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L’ANGOLO DELLA POESIA

CUORE GIULLARE

MADRE

da: “I trilli di Siamasundara” di Andrea Giorgio

Da: silloge inedita di Antonio De Rosa

Le rime e i canzonieri di un cuore giullare volano e amano, sono come rondini che fanno nido sotto i cornicioni e bevono pioggia dalle grondaie. I loro versi sono sonnambuli, guardano il mondo da sopra i tetti come fanno i sognatori, i santi e i gatti.

Madre ti ho vista sai, la cara voce Suadente l’ho sentita, ti ho spiata, Stavi teneramente inginocchiata Come Maria ai piedi della croce.

Tono leggero e atmosfera evocativa di questa breve lirica, di un autore giovane, già consapevole del ruolo della poesia, che è allietare il cuore delle persone e aprire visioni non materiali e banali sul mondo circostante.

TRAMA E ORDITO Da: silloge inedita di Corinna Corneli Il primo filo bianco tra i capelli filo di ferro di dolori e forza prima saggezza che ancora costa lacrime prima lama visibile dopo tante stilettate al cuore tana libera tutti Questi versi toccano con delicatezza e profondità il tema dello scorrere dell’esistenza. La saggezza è figlia del dolore e delle lacrime, che tuttavia hanno virtù riparatrici e liberatorie.

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Per puro caso a dir il vero ho visto Trasfigurare la tua faccia assorta Col cuore in gola dietro quella porta Ti ho vista sai discorrere col Cristo. Era per me che tu piccola donna Dimmi, lo supplicavi cuore in mano Ti ergevi al cielo come una colonna Di fede, innanzi al trono del sovrano. A me sembrò che Lui ascoltasse attento Le tue parole madre... e il tuo sgomento. Un sonetto sgorgato genuinamente dal cuore, come acqua cristallina, sotto l’impulso di un affetto filiale irrefrenabile, verso colei che amerà sempre, senza condizioni e senza contraccambio. Traspare rispetto, se non condivisione, per la devozione religiosa della madre e aleggia un senso di colpa nel figlio che spia.


L’ANGOLO DELLA POESIA

Due liriche inedite della poetessa Maria Teresa Pellegrini Raho, che ha già pubblicato la silloge “Respiro pietra” con Sovera Edizioni nel 2002. Il latte, che sa di dolce Che sa di autunno Che sa di mamma Caldo, che sa di bimba Occhi sgranati sul mondo Che ancora tutto si schiudeva Che a fette larghe si apriva Svelando gioielli Di prati e di verde Di acqua cristallina, di pioggia e foglie cadute. Autunno di compiti a casa Di letto tiepido E coperte fin sopra i capelli. La casa era il nido. Amato, sperato, desiderato Perché non ricordo un abbraccio? In questa lirica affiorano, dalla memoria profonda, situazioni ed emozioni dell’infanzia. Il mondo visto con gli occhi di bimba estasiata dinanzi ai miracoli della natura. Calore di latte materno e purezza cristallina. Il rimpianto di qualcosa che non ha reso felice questi momenti magici: un abbraccio mancato.

E il fiume scorre. Cristalli d’aria liquida Saltano sulle rive Nel corpo della terra Corrono vene di acque impetuose Che sollevano vento Nel vento mi sento Finalmente viva E scorro anch’io Fluida essenza Di corpo passeggero Eterna dimora Senza porte né muri, né finestre Solo un cortile Dentro cui danzare In questa composizione si rivela la poetica che caratterizza Maria Teresa Pellegrini Raho. Immersione e fusione negli elementi della natura, così che il corpo si trasforma in elemento naturale, lo spirito si lascia andare a pulsioni primordiali.

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L’ANGOLO DELLA POESIA

Due brevi composizioni riprese dalla silloge inedita “Filastrocche dei sentimenti” di Barbara di Roma. SOFFRIRE Soffrire, soffrire per un uomo, Prima soffrire per la tristezza, Poi soffrire per la felicità. La tristezza di avere accanto un bambino, la felicità di avere conosciuto un uomo ma soffrire per non poterlo avere accanto

TI VEDO Chiudo gli occhi Li riapro, e al di là della montagna ti vedo, i tuoi occhi, la tua bocca, il tuo viso.

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Ti vedo e il mio cuore si riempie di te e poi così lontano si svuota in un momento. Mi giro e tutto è finito, i tuoi occhi, la tua bocca, il tuo viso, svanisce, solo per un momento. Perché se chiudo gli occhi Ti vedo, così vivo, così forte, così presente e da quando ci sei mi accompagni ogni giorno, Nel mio cuore, per sempre. (2010) Già il titolo della silloge ne indica il senso e la matrice profonda. È un affiorare liberatorio di sentimenti genuini, di emozioni spontanee, non frenate da remore, come fa una bambina che verseggia e canta. Di adulto ci sono spunti evocativi di momenti felici e rimpianti di qualcosa avrebbe potuto avverarsi.


L’ANGOLO DELLA POESIA

Una lirica dalla silloge inedita della Professoressa Angela De Sensi Frontera, raffinata terapeuta e autrice di saggi e testi poetici. COME… Come … credere che ci sei Se non ti vedo. Come … ricordare la tua voce Se più non l’odo? Come… pensare che sei vivo Se il tuo respiro non sfiora più il mio viso E i miei occhi Hanno davanti a sé Te… consunto e … Inerte nella bara Di luci illuminata E di fiori circondata. Poca cosa… Per un grande che va via… E mi domando: “esiste l’immortalità?” “Forse…”

Silvana Moscati Mi chiamo Silvana Moscati, sono nata a Roma 01/09/67. Sono sposata ho due figli di 21 e 17 anni. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, in particolare la poesia, scrivere per me è una specie di terapia, riesco a comunicare ciò che a parole non riesco ad esprimere. Oltre a questo genere di poesia scrivo anche in dialetto, per la precisione giudaico romanesco, un modo di parlare che usavano in tempo di guerra gli ebrei che vivevano nel ghetto.

UN ATTIMO

A chi è dedicata questa lirica di grande intensità e suggestione della poetessa? Certo alla persona più amata. Ma che importanza ha? Conta l’evocazione che concretizza percettivamente ed emozionalmente colui che non è più. La sospensione creata dal succedersi dei versi richiama singulti frenati. C’è speranza di riparazione della perdita e certezza nella sopravvivenza della memoria, non dell’immortalità.

Un attimo, una vita... ti cambia per sempre, un attimo... per sempre, nel profondo... non puoi fermare un fiume in piena... nemmeno un uragano... non puoi fermare gli attimi... scorrono... come l’acqua... come il sangue nelle vene... come il pianto sul tuo viso... quel viso sciupato dagli attimi... ad un tratto consumato, stanco... vissuto... inumidito dal pianto... dagli attimi... che non aspettano... che passano uguali... puntuali... che ti cambiano... in un attimo... nel profondo... per sempre...

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Scorre la malinconia nella poesia di Silvana Moscati, in questa poesia intimista che fa da contraltare alla sua altra passione per la lirica in dialetto giudaico romanesco. Due lati diversi di una penna di cui aspettiamo di leggere ancora. S.M. TERZA PAGINA  marzo 2012

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Angolo della Poesia  

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