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arte e letteratura    3 Con il contributo di

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Arte e letteratura 1. Terra d’Arno, 2003 2. Volti, facce e personaggi. L’immagine racconta ancora?, 2005 3. Identità e culture, 2007

Identità e culture

Identità e culture

€ 10,00

a cura di Simone Magherini

Società

Editrice Fiorentina

In copertina: Manhattan vista da Brooklyn, 2001


fondazione vittorio e piero alinari

arte e letteratura 3 collana diretta da Simone Magherini


IdentitĂ e culture a cura di Simone Magherini introduzione di Franco Palmieri

SocietĂ

Editrice Fiorentina


Š 2007 Società Editrice Fiorentina via G. Benivieni 1 - 50132 Firenze tel. 055 5532924 fax 055 5532085 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it isbn 978-88-6032-052-0 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata


indice

7 Presentazione Simone Magherini 9 Un sms ininterrotto Franco Palmieri identitĂ e culture

13 Premio Piero Alinari, 2006

14 Fine stagione Silvia Calamai 36 La regina e l’alchimista Anna Foa e Vittorio Pavoncello 55 Tre madri Paolo Sartori 66 Poco sopra i maiali Viviano Vannucci


presentazione Simone Magherini Presidente Fondazione Vittorio e Piero Alinari

La Fondazione Vittorio e Piero Alinari ha dedicato il Premio “Piero Alinari” (2006) alla realizzazione di un’opera teatrale inedita in lingua italiana sul tema Identità e culture. Focalizzare il titolo su “identità” e “culture” potrebbe a molti apparire, in un’epoca contrassegnata da repentini cambiamenti e violenti contrasti (non mi riferisco solo alle forze di cui a volte ci accorgiamo perché premono con violenza dall’esterno e dentro i nostri confini, ma anche ai drammi che ogni giorno mostrano un io in crisi, senza più certezze e valori naturali di riferimento), qualcosa di banale e anacronistico, o un tentativo per sua natura destinato al fallimento. Troppo spesso il termine identità è considerato sinonimo di sopraffazione (scontro sociale, di civiltà, di religione) e si dimentica, purtroppo, che non c’è possibilità di dialogo se non a partire dal rispetto e dalla capacità di ascolto tra soggetti che si stimano perché l’altro c’è ed esiste con le sue esigenze fondamentali e le sue diverse tradizioni; mentre il termine cultura (sempre più identificabile con la parola moda) è usato oggi per alimentare e imporre il giogo di una confusa e inconsistente visione della vita, di cui nessuno sa più dare spiegazioni comprensibili e a cui tutti fatalmente si adeguano. Ma l’incontro tra identità e culture è ancora possibile perché ogni uomo, nonostante tutte le diversità comunitarie, sociali, storiche e religiose che sembrano dividerlo, possiede un identico e unico essere, che è esigenza di felicità e ricerca di verità. Le 19 opere dei 20 artisti (due sono coautori), che hanno partecipato al Concorso, non sono estranee a queste problematiche. Sono testi attuali, immersi nella contemporaneità, capaci di indagare da molteplici sfaccettature le varie e vitali relazioni che intercorrono tra identità e culture e la tradizione artistico-letteraria, sociale, politica e religiosa del nostro Paese. Da un’attenta lettura dei profili biografici e professionali, forniti dai partecipanti al Premio, si può notare non solo che tra essi prevalgono i giovani autori, ma che quest’ultimi sono accomunati ai più “vecchi” da una sicura esperienza in campo teatrale, maturata sia come autori, sia come attori. Questa preparazione ha assicurato al Concorso un’elevata qualità di prove, che si documenta

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in uno spregiudicato uso espressionistico della lingua italiana, in un’originale adesione al titolo (rivisitato secondo tutta la sua ampiezza cronologica e tematica) e in un essenziale allestimento tecnico che rende i testi disponibili alla messa in scena, o almeno a una mise en espace. Ma il contributo più grande di queste opere consiste nella forza della parola, in quell’esigenza di essere che si incarna sulla scena del teatro e/o della vita, e ci aiuta a sfrondare il tema Identità e culture da tutto quel repertorio di stereotipi e frasi fatte con il quale siamo soliti esorcizzarlo e a sentirlo come un dramma che ci riguarda da vicino, di cui anche noi siamo i protagonisti, gli attori principali. La Commisione giudicatrice, presieduta dal regista Franco Palmieri e composta da Mariapia Cattolico, Enrico Gatta, Simone Magherini, Beatrice Paolozzi Strozzi, Andrea Ulivi, si è trovata per questi motivi di fronte a un compito arduo e, riconoscendo l’indubbio valore di tutte le opere partecipanti, ha deciso di assegnare il primo premio con diritto di pubblicazione a Fine stagione di Silvia Calamai con la seguente motivazione: «L’autrice dimostra di possedere una scrittura sintetica ed incisiva e un perfetto dominio della lingua in relazione alla scrittura teatrale. L’opera è scritta nella consapevolezza del valore metaforico del teatro e della sua originalità. Silvia Calamai, in una costruzione con meccanismi perfetti, si destreggia con leggerezza tra il livello naturalistico e quello surreale, dimostrando una grande conoscenza dei tempi e dei ritmi teatrali che hanno regole differenti dal romanzo e dalla poesia». La Commisione ha inoltre segnalato e riconosciuto meritevoli di pubblicazione le seguenti opere: per l’originalità teatrale, La regina e l’alchimista di Vittorio Pavoncello e Anna Foa; come opera innovativa per l’uso sperimentale di nuovi linguaggi, Tre madri di Paolo Sartori; per l’adesione al tema, Poco sopra i maiali di Viviano Vannucci. Desidero da ultimo rivolgere un doveroso ringraziamento, oltre ai già citati membri della Commissione e a tutti i partecipanti al Concorso (elencati con le loro opere nelle pagine successive), al Teatro Stabile di Innovazione “Elsinor” (Teatro Cantiere Florida), alla Società Editrice Fiorentina e alla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, che hanno contribuito fattivamente e generosamente alla realizzazione del Premio “Piero Alinari” (2006) e alla stampa di questa pubblicazione. Firenze, 13 luglio 2007 8


Un sms ininterrotto Franco Palmieri

Mi ha stupito vedere con quanta generosa dedizione tantissimi giovani autori, da tutta Italia, si prodigano, attraverso un paziente, umile e quotidiano lavoro, a raccontare storie per il teatro. Ed è sorprendente venire a conoscenza di una intensa laboriosità tesa a riportare, come protagonista della scena, la parola drammatica. Viviamo, oggi, un tempo segnato dalla assoluta e invadente presenza delle immagini e dalla quasi definitiva assenza delle parole. Shakespeare chiude l’Amleto in questo modo: «Il resto è silenzio». E ci dice che la morte è assenza di parole. Assenza delle parole è, dunque, assenza di vita. Allora è proprio vero che senza vita non c’è dramma e che il teatro non nasce dalla scena, ma dalla vita. La parola è la sola origine del teatro. Sempre. Chi scrive risponde, quindi, ad una esigenza primaria ed elementare. Uscire dalla solitudine per incontrare un altro attraverso una storia, fatta di luoghi e di personaggi. L’autore non racconta una storia, il teatro non ci incanta attraverso storie, questi giovani autori non ci dicono fatti che non conosciamo, ma cercano un rapporto con noi, lettori che saremo, poi, spettatori. Questa squadra di scrittori mi ha lanciato, attraverso queste storie, un ininterrotto sms per stabilire un dialogo, un contatto, un rapporto. L’autore ha necessità del lettore così come per un attore è indispensabile il pubblico, perché al di fuori di un rapporto fisico non c’è comunicazione. Ho letto questi diciannove testi teatrali e in molti ho avvertito il bisogno brutale di prendere il lettore/spettatore per il collo, di stringerlo e di gettarlo contro la dura parete di quelle domande che lo costituiscono. La letteratura si apre ai nostri sensi e cerca una nostra azione di risposta. Un corpo a corpo. Chi scrive crea, per metterci le mani addosso.

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Questi testi sono improvvisi spazi nei quali entriamo a convivere con un mondo che possiamo vedere, toccare, sentire. Le storie e i personaggi che abitano queste pagine sono concreti e reali. Fine stagione, La regina e l’alchimista, Poco sopra i maiali e Tre madri sono testi teatrali che riescono a comunicare, già dalla pagina scritta, quella necessità e quella febbre di vita che sono costitutive del fare e dell’essere del teatro. Tutti i giorni abitiamo spazi in cui si compiono azioni prestabilite e codificate: a casa si dorme, al supermercato si fanno acquisti, a scuola si studia, in ufficio si lavora, in chiesa si prega. Ma nel teatro c’è spazio per ogni azione. Il teatro è un luogo generoso e molto grande. E questi autori lo sanno. A teatro chiunque può incontrare tutto dell’umano. Può guardarlo diritto negli occhi, riconoscerlo e accettarlo, senza scandalo. A teatro stiamo di fronte all’umanità drammatica. Ma che cosa è il dramma? In scena, i personaggi del dramma sembrano possedere tutte le coordinate del proprio destino. Hanno tutte le informazioni del con­flitto, conoscono i nodi della storia e, alla fine, se perdono una guerra o una battaglia, sanno quello che stanno facendo. Allo stesso modo questo accade sulla scena della vita. Accade a tutti. Il problema vero nasce quando comin­ciamo a intuire l’esistenza di un vuoto tragico. La tragedia è basata sulla totale assenza di informa­zioni e sulla mancanza di ogni riferimento. I personaggi della tragedia non conoscono la trama né il loro destino. Sono in cerca d’autore. Allo stesso modo questo accade sulla scena della vita. Accade a tutti. Il teatro è allora metafora dell’esistenza e l’esistenza è ricerca dell’autore. Sono riconoscente a tutti questi autori che, attraverso il loro lavoro, mi hanno indicato, con inaspettato realismo, questa inevitabile e incessante ricerca.

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identitĂ e culture


premio piero alinari, 2006 Identità e culture

Commissione Franco Palmieri (Presidente), Mariapia Cattolico, Enrico Gatta, Simone Magherini, Beatrice Paolozzi Strozzi, Andrea Ulivi Opera premiata Silvia Calamai, Fine stagione Opere segnalate Anna Foa e Vittorio Pavoncello, La regina e l’alchimista Paolo Sartori, Tre madri Viviano Vannucci, Poco sopra i maiali Elenco partecipanti Gabriele Ametrano, Edipo atto 0; Raimondo Brandi, La vita non basta; Silvia Calamai, Fine stagione; Renata Ciaravino, Ballare di lavoro; Nicola Costa, Terra mia; Emiliano Cribari, Via Varsavia; Maria Serena Falagiani, Era carino; Anna Foa e Vittorio Pavoncello, La regina e l’alchimista; Laura Forti, Dimmi – una storia mai scritta; Antonio Giordano, Bagnarola; Angelo Grimaldi, Lo specchio delle illusioni; Federica Iacobelli, La piccola Lenci; Samuela Marroncini, Il dio degli altri; Alessandro Mauri, Comitato di supporto oniromanti; Lara Mengozzi, 9 novembre 1944; Giuliana Pisano, Eterni bambini; Aldo Saracino, Terra; Paolo Sartori, Tre madri; Viviano Vannucci, Poco sopra i maiali. 13


Fine stagione di Silvia Calamai (opera premiata)

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Silvia Calamai (Firenze, 1973) è linguista e drammaturga. Insegna Drammaturgia alla Scuola Nazionale di Scrittura Teatrale diretta da Dacia Maraini. Suoi racconti e testi teatrali – per i quali ha avuto premi e segnalazioni in alcuni tra i più importanti concorsi nazionali – sono apparsi in «Théatron», «ClanDestino», «NarraSud», «Drammaturgia», «Paragone», «Hystrio», «Ridotto», «Antologia Vieusseux». È docente di Glottologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena (sede di Arezzo) e collabora dal 1999 con il Laboratorio di Linguistica della Scuola Normale Superiore (Pisa). Ha tenuto seminari su tematiche di sociolinguistica, di fonetica, di lingue teatrali nelle Università di Pisa, Firenze, Napoli, Modena e Reggio Emilia, Bologna, Basilea, Copenhagen; è autrice di quattro volumi frutto di inchieste linguistiche sul campo.


personaggi Pancrazio Rossi 60 anni Aurelia Bianchi moglie di Pancrazio, 60 anni Irma

vicina di casa di Aurelia e Pancrazio, 65 anni

Compratore

uomo di mezza etĂ

Un negozio di gioielli, visto dal retro.

Alle donne che ho incontrato nel teatro Laura Caretti Dacia Maraini Barbara Nativi Luciana Pieraccini Carlina Torta

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i. devi sentire come suona

aurelia Il fondo ce l’ha comprato lui. pancrazio Per questo hai messo il doppio cognome?

Aurelia cammina su e giù davanti alla porta del negozio. pancrazio È meno cinque. Vieni dentro. aurelia È il colpo d’occhio. pancrazio Fa freddo. Entra dentro. aurelia Non funziona, Pancrazio non funziona. Gioielleria Rossi Bianchi. Gioielleria Rossi Bianchi. Lo senti che non funziona? pancrazio Cosa? aurelia Il doppio cognome. Lo senti che non funziona?

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aurelia Un modo elegante per ringraziarlo. Il fondo ce l’ha comprato lui. Tu non avevi una lira. (Silenzio) Dobbiamo mettere una parola in inglese. pancrazio Vieni dentro Aurelia. È meno cinque. aurelia E anche un po’ di luci colorate, per attirare la clientela. pancrazio Non siamo una discoteca… aurelia Le luci colorate non ce l’hanno solo le discoteche. pancrazio Vieni dentro. È meno cinque.

pancrazio L’hai voluto tu…

aurelia (entra nel negozio) Allora, ti è venuto in mente qualcosa?

aurelia Non me lo ricordo.

pancrazio Cosa?

pancrazio L’hai voluto tu. Quando abbiamo aperto...

aurelia La parola in inglese.

aurelia Non me lo ricordo.

pancrazio Non lo so l’inglese…

pancrazio Il doppio cognome l’hai voluto tu. Per non fare torto a tuo padre. Dicevi che non volevi fare torto a tuo padre…

aurelia Una di quelle parole che dicono tutti. Anche gli ignoranti che non sanno l’inglese.

aurelia Era meno banale.

aurelia Cosa?

pancrazio È un po’… ridicolo...

pancrazio L’inglese.

pancrazio Tu lo sai?


aurelia Lo capisco. (Silenzio) Gioielleria Love and Sin. pancrazio Che vuol dire? aurelia Non importa. Tu devi sentire come suona. pancrazio E come suona? aurelia È più invitante. Gioielleria Love and Sin. È meglio di Gioielleria Rossi Bianchi. Uno legge la scritta e poi entra. Entra e compra. pancrazio Perché c’è scritto Love sull’insegna? aurelia Luci verdi e luci rosse. Un po’ di colore fuori. (Torna fuori davanti alla vetrina) È un negozio spento. Non invita. Mette tristezza. Fa venire la depressione. La gente depressa non compra.

pancrazio C’è una canzone che dice così... mi sembra… aurelia I want you o Imagine? pancrazio Tutte e due, mi pare… aurelia Ti interessi di musica? pancrazio A volte ascolto un po’ la radio, quando riparo gli orologi... aurelia Non li ripara più nessuno Pancrazio. Non ce n’è bisogno. Non ce li porta più nessuno gli orologi da riparare. Ora si buttano via. Quando non funzionano gli orologi si buttano via. pancrazio Si buttano via anche se funzionano…

aurelia E allora?

aurelia Ora gli orologi si cambiano come le mutande, Pancrazio. Tu non te ne accorgi. Io sono aggiornata. Penso al futuro. Sono oltre.

pancrazio Non è un locale…

pancrazio Come sei tu?

aurelia (entra dentro) Potremmo servire la cioccolata calda il pomeriggio. Verso le cinque: cioccolata calda per tutti. Se qualcuno entra per bere la cioccolata poi magari compra anche un braccialetto. Beve la cioccolata, la cioccolata gli scalda lo stomaco, lui è contento e se è contento compra. E noi abbiamo venduto un braccialetto. Ci conviene. La cioccolata costa poco. Una tazza di cioccolata per vendere un braccialetto. Due tazze di cioccolata, due braccialetti. Tre tazze di cioccolata, una collana, un anello, un paio di orecchini. Ci conviene. Si potrebbe aumentare un po’ i prezzi dei braccialetti così ci rientra dentro anche il costo della cioccolata.

aurelia Non passo le giornate a guardare le lancette. Io sono oltre. Guardo avanti Pancrazio. Non mi fermo mai.

pancrazio È una gioielleria…

pancrazio Non dovevi andare a casa? aurelia Ti do noia? (Silenzio) Gioielleria Imagine. pancrazio Come la canzone… aurelia Gioielleria I want you.

ii. inventari pancrazio Ventisette… trenta… trentadue… trentaquattro anelli, come un mese fa. Due mesi fa erano… trentacinque. Uno l’ho regalato a Margherita. Come… un incentivo a studiare. Così forse prende il diploma. Forse. Se s’impegna un pochino. Forse ce la fa. Io penso che può farcela. Con un po’ d’impegno. Nella vita ci vuole un po’ d’impegno. Trentaquattro anelli. Venti in oro. Quattordici in argento. Sono quattordici? Sì… sono quattordici. Sempre quattordici. Mi sembra. Ricontiamo. Venti più quattordici trentaquattro. Collane: sessanta. Come l’anno scorso. Numero di collane ven-

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Identità e culture  

Premio “Piero Alinari” (2006) per la realizzazione di un'opera teatrale inedita in lingua italiana sul tema Identità e culture.

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