Periodico mensile - Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - Conv. in Legge 46/2004 Art.1 Comma 1 LO/MI In caso di mancato recapito, inviare all’ufficio postale di Roserio per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa
Anno 19 - Num. 9 - 2026
EVENT I
SPECIALE SOSTENIBILITÀ
FOC U S ON
Il TOR
Numeri, report,
C.A.M.P.
dei record
interviste e iniziative
Verticality Hub
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Versante™ Instant Versatility
Versante™ porta l’esperienza della montagna nella vita di ogni giorno. Una collezione essenziale, trasversale e versatile, che trova in Arte Sella un luogo affine per raccontare arte, territorio e identità. Opera monumentale: Infinitum | di Gianandrea Gazzola, 2018
Anno 19 - Numero 9 - 2026
PUNTO IOG
10 La stagione estiva dell’outdoor #INSIDETHERACE
12 Il movimento italiano dello skyrunning EVENTI
14 Tor des Géants 16 Sul Fellaria con The North Face 18 Yunka Festival FOCUS ON
20 Verticality Hub di C.A.M.P. INTERVISTE
22 Eleonora Mion, head of marketing Italia di COROS FOCUS COLLEZIONE
24 Versante FW 26/27 di Montura #MONTURAPEOPLE
25 Arte Sella: radici comuni ACTIVE TRAVEL
26 Action Painting in Norvegia
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FOCUS SHOP
28 La Sportiva Store ad Arco FOCUS PRODOTTO
30 Kayland, Ternua 32 Nordsen, Trezeta 33 Kong 34 E9, Rock Experience 35 La Sportiva
SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
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DATI & STATISTICHE
38 Il report sul fine vita delle calzature NOVITÀ
40 Le nuove regole UE sul packaging 41 MagNet diventa membro EOCA 41 Single Use Plastics Project di EOG FOCUS ON
42 Valori e obiettivi di GreenroomVoice 45 “Gocce di Montagna” di AKU EVENTI
43 Performance Days 2026 INTERVISTE
44 Come Giovanni Calvi e Cesare Mauri hanno ripulito lo Stelvio 49 Saskia Bloch, global sustainability director di Fjällräven BRAND PROFILE
46 Le sfide circolari di Rematrix REPORT
48 La sostenibilità di Oberalp nel 2025 50 New Shapers Run di Salomon
EDITORIALE
Il flusso delle cose Ci sono due citazioni che hanno attirato la mia attenzione mentre rileggevo gli articoli di questo numero per le ultime correzioni prima di andare in stampa e cercavo qualche spunto per l’editoriale. La prima è di Giacomo Bianchi, presidente di Arte Sella. “Per me, che sono ingegnere di formazione, a volte è difficile non avere il controllo su ciò che accade, poiché vorrei che tutto dipendesse da me. Arte Sella mi ha insegnato ad accettare che spesso il controllo non può esserci e non deve neppure esserci; è una bellissima scuola non soltanto dal punto di vista lavorativo, ma anche per il modo in cui, per certi versi, insegna a impostare la vita: lasciarsi andare e permettere alle cose di scorrere e accadere. A volte abbiamo in mente un piano e vorremmo concretizzarlo immediatamente; poi, per diverse ragioni, dobbiamo posticiparlo e si aspetta che arrivino le condizioni giuste. È un modo di essere e di vivere: imparare a stare nel flusso delle cose, sapendo che qualcosa si può controllare e qualcos’altro, invece, semplicemente accade”. La seconda, più breve, è di Irene Tabanelli, maestra di sci e artista. “La pittura smette di essere solo un atto di controllo e diventa un confronto diretto con una forza fisica reale”. Due affermazioni apparentemente slegate. Poi però, leggendo la consueta rubrica Punto IOG, a cura dell’Italian Outdoor Group, ho unito i punti del ragionamento, tracciando delle linee tra una riflessione e l’altra, come nelle piste cifrate della Settimana Enigmistica, per dare forma a un disegno chiaro. “Il mondo dell’outdoor, in Europa come in Italia, si trova a confrontarsi contemporaneamente con diversi fenomeni: la riduzione del potere d’acquisto, la concentrazione dei punti vendita, il cambiamento nel modo di vivere l’outdoor e una crescita della domanda su alcuni brand particolarmente attrattivi per il consumatore”, si legge nella riflessione dell’Italian Outdoor Group.
Nella pagina dedicata al Punto IOG vengono affrontati anche altri aspetti, dalla congiuntura internazionale all'interesse per un abbigliamento outdoor sempre più legato all’urban style e alla vita quotidiana, fenomeno del quale non sembrano beneficiare in particolare i rivenditori specializzati di settore. Ce ne sarebbe abbastanza per chiudere in fretta il cahier de doléances e mettere la testa sotto la sabbia, come lo struzzo. Invece la risposta arriva sempre dal Punto IOG: “In sintesi, il mondo dell’outdoor rimane un settore vivo, soprattutto se confrontato con altri comparti, ma è un mercato che sta cambiando rapidamente e che oggi presenta molte più frammentazioni rispetto al passato. La sfida per il nostro settore sarà quindi capire come trasformare la crescente voglia di outdoor in valore per tutta la filiera, accompagnando l’evoluzione del consumatore senza perdere quella competenza, quella specializzazione e quella cultura outdoor che rappresentano ancora uno dei punti di forza del nostro mercato”. Possiamo fare previsioni, budget e bilanci, cercando di capire il presente e prevedere il futuro, ma non avremo mai la bacchetta magica, come individui e come aziende. “Qualcosa semplicemente accade”. E non si può impedirlo, sarebbe come fermare l’acqua con le mani. Bisogna sapere accettare che è impossibile controllare tutto, bisogna reagire, cambiare, adattarsi. Un messaggio neppure così nuovo, dalla teoria darwiniana all’antifragilità di Taleb. Un messaggio che permea anche le pagine dedicate allo Speciale sostenibilità, un mondo dove la Direttiva UE 2024/825 sulla comunicazione del concetto stesso di sostenibilità e il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi portano nuove norme che comportano un ripensamento di tutto il processo, dalla progettazione al marketing e allo smaltimento. Adempimenti che, con il giusto atteggiamento, possono trasformarsi in opportunità e non solo burocrazia e maggiori costi.
Claudio Primavesi claudio.primavesi@mag-net.it
Editore: MagNet Srl SB Direttore responsabile: ANGELO FRIGERIO Direttore editoriale: CLAUDIO PRIMAVESI Contributors: PIETRO ASSERETO, MANUELA BARBIERI, CHIARA BERETTA, TATIANA BERTERA, GIACOMO BIANCHI, BENEDETTA BRUNI, SARA CANALI, MATILDE MARELLI, MAURIZIO TORRI Art Director: ROSANGELA BARNI
IN COVER: CMP
Redazione: Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) Via Tertulliano, 68 - 20137 Milano Tel. +39 02.87245180 - Fax 02.87245182 redazione@outdoormagazine.it outdoormagazine.it
Stampa: Ingraph - Seregno (MB) - Anno 19 - N. 9 - 2026 Periodico mensile. Registrazione al Trib. di Milano n.186 del 20 marzo 2007. Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 novembre 2007 Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 - conv. in L. 46/2004 Art.1 Comma 1 - LO/MI Una copia 1.00 euro. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati in suo possesso. Tali dati saranno utilizzati per la gestione degli abbonamenti e per l’invio di informazioni commerciali. In base all’Art. 13 della Legge n° 196/2003, i dati potranno essere rettificati o cancellati in qualsiasi momento scrivendo a: MagNet Srl SB Responsabile dati: Benedetto Sironi
Chiuso in redazione il 5 ottobre 2026
Outdoor Magazine
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Altitude Marker: 3.670m The New Mountaineering Ortles Collection
Mountains are spaces of possibility. Every step brings new choices, every peak a moment of inspiration.
NEWS
ECONOMIA
ARTICOLI SPORTIVI, UN'INDUSTRIA DA 675 MILIARDI DI DOLLARI Secondo il report "The Industry that Moves the World", realizzato da World Federation of the Sporting Goods Industry (WFSGI) e dalla società di consulenza Oliver Wyman, l'industria mondiale degli articoli sportivi genera ogni anno circa 675 miliardi di dollari di PIL e sostiene 28 milioni di posti di lavoro, uno ogni 125 a livello globale. Il report stima che il contributo raggiunga lo 0,6% dell'economia mondiale, quanto il PIL del Belgio. Il settore genera inoltre 120 miliardi di dollari di gettito fiscale diretto (230 miliardi con effetti indiretti) e negli ultimi dieci anni i brevetti legati allo sport sono cresciuti del 7,6% annuo. Tra le criticità, un dazio medio del 14,1%, quasi tre volte la media sui beni scambiati a livello internazionale
Aluula Composites, azienda canadese di scienza dei materiali, ha chiuso il terzo trimestre fiscale 2026 (terminato il 31 luglio) con vendite pari a 2,47 milioni di dollari canadesi (1,53 milioni di euro), in crescita del 16% rispetto ai 2,12 milioni dello stesso periodo 2025, trainate dal segmento Performance Outdoor (+16%, 2,22 milioni di dollari, 1,38 milioni di euro) e da Commercial Industrial (+23%, 247.000 dollari, 153.500 euro grazie a collaborazioni con brand leader come Arc'Teryx e Black Diamond). Il fatturato da inizio anno sale del 58%, a 7,86 milioni di dollari (4,88 milioni di euro). Il margine lordo scende al 32% (dal 41%) per costi transitori legati all'espansione produttiva. L'azienda prosegue l'ampliamento dello stabilimento di Vancouver, con accesso completo previsto a ottobre 2026, e chiude il trimestre con 12,6 milioni di dollari (7,83 milioni di euro) di liquidità.
© Aluula
ALUULA, VENDITE DEL Q3 IN CRESCITA DEL 16%
NIKE ESCE DALL’INDICE S&P DOPO QUASI 18 ANNI Nike è uscita dall’indice S&P 100 lo scorso 21 settembre, nell'ambito del riequilibrio trimestrale che l'agenzia Standard & Poors descrive come necessario a mantenere ogni indice più rappresentativo della propria fascia di capitalizzazione. Il gruppo aveva fatto il suo ingresso nell'indice riferito all'andamento delle azioni delle 100 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione nel dicembre 2008, restandovi per quasi 18 anni. La capitalizzazione di Nike si è ridotta a circa 60 miliardi di dollari, dai 280 miliardi toccati a novembre 2021: il titolo ha chiuso la seduta del 4 settembre a 38,40 dollari, ben lontano dal massimo storico di 161,91 dollari segnato il 5 novembre 2021, quando il valore di mercato dell'azienda risultava quasi cinque volte superiore a quello attuale.
MAGNET ACQUISISCE OUTDOORTEST.IT E RAFFORZA LA PROPRIA STRATEGIA B2C media della nostra casa editrice, affiancando un percorso di validazione dei prodotti fondato su test indipendenti. L'integrazione nasce da una collaborazione pluriennale nell'organizzazione dello Skimofestival; direzione editoriale e rete di tester restano quelle attuali, con impegni già in calendario tra cui i test invernali a Cervinia e ISPO Amsterdam come media partner. "Quello che portiamo in MagNet è un metodo di prova costruito in sedici anni, non un archivio di articoli", ha dichiarato Alfredo Tradati. Per Benedetto Sironi, ceo di MagNet, “Questa operazione rappresenta per MagNet un passaggio importante nel percorso di crescita e ampliamento della nostra offerta, rafforzando in modo significativo il presidio sul pubblico consumer. Allo stesso tempo, l’esperienza, la competenza e la credibilità costruite da Outdoortest.it sono un patrimonio importante sul quale vogliamo investire, sviluppando nuove sinergie con i nostri media ed eventi”.
MagNet ha annunciato l'acquisizione di Outdoortest.it, testata fondata e diretta da Alfredo Tradati, riferimento in Italia per i test sul campo di attrezzatura e abbigliamento tecnico da montagna. L'operazione ha effetto da settembre 2026 e rafforza la strategia multicanale della nostra casa editrice, integrando una testata attiva dal 2010 con un aggiornamento quotidiano. Outdoortest.it porta in dote oltre mezzo milione di utenti negli ultimi dodici mesi, il 74% del traffico da ricerca organica e una rete di tester attiva su dodici categorie di prodotto dallo sci allo scialpinismo, escursionismo, trail running, arrampicata, MTB. Il pubblico è composto per il 34% da donne, legge per il 71% da smartphone, e il sito ha relazioni consolidate con 70 marchi outdoor e 16 tra fiere ed eventi partner. Per le aziende che lavorano con MagNet, l'operazione significa un ulteriore e potente mezzo di comunicazione al pubblico finale, un target sempre più centrale anche per tutti i
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NEWS
- APERTURE DECATHLON: IN ITALIA ARRIVA IL FRANCHISING. OBIETTIVO 91 PUNTI VENDITA Decathlon Italia apre al franchising con l’obiettivo di aumentare la capillarità del brand e raggiungere nuovi bacini urbani e destinazioni turistiche di mare e montagna. Il progetto si affianca alla rete esistente di punti vendita diretti, creando un modello ibrido. La strategia, in realtà, non è inedita per il colosso francese. Decathlon, da circa 20 anni, adotta il franchising in diversi mercati internazionali, soprattutto in Paesi nei quali è complesso sviluppare una rete diretta. La novità assoluta è proprio l’introduzione di questa modalità nei mercati europei in cui l’azienda dispone già di una presenza consolidata, come l’Italia. Per sviluppare la nuova rete, cosa che avverrà nell’arco dei prossimi quattro anni, Decathlon ha già individuato 91 potenziali location distribuite in tutte le regioni dello Stivale.
© Satisfy
© Satisfy
SATISFY APRE I SUOI PRIMI SPAZI PERMANENTI A PARIGI Il brand francese di abbigliamento running e trail Satisfy ha annunciato l’apertura dei suoi primi spazi permanenti, a Parigi: Satisfy Supply e Satisfy Fuel Station. Il primo ospita l’intera gamma di abbigliamento tecnico e calzature, mentre il secondo è dedicato a idratazione e nutrizione per i runner. Più che un tradizionale negozio di running, lo spazio è pensato come una porta d’accesso all’intero immaginario del brand, tra trail running, musica, arte e vita all’aria aperta. Si tratta di una novità interessante per il marchio, che finora è stato un rivenditore prevalentemente online, con una ristretta selezione di partner retail e occasionali pop-up stagionali o temporanei, come quello di Chamonix. Entrambi gli spazi permanenti hanno aperto venerdì 4 settembre 2026.
CISALFA INVESTE UN MILIONE DI EURO A PARMA Cisalfa Sport ha annunciato l’inaugurazione del primo punto vendita a Parma, presso il Parma Promenade, frutto di un investimento di oltre un milione di euro. L’apertura segna una tappa importante nel percorso di crescita dell’azienda in Emilia-Romagna che, con 16 negozi nella regione, oltre 200 collaboratori e un fatturato pari a 40,5 milioni di euro per il 2025, continua a consolidare la propria presenza sul territorio. Il nuovo negozio, che prevede l’assunzione di 15 nuovi collaboratori, si sviluppa su oltre 1.300 mq di superficie di vendita e offre ai visitatori un assortimento composto da più di 2.600 referenze suddivise per oltre 50 brand, tra i quali Nike, adidas, Puma, Salomon e New Balance, oltre a marchi proprietari Cisalfa Sport quali 8848, Carnielli, Abc, Dack’s e Best Company.
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PEONIA maglia in tessuto elasticizzato traspirante, con un tocco morbido al tatto e piacevole da indossare
Oltre l’orizzonte, il mondo si apre, l’avventura prende forma, Nordsen cammina con te
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NEWS
- POLTRONE STEFAN RAINER NUOVO CEO DI OBERALP Dal primo ottobre Stefan Rainer ha assunto il ruolo di ceo del Gruppo Oberalp, succedendo a Christoph Engl, alla guida dell’azienda dal 2018. Il passaggio ha aperto una nuova fase per il Gruppo nato in Italia e cresciuto fino a diventare una brand house di livello internazionale che oggi gestisce 17 marchi, sette dei quali di proprietà. Stefan Rainer ha maturato oltre 20 anni di esperienza all’interno del Gruppo, ricoprendo ruoli in diverse funzioni aziendali. Il passaggio di consegne è avvenuto nel segno della continuità. Christoph Engl, dopo otto anni alla guida, continuerà infatti a collaborare con Oberalp e dal 1° gennaio 2027 assumerà il ruolo di senior advisor, occupandosi di specifici progetti strategici, tra cui lo sviluppo delle licenze internazionali dei marchi del Gruppo in Asia.
THE LYCRA COMPANY NOMINA HUA DU CHIEF EXECUTIVE OFFICER The LYCRA Company ha annunciato il 15 settembre la nomina di Hua Du a chief executive officer. Con questa assegnazione, l’azienda apre una nuova fase dopo aver completato la ristrutturazione finanziaria. Du succede a Dean Williams, che continuerà a svolgere il suo incarico di chief financial officer. Du vanta 30 anni di esperienza manageriale nei settori della chimica specializzata e delle biotecnologie, durante i quali ha guidato percorsi di crescita all’interno di realtà internazionali. Più di recente, ha ricoperto il ruolo di ceo di Grobest Group, dove ha portato avanti un ampio processo di trasformazione. In precedenza, ha assunto ruoli dirigenziali di primo piano e ha gestito le attività relative ai materiali elettronici di Rohm and Haas in Asia.
CATHRINE STANGE ALLA GUIDA DI BERGANS OF NORWAY Bergans of Norway ha nominato Cathrine Stange nuova ceo dell’azienda dopo aver annunciato, lo scorso agosto, che Silje Garberg Ree avrebbe lasciato l’incarico entro la fine dell’anno per diventare ceo di Brav, il Gruppo proprietario dei marchi Swix, Lundhags, Helsport e Toko. Stange ha assunto il nuovo incarico dal 1° ottobre dopo essere stata ceo ad interim di Brav da agosto 2026. La manager vanta una lunga esperienza nel settore outdoor: da novembre 2023 ad agosto 2026 è stata ceo di Janus Wool, uno dei più antichi produttori europei di intimo in lana, mentre in precedenza ha ricoperto per nove anni il ruolo di ceo di Devold of Norway, specializzata nella produzione di capi in lana.
- RESPONSABILMENTE LUHTA SPORTSWEAR COMPANY OTTIENE L’ESG TRANSPARENCY AWARD Il prestigioso ESG Transparency Award è l’ultimo riconoscimento, in ordine di tempo, a testimoniare l’impegno di Luhta Sportswear Company verso la trasparenza e il miglioramento continuo. Un premio internazionale in linea con il modo di essere dell’azienda, che si impegna a comprendere e gestire gli impatti della propria attività lungo l’intera catena del valore. Per questo sono state anche migliorate le informazioni e la tracciabilità dei prodotti attraverso un innovativo progetto pilota di Digital Product Passport. La trasparenza non è l’unico traguardo raggiunto dall’azienda finlandese che, negli ultimi anni, si è distinta in diversi ambiti di quella che oggi è definita “sostenibilità”. Luhta Sportswear Company si è anche fatta promotrice dei diritti umani lungo tutta la catena del valore, grazie al rafforzamento dei processi di due diligence in conformità ai principi delle Nazioni Unite e dell’OCSE, avviando al contempo un piano dedicato alla promozione di salari dignitosi lungo tutta la catena di fornitura. Dal punto di vista dell’impegno sociale, la realtà nordica è stata insignita anche del Finland’s Most Active Workplace Award 2026, che riflette la convinzione che un’azienda sostenibile nasca da persone coinvolte, motivate e in buona salute. Il Gruppo ha inoltre ribadito il suo impegno climatico basato su evidenze scientifiche: gli obiettivi a breve e lungo termine sono stati infatti ufficialmente approvati dalla Science Based Targets initiative (SBTi). Per sostenere questi ambiziosi obiettivi, è stato sviluppato un piano di transizione climatica e così come analisi di scenario climatico in linea con le raccomandazioni della TCFD. Senza dimenticare la tutela della biodiversità e degli ecosistemi naturali, attraverso l’avvio di un processo di valutazione degli impatti diretti delle proprie attività.
Scopri di più sull’impegno per la sostenibilità di Luhta Sportswear Company
luhta.com
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NEWS
- EVENTI FJÄLLRÄVEN POLAR TORNA NEL 2027 A trent’anni dalla prima spedizione, Fjällräven Polar torna nel 2027 e invita ancora una volta persone provenienti da tutto il mondo a confrontarsi con uno degli ambienti più affascinanti e impegnativi del pianeta: la tundra scandinava. Dal 31 marzo al 5 aprile 2027, 20 partecipanti percorreranno circa 300 chilometri attraverso l’Artico scandinavo, guidando ciascuno la propria slitta e imparando a gestire e nutrire i cani, preparare il campo, cucinare all’aperto e dormire in tenda o sotto il cielo artico, adattandosi a un ambiente dove le temperature possono raggiungere i 30 °C sotto zero. Saranno i partecipanti a svolgere gran parte delle attività, ma potranno sempre contare sul supporto del team Fjällräven e di musher professionisti. Le candidature sono aperte dal 29 settembre e resteranno attive fino al 3 novembre.
I RAGNI DELLA GRIGNETTA FESTEGGIANO 80 ANNI CON IL LECCO CLIMBING FESTIVAL Per celebrare gli 80 anni, il Gruppo Ragni ha organizzato la prima edizione del Lecco Climbing Festival, una manifestazione aperta alla città e al pubblico che trasformerà il centro storico, il lungolago e le piazze di Lecco in un palcoscenico verticale per tre giorni, dal 16 al 18 ottobre. L’iniziativa vuole essere molto più di una ricorrenza autoreferenziale, quanto piuttosto un omaggio all’alpinismo italiano e internazionale, alle sue storie umane e alla cultura della montagna che ha reso Lecco unica al mondo. Nelle tre giornate si susseguiranno talk, incontri con grandi nomi dell’alpinismo e dell’arrampicata internazionale e presentazioni nei teatri e nelle piazze della città. Tutti gli eventi sono gratuiti.
CAMBIO AL VERTICE DEI GIOCHI OLIMPICI FRANCESI ALPES 2030 Dopo soli 18 mesi in carica, si è dimesso Edgar Grospiron, presidente di Alpes 2030 e figura centrale del comitato organizzatore. Dal 14 settembre Vincent Roberti è stato scelto come presidente ad interim, in attesa della nomina definitiva di un successore. Un cambio ai vertici che solleva dubbi sulla governance dei prossimi Giochi olimpici invernali. Come riportato da Reuters, le principali realtà interessate dai Giochi a fine agosto avrebbero comunicato al Comitato Olimpico Internazionale che il rapporto di fiducia con il presidente si era incrinato, mentre sette mesi fa erano già arrivate le dimissioni dell’amministratore delegato Cyril Linette, dovute a disaccordi con Grospiron. Anche altri dirigenti avevano lasciato i propri incarichi nei mesi precedenti.
MAGNET E IL POLITECNICO DI MILANO FANNO INCONTRARE I GIOVANI DESIGNER E I BRAND OUTDOOR A MON*TALENT Dal 19 al 21 ottobre la Scuola del Design del Politecnico di Milano, campus Bovisa, ospiterà Mon*Talent, prima attività didattico-esperienziale internazionale che avvicina gli studenti universitari ai brand outdoor, con il claim “Mountain goes to Poli”. Il progetto nasce da un'idea di Aldo Faleri, docente di Design Alpino al Politecnico, e di Venanzio Arquilla, presidente del Corso di Studi in Design del Prodotto, in collaborazione con la nostra casa editrice, MagNet, e l'associazione ALPI+MILANO aps. L'iniziativa si sviluppa in due tappe: un workshop interdisciplinare, già svolto dall'8 al 12 giugno con 23 studenti impegnati sul tema dei cammini, e un Village-Exhibit dal 19 al 21 ottobre, dove i brand più noti del settore incontreranno i giovani designer. L'evento si articola su tre direttrici: esposizione con corner aziendali e mostra dei progetti studenteschi, networking con incontri one-to-one tra studenti e brand ed equipment test per provare da vicino i materiali. Il Politecnico di Milano conta 49.395 studenti iscritti, tra cui 7.375 architetti, 4.793 designer e 37.227 ingegneri; la sua Scuola del Design è la prima in Italia e la settima al mondo nel settore. Dal 15 al 21 ottobre, inoltre, l'area The Bridge ospiterà i prototipi del workshop e la mostra “The Icon”. “La proposta di MagNet per il primo Village tematico in Italia è il campo base ideale dove fare incontrare i giovani talenti del design con i più noti brand internazionali dell'outdoor”, ha dichiarato Faleri. Per Benedetto Sironi, ceo
di MagNet, l'evento rappresenta “un'occasione concreta di employer branding, networking e validazione di idee con i giovani designer”. Gli studenti potranno prenotare gli incontri oneto-one da inizio ottobre tramite il sito dedicato.
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FOCUS ON
PUNTO IOG
LA CALDA ESTATE DELL’OUTDOOR Trend e riflessioni sul mercato, caratterizzato da consumatori sempre più attenti, contaminazioni urban e focalizzazione su marchi trendy a cura di Günther Acherer, presidente dell'Italian Outdoor Group
L’estate è finita, anche se il clima sembra volerci smentire. Abbiamo letto sui giornali e sentito nei telegiornali che, quest’anno, la scelta delle ferie di molte famiglie italiane si è spostata dal mare alla montagna. E, in effetti, nelle località turistiche montane si è registrata un’affluenza importante. Anche i rifugi raccontano di una stagione che da tempo non si vedeva, sostenuta da un lungo periodo di bel tempo e da temperature sopra la media, condizioni che stanno prolungando la stagione ben oltre i mesi tradizionali. Alcuni rifugi comunicano già il tutto esaurito fino a metà ottobre. La stagione estiva, dunque, si allunga e la montagna continua ad attrarre.
domanda crescente e un modo diverso di vivere l’attività outdoor. Tiene invece il settore tecnico dell’arrampicata, sostenuto anche dalla continua crescita delle palestre, che rappresentano un importante punto di ingresso per nuovi appassionati. Anche l’abbigliamento sta vivendo una trasformazione. Registriamo un calo nella componente più tecnica, mentre cresce l’interesse per un abbigliamento outdoor sempre più legato all’urban style e alla vita quotidiana. I brand capaci di interpretare questi cambiamenti e adeguarsi alle nuove esigenze del consumatore riescono non solo a mantenere le proprie posizioni, ma in alcuni casi anche a crescere. Tutto questo sta modificando il comportamento del consumatore nel momento dell’acquisto e, inevitabilmente, anche quello dei retailer. I rivenditori più specializzati nell’outdoor possono risentire maggiormente di questa trasformazione. Può sembrare un controsenso: da una parte vediamo sempre più persone frequentare la montagna e praticare attività outdoor, dall’altra i negozi specializzati non beneficiano necessariamente di questa crescita. In realtà, crediamo che si tratti soprattutto di una fotografia del momento, più che di una tendenza destinata a caratterizzare il mercato nel lungo periodo. Il mercato dell’outdoor continua a crescere, anche se lo fa a ritmi più lenti rispetto al passato e attraverso modalità differenti. Non possiamo però sottovalutare un altro fenomeno: la forte focalizzazione dei consumatori su alcuni brand particolarmente “trendy”, capaci di generare un forte sellout. La loro attrattività porta inevitabilmente a una maggiore concentrazione dello spazio disponibile all’interno dei negozi, sottraendolo ad altri marchi e rendendo la competizione ancora più serrata. In sintesi, il mondo dell’outdoor rimane un settore vivo, soprattutto se confrontato con altri comparti, ma è un mercato che sta cambiando rapidamente e che oggi presenta molte più frammentazioni rispetto al passato. La forte propensione del consumatore a trascorrere parte delle proprie vacanze in montagna non si riflette automaticamente sulle vendite. Il calo del potere d’acquisto, che interessa anche Paesi tradizionalmente solidi come la Germania, la trasformazione delle abitudini di consumo, la concentrazione dei retailer e la crescente forza di alcuni brand stanno creando una concorrenza più serrata e un mercato inevitabilmente più nervoso. La sfida per il nostro settore sarà quindi lavorare insieme, superando le logiche della concorrenza, per capire come trasformare la crescente voglia di outdoor in un beneficio comune per tutta la filiera e per accompagnare l’evoluzione del consumatore senza perdere quella competenza, quella specializzazione e quella cultura outdoor che rappresentano ancora uno dei punti di forza del nostro mercato.
E LE VENDITE? - Qui il quadro cambia. Ci si aspetterebbe che la crescente voglia di montagna e di attività outdoor si traducesse automaticamente in una crescita delle vendite. Ma non è così. Le voci che arrivano dal mercato sono contrastanti e, mai come oggi, è difficile tracciare una fotografia univoca della situazione. Il mondo dell’outdoor, in Europa come in Italia, si trova a confrontarsi contemporaneamente con diversi fenomeni: la riduzione del potere d’acquisto, la concentrazione dei punti vendita, il cambiamento nel modo di vivere l’outdoor e una crescente concentrazione della domanda su alcuni brand particolarmente attrattivi per il consumatore. Nella maggior parte dei casi, il problema delle scorte eccessive sembra essere ormai superato, sia nei punti vendita sia nella distribuzione. Eppure, da diversi Paesi europei continuano ad arrivare segnali di calo, anche significativi, nelle vendite. La perdita di potere d’acquisto è certamente una parte della spiegazione, ma non sembra essere sufficiente a descrivere ciò che sta accadendo. Il comportamento del consumatore è cambiato e questo sta influenzando profondamente le categorie di prodotto. Pensiamo, per esempio, a tende e sacchi a pelo. Il classico escursionista equipaggiato con tenda che affronta pernottamenti “alpini” è diventato sempre più una figura di nicchia. È rimasto un mercato di specialisti, alla ricerca di prodotti ultraleggeri, tecnici e performanti. Dall’altra parte troviamo il prodotto di primo prezzo, destinato a chi trascorre una settimana di vacanza in campeggio, al mare o in montagna, senza particolari esigenze tecniche. Un cambiamento altrettanto evidente riguarda le calzature, una delle categorie più importanti in termini di fatturato. Il classico scarpone o scarponcino continua naturalmente ad avere il suo spazio, soprattutto nelle escursioni più lunghe e impegnative, ma le vendite si sono significativamente ridotte a favore di calzature molto più leggere. Una parte del fatturato si è quindi spostata verso il running e il fast hiking, cioè l’escursionismo veloce, che continuano a intercettare una
italianoutdoorgroup.it
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#INSIDETHERACE
Cristian Minoggio
Luca Del Pero
L’ITALIA DELLO SKYRUNNING NON DELUDE MAI Il movimento nazionale è in salute. Per quanto riguarda gli appuntamenti federali, c’è ancora da lavorare per riconquistare i top runner di Maurizio Torri - foto Davide Ferrari/FISKY (Francia), Nadir Maguet (Italia), Alain Santamaria (Spagna), William Boffelli (Italia), Lucien Mermillon (Francia), Nicolas Molina (Spagna), Naiara Irigoyen (Spagna), Patricia Pineda (Spagna), Denisa Dragomir (Romania), Iris Pessey (Francia), Natalie Beadle (Gran Bretagna)… Come è successo lo scorso anno per la rassegna continentale, anche il Mondiale 2026 non è riuscito a esercitare sui big lo stesso richiamo delle più importanti gare private. L’ultima rassegna iridata degna di nota è stata quella del 2014 a Chamonix vinta da Kilian Jornet, Elisa Desco, Laura Orgué, Luis Alberto Hernando, Emelie Forsberg e Stevie Kremer. Scusate se è poco.
La stagione dello skyrunning è ormai agli sgoccioli. Mancano pochissimi appuntamenti prima di mettere in archivio un’estate densissima di gare. Dalle prove di World Series, agli eventi più prestigiosi, fino ai recenti Campionati Mondiali di La Gomera, terminati lo scorso 20 settembre, gli azzurri hanno saputo ritagliarsi un ruolo da protagonisti. Proprio la rassegna iri-
MAURIZIO TORRI Giornalista freelance, fondatore del sito sportdimontagna.com, fotoreporter e consulente di comunicazione per alcuni degli eventi più iconici del settore trail, skyrunning e scialpinismo
data delle Canarie offre però lo spunto per una riflessione più ampia: la nazionale di Mattioli sta lavorando bene, ma non tutti i migliori interpreti della specialità hanno come priorità vestire la maglia azzurra. E lo stesso problema esiste anche all’estero. A La Gomera mancavano molti dei nomi più rappresentativi a livello mondiale.
BISOGNA ESSERE PIÙ ATTRATTIVI Nel trail running il percorso sembra essere più avanti: vestire la maglia della propria Nazionale e puntare a un titolo internazionale è diventato un obiettivo importante nella programmazione di molti top runner. Nello skyrunning, invece, gli atleti sono ancora maggiormente attratti dalle grandi classiche o da appuntamenti internazionali nei quali possono gareggiare con i colori dei brand che li supportano durante l’intera stagione. Per rendere i Mondiali di Skyrunning sempre più attrattivi per i grandi atleti serve innanzitutto gratificarli, sia economicamente sia mediaticamente. Sul secondo fronte un passo importante è già stato fatto: le immagini spettacolari di La Gomera hanno dato all’evento una visibilità e un’immagine di altissimo livello. Ora resta da lavorare sull’aspetto economico, con montepremi all’altezza di un vero Campionato del Mondo. La sfida futura passa anche da qui: riuscire a fare del Mondiale un appuntamento capace di riunire realmente tutti i migliori skyrunner del pianeta, aumentando ulteriormente il valore tecnico e mediatico di una maglia iridata che merita di rappresentare uno dei traguardi più ambiti della stagione.
TANTE MEDAGLIE AZZURRE
Tre ori, due argenti e tre bronzi. Il bilancio della Nazionale Italiana ai Campionati Mondiali di Skyrunning di La Gomera è sicuramente positivo. Otto medaglie in tre giornate di gara, il primo posto nel medagliere per numero complessivo di podi e la seconda posizione nella classifica generale a punti alle spalle della Spagna. Numeri che confermano la solidità di un movimento capace di essere competitivo in tutte le discipline. Le copertine vanno inevitabilmente a Cristian Minoggio e Luca Del Pero. Nella SkyUltra di 63 chilometri e 4.100 metri di dislivello il piemontese ha conquistato il suo terzo titolo mondiale consecutivo nella specialità dopo quelli del 2022 e 2024. Del Pero, invece, ha chiuso una tre giorni da assoluto protagonista: bronzo nel Vertical, oro nella Skyrace e un altro titolo mondiale nella combinata Vertical + Sky. A impreziosire ulteriormente la spedizione azzurra sono arrivati il bronzo di Benedetta Broggi nel Vertical e quello di Cecilia Basso nella Skyrace, oltre ai due argenti (uno a squadre e uno di Corinna Ghirardi nella combinata) che hanno contribuito a portare a otto il bottino complessivo. Una prestazione corale che conferma la bontà del progetto portato avanti dalla FISky e da uno staff tecnico che negli anni sta lavorando per costruire una Nazionale solida e competitiva.
UN MONDIALE CHE DEVE RICONQUISTARE I BIG Il bilancio positivo degli azzurri non deve però impedire una riflessione. I Campionati Mondiali di skyrunning, a differenza di quanto sta accadendo nel trail running, faticano ancora a diventare un appuntamento irrinunciabile per tutti i migliori interpreti della specialità. E il discorso non riguarda solamente gli italiani. Sfogliando la starting list mancano top runner del calibro di Manuel Merillas (Spagna), Frédéric Tranchand
I medagliati azzurri ai Mondiali
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© Stefano Coletta
EVENTI
Franco Collé, vincitore del TOR450, accolto all'arrivo da Ivan Parasacco
IL TOR DEI RECORD
1.789 finisher su 2.606 atleti al via e cinque nuovi tempi da battere. Zhao e Hartmuth nella storia, ma l’uomo che continua a far sognare è Franco Collé dalla nostra inviata Tatiana Bertera
in cui ho dovuto darmi degli schiaffi fortissimi in viso per stare sveglio, credo che non farò mai più una gara così lunga”, ha raccontato a un cronista subito dopo l’arrivo. Possiamo immaginare che la stanchezza possa rendere gli intervistati, all’arrivo, non lucidissimi. Rimane aperto il quesito se rivedremo ancora Zhao al via, magari il prossimo anno, per difendere il primato. Decisamente più lucida, invece, la tedesca Katharina Hartmuth. La sua sarà una prestazione difficile da battere: ha chiuso al terzo posto assoluto, abbassando di ben 12 ore il proprio precedente primato, dormendo solo 15 minuti in totale e mangiandosi dei gran piatti di pasta al pomodoro. Chi avrebbe mai pensato, fino a non troppi anni fa, che una donna potesse avvicinarsi così tanto ai tempi degli uomini? 65h55’22’’ il tempo di Zhao, 67h10’09’’ quello della tedesca. Tra di loro Jonathan Schindler (Svizzera), che ha fermato il crono a 66h55’06’’. Va detto che il livello di uomini e donne, anche nell’ultradistance, si sta alzando sempre più di anno in anno. Un semplice esempio è quello della quarta classificata, la bergamasca Melissa Paganelli. Con il tempo di 82h55’29’’ la Paganelli avrebbe vinto in tutte le edizioni dominate dalle colleghe italiane. Tempi che all’epoca parevano irraggiungibili quelli di Anne-Marie Gross (2010 91h19’13’’ e 2011 - 91h28’21’’), di Francesca Canepa (2012 - 85h33’56’’ e 2013 - 88h12’17’’) e Lisa Borzani (2016 - 91h09’44’’ e 2017- 89h40’24’’).
© Nicola Biagetti
Mai così tanti atleti al traguardo nella storia della gara valdostana. L’edizione 2026 chiude celebrando, nella tradizionale cerimonia domenicale a Parco Bollino, 1.789 finisher (su tutte le distanze) e cinque nuovi record. Le condizioni meteo favorevoli sono state senza dubbio la raison d'être che ha reso possibili prestazioni di altissimo livello. 2.606 gli atleti al via e 40 finisher in più rispetto ai 1.749 del 2025. Anche lo scorso anno, a determinare la cifra, era stato il sole e la quasi totale assenza di precipitazioni che, quando presenti (sempre, a parte le ultime due edizioni) hanno reso la gara assai più complicata e spinto un numero maggiore di atleti ad alzare bandiera bianca. Record non solo numerici, ma anche a livello di prestazioni. Partiamo dai numeri sulla gara regina, il TOR330 - Tor des Géants, che è anche la prima a essere nata e pertanto detiene già un record, imbattibile, che è quello di longevità. Riflettori puntati, dall’inizio alla fine, sul portacolori di Kailas Jiaju Zhao. Già in gara lo scorso anno il cinese aveva abbandonato intorno ai 200 chilometri per via di una gestione non ottimale. Quest’anno, tornato per vincere, ha centrato il colpo. Oltre ad aver stabilito il nuovo record di gara, Zhao è anche il primo cinese a salire sul gradino più alto del podio. Ma non è stata una vittoria facile. Arrivato molto provato, ha raccontato poi di aver vissuto un’esperienza estrema. “Ci sono stati momenti
GARA
partenti
finisher
completamento
200
116
58%
1.118
690
61,7%
409
240
58,7%
417
292
70%
TOR30 Passage au Malatrà
462
451
96,7%
TOTALE
2.606
1.789
68,6%
TOR450
Tor des Glaciers
TOR330 Tor des Géants TOR130 Tot Dret
TOR100 Cervino-Monte Bianco
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© Stefano Coletta
EVENTI
© Nicola Biagetti
Jiaju Zhao, vincitore del Tor des Géants 2026 (TOR330) stabilendo il nuovo record assoluto della competizione
FRANCO COLLÉ, DAL TOR330 AL TOR450 Il TOR450 - Tor des Glaciers ha regalato un'altra delle immagini simbolo di questa edizione. Franco Collé, quattro volte vincitore del TOR330, che arriva al Malatrà e si copre il volto con le mani. Emozione per una scena che abbiamo già visto, ma quest’anno il campione di Gressoney era al via sulla distanza più lunga ed estrema. Lontano dalla prestazione del francese Sebastien Raichon, che ha lasciato tutti a bocca aperta nel 2023 con il tempo di 114h29’01’’, Collé ha assaporato il lato più selvaggio del TORX with Kailas. In una chiacchierata telefonica, nel pre-gara, ci aveva raccontato di come vivesse questa esperienza con gli occhi e l’entusiasmo di un bambino, desideroso di scoprire cosa ci fosse dopo i 330 chilometri. L’ha scoperto, eccome. “Ero ben preparato, conoscevo il percorso, eppure avevo sottovalutato l’ultima parte. Quei due giorni in più sono davvero duri. C’è stato un momento di grande crisi, erano finite le forze. Riposare, in un tracciato così, è obbligatorio”. E alla domanda se lo rivedremo ancora al via per siglare il nuovo record, ha risposto: “Difficile dirlo, gli anni passano e Raichon ha fatto qualcosa di straordinario nel 2023. Già in allenamento, quando provavo i pezzi e vedevo i suoi intertempi, mi ero reso conto della portata della sua impresa. Sono soddisfatto di quello che ho fatto, l’unico rimpianto è di non essermi buttato prima su questa distanza”. Da notare che anche questa gara, molto più impegnativa delle altre (autonavigazione e passaggi alpinistici, oltre che basi vita e ristori molto più lontani), ha fatto sold out di iscritti. Tra loro “solo” 18 donne. Ma anche qui le quote rosa salgono, seppur molto più lentamente rispetto alle gare balisate. A poco più di 24 ore dal trionfo di Franco Collé, è arrivata al traguardo la statunitense Kaitlin Allen, chiudendo in 147h49’29” i 450 chilometri e i 32.000 metri di dislivello; ha siglato il secondo tempo di sempre nella storia della gara femminile, dietro soltanto al record di Florence GolayGeymond (144h27’34” nel 2025), su un percorso però allungato di circa quattro chilometri dalla variante tra il Rifugio Chabod e Cogne.
© Stefano Coletta
Franco Collé al Colle del Malatrà
GLI ALTRI RECORD Record anche al TOR130 - Tot Dret, dove Nicolas Francesco Lemoine ha scritto il proprio nome nell'albo dei primati della gara. Il TOR100 Cervino-Monte Bianco, giunto alla sua terza edizione, ha regalato grandi emozioni e due nuovi primati: Davide Busuito e Rebecca Hormann hanno infatti stabilito i nuovi record del percorso. Katharina Hartmuth al terzo posto assoluto del TOR330
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© Mattia Rizzi
EVENTI
DOVE FINISCE IL SENTIERO INIZIA LA SPEDIZIONE The North Face e Crusher Running hanno
COSA ABBIAMO TESTATO SCARPE OFFTRAIL ULTRA Sviluppate con il team di atlete e atleti The North Face per prestazioni su terreno accidentato. Intersuola Dreambound a doppia densità, rigida all'esterno per la stabilità e morbida all'interno per il comfort; ghetta Screeguard integrata, suola Surface Ctrl e tecnologia Thinweb. Estremamente leggere.
portato le Offtrail Ultra sul Ghiacciaio Fellaria: due giorni di test in condizioni reali con un format inedito
GIACCA SUMMIT SUPERIOR FUTURELIGHT
dal nostro inviato Pietro Assereto
Non è una gara. Non è un trekking guidato. È qualcosa che sta nel mezzo e che The North Face e Crusher Running hanno voluto chiamare, semplicemente, expedition. Il 12 e 13 settembre l'Alpe di Fellaria, in Valmalenco, si è trasformata nel set di un esperimento di trail running fuori dagli schemi: niente percorso segnato, niente tempi cronometrati, ma un territorio alpino tecnico e mutevole da leggere, interpretare, affrontare in squadra. Il format richiama esplicitamente lo spirito della Trans-Antarctica Expedition del 1989-90, quando sei esploratori di sei nazioni diverse attraversarono 6.000 chilometri di Antartide dimostrando che adattamento e collaborazione possono superare qualsiasi confine. Più di 30 anni dopo, quello stesso principio diventa la cornice narrativa di Offtrail Expedition.
Rivestimento impermeabile e leggero per protezione in condizioni estreme. Cappuccio regolabile, dettagli riflettenti per la visibilità in scarsa illuminazione. Struttura ultraleggera, conforme ai requisiti obbligatori per i kit da gara.
GILET SUMMIT RUN 10L Ottimizzato per le gare, con 10 litri di capienza, design anti-sfregamento e tasche essenziali. Due borracce morbide da 500 millilitri incluse. Tessuto FlashDry per una sensazione di asciutto, cinghie di compressione laterali per una vestibilità stabile e non restrittiva.
Il programma ha seguito la logica di una vera spedizione in miniatura. Partenza da Milano, avvicinamento a piedi da Tornadri fino a Campo Moro, poi hike fino al Rifugio Bignami – il Base Camp 1 – e infine salita al Base Camp 2, a 2.500 metri, dove è stato allestito il campo per la notte. Temperature scese fino allo zero termico, tende e sacchi a pelo, cena a base di cibo liofilizzato AKTA preparata con il proprio fornelletto: un'esperienza volutamente essenziale, lontana da ogni comfort da rifugio. La domenica è stata il cuore dell'expedition: una mission a squadre con mappa alla mano, checkpoint da raggiungere muovendosi tra trail, fast hiking e terreno tecnico fino ai piedi del Ghiacciaio Fellaria. Nessuna linea prestabilita: ogni team ha dovuto leggere il terreno, decidere la propria strategia e adattarsi in tempo reale. Un format che sposta l'attenzione dalla performance individuale alla capacità di navigazione, decisione e collaborazione, mettendo alla prova, nel contesto più reale possibile, anche l'attrezzatura protagonista dell'expedition.
T-SHIRT SUMMIT HIGH TRAIL GRAPHIC Tecnologia FlashDry-Pro per l'allontanamento dell'umidità. Inserti sotto le braccia per maggiore libertà di movimento, tessuto leggero e anatomico per ridurre peso e aumentare il comfort anche con zaino indossato.
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thenorthface.com
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10-12/01/2027 Bolzano
International B2B Trade Show for Snow Sports and Outdoor
Il punto d'incontro per negozianti e noleggiatori di articoli sportivi invernali e outdoor
Un intero padiglione dedicato all'outdoor invernale
www.prowinter.it
© Fabrizio Billi
EVENTI
QUANDO IL CAMMINO SI FA COMMUNITY Lo Yunka Festival si conferma punto di ritrovo per gli appassionati di turismo a piedi in tutte le sue sfaccettature dalla nostra inviata Sara Canali
può relazionarsi con noi e con tantissimi esperti, che poi solitamente sono anche content creator, e trovare nel Festival l’ispirazione per il prossimo cammino.
Sono state più di 50 le attività proposte dall’organizzazione dello Yunka Festival, suddivise tra incontri, panel, escursioni, workshop e momenti di intrattenimento. E sono state circa 400 le persone che si sono date appuntamento, dall’11 al 13 settembre, alla terza edizione dell’evento organizzato da Cammini d’Italia, che ha trasformato il Monte Bibele, massiccio montuoso del medio Appennino bolognese, nel punto di ritrovo per gli appassionati di turismo lento. Risultato? Una tre giorni piena di contenuti che hanno spaziato dalla presentazione di cammini, come la Via del Fantini e il percorso ArtTrail di BOM (Bologna Montana), di cui Monte Bibele è una delle tappe, agli incontri con content creator, parte fondamentale della community, e alle attività di orienteering, foraging, yoga, forest bathing e molto altro. Per la prima volta, quest’anno, era presente anche la parete d’arrampicata di Workless Collective, dove sono stati organizzati momenti di intrattenimento e sfide ad alto contenuto adrenalinico. Tutti i camminatori sono arrivati attrezzati con tenda o van, hanno potuto approfittare delle tende Ferrino già montate e messe a disposizione dall’organizzazione o, ancora, dormire nella camerata dell’Arc.a di Monte Bibele. Insomma, tre giorni in cui il camminare e i camminatori sono stati grandi protagonisti. Ne abbiamo parlato con Davide Nanna, founder di Cammini d’Italia.
Quante persone avete coinvolto quest’anno?
Il festival nasce per essere un po’ di nicchia. Non vogliamo diventare enormi, ma mantenere l’autenticità che ci contraddistingue ed essere un punto di incontro. Quest’anno eravamo circa 400, tra iscritti, relatori e volontari. Esattamente il numero che volevamo raggiungere. Come avete scelto la location?
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Siamo in un parco archeologico, Monte Bibele, in una location nuovissima che vuole ricostruire un villaggio celtico. La struttura si presta benissimo a ospitare l’evento e la scelta di Bologna ci sembrava la più logica per permettere a tutti i camminatori d’Italia di partecipare. Inoltre, ci sostengono la Città metropolitana di Bologna, il Comune di a e N Monterenzio e tutti i Comuni della Comunità montana. L’Emilia-Romagna d i D av ha sviluppato una rete di cammini davvero grande. Come stanno cambiando i cammini e i camminatori?
In generale stiamo assistendo a un’evoluzione. Sul sito monitoriamo i dati anno per anno e abbiamo notato che cambiano proprio i target. Vediamo che i cammini vengono sempre più concepiti come prodotto turistico con un determinato posizionamento. Anche i camminatori si evolvono: oggi sono sicuramente più esperti e allenati. Poi c’è il lavoro di divulgazione che fanno i creator, che è importante, perché permettono agli hiker di arrivare già preparato.
Cosa vuol dire Yunka?
© Greta Boccuzzi
Yunka significa “giungla” e “foresta” in lingua quechua. È una parola che ci piaceva innanzitutto per il suo suono, ma anche perché la foresta è un luogo che contiene al suo interno una comunità. E noi siamo una community: il festival non potrebbe esistere senza le persone che ne fanno parte. Ci sono i content creator, i camminatori e gli sponsor, che cerchiamo di coinvolgere sempre in modo interattivo all’interno del festival. Non ci interessa la semplice pubblicità, per noi una collaborazione deve portare valore all’evento e alla community, altrimenti non ha senso farla. Come è cresciuto questo festival?
All’inizio lo avevamo pensato come un ritrovo di camminatori in un unico posto, un rifugio come campo base, e l’idea di fare tantissime escursioni per poi ritrovarci tutti insieme la sera. Il secondo anno, però, il festival è cresciuto: avevamo fatto una piccola presentazione e c’era il “Quiz del Camminatore”, che ormai esiste da tre anni. Queste due cose avevano funzionato. Quindi l’anno scorso abbiamo detto: perché non facciamo più talk e coinvolgiamo tutti? Ed eccoci qui. Quando dici Yunka Festival parli di comunità e di cammini. Che aspetto di questo mondo volete coprire?
Quello dei cammini è un settore gigantesco. Noi vogliamo coinvolgere chi si è appassionato a questa attività, che siano esperti o neofiti. Nei tre giorni lo “yunker” yunkafestival.it
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kayland.com
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FOCUS ON
LA CULTURA DELLA SICUREZZA TROVA CASA Il C.A.M.P. Verticality Hub riproduce nove scenari operativi, dall’evacuazione di impianti a fune alle operazioni con elicottero. Ma definirlo centro di formazione sarebbe riduttivo di Claudio Primavesi
richieda conoscenza ed esperienza. "Un DPI efficace è fondamentale, ma il suo valore si esprime pienamente solo quando chi lo utilizza possiede le competenze e la consapevolezza necessarie" aggiunge Lanfran-
on
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coni. Attraverso l'esperienza diretta, i partecipanti comprendono le applicazioni dei prodotti, si confrontano con istruttori e specialisti e contribuiscono allo sviluppo di soluzioni più efficaci. Il Verticality Hub rappresenta così la naturale evoluzione della missione di C.A.M.P.: non solo progettare e produrre DPI, ma diffondere conoscenza, formazione e sicurezza in tutti gli ra f n ambiti della verticalità. L'obiettivo è coinvolgere l'intera rete azienLa Va s co dale: filiali, agenti, distributori, rivenditori, clienti, utilizzatori finali, professionisti, enti e partner. Non solo formazione per vigili del fuoco e soccorso alpino, ma anche corsi "legal" per retailer sulle responsabilità o meeting con la forza vendita internazionale. L'Hub svolge inoltre una funzione chiave per lo sviluppo prodotto: oltre che centro di formazione, è un vero laboratorio dove le idee della Ricerca e Sviluppo prendono forma e si confrontano con scenari operativi reali. Ecco perché il Verticality Hub è unico. nc
Programmare, ripetere, risparmiare, condividere. Sono i quattro take home message che rimangono dopo aver visitato il nuovo C.A.M.P. Verticality Hub di Valmadrera (LC). Definirlo "centro di formazione" è riduttivo: la struttura, alta 15 metri, permette di programmare esercitazioni legate alla sicurezza sul lavoro e in montagna, indipendentemente dal meteo. "Per esempio un soccorso in parete con un vero elicottero, l'evacuazione da una cabinovia o il recupero in crepaccio, senza dover organizzare rotazioni o avere a disposizione l'impianto a fune" spiega Vasco Lanfranconi, responsabile della formazione C.A.M.P.. Gli interventi si possono anche ripetere all'infinito, evitando costi come quello del volo di un elicottero, che potrebbe oltretutto essere richiamato per un'emergenza durante l'esercitazione. La vera filosofia dell'Hub è però nel nome stesso. La verticalità è da sempre nel dna di C.A.M.P., dall'alpinismo alla sicurezza nei cantieri, dal soccorso in montagna agli interventi dei vigili del fuoco. La struttura esprime il concetto di condivisione della cultura della sicurezza, nata dalla convinzione che questa non possa dipendere solo dalla qualità dei prodotti, ma
UNO SGUARDO DENTRO LA STRUTTURA La struttura è stata progettata per riprodurre numerosi scenari operativi reali e ospita nove unità formative dedicate a discipline specialistiche: lavori in quota su coperture inclinate e strutture verticali; rope access e progressione su funi; soccorso tecnico e movimentazione di infortunati; spazi confinati; tree climbing e arboricoltura; evacuazione di impianti a fune; operazioni con elicottero; attività su scale, travi e percorsi di progressione orizzontale; workshop tecnici e formazione teorica. Tutte le operazioni sono osservabili da tre diversi livelli e ci sono anche aule didattiche, l’area prodotti (uno showroom con gli articoli più significativi del catalogo sicurezza sul lavoro e outdoor) e spazi comuni progettati per favorire il confronto tra professionisti, istrut-
tori e partner commerciali. Uno degli elementi distintivi del Verticality Hub è la presenza di un vero elicottero, acquistato usato e revisionato. Grazie a un sistema di sollevamento dedicato, può essere portato fino a circa 14 metri di altezza e dispone di un verricello in grado di operare con due persone contemporaneamente. Un pilone, una cabina e due seggiole di seggiovia sono dedicati alle esercitazioni per l’evacuazione degli impianti a fune, mentre un piano inclinato con botola simula gli interventi di recupero in crepaccio. La progettazione delle strutture, tra le quali i due alberi artificiali dedicati al tree climbing, è iniziata nel 2022 e la costruzione nel 2023, nel luogo dove sorgeva il magazzino dell’azienda.
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© Tonywithasony
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FOCUS ON
Pre-test della Rocket X Trail
>> L'INTERVISTA EDDY CODEGA, PRESIDENTE E CEO C.A.M.P.
mazione" ma "di cosa abbiamo bisogno per trasferire davvero conoscenza in tutti gli ambiti dei nostri prodotti?". Abbiamo preso spunti da mondi diversi rielaborandoli secondo la nostra visione, cercando di costruire qualcosa che non esistesse ancora, non la somma di modelli già presenti.
Quando è nata l'idea di un polo dedicato alla formazione?
L'idea è nata osservando la catena di distribuzione: molte informazioni sui nostri prodotti, sul loro utilizzo e sul valore che c'è dietro arrivavano frammentate, con carenze anche sulle nozioni base dei DPI in ambito sicurezza sul lavoro. Investiamo molto in ricerca, sviluppo e innovazione, ma se questo non viene compreso fino in fondo, rischia di non essere valorizzato. Serviva quindi un modo nuovo per trasferire ai nostri clienti delle conoscenze più approfondite: per questo abbiamo pensato a una struttura unica, capace di rappresentare concretamente i contesti d'uso dei prodotti, un luogo in cui poter vivere un'esperienza immersiva nel mondo C.A.M.P.. Da questo percorso è nato il C.A.M.P. Verticality Hub.
È previsto un utilizzo per test e sviluppo prodotti outdoor?
Assolutamente sì. L'Hub è un luogo di incontro tra i due mercati, outdoor e sicurezza sul lavoro, con moduli formativi dedicati alla divisione outdoor. Avere nello stesso luogo progettisti, istruttori e utilizzatori genera una contaminazione preziosa tra professionalità diverse, unite da un obiettivo comune: far progredire il mercato attraverso prodotti sempre più sicuri e funzionali, capaci di accompagnare l’evoluzione delle diverse pratiche. Il confronto si evolve così in innovazione.
Dalla concezione alla realizzazione, come sono cambiati progetto e struttura?
L'obiettivo è rimasto lo stesso, ma il progetto è cresciuto grazie al confronto con istruttori, utilizzatori e progettisti. Abbiamo ripreso il tema della verticalità, elemento chiave del nostro rebranding, arrivando a un edificio alto circa 15 metri con nove aree formative, alcune frutto di soluzioni costruttive così innovative che ci hanno spinto a depositare richiesta di brevetto. Non solo un luogo per trasferire conoscenza, ma una struttura che nella sua stessa architettura è espressione di innovazione.
Quanto sarà importante l'Hub per il reparto R&D?
Sarà uno strumento strategico: avvicinare formazione e R&D riduce la distanza tra chi progetta e chi utilizza i prodotti. Idee testate rapidamente, prototipi verificati in condizioni realistiche, feedback diretti dagli utilizzatori: un ciclo più veloce tra progettazione, sperimentazione e utilizzo, per prodotti sempre più sicuri e funzionali.
Quali sono le particolarità rispetto ad altri impianti simili?
Il Verticality Hub è stato progettato fin dall’inizio per riprodurre scenari operativi reali in un ambiente controllato: lavori in quota, coperture inclinate, rope access, soccorso tecnico, tree climbing, spazi confinati, operazioni con elicottero e impianti a fune, tutto concentrato nello stesso luogo. La struttura è su più livelli, per lavorare e osservare insieme. Attività normalmente svolte all'esterno diventano continue e programmabili, indipendenti dal meteo. Preferisco lasciare alla curiosità dei visitatori la scoperta di alcuni dettagli: è una struttura da vivere per essere compresa.
La divisione Work è ormai vicina, per dimensioni, all'Outdoor, anche se le dinamiche dei due mercati restano molto diverse. Nel Work l'utilizzo dei prodotti è più intensivo e il ricambio spesso più veloce; e non è richiesto l’ambiente montano, realtà necessaria alle attività dell'Outdoor. Questo ha contribuito, dopo il Covid, a raggiungere per la prima volta oltre 90 Paesi all'export, ampliando le opportunità internazionali di C.A.M.P..
Qualche numero sulla portata dell'operazione?
Cosa significa per un brand legato a Premana "scendere a valle"?
È il maggiore investimento aziendale dell'ultimo decennio, ma più dei numeri contano le caratteristiche: struttura completamente autonoma dal punto di vista energetico, con una parete d'arrampicata integrata a spazi confinati, due alberi artificiali, un edificio residenziale, un vero elicottero, una cabinovia e molto altro. La vera dimensione dell'operazione non è quanto è grande l'Hub, ma quanto è grande ciò che permette di fare.
Premana resta il cuore di C.A.M.P., dove progettiamo e produciamo da sempre: scendere a valle non è un allontanamento dalle radici. Il Verticality Hub di Valmadrera è un'estensione naturale della nostra identità e mette a disposizione gli spazi e l'accessibilità necessaria per accogliere clienti e partner da tutto il mondo. Visitando entrambe le sedi, i clienti potranno conoscere C.A.M.P. a 360 gradi: a Valmadrera formazione, innovazione e offerta di prodotto; a Premana il cuore della nostra storia, le persone e il contesto produttivo. Due luoghi complementari: Valmadrera rappresenta la nostra apertura al mondo, Premana incarna ciò che siamo e da dove veniamo.
Quanto pesa oggi il Work & Safety sul giro d'affari di C.A.M.P.?
Vi siete ispirati a qualche centro esistente?
No. Il punto di partenza non era "costruiamo un centro di for-
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INTERVISTE
AIUTARE GLI ATLETI A RAGGIUNGERE I PROPRI OBIETTIVI Il nuovo corso di COROS. Parla Eleonora Mion, head of marketing Italia di Claudio Primavesi
esigenze degli sport outdoor e del trail running, grazie a materiali resistenti, navigazione avanzata e funzionalità dedicate agli ambienti più impegnativi.
Non solo crescita fine a sé stessa. L'obiettivo di COROS è consolidare il proprio posizionamento come marchio premium, sviluppando strumenti tecnologici avanzati e accessibili a un pubblico sempre più ampio di sportivi. Dai grandi campioni come Kilian Jornet e Jimmy Chin fino a chi desidera semplicemente migliorare le proprie prestazioni e vivere lo sport con maggiore consapevolezza. Ne abbiamo parlato con Eleonora Mion, head of marketing Italia.
Gli atleti non sono solo ambassador, partecipano anche allo sviluppo del prodotto. Quanto conta avere nomi come Kilian Jornet e Jimmy Chin?
È innanzitutto il prodotto ad aver reso possibile il coinvolgimento di atleti di questo livello. Non parliamo di semplici orologi, ma di dispositivi tecnologicamente evoluti, progettati per accompagnare gli atleti anche nelle condizioni più estreme. Il loro contributo va oltre la visibilità: gli atleti partecipano attivamente ai processi di test e ra sviluppo, fornendo feedback preziosi che ci permettono di migliorare no Ele o continuamente hardware, software e metriche. Naturalmente, avere al nostro fianco atleti come Kilian Jornet e Jimmy Chin contribuisce ad amplificare la notorietà del marchio, ma il valore della collaborazione risiede soprattutto nella possibilità di sviluppare strumenti sempre più affidabili, precisi e funzionali. In situazioni particolarmente impegnative, infatti, la tecnologia assume un ruolo che va oltre la performance, supportando anche l'orientamento e la gestione dell'attività. In Italia vogliamo seguire la stessa filosofia, costruendo un ecosistema di atleti e ambassador locali che rappresentino le diverse discipline sportive e contribuiscano alla crescita del brand attraverso esperienze autentiche e un rapporto diretto con la community.
Con il cambio di distributore in Italia e la creazione di un pre-
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sidio marketing diretto avete lanciato un segnale importante. Come vi posizionate?
A livello globale, l'obiettivo è rafforzare il posizionamento premium di COROS, continuando a investire nella ricerca e sviluppo, nel software e nella costruzione di una community sempre più solida. Non vogliamo essere percepiti semplicemente come un produttore di orologi GPS multisport, ma come un brand tecnologico che sviluppa strumenti capaci di accompagnare concretamente gli atleti nel loro percorso di miglioramento. La nostra filosofia è offrire prodotti di qualità elevata, con tecnologie avanzate e un rapporto tra prestazioni e prezzo competitivo. È un approccio che si riflette anche nello sviluppo del software e delle metriche di allenamento: vogliamo rendere i dati comprensibili, utili e accessibili, indipendentemente dal livello di preparazione dell'atleta. COROS è stata fondata nel 2014 e ha fatto il suo ingresso nel mercato degli sport watch GPS nel 2018. Oggi stiamo attraversando una fase di importante espansione internazionale e l'Italia rappresenta uno dei mercati su cui vogliamo investire per costruire una presenza sempre più strutturata.
COROS è un marchio cinese o americano?
COROS è un'azienda con una storia e una struttura internazionale. Fondata nel 2014, ha origini cinesi e oggi COROS Wearables Inc. ha sede negli Stati Uniti, a Irvine, in California. L'azienda nasce con l'obiettivo di sviluppare tecnologie innovative dedicate allo sport. I primi prodotti commercializzati sono stati caschi intelligenti per il ciclismo, introdotti nel 2016. Nel 2018, con il lancio di PACE, COROS è entrata nel segmento degli sport watch GPS, che è progres-
Come sta rispondendo il mercato?
La risposta è molto positiva: registriamo un interesse crescente da parte degli sportivi, che vogliono conoscere, provare e acquistare i nostri prodotti. In Italia siamo impegnati nella costruzione di una rete distributiva qualificata, lavorando insieme al nostro distributore per sviluppare la presenza del marchio presso retailer specializzati che possano valorizzare correttamente il prodotto e accompagnare il consumatore nella scelta. Il nostro obiettivo è costruire una presenza solida e duratura sul territorio, attraverso una strategia che integri distribuzione, attività marketing, formazione ed esperienze dirette con il prodotto. L'interesse che stiamo riscontrando conferma il potenziale del brand, grazie a un'offerta che combina tecnologia avanzata, qualità costruttiva e un posizionamento di prezzo competitivo rispetto alle caratteristiche offerte. Il nostro approccio, però, va oltre la vendita del singolo dispositivo. Vogliamo aiutare le persone ad allenarsi in maniera più consapevole, comprendere meglio i propri dati e gestire aspetti fondamentali come il recupero e la qualità del sonno. La gamma è costruita per rispondere alle esigenze di sportivi diversi. PACE 4, per esempio, si distingue per leggerezza e comfort ed è particolarmente indicato per il running, mentre APEX 4 è progettato per rispondere alle
sivamente diventato il cuore della sua attività. Da allora, il brand ha ampliato il proprio ecosistema, sviluppando orologi GPS, ciclocomputer, sensori e piattaforme software dedicate all'allenamento e all'analisi delle prestazioni. Qual è la vostra strategia sul DTC rispetto ai retailer?
La nostra strategia è costruita sulla complementarità tra canale diretto e distribuzione fisica. Il nostro e-commerce segue una politica di prezzo coerente con il canale retail: non vogliamo utilizzare il DTC per creare una competizione sul prezzo con i nostri partner commerciali. Il negozio specializzato offre un valore che l'online non può replicare completamente: la possibilità di vedere, toccare e provare il prodotto, ricevere una consulenza qualificata e comprendere quale dispositivo risponda meglio alle proprie esigenze. Per questo i retailer rappresentano un elemento centrale nella strategia di sviluppo del mercato italiano. Il nostro obiettivo è lavorare insieme a loro, attraverso formazione, iniziative dedicate, attività di lancio e momenti di esperienza diretta con i prodotti, affinché diventino veri punti di riferimento per la community COROS sul territorio.
LE ULTIME NOVITÀ SONO ALL'INSEGNA DELLE COLLAB L'ultima novità di COROS è la collaborazione con Satisfy, che ha dato vita a un'edizione speciale di APEX 4. Presentato anche a Chamonix in occasione dell'UTMB, il dispositivo unisce l'ingegneria COROS all'identità estetica di Satisfy, ispirandosi ai paesaggi e alle condizioni dell'alta montagna. Una lunetta in titanio cristallizzato e un vetro zaffiro racchiudono un display Memoryin-Pixel sempre attivo da 1,3 pollici e GPS a doppia frequenza. L’autonomia in modalità GPS arriva fino a 65 ore. L'orologio include due cinturini: uno in nylon e uno in silicone verde, progettati per adattarsi a differenti condizioni di utilizzo. A maggio è stato inoltre lanciato COROS PACE 4 Jakob Ingebrigtsen, un'edizione speciale sviluppata in collaborazione con il due volte campione olimpico norvegese. Il lancio è stato accompagnato dalla campagna Fearless, che esplora la dimensione psicologica della performance, raccontando il percorso di un atleta che continua a confrontarsi con i propri limiti e a ricercare il miglioramento.
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FOCUS COLLEZIONE
RADICI COMUNI La FW 26/27 di Versante rimanda alla connessione tra Montura e Arte Sella per raccontare di adattabilità, di un profondo legame con la natura e di un’identità condivisa
Arte Sella - Memoriale della luce che fu (Krištof Kintera, 2021)
Per la collezione autunnale di Versante, Montura trae ispirazione dal dialogo ventennale con Arte Sella per raccontare la sua storia attraverso le montagne dove è nata, in Val di Sella. Da non intendersi come semplice collaborazione: si tratta di un ponte tra prodotto e identità, una vera e propria traduzione che trova in Versante lo stesso linguaggio essenziale fatto di libertà, intimità con la natura, adattabilità e ricerca che caratterizza il progetto artistico della valle. Arte Sella è infatti un museo d’arte contemporanea a cielo aperto, dove opere, installazioni e architetture viventi entrano in relazione e si trasformano con il paesaggio. Insieme a Montura, da anni promuove una conversazione condivisa per esplorare nuovi modi di mettere in contatto persone e ambiente.
Versante riflette dunque le stesse emozioni di alcune delle opere di Arte Sella. Come Frammenti di Luce (Carlos Marreiros, 2023), costruita con il legno degli abeti rossi della Val di Fiemme abbattuti dalla tempesta Vaia. O Sabìr (Velasco Vitali, 2024): una cupola mediterranea realizzata con circa 6.000 scandole di larice, di cui 20 assicelle ricavate dal legno di un barcone trovato a Lampedusa ricordano i dispersi del naufragio del 3 ottobre 2013 rimasti senza nome. E ancora, Memoriale della luce che fu / Memorial of Passed Light (Krištof Kintera, 2021), una struttura metallica ricoperta da tubi fluorescenti, un ossimoro che conserva la memoria di una tecnologia vicina all’obsolescenza.
LA COLLEZIONE VERSANTE FW 26/27
VERSANTE OCTA JACKET – M/W
VERSANTE OCTA SHIRT – M
Il capo più leggero della collezione, pensato per offrire versatilità immediata e prestazioni per tutto il giorno. Realizzata in PERTEX Quantum Diamond Fuse con finitura PFAS-free DWR, è antivento, idrorepellente e altamente resistente. La fodera ThermoAdaptive OCTA garantisce calore senza peso, asciugatura rapida e traspirabilità. Essenziale, funzionale e packable: la natura stessa di Versante.
Stile casual che incontra performance tecnica. Realizzata in pile di poliestere OCTA (112 g/m²), offre calore ThermoAdaptive, gestione dell’umidità e comfort ad asciugatura rapida per un uso attivo o quotidiano. Leggera, traspirante e facile da compattare, presenta chiusura con bottoni e tasca con zip richiudibile, incarnando lo spirito Versante: minimale e naturalmente versatile.
VERSANTE OCTA MAGLIA – W
VERSANTE PLAIN PANTS – M/W
Realizzata in pile di poliestere OCTA (112 g/m²), utilizza la tecnologia Thermo-Adaptive per offrire calore leggero, gestione dell’umidità e asciugatura rapida. Traspirante, packable e facile da indossare, presenta chiusura con bottoni, polsini elastici e tasca con zip richiudibile.
Pantaloni che incarnano il design minimale e funzionale di Montura. Realizzati in nylon twill elasticizzato (88 g/m²) con finitura PFAS-free DWR, offrono resistenza all’abrasione, traspirabilità e protezione UV, con una mano morbida e naturale. Il guscio Weather-Ready WindGuard protegge da vento e leggera umidità, mentre la costruzione senza fodera assicura leggerezza e libertà di movimento. Semplici e pronti a tutto grazie anche alle pratiche tasche e alla loro capacità di ripiegarsi in sé stessi.
Montura - +39 0445.318911 - montura@montura.com - montura.com
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#MONTURAPEOPLE
Edoardo Tresoldi - Simbiosi
Alison Stigora - Il seme
LASCIARE ANDARE Arte Sella insegna ad accantonare le manie di controllo e permettere alla natura e alla vita di fare il resto testo e foto di Giacomo Bianchi
Prima di iniziare il mio percorso ad Arte Sella, cercavo un luogo che da un lato mi permettesse di esprimere la mia creatività e dall’altro di dedicarmi totalmente a un progetto. Quando sono arrivato qui ho capito di aver trovato il posto che rispondeva pienamente a queste necessità. Lavorare ad Arte Sella significa, infatti, immergersi in un ritmo mobile e mutevole: è un organismo in continua trasformazione e ogni giornata, diversa dalla precedente, rappresenta una scoperta. In questo modo ci si adegua alle trasformazioni e ai cambiamenti: è il bello di questo lavoro. Il rapporto con Arte Sella si è rivelato da subito molto simbiotico. Per chi come me ha scelto questo luogo e questo lavoro si è trattato di una scelta di vita più che professionale. Ci si sente profondamente legati all’ambiente, alle opere, a chi le attraversa e agli artisti: Arte Sella è proprio un unicum. È una questione di dettagli, abbiamo la fortuna di osservarla costantemente nel tempo; forse è questo lo sguardo più interessante: poterla vedere anche quando gli altri non la vedono. Il momento più bello è alla sera, dopo una giornata piena e intensa in cui questo luogo è stato vissuto da centinaia di persone: tutto torna a calmarsi, il sole tramonta e si contempla ciò che si è fatto, si comprende quanto si è privilegiati a lavorare qui. È il momento in cui anche la fatica della gestione di un luogo così complesso e sfaccettato trova compimento e il lavoro della giornata acquista un senso. È il vantaggio del tempo che trascorriamo in questo posto: non uno sguardo veloce, ma costante e continuo; significa entrare nel flusso delle cose e della natura che muta continuamente, imparando a predisporsi al cambiamento. Per me, che sono ingegnere di formazione, a volte è difficile non avere il controllo su ciò che accade, poiché vorrei che tutto dipendesse da me. Arte Sella mi ha insegnato ad accettare che spesso il controllo non può esserci e non deve neppure esserci; è una bellissima scuola non soltanto dal punto di vista lavorativo, ma anche per il modo in cui, per certi versi, insegna a impostare la vita: lasciarsi andare e permettere alle cose di scorrere e accadere. Succede con le opere che si trasformano, ma anche con i progetti che si realizzano. A volte abbiamo in mente un piano e vorremmo concretizzarlo immediatamente; poi, per diverse ragioni, dobbiamo posticiparlo e si aspetta che arrivino le condizioni giuste. È un modo di essere e di vivere: imparare a stare nel flusso delle cose, sapendo che qualcosa si può controllare e qualcos’altro, invece, semplicemente accade.
BIO | GIACOMO BIANCHI Nato a Belluno il 23 gennaio 1979, si è diplomato in studi classici e si è laureato in ingegneria biomedica nel 2005 presso il Politecnico di Milano. Appassionato di scrittura fin dalla sua giovinezza, è stato finalista in numerosi premi letterari nazionali. Durante gli studi universitari si è avvicinato al mondo della fotografia e nel 2010 è diventato un professionista, lavorando da indipendente e frequentando il Master Photoart Workshop presso IED Venezia. Dal 2008 è fotografo ufficiale di Arte Sella, responsabile della documentazione fotografica delle installazioni e degli eventi. Dal 2012 è presidente di Arte Sella.
La sfida ad Arte Sella è costante. Da un lato, infatti, è un parco, un luogo che accoglie visitatori e che deve quindi essere curato, sicuro e accogliente. Dall’altro, invece, tutto cambia velocemente. Bisogna ricercare e mantenere un equilibrio tra questi due aspetti: quello del controllo e della verifica, più tecnico, e quello della componente poetica e immaginifica, insieme alla volontà di inserirsi nel ciclo della natura. Quando le opere si degradano lo accettiamo, poiché fa parte di ciò che riteniamo sia il valore di Arte Sella; tuttavia, allo stesso tempo, un’opera degradata può rappresentare un problema sia tecnico, sia narrativo, in quanto va trovato il modo di raccontare questo cambiamento alle persone. La complessità e la bellezza stanno proprio qui, in un equilibrio mai definito, che ogni giorno bisogna ritrovare nuovamente. Per questo Arte Sella sorprende sempre, anche per il suo continuo cambiamento. In questo senso credo che la vera questione sia legata agli artisti e alla nostra profonda fiducia in ciò che possono portare qui: ogni volta è una novità. Per quanto possiamo immaginare ciò che potranno creare, il risultato è sempre una scoperta e un’occasione per mettersi in discussione. È bello lasciarsi andare e sapere che una nuova opera cambierà per sempre questo luogo e anche noi. E questo accade sia dal punto di vista della crescita del museo sia per le competenze che ci vengono richieste, perché ogni creazione porta con sé nuove conoscenze per tutti noi. Così il lavoro diventa stimolante e il fatto che molti di noi siano qui da tanti anni significa che questo è un luogo generativo e capace di offrire continuamente nuove possibilità. In generale, ci auguriamo che ognuno qui trovi qualcosa con cui entrare in risonanza. Non è detto che tutto debba piacere o diventare parte della propria vita. Per noi è lo stesso.
Montura People è la rubrica del brand per Outdoor Magazine. Uno spazio per le persone, la gente di Montura. Chiunque si senta in qualche e qualsiasi modo affine ai valori dell’azienda, parte della sua community. Qui vengono raccolte le loro storie affinché possano ispirarne altre.
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ACTIVE TRAVEL
LA MONTAGNA CHE RALLENTA La spedizione italiana Action Painting ha portato in Norvegia, oltre il Circolo Polare Artico, un progetto che unisce scialpinismo e arte nel segno dell’esplorazione lenta dei territori di Chiara Beretta – foto di Giovanni Levi e Alessandro Nicoletti
Da Livigno al Circolo Polare Artico per unire scialpinismo e arte contemporanea. Due mondi apparentemente distanti, tenuti insieme da un approccio comune: il desiderio di avvicinarsi alla montagna senza considerarla un semplice soggetto da dipingere o un muto scenario delle proprie avventure, ma rendendola parte integrante del gesto, sia artistico che sportivo. È questo il cuore di Action Painting Expedition, il progetto che tra aprile e maggio ha visto protagonisti l’artista e maestra di sci Irene Tabanelli e i filmmaker outdoor Alessandro Nicoletti e Giovanni Levi, con il supporto di Ferrino e PeakVisor. Il gruppo è partito da Livigno e ha raggiunto la Norvegia coprendo i circa 4.000 chilometri di strada in sei giorni con un Volkswagen giallo. Una scelta che già racconta molto del ritmo e dello spirito della spedizione: “C’è una direzione in cui oggi sembra muoversi tutto: accorciare le distanze, velocizzare i tempi, rendere ogni esperienza immediata e accessibile. Questo progetto nasce dal desiderio opposto: dalla necessità di rallentare, di attraversare davvero lo spazio, di vivere il tempo come parte integrante dell’esperienza e non come qualcosa da comprimere”, spiegano i protagonisti. Oltre che nel desiderio di un ritmo di viaggio (e di vita) diverso, il progetto affonda le sue radici nel legame con la montagna, da intendersi “non solo come luogo fisico, ma come spazio di trasformazione, di confronto e di essenzialità”. Irene, Alessandro e Giovanni si sono addentrati nella contea di Troms e nelle Alpi di Lyngen, tra le nevi e le rocce oltre il Circolo Polare Artico, non “per arrivare velocemente a una destinazione, ma per costruire un percorso in cui ogni chilometro diventa parte del lavoro, ogni attraversamento una fase della ricerca, ogni avvicinamento alla montagna un progressivo spogliarsi del superfluo”. Con questo approccio, già il viaggio in sé è stato vissuto come una sorta di performance artistica. “Il nostro desiderio era vedere la luce cambiare progressivamente colore e le giornate diventare infinite, sentire il clima trasformarsi, osservare il paesaggio diventare sempre più essenziale man mano che si sale verso il nord, fino a incontrare una dimensione in cui la montagna torna a essere spazio primario, nudo, esposto. Lasciare che il corpo registri ogni passaggio, che accumuli fatica, adattamento, resistenza”. Il vero cuore artistico del progetto è stato però la Action Box, una scatola in ferro priva di pareti, con una tela come tetto, che è stata faticosamente trasportata sui pendii delle Lyngen con sci e pelli. La particolarità di questa sorta di studio artistico portatile è che costringe a ribaltare la prospettiva: Irene Tabanelli ha dipinto con colori organici autoprodotti a braccia alzate, facendo i conti con forza di gravità, vento e basse temperature. Così la superficie creativa si è allargata oltre la tela, incontrando l’ambiente circostante. “Ciò che resta dell’azione,
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© Mattia Rizzi
ACTIVE TRAVEL
del gesto, ciò che resta del paesaggio in cui siamo immersi e del momento che stiamo vivendo si traduce in opera d’arte. La pittura smette di essere solo un atto di controllo e diventa un confronto diretto con una forza fisica reale”.
A sinistra, l’artista e maestra di sci Irene Tabanelli. Sopra, insieme ai filmmaker outdoor, da sinistra Giovanni Levi e Alessandro Nicoletti
Dalla partenza in furgone dalle Alpi fino alla realizzazione dell’opera, e ritorno, il viaggio di oltre 13.000 chilometri complessivi sarà raccontato in un film documentario incentrato su sci, arte e fotografia. “Questo progetto è un tentativo di riportare l’arte a una dimensione fisica e concreta, in cui il gesto, il corpo, il tempo e lo spazio tornano ad avere un peso, un colore, un profumo che sa di libertà”, concludono i protagonisti.
SCOPRIRE LA NORVEGIA SUGLI SCI La Norvegia protagonista della spedizione Action Painting è quella più a nord, tra le montagne, i ghiacciai e i fiordi del selvaggio Lyngenfjord: una regione che include le Alpi di Lyngen, tra le località migliori al mondo per lo sci fuori pista, ma anche le isole intorno a Skjervøy e il Parco nazionale di Reisa. Proprio le zone più settentrionali e occidentali della Norvegia ospitano le mete più amate e più frequentate dai turisti che praticano scialpinismo, ma in realtà l’intero Paese è un paradiso per le attività outdoor, che in inverno includono ampiamente anche sci alpino e sci di fondo. Secondo un’indagine dell’ente statale per l’innovazione e lo sviluppo Innovation Norway, la stagione invernale 2025 ha registrato un aumento dei consumi, della durata del soggiorno e del livello di soddisfazione da parte dei visitatori stranieri interessati agli sport sulla neve, che per lo sci hanno speso in media 1.560 corone norvegesi (circa 145 euro) al giorno, oltre 200 corone (19 euro) in più rispetto all'anno precedente. Gli stranieri che l’anno scorso hanno scelto la Norvegia come meta sciistica sono soprattutto danesi e svedesi, ma sta crescendo l’interesse anche da parte dell’Europa meridionale, Italia inclusa. Con una particolarità: i visitatori che vengono dal sud del continente tendono ad abbinare più spesso le uscite sugli sci alle esperienze naturalistiche e culturali. Le opzioni non mancano: dallo spettacolo dell’aurora boreale all’avvistamento di megattere e orche, passando per la visita al Centro dei Popoli Nordici, dedicato alle popolazioni indigene, o magari dell’Aurora Spirit Distillery, la distilleria più settentrionale al mondo. La contea di Troms, che include anche il Lyngenfjord, nel primo trimestre del 2026 è stata la destinazione più popolare tra gli italiani, che da gennaio a marzo di quest’anno hanno effettuato in generale il 5,15% di pernottamenti in più in Norvegia rispetto allo stesso periodo del 2025.
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FOCUS SHOP
L’HUB DELLA MONTAGNA Inaugurato il 2 ottobre durante Rock Master, lo store ufficiale La Sportiva di Arco rafforza ancora di più il legame del brand con il territorio trentino e la sua community di appassionati di Benedetta Bruni
Il nuovo store di La Sportiva con sede ad Arco è più di un semplice punto vendita commerciale. Il solo fatto di trovarsi in Trentino è una dichiarazione d’intenti. Così come lo è scegliere di incasellare l’inaugurazione ufficiale durante una delle manifestazioni più importanti per il territorio, Rock Master, tanto internazionale quanto locale. La linea, insomma, è chiara: il marchio di Ziano di Fiemme vuole rafforzare il legame con la regione. La Sportiva apre dunque le porte – anche fisicamente – alla community trentina di appassionati di montagna con un negozio che promette di essere casa e ritrovo, dove trovare competenza, confronto e un luogo per condividere le proprie passioni. Ce lo ha raccontato Bruno Bogliolo, store manager del punto vendita.
Sono anche stagioni popolate da una clientela tecnica molto preparata: nell’arrampicata Arco ha un pubblico con aspettative altissime e la presenza di atleti di rilievo sul territorio alza ulteriormente l'asticella. Lo stesso vale per gli alpinisti, che conoscono il prodotto nel dettaglio e in negozio cercano un confronto reale, soprattutto sulle calzature. Per il nostro team questa è sempre una bella sfida. Il climbing rimane la disciplina predominante per lo store, mentre running, hiking e alpinismo assumono pesi diversi seguendo la stagionalità. In estate, invece, alla componente tecnica si affianca un pubblico più trasversale: chi vive la montagna in vacanza, chi prova per la prima volta arrampicata, canyoning o mountain running, chi sale in quota sulle Dolomiti e anche chi si avvicina a La Sportiva per il suo immaIl bilancio di questi primi mesi di apertura? ginario e per ciò che rappresenta, oltre che per la Il bilancio di questi primi sei mesi è molto posipura performance. Ed è proprio qui che il mountain tivo. Soprattutto, abbiamo percepito le aspettalifestyle diventa particolarmente interessante. Non tive nei confronti di uno store ufficiale La Sportiva. credo che oggi si possano separare nettamente il Chi viene da noi cerca competenza, ampia disponicliente tecnico e quello urbano: i due mondi si conbilità di prodotto e un livello di servizio all'altezza del taminano continuamente. C'è chi utilizza La Sportiva nome sulla porta. Nel climbing è ancora più evidente: per fare sport e poi la indossa nella sua quotidianità, ad Arco la sola vendita delle scarpette non basta. ma anche chi arriva al brand attraverso il lifestyle e Il cliente entra in negozio pensando che troverà il successivamente si avvicina alla montagna. In una Bruno Bogliolo, store manager ad Arco modello specifico che ha in mente, vuole valutare realtà come Arco questa contaminazione è evidente delle alternative e confrontarsi con qualcuno profondamente competente. e rende il mountain lifestyle una componente importante anche come porta Ma queste sono richieste che ritroviamo, con esigenze diverse, anche nelle d'ingresso verso il mondo outdoor. altre discipline outdoor. Essere direttamente collegati all'azienda ci mette nelle condizioni migliori per rispondere a queste aspettative, grazie alla Cosa c'è nel futuro del negozio? Quali strategie o attività per avvicinare la community al brand? formazione che riceviamo, all’ampiezza dell’assortimento e al supporto del retail La Sportiva. Ed è stato bello vedere anche una certa curiosità verso il nuovo store: qualcuno è entrato quasi per “metterci alla prova”. E la soddisfazione più grande è vedere che diverse di queste persone sono tornate. Credo che sia questo il segnale più bello dei nostri primi mesi: non solo un buon riscontro all'apertura, ma l'inizio di un rapporto di fiducia.
In questi primi mesi abbiamo lavorato per costruire un rapporto con il territorio e con le diverse realtà che lo animano, andando oltre la sola dimensione commerciale. La nostra intenzione è di integrarci sempre di più, mettere a disposizione lo store e, nel tempo, farne un vero e proprio hub per il mondo outdoor di Arco e dintorni. Il paese ha già una community fortissima e profondamente radicata: vogliamo esserne parte attiva sfruttando anche il legame diretto con l'azienda. In questi primi sei mesi abbiamo costruito partnership con alcune realtà locali che già collaborano con La Sportiva, come le palestre di arrampicata. Inoltre, abbiamo partecipato direttamente ad appuntamenti come il Garda Trentino Trail e il Rock Master. Ora lavoriamo per garantire una continuità. Eventi, serate, collaborazioni e attività con le community possono fare dello store qualcosa di più di un punto vendita: un luogo dove incontrarsi, confrontarsi e condividere la stessa passione per la montagna. È questa l'idea di hub verso cui siamo diretti.
Che tipo di consumatore si reca in negozio? Quali sono le discipline più acquistate? E quanto è rilevante il trend del “mountain lifestyle”?
È difficile identificare un unico profilo cliente, e questo probabilmente è uno degli aspetti più interessanti del lavoro. La clientela è estremamente varia e cambia molto con le stagioni. Nella mia esperienza come store manager, raramente mi è capitato di vedere convivere in maniera così equilibrata pubblici tanto diversi. Primavera e autunno sono i momenti in cui questa varietà si vede meglio. Nello stesso periodo si trovano climber, runner, escursionisti e alpinisti, mentre continuano ad arrivare i turisti sul Garda.
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SAVE THE DATE
8-9-10 ottobre 2027 Fortezza da Basso, Firenze
Nasce la prima fiera italiana dedicata al Cammino in tutte le sue forme Hiking, trekking, fit & nordic walking, cammini spirituali
Sei aree tematiche
Tante iniziative speciali
Sports | Tourism | Vanlife
Experience | Workshop
Sportswear | Tech | Food
Talent & Award
Organizzato da:
In collaborazione con:
Un’unica grande passione walkingexpo.it
Graphic design by:
FOCUS PRODOT TO
STABILITÀ E PROTEZIONE NEI TREKKING Le proposte di Kayland per l’escursionismo su brevi e lunghe distanze garantiscono affidabilità, comfort e robustezza: un trio indispensabile per affrontare ogni sentiero LEGACY W GTX
CUMBRIA EVO GTX
Sviluppato per adattarsi all’ergonomia del piede delle donne, Legacy W GTX è uno scarponcino da trekking che nel design unisce tradizione e modernità: la classica forma della pedula qui è infatti arricchita da estetica e tonalità contemporanee. La fodera Gore-Tex Extended Comfort protegge il piede dall’acqua, mentre la suola Vibram garantisce un buon grip su terreni diversi. Dalle escursioni, anche quelle mediamente difficili, fino alle vie ferrate, questa scarpa tecnica può accompagnare le avventure outdoor in autunno, primavera ed estate. Disponibile anche nella versione uomo.
Caratterizzato da un confortevole taglio mid che avvolge e sostiene la caviglia e da un’intersuola in EVA leggera e ammortizzata, Cumbria EVO GTX unisce in un unico modello la robustezza e il comfort necessari ad affrontare ogni tipo di trekking, anche quelli più impegnativi. Il modello è dotato di resistente tomaia in pelle Nubuck, di membrana Gore-Tex Prism XT 3L, che garantisce impermeabilità e traspirabilità, e di suola Vibram Duke, che offre un buon grip anche sulle superfici bagnate e irregolari.
Nuove varianti colore FW 26/27
Forma: Hiking Anatomical Last Costruzione: Lasting Sottopiede: Medium (Moulded Polypropylene) Tomaia: WP Nubuck Fodera: Gore-Tex Extended Comfort Footwear Plantare: PU Open Foam Moulded + Fabric Intersuola: Moulded EVA Suola: Vibram Duke (Traction Lug) + XS Trek EVO compound Peso (mezzo paio): 525 g
• Forma: Ergo Tech Lady • Costruzione: Lasting • Sottopiede: Medium (Moulded Polypropylene) • Tomaia: Suede + Textile • Fodera: Gore-Tex Extended Comfort Footwear • Plantare: PU Open Foam Moulded + Fabric • Intersuola: Microporous Bi-Density • Suola: Vibram Winkler Evo • Peso (mezzo paio): 450 g W
M PLAYSPORT - + 39 0423.489310 - info@kayland.com
DUE ANIME, STESSA FILOSOFIA Ternua Vilman Pro Down e Klimmer: giacche tecniche per vivere la montagna in ogni sua espressione Dal calore isolante del piumino alla protezione impermeabile del guscio hard shell, per la stagione FW 26/27 Ternua presenta due capi pensati per le alte prestazioni, senza perdere di vista la sostenibilità. Materiali riciclati, certificazioni ambientali, trattamenti idrorepellenti privi di PFC: ogni dettaglio racconta un approccio che unisce performance e rispetto per l'ambiente.
Vilman W
Vilman M
VILMAN PRO DOWN JKT
KLIMMER JKT
Evoluzione della Vilman, utilizza un’imbottitura di piuma d’oca bianca riciclata (200 g e fill power 800 cuin), per garantire calore e capacità termica elevata, mantenendo un peso ridotto, mentre l’esterno in Pertex Quantum antivento e antipioggia e l’interno in nylon riciclato offrono comfort. Il design curato si vede nel cappuccio a doppia visiera flessibile, regolabile con una sola mano, e nel bordo con cordoncino elastico che sigilla il calore. Le due ampie tasche laterali e quella anteriore, tutte con zip, assicurano spazio e praticità, mentre i polsini con interno in Lycra proteggono da freddo e vento. Comprimibile e leggera, Vilman Pro Down si può riporre nella sacca da trasporto, inclusa nella confezione. Il trattamento idrorepellente DWR è privo di PFC e il tessuto è certificato bluesign.
Realizzato con la tecnologia Shelltec Active Flex, Klimmer è un guscio a tre strati impermeabile, traspirante e altamente resistente, grazie a una colonna d'acqua di 20.000 millimetri e a una traspirabilità MVP di 20.000 g/m² ogni 24 ore. Ogni dettaglio è pensato per l'alta quota: il cappuccio 3D regolabile, le prese d'aria con doppio cursore sotto le ascelle, la zip anteriore a doppio cursore compatibile con l'imbracatura e la protezione al mento contro lo sfregamento della cerniera. Le grandi tasche con zip sul petto e la tasca interna dedicata al cellulare completano il capo. Si tratta di una giacca EcoProgettata, realizzata con due tessuti riciclati che a fine vita sono completamente riciclabili: il poliestere riciclato da bottiglie di plastica post-consumo è certificato Oeko-Tex e bluesign, mentre il trattamento idrorepellente è privo di PFC.
Ternua - infor@ternua.com
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Klimmer W
Klimmer M
Explore the off season
The Fjällräven Keb GTX Jacket
FOCUS PRODOT TO
PRONTI A TUTTO Nordsen presenta una capsule dall’estetica crossover attuale, per attraversare gli scenari outdoor dalla bassa quota ai contesti urban MIDLAYER UOMO SODIO
T-SHIRT UOMO IRON
Maglia in melange ideale come midlayer leggero grazie a una struttura interna con piccoli fori che rende il tessuto particolarmente traspirante e facilita l'espulsione dell'umidità verso l'esterno. Il fondo parzialmente elasticizzato e i polsini con foro per il pollice la rendono pratica e confortevole. L’asciugatura rapida e la facile manutenzione ne fanno un capo adatto a trekking, corsa, speed hiking e, in generale, tutte le attività a bassa quota.
La T-shirt girocollo con manica raglan offre mobilità e traspirabilità ottimali, grazie al tessuto traforato e agli inserti in rete sulla parte posteriore. La struttura alveolare rende il capo leggero e agevola il passaggio dell'aria nelle zone che hanno bisogno di maggiore ventilazione, mantenendo sempre il corpo fresco e asciutto e assicurando un ottimo comfort durante le attività più intense e dinamiche. L’asciugatura rapida e la manutenzione semplice rendono la funzionalità uno degli elementi principali di questa maglietta.
PANTALONE CORTO UOMO CIPRESSO
PANTALONE CONVERTIBILE UOMO CANSIGLIO
Realizzati in tessuto monoelastico, questi pantaloni garantiscono traspirabilità durante le uscite più energiche e assicurano un’ampia libertà di movimento. La fodera in rete favorisce comfort e ulteriore ventilazione. Completano il design una comoda apertura tramite cerniera e bottone, tasche frontali, una tasca posteriore, una laterale con zip e una cintura elastica.
Pantaloni in tessuto bielastico e traspirante, favoriscono l’espulsione dell’umidità verso l’esterno. Grazie alla gamba staccabile tramite zip, risultanoadatti a diverse attività. L’apertura avviene tramite cerniera e bottone, mentre le tasche anteriori e posteriori sono dotate di zip e la fodera in rete favorisce la traspirazione.
Nordsen - +39 045.8299289 - nordsen.it
AI PIEDI DEGLI ESPLORATORI DEL MONDO I modelli di Trezeta sono pensati per chi cerca un unico paio di scarpe per ogni avventura, che siano passeggiate al parco vicino a casa o fughe outdoor del weekend SEKAI WP
THUNDER LEATHER WP
In giapponese il termine “sekai” significa mondo e non è un caso che
Dal design alle caratteristiche tecniche, Thunder Leather WP unisce due mondi: quello dell’escursionismo e quello dell’esplorazione urbana. Il taglio basso garantisce una buona mobilità della caviglia senza pregiudicare la stabilità, mentre l’elegante tomaia in suede si adatta anche ai contesti outdoor grazie alla membrana Water Stopper e ai rinforzi in poliuretano antiabrasione su punta e tallone. È una scarpa leggera, morbida e reattiva: merito della combinazione tra soletta interna e intersuola in EVA. Disponibile anche nella versione uomo.
Trezeta lo abbia scelto come nome per questo modello multifunzionale e versatile, adatto tanto alle passeggiate nella natura quanto all’urban hiking. Confortevole e dotata di rinforzi in TPU che proteggono il piede dagli urti, la Sekai WP ha tomaia in mesh, tecnologia impermeabile Water Stopper di Trezeta e suola Vibram City Rocker. Qualunque sia la strada scelta, la promessa resta la stessa: comodità dal primo all’ultimo passo.
M • Costruzione: Strobel • Sottopiede: Strong • Tomaia: Textile + TPU film • Fodera: Mesh + Trezeta Water Stopper • Plantare: Moulded open foam PU + fabric • Intersuola: EVA Xs Trekwith Painting Area • Battistrada: Vibram City Rocker • Peso (mezzo paio): 400 g
W
Nuove varianti colore FW 26/27
W • Costruzione: Lasted • Sottopiede: Die Cut Plypropylene 2 mm • Tomaia: WP Suede + fabric • Fodera: Mesh + Trezeta Water Stopper • Plantare: EVA + Fabric • Intersuola: Moulded EVA • Battistrada: Rubber • Peso (mezzo paio): 450 g
PLAYSPORT - +39 0423.489310 - info@trezeta.com
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FOCUS PRODOT TO
L’EVOLUZIONE DI UN’ICONA La famiglia Frog di Kong nasce da un’idea rivoluzionaria e si evolve con soluzioni pensate per rispondere a esigenze diverse, dalla montagna agli impieghi professionali Nato da un percorso di progettazione sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Milano, Frog ha introdotto un nuovo modo di interpretare il collegamento a un ancoraggio. Il sistema di chiusura automatica a scatto permette al connettore di richiudersi al contatto con il punto di ancoraggio, raggiungendo anche quelli più
FROG Connettore unidirezionale brevettato, garantisce inserimento rapido e sicuro anche su ancoraggi lontani, difficili da raggiungere con connettori classici. Si chiude automaticamente al contatto e integra una fettuccia da 120 millimetri.
distanti grazie al suo funzionamento direzionale. I connettori Kong sono sviluppati e realizzati nello stabilimento di Monte Marenzo, in provincia di Lecco, dove si concentra gran parte del ciclo produttivo, dalla progettazione al confezionamento. Dopo quasi 30 anni, Frog è oggi una famiglia di soluzioni pensate per esigenze diverse.
PROG
FROG 360
Prog combina una fettuccia tubolare con all’interno una bacchetta flessibile, per ottenere la curvatura desiderata, e un connettore Frog che si chiude automaticamente a contatto con lo spit, impedendo aperture accidentali sotto carico.
Frog 360 integra il connettore Frog con un girello “textile friendly” per il collegamento diretto a elementi tessili e l’assemblaggio di cordini anti-attorcigliamento, con chiusura automatica.
Kong - +39 0341.630506 - info@kong.it
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MINI FROG Versione miniaturizzata del Frog, mantiene l’apertura delle leve con chiusura automatica a scatto. Ideale per guinzagli, sospensioni per fotocamere e longe porta-attrezzi. Non è un DPI, non è certificato e non è adatto al carico umano.
FOCUS PRODOT TO
IL VALORE DI UNA SCELTA Da sempre attenta a progettare capi che mettono al centro il rispetto per l’ambiente, E9 si apre alla stagione autunnale con materiali biologici certificati che coniugano comfort e funzionalità Per E9, la ricerca sui materiali è parte integrante del modo di progettare e raccontare l’abbigliamento outdoor. La scelta dei tessuti nasce dall’incontro tra funzionalità, comfort e attenzione alle materie prime, con l’obiettivo di dare vita a capi pensati per accompagnare il movimento e l’esperienza all’aria aperta. In questo percorso, le certificazioni hanno un ruolo importante: rappresentano un riferimento concreto nella selezione
dei materiali e permettono di valorizzare caratteristiche che possono essere documentate. Tra le scelte di E9 ci sono il Lyocell a marchio Tencel e il cotone biologico certificato secondo lo standard GOTS. È da questa attenzione che prende forma la collezione, con proposte pensate per l’outdoor e l’arrampicata. Tra quelle del prossimo autunno-inverno, due pantaloni interpretano in modo particolare questa ricerca sui materiali.
UOMO N 3ANGOLO 2.2
DONNA OLLY
Modello in gabardina stretch di Lyocell e cotone biologico, dalla vestibilità regular pensata per offrire comfort e libertà di movimento. Tasche in tessuto stampato, doppi portaspazzolini, cintura e fondo regolabili ne completano la funzionalità, insieme al logo ricamato sul retro. Made in Italy.
Pantalone in velluto di cotone biologico dalla superficie materica, caratterizzato da una cintura dal taglio originale e da un fondo gamba distintivo. Il dettaglio ricamato e la patch in ecopelle sulla tasca sinistra aggiungono carattere al modello, mentre la vestibilità relaxed lascia spazio al comfort e alla libertà di movimento. Made in Italy.
E9 - +39 0736.391022 - info@enove.it - e9planet.com
QUESTIONE DI EQUILIBRIO Scrambler è la giacca di Rock Experience che funziona a tutte le quote, dalla città all’arrampicata e allo scialpinismo, grazie a un bilanciamento ideale tra elasticità ed elevata resistenza Progettata per essere il più bilanciata possibile tra elasticità e resistenza a vento e abrasioni, Scrambler è una giacca crossover, ideale dall’arrampicata allo scialpinismo ma estremamente confortevole anche durante le passeggiate o nella vita quotidiana. Basata sulla tecnologia Double Wave, che combina in sincronia due tessuti diversi, Scrambler bilancia perfettamente elasticità e robustezza. Il risultato è un capo che segue i movimenti naturali del corpo garantendo durabilità anche nelle condizioni più estreme.
CARATTERISTICHE • Design equilibrato, elasticizzato, antivento, traspirante e resistente all'abrasione grazie alla tecnologia Double Wave • Giacca crossover adatta ad arrampicata, scialpinismo, escursionismo e uso quotidiano • Fodera interna in rete spazzolata e guscio esterno elasticizzato in quattro direzioni che creano una doppia trama sinergica per la fuoriuscita del vapore acqueo durante le attività intense • Cappuccio integrato compatibile con casco, dotato di doppia regolazione con coulisse • Polsini regolabili con patta e velcro • Coulisse per la regolazione del fondo capo • Giacca protettiva antivento e altamente traspirante
SCHEDA TECNICA • Tessuto: Nylon elasticizzato DWR 88% PA 12% EA 95 g/m² • Fodera: Rete di filamenti 100% PL 115 g/m² • Peso: 452 g (taglia L)
7 TO 7 Srl - +39 031.692161 - info@rockexperience.it
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FOCUS PRODOT TO
NATE PER SFIDARE L’INVERNO Con le nuove Prodigio 2 GTX e Prodigio Max GTX con membrana Gore-Tex Invisible Fit, La Sportiva completa la propria offerta dedicata al mountain running PRODIGIO 2 GTX
PRODIGIO MAX GTX
La Prodigio 2 GTX è una calzatura da trail running superleggera concepita per affrontare le condizioni meteo e i terreni più severi. Dalle sezioni fangose ai tratti tecnici e scivolosi, il modello assicura un appoggio sicuro e un piede sempre asciutto.
Progettata per gli ultra runner e le lunghe distanze, la Prodigio Max GTX offre ammortizzazione, protezione e stabilità anche durante le condizioni atmosferiche più avverse, dando il meglio di sé su terreni tecnici, sentieri fangosi e tratti scivolosi.
INTERSUOLA E PLANTARE / in schiuma XFlow iniettata con azoto, offrono un’ammortizzazione reattiva a ogni appoggio
INTERSUOLA E PLANTARE /
TOMAIA /
realizzata in mesh 3D, è superleggera, ben strutturata, traspirante e resistente
la schiuma XFlow Endurance combinata al sottopiede XFlow garantisce un’ammortizzazione bilanciata durante tutta la corsa
PESO / 290 g
Comfort WIRE, leggera, ultra-morbida e traspirante, assicura un fit ottimale anche sulle salite più ripide e impegnative
PESO / 270 g
SUOLA /
SUOLA /
FriXion White a doppia mescola, con tassellatura da 4 mm, garantisce grip e trazione anche sui terreni più impegnativi e i tratti più tecnici
TOMAIA /
FriXion White ad alta aderenza massimizza la trazione, permettendo di affrontare in sicurezza anche i terreni più tecnici e impegnativi
M
IL PROGETTO PRODIGIO TECH HUB
W
A supporto del lancio delle nuove versioni GTX, prosegue il progetto Prodigio Tech Hub, il format di eventi pensato per offrire ai trail runner l’opportunità di testare i prodotti direttamente sul campo durante sessioni di Test & Feel e community run guidate dagli atleti e dallo staff La Sportiva. La Sportiva - +39 0462.57080 - lasportiva.com
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LAFUORI
H2O
Un legame sottile che sta per rompersi a cura di Marrano
un problema che, nei prossimi decenni, rappresenterà di certo una priorità assoluta per la stabilità dell’intero ecosistema europeo, che dipende in gran parte dall’acqua proveniente proprio dalle Alpi. Viene spontaneo chiedersi perché il mondo dell’outdoor non se ne occupi più concretamente, a partire dalle aziende così sen-
Se n’è parlato molto, nella lunga e calda estate del 2026. Anche a sproposito, come spesso avviene per gli argomenti che eccitano i mezzi di informazione. Se ne sono patite le conseguenze comprendendo, forse, che l’H2O è effettivamente il bene primario e, al tempo stesso, una risorsa non scontata. Forse ce n’eravamo dimenticati tra un bombardamento e l’altro, reale o digitale, intervallato dalle ultime notizie sulle attività da diporto nei laghetti delle Dolomiti e sulle code per l’acquisto di un imperdibile krapfen di malga. Ma la penuria di acqua, tanto nei rifugi alpini quanto nelle colture agricole intensive di pianura, ha investito le cronache agostane ribadendo un dato ovvio e inequivocabile: siamo dentro un’emergenza. L’ennesima se volete, ma di certo una delle più gravi. Possiamo fare a meno di molte cose: delle scalate su pareti sempre più fragili e delle gradevoli passeggiate nella natura, specie se con la natura abbiamo poca confidenza, ma di certo non possiamo fare a meno dell’acqua. Eppure, è quello che sta silenziosamente accadendo. Dico silenziosamente perché quello che viene riportato dai mezzi di informazione è solo l’aspetto più superficiale del problema. Si parla del disagio per i rifugisti e dei danni all’agricoltura dovuti alla siccità, ma si parla troppo poco dei motivi per i quali ci troviamo sempre più frequentemente in questa situazione. Chi vive in montagna sa bene che il problema non è iniziato oggi. In certe zone delle Alpi, non solo in Italia, e anche degli Appennini, ormai da diverso tempo è nota l’alternanza tra carenza ed eccesso d’acqua. Che, tradotto in altri termini, significa frane e alluvioni catastrofiche. Dipende in primo luogo dalla progressiva diminuzione delle precipitazioni nevose, una tendenza che si è ormai consolidata nell’arco degli ultimi 20 anni, e dall’aumento costante del consumo di acqua per scopi diversi: su tutti, insieme all’agricoltura industriale, la produzione di energia idroelettrica a scopi di raffreddamento, umano e digitale (leggi: data center, le mostruose macchine sede della tecnocrazia che governa il pianeta Terra). Acqua di montagna intrappolata in bacini artificiali, fiumi che un tempo sono stati spumeggianti vie di comunicazione e fonti di vita oggi ridotti a rigagnoli ghiaiosi per effetto delle innumerevoli captazioni, dalla sorgente fin quasi alla foce: un approfondimento sul tema, scevro dai pesanti fattori ideologici che purtroppo caratterizzano il dibattito sul clima e sulle energie rinnovabili, sarebbe davvero opportuno per favorire una seria presa di coscienza su
sibili all’ambiente nelle loro campagne di comunicazione. Sarebbe un bel segnale, per andare al di là delle vuote frasi di circostanza e di una certa cautela nelle dichiarazioni che si registra anche da parte dei più diretti interessati, come i rifugisti, le guide alpine e più in generale gli operatori turistici della montagna. Per non parlare dei rappresentanti politici locali, del tutto impreparati ad affrontare il problema nella sua complessità e oltremodo timorosi nel prendere iniziative che possano risultare anche solo minimamente sgradite alle lobby del nuovo modello di business della montagna, ovvero il turismo massivo e cafone. Ho letto recentemente sulle pagine di Outdoor Magazine che qualcuno si sta muovendo in questa direzione, con una campagna di sensibilizzazione che ha lo scopo di informare i nuovi frequentatori della montagna sul fatto che il rubinetto delle alte quote si sta chiudendo: qualcosa in più di quattro belle figurine e due timide testimonianze di rifugisti stufi di chiamare l’elicottero per fare il pieno di acqua già da metà luglio. Bene, quindi? Sì, ma non basta. Bene le campagne di informazione, ma a questo punto servono prese di posizione forti che producano risultati concreti, necessariamente in sinergia con la comunità scientifica e con chi lavora sulle tecnologie che ci dovranno consentire di rispondere a questa emergenza. Perché acqua significa vita, benessere e alimento per l’economia di montagna. Mettiamola così, se preferite, operatori dell’outdoor contemporaneo: poca acqua significa meno neve artificiale per lo sci alpino su oltre il 50% delle stazioni sciistiche, meno bagni nelle piscine a sfioro dei resort a cinque stelle sulle Alpi, e fine dei rifugi con cucina gourmet, che tanto piacciono alle aziende di promozione turistica e ai relativi influencer per portare sempre più gente in divisa da escursionismo sui sentieri di montagna - quando va bene accompagnata da qualche guida alpina, ma il più delle volte confusa e dispersa, in attesa del 118. Servono dunque maggiore consapevolezza e impegno da parte di tutti, in particolare dell’industria e degli stakeholder della montagna, riguardo al vero valore e l’importanza del bene primario per eccellenza, il cui fragile legame, da cui dipende la nostra stessa vita, sta oggi per rompersi.
*Lafuori. Una pagina pubblicitaria in meno, uno spunto di riflessione in più. Lafuori non è un nuovo brand outdoor fondato da due giovani mountain runners appassionati di climbing. Non è l’account Instagram di un influencer. Non è nemmeno il nome di una falesia segreta di un’isola sconosciuta del Mediterraneo o di un hotspot di Hokkaido dove cade la neve più polverosa del mondo. Lafuori è il titolo del contro editoriale di Outdoor Magazine. Un racconto libero e disincantato dell’outdoor scritto sotto mentite spoglie.
Vuoi rispondere a Marrano e dire la tua? Scrivi a redazione@mag-net.it
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© The Adventure Bakery
SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
DAT I & S TAT I S T IC H E
CHIUDERE IL CERCHIO Il report Closing the Footwear Loop di Fashion for Good e Circle Economy analizza cosa succede alle calzature a fine vita e quali sono gli ostacoli alla costruzione di un sistema realmente circolare di Sara Canali
FINE VITA
Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 23,8 miliardi di paia di scarpe e una singola calzatura contiene mediamente più di 60 componenti, tra tessuti, plastiche, schiume, gomma, metalli e adesivi. Per questo motivo riciclare le calzature è un processo complicato e circa il 90% dei prodotti finisce in discarica, mentre il riciclo dell'intero flusso tessile e footwear rimane sotto l'1% a livello globale. Ancora più interessante il fatto che sappiamo relativamente poco di cosa succede alle scarpe quando vengono buttate, questo perché le calzature vengono spesso contabilizzate insieme all'abbigliamento nei codici commerciali, quindi i loro flussi diventano praticamente invisibili. Da questo enorme problema è nata Closing the Footwear Loop, un’iniziativa coordinata da Fashion for Good, piattaforma inter-
Il primo passaggio è quello di capire cosa succede alle scarpe dopo l’uso. Fashion for Good, insieme a Circle Economy, ha mappato i flussi europei di calzature post-consumo, analizzando quantità, materiali, condizioni e soprattutto la distinzione tra i prodotti ancora riutilizzabili e quelli che non lo sono più. I primi risultati sono particolarmente interessanti:
• il 50% delle calzature post-consumo analizzate è risultato non riutilizzabile; • il 46% è ancora utilizzabile; • il restante 4% è contaminato, una condizione che ne ostacola riuso e riciclo; • il 24% delle scarpe classificate non riutilizzabili non presentava danni fisici; • il 90% delle calzature riutilizzabili viene esportato, soprattutto verso Emirati Arabi Uniti, Cina e Pakistan.
nazionale che lavora sull’innovazione nella moda, per capire come trasformare il modello attuale delle calzature in un sistema realmente circolare. Il progetto è stato lanciato nel 2025, ha coinvolto brand, innovatori e altri attori della filiera e si è avvalso della consulenza tecnica di Circle Economy per la mappatura dei rifiuti di calzature post-consumo. Il report parte dall'idea che il principale ostacolo alla circolarità non sia necessariamente la mancanza di materiali riciclabili, ma la complessità con cui le scarpe sono progettate e assemblate e l'assenza di un'infrastruttura adeguata per separare, identificare e recuperare quei materiali. Nel CHIUDERE IL CERCHIO DELLE CALZATURE giugno 2026 sono stati pubblicati i primi risultati della ricerca.
Quest'ultimo dato apre anche una questione interessante: riuso non significa automaticamente circolarità locale o sostenibile. Una scarpa può avere una seconda vita, ma il sistema con cui viene raccolta, smistata ed esportata rimane determinante e spesso esclude a priori questa possibilità.
MAPPATURA ATTUALE DEI FLUSSI DI RIFIUTI DI CALZATURE POST-CONSUMO Figura 1: Mappatura attuale dei flussi di rifiuti di calzature post-consumo
Raccolti tessili dismessi (tramite raccolta porta a porta, punti di raccolta o contenitori di raccolta)
Riutilizzabili 46%
UE
Mercato di seconda mano 5%
Prima scelta: 4%
EAU
(nessun danno e/o provenienti da marchi specifici di lusso) Esportazione
Mercato di seconda mano 90%
Grado 2: 42%
Cina
(segni di usura minimi, ancora in condizioni da poter essere indossate)
Pakistan Perdita di materiale
Tessili
per la casa e abbigliamento
India
90%
Non riutilizzabili 50% (scarpe di bassa qualità, danneggiate che richiedono riparazioni)
Attuali modalità di fine vita dei prodotti
Incenerimento
Calzature 9% Altro 1%
Contaminati 4%
Discarica
(contengono oggetti estranei, umidità o cattivi odori)
Note: 1. Questa figura considera solo i sistemi di raccolta a livello comunale 2. Le frecce tratteggiate sono ipotesi e una piccola percentuale di queste quantità viene riesportata negli EAU in base agli archetipi
Fonte: Ricerca desk integrata e consultazioni con gli stakeholder
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DAT I & S TAT I S T IC H E
LA RICERCA
dell'ecosistema della moda e del footwear con un obiettivo molto operativo, cioè capire come costruire un sistema più circolare.
Per poter sviluppare questa ricerca, è stato necessario selezionare un campione di calzature singole non riutilizzabili raccolto in Spagna nella primaveraestate 2025, in collaborazione con il progetto Moda re-. Su un totale di 7.200 calzature smistate (di cui il 60,2% riutilizzabili, il 34,7% non riutilizzabili e il 5,1% contaminate e destinate all'incenerimento), 2.500 elementi non riutilizzabili sono stati inviati al centro tecnologico CETIA. Da queste, è stato inizialmente prele-
CALZATURE SPORTIVE E OUTDOOR Nelle calzature sportive e outdoor il problema della complessità diventa ancora più evidente. Nel campione analizzato, le Performance shoes rappresentano l’11,2% delle calzature non riutilizzabili, mentre gli scarponi il 10,4%. Nel primo gruppo, il 69% è costituito da scarpe da running, seguito da trail running, tennis, golf e padel, che insieme rappresentano il 21%. Non si tratta soltanto di una questione di numero di materiali, ma della funzione che ciascuno di essi svolge.
vato un campione casuale di 1.500 scarpe singole (non a paia), che a seguito di pulizia dei dati per errori tecnici o umani è stato ridotto a un dataset pulito di 1.200 calzature.
COMPOSIZIONE DEI MATERIALI DELLA SUOLA
Scarpa performance
Figura 19: Composizione dei materiali della suola
4%
3%
• più di 40 materiali differenti; • 65 parti distinte e più di 360 passaggi produttivi; • 10,5% - la percentuale minima di calzature che condivide lo stesso identico materiale tra intersuola e battistrada esterno; • fino al 40% - quota di materiale vergine sostituibile con mescole di gomma ed EVA riciclate senza perdere le proprietà meccaniche o prestazionali.
2% Materiale sconosciuto
7% 37%
SBS EVA RUB SBR TPU
14%
15% 16%
Una scarpa da running ad alte prestazioni può contenere più di 40 materiali differenti, 65 parti e oltre 360 passaggi produttivi. Anche la suola racconta bene questa complessità visto che l’EVA è il materiale più utilizzato, mentre l’analisi complessiva mostra una forte varietà di polimeri, gomme e schiume. Soltanto il 10,5% delle calzature analizzate condivide lo stesso materiale tra intersuola e suola esterna, mentre nella maggior parte dei casi i diversi componenti devono essere separati prima di poter essere avviati a percorsi di recupero specifici. A complicare ulteriormente il quadro ci sono quelli che il report definisce disruptors, elementi che interferiscono con le operazioni di selezione e recupero dei materiali. Il 25% delle Performance shoes presenta almeno un elemento interno, principalmente in plastica, mentre la percentuale sale al 50% negli scarponi, dove prevalgono i componenti metallici. Proprio nelle calzature Performance e negli scarponi il report rileva la maggiore varietà di elementi esterni multimateriale, dai loghi ai rinforzi e agli altri componenti strutturali.
PVC SBR PU RUB ABS
Su ogni scarpa del campione sono state analizzate caratteristiche come danni, materiali, colore, brand, tecnica di assemblaggio, componenti esterni e tipologia di calzatura. Il risultato ha dimostrato che se il 76% presentava danni, il restante 24% delle scarpe classificate come non-rewearable non presentava alcun danno fisico evidente. Questo significa che una parte di quelle calzature potrebbe teoricamente avere ancora una vita dopo processi di pulizia, riparazione, refurbishment o recupero di componenti. Ancora più indicativa è l'analisi che dimostra come dentro molte scarpe ci siano materiali potenzialmente riciclabili e che il problema è riuscire a identificarli, separarli e recuperarli senza distruggerne il valore.
DISGREGATORI INTERNI Scarpe performance
Scarponi
Composizione:
• il 52% delle tomaie era costituito da miscele di fibre tessili; • il 37% dei materiali presenti nelle suole non è stato identificato dalle scansioni NIR, soprattutto a causa del Carbon Black, che rende particolarmente difficile riconoscere le suole nere; • il 51,9% delle calzature era assemblato attraverso incollaggio permanente, rappresentando un ostacolo alla circolarità; • quasi il 90% delle calzature presentava elementi esterni come loghi, finiture o componenti aggiuntivi che complicano ulteriormente le operazioni di separazione e riciclo.
Disgregatore interno
25%
49%
Nessun elemento di disturbo rilevato
50%
Metallo Plastica Componenti elettrici
72%
Piastra in carbonio
COSA EMERGE Il risultato è che il vero riciclo closed-loop, cioè la trasformazione di una vecchia scarpa in materia prima per una nuova scarpa, rimane ancora poco diffuso. Oggi il 44 riciclo è prevalentemente open-loop, con il downcycling che destina i materiali recuperati ad applicazioni diverse dalla produzione di nuove calzature, come automotive, flooring o componenti per altri prodotti. Anche l’economia del processo rappresenta un ostacolo: l’impiego di materiali riciclati, in particolare il TPU, può aumentare i costi dei materiali di una calzatura di circa 10-20%, pari a circa 1,8 euro per paio, rendendo il modello difficilmente sostenibile soprattutto nel segmento casual. Per rendere il riciclo realmente scalabile servono quindi non solo nuove tecnologie, ma anche una maggiore domanda da parte dei brand, investimenti nelle infrastrutture e un design delle calzature pensato fin dall’origine per facilitare il disassemblaggio e la circolazione dei materiali. Closing the Footwear Loop, dunque, è un progetto collaborativo
C’è poi un altro paradosso. Le calzature più complesse sono anche quelle sottoposte a un uso più intenso. Nel campione, l’86% delle Performance shoes e il 73% degli scarponi presentavano danni fisici. L’usura del battistrada, le macchie e i danneggiamenti della tomaia contribuiscono a ridurre ulteriormente il valore del prodotto quando entra nel sistema di gestione del fine vita. Il risultato è un paradosso difficile da risolvere: proprio le caratteristiche che rendono una calzatura più performante possono renderla meno semplice da recuperare. Eppure il report mostra che il passaggio verso una maggiore circolarità non è soltanto teorico. Uno studio condotto da The 8 Impact su oltre 2.000 paia ha portato alla produzione di materiali rigenerati in grado di sostituire fino al 40% del materiale vergine, con proprietà meccaniche, estetiche e tossicologiche validate e con successivi test industriali che ne hanno confermato la fattibilità.
CONCLUSIONI Per le calzature sportive e outdoor la circolarità non può significare semplicemente trovare un modo per riciclare una scarpa quando è ormai diventata un rifiuto. Deve iniziare molto prima, nella progettazione. Chiudere il ciclo delle calzature significa, dunque, intervenire lungo tutto il percorso e una scarpa pensata per durare e funzionare bene deve, un domani, essere anche più facile da recuperare. Per farlo, secondo il report, bisogna agire contemporaneamente su più livelli: progettare calzature che facilitino il disassemblaggio e la separazione dei materiali; ridurre, quando possibile, miscele e componenti che ostacolano la selezione; sviluppare sistemi di raccolta, sorting e pre-processing adeguati e costruire una base dati più solida sui materiali e sui flussi di fine vita. Anche la tracciabilità può diventare parte della soluzione, permettendo di sapere cosa contiene una calzatura e indirizzarla verso il percorso di recupero più adatto.
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SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
N OV I TÀ
LE NUOVE REGOLE UE SU PACKAGING E COMUNICAZIONE ESG Tra agosto e settembre sono state introdotte due normative europee che cambiano il modo in cui le aziende comunicano la sostenibilità e gestiscono gli imballaggi. Cosa significa in pratica per il mercato outdoor? a cura del team ESG Green Media Lab
di PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti e di metalli pesanti, documentazione tecnica e dichiarazione di conformità UE.Altri obblighi arriveranno in modo scaglionato fino al 2040, tra cui requisiti di riciclabilità, limiti allo spazio vuoto, target progres-
Il 2026 è l'anno in cui l'Unione Europea ha deciso di stringere la presa su due fronti che, fino a poco tempo fa, sembravano marginali rispetto al cuore del business: come le aziende comunicano la propria sostenibilità e come confezionano i prodotti. Due normative distinte, entrate in applicazione a poche settimane di distanza l'una dall'altra, che insieme ridefiniscono le regole del gioco per chiunque venda prodotti sul mercato europeo.
sivi di contenuto riciclato e quote minime di imballaggi riutilizzabili.
COSA COMPORTA PER IL SETTORE OUTDOOR Per un’industria che vende capi tecnici, attrezzatura e calzature con una quota crescente di fatturato online, queste due normative si sovrappongono su più punti concreti. I trattamenti idrorepellenti (DWR), storicamente basati su PFAS, sono già sotto pressione normativa sul fronte prodotto. Chi non ha ancora avviato la riformulazione rischia di trovarsi in ritardo. Gli imballaggi per l'ecommerce (box, buste, riempitivi) dovranno rispettare, nei prossimi anni, requisiti di riciclabilità e riduzione dello spazio vuoto che per molti brand richiedono una revisione del design, non solo un cambio di fornitore. I claim che accompagnano da anni la comunicazione outdoor – capi "eco", giacche "a impatto zero", collezioni "carbon neutral" – vanno ora verificati uno per uno. Non è detto che vadano abbandonati. Molti restano legittimi, ma solo se supportati da dati reali e da una riduzione effettiva delle emissioni lungo la filiera, non dalla sola compensazione.
COMUNICAZIONE: STOP AI CLAIM GENERICI Dal 27 settembre 2026 è pienamente applicabile in Italia il D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30, che recepisce la Direttiva UE 2024/825. In pratica, quello che si comunica deve essere dimostrabile. Espressioni generiche come "sostenibile", "green" o "eco-friendly", se non accompagnate da dati verificabili o certificazioni riconosciute, non potranno più essere utilizzate. Anche un claim molto diffuso come "carbon neutral" cambia statuto. Se la neutralità climatica dichiarata deriva esclusivamente dalla compensazione tramite crediti di carbonio, senza una riduzione reale delle emissioni, non sarà più un'affermazione ammissibile. Stessa sorte per i marchi di sostenibilità autoreferenziali, non basati su sistemi di certificazione di terza parte. La norma copre qualsiasi comunicazione commerciale, dal sito al catalogo, dai social alla scheda prodotto. Le aziende che comunicano in modo non conforme saranno soggette a controlli più stringenti da parte dell’Antitrust, con conseguenze legali e reputazionali non trascurabili.
VANTAGGI COMPETITIVI DEL NUOVO APPROCCIO La cosa più interessante di questo doppio passaggio normativo è che costringe packaging e comunicazione a stare sullo stesso tavolo di progettazione, invece che in due uffici separati. Le aziende che stanno reagendo meglio sono quelle che hanno smesso di trattare la sostenibilità come un "layer" da aggiungere alla fine, e hanno iniziato a costruirla dentro il prodotto, con dati verificabili prima e claim dopo. Questo cambiamento può offrire vantaggi competitivi e opportunità per le realtà che nel settore outdoor hanno fondato la propria identità sulla sostenibilità, investendo in trasparenza e tracciabilità e distinguendosi da chi ha comunicato senza sostanza.
PACKAGING: OBBLIGHI GIÀ IN VIGORE Meno raccontato, ma altrettanto rilevante, è il PPWR, il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Entrato in vigore nel febbraio 2025, è diventato pienamente applicabile il 12 agosto 2026. A differenza della direttiva sui claim, il PPWR è un regolamento e si applica direttamente in tutti gli Stati membri, senza bisogno di recepimento nazionale. Riguarda chiunque immetta sul mercato un prodotto imballato, non solo chi produce packaging. Tra gli obblighi già scattati: restrizioni sull'uso
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Per saperne di più e rimanere aggiornati scrivi a: esg@greenmedialab.com 40
N OV I TÀ
MAGNET DIVENTA MEMBRO DI EOCA La nostra casa editrice ha aderito all'European Outdoor Conservation Association: un altro passo concreto per la protezione degli ambienti naturali nei quali pratichiamo sport Fare parte della filiera dell’outdoor non basta. Tutti i soggetti coinvolti – dalle aziende ai retailer, passando per professionisti, media e appassionati – hanno la responsabilità di contribuire alla protezione degli ambienti naturali da cui l’intero settore dipende. Con questa convinzione MagNet Srl SB ha aderito a EOCA – European Outdoor Conservation Association. Nata nel 2006, l’organizzazione finanzia progetti di conservazione in tutto il mondo, selezionati attraverso un processo di valutazione rigoroso e con il supporto di un panel scientifico indipendente. Dalla fondazione a oggi, mettendo in rete le risorse di quasi 160 realtà del settore outdoor, EOCA ha destinato oltre 5,6 milioni di euro a 201 progetti in 65 Paesi, con un focus particolare su tutela della biodiversità e contrasto della crisi climatica.
“Il mondo outdoor è il nostro settore di riferimento e conosciamo bene il prestigioso lavoro portato avanti da EOCA. Ci identifichiamo fortemente nei suoi valori, nelle sue iniziative e nei suoi progetti. Crediamo che proteggere gli ambienti naturali nei quali si svolgono le attività outdoor sia una responsabilità condivisa e vogliamo contribuire attivamente a questa missione”
“Il mondo outdoor è il nostro settore di riferimento e conosciamo bene il prestigioso lavoro portato avanti da EOCA. Ci identifichiamo fortemente nei suoi valori, nelle sue iniziative e nei suoi progetti. Crediamo che proteggere gli ambienti naturali nei quali si svolgono le attività outdoor sia una responsabilità condivisa e vogliamo contribuire attivamente a questa missione”, commenta Benedetto Sironi, ceo di MagNet Srl SB. Dal 2021 la casa editrice è certificata B Corp, una scelta che implica la misurazione e il miglioramento continuo delle proprie performance sociali e ambientali e una visione dell’impresa che considera, insieme ai risultati economici, anche l’impatto generato sulle persone e sul pianeta.
“Per noi diventare membri EOCA rappresenta una naturale evoluzione di questo percorso. Significa rafforzare la nostra mission e la nostra visione, entrare ancora più in contatto con aziende e organizzazioni che condividono gli stessi valori e contribuire in maniera più attiva alla protezione e alla conservazione degli ambienti outdoor, che sono al centro del nostro settore”. Fare parte di EOCA non comporta solo il sostegno economico a progetti selezionati, ma anche la partecipazione al processo di voto che contribuisce a individuare le iniziative da finanziare. I membri inoltre possono seguire l’avanzamento dei progetti e prendere parte direttamente ad attività e iniziative di conservazione, anche coinvolgendo dipendenti, partner e comunità.
Benedetto Sironi, ceo di MagNet Srl SB
L'EOG CONCLUDE CON SUCCESSO IL SINGLE USE PLASTICS PROJECT Definito un metodo per ridurre l'uso di plastica vergine nei poly bag ed eliminarli da specifici prodotti e-commerce
“Il Single Use Plastics Project ha generato un impatto misurabile per i nostri membri e per l'intero settore. È stato un processo collaborativo davvero gratificante e l'approccio collettivo nell'affrontare una sfida comune si è rivelato molto efficace. Insieme abbiamo progettato, testato e lanciato un metodo per ridurre l'uso di plastica vergine e aumentare l'impiego di LDPE riciclato nei poly bag. Il SUPP ha inoltre eliminato i poly bag da specifici prodotti e-commerce senza compromettere le condizioni del prodotto né il giudizio dei consumatori e ha introdotto linee guida di progettazione per un poly bag riciclabile e riutilizzabile. C'è ancora margine di miglioramento. In EOG, insieme ai nostri partner, continueremo a monitorare questi temi”.
L'European Outdoor Group (EOG) ha concluso uno dei suoi progetti collaborativi di maggior successo. Il Single Use Plastics Project (SUPP) è nato nel 2018 e ha riunito diverse aziende per sviluppare metodi di riduzione significativa dell'impatto degli imballaggi in plastica monouso. Dopo otto anni, i 31 tra brand, retailer e associazioni nazionali coinvolti nell'iniziativa SUPP hanno concordato di chiudere il progetto. Guidato dall'EOG, il SUPP ha ideato soluzioni applicabili lungo l'intera catena del valore, anziché limitarsi a interventi isolati all'interno delle singole organizzazioni. Tutto il materiale raccolto è pubblico e disponibile su un sito web dedicato al progetto, che resterà online anche dopo la chiusura formale del SUPP, e comprende un report riassuntivo finale sui progressi compiuti per affrontare l'uso dei poly bag e la loro gestione a fine vita nel settore outdoor. Oltre ai workstream di progetto, il SUPP ha gestito una rete di riciclo nel Regno Unito, sostenuto un'attività di comunicazione congiunta, organizzato incontri regolari (sia online sia in presenza) e realizzato numerose presentazioni al settore outdoor in
Verity Hardy, sustainability project manager dell'EOG
occasione di fiere e conferenze.
singleuseplasticsproject.com
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SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
FOCUS ON
COSA SAPERE PRIMA DI PARLARE DI “RESPONSABILITÀ” Mentre le nuove normative UE alzano l'asticella sulle dichiarazioni ambientali, il Sustainability Hub di GreenroomVoice torna a OUTDOOR & ORBDAYS nel 2027 con sessioni pensate per il punto vendita, non per la sala riunioni a cura di GreenroomVoice
Il messaggio che funziona davvero per il punto vendita non verte sulla “sostenibilità”, ma su qualità, durata e quel tipo di integrità del prodotto capace di costruire e far durare a lungo il valore di un brand. I clienti non comprano un'etichetta, ma un prodotto che resiste allo scorrere del tempo. Ed è sempre stato l'argomento di vendita più efficace. Da fine settembre 2026, l'EmpCo (la direttiva UE Empowering Consumers for the Green Transition, 2024/825) alza il livello di ciò che le aziende possono dichiarare: termini ambientali generici come “sostenibile” o “carbon neutral” non potranno più essere utilizzati. Qualsiasi dichiarazione più specifica, così come le affermazioni relative a durata e longevità, dovranno essere sostenute da prove affidabili e verificabili. Questo periodo di adeguamento non è solo un esercizio di compliance per i brand: riguarda anche i rivenditori, dal momento che le dichiarazioni fatte sul punto vendita sono sog-
migliore. E anche se i tempi sono difficili, la corsa verso un futuro più sostenibile è già in atto, e i dati lo confermano. La Future Series di Above the Clouds, guidata da Fredrik Ekström, ha rilevato che i consumatori sono in realtà stanchi di sentire parole come “eco-friendly” e “green”, anche se tengono più che mai alle questioni che si celano dietro questi termini. È esattamente per colmare questo divario che è nato il Sustainability Hub: aiutare i rivenditori a parlare il linguaggio giusto, quello che funziona davvero, per portare la corretta competenza al proprio banco vendita. Uno degli obiettivi chiave della piattaforma Sustainability Hub sarà proprio spingere i rivenditori a prendere posto al tavolo, entrare a far parte della community e, magari, trovare le risposte che cercavano in conversazioni inaspettate.
gette allo stesso livello di controllo. Le aziende che si adatteranno più rapidamente non saranno quelle che smetteranno di parlare di sostenibilità, ma quelle che impareranno a parlarne in modo diverso. Un modo per andare avanti su questo fronte è ritrovarsi e scambiarsi conoscenze ed esperienze: GreenroomVoice, l'agenzia specializzata nella comunicazione sulla sostenibilità per il mondo outdoor, offre da anni questa opportunità in occasione delle fiere di settore. Fondata da Cira Riedel e Anna Rodewald, l'agenzia crea uno spazio in cui rivenditori, brand e fornitori di servizi possono confrontarsi, sessione dopo sessione, su ciò che funziona davvero. Ciò che emerge da questi momenti tende a convergere sempre sugli stessi temi: come comunicare la qualità del prodotto, la durata, l'equità, e come costruire quel tipo di fiducia a lungo termine capace di generare una vera fedeltà del cliente. Nel maggio 2026, il Sustainability Hub ha fatto tappa a Riva del Garda durante OUTDOOR & ORBDAYS, riunendo aziende, fornitori e organizzazioni. Nel 2027, l'obiettivo è organizzare workshop chiave per i retailer proprio su questi temi. I rivenditori svolgono un ruolo fondamentale nel rendere la sostenibilità accessibile. Sono le figure più importanti al tavolo, perché rappresentano il collegamento diretto tra gli appassionati di outdoor e i brand che hanno una storia da raccontare. Il loro compito è informare i clienti, dare un senso alle cose, ispirare un consumo
Ogni rivenditore si trova ad affrontare le stesse pressioni: margini sempre più ridotti, nuove questioni di compliance e clienti che tengono all'argomento ma non lo esprimono ad alta voce. I workshop di GreenroomVoice nascono proprio perché questa combinazione è facile da discutere in astratto, ma difficile da tradurre in azioni concrete: i rivenditori hanno bisogno di sapere non solo cosa dire, ma come dirlo in un linguaggio che venda davvero. Il Sustainability Hub offre confronti tra pari, in cui i retailer possono mettere a paragone ciò che funziona sui rispettivi punti vendita. I consumatori sono già naturalmente attratti dai brand i cui valori si riflettono in modo coerente nel prodotto stesso; i workshop sono pensati per aiutare i negozianti a rendere visibile questa coerenza, senza dover necessariamente ricorrere alla parola “sostenibile”. Serve una narrazione coerente e di lungo periodo. Ecco perché i laboratori e le occasioni di incontro sono così strategici: per inquadrare nel giusto contesto i temi di cui tanto si parla. Grazie al livello costantemente alto dei partecipanti, questi workshop offrono ai rivenditori qualcosa di più concreto della semplice consapevolezza: escono con un linguaggio e delle conoscenze che possono utilizzare da subito sul proprio punto vendita. GreenroomVoice funge da bussola, riunendo la community e aiutando i commercianti a trovare la direzione più adatta al proprio business.
IL POTERE DI COSTRUIRE UNA COMMUNITY
Nel 2027, il Sustainability Hub entrerà a far parte di un cluster centrale all'interno di OUTDOOR & ORBDAYS, posizionato accanto all'European Outdoor Group e all'EOCA (European Outdoor Conservation Association). I rivenditori che vogliono rendere il proprio business a prova di futuro troveranno in un unico luogo una concentrazione di competenze affini, pronte ad aiutarli a orientarsi in ciò che li aspetta.
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EVENTI
GUARDARE OLTRE IL FOSSILE A Performance Days il focus sarà dedicato ai materiali bio-based, dalle nuove fibre alle tecnologie per trasformarle in tessuti e capi performance di Sara Canali
Per l’edizione 2026, Performance Days dedica il suo Focus Topic all'evoluzione dei materiali bio-based per il tessile, con un approfondimento su fibre e materiali di nuova generazione dal titolo “Bio-Based Materials – From Fiber to Fabric”. Lo si legge nelle comunicazioni della fiera internazionale B2B dedicata ai tessuti tecnici, funzionali e agli accessori per l'abbigliamento sportivo, da lavoro e per il tempo libero, che quest’anno animerà i padiglioni di Messe München dal 13 al 14 ottobre 2026. L’argomento sarà poi approfondito a marzo 2027, con attenzione a tinture, finissaggi, additivi e tecnologie di lavorazione. L'obiettivo è raccontare come il settore possa ridurre la dipendenza dalle materie prime fossili attraverso materiali ottenuti, in parte o completamente, da biomassa.
insieme performance, disponibilità su larga scala e approvvigionamento responsabile. Il secondo è Garment Tech Forum, dove il focus si sposta dal tessuto al capo finito e ai processi che permettono di realizzarlo. Si parlerà quindi di costruzione del capo, bonding, wearable technology, accessori, componenti e product engineering. Non saranno presentati tanto prodotti finiti quanto tecnologie e processi. L'obiettivo sarà rendere visibili le soluzioni che ne permettono lo sviluppo. A completare il programma ci saranno i forum dedicati a Wool, Trend, Accessories & Trims, Bodywear e Footwear, oltre al Fashion Forum, che approfondirà invece il rapporto tra innovazione dei materiali, estetica e ricerca nel mondo della moda.
SUSTAINABILITY EXCHANGE PERCHÉ I MATERIALI BIO-BASED?
Altra novità di questa edizione sarà la creazione di un nuovo spazio dedicato alla collaborazione sulla sostenibilità. Si chiama Sustainability Exchange e si tratta della principale piattaforma di sourcing dedicata a tessuti funzionali, filati, accessori e innovazioni tessili. Per il 2026, amplia il proprio ruolo oltre la ricerca e selezione dei materiali, offrendo uno spazio dedicato in cui competenze, innovazione e soluzioni pratiche possano incontrarsi per supportare la transizione verso una maggiore sostenibilità dell'industria tessile. Per la prima volta, l'evento si svilupperà su tre padiglioni espositivi, in un format che unirà interventi di esperti, momenti di formazione interattiva e applicazioni concrete, riunendo brand, fornitori, innovatori, enti di certificazione, ONG ed esperti di legislazione. L'obiettivo è favorire lo scambio di idee, discutere le nuove sfide del settore e sviluppare insieme soluzioni pratiche. Con l'introduzione di nuove normative, come l'ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), il Digital Product Passport e l'EUDR (EU Deforestation Regulation), le questioni legate alla sostenibilità stanno assumendo un'importanza sempre più strategica per le aziende e stanno modificando le filiere globali. Il Sustainability Exchange vuole aiutare i visitatori a tradurre i requisiti normativi in soluzioni concrete, mettendo in contatto organizzazioni attive nei campi della certificazione, della compliance, della circolarità, della tracciabilità e dell'approvvigionamento responsabile. Un altro elemento pratico del Sustainability Exchange sarà il Repair Service, realizzato in collaborazione con Second Ascent. Durante tutta la manifestazione, i capi danneggiati verranno riparati professionalmente direttamente sul posto, mostrando concretamente come l'allungamento della vita utile di un prodotto contribuisca alla circolarità e alla conservazione delle risorse.
Obiettivo della fiera è mettere sotto i riflettori innovazioni bio-based che mantengano elevate prestazioni tecniche, aspetto particolarmente interessante per il mondo outdoor e sportswear. Il punto di partenza è la progressiva ricerca, da parte dell'industria tessile, di alternative alle risorse di origine fossile. Oggi, però, parlare di bio-based non significa semplicemente sostituire una materia prima con un'altra, ma affrontare la sfida di sviluppare materiali capaci di garantire le prestazioni richieste dal settore, riducendo allo stesso tempo la dipendenza dalle fonti fossili e rendendo più trasparente la filiera. Tra le soluzioni che saranno messe in evidenza ci sono materiali ottenuti in parte o completamente da biomassa, con applicazioni che spaziano dalle fibre agli ingredienti utilizzati per tinture, finissaggi e coating. Per essere presi in considerazione nel Focus Topic, infatti, i materiali dovranno contenere almeno il 50% di componenti bio-based, oppure combinare fibre considerate preferibili con ingredienti innovativi di origine biologica. Il tema porta con sé anche una serie di interrogativi che hanno a che fare con le materie prime, la tracciabilità e le certificazioni, aspetti che Performance Days intende mettere al centro del confronto, evitando di considerare l'origine biologica di un materiale come una garanzia sufficiente in termini di sostenibilità.
DALLA FIBRA AL CAPO Accanto al Focus Topic, l'edizione di ottobre introduce anche due nuovi spazi dedicati all'innovazione. Il primo è Cellulose Forum, che sarà dedicato alle fibre vegetali e cellulosiche. L'idea è andare oltre il cotone e guardare a nuove fonti di cellulosa e alle fibre rigenerate, mettendo
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SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
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INTERVISTE
PER AMOR DI GHIACCIAIO Quindici tonnellate di rifiuti rimosse dallo Stelvio grazie a un’iniziativa partita dal basso che ha coinvolto anche le istituzioni di Sara Canali
Un totale di 15 tonnellate di rifiuti storici riemerse a causa del progressivo arretramento e scioglimento del ghiacciaio, due giorni di lavoro, più di 30 persone all’opera e la necessità di numerosi giri dell’elicottero. Sono questi alcuni dei numeri dell’operazione di pulizia del ghiacciaio dello Stelvio che, nelle due giornate di giovedì 16 e sabato 18 luglio, ha mobilitato un gruppo di volontari insieme agli addetti della Guardia Forestale provinciale di Bolzano, coordinati dal caposquadra Fabian Stecher e diretti dalla comandante della Stazione forestale di Prato allo Stelvio, Barbara Folie, e al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. Un dispiegamento di forze ingente, mosso soprattutto dalla volontà di salvaguardare un pilastro per le nostre montagne come il ghiacciaio dello Stelvio e per lanciare un forte segnale simbolico. Obiettivo: spingere le istituzioni e altri appassionati a proteggere attivamente i ghiacciai alpini. Ne abbiamo parlato con i due ideatori del progetto, ovvero gli alpinisti lecchesi Giovanni Calvi e Cesare Mauri.
Giovanni, a quel punto cosa è successo?
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Abbiamo contattato la proprietà degli impianti e la Forestale del Sud Tirolo, la cui comandante, Barbara Folie, si è subito appassionata al progetto. Ma ci è voluto parecchio tempo prima che diventasse realtà. Era ottobre 2024 ed è arrivata una nevicata anticipata che ha nascosto buona parte dei rifiuti. Per questo si è scelto di andare all’anno successivo ma anche il 2025 è stato sfortunato dal punto di vista meteorologico e non ci ha consentito di intervenire. Così siamo arrivati a luglio 2026, quando abbiamo potuto finalmente dare il via al progetto. Di che tipo di rifiuti stiamo parlando?
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Il 99% di quello che è stato trovato è riconducibile agli impianti sciistici. C’erano tantissima plastica generata dai pali di allenamento, ma anche cingoli dei gatti delle nevi, del periodo in cui questi erano ancora in gomma, tantissimo metallo, nastri dei freni, catene, grasso, gasolio e catrame. Abbiamo trovato cimeli della Prima guerra monsa
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diale, come filo spinato e pezzi di legno di strutture di protezione dei soldati. Cesare, come è nato il progetto?
Mi era stato segnalato che lo storico bivacco Ninotta Locatelli, situato nel Gruppo Ortles-Cevedale, a circa 3.380 metri di quota, verteva in una situazione di abbandono, con il pericolo che potesse crollare da un momento all’altro verso Prato allo Stelvio o nella Val Zebrù. Così, insieme all’alpinista Paolo Vitali, nel 2024, siamo andati a vedere cosa stesse succedendo a quella struttura. Salendo e scendendo, ci siamo resi conto di quanto fosse sporco il ghiacciaio sotto gli impianti e sotto il bivacco e ce ne siamo vergognati. Così abbiamo immediatamente coinvolto Giovanni Calvi e, insieme, abbiamo cominciato a pensare a cosa avremmo potuto fare.
Da che mezzi vi siete fatti aiutare?
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Sono stati mossi dei gatti delle nevi e abbiamo fatto affidamento su diversi giri dell’elicottero che hanno trasportato i rifiuti in punti di raccolta, dove i comuni hanno provveduto a smaltirli. Chi ci ha aiutato tanto è stata la Forestale del Sud Tirolo. Anche il n gestore della Baita Ortles, che si trova alla fine del primo troncone a v G io della funivia, ci ha messo a disposizione i gatti ed è stato estremamente disponibile. Inoltre, due giorni prima, c’è stato anche un intervento congiunto da parte della Guardia di Finanza di Bormio e di Solda. Quante persone hanno contribuito?
Giovedì 16 luglio ha operato la Guardia Forestale ed erano circa una ventina, mentre sabato 18 i volontari erano 15, tutti imbragati con ramponi e piccozza, perché comunque si lavorava in ambiente glaciale. In totale, sono state portate via 15 tonnellate di rifiuti nei due giorni. Qual è il prossimo obiettivo del progetto?
Il prossimo obiettivo è il bivacco Ninotta-Locatelli. Va svuotato e messo in sicurezza con estrema cautela, prima che possa crollare, e poi portato via con l’elicottero. Abbiamo già sollecitato le autorità e speriamo di poter intervenire al più presto. La cosa bella di questa iniziativa è che è partita da cittadini che hanno deciso di muoversi in prima persona e che, coinvolgendo le istituzioni, sono riusciti ad attivarle. Questo dimostra che, se si vuole, si può agire senza inventarsi statuti, associazioni o bandi: cittadini e istituzioni possono collaborare.
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FOCUS ON
UN GESTO DI CONSAPEVOLEZZA Con il progetto “Gocce di Montagna”, AKU vuole sensibilizzare il grande pubblico sull’uso di una risorsa a volte data per scontata: l’acqua di Matilde Marelli
Dal 2023 AKU, in collaborazione con il Gruppo Guide Alpine Aquile di San Martino di Castrozza, ha avviato “Gocce di Montagna”, un progetto responsabile dedicato all'uso consapevole dell'acqua in alta quota. Le temperature in aumento, le nevicate sempre più rari ghiacciai in ritiro e un consumo crescente delle risorse per alimentare gli impianti di raffrescamento e innevamento, infatti, stanno causando crisi idriche sempre più frequenti in montagna, nonostante sia proprio qui che nasce l'acqua e dove, quindi, questo elemento non dovrebbe mai mancare.
anche alcune criticità, tra cui la scarsa consapevolezza di un pubblico non abituato a vivere la montagna. L'obiettivo del progetto è proprio quello di sensibilizzarlo alle buone pratiche da adottare in quota. Proprio per sensibilizzare sul tema, nei cinque rifugi lungo l'itinerario Palaronda Trek, sulle Pale di San Martino, è disponibile un opuscolo scritto per AKU da Jacopo Gabrieli, glaciologo presso l'Istituto di Scienze Polari del CNR, che raccoglie dati e informazioni sullo stato attuale dell’acqua in quota. Tra questi il fatto che il riscaldamento globale abbia raggiunto +1,5°C rispetto al periodo preindustriale, che i ghiacciai alpini abbiano perso circa il 60% della loro massa dalla seconda metà dell'Ottocento e che lo zero termico continui a salire. Inoltre, le previsioni per il 2100 non rassicurano: i ghiacciai potrebbero ridursi ulteriormente, fino a perdere tra il 60% e il 90% del volume attuale. Per questo informarsi, riflettere e imparare ad agire in maniera corretta è diventato necessario non solo per chi vive nelle terre alte, ma per tutti, perché senza acqua non c’è futuro, né in montagna né altrove.
AKU, da sempre vicino a chi vive e lavora in questi territori, ha messo a frutto la propria partnership con l'azienda del turismo di San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi per dare voce a un problema che rischia di aggravarsi: se l'emergenza climatica non verrà affrontata, a risentirne saranno sempre più ambiti come l'agricoltura e l'equilibrio geomorfologico, con ricadute negative anche su pianura e città. Oggi l'impegno del brand si concentra soprattutto sulle Dolomiti, un territorio in cui il turismo sta diventando un pilastro dell'economia locale, ma che porta con sé
Primiero e San Martino di Castrozza. La campagna di sensibilizzazione è stata estesa a oltre 100 strutture ricettive di fondovalle, allargando lo spazio di comunicazione, con una risposta incoraggiante per quanto riguarda l’interesse sul tema.
>> L'INTERVISTA VITTORIO FORATO, MARKETING MANAGER AKU
In che modo un'iniziativa come questa si traduce concretamente in un Da dove nasce l’idea del progetto? C’è stato un evento specifico?
cambiamento di comportamento?
L'idea del progetto nasce in seno alla collaborazione con l'Azienda per il Turismo del comprensorio del Primiero (TN) e con il Gruppo Guide Alpine Aquile di San Martino di Castrozza. Alcuni di loro sono rifugisti e, conoscendo la sensibilità di AKU riguardo ai temi ambientali, si è arrivati inevitabilmente a parlare di questa problematica, decidendo di passare all'azione con un'iniziativa dedicata, che ha preso vita nell'estate 2025. Questo momento è coinciso con l'avvio della partnership relativa all'itinerario Palaronda Trek, il trekking che collega i cinque rifugi del gruppo delle Pale, per il quale AKU è oggi il principale sponsor tecnico.
Ci viene segnalata la tendenza da parte degli escursionisti a usare la borraccia e la conseguente riduzione delle richieste della classica bottiglietta di plastica monouso. Al netto di questo dato, però, rimane ancora molto da fare riguardo al consumo idrico, soprattutto nei confronti degli ospiti dei rifugi, a cui si aggiunge la questione più ampia delle misure strutturali per far fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza. Quanto è importante per AKU l'impegno ambientale e come si riflette sullo sviluppo di prodotto?
Il tema ambientale è una componente genetica del marchio AKU, da sempre impegnato a promuovere l'idea secondo cui dovremmo sentirci tutti parte di un unico ecosistema, sociale e ambientale, e tutti responsabili del suo equilibrio. Questo tipo di ispirazione si riflette sulle scelte che riguardano tanto la progettazione del prodotto quanto la gestione della sua organizzazione industriale.
Avete già raccolto un riscontro da parte degli escursionisti o dei rifugisti?
È un po' presto per fare un bilancio. Sono progetti che vanno misurati nel medio-lungo termine. Nell'immediato, però, un riscontro c'è stato, in particolare in questa stagione estiva, caratterizzata da un notevole transito di escursionisti e alpinisti sia presso i rifugi sia nel fondovalle di
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SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
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BRAND PROFILE
LA SFIDA DELLA CIRCOLARITÀ Cosa succede a un prodotto quando smette di essere utilizzato? Rematrix nasce per trasformare questa domanda in una filiera sostenibile di Sara Canali
Quando un capo arriva alla fine della sua vita utile, non basta sapere dove conferirlo. Bisogna sapere di cosa è fatto, se può essere riparato o riutilizzato, come può essere selezionato e, nel caso del riciclo, se esiste una tecnologia in grado di trasformarlo nuovamente in materia prima. Ma soprattutto se esiste una filiera capace di farlo su scala industriale. In questo contesto, l’entrata in vigore della normativa sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile introduce una responsabilità più ampia per i produttori, chiamati a occuparsi dei propri prodotti anche dopo la vendita e l’utilizzo da parte del consumatore. Ed è qui che si inserisce Rematrix, Organizzazione di Responsabilità Estesa del Produttore (PRO) specializzata nel fine vita dei prodotti tessili.
OLTRE LA COMPLIANCE L’EPR rischia di essere interpretata semplicemente come un nuovo adempimento che consiste nel dichiarare i quantitativi immessi sul mercato, versare un contributo e assicurarsi che i prodotti a fine vita vengano gestiti correttamente. È una parte necessaria, ma per Rematrix il vero tema è cosa si può costruire a partire da questo sistema. Il contributo EPR può infatti diventare uno strumento per sviluppare infrastrutture, tecnologie e filiere capaci di riportare i materiali nel ciclo produttivo. In Italia esiste già una capacità significativa di raccolta, selezione e riuso, ma raccogliere non significa automaticamente essere circolari. Il materiale post-consumo è spesso eterogeneo e, per essere utilizzato da un riciclatore industriale, deve avere caratteristiche, volumi e qualità sufficientemente stabili. La sfida di Rematrix è mettere in comunicazione mondi che storicamente hanno dialogato poco: i brand che progettano e immettono sul mercato i prodotti, gli operatori che li raccolgono e selezionano a fine vita e i riciclatori e produttori di nuova materia prima.
IL NODO DEI PRODOTTI TECNICI Nel settore outdoor questa complessità è particolarmente evidente. Un capo tecnico può essere composto da più materiali e includere membrane, coating, laminazioni, colle e componenti differenti. Soluzioni che rispondono a esigenze reali di performance, ma che possono rendere più difficile la gestione del prodotto a fine vita. Per questo, secondo Rematrix, la discussione non dovrebbe essere impostata come una scelta tra performance e sostenibilità. La domanda è piuttosto quanto sia necessario complicare un prodotto per ottenere la funzione richiesta e, dove possibile, come evitare di renderne inutilmente difficile la futura gestione. Anche la durata entra in questa equazione. Un prodotto tecnico utilizzato correttamente per 10 anni può avere un valore ambientale molto diverso da uno facilmente riciclabile ma destinato a essere sostituito dopo due. La circolarità, quindi, non comincia necessariamente dal riciclo, ma dalla progettazione, e continua con la
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raccolta, la selezione e la capacità di creare un mercato per la materia recuperata.
DAI DATI ALLA PROGETTAZIONE I dati sul fine vita possono diventare informazioni utili per le aziende. Sapere quali prodotti vengono recuperati, quali materiali sono difficili da selezionare e quali combinazioni rendono il riciclo complesso permette di creare un feedback verso chi quei prodotti li progetta. Non significa che ogni azienda debba riciclare i propri prodotti e utilizzare la stessa materia nei nuovi articoli. Una filiera circolare può funzionare anche a livello di sistema: il materiale raccolto può essere utilizzato da aziende diverse da quelle che lo hanno immesso sul mercato. È anche per questo che Rematrix punta sul modello consortile. Una singola impresa difficilmente dispone dei volumi necessari per sostenere una filiera industriale efficiente, mentre aggregare più produttori permette di creare massa critica, continuità e condizioni per investimenti in infrastrutture e tecnologie. La questione, quindi, non riguarda soltanto l’esistenza di tecnologie capaci di riciclare un determinato materiale. In molti casi le tecnologie esistono già. Il problema è costruire ciò che serve perché possano funzionare su scala industriale, ovvero raccolta, selezione, caratterizzazione, logistica, volumi sufficienti e un mercato per la materia prima ottenuta. Per supportare questo processo, Rematrix utilizza iSystem, la piattaforma digitale proprietaria sviluppata da Innovando srl, azienda specializzata nel waste management industriale e nello sviluppo di soluzioni per l'economia circolare, per gestire dati e tracciabilità e semplificare gli adempimenti legati alla normativa. L’obiettivo è fare in modo che le informazioni raccolte non rimangano soltanto uno strumento di reporting, ma aiutino a comprendere meglio i flussi di materiali e a orientare le decisioni future. In questo senso, il ruolo di una PRO può passare dall’essere soltanto un soggetto che gestisce un obbligo normativo per conto dei produttori, all’essere un elemento di connessione tra le diverse fasi della filiera.
BRAND PROFILE
>> L'INTERVISTA ENRICO SOFFIATI, CEO REMATRIX
Partiamo dalle basi: che cos’è Rematrix?
Nel caso dell’outdoor, c’è un compro-
Rematrix è una Producer Responsibility Organization attraverso la quale i produtt<ori potranno adempiere alla propria responsabilità sul fine vita dei prodotti tessili. In Italia queste organizzazioni vengono normalmente definite Consorzi EPR. Trovo però riduttivo descriverla solo in questi termini. Rematrix nasce per mettere attorno allo stesso tavolo brand, operatori della raccolta e selezione, riciclatori, aziende tecnologiche e produttori di nuova materia prima, con particolare attenzione alle filiere textile-to-textile. L’obiettivo è rendere semplice la compliance, ma soprattutto utilizzare dati, contributi e volumi generati dall’EPR per costruire filiere capaci di creare valore. È la differenza tra gestire un obbligo EPR e costruire un sistema EPR.
messo da ripensare tra performance
Cosa significa, in concreto, essere una Producer Responsibility Organization
e riciclabilità?
Il percorso inizia quando creiamo valore
La domanda dovrebbe essere: qual è il livello minimo di complessità necessario per ottenere la performance che vogliamo? Membrane, coating, laminazioni, colle e combinazioni di materiali possono rendere il riciclo molto difficile. In alcuni casi sono indispensabili, in altri possiamo probabilmente semplificare. Anche la durata è circolarità. Un prodotto tecnico utilizzato bene per 10 anni ha un valore ambientale molto diverso da uno facilmente riciclabile che deve essere sostituito dopo due. Quanto dovrebbe entrare il tema del fine vita già nella fase di progettazione?
Non credo sia realistico chiedere a un designer di sapere oggi quale tecnologia di riciclo sarà disponibile tra 10 anni. Possiamo però chiedergli di non chiudere inutilmente delle porte, una volta raggiunta la funzionalità richiesta. Conoscere la composizione del prodotto, evitare combinazioni incompatibili quando non necessarie, facilitare la separazione dei componenti e utilizzare materiali per i quali esistono o stanno nascendo filiere sono scelte che aumentano le possibilità di una seconda vita. I dati sul fine vita possono dirci quali prodotti sono difficili da selezionare, quali materiali hanno un mercato e quali combinazioni rendono il riciclo quasi impossibile. Si crea così un feedback dal fine vita alla progettazione.
nel settore tessile?
Significa prendere in carico una responsabilità che fino a oggi era in gran parte esterna al modello di business del produttore. La vera sfida è però mettere in comunicazione tre mondi: chi progetta e vende il prodotto, chi lo gestisce a fine vita e chi può trasformarlo in nuova materia prima. Se guardiamo al mercato italiano oggi, a che punto siamo nella gestione del fine vita dei prodotti tessili?
In Italia esiste già una capacità importante di raccolta, selezione e riuso, quindi non partiamo da zero. Ma raccogliere non significa ancora essere circolari. Il riuso sta attraversando una fase complessa, mentre per molti materiali il riciclo industriale deve ancora svilupparsi e il textile-to-textile rappresenta una parte limitata del sistema. Siamo quindi davanti a un cambio di prospettiva che passa dal gestire un rifiuto al costruire una vera supply chain della materia prima seconda.
Che cosa dovrebbe succedere nei prossimi tre anni perché possiate dire che l’EPR ha effettivamente cambiato il settore?
Per me ci sono tre prove concrete. La prima è avere dati migliori: non solo sul prodotto immesso sul mercato, ma su cosa succede dopo l’utilizzo, quanto viene riutilizzato o riciclato e quali materiali vengono recuperati. La seconda è vedere nascere vere filiere industriali di riciclo, in particolare textile-to-textile, con volumi, qualità e continuità sufficienti per superare la logica dei progetti pilota. È qui che Rematrix vuole contribuire, utilizzando la massa critica del Consorzio. La terza è vedere EPR ed Ecodesign influenzare concretamente le scelte delle aziende: dalla progettazione ai materiali, dalla riparazione al riuso, fino all’utilizzo di materia prima riciclata. Se dati, contributi e massa critica serviranno a costruire nuove filiere e a modificare il modo in cui i prodotti vengono progettati e gestiti, allora l’EPR avrà iniziato a svolgere il suo vero ruolo. È il modello che vogliamo costruire con Rematrix.
Qual è oggi la maggiore criticità che incontrate quando cercate di costruire queste filiere?
La difficoltà non è necessariamente trovare una tecnologia capace di riciclare un determinato prodotto, ma la vera sfida è costruire tutto ciò che deve alimentarla, dalla raccolta alla selezione, dalla caratterizzazione dei materiali alla logistica, fino alla creazione di un mercato per la materia prima ottenuta. La circolarità deve inoltre funzionare a livello di sistema. Il materiale raccolto in Europa può alimentare una filiera industriale europea ed essere utilizzato da aziende diverse da quelle che lo hanno immesso sul mercato. È anche per questo che credo nel modello consortile.
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SPECIALE
REPORT
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SOSTENIBILITÀ
CONTRIBUIRE A PICCOLI PASSI Nel report 2025 del Gruppo Oberalp non ci sono solo obiettivi raggiunti. Una delle sfide più importanti riguarda il riciclo da tessuto a tessuto di Chiara Beretta
Un fatturato annuale di 300 milioni di euro, 1.144 dipendenti e un portfolio di brand tra i più rinomati del mercato outdoor (Salewa, Dynafit, Wild Country, evolv, Pomoca e LaMunt). Con questi numeri il Gruppo Oberalp ha chiuso il 2025 e ha fatto il punto sul proprio impatto ambientale. Il risultato è illustrato in un rapporto che il gruppo chiama “Contribute Report”, anziché “Sustainability Report”. Una scelta lessicale motivata dal fatto che, come si legge nel documento, “stiamo compiendo piccoli passi nella giusta direzione, ma siamo ben lontani dalla perfezione. Un impatto positivo reale è possibile solo attraverso un'am-
Sul clima l’impegno è dimezzare le emissioni entro il 2030 e raggiungere il net zero nel 2050, obiettivi per cui è attesa la validazione della Science Based Targets initiative entro il 2027. La strada per questo traguardo somiglia, più che a un rettilineo, a una rete di percorsi convergenti che attraversa l’intera catena, dalla scelta dei materiali all’efficienza energetica dell’azienda e dei partner, dalla misurazione delle emissioni, agli standard delle fabbriche. A proposito di quest’ultimo punto, il report evidenzia che tutti i fornitori di Oberalp devono aderire alla Responsible Business Conduct (RBC). Il documento riunisce il codice di condotta (salari dignitosi, straordinari volontari, diritto di iscriversi a un sindacato, tolleranza zero sul lavoro minorile) e le politiche su sostanze chimiche e ambiente. Nel 2025 il Gruppo ha collaborato con 109 fabbri-
pia collaborazione tra tutti gli attori della catena del valore, consumatori inclusi. Per questo, invece di dichiararci sostenibili, preferiamo dire che contribuiamo”.
che in 21 Paesi: le più a rischio devono sottoporsi ad audit di soggetti esterni almeno ogni tre anni, con interviste anonime ai lavoratori.
Dal 27 settembre si applica, in tutta l’Unione Europea, la direttiva EmpCo (Empowering Consumers for the Green Transition), che vieta i messaggi ambientali generici e non dimostrabili. Il Gruppo però si è portato avanti: nel 2025 ha riesaminato tutti i messaggi ambientali dei propri canali alla luce di EmpCo e ha scritto linee guida per chi comunica per suo conto, cioè marketing, negozi e creator esterni. Il Gruppo ha anche affrontato il tema della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), norma europea che chiede alle aziende di rendicontare in modo standard il proprio impatto ambientale e sociale. Pur senza obbligo di legge, Oberalp ha voluto mettere in ordine i propri dati e ha svolto un’analisi-pilota di materialità, chiedendo a chi ruota attorno all’azienda quali temi contino di più. Hanno partecipato 267 dipendenti e risposto oltre 60 soggetti esterni, tra fornitori, negozianti, clienti, ONG e autorità.
Un capitolo interessante riguarda i materiali. La scommessa è il riciclo “da tessuto a tessuto”, che significa che un capo a fine vita diventa la materia prima di uno nuovo. Finora il poliestere riciclato proveniva per lo più dalle bottiglie di plastica, ma il Gruppo osserva che le bottiglie hanno già un loro circuito, da bottiglia a bottiglia, e usarle per i tessuti rischia di generare nuova domanda di plastica. Il tessuto principale del pile per i 90 anni di Salewa è in poliestere riciclato al 100%: per il 51% da riciclo tessile e per il 49% da bottiglie. Il Gruppo lo definisce un punto di partenza, non una soluzione definitiva. Un altro esempio degno di nota sono alcuni pile LaMunt monomateriale, in cui tessuto, etichette e fili solo in poliestere. Un capo di solito mescola fibre diverse e ciò ostacola il riciclo. Questo esempio invece, seppur non ancora perfetto, dimostra cosa significa pensare al riciclo fin dal progetto.
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© Mattia Rizzi
INTERVISTE
TRASPARENZA RESPONSABILE Saskia Bloch, global sustainability director di Fenix Outdoor, ripercorre il cammino sostenibile degli ultimi cinque anni di Fjällräven
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cativa delle nostre emissioni di gas serra, tuttavia, si genera a monte della catena di approvvigionamento e ridurle richiede una stretta collaborazione con i fornitori, in particolare per quanto riguarda i consumi energetici nella produzione, l'incremento dell’uso di elettricità da fonti rinnovabili, il miglioramento dell'efficienza energetica e la transizione dei processi produttivi verso una minore dipendenza dai combustibili fossili. Disporre di dati affidabili sulle emissioni e costruire relazioni di lungo periodo con i fornitori sono aspetti fondamentali per misurare i progressi e individuare dove sia possibile ottenere ulteriori riduzioni.
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Usare materiali sostenibili non basta: per ridurre l’impatto complessivo di un prodotto conta anche quanto a lungo riesce a rimanere in uso. È il filo conduttore del nuovo Sustainability and CSR Summary 2025 di Fjällräven, con cui l’azienda svedese fa il punto sui risultati raggiunti e sulle sfide ancora aperte al termine del ciclo strategico 2020–2025, tracciando la strada fino al 2030. Nel 2025 le “preferred fibres”, valutate secondo i criteri di Textile Exchange, hanno rappresentato l’81% dei materiali utilizzati. Le emissioni Scope 1 e 2 sono diminuite del 40% rispetto al 2019 e, dal 2023, l’elettricità impiegata nelle attività dirette proviene interamente da fonti rinnovabili. Il 76% dei fornitori Tier 1 ha inoltre ottenuto valutazioni A o B negli audit HREDD (Human Rights and Environmental Due Diligence). La poliammide riciclata ha raggiunto l’80%, superando di dieci punti il target, mentre la preferred wool è arrivata al 100% per il secondo anno consecutivo. Il report dedica spazio anche agli obiettivi non raggiunti e alle relative cause. Il poliestere riciclato si è fermato al 78%, rispetto a un target del 90%, mentre la formazione sull’efficienza energetica ha coinvolto il 45% dei fornitori Tier 1, contro un obiettivo dell’80%. La carbon intensity per prodotto è diminuita del 9%, a fronte del 50% previsto: tra le ragioni indicate figurano l’aumento delle emissioni legate ai trasporti e una transizione verso materie prime a minore intensità di carbonio più lenta del previsto. Nel complesso, le emissioni assolute risultano inferiori del 19% rispetto al 2019, nonostante nel 2025 siano aumentate rispetto all’anno precedente anche per il maggiore ricorso al trasporto aereo. La durata resta centrale: nel 2025 Fjällräven ha registrato 10.335 prodotti riparati tra Nord America, Europa e Asia, aperto un nuovo Repair Center in Colorado e introdotto una categoria di Spare Parts per facilitare alcune riparazioni autonome.
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di Matile Marelli
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Un principio centrale della strategia 2030 è mantenere i prodotti in uso il più a lungo possibile. Come si traduce concretamente questo approccio nel processo di progettazione?
Per noi la longevità di un prodotto comincia già in fase di progettazione. L’obiettivo è valutare come possa rimanere funzionale ed essere utilizzato a lungo, prima ancora di considerare cosa accadrà al termine del suo ciclo di vita. Analizziamo quindi le prestazioni dei materiali, la costruzione e le aree più soggette a usura, valutando anche se i componenti possano essere riparati o sostituiti, quando tecnicamente possibile. Consideriamo inoltre la longevità del design: un prodotto che continua a svolgere nel tempo la funzione per cui è stato concepito ha maggiori possibilità di rimanere in uso. Questo significa anche riconoscere i compromessi: un materiale può offrire prestazioni migliori rispetto a un indicatore ambientale, ma comportarsi diversamente in termini di durabilità, funzionalità o altri parametri. Dobbiamo quindi valutare questi fattori nel loro insieme e fare in modo che qualcuno voglia e possa continuare a utilizzare quel prodotto ancora tra molti anni.
Il report parla sia di obiettivi raggiunti sia di target non centrati. Qual è la lezione più importante che Fjällräven porta con sé entrando nella strategia 2030?
Che ruolo possono svolgere i rivenditori specializzati nel promuovere
Obiettivi ambiziosi richiedono una chiara comprensione di dove possiamo guidare direttamente il cambiamento e dove, invece, i progressi dipendono dalla collaborazione lungo la catena del valore. Essere trasparenti sui risultati raggiunti e sulle sfide ancora aperte è parte fondamentale di questo percorso. Guardando al 2030, resteranno centrali la longevità dei prodotti e il lavoro per ridurre le emissioni di gas serra generate dalle nostre attività e lungo la catena del valore.
la cura dei prodotti, le riparazioni e una maggiore durata nel tempo?
I negozi specializzati hanno un ruolo importante perché spesso il rapporto tra cliente e prodotto inizia proprio lì. Una consulenza competente aiuta a scegliere quello più adatto e a capire come prendersene cura correttamente. Il supporto può proseguire anche dopo la vendita, con indicazioni sulle possibilità di assistenza e riparazione. Abbiamo già maturato esperienza in questi ambiti e stiamo valutando come condividerla più sistematicamente con i rivenditori, anche attraverso formazione e informazioni sui servizi disponibili.
Uno dei risultati più impegnativi riguarda l'intensità delle emissioni di carbonio per prodotto. Su quali leve si può intervenire direttamente e quali dipendono dalla supply chain?
Sono diversi gli ambiti sui quali possiamo intervenire direttamente. La scelta dei materiali e dei trasporti sono due di questi. Una parte signifi-
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SPECIALE
SOSTENIBILITÀ
REPORT
QUANTO PESA UNA CORSA? Salomon ha misurato l’impatto ambientale e sociale della New Shapers Run. Un esercizio di trasparenza che, andando oltre la semplice narrazione della gara, individua punti di forza e margini di miglioramento di Chiara Beretta
Di una gara vediamo la frenesia dell’organizzazione, la gioia di chi partecipa, le premiazioni. C’è però un altro aspetto fondamentale che resta spesso fuori dai riflettori: la valutazione dell’impatto ambientale e sociale. Non si tratta di una misurazione fine a sé stessa, ma di un modo per capire dove migliorare. Così ha fatto Salomon con la New Shapers Run, la corsa podistica organizzata a Milano lo scorso 21 febbraio per celebrare lo spirito dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il rapporto, realizzato dall’agenzia francese AIR coop, combina due approcci: da una parte valuta le singole iniziative messe in campo, dall’altra calcola l’impronta carbonica, cioè la quantità di emissioni di gas serra prodotte in connessione all’evento.
Il report indica anche in quale direzione Salomon potrebbe muoversi per ottimizzare l’impatto ambientale e sociale di New Shapers Run. Nel complesso, infatti, AIR coop attribuisce all’evento un punteggio del 38% e il livello “Launched”, che è il secondo su una scala di cinque. Le principali aree di miglioramento individuate hanno a che fare con la gestione dell’acqua e dei rifiuti: nel primo caso perché mancava un accesso libero all’acqua di rete, nel secondo perché la raccolta differenziata divideva i rifiuti solo in due categorie ed era poco visibile. Gli autori suggeriscono inoltre di intervenire, tra le altre cose, sull’eliminazione della plastica monouso e sull’incentivo a utilizzare ulteriormente i trasporti sostenibili, per esempio prevedendo un parcheggio per bici sul posto e favorendo l’utilizzo di veicoli elettrici tra fornitori e membri del team.
Il report riconosce alla New Shapers Run diversi punti di forza. La location era facilmente raggiungibile a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, modalità di trasporto green sponsorizzate anche sul sito della manifestazione. Il catering prevedeva alimenti locali e stagionali, con opzioni vegetariane, e gli avanzi sono stati donati ad associazioni o, se possibile, conservati per successivi eventi. Viene inoltre segnalato il fatto che le medaglie erano realizzate in PET e zinco riciclati, che i materiali sono stati in generale noleggiati o riusati, e che i fornitori erano soprattutto locali. Una nota di merito particolare va al capitolo Diversity & Inclusion: circa metà dei partecipanti erano donne, l’evento era completamente accessibile a persone con disabilità ed è stato allestito uno spazio per la sensibilizzazione contro le molestie.
Per quanto riguarda l’impronta carbonica, la stima è di 141,5 tonnellate di CO₂ equivalente, con una media di 32,9-33 chili di CO₂ equivalente per partecipante. Il dato dice poco ai non addetti ai lavori, ma per questa tipologia di evento si tratta di un valore “piccolo-intermedio”. A rendere virtuoso questo tipo di percorso non è tanto il punteggio ottenuto, quanto la sua natura ciclica. Il fatto stesso che Salomon abbia scelto di misurare e rendere pubblico l'impatto della propria corsa è già un primo passo di trasparenza, che pone le basi per un impegno strutturato. Se i criteri ambientali e sociali vengono integrati stabilmente nei processi organizzativi, infatti, un evento come New Shapers Run può trasformarsi da misurazione occasionale in impegno costante, capace di alzare l'asticella edizione dopo edizione.
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