Copertina
CANICATTI’ sdmngsndgkjsdlkjlsdkjglksdjlgjsdlkgGeografi a fisica[modifica | modifica wikitesto] Il territorio di Canicattì si trova al confine fra le province di Agrigento e quella di Caltanissetta, in una conca naturale (l'alta valle del fiume Naro) circondata da basse colline, assai fertile e tradizionalmente vocata alle colture frutticole (un tempo il mandorlo, oggi l'Uva Italia, l'uva da mosto, la pesca e l'albicocca). L'area si differenzia notevolmente dal territorio circostante; tale differenza ha favorito sia il paesaggio agricolo che il centro urbano. Più verde e florido il primo, maggiormente ricco di attività commerciali, anche all'avanguardia, e di animazione cittadina il secondo, rispetto ai centri vicini di entrambe le province.
Territorio[modifica | modifica wikitesto] Con Regio Decreto firmato da re Vittorio Emanuele III dal 19 febbraio 1934 si fregia del titolo di città.
Teatro Sociale di E. Basile
Villa Firriato di E. Basile
Storia[modifica | modifica wikitesto] Profilo storico[modifica | modifica wikitesto] I resti archeologici ritrovati nella città e nelle zone adiacenti testimoniano l'estistenza di un abitato già in epoca pre-romana. Il nome di Canicattì è probabilmente di origine araba: deriverebbe dalla forma latina Candicattinum, a sua volta con radice nell'arabo Handaq at-tin, [senza fonte] ossia "fossato di fango" o "fossato
di argilla"; tale toponimo è stato ritrovato in una della Cattolica, fecero costruire splendidi edifici tavola, Canicattì è stata annoverata nel 1987 tra carta geografica della Sicilia del periodo di e fontane. La signoria dei Bonanno durò fino a i Cento Comuni della Piccola-Grande Italia. dominazione Saracena.[3] tutto il Settecento, ma verso la fine del secolo È stata centro (seppur minore rispetto alle Dopo la conquista della Sicilia da parte iniziò il suo declino; la società feudale si avviava grandi città dell'isola) di laboratori politici sia di dei Normanni, il signore del luogo, a scomparire. L'ultimo dei Bonanno, nel 1819, centro-destra che di sinistra ed è stata vittima, a probabilmente l'Emiro Melciabile Mulè, fu cedette la signoria di Canicattì al barone volte, di gravi episodi, come le stragi naziste e assediato e sconfitto dal barone Salvatore Gabriele Marchese Ragona. americane del 1943 e quella del 1947. La città è Palmeri (1087), che era al seguito del conte da secoli il centro più importante lungo la Ruggero e questi per ricompensa gli offrì la direttrice di comunicazioni - oggi stradali e spada e il dominio del feudo. Sotto la signoria ferroviarie - fra Agrigento e Caltanissetta (e da dei Palmeri, la fortezza araba venne ampliata e qui verso Catania e Palermo). prese l'aspetto di un vero e proprio castello con Alla fine degli anni sessanta la coltivazione una torre. dell'Uva Italia assunse un ruolo fondamentale Ai normanni successero i Francesi, cacciati poi per l'economia del territorio, e quasi tutti i dagli Aragonesi. Nel 1448 il feudo di Canicattì canicattinesi negli anni settanta possedevano venne ceduto da Antonio Palmeri, che non una vigna. Veniva a Canicattì gente di Gela, San aveva figli, al nipote Andrea De Crescenzio. Cataldo, Delia e altri comuni del circondario per Questi ottenne dal re Giovanni d'Aragona la lavorare; il boom economico portò Canicattì tra i Canicattì - Panorama centro storico "Licentia populandi", cioè la facoltà di ampliare i 100 comuni italiani col maggior reddito pro confini del feudo, di incrementare gli abitanti e di Dopo le sommosse e rivoluzioni capite; i mercati erano sempre affollati e amministrare la giustizia. Sotto il De Crescenzio, del 1848 e 1859/61, raggiunta l'unità d'Italia a concitati. Poi, a causa dell'eccessivo numero di Canicattì era una comunità rurale che contava Canicattì sorsero banche, mulini e stabilimenti vigne (molte delle quali piantate in terreni da mille a millecinquecento abitanti, insediati che incrementarono il commercio. Per tutto il inadatte), alla disorganizzazione e nella parte alta della città. Ad Andrea succedette corso del Novecento l'economia della città si è all'improvvisazione del territorio, l'industria il figlio Giovanni, che non avendo figli maschi, basata fondamentalmente sull'agricoltura (uva dell'Uva Italia decadde anche a causa della lasciò la baronia al genero Francesco Calogero da tavola soprattutto), commercio e settore concorrenza pugliese e di quella di Mazzarrone, Bonanno, nel 1507. terziario. agli inizi degli anni novanta. Con il casato Bonanno la città conobbe un Per la sua prosperità agricola, fondata Nel 2004 il Comune di Canicattì è stato sciolto considerevole incremento demografico; i soprattutto sulla coltura dei vigneti di uva da per infiltrazioni mafiose ed è stato retto, fino al feudatari, prima baroni, poi duchi e infine principi
2006, da una Commissione straordinaria di nomina governativa, che ha ripristinato la legalità e l'efficienza della macchina amministrativa, realizzando anche importanti opere pubbliche: restauro del Teatro Sociale, Palasport "Saetta e Livatino", Piscina comunale, rifacimento di Largo Aosta, realizzazione della nuova Via Giglia.
Sacra Famiglia, sant'Anna, san Gioacchino e un donatore con un cesto di frutta, la statua marmorea della Madonna delle Grazie di epoca bizantina, un reliquiario del settecento, il coro ligneo del settecento in stile Luigi XVI, un dipinto ad olio raffigurante la Vergine Addolorata del pittore Francesco Sozzi, una statuetta marmorea rappresentante l'"Ecce Homo" di buona fattura e di autore ignoto, un fonte Il dialetto di Canicattì, essendo la città tra le Veduta dalla Chiesa Madre. battesimale del seicento e altre opere di minor province di Agrigento e Caltanissetta, ha sue valore. All'interno del Duomo di Canicattì riposa peculiarità che non si trovano in altre parti in un sarcofago marmoreo, l'arcivescovo Angelo dell'isola (ad esempio buenu al posto di bonu) e Ficarra. Il vecchio duomo sorgeva nei pressi che influenzano il circondario. Degni di nota della Rocca Baronale e risaliva all'epoca della sono gli studi sulla parlata, sulla sintassi e sulla conquista normanna, ma fu poi abbandonato grammatica canicattinese del salesiano don perché fatiscente già verso la fine del Seicento. Fausto Curto D'Andrea. •Chiesa del Santo Spirito con annesso convento Chiesa Madre. e chiostro dei frati minori osservanti, del Ricorrenze[modifica | modifica seicento. Il convento fu edificato per volere di wikitesto] donna Antonia Balsamo Bonanno e del frate Antonio Nocera, sui resti di un vecchio oratorio. •Strage di Canicattì - Strage della Saponeria La chiesa, a tre navate, conserva una statua Narbone-Garilli (14 luglio 1943) marmorea, degli inizi del Seicento, •Strage di Canicattì (21 dicembre 1947) rappresentante la Madonna col bambino, di scuola gaginesca e un Crocifisso, di ignoto autore, festeggiato ogni anno il 3 maggio. Panorama. •Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo [modifica | modifica •Chiesa Madre San Pancrazio, edificata grazie (Canicattì) del 1662. Annesso alla chiesa fu wikitesto] edificato il Monastero delle benedettine, oggi alle offerte dei baroni Adamo e della restaurato e trasformato in museo etnopopolazione, nel 1760. Conserva una tela del Tra i monumenti più importanti si ricordano: antropologico. La chiesa, tra le più belle di "Monocolo" Pietro D'Asaro, rappresentante la
Monumenti e luoghi d'interesse
Canicattì, è oggi in attesa di ricostruzione e Collegio di Maria. L'interno conserva una statua •Resti della secentesca fontana del Nettuno restauro. All'interno si conservavano oggetti lignea di San Giuseppe, opera del Bagnasco e situati nel prospetto della torre campanaria della sacri di grande valore e numerosi stucchi di un soffitto ligneo a cassettoni di pregevole Chiesa del Purgatorio. scuola serpottiana. fattura. •Fontana dell'Acquanova, abbeveratoio, poi •Chiesa di San Diego d'Alcalà, protettore della •Chiesa di San Biagio, esistente già alla fine del demolito, il cui nome sopravvive in quello città, sede della Confraternita dei Santi Cinquecento e nell'Ottocento affidata ai padri dell'omonimo quartiere. Sebastiano e Diego. Nella parrocchia si agostiniani. L'interno conserva tele •Teatro Sociale, opera dell'architetto Ernesto organizza la tradizionale processione del settecentesche di buona fattura, un'antica statua Basile. Nel 1927 ospitò Luigi Pirandello con la venerdì Santo, risalente al Settecento e tuttora di San Biagio e una pregevole statua lignea sua Compagnia teatrale. molto sentita dalla popolazione. La via Crucis dell'Addolorata. •Villa Firriato, sempre del Basile, edificata alla con le statue del Cristo, della Madonna •Chiesa di San Francesco, della fine del fine dell'Ottocento per volere del nobiluomo Addolorata, di Santa Maria Maddalena e di San Cinquecento, un tempo dei frati conventuali. La Francesco Lombardo Gangitano. Giovanni, vede la partecipazione delle autorità chiesa, conserva una statua dell'Immacolata, •Palazzo La Lomia del XVII secolo, sito in via religiose, politiche, civili e militari della città. ritenuta miracolosa dalla popolazione, Cattaneo. In pietra arenaria presenta dei balconi •Chiesa di Santa Maria del Carmelo, edificata incoronata nel 1954 dall'arcivescovo barocchi. Le 35 stanze del palazzo e il fascino alla fine del Cinquecento assieme al convento di Palermo Ernesto Ruffini, Regina della città. La che ruota attorno all'edificio hanno fatto sì che lo dei frati carmelitani. Agli inizi dell'Ottocento la chiesa conserva una cripta del Cinquecento, storico Santi Correnti lo definisse "uno dei più chiesa fu ricostruita a spese degli zolfatai. Dopo scoperta negli anni cinquanta del secolo scorso. bei palazzi storici di Sicilia". È stato abitato dal la soppressione degli ordini religiosi, il convento •Chiesa di San Domenico, del 1612, con famoso barone Agostino La Lomia fu abbattuto e al suo posto furono edificati la annesso convento, un tempo dei domenicani. La •Palazzo La Lomia si trova in via Mariano Casa del Fascio (oggi palazzo della Guardia di chiesa conserva due antiche statue, San Stabile su di un poggetto e circondato da Finanza) e il Teatro Comunale Sociale. Domenico e San Tommaso, ritrovate durante giardini. Edificato a partire dalla fine del •Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, alcuni lavoro di restauro. Il convento è stato, di Cinquecento è uno dei palazzi più grandi e più edificata dai baroni Adamo e un tempo sede recente, restaurato su progetto interessanti, a livello storico e architettonico della Confraternita che assisteva i condannati a dell'architetto Paolo Portoghesi e rimane, della città. È stato abitato dal Ministro di Grazia morte. All'interno si conserva una tela tutt'oggi, così come per il Monastero delle e Giustizia del Regno Borbonico Gioacchino La settecentesca del pittore Guadagnino benedettine, in attesa di un adeguato utilizzo. Il Lomia raffigurante la Madonna che assiste un morente. Comune tarda a prendere decisioni affinché ciò •Chiesa di San Giuseppe, edificata nel seicento che viene recuperato non di disperda e rimaneggiata nei secoli successivi, accanto a nuovamente. quello che fu l'Ospedale dei Poveri e oggi è il
•Palazzo Gangitano di via don Minzoni, vicino il mostra dal titolo "Mostra delle armi del Cavaliere Duomo. Una delle finestre del palazzo dà Giostrante". proprio sulla chiesa, per cui la famiglia poteva •Masseria di contrada Cazzola, edificata parte assistere alla Messa senza uscire dalla dimora nel seicento e parte nel settecento, oggi •Palazzo Gangitano di via Calatafimi, in stile abbandonata e quasi distrutta, fu un esempio barocco. Vi ebbe sede la Pretura di Canicattì mirabile di borgo agricolo con tutte le attività e le •Palazzo La Lomia, sito tra Via Cattaneo e strutture legate alla coltivazione e produzione di Piazza Dante, appartenuto a don Marco La prodotti della terra, in particolare frumento, olive Lomia ed olio, uva e vino. Appartenuta alla nobile •Palazzo Bartoccelli, già Adamo, in pietra famiglia La Lomia fu famosa per le sue cantine, arenaria e in stile barocco. All'interno fu ospitato per le battute di caccia che vi si tenevano, per la il re Ferdinando II di Borbone nella sua visita a chiesetta barocca e per i sontuosi saloni nobili •Chiesa Madonna della Rocca, edificata nel Canicattì •Palazzo Stella, sede della biblioteca comunale, settecento e ristrutturata negli anni settanta del novecento. Nella chiesa, riposano le spoglie ha ospitato la Coppa del Mondo il 2 e 3 mortali del venerabile Gioacchino La Lomia, che marzo 2008 nel 1881 fondò il convento dei cappuccini, •Ponte di ferro, situato vicino alla stazione annesso alla chiesa ferroviaria e ricoperto di murales e dipinti •Cine-Teatro Odeon, inaugurato nel 1952 •Villa Giacchetto, già residenza estiva delle monache benedettine di Naro Canicattì - ex Casa del fascio, ora sede della caserma •Resti romano-bizantini (necropoli, terme e [modifica | modifica wikitesto] della Guardia di Finanza marmi) di contrada Vitosoldano •Palazzo Chiaramonte Bordonaro, sito in Piazza •Resti della Rocca Baronale, nel Largo Castello, Roma, in stile barocco con ricco giardino. edificata dagli arabi come fortilizio, trasformata Appartenuto all'ultimo feudatario della città, il in castello dai normanni e in palazzo baronale barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro dai feudatari della Città. All'interno si conservava •Palazzo Gangitano, sito in via Poerio. Fu una preziosa Armeria, famosa in tutta la Sicilia, abitato dal Senatore del Regno d'Italia Salvatore e ora esposta al Museo nazionale di Gangitano Capodimonte, dove lo storico Umberto Bile, •Palazzo Adamo, sito nel corso Umberto vicedirettore del museo, ha organizzato una
Società