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RACCOLTA DI RACCONTI, POESIE E LEGGENDE DELLE VALLI PINEROLESI IN OCCITANO PROGETTO FINANZIATO DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA DI INTERVENTI PREV ISTI DALLA LEGGE 15 DICEMBRE 1999 N. 482 “NORME IN MATERIA DI TUTELA DELLE MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE” COORDINATO DALL’ASSESSORATO ALL A CULTURA DELLA REGIO NE PIEMO NTE – SETTOR E PRO MOZIONE DEL PATRIMONIO CULTURAL E E LINGUISTICO

TESTI TRATTI DA: Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, Assessorato alla Cultura, Lâ Draja, Alzani Editore, 1998 Associazione Culturale La Teto Aut, “Uno tero, uno lengo, un pople”, Graziella Tron – Centro Culturale Valdese, “La bënno dâ patouà”, Claudiana Editore, 2003 Marie Bonnet, “Tradizioni orali delle valli valdesi del Piemonte”, Claudiana Editore, 1994 AA.VV., “Leggende delle Valli Valdesi”, Claudiana Editore, 1982 Elaborati pervenuti nell’ambito del Concorso Letterario “Un racconto al giorno – Uno storio për jouërn” ILLUSTRAZIONI IN PAR TE DI ROBERTA AMPRINO roberta_amprino@yahoo.it E IN PARTE A CURA DEI PAR TECIPANTI A L CON CORSO

STAMPATO DA SERVIZI GRAFICI


a quasi un decennio le Comunità Montane riservano alle minoranze linguistiche una grande attenzione; ogni anno, grazie alla collaborazione con la Regione Piemonte e le numerose associazioni presenti sul territorio pinerolese, vengono attuati progetti di intervento che prevedono attività diverse e variegate. Lo scopo comune è da sempre quello di trovare metodologie in grado di tutelare e valorizzare un elemento fondante dell’identità locale. Tale identità, nel caso della Comunità Montana del Pinerolese, è caratterizzata da un forte plurilinguismo che si manifesta nell’uso corrente di due delle lingue minoritarie storiche tutelate dalla Legge nazionale n. 482/99: l’occitano ed il francese. A favore di queste lingue sono state portate avanti negli anni molteplici linee progettuali: dalla valorizzazione dell’identità alla sua tutela, dalla storia alla cultura, dall’istruzione alla promozione attraverso i mass-media.

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Forti della convinzione che una minoranza linguistica per esprimersi al meglio abbia bisogno, non solo di essere tutelata, ma anche di essere riconosciuta, condivisa e vissuta da tutta la popolazione, il progetto sprona gli abitanti di questo territorio e non solo, ad utilizzare la lingua occitana quotidianamente ed in particolare a rivolgersi alle nuove generazioni utilizzando la lingua della tradizione e della storia. Questa raccolta di poesie e racconti è volta a stimolare la popolazione ad iniziare o ad approfondire un percorso di ri-scoperta dell’identità del proprio territorio attraverso la lettura di racconti e poesie che lo descrivono e lo coinvolgono, ma vuole anche essere uno strumento a servizio delle famiglie e delle scuole che hanno manifestato la volontà di tramandare la lingua alle nuove generazioni, alle quali è dedicata questa pubblicazione. L’Assessore alla Cultura della Comunità Montana del Pinerolese Bruna Frache


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l progetto “1 racconto al giorno – 1 storio për joùërn” è una delle attività avviate dalla Comunità Montana del Pinerolese, nell’ambito dei finanziamenti derivanti dalla Legge 482/99 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, coordinato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte – Settore del patrimonio culturale e linguistico. Questa attività ci ha dato l’opportunità di rivolgere una particolare attenzione alle nuove generazioni, che spesso non hanno occasione di venire direttamente in contatto con quello che è un carattere fortemente identificativo del territorio e delle comunità in cui essi sono inseriti. L’idea, sviluppata fin dalla proposta di progetto preliminare, è stata quella di coinvolgere i bambini e i ragazzi secondo due linee di azione: da una parte essi sono stati attivamente coinvolti nella fase di partecipazione al concorso letterario indetto dalla Comunità Montana, infatti a loro è stata destinata una sezione specifica; dall’altra essi sono i destinatari principali della presente pubblicazione, che ha lo scopo di raccogliere racconti e poesie scritti in lingua occitana e dedicati specificatamente all’infanzia. Questo progetto ci ha fornito l’occasione di approfondire uno degli ambiti più significativi che concorre a delineare il “milieu” culturale di un territorio: la letteratura tradizionale espressa nell’originale lingua del luogo a cui si riferisce. La produzione letteraria, infatti, è lo strumento con cui da secoli gli esseri umani affidano i propri pensieri, racconti o sensazioni, alle generazioni future, e il suo valore aumenta se essa può essere espressa nella lingua “che più assomiglia” al soggetto che la sta utilizzando. Durante le interviste che lo Sportello per le Lingue Minoritarie della Comunità Montana ha effettuato per un altro progetto di tutela (il video Occitano e Francese: lingue di ieri oggi e domani), una sportellista della Val Germanasca ha augurato ai suoi “ascoltatori” di “avere qualcosa da dire e, soprattutto, di poterlo dire con la lingua che più vi assomiglia”. Questa frase riassume molto bene il principio che sta alla base di questo progetto: tramandare i racconti e le poesie con cui le generazioni passate ed attuali hanno descritto il proprio territorio, la propria storia e la propria vita con la lingua a loro più vicina, l’Occitano, facendo in modo, allo stesso tempo, che


le nuove generazioni la (ri)scoprano come propria e sentano, un giorno, l’esigenza anch’essi di esprimersi con la stessa lingua dei loro genitori e dei loro nonni. Una logica del tutto simile, è stata seguita per la scelta dei premi per i vincitori del concorso, in un’ottica di collaborazione con uno dei progetti singoli facenti parte del Piano Integrato Transfrontaliero “Alte Valli: la montagna fa sistema” attivato grazie ai fondi comunitari, di cui la Comunità Montana è capofila, sono stati individuati quali premi, alcuni ingressi omaggio ai beni culturali di maggior rilevanza presenti all’interno del territorio della Comunità Montana. L’intento è quello di stimolare i vincitori (ragazzi ed adulti) a far conoscere alle rispettive famiglie il patrimonio culturale locale, che molto spesso viene dimenticato a favore di mete più lontane. Infine, la diffusione dei risultati di questo progetto è stata affidata alla distribuzione, a tutti i partecipanti, di un “kit” dello Sportello Linguistico comprensivi di una borsa di tela con i loghi dello sportello, una maglietta con la stessa stampa e una serie di materiali informativi circa la cultura locale e le lingue minoritarie. Questa metodologia punta a diffondere il più possibile un input che sviluppi la curiosità anche di chi non conosce la presenza di queste peculiarità nel territorio pinerolese. Lo Sportello per la tutela delle Lingue Minoritarie della Comunità Montana del Pinerolese


LE LINGUE MINORITARIE na lingua minoritaria è una varietà linguistica parlata da una comunità solitamente numericamente inferiore rispetto alla comunità parlante quella riconosciuta come “lingua ufficiale” di stato o di regione. In Europa vivono più di 60 comunità, e 40 milioni di persone, parlanti lingue autoctone regionali e minoritarie. Tali lingue vengono definite ed individuate dalla “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie”, un trattato internazionale elaborato dal Consiglio d’Europa, come “lingue che sono tradizionalmente usate da una parte della popolazione sul territorio di uno Stato, ma che non sono dialetti della lingua ufficiale di quello stato, né lingue degli immigrati o create artificialmente”1. Lo stesso trattato prevede la protezione e la promozione di tali

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Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie, art. 1 - definizione


lingue, indicando una serie di misure che dovrebbero essere prese per agevolarne l’uso durante la vita pubblica e quotidiana. Trattati come quello precedentemente citato derivano dall’art.22 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali, secondo cui “l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”. Nel 1992 la Commissione europea ha avviato uno studio dettagliato sulle comunità che parlano una lingua regionale o minoritaria all’interno dell’ Unione, questo studio è confluito, nel 1996, in una pubblicazione dal titolo “Euromosaico. Produzione e riproduzione delle lingue minoritarie”. In tale pubblicazione le minoranze linguistiche sono state trattate come caratteristica peculiare di gruppi sociali che coesistono e si sovrappongono ad altri, giungendo alla conclusione che “la tendenza a pensare in termini di lingue piuttosto che di gruppi linguistici porta ad affermare che le lingue senza nazione sono più minacciate poiché la caratteristica generale delle lingue farà sì che almeno la versione nazionale intraterritoriale sopravviva anche se i gruppi linguistici extraterritoriali appaiono votati a scomparire.2” È questo, ad esempio, il caso del Francese, lingua tutelata come minoranza storica con peculiarità locali, nel territorio delle Valli Pinerolesi, che è anche lingua ufficiale della Francia e di altri stati europei ed extraeuropei. L’Occitano, al contrario, rientra nell’altro caso: è stato lingua storica di una regione che comprendeva alcuni territori della Francia del Sud e alcune vallate del Nord-Ovest italiano, ma oggi viene parlato, con varietà diverse tra di loro, solo da alcuni gruppi sociali, tuttavia non è considerabile una lingua ufficiale di un dato territorio. La stessa pubblicazione sottolinea “la necessità di un programma d’azione volto a promuovere le minoranze linguistiche intese quali fonti di diversità legata alla lingua ed alla cultura”, in linea con questa esigenza, in Italia, il 15 dicembre 1999 viene promulgata la Legge n. 482 “Norme in materia di tutela delle 2

Euromosaico. Produzione e riproduzione delle lingue minoritarie, versione italiana, pag. 60-65


minoranze linguistiche storiche”, che disciplina in forma organica la tutela di 12 minoranze linguistiche insediate nel territorio italiano, dando applicazione al dettato costituzionale che all’art.6 recita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche3”. Tale legge costituisce la base da cui sono nate tutte le forme di tutela e valorizzazione delle lingue minoritarie nel nostro paese; essa, all’art. 2 dispone che “La Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo 4". Il grande numero di lingue contenute in tale articolo dimostra come, in Italia, siano presenti aree plurilingue di antica data, ove convivono culture e lingue diverse formatesi in seguito a fenomeni di migrazione o a causa de peculiarità storico-geografiche.

L’OCCITANO E LA SUA TUTELA siste un sottile filo che lega Spagna, Francia e Italia da oltre un millennio: la lingua occitana. L’Occitano è una lingua indoeuropea, appartenente al gruppo occidentale delle lingue neolatine, formatasi dalle parlate iberiche e celto-liguri, latinizzate dalla successiva conquista romana. Nel XII secolo nel Sud della Francia questa antica parlata prese il nome di “Lingua d’Oc” (in contrapposizione con la “Lingua d’Oil” parlata, invece, nel Nord della stessa nazione) da cui deriva, nel Medioevo, il termine “Occitania” per descrivere il territorio in cui tale lingua viene parlata. La sua diffusione è da attribuirsi, in gran parte, al ruolo dei trovatori (i troubadours) che inventano una nuova tipologia di poesia lirica che canta di amore, politica, guerra, valori feudali e militari e che permette alla lingua di diffondersi in tutta l’Europa Meridionale soprattutto in forma orale. Generalmente, le comunità occitane sono rappresentate

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Costituzione italiana, art. 6 Legge n. 482/99, art.2


dalla cosiddetta croce «occitana», risalente al regno di Raimondo V, derivata dello stemma gentilizio dei conti di Tolosa «de geules à la croix vidée, cléchée» (o croce patente e pomata d’oro). Sono state fatte diverse interpretazioni di questa croce, di cui molte insistono sull’aspetto «simbolico» del motivo. La bandiera è spesso utilizzata per rappresentare la lingua e la cultura occitana, o più generalmente, come emblema regionale, ad esempio, il motivo di questa croce è utilizzato da alcune comunità territoriali dell’antica contea di Tolosa. Il patrimonio della lingua e cultura occitane è giunto a noi grazie alle preziose testimonianze scritte da trovatori e poeti e al suo uso costante all'interno dell'ambiente domestico e lavorativo nei paesi di montagna; come detto, oggi questo patrimonio è tutelato dalla Legge n. 482/99 che interessa, con tutte le 12 lingue che tutela, quasi tre milioni di italiani.


La lingua occitana, sopravvissuta nel corso dei secoli, è usata quotidianamente oggi da circa 180.000 piemontesi. In particolare, essi, si trovano in Alta Valle di Susa, Val Chisone, Val Germanasca, Val Pellice, Valle Po, Val Varaita, Val Maira, Val Grana, Valle Stura di Demonte, Val Gesso, Val Vermenagna e nelle Valli Monregalesi. Minoranze occitane sono inoltre presenti in Calabria, a Guardia Piemontese, ultimo residuo di lontani insediamenti valdesi del XIII secolo. Le zone occitane alpine sono state interessate tra il XIV e il XVIII secolo da particolari esperienze di autogoverno che probabilmente hanno concorso alla conservazione delle parlate locali per un periodo più lungo di quanto avvenuto in Francia. La “Repubblica degli Escartons” nacque nel 1343 in reazione ai soprusi del castellano di Briançon, al fine di difendere gli interessi comuni e ripartire le incombenze. La Repubblica degli Escartons era composta da 51 Comuni riuniti nei 5 Escartons di Briançon, del Queyras, di Oulx, di Pragelato e di Casteldelfino. La federazione godeva di autonomia amministrativa e tributaria; ma il privilegio più grande fu la libera circolazione di merci e persone che in pochi anni li rese una delle zone di transito e commercio più ricche d’Europa. Nel 1713, con il Trattato di Utrecht la Francia cedette alla corona sabauda gli Escartons di Casteldelfino, Oulx e Pragelato, mentre quello di Briançon e quello del Queyras rimasero indipendenti sino al 1789, quando la Rivoluzione Francese pose fine alla loro esperienza di autogoverno.


Carta degli Escartons


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