Page 1

1


Joe Trent

2


Joe Trent

â„Ś

Collana

La fredda mano


Joe Trent

4


Genema di

Joe Trent

Sogno Edizioni

5


Genema

Proprietà letteraria riservata © 2011 Sogno Edizioni, Genova (GE) Sede legale: Via Borgoratti, 41/9 – Genova Prima edizione Aprile2011 © Collana “La Fredda mano” ISBN: 978-88-96746-11-0 Grafica copertina: Sonia Caporali Stampato da Atena S.r.l. 6


Joe Trent

Un respiro perso nel buio, tra vecchi scaffali, antichi libri ingialliti e fili di ragnatele. Non c’èra ricordo ne certezza, solo un’inquietante senso di solitudine.

7


Genema

8


Joe Trent

A

Presente - Il ritrovamento

dalberto De Giulieri, nobile per casato, ma privo di beni materiali, aveva trovato lavoro presso gli Archivi Vaticani grazie all’intercessione del Cardinale Giusti. Il compito di riordinare e catalogare quegli antichi testi, fogli e pergamene, lo appassionava al punto da non accorgersi dello scorrere delle ore. Per lo stesso impiego erano stati scelti altri cinque ricercatori, ai quali era stato chiesto, come a Adalberto, di comunicare la scoperta di qualsiasi documento datato tra gli anni ottocentoottanta e novecentocinquanta. Il lavoro era stato suddiviso equamente, lasciando a ognuno di loro un’area di operatività, e un unico aiutante con il compito di sistemare i tomi negli scaffali costruiti per l’occasione. Erano trascorsi oltre sei mesi dall’inizio dei lavori e per Adalberto quei sotterranei erano diventati come una seconda casa e, se all’inizio quell’incarico lo appassionava, adesso se ne sentiva affascinato: la delicatezza di quei fogli usurati dal tempo, il profumo di antico e la loro perfezione nonostante il periodo trascorso. Sebbene amasse il suo lavoro, spesso si distraeva chiedendosi perché il Papa avesse chiesto di visionare i documenti di quelle date. Per ovviare a tale mancanza e appagare la sua curiosità, iniziò a leggere la storia di quegli anni, non tralasciando nessuna informazione e cominciando dall’anno 880. Il latino per lui non era mai stato un problema. La laurea in lettere classiche esposta nel suo studio indicava chiaramente che, prima di quell’attività, era dedito all’insegnamento. Provò su internet come primo approccio, ma presto si rese conto che per approfondire quel periodo fosse necessario procurarsi dei libri.

9


Genema Ovviamente trovò molte difficoltà, non riferite all’oggettivo reperimento dei libri in questione, bensì al fatto che, nonostante promettessero molto, spesso non riuscivano a soddisfare del tutto la sua curiosità. La sua mente, infatti, ormai avvezza ai più strani ritrovamenti, non riusciva a essere completamente appagata dalle nuove informazioni trovate. Passò moltissimo tempo tra studio e lavoro, dedicando a ognuno dei due il tempo che aveva a disposizione. In realtà, aveva parlato anche con una collega dei dubbi che lo assillavano, Artemisia Sweilong, desideroso di apprendere maggiori dettagli da una studiosa del periodo. “Mi deve credere Artemisia, la mia è solo curiosità.” La donna, tuttavia, era insospettita dall’insistenza con cui l’uomo le comunicava qualsiasi ritrovamento. Senza contare con quanta ossessione chiedeva delucidazioni fino a quando non si sentisse appagato. “Carissimo Adalberto, qual è il vero motivo del suo interessamento?” Era stata diretta, anzi, non aveva nemmeno risposto all’ennesima domanda che le aveva posto. “Non capisco a che cosa si riferisca?” Lei gli rispose quasi stizzita. “A quello di cui stiamo discutendo ormai da giorni.” “Cosa dovrei dirle?” “Il motivo, quello vero, ed è inutile continuare con la farsa della curiosità.” L’uomo si rese subito conto di essere stato uno sciocco nel credere che una donna colta e intelligente come Artemisia si accontentasse di quella banale scusa. “Gliene parlerò, ma non qui, ci vedremo stasera nel suo albergo. Se poi lo desidera, ceneremo insieme.”

10


Joe Trent “Ne sarò felice.” Recandosi dove svolgeva le ricerche, si chiese più volte che cosa le avrebbe detto Adalberto, e la curiosità mista a un po’ di ansia, cominciò a percuoterle la mente. Estrasse dal taschino del suo camiciotto il foglietto che le aveva dato il collega e lesse: “Genema.” Lo rigirò tra le mani sempre più confusa, cosa significava quel nome e perché voleva essere reso partecipe di ogni ritrovamento. I suoi dubbi spaziavano tra fantasia e concretezza. Pensando: Se cercasse la mappa di un antico tesoro, potrei chiedergli un piccolo omaggio! Sorrise all’idea creativa che aveva avuto. Ma credo sia più probabile che cerchi un codice, cosa tra l’altro, impossibile da trafugare. Tornò con la mente al lavoro e cominciò a consultare rapidamente tra alcune lettere. Cercherò questo nome e qualunque documento lo nomini e glielo mostrerò. A questo punto, posso solo sperare che stasera mi chiarisca le idee. Quella sera lo aspettò nella hall, sbirciando spesso in direzione della porta, e mostrando chiaramente la sua impazienza. Alle otto e trenta, l’uomo fece il suo ingresso in albergo. Indossava un pantalone nero dal taglio elegante, una camicia bianca e un maglione con il collo a V del colore della notte. Tutto quel nero slanciava maggiormente la sua figura asciutta e accentuava la sua camminata sicura. La donna non si mosse. Rimase seduta su una poltrona azzurro cielo, mentre con i suoi occhi chiari lo seguì sino alla reception. “Potrebbe avvertire la signora Sweilong che De Giulieri la attende?” “Certamente, signore”, assentì l’addetto, che, alzando la mano, attirò l’attenzione di un giovane cameriere, al quale diede l’incarico di avvertire la donna.

11


Genema L’uomo seguì le indicazioni del cameriere e la raggiunse. “Buona sera, Artemisia. Vogliamo andare?” “Certo Adalberto, sono pronta.” Prese il braccio che le aveva offerto e si avviarono all’uscita. “Attende da molto?” “No. Sono appena scesa” rispose risentita, pensando che quella domanda fosse stata fatta per valutare l’ascendente su di lei. La cena, che si stava tenendo in un famoso ristorante della Capitale, era pessima. Adalberto tentò di evitare l’argomento, ma la donna non aveva alcuna intenzione di soprassedere e così prese l’iniziativa. “Dovevamo parlare, se non sbaglio” disse sorseggiando un po’ di vino, in modo da dargli il tempo di rispondere. “Me lo ricordavo” rispose guardandola negli occhi “mi dica, ha trovato qualcosa su Genema?” “Niente, ma continui per favore.” “Ecco, qualche tempo fa mi capitò tra le mani una lettera spedita da un mio antenato, Anselmo De Giulieri, ex priore dei Benedettini a Montecassino.” “Non capisco, si spieghi meglio, perché ex priore? Per quanto ne sappia tali cariche erano a vita.” “A essere sincero lo ignoro, è per questo che ho chiesto il suo aiuto. Spero così di ricostruire l'accaduto.” “Ancora non capisco.” “Non potrei essere più chiaro, anche se volessi, ma ad ogni modo le riferirò quello che mi è capitato.” Il buono proposito di raccontarle tutto fu messo a dura prova dal caos creato dai clienti e, alla fine, l’uomo si vide costretto a chiederle. “Andiamo in un posto più tranquillo?” “Dove?” replicò la donna con circospezione.

12


Joe Trent “Scelga lei.” “C’è un locale frequentato da estimatori dell’arte medievale, potremmo parlarne là.” “Per quello che devo dirle mi sembra il posto meno appropriato.” “Allora scelga lei.” “Credo che a quest’ora difficilmente potrò portarla in un luogo appartato, senza che lei non pensi male, potremmo rivederci domani.” “Forse ha ragione, ma dove ci vediamo domani?” “Possiamo metterci d'accordo mentre la accompagno in albergo, inoltre, domani le mostrerò la lettera spedita dal mio avo a Papa Stefano IV.” “Ce l’ha lei! Non l’avrà rubata?” “Le spiegherò anche questo, sperando che voglia capirmi.” “Ci proverò.” Dopo aver bevuto il caffè e pagato il conto, l’uomo la riaccompagnò in albergo. Durante il tragitto presero gli accordi per il giorno seguente, ma la curiosità era troppa e così, davanti alla porta scorrevole di vetro, lei propose. “Vista l’ora, cosa ne dice se ne parlassimo adesso nella hall?” “Come vuole, spero solamente di non turbarla troppo.” “Di qualunque cosa si tratti, non credo che ci riuscirà.” Rispose seria, e nella sua voce si poteva sentir vibrare l’irritazione per il dramma usato dall’uomo. “Non pensavo a me, ma alla storia.” Spiegò mentre si dirigevano a un piccolo divano a due posti. “Non ci riuscirà nemmeno la sua storia, mio caro.” “Allora comincio, benché senza la lettera, qualsiasi cosa le suonerà falsa.”

13


Genema “Lasci che sia io a giudicare, ma lei mi prometta che si impegnerà a mostrarmi la lettera quanto prima.” Annuì e iniziò il suo racconto. “Quando lessi per la prima volta la lettera che domani le mostrerò, pensai d’essermi sbagliato, infatti, oltre al nome di chi l’aveva scritta, Anselmo De Giulieri, tutto il resto sembrava una serie di atrocità improbabili, che si sommavano le une alle altre.” “Che cosa c’era scritto?” “Parlava di torture a un prigioniero inflitte con crudeltà inaudita e terminava con l’uccisione dello stesso, in modo orrendo.” “E' tutto qui o c’è dell’altro?” chiese la donna totalmente distaccata dall’evento. “Se c’è dell’altro, dovremo scoprirlo noi, ma pensavo che si sarebbe spaventata, ascoltando questa storia.” “Non capisco come abbia potuto pensare che mi spaventassi per così poco, stiamo parlando di eventi passati e per giunta, soltanto accennati.” “Ha ragione, ma spero che mantenga lo stesso sangue freddo anche domani quando leggerà la lettera...” “C’è dell’altro?” lo interruppe scettica. “In realtà no, solo una piccola incongruenza, ho trovato tre copie della stessa lettera, non lo trova strano?” “In effetti” intervenne la ricercatrice “Perché scrivere tre lettere uguali e spedirle allo stesso indirizzo?” “E’ il mio stesso dubbio. Comunque, le altre due lettere le ho catalogate e registrate.” In quello stesso istante, un individuo dall’aspetto imponente entrò nella hall e si diresse alla reception. Era alto, possente e aveva i capelli rossi e arruffati.

14


Joe Trent “Mi chiamo Urt Magene e ho prenotato stamattina.” L’uomo al banco controllò le prenotazioni e porse all’uomo la chiave della camera 206. “Mi dispiace informarla che a quest’ora non ci sono addetti disponibili per accompagnarla in camera.” “Faccio da solo!” borbottò l’uomo. “Buona notte signore” lo salutò il receptionist. Il cliente non rispose e si diresse all’ascensore, senza nascondere lo sguardo fugace che lanciò ai due seduti sul divano. Quello stesso sguardo non passò inosservato, tanto che nel incrociare gli occhi dell'uomo, Artemisia fu scossa da un brivido. “Mi mostrerà la lettera domani, giusto?” chiese la donna tornando al suo interlocutore. “Sì, domani leggerà e capirà il mio comportamento.” “Bene, per ora buona notte, Adalberto!” “Buona notte!” la salutò allontanandosi. La reazione di Artemisia lo aveva lasciato perplesso, possibile che non fosse scossa all'idea di quelle torture, omicidi e cattiveria inaudita. Era anche vero, che una storia raccontata per sommi capi non poteva avere lo stesso effetto della lettura di una testimonianza vera. Alla fine, decise che avrebbe lasciato riposare la sua curiosità fino all'indomani. La donna, invece, si recò in camera con l'intento di dimenticare la storia della lettera e, soprattutto, quello sguardo inquietante. L'ansia di Adalberto, il giorno seguente, era tangibile. Preoccupato che qualcuno scoprisse il suo furto, si avvicinò alla donna con fare sospetto. “Ce l’ho con me, Artemisia. Quando vuole, la leggiamo.” La donna, colta alla sprovvista, si girò nella sua direzione con aria interrogativa: sembrava cadesse dalle nuvole.

15


Genema “Di che cosa sta parlando, Adalberto?” Possibile che si sia dimenticata? “Non ricorda la conversazione di ieri sera?” La Sweilong parve riflettere, poi allargando la bocca a sorriso aggiunse: “Certo, ma ora non è il caso.” “L’aveva dimenticato?” Lei sollevò entrambe le spalle, avvalorando le parole dell’uomo e quella costatazione lo amareggiò. In realtà era stata lei ad insistere per conoscere la verità e, adesso, sembrava che non le importasse affatto. Sconfortato, si allontanò da lei per ritrovarsi nel suo settore a leggere ogni testo, catalogandolo e riponendolo negli scaffali fino alla fine della giornata. Quella sera stessa ripensò all’accaduto. Certo, non le ho mostrato subito la lettera, ma da questo a dimenticare le mie parole, il passo è lungo. Prese dal cassetto della scrivania quello scritto e lo rilesse. Certo è lampante, 'Genema' è il fulcro della storia. Si fermò a riflettere e ricordò che mai prima di quel momento aveva analizzato a fondo quella lettera. E se si trattasse di uno scherzo? Era confuso, ma chi avrebbe potuto fare uno scherzo simile? E a quale scopo? Soprattutto Chi mai avrebbe scritto al Papa per tre volte di seguito la stessa lettera se il problema non fosse stato reale? Rifletté ancora, senza riuscire a venire a capo di nulla. Artemisia sembrava indifferente alla sua curiosità, non aveva trovato niente che nominasse quel codice. Ormai, non gli rimaneva che appurare se il codice 'Genema' fosse realmente esistito. Cercò chi potesse aiutarlo nella ricerca e alla fine trovò me. Il mio nome è Giuseppe Vivolo e sono uno scrittore. Scrivo, da moltissimi anni, saggi sui conventi Benedettini della fine del primo millennio. Ho scritto anche di San Benedetto, il fondatore

16


Joe Trent dell’ordine e di Santa Scolastica sua sorella. Ricordo ancora quando scrissi il primo saggio, lo intitolai: “Scolastica la santa della cultura” Il lavoro fu complesso al punto che le ricerche fatte in seguito per completare gli altri saggi, mi sembravano sciocchezze. Poi un giorno giunse la telefonata di Adalberto De Giulieri, che con il suo breve racconto, aveva risvegliato la curiosità tipica di uno scrittore amante della verità e, proprio per questo, lo invitai a casa mia qualche giorno dopo. “Ebbene De Giulieri, mi spieghi meglio cosa la turba, perché le confesso d’essere molto curioso.” “A questo punto, signor Vivolo, più che parlarle, voglio mostrarle una cosa.” Estrasse dalla cartella che aveva con sé una lettera scritta su una pergamena ingiallita dal tempo e me la porse. “Legga e mi dica se qualcosa inerente a queste parole è mai apparso nelle sue ricerche?” Lessi con attenzione, del resto per il mio lavoro ero avvezzo a non tralasciare niente. Così, mentre scorrevo quello scritto, mi sembrava di assistere agli eventi narrati, come se accadessero là, nel salotto. Tra quelle innumerevoli parole alcune mi parvero già lette, ma come potevo esserne certo? Riflettei, senza badare all’uomo seduto di fronte a me, che era in attesa di una mia parola. Pensavo: Stefano IV, è un serio appiglio. Anselmo De Giulieri, lo stesso casato di quest'uomo. Il barone De Lullo è una novità. Inoltre, si parla di questo codice 'Genema', di cui non so assolutamente niente. Lo informai. “Se desidera sapere qualcosa in più, le posso dire che con i dati in nostro possesso riesco a iniziare uno studio approfondito. Ho notato che fu un suo antenato a scrivere o a dettare questo testo.”

17


Genema “Già, e questo è il motivo che mi ha spinto a trafugare la lettera. La mia è una curiosità naturale. Credo che sia logico desiderare di avere notizie sulla propria famiglia, soprattutto se così antiche, non trova?” “La sua è una fortuna che capita a pochi.” “Già, in effetti, devo ammettere che questa lettera poteva essere archiviata da chiunque.” Tacque imbarazzato, poiché si era reso conto di aver svelato il suo segreto e, intuendo la sua preoccupazione, lo tranquillizzai. “Con me può stare tranquillo, non ho alcuna intenzione di tradirla. La ricerca che mi chiede di fare e la possibilità di scrivere un nuovo saggio, me lo impediscono. Quindi, non si preoccupi.” “La ringrazio!” Sorrisi per metterlo maggiormente a suo agio “Non mi ringrazi, sarò io a diventare famoso.” Rispose al mio sorriso “Non vorrei certo toglierle il privilegio, le chiedo solo di informarvi.” “E lo farò, sicuramente.” Presi un foglio e una penna e iniziai a ricopiare il testo. “Cena con me?” chiesi, non appena ebbi finito. “Volentieri.” Continuammo a discutere davanti alla deliziosa cena e, dopo avergli regalato due copie dei miei romanzi, se ne andò via lanciandomi un invito. “Signor Vivolo, se dovesse passare da Roma, non dimentichi di venire a casa mia, sarò felice di ospitarla.” “Non mancherò e buon viaggio.” Una volta rimasto solo tornai nello studio, dove ripresi a leggere la copia di quella lettera e, più leggevo, più mi rendevo conto che tra quelle righe aleggiava un mistero ben più grande

18


Joe Trent delle tre copie identiche. Scrissi ogni nome con l'intenzione di iniziare le ricerche il giorno successivo, ma c'era qualcosa nell'aria, le parole lette, il profumo di antico o semplicemente la curiositĂ di un nome, ma quella sera, 'Genema' mi aveva giĂ  conquistato.

19

Genema  

Un'antica pergamena riporta alla memoria una verità nascosta da secoli. Un libro capace di mutare gli animi e soggiogare i cuori meno puri....