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Settemiglia - anno III, n°3

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settemiglia

anno III ‐ n°3

da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno

Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa

AVVENTO 2012

PERCHÈ COLORO CHE TI CERCANO TI POSSANO TROVARE


di DON PEPPINO

DE

LUCA

foto di PINO GALASSO bianco e nero - 2012 su facebook: nuarthstudio

Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi! La notte è oscura e sono lontano da casa, sii Tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti: io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente. […] e con l’apparire del mattino rivedrò il sorriso di quei volti angelici che da tanto tempo amo e per poco avevo perduto.

scritto dal beato John Henry Newman mentre viaggiava da Palermo verso Marsiglia

Avvento 2012 Perchè coloro che Ti cercano Ti possano trovare...

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elle tante crisi che il nostro tempo conosce, non riusciamo a scorgere segni per sperare in una svolta che ci possa riconsegnare un mondo migliore. Ma se il cielo è ancora buio, c’è però una luce, una stella, che ci conduce verso una mangiatoia, a Betlemme. Si apre un nuovo anno liturgico nel quale celebriamo il Cristo vivo in mezzo a noi: Egli è venuto, viene e verrà. Ridestiamoci dal sonno dell’apatia e della pigrizia e rendiamo più spedito il nostro passo in questo Avvento nuovo che si apre davanti a noi: è il tempo della speranza, è il tempo della ricerca… Ricerca di questa luce, un po’ di luce che rischiari il buio del male. Un po’ di luce che brilla più forte quando le lacrime vengono asciugate e la solitudine trova compagnia; quando un estraneo diventa fratello e la pace vince i rancori; quando un debole è consolato e la giustizia supera la prepotenza;

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quando la morte è vinta dall’affetto di chi ti stringe a sé e quando il desiderio del rivedere il sorriso di quei volti che hai amato diventa preghiera. Scopriremo così qual è l’Amore che è fonte inesauribile di ogni amore, fedeltà, tenerezza, amicizia, comunione. Scopriremo quel cammino che, illuminato dalla stella, ci accompagna a contemplare la notte che vide nascere la Luce, la notte segnata dallo sguardo di un Bambino che illumina il tempo nuovo: il tempo degli uomini diventato storia di Dio. Allora mettiamoci in cammino, alla ricerca di quello sguardo da incrociare, dove far riposare il nostro andare tormentato, per prendere in braccio quel Bambino, senza timore, per nascondersi tra le braccia di Dio e sentirci sussurrare sul cuore… “Io ti stavo aspettando. E mentre ti aspettavo, ti venivo a cercas re.”


MESE DICEMBRE 2012 - GENNAIO 2013

settemiglia Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione VINCENZO FIORENZA PASQUALE VELLECA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA Rubriche ROSA MATARAZZO JOSHUA FRANCO CIPRIANO FRANCESCO QUAGLIOZZI Vignette ROSARIA SCOTTO E‐Mail ed Info redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa Arti Grafiche Bruno

Siamo tutti alla ricerca di qualcosa. Da sempre la vita di ogni uomo è caratterizzata da questo prioritario desiderio che può essere la semplice ricerca dell’altro, ricerca della spiritualità, della fede, della pace interiore, della ricerca della felicità. L’immagine più forte che Dante dà nella Divina Commedia è proprio quella di un uomo in cammino nel viaggio della vita alla ricerca di se stesso e della propria felicità. Ai giorni nostri quella ricerca si è tramutata in ricerca del successo, del potere, di un corpo perfetto. L’uomo tuttavia, anche quando

tende verso gli obiettivi che si propone nella vita non riesce a trovare la totale pienezza che cerca. Purtroppo viviamo nell’epoca dell’emo/crazia, nella quale domina l’emozione e il sentimentalismo; il benessere può stordire per un po’, ma non ce la fa a riempire le voragini dell’animo umano. Inoltre la ricerca compulsiva della felicità “esteriore” porta solo a girare a vuoto su se stessi. Fidiamoci di Dio; a Lui sta a cuore la nostra felicità. La ricerca della felicità è ricerca di Dio. Affidiamoci dunque a Lui. In questo numero

RIFLESSIONI Chi cerca trova? di Vincenzo Fiorenza pag. 4

RIFLESSIONI Credere e comprendere di Alfonso Quartucci pag. 5

ARTE Il Cristo nell’arte di Franco Cipriano pag. 6-7

DIOCESI Sinodo diocesano di Enzo Vitiello pag. 8

VOLTI San Giuseppe di Pasquale Velleca pag. 9

MUSICA I still haven’t found... di Vincenzo Donnarumma pag. 11

FILM Á la recherche di Elena Fiorenza pag. 13

INREDAZIONE Buona strada... di Tonia Vitiello pag. 14 settemiglia | Dic 2012 - Gen 2013

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di VINCENZO FIORENZA

Chi cerca trova? Dipende! Giuseppe dovette accontentarsi di una stalla e di una magiatoia...

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. […] Sempre devi avere in mente Itaca, Raggiungerla sia il tuo pensiero costante. […] Soprattutto, però, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos'altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. da una poesia di Kostantin Kavafis

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…perché non c’erano posti nelle locande di Betlemme. Eppure aveva bussato di porta in porta, ma senza nessun risultato. A Nazareth aveva lasciato una casa, seppur povera, certamente dignitosa, con tutte le comodità (era un falegname!) e, soprattutto, il calore di una famiglia semplice e, per questo, vera, amorevole, disponibile all’accoglienza, felice di aspettare una vita che stava per nascere. Ora si ritrovava nella confusione della folla, tra gente di ogni parte e di ogni estrazione sociale. C’era un censimento voluto per contare di quante teste era composto l’Impero Romano. Quante volte, in quella situazione di disagio, avrà pensato: “Perché sono qua? Cosa importa a me del censimento? Mia moglie è in attesa e i tempi sono pronti ed io non le posso offrire nemmeno un riparo!”. Ma, nonostante tutto, egli è in cammino, alla meno peggio e intorno a lui il mondo scompare perché l’unico scopo della sua vita, in quel momento, è cercare, cercare, cercare senza scoraggiarsi, senza vergognarsi, senza disperare. A un certo punto, però, Giuseppe deve arrendersi: la sua ricerca è terminata. Deve ripiegare come un esercito battuto. Eppure egli è felice, accoglie in sé lo sguardo infinitamente dolce della sua Donna, lo racchiude nel suo cuore. Cos’altro la vita potrebbe offrirgli di più bello? Cosa dovrebbe cercare che già non ha? Poi guarda la sua pancia, gonfia di Amore, che sussulta, che emana una luce soprannaturale, che

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effonde un caldo che ti stordisce e finalmente si tranquillizza. La sua ricerca finisce là, in quelle stradine affollate, convulse di gente. A quel punto tutto va bene, anche una povera stalla, con un bue e un asinello per far calore, con una mangiatoia come culla. L’universo intero è nelle braccia amorevoli di Maria, in quel fagottino piccolo piccolo, che borbotta, che gorgheggia, che sorride. Quelle braccia e quel Bimbo sono la sua vita. E adesso le cose si capovolgono: ciò che per lui è stato un ripiego, il segno di una sconfitta, diventa il centro del mondo. Tutti vogliono sapere cos’è successo in quella stalla, tutti partono dalle terre più lontane per conoscere un Bambino chiamato Gesù! Sapranno cercarlo? Sapranno leggere “i segni che portano a Lui”? Lo troveranno? Dal canto suo, Giuseppe aveva capito che la felicità non è in una bella casa, in un mobile fatto a regola d’arte, in una borsa piena di monete, ma nel “saper apprezzare il dono della vita, dell’amicizia, degli affetti familiari”, nel “saper dare senza pensare al tornaconto”, nel “prodigarsi per la pace e per la giustizia sociale”.

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di ALFONSO QUARTUCCI

Credere e comprendere Alla ricerca di Dio

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el Proslogion, Anselmo intraprende un'indagine razionale su Dio, cercando di dimostrarne l'esistenza e di chiarirne l'essenza. Una ricerca: è ciò che spesso manca alla fede, che diventa stanca, dettata dall'abitudine, superficiale, poco sincera. Qui non seguiremo la ricerca di Anselmo, ma pregheremo con lui, chiedendo il coraggio di rompere i vincoli delle convinzioni e della pigrizia: uno sguardo più attento, l'ardore della ricerca, l'intelligenza della fede. Orsù dunque, omuncolo, sfuggi un poco alle tue occupazioni, sottraiti discreto ai tuoi tumultuosi pensieri […] Di' ora, o “mio cuore” tutto intero, di' ora a Dio: “Cerco il tuo volto; il tuo volto, Signore, io ricerco”. Fermati. Guarda la tua vita, guarda i tuoi impegni e le tue priorità. Prepara i tuoi occhi alla ricerca, distogliendoli dalle preoccupazioni quotidiane, da ciò che possiedi o insegui. Concentrati, nella tua interezza e con tutte le forze cerca il suo volto. Se non sei qui e sei assente, dove ti cercherò? Se invece sei dovunque, perché non ti vedo presente? Ma da dove iniziare questa ricerca? Se Dio non è qui, se trascende i sensi, se non può esser visto né sentito, se non posso incontrarlo per strada: come cercarlo? Se invece è qui, se è in tutto ciò che vedo e sento, se è presente in qualsiasi cosa faccia e in qualunque persona incontri: perché non sono capa-

ce di distinguerlo? O Signore, tu sei il mio Dio e sei il mio signore, ma non ti ho visto mai. [...] Sono stato fatto per vederti, ma non ho ancora fatto ciò per cui sono stato fatto. […] Tendevo a Dio, e sono incappato in me stesso. Quante volte, come Tommaso, ti chiamo “mio Signore e mio Dio”; ma so davvero quel che dico? Come potrei, se non ti conosco? Eppure sento che la “destinazione della mia esistenza” non è limitata qui, in questa vita, nel possesso di cose finite e nelle azioni di ogni giorno; sento di essere qualcosa di altro rispetto al resto del creato; so che ci sei, fine infinito della mia esistenza, ma non so come raggiungerti. Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai “il tuo volto”? […] Tu ci inviti, quindi “aiutaci”. […] Non posso né cercarti, se tu non me lo insegni, né trovarti, se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti. Che io ti trovi amandoti e ti ami cercandoti. Ma se tendo a te, se sento la forza del tuo invito pur non avendo le forze per compiere ciò a cui sono chiamato: allora guidami tu, illumina la mia mente perché possa comprenderti. Il desiderio di te mi spinge alla ricerca, mi affido a te per arrivare a capirti: conoscendoti davvero, possa realmente amarti. Non tento, Signore, di penetrare la tua altezza, perché in nessun modo paragono ad essa il mio intelletto, ma desidero comprendere in qualche modo la tua verità, che il mio cuore crede e ama. Infatti non cerco di comprendere per credere, ma credo per comprendere. Giacché credo anche questo: che “se non crederò, s non comprenderò”.

Sant’Anselmo (Aosta, 1033/1034 – Canterbury, 1109) Monaco benedettino, abate dell'abbazia del Bec dal 1078, arcivescovo di Canterbury dal 1093 alla morte. Il Proslogion è probabilmente la sua opera più nota, resa celebre dalla dimostrazione dell'esistenza di Dio ivi esposta.

«(...) insegna al mio cuore dove e come ti possa cercare, dove e come ti possa trovare»

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di FRANCO CIPRIANO

Corpo dell’invisibile: il Cristo nell’arte Nella ricerca di Pier Paolo Patti Nei video di Pier Paolo Patti, il corpo oscilla tra tenebra e luce, tra materia e spirito

Diego Velázquez

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rocefisso, deposto, risorto, trasfigurato, il corpo del Cristo costituisce ‘alterazione di senso’ della rappresentazione umana nell’arte occidentale. La pratica sociale e culturale dell’arte ne viene ridefinita, la natura del gesto artistico è essenzialmente ripensata. Attraverso la visione degli artisti, i cristiani hanno ‘immaginato’ e ‘condiviso’ la natura divino-terrestre di Gesù di Nazareth. Nella genesi culturale di Europa il corpus Cristi, identificato e alterato dall’arte in riflessioni iconografiche dei Vangeli, è divenuto un dispositivo simbolicoconoscitivo della storia umana. La potenza di senso del Crocefisso è icona universale del dolore sacrificale. Nel tempo, di questa significazione l’arte è stato lo spazio “originario”, grembo di grandi interrogazioni della umanità del Dio, dando immagine alle risonanze molteplici del dramma della Croce, ‘evento inaudito’ che ha rivoluzionato il tempo e lo spazio del mondo e delle sue rappresentazioni. La proibizione della raffigurazione del Dio dettata dall’Antico Testamento è stata rivoltata dallo ‘scandalo’ dell’Incarnazione, segno di un Dio ‘alla

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ricerca’ della sua umanità, fino all’estrema sofferenza della Croce. Eli, Eli, lammà sabactani? - l’ora nona è grido “umano troppo umano”, interroga il Padre che ‘si ritrae’, lasciando nella solitudine il Figlio affinchè “tutto si compia”: si concluda la via terrestre del divino nel dono della libertà e della carità. L’arte ha colto la forza espressiva dell’icona cristiana che parla l’universalità del dolore e dell’amore, nella Kenosi e nel Kerygma. Nella sua “tradizione che si tradisce” essa stessa è nella ricerca (paradossale) della libertà che risuoni dell’altro, del mistero dell’invisibile. Così - in audace analogia con lo spirito dell’arte - nella tenebra del Calvario, l’Altro, l’invisibile e l’indicibile, si manifesta in forma umana: nel Figlio respira lo spirito divino. L’invisibile è nel mondo, il mistero è nel canto della Terra. Della ‘incarnazione’ l’immagine artistica appare preghiera, ricerca di contatto,‘interferenza’ umana nel mistero divino. Dalle forme di visionarietà alle materiate figure del moderno contemporaneo, tra pittura e icone trans mediali, si muove l’ulteriorità figurativa del corpo del Cristo. Di questo movimento dei linguaggi dell’arte la traccia corporea del Figlio nel tessuto della Sindone (nulla qui importa della sua ‘autenticità’) è Signum auratico, orma memoriale e ‘materializzazione’ immaginale dell’inconoscibile, dove il formarsi e il suo risultato coincidono: qui si manifesta l’immagine in verità. Nel cammino dell’arte le raffigurazioni


del corpus Cristi - o, anche, le defigurazioni o le ‘riduzioni’, concettuali e materico-gestuali (come vedremo su queste pagine, in altro commento, tra qualche mese) - sono un multiverso visivo declinato nelle tonalità differenti del tempo della storia e del soggetto. L’esile corpo di luce crocefisso di Giotto: il Cristo di Grunewald deformato dall’agonia e quello coinvolto sul dramma storico, di Tintoretto; il Cristo regale e ieratico di Piero della Francesca e quello ‘senza volto’ di Velasquez o la sensualità luminosa del Cristo ‘indignato’ di Rubens e quello eroico di Van Dick; il sereno gruppo del Compianto del Perugino, le membra gelide del Compianto di Memling, o il deposto, cadavere anticlassico, ‘dostoievskiano’, di Holbein. O, anche, la disperazione nel Cristo morto di Annibale Carracci che confligge con la veglia tranquilla del Compianto di Bernardo Strozzi… Nel Novecento: le apparizioni del corpo fratto dal segno nero di Rouault, il Cristo nel racconto ‘leggendario’ di Chagall, quelle ‘metamorfiche’ e ‘quotidiane’ di Bacon e Sutherland, la frammentata, ‘informe’ materia ‘terrestre’ di Congdon. Il cinema ha rappresentato, l’evento della Passione e della Resurrezione negli echi memoriali della pittura, con citazioni di luce e figure, come Pasolini nel Vangelo secondo Matteo con Rosso Fiorentino o nell’eccedenza narrativa del ‘povero cristo’ de “La ricotta”. Nell’ombra luminosa della storia dell’immagine cristologica

emerge l’apparizione inaudita del crocefisso disceso dalla croce, nella videoinstallazione di Pierpaolo Patti, presentata nella mostra “Dialoghi di Luce”, nella Chiesa piccola di San Francesco di Paola a Scafati, qualche anno fa, a cura di Raffaella Barbato. La proiezione del corpo su di un telo che con un panneggio di segno rinascimentale si adagia sul pavimento, agitato dalle correnti d’aria, ha il tremore di una inquietudine. Dove il movimento lentissimo del corpo si confonde con l’ondeggiare del telo, rifrangendosi nella tessitura come corpo luminoso che sembra imprimersi nello spazio, infranto dalla tenebra, come una Sindone che trasmuta in materia di luce. Anche nel video “Compianto”, il moto oscillante dell’immagine della Madre, che incombe nell’abbacinante biancore della visione, sull’immobile deposizione del Figlio, rende visibile il dolore attraverso la sospensione tremula nella possibilità della caduta o della sparizione. Vera, umanissima disperazione dels l’amore.

in alto, in ordine: William Congdon, Matthias Grünewald, Hans Memling, Marc Chagall. In basso: Bacon, Pasolini. Video e altro materiale di P. P. Patti su http://www.mastofabbro.org/installationcompianto.html

Il corpo del Cristo rivela l’arte come “preghiera” e riflessione del mistero

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di ENZO VITIELLO

La Chiesa di Nola fa memoria del Concilio e lo fa “secondo il Concilio”, incontrando e dialogando, aprendo la sua Cattedrale alla cultura, all'arte, agli uomini di buona volontà per condividere con tutti la gioia del Vangelo.

21 dicembre Dei Verbum: la Parola di Dio incontra le parole degli uomini p. ErmesRonchi dialoga con la dott.ssa Lucia Annunziata 11 gennaio 2013 Lumen Genum: la Chiesa tra mistero e presenza S.E. Mons. Bruno Forte dialoga con il prof. Ernesto Galli della Loggia 12 aprile 2013 Sacrosanctum Concilium: quando l'invisibile si fa visibile Mons.Marco Frisina dialoga con l'arch. Paolo Portoghesi 10maggio 2013 Gaudium et spes: quando la Chiesa ascolta il mondo dott. Roberto Napoletano dialoga con il prof. Mauro Maga

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Sinodo Diocesano Un’esperienza irripetibile di comunione

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na sosta per vivere un’esperienza di discernimento comunitario confidando nella guida dello Spirito. Una sosta che ci porti a riscoprirci Chiesa vera, accogliente, caritatevole, gioiosa, misericordiosa, radicale, presente, coraggiosa, libera, umile, fedele.

Con queste parole il vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma, ha definito il Sinodo diocesano proclamato l’11 ottobre 2012. Una data importantissima non solo per la Chiesa di Nola, ma per tutta la Chiesa: segna l’apertura dell’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dall’indizione del Concilio Vaticano II. Sono trascorsi, inoltre, ottant’anni dall’ultimo sinodo diocesano, indetto nel 1934 da mons. Egisto Domenico Melchiori. Il Sinodo - ricorda Mons. Depalma non solo dovrà manifestare appieno la

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comunione diocesana, ma è anche chiamato a “edificarla”, più che con dichiarazioni o decreti, con una concreta prassi di fraternità. Occorre perciò che nei documenti sinodali, oltre che il Magistero e la disciplina canonica, trovino espressione viva “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini” (Gaudium et spes n.1) del nostro territorio diocesano. Del Concilio la Chiesa di Nola farà memoria con quattro incontri sulle quattro Costituzioni dogmatiche, a partire dal 21 dicembre nella Basilica Cattedrale di Nola, dove p. Ermes Ronchi, docente di Estetica Teologica e Iconografia, dialogherà con Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington Post, su “Dei Verbum: la Parola di Dio s incontra le parole degli uomini”.


di PASQUALE VELLECA

San Giuseppe colui che si nasconde nelle scritture

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el corso dei secoli si è parlato di san Giuseppe, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio. La Chiesa, infatti, riconosce in lui il suo protettore e patrono, san Giuseppe è realmente un padre che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. San Giuseppe fu un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagnava la vita con lo sforzo delle sue mani, esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent'anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé. Dio aggiunge alla vita santa di coloro che compiono la sua volontà una dimensione insospettata: quella divina. Alla sua vita umile e santa, Dio aggiunse la vita della Vergine Maria e quella di Gesù. Anche Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, perché ha guardato la mia piccolezza. Gesù lavorò nella bottega di Giuseppe e accanto a Giuseppe. Quali saranno state le sue doti, come avrà operato in lui la grazia, da renderlo capace di portare a termine la matura-

zione umana del Figlio di Dio? Gesù dovette rassomigliargli in molti aspetti: nel modo di lavorare, nei lineamenti del suo carattere, nell'accento, nei discorsi concreti della vita quotidiana: tutto ciò è il riflesso dell'infanzia e della giovinezza di Gesù, il riflesso di quello che Giuseppe gli aveva insegnato. Egli amò Gesù come un padre ama suo figlio e gli si dedicò dandogli il meglio che poteva prendendosi cura di quel Bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano: gli trasmise il suo mestiere. Non è possibile negare la grandezza del mistero: questo Gesù, che è uomo, nato in una regione di Israele, che assomiglia a un artigiano di nome Giuseppe, costui è il Figlio di Dio. Ma Gesù è realmente uomo e vive normalmente: prima come bambino, poi come ragazzo che comincia a dare una mano nella bottega del padre, finalmente come uomo maturo, nella pienezza dell'età. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52). La vita di san Giuseppe: semplice, normale, comune, fatta di lavoro, di giorni che si susseguono con apparente monotonia ci insegna che ognuno è chiamato a partecipare al regno dei Cieli per mezzo del compimento della propria vocazione nel proprio stato di vita. Ed è per questo che quando il papa Giovanni XXIII, nel Concilio Vaticano II, annunciò che nel canone della Messa sarebbe stato introdotto il nome di Giuseppe, si proclamava l'immenso valore soprannaturale della vita di Giuseppe, il valore di una vita semplice di lavoro vissuta alla presenza di Dio in perfetto compimens to della divina volontà.

“Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo” (Matteo 1,16)

La Sacra Famiglia - particolare di Marko Rupnik

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di ROSA MATARAZZO

Il futuro, credetemi, è un gran simpaticone, regala sogni facili a tutte le persone. «Sarai certo promosso» giura allo scolaretto. «Avrai voti lodevoli, vedrai, te lo prometto». Che gli costa promettere? «Oh, caro ragioniere, di cuore mi congratulo; lei sarà cavaliere!». «Lei che viaggia in filobus, e suda e si dispera: guiderà un’automobile entro domani sera». «Lei sogna di ..far tredici?» Ma lo farà sicuro! Compili il suo pronostico ci penserà il futuro! Sogni, promesse volano… Ma poi cosa accadrà? Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

di Gianni Rodari

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Cercarsi L’alba del futuro Una cosa che sembra veramente difficile, è quella di riuscire a vedersi nel futuro. Questo accade perché ci facciamo influenzare molto da chi ci circonda, spesso da falsi miti che ricoprono ruoli che pare proprio essere fatti per noi. Ma poi, chissà perché, non è mai così. A volte l’ammirazione verso i nostri genitori, nonni o quant’altro, invece, ci portano a seguire le loro stesse orme pensando magari che la strada possa essere così anche in discesa e non presentarci molti intoppi. Altre volte ancora, parecchie scelte sono dettate da quelle prese dai nostri stessi coetanei, la paura, dunque di ritrovarci soli ad affrontare realtà nuove, sconosciute e grandi, non ci fa ragionare con la nostra testa, ma con quella di qualcun altro. Spesso, però, la strada è a senso unico. Ambizioni, aspirazioni e sogni (magari di una vita) devono essere messe da parte per cause di forza maggiore e ci si

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ritrova a dover elaborare sogni che mai e poi mai avremmo pensato di poter prendere in considerazione. Ma, alla fine, tutto sta nel guardarsi dentro. Nel mettersi le scarpe e chiudere gli occhi, camminare, camminare, e provare a vedere dov’è che il cuore ci porta. Solo così, forse è possibile accorgersi che il futuro non è un tramonto dove il sole man mano cala per non farsi più vedere. Il futuro è più vicino di quanto possiamo pensare. Il futuro è l’alba che ci schiude gli occhi, ci fa rallentare il passo e sorridere ad un nuovo giorno che sta per nascere. È un po’ come quando nasce un bambino: prima c’è silenzio, ma quando inizia a piangere, tutto s diventa spettacolare.


di VINCENZO DONNARUMMA

I still haven’t found what I’m looking for Troveremo mai quello che stiamo cercando?

Cos’è la vita? Qual è il suo significato? Cosa cerchiamo in essa? E lo troveremo mai quello che stiamo cercando? La vita non è altro che un viaggio: ci porta tra le mani dell’amore, ci porta gioia e dolore, ci porta là dove le strade non hanno nome, ci porta tra gente mai conosciuta, tra i nostri amici più cari, ci porta sotto le stelle e sopra i monti. La vita è un’avventura magnifica. L’unica cosa che ci fa continuamente correre tra le sue mille situazioni è la ricerca del nostro sogno, che ancora non abbiamo trovato. I still haven’t found what I’m looking for - traduzione testo U2 Ho scalato le più alte montagne ho superato i campi correndo solo per stare con te, solo per stare con te. Sono scappato, ho strisciato ho superato le mura di questa città, le mura di cinta solo per stare con te ma non ho ancora trovato quello che sto cercando

ma non ho ancora trovato quello che sto cercando. Ho baciato labbra di miele mi sono sentito guarito da quelle dita, quel desiderio ardente bruciava come fuoco. Ho parlato la lingua degli angeli, ho stretto la mano a un demone, di notte era calda, ed io ero freddo, come una pietra. Ma non ho ancora trovato quello che sto cercando non ho ancora trovato quello che sto cercando. Credo al Regno dei Cieli, quel giorno i colori saranno uno solo, è vero, ma io sto ancora scappando. Tu hai infranto i legami Tu hai sciolto le catene Tu hai portato la croce e la mia vergogna oh, la mia vergogna, Sai che ci credo. Ma non ho ancora trovato quello che sto cercando ma non ho ancora trovato s quello che sto cercando.

I believe in the Kingdom Come Then all the colours will bleed into one But yes I'm still running You broke the bonds You loosed the chains You carried the cross And my shame And my shame You know I believe it

I Still Haven’t Found What I’m Looking For The Joshua Tree Island Records - 1987

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di JOSHUA

L’isola che... c’è!

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«Quante isole hanno alimentato i nostri sogni o le letture? Ci sono l’Isola del tesoro e quella del Conte di Montecristo, c’è Itaca per Ulisse che ritorna da Penelope, dopo aver sostato in tutte le isole del Mediterraneo… E ancora altre»

'è un paese (su un'isoletta che è troppo a destra per essere riportata sulle cartine), dove gli alberi crescono indisturbati e i fiori sbocciano, profumando le mura delle case vivacemente colorate dai vispi abitanti. Tutti si conoscono tra loro ed il sindaco è un uomo onesto ed incorruttibile che, proprio nel 2010, ha dichiarato “finalmente siamo riusciti a deporre definitivamente il problema della criminalità”. Si potrebbe pensare che è nella natura umana ricorrere all'aggressività, anche il grande Freud lo pensava, ebbene, i signori abitanti hanno saputo dimostrare il contrario, dando prova di grande saggezza. Ad esempio, una volta, sull'isola, una bambina, giocando con i suoi amici, cadde ferendosi gravemente ad una gamba. Appena il dottore ebbe saputo la notizia (il paese era molto piccolo e a stento entrava tutto nell'isola) si precipitò di volata nel luogo in cui era successo il fattaccio e, dopo aver portato la bambina presto nel proprio studio, l'aveva curata al meglio delle sue forze. I genitori, entusiasti, chiesero al medico come sdebitarsi, ma, quest'ultimo, con fermezza rispose: “Non limitate la vostra bambina solo per paura che cada di nuovo, questo mi basta”. Questo non fu un avvenimento isolato. Molto spesso, infatti, sull'isola si sono verificati e si verificano avvenimenti analoghi: banchieri che fanno prestiti senza richiedere gli interessi, persone che concedono il proprio posto agli anziani la domenica a messa, addirittura alunni che ascoltano in silenzio le lezioni tenute dai propri insegnanti; ma un segreto c'è, ed è proprio un segreto perfetto. L'isola, non essendo sulle mappe, non potrà essere raggiunta in alcun modo, da nessuno dei paesi segnati sulle cartine e, probabilmente, proprio grazie a ciò, riuscirà a preservarsi s intatta e incorruttibile, fresca e saggia, come lo è da sempre.

Umberto Eco

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di ELENA FIORENZA

Á la Recherche perchè si sa, chi cerca trova gono l’istante “X”; come un Indiana Jones, diventi lo speleologo di tasche, borse, cappotti, angoli remoti rifuggiti anche dai ragni… Poi, un attimo, passi davanti allo specchio e ti accorgi che gli occhiali li avevi in testa; le chiavi?! entirsi più giovani senza chirurgie, Erano proprio in borsa. creme, palestre, addominali, masDare la colpa all’invecchiamento precosaggi? Da oggi si può! Vi state chiedendo quale sia questo ce non basta (ovviamente alcuni soggetrimedio miracoloso? Semplice! Basta ti sono scusati) perché quella ricerca non trovare più qualcosa d’importante! disperata di qualcosa o qualcuno è ben Quanti di voi si sono ritrovati all’im- altro, è solo il preludio per quella sensazione di sicurezza, di libertà che provi provviso, persi, spaventati, inutili; quanti hanno iniziato a sudare freddo e nel momento in cui sai che, comunque a fare gesti inconsulti che non avrebbe- vada, qualcosa l’hai trovato. ro mai compiuto? Non mentite a voi stessi esonerandovi da questa spettacolare esperienza. Perché tutti, prima o poi, l’avete vissuta o, sicuramente, la vivrete.

S

“Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose.” M. Proust

Oskar,

«Ma come è possibile??? Era proprio lì! L’ho appoggiato solo due minuti fa!» «Dove sono i miei occhiali??? Qualcuno li ha visti? Non ci vedo senza!» «Le mie chiaviii?!? Dove saranno finite? Maledette! Ma le ho prese? Non posso averle lasciate sul comò! E se…» In quei momenti perdi peso ed anni, il panico s’impadronisce di te e i pensieri diventano degli tzunami volti alla distruzione del tuo cervello. Inizi a pensare alle cose più assurde ed improbabili, per chi può basta chiamare la mamma, che ha qual potere speciale di trovare sempre tutto, per chi non può… beh, deve solo accontentarsi del desiderio che sia lì. Giri su te stesso, ripercorri la strada appena fatta una decina di volte, ti fai mappe mentali che abbracciano l’universo di tutti i tuoi movimenti ma che, inevitabilmente, non conten-

bussami al cuore

E

ssere coraggiosi significa essere consapevoli delle proprie paure, dei limiti, delle debolezze e con questi affrontare le sfide a cui la vita ci sottopone. Oskar, un bambino di nove anni, protagonista del romanzo Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, da cui Stephen Daldry ha tratto l’omonimo film, dimostra coraggio da vendere nell’affrontare la sua sfida con il mondo: una chiave, innumerevoli serrature. La sua ricerca lo porta ad affrontare se stesso e gli altri, lo costringe a scoprire sguardi diversi dal suo, ad alleggerirsi da un’eredità troppo pesante per le sue “scarpe”. Oskar con sguardo fiero ha accettato la prova, voi sarete così corags giosi?

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO un film di Stephen Daldry USA - 2012 con R. Williams

settemiglia | Dic 2012 - Gen 2013 13


di TONIA VITIELLO

Carissimi lettori, questo spazio è dedicato ai vostri scritti. Non preoccupatevi se non li vedrete subito inseriti perchè li conserveremo e, statene certi, li faremo uscire appena possibile. La redazione, comunque, li leggerà sempre e ne farà tesoro conservandoli nel proprio archivio. Attenti però, se gli interventi saranno anonimi non verranno pubblicati. Grazie della vostra attenzione e ...preziosa collaborazione. la redazione

“BUONA STRADA SORELLINA!”

O Signore insegnaci A essere generosi A servirTi come lo meriti A dare senza contare A combattere senza pensiero delle ferite A lavorare senza cercare riposo A prodigarci senza aspettare altra ricompensa che la coscienza di fare la Tua santa volontà Amen - preghiera scout -

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gni domenica a messa siamo abituati a vedere le prime file occupate da giovani scout. Dietro quelle camicie azzurre ci sono ragazzi e adulti che credono in ideali e valori semplici ma efficaci. Non ci sono parole sufficienti per spiegare sensazioni, emozioni, fatiche, paure, soddisfazioni e sconfitte legate a quel mondo. Io ne ho fatto parte e spesso capita di riguardare delle vecchie foto che ritraggono le avventure vissute e ti viene nostalgia di quegli attimi. Pensi e ripensi a tutta quella gente che li ha resi fantastici, a tutti i giochi fatti, le parole dette, i sorrisi e persino i pianti. Queste avventure sono rese fantastiche anche dal contatto diretto con la natura, dal soffio del vento tra i rami del bosco, dallo scrosciare dell’acqua del torrente, dal profumo dell’erba bagnata, dall’odore del temporale in arrivo, dal gracidare dei rospi tra l’erba, dai rumori dei passi sul sentiero,

settemiglia | Dic 2012 - Gen 2013

dal volo dell’aquila sulla cima, dal luccichio infinito del cielo notturno, dal colore delle praterie d’alta quota. Tutto questo l’ha vissuto sulla propria pelle anche Altea Trini, la ragazza di 17 anni morta domenica 11 novembre. Stava tornando a casa, a Lodi, dopo una giornata trascorsa in bicicletta con gli scout. Uno dietro l’altro, i ragazzi, una ventina, sulle loro due ruote, stavano attraversando la provinciale diretti verso la città quando sono stati travolti da un Suv. Dietro questa triste vicenda c’è la storia di una ragazza giovane, che aveva voglia di vivere, che aveva dei sogni e dei progetti. Perché ho deciso di parlare di lei? Per paura. Si, per paura che si possa dimenticare, che la sua storia possa finire nel dimenticatoio, come di solito ci finiscono tutte quelle vite spezzate da incidenti stradali. Spero che le dedicherete una piccola preghiera, io posso soltanto dire: “Buona Strada Sorellina!” s


LUNEDÌ ore 9,00 Santa Messa ch. piccola ore 17,15 In preghiera per i nostri fratelli defunti ore 18,00 Santa Messa collettiva ore 20,45 In ascolto della Parola della domenica

ESERCIZI SPIRITUALI ALLA COMUNITÀ Gli esercizi spirituali sono un momento forte nella vita di un credente, noi li proponiamo a tutti nella terza settimana di Quaresima, con una formula che vuole inserirsi nella vita quotidiana.

MARTEDÌ ore 17,15 Santo Rosario ore 18,00 Santa Messa

ADORAZIONE PERPETUA La chiesa piccola è aperta giorno e notte e il Santissimo Sacramento è esposto alla venerazione silenziosa dei fedeli.

MERCOLEDÌ ore 17,15 Santo Rosario ore 18,00 Santa Messa Tempo per le confessioni e i colloqui personali fino alle 22,00

IN PREGHIERA CON MARIA, MADRE DI GESÙ Novena dell’Immacolata ore 21,00 Santo Rosario

GIOVEDÌ cappella delle palazzine di via Martiri d’Ungheria ore 9,00 Santa Messa ore 9,45 In ascolto della Parola della domenica

Maggio con Maria ore 21,00 Santo Rosario N.B.: L’orario della celebrazione serale varierà con l’ora legale: ore 19,00 (dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre)

VENERDÌ ore 17,15 Via Crucis ore 18,00 Santa Messa Tempo per le confessioni e i colloqui personali dalle ore 16,00 SABATO ore 17,15 In preghiera per le vocazioni ore 18,00 Santa Messa DOMENICA ore 8,30 Santa Messa ore 11,00 Santa Messa ore 18,00 Santa Messa

la parrocchia celebraLAla FEDE fede LA PARROCCHIA CELEBRA


Il Natale sta arrivando e noi di Trame Africane abbiamo tante "buone" idee per trasformare i prossimi regali ed omaggi aziendali in concreti gesti di speranza e sostegno ai nostri tanti progetti. Vi suggeriamo i nostri Pacchi Dono, in cui panettoni, dolci, torroni, biscotti, pasta, sott'olio, spumante, vino, confetture e tante altre prelibatezze si combinano con i gadget dell'associazione realizzati in Kenya. Vi proponiamo inoltre le grafiche a tiratura limitata o le carte da gioco disegnate dal Maestro Maurizio Vinanti in esclusiva per Trame Africane. Per gli amanti della buona musica i Musici Aurei, ex Orchestra da Camera della Campania, hanno realizzato per noi un CD del concerto "Le quattro stagioni di Vivaldi". Ci sono, infine, i calendari, i cartoncini augurali, gli addobbi natalizi e gli originali presepi in foglie di mais o banano. Insomma, scoprite come può essere semplice fare o farsi un bel regalo; donare una speranza a chi è stato meno fortunato di noi e, allo stesso tempo, regalare un sorriso a se stessi, perchÊ fare del bene fa sempre e solo Bene...

www.trameafricane.org - info@trameafricane.org - tel. 081.8631996


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Settemiglia - anno III, n°3 by Giuseppe De Luca - Issuu