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Il Bel Viaggio - N9

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SOMMARIO

5 L’indifferenza, un male da sconfiggere - LuigiFranchi

6 Solomeo, il borgo dell’armonia - LuigiFranchi

16 Tremosine, a picco sul Lago di Garda - Simona Vitali

26 Fabriano. Dove la carta è la custode del mondo - Maria Cristina Drì

38 Alzare lo sguardo a Lampedusa - GiuliaZampieri

46 Ad Avigliana per scoprire la Sacra di San Michele - Guido Parri

56 Asolo, abbandonarsi alla bellezza spensieratamente - Simona Vitali

66 L’astroturismo, un trend in crescita - LuigiFranchi

74 Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise - LuigiFranchi

82 Dalla Biblioteca Gastronomica al fulèsta, oppure il contrario - LuigiFranchi

92 Villa Russiz - Maria Cristina Drì

N° 9 - 2026

EDITORE

Edizioni Catering srl Via del Lavoro, 85 40033 Casalecchio di Reno (BO) Tel. 051 751087 – Fax 051 751011 info@ilbelviaggio.it - www.ilbelviaggio.it

PRESIDENTE

Benhur Mario Tondini

DIRETTORE RESPONSABILE

Luigi Franchi luigi.franchi@ilbelviaggio.it

REDAZIONE

Giulia Zampieri, Simona Vitali, Guido Parri, Maria Cristina Dri

FOTO

Archivio Ilbelviaggio , Alam, Archivio Fotografico Città di Asolo, Domenico Marchetti - Pro Loco di Tremosine

PUBBLICITÀ

Tel. 331 6872138 info@ilbelviaggio.it www.ilbelviaggio.it

PROGETTO GRAFICO

Gabriele Adani - www.gabrieleadani.it

STAMPA

EDIPRIMA s.r.l. – www.ediprimacataloghi.com

Costo copia trimestrale: 10,00 euro abbonamento annuo 45,00 euro Per abbonarsi: info@ilbelviaggio.it spedizione in abbonamento postale, iscrizione n.8654 Registro Stampa in data 31/07/2025 al Tribunale di Bologna

L’indifferenza, un male da sconfiggere

Una persona molto amante del mare, pochi giorni fa, mi ha detto: “Questo caldo folle non porta bene neppure al mare, non mi va di andarci”.

Siamo solo a giugno e le colonnine segnano una temperatura anomala, in quasi ogni parte del mondo: Berlino che supera i 41 gradi Celsius, in una nazione dove solo il 10% delle abitazioni dispone di aria condizionata; stessa cosa a Parigi, a Londra; in Antartide si stanno sciogliendo i ghiacciai eterni; in Italia ci sono dieci gradi superiori alla media stagionale e i temporali sono ormai simili a quelli tropicali.

Tornando all’affermazione di quella persona mi assale il dubbio se questo caldo faccia bene al nostro turismo e la risposta è no! Se poi pensiamo che in molti sono convinti che il turismo sia il futuro dell’economia del nostro Paese la disgrazia si fa ancora più grande!

E nessuno ascolta più quello che gli scienziati di tutto il mondo vanno dicendo da anni: la crescita incondizionata basata sui combustili fossili impedisce un equilibrio climatico.

Nessuno ascolta! I governi mettono delle pezze con decreti che entreranno in vigore fuori tempo massimo. Fa caldo? È estate, passerà! Dicono. Del resto, questo è un problema che, quando arriverà all’apice non ci riguarderà più, sussurrano le vecchie generazioni che dominano l’Italia. Fa ribrezzo pensare a come siamo diventati egoisti e indifferenti, nonostante un passato ancora recente di fatica, di sofferenza, di fame. Non dovrebbe essere questo ciò che dovrei scrivere su una testata che si chiama Ilbelviaggio, che vuole offrire un’immagine positiva dell’Italia, che crede che in questo Paese ci sia ancora una maggioranza di persone per bene ma questa volta non mi riesce. Questa volta, invece, voglio gridare forte che questa maggioranza deve tor-

nare a far sentire la propria voce: intellettuali, imprenditori, operai, politici, magistrati, giovani e donne che vogliono vedere un futuro migliore devono poter dire la loro, senza paura di essere derisi sui social. Se ognuno di noi parla con un altro, se ciascuno attiva il confronto, fa leva sui suoi diritti, quelli che la Costituzione Italiana garantisce a tutti allora, forse, qualcosa comincerà a cambiare. Avremo ancora un sogno: quello di vivere davvero nel Paese più bello del mondo. Perché l’Italia, pur con tutte le sue storture, ha questo primato; ha persone che hanno conquistato il mondo con le proprie invenzioni, con le proprie parole, le ha avute nel passato e le ha ancora adesso. Solo che ora se ne stanno andando all’estero per trovare valore, e lo fanno controvoglia. Creiamo le condizioni per il loro ritorno, diamo ai giovani di oggi la possibilità di potersi esprimere, diamo dignità economica, culturale, sociale al lavoro in Italia. Non possiamo vivere delle glorie del passato su cui si basa, molte volte, la nostra offerta turistica; questa gloria che si rivela nell’arte, nell’architettura, nel paesaggio rurale facciamola diventare moderna, contemporanea. In ogni dove: facciamo musei che abbiano una vita meno polverosa; diciamo con forza che la nostra agricoltura che pesa per il 4% della forza lavoro rispetto al 75% di cinquant’anni fa produce più qualità con minore sforzo; rendiamo gli hotel, tutti non solo i cinque stelle, la rappresentazione efficace della nostra ospitalità.

E occupiamoci del cambiamento climatico perché significherà occuparsi del benessere delle persone!

Luigi

Ogni spazio qui esprime unicità e bellezza

Autore: Luigi Franchi

Allora è possibile! Questo è stato il primo pensiero non appena sono arrivato a Solomeo, un piccolo borgo a pochi chilometri da Perugia. È possibile restituire alle persone la bellezza senza che essa appaia come un passato decadente, ricco si di storia e di arte ma che non fa i conti con il futuro a cui deve cominciare ad ispirarsi il nostro Paese.

E Solomeo aspira, invece, a non essere semplicemente un borgo restaurato bene: è un progetto morale e civile in cui la bellezza viene usata come forma concreta di organizzazione della vita, del lavoro e del paesaggio.

Il recupero di questo antico borgo oggi è realtà, camminando per le sue strade non si può fare a meno di pensare al disegno della città ideale di Leon Battista Alberti. Ma se quella è rimasta in parte utopia, Solomeo è un luogo fisico, vero, concreto, ideale. È l’esempio contemporaneo di quello che stabiliva il Costituto Senese del 1309, ossia che chi governa deve mettere al primo posto “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.

Questo è ciò che ha fatto Brunello Cucinelli quando ha iniziato a rivitalizzare il piccolo borgo di Solomeo. Da qui la mia espressione: Allora è possibile!

Ci è riuscito? Quanto Solomeo è comunità vissuta o rappresentazione ideale?

Domande che trovano risposta parlando con chi questo borgo lo abita.

“Si, è comunità vissuta. C’è integrazione perfetta tra lavoro e vita quotidiana. Ogni spazio è stato pensato per rendere la bellezza

un elemento concreto delle nostre vite e questo non è poco. La bellezza è nella vita quotidiana, nei piccoli gesti, negli oggetti comuni e nella cura dell’ambiente, diventa una risorsa etica, relazionale e vitale”, sintetizzo con queste parole le diverse conversazioni che ho avuto con le persone del posto. Queste parole stimolano una riflessione sul tema dei borghi in Italia e come si dovrebbero ripensare: luoghi meravigliosi, belli da vedere ma non certo da vivere, dove il massimo che si riesce a fare come azione progettuale è mettere in vendita le case a un euro sperando che a comprarle siano persone che poi trasferiscono lì le loro attività economiche ma non è mai, o quasi mai, così se non nei film come La dolce villa ambientato in Val d’Orcia.

Dai borghi i giovani vanno via, emigrano controvoglia, portano il loro talento lontano, fuori dall’Italia, e di questo nessuno si

preoccupa perché siamo ormai convinti che l’Italia potrà vivere solo di turismo. Nulla di più sbagliato! Basta leggere The italian dream di Alec Ross, un americano esperto di tecnologia che, dopo aver visitato 100 dei 196 Paesi del mondo, ha scelto l’Italia per viverci e lavorarci – insegna alla Business School dell’Università di Bologna -, per capire come il nostro Paese sia legato a un’ammirazione esterna per ciò che il nostro Paese è stato. “È un sogno nostalgico” scrive. “Questo è l’italian dream che vive ogni straniero che arriva nel Bel Paese. Ora però dobbiamo pensare al vostro Italian Dream, che non guarda al passato ma al futuro. I vostri antenati geniali non erano altro che italiani che hanno guardato al futuro e hanno creato cose incredibili facendo la storia che gli stranieri oggi vengono ad ammirare. Gli italiani di oggi hanno l’opportunità di iniziare a fare lo stesso”.

Ripartiamo proprio da Solomeo

Questa lunga riflessione mi è venuta in mente dopo le conversazioni avute passeggiando lentamente tra le stradine di Solomeo, il borgo dell’anima, come lo definisce lo stesso Brunello Cucinelli che qui ha impiantato la sua attività: quella di creare linee di abbigliamento di cashmere che lo hanno reso famoso in ogni parte del mondo, ma non è di questo che parleremo bensì del fatto che lui ha sconfitto quella visione di sognatore che, in Italia, è spesso associata quasi a un insulto: uno che ha la testa tra le nuvole, che non vuole affrontare la vita reale. Ebbene, Cucinelli ha saputo unire la sua visione di sognatore al pragmatismo imprenditoriale arrivando a coniare un capitalismo umanistico immaginandolo come “una grande armonia entro la quale il profitto, il dono, la custodia, la dignità della persona umana e l’etica della verità vivono nel reciproco arricchimento”. Con queste parole lo ha raccontato nel suo discorso ai grandi della Terra in occasione del G20 a Roma nel 2021, spin-

gendosi a ricordare un episodio personale che gli ha segnato tutta la vita: “Da ragazzo vidi gli occhi lucidi di mio padre umiliato e offeso sul lavoro, e ancora oggi non capisco perché si debba umiliare ed offendere, ma ispirato dal dolore che lessi in quegli occhi decisi che il sogno della mia vita sarebbe stato quello di vivere e lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano. Volevo un’impresa che facesse sani profitti, ma lo facesse con etica, dignità e morale; siamo quotati in borsa, mi piaceva un’impresa che avesse una equilibrata e garbata crescita. Volevo che gli esseri umani lavorassero in luoghi leggermente più belli, guadagnassero qualche cosa in più come salario e si sentissero al lavoro come anime pensanti. Proviamo a non volgere le spalle alla povertà. Desideravo che una piccola parte dei profitti dell’azienda andasse ad abbellire l’umanità tutta e volevo che le persone lavorassero le giuste ore e fossero connesse il giusto tempo, così da armonizzare Tecnologia e Umanesimo e ritrovare un sano

equilibrio tra mente, anima e corpo, perché anche l’anima ed il corpo hanno bisogno di nutrirsi ogni giorno”.

Queste parole non sono rimaste parte di un bellissimo discorso ma hanno trovato realizzazione nel sogno di Solomeo, come recita il bel libro che poi ha scritto.

Cosa si incontra a Solomeo

Appena si arriva un grande murales che riporta una foto di Brunello Cucinelli nella sua biblioteca: migliaia e migliaia di libri attorno a lui e una frase dell’imperatore Adriano, “i libri mi hanno indicato la via della vita”.

A un’amante dei libri come il sottoscritto è stato come un invito a nozze: mi sono precipitato a cercare quell’immensa biblioteca ma ho potuto solo sbirciare dalla porta perché è in fase di catalogazione per essere trasferita in un locale che sta finendo la ristrutturazione per diventare, tra poco, la Biblioteca Universale di Solomeo. Un valido motivo per tornare e perdermi tra migliaia e migliaia di pagine. Forse non mi vedrete più!

A Solomeo Brunello Cucinelli conobbe la

sua adorata moglie, Federica, che abitava nel borgo e questo è forse stato uno dei motivi che lo hanno portato a custodire questo gioiello, traghettandolo verso il futuro. Dapprima fu, infatti, il castello medievale ad essere acquistato. Nel castello impiantò l’azienda permettendo a chi lavorava per lui – dirigenti, impiegati, operai – di passare le ore del lavoro all’interno di un luogo carico di bellezza ed emozione. Adesso l’opificio si trova all’inizio del paese, per le dimensioni che l’azienda ha assunto, ma anche se è un edificio ultramoderno si integra alla perfezione con il paesaggio e la natura.

Sono poi entrato in chiesa, dedicata a San Bartolomeo, fondata nel XII secolo viene ricostruita nel Settecento e, infine, ampliata nel corso del XIX secolo. Contiene un prezioso organo settecentesco ma quello che più colpisce, nella sua semplicità, è il blu dei soffitti, un blu incredibile che fa venire in mente la preziosità del lapislazzulo che, in epoca medievale aveva un costo paragonabile a quello dell’oro, se si pensa che le uniche miniere conosciute erano in Afghanistan.

In giro per vicoli e piazzette

Dura poco la scoperta del borgo, in tutto circa 400 abitanti e la conseguente contenuta dimensione urbana, ma la sensazione è che vorresti che la visita non finisse mai.

Cultura e arte si incontrano a ogni passo. Sulle pareti degli edifici sono collocati i busti dei grandi maestri della filosofia e della letteratura, con riportate le loro frasi più profonde. Ne citiamo alcune: agisci in modo da considerare l’umanità sia nella tua persona sia nella persona di ogni altro sempre come nobile fine mai come semplice mezzo di I.Kant; Io farò un’invenzione che significherà grandi cose di Leonardo; Mostrerò cosa può fare una donna di Artemisia Gentileschi; Ogni sogno, quando è grande, si trasforma in realtà di Flautilla Bricci, architetta del XII secolo; La vita è un processo di conoscenza di Ipazia, filosofa del V secolo.

Con queste letture arrivo alla Loggia dei Poeti, un luogo magnifico per la vista che ha sulla vallata, lì e nelle diverse piazzette sono

disposti tavolini e sedie per sostare, leggere, pensare.

Proseguo fino a quando mi appare il Teatro, l’opera a cui Brunello Cucinelli ha dedicato molto spazio del suo tempo. Sorge di fronte al Foro delle Arti, inaugurato nel 2011 mentre il teatro è del 2008; luoghi dove il piacere culturale si avverte in ogni spazio, nell’Anfiteatro, nel Giardino dei Filosofi, Nelle stanze dell’Accademia Neoumanistica aureliana. Il teatro ospita ogni anno stagioni artistiche che hanno visto la presenza, tra gli altri, di Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Luca Ronconi, Toni Servillo, Laurie Anderson, Giorgio Albertazzi, Peter Brook. Infine, a poca distanza, il Parco Agrario che si apre su vigneti di Sangiovese e Cabernet-sauvignon impiantati nel 2011, con una logica armonica che lascia stupefatti. E più su, in alto sulla collina, l’uliveto, con piante vecchie di sessant’anni che custodiscono una storia che si fa futuro, perché l’olivo è la pianta che racchiude in sé, più di ogni altra, passato, presente e futuro.

Il Teatro di Solomeo

Dove dormire

BORGO MANDOLETO

Nel cuore della verdissima Umbria, immerso fra ginestre colorate, querce secolari e cespugli profumati, Borgo Mandoleto Country Resort & Spa propone una vacanza all’insegna della cordialità, dell’accoglienza e del riposo; il tutto in un’ atmosfera romantica di assoluta quiete.

Strada del Mandoleto n. 15

Perugia 06132 (PG)

Loc. Capanne/Solomeo

Tel +39 075 5293119 www.borgomandoleto.com

Dove mangiare Dove comprare

VALTER

Valter a Solomeo offre un’esperienza culinaria autentica e accogliente, proprio come essere a casa. La cucina tradizionale umbra è rinomata per i suoi piatti ricchi di sapori, i piatti del ristorante di Valter, realizzati a mano e con cura, utilizzano materie prime provenienti della loro azienda agricola che fornisce ingredienti genuini e di alta qualità.

Strada Del Mandoleto 18 da Via del Patollo 06132 Solomeo (PG)

Tel. +39 338 2158174 valterasolomeo@gmail.com

FACTORY STORE BRUNELLO CUCINELLI

Fondata a fine anni 70 la casa di moda Brunello Cucinelli è specializzata nel cashmere, è oggi uno dei brand più importanti a livello mondiale nel settore del prêt-à-porter chic. Una storia imprenditoriale italiana come ce ne sono poche quella di Cucinelli il cui “successo è figlio di un’intuizione semplice: colorare il cashmere, che sino a quel momento veniva proposto principalmente in colori naturali o un poco più basici”. Piazzetta dei Sapienti, 11 06073 Solomeo (PG)

Tel. +39 075 529 4555 www.brunellocucinelli.com

Tremosine

A picco sul Lago di Garda

Autrice: Simona Vitali

Quando ci troviamo dinanzi a territori paesaggisticamente preservati vale la pena chiedersi il perché, partendo magari dalla loro conformazione geografica, che può avere sortito intrinsecamente una funzione protettiva dell’esistente.

Questo è il caso, come vedremo, di Tremosine sul Garda, un comune letteralmente sospeso sul lago, immerso - a ragione - nel cuore del Parco Alto Garda Bresciano, con la sua natura incontaminata. E che si caratterizza pure come ‘diffuso’, con le sue 18 frazioni - di cui 17 dislocate su un altopiano a diverse altitudini, tra i 400 e i 600 metri rispetto all'acqua, e una che è direttamente sul lago - su un'estensione di circa 70 chilometri quadrati.

Quando l’avvento di una strada

cambia

le sorti di un territorio

Il lago ha sempre rappresentato per gli abitanti di Tremosine lo sbocco per commercializzare le proprie merci, per poter fuoriuscire da quella condizione di isolamento a cui il vivere in quel comune arroccato su un altopiano a strapiombo li costringeva. Tuttavia, per secoli, per scendere al porto c’era solo una fitta rete di

Strada della Forra. Credit Pro Loco di Tremosine

mulattiere e ripidi sentieri che mettevano a dura prova chi traportava a spalla legno, carbone, grano, olio… Nell’intento di alleviare queste fatiche, tra fine '800 e inizio '900, sono state realizzate due teleferiche tra Pieve (capoluogo) e il porto: il 'filo Berasi', che funzionava a contrappeso di pietre e il 'filo Cozzaglio' che sfruttava il peso dell'acqua. Il primo è rimasto attivo fino al 1912, il secondo fino al 1931. Più di tutto però si desiderava che venisse realizzata una vera e propria strada, nella convinzione che soltanto questa potesse creare le condizioni per una nuova economia. È il 1889 quando su iniziativa di due preti, don Giacomo Zanini, parroco di Vesio, frazione di Tremosine, e don Michele Milesi, allora consigliere comunale, e su progetto di Arturo Cozzaglio, poliedrico geologo e idrologo autodidatta tremosinese di notevole acume, viene presentato il primo progetto di quella che sarà destinata a diventare

un’opera di ingegneria stradale pionieristica, di straordinaria portata dal punto di vista economico e di impegno umano e insieme di stupefacente bellezza. Strada della Forra - così chiamata perché attraversa la spaccatura rocciosa profonda (forra appunto) scavata nei millenni dal torrente Brasa - ha comportato in ben 4 anni di serrati lavori, dal 1908 al 1913, la realizzazione di profondi tunnel nella roccia e la costruzione di ponti sospesi all’interno della forra, superando oltre 400 metri di dislivello, per collegare Porto (che è nei pressi di Campione) ai borghi montani di Pieve e Vesio.

Una strada, questa della Forra, che per molto tempo, dopo la sua inaugurazione, è stata percorsa perlopiù dai carrettieri che rifornivano di legna o Carbone Campione, e che verrà utilizzata appieno solo dopo la costruzione della gardesana Gargnano - Riva nel 1931.

La strada della Forra

Un'opera che, oltre alla funzione per cui è nata, si è rivelata fin da subito un capolavoro paesaggistico, che si snoda per quasi sei km, tra scorci a strapiombo sul lago, gole mozzafiato e gallerie scavate nella montagna, che nel corso del tempo ha fatto parlare di sé, divenendo set cinematografico nelle riprese del film Quantum of Solace della saga dell’agente 007 James Bond, nonché sfondo di spot pubblicitari e molto più semplicemente attrazione per gli appassionati di motori, che arrivano appositamente per l'ebbrezza di percorrere questa strada. E che proprio perché stretta e tortuosa è stata regolamentata da un senso unico permanente in salita (dall’incrocio con la strada Gardesana fino al ristorante Forra) e un breve tratto a doppio senso in discesa (fino al semaforo).

Tutti gli scenari di Tremosine

Sono venuta a conoscenza che a Tremosine c'è un parroco in pensione, don Gabriele Scalmana, che è studioso di storia locale e l'ho cercato per poterlo incontrare. Mi ha dato appuntamento presso la chiesa di San Lorenzo Martire a Voltino, e scoprirò che non è un caso. Ci portiamo sul retro dell'edificio dove si apre una terrazza panoramica naturale protetta da un parapetto, da cui si gode di una magnifica vista sull’altopiano. Da qui comincia ad illustrarmi Tremosine in modo didattico, partendo dalle coordinate geografiche come fa un prof. a scuola con i suoi ragazzi. E infatti il don è stato insegnante e ha pure scritto testi scolastici, oltre a non pochi libri su Tremosine.

“Il territorio è diviso in due grandi vallatee me le indica con la mano mentre spiega - che si restringono, verso il lago, in altret-

Letto del fiume Brasa - Credit Domenico Marchetti Don Gabriele Scalmana

tante forre assai strette e profonde: la valle del fiume San Michele e quella dei fiumi Bondo/Brasa, separate dalle creste Punta Movina, Zenone, Nai. Una rupe a precipizio lo innalza a picco sul lago di Garda: Pieve, il capoluogo è lì, sul ciglio di quella rupe, a 413 metri slm. Là in fondo vedi Vesio, frazione dell'entroterra a 619 metri s.l.m. Questo per dirti che c'è una varietà di paesaggio - tra lago, valli colline, montagne - che conferisce alla regione tremosinese una gradevole varietà di climi e di ambienti”.

“Allettante - mi dico - trovare un'area così variegata in un raggio chilometrico contenuto. Di certo non ci si annoia! Terminata la chiacchierata voglio provare a fare un piccolo tour, per vedere che effetto mi fa passare da un ambiente all'altro”.

“Guarda - prosegue don Gabriele - quelle

sono le frazioni. E ognuna, se ci fai caso, ha una sua chiesa. Segno di identità”. Osservo intenerita questo scorcio di presepe, fatto di piccoli agglomerati di case (d'altronde 2050 abitanti sono distribuiti su 18 frazioni!).

Don Gabriele mi racconta che varie stratificazioni umane hanno lasciato tracce a Tremosine: neolitici, retici, romani, medioevali.

Poi c'è stato il periodo veneziano che ha portato una certa floridezza per tre secoli. Con Napoleone Tremosine si impoverisce per poi tornare a vivere, negli anni a cavallo del ‘900, un grande risveglio sociale e economico.

Per meglio comprendere quanto ho raccolto non mi resta che visitare qualche frazione. Saluto il don, scendo a Limone sul Garda da dove sono salita per raggiungere agevolmente Voltino per il mio appuntamento

Uno dei punti panoramici di Pieve, presso Hotel Miralago. Credits Domenico Marchetti

(altra possibile via di accesso a Tremosine, comunque panoramica) e mi porto a Campione, dove imbocco finalmente la strada della Forra, biglietto da visita di Tremosine. Guido molto lentamente, assaporando, tratto dopo tratto, le diverse ambientazioni in cui mi calo, tra gole, tunnel e panorami mozzafiato e cercando di imprimere nella memoria ciò che posso fotografare solo con gli occhi in quel frangente (in realtà c'è

modo di percorrere anche un tratto a piedi). Giunta a Pieve da quegli oltre 400 metri di altezza cerco l'affaccio a strapiombo sul lago da piazza Cozzaglio ma, in realtà, ci sono altri punti panoramici spettacolari in questo piccolo centro, con una sua chiesa di interesse (“la più artisticamente rilevante del comune di Tremosine”) e alcune curiosità come la scala tonda che Arturo Cozzaglio ha disegnato per la sua casa.

La scala tonda della casa di Arturo Cozzaglio - Credit Domenico Marchetti
Vesio, la frazione più popolosa di Tremosine - Credit Domenico Marchetti
Val di Bondo, nel cuore del Parco Alto Garda Bresciano - Credit Domenico Marchetti

Proseguo in auto, per sondare altre facce di Tremosine, altri scenari, imboccando la strada per le frazioni di Castone e Mezzema, che mi si presentano come due piccoli borghi montani , rispettivamente di 480 e 570 mt di altitudine. A Mezzema sono visitabili grotte della prima guerra mondiale scavate a mano con funzione difensiva prima e di rifugio poi e reperti storici quali epitaffi romanici sulle facciate delle case più antiche. Riprendo la marcia verso Secastelllo e località Polzone, salendo ancora di altitudine, e calandomi in una splendida zona dell'entroterra. Secastello, a 610 mt di altitudine, si presenta come un borgo rurale tra i più panoramici del lago di Garda e località Polzone come una piana naturale caratterizzata da ampie praterie e malghe. Qui ha sede la cooperativa agricola Alpe del Garda, nata nel 1980 da un gruppo di allevatori e montanari che si impegna a trasformare il latte prodotto negli allevamenti di bovini presenti

sul territorio e a favorire il rilancio della vacca Bruna Alpina, la razza tradizionalmente allevata a Tremosine.

Non ho potuto non fare sosta nel punto vendita di Alpe del Garda dove ho trovato in prima linea formaggi e latticini di propria produzione, fra cui spicca, per notorietà, la Formagella di Tremosine (formaggio a pasta morbida dal sapore delicato), carne e insaccati provenienti dalle filiere certificate del latte e della carne, tutte interne alla cooperativa stessa. Ma anche olio extravergine, miele, confetture, vino e grappe. Un paradiso per i turisti, all’ennesima potenza per quelli stranieri, che riempivano i loro bauli di borse di acquisti, come a voler tenere viva un’esperienza, anche una volta arrivati a casa.

A Tremosine cambiano gli scenari, a seconda di dove ci si sposta. Eccome se cambiano! E questo è incredibilmente bello.

Pieve di Tremosine - Credit Domenico Marchetti

Dove dormire

Dove

mangiare

HOTEL PINETA CAMPI****

Immerso in una pineta a picco sul lago, regala una panoramica esclusiva e pace.

Via Campi, 2

25010 Voltino di Tremosine (BS) Tel. +39 0365 912011

info@hotelpinetacampi.com

LOCANDA CASTELLETTO

Albergo diffuso, che si connota in ogni suo ambiente per la cura del design, nella splendida Pieve a picco sul lago di Garda. Qui L’obiettivo non è intrattenere ma accompagnare l’ospite verso il proprio sé autentico, attraverso spazi che suggeriscono ispirazioni, materiali che raccontano, dettagli che custodiscono memoria. Il ristorante interprete della tradizione, con la sua selezione di materie prime di qualità e i pochissimi tavoli (aperto anche all’esterno), non vuole altro che contribuire a coltivare intimità.

Vicolo della Scaletta 7 - Pieve Di Tremosine +39 329 65 33 576 info@smallcastlepieve.it

DA NANDO

Accogliente locale sito nell'antico borgo di Villa, che propone una cucina che è espressione genuina della tradizione mediterranea e lacustre, avendo cura di valorizzare il territorio dell’Alto Garda (pescato locale, carni scelte, formaggi nostrani, olio extravergine<9. Vicolo Largo, 10 - 25010 Tremosine sul Garda (BS) Tel. +39 0365 951230 info@ristorante-danando.com

Dove comprare

ALPE DEL GARDA

Una realtà cooperativa, frutto della tenacia di questo territorio, particolarmente rinomata per la produzione di formaggi vaccini di montagna (utilizzato latte di vacche di razza Bruna), quali Formagella Tremosine (la più conosciuta), Formaggio Garda e Garda Riserva (formaggio semigrasso a pasta dura, con una stagionatura medio-lunga) ma anche per la proposta di carni bovine, suine e salumi locali. E altri prodotti tipici. Via Provinciale, 1 - 25019 Tremosine sul Garda (BS) Tel. + 39 0365 953050  info@alpedelgarda.it

Fabriano
Dove la carta è la custode del mondo
Autrice: Maria Cristina Dri

“Egli fa prendere la scorza d’un àlbore ch’a nome gelso…e cogliono la buccia sottile…e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; …E vi dico che la carta moneta corrispondente a dieci bisanti non ne pesa uno; e vi dico anche che il più delle volte i mercanti cambiano questa carta moneta con perle, oro e altre cose rare…” così Marco Polo raccontava nel Milione una delle meraviglie più incredibili incontrate durante il suo viaggio in oriente: la carta.

Marco Polo osservava stupito quei fogli leggeri, ottenuti dalla corteccia del gelso e capaci di valere più dell’oro e delle perle.

Ed è straordinario pensare che da questa invenzione di 2000 anni fa sarebbero nate lettere d’amore, trattati di pace, dichiarazioni di guerra, poesie, spartiti musicali, mappe e libri che ancora oggi custodiscono la storia dell’umanità. E al centro di questa vicenda affascinante c’è Fabriano, città marchigiana incastonata tra le vette dell’Appennino.

L’antica legenda di Cai Lun

Quasi duemila anni fa, nella Cina imperiale, viveva Cai Lun, un funzionario alla corte dell’imperatore Han. Egli era un uomo curioso, grande osservatore della natura e capace di trovare soluzioni pratiche per i problemi del suo tempo. Un giorno mentre si recava al fiume per meditare, vide delle belle ragazze intente a lavare i panni. Osservando il corso dell’acqua, notò che le fibre dei tessuti si accumulavano in un’ansa formando un velo com-

Carta stesa ad asciugare

patto e sottile. Cai Lun pensò che se fosse riuscito a raccoglierlo e ad asciugarlo ci avrebbe potuto scrivere sopra. Così tornò a casa e iniziò a sperimentare. Prese un grosso mortaio e ci mise dentro: corteccia di gelso, canapa, stracci, e delle reti da pesca. Pestò il tutto riducendolo ad una fine poltiglia. Lo immerse nell’acqua e lo filtrò attraverso una sottile intelaiatura di bambù. Quando quel velo di fibre si asciugò al sole, comparve il foglio di carta. La leggenda prosegue raccontando che Cai Lun portò la sua invenzione all’imperatore dimostrando che quella superficie era più leggera della seta, più pratica delle tavolette di bambù e che era facile scriverci sopra. Forse questo racconto si è trasformato e arricchito nel corso dei secoli ma dietro ogni leggenda si nasconde sempre un fondo di verità, come accade nelle

grandi storie.

Gli archeologi hanno scoperto nella regione cinese del Gansu alcuni frammenti di mappe risalenti al II secolo avanti Cristo, sulle quali si vede il fiume Giallo e il fiume Azzurro e sono tra le più antiche testimonianze materiali della sua esistenza. Eppure il nome di Cai Lun continua ad essere legato alla nascita di quest’arte tanto che la Cina gli ha dedicato statue, templi commemorativi e celebrazioni ufficiali.

Da Samarcanda al cuore delle Marche

Per secoli i cinesi custodirono gelosamente il segreto della carta, quasi fosse un sapere sacro.

La grande svolta avvenne nel 751 dopo Cristo con la battaglia di Talas. Gli arabi, dopo aver conquistato Samarcanda cat-

Cumulo di stracci

turarono alcuni prigionieri cinesi che conoscevano quest’arte. Da quel momento Samarcanda divenne uno dei centri più importanti per la produzione della carta del mondo islamico. La carta così attraversò Bagdad, Damasco, il Nord Africa, la Spagna islamica entrando nel bacino del mediterraneo. E da lì, attraverso i commerci e le rotte mercantili, raggiuse l’Italia. Fabriano, però, non ha solo accolto la carta in Italia: le ha dato una nuova forma, una nuova qualità, e un nuovo destino.

Il museo della carta e della filigrana di Fabriano

L’appuntamento è al centro del chiostro. Il museo della carta e della filigrana ha sede in un antico convento domenicano del 1380. Ad accompagnarci in questa incredibile avventura c’è Claudia Crocetti, la nostra guida, capace di trasformare ogni oggetto, ogni macchinario, ogni foglio in una bella storia. È lei a svelarci che il se-

greto di Fabriano non fu uno soltanto, ma ben tre: tre invenzioni, nate in questa città operosa, che cambiarono per sempre il destino della carta in Europa e nel mondo.

La pila idraulica a magli multipli

Fabriano nel XIII secolo era una città ricca di attività artigianali e manifatturiere. Grazie al fiume Giano erano in funzione mulini, gualchiere e officine con lanaioli, tessitori, cardatori della lana e conciatori. Ed è proprio dal mondo dei tessuti e pelli che nacque la grande carta fabrianese. Gli stracci di lino e canapa erano perfetti per creare nuovi fogli. Le gualchiere utilizzate per lavorare i panni di lana divennero perfette per la produzione della carta. Aggiungendo la pila idraulica a magli multipli, mossa dall’acqua del fiume, si modernizzò il sistema velocizzando la capacità di triturare le fibre e rendendo il processo più efficiente della pestatura manuale. Con un gesto esperto, Claudia mette in

azione la pila idraulica a magli multipli. Il rumore è improvviso, potente, quasi primordiale: i magli scendono ritmicamente, colpiscono, triturano. Restiamo immobili e affascinati da quel meccanismo che racconta visivamente l’ingegno di secoli fa. Claudia osserva le nostre espressioni stupite:”Ecco - dice - questa è stata la prima grande rivoluzione”.

Una straordinaria

invenzione – intuizione

Quando la carta arrivò in Italia, regnava Federico II di Svevia che era nato a Jesi, sempre nelle Marche. Egli ne rimase affascinato per la sua finezza e leggerezza ma aveva un difetto: assorbiva l’inchiostro velocemente facendolo uscire dall’altra parte del foglio. Per questa ragione Federico II continuò a preferire la pergamena, molto più resistente e ottenuta dalla pelle animale. Utile per tutti i documenti e

gli atti ufficiali, fino a quando a Fabriano qualcuno non trovò la soluzione. L’intuizione di impermeabilizzare la carta arrivò dagli scarti delle concerie che in città erano molto diffuse. Le pelli venivano bollite per ore fino a trasformarsi in una gelatina densa. Questa sostanza chiamata ‘colla di carniccio’ venne poi utilizzata per ‘collare’ la carta rendendola impermeabile, così finalmente l’inchiostro rimaneva in superficie senza attraversare il foglio. La carta divenne così durevole, elegante, pratica e resistente tanto da sostituire in breve tempo la pergamena in tutti gli atti ufficiali. Claudia ci porge due fogli uno trattato e uno no: la differenza al tatto è immediata. Quindi, ricapitolando, il processo era ormai perfezionato: gli stracci venivano macerati e ridotti in pasta, poi il foglio prendeva forma nel telaio, veniva deposto sui feltri di lana che assorbivano l’umidità e lo proteggevano durante la

pressatura. La pressa compattava ulteriormente le fibre, rendendo la carta più resistente. Dopo l’asciugatura sugli stenditoi, i fogli venivano levigati con utensili di pietra e legno fino a ottenere una superficie uniforme, liscia e pronta per essere scritta.

Terza invenzione – la filigrana –un errore diventato arte

Durante la lavorazione di un foglio, un sottilissimo filo metallico del telaio, si spezzò, lasciando sulla carta una traccia trasparente, visibile solo in controluce. Un’ imperfezione sufficiente al maestro cartaio per capire che quel segno poteva diventare un simbolo, una figura, una firma invisibile nascosta nel cuore del foglio, ovvero qualcosa di rivoluzionario: la filigrana. Da allora i cartai fabrianesi iniziarono a modellare fili metallici che riproducevano stemmi, animali, simboli religiosi e marchi

delle cartiere. Quando la pasta si depositava sul telaio, nei punti in cui toccava il filo lo strato si assottigliava e il disegno emergeva controluce come per magia. Al museo questa magia si può vivere davvero. Claudia prende un foglio e lo avvicina a una fonte di luce. Nell’istante in cui l’attraversa, compaiono figure sottilissime e perfette: un’aquila, una croce, un giglio araldico. Sono opere d’arte nascoste, invisibili alla luce normale. Claudia ci mostra come la filigrana sia capace di raggiungere livelli incredibili di precisione come la Velata di Raffaello Sanzio riprodotta con una cura pazzesca del dettaglio. Osservandola in controluce si distinguono il volto, i capelli, il velo, le ombre del collo e persino i dettagli della collana. Dove la carta è più sottile la luce passa con maggiore intensità; dove è più spessa crea ombre e toni più scuri. E così nascono i chiaroscuri non attraverso l’inchiostro e colore ma gio-

cando con la densità delle fibre. Questa straordinaria invenzione fu perfezionata a Fabriano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie ai procedimenti elettrochimici sviluppati nelle cartiere Miliani, diventando il modello delle moderne carte di sicurezza utilizzate ancora oggi nei passaporti e nelle banconote.

La rivoluzione industriale e la macchina che imita le mani

Per secoli la produzione della carta rimase un gesto umano: mani che pescavano la pasta nell’acqua, ne controllavano lo spessore, l’asciugatura, la consistenza. Poi arrivò la rivoluzione industriale.

Il francese Nicolas- Luis Robert, alla fine del Settecento, ideò una macchina capace di riprodurre il gesto meccanico del cartaio. Nel 1803 l’idea venne perfezionata in Inghilterra a Frogmore, nel Herdford-

shire, dove Sir Bryan Donkin, un brillante ingegnere mise a punto una macchina per la produzione su scala industriale. Il principio era lo stesso di Cai Lun: fibre in acqua, filtrazione, asciugatura, con l’aggiunta dell’impermeabilizzazione. La velocità di produzione era quella di una macchina non di un artigiano e per la prima volta nella storia la carta poteva essere prodotta in grandi quantità. Era l’alba della comunicazione di massa: giornali, libri, manifesti, spartiti musicali… Questo processo è ancora oggi visibile nella storica macchina MP2 della Cartiera Fabriano di Pioraco, protagonista del percorso museale. È una macchina pensata per produzioni di alta qualità che realizza molte delle carte da disegno più celebri al mondo, come le serie Fabriano destinate ad artisti e studenti.

Al Museo della Carta e della Filigrana di

Fabriano questa trasformazione è raccontata con chiarezza, toccando con mano, grazie ai laboratori i gesti antichi e le macchine moderne.

Oggi mentre sfogliamo un libro o strappiamo un foglio raramente pensiamo alle generazioni di lavoratori che per secoli hanno custodito questo sapere. Eppure molte cartiere stanno affrontando sfide difficili: la concorrenza internazionale, il costo dell’energia, la digitalizzazione e lo spostamento della produzione verso paesi con costi inferiori. Alcuni stabilimenti hanno chiuso altri hanno ridotto la produzione e con essi rischiano di scomparire competenze preziose. La conoscenza dei materiali, l’esperienza del maestro cartaio restano un patrimonio profondamente umano. Quando terrete tra le mani un foglio di carta, ricordate che non è un oggetto. È un viaggio. È una storia. È un’eredità che Fabriano continua a difendere, perché la carta non è soltanto un materiale ma una delle più straordinarie invenzioni della nostra civiltà. Ed è proprio per questo che Fabriano merita Il Bel Viaggio. Fabriano è: arte, architettura, paesaggio, gusto e vita quotidiana.

In giro per la città

Il Teatro Gentile con la platea a forma di ferro di cavallo, le decorazioni dorate, il velluto, è uno scrigno prezioso, un piccolo miracolo di eleganza che racconta la vocazione culturale della città.

Le vie ti riportano in atmosfere medievali e rinascimentali con una naturalezza sorprendente: archi, logge, palazzi sobri, scorci incantati.

Al centro, la Fontana Sturinalto è un gioiello di ingegneria medievale e un eco lontana alla Fontana maggiore di Perugia.

La Cattedrale di San Venanzio annovera opere di Orazio Gentileschi e di altri maestri che raccontano secoli di fede e di bellezza mentre poco distante, la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli è custode di tanti capolavori.

Rientro da questa esperienza con gli occhi che hanno provato a fotografare tutto: le mani, le storie, le vie, la carta che respira. E mi accorgo che quello che porto con me non è un’immagine, ma una traccia sottile, elegante, una filigrana di emozioni pronta a riapparire quando penso a Fabriano.

Il loggiato di San Francesco

Dove dormire Dove mangiare

VILLA MILIANI

A Villa Miliani, l’ospitalità è un’arte discreta, fatta di attenzioni e calore. Questa filosofia si riflette in ogni camera: un rifugio di pace e stile, dove il fascino della dimora storica incontra comfort moderni e una meticolosa cura per i dettagli, per farvi sentire sempre accolti.

Viale XXIV Maggio n.17/19

60044 Fabriano (AN)

Tel. +39 0732 035900

www.villamiliani.com

OSTERIA SAN BIAGIO

Osteria San Biagio nasce da radici precise: la stagionalità, l’artigianalità e il rispetto. Le paste all’uovo, le basi e le salse sono preparate in Osteria, con ingredienti di prima qualità. Il pane che viene servito nasce dal lavoro attento di fornai che utilizzano lievito madre e seguono con dedizione la filiera del grano.

Via Felice Cavallotti, 5

60044 Fabriano (AN)

Tel. +39 389 5071037

www.osteriasanbiagio.it

Dove comprare

FORNO10

Un posto bello, allegro come i ragazzi che vi lavorano. Forno10 è una cooperativa sociale che accoglie ragazzi e ragazze che vogliono cimentarsi nell’are bianca. Oltre ai buonissimi biscotti che producono hanno aperto questo luogo per un pranzo veloce a base di pizza o focacce che vi consigliamo.

Largo Bartolo da Sassoferrato 1 60044 Fabriano (AN)

Tel. +39 0732 041357 www.forno10.org

MUSEO DELLA CARTA E DELLA FILIGRANA

La carta, in tutte le sue forme. Il bookshop del Museo è fornitissimo di ogni tipo di carta per ogni esigenza: album da disegno, quaderni, blocchi per appunti, fogli singoli, libri. Un invito a nozze per chi ama la carta. Largo Fratelli Spacca, 2 60044 Fabriano (AN)

Tel. +39 0732 22334 www.museodellacarta.com

AZIENDA AGRICOLA GIORGIO POETA

I mieli di Giorgio Poeta raccontano una storia fatta di sapori, profumi e passione. Dal miele d’acacia bio La Stella, che si ottiene mettendo in infusione nel miele l’anice stellato, al miele invecchiato in barrique Il Carato, che stupisce con il suo sapore unico e la sua densità. Dal miele millefiori di Montagna a quello di girasole, dal miele di Stachys allo straordinario Idro-Miele, ottenuto dalla fermentazione di tre diversi mieli monofloreali.

Via Santa Croce, 65 60044 Fabriano (AN)

Tel. +39 0732 041982 www.giorgiopoeta.com

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