Una delle cose più belle è stata vedere come persone arrivate da estranei abbiano iniziato, nel giro di pochi giorni, a condividere momenti unici, sorrisi ed emozioni.
Gabriele Conrotto, founder Gundu Padel Cup pag.26
31 14 26 20
VETRINA
25 BULLPADEL, HIT-X, JOMA, REALTURF, SKECHERS
PADEL&TRAVEL
26 GUNDU PADEL CUP: FORMULA VINCENTE
REPORTAGE
28 ROMA È UN GRANDE CLASSICO
TORNEI
29 CUPRA FIP TOUR: IL CIRCUITO DELLE POLEMICHE
TOTAL PADEL
30 INTERVISTA A GIORGIA MARCHETTI
WHEELCHAIR PADEL
31 IL BNL ITALY MAJOR WHEELCHAIR A ROMA
FOCUS SHOP
32 EMPIRE PADEL SHOP DI SANREMO (IM)
VISTO DAL COACH
34 PROGETTARE UNA LEZIONE EFFICACE
L’ANGOLO DEL MENTAL COACH
35 L’AMBIZIONE DI ESSERE UN VINCENTE
INTERVISTE
36 CARLOS BERNARDES E FRANCESCA DI MASSIMO
PADEL LEGAL
38 COSTRUZIONE DI CAMPI E CERTEZZA DEL DIRITTO
UN FUTURO ITALIANO
di Daniele Pansardi
Dal 2022 in poi sulle nostre cover si sono alternati tutti i principali campioni della nostra epoca. Da Fernando Belasteguín ad Ari Sánchez, passando per Bea González e Agustín Tapia, fino ad Arturo Coello, Ale Gálan e Juan Lebrón. Per la prima volta, dopo 26 numeri di Padelbiz, la copertina è stata conquistata con pieno merito da un’italiana. L’auspicio è che sia solo l’inizio, ma del resto Giulia Dal Pozzo promette davvero bene. A 21 anni è nella Top 30 mondiale, con le Finals di Barcellona come obiettivo concreto per la seconda metà di stagione e la prospettiva di poter ricevere in futuro delle chiamate da colleghe di livello superiore. Nel frattempo, la coppia con Nuria Rodríguez funziona alla grande, e non solo per lo storico traguardo nel Major a Roma. Mentre scriviamo quest’editoriale, Rodríguez e Dal Pozzo hanno compiuto un altro piccolo miracolo a Valladolid: prima annullando cinque match point negli ottavi a Fernández/Araújo, e poi surclassando 6-1 6-1 Salazar/Alonso per conquistare la loro seconda semifinale Premier in poche settimane. La spagnola, giocatrice solida ed esperta, si sta rivelando la compagna di viaggio ideale dell’azzurra, che dal punto di vista mentale e di presenza nella partita ha già dimostrato di essere una top player. È pronta a lottare su ogni punto, in linea con le richieste molto dispendiose di uno sport come il padel. Come ha ammesso lei stessa, tecnicamente ha ancora tanto su cui lavorare: ma è solo un altro motivo per credere nel suo percorso di crescita. Rodríguez e Dal Pozzo non si sono fatte scoraggiare nemmeno da qualche risultato negativo arrivato all’inizio del proprio cammino insieme, che spesso può portare a separazioni frettolose e facili rotture. Hanno scelto anzi di puntare soprattutto sul Premier Padel, senza cercare scorciatoie in tornei Silver e Bronze: una scommessa che ora ha ripagato.
A tal proposito, la stessa Giulia Dal Pozzo si è espressa a favore di una migliore redistribuzione di punti, per pre-
miare maggiormente i risultati nei tornei Premier rispetto a quelli del FIP Tour. Benché molto giovane, insomma, le idee sono già chiare. Il tema toccato dall’italiana è stato peraltro affrontato proprio a Roma da FIP e Premier Padel, intervenuti per cambiare il sistema di punteggio assegnato nel Premier per incentivare i giocatori a non scendere di categoria e cercare punti facili. Sulla possibile efficacia di queste misure ne abbiamo parlato a pagina 29. Parliamo di due circuiti – Premier Padel e FIP Tour – giovani e con un’identità da rifinire, ma stabilire dei limiti chiari nel rapporto tra le due parti è quantomai fondamentale per la classe media del padel mondiale e per chi vuole provare a scalare la classifica.
Chi guarda tutti dall’alto, invece, gioca su altri fronti. Parliamo di Agustín Tapia e del suo possibile accordo con Nike (pagina 16). Le cifre sarebbero da capogiro, con un impatto mediatico dirompente di cui beneficerebbero tutti, anche la stessa Nox che si ritroverebbe al fianco di uno dei marchi più riconosciuti al mondo. Tapia ha detto che sarebbe un sogno: come dargli torto. Il mercato intanto continua a dare segni di vivacità e di fermento, anche se molto dipende dalla lente d’ingrandimento con cui lo si guarda. L’edizione 2026 del Global Padel Report di Playtomic è un’utile cartina di tornasole per comprendere le complesse dinamiche del mondo padelistico (pp. 10-11), tra nazioni in rampa di lancio (Regno Unito e Germania), altre più inchiodate (USA su tutte), e investimenti più disciplinati. Le analisi economiche e finanziarie ora precedono gli entusiasmi. Il capitale finanziario, i fondi d’investimento e il private equity potrebbero avere un peso crescente nel mercato, soprattutto alla luce del legame sempre più stretto tra padel e settore immobiliare. Meno sport, più prodotto? Quel che è certo è che la fase "pionieristica" sembra ormai alle spalle, e al suo posto si fa largo lo sport business. Sarà uno dei temi del prossimo numero.
Editor: Daniele Pansardi, Davide L. Bertagna, Andrea Farano, Marcello Ferrarini, Andrea Fierro, Gabriele Marini, Marco Paialunga, Adelio Rosate Art director: Simone Comi
Redazione: via Tertulliano 68, 20137 Milano Tel: 02.87245180 - Fax: 02.87245182 Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) Email: redazione@padelbiz.it Website: padelbiz.it
Anno 5 - Numero 3/2026 - Periodico bimestrale Registrazione al Trib. di Milano n . 6796/2023 del 12 giugno 2023. Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 - conv. in L. 46/2004 Art.1 Comma 1 - LO/MI. Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 novembre 2007 Stampa: Ingraph - Seregno (MB) Una copia 1.00 euro.
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Questo numero è stato chiuso il 26 giugno 2026
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SANREMO PADEL EXPERIENCE: UN MINI CIRCUITO DI TORNEI FIP IN TUTTA ITALIA
KUWAIT DIVENTA UN TORNEO MAJOR DI PREMIER PADEL, PRETORIA PASSA DA P2 A P1
Sanremo Padel Experience è la diretta evoluzione del Sanremo Padel Tour e coniugherà sport, intrattenimento e valorizzazione del territorio. Il progetto è realizzato in collaborazione con la FIP, con l’obiettivo di creare le migliori condizioni possibili far crescere i giovani talenti di oggi. La Sanremo Padel Experience ruoterà attorno ai tornei del circuito mondiale FIP Promises – circa 90 nel mondo nel 2025 - dedicati alle categorie giovanili Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18, oltre agli eventi del circuito FIP Beyond rivolti agli amatori Over 19, Over 40 e Over 50. L’edizione 2026 toccherà diverse città italiane — Perugia, Grosseto, Roma e Torino — per culminare con l'evento finale di Sanremo a settembre.
IL PADEL SARÀ SPORT DA MEDAGLIA AI 13ESIMI GIOCHI SUDAMERICANI
Il padel entra ufficialmente a far parte del programma sportivo dei XIII Giochi Sudamericani, che si terranno nella provincia di Santa Fe, in Argentina, dal 12 al 26 settembre 2026. Dopo i match esibizione di Asunción 2022, il padel compie un importante passo in avanti e figurerà tra gli sport che assegnano medaglie in un'edizione dei Giochi che vedrà coinvolti 15 Paesi e 5.000 atleti, con un programma di 43 sport e 60 discipline distribuite in cinque diverse sedi. La competizione di padel si svolgerà nella città di Rafaela, presso il nuovo Microestadio, dal 22 al 25 settembre. ll torneo vedrà la partecipazione delle delegazioni dei Comitati Olimpici Nazionali affiliati all'ODESUR, mentre ogni nazione sarà rappresentata da una coppia maschile e una femminile.
Premier Padel e la FIP hanno annunciato alcune modifiche al calendario per la stagione 2026, indicando come motivazione "le difficoltà operative causate dal conflitto in Iran". Il Kuwait Premier Padel P1 (26 – 31 ottobre) passerà da P1 a Major, per compensare la cancellazione del Major di Doha originariamente previsto ad aprile. Mentre il torneo di Pretoria P2 (27 luglio – 2 agosto), che rappresenta l’esordio del Sudafrica, passerà dalla categoria P2 a quella P1. Entrambi i tornei manterranno queste categorie esclusivamente per la stagione 2026. Queste modifiche, secondo Premier Padel, "hanno lo scopo di riequilibrare il calendario sia in termini di distribuzione dei premi in denaro che di assegnazione dei punti in classifica".
L’International Padel Players Association (IPPA), l'associazione che riunisce le giocatrici, ha annunciato che Lucía Sainz ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Presidente. Nel corso di una riunione tenutasi a maggio, il Consiglio Direttivo ha accettato le sue dimissioni. Al fine di garantire la continuità istituzionale e in conformità con la legge e lo statuto dell'associazione, la Vicepresidente Gemma Triay assumerà la presidenza ad interim fino al termine della stagione in corso, periodo durante il quale il Consiglio Direttivo ha deliberato di indire le elezioni per il suo totale rinnovo. Allo stesso modo, la consigliera Lara Arruabarrena assumerà il ruolo di vicepresidente dell'IPPA.
GRUPPO SAE E LA FITP SIGLANO UN ACCORDO PER PROMUOVERE IL RACCONTO DI TENNIS E PADEL
Il Gruppo SAE e la Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) hanno siglato un accordo per rafforzare il percorso di collaborazione avviato con l’ingresso di Sportcast (la società a cui fa capo SuperTennis), nel gruppo editoriale. Il Gruppo SAE ha di recente acquisito La Stampa dalla famiglia Agnelli ed è anche l'editore di vari quotidiani locali. L’intesa prevede lo sviluppo di sinergie editoriali, digitali e commerciali tra le due realtà, con l’obiettivo di promuovere il racconto del tennis e del padel. Tra le iniziative previste ci sono anche contenuti dedicati sulle testate di carta e sulle pagine web e social del gruppo SAE, inserti speciali sui principali eventi e circuiti federali e progetti di co-marketing, formazione e collaborazione con SuperTennis.
In foto: in piedi Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP); seduti, da sinistra, Giancarlo Baccini, presidente di Sportcast, e Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del Gruppo SAE
DISPONIBILE IL PRIMO LIVELLO DEL COACHING PROGRAMME FIP ACADEMY
ANNUAL PADEL PROGRAM: LA NUOVA OFFERTA DI RAFA NADAL ACADEMY
Sul sito FIP è disponibile online il FIP Foundation Course, il Livello 0 del FIP Coaching Programme. Una tappa fondamentale nello sviluppo di un percorso formativo globale di alto livello per gli allenatori. L'obiettivo è consentire a tecnici e arbitri, ovunque si trovino, di accedere a un'istruzione di qualità e contribuire attivamente alla crescita del padel nei propri territori. Il primo gradino di questo percorso è il FIP Foundation Course, il livello introduttivo del programma di coaching, disponibile in inglese e spagnolo. Inoltre, la piattaforma integrerà progressivamente l'Officiating Programme (per gli arbitri) e il FIP Lab, uno spazio aperto per espandere le conoscenze e le competenze nel padel a tutti i livelli.
La Rafa Nadal Academy espande la sua offerta con il lancio del nuovo Annual Padel Program, un programma di formazione integrale rivolto ai giovani giocatori che desiderano combinare lo sviluppo sportivo ad alto livello con il percorso accademico. Ispirato al modello del già consolidato programma di tennis, il progetto si basa su tre pilastri: eccellenza sportiva, formazione accademica internazionale e un'educazione incentrata sui valori del club. La direzione tecnica è affidata a Rodri Ovide, già allenatore di atleti del calibro di Gemma Triay, Juan Lebrón, Paquito Navarro e Marta Ortega). Il suo metodo punta a formare giocatori capaci di interpretare il gioco e prendere decisioni sotto pressione.
GEMMA TRIAY SUCCEDE A LUCIA SAINZ NEL RUOLO DI PRESIDENTE DELL'IPPA
ATLETI
Federico Chingotto FORMAZIONE
PAPA LEONE XIV RICEVE
IL PRESIDENTE FIP LUIGI
CARRARO E PAQUITO NAVARRO
Il presidente della FIP Luigi Carraro e Paquito Navarro sono stati ricevuti da Papa Leone XIV in occasione del BNL Italy Major di Roma. Un incontro promosso da Athletica Vaticana, l’associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede che, dal 2022, è riconosciuta ufficialmente dalla FIP. Nel corso dell’udienza, Carraro ha donato al Pontefice la racchetta ufficiale del Major di Roma, quale simbolo di una disciplina che negli ultimi anni ha saputo conquistare milioni di praticanti nel mondo. “È stato un grande onore poter incontrare Sua Santità e consegnargli la racchetta da Padel ufficiale del torneo di Roma, simbolo di uno sport che promuove amicizia, rispetto e inclusione”, ha dichiarato il presidente Luigi Carraro. “Le parole di Papa Leone XIV richiamano valori che il padel vive quotidianamente sui campi di ogni singolo Paese. Lealtà, socializzazione, autentico spirito sportivo sono i principi che ritroviamo in ogni evento organizzato e promosso dalla FIP”.
RED BULL PADEL COURT
LEGENDS: IL PRIMO VIDEOGIOCO DEDICATO AL PADEL
Con Red Bull Padel Court Legends il brand austriaco presenta il primo videogame ufficiale del Premier Padel. Lanciato ufficialmente il 27 maggio, si pone l’obiettivo di offrire un’esperienza realistica e coinvolgente. I giocatori potranno gestire un club, firmare contratti, allenare le skills degli atleti e costruire una squadra competitiva. Il calendario ricalca quello Premier, con tornei Major, P1 e P2. Il gioco sarà gratuito e disponibile su iOS e Android. Il videogame riproduce le sedi reali dei tornei, creando un’identità forte e riconoscibile. I giocatori potranno vivere una stagione completa, con tappe che ricalcano quelle viste in tv. Il modello scelto è quello free-to-play, scaricabile e giocabile gratuitamente.
WEEBORA SI ALLARGA
ANCHE AL TENNIS CON IL PROGETTO TERRAROSSA
Terrarossa è il nuovo marketplace verticale dedicato al tennis. La piattaforma nasce con l’obiettivo di raccogliere e rendere accessibili alcune tra le academy e i tornei più importanti e desiderabili del panorama internazionale. Terrarossa permetterà di costruire, personalizzare e comporre la propria esperienza in base ai propri interessi, al proprio tempo e al proprio livello di coinvolgimento nel mondo del tennis. A completare l'offerta, la piattaforma propone esclusive vacanze tennis e viaggi di gruppo, ideali per chi desidera unire l'energia del campo al piacere della scoperta e della condivisione con altri appassionati. “Con Terrarossa vogliamo fare per il tennis quello che Weebora ha iniziato a fare con successo nel padel: trasformare una passione in una porta d’accesso a esperienze memorabili, connessioni, luoghi e community”, ha affermato Attilio Ruffo, general director e co-founder di Weebora.
GODERSI IL PADEL
C'è un momento dell'anno in cui il padel diventa qualcosa di più. Le giornate si allungano, il sole resta alto fino a sera, e scendere in campo smette di essere un allenamento per diventare un vero piacere. L'estate è la stagione perfetta per giocare all'aperto, per ritrovare vecchi compagni di squadra, per scoprire nuovi campi. Pādel Nuestro, il più grande ecommerce europeo specializzato in padel, lancia la campagna "Goditi il padel con il bel tempo": una selezione pensata per chi vuole vivere questa stagione al massimo, sia in campo che fuori. Racchette dei migliori marchi, scarpe tecniche per ogni superficie, borse e abbigliamento leggero per affrontare il caldo con stile. Perché d'estate non esistono scuse per non giocare. Solo buone partite, buona compagnia e il sole a illuminare ogni punto.
TORNEI
NELLA STAGIONE PIÙ BELLA CON PĀDEL NUESTRO IL TEAM DIRIGENZIALE PADEL GALIS ACQUISISCE
Padel Galis ha annunciato dei cambiamenti nella propria struttura azionaria. Il team dirigenziale, guidato da Juan Larraz, amministratore delegato, e Salva Segura, direttore dello sviluppo commerciale, ha acquisito una quota di maggioranza con l’obiettivo di accelerare il proprio piano strategico. L'operazione prevede anche l'ingresso di altri investitori di minoranza, mentre il Grupo Atitlan riduce la propria quota al 27% del capitale sociale, a quasi cinque anni dal suo investimento iniziale nella società nel giugno 2021. Padel Galis, che ha una capacità produttiva di oltre 5.000 campi all’anno, ha superato nel 2025 i 27 milioni di euro di fatturato.
AGUSTIN TAPIA E PREMIER PADEL DIVENTANO LUXURY: NUOVA PARTNERSHIP CON AUDEMARS PIGUET
Il padel e gli orologi di lusso: Arturo Coello ha aperto la strada firmando la sponsorizzazione con Rolex, facendo intuire una nuova dimensione per lo sport d’élite, e ora il suo fidato compagno si è inserito sullo stesso percorso. Audemars Piguet ha scelto infatti Agustin Tapia come nuovo testimonial, facendo il suo debutto nel mondo del padel al fianco del Mozart di Catamarca. L’impegno dell’azienda svizzera non si limiterà solo alla partnership con l’argentino. Audemars Piguet è diventato infatti anche l’official timekeeper del Premier Padel, a ulteriore dimostrazione della considerazione raggiunta dal massimo circuito internazionale nei confronti di marchi premium e di lusso.
SMASH PADEL OTTIENE FONDI PER 1,25 MILIONI DI STERLINE NEL REGNO UNITO
BREA
Red Bull continua a investire nel mondo del padel. Il colosso austriaco è un nuovo sponsor della numero uno al mondo Delfi Brea, che a partire dal P1 di Buenos Aires è scesa in campo con una fascia per capelli con il logo del brand, ufficializzando dunque la partnership. L’argentina, classe 1999, è la quarta padelista di alto livello a essere inclusa da Red Bull nel suo programma di sponsorizzazioni dopo Juan Lebrón, Ale Galán e la sua ex compagna di gioco Bea González. L’impegno di Red Bull con il padel va anche oltre le collaborazioni con gli atleti, visto che dal 2023 trasmette sul proprio sito in streaming tutti i tornei del Premier Padel a partire dai quarti di finale, con commento in italiano.
Smash Padel, uno dei principali operatori di centri padel nel Regno Unito, ha ottenuto un nuovo finanziamento di 1,25 milioni di sterline per sostenere la sua strategia di espansione nazionale, con l’obiettivo di passare da cinque a 20 centri. L’investimento è stato guidato dalla società d’investimento britannica Middleton Enterprise. Attualmente l’azienda gestisce cinque centri a Bicester, Oxford, Whitstable, Mid Sussex e Cardiff; una nuova struttura aprirà a Taunton nell’estate del 2026, mentre l’apertura di altri tre centri è prevista prima della fine dell’anno. I fondi saranno utilizzati sia per sostenere la partecipazione di base sia per lo sviluppo dei giovani talenti.
Oysho sarà Major Partner del London Premier Padel P1, rafforzando ulteriormente la propria presenza nel Premier Padel. Il debutto della capitale londinese è in programma all'Olympia dal 4 al 9 agosto. La partnership di Oysho con il torneo è in linea con le ambizioni di crescita del marchio spagnolo nel mercato britannico, a seguito dell'apertura del suo flagship store in Oxford Street. Oysho fornirà l'abbigliamento al personale del torneo, compreso lo staff tecnico e gli addetti alle palline. L'azienda si sta affermando come una delle principali fonti d'investimento per il Premier Padel, dato che Oysho è già partner a vario titolo dei tornei di Roma, Milano, Madrid, Valladolid e Dubai.
DELFI
ENTRA NELLA FAMIGLIA RED BULL
OYSHO DIVENTA PARTNER ANCHE DEL P1 LONDRA
ADIDAS LANCIA UNA
COLLEZIONE SPECIALE PER LA COPPA DEL MONDO 2026
Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi anni, è che il confine tra il calcio e il padel è diventato sottilissimo, almeno in Italia. A rinsaldare questo legame ci ha pensato adidas, che del calcio è uno dei marchi più innovativi e apprezzati e nel padel è diventato un brand solido e riconoscibile grazie a un fornitore come All for Padel e testimonial come Ale Galan. L’azienda tedesca ha unito i puntini con la nuova Special Collection World Cup 2026: una linea di racchette in edizione limitata che porta i colori e le grafiche delle nazionali di calcio più iconiche direttamente sul campo da padel. Le racchette delle nazionali disponibili sono quelle di Italia, Argentina, Spagna, Germania, Francia, Inghilterra, Messico, Colombia, Belgio, Paesi Bassi, USA e una Multination con i tre Paesi ospitanti.
PREMIER PADEL RINNOVA IL SITO UFFICIALE E L'APP PER SMARTPHONE
Premier Padel ha lanciato il suo nuovo sito web ufficiale e la sua app mobile. Le nuove piattaforme introducono funzionalità di personalizzazione avanzate, consentendo agli utenti di selezionare i propri giocatori preferiti e accedere a contenuti su misura, tra cui notizie, calendari delle partite e risultati. In questo modo è più facile che mai seguire le partite più importanti e rimanere aggiornati per tutta la stagione. La riprogettazione migliora anche la navigazione in tutte le sezioni, offrendo un accesso più rapido ai risultati in tempo reale, alle informazioni sui tornei e ai contenuti sui giocatori sia su desktop che su dispositivi mobili. Rimangono le funzionalità preferite dai fan come Premier Predict, il gioco interattivo di pronostici di Premier Padel, ed è disponibile una nuova sezione dedicata alla stampa.
MANCA IL QUARTO PER GIOCARE? SCENDE IN CAMPO SERENA WILLIAMS
Heineken 0.0 ha annunciato Serena Williams come una delle sue nuove global amabassador grazie a una partnership pluriennale con la leggenda americana, che ruoterà attorno al padel. Riconosciuta universalmente come una delle più grandi atlete di tutti i tempi, negli ultimi anni Serena ha abbracciato il padel come modo per mantenersi attiva e incontrare persone che condividono la sua passione. Per lanciare la collaborazione, La tennista ha trascorso una giornata a Miami facendo una sorpresa ad alcuni ignari giocatori di padel: l’atleta è scesa in campo come “compagna di squadra dell’ultimo minuto” per una partita prenotata tramite la funzione Open Match by Heineken 0.0 sulla piattaforma Playtomic. I giocatori non avevano idea che il loro quarto partner sarebbe stato una campionessa da 23 titoli Grand Slam.
UNA MAPPA GLOBALE PER GLI INVESTIMENTI
Nella nuova edizione del Global Padel Report, Playtomic ha analizzato cinque categorie di mercati. Uno strumento utile per capire le evoluzioni dello sport in tutto il mondo
di Daniele Pansardi
Il Global Padel Report di Playtomic è diventato negli anni un utile strumento per misurare la temperatura al movimento globale. Se nelle edizioni precedenti si parlava ancora del padel come la novità o il fenomeno da studiare, questa volta il Report prova a fare un passo in più e ad approfondire argomenti più strutturali e che hanno a che fare con una ‘finanziarizzazione’ dello sport. Siamo alle porte di una nuova era a livello macroeconomico, dove gli investimenti sono più disciplinati e le analisi di mercato precedono gli entusiasmi. Per cercare di navigare in questa complessità, Playtomic ha cercato di adottare una lente analitica basata su alcuni archetipi di mercato, distinguendo tra espansione guidata dall'infrastruttura e quella trainata dal reale assorbimento della domanda.
UNA MAPPA PER GLI INVESTIMENTI
Maturità dell’ecosistema padel n°campi
Il modello a cinque archetipi proposto da Playtomic rappresenta uno strumento tecnico efficace per confrontare mercati con velocità di adozione e dinamiche divergenti. Questa classificazione permette di inquadrare i Paesi non come categorie statiche, ma come ecosistemi in evoluzione.
L'alto tasso di occupazione in Francia assorbe i nuovi ingressi sul mercato, alimentando la crescita.
A Parigi, il coefficiente di utilizzo dei campi tocca le 9/10 ore giornaliere
Qualità della domanda
• Padel Heartlands (Spagna, Italia, Argentina e Portogallo)
Mercati pienamente maturi, che fungono da "ancore strutturali" fissando i benchmark globali di prezzo e occupazione. Supportano facilmente una grande domanda.
• The Sweet Spot (Paesi Bassi, Belgio, Sudafrica e Francia)
Regioni con crescita controllata, dove l'offerta è perfettamente allineata all'assorbimento della domanda e l’ecosistema è in equilibrio.
• The Hotspot (Regno Unito, Germania e Irlanda)
Mercati ad alta propensione di spesa dove la domanda corre più veloce dell'infrastruttura o l'ecosistema è in fase di costruzione accelerata.
• Diamonds in the Rough (USA, India, Brasile, Indonesia, Polonia, India e Australia)
Mercati embrionali e frammentati con domanda irregolare e alta sensibilità al prezzo, spesso limitata a hub metropolitani.
• Post-Boom Adjustment (Svezia, Finlandia)
Mercati che affrontano una fase di saturazione, dove l’offerta è superiore alla domanda, con conseguente necessità di consolidamento e correzione dei prezzi.
PADEL HEARTLANDS: ESTRARRE VALORE DA UN MERCATO SATURO
Nei mercati come la Spagna, la creazione di valore si è spostata dalla costruzione di nuovi campi all'ottimizzazione degli asset esistenti. Questi mercati definiscono i parametri operativi per l'intera industria mondiale. La strategia
CAMPI DA PADEL IN TUTTA LA FRANCIA
per gli operatori si articola su tre pilastri: un’offerta sempre più premium, con i club che cercano di garantire un maggior numero di servizi di alto livello per incrementare la monetizzazione per singolo campo; la manutenzione e gli aggiornamenti periodici delle strutture, un driver importante per garantire la qualità necessaria; una transizione verso modelli di gestione che permettano economie di scala con gestioni operative più standardizzate, e l’integrazione del padel negli investimenti immobiliari (che approfondiremo sul prossimo numero di Padelbiz).
THE SWEET SPOT:
SOSTENIBILITÀ ED EFFICIENZA
I mercati "Sweet Spot" sono quelli più disciplinati e stabili, dove la crescita è solida e regolare. Il benchmark per la resilienza economica, con tassi di utilizzo ("utilization levels") costantemente sopra la media grazie a una crescita disciplinata. È uno sport già mainstream a tutti gli effetti, ma ancora lontano dalla saturazione, con un mix bilanciato di occasionali, abituali e agonisti.
La Francia, secondo Playtomic, ha completato la transizione da Hotspot a Sweet Spot. La crescita è diventata strutturata a livello regionale, grazie all’integrazione del padel nelle infrastrutture dei club di tennis preesistenti.
I Paesi Bassi rappresentano il modello di efficienza operativa per eccellenza, guidato da operatori professionali che puntano sulla fidelizzazione e su prezzi corretti. Il mercato è in mano soprattutto a gestori di più centri.
Il Sudafrica rappresenta la novità più rilevante del 2025 in questa categoria, distinguendosi per un'altissima partecipazione dei giocatori e una rapida espansione dei club privati, confermandosi mercato ad alto potenziale di rendimento.
HOTSPOT E DIAMONDS IN THE ROUGH:
IL POTENZIALE INESPRESSO
Se negli Hotspot la sfida è più logistica e infrastrutturale (nel Regno Unito la spinta dei giocatori supera la disponibilità di campi, mentre la Germania è impegnata in un massiccio sviluppo e riconversione di campi), nei Diamonds in the Rough la crescita è meno omogenea e più frastagliata.
Il caso emblematico è quello degli Stati Uniti. Da qualche anno, tanti addetti ai lavori si augurano che il padel prenda piede anche negli USA per aprire un mercato multimilionario, ma la realtà a oggi è ben diversa. Il padel si è concentrato soprattutto nell’area di Miami, a New York e in alcuni centri di Texas, East Coast e California. Al di fuori di questi hub, il padel resta poco conosciuto, mentre i costi commerciali molto alti e la burocrazia rallentano la diffusione e l’espansione laddove sembra esserci del potenziale. Il posizionamento ‘premium’ lo rende inoltre uno sport piuttosto di nicchia al momento. L'Indonesia, invece, ha aggiunto circa 800 campi nel 2025, ma il fenomeno
La diffusione del padel negli Stati Uniti, con una grande concentrazione in poche aree del Paese. Nonostante le ambizioni degli operatori del settore di tutto il mondo, il mercato statunitense deve affrontare una serie di ostacoli strutturali che ne limiteranno la crescita nel breve termine
resta confinato a resort di lusso e hub metropolitani. In queste aree, la sensibilità al prezzo rimane un fattore critico che richiede modelli di business flessibili per evitare il rischio di isolamento del target.
POST-BOOM ADJUSTMENT: I MERCATI NORDICI
Svezia e Finlandia rappresentano un monito per l'intera industria. L'eccesso di offerta rispetto all'effettiva capacità di assorbimento della domanda ha generato una saturazione precoce. Il risultato è una fase di aggiustamento strutturale, caratterizzata da bassi tassi di utilizzo e pressione al ribasso sui prezzi orari. Per gli investitori, la lezione nordica sottolinea che senza una comprensione della profondità della domanda locale, l'espansione indiscriminata può erodere rapidamente i margini. Il mercato in queste aree sta ora procedendo verso un consolidamento forzato, dove solo i club con strutture di costo efficienti e gestione professionale sopravvivono.
Diminuzione delle ore medie di utilizzo giornaliero dei campi in Svezia
VERSO UN MODELLO PIÙ PROFESSIONALE?
Il padel sta completando la sua metamorfosi in un'industria vera e propria, dove il capitale finanziario, i fondi d’investimento e il private equity avranno un ruolo sempre più rilevante. Tralasciando l’esempio particolare di Paesi come Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, dove l’intero ecosistema si regge su grandi investimenti di pochi privati, la tendenza globale è chiara: il successo non dipende più dalla semplice installazione di campi, ma dalla qualità del management e
Maturità del mercato e penetrazione
Fattori di crescita e momentum
Profilo dei clienti
Investimenti e struttura del capitale
dalla standardizzazione.Il giocatore si è evoluto da "occasionale" a "mainstream ricorrente", richiedendo servizi di alta qualità e continuità operativa. In futuro, insomma, potremmo vedere sempre più catene o gestori di più club applicare economie di scala per garantirsi maggiore redditività ed efficienza finanziaria. Meno sport, più prodotto? Quel che è certo è che la fase "pionieristica" sembra ormai alle spalle, e al suo posto si fa largo lo sport business.
Padel Heartlands The Sweet Spot The Hotspot
Strutturalmente piatto
Mercato consolidato
Capitale privato focalizzato su ammodernamenti, rinnovamento e ottimizzazione degli asset
Crescita regolare e controllata
Mainstream sostenibile
Investimenti prevalentemente privati a supporto di un'espansione controllata da parte di club e catene selezionate
Crescita rapida
Opportunità di crescita ad alto valore
Capitale privato e istituzionale che guida una rapida scalabilità di modelli (format) già consolidati
Diamonds in the Rough
Potenziale di lungo termine
Mercato emergente
Capitale 100% privato a lungo termine, con elevati investimenti in conto capitale per club, sia nei modelli premium sia in quelli low -cost
Post -boom Adjustment
Saturazione di mercato
Mercato in fase di assestamento
Capitale riorientato dall'espansione verso il consolidamento e la ristrutturazione
I NUMERI OLTRE LE PROMESSE
Quale sarà l’evoluzione strategica del movimento globale?
Il Global Search Report prova a offrire alcune risposte, a partire da una certezza strutturale: il padel è diventato un asset consolidato e concreto
di Daniele Pansardi
Il padel non è più solo un’interessante anomalia del panorama sportivo, o un fenomeno passeggero alimentato dal fervore post-pandemico. Oggi è a tutti gli effetti un pilastro dell'industria sportiva globale, a cui investitori, istituzioni e operatori extra settore guardano con grande interesse. Per gli stakeholder di alto livello, osservare questo sport attraverso la lente dei dati significa riconoscere una transizione già avvenuta: il passaggio da "curiosità di nicchia" a "asset strategico consolidato". Il padel ha ridefinito a livello strutturale molte abitudini sociali e commerciali, ridisegnando il tempo libero e i flussi di investimento immobiliare. L'incremento del 1.026% dell'interesse di ricerca globale tra il 2004 e il 2025 è un numero significativo e imponente, e ci permette di fissare un punto di partenza.
La crescita è stata repentina e si è sviluppata soprattutto in pochi anni, in cui tanti operatori si sono riversati sul mercato, a volte con poche idee e solo tanto entusiasmo. Ma ora l’intuizione non è più sufficiente. È necessaria una gestione manageriale più raffinata, che sappia interpretare i momenti e i cicli del mercato, e - perché no - tradurre i segnali digitali in potenziali insight di business, distinguendo tra il rumore di fondo dei social media e le reali tendenze di mercato.
PADEL GLOBAL SEARCH
REPORT 2026: IL METODO Il monitoraggio delle ricerche online, analizzato nel dettaglio dal Padel Global Search Report, rappresenta un indice delle intenzioni del consumatore. In un mondo digitalizzato, il volume di ricerca può anche predire i comportamenti di spesa futuri. La metodologia del report si basa su Google Trends, che utilizza un punteggio da 0 a 100 per misurare la direzione e la scala dell'interesse globale, indipendentemente dalla lingua o dalla specifica terminologia utilizzata, dove 100 indica il picco di interesse per il periodo di tempo (un valore pari a 50 indica la metà della popolarità del picco, mentre 0 indica dati insufficienti). Questo approccio basato sulla parola padel, all’interno dei "Topic" di Google Trends, permette di
captare l'interesse reale anche quando espresso in idiomi diversi, offrendo una visione granulare e scientifica. L’analisi portata avanti da Jamie Rowe (fondatore di World Padel Network) segmenta questa massa di dati in quattro tipologie di intento, ognuna con implicazioni commerciali distinte e pesi differenti.
• Intento informazionale: rappresenta la fase di scoperta. Nuovi praticanti che cercano regole o tutorial, indicando il potenziale di espansione della base utenti.
• Intento navigazionale: utenti che cercano club specifici o brand di riferimento, segnale di una brand equity in fase di consolidamento.
• Intento commerciale: la fase decisionale in cui si confrontano attrezzature, racchette o opportunità di franchising, cruciale per i produttori di hardware.
• Intento transazionale: l'azione diretta, come la prenotazione di un campo o l'iscrizione a un corso per coach, ovvero il driver principale dei ricavi operativi.
ANALISI DELLA CRESCITA GLOBALE (2025-2026)
Se il 2020 è stato il momento di svolta, il 2025 ha stabilito quello che in analisi finanziaria viene definito una nuova base per l'interesse globale. Nell'ultimo anno, le ricerche sono cresciute del 49% rispetto ai dodici mesi precedenti, dimostrando come il picco di settembre 2025 non sia stato un evento isolato, ma il risultato di una tendenza composta e strutturale. In
LA CRESCITA DI INTERESSE NELLE RICERCHE SU GOOGLE PER IL PADEL DAL 2004 AL 2026
mezzo a un mare di numeri, c’è un dato in particolare che sembra essere molto rassicurante per chi gestisce club e i potenziali investitori: anche nella settimana meno performante, il valore delle ricerche si è attestato a 56/100. Per contestualizzare, questo "minimo annuale" sarebbe stato un record assoluto solo all'inizio del 2024. Cosa significa tutto ciò? Significa che la volatilità del mercato si è ridotta drasticamente. Una base più solida garantisce tassi di occupazione dei campi più prevedibili anche nei periodi di bassa stagione. I dati del primo trimestre del 2026 (gennaio 89, febbraio 93, marzo 96/100) confermano che la traiettoria sta viaggiando su una nuova orbita di stabilità, rendendo l'eccezionale la nuova normalità operativa.
I PRIMI 10 PAESI CON IL TASSO PIÙ ALTO DI RICERCHE APRILE 2025 – MAGGIO 2026
COME CAMBIA LA GEOGRAFIA
Il panorama globale del padel sta vivendo un cambio della guardia geografico, che richiede una riallocazione strategica delle risorse. Non esiste più un unico mercato del padel, ma una costellazione di mercati con cicli di vita divergenti. Se guardiamo alla Spagna (+0,5%) e all'Italia (-0,2%), vediamo dei segnali di saturazione fisiologica. In queste aree, la crescita non può più essere orizzontale (nuovi club ovunque), ma deve diventare verticale: ottimizzazione dei processi, digitalizzazione delle prenotazioni e miglioramento dell'offerta generale. Un altro caso interessante è il Portogallo (-11%): una flessione nelle ricerche non indica necessariamente un declino del gioco, ma una maturità tale per cui il consumatore non ha più bisogno di "cercare" informazioni, avendo già integrato lo sport nella propria routine quotidiana.
Nel Nord Europa, invece, possiamo notare un fenomeno interessante. La Svezia, un tempo pioniere della crescita esplosiva, è uscita dalla Top 20 globale (un monito per valutare l’eventuale eccesso di offerta). Al contrario, la Norvegia (salita a 34/100 nell'index globale) continua a mostrare una crescita sana e costante. Un caso di studio è l'Estonia: con una popolazione di soli 1,3 milioni di abitanti, mantiene un'intensità di ricerca media di 81,7/100, dimostrando come un'alta densità sociale possa creare mercati iper-locali estremamente profittevoli e resilienti.
In territori vergini, dove il padel sta crescendo a ritmi più costanti (e forse anche più sani?) gli indicatori fanno segnare cifre spettacolari. Regno Unito (+121%) e Irlanda (+98%): mercati che mostrano una stagionalità invertita. Mentre il Mediterraneo cala a dicembre, il Regno Unito ha toccato picchi (97/100 a gennaio 2026) legati alla forza dell'offerta indoor. Indonesia (+887%): con una crescita quasi verticale tra maggio e ottobre 2025, è il primo mercato del Sud-Est asiatico a entrare nella Top 20, come abbiamo già accennato su Padelbiz n. 5/2025. Con una popolazione di 275 milioni di persone, l'Indonesia rappresenta la porta d'accesso a un mercato asiatico dai volumi molto elevati.
Ucraina (+280%): un dato che te stimonia la resilienza della domanda organica di socialità anche in conte sti di crisi estrema.
India e Pakistan: il primo registra una crescita del +128%, mentre il Pakistan del +198%. In India, dopo un periodo di stabilità, si è osservata un'inflessio ne strutturale nel novembre 2025: le ricerche sono passate da una me dia di 52 a una di 87/100 in poche settimane, mantenendo poi il livello. Sebbene l'India pesi ancora solo l'1% nell'indice globale, questi movimenti suggeriscono che il ‘gigante’ asiatico sta iniziando a svegliarsi.
IL MONDO DEI RACKET SPORTS
Secondo il report, il padel sta definendo una propria identità unica rispetto al tennis e al pickleball. Il tennis rimane naturalmente il leader assoluto (circa sei volte il volume del padel), ma la sua domanda, con picchi enormi durante gli Slam e cali notevoli nel resto dell'anno. Il padel, almeno in questo momento, è invece basato sull’interesse per il gioco delle persone. Questo indica che l'utente cerca il padel non per guardarlo in tv, ma per praticarlo: per un proprietario di club, questa è la metrica più preziosa, perché garantisce flussi di cassa stabili e meno dipendenti dai grandi eventi.
Negli USA, come si può facilmente immaginare, la situazione è ribaltata: il pickleball domina con volumi 10 volte superiori al padel. Tuttavia, il report evidenzia che da novembre 2025 l'interesse per il padel negli Stati Uniti ha iniziato a stabilizzarsi su livelli più alti (da una media di 48 a circa 70/100 internamente). Gli Stati Uniti rappresentano oggi solo un contenitore ad alto potenziale: il mercato è ancora agli inizi della curva di adozione, offrendo praterie per chi avrà il coraggio di esportare il modello di business europeo in un territorio dove il pickleball ha già preparato il terreno culturale per gli sport di racchetta "sociali".
VERSO UN’INDUSTRIA GUI-DATA?
I dati del 2026 consegnano agli investitori una certezza: il padel ha superato con successo la fase dell'hype mediatico per entrare in quella del consolidamento strutturale. La crescita della "base" (floor) del mercato è l'indicatore che trasforma lo sport da scommessa a investimento sicuro. La capacità di distinguere tra mercati maturi (Spagna, Italia), che richiedono efficienza, e mercati in accelerazione (Regno Unito, India, Indonesia), che richiedono coraggio infrastrutturale, sarà il vero differenziatore tra il successo e la semplice partecipazione. Il padel, a piccoli passi, sta diventando adulto, richiedendo una classe dirigente capace di guardare oltre il rettangolo di gioco per comprendere le dinamiche macroeconomiche di un fenomeno ormai globale.
L’INTERESSE NEL PADEL IN ITALIA DA APRILE 2025 A MARZO 2026
JUST… SMASH IT!
Lo Swoosh di Nike è già apparso in silenzio sulle scarpe di Leo Augsburger, ma le voci sulla partnership con Agustín Tapia sembrano lanciare la sfida definitiva al mercato
di Gabriele Marini
Èarrivata così, in una calda mattinata di metà giugno, la notizia che tutto il mondo del padel stava aspettando da anni. Nike sarebbe pronta a entrare nel mercato della pala y bola dal 2027. L’autore dello scoop è stato il giornalista di Marca Alberto Bote, che ha rincarato la dose aggiungendo che l’atleta di punta del brand americano sarà addirittura Agustin Tapia. La notizia si è diffusa in pochissimi minuti diventando virale e costringendo di fatto Nox a prendere posizione, ammettendo che i contatti sono in corso e che c’è qualcosa sotto di concreto. Ma andiamo con ordine.
L’ESPERIMENTO AUGSBURGER?
Tutto inizia ad aprile di quest’anno, quando fu impossibile non notare le nuove scarpe di Leo Augsburger, un paio di Nike rosa fucsia che scintillavano sul campo nero di Bruxelles.
La cosa parve strana in quanto il fenomeno argentino aveva appena siglato un contratto di ben 14 anni con Siux, scelta che allora sembrava una scommessa molto azzardata da parte dell’azienda spagnola, ma che alla luce della prossima entrata di Nike si è rivelata essere una mossa di grande lungimiranza. Siux non ha ancora a catalogo delle scarpe, e per tale motivo è verosimile pensare che Nike abbia iniziato a sondare realmente il mercato associandosi ad uno dei talenti più fulgidi del panorama mondiale, fornendogli delle calzature che hanno acceso la curiosità e il desiderio di tanti appassionati. La collaborazione tra Nike e Leo è tuttora in corso, tanto che l'atleta ha continuato a sfoggiare scarpe di colori e modelli diversi e ha anche risposto in maniera più o meno velata a qualche domanda sul tema. Ma la vera svolta c’è stata nei tornei di Buenos Aires e di Roma.
SOPRALLUOGHI STRATEGICI
Sotto la regia di Nasser Al-Khelaifi, patron del circuito Premier Padel e del
PSG di calcio il cui sponsor tecnico è proprio Nike, alcuni emissari della multinazionale si sarebbero recati di persona in Argentina e in Italia, rimanendo impressionati dalle potenzialità del massimo circuito professionistico e convincendosi che questo sia il momento giusto per entrare nel mercato, visti anche gli ultimi dati trimestrali di bilancio non proprio sfavillanti. Quale miglior modo per approcciare il padel se non legandosi al numero uno al mondo? Di certo ci sono delle difficoltà tecniche non di poco conto, visto che Tapia è sotto contratto con Nox fino a dicembre 2028 e l’azienda che per prima ha puntato su di lui ha subito tenuto a precisare che un eventuale accordo dovrà per forza passare da loro. Le trattative sono in corso ed è intuibile pensare che si arriverà a un compromesso sulla scia di quanto visto con Arturo Coello (vestito On e con racchetta Head), con Tapia che vestirà Nike e giocherà con la racchetta Nox diventando di fatto un’icona del marketing come mai nessun altro prima di lui nel mondo del padel. Le prime cifre (non confermate) parlano di un’offerta di 60 milioni di euro in 10 anni, contro gli 1,5 milioni che l’argentino percepisce al momento. Un fiume di soldi impensabile fino a non più di un paio di anni fa. E Tapia? Recentemente incalzato sul tema ha risposto che ha saputo tutto dalle migliaia di notizie apparse sui social e che per lui sarebbe un sogno poter vestire Nike, nel rispetto chiaramente del suo attuale sponsor. Dopo le notizie illustri degli ultimi mesi, con gli ingressi di On, Rolex e Audemars Piguet come partner di Coello, Tapia e Premier Padel, l’arrivo di Nike sarebbe un’ulteriore testimonianza della grande crescita mondiale della disciplina. Tutti noi sappiamo bene cosa è in grado di fare Nike nel marketing e nella comunicazione. Tapia entrerebbe in un club speciale composto da atleti come Cristiano Ronaldo, Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Kylian Mbappé e LeBron James diventando potenzialmente l’ambasciatore del padel in nuovi mercati come USA e Asia.
La nuova era del padel come sport ancora più globale sembra pronta ad iniziare.
Leo Augsburger con le scarpe Nike al P2 di Bruxelles
La versione bianca delle scarpe Nike di Augsburger, viste al P1 di Valencia
LA PADEL INDUSTRY È SEMPRE PIÙ GRANDE
A Barcellona, per la terza edizione del Padel World Summit, sono arrivati oltre 7.000 operatori del settore. Una partecipazione ampia e internazionale, che certifica il ruolo sempre più centrale del mercato sportivo
di Daniele Pansardi
Sotto le arcate del Padiglione 6 della Fira de Barcelona Gran Via, il gameset-match della terza edizione del Padel World Summit (PWS) non ha segnato soltanto la chiusura di un semplice evento fieristico, ma ha ribadito la transizione che il padel sta vivendo da fenomeno di costume a asset strategico dell'industria sportiva globale. Lo ha ribadito, del resto, anche il Global Padel Report di Playtomic che è stato presentato proprio nei giorni dell’evento, e che ampio spazio trova su questo e sui prossimi numeri di Padelbiz, ed è stato confermato anche dall’atmosfera respirata
passeggiando tra gli stand. Dalla fase della scoperta e della curiosità, che comunque non manca se pensiamo alle novità presenti, si è passati a quella della pianificazione e delle strategie. Barcellona è uno dei baricentri tecnici del padel e si è riconfermata un hub globale per il business legato al padel, fungendo allo stesso tempo da laboratorio per gli sviluppi finanziari ed economici di questo sport. L'edizione 2026 della manifestazione, organizzata da Cluster Internacional Padel (CIP) e Fira de Barcelona, ha rappresentato la prova di forza di un settore che ha tutti i crismi di una realtà industriale. Non si è più discusso solamente di potenziali scenari (se investire o meno), ma di quando, come farlo e come ottimizzare ogni azione. La qualità del dialogo tra gli operatori, che hanno trasformato il summit in un motore di alleanze, proietta l'industria verso una stabilità di lungo periodo.
I NUMERI DEL PADEL WORLD SUMMIT
7.208
I NUMERI DEL PRIMATO
I dati definitivi del Padel World Summit 2026 offrono una fotografia nitida di un ecosistema che ha accelerato la propria corsa verso una dimensione globale, riducendo la dipendenza storica dal mercato spagnolo e da quello italiano. Il padel, insomma, si è emancipato. I numeri di questa edizione delineano una crescita che sfida le contrazioni economiche esterne:
50%
+20%
140 rispetto al 2025 partecipanti di partecipazione internazionale espositori da oltre 30 Paesi
• 7.208 partecipanti, con un incremento del 20% rispetto al 2025;
• 50% di partecipazione internazionale, per la prima volta nella storia dell'evento la metà dei visitatori proveniva da territori extra-spagnoli, segnalando un’espansione globale ormai strutturale;
• 140 espositori da oltre 30 Paesi, con una diversificazione geografica che copre l'intera catena del valore.
Questo bilanciamento demografico garantisce maggiore sicurezza all’industria, proteggendo le aziende produttrici dalle fluttuazioni dei singoli mercati nazionali. Il cuore pulsante del PWS 2026 è stato rappresentato dalla densità degli scambi b2b, facilitati dalla macchina organizzativa orientata al risultato. In un settore che tende verso la concentrazione, la capacità di riunire i principali decision-maker mondiali in un unico spazio fisico riduce drasticamente i costi di transazione e accelera la stipula di alleanze strategiche. L’Investor & Business Forum ha registrato una notevole produttività, con un totale di 1.175 incontri d'affari, di cui 293 specificamente dedicati al programma Hosted Buyers, che riunisce investitori e buyer internazionali con un elevato potere decisionale. A impreziosire l’evento, dando un imprinting di alto livello, c’era anche la caratura dei partecipanti: parliamo di leader del settore come Padel Nuestro, Playtomic, adidas, Head e Babolat, oltre a specialisti tecnici come HIT-X by Padelgest, Realturf, Mondo, TenCate Grass, LED Projects e Okatent.
LA PADEL GLOBAL CONFERENCE
Particolare rilevanza ha avuto la Padel Global Conference, dove figure chiave come Pedro Claveria (co-founder e CSO di Playtomic) hanno illustrato come le API aperte stiano trasformando i club in business sempre più integrati. La presenza di Abigail McCulloch (fondatrice del club Alma Padel) e di Darren McMullen (fondatore di Racquet Club in Australia) ha sottolineato come il modello di business si stia evolvendo verso una gestione più sofisticata e integrata, mentre Astrid Thams ha analizzato l'evoluzione della Hexagon Cup
in una competizione globale basata su team, aprendo nuove strade per le sponsorizzazioni corporate.
INNOVATION ARENA: DOVE NASCONO LE IDEE
Con l'aumentare della competizione, l'innovazione tecnologica non è più un lusso, ma una necessità per la sopravvivenza dei club. L'Innovation Arena, sponsorizzata da Padel Galis, ha presentato 20 startup che vogliono rappresentare il progresso del settore attraverso la digitalizzazione e la sostenibilità. La giuria di esperti ha premiato tre soluzioni in particolare.
VAM-OS (1° Premio)
Una piattaforma di gestione finanziaria che garantisce visibilità in tempo reale sulla redditività e sul flusso di cassa.
CourtBrain (2° Premio)
Un sistema neutrale di rilevamento dei colpi che integra diverse soluzioni di tracciamento, migliorando l'analisi tecnica senza legare il gestore a un singolo hardware proprietario.
Bopa (3° Premio)
Soluzione per la ri-pressurizzazione delle palline destinata al noleggio. Un'innovazione che sposa la sostenibilità con una riduzione drastica dei costi dei materiali di consumo.
Il coinvolgimento di investitori globali come Alan Flatt (InvestTrek Capital), Ali Al Arif (SPADREC Investment Group), Hale Yildiz (Lumia Partners) e Oriol Cortada (Tripelsum Investments) indica che il padel è entrato nel mirino del private equity internazionale. Il dibattito si è spostato sulla scalabilità dei modelli di club e sul finanziamento di tech-company capaci di digitalizzare l'intera esperienza del giocatore, come discusso dai panelist Diego Campos (Sunrise Capital) e Koen Bosma (APEX Capital).
IL CAMMINO VERSO IL 2027
Il Padel World Summit 2026 si conclude con la certezza che l'industria sembra aver trovato sempre di più il suo baricentro. Non si è trattato solo di una celebrazione fine a se stessa. La fiera rappresenta lo strumento per affrontare un mercato globale sempre più complesso e interconnesso, che si avvia verso una fase di maturità strutturale. Che si riflette (e dovrebbe riflettersi in futuro) su una maggiore qualità degli investitori e nella sofisticazione delle soluzioni tecnologiche adottate dai gestori di club. La quarta edizione del Padel World Summit è già stata fissata dal 4 al 6 maggio 2027, sempre presso la Fira de Barcelona, ormai la sede naturale del business padelistico.
DENTRO IL CAOS DEL MERCATO
In Italia il settore continua a essere disordinato e frammentato.
Per evitare di navigare a vista, i negozianti puntano sulla professionalità della consulenza e sui test del prodotto. Che però non bastano a nascondere le difficoltà
di Daniele Pansardi
Dal 2020 a oggi il mercato del padel in Italia si è contraddistinto per il suo profondo disordine. Potremmo dire che siamo in una fase di lungo ‘hangover’, dove l'euforia degli anni passati ha lasciato il posto a una fase di assestamento per certi versi traumatica. In poco tempo abbiamo visto aprirsi e chiudersi più cicli di mercato, e in questo scenario distributivo vorticoso il negoziante si è ritrovato nel pieno dell’occhio del ciclone. Il mercato padelistico è estremamente frammentato, e questo disordine sembra essere una vera e propria variabile strutturale con cui fare i conti per sopravvivere nei prossimi anni. Con il nostro Osservatorio Padel Retail, indagine di mercato realizzata intervistando una platea di negozi selezionati, lo abbiamo toccato con mano, cercando di valutare insieme a loro l’andamento di un settore dove il presidio del territorio da parte dei retailer diventa sempre più importante. Il canale fisico ha perso la sua esclusività e la sua centralità, e per riconquistarla il negoziante è costretto a reinventarsi e sempre più a fare sistema con gli altri attori presenti sul territorio: centri e maestri in particolar modo, sebbene anche loro in alcune occasioni rappresentino di fatto dei concorrenti per il retail. L’altro ingrediente principale per la sopravvivenza è la capacità di ‘smascherare’ le eventuali magagne che nasconde l’e-commerce, facendo comprendere quanto sia importante poter valutare una racchetta tra le proprie mani con le relative garanzie su pesi e bilanciamento.
IL NUOVO CHE… INVECCHIA
La concorrenza online del resto è il cuore del problema distributivo al giorno d’oggi, ma a questo è direttamente collegato anche l’eccesso di offerta che caratterizza il mercato e intasa i canali di vendita. Le aziende produttrici lanciano nuove collezioni a ritmi molto sostenuti, innescando un circolo vizioso in cui il "nuovo" diventa "vecchio" nel giro di un semestre. Un problema di magazzino e ricambio merce ma soprattutto di percezione del valore: se una
PROBLEMATICHE
racchetta che costa 300 euro viene già scontata dopo 90 giorni, il cliente sarà abituato a ragionare di conseguenza. Per i negozianti, restare al passo con strategie di pricing molto aggressive significa entrare in una guerra di sconti selvaggi che erode ogni marginalità. I negozianti cercano di rispondere con acquisti sempre più chirurgici e mirati, cercando di selezionare anche tra i fornitori che provano a tutelare maggiormente i propri clienti.
COSA INFLUENZA I CONSUMATORI
Nonostante tutto, i dati raccolti evidenziano come il comportamento d'acquisto del consumatore di padel sia guidato da criteri di pragmatismo e dalla ricerca di un supporto consulenziale diretto, attenuando l'impatto dei canali di marketing esclusivamente digitali. Il parere dei negozianti resta di grande impatto, perché l’acquirente cerca la validazione tecnica di un esperto in mezzo alla grande offerta presente. Un lavoro non semplice visto che la maggior parte dei giocatori è ormai esperta e navigata e non si accontenta più di un servizio standard. Il prezzo e le promozioni restano due variabili molto rilevanti, così come la possibilità di testare il prodotto. Una leva di fondamentale importanza per perfezionare la vendita, e che i negozianti vorrebbero sfruttare in misura maggiore. La fidelizzazione verso i brand appare meno stabile rispetto al passato, risultando influenzata principalmente dalle raccomandazioni all'interno della community di giocatori.
L'ANALISI DEI PREZZI
Le dinamiche di prezzo registrate nell'ultimo periodo indicano una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori che, come dicevamo prima, tendono a programmare l'acquisto in base ai puntuali sconti effettuati su tutta la filiera in ogni momento dell’anno. In assenza di rigide politiche di protezione del prezzo al pubblico da parte dei marchi produttori, la vita commerciale dei prodotti premium si riduce sensibilmente. La pressione competitiva si sposta
FATTORI DI INFLUENZA SUI CONSUMATORI AUMENTARE LE VENDITE
LE CLASSIFICHE
Nel corso della nostra inchiesta abbiamo chiesto ai negozianti di indicarci i tre marchi più venduti nelle categorie “racchette”, “scarpe”, “abbigliamento” e “borse/zaini”. Per realizzare le graduatorie, abbiamo applicato il seguente criterio: alla prima scelta indicata dal retailer abbiamo assegnato un punteggio di 10 punti, alla seconda 5 punti, alla terza di 1 punto.
di conseguenza verso le fasce di prezzo più basse, costringendo il retailer a incrementare i volumi di vendita per salvare la marginalità. La tutela dei prezzi minimi di vendita al dettaglio emerge quindi come un fattore cruciale per la sostenibilità dell'intera catena distributiva.
LE STRATEGIE VINCENTI
I mutamenti del mercato impongono il passaggio da un modello di vendita passivo a strategie proattive e focalizzate sull'interazione diretta con il contesto sportivo.
Se nel tennis il post-vendita è una componente solida e concreta, vista la necessità di incordare periodicamente la racchetta, nel padel è necessario un pizzico di creatività in più. Come già accennato prima, il test delle pale diventa un fattore chiave e potente, perché il giocatore può convincersi dell’attrezzo direttamente sul campo. E se a questo abbiniamo anche le partnership con gli allenatori, ecco che questa combinazione potrebbe rendere il sell-out estremamente efficace. Anche i pacchetti promozionali dedicati e i demo day, organizzati spesso in collaborazione con un marchio specifico, sono utili a consolidare la fidelizzazione della clientela e a creare una community intorno al punto vendita. Chi propone le formule di noleggio, inoltre, assicura che si tratta di una strategia utile per creare un rapporto diretto con il cliente e raccogliere contatti utili per il prosieguo della relazione. I dati, insomma, suggeriscono la necessità di privilegiare le attività di prova sul campo e le collaborazioni tecniche rispetto alle forme di sponsorizzazione tradizionali.
COSA ASPETTARSI?
La sostenibilità del business nel medio termine dipenderà dalla capacità di preservare la marginalità operativa e non solo dal mero incremento dei volumi di fatturato. L’impressione è che la pianificazione degli approvvigionamenti dovrà basarsi su criteri di selettività, premiando i produttori che adottano politiche commerciali trasparenti e a tutela del canale di vendita fisico, mentre la specializzazione tecnica e la consulenza di alto livello emergono come i veri elementi che possono fare la differenza. Per i retailer, il presidio dei centri sportivi e l'implementazione di servizi a valore aggiunto sono le azioni chiave per operare con profitto in un mercato complesso. Tra le interviste condotte per l’Osservatorio Padel Retail, il commento rilasciato da Marco Fusina di Net Padel Store (uno dei negozi più importanti in Italia, a Sesto San Giovanni) è quantomai
QUAL È STATA LA FASCIA DI PREZZO DELLE RACCHETTE PIÙ VENDUTE NEL 2025?
RACCHETTE, SCARPE O ABBIGLIAMENTO: QUALE CATEGORIA GARANTISCE LA MARGINALITÀ PIÙ ALTA?
riassuntivo. “I fornitori dovrebbero sostenere maggiormente i negozianti, rispettare le date di consegna e impegnarsi concretamente per limitare il più possibile la svalutazione dei prezzi. Il padel è un mercato straordinario, ricco di continue novità e grandi opportunità. Purtroppo, però, la situazione creata dai grandi rivenditori esteri sta diventando insostenibile per un negozio fisico come il nostro. Noi continuiamo a combattere ogni giorno, puntando sulla nostra vera forza: offrire un servizio tecnico completo, professionale e personalizzato al cliente. Andremo avanti con determinazione, spinti dalla passione per il padel e dalle soddisfazioni che i nostri clienti ci regalano ogni giorno”.
MARCHIO RIVELAZIONE
Come di consueto, abbiamo chiesto ai negozianti di indicarci qual è stata a loro parere l’azienda più meritevole del 2025. Intendiamo dunque un brand che può aver stupito il pubblico per le sue nuove uscite, per i rapporti intrattenuti con il rivenditore o più semplicemente per un ritorno nelle vendite inaspettato all’inizio dell’anno. In prima posizione si è classificata Babolat, davanti a Head e adidas.
PADEL ZENTER SCALO FARINI:
IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO
Al centro di un maestoso progetto di rigenerazione urbana, sorge a Milano un centro sportivo dove le barriere non esistono di Andrea Farano
“Dai diamanti non nasce niente… dal letame nascono i fiori”: così magistralmente cantava Fabrizio De Andrè nel 1967, suggerendoci – a modo suo – che le realtà più autentiche e vitali non vengono alla luce in contesti patinati, ma germogliano spesso in situazioni più marginali e degradate, nutrendosi delle difficoltà, o di ciò che la società abbandona, magari considerandolo alla stregua di un rifiuto. Ci ronza in testa questa rinata consapevolezza mentre ci lasciamo alle spalle la gigantesca volta del Padel Zenter Scalo Farini, posata al centro di quello che fino a qualche tempo fa poteva dirsi un “non luogo”, oggi ideale punto
L'intervista
Isacco Arroyo
DIRETTORE RESPONSABILE
Quando nasce l’idea di questo circolo e come si sviluppa il percorso che vi ha condotto all’apertura?
Il circolo viene inaugurato a ottobre del 2025, e trae origine dall’intuizione di un imprenditore di successo nel mondo dell’entertainment, che mi ha coinvolto nel progetto. La struttura sorge nell’ambito della riqualificazione di un’area totalmente abbandonata da 40 anni, all’interno di un più ampio piano di riconversione di quello che a suo tempo era uno scalo ferroviario, ormai in disuso. Doverosamente aggiungo che il club è stato realizzato secondo quanto disciplinato e previsto dall'Accordo di Programma sullo Scalo Ferroviario Farini, in attuazione della Convenzione degli Usi Temporanei con il Comune di Milano.
Il progetto Padel Zenter Scalo Farini, quindi, sboccia con dei presupposti non banali, né comuni. Sono convinto che luoghi non convenzionali influenzino in qualche modo le attività che vi si svolgono: qual è la vostra concezione di centro padel?
L’idea è quella di riportare il concetto della libertà del gioco al centro del tessuto urbano, da cui è innegabilmente scomparso; a questo abbiamo aggiunto un'ulteriore componente di forte responsabilità sociale, con particolare riferimento all’inclusività e alla disabilità. Da subito, infatti, abbiamo coinvolto realtà del terzo settore, che qui trovano una casa accogliente e
di sutura che guarisce un’antica ferita metropolitana, e restituisce alla collettività il senso di uno spazio che si appresta a risorgere. È probabile che formarsi in un’area così atipica – tra i binari di uno scalo ferroviario in disarmo, e le vestigia della Milano industriale che fu – abbia in qualche misura segnato l’anima di questo club, che sotto l’egida di un campione quanto mai riconoscibile fa dello sport il veicolo per promuovere l’effettiva inclusione sociale, senza estromettere nessuno. A tutto questo si affianca la qualità di una struttura che, per dimensioni e dotazione, ha pochi eguali nel panorama cittadino, perché il gioco, come la felicità, è… una cosa seria
sempre aperta. Cito, innanzitutto, l’associazione Qiqajon, casa-famiglia i cui ospiti si allenano nei nostri spazi, ma anche gli atleti speciali del Bionic People di Alessandro Ossola e del Real Eyes Sport di Daniele Cassioli. Senza dimenticare il padel in carrozzina che con Pippo Galliano e il suo Para Padel Project vede il nostro centro come uno dei principali punti di accesso a questa disciplina.
Il sentimento sincero che traspare dalle tue parole la fa sembrare una sorta di “missione”.
Lo è, a ben vedere. Se l’area padel è il cuore pulsante della struttura, le sue arterie sono tutte le altre superfici complementari, quali il campo da calcio a cinque, il parco giochi per bambini, il campo da tennis e quelli da bocce: strutture a disposizione di tutte le realtà che ci contattano – o che cerchiamo in autonomia – alle quali offriamo spazi attrezzati a titolo gratuito, spesso con l’ausilio di istruttori, del cui costo si fa carico la nostra proprietà. Tutto questo può tradursi nei centri estivi per chi magari non ha disponibilità economiche, ma anche in giornate di sport per ragazzi con spettro autistico, come nel caso della Fondazione Renato Piatti, o delle Associazioni Super Sportivi e Vivi Down OdV, che proprio in questi giorni hanno fatto, entusiasti, la loro prima lezione.
Quale traguardo ti immagini al termine del percorso già avviato?
Il nostro traguardo è quello di realizzare un vero e proprio hub, chiamato SportHello, per provare a dare una risposta a ogni disabilità che necessiti di un luogo di sport. Lo sport è un diritto di tutti, e questo è il nostro modo di
esercitare la miglior forma di democrazia, per quanto nelle nostre possibilità. E permettimi di aggiungere che le legittime aspettative di ritorno economico di un’impresa non sono in alcun modo ostacolate dalla voglia di aiutare il prossimo: c’è ampio spazio per entrambe le finalità.
Che cosa spinge il cliente a varcare la soglia proprio dello Zenter?
L’amore per il gioco è quello che ci tiene lontani dal telefono per due ore, ci consente di trascorrere del tempo con persone con cui abbiamo scelto volontariamente di stare, e che a loro volta ci hanno scelto. È una carezza al nostro ego, che ci riporta all’innocenza del nostro passato di bambini, dove non si è mai giudicati: lo sport è, in fin dei conti, un’espressione di pura felicità. In questo contesto, la dimensione ludica del padel si esprime al massimo, grazie alla sua spiccata attitudine all’aggregazione e alla socializzazione. Chi ci sceglie, in fondo, si regala una sorta di vacanza da tutto quanto automaticamente resta fuori da quel cancello.
La struttura in cui ci troviamo è maestosa ed imponente, rubando l’occhio con la sua prospettiva che sembra non avere fine.
Al padel sono dedicati 4.500 mq, sviluppati sotto un’unica campata lunga 150 metri, larga 30 e alta 12. Per noi il gioco resta comunque una cosa seria, tanto che abbiamo adottato i migliori campi in circolazione, e installato un sistema di riscaldamento e raffrescamento altamente performante, per garantire ai player un’esperienza di valore assoluto. Senza dimenticare i servizi accessori come il parcheggio, gli spogliatoi e un punto ristoro per il classico terzo tempo.
Siete uno dei rari esempi di franchising del settore padel, uno strumento contrattuale guardato ancora con freddezza nel nostro Paese. Qual è la vostra esperienza?
Il vantaggio principale è quello di potersi appoggiare su un nome – e, quindi, su un brand – fortemente evocativo, innanzitutto a Milano ma non solo: nella mia visione c’è l’idea di un processo di ulteriore internalizzazione del marchio “Padel Zenter”. Penso, ad esempio, agli Stati Uniti come mercato con un enorme potenziale da poter sfruttare, considerato che oltreoceano sono particolarmente bendisposti verso questa peculiare formula imprenditoriale: il nostro centro potrebbe essere un “club pilota” da prendersi come riferimento progettuale.
Chiudiamo con uno sguardo alle prossime generazioni di giocatori: quali le iniziative dedicate alle nuove leve?
Innanzitutto abbiamo ospitato una tappa del circuito amatoriale Next Generation, con tre competizioni a coppie, suddivise per età: Junior (dai 6 ai 10 anni), Next Gen (dagli 11 ai 14 anni) e Advanced (dai 15 ai 18 anni). Sul campo si sono ritrovati oltre 50 bambini, a cui è stata dedicata una card personalizzata sul modello FIFA. Un grande successo destinato ad aumentare, visto che il prossimo anno la manifestazione diventerà internazionale, sotto l’egida FITP Promises. Da settembre il nostro impegno si estenderà poi al programma Racchette in Classe, sperando che le famiglie possano poi percepire la facilità di raggiungere il nostro centro come un fattore decisivo per l’avviamento dei figli al padel.
Il Padel Zenter Scalo Farini mette al centro della propria mission anche il padel in carrozzina grazie al Para Padel Project
DOMINA IL CAMPO COME EL LOBO
Viper Juan Lebrón 3.0 è la racchetta signature del campione spagnolo con struttura in carbonio 3K e gomma Hard EVA, progettata da Babolat per chi vuole un gioco aggressivo. Offre una potenza esplosiva e una risposta immediata su ogni colpo, permettendo di chiudere il punto con decisione e controllo
Sviluppata insieme a El Lobo, la Viper Juan Lebrón 3.0 FW rappresenta una delle proposte più performanti della gamma padel di Babolat. Una pala progettata per giocatori evoluti che cercano massima intensità nei colpi offensivi, accelerazioni rapide e una risposta immediata all’impatto. La combinazione tra forma a diamante, superficie in carbonio 3K e gomma Hard EVA restituisce una sensazione di gioco particolarmente reattiva, pensata per favorire velocità di esecuzione e chiusure aggressive. Un’impostazione tecnica che riflette l’evoluzione del padel professionistico verso ritmi sempre più elevati e un gioco costruito sulla pressione costante.
STABILITÀ DINAMICA
Tra gli elementi distintivi del modello spicca il Dynamic Stability System, solu zione inserita nel cuore della racchetta che aumenta rigidità e stabilità strutturale nelle fasi di maggiore sollecitazione. L’obiettivo è migliorare la trasmissione dell’e nergia all’impatto e mantenere precisione anche nei colpi giocati ad alta velocità. La risposta della pala rimane così stabile anche nelle situazioni di gioco più aggressive, soprattutto nelle accelerazioni sopra la testa e nelle chiusure a rete.
REATTIVITÀ IMMEDIATA
La costruzione in carbonio 3K contribuisce a rendere la Viper Juan Lebrón 3.0 una pala parti colarmente reattiva. Il trasferimento di energia risulta rapido e diretto, caratteristica che la colloca chiaramente nel segmento premium-performance dedicato ai giocatori dal profilo tecnico avanzato.
IDENTITÀ RICONOSCIBILE
Anche il design mantiene una forte continuità con l’immagine del campione spagnolo, rafforzando quel legame tra prodotto e atleta che oggi rappresenta uno degli elementi chiave nel posiziona mento delle pale high end. Completa il prodotto lo Smart Buttcap, il sistema sviluppato da Babolat che permette di rimuovere e sostituire facilmente il laccio della racchetta, introducendo un ulteriore elemento di personalizzazione e praticità.
Telaio: carbonio Superficie: carbonio 3K
SCHEDA TECNICA
Forma: diamante
babolat.com
Nucleo: Eva duro
Peso: 370 g +/-10 g
LINEE DIFFERENTI, STESSA FILOSOFIA
Con le nuove collezioni, HEAD rinnova la proposta performance puntando su un equilibrio evoluto tra potenza, comfort e giocabilità. Dalle pale sviluppate insieme ad Arturo Coello fino al restyling tecnico della famiglia Extreme, il brand austriaco amplia il proprio target senza rinunciare all’identità agonistica
Con la nuova linea Coello 2026, Head rafforza ulteriormente una partnership che si conferma tra le più solide nel panorama internazionale. La collezione introduce cinque modelli (Pro, Motion, Team, Vibe, JR) sviluppati a partire dalle indicazioni dirette del nu mero uno al mondo. L’intera linea è stata ripensata per offrire una combinazione ancora più efficace di potenza, stabilità e facilità di utilizzo, ampliando il target: dai giocatori esperti fino a principianti. Cuore della collezione è una struttura progettata per favorire un gioco offensivo. La forma a diamante enfatizza la spinta nei colpi overhead, così come il bilanciamento alto (27,2 cm). A supporto di questa impostazione troviamo la gomma Power Foam, studiata per massimizzare l’uscita di palla, e un ponte ottimizzato per migliorare la flessione del telaio. Inoltre, la superficie ruvida consente un maggiore controllo sugli effetti, mentre la costruzione ibrida garantisce un equilibrio efficace tra rigidità e risposta elastica. Il risultato è una racchetta solida all’impatto ma capace di mantenere una buona sensibilità anche nei colpi più delicati. Tra le principali novità della versione 2026 spicca una revisione del peso: il modello Pro scende da 375 a 370 grammi. Una riduzione mirata che rende il telaio più accessibile e gestibile, senza snaturarne il carattere tecnico. Questo intervento rende la collezione più fruibile anche per giocatori non professionisti. Tutti i modelli della linea condividono un’estetica distintiva, impreziosita dal simbolo della corona, dalla firma di Coello e da finiture di alto livello.
modelli: Pro, Motion, Team, One X e One. Le versioni Pro e Motion rappresentano i rifermenti della collezione e oggi si rinnovano grazie a una nuova e accattivante veste grafica. Strutturalmente le due racchette sono identiche, differisce solo il peso che nella Pro è di 370 grammi e nella Motion è 360, mentre il bilanciamento è il medesimo per entrambe (27 cm). Chi è alla ricerca della massima potenza possibile ed è pronto a sacrificare un po' di maneggevolezza prediligerà la versione Pro, mentre chi desidera un prodotto ugualmente potente ma meno estremo e più giocabile si orienterà verso la Motion.
HEAD Water Sports spa – 018.52011 – info-head@it.head.com
LINEA COELLO
BULLPADEL X RICHARD ORLINSKI
NEURON 02 EDGE
Bullpadel firma una collaborazione esclusiva con Richard Orlinski, tra gli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale, ed Esprit Padel Shop, realtà di riferimento dell’e-commerce francese dedicato al padel. Il risultato è una racchetta in edizione limitata di soli 1.000 esemplari numerati, nata dall’incontro tra arte contemporanea, performance sportiva e innovazione tecnologica. Grande appassionato di padel, Orlinski ha reinterpretato la nuova Neuron 02 Edge con un design distintivo e fortemente espressivo. Su una base nera, simbolo di eleganza e carattere, si sviluppano vivaci esplosioni di rosa elettrico, turchese, viola e arancione, arricchite da dripping, schizzi di colore e dettagli calligrafici che richiamano l’estetica della street art e il linguaggio pop che contraddistingue l’artista. A rendere ancora più speciale il progetto è l’esemplare numero 1 della serie, autografato da Fede Chingotto, tra i protagonisti del circuito professionistico mondiale e ambassador del marchio spagnolo. Il ricavato della sua asta sarà interamente devoluto all’Associazione Francese degli Emofilici (AFH), impegnata da oltre 70 anni nel sostegno alle persone affette da rare malattie emorragiche.
SKECHERS
VIPER COURT ELITE 2.0
Skechers entra nel mondo del padel presentando la nuova collezione dedicata esclusivamente alla disciplina, dopo anni di grande successo con sneakers daily use note per la propria comodità. Tra le novità del brand statunitense ci sono le scarpe Viper Court Elite 2.0 che si distinguono per l’integrazione della tecnologia Hands Free Slip-ins, un sistema che permette di calzarle senza usare le mani e che, insieme alla chiusura regolabile, garantisce una tenuta personalizzata. Una piastra in nylon iniettato nel telaio assicura alle Viper Court Elite 2.0 la rigidità torsionale necessaria per evitare distorsioni nei movimenti laterali più impegnativi. Importante anche il plantare Arch Fit, che offre un supporto dell’arco plantare, distribuendo il peso in modo uniforme.
JOMA
SLAM FOOT SHAPE
Joma presenta Slam Foot Shape, una scarpa progettata per seguire l’anatomia naturale del piede e assicurare comfort, supporto e controllo in ogni fase del gioco. La tomaia tecnica e traspirante in mesh ad alta resistenza assicura una calzata precisa e prestazioni elevate in ogni situazione di gioco, mentre i rinforzi termosaldati proteggono le aree maggiormente soggette a usura. La soletta antibatterica favorisce la gestione dell’umidità, contribuendo a mantenere il piede asciutto e a contrastare la formazione di cattivi odori. La suola in phylon e gomma con drop di 4 mm migliora agilità e reattività, riducendo al contempo il rischio di infortuni. Completa la dotazione tecnica un elemento stabilizzatore che incrementa la sicurezza nei movimenti laterali senza compromettere la libertà d’azione.
REALTURF
FIT&FIX
L’evoluzione tecnologica nel settore dell’erba sintetica per il padel si concentra sempre più sull’efficienza della posa in opera e sulla durabilità dei manti. In questo contesto, l’azienda spagnola Realturf ha presentato il sistema d’installazione Fit&Fix, una soluzione destinata al mercato b2b. La novità tecnica introdotta mira a risolvere problematiche legate alla manutenzione ordinaria, ai tempi d’installazione e alla valorizzazione commerciale della superficie di gioco. Per eliminare il più possibile le linee di giunzione tra i moduli necessari per coprire il campo, che sono i punti più vulnerabili all’usura e alle sollecitazioni, Realturf prevede una produzione su misura direttamente in fabbrica di tre soli rotoli di erba testurizzata, ciascuno con una larghezza di cinque metri (denominati A, B e C). I Rotoli A e B vengono srotolati nella zona centrale del campo (quello A integra già la linea bianca centrale di servizio). Il Rotolo C viene sezionato a metà in fase di posa per andare a coprire i due lati corti di fondo campo. L’adozione di questa geometria porta a un -50% di giunzioni e al -50% di materiali di consumo. Vengono ridotte anche le ore di manodopera necessarie per completare l’installazione.
HIT-X
SMART PADEL COURT
Hit-X è l’innovativa azienda supportata da Padelgest che ha scelto il Padel World Summit 2026 di Barcellona come vetrina per svelare l’evoluzione del suo ecosistema intelligente: un concetto di Smart Padel Court totalmente rinnovato, pronto a guidare la trasformazione digitale dei club (e non solo) di tutto il mondo. Il cuore di Hit-X risiede nella capacità di fondere in un’unica piattaforma le esigenze di tutti i protagonisti del padel. Per i gestori dei club lo Smart Padel Court offre strumenti avanzati per il monitoraggio dell’attività dei campi in tempo reale, ottimizzando la gestione operativa della struttura e digitalizzando i processi. Inoltre, i coach hanno accesso a metriche di performance avanzate e sistemi di analisi dei dati capaci di monitorare i progressi degli allievi e innalzare la qualità delle sessioni di allenamento. Per i giocatori l’esperienza in campo diventa interattiva grazie al tracciamento delle prestazioni e a dinamiche di gamification (sfide e punteggi) che rendono la partita ancora più coinvolgente. Infine, per i tornei è un valido alleato perché consente una gestione fluida e interconnessa delle competizioni all’interno del medesimo sistema.
FORMULA VINCENTE
La prima edizione della Gundu Padel Cup ha trasformato un’isola delle Maldive in un hub dedicato a sport, relazioni e divertimento. Tra tornei, eventi esclusivi e ospiti d’eccezione, il format ha raccolto consensi e posto le basi per una crescita internazionale
di Davide L. Bertagna
La prima edizione della Gundu Padel Cup, andata in scena a fine maggio su un'isola dell’atollo di Vaavu alle Maldive, ha superato le aspettative degli organizzatori, confermandosi come uno dei format emergenti più interessanti nel panorama travel. Circa 250 partecipanti, tra appassionati, ospiti e protagonisti del calcio internazionale, hanno preso parte a una settimana di eventi che ha saputo combinare competizione sportiva, intrattenimento e networking in una delle destinazioni più esclusive al mondo.
IL FORMAT
Al Bravo Club Alimatha, giocatori amatoriali e ospiti d’eccezione hanno condiviso per sette giorni i campi da gioco in un contesto unico, dove padel, viaggio e socialità si sono fusi in un’unica esperienza. Il programma ha alternato competizioni sportive, clinic, esibizioni e momenti di aggregazione. Dai match disputati al tramonto sull’Oceano alle attività collaterali sulla spiaggia, fino agli eventi serali come il Welcome Party, la Notte Bianca e la cena di gala, ogni elemento è stato progettato per favorire la partecipazione e la creazione di relazioni tra gli ospiti. A tracciare un bilancio della prima edizione internazionale della manifestazione è Gabriele Conrotto, ideatore del progetto.
L'intervista
Gabriele Conrotto
FOUNDER GUNDU PADEL CUP
Quali sono gli aspetti che ti rendono più orgoglioso di questa prima edizione?
L’evento ha avuto un successo ancora più grande di quello che ci aspettavamo, sia a livello social, con milioni di visualizzazioni, sia a livello umano. Vedere 250 persone felici, sorridenti, interagire e conoscersi così bene pur non essendosi mai incontrate prima è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. Giorno dopo giorno è nata una community molto forte.
Qual è stato il momento della settimana che ti ha fatto capire che l’evento stava centrando i suoi obiettivi?
Il giorno dell’attività legata a uno dei nostri main sponsor, Orodei24. Il gioco creato sulla spiaggia, con i giocatori che calciavano da lontano ha generato milioni di visualizzazioni e soprattutto un momento di aggregazione e condivisione fuori da ogni schema. Da lì è scoccata la scintilla che ci ha fatto vivere ogni giorno con emozioni sempre più forti.
Il format unisce sport, viaggio, divertimento e networking. Quale di questi elementi ha fatto la differenza nell'esperienza vissuta dai partecipanti?
Non credo ci sia stato un singolo elemento più importante degli altri. La differenza l’hanno fatta le persone: il lavoro del mio team, a partire dall’event
manager Eleonora Isabella Ozzello, i calciatori come Diego Perotti, Jimmy Maini e Luca Ceccarelli che hanno fatto da collante tra ospiti e professionisti, e ogni singolo partecipante che è diventato parte attiva della Gundu Padel Cup.
Che tipo di feedback avete ricevuto dai partecipanti?
Una delle cose più belle è stata vedere come persone arrivate da estranei abbiano iniziato, nel giro di pochi giorni, a condividere momenti unici, sorrisi ed emozioni. Il padel e la condivisione hanno creato legami reali. Questa è la vera essenza della Gundu Padel Cup.
Durante la settimana erano presenti campioni e personaggi molto amati dal pubblico. Ci racconti qualche aneddoto curioso o un momento speciale vissuto con Francesco Totti, Luca Toni o altri protagonisti?
Ognuno ha dato il suo contributo con la propria personalità. Perotti, Maini e Ceccarelli sono stati fondamentali dietro le quinte. Ceccarelli e Luca Toni hanno animato le serate maldiviane con grande energia, Vincent Candela è stato sempre presente in ogni attività sportiva, Stefano Fiore ha portato stile e disponibilità con tutti. E poi il capitano Francesco Totti, sempre sorridente e disponibile, capace da solo di generare grande attenzione e milioni di visualizzazioni.
Quali insegnamenti porterete nelle prossime tappe della Gundu Padel Cup?
Stiamo già lavorando alla Gundu Padel Cup 2027, con appuntamenti e format ancora più strutturati e sorprendenti. L’obiettivo è continuare a far crescere questa community e offrire esperienze sempre più uniche.
ROMA È UN GRANDE CLASSICO
Nel tennis rimane un sogno, ma nel padel è una solida realtà: l’etichetta Major è perfetta per il Foro Italico. Promossa la scelta del Pietrangeli come campo centrale fino al giovedì
dal nostro inviato Gabriele Marini
C’era tantissima attesa per questo primo Major dell’anno, vuoi per la Race quanto mai in bilico, vuoi per le tante nuove coppie che esordivano a Roma oppure per i tanti italiani in campo nella settimana più calda dell’anno. Le aspettative non sono state deluse, visto anche l’anticipo di una settimana rispetto allo scorso anno e le temperature più abbordabili in confronto alle edizioni passate di cui hanno potuto beneficiare tutti. La meravigliosa cornice del Foro Italico è stata ridisegnata per garantire una migliore esperienza per il pubblico, con il villaggio commerciale tutto coperto e tanti mini campi disseminati un po’ ovunque per far giocare i numerosi bambini presenti. Diverse anche le attività federali come le clinic di Marcela Ferrari e Martin Pereyra, i corsi di aggiornamento per i coach e i tornei Under, che hanno richiamato una nutrita presenza di addetti del settore. Il villaggio commerciale è stato arricchito da tanti marchi importanti come Head, Bullpadel e l’italiana Hirostar (con uno stand veramente apprezzato), oltre ai tanti punti ristoro gestiti dagli sponsor del torneo e arricchiti da potenti ventilatori a testimonianza di come gli organizzatori sembrano aver raccolto alcuni dei feedback rilasciati dagli utenti nelle scorse edizioni. Come sempre tanti i giocatori che si sono prestati a firmare autografi negli spazi predisposti dai loro sponsor tra cui Gemma Triay. Marta Ortega, Paula Josemaria e Tolito Aguirre, vere e proprie star sempre più a loro agio in questo ruolo.
IN CAMPO E SUGLI SPALTI
Nonostante la giornata di pioggia di mercoledì che ha costretto a qualche slittamento di orario tutto si è svolto regolarmente, con le diverse condizioni dei campi in relazione all’orario di gioco a farla da padrone, variabile che ha portato anche a qualche lamentela più per i magri risultati raccolti che per reali mancanze organizzative. La prima parte del torneo ha avuto come protagonista assoluto il
campo Pietrangeli, allestito per l’occasione come il campo centrale con le nuove tribune sui lati corti del campo e maggior spazio per giocare le uscite, in accordo con le regole in vigore da quest’anno. Su questo iconico campo sono andate in scena alcune delle sfide più belle del torneo, come lo storico derby italiano agli ottavi che ha visto le straordinarie Giulia dal Pozzo e Nuria Rodriguez avere la meglio su Carolina Orsi e Patty Llaguno, al termine di una partita che avrebbe meritato un orario migliore, visto il peso specifico per il padel italiano.
E poi la reunion di Paquito e Di Nenno che li ha portati ai quarti di finale, la rinascita di Momo González e Lucas Bergamini, che si sono arresi solo in semifinale contro Tapia e Coello ma soprattutto l’incredibile corsa della già citata Dal Pozzo con Rodriguez, che ai quarti di finale hanno battuto la coppia n.4 Fernández/Araujo regalando a loro stesse e a tutti noi italiani una storica quanto insperata semifinale di un Major sul campo centrale, dove le n.1 Triay/Brea hanno comunque dovuto giocare il loro miglior padel per garantirsi un posto nella finale della domenica. L’altra semifinale è stata altrettanto storica, perché è andata in scena la partita più lunga della storia del padel, una maratona di oltre quattro ore al termine della quale Ari Sanchez e Andrea Ustero hanno battuto le lanciatissime Bea González e Paula Josemaría. Un match per palati fini fatto di tattica, talento e tanta resilienza che alla fine ha premiato la coppia numero 3 al mondo, al termine di uno spettacolo capace di tenere col fiato sospeso le tante persone presenti sugli spalti.
In una struttura così dispersiva, giudicare l’afflusso di pubblico può essere complicato. Di sicuro le gradinate nelle fasce orarie più assolate presentavano diversi spazi vuoti, ma la sera il centrale si è riempito soprattutto nel weekend, fino allo straordinario colpo d’occhio della domenica con 9000 persone circa a testimoniare la rinascita dei numero 1 dopo quattro finali perse consecutivamente. Spente le luci e calato il sipario sul primo Major dell’anno possiamo certamente affermare che Roma si conferma un torneo amato dai giocatori, in una location bellissima quanto disorganica, che per sua natura necessita di un numero di presenze ancora maggiore per premiare la sua iconicità. Una manifestazione che ogni anno cresce e migliora, ma che probabilmente necessiterebbe di qualche attività promozionale in più dedicata ai fan e di un maggiore coinvolgimento del pubblico durante le partite, per togliere un po’ quell’aria patinata da Major e avvicinarlo di più ai coloratissimi eventi spagnoli e sudamericani.
Agustín Tapia e Arturo Coello durante la finale
Delfi Brea e Gemma Triay festeggiano la vittoria
IL CIRCUITO DELLE POLEMICHE
Tra vuoti normativi e naturali istinti di sopravvivenza, il Cupra FIP Tour non riesce sempre a tenere fede alla sua missione principale.
Gli interventi di Federazione e Premier Padel saranno sufficienti?
di Daniele Pansardi
Il Cupra FIP Tour è stato al centro di molte polemiche e altrettante discussioni dall’inizio del 2026. Del circuito Challenger del padel, nato nel 2019 su iniziativa della Federazione, si parlava perlopiù per lodarne i pregi, la struttura sempre più capillare per intercettare giocatori e giocatrici in ogni angolo del mondo e la funzione da trampolino per i giovani. Poi qualcosa si è inceppato. Nello specifico, molti atleti che bazzicano anche la Top 50 dei ranking mondiali si sono accorti di poter guadagnare punti facili soprattutto nei Silver e nei Bronze, le categorie che più di tutte dovrebbero servire invece a far emergere dal pantano chi lotta per la sopravvivenza dalla 100esima posizione in giù. Questa ‘classe media’ del Premier Padel, inoltre, spesso fatica a superare i primissimi turni dei tabelloni nei P2 e nei P1 date le gerarchie tecniche molto rigide, ed ecco che per tenere viva la classifica si arrabatta anche in tornei di livello più basso. Una spirale negativa che chiude le strade a chi vuole arrivare dalle retrovie, e che consente a chi sta più in alto di sfruttare un vuoto legislativo in materia. Negli scorsi mesi sono arrivate critiche al sistema a parte di Edu Alonso e da personalità di spicco come Miguel Lamperti e Paquito Navarro, e molti giocatori si sono ritrovati a voler preferire un FIP Silver a un P2, perché più conveniente sia dal punto di vista economico e soprattutto sportivo. Interpellato in merito, Lamperti non le ha mandate a dire: “Se ci sono giocatori che preferiscono giocare in un FIP piuttosto che in un Premier, siamo sulla strada sbagliata”. A livello d’immagine, le scelte di questi giocatori possono essere considerate una sconfitta per il Premier Padel, che dovrebbe rappresentare il palcoscenico più alto e prestigioso. E non un’opzione tra due circuiti che dovrebbero avere un rapporto di subalternità. Durante l’ultima riunione dei Comitati Direttivi, che raccolgono tutti gli stakeholder del circuito, sono state annunciate alcune modifiche per cercare di riequilibrare la situazione. Ma sarà proprio così?
AGGIUSTAMENTI IN CORSA
Come avviene già nel tennis con il circuito Challenger, FIP e Premier Padel hanno introdotto delle restrizioni per le entry list nei tabelloni di Gold, Silver e Bronze che saranno valide dalla stagione 2027. Nei Gold non possono partecipare i top 4 del ranking mondiale, mentre i giocatori tra il 5° e il 16° posto possono farlo solo tramite wildcard. Nei Silver ci sarà divieto di partecipazione per gli uomini dal 1° al 24° posto e per le donne dal 1° al 20° posto (nessuna wildcard concessa), mentre nei Bronze il divieto è esteso agli uomini fino alla 50esima posizione e per le donne fino al 40esimo posto. È sufficiente spulciare i tabelloni di Silver e Bronze disputati nel 2026 per capire che non parliamo di limitazioni particolarmente drastiche. Per fare un esempio: se l’obiettivo di FIP e Premier Padel
è “proteggere i giocatori con un ranking più basso, favorire i giovani talenti ed evitare che i top player monopolizzino i tornei minori”, escludere degli uomini tra la 25esima e la 40esima posizione del ranking da un Silver sembra risolvere ben poco. FIP e Premier Padel non si sono limitate a delle restrizioni, ma hanno promosso anche degli incentivi. Sono stati aumentati i punti FIP assegnati nei primi turni dei tornei Major, P1 e P2, per cercare di ricompensare maggiormente i giocatori che superano le prime fasi (e scoraggiare l’iscrizione ai tornei FIP). Nello specifico, per i tornei P2 nei sedicesimi si passa da 22 a 35 punti e negli ottavi da 45 a 55 punti. L’impressione è che, come nel caso dello Star Point, né la FIP né la Premier Padel abbiano voluto adottare delle misure troppo radicali per non scontentare in maniera eccessiva molti giocatori, che considerano a tutti gli effetti i tornei FIP pienamente parte della propria strategia annuale. Il professionismo portato dal Premier Padel è stato manna dal cielo, ma è ancora giovane e via via più fragile se si esce dalla Top 20/30, e solo il tempo ci dirà se queste storture riusciranno a essere corrette da una crescita sempre più organica del movimento.
UNA REGOLA CHE MANCA
Se da una parte abbiamo delle nuove norme troppo leggere per fattispecie ben note, esiste un vuoto legislativo per casi altrettanto frequenti, uno dei quali è arrivato al grande pubblico padelistico durante l’ultimo FIP Platinum in Albania. Il n.29 del mondo Inigo Jofre ha perso contro due giocatori albanesi senza punti nel ranking, entrati in tabellone grazie a una wild card, a causa di un compagno di gioco inadeguato al livello del torneo, ovvero Lok Hei Jamie Yau. Classe 2002 e proveniente da Hong Kong, Yau arrivava a Tirana da n.954 della classifica, frutto di 17 punti racimolati in tornei Silver e Bronze in Asia. Come ha fatto a convincere un giocatore come Jofre a giocare al suo fianco? Probabilmente nello stesso modo in cui ha convinto Fran Ramirez (n.116), Jose Roman Martinez (n.217), Miguel Gonzalez (n.142) e Miguel Morales (n.150) nei tornei precedenti a Hong Kong e Kuala Lumpur, perdendo sempre al primo turno ma presumibilmente rendendo più corposi i conti correnti altrui. Non è stato l’unico caso del genere: nel FIP Bronze Agadir, in Marocco, Lucas Campagnolo (n.28) si è ritrovato al fianco del padrone di casa Alami Mohamed (n.2144); nel FIP Bronze Baku, in Azerbaigian, Maria Virginia Riera (n.33) ha fatto coppia con Rahila Karimli, una non classificata. La maggiore esposizione mediatica del torneo albanese ha ingigantito un problema già esistente, e quella che oggettivamente è stata una magra figura per tutto il padel internazionale. Una maggiore regolamentazione, in questo senso, sarebbe necessaria.
Marco Cassetta, vincitore di 14 tornei nel FIP Tour dal 2022
L’EREDITÀ TENNISTICA SERVE A QUALCOSA?
Secondo Giorgia Marchetti, in questa fase di transizione del padel femminile, può tornare utile. La romana ne ha parlato ai microfoni del podcast Total Padel di Gabriele Marini e Marco Paialunga
Tre anni fa, ai microfoni di Padelbiz, Giorgia Marchetti si era soffermata a più riprese sulla sua eredità tennistica e su quelle lacune difensive e strategiche tipiche di chi arriva da un altro sport di racchetta, e che possono emergere contro chi è cresciuta fin da piccola tra le pareti di vetro. In questo triennio la romana è cresciuta ed è diventata una giocatrice più completa, attestandosi attorno alla Top 50 del ranking mondiale, e sta vivendo da vicino la lenta transizione che
L'intervista
Giorgia Marchetti
Pensi di essere nel prime della tua carriera?
Credo di avere ancora dei margini di crescita, e di potermi togliere qualche soddisfazione migliorando la mia classifica attuale. Ed è la motivazione che ogni giorno mi spinge ad allenarmi al meglio.
In cosa pensi di essere migliorata nell’ultimo anno?
Da circa tre anni vado in Spagna per la preparazione, quindi riesco ad allenarmi con le giocatrici più forti. Ho lavorato tanto sulla fase difensiva, e posso dire di sentirmi più sicura in campo da questo punto di vista. Riesco a leggere meglio il gioco e ad aiutare la mia compagna, e la mia autostima ne beneficia.
Quali sono stati gli aspetti più difficili nel passaggio dal tennis al padel?
Il concetto molto diverso di costruzione del punto. Inizialmente ho fatto fatica ad adattarmi ai livelli più alti, soprattutto perché affronti chi gioca a padel da una vita e non solo ex tenniste come accadeva in Italia. Con il tempo tendi a essere un po’ più conservativa, senza però perdere del tutto la vena tennistica che contraddistingue chi ha fatto questa transizione che ci rende un po’ più aggressive.
Nel tuo percorso di crescita ci sono stati degli episodi o delle situazioni particolari che ti hanno illuminata sul gioco del padel? Che hanno arricchito davvero la tua ‘sapienza’ sul campo?
Le partite che mi hanno insegnato di più sono quelle con le top player: Triay, Salazar, Brea… Ti rendi davvero conto dello scalino che esiste tra le Top 10 e chi sta nella fascia tra la 30esima e la 50esima posizione del ranking. Contro di loro ti si accende davvero la lampadina e capisci cosa manca. È un confronto molto stimolante: finché non giochi queste partite, o anche solo in allenamento, è anche difficile da spiegare a parole.
L’impressione è che anche il padel femminile stia andando verso un gioco più aggressivo, per rubare il tempo all’avversario. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo. Anche per questo è importante non perdere quel piglio ‘tennistico’ di cui parlavo prima. Se dovessi allenare una ragazza che vuole diventare una giocatrice professionista, darei molta importanza all'aspetto aggressivo in campo e sull’avere un colpo risolutivo molto efficace e potente. Quando vado in Spagna per allenarmi, molto spesso anche con Carolina Orsi, noto che i coach spagnoli privilegiano un padel più ragionato e tradizionale, mentre in Italia si tende a fare il contrario. Faccio un esempio: dopo qualche settimana di preparazione in Spagna può capitare di fare molti progressi con la controparete, ma allo stesso tempo anche di voler giocare in modo più accorto. È un equilibrio complicato da raggiungere, soprattutto per noi che non siamo nate padeliste, ma penso che mantenere la nostra indole originale ci avvantaggerà in futuro.
sta attraversando il padel femminile. Rispetto agli uomini si gioca sempre a ritmi e velocità più moderate, ma anche tra le donne si vede una maggiore aggressività in campo e una maggiore propensione a togliere spazio all’avversario. Di questo e di molto altro Giorgia Marchetti ha parlato con Gabriele Marini e Fulvio Paialunga a Total Padel, il podcast realizzato in collaborazione con Padelbiz. La puntata completa è disponibile sui profili ufficiali di Total Padel su Spotify e Apple Podcast
Hai parlato dell'importanza di confrontarti con le top player mondiali. Quali sono le differenze sostanziali con loro?
Innanzitutto la lettura di gioco. Sanno prima dove andrà la palla e sanno già il modo migliore per giocarla. Lo vedo soprattutto nelle prime sei giocatrici del ranking. Oltre a questo, credo che l’abitudine a vincere e a giocare tante partite importanti ti faccia sentire più forte ed esperto. Questo ha un peso notevole in una partita.
Perché sempre più giocatori scelgono un FIP Silver al posto di un P2 o addirittura un P1?
Secondo me c'è troppa differenza di punti tra il livello di un FIP Silver e un P2, dove ci sono sempre tutte e diventa molto complicato. Se individui dei Silver precisi da giocare, puoi assicurarti un buon numero di punti molto facilmente, e in alcuni momenti della stagione diventa quasi una scelta obbligata. Insomma, è normale che in questo momento si prendano decisioni del genere, lo stiamo facendo un po' tutti. Cerco sempre di giocare tutti i Premier, perché è importante affrontare le migliori, ma bisogna necessariamente dare un occhio anche alla classifica e capire cosa conviene in questo o quel momento.
“COSÌ
RICONQUISTIAMO LA NOSTRA LIBERTÀ”
Con tornei come l’Italy Major Wheelchair, nella cornice prestigiosa del Foro Italico, e continuando a promuovere la missione del Para Padel Project. Un obiettivo comune in cui serve fare gioco di squadra di Pippo Galliano
Giocare a padel ti regala emozioni forti, ma farlo all’interno di una cornice storica e prestigiosa come il Foro Italico è qualcosa che resta sottopelle.
Per chi vive questo sport ogni giorno, trovarsi a competere in un contesto così imponente, negli stessi giorni dei campioni del Premier Padel, è la prova tangibile di quanto il nostro movimento stia crescendo passo dopo passo. Il BNL Italy Major Wheelchair Padel è uno degli snodi principali della stagione. Otto coppie al via, con fase iniziale sui campi del Tennis Club Ponte Milvio per le qualificazioni. Il vero climax è arrivato quando ci siamo spostati sul campo 2 per le finali di domenica. Nell’atto conclusivo, io e Luca Taramelli ci siamo ritrovati di fronte Andrea Pacini e Marco Dolfin, una coppia che avevamo già battuto il giorno precedente, ma che in finale è scesa in campo con un piglio diverso. E infatti, dopo aver perso il primo set, ci siamo trovati anche sotto 4-1 nel secondo. E lì, lo ammetto, la partita avrebbe potuto prendere una piega complicata. Invece siamo riusciti a recuperare e a portare il set 6-4, mandando tutto al super tiebreak. E anche lì, sotto 6-2, abbiamo trovato la forza di ribaltarla: 13-11 e partita conquistata. Vincere così, in rimonta, ha un sapore speciale: è la conferma che la tenuta mentale conta quanto il braccio. Per me e Luca è stata la seconda vittoria consecutiva dopo il successo dello scorso anno.
Una finale durata due ore e un quarto, sotto il sole pieno, su un campo molto lento che rendeva gli spostamenti in carrozzina davvero impegnativi. È una cosa che capita spesso quando i campi vengono montati apposta per l'occasione e non sono strutture fisse: nelle qualificazioni, disputate in un tennis club, la superficie era molto più rapida. Una differenza che si sente parecchio.
Con Luca giochiamo insieme da un anno e, nonostante la distanza (lui è di Roma e io sono a Milano) abbiamo costruito un grande feeling. Su quattro tornei, ne
abbiamo vinti tre. Mica male, no? Io magari porto un po' più di esperienza tecnica e mentale, ma è il nostro equilibrio che ci sta facendo crescere.
OLTRE IL TROFEO: UNA MISSIONE COMUNE
Vedere la gente fermarsi sugli spalti, incuriosita e poi affascinata dal livello del gioco e dall’intensità della partita, è stata la vittoria più bella e un’enorme soddisfazione. Alla premiazione c'erano Gianluca Vignali (responsabile del settore tecnico nazionale Wheelchair FITP), Roberto Agnini (tecnico dell’ISF Roberto Lombardi della FITP) e Mauricio Rosciano, direttore dell’Italy Major: avere certe persone presenti al momento della premiazione fa capire quanto l'attenzione attorno al nostro movimento stia crescendo davvero. La visibilità data da FITP è un punto di partenza, e come tale dobbiamo considerarla. Non possiamo fermarci qui. Il padel, per chi ha una lesione spinale, non è solo sport: è uno strumento per riconquistare la libertà.
Tuttavia, per far sì che questo messaggio arrivi a tutti, serve uno sforzo corale. Dobbiamo lavorare insieme con associazioni, Federazioni locali e internazionali per creare eventi e circuiti sempre più strutturati. Facendo squadra. Solo coinvolgendo tutti gli attori possibili potremo permettere a sempre più persone di scoprire che la vita, anche in carrozzina, può essere vissuta a tutta velocità su un campo da padel. Con Para Padel Project ci proviamo e ci impegniamo, ma è necessario lavorare tutti insieme (Federazioni, club, organizzatori) per promuovere il padel in carrozzina tra le persone con lesione spinale e diffondere il più possibile il nostro messaggio. Sarebbe bello, per esempio, se la FIP iniziasse a proporre in prima persona l'organizzazione di tornei internazionali: un passo concreto per far crescere ancora il movimento, e dare a tanti altri l'occasione di vivere quello che ho vissuto io a Roma.
Para Padel Project è un’associazione no profit nata dall’iniziativa di Pippo Galliano, che nasce dalla sua esperienza diretta con il wheelchair padel. Para Padel Project lavora per rendere questo sport accessibile a tutti coloro che hanno subito una lesione midollare, collaborando con circoli, istruttori e Unità Spinali per creare dei percorsi di ritorno all’attività sportiva.
Marco Dolfin e Andrea Pacini sconfitti in finale
La premiazione di Pippo Galliano e Luca Taramelli dopo la vittoria del BNL Italy Major Wheelchair Padel
EMPIRE STATE OF PADEL
Un nome ambizioso, un progetto che vuole abbracciare tutta la Riviera. A Sanremo, dove la tradizione degli sport di racchetta precede il resto, Elisa Cavalli e Marco Dieli vogliono diventare un punto di riferimento per giocatori e appassionati di Daniele Pansardi
Prima ancora del Festival, nato nel 1951, e della Classicissima inaugurata nel 1907, a Sanremo era arrivato il tennis. Tutta la Riviera, del resto, ha sempre avuto un legame speciale con gli sport di racchetta: nel 1878 a Bordighera è stato aperto il primo circolo di tennis in Italia, seguito nel 1897 dal Tennis and Bridge Club proprio nella Città dei Fiori. Quelle radici hanno creato una tradizione culturale e sportiva forte e robusta, che oltre un secolo più tardi hanno contribuito a rendere fertile il terreno anche per il padel. L’aumento di giocatori e opportunità (pensiamo al Sanremo Padel Tour) ha convinto Elisa Cavalli e Marco Dieli ad aprire nel 2025 un negozio specializzato a Sanremo, riempiendo un vuoto con un progetto ambizioso già dal nome: Empire Padel Store.
L'intervista
Elisa Cavalli Marco Dieli
FONDATORI
Com'è nata l’idea di lanciare Empire Padel Store a Sanremo?
Il mio rapporto con il padel nasce nel 2016 ad Andora, dove ho iniziato a giocare. Nel corso degli anni ho lavorato in alcuni circoli, fino a quando non ho sentito l’esigenza di mettermi in proprio. Insieme a Elisa abbiamo deciso dunque di aprire questo negozio. Dal nome molto ambizioso, ma del resto lo siamo anche noi. Quando ho conosciuto questo sport, fortemente accessibile e aperto a chiunque, ho visto molte potenzialità. Dieci anni fa non avrei immaginato che potesse diventare anche un lavoro, mentre ora penso già ai progetti futuri di un possibile ampliamento.
Avete aperto da circa un anno, in una fase in cui il mercato richiede massima competenza. Quali valutazioni vi hanno spinto a investire proprio ora?
Cercavo da tempo una persona che mi sostenesse nell’apertura di un negozio. Sappiamo bene che scontrarsi con Internet, per esempio, è molto complicato, ma anche i padelisti stanno pian piano capendo che rivolgersi a un negozio può dare un valore aggiunto. Dal nostro punto di vista, naturalmente non possiamo permetterci tentennamenti: dobbiamo mostrarci sempre competenti.
Nel vostro assortimento di racchette e accessori, qual è stata la strategia di selezione dei prodotti?
Volevamo innanzitutto avere i principali brand sul mercato, perché altrimenti è difficile anche solo iniziare un progetto. Se non vedono subito le racchette più famose, molte persone spesso storcono il naso. Abbiamo poi ampliato l’offerta con altri marchi come Hirostar, Oxdog e Lok, cercando di calibrare l’offerta in base alle tendenze della clientela. Ultimamente in tanti ci hanno chiesto le scarpe Nike indossate da Leo Augsburger, ma non trattiamo il marchio.
A proposito di scarpe: come sono cambiate le richieste dei giocatori nel tempo?
Nella fase iniziale abbiamo notato una maggiore inclinazione verso prodotti più economici, ora invece mi sembra che ci sia maggiore consapevolezza sull’offerta e sulla differenza tra i vari brand. Spesso si punta anche al top di gamma.
Indirizzo: via XX Settembre, 26, 18038 Sanremo IM Numero di telefono: 393.658 4465
Email: empirepadelstore@gmail.com
Sito: empirepadelstore.it
Pagina Facebook: Empire Padel Store
Pagina Instagram: empirepadelstore
Anno di apertura: 2025
Metri quadrati: 80
Marchi racchette: adidas, Babolat,
Bullpadel, Lok, Head, Hirostar, Nox, Oxdog, Siux, Wilson
Calzature e abbigliamento: adidas, Babolat, Bullpadel, Head, Joma, Mizuno, Nox
Quali sono gli aspetti più complicati nella vendita al dettaglio legata al padel?
Far capire i benefici del test racchette prima dell’acquisto è una delle chiavi più importanti. Mentre la scarpa viene sempre provata prima di comprarla, sulla pala il meccanismo non è così automatico. Eppure, il test è determinante. Noi lasciamo la racchetta in prova per un mese con il pagamento di una caparra. Se il cliente volesse poi finalizzare l’acquisto, pagherebbe solo la differenza.
Come vi state muovendo per creare sinergie con i circoli di padel di Sanremo e dintorni?
Partivamo già da una buona base di contatti, come per esempio il circolo in cui lavoravo in precedenza. Abbiamo avviato varie collaborazioni grazie all’organizzazione di diversi mini circuiti nei club e alla fornitura di materiale di consumo.
Molti negozianti lamentano la presenza di troppi canali di vendita, compresi quelli relativi ai circoli e ai maestri. Qual è la situazione nella vostra zona?
A Sanremo la vendita diretta del circolo è vista come un peso e non come un reale guadagno. In questo contesto riusciamo a inserirci con il negozio, magari con un corner dedicato. Seguiamo inoltre alcuni maestri con un programma di sponsorizzazione, perché sappiamo che il giocatore ascolta i suoi consigli.
Dal vostro osservatorio, qual è la richiesta o l'esigenza più frequente che le aziende fornitrici non hanno ancora colto?
Abbiamo notato che non tutte le aziende mettono a disposizione un portale b2b informatizzato per ordinare la merce. Con alcuni bisogna passare dall’agente, che poi dovrà riportare alla casa madre e così via. Altri per fortuna hanno sistemi più pratici.
Qual è il traguardo che vi siete prefissati di raggiungere nel breve termine?
Mi piacerebbe vedere sempre più persone che si fidano di noi. Faccio un esempio: insieme alla racchetta regaliamo anche una sacca personalizzata gialla targata Empire. Girando tra i vari campi della nostra zona, la vediamo sempre più spesso, ma vorremmo che questo numero aumentasse ancora di più.
EMPIRE PADEL STORE
PADEL PRO S + SPEED UP THE GAME
PADEL PRO + CONTROL THE GAME
TWO SUPERIOR WAYS TO WIN ONE GREAT GAME
PROGETTARE
UNA LEZIONE EFFICACE
Competenza tecnica, organizzazione e coinvolgimento umano: i tre elementi imprescindibili per fidelizzare gli allievi nel tempo
di Andrea Fierro
Una parte indispensabile della vita del circolo di padel è legata alla crescita del livello generale del gioco da parte degli amatori, soprattutto di quelli più affezionati e che con il tempo vogliono impegnarsi con continuità nella partecipazione a tornei ed eventi, magari anche agonistici. Per questi motivi, un club ha come obiettivo quello di riuscire a sviluppare in modo progressivo le abilità dei giocatori, cercando di prepararli al meglio nel loro percorso fin dal primo momento in cui entrano a contatto con il centro. È necessario dunque che i Maestri e gli Istruttori del circolo siano uniformati sugli obiettivi e sulla struttura delle lezioni che vengono proposte. Essendo il padel uno sport principalmente tattico, soprattutto nelle fasi iniziali di apprendimento, è doveroso non limitare le lezioni al “semplice” insegnamento dei colpi ma creare un equilibrio tra tecnica, tattica e situazioni reali di gioco. Innanzitutto, la lezione deve essere coinvolgente, dinamica e motivante per il giocatore, tenendo ben presente cosa si vuole insegnare in quei 60 minuti, e trovando il modo più semplice per spiegarlo e ottenere il risultato. È necessario sicuramente trascorrere una parte del tempo svolgendo esercizi “al cesto”, utili per l’apprendimento del gesto tecnico, ma è consigliato passare il prima possibile ad esercizi dinamici con “palla viva” per simulare il gioco reale così da rendere i giocatori indipendenti e vogliosi di mettersi alla prova. In questa fase, inoltre, i Maestri e gli Istruttori, insieme allo staff del circolo, devono poi mettere gli atleti in contatto tra di loro per organizzare partite amichevoli. La lezione va adattata al livello di gioco degli allievi:
• utilizzando spiegazioni semplici;
• facendo dimostrazioni pratiche;
• facendo correzioni immediate e positive;
• incoraggiando i giocatori.
Chi ritrova nella lezione di padel una buona organizzazione, professionalità e vede progressi concreti nel tempo diventa in pochissimo tempo un giocatore
soddisfatto e incline a fidarsi del Maestro o dell’Istruttore, che non torna soltanto per i miglioramenti tecnico-tattici, ma soprattutto perché si diverte, si sente seguito e trova un ambiente positivo. Per questo motivo ogni lezione, anche se sporadica nel tempo, deve trasmettere un obiettivo chiaro. L’insegnante, alla fine di ogni lezione, dovrebbe chiedersi: ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato di insegnare? I concetti che ho spiegato sono stati compresi da tutti i giocatori? Ho mantenuto alto l’interesse degli allievi?
60 MINUTI DI LEZIONE
In generale, una lezione di 60 minuti classica dovrebbe comprendere queste quattro fasi.
1. Riscaldamento (5-10 minuti)
È una fase indispensabile che serve ai giocatori per attivarsi. Solitamente si inizia con un palleggio dove l’obiettivo è quello di controllare la palla, mantenerla “viva” ed eseguire colpi sia da fondo che al volo.
2. Esercitazione (30-40 minuti)
È la fase centrale più importante. L’obiettivo della lezione deve essere chiaro e deve essere raggiunto con allenamenti sempre più difficili in base al livello dei giocatori. A questo punto, gli esercizi possono essere più tecnici (ad esempio al cesto) o tattici (con palla viva), più collaborativi o competitivi.
3. Punti (10-15 minuti)
La fase conclusiva, spesso la più divertente, ambiziosa e coinvolgente, mette realmente alla prova i giocatori. L'ideale è escogitare degli esercizi con una componente a punti partendo dall’obiettivo della lezione.
4. Feedback (2 minuti)
Un momento di confronto con i propri allievi che è estremamente importante per la fidelizzazione del rapporto. L’insegnante è invitato a ribadire i concetti tecnico-tattici spiegati durante la lezione, rafforzare l’importanza delle correzioni eseguite e introdurre gli obiettivi dell’incontro successivo.
ANDREA FIERRO
Una lezione ben strutturata genera automaticamente maggiore fiducia negli altleti, che riescono a percepire fin da subito professionalità, attenzione ai dettagli, un grado di personalizzazione dell’attività e – di conseguenza – miglioramenti concreti. I giocatori entrano in campo per molteplici motivi, ma tutti hanno una cosa in comune: alla fine della lezione, se hanno la sensazione di aver imparato qualcosa e di aver vissuto un'esperienza positiva, saranno maggiormente stimolati a ritornare. Tra le qualità di uno staff tecnico, dovrebbe esserci anche la capacità di creare relazioni, motivare gli allievi e dare continuità nel corso degli allenamenti. Questa combinazione di competenza tecnica, organizzazione e coinvolgimento umano può rendere una lezione realmente efficace per la crescita del centro e la fidelizzazione dei giocatori.
Sono nato e cresciuto sui campi da tennis a Milano, grazie alla passione di mio padre per questo sport, diventando la mia professione intorno al 2005. Ho maturato molte esperienze all'estero (USA, UK, Spagna) lavorando anche nella prestigiosa Academia Sanchez-Casal di Barcellona. Proprio qui ho iniziato a giocare a padel per divertimento, senza sapere che da lì a pochi anni sarebbe diventato il mio lavoro una volta tornato in Italia. Sono Maestro Nazionale di padel della FITP e ricopro la posizione di direttore tecnico di STARPADEL con sede a Legnano.
VISTO DAL COACH
L’AMBIZIONE DI ESSERE UN VINCENTE
Chi vuole crescere davvero, in campo e fuori, deve imparare ad allenarsi nella difficoltà, non nella comodità di Marcello Ferrarini
Nel mondo dello sport si parla molto spesso di talento, doti, tecnica, tattica, preparazione fisica e risultati. Tuttavia, molto più raramente si cita una componente decisiva che distingue chi migliora e progredisce davvero da chi rimane immobile e stabile, ossia la qualità delle sfide che scegliamo di affrontare. Ogni atleta agonista o giocatore amatoriale ha e deve avere una propria ambizione, prima di scendere in campo. Alcuni possono desiderare semplicemente di divertirsi e trascorrere delle sane ore in compagnia, altri intendono migliorare costantemente il proprio livello di gioco impegnandosi per questo tra corsi e partite, altri ancora puntando alla conquista di vittorie in tornei e competizioni di alto livello. Di certo, qualunque sia il loro obiettivo personale, esiste una verità che accomuna tutti questi sportivi: non si cresce affrontando sempre avversari mediocri o situazioni comode.
CONFRONTARSI PER CRESCERE
La crescita sportiva nasce infatti dal confronto. Il miglioramento avviene quando un atleta entra in contatto con qualcosa che lo mette in seria difficoltà. È proprio nella sfida che il cervello, il corpo e la mentalità iniziano ad adattarsi ed evolversi. Giocare sempre o molto spesso contro avversari inferiori può generare benessere e sicurezza momentanea, oltre ad alimentare autostima ed ego, ma rallenta la nostra reale crescita. Le vittorie facili troppo spesso non ci obbligano a sviluppare nuove strategie di gioco, a provare colpi complicati imparati a lezione, non ci insegnano a gestire la pressione e l’ansia e non ci costringono a superare i nostri limiti. Ci permettono soltanto di vincere partite facili.
Ecco perché, al contrario, per chi intende realmente crescere e progredire, occorre confrontarsi con giocatori più bravi, non con quelli reputati mediocri o ancora più scarsi. Così facendo, si ottengono due risultati immediati e fortificanti: o si vince o si impara. E comunque andrà la sfida, si dovrà sempre imparare, perché anche se quella partita verrà conquistata, si dovrà realizzare che il nostro ultimo avversario avrà imparato qualcosa da noi!
Affrontare giocatori più preparati obbliga a evolversi uscendo dalla propria zona di comfort, per imparare a:
• aumentare la concentrazione;
• migliorare la lettura del gioco;
• sviluppare resilienza mentale;
• imparare a gestire l’errore;
• trovare nuove soluzioni tecniche e tattiche.
Nel mental coaching sportivo, si parla di “valore della sconfitta”, in quanto questa non viene vista e interpretata come un fallimento, ma esattamente come una utilissima informazione. Ogni partita persa contro un avversario forte contiene indicazioni preziose e domande, che diversamente non verrebbero considerate: cosa manca, dove migliorare, quali aspetti mentali rafforzare. Molti atleti temono il confronto con chi è superiore perché associano la sconfitta di una partita a un detrimento di valore personale. In realtà, evitare le sfide difficili protegge l’autostima nel breve, se non immediato periodo, ma limita enormemente il potenziale nel medio-lungo termine. Chi vuole vincere davvero deve imparare ad allenarsi nella difficoltà, non nella comodità.
Essere ambiziosi nello sport non significa sentirsi superiori agli altri. Significa avere il coraggio di desiderare una versione migliore di sé stessi, affrontando tutti gli avversari distinti e riconosciuti come i più forti. La mediocrità, invece, spesso si alimenta nella ricerca continua di conferme facili, che di ambizioso non hanno proprio nulla, come vincere partite agevoli senza mettersi in discussione, evitare opportunamente chi è più forte di noi, trovare scuse abiette dopo ogni difficoltà o sconfitta, accontentarsi di un livello raggiunto su di una applicazione sportiva elaborata attraverso algoritmi o autovalutazioni. Ma nello sport, così come nella vita, chi smette di evolvere inizia lentamente a regredire.
LA TEORIA DEI CAMPIONI
I grandi atleti hanno una caratteristica comune, quella che nel coaching potrebbe essere ridefinita come la “teoria dei campioni”. I veri campioni, a prescindere dal loro livello di gioco, abilità intrinseche o classifiche più o meno realistiche, non rifuggono dalle competizioni difficili, ma anzi le cercano con famelica bramosità. Questo atteggiamento mentale determina in questi soggetti, che potremmo definire sani portatori di mentalità da campione, diversi atteggiamenti sportivi rilevanti, inducendoli ad ottenere:
• maggiore adattabilità;
• sicurezza autentica;
• capacità di gestione dello stress;
• fiducia costruita sull’esperienza reale.
La fiducia vera non nasce quindi da vittorie facili, ma dalla consapevolezza di aver affrontato difficoltà importanti. Pertanto, in un percorso sportivo autentico non conta soltanto vincere, ma diventare la persona e il giocatore capace di sostenere, vincere oppure perdere certe sfide. Nella vita, cosi come in un rettangolo di gioco bisogna avere ambizioni. È attraverso questo che nasce la vera mentalità vincente.
MARCELLO FERRARINI
Sono Maestro Nazionale di Padel e Istruttore di Pickleball FITP e collaboro con club di padel tra Modena e Reggio Emilia. Ricopro l’incarico di Fiduciario Territoriale Padel nel Comitato Regionale Emilia Romagna. Ho la qualifica Instructor Professional PCR-Padel Coaches Registry, avendo conseguito l’International Padel Certification e frequentato clinic e corsi di formazione per l’insegnamento agonistico, over, under, fisico-motorio e mentale. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, ho sviluppato Padel Player Program - ilpadel.org, un progetto didattico di programmazione strategica multilaterale e mental coaching in campo, nonché percorsi speciali rivolti a bambini e ragazzi DIR.
Bea González e Paula Josemaría
QUIET, PLEASE!
Dal seggiolone dell’arbitro e dai campi dello Slam alle pareti di vetro. Carlos Bernardes e Francesca Di Massimo raccontano il loro approccio al padel, dopo una vita trascorsa insieme nel tennis di Adelio Rosate, team e marketing manager di O&B Padel
Èdestino che il padel debba subire un costante e ingeneroso paragone con altri sport. Secondo noi, in maniera impropria, alcuni lo trovano simile allo squash, ma la similitudine più diffusa è certamente verso il tennis. Nella comparazione, il giudizio diffuso è che sia un po’ il fratello minore di quello che proprio in questi anni, con Sinner e compagni, dà un grande lustro ai nostri colori. A pensarci bene tale posizionamento minore può derivare anche dal racconto sulla sua nascita. Quella che narra di un messicano, Enrique Corcuera, che voleva costruire un campo da tennis nel proprio cortile e, sbagliandone le misure o non avendo abbastanza spazio, si ritrovò a costruirne uno di dimensioni ridotte e senza spazi per l’out, ovviando con l’idea di far valere le pareti della casa, posteriori al campo. In estrema sintesi: misure minori, sport minore. Ma la cultura sportiva argentina non accetta questa versione: l’interpretazione che nel Paese sudamericano hanno saputo sviluppare ne ha fatto emergere le potenzialità, dandogli un preciso indirizzo. Facendo prevalere delle caratteristiche per sviluppare uno sport che avesse una connotazione palesemente difensiva. Vince chi si difende meglio. Questo di per sé è sufficiente per conferire al padel una sua specifica personalità e smarcarlo decisamente dal tennis. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che i por tres e i por cuatro di Juan Lebrón e Ale Galán, giocati da notevole distanza dalla rete, poco ispirano al pensiero difensivo. Ma questo fa parte di qualsiasi prodotto, sport e conoscenza tecnologica. Quel che è certo è che la possibilità di un secondo rimbalzo dopo il primo sul campo, sulla parete, consente di sviluppare, assieme alla minor superfice da presidiare, un livello di difesa specifico come lo sono i colpi in uscita di parete non replicabili nel tennis.
Torniamo agli Anni ’80. In Argentina nascono i primi club, alcuni diventano vere fucine e laboratori sperimentali, in cui artigianalmente si pensano e sviluppano i colpi tecnici più idonei e pertinenti nell’esperienza tattica. Il Club Tortugas a Buones Aires e L’Ocean Club di Mar del Plata divengono i luoghi di riferimento più significativi. È in questi prestigiosi centri che nascono la bandeja, la vibora e il globo. Un crescente e specifico bagaglio tecnico a testimonianza e conferma della sua complessità e unicità. Il tutto peraltro con la disponibilità di materiali ben più poveri di quelli a cui siamo ora abituati: racchette di legno, pareti in muratura, in cemento il fondo. Anche il primo personaggio leggendario della sua storia non potrà che rafforzare tale tesi.
Emerge nei tornei internazionali a fine anni novanta, un giocatore la cui lucida pazienza e capacità di attesa diventa proverbiale. Ovviamente è argentino e presto diventerà numero uno, rimanendovi per ben 16 anni. Fernando Belatseguin, detto Bela, impareggiabile in particolare nell’esecuzione di un colpo: il pallonetto!
Ma l’accostamento con il tennis è stato favorito anche dal ruolo centrale che la FIT (Federazione Italiana Tennis) ha avuto nel promuovere il padel in Italia. Incentivandone la costruzione di campi all’interno dei circoli di tennis, organizzandone la formazione di maestri. E, non da ultimo, creando protocolli di insegnamento declinati per fasce di età. La convivenza tra le due discipline, più che nei grandi centri “padel oriented”, la si riscontra nell’attuale struttura federale: la FITP, Il cui nuovo acronimo ha proprio la P di padel. Una stretta convivenza che funge da reciproco stimolo ai due enti, con uno stato di effervescenza per entrambi.
IL PENSIERO DI CARLOS
Tornando agli aspetti prettamente tecnici sportivi che differenziano il padel dal tennis, abbiamo pensato bene di coinvolgere un sudamericano divenuto nel suo ruolo un’icona dell’ATP. Ebbi modo di vederlo all’opera, la prima volta, una ventina di anni fa, nella suggestiva cornice della finale dell‘Open di Croazia, nel centrale di Umago. In campo Filippo Volandri e Guillermo Cañas, lui sulla sedia in qualità di arbitro. Parliamo di Carlos Bernardes, protagonista di una carriera dai numeri impressionanti: più di ottomila le partite arbitrate, oltre 300 le finali e ben tre di tornei Slam. Quanti altri possono dire di aver visto quel livello di tennis così da vicino?
Insomma, un personaggio più che autorevole. Sappiamo che il padel è stata una recente scoperta anche per lui: può capitare di incontrare il brasiliano Carlos tra le pareti di vetro di qualche centro a Bergamo, magari al fianco di una padelista a sua volta con un trascorso da giocatrice e arbitro nel tennis: la moglie Francesca Di Massimo, prima giudice di sedia poi specializzatasi come giudice di linea. Ruolo con il quale ha avuto l’opportunità di palcoscenici altrettanto prestigiosi a quelli del marito.
Carlos Bernardes L'intervista
Carlos, partiamo dal tennis, come è nata in Brasile la tua passione verso questo sport?
Dall’Italia associamo il Brasile al calcio, piuttosto che alle racchette
In effetti nella mia esperienza iniziale c’entra un po’ anche il calcio. Il primo campo da tennis frequentato era all’interno della struttura sportiva statale di San Paolo. Da ragazzi, con altri amici saltavamo il muretto per cimentarci con la racchetta. Mi sono appassionato praticandolo poi anche a livello agonistico sino a diventarne maestro.
Quando decidi di smettere con la racchetta e salire sul seggiolone dell’arbitro?
Quando i miei viaggi in giro per il Brasile, per partecipare ai tornei, erano diventati troppo frequenti, e incompatibili con l’attività di maestro.
Ne approfitto per qualche altra domanda che non c’entra con il padel, ma che può interpretare la curiosità tra gli “aficionados”. Pur con la tua riconosciuta autorevolezza nella direzione, chi ti ha reso il lavoro più difficile? Possiamo scommettere su Kyrgios?
Kyrgios, paragonato ad alcuni giocatori del passato, è da considerare persino tranquillo. Ce n’erano alcuni che rendevano l’arbitraggio, ben più complicato. Per gli appassionati, non penso serva specificare i nomi.
Come sei finito a vivere in Italia e proprio a Bergamo? È merito di Francesca? Hai indovinato, ci siamo conosciuti sui campi dei tornei dell’ATP, e da lì abbiamo iniziato a frequentarci. Lei era già a Bergamo e ora sono circa 18 anni che siamo marito e moglie.
Francesca Di Massimo L'intervista
Conoscendo la tua esperienza a Wimbledon, non posso non soddisfare un paio di curiosità: sull’erba è più difficile giudicare rispetto alla terra battuta?
È più difficile perché il gioco è più veloce e non rimane il segno come sulla terra, ma abbiamo un grosso aiuto dal gesso che si alza al contatto con la pallina, a indicare che la palla è buona. Anche se fa essere leggermente in ritardo, nel giudizio, rispetto a quanto avviene per le righe sul rosso.
Come hai scoperto il padel?
Con mio cugino che è maestro di padel e campione nazionale nella sua categoria Senior. Devo dire che non è stato amore a prima vista, ma col tempo ho iniziato a divertirmi tanto.
Faccio la stessa domanda anche a te: quali sono le differenze tecniche che riscontri tra padel e tennis?
Mi piace che in questo sport, a qualunque livello, si possano giocare partite divertenti. Non serve un bagaglio tecnico importante, come nel tennis, per affrontare una partita. Credo che questa sia la chiave che ha fatto esplodere la passione così velocemente in tantissime persone. Inoltre, mi piace che sia uno sport di coppia, e infatti personalmente ho sempre amato anche i doppi nel tennis.
Venendo al padel, il passaggio dal tennis alle pareti di vetro è abbastanza comune
Frequentando il mondo sportivo della città, è stata una scoperta abbastanza naturale, l’occasione di provarlo non è mancata. Abbiamo scoperto che è molto divertente.
Oggi giocate di più a tennis o a padel?
Più a padel, ma non dirlo in giro…
Quali sono le differenze tecniche che riscontri nel padel?
Sicuramente non serve tirare troppo forte, per difendersi aiuta l’uso delle pareti.
Perché il padel si è diffuso così rapidamente, trovando riscontro in modo superiore che in altri sport, anche nell’universo femminile?
Perché è più facile acquisire il minimo bagaglio tecnico per divertirsi. Ci si può divertire facilmente. Se poi si vuole impararlo davvero, con tutti i colpi di cui è composto, allora l’apprendimento diventa altrettanto complesso.
Se dovessi dare un suggerimento ai gestori dei centri, quale sarebbe?
Bisognerebbe esporre in modo ben visibile il regolamento, per molti è nuovo come sport e proprio in quanto tale non conoscono nel dettaglio le sue regole. Questo può dare origine a discussioni. Suggerirei anche uno statuto interno che richiami a un comportamento di elementare educazione: spesso si sentono urla, imprecazioni e bestemmie che in qualsiasi centro tennis non sarebbero tollerate. E perché quindi accettarlo qui? Considerando anche l’estrema vicinanza che si riscontra tra un campo e l’altro.
O&B Padel è un osservatorio specializzato nel marketing legato al padel. Effettua indagini e sondaggi mirati su mercati nazionali e internazionali, si occupa di definire bacini di attrazione per centri e accademie e propone stime di mercato e business plan dedicati. Chi volesse approfondire il nostro lavoro, può contattarci all'indirizzo mail: arosate@yahoo.com
Carlos Bernardes e Francesca Di Massimo a Wimbledon
pillole di padel e diritto
IL REGIME AUTORIZZATIVO NELLA COSTRUZIONE DI CAMPI PADEL: LA CERTEZZA DEL DIRITTO
Il TAR calabrese ribadisce con fermezza l’inidoneità della SCIA a legittimare la costruzione di un campo padel, confermando la giurisprudenza sul punto di Andrea Farano, avvocato in Milano
Nel paludato e polveroso gergo giuridico con cui sono (e siamo) soliti esprimersi gli operatori del diritto – il cosiddetto “legalese”, di cui non è bene farsi vanto – esiste un aggettivo il cui uso pare imprescindibile quando si vuole ammantare un approdo giurisprudenziale (ed il principio che esprime) di particolare forza ed efficacia. Una sentenza - o meglio, una serie di precedenti - che conforta con puntualità la tesi sostenuta quindi diventa, immancabilmente, “granitica”. E alla giurisprudenza granitica un avvocato ricorre sempre con fiducia, perché un assioma ritenuto ormai consolidato da giudici e tribunali consente agli interpreti del nostro complesso sistema legislativo di farvi maggiore affidamento. Delle ricadute pratiche di tale meccanismo possono in realtà avvantaggiarsi anche soggetti che non sono abituali frequentatori delle aule di giustizia, perché sovente tali principi entrano nel patrimonio delle conoscenze comuni ed assodate, consentendo di orientare – con ragionevole certezza – iniziative economiche e imprenditoriali. È questo lo spirito con cui sottoponiamo ai nostri lettori la sentenza in commento: i giudici del foro calabrese ripercorrono infatti con puntualità la giurisprudenza formatasi sul rapporto tra titolo edilizio e costruzione di campi padel, richiamando un’interpretazione che, pur sommessamente, si potrebbe cominciare a definire… granitica.
L’ANTEFATTO
Nell’aprile 2023 una società presentava al Comune di Catanzaro una SCIA (acronimo per Segnalazione Certificata di Inizio Attività) avente ad oggetto la realizzazione di due campi da padel (coperti da tensostruttura amovibile), spogliatoi e punto di accoglienza, in ampliamento della struttura turistica denominata “San Michele Apartment”. In assenza di alcun atto interdittivo e/o conformativo da parte del Comune, la medesima società otteneva un ingente finanziamento bancario destinato all’esecuzione delle opere annunciate e quindi, una volta completati i lavori, il plesso veniva locato a soggetto terzo per la gestione dell’impianto sportivo. Con nota del febbraio 2025 – ovvero quasi due anni dopo il deposito della predetta Segnalazione – il Comune notificava l’avvio del procedimento per l’annullamento in autotutela della SCIA medesima e, con successiva determinazione n. 1251 dell’8 maggio 2025, ne disponeva d’imperio la revoca (intimando poi, con nota del 13 maggio 2025, l’interruzione dell’attività sportiva).
Avverso i richiamati atti e provvedimenti la società proprietaria e il soggetto gestore dell’impianto hanno promosso giudizio di impugnazione dinnanzi al competente Tribunale Amministrativo, ivi sostenendo che il Comune non avrebbe motivato la prevalenza dell’interesse pubblico rispetto all’interesse del privato – a loro dire consolidatosi dopo quasi due anni di attività – né sarebbe stato operato alcun bilanciamento, nonostante il grave pregiudizio economico che subirebbero le società dall’annullamento della SCIA. Aggiungono poi le ricorrenti che l’intervento operato sarebbe legittimo, in quanto non genererebbe nuova volumetria, e sarebbe comunque conforme al quadro regolatorio vigente al tempo della presentazione della SCIA. Il Comune, nel costituirsi in causa, rilevava come - dinanzi a un’opera priva di titolo idoneo - l’interesse pubblico al ripristino della legalità non poteva che prevalere sull’interesse privato.
LA DECISIONE DEL TAR
E L’ORIENTAMENTO GIURISPRUDENZIALE CONSOLIDATO
Il Tar della Calabria, seconda sezione, con la sentenza n. 759 del 28 aprile 2026 ha rigettato, nel merito, il ricorso delle società interessate, per l’effetto confermando la validità dei provvedimenti comunali impugnati. Il Giudice ha, di fatto, avvalorato la tesi della pubblica amministrazione, laddove ha qualificato l’intervento oggetto della SCIA come “nuova costruzione”, ritenendolo, quindi, soggetto al previo rilascio del permesso di costruire e, comunque, non conforme alle prescrizioni urbanistiche correnti per l’area interessata. Il Collegio ha ritenuto – ed è il punto che qui merita maggiore attenzione – tale qualificazione corretta in quanto coerente con il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa e penale, secondo cui «…la realizzazione di un campo di padel, così come la conversione di un campo da tennis in un campo da padel, costituisce una “nuova costruzione”, per la cui realizzazione è necessario “il permesso di costruire”, poiché esso, “per le sue caratteristiche complessive, connotate per l’installazione su apposita superficie, funzionale alla peculiare attività sportiva, di carpenteria e lastre di vetro perimetrali, incide sul territorio in termini di modifica del medesimo, e come tale rientra nel novero degli “interventi di nuova costruzione” di cui all’art. 3, lett. e), D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380” (cfr. Cassazione Penale, sez. III, 6 marzo 2024, n. 11999, nonché Consiglio di Stato, sez. VII, 3 dicembre 2024, n. 9679)». Dalla logica conclusione del sillogismo – e dalla diretta applicazione del principio di diritto che ormai può dirsi consolidato – non può che ritenersi del tutto infondata la pretesa delle società ricorrenti di ricomprendere la realizzazione dei campi da padel nella cosiddetta “ristrutturazione edilizia”, soggetta a semplice SCIA ai sensi dell’art. 22, comma 1, lettera c, del DPR 380/2001. Assai pregevole, infine, il richiamo operato dal Giudice all’esimente di cui all’art. 21-nonies della legge n. 241/1990 - afferente il termine massimo entro il quale un provvedimento può essere annullato “d’ufficio” - considerato inapplicabile poiché tale disposizione disciplina esclusivamente l’esercizio dei poteri inibitori in relazione a una SCIA ritenuta “efficace” (e tale non è quella per cui si discute): il potere repressivo esercitato in tali casi non è espressione di autotutela, ma ha valore meramente accertativo di un abuso doverosamente rilevabile e reprimibile (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 13 gennaio 2025, n. 181 del 2025).
IN CONCLUSIONE
Alla luce di quanto sopra, può ormai sostenersi con ragionevole certezza che l’edificazione di un campo padel sia opera estranea all’ambito applicativo della SCIA, essendo piuttosto tale tipologia di interventi qualificabile come “nuova costruzione” e, dunque, soggetta a permesso di costruire. In presenza di uno strumento inadeguato, qual è la Segnalazione Certificata, l’amministrazione sarà (sempre) tenuta a dichiarare l’inefficacia del titolo, e a inibire l’attività abusiva. Inoltre, come evidenziato dalla giurisprudenza citata, non essendosi mai perfezionato un valido titolo giuridico, l’atto impugnato non costituisce espressione di un potere di autotutela discrezionale da parte dell’ente pubblico, bensì un atto dichiarativo e accertativo dell’improduttività degli effetti della SCIA e, conseguentemente, non è configurabile il superamento del termine di dodici mesi per la revoca, né – tanto meno – il potenziale consolidamento di una posizione di vantaggio in capo al privato.
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con Gabriele Marini e Marco Paialunga
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