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VIOLA100 - CAPITOLO 7

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LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

CAPITOLO 7 | 1986 - 96 | SI TORNA A VINCERE

CAPITOLO 7

1986-96 | SI TORNA A VINCERE

A cura di MUSEO VIOLA

Editore e pubblicità SPORTMANAGER GROUP

TESTI A CURA DI: MASSIMO CERVELLI

HANNO COLLABORATO: DAVID BINI, TOMMASO BORGHINI, MAURO MOSCHINI

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: ROSSANA DE NICOLA

Stampa Baroni e Gori

Supplemento al Brivido Sportivo

Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione

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LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE
SI TORNA A VINCERE

Si torna a vincere

La decrescita infelice dei Pontello culmina con la cessione di Baggio. Mario Cecchi Gori diventa presidente Dopo l’onta della serie B e la morte di Marione, il timone a Vittorio. Ecco Batistuta e la Coppa Italia

Il temporale di inizio giugno lascia segni profondi sulla Fiorentina. La proprietà Pontello, entrata nel calcio con grandissime ambizioni, è logorata dai continui bracci di ferro con il potere calcistico e fa un passo indietro. Nassi, che ha pronta la coppia d’attacco Van Basten-Diaz per scalare la classi ca, viene sollevato dall’incarico di direttore e Agroppi da quello di allenatore. Il 1° luglio 1986 la presidenza viene assunta da Pier Cesare Baretti, storico giornalista di “Tuttosport” e direttore della Lega Calcio. La scelta è un chiaro disimpegno della famiglia. La squadra viene ridimensionata, con un massiccio taglio degli ingaggi che segue le cessioni eccellenti già decise (Galli e Massaro al Milan, Passarella all’Inter). Anche lo sponsor, con Crodino che sostituisce sulle maglie il marchio Opel, fotografa il ridimensionamento. In panchina arriva Eugenio Bersellini, mentre si preparano nuovi addii: a ne stagione Antognoni, dopo quindici anni, lascia la Fiorentina, andando a concludere la sua carriera a Losanna; Oriali appende le scarpe al chiodo e Gentile va a Piacenza, con cui disputerà l’ultimo anno da calciatore. Viene allestita una squadra normale, che stride con gli anni precedenti. Galli viene sostituito da Landucci, dal Lecce arriva Di Chiara e dal Milan l’esperto Maldera, protagonista negativo dell’eliminazione in Coppa UEFA subita dal Boavista.

Baretti ha l’umiltà di ascoltare e capire gli umori della piazza e di iniziare un lavoro con la tifoseria per farla sentire parte dei progetti societari. Attenzione particolare viene dedicata a Roberto Baggio, arrivato l’estate prima a Firenze ma fermo per il grave infortunio: per il suo recupero viene chiamato Carlo Vittori, che era stato il preparatore atletico di Pietro Mennea. La stagione è brutta e di cile. La difesa è solida ed esperta (a Contratto, Gentile e Pin si aggiunge il ritorno di Galbiati); in mezzo al campo non mancano classe ed esperienza (gli ultimi lampi di Antonio e Oriali, il dinamismo di Onorati, la forza di Berti, l’equilibrio garantito da Battistini), ma il gioco non decolla e l’unico obiettivo diventa la salvezza. L’11° posto (nona posizione, a pari merito con Torino e Como, ma peggiore classi ca avulsa) testimonia il grigiore della stagione 1986-87, illuminata solo dalle reti di Ramon Diaz, puntero mancino di gran classe, dotato di un formidabile tiro: dieci dei trenta gol segnati dalla Fiorentina sono suoi. Il primo gol in viola di Baggio, a Napoli su punizione, sigilla la salvezza. Nell’estate 1987 accade un nuovo ribaltone, con l’arrivo in panchina di Sven Goran Eriksson, tecnico di prim’ordine e grande signore. Baretti annuncia la costruzione di una squadra giovane destinata a crescere ed a divertire il pubblico.

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Gli acquisti, ad eccezione di Bosco, non danno il contributo sperato. La coppia Baggio-Diaz incanta a San Siro, nel successo in casa del Milan alla 2a di campionato, ma la stagione non decolla, complice anche la morte di Baretti in un incidente di volo il 5 dicembre 1987. Eriksson, profeta del gioco a zona trova di coltà nell’infondere il suo credo calcistico alla Fiorentina, con la difesa a data al lento libero svedese Hysen da lui espressamente voluto. La stagione nisce con un deludente ottavo posto, a causa dei brutti risultati in trasferta, in una serie A tornata ad essere giocata da 18 squadre. Nel 1988-1989 la squadra ha assimilato il credo tattico propugnato da Eriksson, aiutato in panchina, come l’anno precedente, da Sergio Santarini. La Fiorentina cede nel mercato estivo Diaz e Berti all’Inter; arrivano Carlos Dunga, acquistato nel complesso a are Socrates, che si a erma subito come leader; il bomber Pruzzo, a ne carriera; i centrocampisti Salvatori e Mattei e, in prestito, Stefano Borgonovo che formò con Baggio la B2, devastante coppia d’attacco: Roby crea e Borgo segna.

Viene comprato anche un attaccante uruguayano, Diego Aguirre, impiegato solo in Coppa Italia e poi tagliato, puntando ad acquistare l’attaccante algerino Rabath Madjer, a are che però non si concretizza. Il settimo posto, conquistato grazie al rendimento casalingo dove spicca il successo (4-3) contro l’Inter dominatrice del torneo, vale lo spareggio con la Roma per la quali cazione alla Coppa UEFA. La Fiorentina vince (1-0) con l’unico gol di Pruzzo in maglia gigliata, realizzato contro la sua ex squadra. Raggiunta l’Europa Sven torna al Ben ca. A Firenze arriva, dal Cosenza, Bruno Giorgi, il tecnico che aveva fatto esordire Baggio nel Vicenza. La panchina viola è la sua grande occasione, ma nasconde un sacco di insidie. La prima, insormontabile, è il distacco fra proprietà e tifoseria. I Pontello sono al termine della loro avventura nel calcio e il pubblico non accetta l’anonimato imposto alla squadra, dopo i tanti proclami lanciati negli anni precedenti.

Nel1989-90 Borgonovo torna al Milan, arriva l’irruento centravanti argentino Oscarone Dertycia, che segna il primo gol alla 12a e, a gennaio, con la lesione al legamento del ginocchio destro, chiude sostanzialmente la propria esperienza in viola, dove ha maturato anche uno strano caso di alopecia. Lubos Kubik, interno cecoslovacco di gran classe, viene acquistato dopo una complicata vicenda internazionale e arriva il mediano Beppe Iachini che conquisterà il pubblico con la sua grinta e generosità. I lavori allo stadio per Italia 90 costringono la squadra a disputare le partite casalinghe ad Arezzo, Pistoia e, soprattutto, Perugia. In campionato la Fiorentina resta coinvolta no alla ne nella lotta per

1988-89, Baggio e Borgonovo

non retrocedere, mentre in Coppa UEFA elimina or ore di avversarie: Atletico Madrid, Sochaux (con l’espulsione di Faccenda al 3’ nella gara di ritorno), Dinamo Kiev, Auxerre, Werder Brema, conquistando la nale contro la Juventus. La difesa in campionato è un colabrodo, ma in Coppa è quasi insuperabile: tre reti al passivo in dieci partite. L’invasione di campo di un tifoso, nella semi nale contro il Werder, costa cara alla Fiorentina: squali ca del campo e pessima scelta di giocare il ritorno ad Avellino, feudo bianconero. Giorgi in 30 partite di campionato ottiene solo 5 vittorie e viene esonerato dopo il pareggio casalingo contro il Cesena. In panchina nelle semi nali contro il Werder, doppio pareggio con gol in trasferta a favore della Fiorentina, nelle ultime quattro gare di serie A c’è Ciccio Graziani, con il suo trench, che conquista cinque punti. Con Dunga in mezzo al campo e Baggio davanti una squadra può a rontare qualsiasi avversario: anche nella decrescita infelice dei Pontello troviamo la nostra ragion d’essere, con l’ambita nale di Coppa UEFA contro la Juventus.

La Fiorentina entra nella storia del calcio europeo, disputando le tre nali delle competizioni UEFA: Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e UEFA. La nale d’andata viene decisa dall’arbitro Soriano Aladren che convalida un gol di Casiraghi provocato da un clamoroso fallo su Pin. Il 3-1 nale è frutto anche degli errori di Baggio, destabilizzato dall’imminente cessione ai bianconeri. Nel ritorno di Avellino, in un ambiente ostile, la Fiorentina non riesce a ribaltare il risultato. Alla be a segue il danno: il giorno dopo viene u cializzata la cessione di Baggio alla Juventus, trasmessa in diretta radiofonica dalla sede della società. La protesta dei tifosi assume, nelle manifestazioni e negli scontri di piazza, le caratteristiche di una vera rivolta e del ripudio della proprietà. Pochi giorni dopo i Pontello cedono il club a Mario Cecchi Gori, grandissimo produttore cinematogra co che ha segnato la storia del cinema italiano (Il sorpasso, L’Armata Brancaleone, i numerosi successi di Nuti e Verdone e l’Oscar vinto da Salvatores con Mediterraneo). Mario aveva un’altra grande passione, oltre al cinema. Una passione condivisa, n dall’inizio del loro rapporto, con la moglie Valeria: la Fiorentina. C’è poco tempo per allestire una nuova squadra, Cecchi Gori conferma la scelta di Lazaroni allenatore, coadiuvato da Amarildo, e ettuata dalla precedente proprietà. Poche certezze, a partire dalla leadership di Dunga, da Di Chiara, abbassato da ala ad esterno di fascia, dal “Giovane, giovane, giovane Malusci!”, già impiegato titolare nella stagione precedente.

La Fiorentina 1988-89

Inin uenti l’acquisto del capitano rumeno Lacatus e il ritorno di Borgonovo; molto positivo, invece, l’arrivo a novembre di Massimo Orlando, arrivato dalla Juventus mostrando classe, spavalderia ed esuberanza, e il prestito di Fuser. Un campionato deludente, concluso con un dodicesimo posto e una giornata di grande soddisfazione il 6 aprile 1991. Coreogra a, con i cartoncini viola bianchi e rossi, rimasta nella storia con i contorni del Cupolone, della Torre d’Arnolfo e di Palazzo Vecchio sulla curva Fiesole. Gol vincente di Fuser su punizione contro la Juventus, nel giorno del ritorno di Baggio a Firenze e del suo ri uto di calciare un rigore, accentuato dalla sciarpa viola raccolta e messa sulla spalla e dalla grande parata di Mareggini sul penalty di De Agostini. Quella dei Cecchi Gori è una proprietà importante, vogliosa di soddisfare la piazza, ma, praticamente n dall’inizio, minata da una diarchia con ittuale fra Mario e Vittorio: l’uno assume direttori sportivi, l’altro li s ducia in partenza. Quello che Marione costruiva di giorno, il glio Vittorio lo smonta la notte.

Una sorta di tela di Penelope che porta a cambiare allenatori e direttori sportivi. Il caso di Luciano Moggi è paradigmatico.

Lazaroni viene confermato, per la gioia di Mai dire gol della Gialappa’s Band che esalta il suo italo-brasiliano impossibile. Arrivano giocatori importanti, il centrocampista brasiliano Mazinho, il fantasista Maiellaro, il centravanti Branca e un altro centravanti Gabriel Batistuta, capocannoniere dell’Argentina in Coppa America, scoperto da Vittorio Cecchi Gori che vedeva la manifestazione per seguire il centrocampista Latorre acquistato dalla Fiorentina. Torna dal Milan Stefano Carobbi, uno dei migliori terzini della sua generazione, grandi doti tecniche e atletiche, pur essendo destro giocava benissimo a sinistra. La squadra non va e Lazaroni viene esonerato dopo la seconda scon tta interna con la squadra viola a tre punti dopo cinque partite, scatenando l’ira di Vittorio. La squadra viene a data a Radice che imposta un rassicurante 4-4-2 e la conduce al 12° posto. I nuovi acquisti tradiscono: Mazinho non si ambienta; Maiellaro comincia bene, ma non regge la pressione ed anche Branca ha un rendimento limitato, così come Borgonovo. La vera rivelazione è Gabriel Batistuta che supera la di denza di chi lo paragonava ad Oscarone Dertycia, segnando 13 gol in 27 partite. Nel corso del campionato 1991-92 allo stadio viene assegnato il nome di Artemio Franchi, in onore del grande dirigente sportivo toscano morto in un incidente automobilistico il 12 agosto 1983. Franchi, a lungo presidente FIGC, era, al momento della morte, presidente UEFA e vicepresidente FIFA.

La Fiorentina 1989-90

Fin da bambino era stato un appassionato tifoso viola, aveva lavorato come segretario della Fiorentina nel 1951-52 e, nché sono esistiti, era socio del club. Il 26 novembre 1991 il Comune di Firenze delibera l’intitolazione dello stadio Comunale ad Artemio Franchi. Trascorsi i necessari tempi tecnici, la prima partita u ciale giocata al “Franchi” è stata FiorentinaSampdoria del 5 gennaio 1992. La preparazione del campionato 1992-93, trovato un grande centravanti, comincia con grandi ambizioni, ed anche con la traumatica messa fuori rosa di Dunga da parte di Vittorio. Le operazioni di mercato supportano le ambizioni: arrivano E enberg, capitano della Germania, Brian Laudrup, campione d’Europa con la Danimarca, Ciccio Baiano, acquistato dal Foggia miracolo di Zeman, per far coppia con Bati, il terzino Carnasciali e Di Mauro. Alla 5a giornata, imbattuta, la Fiorentina s da a viso aperto il Milan di Capello, perdendo nettamente (3-7), ma alla sosta del 13 dicembre i viola sono secondi in classi ca a 8 punti dal Milan. Radice ha impostato una squadra o ensiva che diverte e sembra in crescita. La situazione degenera alla ripresa del campionato. La Fiorentina perde in casa contro l’Atalanta (0-1) e Vittorio, negli spogliatoi, si scaglia contro Radice, esonerandolo. Viene assunto Agroppi. Il tecnico piombinese è da tempo senza allenare ed è diventato un accusatore del calcio italiano dagli schermi della Domenica Sportiva, inviso ai vertici federali ed ai grandi club.

La discesa viola è impressionante: nelle prime tre partite nessun gol ed un solo punto. La squadra non riesce a calarsi nella nuova situazione e precipita, mentre dilaga l’indisciplina. Con Agroppi, in 15 partite la Fiorentina fa dieci punti, vincendo solo contro Pescara e Cagliari. Dopo la scon tta in casa della Juventus (3-0 alla 29a giornata) viene sostituito dalla coppia

Chiarugi-Antognoni che, nelle restanti 5 gare fanno 5 punti, ma il 6-2 al Foggia, all’ultima giornata è inutile perché la Roma salva l’Udinese. Una retrocessione incredibile: con Batistuta, E enberg e tutti gli altri! Una squadra fatta per andare in Europa e che, dopo 55 anni torna in B. Nessuno se ne va, restano tutti i giocatori migliori: è questa la risposta di Mario Cecchi Gori che, nel momento più buio, detta la linea.

Viene scelto il tecnico della rinascita: Claudio Ranieri, un giovane allenatore che ha già portato il Cagliari dalla C alla A e il Napoli in Coppa UEFA. Il cambio di passo si vede già nel ritiro di Roccaporena, disciplina e applicazione tattica.

La Fiorentina 1992-93

Arrivano giocatori che completano la squadra: il giovane portiere Toldo, l’esperto difensore Pasquale Bruno, il gioiellino Robbiati, alcuni giovani tra cui il mediano Tedesco, vengono aggregati ai titolari Amerini, Flachi e Banchelli. La Fiorentina in B è una corazzata in mezzo a dei pedalò, e Ranieri utilizza abbondantemente i più giovani. La vittoria del campionato è obbligatoria, non prevede festeggiamenti e neppure premi partita. Purtroppo Mario Cecchi Gori non può assistere alla risalita, si porta nella tomba la croce della retrocessione, così come l’aveva chiamata: muore per un infarto il 5 novembre. Al suo funerale, in piazza Santa Croce, oltre ventimila orentini gli rendono omaggio con una manifestazione di enorme a etto e la bara coperta da una grande bandiera viola. È di nuovo serie A e la Fiorentina non ragiona da neopromossa. C’è un nuovo direttore sportivo, Oreste Cinquini che ragiona in sintonia con Ranieri. Il club cede E enberg e compra dal Ben ca un giovane centrocampista ricercato dalle principali squadre europee: Manuel Rui Costa, 22 anni, grossissime qualità

tecniche, grande corsa, abnegazione, in poche parole un uomo squadra. Si cerca il grande colpo anche in difesa, acquistando Marcio Santos campione del mondo con il Brasile, ma non avrà l’e etto sperato. Dal Torino vengono acquistati anche Cois e Sottil. Il campionato 1994-95 introduce 3 punti per la vittoria e l’inizio dei viola è travolgente. Baiano, che l’anno prima ha giocato poco, si dimostra la spalla ideale: crea spazi, porta via i difensori e Gabriel segna. Batistuta è implacabile, segna consecutivamente nelle prime undici giornate (13 gol) stabilendo il nuovo record – il precedente era del bolognese Pascutti, sempre in gol nelle prime dieci giornate. Trascinata dal suo centravanti la Fiorentina è terza, assieme alla Lazio, a due punti dal Parma e uno dalla Juventus. È proprio la partita in casa dei bianconeri, alla 12a, che segna il proseguo del torneo: gigliati in vantaggio per 2-0 no a un quarto d’ora dalla ne e poi buio nero, doppietta di Vialli in 3’ e gol di Del Piero nel nale. La Juve della Triade e di Lippi si appresta a conquistare il primato, mentre i viola, piano piano, si allontanano dall’alta classi ca: 25 punti nelle prime tredici giornate e 22 nelle restanti venti. Emergono i limiti strutturali della difesa, con un clamoroso 8-2 subito in casa della Lazio, e della rosa. Il piazzamento nale è il 10° posto, con cinque scon tte nelle ultime sei gare. È, comunque, una squadra con una base importante su cui lavorare per ra orzarsi. Batistuta è il capocannoniere della serie A con 26 reti e “corre alla bandierina il bomber della Fiorentina”, come canta la Curva Fiesole contagiando tutto lo stadio.

Batistuta alza la Coppa Italia 1995-96

Nel 1995-96 compaiono i nomi sulle maglie con la numerazione ssa (da 1 a 99) dei calciatori. È una stagione attesa con trepidazione dai sostenitori gigliati. Ranieri, al suo terzo anno sulla panchina viola, concorda con Vittorio e Cinquini una grossa campagna acquisti che permetta di fare il salto di qualità. La difesa è il reparto su cui l’allenatore chiede di intervenire pesantemente, confermando come titolare il solo Daniele Carnasciali. Michele Serena è l’altro terzino, l’uomo adatto per dare spinta sulla fascia e, con la sua velocità, garantire le chiusure della diagonale difensiva. Nuova e di livello è la coppia centrale, composta da Amoruso e da Padalino. Anche il centrocampo è rivoluzionato con l’arrivo dall’Arsenal dello svedese Schwarz, di Bigica, dal Bari nella stessa operazione che ha portato Amoruso, e del valido Piacentini, preso dalla Roma. Il 4-4-2 di Ranieri è reinterpretato con protagonisti di maggiore valore e in chiave più o ensiva, contando, anche quando la Fiorentina non riesce ad imporre il proprio gioco, sulla capacità realizzativa di Batigol, in grado di far saltare il tavolo in qualsiasi momento. In campionato il Milan fa corsa a sè, anche se la compagine viola sembra poterlo tallonare. Lo scontro diretto è alla 15a giornata del girone d’andata, i gigliati sono reduci da un netto successo a Bergamo. Lo scontro diretto al “Franchi” con i rossoneri guidati da Capello, che hanno un punto in più in classi ca, nisce con un pareggio (2-2). La Fiorentina non si disunisce nemmeno nel girone di ritorno e conclude il campionato al terzo posto alla pari della Lazio, diventato quarto per i risultati degli scontri diretti,

e si quali ca, dopo sei anni, per la Coppa UEFA, ma non la disputerà...

Il percorso in Coppa Italia è trionfale, ed è curato passo dopo passo, dal faticoso successo di Ascoli (12) a ne agosto, passando per la vendemmiata di Lecce (0-5), la doppia vittoria contro il Palermo nei quarti di nale e quella, spettacolare, contro l’Inter scon tta prima a Firenze (3-1) con tripletta di Bati e poi a San Siro (0-1) con un gol dell’argentino. La Fiorentina dopo sei vittorie in sei partite s da l’Atalanta in nale. La partita d’andata, il 2 maggio a Firenze, vede i bergamaschi arroccarsi, scon tti solo da un gran gol di Bati. Nel match di ritorno, il 18 maggio, accompagnati da cinquemila tifosi, i viola dominano e vincono agevolmente con gol di Amoruso e ancora di Batistuta, capocannoniere della manifestazione con 8 gol. La festa sul campo e sugli spalti di Bergamo ha un clamoroso prolungamento. La squadra arriva a Firenze alle 4 del mattino ed è accolta, allo stadio, da quarantamila tifosi. Si può, nalmente, dare sfogo alla gioia!

La Fiorentina festeggia la vittoria della Coppa Italia

Il Re Leone

Firenze s’innamora di Batistuta e la Fiesole gli dedica una statua

Gabriel Omar Batistuta arrivò a Firenze nell’estate del 1991, dopo aver vinto la Copa America con l’Argentina e la classi ca marcatori della competizione. Aveva 22 anni, essendo nato ad Avellaneda il 1° febbraio 1969, ed aveva esordito in Nazionale in un’amichevole giocata contro il Brasile pochi giorni prima dell’inizio della Copa. Il merito maggiore di Vittorio Cecchi Gori fu quello di innamorarsi di Gabriel e di volerlo portare subito a Firenze. La Fiorentina comprò per il Boca il centravanti Antonio Mohamed detto “El Turco” e venne opzionato e poi acquistato per una cifra di poco superiore ai 3 miliardi di lire anche Latorre, lasciato per una stagione al Boca. Quando arrivò a Firenze in una Fiorentina che aveva già due quotati centravanti (Borgonovo e Branca), nessuno si aspettava, pur lontanamente, l’impatto che ha avuto in maglia viola. Nelle nove stagioni giocate a Firenze, oltre a stabilire il numero delle reti segnate in serie A da un giocatore gigliato (152 in 8 campionati) ed a vincere Coppa Italia e Supercoppa, è stato il simbolo ed il trascinatore della Fiorentina, il suo biglietto da visita internazionale. E con un rapporto particolare con il pubblico gigliato, in particolare con la

Curva Fiesole, che lo esaltava e che lui esaltava a sua volta. Memorabili i festeggiamenti dei suoi gol: dalla corsa alla bandierina alla mitraglia. Un rapporto che portò la Curva, in occasione della sua centesima partita in serie A, a dedicargli una statua dorata in cartapesta. Una statua d’autore, alta circa tre metri e realizzata dagli artigiani del Carnevale di Viareggio.

Il 5 novembre 1995, pochi minuti prima dell’inizio di Fiorentina-Lazio, ebbe luogo la cerimonia di consegna, sotto la Curva Fiesole venne scoperto il monumento con l’immagine di Batistuta che a erra la bandierina, modalità con cui festeggiava i gol. Sul basamento dell’opera la scritta: “Al guerriero mai domo, duro in campo, leale nell'animo”. Bati si commuove, nel tripudio della Curva, e, parlandone con Rui Costa, matura un intento: in caso di gol correrà sotto la Fiesole per festeggiare sotto i tifosi e accanto alla statua, anche se questo gli costerà un’ammonizione. "Volevo ringraziare i tifosi con i fatti, non con le parole" spiega, dopo la partita, Batistuta. E, per la cronaca, di gol ne segna due, quelli che condannano la Lazio alla scon tta.

Gabriel Omar Batistuta

I Lavori

Il Mondiale di Italia 90 e il campionato della Fiorentina

Lo stadio di Firenze, scelto fra i dodici in cui venne disputata la Coppa del Mondo 1990, fu oggetto di una ristrutturazione, a data all’architetto Italo Gamberini, con l’e ettuazione di importanti interventi strutturali. Il progetto dovette tener conto dei vincoli esistenti. Nel 1983 lo stadio era stato dichiarato monumento nazionale e posto sotto la tutela della Soprintendenza. Conseguentemente ai vincoli, che impedivano la sopraelevazione delle tribune, fu scelto di abbassare il terreno di gioco, di circa 2,20 m., e di eliminare la pista di atletica leggera in modo da poter ampliare la capienza dello stadio attraverso nuove tribune. Inoltre, venne abbattuto il muro di cinta all’esterno dello stadio e sostituito con una recinzione metallica. Lo stadio aveva già ospitato la Coppa del Mondo 1934, in cui vennero giocate tre partite: l’ottavo dinale Germania-Belgio e le due partite del quarto di nale fra Italia e Spagna – fu necessaria la ripetizione dopo il primo incontro nito in parità dopo i tempi supplementari. Nel 1990 vennero giocati gli incontri del gruppo A della fase a gironi, escluse quelle dell’Italia tutte disputate a Roma; Stati Uniti-Cecoslovacchia, Austria-Cecoslovacchia, Austria-Stati Uniti. Lo stadio fu sede anche del quarto di nale tra Argentina e Jugoslavia che disputò qui la sua ultima partita in un Mondiale. Quindi, complessivamente, lo stadio di Firenze ha ospitato sette partite della Coppa del Mondo.

Le di coltà provocate dai lavori allo stadio hanno pesato sul rendimento complessivo della Fiorentina, contribuendo a un campionato condotto al di sotto delle aspettative, con la squadra in lotta per la salvezza no all’ultima giornata. I lavori di ristrutturazione hanno costretto la Fiorentina a disputare ben sette partite casalinghe lontano da Firenze. Si è trattato di trasferte “anomale”, giocate a Pistoia, Perugia e Arezzo: realtà riempite dal tifo viola, ma prive di quel legame emotivo e ambientale che caratterizza il fattore campo. Giocare lontano dal proprio stadio ha fatto la di erenza nei momenti decisivi. I risultati ottenuti in queste sette partite hanno confermato queste dicoltà: due vittorie, tre pareggi e due scon tte, per un bilancio complessivo di - 7 nella cosiddetta “media inglese”. Un rendimento deludente, che ha inciso sulla classi ca nale: giocando quelle gare a Firenze, la Fiorentina avrebbe raccolto qualche punto in più, senza rischiare la retrocessione.

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Lo stadio di Firenze nel 1990

I piazzamenti

La sintesi del decennio

Viola Azzurri

Gli allenatori

1986-87 Serie A Eugenio BERSELLINI

1987-88 Serie A DT Sven Goran ERIKSSON allenatore Sergio SANTARINI

1988-89 Serie A DT Sven Goran ERIKSSON allenatore Sergio SANTARINI

1989-90 Serie A Bruno GIORGI dalla 31a giornata Francesco GRAZIANI

1990-91 Serie A DT Sebastião LAZARONI allenatore AMARILDO

1991-92 Serie A DT Sebastião LAZARONI allenatore CAZZANIGA

dalla 6a giornata Luigi RADICE

1992-93 Serie A Luigi RADICE dalla 15a giornata Aldo AGROPPI

dalla 30a giornata Luciano CHIARUGI

1993-94 Serie B Claudio RANIERI

1994-95 Serie A Claudio RANIERI

1995-96 Serie A Claudio RANIERI

Palmares

1988 LA FIORENTINA VINCE IL TORNEO DI VIAREGGIO

1988-89 LA FIORENTINA VINCE IL CAMPIONATO ITALIANO ALLIEVI NAZIONALI

1992 LA FIORENTINA VINCE IL TORNEO DI VIAREGGIO

1995-96 LA FIORENTINA VINCE LA COPPA ITALIA PRIMAVERA

1995-96 LA FIORENTINA VINCE LA COPPA ITALIA

I Magnifici 11 del decennio

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