Periodico bimestrale - Registrazione al Trib di Milano n° 178 del 9 giugno 2017 - Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - conv. in Legge 46/2004 Art. 1 Comma 1 - LOM /MI /2804. In caso di mancato recapito inviare all’ufficio postale di Roserio per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
N.05-2026 • ISS UE #62
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Markup Nuove traiettorie Speciale friulane Il lusso prova a rimettersi in moto Alla ricerca del giovane designer Preview SS 27
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Allagiulia Le Meneghine Le Orsine Miez Papusse Sciuscià
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E D I T O R I A L E
NUOVE PROSPETTIVE TRA METAMORFOSI E RICERCA Correva l’anno 2016 e nella storica sede milanese di SportPress (divenuta nel frattempo MagNet) prendeva vita un nuovo progetto editoriale chiamato HUB Style su cui stavamo già lavorando da diversi mesi e che intendeva essere uno strumento che rappresentasse un crocevia (un “hub” appunto) di idee, spunti e iniziative per il comparto moda. Il progetto nasceva sulle ceneri di uno storico magazine (pointbreak) che per diversi anni è stato un prodotto innovativo di divulgazione b2b nel mondo degli action sport. Io, parallelamente, rappresentavo la parte b2c del mercato con una casa editrice, da me fondata e diretta, specializzata in action sport. Intorno agli Anni '90 avevamo più di 10 testate distribuite in edicola, cavalcando in modo trionfale trend e tendenze. Le famose 3 S di Surf Snowboard e Skate erano una realtà significativa e gli appassionati erano da sempre dei "fashion victims", fingendo però di non esserlo o non saperlo. Grazie a questo know-how, eravamo convinti che l’edicola - che stava già dando segni di declino - sarebbe collassata come è poi avvenuto negli anni successivi. Skater e surfisti se ne erano resi conto ben prima degli altri. HUB Style nasceva quindi con le idee chiare, doveva essere fruibile in modo semplice e diretto, integrando fin da subito digital e print, e distinguendosi per le caratteristiche innovative e di ricerca: carta usomano opaca di grande qualità, formato grande (visto che non doveva essere stipato in edicola in mezzo a decine di altri magazine), progetto grafico minimal e rigoroso, e immagini emozionali con la volontà di raccontare l’industry della moda in modo nuovo e coinvolgente, con uno storytelling e approfondimenti dal taglio essenziale e funzionale. Questo concetto ci ha aperto fin da subito la strada verso una crescita costante e sorprendente. Il fatto di avere un target di riferimento ben delineato (contemporary active premium) ci ha subito assicurato una connotazione più fresca e apprezzabile dal lettore. Siamo partiti poi ufficialmente con un numero portato a Pitti l’estate successiva dando spazio e visibilità a un brand iconico come CP Company. Con una copertina inedita e di grande impatto che ancora oggi viene ricordata. In questi anni, HUB Style ha continuato a essere rigorosamente fedele a sé stesso evolvendosi e aggiornandosi, ma continuando a creare un link consolidato sempre più forte con buyer, retailer, aziende, showroom, operatori del settore e fashion addicted. Le nostre inchieste, realizzate da diversi anni con grande impegno su 100 boutique sparse per il territorio nazionale, fotografano l’evoluzione del mercato e della penetrazione dei vari brand divisi per comparti, di stagione in stagione. Per questa ragione, nel processo di internazionalizzazione che stiamo mettendo in atto stiamo interpellando anche alcune boutique multibrand di riferimento a livello europeo, ampliando il nostro raggio d’azione e confrontando al meglio le realtà nei diversi paesi. Le schede di approfondimento esclusive che riserviamo ai punti vendita nazionali sono state affiancate con grande apprezzamento anche da store europei storici e di grande appeal, contribuendo ad avere spunti e confronti a 360 gradi sempre degni di interesse. Come il nostro media si è evoluto negli anni integrando sempre di più la parte digital e i social e la versione internazionale, auspichiamo che i punti vendita virtuosi, che rappresentano l’ossatura del mercato italiano, abbiano anch’essi la capacità di evolversi percorrendo nuove strade. Per il retailer indipendente il tema non è più soltanto generare ingressi all’interno del proprio punto vendita, ma aumentare la qualità di ogni visita e la capacità di conversione. Il cliente deve essere coinvolto e coccolato, deve recarsi in negozio per toccare con mano delle proposte interessanti e coinvolgenti, scelte con ricerca e lungimiranza da uno store di fiducia che ha imparato a inserire i brand e proporli in modo innovativo e inedito all’interno del punto vendita. Da diversi anni, i clienti non “rotolano” più all’interno dei negozi, ma devono essere incuriositi e coinvolti dalle proposte che devono essere ottimali per le loro specifiche esigenze. La vera domanda quindi non è “Quale sarà il ‘trend vincente’?”, ma quanti brand funzionali e di ricerca possano essere inseriti e affiancati all’interno del proprio assortimento. Ricordiamoci infine che il territorio italiano, come quello europeo, non è un mercato unico ed eterogeneo. Per i multimarca rimane decisiva la capacità di leggere le differenze territoriali. Questo non significa che le boutique indipendenti di prossimità abbiano perso centralità, al contrario non possono competere sullo stesso terreno delle catene e per questo devono focalizzarsi sulle proposte che devono essere corrette. La forza storica del multimarca è proprio questa: conoscere il cliente, interpretare il territorio e costruire un mix che nessun algoritmo possa replicare alla perfezione. Nord e Sud, città turistiche e provincia, località balneari e centri urbani richiedono calendari, pesi merceologici e fasce prezzo differenti.
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In cover: Samira Lui x Markup
Editore: MagNet S.r.l. SB Direttore responsabile: ANGELO FRIGERIO Direttore editoriale: CRISTIANO ZANNI Editors: VALERIA ONETO, SARA FUMAGALLO, MICAELA PANZINI, ALESSANDRO MARRA Art Director: RICCARDO RECCAGNI Contributors: MARCO RIZZI, ANGELO RUGGERI, SIMONE COMI Redazioni: Via Tertulliano 68/70 - 20137 Milano -Tel: 02.87245180 Corso della Resistenza, 23 20821 Meda (MB) - redazione.hubstyle@mag-net.it - www.hubstyle.it Stampa: Ingraph - Seregno (MB). Una copia 1 euro Anno 10 - N.05 / 2026 Periodico bimestrale - Registrazione al Trib di Milano n° 178 del 9 giugno 2017 - Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 Novembre 2007 L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati personali in suo possesso. Tali dati saranno utilizzati per la gestione degli abbonamenti e per l’invio di informazioni commerciali. In base all’Art. 13 della Legge n° 196/2003, i dati potranno essere rettificati o cancellati in qualsiasi momento scrivendo a: MagNet S.r.l. SB Responsabile dati: Benedetto Sironi - Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) Chiuso in redazione il 17 settembre 2026
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NEWS COLLABO, CAPSULE & OPENING
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PREVIEW Satorisan: verità materica
COVER STORY Nuove traiettorie
14-16
ZOOM ASH: il viaggio è uno stato d’animo
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PREVIEW Skills Milano: leggerezza sartoriale
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STEPPING OUT La pantofola che ha conquistato la moda
20-23
RETAIL Invicta: una lunga storia sulle spalle
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RETAIL STORY Pasí Milano: qualità al centro The Cross: non la solita boutique
24-26
INSIDE THE SHOWROOM STUDIO ZETA: the art of scouting
50
ANALYTICS Il lusso prova a rimettersi in moto
28-30
MARKET Less is more
32-33
ZOOM Puraai: una nuova pelle
34-35
NEW TALENT Fresh minds
FROM FASHION Alla ricerca del giovane designer perduto
36
PREVIEW Avant Toi: quando la memoria si fa materia
38
ZOOM Jeanne Baret: esplorazione urbana
PREVIEW Acanto: savoir-faire salentino WHYCI Milano: una naturale evoluzione
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SHOWCASE SS 27 Tutte le sfumature di un’icona The woman edit
56-61
FOCUS SNEAKER Mutui, ipoteche e scarpe da ginnastica
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SNEAKER NEWS
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SNEAKER SHOWCASE SNEAKER TREND Nascoste in bella vista
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14-16
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CO M M O N AT T I T U D E , SAME SPIRIT
Una capsule che mette in dialogo due miti, nati per accompagnare la quotidianità. Blundstone e Invicta firmano “Everyday Icons”, rileggendo i famosi Chelsea boot e lo zaino Jolly in chiave urban. Due stivaletti, nei toni Rustic Brown/arancio e Rustic Black/blu, e due versioni del Jolly da 22 litri raccontano un’estetica funzionale, resistente e contemporanea, pensata per i ritmi della città.
PA I S L E Y, F R A N G E E D E T TAG L I W E ST E R N
RICERCA ESTETICA Innovazione tessile e sensibilità contemporanea si incontrano nella nuova capsule firmata K-Way per Soeur. Protagonista è il nylon “2.1 Amiable”, tessuto idrorepellente realizzato al 100% con fibre riciclate e sviluppato dal reparto Ricerca & Sviluppo di K-Way. Il materiale dà forma a tre silhouette ultraleggere e versatili: il trench Pradel, una mantella con cappuccio removibile e un impermeabile a cappa dai dettagli femminili. La palette Sesame e Chocolate completa il progetto con un’estetica essenziale e raffinata.
BIRKENSTOCK e ETRO si incontrano in una nuova collaborazione che unisce funzionalità e heritage. Per il primo drop, le iconiche silhouette Boston e Gizeh vengono reinterpretate attraverso i codici della Maison italiana: paisley, frange, dettagli western e il celebre Pegaso dialogano con l’inconfondibile plantare anatomico BIRKENSTOCK. Una collezione sofisticata pensata per celebrare artigianalità e un design che guarda oltre le tendenze.
O LT R E I L R U M O R E D E L L A C I T TÀ Minimalismo, montagne e cultura giapponese guidano la nuova collaborazione tra Moncler e Fragment by Hiroshi Fujiwara. La collezione parte dall’iconica varsity jacket, reinterpretata in chiave reversibile con un ricamo che traccia il viaggio dal Giappone all’Italia, e si sviluppa in un guardaroba leggero dalle linee essenziali. A completare il progetto, la capsule FRGMTmini e la nuova Trailgrip Wallabee GTX, nata dall’incontro con Clarks Originals: suede, GORE-TEX e suola Vibram trasformano un’icona del footwear in un modello pensato per nuovi percorsi.
QUANDO LA MUSICA D I V E N TA I M M AG I N E
RICORDO DA INDOSSARE
Moda, musica e fotografia si incontrano nella nuova campagna FW 26/27 di Blauer, firmata da Bryan Adams. Scattata a Londra, la serie ritrae tre protagonisti della scena musicale britannica contemporanea - DYLAN, Cassyette e Ben Kidson - attraverso immagini che ne valorizzano personalità e stile. Tra capispalla iconici, silhouette urbane e dettagli tecnici, Blauer costruisce un racconto moderno dove autenticità, individualità e innovazione dialogano con un’estetica internazionale.
Il fascino del Lago di Como incontra l’artigianalità italiana nella terza edizione della collaborazione tra L.G.R e Grand Hotel Tremezzo. Protagonista è l’iconico modello Asmara II, reinterpretato in esclusiva con montatura Havana Tortoiseshell in acetato lucidato a mano e lenti minerali Brown Gradient. Tonalità ispirate alla natura e agli interni dell’hotel definiscono un accessorio sofisticato, completato da un packaging dedicato.
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A TAVO L A CO N ST I L E L’eccellenza italiana si veste di sartorialità. Langosteria e Slowear uniscono le proprie identità in una nuova partnership che porta l’eleganza del made in Italy nelle sale dei ristoranti del gruppo. Slowear firma le nuove divise dei manager di sala, tra blazer monopetto e doppiopetto realizzati in lana e cotone. A completare il progetto, una collezione dedicata alle destinazioni leisure e un foulard in edizione limitata di soli 50 pezzi.
LO SPIRITO DELLE HIGHLANDS
IRONIA IN DENIM
KARL LAGERFELD JEANS coinvolge l’artista italiano Pietro Terzini in una capsule che celebra l’ironia e il linguaggio tagliente di Karl Lagerfeld. Quattro frasi originali, reinterpretate attraverso il segno contemporaneo di Terzini, animano t-shirt, hoodie, camicia bianca e accessori. La collaborazione è protagonista anche della campagna fall-winter 2026, con Paris Hilton e Kit Butler. Disponibile worldwide dal 15 settembre 2026.
Barbour e Paul Smith rinnovano per la terza stagione il loro sodalizio con una capsule da 38 pezzi ispirata agli Highland Games scozzesi. L’heritage country britannico incontra l’ironia cromatica di Paul Smith attraverso una rilettura dei tartan Classic e Muted, accesi da rosa, arancio e giallo. Tra giacche iconiche, lana merino, velluto a coste e capi cerati in nuove tonalità, la collezione porta la tradizione outdoor verso una dimensione più moderna.
DOVE BRILLANO I DESIDERI Reversi e Pink Pampas firmano Cuore Stellato, un pendente che unisce alta manifattura orafa e immaginazione. Nato dall’incontro tra il savoir-faire di Tiziano Reversi, maestro cesellatore da oltre 40 anni, e l’universo simbolico di Pink Pampas, il gioiello in bronzo smaltato e laminato in oro giallo 18 kt richiama un cuore blu notte punteggiato di stelle dorate. Un piccolo talismano contemporaneo.
WHERE THE OCEAN MEETS THE CITY Quando il vento del mare incontra il ritmo della città, nasce una nuova idea di movimento. Voile Blanche e North Sails si incontrano con una capsule che unisce heritage nautico, ricerca tecnica e sensibilità urbana. Protagonista è la Club, reinterpretata attraverso tonalità oceaniche e dettagli funzionali: una sneaker pensata per attraversare paesaggi e quotidianità, dal porto allo skyline.
SARTORIA E C R E AT I V I TÀ G LO B A L E
Kiton e J Balvin uniscono sartorialità napoletana e creatività globale in una nuova capsule uomo, interamente realizzata a mano in Italia. Smoking, doppiopetto, pelle e capispalla raccontano l’incontro tra l’heritage della Maison e la visione contemporanea dell’artista colombiano. Il progetto sarà protagonista anche di un concept retail itinerante nelle boutique Kiton negli Stati Uniti.
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1 0 CO RS O CO M O A R R I VA A TA I P E I Da Milano a Taipei, 10 Corso Como apre un altro capitolo della sua storia internazionale. Il concept store ha inaugurato il 28 agosto 2026 il suo spazio al Breeze Center, portando in Asia la sua visione che intreccia moda, arte, design e lifestyle. Un indirizzo pensato come esperienza culturale oltre il retail, fedele al dna che ha reso iconico il nome di 10 Corso Como.
S E A S E , U N ’A LT R A R O T T A A S E O U L Un nuovo capitolo per SEASE, il brand lifestyle fondato dai fratelli Franco e Giacomo Loro Piana. Da agosto, il marchio è protagonista al sesto piano di Shinsegae Gangnam, prestigioso department store di Seoul. Un luogo che racconta la sua idea di lusso attuale, con capi pensati per muoversi tra città, mare e montagna, in equilibrio tra ricerca e funzionalità. Dopo Seoul, Montecarlo, Portofino e Saint-Tropez, il viaggio continua verso nuove destinazioni.
DUNO RAFFORZA LA SUA PRESENZA IN GERMANIA Da settembre, DUNO approda al KaDeWe di Berlino con un pop-up store permanente, portando nel celebre department store tedesco una selezione delle proprie collezioni, con particolare attenzione ai capispalla. Funzionalità, ricerca sui materiali e design moderno definiscono l’offerta del brand italiano, che rafforza così la propria presenza in un mercato strategico. Un nuovo progetto retail pensato per incontrare una clientela internazionale e consolidare il posizionamento del marchio nel panorama europeo.
FORTE_FORTE APRE UNA NUOVA BOUTIQUE NEL MARAIS
UN FLAGSHIP STORE BOMBOOGIE A BOLZANO
Nel cuore del Marais, forte_forte inaugura un nuovo spazio al 49 di Rue de Saintonge, affiancando il flagship di Saint-Germain-des-Prés. La boutique, di circa 110 mq, occupa un edificio del 1929 dalla caratteristica pianta triangolare, reinterpretata attraverso un progetto firmato da Robert Vattilana e Giada Forte. Tessuti, trasparenze e ottone definiscono un ambiente essenziale e raccolto, dove materiali autentici e dettagli contemporanei dialogano con l’architettura originale.
In Via dei Portici 66, a Bolzano, Bomboogie inaugura un flagship store di circa 180 mq all’interno di un edificio quattrocentesco, dove tracce della storia incontrano un concept dal carattere attuale. Legno, pietra e dettagli contemporanei dialogano con l’architettura originale, creando un ambiente autentico e accogliente. Una nuova apertura che guarda al mercato di lingua tedesca e rafforza la presenza del brand nel cuore dell’Alto Adige.
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NUOVE TRAIETTORIE Markup guida AIRON in una nuova fase di sviluppo, tra internazionalizzazione, retail e nuove categorie, mantenendo al centro qualità e versatilità. E preservando l’identità costruita in oltre 20 anni di Valeria Oneto
Massimo Bosso, ceo & founder
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i sono aziende che crescono per stratificazioni successive e altre che, a un certo punto, cambiano scala senza perdere il proprio punto di partenza. AIRON appartiene alla seconda categoria. Nata nel 2004 come piccolo maglificio e oggi realtà da 40 milioni di euro, ha costruito la propria evoluzione partendo da una competenza molto concreta: conoscere il prodotto, prima ancora di costruire intorno a esso un’identità. È proprio questa cultura di fabbrica, nelle parole di Massimo Bosso, a non essere mai cambiata. “Siamo ancora uomini di fabbrica”, racconta, indicando in qualità, fitting e rapporto qualità-prezzo i criteri che vengono prima di qualsiasi artificio di marketing. Nel frattempo, però, la dimensione dell’azienda è cambiata radicalmente: dalla maglieria al total look, da un singolo marchio a un gruppo multibrand, fino a una struttura industriale che oggi integra tecnologia, logistica e controllo della produzione. Il 2026 segna un’ulteriore accelerazione. AIRON rafforza la presenza europea con filiali dirette e guarda a nuovi mercati, mentre Markup supera i 1.800 punti vendita nel mondo e sviluppa il progetto femminile, sempre più centrale nella crescita del gruppo. È una donna contemporanea,
dinamica e trasversale quella che il brand vuole raccontare, anche attraverso la nuova collaborazione con Samira Lui. Ma accanto a espansione e numeri resta una dimensione profondamente umana. Bosso ricorda le prime stanze dell’azienda, le macchine al lavoro giorno e notte e il primo campionario completo appeso sui carrelli, con tutta la squadra raccolta intorno. In quello sguardo condiviso, dice, c’era già tutto ciò che la realtà sarebbe diventata: passione, concretezza, capacità di imparare e ambizione. Oggi quella stessa energia accompagna un gruppo che guarda oltre i confini italiani, senza perdere il filo delle proprie origini. In poco più di 20 anni AIRON è passata da piccolo maglificio a gruppo da 40 milioni di euro. Quali tappe hanno segnato questa evoluzione e cosa è rimasto invariato? La nostra è una storia di evoluzione costante, senza perdere le origini. La prima svolta è stata passare da maglificio artigianale e terzista a marchio nostro, trasformando know-how tecnico e sensibilità sul prodotto in un’identità indipendente. Poi siamo passati dalla maglieria al total look e, negli ultimi anni, da monomarca a gruppo
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industriale multibrand, investendo in logistica automatizzata e filiali estere dirette. È rimasto invariato il rispetto per prodotto e cliente. Siamo ancora “uomini di fabbrica”: qualità dei filati, tenuta dei tessuti, fitting e rapporto qualità-prezzo vengono prima del marketing. Restano anche la concretezza del distretto e la vicinanza a clienti e collaboratori. Oggi AIRON è un portafoglio di brand con posizionamenti differenti. Com’è cambiata la gestione del gruppo e quale ruolo ha ciascun marchio? Costruire un polo multibrand significa rispondere a segmenti diversi senza sovrapposizioni. Abbiamo centralizzato il “motore” - logistica predittiva, tecnologia, solidità finanziaria e controllo di produzione - lasciando autonome le anime creative e commerciali. Markup è il baricentro: total look uomo/donna contemporaneo, dinamico, ad alta rotazione e accessibile. Hèskimo presidia l’outerwear tecnico e metropolitano, tra ricerca materica e funzionalità premium. CLAQ interpreta una maglieria evoluta, con codici visivi decisi e tagli contemporanei. Urban Ring e Blash coprono il total look informale e il casual quotidiano. Il 2026 segna una nuova fase internazionale, con filiali in Olanda, Belgio, Svizzera, Grecia e Portogallo, dopo Italia, Spagna e Francia. Che cosa cercate oggi all’estero? Oggi non ci interessa solo “esportare capi”, ma radicarci nei territori. In passato ci affidavamo a reti agenziali o distributive. Ora puntiamo sul controllo diretto, con filiali capaci di parlare la lingua del mercato, garantire assistenza e trasmettere l’identità del gruppo. In Benelux e Svizzera troviamo un retail evoluto, attento a puntualità, affidabilità e gusto italiano sobrio. In Spagna, Portogallo e Grecia c’è maggiore affinità con la nostra versatilità. Cerchiamo una presenza duratura, con partner che vedano nei nostri marchi marginalità, continuità e servizio. Markup conta oltre 1.800 punti vendita nel mondo e più di 50 shop-in-shop in Italia. Come evolve il rapporto con il retail? Il multimarca indipendente è e rimarrà la spina dorsale della nostra forza: è il negoziante che seleziona e racconta il valore del prodotto. Il nostro compito non è fargli concorrenza, ma dargli strumenti per vincere. Soft retail e shop-in-shop nascono da qui.
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Samira Lui, con la sua eleganza disinvolta e la sua attitudine positiva, è la testimonial della linea donna di Markup. A sinistra: alcuni scatti della collezione SS 27 del brand
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Due immagini della collezione FW 26/27 di Markup
Non format monomarca rigidi e onerosi, ma corner che valorizzano il brand, guidano il visual merchandising e aumentano la resa al metro quadro. L’equilibrio sta nel rispettare il retail tradizionale, affiancandolo con supporto, riassortimenti veloci e immagine coordinata. Markup nasce come total look contemporaneo e accessibile. Oggi il consumatore cerca più qualità, identità e versatilità. Come cambia la collezione? Anche il concetto di “accessibilità” è cambiato: il cliente non cerca il prezzo più basso, ma valore. Un capo economico che perde forma o personalità non è un buon affare, è uno spreco. Abbiamo quindi alzato la qualità, lavorando su tessuti performanti, filati naturali e dettagli sartoriali. E puntiamo sulla versatilità: i capi devono funzionare dall’ufficio alla cena, fino al viaggio. L’upgrade di fitting e materie prime, unito a una filiera diretta e snella, ci permette standard elevati a un prezzo onesto. Markup parla a una cliente dinamica, dal lavoro al tempo libero. Che direzione sta prendendo il progetto femminile? La donna è uno dei motori a più rapida crescita dell’azienda. Su Markup Woman abbiamo applicato la nostra cultura costruttiva a una sensibilità stilistica femminile precisa. Non inseguiamo tendenze effimere: guardiamo a una donna reale, attiva, che lavora e viaggia e vuole sentirsi impeccabile senza rinunciare al comfort. Tailleur morbidi, coordinati versatili, abiti fluidi e maglieria curata sono il cuore della proposta. Il segmento sta trainando il fatturato e ci apre le porte di multimarca di alto profilo. Samira Lui è la nuova testimonial di Markup. Che cosa avete riconosciuto in lei e quale messaggio volete trasmettere? In Samira abbiamo riconosciuto i valori del marchio: è moderna, solare e determinata, con un’eleganza spontanea. Ha un carisma naturale, che comunica empatia e autenticità. Rappresenta la donna Markup: sicura di sé e professionale, ma vicina alla quotidianità. La moda non deve essere un’armatura distante, ma uno strumento per valorizzare bellezza e personalità sentendosi a proprio agio. Samira interpreta questo spirito e segna un passo importante per la notorietà del brand.
AIRON mantiene internamente stile, sviluppo/controllo produttivo e logistica. Quanto conta oggi il controllo della filiera? È un fattore differenziante e una leva competitiva. Molte realtà della moda creano il marchio e demandano all’esterno l’intero processo. Noi abbiamo scelto di mantenere internamente questi tre pilastri, investendo milioni di euro in automazione e digitalizzazione. 20 anni di AIRON significano intuizioni, errori, svolte e incontri. Quale ricordo racconta meglio lo spirito con cui è cresciuto il gruppo? Ricordo i primi anni, con poche stanze, macchine che lavoravano giorno e notte e un’energia instancabile. Il momento simbolo è la decisione di scommettere su Markup: non avevamo certezze, solo competenza sul prodotto e la convinzione che il mercato avesse bisogno di una proposta onesta e ben fatta. Ricordo il primo campionario completo, appeso sui carrelli prima della campagna vendite, con tutta la squadra attorno. In quello sguardo tra chi disegnava, cuciva e caricava i pacchi c’era già tutto AIRON: passione, umiltà nell’imparare dagli errori e ambizione. È un’energia che ritrovo ancora oggi. Anche i risultati della PE 27 lo raccontano: +20% a parità di clienti e +35% complessivo. Numeri importanti, anche se la situazione finanziaria di parte della clientela difficilmente ci permetterà di trasformare tutta la crescita degli ordini in fatturato. Guardando al futuro, quale sarà la prossima evoluzione di AIRON? Su quali mercati e progetti state lavorando? Vogliamo affermare AIRON come uno dei principali poli indipendenti della moda contemporanea europea. Dopo il consolidamento dell’Europa centrale e meridionale, guardiamo a mercati extra-europei ad alto potenziale. Le direttrici sono due: ampliare l’universo accessorio e complementare, costruendo un “ecosistema lifestyle” attorno ai marchi. E accelerare la transizione tecnologica e sostenibile, con processi a ridotto impatto, tracciabilità e tessuti certificati. Hèskimo e CLAQ manterranno forte autonomia identitaria e potenziale di crescita.
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FRESH MINDS Una nuova generazione di designer sta costruendo, stagione dopo stagione, il futuro della moda. Ognuno con la propria identità. Ecco due nomi da tenere d’occhio di Sara Fumagallo
GIUSEPPE BUCCINNÀ Tra tecnica e materia, Giuseppe Buccinnà sta costruendo un linguaggio che guarda alla moda attraverso una lente inedita. Classe progettuale e sensibilità sartoriale convivono nel percorso del designer, laureato in ingegneria civile al Politecnico di Milano e diplomato in modellistica all’Istituto Secoli. Grazie a questo background, forme, numeri e strutture si trasformano in volumi da indossare e diventano la chiave per leggere il suo lavoro. Per la stagione estiva, Buccinnà porta questa ricerca ancora più lontano, esplorando il corpo come materia da frammentare e ricomporre. La collezione nasce da una visione quasi distopica della memoria, intesa come una traccia capace di resistere al tempo e di modificarsi senza perdere completamente la propria identità. giuseppebuccinna.eu IG. @giuseppebuccinnaofficial
NOELL MAGGINI C’è un momento preciso in cui il deserto cambia volto: sono le 20.00, quando la luce si spegne e la sabbia trattiene gli ultimi riflessi del giorno. È da questa immagine sospesa che Noell Maggini costruisce la collezione “Il Deserto alle 20.00”, un racconto intimo che trasforma il paesaggio in materia e sentimento. Ruggine, marrone e beige disegnano una palette naturale, mentre tessuti leggeri e texture materiche restituiscono la dimensione tattile di un luogo apparentemente vuoto. Ma il deserto di Maggini è soprattutto uno spazio interiore, quello della solitudine, del silenzio e del ritorno a sé. La proposta nasce così dall’incontro tra osservazione estetica e introspezione, tra il tramonto di un paesaggio e la necessità di abitare il proprio vuoto.
noellmaggini.it IG. @noellmaggini
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LA PANTOFOLA CHE HA CONQUISTATO LA MODA Dalla memoria delle campagne friulane a una nuova idea di eleganza, la friulana attraversa il tempo e i confini. Una storia di savoir-faire, trasformazione e contemporaneità, senza mai perdere le proprie radici di Valeria Oneto
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er anni è rimasta ai margini del guardaroba, associata più alla casa che alla moda, più alla tradizione che al desiderio. Oggi la friulana, o furlana che dir si voglia, ha cambiato indirizzo. È uscita dalle mura domestiche, ha attraversato città e confini e si è ritagliata un posto accanto a ballerine, mocassini e sneaker. Una trasformazione che racconta bene la moda di oggi: il comfort non rinuncia più all'eleganza e la ricerca di autenticità rende desiderabili gli oggetti capaci di custodire una storia. La sua comincia nelle campagne del Friuli tra ‘800 e’900. Era una scarpa povera, nata dalla necessità e dall'ingegno: scampoli di tessuto per le tomaie, vecchie camere d'aria e copertoni di bicicletta per le suole. Leggera, resistente e silenziosa, veniva realizzata in casa dalle donne delle campagne. Poi arriva Venezia, dove la adottano i gondolieri per la morbidezza e il silenzio della suola, prima che entri nelle case dell'aristocrazia come raffinata pantofola da interni. Da qui anche la definizione internazionale di “Venetian slipper”, sebbene le sue radici restino profondamente friulane. Da allora ne è passata di strada. Oggi si porta con il denim e il pantalone sartoriale, con un abito leggero, al mare e persino in occasioni più formali. È una scarpa da città, viaggio, vacanza e cerimonia, ma anche quella che si infila senza pensarci e che, proprio per questo, finisce per essere indossata moltissimo. Non più soltanto una pantofola né una semplice alternativa alla ballerina, ma una categoria sospesa tra casual ed eleganza. E se il pubblico resta prevalentemente femminile, cresce anche l'interesse maschile. Anche i numeri raccontano un mercato in movimento. Le Meneghine registrano, confrontando
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Da calzatura della tradizione a protagonista del guardaroba contemporaneo: come sono cambiati utilizzo, occasioni d'uso e percezione di questo prodotto?
Da scarpa di nicchia a oggetto del desiderio: chi sceglie oggi le friulane e cosa cerca in questo prodotto? È declinata anche al maschile?
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Secondo la vostra visione come si indossa ma soprattutto come non si indossa la friulana?
Quanto conta oggi l'artigianalità? Come si riesce a preservare la tradizione innovando design, materiali e processi?
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Pensate che possa diventare un classico del guardaroba contemporaneo, al pari di una sneaker bianca o di un mocassino? Perché?
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Come immaginate il futuro delle friulane? Quali saranno le sfide e le opportunità per continuare a crescere senza perdere la propria identità?
e friulane, con oltre un secolo di storia, stanno vivendo il loro momento d'oro. L Perché proprio oggi? E cosa distingue una friulana autentica da una nata solo per seguire il trend?
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mese su mese il 2025 con il 2026, una crescita media del 50%, con picchi di 400 paia vendute in un singolo evento di circa cinque ore. Papusse raggiunge attraverso l'e-commerce circa 30 Paesi, affiancando boutique selezionate in Europa e Stati Uniti. Le Orsine segnalano una clientela online sempre più internazionale, mentre Miez conferma una domanda in crescita oltreconfine, anche attraverso hospitality ed eventi. Non esiste ancora una fotografia statistica ufficiale del mercato delle friulane, non rilevate separatamente nelle principali statistiche del comparto calzaturiero. È però una realtà sempre più visibile, sostenuta dall'e-commerce, dai social, dai pop-up e da una distribuzione internazionale selettiva. Ed è qui che si gioca la partita più interessante. Perché l'autenticità di una friulana non sta soltanto nella forma, ma in ciò che spesso non si vede: la suola in gomma cucita anziché incollata, la qualità del velluto, la costruzione, la lavorazione manuale, la provenienza dei materiali. Il rischio è che la sua estetica venga replicata più velocemente della sua storia. La sfida, per i nuovi brand, è allora trasformare una scarpa nata dalla necessità in un possibile classico contemporaneo, senza ridurre la tradizione a una superficie da imitare. Perché la vera conquista della friulana non è semplicemente essere tornata di moda, ma aver cambiato status senza perdere la propria identità. Abbiamo chiesto a allagiulia, Le Orsine, Miez, Papusse, Le Meneghine e Sciuscià di raccontarci questa trasformazione: chi la indossa oggi, come è cambiato il suo modo di essere portata, quali mercati sta conquistando e se una scarpa nata oltre un secolo fa può davvero diventare un nuovo classico del guardaroba.
ome sta evolvendo il mercato delle friulane? Quali sono i canali e i mercati più dinamici? C Se possibile, condividete qualche dato significativo sull'andamento del business.
ma come un punto di partenza da declinare nel quotidiano. Oggi il mercato ne ha riconosciuto il potenziale. La friulana interpreta due esigenze contemporanee: il desiderio di riscoprire oggetti autentici e la ricerca di una scarpa semplice, versatile e immediata. Per me, una friulana autentica è quella che mantiene un legame vero con l’origine, la manifattura e il made in Italy.
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GIULIA CAMPEOL founder & creative director
allagiulia
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Quando ho fondato allagiulia nel 2010, le friulane erano ancora un prodotto di nicchia. La mia intuizione è stata guardarle non come una scarpa antica,
Il pubblico è cambiato moltissimo. Se un tempo la friulana era percepita come una calzatura da casa, oggi è un oggetto trasversale, da portare nel quotidiano tra lusso e spontaneità. Il cliente cerca qualcosa di speciale, ma facile e comodo: una scarpa con identità che non impone un look. È cresciuta anche la componente internazionale: per chi visita l’Italia è un modo interessante di portare con sé qualcosa del nostro Paese, non un souvenir ma un oggetto legato all’artigianalità e allo stile italiano. Si presta perfettamente anche all’uomo, cambiando colore, proporzioni e styling.
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L’artigianalità oggi conta moltissimo, ma deve essere visibile nel prodotto, nella costruzione e nella cura dei dettagli. allagiulia nasce dall’idea di preservare una tradizione facendola evolvere. Le nostre Friù vengono realizzate artigianalmente in Italia, ma rispettare la tradizione non significa cristallizzarla. In questi anni siamo intervenuti su forme, proporzioni, comfort e materiali, introducendo dettagli come la passamaneria con frangia. La sfida è conservare il gesto artigianale senza avere nostalgia: è nell’equilibrio tra memoria e cambiamento che una friulana continua ad avere senso.
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Il mercato si è ampliato enormemente dal 2010. Da categoria di nicchia è diventato un prodotto riconoscibile anche fuori dall’Italia, con un pubblico più vasto e una maggiore competizione. L’e-commerce permette di raggiungere una clientela internazionale, mentre il negozio fisico resta fondamentale perché la Friù acquista forza quando viene vista e provata. La boutique di Roma ci permette di incontrare una clien-
to anche l’interesse da parte degli uomini. Viviamo in un momento in cui i codici dell’abbigliamento sono sempre meno rigidi e questo ha permesso anche alle friulane di trovare nuovi spazi. C’è chi le sceglie come alternativa alle espadrillas durante l’estate, chi le usa come elegante scarpa da casa e chi le abbina a look contemporanei anche in città. La loro forza è proprio questa: adattarsi a stili e personalità molto diverse.
3 ORSOLA AMATI co-founder & creative director
LE ORSINE
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Credo che il successo delle friulane arrivi in un momento in cui le persone cercano un’eleganza più rilassata, senza rinunciare alla comodità. Per anni i tacchi sono stati sinonimo di eleganza, poi la sneaker ha dominato il mercato. Oggi si cerca un’alternativa altrettanto pratica, ma con un’estetica più ricercata. La friulana risponde perfettamente a questa esigenza: è versatile, leggera, comoda e può essere indossata in casa, in città o in vacanza. Inoltre, ha un prezzo accessibile rispetto ad altri prodotti artigianali made in Italy, il che la rende anche un’ottima idea regalo. Una friulana autentica, però, non è solo una forma. È il risultato di una tradizione manifatturiera del Friuli, di una lavorazione artigianale e di un sapere che non può essere replicato semplicemente seguendo un trend.
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Il mercato rimane prevalentemente femminile, ma negli ultimi anni abbiamo visto crescere mol-
Più di quanto immaginassimo. Fino a pochi mesi fa vendevamo principalmente online e attraverso rivenditori. Con l’apertura del nostro negozio abbiamo capito quanto il cliente finale riconosca e apprezzi la qualità del prodotto quando può toccarlo con mano. Siamo convinti che, se il prezzo rimane accessibile, il consumatore è disposto a investire in una scarpa artigianale italiana. Negli ultimi anni il mercato si è popolato di prodotti ispirati alle friulane, spesso realizzati con processi industriali o fuori dal territorio di origine. Il rischio è che venga riprodotta solo l’estetica, mentre si perdano la qualità costruttiva e quell’equilibrio nelle proporzioni che rendono la friulana un prodotto unico.
far comprendere immediatamente di cosa si tratta, pur continuando a raccontarne la vera origine e la tradizione friulana.
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La sfida sarà continuare a reinventare questo prodotto senza perdere la sua identità. Noi crediamo che innovazione e tradizione possano convivere. Negli ultimi anni abbiamo introdotto ballerine ispirate alla costruzione della friulana, modelli con lacci alla caviglia, nuove suole in gomma e colle a base d’acqua. Parallelamente, portiamo avanti una filosofia precisa: non utilizziamo materiali di origine animale e lavoriamo per rendere il prodotto sempre più responsabile, senza rinunciare all’artigianalità. Pensiamo che il futuro della friulana passi proprio da questo equilibrio tra tradizione, innovazione e valori.
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L’Italia resta il nostro mercato principale, ma negli ultimi anni abbiamo visto crescere in modo significativo l’interesse internazionale. Quando abbiamo lanciato il nostro e-commerce, gli ordini provenivano quasi esclusivamente da Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Oggi ricevere ordini da Stati Uniti, Regno Unito o altri Paesi europei è diventata una normalità. All’estero il prodotto è ancora conosciuto principalmente come “Venetian slippers”, una definizione ormai consolidata che utilizziamo anche noi per
tela italiana e soprattutto internazionale. La crescita futura non dipenderà dall’essere presenti ovunque, ma dal saper scegliere dove essere presenti e con chi.
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È cambiato quasi tutto, tranne l’essenza della scarpa. La friulana, nata come calzatura semplice e funzionale, oggi è una scarpa da città, da viaggio, da sera e anche da occasioni più formali. Quando ho creato allagiulia, volevo farla immaginare in modo diverso, senza trasformarla in qualcosa che non fosse. Oggi la vediamo con pantaloni sartoriali, denim, gonne, abiti da sera e completi maschili. Può essere elegante o rilassata. Il suo valore contemporaneo sta nell’assenza di una destinazione d’uso rigida.
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Amo definire la Friù allagiulia “lunatica” perché non segue regole precise. Bisogna inserirla nel proprio guardaroba come se fosse sempre stata lì, mescolandola liberamente con ciò che si ama. Come non la indosserei? Eviterei l’effetto costume:
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troppi richiami folkloristici, troppa Venezia, troppa nostalgia rischiano di toglierle modernità.
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allagiulia lavora sulle friulane dal 2010 e le ha viste passare da prodotto quasi segreto a oggetto desiderato. Per noi, però, non sono mai state una tendenza: sono il nostro linguaggio. È forse questa la differenza tra una moda e un classico. La moda ti dice che devi possedere un oggetto in quel momento; un classico entra nel guardaroba e continua a sembrarti giusto anche dopo. Se sapremo preservarne qualità e autenticità, la friulana può appartenere alla seconda categoria.
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Il futuro di questa calzatura dipenderà dalla capacità di non dimenticare da dove viene senza sentirsi obbligati a rimanere lì. È la filosofia con cui è nata allagiulia: rispetto per la tradizione, ma nessuna nostalgia. La tradizione ci dà le radici; la creatività deve darci la libertà di andare altrove, nel mondo di oggi e di domani, cercando di essere sempre “attuali”.
S T E P P I N G
O U T
pevolezza: la moda ha dato un’impennata al consumo di prodotti economici provenienti da ogni parte del mondo, ma una parte di chi ha conosciuto le friulane attraverso la moda ha scoperto un prodotto comodo, elegante e senza tempo, diventando un consumatore più consapevole. Le nostre sono declinate anche al maschile e ne vendiamo molte: si usano al posto dei mocassini per le cerimonie, ma anche in spiaggia, al lavoro, in studio e a casa.
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ALBERTO PREZ E GLORIA NADALIN founders
MIEZ
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È partito tutto da un trend, quando alcune celebrità hanno indossato le friulane durante eventi e occasioni pubbliche, ma questo è stato solo il punto di partenza. La friulana sposa infatti il fenomeno più ampio della comodità e dell’eleganza nella vita quotidiana: ecco perché proprio ora è così popolare. Quella tradizionale è frutto di secoli di sacrifici e di riciclo creativo da parte delle donne delle famiglie rurali friulane, con tutto l’amore delle mamme nel realizzare una calzatura. Comfort, punto a mano, recupero dei materiali, cura dei dettagli e provenienza fanno la differenza. La friulana parla di lentezza, mentre fast fashion e moda seguono logiche esattamente contrarie.
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Il consumatore della friulana oggi è di due tipi: chi segue le tendenze e chi l’ha sempre usata e continuerà a farlo. L’evoluzione del primo è legata anche alla consa-
L’artigianalità è ciò che differenzia la friulana dalla massa di prodotti che si trovano ovunque. Ci permette di studiare nuove soluzioni per migliorarne comfort e supporto, cercando tessuti e materiali per le applicazioni che la rendano sempre più speciale. E non va dimenticato che preserva il sapere antico del Friuli e crea posti di lavoro locali. La tradizione va mantenuta nella sua essenza, per non snaturare la calzatura e raccontare la storia, la memoria della nostra gente e del territorio. Allo stesso tempo, innovare è necessario per adattarla ai tempi e alle esigenze del vivere moderno. Questi due estremi devono convivere ed è qui che la ricerca su processi, design e materiali diventa cruciale. Noi vi poniamo grande attenzione.
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Le scarpe friulane sono un gioiello del made in Italy ancora poco conosciuto. 10 anni fa è nata l’idea di farne un marchio e portarle nel mondo. Papusse nasce dall’amore per un prodotto autentico, legato alla tradizione, che non aveva ancora espresso il suo potenziale. Social media ed e-commerce hanno favorito il progetto, fondato sull’idea di un classico sempre contemporaneo. Le Papusse sono ancora oggi realizzate a mano in Friuli, con standard di qualità che derivano dall’esperienza nel lusso e che il cliente riconosce.
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Non ho mai amato i marchi che rincorrono il trend. Preferisco prodotti attenti alla qualità dei materiali e delle finiture, con un gusto senza tempo. Papusse è cresciuta grazie alla fiducia di migliaia di persone che hanno scelto di riacquistarle e raccontarci la loro esperienza. È un prodotto unisex e abbiamo sviluppato collezioni per tutti, oltre alla linea junior.
Noi indossiamo la friulana con tutto, ma con rispetto. Con la tuta ginnica la eviterei. Per il resto, non vedo grandi limiti.
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Non credo che la friulana sostituirà mai una sneaker, perché la sua natura è diversa. Quest'ultima è inclusiva, la indossano davvero tutti. La friulana no. È più assimilabile al mocassino per tipologia di clientela.
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Noi di Miez vediamo la friulana come un punto di riferimento da cui sviluppare altre calzature. Abbiamo, per esempio, mocassini destrutturati che ne riprendono la costruzione, ma con un look da mocassino da uomo: un prodotto molto fruibile nella vita quotidiana. Inoltre, ci ricorda sempre i valori di Miez: eleganza senza tempo e comodità assoluta, con un occhio alla tradizione.
Il mercato delle friulane è in crescita. L’Italia ha recepito pienamente la tendenza e ora il consumo si sta gradualmente normalizzando, mentre all’estero la crescita continua. USA, UK, Francia e Spagna ci stanno dando belle soddisfazioni nel retail. Ci sono poi canali come hospitality ed eventi, dove il prodotto incontra una clientela alto spendente, elegante ed estera.
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La friulana oggi si usa ogni giorno, dal casual al formale, per una cerimonia o in casa. È protagonista di
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PAPUSSE
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La friulana tradizionale è leggera e destrutturata. La nostra ha una costruzione precisa, pensata per migliorarne vestibilità e comfort. In origine veniva realizzata con scampoli di tessuto e copertoni di bicicletta. Noi abbiamo lavorato su disegno e forme: le Papusse non sono ambidestre, vengono realizzate su forme di legno e hanno una costruzione interna studiata per il comfort. Tessuti e suole sono italiani e rigorosamente made in Italy.
CARLOTTA MINUTO founder & ceo
tutti i momenti della vita, mentre in passato era considerata alla pari di una ciabatta o poco più.
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L’attenzione verso l’artigianalità e i prodotti che uniscono estetica e funzionalità ha favorito il mercato. Per Papusse il digitale è stato centrale: l’e-commerce raggiunge circa 30 Paesi, affiancato da una distribuzione selettiva in boutique multibrand in Europa e Stati Uniti. Oggi il mercato è più complesso e, per un brand indipendente, significa programmare con attenzione. Più che inseguire la crescita quantitativa, puntiamo a uno sviluppo sostenibile.
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La trasformazione più interessante riguarda la percezione. La friulana nasce come calzatura semplice e funzionale, a lungo associata all’uso domestico. L’intuizione è stata portarla fuori da quel contesto e darle pieno diritto di cittadinanza nel guardaroba. Papusse accompagna momenti diversi della giornata, perché oggi l’eleganza non coincide necessariamente con la formalità. Mi piace definirla un lusso quotidiano: un oggetto fatto bene che non deve aspettare l’occasione speciale.
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La forza sta nella libertà con cui può essere interpretata. Con un pantalone sartoriale diventa sofisticata, con un jeans più rilassata, con un abito crea un contrasto tra eleganza e informalità. Anche il colore cambia il risultato. Non va considerata esclusivamente
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estiva o informale: abbiamo lavorato per renderla utilizzabile tutto l’anno. Ha una personalità forte e non ha bisogno di essere protagonista.
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Diventare un classico è stata fin dall’inizio un’ambizione di Papusse. Un classico è qualcosa che continua ad avere senso quando le tendenze cambiano. Rispetto a una sneaker bianca o a un mocassino, il brand ha una storia profondamente legata alla cultura artigianale italiana. Il vero test è riuscire a immaginarla tra 10 o 20 anni senza che sembri datata.
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La sfida è crescere senza perdere autenticità. Quando una calzatura diventa popolare, il rischio è che venga percepita come una tendenza e perda il legame con la sua storia. Il futuro passa dalla valorizzazione delle origini e dalla capacità di evolvere. La tecnologia può migliorare comfort, distribuzione e comunicazione senza sostituire la componente manuale. L’internazionalizzazione resta un’opportunità: il made in Italy continua ad attrarre e il consumatore vuole sapere come e dove viene realizzato ciò che acquista. Trasparenza della filiera e tutela delle competenze artigiane saranno sempre più importanti.
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L’artigianalità è centrale: tecnica di cucitura e struttura restano fedeli al metodo originale, mentre design, colori e materiali evolvono. Lavoriamo su palette attuali e personalizzazioni con ricami, iniziali e stemmi. La relazione con il cliente si è evoluta attraverso la comunicazione digitale e i canali diretti, a supporto del gesto manuale.
4 ALBERTA DEL BONO E VITTORIA MARTINELLI founders
LE MENEGHINE
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Le friulane vivono il loro momento d’oro anche perché intercettano il successo della ballerina e, più in generale, della scarpa piatta: comoda, chic, mai troppo costruita. Esprimono un’eleganza spontanea, fatta di comfort e naturalezza. L’autenticità conta sempre di più in un’epoca di moda usa e getta. Nasce dal recupero delle camere d’aria delle biciclette, usate come suola dalle donne friulane. La differenza sta nei dettagli: suola cucita, velluto di qualità e lavorazione manuale. Una friulana vera dura anni e migliora con l’uso. Per Le Meneghine significa anche personalizzarla, senza perdere la tecnica tradizionale.
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Dalle nostre ricerche, il pubblico si divide in tre fasce: adolescenti dai 14 ai 20 anni, donne dai 20 ai 30 che cercano comodità e versatilità, e un pubblico dai 50 ai 60 che la sceglie come alternativa al tacco. Chi sceglie Le Meneghine cerca stile personale e prezzo accessibile. Essendo noi stesse ventenni, vogliamo offrire qualità artigianale senza renderla un prodotto di nicchia. Esiste anche una linea maschile, ancora di nicchia ma in crescita.
Il mercato è in crescita: confrontando mese su mese il 2025 con il 2026 abbiamo registrato +50%. Durante i nostri eventi siamo arrivate a vendere 400 paia in cinque ore. Le consumatrici non cercano solo una friulana, ma una Meneghina e il senso di appartenenza creato dal brand. Organizziamo aperitivi e DJ set con altri brand di giovani imprenditrici: vogliamo costruire una community. I canali più dinamici sono e-commerce, Instagram, TikTok, pop-up ed eventi. Ci stiamo espandendo in Europa con un pop-up a Madrid e cresce il b2b con bomboniere, regalistica aziendale e forniture personalizzate.
Fino a qualche anno fa era percepita come una pantofola da casa. Oggi è nel guardaroba quotidiano, con jeans, abiti leggeri e pantaloni ampi, alternativa a ballerine e sneaker. È cambiata anche la percezione generazionale: oggi la scelgono consumatrici giovani per autenticità, comfort e carattere.
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La friulana si indossa con leggerezza: è questa la sua forza. Sta bene con jeans, pantaloni fluidi e abiti leggeri, anche in contesti eleganti. Capita persino di vederla con lo smoking: può dare un tocco originale a un look classico. Non va nascosta come una pantofola: va mostrata come un vero accessorio di stile.
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Crediamo abbia tutte le carte per diventare un classico contemporaneo. Unisce comfort, versatilità e
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SCIUSCIÀ
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Credo che il successo attuale nasca dal desiderio di prodotti capaci di rinnovarsi attraverso colori, materiali e interpretazioni diverse, mantenendo però una storia riconoscibile. Una friulana autentica si distingue innanzitutto per la qualità e per il legame con il territorio: la lavorazione artigianale, il sapere tramandato e il rispetto di processi produttivi che richiedono tempo e competenze sono parte integrante del prodotto.
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Oggi le friulane hanno conquistato un pubblico molto trasversale: bambini e adulti, donne e uomini, con stili ed esigenze differenti. La proposta maschile è ormai parte integrante in questo mondo, così come quella dedicata ai più piccoli, anche attraverso modelli coordinati per genitori e figli. È un prodotto che ha saputo superare i confini di età e genere.
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Immaginiamo un futuro in cui la friulana consolidi il proprio status di classico contemporaneo e ampli il pubblico internazionale, mantenendo l’identità artigianale come elemento non negoziabile. La sfida è crescere senza industrializzarla. Personalizzazione, b2b e regalistica offrono nuove opportunità. Bisogna continuare a spiegare perché una friulana fatta a mano costa e vale di più, restando accessibili e vicini al pubblico.
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Il velluto resta il materiale simbolo, ma la ricerca ci porta a esplorare fantasie e texture sempre nuove. L’animalier, per esempio, continua a riscuotere grande apprezzamento: può diventare il dettaglio distintivo di un look essenziale oppure accentuare un outfit più audace. L’innovazione, per noi, passa soprattutto da queste possibilità espressive, senza alterare la costruzione della calzatura.
CLAUDIA CENTRULLI co-owner & creative director
un’identità riconoscibile. In più, offre possibilità di personalizzazione tra fantasie, velluti, doppi lacci e fiocchetti. In più, porta con sé un patrimonio artigianale e territoriale molto forte.
Il mercato è cresciuto molto, in Italia e soprattutto all’estero, attraverso e-commerce, boutique e social media. Il pubblico internazionale dimostra una particolare attenzione verso prodotti autenticamente made in Italy, in contesti spesso molto selettivi. È un segnale importante, che conferma quanto una calzatura legata alla nostra tradizione possa trovare spazio anche in mercati lontani.
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La friulana ha ormai superato la dimensione della calzatura esclusivamente informale. Può accompagnare il quotidiano così come la sera, cambiando carattere a seconda delle finiture e degli abbinamenti. È proprio questa libertà d’interpretazione ad averne ampliato il ruolo nel guardaroba.
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Si indossa con jeans, abiti, completi e look più sofisticati. Non credo esista un vero “non si indossa”: la friulana funziona quando mantiene quella naturalezza che la rende immediatamente chic, senza apparire troppo costruita.
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La Friulana ha superato la dimensione della semplice tendenza ed è entrata a pieno titolo tra le categorie
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della calzatura contemporanea. Ha una riconoscibilità propria e può convivere con modelli molto diversi, dal mocassino alla sneaker. Credo che sia proprio questa identità a darle la possibilità di durare nel tempo.
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La sfida sarà crescere senza omologarsi. Portare la friulana verso nuovi mercati e nuove generazioni significa continuare a sperimentare, ma anche proteggere ciò che ne costituisce il valore: la qualità, la storia e il sapere artigianale. Il futuro non è cambiare identità, ma darle nuove possibilità.
R E T A I L
S T O R Y
Silvia e Patrizia Meggiarin, titolari
QUALITÀ AL CENTRO
Nata nel 2008 dall’esperienza di Silvia e Patrizia nel mondo della moda e della produzione tessile, Pasí Milano ha costruito la propria identità sul made in Italy, attraverso una selezione lontana dalle logiche del logo di Sara Fumagallo
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re generazioni legate alla moda e al tessile, poi la scelta di trasformare l’esperienza maturata nelle aziende di famiglia in un progetto indipendente. È da qui che nasce Pasí Milano, boutique fondata nel 2008 dalle sorelle Silvia e Patrizia e costruita attorno a un’idea precisa di retail: valorizzare prodotti di alta manifattura, soprattutto italiana, privilegiando qualità, materiali e personalità rispetto alla riconoscibilità del marchio. In un mercato sempre più dominato dall’online e dai grandi brand, Pasí continua invece a puntare sulla relazione, sulla ricerca e su un’esperienza d’acquisto fortemente personale. Ne abbiamo parlato con le due founder, Silvia e Patrizia Meggiarin. Pasí Milano nasce da una storia familiare legata alla moda e alla produzione tessile da tre generazioni. Raccontateci la vostra storia. Siamo due sorelle, Silvia e Patrizia, e dopo molti anni di esperienza nelle aziende di famiglia abbiamo deciso di dare vita a un progetto nostro, capace di racchiudere tutto ciò che avevamo imparato nel tempo. Fin dall’inizio avevamo una direzione molto chiara: proporre prodotti di alta manifattura italiana, mettendo al centro la qualità, la ricerca e il valore del prodotto, più che il logo. È così che nel 2008, dalle prime lettere dei nostri nomi, nasce Pasí Milano. In un momento in cui l’offerta moda è sempre più ampia e accessibile anche online, qual è secondo voi il vero valore aggiunto di una boutique indipendente? Per noi acquistare online è un po’ come comprare un libro guardandone soltanto la copertina. Entrare in boutique, invece, significa aprirlo, leggerlo e viverne fino in fondo l’esperienza e le emozioni. Sono due modalità di acquisto profondamente diverse. Anche per questo abbiamo scelto di non avere un e-commerce: preferiamo che la cliente interessata entri direttamente in contatto con noi, in negozio oppure attraverso Instagram. In questo modo possiamo mantenere un rapporto più diretto, personale e autentico. Circa il 90% della vostra proposta è made in Italy: cosa cercate oggi in un marchio o in un prodotto prima di decidere di inserirlo nella vostra selezione? Privilegiamo artigiani e piccole realtà italiane capaci di esprimere al meglio i valori del made in Italy: gusto, qualità, unicità, passione, eleganza e, allo stesso tempo, capacità di innovare. Quando scegliamo aziende stra-
PA NO RAM I C A Nome boutique: Pasí Milano Founder: Silvia e Patrizia Meggiarin Indirizzo: piazza Risorgimento 10, Milano Mq: 50 Sito web: pasimilano.it Tra i marchi più venduti: Alpe Piano, Aragona Cashmere, Balia 8.22, BaxLab Milano, D Dot Due, Destin, Guglielmo Rotta, ma’ry’ya, Mirror in the Sky, Phisique du Role, Pomandère, Trou Avenue, Via Masini 80
La boutique Pasí Milano in piazza Risorgimento, 10
niere, lo facciamo perché rappresentano un’eccellenza molto specifica nel proprio ambito, come può accadere con il cashmere tibetano o con il denim giapponese. Avete scelto di non puntare necessariamente sul logo, ma su qualità, materiali e personalità. È cambiato negli ultimi anni il modo in cui le vostre clienti scelgono e acquistano un capo? Più che il modo di acquistare, sono cambiate le clienti. Fino a qualche anno fa avevamo un pubblico più ampio ed eterogeneo; oggi la clientela è numericamente più contenuta, ma più omogenea e orientata verso acquisti importanti e consapevoli. Parallelamente è cresciuta molto la presenza di clienti americane, sempre più interessate a piccole realtà in cui l’italianità sia autentica e riconoscibile. Cercano qualcosa di diverso rispetto ai grandi brand e ai monomarca presenti ormai in molte città del mondo: luoghi e prodotti che possano trovare soltanto qui. In questo senso Milano sta vivendo un momento particolarmente favorevole, grazie alla forte popolarità che ha acquisito negli ultimi anni presso il pubblico internazionale. Quali sono oggi le categorie, gli stili o i prodotti che stanno attirando maggiormente l’interesse delle vostre clienti e cosa vi aspettate dalle prossime stagioni? Uno degli elementi che maggiormente ci caratterizza è il modo in cui costruiamo gli abbinamenti, mescolando capi più formali con elementi decisamente informali. L’obiettivo è creare un look unico, ma soprattutto personale. Ci piace far emergere la personalità della donna che abbiamo davanti: l’outfit deve valorizzarla, non trasformarla o travestirla. Allo stesso tempo, ogni stagione cerchiamo di introdurre qualcosa di nuovo, capace di rinnovare la proposta senza perdere quella riconoscibilità che negli anni è diventata parte dell’identità di Pasí Milano. Progetti futuri? I nostri progetti futuri continueranno a essere legati soprattutto alla ricerca e alla sperimentazione. Ci interessa in particolare sviluppare nuove collaborazioni e capsule collection composte da pezzi unici o esclusivi, pensati per essere disponibili soltanto da Pasí Milano.
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PREMIUM YARNS KNITWEAR
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Kangra turns the world’s finest natural fibers into timeless expressions of elegance and authenticity. Each piece reflects the art of Italian craftsmanship, where material becomes emotion, and beauty endures — 25 —through time. KANGRA.IT
R E T A I L
S T O R Y
Sam Robinson, co-founder
NON LA SOLITA BOUTIQUE Nel cuore di Notting Hill, lontano dalle logiche più convenzionali della moda, The Cross propone da 30 anni un’idea di stile personale e indipendente di Sara Fumagallo
N
ato nell’estate del 1996 dall’intuizione di Sam Robinson e Sarah O’Keefe, The Cross è diventato nel tempo un punto di riferimento per una clientela internazionale. La sua identità affonda le radici nell’atmosfera bohémien che caratterizzava Portobello Road negli Anni ‘90. Un quartiere fatto di mercati, creativi, collezionisti, designer emergenti e pezzi vintage difficili da trovare altrove. È proprio da questo contesto che il negozio ha costruito il proprio linguaggio estetico. Un mix eclettico di colori, tessuti, lavorazioni artigianali e dettagli fuori dagli schemi. Fin dall’inizio, la selezione ha privilegiato marchi capaci di distinguersi per qualità, autenticità e ricerca, rivolgendosi a una clientela in cerca di qualcosa di diverso rispetto alle tendenze. Pochi capi speciali, ben realizzati e destinati a durare, questa è la sua filosofia. A 30 anni dalla sua apertura, The Cross continua a difendere un modello di retail indipendente, personale e profondamente legato al territorio. Ce lo racconta Sam Robinson, co-founder. Raccontaci la storia di The Cross. Il negozio ha aperto nell’estate del 1996 a Clarendon Cross - da qui l'origine del nome - da un'idea mia e di Sarah O’Keefe. All’inizio organizzavamo soprattutto pop-up sale nella zona di Notting Hill e Portobello, vendendo principalmente accessori, gioielli e prodotti lifestyle. Molto spesso i designer erano amici che vivevano nel quartiere. La boutique si trova nel cuore di Notting Hill. In che modo la zona ha influenzato la sua identità? Fin dall’inizio, Portobello Road ha avuto un’enorme influenza su The Cross. Nel 1996 era molto meno commerciale rispetto a oggi ed era più facile trascorrere ore tra le bancarelle del mercato alla ricerca di rari pezzi vintage e oggetti capaci di ispirare. All’epoca molti designer, artisti e collezionisti avevano un proprio banco al mercato, perché per loro era molto difficile trovare negozi disposti a vendere le loro creazioni. Era un’atmosfera perfettamente in linea con lo spirito bohémien del quartiere. In quegli anni c’era una forte ricerca di colore, tessuti vintage, passamanerie e piume. Tutto questo ha contribuito a definire il carattere eclettico del nostro negozio.
PA NO RAM I C A Nome boutique: The Cross Founders: Sam Robinson e Sarah O’Keefe Indirizzo: 141 Portland Road, London W11 4LR Sito web: thecrossshop.com Mq: pianterreno 366, piano vendita 295, magazzino 173, camerini 105 Brand più venduti: Diega, Dragon Diffusion, forte_forte, Hannoh, Jumper 1234, Matta NY, Mother Denim, Muzungu Sisters, Péro, Vanessa Bruno
Alcuni scatti del negozio The Cross a Londra
Qual è la cliente tipo dello store? La nostra cliente tipo è una persona lontana dalla logica del fast fashion e non necessariamente interessata a inseguire le ultime tendenze. Preferisce acquistare uno o due capi speciali, ben realizzati e pensati per durare nel tempo. Essendo un negozio di quartiere, la nostra clientela è soprattutto locale e, fortunatamente, molte delle nostre prime clienti continuano ancora oggi a fare acquisti da noi. Abbiamo appena festeggiato il trentesimo anniversario e, nel corso degli anni, The Cross è diventato una vera e propria destinazione, capace di attirare clienti da tutto il mondo. Tra online e fisico, quale canale presenta le migliori performance? Abbiamo avviato l’e-commerce soltanto durante il lockdown. Se da un lato il canale online ha sicuramente rafforzato la nostra attività, dall’altro la maggior parte delle vendite continua a provenire dal negozio fisico. Ci siamo resi conto che molti clienti utilizzano il nostro sito per scoprire in anteprima le collezioni prima di venirci a trovare. Siamo molto orgogliosi del nostro servizio al cliente: abbiamo un team affiatato e accogliente e crediamo davvero che nulla possa sostituire una visita di persona a The Cross. Se dovessi descrivere con tre parole The Cross? Eclettico, inimitabile, autentico.
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A N A LY T I C S
IL LUSSO PROVA A RIMETTERSI IN MOTO Kering, LVMH, Moncler e Zegna fotografano un mercato ancora selettivo: il secondo trimestre non è la grande ripartenza, ma il primo segnale che la frenata sembra essersi attenuata di Angelo Ruggeri
In alto, una preview delle nuove sneaker di Moncler Footwear
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el lusso non è ancora tempo di stappare champagne. Ma, almeno, si può smettere per qualche minuto di guardare il bicchiere mezzo vuoto. I risultati del primo semestre 2026 raccontano un mercato ancora complicato e selettivo, ma nel quale il secondo trimestre introduce un elemento nuovo: la frenata sembra essersi attenuata. Non è un rimbalzo spettacolare, bensì una sequenza di piccoli miglioramenti, con consumatori più prudenti e gruppi costretti a riscoprire una parola poco glamour: disciplina. Kering: prima la desiderabilità Kering è il caso più evidente. Nel secondo trimestre il gruppo ha registrato vendite per 3,652 miliardi di euro, in crescita dell’1% a tassi correnti e del 2% su base comparabile. Nel semestre il turnover è sceso del 3% a 7,22 miliardi, ma è cresciuto dell’1% a tassi comparabili. Ancora più significativo il miglioramento del Fashion & Leather Goods: 2,9 miliardi nel trimestre, stabile a comparabile, dopo un primo trimestre più difficile. La strategia del ceo Luca de Meo punta su desiderabilità, identità, semplificazione ed efficienza. Il gruppo ha inoltre ridotto l’indebitamento a 3,3 miliardi di euro, anche grazie alla cessione di Kering Beauté a L’Oréal. La lezione è chiara: non basta più inseguire il fatturato. La crescita deve essere più qualitativa, sostenibile e redditizia. LVMH: la forza della resilienza LVMH conferma invece la solidità del modello. Il seme-
stre si è chiuso con 38,6 miliardi di euro di ricavi, -3% a cambi correnti ma +2% a cambi costanti. Nel secondo trimestre la crescita organica ha raggiunto il 3%, mentre l’utile operativo ricorrente è stato di 8,7 miliardi, con un margine del 22,5%. La geografia resta favorevole: accelerano gli Stati Uniti, l’Asia escluso il Giappone cresce con forza, il Giappone rimane in segno positivo e l’Europa tiene. Nel Fashion & Leather Goods, però, la ripresa è più lenta: -1% organico nel semestre e +1% nel secondo trimestre. Per il fondatore Bernard Arnault, il prodotto e la creatività restano i principali motori: in un mercato più selettivo, tornare a essere desiderabili è la vera sfida. Moncler: crescere non basta Moncler ha chiuso il semestre con ricavi per 1,28 miliardi di euro, +9% a cambi costanti. Ma il risultato è stato leggermente sotto le attese e il titolo ha reagito con un calo di circa il 7%. È il paradosso del nuovo lusso: anche una crescita robusta può deludere se il mercato si aspettava di più. L’Asia resta il punto forte, con ricavi semestrali in aumento del 19% a cambi costanti. L’Emea, invece, arretra dell’8% nel secondo trimestre, penalizzata soprattutto da flussi turistici più deboli. Le Americhe crescono del 6% nel semestre a cambi costanti, sostenute dalla domanda locale e dal direct-to-consumer. Zegna e la scommessa sul retail La sorpresa arriva da Zegna. Nel secondo trimestre i ricavi sono saliti dell’11% a valuta costante, oltre le attese, por-
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A N A LY T I C S
A sinistra, un look della collezione uomo autunno-inverno 26/27 di Louis Vuitton. A destra, l’attrice Vicky Krieps indossa un look Bottega Veneta
tando il semestre a +9,3% organico. Il direct-to-consumer è cresciuto del 17,3% nel trimestre, mentre il wholesale è sceso del 9,5%. Non è una contraddizione, ma una scelta: meno distribuzione intermediata, più controllo diretto su prezzo, esperienza, inventario e rapporto con il cliente. È una delle tendenze più evidenti del nuovo lusso: non servono necessariamente più negozi, ma store migliori e più produttivi. Il lusso del “meglio” Kering, LVMH, Moncler e Zegna hanno dimensioni e problemi diversi, ma indicano una direzione comune: prodotto, creatività, identità, retail diretto, disciplina finan-
ziaria ed efficienza stanno diventando più importanti della semplice crescita dei volumi. La fase del “più” - più prezzi, più negozi, più prodotti, più distribuzione - lascia spazio alla fase del “meglio”. La domanda per il secondo semestre non è quindi se il lusso sia tornato a crescere, ma se questa tendenza possa diventare più ampia, equilibrata e redditizia. Il secondo trimestre 2026 potrebbe non essere ricordato come il momento della grande ripartenza. Piuttosto, come l’inizio della normalizzazione: un mercato che non corre ancora, ma ricomincia a camminare. E dopo una notte parecchio lunga, anche vedere accendersi la luce è già un buon inizio.
I L P R E M I U M N O N H A B I S O G N O D I A S P E T TA R E I L R I M B A L ZO Se il lusso sta cercando la strada per tornare a crescere, nel menswear c’è chi sembra averla già imboccata. È il caso di Boggi Milano, che nel 2025 ha chiuso con un fatturato di 364 milioni di euro, in progresso del 10%, accompagnato da un Ebitda pari al 17%. Numeri che raccontano la solidità di un posizionamento premium capace di intercettare una domanda ancora selettiva senza rinunciare alla crescita. Non tutti, però, corrono nella stessa direzione. L’esercizio fiscale 2024 di Fred Perry si è chiuso con ricavi per 149,2 milioni di sterline, pari a 172,3 milioni di euro, in calo del 3,18% rispetto ai 154,1 milioni dell’anno precedente. Ma il meno sul fatturato non ha impedito alla redditività di migliorare: il margine lordo è salito al 52,1%, dal 51,3%, mentre l’utile netto è passato da 14,3 a 15,9 milioni di sterline, nonostante l’aumento dell’onere fiscale, da 4,1 a 5,6 milioni. La fotografia è interessante perché racconta un’altra faccia della normalizzazione del mercato: quando la crescita dei ricavi rallenta, la qualità della gestione torna a essere decisiva. Per Boggi è crescita con marginalità; per Fred Perry è maggiore redditività nonostante il calo delle vendite. In entrambi i casi, la lezione è la stessa: nel premium di oggi non basta vendere. Bisogna sapere quanto, dove e soprattutto con quale ritorno.
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M A R K E T
LESS IS MORE Come performa il retail multibrand donna in Italia? Qual è l’acquisto medio? A queste e altre domande ha dato una risposta lo studio di Fashion Bank, prendendo in considerazione oltre 17 mila punti vendita su tutto il territorio
Lo show FW 26 di Salvatore-Ferragamo. Photo: Daniele Schiavello / Gorunway.com
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uanto acquista davvero un negozio di moda donna rispetto allo spazio che occupa? È la domanda al centro dello studio di settore realizzato da Fashion Bank sul canale multibrand Good, Best e Premium, costruito su un campione di 17.562 punti vendita distribuiti in 2.743 città italiane. L’indicatore scelto è l’acquisto per metro quadro, che nella rete analizzata raggiunge una media di 3.475 euro. A livello regionale, al netto del caso non rappresentativo della Valle d’Aosta, la Toscana è prima con 5.062 euro al mq, seguita da Marche (4.426) e Lombardia (4.072). In coda Sardegna (1.850), Calabria (2.163) e Friuli-Venezia Giulia (2.212). La Lombardia, pur essendo la regione con più punti vendita in valore assoluto, non è invece tra le più capillari rispetto alla popolazione. La rete è più capillare in Valle d’Aosta (56 negozi ogni 100 mila abitanti) e Trentino-Alto Adige (53,4). La dimensione urbana incide, ma non in modo lineare. L’acquisto per mq cresce fino alle città tra 150 mila e 500 mila abitanti, dove tocca 5.747 euro, per poi scendere a 4.764 euro nelle metropoli oltre i 500 mila residenti. Tra le grandi città spicca Firenze, con 12.541 euro al mq, mentre Roma, prima per numero di negozi con 736 unità, si ferma a 3.673 euro. Anche la posizione conta. I punti vendita nei centri storici registrano 5.967 euro al mq, quasi tre volte le zone commerciali periferiche, ferme a 1.974 euro. I centri commerciali, nonostante una
17.562
PUNTI VENDITA ANALIZZATI
2.743
CITTÀ IN RETE
€ 3.475/mq
ACQUISTO PER MQ (MEDIA RETE)
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2,90
VETRINE MEDIE PER NEGOZIO
La vetrina della boutique Chicchi Ginepri in viale Murillo 23, a Milano
superficie media di 297 mq, raggiungono 2.584 euro: più spazio, quindi, non significa automaticamente maggiore efficienza. Lo stesso emerge dalla correlazione con la superficie, negativa (-0,17): all’aumentare dei metri quadrati l’acquisto per mq tende a ridursi. Lo studio evidenzia inoltre che il rischio creditizio è il singolo fattore più correlato alla produttività: passando dalla classe A2 alla C1, l’acquisto per mq scende da 4.327 a 2.107 euro. Le vetrine, invece, hanno un impatto meno prevedibile: il passaggio da una a due porta il dato da 3.025 a 3.573 euro al mq, ma la terza non garantisce un ulteriore miglioramento. Il quadro cambia anche in base alla forma giuridica. Le s.p.a. registrano l’acquisto per mq più alto, 6.743 euro, ma presentano anche un rischio medio elevato; le s.n.c., al contrario, mostrano il profilo di rischio migliore della rete ma si fermano a 2.110 euro al mq. Il messaggio che emerge è netto: nel multibrand donna la produttività non dipende dalla sola dimensione, ma dall’equilibrio tra localizzazione, struttura del punto vendita e solidità economica.
DENSITÀ DELLA RETE: NEGOZI OGNI 100.000 ABITANTI
TOP 10 CITTÀ PER NUMERO DI NEGOZI IN RETE CITTÀ
REGIONE
NEGOZI
€/MQ
Roma
Lazio
736
€3.673
Milano
Lombardia
317
€8.061
Napoli
Campania
300
€5.913
Torino
Piemonte
265
€3.859
Genova
Liguria
175
€3.165
Firenze
Toscana
149
€12.541
Palermo
Sicilia
132
€4.868
Bologna
Emilia-Romagna
120
€4.562
Bari
Puglia
119
€5.063
Venezia
Veneto
77
€3.477
ACQUISTO PER MQ, PER REGIONE (€/MQ)
Valle d'Aosta (71)
56,0
Toscana
€5.062/mq
Trentino-Alto Adige (559)
53,4
Marche
€4.426/mq
Liguria (675)
43,0
Lombardia
€4.072/mq
Umbria (341)
38,6
Emilia-Romagna
€4.011/mq
Toscana (1381)
37,6
Campania
€3.872/mq
Abruzzo (476)
36,4
Piemonte
€3.581/mq
Marche (559)
36,3
Puglia
€3.542/mq
Emilia-Romagna (1479)
34,1
Liguria
€3.452/mq
Puglia (1372)
33,9
Umbria
€3.355/mq
Basilicata (192)
33,2
Sicilia
€3.869/mq
Sardegna (71)
30,7
Trentino-Alto Adige
€2.927/mq
Calabria (563)
28,7
Veneto
€2.873/mq
Friuli-Venezia Giulia (333)
27,3
Basilicata
€2.828/mq
Veneto (1324)
27,3
Abruzzo
€2.711/mq
Lazio (1477)
26,8
Lazio
€2.661/mq
Piemonte (1167)
26,7
Molise
€2.569/mq
Campania (1528)
26,5
Friuli-Venezia Giulia
€2.212/mq
Sicilia (1216)
24,3
Calabria
€2.163/mq
Lombardia (2285)
23,5
Sardegna
€1.858/mq
Molise (70)
22,3
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Z O O M
UNA NUOVA PELLE Per la PE 27 Puraai rilegge Lizard, la sua sneaker low profile, attraverso superfici, colori e dettagli inediti, in stile Anni 2000. Un’evoluzione che guarda al presente senza cedere alla nostalgia
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ata dall’incontro tra sensibilità italiana e ispirazione giapponese, Puraai ha costruito il proprio linguaggio intorno a un’idea di design consapevole, dove estetica, ricerca e attenzione ai materiali convivono. Una visione che ha portato il brand a rileggere la sneaker in chiave contemporanea, lavorando sulla cura del progetto e su una creatività capace di dare personalità anche ai dettagli. È qui che si inserisce la sua idea di post-luxury, intesa come un modo diverso di guardare al prodotto e al suo valore. Per la primavera-estate 2027 questa attitudine si concentra su Lizard, la sneaker a profilo basso presentata per la prima volta con la PE 26. Una silhouette che intercetta il ritorno delle forme slim e delle suole sottili dei primi Anni 2000, oggi tornate a occupare un posto preciso nel guardaroba. Puraai parte da quel codice, ma lo sposta nel presente: niente nostalgia, piuttosto nuove proporzioni visive, materiali e dettagli che ne cambiano l’attitudine. Realizzata in pelle vegana, Lizard riconferma alcune delle nuance della prima edizione: nero, argento, bianco e rosso diventano carryover della nuova stagione. Tra queste, Moonkiss Silver si distingue per la superficie luminosa e il finish glossy, che accentua la linea essenziale della sneaker e ne sottolinea il lato più fashion. La PE 27 introduce anche nuove interpretazioni. Il satin porta Lizard verso un’estetica più sofisticata, nelle tonalità nero, argento, marrone e rosa. L’animalier, invece, ne accentua il carattere più audace con le varianti maculato e zebra. Due registri diversi, entrambi capaci di allontanare la silhouette dall’idea di
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Alcuni scatti della sneaker Lizard di Puraai, che per la PE 27 si rinnova
semplice revival. A cambiare è anche uno dei dettagli più riconoscibili del modello: i charm sui lacci. Ai mini ciucci della prima stagione, si aggiungono perline e nuove combinazioni con lacci animalier. Il dettaglio playful si fa più evidente, trasformandosi da piccolo elemento decorativo in vero e proprio statement. Lizard resta fedele alla sua anima low profile, ma per la prossima stagione estiva cambia pelle davvero. La forma rimane quella di partenza. Sono texture, finiture e dettagli a raccontarne una nuova personalità. Ed è forse proprio qui che Puraai trova la sua cifra: prendere un codice riconoscibile e lasciargli abbastanza spazio per diventare altro.
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F R O M
F A S H I O N
ALLA RICERCA DEL GIOVANE DESIGNER PERDUTO
Tra nuove nomine, contest e Fashion Trust, il sistema moda italiano deve tornare a investire sui talenti emergenti. Perché senza ricambio generazionale non esiste futuro di Angelo Ruggeri
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l risiko della moda italiana sta vivendo una stagione davvero elettrizzante. L'arrivo di Loris Messina e Simone Rizzo alla direzione creativa di Moschino segna un cambio di passo importante, mentre le indiscrezioni che vorrebbero Dario Vitale alla guida di Emporio Armani aprono scenari affascinanti. Se confermata, sarebbe una scelta capace di dare nuova energia a un marchio che possiede un patrimonio creativo ancora in parte inesplorato. Emporio Armani può rinascere Nato nel 1981 come laboratorio giovane e sperimentale dell'universo Armani, il marchio ha tutte le carte in regola per vivere una seconda giovinezza. Negli ultimi anni il suo archivio è stato riscoperto dalle nuove generazioni, tra vintage, Vinted e social media, dimostrando quanto il linguaggio del brand fosse avanti rispetto ai tempi. Affidarlo a un designer come Vitale, protagonista del successo contemporaneo di Miu Miu, significherebbe trasformare quella "fiamma sotto il moggio" in uno dei motori più potenti del lusso italiano. Dove sono i nuovi grandi nomi? Ma questa vicenda racconta qualcosa di ancora più importante. Oggi la vera domanda non è soltanto chi guiderà Emporio Armani, ma dove sono i prossimi Giorgio Armani, Valentino Garavani o Miuccia Prada? Negli ultimi anni i grandi marchi hanno spesso cercato direttori creativi già affermati, spostandoli da una maison all'altra. Un mercato
che si autoalimenta, ma che rischia di impoverire il vivaio. Se non si investe nella crescita dei nuovi designer, il ricambio generazionale diventa impossibile. Il ruolo di contest e Camera Moda Fashion Trust Per questo contest, award e programmi di mentoring non rappresentano semplici premi, ma strumenti strategici per l'intero sistema. Camera Moda Fashion Trust lo ha compreso da tempo: attraverso grant economici, tutoraggio e consulenze manageriali sostiene concretamente i marchi indipendenti italiani, aiutandoli a trasformare il talento creativo in imprese solide. Non basta applaudire i giovani durante una fashion week. Occorre costruire percorsi, creare occasioni, finanziare ricerca e produzione, mettere in contatto creativi e aziende. Solo così il made in Italy continuerà a essere un punto di riferimento mondiale. La sfida del futuro Le nomine di oggi fanno notizia. I designer di domani, invece, vanno scoperti molto prima che diventino famosi. Perché il prossimo Valentino Garavani o il prossimo Giorgio Armani, probabilmente, sta ancora lavorando nel piccolo studio di un'accademia, in un laboratorio artigianale o dietro un brand che nessuno conosce. La vera sfida è trovarlo, sostenerlo e permettergli - in tempo e prima che lo facciano i grandi gruppi francesi del lusso, per esempio - di diventare il nuovo protagonista della moda italiana.
A sinistra, i designer dei marchi Institution, Materia e Act N°1, vincitori dei grant di Camera Moda Fashion Trust 2026 A destra, Loris Messina e Simone Rizzo, nuovi direttori creativi di Moschino
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P R E V I E W
QUANDO LA MEMORIA SI FA MATERIA Sulle antiche rotte tra le Alpi e il Mediterraneo, Avant Toi trasforma l’erosione del tempo e l'imperfezione artigianale in un’esperienza sensoriale da indossare
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Alcune immagini della stagione SS 27 firmata Avant Toi
n itinerario d'autore tracciato lungo le antiche rotte commerciali del sale, laddove la brezza marina incontra le vette alpine e la storia si deposita sulla materia. È in questo scenario di confine che prende forma "Tracce di Memoria", la nuova collezione SS 27 firmata Avant Toi. Il progetto si configura come un manifesto estetico capace di raccontare un legame primordiale con le origini, traducendo il trascorrere del tempo e la manualità sartoriale in superfici vissute, trame imperfette e rilievi ad alto impatto tattile. Il racconto stilistico parte dalle radici della terra, guidato da una palette cromatica che ruba le sue sfumature alla macchia mediterranea. Le note di timo, elicriso, cisto, rosmarino e pervinca si fondono con la creta, eletta a vero e proprio laboratorio per inedite sperimentazioni cromatiche. In questo universo materico, il gesto artigianale rivendica una centralità assoluta. I tessuti tagliati al vivo, i punti stuoia e le pennellate dirette sulla stoffa evocano un’estetica spontanea dal sapore autenticamente fait main. Le maglie in fettuccia e il mouliné di cotone celebrano il valore della lavorazione manuale, mentre leggere garze di cashmere prendono forma riprendendo l'arte della cesteria e i ricami floreali in rafia amplificano il dialogo viscerale tra la natura e il più alto savoir-faire. Spingendosi oltre il confine francese, la collezione si immerge nella luce accecante della Camargue, tra saline popolate da fenicotteri e cieli spazzati dal vento. In questo paesaggio sospeso, la ricerca tessile della maison si spinge verso una vera alchimia: il sale viene impiegato direttamente come colorante su maglie e
sete, catturando la luce e ricreando l'effetto corrosivo degli elementi. Paesaggi naturali e scene rurali prendono vita in stampe toile de Jouy volutamente consumate su morbide maglie di cotone, giacche e abiti fluidi, mentre le classiche fantasie floreali d’ispirazione provençal diventano la tela ideale per gesti pittorici pensati per sofisticati total look in seta. Il guardaroba si fa poi leggero e aereo, mosso come da un’improvvisa raffica di Mistral. Cotoni garzati, sete martellate e il tocco croccante del popeline bianco si alternano a ricami che richiamano le porcellane di Limoges e le tradizionali broderies provençales. Completano la proposta t-shirt in lino dai toni sfumati e veli di tulle di seta impreziositi da delicati dettagli crochet. A chiudere questo racconto visivo è una tavolozza che attraversa le tonalità di vaniglia, sughero, flamingo, pervinca e garden, fino a toccare le trasparenze vitree ispirate ai capolavori dell'artista Émile Gallé.
“LA NUOVA COLLEZIONE RINUNCIA ALLA PERFEZIONE STATICA PER TRASFORMARE LA MEMORIA IN MATERIA VIVA, L’IMPERFEZIONE IN UN LINGUAGGIO CONTEMPORANEO E IL PAESAGGIO IN UN’EMOZIONE PURA” MIRKO GHIGNONE, CREATIVE DIRECTOR
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P R E V I E W
Jagube Origin Estetica e funzionalità urbana ispirate alla natura
The Beauty of Truth - La bellezza dell'autenticità
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Z O O M
ESPLORAZIONE URBANA Jeanne Baret porta nella primavera-estate 2027 un guardaroba femminile costruito sul dialogo tra natura e città. Materiali tecnici, leggerezza e funzionalità accompagnano una nuova idea di viaggio contemporaneo
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uoversi tra paesaggi naturali e scenari urbani, senza rinunciare alla performance e allo stile. È da questa idea di viaggio contemporaneo che prende forma la collezione primavera-estate 2027 di Jeanne Baret, premium sportwear brand del gruppo italiano F.lli Campagnolo. Una proposta che mette al centro una donna dinamica, abituata a vivere il movimento come espressione di libertà. Natura e innovazione tessile diventano così i due poli di una proposta costruita attraverso materiali performanti, volumi leggeri e una palette sofisticata e sfaccettata. Guardaroba essenziale e versatile L’outerwear è uno dei punti focali della stagione. Silhouette pulite e funzionali incontrano il nuovo tessuto accoppiato 3L bicolore, destinato a diventare uno dei keypiece della collezione grazie all’equilibrio tra ricerca estetica e prestazioni tecniche. Accanto a questo trovano spazio il parka imbottito 2L e una serie di giacche ultraleggere, reversibili e packable, pensate per adattarsi con immediatezza ai cambiamenti di clima, ambiente e ritmo della giornata. La stessa logica guida il gioco dei layering. La maglieria in filato misto nylon assume il ruolo di mid-layer, seguendo naturalmente le
Una selezione della proposta estiva 2027 di Jeanne Baret
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forme e assicurando comfort e libertà di movimento. La ricerca sui materiali prosegue con Airdots, tecnologia basata su un tessuto ultraleggero, elastico e microforato che favorisce traspirabilità e termoregolazione. Una soluzione che interpreta la componente più active della collezione senza rinunciare alla pulizia delle linee. Sul versante più urbano, Jeanne Baret introduce invece il drill tecnico, reinterpretazione performante del tradizionale effetto cotone, affiancato dai volumi leggeri del crinkle seersucker e del tessuto parachute. Quest’ultimo, realizzato in puro cotone, combina una superficie raffinata con una costruzione easy-care, pensata per accompagnare con praticità gli spostamenti quotidiani. A sottolineare il dialogo tra mondi differenti arrivano infine gli hybrid styles, nei quali la morbidezza dell’interlock si combina con la maggiore struttura dei tessuti testurizzati. Contrasti visivi e tattili costruiscono così un punto d’incontro tra spirito active e ricerca materica. Il risultato è una collezione che usa materiali, colore e funzionalità per raccontare un modo diverso di esplorare: più essenziale, consapevole e perfettamente inserito nei ritmi della contemporaneità.
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P R E V I E W
VERITÀ MATERICA Per la primavera-estate 2027 di Satorisan, la bellezza si allontana dalla perfezione e celebra materiali e gesti artigianali che raccontano una storia
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è una bellezza che il tempo non consuma, ma svela. È questo il punto di partenza di The Beauty of Truth, il concept che guida la collezione SS 27 di Satorisan e guarda alla cultura giapponese per celebrare l’autenticità della materia. Pelle naturale, tessuti tinti artigianalmente, cuciture a vista e dettagli irregolari diventano così elementi identitari, capaci di acquisire carattere proprio attraverso l’uso. Al centro della nuova stagione debutta AHÖLA, silhouette ispirata alla filosofia giapponese del Boro, legata all’idea di cura, adattamento e rispetto per gli oggetti. La sneaker combina pelle grezza, lino, bordi a taglio vivo e cuciture ispirate al Sashiko, lasciando volutamente emergere la costruzione e il gesto manuale. La forma ampia e la costruzione signature SunKachina completano una proposta
pensata per unire comfort e personalità. Si rinnova anche JAGUBE EVO, che porta l’estetica urban-outdoor verso una dimensione più funzionale e contemporanea. Due le interpretazioni: Air, più leggera e traspirante, realizzata attraverso un mix di materiali naturali e tessuti tecnici ottenuti da fibre e monofilamenti riciclati; e Premium, in pelle Gold LWG, caratterizzata da cuciture invertite e da una costruzione morbida e materica. In entrambe, la ricerca sui materiali diventa parte integrante del design: fodere in cotone organico, pelle scamosciata e lavorazioni attente al comfort raccontano una nuova idea di lusso, meno legata alla perfezione estetica e più vicina all’esperienza. Perché, nella visione di Satorisan, ciò che rende speciale un oggetto non è la sua impeccabilità, ma la capacità di diventare autentico nel tempo.
Alcune immagini della SS 27 firmata Satorisan
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invicta.it
The BackPack. From Invicta’s iconic details comes a fresh contemporary vision: bold colors, jacquard logo tapes, squared buckles, and the original logo—reimagined with a modern edge. A style that speaks of personality, freedom, and identity.
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Z O O M
IL VIAGGIO È UNO STATO D’ANIMO Energia, intuizione e femminilità contemporanea. La nuova fall-winter 2026 di ASH racconta il movimento attraverso forme, materiali e contrasti, tra suggestioni vintage e attitudine urbana
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autunno-inverno 2026 di ASH guarda alla natura nella sua dimensione più istintiva e la traduce in una moda contemporanea, fatta di materia, contrasti e carattere. Il punto di partenza è un’idea precisa: il movimento definisce chi siamo. Tonalità naturali e sfumature più audaci convivono in un guardaroba che alterna morbidezza e carattere, comfort e personalità. È una stagione che invita a seguire l’intuizione e a muoversi liberamente, trasformando ogni modello in un modo diverso di interpretare la femminilità contemporanea.
Dentro la collezione Tra i protagonisti c’è BARKLEY, mocassino dalla forte identità proposto nella variante Pony Horse Bronze. La superficie in pony hair e il motivo animalier danno nuova energia a una silhouette classica, creando un equilibrio tra comfort, ironia e carattere urbano. La borsa JUSTINE si rinnova in suede color mud, con stampa cocco dal finish vissuto. Un’inedita interpretazione del modello continuativo, tra matericità, morbidezza e un’attitudine rilassata. Di segno diverso è VIPER, la ginnica off white/silver che interpreta il lato più
Nuova interpretazione della borsa JUSTINE, in suede stampa cocco, ispirata alla libertà, alla curiosità e alla bellezza dell’imperfetto
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VIPER Off White/Silver, la ginnica FW 26 dall’attitudine dinamica e contemporanea
dinamico della stagione. Volumi sportivi, sovrapposizioni e dettagli argentati costruiscono una sneaker luminosa e contemporanea, pensata per accompagnare il movimento e dare energia anche ai look più essenziali. Il suo nome richiama inoltre uno dei concetti centrali della narrativa dell’inverno di di ASH: l’istinto che precede il pensiero, il corpo che trova naturalmente la propria direzione. Completa il racconto VORTEX STUDS, modello che recupera
l’immaginario delle sneaker vintage e lo rilegge in chiave moderna. La silhouette rétro viene aggiornata attraverso proporzioni contemporanee, dettagli stud e soprattutto una zeppa interna, elemento che modifica la costruzione della scarpa senza rinunciare alla sua anima casual. Il risultato mette insieme richiami al passato e una nuova idea di femminilità urbana, sintetizzando quella tensione tra heritage e sperimentazione che attraversa la FW 26.
VORTEX STUDS, sneaker di ispirazione vintage reinterpretata in chiave moderna con zeppa interna
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P R E V I E W
LEGGEREZZA SARTORIALE Volumi destrutturati, fibre naturali e una palette mediterranea raccontano la SS 27 di Skills Milano. Una nuova idea di eleganza, libera e naturale, ispirata alla Riviera contemporanea
Alcuni scatti della collezione PE 27 di Skills Milano
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er la primavera-estate 2027, Skills Milano prende ispirazione dalla French Riviera e da quell’attitudine che ha reso la Costa Azzurra un codice di stile: spontanea, luminosa, mai ostentata. Non una rilettura nostalgica, ma un immaginario trasferito nel presente, dove l’abito accompagna la donna nei diversi momenti della giornata e cambia con lei. La collezione nasce dall’incontro tra sartorialità e libertà di movimento. Le giacche, private della fodera, si fanno più fluide e diventano moderne giacche-camicia. Le silhouette alternano spalle più importanti e vite segnate, creando un gioco di proporzioni che tiene insieme presenza e dinamismo. La costruzione resta precisa, ma perde ogni rigidità superflua. La ricerca prosegue sui materiali, scelti per la loro mano e la capacità di seguire il corpo. Garza, lino, cotone-lino, lino-viscosa e mussola di seta e cotone danno forma ad abiti e completi dalla consistenza morbida e impalpabile. Gli intarsi tra tessuto e maglieria, gli inserti in organza e le lavorazioni a taglio vivo introducono contrasti materici e piccoli accenti di carattere. La luce mediterranea si ritrova anche nei colori. Bianco, panna, grigio polveroso, cammello e marrone convivono con tonalità pastello che richiamano il paesaggio della Riviera. Il denim diventa ultraleggero e destrutturato, la pelle sceglie la morbidezza della nappa e la superficie traforata del camoscio. Le stampe guardano invece alla natura, tra righe, geometrie e motivi botanici. Ne emerge un guardaroba contemporaneo, pensato per essere vissuto con disinvoltura. Skills Milano interpreta così l’estate 2027: attraverso capi ben costruiti ma facili da indossare, dove ricerca e funzionalità si incontrano in un’eleganza personale, senza eccessi.
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crafted in Italy
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atalasport.it
R E T A I L
UNA LUNGA STORIA SULLE SPALLE Nel cuore di Milano, Invicta celebra 120 anni di storia con un nuovo spazio tra modelli simbolo, colori pop e nuove interpretazioni del suo heritage
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Sopra: alcuni scatti del temporary store meneghino. Sotto: delle immagini delle collezioni Invicta
i sono marchi che appartengono a una singola epoca e altri che, attraversandole, finiscono per diventare parte della memoria collettiva come Invicta. Nel suo 120° anniversario, il brand sceglie Milano per aprire il primo temporary store, in corso Garibaldi 73, trasformando un indirizzo in un nuovo capitolo della propria storia. Fino a maggio 2027, lo spazio accoglierà collezioni iconiche e novità in un ambiente che fa dialogare heritage e contemporaneità. Il progetto nasce da un contrasto studiato, con superfici chiare, tonalità neutre e volumi essenziali, in una scenografia quasi sospesa. Dove i colori accesi della Icon Collection irrompono nello spazio diventandone immediatamente protagonisti. La luce accompagna il percorso e valorizza zaini e capi, creando un’atmosfera pulita ma mai statica. È una dimensione in cui l’architettura non compete con il prodotto, lo lascia
parlare. E il racconto parte proprio dagli oggetti che hanno costruito l’identità della label. Nella Heritage Collection tornano il leggendario Jolly, il Minisac e altri modelli che hanno accompagnato generazioni, conservando intatto quel carattere che li ha trasformati in veri e propri status symbol. Accanto a loro, la Icon Collection guarda al presente con i nuovi prodotti Velba, Wasar e Freeway: silhouette e soluzioni pensate per una quotidianità urbana e dinamica. A completare il percorso, l’apparel amplia l’universo del marchio oltre lo zaino, portandone lo spirito anche nell’abbigliamento quotidiano e outdoor. Il temporary store diventa così un luogo in cui riconoscersi e scoprire. Un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che sta arrivando, dove il colore incontra la funzionalità. Dopo 120 anni, la vera sfida non è restare uguali, ma continuare a essere riconoscibili mentre tutto intorno cambia.
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Designed to
EXPLORE
Discover more
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THE ART OF SCOUTING Ben 45 anni di ricerca e scouting hanno reso STUDIO ZETA una realtà di riferimento nel fashion system internazionale. Oggi, con sedi a Milano e Parigi, torna alle proprie radici e punta sul made in Italy
N
di Micaela Panzini
ato a Firenze all’inizio degli Anni ’80, è divenuta un vero e proprio brand riconosciuta come eccellenza del saper fare in tutto il STUDIO ZETA ha contribuito alla mondo. Tutti guardano all’Italia come maescoperta e alla crescita di alcuni stra del lifestyle, e c’è una forte richiesta di dei nomi più importanti della prodotti di moda made in Italy, ma questo moda, da Martin Margiela a Neil Barrett, da porta anche una grande responsabilità sia Antonio Marras a Giambattista Valli, fino a ai creativi che ai produttori in quanto l’abN°21 e MSGM. Un percorso costruito in oltre bigliamento italiano deve essere fatto con quattro decenni di ricerca, viaggi e relazioni con grande qualità. i buyer di tutto il mondo, che ha portato lo spazio Mauro Galligari, founder espositivo a sviluppare una profonda conoscenza dei Con BRAVE FACTORY sta sviluppando un nuovo promercati internazionali. Oggi STUDIO ZETA apre un nuovo getto distributivo dedicato al made in Italy, mentre il capitolo. Per la PE 27 torna alle proprie radici, puntando sul suo ruolo in CSM Camera Showroom Milano le offre uno made in Italy, sempre più desiderato dai mercati internazionali. Da questa nuova visione nasce BRAVE FACTORY, un prosguardo privilegiato sul settore. Qual è la sua visione sul getto che amplia il ruolo dello showroom, trasformandolo da futuro degli showroom e sul loro ruolo nella crescita della talent-scout e luogo di vendita in un vero incubatore di brand moda italiana? italiani, capace di accompagnarli dalla progettazione alla diPer rispondere a questa domanda occorre subito confrontarstribuzione. Abbiamo intervistato Mauro Galligari, fondatore si con l’IA, una tecnologia che credo entrerà a gamba tesa in di STUDIO ZETA e osservatore curioso e instancabile di tutto molti settori del fashion system. Soprattutto la creatività e la ciò che si muove intorno alla moda. Uno sguardo allenato a riproduzione saranno in gran parte sostituiti, mentre il commerconoscere il nuovo, una lunga esperienza sul campo e la capaciciale e la comunicazione avranno ancora necessità della figura tà di leggere i cambiamenti prima che diventino evidenti. umana. Gli spazi continueranno a svolgere ancora per molti anni il loro ruolo e funzione nel presentare le collezioni; questo Oggi, in un mercato sempre più affollato di proposte, che perché i compratori preferiscono interfacciarsi ancora direttamente con i venditori e soprattutto vogliono vedere e toccare cosa cercate in un giovane designer o nuovo brand per capire che può avere un futuro internazionale? con mano i capi d’abbigliamento. Una funzione svolta dagli Prima di tutto occorre il talento, una propria visione e una showroom ancora insostituibile. grande riconoscibilità, per poter emergere in un mercato che oggi è veramente saturo di tante proposte. Ma queste qualità da PAN O RAMICA sole non bastano, oggi occorre che un nuovo designer riesca a Nome: STUDIO ZETA crearsi attorno un team di professionisti per poter fronteggiare Founder: Mauro Galligari tutti i quattro pilastri necessari per il successo di un brand: la Indirizzo: via Friuli 26, Milano (20135) creatività, la produzione, il commerciale e la comunicazione. Mq: 3.500 Nessuno può affrontare tutti questi compiti da solo, è necesSito web: studiozeta.org saria una squadra di persone che conoscano bene il mestiere. Elenco marchi: 4Divot, Abal Fashionart, Aleksander Organizziamo sfilate, eventi, presentazioni e programmiamo Revas, Araal Kent, Arete’, Balestri, Blanchett Goose, Bluff docenze con scuole ITS in quanto saranno proprio i giovani il World, Bonjour Paulette, Bun, Celon, Coffioner, Costance futuro del nostro lavoro. C, Dadarlat, Daniela Uribe, Dulat, Elune Mode, Fabrizio Del Dopo tanti anni di esperienza internazionale, quali sono oggi le caratteristiche che permettono a un brand made in Italy di distinguersi? Dalla prima sfilata di moda organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Firenze il 12 febbraio 1951 la frase “Made In Italy”
Carlo, F66Milano, Gaagii, Hamza, Jan Dillon, Katerina Kvit, Katerini, Kokhia, Kris Major, Maison Maestoso, Maobymao, Mario, Mesh, Nil And Mon, Ooo Obdesign, Peter Taylor, Rephase, Reve D’Hiver, Richard Bruce, Sartoria74, Simon Scott, Sirivannavari, Spremberg, Teezy, Vsp, We Are 99
Da sinistra: lo Showroom STUDIO ZETA a Parigi (2.000 mq) e a Milano (3.500 mq)
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CASTELFALFI
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MILAN SHOWROOM Via Pontaccio, 14 20121 Milano T. +39 02 89094977 info@ycmilano.it
@whycimilano www.whyci.it
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SAVOIR-FAIRE SALENTINO I 35 anni di esperienza nella produzione di calzature per il lusso internazionale sono il punto di partenza di Acanto. Un progetto indipendente che mette insieme manifattura, territorio, made in Italy e una visione più libera del prodotto
Degli scatti della FW 26/27
A
canto è un brand giovane, ma la sua storia parte da lontano. Alle spalle c’è infatti un’azienda familiare che da oltre 35 anni realizza calzature per alcuni dei più importanti nomi del lusso internazionale. Un patrimonio di competenze che oggi prende una nuova direzione, trasformandosi in un brand con una propria identità. Il Salento non è soltanto il luogo in cui le scarpe vengono prodotte, ma il filo conduttore dell’intero progetto. Territorio, artigianalità, estetica ed espressione di sé sono i quattro elementi attorno ai quali la label costruisce il proprio linguaggio. Al centro resta soprattutto la materia. Il marchio utilizza pellami selezionati da concerie italiane, scelti per morbidezza, mano e caratteristiche tecniche. Ogni calzatura viene poi realizzata direttamente nello stabilimento salentino dell’azienda, dove la produzione è alimentata da energia solare. È nei dettagli, però, che Acanto vuole far emergere maggiormente il proprio carattere. Cuciture, accostamenti cromatici, lavorazioni e costruzioni diventano parte del racconto, con l’obiettivo di creare scarpe morbide e confortevoli senza rinunciare a una forte componente estetica e artigianale. Il prossimo step? Milano. A settembre aprirà infatti il nuo-
vo showroom in via Pietro Calvi 15: uno spazio dedicato alle collezioni e allo sviluppo del marchio. L’estate in tre modelli La collezione spring-summer 2027 porta questo approccio su calzature pensate sia per il guardaroba femminile che per quello maschile. Tra le proposte donna c’è Deco, sneaker in nappa e camoscio realizzata con costruzione Strobel. A definirne l’identità sono soprattutto le cuciture a punto quadro in contrasto, eseguite a mano, e il gioco di colori che mette in primo piano la componente più espressiva del modello. Più leggero e destrutturato è invece Versilia Mesh, mocassino in mesh e morbida nappa dotato di una costruzione elastica che punta su praticità e comfort. La scarpa può essere completamente appiattita e riposta facilmente in valigia o in borsa, diventando una proposta pensata anche per il viaggio e per l’estate. Sul fronte uomo arriva Positano, mocassino da barca di ispirazione mediterranea realizzato in suede. I dettagli color corda, i laccetti e la cucitura a pettine sulla vaschetta anteriore e sul toppone richiamano il mondo nautico senza perdere il carattere artigianale del progetto.
Fanno parte della nuova SS 27: Versilia Mesh, mocassino in nappa per lei, Deco, sneaker da donna in nappa e camoscio e Positano, mocassino maschile da barca
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UNA NATURALE EVOLUZIONE La storia italiana di WHYCI Milano prosegue il suo racconto con la SS 27. Una proposta che punta su materiali naturali, versatilità e dettagli sartoriali
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uella di WHYCI Milano è una storia di famiglia che nasce 80 anni fa nel settore tessile e abbigliamento made in Italy. Oggi il brand porta avanti questa eredità attraverso una visione contemporanea. La nuova stagione estiva, infatti,valorizza un’idea di guardaroba moderno, costruita sulle esigenze reali della donna e pensata per accompagnarne la quotidianità con naturalezza, ecletticità e attenzione al dettaglio. La nuova collezione parte da materiali naturali e vestibilità facili da interpretare, costruendo un equilibrio tra comfort, qualità e cura sartoriale. Il risultato è una proposta che punta su capi capaci di inserirsi con semplicità nel ritmo di tutti i giorni, senza rinunciare a un’identità precisa e a una ricerca stilistica riconoscibile. A dare un accento più creativo alla stagione è la nuova capsule di camicie: rigate, ricamate e stampate a mano. Un progetto che porta in primo piano la componente più artigianale del brand e introduce nella collezione un linguaggio più espressivo, fatto di lavorazioni e dettagli che valorizzano l’unicità del prodotto. Il filo conduttore resta il made in Italy, insieme a valori come autenticità, qualità e responsabilità. Un impegno concreto, quest'ultimo, che coinvolge la scelta dei materiali e dei processi produttivi. Temi sempre più centrali anche nelle scelte del consumatore internazionale.
Alcune immagini della collezione SS 27 di WHYCI Milano
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KIRRA NEST. THE LOAFER, REIMAGINED.
DISCOVER THE NEW COLLECTION
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@emuaustraliaitalia
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TUTTE LE SFUMATURE DI UN’ICONA
Classiche o rivisitate, minimal o decorate, fedeli alla tradizione o proiettate verso nuovi territori estetici: le friulane oggi parlano un linguaggio plurale. Una calzatura dalla storia profondamente italiana che, tra materiali, colori, lavorazioni artigianali e inedite interpretazioni, continua a rinnovarsi conquistando un posto sempre più trasversale nel guardaroba contemporaneo di Valeria Oneto e Micaela Panzini
UN PASSO, UN RACCONTO
MATCHTY-MATCHTY
Una scarpa incontrata a Venezia, un viaggio
LaVì reinventa la friulana trasformandola in un
fino in Friuli, un sapere custodito da cinque
piccolo rito di complicità tra grandi e piccoli.
generazioni. Così Ana Cerrato scopre il mondo
Fatta a mano in Italia, tra velluti, denim e dettagli
delle Friulane e nel 2020 nasce Cayumas: una
iconici, ogni scarpa racconta un modo speciale di
storia di mani e intuizioni.
sentirsi vicini, anche senza dirlo. Perché lo stile più bello è quello che si indossa insieme.
UNA STORIA D’AMORE DA INDOSSARE Nata tra Venezia e Siviglia, Gondolina è l’incontro di due mondi uniti da un amore comune per la bellezza e il saper fare. Ogni scarpa porta con sé il fascino delle autentiche calzature veneziane, reinterpretate con un
NATA IERI, DESIDERATA OGGI La friulana Gallo è un gesto di stile che attraversa le
comfort moderno. Una storia iniziata passeggiando e arrivata fino ai piedi di chi ama viaggiare, senza mai dimenticare da dove tutto è cominciato.
stagioni: morbida, autentica e profondamente legata
produzione artigianale, fatta di cucitura manuale
conserva il fascino del fatto a mano e quella naturale certe tradizioni non passano di moda: imparano semplicemente a raccontarsi in un modo nuovo.
Lis Furlanis recupera gli antichi scarpez di Gonars e ne riporta in vita la tradizione attraverso una
alla tradizione italiana. Un’icona quotidiana che eleganza che rende ogni passo personale. Perché
FURLANE UNICHE
CHIC À LA MODE
e materiali di recupero, dagli scampoli di tessuto
Dalle origini friulane al guardaroba contempora-
reinterpretato con autenticità e unicità.
neo, la friulana Scarosso riscrive un’icona senza perderne l’anima. Realizzata a mano in Friuli, tra velluto luminoso, profili in gros-grain e dettagli ricercati, ogni paio porta con sé l’unicità del gesto artigianale.
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alla juta. Un sapere del territorio, preservato e
OLTRE I CONFINI Velasca porta la friulana dalla tradizione alla quotidianità contemporanea, con modelli in velluto e pelle scamosciata realizzati a mano a Gonars, nel cuore del Friuli. La suola in gomma ne asseconda la vocazione confortevole, mentre colori e materiali ne ampliano l’attitudine, dalla casa alla città.
CARNIA AUTENTICA
Scarpetti certifica l’autenticità degli scarpets in Friuli Venezia Giulia, secondo un sapere arti-
TRADIZIONE DA COLLEZIONARE
gianale antico. Su misura, personalizzabili e fe-
Le MAR rilegge la friulana attraverso co-
deli alla tradizione, custodiscono nella caratteri-
lori, velluti e dettagli ricercati, mantenen-
stica soletta cucita a mano il segno più autentico
do intatta la sua anima artigianale. Ogni
della loro storia.
modello, realizzato a mano in Italia, nasce
carnici: calzature realizzate interamente a mano
senza stagioni e si aggiunge nel tempo a un universo da collezionare, tra savoir-faire, creatività e gusto contemporaneo.
SPRING ATTITUDE
La Tranquillina nasce dall’amore per l’artigianato made in Italy e interpreta la friulana come una compagna quotidiana, leggera e versatile Realizzata interamente a mano in piccoli laboratori familiari italiani, conserva la tradizionale cucitura tra tomaia e suola, declinandosi in velluti, colori e forme contemporanee.
WEST HERITAGE
ITALIANO, CON ACCENTO SPAGNOLO
Fortela porta il suo stile workwear e heritage anche sulla friulana, reinterpre-
Momonì x Flabelus unisce in una capsule ri-
tandone la silhouette con un’attitudine
cerca tessile italiana e creatività spagnola.
più contemporanea e informale, senza
Protagonista è il tessuto del Lanificio Paoletti, reinterpretato
nell’iconica
Mary
Jane
tradirne l’anima artigianale. Un incontro
di
tra memoria e gusto western, nel segno di
Flabelus e abbinato a due giacche della colle-
quella ricerca materica e autentica che ca-
zione Momonì. Un dialogo tra savoir-faire, ma-
ratterizza il brand.
tericità e gusto, pensato per un’eleganza versatile, dal giorno alla sera.
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THE WOMAN EDIT
La primavera-estate 2027 riscrive i codici del guardaroba femminile con un’eleganza più spontanea, che alterna rigore e libertà. La giacca si fa contemporanea, la French Riviera diventa un’attitudine, il romanticismo perde ogni ingenuità e l’activewear conquista una nuova centralità. Quattro percorsi per una stagione che invita a vestirsi con più personalità, leggerezza e movimento di Valeria Oneto e Micaela Panzini
TAILORING AL FEMMINILE Manuel Ritz riscrive la sartorialità con una femminilità libera e luminosa. Blazer dalle proporzioni rinnovate e completi da reinventare raccontano una donna che attraversa la giornata con naturale raffinatezza, mescolando rigore e leggerezza. Una palette delicata, accesa da tocchi profondi, accompagna un guardaroba versatile.
OLTRE L’ESTATE
IL SILENZIO DELLE FORME
Pence1979 porta in un’estate sospesa tra la quiete sofisticata di Forte dei Marmi e
Over D porta in scena una donna forte senza
la libertà vibrante di Formentera. Denim,
ostentazione, scolpita in proporzioni ampie e
pelle, lino e seta si tingono dei colori del
linee pure. La nuova collezione sembra attraver-
sole e del mare, dando vita a un guarda-
sare un deserto contemporaneo: luce piena, om-
roba leggero e autentico. Un invito a ve-
bre profonde e colori della terra. Un lusso rare-
stirsi di leggerezza e partire, anche senza
fatto, dove togliere diventa il gesto più sofisticato
sapere esattamente dove si arriverà.
e la semplicità si trasforma in desiderio.
MATERIA MARINA È proprio quando il mare è ancora silenzioso e sulla pelle resta il profumo del sale che prende forma ‘Sea Salt’, la nuova collezione di Pomandère: un racconto di luce dove ogni tessuto, superficie e tonalità sembra arrivare da quel paesaggio, trasformando
l’essenziale
in qualcosa di profonda-
SOFT POWER un’attitudine nuova: volumi oversize, strut-
LA SARTORIA CAMBIA PELLE
tura morbida e dettagli funzionali si incon-
Il giorno si sfila la giacca, la sera cambia
trano
contemporanea.
pelle. Tagliatore, con la SS 27, rompe i con-
Maxi tasche e linee pulite definiscono un
fini della sartoria e li trasforma in possibi-
equilibrio sofisticato tra carattere e comfort.
lità: un tailleur senza revers, uno slip dress
Un capo pensato per muoversi libero, senza ri-
che segue il corpo, un completo che diventa
nunciare allo stile.
sofisticazione. Tutto è più fluido e istintivo.
Bomboogie interpreta la giacca utility con
in
una
silhouette
mente personale.
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PLAYING WITH ELEGANCE C’è un momento in cui l’estate rallenta, ma non si ferma. È lì che Gran Sasso immagina la sua donna PE 27: tra campi da tennis e maglieria da accarezzare. Seta, lino e cotone prendono il ritmo del movimento, mentre colori luminosi e dettagli sportivi riscrivono il concetto di femminilità.
QUANDO LA VITA SI FA BELLA
IL FUTURO HA UN INDIRIZZO
La Dolce Vita non è quella dei film, è un
Per Justmine, “Cartoline dal domani” raccon-
pomeriggio che si allunga, la luce sui muri,
ta una donna che parte senza una destinazione
un abito che segue il corpo mentre la gior-
precisa, lasciandosi guidare dalla curiosità, dai
nata cambia ritmo. ZONA20 MILANO
colori, dalla musica e dalle emozioni che in-
raccoglie questi piccoli frammenti d’Ita-
contra lungo il viaggio. Tra denim, jacquard,
lia e li trasforma in materia e movimento,
trasparenze e bagliori di lurex, gli Anni ‘70, ‘80
tra seta, cotone, denim e pelle. Perché la
e ‘90 si incontrano in un guardaroba eclettico e personale.
bellezza, a volte, è semplicemente avere il
THE BEAUTY OF TIME
tempo di accorgersene.
Henry Beguelin guarda al proprio archivio come a una storia ancora aperta: pelli vissute, cuciture quasi disegnate a mano, colori bruciati dal sole diventano il vocabolario di una nuova stagione. Una collezione che non celebra il passato ma che lo lascia vivere ancora.
DOVE INIZIA L’ORIZZONTE Il mare non è una destinazione, è un istinto: quello di partire, cambiare rotta e seguire il vento. Per la PE 27, Paul & Shark traduce questa libertà in capi nati dall’incontro tra ricerca e sapienza artigianale. Una collezione che porta con sé il carattere dell’avventura e la leggerezza di chi sa che il prossimo orizzonte è sempre quello da raggiungere.
RICERCATEZZA ESTETICA La RHEA di Church’s rilegge la ghillies brogue, ispirata alle tradizionali scarpe da kilt, in un raffinato mix di crochet e suede. L’accostamento di ivory e coral valorizza la linea del modello, mentre la costruzione Bologna ne esalta la morbidezza e la
UNA CAPSULE GRAFICA
naturale flessibilità. Un vero must-have della prossima estate.
L’estetica femminile e contemporanea di EMME e l’immaginario solare di Mimì à la Mer si incontrano in una collezione speciale e colorata. Qui l’eleganza mediterranea della nuova estate italiana crea un guardaroba versatile tra città, mare e lifestyle contemporaneo. Dove si alternano colori, stampe e vibe vintage.
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A NEW SIGNATURE De Marquet guarda alla primavera-estate 2027 con un lusso discreto, fatto di forme iconiche e nuove proporzioni. Signature Day Cut e Signature Baby evolvono per seguire il ritmo della vita contemporanea, tra eleganza effortless e funzionalità. Con una nuova sofisticata palette.
IL FASCINO DELLA RIBELLIONE Per la SS 27, Giglio Tigrato celebra una femminilità libera e istintiva, dove sensualità e spirito ribelle convivono senza regole. Trasparenze, movimento e volumi audaci si incontrano in un’estetica fluida e moderna, tra delicatezza e provocazione.
NATA PER BRILLARE Maman et Sophie guarda al cielo e ne cattura la parte più auten-
LUCE DA INDOSSARE
tica: un punto di luce libero, sospeso, capace di lasciare una scia.
Una trama leggera, un riflesso metallico,
“Diamante Cometa” nasce così, dall’idea che la vera bellezza non sia nella perfezione, ma nella luce che riesce a emozionare. Un gioiello che diventa desiderio, ricordo e promessa.
la sensazione di un’estate che scivola sulla pelle. Kangra interpreta la stagione con quella naturale sofisticatezza che nasce dalla materia e dal saper fare. La stagione calda, nella sua forma più preziosa.
TIME WELL WORN Da icona workwear a simbolo di stile, Red Wing porta nell’Iron Ranger decenni di storia, autenticità e carattere. Pensata per durare, la pelle si trasforma con il tempo, seguendo ogni passo e raccontando una storia sempre più personale. Perché le cose migliori non restano nuove.
A RUOTA LIBERA
IL MARE DENTRO
C’è un luogo dove le regole sfumano, i colo-
Per la PE 27, Romeo Gigli trasforma il mare in una metafora di ciò che resta:
ri esplodono e la fantasia torna a essere li-
l’attesa e i legami che resistono alla
bera: il giardino. Per la SS 27, Pierre-Louis
distanza. Il designer Alessandro De
Mascia lo trasforma in un universo in
Benedetti lascia che righe, trasparenze
movimento, tra fiori che diventano arte,
e forme in movimento seguano il ritmo
stampe che sembrano dipinti e tessuti che
irregolare delle onde, tra rigore e ab-
fluttuano come petali. Un viaggio dove ve-
bandono.
stirsi significa ancora sognare.
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GEOMETRIE QUOTIDIANE
LABO.ART, fondato da Ludovica Diligu, trasforma arte, architettura e rigore progettuale in un guardaroba da vivere, fatto di proporzioni precise e forme che lasciano spazio al corpo. Una moda pensata per durare, dove la materia costruisce il carattere e ogni dettaglio sembra essere esattamente al posto giusto.
VOLUMI IN LIBERTÀ
BLUE MOOD
Kimonorain interpreta la pioggia con un guardaroba dalle proporzioni decise: dal
EMU Australia porta il mocassino Kirra fuori
parka black oversize al bomber con cap-
dai codici classici, rivestendolo di suede Washed
puccio blush, fino al kimono rust con cin-
Blue e di una leggerezza tutta estiva. Un penny
tura. Tre interpretazioni, una nuova idea di
loafer morbido e disinvolto, tra memorie denim
protezione.
e atmosfere coastal, pensato per muoversi senza perdere carattere.
A FUOCO, CON STILE Jimmy Fairly guarda all’occhialeria con un’attitudine fresca, tra silhouette pulite, proporzioni contemporanee e dettagli capaci di farsi riconoscere. Un equilibrio preciso tra carattere e leggerezza, pensato per diventare parte del volto e non solo del look.
IL LUSSO DELLA SOTTRAZIONE D.A.T.E. rilegge l’essenziale attraverso una sneaker in pelle laminata argento e suede avorio, morbida e destrutturata. Un’anima sportswear d’archivio incontra un’attitudine più sofisticata nei dettagli, dai lacci piatti in cotone alla suola color miele.
TRA ISTINTO E PRECISIONE
LEGGEREZZA SENZA COMPROMESSI
La nuova capsule Blauer H.T., della SS 27, porta
DUNO costruisce la SS 27 attorno a una
la funzionalità in una dimensione più fashion,
nuova idea di funzionalità: linee essenziali,
essenziale e contemporanea. Tessuti ultralight
materiali tecnici e volumi contemporanei
e performanti, volumi puliti e tonalità urbane
si muovono tra città, viaggio e outdoor.
definiscono una proposta trasversale, pensata
Quattro visioni - Timeless, Contemporary,
per seguire ritmi e occasioni diverse. Alla guida
Attic e Code (in foto) - per un guardaroba
del progetto creativo Giuseppe D’Amore, socio fondatore di FGF Industry insieme a Enzo e
nomade dove la performance incontra una
Federica Fusco.
disinvoltura discreta.
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MUTUI, IPOTECHE E SCARPE DA GINNASTICA Cosa sta succedendo ai prezzi delle sneaker? di Marco Rizzi
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Le nuove New Balance 2040v5, in arrivo in Europa a maggio 2027
ra le questioni maggiormente discusse durante quest’afosa estate 2026 nella bolla degli appassionati di scarpe sportive, una in particolare ha attirato la mia attenzione: i “suggested retail price” delle sneaker stanno sfuggendo di mano alle aziende? Il pretesto è stato la presentazione della nuova New Balance 2040v5, modello ultra-premium del marchio americano arrivato sugli scaffali dei negozi statunitensi il 20 agosto, con lancio globale posticipato a maggio 2027. A far discutere è il prezzo di cartellino: 400 dollari. Non è certo una novità per New Balance, che ha fatto della (costosissima) produzione USA delle sue scarpe una bandiera, un elemento ormai tradizionale che ha visto alta qualità e prezzi esorbitanti associati già oltre 40 anni fa, quando la 990 divenne la prima scarpa da running con un prezzo consigliato “a tre cifre” (con 100 dollari del 1982 che corrispondono a oltre 250 dollari attuali) e lo slogan pubblicitario che invitava a “ipotecare la casa” per acquistare le nuove 1300 nel 1985. Per quanto fuori scala, il prezzo delle nuove 2040v5 è soltanto in parte il giusto termometro della situazione. New Balance produce parte del suo catalogo negli Stati Uniti da oltre 75 anni e nel tempo ha costituito una sorta di consorzio di piccoli produttori locali da cui acquista materiali e semilavorati destinati alla realizzazione delle sue scarpe. Oggi almeno il 70% di ogni calzatura dev’essere prodotto negli USA per poter essere indicato come tale da New Balance. Dalla leggendaria manovia “Super Team 33” della fabbrica di Skowhegan, nel Maine, sono uscite molte delle migliori scarpe dell’azienda; la produzione pressoché artigianale, l’utilizzo di materiali di alta qualità e tecnologie su licenza di altre aziende, i dazi conseguenti all’attuale situazione politica e gli altissimi costi logistici concorrono a un retail price esorbitante, ma non si può dire lo giustifichino a pieno. Guardando all’intero panorama delle calzature sportive è evidente il vertiginoso aumento dei prezzi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, ma il discorso potrebbe essere ampiamente esteso anche ai decenni precedenti. Ogni step di rincaro è stato di volta in volta giustificato da crisi petrolifere, dazi dilaganti, problemi di approvvigionamento dei materiali. Poi sono arrivati il Covid, l’inflazione, i conflitti e i traballanti equilibri politici che controllano i mercati globali. Attingendo dal database di StockX è possibile vedere come, per esempio, un’Air Jordan 1 OG Hi nel 2013 costasse 130 dollari al lancio, mentre lo stesso modello nel 2025 è stato presentato a 180 dollari arrivando fino a 250 dollari per le versioni premium “1985”. Una New Balance 998 prodotta negli Stati Uniti costava 150 dollari nel 2013, mentre il prezzo per la riedizione dello stesso modello dopo 10 anni era di 220 dollari. È evidente come siano molti i problemi da considerare e che le scarpe da ginnastica non siano un bene di prima necessità. È altrettanto evidente come sì, la situazione con i prezzi stia sfuggendo di mano alla maggior parte delle aziende e come questo stia avendo un impatto sul mercato in generale e sull’esperienza d’acquisto da parte di semplici clienti e appassionati.
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NIKE NOMINA UN NUOVO CFO Alla fine del mese di giugno Nike ha annunciato l’avvicendamento tra David M. Denton e Matthew Friend nel ruolo di chief financial officer dell’azienda. Denton ricopre ufficialmente il ruolo dal 17 agosto, mentre Friend è rimasto parte del team aziendale fino al 4 settembre così da poter seguire la transizione di una posizione così delicata per l’azienda e partecipare alla conferenza riguardante i risultati finanziari per il quarto trimestre dell’anno fiscale 2026. Denton è un profilo di comprovata esperienza in ambito finanziario, avendo ricoperto in precedenza il ruolo di cfo ed executive vice president per Pfizer a partire da maggio 2022 e ruoli omologhi per Lowe’s, oltre a cariche nei consigli d’amministrazione di Haleon e Tapestry.
W I S H AT L C H I U D E D O P O 2 2 A N N I Lauren Amos ha scelto i canali social ufficiali per annunciare la chiusura di Wish ATL, storico negozio di Atlanta divenuto un punto di riferimento in Georgia e nel sud-est degli Stati Uniti d’America durante i suoi 22 anni di attività. Amos ha annunciato che le attività del negozio cesseranno a dicembre di quest’anno, ringraziando la comunità locale per il continuo supporto dimostrato al negozio negli ultimi due decenni. Si tratta purtroppo di un altro grande nome nel panorama del retail indipendente statunitense ad aggiungersi alla lista delle chiusure, sottolineando un momento di diffusa difficoltà anche tra le realtà storiche più consolidate.
NEW BALANCE SBARCA SULLA WEST COAST New Balance ha conquistato l’altra costa, inaugurando quest’estate il suo primo flagship store a Los Angeles. Il marchio ha scelto uno spazio da circa 400 metri quadri su due livelli all’interno di The Grove, rinomato spazio commerciale ricavato all’interno dello storico Farmers Market di Fairfax. Come detto si tratta del primo spazio monomarca sulla costa ovest, un passaggio molto importante per il marchio propiziato anche dalla presenza in città di Shōhei Ōhtani, star giapponese dei Los Angeles Dodgers bi-campioni in carica della MLB e volto di New Balance in Giappone. New Balance ha chiuso il 2025 con 9,2 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 19% rispetto al 2024 e un dato triplicato considerando il 2020.
SNEAKERNESS TORNA A MILANO Dopo un anno di pausa Sneakerness torna a Milano per la sua sesta edizione. La più importante kermesse europea dedicata ai collezionisti di sneaker si terrà sabato 24 e domenica 25 ottobre al Parco delle Esposizioni di Novegro, una nuova location dopo i tre anni trascorsi agli East End Studios di Via Mecenate. La tournée europea di Sneakerness ripartirà a fine settembre da Amsterdam, una delle capitali della street culture europea e tra le città ospitanti più longeve nella storia della fiera. Quest’anno possiamo aspettarci molte novità oltre al cambio di location, tutte le informazioni relative agli espositori e la vendita dei biglietti saranno comunicate attraverso i canali social dell’evento.
UN LIBRO RACCO N TA L E S N E A K E R D I D E V I N B O O K E R Da qualche settimana è disponibile “Devin Booker – in my shoes” libro edito da Rizzoli New York che racconta la storia della giovane star dei Phoenix Suns attraverso le sue sneaker e il suo rapporto con il collezionismo e il basket. Booker è noto per essere tra i giocatori NBA più appassionati, pezzi rari provenienti dalla sua collezione sono stati spesso protagonisti di shooting e interviste con le principali testate di moda di tutto il mondo. Nel libro è raccontato anche il suo percorso come pro-athlete Nike, dai modelli indossati al college con Kentucky alle prime edizioni speciali indossate in maglia Suns, fino al lancio del suo primo pro model, la Nike Book 1, e la medaglia d’oro vinta con gli Stati Uniti d’America ai Giochi Olimpici di Parigi.
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S U P R E M E E N I K E TO R N A N O A G L I A N N I 2 0 0 0 Come ormai da tradizione la seconda metà di agosto ha fatto da sfondo alla presentazione ufficiale della collezione autunno-inverno di Supreme e ai primi drop stagionali. Eccezionalmente quest’anno già alla seconda uscita abbiamo visto arrivare sugli scaffali il primo importante progetto collaborativo della stagione: le Nike Air Max 2001/Air Ecstasy. Si tratta del primo ritorno ufficiale del vecchio modello running, che fece il suo debutto a inizio Anni 2000 nell’ambito del futuristico Alpha Project. Per l’occasione Supreme ha curato tre colorway in edizione limitata, tutte in vendita esclusiva online e nei suoi negozi monomarca in tutto il mondo.
W E S TS I D E G U N N E S A U CO N Y D I N U O V O I N S I E M E
Dopo oltre un anno di spoiler, anticipazioni social e grande attesa, le nuove Saucony Grid Jazz 9 di Westside Gunn sono state rilasciate a fine agosto. Questa versione speciale, caratterizzata da un particolare mix di pattern e colori tra tie dye e animalier, è stata indossata per la prima volta dal rapper di Buffalo lo scorso anno durante la Paris Fashion Week e si tratta del terzo modello curato dall’artista statunitense, il secondo destinato alla vendita. Nonostante il retail molto alto il modello è andato rapidamente sold out e si è già affermato tra molti appassionati e collezionisti come un serio candidato per il premio di “sneaker dell’anno”.
MONDIALI FINITI? NON PER ADIDAS E BAD BUNNY Complice lo sbarco della Coppa del Mondo in Nord America il calcio è stato uno dei principali temi dell’estate, frequentemente preso in prestito da marchi e aziende che non hanno esitato a lasciarsi ispirare per realizzare nuove collezioni. Tra questi anche adidas, che ha pescato a piene mani dal suo sconfinato archivio per realizzare una versione lifestyle dei suoi scarpini F50 del 2004 affidata al cantante portoricano Bad Bunny. Per il momento tre diverse colorway dell’adidas F50 Ghost Sprint sono state presentate tra fine luglio e agosto, mentre sale l’attesa per alcune delle versioni della silhouette apparse sui social ma non ancora ufficialmente confermate.
P R O N TO I L D E B U T TO D I R E E B O K E C É L I N E Tra le anticipazioni dell’ultima Paris Fashion Week che hanno maggiormente attirato l’attenzione dei media c’è la nuova partnership tra Reebok e Céline, mostrata per la prima volta durante la sfilata SS 27 curata dal direttore creativo Michael Rider. La maison francese ha avuto la possibilità di rielaborare la Freestyle, classico modello da fitness Anni ’80 con tomaia in pelle capace di diventare un’icona di stile giovanile anche al di fuori delle palestre. Non il solito stivaletto con due strappi sulla caviglia, ma una particolare versione low realizzata con materiali premium e, secondo i ben informati, in sei diverse varianti di colore. Nonostante le Reebok Freestyle di Céline siano attese per la prossima primavera pare che le prime paia siano in boutique già a settembre.
A $ A P R O C KY S C A V A N E G L I A R C H I V I D I P U M A Mentre si è conclusa la partnership tra Puma e Rihanna prosegue a gonfie vele quella tra il marchio tedesco e A$AP Rocky, partner della cantante barbadiana. Nelle ultime settimane il rapper newyorkese è stato più volte immortalato indossando un nuovo modello della collaborazione con Puma chiamato “Straycat”, un simpatico gioco di parole che unisce l’aspetto distressed della scarpa e la storica mascotte del marchio. Il modello è direttamente ispirato dalla Ouninpohja Explorador II, modello trail running prodotto da Puma tra il 2004 e il 2005 che pare sia stato scelto direttamente da Rocky durante una visita agli archivi dell’azienda a Herzogenaurach. La nuova Puma Straycat di A$AP Rocky è già disponibile in due diversi colori in alcuni dei migliori sneaker store del mondo, a un prezzo di 150 euro.
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E CCO L A P R I M A N E W B A L A N C E DI ACTION BRONSON
Action Bronson è un personaggio particolare: rapper, musicista, pro wrestler, cuoco, gourmand. La combinazione di tutti questi fattori l’ha reso uno dei partner più efficaci per New Balance, capace di raccontare storie uniche nel panorama delle sneaker e macinare un sold out dopo l’altro con le sue scarpe in edizione limitata. Come premio per il grande successo il marchio americano ha deciso di fare le cose in grande, affidando a Bronson il suo personale pro-model, un onore normalmente riservato ai grandi atleti. Nasce così la New Balance 2811, un modello lifestyle dalla costruzione solida, con linee ispirate dai modelli training e running dei primi Anni 2000. La “Heist” è stata la colorway di lancio del modello, venduta soltanto in un esclusivo pop-up organizzato a New York City, ma l’artista ha già mostrato sui suoi profili social le nuove colorazioni in arrivo durante l’autunno.
FKA TWIGS T R A S F O R M A L A O N C LO U D M O N S T E R Nel corso degli ultimi anni On ha saputo affermarsi come uno dei più innovativi marchi del settore sportswear, guadagnandosi grande visibilità e ottimi riscontri da parte del pubblico. Più recentemente l’azienda tedesca ha iniziato un percorso in ambito lifestyle, cercando di utilizzare gli elementi estetici maggiormente riconoscibili presenti sui suoi prodotti tecnici su nuove collezioni. In quest’ambito due anni fa è stata annunciata una partnership con FKA Twigs: l’artista britannica avrebbe fatto non solo da testimonial ma anche da guest designer per alcune collezioni. Tra queste c’è anche la capsule con cui On ha lanciato la versione Mule della On Cloudmonster, che vede la tomaia del celebre modello running modificata eliminando il tallone e sostituendo i lacci con una fascia elastica. Il nuovo modello firmato On e FKA Twigs è già disponibile in alcune selezionate boutique europee.
U N ’A LT R A A S I CS K A Y A N O P E R U P T H E R E STO R E
Tra gli elementi che hanno contribuito al ritrovato successo di ASICS c’è sicuramente l’ottimo lavoro svolto dal suo dipartimento Asia-Pacific, che ha saputo assemblare un roster di negozi e partner di alto livello con cui lavorare a collaborazioni e progetti speciali. In cima alla lista c’è Up There, negozio australiano con sede a Melbourne che propone molte sneaker apprezzate da collezionisti e appassionati di tutto il mondo. L’ultima uscita realizzata con ASICS è una versione speciale della GEL-Kayano 20 pensata per celebrare il particolare rapporto tra il modello running e la community di appassionati australiani. Up There ha scelto una combinazione di colori ad alto impatto, utilizzando giallo fluorescente e verde per gli accenti, tonalità ripresa anche per il mesh tecnico preso in prestito da un altro modello ASICS, la GEL-Kinsei 4.
BEAMS AL LAVORO SULLA HOKA BONDI 7 Beams e Hoka tornano a unire le forze, realizzando due colorazioni speciali della Bondi 7. Nonostante il modello sia stato presentato soltanto a fine 2020 è tra i best seller dell’azienda franco-californiana ed è stato recentemente protagonista di un importante rilancio sul mercato. Per questo Hoka ha deciso di affidare il modello al design team di Beams, che ha firmato due colorway tono su tono con un particolare camouflage ispirato ai disegni tipici dei giardini zen. Il retailer nipponico ha presentato le due sneaker in anteprima lo scorso 7 agosto nel suo negozio di Harajuku, con una seconda vendita esclusiva per il mercato giapponese aperta il giorno dopo e il lancio globale nei negozi Hoka di tutto il mondo a partire dalla settimana successiva.
T R I P L A CO L L A B O R A Z I O N E P E R C L A R K S , MONCLER E FRAGMENT Alla già consolidata partnership formata da Moncler e Clarks Originals si aggiunge Hiroshi Fujiwara con il suo marchio Fragment Design per firmare un’inedita versione outdoor della classica Wallabee. Fujiwara è ampiamente riconosciuto come una delle figure più influenti nel mondo dello streetwar ed è da tempo parte dell’esclusiva lista di designer coinvolti nel progetto Moncler Genius. Con Fragment Design ha contribuito a realizzare un’edizione esclusiva della Wallabee Trailgrip, mix tra il tradizionale moc-toe in pelle scamosciata di Clarks e la Trailgrip, parte della collezione footwear di Moncler disegnata dal leggendario Nathan Van Hook.
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NASCOSTE IN BELLA VISTA Com’è cambiato il ruolo delle donne nell’industria delle sneaker? di Marco Rizzi
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Due scatti promozionali delle Nike Air Max ’95 di Aya Brown
gosto è un mese abbastanza lento anche nel mondo delle sneaker, normalmente scarico di novità e uscite interessanti. Quest’anno hanno fatto eccezione le due meravigliose Nike Air Max ’95 firmate dall’artista newyorkese Aya Brown. Classe 1995 e nativa di Brooklyn, Brown è una visual artist che ha incentrato la sua opera su temi sociali, approfondendo la rappresentanza delle persone afroamericane e il supporto alle minoranze e alla comunità queer. Nel corso degli anni Nike ha profuso grande impegno nel fornire una piattaforma a piccole realtà e giovani creativi e creative, e questa release non fa eccezione; lo Swoosh e Aya Brown hanno realizzato due diverse versioni della classica Air Max ’95, la prima promozionale e non destinata alla vendita, la seconda prodotta in edizione limitata e rilasciata durante un evento speciale a NYC. La bellezza delle scarpe e la difficoltà nel reperirle hanno contribuito a concentrare grande attenzione sul progetto da parte di appassionati e collezionisti, portando i media di settore a dare ampio risalto all’uscita in programma lo scorso 15 agosto. Anche in questo caso, però, si è finito per raccontare quasi con sorpresa il successo della release, sottolineando in alcuni casi l’eccezionalità di una designer donna che firma una scarpa ambita e desiderata anche al di fuori del pubblico femminile. Negli ultimi anni abbiamo discusso ampiamente di com’è cambiato il ruolo delle donne nel mondo delle sneaker e di come, finalmente, l’industria abbia imparato ad apprezzare e valorizzare non solo il lavoro di
designer e creative, ma anche l’importante ruolo del pubblico femminile. Il lavoro di Aleali May e Nina Chanel Abney con Air Jordan, Danielle Cathari con New Balance e KITH, Sandy Liang con Salomon, Cecilie Bahnsen con ASICS, Metagirl Studio con Saucony e Vans, Emily Oberg e Taqwa Bint Ali con adidas ha dimostrato ampiamente l’enorme potenziale della creatività femminile nel mondo delle sneakers sottolineando, se ancora ce ne fosse il bisogno, come le designer donne non debbano essere “relegate” al solo lavorare a progetti femminili. E questi sono una manciata di nomi di una lunga lista di partner e collaboratrici che hanno lavorato a progetti speciali con le aziende del mondo delle sneaker; negli uffici sempre più donne hanno la possibilità di lavorare a progetti importanti, firmare nuovi modelli e affermarsi nella nuova generazione di designer. Alcune delle release più importanti, vendute e desiderate degli ultimi anni sono state realizzate da donne. Le ottime idee abbinate a dei budget all’altezza si traducono in progetti ambiziosi, che finalmente pongono la giusta luce su una lunga serie di creative meritevoli di attenzione. Quindi è arrivato il momento di smettere di reagire con stupore al successo e alla qualità dei progetti di queste designer e, forse, anche di ammettere che sono i fatti a dimostrare come i migliori stimoli creativi arrivino da chi sfrutta con entusiasmo le rare chance che arrivano dall’industria, rispetto a chi pensa di poter raggiungere buoni risultati spendendo il nome di qualche designer annoiato o brand un po’ decadente.
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