settemiglia
anno III ‐ n°5
da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
LUNEDÌ ore 9,00 Santa Messa ch. piccola ore 17,15 In preghiera per i nostri fratelli defunti ore 18,00 Santa Messa collettiva ore 20,45 In ascolto della Parola della domenica
ESERCIZI SPIRITUALI ALLA COMUNITÀ Gli esercizi spirituali sono un momento forte nella vita di un credente, noi li proponiamo a tutti nella terza settimana di Quaresima, con una formula che vuole inserirsi nella vita quotidiana.
MARTEDÌ ore 17,15 Santo Rosario ore 18,00 Santa Messa
ADORAZIONE PERPETUA La chiesa piccola è aperta giorno e notte e il Santissimo Sacramento è esposto alla venerazione silenziosa dei fedeli.
MERCOLEDÌ ore 17,15 Santo Rosario ore 18,00 Santa Messa Tempo per le confessioni e i colloqui personali fino alle 22,00
IN PREGHIERA CON MARIA, MADRE DI GESÙ Novena dell’Immacolata ore 21,00 Santo Rosario
GIOVEDÌ cappella delle palazzine di via Martiri d’Ungheria ore 9,00 Santa Messa ore 9,45 In ascolto della Parola della domenica
Maggio con Maria ore 21,00 Santo Rosario N.B.: L’orario della celebrazione serale varierà con l’ora legale: ore 19,00 (dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre)
VENERDÌ ore 17,15 Via Crucis ore 18,00 Santa Messa Tempo per le confessioni e i colloqui personali dalle ore 16,00 SABATO ore 17,15 In preghiera per le vocazioni ore 18,00 Santa Messa DOMENICA ore 8,30 Santa Messa ore 11,00 Santa Messa ore 18,00 Santa Messa
la parrocchia celebra la fede
MESE APRILE - MAGGIO 2013
settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione VINCENZO FIORENZA PASQUALE VELLECA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA Rubriche ROSA MATARAZZO JOSHUA FRANCO CIPRIANO FRANCESCO QUAGLIOZZI Vignette ROSARIA SCOTTO E‐Mail ed Info redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa ARTI GRAFICHE BRUNO grazie a COPPOLA S.P.A.
Sono passati dieci anni dal giorno dell’inaugurazione della nuova chiesa di San Francesco di Paola in Scafati. Era un caldo pomeriggio del 24 Maggio 2003 quando l’intera cittadinanza scafatese si stringeva alla nostra comunità parrocchiale per questo evento così importante. Ad inaugurare la chiesa fu il nostro Vescovo Monsignor Beniamino Depalma con il Parroco don Aniello
Marano e tutti i Sacerdoti della città. Tanti sono stati gli impegni che la Parrocchia ha portato a termine in questi anni e tanti sono ancora quelli da realizzare... In questo particolare anniversario, allora, vogliamo ripercorrere insieme gli eventi che hanno caratterizzato questi anni e ricordare i volti di coloro che li hanno impreziositi. In questo numero
ACCOGLIENZA di E. Fiorenza pag. 6-7
CULTURA di F. Cipriano pag. 8-9-10
FEDE di P. Violante pag. 11-12-13
LITURGIA di P. Velleca pag. 14-15
ASSOCIAZIONI di L. Iaccarino pag. 16-17
TEATRO di V. Impagliazzo pag. 18-19
COMUNICAZIONE VOLTI di V. Donnarumma di Redazione pag. 21-22-23-24 pag. 20
CINEMA di E. Fiorenza pag. 25
SOLIDARIETA’ di P. Coppola pag. 26
SCOUTISMO di T. Vitiello pag. 27-28-29
RUBRICHE di Joshua pag. 30-31 settemiglia | Apr - Mag 2013
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di DON PEPPINO
DE
LUCA
Un osso duro! Coraggioso, forte di carattere; resiste e reagisce alle difficoltà senza farsi abbattere
A
questa definizione di “osso duro” hanno sicuramente pensato gli amici scout quando regalarono al nostro don Aniello un portachiavi recante la simpatica scritta. Ancora oggi è la prima definizione che mi viene in mente per ricordare monsignore e, del resto, anche lui amava mostrare a tutti questo originale dono che riassumeva in un po’ di acciaio la sua tempra di tenace combattente. 4
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Dieci anni sono trascorsi dall’apertura della nuova chiesa, un edificio fortemente voluto dalla comunità parrocchiale di San Francesco. Un sogno... che don Aniello, con passione e intelligenza, ha realizzato. La nostra famiglia vuol rendere omaggio, in questo felice anniversario, al parroco di ferro e al tenero pastore. Qui non è sorta una “cattedrale nel deserto” ma una casa dove il popolo di
Dio si raduna festante per incontrare celebrati nella nostra chiesa, hanno la capacità di formare uomini nuovi che si Dio. distinguono non perché vanno in chieGrazie don Aniello! sa, ma perché dalla Parola vissuta insie"Se la buona novella della vostra Bibbia me e dalla Eucarestia ricevono il disefosse anche scritta sul vostro volto, voi non gno, l'esperienza e l'impegno in favore avreste bisogno di insistere perché si creda di una nuova umanità.
all'autorità della Scrittura: le vostre opere dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia, perché voi stessi dovreste costituire la Bibbia viva". Queste provocatorie parole di Nietzsche diventano per noi, in questa gioiosa ricorrenza, monito speciale per il nostro essere Chiesa, chiamata a mostrare il volto di Dio in questo tempo e in questa nostra città. I doni di grazia presenti nei sacramenti,
Nella nostra comunità parrocchiale quotidianamente si incontrano uomini e donne, anziani e giovani, famiglie e persone sole: la parrocchia di san Francesco potrà dirsi "una piccola società nuova" solo se sarà animata da vero spirito evangelico. Così l'ideale evangelico condiviso, mostrerà la sua bellezza, che ci farà dire a chi è alla ricerca: "Vieni e vedi". s (Gv 1,46) settemiglia | Apr - Mag 2013
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di VINCENZO FIORENZA
L’accoglienza è una dimensione della carità. Il dono dello Spirito inabitante nel cuore dei credenti li rende capaci di amare Dio e i fratelli con la stessa carità e le stesse caratteristiche che sono in Dio.
Dalla Chiesa Casa di Dio alla Chiesa Dono di Dio Le tappe dell’Accoglienza
Q Dopo la Sua morte e resurrezione, il regalo più grande che Cristo ci ha fatto è stato quello della Chiesa.
uando mi sono preparato per la mia Prima Comunione, mi hanno insegnato che la Chiesa è la Casa di Dio, un luogo, dunque, dove comportarsi con rispetto, silenzio, preghiera. A volte, nelle mie fantasticherie di bambino, mi vergognavo di entrarvi perché pensavo che Dio, in quel momento, stesse dormendo ed io lo avrei potuto disturbare. Non sto a dire l’emozione che provavo quando il sacerdote, durante la Messa, apriva il tabernacolo ed io potevo, così, vedere il Corpo vivo di Cristo che, come un buon pane, si offriva come “cibo di vita nuova”. Diventato più grandicello ho avuto modo di seguire la rivoluzione del Concilio Vaticano II. Non potevo certo comprenderne ancora i contenuti teolo-
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gici, ma ne ho sperimentato le novità liturgiche. Per esempio l’altare non era più sul fondo dell’abside, lontano dall’assemblea che “assisteva” alla Messa, ma al centro, tra il sacerdote celebrante e il popolo dei fedeli che, adesso si diceva, “partecipava” alla Messa; la balaustra, che divideva la navata riservata all’assemblea dal presbiterio, veniva abbattuta o, comunque, aperta; la lingua parlata durante la celebrazione eucaristica non era più il latino ma l’italiano; il concetto stesso di Chiesa cambiava radicalmente: non più “Casa” ma “Corpo”. Anche il Vangelo cominciava a rivestirsi di nuova luce, di significati sempre più vivi e veri, riscontrabili nella vita quotidiana. Parabole come quelle della vite e dei tralci, del buon samaritano e del
figlio prodigo (oggi viene definita del Padre misericordioso), si trasformavano: non più racconti su cui riflettere e da cui prendere insegnamenti ma veri e propri modelli da calare nella vita quotidiana. La Chiesa era cresciuta e i tempi erano pronti per apportarvi altri radicali cambiamenti. A guidarla era arrivato, proveniente da un paese dell’est Europa, un papa giovane, un “ragazzo” cresciuto tra i ragazzi, tra gli operai, tra gli studenti, tra i perseguitati, uno pieno di fiducia e di speranza, che non si stancava mai di viaggiare per abbracciare il mondo intero, soprattutto chi era nel bisogno, nel dolore, chi soffriva per l’ingiustizia, per la miseria, per l’ignoranza. Con Giovanni Paolo II la Chiesa stava diventando la Chiesa dell’Accoglienza. Le parole di Gesù dette a Pietro “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”, si stavano di nuovo incarnando. La Chiesa ritornava, così, e per sempre, alle sue origini, alla sua essenza, al motivo per cui essa era stata affidata a uomini di buona volontà, semplici, umili, ignoranti eppure grandi, coraggiosi, sapienti nella loro fede. E se ancora ci fossero dei dubbi, agli increduli e agli incerti la risposta di Dio viene da Papa Francesco, il papa della Provvidenza e della Speranza il papa della dolcezza, il papa che ha fatto dell’abbraccio la nuova missione della chiesa, il papa del Vangelo predicato con i gesti, con la carità fraterna con i segni del perdono, della pace, della giustizia. La Chiesa si è fatta nuova non con la forza dei suoi Documenti, ma col Fuoco dello Spirito che le ha restituito il corag-
gio della testimonianza viva di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che la compongono. È tornata chiesa dell’accoglienza e della speranza, edificata non con le pietre e i marmi, guidata non dalle gerarchie e dalle regole, ma dalle membra vive di Cristo: gli Apostoli, i Martiri, i Santi, i Testimoni, gli Operatori della Speranza, da noi tutti battezzati non con l’acqua ma con lo Spirito vivificante di Dio. Questa è la Chiesa dell’Accoglienza, quella che comincia la Domenica e continua per tutta la settimana per ricominciare la Domenica dopo e continuare così in un susseguirsi ininterrotto di preghiera e di carità che la portano ad essere chiesa incarnata nella vita di ogni giorno. Celebrare i dieci anni dell’apertura del nuovo tempio dedicato a San Francesco di Paola e voluto con tutte le sue forze da Monsignor Marano, assume un significato profetico se la ricorrenza diventa festa della Carità e dell’Accoglienza, se sapremo essere anche noi come le prime comunità cristiane quando “la moltitudine dei credenti era un cuor solo e un’anima sola, né alcuno c’era che considerasse come suo quel che possedeva, ma avevano tutto in comune. E gli apostoli con grande efficacia rendevano testimonianza della risurrezione di Gesù Cristo e grazia abbondante era in tutti loro. Non c’era alcun indigente tra essi, perché tutti quelli che possedevano poderi e case, li vendevano e portavano il prezzo delle cose vendute e lo mettevano ai piedi degli apostoli, poi si distribuiva a ciascuno secondo il bisogno” (At. 4, 32s 35)
Se ci riflettiamo, non possiamo non restare scompaginati davanti al racconto evangelico nel quale Gesù si rivolge a Pietro e gli dice: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”.
In altre parole Gesù ci chiede di collaborare con Lui per edificare una chiesa viva, umana, con un cuore che sappia battere per chi ha fame e sete di giustizia, per chi è povero, per chi vive nell’umiltà, per chi è ultimo, per chi è ammalato e solo, per chi opera per la pace, per chi è perseguitato, per chi non trova lavoro, per tutti coloro che non rinunciano a credere che l’amore vince sempre.
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di FRANCO CIPRIANO
La Chiesa, l’arte e la città Una comunità aperta ai linguaggi contemporanei
DIALOGHI DI LUCE, Luigi Vollaro, “Metamorfosi”
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ell’esperienza religiosa l’interazione tra le visioni dell’arte e i percorsi della liturgia si fa evento di particolarissima intensità simbolica, “mundus imaginalis” che è risonanza d’interrogazioni e di mistero, ‘spazio spirituale’ del visibile come soglia di ‘ascolto’ dell’invisibile. Se una comunità si apre ai linguaggi dell’arte contemporanea significa che avverte la necessità di un incontro con le espressioni inquiete e inedite dello spirito umano. Nel tempo della “crisi permanente di senso” delle relazioni tra potere e libertà, tra memoria e presente, tra individuo e società, attraverso le dinamiche dell’arte si può ri-scoprire, ri-sentire, un’esperienza dimenticata dell’anima, quando l’umano aveva ancora stupore del mondo, era interrogato dalle cose ignote e accoglieva l’incomprensibile e l’inspiegabile come dono divino da ri-conoscere. Le opere della contemporaneità artistica che incrociano il tempo e lo spazio della preghiera e della celebrazione del sacro mistero della fede, non sono le rappre-
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sentazioni stereotipate, fatte per decorare banalmente lo spazio della chiesa d’interventi per desueto consumo visivo, che intorpidiscono invece che risvegliare lo ‘spirito che cerca’. Le opere dell’arte del “tempo del disagio” sono segni, gesti, parole, immagini in annuncio per nuove rivelazioni dell’essere nel suo divenire nella pluralità degli accadimenti espressivi dei linguaggi. Opere ‘vissute’ come indici del possibile, di speranza nel rinnovarsi persistente del senso del mondo. La Parrocchia di San Francesco di Paola, negli ultimi anni, ha deciso in modo forte, inedito per alcuni aspetti, il suo incontro con l’arte contemporanea. Questa scelta ha indicato che esporre le nuove opere dell’arte possa significare accoglienza dei linguaggi dell’altro, di ciò che può non essere compreso perché viene ‘da lontano’, che eccede le consuetudini, ma che entrando nella nostra esperienza conoscitiva può portare imprevista vitalità del pensiero e, per il credente, della fede. Le attività artistico-culturali della Chiesa di San
Francesco di Paola sono segnali di ‘chiamata all’arte’ per la città, semi lanciati nella sordità delle istituzioni pubbliche che della cultura fanno al più parola ornamentale per improbabili eventi di riproduzione del conformismo spettacolare mediatico o di occasionali allestimenti espositivi, senza idee progettuali per iniziative di essenziale respiro qualitativo. Dell’arte contemporanea, che di Scafati dal 1966 ha fatto e fa luogo di storia culturale nazionale, la vitalità della memoria e i nuovi sentieri della ricerca sono tracciati dalle tensioni tenaci della Parrocchia di San Francesco di Paola e, con intensa qualità di proposte, dalle associazioni e dai collettivi indipendenti come Ferro3 e Di.st.urb.
A lato, in ordine con il testo: DIALOGHI DI LUCE, opera di Franco Cipriano, opere di Luigi Pagano e Luigi Vollaro, immagine dalla video-installazione di Pier Paolo Patti (performer Antonio Langella)
“Dialoghi di luce” è stato l’evento, curato da Raffaella Barbato, che ha rilanciato a Scafati la presenza dell’arte contemporanea nella città, ambientata in uno spazio di forte risonanza memoriale, fuori della ordinarietà degli spazi espositivi. In una chiesa consacrata, dunque attivamente dedita alla celebrazione delle liturgie, non mera cornice ma condensazione di spazio simbolico, in cui risuona l’eco memoriale del sacro, la mostra inaugurale del ciclo Dialoghi di luce propone opere – pitture, installazioni, video, sculture e una performance
Nel 2009, nel tempo della Pentecoste, nella Chiesa piccola di S. Francesco di Paola una mostra segnò in modo decisivo l’inizio di una riapertura nella città del percorso di organizzazione e ricerca del rapporto tra arte e spazio della città, degli artisti di Scafati impegnati nei percorsi singolari della contemporaneità dei linguaggi espressivi. settemiglia | Apr - Mag 2013
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+di FRANCO CIPRIANO
In questa pagina: DIALOGHI DI LUCE, installazione di Ciro Vitale, opera di Gerardo Vangone DIALOGHI DI LUCE 3, Opera di Rosaria Iazzetta, “Ritorno al bene”
– di 6 artisti di Scafati, con singolarità dei linguaggi espressivi: Franco Cipriano, Luigi Pagano, Pierpaolo Patti, Gerardo Vangone, Luigi Vollaro, Ciro Vitale. Con l’intenso intervento performativo di Elena Fiorenza e Antonio Langella.
DIALOGHI DI LUCE 2, frame dal film di Serena Nono “Via della Croce” DIALOGHI DI LUCE, “Meditatio lucis”, performance, Elena Fiorenza
Nell’anno 2010 Dialoghi di luce, ancora a cura della Barbato, propone “Via della Croce”, opera filmica dell’artista veneziana Serena Nono che con forte spiritualità attraversa la pittura e il cinema. “Via della Croce” è un intenso quanto essenziale rievocazione delle stazioni della Passione, con significativi interpreti gli ospiti della Casa dell’Ospitalità di Venezia, con la presenza dell’attrice Anna Bonaiuto e un’apparizione di Massimo Cacciari. 10
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Il film è proiettato in sequenza nella Chiesa Piccola ed è seguito da un dialogo sui rapporti tra arte e religione con interventi dell’artista Franco Cipriano, del filosofo Giuseppe Limone e del teologo padre Lino d’Onofrio Nell’anno 2011 per il Maggio Pentecostale lo spazio della Chiesa Grande è “rivelato” in una alterità simbolico-performativa dall’opera di Rosaria Iazzetta. Un espansivo organismo metallico che ‘dialoga’ in una inedita interferenza spaziale con l’immagine dell’opera di Mattia Preti, “Il ritorno del figliol prodigo”. L’installazione, dal titolo “Ritorno al bene”, appare nell’ambiente della celebrazione liturgica come un monito della memoria che si fa presenza, attraverso il contrasto che lega l’immagine alla grande scultura. Lo spazio della chiesa accoglie una trasmutazione della materia metallica da residuato meccanico a forma generativa in cui si manifesta nuova vitalità espressiva. La materia metallica nella trasmutazione artistica “ritorna” dalla rigidità del meccanismo alla forma di organismo. Materia ‘restituita’ allo stupore originario delle ‘buone visioni’.
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di PASQUALE VIOLANTE
Nella liturgia Dio parla al suo popolo, Cristo annuncia di nuovo il vangelo e il popolo risponde a Dio mediante i canti e le preghiere (Sacrosanctum Concilium 7).
Trasmissione della Fede Testimoniare un altro modo di essere cristiani
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ome comunità parrocchiale stiamo vivendo con tutta la Chiesa l’anno della fede, iniziato l’11 ottobre 2012 per volontà di Benedetto XVI, il quale, nella lettera apostolica Porta fidei, ci ha insegnato che “La porta della fede (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6,4) […] e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna”. Ma come si attraversa la porta della fede? San Paolo nella Lettera ai Romani, afferma: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito
parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?” (Rm 10, 13-14). Questo brano mette in stretta relazione la fede in Dio con l’annuncio del Vangelo. Nessuno può credere da solo e nessuno si è dato la fede da sé stesso. Ogni credente ha ricevuto la fede da altri (genitori, comunità parrocchiale, ecc.) e ad altri ha il dovere di trasmetterla. Credere in Gesù Cristo e in colui che l’ha mandato è necessario per la nostra salvezza, poiché “senza la fede è impossibile essere graditi a Dio” (Eb 11,6). Ecco perché il primo compito della Chiesa consiste nell’annunciare Cristo, affinché tutti gli uomini possano giungere alla salvezza. Ma cosa ci permette di credere, di professare e di vivere quello stesso “tesoro di rivelazione” comunicato agli apostoli da Gesù? Il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Dei Verbum, afferma che Dio dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, settemiglia | Apr - Mag 2013 11
di PASQUALE VIOLANTE
rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutti gli uomini. Questo viene realizzato con la Tradizione Apostolica, cioè la trasmissione del messaggio di Cristo mediante la predicazione, la testimonianza, le istituzioni, il culto, gli scritti ispirati. Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. (Sacrosanctum Concilium). È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro” (Mt 18,20)
Gli Apostoli hanno trasmesso ai loro successori, i Vescovi, quanto hanno ricevuto da Cristo e appreso dallo Spirito Santo. Nella loro missione, i vescovi si avvalgono della collaborazione dei presbiteri e dei diaconi, affinché il messaggio evangelico giunga ad ogni uomo, fino alla fine dei tempi. Il nostro vescovo, S.E. mons. Beniamino Depalma ha affidato al nostro parroco, don Peppino De Luca, il mandato di annunciare il Vangelo a quella porzione del popolo di Dio che risiede nel territorio della parrocchia di San Francesco di Paola.
Ci chiediamo ora: quali sono i diversi cammini attraverso cui la nostra parrocchia adempie al suo compito di trasmettere la fede, per permettere a chiunque lo voglia, di attraversare la porta della fede? Nella nostra parrocchia sono stati intrapresi specifici cammini di fede per le diverse fasce di età e condizioni esistenziali, tenendo presenti anche i cinque ambiti emersi dal convegno ecclesiale di Verona del 2006, in cui si esplica l’espe12
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rienza umana, cioè la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza. In questo modo si vuole accompagnare il fedele cristiano verso una crescita integrale della persona. Entrando nel dettaglio troviamo i cammini di fede per l’iniziazione cristiana che portano a ricevere i Sacramenti del Battesimo, dell’Eucarestia e della Cresima. Poi ci sono i cammini di fede per i fidanzati e per le giovani coppie di sposi. I genitori che chiedono il Battesimo per i loro figli seguono uno specifico cammino di fede relativo alla fede cristiana in generale ed al sacramento del Battesimo in particolare.
Il cammino di fede per le famiglie dei bambini della Prima Comunione vede coinvolti non solo i bambini, ma anche i genitori, i quali una volta al mese incontrano il parroco che illustra loro una scheda relativa ad un argomento del catechismo. I genitori dovranno successivamente spiegare questa scheda ai loro bambini. Si è cercato così di rendere i genitori protagonisti dell’evangelizzazione dei propri figli. Sono infatti i genitori i primi educatori alla fede ed alla testimonianza della vita cristiana. Per quanto riguarda il cammino di fede in vista della Cresima, si è puntato sulla riscoperta dei contenuti essenziali della
fede cristiana, come risposta alle attese e agli interrogativi, per mettersi insieme in cammino, a partire dall’esistenza concreta. Riscoprire la fede all’interno di un grembo che aiuti a svilupparla concretamente, come il grembo materno fa sviluppare il feto. Questo grembo può essere un gruppo, una famiglia …, che diventano accompagnatori e garanti del cresimando insieme con la parrocchia. Questo cammino prevede oltre alla celebrazione eucaristica domenicale, degli incontri mensili nella comunità. I cresimandi devono inoltre impegnarsi nel rendere un servizio alla comunità partecipando attivamente alle attività. Si vuole in questo modo sensibilizzare i cresimandi verso una dimensione essenziale della vita cristiana: il servizio ai fratelli. Gli accompagnatori dei cresimandi non hanno soltanto il ruolo di collaboratori del parroco o insegnanti di catechismo, ma svolgono un servizio di educatori della fede, espresso attraverso la capacità di stabilire legami profondi con i cresimandi. Infine ai cresimandi viene richiesto di descrivere il loro personale itinerario di fede in un “Diario di bordo”. Nei periodi di Avvento e Quaresima si tengono dei centri di ascolto del Vangelo nelle case. Quest’anno nel periodo della Quaresima si sono tenuti gli esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua, differenziati per i diversi gruppi presenti in
parrocchia. Per approfondire il contenuto della nostra fede, a dicembre sono iniziati degli incontri mensili sul Credo apostolico, che si concluderanno a giugno. Un’altra importante attività parrocchiale è l’oratorio per ragazzi ed adulti. L’oratorio è un ambiente educativo voluto ed inventato da san Giovanni Bosco. L’oratorio si articola in gruppi di catechesi e di interessi. L’attenzione ai ragazzi viene curata da tutte le componenti della comunità parrocchiale. Nell’oratorio si accompagnano i ragazzi verso una progressiva conoscenza di Gesù, facendo vivere loro una serena e gioiosa esperienza di vita cristiana all’interno della comunità ecclesiale. L’oratorio si occupa dell’educazione cristiana dei bambini e dei ragazzi sia prima che dopo la Comunione. Lo scopo è quello di offrire uno spazio affettivo ed educativo dove i ragazzi possano trovare sostegno e stimolo per la crescita personale e muovere i primi passi nel costruire un approccio personale con il Signore. Si vuole in questo modo anche arginare il fenomeno molto frequente dei bambini che, dopo aver ricevuto la Prima Comunione scompaiono dalla parrocchia. Le attività con cui si trasmette la fede sono tante e tante ancora se ne potrebbero fare: vogliamo tenere le vele della nostra barca sempre aperte verso il soffio dello Spirito che ci conduce verso il s porto del Regno di Dio. settemiglia | Apr - Mag 2013 13
di PASQUALE VELLECA
Il messaggio cristiano pone l’accento sulla forza e sulla pienezza di gioia (cfr. Gv 17,13) donate dalla fede, che sono infinitamente più grandi di ogni desiderio e attesa umani. (Educare alla vita buona del Vangelo – Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020)
La liturgia Un bene di tutto il popolo cristiano
D L’evangelizzazione cristiana deve sempre essere fatta nella carità e attraverso la benevolenza verso tutti […]; dal “come” dipende la fede stessa, perché non si può annunciare un Gesù che racconta Dio nella mitezza, e farlo con stile arrogante Enzo Bianchi 14
al Concilio Vaticano II la liturgia nella vita della Chiesa ha subito notevoli mutamenti, e si è messa in luce la sua importanza come momento fondamentale di preghiera per tutti i cristiani. Attraverso simboli, parole e gesti la liturgia ci conduce all'interno del mistero pasquale di passione, morte e risurrezione del Cristo, che nel sacramento dell'Eucaristia si dona al suo popolo con il suo corpo e il suo sangue. Uno dei più importanti insegnamenti di Benedetto XVI riguarda proprio la necessità di un maggiore senso del sacro, sviluppato attraverso una forte coscienza liturgica. Questo insegnamento risale già ai tempi dell’allora Card. Ratzinger quando, nel volume autobiografico “La mia vita”, scriveva queste parole: “quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua
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vera qualità, l’incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita”. Per la vita della Chiesa è importante un rinnovamento della coscienza liturgica. La chiesa è la “santa dimora di Dio”, qui abbiamo la grazia di incontrare Gesù nei segni sacramentali che manifestano la sua presenza, infatti, con il termine liturgia si intende “il servizio di culto che si deve a Dio”. La liturgia è un mondo di segni e di simboli carichi di sacro, cioè di qualcosa che tocca la stessa vita di Dio. L'uomo infatti conosce e ama solamente nella misura in cui riceve dal mondo sensibile, gli elementi necessari alla propria vita interiore. Dio stesso può incontrare l'uomo solamente mettendosi alla sua portata e usando il suo linguaggio, per questo
arriva a farsi uno di noi e da allora ogni incontro con Dio passa attraverso il Mediatore, l'uomo Gesù Cristo. La liturgia è contemporaneamente segno e simbolo, in quanto usa e integra le potenzialità di entrambi. I segni liturgici non sono mai dei semplici segni, neppure dei semplici simboli, ma hanno un significato ben preciso e rimandano a loro volta ad altri significati. Non tutti i segni liturgici sono ugualmente carichi di sacro, tutti però concorrono a far sì che la vita divina penetri maggiormente nel cuore dell'uomo: gesti, parole, oggetti o elementi molto concreti come l'acqua, il vino, il pane, l'olio, l'incenso, ecc., anche la musica ha un suo ruolo nell'incontro con Dio, ma lo hanno pure le vesti e i colori. Nell'azione liturgica l'opera di Dio esige delle vesti caratteristiche della loro funzione sacra, idonee ad accompagnare i gesti che stanno per essere compiuti ed a sottolineare il particolare momento che viene celebrato. Però, ciò che costituisce la sostanza della liturgia è la Sacra Scrittura. L'assemblea si riunisce per ascoltare gli insegnamenti del suo Dio, ed è pronta a lasciarsi penetrare dalla sua Parola.
sua oggettività e nella sua completezza. “Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne eguaglia l’efficacia” (Sacrosanctum Concilium 7). È da tempo che in parrocchia ci si impegna per un migliore servizio liturgico che possa, per quanto possibile, permettere l’incontro tra Dio ed il suo popolo. La dimensione liturgica è principale nella vita della comunità, in quanto ricorda chiaramente che attorno all’altare del Signore si vive e si cresce come Chiesa. Preparare e curare le celebrazioni, allontanando così ogni forma di improvvisazione, è favorire nella comunità una partecipazione attiva e consapevole, al fine di fare viva esperienza di Cristo attraverso i segni liturgici: per ritus et preces (Sacrosanctum Concilium 48).
La pastorale non è un fare, la pastorale è mediare la salvezza, dare la possibilità all'uomo di incontrare Gesù Cristo. […] Dobbiamo imparare nuovi linguaggi per dire Dio, nuovi stili per renderlo visibile, nuovi metodi pastorali perché la salvezza possa camminare nella nostra storia. (Discorso conclusivo della visita pastorale pronunciato dal vescovo Beniamino Depalma il 18.01.2011 nel santuario della Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia)
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La lettura del Vangelo costituisce il culmine della Liturgia della Parola. La stessa Liturgia insegna che si deve dare ad essa massima venerazione, poiché la distingue dalle altre letture con particolare onore: sia da parte del ministro incaricato di proclamarla, che si prepara con la benedizione o con la preghiera, sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente e parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi, sia per mezzo dei segni di venerazione che si rendono all'Evangeliario. La liturgia dunque non può essere affidata all’improvvisazione individuale, essa esprime la fede della Chiesa nella settemiglia | Apr - Mag 2013 15
di LUISA IACCARINO
Date voi stessi da mangiare La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola
Date voi stessi da mangiare (Lc 9,10-17)
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola.." (At 4, 32)
L
a nostra è la fede dell'incontro, è un cammino che ha inizio dall'incontro con Cristo e che continua radicato in relazioni interpersonali che mettono in gioco le energie affettive della persona. La nostra è la fede della comunione e per comunione si intende una dimensione diversa dalla socievolezza o dalla reciproca simpatia, essa è espressione di un'unità, di un atteggiamento pratico che si assume a partire dalla consapevolezza di essere tutti fratelli in Cristo, una comunione pneumatica, frutto cioè dell'azione dello Spirito Santo. La nostra è una fede che non si può vivere in maniera intimistica e solitaria, abbiamo bisogno costitutivamente degli altri per aiutarci e sostenerci in questa avventura. Non a caso, nel corso del tempo sono nati gruppi e associazioni che animano la vita parrocchiale, non si tratta di “semplice volontariato”, ma di impegnarsi concretamente per testimoniare la fede nella carità e nel servizio, di saper cogliere, nell'Amore, il volto di Cristo nel volto degli altri. La vita associativa è un dono, un sostegno potente e un richiamo suggestivo a vivere l'esperienza cristiana con intelligenza e creatività. È il miracolo della Chiesa, una Chiesa perennemente in costruzione, ricca di pietre vive, uomini e donne, che si lasciano costruire come famiglia di Dio. Perché è così che ci piace chiamare la nostra parrocchia: famiglia.
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E proprio come succede nelle nostre case, ogni persona ha un compito, una mansione che ha scelto di svolgere, gruppi di persone unite per comunicare, per edificare, per mischiare la propria vita con quella degli altri per prendere parte a un grande Progetto. È un cammino non privo di difficoltà, non è sempre semplice andare incontro all'altro, perdonare, amare e lasciarsi amare, siamo diversi ma non per questo incompatibili; anzi la Chiesa è chiamata innanzitutto a vivere la fatica di tenere insieme queste diversità, di mettere in discussione le certezze, i canoni e le convinzioni umane, chiedendoci di considerare ogni cosa da un nuovo punto di vista. Questo però non deve spaventarci, dobbiamo trovare il coraggio di provare la gioia del vivere insieme, come tralci di un'unica Vite, perché soprattutto nei momenti peggiori possiamo renderci conto di non essere soli! Anche nella nostra parrocchia sono presenti numerose associazioni, ciascuna caratterizzata da un particolare carisma che mette a servizio della comunità. Esse rappresentano un polmone della parrochia perché quest'ultima possa respirare aria di fede e di vita, tuttavia il loro lavoro si protende anche verso il territorio cercando di promuovere diverse attività, a testimonianza che non si è cristiani solo all'interno dell'aula liturgica.
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Eccoci... Oratorio ragazzi Oratorio adulti Rinnovamento nello Spirito Gruppo di preghiera “Padre Pio da Pietrelcina” Delegazione dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme AGESCI - Scafati I MASCI - Scafati I e II Associazione “Il Bambinello” Associazione Nazionale Carabinieri Coro “Alba Plena” - direttore maestro F. Scarico
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di VALERIA IMPAGLIAZZO
TEATROSANFRANCESCO Un teatro a porte aperte
Il compito del teatro e della cultura è proprio quello di infondere coraggio, di creare speranze e di diminuire il senso di sconfitta
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n un normale pomeriggio di Aprile, un gruppo di attori e tecnici sta lavorando al montaggio di uno spettacolo. Le grandi porte rosse del teatro sono aperte, le luci di sala sono accese, capita così che una bambina di quattro anni si accorga che lì dentro sta accadendo qualcosa. Entra, osserva tutti con occhi attenti e fa partire subito una cascata di domande, finché la sua curiosità famelica la spinge sul palco a guardare il lavoro da vicino. E questi teatranti, che altro non sono che adulti mai cresciuti, la accompagnano nel mondo segreto e magico del “dietro le quinte”. Elisa, questo il nome della bambina, ascolta tutto e assorbe ogni informazione come una spugna. Poi se ne va con un bacio, garantendo che un giorno farà l’attrice anche lei.
traprendenza del parroco don Peppino De Luca e la coraggiosa direzione di Ciro Aquino, questo teatro è diventato in pochi anni un punto di riferimento per tutto il territorio dell’Agro e del Vesuviano. Alla nona edizione, infatti, la sua rassegna ufficiale che, nel tempo, ha ospitato artisti del calibro di Nando Paone, Teresa De Sio, Maurizio Casagrande, Vittorio Marsiglia (solo per citarne alcuni). Grazie alla qualità degli spettacoli e all’ottimo lavoro dello staff, la rassegna vanta oggi un numero di trecento abbonati.
Gli ultimi due anni hanno poi rappresentato un’ulteriore svolta per questa struttura, spalancando sempre di più le sue porte al pubblico grazie a nuovi proSiamo al teatrosanfrancesco di Scafati, getti. nato come sala parrocchiale, ma desti- Da Novembre 2011 si svolge regolarnato a ben altre imprese. Grazie all’in- mente un corso di teatro dedicato ai 18
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bambini e agli adolescenti che, sotto la guida attenta di una giovane attrice scafatese, si pone come scopo precipuo soprattutto lo stare insieme attraverso lo strumento teatrale. Una scommessa tutta da vincere, soprattutto per un territorio come il nostro, che sempre di più mostra il suo bisogno di arte ed aggregazione sociale.
Compagnia, Michele Casella, Teatri delle Sguelfe. Con il suo prezzo popolare e la qualità della proposta, questa rassegna si propone come strumento di fruizione dei linguaggi del teatro contemporaneo, manifestando ancora una volta la versatilità di uno spazio che vuole sempre di più diventare una vera “piazza”.
L’inizio del 2012 invece è stato segnato dalla prima edizione del Concorso di Teatro Anatoriale, un’iniziativa importante, che mette alla prova gruppi vecchi e nuovi della scena filodrammatica locale, dando loro la possibilità di esibirsi in un contesto diverso e di vincere un ambito premio: la presenza nel cartellone ufficiale del teatro per la stagione seguente.
La strada da percorrere è sempre molta, ma una cosa è certa: il teatro è un’opportunità da cogliere, sempre. Chi si muove all’interno del teatrosanfrancesco ha capito soprattutto questo. È un’opportunità di crescita sociale ed intellettuale, è un’opportunità di lavoro, è uno strumento di divulgazione di saperi e valori. Voglio concludere questo racconto con una frase a me molto cara, l’ha pronunciata Judith Malina, una grande maestra del teatro del novecento: “Il compito del teatro e della cultura è proprio quello di infondere coraggio, di creare speranze e di diminuire il senso di sconfitta”. E se Judith Malina ha ragione, allora in questo teatro di Scafati qualcuno ha imbroccato la strada giusta.
Ma le scommesse non finiscono per il teatrosanfrancesco, che riesce anche nell’ambizioso intento di portare in un teatro parrocchiale di provincia le compagnie della scena indipendente campana. La rassegna “RADICI”, anch’essa alla sua seconda edizione, ha ospitato in questi due anni Il Teatro nel Baule, Teatro di Legno, Angelico Bestiario
In alto le locandine delle rassegne in corso quest’anno al teatrosanfrancesco
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di VINCENZO DONNARUMMA
L'unità tra le membra del Corpo Mistico che è Gesù, è effetto dell'amore, trasmesso con tutti i mezzi di comunicazione sociale che possono essere utili a generarla, svilupparla e mantenerla.
Condividiamo... per essere una cosa sola
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erchiamo il contatto con le famiglie che non frequentano la parrocchia. Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve, cerchiamo di essere una Chiesa che esce da se stessa e va verso gli uomini e le donne che non la frequentano, che non la conoscono, che se ne sono andate, che sono indifferenti. [...] cerchiamo anche di raggiungere le persone lontane attraverso i mezzi digitali, la rete web e dei brevi messaggi. Queste le parole di Papa Francesco quando parla di una chiesa più aperta. La religione oltre ad essere conosciuta deve anche farsi conoscere presso nuovi fedeli e, per farlo, deve anche avere il coraggio di uscire dai suoi contesti tradizionali. La comunicazione non è una novità per l’umanità nè per la Chiesa, che fin dai suoi inizi aveva comunicato il suo messaggio, la buona novella cioè il Cristo risorto, usando i mezzi che erano disponibili, sapendosi poi adattare di volta in volta ai nuovi linguaggi ed ai nuovi mezzi di comunicazione.
Anche la nostra comunità, nel suo piccolo, attraverso diversi canali di comunicazione, già da qualche anno, fa sentire la propria voce per raggiungere un collettivo quanto più eterogeneo possibile. Inizialmente con il proprio sito internet al quale si è affiancato negli anni anche quello del teatro; strumenti 20
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attraverso i quali è stato possibile raccontare non solo la nostra storia e quella delle persone che vi hanno collaborato, ma anche di valorizzare le diverse iniziative religiose, umanitarie e culturali che vi si svolgono; non solo, essi si sono rivelati anche utili strumenti formativi, vedi le numerose dispense messe a disposizione regolarmente subito dopo gli incontri di catechesi. Con l’avvento poi delle reti sociali la parrocchia ha pensato di usare uno stile più dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione attraverso l’uso di facebook e twitter, non più dunque una scatola di contenuti ma un luogo, virtuale, dove è possibile confrontarsi e condividere soprattuto esperienze. Chiude la lista, per adesso, questo periodico, settemiglia, al quale lavorano oramai una ventina di persone che, in pochi anni, hanno portato il giornale ad essere appuntamento atteso da molti. Non sappiamo il futuro cosa ci riserverà ma siamo certi che seguiremo il comandamento di Gesù fatto agli apostoli: di essere, cioè, luce del mondo proclamando e testimoniando il Suo Vangelo senza confini di tempo e di s luogo.
di REDAZIONE
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di REDAZIONE
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di REDAZIONE
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di ELENA FIORENZA
Mi sintonizzo con Dio Guardiamoci intorno e vediamo cosa ci propone oggi il mondo...
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ome si sceglie e perché? In che modo quella lampadina della nostra mente si accende illuminando il buio e rischiarando il caos dell'anima? Ispirazione? Genio? Intuizione? Natura? Società? Cos'è che ci spinge verso una cosa piuttosto che un'altra? Nel fluire delle nostre esistenze compiamo continuamente delle scelte – consapevoli o meno – che definiscono quello che saremo e dipendono da quello che siamo stati, da ciò che nel preciso momento della scelta siamo. Abbiamo continui bisogni che però, troppo spesso, soffochiamo; tentiamo di annullarci in una morale prestabilita senza domandarci fino a che punto sia giusta, in che modo lo sia e – soprattutto – perchè è stato stabilito che lo sia. La regola, la legge, la morale non esistono per puro spirito repressivo, ma sono frutto delle necessità dello stesso uomo che le ha create per capire quale sia il limite oltre il quale spingersi comporterebbe l'annientamento. Quante volte ci dimentichiamo di questo? Quante volte ci flagelliamo perché abbiamo il terrore che quello che proviamo sia sbagliato solo perché altro ce lo impone?
Bisogna avvicinarsi alle cose con spirito critico per comprendere da dove nasce quello che sentiamo, interrogarci a fondo, perché solo così la scelta può diventare il giusto equilibrio tra Istinto e Ragione, Natura e Fede. Intanto, mentre parliamo, scegliamo e – ineluttabilmente – viviamo.
Corpo Celeste
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come guardare dal buco della serratura noi stessi. Un film intenso che s'interroga senza giudicare, osserva una realtà che non riusciamo a vedere perché, forse, direttamente e indirettamente, è anche la nostra. Il film, del 2011, racconta la storia di Marta – una bambina di 13 anni che si trasferisce dalla Svizzera in un paesino della Calabria – e l'accompagna nel suo percorso verso il Sacramento della Confermazione, la Cresima. Alice Rohrwacher, regista del lungometraggio, ci mette in condizione – con voce dimessa e sussurrante – di porci s brucianti interrogativi.
Corpo Celeste Un film di Alice Rohrwacher - 2011
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di PASQUALE COPPOLA
Trame Africane La nostra mezza parrocchia in Africa www.trameafricane.org info@trameafricane.org tel 081.8631996 Il tuo 5xmille a Trame Africane: cf.: 97234370589
n decennio di impegno, dodici anni di solidarietà, di volontariato, di fatica e di piccole e grandi soddisfazioni. Era la seconda metà del 2001 quando un piccolo gruppo di persone convinte dei propri ideali decideva di creare un’associazione ispirata ai principi della pace, della solidarietà e della giustizia sociale, nasceva così Trame Africane.
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soli, l’orfanotrofio e l’asilo per i bimbi di strada, tutte iniziative che, Grazie a Dio, stanno funzionando benissimo. Le borse di studio infine che ci stanno donando gioie e soddisfazioni immense: sono infatti circa 150 i ragazzi che ogni anno studiano grazie al nostro programma e sono sempre di più quelli che stanno affrontando oggi un percorso universitario.
Il suo obiettivo è quello di creare concrete possibilità di crescita nei paesi in via di sviluppo, fornendo alle persone che vivono in condizioni disagiate strumenti e opportunità di riscatto, per migliorare le proprie condizioni di vita attraverso l’educazione sanitaria, l’istruzione, la formazione professionale ed il lavoro.
Ma noi non ci fermiamo qui, il nostro sguardo è rivolto al futuro, attendono il nostro intervento i reparti di pediatria, la degenza per la chirurgia, i servizi (amministrazione, cucina, etc). Insieme potremo provare ad avviare un programma di Microcredito organizzato e non più occasionale, potremo terminare il Dispensario Medico a Mbulungu in Congo e tanti altri progetti. Concludo ringraziando tutti, Grazie amici, grazie per quanto abbiamo fatto insieme finora, e grazie per quanto spero faremo ancora tutti insieme.
Si può dire che essa è cresciuta in concerto con la nostra parrocchia, non a caso il nostro parroco don Peppino quando fa riferimento ai progetti realizzati in Kenya parla della nostra mezza parrocchia in Africa. È un legame speciale che annoda la nostra parrocchia agli amici in Africa, come appunto le trame di una tela, una tela fatta di solidarietà e di persone. Sembra ieri eppure di tempo ne è trascorso, lo testimoniano le tante opere realizzate nel corso degli anni, come l’ospedale di Kiirua ed il suo dispensario, la Domestic School, il laboratorio di perline, il progetto per gli anziani
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di TONIA VITIELLO
Guarda più lontano guarda più in alto guarda più avanti e vedrai una via... ma sappi anche voltarti indietro per guardare il cammino percorso da altri che ti hanno preceduto... Essi sono in marcia con noi sulla strada. Baden Powell
Un viaggio lungo dieci parole
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redo fortemente nel potere delle parole. Ecco perché ho deciso di intraprendere con voi questo viaggio attraverso alcune parole che spero riusciranno a farvi entrare in quello che è stato, e continua ad essere, il mio mondo: lo scoutismo.
B come Baden Powell Sir Robert Baden Powell era un colonnello dell’Impero Britannico e come tale di battaglie ne aveva vissute e vinte molte. Nel 1907 prese 20 ragazzi provenienti da ceti sociali diversi e li portò a Brownsea, un’isoletta del sud dell’Inghilterra. Qui ebbe luogo il primo campo scout del mondo. Durò una settimana, nella quale i ragazzi furono divisi in pattuglie, vivendo così una dimensione comunitaria ristretta ma forte, creando legami che non si potevano creare in nessun altro modo. Il genio di B.P. è stato quello di comprendere
che in ogni ragazzo un ideale non chiedeva altro che di emergere. È nato così lo scoutismo. C come Comunità Il movimento scout è il movimento giovanile più diffuso al mondo, tutto merito dei principi su cui si basa, più attuali che mai: insegnare ai ragazzi a vivere con gli altri, a divertirsi con poco, a conoscere e amare la natura. Insomma è davvero una grande comunità, ci si sente sul serio “fratelli di ogni altra guida o scout”. Perché essere scout vuol dire non conoscere limiti. Non imporsi barriere. Andare oltre. Sempre. D come Donarsi La famosa Buona Azione è scuola di attenzione agli altri. Gratuità, generosità ed altruismo divengono gradatamente vero e proprio spirito di servizio, capacità di donare e di donarsi. settemiglia | Apr - Mag 2013 27
di TONIA VITIELLO
suoi 90 anni. La presenza della comunità scout nella nostra parrocchia è stata voluta con forte determinazione da don Aniello, che dal 1953 sino alla sua morte, è sempre stato presente in mezzo a noi divenendo scout egli stesso pronunciando la promessa. Una “tradizioF come Fazzolettone Nacque in origine come un indumento ne” che continua con don Peppino con finalità pratiche, così come le altre ancora oggi, divenuto nostro Assistente parti dell’uniforme scout. In particolare Ecclesiastico, nonché scout a sua volta. esso è utile per proteggere il collo dal sole, può essere usato per ogni legatura L come Legge leggera, quindi anche come benda per le La legge scout contiene le regole di vita fasciature di emergenza. Il fazzolettone è seguite da tutti gli scout del mondo, essi il simbolo di appartenenza a un gruppo si impegnano ad osservarla al momento scout, di cui riporta i colori. Quelli del della Promessa. È sempre espressa in nostro gruppo sono giallo e verde: gial- chiave positiva e mai con divieti. La Legge Scout (AGESCI) lo come il sole e verde come il fiume. La guida e lo scout: 1. Pongono il loro onore nel meritare G come Gruppo Scout Scafati I fiducia; La prima documentazione ufficiale del nostro gruppo risale al 1924 con la 2. Sono leali; 3. Si rendono utili e aiutano gli altri; costituzione di una fanfara scout. Il capo di questo gruppo era il colonnel- 4. Sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout; lo di marina Filippo D’Alessio. Con la venuta in Italia del fascismo nel 5. Sono cortesi; 1928 il gruppo ufficialmente fu sciolto 6. Amano e rispettano la natura; e fu rifondato nel 1943 da Domenico 7. Sanno obbedire; Giordano quale gruppo ASCI 8. Sorridono e cantano anche nelle difficoltà; (Associazione Scout Cattolici Italiani). Nel 1964 fu fondata l’AGI 9. Sono laboriosi ed economi; (Associazione Guide Italiane) e nel 10. Sono puri di pensieri parole e azioni. 1974 con la fusione dell’AGI e dell’ASCI è nato l’AGESCI M come Motto (Associazione Guide e Scout Cattolici Il motto originario pensato dal fondatoItaliani). Lo Scafati 1 è il gruppo storico re è “Be Prepared”, tradotto poi in latino della nostra città e nel 2014 festeggierà i con l’espressione evangelica “Estote E come Essenzialità Vivere con poco non significa regredire allo stato dell’uomo primitivo, ma ottenere il meglio possibile dal minimo indispensabile.
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Parati” ossia Siate Pronti, presente sia nel Vangelo di Luca sia in quello di Matteo. Questo per mettere in risalto la parte spirituale nella formazione cristiana dello scout. Nel tempo ogni associazione lo ha rielaborato, differenziandolo in base all’età, al sesso e alle varie branche. P come Promessa “Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio: - per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; - per aiutare gli altri in ogni circostanza; - per osservare la legge scout. ” Di tradizione, ogni anno, nella nostra parrocchia viene pronunciato il rinnovo della Promessa Scout. È un’emozione vedere tra le panche, oltre al gruppo presente in uniforme e al MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani), vecchi scout accorsi per l’occasione con i loro fazzolettoni per rinnovare quella promessa pronunciata per la prima volta anni addietro. Una cerimonia che si svolge l’8 dicembre, in occasione della celebrazione della Santa Messa per l’Immacolata Concezione. S come Spiritualità Noi che ce ne andiamo randagi e liberi lungo le strade e i sentieri di montagna. Noi che ci inebriamo della luce della luna e delle stelle. Noi che amiamo il silenzio delle grandi vette, il rincorrersi dei profili dei monti lontano all’oriz-
zonte, il biondo colore dell’erba ai primi raggi dell’alba. Noi che siamo capaci di sporcarci le mani, di comprometterci in prima persona, di piegare la schiena per ascoltare le deboli parole di chi è malato e di chi soffre. Insomma una spiritualità che potremmo definire “concreta”. Una spiritualità che però va coltivata, curata, perseguita. E ciò non sarebbe possibile senza quel luogo che ci accoglie ad ogni nostro ritorno, che ascolta i nostri dubbi, le nostre ansie, le nostre preoccupazioni. Noi siamo fortunati a poterla vivere in un luogo come la nostra Chiesa che ci stimola, che ci coinvolge in ogni attività, in ogni cerimonia. Non poche volte siamo stati protagonisti attivi all’interno della comunità parrocchiale. Quante volte ci avrete visti organizzare Grandi Giochi, Fiere Scout, oppure mentre ricontrollavamo le tende e tante altre cose che ci servono ai campi. La nostra Chiesa, quindi, è un po’ come una mamma che ci culla e ci protegge ma è sempre pronta a farci crescere e a darci insegnamenti di vita. L'impegno più importante di ogni scouts come insegna B.P. "è di lasciare il mondo un pò meglio di come l'abbiamo trovato". Il nostro viaggio sta per volgere al termine, spero sia stata una lettura piacevole ed entusiasmante che vi abbia avvicinato un pochino al nostro mondo. Vi lascio con la consapevolezza che le nostre strade si incroceranno nuovamente.
Vi terrete sempre pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere Baden Powell
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di JOSHUA
8 Ottobre 1492 Diario di bordo del 2° nostromo Jonà Sergòs, in servizio sulla Nina
Si consiglia di accompagnare la lettura del testo con l’ascolto in sottofondo della canzone Varuo, dei Sigur Ròs
Sembra essere passata un'eternità da quando siamo salpati da Pàlos e anche più dal nostro ultimo affettuoso incontro. In 140 siamo partiti accecati da promesse e racconti, in 140. Ma mi domando: cosa sono 140 uomini (con i quali ci si riempie a mala pena una locanda) di fronte all'immensità dell'oceano? E come possono, per di più, tre scricchiolanti caravelle tentare di attraversare l'oceano e affrontare chissà quali satanerie armati di fede e speranza? Mi sento così piccolo, così insignificante, mi domando se davvero riusciremo nell'intento di trovare questa tanto nomata “nuova via”, della quale si parla. L'unica cosa che m'impedisce di ritornare a nuoto è la responsabilità della quale sono rivestito, se difatti io vacillassi e mi mostrassi dubbioso, rischierei di arrugginire il morale della ciurma che crollerebbe in un attimo, poiché già assai provato, e i già presenti astii potrebbero acuirsi. Eccezionale. Ecco! Così, scrivendo, mi rendo conto che le verità si trovano solo se le si cerca e, spesso, in maniera inaspettata. È così, infatti, inaspettatamente, che mi rendo conto che, forse, la differenza può essere fatta anche da un singolo. Se uno, che sia uno, dovesse, in questo momento cruciale e dopo così tanto trascorso, dubitare del successo dell'impresa, si potrebbe dire a rischio il successo della stessa, ma, così, come anche uno, che sia uno, può far sì che il successo sia assai più raggiungibile. Siamo, in questo momento, quasi letteralmente, e più che mai, gocce in un oceano. E pensandoci bene mi domando: “Cos' è un oceano se non un insieme di gocce”? È deciso, non lascerò al dubbio la soddisfazione d’ottenere una assai facile vittoria, se la futura riuscita o il futuro fallimento dell'impresa potranno dipendere anche dalle mie mani, è giusto in mia opinione, che io trasformi le ferite in calli.
Utilizzare il codice Qr in alto, per ascoltare direttamente la canzone sul proprio smartphone o tablet.
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3 maggio 2003 Diario di bordo del comandante ai lavori don Aniello Marano I lavori sono ormai terminati e la chiesa è pronta per essere accolta dai cittadini, eppure non so spiegarmi quest'ansia che provo, questa immotivata agitazione. Sarà forse dovuta alle speranze che vi ho riposto o al sogno di dare a questa città una ventata d'aria fresca in un momento di arsura desertica, mah! Non so spiegarlo, fatto sta che queste farfalle nello stomaco proprio non vanno via. E, come se non bastasse, mi sento in colpa per il fatto stesso di dubitare di me, che tanto ho combattuto per questo progetto, oh Signore, che essere fragile che è l’uomo! Eppure… Chi se non l’uomo può portare, o, per lo meno, proporre il cambiamento? E chi è che questo cambiamento ogni giorno lo sostiene con il sacrificio e la fatica, se non l’uomo stesso? Non importa che ad agire sia un gruppo o un singolo, l’importante è farlo. Il cambiamento non risente del numero. Inoltre, dacché ho memoria, nessuno ha mai fatto germogliare alcun risultato seminando sogni senza concimarli con le azioni e innaffiarli con la dedizione. E neppure ho mai conosciuto, né sentito parlare di nessuno che, rigurgitando critiche e disapprovazione, sia mai riuscito a calmare il proprio bruciore di stomaco. Ma io non sono un contadino, né tanto meno ho lo stomaco debole, io sono un avventuriero, io esploro e scopro, e in questo momento mi sento un po’ come un marinaio che parte per una meta sconosciuta, ma mi rendo conto di non potercela fare da solo, mi serve un equipaggio, ed è per questo che farò di S. Francesco di Paola, la nostra America, e, degli scafatesi, la mia ciurma! “Peppino, issa le vele, si salpa! ” s Fatto sta che queste farfalle nello stomaco proprio non vanno via.
settemiglia | Apr - Mag 2013 31
Il tuo 5xmille a Trame Africane: cf.: 97234370589