Partecipazione del pubblico La mostra non si limita a essere osservata: chiede di essere abitata. Invitiamo il pubblico a prendere parte alla performance lasciando un pensiero, una riflessione, un ricordo. Le vostre parole andranno a comporre e ricreare simbolicamente la gonna della modella, trasformandola in un tessuto collettivo fatto di voci e memorie. Ogni frase scritta diventa filo, ogni parola diventa trama: un intreccio che unisce sguardi diversi in un unico gesto corale. Al termine della visita, invitiamo il pubblico a portare con sé una delle frasi stampate su fogli colorati: piccoli frammenti della mostra, pensieri autentici donati dalle donne che hanno posato per il progetto. Un gesto simbolico per custodire o condividere queste parole, affinché il loro messaggio non resti confinato nello spazio della mostra ma continui a vivere all’esterno, creando nuove connessioni e riflessioni. Finissage della mostra In occasione della chiusura della mostra, siamo lieti di invitarVi al finissage che si terrà con la conferenza: Kintsukuroi – L’arte di riparare le ferite dell’anima con Raffaella G. Fidanza (artista) e Gianluca Luzi (psicologo) Sabato 15 novembre 2025, ore 17.00 Palazzo Verbania, Luino Un incontro che intreccia arte e psicologia, un dialogo sull’elaborazione delle ferite, sull’arte dell’ascolto e sulla possibilità di trasformare il dolore in risorsa.
Sguardi nascosti | Mostra fotografica di Raffaella G. Fidanza Testo di Giorgia Quadri Il 30 giugno 2024, in un’unica giornata di lavoro intensissimo, è nato un progetto che ha unito fotografia, testimonianza e riflessione collettiva. L’artista ha aperto il suo studio a un gruppo di donne per prendere parte a una sessione di scatti che non si è limitata alla dimensione estetica, ma ha assunto il valore di esperienza partecipata e condivisa. Elemento distintivo di questo percorso è stata la collaborazione con Alessandra Fasani, autrice di fiori décor realizzati con materiali di recupero. Ogni donna ritratta ha potuto scegliere liberamente il fiore da posizionare davanti al volto, trasformandolo in segno simbolico e personale. Questo gesto ha reso ogni posa un atto di appropriazione creativa: il fiore è diventato ornamento, barriera, protezione, dichiarazione di identità. I 30 ritratti, nati da quell’incontro, racchiudono così la tensione tra presenza e memoria, tra l’atto fotografico e la parola non detta. Le immagini esposte non restituiscono soltanto volti, ma evocano storie, vissuti, silenzi. Esse si collocano nello spazio espositivo come soglie: da attraversare con lo sguardo, ma soprattutto da ascoltare. Il percorso della mostra, articolato su due piani, invita a un duplice approccio. Da un lato, la fruizione immediata delle immagini, con la loro forza visiva e compositiva. Dall’altro, la necessità di soffermarsi oltre l’apparenza, di cogliere il valore intimo degli sguardi (quando visibili) oppure di lasciarsi interpellare dalle voci interiori delle donne ritratte. È un invito a rallentare, ad abbandonare la superficialità dello sguardo rapido, per accogliere ciò che le fotografie custodiscono in profondità. Il progetto si confronta con un tema centrale del nostro presente: la violenza di genere. Una violenza che si manifesta in forme molteplici, spesso sottili, non sempre immediatamente riconoscibili, ma capaci di lasciare segni profondi e duraturi. Nel corso di quella giornata, ogni donna ha portato con sé un frammento della propria esperienza – diretta o indiretta – legata a questo tema. Ciò ha generato un intreccio di narrazioni individuali che, messe in dialogo attraverso la fotografia e amplificate dal gesto simbolico del fiore, hanno dato vita a un racconto corale. La mostra restituisce così non soltanto una sequenza di immagini ma la traccia di un incontro: un momento di condivisione che ha creato legami forti tra le partecipanti e la fotografa e che oggi si apre allo sguardo del pubblico. L’auspicio è che questo legame si propaghi oltre i confini della sala espositiva, stimolando riflessioni, generando consapevolezza e sollecitando un senso di responsabilità collettiva. Sguardi nascosti non si limita a mostrare: chiede di ascoltare. È un’esposizione che interroga e che invita a riconoscere la dignità, la forza e la vulnerabilità di chi, attraverso la propria immagine, ha scelto di testimoniare. È un atto di memoria e di denuncia, ma anche di speranza: un invito a rendere visibile ciò che troppo spesso resta taciuto e invisibile.
Raffaella G. Fidanza Raffaella G. Fidanza nasce a Lugano nel 1984. Fotografa di professione, ha fatto della propria arte una battaglia a favore dei diritti delle donne, utilizzando la fotografia come strumento di indagine sociale ed espressione personale. La sua formazione si arricchisce con esperienze in Italia ed Europa: dalla Semiologia Estetica presso il Nuovo Istituto di Design di Perugia (2006), alla Fotografia analogica in Croazia (2008), fino ai corsi di ritratto con Valentina Cusano (2012), di Ritratto Fine Art con Magdalena Parkowska a Milano (2023) e di Newborn e maternity con Elena Givone presso l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano (2023) Nel 2017 apre il proprio studio a Germignaga con l'architetto Elisa Corbellini, dedicandosi al racconto delle vite attraverso progetti di newborn, maternity, ritratti di famiglia, lifestyle e fotografia d’interni. Parallelamente porta avanti un percorso artistico che la vede protagonista in diverse esposizioni, personali e collettive, a partire dal 2009 con una mostra collettiva dei progetti realizzati con Robert Marnika fino a mostre come Connessioni Corporee (Palazzo Verbania, Luino, 2010), Ombre piccanti (Galleria Surimono, 2010), IO SONO. QUESTO FIORE (Palazzo delle Stelline, Milano, 2011), Mondi paralleli (Fondazione Montevecchio, Samarate, 2012), Domina donna (ExpArt Bibbiena, Arezzo, 2016) e Road to joy alla Colonia Elioterapica di Germignaga nel 2023. Dal 2015 al 2020 ha collaborato con l’associazione No Violenza Donna, guidata da Roberta Donati, presentando le sue opere all’interno di serate informative e di sostegno dedicate alla tutela dei diritti delle donne. Negli ultimi anni ha sviluppato progetti di forte impegno civile e sociale: OLTRE (il diritto della donna di essere protagonista della propria vita) Il Peso dell’Ombra (la violenza psicologica, un tema spesso taciuto) IO SONO. QUESTO FIORE. (la resilienza di donne che hanno affrontato malattie, perdite o violenze) Profili dal Mondo (la bellezza del diverso, contro il razzismo e i pregiudizi) What do you think? (un invito a liberarsi dai giudizi e a vivere la propria autenticità). Nel 2018 è stata inserita nel volume 100 donne che cambieranno l’Italia a cura di Marta Ajò, promosso dagli Stati Generali delle Donne, mentre nel 2024 i suoi lavori sono stati pubblicati sulla rivista Fifteen (n. 3, Psicografici Editori). Il suo linguaggio fotografico nasce dall’ascolto: raccoglie testimonianze, segreti e confessioni intime per trasformarle in immagini che alternano ombre e luci, silenzi e colori. La luce, per lei, non è soltanto un mezzo tecnico ma un atto d’amore: è la materia viva con cui modella le emozioni, svela le fragilità e restituisce dignità a chi posa davanti al suo obiettivo. In ogni scatto ricerca quella scintilla capace di trasformare il dolore in bellezza, la vulnerabilità in forza, l’ombra in una nuova possibilità di rinascita. Come scrive in Road to joy: Questa è la storia di una donna o di tante donne messe insieme, che dall’ombra tornano alla luce, che dalla paura tornano alla gioia, che dal caos tornano alla calma.
Alessandra Fasani Dopo una laurea in Economia e Commercio e un impiego stabile in banca, Alessandra Fasani ha scelto di ascoltare una voce più antica e autentica: quella della bambina che amava creare con ago e filo. Ricamatrice per tradizione familiare, nel 2015 ha trasformato questa passione in mestiere, conseguendo la qualifica di Operatore Sartoriale presso l’Alta Sartoria fashion school di Verona, sotto la guida del maestro Tommaso Tedesco. Da allora, il recupero di tessuti, abiti e ricami dimenticati è diventato il suo linguaggio creativo. Con cura e rispetto, ridà nuova forma a ciò che sembrava perduto, trasformandolo in pezzi unici che raccontano storie di rinascita. I suoi fiori décor, realizzati interamente a mano in pura seta ricavata da tessuti second-hand, non sono mai replicati: ogni fiore è unico, come ogni donna. Nella mostra Sguardi Nascosti di Raffaella G. Fidanza, i fiori di Fasani diventano segno e simbolo: fragili e resistenti, come la seta che li compone, come le mani che li hanno cuciti, come le donne che li stringono. Partecipare a Sguardi Nascosti significa per me portare un filo di bellezza dentro una narrazione necessaria: trasformare la violenza subita in presenza, voce, memoria. Perché anche dal dolore può nascere qualcosa che fiorisce.