport » come mezzo di correzione delle attitudini paramorfiche, qui comincia il nostro discorso. Se lo vogliamo fare dovrà essere schietto, anche se spietato; reale anche se demistificatorio, pratico, per poterlo ancorare su un programma di attua­ zione immediata che vada ad inserirsi su quel programma associativo che il Consiglio Nazionale del C.S.I. ha propo­ sto aH’Associazionc e che è scaturito dagli impegni della base le cui linee generali sono state fissate nell’ultimo Congresso. Sarà un programma di lavoro che volta per volta verrà indirizzato verso quelle tre « fasce di attività » (formativa

e pressappochisti in Italia! Siamo faci­ loni ed andiamo per « luoghi comuni ». Siamo incorreggibili e solo dopo aver perseverato nella via dell’errore inco­ minciamo ad avere dei dubbi sulla bon­ tà della strada intrapresa per guardarci intorno onde vedere se per caso non ve ne fossero altre migliori. Questo discorso vale anche per le so­ cietà sportive del CSI. In queste noi troviamo una organizzazione funziona­ le al momento associativo e sportivo. C’è chi organizza la gara, chi prepara i ragazzi, chi prende contatto con gli Enti locali per ottenere le palestre e le altre attrezzature (non sempre facili a reperire), e così via. Ma c’è chi con­ trolla e guarda i ragazzi prima che questi inizino l’attività sportiva?

per i più piccoli, pre-competitiva per i ragazzi in età di scuola media e competitiva per quelli oltre i 14 anni e per gli adulti). Pensiamo che tutto quanto verremo a dire e tutto quello che suggeriremo in proposito potrà essere importante — per non dire necessario — proprio perché vogliamo uscire dalla genericità e quindi diversificarci da quanti si fer­ mano a consigliare in modo sommario 10 sport come mezzo terapeutico per la correzione delle malformazioni che i ragazzi acquisiscono durante i primi stadi dell’età evolutiva ed a volte a cau­ sa anche di uno sport non adatto a loro. Si fa presto a dire ai genitori che 11 figlio (se vuole curare la scoliosi o la cifosi) deve fare sport. Ma quale sport? il calcio? la pallaca­ nestro? il tennis? E come lo deve fare questo sport? Voglio dire in forma competitiva ed agonistica o solo per diletto c come mezzo profilattico? Siamo sicuri che qualunque sport il soggetto scelga, que­ sto gli faccia comunque bene? Vedete come siamo sempre generici

Senza chiedere alle società e ai diri­ genti uno sforzo enorme specialistico, mentre riscontriamo una certa prassi corrente nel « dirottare » i ragazzi verso i vari sport, ascoltando solo i loro de­ sideri o le necessità contingenti di ave­ re più elementi per quel determinato torneo, riteniamo di dover chiedere una maggiore prudenza nella fase iniziale del « reclutamento ». E qui noi possiamo darvi una mano e consigliarvi come fare per poter ri­ scontrare nei ragazzi certe carenze di ordine morfologico che potrebbero esa­ sperarsi nella ’ pratica dello sport sba­ gliato. Il concetto generale comunque è que­ sto: se davvero esiste questo pericolo dei paramorfismi i quali possono arre­ care danni e disturbi più o meno note­ voli sulle strutture psico-fìsiche delle giovani crescenze in formazione, allora dobbiamo — a livello di società spor­ tiva che vuole fare dello sport educa­ tivo come servizio sociale per tutti i giovani nessuno escluso — imparare a responsabilizzarci su questo problema e poi partire per affrontarlo con il piede giusto. LUIGI MOSCA

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CONTRIBUTI CULTURALI

L'Anno Santo e i giovani Sotto la rubrica "contributi culturali" ospiteremo interventi su temi extrasportivi che siano di premessa e di fondamento al nostro impegno associativo nel mondo dello sport. Iniziamo da questo articolo di Don Claudio Bucciarelli, tratto dalla rivista "Orientamenti pedagogici”, ti. 6 del novembre 1974.

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Per essere realisti non si può pretendere dai giovani del nostro tempo una adesione entusiasta alI'Anno Santo. Non sembra ne­ cessaria un’indagine scientifica­ mente puntuale per concordare che, a parte alcune minoranze gio­ vanili qualificate che possono es­ sersi pronunciate positivamente o negativamente nei confronti di questo avvenimento ecclesiale, la maggioranza dei giovani sembra essersi dimostrata indifferente verso l’indizione dell’Anno Santo. Alcuni non sanno neppure cose, perché non ne avevano mai sen­ tito parlare prima, altri non ne capiscono il senso e la ragione e ritengono che in un mondo così secolarizzato, con tutti i proble­ mi urgenti che propone, indire un Anno Santo è una cosa priva di significalo. Tali reazioni che il tessuto giovanile fa emergere con verginità intenzionale, e perfino con un linguaggio non graffan­ te, possono ritenersi giustificabi­ li, in quanto i giovani si sentono poco o nulla collegati a tradizio­ ni del passato, siano esse di na­ tura religiosa, civile o culturale. Essi sembrano intuitivamente avvertire, che può anche trattarsi di una « grande macchina religiosa » o di un « grande marchingegno sacrale », imposto dall'alto per scuotere la religiosità popolare, e non certo richiesto dalla base per un reale rinnovamento della vita cristiana. Queste considerazioni sono ovvie. E allora che fare? Cosa bi­ sogna dire dinanzi alla pressante richiesta da parte di « documenti ufficiali » della comunità eccleciale, desiderosi di chiamare in causa i giovani, di « compromet­ terli » cioè nella logica delle fi­ nalità perseguite dall’Anno Sanlo? Sarebbe presunzione da par­ te mia offrire una « chiave di let­ tura » di questo avvenimento, do­ po che voci autorevoli della Chie______________

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sa hanno detto tutto al riguar­ do. Perciò, senza entrare in meri­ to al « perché » dell’Anno Santo, ciò che richiederebbe a monte un lungo e non pleonastico discorso, cercherò di riflettere brevemen­ te sul « come » questo evento do­ vrebbe camminare per non sem­ brare ai giovani una specie di asettico « vogliamoci bene e rin­ noviamoci » e quindi diventare un « imbroglio educativo ». Le finalità che l'Anno Santo si propone sono senz'altro esaltanti per un credente: il rinnovamento e la riconciliazione. Nel discorso del 9 maggio 1973 Paolo VI, con felice intuizione, annunciando ai pellegrini convenuti in S. Pietro l’Anno Santo, diceva: « E’ neces­ sario mettere in evidenza la con­ cezione essenziale dell’Anno San­ to, che è il rinnovamento interio­ re dell’uomo... Bisogna rifare l’uo­ mo dal di dentro. E’ ciò che il Vangelo chiama conversione, chia­ ma penitenza, chiama metànoia. E' il processo di autorinascita, semplice come un atto di lucida e coraggiosa coscienza, e com­ plesso come un lungo tirocinio pedagogico riformatore... Questa l’idea generale del prossimo An­ no Santo, polarizzata in un’altra idea centrale particolare, e rivol­ ta alla pratica: la riconcilia­ zione ». Su tali finalità non si può non essere d’accordo e tutti gli ope­ ratori pastorali impegnati in gruppi giovanili non possono non lavorare in questa direzione e non solo nel 1975, ma prima e dopo l’Anno Santo, se non vogliono fallire la loro vocazione e mis­ sione. Ma in quale chiave di let­ tura occorre parlare di « rinno­ vamento e riconciliazione »? In una società in cui quasi tutti gli studiosi di scienze antropologi­ che, filosofiche e perfino teologi­ che, sono concordi neH'ammettere una specie di fonna mentis

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CONTRIBUTI CULTURALI

collettiva in cui si sono sedimen­ tati i condizionamenti delle strut­ ture tecnologiche, dal basso, e le manipolazioni ideologiche, dal­ l’alto, in che senso per un cre­ dente occorre vivere il rinnova­ mento e la riconciliazione? Una volta che si accetti questo presupposto che riguarda l’uomo concreto della nostra società, un credente non può evitare una questione di fondo da cui « pren­ dono carne » anche le parole « rin­ novamento » e « riconciliazione »: che senso deve avere il messag­ gio di salvezza portalo dall’Evangelo? Non è probabile che certe espressioni vigenti della fede cri­ stiana siano anch’esse in larga misura un prodotto di questa massiccia manipolazione della so­ cietà produttiva? Non è probabi­ le che talune chiese locali e na­ zionali assolvano una funzione subalterna al processo dominan­ te? O che esse, — anche dietro la copertura sacra dell’Anno Santo — compiano poco più che una missione terapeutica alle dipen­ denze della società malata, press’a poco come la Croce Rossa sui campi di battaglia? Di più: non è possibile che la prassi religio­ sa provocata dall’Anno Santo e mal interpretata dai cristiani, ser­ va a garantire consensi ad un si­ stema malato cercando un rin­ novamento ed una riconciliazio­ ne superficiali, perché c'è la paura di andare alle cause e alla radice della malattia?... Simili interroga­ tivi traducono l'inquietudine sot­ terranea che attraversa non solo i giovani più attenti e sensibili alla storia e al richiamo della fe­ de, ma anche tutte le chiese cri­ stiane e sono simili interrogativi che producono o lo smarrimento della fede o lo scatto effimero della contestazione evangelica, soprattutto presso la classe gio­ vanile. Per questo l’Anno Santo non deve diventare un’occasione perduta per i giovani. Ma, a mio parere, lo diventerà, se non rivesti­ rà di un contenuto specifico le due parole con cui contrassegna le sue finalità. E qual è questo contenuto specifico che dovrebbe dare almeno un po' di credibilità ad un’iniziativa non esigila? Sì, parlo di credibilità, perché se l’Anno Santo dovesse acconten­ tarsi di blandire i giovani con una proposta religiosa ancora collcgata alle « ragioni cimiteriali » — per dirla con K. Rhaner — del­ l'ideologia cattolica o di una pra­

tica religiosa avulsa dall’impegno storico, senza provocare i giovani all’autentico discorso della « fe­ de », le sue finalità potrebbero divenire di fatto una mistifica­ zione. Una volta che si è d’accordo che i processi della violenza coin­ volgono tutto l’uomo in quanto coinvolgono il suo habitat fisico, personale (corpo-anima), sociolo­ gico, strutturale e comunitario, una volta che si accetta — ed è difficile dimostrare il contrario — che la società moderna è ovun­ que contrassegnata dalla violenza (morale e fisica), anche in quei settori personali e sociali che sembrerebbero di loro natura estranei ai meccanismi della coa­ zione, in che senso la Chiesa de­ ve parlare di rinnovamento e ri­ conciliazione? Certo, non si tratta di chiedere al vangelo un’ideologia alternativa a quella della società violenta: sarebbe, infatti, un errore gravis­ simo sostituire il vangelo alle ideo­ logie critiche che servono all’uo­ mo per comprendere le cause del­ le proprie schiavitù storiche e per progettarne l’eliminazione. Ma sarebbe anche un errore emar­ ginare il vangelo, riservandolo, com’è avvenuto nell'età borghese, alla sfera della pura interiorità: se così fosse ci sarebbe il rischio di vanificare sia il « rinnovamen­ to » sia la « riconciliazione ». Tra l’ordine etico-politico, entro il quale la violenza costruisce le sue strutture e scatena le sue dialetti­ che, e l'ordine svelato dal vange­ lo non c’è nessuna estraneità: c’è una tensione profetica. Ecco il contenuto specifico di cui si par­ lava sopra. A questa coniugazione profeti­ ca tra l'ordine presente (la dimen­ sione etico-politica) e l’ordine fu­ turo (il messaggio evangelico) ap­ partiene in primo luogo lo sma­ scheramento totale della violen­ za. Non è questo il senso della Croce di Gesù? Gesù non ha lot­ tato contro la violenza morale e fisica rimanendo all’interno del­ l’ordine politico, ma ne ha svela­ to la radicale iniquità andandogli incontro, per dir così, dalla di­ versità profetica. Ecco, l’Anno Santo per non de­ ludere i giovani dovrebbe essere un visibile segno profetico. Se es­ so, per impegno di tutti, saprà restituirci una chiesa sempre più capace di convertirsi, cioè capace di rimisurarsi non sul proprio passato, in difesa della propria

continuità « carnale », ma sulla I dimensione profetica della Paro­ la di Dio. a costo di morirne, al­ lora l’Anno Santo non sarà dav­ vero un’occasione perduta. Solo una Chiesa siffatta può essere, anch’essa, parola che annuncia il Regno e lo indica nelle traspa­ renze degli eventi storici; ben a ragione il documento della Con­ ferenza episcopale italiana sul rinnovamento della catechesi af­ ferma: « La Chiesa catechizza non tanto e non solo per quel che dice, non tanto e non solo per quel che fa, ma per quello che è ». Ma la « scelta profetica », è esposta di sua natura a molti ri­ schi sui quali invece certe co­ scienze « religiose » pongono scar­ sa attenzione. Il rischio princi­ pale, a mio avviso, è che la con­ divisione del mondo dei « poveri » J e degli « emarginati » avvenga la- 5 sciandosi alle spalle il mondo della violenza istituzionalizzata, la quale troverebbe nella fuga de­ gli « eroi » un motivo di più per rinsaldarsi e magari una buona occasione per servirsi anche dei fuggitivi come di suoi agenti di credito nel mondo degli esclusi. Bisogna che chi fa una scelta profetica non abbandoni il com­ pito strettamente inerente alla profezia, quello della instancabile denuncia del sistema violento. Dalla denuncia alla costruzione attraverso un rinnovamento glo­ bale, in cui « coscienza » e « strut­ ture », in ritmo strettamente complementare, si impegnano a convertirsi. Allora riconciliarsi con Dio includerà necessariamen­ te una riconciliazione con il mon­ do, e riconciliarsi con l’uomo sarà cerne riconciliarsi con Dio. Senza questa « riconciliazione » tra la fe­ de e l’uomo si perde ogni resi­ duo di sapienza evangelica e la profezia prende dimora altrove. Alla Chiesa i giovani chiedono la « profezia », non la scienza. Saprà l’Anno Santo essere fedele a questa tensione?... L’interroga­ tivo deve trovare una risposta dalla corresponsabilità ecclesiale di tutti, con lealtà ed impegno, ma anche con disponibilità edu­ cativa e con il coraggio di sentir­ si dire forse fra un anno, a bi­ lancio conclusivo dell’Anno San­ to, dal selvaggio profetismo gio­ vanile: dentro di noi e fuori di noi un « certo passato » non si rassegna a morire, bisogna dargli una mano, senza troppa pietà. CLAUDIO BUCCIARELLI

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Circolari ministeriali sullo sport scolastico Nel mese di dicembre il Ministro della Pubblica Istruzione Franco Maria Malfatti, ha diramato due nuove circolari sull’attività sportiva scolastica. La prima, del 19 dicembre, ha per oggetto i Giochi della gioventù e accompagna il testo dell’accordo Ministero P.l.-CONI da noi pubblicato nel numero precedente di Stadium. La seconda, del 28 dicembre, riguarda in generale l'attività sportiva scolastica per l'anno scolastico 1974-'75. Delle due circolari pubblichiamo alcuni passi che riteniamo utili per una informazione e per il lavoro dei nostri responsabili di base.

GIOCHI DELLA GIOVENTÙ' 1975 Come è noto, il Ministero ed il CONI hanno recentemente stabilito una nuo­ va intesa di collaborazione per l’orga­ nizzazione dei Giochi della Gioventù. Allo scopo di fornire alle SS.VV. tut­ ti gli elementi di conoscenza e i dati operativi circa il nuovo importante im­ pegno che attende la scuola nel settore dell’educazione fisica e della pratica sportiva, si trasmette integralmente co­ pia del documento nel quale sono con­ tenuti i punti dell’intesa. Come risulta chiaramente dal docu­ mento stesso, il Ministero ed il CONI vogliono in questo modo offrire agli allievi delle ultime classi delle scuole elementari ed a quelli delle scuole me­ die, occasione per sviluppare le attività di avviamento alla pratica sportiva, in­ vitandoli a partecipare ad una manife­ stazione capace di suscitare il sicuro consenso e la collaborazione dei docen­ ti, delle famiglie e delle comunità loca­ li. L'impegno comune del Ministero e del CONI, dunque, è quello di avviare la generalità dei giovani alle attività sportive, considerate, oltre che fonte di salute e di svago, elemento di forma­ zione umana e di crescita morale e ci­ vile. In questo quadro, assume diverso e maggiore rilievo la partecipazione dei docenti nello svolgimento della manife­ stazione, che è caratterizzata da un più accentuato senso educativo. E’ estraneo allo spirito dei Giochi, infatti qualsiasi tentativo di ricerca di talenti o di fu­ turi campioni. Le caratteristiche specifiche delle va­ rie attività comprese nei Giochi, i rela­ tivi regolamenti, le indicazioni opera­ tive e le date di svolgimento delle ga­ re, sono contenuti in apposite « Guide » — redatte congiuntamente da esperti

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de) Ministero e del CONI — che per­ verranno in plico a parte alle SS.VV. Oui sembra opportuno richiamare l’at­ tenzione delle SS.VV. medesime sui se­ guenti punti del documento.

Partecipazione della scuola Per esigenze organizzative e per ga­ rantire un tempestivo inizio della pre­ parazione degli alunni, è stato necessa­ rio stabilire al 31 gennaio la data di adesione ai Giochi da parte dei singoli circoli didattici e delle singole scuole medie. Poiché alla data predetta non saranno ancora costituiti i nuovi orga­ ni collegiali previsti dal D.P.R. 31 mag­ gio 1974, n. 416, l’adesione sarà data, rispettivamente, dai direttori didattici sentiti gli insegnanti del circolo e le famiglie, e dai presidi previa delibera­ zione del collegio dei professori senti­ te le famiglie. Resta inteso che nelle varie località, a mano a mano che si costituiranno i consigli di circolo e di istituto, questi subentreranno ai prece­ denti organi di governo della scuola anche per quanto attiene alla gestio­ ne dell’iniziativa di cui si tratta, secon­ do quanto è previsto in particolare dal­ le lett. a), d) ed f) dell’art. 6 del citato D.P.R. n. 416.

Preparazione degli alunni Le attività contemplate nei Giochi della Gioventù sono comprese, nella scuola elementare, nelle normali ore di educazione fisica, nell’àmbito delle at­ tività integrative e degli insegnamenti speciali quando la scuola c a tempo pieno; nelle scuole medie, nelle norma­ li ore di educazione fisica e nelle ore di avviamento alla pratica sportiva pre-

viste dall’al t. 13 della legge n. 88. Circa quest’ultimo punto, si precisa che tali ore di avviamento alla pratica sportiva possono essere svolte nelle scuole indi­ pendentemente dall’esistenza, nelle stes­ se, del gruppo sportivo scolastico.

Compensi e rimborsi spese agli gnanti

inse-

I professori di educazione fìsica delle scuole medie che abbiano aderito ai Gio­ chi della Gioventù, per la preparazione degli alunni durante l'attività comple­ mentare di avviamento alla pratica sportiva, avranno diritto a percepire il compenso di due ore settimanali di le­ zione in aggiunta al normale orario sco­ lastico, come previsto dall’art. 13 della legge n. 88. Il pagamento dei compensi sarà effettuato dietro invio al provve­ ditore agli studi di tabelle firmate dal preside della scuola presso la quale le esercitazioni sono svolte. I compensi stessi saranno sospesi o ridotti qualora siano interrotte le prestazioni o in re­ lazione ad assenze non determinate da ragioni di servizio. II CONI, da parte sua, corrisponderà rimborsi forfettari delle spese sostenu­ te ai docenti che, indipendentemente dai risultati delle gare, abbiano otte­ nuto i maggiori successi di partecipa­ zione degli alunni ai Giochi, nelle fasi successive a quelle di istituto. Interventi urgenti nel settore delle do­ tazioni didattiche AI fine di consentire la partecipazio­ ne ai Giochi anche agli alunni delle scuole elementari e medie più grave­ mente carenti nel settore delle dotazio­ ni didattiche, il Ministero nel prossimo mese di gennaio, sull’esercizio provvi­ sorio 1975, disporrà apposite aperture di credito sui capp. 7381 (già 5006) e 8231 (già 5026). Le aperture di credito saranno sui due capitoli, rispettivamen-


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argomento, anche nello svolgimento del­ le normali ore di insegnamento dell’edu­ cazione fisica. In relazione al principio della indicatività dei programmi, ed a quello della libertà d’insegnamento, infatti, è possibi­ le ai docenti una attenta riconsiderazio­ ne dei programmi, al fine di enucleare c sviluppare quelle parti che meglio ri­ spondono alle esigenze attuali. E’ in que­ sto spirito che il « Progetto tecnico » re­ lativo ai « Giochi della Gioventù 1975 » — trasmesso con la circolare del 19 dicem­ bre u.s. — contempla l’inserimento della preparazione ai Giochi stessi anche nel normale orario scolastico di educazione fisica.

te, di due milioni e di un milione e po­ tranno essere maggiorate per le pro­ vince più grandi ed integrate ad inter­ venuta approvazione del bilancio 1975 o nello svolgimento dell’esercizio prov­ visorio. I finanziamenti di cui sopra dovran­ no essere utilizzati per le più urgenti esigenze relative alle attività alle quali la scuola interviene ufficialmente. I provveditori agli studi disporranno le spese secondo le indicazioni delle com­ missioni provinciali e ne riferiranno al Ministero con cortese sollecitudine. Per interventi di più ampio respiro, invece, saranno seguite le normali pro­ cedure.

Attività sportive praticate nella scuola

ATTIVITÀ’ SPORTIVA SCOLASTICA '74 ’75 Presupposti e contenuti sportiva scolastica

dell’attività

L’avviamento c la pratica delle atti­ vità sportive nella scuola si inseriscono armonicamente nel contesto della azio­ ne educativa, in quanto hanno lo scopo di contribuire alla formazione c alla maturazione della personalità degli alun­ ni. Esse tendono ad approfondire la ri­ cerca di una disciplina interiore, ad af­ finare la capacità di rispondere adegua­ tamente a frequenti sollecitazioni pro­ blematiche, a sviluppare l’abitudine alla lealtà e alla socialità, a realizzare una consuetudine di sport attivo che possa accompagnare nella vita il ragazzo di oggi e l’uomo di domani. I tre momenti attraverso i quali lo sport scolastico si articola — l'inizia­ zione, la preparazione, il confronto — pur essendo strettamente collegati fra di loro, hanno una diversa accentua­ zione nei singoli gradi scolastici, in re­ lazione all'età degli alunni. Così: nella scuola elementare, l'attività è essenzial­ mente ludico-presportiva; nella scuola media, ricreativa e di avviamento alla pratica degli sport e dei giochi; nella scuola secondaria superiore, di conso­ lidamento della abitudine all'esercizio fisico come pratica dilettantistica, e di assecondamento delle attitudini e delle inclinazioni per l’esercizio dei vari sport. A tutti i livelli, sono assolutamente estranei allo spirito dello sport scola­ stico, la scoperta o il tentativo di co­ struzione del campione. Lo sport scola­ stico trova aree di intesa con lo sport delle grandi manifestazioni e degli ap­ puntamenti rinomati — curato dal CONI e dalle Federazioni sportive — solo in quanto tende ad assicurare alla genera­ lità dei giovani quella sanità fisica e quella saldezza morale che consenta­ no, a chi di loro voglia cimentarsi nei maggiori impegni, migliori possibilità di riuscita. Ne consegue che deve evitarsi nella scuola ogni prematura specializzazione: anche se ciascun giovane, fra le gare scolastiche, parteciperà preferibilmente alle attività verso le quali maggiormen­ te inclina, nel corso dell’anno dovrà pra-

ticare il maggior numero possibile di attività svolte nella scuola, perché ognu­ na di queste, con diverse sollecitazio­ ni, concorre armonicamente al proces­ so formativo e ad un sano sviluppo fisico. Corollario dell’attività di cui si trat­ ta è, ovviamente, la preparazione c la partecipazione a competizioni scolasti­ che o manifestazioni sportive giovanili. Ciò porta ad affrontare la tanto dibat­ tuta questione dell’agonismo nella scuo­ la. A questo riguardo, sembra opportuno chiarire che l’agonismo inteso come ge­ neroso impegno a dare il meglio di se stessi nel confronto con gli altri, rien­ tra nella logica dell'istruzione in forma comunitaria, e cioè della scuola; ciò che deve essere bandito dalla scuola, piut­ tosto, è raffermarsi di comportamenti estranei alla vera essenza dello sport, come la ricerca del risultato ad ogni co­ sto, o la assunzione di atteggiamenti di­ vistici. Deve riuscire chiaro a tutti gli alunni, cioè, che la vittoria o la sconfitta in gara si esauriscono nel campo spor­ tivo. Far assimilare questi concetti a gio­ vani la cui personalità non è ancora matura presenta certo difficoltà; tanto più che gli stessi giovani sono talvolta esposti a suggestioni derivanti da certe esasperate situazioni ambientali che cir­ condano il mondo dello sport. Ma è proprio qui che maggiormente deve im­ pegnarsi la capacità degli educatori, vol­ ta a far sì che gli alunni assumano e facciano propri i valori positivi dello sport piuttosto che le sue distorsioni. Attività sportiva e programmi di inse­ gnamento E’ noto che i vigenti programmi di educazione fisica — non più recenti e per alcuni versi superati dai progressi delle scienze motorie — dànno scarso ri­ lievo alla propedeutica e alla pratica del­ le attività sportive. In attesa che si con­ cluda il processo avviato per la revisio­ ne dei programmi stessi, si raccomanda all’iniziativa dei docenti di individuare e valorizzare quegli spunti che possano consentire l’inserimento delle attività in

E’ appena il caso di segnalare l’oppor­ tunità di dare preferenza: — alle attività di base che sono le più utili per un completo ed armonico svi­ luppo dei giovani, possono essere svolte presso tutte le scuole e costituiscono il presupposto di tutte le specialità spor­ tive; — alle attività che, in relazione alle di­ sponibilità finanziarie ed alla possibilità di reperimento di idonee impianti, con­ sentono la partecipazione del maggior numero possibile di alunni.

Organizzazione delle attività sportive nel­ l’anno scolastico 1974-75. Le norme contenute nel D.P.R. n. 416 attribuiscono ai nuovi organi di governo della scuola compiti fin qui svolti dai Gruppi sportivi scolastici e dalle relative Unioni provinciali. L'assetto organizzati­ vo delle attività sportive degli alunni dovrà pertanto essere riconsiderato alla luce dei nuovi princìpi posti dal Legisla­ tore, in concomitanza anche con l’elabo­ razione delle disposizioni che dovranno regolare l'autonomia e l’attività gestiona­ le delle nuove istituzioni.

AVVERTENZA Dal corrente anno scolastico l’attività competitiva dei Gruppi sportivi degli Istituti di istruzione secondaria di secon­ do grado è limitata alle manifestazioni interregionali; non sono pertanto pre­ viste le finali nazionali dei Criterium studenteschi maschili di sci, di scherma, di atletica leggera e di nuoto. Tale mo­ difica è ispirata all'esigenza di un op­ portuno adeguamento dei programmi al­ le finalità della Scuola che non sono quelle di pretendere dagli alunni una preparazione altamente specializzata, quale è richiesta per partecipare a que­ sto tipo di manifestazioni. La soppressione delle finali nazionali di cui trattasi e la relativa economia, con­ sentiranno a questo Ministero di predi­ sporre, a decorrere dal prossimo anno scolastico, un piano di attività che pre­ veda manifestazioni a livello interregio­ nale anche per le attività femminili attualmente praticate solo a livello pro­ vinciale (scherma, nuoto e tennis).

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Inchiesta sul tempo libero dei giovani « Il tempo libero dei giovani » è il tema di un’inchiesta che il CIF di Ro­ ma ha condotto in 20 zone della città, dai quartieri cosiddetti « alti » alle bor­ gate. La Presidente del CIF romano, Mad­ dalena Avignoni, ha così illustrato l'in­ chiesta: « Sono stati preparati quattro que­ stionari per a) giovani studenti maschi e femmine dai 12 ai 18 anni b) giovani lavoratori maschi e femmine dai 16 ai 18 anni, c) genitori, d) educatori. L’inchiesta è stata condotta dalle stes­ se aderenti al CIF per rendere più age­ voli le interviste evitando la diffidenza che quasi sempre si riscontra verso l’in­ tervistatore sconosciuto. E’ stato anche più facile rivolgersi ai vari ceti sociali ed alle varie categorie professionali per­ ché i gruppi CIF sono caratterizzati dalla eterogeneità delle aderenti. Per convalidare i questionari si è svolta prima in due zone (precisamente Pietralata ed Aguzzano) un’indagine pi­ lota guidata da due assistenti sociali, dopo di che si è dato il via all’inchie­ sta vera e propria che si è svolta con­ temporaneamente nelle venti zone e nel­ lo spazio di tre mesi. Ogni intervistatrice ha interrogato se­ dici persone, otto ragazzi e otto genitori. I gruppi che hanno condotto il lavoro sono stati 32, le intervistatrici 320 ed i questionari compilati 5280 ». Abbiamo voluto illustrare il modo di conduzione dell’inchiesta per poter dire che la serietà e l’impegno dimostrato rendono i dati piuttosto attendibili, an­ che se ovviamente non generalizzabili. Ecco quelli che ci interessano diret­ tamente: il 75,4% dei giovani romani non fre­ quenta campi sportivi, l’altro 24,6% svolge una qualche attività sportiva ma solo il 9% in modo del tutto gratuito, negli impianti del Comune e degli altri Enti. Solo nove ragazzi, quindi, su cento possono fare liberamente sport, gli al­ tri 15 sono soggetti alle possibilità eco­ nomiche della famiglia per potersi ri­ volgere a palestre, piscine o campi pri­ vati che da qualche anno in città sono sorti numerosi perché fonti di sicuro guadagno e gli altri 75 giovani possono benissimo andarsene a spasso. Per la precisione, i ragazzi dai 12 ai 15 anni nei giorni feriali (35%) utilizza il tempo libero in giochi per la stra­ da; le ragazze (54%) stanno per lo più in casa. Nei giorni festivi o si sta in famiglia o si va al cinema. I giovani dai 16 ai 18 anni, nei giorni feriali la maggior parte sta in casa e nei giorni festivi va al cinema. Il cinema è quindi il luogo più fre-

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quentato dai giovani ma più per scelta obbligata che per scelta elettiva perché essi nelle loro preferenze hanno messo al primo posto lo sport e le gite, di­ mostrando ancora una volta come pre­ feriscano usare il loro tempo libero in occasioni che richiedano la loro attiva partecipazione piuttosto che in quelle in cui sono costretti a subire passiva­ mente quanto viene loro proposto. Il problema del tempo libero dei gio-

vani riemerge ogni tanto ma è un di­ scorso che nessuno vuole affrontare e risolvere e le cifre relative allo sport, inteso come servizio sociale, vedono Roma una città nemica dei giovani, una città che non li aiuta a crescere se­ condo le loro aspirazioni. Eppure la regione Lazio, con una leg­ ge del 23 agosto 1973 ha emanato nor­ me relative al tempo libero dei giovani ed alla lettera d) dell’art. 2 si legge: « Centri diurni a carattere permanente per l’attività ricreativa ». Ma come e quando la Regione pensa di attuare quanto legiferato? Il « come » è spiega­ to nella legge stessa: attraverso gli en­ ti locali e, sempre che rispondano a determinati requisiti, anche attraverso associazioni private. Il « quando » rima­ ne per il CIF ed anche per noi, ancora un mistero.

Il CIO aggiorna il dilettantismo Il Comitato Olimpico Internazionale nella sua ultima sessio­ ne ha finalmente definito l’annosa questione dello status di dilettante approvando un nuovo testo dell'art. 26 della Carta olimpica, del quale riportiamo il testo a titolo di informazione. Secondo la nuova formulazione dell'art. 26 (ammissione ai Giochi) un ga­ reggiante non può: 1) essere o essere stato professio­ nista, in qualsiasi sport, o avere firma­ to un contratto a questo scopo prima della chiusura ufficiale dei Giochi Olim­ pici; 2) aver permesso che la sua perso­ na, il suo nome, la sua immagine o le sue prestazioni sportive siano adopera­ te per scopi pubblicitari, tranne che la sua Federazione internazionale, il suo Comitato olimpico nazionale o la sua Federazione nazionale non abbiano con­ cluso un contratto di pubblicità, o as­ sunto il patronato, su un equipaggia­ mento. In tal caso, tutti i pagamenti devono andare alla Federazione inter­ nazionale, al Comitato olimpico nazio­ nale, o alla Federazione nazionale, ma non al gareggiante; 3) portare sul suo abbigliamento, o su se stesso, durante i Giochi olimpici, Campionati mondiali, o Campionati con­ tinentali riconosciuti dal CIO, scritte pubblicitarie, eccettuati articoli d’equi­ paggiamento o d’abbigliamento per­ messi dal CIO d’intesa con le Federa­ zioni internazionali; 4) esercitare attività di allenatore professionista in qualsiasi sport. Il CIO nominerà probabilmente una commissione che si occuperà dell’osvanza dell'art. 26 e delle sue norme d’at­ tuazione, degli articoli 1 e 3 (princìpi

fondamentali), 7 (nazionalità), 27 (casi speciali), 33 (ammissione). Le norme d'attuazione dell'art. 26 non stabiliscono alcun termine per l’allena­ mento, ma lasciano decidere su ciò al­ le singole federazioni internazionali. In particolare, un gareggiante può: 1) esercitare attività d’insegnante sportivo per i primi gradi; 2) durante il tempo di preparazio­ ne e di gara — la cui durata è stabilita dalle singole federazioni internazionali — accettare: a) attraverso il Comitato olimpico nazionale o la federazione na­ zionale un'indennità per vitto, alloggio, spese di viaggio, spese minute, assicu­ razione infortuni e malattie, equipag­ giamento sportivo, trattamento medico fisioterapico, e pagamento di allenato­ ri autorizzati; b) se necessario, attra­ verso il Comitato olimpico nazionale o la sua Federazione nazionale, un rim­ borso per il mancato guadagno derivan­ te dall’assenza dalla sua attività profes­ sionale o dall'impossibilità di esercitare la professione a causa della sua pre­ parazione o partecipazione ai Giochi olimpici o a gare sportive internaziona­ li. In nessun caso le somme pagate sot­ to queste condizioni possono essere su­ periori alla somma che il gareggiante avrebbe guadagnato nello stesso tempo esercitando la suà professione; 3) accettare premi di vittoria entro i limiti fissati dalle regole; 4) accettare borse di studio.


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Centri di servizio sociale in Belgio Mediante un decreto-legge, in Belgio sono state fissate recentemente le nor­ me per il riconoscimento ed il sovvenzionamento da parte dello Stato (tra­ mite il Ministero della Salute pubblica e della Famiglia) dei « centri di servi­ zio sociale », intendendo con tale termi­ ne quei centri che abbiano lo scopo di dare alle persone ed alle famiglie che ne facciano richiesta un aiuto so­ ciale e psicosociale destinato a supera­ re o a migliorare le situazioni critiche che impediscono il loro sviluppo. Più specificatamente, questi i princi­ pali compiti dei centri: assicurare, nel­ l’àmbito di una comunità locale, un primo intervento per le persone e le famiglie che si trovano in una situa­ zione critica; giungere con gli interes­ sati ad una formazione più chiara del­ le loro difficoltà sociali; mettere gli en­ ti e le prestazioni sociali alla portata degli interessati, informandoli ed orien­ tandoli: dare alle persone e alle fami­ glie gli orientamenti necessari per me­ glio integrarle nel loro ambiente e per farle partecipare in modo più aperto alla sua vita; segnalare alle autorità competenti i punti di frizione e le la­ cune che presenta la vita sociale. Inoltre, per essere riconosciuto come tale il centro deve soddisfare le segucn-

ti condizioni: 1) o essere costituito sot­ to forma di associazione senza scopi di lucro, che ha come unico scopo il raggiungimento dei fini indicati più so­ pra, o essere creato da una federazione di società mutue riconosciute dallo Stato; 2) impiegare a tempo pieno al­ meno tre operatori professionisti qua­ lificati; 3) disporre delle attrezzature ne­ cessarie per svolgere i propri compiti; 4) disporre di una segreteria centrale e d’un ufficio di consulenza disponibili al pubblico almeno per quaranta ore alla settimana; 5) essere accessibile a chiunque, indipendentemente dalla sua appartenenza ideologica, filosofica o re­ ligiosa, senza remore nella possibilità di orientare l’utente verso i servizi spe­ cializzati; 6) fornire la prova d'aver già esercitato, almeno per sei mesi, le atti­ vità precedentemente indicate; 7) con­ formarsi alle norme sul coordinamento dei servizi sociali e medico-sociali che verranno definite dal Ministero. Nel decreto poi vengono definite le prassi per ottenere riconoscimento, con­ tributi, anticipi (al massimo del 60%), rinnovi (dato che il riconoscimento, re­ vocabile, dura al massimo tre anni) e viene precisata la validità di controlli ministeriali. E’ interessante notare — a differenza almeno di quanto avvenuto

Il nuovo regolamento CONI "golpe silenzioso” « Mentre l'opinione pubblica naziona­ le era presa dalle notizie sui tentativi di "golpe" contro le istituzioni del Pae­ se, nessuno si è accorto che un "golpe" c’è stato sul serio e col silenziatore: lo sport italiano dome movimento libero e democratico, ammesso che in qualche modo lo fosse, poiché regolato da una legge fascista, dal 12 novembre ha de­ finitivamente cessato di esistere ». Con questo giudizio, attribuito ai ver­ tici di alcune federazioni, inizia un ar­ ticolo del quotidiano « Il Giorno » del 29 novembre ’74, che aggiunge subito dopo che i presidenti di queste stesse federazioni sembra stiano organizzando­ si per promuovere un immediato ri­ corso al Consiglio di Stato. « Che è accaduto il 12 novembre? — prosegue l'articolo firmato da M. Pennacchia — In quella data la "Gazzetta

Ufficiale " ha pubblicato il Decreto con le ” norme di attuazione della legge del 16 febbraio 1942, n. 426, sull'istituzione e l'ordinamento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano ». « zi parte il rilievo — continua an­ cora Pennacchia — che ci son voluti 32 ani per dettare norme di attuazio­ ne rii una legge fascista, che è un’offe­ sa per la coscienza di tutti, l'interpre­ tazione che esperti legali hanno dato di queste norme dimostra che esse non solo sanzionano un potere dispotico vo­ luto dalla legge fascista, ma addirittura lo inaspriscono perché tolgono anche la minima parvenza di autodeterminazione alle federazioni, violando il principio della sovranità delle assemblee federali e forse persino quello del libero asso­ ciazionismo... ».

in Italia sinora con i servizi cosiddetti sperimentali nel Mezzogiorno — che è fatto obbligo al Ministro di prendere una decisione entro tre mesi della do­ manda di riconoscimento o di rinnovo di esso. Le sovvenzioni ai centri, infine, con­ sistono in: a) un intervento sino alla concorrenza del 50% per le spese del personale qualificato già in servizio e per quello assunto successivamente (ma per questo previo accordo con il Mini­ stero); b) un sussidio annuo di 30 mila franchi belgi per ciascuno dei tre primi operatori sociali e di 15 mila per gli altri; ma per i centri che operano in zone a popolazione sparsa, questo sus­ sidio può essere aumentato del 50%, a titolo di risarcimento per le spese di viaggio. Queste cifre, conformemente a disposizioni di legge, sono agganciate all’indice dei prezzi.

SVILUPPO PIANIFICATO IMPIANTI SPORTIVI Alla Facoltà di Statistica di Padova è stato recentemente completato un ten­ tativo di applicazione di un modello di pianificazione alla formazione di un piano di sviluppo delle attrezzature sportive a Padova con una prospettiva al 1983. Il criterio di programmazione adot­ tato si ispira a due scelte preliminari fondamentali. La prima considera lo sport come attività sociale di tempo li­ bero alla quale è potenzialmente inte­ ressata tutta la popolazione. La secon­ da considera come punto di partenza fondamentale per il calcolo dei bisogni la popolazione insediata o insediabile al 1983 e non le attività sportive che attualmenle vengono svolte risultando es­ se pesantemente condizionate dalle strut­ ture esistenti. Si è quindi cercato di costruire un quadro delle esigenze di impianti al 1983 per otto tipi di sport tra i più diffusi (calcio; atletica; ginnastica e sport di palestra; nuoto; pallacanestro e pallavolo; bocce; pattinaggio; tennis) basandosi su queste tre ipotesi: 1) che nel 1983 il 25% della popolazione pra­ ticherà sport (previsione desunta dai dati di sviluppo gli altri Paesi); 2) che ogni elemento dedicherà settimanalmen­ te allo sport tre ore (ragazzi dai 6 ai 20 anni) o due ore (tutti gli altri); 3) sul grado di preferenza per questi sport quale sarà tra otto anni, così come è possibile desumerlo da cifre Istat e da altri dati. Determinato così per gli otto tipi di sport e per classi di età il numero me-

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NOTIZIE E DOCUMENTI dio settimanale di ore di attività per unità di popolazione che si prevede sarà richiesto nel 1983, si è passati a determinare il fabbisogno di attrezzatu­ re sportive a quella data, utilizzando i parametri indicati dal CONI sul possi­ bile carico medio settimanale di ore sopportabile dai vari tipi di strutture. Sottraendo dal fabbisogno previsto al 1983 la disponibilità attuale di impianti, infine, si sono potute determinare le carenze che il piano di sviluppo della città dovrà considerare ai fini della pro­ grammazione degli interventi. I risultati ottenuti sono i seguenti: calcio, fabbisogno al 1983 di 76 campi, disponibilità attuale 34 campi, carenza di 42 campi; atletica, carenza di un cam­ po grande ed uno piccolo; ginnastica, carenza 23 palestre; nuoto, carenza 6387 mq di piscina; pallavolo e pallacane­ stro, 29 campi; bocce, 90 campi; patti­ naggio, 2508 mq; tennis, 145 campi. La copertura delle carenze richiede­ rebbe certamente investimenti sociali enormi. Per averne un’idea si consideri un altro risultato dello studio. Suppo­ nendo di eseguire lavori per un miliar­ do di lire all’anno per dieci anni (po­ tere d’acquisto della lira al 1973), se­ condo una strategia di ricquilibrio tra i vari tipi di attrezzature, resterebbero ancora al 1983 carenze residue di 16 campi di calcio, 2 campi di atletica, 15 palestre, 10 campi di pallavolo, 32 di bocce, 5 di pattinaggio, 50 di tennis.

Sondaggio RAI-TV sull'interesse sportivo Il Servizio Opinioni della RAI-TV si sta interessando al fenomeno sportivo in Italia dimostrando che l’assenteismo degli italiani all’attività sportiva è do­ vuto allo scarso interesse per lo sport ed alle scarse conoscenze dei benefici che se np possono trarre. In qualche caso essa rileva, che il concetto stesso di « fare dello sport » è tutt'altro che chiaro. Tali affermazioni sono il frutto di sondaggi che il Servizio Opinioni va da alcuni anni effettuando, con metodi di­ versi. Un primo sondaggio, effettuato nel 1969, su due campioni rappresentativi della popolazione italiana (3000 persone di oltre 25 anni residenti nel Nord, Cen­ tro Sud c Isole il primo, 1000 giovani dai 15 ai 24 anni il secondo) ha messo in evidenza l'interesse allo sport del 38% degli adulti e del 599t> dei giovani. Un interesse però che si manifesta in massima parte solo a livello teorico: dalla discussione con amici, alla lettu­ ra di articoli sui giornali e riviste, alla presenza diretta allo spettacolo sporti­ vo, all’ascolto di trasmissioni televisive e radiofoniche, infine alla pratica attiva di uno o più sport. Quest’ultimo aspet­ to è molto limitato e rimane circoscrit­ to ad una ristretta cerchia di persone. Scendendo nei particolari si appren­ de che solo il 10% degli adulti fa sport ed il 20% dei giovani. Tra gli adulti gli sport più diffusi sono la caccia e la pesca (7%) ed il nuoto (6%); gli altri sport come calcio, atletica leggera sci,

Congresso FCI ciclismo in crisi Al congresso della Federazione Cicli­ stica Italiana, tenutosi a Roma a metà dicembre, unanimi interventi hanno sot­ tolineato le molteplici difficoltà in cui si muovono le società dilettantistiche, difficoltà soprattutto a carattere econo­ mico. Molti sono i sodalizi, basati sui contributi dei soci, che vedono la loro esistenza in pericolo; ancora più nume­ rosi quelli costretti all’estrema rarefa­ zione dell’attività. Mettere in sella un ragazzo — si è detto — costa circa mez­ zo milione, senza contare le spese di trasferta: 350.000 lire costa una biciclet-

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ta, 10.000 un tubolare, 15.000 le scarpet­ te, altrettanto una tuta; più tutti gli accessori. Le preoccupazioni dei dirigenti di so­ cietà presenti al congresso hanno tro­ vato un qualche piccolo sollievo nella notizia che la Federazione ha pronti due modelli esclusivi di bicicletta (esposti appunto al congresso romano), pronti per essere realizzati in serie e ad un prezzo da calmiere: 130.000 lire il tipo "super corsa" e 66.000 lire il tipo "corsa".

tennis raggiungono il 3%, valori inferio­ ri si hanno per altre discipline sportive. Tra i giovani si hanno valori solo un po’ più elevati: 18% nuoto, 16% calcio, 9% tennis ed atletica leggera, 7% pallacanestro, 6% caccia e pesca, percentuali ancora inferiori per tutti gli altri sport. Se si considera anche il fatto che alcuni giovani ed adulti in­ tervistati praticano più sport e se si considera il carattere stagionale di mol­ te discipline sportive citate si può con­ cludere che lo sport è veramente ap­ pannaggio di una sparuta minoranza. Un successivo sondaggio, realizzato in modo diverso, interpellando cioè con questionario scritto 800 giovani (14 - 21 anni) che compongono il « Gruppo di ascolto giovanile » che giudica periodi­ camente le trasmissioni radiofoniche e televisive, ha detto che il 40% circa di quei giovani -non pratica alcuna at­ tività sportiva — eccettuato le due ore settimanali di educazione fìsica per chi frequenta la scuola — ed il rimanente 60% non ha mai praticato sport, o meglio un 20% fa qualcosa ma non attività sportiva ben definita ed orga­ nizzata. E’ indubbio che l'assenteismo ha co­ me causa prima la mancanza di attrez­ zature ma i sondaggi hanno dimostrato che anche là dove esistono palestre e campi sportivi la percentuale non è più alta. Il sistema della RAI-TV di interessa­ re gli italiani allo sport è quello di man­ dare in onda programmi televisivi de­ dicati alle riprese dirette di avveni­ menti agonistici, in particolare il calcio, e la trasmissione per radio o pei’ tele­ visione di notiziari e commenti spor­ tivi che, secondo i sondaggi, riscuotono notevoli successi. Ma non sono certa­ mente queste trasmissioni che possono svolgere l'importante opera di forma­ zione di una coscienza sportiva e di suscitare un vivo e razionale desiderio di una seria attività sportiva. Qualche passo, in questi ultimi tem­ pi, è stato fatto, specialmente con la rubrica « Sapere » e con la TV dei ra­ gazzi, ma è ancora troppo poco per poter dire che uno strumento di comu­ nicazione di massa così importante, quale la RAI-TV possa essere all’avan­ guardia in questo settore. Speriamo che altri sondaggi portino a realizzazioni più concrete.


LE NOSTRE PUBBLICAZIONI

COLLANA CINQUECERCHI 2. ATLETICA di Carlo Covi

COLLANA TECNICO-ORGANIZZATIVA 3. PALLAVOLO di Franco Anderlini (3* edizione) 1. LA PALLAVOLO GIOCANDO di Francesco Barbagallo Un sussidio nuovo per un modo nuovo di avviare i giova­ nissimi alla pratica sportiva. La riscoperta del gioco nello sport, come strumento di preparazione tecnica rispettoso dei valori sportivi e dell'esperienza formativa compiuta dai ra­ gazzi. Incentrati sulla pallavolo, i 90 esercizi-gioco offrono un modello di insegnamento anche per altre discipline. Un sussidio valido sia per i Centri di fomazione sia per l'av­ viamento allo sport dei giovanissimi nelle società sportive.

2. LO SCOUT NELLA PALLAVOLO di Dario Serapiglia Riveste particolare importanza per un allenatore la cono­ scenza, la « visione », dell'intero « campo » che si troverà davanti quando andrà in panchina, comprendendo sia i pro­ pri elementi sia quelli delle squadre avversarie, secondo il metodo del « guardare-registrare-considerare ». Ecco quindi « lo scout »: esplorare e registrare su dei mo­ duli predisposti i vari momenti di gioco riferiti ad ogni singolo giocatore.

3. GIOCHIAMO A FARE SPORT di Francesco Barbagallo Questo libro rappresenta un tentativo per far fare ai ragazzi e ragazze dai cinque ai dieci-undici anni un'esperienza fi­ sico-motoria a carattere ludico, superando i rigidi schema­ tismi tecnico-agonistici dello sport tradizionale e propo­ nendo ad ogni individuo un tipo di attività sportiva com­ misurata alle sue esigenze e possibilità. L’autore, nell'indicare qui una serie di giochi sportivi, non propone soltanto un rinnovamento di metodologia dell’inse­ gnamento sportivo, cioè un semplice modo nuovo o diverso di insegnare lo sport, ma colloca questa sua proposta in una concezione diversa dell’attività sportiva intesa non co­ me fine a se stessa, ma come strumento e occasione di maturazione personale e sociale.

COLLANA ANIMATORI SPORTIVI 6. L’ANIMAZIONE CULTURALE SPORTIVA di Paolo Andreoli Il volume che ha aperto in Italia un discorso nuovo sullo sport come strumento sociale e culturale. L'autore, dopo un’ampia analisi dello sport nella società attuale, prospetta linee e indicazioni per avviare un'azione di ampio e profondo rinnovamento. Il volume è corredato da una esauriente docu­ mentazione sulle idee e sulle iniziative per lo sport sociale in Italia.

SPORT E SOCIETÀ’ SPORT E SOCIETÀ' è il titolo della nuova Collana, pubblicata dall'Editrice A.V.E. in collaborazione con il CSI, che tende a presentare volumi in cui questa realtà sociale e culturale viene letta criticamente al fine di offrire nuovi e originali contributi che favoriscano la riflessione collettiva e diventino così strumenti di lavoro politico perché lo sport, da fatto di consumo e di spettacolo divistico, diventi un nuovo ser­ vizio sociale destinato ad assumere un ruolo dinamico di liberazione dell’uomo, in linea con le tendenze e le esigenze più vive presenti oggi e soprattutto tra le giovani generazioni.

1. LA DONNA E LO SPORT NELLA SOCIETÀ’ INDU­ STRIALE di Paolo Andreoli L. 3.000, sconto del 50% per richieste tramite il CSI.

2. LO SPORT COME IDEOLOGIA: ALIENAZIONE O LI­ BERAZIONE? di Claudio Bucciarelli L. 1.500, sconto del 50% per richieste tramite il CSI.

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di ENZO BALBO NI

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MAZZOLA E FAMIGLIA - Que­ sta estate a Fregene Sandro Mazzola ci disse che la pubbli­ cità aperta, cioè il fare pubbli­ cità, utilizzare la propria fama per fare un carosello o qualche altra cosa era un diritto. E noi dicemmo che sì, che era giu­ sto che era un diritto. Ma che forse sarebbe stata una aggiun­ ta ai proventi di qualche gioca­ tore importante e non di tutti i giocatori. Insomma il diritto della pubblicità era giusto, ma sarebbe servito solo a pochi e che per questo non si doveva contrabbandare la conquista co­ me una conquista del sindaca­ to, una conquista per tutti, in­ tendo dire. E Sandro ci disse che anche i piccoli avrebbero avuto vantaggi col tempo, an­ che i piccoli delle piccole so­ cietà avrebbero potuto fare del­ la piccola pubblicità locale. Be­ ne, adesso Mazzola lo vediamo in Tivù: fa pubblicità alla cioc­ colata. 1 bambini dicono che è buona, lui dice che è buona e la moglie dice che è buona. E' buona, fa bene e si diventa campioni. Ecco, qui contesto. Sarà buona e farà bene, ma non è che mangiare cioccolata fa diven­ tare campioni. Proprio no. Que­ sto non bisogna dirlo perché è una truffa. Mio figlio mi ha già chiesto le duecento lire: « Così mangio la cioccolata, di­ vento un campione di calcio e porto tanti soldi a casa... ». E io gli ho detto che per diven­ tare un campione bisogna al­ zarsi la mattina alle sei, alle­ narsi, allenarsi, alzarsi, allenar­ si. e poi prepararsi, allenarsi,

alzarsi alle sei. avere fortuna, e classe, e alzarsi la mattina alle sei. Lui mi ha guardato come se fossi uno scemo, lo scemo del villaggio. « Ma bab­ bo, mi ha detto. Non sai nien­ te, proprio niente. Campioni si diventa mangiando la cioccola­ ta. Lo dice anche Mazzola alla Tivù! ».

SENTITE FELICE GIMONDI - Di­ ce che il suo millenovecentosettantaquattro è stato un anno fiacco perché ha mangiato trop­ pa carne. • La carne non la digerisco, mi fa male, mi am­ morbidisce ». Invece adesso che mangia verdura, frutta e fagioli, va fortissimo. La carne dunque non fa bene al tono muscolare. Felice Gimondi sa­ rà presto insignito di una croce al merito dell'austerity. Forse dallo stesso presidente Leone.

SENTITE CASSIUS CLAY - Di­ ce che le donne devono smet­ tere di indossare indumenti che sono ideati per loro da eccentrici: abiti corti, minigon­ ne, pantaloni attillati. L'uomo — dice sempre Clay — per na­ tura desidera la donna e la guarda: quindi se una donna vuole essere rispettata, è ne­ cessario che sia morale e che copra ciò che Dio le ha dato. Queste dichiarazioni sono ap­ parse su una rivista americana che tratta dei problemi dei ne­ gri: la rivista è • Ebony ». An­ che Cassius avrà qualche onoreficienza.

SENTITE LUIGI CITERONI - Di­ ce che ha visto benissimo che Bulgarelli allungava la palla a Savoldi che già aveva segnato due goal. Allora istintivamente, senza capire quello che stava facendo, si è avvicinato al pa­ lo e quando si è accorto che Masoni, il portiere deH’Ascoli, stava per essere battuto, ha al­ lungato il piede e track: ha respinto il pallone. E' accadu­ to ad Ascoli con il Bologna in vantaggio per tre a uno. L’ar­ bitro non ha voluto e non ha potuto fare nulla. Potrebbe ac­ cadere a fine campionato che per questo goal in meno I’ Ascoli avrà una migliore dif­ ferenza reti rispetto ad altre squadre sulla linea della retrocessione. E potrebbe accadere che per quel piede messo al momento giusto, l’Ascolì sì salverà. Su questo i tecnici, gli arbitri, gli esperti, perfino i giuristi disquisiscono ama­ bilmente; dissertano su rego­ lamenti, comma, casistiche e parlano di responsabilità og­ gettiva e soggettiva, lo dico che questo ragazzo mi sta mol­ to bene: in un mondo fatto di regolamenti, in uno sport fatto di dogmi, c'è uno che si ribella. Viva la faccia: viva la fantasìa. Luigi Citeroni mica ha sparato a Savoldi per fermarlo, come fanno più o meno certi teppisti in tante città. Ha so­ lo messo un piede al punto giusto nel momento giusto, il che è un fatto inconsueto. E così succede che Luigi Cite­ roni crea un caso su cui si discute, mentre i teppisti che tirano sassi e bottiglie creano un caso — di teppismo — di cui — maledizione — si discu­ te sempre meno.

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IL SOR FUFFO - Povero Bernar­ dini. Ha pareggiato zero a ze­ ro contro la Bulgaria e si è meritato i fischi dei tifosi ge­ novesi. Poi è stato contestato a Roma, poi è stato tirato fuo­ ri un suo impiccio con il Bre­ scia. Si è parlato anche del suo stipendio mensile: due milioni, dicono. Povero Sor Fuffo! Non viene più nemmeno la voglia di fare la storiellina disegnata per prenderlo in giro bonaria­ mente. A due milioni al mese la nuova nazionale non ha fat­ to nemmeno un passo avanti. Ma allora: era proprio neces­ sario nominare Bernardini? 0 non era sufficiente chiamare Giuseppe Rossi, che è un si­ gnore di Milano mio amico?

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