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SIT N ZERO lo zero stavolta "C" (III)

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SIT

Frascati RISTORANTE ‘NA FOJETTA Via Risorgimento 4 Giovedì del Gusto Novembre Gli Spinosi Cortesi

Titoli di Coda

Il menu nelle pagine

C

Coda alla romana SIT N.Zero Lo zero stavolta

Cibo Cultura e Costume sitnewsfeel@gmail.com Tutti i diritti riservati © 2018


Non si può essere ristoratori per caso Pitchfork la forchetta più grande

Facile vedere un cuoco in posa con una forchetta impugnata come il grande chef della cucina francese Olivier Roellinger, “forchetta nella mano alzata e sorriso incoraggiante nell’appello ai cuochi al rispetto delle materie prime, all’impegno sociale e al piacere dell’attività di ristorazione”. Semplice ricordare anche l’altra forchetta, quella di The Fork e Foodie alla buontempona attratti e ragguagliati da ammennicoli di sconti col rischio del junk food, cibo spazzatura. Come se il cibo possa essere un saldo, una rimanenza. In altra guisa allora è il forcone, Pitchfork, il rastrello del campo, la forchetta più grande, l’attrezzo rurale con più rebbi usato in campagna, che può considerarsi simbolo di uno Chef genuino. Lo chef Farmer, il cuoco contadino, il ristoratore con il suo orto di proprietà annesso, il back garden che produce f00d sano, buono, quasi benefico. E tanta storia. Da Apicio a noi, possiamo tentare una pandètte, un repertorio, che affonda nella storia degli autorevoli gourmet della Roma antica, che trattarono per primi la gastronomia, le buone pietanze, le Foglie di Borraggine pastellate salse, le conservazioni dei cibi, ghiottonerie, dolci, alimenti poveri ed erbe aromatiche. Cose che il farmer conosce: come evitare i prodotti industriali. Questi chef curano l’orto come benedettini: portano direttamente dalla “Terra alla Padella” ortaggi stagionali per piatti selezionati e uve per la mescita di un buon bicchiere da pasto, meglio se scaraffato in una fojetta. La scelta, tra le meno facili della ristorazione odierna, è mantenere l’autenticità e la schiettezza di prodotti in ricette che mirano a soddisfare il palato, il nutrimento. In questo, lo stesso Roellinger scuote la Torre d’avorio dei cuochi, quella in cui si è rintanata oggi la la ristorazione senza essere ristoramento, quella che nell’Assommoir, l’ammazzatoio, di E. Zola, è la professione in cui si arrabbatta Gervaise dopo la gestione di una Lavanderia e una Confetteria (anche se scopriremo che non è proprio così nel ”Il banchetto” Un anticipo del Natale, pag.11 il racconto curato da Serena Grizi). Non si può essere ristoratori per caso. ‘Na fojetta è, dagli aperitivi di accoglienza fino al digestivo, Digestum: digerire per chiudere e tornare al contenitore “pandètte” accoglienza e repertorio di cibo sano, buono, quasi benefico. E tanta storia. Un Made IN FooD, dei menu del forcone.

‘NA FOJETTA MADE in F00D

Ristoratori non per caso


CARLA TUTINO contrabbasso

La BANDA della RICETTA

LA BANDA DELLA RICETTA

ANTEPRIME NOIR IN VILLA VI EDIZIONE - 2019 Maurizio de Giovanni “Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone”

;l’arca slow food la Pupazza a tre sise di Clara Graziano

e MADE in F00D: Pitchfork la forchetta più grande di Daniela Zannetti

Altre“Il banchetto” geometrie da L’Assommoir di Émile Zola Un anticipo del Natale di Serena Grizi

Corallina Costume in noir di LIVIA FRIGIOTTI

Dall’araldo dei Falconieri Un inedito saggio a puntate nell’Universo dei Simboli e delle Metafore

CITTÁ ETERNA ROMA RIGENERATA OSTIENSE #FrancescoRutelli #UmbertoMaroni #UniversitàRomaTRE PIAZZA ZAMA #FabioCamilli

SIT N zero al Festival

COMICS e COSPLAYER di e con Lucrezia Lanzi

IL SEGNO NERD (dz)

PARIS

di Francesca Colaluca


SIT

SIT N.Zero Lo zero stavolta Cibo Cultura e Costume

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2018

N C

SIT N.Zero Uno Zero con tanti numeri

Lo zero stavolta

Cibo Cultura e Costume sitnewsfeel@gmail.com Tutti i diritti riservati © 2018

Tortelli con ripieno di Castagna Na Fojetta ~ Ph Simone Pezzè©


SOMMARIO Lo zero stavolta di Daniela Zannetti

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CIBOCULTURACOSTUMECITTA’

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MADE IN FOOD e il forcone Ristorante ‘Na fojetta, (in copertina, menu tra le pagine) Cibo e cultura (DZ)

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6 LA BANDA DELLA RICETTA

Cibo in musica. A “Fuoco lento” l’ultimo lavoro di Clara Graziano Band (DZ)

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PAG

SALON DU CHOCOLAT DE PARIS

Cioccolato dalla corrispondente parigina

13 LUCCA COMICS 2018

Colaluca)

Purificato Laboratorio Dolciario Frascati

C

La Pupazza frascatana

Abbiamo bisogno dell’Arca

Per non gettare via il futuro di Cibo Cultura e Costume ipso facto, gli argomenti di “SIT Lo zero stavolta” spaziano in luoghi prossimi e meno, a ricordare connessioni d’informazione e un orizzonte fatto di eventi territoriali e internazionali sotto il comune denominatore della Lettera “C”, una consonante stavolta scelta, più che la cifra zero, per il suo segno, un cerchio aperto, come Comune, o Comunità. “C” come un valore altro. Altro, come questa Fanzine alla cui terza uscita hanno collaborato almeno e più di tre nuove penne (Francesca Colaluca, Serena Grizi, Giulia Falistocco e Lucrezia Lanzi.

Di contenuti e contenitori, insomma, abbiamo bisogno dell’Arca per portarci dietro tutto, o piuttosto di una Carriola di trasporto più ampiamente culturale: perchè scopriremo presto che la Carriola è ben più che un solo oggetto popolare e contadino e che in Cultura occorre lasciare tracce. Contestualmente alla necessaria riduzione dei rifuti e degli imballaggi promossa dal Free plastic dell’ottobrata frascatana con la consegna delle shopping bag (Emanuela Bruni, Assessore alla cultura, coniuga cultura e ambiente) e da Zero Waste di Lucca Comics, per disinquinare il mondo. Tutto ciò mentre si apprende della proposta di eliminare la traccia di Storia dall’esame di maturità, ultima di una lunga lista di tagli, (riduzione delle ore di Storia dell’Arte, Musica e Geografia) che stanno appiattendo l’istruzione e che privano le nuove generazioni di strumenti fondamentali di lettura della realtà. E questa è un’altra storia. (dz)

(F.

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Costume e Comics. Il festival (G. Falistocco)

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CITTA’ DA RIQUALIFICARE Rigenerare Roma si può e si deve. Il libro di Umberto Marroni. (Con Francesco Rutelli e l’Università di Roma Tre) (DZ)

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27 LA RICETTA DI CODA (C.Camilli)

PAG

A L T R E

G E O M E T R I E

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PAG CONDOTTE SLOW FOOD e la sua Arca che viaggerà custodendo la Pupazza frascatana (in foto A. Purificato, una produttrice locale). Calorie. Differenza tra una barretta per sportivi e l’impasto della pupazza frascatana; del correre Maratone con Roberto di Sante autore di “Dall’inferno a Central Park” e Comunità di runner

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PAG CONFETTERIA DI GERVAISE (L’Assommoir di E. Zola), un anticipo di Natale (S.

12 IL SEGNO NERD (Kn, Drake, DZ) 14 APPUNTI DI UNA A-NERDICA.

Grizi) PAG

PAG

Tutto è reale solo se condiviso. Il fenomeno

Cosplayer (L. Lanzi )

16 20 FERROVIE PER LA CULTURA

PAG CORALLINA Il racconto noir (L.Frigiotti) PAG

Il nodo di accesso al Parco dell’Appia Antica. Tesi di Laurea in Architettura 25 ottobre 2018 di F.Camilli (a cui vanno i piu fervidi auguri della Fanzine)(F.Camilli)

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PAG LA CARRIOLA Saggio a puntate nell’Universo dei Simboli e delle Metafore (DZ)

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23FRASCATI NOIR

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Livia Frigiotti e i prossimi eventi con l’Associazione Apollonj

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1, 2 e 3 Prima seconda terza qualità la nera vulesse almeno magnà». La Banda della Ricetta a Fuoco lento

«

La Banda della Ricetta ha intrattenuto il pubblico alle Scuderie Aldobrandini di Frascati il 27 ottobre nell’ambito dell’ottobrata Frascatana e del programma Plastic Free, che l’Amministrazione ha inteso realizzare con il contributo della Regione Lazio. Nel programma, Terre tuscolane e Slow food, con la celebrazione della Pupazza frascatana con le tre sise accolta nell’Arca del Gusto.

L’Arca del Gusto viaggia per il mondo e raccoglie i prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta

C

Ma che musica è quella della Banda? Negli appunti scrivo Circo Diatonico, come riferimento a una world music di contaminazione, ascoltata almeno 20 anni prima e rimasta nell’abbecedario sonoro come rilevante, significativa e piacevole. E Clara Graziano, voce, organetto (e putipù), autrice, si, è proprio quella di “Nasi rossi” e “Circo invisibile”, per citare brani tra i più suggestivi, del progetto Circo diatonico del 1996 (e io ho il suo cd). Clara e la nuova banda tutta al femminile, in grembiuli da cucina bordeaux, raccontano“ A fuoco lento”, ricette ideate e rivisitate, cover di brani noti della canzone folk e popolare italiana: “O cafè” di Modugno, “servito” nel menu dopo “Pasta nera” (le farine dei poveri di un tempo erano, contrariamente ad oggi, quelle di qualità tre, nere e integrali, e bianche per i “ricchi” ), “La zuppa di Garibaldi”, “La cicoria” - ninna oh yuh, tutti vogliono mangiare la c'quer - (una ninna nanna dei nonni di una famiglia intenta a mangiare cicoria); un repertorio che affonda nell’immaginario canoro (dall’Unità d’Italia in poi), con un menu tutto italiano di piatti e “pappe al pomodoro” preparati dal vivo, nella performance in cui le musiciste ci deliziano delle loro competenze di Cucina (slow e dunque lenta, quanto tradizionale) quanto di Strumenti musicali. Tutto speziato di “musiche balcaniche, saltate di ritmi mediterranei, spruzzate di jazz” (cartadamusica.it) E i vibrati e le battute del tamburello, e persino“cucchiaini” tintinnati da Valentina Ferraiuolo (voce, e tamburelli- frame drums, da undici anni percussionista solista dell'Orchestra Popolare Italiana di Roma diretta dal Maestro A. Sparagna) che narrano della golosità di una colazione, “a che bello cafè co' 'a recetta di Cicirinella” (Don Raffae') e di un “pulpitiello affogato” - ‘na dieta che c’ha rovinato la vita ma per amore della mia bella ...-; del conteggio temibile delle calorie, a meno di due mesi dal Natale. La formazione si conclude con le due musiciste più classiche della banda, al contrabasso Carla Tutino (in copertina), al clarinetto e clarinetto basso Teresa Spagnuolo. Tutto a fuoco lento (anche in CD).

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Le lettere di Giuseppe Garibaldi all’”eccellente popolazione di Frascati “conservate nell'ufficio del Sindaco

Con il “Garibaldi” della Banda - il generale pò pò pò - il pubblico canta il ritornello; l’eroe dei due mondi di soggiorno nel 1875 a Frascati - racconta il sindaco Roberto Mastrosanti- lasciò lettere di ringraziamento ai “contadini” del luogo per avergli fornito cibi genuini. “Lui - dice Clara - era un bongustaio, preferiva uva passa, gallette e fave”.

Altre geometrie di C “ CORRERE COMUNITA’ CALORIE ”

Del correre Maratone e dunque come Comunità di runner, di Calorie; la differenza tra una barretta per sportivi e l’impasto della pupazza frascatana. E ancora meglio come vincere la depressione. Alle Scuderie Aldobrandini il 3 novembre scorso.

“Spero di lasciare il mio filo magico - dice Roberto di Sante, scrittore runner e maratoneta infaticabile, - a chi si è inabissato. Tornare a correre è stata la salvezza dalla mia depressione”. Allora Corri. Come terapia . “Corri - il suo libro che parla di corsa ma parla soprattutto di depressione e di come guarirne - Dall’inferno a Central Park (Ultra-Castelvecchi edizioni). L’autore si è raccontato alle Scuderie Aldobrandini di Frascati, accolto da amici e dalla comunità dei runner; col suo coach e special local guest “Nicchia”, per condividere, come le tappe di appuntamenti con i lettori e runner in tutta Italia, l’esperienza di risalita da un mondo di incubi, fuori dal lungo e buio tunnel. Una maratona (ne ha corse a Chicago, a New York, Berlino, Londra, Boston e Tokyo) psicologica (capire i “mostri” degli altri dopo aver visto i propri) con passione . “Ognuno la sua. Fare ciò che si ama è la soluzione”. Con disciplina, la strategia sportiva con le sue prove sblocca paura e aspirazioni. CALORIE Una pupazza per gli sportivi

Sportivo ma non runner è invece Stefano Asaro Condotte Slow food Lazio, intervenuto alla manifestazione. “L’arca è il “motivo pulito e giusto di proteggere dalla globalizzazione i prodotti della tradizione”. Ho contato le calorie di una barretta “enervit”e della pupazza a tre sise, a confronto, sulle abitudini moderne dei pasti sostitutivi. Per 100 gr la pupazza è più calorica di poco (kcal 334 vs 312) ma a differenza della barretta, non contiene olio di palma puro, vanto delle asics gel barrette, o altri grassi saturi; è ricca di proteine e contiene potassio, calcio e magnesio in percentuali maggiori degli omologhi preparati per lo sport. Dunque più sana.

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C

GITA AL SALON di Francesca Colaluca da Parigi per SIT

Paris. CHOCOLAT le goût français

Dalla terrazza all’ultimo piano del Viparis a destra discretamente svetta la Tour, distinguibile e imponente, si erge tra i tetti di inconfondibile colore rosso-tiziano e grigiotopo, e sovrasta rettangoli di comignoli, parcheggi blu e parchi cittadini; mentre nel cielo di sinistra, fluttua la mongolfiera (ballon per turismo ndr). È una tarda mattinata di inizio novembre assolata e luminosa. Quando arrivo all’ingresso del pavillon numero 4 dove si tiene il Salon du chocolat, dopo il rito del biglietto (15 euro), varco la soglia e l’aria tutta intorno sa di cioccolato, è palpabile l’aroma amaro che profuma di buono. A pochi metri, al di là del muro del campionario di degustatori, di professionisti, di amanti e di curiosi, eccomi davanti a distese di cioccolato allestito. A naso inizio il mio giro tra banconi, stand e atéliers vari. Sembra di attraversare una babele di colori e sapori, oltre che di lingue e costumi.

Architettura di fondo

L’enorme pannello in plastica segna il contrasto e marca la complessità del mondo brulicante in basso. È un muro bianco che prepotentemente impatta sulla vita che si dispiega in orizzontale dal tono cromatico caldo, morbido, denso e avvolgente, anche troppo avvolgente. Dalla parete alta una decina di metri, segnata da linee orizzontali, si gettano ciuffi di felce, foglie a spada di Medinilla Magnifica e steli pendenti di azzeccate metonimie, di Nepenthes Alata. All’estremità allungate, calici e fiori esotici sfiorano preparazioni dolciarie internazionali sistemate su mensoline non allineate ma scomposte a gradini come in una scala. In tensione, quasi a voler assaggiare ora una galette des rois, ora une bûche aux marrons, ora une ganâche au chocolat et framboise. Mi attardo con il mio “cordless” a fotografare, a cogliere momenti di questa narrazione: vignette mute raccontano la storia del cioccolato: la nascita della fava, i porti di arrivo, i luoghi di lavorazione, le creazioni commerciali.

Gourmand au Sud et au Japon

Il mio giro continua nell’ala dedicata alle preparazioni innovanti e insolite: cacao e olio d’oliva. L’idea è nata dal figlio di un siciliano e di una calabrese, nato in Tunisia e cresciuto a Marseille, nella città conosciuta in Gallia come la Napoli francese. Il suo cioccolato ha la forma di ramoscelli di ulivo con tanto di foglie verdi che si alternano a piccole sfere ellittiche scure e lucide.

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Altre geometrie

PAG 11 “Il banchetto” da L’Assommoir di Émile Zola Un anticipo del Natale di Serena Grizi Non lontano, scorgo dietro ad un bancone disposto ad angolo, una giapponese in kimono che elargisce a piene mani le sue creazioni. Sono perle scure dal colore non uniforme e dalle dimensioni di una mandorla, di odore intenso e profondo, molto forte, deciso. Assaggio. E mentre assaporo, guardo l’acconciatura della pâtisière: lei sembra uscita da un documentario e ha fra i capelli raccolti, un fermaglio grande quando il dorso di una mano a forma di farfalla e di colore bianco. Tutto è di cioccolato e io sono Gretel (una Gretel moderna) ma non sarò catturata dalle tentazioni per finire nella trappola della casetta di «Tentazioni» marzapane della fiaba dei Fratelli Grimm, o del cioccolato griffato in questo caso. La forma è relativa, specie se apparenza (almeno per me). Continuo la visita tra laboratori di stellati chefs chocolatiers che si esibiscono in colate di cioccolato fondente, mentre di fronte campeggia l’insegna di una notissima crema spalmabile alle nocciole italiana che espone file di scarpe (ne mangeremo il tacco?) e borsette allineate per fattura e colore, con brillanti o lacci, perline e nastri, tutto interamente in cioccolato. Nella pensilina a caratteri cubitali primeggiano contatti e la località. Forse non è un caso che proprio davanti allo stand italiano, sia allestito il laboratorio pluripremiato di artisans du chocolat francesi. Su più alzatine disposte sui quattro punti cardinali del bancone, dietro al vetro, variopinti e lucidati cioccolatini al coquelicot (papavero) attirano curiosi e intenditori. Una maniera differente di rappresentare. Un approccio diverso all’esistenza. Forse la differenza sta nell’approccio alla vita, risiede «Il cioccolato insegna» nel contrasto tra originalità e creatività vs cartesianesimo e illuminismo. Prendiamo le monetine dell’Euro. Quando si è dovuto decidere cosa mettere per l’altra faccia di identificativo, ogni Paese ha scelto. Cosi l’Italia ha Dante, l’Uomo vitruviano, il Campidoglio con Marco Aurelio, Boccioni, la Venere, il Colosseo, la Mole antonelliana e Castel Del Monte. (Arte, ma non solo). Mentre la Francia ha, per la moneta da uno e due Euro, l’Arbre (l’albero simbolo di fraternité égalité liberté), per quella da 50, 20 e 10 centesimi la Semeuse (seminatrice) e infine per la monetina arancione da 5, 2 e 1 centesimo la Marianne. Sono solamente tre facce diverse per otto valori distinti. Tutti simboli.

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«Il cioccolato sfila»

C

In lontananza, arrivano le note della sfilata dal vivo. Indossatrici vestite di cioccolato, attirano sguardi, commenti e apprezzamenti sulla passerella. Gli stilisti hanno ricoperto sottili strati di tessuto pregiato e naturale con il cioccolato e per evitare che si sciolga, spruzzano bombolette di cioccolato sugli abiti indossati. La scia delle falcate è inebriante oltre che spettacolare. Come lo sono le sculture a misura d’uomo o poco meno, interamente in cioccolato, rappresentanti diversi temi, dal ludico e mitologico a quello della flora e fauna, disposte in fila su un perimetro ellittico. All’estremità, non molto distante, si erge alta la torre dorata di éclairs ( lungo e sottile pasticcino fatto con pasta choux). Cosi mentre un’altra Tour mi saluta, guadagno l’uscita. (foto e testi FC)


In un banchetto (d'altri tempi) il calore del Natale

Altre geometrie di Serena Grizi

citazioni da: L’Assommoir di Émile Zola nella nuova traduzione di Luca Salvatore – Feltrinelli 2018

«Un’oca grassa da fare arrosto; (…) Prima dell’oca, il bollito, giusto? (…) il brodo con le verdure, e un pezzetto di lesso, ci sta sempre bene…Poi, ci vorrebbe della carne in umido. (…) spezzatino di vitello (…); niente di meglio dello spezzatino di vitello per fare bella figura. (…) una lombata di maiale con le patate. (…) Poi ci vorrebbe un po’ di verdura, giusto? Be’, che ne dite dei piselli con la pancetta? (…) sei litri di vino buono, e innaffiarci pure l’arrosto». «(…) La ciotola si vuotava, con un cucchiaio piantato nella salsa densa e saporita, una salsa gialla che tremolava come gelatina. Lì dentro ci pescavano i pezzi di vitello (…) l’insalatiera passava di mano in mano, i volti si chinavano per cercare i funghi. Le grandi pagnotte appoggiate contro il muro, dietro gli invitati, sparivano in un attimo. (…) Il dolce era servito. In mezzo, c’era una torta di pan di Spagna a forma di tempio, con una cupola a spicchi di melone; e sopra la cupola era infilzata una rosa finta, accanto alla quale svolazzava una farfalla di carta stagnola (…). Poi a sinistra il formaggio fresco straripava da un piatto fondo; mentre, in un altro piatto a destra, erano ammonticchiati certi fragoloni pesti, che lasciavano colare il loro sugo. Però avanzava un bel po’ di insalata, grandi foglie di lattuga romana, ben condite con l’olio»

F.Zandomeneghi Al caffè Nouvelle Athènes

Gervaise, è biondina, ha belle spalle, è sottile (o almeno lo resta fino alla metà del racconto). Se la sua dieta comprendesse grassi Zero e Zero carni saremmo immersi in un'atmosfera contemporanea ma Gervaise è nata nella testa di Émile Zola (1840-1902) quasi centocinquant'anni fa; eroina al contrario, protagonista del famoso romanzo, capolavoro del ‘naturalismo’ L’Assommoir. Gervaise ha conosciuto anche lei un tempo felice e al culmine del suo successo sociale e imprenditoriale (gestisce la Blanchisserie fine) ha deciso di festeggiare il suo compleanno, che cade in giugno, come fosse un anticipo del Natale, così come descritto nello scintillante settimo capitolo del romanzo. I cugini francesi consumano molta meno pasta, ma qui nel brodo di carne e verdure verranno cotti dei tubetti. L’oca, invece, è la vera portata trionfale: «Quando l’oca fu in tavola, enorme, dorata, tutta grondante di grasso, non le si avventarono subito sopra. Se la mostravano l’un l’altro, facendo l’occhiolino e allungando il mento»

Il pranzo fenomenale imbandito da Gervaise, sposata Coupeau, con l'aiuto della suocera e delle sue lavoranti, con i bambini che schiamazzano nella cucina, gli invitati che arrivano ben vestiti, la tavola lunga apparecchiata con allegria al centro della lavanderia, la stanza più grande della casa, dove man mano che arrivano verranno appoggiati i vasi di fiori d’ogni colore. Le tende bianche a schermare le vetrine dai curiosi, le invitate che quasi ballano portando le pietanze dalla cucina al tavolo, le battute, la confusione, le pagnotte di pane intere che serviranno ad accompagnare l’abbuffata, tutto ricorda l’atmosfera festosa del Natale: dove, oltre la festa religiosa, l’altro vero significato si ritrova nella condivisione del pasto con le persone cui si vuole bene, nello scambiarsi ricette, allestire i piatti da portata assieme, fare allegria per il solo fatto di...esserci.

«E per tutta la notte, mentre i Coupeau smaltivano quell’abbuffata con una bella dormita, il gatto di una vicina approfittò della finestra aperta, per entrare, spolparsi le ossa dell’oca, e dargli il colpo di grazia, alla bestia. Si sentiva solo il lavorio incessante dei suoi denti aguzzi.»

Dopo la festa, un tocco quasi cinematografico chiude queste pagine simili a un bel quadro. (SG)

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LUCCA COMICS e IL “MADE I N FAN” di Lucrezia Lanzi e Giulia Falistocco inviate SIT ~ SEGNO NERD (KN; DRAKE; DZ)

osplay Yuriko Koike

Il governatore di Tokyo, la prima donna a ricoprire la carica, prepara la metropoli nipponica ad ospitare le prossime Olimpiadi del 2020. Il giorno di chiusura dell'Evento "Ikebukuro Halloween Cosplay Fest 2018" 28 ottobre 2018 - si è presentata vestita da Maetel, personaggio icona di "Galaxy Express 999", classico anime di fantascienza di Leiji Matsumoto, ma non è nuova alla passione cosplay. SEGNO NERD. Passioni tra Mondo capitalistico occidentale e fanatismo orientale. Non è possibile comprendere il fenomeno Nerd nel suo significato attuale senza considerare l’evoluzione della società tecnologica dagli anni ’50 ad oggi, e non senza uno sguardo alle contaminazioni storico culturali che da occidente ad oriente hanno investito progressivamente una e l’altra sponda, nei modelli di vita, arrivando a proiettare le relazioni umane in un cross, super abito calzato sul globo. Questo per indicare una Timeline del Segno Nerd e dei Campi in cui questo si è impiantato evolvendosi continuamente, (e fino al meme) in un immaginario collettivo che si autoalimenta. E come oggi sia difficile dirsi umanamente un non Nerd. Perchè in verità la società iperconnessa che viviamo ci rende automaticamente isolati, ma non più e necessariamente separati dalla realtà, piuttosto esposti o inclusi in più dimensioni. Facciamo il Punto.

‘50

12

‘60-’80

Anni ‘80-’90

Segue pagina 15

al 2000

2020

Asociale Il fenomeno Io sono Geek Nasce il tecnologico/ Nerd Nerd/ è il “nuovo” Nerd/ sviluppa acquista sovversione Nerd / Nei College competenze sempre più dell’isolamento (venatura più americani è il popolarità/ rivendicazione positiva) informatiche Solitario In giappone e presa di appassionato appassionato è Otaku, coscienza/ in maniera di elettronica Moe: conio del ossessiva dei serio e fortemente termine suoi incapace appassionato cosplay interessi: (Tool) elegante un geek fino a proietta Homo hokikomori verso nurdus l’esterno extraordinaire


Dal western ai narcos: i mille volti della nerditudine al Lucca comics

SIT /Giulia Falistocco

Protagonista quest’anno della fiera del fumetto e del game, seconda al mondo per biglietti venduti, è Tex, cowboy della casa Bonelli che festeggia settant’anni di sodalizio con un pubblico di tutte le età. A contendere i riflettori abbiamo trovato Narcos, serie Netflix che lancia la sua quarta stagione, portando al Lucca gli ospiti più illustri, Michael Peña e Diego Luna. Distanti nel tempo e per medium espressivo (uno serie tv, l’altro fumetto) rappresentano la varietà di temi e d’esperienze, di cui ormai si compone la cultura nerd: dall’incontro con gli artisti, alla conferenza con gli esperti dei “settori”; dallo stand interattivo, alla demo del video gioco; dal padiglione dei giochi di ruolo, alla parata cosplay, fino al lancio di Animali fantastici I crimini di Grindelwald con l’accensione di un’installazione a forma di bacchetta insieme al coreografo della saga originale Paul Harris- evento in simultanea in otto città in tutta Italia (peccato che sotto la pioggia al grido di «Lumos!» l’installazione abbia fatto cilecca). Lucca insomma anche quest’anno, al pari del Comic-Con, ha coinvolto persone di tutte le età, sempre più tipi prodotti, segno ormai che la cultura nerd sta diventando una possibilità percettiva che non si limita a una fascia d’età, né a un singolo tema o medium, ma sta allargando sempre più il proprio canone, ricostruendo anche l’immagine tipica del nerd stesso. Il nerd è morto lunga vita al nerd!

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Altre geometrie

TUTTO E’ “REALE SOLO SE CONDIVISO”

Appunti di una curiosa a-nerdica di Lucrezia Lanzi Tra essere Nerd e non esserlo, cerco di apprendere tutto ciò che mi è estraneo della vasta portata del mondo “Nerd”, animato da una passione totalizzante che è poi l’elemento comune alla dimensione Fan. Il presupposto del ricordo in particolare è (a mio avviso) il meccanismo che genera la dedizione, l’ammirazione dei propri miti, con reazioni diverse. Lucca Comics è uno degli sfondi possibili di questi racconti. L’altro è Made in Fan, il documentario. Un grande megafono.

I primi ricordi della vita si possono mordere, annusare, stropicciare e ascoltare come se fossimo ancora lì. Il tempo non è passato, i nostri affetti mai invecchiati, e l’unico modo per tornare come eravamo è provare la stessa emozione, rievocarla attraverso quello che ci ha fatto battere il cuore. Questo è il presupposto di ogni buon ricordo, questo è il punto da cui parte sempre ogni fan che si rispetti: rimettere in gioco la memoria del proprio cuore.

Made in Fan vuole raccontare chi sono i fans, “i nerd tanto narrati dai fumetti e mostrati come eroi sconfitti nei film degli anni ‘80” [leggi SEGNO NERD approfondimenti].

Perché si collezionano gadget di cartoni animati, film e fumetti? Perché si diventa cosplayer? E perché esistono giochi di ruolo? Se la vita è un ciclo che ci riporta sempre a noi stessi, tutti gli oggetti che custodiamo, tutte le persone che incontriamo sono, quindi, una piccola fetta di una torta chiamata passione condivisa. La Taboga Film è partita all’avventura del Lucca Comics & Games 2018 per conto di Sit Cultures e di Made in Fan: credevamo di arrivare in un luogo pieno di gente, abbiamo scoperto che erano le persone ad avere gli occhi pieni di Lucca. Cioè? Eccolo spiegato ai pochi a-nerdici rimasti: Lucca non è un luogo, Lucca è il luogo dove da 52 anni i cuori dei fans sono liberi di battere all’unisono. Lucca è lo spazio relativo einsteniano dove tutto è possibile in qualsiasi momento tu lo voglia. Il bingewatching diventa disciplina sportiva – ai limti dell’agonismo sportivo - , il Cosplayer è un personaggio pirandelliano che si trasforma per sentirsi finalmente se stesso o lecitamente qualcun altro. A Lucca si è liberi di passare ore davanti ai videogiochi senza che la mamma sbuffi infastidita alla porta, la cena è sempre pronta, si è ribelli, capricciosi, allegri, esagerati. Si hanno amici intorno anche se ancora non li hai conosciuti. Esistono dietro un cosplay fantasy, uno schermo da gaming, una fanfiction appena scritta. Quello che non si conosce ancora lo sarà a breve, Lucca è la città aperta del fandom, Lucca è il luogo dove “tutto è reale solo se condiviso”.

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SEGNO NERD (KN; DRAKE; DZ L’argomento non si esaurisce qui )

La società americana alleva e concentra il mito del successo nelle generazioni degli anni ’50 tra il dopoguerra e il boom economico, secondo i canoni della popolarità ottenibile da una scala di valori che mette ai primi posti lo sport, come indice vitale di una comunità; le squadre dei College, in particolare di baseball, hanno un seguito di sostenitori familari e di Contea. E’ il successo del ragazzo americano che realizza il sogno di tutti - self made man – e per estensione negativa anche Jock che finisce con l’abusare della sua popolarità. Il fenomeno inevitabilmente marginalizza la generazione che cresce a latere dello sviluppo economico e che investe il proprio tempo nei nuovi settori delle scienze elettroniche e della tecnologia, considerati meno popolari e studiati a tavolino, attorno alle apparecchiature. La solitudine piuttosto che la squadra o il ballo (Grease); elettronico e non “sexy”, attraente. La prima generazione cresciuta con l’elettronica è considerata per antonomasia mingherlina, occhialuta, difettosa e “sfigata” perchè non gode e non cerca il successo dei parametri societari vigenti. E’ Nerd. Le competizioni sociali giovanili sono ‘60-’80 spesso caratterizzate da bullismo verso il nerd, considerato diverso, minore, debole, anche artificiale. C’è da considerare che sistemi aperti come Linux o lo stesso sviluppo di Apple sono il prodotto di una generazione (oggi primi Nerd adulti) che si è applicata alle tecnologie e all’informatica e alla programmazione, e che nelle sue pieghe più nascoste ha allevato hackers e crackatori di sistemi. Contestualmente, nell’industria dell’intrattenimento americano il cinema investiga in argomenti umani, sulla condizione tale e quale di storie vere (love, musical, noir, e il genere western dei buoni e giusti pistoleri). Dalla popolarizzazione del fantasy, attraverso i cartoni animati per adulti, del periodo della grande crisi americanana ( Snafu, situation nominal all fucked up – tutto in ordine niente a posto), di stress reliever, del buttare via lo stress, si assiste ad un progressivo aumento della fantasia, unita all’insoddisfazione di molti strati della popolazione della cultura e della politica americana di allora, direzione ‘68; J. R. R. Tolkien aveva iniziato a scrivere il

‘50

Signore degli Anelli nel 1937, creando il mito dell’elfo. L’evoluzione graduale agli anni ’70 produce il genere SCI-FI, fiction di scienze, per arrivare, in corsa con le prime missioni spaziali, a Star Trek (1966) e Star Wars (1977). Una moltitudine di personaggi fantastici investe l’immaginario collettivo, nascono i gruppi fandom delle serie (fan e groupie erano già presenti nel mondo musicale rock e nello star system). Divismo hollywoodiano e cronaca rosa - ma “l’unico vero divo della nostra epoca è proprio internet” (Massimiliano Valerii Il Foglio direttore generale ‘80-’90 del Censis). L’estensione al video game genera gruppi di conoscitori consacrati al gioco da casa. Il Nerd di nuova generazione preferisce un ambito virtuale per contatti e tempo libero. Il nerd socializza solo in rete. In Dungeons and Dragons (giocato fino a 6 milioni di persone nel 2007), la presenza di halfling, elfi, nani, mezzelfi, orchi, draghi, da la stura ai giochi di ruolo con rievocazioni storiche, teatro improvvisato, simulazioni di mondi a partecipazione diretta del gioco; all’hobby di creare costumi del personaggio preferito e indossarli per una avventura. 2000 Nasce il cosplay (da costume e play) ma il termine è tutt’altro che americano. Viene coniato da un reporter giapponese reduce da un servizio in America. L’oriente, è avanti o indietro sulla time linea del nerd? Non esiste in letteratura l’ “eroe Nerd”, l’antieroe che continua a sviluppare la sua dipendenza del mondo virtuale ma l’otaku, che con la passione per il mondo fantasy e virtuale segna, come portatore di passione per manga, serie di Anime, video giochi e collezionismo, un superamento della figura isolata tristemente raccontata in occidente. Solo l’hikikomori per l’ autoesclusione, il ritiro volontario dalla scena sociale, mostra l’aspetto più estremo del nerd. Nel 1995 a Tokyo circola un gruppo di giovani vestiti come la serie Evangelion, NGE, Neon Genesis Evangelion, considerata uno degli anime più acclamati e influenti di tutti i tempi, nonostante la trama introspettiva dei personaggi 2020 “portatori” di traumi psicologici. E’ l’inizio della caratterizzazione cosplay. Fenomeno che attinge all’occidente quanto all’oriente con un distinguo sul concetto sullo stampo Nerd, di per sè facile da scambiare con la riservatezza tipica dell’orientale.

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Altre geometrie Corallina Carnevale Noir (dalla raccolta “Maschere” ~ L’Erudita) Ecco il Carnevale e come ogni anno la Contessa Anita Mannini Valli aveva organizzato una di Livia Frigiotti

sfarzosa festa in maschera nella sua villa d'epoca, quella dai grandi saloni con ornamenti barocchi, i pavimenti alla veneziana, le grandi terrazze affacciate sulla città eterna. Anita aveva scelto un abito stile ottocento in velluto verde con intarsi di seta bianca, merletti ai polsini delle maniche, il corpetto con una scollatura generosa e, a coprirle il volto, una maschera con disegni verde smeraldo e oro acquistata a Venezia. Con lei Lucrezia, la sua dama di compagnia che, per espresso desiderio di Anita, indossava il costume di Corallina. Si dice che “nel teatro italiano delle maschere, Corallina fosse il tipo dell’ancella dal parlare audace e il gesto disinvolto, sempre disposta all’adulazione e alla malizia, complice dei sotterfugi amorosi della padrona". Anita amava questi giochi durante la festa così invitava uomini di cui si era invaghita. Lucrezia aveva un carattere riservato ma non negava mai alla sua signora questo divertimento in fondo innocente. Corallina indossava un abito lungo dall'ampia gonna a balze di un azzurro sgargiante con il grembiulino bianco, il corpetto di velluto rosso dalle maniche lunghe con il polsino di pizzo, la scollatura più austera, una maschera veneziana a coprirle il volto ma che non celasse il suo sorriso. Per il banchetto fu scelto uno dei catering più importanti di Roma, l’elegante allestimento per le sale, i camerieri in livrea, un sottofondo musicale. La Contessa pronta ad accogliere sulla soglia della sala i suoi ospiti in maschera, radiosa nel suo abito, aspettava ansiosa l'arrivo di Ottavio Cortigiani, l’affascinante uomo che frequentava da qualche tempo. Arrivò bellissimo nella sua maschera da Casanova il seduttore. Anita felice gli andò incontro e platealmente lo abbracciò mentre Corallina osservava con attenzione e uno strano interesse quell'attimo senza farsi sfuggire alcun particolare. Ottavio, perfetto nel ruolo di Casanova, fece ridere e ballare la sua dama, ma Anita, ogni tanto lo lasciava per i suoi ospiti insieme a Corallina che lo intratteneva cercando di affascinarlo con i suoi modi misteriosi e intriganti. Ottavio non la riconobbe. Corallina giocava con il suo personaggio quasi fosse davvero "audace e disinvolta", al ritorno di Anita se ne andava con sguardo ammiccante. Fu lo stesso Casanova a cercarla rimasto di nuovo solo. Bevvero e risero a lungo fino a quando lei gli porse un calice di spumante, quelle bollicine fini che solleticano il naso. Ottavio ad un certo punto si allontanò scusandosi, un capogiro disse, troppo vino forse. All’’improvviso però un grido ruppe l’armonia della festa. Nel grande atrio un uomo era precipitato dalla balconata delle scale. Anita e Lucrezia si fecero largo tra i presenti arrivando ad affacciarsi alle scale e fu un colpo per Anita vedere riverso a terra il corpo senza vita di Ottavio. l dottor Alberto Cipriani, invitato alla festa, ne constatò il decesso e subito chiamò il Comandante Anna Malvasi del Comando dei Carabinieri del paese e invitò i presenti a non lasciare la Villa. Dal Comando Anna con il tenente Diego Baldi arrivarono in fretta alla splendida villa della Contessa, li accolse un giardino ampio e curato, illuminato ad arte, giochi d'acqua tutto intorno. All'ingresso della villa il dottor Cipriani la stava aspettando. “Dott. Cipriani che meraviglia la sua maschera, un sacerdote? Cos’è facciamo il doppio lavoro?” “Sempre sarcastica eh Comandante?” “Ma no non direi. Ora mi dica cos’è successo” disse Anna con un leggerissimo sorriso. “Un uomo è caduto dalla balconata, un volo che però non ucciderebbe sul colpo a meno che uno non sia morto prima di cadere. Da un primo controllo ho questo sospetto da confermare in autopsia” “Ho capito. Aspetterò il suo veloce referto dottore, ma ora è il caso di parlare con la Contessa e i suoi ospiti. Baldi avverta il PM. Grazie dottore senza di lei questo lavoro sarebbe noioso" “E senza di lei comandante non sarebbe così piacevole”.

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Corallina Carnevale Noir (dalla raccolta “Maschere” ~ L’Erudita) di Livia Frigiotti Un sorriso tra i due, quel dottore era sempre molto affascinante nei modi e sicuramente aveva un debole per Anna. Si diresse verso la stanza che le avevano indicato, trovò Anita e Lucrezia ancora con indosso i loro abiti per la festa, fece delle domande e scoprì la relazione della Contessa con la vittima e la strana reticenza al dialogo di Lucrezia. Il mattino dopo in caserma fece il punto della situazione con il Maresciallo Capo Giorgio Massi, il quale come sempre prese appunti e uscì per cercare le notizie utili, anche quelle dicerie di paese più piccanti che in fondo nascondevano sempre una verità. Tornò qualche ora dopo. “Direi che Ottavio Cortigiani la sua maschera da Casanova l’abbia proprio indovinata. La Contessa non è certo la sua prima e unica conquista. Celibe, 50 anni, decisamente di bell’aspetto, istruttore in una palestra frequentata per lo più da signore dell’alta borghesia, ricche un po’ annoiate, nubili o vedove” “Un gigolò insomma” osservò Anna “Si, in paese se ne raccontano di cose e di nemici e rivali poteva averne parecchi. Bisogna cercare un nesso fra lui e gli invitati. Certo lo conosceva bene la Contessa” “Ieri sera Anita mi ha raccontato tutto del suo rapporto con la vittima e l’organizzazione della festa in ogni minimo dettaglio” aggiunse Anna “non ha tralasciato nulla, ha ingaggiato anche un fotografo professionista, forse gli scatti potrebbero esserci utili” “Provvedo subito al mandato per farci consegnare le foto” rispose il Maresciallo Le foto arrivarono sul pc di Anna poche ore dopo. Le visionò ma in un primo momento sembrarono non servire. Poi pensò che qualcosa davvero non tornasse nella figura di Lucrezia. Anita l’aveva voluta al suo fianco nel ruolo della serva intrigante, ma cosa aveva fatto davvero Corallina tutta la sera? Qualche ora dopo arrivò il referto del dott. Cipriani il quale aveva riscontrato un decesso per arresto cardiaco dovuto da un mix di alcol e farmaci. Dunque c’era premeditazione e l'arma del delitto poteva essere alla portata di chiunque. Le foto dovevano avere la chiave di tutto così ricominciò a guardarle ma stavolta concentrandosi sui dettagli. Notò che Corallina compariva spesso in secondo piano nelle immagini. In alcune sembrava osservare con attenzione i movimenti di Anita e Ottavio, da un angolo, dietro una porta. In altre invece affiancava Anita con gli ospiti, in altre foto si intratteneva con il Casanova. Il fotografo aveva scattato anche un primo piano di Lucrezia, di profilo il volto sotto la maschera, austera ed elegante, il sorriso solo accennato. Poi si accorse di non aver notato una foto in particolare, dove alle spalle di due uomini c’era Casanova che prendeva dalle mani di Corallina un calice, forse spumante. Si sorridevano complici. Sul file l’ora dello scatto della foto era ravvicinata all’ora del decesso sul referto del medico legale. A questo punto era il caso di indagare su Lucrezia Paci e sul suo rapporto con la vittima. Il mattino seguente sempre di buon’ora, la sua passeggiata abituale, Anna mise nero su bianco le sue idee per sottoporle al Maresciallo Massi. “Buongiorno Comandante, qualche novità?” “Buongiorno Maresciallo, credo proprio di si, guardi” Anna lo invitò a guardare le foto e gli espose i suoi dubbi. Massi tornò dopo qualche ora con una relazione più dettagliata con date, nomi, luoghi. Lucrezia Paci e Ottavio Cortigiani venivano dallo stesso paese vicino Perugia. “Ottavio e Lucrezia si conoscono fin da ragazzi, la stessa scuola, le stesse amicizie, un fidanzamento fino alla promessa di matrimonio infranta da lui pochi giorni prima delle nozze. Forse Lucrezia non ha perdonato il tradimento. Le loro strade si sono divise, lui ha coltivato le sue passioni, lei si è laureata in farmacia, poi più niente di importante fino a ritrovarla qui come dama di compagnia”. “Lucrezia ha detto di non aver mai visto Ottavio prima di quella sera.Credo sia il caso di interrogarla nuovamente Maresciallo”. Alle domande di Anna Lucrezia non ci mise molto a confessare il suo rancore nei confronti di Ottavio, lui che le aveva rovinato la vita. Aveva covato per anni il desiderio di vendicarsi del tradimento, fino a quando il destino glielo aveva fatto di nuovo incontrare. Lei lo aveva riconosciuto. Fu facile convincere Anita, innamorata, ad invitarlo alla festa, il seguito era stato solo un gioco da ragazzi. Conosceva la debolezza di Ottavio per le donne e lo aveva ammaliato con i giochi di Corallina fino a somministrargli il cocktail di farmaci e alcol sapientemente miscelato. Era stato facile per Lucrezia assassinarlo, una liberazione la sua morte Anna, seduta sulla panchina del giardino della caserma, rifletté a lungo su quanto scoperto. Provava tenerezza per Lucrezia che si era fermata con il tempo ai suoi 25 anni quando un bellissimo ragazzo l'aveva fatta vivere in una favola e ne aveva poi spezzato maldestramente l'incantesimo, provocandole un rancore tale da farle premeditare e attuare un omicidio. Pensò poi alla sua vita, a come il destino avesse invece spezzato in modo drammatico la sua favola qualche anno prima, un ricordo di dolore che sapeva l'avrebbe accompagnata per sempre.

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LA RIGENERAZIONE DEI QUARTIERI INDUSTRIALI

Città eterna, ma da riqualificare

#UmbertoMarroni

#REINVENTING CITIES 5° edizione della Biennale dello Spazio Pubblico Maggio - giugno 2019 Testaccio Roma Immersi nella rigenerazione urbana, di cui la Facoltà di Architettura di Roma Tre all’ex Mattatoio al Testaccio è l’esempio principe, si è discusso l’8 novembre scorso della pubblicazione del giornalista Umberto Marroni. Una corale valutazione della Roma degli ultimi decenni, delle trasformazioni urbane realizzate sui quartieri Ostiense, San Paolo, Marconi e il quadrante Testaccio; di progetti che potrebbero far rivivere Roma, il project financing dell’Arch. Paolo Desideri Campidoglio2 (con il museo ai Fori Imperiali e la dislocazione degli uffici comunali dal Monte Capitolino), la riqualificazione, (disattesa da oltre ventanni), dei Mercati generali nell’VIII Municipio, quartiere madre della terza Università di Roma nell’ottica di un quartiere commerciale innovativo alla francese - Store, On line store e Polo attrattivo culturale. L’altrettanto annoso problema del Gasometro, area estesa, frontaliera al Tevere, abbandonata e mai risanata che potrebbe costituire un unicum con le Mura Aureliane. Roma non riesce a valorizzare l’enorme patrimonio che possiede. Con le sindacature di Veltroni e Rutelli, Roma ha goduto di progetti che hanno rigenerato quartieri storici quanto periferici ( rigenerazione di Villa Borghese, Casa del Cinema, Teatro India, ex capannoni Snia, 100 piazze, per citarne alcuni) lasciando, nel caso Ostiense, la memoria storica dell’archeologia industriale del quartiere, modello imprenditoriale per l’intera città fino agli ani ’70.

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C

ittà eterna, ma da riqualificare

#REINVENTING CITIES 5° edizione della Biennale dello Spazio Pubblico Maggio - giugno 2019 Testaccio Roma

Una fibrillazione di idee caratterizzate da una forte impronta pubblica, decisiva nella modernizzazione della città oltre la quale non basta più l’agire politico diretto delle trasformazioni radicali degli anni del ’30 e buoni progettisti, ma categorie socio istituzionali trainanti - una buona regia - , determinazione amministrativa e imprenditorialità, ossia il capitale nella trasformazione. “Attualmente – commenta Francesco Rutelli in apertura del convegno in Aula Magna non esiste un grande progetto, a valenza metropolitana, per far rivivere Roma, vincere il degrado ( non solo buche sulle strade) ed è il momento di far ricircolare le idee”. “Ci sono il triplo delle regole a New York, ma è una questione di umani, a Roma - dice Oscar Farinetti (il noto imprenditore di Eataly, la prima catena italiana nel mondo di food artigianale e ricostruttore di luoghi dimenticati) che illustra case history dei suoi successi a target poetico “creare lavoro”, ha creato 8600 posti – si deve finire quello che si è cominciato, il ritardo in un procedimento mette a rischio tutto l’operato.” “Il nocciolo della rigenerazione è trovare edifici grandi e recuperarli piuttosto che costruire immobili nuovi, ecco – conclude – progettare il più bel grande parcheggio del mondo, ad esempio, farebbe parlare tutti i Tg.” Il vero asse della rigenerazione resta l’Università Roma Tre, pionieri anche nel rettorato di Elisabetta Pallottino, 1° rettore donna di un Ateneo; lo spirito collettivo - la stessa presenza in platea di un folto pubblico lo testimonia -, e la manifestazione di interesse a REINVENTING CITIES, il bando internazionale indetto da C40, con proposte che riguardano la pianificazione urbana e la riqualificazione di siti (Ex Italgas, Ex campo Testaccio, Ex Depopsiti Atac, Ex Ospedale San Giacomo, Ex fiera di Roma, eccetera - totale 19 siti- ) con un’impronta di carbonio inferiore – zero emissioni - e per stimolare lo sviluppo sostenibile della città; la 5° edizione della Biennale dello Spazio Pubblico promossa dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e sezione laziale, dal Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, dall’Ordine degli architetti di Roma e dal Dipartimento di Architettura dell’Università Roma TRE, con la collaborazione di UNHabitat e di ANCI. Maggio – giugno 2019. Testaccio, Roma. (DZ)

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Altre geometrie

FERROVIE PER LA Piazza Zama

di Fabio Camilli

C

ITTA’

ULTURA

FERROVIE PER LA CULTURA -

Nuovi Nodi di Accesso al Parco dell'Appia Antica Il percorso inizia attraverso un Workshop di Progettazione architettonica organizzato dalla Facoltà di Architettura La Sapienza, costituendo anche la prima fase di un Laboratorio di Laurea in Architettura 5UE, con i Prof. Arch, Pepe Barbieri, Alessandra Capuano, Rosario Pavia, Anna Rita Emili. Discussione del workshop è stata quella di dare nuova accessibilità e valorizzazione al Parco dell'Appia, tramite la progettazione di una nuova stazione ferroviaria nell'area dell'Appio-Latino nei pressi di piazza Zama che potesse diventare, oltre che nuovo snodo ferroviario, anche un nuovo accesso al Parco dell'Appia Antica. Nella prima fase si è analizzata l'area di studio, dal punto di vista di tre sistemi Ambientale, Insediativo, e Infrastrutturale - , ognuno dei quali possiede Risorse e Criticità che portano allo sviluppo di alcune strategie progettuali che tendono a migliorare la qualità della vita di quell'area e di tutto il sistema.

L'idea di costeggiare il piano del ferro attraverso un Parco Lineare che segua il percorso ferroviario dalla fermata Roma|Ostiense Roma|Tuscolana, crea un nuovo sistema ciclo-pedonale con punti di accesso al parco in punti di snodo strategici, dati dall'intersezione degli assi trasversali delle porte delle mura Aureliane, con il nuovo percorso. Su questo sistema si incastona il progetto di nuova Fermata Roma|Appia e relativa stazione ferroviaria, infrastruttura che il quartiere Appio-Latino aspetta da circa 60 anni. Il Comitato delle Mura Latine si sta adoperando per sensibilizzare da tempo gli organi amministativi e politici competenti sulla necessità ed esigenza di avere una stazione ferroviaria, al fine di migliorare la viabilità in un quartiere densamente abitato. Il progetto presentato il 25 ottobre a Valle Giulia, nello specifico della Tesi personale in Architettura, va a La Tesi "Una stazione per Zama" rigenerare i margini ferroviari esistenti del piano ferroviario posto nel vallo (FL 1 Orte Fiumicino FL 3 Viterbo FL 5 Civitavecchia), creando un sistema di percorsi accostati, a differenti quote e nel rispetto dei fronti urbani e delle visuali verso il parco. I Tre livelli : le banchine, il parco lineare, e la quota della città. Ogni percorso lineare segue la ferrovia con un asse orizzontale dal Parco a Piazza Zama, che viene completamente riqualificata come nuova centralità urbana. La piazza torna ad avere il suo ruolo attraverso lo spostamento dei parcheggi in quota sotterranea e la dislocazione del capolinea degli Autobus sul nuovo sistema pedonale. Parco Lineare Roma|Ostiense a Roma|Tuscolana

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Su questo Asse Principale l'intersezione di assi ortogonali, dati dalle strade esistenti, crea spazi pubblici, aree verdi. La Stazione utilizza lo stesso concept sull'asse ortogonale dell'ex stabilimento chimico Socciarelli rivitalizzato e trasformato in un Polo Culturale con una biblioteca di quartiere, spazi espositivi, e laboratori di archeologia. Lo Scalo al centro di questo sistema presenta, nel progetto in analisi, una grande copertura ellittica che rende l’idea della fluidità di percorsi e di accessi che si orientano verso qualunque luogo, ed è sostenuta da pali in acciaio diramati a richiamare l'idea dell'albero. Come sistemi di un unico organismo, il Ponte pedonale, alla quota della città, collega le due aree originariamente separate, da piazza Galeria fino a via Bitinia (quartiere Appio latino).

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La Piazza della Stazione, a una quota inferiore collega i due margini del parco lineare, a questa quota troviamo i sistemi di risalita dalle banchine del treno, e tutti i servizi necessari ad una stazione ferroviaria progettati come elementi puntiformi: sostegno del ponte pedonale sovrastante. Entrambi suturano un tessuto urbano attualmente separato dalla ferrovia, dando cosi continuità al territorio e alle relazioni tra le due parti. La Fermata presenterà anche un parcheggio interrato, spazi pubblici e di ristoro, andando a creare un nuovo Polo Infrastrutturale di aggregazione e di accesso a tutto il sistema del parco dell'Appia. Un intervento necessario per il territorio che sensibilizza sull'utilizzo del treno per spostamenti, a ragione di una migliore qualità di vita in città e per la sostenibilità in genere del nostro paese. (Dott. Arch. Fabio Camilli). "Una stazione per Zama"

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ANTEPRIME DIALOGHI CON GLI AUTORI noir

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Andrea Cotti e Luca Poldemengo

N IR IN VILLA

Maurizio de Giovanni “Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone” 1 dicembre

SALA DEGLI SPECCHI Frascati (Palazzo Comunale). Livia Frigiotti incontrerà gli autori noir Andrea Cotti e Luca Poldemengo. Andrea Cotti, classe 1971, scrittore per cinema, televisione e sceneggiatore delle serie L’Ispettore Coliandro, Squadra Antimafia, Ris Roma, ha pubblicato altri diversi romanzi, ultimo “Il Cinese”, per la Collana Noir Rizzoli. Luca Poldelmengo, classe 1973, scrittore e sceneggiatore, con le edizioni E/O, firma una serie di romanzi noir di rilievo e caratura proiettati nel sociale, ultimo “Negli occhi di Timea”.

19 e 26 gennaio 2019

Autori Noir a Frascati. Attesissima la VI edizione di NOIR IN VILLA 2019. La rassegna nasce nel 2014 su idea di Livia Frigiotti, appassionata di letture noir e autori di genere. Direttrice artistica della manifestazione che si svolge presso i prestigiosi locali di Villa Apollloni, ha portato nelle precedenti edizioni, sotto l’egida dell’Associazione Culturale Ettore Apollonj e il patrocinio del Comune di Frascati, autori di grande spessore come Maurizio de Giovanni, Massimo Carlotto, Mirko Zilahi, il giornalista Fabrizio Roncone, l’attrice Paola Rinaldi, Il colonnello dell’Arma dei Carabinieri Roberto Riccardi, l’editore Giulio Perrone, i Fratelli Morini. L’edizione 2019 si terrà in due giornate il 19 e il 26 gennaio 2019. Il 19 gennaio dalle ore 15,00 presso la Sala degli Affreschi in Villa Apolloni (Via Tuscolana) un lungo pomeriggio di chiacchiere sul Noir con Mirko Zilahi (per Longanesi), Luca Poldelmengo (per edizioni E/O), Piergiorgio Pulixi (per Nero Rizzoli) e Romano de Marco (per Piemme). Il 26 gennaio presso le Scuderie Aldobrandini, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Frascati, Assessore Emanuela Bruni, Noir in Villa presenterà l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, l’autore della fortunata serie I Bastardi di Pizzofalcone: “Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone” ed. Einaudi. ‘Na Fojetta Scomettiamo sui Prodotti stagionali e la Convivialità Menu alla Carta Serate del Gusto

Ristorante a Frascati VIA RISORGIMENTO 4 06 97245420 - 3457671693

Locandina Vigne di Colle Pisano Menu Gli spinosi di Novembre

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Altre geometrie

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Dall’Araldo dei Falconieri, Scala, H e Carriola. Un viaggio azzardato tra simboli, metafore e segni di Daniela Zannetti

Con l'abilità delle parole trasferiamo mondi esistenti e quelli inesistenti come possibili (U. Eco)

Quando mesi fa ho avuto modo di apprezzare le opere fotografiche di Paolo Romani autore in “bianco e nero” del suo“compendio” di geografia umana dei viaggi in medio oriente, ho scritto la recensione - SIT | Un tempo solo| Paolo Romani - per il complesso di scatti del suo piano visionario; si perché le sue opere, a guardarle fino in fondo, sono magiche, ultraterrene, “lentamente istantanee”. E ciò non può sfuggire. Come pare che la convocazione dei soggetti e anche degli oggetti nello spazio, risponda ad altro, dicevo ad un accordo cosmico, tra lui, la sua Holga ( la toy camera ho - gwong) e le genti nelle loro pose, attese per lunghi minuti. A maggio gli chiedo di poter utilizzare due scatti in particolare che mi avevano colpito per l’attinenza con una mia ricerca: il progetto di elevare la “carriola”, si quella Carriola, strumento, (poi metafora, e poi metafisica), ad argomento di saggistica. Non la vecchia carriola logora buona solo come fioriera. Tutto questo ha un principio (ma non ancora una fine, come l’Alph Art di Hergé), una carriola abbandonata a vista, per anni, lungo una strada diventa (per me e in comunicazione ambientale) il simbolo del contrasto alla dispersione dei rifiuti nell’ambiente: lo strumento d’uso popolare nelle aree più rustiche per trasportare materiali, o scaricare anche rifiuti, diventa parte di una contro azione d’arte: recuperarne una e allestire una scena simbolica da esporre in un museo, un po’ a molestare lo spettatore. “Allestimento con carriola e scaletta in legno, 2007. Benvenuti nella città H” (Scuderie Aldobrandini EcoArtisti offresi); “acca” reminiscente di orrori nucleari, gli ingombranti appresso del cartellone di welcome, la carriola che scarriola una scaletta di legno e corda (recuperata) gettando via (la possibilità di risalita) il futuro, tre “coni stradali” a delimitare l’area del delitto. L’elemento simbolico che mi fa decidere dopo tempo a rielaborare la ricerca è l’araldo della famiglia Falconieri di Roma (Villa Falconieri a Frascati). Nello stemma, in particolare è presente la scala a 3 pioli (scaccata argento e azzurro su rosso). Nel comune sentire, l’araldica è una scienza controversa: da un lato l’adesione a una a presunta snobistica vanità; dall’altro, proprio in quanto “scienza del simbolo” “segno”figurativo, il suo essere strumento di indagine e di ricostruzione.

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ħ

Il simbolo della scala, verosimilmente risalente al primo dei gonfaloni del sestriere d’Oltrarno della Repubblica di Firenze, mi interessa, per tacita intesa per la comprensione del linguaggio comune, come ascesa, in ogni caso come movimento. Soprattutto, e qui comincia il viaggio, come simbolo congruo dell’ intepretazione di singole entità e segni che arrivano a muoversi assieme, di coincidenze inaspettate di cui la ricerca sulla Carriola, via via, si arricchisce, fino a creare narrazione, scoperta e significazione, attraverso un qualcosa che rinvia a qualcos'altro. Ora dovete sapere che nei simboli dell'Alfabeto fonetico internazionale la consonante fricativa faringale sorda “h”, presente soprattutto nelle lingue semitiche, è rappresentata col simbolo ħ (fig.I). L’acca italiana, se osserviamo i diversi segni con cui è stata rappresentata, dal linguaggio Proto - Semitico, Fenicio ed Etrusco, appare come una scala (in orizzontale), o un recinto chiuso (fig.III e IV). La stessa ħ richiama il segno di Saturno (fig.II): Saturno rappresenta una energia di facilitazione, senza la sua presenza niente al mondo potrebbe essere compiuto, è la fluidità di transizioni e il distaccamento interiore verso ciò che sta mutando; collegato all'idea che nulla venga perso, ma riutilizzato quando la morte o la fine dell'esistenza arriva, allora ciò che non è più, diventa altro, per tornare nel ciclo dell'esistenza. (Un saturno complice del riciclo). L’aspirazione (della H) è che ogni parola (o consonante, o scarto o numero) abbia il suo peso nella scoperta (nel linguaggio, nell’immaginario, nel ciclo dell’esistenza). E’ sorprendente la similitudine della sorte dello Zero e della H, contano non contano, si pronunciano, non si pronunciano. In buona sostanza esistenti, e inesistenti possibili. Se poi vogliamo ragionare sulla posizione ottava della consonante e come sia possibile collegarla all’8,adagiato orizzontalmente l’infinito, si comprende come tutto apra uno scenario di repliche del tempo e delle forme, che anche la scala ben rappresenta, nel suo ritmo di metafora inesauribile. Ecco si instaura, come in una realtà aumentata, una relazione di simboli (visibili) con informazioni altre (intuibili) ed è dove voglio portare il lettore, a trasformare gli ambienti e le esperienze quotidiane in avventure cognitive, caleidoscopiche e policrome. Forte di queste considerazioni, benedette dalle coincidenze dei segni, racconto l’opera Carriola 2007 sotto questa matrice fantastica. Tutto questo senza che la Carriola sia ancora entrata in scena (se non quelle del Romani “Giovani facchini e carrozzine” della copertina~3 agosto 2014~Samarcanda, Uzbekistan), quando lo ha fatto ha molestato per diversi motivi, che indagheremo nelle metafore. A questo punto «si tratta di capire che cosa significhi essere presenti in ogni situazione» Marina Abramovic - si può molestare, inveire, distruggere e violentare l'opera, attraversarla, impassibile, l'opera resta, l'idea resta». Anche fosse una storia parallela, aggiungo io (e con me, credo Leo Lionni). Alla prossima puntata (DZ) Chi è il 3D GENERALIST. Design, Architettura, Product visualization Il Generalist realizza ambienti ed oggetti (modelli) tridimensionali generati al computer per effetti visivi, special vfx e/o per videogames. simone.pz90@gmail.com Tel+ 39 3240954283 www.artstation.com/mcdrake

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“Gli Spinosi di Novembre” Polenta Provola e Carciofi

“I Rotondi di Ottobre” Tortelli di Zucca

“I Rotondi di Ottobre” Maialino da Latte con Uva e Mosto

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RICETTA di ODA

“Coda” una cottura lenta e prolungata ne garantisce scioglievolezza e sapori

I segreti della ricetta di Carlo Camilli Chef Na Fojetta. La risulta dei tagli di carne principali, un tempo considerati cucina povera, è tornata alla ribalta anche nei menu di chef più blasonati. Nella tradizione della cucina romana la Coda va servita con i gaffi, i “villi” delle guance di manzo. Il cosiddetto Quinto quarto raccoglie, dalla punta del muso alla coda, tutto quello che non fa parte dei tagli “nobili”. La Coda alla romana ...mettersi in coda, per poterla gustare.

Ingredienti. A scelta: di Vitella tenera e cottura veloce; di Vitellone 3 ore circa; di Manzo 6 ore di cottura . 1 coda intera ( 1 kg circa) - gaffi 2 pezzi concentrato di pomodoro 1, due cucchiai - 1 cipolla - 2, tre coste di sedano - 1 carota - ¼ di vino rosso - acqua o brodo vegetale - 1 cucchiaio raso di cacao in polvere - sale e pepe q.b Preparazione . La coda va divisa in “rocchi” della dimensione degli ossi e lasciata in acqua corrente fredda per due ore per togliere tutta la parte sanguinea. Scolare e asciugare bene i pezzi. Aggiungere i gaffi tagliati a dimensione dei rocchi. Rosolare bene tutte le parti con olio in un tegame capiente. Salare e pepare, aggiungere gli odori tritati grossolanamente. Sfumare col vino rosso e lasciare evaporare l’alcol. Aggiungere il concentrato di pomodoro, stemperato in acqua o brodo, e fino a coprire tutto il composto. Avviare la cottura a fuoco basso, mescolare di tanto in tanto. Dopo due ore di cottura spolverare di cacao. Aggiungere a piacere e se gradito 1 chiodo di garofano. Portare a cottura finchè la carne si separa dall’osso. Il piatto. La coda al sugo si può servire accompagnata da coste di sedano appena scottate. Con il sugo, allungato e cotto con passata di pomodoro, si possono condire rigatoni, mantecati con pecorino e prezzemolo tritato. E’ uso accompagnare la pasta al sugo di coda con un pezzetto di coda e gaffo. (CC)

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