anno V - n°3
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
Dov'è l'amore non si conosce né fatica, né disagio. san Francesco di Paola
Servizio agli ammalati
Francesca Cesarano
pag. 4 - 5
Chiamati al servizio
Pasquale Velleca
pag. 6 - 7
Adorazione Eucaristica
Pasquale Violante
pag. 8 - 9
Lettera agli Scout
Federica Nicosia
pag. 10 - 11
MASCI Scafati I
Carmela Cioffi
pag. 12 - 13
MASCI Scafati II
Maria Rosaria Violante
pag 14 - 15
Trame Africane
Enzo Vitiello
pag 16 - 17
Oratorio
Amedeo Cirillo
pag 18 - 19
Oratorio Adulti
Redazione
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labOratorio Teatrale
Valeria Impagliazzo
pag 22 - 23
Ass.ne Carabinieri
Angelo Martone
pag 24 - 25
Gruppo R.N.S.
Domenico Fontana
pag 26 - 27
O.E.S.S.G.
Vincenzo Santonicola
pag 28 - 29
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settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985
Redazione vINCeNzo FIoreNzA pASquAle velleCA pASquAle vIolANTe eleNA FIoreNzA vINCeNzo doNNAruMMA
Direttore Responsabile MArCo IASevolI
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Coordinatore Redazione doN GIuSeppe de luCA
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aro san Francesco, questa volta mi rivolgo direttamente a te dalle pagine di Settemiglia. Proprio tu hai raccomandato ai tuoi amici di scriverti spesso: «Figli miei vi tanto amo in Cristo, già mi parto da voi per la Francia, perché me lo comanda Iddio e il Pontefice Romano…. scrivetemi spesso di voi… e sempre avvisatemi tutto con lettere…». Ti scrivo, innanzitutto, per ringraziarti della tua discreta amicizia e della tua speciale protezione che ho conosciuto in questi anni a Scafati. È impossibile raccontare in breve questi dieci anni ma tanti volti amici raccontano questa comunità che mi ha accolto ancora prima di essere sacerdote. Volto di un parroco, deciso e buono, che ti ha costruito una casa più grande e più bella; volti di sacerdoti che si sono consumati fino all’ultimo per la Chiesa; volti di padri, di madri, di fratelli e sorelle, di figli e figlie che hanno costituito e formano ancora questa bella tua famiglia parrocchiale! Tu sei il nostro amato “vecchio” e ogni giorno ci indichi la strada che hai percorso: “ CHARITAS”; entra nelle nostre famiglie per condividerne i pesi, porta conforto all’anziano e all’infermo, lavoro e speranza ai giovani: ascolta ognuno e dona pace a tutti! Noi in questa terra che i nostri padri hanno affidato al tuo patrocinio cerchiamo di servire il Signore: siamo tanti ma pur sempre pochi…
Aiutaci a non essere una comunità lamentosa ma gioiosa nel servizio; a non essere chiusi ed autoreferenziali ma semplici nell’accogliere chiunque bussa alla porta; a non essere un condominio di gruppi ma una famiglia ricca della differenze e dei carismi di ognuno; aiutaci a non apparire come un ‘autogrill’ di passaggio, ma come il luogo dell’ascolto della Parola, della condivisione della vita di Cristo e casa dell’amore fraterno. Nel vangelo di Giovanni Gesù prega “perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (17,21). L’annuncio del vangelo è l’unità dei cristiani: perché il mondo creda. Per questo ti chiedo di pregare il Padre perché il nostro annuncio sia credibile. Oggi c’è bisogno forse più che mai della nostra testimonianza, in un mondo lacerato da arrivismo, odii, indifferenza e violenza. A noi spetta il compito di vivere da cristiani, mettendo davvero Cristo al centro della nostra vita e non gli idoli del denaro, del potere e dell’apparire. Manifestando che Dio è un Padre misericordioso, che vuole che i suoi figli testimonino che soltanto l’amore vince l’odio. Tu sii sempre accanto a noi per incoraggiarci ogni giorno, spronaci se sostiamo un po’ troppo e, se necessario… usa il bastone! tuo devotissimo in Cristo Peppino De Luca, parroco
di FRANCESCA CESARANO
Una Chiesa a domicilio Il servizio agli ammalati
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rilla un campanello, la porta si apre, una figura gracile si staglia sull’uscio. Rughe profonde segnano il viso, formano una ragnatela di ricordi, solchi di esperienze perse in un passato forse più felice. Un sorriso le deforma, affievolisce il peso degli anni, attenua il dolore: la speranza di consolazione, di pace, si materializza come corpo vivo, il corpo di Cristo.
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I desideri di anime semplici si concretizzano in un candido disco di pane, prezioso carico di cui si fanno portatori i ministri straordinari della Parrocchia di San Francesco di Paola.
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Gli anziani e i malati hanno così la possibilità di un incontro con il divino: con ciò che trascende, triste realtà del dolore fisico e psicologico, nelle loro case e vive un'esperienza intensa, profondamente patetica, chi osserva timidamente dall'esterno, in qualità di accompagnatore dei ministri straordinari. In quelle stanze, tappezzate da immagini di santi e madonne mostrate con orgoglio dalle anziane signore, la fede è un entità corporea, quasi tangibile. Durante la lettura delle sacre scritture i gesti di questo particolare uditorio trasudano totale devozione: ci
si alza in piedi (se possibile), il viso si contrae in un’espressione mista tra concentrazione e compunzione, la testa si scuote in segno di compartecipazione e dalle labbra, di tanto in tanto, impropriamente sfugge un sospiro o una parola di assenso. Il rito è breve. L’Eucarestia si consuma in fretta. Non ci sono file in cui transitare, non ci sono canti né persone con cui distrarsi. In quell’istante in casa regna il silenzio; la cucina, il salone, la camera da letto diventano “chiesa”. In seguito il segno della croce suggella l’unione con Dio e l’atmosfera si distende, si perde tra le chiacchiere del quotidiano. Infatti accanto all’aspetto trascendente dell'opera dei ministri straordinari vi è poi quello squisitamente umano: la calda accoglienza, la tenera gentilezza e la stravagante simpatia delle padrone di
casa, munite di caramelle e cioccolatini per ogni evenienza. Purtroppo in alcuni casi a ciò sono associati anche l’amarezza e il risentimento, maturati nella solitudine. Soprattutto gli anziani si sentono abbandonati dalle loro famiglie, dai figli, dai nipoti e, per questo, si ancorano più tenacemente alla fede. La frenesia delle giornate, i mille impegni della routine, il lavoro non sono una valida giustificazione per l’abbandono di queste persone che necessitano di un tempo qualitativo e non quantitativo. Anche una visita fugace, come quella dei ministri straordinari, può risollevare il loro spirito. Si può rinunciare, in extremis, persino alla messa domenicale per assistere chi più ha bisogno delle nostre cure, poiché anche la camera da letto di nostro zio, il salone di nostra nonna, la cucina di nostra mamma s possono essere “chiesa”.
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di PASQUALE VELLECA
Chiamati al servizio di Cristo Partecipare attivamente alla Mensa del Signore
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I fedeli non rifiutino di servire con gioia l’assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare” (Mons. Claudio Fontana). Il dono che Gesù fa di sé nel Sacramento memoriale della sua passione ci assicura che la riuscita della nostra vita sta nella partecipazione alla vita trinitaria, che in Lui ci è offerta in modo definitivo ed efficace. La celebrazione e l'adorazione dell'Eucaristia permettono di accostarci all'amore di Dio e di aderirvi personalmente fino all'unione con la Santa Comunione. È perciò necessario che nella Chiesa, la Santa Eucaristia, sia veramente creduta, devotamente celebrata e intensamente vissuta da tutti.
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In tutti deve nascere il bisogno di essere attivamente impegnati al Suo servizio, riscoprendo lo splendore e la bellezza di appartenere totalmente a Lui, la vera gioia, infatti, è riconoscere che il Signore rimane tra noi, compagno fedele del nostro cammino. “Con l'orazione noi domandiamo a Dio le grazie; nella S. Messa costringiamo Dio a darcele” (S. Filippo Neri).
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Prima del Concilio Vaticano II, c’era il chierichetto, vestito come un “piccolo prete”, che suonava il campanello alla consacrazione e portava il turibolo con l’incenso, così poteva innamorarsi di un futuro in abito talare, oggi si parla dei ministranti, dal latino ministrans, colui che serve. Non più un “prete in piccolo” ma una persona che partecipa attivamente alla liturgia con l’obiettivo principale di essere al servizio, qui ci viene in aiuto una pagina del vangelo di Luca, la pagina evangelica di Gesù-servo: nella cena «Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22, 24-28). L'Eucaristia ci fa scoprire che Cristo, morto e risorto, si mostra nostro contemporaneo nel mistero della Chiesa, di questo mistero
d'amore siamo resi testimoni, portandoci ad essere testimoni riconoscibili in famiglia, nel lavoro, nella società tutta. L'Eucaristia è all'origine di ogni forma di santità ed ognuno di noi è chiamato a pienezza di vita nello Spirito Santo. Il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente una particolare enfasi sulla partecipazione attiva, piena e fruttuosa dell'intero Popolo di Dio alla Celebrazione eucaristica. Certamente, il rinnovamento attuato in questi anni ha favorito notevoli progressi nella direzione auspicata dai Padri conciliari. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci il fatto che a volte si è manifestata qualche incomprensione precisamente circa il senso di questa partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che con tale parola non si in-
tende fare riferimento ad una semplice attività esterna durante la celebrazione. In realtà, l'attiva partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza quotidiana. Pienamente valida è la raccomandazione della Costituzione conciliare Sacrosantum Concilium, che esortava i fedeli a non assistere alla liturgia eucaristica come “estranei o muti spettatori”, ma a partecipare consapevolmente, piamente e attivamente all’incontro con Dio.
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di PASQUALE VIOLANTE
Adorazione Eucaristica Stare alla presenza del Signore
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l 12 marzo 2011 ha preso avvio nella nostra città l’esperienza dell’adorazione eucaristica perpetua, nella chiesa piccola di S. Francesco di Paola (ormai denominata cappella dell’adorazione). Sono quindi più di quattro anni che tutti i fedeli scafatesi, sul centralissimo corso Nazionale, hanno la possibilità di accostarsi ogni giorno (tranne la domenica) dalle ore 7 alle 23 all’adorazione del Santissimo Sacramento. È possibile adorare ogni volta che se ne ha il desiderio, oppure in maniera sistematica, dando la propria disponibilità per un’ora prestabilita, una volta alla settimana. La pratica di questo tipo di adorazione cominciò formalmente in Avignone (Francia), l’11 settembre 1226 per celebrare e ringraziare per la vittoria ottenuta contro i Catari nelle ultime battaglie che seguirono la crociata albigese; in quell’occasione il re Luigi VII di Francia comandò che l’Eucaristia fosse esposta nella cattedrale della Santa Croce d’Orleans. La grande quantità di fedeli accorsi suggerì al vescovo, Pierre de Corbie, di continuare l’adorazione eucaristica in modo perpetuo. Ma in cosa consiste esattamente
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l’adorazione eucaristica? Si tratta di un tempo trascorso in preghiera davanti al Sacramento dell’Eucaristia esposto solennemente. È l’intrinseco rapporto tra l’uomo e Dio, della creatura con il suo Creatore. Gli uomini e gli angeli devono adorare Dio. In cielo, tutti i santi e gli angeli già adorano Dio. Anche a noi pellegrini sulla terra è concesso un anticipo di ciò che faremo in cielo, adorando ora Gesù nel SS. Sacramento. Per questo con l’adorazione eucaristica ci uniamo al cielo e possiamo già pregustare di stare alla presenza del Si-
gnore. L’adorazione è l’ unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto, gli offrì tutto il potere di questo mondo, se lo avesse adorato. Satana, nel suo orgoglio pretese l’adorazione dovuta a Dio. Ma Gesù gli rispose con la Scrittura: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a Lui solo renderai culto” (Lc 4,8). Adorare è l’atto più alto di una creatura umana nei confronti del suo Creatore, mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, riverenza e accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta. Chi adora pone al centro del suo cuore il Dio Creatore e Salvatore di tutto l’universo. Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare gli altri, come Lui ci ama. Adorare è entrare nell’esperienza del Paradiso. Tutti possono parlare al Signore: Egli è là per tutti. Non disse Egli: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28)? Questo colloquio che s’intreccia tra l’uomo ed il Signore è appunto l’adorazione. Nell’adorazione noi parliamo a Gesù ed Egli parla a noi. L’adorazione è una
grazia per tutti. Bisogna considerare quell’ora di adorazione come un’ora di Paradiso; andarci con trepidazione, nella consapevolezza che si sta andando ad incontrare Gesù, l’Amore fatto persona. Alimentarne il desiderio nel cuore, dicendo a sé stessi: “Per un’ora starò insieme a Gesù; è stato lui ad invitarmi, ora mi attende e mi desidera”. Si adora sforzandosi di fare silenzio dentro di sé, per permettere a Dio di comunicare col nostro cuore, ed al nostro cuore di comunicare con Dio. Si fissa lo sguardo verso l’Eucaristia, si medita sul mistero della sofferenza, della morte e della risurrezione di Gesù, amandolo e lasciandosi amare. Si può pregare in vari modi, ma il modo migliore è una preghiera di silenziosa meditazione, sul mistero dell’Amore con cui Gesù ci ha amato, dando la sua vita per noi. Adorare è gioire, sapendo che Gesù è lì davanti a noi, per lasciarsi amare e per amarci. Sentiremo così nostre le parole del salmista: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il s suo santuario” (Sal 27,4).
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di FEDERICA NICOSIA
Semel Scout Semper Scout Un saluto da Federica!
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ari fratellini e sorelline, probabilmente non v'aspettate un mio messaggio adesso, nel bel mezzo del vostro San Giorgio. Ebbene, sapete che non mi è mai piaciuto fare cose banali, e secondo me questo è il momento migliore per farvi sentire che io ci sono ancora. Adesso vivo in una realtà molto diversa dalla vostra, quasi ossimorica rispetto alla vita Scout. Quella che io porto adesso viene chiamata da tutti 'divisa', e non 'uniforme'. È azzurra anche la mia, anche se un po' meno adornata di distintivi, e molto, molto più coprente! Qualche mattina, quando durante i quindici minuti
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che abbiamo per prepararci mi vesto, mi capita di pensare che anche al campo avevamo i tempi stretti, ed eravamo tanti a dover fare le cose: questa è la prima cosa per cui ringrazio lo Scoutismo per avermici fatto fare l'abitudine. I miei colori e quelli dei miei fratelli di corso, per motivi goliardici che non sto qui a spiegare, sono sempre il giallo e il verde: che gioia poter avere qualcosa di voi con me anche qì! Aprire l'armadietto e trovarci il fazzolettone appeso è sempre rincuorante. Mi mancate tanto, fratelli. Ricordo le lacrime dell'ultimo giorno di campo: non avevo ancora avuto la conferma dell'am-
missione, anche se le probabilità erano molto alte, e sapevo che per partenza o per passaggio, quello sarebbe stato il mio ultimo giorno in Reparto. E quando cantavamo Wonderwall mi ci ritrovavo un sacco, e sapevo che voi eravate uno dei muri portanti del mio essere e che lasciarvi avrebbe fatto male, anche se era un male necessario. I ricordi migliori del mio passato sono legati alla vita nel Gruppo. Tutto grazie a voi, e ai capi che mi hanno sempre sostenuta e aiutata. Sono state le guide di una Guida, il giusto sentiero da seguire per una Coccinella sperduta. Purtroppo non saranno i maestri di una Scolta, ma di sicuro non perderò i loro insegnamenti. Amici miei, non lasciate che la vostra vita sia sterile di emozioni e insipida di sentimenti, sappiate cogliere il sapore nelle cose più piccole, perchè sono le migliori; cercate la gioia nel faticare insieme agli altri e godere del sollievo uniti; guardate il fondo di luce anche nelle
situazioni più impervie e siate la bellezza delle giornate delle persone che amate. Perchè voi, e solo voi, siete padroni della vostra esistenza. Potete essere degli Scout, oppure potete scorciarvi le maniche e scegliere di essere Gli Scout, quelli che la Promessa ce l'hanno incisa nel cuore e che la Legge la sentono come fondamentale regolamento di vita. Il motto del nostro corso, ideato da me e un mio collega, dice FIDIUM CANTUS, ERUS SORTIS: l'armonia delle corde, padrona del destino. Per dire che tutto, insieme, si fa. Ci sosteniamo in un dialogo comprensibile solo a noi, io e voi. Vi avrò rubato già un bel po' di tempo e qualcuno sarà stanco, quindi non mi dilungherò di più. Grazie per tutto quello che mi avete dato e che continuate a darmi. After all, you're my wonderwall, firmato, Ape Riflessiva, o per chi non mi cos noscesse così, Federica. 11 settemiglia
di CARMELA CIOFFI
30 anni… ma non li dimostri! Buon compleanno comunità MASCI Scafati 1
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l 7 marzo 2015, nella parrocchia di San Francesco di Paola, la comunità MASCI 1 ha festeggiato, insieme a tanti altri fratelli scout, i 30 anni della sua fondazione. Una Santa Messa è stata celebrata dal parroco, nostro assistente spirituale, don Peppino, durante la quale abbiamo ricordato i fratelli scout che ci hanno lasciati e don Aniello, prima guida spirituale della comunità. Era il 1985, quando un gruppo di scout, con a capo Domenico Giordano, ha dato vita alla comunità MASCI in Scafati (Sa). Non facevo parte della comunità in quel momento; conoscevo lo scou-
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tismo solo attraverso l’esperienza di mio marito e di mio figlio, anche se questo mondo mi aveva sempre affascinata: amore per la natura, vivere a contatto con essa. Dopo qualche anno dalla fondazione anch’io, insieme ad altre sorelle e fratelli, sono entrata nella comunità e da quel momento è cominciata per me un’esperienza meravigliosa. La fede, il servizio, l’educazione permanente sono diventate le componenti essenziali del mio cammino nella comunità. Sotto la guida, appassionata e paterna, di don Aniello siamo cresciuti in spirito di servizio e fraternità, anche se tante erano le
diversità. Il cammino tracciato è stato continuato da don Peppino, il nostro attuale assistente. Come comunità in questi anni non siamo stati alla finestra a guardare, ma abbiamo fatto e continueremo a fare nostre le problematiche riguardanti la nostra città e il mondo intero. Con dibattiti, con incontri con esperti di vari campi abbiamo trattato argomenti quali la famiglia, l’educazione dei figli, la politica italiana e internazionale. Accanto a questa crescita personale non abbiamo mai tralasciato di interessarci dei fratelli bisognosi vicini e lontani. Per gli anziani abbiamo organizzato proiezioni cinematografiche, cene con canti e balli, teatro, visite a presepi e santuari, gite in varie località della Campania e di altre regioni. Per quelli ospitati in case famiglia, a Pompei e a Scafati, abbiamo messo in campo le nostre capacità di animazione. Non abbiamo tralasciato giovani e adulti con problemi psichici: gli ospiti della Casa Rosamunda in Angri(Sa). Con loro abbiamo giocato, cantato e condiviso intense emozioni negli incontri durante le festività natalizie e a carnevale. Per le famiglie in difficoltà economiche abbiamo attivato la raccolta di generi alimentari davanti alcuni dei supermercati citta-
dini e abbiamo offerto il nostro contributo per alleviare le loro necessità. Non abbiamo trascurato i bisogni dei nostri fratelli in terra di missione. Per loro, in collaborazione con altre associazioni cittadine, abbiamo organizzato un’asta di beneficenza, realizzando un congruo contributo per la costruzione di una scuola materna per i bambini orfani ed abbandonati del Burkina Faso. Inoltre da anni, con la generosità di molti negozianti, organizziamo il Pozzo di San Patrizio devolvendo il ricavato a favore di fratelli bisognosi in città e fuori. Da tre anni è stato istituito in parrocchia un centro medico: “Epimeleia” con l’obiettivo di offrire un servizio gratuito ad indigenti ed immigrati. Il centro si avvale della collaborazione di medici di base coadiuvati da alcuni specialisti, e tutti prestano la loro opera gratuitamente. La nostra comunità si è attivata, attraverso varie iniziative, per reperire i fondi necessari per le spese farmaceutiche e diagnostiche. Cara comunità MASCI 1, ti auguro lunga vita e di continuare a fare tanta Strada in spirito di fede e di servizio, fidando nell’aiuto di Dio e nella materna protezione della dolce Madonna degli Scout.
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di MARIA ROSARIA VIOLANTE
Una comunità in crescita Il progetto La Casa di Francesco
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l MASCI, Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani nasce in Italia nel 1954. È un movimento che declina i valori dello scoutismo nel mondo degli adulti, indipendentemente dal fatto che abbiamo vissuto o meno tale esperienza da ragazzi, aperto a tutti coloro che “intendano testimoniare e vivere i valori contenuti nella Legge Scouts e tener fede alla Promessa, uniti dalla convinzione che lo scoutismo è una strada di libertà per tutte le stagioni della vita e che la felicità è servire gli altri a partire dai più piccoli, deboli ed indifesi”. La proposta è valida per ogni persona che non consideri l’età adulta un punto di arrivo, ma voglia continuare a crescere per dare un senso alla vita ed operare per un mondo di pace, più libero e più giusto. Il Masci è organizzato in Comunità
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che sono un luogo di unione e di formazione spirituale, finalizzato ad una presenza nel territorio e nella parrocchia per realizzare il progetto di servizio il quale va effettuato e vissuto con metodo e stile scout, sia in forma personale che comunitaria. Esse sono allo stesso tempo centro di fede e di speranza cristiana, luogo di amicizia e di educazione permanente, di confronto, rinnovamento e ricarica personale, ambiente in cui si elaborano programmi che devono tener conto di tutte le diversità dei componenti (sesso, età, stato sociale, essere coppia o singolo), centrati sulle persone con obiettivi e scadenze concrete e condivise. Nella nostra città e nella parrocchia di San Francesco di Paola il Masci è presente con due Comunità. Questi ultimi mesi hanno segnato
tappe importanti nella vita di entrambe: a marzo 2015 la Comunità Masci 1 ha ricordato i trent’anni dalla sua fondazione e la Comunità Masci 2 nel 2014 ha invece ricordato i suoi primi 10. Per il Masci 2 l’anniversario è stato occasione per interrogarsi sul cammino percorso ma soprattutto sui programmi futuri: come concretizzare e realizzare gli obiettivi del movimento qui, nel nostro territorio; gli eventi di Lampedusa nell’ottobre del 2013 (purtroppo replicati ed amplificati dalla nuova tragedia ad aprile 2015) hanno sollevato rabbia ed inquietudine ed ispirato un progetto ambizioso, già presente nella mente del parroco don Peppino e condiviso dalla comunità: realizzare una casa d’accoglienza, un posto dove lavarsi e riposare, un luogo per parlare dei problemi quotidiani e trovare aiuto per districarsi in obblighi, regole e norme di legge, dare dignità alle persone, avviare un processo di integrazione dove l’accettazione dell’altro passa anche per un bagno caldo, vestiti puliti e qualcuno che ascolti. Un luogo dove poter confrontare diverse culture, far crescere il senso di appartenenza ad una comunità cittadina che, ci piaccia o no, è già multietnica. Se ci limitassimo però solo alla realizzazione materiale della struttura, pur fondamentale e prioritaria per la risoluzione dei bisogni materiali, non avremmo fatto nulla di diverso
rispetto ad altri gruppi o istituzioni: lo scoutismo afferma che il vero cambiamento é possibile se prima cambiano le persone e la “Casa di Francesco“ (tale è il nome del progetto) propone un cambiamento culturale, un’assunzione di responsabilità verso i fratelli meno fortunati che cominci dal riconoscere che l’altro, il diverso, lo straniero è il Prossimo e che, non solo non deve essere ignorato, ma deve essere amato come si ama se stessi. Le parole del Vangelo sono semplici e categoriche: non c’è una via di mezzo, l’altro non va ignorato o tollerato, ma amato ed accolto, restituito alla dignità di uomo. Nella realizzazione del progetto, ispirato e portato avanti dal Masci e coordinato da don Peppino, sono state coinvolte anche altre associazioni cittadine, persone di buona volontà per far crescere nel territorio prima di tutto la cultura dell’accoglienza non come elemosina, ma come dovere di cristiani e uomini. A breve cominceranno i lavori di allestimento dei locali e entro fine anno sarà funzionante il servizio docce, ma di questo ciascuno può tenersi informato presso il parroco e seguire la realizzazione del progetto fornendo, perchè no, il suo contributo materiale e professionale, consapevole di contribuire al progresso morale e civile della nos stra città. 15 settemiglia
di ENZO VITIELLO
Viaggio tra sogni, realtà e speranze La mia esperienza in Africa
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e persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” diceva John Steinbeck, un famoso scrittore statunitense. Per chi viaggia in Africa, non c’è aforisma migliore che possa esprimere quanto di forte, di emozionante possa darti quella terra, al punto da sentirti diverso, più ricco, più completo, più vivo. Ancor di più se il viaggio è da volontario e non da turista. Dai dei volti a chi sai di aiutare ma non hai mai visto, guardi con i tuoi occhi ciò a cui dedichi ore del tuo
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tempo libero, incroci sguardi che sembrano raccontare storie e staresti ad ascoltare per ore, raccogli abbracci, sorrisi arricchendoti ogni volta con ognuno di essi. Così è stato il recente viaggio a Machaka e Kiirua in Kenya, i luoghi dove Trame Africane “vive” la sua missione di sostegno e solidarietà. Un viaggio tra i nostri progetti e nuove speranze; un viaggio tra orfanotrofio, ospedale, villaggio; un viaggio tra bambini, anziani, studenti per verificare che tutto proceda bene e per raccogliere nuovi stimoli e nuove spinte.
Incontri che testimoniano quanto l’associazione stia riuscendo nella sua mission, ovvero aiutare la gente del posto a vivere e non sopravvivere, ad essere artefici del loro riscatto personale e sociale e non spettatori passivi. Iniziando dal meeting con i ragazzi diplomati e laureati grazie alle borse di studio finanziate da Trame Africane, molti dei quali inseriti già nel mondo del lavoro come infermieri, medici, insegnanti, ingegneri. Ragazzi che si raccontavano, volti sorridenti, felici, ma anche commozione per il ricordo di ciò che si era prima di intraprendere il percorso di studi e la consapevolezza di ciò che si è riusciti a diventare. Storie diverse ma intrecciate tra loro da un filo comune: il voler studiare, il volersi formare, il voler lavorare per migliorare se stessi, per darsi una possibilità e per aiutare anche gli altri, la propria famiglia, il proprio villaggio. Ragazzi e ragazze provenienti dal fango, dalle capanne di Machaka o Kiirua, dal “nulla” inteso nel suo significato più pieno, a veri protagonisti della propria vita e di quella della comunità; un riscatto personale che però è messo a disposizione degli altri affinché sia un riscatto per tutti. Ecco come, riprendendo lo slogan dell’associazione, l’educazione diventa strumento per sradicare la povertà e promuovere il progresso. O ancora, l’incontro con i bambini dell’orfanotrofio di Machaka: bambini provenienti da contesti difficili, tristi, senza genitori o con familiari
impossibilitati a prendersi cura di loro. Bambini che sarebbero destinati ad una vita senza futuro, senza possibilità e che invece trovano nelle mura dell’orfanotrofio, nel calore di chi ci lavora, l’infanzia che tutti i bambini dovrebbero avere: amore, protezione, cura, affetto. E poi l’incontro con una bambina che fino a qualche mese fa era ancora nell’orfanotrofio e che ora vive felice nella sua nuova famiglia, Charene: esempio di come i bambini sono seguiti anche al di fuori della struttura, perché la vita migliore garantita loro continui ad essere tutelata. Su tutti i volti una grande dignità, enormi sorrisi, gioia di vivere: ecco allora che il tempo donato, le risorse offerte trovano la loro ricompensa, una ricompensa che va al di la di ogni aspetto materiale perché tutto è arricchimento e tutto quanto si riesce a dare è poco, è nulla rispetto a quanto di immenso si riceve in cambio.
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di AMEDEO CIRILLO
La nostra esperienza Tanti ragazzi... ognuno con il suo bagaglio, la sua storia
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’era una volta un complesso di sette strumenti musicali: erano un pianoforte, un violino, una chitarra classica, un flauto, un sassofono, una cornetta e una batteria. Vivevano nella medesima stanza, ma non andavano d’accordo. Erano così orgogliosi che ognuno pensava di essere il re degli strumenti e di non aver bisogno degli altri. Non solo, ma ciascuno voleva suonare le melodie che aveva nel cuore e non accettava di eseguire uno spartito. Tutti ritenevano ciò una imposizione intollerabile che violava la loro libertà di espressione. Quando al mattino si svegliavano ognuno cominciava a suonare liberamente le proprie melodie e per superare gli altri usava i toni più forti e violenti. Risultato: un inferno
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di caotici rumori. Sicché tutti chiamavano quel complesso l’Orchestrana. Una notte capitò che la batteria non riuscisse a chiudere occhio per il nervoso. Per passare il tempo cominciò a scatenarsi con le sue percussioni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per la prima volta tutti gli strumenti si trovarono d’accordo su una cosa: la decisione di andare ognuno per conto proprio. Stavano per uscire quando alla porta bussò una bacchetta con uno spartito sotto il braccio in cerca di strumenti da dirigere. Parlando con garbo e diplomazia chiese loro di fare una nuova esperienza, quella di suonare ognuno secondo la propria natura, ma con note, ritmi e tempi armonizzati. “Con un occhio guardate lo spartito,
con l’altro i miei cenni, dopo che avrò dato il via, disse la bacchetta”. Un po’ perché erano molto stanchi del caos in cui vivevano, un po’ per la curiosità di fare una nuova esperienza, accettarono. Si misero a suonare con passione dando ognuno il meglio di se stesso e con una obbedienza totale alla bacchetta… A mano a mano che andavano avanti si ascoltavano l’un l’altro con grande piacere. Quando la bacchetta fece il cenno della fine, un’immensa felicità riempì il loro cuore: avevano eseguito il famoso Inno alla gioia di Beethoven. L’Orchestrana era diventata una vera Orchestra. Questa è la nostra esperienza di Oratorio! Tanti ragazzi e ognuno con il suo bagaglio, la sua storia; tanti fili che tentiamo di intrecciare. Siamo una piccola piazza, un crocicchio dove incontrarsi, scambiare idee, portare le delusioni della settimana ed evidenziare ciò che nel
mondo è accaduto. Ci vediamo, settimanalmente, per condividere la gioia di incontrarci. Accogliersi l’un l’altro, fa in modo che le diversità tra i ragazzi, diventino occasione di arricchimento reciproco, sviluppa poi, nel singolo, il senso comunitario che Evangelicamente è il più importante aspetto di vita cristiana vissuta. Noi, adulti e ragazzi, cerchiamo di vivere l’esperienza “bella” della parrocchia. Una famiglia in cammino con il nostro amico Gesù. Non sempre ovviamente, come in tutte le famiglie, ciò risulta facile da attuare, ma sicuramente lo scoraggiamento non fa parte di noi, perché viene abbondantemente sopraffatto da un grande entusiasmo e dalla voglia di stare insieme. Ci sia da stimolo e da sprono la semplice e profonda esortazione del fondatore San Filippo Neri: s “State buoni, se potete!” 19 settemiglia
di REDAZIONE
Al servizio degli altri
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el 2007, per volontà di don Peppino, prese vita una proposta di aggregazione per adulti dove, attraverso attività laboratoriali, si condividevano spazi e tempi per l’amicizia e la preghiera. La differenza di età dei componenti del gruppo non era un intralcio ma diventava stimolo per donare uno all’altro la propria saggezza ed esperienza. Nacquero così diversi laboratori: cucito, decoupage, ballo, ecc. Gli incontri sulla Parola di Dio, inoltre, alimentavano spiritualmente il gioioso ritrovarsi. Nel corso degli anni, questo nostro stare insieme, ci ha fatto crescere nell’amore verso l’altro fino a sentire l’urgenza di rivolgere lo sguardo alle necessità di ogni fratello ed interrogarci in quale modo poterli raggiungere nella solidarietà. Inserendoci in un percorso caritativo diocesano, si cominciò ad organizzare un servizio guardaroba per persone indigenti ed extracomunitari. Il donare il proprio tempo all’altro
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fece “dimenticare” l’esigenza personale di svago, concentrando con il tempo tutte le energie nel servizio agli altri. Le abilità possedute ed integrate nei precedenti laboratori ora sono diventate doni per la realizzazione di manufatti che impreziosiscono i mercatini che vengono preparati in occasione del Natale, della festa della mamma e di altre ricorrenze. Da circa 6 anni si è aggiunto anche il servizio di sartoria per la preparazione degli abiti per le prime comunioni. Tutte queste attività, anche se richiedono impegno e tempo, sono il frutto di un cammino intrapreso che ci rende sempre più comunità dove si sperimenta il condividere e ricevere vita. Diventano così sempre più vere le parole della Scrittura: “In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!”. (Att. 20, 35) s
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di VALERIA IMPAGLIAZZO
Laboratorio teatrale L'influenza positiva del teatro nella formazione di un essere mano.
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i chiamo Valeria e sono un'attrice. Ho cominciato a collaborare con la Parrocchia San Francesco di Paola di Scafati nel 2010, quando il parroco, don Peppino De Luca, mi chiese di partecipare come educatrice all'oratorio estivo che si svolge in parrocchia. Quello che lui desiderava era che io mettessi a disposizione del progetto le mie competenze di attrice teatrale. L'esperimento riuscì e nacque allora un'altra idea: quella di un laboratorio permanente che arricchisse le attività del teatrosanfrancesco. Nell'ottobre del 2011 si è così tenuta la prima lezione del LabOratorio teatrale per bambini e ragazzi del teatrosanfrancesco. Un'opportunità professionale ed umana per me, ma soprattutto la realizzazione di un sogno: insegnare teatro ai ragazzi della mia città, dare loro la possibilità che non ho avuto io, costretta fin da adolescente ad essere pendolare e a fare grandi sacrifici per poter studiare teatro. Una sfida tutta da affrontare ovviamente. Nel primo anno di laboratorio contavo sette allievi; oggi sono più di venti. La struttura del laboratorio è molto
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semplice. Gli allievi sono divisi per fasce d'età - bambini dagli 8 agli 11 anni e ragazzi dai 12 ai 18 - e seguono un programma annuale mirato allo sviluppo della creatività, alla gestione delle emozioni, all'apprendimento delle tecniche di base della tenuta di scena e della meccanica del corpo; tutto questo attraverso una serie di esercizi che li aiutano a mettersi in gioco in modo graduale e divertente, a scoprire le loro capacità e a trovare una propria poetica interiore. Elemento centrale della metodologia che seguo con i miei allievi è il gruppo, condizione imprescindibile dell'arte teatrale. Gruppo visto come vantaggio per il superamento dei propri limiti e tregua da ogni forma di competizione, gruppo che lavora, in un clima di totale fiducia, ad un obiettivo comune. Anche gli spettacoli che vanno in scena alla fine dell'anno sono frutto di un lavoro artigianale e laboratoriale. Agli allievi più grandi affido un “tema” da sviluppare attraverso una serie di percorsi individuali e collettivi. Lavorando sulla scrittura e sulle improvvisazioni trovano il loro personaggio, ne raccontano la storia e lo collocano tra gli altri per-
sonaggi e all'interno di un racconto coerente. Gli allievi più piccoli invece lavorano sulle loro emozioni e sulle loro caratterialità e vengono guidati da me nella costruzione delle storie che propongo loro. Tutto questo ovviamente è possibile solo con la presenza costante alle lezioni, che si svolgono durante l'anno, fondamentali per preparare gli allievi ad affrontare il palco con sicurezza e serenità. E non mi soffermerò su ciò che per me sta significando questa esperienza così intensa e incredibile, perchè mi è davvero complesso rendere fino in fondo l'idea di quanto profondo sia il senso di gratitudine che provo verso i ragazzi, per tutta la bellezza che mi regalano, e le loro famiglie che con tanta fiducia ed amore li affidano alle mie cure. So per certo di essere una persona ed un'attrice molto fortunata. Rubo quindi, per chiudere, una frase al Maestro Grotowsky, che
meglio di me spiega perchè, nonostante tutto, il teatro sia così importante nella formazione di un essere umano: “Il teatro non è indispensabile: serve ad attraversare le frontiere s tra te e me”.
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di ANGELO MARTONE
A.N.C. Scafati
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’Associazione che oggi conta circa 200 iscritti tra soci effettivi, familiari, simpatizzanti e benemerite nasce nell’anno 2001 e nel 2008 si trasferisce nei locali della parrocchia di San Francesco di Paola di Scafati grazie alla disponibilità del parroco don Giuseppe De Luca. La sezione venne poi intitolata al Brigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, vittima della strage di Nassiyria avvenuta in Iraq nel novembre del 2003.
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L’obiettivo associativo è quello di cementare i vincoli di cameratismo tra i militari in servizio ed in congedo proponendosi ed impegnandosi in attività di utilità sociale. L’inizio non è stato facile per le difficoltà di natura organizzativa e logistica ma subito ci si è messi al
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lavoro individuando obiettivi di maggiore sensibilità e fragilità su cui poter intervenire. Stiamo vivendo purtroppo un periodo in cui i valori veri della vita come amore, rispetto e altruismo stanno scomparendo a favore dell’invidia, dell’egoismo e opportunismo e mancanza di rispetto verso i propri simili, negatività queste che vengono trasmesse alle nuove generazioni che dovrebbero rappresentare la società di domani. Per fortuna, però, sono in crescita associazioni e gruppi di volontari che, anche senza ricompensa o riconoscimento, portano il loro messaggio ai giovani maggiormente esposti a pericoli di ogni genere. È qui che l’Associazione Carabinieri di Scafati con brevi ma spediti passi entra nel tessuto sociale del
Paese. In particolare laddove vengono evidenziate carenze di informazione ai giovani in età scolastica su problemi legati all’uso o spaccio di sostanze stupefacenti, alcolismo, tabagismo e bullismo. Quindi il maresciallo Martone Angelo, collaborato dal socio benemerito Vincenzo Argenzio elabora un progetto dal titolo “l’A.N.C. … informa” e dal 2009, con seminari informativi portano il loro messaggio nelle scuole medie di via Martiri d’Ungheria, dell’Istituto Comprensivo Tommaso Anardi, dell’Istituto Comprensivo Canonico Samuele Falco di San Pietro di Scafati, ai bambini del 1° circolo e a quelli delle classi quinte dell’Istituto Comprensivo Tommaso Anardi. Seminari svolti anche nell’anno scolastico 2014/2015 non solo nelle scuole della città di Scafati ma anche agli studenti dell’Istituto Superiore Statale Alberghiero di Roccaraso (AQ). Recentemente è stato costituito un gruppo di “Benemerite” formato da 7 signore per il perseguimento di finalità assistenziali sociali e culturali. Il gruppo è già operativo con interventi nei centri anziani e disabili del nostro territorio. Questo è quanto l’Associazione Carabinieri di Scafati fa per il rispetto della legalità, ma tante altre sono le iniziative cui si fa promotrice o partecipa: è presente a tutte le cerimonie e/o manifestazioni di
una certa rilevanza indette dal comune o da enti privati di una certa serietà; ha istituito un premio dal titolo “l’A.N.C. premia la legalità” quest’anno riservato agli studenti delle classi seconde dell’Istituto Comprensivo Canonico Samuele Falco; organizza ogni anno una cerimonia in onore della Virgo Fidelis protettrice dell’Arma dei Carabinieri per la commemorazione delle vittime di Nassiyria tra le quali il Brig. Giuseppe Coletta. Il nostro è un cammino molto tortuoso ma la voglia di migliorare le condizioni sociali e di vita della città fanno superare ogni prevedibile ostacolo. Con il motto “Carabinieri una volta, Carabinieri per sempre”, cerchiamo di trasmettere la nostra esperienza e soprattutto i nostri valori ai giovani, che sono la società di domani, nella speranza che non debbano vergognarsi di noi. s
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di DOMENICO FONTANA
Rinnovamento nello Spirito Santo Fraternità Maria salute degli infermi.
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a fraternità “Maria salute degli infermi” di Scafati è un movimento ecclesiale nato nell'anno 2002 presso la Parrocchia di San Francesco di Paola allorquando Mons. Aniello Marano decise di accogliere la mia richiesta in qualità di referente del nascente gruppo e con l’assenso dell’allora vice parroco don Mimmo Cirillo che proveniva dalla stessa esperienza carismatica. Per due anni ci siamo riuniti nella cappellina dedicata a Maria nelle palazzine di via Martiri d’Ungheria e poi successivamente nei locali della Parrocchia di San Francesco di Paola.
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Il gruppo, costituito da circa 27 fratelli di cui 22 effusionati, è nato da una costola di un gruppo della chiesa di San Vincenzo Ferreri a Castellammare di Stabia dove, con altri due fratelli, ho vissuto una tale esperienza di vita nuova nello spirito da cambiare totalmente la mia vita, orientandola decisamente verso Cristo. Il gruppo partecipa alle convocazioni nazionali ed ancor più a quelle regionali nonché agli incontri diocesani. È presente con i suoi aderenti ai pellegrinaggi della famiglia per le famiglie tenutesi fino ad oggi. Ha attivato nel 2012 per i nuovi fra-
telli che volevano intraprendere il cammino in questa realtà carismatica, un Seminario di Vita Nuova nello Spirito ad intra, offrendo loro un’opportunità di vivere un’autentica ed approfondita esperienza di fede e di spiritualità. Quest’anno, nel mese di Settembre sarà attivato col supporto degli organi diocesani e regionali, un seminario di Vita Nuova nello Spirito sia ad intra che ad extra, ovvero per tutti coloro che vorranno gustare quest’esperienza, che si articolerà in sette incontri di cui uno di presentazione che verteranno sulle seguenti tematiche: fondamento della Fede, l’Amore di Dio, il peccato, la salvezza, la Fede e la Conversione, Gesù Signore e Salvatore, la preghiera d’effusione, lo Spirito Santo ed i Carismi. Quest’anno il gruppo sarà presente alla convocazione nazionale che si terrà nello stadio Olimpico di Roma con quindici fratelli.
La fraternità oltre ad animare la Santa Messa serale del Sabato o della Domenica si riunisce per la preghiera carismatica tutti i Mercoledì dalle ore 19,45 alle ore 20,45 presso la Chiesa nuova di San Francesco di Paola nel periodo estivo e dalle ore 19,00 alle ore 20,00 nel periodo invernale. Solitamente l’incontro si articola solitamente tra preghiera spontanea di lode e di ringraziamento, ascolto della Parola di Dio e sua risonanza, accompagnando ogni momento con canti, testimonianze, annunci ed esortazioni, in un clima di gioia e di fraternità pasquale. Ogni primo Mercoledì del mese, inoltre, si tiene la preghiera di adorazione animata con canti sobri presso la Cappella dell’Adorazione di San Francesco di Paola alla stessa ora. Due volte al mese, poi, prevalentemente il Venerdì gli appartenenti al movimento si incontrano per la fors mazione e la condivisione.
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di VINCENZO SANTONICOLA
Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Una comunità nella Comunità.
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oi Cavalieri e Dame del Glorioso Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme oltre ad assolvere e rispettare le regole del nostro statuto, che ci vede custodi attivi di quelle terre cosi tanto martoriate, siamo una vera e propria Comunità inserita nel contesto di una Comunità parrocchiale. Ricordiamo che gli strumenti per coltivare la fede in comunione sono quattro: la vita di preghiera, la vita sacramentale, la vita di servizio e la vita di comunità. La fede non è mai individualista! Credere non può e non deve essere un atto isolato. Nessuno, infatti, si è dato la fede da solo, così come nessuno si è dato l'esistenza da solo, per questo non si può credere da soli, così come non si può vivere da soli. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. In tal modo ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri. “... Chi crede non è mai solo” (Benedetto XVI) e la Comunità cristiana è come una ‘palestra’ per vivere la fede, è il luogo per
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esercitare la relazione, allenare la comunicazione, temprare gli incontri reciproci, stringere la comunione con i fratelli e le sorelle, ma soprattutto con Cristo. Pregare insieme, servire insieme, litigare e perdonarsi insieme, festeggiare e celebrare insieme... sono i tanti momenti per stare con Cristo, realmente presente in mezzo alla Comunità. Essa è il luogo ove il Signore si ferma ‘in mezzo’ ai suoi discepoli; infatti è Lui che aggrega, nutre, raduna e sostiene la nostra Comunità di Cavalieri e Dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Non esiste vita di fede seria senza vita di Comunità che è non è solo incontro con Gesù, ma anche con i fratelli e le sorelle dietro ai quali si nasconde il Volto di Dio! In una Comunità, ogni persona illumina l’altro con la luce della propria fede. In un certo senso, essere membro di una Comunità è diventare ‘vetrata’ per irradiare la fede sugli altri. La luce è una sola, ma le ‘vetrate’ sono tante e diversamente colorate. Ciascuno filtra la luce attraverso il proprio carattere in base il proprio genio, con la propria debolezza, per la gioia e lo stimolo di tutti!
Le ‘vetrate’ messe insieme formano un arcobaleno di colori viventi, radunati nell’unica bandiera della fede per proclamare la pace! La Comunità - questa ‘palestra della fede’ - permette di vivere esperienze uniche e offre occasioni d’incontri particolari con persone significative o con ‘maestri di vita’ per provocare e stimolare la fede. Cosa sarebbe la vita di tanti senza l’Incontro unico e irrepetibile con una persona di fede? Un incontro, però, che è stato reso possibile solo per l’esistenza della Comunità! Sì, la Comunità cristiana è dono! Essere Comunità non significa essere gruppo di amici di divertimento e compagni di qualche tornaconto. È molto di più! Vuol dire camminare insieme verso la stessa meta, essere ‘cordata’ di persone solidali indirizzate verso la stessa vetta. Esiste il primo della ‘cordata’ che apre la strada, poi gli altri lo seguono e se uno si smarrisce può ritrovare la sua direzione con l’aiuto dei compagni di viaggio. La nostra Comunità cristiana è luogo di accoglienza e di appoggio. Ciò non è poco quando l’isolamento e la solitudine - oggi più che mai minacciano i rapporti nella società e nella famiglia! Ritrovarsi con persone amiche, indirizzate verso lo stesso ideale, è un grande dono! Allora si sente la protezione e non solo ma anche solidarietà, calore e forza per fare fronte a un mondo che ha cancellato la fede, soppresso Dio
e che si oppone a scelte di vita cristiana. Insieme si è sempre più forti! “Meglio essere in due che solo; infatti, se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo soccorre”. È veramente bello stare insieme, condividere intensamente momenti di fraternità, di calore e di amore! Bisogna riconoscere però che è veramente laborioso fare Comunità: perché i caratteri, le incomprensioni, le chiusure, le invidie o gli egoismi, sono tutte ‘forze centrifughe’ che spesso rischiano di dividere e anche far esplodere i rapporti di Comunità! Per fortuna di questa forza centrifuga esiste anche la ‘forza centripeta’ che ricentra le relazioni sull’Essenziale, superando i limiti e le offese. Questa forza è Cristo! È Lui a rasserenare è Lui che rafforza le relazioni danneggiate dall’orgoglio e riporta in ogni Comunità la pace. Dunque l’esperienza di Comunità o di gruppo va vissuta dentro la Chiesa è essenziale anche se è irta di difficoltà. Ricordiamo però che è condizione fondamentale per la buona salute della propria fede. Questi siamo noi Cavalieri e Dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che indossiamo il mantello con le cinque croci, ma non per ostentazione perché queste Croci le abbiamo impresse a fuoco nel nostro cuore e che pur provenendo, ognuno di noi, da Comunità diverse, ci rendono una vera grande famiglia. s
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di REDAZIONE
Eccoci... Gruppi: Ministri straordinari dell’Eucaristia Oratorio ragazzi Oratorio adulti LabOratorio teatrale Gruppo Rinnovamento nello Spirito Santo Gruppo di preghiera “Padre Pio da Pietrelcina” Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme AGESCI - Scafati I MASCI - Scafati I e II Associazione “Il Bambinello” Associazione Nazionale Carabinieri Coro “Alba Plena” - direttore maestro F. Scarico
Comunicazione e Cultura:
teatrosanfrancesco Concorso/Rassegna Teatro Amatoriale Rassegna Teatro Indipendente Mostra d’arte Dialoghi di Luce Periodico Settemiglia Sito internet: www.parrocchia.info Facebook
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