Skip to main content

4° Gennaio 2020

Page 1

SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020

GLOBAL WARNING PECHINO WASHINGTON

AUSTRALIA

CILE TEHERAN Copertina realizzata da Zoe Frenquelli


Unlock a new world Un’ avventura speciale Tommaso Caldarelli 2°B Durante questa estate ho avuto un’occasione unica nella vita... Sono stato al ventiquattresimo WORLD SCOUT JAMBOREE, un grande incontro di scout provenienti da tutto il mondo, quindi ovviamente una meravigliosa esperienza per scoprire nuove culture, religioni, costumi e conoscere ragazzi di tutto il mondo. Dalle Marche non sono partito solo: eravamo 36 ragazzi - ben 4 del nostro liceo accompagnati da 4 capi. All’interno del campo eravamo 45000, tra ragazzi e capi, e per ospitarci tutti c’è voluta una gigantesca riserva in mezzo al bosco in West Virginia: la Summit Bechtel Reserve. Si tratta di un posto meraviglioso immerso nel verde, ricco di animali come orsi cerbiatti scoiattoli e molte specie di pesci, infatti all’interno del campo si trovano anche tre laghi. Eravamo divisi in sottocampi, indicati da lettere che andavano dalla A alla E e per ogni sottocampo c’era un’ulteriore suddivisione in tre parti. Noi marchigiani eravamo nel sottocampo C3, che ospitava in totale 3000 persone. Ogni sottocampo era provvisto di un negozio dove comprare il cibo, un punto di primo soccorso e un luogo dove fare la raccolta differenziata. Il campo infatti è stato progettato per essere ecosostenibile e ad impatto ambientale minimo. Al suo interno la riserva ospita la Sustainability Treehouse, una casa sull’albero creata per essere un esempio

di architettura ecosostenibile a livello mondiale. La giornata al campo trascorreva in numerose attività, dal kayak alla pesca, dalla zip line più lunga del mondo ai percorsi avventura, dalla mountan bike al tiro al piattello e con l’arco. C’era anche la possibilità di fare percorsi culturali come “Faith and beliefs”, una parte del campo dedicata esclusivamente alle religioni. Però per me il Jamboree non è stato soltanto un bel viaggio in America, ma molto di più. Una delle frasi simbolo dell’evento era “costruire ponti e non muri”. Ogni reparto italiano prendeva il nome da un ponte: noi Marchigiani ci chiamavamo Ponte di Fermignano. Secondo me noi tutti tendiamo a restare chiusi in noi stessi, nei nostri pregiudizi e a non accogliere con facilità nuove idee o nuovi modi di pensare, non costruiamo molti ponti… Quindi vivere il Jamboree tra centinaia di nazionalità diverse, molti colori e religioni, abitudini e cibi completamente differenti, ci ha fatto sentire come membri di un’unica famiglia, nata dalla grande intuizione Baden Powell. Durante le due settimane trascorse in West Virginia, ho avuto l’occasione di conoscere e instaurare rapporti con ragazzi americani, argentini, cileni, brasiliani, marocchini, taiwanesi… e, per quanto venissimo tutti da parti del mondo diverse, non eravamo poi così differenti tra noi.

Stesso simbolo, diverso significato Differenza tra pentacolo Wicca e Satanista Serena Giorgetti 2°M

Abbiamo già notato che le wiccan utilizzano spesso il

pentacolo come loro simbolo, ma noi sappiamo bene che non sono le uniche; esiste infatti anche nella religione professata dai Satanisti. La domanda quindi sorge spontanea: qual è la differenza tra i due? Rispondere a questa domanda resta molto semplice; difatti basta accorgersi se la punta è rivolta verso l’alto o il basso. Nel primo caso questo apparterrà alla religione Wicca e racconterà l’equilibrio degli elementi: acqua, aria, fuoco, terra e, in cima, lo spirito. SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020

Nel secondo caso invece prende il nome di Sigillo di Baphomet o Stella satanica e al suo interno vi è, di solito, una testa di capra alla quale le corna coincidono quasi perfettamente con le due punte rivolte verso l’alto. Questo rappresenta la discesa dello spirito nella materia. Così in poche righe abbiamo trovato facilmente la risposta a questo quesito e compreso che molte volte i simboli nelle varie religioni sono uguali ma, semplicemente, invertiti o con pochi altri piccoli dettagli che fanno la differenza.


Brexit Vi siete mai chiesti che fine ha fatto la Brexit? Probabilmente no, perché è stata un po’ accantonata da altri avvenimenti in giro per il mondo, ma è ora di darle l’importanza che si merita. Virginia Rampichini 3°L Il 31 Gennaio è stata la data limite per questo avvenimento che avrà tanto impatto sull’economia quanto su tutti gli altri aspetti della vita di molti europei. Ma focalizziamoci sul primo aspetto, quello sicuramente più discusso degli ultimi tempi: cosa succederà in ambito economico? Il cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid ha intenzione di modificare nettamente le regole prima imposte dall’Ue, e ha implicitamente espresso il desiderio di aprire rapporti subito dopo il “divorzio” con le maggiori potenze economiche da sola. L’idea dell’Hard Brexit (staccarsi senza accordi) è molto diffusa, con le conseguenti tariffe, dazi o pagamenti, ma allo stesso tempo il segretario di

stato Zahawi è molto fiducioso e crede che tutto andrà per il meglio, facendo sì che le aziende non dovranno vedere scendere le loro rendite a causa delle tasse. Come fosse stato l’ultimo giorno dell’anno, il 31 gennaio alle 23 (le 24 di Bruxelles) è finito il conto alla rovescia proiettato sul Big Ben per “festeggiare” questa nuova fase dello stato inglese. Cosa succederà d’ora in poi? Andrà tutto in porto o la regina tornerà con la coda tra le gambe per rientrare nell’UE? Non possiamo dire altro che “chi vivrà vedrà”!

Rivolte in cile Quando il popolo si ribella

Dal mese di ottobre del 2019, la popolazione del Cile sta vivendo un clima politico sociale molto difficile, con conseguenti gravi, problemi economici e sanitari. Ma quali sono le cause di tutto ciò? Le proteste in Cile sono una serie di manifestazioni, tuttora in corso, che hanno messo a ferro e fuoco il paese sudamericano, principalmente la capitale Santiago. Il 14 ottobre 2019 venne annunciato l’aumento del costo del biglietto della metropolitana da 800 pesos (€0,91) a 830 pesos (€0,95). La popolazione, già stremata dalla corruzione delle classi dirigenti e al carovita, scende nelle strade e inizia a protestare. Le proteste sono sfociate nella capitale, con un movimento coordinato di studenti delle scuole secondarie che hanno deciso di non pagare i biglietti dei mezzi pubblici. Hanno iniziato quindi l'occupazione delle principali stazioni ferroviarie della città e da quel momento sono iniziati gli scontri con i carabineros (forze di polizia nazionale del Cile). Il 18 ottobre, la situazione si è intensificata con bande organizzate di manifestanti che si sono ribellate in tutta la città, occupando e danneggiando

Eleonora Tomassetti 2°M molte stazioni della rete metropolitana di Santiago. Lo stesso giorno, il presidente Sebastián Piñera ha annunciato lo stato di emergenza, autorizzando lo spiegamento delle forze dell'esercito cileno nelle principali regioni per far reprimere la distruzione dei beni pubblici. Il 19 ottobre a Santiago per la prima volta dal 1987, è stato indetto uno stato di emergenza con coprifuoco e limitazione delle libertà per arginare proteste e saccheggi. Le rivolte si sono estese in altre città, tra cui Concepción, San Antonio e Valparaíso. Il 22 ottobre il presidente ha poi dichiarato che "il Cile si trova in guerra".

SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020


Australia in fiamme Flora e fauna a rischio Gli incendi in Australia non sono una novità, perché si verificano regolarmente con l’arrivo dell’estate, tanto che questo periodo viene chiamato la stagione degli incendi. Per diversi ecosistemi gli incendi sono molto importanti: alcuni sono utili a liberarsi di specie infestanti, altri sono necessari per il ciclo di vita delle piante. È il caso, per esempio, della Pinus contorta, in quanto le pigne di questo pino sono molto resistenti perché le scaglie sono sigillate da grandi quantità di resina. Però se i semi sono nelle pigne, e le pigne sono sigillate, come possono nascere altri pini? Le cose sono due: o ci troviamo davanti ad un albero molto stupido oppure questo sempreverde ci sta nascondendo qualcosa, e dato che non si è ancora estinto, opterei per la seconda; il suo asso nella manica è proprio il fuoco, sembra un controsenso, ma la resina si liquefa intorno ai 65°C liberando così i semi che ridaranno vita all’ecosistema. Una cosa simile capita anche al famoso albero d’eucalipto, le cui foglie sono particolarmente infiammabili per via delle sostanze che contengono. Personalmente non condivido molto questa strategia ma a quanto pare è efficace.

Però c’è qualcosa che non quadra, se gli incendi in Australia avvengono ogni anno e sono importanti per la flora locale, allora perché quest’anno sono stati uno dei più grandi disastri della storia recente del paese? Prima di tutto bisogna dire che normalmente brucia la parte a nordovest dell’Australia, che è praticamente disabitata, quest’anno invece gli incendi si sono concentrati nella parte a sud-est del paese, ossia dove è situata la capitale, quindi è ovvio che se a bruciare sono le case l’incendio riceve molte più attenzioni. Ciò non è tutto, in quanto dietro questa spiacevole faccenda c’è lo zampino del riscaldamento globale. Infatti in Australia la temperatura media è salita a 42°C con picchi fino a quasi 50°C, c’è siccità da più di due anni e un terzo della pioggia che doveva arrivare non è arrivata. Questa situazione climatica ha tre cause principali:

Guerra in Iran Queste immagini cosa vi dicono?

SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020

1- Quest’anno invece del vento Andrea Matteucci 4°L niño, che porta inondazioni nelle zone direttamente interessate, è arrivato lo IOD che porta aria secca; 2- C’è stato un aumento della temperatura nella zona antartica, che ovviamente comprende anche l’Australia; 3-C’è stato un leggero spostamento dei venti anti-alisei che ha portato altra aria secca in Australia. Per questo la stagione degli incendi è iniziata prima del solito ed è molto più intensa. Basti pensare che, nonostante siamo solo a metà stagione, sono già stati bruciati più di 10 milioni di ettari, una superfice pari a quella dell’Inghilterra. Gli incendi sono talmente violenti che sono passati dagli ecosistemi di cui sopra ad altri a cui il fuoco non piace affatto e, per questo, si stimano da un minimo di 480 milioni a più di un miliardo di animali morti, una cifra spaventosa. Spegnere questi incendi è davvero molto complicato, perché per estinguere un incendio bisogna eliminare il combustibile; non bastano l’acqua e il ritardante lanciati dai mezzi aerei, servono le squadre di terra, che però possono operare in sicurezza solamente sotto i 4000 kW per metro. Considerando che la potenza di questi incendi supera i 100 mila kW per metro, è difficile agire senza finire arrostiti e, come se non bastasse, le fiamme si propagano a una velocità superiore a dieci chilometri orari, che per riferimento è la velocità di corsa di un uomo medio, quindi la situazione è a dir poco spinosa. Certo qualcuno potrebbe considerare un’altra opzione: l’Australia è letteralmente sull’emisfero opposto al nostro se brucia o meno a noi che importa? Nulla di più assurdo; anche se la pensiamo in una maniera egoistica, oggi sta bruciando l’Australia, ma domani Venezia potrebbe ritrovarsi sott’acqua. Se non facciamo nulla prima o poi arriverà anche il nostro turno.


Proteste a Hong Kong: cosa sta succedendo? Nei mesi scorsi video e immagini delle rivolte a Hong Kong hanno occupato molto spazio nella maggior parte dei notiziari e testate giornalistiche. Federica Massei 4°L Nonostante ora l’interesse sia scemato, le proteste ancora continuano. Hong Kong è una regione amministrativa speciale della Cina, abitata da 7 milioni di persone. Ha una sua moneta, una sua cultura, un suo sistema politico e soprattutto un suo sistema giudiziario, che comprende il diritto alla libertà di parola e di manifestazione. Questo rapporto può essere riassunto dalla formula "Una Cina, due sistemi", espressione che indica la soluzione politica proposta nel 1979 dal leader comunista cinese Deng Xiaoping nelle trattative con il Regno Unito. L’autonomia della regione è comunque temporanea. Nel 2047 infatti scadranno i permessi speciali di Hong Kong e la Cina potrà modificare il sistema economico capitalista così come le libertà dei suoi cittadini. Sempre più residenti hanno iniziato a sostenere che Pechino stia già iniziando a violare questi diritti. Le prime proteste, dalla durata di quasi tre mesi, si ebbero già nel 2014 e divennero subito note come la "rivolta degli ombrelli". A provocarla fu la proposta del Comitato di Pechino di modificare il sistema elettorale, proponendo una "preselezione" dei candidati da parte del Partito Comunista Cinese. Nonostante la proposta non sia stata ufficialmente attuata, da allora solo la metà dei seggi nel Consiglio legislativo rimane eletto direttamente e l'Amministratore delegato di Hong Kong è votato dal Comitato elettorale di poche persone. In questo acceso clima di tensione, i cittadini hanno sempre più timore di perdere la propria autonomia e, quattro anni e mezzo dopo, le rivolte riprendono. La causa? Un emendamento alla legge sulle estradizioni proposto dopo l’episodio di un omicidio commesso da un hongkonghese a Taiwan. Hong Kong non avendo accordi di estradizione con questo stato, propose una modifica alla propria legislazione.ì, essa riguardava però tutti i paesi privi di accordi, tra cui

anche la Cina continentale. In poche parole la regione sarebbe stata obbligata a consegnare alla Cina persone indagate da Pechino per determinati reati. Molti hanno visto quindi il rischio di nuove violazioni dei diritti umani e l’uso dell’estradizione da parte dei cinesi come una scusa per raggiungere i politici rifugiatisi a Hong Kong (bastava accusarli e chiederne il rimpatrio). Iniziano così il 9 giugno le proteste, con un milione di persone scese in strada. Le proteste si diffondo ovunque: dalle manife- stazione nelle piazze agli assedi delle università, fino alla chiusura dell’aeroporto. Inizialmente, i manifestanti chiede-vano esclusivamente il ritiro della legge ma, a seguito dell’aggressività e delle violenze subite dalla polizia, chiesero il rilascio dei manifestanti arrestati e l’istitu- zione di una commissione d'inchiesta sulla condotta della polizia e sull'uso della forza durante le proteste. I pochi e incerti numeri che ci risultano oggi sono 2 uccisi e più di 2600 feriti, mentre gli arrestati superano i 7000. Concludendo, cosa hanno realmente ottenuto i manifestanti? Nonostante la vittoria della parte pro-democratica alle elezioni del 24 novembre 2019, la situazione politico-sociale non sembra migliorare. Le manifestazioni nelle strade continuano così come la domanda di crescenti richieste, particolarmente quella per il suffragio universale per l'elezione della carica di governatore. Sebbene l’unica concessione del capo esecutivo sia stata la sospen-sione del disegno di legge sull’estradizione, la situazione Hong Kong ha mostrato al mondo l’importanza dell’attac-camento alla libertà. Semplici cittadini, soprattutto giovani studenti, pur di difendere i propri diritti decidono di ribellarsi e scontrarsi contro una grande potenza come la Cina.

Campi di concentramento in Cina Fin dove si spingerà l’orrenda crudeltà umana? Ogni anno, il 27 gennaio, celebriamo il giorno della memoria per ricordare ed evitare che riaccada un genocidio del genere eppure in Cina, in particolare nella regione dello Xinjiang, sta accadendo la stessa cosa dal 2017. Quasi due milioni di uiguri, minoranza musulmana di questa regione, vengono sottoposti a torture, abusi, elettroshock, punizioni e lavaggi del cervello e tutto questo viene occultato dal governo cinese e mostrato sul grande schermo come dei ”centri di istruzione e formazione personale” dove gli adulti seguono intrattenimenti quotidiani sul partito comunista e lezioni di mandarino, arte, informatica, sport ed altre materie. Una faccia della medaglia è questa, poi c’è quella in cui i detenuti vengono messi in fila, ispezionati dalla polizia e alcuni, scelti a caso, vengono interrogati in mandarino; coloro che non sono in grado di rispondere nella lingua ufficiale vengono picchiati o privati di cibo per giorni. Inoltre vengono sottoposti a dei test e, in base al punteggio, ottengono dei “bonus”, come le visite dei familiari, oppure vengono portati in altri centri dove il tempo di detenzione è più lungo. Come dei veri e propri leger ci sono torri di guardia, telecamere, poliziotti ad ogni angolo e filo spinato,

Susanna Ruggeri 3°L ma una cosa li differenzia da Auschwitz: una tecnologia sofisticata. È grazie a questa se il partito comunista cinese è riuscito a deportare sempre più persone sulle quali avessero un minimo sospetto, anche solo per aver viaggiato all’estero e per essersi scaricati whatsapp. Ora sorge spontanea una domanda: come è iniziato tutto questo? Dopo che le bombe di alcuni militanti uiguri hanno fatto esplodere una stazione ferroviaria dello Xinjiang, il presidente cinese Xi Jinping ha attuato una repressione anti-terrorismo che è sfociata in questi centri dove vi si può finire anche se innocenti. L’informazione dell’esistenza dei campi si è diffusa nel web grazie al tik tok di una ragazza del New Jersey, le sue affermazioni sono sostenute da documenti trapelati, veri e propri manuali sulla gestione dei campi di detenzione di massa nello Xinjiang, sui meccanismi di sorveglianza e sul sistema di “polizia preventiva”, che i funzionari cinesi smentiscono dando loro l’appellativo di fake news. Purtroppo nessuno ancora è riuscito a fermare quest’atrocità, per questo voglio concludere il mio articolo con una citazione: “perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?” (Primo Levi) SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020


Impeachment che cosa sta succedendo dall’altra parte del mondo? Alessio Tiberi 4°L Sicuramente la maggior parte di voi, se non tutti, avrà già sentito parlare degli ultimi eventi che hanno avuto come protagonista il famoso Presidente americano Donald Trump, quest’ultimo si è trovato ad affrontare una delle accuse più gravi che si possano rivolgere ad un funzionario dello Stato del suo calibro, quella di impeachment. Cominciamo con lo spiegare in cosa consiste questo capo d’accusa e perché è così grave. Il significato letterario della parola “impeachment” è “accusa”, è lo stato di messa sotto accusa di un funzionario dello stato da parte delle Camere del Parlamento. All’atto pratico si tratta di un istituto giuridico che prevede il rinvio a giudizio di funzionari governativi che si ritengono colpevoli di reati gravissimi per quanto riguarda l’ambito delle loro funzioni. Se esso viene poi dimostrato e approvato, fa decadere ogni carica ricoperta dall’accusato. L’incriminazione procede in due fasi. La Camera dei rappresentanti avvia e conduce le indagini e l’incriminazione del funzionario e per farlo basta il voto della maggioranza semplice. Una volta avviato il processo in Senato però servono i due terzi dei voti per approvare la destituzione. La cause che possono portare a scatenare un simile processo ciò sono : tradimento, corruzione, altri gravi crimini e illeciti, questi ultimi sono il principale ostacolo al processo poiché non c’è alcun modo per definirli con chiarezza. Ciò vale per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia in America, in Italia la questione è moto differente, difficilmente si riesce ad incriminare un titolare di cariche pubiche per impeachment, per via del fatto che non dipende da altri funzionari ma ci sono molti articoli della costituzione che regolano la questione. Ma ora parliamo di ciò che è successo a Donald Trump. Le due accuse mosse al Presidente americano sono abuso di potere e intralcio alla giustizia. La prima deriva da una telefonata avuta con il Presidente ucraino, a cui Trump chiese di raccogliere informazioni compromettenti su Joe Biden, candidato alle prossime elezione, e su suo figlio. Per convincere ad assecondare la sua richiesta il Presidente americano minacciò Zelenskyj di interrompere i rifornimenti verso l’Ucraina, attualmente in guerra, e promise che in cambio del suo aiuto sarebbe stato invitato alla Casa Bianca all’apertura dell’inchiesta contro Biden. Ciò convinse definitivamente i democratici del fatto che Trump mette il suo volere davanti a quello dello stato, usando i poteri che derivano dalla sua posizione come mezzo per raggiungere i suoi fini, in questo caso per colpire il suo avversario. La seconda invece viene da come la Casa Bianca ha deciso di difendersi dalla precedente accusa, ovvero ordinando ai funzionari dell’amministrazione di non testimoniare davanti alle commissioni e di non fornire i documenti richiesti. Inizialmente per difendersi il presidente avrebbe negato di aver usato gli aiuti militari come SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020

merce di scambio con l’Ucraina e sostiene che avesse tutte le ragioni per chiedere un’indagine su Joe e su suo figlio. Afferma anche che l’inchiesta contro di lui sia una caccia alle streghe organizzata dai democratici e dai mezzi d’informazione di sinistra. Tuttavia nonostante l’aiuto arrivatogli dai repubblicani, che avevano organizzato una difesa più articolata, a fine dicembre la Camera dei rappresentanti ha incriminato il Presidente. Il 20 gennaio Mitch McConnell, leader della maggioranza repubblicana al senato, ha reso note delle regole che sembrano scritte per garantire un processo veloce e sbrigativo: l’accusa e la difesa avranno a disposizione solo 24 ore ciascuna per presentare i loro casi e per ammettere nuove testimonianze servirà un voto separato a maggioranza semplice. Tuttavia, nonostante i gravi capi di accusa, si pensa che Trump verrà sicuramente assolto poiché per essere destituito servono due terzi della camera favorevoli, quindi i democratici non avendo abbastanza membri per raggiungere la determinata cifra, dovrebbero portare dalla loro parte ben venti repubblicani. Nonostante questo dato, che sembra dare per scontato il risultato della

vicenda, è ancora possibile una svolta. Già nelle settimane antecedenti alla chiusura delle indagini sono emerse nuove informazioni che confermano le accuse. Se, come è molto probabile, queste nuove informazioni saranno escluse dai dibattimenti al senato, i democratici andranno all’attacco, accusando i repubblicani di aver trasformato l’impeachment, uno strumento concepito per salvaguardare la repubblica, in una farsa politicizzata. In questa settimane gli sforzi dei democratici, soprattutto di quelli impegnati nelle primarie per scegliere il candidato alle presidenziali del 2020, non saranno tanto rivolti a smuovere i senatori repubblicani dalle loro posizioni quanto a convincere l’opinione pubblica, soprattutto gli elettori moderati che sostengono Trump ma sono infastiditi dalle accuse di corruzione contro di lui, che il presidente ha ancora molto da nascondere, e sperare che arrivi alle elezioni con un livello di popolarità sotto il 40 per cento. Intanto la difesa del Presidente passa al contro attacco accusando i democratici di volersi prendere una rivincita dopo la sconfitta alle ultime elezioni tenutesi nel 2016 e di voler sospendere la democrazia poiché non vuole che sia il popolo a decidere il futuro degli USA ma una ristretta cerchia di parlamentari. Mentre in senato la difesa punta sul convincere i membri della Camera che quello di Trump è stato un atto in buona fede, poiché preoccupato della corruzione dilagante in Ucraina.


Lube campione del mondo Un’eccellenza marchigiana Sicuramente molti di voi conosceranno il team Lube Volley della serie A1 di pallavolo maschile, ma forse pochi di voi sapranno che il 2019 è stato per loro, e per i tifosi come me, un anno che ha segnato un cambiamento radicale. Partiamo dal fatto che il 2018 è stato un anno a dir poco orribile: sette finali su sette (tra scudetto e coppe varie) le abbiamo tutte miseramente perdute. Dopo questi “splendidi” risultati, l’allenatore ha deciso di dimettersi lasciando alla società un’unica possibilità: riportare alla Lube una vecchia conoscenza ovvero Ferdinando (Fefè) De Giorgi che è riuscito a rianimare una squadra che sembrava perennemente destinata ad arrivare seconda. Se andiamo ad osservare i nostri atleti ci accorgiamo che abbiamo a che fare con un team multietnico perché quelli nati in Italia sono solo cinque su quattordici (Anzani, Marchisio, Massari, Diamantini e Balaso), ci sono tre cubani (che detto così sembra l’inizio di una barzelletta) di cui uno naturalizzato italiano (Juantorena, Leal e Simon), un ceco anche lui naturalizzato (Kovar), un brasiliano (Mossa De Rezende), un polacco (Bieniek), un belga (Rychlicki),

Eleonora Lucherini 2°M un olandese (D’Hulst) e ultimo, ma non per importanza, un iraniano (Ghafour); meno male che non ci sono statunitensi perché altrimenti le partite sarebbero state consigliate al solo pubblico adulto -uau, non fa ridere-. Tralasciando questi insignificanti dettagli, come dicevo prima, il 2019 è stato un anno di svolta: il 14 maggio, giorno della finale scudetto, la Lube contro Perugia (decisamente detestata da tutti i tifosi marchigiani, con sentimento reciproco), con sorpresa da parte di tutti, vince la sua prima finale dopo tantissimo tempo; il 18 maggio a Berlino vince, contro lo Zenit Kazan, la Cev Champions League (campioni d’Europa); e l’8 dicembre, in Brasile, vince contro la padrona di casa (Sada Cruzeiro) il Mondiale Per Club (campioni del mondo). Io, come immagino altri tifosi, sono più che soddisfatta di questi risultati. Speriamo di continuare così senza aspettare altre sette finali di fila perse. Probabilmente pochi intrepidi sono giunti a leggere fino a questo punto… ma se l’avete fatto sappiate che avete la mia stima e che siete delle brave persone.

La musica di Gennaio Questo mese ho scelto di consigliarvi solo album di artisti solisti o gruppi purtroppo ormai morti che reputo rappresentino al meglio il genere, i cantanti e le band in questione avevano Nevermind-Nirvana In questo album il celebre gruppo ideatore del Grunge sforna alcuni dei suoi più grandi successi, come Smell like teen spirits ed è impossibile non trovare dei brani che perlomeno destino curiosità nell’ascoltatore, specialmente quando questo album debuttò.

Circles-Mac Miller Secondo album post mortem di Mac dove il cantante prende una direzione diversa dai pezzi precedenti, sceglie di approcciarsi ad un suono più malinconico e melodico, usa diverse linee melodiche particolari nei pezzi ed è capace di trasmettere in pieno il mood che l’artista vive a in quel momento della sua vita. Un album scorrevolissimo che consiglio vivamente. Hybrid Theory-Linkin Park Questo album uscì parecchio prima della morte di Chester, tuttavia credo sia uno dei migliori lavori del gruppo dove anche se ancora acerbi riescono a catturare l’ascoltatore con un Rock che spesso viene mischiato ad altri generi come il Rap.

Alessandro Stagnaro 4°C Abbey Road-Beatles Quello che reputo uno dei migliori lavori del celebre gruppo, ogni canzone è particolare ed interessante anche presa da sola, il loro stile inconfondibile cattura l’ascoltatore ed è questa la ricetta con cui sono diventati il gruppo con più dischi venduti al mondo.

Everybody’s Everything-Lil Peep Quello che probabilmente sarà l’ultimo album post mortem di Peep ma dove abbiamo una massima espressione dello stile del cantante, melodie malinconiche alternate a parti aggressive e cupe sono il mix che rende questo album un lavoro da recuperare.

SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020


REDAZIONE GIORNALE SIC EST 2019-2020: Rampichini Virginia Giorgetti Serena Massei Federica Morresi Angelica Rana Ijaz Zain Tiberi Alessio Tomassetti Eleonora Lucherini Eleonora Stagnaro Alessandro MatteucciAndrea Frenquelli Zoe Ruggeri Susanna Collaboratori esterni per questo numero: Tommaso Caldarelli prof. Della Ceca Stefano responsabile del progetto

sicest.redazione@gmail.com

INVIATECI idee per il prossimo numero di SIC EST, articoli, informazioni, foto... utilizzate il nostro profilo INSTAGRAM oppure l'EMAIL della redazione!

SIC EST anno XII n° 4, Febbraio 2020


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
4° Gennaio 2020 by SicEst.Galilei - Issuu