1° numero 2016 - Issue n° 15 -Travel & Lifestyle € 4,50 1° numero 2016 - Issue n° 15
Per lui, per lei, per te
Storia di copertina BOTTICELLI REIMAGINED Viaggi SULLE TRACCE DEI BEATLES Glamour RITORNO A ITACA Moda A CIDADE MARAVILHOSA la Mostra ROLLING STONES La Persona ELLEN DE GENERES Imago QUEER COME CECIL BEATON Viaggi INNAMORATEVI SIETE A VERONA Gay Culture BLOOMSBURY GROUP
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EDITORIALE STORIA DI COPERTINA Botticelli MODA E TENDENZE Modern Super Heroes 2017 Street & Chic GLAMOUR Ritorno a Itaca MODA Celebrando a cidade maravilhosa: Rio De Janeiro VIAGGI Andate a Liverpool per attraversare l’Universo SPETTACOLI È questo il tempo delle Cattedrali LA PERSONA Ellen DeGeneres IMAGO Queer come Cecil Beaton ARTE The Rolling Stones Exhibitionism IN VIAGGIO CON... Gnam Box FOOD ChicNic l’ultima tendenza VIAGGI Zurigo, la metropoli gay della Svizzera Innamoratevi, siete a Verona SFUMATURE DI GRIGIO Rock Hudson GAY CULTURE Bloomsbury Group un regalo al pensiero libero Un Uomo o quel che si dice tale VIAGGI Rainbow Radisson Blu es. Hotel, Roma È in arrivo la Rainbow season in Massachusetts GAY LOVERS Elton John e David Furnish LIBRI E IDENTITÀ D’ora in poi ti chiameremo Lili WHAT’S APP? ELOGIO DEL SUPERFLUO WHAT’S INN? EVENTI Primavera/Estate 2016 CONTROEDITORIALE Festeggiamo finalmente una legge sulle coppie di fatto omosessuali S O M M A R I O
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Q M AGAZIN E DIRETTORE EDITORIALE: Alessio Virgili CAPO REDATTORE: Letizia Strambi DIRETTORE COMMERCIALE: Andrea Cosimi a.cosimi@sondersandbeach.com GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Monica Sotgiu IN REDAZIONE: Gerardo Abate, Eduardo Montiel Cerqueda SEGRETERIA DI REDAZIONE: Teresa Dalessandri HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Gianluca Miserendino, Veronica Colanero EDITORIALISTA: Alessandro Cecchi Paone ARTE: Calogero Pirrera FOTOLITO E STAMPA: Pixartprinting EDITORE: Sonders and Beach Italy s.r.l. Sede di Milano - Via San Gregorio, 27 - 20124 Iscrizione ROC Lombardia n. 21970 PUBBLICITÀ: www.q-magazine.it marketing@q-magazine.it
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GL I ANI M ALI N E L L E NOSTR E VI TE
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a compagnia aerea americana Delta ha deciso che non trasporterà più cani in stiva ma li farà viaggiare direttamente in cabina insieme ai loro padroni. Troppi infatti gli animali morti o scomparsi negli ultimi anni a causa di questo sistema di trasporto, così la compagnia ha deciso di correre ai ripari. La rivoluzione ovviamente non riguarda quelli di grossa taglia, che tuttavia si potranno spostare assisiti da personale addetto alla loro sicurezza. Una scelta, quella di Delta, che va incontro alle esigenze dei padroni, dettata dal pieno rispetto dei diritti degli animali, e che probabilmente stimolerà le compagnie aeree concorrenti ad orientarsi nella stessa direzione. Inutile negare che sono sempre di più gli animali domestici presenti nelle case di tutto il mondo. Questo ha portato alla nascita di nuove tipologie di viaggiatori con esigenze e bisogni specifici che iniziano a trovare risposta da parte degli operatori del settore. Una domanda che muta sempre più con l’evolversi del ruolo degli animali nelle nostre vite, degni di maggiore rispetto e attenzione con l’avanzare della cultura che ci porta a volerli sempre al nostro fianco. I divieti di ingresso per gli animali in molti luoghi iniziano a pesare tanto che anche il legislatore inizia a sentire l’esigenza di regolamentare questi bisogni. L’imprenditoria, che ha visto un business intorno
a queste esigenze, è stata ancora una volta la chiave propulsiva per il cambiamento della società. Sono sempre più gli hotel per friendly o i locali pubblici che ammettono l’ingresso agli animali o addirittura mettono a disposizione ciotola per acqua e crocchette. Il lato negativo è rappresentato da quella parte di imprenditori di dubbia etica che pur di fare profitto sono disposti a ledere i principi fondamentali di legalità. Scopriamo, infatti, che gli alimenti ben presentati negli spot pubblicitari al punto da ingolosire anche i padroni, contengono ingredienti scadenti e non salutari. Non a caso solo negli ultimi anni sentiamo di cani allergici o intolleranti. Non parliamo poi di tutto il mondo che gira intorno alla salute del nostro amico peloso: dai medicinali veterinari che adottano gli stessi principi di quelli ad uso umano ma costano il doppio alle spese per cure o operazioni. Per fortuna non è tutto negativo e si trovano anche moltissimi medici che sono”amanti degli animali” prima che “veterinari”. L’uomo prima o poi capirà che il cane o il gatto, così come ogni altra creatura vivente, rappresentano delle risorse per noi non solo dal punto di vista economico o alimentare ma anche spirituale, e che non solo hanno pari dignità ma gli è stato riservato un ruolo dalla natura che non è subalterno a nessuno.
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David LaChapelle, Rebirth of Venus, 2009, Creative Exchange Agency, New York, Steven 8 S T O R I A Pranica/Studio LaChapelle Š David LaChapelle
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della bellezza e dell’intelletto L’artista e il suo mito sono celebrati al Victoria and Albert Museum di Londra. di Calogero Pirrera
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imanere nella storia non è facile, soprattutto se all’apice della tua carriera scoprono l’America, e Firenze perde il Principe per antonomasia: Lorenzo il Magnifico. Eppure Alessandro di Mariano Filipepi, meglio noto come Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – 1510) pittore, fu testimone di questa importante fase di transizione, ma anche il grande protagonista, perché gettò le radici di una modernità ancora oggi celebrata dall’arte nella sua attualità. Il Victoria and Albert Musem di Londra lo celebra infatti con Botticelli Reimagined, una mostra non “di” quadri di Botticelli, ma “su” Botticelli, sul mito che ancora oggi sopravvive al tempo. Non doveva essere pittore Botticelli, i suoi primi passi li ha mossi nello studio di un orefice. Per fortuna frate Filippo Lippi gli insegno a tenere in mano il pennello. Deve probabilmente a lui i prodigi nei ricami dettagliati dei tessuti, i giochi di luce nei veli e sulle acque, ma si confrontò anche con artisti come Andrea del Verrocchio, Leonardo da Vinci, Perugino. Botticelli lavorò prevalentemente per la famiglia de’ Medici e passò tutta la vita a Firenze, ad esclusione di un soggiorno a Roma per partecipare alla decorazione della Cappella Sistina. Nella storia rimarrà per il suo stile, elegante, calligrafico, prezioso, adamantino; rimarrà per sua linea nervosa propria del disegno fiorentino che racchiude, demarca e cesella. Fu uno degli interpreti privilegiati della raffinata cultura
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neoplatonica della corte medicea, tesa ad esaltare l’intelletto dell’uomo e la sua bellezza, in un clima culturale aperto e laico con radici nel mito classico. Tuttavia ad un certo punto della sua carriera, la pittura di Botticelli si fece più incerta e disarmonica, perdette luminosità, producendo un’involuzione quasi mistica e medievale. Era il tempo in cui Savonarola brandiva morale nelle piazze e la Repubblica Fiorentina incalzava. Un passaggio segnato dal Carnevale del 1497, trasformato in un rogo delle licenziosità e dell’arte profana, un falò dove si bruciarono anche opere di Botticelli. Niente più edonismo e voluttà a Firenze. E anche nel cuore di Botticelli. Il suo stile si fa più austero e arcaizzante, come è evidente nella Natività Mistica presente in mostra, unica opera firmata e datata dall’artista (1500), realizzata dopo che Savonarola era già stato scomunicato, impiccato e arso. Il nuovo rigore spirituale dello stile di Botticelli resiste, ed è forse perturbato da un’infamia ricevuta nel 1502, quando nel “Libro degli Ufficiali di notte e conservatori dell’onestà dei monasteri”, istituzione cittadina della moralità, viene riportato che “Sandro di Botticello si tiene un garzone”, una denuncia anonima per sodomia che non arrivò mai ad un processo, anticipata nel 1490 da una precedente denuncia dove si parlava più genericamente di un’infrazione “contra ordinamenta”.
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BOTTICELLI REIMAGINED, VICTORIA AND ALBERT MUSEUM, LONDRA Sponsor: Societe Generale, dal 5 marzo al 3 luglio 2016 www.vam.ac.uk/botticelli La particolare stilizzazione dei personaggi dipinti dall’artista ne fanno ancora oggi un’icona presente nel nostro universo figurativo. Chi non conosce la Nascita di Venere? Già prima di essere rappresentata nelle monete di dieci centesimi di euro, era entrata nella nostra cultura: mito, bellezza, femminilità, eleganza, rinascita, Firenze, Italia, Europa, arte e creatività. Il pretesto è la narrazione della nascita della dea dell’amore e della bellezza, che secondo una versione del mito avvenne sulle rive dell’isola di Cipro, dalla spuma del pene di Urano, reciso e buttato in mare. Un’origine tesa ad esaltare il concetto di nascita dell’umanità e degli elementi primordiali della natura. La figura di Venere è stilizzata, sembra una statua. E’ posta sopra ad una conchiglia (elemento della natura, ma qui fortemente geometrizzato) che è come il piedistallo dell’idolo antico, l’archetipo. L’arte complessa che ha diviso i critici prestandosi a intricate interpretazione. Convivono nei quadri armonia, virilità e languore, una sorta di androginia intellettuale eco di teorie neoplatoniche, associata a una particolare grazia del suo stile, sono diventate nel tempo un codice universale. Ma se oggi parliamo ancora di Botticelli lo dobbiamo ai Preraffaelliti inglesi, che con la loro ammirazione contribuirono alla nascita del mito. Fosse stato per gli fiorentini, dopo la morte nessuno ne avrebbe parlato. E di nuovo gli inglesi, con questa mostra, ricordano al mondo l’importanza di questo artista. Oltre ai dipinti dell’artista e del suo entourage, presenta una serie di opere a testimonianza del grande lascito di Botticelli nell’universo dell’arte e nella comunicazione; l’impressione che ancora oggi la sua pittura suscita nella nostra immaginazione, quella sempre più spesso foraggiata virtualmente in modalità online. Diverse le discipline coinvolte fino ai nostri
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Dolce & Gabbana, Venus Dress: Look 15, S/S Fashion Show in Milan, Italy 1993, Model Karen Mulder, Catwalking.com
giorni: pittura, disegno, fotografia, arazzo, scultura e stampa, con opere di artisti come Maurice Denis, René Magritte, Robert Rauschenberg o Cindy Sherman, solo per citare i più differenti e noti. O ancora Tamara de Lempicka che ha dipinto in trompe-l’oeil una piccola immagine con la testa di una madonna botticelliana (1946), o Bill Viola, più vicino ai nostri giorni, che nel video Going forth by Day (2002) fa rivivere in digitale alcune scene
ispirate a dipinti di Botticelli. Anche il design e la moda hanno subìto il fascino dell’universo botticelliano, come è evidente nei modelli in mostra di Elsa Schiaparelli (1938) e Dolce & Gabbana (1993); così come nel cinema con le bellissime Ursula Andress e Uma Thurman che escono dall’acqua come la Venere degli Uffizi, in due video tratti dai film: Agente 007 - Licenza di uccidere e Le avventure del barone di Münchausen.
LA VENERE Copiata da Edgar Degas e Gustave Moreau, Venere è citata nelle fotografie di Reineke Dikjstra (1992) e David LaChapelle (2009), è reinterpretata da Andy Warhol (1984) e da Orlan, che cerca di trasformare il proprio corpo in quello della dea (1994), o ancora, e più recentemente, da Yin Xin in Venus After Botticelli (2008), dove il viso dipinto di Venere non ha sembianze caucasiche ma orientali. L’artista cinese riflette sul rapporto controverso e osmotico tra la propria cultura e l’occidente. Un’icona della cultura occidentale che viene tradotta, aggiornata ai numeri di oggi insomma, in un’epoca dove la smania di certe orientali per i tratti somatici delle occidentali ha ormai quasi il sapore della leggenda metropolitana.
Yin Xin, Venus, after Botticelli, 2008, Guillaume Duhamel, Private collection, courtesy Duhamel Fine Art, Paris
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Dante Gabriel Rossetti, La Ghirlandata, 1873 © Guildhall Art Gallery 2015 - Photo: Scala, Florence/Heritage Images
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Super Heroes di Veronica Colanero
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Dettagli luccicanti rivestono capi ed accessori. Le giacche sartoriali si mischiano a materiali consoni al mondo dello sportwear e i jumper-over diventano il manifesto che dichiara lo status dell’uomo Scervino. Le silhouette slim e i tessuti spalmati, contribuiscono a creare un guardaroba rock e militare.
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Ermanno Scervino
on più personaggi e città dai nomi di fantasia o uomini mascherati per proteggere la propria identità. Il prossimo inverno 2016 rende omaggio a moderni super eroi che camminano al nostro fianco, per le strade delle nostre città. Gli stilisti portano in passerella una moda dichiaratamente street, contaminata da elementi couture per creare una nuova identità maschile e magnetica. Simbolo ne sono tessuti sportivi e capospalla, indossati con grande disinvoltura, privato in parte del suo status e del suo DNA. Cinghie dal gusto militare, ricami e tessuti pieni di riflessi si mischiano e si completano per dar vita al moderno super eroe.
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Dirk Bikkembergs
Un mondo notturno quello descritto da Dirk Bikkembergs, illuminato solo da schizzi di rosso, grigio e blu, come luci artificiali. Un guardaroba complesso caratterizza la prossima stagione: stratificazioni per tagli e stili esaltano il dinamismo, concetto centrale della collezione.
Dirk Bikkembergs
Volumi ampi e tagli attillati ridisegnano le forme del corpo del nostro eroe contribuendo alla creazione della sua identità. La nuova immagine maschile Bottega Veneta è composta da una figura slanciata e raffinata. Tomas Maier riesce nel suo obiettivo per il prossimo Inverno. Miscela uno stile urbano a proporzioni eleganti ed equilibrate. I capospalla articolati per costruzione, non si scontrano con i materiali impiegati e i colori tenui, non smorzano il forte impatto visivo di questa collezione.
DSquared2
Bottega Veneta
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Gucci
Jil Sander
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Intransigente e docile il guardaroba dell’uomo Jil Sander per l’Autunno-Inverno 2016/17. Le silhouette verticali sono frazionate da quelle oblique ed orizzontali delle cinghie militari. Un eroe in battaglia, disposto farsi scudo con gli abiti e i tessuti atti a creare un nuovo linguaggio urbano.
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Il primo Hotel lgbt sul lago di Garda
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2017 Street
& Chic di Veronica Colanero
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enui gradazioni cromatiche perfettamente bilanciate nelle forme e nei tagli. Una predisposizione ad un gusto femminile vigoroso, che non disdegna le regole dello stile classico. Le sfumature del bianco rivestiranno il prossimo Autunno-Inverno 2016-17, puntellate da ferventi schizzi di colore atti a intuire il fuoco femminile. I movimenti saranno seguiti ed esaltati da stoffe che sottolineano le silhouette. Linee composte, strutturate sono impreziosite da impercettibili dettagli, accessori in grado di riflettere la luce. La prossima stagione mette in scena uno stile dai connotati chic che si introducono nel consueto, nel quotidiano. Lane lavorate e pelli esotiche fanno la differenza, ma solo per chi sa cogliere le trame.
Chi osa è Prada che inventa nuovi mix in cui si contamina antico e moderno. Fantastiche le calze che sono declinate in diverse versioni: lunghe, lace up, collant di lana con infantili rombi. La borsa diventa attrice protagonista con il modello Pionnière che rilancia la clip in ottone oppure diventa quadernino segreto con Cahier, richiamando anche negli accessori il divertissement da bambina. Prada
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Ermanno Scervino
Forme studiate con sommessa tensione esaltano il corpo, confondendenono, do vigore femminile e vitalità maschile. Due identità che coesistono, ossima rafforzando la nuova visione di Ermanno Scervino per la prossima stagione. Il punto vita è sempre segnato, mentre i pantaloni ampi o slim si ricona perenfermano una scelta identitaria per la Maison fiorentina che porta ne ricordo della Grande Mela. Tutto si perpetua in dettagli muliebri dominati da rigore militare, scomposto da luccicanti cristalli.
Bianchi & Nardi
Bianchi & Nardi ci propone colori roventi e forme rigide. Incisivo è il risultato sull’intera collezione. L’impatto con le clutch-bag multicolor invaghisce. Pelli esotiche diverse sono abilmente abbinate nella stesso accessorio. Coccodrillo lucido e cuoio metal, tono su tono, sono congiunti dalla chiusura gioiello con finiture in oro chiaro.
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Eleventy
Tagli minimal comfort ed eleganza, cononverno traddistinguono invece il prossimo inverno Eleventy. osi in Colori e linee si amalgamano armoniosi ne. sofisticati strati di tessuti e morbide lane. Le tinte tenui degli abiti sono abbinate ad o, accessori in pelle e dall’animo sportivo, na del conferendo carattere alla donna urbana prossimo autunno inverno.
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Fotografo: Gianluca Fiore Sito: www.g-kuks.com Instagram: g.kuks Modello: Alex Conte Instagram: alxconte_ Accessori in pelle: Alessandro Finizio Occhiali: Tatiana CasaďŹ na
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Foto: Roberto Chiovitti Beachwear: Savio Fasano Modello: Mario Beckman Location Shooting: Copacabana, Leblon, Ipanema (Rio de Janeiro)
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ANDATE A LIVERPOOL
per attraversare l’Universo Sulle tracce dei Beatles per scoprire noi stessi: un itinerario sulle orme dei Fab Four, pieno di curiosità sulla loro vita. Un racconto appassionante delle fatalità da cui germoglia la parte migliore dell’essere umano Di Letizia Strambi
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Liverpool in inverno il cielo è plumbeo. Dal waterfront si sollevano sferzanti folate di vento e acqua fredda. C’è da reggersi ai muri dai mattoni rossi affumicati dai ricordi di tempi duri e dal livore che è stato, prima che la città fiorisse scintillante e moderna. Reggersi per non cadere, o ripararsi nella cattedrale per sentirsi al sicuro. Poi, nella darsena, un sottomarino giallo, albergo per turisti, ci strappa un sorriso. Poco più in là, una barca dipinta con tutti i colori di Peter Blake divide l’acqua mutandone il grigio, riflettendo l’eco della più grande rivoluzione giovanile del mondo: i Beatles. Sono nati qui, in questa città della provincia inglese. Come quei fiori che crescono tra due lastre di cemento. Se a Londra vi siete fatti la foto in Abbey Road sulle strisce, siete lontani da questo itinerario. Per sentire il cambiamento che questi quattro ragazzi di
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provincia hanno apportato alla vostra stessa storia, dovete andare a Liverpool. Non per capire, ma per essere toccati, farvi delle domande sulla inesorabile catena di coincidenze che possono presentarsi nella vita, e per comprendere che oggi probabilmente molte cose non sarebbe state possibili senza loro. Dalla rivoluzione Beat ai video musicali, dal mescolarsi del rock con il pop -scelta fruttifera di antagonismi giganteschi come quello con i Rolling Stones - ai concerti dei gruppi dal vivo che prima dei Beatles praticamente non esistevano; dal concetto evoluto di fan per cui nacquero neologismi come “beatlesmania” all’inserimento della musica psichedelica -destinata a forgiare i Pink Floyd in un pensiero che abbatterà i muri-, dalle scoperte delle filosofie orientali allo sviluppo di una nuove arte moderna che essi stimolarono con le copertine degli album.
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John Lennon al suo primo concerto in parrocchia quando incontra per la prima volta Paul McCarty
IL MAGICAL MISTERY TOUR Prima di immergervi nell’imperdibile Museo della Beatles Story situato nell’area recuperata all’archeologia industriale denominata Albert Dock, l’ideale è il Magical Mistery Tour. Prende il nome dal road movie omonimo dei Beatles. “Ogni mattina ci si alzava e chiunque poteva diventare protagonista, improvvisare, a seconda dei fan che ci incontravamo sulla strada” racconta Paul McCartney. Un po’come nella musica psichedelica ogni suono poteva entrare nell’armonico caos. Il pullman ha solo il nome del film, è un pretesto. Farete tappa nelle case dei quattro Beatles. Molto simili quella di Ringo Starr, oggi abbandonata, e quella di George Harrison, dove una volta non c’era nemmeno il bagno. Paul McCartney viveva in un cottage decisamente migliore. Casa a schiera su due livelli anche per John Lennon, oggi comprata da Joko Ono, restaurata con la scritte di “Immagine” sui scalini, ma tenuta chiusa. Paul e John si incontrano in parrocchia alla Woolton Parish Church. È ancora lì, identica, come descritta nella canzone Eleanor Rigby. Uno straziante violino vi accompagna al piccolo cimitero affiancato alla chiesa dove
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Strawberry Field, dettaglio
Quartiere di George Harris, case popolari
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Pepperland
Albergo sottomarino giallo
predicava Padre Mckenzie e John faceva il boy scout. Con Paul osservavano “tutta la gente sola”. Entrambi erano cresciuti senza padre. John anche con una madre che si era rifatta una vita e l’aveva lasciato con sua sorella. Non l’ha nutrito, imboccato, accompagnato a scuola, ma gli ha insegnato a suonare il banjo regalandogli il valore immenso della musica, mentre la zia, che lo aveva nutrito, imboccato, accompagnato a scuola, diceva a John: “con quella chitarra non ti guadagnerai mai da vivere”. John Lennon sul retro di un camioncino con la sua band, i Quarrymen, per la prima volta si esibì sul retro della chiesa. Aveva 16 anni.
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Il quattordicenne Paul McCartney, rimase incantato. “Nessuno può suonare Twenty Flight Rock in quel modo” dice Paul. “Ma io ti conosco… andiamo alla stessa scuola…”. Passavano entrambi per Penny Lane. Oggi, quando la attraversate ascoltando la canzone omonima, sarete di nuovo con loro: il barbiere, la banca… Tutti quei personaggi di una periferia brulicante vi tornano alla mente. Poco più in la c’è Strawberry Field, il giardino dell’orfanotrofio. Bastava scavalcare il cancello rosso per entrare in un mondo di fantasia per John. “A scuola con la mia banda mi divertivo a rubacchiare qualche mela, poi ci arrampicavamo sui sostegni esterni dei tram che passavano per Penny Lane e ci facevamo dei lunghi viaggi per le vie di Liverpool”. MUSEO DELLA BEATLES STORY Al Museo della Beatles Story scoprirete invece l’alchimia che ha dato luogo a un fenomeno storico e come alcune casualità siano state decisive. Allan Williams, racconta: “Se non vi ricordate il mio nome, ma vi suona in qualche modo, è perché io sono noto come colui che ha rifiutato di fare da manager ai Beatles, dopo
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Museo della Beatles Story
The Beatles Sgt. Pepper backdrop
aver investito sul loro esordio. Ero convinto che non avrebbero fatto mai nulla di buono”. Un apparente fallimento senza il quale non avrebbero deciso di fidarsi ciecamente di Brian Epstein. Neanche lui sapeva di essere così bravo in un mestiere che allora ancora non esisteva. Era il figlio scapestrato del proprietario di un negozio di elettrodomestici di Liverpool. Il padre, persa ogni speranza sul suo futuro, lo aveva messo all’area strumenti musicali e dischi. Lì Brian aveva conosciuto tutti i membri dei Beatles. Fu il primo look maker e manager della storia, ma anche il filosofo, il fratello maggiore. Fu lui che gli fece vestire da futuri “baronetti”, che suggerì di inchinarsi alla fine dell’esibizione.
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Fu decisivo nella grande occasione del provino della Emi. George Martin (anche lui agli esordi da talent scout) disse loro tutti i vincoli che li avrebbero legati alla casa di Abbey Road, un po’ incerto sul futuro ma rincuorato dall’entusiasmo di Brian. Alla fine disse: “Nessuno ha nulla da dire?” e George Harris rispose: “Sì, non mi piace la sua cravatta” (la registrazione è ascoltabile nel museo). Altro incontro fatale quello con Pete Best, batterista. I Quarrymen si esibivano all’inizio alla Casbah locale di sua madre, e lui entrò a far parte del gruppo fino alla trasformazione in Beatles. Ma non si inserì mai veramente, biasimando le loro scelte. La Emi chiese la sua testa, voleva proporre un batterista di fama internazionale, ma i ragazzi di Liverpool volevano un ragazzo di Liverpool e la scelta ricadde su Ringo Starr. Gli attriti di Amburgo con Pete non erano i soli. Influenzerà il gruppo in quel momento Astrid Kirchherr, fotografa e compagna di Stuart Sutcliffe bassista dei Beatles in quel momento. Questa ragazza, e il suo esistenzialismo alla Sartre, aveva un forte ascendente su John Lennon, ma ancora di più ne aveva Stuart. Un rapporto di simbiosi, una convivenza fra amore e odio, che faceva ingelosire Paul McCartney. Stuart era un artista tormentato, dipingeva, ma il basso non lo sapeva suonare. Era già fuori dal gruppo per una serie di litigi, quando morì per tumore al cervello. Fu una ferita immensa, mai colmata
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The Cavern Club, instruments
per i Beatles che lo misero come membro del gruppo attivo nella copertina del loro album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. IL CAVERN CLUB La grande tappa che da sola merita il viaggio, è il Cavern Club. Fermo nel tempo, identico ad allora, individua, durante l’annuale Beatles Week, le migliori cover band del mondo che si esibiscono qui ogni sera. Scendete dalla scala a chiocciola e vi ritrovate in questo tunnel dove si spina birra e si ascoltano le canzoni dei Fab Four cantate con il rigore dovuto. Questo nostalgico revival richiama qui persone da tutto il mondo a ballare. “All you need is Love” e ogni sera un coro di cinesi, indiani, tedeschi, russi, italiani, risponde all’unisono “paparapapà”. Fermi nel tempo giovani e anziani ribadiscono che per ogni nuova generazione il mondo è un luogo di aspettative e gusci di nostalgia. IL FANTASMA DI JOHN Dopo tutte le polemiche, i documentari, le liti ereditarie la giusta conclusione si trova alla fine del Museo sulla storia dei Beatles. Si divide nei percorsi dei singoli componenti del gruppo. Fino al bivio finale: Paul McCartney o John Lennon? E qui si fermano tutti esitando nel decidere da quale parte muoversi nella stanza. Ah come sarebbe stato bello non dover scegliere. Ma dalla parte di John c’è scritto “Non chie-
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The John Lennon Imagine Room
detemi di una Réunion dei Beatles, altrimenti vi domando: tornereste sui banchi del liceo domattina? È stato un tempo meraviglioso, ma è finito”. Allora proseguite giungendo in un bianco paradiso in cui campeggiano le parole di “Immagine” e una serie di foto eteree di John Lennon. Un pianoforte a coda bianco esegue le note della canzone come se fosse sempre lui a toccare invisibile quei tasti “You may say I’m a dreamer. But I’m not the only one. I hope someday you’ll join us…” E voi, anche se non siete fan dei Beatles, in quel momento vi sentite aprire il cuore alla gratitudine per questa carezza lasciata nella vostra esistenze, nella parabola infinita partita dai giardinetti di una parrocchia di minatori e pescatori, e che tuttora interminabile attraversa l’universo.
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È questo il tempo delle Cattedrali Dopo una sosta di quattro anni ritorna Notre Dame De Paris. Il Cast originale si ripresenta in una tournée storica. Abbiamo rivisto gli interpreti a Roma, e ricordato con l’autore dell’opera, Riccardo Cocciante, come tutto ebbe inizio. di Letizia Strambi
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Il cast con Riccardo Cocciante
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l tempo delle cattedrali è il tempo della nostra storia ad Occidente, con i nostri aneliti alle stelle che salgono dal fondo di quell’innato senso del peccato, mentre ci culliamo tra Eros e Thanatos. Sembra si sia fermato il tempo dalla terra del primo anfiteatro greco all’invenzione di questa nuova forma di lirica plasmata da Cocciante e
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Panella. Ma è proprio dalla terra che la bellezza si moltiplica, da sempre, passionale come Esmeralda, e viva, come lei, così pulsante, vera, da dover essere abbattuta per arrestarne la forza. Nessuno avrebbe scommesso su questo amore così antico. E invece aveva una sua attualità inesplorata. È la nuova musica e poesia che lo ha consegnato alla storia.
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Riparte dunque da Roma, dove tutto ebbe inizio, la presentazione di questo spettacolo che ha fatto il giro del mondo. Era il 14 marzo del 2002 quando la versione italiana di Notre Dame De Paris con i testi di Pasquale Panella debuttò al Gran Teatro della capitale italiana. Da allora è stata rappresentata oltre 4000 volte nel mondo in 7 lingue diverse. Esmeralda, e la parola “Bella” che nacque con lei è stata udita in Cina, Giappone, Corea, Libano e decine di altri Paesi.
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Oggi per la prima volta si ripropone il suo spettacolare cast originale, mentre l’Accademia di Notre Dame continua a selezionare i cast in tutto il mondo. Sono 2500 le richieste che arrivano ogni anno da ballerini che vogliono entrare nella scuola nata quando ci si accorse che lo spettacolo non avrebbe avuto fine. Divenuto un fenomeno internazionale ed eterno, riserva oggi questa particolare occasione di rivedere il primo cast in assoluto, magari con i propri figli per far dire loro, un domani, “io c’ero”. A Roma abbiamo incontrato coloro che hanno dato vita a questo sogno. “Due milioni e mezzo di spettatori sono un fenomeno Made in Italy nel mondo che non si era mai visto - ha detto David Zard, produttore, raccontando questa celebrazione - Notre Dame ha dato molto lavoro a ballerini italiani che ora sono in giro per il mondo a insegnare il nostro metodo per lo spettacolo”. “Ho presentato questo show centinaia di volte, ma oggi a Roma, da dove tutto ebbe inizio, sono proprio emozionato” ha aggiunto visibilmente commosso.
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Riccardo Cocciante divide i suoi meriti con Pasquale Panella, cui si devono i testi eccezionali. Entrambi si appendono “ai fili dei versi del poeta, personaggio che attualizza la storia è sopravvive al tempo”. Notre Dame De Paris è uno spettacolo che travalica i confini del musical, ma rimane eterno come un’Opera pur non avendone le regole di confine, Riccardo Cocciante come lo vede? La definirei “un’Opera Popolare” perché pur essendo esteticamente votata a superare il musical, non ne ha la struttura. Non mi sono dato delle leggi assolute perché aveva molti pezzi anche di dialogo e questo l’avrebbe incasellata tra le opere buffe, il che non è. Allo stesso tempo volevo assolutamente evitare che fosse un musical, volevo che avesse un carattere identitario europeo forte, che si sentisse la mia nascita italiana, il “ bel canto” i nostri strumenti musicali dell’ opera lirica ma senza l’orchestra.
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Si ricorda la sua “prima volta” con la bozza del progetto di Notre Dame, immaginava che questo lavoro l’avrebbe portata molto oltre tutto quello che aveva scritto in precedenza come musicista? La storia la sapevano tutti. La prima sensazione che ebbi fu quella di non voler aggiungere pesantezza a quello che era già un mito. Ma al contempo volevo toccare le corde delle emozioni che questa storia suscitava in me. La fase di scrittura con Panella è stata decisiva. Furono le prime quattro, cinque righe scritte in cui c’era la traccia del ritornello de Il tempo delle Cattedrali… Ci siamo guardati e ci siamo detti: “È bella , ce la faremo” e così è stato . Era la prima vota che si faceva uno spettacolo con il playback, era la prima volta che si metteva un corpo di ballo che cantava. Era la prima volta che si cantava con il microfono ravvicinato come i cantanti pop in concerto. Era tutto nuovo e meraviglioso. Era vibrante, e la cosa stupefacente, è che qui, oggi, in questo luogo, bastano tre accordi sul piano, ed ancora lo è.
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ELLEN DEGENERES il sogno americano esiste
Arrivata all’apice del successo, fu estromessa dalla TV perchÊ gay. Oggi conduce uno show che porta il suo nome ed entra nelle case degli americani ogni giorno da 13 anni. di Letizia Strambi
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“Guardo ogni cosa in natura, dal movimento delle stelle alla perfezione delle piramidi, e non posso immaginare che non ci sia un disegno in tutto questo. Ci deve essere qualcosa di grande e incomprensibile. Io credo in Gesù. Credo nell’amore per il prossimo. La vita consiste nel contribuire alla creazione, non nel togliere a ciò che è. Questa è la mia fede”.
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ono contenta di essere divertente, sono contenta di far ridere la gente, perché questo è molto importante. Ma ciò che mi rende più orgogliosa è essere riconosciuta come una persona gentile, perché la gentilezza si diffonde e il mondo diventa un pochino più bello”. Questo è il pregio di Ellen DeGeneres, una donna potentissima che non giudica perché è stata a lungo giudicata, e che ha fatto di ciò che è, una lesbica, un vessillo. Rappresenta la sopravvivenza, nel terzo millennio, del sogno americano: è nata infatti a Metaire, un census designated place, ovvero un agglomerato urbano senza identità: meno di un paesino. Ha vissuto fra Luisiana e Georgia, nel profondo Sud. Eppure sua madre, Betty, con cui è cresciuta da sola a partire da 15 anni, saputo della sua omosessualità, è diventata una delle attiviste etero più importanti per il movimento di liberazione omosessuale. Ellen ha fatto ogni mestiere, dalla commessa alla venditrice di ostriche e forse per questo riesce a creare una grande empatia con le persone. È stata come una valanga che è riuscita a cambiare radicalmente l’immaginario collettivo sul mondo gay vagando in punta di piedi nello show business, con la sua leggerezza, con la sua comicità. “Fin da bambina ho sempre osservato le persone e gran parte di quel che sono, come comica, dipende da questo spiri-
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to di osservazione. Per uesto il mio pubblico questo oggi gi è formato da telespettatori ettatori molto diversi, d è una cosa che adoro” ed L’inizio inizio della sua carriera è segnata gnata dalla morte di una suaa ex ragazza. “Quando ci siamo lasciate volevo solo lo darle una lezione, e sono no andata a stare da aluni amici”, ha raccontato. cuni Passato assato qualche giorno si incontrarono contrarono a un concerto.. “Lei cercava di farmi tornare rnare a casa. Ho fatto finta di non sentire per via della usica troppo alta. Sono stamusica ta sprezzante”. Subito dopo ncidente stradale. Il senso l’incidente di colpa l’ha pervasa per molto mpo. Ricorda di aver pensato: tempo. Sarebbe bello prendere il telefo“Sarebbe o, chiamare Dio e parlarne con no, i”. Da qui derivò il monologo lui”. ella “telefonata a Dio” in cui è della si prefigura la gran comicità e sensibilità nsibilità di Ellen. Haa fatto tanto cabaret e televisione sione fino a giungere alla
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Portia de Rossi, Ellen DeGeneres e Katy Perry
Portia de Rossi, Jennifer Aniston ed Ellen DeGeneres
sitcom decisiva: These Friend of Mine, divenuta ben presto Ellen. Certa del suo successo e stanca di ipocrisie, in una puntata della quarta stagione Ellen personaggio fa coming out, e Ellen DeGeneres non può che andarle dietro, conquistando la copertina del Time. Segue un’intervista con Oprah Winfrey, da cui scaturisce un episodio della serie in cui c’erano tutti i tormenti della consapevolezza dell’essere gay e poi l’outing con la società. Era la prima attrice apertamente omosessuale a dichiararlo attraverso un personaggio apertamente omosessuale. Ci furono 42 milioni di spettatori. Alcune aziende ritirarono la loro sponsorizzazione alla sitcom nonostante questo, dimostrando quanto ottuso e controproducente può essere un pregiudizio. “Ho sempre pesato che dovevo tenere la mia vita privata fuori dalle mie interviste, ma tutti sapevano che ero gay, così io avevo escogitato almeno dieci modi per eludere le domande sul mio essere gay, poi mi sono chiesta perché facevo questo enorme sforzo”. Ma Ellen aveva ragione a temere. La sitcom non fu più promossa dal canale, calarono gli ascolti nonostante si prestassero a risollevarla guest star come Sean Penn e Emma Thompson. Letteralmen-
LA PENNA FEMMINA Uno dei monologhi più recenti di Ellen DeGeneres riguardava la scelta di Bic di produrre una penna solo per donne. Ecco alcuni stralci del monologo: Noi donne abbiamo fatto progressi: possiamo votare, portare i pantaloni, guidale le automobili. Ora mi chiedo: come abbiamo potuto vivere senza penne da donna fino adesso? Così le hanno prodotte e le fanno, ovviamente, nei due colori da donna: rosa e lilla. Sono uguali alle altre, ma sono rosa e per questo costano il doppio. Solo che non ci sono le istruzioni! Come faremo a usarle? Così ho letto… ehm… ho chiesto ad un uomo di leggere dietro alla confezione e c’era scritto “creata per la mano femminile”. A quel punto ho deciso di aiutare la Bic facendo da testimonial della penna femminile. Parte dunque lo spot in cui è affiancata da una bambina e entrambi sono vestite come negli anni cinquanta. Una penna con cui scrivere le proprie opinioni e gettarle, con cui scrivere le cose che ti detta il tuo capo che guadagna il doppio di te solo perché uomo, una penna con cui scrivere la lista per la spesa del cibo da cucinare al tuo uomo.
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te espulsa dalla TV, Ellen DeGeneres tornò al cabaret. Le condanne furono pesanti “Veramente il pastore Jerry Falwell mi ha chiamato Ellen Degenerata? Mi hanno chiamato così dalla quarta elementare. Sono contenta di avergli dato un tema per lavorare”. Ellen aiutò in seguito tantissime giovani fan grazie a questo momento buio: “Se sei rattristata perché le persone ti giudicano in base a chi ami, non perdere la speranza. Io sono stata licenziata per il fatto di essere gay, e so come ci si sente. Ho perso tutto. Ma guardami adesso”. Animata da una grande fede cristiana non ne fa un segreto con il suo pubblico: “Guardo ogni cosa in natura, dal movimento delle stelle alla perfezione delle piramidi, e non posso immaginare che non ci sia un disegno in tutto questo. Ci deve essere qualcosa di grande e incomprensibile. Io credo in Gesù. Credo nell’amore per il prossimo. La vita consiste nel contribuire alla creazione, non nel togliere a ciò che è. Questa è la mia fede”. Come tutti sanno oggi Ellen ha un suo show televisivo in piedi dal 2003, The Ellen DeGeneres Show che va in onda ogni giorno per circa un’ora. In dieci anni ha vinto 32 Emmy. Ellen ha ricevuto la sua stella sulla leggendaria Walk of Fame di Hollywood, ha condotto serate degli Oscar, ed eventi fondamentali per la cultura americana. Fortunata anche in amore ha sposato a Los
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Ellen DeGeneres e Portia De Rossi il giorno del loro matrimonio a Los Angeles
Angeles Portia De Rossi. Insieme sono considerate una delle coppie più potenti del mondo secondo Forbes. Il matrimonio è stata l’occasione per ribadire la sua scelta difficilissima, e amaramente scontata, di dichiarare la verità. “Scoprite chi siete, e diventate quella persona. Questo il motivo per cui la vostra anima è su questa terra, scoprite la verità e vivetela. Tutto il resto verrà da sé”.
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Queer come Cecil Beaton Fece impazzire donne e uomini, dissacrante e velenoso, lasciò un segno indelebile nell’estetica del secolo scorso con il suo talento. di Titta Gruppo
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stata la vera sintesi della cultura dell’immagine anni cinquanta e sessanta. Dire che Cecil Beaton fosse un fotografo, o un costumista, benché avesse un talento straordinario per entrambi i mestieri, è riduttivo. Un vero narciso, ad ogni serata mondana cui ha partecipato ha detto o fatto qualcosa di eclatante per essere ricordato. Katherine Hepburn per lui era uno “stivale rinsecchito”, bollava Peggy Guggenheim come “sciatta” e ha paragonato Virginia Woolf a un suino, Liz era volgare, Dali? Adorabile ma con un alito spaventoso. Nonostante ciò a lui si affidavano le dive da Marylin Monroe a Marlene Dietrich, per ritratti e consigli stilistici. L’elegante Audrey Hepburn fu la sua musa da costumista in My Fair Lady, film che gli valse il secondo Oscar dopo Gigì. Entrò nella storia con l’abito in bianco e nero ritenuto iconico per l’arte a venire. “Audrey Hepburn è come un quadro di Modigliani -disse Beaton - dove le varie distorsioni dell’abito non solo sono interessanti, ma creano un insieme completamente soddisfacente”. Sia nelle foto che nei costumi Beaton esasperava una frivolezza che egli vedeva nella re-
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Marylin Monroe ritratta da Cecil Beaton
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altà, trovandola del tutto inutile, vacua. Tutto ciò aveva tuttavia una misura formale perfetta, frutto di una profonda cultura architettonica dell’immagine, oltre che di un’ironia unica. Fu molto tribolato il suo amore con Greta Garbo, ma fu intensa anche la relazione che intrecciò con Peter Watson, un collezionista d’arte morto in circostanze misteriose nella sua vasca da bagno. Watson collezionava belle opere e belle persone attorno a se, ma più di tutto, amava coloro che erano in grado di creare bellezza. Beaton ne era geloso furiosamente. Insomma, Cecil Beaton è stato un’anima dannata che ha tuttavia lasciato un segno indelebile nella cultura anglosassone, che ancora oggi lo celebrata in mostre affollatissime.
Abito bianco e nero di My Fair Lady
Cecil Beaton prova il costume bianco e nero di My Fair Lady a Audrey Hepburn
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Ritratto per la promozione del film My Fair Lady
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Exhibitionism cinquant’anni di rock con i Rolling Stones alla Saatchi Gallery di Londra di Calogero Pirrera
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ph. Rolling Stones Archive
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ra la Londra beat dei primi anni Sessanta. I Beatles si godevano gli esiti della loro rivoluzione, dopo quella operata oltreoceano da Johnny Cash e Elvis Presley. Al culmine di questa ascesa dei baronetti nascevano i Rolling Stones, una vera leggenda della musica rock. Al contrario dei più rassicuranti amici di Liverpool, gli Stones si affermarono velocemente per il loro suono più sporco e cupo, con definizione classica del rock più aspro, oltre che per una carica eversiva e fortemente sensuale nello stile, e nei testi delle canzoni. Conquistarono i tabloid del mondo con la loro
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stessa vita. Le loro esperienze erano sempre al limite, fino a divenire un must dell’epoca: droga, sesso & rock and roll. Nonostante questo disordine esistenziale la band mostrò subito di avere un background musicale molto preciso, che ha radici nel blues, influenze jazz e ritmi tribali. Uno stile che ha subìto diverse influenze negli anni, ma ha mantenuto invariato il sound rock, senza cedere a tentazioni pop. Merito soprattutto dell’estro artistico dei componenti del gruppo, soprattutto gli indiscutibili leader Mick Jagger e Keith Richards: colossali per le performance vocali estreme del primo e i riff di chitarra del secondo.
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ph. Rolling Stones Archive
qualcuno dei loro ultimi concerti, come quello in cui Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ronnie Wood (gli attuali elementi della band) hanno fatto esplodere la spiaggia di Copacabana nel 2006 di fronte a un milione di persona venute a vederli. Ed è proprio questa la storia che la mostra Exhibitionism alla Saatchi Gallery di Londra ci racconta, una vasta operazione monografica, la prima sulla band, che ha richiesto tre anni di preparazione, proprio per la considerevole mole di documenti da selezionare in un percorso che possa essere letto senza difficoltà anche dalle nuove generazioni, quelle che non hanno vissuto il fenomeno Stones. Più di cinquecento oggetti per raccontare l’esperienza artistica, e le sue implicazioni nella storia della musica rock, nell’arte, nel design, nella moda e nel costume. Un percorso che accompagna il visitatore in un viaggio nel tempo: scenografie originali, costumi, strumenti musicali, diari personali, lettere, poster e copertine, video inediti, oltre ad alcune rare registrazioni. Una parte della mostra sarà dedicata al rapporto dei Rolling Stones con diverse e eterogenee personalità artistiche: Shepard Fairey, Alexander McQueen, Ossie Clark, Tom Stoppard e altri ancora, come gli special guest Andy Warhol (suo il celebre concept della copertina dell’album Sticky Fingers, 1971) e Martin Scorsese (che nel 2008 ha realizzato Shine A Light, documentario-concerto di un fan d’eccezione). La mostra è l’occasione per fare un viaggio rivelatore nella nostra storia degli ultimi cinquant’anni attraverso lo spirito ribelle e decadente dei Rolling Stones che segnò una generazione. “Would you let your daughter go with a Rolling Stone?”. Questo era l’astuto slogan creato dal loro primo produttore: diventò un tormentone. Di fatto la band scandalizzò l’Inghilterra piccolo-borghese degli anni Sessanta e non solo. Ben presto si trasformarono in un’icona capace di influenzare lo stile e la vita del fedelissimo pubblico di riferimento, assetato di irriverenza e contestazione. Artisti, performer che hanno ancora oggi un’energica carica vitale coinvolgente al punto da essere disarmante. Basta vedere
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EXHIBITIONISM THE ROLLING STONES Saatchi Gallery, Duke of York’s HQ, King’s Road, Londra 6 aprile 2016 - settembre 2016 www.stonesexhibitionism.com #STONESISM
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IN VIAGGIO CON...
CARTA D’IDENTITÀ Name: Riccardo Casiraghi
...Gnam Box
& Stefano Paleari Date of birth: 1st June 1983 – 17th August 1984 From: Milan Work at: GNAMBOX Instagram: gnambox Web: www.gnambox.com
a cura di Gerardo Abate
Cosa non manca mai nella vostra valigia? Tantissime T-shirt basic, un blocco per gli appunti e i nostri carica Smartphone. Quale piatto preferite cucinare insieme? Amiamo cucinare hummus in base agli ingredienti che abbiamo in frigo. Alla ricetta base con i ceci aggiungiamo barbabietole, carote arrostite o altre verdure per sperimentare nuove varianti. Uno dei nostri spuntini preferiti. Il luogo dove non andreste? Pensiamo proprio che non esista. Siamo molto curiosi per natura e ci piacerebbe vivere ogni genere di esperienza. La destinazione più eccitante? A fine maggio torneremo a New York dopo cinque anni di assenza e siamo super esaltati, non vediamo l’ora! Ci piacerebbe tantissimo visitare la California on the road e il Giappone. Destinazione gay cool per divertirsi, o destinazione ricca di cultura storia natura? Un mix tra le due non guasterebbe. Una destinazione ricca di cultura e storia ma che ci permetta anche qualche svago notturno. Dove preferite dormire? Siamo super fan di Airbnb. Ci piace vivere in appartamenti che affittiamo oppure a casa di amici che ci ospitano. Ultimamente siamo anche affascinati da hotel contemporanei e moderni, amiamo molto gli Ace Hotel.
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Mare o montagna? Mare tutta la vita. Short break o vacanza? Tanti short break e una super vacanza all’anno sarebbe l’ideale. Avendo ritmi di lavoro imprevedibili siamo spesso vittime di week end fuori porta. Amiamo le capitali europee, in particolare Berlino, Londra e Barcellona. Città occidentali o atmosfere orientali? Siamo molto affascinati dall’oriente ma non lo abbiamo mai visitato. Quindi per ora ti diciamo città occidentale. L’animale in libertà che avete visto più da vicino? Il primo che abbiamo visto insieme è stato uno scoiattolo appena scesi dal taxi a New York. Non molto wild per la verità! Il vostro portafortuna in viaggio? Non abbiamo nessun tipo di portafortuna. Avventura o relax? Anche in questo caso preferiamo un mix,
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dopo troppi giorni di relax tendiamo ad annoiarci quindi ci vogliono entrambi per far sì che una vacanza sia memorabile. Notte o giorno? Giorno. Foto su Facebook o sono affari miei? Foto su Facebook, Instagram, Twitter e video su Snapchat. Ci piace condividere il 90% della nostra vita, non proprio tutto. Il posto più bello dove avete fatto l’amore in vacanza? In Croazia sugli scogli. Il miglior souvenir? Le calamite le prendiamo per il frigorifero delle nostre mamme. Noi siamo più per i ricordi che ci portiamo a casa da ogni viaggio e dagli incontri che facciamo. Il prossimo viaggio? Tra pochissimo partiremo per le Mauritius, poi New York e Catalunia.
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CHICNIC L’ULTIMA TENDENZA Pranzare all’aperto con un catering che si occupa dell’allestimento e del menù, un’esperienza gourmet irrinunciabile Édouard Manet - Le Déjeuner sur l’herbe Un allestimento di Vivi Picnic a Villa Pamphili, Roma
“P
icnic is a state of mind” dicono le imprenditrici di Vivi Picnic che hanno inventato questo nuovo trend del pranzo chic all’aperto. A Roma le location possono essere meravigliose, ma la meta per eccellenza sembra essere Villa Doria Pamphili, un parco immenso dove perdersi tra laghi, ruscelli, giardini all’inglese, fontane e sontuosi edifici barocchi come il Casino del Bel Respiro. A Milano già e partito il neologismo ChicNic e i brunch, con un grande successo social, sono spesso a chiusura di un evento corporate o un viaggio incentive. Molto oltre la consueta serata di gala, il picnic luxury rappresenta lo sfizio della festa, del relax, della libertà. “E’ una piccola vacanza dalla compostezza della tavola, tanto più preziosa se gustata nei mille angoli incantevoli che offre l’Italia” dicono Daniela e Cristina, fondatrici di Vivi Picnic.
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I menù sono quelli che potremmo associare a un bistrot: con la cura gourmet che ingolosisce, ma non impegna. Gli ingredienti devono essere ovviamente freschissimi e stuzzicanti, con primizie bio da gustare in un boccone. Ma è la location a fare la differenza per chi sceglie di gustare il pranzo in questo modo. Nato sui prati, passato ai giardini di ville storiche, dalla Sicilia borbonica al Veneto Palladiano, oggi il brunch in cestino arriva anche a bordo di un veliero ancorato in uno dei meravigliosi porticcioli italiani come Porto Cervo, Portofino, Capri, Porto Venere. Due barche a vela salpano ogni giorno dalla Costiera Amalfitana e da Maratea, mentre in Toscana, si parte con una cinquecento d’epoca con il cesto legato al bagagliaio pronti a fermarsi tra le colline meravigliose della Val D’Orcia. All’estero le mete più gettonate sono quelle degli inventori del picnic: Londra in primo luogo, il cui Parco Saint James è luogo favorito per questi eventi. A Parigi, ça va sans dire, la location prediletta è il Jardin Du Luxemburg dai tempi degli impressionisti, fatale per tante coppie da Ernest Hemingway e Gertrude Stein fino a Jean Paul Sartre con Simone De Beauvoir o Jean Cocteau e Jean Marais. Madrid non è da meno. Ogni domenica il Parque del Retiro è luogo ideale per i turisti che sono appena usciti dal Prado e hanno bisogno di stare all’aria aperta.
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ZURIGO
La metropoli gay della Svizzera Negli ultimi decenni questa città libera, colma di menti aperte, è lo scenario perfetto e vivo della community LGTB.
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in dal 1930 Zurigo è stata un centro di riferimento per la community LGTB europea. E’ in assoluto riconosciuta come la capitale gay della Svizzera. Nel visitarla vi scoprirete piacevolmente sorpresi da un insieme di fattori: la vivibilità della città -attraversata da tram e con un centro raggiungibile con passeggiate a piedi e in bicicletta – e la bellezza naturale che si sposa con la naturale attitudine all’inclusione, all’apertura mentale verso tutti, compresa la community gay. Da sempre a Zurigo molte associazioni locali e movimenti per i diritti civili combattono atti-
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vamente per l’uguaglianza. La città ha il più esuberante assortimento di locali notturni, pub, bar e club della Svizzera. Innumerevoli party danno vita a una nightlife più colorata di un arcobaleno. La notte di Zurigo, infatti, offre alla community LGTB un bouquet di club e feste meravigliose. La varietà dei PR in città garantisce un ambiente vivace che cambia da una location all’altra a seconda dei gusti. Sono particolarmente popolari gli eventi messi in scena dalla più grande agenzia di animazione: gli Angels. A loro si deve il Kitsch Party, con le sue decorazioni originali, e, ovviamente, il famoso
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Street Parade
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© Zürich Tourism/Fabian Scheffold
© Zürich Tourism/Elisabeth Real
White Party (29 aprile – 1 maggio 2016). Il Pride di Zurigo si tiene, invece, sempre a Giugno. Quest’anno dal 10 al 12. Ha un programma di tre giorni, con un party inaugurale e uno di chiusura. Il Festival è caratterizzato da stand, tra cui molti Bar e Fast Food. Si può mangiare sul posto e assistere ai concerti, agli spettacoli, alle conferenze su temi specifici, ai party con dj set memorabili. Ogni anno ci sono circa 30.000 persone che partecipano al festa (compresi noi di Qmagazine). Un altro importantissimo appuntamento è quello con Pink Apple Film Festival che si tiene nel 2016 -per il 19° anno - dal 29 aprile al 7 maggio. Qui potrete vedere il meglio della produzione cinematografica internazionale a tema LGTB. Ogni anno il Festival focalizza un argomento di base collegandolo all’attualità. Il festival è rinomato per la sua atmosfera calda e familiare, creata dallo stesso pubblico che da sempre vi partecipa e premia i film.
Barfussbar
Hotel Adler, Building
Street Parade
© Zürich Tourism/Mattias Nutt
GLI APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
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WHITE PARTY WEEKEND 29 April – 1 May 2016 X-TRA, Alte Kaserne, Zürich angels.ch
ZURICH PRIDE FESTIVAL 10-12 June 2016 Zurich City Center zhpf.ch
FILMFESTIVAL PINK APPLE 29 April – 7 May 2016 Arthouse Movie, Zürich pinkapple.ch
FLASH PARTY 2016 13 August 2016 X-TRA, Zürich angels.ch
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© Zürich Tourism/Elisabeth Real
© Zürich Tourism/Elisabeth Real
Pride Festival
E GIÀ CHE SIETE A ZURIGO SAPPIATE CHE…
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2. È LA CITTÀ DELLA BIENNALE MANIFESTA L’11 giugno apre a Zurigo Manifesta una biennale europea di arte contemporanea che ogni due anni viene ospitata da una città diversa. Nel 2016, la biennale si svolgerà a Zurigo. Il motto sarà “What People Do For Money: Some Joint Ventures”. I contributi filmici saranno trasmessi su una piattaforma galleggiante sul Lago di Zurigo, il palco principale della manifestazione, allestito appositamente per la Manifesta “Pavillon of Reflections” verrà usato come stabilimento balneare di giorno, come luogo di riflessione per le opere presentate di sera. 3. POTETE MANGIARE BENISSIMO A FOOD ZURICH Per veri golosi, a Settembre, dall’8 in poi, per 11 giorni saranno protagonisti fine food, slow food, street food: tutto ruoterà attorno al cibo. Durante il festival FOOD ZURICH, buongustai, amanti dei picnic, estimatori del gusto, carnivori, vegetariani, vegani, intolleranti al glutine, animi dolci e salati potranno assaporare innumerevoli prelibatezze di tutto il mondo. Per saperne di più foodzurich.com © Zürich Tourism/Elisabeth Real
1. SI CELEBRA IL DADAISMO Pochi sanno che il movimento artistico Dada nacque nel cuore del centro storico zurighese, più precisamente nella Spiegelgasse 1. Ironico, chiassoso e variopinto, il movimento, che da Zurigo conquistò il mondo, si formò nel leggendario Cabaret Voltaire, oggi nuovamente aperto al Cabaret Voltaire pubblico. In occasione dei 100 della corrente artistica, il Cabaret Voltaire organizza 165 serate a tema, ognuna dedicata a un determinato artista dada. Anche il resto della città partecipa ai festeggiamenti, facendo rivivere il Dadaismo con una serie di eventi, performance e mostre. Se volete potete fare il tour dei locali e caffè Dada, fare una visita Dada della Città o partecipare agli eventi celebrativi. Maggiori informazioni le trovate a questo link https://www.zuerich.com/it/visitare/giubileo-dada-a-zurigo
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Innamoratevi, siete a
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Balcone di Giulietta
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erona la città di tutti gli amori. Milioni di persone si affacciano al balcone della casa di Giulietta sospirando. Qualcuno che non ha letto Shakespeare lascia sotto le mura dove si arrampicava Romeo i lucchetti sentendosi tre metri sopra il cielo in tutta la sua miserevole modernità. Per i gay il vero richiamo è invece Shakespeare che con il Veneto, ma con Verona in particolare, intrattenne un rapporto speciale: non solo “Giulietta e Romeo”, ma anche “I due gentiluomini di Verona”, “La bisbetica domata” (ambientata tra Padova e Verona, ma il prota-
ARENA DI VERONA, UN MUST
Arena di Verona
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Ogni estate l’Arena presenta un cartellone internazionale che attrae spettatori da tutto il mondo. Il Festival Lirico quest’anno giunge alla sua 92 edizione, con 6 titoli d’Opera e 3 serate di Gala. Tra le opere più famose: Carmen, Aida, Turandot, Madama Butterfly. Attesissimo l’evento Roberto Bolle and Friends. Si inizia dal 21 Giugno fino al 30 Settembre.
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Lucchetti d’amore Palazzo Maffei
gonista è un veronese), “Il mercante di Venezia”, “Otello” (ambientata sull’isola di Cipro, ma all’epoca appartenente alla Repubblica Veneta). Il secondo motivo che spinge i gay a Verona è l’Arena, il tempio della lirica che appassiona da sempre la comunità LGBT, per costumi e messe in scena spettacolari. Tuttavia c’è una Verona di epoca romana e rinascimentale dai risvolti ignoti, visitabile con il tour Untold History di Quiiky che ne svela tutti i segreti. La città, infatti, ha dato i natali nell’84 a.C. a Caio Valerio Catullo, celebre per la tormentata storia d’amore con Lesbia, e per le molte poesie dedicate ai suoi amori omosessuali. Giulio Cesare, che proprio a Verona iniziò l’ascesa politica, era grande amico di Catullo ed era spesso ospitato dalla ricchissima famiglia del poeta. Di Cesare era ben nota la bisessualità, tanto che Cicerone lo definì “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”. Ad ogni angolo di strada dietro ogni monumento, si celano storie non raccontate, evoluzioni dei costumi, e biografie parzialmente celate. Immancabile a Verona una visita nella splendida piazza Erbe dove si trova palazzo Maffei. Qui troviamo varie statue tra cui quella di Ercole scolpita nel 1600 con un enorme pene eretto staccato successivamente in età vittoriana, a testimonianza di quanto si possa involvere in alcuni secoli, invece che progredire. Nella pinacoteca troveremo invece i diversi volti di San Sebastiano. Vera icona di bellezza imberbe, il Santo per molti secoli ha rappresentato un’ideale di bellezza da ammirare. Trafitto da frecce in posa languida, divenne anche
DOVE DORMIRE Entrato a far parte recentemente dell’Associazione Italiana Turismo Gay & Lesbian l’Aqualux Hotel Spa Suite & Terme è uno degli Hotel gayfriendly più accoglienti del territorio, sulla sponda veronese del Lago di Garda, a soli 25 km dal centro storico di Verona. La struttura è completamente eco-compatibile è dotata di una Spa di 1000 mq dedicata alla cura del benessere e alla bellezza. Un’ampia zona relax, completata da tre saune, un bagno turco, un calidarium e un’oasi riservata alle donne con sauna e bagno turco contraddistinguono questa esclusiva proposta benessere. Completano l’offerta AquaExperience con 4 piscine esterne e 4 interne ed un centro fitness di ultima generazione.
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Piazza delle Erbe
Liberale da Verona, San Sebastiano, Pinacoteca
GAY LIFE
protagonista di un’opera di D’Annunzio scritta musicata da Claude Debussy. Ad impersonare il Santo tratteggiato dal Poeta sul Lago di Garda, Ida Rubinstein, ballerina lesbica. Vicino Verona, a Castelvecchio troviamo invece un dipinto unico nel suo genere. È un quadro del 1500 che racconta uno dei miti legati alla figura di Achille, eroe della guerra di Troia. La madre di Achille conoscendo la profezia secondo cui il figlio sarebbe morto a Troia, lo mandò travestito da donna alla corte del re di Sciro spacciandolo per una principessa. Il divertente dipinto mostra non solo i lunghi capelli biondi di Achille e il viso femmineo, ma anche gli enormi attributi maschili quando l’eroe, scoperto da Ulisse, resta in calzamaglia.
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Per l’aperitivo lo storico Lucla Cafè in pieno centro, il primo bar di Verona dichiaratamente gayfriendly. Se siete a caccia di eventi particolari a Verona non potete perdere la serata Milord, ogni ultima domenica del mese alla discoteca Berfis Club. Notti tematiche anche all’Alterego sulle colline veronesi e al Piper, dove il gruppo The Sister Events Romeo’s Disco, un recente gestisce un’apericena per manifesto per una serata Bear sole ragazze. Queer disco infine al Romeo’s, un locale eccentrico che organizza serate con spettacoli gay, lesbici, Gogo Boys e Drag Queen. Per entrare basta compilare la tessera Arcygay direttamente all’interno del locale o sul sito. Infine Skylight Disco il sabato “gay and lesbian friendly”. Nella main room musica house, nelle altre revival, commerciale, hip hop-r&b.
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ROCK HUDSON se la veritĂ fa male immaginate la bugia di una vita
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Il grande attore solo di fronte alla morte ha confessato di essere gay. Emarginato e trattato come un appestato ha attirato per primo l’attenzione sul tema dell’AIDS. di Titta Gruppo
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stato l’idolo di ogni donna alla fine degli anni cinquanta. Hanno disegnato su di lui la figura del futuro marito, la perfetta incarnazione di quello che un americano doveva essere: alto, prestante, pronto a impersonare uomini dai valori tradizionali. La morte per AIDS di Rock Hudson ha rappresentato quindi uno scandalo epocale. La sua vita da omosessuale, anche se inaccettabile, come tutte le verità è diventata un vessillo. Il grande contrasto tra la bugia che ha raccontato al mondo e la realtà della sua fine obbligò tutti a una riflessione sulla emarginazione omosessuale. Egli stesso, con la sua biografia, ha dato una completa rilettura della sua carriera. Marinaio, camionista, prima che attore, fu scoperto dall’agente (gay) Herry Willson. Un giro di compagnie tutte al maschile hanno connotato il suo ingresso a Hollywood. Persino il nome d’arte, Rock Hudson (si chiamava Roy Harold Scherer Jr), fu scelto durante un gay party. Il suo sex appeal fu studiato a tavolino per il
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Rock Hudson e Doris Day
pubblico femminile dell’epoca: rifatti tutti i denti, palestra ogni giorno, massaggi, corsi di dizione. Dislessico, fece un enorme sforzo per migliorare la sua cultura. Il primo successo fu il torbido film “La magnifica ossessione”, ma sarà “Il Gigante” che lo consegnerà al mondo dei solidi texani, contrapposto agli smidollati James Dean. Verso gli anni sessanta iniziò a concedersi alla leggerezza con commedie romantiche dai titoli con invoglianti doppi sensi: “Lo sport preferito dall’uomo”, “Il letto racconta”. In realtà nei film gli sceneggiatori si divertivano a burlare il pubblico, o forse a torturare Rock Hudson. Ad esempio aveva il ruolo di un pescatore che non ha mai pescato e viene scoperto. Che c’è di male? Non ho mai affermato di essere un pescatore! – dice come personaggio, mentre la donna che lo ha scoperto incalza: Non l’hai mai nemmeno smentito. In un film è incinto, in un altro indossa una pelliccia e Sandra Dee lo scambia per gay. In “Non mandarmi fiori”, convinto di dover mori-
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re, esamina accuratamente tutti gli uomini che potrebbero andare bene per sua moglie assieme al suo amico. Tuttavia il pubblico non poteva immaginare, anzi, lo considerava un’icona di charme maschile. Il triangolo era sempre uguale Tony Randall coprotagonista insicuro e pieno di ansie veniva affiancato a Rock Hudson sciupa femmine da convertire al talamo nuziale. Doris Day o Sandra Dee, ingenue, si convertivano, invece, a una pacata sensualità puritana benedetta dal matrimonio. Pagò a carissimo prezzo questa fama ipocrita. Quando non potette più giustificare il suo celibato sposò la sua segretaria, Phyllis Gates, con cui rimase per tre anni. Scoprì di essere malato nel 1984. Fu lui a raccontare dell’HIV al mondo. Non subito, persino da malato negò per più di un anno il suo problema dicendo di soffrire di anemia, di anoressia nervosa, di cancro al fegato. Emaciato si sottopose a tutte le cure possibili, fino a un viaggio della speranza per Parigi. Qui inevitabilmente
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confessò e l’ospedale francese si svuotò per paura del contagio. Per tornare negli Stati Uniti a morire non riuscì a trovare un aereo, perché nessuna compagnia voleva imbarcarlo. Dovette comprare tutti i biglietti di un volo. All’indomani della sua scomparsa i giornali lo distrussero, come se l’Aids fosse una punizione divina per gay. “Solo nei film era uomo”, “Liz Taylor cercò di guarirlo”, “Fuggiva da Hollywood per cercare l’amore nei bassifondi di San Francisco” erano alcuni dei titoli. Tuttavia, grazie alla biografia che lasciò, molti malati decisero di non nascondersi più, seguendo l’esempio di Hudson e il fondo per la ricerca per combattere l’HIV si moltiplicò in un lampo. Se fosse rimasto a Hollywood invece che partire per Parigi probabilmente non avremmo mai saputo niente. Nascosto in una bella clinica, sarebbe morto tra lenzuola di seta pronte a coprire le sue piaghe che tanto infastidirono Nancy Regan da impedire al marito Ronald, il miglior amico di Rock Hudson, di aiutarlo in punto di morte.
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BLOOMSBURY GROUP UN REGALO AL PENSIERO LIBERO
Bloomsbury Group
di Gianluca Miserendino
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ono stati pacifisti mentre infuriava la Grande Guerra, sono stati allegramente bisessuali mentre i gay erano un “abominio” da punire col carcere, sono stati femministi quando le donne non potevano neanche uscire di casa senza cappellino, sono stati democratici quando la famiglia reale aveva ancora natura umana e divina. Questa è la portata del coraggio di un gruppo di londinesi dell’elegante quartiere di Bloomsbury, da cui presero il nome: il Bloomsbury Group. Idee nuove, una primavera del pensiero in cui sbocciarono Virginia Woolf, Edward Morgan Forster, John Mainard Keynes, Roger Fry. Una compagine di inclinazioni, dalla letteratura alle arti figurative, dall’economia alla politica; una decina di personalità diversissime unite nell’intento di voler liberare l’arte e la vita dalle catene dell’ipocrisia e del perbenismo dell’epoca vittoriana. Non occorre essere fan di Downton Abbey per comprendere la portata della rivoluzione di queste menti illuminate, capaci di sostenere principi allora indicibili: il libero amore, l’accettazione piena dell’omosessualità, il ruolo della donna nell’arte e nella società, la necessità di emancipazione della classe lavoratrice. Una élite al di sopra delle élite spaventate da ogni progresso che osasse prendere sostanza oltre la forma. Non ci hanno lasciato un manifesto program-
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Una scena del film Camera con Vista
matico, sarebbe stato troppo banale mettere per iscritto regole e intenzioni, per quei radicali reinventori della società. Dobbiamo loro dei capisaldi nel movimento di liberazione omosessuale, fondati sulle opere letterarie che costituiscono le radici della cultura LGBT. Basterà rileggere “Camera con vista” di Forster, o “Gita al Faro” e “Una stanza tutta per sé” dell’immortale Virginia Woolf, per rendersi conto che da quel quartiere inglese è partita molto di più di una altezzosa sfida al buon costume vittoriano. È un lascito di gioia, un pensiero regalato a tutti gli uomini liberi, quello dei “Bloomsberries”. Preziosissimo anche in questi tempi così apparentemente moderni: “Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare”, programmava per sé la Woolf. Quanti di noi possono dire la stessa cosa, cent’anni dopo?
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UN UOMO O QUEL CHE SI DICE TALE Il coraggio di Charles Aznavour di Alessio Virgili
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hahnourh Varinag Aznavourian, in arte Charles Aznavour, cantautore, attore e diplomatico francese di origine armena, si definisce un artigiano della musica. Ha oramai superato i 90 anni ma non ha perso la grinta che lo ha sempre contraddistinto. Fu scoperto da Edith Piaf nel 1946 e da lì ebbe inizio il suo enorme successo che l’ha portato a oltre 300 milioni di dischi venduti e canzoni cantate in sette lingue, tra cui l’italiano. Durante la sua carriera Aznavour ha avuto collaborazioni con i più grandi della musica mondiale, tra questi Liza Minnelli e Cèline Dion solo per citarne alcune. Anche in Italia ha duettato con anime gemelle per sensibilità poetica, da Mia Martini a Laura Pausini. Le sue canzoni sono state incise da numerosi interpreti come Modugno, Ranieri, Zero, Ruggeri, Battiato. C’è una canzone si Aznavour che è un simbolo della cultura storica gay. Uscì come singolo nel 1972. Si intitola “Comme ils disent”. Recentemente riscoperta da Massimo Ranieri è stata ricantata e interpretata sulle tavole dei palcoscenici che ha girato in tournée. Nel testo vi è tutta “la solitudine del diverso”, di un uomo che vive solo, con la madre malata che accudisce, e la notte trova spazi per essere se stesso esibendosi come un artista. Poi il tempo con gli amici, simili a lui, che sono scherniti dagli altri, che pensano di sapere come debba essere un omosessuale, un transessuale. All’alba fare rientro a casa per togliersi trucco e maschera che sono invece il reale “uomo” che dovrebbe essere. Aznavour nel 2014 dopo essersi esibito a Roma dichiarò che nella tappa successiva prevista a
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Mosca avrebbe interpretato anche questo brano, perché non aveva alcuna intenzione di autocensurarsi nonostante la canzone parlasse di omosessualità e poteva non essere vista di buon occhio dalla legge contro la propaganda gay di Putin. “Con il pubblico non ci devono essere tabù. Ho scritto la canzone Comme ils disent perché tra gli amici che rimpiango di più ce ne sono molti omosessuali. Quando l’ho scritta nel ’72 mi hanno chiesto: Chi la canterà? - Ma io naturalmente, ho risposto. Ha avuto un successo immediato. Credo, inoltre, che questo brano abbia giovato alla causa degli omosessuali, che all’epoca erano oggetto di scherno e discriminazione”.
Quel che si dice Abito solo con mamma in un vecchissimo appartamento in rue Sarasate per tenermi compagnia ho una tartaruga, due canarini e una gatta per lasciare che mamma riposi spesso vado io al mercato e cucino riordino, lavo, asciugo, se occorre uso la macchina da cucire il lavoro non mi fa paura sono un po’ decoratore un po’ stilista ma il mio vero mestiere è di notte e io l’esercito travestito: sono un artista. Ho un numero assai particolare che culmina in nudo integrale dopo uno strip tease e nella sala vedo che i maschi non credono ai loro occhi. Sono un uomo
come dicono Verso le tre del mattino andiamo a mangiare un boccone tra amici di ogni genere in un baretto qualunque e ridiamo a più non posso senza complessi spariamo delle verità su gente che ci sta un po’ qua li lapidiamo ma lo facciamo con arguzia in una veste ironica intinta nell’acido. Incontriamo poi dei tiratardi che per divertire la compagnia camminano ancheggiando imitando quel che credono esser noi e si coprono, poveretti, di ridicolo. Gesticolano, parlano forte, fanno le dive, i tenori della stupidità. Gli scherzi e i lazzi non mi sfiorano perché sono un uomo come dicono. All’ora in cui nasce un
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giorno nuovo rientro a trovare il mio destino di solitudine mi tolgo le ciglia ed i capelli come un povero pagliaccio triste per il suo tedio mi corico ma non dormo penso ai miei amori senza gioia talmente senza senso a quel ragazzo bello come un dio che senza fare nulla ha dato alle fiamme il mio ricordo mai la mia bocca oserà svelargli il dolce mio segreto il mio tenero dramma perché la fonte di tutti i miei tormenti passa le sue ore più belle nel letto delle donne. Nessuno in verità ha diritto di incolparmi, di giudicarmi e io vorrei precisare che è in fondo la natura che è l’unica responsabile se sono un uomo! Come dicono
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RAINBOW RADISSON BLU ES. HOTEL, ROMA Aperto come Roma
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l Radisson Blu es. Hotel di Roma ha segnato una cesura con il mondo dell’hotellerie della Capitale. Si colloca all’avanguardia per scelte urbanistiche e architettoniche in uno scenario di apertura verso la città e verso gli ospiti: aperta la Hall, aperta la meravigliosa piscina sul tetto con una spettacolare vista, aperto il ristorante, aperta la mentalità di accoglienza. E’ stato uno dei primi hotel a credere ed investire nel mercato LGTB. Il successo è dovuto proprio a questa visione, accompagnata a un’eccellenza nei servizi. Il Radisson Blu es. Hotel, è più di un albergo: è un punto di incontro per degustare piatti unici, per uno degli aperitivi tra i più cool di Roma, per rilassarsi nella Spa. Innumerevoli gli eventi che lo legano al territorio: serate di musica live, dj set, exhibition, degustazioni. Per distinguersi, seguendo questa filosofia di integrazione con Roma, il Radisson Blu es. Hotel ha introdotto per i suoi ospiti un servizio all’avanguardia: il Local Advisor, l’evoluzione del concierge. Una figura professionale capace di far scoprire la vera anima del territorio e il suo ricco bagaglio storico, artistico, culturale. Un modo per personalizzare il tempo da spendere in città. Si creano programmi su misura, itinerari che combaciano perfettamente con i gusti e le esigenze delle persone. Tour e visite si discostano dalla programmazione battuta dal turismo di massa, per proporre percorsi insoliti. Il Local Advisor, inoltre, consiglia e prenota ristoranti e locali trendy, aiuta ad acquistare biglietti per mostre ed eventi tramite canali preferenziali. Ma può anche accompagnare gli ospiti alla scoperta di dettagli inediti, ricercati, come i percorsi di street food o naturalistici, oppure può far provare l’emozione di pilotare una Ferrari. Per coloro che vogliono godere della città eterna, ma allo stesso tempo hanno voglia di rilas-
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sarsi il Radisson Blu es. Hotel è dotato di una Spa al settimo piano, che è stata completamente rinnovata recentemente. Gli ospiti possono usufruire di sauna, bagno turco, idromassaggio, angolo tisane e spazio per il relax. Un’esperienza romantica può essere il massaggio di coppia effettuato in un’unica cabina e in contemporanea, dove due uomini o due donne potranno perfettamente sentirsi a proprio agio. Infine il food, che al ristorante Sette costituisce un’esperienza unica e raffinata. Il servizio è inappuntabile. D’estate i pasti sono serviti in terrazza, a fianco della piscina, per regalare momenti di indimenticabile suggestione. La cucina è quella tipica italiana, ma lascia spazio alla contaminazione per ricette assolutamente originali, dovute all’influenza del contesto in cui si colloca l’albergo, vicino a uno dei più ricchi mercati di Roma, divenuto oggi luogo multietnico. La linea dei menù degli JSH Hotel Collection, cui appartiene il Radisson Blu es. Hotel, porta la firma dello chef Andrea Ribaldone. “Ho studiato menù capaci di valorizzare le ricchezze gastronomiche del territorio dando spazio a ingredienti di stagione, scelti da produttori locali, per offrire piatti capaci di risaltare profumi e sapori, senza ricorrere a complicate sovrastrutture”. In più, da quest’anno, l’albergo ha voluto offrire agli ospiti anche l’esperienza di poter vivere il gusto della cucina romana con l’apertura dell’Osteria 171. Come nella tradizione locale, la semplicità degli ingredienti e una lavorazione rigorosa danno luogo a gustosi piatti immutati per millenni. L’appuntamento è a cena al primo piano, nell’es. libris. Il Radisson Blue Es Hotel è dunque un luogo del lusso, dell’esperienza, del relax, ma soprattutto il luogo in cui vivere il territorio e l’accoglienza.
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Boston Pride Parade © MOTT
È in arrivo la RAINBOW SEASON
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iugno in America é stato ufficialmente proclamato, Pride Month per persone Lesbian Gay Bisexual Transgender (LGBT) . Benché il mese duri solo 30 giorni, il Massachusetts osserva il Pride tutto l’anno e in ogni angolo dello stato. Prima di tutto a Boston, Capitale del Massachusetts. Qui il Pride si cele-
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bra tra il 3 e il 12 giugno 2016 per 10 giorni uno dei più grandi Pride degli USA, attirando migliaia di persone in tutto il mondo. Il tema di quest’anno è la condanna all’intolleranza e al razzismo nel linguaggio. Sempre a Boston, verso fine Settembre, si svolge anche il Latin Pride, mentre il Pride Annual Holiday Event ha
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Commercial Street in Ptown © Tim Grafft - MOTT P-town Carnival © MOTT
luogo a metà Dicembre. Il primo Pride della stagione tuttavia si svolge a maggio a Northampton, una piccola e graziosa cittadina della Pioneer Valley nel Western Massachusetts. La sua odierna fama è intrecciata alla solida comunità lesbica che ne ha fatto un vessillo d’esemplarità LGBT in America da numerosi anni. La forza di Northampton risiede proprio nella sua socialità inclusiva, ancorata al senso d’umanità e libertà d’espressione. NoHo Pride, che organizza gli eventi Pride della comunità, tenne la sua prima celebrazione, il Liberation Pride, nel Marzo del 1982, e celebra il suo anniversario quest’anno con la parata annuale ed il rally. NoHo Pride produce anche un Family Pride Day e una piccola maratona. Alla fine di Giugno invece, a Salem, si svolge la parata annuale del Pride sulla Costa Nord. Inizia sulla Margin Street per terminare sul Salem Common, ove si svolge il Pride festival. Di norma segue poi un party. A metà agosto è la volta di Provincetown Carnival. Quest’anno ci attende il grande ritorno agli anni Ottanta. Ogni anno i partecipanti sono trasportati in un mondo lontano anni luce e colmo di “inimmaginabili creature”. Vengono offerte una settimana d’attività incredibili.
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P-town Carnival © MOTT
Provicetown è una delle migliori location gay degli Stati Uniti: tra dune di sabbia e mare, e un vivido scenario artistico, rappresenta una meta immancabile a circa 2 ore in auto da Boston, sulla punta estrema della penisola di Cape Cod. Nel Central Massachusetts altri scenari naturali, ma stesso entusiasmo nei Pride. A Worcester ha luogo a metà settembre fin dai primi anni settanta il più antico Pride del Paese. La parata attuale si svolge sul Worcester Common. Ogni anno un tema ispirato al messaggio della celebrazione, quest’anno saranno ben sei i messaggi da diffondere dalla città al mondo, attraverso i social network. Certo sfilare in uno di questi luoghi, cogliendo l’occasione di visitare questo bellissimo Paese, sarebbe molto meglio che osservare da lontano. Massachuesetts: un luogo che conosce veramente il significato della parola libertà!
PER SAPERNE DI PIÙ www.massvacation.it/lgbt Un E –Book da 280 pagine, Guida del Massachussets gratis da scaricare per voi sul sito. UFFICIO DEL TURISMO DEL MASSACHUSETTS Thema Nuovi Mondi s.r.l. Via Pisacane 26 - 20129 Milano Tel.: (+39) 0233105841 Fax: (+39) 0233105827 bostonma@themasrl.it FB: Visit Massachusetts Italia Blog: www.massvacation.it/blog
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ELTON JOHN E DAVID FURNISH “Come può essere meravigliosa la vita, se tu sei al mondo” di Letizia Strambi Elton John e famiglia
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e pensate che il senso di colpa sia un retaggio solo cattolico, vi sbagliate: la cultura calvinista anglosassone ha i suoi peccati da scontare, come quello di aver condannato Oscar Wilde a due anni di lavori forzati solo perché omosessuale. Una ferita parzialmente risarcita nei secoli a venire. Il grande scrittore inglese il 21 dicembre del 2005, sarebbe stato contento se avesse visto persino il primo ministro inglese, Tony Blair, acclamare il matrimonio tra Elton John e David Furnish celebrato nella Guildhall di Windsor. Non bastò, infatti, che una persona come Elton John fosse nominata baronetto, che fosse tra i migliori amici di Lady Diana. Le candele non dovevano più tremare al vento, le incertezze dovevano fermarsi di fronte all’amore vero, all’amore salvifico. Elton conobbe David a una cena a casa sua per caso. Nel giro di tre mesi si innamorarono perdutamente. Il cantante allora non si amava molto, sapeva di non essere bello, e aveva scelto da tempo la via dell’eccentricità portandola all’esasperazione. Due tentativi di suicidio alle spalle e una poesia interiore nascosta sotto strati di lustrini sempre più vistosi.
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“David mi diede la forza di credere nel nuovo corso della mia vita, di ignorare quella parte di me che, come in tutti gli artisti, è autodistruttiva” racconta Elton John. “Per sedici anni ho ossessivamente cambiato città, case, amori, abiti, arredi – perfino il mio nome di battesimo – sperando di annientare le mie paure, fuggendo. Ma non ha funzionato. Ho passato la vita a travestirmi, con abiti scioccanti, ma anche con maschere emotive, fino a diventare la parodia di me stesso. Vivevo in una grande menzogna. Oggi posso essere quello che sono senza remore”. Il piccolo Reginald Kenneth Dwight (vero nome di Elton John) ragazzino di Pinner nel Middlesex, disprezzato e abbandonato dal padre ha fatto molta strada, di cui anche un po’ all’indietro. Nulla contava oltre la musica, poi arrivò David e contò anche l’amore. Oggi la coppia è diventata una famiglia con i due splendidi figli: Zachary e Elijah avuti da una madre surrogata. A David, Elton John, il giorno che si sono sposati, ha dedicato la moderna versione di una delle canzone d’amore tra le più belle di tutti i tempi: Your Song.
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D'ORA IN POI TI CHIAMEREMO LILI “The Danish Girl parla dell'accettazione resa possibile dall'amore. Viviamo in un mondo diviso, basta vedere cosa accade sulle spiagge di tutta Europa, un dramma che colpisce i nostri cuori. Il romanzo e il film costituiscono un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono". Tom Hooper
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on posso vivere oltre senza sapere chi sono”. È la frase che ogni transgender si dice a un cert punto della vita. Ma certo non deve essere stato facile nella nel Copenaghen degli anni ven Vestirsi da donna, baventi. ciare cia un uomo, spartire la propria pr trasformazione con u moglie rappresentano una una u serie di coincidenze complesse c ma possibili. Invece essere talmente forti da decidere di tentare la prima operazione chirurgica di cambio di sesso della storia è un’impresa straordinaria, tanto da meritare di essere narrata in un romanzo. A raccontarla David Ebeshoof che ha fatto una serie di ricerche negli ambienti trans europei prima di pubblicare, nel 2000, The Danish Girl. Un testo che ha fatto gola a
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più di un regista per finire nelle mani di Tom Hooper. La storia è quella di due artisti Einar (interpretato nel film da Eddie Redmayne) e Gerda (Alicia Vikander). Per caso Gerda chiede al marito di posare vestito da donna per un ritratto. Dopo il primo momento di imbarazzo lui si sente a suo agio, lei lo battezza Lili. Uno spiraglio che lo porta a un gioco che diviene vita. Lili entra con prepotenza nella vita Einar soppiantandolo fino alla castrazione chimica, e al primo tentativo di cambio di sesso della storia. Dice l’autore del libro nella postfazione finale: “Lili sapeva che una vita inautentica non può essere considerata vita. Chi siamo? Chi vogliamo essere? Come percepiamo noi stessi? Come vogliamo essere percepiti dagli altri? Sono quesiti che possono creare forti conflitti interiori, ma che possono renderci più liberi una volta risolti. Quasi un secolo fa Lili Elbe ci è riuscita. Posando per un ritratto ha detto al mondo: «Questa sono io»”.
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a cura di Gerardo Abate
AL CONTO CI PENSA L’OROLOGIO BULGARI Cosa succede quando Bulgari, Mastercard e Wisekey decidono di collaborare? Lo scopriremo verso fine anno non appena sarà disponibile in commercio Diagono Magn@sium, l’orologio di lusso integrato con funzionalità di pagamento contactless e App con tecnologia di cyber sicurezza. Effettuare pagamenti diventerà letteralmente una questione di polso e grazie alla Bulgari Vault App le informazioni protette saranno criptate sul vostro smartphone e inviate in un centro di sicurezza blindato in un bunker militare svizzero.
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L’ APP PER ORIENTARSI TRA I LOCALI GAY DI TUTTO IL MONDO Dai fondatori di Hornet, il Social Network per Gay, arriva Vespa: un app molto semplice da utilizzare che suggerisce i migliori posti gayfriendly che è possibile raggiungere nelle proprie vicinanze. Racchiude oltre cinquemila locations in trecento città nel mondo, divise in comode categorie e arricchite da fotografie e recensioni degli utenti che hanno visitato il posto prima di voi. www.vespa.rocks
SMART TRAVELER, SCUOTIMI E TI DIRÒ DOVE ANDRAI Una volta si usava girare il mappamondo e puntare il dito a caso, oggi per scegliere la meta del prossimo viaggio vi basterà impugnare il vostro smartphone e scuoterlo per vedere cosa Smart Traveler avrà da suggerirvi. Realizzata dal Dipartimento di Stato USA questa App contiene tutti gli avvisi, i requisiti e le più aggiornate informazioni di viaggio utili prima di partire per un nuovo paese, con un occhio di riguardo alla sicurezza.
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ELOGIO DEL a cura di Gerardo Abate
Il design di Scotsass e la fantasia Memphis in un Trix Kartell lancia la nuova linea Kartell Goes Sottsass per celebrare Ettore Sottsass uno dei padri del nuovo design italiano e insieme rendere omaggio ai tessuti Memphis dai pattern coloratissimi e ricercate fantasie geometriche. Trix è il nome di questo complemento polifunzionale di Piero Lissoni che da pouf diventa in un attimo una comoda chaise longue per accompagnarvi nel vostro sogno post-futurista.
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Space, la lampada che ingrandisce la stanza Una lampada che non si limita ad illuminare la stanza ma gioca ad ingrandirla e distorcerne lo spazio, una creazione di Ward Wijnant che si colloca all’interno del progetto Space. Di giorno riflette sulla propria superficie un’immagine distorta della stanza restituendo una nuova dinamica e profondità allo spazio circostante, mentre di sera quando si accende restituisce l’intimità dell’ambiente nelle sue dimensioni reali.
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superfluo Da Vibram la suola che ti ricarica il cellulare Da una collaborazione tra Vibram e InStep NanoPower nasce il progetto Hero. Una suola per scarpe con all’interno un sistema di accumulo e trasformazione dell’energia prodotta dal movimento, con porta micro USB e Bluetooth integrato che vi permetterà di ricaricare il cellulare facendo una passeggiata. Si tratta ancora di un primo esperimento, infatti al momento la passeggiata deve essere lunga almeno 8 ore, ma la tecnologia di base promette degli sviluppi assolutamente interessanti.
Super Bike
Super Bike la bicicletta smart con Android e raggi laser LeEco presenta per la prima volta una smart bike e la chiama non a caso Super Bike. Questa superbicicletta, per ora disponibile in Cina arriverà negli Stati Uniti entro fine 2016, possiede un dispositivo Android che fa da navigatore, rilevatore di parametri biometrici e permette di effettuare e ricevere chiamate e messaggi. Ha un telaio in fibra di carbonio e titanio, look futuristico e in condizioni di scarsa illuminazione attiva automaticamente dei raggi laser che la rendono visibile ai vecoli e assicurano una pedalata in tutta sicurezza.
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Away, il carry-on perfetto Almeno un terzo delle persone che vediamo correre negli aeroporti sono in realtà solo alla ricerca di una presa della corrente per poter ricaricare il cellulare. Lo sanno bene i ragazzi di Away che hanno ideato la valigia con caricabatterie incorporato. Bagaglio a mano di dimensioni perfette, rivestito in policarbonato tedesco che lo rende leggero e praticamente indistruttibile, garantito a vita. Disponibile in vari colori sarà a breve possibile richiederlo personalizzato con un logo dipinto a mano da artisti americani.
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Whatp s INN a cura di Gerardo Abate
Hotel 13
In arrivo l’hotel più costoso del mondo
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al costo complessivo di 1,4 miliardi di dollari “Hotel 13” sarà l’hotel più caro al mondo. Gli ospiti di questo lussuoso albergo non alloggeranno in semplici stanze ma in veri e propri appartamenti, ben duecento tra cui scegliere alla modica cifra di 7 milioni di dollari ciascuno. Disposti su 23 livelli, saranno tutti arredati con opere d’arte, mobili d’epoca e soffitti affrescati. Visto il nome della compagnia madre di questo gioiello immobiliare non ci si poteva aspettare nulla di diverso in quanto a stile: Louis XIII Holdings. www.the13.com Poseidon Undersea Resor
Il resort infondo al mare delle Fiji
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oseidon Undersea Resort è un albergo extralusso collocato a tredici metri di profondità nelle acque di un’isola privata nelle Fiji. Vi si accede tramite due ascensori che, come i muri delle camere, sono rigorosamente dotati di pareti trasparenti in mo do da dare l’impressione di vivere in un immenso acquario. Tra i servizi dispopnibili campi di minigolf, Spa, ristoranti di lusso e un pulsante che dall’interno di ogni camera permette di dare da mangiare ai pesci nel mare. Costo a settimana 15.000 dollari per persona con corso di pilota di sottomoarini privati incluso. www.poseidonresorts.com
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Kakslauttanen e l’aurora boreale a vista ’è un solo modo per poter fare l’esperienza di ammirare l’aurora boreale dall’interno di un igloo nella Lapponia finlandese e allo stesso tempo rimanere al calduccio. Si chiama Kakslauttanen ed è un hotel composto da un Igloo Village all’interno del quale si possono trovare i comfort più impensabili, come la sauna di fumo più grande del mondo e la casa di Babbo Natale. Oltre agli igloo è possibile scegliere tra casette tradizionali, baite e suite, oltre ai nuovissimi Kelo Cottage costruiti interamente in legno di pino lappone e appena inaugurati. www.kakslauttanen.fi
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Crowne Plaza di Verona
L’hotel dalle mille facce
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asce dalla collaborazione tra il four star hotel Crowne Plaza di Verona e l’agenzia di comunicazione Perdonà l’idea di creare un hotel che possa cambiare faccia per eventi davvero spettacolari. In soli quattro anni questo albergo è già diventato un aeroporto completo di pista di atterraggio e torre di controllo, con accesso regolato da carta di imbarco invece della solita prenotazione; e un vero e proprio palcoscenico dove sono state ricreate le ambientazioni di “Avatar” e di “Ritorno al Futuro”. Senza farsi mancare ballerini sospesi nel vuoto e la mitica DeLorean per viaggiare nel tempo insieme al folle Doc invitato speciale. www.crowneplazaverona.com
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Tree Hotel dove natura e design si incontrano
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erfetto per una luna di miele questo nido d’amore è un capolavoro di design sospeso su splendidi pini svedesi ma comodamente raggiungibile tramite rampa o scale mobili. Tree Hotel comprende 5 celle abitative tra cui un ufo, un cubo di specchi e una immancabile sauna finlandese. Ogni ambiente è unico e costruito nel rispetto della natura e si trova a due passi da un ristorante in stile old fashion, che si presuppone sia il migliore della foresta. www.treehotel.se
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EVENTI Primavera-Estate 2016
Cinema E Teatro
Moda
MAGGIO TORINO Dal 4 al 9: Gay and Lesbian Film Festival
GIUGNO LONDRA Dal 10 al 13: London Collections Men MILANO Dal 18 al 21: Milano Moda Uomo PARIGI Dal 22 al 26: Paris Men’s Fashion Week
LUGLIO MILANO Dal 3 al 6: Festival Mix Milano di Cinema Gay Lesbico e Queer Culture VERONA 18: Roberto Bolle And Friends
LUGLIO PARIGI Dal 3 al 8: Paris Haute Couture Fashion Week 16/17 NEW YORK Dal 11 al 14: New York Men’s Fashion Week SETTEMBRE NEW YORK Dal 8 al 15: New York Men’s Fashion Week Spring Summer 2017 LONDRA Dal 18 al 20: London Fashion Week Spring Summer 2017 MILANO Dal 21 al 27: Milan Fashion Week Spring Summer 2017 PARIGI Dal 27 Sett al 5 Ott: Paris Fashion Week Spring Summer 2017
Sport MAGGIO PARIGI Dal 13 al 16: The Paris International Tournament MILANO 28: Finale UEFA Champions League LUGLIO AMSTERDAM Dal 6 al 10: Campionato Europeo di Atletica Leggera AGOSTO PORTLAND Dal 6 al 13: IGLFA World Cup Championship XXII RIO DE JANEIRO Dal 5 al 21Olimpiadi 2016
Musica MAGGIO MILANO 4: Adam Lambert STOCCOLMA Dal 10 al 14: Eurovision Song Contest GIUGNO PADOVA 25: Queen + Adam Lambert LUGLIO TORINO 11: Rihanna MILANO 13: Rihanna CUNEO 15: Elton John PADOVA 16: Elton John MILANO 18: Beyonce MILANO 22: The Chemical Brothers NOVEMBRE BOLOGNA 19 e 20: Justin Bieber
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Eventi Gay MAGGIO GRAN CANARIA Dal 1 al 15: Gay Pride Maspalomas SITGES Dal 4 al 10: Delice Dream GRAN CANARIA Dal 11 al 16 Circuit Festival Gran Canaria AMSTERDAM Dal 12 al 16 Amsterdam Fetish Pride BRUSSELS 14: The Belgian Pride PUERTO VALLARTA Dal 17 al 28 Puerto Vallarte Pride LOS ANGELES Dal 21 al 22 Long Beach Pride NEW YORK Dal 21 al 28 Atlantis all gay cruise New York VIENNA Dal 25 al 29: Vienna Fetish Spring CHICAGO Dal 27 al 30: Bear Pride WASHINGTON D.C Dal 27 al 30: DC Black Pride CHICAGO Dal 27 al 30: International Mr Leather LAS VEGAS Dal 27 al 30: Matinee Las Vegas Festival BIRMINGHAM Dal 28 al 29: Birmingham Gay pride ORLANDO Dal 31 Mag al 6 Giu: Disney Gay Days GIUGNO ROMA Dal 1 giugno a settembre Gay Village TEL AVIV 3: Tel Aviv Gay Pride ORLANDO Dal 3 al 5: One Magical Weekend BOSTON Dal 3 al 12: Boston Pride VALLETTA - MALTA
Dal 4 al 12 giugno Pride ZURIGO 10 -11 Gay Pride ROMA 11 Gay Pride Roma PHILADELPHIA 12: Philly Gay Pride SITGES Dal 16 al 20: Gay Pride SHANGHAI Dal 17 al 26: Shanghai Pride OSLO Dal 17 al 26: Oslo gay Pride VIENNA 18: Vienna Gay Pride CHICAGO Dal 18 al 19: Chicago Pride DENVER Dal 18 al 19: Gay Pride Fest Denver MILANO 18-25 Pride Week Milano NEW YORK 19: Folsom Street East HOUSTON Dal 19 al 26: Gay Pride Houston NEW YORK Dal 19 al 26 NYC Gay Pride MADRID Dal 19 Giu al 2 Lug Gay Pride/Orgullo Madrid LONDON Dal 24 al 26: Gay Pride London TORONTO Dal 24 Giu al 3 Lug Pride Toronto PARIS 25: Gay Pride Paris SAN FRANCISCO Dal 25 al 26: San Francisco Pride SEATTLE Dal 25 al 26: Seattle Pride HELSINKI Dal 27 Giu al 3 Lug: Helsinki Pride PROVINCETOWN Dal 30 Giu al 7 Lug: Independence Weekend LUGLIO COLONIA Dal 1 al 3:
Cologne Gay Pride BARCELLONA Dal 8 al 10: Gay Pride Barcellona BARCELONA Dal 9 al 16: The Cruise by La Demence LONDON Dal 10 al 17: Fetish Week London BERLINO Dal 16 al 17: Lesbian and Gay Festival BERLINO Dal 22 al 24: Gay Pride Berlino STOCOLMA Dal 25 al 31: Stockholm Gay Pride SAN FRANCISCO 26: Up Your Alley VENEZIA Dal 29 Lug al 6 Ago: Venice To Barcelona Cruise AMSTERDAM Dal 30 al 31 Milkshake Festival VANCOUVER 31: Vancouver gay pride AGOSTO BARCELLONA Dal 2 al 14: Circuit Festival AMSTERDAM Dal 4 al 7: Amsterdam Gay Pride BRIGHTON Dal 5 al 7: Brighton gay Pride PRAGA Dal 8 al 14: Praga Gay Pride AMBURGO Dal 11 al 14 Aug Ledertreffen Hamburg GRAN CANARIA Dal 11 al 16: Dunas Festival PROVINCETOWN Dal 13 al 19: Carnival BARCELLONA Dal 15 al 25: Barcelona to Athene Cruise COPENAGHEN Dal 16 al 21: Copenaghen Gay Pride MYKONOS Dal 17 al 21:
XLsior GLASGOW Dal 20 al 21: Glasgow Pride MANCHESTER Dal 26 al 29: Manchester Gay Pride CALGARY Dal 26 Ago al 5 Sett: Calgary gay pride AMBURGO Dal 30 al 7 Sett: Hamburg Pride NEW ORLEANS Dal 31 Ago al 5 Sett: Southern Decadence SETTEMBRE REYKJAVIK Dal 1 al 4: Sep Bears On Ice LAS VEGAS Dal 6 al 12: Gay Days Las Vegas BERLINO 10: Folsom Europe LAS VEGAS Dal 16 al 17: Las Vegas Pride ORLANDO Dal 20 al 25: Bear Bash SAN FRANCISCO 25: Folsom Street Fair MUNICH 26: Rosa Wiesn Oktoberfest LOS ANGELES Dal 30 Sett al 2 Ott: Gay Days Anaheim OTTOBRE ATLANTA Dal 8 al 9 Ott: Atlanta Pride BERLINO Dal 21: Hustlaball Berlin AMSTERDAM Dal 27 al 31: Amsterdam Leather Pride TAIPEI 29: Taiwan LGBT Pride SAN DIEGO Dal 29 Oct al 5 Nov: Atlantis Mexico Halloween cruise
Mostre ed Eventi LUGLIO MILANO Dal 29 Lug 2016 al 8 Gen 2017: “Escher” al Palazzo Reale SETTEMBRE MILANO Da Sett 2016 a Gen 2017: “Hokusai Hiroshige Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente” al Palazzo Reale
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FESTEGGIAMO FINALMENTE UNA LEGGE SULLE COPPIE DI FATTO OMOSESSUALI Alessandro Cecchi Paone
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uò sembrare una forzatura festeggiare su un giornale come questo l’approvazione della prima legge italiana sulle coppie di fatto omosessuali. Invece è giusto farlo, perchè al di là degli aspetti tecnici minimali che finalmente consentiranno alle coppie gay e lesbiche di regolarizzare i loro progetti di vita, si tratta di un passaggio fondamentale per il costume e la mentalità del nostro Paese. Non dobbiamo dimenticare che quando dieci anni fa pochi attivisti, come chi scrive, cominciarono a reclamare pari diritti e dignità per tutti gli orientamenti affettivi e di genere, l’Italia era un paese bigotto, intollerante, discriminatorio. Visibilità e vivibilità glbt erano limitate a poche realtà urbane e professionali. Ma in un decennio, più per il lavoro mediatico che politico fatto, la situa-
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zione è profondamente cambiata, e anche la popolazione più anziana e tradizionalista è stata instancabilmente educata al rispetto, alla tolleranza, ad una normale convivenza con le diversità. La semplice legge sulle unioni di fatto rappresenta simbolicamente la fine di un inaccettabile scarto fra il mondo libero e civile dell’Occidente, e un’Italia imbarazzantemente marginalizzata. È l’inizio di una liberazione di energie normalizzanti, che daranno vita, finalmente anche nel nostro Paese, a una girandola di espressioni e attività anche culturali ed economiche. In primis la formazione e la specializzazione di professionalità dedicate ad una popolazione omosex particolarmente dinamica e produttiva. Soprattutto, specie nella nostra Italia, sul fronte dei viaggi e del turismo.
C O N T R O E D I T O R I A L E
In Armonia.
KEY W EST
BIG PINE KEY & THE LOWER KEYS
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Pirati e poeti. Artisti e musicisti. Mattinieri e nottambuli. Un Mondo Arcobaleno. Qui a Key West suoniamo strumenti diversi, ma siamo tutti una grande orchestra. a-keys.com/gaykeywest
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