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Priscilla Bianchi

SCIENZA DELLA RELAZIONE secondo la cultura dell’India classica

Come migliorare le nostre relazioni Rapporti umani e qualità della vita

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9 Scienza della Relazione


Dal catalogo Enea (collana Scienza della Relazione)

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Questo libro è stampato su carta ecologica riciclata prodotta con il 100% di carta da macero e senza l’uso di cloro e imbiancanti ottici. Carta certificata Blue Angel ed Ecolabel in quanto creata con un basso consumo di energia.

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La scienza della relazione. Il pensiero olistico della Bhagavad-gita La crisi come opportunità di crescita. Tappe cruciali e sviluppo umano Noi e la morte. Conoscere la morte per vivere meglio L’arte dell’agire. L’uomo, il mondo e l’azione La conoscenza segreta. Relazione tra ricerca e crescita interiore L’arte dell’equilibrio. Perle dall’antica scienza dello yoga Volere è potere. Desiderio, motivazione e realtà Una nuova ecologia. Il macrocosmo nel microcosmo Come migliorare le nostre relazioni. Rapporti umani e qualità della vita La relazione con il Divino. L’uomo alla ricerca del sacro Che tipo psicologico sei? I guna, le qualità della natura Tu non sei solo. Risveglia la tua forza interiore Al di là del bene e del male. Etica nel rapporto con noi stessi e con gli altri La chiave per realizzarsi. Noi creiamo ciò che abbiamo nel cuore Il segreto supremo. Abbandonarsi al Divino

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COME MIGLIORARE LE NOSTRE RELAZIONI Rapporti umani e qualitĂ della vita

Priscilla Bianchi

edizioni


Le antiche storie che leggerete in questo libro nascono da uno studio approfondito delle fonti sanscrite da cui derivano e alle quali si attengono nelle loro linee ed insegnamenti essenziali. In questa versione inedita si presentano rinarrate dall’Autrice. Le fonti delle storie citate in questo libro sono: Re Ambarisha e il saggio Durvasa, Bhagavata Purana (nono skandha). L’offesa recata a Shiva, Bhagavata Purana (quarto skandha). Il furto di Indra, Bhagavata Purana (quarto skandha).

© Copyright 2011 Edizioni Enea - SI.RI.E. srl I edizione novembre 2011 ISBN 978-88-95572-69-7 Edizioni Enea Sede Legale - Ripa di Porta Ticinese 79, 20143 Milano Sede Operativa/Magazzino - Piazza Nuova 7, 53024 Montalcino (SI) www.edizionienea.it - edizioni.enea@gmail.com Progetto grafico Lorenzo Locatelli Illustrazioni Federica Aragone Mandala in copertina © Paul Heussenstamm (www.mandalas.com) Stampato e rilegato da Graphicolor, Città di Castello I diritti di traduzione, memorizzazione elettronica, informatica, multimediale, riproduzione e di adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo, compresi microfilm e copie fotostatiche, sono riservati per tutti i Paesi.


Indice

Prefazione

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Premessa

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Capitolo 1 La relazione con se stessi

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Capitolo 2 Le relazioni e la societĂ

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Capitolo 3 Buoni confini fanno buoni vicini

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Capitolo 4 Re Ambarisha e il saggio Durvasa

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Capitolo 5 Che fatica essere liberi

55


Capitolo 6 L’offesa recata a Shiva

61

Capitolo 7 Le relazioni professionali

75

Capitolo 8 Confronto e conflitto

87

Capitolo 9 Il furto di Indra

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Capitolo 10 Rapporti umani e qualitĂ della vita

105

Conclusioni

113

Riferimenti bibliografici

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Prefazione

La Scienza della Relazione è una “collana” composta di 15 libri monotematici che, come piccole perle sapientemente infilate e collegate le une alle altre, compongono il gioiello della relazione, un gioiello indispensabile, che tutti vorremmo indossare con soddisfazione e piacere. Ma non si improvvisa, non si compra dall’orefice già pronto, non si regala, è frutto di una conoscenza interiore che ci suggerisce, a seconda del momento e delle circostanze, l’atteggiamento, il gesto, la parola, il tono di voce… Tutto fluisce spontaneo come un torrente dall’acqua limpida che scorre da un colle, non c’è sforzo, non c’è sofferenza, è trasparente e perfettamente naturale. Tale conoscenza viene da molto lontano, annunciata da millenni nei testi sacri delle più antiche ed elevate civiltà della nostra Terra, eppure tanto vicina, racchiusa


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Come migliorare le nostre relazioni

e pronta per essere svegliata nelle profondità del nostro cuore. Piccoli libri perché non servono tante parole, talvolta una breve frase o il racconto di una storia cambiano una vita. Dai testi sacri dell’India la raccolta di queste perle preziose, e proprio nelle storie la magia della trasformazione del cuore perché è lì, nel cuore, che si gioca la relazione. La lettura offre conoscenza e nutrimento all’intelletto, aiuta a porre fine a dubbi che confondono, a portare ordine nella mente, a saper conoscere e distinguere. L’ascolto delle storie, grazie agli audiolibri che sono parte integrante del progetto, guarisce il cuore e penetra l’inconscio purificandolo da memorie di dolore e sofferenza, permette di interiorizzarne l’essenza e produrre il cambiamento di quei comportamenti che limitano la nostra felicità e il nostro benessere. Le domande a fine capitolo offrono l’opportunità di comprendere più a fondo il contenuto del testo e al tempo stesso stimolano ad avviare un percorso introspettivo per conoscersi meglio. La relazione si gioca su piani differenti. • Sanare la relazione con se stessi è sperimentare la pace. • Sanare la relazione con gli altri, con ogni creatura e tutto il creato è sperimentare l’amore. • Sanare la relazione con il Divino è sperimentare la beatitudine più profonda.


Prefazione

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I primi tre libri costituiscono, nell’insieme, una base, un fondamento solido su cui poggiarsi. I successivi quattro costituiscono il percorso intermedio inteso a rafforzare e ampliare quanto appreso precedentemente. Gli ultimi otto sono un perfezionamento e un ulteriore approfondimento. La Scienza della Relazione è anche un percorso formativo, inserito nel progetto della Scuola Italiana di Medicina Olistica. Si rivolge a tutti: terapeuti, imprenditori, genitori, insegnanti, educatori, chiunque riconosca nella relazione la chiave di una vita realizzata. È un corso di formazione e al tempo stesso di autoguarigione. Insieme ai libri e agli audiolibri lo studente avrà a disposizione ulteriore materiale per approfondire e memorizzare queste conoscenze. Grazie ai tutoraggi vi è la possibilità di aprire un dialogo diretto con l’Autrice per uno scambio su quanto appreso e su esperienze di vita, in modo da calare il tutto nell’agire, nel sentire quotidiano. Ogni corsista dunque è seguito personalmente dal tutor per la preparazione agli esami, ma anche e soprattutto come aiuto per migliorare nel concreto la propria vita di relazione. Questa collana e questo progetto formativo sono rivolti a quattro categorie di persone: • a coloro che soffrono e ricercano la pace interiore; • a coloro che amano la conoscenza e si pongono mille quesiti che necessitano di risposte che migliorino la vita;


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• a chi si trova in posizioni di responsabilità e gestisce aziende e persone, e sa che le relazioni sono il fondamento del successo, anche economico; • a chi ricerca il Divino in sé e in ogni cosa e sa che tale intima relazione è il fondamento della più profonda gioia. Tali categorie di persone sono descritte nella Bhagavad-gita che proprio ad esse si rivolge per offrir loro “la conoscenza segreta”. Inoltre può essere una forte esperienza formativa per chi assiste e cura, per chi educa, per chi desidera fare delle relazioni l’esperienza cardine della vita. Ringrazio di cuore la cara amica Priscilla che, attraverso la sua conoscenza dei testi sacri dell’India, dei quali offre traduzioni inedite dal sanscrito, rende possibile il sogno di offrire, a tutte le persone che lo desiderano, un percorso semplice e “naturale” per il risveglio di quanto c’è di più prezioso e potente nel cuore… per guarire, per conoscere, per essere persone di successo e dalla beatitudine interiore. Catia Trevisani


Premessa

C’è chi, il più delle volte a seguito di cicatrici relazionali profonde, decide di darci un taglio e di andare lontano da tutto e da tutti. Lascia il paese natio, la casa dei genitori e anche il posto di lavoro per abbandonare noiose consuetudini, allentare nodi troppo stretti e potersi finalmente godere un po’ di pace, a distanza da fastidi e seccature. Generalmente accade, però, che dopo un primo, breve periodo di sollievo, la solitudine diventa schiacciante, il silenzio insopportabile, il vuoto incolmabile. E allora si cerca un cane, un gatto o un altro animale di cui prendersi cura e che ci faccia compagnia, si frequentano nuovi ambienti, seppure selezionati, e infine si tenta nuovamente di intessere qualche relazione più profonda con altre persone, per scambi che assieme al resto continuino a nutrirci. Ciò dimostra che la relazione è qualcosa cui non possiamo rinunciare; sarebbe un po’ come rinnegare la nostra essenza. Del resto dobbiamo ricordare che noi esistiamo grazie a una relazione, ci muoviamo in una


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Come migliorare le nostre relazioni

fitta rete relazionale e il nostro interagire con gli altri è indispensabile prima di tutto per comprendere noi stessi e realizzarci. Grazie ai nostri rapporti con gli altri, infatti, possiamo confrontarci, metterci alla prova, cogliere stimoli, far nostri modelli comportamentali o prenderne le distanze, in sintesi conoscerci e crescere. È innegabile: l’uomo è fatto per lo scambio relazionale. Da tempo, però, segno evidente di una civiltà in crisi, stiamo assistendo a un degrado, a un crepuscolo delle relazioni umane, che genera ombre, incertezze e tanta sofferenza. Stare con gli altri continua ad essere una necessità stringente e al tempo stesso, in numerosi casi, è fonte di crisi e malessere. Come persona che osserva con attenzione i propri moti interiori, ma anche certe dinamiche socio-relazionali, posso confermare, a tal proposito, quello che ormai viene segnalato da sociologi, psicologi, educatori del nostro tempo: la stragrande maggioranza dei conflitti individuali e collettivi deriva senza dubbio dal vasto e complesso universo delle relazioni. Eppure ci dibattiamo, continuiamo caparbiamente e giustamente il nostro cammino verso la ricerca di scambi costruttivi e nutrienti, che ci permettano di esprimere al meglio le nostre potenzialità, di cogliere l’essenza di questa nostra umanità, e soprattutto, in sintesi, di amare ed essere amati. Sarà questo il motivo per cui accanto al Pil da un paio di decenni troviamo anche l’Isu, l’indice dello sviluppo umano. Questo nuovo metro del benessere sociale va oltre l’accezione di sviluppo basata sulla crescita economi-


Premessa

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ca e prende in considerazione fattori quali l’educazione, la qualità dei servizi, le relazioni sociali, l’inquinamento ambientale, la partecipazione democratica, l’equità delle opportunità ecc. Evidentemente chi si occupa di processi di crescita in senso ampio si sta sempre più rendendo conto che a fronte di un benessere materiale crescente, le persone vivono spesso in uno stato di profonda insoddisfazione e che nella salute a 360 gradi dell’individuo le relazioni umane e sociali costituiscono il patrimonio più prezioso, oggi visibilmente e pericolosamente in declino. Un flash sul nostro vivere: • i legami non durano. Per fare un esempio, le felici convivenze di molti dei nostri nonni, che sono insieme da oltre 60 o 70 anni, sembrano record non più replicabili; • la comunicazione tra individui, imprescindibile strumento di relazione sociale, lascia sempre più a desiderare: a volte è la grande assente, a volte c’è, ma i toni e i modi meriterebbero un’attenta analisi. Nell’era dei computer e dei telefonini il gap comunicativo potrebbe apparire paradossale, eppure la quantità non sempre va di pari passo con la qualità; • sempre più persone vivono isolate, chiuse nel loro mondo come ostriche nel guscio. A volte ciò accade per ragioni comprensibili e forse in parte anche condivisibili, ma resta il fatto che la fortezza inizialmente eretta per difendersi, quasi sempre si trasforma in una prigione;


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Come migliorare le nostre relazioni

• numerosi individui sono costantemente insofferenti, nervosi, scontenti, e chi è portatore di questo tipo di personalità ben raramente riesce ad avere scambi relazionali costruttivi; • la fiducia nel prossimo è in netta diminuzione e la coesione sociale molto debole. Una recente indagine Istat ci dice, ad esempio, che il 75% degli italiani vive in un clima di sospetto e appartiene alla categoria dei cosiddetti malfidati. E pensare che villaggi e città sono nati proprio intorno allo scambio umano, in nome delle relazioni. In origine la città, la polis, era principalmente un luogo di aggregazione. Non a caso le fonti classiche mettono in evidenza non tanto la natura urbanistica della polis, ma ancor prima e ancor più il suo carattere socialmente aggregante. Si trattava di una vera e propria comunità politica, costituita da cittadini che, con impegno condiviso, ne mantenevano viva la realtà. Come già ebbe a dire Hannah Arendt alla fine degli anni Cinquanta ne La condizione umana: La polis, propriamente, non è la città-stato in quanto entità fisica, ma una forma di organizzazione nella quale ogni membro partecipa all’azione e al discorso comunitari, la cui collocazione più autentica è fra persone che vivono insieme a tale scopo, non importa dove esse si trovino. (Arendt H., La condizione umana)


Premessa

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Oggi viviamo in città caotiche, inquinate, rumorose; a volte i cattivi odori, i rumori molesti e la cappa grigia di smog e di decadenza comportamentale farebbero venire la voglia di scappar via in qualche luogo remoto del mondo. Ma non è tutto: l’ambiente urbano sembra agghindato ad hoc per fornire molteplici opzioni alla voracità del cittadino-consumatore, con rari spazi da condividere in modo benefico e senza luoghi che possano davvero favorire il logos, ragionamento e scambio collettivo. E mentre stormi di umani si tuffano nella “movida” per provare a loro stessi che sono ancora vivi, cala il sipario sulla luce interiore di una lontana armonia. La scia semantica della polis conduce a una rapida riflessione anche sulla politica, che in questo periodo più che mai riempie le pagine dei giornali e i programmi televisivi. Per Aristotele l’uomo è zoon politikon, un essere vivente che realizza pienamente il proprio vivere all’interno della polis. Questo significa che la natura umana è prettamente comunitaria e relazionale, e che non ci è possibile fare a meno degli altri. Nella logica conseguenza di quanto appena affermato, Aristotele sostiene che politica è ciò che favorisce philìa, amicizia, buoni rapporti tra gli uomini. Pare che oggi sia rimasto ben poco di tutto ciò: l’incontro troppo spesso diventa scontro e al cosiddetto confronto politico ben più adatto sarebbe un ring che non un’aula parlamentare. Così assistiamo allo spettacolo avvilente di uomini di governo i quali, ben lungi dall’offrire ai


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cittadini modelli esemplari da seguire, si offendono, si accusano, adottano parole e comportamenti mendaci, violenti, inaccettabili. L’educazione ha un ruolo in tutto questo? Sì, enorme. La maturazione di un individuo non avviene tutta in un colpo, in maniera monolitica. Avviene per tappe, per fasi, e soprattutto grazie all’apporto di molteplici componenti: cognitiva, psicologica, affettiva, relazionale, sociale, ecc. Una delle problematiche correnti è che oggi alcune di queste componenti vengono stimolate persino troppo, mentre altre rimangono come atrofizzate. La componente cognitiva, ad esempio, riceve stimoli a non finire, ma le sensibilità e le capacità dell’individuo nel campo affettivo-relazionale non sono adeguatamente sollecitate ed educate, così non di rado ci imbattiamo in persone che hanno la testa piena di tante nozioni e il cuore vuoto e freddo come una stanza spoglia. In senso più ampio, e non è un’affermazione retorica, stiamo assistendo a un pauroso declino di quei valori che da sempre costituiscono la linfa per la vita e la crescita della comunità e dei singoli. I parametri culturali oggi si sono di molto modificati rispetto ai bei tempi che furono; basta consultare i risultati di certe ricerche per rendersi conto che le maggiori ambizioni non sono più solidarietà, condivisione, responsabilità, senso civico e simili, bensì denaro, successo professionale (sempre strumentale al guadagno) e vari beni di consumo. È la cultura del consumo, dunque, che ha


Premessa

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preso il sopravvento, e in tale prospettiva la priorità è per tutto ciò che è estrinseco, fuori dalla persona, a scapito di quello che invece appartiene al mondo interiore dell’individuo, a cominciare dalle relazioni umane.

Spunti di riflessione e autoanalisi • Rifletti su quanto abbiamo bisogno di relazioni e su quanto, al tempo stesso, in questo momento storico, le relazioni siano in declino. • Prova, dopo aver fatto una riflessione generale, a fare un’analisi del tuo mondo relazionale.


Capitolo 1 La relazione con se stessi

Se anche decidessimo di diventare degli eremiti e ritirarci tra le montagne, in qualche foresta o in mezzo alle dune sabbiose di un deserto, non potremmo comunque evitare di intrattenere una relazione con noi stessi e con il nostro mondo interiore. Quando si parla di relazioni, chissà perché, si pensa subito alle relazioni interpersonali, ovvero a quelle che sviluppiamo con i nostri simili o con altri esseri viventi. Trascuriamo, così, una fondamentale realtà: la prima relazione da scoprire, da approfondire, da armonizzare, è quella con noi stessi. È risaputo e comprovato che disarmonia e conflittualità nei rapporti con gli altri nascono da un rapporto scorretto o insoddisfacente con noi stessi, del soggetto con le varie sfere della sua personalità, che a volte nemmeno conosce. Anche nel campo delle relazioni, a quanto pare, il motto delfico “conosci te stesso” rappresenta un punto di partenza che solo può condurci alla costruzione di rapporti solidi, utili e piacevoli.


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Come già ebbe a dire Pirandello nel suo romanzo Uno, nessuno e centomila, ognuno di noi è al tempo stesso uno e molti. Se infatti consideriamo i vari volti dell’io e le numerose istanze e dimensioni dell’individuo, possiamo tranquillamente affermare, come fa Roberto Assagioli, che ognuno di noi è una folla. E come sanno bene oratori e politici, per fare in modo che una folla diventi più compatta possibile, animata da intenti omogenei pur nella differenza delle singole unità che la compongono, è necessario individuare denominatori comuni e lavorare per far confluire in un’unica direzione il sentire e l’agire delle parti. Può capitare, prestando ascolto al nostro dialogo interiore, di rimanere come assordati da un caos comunicativo dissonante, come se ci trovassimo in mezzo a una calca di persone in tumulto: c’è chi grida, chi fa i capricci, chi pone domande, chi avanza pretese, chi ride, chi piange, chi giudica, chi rimprovera, chi dorme, chi ha paura e così via. Ma non ci troviamo allo stadio o in una grande piazza, siamo di fronte alle sfumature del nostro ego, ai piani antropologici del nostro essere, al groviglio delle nostre energie psichiche, ai frammenti del nostro vissuto. Il cammino evolutivo di un individuo ha molto a che vedere con l’accettazione, la comprensione e la gestione della molteplice natura umana; è un lavoro impegnativo, a volte doloroso, ma inevitabile per conoscerci, superare i nostri limiti e armonizzare la nostra personalità. Mi viene in mente l’immagine di


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una madre circondata da sei o sette figli, oppure quella di un’insegnante davanti a una classe: con pazienza e autorevolezza, con amore e fermezza, ascolterà quello che ciascun bimbo ha da dire, ne parlerà con lui, troverà con ciascuno modo e mezzo migliori per assicurarne sviluppo e soddisfazione. Secondo l’antica psicologia indiana, noi siamo entità individuali con alcune caratteristiche inalienabili: siamo di natura spirituale, in quanto tali esistiamo da sempre e per sempre, siamo amore e vita. Attualmente, però, ci presentiamo come esseri incarnati, ovvero, per così dire, avvolti da una struttura psicofisica, macchina meravigliosa entro la quale ci muoviamo in questa dimensione terrena. Così, durante il tragitto nell’universo della materia, i sensi vogliono inseguire i loro desideri, la mente dice la sua, l’intelletto cerca di scegliere la strada migliore tra infinite opzioni e anche pensieri, convinzioni, paure e condizionamenti, che derivano da tutte le esperienze fatte, e sembrano voler imporre punti di vista, quasi avessero una propria autonomia. È chiaro che essendo ciascuno di noi un individuo unico e irripetibile con una specifica “orbita”, i personaggi che costituiscono la nostra folla saranno peculiari e diversi da quelli degli altri. Così come accade anche nel mondo esterno, però, esistono stereotipi che sono presenti in tutte le folle, seppure in percentuali variabili. Avete presente il tipo sempre puntuale, ben ordinato, quello che ha impostato la propria vita secondo schemi


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e regole precisi e che ha il giudizio facile? Bene, corrisponde a uno dei volti del nostro io: è quella parte dell’io che tende a controllarci, a complimentarsi con noi per ciò che facciamo bene e a rimproverarci duramente per quello che sbagliamo, che imposta il nostro codice comportamentale e ostacola ogni turbamento o sovversione dello status quo. Questa sfumatura dell’io potrebbe corrispondere al cosiddetto “adulto” dell’analisi transazionale e ha lo scopo di proteggerci; però, se ci affidiamo totalmente a lui come farebbe un bimbo con un genitore eccessivamente zelante e iperprotettivo, smettiamo di crescere, di cambiare, perdiamo l’opportunità di scegliere e di arricchirci con nuove esperienze. Un altro sub-io corrisponde all’iperattivo, la persona sempre indaffarata, quella che trova continuamente attività in cui tuffarsi, incapace di fermarsi, che vuole affaccendarsi anche solo per far sì che gli altri la ammirino ed esclamino: “Però! Complimenti!”. Assecondando questa voce ci risulterà pressoché impossibile rilassarci, riflettere, elaborare e stabilire un contatto significativo con noi stessi. Quella dell’io perfezionista rappresenta una subpersonalità piuttosto diffusa, secondo la quale dovremmo essere inappuntabili in ogni circostanza: nel look, sul lavoro, in famiglia. Se pratichiamo sport dobbiamo essere dei campioni, se abbiamo figli devono essere dei geni, se andiamo a un ricevimento dobbiamo stupire con il nostro modo impeccabile di vestire e di parla-


La relazione con se stessi

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re. Se ci lasciamo guidare dalla voce del perfezionista il rischio sarà quello di negare le nostre fragilità che così, semplicemente rimosse, non potranno mai essere curate. L’io gaudente è quello che vorrebbe essere sempre in festa: giocare, far merenda, andare al mare e godersela dalla mattina alla sera. Non importa se il dovere ci chiama, facciamo finta di non sentire e diamo la priorità al piacere. Se questo sub-io diventa il nostro maestro di vita, sarà dura far fronte alle molteplici responsabilità cui siamo chiamati e anche le nostre relazioni alla lunga diventeranno un inferno. Non posso, in questa rapida carrellata di possibili esempi, non menzionare l’io bambino, quella parte di noi che ha paura, che mette la testa sotto il cuscino durante il temporale, che non vuol dire al genitore cos’ha combinato per timore della punizione, che ha bisogno di coccole e di rassicurazioni. Allora, il concetto è che per integrare la nostra personalità non possiamo permetterci di rinnegare nessuna voce dell’io. Certo, volendo potremmo anche farlo, ma dobbiamo sapere che ogni voce inascoltata troverà il modo, prima o dopo, di attrarre la nostra attenzione, talvolta anche violentemente. Ogni voce, infatti, rappresenta una parte della nostra personalità che siamo chiamati a conoscere, ad accogliere e a migliorare, e a questo scopo diventa essenziale ripristinare rispetto, dialogo, collaborazione tra le molteplici sfaccettature del nostro io, lavorando


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Come migliorare le nostre relazioni

per la loro integrazione. Potrà succedere, allora, che in alcune occasioni ci si debba dare una scrollata, in altre rassicurazione e conforto, in altre ancora calma e ponderazione. Tale ardua ed entusiasmante avventura interiore è condizione imprescindibile per poter instaurare buone relazioni anche con gli altri: più diventeremo capaci di confrontarci con le varie parti di noi stessi, facendole dialogare tra loro e promuovendone una trasformazione positiva, più saremo in grado di gestire situazioni all’esterno e intrattenere rapporti costruttivi con una o più persone e con le folle che si muovono al loro seguito.

Spunti di riflessione e autoanalisi • Avevi mai pensato che il tuo io potesse avere molteplici volti? Cosa ti provoca questo tipo di consapevolezza? • Quale pensi che sia la voce del tuo io che fino ad oggi hai trascurato di più? • E quella, invece, cui hai dato più ascolto?


Capitolo 2 Le relazioni e la società

Da sempre i galatei insegnano a occultare il proprio essere individuale, le proprie passioni, le proprie preferenze. Già Monsignor Della Casa vietava rigorosamente di raccontare i propri sogni e di parlare troppo di sé. Ma con l’affermarsi di una cultura di massa sempre più narcisista, in cui ognuno pone se stesso al centro della propria e altrui attenzione, confessarsi, mostrare, esibire pubblicamente emozioni, vere o artificiali che siano, è divenuta la nuova regola. E il sé così ingombrante sta spazzando via ogni noi e ogni forma di socievolezza. (Turnaturi G., Signore e signori d’Italia, pag. 20)

Questo passaggio, che la sociologa Gabriella Turnaturi inserisce nell’introduzione di un suo libro, ci proietta nel contesto sociale e relazionale tipico dei nostri tempi, caratterizzati da un lato da importanti aperture e preziose opportunità, dall’altro da confusione, superficialità e un generale imbarbarimento nel modo di condursi.


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Come migliorare le nostre relazioni

Se la storia d’Italia è punteggiata dalla pubblicazione di centinaia di galatei, i cosiddetti manuali di etichetta, ci sarà un motivo, che con tutta probabilità non è confinabile a mere necessità sociali, ma sfocia in qualcosa di ben più vasto e arcaico, come l’esigenza di darsi delle norme comportamentali, nonché quella di manifestare e ricevere rispetto. Dal brano citato e anche da ulteriori affermazioni del testo da cui è tratto, si desume che tra le regole di base per una buona convivenza, vi sono riservatezza e discrezione. Aprirsi è cosa positiva, anzi, soprattutto in certi frangenti della vita, è benefico e opportuno, ma non con tutti e non sempre. Rari sono infatti coloro che ascoltano per interesse anziché per curiosità, coloro che condividono i nostri successi e le nostre gioie senza sviluppare invidia, che davvero comprendono le nostre debolezze e difficoltà senza poi approfittarsene, anzi, entrando con noi in una relazione di tipo empatico. Ebbene, basta accendere la televisione o sfogliare alcuni giornali fra i tanti in circolazione per comprendere come attualmente ci stiamo sempre più sbilanciando nella direzione opposta, quella dell’ostentazione, dell’esibizionismo, dell’impudicizia più totale. Esistono alcuni programmi televisivi che addirittura basano il loro successo proprio sulla possibilità che offrono alla folta audience di sbirciare dal buco della serratura persone che vivono la loro realtà quotidiana, osservandole, come in un voyerismo di massa, mentre parlano, litigano, mangiano, si divertono e perfino durante i loro


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rapporti intimi. La conseguenza di tutto ciò è che si è smarrita la misura del limite, assieme a un sano senso di pudore, al rispetto più autentico di noi stessi e dell’altro e anche a una privacy effettiva, visto che ormai è ben difficile nascondere progetti e comportamenti personali da sguardi indiscreti e inopportuni. Una significativa percentuale di persone si sente abilitata a invadere il campo altrui, a esprimere la propria opinione anche se non richiesta, a pensare che in casa propria può fare di tutto, senza però riflettere sul fatto che pochi metri più in là, o semplicemente al piano di sopra o di sotto, c’è la casa di qualcun altro, a chiamare sul cellulare in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora, a offendere per una sciocchezza, a urtare anche fisicamente senza sentire poi il bisogno di chiedere scusa. Recentemente mi sono recata in una libreria storica di Firenze e in quell’occasione una delle ragazze che lavorano all’interno e che orientano i clienti nelle loro ricerche, mi ha raccontato alcuni episodi significativi. In un caso, una signora si è seduta su una delle sedie messe a disposizione tra uno scaffale e l’altro e, mentre con una mano frugava in un sacchetto di patatine portandosele alla bocca, sfogliava un libro come se si fosse trovata nel proprio giardino o nel proprio salotto. La commessa, allora, le ha fatto notare che un libro con le pagine unte non avrebbe più potuto essere venduto; la potenziale cliente a quel punto ha riposto il volume, ma si è risentita perché prima di acquistarlo avrebbe voluto valutarne il contenuto!


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Come migliorare le nostre relazioni

Mi rendo perfettamente conto che citare un episodio del genere in un’era come la nostra in cui, nelle relazioni tra esseri umani, avvengono fatti ben più gravi, possa apparire perfino ridicolo. D’altra parte, però, sono sempre più convinta che è soltanto ricominciando a notare e a modificare le “piccole” cose, che forse è possibile rallentare il degrado in corso. Uno dei rischi più gravi insiti nel lasciar correre è quello, infatti, di diventare sempre più anestetizzati, sempre meno sensibili e capaci di vedere che certi comportamenti stridono con un vivere armonico e feriscono noi stessi e gli altri. Sono spiacente di fare ancora una volta riferimento alla televisione citandola come pessima insegnante, ma in molti casi si tratta di un dato di fatto. Vengono mandati in onda, in fasce orarie dove anche i minori possono trovarsi ancora davanti al video, film e telefilm che riproducono efferati omicidi, che propongono scene di violenza, di sangue, di sopraffazione. Posso comprendere che la cronaca a volte non riesca a fare a meno di sottoporre ai cittadini certe notizie e certe immagini, ma la fiction probabilmente potrebbe essere incanalata in direzioni differenti, più educative e costruttive. E così, martellati continuamente da grida, barbare uccisioni e scene ansiogene di ogni tipo, i nostri giovani si nutrono di questo e lo danno per scontato, per assunto; di conseguenza la loro sensibilità si assottiglia pericolosamente, la loro capacità di discernere è annebbiata, il livello di rispetto verso gli altri raggiunge spesso i minimi termini.


Le relazioni e la società

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Ecco perché, nella vita di tutti i giorni, vediamo che ci sono persone che si comportano come se fossero i protagonisti di una fiction, dove invece si soffre e si muore davvero. Ma anche in questo caso, anziché parlare di omicidi, stupri di gruppo o altri tipi di inaccettabili violenze inferte a esseri umani e non, possiamo notare come la popolazione stia diventando sempre più becera, anche semplicemente notando il modo di parlare di alcuni soggetti. Nei galatei si sottolinea che il vero gentiluomo è uno che fa molta attenzione al proprio modo di comunicare, ad esempio utilizza un tono di voce moderato, evita di ridere sguaiatamente o di utilizzare in modo inopportuno sarcasmo e ironia; non si presta a battibecchi o a conversazioni che possono diventare irritanti e irriverenti. Vediamo che oggi sono davvero pochi quelli che possono vantarsi di corrispondere a questa descrizione. Non siamo quasi più in grado di parlare, generalmente si urla, come per prevaricare anche con la voce; non ci rendiamo conto che il nostro vociare potrebbe disturbare gli altri, i quali magari non sono interessati ad ascoltare ciò che stiamo dicendo e tantomeno amano essere infastiditi dal volume sopra le righe della nostra voce. Mi è capitato, tempo addietro, di trovarmi al cinema e di avere seduta dietro di me una signora che non solo ha lasciato il cellulare acceso e l’ha fatto squillare nel bel mezzo del film, ma si è messa anche a conversare con un tono di voce che forse avrebbe potuto andar bene se si fosse trovata


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SCIENZA DELLA RELAZIONE secondo la cultura dell’India classica

La Scienza della Relazione è una collana di libri che in Italia ancora mancava. Dalle antichissime storie dei Veda, i testi sacri dell’India, vengono offerti stimoli e suggerimenti per trasformare i nostri rapporti in relazioni efficaci e appaganti, per stare bene con noi stessi, connessi con il Divino che è in noi. Catia Trevisani La Scienza della Relazione è anche un Corso di Formazione a distanza della SIMO (Scuola Italiana di Medicina Olistica).

L’uomo è fatto per lo scambio relazionale. Da tempo, però, segno evidente di una civiltà in crisi, stiamo assistendo a un degrado delle relazioni umane, che genera ombre, incertezze e tanta sofferenza. In questo libro troverai strumenti che ti permetteranno di vivere meglio la tua relazione con te stesso, con gli altri, in famiglia, al lavoro e con la società nella quale siamo immersi.

ISBN 978-88-95572-69-7

Priscilla Bianchi, si laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa; consegue un Ph.D. in filosofia indiana presso il Florida Vedic College. Sensibile alle discipline che riguardano l’essere umano e le sue tappe esistenziali, si dedica allo studio e all’insegnamento del pensiero filosofico e psicologico dell’India classica, prima in qualità di direttrice didattica e docente dell’Accademia di Scienze Tradizionali dell’India, in seguito come libera ricercatrice. Si occupa anche di Counseling Relazionale. EDIZIONI

9 788895 572697

€ 12,00

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Come migliorare le nostre relazioni di Priscilla Bianchi  

L’uomo è fatto per lo scambio relazionale. Da tempo, però, segno evidente di una civiltà in crisi, stiamo assistendo a un degrado delle rela...