settemiglia
anno III ‐ n°6
da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
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VIAGGIO
AUGURI
w w w. f o t o r o m a n z o . n e t
Sinceri
la redazione!
da tutta
MESE GIUGNO - LUGLIO 2013
settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985
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Direttore Responsabile MARCO IASEVOLI
VIAGGIO
Coordinatore Redazione DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione VINCENZO FIORENZA PASQUALE VELLECA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA Rubriche ROSA MATARAZZO JOSHUA FRANCO CIPRIANO FRANCESCO QUAGLIOZZI Vignette ROSARIA SCOTTO E‐Mail ed Info redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa ARTI GRAFICHE BRUNO grazie a COPPOLA S.P.A.
Esistono poche esperienze in grado di aprire tanti orizzonti come il viaggio. Già la più semplice definizione del viaggio, inteso come “trasferimento da un luogo all’altro”, è carica di significati, basta riflettere su cosa si intenda per “luogo”, su cosa voglia dire “altro” e su cosa comporti un “trasferimento”. Il viaggio che ha “luogo” sulle strade del mondo, in continenti esterni, non può prescindere da quello nei meandri della coscienza, in un continente interno che non si finisce mai di esplorare e che nessuno può esplorare al posto di un altro. Un viaggio non inizia mai con la partenza, ma ben prima: generalmente è pensato e preparato e la motivazione è
determinante per la scelta della meta. La molla che spinge a mettersi in cammino può essere la curiosità, il desiderio di novità, una voce che chiama, ma anche la volontà di sfuggire alla noia o al dolore o l’insostenibilità di una vita della quale si è smarrito il senso. È necessario fare il bagaglio, scegliere cosa portare con sé, e scegliere significa distinguere ciò che è essenziale da ciò che non è indispensabile, significa escludere tutto quanto potrebbe ostacolare il viaggio, significa rinunciare a qualcosa del proprio passato, discernere. I momenti del viaggio in sé, poi, sono i più difficili da definire, il ritorno invece è solo un ricominciare arricchiti dall’esperienza vissuta in viaggio. In questo numero
RIFLESSIONI di E. Fiorenza pag. 4-5
RIFLESSIONI di L. Iaccarino pag. 6
RIFLESSIONI di P. Violante pag. 7-8-9
CULTURA di P. Velleca pag. 14-15
EVENTI TEATRO di V. Donnarumma di T. Vitiello pag. 17 pag. 16
RIFLESSIONI di R. Matarazzo pag. 20
SPORT di F. Quagliozzi pag. 21
RUBRICHE di Joshua pag. 22
ARTE di F. Cipriano pag. 10-11-12-13 MUSICA la Redazione pag. 18-19 APPUNTI di E. Fiorenza pag. 23 settemiglia | Giu - Lug 2013
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di VINCENZO FIORENZA
Il viaggio... Immagini e pensieri in libertà
Quando tutto sembra cancellato, allora parti per l’avventura: apriti la strada con coraggio. Quando ti sembrano cancellati l’entusiasmo, la speranza, l’amore questi tre sentimenti meravigliosi allora parti per l’avventura con coraggio. L’avventura della tua vita. Questa tua vita, oggi qui con questi pesi. Questa materia con cui si costruisce il miracolo di una cattedrale di gioia. (Anonimo, in Quaderno di traccia)
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mmetto la mia incapacità: non so parlare del viaggio. Avrei dovuto, ma non ci riesco. È un tema che mi intimorisce talmente tanto che non oso nemmeno iniziare. A dire il vero mi sento molto più vicino a Leopardi quando scrisse L’infinito. Egli era nel suo giardino di Recanati, nelle Marche, un posto bellissimo, ricco di verde e di storia, abitato da gente operosa. Stava seduto davanti alla siepe che impedisce lo sguardo sull’infinita vallata sottostante e la contemplava. A un tratto, il suo sguardo compie un salto e va oltre, s’incammina lontano, al di là del tempo e dello spazio, s’inerpica per i sentieri della vita, scorre nei fiumi delle genti che abitano il mondo, attraversa oceani, pianure, deserti, catene montuose e, infine, si perde. Si perde non perché non sa più dov’è, ma perché non vuole più tornare indietro. Quella siepe gli ha aperto lo sguardo sulla bellezza, sulla pace, sulle stagioni della vita, da quella siepe egli ha scoperto l’infinito dell’anima e, come succede anche a me, si è sentito dolcemente naufrago nell’immensità della vita. L’estate è il tempo migliore per accorgersi che il tempo passa in fretta e per avvertire il bisogno di fermarsi a recuperarne una bella porzione, è il momento più bello dell’anno perché, svincolati dalle nostre quotidiane corse affannose, possiamo trovare una siepe personale, sederci lì davanti ad essa e contemplarla. È un esercizio che dovremmo fare tutti, almeno una volta ogni tanto, dovrebbe essere obbligatorio, altrimenti ci succede come a quello scrittore,
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Marcel Proust, che ha poi dovuto scrivere più di tremila pagine di romanzo per mettersi Alla ricerca del tempo perduto. Ecco, lo sapevo: il tema del viaggio è di nuovo riapparso, è tornato incombente. Volevo glissarlo, volevo evitarlo, ignorandolo e, invece, non appena ho accennato a Proust è ritornato prepotente. Sì, perché Marcel Proust è l’autore che, più di tutti gli altri, ha saputo viaggiare dentro se stesso. La sua opera è diventata il simbolo stesso del viaggio interiore, quello che sai quando comincia, ma non immagini nemmeno quando finirà e, secondo me, la scoperta di sé finisce solo l’ultimo giorno del nostro tempo terreno. In questo momento mi saltellano nella mente le parole di quel grande e indimenticabile “viaggiatore” che era Lucio Battisti. Ricordate? “[…] Sì, viaggiare, evitando le buche più dure, senza per questo cadere nelle tue paure, gentilmente senza fumo, con amore, dolcemente viaggiare, rallentare
L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi. (Marcel Proust)
per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore, gentilmente senza strappi al motore. E tornare a viaggiare e di notte con i fari illuminare chiaramente la strada per saper dove andare. Con coraggio gentilmente, gentilmente, dolcemente viaggiare […]”. Che grande Battisti! Pochi tratti di penna, qualche nota e costruiva (con Mogol) capolavori. Chi di noi non ha sognato grazie a lui avventure ed esperienze di vita da raccontare?
“danzatori dervisci tournes che girano sulle spine dorsali al suono di cavigliere del katakali”, di danzatori bulgari, di sciamani, di coppie di anziani che danzano vecchi valzer viennesi… Lui sì che ha saputo sfrenare la nostra fantasia con racconti fatti in musica coi quali ci ha accompagnato fino ai confini della terra e oltre.
Lo so, chi è arrivato a leggere fin qui mi sta ora suggerendo una serie praticamente infinita di argomenti e di riflesVedete? L’ho detto prima: non avrei sioni che riguardano il viaggio. dovuto cominciare a parlare di viaggio. Ma il tempo è scaduto. Come faccio adesso a fermarmi quando Se volete provate a raccontare le vostre tutt’intorno a me cominciano a danzare esperienze e a mandarle in redazione. paesaggi, colori, luoghi, suggestioni, Io concludo con le parole di Tagore che persone? sono qui a fianco e con la voglia di rileggere il Piccolo Principe, per non Io non sono uno scrittore. Per dimenticare che, alla fine di parlare di viaggi ci vogliono ogni viaggio, occorre riparpoeti veri, narratori capaci, tire da quello (o da chi) non un “giornalista” che è più vicino a noi. improvvisato come me. s Ecco, per esempio, sento una musica che mi ronza nel cervello, è di Franco Battiato. Racconta di zingare del deserto che danzano con candelabri in testa, di donne balinesi che eseguono danze nei giorni di festa, di
Per molti anni, a grandi costi viaggiai in molti paesi vidi le alte montagne gli oceani l’unica cosa che non vidi fu la goccia di rugiada scintillante nell’erba davanti all’uscio di casa mia. (Rabindranath Tagore)
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di LUISA IACCARINO
In caduta libera... Piccole riflessioni personali
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i è mai successo di voler scappare? Sentire l'insostenibile voglia di evadere, di scrollarsi di dosso tutte le responsabilità e le paure, sentirsi leggeri e vagare lasciandosi guidare per un po' dalla corrente, allentare la presa quel poco che serve a riposare le mani. Ti è mai successo? Come se potessi volare, allontanarti dalla terra fangosa e dalle pietre su cui proprio non riesci più a camminare. Ti è mai successo? Volersi lanciare, rimanendo sospesi nel cielo e danzare. Un vortice di colori, un girotondo e una musica allegra che ricorda l'infanzia passata e volare, sempre più in alto. Senza pensieri e lontano da tutti. “Ora devo badare solo a me stesso”, “Faccio quel che mi pare”, “Non ora, voglio godermi la vita”. Andare più in alto perché da qui si vede ancora la Terra. Via da rimorsi, rimpianti, rancori, ricordi. “Il mondo fa schifo, non posso farci niente”, “Non ho bisogno di altro, basto da solo”. Leggero.
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Una folata di vento, poi un vortice d'aria. I piedi non hanno un appoggio, le mani non ne trovano altre, gli occhi vedono il vuoto. Non è più bello. “Nessuno mi aiuta”, “Non mi sento importante”. Inconsistente, in caduta libera, senza paracadute. Alzati, rimettiti in piedi! Le ferite fanno ancora male, ma guardati intorno: sguardi, mani per lavorare, da stringere e a cui aggrapparsi, sorrisi, relazioni, armonie, gesti, parole. Cose che prima componevano la cantilenante melodia di una litania ora non sembrano più scontate, puoi dar loro significato, puoi viverle. Mettiti in cammino e gioisci, perché il tuo cuore batte a ritmo di qualcosa di nuovo. “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò”. Qualcuno su un muro si lamentava che a tre metri sopra il cielo fossero in troppi, proponeva quindi di abitare a quattro metri sopra il cielo. Chissà se rimars rà qualcuno a custodire la Terra.
di PASQUALE VIOLANTE
Il viaggio del cristiano La vita cristiana tra lavoro e festa La vita interiore è come iniziare un viaggio, non fuori di te ma in te. È il viaggio più lungo e arduo, per riflettere su ciò che è veramente serio e importante nella vita, dunque su ciò che può far sì che la vita valga la pena di essere vissuta, su ciò che può dar senso anche alla nostra vita. (Enzo Bianchi)
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ta anche nel tempo lavorativo. Perché non ci riusciamo? Forse perché non sappiamo vivere il lavoro nel modo giusto. Ed anche la vacanza viene caricata di chissà quali aspettative e noi cadiamo nella delusione quando la vacanza finisce e ritorniamo a casa per riprendere la vita di ogni giorno. Durante le vacanze si riesce a prendere del tempo per sé stessi, per ricaricarsi, in quanto se l’amore è solo dono esclusivo di sé agli altri, si rischia di non aver più niente da dare agli altri. Ricordiamo che anche Gesù ci chiede di Questa riflessione può portare a rivede- amare il prossimo come noi stessi, non re alcuni nostri comportamenti o rela- di più (Mt 19,19). zioni, in vista di una maggiore umanizzazione. È però anche vero che noi non Il tempo libero, infatti, è la pausa che possiamo cercare di ritrovare l’armonia permette di respirare, ma anche di readella nostra vita solo nel periodo delle lizzarsi, di costruire la propria vita. ferie, bensì dovremmo essere capaci di Se non c’è un giorno (la domenica) o un condurre una vita degna di essere vissu- periodo (le vacanze) in cui tralasciamo uando siamo in vacanza ci sembra di vivere in un’altra dimensione e ci sentiamo liberi di condurre finalmente una vita a misura d’uomo, senza il ritmo frenetico della vita ordinaria. Questa sensazione sta ad indicare che quotidianamente non riusciamo a vivere secondo i nostri desideri ed i nostri bisogni. Le vacanze possono quindi essere un’occasione per fermarsi a riflettere sul senso delle nostre azioni quotidiane e più in generale sul senso della vita che conduciamo.
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di PASQUALE VIOLANTE
Il cristiano è colui che sa dare il giusto valore al tempo come dimensione fondamentale della vita dell’uomo. Passare dalla logica dello sfruttamento a un approccio che valorizzi la specificità dei diversi tempi è il compito di chi vuol essere testimone di un Dio che è entrato nella storia. (Adriano Fabris)
gli obblighi che ci competono come membri della società, e quindi non abbiamo più tempo per quello che decidiamo noi, diventa impossibile consolidare i nostri cammini di crescita umana. L’incontro con Dio e con l’altro è il cuore della festa. Il dies Domini (giorno del Signore) deve diventare anche un dies hominis (giorno dell’uomo)!
Ma come viene vissuta oggi la festa? Spesso le vacanze sono vissute come giorni di “tregua” più che di riposo. Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, ha evidenziato invece che il riposo è un tempo di attività dello spirito, mentre per molti la vacanza è solo occasione per il sonno, la distrazione, il consumo. Eppure la vacanza del cristiano non può ridursi a questo: richiede di più. Integrando nel tempo del riposo la dimensione spirituale, l’uomo comprenderà che tale dimensione non può essere relegata alle vacanze, ma deve essere curata soprattutto nella vita ordinaria.
alla domenica, a Natale, a Pasqua, ma non è così! Infatti il Concilio Vaticano II ci ha insegnato che i fedeli laici “sono da Dio chiamati a contribuire alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio” (Lumen gentium 31). Ma la santificazione del mondo è in stretta relazione con la santificazione personale e poiché “tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità” (LG 39), ne consegue che “tutti i fedeli sono tenuti a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato” (LG 42).
Sei un operaio? Sii un operaio santo. Sei un impiegato? Sii un impiegato santo. Il lavoro e la festa costituiscono uno dei cinque ambiti presentati nel corso del 4° convegno ecclesiale nazionale tenuto a Verona nel 2006. Durante tale convegno, il filosofo Adriano Fabris ha sottolineato come oggi venga negata la relazione che esiste tra lavoro e festa, o come essa sia una relazione d’indifferenPurtroppo i ritmi frenetici della vita di za, in quanto molti credono che tutto ogni giorno possono portare a pensare sia lavoro, e molti altri credono che che l’attenzione allo spirito sia riservata tutto sia festa: ma in entrambi i casi si 8
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La vita interiore è come iniziare un viaggio, non fuori di te ma in te. È il viaggio più lungo e arduo, per riflettere su ciò che è veramente serio e importante nella vita, dunque su ciò che può far sì che la vita valga la pena di essere vissuta, su ciò che può dar senso anche alla nostra vita.
Infatti “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). Ecco perché il tempo cristiano è il luogo deputato alla testimonianza della speranza cristiana. Infatti il testimone, nel presente trova la Il cristiano, infatti vive in una duplice radice del passato e si apre al futuro. dimensione temporale: vive un tempo circolare, ciclico, e un tempo lineare, È ancora il Concilio Vaticano II a ricororientato. Il tempo circolare è quello darci che “tutti i fedeli saranno ogni giorno più santificati nelle loro condizioni di che caratterizza l’anno liturgico. Il tempo lineare è il tempo del cammi- vita, nei loro doveri o circostanze [ …] no, che va dalla prima alla seconda manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha venuta del Signore Gesù. Nell’esperienza cristiana del tempo, il amato il mondo” (LG 41). circolo e la linea non sono contrapposti, ma si trovano invece intimamente uniti: Ecco allora che il cristiano diventa testiil cerchio scorre sulla linea, nel senso mone di fede, di speranza e di carità, che gli eventi quotidiani e ricorrenti (gli nella misura in cui riesce a leggere negli impegni lavorativi e familiari, la festa eventi lavorativi come in quelli festivi, i domenicale) sono orientati verso una diversi significati che sono propri di meta e questa meta è il Regno di Dio, la questi eventi, inseriti nel cammino del nuova Gerusalemme, la comunione popolo di Dio verso la redenzione. Ma d’amore tra Dio e gli uomini (Ap 21). questa lettura è possibile solo alla preChe il cerchio scorre sulla linea sta ad senza della luce della fede, la quale “non indicarci che il tempo ciclico non è un è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, tempo sempre uguale, non ripresenta ma lampada che guida nella notte i nostri sempre le stesse cose, ma è un tempo di passi, e questo basta per il cammino” occasioni da cogliere, all’interno del (Enciclica di papa Francesco sulla fede quale possono sempre compiersi delle Lumen fidei, 57). s “piccole resurrezioni”. perde così sia il senso del lavoro che il senso della festa. Fabris sostiene che la relazione tra lavoro e festa può essere vissuta armonicamente solo recuperando la concezione cristiana del tempo.
L’uomo moderno ha creato il tempo libero e ha perso il senso della festa. Bisogna recuperare il senso della festa, e in particolare della domenica, come un tempo per l’uomo. Ritrovare il cuore della festa è decisivo anche per umanizzare il lavoro, per dargli un significato che non lo riduca a essere una risposta al bisogno, ma lo apra alla relazione e alla condivisione: con la comunità, con il prossimo e con Dio.
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di FRANCO CIPRIANO
MICHELE ATTIANESE, Hunger, 2013 olio su legno, cm 100X125
In cammino verso un luogo irraggiungibile è lo spirito del viandante
Andare via Viaggio, arte, mondi e un’opera di Michele Attianese … non ci sono cammini, c’è da camminare
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l termine viaggio ha radice in viaticum, da cui viator, viandante, viaggiatore. Il viaticum era la provvista necessaria per mettersi in cammino, per ‘andare via’. Implica un distacco, una distanza, una lontananza dalla casa abituale. Viaggio ha tonalità diversa da ‘iter’, che indica più un viaggiare finalizzato, un itinerario dove si sa già dove andare e forse cosa ci si aspetta trovare. È un andare come passione dell’espe-
PAUL GAUGUIN, Mahana no atua-Day of the Gods, 1894
rienza, del cercare/trovare nuove dimore possibili ma camminando per altre vie, diverse, lontane da quelle ordinariamente percorse. Transitare sulla terra e sul mare – terra e mare, coniunctio oppositorum che ha determinato la storia umana, come indicò Carl Schmitt - è tempo di percezioni mobili, dinamiche, fuggitive, instabili, di sguardi istantanei che imprimono nella memoria immagini evanescenti, dissolventi, eppure esse permangono fortemente nella ‘storia’ individuale o collettiva. È il mutevole che lascia nella coscienza segni permanenti. È un farsi pervadere dall’alterità del desiderio e dell’immaginario che ‘abitano’, distinguono e informano la nostra umana singolarità. La memoria, volontaria o involontaria, è il viaticum immateriale che accompagna i percorsi. Senza memoria non si ha il senso del viaggiare. Poiché non si ha visione di ciò che si lascia, si perde o si può incontrare. E anche nel viaggio v’è l’aspirare a un ritorno dello spirito a dimensioni ‘originarie’, di natura e vita umana, o spostamenti nello spazio che fanno immaginare scenari del futuro. Ma anche il muoversi nel ‘presente’ del
viandante tende ad attraversarne trame nascoste, inaudite nel consumo quotidiano del tempo. Il viandante del presente scandaglia la memoria e la sotterranea spazialità del visibile. Il viaggiare non ha il ‘contemporaneo’ come meta perché ogni camminare è sempre un andare oltre il presente. Così è far ‘utopia’ anche di antichi cammini se attraversati con rinnovato desiderio e aperto intelletto. O, anche, il viaggiare è un errare nell’ignoto di regioni sconosciute alla ricerca di una rotta del ritorno. Con il viaggio odisseico ‘il terrore’ di fronte all’incomprensibile e all’invisibile, la paurosa emersione dell’inconscio nelle ‘figure’ del viaggio, si fa conoscenza dell’insolito e di sé, essenziali ‘riflessioni’ delle passioni del viaggiatore. Sembrerebbe, il viaggio, metafora stessa della modernità dell’arte. Anche per l’esteso polisenso che ne manifesta le innumerevoli possibilità conoscitive, l’inquieto ‘cercare’ è costitutivo del destino dell’arte: è la molteplicità delle forme e delle visioni possibili. Nel lasciare la stabilità delle forme, il gesto riflessivo dell’artista s’inoltra in territori dell’incertezza e dell’imprevisto. La sua ricerca si estende continuamente, tra
Nel viaggio la nostalgia infinita di un legame col respiro profondo delle cose…
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di FRANCO CIPRIANO
PAUL KLEE, Insula dulcamara,1937
Inattesi paesaggi sono imprevedibili eventi del pensiero e dello sguardo
profondità e superficie, come a farsi essa stessa mappa mutevole di un impervio viaggio nell’anima mundi. Riflette l’ansia desiderante del soggetto, il suo tendersi verso nuovi mondi e del suo immaginare ‘costruendo’ altri mondi. In questo senso l’arte è luogo di un viaggio, di un cammino che si costruisce e si scopre procedendo – “caminantes, no hay caminos, hay que caminar”, come ricordò Luigi Nono per Andrej Tarkovskij - , che non si sa dove può finire, teso verso l’eccedenza e proteso nell’ombra del suo antico mistero. Attraversare i linguaggi dell’arte significa scavare la coscienza che l’uomo moderno ha del tempo, della natura e della storia. Significa viaggiare, attraverso l’eccedenza della visione, dentro e oltre le cose. E anche prima delle cose stesse. Una dilatazione spaziale della memoria
Un dipinto di SALVADOR DALÌ esposto a Sorrento Una scultura di PINO PASCALI, 1967
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che nelle immaginazioni dei linguaggi artistici si manifesta come visione dell’altro, di cui s’incontrano passaggi esemplari nella storia dell’arte. Paul Gauguin cerca nell’esotismo delle terre lontane il contraltare alla dimensione artificiale delle città: il suo è viaggio nello spazio che è nostalgia del tempo dell’autentico o l’erranza di Van Gogh tra terre e città nelle immagini paniche delle cose e della natura in turbinii di luci e segno. I paesaggi romantici di luce ed energia di Turner e Rousseau che immagina una natura ‘favolosa’ e ne ‘narra’ la leggendaria vita animale, vegetale e umana. Il sentiero di Klee ‘ritorna’ alla traccia dell’infanzia, al segno antecedente il linguaggio, rielaborandone figure e grammatiche. Emerge l’intensa ‘erranza’ di Picasso nelle contaminazioni tra storia,
In questa pagina, dall’alto: RICHARD LONG, Connemara,1971
mitologie e quotidianità ripercorse nella singolare inventio del suo viaggio artistico. Il delirio immaginativo di Dalì che dipinge scenari ‘fuori tempo’ del nonsense, tra incubo e preveggenza (una mostra del surrealista spagnolo è a Sorrento, in questa estate). Si può attraversare il ‘racconto’ dell’arte scoprendone indefinita la trama, incontrare il mondo ricostruito di Pino Pascali come viaggio nel gioco mimetico e polimorfico come ‘naturale artificio’ della fantasia o ai frammenti rocciosi composti in simbolici archetipi geometrici nella “land art” di Richard Long. O forse le geografie ‘senza mistero’ di Alighiero Boetti che indicavano paradossalmente una profondità antropologica tutta da attraversare nelle terre ‘confinate’ dalle bandiere nazionali. Gli scenari dell’arte moderna e contemporanea sono proliferazioni di sentieri che si diramano l’uno dall’altro, a volte l’uno contro l’altro. Possono incrociarsi, separarsi, perdersi anche, ma sempre saranno percorsi di rivelazioni e di desiderio, visibile pensiero in movimento, soglia tra il qui e l’altrove. Fame di “nondove”, a cui Michele Attianese, giovane artista del nostro territorio, dà immagine nella sua recente pittura “Hunger”. Una via della ricerca interiore, com’è di s ogni vero viaggio.
Una 'Mappa' di ALIGHIERO BOETTI, 1983 WILLIAM TURNER, una veduta marina HENRI ROUSSEAU, Paesaggio esotico, 1910
Nell’arte l’interrogazione inesausta dell’enigma del mondo…
caminantes, “...........
no hay caminos, hay que caminar
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di PASQUALE VELLECA
A lato, Dante con in mano la Divina Commedia, di Domenico di Michelino.
In basso e nella pagina accanto, incisioni su legno di Gustave Dorè. Le tre fiere con Dante, anonimo.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita”.
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Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei (Purgatorio, III)
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Il viaggio di Dante la Divina Commedia
erso i 35 anni Dante si smarrisce mente a significare che per raggiungere in "una selva oscura" (simbolo il Paradiso non basta la sola ragione, ma del peccato); a fatica giunge ai c'è bisogno dell'aiuto della Grazia piedi di un colle (la salvezza). La gioia per lo scampato pericolo dura poco, perché tre fiere, una lonza (la lussuria), un leone (la superbia), una lupa (l'avarizia), lo spingono di nuovo nel buio della selva, da questa disperata situazione viene tratto fuori da Virgilio (la ragione) che gli dice: “A te convien tenere altro viaggio”. Egli deve visitare il regno dei dannati (l'inferno), quello di coloro che momentaneamente stanno espiando i loro peccati ma che potranno in futuro godere della presenza di Dio (il purgatorio) e infine il regno delle anime beate (il paradiso), Virgilio sarà suo compagno e guida nei primi due Mondi; nell'ultimo viaggio sarà accompagnato da Beatrice (la grazia): ciò sta simbolica-
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È la raffigurazione dell'umanità con i suoi vizi le sue perversioni e anche con i suoi aspetti positivi di generosità. Per Dante, che vive una realtà di grave sofferenza interiore, questo viaggio nell’aldilà, esprime il desiderio di salvare la sua anima da una situazione di grave pericolo spirituale attraverso la conoscenza diretta del Male all’Inferno, delle pene inflitte alle anime del Purgatorio, fino alla visione del Bene Assoluto in Paradiso. Divina per andare al di là dell'umano, cioè della vittoria dell'uomo sulla sua infelicità, sul suo smarrimento, sulla sua paura, e sulla sua disperazione. Secondo il pensiero di Dante, che lui stesso ci rende noto nella sua opera “Convivio”, la Divina Commedia può avere quattro sensi: il senso letterale, l'allegorico, il morale e l'anagogico. L'opera narra il viaggio immaginario di Dante attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso (senso letterale). Allegoricamente vuole, invece, significare la sua conversione con l'aiuto della ragione umana (Virgilio) che lo induce a meditare sulla gravità del peccato nel viaggio attraverso l'Inferno e il Purgatorio; mentre poi Beatrice, simbolo della verità rivelata per intercessione di Maria, lo conduce alla visione di Dio. Moralmente è un ammonimento ai cristiani, perché considerino quanto sia facile cadere in peccato e difficile liberarsene se non si meditano le pene riservate nell'eternità ai peccatori e il premio concesso ai giusti. Infine, il senso anagogico dimostra come tutta l'umanità dallo stato di infelicità e di disordine, seguendo la guida (Virgilio) nelle cose temporali e della chiesa (Beatrice) in quelle spirituali possa pervenire alla felicità. La Divina Commedia può dunque essere considerata un viaggio verso la salvezza attraverso l'analisi di tutte le passioni umane che ci allontanano da essa.
Non era ancor molto lontan da l'orto, ch'el cominciò a far sentir la terra de la sua gran virtute alcun conforto (Paradiso, XI) (S. Francesco non era ancora molto lontano "dall'orto", dalla sua nascita, che incominciò già ad operare in modo che la Terra sentisse qualche beneficio della sua grande virtù)
Come un viaggio può essere considerata tutta la vita dell'uomo, paragonabile ad una serie ininterrotta di tappe, di incontri, insieme ad altri compagni di viaggio, alla ricerca di quei valori senza i quali tutto diventa vuoto, alla ricerca cioè di quel buonsenso che insieme alla nobiltà di cuore deve risvegliare la coscienza del singolo individuo e spingerlo a comportarsi con senso di giustizia e ad adoperarsi per il bene comune. Il sommo poeta convinto di questo, ha speso anni della sua vita nella composizione di un poema che ha lo scopo di illuminare i sentimenti più puri dell’uomo, offrendoci una vasta gamma di insegnamenti in grado di unire la terra al Cielo, a partire dal primo che è base di tutti gli altri: operare bene per la felicis tà terrena e quella dopo la morte. settemiglia | Giu - Lug 2013 15
di VINCENZO DONNARUMMA
TEATROSANFRANCESCO ...il viaggio continua
N “Il teatro continua ad esistere, non soltanto come abitudine, come modo d'impiego del tempo libero, ma come esigenza profonda e ineliminabile della vita sociale” (Luciano Lucignani)
essuno dieci anni fa, guardando la sala spoglia, solo una piattaforma in cemento armato disposta di fronte ad un gruppo di poltroncine, avrebbe mai scommesso sul suo futuro, eppure il tempo racconta un’altra storia. Grazie all’intraprendenza del parroco don Peppino De Luca e la coraggiosa direzione di Ciro Aquino, questo teatro è diventato in pochi anni un punto di riferimento per tutto il territorio dell’Agro e del Vesuviano. Negli anni la sala ha dato l’opportunità a numerosissimi artisti, professionisti e non, di esprimere la propria arte, di suggerire il proprio messaggio. Il teatro in questi anni è stato “un’officina di talenti” e questo sarà sempre il suo fine ultimo, la sua meta. Le varie rassegne in carlellone e le iniziative promosse ne sono la conferma. In queste righe, invece di autocelebrare i successi raggiunti, vogliamo ricordare i prossimi appuntamenti e novità in programma, in modo da permettere a chi lo desidera di percorrere insieme questo cammino intrapreso dieci anni fa.
info: www.teatrosanfrancesco.it tel. 339 86 18 749
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ti ai nostri abbonati, il tutto verrà illustrato il giorno 31 ottobre durante la presentazione ufficiale della nuova rassegna, riservata ai soli abbonati. Nella stessa serata la compagnia “gli Antichi Virtuosi di San Potito” darà il via alla stagione teatrale del teatrosanfrancesco. Accanto alla rassegna professionisti avremo anche quest’anno la rassegna, concorso, di teatro amatoriale, una vetrina interessantissima di giovani talenti del nostro territorio. Da settembre chi fosse interessato può già richiedere informazioni per le iscrizioni e le modalità di svolgimento presso gli uffici del teatro. Non può mancare poi lo spazio dedicato al teatro indipendente con la Rassegna Radici curata dalla giovane attrice scafatese Valeria Impagliazzo. Da quest’anno poi le porte del nostro teatro si apriranno sempre di più alla cultura tramite mostre, concerti, convegni e reading letterari.
La strada da percorrere come vedete è sempre molta, diversi sono i sentieri da Cominciamo dalla decima stagione tea- percorrere, ma siamo sicuri che se fatta trale dedicata al teatro professionale, insieme non se ne sentirà la fatica, anzi numerose le novità di calibro nazionale ciascuno sarà arricchito dal viaggio. accanto ad alcune conferme dalle passate stagioni. Come sempre la campagna Una cosa è certa: il teatro è un’opportuabbonamenti parte ad ottobre, dando la nità da cogliere, sempre. Chi si muove possibilità ai vecchi abbonati di confer- all’interno del teatrosanfrancesco ha capimare la propria poltroncina dal primo al to soprattutto questo. È un’opportunità cinque ottobre, mentre dal sei ottobre è di crescita sociale ed intellettuale, è aperta a tutti. Ricordiamo che il costo è un’opportunità di lavoro, è uno strumento di divulgazione di saperi e valori di 120 euro pagabili in quattro rate. Novità di quest’anno è l’abbonamento nonchè momento di socializzazione. s card con tante iniziative e sconti riserva-
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di TONIA VITIELLO
Insieme... dieci anni dalla costruzione della nuova chiesa dedicata a San Francesco di Paola, non un punto di arrivo, ma una tappa di un lungo viaggio “Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al cammino. È il cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.”
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n questa frase lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ha racchiuso il senso della vita di ogni uomo. Ognuno di noi si sente al sicuro a casa propria, coccolato dai propri affetti e convinto che il proprio agire non possa cambiare il corso degli eventi. Invece se riuscissimo ad unire il nostro sogno insieme a quello di altri uomini potremmo davvero scoprire che cambiare il mondo è possibile. Ne sa qualcosa il nostro amato don Aniello che del suo sogno ne ha fatto una realtà che si rinnova tutt’ora, ogni giorno, sotto i nostri occhi. In quel lontano giorno di dieci anni fa lui sapeva benissimo di non aver raggiunto un traguardo, ma solo di aver raggiunto una tappa del suo cammino, e del nostro. Divenuto anche nostro perchè in quel momento a tutta la comunità parrocchiale veniva chiesto di impegnarsi. Impegnarsi a rispettarsi, ad apprezzarsi, ad aiutarsi l’un l’altro, a
farsi coraggio e a non avere paura. Tanti sono stati i passi lungo la strada che ci ha portati fino ad oggi, a dieci anni di distanza. Tantissimi i volti che si sono avvicendati negli anni, nuovi gruppi sono nati all’interno della parrocchia e quelli già presenti hanno saputo uniformarsi allo sforzo della comunità di essere famiglia accogliente e pronta all’ascolto. Una comunità accogliente, dunque, che si è raccolta intorno al proprio Santo nei giorni di festa dedicati a Lui per celebrare anche questo primo decennio dalla costruzione della nuova chiesa. Il 24 Maggio con la Santa Messa officiata dal nostro vescovo Beniamino con la scopertura della lapide commemorativa di don Aniello, a cui è seguita la processione per la città di Scafati. Invece il 25 e il 26 hanno fatto da padrone la buona cucina, con la Sagra degli antichi Sapori, e gli spettacoli teatrali con i comici di “Made in Sud”. Sono stati tre giorni intensi e pieni di entusiasmo... Rimettiamoci dunque in cammino tutti insieme, chissà il futuro quale altra tappa ci riserverà!
Dieci anni in cui le porte aperte della nostra chiesa hanno sottolineato lo sforzo della nostra comunità di essere famiglia accogliente ed attenta all'ascolto.
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la REDAZIONE
the Dark Side of the Moon La colonna sonora di un viaggio onirico lungo 42’ e 57’’
The Dark Side of the Moon Pink Floyd, 1973 EMI Records Quest’anno, il 24 marzo, sono stati celebrati i 40 anni dalla sua pubblicazione, è uno degli album più venduti di tutti i tempi.
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uando i giovani e i meno giovani vivevano in un mondo senza computer, videogame, iphone, l’ascolto di un disco costituiva un passatempo analogo all’andare al cinema. Ci si sedeva ad ascoltare, sfogliando la copertina, leggendo le liriche. Ognuno poteva chiudere gli occhi e vedere il suo film...
Cogli l'attimo, il domani non esiste. Sono fatto così.
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Lato uno Speak to me si presenta col pulsare di un cuore, poi il ticchettio di orologi, quindi la cassa di un negozio che conta le monete, le voci e gli inni alla follia (“I’ve been mad for fucking years, absolutely years”, di uno dei tecnici) e le allarmanti risate di sfondo. Vola un elicottero, si sente un urlo e finalmente la musica, liberatoria, di Breathe, costruita sulla chitarra di Gilmour. Un ballata per tutti, ma poi On the Run riporta tutti nello spazio, con un loop del sintetizzatore che sa di stelle e pianeti. Al minuto 1:54, Roger “The Hat” Manifold, road manager della band, dice: “Live for today, gone tomorrow. That’s me”. E se la ride. Un avvertimento? I passi di corsa e il fiatone di uomo non promettono nulla di buono per chi è ormai mentalmente intrappolato nella trama.
settemiglia | Giu - Lug 2013
Seguono Time e the Great Gig in the sky. Ritornano gli orologi e il battito del cuore, che si mescola con il suono vellutato dei roto-tom di Mason. Si discute del tempo che sfugge, di quando sei giovane e tutto pare a portata di mano, poi passano dieci anni e non te ne sei accorto. C’è del dramma nell’assolo di chitarra di David Gilmour. «Il sole è sempre lo stesso, relativamente parlando, ma tu sei più vecchio, con il fiato più corto e con un giorno in meno da vivere». Il consiglio finale è quello di tirare avanti in una calma disperazione. Qui evaporano le parole. Il piano diventa languido, ancora con la chitarra slide. Il portiere irlandese degli Studios contribuì con una frase rimasta storica: “Io non ho paura di morire, ogni momento è buono, non m’importa. Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n’è motivo, prima o poi bisogna andarsene!”. Il capolavoro vocale sulla base di piano e organo Hammond non è fra le cose che possono essere dimenticate. È oltre il tempo. Non si era mai sentito nulla di simile.
Gruppo iniziale: Roger Keith Barrett George Roger Waters Richard William Wright Nicholas Berkeley Mason a cui nel 1968 si aggiuge David Jon “Dave” Gilmour sostituendo Barret
Lato due La seconda facciata cambia passo, si, stiamo parlando di un disco ed i dischi hanno due facce. Ecco Money, testo “banale” secondo il suo autore Waters, è una critica all’importanza riconosciuta al denaro nella società moderna, al modo in cui i soldi corrompono le coscienze. È opinione comune che i soldi siano la radice di tutti i mali odierni, ha osservato il bassista, sebbene nessuno sia mai davvero disposto a privarsene. Us and Them ristabilisce atmosfere più vellutate. Romantica e profonda, con musica di Wright e parole di Waters. “Il testo è diretto e lineare - ha ammesso il bassista - tratta la questione fondamentale di quanto la gente sia più o meno in grado di essere umana”. È la guerra, la guerra non necessariamente militare. Il conflitto fra i poveri raccontato con rabbia e comprensione. Disperse nello spazio le ultime note di Us and Them, ecco Any color you like, il ponte verso il gran finale. È un brano musicalmente molto semplice, costituito da una base di due accordi, su cui si sviluppano, alternandosi, varie improvvisazioni di sintetizzatore e di chitarra
elettrica. Chiaramente un viatico verso l’epilogo dal potere infinito, i quasi sei minuti di Brain Damage e di Eclipse, capolavori firmati da Waters. Si parte con un arpeggio diretto e un tono lirico molto forte, “il pazzo è nella mia testa … Tu chiudi la porta e butti via la chiave, c’è qualcuno nella mia testa, ma non son io”. Tornano le risate. Inquietanti. “E se la nuvola esplode, tuona nelle tue orecchie, tu gridi e nessuno sembra sentire, e se la band comincia a suonare un brano diverso, ti rivedrò sul lato oscuro della luna”. L’Eclisse. L’occasione per un’ultima seduta di autocoscienza generale, per parlare di quello che si può e non si può, di quello che si deve e di quanto non si riesce a fare. “Tutto sotto il sole è ben accordato, ma il sole è coperto dalla luna”. Sono suoni orchestrali, prepotenti. L’emozione che diventa melodia. Incalzante. L’esito inevitabile, si capisce a questo punto. Applausi. Così resta solo qualche attimo per ascoltare la voce del portiere degli Studios di Abbey Road che dice “There is no dark side in the moon, really. As a matter of fact it’s all dark”. Non c’è una faccia scura della luna, veramente. In effetti è tutta scura.
Usa il Codice Qr in basso, per ascoltare l’album direttamente sul tuo smartphone o tablet.
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di ROSA MATARAZZO
Un viaggio è bello raccontarlo I’m coming back home...
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’è chi dice che sia difficile partire. Alcuni, invece, dicono che camminare stanchi. Altri, addirittura, affermano che la cosa più difficile sia restare. E del ritorno? Cosa si dice del ritorno? Cos’è che accade in noi quando un viaggio volge al termine e bisogna riprendere la strada di casa? E chi ci aspetta, cosa sente durante l’attesa o quando ci vede sul ciglio della porta con un bagaglio in più? Durante i nostri viaggi, che siano verso una meta ben definita, che siano una fuga o semplicemente lunghe passeggiate ad occhi chiusi, ci sembra che il solo pensare a dover tornare poi alla quotidianità ci ricopra le spalle di angoscia, di malinconia e ci faccia perdere il senso del nostro andare. Quando siamo fuori dalla nostra città o dalla nostra mente è come se fossimo alla continua ricerca di qualcosa da racimolare, da
Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno. (Dino Basili)
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settemiglia | Giu - Lug 2013
rinchiudere, da impacchettare e mettere nello zaino ma… per farne cosa? Ci avete mai pensato? Lo facciamo per far sì che ci resti qualcosa nel cuore, un’immagine, un ricordo, un segno, istanti che non siano, alla fine, solo per noi, ma che, una volta a casa, dicano a chi ci sta aspettando che non siamo andati via invano, che adesso siamo più pieni e che quel bagaglio in più l’abbiamo riempito per condividerlo con loro. Quello stesso zaino farà ricordare a noi stessi che un giorno siamo partiti e che abbiamo avuto, però, il grandissimo coraggio di ritornare e di ricominciare. E allora, forse, la parte più difficile di un viaggio è proprio il ritorno. Una difficoltà che svanisce in un attimo quando ci ritroviamo di fronte a chi ha gli occhi e il cuore colmi di gioia nel rivederci. Perché vuol dire che siamo s salvi, vuol dire che siamo vivi.
di FRANCESCO QUAGLIOZZI
Giovanni Soldini, nella scorsa primavera, con Maserati, ha vinto la Rotta dell’Oro (New York – San Francisco) in poco più di 47 giorni, 10 in meno del precedente record.
Amore per il mare e per la natura Ha appena concluso la Transpac (Los Angeles – Honolulu) con l’equipaggio di Maserati dell’armatore John Elkann ed è già pronto per un nuovo viaggio
È
divenuto il navigatore per eccellenza, un simbolo nel mondo per la sua passione per il mare, per la sua umanità e per il suo amore per la natura e per la vita. Giovanni Soldini, 47enne skipper milanese e sarzanese di adozione, non ha più bisogno di presentazioni dopo più di vent’anni di vela. E lo si capisce soprattutto quando, nel 1999, durante la terza tappa dell’Around Alone, giro del mondo a vela per navigatori solitari, un’incredibile folla lo attende all’alba al traguardo di Punta del’Este per salutare il vincitore, ma soprattutto per rendere omaggio a chi, invertendo la rotta, ed in condizioni meteo proibitive, aveva raggiunto e salvato la velista francese Isabelle Autissier, rovesciatasi nel Pacifico meridionale. Il suo gesto eroico e le sue imprese gli sono valse la massima onori-
ficenza della Francia, la Lègion d’honneur (2000), e la nomina ad Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2004). Ma cosa significa navigare? “È una passione, un contatto diretto con la natura che, ogni volta, cerca di far capire all’uomo chi veramente sia. La vita moderna spesso ci fa dimenticare che è la natura che comanda e che siamo tutti appesi ad un filo. Andar per mare, e non veder la terra ferma per tanto tempo, mi fa riassaporare questa grande verità”. Il navigatore solitario per eccellenza preferisce esser da solo o in equipaggio? “Il fascino della navigazione solitaria è incredibile, ma le sensazioni ed i sentimenti che scaturiscono dalla condivisione delle difficoltà e delle soddisfazioni con altri compas gni di viaggio è impagabile”. settemiglia | Giu - Lug 2013 21
di JOSHUA
La Perla Nera
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ro abituata a svegliarmi di buon ora, all’ora della raccolta. In poco tempo mi vestivo e in ancor meno ero a lavoro, se lavoro lo si poteva chiamare. Aiutavo mia madre sotto il sole ardente nel campo di grano portando secchi d’acqua dal pozzo per dare a tutti un po’ di refrigerio e, non lo nascondo, anche perché così potevo essere vista da Ennio. Ennio era il volontario italiano arrivato da noi pochi mesi prima e anche il mio primo amore, seppur non corrisposto; d’altronde avevo quindici anni, lui trentatré, ma sapevo che andava bene così. Ero già stata promessa in sposa a Quiouqua, anche lui da sempre mio nascosto interesse. Nel mio villaggio, poi, tutti mi volevano bene, mi dicevano che ero bella, che Quioqua era fortunato, che sarei stata una regina, “la Perla nera”, così mi chiamavano e a me piaceva. I giorni trascorsero in un insieme di pace e armonia per tutto il resto dei due anni successivi, fino a quando Ennio dovette partire, portando via con sé la nostra organizzazione. Nessuno si prese la responsabilità di prendere in mano la situazione e così in breve tempo ognuno iniziò a pensare per sé, alcuni si trasferirono persino in villaggi turistici vicini riducendosi a svendere anima e cultura per pochi soldi e qualche foto, noi incluse. La mamma disse che avrei dovuto considerarlo un viaggio, un modo per conoscere nuovi posti. E di posti, da allora in dieci anni ne conobbi davvero molti, accompagnata costantemente da fame e miseria, finché un mattino mia madre disse che era tempo per me di “costruire il mio futuro”. Così spese tutto quello che aveva per procurarmi un posto su una navicciola malconcia e parecchio affollata e per i documenti che di lì a poco mi avrebbero permesso di sbarcare a Palermo, meta del viaggio. Dopo essere arrivati due notti dopo, avendo viaggiato senza sosta, fummo avvistati da una barca della Guardia Costiera e fatti sbarcare in un centro di prima accoglienza, tanto velocemente quanto caoticamente. Rimasi lì per una settimana finché un pomeriggio arrivò un camion con a bordo un uomo in canotta che iniziò a indicare a un responsabile del campo dei ragazzi e delle ragazze, me compresa. Fummo tutti fatti salire nel camion guidati chissà da quale folle speranza, per finire in conclusione a lavorare in un campo di arance e limoni, fino a notte inoltrata, per due soldi e una stanza nascosta. Un ultimo viaggio mi permise di conoscere Raul, che mi portò qui, a Budapest. Ora porto gli stivali coi tacchi e la pelliccia, posso comprare vestiti e orecchini. Anche se tutti quelli che mi conoscono sanno s che adesso, la Perla nera, rende felici con poco. 22
settemiglia | Giu - Lug 2013
di ELENA FIORENZA
Da me a te Antologia del viaggio
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e Gregori, tempo fa, ha raccolto pezzi di mondo, di uomo, di vita e li ha racchiusi nel prezioso scrigno di una sua canzone, dopodiché li ha regalati a Celestino invitandolo ad andare in Africa. Alessandro Baricco nel 1994 scrive un incantevole monologo, ‘900, che si anima a tal punto da divenire un film eccezionale, “La leggenda del pianista sull’oceano” che c’insegna come si possa rimanere ancorati a se stessi seppur si viva su una nave. Swift, insieme a Gulliver, racconta di terre lontane, di uomini minuscoli, di giganti, di stranezze così “strane” da avere il sapore della normalità. Baglioni e Raf, invece, vorrebbero andar via, su una moto, verso realtà diverse, chi da solo, chi in compagnia…, ma non è questo ciò che conta, vero? e siete in dubbio chiedetelo a Ulisse, il viaggiatore più esperto di tutti, che potrebbe sicuramente offrirci una crociera nel Mediterraneo, ovviamente sconsigliata ai deboli di cuore, tanta è
l’esperienza maturata in dieci anni di perenne movimento. Ma non occorre scomodare il meraviglioso mago di Oz, come fa Dorothy, o lasciare tutto, per finire in Alaska come Alexander Supertramp di “Into the wild”, basta chiederlo a Giovanni, che sale e scende da Sapri, ad Amedeo, instancabile menestrello, ad Enzo, Ciro, Aminta, Antonella, Mena, a ciascuno di noi, che ogni giorno compiamo il viaggio più bello: quello della vita che ci emoziona, ci fa crescere, a suo modo ci educa, ma che non si compirebbe a pieno se, come dice Kavafis, non ci fosse un’Itaca ad aspettarci. Ed è così che voglio augurarvi delle fantastiche vacanze, ricordandovi che non è il viaggio in sé, né il luogo dove ci rechiamo a renderci più o meno felici, ma sono le persone con le quali condividiamo il nostro bagaglio a fare una netta differenza. Guardatevi intorno, sempre. Buona strada, buona vita.
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settemiglia | Giu - Lug 2013 23