settemiglia
anno IV ‐ n°3
da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
GRAZIE Santo
Padre!
MESE FEBBRAIO - MARZO 2014
settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione VINCENZO FIORENZA PASQUALE VELLECA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA Rubriche ROSA MATARAZZO FRANCO CIPRIANO FRANCESCO QUAGLIOZZI Vignette ROSARIA SCOTTO E‐Mail ed Info redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa Arti Grafiche Bruno grazie a Coppola Spa
Fin dagli albori della civiltà l'uomo ha modificato l'ambiente, cercando di sfruttare al meglio i doni del Creato. «La donna saggia costruisce la sua casa, quella stolta la demolisce con le proprie mani» (Pr 14,1). Questa antica massima della Scrittura vale per la casa come per il creato, che possiamo custodire e purtroppo anche demolire.
Dipende da noi, dalla nostra sapienza scegliere la strada giusta. Bisogna attivarsi per riscoprire la verità della natura in quanto creazione che rimanda ad un Creatore e che il Creatore stesso ha affidato all’uomo in qualità di custode. Proprio questo è l’invito che Papa Francesco, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha rivolto a tutti.
In questo numero
CREATO di Luisa Iaccarino pag. 4
CREATO di Rosa Matarazzo pag. 5
TERRITORIO di Carmine Ferrara pag. 10-11
TRAMEAFRICANE ARTE SPORT di Imma Alvino di Franco Cipriano di F. Quagliozzi pag. 12-13 pag. 14-15-16-17-18 pag. 19
FEDE LIBRI di Pasquale Violante di Elena Fiorenza pag. 20-21-22-23 pag. 25
TERRITORIO di Ciro Coticelli pag. 6-7
FILM di Tonia Vitiello pag. 26
CREATO di Enzo Fiorenza pag. 8-9
COPERTINA di Rosaria Scotto settemiglia | Feb - Mar 2014
3
di LUISA IACCARINO
La meraviglia può salvare il mondo “Ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso?”
“Impara a dare più di quello che prendi e lascia sempre più di quello che c'era... ricca è la terra di chi l'avrà amata...” dal film d’animazione della DreamWorks GIUSEPPE IL RE DEI SOGNI
4
“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15) io ci ha affidato una missione: coltivare e custodire il creato. Coltivare è rendere fecondo, è moltiplicare il Bene e non solo i “beni” e custodire non è essere investiti del ruolo di “vice-dei”, padroni della creazione in modo da sfruttare e non far fruttare ciò che ci è stato donato. Custodia è il sinonimo più bello di responsabilità. Custodire è un verbo delicato e a me, personalmente, richiama l’immagine della mamma che veglia sul sonno del figlio. Custodire indica lo “stare accanto” con attenzione e con amore, indica protezione e preoccupazione per qualcuno o qualcosa che per noi è importante. “ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi”. (salmo 118,23) Ma prima ancora di sentirci responsabili, c’è bisogno di provare meraviglia. L’homo distractus, che tutti ci rappresenta, è affetto dalla malattia dell’abitudine, non riesce a scoprire la vita nella sua verità, varietà e ricchezza perché è sempre impegnato in altro.
D
settemiglia | Feb - Mar 2014
Alla ricerca del godimento immediato, semplicemente riducendo ogni esperienza ad uno sperimentare, egli scrive la sua biografia spenta dimenticandosi di ricercare il senso di tutto quello che può scoprire dentro e fuori di lui. Lo stupore è vitale, è un sentirsi toccati nel profondo da un evento d’amore che si presenta come bellezza che incanta e chiede d’essere chiamata per nome. Prima dell’agire, infatti, c’è il riconoscimento, il prendere consapevolezza di ciò che ci è intorno. Stupirsi dell’esistere di ogni creatura e saper riconoscere in ogni esistenza la presenza e l’opera del Creatore non può lasciarci indifferenti: troppo spesso il pellegrino cede il posto al turista al quale interessa più scattare una fotografia che prendersi il tempo per la contemplazione. Scoprire il mondo come un dono d’amore di cui siamo insieme parte e destinatari, ci invita ad esserne grati e a rispondere a quest’Amore con amore, a questo dono con altri doni, a porgere l’orecchio tanto alle parole quanto al silenzio, ascoltare il bisogno e rispondere al grido di dolore e di aiuto che si alza dalle nostre terre con l’amorosa e partecipata cura di chi sa d’avere tra le mani qualcosa di prezioso che chiede essere rispettato nella sua dignità.
s
di ROSA MATARAZZO
Il creato siamo noi ...diamoci al mondo! Il custode non è una guardia bruta. Per custodire un oggetto fragile e prezioso non serve stringerlo a sé con forza, ma prendersene cura e con delicata attenzione farlo crescere per rimettere in circuito il dono.
N
on è sempre facile capire il significato di "prendersi cura" di qualcuno. Siamo così tanto presi da noi stessi che spesso ci passa di mente che siamo al mondo non per fare in modo di apparire in meglio agli altri, ma per essere effettivamente di sostegno a chi ci sta accanto, per far sì che il nostro cuore crei dei legami forti, solidi e avvolgenti con il cuore dell'altra persona, per far sentire la nostra presenza, la nostra vicinanza anche quando non ci siamo, per evitare che qualcuno si possa sentire solo, abbandonato da una società frenetica che guarda esclusivamente al suolo ma non prova a guardarsi intorno, a scoprire gli immensi doni che ci sono stati fatti: la capacità di sorridere, di profondere tenerezza, tranquillità, una voce, delle braccia per stringere al petto chi non ce la fa. Insomma, chi non vorrebbe lasciare un segno, un ricordo, lungo il
cammino che ha percorso? E come lo si potrebbe fare se non regalando una parte del nostro tutto alle persone che incontriamo? E allora, per me, questo vuol dire "salvaguardare il creato": posare le armi, per qualche volta abbandonare lo specchio ed imparare a conoscere davvero ciò che ci portiamo nell'anima e quello che traspare dagli occhi degli altri; raccogliere dei fiori per regalarli a chi amiamo o a chi potrebbe esserne felice; piantarne degli altri per veder germogliare i colori, per notare come il sole, l'acqua e tutta la natura concorrono alla nascita delle cose belle che sono i fiori, sono le stelle, il mare, i monti, gli animali, ma soprattutto tutti noi. E proprio tra di noi si deve creare e se qualcosa non dovesse andare, magari ricostruire. Noi possiamo (forse dobbiamo!) farlo. Perché il creato è nostro. Il creato siamo noi.
s
settemiglia | Feb - Mar 2014
5
di CIRO COTICELLI
A lato particolare della più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi
Dduje Paravise Piccole divagazioni sul Creato e sull’Uomo... “Eppure ti avevo dato l'onniscenza. E pure la chiaroveggenza. Una sola richiesta: deve durare in eterno e deve essere compreso in eterno. RingraziaMi che per adesso le traduzioni estere reggono, altrimenti ti declassavo. Ma come, dico io? “Laudato, laudato”... ma non hai pensato che si potevano confondere? Si, lo so, la creatura perfetta... a mia immagine... ma lascia stare... qua è quetione di lessico... Francè come scrittore divino lasci a pretendere... e mo tocca a me metterci la toppa! Maltrattano le mie creature e me le ammazzano per divertimento, mi hanno fatto un buco nell'atmosfera che non ti dico... è facile quando non sei tu che hai fatto la Creazione!!! Ci sono petroliere che inquinano... il fuoco lo usano a sproposito per distruggere boschi e ora si sono messi a contaminare la stessa terra che da loro frutti, su cui giocano i loro figli. La chiamano la terra dei fuochi, ma io la chiamerei la terra degli imbecilli!! Hai ragione, mi devo calmare... ma io un'altra Terra così bella non la faccio!!... È l'unica spiegazione... questi hanno capito “LORDATO sia, o mio Signore...” ed è colpa tua!”. 6
settemiglia | Feb - Mar 2014
C
onoscevo un vecchietto di enorme cultura e con un cuore infinito che usava come incipit di ogni suo discorso “La sai la storiella di...”. Poteva parlare della sua giovinezza spensierata o degli orrori della guerra, delle sue avventure nella Roma felliniana o dei campi di concentramento. Non importava. Lui esordiva sempre con “La sai la storiella di...”. E io sorridevo sempre alla fine. Anche se mi parlava della morte.
Forse questo è il problema. Forse a forza di raccontarci storielle, c'è chi ha perso di vista la morale alla fine del racconto. C'è chi ha imparato a imbonire e c'è un popolo che preferisce la comodità del comando all'impegno di una vita sociale. C'è chi butta la cicca per terra perchè “tanto è così che si fa” e chi non protesta se sotterrano nel suo giardino rifiuti tossici. Almeno fino a quando non ne paghiamo le conseguenze. C'è chi si ribella e viene ucciso. C'è chi non fa la differenziata perchè “tanto chissà se poi non mischiano tutto”. C'è chi non attraversa sulle strisce e chi non mette la cintura. C'è, insomma, chi non rispetta nulla del creato. Nemmeno se stesso. Sarebbe il caso di riportare il Cantico delle creature nelle case di ognuno di noi. Rileggerlo come memento di ciò che siamo, di ciò che ci circonda. Che in un'ottica di Creazione non è poi cosa così diversa. Rileggerlo con la consapevolezza che è stato scritto da un Santo, non da un visionario. Govanni Francesco Bernardone ha composto quella che molti definiscono la più antica opera letteraria italiana dopo aver
vissuto in beatitudine, ma intensamente! In un'epoca priva di aerei, elettricità, internet, Francesco aveva girato in lungo e in largo l'Italia, sofferto il contrasto familiare e combattuto la cupidigia; si era già scontrato con il potere, anche all'interno della Chiesa, era arrivato in Oriente e fondato un Ordine... È dopo aver visto e vissuto tutto questo, conscio della grandezza del creato e della natura dell'uomo, che scrive il cantico delle creature, che ringrazia il Signore per ciò che abbiamo. Vivere il presente consapevoli di essere parte di un disegno più grande, mirando alla santità che forse è solo la forma migliore di umanità. “Essere santi non è un privilegio di pochi, come se qualcuno avesse avuto una grossa eredità. Tutti noi abbiamo l’eredità di poter diventare Santi nel Battesimo. È una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome. La via che porta alla santità ha un nome, ha un volto: il volto di Gesù. Lui ci insegna a diventare Santi: Gesù Cristo”(Papa s Francesco).
ESERCIZIO DELLA SETTIMANA: giunti in uno dei posti da sogno che la nostra terra ci regala (in riva al mare, su una montagna ammirando il panorama...scegliete voi!), mettiamo nelle cuffiette la nostra musica preferita e, quando ci sentiamo esaltati da ciò che abbiamo intorno, iniziamo a contare tutti gli scempi fatti dall'uomo, a portata di sguardo. Quando siamo abbastanza indignati trasformiamo questo sentimento in un'azione concreta per salvare il pianeta.
settemiglia | Feb - Mar 2014
7
di VINCENZO FIORENZA
Uomo e Creato, un’unica natura
L Nelle tradizioni pagane, il culto della natura è più importante del rispetto dei libri sacri. Paulo Coelho
8
a Terra sta male! Lo hanno detto in tanti e non c'è da meravigliarsi se anche Papa Francesco è in prima fila nell'impegno per salvaguardare la natura. A dire il vero la Chiesa da sempre ha avuto per il creato un profondo rispetto, una forma di quasi venerazione ed è comprensibile perché per noi cristiani l'Autore di tutto ciò che ci circonda, mare, cielo, terra, creature animate, è opera di Dio, segno del Suo Amore per l'uomo. Niente meraviglia se, incontrando i diplomatici a inizio anno, Papa Francesco ha parlato del problema della convivenza pacifca tra i popoli in questi termini: «Le ferite alla pace non vengono solo dalle guerre, [ma anche da] qualsiasi negazione della dignità umana, a partire dalla mancanza di cibo, dallo "scarto" di persone ritenute "inutili", come gli anziani o i bambini abortiti, e anche dall'avido sfruttamento delle risorse ambientali. Anche se “la natura è a nostra disposizione” (Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale della Pace - 8 dic. 2013), troppo spesso non la rispettiamo e non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future [...] Pure in questo caso va chiamata in causa la responsabilità di ciascuno affinché, con spirito fraterno, si perseguano politiche rispettose di questa nostra Terra, che è la casa di ognuno di noi. Ricordo un detto popolare che dice: “Dio perdona sempre, noi perdoniamo a volte, la natura - il creato - non perdona mai quando viene maltrattata!”». «Abbiamo un solo Pianeta. Da qui riesco a vedere l’impronta dell’umanità, tra cui gli incendi delle foreste, l’inqui-
settemiglia | Feb - Mar 2014
“Dio perdona sempre, noi perdoniamo a volte, la natura non perdona mai!” namento atmosferico e l’erosione del suolo e delle coste». Sono le parole pronunciate dall’astronomo André Kuipers durante la sua seconda missione dalla Stazione Spaziale Internazionale. «Mentre ci sono pressioni insostenibili sul Pianeta – ha aggiunto – abbiamo la possibilità di salvare la nostra “casa”, non solo per il nostro beneficio, ma, soprattutto, per le generazioni a venire». A dire il vero, la sensibilità verso i problemi dell'ambiente è un dato di fatto, ma purtroppo non basta da sola a garantire la salvaguardia dell'ecosistema. Il rischio di catastrofi è ancora troppo elevato e il lavoro da fare è enorme. La questione, dunque, è quella di passare dalle parole ai fatti, alla realizzazione, cioè, di progetti efficaci che realmente ci aprano a prospettive di sviluppo duraturo, solidale, rispettoso dei valori umani ed ecologicamente sostenibile. Che importa, infatti, essere ricchi se poi ci si ammala di tumori? Che senso ha difendere a tutti i costi un'economia globale e liberista, basata esclusivamente sui consumi di massa se poi, di fatto, da un lato provoca danni all'ambiente, dall'altro, il che è peggio, non è in grado di mantenere le promesse di benessere diffuso e duraturo che ne decretarono, a suo tempo, l'elezione a verità assoluta? E, infine, come giustificare la connivenza tra economia, politica e criminalità organizzata, fonte di speculazioni e di disastri dalle conseguenze ancora incalcolabili, considerando che a pagarne il
pegno sono soprattutto le popolazioni che le subiscono, cioè le persone fatte di carne ed ossa, di sentimenti, di affetti, di capacità di pensare e, ma forse non più, di sperare in futuro migliore? Io credo che se vogliamo veramente fare del nostro Pianeta la casa di tutti, non c'è tempo da perdere. La cosa più immediata e concreta da fare potrebbe essere quella di valutare con maggiore serietà gli studi fin qui condotti sui danni ambientali e far conoscere i modelli già realizzati e funzionanti di
sviluppo sostenibile incentivandone la diffusione, soprattutto pensando alla grave crisi in cui ci siamo impantanati. Infine, avviare un credibile progetto di educazione all'ecologia, al rispetto della natura, nella convinzione che il rapporto dell'uomo con l'ambiente in cui egli vive è un tutt'uno inscindibile e che una vita diversa, anche se possibile, certamente non sarebbe più una vita “umana”, almeno così come è nata dal cuore di Dio.
“La Natura ha strane leggi, ma lei, almeno le rispetta”
s
Un'associazione per amica Dice un antico e saggio proverbio popolare, nato dall'esperienza dell'umiltà della gente povera e indifesa: “Una noce nel sacco non fa rumore”. Se ciò è vero, ecco una proposta: adottare un'associazione, un movimento, un gruppo e sostenerlo nel suo impegno concreto per dare una mano a mantenere... “viva la natura”. Allora non ci sarà più una sola noce nel sacco, ma un'intera piantagione. La missione del WWF è costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura. Per garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta, è necessario ridurre il nostro peso sulle risorse naturali, alleggerire la nostra “impronta” sull'ambiente. L'impegno del WWF è volto a tracciare un cambiamento di rotta verso la sostenibilità. Italia Nostra nasce per dare sostanza all’articolo 9 della Costituzione, in cui si dice che la Repubblica tutela il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Legambiente è un’associazione di cittadini a diffusione nazionale e internazionale che opera per la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente, delle risorse naturali, della salute collettiva, delle specie animali e vegetali, del patrimonio storico, artistico e culturale,
del territorio e del paesaggio. La LIPU è un’associazione per la conservazione della natura, la tutela della biodiversità, la promozione della cultura ecologica in Italia. Gli uccelli sono il simbolo, l’orizzonte della Lipu; rappresentano la bellissima speranza di un mondo migliore. Il FAI - Fondo Ambiente Italiano, dal 1975 lavora per tutelare il patrimonio d’arte, natura e paesaggio del nostro Paese. Greenpeace esiste perché la nostra fragile terra ha bisogno di qualcuno che la difenda. Il Movimento degli Scouts ha nel suo DNA l'amore profondo, viscerale, sincero per la natura in ogni sua manifestazione e ne fa il suo habitat di elezione.
“La giustizia e la salvaguardia del creato non possono che essere frutto dell'impegno solidale di tutti nel perseguire il bene comune” Giovanni Paolo II
s
settemiglia | Feb - Mar 2014
9
di CARMINE FERRARA
Nella primavera del 2012 abbiamo potuto rivivere un avvenimento che ormai sembrava resistere solo nelle memorie di alcuni anziani: le acque del fiume Sarno quasi limpide
Associazione Amici del Sarno Un progetto a salvaguardia della vita
L
’associazione Amici del Sarno nasce per promuovere, nell’intero bacino idrografico interessato dal fiume, il risanamento, la tutela e la protezione dell’ambiente, dei beni culturali che vi insistono, oltre che la valorizzazione del corso d’acqua, dei suoi affluenti e di tutto il comprensorio che gli appartiene. Si avvale della collaborazione degli enti locali e pubblici operanti sul territorio, di quella dei cittadini e delle associazioni locali e nazionali. Mediante l’attuazione di strategie miranti a supportare l’opera di bonifica del Sarno avviata dalle istituzioni, ma anche la realizzazione di specifiche progettualità, finalizzate a rendere possibile il ripristino dell’ecosistema ed il recupero della qualità della vita e della salute, si prefigge lo studio, la ricerca, il dibattito, l’informazione, la formazione, l'aggiornamento culturale, l'organizzazione di incontri, manifestazioni, convegni e attività che possano favorire il raggiun-
10
settemiglia | Feb - Mar 2014
gimento degli obiettivi che si propone. In tal senso si rivolge alla sensibilità ed alla creatività dei singoli e dei gruppi sociali, affinché, aderendo o sostenendo liberamente, in qualsiasi forma e maniera, la crescita di questo progetto, possano compiere un percorso di ricerca e d’impegno civile, attraverso la difesa della vita per la propria e per le future generazioni. Amici del Sarno onlus è sorta con l’intento di promuovere il processo di “Agenda 21 locale”, annoverando tra i suoi soci fondatori la Provincia di Salerno, l’Autorità di Bacino del Fiume Sarno, l’Ente Parco Regionale del Bacino Idrografico del Fiume Sarno, nove comuni del territorio fluviale, l’Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, presieduto dal Sen. Edo Ronchi, il Patto dell’Agro SpA, Marevivo nazionale, Legambiente regionale, il Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale ed altri enti ed associazioni nazionali e locali. Oggi Amici del Sarno è diventata una
In questa pagina e quella a lato, foto scattate da MASSIMILIANO CLAUSI ritraenti il fiume Sarno.
onlus e pur non avendo tra i suoi soci le istituzioni, mantiene uno stretto rapporto con le stesse. Nel corso di quasi dieci anni sono state realizzate numerosissime iniziative volte all’applicazione dello strumento di “Agenda 21 locale”, uno strumento dell’O.N.U. utile per definire una procedura trasparente e partecipata nel territorio del Sarno, ai fini del raggiungimento di obiettivi di bonifica e riqualificazione ambientale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile condiviso e coordinato tra tutti gli attori che operano sul territorio. Tra le iniziative più significative realizzate indichiamo tre edizioni della “Festa del Sarno”, una tre giorni di convegni, mostre e promozione di prodotti tipici, le “Giornate di Valorizzazione del Territorio”, dense di iniziative di marketing territoriale, vari workshop per la promozione della conoscenza e del rispetto del Sarno, una mostra itineran-
te sul Sarno intitolata “Sarno, fiume della storia, fiume dei desideri”. Attualmente Amici del Sarno sta collaborando con il Laboratorio di Endocrinologia Comparata (ECLab) certificato UNI EN ISO 9001: 2000 Dipartimento delle Scienze Biologiche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, diretto dalla Prof.ssa Giulia Guerriero, dell’Università Federico II. Argomento della ricerca è “Lo sviluppo e la validazione di organismi bioindicatori per il monitoraggio ambientale del fiume Sarno”. Nell’ambito del Progetto “Più Europa”, Amici del Sarno ha presentato, a Scafati, un progetto inerente la realizzazione di un servizio di navigazione con battellini ad energia fotovoltaica e la realizzazione di un Ecomuseo del Sarno, con annessa una stazione sperimentale per la ricerca sulla rinaturazione ed il ripopolamento del nostro fiume.
s
PER INFORMAZIONI inviate una e-mail a amicidelsarno@gmail.com
settemiglia | Feb - Mar 2014 11
di IMMA ALVINO
In Africa la forza è rosa Mani silenziose ed invisibili che plasmano il continente africano Vogliamo aiutare le persone che vivono in condizioni disagiate, sostenerle lungo la via del riscatto sociale ed economico, offrendo loro la possibilità di riprendere in mano il proprio destino. Pasquale Coppola
E La redazione di Settemiglia e la comunità parrocchiale si stringe intorno al caro Pasquale, benefattore di questa rivista, e alla sua famiglia in occasione della dipartita del caro papà “don Gaetano”.
12
ssere donna in Africa è difficile, molto spesso, vuol dire ancora essere sola, gravata da tanti compiti e responsabilità, senza il minimo riconoscimento all’interno della organizzazione sociale. Ma le donne africane sono forti e ogni giorno, attraverso un lavoro silenzioso, resistono al peso schiacciante delle difficoltà. Il loro agire non passa attraverso rivoluzioni o manifestazioni in nome dei diritti delle donne. La loro azione inizia dall’assumersi tutto il peso della propria condizione, dall’accettarlo e viverlo ogni giorno, senza rifiutarlo. In Kenya, le donne di Machaka e di Kiirua , villaggi situati nella regione del Meru, iniziano da piccolissime a lavo-
settemiglia | Feb - Mar 2014
rare e a badare ai fratellini più piccoli. Crescono con sogni molto semplici, sposarsi ed avere una funzione religiosa con canti e musiche, che secondo la tradizione durano un’intera giornata. Tutte loro hanno ben chiara la loro condizione, mentre desidererebbero dividere i compiti con gli uomini e vorrebbero maggiore attenzione nei loro riguardi. E invece la considerazione nei confronti della donna è ancora molto scarsa, su di lei grava il peso di un ruolo sociale che nessuno le riconosce, di un’identità sessuale inesistente, è molto spesso vittima di abusi ed è l’unico riferimento e fonte di sostentamento per i propri figli. Eppure, ogni giorno, trova la forza ed il coraggio di
Il nostro compito è quello di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile senza fermarci all’assistenzialismo, che seppur necessario, non crea autonomia.
ricominciare, pronta e determinata ad assolvere i propri compiti. E’ costretta a spostarsi per lavorare nei campi, recuperare legna e acqua che carica sulla schiena e porta a casa a fine giornata, piegata in due dal peso. Noi della Onlus Trame Africane (www.trameafricane.org) abbiamo aperto nuovi orizzonti alle donne di Machaka e Kiirua, attivando corsi di educazione sanitaria, di formazione professionale e lavoro. Trame Africane ha istituito per le donne una scuola di mestieri, dove imparano taglio, cucito e lavoro a maglia, e alla fine del corso ricevono una macchina per cucire ed iniziare a lavorare. Ha inoltre creato un asilo dove le mamme possono lasciare i figli fino al pomeriggio, certe che saranno ben nutriti ed accuditi mentre lavorano nei campi. Inoltre ha dato vita ad un laboratorio dove poter imparare a realizzare oggetti in perline, e, successivamente, lavorare e vendere questi prodotti per ricavarne un guadagno e ancora la costruzione di alcune abitazioni per le giovani vedove ed altri interventi. La strada da fare insieme a loro è ancora tanta, ma è iniziata. Le donne sono
Pasquale Coppola
pronte ad accogliere con intraprendenza e volontà tutto quello che viene proposto. Trame Africane si impegna a continuare a fornire gli strumenti per rendere concrete le possibilità di un miglioramento della condizione della donna, e soprattutto per non deludere loro, le donne di Machaka e Kiirua, che hanno iniziato a sperare e a credere che qualcosa possa davvero cambiare.
s
ASSOCIAZIONE ONLUS TRAME AFRICANE Tel +39 081 863 3370 Fax +39 081 863 5579 Contatti @mail Info@trameafricane.org
settemiglia | Feb - Mar 2014 13
di FRANCO CIPRIANO
NICOLA PERFETTO, Senza titolo, 2013 ANGELO CASCIELLO, La foresta pietrificata, 1985
La Natura dell’Arte Le forme del tempo nelle sculture di Angelo Casciello, Il libro delle paludi nelle foto di Nicola Perfetto.
L
a Natura esiste – “ha senso” - perché la vediamo e vedendola la pensiamo, pensandola la nominiamo (ma possiamo anche vederla pensandola e non avendola mai veramente vista). Vuol dire che il nostro vedere è già linguaggio, il quale è pensiero in movimento. E che questo non è creato da noi ma ci precede (siamo parlati dal linguaggio), pensiamo nel linguaggio che ci determina individualmente e relazionalmente, poiché è memoria, convenzione, regola, invenzione. Se il pensare è dato nel linguaggio allora vuol dire che il rapporto con la Natura e il Mondo per l’uomo è sempre mediato dal senso della nostra nominazione delle cose, pur anche quando siamo soli, eremiti nel deserto o in remota foresta. La natura è in quanto artificialmente avvertita nel linguaggio, res in verba. Se mari e alberi, montagne e fiumi, pietre e fiori animali e aria esistono lo sono in quanto
14
settemiglia | Feb - Mar 2014
visti dall’uomo (si può sostenere che la natura c’è anche se non lo sappiamo e infatti c’è, vero, ma non “esiste”). Se non ci fosse l’umano cosciente e autocosciente della natura nulla sarebbe dicibile. L’umano è misura delle cose, si dice. E lo è in quanto è agente del loro apparire (in quanto nominate) e anche del loro non apparire (in quanto assenti all’uomo). È lo spirito che manifesta il senso della natura, la quale diventa spirituale, cioè entra nel tempo e nello spazio del nostro stesso esistere come riflessione del mondo. Nella manifestazione sensibile dello spirito v’è la naturalità delle materie espressive: la voce, la vista, l’udito, l’olfatto. Vuol dire che la natura è esperienza della conoscenza umana e che la sua degradazione è umana come può esserlo la sua conservazione. L’arte è custodia dell’umanissimo ascolto del divino della natura e al contempo salvaguardia del suo mistero.
A lato: ANTONIO PARADISO, Voli di pietra, 1996 EDUARDO CHILLIDA, Wind Comb, San Sebastiàn, Spagna
L’incontro tra arte e natura è su diverse dimensioni. Fare con arte è dunque elaborare la materia naturale come linguaggio. Nessun’arte è solo natura o forma o pensiero. Saremmo nella “natura spontanea”, nel vuoto formalismo o nella mera astrazione teorica. L’arte invece è evento, “tempo della forma”. È la singolarità che si oggettivizza nel tempo, creando da natura altra natura. Mentre il trasmutare della natura è ciclicamente spontaneo, il divenire dell’arte è una modificazione persistente del linguaggio e del senso medesimo della natura artistica. Nell’evento della sua singolarità espressiva come apertura dell’essenziale, l’arte
ha salvaguardato il creato, rivelando nella “natura delle cose” il loro altrove, la loro dimensione indicibile. Che è anche nel loro perdersi e ritrovarsi. Natura che risorge uguale eppur differente; arte che in ogni “crisi” rinnova le proprie forme fino allo stremo del suo senso, e oltre. Nella pittura e nella fotografia l’ambivalenza della natura creante si manifesta come ambivalenza di luce e materia. La loro varianza nell’espressione declina le singolarità e dunque le pluralità del linguaggio. Nella fotografia (analogica e digitale) la natura fisico-chimico-ottica o elettronica determina la fenomenologia dell’apparire. La luce è la radice delNICOLA PERFETTO, Senza titolo, 2013
settemiglia | Feb - Mar 2014 15
di FRANCO CIPRIANO
A lato CHRISTO JAVACHEFF, impacchettamento sulla Costa australiana, Sydney MARIO MERZ, Igloo Ticino, 1990
HOKUSAI HOKUSAI, una pittura (1760-1849)
16
l’immagine nella fotografia, la materia è nell’origine “naturale” della pittura. L’arte ha rappresentato il paesaggio della natura come “luogo dell’anima”, con visioni ora “naturalistiche” ora simboliche ora di pura espressione iconicomaterica, con visioni panteistiche o mondane, nelle sue manifestazioni originarie o nelle sue forme antropizzate. Lo sfondo della Monna Lisa, è paesaggio non come mera quinta scenica ma di autonoma espressività; dal Giorgione della Tempesta, al Botticelli della Primavera, il paesaggio, pur funzione “ambientale”, mostra i caratteri d’indipendenza ma anche di oggetto trasfigurato del linguaggio, fino al mostruoso umano-vegetale delle metamorfosi estreme di Arcimboldo e ai paesaggi, simbolici e descrittivi insieme, di Hokusai. La natura dell’arte salvaguardia la natura del Mondo. Le materie dell’arte, metaforica o reale, è stata sempre naturale, in questo l’arte ha salvato nelle sue forme e immagini il senso del creato, ne ha attraversato il tempo e lo spazio restituendone sempre, in ogni stile, la profondità materica, simbolica, facendo sempre degli elementi della natura la memoria del sacro mistero del Mondo, la sua “soprannaturalità”. Nelle espressioni dell’arte moderna e contemporanea, da Van Gogh in poi, la natura è stata coinvolta nelle visioni della crisi del soggetto. Al punto che la sua singolarità nell’arte è divenuta, nella ricerca contemporanea, l’innovazione espressiva del suo stato di crisi.
settemiglia | Feb - Mar 2014
Da Turner, a Cezanne al Monet delle ninfee, alle animalità del colore in Franz Marc, le forme originare del creato acqua, vento, cielo, nuvole, montagne, alberi, fiori – sono la materia del linguaggio pittorico. La natura diviene forma dello spirito, tra espansione d’anima e forma del pensiero la pittura cerca l’essenza della natura come ricerca della propria. Salvaguardia dell’incommensurabile e della finitudine sono il portato spirituale dell’arte “naturalistica”. Che non è il “naturalismo” artistico il quale ripete la natura perché la ritiene unica grembo della visione e della produzione artistica. Il naturalismo è un parziale aspetto dell’arte “naturalistica” la quale comprende esiti anche contraddittori del senso di natura. Dal Barocco in poi con le berniniane, arboree ramificazioni e conturbanti, corporee espan-
sioni di gesti e pieghe, via nel tempo fino agli inserimenti di forme prelevate dal loro contesto “naturale”, anche la scultura, fino agli interventi di Land art e alle pratiche delle installazioni “povere”, ha materializzato l’idea naturalistica. Dalla forma allo spazio, gli artisti hanno intrecciato la loro opera con gli elementi della natura, inscrivendo segni nella terra o prelevandone materie e fenomeni per installazioni espositive (pietre, terreno, alberi, luce, vento…), interagendo con la terrestrità con molteplici “modificazioni”, di gesto, di materia, di concetto e/o naturalistico-simboliche. Da Smithson a Richard Long fino a James Turrell e Christo interventi di forte intensità concettuale e visiva hanno segnato la natura dell’arte contemporanea. La scultura è andata oltre se stessa, uscendo dalla forma per divenire evento nello spazio e dello spazio. Nelle opere di Pino Pascali, Mario Merz e Antonio Paradiso gli elementi naturali sono rielaborati in finti ready made (Pascali) o in connessioni materico-concettuali tra archetipi spaziali come la cupola dell’igloo e i monoliti incisi. La tradizione della scultura ha la potenza di costruire forme come echi plastici delle forze della natura, strutture di terrestre visionarietà che respirano lo spazio, lo coinvolgono, lo penetrano e ne sono attraversate, come nell’altissima intensità delle opere di Chillida. Sull’orizzonte di “arte e natura” si staglia anche l’opera di Angelo Casciello. Scultore scafatese che intende la natura come spazio di memoria della terra e dei suoi segni, con cui da tempo evolve il suo accorato e progressivo dialogo. Agli inizi, con instabili equilibri di pali lignei usati nelle coltivazioni contadine, poi con la combinazione di segno e forme ha declinato un immaginario di echeggiamento antropologico, attraversato da riflessi frammentari di contaminazioni del moderno. Poi, sviluppando i suoi segni in esclusiva formulazione sculto-
A lato ANGELO CASCIELLO, Un fiore per Puglianiello, 1999
ria, ora con incastri di metalli, pietre, terrecotte e legni, in seguito con l’uso di lamiere flesse come grandi fogliami e cortecce di un organismo chiuso/aperto, e barre di ferro curvate come rami. Immagini “in memoria” dell’origine terrestre del creato. Come la tensione dell’operare di Casciello è sul confine tra struttura e NICOLA PERFETTO, Senza titolo, 2013
settemiglia | Feb - Mar 2014 17
di FRANCO CIPRIANO
VINCENT VAN GOGH, Palude, 1881
immagine della scultura così nelle fotografie di Nicola Perfetto, che abita nella bellissima Capua, per lo sguardo che “dialoga” col silenzio del paesaggio, la natura è libro dei segni, soglia tra pagina di enigma alfabetico e traccia di “architettura naturale”: paradossi in cui la natura, nelle visioni dell’artista, si espone nel modo più intensamente generativo. Nelle paludi fotografate da Perfetto (di cui è eco involontario un raro disegno di Van Gogh) l’immagine si rivela nelle metamorfosi strutturali della phy- inizio non v’è differenza. Ogni fine è già sis, che sono spontanee organizzazioni inizio di altro evento, “ciò da cui immadi un processo circolare in cui tra fine e nentemente sorge quel che sorge”. s
ANGELO CASCIELLO, Equilibrio, 1979
18
settemiglia | Feb - Mar 2014
di FRANCESCO QUAGLIOZZI
Messner difende la sacralità della montagna in cinque siti museali lungo l’arco alpino (Castel Firmiano, Castel Juval, Solda, Forte Monte Rite, Castello di Brunico). Nella prossima estate aprirà il sesto a Plan de Corones.
Il Business contaminerà la montagna Il silenzio riconciliante con la grandezza del creato è sempre più spezzato dalla “democraticizzazione”
N
ell’immaginario di tutti, l’alta montagna, le nude vette rocciose e/o le cime imbiancate hanno sempre rappresentato l’ambiente incontaminato per eccellenza, il paesaggio da difendere, la cartolina perfetta che fa rivivere la grandezza, la meravigliosità del creato, la distanza e la contestuale vicinanza tra la terra ed il cielo, tra gli umani limiti e la grandezza dell’universo. E questi pensieri, ultimamente, sono stati rispolverati dalle bellissime immagini provenienti dalle Olimpiadi di Sochi, svoltesi in un comprensorio russo incastonato tra mare e cielo d’alta montagna, lì dove si incontrano tutti gli elementi naturali, compreso il fuoco rappresentato dalle masse laviche stazionanti nelle camere magmatiche dei tanti vulcani della zona caucasica. Non ci sono dubbi. La bellezza e la grandezza della montagna riconciliano con il mistero del creato e con il crescente desiderio di proteggerlo dall’aggressione umana, dalle sue contaminazioni socioculturali-ambientali. Ma in questo senso ci sono diversità di vedute e ne abbiamo volute rappresentare due che rendono l’idea. Il punto di vista di un alpinista eccezionale come Reinhold Messner,
scalatore (senza l’ausilio di bombole d’ossigeno) di tutte le vette che vanno oltre gli 8.000 metri, e quello di uno scrittore, anch’egli amante della montagna, Erri De Luca. Da una parte, l’altoatesino che sogna l’antica montagna incontaminata, quella in cui regni il silenzio, quella per pochi eletti ed esperti, quella a numero chiuso e per appuntamento, quella che non deve essere assolutamente trasformata in un parco giochi per tutti, quella che non deve essere seviziata da sprovveduti sportivi della domenica, capaci di causare danni ambientali notevoli, nonché morti e feriti. Dall’altra, quella dello scrittore napoletano che vorrebbe che la montagna sia ecumenicamente ed equamente spartita tra tutti, che vorrebbe fosse attraversata da strade ed impianti di risalita per tutti i gusti e per tutte le tasche, che vorrebbe la democraticizzazione e socializzazione assoluta di quei paesaggi idilliaci che andrebbero maggiormente tutelati contro le inquietudini e le frustrazioni in cerca di riscatto delle masse. E la sensazione è che, probabilmente, il sogno di Messner si concretizzerà solo in alcuni parchi dove la montagna sarà conservata s come Dio l'ha fatta. settemiglia | Feb - Mar 2014 19
di PASQUALE VIOLANTE
Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo (Paolo VI)
Fede cristiana e animali Un solo mondo per uomini e animali
N
egli ultimi decenni si è sviluppata una diffusa sensibilità per la salvaguardia della natura e degli animali: sono infatti sempre più numerose le associazioni che si impegnano per tutelare gli ecosistemi, le specie a rischio di estinzione, ma anche per promuovere il rispetto degli animali e l’abolizione di attività quali la caccia, la sperimentazione animale, i circhi con gli animali, ecc… Questa sensibilità ha trovato espressione anche a livello legislativo, per cui oggi abbiamo leggi che puniscono il maltrattamento o l’abbandono di animali. Ma la fede cristiana cosa ha da dire riguardo agli animali? Quale deve essere l’atteggiamento di un cristiano nei confronti delle altre creature di Dio?
20
settemiglia | Feb - Mar 2014
La risposta va cercata necessariamente nella Sacra Scrittura e nel Magistero della Chiesa, perché è solo scoprendo il modo in cui Dio guarda gli animali che si può vivere nel modo giusto il rapporto con loro. Riguardo al Magistero, va riconosciuto che non esiste ancora una posizione esaustiva ed approfondita che definisca quale debba essere il rapporto dell’uomo con la natura e gli animali. Proprio per colmare questa lacuna, papa Francesco avrebbe iniziato a lavorare ad un’enciclica dedicata ai temi dell’ecologia (secondo quanto dichiarato lo scorso 24 gennaio da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana). Il Catechismo della Chiesa Cattolica
dedica quattro numeri, dal 2415 al 2418 al rispetto dell’integrità della creazione. Il Catechismo afferma che “gli animali, come anche le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell’umanità. […] La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all’uomo non è assoluta; esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione” (n. 2415). “Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura (Mt 6,26). Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d’Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali” (n. 2416). “Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l’uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane” (n. 2417). “È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. È pure indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone” (n. 2418). Riguardo invece alla Sacra Scrittura, molti brani sembrano essere ostili verso gli animali e sono stati usati per giustificare l’indifferenza o addirittura la violenza dell’uomo verso di essi. Ciò ha portato ad accusare la fede cristiana di promuovere un esasperato antropocentrismo, per cui l’uomo sarebbe il padro-
Non solo l’uomo, ma anche gli animali hanno ricevuto da Dio un alito di vita, che proviene dal soffiare di Dio stesso (Sal 104, 29-30) (Giovanni Paolo II, udienza generale del 10.01.1990)
ne assoluto dell’universo affidatogli da Dio. L’unica preoccupazione di Dio sarebbe il destino dell’uomo e la sua salvezza, mentre gli animali non avrebbero alcun ruolo nel disegno d’amore di Dio e potrebbero quindi essere usati a piacimento dall’uomo. D’altra parte, non sono pochi i testi sacri che affermano la dignità degli animali e l’attenzione di Dio per loro. Citando un testo piuttosto che un altro per piegare a favore delle proprie idee le Scritture, si è quindi arrivati ad avere cristiani che pensano di poter trattare gli animali come degli oggetti ed altri cristiani che invece li idolatrano, riconoscendo loro una dignità pari se non superiore a quella degli esseri umani. Ma perché si è giunti a giustificare un dominio indiscriminato dell’uomo sugli animali? Il brano biblico ritenuto il principale “responsabile” di tale atteggiamento è contenuto nel racconto della creazione, dove Dio, dopo aver creato l’uomo e la donna, disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente settemiglia | Feb - Mar 2014 21
di PASQUALE VIOLANTE
Signore, ti preghiamo per tutte le creature, anche quelle che non sono intelligenti, perché esse hanno una loro missione, sebbene noi siamo incapaci di riconoscerla. E supplichiamo la tua grande tenerezza, perché tu hai promesso di salvare insieme l’uomo e gli animali (Sal 36,7) e hai concesso a tutti il tuo amore infinito. (preghiera di san Basilio)
22
che striscia sulla terra” (Gen 1,28). L’uomo avrebbe dunque ricevuto da Dio il compito di soggiogare la terra e di dominare sugli animali. È vero che l’uomo riceve da Dio il mandato di abitare la terra, ma riempirla non significa calpestarla. Come infatti scrisse Giovanni Paolo II, “il dominio accordato dal Creatore all’uomo non è un potere assoluto, né si può parlare di libertà di «usare e abusare», o di disporre delle cose come meglio aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione di «mangiare il frutto dell’albero» (Gen 2,16), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire” (enciclica Sollicitudo rei socialis, n. 34). Anche il biblista Enzo Bianchi ha osservato che “soggiogare” è la traduzione di kavash, che indica possedere in un rapporto amoroso. Dio chiede all’uomo di possedere la terra, ma questo possesso va esercitato con amore, conservando la bontà e la bellezza di quanto Egli ha creato. Si potrebbe forse pensare un Creatore felice se la più eccelsa delle sue creature opprime le altre sue creature, da Lui riconosciute come “cosa buona” (Gen 1,25)? Per quanto riguarda invece il verbo “dominare”, esso è la traduzione del verbo radah, che significa reggere, guidare, pascolare, azione tipica del re o del pastore, che ha cura dei suoi sudditi o delle sue pecore. Insomma, Dio non dà all’uomo alcun potere oppressivo, arbitrario, o di sfruttamento della terra e degli animali, ma gli chiede invece di esserne amorevole custode. È quanto ci ha chiesto di fare anche papa Francesco nella sua omelia di inizio pontificato del 19 marzo 2013: “ogni uomo deve custodire l’intero creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci
settemiglia | Feb - Mar 2014
ha mostrato san Francesco d’Assisi, avendo rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”. E proprio perché custodisca la bontà della creazione, all’uomo inizialmente non è concesso di cibarsi di animali, ma solo di piante erbacee: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo” (Gen 1,29). “In principio, cioè nell’intenzione di Dio, all’uomo è proposta una dieta vegetariana, sicché egli non deve uccidere gli animali per nutrirsi. Nella volontà creatrice di Dio il cosmo vive di un rapporto basato sull’assoluto rispetto della vita” (Enzo Bianchi). Ed infatti anche gli animali sono vegetariani: “A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra nei quali vi è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde” (Gen 1,30). Nella prospettiva iniziale di Dio era contemplata una visione completamente armonica della creazione, dove non esisteva violenza. Il peccato originale procura una frattura che separa l’uomo da Dio e da tutta l’armonia che questo legame d’amore determinava: il male e la violenza fanno il loro ingresso nel mondo. A subirne le conseguenze non sarà solo l’uomo ma l’intero creato. E così dopo l’uscita di
Noè dall’arca, Dio concede all’uomo di cibarsi degli animali: “Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe” (Gen 9,3). Ma “il poter mangiare carne da parte dell’uomo deve essere colto come concessione transeunte, sempre e comunque contrassegnata dall’avvertimento di non mangiare il sangue (Gen 9,4): ciò indica che l’uomo non è padrone della vita animale” (Enzo Bianchi). Il mondo voluto da Dio all’inizio è quello annunciato da Isaia per la fine dei tempi, quando “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. Il leone si ciberà di paglia, come il bue” (Is 11, 6-7). Infatti Dio ha stabilito la sua alleanza eterna non solo con gli uomini, ma con tutti gli esseri viventi: “Dio disse a Noè e ai suoi figli: io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, con tutti gli animali della terra. […] L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra” (Gen 9,8-10,16). Sono numerosi i brani biblici che mostrano come gli animali hanno una loro particolare relazione con Dio, che si preoccupa anche del loro nutrimento: “guardate gli uccelli del cielo: non semi-
nano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre” (Mt 6,26). Gli animali comunicano con Dio in un modo incomprensibile per l’uomo (Nm 22,21-35, Gn 2, 1 Re 17,1-6), partecipando alla sua lode: “Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli” (Dn 3,81). Anche “la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa: come muoiono queste, così muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. […] Chi sa se il soffio vitale dell’uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra?” (Qo 3,19,21). Dio infatti vuole la salvezza di tutto e tutti, perciò san Paolo afferma che “anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21). Gli animali non sono esclusi dal desiderio di salvezza di Dio, sono amati da Lui, per cui anche i cristiani sono chiamati ad amare tutte le creature, anticipando sulla terra la condizione finale del Regno, quando Dio sarà tutto in tutti (1 Cor 15,28) e l’armonia iniziale della creazione sarà ripristinata. Davvero possiamo dire con il salmista: “il tuo amore è più esteso del cielo […] tu sei salvezza per l’uomo e gli animali, s Signore” (Sal 36,6-7).
Amate gli animali, amate le piante, amate tutte le cose. Se amerai tutte le cose, tu scoprirai in esse il mistero divino. Amate gli animali, Dio ha dato loro un principio di pensiero e una gioia senza inquietudine. Non li turbate, non li tormentate, non togliete loro la gioia, non andate contro l’intenzione di Dio. Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali. (Fëdor Dostoevskij)
settemiglia | Feb - Mar 2014 23
di REDAZIONE
Il prete della “terra dei fuochi” Don Maurizio Patriciello combatte il degrado stando vicino alla sua gente raccogliendo in un libro le sue denunce
L IL VANGELO TERRA DEI FUOCHI di don Maurizio Patriciello 2013, 176 p., brossura Edizioni Imprimatur DELLA
24
’amore per la verità che diventa testimonianza: è questo il filo conduttore del libro “Vangelo dalla terra dei fuochi” di don Maurizio Patriciello, il prete anticamorra che dall’ètà di 29 anni è in trincea a difesa del suo territorio e del suo popolo e che ha raccolto la sua esperienza in quella terra tra il casertano e il napoletano devastata dalla camorra e dai rifiuti tossici. “Questo libro nasce come raccolta di editoriali sul tema del Sud in generale e sulla mia terra a cui bisogna sempre dare voce”. Don Maurizio punta il dito sulle istituzioni, le accusa di trascurare i giovani di queste terre, di essere indifferenti al bisogno e ai diritti, di lasciarli senza lavoro, in balia della camorra, della "radice perversa" che, in assenza dello Stato, si trasforma in una irresistibile calamita per i più giovani. Sino al prevedibile reclutamento criminale come unica prospettiva e, infine, alla
settemiglia | Feb - Mar 2014
galera come unico futuro. Il sacerdote usa l’arma del dialogo per tutelare la dignità della persone, offesa dall’arroganza della criminalità e dalla umiliazione di quella parte della classe politica e industriale collusa e che è scesa a patti con la camorra. “L'immondizia dei napoletani – afferma Patriciello – ce l'ho pure io dietro la parrocchia di Caivano. Quello che serve capire ora è la verità, sapere se oltre ai rifiuti casalinghi ci sono quelli pericolosi provenienti anche da altre parti d'Italia”. Vangelo dalla terra dei fuochi, è il contributo di un prete anticamorra che sa toccare le coscienze, anche quelle laiche. È Il racconto di un parroco di frontiera che non ha paura e che, con la sua testimonianza, apre per tutti, anche per i non credenti, la porta della speranza.
s
di ELENA FIORENZA
SOS Cibele Quando la Natura chiama, l’uomo risponde?
O
rmai siamo abitanti del mondo. La nostra casa è ovunque. Possiamo vivere lontanissimi gli uni dagli altri pur rimanendo in contatto e, al tempo stesso, nella vicinanza sentirci terribilmente soli. “Non c’è niente di più bello di casa propria” ed è per questo che le dedichiamo tempo, desideri, la curiamo rendendola accogliente e confortevole, in qualche modo le dedichiamo la vita, poiché ad essa rimarremo sempre, profondamente e inscindibilmente legati, a ricordare l’utero che ci ha protetti e fatti crescere per poi renderci pronti, almeno biologicamente, ad affrontare il mondo. Noi, infinitamente piccoli, accolti dall’infinitamente grande. “In principio Dio creò il Cielo e la Terra”, chiunque conosce queste parole, le ha sentite e in qualche modo, volente o nolente, le ha fatte proprie alzando lo sguardo verso l’immensità o volgendolo intorno a sé per contemplare una meraviglia sconfinata. Ma oggi cosa vedono le nostre pupille? Cosa c’è dove l’uomo impera? Bisogna per forza andar lontano, fuori dalla società, scavalcare inferriate e cartelli per ritornare all’origine? Madre matrigna, così era chiamata la Natura leopardiana o noi Figli ingrati? Nel 2006 è stato edito da Mondatori un romanzo che ha creato scandalo, scalpore, che ha fatto molto rumore (e non per nulla). Un vaticinio che oggi, dopo 8 anni, vediamo concretizzarsi sempre di più quando sentiamo parlare di “Terra dei fuochi” o di “Discariche a cielo aperto”. Roberto Saviano, come Cassandra, aveva denunciato tutto questo in Gomorra; Matteo Garrone lo ha vestito
“Sogno il mio Paese infine dignitoso, con un fiume con i pesci vivi a un’ora dalla casa[…]” Lucio Battisti con immagini, musiche, volti, impedendo anche ai più pigri di girare la testa e poter dire “Non lo sapevo”. Saviano ha denunciato – e continua tutt’ora a farlo – un Sistema che ha radici profonde e mani forti, che è votato alla distruzione e al profitto, lontano da qualsiasi etica e morale universalmente condivisibile. Non tutti possiamo avere questo coraggio e questa determinazione ma è nostro compito essere cittadini consapevoli e “saporiti”. Perché noi siamo il “sale della terra e la luce del mondo” e a questo compito non possiamo e non dobbiamo sottrarci, significherebbe decidere di abbandonare a sé stessa la casa che ci accoglie sempre, comunque e a prescindere da tutto.
GOMORRA di Roberto Saviano 2006, 331 p., brossura Edizioni Mondadori
“Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.” Robeto Saviano, Repubblica, 17 aprile 2010.
s
settemiglia | Feb - Mar 2014 25
di TONIA VITIELLO
Una scomoda verità
UNA SCOMODA VERITÀ di Davis Guggenheim documentario Anno 2006 Durata 94 min
La condizione del pianeta ed i rischi dei gas serra
I
l Pianeta sta andando verso la distruzione, e i responsabili siamo noi. I dati e i segnali parlano chiaro. Grosso modo dalla seconda metà del secolo scorso la popolazione mondiale è quasi triplicata, e la conseguente massiccia emissione di anidride carbonica (dovuta soprattutto all'utilizzo degli idrocarburi) ha inspessito l'atmosfera causando il surriscaldamento del pianeta perchè, in tal modo, essa trattiene maggiormente i raggi infrarossi solari. È "l'effetto serra", con tutti i disastri che ne conseguono, in un concatenamento accelerato. A evidenziare questo fenomeno sono le due aree soprannominate "sentinella": i due poli, che negli negli ultimi 40 anni hanno perso il 40% del loro spessore. Insieme all'Europa, i principali colpevoli del surriscaldamento sono gli Stati Uniti. Il problema è che l'American Petroleum Institute, principale organizzazione professionale statunitense nel campo dell'ingegneria petrolchimica e chimica, ha l'incarico di occuparsi delle politiche ambientali. Non potendo però lavorare contro i propri interessi, questi colossi dell'oro nero screditano i risultati scientifici allarmanti.
26
settemiglia | Feb - Mar 2014
La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è la scomoda verità che Al Gore, ex candidato alla presidenza USA nel 2000, si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra. Conscio di andare incontro allo scetticismo delle persone, ma forte delle sue ricerche nel campo e di vent’anni di esperienza, Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili: tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta. Il ritratto è sconfortante e, per questo, scomodo; scomodo per i governi che al momento fanno finta di non sentire, di non vedere e sapere, scomodo per le persone che pensano non ci siano limiti allo sviluppo. Davis Guggenheim (regista di serie TV come E.R.) elabora un film/documentario partendo da questi incontri. “Una scomoda verità” non è un film da vedere sgranocchiando popcorn, è un cine-notiziario realistico agghiacciante, è una di quelle opere che vanno viste perché riguarda il futuro di tutti, nessus no escluso.
di SCELTO TRA VOI
FILASTROCCA BELLA E PURA VIVA, VIVA LA NATURA!
Filastrocca bella e pura: Viva, viva la natura! C’è una vita intorno a me Che più bella non ce n’è; è una festa contagiosa che la Terra fa gioiosa. Cani, gatti ed uccellini tutt’insieme, che carini, corron lieti a perdifiato s’un fiorito e verde prato. Farfalline svolazzanti, anatrelle strombazzanti, mille bimbi tutti in tondo in un grande girotondo.
Carissimi lettori, questo spazio è dedicato ai vostri scritti. Non preoccupatevi se non li vedrete subito inseriti perchè li conserveremo e, statene certi, li faremo uscire appena possibile. La redazione, comunque, li leggerà sempre e ne farà tesoro conservandoli nel proprio archivio. Attenti però, se gli interventi saranno anonimi non verranno pubblicati. Grazie della vostra attenzione e ...preziosa collaborazione. la redazione
Quanta gioia che qui c’è e il motivo sai qual è? Mari, fiumi, laghi e pozzi, son puliti, non più zozzi. Sulle spiagge nonna Nunzia non ci trova più immondizia. e se va sulla montagna finalmente, è una cuccagna. Non c’è più l’inquinamento, e pulito è pure il vento; la mia Terra s’è salvata e la pace è ritrovata. Filastrocca bella e pura dice “Grazie” la natura. Enzo Fiorenza... così, per gioco.
s
settemiglia | Feb - Mar 2014 27
Il tuo 5xmille a Trame Africane: cf.: 97234370589