IL COSTRUITO Tipologie, materiali e tecniche dell’architettura rurale nell’Ecomuseo della Valgerola STORICO IN VALGEROLA Alessandro Caligari
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IL COSTRUITO Tipologie, materiali e tecniche dell’architettura rurale nell’Ecomuseo della Valgerola STORICO IN VALGEROLA
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Ad Aky e al signor Francy, occhi diversi
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Alessandro Caligari
IL COSTRUITO Tipologie, materiali e tecniche dell’architettura rurale nell’Ecomuseo della Valgerola STORICO IN VALGEROLA
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È con vero piacere che ho promosso l’iniziativa di quest’opera, preziosa per far conoscere e valorizzare il ricco patrimonio storico, culturale ed etnografico locale. L’idea della pubblicazione del libro è nata nell’ambito di un Progetto dell’Ecomuseo di recupero e valorizzazione dei Beni Etnografici ancora oggi presenti sul territorio, a testimonianza della vita quotidiana di un recente passato, che oggi rivive in occasione delle varie manifestazioni folcloristiche e nei preziosi racconti degli anziani. Significativi sono stati in particolare, in questi ultimi anni, gli interventi promossi dall’Amministrazione comunale di recupero dei Lavatoi nelle varie Frazioni, di un Telaio e di un Canevèl a Gerola, del Forno del Pane e di una tipica Dimora Contadina a Castello, la realizzazione del museo etnografico “La Nostra Storia” nella vecchia Cooperativa, oltre alla riqualificazione dei nuclei storici delle frazioni di Fenile e Castello. Per realizzare tutto ciò, oltre al sostanzioso impegno economico del Comune, è stato fondamentale l’impegno personale dei numerosi volontari delle Associazioni locali che, animati dall’attaccamento alle proprie radici e tradizioni e da un fattivo spirito di collaborazione, hanno prestato la propria opera per portare a compimento i vari interventi. Un particolare ringraziamento va alla precedente Amministrazione comunale, al sindaco Fabio Acquistapace e ai collaboratori scientifici che, con lungimiranza, hanno da subito capito l’importanza che il nostro territorio fosse riconosciuto quale “Ecomuseo” e hanno quindi colto e sostenuto con impegno e tenacia ogni opportunità che questo ci ha arrecato. Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti pubblicamente e rinnovare il mio invito a continuare nella preziosa opera di salvaguardia e valorizzazione della nostra cultura, della storia e delle tradizioni locali, affinchè si mantengano vive, continuino a trasmettere sensazioni e suggestioni ed offrano anche opportunità di lavoro ai nostri figli e alle generazioni future. Rosalba Acquistapace Presidente Ecomuseo Valgerola Sindaco di Gerola Alta
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Non è facile “leggere” il paesaggio e la sua storia, che spesso appare nascosta in tracce poco appariscenti, nelle stratificazioni che il tempo e l’uomo hanno accumulato. Usi e costumi, come le tecniche di costruzione, che per secoli si sono consolidati, in poco tempo sono stati accantonati da nuove consuetudini e da stili di vita completamente diversi che tendono a snobbare o addirittura cancellare la memoria, la personalità e la dignità di tutti quei manufatti definiti “vecchi” nel nostro paese. “Il Costruito storico in Valgerola”, studio delle tipologie, dei materiali e delle tecniche dell’architettura rurale, si inserisce in questo contesto essendo le strutture architettoniche, in ogni forma e scopo, una componente fondamentale del paesaggio che in ogni sua porzione rivela trame complesse, ricche di relazioni storico-produttive ed umane. L’ecomuseo è l’organismo che assicura le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione e tutela di tutti quei beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti, in un’ottica di rispetto per il tempo passato, per il proprio tempo e per quello futuro. Quando la collettività “non ricorda”, si priva della propria identità e priva anche le generazioni future dei valori e dei “saperi” che hanno premesso ai nostri progenitori di vivere per secoli in un contesto naturale molto difficile. Per contrastare questa tendenza, non basta una rievocazione romantica e statica del passato ma è necessario un lavoro scientifico attento e calibrato che solo l’Ecomuseo può assicurare, sulla base di un progetto eminentemente culturale, in un continuo dialogo costruttivo con gli abitanti, protagonisti attivi, che, di tali luoghi, sono stati e sono artefici e testimoni e offrire non solo uno sguardo sul passato, ma un’idea di sviluppo equilibrato, sostenibile economicamente, socialmente e culturalmente. Prof. Ettore Acquistapace Direttore Ecomuseo della Valgerola
Il significato del termine etnografia (studio di un popolo) è stato trasposto troppo spesso, sul piano museale, in raccolte di oggetti di uso quotidiano che, seppur accompagnate da indicazioni illustrative di vocaboli e modalità d’uso, risultano così lontani da noi e dal loro contesto di riferimento, fisico e culturale, da non riuscire a trasmettere che un pallido riflesso del mondo da cui provengono. La comprensione di una civiltà, anche semplice e povera quale quella contadina alpina, può invece più facilmente svilupparsi se ci si cala appieno nella concretezza di quel mondo, composta innanzitutto di un territorio naturale (montagne e vallate, valichi, boschi, prati, corsi d’acqua,...), su cui – a poco a poco, nei secoli – gli uomini hanno inciso tracce sempre più profonde (insediamenti rurali e nuclei isolati, strade, coltivazioni, pascoli,...). La Valtellina, la Valchiavenna e le loro valli laterali hanno la grande fortuna di conservare, poco discosto dalle principali arterie di comunicazione, dalle moderne aree industriali e artigianali, dai comprensori sciistici e dalle seconde case di vacanza, un paesaggio rurale di montagna – edificato e non – ancora in larga misura intatto, forse proprio perché poco conosciuto anche a livello locale. La lenta presa di coscienza dell’esistenza di tale patrimonio diffuso a cui si assiste in questi ultimi anni, grazie ad enti locali, musei, associazioni, fondazioni, università, privati, è
accompagnata da interrogativi su uso futuro e modalità di intervento. Se infatti non è pensabile “cristallizzare” brani di territorio e di beni architettonici nella situazione in cui ci sono pervenuti, non fosse altro che per un inscindibile legame tra la loro forma e la funzione per cui si sono sviluppati, è altrettanto indispensabile immaginare e attuare sistemi di gestione delle trasformazioni sostenibili e coerenti con la natura dei beni stessi. Demolire baite, fienili, dimore contadine e ricostruire sistematicamente edifici moderni per forme e materiali rischia pian piano di snaturare e cancellare il paesaggio rurale alpino costruito con pazienza dai nostri avi, ma il risultato è analogo anche se si decide di ricostruire o ristrutturare fabbricati che “orecchiano” l’antico, ma hanno dimenticato tecnologie, modalità operative e motivazioni sottese alla realizzazione di determinate tipologie di edifici. Forse prima di agire bisognerebbe che tutti, dai tecnici coinvolti nel settore dell’edilizia ai semplici cittadini, seguissero l’esempio qui suggerito dall’Ecomuseo della Valgerola, di approfondire in maniera seria la conoscenza del proprio territorio e della sua storia.
Arch Silvia Zanzani Sovrintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio della Lombardia Occidentale
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L’ECOMUSEO DELLA VALGEROLA
UNA VALLE E LA SUA GENTE: Cultura e tradizioni locali continuano e si rinnovano attraverso l’attaccamento della gente alle proprie radici. La storia della Valgerola si è da sempre contraddistinta per la sua gente: fiera delle tradizioni, legata alla terra ed origini, unita nell’identità, con grande senso di comunità e di appartenenza. Le emigrazioni in luoghi vicini o lontani, la transumanza nelle stagioni, il quotidiano spostamento, hanno caratterizzato la vita degli abitanti, forgiandone il carattere semplice e ospitale. Il territorio montano, nel Parco Orobie Valtellinesi, si caratterizza per la presenza di insediamenti abitati a quote elevate, sorti nei secoli in relazione alle tradizionali attività agricole, di allevamento e utilizzo di boschi e miniere. L’Ecomuseo rappresenta un elemento di unione fra passato e futuro, di identità e sviluppo sociale, per riscoprire e valorizzare storia, tradizioni e cultura locali, attraverso i segni del tempo (formazioni geologiche, reperti fossili), il paesaggio naturale (prati, alpeggi, boschi, laghi, flora e fauna), i segni dell’uomo e della fede (edifici ed opifici, chiese, usi, costumi..), i prodotti tipici (Bitto e Maschèrpa), la Capra di Valgerola...
Contatti e informazioni: Ecomuseo della Valgerola, Via P. De Mazzi, 11 23010 Gerola Alta, Sondrio www.ecomuseovalgerola.it www.valgerolaonline.it
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L’Ecomuseo della Valgerola è nato nel 2008 su iniziativa del Comune di Gerola Alta che, vista la legge Regionale sugli Ecomusei, decise di provare ad imboccare questa strada, ritenendola un’opportunità per sviluppare il progetto che l’Amministrazione Comunale aveva ideato. La domanda di ammissione alla Rete Ecomuseale Lombarda fu accolta abbastanza rapidamente e l’Ecomuseo, costituito inizialmente solo dal territorio del Comune di Gerola si è allargato nel 2010 ai Comuni di Pedesina, Rasura e Cosio Valtellino, cioè tutto il versante occidentale della Valle del Bitto di Gerola. Prima della nascita dell’Ecomuseo, nel Comune di Gerola erano operativi diversi gruppi e associazioni di volontariato: Pro Loco, Gruppo Alpini, Protezione Civile, “Presidio Slow Food”, Gruppo Anziani, coro “Amici di Gerola”, gruppo folcloristico “I Giaröi”, e si pubblicava il giornalino parrocchiale “Campane e Voci”, vero collante per i residenti e per tutti i Gerolesi “vicini e lontani” sparsi in tutti i continenti. L’Ecomuseo non è nato per sostituire o limitare lo spazio a nessuna delle associazioni esistenti che operavano e operano con notevoli risultati ma per rispondere alle nuove esigenze, coordinare l’azione e creare sinergie per realizzare quei progetti che i gruppi non potevano sviluppare singolarmente. L’inserimento nella Rete Ecomuseale Lombarda, con la possibilità di accedere ai finanziamenti regionali per vari interventi, ha permesso una rapida realizzazione di tutte quelle strutture essenziali per il “sistema di accoglienza” necessario per impostare qualsiasi attività. Infatti sono stati portati a temine: la sala multimediale per conferenze e convegni, l’aula didattica nel Palazzo Comunale, sono stati recuperati, restaurati e messi in sicurezza vari edifici caratterizzanti la vita comunitaria: lavatoi, canevèi, telai, il forno di Castello e un’antica abitazione rurale completa di mobili e attrezzature che intende diventare il centro di un progetto didattico imperniato sulla possibilità di trascorrere un’intera giornata nelle stesse condizioni di vita dei contadini di un tempo. Il Comitato Scientifico dell’Ecomuseo ha sviluppato una serie di indagini a tutto campo che hanno reso possibile la corretta azione di restauro, di catalo-
gazione e di divulgazione per arrivare poi alla pubblicazione di numerosi testi, razionalizzando e completando il lavoro che precedentemente era stato effettuato e che aveva portato alla realizzazione dei musei “La casa del tempo” a Gerola, il “Museo Vanseraf” al Dosso, il “Museo dell’homo salvadego” a Sacco. Una particolare attenzione è stata data all’attività didattica. Dopo il corso di forrmazione degli operatori e l’allestimento di vari ambienti sono stati strutturati nove percorsi inerenti alle attività caratterizzanti la vita contadina, per rivivere attivamente la produzione del formaggio e della ricotta, la lavorazione e la tessitura della lana, la produzione del feltro, la cottura del pane, lo sfruttamento della forza motrice dell’acqua, che hanno portato a Gerola decine di classi della scuola dell’obbligo. È stato organizzato un piccolo museo etnografico a Gerola e a Rasura dove raccogliere tutti quegli oggetti e attrezzi “ vecchi” che la gente ha recuperato e donato generosamente consapevole dell’importanza di queste umili cose per l’identità della comunità stessa. Per coinvolgere e motivare ulteriormente prima di tutto la popolazione, che a dire il vero ha risposto con grande partecipazione e interesse, oltre all’utilizzo sistematico del giornalino parrocchiale, sono state e sono organizzate delle “conferenze culturali” per presentare il lavoro, le “scoperte” e i risultati delle ricerche, presentare le varie pubblicazioni, in un dialogo produttivo fra le memorie individuali che fanno riemergere particolari e tradizioni che spesso sfuggono alla catalogazione e alle dotte ricostruzioni. La grande mole di lavoro svolto in pochi anni ed i notevoli risultati ottenuti, sono stati resi possibili dalle strutture comunali che accollandosi tutte le funzioni amministrative e finanziarie hanno permesso a tutti gli operatori di concentrarsi sul proprio lavoro nei vari campi. Essenziale è stata inoltre la presenza di un operatore part-time, vero terminale operativo per la programmazinone, la comunicazione, l’organizzazione delle strutture informatiche, la coordinazione di ogni attività didattica.
PROPOSTE E ATTIVITA’ DELL’ECOMUSEO Dalla sua costituzione, l’Ecomuseo della Valgerola ha impiegato molte risorse nel recupero e valorizzazione non solo del patrimonio materiale ma anche di quello immateriale quali tradizioni, storia, cultura, e leggende. Per far conoscere, condividere e non perdere questo ricco patrimonio si realizzano pubblicazioni, serate culturali a tema e, in particolare, si è sviluppata una ricca proposta didattica per le scuole. Grazie alla formazione di un gruppo di operatori si è potuto creare un contesto dove è possibile apprendere soprattutto in modo informale, stimolando interessi e curiosità. Gruppi organizzati e scuole dell’infanzia, primarie e secondarie hanno così la possibilità di svolgere laboratori didattici sui temi peculiari della montagna e della sua popolazione in chiave moderna e interattiva. I numerosi percorsi didattici (attualmente una ventina) proposti dall’Ecomuseo toccano svariati argomenti quali la natura, la storia, l’etnografia, l’artigianato. Attraverso la didattica anche sagre, manifestazioni ed eventi si sono arricchiti di allestimenti tematici, attività destinate ai bambini e, grazie all’impegno degli animatori, l’estate della valle ha moltiplicato le offerte turistiche, dando spazio a momenti dedicati a tutta la famiglia come pomeriggi ludico-didattici e giornate a tema. Anche gli adulti possono trovare nella didattica interessanti stimoli grazie a corsi a loro dedicati inerenti cucina, intaglio e restauro del legno, lavorazione del feltro, cestinaggio. Vista la necessità di valorizzare i beni etnografici e renderli accessibili a tutti, si è organizzato un gruppo di volontari che accompagnano in visite guidate al patrimonio storico, artistico e culturale di tutta la valle. Il progetto dell’Ecomuseo vuole continuare il percorso iniziato dalla sua fondazione, facendo sempre più partecipe e attiva la comunità, perché l’Ecomuseo non è solo un ricordo del passato, bensì una realtà che ha prospettive e risorse per il futuro, per andare avanti con spirito sempre rinnovato. Ecomuseo della Valgerola
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IL TERRITORIO
La Valgerola è oggi ritenuta una valle chiusa per il solo fatto che la sua strada carrozzabile ha un fine corsa a Pescegallo. In realtà, oltre che con la confinante Valtellina, la Valgerola ha sempre avuto stretti e frequenti contatti con le comunità circostanti, sia della vicina Valsassina, molto interessata ai minerali ferrosi delle miniere della zona (gli attuali bacini di Trona e di Pescegallo), sia della Val Brembana. I suoi passi (passo di Stavello, bocchetta di Trona, di Salmurano, passo del Verrobbio), ora di interesse esclusivamente escursionistico, sono stati delle importanti vie di comunicazione con le aree circostanti. Per questa ragione le tipologie costruttive ed i materiali impiegati non sono molto diversi da quelli delle zone limitrofe, affini per tipologia e morfologia del territorio: secoli di pratica hanno consolidato tecniche, modalità ed usi che si sono sedimentati e mantenuti invariati per tantissimo tempo. Politicamente la valle ha seguito le vicende della Valtellina e con essa ha subito, a partire dal basso medioevo, le successive annessioni al Ducato di Milano, dei Visconti prima e degli Sforza poi, ai Francesi, alle Tre Leghe, agli Spagnoli e poi ancora ai Grigioni, al Regno Lombardo Veneto ed infine, nel 1861, al Regno d’Italia. Il nuovo ordinamento politico e la costruzione delle grandi vie di comunicazione nel fondovalle valtellinese hanno relegato la Valgerola ad un ruolo di scarsa importanza strategica. Le nuove tecnologie ed i nuovi stili di vita, scaturiti dai fermenti dell’800, si sono imposti con una velocità accelerata esponenzialmente. Usi e costumi, che per secoli hanno scandito la vita quotidiana di molte persone, in poco tempo sono stati accantonati, sostituiti da nuove consuetudini, nuovi materiali, nuovi modi di vivere. L’Ecomuseo vuole essere un tramite, un filo di comunicazione tra due mondi
Qui sotto: casèra di Tronella In basso: antica miniera di metalli ferrosi , probabilmente siderite, sopra il lago di Pescegallo. L’area era una delle principali
zone estrattive, tanto che nella toponomastica locale è conosciuta con il nome de “li Ferèri”. Nella pagina a fronte: il laghetto di Olano, uno dei 13 alpeggi ancora “caricati” in estate. In secondo piano, il crinale erboso che porta alla cima della Rosetta.
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che si stanno allontanando sempre più, tentando di mantenere leggibile la traccia sempre più labile di un modo di vivere almeno parzialmente superato dagli eventi. Questo scritto cerca di dare un contributo in tal senso, descrivendo le tipologie architettoniche, le tecniche ed i materiali del costruito storico di questa zona alpina. Prende in considerazione le costruzioni presenti sul territorio dell’Ecomuseo, che, con una certa approssimazione, si può far coincidere con tutta la Valgerola e, da un punto di vista amministrativo, ricade nei comuni di Gerola, Pedesina (al momento il più piccolo d’Italia), Rasura e Cosio Valtellino. La Valgerola è una delle valli laterali della Valtellina, con sbocco sulla sinistra idrografica del fiume Adda, presso Morbegno, dove termina il suo corso il torrente Bitto, elemento generatore della vallata. Anche se posta sulle prealpi Orobiche, ha la tipica conformazione della valle alpina, con sponde a forte pendenza e un fondovalle praticamente inesistente, se non nella parte superiore, dove la forza erosiva del torrente non ha ancora acquisito sufficiente consistenza. Le sue cime maggiori superano i 2500 m; ai loro piedi ci sono diversi alpeggi. Attualmente quelli “caricati”, cioè quelli in cui d’estate vengono portate le bestie al pascolo, sono 13: Alpe Tagliata, Olano, Culino, Combanina, Combana, Stavello, Val Vedrano, Trona Soliva e Vaga, Tronella, Pescegallo Foppe e Lago, Bomino Vago e Solivo. Quella degli alpeggi è una colonizzazione antica, che ha radici in epoca alto-medioevale, promossa dai feudatari e dalle abbazie pedemontane, e che dà origine a una rete di percorsi, di abitati temporanei a mezza costa, di pascoli di monte ottenuti attraverso il taglio dei boschi, insomma a un paesaggio che il nostro occhio non allenato può scambiare per un ambiente naturale, ma che in realtà è frutto di una forte antropizzazione. Nel territorio, quindi, si sviluppa e diventa predominante un’economia pastorale, appena affiancata da minime forme artigianali a dimensione paesa-
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na, dallo sfruttamento del legname e da un’attività estrattiva, che però non hanno mai avuto un peso importante sulla formazione della struttura economica, né hanno mai influenzato la forma o le dimensioni degli abitati. Questo mondo pastorale, con i suoi usi e le sue esigenze, ha invece fortemente condizionato il costruito storico della Valgerola. Le pagine che seguono vogliono essere un tentativo di fissarne i canoni ed un possibile riferimento a chi è preposto alla conservazione o alla modificazione dei manufatti tradizionali, perché cerchi di mantenerne l’essenza e non la semplice epidermide. Gustav Mahler, abituale frequentatore della montagna, annotava finemente: «La tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere».
A fianco: l’abitato di Gerola, la Piazza, è posto nell’unica ansa del torrente Bitto. Sulla sinistra si stacca la strada che porta ai nuclei di Castello e di Laveggiolo. Sotto: la Bocchetta di Salmurano, uno dei tanti passi che mettono in comunicazione la Valgerola con le valli circostanti. Sotto a sinistra: edificio rurale. Nella pagina a fronte, in alto: la “tagliata” ha sottratto terreno al bosco a favore del pascolo. In mezzo, il calécc' è attorniato dalle mucche bruno-alpine e dalle capre orobiche, due razze tipiche della Valgerola. Nella pagina a fronte, sotto: affresco della “camera picta” di Sacco. Questo dipinto fa parte di un complesso ciclo pittorico, datato 1464. I disegni raffinati ed i temi proposti testimoniano i contatti con le altre aree alpine, tuttavia la decorazione di Sacco è un episodio isolato: in Valgerola, infatti gli affreschi sono limitati a dipinti votivi, di piccole dimensioni.
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TIPOLOGIE
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GEROLA
Gerola, o meglio la Piazza, è il centro abitato dimensionalmente più importante della Valle. Posta ad una quota di 1.050 m sul fondovalle, deriva il suo nome attuale dal termine dialettale gera, cioè ghiaia, il materiale con cui alcune devastanti alluvioni avevano riempito la piana; secondo una tradizione orale, si sarebbe chiamata Santa Maria dell’Acqua viva. Il paese è diviso in nove frazioni. Di queste, la Piazza ha sempre svolto il ruolo di centro, sede del Comune e della Parrocchia. Come tutto il territorio, non ha emergenze architettoniche particolari, ad eccezione degli edifici sacri, per la costruzione dei quali sono state chiamate delle maestranze specializzate del Canton Ticino. A partire dalla seconda metà del Seicento, infatti, fino all’inizio dell’Ottocento, nella bassa Valtellina hanno operato numerosi scalpellini e mastri ticinesi. La loro attività ha sicuramente influenzato anche l’edilizia locale e le relative tecniche di costruzione. Nel suo complesso, però, il patrimonio edilizio è costituito da edifici rurali. Da un punto di vista etnografico, l’area dell’Ecomuseo è caratterizzata da un nomadismo verticale imposto dal particolare sistema agro-pastorale che si è sviluppato qui, come in molte zone alpine. In questa specifica struttura economica i paesi costituivano il luogo delle abitazioni permanenti, dove erano poste le dimore principali, le stalle, le aree coltivate e i prati da sfalcio. Qui gli abitanti risiedevano per la maggior parte dell’anno, dall’autunno fino alla successiva primavera, quando salivano con le bestie ai maggenghi, quindi agli alpeggi, per poi ripercorrere il tragitto in senso inverso tornando, appunto, in autunno, al nucleo di partenza, per far rientrare le bestie nelle stalle. Va rilevato che, a differenza di altri centri come Sacco, Rasura e Mellarolo, Gerola ha sempre avuto consuetudini diver-
L’alto campanile della chiesa di San Bartolomeo si staglia sul verde dei prati. È interessante notare le forti analogie architettoniche con il campanile della chiesa di San Pietro in Morbegno, segno degli scambi culturali con ambienti al di fuori della valle.
se. Tra i suoi abitanti il pendolarismo stagionale si è sviluppato soprattutto in direzione della montagna di Cosio, per la raccolta delle castagne e successivamente verso i paesi del fondovalle, come Piantedo, Delebio e Cosio. Durante il periodo di permanenza a Gerola, e nei mesi invernali per le famiglie stanziali, il latte veniva conservato, per un certo tempo, in alcune strutture chiamate caselli del latte o, nella lingua locale, Canevèi.
A fronte: la piana di Gerola vista dal sentiero per Bominallo. Si tratta dell’unica parte pianeggiante della valle, prima che il suo torrente Bitto cominci ad incassarsi tra le due ripide sponde e scomparire alla vista, fino allo sbocco di Morbegno.
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Comune di Gerola Alta