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Mercato & Legge Levi: intervista a Enrico Iacometti (Armando editore) CANALI DI VENDITA, DISTRIBUZIONE, E-BOOK, EDITORI, INDAGINI, MERCATO, NORMATIVA E DIRITTO D'AUTORE, STORIE DELL'EDITORIA 02/10/2012 E. Sarno

Meno 8,7% a valore e meno 7,3% a copie. Così a settembre i canali trade per tutta l'editoria italiana (maggiori dettagli nella presentazione Aie all'incontro ad un anno dall'approvazione della Legge Levi il 25 settembre scorso). E avevamo lasciato la piccola editoria a dicembre dello scorso anno a un meno 4,8% nella consueta indagine che Nielsen presenta a dicembre a Più libri più liberi. Questo 2012 come sta andando per i piccoli editori? Da qui a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria in programma per il 6-9 dicembre prossimo, alcune interviste «doppie» faranno il punto della situazione e su quali interventi si possono immaginare (e fare) per tamponare la crisi in atto. Cominciamo con Enrico Iacometti (Armando editore e Presidente del Gruppo editori AIE)


A settembre il mercato nei canali trade ha fato segnare un 8,7% si riconosce in questo andamento negativo? Enrico Iacometti. Certamente anche l’andamento delle nostre vendite è stato negativo, ha addirittura superato la media dell’8,7. Credo che questo risultato sia comune a moltissimi piccoli editori con i quali abbiamo analizzato l’andamento del mercato. Quali sono, nella sua esperienza, le ragioni di questo trend di mercato nel 2011 e nei primi nove mesi del 2012? Enrico Iacometti. Naturalmente le ragioni di questo trend sono da imputare alla crisi generale dei consumi che certamente penalizza anche il lettore, ma soprattutto le ragioni di questo andamento negativo sono legate all’anomalo risultato delle rese, notevolmente incrementate rispetto ai trend normali. La maggior parte delle rese infatti risultano essere un alleggerimento di carattere finanziario operato dalle librerie che stanno finanziando il loro monte merci. Questa situazione è resa evidente soprattutto dalla quantità anomala delle rese di catalogo. Il fenomeno è negativo anche sul piano commerciale, perché diminuisce notevolmente l’assortimento dei titoli nelle librerie a danno soprattutto dei piccoli editori che non possono affidare le loro sorti ad un ipotetico bestseller.

Come prevede che si muoverà il settore della piccola media editoria e/o la sua casa editrice nel 2013? Enrico Iacometti. Dal punto di vista dei libri in uscita, non abbiamo notato particolare differenze tra l’andamento delle novità e il catalogo, questo conferma quando detto sopra a proposito delle rese. La sua casa editrice ha mostrato andamenti particolari tra novità o il catalogo? E a livello di canali di vendita, quali sono quelli dove riscontra le maggiori difficoltà e quali quelli che stanno dando migliori risultati? Enrico Iacometti. A conferma di quanto detto in precedenza, che il calo del catalogo è essenzialmente imputabile alle rese finanziarie, ciò che riguarda le vendite e le percentuali tra novità e catalogo sono rimaste pressoché uguali ai trend consueti. Le maggiori difficoltà sono state riscontrate nei canali vendita delle librerie indipendenti, dove diversi esercizi hanno cessato l’attività e altri invece per insolvenza non sono più serviti dal distributore. I risultati migliori, naturalmente, avvengono nelle librerie on line in cui la diminuzione delle vendite è notevolmente inferiore alla media. Tutto ciò fin qui espresso, denota un settore in una crisi importante, in cui, secondo me, i risultati più deludenti riguardano l’editoria di cultura, l’editoria universitaria e comunque l’editoria alta. Le classifiche di vendita vedono nei primi 15-20 posti quasi sempre


prodotti di grandi gruppi editoriali, imposti dal marketing di queste aziende. Intervenire in questa situazione, per gli editori delle nostre dimensioni e con la nostra produzione editoriale, può essere abbastanza complicato.

Quali potrebbero essere gli interventi per mitigare questa situazione di crisi, e quali misure di «tamponamento» o ripresa si dovrebbero ipotizzare? Enrico Iacometti. Per affrontare il nuovo anno abbiamo comunque dovuto operare dei tagli sui costi per non penalizzare il programma editoriale in corso. Personalmente, ritengo che sia giunta l’ora di fare una riflessione seria sulla possibilità di avviare la realizzazione di una legge sull’editoria che non si limiti all’ormai stancante diatriba sconto sì - sconto no, ma che affronti tutte le problematiche necessarie e indispensabili per mantenere nel nostro paese una bibliodiversità degna di una società democratica e culturalmente evoluta.


giornale della libreria  

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