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Outdoor Magazine #10/2026

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Periodico mensile - Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - Conv. in Legge 46/2004 Art.1 Comma 1 LO/MI In caso di mancato recapito, inviare all’ufficio postale di Roserio per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa

Anno 19 - Num. 10 - 2026

COVER STORY

Montura SkiSky

FIERE

Walking Expo

EV ENTI

Mon*Talent

INTERV ISTE

Kristin Harila

@outdoormag_


trezeta.com

Thunder Leather WP Thunder Leather WP con la tomaia in pelle e con membrana impermeabile Water Stopper. La scarpa perfetta per l’inverno, versatile sia per un trekking che per i weekend fuori porta.

trezeta.com


Anno 19 - Numero 10 - 2026

DATI & STATISTICHE

12 I numeri del turismo outdoor PUNTO IOG

14 Italian Outdoor Group a Prowinter FIERE

16 TTG Travel Experience di Rimini 17 Nasce Walking Expo a Firenze 18 La circolarità di Performance Days COVER STORY

20 SkiSky Evo Hooded Jacket di Montura INTERVISTE

22 Il nuovo inizio di Kristin Harila FOCUS ON

24 Le due identità di PLAYSPORT 25 La Sportiva TX Setter, le scarpette per i tracciatori

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#MONTURAPEOPLE

26 (S)legati: il teatro della montagna GARE

27 Trofeo Mezzalama 2027 TURISMO SLOW

28 Scoprire l’isola con Noi Camminiamo in Sardegna 30 Sulla Via Francigena con Columbia ACTIVE TRAVEL

32 Sport Hotel Panorama sull’Altopiano della Paganella

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34 Aziende e studenti si incontrano a Mon*Talent 36 La 40ª edizione di Rock Master 38 Sulla Mer de Glace con Millet RESPONSABILMENTE

© Marco Ceraglia

EVENTI

40 La catena sostenibile di Sportler FOCUS PRODOTTI

42 Karpos, Fjällräven 43 E9 44 Icepeak, Silva 45 HOVERAir, Ternua

SNOWCORNER LOCALITÀ

46 L’offerta invernale di Kronplatz EVENTI

48 Atomic Sport Pro Summit 2026 POLTRONE

50 Le elezioni della FISI


EDITORIALE

Fiera 2.0 Dopo la pandemia si pensava che le fiere fossero morte. Anche gli incontri one-to-one venivano dati per superati. Perché perdere una giornata per andare a 300 chilometri di distanza per parlare con una persona per un’ora? A un lustro (più o meno) dalla fine della pandemia, buona parte delle previsioni si sono rivelate sbagliate. Le fiere non sono sparite e, come le newsletter, stanno vivendo un rinascimento. Gli incontri di persona e quello che va di moda chiamare networking rimangono un momento importante di socialità legata al lavoro. Oltre che uno strumento di business insostituibile. Però un ciclone come quello del Covid non è passato senza lasciare segni e, a guardare con la lente di ingrandimento, le differenze rispetto al pre-2020 non mancano. La pandemia, come in altri segmenti delle nostre vite quotidiane, ha stravolto il mondo come la centrifuga di una lavatrice, accelerando cambiamenti che - probabilmente - si sarebbero verificati in un arco temporale più lungo. Le fiere non sono sparite, ma ne sono sorte di nuove dalle ceneri di grandi eventi che sembravano immortali. Non esiste più l’ISPO che ha formato intere generazioni di addetti ai lavori del mondo outdoor, a Monaco di Baviera. È rinato ad Amsterdam, con altri organizzatori, e siamo tutti curiosi di sapere come sarà, ma è indubbio che l’evento si è trasformato ed è diverso da quello delle origini. Si è imposto un format più agile: eventi più piccoli, che mixano esposizione dei prodotti ed esperienze e nei quali la formazione ha un peso specifico importante. Come - per rimanere sempre in quei padiglioni dove si sono celebrate la maggior parte delle edizioni di ISPO - Performance Days, andato in scena a metà ottobre. Tre padiglioni possono sembrare poco, se paragonati a quegli anni irripetibili. Eppure la fiera dei tessuti tecnici, che ha fatto registrare il record di espositori, è il laboratorio degli appuntamenti moderni b2b: forum tematici, talk ed esposizione si alternano, lasciando spazio (e libertà) all’approfondimento o all’incontro one-to-one a scopo di business.

Con la sostenibilità e la circolarità al centro. Un evento che funziona perché piace agli espositori. E piace per un motivo semplice: funziona. Lo stesso si può dire - ad altre latitudini e con diverse dimensioni - di TTG Travel Experience di Rimini, fiera sempre più attenta al turismo outdoor. E non potrebbe essere diversamente, visto che l’active travel è in testa alle motivazioni di scelta della vacanza. Ecco perché MagNet, la nostra casa editrice, ha deciso di dare vita a un evento completamente nuovo: Walking Expo. Le date da segnare in agenda sono quelle dall’8 al 10 ottobre 2027 in una location che alcuni operatori del mondo outdoor e fashion conoscono già bene: la Fortezza da Basso di Firenze. Nasce come fiera di tutti i cammini. Perché non esistono più solo il trekking o l’hiking, ci sono il fit walking, il nordic walking, i cammini storici e quelli spirituali. Tante anime con in comune un gesto semplice e primordiale: mettere un piede davanti all’altro. Non un festival (come ce ne sono già), ma un luogo dove incontrare chi produce abbigliamento e attrezzatura e soprattutto i territori che meglio si prestano a una vacanza a piedi. Un luogo dove provare esperienze, partendo direttamente dalla porta dei padiglioni espositivi. Un luogo aperto a tutti, espositori e camminatori, influencer e giornalisti. Un po’ come Riva del Garda, che dall’8 al 13 maggio ospiterà la seconda European Outdoor Week. Una settimana ricca di novità dopo il grande successo dell’edizione 2026. Di tutto questo parliamo nel numero 10, tranne che della European Outdoor Week, per la quale vi rimandiamo alla prossima uscita di Outdoor Magazine per un articolo più approfondito. Insieme a questo numero trovate anche lo speciale trail dedicato alla corsa in inverno. Però permettetemi di dedicare ancora qualche parola a Mon*Talent, che abbiamo organizzato al Campus Bovisa insieme al Politecnico di Milano. Per la prima volta i giovani talenti universitari hanno incontrato i marchi del mondo outdoor, con un format attivo e inclusivo, lontano anni luce dai soliti colloqui di lavoro. Il risultato è stato un appuntamento che ha arricchito tutti: i marchi presenti, gli studenti e noi stessi organizzatori.

Claudio Primavesi claudio.primavesi@mag-net.it

Editore: MagNet Srl SB Direttore responsabile: ANGELO FRIGERIO Direttore editoriale: CLAUDIO PRIMAVESI Contributors: CHIARA BERETTA, DAVIDE L. BERTAGNA, BENEDETTA BRUNI, SARA CANALI, MATILDE MARELLI, GABRIELE PEZZAGLIA Art Director: ROSANGELA BARNI Redazione: Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) Via Tertulliano, 68 - 20137 Milano Tel. +39 02.87245180 - Fax 02.87245182 redazione@outdoormagazine.it outdoormagazine.it Stampa: Ingraph - Seregno (MB) - Anno 19 - N. 10 - 2026

IN COVER: MONTURA foto di Federico Ravassard

Periodico mensile. Registrazione al Trib. di Milano n.186 del 20 marzo 2007. Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 novembre 2007 Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004 Art.1 Comma 1 - LO/MI Una copia 1.00 euro. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati in suo possesso. Tali dati saranno utilizzati per la gestione degli abbonamenti e per l’invio di informazioni commerciali. In base all’Art. 13 della Legge n° 196/2003, i dati potranno essere rettificati o cancellati in qualsiasi momento scrivendo a: MagNet Srl SB Responsabile dati: Benedetto Sironi

Chiuso in redazione il 27 ottobre 2026

Outdoor Magazine

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NEWS

POLTRONE LA SPORTIVA NOMINA ROBERTO FORTUNATO CEO E CONFERMA LA PROPRIETÀ FAMILIARE DEI DELLADIO La Sportiva annuncia un’evoluzione della propria governance pensata per accompagnare la crescita internazionale e consolidare la continuità che vede oggi protagonista la quarta generazione della famiglia Delladio. Il nuovo assetto prevede il rafforzamento del consiglio di amministrazione attraverso una composizione che integra competenze manageriali, imprenditoriali e strategiche, con l’obiettivo di garantire una guida più solida e strutturata in una fase di forte sviluppo. Accanto ai rappresentanti della famiglia, il board si apre al contributo di figure esterne come Roberto Fortunato nel ruolo di ceo. Fortunato entra a far parte del consiglio di amministrazione, affiancando il presidente Lorenzo Delladio e i rappresentanti della quarta generazione. Roberto Fortunato, ceo La Sportiva

NICOLA LAZZARI È IL NUOVO CHIEF OPERATING OFFICER DI CISALFA GROUP: OBIETTIVO INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE DEI PROCESSI

Nicola Lazzari, coo Cisalfa Group

Nicola Lazzari entra in Cisalfa Group come direttore operativo con il compito di tracciare e percorrere la rotta strategica nelle aree di logistica, pianificazione della domanda, costruzione e importazioni. Con oltre 20 anni di esperienza, nel nuovo incarico guiderà l’evoluzione delle Operations del gruppo, con particolare attenzione all’ottimizzazione dei flussi logistici e al coordinamento delle attività di demand planning e forecasting a livello internazionale. Tra le sue priorità ci sono anche innovazione e digitalizzazione dei processi, per rafforzare l’efficienza operativa di Cisalfa e sostenere il percorso di crescita e trasformazione dell’organizzazione. Lazzari ha definito l’azienda “con una visione chiara, una forte cultura imprenditoriale e grandi ambizioni”.

KATHARINA BAHDE GUIDA LA STRATEGIA E LA TRASFORMAZIONE GLOBALE DI SALOMON Salomon rafforza la propria leadership esecutiva con la promozione di Katharina Bahde al ruolo di vice president global strategy & transformation. La manager entra a far parte del comitato esecutivo ampliando le responsabilità già ricoperte come senior director, global strategy & transformation. Nel nuovo incarico sarà responsabile della pianificazione strategica a lungo termine e guiderà le principali iniziative di trasformazione, con il compito di tradurre gli obiettivi aziendali in priorità operative. La nomina arriva in una fase di significativa espansione per Salomon, in particolare nei segmenti footwear e apparel, considerati due leve strategiche per sostenere la propria crescita sui mercati internazionali. Katharina Bahde, vp global strategy & transformation Salomon

KÄSTLE INTRODUCE L’ADVISORY BOARD CON SCOTT MELLIN ALLA GUIDA Kästle ha nominato Scott Mellin presidente del nuovo Kästle Advisory Board (KAB). La nomina si inserisce in un più ampio piano di trasformazione aziendale con l’obiettivo di supervisionare strategia, governance e performance del gruppo. Mellin porta in Kästle circa 30 anni di esperienza nei settori outdoor e degli sport ad alte prestazioni. “La sua esperienza nello sviluppo della strategia di prodotto e nell’innovazione del design per brand di grandi dimensioni ci aiuterà a definire con maggiore precisione la nostra identità e la nostra offerta”, ha dichiarato Tomáš Němec, proprietario di ConsilTech, che controlla il marchio di sci. La trasformazione di Kästle prosegue mantenendo le competizioni alpine come elemento centrale del posizionamento del marchio. Scott Mellin, presidente Kästle Advisory Board

MATTEO MURER DIVENTA INTERNATIONAL BUSINESS MANAGER DEGLI SCARPONI DA SCI HEAD

ATOMIC: IL PRESIDENTE MAYRHOFER NEL 2027 PASSA IL TESTIMONE A MICHAEL ABSMAIER

Head annuncia una serie di cambiamenti organizzativi per consolidare la propria presenza nel mercato statunitense degli sport invernali e sostenere lo sviluppo internazionale della categoria scarponi da sci. Il gruppo austriaco ha promosso Andrew Couperthwait a senior vice president di U.S. Wintersports, confermato Frank Shine come consulente strategico per il marketing negli Stati Uniti e nominato Matteo Murer (ex Tecnica) international business manager per gli scarponi da sci. Matteo Murer, international business Le tre nomine confermano l’investimanager per gli scarponi da sci Head mento dell’azienda nelle competenze manageriali e specialistiche, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo commerciale negli Stati Uniti e rafforzare le attività internazionali nel comparto degli sport invernali.

Atomic ha annunciato che Wolfgang Mayrhofer lascerà la carica di presidente alla fine del 2026, concludendo una carriera di oltre 40 anni all’interno del marchio. Dal 1° gennaio 2027 gli succederà Michael Absmaier, attualmente cfo e vp business development del brand. Michael Absmaier porta nel suo nuovo ruolo oltre 20 anni di esperienza all’interno di Amer Sports, avendo ricoperto posizioni dirigenziali di alto livello nel settore degli sport invernali. Sciatore da sempre, conserva ricordi che risalgono all’infanMichael Absmaier, cfo e vp zia, trascorsa sulla neve nella valle di business development del brand. Pongau, dove ha sede il quartier generale Dal 2027 presidente Atomic di Atomic, ad Altenmarkt. Il ruolo di cfo passa ad Anssi Lampinen, mentre il team dirigenziale rimane invariato, garantendo continuità al marchio nel suo percorso di sviluppo e nell’avanzamento della strategia attuale.

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NEWS

ECONOMIA USA, RICAVI OUTDOOR IN CALO NONOSTANTE I PREZZI IN CRESCITA Il mercato outdoor statunitense non trova ancora la strada della ripresa. Nel secondo trimestre 2026 i ricavi al dettaglio hanno ceduto meno dell'1% su base annua, ma i volumi sono scesi del 5,3%. Lo rileva il report Outdoor Industry Association (OIA) basato sui dati Circana per i canali specializzati e sporting goods. A ridurre la perdita in termini di valore economico è il prezzo medio, salito del 4,4%: si compra meno e si spende di più per ogni articolo. Le calzature perdono il 7,4% delle unità, con un prezzo medio in crescita del 9,8% a 75,62 dollari; l'attrezzatura crolla del 12,2% in volumi. L'abbigliamento è l'unica categoria con ricavi in aumento (+4,4%). Il trimestre precedente aveva visto un -7,3% dei volumi: la flessione si attenua, ma pesano le difficoltà economiche dei 18-34enni.

INTERSPORT AUSTRIA A +6% E OLTRE 500 NEGOZI IN EUROPA Intersport Austria chiude l'esercizio 2025/26 (terminato il 30 settembre) con ricavi in crescita del 6%, a circa 690 milioni di euro. Trainano gli sport invernali (oltre +11%, noleggio compreso) e il ciclismo (+7%), dove le e-bike valgono il 53% delle bici da adulto, contro il 36% del 2018/19. L'e-commerce cresce di oltre il 35%. Dopo l'acquisizione di Intersport Slovenia Group, ad aprile 2026, la rete conta oltre 500 negozi in 12 Paesi e più di 5.000 collaboratori, per ricavi superiori al miliardo. In Austria opera con oltre 280 punti vendita gestiti da 104 rivenditori indipendenti. Ampliato anche l'hub logistico di Wels, ora di 40.000 mq, a supporto di altri mercati europei. Il ceo Franz Koll punta su efficienza, crescita selettiva dei negozi e consolidamento europeo.

LE ONDATE DI CALORE INFLUENZANO LE VENDITE NELL’AREA DACH E UK Le ondate di calore pesano anche sulle vendite outdoor. Secondo i dati OMIS, il panel sell-out dell'European Outdoor Group, nel periodo gennaio-luglio 2026 l'area DACH (che comprende Germania, Svizzera e Austria) cresce del 3,6% a valore, mentre il Regno Unito cala del 3,1%. A luglio, però, entrambi i mercati arretrano: -10,18% nel DACH e -9,23% nel Regno Unito. L’ipotesi è che le ondate di calore abbiano reso meno praticabile l'attività all'aperto. Ne avrebbe beneficiato invece l'idratazione (+6% nel DACH, +17% nel Regno Unito). Nel DACH crescono calzature (+5,6%), zaini (+5,1%) e abbigliamento (+3,1%); il campeggio cede il 4,3% nel DACH e il 9% nel Regno Unito, dove l'arrampicata guadagna l'11%.

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NEWS

EVENTI TORNA IL MOBILITY MONTH DI POW PER PROMUOVERE IL TRASPORTO PUBBLICO VERSO LE DESTINAZIONI OUTDOOR Protect Our Winters Italy (POW) annuncia il Mobility Month 2026, quarta edizione della campagna per promuovere la mobilità a basse emissioni verso le destinazioni outdoor. Ma quest’anno arriva una novità: per la prima volta, POW Italy organizza escursioni guidate da professionisti di montagna per provare direttamente che accedere alle aree naturali senza l’auto privata non solo è possibile, ma è il modo migliore per farlo. Il Mobility Month 2026 sarà attivo fino al 16 novembre e si articola in due modalità parallele: una mappatura individuale tramite l’app POW Mobility Explorer che permette di recensire i mezzi pubblici, aperta a chiunque; quattro escursioni collettive, una per ogni regione dove POW Italy è più attiva.

VALTELLINA WINE TRAIL: 4.000 ATLETI DA OLTRE 40 PAESI Appuntamento il 7 novembre con il Rigamonti Valtellina Wine Trail, con oltre 4.000 iscritti da 40 nazioni. Le tre gare partiranno da Tirano sulla distanza di 42 chilometri, Chiuro per la 21 chilometri, e Castione Andevenno per la 13 chilometri, con un unico traguardo in piazza Garibaldi a Sondrio. La manifestazione sarà accompagnata da oltre una settimana di eventi dedicati allo sport, all’enogastronomia, alle scuole e alle famiglie. Gli atleti correranno tra filari, borghi e muretti a secco unendo la dimensione sportiva alla scoperta di un paesaggio profondamente legato alla viticoltura e alle tradizioni locali. Le iscrizioni sono andate sold-out in tempi record confermando il forte interesse per un appuntamento che richiama appassionati da tutta Italia e oltre.

SVELATE LE TAPPE DEL PROVE LIBERE TOUR 2027 Il Pool Sci Italia, consorzio fornitore ufficiale delle Squadre Nazionali di Sci Alpino, ha presentato il calendario del Prove Libere Tour 2027. L’annuncio è arrivato al Milano Mountain Show 2026, nel weekend del 24 e 25 ottobre, dove il pubblico ha avuto la possibilità di scoprire in anteprima località, date e modalità di partecipazione. Il programma prevede otto appuntamenti che partiranno il 28 e 29 novembre a Pampeago (TN), per poi proseguire il 5 e 6 dicembre a Cervinia (AO) e il 28 e 29 dicembre ad Alleghe (BL). Nel nuovo anno le tappe saranno il 16 e 17 gennaio a Pila (AO), il 23 e 24 gennaio a Folgaria (TN), il 13 e 14 febbraio a Madesimo (SO) e il 6 e 7 marzo in Val di Fassa (TN). La stagione si concluderà il 17 e 18 aprile in Val Senales (BZ), con i “Future Days”.

EUROPEAN OUTDOOR WEEK 2027: APERTE LE ISCRIZIONI Mancano poco meno di sette mesi all’European Outdoor Week (EOW), ma è già tempo di pensare alla settimana più importante dell’anno per operatori e appassionati. Dal 15 ottobre sul sito ufficiale della manifestazione, completamente rivisitato, sono aperte le iscrizioni a tutti gli eventi in programma. Un unico portale che raccoglie e collega i domini dedicati a ciascun appuntamento con tutte le informazioni specifiche. La European Outdoor Week è nata nel 2026 dalla collaborazione tra European Outdoor Group (EOG) e MagNet. L’edizione 2027 è la seconda. Il progetto mette insieme in sei giorni gli eventi rivolti al business, ai media, all’innovazione e alla sostenibilità e coinvolge anche gli appassionati. Il trade show OUTDOOR & ORBDAYS, che arriva alla tredicesima edizione, ne è il cuore ed è l’evento europeo di riferimento, con la presenza di operatori e retailer in arrivo da tutto il mondo. Le date da segnare in agenda sono quelle dall’8 al 13 maggio 2027: una settimana che trasformerà Riva del Garda e il Garda Trentino nella capitale europea dell’outdoor e del running. Il programma prevede gli Outdoor & Running Activation Days l’8 e il 9 maggio, durante la seconda giornata si terranno anche l’Outdoor Media Day e l’European Outdoor Award. Dal 10 al 12 sarà il turno di OUTDOOR & ORBDAYS e l’11 maggio di Innovation For Outdoor. Chiude MAY 8-13, 2027 l’Outdoor Impact SumRIVA DEL GARDA, ITALY mit il 12 e 13 maggio. Gli Outdoor & Running Activation Days apriranno la

settimana con attività ed esperienze dedicate alla prova dei prodotti e al contatto diretto con il mondo outdoor. Il 9 maggio si terrà anche l’Outdoor Media Day, occasione di incontro tra aziende, giornalisti e content creator, insieme all’European Outdoor Award, che valorizza i prodotti più innovativi del settore. OUTDOOR & ORBDAYS riunirà brand, distributori, retailer e operatori internazionali per presentare le novità e favorire nuove opportunità commerciali. Innovation For Outdoor avrà un focus sull’innovazione e sulle nuove soluzioni per il comparto. A chiudere la settimana sarà l’Outdoor Impact Summit, momento di confronto sui temi della sostenibilità e dell’impatto ambientale e sociale dell’industria outdoor. ISCRIVITI QUI

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NEWS

ROCK EXPERIENCE AL FIANCO DEI RAGNI NEL PRIMO LECCO CLIMBING FESTIVAL Rock Experience non poteva mancare alla prima edizione del Lecco Climbing Festival, l’evento che dal 16 al 18 ottobre ha celebrato gli 80 anni dei Ragni di Lecco, il leggendario gruppo alpinistico nato nel 1946 da un manipolo di giovani lecchesi appassionati di montagna, noto anche come “i maglioni rossi”. La manifestazione si è svolta nella cittadina lombarda che ha dato i natali al gruppo, dove la montagna è parte integrante dell'identità del territorio. È in questo contesto che affondano anche le radici di Rock Experience, brand outdoor da sempre vicino al mondo dell'arrampicata e alla comunità alpinistica locale. E che, non a caso, ha partecipato al festival come sponsor: un modo per ribadire la condivisione dei valori alla base del gruppo dei Ragni, come coraggio, spirito di squadra e voglia di mettersi in gioco. Oltre alla presenza con uno stand in Piazza Cermenati, Rock Experience ha preso parte al programma con tre iniziative legate alla propria storia e ai propri valori. La prima è stata la presentazione del libro “Sentieri Verticali - Appunti di viaggio nel mare di pietra del Mediterraneo", che ha ripercorso il Rock Experience Discovery Tour, all’insegna dell’u-

RESPONSABILMENTE BETTER TRAIL INTRODUCE UNA NUOVA VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ PER IL SETTORE Una nuova valutazione di sostenibilità per il settore outdoor, da affiancare ai sistemi già esistenti, per aiutare i consumatori a confrontare le credenziali ambientali di prodotti e marchi. È questo il Sustainability Index, presentato da Better Trail e introdotto il 1° ottobre. L’indice è, di fatto, un database che comprende attualmente quasi 1.000 prodotti di oltre 160 marchi, suddivisi in 50 categorie, le cui valutazioni di sostenibilità possono essere confrontate dagli utenti per marchio o categoria di prodotto. “Il settore outdoor ha un problema di sostenibilità. Non perché i marchi non si stiano impegnando o non stiano realizzando iniziative importanti, ma perché finora i consumatori non hanno avuto un modo affidabile per valutare le dichiarazioni rilasciate”, ha dichiarato Wilkinson, ceo e cofondatore di Better Trail, a sostegno del progetto.

ALCUNI BRAND OUTDOOR SI SONO UNITI CONTRO L’INQUINAMENTO DA MICROFIBRE È stata presentata il 6 ottobre la Microfiber Action Alliance, iniziativa che riunisce alcuni importanti marchi di abbigliamento sportivo e outdoor con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento da microfibre nelle filiere tessili. Il gruppo comprende Nike, Patagonia, Under Armour, Lululemon, Cotopaxi e REI Co-op, ma resta aperto anche ad altre aziende. Alla base del progetto l'assunto per cui le microfibre vengono rilasciate dai tessuti, sia sintetici che naturali, durante le fasi di produzione, utilizzo e lavaggio. La neonata MAA collaborerà con le aziende partecipanti per individuare, perfezionare e attuare misure in grado di ridurre le emissioni di fibre all’interno delle rispettive filiere. I risultati di tali attività saranno condivisi con l’intero settore tessile per incentivarne un’adozione più ampia.

YKK, LE ZIP RICICLATE NATULON SUPERANO IL 50% DELLE VENDITE GLOBALI YKK Corporation ha raggiunto un nuovo traguardo sul fronte della sostenibilità: nel 2025, la linea di cerniere Natulon, realizzata con poliestere riciclato, ha rappresentato oltre il 50% del volume complessivo delle vendite globali di zip dell’azienda. Il dato emerge dal rapporto integrato This is YKK 2026 che analizza i risultati dell’esercizio e illustra i progressi del gruppo in materia di sostenibilità, sviluppo dei prodotti e strategia aziendale. La crescita della linea Natulon riflette l’impegno di YKK nel sostituire il poliestere vergine con materiali riciclati per la produzione di componenti utilizzati nei settori dell’abbigliamento, dell’outdoor e degli articoli sportivi. Il rapporto evidenzia risultati significativi anche nella riduzione delle emissioni.

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nione tra arrampicata, esplorazione e collaborazione con le comunità locali per valorizzare nuovi territori. Nello specifico, il progetto aveva portato gli scalatori del gruppo dei Ragni, del Gruppo Gamma Lecco e di quello siciliano dei Bobo’s a viaggiare tra regioni italiane e Paesi europei con l’obiettivo di scoprire nuove destinazioni di scalata e chiodare falesie insieme ai climber del posto. Ha registrato il tutto esaurito in tempi record il “Rock Re - Upcycling Workshop”, che ha coinvolto i partecipanti in un laboratorio creativo dedicato al riutilizzo dei materiali. A completare il programma c’è stata infine la proiezione del film “Rock in Lecco”. Tra i protagonisti figura anche Michele Frigerio, titolare di Rock Experience, una delle voci che ha contribuito al racconto del rapporto tra arrampicata, persone e territorio. Il Lecco Climbing Festival, fanno sapere da Rock Experience, ha rappresentato un'occasione per ritrovarsi e condividere la passione per la montagna, rafforzando il legame con i Ragni di Lecco e con una comunità appassionata di cui il brand si sente parte, tra tradizione alpinistica e nuove prospettive per il mondo outdoor.


DAT I & S TAT I S T IC H E

IL NUOVO TURISMO PASSA DALL’OUTDOOR I dati di Assosport, Uncem e Human Company raccontano la crescita delle vacanze active, il valore della montagna e una domanda sempre più attenta all’impatto sui territori di Sara Canali

Il turismo outdoor in Italia cresce e, insieme, cambia il modo stesso di scegliere e vivere una vacanza. Non si parte più soltanto per raggiungere una destinazione, ma sempre più spesso per vivere un territorio attraverso il movimento, la natura e le attività all’aria aperta. I dati di Assosport, Uncem e dell’Osservatorio “Turismo & Sostenibilità” di Human Company, realizzato con Ipsos Doxa e Legambiente, raccontano tre prospettive dello stesso fenomeno: la crescita della domanda active, la risposta dei territori montani e una maggiore consapevolezza dell’impatto delle proprie scelte.

CRESCITA DELLA MONTAGNA NELL'ESTATE 2026 Crescita 2026 vs 2025

ARRIVI NELLE DESTINAZIONI MONTANE PRESENZE FATTURATO

SEMPRE PIÙ ACTIVE SECONDO ASSOSPORT

14,4% 5,8% 8,2%

Il turismo attivo va distinto dal turismo sportivo. Se quest’ultimo comprende i viaggi motivati principalmente dalla pratica sportiva, dagli eventi e dalle competizioni, l’active tourism racconta una domanda per la quale l’attività fisica diventa parte dell’esperienza della vacanza, anche quando non è la ragione principale del viaggio. Si parte per visitare una città, trascorrere qualche giorno al mare o in montagna, scoprire un terri-

Sempre più spesso si parte per cambiare ambiente, scoprire un territorio e staccare dalla routine, ma senza rinunciare al movimento. Trekking, bici, corsa, nuoto, sport e attività all’aria aperta entrano così nell’esperienza turistica e contribuiscono a orientare la scelta della destinazione. È quello che emerge dai dati raccolti da Assosport, che nel suo bilancio sull’estate 2026 evidenzia come la componente active stia assumendo un peso crescente nelle vacanze. Tra il 15 giugno e il 15 settembre il tasso medio di saturazione delle strutture ricettive italiane è stimato al 58,9%, 10,8 punti percentuali in più rispetto al 2025, mentre tra luglio e agosto le presenze straniere sono cresciute dell’8,3%. Inoltre, Assosport sottolinea come l’outdoor rappresenti oggi la terza motivazione di visita degli stranieri in Italia, dopo cultura (45%) ed enogastronomia (20%). È il turismo di montagna che evidenzia chiaramente questo trend. Infatti, secondo i numeri di JFC, durante l’estate le destinazioni montane hanno raggiunto circa 7,8 milioni di arrivi (il numero di clienti sia italiani sia stranieri che fanno il check-in in una struttura ricettiva in un determinato periodo) crescendo del 14,4% rispetto al 2025 e oltre 79 milioni di presenze (il numero di notti trascorse dai clienti all’interno delle strutture) che rappresentano un aumento del 5,8%. Per quanto riguarda il fatturato, sono 6,6 miliardi di euro le stime per fine stagione (+8,2%). Il caldo ha certamente contribuito a spingere la domanda verso le località in quota, ma la crescita della montagna estiva si inserisce all’interno del trend di ricerca di esperienze outdoor.

torio. Ma durante il soggiorno si preferiscono le destinazioni che consentono anche di correre, pedalare, fare trekking, nuotare, praticare sport. Una tendenza simile emerge anche a livello europeo. La vacanza viene sempre più associata alla possibilità di combinare attività, recupero e benessere, mentre tra le formule sportive i soggiorni multi-activity sono indicati come interessanti dal 44,1% degli intervistati del sondaggio sul turismo europeo di DERTOUR Group.

LA MONTAGNA VISTA DAI TERRITORI NEL SONDAGGIO DI UNCEM Se Assosport fotografa la domanda, l’indagine realizzata da UNCEM su un numero considerevole di comuni montani ci permette di capire cosa sta succedendo dall’altra parte, ovvero quella dei territori che questa domanda devono accoglierla e trasformarla in valore. Il quadro dell’estate 2026 è positivo. Il 62,7% degli intervistati valuta la stagione turistica con un voto alto o molto alto, mentre il 47,8% percepisce una crescita dei flussi rispetto alle estati precedenti. Ma quando si guarda specificamente a Comuni montani e valli il dato diventa ancora più significativo: il 63,2% segnala un aumento di arrivi e presenze.

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DAT I & S TAT I S T IC H E

Una domanda significativa delle statistiche di UNCEM è quella che indaga sul perché i turisti scelgano la montagna. Al primo posto ci sono paesaggio, ambiente e clima, indicati dall’82,4% degli intervistati. Seguono manifestazioni ed eventi (45,6%), relax e silenzio (44%), mentre enogastronomia e sport invernali arrivano entrambi al 37,9%. Le iniziative sportive sono indicate dal 28,6%. Insomma, l’attrattività della montagna è data dall’insieme di natura, movimento, paesaggio, cultura, cibo e possibilità di vivere il territorio a costruire l’esperienza.

PERCHÉ SI SCEGLIE LA MONTAGNA PAESAGGIO, AMBIENTE E CLIMA MANIFESTAZIONI ED EVENTI RELAX E SILENZIO ENOGASTRONOMIA SPORT INVERNALI INIZIATIVE SPORTIVE

82,4% 45,6% 44,0% 37,9% 37,9% 28,6%

LA SFIDA SUCCESSIVA Per il 50,6% degli intervistati serve una maggiore sinergia tra associazioni locali, amministrazioni e imprese; il 42,2% chiede strutture ricettive migliori e più moderne, mentre il 41,7% indica la necessità di una maggiore cura dei versanti montani. In altre parole, portare più turisti non basta. Occorre capire quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i 12 mesi dell’anno. La sfida non è portare semplicemente più persone in montagna, ma trasformare i flussi in economie territoriali, servizi, lavoro, cura del paesaggio e nuova capacità di abitare Alpi e Appennini.

La montagna, quindi, non è soltanto una destinazione che intercetta una nuova domanda, ma sta vivendo una fase di crescita che i territori riconoscono concretamente.

Dal turismo sostenibile a quello rigenerativo La terza fotografia arriva dall’Osservatorio Turismo & Sostenibilità di Human Company, realizzato con Ipsos Doxa e Legambiente, e aggiunge al racconto la variabile della consapevolezza del viaggiatore. Secondo i dati raccolti, circa 3 italiani su 10 dichiarano di provare una forma di eco-ansia legata alle proprie decisioni di viaggio. Allo stesso tempo, il 72% dei viaggiatori ritiene che le proprie scelte possano incidere concretamente sulla sostenibilità delle destinazioni, mentre il 79% si dichiara disponibile a modificare le proprie abitudini di viaggio per ridurne l’impatto ambientale. In generale cresce l’attenzione verso la sostenibilità, che viene considerata sempre di più una responsabilità individuale. Questa maggiore consapevolezza si traduce soprattutto in comportamenti semplici e immediatamente applicabili, tra cui rispettare la flora e la fauna locali (37%) e scegliere destinazioni meno affollate od orientate al cosiddetto “turismo slow” (26%). È evidente, inoltre, la disponibilità a viaggiare in bassa stagione (74%).

Anche in questo caso, i viaggiatori sembrano premiare soprattutto gli aspetti di sostenibilità più concreti e facilmente riconoscibili. Al primo posto c'è l'utilizzo di energie rinnovabili (44%), seguito dal risparmio idrico (39%) e dalla corretta raccolta differenziata (38%). Pesano inoltre la tutela dell'ambiente naturale (35%) e la valorizzazione dei prodotti enogastronomici locali e a chilometro 0 (34%).

AZIONI DI TURISMO RESPONSABILE RISPETTARE FLORA E FAUNA LOCALI GESTIRE CORRETTAMENTE I RIFIUTI RISPETTARE LE RISORSE NATURALI RIDURRE I CONSUMI E GLI SPRECHI ENERGETICI USARE TRASPORTI PUBBLICI O MEZZI PIÙ SOSTENIBILI SCEGLIERE DESTINAZIONI MENO AFFOLLATE/TURISMO SLOW PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI PULIZIA O VOLONTARIATO PARTECIPARE A INIZIATIVE DI SENSIBILIZZAZIONE

37% 37% 35% 33% 28% 26% 8% 8%

Infine, anche per Human Company, il turismo outdoor si conferma un'esperienza sempre più diffusa e capace di generare valore. Secondo la ricerca, che ha coinvolto un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 64 anni, per 3 viaggiatori su 10 fare turismo outdoor è un’abitudine frequente e il riscontro è maggiore tra le famiglie con figli piccoli (37%), Gen Z e residenti nel Nord Est (entrambi al 36%). Ma soprattutto, il 79% ritiene che il turismo outdoor favorisca un “community-positive travel”, capace di mettere in relazione viaggiatori, comunità locali e territori. La prospettiva, quindi, non è più soltanto quella di ridurre l’impatto della vacanza, ma di fare in modo che il viaggio produca un effetto positivo sui luoghi visitati. Il 29% degli italiani considera infatti il turismo rigenerativo una delle principali direttrici di sviluppo del settore verso il 2030. È forse questo il punto in cui le tre ricerche si incontrano: l’outdoor porta persone nei territori, ma la vera sfida è trasformare quei flussi in valore per chi quei territori li vive tutto l’anno.

Questa sensibilità si traduce anche in comportamenti concreti: il 75% dichiara di essere disposto a scegliere mete meno conosciute, il 74% a viaggiare in bassa stagione, mentre il 62% prenderebbe in considerazione trasporti pubblici o modalità di spostamento meno impattanti. La stessa attenzione si ritrova al momento di scegliere dove soggiornare.

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FOCUS ON

PUNTO IOG

PROWINTER 2027: NOI CI SIAMO. E TU? Networking internazionale, buyer esteri e un primo convegno dedicato alla sostenibilità: così l’IOG accompagna le aziende alla fiera, in programma a Bolzano dal 10 al 12 gennaio a cura dell'Italian Outdoor Group

Dopo il successo dell’edizione 2026, che ha visto l’apertura del secondo padiglione dedicato all’outdoor invernale, si avvicina l’edizione 2027 di Prowinter, in programma dal 10 al 12 gennaio a Fiera Bolzano. Un appuntamento da non perdere, con importanti novità e nuove opportunità per tutta la filiera degli sport invernali e dell’outdoor. Il calendario dell’outdoor industry ha un evento da segnare in agenda: Prowinter torna a essere il punto d’incontro per brand, retailer, distributori e operatori del settore. In questo contesto, IOG rafforza la propria presenza con la Outdoor Network Lounge offrendo nuove opportunità di networking internazionale e un programma di incoming di buyer esteri. Per i negozianti è il momento di pianificare la visita, mentre per le aziende si tratta di un’occasione strategica per sviluppare nuove relazioni commerciali. Anche quest’anno l’Italian Outdoor Group di Assosport lavora al fianco di Fiera Bolzano e MagNet per rafforzare il ruolo della manifestazione, favorirne l’internazionalizzazione e renderla sempre più un’opportunità concreta di confronto e sviluppo commerciale per le aziende del settore.

strategici provenienti dai mercati internazionali. Favorire incontri mirati significa valorizzare il tempo e le risorse investiti dalle aziende in fiera, creando occasioni di contatto con potenziali partner e nuove possibilità di sviluppo commerciale. Per questo, la collaborazione con le aziende associate sarà fondamentale anche nell’individuazione di buyer e operatori internazionali da coinvolgere nel programma.

UN INVITO AI RETAILER: VISITARE LA FIERA PER SCEGLIERE MEGLIO In un mercato in continuo cambiamento, caratterizzato da una capacità di spesa più contenuta, l’informazione e il confronto diretto diventano strumenti sempre più importanti. L’invito di IOG a tutti i rivenditori è quindi quello di visitare Prowinter, per avere l’opportunità di incontrare numerosi brand, scoprire le nuove collezioni, confrontarsi con i fornitori e raccogliere stimoli utili per la propria attività. Pianificare la visita, fissare appuntamenti e arrivare in fiera con obiettivi chiari permette di ottimizzare il tempo a disposizione e rendere più efficace il lavoro di acquisto, attraverso scelte consapevoli e un confronto diretto con le aziende.

OUTDOOR NETWORK LOUNGE: UNA RETE EUROPEA CHE CRESCE SPAZI ESPOSITIVI ESAURITI: UN SEGNALE DI FIDUCIA NEL SETTORE

Il cuore della presenza IOG sarà ancora una volta la Outdoor Network Lounge, uno spazio hospitality di 160 metri quadri che quest’anno amplia il proprio progetto coinvolgendo, oltre a Italian Outdoor Group e Scandinavian Outdoor Group (SOG), anche Outdoor Sports Valley (OSV), il cluster francese dell’industria outdoor. Tre realtà associative europee con un unico obiettivo: favorire la collaborazione tra aziende e operatori, superare i confini nazionali e rafforzare le relazioni all’interno della filiera. La Lounge si conferma così un punto d’incontro strategico per conoscersi, confrontarsi e creare nuove connessioni in un contesto internazionale.

Gli spazi espositivi per Prowinter 2027 sono ormai esauriti: un segnale significativo dell’interesse che la manifestazione sta raccogliendo e del fermento che anima il settore. Per le aziende, Prowinter si conferma un appuntamento strategico e IOG contribuisce a valorizzarlo anche attraverso gli accordi con gli organizzatori, che riservano alle aziende associate condizioni agevolate per il costo dell’area. Accanto alle attività di networking e internazionalizzazione, il Gruppo sta inoltre lavorando insieme a MagNet e Fiera Bolzano all’organizzazione del primo convegno sulla sostenibilità dedicato alla filiera della montagna invernale. Un nuovo momento di confronto per approfondire un tema sempre più centrale per il settore, sul quale saranno condivisi a breve maggiori dettagli. L’associazione sarà a Bolzano per accompagnare le aziende, creare connessioni e contribuire a rendere Prowinter un’occasione sempre più concreta di sviluppo per l’intero comparto outdoor. Perché fare squadra, anche a livello europeo, significa costruire insieme nuove opportunità.

BUYER INTERNAZIONALI: PIÙ OCCASIONI PER FARE BUSINESS Un altro elemento importante dell’edizione 2027 sarà il percorso di internazionalizzazione sviluppato insieme ad Agenzia ICE. IOG di Assosport sta collaborando alla realizzazione di un programma di incoming dedicato a buyer esteri qualificati, con l’obiettivo di portare in fiera interlocutori di interesse per le aziende espositrici: retailer, distributori, catene di negozi e clienti

italianoutdoorgroup.it

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For a life above the treeline

The new Fjällräven Bergtagen Down Jacket


FIERE

IL VIAGGIO CAMBIA PASSO Il settore guarda a un modello di turismo sempre più legato alle esperienze, al benessere e alla scoperta dei territori: ecco cosa è emerso al TTG Travel Experience di Rimini dalla nostra inviata Sara Canali

della relazione personale. Lo stesso TTG Monitor evidenzia come gli operatori pre-

2.800 brand espositori, oltre 1.000 buyer e 15.000 incontri d'affari. Sono questi i numeri della 63ª edizione di TTG Travel Experience e InOut - The Hospitality Community, le due fiere organizzate da Italian Exhibition Group, concluse il 16 ottobre alla Fiera di Rimini. Un appuntamento che si conferma punto di riferimento per il turismo e l'ospitalità nel Mediterraneo, riunendo destinazioni internazionali, regioni italiane e operatori dell'intera filiera. A crescere è soprattutto la componente internazionale, con un aumento dell'8% dell'area espositiva estera e dell'11% degli espositori stranieri.

vedano di utilizzare l'AI soprattutto per personalizzare le proposte e sostenere la vendita diretta. Per destinazioni e imprese turistiche, la sfida è quella di rendere l'offerta sempre più accessibile attraverso i canali digitali e, allo stesso tempo, mantenere la capacità di accompagnare il viaggiatore nella scelta. Dalla promozione delle destinazioni alla progettazione delle esperienze, il quadro emerso a Rimini restituisce così un settore chiamato a confrontarsi con una domanda più articolata. Innovazione, attenzione ai territori e valore delle relazioni diventano dimensioni complementari per interpretare un turismo in evoluzione.

LA NOSTRA ESPERIENZA Noi come Outdoor Magazine ci siamo stati e abbiamo avuto modo di renderci conto di come il settore turistico stia profondamente cambiando e si stia sempre più avvicinando a un bisogno di contatto con la natura e alla possibilità di rallentare. Il tema scelto quest’anno è “Exist”, che significa riaffermare la centralità dell’esperienza umana. Ma anche rimettere nelle mani delle persone la capacità di dichiarare cosa esiste e cosa no, cosa conta e cosa è solo rumore. Insomma, turismo esperienziale e slow travel al centro, proprio come le ricerche di mercato di cui abbiamo spesso parlato negli ultimi numeri stanno mettendo in luce. Questi trend si inseriscono in uno scenario che privilegia la qualità del tempo trascorso e il rapporto con i luoghi rispetto alla semplice successione di attrazioni da visitare. Per il comparto outdoor questa evoluzione apre prospettive che coinvolgono hiking, trekking, cicloturismo, soggiorni nella natura e forme di turismo capaci di mettere in relazione attività fisica, cultura e territorio. Cammini, pellegrinaggi, riscoperta dei territori e dei sapori legati alla terra: il turismo outdoor rappresenta una componente sempre più rilevante del mercato delle esperienze di viaggio. Secondo l'Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, presentato al TTG nel 2025, il mercato italiano delle attività all'aria aperta ha raggiunto un valore di 1,11 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all'anno precedente. Un dato che si accompagna a quello sulle abitudini dei viaggiatori per cui il 78% degli italiani intervistati ha praticato almeno un'attività outdoor durante i viaggi dell'ultimo anno, davanti alle visite a musei, monumenti e mostre (65%) e alle attività di relax e benessere (54%). Il quadro restituisce il peso delle esperienze all'aria aperta nelle vacanze degli italiani, pur senza indicare una preferenza esclusiva per questo tipo di turismo.

UN COMPARTO IN CRESCITA, MA NON ALLO STESSO MODO Il mercato turistico italiano continua a crescere, ma con andamenti differenti tra i settori. Secondo le stime a pre-consuntivo 2026 dell'Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, presentate al TTG, il comparto ricettivo raggiunge un valore di 40,7 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2025. I trasporti arrivano a 28,5 miliardi (+3%), mentre il turismo organizzato scende a 6,4 miliardi (-2%). La crescita della ricettività è sostenuta dall'aumento dei flussi internazionali, cresciuti del 4,8% tra gennaio e luglio, e dall'incremento dei prezzi, pari al 4,4% tra gennaio e agosto. Sul fronte delle prenotazioni, l'e-commerce rappresenta il 59% del mercato ricettivo e il 79% di quello dei trasporti.

TECNOLOGIA E RELAZIONE UMANA A cambiare è anche il modo in cui si organizza una vacanza. L'intelligenza artificiale entra progressivamente nella ricerca di informazioni, nel confronto tra alternative e nella personalizzazione delle proposte. Secondo l'Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, il 44% dei viaggiatori italiani ha già utilizzato strumenti di AI per attività legate al viaggio, con una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2025. La diffusione della tecnologia non elimina, tuttavia, il valore

Fonte: Osservatorio Travel Innovation, Politecnico di Milano, ottobre 2026

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FIERE

NASCE WALKING EXPO Dall’8 al 10 ottobre 2027 la Fortezza da Basso di Firenze ospiterà la nuova fiera dedicata a tutte le forme del camminare: dai grandi cammini al trekking e all’hiking, dal fit & nordic walking alle passeggiate urbane. Tre giorni tra attrezzatura, destinazioni, sport, tecnologia, food ed esperienze dentro e fuori dalla fiera di Sara Canali

ruota intorno all'esperienza del camminare diviso per aree tematiche:

Il cammino non è soltanto una modalità per spostarsi, ma un modo di esplorare, conoscere i territori e vivere l’outdoor. È da questa visione che nasce Walking Expo, il primo evento espositivo dedicato al Cammino in tutte le sue forme, in programma dall’8 al 10 ottobre 2027 alla Fortezza da Basso di Firenze: un mix unico di area espositiva, esperienze all’aperto e un ricco programma di incontri con esperti, talenti e viaggiatori. Organizzato da MagNet e Te.Am Group in collaborazione con Firenze Fiera, Walking Expo è un evento pensato per chi già vive il camminare come una passione, ma anche per chi vuole avvicinarsi a questo mondo e trovare nuove occasioni per stare all'aria aperta o per i professionisti che condividono la passione per le attività outdoor, l’esplorazione e il contatto con la natura.

- Walking Expo porta a Firenze territori, cammini e destinazioni, con un'attenzione particolare al turismo lento e alla scoperta delle tradizioni e delle eccellenze locali; - Walking Equipment è dedicata a scarpe, abbigliamento, attrezzatura e accessori per vivere le proprie avventure outdoor; - Walking Tech racconta come tecnologia e strumenti digitali possano accompagnare l'esplorazione, dall'orientamento alle trail app; - Walking Food è l’area dedicata all'alimentazione e al benessere; - Walking Sports riunisce le diverse discipline legate al camminare; - Walking Vanlife è l’area dedicata a chi sceglie di combinare la libertà del viaggio su quattro ruote con la scoperta dei territori a piedi.

PERCHÉ UNA FIERA DEDICATA AL CAMMINARE?

UN PROGRAMMA RICCO DI ATTIVITÀ

L'Italia è sempre più un Paese di cammini. A confermarlo sono i numeri del dossier “Italia, Paese di Cammini” di Terre di mezzo, che fotografa il fenomeno attraverso i dati raccolti nel 2025: almeno 300.046 camminatori censiti, 2,48 milioni di pernottamenti e una ricaduta economica complessiva sui territori stimata in 336,4 milioni di euro. Sono inoltre 250 i Cammini censiti in Italia. Ma quando si parla di camminare, Walking Expo guarda a un universo molto più ampio dei soli itinerari di viaggio lento e dei cammini di più giorni. Camminare significa anche fare attività fisica all'aria aperta, scoprire una città a piedi, affrontare un trekking in montagna, praticare hiking, fit & nordic walking, percorrere un sentiero nel weekend, un cammino spirituale o semplicemente scegliere di muoversi a piedi per ritrovare il proprio ritmo. Walking Expo rappresenta dunque l’occasione per scoprire destinazioni e percorsi, provare attrezzatura e prodotti, conoscere nuove discipline, incontrare esperti e protagonisti del mondo outdoor e partecipare a esperienze dentro e fuori dalla fiera.

I Walking Special Events propongono un ricco programma di incontri, esperienze e attività pensate per chi vuole conoscere, provare e vivere questo mondo a 360°. Si parte da Walking People, lo spazio dedicato ai protagonisti del mondo outdoor come giornalisti, influencer, guide, fotografi, filmmaker, sportivi e atleti che porteranno a Firenze le proprie storie ed esperienze, offrendo al pubblico l'occasione di incontrare chi il mondo dell'esplorazione lo vive in prima persona. Ci saranno inoltre i Walking Workshop, con interventi pensati per approfondire temi e strumenti utili a vivere meglio la propria passione. Tra gli appuntamenti imperdibili arrivano i Walking Awards, dedicati ai prodotti e alle soluzioni che contribuiscono a rendere l'esperienza outdoor sempre più evoluta, e Walking Talent, dedicato alle nuove idee e ai giovani talenti del design. E poi c'è Walking Off Experience, per portare l'esperienza fuori dai padiglioni e direttamente nel cuore di Firenze. Vere e proprie esperienze di cammino accompagnate da guide del territorio permetteranno a cittadini, sportivi e curiosi di scoprire la città a passo lento, attraversando le colline fiorentine, i vicoli storici, i parchi, i monumenti e le sponde dell'Arno. Un'occasione per vivere il territorio, ma anche per testare sul campo footwear e abbigliamento tecnico dei brand presenti a Walking Expo, trasformando la città in un vero spazio di prova e di scoperta.

IL WALKING IN TUTTE LE SUE FORME Walking Expo nasce per raccontare il camminare nella sua dimensione più ampia: dal viaggio alla pratica sportiva, dall'esplorazione della natura alla scoperta delle città. I cammini e il turismo lento rappresentano una parte importante dell'evento, con territori e destinazioni protagonisti di Walking Expo. Ma accanto ai grandi itinerari trovano spazio anche il trekking e l'hiking, il nordic walking, il fit & nordic walking, le camminate urbane e tutte quelle attività che hanno nel gesto del camminare il loro elemento comune. L'obiettivo è creare un luogo in cui ogni visitatore possa riconoscere il proprio modo di camminare e, allo stesso tempo, scoprirne di nuovi. All’interno della Fortezza da Basso di Firenze il visitatore può trovare tutto ciò che

FIRENZE, UNA CITTÀ DA VIVERE A PASSO LENTO Fortezza da Basso è facilmente raggiungibile dal centro storico e dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella, mentre il centro città è comodamente accessibile a piedi. La location è inoltre collegata all'aeroporto di Firenze-Peretola attraverso la tramvia e alle principali aree della città dalle linee T1 e T2. Dall'8 al 10 ottobre 2027, Walking Expo porterà quindi a Firenze il mondo del cammino in una formula che mette in dialogo territori, persone, aziende, innovazione ed esperienze, dentro e fuori gli spazi della fiera.

Per informazioni: info@mag-net.it - walkingexpo.it

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FIERE

LA PRESTAZIONE NON BASTA PIÙ: A PERFORMANCE DAYS VINCE LA CIRCOLARITÀ Dal 12 al 14 ottobre un’edizione record con sostenibilità e formazione al centro dal nostro inviato Claudio Primavesi

Tre padiglioni e quasi 600 espositori. Quella che si è svolta dal 12 al 14 ottobre a Monaco di Baviera è stata l’edizione più grande di sempre di Performance Days, la fiera dei tessuti tecnici. Un segmento, quello degli ingredient per i soft good, che sta vivendo un momento di trasformazione all’insegna non solo dell’innovazione, ma anche della sostenibilità. È stato questo il messaggio inequivocabile lanciato da organizzatori ed espositori. La prestazione senza compromessi rimane fondamentale, dalla traspirabilità all’impermeabilità e alla resistenza, ma non può prescindere dalla circolarità del processo produttivo e dalla riduzione della dipendenza da materie prime di origine fossile.

IL FORMAT: FORUM E PANEL Performance Days è una fiera tradizionale, nella quale l’esposizione dei prodotti gioca un ruolo importante, ma il format punta molto sull’aspetto di education, con forum tematici in ogni padiglione, visite guidate e panel di approfondimento delle tematiche di attualità. I forum erano sette, con due novità introdotte in questa edizione: Wool Forum, Trend Forum, Accessories & Trims, Bodywear Forum, Footwear Forum, Cellulose Forum (nuovo) e Garment Tech Forum (nuovo). In uno spazio ben defi-

nito, in posizione centrale rispetto ai singoli padiglioni, mostravano il meglio in termini di novità delle singole aree tematiche scelte. Ricco il programma di talk, con un nuovo concept, quello del Breakout Stage: sessioni veloci con ascolto in cuffia dedicate a innovazioni, tecnologie e temi specialistici.

SOSTENIBILITÀ ÜBER ALLES Con il focus Sustainability Exchange, Performance Days ha ampliato l’offerta formativa sulla sostenibilità, dall'evoluzione della normativa UE alla biodiversità, dalla circolarità ai nuovi approcci per portare su larga scala i materiali di origine biologica. A completare il programma, workshop interattivi per piccoli gruppi. Tra i temi: due diligence sui diritti umani, strategie nature-positive e per la biodiversità, circolarità e comunicazione credibile della sostenibilità. Il Repair Service, realizzato in collaborazione con Second Ascent, permetteva la riparazione dei capi di abbigliamento, dimostrando come prolungare la vita di un prodotto contribuisca direttamente alla circolarità e alla tutela delle risorse. Più che una semplice dimostrazione di tecniche di riparazione, l'iniziativa mostrava come la riparabilità sia parte stessa dalla progettazione nei modelli di business circolari.

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FIERE

GLI AWARD

Flytech - Flytech Defend

Pontetorto - 61040/Biobased

Paltex Company Ltd. - Purecycle 2L

Takisada Corporation - New Wool Net

Pharma Foods International - Ovv-Csmr-0

High Fashion Garments - Graphene Silk

PERFORMANCE AWARD 2026

WOOL AWARD

100% Poliestere riciclato | 89 g/m² | Colonna d'acqua: 20.000 mm

67% lana, 33% poliammide | 105 g/m²

FLYTECH - FLYTECH DEFEND

TAKISADA CORPORATION - NEW WOOL NET New Wool Net combina la tecnologia di filati senza torsione con una costruzione a rete aperta che trattiene l'aria isolante mantenendone al contempo la circolazione. Secondo i dati di prodotto forniti, asciuga fino a cinque volte più velocemente della Merino tradizionale, offrendo al tempo stesso maggiore elasticità, ritenzione termica e resistenza.

| Traspirabilità: 20.000 g/m²/24h

Flytech Defend è uno shell tecnico leggero dotato di una membrana elastica microporosa e morbida in PP. Combinando un'elevata colonna d'acqua con un'eccellente traspirabilità e una maggiore libertà di movimento, il materiale offre una protezione affidabile dalle intemperie senza rinunciare al comfort. Una finitura DWR ad alte prestazioni e resistente garantisce un'idrorepellenza di lunga durata.

CELLULOSE AWARD

PHARMA FOODS INTERNATIONAL - OVV-CSMR-0

ECO AWARD

70% CV, 30% lana | 200 g/m²

PONTETORTO - 61040/BIOBASED

OVO SGL Jersey incorpora Ovoveil, una fibra rigenerata sviluppata a partire da membrane di guscio d'uovo recuperate dagli scarti dell'industria alimentare. Combinato con la lana, il jersey è pensato per applicazioni a contatto con la pelle e per base layer outdoor.

100% Poliestere di origine biologica | 200 g/m²

Pontetorto utilizza bio-PET derivato dal legno, proveniente da foreste gestite in modo responsabile, che sostituisce la tradizionale materia prima di origine fossile mantenendo le prestazioni richieste dalle applicazioni tecniche.

BODYWEAR AWARD

HIGH FASHION GARMENTS - GRAPHENE SILK

INNOVATION AWARD

PALTEX COMPANY LTD. - PURECYCLE 2L

48% seta, 45% nylon al grafene, 7% elastan | 120 g/m²

Graphene Silk combina seta, nylon al grafene ed elastan in una maglia leggera bicolore, unendo traspirabilità e comfort a contatto con la pelle a una tecnologia a base di grafene pensata per favorire la termoregolazione e il recupero.

86% poliestere di origine biologica, 14% elastan di origine biologica | 175 g/m² | Colonna d'acqua: 5.000 mm | Traspirabilità: 500 g/m²/24h

PureCycle 2L combina poliestere parzialmente di origine biologica ed elastan di origine biologica con una membrana in TPEE contenente il 50% di materiale di origine biologica ricavato dai residui degli steli di mais. Il laminato completo contiene circa il 30% in peso di materiale di origine biologica, portando l'innovazione bio-based dalle singole materie prime a un sistema di materiali funzionale.

COOLING TREND Gli effetti del calore nelle attività sportive outdoor, resi sempre più evidenti dal climate change, hanno portato alla presentazione di due curiosi concept. Il primo: un gilet/vest con due piccoli ventilatori removibili che creano un continuo flusso d’aria. Il secondo: un altro gilet con integrati dei pannelli refrigeranti. Con un’ora di refrigerazione in freezer, rilascia fino a quattro ore di raffrescamento.

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© Federico Ravassard

C OV E R S TO RY

HERITAGE ALPINO

Montura reinterpreta uno dei capi che ha fatto la storia del marchio nella SkiSky Evo Hooded Jacket,

che porta ai giorni nostri lo stesso spirito di un tempo e ha ispirato un modello nella collezione Versante di Benedetta Bruni

Per Montura, tempo e storia sono elementi imprescindibili quando si tratta di parlare della propria identità. Ed è da questi pilastri che attinge per le sue nuove collezioni come successo con la SkiSky jacket, uno dei capi più simbolici di Montura, che dopo 20 anni di utilizzi oggi evolve e viene rilanciata in una nuova veste. Un omaggio che si ritrova anche nella Versante Sky Hooded Jacket: ispirata alla SkiSky originale, adatta la filosofia di un capo

essenziale nell’universo di Montura in una collezione modulare e versatile che rappresenta un nuovo corso per il marchio, combinando l’affidabilità della montagna con un look più casual. Stesso dna, due interpretazioni diverse di muoversi: una è per l’anima più sportiva, ideale per scialpinismo e alpinismo; l’altra valica i sentieri per portare le stesse caratteristiche tecniche e di protezione anche in città.

PER GLI SPORT ALPINI

VERSATILITÀ URBANA

Nata originariamente come capo dedicato a una gara e divenuta presto un simbolo dello scialpinismo, nel tempo la SkiSky Evo Hooded Jacket ha introdotto soluzioni tecniche rivelatesi fondamentali, conquistando gli appassionati per la sua praticità e versatilità. Oggi torna con linee aggiornate e dettagli ergonomici raffinati per una funzionalità superiore. Presenta caratteristiche uniche come inserti 3D Grid che rinforzano le zone esposte, cappuccio compatibile con casco, tasche interne ed esterne, tasca di contenimento, polsini elastici ed elementi riflettenti. Per restare fedele alla sua anima sportiva, essenziale e autentica.

Ispirata all’iconica SkiSky, la Versante Sky Hooded Jacket offre versatilità immediata senza rinunciare alla performance, anche fuori dai sentieri. Combina infatti l’affidabilità tipica di Montura con un look casual, perfetto per la vita di tutti i giorni ma che funziona altrettanto bene in contesti sportivi. È dotata di dettagli funzionali come cappuccio con bordo elastico, orlo regolabile, polsini elasticizzati e tasche multiple. Minimal e pratica, riflette i valori di Versante: design funzionale, comfort per tutta la giornata e adattabilità senza sforzi.

CARATTERISTICHE DELLE GIACCHE

WEATHER-READY/ Guscio Weather-Ready in tessuto Prometeo 2L con membrana 10K/10K per Versante e 15K/15K per SkiSky con finitura PFAS-Free DWR. Offrono impermeabilità e traspirabilità, anche in condizioni variabili. THERMO-ADAPTIVE/ L’imbottitura leggera Comfortemp (70 g/m² con inserti da 60 g/m² sotto le ascelle e sui fianchi) è distribuita in modo mirato e garantisce un calore leggero che si adatta alle variazioni di temperatura. ERGO-FIT / Cappuccio e polsini elasticizzati, orlo regolabile e tasche multiple: ogni dettaglio è studiato per offrire praticità, vestibilità precisa e comfort in movimento. RIPIEGABILI / Compatte quanto serve. Entrambe si ripiegano nella propria tasca interna, diventando compatte e facili da portare con sé, ovunque servano. Montura - +39 0445.318911 - montura@montura.com - montura.com

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8TH - 13TH MAY 2027 RIVA DEL GARDA EUROPEANOUTDOORWEEK.COM

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INTERVISTE

RICOMINCIARE Detentrice del record di velocità sui 14 Ottomila, Kristin Harila è pronta a chiudere con le spedizioni. Davanti a lei un nuovo sport, l’ultra trail, e l’impegno con la Lama Sherpa Foundation di Benedetta Bruni

stato travolto da una valanga sullo Shishapangma e da allora ho cercato di ottenere i permessi per tornarci e cercare il suo corpo. Dovevo essere acclimatata e pronta a partire in ogni momento in caso ce li avessero accordati. Ci sono anche riuscita una volta, ma purtroppo non lo abbiamo trovato. Quando poi l’anno scorso non ho raggiunto la cima dell’Everest, mi sono detta che volevo chiudere questo capitolo della mia vita in un modo migliore, senza sensazioni negative. Ho affrontato l’ultimo Everest e la chiusura della Triple Crown con serenità: prima, al termine delle spedizioni, ero sempre triste perché non sapevo quando sarei tornata, questa volta volevo solo godermela. Sono arrivata alla fine molto stanca: quando parti per due spedizioni all’anno di due mesi ciascuna, fai giusto in tempo a tornare a casa per recuperare e prepararti per la prossima. Non hai tempo per altro. Adesso vivo questo cambiamento positivamente: resto sempre in montagna, solo in modo diverso.

Nel 2023 è stata la persona più veloce al mondo, insieme all’amico Tenjen “Lama” Sherpa, a completare tutti i 14 Ottomila, in soli 92 giorni e per dimostrare che le donne possono ottenere quello che vogliono. È una delle alpiniste - usando il femminile sovraesteso - con più Ottomila in curriculum: 31 in totale, come averli scalati tutti almeno due volte. Eppure Kristin Harila, atleta norvegese ambassador SCARPA, dopo che a maggio ha completato la Triple Crown, cioè dopo aver scalato in una sola stagione Everest, Lhotse e Nuptse, ora si sente pronta a mettere fine alla sua avventura con l’alpinismo d’alta quota. Tra il 2023 e questa decisione ci sono stati l’incidente sul K2, la morte di Lama e i tentativi di ricerca e la creazione di una fondazione che vuole rendere più sicure le condizioni di Sherpa e portatori che lavorano sulla catena dell’Himalaya. E le lunghissime spedizioni, sempre in bilico tra la vita e la morte. Ora si apre un nuovo capitolo della sua vita, ancora in montagna, ma più vicina a casa. E forse all’UTMB.

in K rist

Ha

rila

Dopo così tante stagioni in Himalaya, com’è cambiata la tua perce-

zione del rischio?

Credo che una delle ragioni per cui sono ancora viva sia che ho un enorme rispetto per la montagna e i suoi rischi. C’è bisogno di una grande motivazione per stare lassù, e per quanto amassi quello che facevo, di recente sentivo troppo la mancanza di casa. Una condizione fondamentale per essere certi di tornare indietro è essere totalmente concentrati su quanto si sta facendo. E ciò richiede moltissimo sforzo. Anche perché, alla quarta volta sulla stessa montagna, è facile abbassare la guardia: smetti di ascoltare, di guardarti intorno. È importante, dunque, essere presenti e consapevoli dei dintorni. Ma è altrettanto importante sapere che la mente e il corpo si stancano, soprattutto se devono restare sempre così concentrati, in equilibrio tra la vita e la morte.

Kristin, di recente hai completato la Triple Crown ed è uscito un nuovo film che parla del record sui 14 Ottomila. Cosa c’è nel tuo futuro?

È stato un periodo molto intenso e sento che il mio capitolo con l’alta quota si è concluso. Ho 31 vette sui 14 Ottomila, sono stata quattro volte sull’Everest e ho passato moltissimo tempo in spedizione. Con questa decisione non voglio dire che non mi sia piaciuto quanto ho fatto finora, anzi. Ma mi manca casa e voglio fare anche dell’altro. E poi, tutti conosciamo i rischi. Ci sono pochissimi Sherpa al mondo con più Ottomila di quanti ne abbia io. Nirmal Purja ne aveva 56 e aveva una profonda conoscenza di quei luoghi, eppure è stato travolto lo stesso da una valanga. Sentivo che era arrivato il momento di dire basta. Adesso mi piacerebbe dedicarmi al trail. Ho già partecipato a qualche gara ultra e di skyrunning e mi è piaciuto tantissimo. Magari in futuro parteciperò a qualche ultra importante come UTMB, ma si vedrà.

Come descriveresti il tuo approccio alla montagna?

Per me è fondamentale essere preparata a dovere e saper gestire qualsiasi situazione. Chiaramente dipende da dove mi trovo, dallo sport che pratico e dall’altitudine, ma se sono in una zona che non conosco e con persone nuove, voglio essere certa di avere il necessario per sopravvivere a lungo. Molta gente si avvicina agli Ottomila convinta che, una volta arrivati, gli Sherpa risolveranno tutto al posto loro. Ed è vero, spesso possono farlo, ma saper badare a sé stessi è anche l’unico modo di potersi prendere cura degli altri.

C’è stato un momento in cui hai deciso di fermarti o è stata una scelta che hai maturato nel tempo?

Credo che sia qualcosa che ho capito nel tempo, tanto che sapevo che questa spedizione sarebbe stata l’ultima. Il mio piano iniziale era di finire già nel 2023, dopo aver stabilito il record, a quota 29 vette. Ma poi Lama, il mio compagno di cordata, è

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INTERVISTE

Kristin Harila con Ming Temba Sherpa sull'Everest, ultima cima mancante per completare la Triple Crown, a maggio 2026

Il tuo ultimo film parla del tuo record di velocità sui 14

In base alla tua esperienza, considerando la popola-

Ottomila. Non posso fare a meno di notare però che

rità che ha ottenuto l’Everest e l’aumento dei turisti

quando una donna ha successo in un ambiente molto

sull’Himalaya, credi che le condizioni degli Sherpa

maschile, ne paghi sempre un certo prezzo. Cosa ne pensi?

siano migliorate o peggiorate in questi anni?

Sì, assolutamente. Ed è per questo che ho deciso di stabilire il record. Il punto non è mai stato battere i tempi di Nims. Volevo cambiare le cose per dimostrare che le donne possono farcela e aprire all’idea di un futuro più equo. Siamo tutti su questo pianeta per poco tempo e trovo ingiusto che ci siano trattamenti diseguali, in Nepal come in Norvegia e nello sport. Volevo anche che fosse più facile trovare abbigliamento e attrezzatura realmente adatti al corpo femminile. La prima volta che sono salita sull’Everest non sono riuscita a trovare un piumino adatto a me: l’unica opzione era una XS da uomo, ma era comunque troppo grande. L’attrezzatura è fondamentale nelle spedizioni, non potevo farmelo andare bene. Allora me lo sono fatta fare su misura da un marchio nepalese a Kathmandu. Ed è un problema che riscontravo anche con i grandi marchi. A livello di abbigliamento però oggi le cose vanno meglio e sta aumentando anche il numero di alpiniste in Himalaya. È vero che rappresentano solo il 20% di chi cerca di scalare l’Everest, ma sono soprattutto le donne che vogliono completare tutti i 14 Ottomila. In media, però, gli alpinisti amatoriali sono ancora per lo più uomini.

Se guardiamo il quadro più ampio in Nepal, le condizioni degli Sherpa sono molto migliori rispetto al passato. Oggi le spedizioni sono gestite soprattutto da aziende nepalesi e sull’Everest non capita spesso di vedere Sherpa che arrivano in pessimo stato o con abbigliamento inadeguato; purtroppo non si può dire lo stesso in Pakistan. Penso tuttavia che il problema del turismo abbia un lato nascosto: il Nepal è un Paese molto povero e ha un enorme bisogno degli alpinisti esteri. Quindi va bene andarci, ma con consapevolezza. Bisogna accertarsi che l’agenzia a cui ci si affida sia onesta nei confronti degli Sherpa, che dia loro uno stipendio e la giusta attrezzatura, che impieghi persone con esperienza e non improvvisate solo perché fanno “Sherpa” di cognome, come spesso capita. Dall’altra parte, ora come ora penso anche che l’Everest sia al limite. Quest’anno sono stati rilasciati 492 permessi di salita e per me dovrebbe essere messo un tetto a 500. Anche perché non è raro che gli alpinisti, in particolare se benestanti e con meno esperienza, si affidino a due o più Sherpa e quindi ai 500 permessi si aggiungono altri 700 Sherpa. Per le condizioni economiche in cui versano, questi ultimi non possono dire di no. C’è anche un’idea un po’ fuorviante di chi siano gli Sherpa: molti li credono guide alpine, ma non è quasi mai così. Sono persone che lavorano in montagna da tutta la vita, ma non sono necessariamente certificate. Per questo è importante arrivare preparati e accertarsi delle condizioni di lavoro e dell’esperienza del portatore, per garantire sicurezza da entrambe le parti.

Nel 2024 hai fondato la Lama Sherpa Foundation. Di cosa si occupa?

L’abbiamo fondata ufficialmente nel 2024, dopo l’incidente sul K2, che ha avuto un’enorme eco mediatica e già allora pensavamo che non sarebbe mai dovuto succedere. La Lama Sherpa Foundation, così chiamata in onore del mio amico scomparso, ha come obiettivo quello di rendere più sicure le condizioni di chi lavora in montagna. Si fonda su tre direttrici principali: la prima è preparare a dovere gli alpinisti prima di arrivare, in modo da mettere meno a rischio anche chi li accompagna; la seconda è garantire che chi lavora abbia uno stipendio adeguato, la giusta formazione e attrezzatura e che le agenzie siano consapevoli delle loro responsabilità. Infine, vogliamo supportare le indagini successive agli incidenti. Quando accadono è difficile andare a fondo della questione, perché spesso chi può dare risposte sono le vittime stesse. Ma è necessario chiedersi cosa sia successo e perché, se c’erano delle alternative. Credo che anche analizzare gli incidenti del passato possa aiutare a leggere diversamente gli Ottomila. A tal proposito, a gennaio andremo in Nepal per tenere corsi sulle valanghe per gli Sherpa. Speriamo di farlo anche in Pakistan, più in là nel 2027.

Come ti ha supportato SCARPA in questi anni?

Con SCARPA mi sono trovata bene fin dal primo momento in cui sono entrata in azienda. È come far parte di una famiglia ed è bello essere insieme da così tanto tempo. E poi amo il prodotto: le calzature sono forse la cosa più importante da portare su un Ottomila e perciò è fondamentale scegliere il marchio giusto e credo che le loro siano le migliori sia del segmento spedizione sia per le montagne più basse come le Alpi. Adesso ho l’occasione di testare le nuove scarpe da trail running e finalmente avrò più modelli da tutti i giorni che siano anche buoni per i miei piedi. Ho tante idee che non vedo l’ora di realizzare insieme.

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FOCUS ON

LE DUE IDENTITÀ OUTDOOR DI PLAYSPORT Kayland e Trezeta non sono brand che si sovrappongono, ma interpretazioni complementari della montagna, capaci di parlare a pubblici diversi di Sara Canali

La coesistenza di Kayland e Trezeta all’interno di PLAYSPORT S.p.A. si fonda sulla differenziazione, non sulla sovrapposizione. La sfida dell’azienda è valorizzare le specificità dei due marchi, rispondendo alle esigenze di un mercato sempre più articolato, in cui convivono ricerca della prestazione tecnica, riscoperta dei cammini e contaminazione tra sport e quotidianità. Parlare a pubblici diversi, preservando l’identità dei brand e condividendo competenze industriali e commerciali, rappresenta il valore strategico del gruppo.

LA SFIDA Kayland e Trezeta interpretano la calzatura outdoor secondo due prospettive complementari. Il primo punta sulla prestazione tecnica per affrontare terreni impegnativi; il secondo privilegia comfort e versatilità, accompagnando esperienze che spaziano dal trekking ai viaggi, fino alla quotidianità. Due identità distinte che permettono a PLAYSPORT S.p.A. di raggiungere target diversi, mantenendo una visione comune basata su qualità, funzionalità e innovazione. • Kayland - Fondata nel 1971 da Giovanni Bittante, Kayland nasce per svilup-

pare calzature tecniche e scarponi destinati all’alpinismo d’alta quota e alle attività outdoor. La ricerca sui materiali, l’attenzione all’anatomia del piede e lo sviluppo tecnologico guidano un’offerta pensata per affrontare terreni e condizioni ambientali differenti. Alpinismo, avvicinamento, backpacking, hiking e fast hiking sono i principali ambiti di riferimento di un marchio che mette al centro prestazioni, protezione e stabilità, senza rinunciare al comfort. Il target comprende professionisti, atleti e appassionati che cercano affidabilità anche negli itinerari più impegnativi. • Trezeta - Trezeta interpreta l’outdoor in chiave trasversale, coniugando tradi-

zione montana e versatilità. Le sue calzature accompagnano esperienze diverse, dai sentieri ai viaggi, fino alla città, rivolgendosi a un pubblico ampio e a chi considera il movimento e la scoperta parte integrante del proprio stile di vita. La componente tecnica si integra così con comfort, sicurezza e durabilità, per rispondere alle esigenze di chi cerca calzature funzionali in molteplici contesti d’uso.

PLAYSPORT Le radici dell’azienda risalgono al 1911, quando la famiglia Congiu fonda il Calzaturificio Brixia, inizialmente specializzato in calzature militari e successivamente orientato all’alpinismo e all’outdoor. Nel 1982 nasce MGM, dedicata alla produzione di calzature sportive, e rilevata nel 1996 dalle famiglie Foglio e Congiu. Nel 2002 entra nel gruppo Trezeta, seguita da Kayland nel 2013. Nel 2022 MGM acquisisce l’azienda romena Rekord, creando un polo europeo per la produzione di calzature tecniche, sportive e outdoor di alta gamma, e il Calzaturificio Play Sport. Il percorso culmina il 30 giugno 2026 con la fusione societaria e la nascita di PLAYSPORT S.p.A., volta a valorizzare il know-how acquisito e rafforzare le sinergie organizzative, industriali e commerciali.

UN IMPEGNO CONCRETO PER LA PARITÀ DI GENERE Per PLAYSPORT, la crescita aziendale passa anche dalla valorizza-

impegno per una gestione responsabile dell’impresa, che comprende la

zione delle persone e dalla promozione di un ambiente di lavoro fondato

certificazione ISO 9001, dedicata alla qualità dei processi, e la ISO 14001,

sul rispetto, sull’equità e sulle pari opportunità. In questa direzione si inse-

relativa alla gestione ambientale. A queste si affianca il percorso di imple-

risce la certificazione UNI/PdR 125:2022, che definisce le linee guida per

mentazione di un sistema di gestione conforme allo standard SA8000, volto

promuovere la parità di genere attraverso un sistema di gestione orien-

a promuovere la responsabilità sociale, condizioni di lavoro adeguate e il

tato all’equità e all’inclusione. Il riconoscimento è parte di un più ampio

rispetto dei diritti dei lavoratori.

PLAYSPORT S.p.A. - +39 0423.489310 - info@trezeta.com

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FOCUS ON

BEHIND EVERY SEND Finora i tracciatori non avevano una calzatura definitiva con cui passare molte ore in piedi e, al tempo stesso, testare blocchi e vie. La Sportiva risponde una volta per tutte con TX Setter di Benedetta Bruni

scarpette troppo tecniche. TX Setter è inoltre abbastanza morbida da adattarsi alle Quando La Sportiva parla di community lo fa sul serio. È infatti in occasione prese e ai volumi, ma sufficientemente rigida da non consumarsi nemmeno con un di un evento al Rockspot, palestra di arrampicata nella zona est di Milano, che utilizzo intenso. Inclusi i contesti di gara, dove le tempistiche sono ancora più lunè nata l’idea di realizzare le TX Setter, le prime calzature pensate per i tracciatori, che combinano la comodità di una scarpa ghe e intense. E compresi i corsi: “Io la uso per da palestra con la precisione di una scarfare lezione: sono praticamente sempre a terra, petta da arrampicata. I tempi erano abbama se devo fare una dimostrazione parto senza stanza maturi e i frequentatori delle palestre dovermi cambiare le scarpe. C’è quindi anche abbastanza numerosi da dedicare un modello un tema di efficienza del lavoro lato palestra. specifico a chi in questo ambiente ci lavora Il cambio scarpe è tutto tempo che viene tutti i giorni, spesso in condizioni scomode. perso”. Grazie anche a dettagli come l’interA confermare la bontà del prodotto sono stati suola più rigida, la copertura in gomma della Mirko Masè, co-founder di Rockspot, insieme a parte dorsale della tomaia e l’allacciatura Marco Bufalo e Marco Giorgio, i routesetter della asimmetrica, possiamo dire addio alle vecchie palestra che hanno collaborato per mesi con La scarpe da approach e da trail, con la tassellaSportiva per la realizzazione delle TX Setter e tura anteriore consumata dopo poche giornate che abbiamo sentito per farcele raccontare. di utilizzo, i lacci rovinati dagli agganci di punta Ai lati, i routesetter Marco Bufalo e Marco Giorgio, e una scarsa sensibilità su prese e volumi. al centro il co-founder di Rockspot Mirko Masè L’ESPERIENZA TX Setter nasce proprio per rispondere alle esiIl principale punto di forza di TX Setter, da quanto ci viene detto, è la genze dei routesetter, figure fondamentali per rendere l’arrampicata indoor accescomodità. Non solo a livello di ammortizzazione, ma proprio su un piano prasibile a tutti i livelli. tico. “In una giornata di bouldering normale, dove tracciamo per lo più gradi medio-bassi, riusciamo a tenerle su tutto il giorno”, ci raccontano. E questo lasso di tempo include anche la fase più importante del disegno di un blocco: SCHEDA TECNICA il forerunning, ovvero il momento dopo la tracciatura in cui il blocco viene provato per capire se funziona e che ora, finalmente, non richiede il cam• Tomaia in mesh ad alta tenacità bio scarpa: TX Setter è abbastanza sensibile da sopperire a questa necessità. con rinforzi in TPEE + TPU “Concilia la comodità di una calzatura con cui spostarci in palestra, che non • Intersuola in EVA compressa crea problemi alla schiena, e la precisione in punta e in fase di tallonaggio che • Sistema di allacciatura asimmetrico con può avere una scarpetta da arrampicata”. Con dei vantaggi tecnici specifici: protezione dei lacci durante i toe hook “sui tipici volumi in legno, o sulle nuove prese grandi in vetroresina, una calza• Punta con rinforzo in gomma ad alta frizione tura come la TX Setter aiuta a sfruttare una parte più ampia del piede rispetto • Tallonetta in gomma ad alta aderenza a una scarpetta che appoggia solo in punta e fa più fatica a spalmare”. • Suola dedicata con composto esclusivo Vibram Megagrip Elite Ma nulla toglie che si possano usare anche in movimenti di corsa sui volumi, dove • Punta ispirata alle scarpette da arrampicata anzi rende il blocco quasi più facile. Un vantaggio ancora più rilevante, visto che, • Battistrada con design differenziato su mesopiede e tallone negli ultimi 20 anni, il bouldering moderno ha progressivamente abbandonato le • Tecnologia brevettata Resole Platform prese di piccole dimensioni a favore di coordinativi che non richiedono l’uso di La Sportiva - +39 0462.57080 - lasportiva.com

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photo: archivio Meroi-Benet

#MONTURAPEOPLE

IL TEATRO DELLA MONTAGNA Un luogo di incontro spoglio del superfluo, dove sentirsi in relazione è ancora possibile di Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi, Compagnia (S)legati

Tutto è nato per caso. Abbiamo scoperto la storia di J. Simpson e S. Yates narrata nel bestseller “La morte sospesa” e ci siamo detti: “Questa è perfetta per il palcoscenico. È così vera… che sembra finta. Ci sono suspense, azione, dramma, impresa. Ma non solo: ha dell’epico, ci parla di umanità, è universale, paradigmatica, là dentro è possibile riconoscere qualcosa di sé… è grande drammaturgia!”. E poi, non contenti: “Non facciamola solo in teatro – ci siamo detti – ma nel suo Teatro: la montagna. Una tournée a piedi tra i rifugi!”. E così, era il 2012, ci siamo messi all’opera: abbiamo realizzato la nostra prima tournée in quota. È stata un’esperienza intensa, a tratti lieve e spensierata, a tratti faticosa e drammatica. Dopo quei 15 giorni di cammino e racconto, la montagna si è accorta di questi due che vanno in giro a raccontare storie di montagna a gente di montagna. Ci ha adottati: abbiamo iniziato a lavorare moltissimo – oltre che nei teatri di tutta Italia – in quei luoghi delle cosiddette terre alte o alle quali appartengono: rifugi alpini, cime, comuni d’alta quota, sezioni CAI e SAT, palestre di arrampicata, falesie, boschi, festival dell’outdoor, dello sport e dell’avventura sono diventati i nostri palcoscenici d’elezione. In questi ultimi quasi 15 anni di attività abbiamo totalizzato più di 700 repliche da Bolzano a Catania, in ogni tipo di spazio e condizione. La montagna è diventata casa e… lavoro. Oggi abbiamo cinque spettacoli in repertorio, otto monografie su alcune grandi figure dell’alpinismo italiano (Quintino Sella, Ninì Pietrasanta, Antonia Pozzi, Ettore Castiglioni, Vitale Bramani, Guido Rossa, Matteo Della Bordella e Federica Mingolla) che confluiranno nel docufilm sulla storia del Club Alpino Italiano “Una montagna di persone” (visibile al Trento Film Festival 2027). Abbiamo collaborato alla scrittura di un paio di libri di alpinisti contemporanei e realizzato un libro con Montura Editing, da sempre al nostro fianco. Anzi, è proprio a Montura che dobbiamo la produzione del nostro ultimo spettacolo: “Anche i sogni impossibili – il quindicesimo ottomila di Fausto De Stefani”. Oggi possiamo dire che portare il teatro in luoghi apparentemente distanti da esso è qualcosa a cui non rinunceremo più. Se gli togli tutto – poltroncine, palco, luci, ingresso – resta ciò che del teatro è l’essenza stessa: l’incontro, la relazione, lo scambio umano. L’essere tutti assieme nello stesso spazio e nello stesso tempo, uniti all’ombra di un gesto, una parola, un silenzio. Merce rara, oggi, rarissima. Quando siamo in un rifugio, lo spettacolo

BIO | COMPAGNIA (S)LEGATI Composta da Mattia Fabris (in foto, a destra) e Jacopo Bicocchi (a sinistra). Da 15 anni è specializzata in storie di montagna. Porta i suoi spettacoli nei teatri italiani e in tutti i luoghi legati alla montagna: rifugi alpini, sezioni CAI e SAT, palestre di arrampicata. Collabora attivamente con Montura che ha recentemente sostenuto il loro viaggio in Nepal per portare lo spettacolo su Fausto De Stefani “Anche i sogni impossibili” alla base dell’Annapurna. Maggiori info su compagniaslegati.com e sulle pagine social.

è il fulcro, l’evento catalizzante, l’innesco, il mezzo che permette un incontro intenso e profondo con il pubblico e, addirittura, tra il pubblico stesso. Con molti dei nostri spettatori siamo rimasti in contatto a distanza, ci scriviamo e ci sentiamo al di là delle nostre repliche, con alcuni è nata una vera e propria amicizia. Se ci pensiamo bene non è strano: lassù ci sono le condizioni perfette per creare legami. C’è un prima e un dopo spettacolo. Si mangia assieme, si organizza lo spazio, si scende il giorno seguente percorrendo lo stesso sentiero. Tutto questo in città sarebbe impensabile. Nei teatri cittadini si entra, si assiste e poi si va a cena o si torna fra le proprie quattro mura domestiche. In montagna no. Là in alto, si sta. Insieme. Si condivide, parola che oggi evoca quasi il suo significato opposto (un tasto da cliccare sui social), ma della quale, in realtà, abbiamo enorme necessità. Teatro e montagna stanno bene assieme. I monti sono un contesto perfetto per il racconto e l’incontro: offrono spazi di libertà e tempo disteso. Teatro e montagna ci riportano a qualcosa di antico, lento e profondamente umano. È buffo perché spesso entrambi sono associati a pregiudizi fuorvianti: la montagna come luogo solitario e ascetico e il teatro come luogo di finzione se non, nella peggiore delle ipotesi, falso. Niente di più errato: entrambi sono luoghi di relazione, dove la nostra natura più profonda trova spazi di espressione e dove è un po’ più facile capire, in definitiva, chi siamo. Viva la montagna, dunque, e viva il teatro! E se sono assieme… meglio!

Montura People è la rubrica del brand per Outdoor Magazine. Uno spazio per le persone, la gente di Montura. Chiunque si senta in qualche e qualsiasi modo affine ai valori dell’azienda, parte della sua community. Qui vengono raccolte le loro storie affinché possano ispirarne altre.

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GARE

MEZZALAMA 2027, INIZIA IL COUNTDOWN Abbiamo fatto il punto con il direttore tecnico Adriano Favre in vista della prossima edizione, tra nuovi sponsor, conferme e cambiamenti (anche climatici) di Chiara Beretta

È la più epica gara di scialpinismo d’alta quota, una “maratona dei ghiacciai” che prende il nome da niente meno che uno dei padri fondatori della disciplina, Ottorino Mezzalama, morto sotto una valanga nel 1931, due anni prima dell’esordio della competizione. Parliamo ovviamente del Trofeo Mezzalama, che torna con la XXV edizione il 17 aprile 2027 sul massiccio del Monte Rosa, con partenza da Breuil-Cervinia e arrivo a Gressoney-La-Trinité. Se nell’edizione del 2025 c’era stato l’epocale cambiamento del numero di atleti in squadra, passato da tre a due, questa volta la novità è la partnership con La Sportiva, che proseguirà per almeno quattro anni. Il direttore tecnico resta Adriano Favre. Guida alpina ed ex direttore del Soccorso Alpino Valdostano, recentemente premiato con la Targa d’argento al Premio internazionale di solidarietà alpina, Favre ricopre questo ruolo nel Mezzalama dal 1997. È lui a raccontarci sviluppi e anticipazioni della storica gara.

scesi sotto i 650-660 atleti, anche senza arrivare agli estremi di qualche edizione fa, quando avevamo sfiorato il migliaio. Come in tutte le gare della Grande Course, ci siamo dati come regola di preparare una competizione anche per i giovani, perché è lì che dobbiamo far crescere i futuri mezza-

sta è la realtà a cui dobbiamo far fronte.

No, assolutamente. È chiaro che chi ha un background da atleta, come i miei due vice, conosce un lato che a me mancava. Però ho avuto la fortuna di iniziare a occuparmi di scialpinismo in un momento in cui era in piena evoluzione. Ho avuto modo di imparare. E poi, quando organizzi una gara che impegna a fondo come il Mezzalama, non riesci più a stare anche dall'altra parte.

lamisti. Ci sarà un “effetto Olimpiadi” dopo il debutto a Milano Cortina 2026?

Sono due mondi abbastanza separati. Quello che abbiamo visto alle Olimpiadi aiuta a far conoscere la specialità, ma speriamo che in futuro si riesca a offrire qualcosa di più significativo, più vicino alle origini dello scialpinismo. È iniziata la partnership con La Sportiva. Che cosa cercano le aziende outdoor in un evento come il Mezzalama?

Credo che le realtà outdoor abbiano bisogno di associare il proprio marchio a eventi Nel 2027 resta la formula delle squadre a due di spessore e per noi è bello avere un'azienda elementi. Era una conferma attesa? italiana come partner. Per 12 anni siamo stati Adriano Favre, direttore tecnico Trofeo Mezzalama Quando si tratta del Mezzalama, cambiare con Dynafit, con cui ci siamo trovati davvero qualcosa è molto delicato. Questa novità però è molto bene. Semplicemente, quando è matustata accettata e gradita dagli atleti, e a noi facilita molto la gestione della rato l'interesse da parte di La Sportiva, abbiamo valutato la possibilità di sicurezza in alta quota. La squadra da due è più agile e sicura: si toglie il cambiare. 30% delle possibilità che qualcuno inciampi. Credo sia una decisione da cui non torneremo mai indietro. Sei direttore tecnico dal 1997. Proseguirai anche nelle prossime edizioni? Ho iniziato a preparare i miei successori, François Cazzanelli ed Emrik Come sta cambiando la gara per effetto della crisi climatica? È qualcosa Favre, che già da qualche edizione lavorano a stretto contatto con me. a cui pensate? Sono grandi conoscitori della montagna, soprattutto del Rosa, e hanno Assolutamente sì. Già la scelta di ridurre le squadre a due elementi tutti i numeri per portare avanti la gara. andava in quella direzione. Il cambiamento climatico è evidente. Stanno mutando completamente le parti più tecniche del percorso: abbiamo Durante la presentazione della nuova edizione hai “confessato” di orgadovuto fare aggiustamenti per evitare le zone crepacciate, che ormai non si nizzare la più importante gara di scialpinismo da quasi 30 anni senza averne mai corsa una. L'hai mai vissuto come un limite? riescono più a passare in sicurezza nemmeno con neve abbondante. Que-

Come sono andate le iscrizioni nelle ultime edizioni?

Per anni abbiamo avuto atleti che si ripresentavano a ogni edizione, ma il tempo passa per tutti e adesso stiamo aspettando che arrivino i giovani. Dal punto di vista dei numeri, però, abbiamo tenuto: non siamo mai

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TURISMO SLOW

OLTRE AL MARE C’È DI PIÙ

Cammino di San Giorgio, Nuraghe Piscu, Suelli

Noi Camminiamo in Sardegna porta alla scoperta dell’entroterra tra cammini, natura, cultura e nuove strategie per destagionalizzare il turismo dalla nostra inviata Sara Canali - foto Stefano Pia e Marco Ceraglia

Il mare della Sardegna ce lo invidiano tutti. Ma solo perché non hanno ancora scoperto del tutto il suo entroterra. L’evento Noi Camminiamo in Sardegna, che per l’edizione 2026 ha lanciato il nuovo claim “We Walk in Sardinia”, nasce proprio dalla volontà di valorizzare il potenziale di una regione ricca di tradizioni, leggende e paesaggi naturali di grande fascino, destagionalizzando l’offerta turistica e promuovendo un’idea di turismo lento dove il camminare (e quest’anno anche il pedalare) diventa il miglior mezzo per scoprire l’isola. Nella sua quinta edizione, l’evento, organizzato dalla Regione Sardegna con il supporto di Terre di Mezzo Editore, ha riunito circa 500 partecipanti tra giornalisti, content creator, esperti, guide e appassionati, impegnati lungo 17 itinerari che hanno attraversato più di 70 comuni dell’Isola. Agli otto Cammini di Sardegna e alle otto Destinazioni turistiche di pellegrinaggio si è aggiunto, per la prima volta, un percorso pilota dedicato ai “cammini in bici” sviluppato sulle tracce

del patrimonio romanico del Meilogu. Il 30 settembre i gruppi sono partiti alla scoperta di borghi, paesaggi e luoghi di devozione, prima di ritrovarsi tutti a Bosa la sera del 2 ottobre per le giornate conclusive dell’evento.

IL CAMMINO DI SAN GIORGIO VESCOVO Il cammino che ci è stato assegnato quest’anno ripercorre il pellegrinaggio di San Giorgio, vescovo vissuto intorno all’anno 1000, a cui fu affidata una diocesi difficile, mal collegata e con una forte presenza di banditi. Partito da Cagliari, suo luogo natale, San Giorgio

DESTINAZIONI

Galtellì e la salita al Monte Tuttavista dalla nostra inviata Chiara Beretta - foto Alex Valenti

Verso il Monte Tuttavista

per scrivere il suo romanzo più famoso, Canne al vento, che la portò nel 1926 a vincere il Premio Nobel per la Letteratura – seconda donna in assoluto, prima e per ora unica italiana. Appena fuori dal paese, invece, il paesaggio invita a indossare gli scarponcini e a mettersi in cammino. Siamo nella verde valle del fiume Cedrino, circondata da montagne. Su tutte spicca il Monte Tuttavista, che si raggiunge partendo direttamente dal centro storico. La salita, in parte su asfalto e in parte su sterrato, passa anche dalla spettacolare Sa Preta Istampata, grande arco di roccia modellato dall’erosione. Raggiunta la statua bronzea del Cristo, a circa 800 metri di quota, la vista si estende sulla vallata e sulle montagne circostanti, tra cui il Supramonte, fino al mare. Seguendo il richiamo del blu si può continuare a camminare, scendendo fino alle spiagge del Golfo di Orosei. Così l’escursione coincide perfettamente con la prima tappa del Cammino dei Beati, itinerario a piedi di circa 100 chilometri che prosegue poi verso Dorgali, Oliena e Orgosolo.

Non solo Cammini, ma anche destinazioni. Nell’ambito di Noi Camminiamo in Sardegna siamo stati anche a Galtellì, nella Sardegna centro-orientale. Abitata fin dall’epoca prenuragica, come dimostrano le domus de janas eccezionalmente rinvenute non lontano dal centro del paese, è una meta ideale per gli amanti del turismo a piedi, di qualunque genere. Gli itinerari pedonali nel cuore del borgo ne ripercorrono le vicende storiche e letterarie. Più di un secolo fa, infatti, qui soggiornò la scrittrice Grazia Deledda, che a questi luoghi si ispirò

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TURISMO SLOW

La tavola rotonda condotta da Lorena Bianchetti, giornalista RAI

Camminando a Bosa

Una Giornata Nazionale per i Cammini Parte da Noi Camminiamo in Sardegna la proposta di istituire una Giornata nazionale dei cammini e del turismo lento. L’idea è stata lanciata il 2 ottobre a Bosa, proprio quando tutti i gruppi impegnati sugli itinerari si sono incontrati nel borgo dalle case colorate, dove è stata organizzata una tavola rotonda moderata dalla giornalista della Rai Lorena Bianchetti. Al confronto hanno partecipato l’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu, il sindaco di Bosa Alfonso Marras, il vescovo di Alghero-Bosa e vicepresidente della Conferenza Episcopale Sarda monsignor Mauro Maria Morfino, il presidente nazionale del CAI Antonio Montani e Antonella Tiranti, rappresentante delle Regioni italiane nella Cabina di regia nazionale per lo sviluppo e la promozione dei Cammini d’Italia. Al termine

del workshop è stata elaborata una dichiarazione d’intenti congiunta da sottoporre al Ministero del Turismo. L’obiettivo è dare maggiore riconoscibilità a un fenomeno che non riguarda soltanto il turismo religioso o escursionistico, ma che può diventare uno strumento di destagionalizzazione e valorizzazione dei territori. Una data dedicata al camminare, però, esiste già. È la Giornata Nazionale del Camminare, promossa da FederTrek, che nel 2026 è tornata il 10 e 11 ottobre con iniziative diffuse in tutta Italia. La manifestazione nasce per promuovere la cultura del walking coinvolgendo cittadini, associazioni e amministrazioni locali e per raccontare il cammino non solo come attività outdoor, ma anche come pratica di mobilità sostenibile, socialità e riscoperta dei territori.

LE TAPPE

si addentrò verso nord, attraversando le campagne della Trexenta e lambendo i monumenti naturali dei Tacchi d’Ogliastra, per poi proseguire su due direttrici: una costiera e l’altra attraverso i paesaggi lunari del Supramonte, nelle Barbagie. Punto di snodo è Urzulei, da dove si può scegliere di dirigersi a est, passando per Triei e concludendo il percorso nella chiesa di San Giorgio Vescovo ad Arbatax, oppure proseguire a nord, ammirando i murales di Orgosolo prima di raggiungere Oliena. In totale sono 200 chilometri suddivisi in 19 tappe, di cui abbiamo percorso una piccola, ma suggestiva parte in tre giorni: dal belvedere di Nurri fino a Suelli, sede della Diocesi di San Giorgio e luogo in cui riposano le sue venerate spoglie. Il cammino è ancora in fase di strutturazione, ma le credenziali esistono già e le tappe sono definite. Al nostro fianco, la guida Filippo e il sindaco di Suelli, Massimiliano Garau, oltre ai sindaci dei borghi attraversati, che ci hanno raggiunto tappa dopo tappa.

Mercoledì 30 settembre, nel pomeriggio, ci siamo ritrovati lungo le sponde del lago Basso del Flumendosa, un bacino artificiale formato dalla seconda diga lungo il tratto del fiume omonimo. Costeggiando il lago, immersi in un paesaggio inaspettato nel cuore della Sardegna, abbiamo attraversato un bosco dove Filippo ci ha raccontato dell’esistenza delle Janas, le fate che popolano questi luoghi. Sono circa 11,5 chilometri con 563 metri di dislivello positivo, fino a Orroli, dove ad accoglierci è stato l’albergo diffuso Omu Axiu, casa storica, museo etnografico, ristorante e presidio della cultura rurale sarda. La struttura appartiene alla famiglia Vargiu almeno dal XVI secolo ed è oggi gestita da AgoCammino di San Giorgio stino Vargiu, che in cucina utilizza prodotti locali e prepara pane, pasta e dolci seguendo ricette e tecniche tramandate dalla famiglia. Il giorno seguente abbiamo affrontato la tappa più impegnativa: 26 chilometri e 366 metri di dislivello positivo. Sentieri sterrati e strade campestri nei pressi della SP 10 conducono al bivio per le sponde del Lago Mulargia, dove il paesaggio cambia. Il grande invaso è ormai parte integrante del territorio e habitat di diverse specie di uccelli e fauna acquatica. Tra colline, macchia mediterranea e pascoli, si arriva a un canyon di terra rossa ai piedi della diga, che abbiamo risalito fino ad affacciarci sul lago. Si giunge quindi a Siurgus Donigala, dove abbiamo pranzato prima di raggiungere con un tranferimento il Rifugio Gennedda. L’ultimo giorno siamo partiti da Siurgus Donigala alla volta di Suelli, accompagnati da alcune persone del paese. Dopo circa 4 chilometri, abbiamo imboccato un sentiero verso Bau Piscu, toponimo che rievoca l’antico cammino del Santo Vescovo. Tra i campi, una piccola deviazione permette di raggiungere il maestoso Nuraghe Piscu e l’antichissima fonte di San Giorgio, prima di arrivare nel centro di Suelli, dove sono custodite le sue spoglie nel Santuario a lui dedicato. In questo tratto si sente forte la devozione al santo, con le persone coinvolte che durante il percorso hanno cantato e pregato.

In eBike nella valle del fiume Cedrino

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TURISMO SLOW

Qui e a destra, alcune immagini dalla città di partenza: Siena

CUORE LOCALE, FORMAT INTERNAZIONALE Giunta alla decima edizione, la Walking Francigena Ultramarathon è diventata una tappa fissa per chi vuole scoprire le meraviglie tra Toscana e Lazio in modo lento e non competitivo dalla nostra inviata Benedetta Bruni

A sentir parlare di Ultramarathon sarebbe stato facile pensare a una gara di corsa. Invece la Walking Francigena, quest’anno caduta il 10 e 11 ottobre, sovverte ogni convinzione e, da ormai 10 anni, propone un modo alternativo per scoprire il territorio tra Toscana e Lazio, da Siena ad Acquapendente, percorrendo in due giorni fino a 130 chilometri di uno dei Cammini più lunghi d’Europa in modo lento e non competitivo. Il risultato è tutto il contrario di quanto ci si possa immaginare: un evento con dei cancelli di tempo “invertiti”, ovvero limiti di ripartenza pensati per non andare troppo di fretta. La platea di partecipanti è molto diversa: dalle famiglie con i bambini agli appassionati più anziani, dai gruppi di ragazzi alle persone con disabilità, dai veterani all’ennesima 100 chilometri che non hanno paura a camminare anche di notte a chi

Partenza a San Quirico d'Orcia

ammira per la prima volta i colli senesi e la Val d’Orcia scegliendo una delle distanze più corte. E al fianco di elementi comunemente ascrivibili alle gare, la Walking Francigena Ultramarathon è riuscita comunque a mantenere intatto il senso di condivisione tipico dei Cammini. Un’unione per niente scontata.

UN INVESTIMENTO LUNGO 10 ANNI Nata nel 2017, l’Ultramarathon è soprattutto un modo diverso, più immersivo e conviviale di scoprire la Via Francigena e i panorami che attraversa. Con un pizzico di follia e una buona dose di preparazione fisica: oggi l’evento propone 10 distanze dai 15 ai 130 chilometri, per essere alla portata di tutti, con partenze notturne – i camminatori sono debitamente controllati tramite GPS – e frequenti ristori. La manifestazione è talmente sentita che tanti di coloro che si cimentano nell’affrontare i 130 chilometri in due giorni non sono alla loro prima volta, ma alla quarta o quinta. Quest’anno sono partiti alle 10 di mattina e chi aveva un buon passo contava di arrivare alle 9 del giorno dopo. Scarpe rigorosamente morbide, spesso da trail o da fast hiking, a conferma del trend che il mercato outdoor sta vivendo negli ultimi anni. L’evento è organizzato ufficialmente dall’ASD GTS Outdoor ma è tenuto in piedi anche dal lavoro congiunto tra municipalità, organizzazioni e volontari locali che chiamano per nome i camminatori, sono innamorati del territorio e sono i primi a divertirsi in questa lunga avventura. E si vede dai risultati: negli anni il numero dei partecipanti è oscillato tra gli 800 e i 1.400 del 2025, ma per il 2026 si sono registrate oltre 3.200 persone, più del doppio in appena 12 mesi. Siamo certi che ci sia un nesso con il clima di festa che si respira tra le tappe e in ogni ristoro.

Passaggio a Bagno Vignoni

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ACTIVE TRAVEL

L’ARTE DELL’OSPITALITÀ DAL 1885 Attività fisica e wellness si incontrano allo Sport Hotel Panorama, sull’Altopiano della Paganella, in un’esperienza che valorizza il territorio in ogni stagione. Una realtà che, forte di una storia ultra centenaria, interpreta l’evoluzione della vacanza in montagna attraverso movimento, natura e benessere dal nostro inviato Davide L. Bertagna

Ci sono luoghi in cui l’ospitalità diventa identità, una storia di famiglia che si tramanda e si rinnova nel tempo, mantenendo un legame profondo con il territorio. Lo Sport Hotel Panorama, a Fai della Paganella, nel cuore del Trentino, è una di queste realtà. Da oltre un secolo, la struttura evolve seguendo i cambiamenti del turismo senza perdere le proprie radici. Tutto comincia il 23 settembre 1885, in epoca asburgica, quando Giuseppe Mottes apre una piccola osteria nel centro del paese. È l’inizio di una storia che si intreccia con quella dell’Altopiano della Paganella. Negli Anni '40 nasce l’Albergo Panorama. Da allora, la struttura si è evoluta insieme al turismo di montagna, ampliando la propria offerta senza rinunciare al legame con il territorio. Siamo stati ospiti di SHP per tre giorni, accompagnati dai proprietari Francesca Mottes e Maurizio Giuliani, per conoscere da vicino una realtà che, già prima della partenza, colleghi e amici mi avevano descritto come un luogo speciale. “È un posto magico, sia per l’ambiente sia per il contesto sportivo. Goditelo”. E, dopo averlo vissuto, possiamo dire che non avevano tutti i torti. Fin dai primi momenti si percepisce che qui l’ospitalità non è soltanto una questione di servizi e attenzione ai dettagli, ma una cultura maturata nel tempo, profondamente legata alla storia della famiglia Mottes e con un legame forte con il territorio. Ai piedi delle Dolomiti di Brenta, il Panorama offre una posizione privilegiata per scoprire un territorio ricco di opportunità.

rienza della vacanza attiva. La spa rappresenta uno degli elementi centrali di questa filosofia. Saune, piscine e trattamenti permettono di alternare il movimento a momenti di tranquillità, in un ambiente nel quale il paesaggio alpino contribuisce a creare un’atmosfera di distacco dalla quotidianità. L’area delle saune comprende il bagno Rasul con essenze alpine, il bagno turco con cromoterapia, la sauna finlandese, la biosauna e quella a infrarossi. Completano il percorso le docce con cromoterapia e aromaterapia e la baita del silenzio, con materassi ad acqua riscaldati. Anche il menu dei trattamenti è ampio, con oltre 100 proposte per viso e corpo. Ne emerge un'offerta in cui il wellness è parte integrante dell'esperienza di soggiorno.

FOREST BATHING E GIARDINO BOTANICO È però nel rapporto con la natura che SHP esprime una delle sue peculiarità. Durante il nostro soggiorno abbiamo approfondito il tema del forest bathing accompagnati da Stefano Delugan, divulgatore e formatore. Nato in Giappone, il bagno nella foresta consiste nell’immergersi consapevolmente nell’ambiente boschivo, rallentando il passo e prestando attenzione ai suoni, ai profumi e alle sensazioni che ci circondano. Un’esperienza che invita a osservare il bosco con maggiore consapevolezza. I proprietari Francesca Mottes e Maurizio Giuliani sono tra i promotori di questa filosofia, che trova spazio nell’offerta di esperienze guidate della struttura. All’interno di SHP si trova anche il Giardino Bioenergetico, concepito per valorizzare la presenza degli alberi e offrire agli ospiti un ulteriore spazio immerso nel verde. Il progetto si inserisce nella filosofia del resort, che considera il contatto con la natura una componente importante dell’esperienza di soggiorno.

UNA VOCAZIONE SPORTIVA CHE SI EVOLVE La storia dello Sport Hotel Panorama è inequivocabilmente legata al tennis. Per anni la struttura è stata un importante punto di riferimento per gli appassionati di racchetta e ancora oggi conserva questa vocazione, affiancandola a un’offerta più ampia, pensata per rispondere alle diverse esigenze degli ospiti. Accanto ai tre campi da tennis in terra battuta ne troviamo uno indoor da padel, uno da calcetto e una palestra. Ma non è tutto. In estate il territorio diventa il naturale prolungamento della struttura, con itinerari da percorrere in bici o a piedi e sentieri che permettono di esplorare la Paganella e le Dolomiti di Brenta. In inverno, invece, la vicinanza alla Ski Area consente di alternare le giornate sugli sci a ciaspolate e passeggiate sulla neve. Durante la tre giorni abbiamo avuto modo di comprendere come l’obiettivo sia proporre esperienze capaci di coinvolgere gli ospiti a diversi livelli. C’è chi cerca l’allenamento, chi desidera scoprire il territorio, chi preferisce rilassarsi e chi vuole semplicemente mantenersi attivo durante la vacanza. È un’interpretazione dello sport che lascia spazio anche alla dimensione del benessere: muoversi, stare all’aria aperta e vivere la montagna diventano occasioni per recuperare energie e migliorare la qualità del proprio tempo.

UN LUOGO DA VIVERE IN OGNI STAGIONE I tre giorni trascorsi allo Sport Hotel Panorama ci hanno permesso di conoscere una struttura che ha saputo ampliare progressivamente la propria identità. La tradizione tennistica, l’evoluzione della spa e le esperienze outdoor raccontano un modo di interpretare la montagna che supera la distinzione tra vacanza sportiva e soggiorno wellness. Le due dimensioni si integrano, rispondendo a una domanda turistica orientata verso esperienze diversificate e personalizzabili. È un cambiamento che coinvolge l’intero settore dell’ospitalità alpina. Le strutture sono chiamate a ripensare la stagionalità, valorizzare le attività all’aria aperta e rispondere a viaggiatori che non cercano soltanto una destinazione, ma experience capaci di combinare movimento, scoperta e benessere. Proprio da queste considerazioni è partita la nostra conversazione con Maurizio Giuliani, amministratore di SHP, con cui abbiamo approfondito l’evoluzione del resort, i trend e le prospettive del turismo di montagna.

IL BENESSERE A 360 GRADI Accanto alla tradizione sportiva, SHP ha sviluppato negli anni una proposta wellness articolata, nella quale il relax e la cura della persona completano l’espe-

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ACTIVE TRAVEL

A sinistra, visione aerea della terrazza e area fitness Sopra, interno della spa A destra, vasca idromassagio con vista sulla valle

INTERVISTA MAURIZIO GIULIANI, AMMINISTRATORE SPORT HOTEL PANORAMA Quali sono le principali attività sportive che proponete e come avete costru-

Come è cambiato negli ultimi anni il modo di vivere la

ito questa offerta negli anni?

montagna?

Negli anni siamo partiti dal tennis, arrivando ad avere sette campi negli Anni ‘70. Successivamente abbiamo ridimensionato questa offerta per lasciare spazio a nuove attività e a un contatto più ampio con la natura. Quello che vogliamo proporre oggi è un concetto di relax attivo, una formula sempre più apprezzata. Il relax passivo è quello che associamo, per esempio, allo stare tutto il giorno sdraiati in spiaggia. Quello attivo, invece, coinvolge il corpo e la mente e contribuisce a un benessere più completo. Siamo stati tra i primi, circa 20 anni fa, a investire nelle eBike. Nel tempo sono diventate una componente importante della nostra offerta e ogni anno ne acquistiamo 12 nuove, sia front sia full suspension. Ai nostri ospiti forniamo cartine, indicazioni sui percorsi e assistenza tecnica in caso di necessità. Li accompagniamo nella scoperta del territorio, offrendo supporto anche per le ride più lunghe. Ogni settimana proponiamo, inoltre, almeno tre escursioni guidate. Sono esperienze condotte da guide preparate e appassionate, ognuna con competenze e peculiarità differenti: raccontiamo la geologia, gli aspetti sociali, la natura e le caratteristiche del territorio. In questo modo, l'escursione diventa una vera esperienza. Ci muoviamo in aree diverse, dal Parco del Respiro al Monte Fausior alla Paganella e alle Dolomiti di Brenta, valorizzando ogni volta aspetti differenti.

La neve resta sicuramente un elemento fondamentale. Chi sceglie una settimana bianca difficilmente prenota in una località sapendo già che non troverà neve. Allo stesso tempo, però, gli sciatori sono oggi più consapevoli e sanno che non è indispensabile avere neve naturale ovunque per trovare piste di qualità. Gli impianti possono aprire già ai primi di dicembre. Il cliente è diventato più informato e continua a desiderare lo sci, ma cresce anche l'interesse per le alternative. Noi proponiamo escursioni anche in inverno, che oggi riscuotono un interesse maggiore rispetto al passato. Quando le condizioni lo consentono, organizziamo ciaspolate e attività di nordic walking. L'obiettivo è permettere a ciascun ospite di vivere la montagna secondo le proprie preferenze. In estate, quali attività stanno generando maggiore interesse e quali stanno crescendo più velocemente?

Partirei da una particolarità della nostra struttura: siamo tra i pochi hotel in Italia ad avere un campo da padel coperto. Non è certamente il motivo principale per cui i clienti ci scelgono, ma abbiamo voluto affiancarlo al tennis per ampliare le possibilità di praticare sport anche in condizioni meteo meno favorevoli. Abbiamo, inoltre, migliorato la palestra interna e organizziamo corsi di yoga adatti a tutti i livelli. Oggi le persone arrivano spesso in vacanza molto stressate e insofferenti per le alte temperature. Per questo la montagna sta diventando una destinazione sempre più attrattiva. Tra le proposte che stanno riscuotendo maggiore interesse c'è il forest bathing, che favorisce il contatto consapevole con la natura. Anche il ciclismo (mtb soprattutto) continua a funzionare molto bene.

Se dovessi fotografare oggi la vostra clientela come si distribuisce tra inverno ed estate?

Indicativamente, la distribuzione è del 45% in inverno e del 55% in estate. La stagione estiva inizia a metà maggio e termina a fine ottobre, mentre quella invernale va dai primi di dicembre fino al termine di marzo. Negli ultimi anni le stagioni stanno cambiando. A dicembre, un tempo un mese difficile da vendere, oggi si lavora quasi come gennaio. Per quanto riguarda la provenienza, circa l'85% dei nostri ospiti è italiano, ma stiamo registrando una crescita della clientela internazionale. Se in passato i mercati esteri erano rappresentati soprattutto da tedeschi e inglesi, oggi incontriamo ospiti provenienti anche da Paesi molto più lontani come l’Oman.

Avete notato una crescita della domanda legata al turismo sportivo? Quanto pesa questa componente nella scelta della vostra struttura?

Più che di sport parlerei di activity, cioè di movimento a 360 gradi. Oggi chi gioca a tennis, partecipa a un'escursione, scia e va in bici. Non si tratta necessariamente di sportivi estremi, ma di persone che vogliono stare bene e vivere experience diverse durante la vacanza. È anche per questo che stiamo ripensando la nostra identità di brand. La parola “Sport” potrebbe non rappresentare più completamente ciò che vogliamo comunicare: per alcuni identifica una vacanza dedicata esclusivamente agli sportivi, mentre la nostra proposta è molto più ampia. Vogliamo essere sempre più un resort dedicato allo star bene. Del resto, anche il concetto di wellness si è evoluto: un tempo era associato soprattutto a saune e piscine, mentre oggi coinvolge ogni aspetto della vita, dall'alimentazione alla qualità del sonno, fino alle attività che aiutano a ritrovare equilibrio. Abbiamo ospiti molto specializzati: tennisti che si allenano due o tre ore al giorno e biker che pedalano metà giornata quotidianamente. Sono una parte della nostra clientela, ma non la totalità. Il messaggio che vogliamo trasmettere è semplice: il benessere è strettamente legato alla possibilità di vivere la montagna in modo attivo, ciascuno secondo le proprie capacità e i propri desideri.

Quali sono oggi le principali differenze tra il cliente invernale e quello estivo?

Sono due tipologie di clientela piuttosto diverse. Circa il 20% dei nostri ospiti torna sia in estate sia in inverno, perché considera lo SHP “una seconda casa”. Per il resto, le esigenze cambiano sensibilmente a seconda della stagione. In inverno, circa la metà dei clienti è composta da sciatori, mentre gli altri scelgono soprattutto la spa. Rispetto ad altre strutture noi riusciamo a offrire una vacanza completa anche a chi non scia. Un altro vantaggio è la posizione: siamo a pochi chilometri da Trento e relativamente vicini a Bolzano, ai mercatini e a numerose proposte culturali, come il MUSE e il MART. Questo permette di combinare la montagna con esperienze diverse. In estate, invece, la clientela è più eterogenea: ci sono gli appassionati di sport e attività outdoor, ma anche molte famiglie. Il nostro punto di forza è proprio riuscire a offrire occasioni di divertimento e benessere a tutti.

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© UTMB - Nils Charles Oddoux

EVENTI

MOUNTAIN GOES TO POLI Per tre giorni il village di Mon*Talent, al Campus Bovisa del Politecnico di Milano, ha fatto incontrare le nuove generazioni di una delle università tecniche più prestigiose del mondo con le aziende leader dell’outdoor di Matilde Marelli - foto Stefano Mariga

“Partecipare a Mon*Talent ci ha permesso di trovare nuova linfa da portare in azienda, lo spirito innovativo degli studenti è stato molto apprezzato e allo stesso tempo abbiamo potuto fare conoscere il nostro marchio a una generazione nuova che ci auguriamo possa trovare il tempo di sciare o fare trekking”

Dal 19 al 21 ottobre il Campus Bovisa del Politecnico di Milano è diventato un prezioso luogo di incontro tra il mondo dell’outdoor e quello dei giovani universitari. Mon*Talent e il suo village hanno accolto una sfida: mettere in contatto i migliori talenti di una delle università tecniche più prestigiose del mondo con le aziende leader della produzione e commercializzazione di articoli per gli sport outdoor. La base di partenza era ampia: l’università conta 49.395 iscritti, tra cui 7.375 architetti, 4.793 designer, 37.227 ingegneri e 2.240 dottorandi, e il 30% degli studenti è straniero. L’evento era aperto a tutti e ha raccolto l’interesse di laureandi di diversi corsi, compresi quelli della Scuola del Design. Nato da un’idea di Aldo Faleri, docente di Design Alpino alla Scuola del Design, con Venanzio Arquilla, presidente del Corso di Studi in Design del Prodotto - Integrated Product Design, e realizzato in collaborazione con MagNet e l’associazione ALPI+MILANO aps, l’evento è solo l’inizio di un percorso che vuole mettere il talento al servizio dell’industry outdoor.

Chiara Piva, responsabile marketing di Mico

“Mon*Talent ci permette di incontrare giovani designer, conoscere i loro progetti e confrontarci sui temi dell’outdoor, del movimento e dell’innovazione. Per noi non è soltanto un momento di recruiting, ma anche un’opportunità di ascolto e di contaminazione reciproca. Questa iniziativa si inserisce in un progetto più ampio, Vibram University, nato per rafforzare la collaborazione tra Vibram e il mondo accademico e trasformare il confronto in opportunità reali, sia per gli studenti che per l’azienda”

SOLD OUT PER I COLLOQUI ONE-TO-ONE Il cuore dell’ultima tappa sono stati gli incontri one-to-one di 15 minuti, pensati affinché gli studenti potessero farsi conoscere dai quattro marchi outdoor presenti: Mico, Vibram, la società di comunicazione e consulenza strategica Green Media Lab e la nostra casa editrice, MagNet. Gli appuntamenti si prenotavano sul sito dedicato alla manifestazione e in soli due giorni ne sono stati realizzati 155, fino al tutto esaurito. Non un colloquio di lavoro nel senso tradizionale, ma un face to face in cui studenti e laureandi hanno presentato alle aziende, oltre ai propri curricula, anche progetti e idee frutto del loro talento. Una formula informale e interattiva che i marchi hanno apprezzato.

Sara Bardelli, global HR director di Vibram

Per le aziende, però, Mon*Talent non è stato solo un modo per incontrare le nuove generazioni del settore outdoor, ma anche un’occasione per fare comunicazione e brand awareness su un target strategico come gli studenti, il loro bacino di frequentatori della montagna. Ha significato incontrare una platea ampia e internazionale di futuri professionisti e consumatori del settore e costruire con loro una relazione oltre i tre giorni dell’evento.

UN EVENTO ATTIVO Mon*Talent non voleva solo essere un punto d’incontro tra studenti e aziende, ma anche tra ragazzi e montagna. Lo dice chiaramente il payoff della manifestazione: Mountain goes to Poli. Accanto ai colloqui, anche attività sportive per tutta la durata dell’evento. Sold out le lezioni di yoga con Giada Campanella, nelle due sessioni di martedì e mercoledì. Grande successo anche per la staffetta di martedì sera, andata in scena sotto un diluvio che ha reso più autentica l’esperienza: 15 squadre di tre studenti si sono sfidate in una gara su tre giri da un chilometro ciascuno all’interno del campus. Per l’occasione, Brooks, partner della manifestazione, ha messo

Il colloquio di uno studente con l'area talent di Green Media Lab

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EVENTI

NETWORKING

a disposizione per un test gli ultimi modelli da trail running. Le prime tre squadre si sono aggiudicate un paio di scarpe del marchio e la partecipazione gratuita agli Activation Days di Riva del Garda, in programma l’8 e 9 maggio 2027.

La giornata di lunedì 19 ottobre è stata dedicata all’incontro tra istituzioni e aziende. Nel pomeriggio si è tenuta la presentazione ufficiale di Mon*Talent, seguita dalla visita ai laboratori del Politecnico, per conoscere da vicino gli spazi in cui lavorano e si formano gli studenti. Un’opportunità per presentare ai marchi l’offerta di servizi del Politecnico, utilizzabili su richiesta dai brand. A chiudere il programma, l’aperitivo di networking: un momento informale per far dialogare il mondo accademico e quello delle imprese, prima dei colloqui con gli studenti.

OLTRE IL LAVORO La cultura della montagna è stata protagonista anche con la presentazione di Cortalp, il Festival Internazionale del Cortometraggio di Montagna organizzato da ALPI+MILANO, che riunisce studenti, giovani videomaker e creativi under 30. Inoltre, nel bridge del building B2, dove era ospitato il village, è stata allestita la mostra “The Icon”, dedicata a capolavori di creatività e innovazione tecnologica del prodotto outdoor. Nella mostra erano esposti alcuni dei progetti nati dal workshop di giugno (vedi il box in questo stesso articolo), che ha avviato la fase presso il Campus Bovisa del Politecnico dell’iniziativa: i ragazzi hanno così potuto presentare i prototipi dei prodotti realizzati in estate direttamente alle aziende del settore. I progetti saranno poi in mostra anche a Walking Expo, la prima fiera di tutti i cammini, in programma alla Fortezza da Basso di Firenze dall’8 al 10 ottobre 2027.

“Si chiudono nel migliore dei modi tre giorni molto intensi”, ha commentato Benedetto

Sironi, ceo di MagNet, ricordando l’importanza di mettere in comunicazione i migliori marchi del mondo outdoor con giovani designer, in un Paese in cui spesso le aziende lamentano di non trovare le risorse necessarie. “È solo l’inizio di un evento

che avrà un futuro e abbiamo già riscontrato un grande interesse dall’industry per l’edizione 2027: appuntamento a maggio con il workshop e a ottobre con il village.” “Il percorso, dagli Activation Days al workshop fino al village, è stato l’occasione per costruire una relazione stabile tra brand importanti e giovani designer di prodotto, comunicazione e moda. L’idea era anche far conoscere alle aziende i servizi della Scuola del Design e il talento di studenti che vorrebbero continuare a sviluppare passione e ricerca per gli sport outdoor, ideando e realizzando prodotti innovativi e sostenibili” Aldo Faleri, docente di Design Alpino alla Scuola del Design

UN EVENTO SU TRE TAPPE PER COSTRUIRE RELAZIONI SOLIDE Quello di ottobre 2026 è stato l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche mese prima La prima fase si è svolta a maggio agli Activation Days di Riva del Garda, evento per il pubblico organizzato all’interno della più ampia European Outdoor Week: qui 50 studenti del Politecnico hanno potuto testare sul campo alcuni prodotti per diverse attività outdoor, confrontandosi in prima persona con le aziende che li realizzano. Il gruppo era accompagnato da Faleri, in collaborazione con il CAI. La seconda tappa è stata il workshop tenutosi dall’8 al 12 giugno al Politecnico di Milano, inserito nel corso di laurea in Design del Prodotto Industriale come “Workshop Interdisciplinare MagNet”. 23 studenti si sono confrontati sul tema “Riprogettare l’esperienza della montagna nella modalità del cammino”, un segmento dell’outdoor in forte crescita. Come riferimento sono stati indicati il Cammino di Santiago o la Via Francigena.

Applicando il metodo progettuale della Scuola del Design, i ragazzi hanno elaborato 12 concept di prodotti e di servizi per i camminatori, negli ambiti “Muoversi/Trasportare” e “Dormire/Proteggersi”. Le proposte, esposte nella mostra “The Icon” presso il village di Mon*Talent, spaziano da prodotti come calzature, abbigliamento, zaini e kit di soccorso resi specifici per i cammini, a soluzioni pensate per utenti particolari come bambini e cani, fino a funzioni accessorie al camminare ma fondamentali per viverlo al meglio, come riposo, igiene personale ed esplorazione umana e culturale. All’interno del workshop, condotto da Aldo Faleri con Benedetta Cabras e Francesca Rinaldi, ha avuto luogo anche una lezione di Alessandro Gogna, guida alpina e, figura storica dell’alpinismo.

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EVENTI

IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO Dietro al successo della quarantesima edizione del Rock Master c’è un evento che ha saputo cambiare pelle negli anni per adattarsi al tempo che passa, ma non ha rinnegato le sue origini dal nostro inviato Claudio Primavesi

C’è un aggettivo che prevale sugli altri quando si fa il rewind a mente fredda di quello che sono stati i tre intensi giorni della quarantesima edizione del Rock Master: vintage. Un termine usato per indicare oggetti che evocano periodi remoti. Faccio subito una premessa, per sgombrare il campo dagli equivoci: non intendo dire che il Rock Master è stato vintage, piuttosto il contrario, però bisogna seguire con attenzione tutto il ragionamento. Come possono essere definiti Didier Raboutou, Robyn Erbesfield, Lynn Hill, Yuji Hirayama, François Legrand e Muriel Sarkany, leggende del climbing eroico degli Anni '80 e '90,

se non vintage rispetto a Filip Schenk, Jessica Pilz e Adam Ondra, tra i massimi esponenti dell'arrampicata moderna? Eppure la loro presenza a Rock Master dal 2 al 4 ottobre, dai talk individuali in piazza, all’esibizione con imbrago e passaggi sulla parete artificiale dello Stadium, fino al Legacy Talk di domenica mattina, quando si sono presentati tutti insieme nel cuore del Village, con un altro mito come Adam Ondra a moderarli, è stata un acceleratore enorme non solo di visibilità e notorietà per la manifestazione, ma anche di vera e propria passione.

Adam Ondra: ieri, oggi e… domani Adam Ondra, 29 anni di arrampicata, 22 medaglie d’oro e 214 vie di 9a o più difficili, oltre che una delle leggende dell'arrampicata, è anche ambassador speciale del Rock Master, vive nei dintorni di Arco e frequenta il climbing stadium e le falesie del Garda Trentino per i suoi allenamenti. Adam è stato protagonista del “Laspo Madness Café” della domenica mattina presso il nuovo La Sportiva Store. Un momento di incontro con gli appassionati e di approfondimento di alcune tematiche dell’arrampicata moderna. A intervistarlo Caroline Ciavaldini. “Il livello di concentrazione e di impegno per le finali del Rock Master è molto alto, per me è una grande motivazione, però parlare di gare è un aspetto delicato” ha detto Ondra. “Difficilmente un Adam sessantenne crederebbe di essere stato in ballo ancora a 33 anni con le gare e onestamente l’ho fatto per le Olimpiadi. Se l’arrampicata non ci fosse alle

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EVENTI

BOOM LEGACY Più che vintage, sarebbe più corretto parlare di legacy. L’eredità dei big di quella “età della pietra” è stata un potente trait d’union tra le generazioni. Dopo l’esibizione nello Stadium ci sono state code interminabili per un autografo con, nella stessa fila, nostalgici di quegli anni (che magari hanno appeso le scarpette al chiodo), famiglie con bambini e giovani climber. Nell’acceleratore creato dal messaggio della legacy siamo entrati anche noi. I numeri dell’engagement che ha prodotto il reel che abbiamo pubblicato sul nostro account Instagram dedicato ai sei climber e alle loro performance sono enormi. “C’è una regina ed è Lynn Hill”; “Vorrei vederli tutti i giorni”; “Ho molta più voglia di assistere a un evento così che a un’edizione del Mondiale”; “Un modo intelligente di mostrare le differenze e la passione duratura del climbing”; “Dovrebbero farne di più di eventi come questo”; “François e Lynn: è come aver visto Morrison e Joplin nello stesso concerto”. Sono solo alcuni degli oltre 150 commenti al reel, la maggior parte di utenti stranieri. E poi… e poi ci sono state le gare, tutte tiratissime, seguitissime (anche con diretta di Rai Sport) e con gli atleti più forti del momento. Ma sarebbe limitato definire il format attuale di Rock Master una semplice gara. Probabilmente, se fosse rimasto “solo” una gara e non avesse saputo cambiare pelle (anche nelle formule scelte per la competizione) il Rock Master non esisterebbe più da tempo.

CLIMBING FESTIVAL Come è cambiato il target del climber nella Valle del Sarca, allargando la base e inserendo l’arrampicata all’interno di un’idea più ampia di vacanza outdoor, è cambiato il Rock Master. In un’epoca in cui le gare su plastica sono arrivate alle Olimpiadi, non ha perso la sua anima di evento agonistico. Gli atleti si sfidano fino all’ultimo secondo, cercando di superare la mitica “onda” o di chiudere tutti i tiri sui massi. Però c’è dell’altro oltre alle sfide tra i 16 big. Non è solo “Vertical Thrill”, è soprattutto “festival”. Per tre giorni, anche la domenica, il village si è riempito di giovani,

Lynn Hill meno giovani, famiglie, esperti e principianti alla ricerca degli ultimi prodotti, ma soprattutto di un momento di aggregazione e di cultura all’insegna del climbing. Pareti per muovere i primi passi verticali, giochi divertenti e allenanti, cibo, musica, ma non solo. Anche incontri con gli atleti e talk per condividere con i propri beniamini una passione comune. È questa la formula del successo di un evento che sa mettere insieme la prestazione dei big con il sorriso dei fan. Nella capitale dell’arrampicata.

OLTRE I NUMERI Poi ci sono i numeri che da soli basterebbero a decretare il successo della manifestazione: oltre 12.000 le presenze totali, in rappresentanza di più di 50 nazioni, per una grande festa che ha conquistato pubblico e atleti sotto ogni punto di vista. A partire da quello sportivo, con il Duello Lead di venerdì che ha incoronato Filip Schenk e Jessica Pilz, quest’ultima regina anche nel KO Boulder di sabato sera, dove a entrare ancora una volta nella leggenda è stato Adam Ondra, sempre più recordman del Rock Master con ben nove vittorie. Tanto coinvolgimento anche nel Climbing Village, che ha ospitato oltre 20 aziende espositrici e tante attività. Ma fermarsi ai numeri sarebbe riduttivo.

Il talk sui 40 anni di Rock Master

“Credo che sia stata sottostimata l’enorme crescita delle palestre e del numero di praticanti in relazione alle gare, basta pensare alle telecronache olimpiche: troppe spiegazioni, molti di quelli che guardano sanno bene come si svolge una gara e poi il climbing è uno degli sport più semplici”

Olimpiadi – non fraintendetemi, sono molto contento che sia successo – la mia carriera sarebbe stata diversa. Ora mi ritrovo in quello stato d’animo in cui pensi a Tokyo e a Parigi con frustrazione e ti domandi: voglio provarci ancora? Poi l’anno prossimo ci sono anche i Mondiali a casa mia, a Brno”. Adam ha anche risposto a una domanda del presidente de La Sportiva, Lorenzo Delladio, sulla differente atmosfera dei Rock Master storici, nei quali era richiesto il silenzio, come nei tornei di tennis, e di quelli attuali, con musica e pubblico che incita continuamente i climber. “Per la gara è naturale così, sono abituato, era strano negli anni del Covid, quando tutto era silente; dipende anche dallo stile, quello degli Anni '80 e Novanta poteva giustificare il silenzio, adesso è uno sport molto più dinamico e fisico e penso che il tifo aiuti i climber” la risposta di Adam, che ha anche toccato l’argomento allenamento su plastica o su roccia. “Ci sono mesi in cui vado anche solo due giorni sulla roccia e in un certo senso è frustrante perché so che poi quando andrò sulla roccia più assiduamente sarò migliorato molto” ha detto Ondra.

Il climber ceco si è anche espresso sull’agonismo: “Credo che sia stata sottostimata l’enorme crescita delle palestre e del numero di praticanti in relazione alle gare, basta pensare alle telecronache olimpiche: troppe spiegazioni, molti di quelli che guardano sanno bene come si svolge una gara e poi il climbing è uno degli sport più semplici”. Last but not least, Ondra profetizza un predominio degli atleti asiatici entro 10 anni: “Le tracciature moderne privilegiano atleti leggeri e con leve più corte”.

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© Mattia Rizzi

EVENTI

NON AVERE PAURA DI OSARE Quattro anni fa la famiglia Millet ha riacquistato la sua azienda dopo 100 anni. Oggi, con Sacha, quarta generazione, parla apertamente di un cambio culturale e di promuovere una buona pratica della montagna dalla nostra inviata Benedetta Bruni

La storia di Millet è una delle poche nel mondo outdoor in cui la famiglia fondatrice ha riacquisito la proprietà al 100%. Ed è pienamente consapevole della portata di quanto ha ottenuto, tanto che usa la libertà riguadagnata per modellare una personalissima filosofia aziendale. Non è un caso allora che il Family Diner, organizzato il 13 e 14 ottobre insieme a Sacha Millet, nuovo ingresso e quarta generazione della famiglia, si sia tenuto a Chamonix e per la precisione sulla Mer de Glace, dove Sacha e il glaciologo Jean-Baptiste Bosson hanno parlato di salvaguardia dei ghiacciai e dell’importanza di mantenere comunicazioni solide tra mondo outdoor e scienza. Millet, come si evince, non teme di esporsi nel dire che il benessere della montagna - e per estensione di chi la frequenta - deve passare per forza dalla consapevolezza dell’impatto umano su ecosistemi fragili quali i ghiacciai. E ugualmente non ha paura di prendersi la responsabilità di diffondere una cultura che educhi al rischio e al rispetto delle terre alte, a partire da quelle di casa. Lo fa supportando progetti come quello di Bosson, “Ice & Life”, che studia i ghiacci della Savoia, e agendo sulla base del proprio Manifesto dei Ghiacciai. Abbiamo parlato del nuovo corso dell’azienda con Sacha Millet, board member. Dunque è un approccio più legato alla cultura della montagna.

Decisamente sì. Parlando ai media e sui social, contribuiamo a creare delle norme. Faccio un esempio: sono aumentati gli incidenti in montagna perché è un ambiente sempre più instabile, certo, ma anche perché le persone si spingono più al limite di prima e si sta sviluppando una cultura dove ciò è considerato "figo". Anche i nostri atleti lo fanno, ma si tratta di professionisti. Per questo bisogna stare attenti quando comunichiamo e non farlo passare come se fosse qualcosa che possono fare tutti. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e far venire voglia di andare in montagna nel modo più adatto alla preparazione di ognuno. E parlare bene dello sport e dell’alpinismo per noi passa anche dalla salvaguardia dei ghiacciai: sono uno strumento straordinario per mettere in luce l’impatto dell’essere umano e il suo rapporto con la natura. La nostra è una visione attorno alla quale costruiamo tutte le altre azioni che definiscono il nostro operato. Cosa vuol dire gestire una grande azienda a livello familiare e con la vostra storia?

Per ora va molto bene: stiamo scoprendo e ricreando la nostra cultura imprenditoriale. Siamo solo io e Romain, ma la nostra idea è di mantenere il nome Millet almeno per altri 100 anni e costruire un’eredità che crescerà insieme alle prossime generazioni. Ma solo se saranno interessate.

Da sinistra, il glaciologo Jean-Baptiste Bosson e Sacha Millet, board member Millet Sacha, come ci si sente a entrare in azienda con questo nuovo ruolo?

È buffo, perché inizialmente non ero interessato a rientrare: non avevo mai lavorato in un’azienda e non riuscivo a vedermi in quel mondo. Poi, quando è stata rilevata e Romain è diventato ceo, ho iniziato a seguirne le vicende. Così ho scoperto la storia del marchio, della famiglia, il rapporto con le guide alpine e con la montagna, e ben presto sono stato risucchiato da quest’avventura. È stata una decisione naturale.

E come si traduce questo nella produzione e nel rapporto con gli atleti?

Possiamo agire principalmente sue due fronti. Il primo è la comunicazione, di cui abbiamo già parlato e che ha ricadute anche sugli atleti: cerchiamo di sensibilizzarli e fare in modo che diventino a loro volta veicoli di questi valori. Non è facile, perché oggi parlare di temi ecologici sui social è diventato divisivo. Il secondo è la produzione, che conta per oltre l’80% dell’impatto di ogni azienda. La grande sfida dell’industria, secondo me, è riuscire a trovare il modo di creare tessile dal tessile. I capi riciclati infatti derivano per lo più da bottiglie di plastica, dunque da un altro settore. Noi stiamo cercando di chiudere il cerchio: abbiamo un progetto che si chiama “Spiral” in cui esploriamo i diversi modi di usare il tessile per ottenerne di nuovo. Abbiamo la fortuna di avere una nostra fabbrica in Tunisia che ci permette di trovare vie nuove anche con i nostri fornitori. E in più, stiamo sperimentando nuovi metodi che usano gli scarti di materiale. Questo è ciò su cui lavoreremo in futuro.

Cosa vuoi portare al marchio con il tuo ingresso?

Essendo un’azienda familiare senza azionisti, abbiamo la libertà di assumerci impegni più forti. Ma questa libertà ci porta anche una responsabilità. Mi piacerebbe che potessimo incarnare valori solidi, ben diversi dal solo “mi piace andare in montagna e i prodotti sono belli”. Esistono dei buoni modi di vivere le montagne ma ce ne sono anche altri che le danneggiano. Vorremmo quindi usare la piccola influenza che abbiamo nel mondo dell’outdoor per spingere una visione positiva.

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© Mattia Rizzi

RESPONSABILMENTE

I dipendenti Sportler ai Team Days 2025

MENO EMISSIONI LUNGO TUTTA LA FILIERA Sportler è l’unica realtà italiana tra i fondatori dell’Outdoor Retailer Climate Commitment, poi integrato nell’European Outdoor Group. Un impegno per il clima che si traduce anche in standard rigorosi per i fornitori di Chiara Beretta

Ridurre le emissioni lungo tutta la filiera: un traguardo per cui Sportler è schierata in prima linea. L’azienda specializzata nella vendita al dettaglio di abbigliamento, calzature e attrezzature outdoor, con 27 store tra Italia e Austria, nel 2021 ha co-fondato l’Outdoor Retailer Climate Commitment (ORCC), network europeo di retailer uniti dalla volontà di agire per limitare il riscaldamento globale. “Nel 2023 l’ORCC è stato integrato nell’European Outdoor Group (EOG), dove opera come piattaforma di collaborazione per il settore”, spiegano da Sportler. “Nel gruppo dei fondatori siamo stati l’unica realtà italiana. Questo ci ha permesso di portare nel confronto europeo l’esperienza del nostro mercato e di contribuire a un impegno condiviso per la riduzione delle emissioni lungo la filiera”.

In cosa consiste la policy sui fornitori legata alla partecipazione a EOG?

Il lavoro con i fornitori si concentra soprattutto sulla trasparenza e sugli obiettivi climatici. Sportler ha attivato uno strumento per monitorare i brand anche rispetto ai rischi sociali e ambientali e sta aggiornando il database dei fornitori che hanno obiettivi di riduzione delle emissioni basati sulla scienza. Abbiamo inoltre previsto di orientare progressivamente le scelte di acquisto verso i fornitori che adottano questi obiettivi e di sviluppare iniziative di coinvolgimento per quelli che non li hanno ancora definiti. Il report ORCC mette in evidenza il target Sportler di raggiungere l’82% di fornitori in linea con l’Accordo di Parigi entro il 2028. Ci sono requisiti minimi vincolanti?

Per restare nell’ORCC, il requisito minimo riguarda i retailer membri: impegnarsi ad agire in coerenza con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C e a ridurre le proprie emissioni. Per i fornitori, il percorso descritto è basato su obiettivi climatici, raccolta di informazioni e dialogo. Il target è far sì che una quota crescente dei fornitori sia allineata all’Accordo di Parigi.

Che tipo di lavoro si fa all’interno del gruppo?

L’ORCC lavora per rendere più confrontabili le misurazioni delle emissioni e per coinvolgere i fornitori nella transizione climatica. In concreto, il network condivide i risultati dei retailer, promuove un approccio più allineato alla misurazione dello Scope 3 (le emissioni indirette che avvengono Il board di Sportler. Da sinistra, Christoph Werth, Patrick Mair, Jakob Oberrauch, Elisabeth Oberrauch, Alex Kofler e Tomas Oberkalmsteiner nella catena di fornitura dell'azienda, ndr) e sviluppa strumenti comuni, tra cui un database sui target climatici dei brand e un database sull’impronta carbonica dei prodotti. Cosa succede se un fornitore non è in linea? Per Sportler questo lavoro significa anche migliorare i dati sulla nostra catena Il monitoraggio avviene attraverso gli strumenti di raccolta e aggiornadi fornitura e accompagnare i fornitori verso obiettivi di riduzione basati sulla mento dei dati sui fornitori, il database ORCC sugli impegni climatici e il conscienza. Nel 2024 i retailer ORCC hanno ridotto complessivamente le emisfronto con i brand. Le informazioni pubblicate dall’ORCC sono raccolte da fonti sioni Scope 1 (prodotte direttamente da fonti possedute o controllate dall'apubbliche e il report le presenta come una fotografia aggiornata, non come un zienda) e 2 (che derivano dalla produzione di energia acquistata e consumata censimento completo. Per i fornitori che non hanno ancora obiettivi climatici, il dall'azienda) di 4.857 tonnellate di CO₂ equivalente rispetto ai rispettivi anni percorso è sviluppare iniziative di coinvolgimento e orientare gli acquisti verso di riferimento. partner con obiettivi basati sulla scienza. Il report non indica l’esclusione automatica come conseguenza del mancato allineamento. Essere l’unica realtà italiana tra i fondatori comporta un ruolo di “ponte” verso il mercato italiano? La policy si applica solo ai nuovi fornitori? Sì. ORCC individua proprio nei retailer un ruolo di collegamento tra conIl monitoraggio riguarda la base dei fornitori di Sportler nel suo insieme, sumatori, brand e collaboratori: ogni giorno mettiamo in relazione le scelte non soltanto i nuovi partner. Nel CSR Report 2024/25 riportiamo che il 70% dei dei clienti con l’offerta dei marchi e con le informazioni disponibili sui prodotti. fornitori ha un ESG scoring. Sul fronte climatico, nello stesso report il 30% del Sportler contribuisce a questo confronto portando la prospettiva del mercato volume d’acquisto proveniva da fornitori con obiettivi di riduzione basati sulla italiano e dialogando con i brand sui loro impegni climatici e sulla qualità dei scienza; il target è arrivare all’82% entro il 2028. Questi indicatori misurano la dati. L’obiettivo è rendere le informazioni più trasparenti e utili per orientare le valutazione dei fornitori e la copertura degli acquisti, non la percentuale di decisioni lungo la filiera e nel mercato. singoli prodotti dell’assortimento certificati o conformi a uno standard unico.

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THE COMFORT REVOLUTION.

Più tempo in parete. Più spazio per migliorare. HyperEZ rivoluziona l’ingresso nell’arrampicata. L’intersuola SenseGrip™, derivata dalle tecnologie dei modelli performance La Sportiva, unisce supporto e sensibilità fin dalla prima calzata. La costruzione avvolgente e la suola FriXion® completano un sistema pensato per ridurre i punti di pressione senza rinunciare alla precisione. Supporto dove serve, comfort quando conta. Scopri HyperEZ su lasportiva.com


FOCUS PRODOT TO

SPIRITO OUTDOOR NELLA VITA QUOTIDIANA Dai pantaloni in velluto Abete Evo al fleece Moiazza Retrò Hoodie, Karpos interpreta il proprio dna montano attraverso capi che uniscono comfort, funzionalità e richiami vintage La montagna è un modo di vivere e di guardare il mondo prima ancora che una destinazione. È da questa idea che prende forma la collezione Lifestyle di Karpos, che trasferisce la cultura tecnica del brand in un abbigliamento pensato per accompagnare la quotidianità, senza perdere il legame con l’outdoor.

ABETE EVO PANT

Tra i protagonisti della collezione ci sono gli Abete Evo Pant, pantaloni in velluto tinto capo dal design essenziale e dal fit ergonomico. Il tessuto elastico e traspirante è pensato per favorire la libertà di movimento, mentre le colorazioni richiamano le tonalità del sottobosco, rafforzando il legame estetico con l’ambiente naturale. La vita elastica con chiusura a bottoni, le tasche aperte anteriori con taschino portamonete e quelle posteriori rendono il capo adatto all’uso quotidiano. Le tasche sono progettate per non intralciare l’imbrago.

MOIAZZA RETRÒ HOODIE FLEECE

A completare la proposta è un pile da donna che recupera le atmosfere estetiche degli anni Ottanta. Il suo look vintage si accompagna a una costruzione pensata per offrire calore con un peso contenuto, rendendolo adatto a diversi contesti, anche nelle giornate più fredde. Può essere utilizzato come strato intermedio sotto una giacca durante le attività outdoor invernali, ma anche indossato da solo nella vita di tutti i giorni. Un elemento significativo riguarda inoltre il materiale principale, realizzato al 100% in fibre riciclate.

Manifattura Valcismon - +39 0439.5711 - service@karpos-outdoor.com

NONOSTANTE IL METEO VARIABILE Fjällräven propone soluzioni tecniche per continuare a camminare anche quando le condizioni in montagna cambiano rapidamente Per affrontare i sentieri in condizioni variabili, Fjällräven punta su capi e attrezzatura che combinano protezione, funzionalità e comfort con un’attenzione particolare alla durabilità e alla possibilità di riparazione.

KEB GTX JACKET

Disponibile nelle versioni uomo e donna, la Keb GTX Jacket è una giacca shell tecnica pensata per il trekking. Realizzata in poliammide riciclata con membrana a tre strati Gore-Tex ePE, offre protezione impermeabile e antivento, mantenendo la traspirabilità. Il cappuccio regolabile protegge dalle intemperie senza limitare la visuale, mentre le tasche frontali restano accessibili anche con lo zaino indossato. Le aperture sotto le braccia consentono di aumentare la ventilazione durante le fasi più intense della camminata.

KAJKA X-LÄTT 45

Con una capacità di 45 litri (carica fino a 13 chili), il Kajka X-Lätt è uno zaino da trekking progettato per contenere il peso senza rinunciare al comfort e alla stabilità. Il corpo principale è realizzato in Vinylon F, mentre schienale, cintura lombare e tasche laterali utilizzano poliammide riciclata. Il telaio in legno di betulla e il sistema di trasporto regolabile contribuiscono al sostegno del carico e all’adattamento a diverse lunghezze della schiena. Per ridurre ulteriormente il peso, la tasca frontale e altri componenti possono essere rimossi. La tasca interna può inoltre essere utilizzata separatamente come crossbody bag. Con un peso di poco superiore al chilogrammo e componenti principali sostituibili, Kajka X-Lätt 45 unisce praticità e attenzione alla riparabilità ed è disponibile nelle taglie S/M e M/L. Fenix Outdoor Austria Italy GmbH - customerservice@fenixoutdoor.at

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FOCUS PRODOT TO

PAROLA D’ORDINE: PRATICITÀ Grazie a uno stile contemporaneo e dinamico, le proposte di E9 per la FW 27 funzionano ogni volta che servono comfort e libertà di movimento. Sia nella natura sia nella quotidianità urbana

UOMO

DONNA

SALVO

ALY

Praticità e uno stile senza tempo si incontrano in questa overshirt in velluto a coste larghe, pensata per accompagnare le giornate all’aria aperta e i momenti della quotidianità urbana. La chiusura con zip e la fodera interna a quadri aggiungono funzionalità e personalità al capo, creando un equilibrio tra ispirazione workwear e gusto contemporaneo. Le due tasche sul petto sono un dettaglio pratico e distintivo, e valorizzano il design essenziale. La vestibilità regular, invece, assicura comfort e libertà di movimento. Interamente made in Italy, è un capo versatile, ideale per affrontare la stagione più fresca con uno stile autentico, disinvolto e ricercato.

Felpa con cappuccio e zip frontale caratterizzata da personalità, comfort e dettagli originali. Pensata per accompagnare le avventure outdoor e la quotidianità urbana, combina un’estetica giocosa con una linea essenziale, dando vita a un capo versatile e contemporaneo. I bottoni applicati sulle due tasche frontali aggiungono un dettaglio funzionale e ricercato, mentre la patch logo sul lato cuore sottolinea l’identità del brand. La vestibilità slim valorizza la silhouette senza rinunciare alla praticità. Parte della linea Outdoor Concept e interamente made in Italy, è la scelta ideale per chi ama distinguersi attraverso dettagli originali e uno stile dinamico.

E9 - +39 0736.391022 - info@enove.it - e9planet.com

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FOCUS PRODOT TO

CALORE A STRATI Nella linea Hiking FW 26 di Icepeak si trovano capi tecnici che, grazie al sistema a layer e all'impiego di materiali come PrimaLoft, garantiscono massimo comfort e tepore Per Icepeak, l’escursionismo non è un’occasionale fuga verso l’ignoto, ma una scelta di vita. Nasce da queste premesse la linea Hiking FW 26 che, unendo stile, praticità e funzionalità, propone soluzioni adatte sia a chi sta scalando una vetta sia a chi si sta godendo un weekend fuori porta. La collezione è composta da capi facilmente sovrapponibili: strati intermedi tecnici, giacche protettive e baselayer in lana merino che assicurano calore e traspirabilità in diverse condizioni meteo. Tra le proposte ci sono le giacche ibride Dakota, per lei, e Drayton, per lui.

Entrambe hanno dettagli strutturali e tessuti protettivi che le rendono adatte ad affrontare ogni situazione, anche estrema. L’isolamento termico è garantito dallo strato in PrimaLoft, più caldo, morbido e comprimibile rispetto ad altri isolanti, mentre il materiale elasticizzato in quattro direzioni assicura grande libertà di movimento. In entrambe le giacche i componenti principali contengono almeno il 30% di materiale riciclato (in peso, tra tessuto esterno, fodera e imbottitura) e l’imbottitura è realizzata con fibra di poliestere riciclata al 100%.

info@luhta.it - luhta.com

QUANDO IL BUIO NON È UN LIMITE Con un approccio che punta su leggerezza, autonomia e versatilità, Silva amplia la propria proposta con tre lampade frontali SEEK 450 CORD RECHARGE

FREE RUNNER 1100 E FREE SPEED 2500 Pensate per gli sport ad alta intensità, Free Runner 1100 e Free Speed 2500 condividono l'approccio modulare della gamma Free, ma si rivolgono a esigenze differenti. La prima è progettata per il running e punta sulla leggerezza: eroga fino a 1.100 lumen e integra una batteria piatta da 11,1 Wh collegata alla fascia tramite un cavo integrato nel tessuto che riduce il peso sulla testa. La fascia è ultraleggera e regolabile, la tecnologia Silva Intelligent Light combina un fascio potente per illuminare il percorso in lontananza con una luce più ampia per vedere chiaramente nelle vicinanze, mentre la Speed Mode permette di aumentare temporaneamente la luminosità nei tratti più veloci e tecnici. La Free Speed 2500 alza invece l'asticella fino a 2.500 lumen, con una batteria da 36 Wh pensata per garantire autonomia anche durante le attività più lunghe. La dotazione comprende anche power bank, cavo di prolunga da 130 centimetri e luce rossa posteriore di sicurezza. Entrambi i modelli adottano Airflow Technology per ottimizzare il raffreddamento mantenendo la potenza luminosa.

Free Runner 1100

Free Speed 2500

Più compatta e versatile, Seek 450 Cord Recharge è una lampada frontale da 450 lumen destinata tanto all'uso quotidiano quanto alle attività outdoor. Il suo elemento distintivo è il cavo retrattile, che permette di estrarre la lampada dalla struttura e utilizzarla anche come luce portatile. Il formato ridotto e il peso di soli 62 grammi ne facilitano il trasporto, mentre la batteria può essere ricaricata tramite USB-C. Tre modalità di illuminazione - Max, Med e Min - consentono di modulare il fascio, con un'autonomia che arriva fino a 90 ore al livello minimo. Completano la dotazione la tecnologia Silva Intelligent Light, che combina luce spot e flood, la modalità a luce rossa per preservare la visione notturna, la funzione di blocco contro l'accensione accidentale e la resistenza all'acqua.

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FOCUS PRODOT TO

TECNOLOGIA IN VOLO Dai trail alle attività in acqua, HOVERAir X1 Pro Max registra autonomamente ogni momento garantendo immagini di qualità elevata Progettata per accompagnare ogni avventura, HOVERAir X1 Pro Max è la prima flying camera capace di registrare video in 8K a 30 fps, con immagini orizzontali in 8K e verticali in 4K, pensate appositamente per i contenuti social. Oltre all’elevata qualità di immagine, il drone è in grado di seguire autonomamente il soggetto fino a 42 chilometri orari, con picchi che arrivano fino a 60, e integra un sistema avanzato di rilevamento degli ostacoli che consente la frenata attiva a velocità fino a 3 metri al secondo, rendendo le riprese sicure sia in ambienti outdoor che indoor.

QUALITÀ VIDEO / 8K a 30 fps QUALITÀ IMMAGINI / 8K orizzontali e 4K verticali SISTEMA / Omniterrain per riprese in diversi ambienti STABILIZZAZIONE / SmoothCapture 2.0 CAMPO VISIVO / 107° magine e il livellamento dell’orizzonte assicurano riprese fluide e stabili durante ogni movimento.

HOVERAir X1 Pro Max si avvia dal palmo della mano con un semplice tocco o tramite comando vocale, senza l’uso di controller o applicazioni, e offre la possibilità di scegliere tra oltre 10 modalità di volo tra cui Hover, Zoom Out, Follow e Dolly Track, lasciando che la flying camera registri mentre ci si dedica completamente all'attività, senza doversi preoccupare di controllare i movimenti del drone. L’obiettivo con campo visivo di 107° permette di catturare immagini ampie e dinamiche, mentre il gimbal a due assi, la stabilizzazione elettronica dell’im-

Nonostante il peso incredibilmente contenuto, le protezioni delle eliche in HEM, più leggere della fibra di carbonio, garantiscono robustezza, resistenza e capacità di assorbimento degli impatti, caratteristiche necessarie per affrontare qualsiasi avventura. Compatta e potente, la flying camera offre 64 GB di memoria interna, espandibili fino a 1 TB, e la possibilità, attraverso l’app Hover X1, di controllare le modalità avanzate, visualizzare le anteprime live e condividere immediatamente i contenuti.

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Questa giacca da donna, che pesa 320 grammi, è pensata per le attività più intense nella stagione fredda, dallo scialpinismo al trail running. Parte della linea Adrenalite, è caratterizzata da una costruzione che segue le esigenze delle diverse parti del corpo. Sul petto il tessuto Pertex Quantum Air, antivento e antistrappo, trattiene il calore dell’imbottitura sintetica Warmshell Breathe. Nelle altre zone una maglia elasticizzata Warmshell favorisce l’espulsione del sudore, mentre il design ergonomico assicura grande libertà di movimento. Completano il capo il cappuccio aderente, due tasche frontali sul petto e i passapollice. La giacca è monomateriale, una scelta che guarda all’economia circolare. I tessuti, certificati buesign, derivano dal riciclo di bottiglie in PET post-consumo e il trattamento idrorepellente è privo di PFC.

Questa giacca da uomo è realizzata interamente con materiali riciclati ed è costruita attorno ai tre principi della linea Adrenalite: leggerezza, prestazioni e libertà di movimento. Dove servono isolamento e protezione dal vento c’è un ripstop ultraleggero, imbottito con PrimaLoft Gold Insulation Luxe da 100 grammi. Fianchi, sottobraccia, vita, cappuccio e parte della schiena sono invece in Warmshell riciclato, per garantire mobilità e traspirabilità durante le attività ad alta intensità. Leggera e comprimibile, è caratterizzata da un taglio slim e atletico. Il cappuccio si indossa anche sotto il casco e le tasche sono cinque: due esterne con zip e tre interne. Tutti i tessuti hanno un trattamento idrorepellente senza PFC e sono certificati bluesign o Oeko-Tex.

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SNOWCORNER

© Mattia Rizzi

LOCALITÀ

UN INVERNO DI NOVITÀ Nuovi impianti, piste e un’offerta che unisce sci, gastronomia e cultura per vivere la montagna a 360 gradi: ecco le proposte di Kronplatz sulla neve di Sara Canali

Sono tante le novità con cui il comprensorio sciistico Kronplatz, in Alto Adige, si presenta all'appuntamento con l'inverno 2026/2027. Sono state rinnovate le cabinovie Kronplatz 1+2, con cabine più ampie e confortevoli, e Ruis, che collega Passo Furcia alla cima del Kronplatz, mentre sul versante di Valdaora entra in funzione la nuova seggiovia a otto posti Dolomiti. Novità anche sul fronte delle piste, con tre tracciati, Lumen, Weiden e Dolomiti, nuovi o ridisegnati, che si aggiungono ai 125 chilometri di percorsi distribuiti tra i 950 e i 2.275 metri di altitudine. Ma la montagna si vive anche oltre lo sci, tra gastronomia altoatesina, ristoranti d'alta quota e musei dedicati alla cultura alpina, come LUMEN e il Messner Mountain Museum Corones. In occasione della presentazione dell'offerta turistica della località, abbiamo parlato con Thomas Reiter, direttore di Skirama Kronplatz. mento programmato e disponiamo di acqua ed energia sufficienti per alimentare il sistema. Resta fondamentale la temperatura: senza condizioni di freddo adeguate non è possibile produrre neve tecnica.

Sono tre i nuovi impianti: che cosa è stato realizzato?

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I lavori, concentrati durante l'estate, proseguiranno fino all'apertura della stagione, prevista il 28 novembre. Il Ruis è stato completamente rinnovato, con nuove cabine, motore e tecnologia. L’impianto Kronplatz 1+2 è stato completamente ricostruito, con lo spostamento della stazione intermedia più a valle e la rea-

Avete previsto iniziative per rendere lo sci più accessibile?

Con il Dolomiti Superpremière che offre quattro giorni di soggiorno e skipass al prezzo di tre. La promozione è valida dall'apertura della stagione fino al 19 dicembre 2026, nelle strutture aderenti. Un'offerta analoga torna in primavera con i Dolomiti Springdays, dal 20 marzo 2027 fino alla fine della stagione. Th

lizzazione di una nuova pista di collegamento. La nuova seggiovia Dolomiti a otto posti collega infine quota 1.600 a 2.120 metri. Non avete lavorato soltanto sugli impianti, però…

Esatto. A eccezione del Ruis, ogni impianto è accompagnato da nuove piste. Ampliare l'offerta sciistica è fondamentale: gli ospiti vengono soprattutto per sciare e le piste sono importanti quanto gli impianti.

Kronplatz è anche una destinazione per lo sport agonistico?

Sì, ospitiamo numerosi gruppi e atleti che vengono ad allenarsi. Il 19 gennaio è in programma la Coppa del Mondo femminile e molti atleti arrivano in anticipo per prepararsi. Da dicembre a fine marzo, e talvolta fino ai primi di aprile, accogliamo anche bambini e giovani, grazie a sei piste particolarmente adatte agli allenamenti e alle gare.

Come siete organizzati sul fronte dell'innevamento?

L'innevamento tecnico è presente da circa 30 anni e da 25 garantiamo una copertura del 100%. Anche le nuove piste sono dotate di inneva-

UNA IDENTITÀ CHE PARTE DAGLI OSPITI Dolomites rinnova l'immagine del gallo con la corona, mentre il claim

Nel 2023 è nata Kronplatz Brand Società Consortile, che riunisce le associazioni turistiche di Brunico, San Vigilio, Valdaora, Anterselva e Chienes e il consorzio degli impiantisti Skirama Kronplatz. L'obiettivo è promuovere la destinazione sui mercati internazionali con una voce unica e sviluppare una strategia basata sui dati e sulle esigenze degli ospiti. La ricerca, condotta per un anno con l'istituto Kantar attraverso due questionari, uno estivo e uno invernale, ha permesso di approfondire aspettative e percezione della destinazione, individuando anche i principali target. "Le opinioni possono essere tante, ma avevamo bisogno di lavorare sui fatti e sui dati", spiega Marco Comploi, brand & communications coordinator di Kronplatz Brand. I risultati, tradotti in una strategia con il supporto di un'agenzia, hanno guidato il riposizionamento avviato nel 2024 e concretizzato con la stagione invernale 2024-25. Il nuovo marchio Kronplatz

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My Place esprime l'idea di una montagna da vivere secondo i propri ritmi. "Il nostro ospite può fare una camminata di cinque ore un giorno e passare quello successivo in piscina. L'importante è che possa scegliere come vivere la propria vacanza". L'esperienza sulla neve non si esaurisce con l'ultima discesa. Tra una sciata e l'altra, i 40 rifugi e ristoranti tipici di montagna del comprensorio permettono di scoprire la gastronomia altoatesina e una cucina d'alta quota sempre più ricercata. Kronplatz coniuga così impianti tecnoloa M gicamente avanzati, piste curate, esperienze enogastronomiche e culturali d'alta quota, con i musei LUMEN e Messner Mountain Museum Corones, per vivere la montagna anche oltre le piste, tra attività all'aria aperta e occasioni di scoperta. Il tutto nel contesto delle Dolomiti, Patrimonio mondiale UNESCO.

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BUILT FOR THE WAY YOU MOVE. Montagna, sentieri o nuovi orizzonti: SCRAMBLER HOODIE JACKET è progettata per seguirti ovunque. Grazie alla tecnologia DOUBLE WAVE, unisce leggerezza, resistenza e libertà di movimento in una giacca versatile, pronta ad adattarsi al tuo ritmo e accompagnarti sempre più lontano.

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SNOWCORNER EVENTI

DUE GIORNI AD ALTENMARKT, DOVE TUTTO COMINCIA L'esperienza dell'Atomic Sport Pro Summit 2026 in Austria ha rafforzato il legame tra l'headquarter e chi porta il brand sul territorio, in vista della stagione invernale 26/27 di Chiara Beretta

Due giornate di confronto, formazione e condivisione in casa Atomic per approfondire i processi produttivi e lo sviluppo di sci e scarponi, del mondo racing e del progetto Juniors to Champions. L’obiettivo? Arrivare alla stagione invernale 26/27 rafforzando ulteriormente sia le competenze, sia il rapporto con sci club, retailer e mondo b2b. Si può riassumere così l’Atomic Sport Pro Summit 2026, che si è svolto lunedì 21 e martedì 22 settembre presso l’headquarter Atomic di Altenmarkt, in Austria. “Per la prima volta, la nostra famiglia di Sport Pro italiani è entrata nel cuore di Atomic”, ha detto Luca Tavian, event & sponsorship manager. Con Sport Pro si intende un gruppo selezionato di professionisti della neve, quindi maestri di sci con qualifiche che vanno da quella di allenatore a quella di istruttore nazionale. “Riunirli nel nostro headquarter è stato un momento speciale, fatto di condivisione, passione e appartenenza. Un’iniziativa di successo che vuole rafforzare il legame con il brand e con tutte le persone che ogni giorno fanno risplendere la stella di Atomic”. Il gruppo Atomic Sport Pro coinvolto comprende, nello specifico, Nicola Bettuzzi, Matteo Blanc, Iwan Bormolini, Loris Bonelli, Matteo Brandini, Michele Brivio, Christian Ciprian, Nicolò Colombi, Giorgio Cordone, Stefano Cordone, Emilio Donizetti, Maurizio Feller, Wilhelm Frontull, Fabio Guidoreni, Edoardo Longo, Omar Longhi, Antonello Merola, Lorenzo Perlotti, Alain Pini, Malvina Sommo, Normann Tagliabue, Marco Vavassori, Edoardo Zardini e Mario Zanotta. La prima giornata, lunedì 21 settembre, si è aperta con l’Italian Team Meeting, un momento di confronto tra il gruppo italiano e i coordinatori Atomic IT. Sono seguiti gli incontri con i reparti Research & Development dedicati a scarponi e sci, una fase centrale del Summit 2026 che ha permesso di approfondire direttamente con i responsabili tecnici temi legati a progettazione, sviluppo, performance e continua evoluzione del prodotto, mettendo in relazione il lavoro svolto dall’headquarter e chi conosce le esigenze che emergono sul campo. Nello specifico, la sessione R&D Boots ha visto protagonisti Jason Roe, Atomic bu director alpine skiboots; Matthew Manser, senior product manager boots; e Gerhard Reiter, R&D manager boots. L’appuntamento R&D skis, invece, è stato guidato da Gerhard Gappmaier, senior product manager alpine skis. Martedì 22 settembre il programma è ripartito con una seconda sessione dell’Italian Team Meeting e ha poi lasciato spazio a un altro tema strategico per Atomic: il Racing e il progetto internazionale Juniors to Champions, attraverso il quale il brand sostiene e accompagna le nuove generazioni di atleti.

Jason Roe, Atomic bu director alpine skiboots

Ha completato l’esperienza il Factory Tour con l’APC Tour Team, per vedere da vicino Italia. Questi professionisti mettono ogni giorno esperienza, competenza tecnica

dove e come nascono i prodotti. Con queste due giornate ricche di incontri e confronti, il Summit 2026 ha

e conoscenza del prodotto al servizio di sci club, allenatori, maestri di sci, atleti,

voluto portare per la prima volta tutti insieme gli Sport Pro direttamente nel cuore

rivenditori e appassionati, facendo da ponte tra il marchio austriaco e il mondo

di Atomic, là dove prodotti e tecnologie vengono studiati, sviluppati e realizzati,

dello sci italiano. Ed è proprio questa relazione che Atomic vuole rendere sempre

creando un confronto diretto con le persone che lavorano quotidianamente alla

più stretta e bidirezionale. Il vero senso del Summit in fondo è tutto qui: da un lato

loro evoluzione. Un’esperienza pensata non soltanto per aggiornare e approfon-

portare sul territorio le conoscenze, l’innovazione e la cultura del brand, dall’altro

dire le competenze tecniche, ma anche per alimentare uno scambio di esperienze

far arrivare ad Altenmarkt le esperienze e le esigenze che emergono dal mercato.

tra l’headquarter e chi vive ogni giorno il mercato e la neve sul territorio. Un pas-

Perché ricerca e tecnologia acquistano ancora più valore quando a portarle sulla

saggio tutt’altro che formale, se si considera il ruolo che gli Sport Pro svolgono in

neve sono persone preparate, capaci di trasmetterne il senso a chi le userà.

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10-12/01/2027 Bolzano

International B2B Trade Show for Snow Sports and Outdoor

Il punto d'incontro per negozianti e noleggiatori di articoli sportivi invernali e outdoor

Un intero padiglione dedicato all'outdoor invernale

www.prowinter.it


SNOWCORNER

© Mattia Rizzi

POLTRONE

Flavio Roda, presidente FISI

RODA NON RAGGIUNGE IL QUORUM: LA FISI TORNA ALLE URNE Le elezioni devono essere convocate entro 90 giorni, ma la stagione invernale imminente potrebbe portare a un rinvio di Gabriele Pezzaglia

Tutto da rifare per la presidenza della Federazione Italiana Sport

Noris, già vicepresidente FISI e presidente dello sci club Zanetti Goggi,

Invernali. Il presidente in carica Flavio Roda non riesce a raggiungere lo

ha raggiunto un importante consenso, con una campagna organizzata

sbarramento del 67% richiesto per la quarta elezione e così l’assemblea

un po’ frettolosamente, ma che è parsa incisiva, visto il risultato. È vero

elettiva, svoltasi sabato 10 ottobre a Verona, slitterà nei prossimi mesi.

che il voto a Noris potrebbe essere in parte anche di protesta (si prevede-

Il dirigente bolognese si ferma al 57,88% e gli altri due candidati non rag-

vano più schede bianche), ma il risultato è stato buono dal punto di vista

giungono la metà più uno dei consensi. Il bergamasco Antonio Noris con-

numerico e così si ricandiderà alla prossima tornata elettorale. Certo, la

quista il 35,97% e il bellunese Roberto Bortoluzzi uno striminzito 2,52%.

battaglia dell’ingegnere orobico è tutt’altro che facile, anche perché si

Le schede bianche sono state invece il 3,63%. Dopo aver allenato Alberto

rimescoleranno completamente le carte. La situazione non è semplice,

Tomba e diretto sul campo le compagini di sci alpino, Roda è stato eletto

la base appare disorientata. Per questo giustamente Roda, dopo un pri-

per la prima volta presidente della FISI nel 2012. Ha avuto il grande merito

missimo desiderio di dimettersi causato dalla delusione, traghetterà la

di risollevare le sorti finanziarie della federazione. Una situazione davvero

FISI fino alle nuove elezioni, che dovranno essere indette entro 90 giorni

precaria, quasi al collasso: bilanci in rosso, poche sponsorizzazioni, sti-

dall’assemblea veronese. Tuttavia, essendo ormai all’inizio della stagione

pendi dei tecnici sovente in estremo ritardo. Roda ha saputo cambiare

invernale, si potrebbe arrivare a una sensata proroga a fine inverno. Sarà

marcia, attirando sponsor e gestendo la quotidianità con efficienza ed

battaglia all’ultimo voto, con tanti attori in campo? Roda, da regola-

efficacia, collezionando sotto la sua gestione innumerevoli trionfi fino alle

mento, non potrà più ricandidarsi. Certo, oggi non si può parlare di cor-

19 medaglie olimpiche di Milano Cortina 2026.

renti e gruppi, o almeno in misura ridotta rispetto al passato. Le elezioni del mondo della neve hanno mostrato una base attenta, responsabile, che

Ma non è bastato. Metti il fisiologico e oggettivo desiderio ciclico di

non ascolta il “capo corrente” di turno.

cambiamento, metti la costante accusa di eccessivo centralismo e scarsa collegialità, metti soprattutto un errore tattico a fidarsi dei presidenti dei

Roda ha sbagliato a fidarsi dei comitati? Forse. Noris e Bortoluzzi

comitati regionali delle realtà del nord. Questo millantato consenso dei

ne hanno approfittato. Intanto l’inverno agonistico entra nel vivo con un

comitati regionali settentrionali non solo ha colpito Roda in prima per-

Roda a termine. E proprio in questi giorni si osservano attacchi grosso-

sona il giorno dell’assemblea, ma lo aveva probabilmente convinto a can-

lani, superficiali, inadeguati alla dirigenza FISI. Attacchi che non vanno

didarsi anche quando poteva lasciare spazio a un suo uomo. Un errore,

ricondotti alle società affiliate. È la ricorrente demagogia che sfrutta in

insomma, anche perché a votare sono le società, la base costituita dai

maniera discutibile le tragiche morti di Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso

club, che ormai pensa, agisce, vota senza essere per forza “blindata”.

per fare campagna elettorale.

PARTE CON LO SHOOTING LA COLLABORAZIONE CON IL POOL SCI ITALIA Il 9 e 10 ottobre si è svolto lo “shooting FISI 2026”, due giornate dedicate agli atleti delle Squadre Nazionali dello Sci Alpino che hanno visto anche la partecipazione del Pool Sci Italia. Lo shooting, realizzato in stretta collaborazione con FISI – Federazione Italiana Sport Invernali, ha permesso di produrre contenuti fotografici destinati ad accompagnare la comunicazione della nuova stagione. Il rapporto tra il Pool Sci Italia e gli atleti azzurri va ben oltre la semplice fornitura dei materiali. Il confronto costante tra atleti, tecnici, skiman e reparti di ricerca e sviluppo delle

aziende rappresenta un elemento fondamentale nel processo di evoluzione dell’attrezzatura. “Dietro ogni atleta azzurro c’è anche il lavoro, la competenza e la capacità di innovare delle aziende che lo accompagnano nella sua crescita agonistica; è questa la forza del Pool Sci Italia, 27 marchi di riferimento che, pur competendo sul mercato, condividono un obiettivo comune: mettere il meglio della propria tecnologia al servizio dello sci alpino italiano”, ha detto Alessio Meda, presidente del Pool Sci Italia.

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SNOWCORNER LAFUORI

VIAZ Per vie traverse a cura di Marrano

A beneficio di chi non lo avesse mai sentito nominare prima, nelle Alpi orientali, il Viaz o Vioz a seconda della parlata locale, è un termine che indica sentieri di alta montagna non convenzionali, ovvero non mappati dalla cartografia ufficiale del CAI o di altre organizzazioni territoriali. Tracce del passato con nomi segreti, conosciuti solo da esperti locali, a volte anonimi; percorsi custoditi da tempi remoti nella memoria di cacciatori, bracconieri, contrabbandieri, migranti montanari in moto perpetuo di valle in valle per i piccoli scambi locali; passaggi al limite, varchi spesso vertiginosi per comunicare fra mondi solo apparentemente lontani, quando le montagne si percorrevano esclusivamente a piedi, per necessità e non per svago. Oggi i Viaz, o Vioz per non far torto a qualcuno, sono diventati i fuoripista dei moderni escursionisti alla ricerca di un’esperienza alternativa, mossi dal desiderio di evasione in un misto di paura e di attrazione verso l’ignoto. Uno stile di escursione non certo alla portata di tutti ma che molti vorrebbero provare, per raccontarla gigioneggiando sui social, con gli occhiali sportivi infilati sopra il cappello e in mano l’immancabile birretta di fine gita. Ma non tutti i Viaz sono uguali, ovvero non sono uguali le esperienze che su di essi si consumano. Si differenziano a seconda di dove hai avuto la fortuna o la disgrazia di nascere. Per noi privilegiati dell’outdoor da copertina, possono essere l’eccitante emozione di un sabato da leoni, per altri l’unica via per scappare dalla disperazione.

Ci si chiede infatti se siano Viaz anche quei sentieri percorsi dai profughi ucraini in fuga dalla guerra attraverso le montagne al confine con la Romania, una fuga che nessuno di loro si sarebbe mai immaginato di dover affrontare… Non è una di quelle notizie che conquistano le prime pagine dei giornali, normalmente più interessati a riportare la cronaca dell’ennesimo recupero di qualche escursionista affaticato e disperso su un banale sentiero CAI di mezza montagna. È il racconto che mi è stato fatto recentemente da una giovane soccorritrice dei SALVAMONT, con tanto di stemma sul petto. Perché sì, per chi non lo sapesse, esiste anche in Romania un sistema di soccorso in montagna e anche particolarmente addestrato, capace di operare in condizioni del tutto paragonabili alle blasonate unità della nostra regione alpina. Con un velo di comprensibile malinconia gitana, la giovane riferisce vicende incredibili che testimoniano il dramma umano di persone a cui il destino ha assegnato un finale distopico. Famiglie cittadine in assetto improbabile, equipaggiate con borse della spesa piene di vestiti utili solo per una gita al supermercato, disperse in un ambiente impervio del quale forse non avevano nemmeno mai sentito parlare. A volte sono persone stanche in vista della salvezza, in altri casi la salvezza non la vedranno mai, raccolte dalle pietose mani dei soccorritori ai piedi di una parete o in fondo a un canalone che le avrebbe dovute condurre profughe, per via traverse, lontane dalla guerra. Sono state quasi 200 nel 2026, un numero forse destinato ad aumentare. Il loro Viaz finisce lì, non sul feed di Instagram con la birretta in mano a caccia di like.

*Lafuori. Una pagina pubblicitaria in meno, uno spunto di riflessione in più. Lafuori non è un nuovo brand outdoor fondato da due giovani mountain runners appassionati di climbing. Non è l’account Instagram di un influencer. Non è nemmeno il nome di una falesia segreta di un’isola sconosciuta del Mediterraneo o di un hotspot di Hokkaido dove cade la neve più polverosa del mondo. Lafuori è il titolo del contro editoriale di Outdoor Magazine. Un racconto libero e disincantato dell’outdoor scritto sotto mentite spoglie.

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