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SettentrionaleSicula

Paolo Pino

mens i le _ anno 1 _ nu me ro 0 _ Lug lio 2011 f r e e

p r e s s

_Rifiuti _Asse del mare _museo dell’argilla _deriva & Derivati


A . A . A . S P O

C E R C A S I N S O R

collaboratori, inviati, giornalisti, grafici, fotografi, per il progetto

SettentrionaleSicula


Luglio 20 11

Mensile n° 0 Direttore Mauro Mondello

Redazione Antonino Giorgianni Isidora Scaglione Rita Lorena Paone Santo Gringeri Igor Cosimo Mento Cettina Casella Francesco Giorgianni Giuseppe Cassone Annalisa Saccà Nino Formica Dario Bitto Progetto Grafico Nunzio Gringeri Paolo Pino Daniele D’Agostino Editore e Stampa Ass. Centopassi Arci Via XXI Ottobre 419 98040 Torregrotta (Me) Stampa flyeralarm SrL Viale Druso 265, 39100 Bolzano Contatti facebook: settentrionale sicula www.youtube.com/user/SettentrionaleSicula settentrionalesicula@gmail.com http://settentrionalesicula.blogspot.com “In attesa di registrazione presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto”.

“Perchè un pazzo è anche un uomo che la società non ha voluto ascoltare, che ha voluto trattenere dal pronunciare insopportabili verità” Antonin Artaud

L’editoriale

di Mauro Mondello

“L’informazione è ciò che, per un osservatore o un recettore posto in una situazione in cui si hanno almeno due occorrenze possibili, supera un’incertezza e risolve un’alternativa, cioè sostituisce il noto all’ignoto, il certo all’incerto. In altre parole, essa riguarda il contesto in cui i dati sono raccolti, la loro codifica in forma intelligibile ed in definitiva il significato attribuito a tali dati” (da it.wikipedia.org/wiki/informazione). “Informare=dal latino Informare. Dare forma, dare struttura, dunque, dare notizia, ragguagliare, istruire, insegnare, dar forma ed essere ad una cosa innanzi agli occhi della mente (da Dizionario Etimologico, www.etimo.it).” Questo è cio che cercheremo di fare, che a dire il vero stiamo già facendo, sin da questo numero zero, in cui abbiamo deciso di occuparci di spazzatura ed opere pubbliche, soprattutto in cui abbiamo cercato di presentare i fatti nella loro sostanza, senza alcun condizionamento. Promuovere il cambiamento culturale, stimolare il confronto tra diversità, aprire uno spazio di indipendenza impossibile da contenere, un luogo delle idee al quale tutti, nessuno escluso, possano contribuire, dal quale ognuno di noi possa attingere, di cui ci si senta parte abbandonando formalità ed appartenenze: tutto questo è Settentrionale Sicula. Un giornale imperfetto insomma. E straordinariamente libero.

Sommario Stiamo fetendo pag. 4 di I.Mento, C. Casella e D. Bitto E lo chiamavano “Asse del Mare” pag. 6 di Rita Lorena Paone e Isidora Scaglione Il museo della vergogna pag. 8 di Giuseppe Cassone e Francesco Giorgianni Comuni alla deriva... per colpa di un derivato pag. 9 di Annalisa Saccà Post-it pag. 11


Monforte

Stiamo fetendo

di I. Mento, C. Casella, D. Bitto

Cosa si nasconde dietro l’ormai ciclico problema della raccolta dei rifiuti nella provincia di Messina? Quali sono le cause reali di quello che va lentamente configurandosi come il disastro ambientale più grave di sempre dell’area peloritana? Per cercare di trovare le risposte a questi difficili interrogativi non è possibile prescindere da un approfondimento sulla discarica di Mazzarrà S. Andrea, l’unica operativa su tutta la provincia. Probabilmente dovrebbe immediatamente far riflettere l’anomalia per cui un territorio geograficamente tanto esteso e vario possa permettersi di regolare lo smaltimento dei rifiuti appoggiandosi ad un unico complesso. Allo stesso modo apparirà forse singolare la scelta di Mazzarrà S.Andrea come sede della struttura di smaltimento, è infatti proprio in questo comune situato a sud di Barcellona Pozzo di Gotto che nel corso degli ultimi quindici anni ripetute indagini investigative hanno dimostrato la presenza capillare della criminalità organizzata ai più alti livelli, uomini come Carmelo Bisognano e Giuseppe Gullotti, boss ma-

fiosi oggi detenuti in regime di 41 bis, sono cresciuti ed hanno costruito le loro fortune criminali proprio in questa dimenticata località ai piedi dei Nebrodi. Le indagini del magistrato del tribunale di Messina Guido Lo Forte e l’inchiesta denominata “Vivaio” forniscono d’altronde un quadro chiarissimo in merito alle congiunzioni mafiose che riguardano lo smaltimento dei rifiuti nella discarica di Mazzarrà, denunciando gravissime irregolarità relativamente all’assegnazione di numerosi appalti lavorativi finiti, in seguito a contorti procedimenti di sub-assegnazione, nelle mani di imprese riconducibili a personaggi di spicco della mafia barcellonese quali Michele Rotella ed il già citato Carmelo Bisognano. Per comprendere definitivamente il livello di profondità raggiunto dalla criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti nella provincia di Messina pare infine interessante riportare un passaggio dell’impianto accusatorio che il procuratore Lo Forte ha predisposto nell’ambito del processo celebrato a carico di Messinambiente

SpA, la società che per conto del comune di Messina si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Secondo l’impostazione dell’accusa l’associazione a delinquere era finalizzata: - ad acquisire il controllo delle attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici in materia ambientale, in special modo nel settore della raccolta e della gestione dei rifiuti; - all’accaparramento delle risorse finanziarie pubbliche collegate; - ad una molteplicità di vantaggi collaterali (assunzione di dipendenti nelle più varie qualifiche, favori a familiari e conoscenti); - all’impiego dei capitali illecitamente ottenuti per il soddisfacimento di esigenze personali proprie. In questo contesto si sviluppa il lavoro dell’ATO 2 Messina SpA, la società che avrebbe dovuto gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in gran parte dei comuni tirrenici della provincia di Messina e che invece ha sino ad oggi ottenuto come unico risultato quello di produrre debiti per 80 milioni di euro, trascinando con sè all’inferno tutte


le amministrazioni del comprensorio. Dal 2004 l’Ato 2 ha annientato qualsiasi possibilità progettuale alternativa nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, ha prodotto un servizio inefficiente e discontinuo, ha costretto i cittadini a misurarsi costantemente con madornali ritardi nella raccolta, ritardi le cui conseguenze ambientali e sanitarie sono oggi incalcolabili, ma i cui effetti saranno certamente evidenti già nel corso dei prossimi anni. Sono due i fattori tecnici principali alla base di questo fallimento:

tro milioni di euro da parte della Regione. Nell’evidente disastro di questa situazione è ormai chiaro a tutti che la soluzione

- la totale mancanza di un progetto complessivo di medio e lungo termine; - il conferimento dei poteri amministrativi della società ad individui, scelti in tutta evidenza seguendo logiche solo ed esclusivamente politiche, privi di qualsiasi competenza in materia di gestione dei rifiuti. Attualmente l’ATO ME 2 si affida agli anticipi, sempre più incerti mese dopo mese, che la Regione garantisce per i comuni membri della società Ato Me 2 S.p.A. In mancanza di questi anticipi, il servizio rischia di bloccarsi totalmente, come già avvenuto a marzo e ad aprile, quando la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, per il mancato pagamento delle somme dovute, ha praticamente chiuso le porte ai 38 comuni del comprensorio, sbloccando i servizi solo dopo aver ricevuto un anticipo di quat-

più efficace in termini economici e sociali sarebbe costituita dal ritorno alla gestione comunale dei rifiuti, una scelta che potrebbe garantire un servizio di raccolta molto più efficiente, privilegiando le comunità locali e costruendo meccanismi più attenti alle singole esigenze di ogni comune. In tal senso iniziare a lavorare su un cambiamento culturale forte è il primo passo da compiere, insistendo ad esempio da subito sulla necessità di innalzare la percentuale di raccolta differenziata della nostra provincia, un dato che al momento si attesta intorno al 5%, fra i più bassi di tutta l’Europa.

È con questo obiettivo che stanno lavorando i ragazzi del gruppo volontario GenerAzione 98041, che in concerto con le forze sociali ed istituzionali del comune di Monforte hanno deciso di mobilitarsi per avviare e guidare la raccolta differenziata, in via sperimentale, nelle aree di Monforte Centro e Pellegrino. «Prendere in mano il nostro futuro! - spiegano i ragazzi impegnati nel progetto ECO-98041 (un’iniziativa a più ampio raggio finalizzata alla sensibilizzazione verso le tematiche ambientali) - È questo il motto che ci ha animato sin dal primo momento. Abbiamo deciso di rifiutare un atteggiamento passivo nei confronti della questione rifiuti e, più diffusamente, della gravosa questione ambientale che interessa tutta la nostra zona. Vogliamo reagire in modo costruttivo, denunciando gli abusi di potere, apportando un contributo nuovo ed innovativo, al fine di trovare soluzioni alternative e di buon senso a questa e ad altre questioni legate al rispetto ed alla tutela dell’ambiente». Qualcosa che va ben aldilà del problema legato allo smaltimento dei rifiuti e che ci tocca invece intimamente in quello che è il rapporto con il nostro territorio, nella necessità di costruire il cambiamento a partire, innanzitutto, dai comportamenti individuali di ognuno di noi.


Torregrotta

E lo chiamavano “Asse del Mare” di Rita Lorena Paone e Isidora Scaglione 19/07/97

Costituzione del tavolo di concertazione del comprensorio costituito dai comuni di Venetico, Monforte San Giorgio, Roccavaldina, Rometta, Spadafora, Saponara, Torregrotta, Valdina, Villafranca Tirrena.

Nov. ‘98

Al tavolo di concertazione si uniscono i comuni di Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, Gualtieri Sicaminò.

07/06/99

Sottoscrizione della dichiarazione d’intenti per la costituzione del Patto Territoriale del Tirreno.

08/01/00

Viene individuato nel Mediocredito Toscano S.p.A. l’istituto di credito che si occuperà della cosiddetta fase istruttoria del Patto.

29/01/00

Viene approvato l’elenco delle iniziative imprenditoriali e delle infrastrutture.

30/03/00

Incarico per la realizzazione del progetto di massima.

08/05/00

Invio del progetto al Medio Credito Toscano

26/02/04

Arrivo del finanziamento dal Ministero per le Attività Produttive per l’importo complessivo di 42.664.000,00 di euro. Di questi 14.305.456,00 finanziati dalla Regione per interventi infrastrutturali da parte dei comuni (di cui 748.862,50 per il tratto Torregrotta – Monforte con il contributo del Comune di Torregrotta per un ammontare di 137.960,34) e 28.358.110,00 euro assegnati con decreto ministeriale per attività produttive e imprenditoriali a sostegno delle infrastrutture.

25/06/08

Il termine perentorio per l’aggiudicazione dei lavori viene fissato per il 31/12/08 (sulla base del prot.d’intesa se un paese dei 14 fosse venuto meno all’accordo avrebbe dovuto risarcire gli altri, pena revoca del finanziamento).

29/09/08

Viene proposto in Consiglio Comunale il cambiamento di nome della strada in questione da “completamento asse del mare” a “strada artigianale - industriale Scala - Monforte Marina”; la delibera non viene approvata!

15/10/08

Una delibera della Giunta Municipale propone la denominazione “Strada di collegamento Scala - Monforte Marina”.

30/10/08

La delibera precedente viene approvata.

01/07/09

Approvazione della variante allo strumento urbanistico del progetto relativo alla suddetta strada.

Dic. ‘09

I lavori vengono appaltati.

22/03/10

I lavori hanno inizio.

06/05/11

Viene affidato l’incarico di effettuare il collaudo statico entro 30 giorni e quello amministrativo entro 4 mesi.

21/05/11

L’Amministrazione Comunale inaugura la “strada di collegamento Scala – Monforte Marina”.

C’era una volta un progetto, brillante e ambizioso, avente per oggetto la realizzazione di un’opera infrastrutturale: un asse stradale. E giacché detto così sembrava un po’ banale, gli venne attribuita una giusta denominazione, degna della sua maestosità: venne chiamato “Asse del mare”. Che bel sogno sarebbe stato avere una strada di collegamento litoraneo, una tratta che avrebbe attraversato più di una decina di comuni, divenendo inoltre una valida alternativa alla trafficatissima strada statale.

Si trattava davvero di un “signor” progetto, che non solo avrebbe risolto numerosi problemi di viabilità, ma che avrebbe anche avuto, per la vicinanza al mare, un’intrinseca vocazione turistica.

fare i conti con la lentezza della burocrazia, con l’inefficienza della classe governativa, con le difficoltà sempre maggiori di tener avulso il benessere della collettività dallo zampino degli interessi politici.

Insomma, fin qui sembra tutto chiaro, così come appare scontata la realizzazione, anzi la realizzabilità, dell’importante opera, vista la sua utilità sociale. Ma spesso tra il dire e il fare … c’è di mezzo l’“Asse del mare”! Sovente infatti capita di dover

Trattandosi di un asse di collegamento, esso doveva abbracciare vari comuni della fascia tirrenica, nella fattispecie quasi tutti quelli che si affacciano sul mare tra Villafranca Tirrena e Milazzo. Pertanto, nel lontano 1997, alcuni sindaci


della zona iniziarono ad accordarsi per portare avanti il progetto; venne così costituito un tavolo di concertazione tra tutti i comuni interessati, un tavolo che di lì a qualche anno avrebbe portato alla realizzazione del Patto Territoriale del Tirreno. Per ottenere la copertura finanziaria necessaria alla realizzazione di un’infrastruttura talmente ambiziosa le amministrazioni, inevitabilmente, dovettero individuare un istituto bancario a cui inviare i progetti, auspicando un positivo riscontro che potesse far sperare nella veloce realizzazione dell’opera. Il desiderio venne esaudito ed il 26 febbraio del 2004 arrivò il tanto atteso finanziamento da parte del Ministero per le Attività Produttive, che elargiva importanti somme di denaro e per la realizzazione delle opere infrastrutturali e, soprattutto, per le attività imprenditoriali a sostegno delle infrastrutture stesse. Quindi tutto era pronto, o quasi, restava infatti qualche problemuccio da risolvere, giusto qualche piccolo e insignificante cavillo legale. Innanzitutto nel giro di pochi anni il progetto originario aveva subito qualche lieve modifica, apparentemente di poco conto: ebbene, l’Asse era stato lottizzato. Si, lottizzato, diviso, “spartito”. Peccato però che il finanziamento ricevuto dal Ministero riguardasse il progetto originario, vale a dire quello unico. Appare quindi molto strano come si sia potuto ugualmente usufruire di somme tanto ingenti, erogate in virtù di uno specifico e particolareggiato pro-

getto approvato e finanziato, ma non più esistente! Senza trascurare il fatto che per importi tanto ingenti quanto quelli previsti per la realizzazione dell’asse, sarebbe stata obbligatoria la valutazione dell’impatto ambientale, ma certamente ciò non vale per lotti che impegnano somme inferiori. Ad ogni modo si decise di affidare ai sindaci la gestione del tratto di lungomare progettato sulla base di ciascun territorio di appartenenza. In questo modo ogni amministratore avrebbe potuto operare autonomamente nell’affidamento degli incarichi professionali, nella gestione della gara d’appalto, nella sorveglianza dei lavori e soprattutto nella spartizione economica. Senza dimenticare un aspetto affatto secondario, e cioè che ogni comune avrebbe potuto provvedere in tutta autonomia a risolvere eventuali inconvenienti che ostacolassero la realizzazione del proprio tratto di asse. In questo senso, una delle tante incongruenze registratesi riguarda la strada di collegamento fra Scala e Monforte Marina, inaugurata alla vigilia delle elezioni amministrative al termine di un’odissea progettuale che ha dilatato oltre ogni ragionevole comprensione i tempi per la realizzazione di soli 350 metri di strada. Ebbene, del caso si stanno già occupando gli organi di giustizia competenti, ciò che di certo è possibile sottolineare riguarda il carattere di difformità tra il progetto di massima inizialmente presentato e quello dive-

nuto poi esecutivo. Innanzitutto il percorso originario della nuova strada era decisamente diverso, più lungo e più rettilineo, così come la rotonda avrebbe dovuto realizzarsi in un punto differente da quello in seguito individuato. Bisogna poi ricordare come col passare del tempo sia scomparsa l’originale “vocazione turistica” dell’opera, facendo svanire così il sogno dell’“Asse del mare”, soppiantato prima dall’attribuzione della natura intrinsecamente artigianale e industriale della futura strada ed infine, per motivi più o meno ignoti, dalla ben più banale definizione di “strada di collegamento tra Scala e Monforte”. Sulla natura di questi ritardi vige l’assoluto mistero… Imprese beneficiarie del finanziamento San Filippo del Mela: Bucca Antonino, Venumer s.r.l., Artelegno di Rizzo Antonino snc, Pubblimania di Mirabile Antonino; Valdina: Laterizi La Fauci Giuseppe & C; San Pier Niceto: Esse F.di Isgrò Francesca Maria, Nastasi Pietro; Villafranca Tirrena: Metalsud di Vento Francesco e C. snc, Cannavò Salvatore Ascensori, Viola snc di Viola Ermenegildo; Barcellona: Mediterranea Costruzioni srl; Pace del Mela: SI.CON. Società Italiana Contenitori srl, Mendolia Giuseppe, GE KA snc di Petretta M. & C., Advance System Control srl, Misiti Rosa, La Panoramica di Impellizzeri Caterina; Saponara: Laterizi Futuro srl, Tecna snc di Merlino Massimo e C., Venuto Concetta; Venetico: S.M.I.A. Soc. Meridionale Infissi Alluminio srl, Saja Giacomo Officine, GIAN di Pollicino Angelico e Giuseppe snc, Laboratorio M.G.B della Dott.ssa Barberi M.G.; Monforte San Giorgio: Imbares s.n.c di Bongiovanni Pasquale & C; Santa Lucia del Mela: Termo Confort di Songeux Noelle Dominique, L’ Avvenire Luciese Soc. Coop.arl, Sindona Francesco; Milazzo: Sanitaria Antares srl, Salittica services; Spadafora: Calfer scrl, Amico Ettore; Torregrotta: PEM Arredo di Polimeni Salvatore snc, Velo Francesco srl, Hotel Ristorante Thomas di De Paola Tommaso, Pastafiglia Nicola; Messina: Manetto Elena, Erre Spumanti; Rometta: FIO Costruzioni di A.Fio & C. sas. Totale investimenti imprenditoriali - € 28.358.110,00 fonti: www.pattodeltirreno.it www.comunetorregrotta.me.it


Spadafora

Il museo della vergogna di G. Cassone e F. Giorgianni

Il progetto PIT 2000-2006 (Progetti Integrati Territoriali) è stato uno strumento a disposizione delle nostre istituzioni locali per finanziare e progettare un insieme di interventi che, facendo leva su una particolare vocazione del territorio, spingessero la crescita, in termini di qualità e tecnologie, di un determinato settore produttivo. L’intenzione del finanziamento era insomma quella di”sostenere”le amministrazioni comunali interessate nella realizzazione di iniziative legate fortemente alla storia del nostro territorio, stimolando uno sviluppo dinamico del comparto economico locale, senza gravare sui bilanci dell’intera, e fragile, economia dei comuni, portando invece avanti un approccio dinamico ed innovativo, che allo stesso tempo permettesse di investire nella costruzione di infrastrutture importanti per la comunità sia a livello sociale che produttivo: un sistema che avrebbe dovuto provocare un impatto positivo dirompente nelle realtà aderenti al progetto. Il fine ultimo e generale del PIT è d’altronde quello di creare le condizioni per lo sviluppo di un profilo di alta competitività per quel che riguarda il settore economico del territorio, non tralasciando, contemporaneamente, gli aspetti collegati alla compatibilità ambientale. Il comune di Spadafora partecipa al PIT

22, vale a dire alla sezione del Progetto il cui settore è costituito dalle attività relative all’estrazione ed alla lavorazione dell’argilla, alla produzione dei materiali per l’edilizia, dei materiali da costruzione e dei materiali compositi in generale. L’amministrazione del comune spadaforese scelse qualche anno fa di approfittare dei fondi messi a disposizione dal PIT per costruire un Museo dell’Argilla, una struttura fortemente legata alla storia ed alla tradizione del territorio tirrenico, realizzata riqualificando e riprogettando un’area inizialmente destinata ad un mercato coperto, mai utilizzato, ubicato nei pressi dell’Ufficio Postale di Spadafora. I lavori del museo sono stati eseguiti dal PIT a partire dal 2007. La struttura, terminata e consegnata al comune nella primavera del 2010, è ancora oggi totalmente inattiva: ad oltre un anno dalla consegna infatti si attende ancora lo spostamento di un contatore elettrico, di proprietà ENEL, nell’apposita cabina dedicata al museo, una condizione imprescindibile perchè il museo possa finalmente risultare operativo, un’inezia (una leggerezza?) perlopiù burocratica che di fatto blocca però qualsiasi utilizzo del nuovo complesso museale. La realizzazione del Museo dell’argilla e del laboratorio di documentazione del laterizio storico nella “Villa Cordaro” di Spadafora è stata finanziata per un importo di 1.261.703 Euro, senza dimenticare poi che nell’ambito

dello stesso progetto è stato approvato un finanziamento per l’acquisto di “Strumenti di comunicazione legati alla fruizione del Museo dell’argilla e laboratorio di documentazione del laterizio storico” per un importo supplementare di 77.460 euro. Si tratta di cifre importanti, a fronte delle quali, dopo oltre quattro anni di lavori ed attese, non è ancora possibile vedere alcun risultato pratico. Dopo la consegna della struttura, che come si spiegava sopra è avvenuta nella primavera dello scorso anno, è stato presentato da parte del comune di Spadafora un ulteriore progetto, inserito stavolta all’interno del PIST 2007-2013 (Piani integrati di sviluppo territoriale): l’obiettivo è quello di ricevere un finanziamento destinato all’acquisto di strumentazioni per dei laboratori da realizzare all’interno del museo, laboratori che ad oggi, nella gran parte delle stanze dedicate, risultano completamente vuoti e che, nel caso in cui tale finanziamento non dovesse pervenire, resterebbero purtroppo tali. La lucida analisi dei fatti non può insomma non sollevare alcuna riflessione di merito, appare di certo sin troppo evidente che qualcosa non ha funzionato, già dalla fase embrionale, nella realizzazione del progetto del Museo dell’Argilla, una struttura che sino ad oggi ha ottenuto come unico risultato quello di andare ad ingrossare le fila delle centinaia di mostri architettonici inutili, inutilizzati ed inutilizzabili costruiti nel corso del tempo da tutte le amministrazioni comunali della provincia messinese con il solo scopo di spartirsi le ricchissime torte costituite dai numerosissimi progetti di finanziamento pubblico a disposizione: un orrore urbano divenuto il simbolo tangibile della sconsolante barbarie di cui si compone la classe politica siciliana.


Rometta

Comuni alla deriva... per colpa di un derivato

di Annalisa Saccà

Da molti mesi, ormai, alcuni Comuni ital- aria può risultare rischiosissima soprattutto iani sono coinvolti negli scandali che se non controllata e analizzata periodicamente da riguardano i contratti persone che derivati stipulati con non hanno vari istituti di credito. una vera ed Nella nostra Provincia approfondita i Comuni di Giardini conoscenza Naxos, Taormina e non solo dei Messina sono al cenmercati finantro dell’operazione ziari internacondotta dalle Fizionali, ma amme Gialle sulla anche di tutte cosiddetta “finanza le sfumature derivata”, nell’ambito tecniche che della quale la Procura sottendono di Messina ha disformulazione ed articolaziposto il sequestro preventivo di oltre alla di un contratto derivato. 17 milioni di euro nei confronti di  BNL.   one Ma cos’è questo “strumento derivato”? Le tipologie dei derivati sono svariate ed a Quelli che oggi vengono comunemente quelle già esistenti se ne aggiungono quoconosciuti come derivati sono contratti tidianamente altre basati sull’andamento di alcune variabili, con schemi semche possono essere di natura diversa. Ad pre più complessi, esempio quotazioni azionarie, tassi di in- frutto di avanzate teresse o tassi di cambio, prezzi di merci, tecniche di ingegfinanziaria, tariffe, variabili climatiche, merito creditizio neria di uno o più soggetti. Il termine “derivato” che combinano più indica quindi che il valore del contratto derivati di base. deriva, appunto, dal valore di un altro stru- Una delle più note mento finanziario oppure da un’attività tipologie viene chiao ancora da un altro indice sottostante. mata Swap e conOperare in derivati significa azzardarsi in siste nello scambio scommesse molto complesse, legate sia all’ di flussi di cassa tra legate sia all’andamento dei mercati che due controparti. Si alle variabili collegate ai contratti stipulati. tratta di un atipico In conseguenza di ciò l’esposizione finanzi- (in quanto privo di

disciplina legislativa) contratto a termine che nella maggior parte dei casi viene stipulato per ricoprire o modificare posizioni di rischio. Da circa una decina d’anni, infatti, questa forma di finanza innovativa è stata utilizzata da Enti pubblici con il miraggio di poter ottenere e rimodulare finanziamenti già in corso a tassi più bassi. Secondo alcuni esperti, tuttavia, queste operazioni finanziarie rappresenterebbero delle vere e proprie truffe ai danni di Comuni e Provincie, in quanto l’uso di derivati costituisce il mezzo necessario per trasferire ufficialmente i rischi del credito da un soggetto a un altro. La Corte dei Conti, in questi ultimi anni, ha più volte ribadito che si tratta di una vera e propria spirale perversa ed evidenziato insistentemente che l’Italia, rispetto ad altri Paesi Europei, nell’intraprendere queste operazioni corre un maggior rischio a causa dei continui aumenti sia di inflazione che di debito pubblico. La Corte dei Conti, quindi, è sempre stata molto chiara riguardo al fatto che SWAP e derivati provocassero delle perdite considerevoli per le amministrazioni locali, perdite che potrebbero divenire talmente tanto elevate da vanifi-


Rometta care il prestito fornito dagli Istituti di Credito all’Ente. Come se non bastasse, ciò che viene pagato in più alla Banca, in realtà esce dal portafoglio del cittadino, che si vedrà, così, aumentate le gabelle. Tali problemi, in particolare, si potrebbero abbattere più pesantemente sui piccoli Comuni, in quanto sprovvisti di personale specializzato che possa fare un’effettiva analisi dello SWAP. La Corte dei Conti, inoltre, ricorda ancora che: «trattandosi di contratti estremamente aleatori, in caso di contenzioso, gli effetti monetari negativi per l’Ente finiscono con l’accrescere l’indebitamento, e tale indebitamento è certamente una grave irregolarità contabile che può essere fonte di responsabilità amministrativa finanziaria». Tali prodotti sembrano esser nati con il chiaro scopo di lucrare sull’indebitamento di Comuni ed Enti locali. Prestiti di questo tipo vengono da esperti definiti come un “regalo pubblico alle Banche” e i contratti che sono con queste ultime stipulati possono tranquillamente essere considerati come dei veri e propri “giochi d’azzardo” da dover vietare alle pubbliche amministrazioni in quanto incompatibili con le finalità istituzionali di Comuni, Provincie ed altri Enti Pubblici. La Corte dei Conti, inoltre, fa notare come, spesso e volentieri, dietro SWAP e altri derivati si nascondano, con la liquidità, forme

di illecito finanziario, come pare che sia già risultato da indagini penali, soprattutto per quanto riguarda la sanità pubblica. Questa puntualizzazione, quindi, dà conferma della responsabilità diretta degli amministratori che si avvalgano di strumenti finanziari così pericolosi utilizzando malamente il pubblico denaro, incorrendo, dunque, in un possibile reato di illecito finanziario. Strumenti finanziari del genere, quindi, sarebbe meglio evitarli per non rischiare di aggravare ulteriormente i già altalenanti conti pubblici comunali. Circa dieci anni fa anche la Giunta comunale di Rometta sembra non aver valutato troppo attentamente tali incognite e, alla stregua di altri Comuni italiani grandi e piccoli, si è fatta trascinare dalla novità del “gioco” che inizialmente poteva apparire tutt’altro che azzardato. Così il 18/11/2002 venne proposta dall’allora sindaco Enrico Etna (a sx nella foto) la delibera n. 59 riguardante lo SWAP, poi approvata dalla giunta formata da Roberto Abbadessa (attuale sindaco del Comune dal 2009 a dx nella foto) , Roberto Bottaro e Antonino Visalli. Con tale delibera veniva approvato il contratto “Interest Rate Swap” (IRS), contratto di finanza derivata per

il perfezionamento di interventi di ristrutturazione sull’indebitamento stipulato con la banca BNL. Il contratto, firmato nel 2002, prevede lo scambio periodico tra i due operatori (la Banca e il Comune) di flussi di cassa, calcolati sulla base dei tassi di interesse predefiniti. L’operazione IRS IN & OUT (è questo il nome della tipologia SWAP adottata dal piccolo Comune) ha una durata ventennale (31/12/2022), dopo la quale il contratto si ritiene risolto automaticamente. «Durante la seconda amministrazione Etna (2004-2009) – dichiara l’allora assessore al Bilancio Nino Cirino – mi ero immediatamente reso conto della pericolosità di tale operazione, e sollecitai ripetutamente il sindaco a voler estinguere il contratto prima di rincorrere a ingenti perdite. La richiesta – continua Cirino – non fu accolta e dinnanzi a questo immotivato rifiuto ho preferito la rimodulazione delle mie deleghe, occupandomi della Pubblica istruzione e Ambiente». Ma oggi qual è la posizione ufficiale dell’Amministrazione Romettese? «Non nego la pericolosità dell’operazione finanziaria – ammette Roberto Abbadessa, attuale sindaco del piccolo centro tirrenico, raggiunto telefonicamente – nonostante il trend per il nostro Comune sia stato sempre positivo. Tuttavia, non possiamo non prendere sul serio il duro monito della Corte dei Conti che ci mette in guardia da tale strumento finanziario, che ha già causato i ben noti problemi ad altri Comuni italiani. In ragion di ciò – conclude Abbadessa – dopo l’approvazione del Bilancio di previsione 2011, affiderò l’incarico a una agenzia per analizzare il contratto ed eventualmente richiederne la risoluzione, anche se ciò determinerà probabilmente il pagamento di una penale».


Post-it

DURA LEX, SEX LEX IL FUTURISTA

FAME

de “La Casa degli Appesi”

Non mi dispero. Mi dispererò Non mi dimentico Dimenticherò Non me ne accorgo Me ne accorgerò Mi farà male Ma non lo sento Più in là lo sentirò Posso aspettarti per ore fors’anche per mesi Ma il corridoio è buio il corridoio è pieno di animali sconosciuti, che si lamentano perché non hanno da mangiare. E allora salgo in macchina Sono in macchina Metto in moto la macchina Non metto in moto la macchina Rimetto in moto la macchina. Ti metto sotto con la macchina. E’una Golf del 1993, bianca. Sul parabrezza c’è una cacata di colomba, è del ’93 persino lei. Ho fame. Ti passo addosso con la macchina perché ho rimesso in moto e prima, invece, ti ho messo sotto con la macchina. Però ho fame, e non ci posso fare niente. Anche gli animali sconosciuti, dal corridoio, hanno fame. Tutti, in verità, hanno fame. Tu, da sotto la macchina, non più. Ti ho tolto la fame.

Chiodi Rosa, chiodi di pesco

Sappiamo bene quanto sia sconveniente per l’uomo accanirsi, terminologia animale tendente a sottolineare l’essere bastardo nell’uomo, contro la natura. E per natura intendo dire anche contro se stessi. Il senso di rivalsa svuota l’umanità delle ultime sue gocce. Questo accade perché tra le nostre primordiali convinzioni ci siano delle forme di educazione civica che chiamare “educazione” è quantomeno inappropriato e definire “civica” sembra un errore di digitazione: una “v” di troppo e una “n” di meno. Cinico e pappone il nostro vicino di casa, la nostra amica del piano di sopra, l’immagine riflessa nello specchio ogni santo giorno, è il figlio di un padre che se ne sarebbe volentieri sbarazzato alla nascita ma non ne è stato capace, il codardo. Stante così le cose è come pensare di affidare la scrittura dei testi per imbonire la platea ad un cane che scodinzolando fa cadere il pacco dei croccantini a forma di lettera. Non puoi comprare una vocale e non puoi illuderti passando dal “Via”. Sfogarsi con il primo o la prima che capita è istintivo. Il passo seguente è quello distintivo. Nell’attesa resti vittima della fascinazione di cuocerti sotto il sole senza alcuna voglia di salvaguardare la tua pelle, non più bianca, non più nera, non più gialla, ma semplicemente vellutata. Come una pesca il giorno prima dalla maturazione. Quasi pronta. Perché è così che accade con gli uomini. Per quanto preparati non si è mai pronti. E proprio per questo vado a ritoccarmi il trucco. Buon appetito uomo.

Il Comune e il federalismo che verrà di P. Daveru Gli Amministratori saranno remunerati solo nel caso che dallo stato centrale alle regioni e via via, tutti gli enti pubblici saranno in attivo. Ah, Ah, Ah, Ah! Ci sar...à un taglio drastico degli impiegati comunali. Chi avrà la "fortuna" di rimanere avrà un contratto che scade ogni sei mesi e legato a produttività, efficienza e savoir faire e dovrà fare la pulizia dei locali. Fac-simile del piano dei servizi. La scuola, data la carenza di aule e il taglio dei precari, sarà frequentata a "singhiozzo", cioè in più turni. Le scuole materne saranno delegate alle vecchie monache. La raccolta dei rifiuti sarà privatizzata; ogni cittadino penserà ai suoi e a come smaltirli. Per la pulizia delle strade saranno sorteggiati a turno dei volontari. L'acqua sarà a pagamento: alla fonte. Le luci saranno a intermittenza. I vigili urbani verranno pagati con il ricavato delle multe. L'assistenza agli anziani sarà delegata al volontariato e alla bontà dei cittadini. Le famiglie bisognose si affideranno alle elargizioni volontarie delle famiglie più ricche, oppure alla Caritas (forse è più sicuro...). Le associazioni culturali e sportive, si finanzieranno da sole e basta così!!!

il Futurista

di Rosilio Tondelli


Settentrionale Sicula N°0 Luglio 2011  

CATTIVO ODORE L'OMBRA DEL MALAFFARE SUI RIFIUTI

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