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Settemiglia - anno III, n°4

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settemiglia

anno III ‐ n°4

da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno

Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa

PASQUA 2013


22 MARZO - VENERDÌ ore 19,30 Via Crucis cittadina 25 MARZO - LUNEDÌ SANTO ore 18,00 Santa Messa collettiva ore 18,30 Confessioni fino alle 22,00 26 MARZO - MARTEDÌ SANTO ore 18,00 Santa Messa collettiva ore 18,30 Confessioni fino alle 22,00 27 MARZO - MERCOLEDÌ SANTO ore 09,00 Santa Messa collettiva in chiesa piccola interruzione Adorazione Perpetua ore 09,30 Confessioni fino alle 12,00 Preparazione dell’altare della reposizione: si prega di portare i vasi con il grano entro le ore 18,00 28 MARZO - GIOVEDÌ SANTO ore 09,30 Santa Messa del Crisma Basilica Cattedrale, Nola ore 20,00 Santa Messa nella Cena del Signore - Lavanda dei piedi ore 23,30 Adorazione Eucaristica Comunitaria Confessioni

31 MARZO - DOMENICA DI RISURREZIONE ore 8,30 Santa Messa ore 11,00 Santa Messa ore 18,00 Santa Messa 01 APRILE - LUNEDÌ IN ALBIS ore 09,00 Santa Messa collettiva 04 APRILE - GIOVEDÌ SANTO ore 09,00 Santa Messa collettiva in chiesa piccola Esposizione del SS. Sacramento Adorazione Perpetua Carissimi, ci apprestiamo a rivivere nei giorni della Settimana Santa il grande mistero della nostra salvezza.Questi giorni sono quanto meno opportuni per rendere più viva la conversione del nostro cuore a Gesù che per amore è morto per noi. Lasciamo che sia Santa Maria, la Vergine fedele, ad accompagnarci; con Lei sostiamo nel cenacolo e restiamo accanto a Gesù sul Calvario, per incontrarlo infine risorto il giorno di Pasqua. Vi aspetto! don Peppino De Luca parroco

29 MARZO - VENERDÌ SANTO ore 09,00 Confessioni fino alle 12,00 ore 19,00 Celebrazione della Passione del Signore 30 MARZO - SABATO SANTO ore 09,00 Confessioni fino alle 12,00 ore 12,00 Preghiera della profumazione dell’altare ore 17,00 Confessioni fino alle 20,00 ore 23,00 Veglia Pasquale nella Notte Santa

PASQUAprogramma 2013


SPECIALE FEBBRAIO - MARZO 2013

settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione VINCENZO FIORENZA PASQUALE VELLECA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA Rubriche ROSA MATARAZZO JOSHUA FRANCO CIPRIANO FRANCESCO QUAGLIOZZI Vignette ROSARIA SCOTTO E‐Mail ed Info redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa Arti Grafiche Bruno

PASQUA E’ LA FESTA DEI MACIGNI ROTOLATI Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme, messa all’imboccatura dell’anima, che a volte non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe allineate. Ognuna col suo sigillo di morte. Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi.

E se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo del terremoto che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo. Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto. Il Vangelo ci dice che i due accadimenti supremi della storia della salvezza, morte e resurrezione di Gesù, furono entrambi caratterizzati dal terremoto (Mt 27, 51; 28, 2). Pasqua, dunque, non è la festa del ristagno.

In questo numero

RIFLESSIONI Il silenzio si può rompere di Tonia Vitiello pag. 9

RIFLESSIONI Piccole riflessioni di un... ri-morto di Ciro Coticelli pag. 11

ARTE Poesia, filosofia e pittura: un incontro di Franco Cipriano pag. 12-13-14

VOLTI Benedetto XVI: il Papa del coraggio di Pasquale Velleca pag. 15

TRADIZIONI L’uovo di Pasqua di Mariagrazia Manca pag. 16-17

INREDAZIONE Invocazione d’amore di Cav. Angelo Martone pag. 19

SPORT Il caso Oscar Pistorius di Francesco Quagliozzi pag. 22

CINEMA J. C. Superstar di Elena Fiorenza pag. 23 settemiglia | Feb - Mar 2013

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di DON PEPPINO

DE

LUCA

Papa Francesco, spiragli di una nuova primavera L'elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio

«Vi chiedo un favore: benedite me prima che io benedica voi. Si tratta della benedizione del popolo per il suo vescovo» Queste le prime parole che Jorge Maria Bergoglio, Papa Francesco, ha pronunciato alla folla di fedeli in piazza San Pietro.

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n queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare. Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile.

va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo

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Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.


edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio. Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore. Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti. Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. s Così sia.

Questo Vangelo prosegue con una situa- OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO Cappella Sistina zione speciale. Lo stesso Pietro che ha Giovedì, 14 marzo 2013 confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce.

“Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto!”. (Mt. 28,5s) Carissimi, è questo l’annuncio stupendo, gioioso, consolante, che il Vangelo ci dà nella celebrazione della Pasqua: “Gesù è risorto!”. Scambiandoci gli auguri, siamo chiamati a festeggiare e a rendere attuale per noi questo evento straordinario, che apre il nostro cuore: la Pasqua è la festa della speranza! Questa nuova primavera della chiesa ne è la testimonianza… don Peppino De Luca parroco

Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, 266º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica.

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di VINCENZO FIORENZA

L’Italia è (ancora) una Repubblica democratica fondata sul lavoro (?) I valori per rinnovare l’Italia Nelle nostre parrocchie dovremmo sprecare meno energie per la “logica del pacco” e impiegare più risorse e competenze per “gridare”, come hanno fatto i lavoratori di Pomigliano, che il “lavoro è dignità, non carità”.

Anche noi cristiani dobbiamo fare un esame di coscienza. Spesso ci siamo accontentati di fare più opera di supplenza allo stato, con la nostra carità intesa come “elemosina”, piuttosto che con la nostra “carità politica”, che, sola, promuove l’uomo e lo evangelizza veramente. Anche nelle nostre comunità non è ancora chiaro che se la carità non si coniuga con la giustizia, non ci saranno mai la giustizia e la pace sociale.

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on Aniello Tortora è parroco della chiesa di Maria SS. del Rosario, a Pomigliano d’Arco. Nella Diocesi svolge la funzione di Direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale e Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato. Il 9 febbraio scorso Giuseppe Bulgarella, un operaio di Trapani, si toglieva la vita lasciando un biglietto nella Costituzione italiana. Diceva: “L'articolo 1 dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo? […] Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione”… … Una morte che ci ha scosso tutti. Siamo stati costretti a riflettere, ancora, su questa tragedia. Come del resto su tante altre in questi ultimi tempi. Tanti imprenditori si sono tolti la vita. È un grido d’allarme per l’intera società. Per il mondo della politica, per i sindacati, per la Chiesa. Per la politica, perché sia sempre più attenta ai veri problemi della gente. Cerchi di colmare il divario tra ricchi e poveri, tra fortunati e sfortunati, tra chi ha di più e chi ormai non arriva nemmeno alla seconda settimana del mese. Le povertà stanno aumentando soprattutto qui al Sud e tanta gente non ce la fa più. C’è disperazione e incertezza per il futuro. Anche il risultato delle recenti elezioni deve essere un segnale serio da parte dei cittadini per la classe politica: c’è voglia di cambiamento e le forze politiche devono assolutamente intercettare questo biso-

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gno e questa esigenza. L’etica, la ricerca del bene comune, la moralità, l’onestà, la legalità non devono essere parole vuote, ma azione concreta e quotidiana. Tu sei da sempre vicino agli operai Fiat di Pomigliano e alle loro vertenze per conservare non solo il cosiddetto posto di lavoro, ma anche per migliorare le condizioni stesse del lavoro. Come si fa a mantenere viva la speranza che si possa arrivare ad un nuovo modo di conciliare le priorità del mondo del lavoro e quelle dell’imprenditoria? Dobbiamo dire con coraggio e umiltà che non sempre siamo tutti testimoni di legalità, di eticità e di cittadinanza attiva. Spesso anche in noi prevale la rassegnazione, il vittimismo, la mancanza di speranza. La Pasqua ci ricorda, invece, che siamo “figli della Risurrezione” e dobbiamo, anche nel vivere sociale, essere “portatori di speranza”, con la vita e con la


Nella foto, vicino al Vescovo, a destra, Don Aniello Tortora, parroco della chiesa di Maria SS. del Rosario, a Pomigliano d’Arco.

parola. Non a caso Giovanni Paolo II, nella sua storica visita a Nola (23 maggio 1992) disse: “Costruire la speranza! Più grave del pur grave degrado economico e sociale è la rassegnazione. Guai a lasciarsi andare dinanzi ai fattori della disgregazione sociale che tanto vi danno pensiero! Guai a considerare irreversibile il processo di scadimento di quei valori che sono stati e debbono tuttora costituire la ricchezza spirituale della vostra gente. Bisogna reagire con coraggio.” Se da un lato ci colpiscono i licenziamenti di tante persone che hanno una famiglia, dei figli da mantenere e che, per la loro età, non sono in grado di ricostruire una nuova professionalità, dall’altro lato ci preoccupa ancora di più la disoccupazione giovanile. Com’è possibile costruire una società equilibrata, ottimista, lungimirante e funzionante se i giovani non trovano un’occupazione consona ai loro sogni, alle loro attitudini, alle loro competenze? La legge Biagi avrebbe dovuto ridurre il problema ed aprire il mercato del lavoro offrendo ai giovani le migliori opportunità per inserirsi, ma non è stato così. Anzi, ciò che doveva essere occasione di sviluppo è diventato ingabbiamento, sfruttamento, umiliazione…

Ed è quanto cerchiamo e cerco di fare qui a Pomigliano con il mondo del lavoro, che nella città non è solo Fiat, anche se negli ultimi tempi il “problema Fiat” è molto rilevante. La problematica che vive attualmente la Fiat è nella difficoltà nell’attuare i princìpi della Dottrina sociale della Chiesa. Per la Chiesa bisogna “vedere” anche il lavoro alla luce della fede. Il significato e la dignità vanno ricercati primariamente nel soggetto che lo realizza, cioè l’uomo. Rispetto alla dimensione “oggettiva” del lavoro, è necessario, soprattutto oggi, affermare con forza l’illiceità della riduzione del lavoro a merce, e il diritto di ogni uomo al lavoro e alla giusta retribuzione. L’attuale “idolatria del mercato”, denunciata sempre dai vari pontefici, sta rischiando di portare l’intera società a conseguenze funeste per i più poveri, per i più deboli, per i meno garantiti. Ed è quanto sta accadendo a Pomigliano. Il mercato sta condizionando il lavoro, la produttività, l’azienda, le stesse concertazioni sindacali. E chi sta pagando le conseguenze sono solo i lavoratori, che ormai da tre anni vivono in cassintegrazione e con la spada di Damocle continuamente sulle loro teste. L’uomo, per la Chiesa, viene prima dello

Diceva don Milani ai suoi ragazzi: “Il problema tuo è uguale al mio. Sortirne insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”. Questo deve essere la politica. Non più una “cosa sporca”, come pensano in tanti, ma, come anche diceva il grande Paolo VI, “la forma più alta di esercitare la carità”.

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di VINCENZO FIORENZA

Una ricerca de “la Repubblica” dell’8 febbraio 2013, definì il sistema produttivo del nostro Paese antiquato, povero e, dunque, a bassa produttività. Il male che affligge l’Italia e gli italiani è questo: pur lavorando, in termini di ore, molto sopra la media europea, siamo i più arretrati in termini di creazione di nuovi lavori.

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spread, del lavoro e dello stesso capitale. “E’ il lavoro per l’uomo, non l’uomo per il lavoro”. Quando si parla di lavoro si deve per forza parlare anche di sistema formativo e di collaborazione tra il mondo della scuola e dell’imprenditoria. In Italia, fino ad oggi, non siamo stati capaci di unire queste due realtà. La responsabilità, per me, ricade soprattutto sui politici e sui sindacati che, a partire dal dopoguerra ad oggi, non si sono mai posti il problema sul serio. Bada bene, però, non mi sto riferendo alle necessità del mercato del lavoro. Quello che sostengo è che manca la cultura del lavoro. Ai giovani si dovrebbe dare una formazione tale da diventare uomini e donne di “qualità” per poter essere lavoratori di qualità, altrimenti il lavoro diventa un ripiego, una necessità per sopravvivere e non il modo per realizzare se stessi. Dall’altro lato manca nella classe imprenditoriale (tranne rare eccezioni), l’idea dell’assunzione di persone e non semplicemente di operai. Col Progetto Policoro la Chiesa sta educando i giovani ad una nuova cultura del lavoro. Attraverso questa opera di “alfabetizzazione” tanti giovani stanno dicendo “No” alla logica della raccomandazione e della “prostituzione politico-sociale”. Abbiamo giovani meravigliosi, pieni di creatività e competenze. È necessario che prendano coscienza dei loro talenti e rischino di persona o insieme. La cooperazione e l’intrapresa sono già il presente e saranno il futuro dei nostri ragazzi. Sono essi stessi che devono rendersi protagonisti del loro futuro e dare speranza al nostro meraviglioso territorio, pieno di risorse e bellezze ancora da sfrut-

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tare per creare occasioni di lavoro. “Solo il Mezzogiorno salverà il Mezzogiorno”, diceva don Sturzo. La Chiesa, in questo, sta facendo la sua parte. E anche la scuola deve attrezzarsi per collegarsi al mondo del lavoro. Un contatto necessario ritengo ci debba essere, per esempio, tra le categorie imprenditoriali e il mondo della scuola. Stages, visite, collegamenti e incontri continui sono necessarissimi. Spesso la scuola “sforna” competenze non adatte o per niente utili all’attuale mercato del lavoro. In questo senso la politica può e deve fare di più. Possiamo concludere, con uno spiraglio di luce… …e non solo per Pomigliano, ma soprattutto per i tanti giovani (i “nuovi poveri”), che subiscono la inoccupazione, la disoccupazione, la precarietà. La “Laborem exercens” dice che mediante il lavoro “l’uomo si realizza, e in un certo senso, diventa più uomo”. E, allora, tutti gli sforzi dell’intera società devono essere indirizzati a mettere al centro i giovani e la loro precaria situazione lavorativa. Questo deve fare, assolutamente, il prossimo nuovo governo. Questo deve fare, con molta più forza, la stessa Chiesa. Anche noi cristiani dobbiamo fare un esame di coscienza. Spesso ci siamo accontentati di fare più opera di supplenza allo stato, con la nostra carità intesa come “elemosina”, piuttosto che con la nostra “carità politica”, che, sola, promuove l’uomo e lo evangelizza veramente. Anche nelle nostre comunità non è ancora chiaro che se la carità non si coniuga con la giustizia, non ci saranno mai la giustizia e la pace sociale. Grazie.

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di TONIA VITIELLO

Il silenzio si può rompere Mai più violenza sulle donne! “La violenza distrugge ciò che vuole difendere: la dignità, la libertà, e la vita delle persone.” Giovanni Paolo II

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n Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, una compagna, una figlia, un’amante, una sorella, una ex. Magari in famiglia, perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è Amore. La uccide perché la considera una sua proprietà, perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, e sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro. E noi che siamo ingenue, spesso scambiamo tutto per Amore. Ma l’Amore con la violenza e le botte non c’entra niente. L’Amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione. Un uomo che ci picchia non ci ama. Mettiamocelo in testa. Vogliamo credere che ci ami? Bene, allora ci ama male. Non è questo l’Amore, lo dobbiamo capire al primo schiaffo perché tanto ne arriverà anche un secondo, un terzo, un quarto. L’Amore rende felici e riempie il cuore, non rompe le costole, non lascia i lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i

gatti? No, ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.” Ogni giorno apprendiamo dai Tg notizie che riguardano la violenza sulle donne, una delle ultime riguarda l’atleta Pistorius accusato di aver ucciso la fidanzata proprio il giorno di San Valentino. Quando ho deciso di parlare di questo argomento, in mio “soccorso” è arrivata la Littizzetto che, con garbo, ha trattato un tema scottante. Per questo ho deciso di utilizzare, indegnamente, le sue parole. Parlarne, scriverne, è sicuramente un passo importante per capire. E capirci qualcosa aiuta a superare quel senso di turbata estraneità che ci prende davanti a fatti di cronaca e aiuta magari le vittime, almeno alcune tra loro, a scuotersi e salvarsi in tempo. Su questo tema si è generato un grande movimento di associazioni, gruppi di studiose, di artiste, rappresentanti della politica, della magistratura e dei media. Chissà che non sia l’inizio di un cambiamento d’epoca. Per tutte noi, io lo spero vivamente.

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di ROSA MATARAZZO

Terra degli uomini Cristo risorge ogni giorno

*da Terra degli uomini Lorenzo Jovanotti Inedito tratto dall'album BACKUP (1987-2012)

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utta la vita non è solamente retorica,ma sostanza purissima, che ti nutre le cellule, e ti fa venir voglia di vivere fino all'ultimo attimo.* Come possiamo capirlo? Quali sono i segni che ci testimoniano che è vero, che Cristo è risorto e che risorge ancora, continuamente, ogni giorno? Lo sentiamo così distante da noi, come se fosse un’entità aurea, come se la sua presenza si racchiudesse in una statua, in un’immagine che con il tempo sbiadisce e che non si riconosce più. È molto più semplice di quanto pensiamo. Il Signore è al nostro fianco, nelle cose di tutti i giorni, nelle parole non dette e in quelle dette troppo presto, negli errori e nelle vittorie, in un bacio, in un amore che si dimostra con i gesti quotidiani, in una madre, in un padre, nei nostri nonni, nei figli, negli amici, in quelle persone per le quali non abbiamo mai smesso di serbare rancore, in quel debole a cui tendere l’intero braccio e in quella giornata in cui ci sveglia-

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mo e pensiamo di non farcela più, di dover mollare tutto perché la strada è troppo difficile, non è alla nostra altezza, ci stanca, ci umilia, non conserva la nostra integrità, la nostra forza, il nostro sorriso, la nostra dignità. La Resurrezione è lì, allo stesso tempo in un angolo e al centro di tutto, si mette nel bel mezzo della nostra esistenza e ci scuote, ci ricorda che non c’è altra via se non quella di essere vivi e di fare ogni giorno del nostro meglio con quello che Dio ci ha concesso perché ognuno di noi ha un motivo per stare al mondo e tutti siamo importanti allo stesso modo per Lui. Mai darla vinta al buio! Mai darla vinta ai giorni iniziati male! C’è sempre un modo per far sì che la nostra vita riprenda la piega giusta ed è più facile trovarlo essendo consapevoli che c’è in ogni istante qualcuno al nostro fianco. Ed ecco che ogni giorno anche noi decis diamo di risorgere.


di CIRO COTICELLI

Crocifisso ligneo di Michelangelo Buonarroti.

Piccole riflessioni di... un ri-morto ...che sia Resurrezione!

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uest'anno no. Non ci ricasco. Lui risorge, firma il solito assegno in bianco a favore dell'umanità e, non dico tanto, ma qualche talento stavolta lo voglio restituire. Niente promesse esagerate, ma non deve passare nemmeno con un giorno qualsiasi. Si, mi conviene capire, scegliere, programmare. Devo cercare di accogliere al meglio la Resurrezione... e non morire nuovamente il giorno dopo e quello dopo ancora. Il “Signore purificami, da domani non peccherò più, sarò “buono-bravo-altruista-generoso-insommaperfetto” non ha funzionato. Ci ho provato, ma dopo la domenica c'è il lunedì e poi viene il martedì, poi il mercoledì... e ogni giorno ha sempre portato via con sé un po' dei buoni intendimenti iniziali.

ridotto al pranzo della domenica: casatiello (buono per carità), salame, uova di cioccolato, pastiera, etc etc etc... (molti et cetera). Pancia piena e cuore vuoto. Quest'anno punto all'asse orizzontale della Croce. Al suo abbraccio. Piccoli passi vero la Croce. Sedotto dalla luce del Suo amore. Piccoli passi verso la Resurrezione. Decisi. Fermi. Trovare la mia roccia, un po' più in là rispetto a dove mi trovo oggi, e non tornare indietro. Anche perchè, a pensarci bene, sarei un idiota ad accorgermi della grandezza del Cristo Risorto e morire nuovamente.

“...seguiamo il più pazzo fra tutti, Gesù Cristo, nato in una grotta e morto su una croce per noi. E facciamoci contagiare anche noi da quella follia che può cambiare il mondo!” Padre Beniamino Depalma, Vescovo di Nola

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Certamente peggio sarebbe vivere questo momento, così decisivo per ogni cristiano, come due anni fa, dove tutto si è settemiglia | Feb - Mar 2013 11


di FRANCO CIPRIANO

Poesia, filosofia e pittura: un incontro In questo numero di Settemiglia la rubrica Arte è dedicata anche alla poesia. Ospitiamo un componimento inedito di Giuseppe Limone, filosofo e poeta. Scritto appositamente per Settemiglia, è un dono pasquale che l’autore ha fatto alla nostra rivista. Al testo poetico si affiancano immagini di opere di Franco Cipriano, interroganti icone del corpo dell’anima risorgente.

RISALIRÀ COME DAL POZZO Se la Pasqua non è la rivoluzione del passaggio dalla cieca competizione delle tecniche che ci rende servi alle speranze dei singoli bambini che ci rendono liberi, vana è la nostra fede in una qualsiasi civiltà. Chi dice: “Io amo Dio” e odia il proprio fratello, egli è un bugiardo. Chi non ama il fratello, che vede, non può amare Dio, che non vede. (Gv, I Ep. 4, 20)

Io ti rividi, Signore, al pozzo ieri con la samaritana. Era l’ora mitissima in cui cova un fulmine segreto. Risalirà come l’acqua dal pozzo l’anima, quando rinsaviremo, quando ci radicheremo nell’incrocio fra i due legni attaccati a compimento, l’uno sull’altro, fra le braccia orizzontali degli uomini che si corrono incontro e le rose verticali delle stelle e potremo capire, Signore, in questo tuo dolore che ci guarda il tuo grido di fede nella luce. In questa terra di glicini e di croci mentre l’universo si affama sull’orlo di un’aurora che soffoca e non sa come spuntare, 12

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assetaci di te dissetaci di te, tu che ci ami uno alla volta e hai fede nella nostra irrimediata povertà, ora che siamo scarti di vite a mani vuote e monche con le speranze mute dei bambini. Ogni giorno potere noi essere, Signore, l’acqua che dal pozzo alle labbra dell’altro sale alla luce per dissetarlo e dissetarsi mentre lo disseta. L’acqua che risale dice sì a chi operando all’aria la conduce. Come all’angelo la povera fanciulla disse sì. L’acqua che sale è acqua che risorge e dissetando risorge nel suo tu. Se risorgi per dirci, Signore, che siamo tutti sull’orlo del crinale che ci separa dall’oltre, sul brivido del taglio della nostra pasqua personale; se risorgi per dirci che guardare all’abisso che accomuna è l’unica rete che ci salva; se risorgi per darci coraggio a dire il sì al dolore del bambino assetato che ci guarda; se il peccato è l’assenza dell’amore, liberarci dal peccato sarà liberare l’amore. Giunti ai bordi del pianeta, Signore, in questa palla che gira nel suo vuoto dove il danaro comanda e ci fa schiavi e brucia il mondo liquefacendo popoli e ghiacciai in orde di migranti, con l’impassibile idolo del sé, sull’orlo del crinale sveglia, Signore, la nostra acqua dal fondo a risalire, a dire sì, illuminaci sulla miopia che ci fa schiavi, apri l’aurora, restituisci i bimbi all’ora del creato.

In ordine, dalla pagina a fianco, opere di Franco Cipriano: Trasfigurazione, 2003, inchiostro su carta, cm 50 x 35. Crux Crucis, 2002, inchiostro su carta, cm 35 x 25. Non apparve sangue, 2003, inchiostro su carta, cm 71 x 51

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di FRANCO CIPRIANO

www.giuseppelimone.it giuseppelimone@tin.it

Giuseppe Limone è professore ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, Facoltà di Giurisprudenza. Si è occupato frequentemente, con vari saggi, di temi estetici e religiosi, calibrando qualità ideali e testuali ed elucidandone la caratura filosofica e simbolica. I suoi interessi di ricerca congiungono, in una curvatura transdisciplinare specifica, profili teoretici, epistemologici, etici, filosoficopratici e simbolici. È stato più volte invitato in Convegni a relazionare sui rapporti tra filosofia e poesia. Accanto all’attività filosofica ha un’intensa produzione poetica. Negli ultimi anni va ponendo un'attenzione sempre crescente alla ricerca artistica e alla riflessione sull’arte contemporanea. Giuseppe Limone, “Sette passi nella luce”

Franco Cipriano con Giuseppe Limone in visita alla mostra Dialoghi di Luce, nel maggio del 2009 Ecce Corpus Lucis, 2009, pittura e incisioni murali

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[…] Sul versante destro, all’altro lato dell’ingresso della chiesa, apre e conclude i sei passi l’opera di Franco Cipriano. Qui, passando per un arco di accesso al campanile, un’energia silenziosa si fa ascesa lungo una tastiera ripida di scale povere, scabre, essenziali, a chiocciola, a spirale. Qui, lungo le murature appare più volte una forma tatuata, simile a un corpo tranciato, a una figura cerebellare divisa, a una nota musicale spaccata. Si tratta di un'orma incisa nella pietra come una ferita, come un codice segreto. (…) La forma tatuata sembra alludere a una matrice nascosta di cui è solo l'ombra proiettata, mentre scandisce segretamente una domanda muta. Essa sorge da un silenzio che sale verso una stremata purezza. Qui una fame di vetta corre a fatica verso l’alto, verso il campanile, verso una porta segnata da una crittografia di numeri, da una

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Il suo percorso critico è testimoniato dagli scritti: L'ascesi del colore come il colore dell'ascesi, in Franco Cipriano, La cenere del cielo, Napoli 2002 e Sei Passi nella luce, creazioni d'arte e riflessioni teoretiche in un dialogo a specchio: due volti del sacro, in Dialoghi di luce, Nicola Longobardi Editore, Castellammare di Stabia, 2009. Importantissimo per i rapporti tra arte e sacro è il saggio: Giuseppe Limone, Creazione estetica e fede religiosa. Arte e religione fra poiesis e verità. Relazione al Convegno dell’Associazione Italiana di Filosofia della Religione, tenuto il 22.6.2002 a Roma su ‘Religione, estetica e il concetto di immaginazione’, presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, Facoltà di Filosofia, Villa Mirafiori.

numerografia di risposte a domande segrete. Vi si annuncia il Cinquanta biblico come tempo della maturazione. Della Pentecoste. Tutto aspira a scarnificarsi verso un livello supremo di matrice, la cui anima è il numero. In una numerografia che vela e svela il suo bisogno di luce. L’oblio si fa memoria; l’umiltà altezza; l’immemoriale ascesa. Il silenzio diventa pian piano possibile sole. Dalle viscere d'un minimo cosmo, per frattàli, un grido scavato si fa spasimo di liberazione. […] in Franco Cipriano si dà un innestarsi perenne di ascesa e discesa, di scarnificazione e di vette, di leggerezza e di forza. Si sviluppa così un movimento convettivo dell’anima che fra bolle di forme scavate si fa luce. […] in Dialoghi di luce (a cura di Raffaella Barbato), Nicola Longobardi editore, 2009

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a cura di PASQUALE VELLECA

BENEDETTO XVI: IL PAPA DEL CORAGGIO “Lascio per il bene della Chiesa”

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ecisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae…le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Pastore umile, mite, coraggioso e deciso per amore della Chiesa di Cristo, Benedetto XVI ha davvero guidato la Barca di Pietro in acque calme e tempestose verso il porto sicuro della fede in Gesù Cristo Re dell’Universo. Benedetto XVI sarà ricordato come il Papa del gran coraggio. Da circa seicento anni non era più successo che un Papa rinunciasse al suo alto magistero petrino al servizio della Chiesa di Cristo. Egli ci ha ricordato che il Papa è il vicario di Cristo: l'importante è che vada avanti il messaggio di Cristo, anche se questo richiede un passo indietro da parte del Pontefice. Come Giovanni Battista disse “Bisogna che egli cresca e che io diminuisca” in riferimento a Gesù, rinunciando al ministero petrino, Papa Ratzinger ha fatto esattamente questo, ha diminuito se stesso per far andare avanti la parola di Cristo. Il suo è un atto di rinuncia e d'amore allo stesso tempo, è la negazione di sé per il bene degli altri. Il Papa ha dimostrato di non essere attaccato al potere, ha mostrato l’umiltà di farsi da parte e di nascondersi al mondo come il Signore dopo l’Ascensione. È il modo per essere ancora più presente nella Chiesa, lui rimarrà Benedetto XVI nella storia della Chiesa fino alla morte, pur avendo rinunciato ad esercitare il suo ufficio petrino. La sua non è una “discesa dalla croce” ma è, piuttosto, il gesto di chi, sul-

l’esempio di Gesù che spogliò se stesso, Benedetto XVI accoglie la croce dell’età avanzata, che toglie le forze e rende ancor più impotente. La scelta di Benedetto XVI è la più evidente manifestazione del principio che regge tutta la struttura della Chiesa: «Tra i fedeli di Cristo ogni incarico è fatto per servire e non per essere serviti» ed è proprio la comprensione profonda di questa distinzione tra persona e servizio che ha portato il Papa alla rinuncia, evento dettato dal suo amore per la Chiesa che è di Cristo, non del Papa, dei cardinali, dei vescovi, o di qualsiasi altra autorità cattolica. “Io sarò con voi fino alla fine del mondo” ci rassicura Gesù. Mai la Chiesa perde la speranza, mai! La Chiesa è mistero di fede, il Papa è il Vicario di Cristo e Lui non verrà mai a mancare (card. Georges Cottier, teologo della Casa Pontificia).

Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera. (Benedetto XVI, 24 feb. 2013)

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JOSEPH RATZINGER, PAPA BENEDETTO XVI Vescovo di Roma, 265º Papa della Chiesa cattolica dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. settemiglia | Feb - Mar 2013 15


di MARIAGRAZIA MANCA

Uova sode dipinte a mano Quella delle uova sode dipinte a mano è una tradizione del medioevo che a difficoltà sopravvive fino a noi. Ma si tratta anche di una usanza molto divertente e piacevole nei risultati.

L’uovo di Pasqua è nato con Cristo? Cerchiamo di capirlo insieme

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ella Pasqua la celebrazione della morte e della resurrezione di Cristo sono un momento speciale per riflettere sul significato della redenzione dell'umanità e per gioire delle conquiste del Divino Salvatore. Come si inseriscono dunque le uova pasquali e qual è il rapporto esistente tra questa celebrazione di carattere religioso e l'usanza di scambiarsi uova di Pasqua? La tradizione cristiana, con lo scambio di uova pasquali, celebra la Sua eterna rinascita, che ancor più diviene autentica nascita del rinnovamento spirituale di ogni singolo individuo. Spesso, però, la società consumistica tende ad estrapolare "pezzi di storia" isolandoli e legandoli ad un destino esclusivamente economico del mondo

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del business, riducendo il naturale "concepimento" di quel prodotto ad una consuetudine meccanica priva di storia. Cerchiamo di capire insieme l'origine delle uova pasquali e come il loro destino sia divenuto, poi, entità legata a Cristo. L'uovo ha avuto marcati tratti simbolici sin dai tempi antichi, come nel caso del simbolo dell'uovo cosmico. Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità: secondo alcune credenze pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati due emisferi che andavano a creare un unico uovo, mentre gli antichi Egizi consideravano l'uovo come il fulcro dei


quattro elementi dell'universo (acqua, aria, terra e fuoco). La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi Persiani, dove era diffusa la tradizione dello scambio di semplici uova di gallina all'avvento della stagione primaverile, seguiti nel tempo da altri popoli antichi quali gli Egizi. Come si può notare, da tempo, l'uovo ha rappresentato per l'intera umanità una forza carismatica di grande valore, uno spirito di iniziazione e di rivelazione tramandato di generazione in generazione. Le notizie della tradizione dell'uso dell'uovo durante le commemorazioni tra i cristiani, ci portano fino al IV secolo e hanno uno stretto vincolo con la Quaresima. In questo periodo era vietato il consumo di uova durante il periodo penitenziale dei quaranta giorni. In questo modo se ne accumulava una gran quantità nelle dispense familiari. Per evitare lo spreco, esse erano regalate ai bambini, che, a partire dal Giovedì Santo si recavano di casa in casa per raccoglierle. La presenza delle uova la troviamo anche in una leggenda puramente cristiana dove si narra di Maria Maddalena, che, di ritorno dal sepolcro

"Nell'uovo di Pasqua che mai ci sarà? C'è forse nascosta la felicità? Apritelo piano se no, la per là, la dolce sorpresa scappare potrà"

rimasto vuoto, nel tentativo di tornare a casa per raccontare il miracolo ai discepoli, si imbattè in Pietro che non le credette, affermando: “ti crederò solo se le uova che porti nel cestello si coloreranno di rosso”, ed ecco che immediatamente le uova assunsero un colore purporeo. Da allora alla fine di ogni messa pasquale venivano donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso a testimonianza del sangue versato da Gesù. Ecco che le uova divennero simbolo di rinascita della resurrezione di Cristo che uscì vivo dalla tomba; divennero simbolo della stessa vita. Nonostante l'uovo sia apparentemente morto, esso contiene una vita che, impropriamente, sorge al suo interno. Questo è il senso della Pasqua! Dopo la morte viene il passaggio per la resurrezione e la vita. Cristo lasciò l'interno del suo sepolcro con la vita, vinse la morte, distrusse il Tempio e lo ricostruì in tre giorni. Quale miglior simbolo potrebbe, dunque, rappresentare la rinascita di Cristo? Con quale altro gesto potremmo testimoniare al nostro prossimo che Cristo muore e rinasce continuamente per noi e in noi? Mantenere viva l'informazione e il ricordo, sapere da dove si parte per comprendere dove si è arrivati è uno dei tanti ingredienti per non perdere il valos re di ogni singolo evento.

A LATO

MARIA MADDALENA Icona di Maria Maddalena della Chiesa Ortodossa

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di JOSHUA

Frankeinstein si diventa

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ogni e possibilità erano le due parole che più di tutte rimbombavano con forza nella sua mente ormai già da un paio di settimane. Eppure gli sembravano, più che sussurri, echi lontani e sfumati, poiché il suo destino era del tutto diverso: avrebbe dovuto seguire le orme del padre ed entrare in politica, altrimenti guai! Un figlio che rifiuta un futuro così promettente e per cosa? Per fare il pompiere! Che vergogna! E che sfregio per una famiglia così in vista e di buon nome! Lui, dal canto suo, era davvero intenzionato a inseguire il suo sogno, tanto che due settimane prima aveva tentato il test di ammissione all'accademia e quel giorno scadeva il tempo d'attesa. Ancora poco e sarebbe arrivato il responso! L'unica preoccupazione era che la madre scoprisse il suo piano ricevendo per prima la lettera, motivo per il quale, da quella mattina, non si era mosso dall'ingresso per assicurarsi di essere il primo a ricevere la posta. L'attesa era stata lunga, ma non vana perché circa un'ora dopo il pranzo era arrivato il responsabile della consegna delle lettere con la risposta tanto agognata. Il problema era che la lettera giaceva sul pavimento indifesa dagli artigli materni, a causa di un subdolo mal di pancia causato dall'anatra all'arancia preparata dalla cuoca! Pochi furono i minuti che lo separarono dalla lettera, ma ancora meno quelli che separarono la lettera dalla madre, e così, nell'ingresso di casa, in un lasso di tempo pari allo schiocco di una frusta da biga, si scatenò il delirio. La madre lo accusò di essere un ingrato, un utopista e che non si rendeva conto del disonore del quale avrebbe ricoperto la famiglia e, con la veemenza di un elefante spaventato, Agrippina lo mandò subito in camera sua, facendolo sentire stupido ed impotente. E quello fu il giorno in cui Nerone decise che se non fosse potuto essere quello che voleva, sarebbe stato quello che volevano che fosse, al peggio! s

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a cura di SCELTO

TRA VOI

Pubblichiamo molto volentieri due contributi che, seppure tanto diversi tra loro, hanno in comune l'amore. Il Cav. Angelo Martone riscopre la presenza discreta, ma vera, di Gesù che si fa amico e fratello; Ylenia Fattorusso ci invita ad amare con coraggio la giustizia e la verità, come fecero i giudici Falcone e Borsellino. Noi della redazione non possiamo che condividere con tutto il nostro essere.

Carissimi lettori, questo spazio è dedicato ai vostri scritti. Non preoccupatevi se non li vedrete subito inseriti perchè li conserveremo e, statene certi, li faremo uscire appena possibile. La redazione, comunque, li leggerà sempre e ne farà tesoro conservandoli nel proprio archivio. Attenti però, se gli interventi saranno anonimi non verranno pubblicati. Grazie della vostra attenzione e ...preziosa collaborazione. la redazione

Invocazione d’amore

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tanto che mi sono allontanato da Te Signore; ora però sento il cuore battere forte in petto e non perché ho faticato, ma solo perché avevo abbandonato il cammino che mi portava a Te e che mi dava tanta serenità e tranquillità; una serenità e tranquillità che avevo trascurato per aver perso colei che mi spronava e mi aiutava a superare le difficoltà che si incontrano durante il cammino della vita. Oggi sento di essere ritornato alla ragione e anche se la fonte della mia forza e del coraggio a proseguire la via della vita nel Tuo nome e superare gli ostacoli non è più fra noi, invoco Te o Signore a darmi quella forza necessaria a proseguire il cammino fino alla meta che porta a Te e godere tutto l’amore che solo Tu sei capace di donare. Ero certo che Tu mi avessi abbandonato; oggi però sono più che convinto che il Signore non abbandona mai i suoi figli semmai sono i figli che il più delle volte si allontanano anche per futili motivi. Cav. Angelo Martone

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di SCELTO

TRA VOI

Ylenia Fattorusso frequenta la terza G dell’Istituto Comprensivo “Tommaso Anardi” di Scafati. Sollecitata dalla sua professoressa di Italiano, ci ha inviato un suo tema. Lo pubblichiamo molto volentieri perché è una testimonianza viva di come i ragazzi, se bene guidati e motivati, riescono a dare il meglio di sé e, addirittura, ad insegnare loro stessi a noi adulti.

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’appassionante e coinvolgente libro dal titolo “Volevo nascere vento” di Andrea Gentile, ha come protagonista Rita Atria, un’adolescente siciliana che, nel più grande bivio della sua vita, sceglie la giustizia, anziché la vendetta, decidendo di testimoniare contro la mafia. La lettura mi ha dato la possibilità di essere trasportata nelle vicende raccontate nel libro che ho potuto analizzare in maniera molto personale. I messaggi più importanti che ci regala la storia di Rita sono due: 1) “la lotta contro la mafia deve essere un movimento che coinvolga i giovani e che gli permetta di godere della libertà”; 2) “per distruggere la mafia bisogna far comprendere ai giovani che al di fuori di questo circolo distruttivo c’è un mondo onesto dove si ha valore per ciò che si è e non per ciò che si ha”. Queste affermazioni sono il motore trainante del libro e i principali moventi della vita di Rita Atria. Leggendole ho compreso quant’è grande il potere che abbiamo noi giovani, un potere che può cambiare il mondo. Partiamo dalla libertà. Nel libro si legge una lettera di Paolo Borsellino per Rita. In essa il giudice parla, appunto, della libertà e del futuro dei giovani. Quelle parole mi hanno fatto capire che dobbiamo godere della nostra libertà, che è un diritto negato alle generazioni che ci hanno preceduto. Infatti se la libertà oggi è un diritto, non tanto tempo fa era il più grande dei privilegi. La libertà, però, è anche una responsabilità, perché noi tutti abbiamo la libertà

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di fare, di scegliere, di cambiare, di lottare, di opporci, di schierarci o di essere in una posizione di neutralità. Siamo come frecce scoccate da un arco (i nostri genitori) verso un bersaglio, ed altre persone, come Rita, ci indirizzano ancora di più sul giusto cammino che dobbiamo percorrere, perché ci sono da esempio. Un altro insegnamento che ci dà il libro è la volontà di cambiare il mondo e renderlo quel tanto desiderato “Paradiso Terrestre” nel quale non c’è cattiveria. Cambiare, però, non significa solamente dire che un giorno, prima o poi, tutto cambierà. Questo perché, quel giorno non è per forza un appuntamento futuro che deve essere sempre rimandato, ma deve avvenire nel preciso momento in cui ti accorgi che quell’appuntamento è ormai anticipato e che sei tu a dover fare il primo passo. Al tu, ovviamente, se ne aggiungeranno altri e, come si suol dire “L’unione fa la forza”. A quel punto l’unione porterà ad un mondo più nuovo, ad un mondo più giusto. Quindi il cambiamento deve partire da noi per essere diffuso negli altri. Dobbiamo essere noi la sorgente che deve colmare d’acqua pura i solchi privi d’acqua, presenti nella vita degli altri, per farli divenire dei bellissimi laghi. La seconda affermazione è forse la più bella. Ci spinge alla comprensione che il mondo senza mafia è un mondo basato sui rischi della nostre scelte e sugli obiettivi raggiunti grazie ai nostri sforzi. Un mondo che può sembrare difficile,


Volevo nascere vento. Storia di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino

di Andrea Gentile Edizioni Mondadori Anno 2012, 155 p., rilegato

ma che dobbiamo apprezzare perché è onesto. La vita che invece dobbiamo disprezzare è quella legata al circolo mafioso, dove tutto, forse, può sembrare più facile, ma dove, alla fine, non ottieni niente.

Rita ha diciassette anni quando si trasferisce a Roma e abbandona per sempre Partanna, il suo paese in provincia di Trapani. Il perché non è facile da raccontare: non è facile guardare in faccia il Mostro che le ha rubato l'infanzia e la famiglia. Poi, un giorno, l'incontro con il giudice Paolo Borsellino le cambia la vita: Rita si sente al sicuro e a lui decide di raccontare tutto quello che sa. Quell'uomo con i baffi, in giacca e cravatta, diventa da subito uno zio, "lo zio Paolo", un cantastorie di verità. E nonostante la verità sia dolorosa da accettare, Rita non smette mai di circondarsi di musica e colori, di amore e sogni, come faceva da bambina. La storia di Rita Atria si lega tragicamente alle stragi di mafia del 1992 in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi, un romanzo per ricordarla e continuare a credere che un'altra strada c'è: quella verso la giustizia

che sei e non per ciò che hai, per gli sforzi che fai e per gli obiettivi che raggiungi. La frase più bella che voglio riportare in queste righe bianche è: “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare? Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”. Forse… Il nostro obiettivo è cancellare quel forse che ci rende le cose più difficili, ci fa credere che è impossibile. Io spero che quel “forse” possa diventare: “Il mondo è cambiato, ora tutti vediamo un grande arcobaleno dominare il cielo ed illuminarlo, siamo cambiati e ce l’abbiamo fatta”.

Il messaggio, senza dubbio, è prevalentemente rivolto ai giovani che fanno parte della mafia, ma bisogna sempre cogliere l’occasione per apprendere qualcosa di nuovo. Infatti, se i giovani che compongono la mafia cambiano e anche noi giovani che non ne facciamo parte non la alimentiamo, c’è la speranza di vedere il futuro che si schiarisce o, meglio ancora, vederci i colori luminosi dell’arcobaleno. Questo mondo arcobaleno è un mondo dove hai valore per ciò Ylenia Fattorusso

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di FRANCESCO QUAGLIOZZI

Resurrezione e morte di un uomo... e di un atleta Il caso di Oscar Pistorius

Oscar Pistorius il primo ed unico atleta ad aver vinto una medaglia in una competizione mondiale per normodotati: argento con la staffetta 4x400 sudafricana a Daegu nel 2011.

“Credo di essere un ragazzo fortunato, ma sono convinto che la fortuna te la devi creare. La devi prendere al volo per riuscire a fare nella vita quello che davvero vuoi” ...e se poi prendi a calci la fortuna?

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a vita gli aveva riservato un handicap sin dalla nascita. Venuto al mondo senza i due peroni e con gravi malformazioni ai piedi, a soli undici mesi è stato sottoposto ad intervento chirurgico per l’amputazione di entrambi gli arti inferiori. Quello che per molti sarebbe stato motivo di chiusura al mondo, per lui ha rappresentato uno stimolo, una sfida da affrontare con ogni forza, con grande energia e spirito di abnegazione. Non si è arreso davanti a nulla. Ha sempre cercato di condurre una vita del tutto simile agli altri suoi coetanei, tanto da riuscire a praticare con discreti risultati anche il rugby e la pallanuoto. All’età di quindici anni ha iniziato a svolgere attività agonistica. A soli diciassette anni, alle Paralimpiadi di Atene 2004, entra nella storia con un bronzo ed un oro, battendo atleti molto più quotati. Ma il suo sogno, il suo nuovo obiettivo era andare a gareggiare insieme ai normodotati, perché non si è mai sentito un portatore di handicap. Lui è nato così e, col passare degli anni, è arrivato a sentirsi un normodotato in tutto e per tutto, un uomo «libero e normale». Fino a non riuscire più a comprendere il perché non potesse lanciare la sfida alle stelle mondiali per

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eccellenza. All’età di diciotto anni ha iniziato la sua lotta legale e, dopo tanti rifiuti, dopo tanti pregiudizi, dopo tante delusioni, gli si aprono finalmente le porte del paradiso. E’ finalmente considerato alla stessa stregua di un atleta normodotato. Ha portato avanti e vinto una battaglia che lo ha fatto entrare di diritto nella storia dello sport. La sua rivoluzione ha portato ad un cambiamento epocale. Era la stella assoluta dello sport mondiale, quasi a rubar la scena ai figli del vento e ad un certo Usain Bolt. Una sorta di resurrezione fisica dell’uomo. Cosa gli mancava? Nulla. Dall’alto della gloria, dalle stelle raggiunte con la sua grande forza di spirito, sarebbe stato difficile cadere giù. Eppure, il “buon” Pistorius è riuscito ad aggiudicarsi anche quest’«Oscar». Fino a quando non sarà fatta piena luce sulle sue presunte responsabilità nell’omicidio della sua bella fidanzata, la modella Reeva Steenkamp, dovrà essere ritenuto innocente. Ma è innegabile che, al momento, molto probabilmente perché vittima dello stesso egoismo che lo ha fatto uscire dall’anonimato, l’uomo Pistorius è da considerarsi nuovamente morto. E fino a quando non sarà un s uomo libero.


di ELENA FIORENZA

Hey J.C., hey J.C., would you die for me? Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.*

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uante volte ci capita di camminare, persi nella routine quotidiana, senza osservare le cose intorno, fagocitati dai mille pensieri, dalle infinite preoccupazioni... Quante volte finisce che andiamo a dormire senza neanche renderci conto che un altro giorno è passato. Suona la sveglia e si ricomincia… finché accade qualcosa di inusuale che devia in qualche modo il nostro percorso: un evento positivo, (una nascita, un amore, una vincita, un sorriso nel traffico) o, il più delle volte, un pugno in faccia (una perdita, un litigio, una profonda delusione… e qui l’elenco potrebbe essere infinito). È in quei momenti che qualcosa in noi s’infrange, ci mette in crisi, ci pone nelle nostra dimensione più umana facendo nascere in noi un senso di infinita piccolezza (vi siete mai sentiti prede di un destino, fantocci di una volontà più grande?), di non essere padroni delle nostre scelte. Cosa facciamo in questi casi? Ci rivolgiamo a un Ente superiore, preghiamo Dio, Allah, Jahveh per prolungare la gioia, o allontanare da noi un amaro calice. È umano! Anche Cristo, nell’orto del Getsemani, ha sperimentato l’umanità più profonda, il vero attaccamento alla vita, quello che si manifesta nel momento in cui c’è la paura di perderla... “Jesus Christ Superstar” è un musical da cui è stato tratto un controverso e strabiliante film, nel 1973.

La storia ci viene raccontata con uno sguardo tutto umano, quasi contemporaneo, quello di Giuda, che s’interroga, cerca di capire comportamenti e scelte, un Giuda che ha paura ma che non può comprendere, destinato fatalmente a tradire. Every time I look at you I don't understand Why you let the things you did get so out of hand. You'd have managed better if you'd had it planned. Why'd you choose such a backward time in such a strange land? If you'd come today you could have reached a whole nation. Israel in 4 BC had no mass communication. Don't you get me wrong. I only want to know. Jesus Christ, Jesus Christ, Who are you? What have you sacrificed? Jesus Christ Superstar, Do you think you're what they say you are?**

Tutto, poi, finisce come sappiamo, e rimane una croce isolata sul mondo mentre noi, ogni giorno, camminiamo persi nella routine quotidiana, senza osservare le cose intorno, fagocitati dai mille pensieri, dalle infinite pres occupazioni.

*da “Veglia” di Giuseppe Ungaretti

**Tutte le volte che ti guardo non capisco. Perché ti sei lasciato sfuggire le cose di mano in questo modo. Avresti gestito meglio le cose se le avessi programmate. Perché hai scelto un tempo così arretrato e una terra così strana? Se tu fossi venuto oggi avresti potuto raggiungere un'intera nazione: Israele nel 4 A.C. non aveva mezzi di comunicazione di massa. Non mi fraintendere Voglio solo sapere. Gesù Cristo, Gesù Cristo, Chi sei? Che cosa hai sacrificato? Gesù Cristo Superstar, Pensi di essere proprio quello che dicono di te?

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Settemiglia - anno III, n°4 by Giuseppe De Luca - Issuu