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Dove c’è la Fiorentina Ciccio ci sarà sempre
BS|29 maggio 2020 EDITORIALE
Un numero realizzato con amore per ricordare Rialti, giornalista appassionato che andava sempre a cento all’ora Tra ricordi ed emozioni forti, ma senza retorica Convinti che la Tribuna Stampa porterà il suo nome
Lavorava 24 ore al giorno a caccia di un titolo buono O correvi come lui oppure ti perdevi per strada
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a fitta più dolorosa al cuore arriverà il giorno della conferenza stampa al Franchi post Covid 19. Nelle mani di chi finirà il microfono per la prima domanda? Era normale per l’Ufficio stampa consegnarlo a Ciccio ed era perfetto per noi che il compito di rompere il ghiaccio toccasse al collega più bravo. Capace di indirizzare subito il dialogo nella direzione giusta. Quanto è passato da quando Alessandro Rialti ci ha lasciato? Non chiedetelo a noi del Brivido. Non lo sappiamo. Non lo vogliamo sapere. Ciccio è sempre con noi nei ricordi, nei progetti, nel modo di vivere e raccontare la Fiorentina. Non vogliamo accettare la realtà. Nei momenti di crisi, e ne abbiamo quasi ogni giorno perché ci manca eccome se ci manca, ci aggrappiamo alle sue battute. Storiche. Con il Direttore Mario Tenerani pochi giorni fa abbiamo ricordato quando, per stimolare un suo collaboratore, gli disse: “Vai, trova una notizia e se non la trovi non tornare”. E nessuno poteva ribellarsi perché Ciccio lavorava ventiquattro ore al giorno per trovare un titolo buono. Lui dava il buon esempio, andava a cento all’ora. O correvi come lui o ti perdevi per strada. Il numero che avete tra le mani Rialti lo sfoglierebbe con imbarazzo. Ciccio non ha mai amato complimenti e retorica. Per criticare qualche articolo spesso diceva: “Poche notizie e troppi aggettivi”. Noi del Brivido lo abbiamo realizzato con amore. Ma abbiamo anche cercato di non tradire la sua filosofia per cui leggendo queste pagine troverete ricordi, emozioni e anche delle notizie. Abbiamo anche messo su carta quello che è il pensiero di tutti: “Intitolare la tribuna stampa del Franchi ad Alessandro Rialti”. Ci verrebbe da dire: è il minimo. Ma potremmo intitolare anche il garage dove andava a fare le interviste post-partita; la tribuna d’onore dove confessava i dirigenti; lo spogliatoio dove raccoglieva le confidenze dei giocatori e la curva Fiesole (e anche Ferrovia o Marione) dove stava con il cuore. E, sia chiaro, se la Fiorentina costruirà un nuovo stadio la nuova tribuna stampa sarà comunque intitolata al nostro Ciccio. Dove c’è la Fiorentina lui ci sarà sempre.
Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione Chiuso in redazione il 26/05/2020 alle ore 19
Direttore Editoriale Luca Calamai Direttore responsabile Mario Tenerani Caporedattore Tommaso Borghini
Alessandro Rialti
Editore e pubblicità SPORTMEDIA GROUP info@brividosportivo.it N° ROC 26744
Redazione redazione@brividosportivo.it Grafica e impaginazione Rossana De Nicola e Alexandra Barbieri grafica@brividosportivo.it
Stampa Baroni e Gori Foto Massimo Sestini Foto storiche archivio Paolo Melani
Hanno collaborato Alberto Polverosi, Alessandro Bocci, Giacomo Cialdi, Ruben Lopes Pegna, Daniele Taiuti, Lucia Petraroli, Francesca Bandinelli Duccio Magnelli
Antica Farmacia del Pino Via Pacinotti, 37/R, Firenze- tel. 055 579705 - www.anticafarmaciadelpino.it - info@anticafarmaciadelpino.it
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L'INTERVISTA
. !(( ÄŒĆ‹Ä— Ć‹ .% 1* Ć‹ 0 ), !2!Ć‹,+.0 .!Ć‹%(Ć‹/1+Ć‹*+)!Ę Il sindaco: "E' giusto intitolarla ad Alessandro Rialti, modello di professionalitĂ , passione e dedizione Un maestro di giornalismo, fucina inesauribile di racconti e notizie di Firenze e della Fiorentina" So che per molti giornalisti sportivi “Ciccioâ€? Rialti era una figura di riferimento, un modello di professionalitĂ , passione e dedizione. Per la Firenze viola è stato una fucina inesauribile e affidabile di racconti e notizieâ€?.
Il sindaco Dario Nardella
C’è un aneddoto particolare che la lega a Rialti? “Non ricordo aneddoti particolari, mi ha sempre colpito però la sua discrezione: quando era a caccia di notizie, non era mai arrembante, usava cortesia e intelligenza, era corretto nel tenere informazioni riservate. Pensando a Ciccio, le prime cose che mi vengono in mente sono la voce inconfondibile e l’incedere, con i giornali sottobraccio, sui marciapiedi che portano allo stadio Franchi, la sua vera casaâ€?.
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irenze veniva evocata almeno una volta in ogni pezzo di Ciccio Rialti. Un cordone ombelicale sempre vivo, una fiorentinitĂ che zampillava continuamente. Il sindaco di Firenze non poteva mancare nella galleria di ricordi di Alessandro. Si conoscevano bene e si piacevano. Stima e simpatia. Tanto che Dario Nardella lo ha definito un “maestroâ€? nel solco della tradizione dei grandi mestieri fiorentini. Caro sindaco che ricordo ha di Alessandro Rialti? “Ho conosciuto Alessandro, ho avuto modo di frequentarlo e con lui ho avuto sempre un rapporto bello, molto franco. Lo stimavo, come professionista e a livello umano; con lui era piacevole parlare di sport e di Fiorentina, ma anche di politica, di cucina o di arteâ€?. Per Firenze che ha rappresentato una figura come la sua? “Sia nella politica che in molti mestieri, dall’artigiano al giornalista, la figura del maestro è tanto essenziale quanto sempre piĂš rara.
“Faremo tutti i passaggi formali e non per sostenere l’iniziativa dell’Associazione Stampaâ€? E’ partita un’iniziativa promossa dall’Associazione Stampa per intitolargli la tribuna stampa: è d’accordo? “Non posso che appoggiare e sostenere questa iniziativa e siamo pronti, insieme all’Acf Fiorentina, a fare tutti i passaggi formali e non, per far sĂŹ che resti questo ricordo nel luogo che Rialti frequentava. Mi dicono che era tra i primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andarsene, piĂš di cosÏ‌â€?. Alessandro era un fiorentino vero e ha narrato per tutta la vita le storie viola: l’esempio che il rapporto cittĂ -squadra è unico da queste parti.
“Assolutamente, credo che il rapporto tra i fiorentini e la Fiorentina non abbia paragoni al mondo. E’ un rapporto viscerale, che si esprime spesso nel ‘bubare’, nella critica forsennata, ma che sa esplodere al momento giusto in tutta la sua genuinitĂ positiva. Due esempi su tutti, storie che Alessandro ha raccontato magistralmente, una di profondo dolore e l’altra di immensa gioia: la recente scomparsa di Davide Astori e lo stadio Franchi stracolmo per una notte intera, nel 1996, per la vittoria della Coppa Italiaâ€?. Alessandro era anche un grande intenditore d’arte, una predilezione per la pittura contemporanea. Firenze crescerĂ anche da questo punto di vista? “Firenze ha le bellezze che tutto il mondo ci invidia perchĂŠ, nei secoli passati, ha dato spazio alla creativitĂ degli artisti. Negli ultimi anni c’è stato un nuovo impulso per il contemporaneo, con le mostre a Palazzo Strozzi e al Museo Novecento, grandi artisti internazionali nelle nostre piazze e nuove produzioni al Murate Art Districtâ€?. Era felice per la nascita del Centro Sportivo, ma scriveva sempre dello stadio nuovo: Sindaco ci sono novitĂ su questa vicenda? “In questi ultimi mesi ci sono state altre prioritĂ , l’emergenza Coronavirus ha fermato anche il campionato. Vedremo, spero presto, come procedere sul fronte stadio, pensando anche alle nuove modalitĂ per assistere agli eventi sportivi in sicurezzaâ€?. Chiudiamo con la Fiorentina: quando finirĂ questo terribile momento e torneremo a vivere una vita normale, speriamo prima possibile, riabbracceremo anche i viola. Lei da Rocco Commisso si aspetta una grande squadra? “Da tifoso viola me lo aspetto e ci credo. Conosco Rocco Commisso e so che si impegnerĂ al massimo per costruire una squadra competitivaâ€?.
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BANDIERA VIOLA Ä?Ć‹ Ć‹
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ai, avevo ancora una cena da offrire ad Alessandro�. Giancarlo Antognoni sospira. La voce del campione simbolo della Fiorentina tradisce una grande emozione nel parlare di Ciccio, il giornalista che ha accompagnato la sua vita professionale. Prima raccontandolo da calciatore poi, in giacca e cravatta dietro a una scrivania. Questa promessa in sospeso è figlia di una storia che risale al 1987. Antognoni stava chiudendo il suo percorso in maglia viola.
Antognoni: “Alessandro, %(Ć‹*1)!.+ƋþôƋ !%Ć‹#%+.* (%/0%Ę Intervista al Capitano che racconta Rialti: “Se fosse stato un calciatore sarebbe stato come me Era tifoso, ma anche rigoroso nella sua professionalitĂ Mi ha sempre accompagnato con i suoi consigliâ€?
“Avevo ancora una cena da offrirgli La storia risale al 1987 Dovevo farmi perdonare una mancata notizia‌â€? “Ricordi? E’ stato il momento in cui ho deciso di chiudere la mia carriera in Svizzera, a Losanna. Alessandro mi chiamava tutti i giorni. La domanda era sempre la stessa: “Capitano, allora vai in Svizzera?â€?. E io, per non far saltare la trattativa, ero costretto a negareâ€?. Quanto è andato avanti questo botta e risposta? “Anche il giorno prima dell’annuncio del Losanna Alessandro tornò alla carica. E io fui costretto a ripetere il solito ritornello. ’Non mi muovo’â€?.
Giancarlo Antognoni intervistato da Rialti
E il giorno dopo fu ufficiale in tuo passaggio al Losanna. “Alessandro mi raccontò di aver beccato un severo rimprovero dal direttore del Corriere dello Sport: “Ma come, dici di essere cosĂŹ amico di Antognoni e poi non riesci ad avere la notizia del suo trasferimentoâ€?.
Gli dissi che per farmi perdonare gli avrei offerto una cena. Anche prima della sua scomparsa, scherzando, Alessandro mi ricordò che ero ancora in debito di una cena. Purtroppo non abbiamo piÚ tempo per sederci a tavola insieme�.
Dr. Luca Gatteschi Responsabile Area Medica
FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE Il Centro Gianfortuna non è solo Fisioterapia‌. - Centro di Medicina Sportiva: per Visite Mediche NON Agonistiche Ä›Ć‰Â™Â°ÄŹĆšĆ‹Â°Ç„ÄœĹ…ÄšĂĽĆ‰ĂĽĆ‰ĂŽĹ…ÄšĹ¸ĆšÄŹĂĽÄšÇ„Â°Ć‰ÄšĆšĆ‹ĹłÄœÇ„ÄœĹ…ÄšÂ°ÄŹĂĽĆ‰Ĺ¸ĹžĂĽĂŽÄœÄ€ĂŽÂ°
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BS| 29 maggio 2020 BANDIERA VIOLA
“Aveva ottimi rapporti con tutti i calciatori perché ti faceva sentire protetto e non tradiva mai”
a viola
L'Unico 10 in magli
Cosa è stato Rialti per te e per la Fiorentina? “Un compagno di viaggio, un tifoso che sapeva raccontare la Fiorentina con la passione giusta, un riferimento prezioso quando sono diventato dirigente. Lui sapeva criticare ma sapeva anche regalare consigli preziosi. Con lui mi sono sempre capito al volo. Quando ero calciatore spesso si andava a prendere un caffè o qualcosa da bere al bar Marisa con i giornalisti. C’era dialogo. C’era collaborazione. Si faceva squadra. E Alessandro era presente. Sempre. Ora questo dialogo con i giornalisti non c’è più”. Per le sue qualità umane e professionali a quale allenatore della Fiorentina lo paragoneresti? “A Ranieri. Con il quale, tra l’altro, aveva uno splendido rapporto”.
E a un campione viola? “Antognoni. Sono onorato di avvicinare il mio modo di essere a quello di Alessandro”. Ciccio ha sempre avuto ottimi rapporti con i calciatori. “Ricordo quanto lo apprezzavano Batistuta e Rui Costa. Ma è stato così con tutti”. Fino a Federico Chiesa. “Alessandro aveva la capacità di entrare in sintonia con i calciatori bravi e anche con quelli meno bravi. Li faceva sentire a loro agio. Protetti. E non li tradiva mai”. Lo ricordi in qualche momento della storia viola? “Lo ricordo nella finale di Coppa Uefa ad Avellino contro la Juve. I giorni precedenti si era battuto per
trovare una sede diversa da quella che era un dichiarato feudo della Juve. E poi lo ricordo in prima fila, come sempre, negli scontri per la cessione di Baggio. Anche in quella circostanza Alessandro lo trovavi davanti alla sede allora in piazza Savonarola, in strada, dovunque ci fosse la Fiorentina”. Ciccio ha sempre avuto un grande feeling con i tifosi. “Era tifoso. Dalla testa ai piedi. E quindi era normale che parlasse la loro stessa lingua. Alessandro trasmetteva ai suoi lettori lo stato d’animo della curva però senza mai tradire il suo ruolo professionale”. Il Comune e l’Associazione stampa stanno lavorando per intitolargli la tribuna stampa del Franchi. “Giusto. Giustissimo. Era la sua casa. Sono pronto a sostenere questa iniziativa. La Fiorentina deve avere ancora Alessandro al suo fianco. E questo mio pensiero è anche quello del presidente Commisso, di Joe Barone e di tutta la squadra”.
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LA STORIA
“Ciccio, venerdĂŹ la squadra torna ad allenarsi e non lo sa nessunoâ€?
1!((Ě1(0%) notizia di Joe Rialti e Barone s’incontravano spesso per un caffè mattutino al bar Marisa Alessandro gli chiedeva sempre un’esclusiva e il dg viola, a lockdown concluso, è stato di parola‌
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i sono storie che è giusto raccontare. Che vanno raccontate. PerchĂŠ sono speciali. Ciccio Rialti aveva, tra le sue grandi doti, quella di entrare subito in sintonia (simpatia) con i suoi interlocutori. Li conquistava con quella voce roca, con i suoi occhi penetranti, con la capacitĂ di avere sempre il tono giusto a volte serio, a volte scherzoso. Cosa ci può essere di meglio di un sorriso per iniziare la giornata? Questo capitava spesso a Joe Barone quando consumava il caffè mattutino con Ciccio al bar Marisa. A volte in piedi, perchĂŠ si vive di corsa; a volte seduto nel dehor che era la vera redazione di Rialti. Una battuta, una risata, un commento ai titoli dei giornali poi la solita frase di Ciccio: “Joe, ricorda che mi devi dare tante notizie perchĂŠ non so quanto tempo avrò ancoraâ€?. Joe Barone in questo suo primo anno da dirigente della Fiorentina ha giĂ spiegato a tutti di che pasta è fatto. Un uomo vero. Con un grande cuore. Uno di cui ti puoi fidare se ti stringe la mano e se ti assicura una cosa. Bene, il 4 maggio, il primo giorno in cui il direttore generale è potuto uscire dal suo albergo-
Il direttore generale della Fiorentina Joe Barone
bunker ha preso la sua Cinquecento, è andato al bar
vorrei dire quasi antichi. Maneggiano milioni e mi-
Marisa e guardando il dehor dove incontrava Ciccio
lioni ma non si dimenticano che cuore e sentimenti
ha sussurrato: “Ciccio, giovedĂŹ la squadra farĂ i tam-
fanno ancora la differenza. E non è un caso che i ti-
poni e venerdĂŹ tornerĂ ad allenarsi. Non lo sa nes-
fosi viola si siano fidati di lui fin dal primo momento.
suno�. Poi, è ripartito. Quando Joe mi ha raccontato
Noi fiorentini abbiamo una sensibilitĂ speciale nel
questa storia mi sono venuti i brividi. La Fiorentina
capire le persone, nello smascherare chi bluffa. Ba-
è stata fortunata. Rocco e Joe sono due uomini veri,
rone è come lo vedi. Grazie Joe. Di cuore.
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| 11 | BS| 29 maggio 2020 LUI E IL BAR MARISA
Il dehor dello storico locale della tifoseria era diventato l’ufficio esterno di Rialti LÏ discuteva con tutti di calcio, e non solo raccontando Firenze e la Fiorentina
Il mitico bar Ma
risa
plici
Alessandro Rialti al
nia di Leonardo Sem bar Marisa in compag
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astava sbucare da via dei Sette Santi, o affacciarsi su via Carnesecchi che il punto piĂš affollato, al mattino, era sempre quello, il dehors del Bar Marisa. LĂŹ dove Mario Ciuffi aveva gettato le basi dell’universitĂ del calcio, Alessandro Rialti ne ha creato un punto di riferimento per tutti. Tra i primi ad arrivare, con sotto braccio il suo “Corriere dello Sport - Stadioâ€?, Ciccio regalava sorrisi, risate (tante) e parole belle a tutti. Nei tanti post partita emozionanti - quello del 4-2 alla Juventus ha avuto code lunghissime, con settimane di racconti, tutti diversi, visti dagli occhi della gente che poi era quella che sapeva essere piĂš lucida ed emozionante anche per lui, lo diceva sempre - e pure in quelli scialbi, di pareggi riacciuffati all’ultimo tuffo o anche di sconfitte.
Dai suoi confronti, a volte anche accesi, emergeva una grande missione: restituire sempre di piĂš la squadra alla cittĂ
Arrivavano tutti, al mattino. Il Mana e Fiorellino, i ragazzi del Vieusseux con la Patrizina in testa, un concentrato di determinazione e di spontaneitĂ , Leonardo - che quando Ciccio vide le foto del loro matrimonio, a Las Vegas, era felice come una Pasqua. Gliele mostrò Lilia - e anche Massimone che, per quanto trasferitosi dall’altra parte della cittĂ , non mancava praticamente mai. C’era Francesco, coi suoi peperoncini, e pure Marcello, Ray-Ban vicini e immancabile giornale sotto gli occhi per non perdersi nemmeno una notizia di Fiorentina. Non mancava mai la Vittoria, in qualche occasione accompagnata dal marito, e chissĂ quanti altri che in questo momento si accavallano nei ricordi. Impossibile ricordarli tutti, non basterebbero le pagine di un best-seller. Era stato Alessandro, uno dei gestori del Bar Marisa, con il Gavioli, Paolo, Massimo, Alessia e Priscilla, a realizzare un “cavalierinoâ€? con scritto “REDAZIONEâ€?, perchĂŠ quel box in vetro, freddissimo d’inverno e bollente d’estate, era davvero l’ufficio esterno del CorSport, il termometro capace di misurare il polso della situazione. E Rialti, lĂŹ dentro, non trascurava nessuno. Nè l’avventore occasionale, quello che nei mesi di mercato, se ne usciva con il classico “Ma chi si compraâ€?, nĂŠ quello che ogni mattina si concentrava sull’analisi del momento viola. Venivano spesso i ragazzi dell’UnoNoveDueSei, tra sorrisi e pacche sulle spalle, perchĂŠ in comune, loro, avevano il dna: generositĂ e genuinitĂ . Veri, veraci e assoluta-
Ironia, sorrisi e un contatto continuo con le persone Il suo "termometro" per misurare il polso della situazione mente puri. A distogliere l’attenzione dal pallone poteva essere solo l’arte, con le aste degli amici galleristi: perchÊ allora sÏ, era piÚ facile sentirlo parlare di una litografia di Rosai o di un treno di Pignatelli che di un gol di Chiesa. Non mancava mai nemmeno il riferimento alla musica, che ogni singolo italiano o straniero finiva sempre per ricevere un’attenta disamina critica, compresa quella della clip, perchÊ l’insieme regala sempre una prospettiva piÚ completa rispetto al solo particolare. Da qui, Rialti ha raccontato Firenze e la sua Fiorentina. Ha visto passare concerti, da Vasco Rossi a Sting. Ha osservato i campioni del Rugby varcare i cancelli del Franchi, guardando poi con occhio critico la tenuta del rettangolo verde. E con sguardo attento ha scrutato i gradoni della Maratona mentre si riempivano per gli allenamenti a porte aperte, per cui si è battuto con qualsiasi proprietà , restituendo sempre di piÚ la squadra alla città , che poi è sempre stata la sua vera grande missione. Anche al telefono, non lesinava mai una parola. Lo chiamavano tutti, anche solo per chiedere un saluto alla Radio durante i suoi interventi e lui, Ciccio, non si negava mai a nessuno. Anche per questo, il vuoto lasciato, è enorme. Oggi, quell’angolo, lo stesso che ha ricordato anche Joe Barone, il direttore generale della Fiorentina, è maledettamente vuoto. Anche se poi, ognuno di noi, gli amici del Bar Marisa, sa che lÏ, Ciccio ci sarà sempre. Immortale.
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LUI E IL BRIVIDO
(Ƌ0%)+*%!.! del rilancio Rialti ha collaborato con la nostra testata per oltre 10 anni prima come editorialista, poi come direttore editoriale contribuendo con cuore, passione e spirito critico al rinascimento di un giornale a cui voleva molto bene
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trascorso un mese e mezzo dalla prematura scomparsa di Alessandro “Ciccioâ€? Rialti. Senza retorica, dritti al bersaglio, credeteci, ancora non ci sembra vero. Dedicare questo numero speciale al nostro “Unico Ciccioâ€? è il minimo per un amico, un riferimento e un giornalista di spessore, un uomo che ha aiutato proprio il Brivido Sportivo a ripartire con uno slancio eccezionale. Se oggi questo giornale è tornato a brillare di una luce intensa, gran parte del merito è di Ciccio Rialti. Nel 2008 Paolo Melani, storico editore della testata, aveva deciso di passare la mano e a settembre di quell’anno uscĂŹ il primo numero della nuova era del Brivido Sportivo. I nuovi editori, desiderosi di rilanciare la testata, chiesero una mano a Ciccio. E Sandro, abituato per natura a darne due, è stato il primo importante giornalista sportivo di Firenze a credere nel progetto e a dare fiducia alla nuova gestione. In quel preciso istante emise il primo vagito il nuovo Brivido Sportivo. Alessandro diventò direttore editoriale e firma preziosa, contribuendo alla costruzione della redazione. Consigli preziosi, suggerimenti efficaci, un amico vero e disinteressato. A Ciccio noi del Brivido dobbiamo tanto, forse tutto. La sua linea ci ha consentito di imboccare la strada giusta e le sue opinioni hanno arricchito un giornale sempre piĂš bello. Ciccio voleva un gran bene al Brivido, e noi a lui. Tommaso Borghini, il nostro formidabile caporedattore, ha nel computer l’ultimo pezzo vergato da Ciccio per il Brivido: doveva uscire per Fiorentina-Brescia, ma il maledetto Coronavirus ha bloccato tutto. Ora lo leggerete, sarĂ un omaggio al nostro Sandro e un regalo per tutti voi. Ciccio è stato un cronista di razza purissima, prima ancora che giornalista. E cronista lo è rimasto per sempre perchĂŠ le notizie vanno trovate, pesate e divulgate. Il giornalista emergeva quando i fatti richiedevano una lettura politica - Sandro il seme lo aveva coltivato fin da ragazzo - e quando era necessario dargli un indirizzo. Il Corriere dello Sport-Stadio è stata la sua maglia, l’ha indossata sempre, fino alla sua ultima partita. Ma ha amato tanto anche quella del nostro Brivido. Ciccio era Firenze perchĂŠ fiorentino nel profondo dell’animo: generoso nei confronti degli altri, pronto a spendersi sempre e ad infiammarsi se la polemica avesse un senso.
L’ultimo pezzo di Rialti per il Brivido Sportivo
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| 13 | BS| 29 maggio 2020 Ciccio ha visto nascere Antognoni, ha accompagnato Baggio, ha raccontato (anche nel libro curato insieme ad Alberto Polverosi e Alessandro Bocci) Batistuta nell’apoteosi di Wembley, ha sofferto per il fallimento della Fiorentina e gioito per la sua rinascita, ha tratteggiato poi le avventure viola in Champions e piÚ in generale in Europa. E infine aveva accolto con empatia Rocco Commisso. I due si erano annusati e piaciuti subito perchÊ si ritrovavano in alcuni segni caratteriali. Sandro era convinto che Firenze avesse pescato l’uomo giusto e che con lui la Fiorentina sarebbe tornata a recitare sui palcoscenici piÚ importanti. La commozione con cui Rocco Commisso e la Fiorentina tutta lo hanno ricordato, è la prova di cosa rappresenti nella storia viola Alessandro Rialti.
Nei suoi pezzi la parola Firenze ricorreva come un mantra perchÊ lui, piÚ di altri, ne conosceva il profondo significato. Ciccio era anche un fuoriclasse della parola, laddove non sempre chi scrive riesce a non smarrirsi davanti ad un microfono. Un meraviglioso affabulatore nei pranzi al ristorante prima di una partita o in auto nelle trasferte interminabili, con i rientri nel cuore della notte. Era bello ascoltarlo, un po’ come essere a teatro, con quella voce narrante che legava calcio e vita, sport e cultura. Non era difficile provare per lui una spiccata simpatia umana e questa dote cosÏ trasparente lo portava a intessere rapporti personali molto forti, tanto da rendergli la professione piÚ facile. Un’arma che lui sapeva usare e dosare alla perfezione.
LUI E IL BRIVIDO Il suo segreto, quello che lo ha reso fuoriclasse nel giornalismo, era la curiosità del sapere e di allargare i propri orizzonti. Ciccio era affamato di vita e siccome la salute non sempre era stata una sua fedele compagna, sapeva ancora di piÚ amare ogni singolo giorno. La passione per l’arte, quadri come grandi giocatori di calcio e per i libri che divorava con la bulimia della conoscenza, erano un ulteriore stimolo a divertirsi e divertire chi lo leggeva. Con la scomparsa di Alessandro se ne va davvero un pezzo di Firenze e di Fiorentina. E a noi manca ogni giorno di piÚ. Ciao Ciccio, il tuo Brivido ti sarà grato eternamente.
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lessandro Rialti, con la famiglia del Brivido Sportivo, è stato anche protagonista di due libri di grande successo. Uno dedicato a Giuseppe Rossi, intitolato “I love Pepitoâ€? e scritto insieme a Luca Calamai e Mario Tenerani. Tre Moschettieri del giornalismo fiorentino che hanno voluto raccontare la parabola calcistica di un ragazzo forte quanto sfortunato, in grado di regalare gioie indimenticabili al popolo viola nella sua breve e intensa carriera gigliata. “Sognare un po’ con Pepito – scriveva Rialti – mi toglie di dosso anni e stanchezza. Questo libro è anche la mia voglia di esserci, il desiderio di non arrendersi, la convinzione che quel terzo scudetto non sia poi cosĂŹ irraggiungibileâ€?. La passione per l’arte lo portò anche a regalarci un altro memorabile volume: “Il capolavoro violaâ€?. Un viaggio unico nel suo genere perchĂŠ dedicato alle sue piĂš grandi passioni, la Fiorentina e l’arte, nel tentativo, perfettamente riuscito, di abbinare ai campioni viola dell’epoca (quelli della prima Fiorentina di Vincenzo Montella) alcuni capolavori inestimabili.
“Un fil rouge che potesse coniugare la nuova Fiorentina alla voglia di arte, di capolavoro, nelle pieghe della cittĂ . E’ cosĂŹ che è nata la voglia di mettere insieme i giocatori viola con artisti italiani e internazionali: da Roncaglia guerriero La copertina de “Il capolavoro violaâ€? seduto davanti alla meravigliosa Afrodite di Luca Pignatelli, a Borja Valero, accostato al fotografo Davide Bramante, che lavora sulle immagini sovrapposte. Con Ljajic che s’improvvisava pugile e volava con gli aeroplanini di Zhivago mentre capitan Pasqual palleggia sulla croce gigantesca di Paladino, davanti alla chiesa di Santa Croce. Storie, tante, come fossero davvero singole pennellate di questo nuovo capolavoroâ€?. Pennellate d’amore e di quel solo colore che gli faceva brillare gli occhi, il colore Viola.
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Ciccio era Firenze
LE SUE BATTAGLIE AL CORSPORT/STADIO
Nato per fare questo mestiere, la sua forza erano i rapporti Per Sandro la città era arte, cucina, passione, calcio e... Curva Fiesole
Un giorno che la Fiorentina aveva imposto il silenzio stampa esclamò: “E noi occupiamo la sede!” E stava per farlo davvero
Rialti con Alberto Polverosi e Angelo Di Livio
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“E
allora noi occupiamo la sede!”. Stava per farlo davvero, una volta che la Fiorentina aveva annunciato uno dei suoi silenzistampa addebitando ai giornalisti le responsabilità del solito caos che in quegli anni, gli anni di Cecchi Gori, regnava dentro la società.
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Sandro Ciccio Rialti era in piedi, dietro al lungo tavolo di noce nella sala dei trofei al pian terreno della palazzina di Piazza Savonarola, non portava ancora il pizzetto ma un paio di grossi baffi scuri, un po’ spioventi. Gli venne fuori tutto il suo passato di Lotta Continua, una delle sue grandi passioni. “E allora noi occupiamo la sede”.
Lo avevo conosciuto un pomeriggio del novembre ‘77, nella minuscola sede del Corriere dello SportStadio di via Condotta 12. Qualche giorno dopo giocavamo a calcio-basket con una palla fatta di giornali arrotolati con il nastro adesivo. Fra le due scrivanie della stanzina c’era un armadio basso, di ferro, aprivamo uno sportello che si divideva in due piani: un punto a chi segnava al piano basso, due a chi segnava al piano alto. Luca Frati, collaboratore come noi sotto la guida del capo Gamucci, non lo facevamo giocare: troppo scarso. Tenevamo la classifica, ma il problema era che accanto al nostro ufficio c’era quello di un avvocato e ogni tanto bussava alla porta per dirci di fare più piano. Lo avesse saputo Tosatti… Siamo stati insieme, gomito a gomito, dal ‘77 al 2004, eppure quando mi hanno trasferito a Milano l’ho sentito ancora più vicino. Mi telefonava ogni giorno per dirmi che stavamo facendo un grande lavoro anche se quella mattina avevamo preso un buco grande così. Siamo stati separati per appena sei mesi, quando lui decise di provare con la Gazzetta di Firenze, la ex Città. Feci di tutto perché non lasciasse il Corriere dello Sport, dove direttori e redazione lo stimavano davvero, ma ora posso dire che lo feci soprattutto per egoismo e paura: il giornale avrebbe perso il miglior cronista di Firenze, ma potrei serenamente allargarmi e dire che Sandro era il miglior cronista del Corsport.
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LE SUE BATTAGLIE AL CORSPORT/STADIO
Era nato per fare questo mestiere. Gli veniva spontaneo, naturale, era un mestiere che aveva fra le dita. Non ho mai visto nessuno capace come lui di strappare le notizie a chi gli stava davanti. La sua forza erano i rapporti, aveva una straordinaria facilità a crearne di nuovi, capiva sempre con chi aveva a che fare, ne individuava i punti deboli dove infilarsi per conquistare l’obiettivo finale, la notizia. Io lo guardavo meravigliato, non sapevo come facesse eppure sapevo come si muoveva. Gli veniva facile, naturale appunto. Da De Sisti ad Agroppi, da Eriksson a Lazaroni (memorabile una trasferta con la Fiorentina in Romania nel periodo di Sebastiao), da Ranieri a Trapattoni a Malesani, fino a Prandelli, Montella e Iachini non c’è stato un allenatore che non lo abbia visto come un riferimento. Ranieri lo chiamava con affetto “il mio trichecone”, spalleggiato dal suo ex vice Angelo Antenucci, ma quello che Ciccio diceva loro era vernacolo puro. Li prendeva in giro ogni giorno con un’ironia molto fiorentina che però non superava mai l’autoironia. Solo una volta l’ho visto rimanere senza parole. C’è riuscito un bresciano, Cesare Prandelli. Un giorno, a Coverciano, quando Prandelli era commissario tecnico della Nazionale, Sandro gli disse col suo vocione: “Cesare, fra Mihajlovic che vuole rimanere e i tifosi che lo vorrebbero licenziare, tu che da parte stai?“. Prandelli lo guardò un istante e gli fece: “Sto dalla tua parte perché tu non la sbagli mai”. Bellissima perché verissima: l’intuito di Ciccio era inimitabile. Quando l’hanno chiamato per dirgli che Sandro se n’era andato, Cesare è rimasto impietrito. Come gli allenatori anche i direttori sportivi. Nardino Previdi è stato un suo compagno di strada, tutt’e due amavano la cucina come pochi. Una volta, dopo che Nardino aveva avuto qualche problema di salute, si ritrovarono a cena, Sandro ordinò bistecca e fagioli, Nardino “la solita insalata”. Quando Sandro la vide arrivare, cominciò a ridere:
Rialti con Piacentini, Falcone e Bigica nella mitica redazione del Corsport/Stadio
Per tutti gli allenatori era punto di riferimento Ranieri lo chiamava “Il mio trichecone” Solo Prandelli lo lasciò senza parole... “Nardino, hai chiesto “la solita insalata”, non un campo di insalata”. Nell’ultimo mese, Corvino mi ha chiamato tre volte: “Minchia, non gli abbiamo potuto dare l’onore delle armi. Minchia, questo non va bene, non va bene, non va bene!“. Verrà quel giorno, Pantaleo, e tu sarai lì, a rendergli onore, con tutti noi. Con la Fiorentina il legame era stretto, strettissimo, ma se mi chiedessero qual era la squadra di Firenze nel cuore di Sandro direi la Rondinella, quella di Pino Vitale, di Sergio Berti, di Renzo Melani, di Pestuggia e Ugo Poggi.
Era uno di loro. Erano una banda stupenda, il covo erano le Due Strade. Ma più della Fiorentina e anche più della Rondinella, Ciccio era Firenze e per questo i fiorentini, i tifosi più viscerali, si riconoscevano in lui. Dopo la chiusura della mitica (sì, mitica per noi che ci siamo cresciuti) redazione di via Carnesecchi 26, Sandro aveva aperto il suo ufficio nel dehor del Bar Marisa e lì… riceveva amici, parenti (chi non ha conosciuto sua madre Nara non può capire fino in fondo perché Ciccio era così com’era) e tifosi. Firenze per Sandro era arte, era cucina, era passione, era calcio ed era Fiesole, curva Fiesole. E’ stato lui il riferimento del libro sulla storia degli ultrà scritto da tutti noi in via Carnesecchi, con Marzio e Silvia, con le storie di’Pompa, di Walter Tanturli e quelle più recenti di’Passa. Adesso a loro manca quanto a noi. Quanto manca a Firenze. Ma domani, quando la tristezza e la rabbia saranno un pochino più sbiadite, lo avremo di nuovo accanto a noi. E quello sarà un gran giorno. Spero solo che arrivi presto.
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LUI E L’ARTE
Appassionato di pittura, scultura e di ogni altra forma artistica Ciccio descriveva i capolavori come un gol di Bati o un assist di Antonio
La sua passione per le opere di Giampaolo Talani era contagiosa Ed era bello parlarne nelle lunghe trasferte ĐƋ Ƌ Ƌ
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arlava di arte, moderna in particolare, con la stessa naturalezza con cui raccontava la Fiorentina del momento. Descriveva i quadri di Giampaolo Talani (il pittore e scultore di San Vincenzo scomparso a Pisa nel 2018 quando non aveva ancora compiuto sessantatré anni), con la medesima classe ed autorevolezza con cui su Stadio aveva spiegato la bellezza dei gol di Batistuta e Baggio o la difficoltà degli assist di Antognoni e Rui Costa. Ho fatto tante trasferte insieme a "Ciccio" Rialti. Ed erano fantastiche, perché con lui non si parlava solo delle vicende viola, delle quali sapeva come nessun altro, ma anche di libri, di arte. E da "Ciccio" si poteva solo imparare. Di pittura e scultura. Ti incuriosivano i suoi racconti. E così, una volta tornato a casa, ti veniva la voglia di andare a vedere l'ultima mostra di cui ti aveva parlato o di comprare un libro su quel pittore poco conosciuto ma davvero bravo. Su e giù per l'autostrade di tutta Italia, ho avuto la possibilità, grazie a lui, anch'io di appassionarmi, sicuramente non con la sua competenza, all'arte moderna che fino a un certo punto della mia vita non riuscivo ad apprezzare. E' stato un fuoriclasse "Ciccio". Ricordo ancora come se fosse oggi un suo articolo su Stadio nella primavera del 2008, quando era stata allestita nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio la prima mostra di Giampaolo Talani che si intitolava "Rosa dei venti" e dove il mare (grandissima passione dell'artista) la faceva da padrone. C'erano cinquantacinque dipinti, oltre a una scultura in bronzo di tre metri ("Rosa dei venti") collocata sul loggiato degli Uffizi. L'avevo visitata da pochi giorni. Ma le "pennellate" di "Cic-
Rialti con Cesare Prandelli, Giampalo Talani e il figlio Martino
cio" sul giornale mi avevano fatto apprezzare alcuni particolari delle opere che non avevo capito. E mi avevano fatto comprendere bene anche il significato dell'immensa spiaggia formata da cinquantacinque ombrelloni bianchi e blu collocati in Piazza della Signoria, il giorno dell'inaugurazione, in modo da formare un giglio. Fu uno spettacolo unico. Di Talani, grazie a "Ciccio", cominciavo ad innamorarmi (dal punto di vista artistico si intende) sempre di più. E così, quando ero in zona, passavo dalla stazione di Santa Maria Novella ad ammirare "Partenze", il suo splendido affresco. Qualche anno fa anch'io mi sono voluto regalare un piccolo quadro di Talani, raffigurante un uomo e una donna e che ha come sfondo il mare. Non è certamente un'opera di valore ma per me è sicuramente importante. I quadri stupendi del pittore toscano li ho visti l'ultima volta l'anno scorso, sempre nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio. Nella retrospettiva a lui dedicata dalla città di Firenze intitolata "Anima sola" si potevano ammi-
rare sessantacinque dipinti oltre ad alcune sculture e a sei sinopie originali dell'affresco "Partenze". Parlai della mostra con "Ciccio", davanti al Bar Marisa, una mattina di maggio dell'anno scorso, quando la Fiorentina perdeva una partita dietro l'altra e le opere di Talani in Palazzo Vecchio rappresentavano l'unica consolazione in quei momenti difficili, dal punto di vista calcistico naturalmente. Della sua passione per l'arte ho sentito "Ciccio" parlare per l'ultima volta a Radio Bruno gli ultimi giorni di marzo, in pieno lockdown. Raccontava di lavorare come tutti da casa ma di avere la fortuna di farlo nel suo salotto, dove c'erano oltre cento dipinti che normalmente non aveva il tempo di rimirare più di tanto. Mi colpì quella frase. Ci ripensai più volte quella domenica 5 aprile quando, dopo cena, appresi la triste notizia della sua scomparsa. E mentre il viso mi si riempiva di lacrime, istintivamente buttai l'occhio sul piccolo quadro di Talani del mio salotto. Su quello per me c'era anche la firma di "Ciccio".
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LUI E L’ARTE
Rialti amava moltissimo l’artista fiorentino e si emozionava davanti alle sue opere ammirandone i paesaggi spogli e silenziosi e le rappresentazioni di un’umanità povera e tormentata
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amore per l’arte è amore per la vita. E dentro questo amore Rialti aveva e coltivava tante passioni. Una su tutte: quella per l’artista Ottone Rosai, fiorentino purosangue e rappresentante di quella fiorentinità di cui Ale si è sempre impregnato, amando pazzamente la sua città e chi l’ha saputa rappresentare attraverso le proprie opere. Ha sempre avuto una predilezione per i pittori toscani, a iniziare da Borgianni di cui voracemente ha accumulato quadri e disegni tanto che gli amici galleristi lo hanno spesso bonariamente preso in giro. Ma la sua ma-
gnifica ossessione, specie negli ultimi anni, è stato Rosai. Quanto si infervorava Ale ammirando quei suoi paesaggi spogli e silenziosi e al tempo stesso così reali e intensi. Quanto si emozionava davanti a quelle rappresentazioni di un’umanità povera e tormentata fossero su tela o su carta; davanti agli autoritratti a olio o a matita così crudi ma al contempo umani, così sensibili e capaci di far percepire l’esistenza difficile e appartata di questo artista troppo ingiustamente osteggiato. Pure questo era un aspetto che rendeva caro Rosai ad Ale e non a caso spesso
Rialti di fronte a uno dei celebri ritratti di Ottone Rosai esposti alla mostra di Poggio a Caiano
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Presto sarebbe volato a Londra per visitare la mostra dedicata a Rosai e Bacon lui amava ricordare di come il tempo e tanti artisti abbiano restituito il giusto merito al pittore fiorentino, a iniziare da Francis Bacon. Proprio una grande mostra dedicata a Rosai e a Bacon, ad un ideale confronto fra i due, è in calendario per l’anno prossimo a Londra, alla Tate. E difatti Ale aveva già espresso più volte il desiderio di andare a visitarla, in cuor suo sapeva che sarebbe stata bellissima ed emozionante. Nell’attesa ha portato avanti la propria passione cercando, quando è stato possibile, di impreziosire la sua collezione riuscendo ad acquistare un acquerello e qualche disegno di Ottone: sfogliava i cataloghi poi andava a vedere i quadri e i disegni quando erano esposti, quasi un pellegrinaggio, si toglieva gli occhiali e quasi li accarezzava, fermandosi poi a parlarne e chiedere consigli all’amico Filippo Pananti e al padre Piero. Pura gioia per Ale, gioia che provava anche quando si tuffava nella lettura dei libri scritti da Rosai con quello stile inconfondibile e diretto: ‘Via Toscanella altri scritti’, ‘Il libro di un teppista’, ‘Ottone Rosai Lettere 1914-1957’ oppure il grande catalogo delle opere curato da Giovanni Faccenda. Pura gioia che Rialti provò anche quando visitò una delle ultime mostre dedicate all’artista e ad Ardengo Soffici a Poggio a Caiano, o le sale dedicate a Ottone nel Museo del Novecento a Firenze. Chi ama l’arte ama la vita. Mai cosa fu più esatta per Ale. (Gi.Ba)
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Ć‹ Oltre a essere un grande giornalista, Rialti era anche un grande tifoso viola. Davvero una persona ‘beautiful’. L’avevo visto a febbraio per una bella intervista. La sua morte ha scosso tutti noi e tutta la Fiorentinaâ€?
Ƌ Ciccio l’avevo conosciuto nel 1987, appena arrivato a Firenze. Per 3 anni ci siamo riempiti di battute e prese in giro. Con lui, da giocatore della Fiorentina, sapevo di essere sempre protetto. Per lui la Viola era grande anche quando era effettivamente piccola�
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Ci siamo conosciuti nel 1993 e siamo entrati subito in sintonia. Mi voleva bene come amico e mi stimava e io sentivo la stessa cosa. Nel 2012 spinse anche per farmi tornare a Firenze. Lui e Manuela Righini iniziavano sempre le conferenze ed era stimolante parlare con loro�
Ƌ Sono passati ormai 20 anni da quando ti ho conosciuto. Siamo stati insieme a Firenze per un periodo molto breve, ma vissuto intensamente. Sei stato prezioso per me, un buon amico, un uomo leale e soprattutto un giornalista rigoroso�
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E’ andata via una persona eccezionale, un professionista competente della famiglia Fiorentina. Lo conoscevo da 31 anni, sapeva fare il suo lavoro in modo garbato ed educato e tutti gli volevano bene. Non era mai indiscreto, era corretto e sempre spiritoso. Ce lo porteremo sempre nel cuore�
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Ciccio stavolta ci ha fatto davvero un brutto scherzo... E’ stato amico, compagno, consulente. Abbiamo anche litigato, ma dopo tre ore ci si chiamava e si sistemava tutto. E’ un pezzo di storia importante della Fiorentina e mi mancherà molto�.
Ƌ Ci accomunava la passione per l’arte e una volta mi volle intervistare in Santa Croce dove c’è la statua di Mimmo Paladino. Non parlammo solo di calcio e fu una giornata bellissima che ricorderò per sempre. Nel suo lavoro a volte era burbero, ma sapeva leggere come nessun altro la realtà di Firenze�
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Era una persona corretta, ironica e un grandissimo amante della Fiorentina. La sua era una presenza sempre importante e piacevole, anche se a volte si faceva ‘fregare’ proprio dal suo troppo amore per la Viola. Perdiamo un punto di riferimento per tutti noi�
Ƌ Aveva un’energia unica per difendere i colori viola e faceva il suo lavoro con grande entusiasmo. Nel 1993 eravamo una banda di ragazzini e lui ci prese a cuore, difendendoci dalle critiche. Non ha mai pensato al suo interesse personale, ma solo a quello della Fiorentina�
Ƌ Con Ciccio ho fatto tante interviste, tante chiacchierate e a volte anche dei confronti accesi, ma sempre con rispetto. Parlavamo delle sue passioni, della Francia e che un giorno sarebbe venuto a trovarmi per una bella mangiata insieme�
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Ƌ Il calcio ha perso il suo poeta. Nessun giornalista ha scritto di me come ha fatto lui. So quanto amasse la Fiorentina e che per lui ero speciale. Quello che non sapeva è quanto fosse speciale anche lui per me�
Ƌ Ƌ La definizione piÚ giusta per Rialti non è quella di giornalista, ma quella di cantore. Era il cantore di Firenze, città che amava profondamente come amava la sua squadra di calcio: la Fiorentina�
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Ci siamo conosciuti giovanissimi nel 1972, davanti alla sede della Fiorentina. Entrambi eravamo all’inizio del percorso della nostra vita. Abbiamo attraversato insieme quasi cinquant’anni sempre nello stesso posto, a Campo di Marte, dove abbiamo amato lo stesso colore Viola. Buon viaggio mio caro amico“
Ƌ Sarà una mancanza molto forte per la Fiorentina e i suoi tifosi. Lo ricordo come una persona profondamente buona, nascosta nella sua figura un po’ burbera e spigolosa. Nel suo lavoro era un maestro, mai piatto o banale�
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LUI E IL TIFO
IL MITICO CAV
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Crede che Chiesa rimarrà in viola? “Da Firenze se ne sono andati tanti grandissimi calciatori, vedi Baggio, Batistuta... Chiesa ha ancora tutto da dimostrare, se resta deve essere convinto al 100 per 100. Ciò che conta è che abbiamo una società solida che, sia con Chiesa che senza, punterà ai primi posti in classifica. E lo si è visto anche nel mercato dello scorso gennaio”.
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a scomparsa di Alessandro “Ciccio” Rialti ha reso ancora più triste il difficile periodo che stiamo vivendo. Stefano Sartoni, vicepresidente dell’Accvc ed ex presidente del mitico Collettivo Autonomo, ama definirlo un giornalista – ultrà. Un punto di riferimento per tutta la tifoseria che, secondo i’ Passarella (questo il soprannome di Sartoni fra i tifosi viola) sarà impossibile da colmare. Sartoni ci racconta il rapporto speciale che Rialti aveva con la tifoseria? “Da ragazzo frequentava la Curva Fiesole e da giornalista è sempre stato vicino ai ragazzi della Curva. Finiva il suo lavoro al giornale e si faceva trovare all’Atf. Per la mia generazione è stato sempre in prima linea nei momenti più caldi come il caso-Baggio e la cessione di Batistuta. Era un giornalista che ragionava col cuore e che stava sempre dalla parte dei tifosi. Amava partecipare alle nostre riunioni, per questo lo chiamavo giornalista-ultrà, ascoltando sempre i suoi consigli”. Ha qualche ricordo speciale? “Ricordo le riunioni straordinarie per affrontare i periodi di crisi nell’era Cecchi Gori, convocate anche nella sede di Stadio. Oppure quella avvenuta prima con Batistuta quando era tentato dalle offerte di Barcellona e Real, oppure un’altra con Ranieri nel mirino della contestazione. Era il nostro punto di riferimento e aveva con tutti un buon rapporto. Tutte le generazioni della Curva gli hanno voluto bene”. Ci potrà essere oggi un’altra figura come Rialti? “Ogni periodo ha i suoi personaggi e i suoi cambiamenti. Credo che Ciccio fosse unico nel suo genere.
L’ATF Un giornalista che usciva dal coro, uno che negli anni 70 andava in piazza in prima linea, che conosceva bene il Pompa (primo ultras), che era cresciuto con quella generazione e che ne aveva fatto il suo lavoro”. Come ha vissuto questo periodo senza calcio? “Per i tifosi come me questa è una stata una rinuncia importante. E’ chiaro che prima di tutto viene la salute, ma è un dispiacere non vedere la propria squadra del cuore ogni domenica giocare. A questo punto, però, forse sarebbe meglio annullare tutto e pensare a ricominciare a settembre”. Cosa pensa di Rocco Commisso? “Ha il pregio di non farsi abbattere dalle tante difficoltà incontrate sulla sua strada. Vuole creare una grande Fiorentina, rafforzare la squadra e la società e non si fermerà davanti a niente”.
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LUI E IL TIFO
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i sono delle figure che rimarranno sempre nel cuore e nella mente delle persone, mantenendo la dote dell’immortalità. Uomini che hanno lasciato una traccia indelebile nel loro percorso di vita, sia a livello umano sia a livello professionale. Così quando ad esempio parliamo di Firenze e Fiorentina, non possiamo non fare riferimento a Sandro, per tutti “Ciccio” Rialti. Se n’è andato la sera del 5 Aprile; le attenzioni della città si distoglievano dalle informazioni in merito al dilagare del contagio da Coronavirus. La tristezza si è impossessata della Firenze sportiva e non, la sensazione è stata quella di aver perso uno di famiglia, un amico di tutti. E senza dubbio un maestro di giornalismo. Colui che è stato uno dei migliori narratori delle gesta viola negli ulti-
mi quarant’anni, e la famiglia del Brivido Sportivo è stata testimone privilegiata di questo, vista la sua lunga collaborazione con il nostro giornale. Era amato anche perché sapeva benissimo trasmettere la fiorentinità in tutto ciò che era sua espressione. Dai tifosi era simbolicamente eletto così come un preziosissimo punto di riferimento, non poche volte infatti si è schierato a fianco delle ragioni della tifoseria. Del rapporto con essa, ne approfondiamo adesso il discorso con Federico De Sinopoli, detto Fefè, Presidente dell’Atf. Federico De Sinopoli, qual è stata la prima emozione che ha provato nel momento in cui ha saputo della morte di Rialti? “Il dolore ha prevalso sugli altri sentimenti. Era uno di noi. Non stava benissimo, comunque non siamo mai preparati a questo tipo di eventi.
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rapporti tra stampa e ultras sono sempre stati difficili. Due elementi di uno stesso sistema, ma con punti di osservazione distanti, talvolta opposti. Eppure con Ciccio si è materializzata un’eccezione, quella che in matematica conferma una regola. Un legame bellissimo, puro, con tanto sentimento, pur rispettando, ognuna delle parti in causa, la propria veste. Ecco la differenza.
ƋƋė . Ć‹1*+Ć‹ %Ć‹*+% Ć‹0+Ć‹#. * !Ę Il rammarico piĂš grande però, visti i vincoli governativi legati ai funerali, è stato quello di non potergli tributare il meritato commiatoâ€?.
Lo si poteva trovare, ad esempio, al Bar Marisa a questionare con qualche tifoso non convinto da quello che aveva scritto o detto�.
Ci può spiegare il rapporto che aveva con i tifosi? “Si è sempre sentito un ex curvaiolo. Veniva spesso a trovarci in Atf. Per questa sua vicinanza, era un elemento della stampa a cui il tifoso era solito fare affidamento; in tanti anni poi si era guadagnato la fiducia da parte di tutto il tifoâ€?.
C’è un aneddoto personale che la lega a “Ciccioâ€?? “Ricordo i momenti passati insieme a discorrere di storia, arte e musica. Rammento le recensioni che mi faceva dei vari gruppi musicali, stimava molto i Radioheadâ€?.
Cosa la colpiva di lui sotto l’aspetto umano e professionale? “Ho sempre apprezzato, non poco, la sua umiltĂ nell’accettare e discutere le critiche portategli da chi non la pensava come lui. Quando, vista la sua notorietĂ , poteva tranquillamente rifiutarsi di farlo.
Sono allo studio iniziative da parte del tifo per omaggiare il suo ricordo? “Non ha senso promuoverle adesso, vista la chiusura dello stadio. Fra un anno, verrĂ svolto qualcosa legato alla sua memoria. E sarĂ celebrato in maniera sobria, in linea con l’uomo che non amava le luci della ribalta. Il vero ricordo, però, è avvertire la sua mancanza tutti i giorniâ€?.
Essere amici pur essendo diversi, quantomeno nei ruoli. Ciccio ha attraversato ere del tifo viola. Da ragazzo aveva ascoltato i primi vagiti della Curva con la nascita degli Ultras, la generazione del ‘Pompa’. Poi gli altri, a cominciare dal Collettivo per arrivare al club oggi riferimento della Fiesole, ‘“unonovedueseiâ€?. Abbiamo parlato con due leader della Fiesole, amici veri di Ciccio. Si sono commossi mentre ci affidavano i loro ricordi. Testimonianze di un percorso di vita. Pensieri profondi. Andrea Ballerini detto “Gattoâ€? leader storico del “Gruppo Signaâ€? poi confluito nel 1926. “Nella norma il rapporto tra ultras e giornalisti non può esistere perchĂŠ sono posizioni completamente in antitesi. Con Ciccio si è verificata un’eccezione, cosĂŹ facendo i due lati opposti si sono uniti quasi continuamente. Gli Ultras sono leali, amano la loro squadra, difendono a spada tratta la propria cittĂ e i suoi cittadini.
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LA FIESOLE Ciccio Rialti faceva lo stesso nella propria professione rispettando sempre la Fiesole: prima di tutti e piĂš di tutti Sandro aveva capito come la Curva fosse il grande termometro della cittĂ . E da amante di questi colori non la utilizzava per fare notizia, bensĂŹ per avere un quadro sempre chiaro della situazione generale. Col passare degli anni con lui è nata una grande amicizia e adesso di Ciccio mi mancano un sacco di cose: a cominciare dalle lunghe telefonate a parlare della nostra Fiorentina, le sue battute sarcastiche, le sue gote da strizzare e il nostro appuntamento fisso da ormai venti anni in ogni ritiro estivo dei viola. Mi mancano anche i nostri confronti, talvolta serrati, dai quali entrambi traevamo spunti su cui riflettere. Mi sembra assurdo proprio ora che la Fiorentina ha tutti i requisiti per tornare in alto e per sognare il terzo scudetto, Ciccio non ci sia piĂš. Ma sono certo che dall’alto ci seguirĂ e saprĂ narrare le nostre storie nel modo miglioreâ€?. Ecco la testimonianza di ‘Pindo’ leader del gruppo “unonovedueseiâ€? “Non è semplice trovare le parole per ricordare Ciccio. Come non lo è mai per tutte quelle persone che ci lasciano. Ciccio era speciale. Unico giornalista ad avere un rapporto di ‘amicizia’ con i ragazzi della Curva. Un’amicizia vera. Lui che della Fiesole aveva visto la storia partendo dalla nascita della Curva, seguendo gli Ultras e dopo il Collettivo, fino a questi giorni insieme a noi. E non lo faceva per raccontare la cronaca, bensĂŹ perchĂŠ dentro di lui batteva un cuore viola, di quelli puri. Per me Ciccio è stato un padre e un fratello maggiore. Caro Ciccio, aspettiamo di tornare sui nostri gradoni per ricordarti come sarebbe piaciuto a teâ€?.
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IL LIBRO
“Io Batigol racconto Batistuta” è stato impareggiabile con due eroi al centro della scena: Gabriel e Ciccio Spesso mi sono chiesto se fosse Rialti a intervistarlo o se fosse il contrario. Lui qui era il re e più in alto c’è solo il cielo ĐƋ Ƌ
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e lo sono chiesto tante volte e me lo chiedo anche oggi, che sono passati oltre vent’anni, se fosse Rialti a intervistare Batistuta o il contrario. L’autobiografia di Gabriel, oltre trentamila copie vendute, l’ho condivisa oltre che con il protagonista formidabile della storia viola, con due inseparabili compagni di viaggio. Sono stati loro, Alberto Polverosi e Alessandro Rialti, i veri promotori dell’iniziativa, a tirarmi dentro. E ogni riunione preparatoria era una boccata d’ossigeno in mezzo a giornate convulse.
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All’epoca il giornalismo era diverso e, permettetemi, migliore. Solo quelli bravi andavano avanti: non c’era internet, non c’erano i siti specializzati, né i social o le tv a pagamento. Ogni giorno un esame, ogni giorno contava avere una notizia più degli altri. E ogni notizia andava soppesata, verificata, controllata. E in questo, Rialti era un maestro. Il maestro di più generazioni. Ma era anche un formidabile intrattenitore. Mille volte, finito di scrivere, ci siamo fermati a ricordare vecchi episodi che lui ogni racconto arricchiva di un particolare su cui ricamare per delle ore. Uno spasso. Noi stregati.
Ricordo gli occhi pieni di lacrime (per le risate) di Alberto o quelle più composte di un altro Alessandro come me, Mita. Anche Batistuta, l’eroe di Firenze, ci è cascato in pieno. Finiva l’allenamento e suonava il campanello di via Carnesecchi, dove c’era la redazione del Corriere dello sport-Stadio, si sedeva sulla poltroncina che Alessandro chiamava delle interviste e raccontava se stesso. Ma spesso, anzi sempre, a metà del suo viaggio si fermava e il protagonista diventata lui, Ciccio. Ti ricordi quella volta a Torino? E giù risate. Nessuno come Rialti aveva e ha avuto sino alla fine la Visione della realtà fiorentina. Tutti noi in quegli anni siamo cresciuti e emigrati, magari mal volentieri, ampliando il nostro raggio d’azione e crescendo moltissimo sul piano dell’esperienza e della vita. Rialti, invece, no. Lui qui era il re e più in alto c’è solo il cielo. Dopo quel libro ce ne sono stati altri, ma “Io Batigol racconto Batistuta” è stato impareggiabile. Con due eroi (Alberto e l’editore Stefano Pucci non me ne vorranno per questo) al centro della scena: Bati e Ciccio. Centravanti veri.
Maestro di più generazioni e anche formidabile intrattenitore Rialti con Gabriel Batistuta
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LUI E LA CUCINA Ä?Ć‹ Ć‹
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hi ha avuto la fortuna di conoscere Alessandro Rialti, sa bene che oltre al calcio – in particolare la Fiorentina – aveva tante passioni, fra queste spiccava quella per il buon cibo. Per “Ciccioâ€? sedersi a tavola era un’arte che praticava volentieri in diversi locali fiorentini, fra i quali il ristorante di Scarperia “Anna Trendâ€? di Laura Lorenzi, dove era solito rifocillarsi con le squisitezze del Mugello. Signora Lorenzi, quando ha conosciuto Alessandro Rialti? In quale occasione? ÂŤLa prima volta che ho incontrato Sandro era il 2006. Eravamo a San Piero a Sieve per il ritiro della Fiorentina, e lo conobbi. Un uomo di una gentilezza fuori dal comune. Da lĂŹ, poi, nacque un'amiciziaÂť.
Ä— Ć‹ *#% .Ć‹ !*! *+*Ć‹.%*1* % 2 Ć‹) %Ę Laura Lorenzi del ristorante Anna Trend: “Amava il tortello al prugnolo e il raviolo al tartufo Era un intenditore che sapeva scegliere e con la sua ironia ci faceva sempre sorridereâ€?
ti ione di Rial Una recens nna Trend" "A dedicata ad
Un'amicizia supportata anche dai piaceri della tavola... ÂŤCertamente. Sandro era diventato un cliente del nostro ristorante, veniva diverse volte l'anno a mangiare da noi. Spesso capitava che lo chiamassi quando mi arrivava qualcosa che sapevo piacergli particolarmenteÂť.
Se pensa a Sandro Rialti, le viene in mente qualche aneddoto? ÂŤMi creda se le dico che ce ne sarebbero tantissimi da raccontare, al punto che non saprei quale merita di essere menzionato. Del resto, era una persona simpaticissima, ironico e autoironico: le risate, con lui, venivano spontanee. E' stato un enorme dispiacere, quando ho saputo della sua scomparsa.
“Averlo avuto come ospite e come amico è stato un onoreâ€?
Ad esempio? Tortello al prugnolo e raviolo al tartufo erano tra i suoi piatti preferiti, quando veniva a trovarci. Era decisamente un intenditore in tema di cibo. Mangiar bene era un aspetto irrinunciabile della sua vita. E il cibo da "Anna Trend" era particolarmente apprezzato da Rialti, tant'è che si sbilanciò non poco... "I migliori tortelli di patate d'Italia... e anche i ravioli burro e salvia!". Fu questa la frase che Rialti scrisse del nostro ristorante. Può immaginare l'orgoglio che provammo.
Se n'è andato un grande uomo, un gran signore. E' una grave perdita per tutti noi che lo conoscevamo: non lo dimenticheremo. In conclusione d'intervista, le chiedo come state affrontando il difficilissimo periodo legato al COVID-19: come state vivendo la situazione e come ripartiranno i locali di ristorazione come il suo? Il momento è davvero terribile. Restare chiusi per cosÏ tanto tempo e dover far fronte a tutta una serie di problemi quotidiani è qualcosa che abbatterebbe chiunque. La sensazione è che i ristoratori si stiano preparando ad un lancio senza paracadute: di certo c'è poco o nulla. In questo clima di incertezza, diventa complicato anche pianificare una riapertura. Aspettiamo, non possiamo far altro. Aspettiamo le norme del governo e, poi, della regione. E' una situazione assurda, ma cerchiamo di farci forza della nostra passione.
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LUI E LA MUSICA
Masini: “ Amavo %Ƌ +),(%)!*0%Ƌ %Ƌ % (0%Ę Il cantauore fiorentino: “Aveva passione per la musica ed era una persona che trasmetteva serenità Oggi la Firenze dello spettacolo attraversa una crisi profonda Stiamo aspettando di capire come poter ripartire”
“Avrei voluto celebrare i miei 30 anni di carriera Ma la prevenzione è la cosa più importante”
Marco Masini a Sanremo
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l ricordo appassionato di Alessandro Rialti e uno spaccato su come il mondo dello spettacolo sta vivendo il momento d’emergenza pandemia. A 360° Marco Masini parla a cuore aperto con noi anche del suo amore per il calcio e della Fiorentina. Nel suo anno più importante che doveva celebrare i 30 anni di carriera. Marco Masini, che ricordo ha di Alessandro Rialti?
“Ho il ricordo di un’amicizia, non stretta, ma di una persona che mi faceva sempre i complimenti con quella sua voce particolare e sono orgoglioso di essergli piaciuto perché so che s’intendeva di molte cose, non soltanto di calcio. Aveva una grande passione per la musica di cui era un intenditore. Era un personaggio importante, mi dava affidabilità, chiarezza, serenità, una brava persona, un amante vero di Firenze. La notizia della sua scomparsa mi ha spiazzato e toccato tantissimo”.
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Ha un aneddoto particolare da raccontarci del suo rapporto con Ciccio? “Ricordo che voleva mandarmi i pezzi di suo figlio, ce l’eravamo ripromesso, poi purtroppo non abbiamo fatto in tempo. Ero curioso di ascoltarlo, mi avrebbe fatto molto piacere poterlo fare”.
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| 29 | Penso alla crisi economica che ci accompagnerà per molto tempo. Dovremmo rimboccarci le maniche e cambiare il nostro stile di vita”.
Come ha vissuto Masini questi mesi di emergenza? “Personalmente sono stato colpito nell’anno più importante e nel progetto più importante, i miei 30 anni di carriera. Questo è un dispiacere. Ma la salute, la paura e la prevenzione, vengono prima di tutto. Siamo di fronte a un problema planetario, tutti quelli che sono i tuoi progetti, seppur importanti vengono ridimensionati. Ti prendi un anno sabbatico e pensi a come ricominciare l’anno prossimo”.
Parlando della Fiorentina, si aspettava qualcosa di diverso da Rocco Commisso? “Bilanci calcistici non ne possiamo fare. Abbiamo cambiato un allenatore in corsa. Abbiamo raggiunto una zona tranquilla, ma la fase è di sperimentazione, non sappiamo che squadra sia. Commisso mi sembra un uomo innamorato di Firenze e della squadra. Al di là del fair play finanziario e dei cambiamenti post covid che ci saranno, credo che l’entusiasmo del presidente e della nostra tifoseria porteranno a qualcosa di buono”.
Spettacolo e musica forse sono tra i settori più penalizzati e che attraversano una crisi profonda... “Stiamo aspettando anche noi di capire quando potranno riprendere gli eventi, forse saremo gli ultimi, il nostro lavoro ha il diritto “all’assembramento”, ad emozionarsi, ad un abbraccio in un concerto, un live. Oggi siamo impegnati con la Nazionale Cantanti, cerchiamo di sensibilizzare le persone a donare, a prendere la cosa sul serio, è il dovere di chi ha un ascendente sulle persone”.
Il presidente non ha chiuso alla possibile cessione di Chiesa, cosa ne pensa? “Chiesa è un ottimo giocatore, sarò contento se rimarrà a Firenze, se invece ne andrà è giusto che porti nelle casse viola il denaro necessario a sostituirlo nel modo migliore”.
Vedere Firenze vuota, con molte attività in ginocchio, ha fatto male a tutti... “L’ho vista in televisione come tutti, perché purtroppo non potevamo più Masini con la Nazionale viverla. Vedere Firenze e le altre città Cantanti di cui vuote è stato molto triste. Penso a Berè diventato vice gamo dove in tantissimi hanno perso i allenatore propri cari.
Secondo lei Iachini rimarrà in viola? “Credo sia il caso di dargli la possibilità di finire il progetto che aveva appena cominciato. Il Covid ha fermato tutto. Iachini era partito bene, dimostrando di saper dare carattere alla squadra. Credo sia un uomo spogliatoio e un grande conoscitore di calcio. Aspetterei a cambiare tanto per cambiare”.
La PIZZILA IO a DOMIC
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LUI E LA MUSICA
“Commisso? E’ già innamorato della città, però le istituzioni devono aiutarlo di più” Si aspetta il nuovo stadio per Firenze o il restyling del Franchi? “Le istituzioni mi hanno deluso molto, non si sta dando la possibilità di investire a un imprenditore come Commisso che vorrebbe portare Firenze in cima all’Europa costruendo strutture fondamentali come cittadella e stadio. La Mercafir è un’occasione persa. Ma anche un impianto fuori città, viste le distanze ridotte da Firenze, potrebbe essere un’ipotesi percorribile. Me lo auguro perché nel 2020 è impensabile continuare con strutture fatiscenti”. Quali sono i suoi progetti futuri? "Al momento stiamo lavorando con altri cantanti a una canzone “Il cielo è blu” ripresa da “Il cielo è sempre più blu” per sostenere la Croce Rossa e siamo 50 artisti. Poi mi concentrerò nello scrivere insieme agli autori, stando in casa questo è possibile. Per il resto non possiamo programmare ancora niente. A primavera doveva iniziare il mio tour e si doveva concludere il 20 di settembre all’Arena di Verona. Vorrei ripartire da lì per chiudere a fine dicembre ma è tutto da vedere. Attendiamo di capire come si svilupperà il virus, sperando di scongiurare una seconda ondata in autunno”.
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LE NUOVE SFIDE DI ROCCO
La probabile sospensione del fair play finanziario potrebbe accelerare i piani della proprietĂ viola
!Ƌ/ +))!//! di Commisso Il mercato, Chiesa, Iachini, lo stadio‌ Il presidente non è a Firenze, ma lavora h 24 sui temi piÚ caldi della Fiorentina per competere fin da subito ad alto livello
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on è a Firenze fisicamente, ma è come se ci fosse. Rocco Commisso vede tutto, sa tutto e alla Fiorentina pensa 24 ore su 24 anche a migliaia di chilometri di distanza. Del resto ha detto piĂš volte, e anche recentemente, che la societĂ viola è l’investimento piĂš bello della sua vita, quello che si è trasformato in passione piĂš accesa, quello che gli fa battere piĂš forte il cuore e che lo fa sognare. Un investimento destinato ad allargarsi a macchia d’olio e sul quale Joe Barone, la sua “estensione fisica a Firenzeâ€?, sta lavorando alacremente per portare la squadra ad alti livelli il prima possibile. “Lo Scudetto non è un tabĂš, vogliamo investireâ€? si è lasciato sfuggire Joe a “La Gazzettaâ€? e Commisso ci ha scherzato su, chiedendo quanti bicchieri di vino avesse bevuto il suo piĂš fidato collaboratore, ma si è anche affrettato ad aggiungere che “Vogliamo far sognare i nostri tifosiâ€?. Parole che hanno acceso la fantasia del popolo gigliato che proprio di sognare ha un bisogno spasmodico, per troppi anni soffocato sotto il peso dell’autofinanziamento e del fair play finanziario. Questo non significa che la Fiorentina in allestimento sarĂ subito pronta per duellare ai vertici, per quello ci vorranno tempo e programmazione, ma cer-
Il presidente viola Rocco Commisso insieme a Rialti
tamente le ambizioni non mancano e, passo dopo passo o, per dirla all’americana, step by step, la squadra crescerà e si cercherà di portare a Firenze grandi calciatori. Un piano di crescita strutturale che coinvolge l’aspetto immobiliare e che potrebbe essere accelerato dal probabile allentamento dei cordoni del fair play finanziario che l’Uefa sta valutando tra le misure necessarie per affrontare la grave crisi provocata nel calcio dall’emergenza Covid 19. Commisso,
infatti, dal suo primo giorno fiorentino, ha sempre detto che i soldi ci sono, ma che non può tirarli fuori a causa dei limiti di spesa imposti ad un club dal fatturato medio-basso quale è la Fiorentina, limiti che, almeno per il prossimo calciomercato, dovrebbero venir meno permettendo investimenti piÚ cospicui. In attesa delle decisioni del massimo organo calcistico europeo, Rocco deve risolvere le questioni interne, altrettanto decisive per il prossimo futuro viola.
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Beppe Iachin
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Se Federico dovesse chiedere la cessione dovrà portare l’offerta giusta e i soldi sarebbero subito reinvestiti
Federico Chiesa
La prima riguarda Federico Chiesa. Con il figlio d’arte il rapporto è da tempo sereno e la rigida posizione della scorsa estate è radicalmente mutata: Commisso lo vorrebbe tenere come bandiera attorno a cui costruire la nuova squadra e per convincerlo ha già messo sul piatto un’offerta contrattuale molto allettante, sui parametri garantiti a Franck Ribery. Ma se il ragazzo chiedesse la cessione, stavolta non troverebbe la porta sprangata. Del resto la scadenza contrattuale del 2022 impone alla società valutazioni molto attente riguardo al patrimonio umano più elevato che ha in casa, a patto che porti un’offerta in linea con il suo valore di mercato. Niente sconti e, probabilmente, niente contropartite. Solo cash da investire completamente in nuovi calciatori che possano implementare la rosa a disposizione dell’allenatore. A proposito del mister, ecco aprirsi un secondo pesante interrogativo. Il destino del campionato, nonostante i propositi di ripartenza per il 13 giugno, è avvolto ancora dalla nebbia.
La ripartenza metterebbe sotto esame Beppe Iachini che piace tantissimo al presidente sotto il profilo temperamentale, ma che dovrebbe essere valutato sotto pressione e nella prospettiva di crescita degli obiettivi. Se, invece, il torneo finisse così, allora il tecnico resterebbe al suo posto, come da dichiarazione dello stesso Commisso, sulla cui veridicità non abbiamo motivo di dubitare. Gli altri temi caldi sono quelli immobiliari. Il Centro Sportivo è stato rallentato dalla crisi attuale, ritardo inevitabile quanto non preoccupante per il risultato finale: nonostante la dilazione, la Fiorentina avrà relativamente presto un complesso sportivo da far invidia ai più grandi club d’Europa e il passo in avanti sarà notevolissimo sia dal punto di vista dell’immagine che da quello della resa del lavoro delle squadre sul campo. Però Commisso è determinato anche ad aumentare il fatturato e gli introiti del club e sotto questo profilo lo stadio resta una priorità. L’argomento sembra oggi paradossale, viste le chiusure degli impianti imposte dalla lotta al Covid, ma una volta arrivato il vaccino e superata la crisi sanitaria, gli stadi riapriranno al pubblico e la Fiorentina, per crescere davvero, non può fare a meno di avere un impianto all’altezza delle proprie ambizioni. Commisso lo ripete come un mantra e, appena possibile, ripartirà all’assalto contro la jungla burocratica italiana, alla ricerca di una soluzione che possa finalmente regalare a Firenze ciò che merita.
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IL VOLONTARIATO AL TEMPO DELLA CRISI
“Il nostro staff sta superando l’emergenza con grande spirito di squadra�
100%Ć‹ (Ƌò * +Ć‹ !((Äš Il presidente dell’Associazione Tumori Toscana Giuseppe Spinelli: “Con l’emergenza Coronavirus le richieste di assistenza domiciliare sono aumentate vertiginosamente. Ora piĂš che mai ogni contributo è preziosissimo per i malati di tumore e per le loro famiglieâ€? Inoltre si può partecipare ai vari eventi di raccolta fondi organizzati durante l’anno oppure si può contribuire con un’offerta per i prodotti solidali ATT. Chi ha un’attivitĂ commerciale può contattarci per ospitare i nostri salvadanai. Infine chi ha voglia di mettere a disposizione il proprio tempo può diventare volontario ATT. Sul nostro sito sono disponibili tutte le informazioni per donare e contattarciâ€?.
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l Brivido Sportivo è al fianco dell’Associazione Tumori Toscana, in un momento di grande difficoltĂ dovuta all'emergenza Covid 19. Il virus è, infatti, un nemico in piĂš da combattere per l’Associazione che offre assistenza domiciliare gratuita ai malati di tumore 24 ore su 24 festivi inclusi, grazie ad un’Êquipe polispecialistica composta da medici, psicologi, infermieri professionali ed operatori socio sanitari. Un servizio che non si limita a fornire le cure mediche, ma che sostiene i malati e le loro famiglie anche dal punto di vista psicologico e umano, come aiuto indispensabile per affrontare momenti cosĂŹ complicati. E, al fianco dell’ATT, c’è sempre stata anche la Fiorentina, attraverso i testimonial e le numerose iniziative di sostegno per un’associazione che, in 20 anni, ha curato e assistito piĂš di 14mila persone a Firenze, Prato, Pistoia e nelle relative Provincie. Per presentare l’attivitĂ dell’ATT abbiamo contattato il dottor Giuseppe Spinelli, fondatore e presidente di una delle eccellenze assistenziali della nostra Regione. Dottor Giuseppe Spinelli, l’Associazione Toscana Tumori, in questi mesi di emergenza, si è trovata a dover fare i conti con un terribile nemico in piĂš. Come avete affrontato questo periodo di emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus? “Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus le richieste di assistenza domiciliare sono aumentate vertiginosamente. In questo momento i malati di tumore, per via del loro quadro clinico giĂ compromesso, sono piĂš esposti al contagio che potrebbe per loro avere conseguenze fatali. Per cui devono essere protetti e curati a casa, limitando il piĂš possibile gli spostamenti, anche per evitare il sovraffolamento degli ospedaliâ€?. L’ATT è ormai parte integrante della quotidianitĂ di cittĂ come Firenze, Prato, Pistoia e delle relative provincie ed il volontariato è il motore dell'associazione. Si può dire che questa emergenza ha reso la vostra squadra ancora piĂš forte? “Con la pandemia il nostro staff medico-sanitario si è trovato ad affrontare una situazione completamente nuova e ha dovuto gestire non solo i sintomi clinici dei pazienti ma anche le criticitĂ sociali e psicologiche dovute ad una circostanza speciale che genera ansia ed incertezza. I malati oncologici ed i loro familiari hanno paura di essere contagiati dal virus e che ciò possa compromettere il percorso di cura. I medici e gli infermieri dell’ATT hanno dimostrato un grande spirito di squadra e di collaborazione che ha permesso fino ad ora di gestire e superare tutte le difficoltĂ e gli imprevisti dovuti all’emergenzaâ€?. Quali sono i progetti futuri dell’Associazione in questo periodo cosĂŹ difficile? “Per far fronte all’aumento delle richieste di assistenza abbiamo previsto l’inserimento per un anno di una nuova infermiera e di un nuovo medico.
Nella sua professione di chirurgo maxillo facciale ha avuto come pazienti anche dei calciatori, fra i quali German Pezzella, che ha operato per ben due volte allo zigomo. Ci racconta qualcosa del suo rapporto con il capitano viola? “German è un ragazzo molto forte , dotato di grande generositĂ che pensa prima alla Fiorentina e dopo a se stesso . E’ un esempio positivo che travalica i limiti del calcioâ€?.
Commisso con la moglie Catherine, il dottor Spinelli (a destra) e il dottor Massai
Ciò garantirĂ ai pazienti di essere curati al meglio possibile e anche nei luoghi meno facili da raggiungere, nonostante le mille difficoltĂ di questo periodoâ€?. Con questo numero del Brivido Sportivo inizia una stretta collaborazione tra la nostra testata e l’ATT. Un modo per sensibilizzare ulteriormente la tifoseria viola verso la vostra attività ‌ “Una caratteristica dell'ATT è da sempre lo stretto rapporto con la cittĂ di cui i tifosi rappresentano una componente importante. La tifoseria viola ha sempre mostrato grande sensibilitĂ nei confronti della nostra Associazione, rispondendo con generositĂ e affetto ai nostri appelliâ€?. Il rapporto fra la Fiorentina e l’ATT è sempre stato molto stretto. Ce ne vuole parlare? “Abbiamo sempre avuto testimonial legati alla Fiorentina, da Cesare Prandelli a Pepito Rossi, da Federico Chiesa a Stefano Pioli. Crediamo, infatti, che quello fra sport e solidarietĂ sia un binomio vincente, basato sulla condivisione di valori comuni. In particolare il calcio con la sua popolaritĂ penso possa dare un grande aiuto per far conoscere l’attivitĂ di associazioni come la nostraâ€?. Come può un tifoso viola aiutare concretamente l’ATT in questa fase di emergenza sanitaria? “Ora piĂš che mai ogni contributo, anche piccolo, è preziosissimo per i malati di tumore e per le loro famiglie. Per fare una donazione basta visitare il sito www.associazionetumoritoscana.it e scegliere la modalitĂ piĂš comoda. Ăˆ possibile sostenere i malati oncologici anche semplicemente destinando il proprio 5x1000 all’ATT.
Rocco Commisso è arrivato a Firenze riportando un grande entusiasmo: cosa pensa del nuovo presidente della Fiorentina? “Rocco Commisso ha riportato entusiasmo fra i tifosi fiorentini. Ăˆ un uomo con tanta voglia di fare. La sua è la storia di un successo frutto di impegno, lavoro e passione. Penso che con la sua generositĂ e la sua intraprendenza possa dare tanto non solo alla Fiorentina ma anche a Firenzeâ€?.
Ecco come dare una mano all’associazione che ha giĂ assistito oltre 14mila toscani Tra i vostri testimonial c’è anche Federico Chiesa che potrebbe anche allungare il suo contratto con la Fiorentina. Le piacerebbe che il futuro viola del giovane campioncino si prolungasse? “Sarei molto contento se Chiesa potesse rimanere alla Fiorentina. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente come testimonial ATT e posso dire che non è solo un grandissimo campione ma è anche una grande persona; sempre disponibile a dare una mano a chi ha bisognoâ€?. Per concludere, ha un messaggio particolare da affidare alle pagine del Brivido Sportivo? “Innanzitutto ringrazio per l’importante opportunitĂ che ci è stata concessa e mi auguro che i tifosi, gli sportivi in generale e i fiorenti tutti continuino a starci accanto e a dimostrarci il loro sostegno, aiutandoci a realizzare sempre nuovi e importati progetti per migliorare sempre piĂš la qualitĂ di vita dei malati di tumore in modo da non lasciare mai solo nessun malatoâ€?.
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BS| 29 maggio 2020
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DUE MESI SURREALI
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La raccolta fondi Forza e Cuore, voluta da Commisso, devolve 872mila euro agli ospedali cittadini
Dal 10 marzo la Fiorentina è costretta a chiudere i battenti Emergono i primi contagiati: Vlahovic, Pezzella e Cutrone Il medico sociale Pengue ricoverato per alcuni giorni Momenti drammatici (col lieto fine) per il ds viola e la sua famiglia IL PRIMO E' DUSAN Venerdì 13 marzo, in serata, la Fiorentina annuncia che Vlahovic ha contratto il coronavirus. Le sue condizioni, però, non destano preoccupazione. L'attaccante serbo è il terzo giocatore di serie A a risultare positivo dopo lo juventino Rugani e il sampdoriano Gabbiadini. Tutti e tre avevano disputato le partite dell'8 marzo.
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E'
stato davvero lungo il periodo intercorso dall'8 marzo, quando la Fiorentina ha giocato a Udine l'ultima partita, al giorno in cui al Centro Sportivo Davide Astori sono ripresi gli allenamenti individuali dei giocatori e poi quelli di gruppo. Sembra passato davvero un secolo. Tante le cose che sono successe nel mondo ed anche in casa viola. E proprio di queste ultime raccontiamo quelle più rilevanti.
ALTRI VIOLA Il giorno dopo, il 14 marzo, la società di Rocco Commisso comunica che anche il capitano German Pezzella e Patrick Cutrone hanno contratto il coronavirus. Come Vlahovic anche loro vengono curati a casa. I tre giocatori, purtroppo, non sono gli unici malati in casa viola. Ce ne sono altri otto tra i dipendenti tra cui il medico sociale, il dottor Luca Pengue (ricoverato in ospedale per alcuni giorni), e al fisioterapista Stefano Dainelli.
GARA SURREALE In Friuli la squadra di Iachini va due volte. La sfida di sabato 29 febbraio (alle 18) viene rinviata sei ore prima dell'inizio (alle 12). Così la Fiorentina, già a Udine dalla sera prima, è costretta a tornare a Firenze. Il match si disputa alla stessa ora otto giorni più tardi, naturalmente a porte chiuse. Non è un bell'incontro, ma d'altronde, con il clima che si respira intorno, non è facile giocare. Quella tra bianconeri e viola è la terzultima gara che si disputa in Italia prima della lunga sosta, la quartultima di una formazione del nostro paese (l'Atalanta scenderà in campo due giorni dopo a Valencia, vincendo 4-3, e qualificandosi per i quarti di finale di Champions). BLOCCO TOTALE Martedì 10 marzo, nel pomeriggio, la Fiorentina comunica che, dal giorno successivo, tutti gli allenamenti della prima squadra sono sospesi fino a data da destinarsi e che il Centro Sportivo Davide Astori rimarrà chiuso.
Dusan Vlahovic
FORZA E CUORE Il 17 marzo il presidente Rocco Commisso con la famiglia viola scende in campo con una donazione di 125.000 euro alla Fondazione Careggi e un'altra del medesimo importo alla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus. La Fiorentina lancia l'iniziativa con l'obiettivo minimo di raggiungere la cifra di 500.000 euro. La raccolta fondi serve per sostenere i principali ospedali cittadini che si occupano dell'emergenza sanitaria legata al coronavirus. Il denaro raccolto è stato, poi, utilizzato per fornire strumenti e attrezzature necessarie al personale per combattere il Covid19. Grazie alle generosità di migliaia di fiorentini, ma anche di tanti stranieri (soprattutto americani), dei giocatori e di tutti i tesserati e dipendenti viola è stata raggiunta la considerevole cifra di 872.417 euro. La raccolta fondi si è conclusa il 12 maggio.
ONORANZE FUNEBRI 24 h su 24 h OFISA
CAPPELLE DEL COMMIATO FIRENZE: Viale Milton 89/91 - Via Caccini 17 - Via delle Panche 56
PARCHEGGIO INTERNO Ag. Careggi - Via Caccini 17 Firenze - Tel. 055 41 66 71 Ag. Bellariva - Via Aretina 57/r Firenze - Tel. 055 66 09 22 Ag. Isolotto - Via Mortuli 29/r Firenze - Tel. 055 71 31 695 Ag. Ponte di Mezzo - Via Carlo del Prete 22/r Firenze - Tel. 055 07 39 889 Ag. Campo di Marte - Viale dei Mille 2/Gr Firenze - Tel. 055 07 32 491 Ag. Torregalli - Via di Scandicci 310/b Firenze - Tel. 055 70 73 25 Ag. Sesto Fiorentino (Fi) - Via Pascoli 1 - Tel. 055 44 43 16 Ag. Scarperia (Fi) - Via Roma 14 - Tel. 055 84 61 29
Viale Milton, 89 - Firenze - tel 055 48 98 02 - info@oftspa.it - www.ofisa.it
| 35 | BS| 29 maggio 2020 DUE MESI SURREALI RIBERY E L'AMICO RAPPER Il fuoriclasse francese fa, come i suoi compagni, numerose donazioni in questo periodo. Il 29 aprile Kops, un rapper francese suo amico, racconta che Franck ha messo a disposizione un aereo privato per permettere alla sua mamma di rientrare a Marsiglia da Algeri.
Daniele Pradè
RINVIATA LA FINALE La Primavera viola di Emiliano Bigica sperava di poter regalare al presidente Rocco Commisso il primo trofeo della sua gestione. La Fiorentina, dopo aver eliminato Genoa, Milan e Juve, aveva raggiunto la finale. Ma il 19 marzo la Lega stabilisce che la sfida con il Verona prevista per il 10 aprile verrà disputata in data da destinarsi. FINALMENTE GUARITI La Fiorentina il 5 aprile comunica che i suoi giocatori Vlahovic, Pezzella e Cutrone sono risultati negativi al Covid19. E' davvero una bella notizia. IL CUORE GRANDE DELLA FIESOLE Tra metà marzo ed aprile l’associazione“Dalla Curva Fiesole con tutto il cuore” raccoglie diverse migliaia di euro per aiutare chi è in prima linea per combattere il coronavirus. I tifosi viola donano 2.000 mascherine al reparto Covid dell'Ospedale Palagi ed altre alla Misericordia di Firenze, alla Fratellanza Militare ed altre associazioni. CAPITANO STRAORDINARIO Chi indossa la fascia, in casa viola, è da sempre non solo un bravo giocatore ma anche una persona di grande spessore. German Pezzella, guarito dal virus, fa, in silenzio come tutti i suoi compagni, diverse donazioni. Il 27 aprile si viene a sapere (non da lui) che grazie al suo contributo il Comune di Firenze ha acquistato una cinquantina di pacchi per i pasti per le famiglie fiorentine bisognose.
ALTRI 6 CONTAGIATI A seguito dei controlli di laboratorio effettuati nel pomeriggio di ieri, il 7 maggio la Fiorentina comunica che sono stati identificati 3 atleti e 3 dello staff tecnico-sanitario positivi al Covid 19. La Società ha provveduto come da protocollo a proseguire l’isolamento delle persone coinvolte. Per il rispetto delle norme sulla privacy non vengono comunicati i nomi delle persone affette dal virus. FINALMENTE SI RIPRENDE Iniziano l'8 maggio le visite mediche e i primi allenamenti individuali dei giocatori viola al Centro Sportivo Davide Astori. Si va verso un lento ritorno alla normalità. Ritorna a Firenze anche Ribery, l'unico tra i calciatori della Fiorentina ad aver trascorso questo periodo all'estero e per la precisione nella sua casa di Monaco di Baviera. L'attaccante francese si sottopone al tampone appena arrivato in città e risulta negativo. Per la normativa in vigore, non può riprendere subito gli allenamenti al Centro Sportivo ma per alcuni giorni li svolge a casa sua. GLI ALLENAMENTI DI SQUADRA Dal 18 maggio possono riprendere gli allenamenti di squadra con l'uso del pallone. Dopo numerosi incontri tra le parti, l'autorizzazione del governo arriva nel pomeriggio del 13 maggio. Ma poco dopo la Lega contesta alcuni punti del protocollo ritenuti inapplicabili. E così la ripresa degli allenamenti di gruppo slitta di alcuni giorni. La Lega di serie A nel contempo vorrebbe iniziare il campionato il 13 giugno o al massimo la settimana successiva. DANIELE PRADE' Il direttore sportivo viola a Sky Sport 24 il 14 maggio racconta di aver contratto il Covid 19 e di aver contagiato tutti i suoi familiari (compreso lui 9 persone) dopo il suo ritorno a Roma (allora stava bene) l'11 marzo.
In accordo col club il tecnico della Primavera Emiliano Bigica lascia dopo 5 finali e una Coppa Italia E' guarito dopo 48 giorni, durante i quali il presidente della Fiorentina Rocco Commisso, sua moglie Catherine e Joe Barone gli sono stati vicino, telefonandogli più volte il giorno. La domenica di Pasqua gli è poi arrivato per e mail il rinnovo del contratto da parte della società per la stagione 2020/21. LA FIESOLE CONTRO LA RIPRESA DEL CAMPIONATO Con un duro comunicato, il 14 maggio, i tifosi della curva Fiesole si dichiarano contrari al proseguimento del campionato. Sostengono tra l'altro che "nel bel mezzo di unapandemia, con centinaia di persone che ci lasciano ogni giorno, con i lavoratori delle categorie più a rischio che ad oggi non riescono ancora ad accedere ai test per verificare il proprio stato di salute, pensare alla ripartenza della serie A è inaccettabile. Se ripartirete lo farete da soli e insieme al vostro profitto, avrete anche il nostro disprezzo per questa follescelta". BIGICA LASCIA La Fiorentina il 15 maggio comunica che "Emiliano Bigica non sarà l’allenatore della formazione Primavera per la stagione 2020/21. Il Club viola ringrazia il tecnico per la serietà e la professionalità mostrate nelle tre stagioni alla guida della Primavera, con la quale ha conquistato la Coppa Italia nella Stagione 2018/19, raggiunto una finale Scudetto, una finale Viareggio Cup, una finale Supercoppa ed è approdato infine alla finale di Coppa Italia nella stagione corrente". La decisione è stata presa di comune accordo tra le parti. ANCHE CACERES E' STATO POSITIVO Il difensore uruguayano rivela il 18 maggio di aver avuto il virus a marzo. Ora, però, finalmente è guarito.
CittĂ in ginocchio . Ć‹/!.2+*+Ć‹ %10%
| 37 | BS| 29 maggio 2020 I NUMERI DELLA TRAGEDIA
Oltre 350 morti e 22mila posti di lavoro messi a rischio a causa dell’emergenza Covid Soltanto a Firenze e Provincia ben 7mila aziende potrebbero chiudere entro il 2020
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ue mesi di emergenza totale, tremilatrecento contagiati e oltre trecentocinquanta morti, solo a Firenze e provincia. Sono numeri di metà maggio, i numeri della guerra contro il coronavirus che ha coinvolto in modo drammatico anche la nostra città . Un qualcosa di mai visto che ha cambiato la vita e le abitudini di tutti, costringendoci al confinamento tra le mura domestiche, all’isolamento e, per molti cittadini, all’interruzione totale dell’attività lavorativa.
Il servizio sanitario ha dovuto affrontare un autentico tsunami, con i suoi operatori costretti a sostenere uno stress altissimo dovuto al sovraccarico delle strutture ospedaliere. Guerrieri che hanno dato prova di un coraggio e di una forza morale straordinarie, conducendo la battaglia in prima linea contro il virus, nonostante l’iniziale deficienza degli strumenti di protezione e alcune carenze e ritardi organizzativi. Medici, infermieri uniti per fronteggiare un nemico oscuro e spesso anche chiamati al sostegno morale di malati completamente isolati dalle loro famiglie.
Botteghe storiche e società sportive necessitano di un intervento per restare a galla A pagare il dazio, spesso purtroppo con la vita, sono stati gli anziani, i piÚ deboli, coloro che erano già colpiti da precedenti patologie. Una tragedia che ha gettato nello sconforto intere famiglie, improvvisamente costrette a piangere i propri cari senza averli potuti assistere e senza funerali. Il coronavirus, poi, ha portato con sÊ un ulteriore nemico destinato ad avere effetti altrettanti duraturi: la crisi economica. Tantissime attività sono state costrette a chiudere i battenti. La città turistica per eccellenza si è trasformata in città fantasma. Strade deserte, musei, monumenti e luoghi di culto sbarrati, bambini e ragazzi a casa senza piÚ la scuola. Campi sportivi e palestre sprangate, con le società dilettantistiche sull'orlo del fallimento. Bar, ristoranti, botteghe storiche e aziende ridotti sul lastrico e a forte rischio, visti i cambiamenti di abitudini di vita che sembra riservarci il futuro. Secondo un’indagine commissionata da Confcommercio all’istituto Format Research, nella provincia di Firenze sono a rischio 3 milardi di euro di valore aggiunto e 22mila posti di lavoro. Ben 35mila aziende, durante il periodo di lockdown, hanno dovuto chiudere, azzerando o quasi i propri introiti. Di queste ben 7mila imprese di commercio, ristorazione, ricezione turistica e di servizi sono a rischio sopravvivenza nel giro dell’anno 2020. Un grido d’allarme che non può restare inascoltato e che necessita di un aiuto concreto da parte delle istituzioni. PerchÊ Firenze adesso deve essere sostenuta e aiutata a ripartire. Poi, come ha sempre fatto nella sua grande storia, saprà reggersi sulle proprie gambe e tornare forte e splendente, anche piÚ di prima.
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BS| 29 maggio 2020
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VADEMECUM ANTI COVID
Distanza e igiene delle mani restano regole fondamentali
Come ripartire per non tornare indietro E’ iniziata la fase della convivenza col virus ma è vietato abbassare la guardia Mascherina e guanti i compagni di viaggio da usare in modo rigorosamente corretto
nouso vanno messi
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sui mezzi pubblici e
L
a macchina Italia si sta rimettendo in
nei negozi (soprat-
moto. Dopo il dramma esistenziale
tutto supermercati)
della fase 1 vera e propria prova del
in assenza del gel
fuoco sulla nostra capacitĂ di sopravvivere
disinfettante,
alla possibile fine del consumismo è inizia-
che
però dovrebbe esse-
ta la fase 2, dilatatasi rapidamente a 3. Con
re sempre presente
il governo che ha delegato la gestione della
all’ingresso. L’uso dei
ripartenza agli enti locali, comuni e regioni,
guanti
che erano solo in attesa del “bomba libero
comunque
non esclude, anzi in-
tutti�. Adesso è iniziata ufficialmente la fase
tegra, il lavaggio delle
di convivenza con il virus. Si andrĂ avanti
mani, uno dei modi piĂš
tenendo sottocchio i dati giornalieri, pron-
semplici ed efficaci per
ti ad aprire sempre di piĂš (dipenderĂ dai
tenere lontano il virus.
numeri). Regole rigidissime guideranno le riaperture degli esercizi commerciali.
Acqua e sapone uno
Tra distanze da mantenere e sanificazioni
qualsiasi ogni volta
ci sarĂ da tribolare parecchio. Molto sarĂ
che c’è un lavandino a‌
anche affidato alla coscienza e alle risorse
portata di mano. Sfre-
personali di ognuno di noi (leggasi siste-
gando bene dita, palmo
ma immunitario). In attesa di un vaccino,
e dorso per almeno 60
che però potrebbe arrivare fra parecchio tempo (o
secondi. Dopo l’uso ma-
forse mai). In questi casi, infatti, la fretta non è una
E allora ci saranno indispensabili come
scherine e guanti vanno
non mai i nostri ormai inseparabili compagni di
gettati nei rifiuti indifferenziati.
dagli ospedali alla strada. Il deserto urbano sarĂ
viaggio, mascherine e guanti. PerchÊ l’allarme si è
Insomma, l’importante sarà non dimenticare tutto
solo un ricordo: tante persone si ritroveranno fuori,
solo attenuato, non è cessato. In Toscana è obbliga-
quello che abbiamo imparato in questi due mesi
faccia a faccia, e le auto ricominceranno a circolare
torio indossare la mascherina negli spazi chiusi, sui
di zona rossa e farne uno stile di vita. I virus sono
normalmente. SarĂ necessaria grande attenzione,
mezzi pubblici e all’aperto in caso di affollamento.
“creature� bizzose e imprevedibili, lunatiche e poco
perchĂŠ diventerĂ quasi impossibile mantenere le
Non va parcheggiata sulla fronte o sul mento o in
affidabili. Spesso si trasformano e ricominciano a
giuste distanze (un metro? due metri?).
tasca se non in un sacchetto pulito. I guanti mo-
fare danni sotto falso nome.
buona consigliera. Adesso la prima linea si sposta
Ć‹ Äš , Ć‹ Ć‹ Ć‹
I
l Brivido Sportivo è finalmente tornato in stampa e presto, prestissimo tornerà anche la nostra rubrica dedicata alla salute, al benessere psicofisico e all’alimentazione. Già dal prossimo numero del nostro giornale, previsto per il 5 di giugno, troverete gli imperdibili consigli per restare in forma e salvaguardare la vostra salute attraverso una dieta sana e corretta. Suggerimenti sugli alimenti piÚ ricchi di quelle vitamine indispensabili per affrontare periodi di difficoltà come quello che stiamo vivendo e anche
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qualche ricetta per gustarli al meglio, per ottenere la carica e le energie necessarie in modo appetitoso e gradevole al palato. Consigli firmati da Catia Cecchini e garantiti dalla serietà e competenza di Ermete Srl. Una rubrica fissa sulle colonne del Brivido, dedicata alle persone, per questo, se avete qualche domanda o curiosità da soddisfare siamo a vostra disposizione: non dovete far altro che mandarci una mail all’indirizzo
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