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Opera Chesterton 2019

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OPERA CHESTERTON

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SIAMO IN MISSIONE PER CONTO DI DIO Cari Amici, fratelli Blues ci hanno fatto all’obiettivo. Tutto sta a rimanere questo numero è appannaggio di ricordare di dirvi che siamo sempre tesi, ogni giorno e ogni ora, due recenti iniziative della scuola, veramente in missione per conto in questa missione. “Siamo in e una è il concorso “Il racconto di di Dio! Lo siamo perché se non è missione per conto di Dio”, Natale”. Una scuola chestertoniana missione per conto di Dio educare dicevano Jake ed Elwood Blues in e cattolica come la nostra non un battaglione di ragazzi, che uno dei film che più mi ha divertito, poteva sottrarsi al fascino del cosa vuoi ancora? se non è “I Blues Brothers”. I due fulminati Natale. Chesterton amava questa missione per conto di Dio tenere protagonisti avevano il compito di festa, come d’altronde faceva uno insieme delle famiglie, dare trovare cinquemila dollari per degli autori che più lo speranza che il futuro sarà bello salvare dalla chiusura l’orfanotrofio commuoveva ed ispirava, Charles come è stato il nostro glorioso cattolico dove erano cresciuti a Dickens; d’altro canto invitare i passato, convincere tutti che è Calumet City, vicino Chicago, nostri ragazzi a cimentarsi con bello e giusto vivere al servizio del quindi erano in missione per conto questo argomento in un modo Nostro Re Gesù, che cosa altro è di Dio. I ragazzi si sono cimentati in speciale, con gli strumenti della essere in missione per conto di una spassosa riduzione teatrale scrittura, era una strada possibile Dio? Anche noi abbiamo qualcosa del film, esercitandosi durante "Having an internal company newsletter is a great way (perché "Having an internalper company newsletter is a way per render loro familiare il Mistero cui raccogliere soldi, è great la l’orario di scuola il teatro todella address employee engagement, to address employee engagement, communication, nascita di Cristo. Giudicate communication, nostra scuola che non vive delle educa, non è solo stare su un palco voicollaboration, il risultato, noi but siamo lieti di with one tasse ma dei with nostrione sforzi e non e giù applausi and it comes catch: you e sorrisi). and Peccato collaboration, but it comes catch: you questo tentativo. Ciò vi dà l’idea di can per pesa While sul bilancio di nessuno chi non è venuto, ma a lawide readership. need a wide readership. While you include need you can includeStato, cosa sia la sfida dell’educazione in anzi. Per questo vi invito, uno per performance è piaciuta ed è bello important articles in a newsletter, getting your important articles in a newsletter, getting your una scuola, ed in una scuola vera. uno, a venire al prossimo immaginarsela con l’aiuto delle foto Ogni pagina, ogni azione, ogni splendido Chesterton Gala! 9 e di quello che ci racconta della employees motivated to read itsua is the extra il nostro employees enough to read it is the extra esercizio, ogni dialogoenough in Febbraio, siamo in missione per avventura Davide. motivated È classe può essere un’occasione contoThe di Dio, mancate! come dice lui. Mayou'll i dueneed to take. leap you'll need to take. The key to thisproprio challenge is to leap keynon to this challenge is to insostituibile giungere fulminati make sure youper organize your newsletter wisely. make sure you organize your newsletter wisely. Marco Sermarini

INTRODUCING 15 NEW TOPPINGS

FRESH FROM OUR KITCHENS!


IL REGALO PIU' BELLO Prima di Natale i professori hanno proposto a tutti gli studenti un concorso di scrittura: ideare un racconto che facesse riflettere sul vero significato del Natale e che iniziasse con queste parole: "Era il 20 Dicembre...". È stata premiata la storia più bella e il racconto scritto più correttamente. La proposta è stata accolta con molto entusiasmo e, tra tutti gli elaboratori pervenuti, ecco i vincitori!!! Una ragazza di nome Azzurra era rimasta orfana, decise così di trasferirsi per sempre a casa di suo zio considerato da tutti un po’ strano. Egli l’accolse con grande gioia, le fece fare un giro della casa e soprattutto le mostrò la sua camera: era molto semplice, ma assai accogliente, con le pareti verde scuro come l’erba e, al centro, un bellissimo letto matrimoniale tutto per lei. Al momento di andare a dormire, però, la bimba aveva un po’ paura di quella camera ancora sconosciuta. Riuscì ad addormentarsi a fatica e, ad un certo punto, venne svegliata di soprassalto da un rumore. Si alzò e vide una luce provenire dal corridoio. Azzurra pensò che fosse un ladro che era entrato in casa, invece era suo zio che stava cercando qualcosa, ma ancora lei non sapeva cosa. La mattina seguente andò a scuola molto stanca, ma anche impaurita, perché per lei era una scuola nuova e temeva di non piacere ai nuovi compagni. I primi giorni non andarono tanto bene perché la prendevano in giro e quindi, dopo la scuola, ritornava subito a casa. Così ogni giorno si dedicava ad esplorare la sua nuova abitazione e scopriva sempre cose nuove. Dopo un paio di settimane scoprì un vecchio baule in soffitta. Ci mise del tempo per aprirlo e alla fine si accorse che al suo interno c’era un libro molto bello ed elaborato, sembrava un libro magico. Un rumore alla porta d’ingresso la avvisò che suo zio era tornato e così richiuse in fretta il tutto e corse giù per le scale. Si ripromise comunque di tornare a guardare di nuovo quel libro che aveva destato in lei tanta curiosità. Quella notte scese dal letto piano piano, in punta di piedi, andò di nuovo in soffitta facendo tutta la strada guardandosi bene intorno per la paura che arrivasse suo zio. Quando finalmente giunse davanti al baule prese quel libro e ritornò subito a letto... Lo sfogliò pagina per pagina con un’emozione infinita. Rimase molto stupita nel vedere scritte così tante magie. Il suo cuore cominciò a battere velocemente quando trovò addirittura una formula magica che era in grado di portare indietro nel tempo. La lesse a bassa voce e ad un certo punto un vortice la risucchiò e la portò in una bellissima casa calda, con il fuoco acceso e un bell’albero natalizio tutto illuminato con delle palle dorate tutte luccicanti. Quella casa ricordava di averla già vista nell’album fotografico di sua madre, il cuore di Azzurra perse un battito, la sua testa era tormentata da mille domande... era possibile che fosse a casa di sua madre? L’avrebbe rivista? Avrebbe mai potuto riabbracciarla? Gli occhi le si riempirono di

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lacrime. Scese le scale e vide che nella sala si stava svolgendo la cena di Natale. C’erano i suoi nonni che non ricordava più perché erano morti quando lei era molto piccola, ma erano giovanissimi e molto, molto belli, eleganti e raffinati. C’erano due ragazzini, uno era suo zio, i capelli ricci color cioccolata erano una sua caratteristica e l’altra, era incantevole, aveva due grandi occhi verdi, quei grandi occhi verdi e pieni di gioia di sua mamma. A tavola chiacchieravano allegramente, c’era un’atmosfera magica. Le canzoni di Natale suonavano in toni molto bassi per allietare ancor di più la serata. Sentì sua madre parlare con suo zio, gli stava dicendo che il regalo che più desiderava Babbo Natale non poteva portarglielo ora, avrebbe dovuto aspettare di essere molto più grande perché lei desiderava una bambina che avrebbe chiamato Azzurra e lo disse con aria sognante e occhi splendenti. La piccola Azzurra non credeva alle sue orecchie, sapeva dell’amore che sua mamma provava per lei, ma non aveva mai immaginato l’attendesse da sempre. Si svegliò la mattina di Natale con gli occhi pieni di lacrime e il cuore colmo di gioia. Il libro non era più sul letto e non riuscì più a trovarlo. Non sapeva se quello che aveva vissuto fosse stato reale oppure un sogno, ma sapeva che il suo regalo di Natale lo aveva già ricevuto e nessuno poteva più portaglielo via perché sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore. Giorgia Nobili, III media


Era il 20 dicembre, una serata fredda, gelida in una grande metropoli come Londra. Tutti erano alla ricerca del regalo perfetto perché si avvicinava la festività più amata, quella in cui i bambini ricevono regali: il Natale. I genitori, i nonni, gli zii andavano a comprare i regali nei negozi dalle vetrine attraenti. Verso le montagne, fuori dalla zona urbana, su una piccola stradina chiamata Pump Street. Lì abitava un vecchio uomo che non era amante del Natale, o meglio non era amante di ciò in cui era stato trasformato. Era un uomo solo, senza una famiglia. In questi giorni non si recava spesso in città come al solito. Mancava poco a Natale ma il vecchio decise di scendere a vedere. Vedi tutti andare di corsa, verso i negozi più costosi, verso le bancarelle più belle, tutti a mangiare nei ristoranti, tutto perfetto ma la perfezione non era la parola chiave del Natale, tanto meno i regali. Quest’uomo anziano, vedendo ciò, più che arrabbiato si sentì dispiaciuto per tutta quella gente che pensava di fare la cosa giusta comprando un regalo o invitando qualcuno a cena, scordandosi però il vero significato del Natale. Girando per la cittadina si accorse che non tutti se la passavano bene: i mendicanti, le persone più povere, con quel freddo se ne stavano fuori dai negozi ad elemosinare non solo denaro ma anche cibo e vestiti. Andò a dare un'occhiata in chiesa ma non trovò nessuno e penso tra sé e sé che questo, invece, doveva essere il luogo più affollato di tutto il periodo. Durante il ritorno a casa decise di fermarsi a bere qualcosa nella caffetteria "Milk coffee"; il vecchio notò che anche questa caffetteria era strapiena. Si sedette, ordinò una cioccolata calda e si mise a sentire i discorsi vari della gente seduta al bancone. Le parole centrali di tutti i discorsi erano: “regalo” e “divertimento”! Quando i clienti uscivano non si ricordavano neanche di augurarsi un "Buon Natale", anzi mancava poco che si augurassero "Buona ricerca del regalo!" Tutto questo era molto deprimente per lui. Dopo aver finito la sua cioccolata calda se ne tornò a casa. Arrivò la vigilia di Natale e il vecchio decise di ritornare in città, passò prima per la caffetteria dove qualche giorno prima aveva bevuto la sua cioccolata calda, e conoscendo bene la proprietaria le diede un volantino che doveva leggere - si raccomandò solo quando lui fosse uscito. Passò per diversi .

negozi: dove era conosciuto ma anche in quelli che non frequentava. E per ultimo passò dai mendicanti e dai giovani che vivevano per strada. Il volantino fu dato a tutti! Questo misterioso foglio non era che un semplice invito alla Messa della Vigilia di Natale nella chiesa più vicina. Il vecchio si presentò in anticipo per aspettare la gente invitata, era cosciente che non tutti sarebbero venuti ma almeno ci sperava. Aspettò a lungo fino a quando si aprirono le porte ed entrarono tutti! Il signore più chic era seduto nella stessa fila del povero mendicante. Il vecchio era veramente contento di tutto questo. Vedeva finalmente un sorriso sincero, tutti erano uguali: poveri e ricchi. Finita la Messa, tutti ritornarono nelle proprie casa augurandosi tra loro "Felice Natale". Durante il suo ritorno a casa, il vecchio guardava alle finestre delle abitazioni: tutti erano riuniti come una vera famiglia e capì che quel gesto era veramente servito a qualcosa Arrivato a casa prese un album dove aveva tutti i suoi ricordi, si stese sul letto e si mise a guardare le foto. Una delle tante lo commosse e suscitò in lui molti ricordi: si vedeva lui con una divisa da militare ed altri suoi compagni, vestiti ugualmente e seduti ad un tavolo illuminato da luci colorati; sotto la foto c'era una data: 25 dicembre 1995. Guardando la foto pensò a quanto poco bastava per essere felici e che lì, pur essendo una cena all'aperto, con il freddo che gelava le gambe, la sua compagnia di amici e l'amore che c'era riuscivano a riscaldarlo. Si addormentò. il giorno dopo finalmente arrivò Natale. Il vecchio uscì ma non trovò nessuno per le strade; mentre rientrava a casa sentì delle canzoni e del chiacchiericcio provenire dalla sua abitazione. Trovò una fila di gente che aspettava proprio lui per aprirgli la porta di casa. Ognuno di loro aveva qualche piatto prelibato da condividere insieme. Lui, stupito, aprì la porta e fece entrare tutti, venne messo il cibo in tavola e si iniziò il pranzo di Natale con una preghiera. La proprietaria della caffetteria chiese a tutti di scattare una foto. Il vecchio se la incollo' sul suo album scrivendoci sotto: "Ricorda, se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero". Questa foto venne appesa anche nella caffetteria. Il vecchio finalmente riuscì a far capire alla sua gente il vero significato del Natale e che non servivano doni per essere felici ma lo stare insieme! La vita di questo vecchio cambiò: non era più l'uomo solitario che non aveva una famiglia; era l'uomo più fortunato perché aveva trovato una famiglia così grande e piena di persone che gli volevano bene. Malake El-Mahi, I Liceo delle Scienze Umane

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I BLUES BROTHERS Quest’anno l’assegnazione delle parti dello spettacolo teatrale si è svolta in maniera differente. Solitamente durante la prima lezione di teatro i professori arrivavano con le idee chiare su chi avrebbe interpretato i vari personaggi. Questa volta, invece, i professori hanno deciso di fare delle audizioni: per avere un ruolo, quindi, noi alunni avremmo dovuto conquistarlo. Ho lottato molto per guadagnare la parte che desideravo e sono soddisfatto di esserci riuscito. Quando ho saputo che avrei dovuto interpretare la parte di Jake (uno dei fratelli protagonisti), ero entusiasta e lo sono stato ancora di più quando ho saputo che mio fratello Elwood era impersonato da Antonio, il mio più caro amico. Non mi sono mai sentito fuori luogo sul palco in compagnia di Antonio, perché l’atteggiamento che ci era richiesto nella recita assomiglia a quello che abbiamo nella vita reale. Fino al giorno delle prove generali non mi ero troppo preoccupato di ricordare e dire bene le battute, ma la sera stessa, anche dopo aver visto che le prove non erano andate come speravamo, ho avuto molta paura. Avevo molta ansia, quell’ansia che ti strozza, che non ti fa respirare, “l’ansia matrigna”. Ma non potevo tirarmi indietro: tutti i miei compagni erano felici ed entusiasti e contavano su di me, quindi mi sono buttato. Prima dell’inizio dello spettacolo ci siamo messi nelle mani del Signore recitando insieme una bella preghiera e per grazia divina è andato tutto bene; ad ogni cambio di scena mi sono stupito di come tutto andasse per il meglio. Mi sono complimentato con il mio amico Antonio e mi sono accorto solo dopo di quanto mi sia divertito e di quanto lo spettacolo sia riuscito bene. La cosa più bella è sentir dire dagli spettatori che si sono divertiti: è proprio quello lo scopo dello spettacolo! Sono dispiaciuto solo di non essermi goduto fino in fondo il momento della recita, preso troppo dall’attesa e dall’agitazione. Questa esperienza è stata comunque molto utile, perché mi ha fatto rafforzare l’amicizia con tutti i miei compagni. Fare le prove non è mai stato un peso né una noia, anche se, al contempo, l’ho sempre presa come una cosa seria.

Il 7 Dicembre presso il Cineteatro San Filippo Neri di S. Benedetto del Tronto, i ragazzi delle superiori della Scuola Chesterton hanno messo in scena “In Missione per conto di Dio”, uno spettacolo teatrale per tutta la famiglia. Anche noi, come i protagonisti, ci sentiamo ”in missione per conto di Dio” e per mandare avanti la nostra scuola libera ce ne inventiamo sempre una nuova! Questo spettacolo insegna agli alunni a superare la loro timidezza, ad affrontare le loro ansie e a collaborare. Attraverso le prove i ragazzi sono riusciti a fare esperienze diverse: memorizzare, parlare ad alta voce e davanti ad un pubblico, imparare a gestire l’ansia da prestazione. Sono tutte piccole conquiste che servono nella vita di tutti i giorni. Questo perché i nostri professori Kevin e Daniela ci hanno fatto sempre stare a nostro agio, pur rimproverandoci quando necessario. Ringrazio moltissimo i professori, i miei compagni e tutti coloro che mi hanno aiutato a compiere questa avventura. Devo ringraziare anche tutti coloro che hanno dovuto sopportare me e la mia ansia il giorno della recita. Il teatro mi ha aiutato molto a superare la mia timidezza e mi ha spinto ad aprirmi di più. Spero che anche il prossimo anno mi possa divertire così e che stia in armonia con i miei compagni, come questa volta. Davide Mozzoni, II Liceo delle Scienze Umane

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