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25 ottobre 2015

I ragazzi della III Media in visita alla Riserva Naturale della Sentina

Opera G. K. Chesterton Bollettino dell’Opera Gilbert Keith Chesterton per i sostenitori Numero 2 anno V - 25 Ottobre 2015 - Capitani Coraggiosi Società Cooperativa sociale - Via Valtellina snc 63074 San Benedetto del Tronto (AP) Tel. e fax 0735 659365 capitanicoraggiosi @ hotmail. com

Una cascata di cose belle, anche grazie a voi.

Cari Amici, ritorniamo con tante cose da dire che non basta un solo numero, per cui questo mio editoriale è dedicato ad elencare le tante belle cose accadute, poi trovate belle tracce di vita della nostra cara Scuola nel resto delle pagine. Abbiamo terminato il restauro della Casa di Santa Lucia dove adesso i ragazzi si recano a fare i <<pomeriggi di studi>>, momenti dove gli adulti e i ragazzi passano del tempo insieme per affrontare la sfida dello studio. La casa è bellissima invitiamo a venirla a vedere tutti quelli che non hanno partecipato all’inaugurazione il 4 Luglio 2015, alla presenza di centinaia di persone (circa quattrocento), che hanno mangiato, bevuto, ascoltato belle parole e tutti erano felici e contenti. Due ragazzi della nostra scuola, Pier Giorgio Sermarini e Giorgio Giustozzi (rispettivamente V e III Liceo) hanno trascorso un mese e mezzo di <<full immersion>> nel Minnesota presso la Chesterton Academy, frequentando le lezioni, conoscendo i nostri gemelli americani. Bella esperienza, si ripeterà. In cambio l’America ci ha dato Monica Mazza, che nonostante il nome è americanissima ed è l’insegnante di inglese di quest’anno scolastico. I rapporti con l’America, così proficui, continueranno. Abbiamo indetto una campagna di raccolta fondi sul famoso sito di crowdfunding Indiegogo, terminata lo scorso 5 Ottobre e diretta in particolare al mondo anglosassone. Abbiamo raccolto più di 4500,00 $ che ci permetteranno di pagare l’affitto annuale della nuova ala della scuola, che abbiamo dovuto aprire per il crescere della sezione Istituto Professionale. Di questo dobbiamo ringraziare la Provvidenza Divina, i tanti amici che hanno partecipato con i soldi e quelli che hanno contribuito costruendo la pagina, traducendola, mettendo foto, contattando migliaia di persone in decine di modi diversi. Che bello, quanta gratuità! Marco Sermarini 1


25 ottobre 2015

“La più grande poesia è un inventario”: racconto di un’esperienza didattica. La prima lezione è il più grande enigma per un insegnante e, lo diventa ancora di più quando il corso di italiano sarà dedicato all’analisi del testo poetico. Immaginando già il trionfare di volti contriti, di fronti corrucciate, di occhi perplessi, assiepati tutti davanti a me al solo suono di termini quali “onomatopea”, “paronomasia”, “dialefe”, “verso sdrucciolo”, ho pensato che il modo migliore per iniziare fosse motivare. Prima ancora di addentrarmi in discussioni metriche o stilistiche, pur sempre utili, era necessario infatti mostrare ai miei studenti il perché valesse la pena conoscere -­‐ spesso con fatica -­‐ quei termini, riconoscere il tipo di verso o l’immagine di suono a quei versi affidata. Un’operazione semplice ma non scontata. Nei libri di testo, infatti, spesso a tante definizioni tecniche, sicuramente ben scritte e chiare, fanno per lo più da eco solo pochissime pagine che siano di incentivo, di motivazione o, più semplicemente, capaci di indicare e di restituire agli studenti il perché di quello studio. Per motivare occorre essere motivati. Mai sentenza più vera. Cercare delle ragioni che potevano dare un senso al lavoro, alla fatica dell’anno scolastico, ma senza annullarla, mi hanno costretta a trovare prima di tutto dentro di me quei motivi che avrei portato in classe il giorno successivo. Dopo anni e anni passati a studiare i testi di Omero, per i più ormai lettera morta (ma mai lettera più viva!), mi sono risposta che l’analisi è quello strumento che permette ancora adesso, a distanza di secoli e di millenni, a quegli autori di essere ancora vivi e senza tempo. Il poeta (dal greco poietés, “colui che realizza, che compie”), sapiente artigiano della parola, è colui che modella ed intreccia (textĕre, “intrecciare”), medita ed elabora parole e versi con una maestria tanto elevata da non lasciare alcun elemento alla casualità. Ma da dove nasce la poesia? Nasce da un’esperienza di stupore nei confronti della realtà. Questa colpisce, ferisce, addolora, addolcisce: una luna in cielo, la forma di un fiore, un mare in tempesta, la perdita di un amico, il rientro a scuola dopo l’estate, un grande dolore personale o collettivo. Tanti elementi insoliti o soliti che però in un certo giorno, ad una certa ora e in un certo luogo colpiscono in modo così particolare che le parole non possono più rimanere le stesse ma, anzi, quasi si fa fatica a trovarle. In Ortodossia G.K. Chesterton scrive: «Crusoe è un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba

strappata al mare: la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. La più grande poesia è un inventario. Ogni utensile da cucina diviene ideale perché Crusoe avrebbe potuto lasciarlo cadere nel mare […]» (p. 89, ed. Morcelliana 1995). La più grande poesia è un inventario: la poesia nasce dal reale. Essa rappresenta il salvataggio eterno di immagini e sensazioni che se non fossero messe per iscritto andrebbero per sempre irrimediabilmente perdute. Pensiamo ad esempio all’immagine del mare: non credo ci sia un paesaggio tanto ricorrente in una città di mare come quella della nostra scuola. Per questo motivo, nella prima lezione abbiamo appeso alla lavagna tante immagini di mare. Sempre lo stesso paesaggio – magari visto da angolazioni geografiche differenti – eppure sensazioni sempre diverse: per Pascoli nella poesia Mare questo diventa spiraglio di immagini di infinito; Montale lo apostrofa come Antico e alla distesa marina affida il ricordo della sua infanzia e una promessa troppo spesso disattesa: quella di essere vasto e diverso e insieme fisso; Omero lo ritrae con i suoi toni e colori: il mare è canuto e candido come il capo degli anziani quando infrangendosi si ricopre di schiuma e color del vino quando, cupo e scuro, diventa arena di pericoli. La realtà e il mondo parlano di continuo. Ecco allora che la poesia diventa, attraverso parole che si armonizzano e si intrecciano, un tentativo di guardare, conoscere e comprendere (la poesia è conoscenza) quello che il mondo comunica. Se la poesia è il tentativo di tradurre in parole, emozioni, sensazioni e stati d’animo che si ridestano a contatto con la realtà, ecco allora che tutti siamo dei poeti, almeno nel senso di interpreti, attraverso le parole, di realtà, di sentimenti, di ideali, di gioie e di sensazioni. Per questo motivo ho proposto agli studenti di annotare sul loro quaderno le prime cinque parole a cui avessero pensato e di costruire intorno a queste una poesia. Ognuno di loro, i quattro poeti in cerca di editore, ha guardato quindi in profondità al proprio animo e a quest’ultimo ha dato voce, rivestendolo di parole poetiche. Susanna Ciaralli

Ritorno a scuola

Alcune poesie dei nostri ragazzi…

Dopo una lunghissima estate, piena di belle esperienze è arrivato l’autunno. Il divertimento è finito, a scuola si ritorna tra i banchi e le aule tutti a studiare.

Vita breve Come una goccia Che cade nel vuoto, la vita termina in un sol momento, il rimpiangere di ciò che non si è fatto.

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25 ottobre 2015 L’estate è finta da un po’. E’ ora di abbandonare canottiere, t-­‐shirts e shorts per dare spazio a maglioni pesanti e pantaloni lunghi. Se siete dei tipi che, anche durante l’inverno, non vogliono rinunciare allo stile, questo articolo sarà utile per darvi qualche consiglio sul buon gusto. Non pensate che queste righe siano rivolte al solo pubblico femminile perché, di recente, anche i ragazzi hanno cominciato a spendere più tempo e cura nel vestiario. Per evitare però vere e proprie “catastrofi”, mettiamo qualche regola per presentarsi almeno “decentemente” all’avvio dell’anno scolastico. In questo periodo, ancora autunnale, è presto per tirar fuori pesanti maglioni e piumini dal vostro armadio. E’ quindi ancora permesso portare la “felpetta”. E’ consigliabile indossare capi dai colori neutri (grigio, beige, etc.), per evitare, soprattutto per chi non ci sa fare, abbinamenti orrendi. Per chi è amante delle scarpe basse (come Converse o Vans), siete liberissimi di calzarle, ma evitate calzini lunghi, colorati o con fantasie strane. In più –e ci riferiamo in particolare ai maschi-­‐, quando fate il risvolto ai pantaloni, deve essere a malapena scoperta la caviglia, non l’intero polpaccio! Le pieghe poi devono essere rigorosamente uguali e sotto non si deve mettere il calzino lungo. Sembrano dei consigli inutili, ma credetemi , per esperienza personale, ho visto con i miei occhi fare gli errori che ho ricordato poco sopra. Spero che questi consigli, anche se generali, siano utili a chi desidera affrontare quest’anno scolastico con stile. Nel prossimo numero ci occuperemo di vari casi più specifici. Teresa Giustozzi

Quello che ho visto in America

Lezioni di stile

Che dire? Dopo aver vissuto un’esperienza così edificante nella nostra scuola gemella di Edina, in Minnesota, si potrebbero dire molte cose. Mi limiterò a segnalare qualche differenza rispetto alla scuola italiana per quel che riguarda il metodo di studio, l’orario scolastico, gli argomenti e le ore di studio a casa degli studenti americani. Analizzando criticamente è possibile affermare che da loro la scuola sia concepita più come uno sviluppo della curiosità che come una vera e propria conoscenza. Quindi, il tempo che si passa a scuola è sì formativo, ma anche rilassante. La scuola Chesterton italiana non si può permettere questo “relax”, in quanto, alla fine dell’anno, deve sostenere gli esami di idoneità secondo i programmi ministeriali nazionali. Per tanto, come si può dedurre, la scuola è libera, ma fino ad un certo punto, purtroppo! Un’altra differenza sostanziale è che, stando a scuola fino alle tre del pomeriggio, non devono lavorare molto a casa, come invece accade allo studente italiano. In comune le due scuole hanno il fatto che essendo di ispirazione cattolica, i professori perseguono gli stessi scopi, cioè educare i lori ragazzi alla santità e al cattolicesimo. Questa è la cosa che veramente accomuna le due scuole, oltre alla figura dello scrittore Chesterton, e le rende uguali e in sintonia l’una con l’altra. Pier Giorgio Sermarini

“La strada è finita”. Questa frase è stata scritta da Carla su Facebook il giorno prima di suicidarsi. Era una ragazza buona, solare, scherzosa, a detta degli amici. E allora perché è morta? Perché ha deciso di porre fine alla sua vita? Poi un giorno una sua amica si ricordò una frase che le aveva detto Carla qualche tempo prima: “ogni volta che mi guardo allo specchio, immagino di vederci un’altra me, dimagrita di tre taglie”. Quante volte capita di sentire ragazze pronunciare una frase del genere? O ragazze che si vorrebbero più alte, con i capelli più lunghi, o più simili ad una loro amica? Tutti questi modi di “volersi vedere” riguardano una particolare fase della vita delle persone chiamata “adolescenza”. Questa è un’età molto desiderata e insieme temuta dai giovani, perché è una fase di passaggio dall’età infantile all’età adulta, in cui l’individuo cambia fisicamente e mentalmente. Ad esempio, si passa dalla ragazza dalla pelle perfettamente lucida a quella con i brufoli, oppure dal ragazzo più basso a quello più alto. Inoltre l’individuo cerca di capire chi è veramente per scoprire la sua personalità e la sua identità. Ogni adolescente vive questo periodo di tempo in modo diverso: c’è chi è più fragile e potrebbe farsi trasportare dalle persone più determinate, e chi al contrario cerca di farsi vedere sicuro e forte per evitare le critiche altrui. Questa fase è caratterizzata dalla continua lotta genitore-­‐figlio, perché il ragazzo vorrebbe completa autonomia, come per esempio tornare a casa quando ne ha voglia, senza dover informare il genitore su dove va e con chi. Ovviamente va incontro alla disapprovazione di quest’ultimo. Così l’adolescente non si sente compreso, ma soffocato: sente oppressa la sua libertà e in una inevitabile reazione a catena, dà il via ai tanto temuti “complessi adolescenziali”, una serie di problemi all’apparenza molto piccoli ma che nell’animo del giovane scatenano una perenne irrequietezza. Tali problemi si sommano tra loro ed è come se ne creassero uno unico grande quanto la ragazza che si guarda allo specchio. Come dice Max Pezzali, l’adolescenza è “uno stano percorso di ognuno di noi, che neanche un grande libro o un grande film potrebbe descrivere mai”. Lisa Maria Cameli

L’adolescenza: l’eterno problema dei ragazzi

Io sosterrò sempre che il ringraziamento è la più alta forma di pensiero, e che la gratitudine non è altro che una felicità raddoppiata dalla sorpresa (G.K.Chesterton) 3


25 ottobre 2015

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IMPRESSIONI DA UN’USCITA ALLA SENTINA… Sabato sono andato alla Sentina con la mia classe e la terza media, accompagnati dalle professoresse di italiano e scienze. La Sentina è una riserva naturale dove si possono osservare animali e piante da molto vicino e io non c’ero mai stato. Per fortuna il tempo era solo nuvoloso e questo ci ha permesso di andare a piedi. Dopo aver percorso un breve tratto di strada siamo arrivati in questo parco naturale dove abbiamo potuto subito osservare un gruppo di oche capeggiate da un Germano Reale (molto più grande di un’oca normale, dal colore verde); abbiamo notato anche un campo di broccoli, alcune case diroccate e altre più nuove abitate. Più avanti c’era un osservatorio e abbiamo potuto ammirare alcuni esemplari di gabbiani, falchi ed aironi, oltre ad una garzetta. Mi hanno colpito per la loro bellezza ed unicità. Ho catturato con lo sguardo una strana libellula che ha attirato la mia attenzione per la sua eleganza. Continuando il nostro percorso abbiamo ammirato anche diverse piante tra cui l’equiseto, la convulvaria e la liquirizia (che mi ha incuriosito molto perché non pensavo che da una pianta così potesse nascere un prodotto tanto buono)!!! Quasi alla fine del percorso ci siamo fermati sulla riva a fare delle foto e da lì ho potuto ascoltare lo sciabordio delle onde del mare e sentirne il profumo. All’improvviso ha cominciato a piovere, così ci siamo dovuti affrettare per tornare indietro. La Sentina mi è sembrata come il regno di Luigi (un personaggio dei cartoni animati) pieno di verde, di alberi, di case diroccate che sembravano infestate da fantasmi: un mondo magico dove la mia fantasia è volata via senza confini.

Stefano Barra

Facciamo appello alla vostra sensibilità e al fatto che continuate a dimostrarci stima e sostegno. Continuiamo a chiedere aiuto perché la nostra scuola ha bisogno costantemente di voi, visto che non può contare su altro aiuto che sul vostro, oltre che su chi la fa. Facciamo pagare una retta molto bassa per consentire a quante più persone di fare quest’esperienza. La scuola ha i suoi costi (personale, mantenimento degli immobili, sostegno di attività extracurricolari fondamentali per l’educazione dei nostri ragazzi, e tanto altro) e non ha altro sostegno che le entrate della cooperativa stessa e la vostra generosità. Capirete allora perché vi chiediamo di sostenere quest’Opera. Potete fare un versamento in due modi differenti: 1) tramite il nostro conto corrente postale:

ccp 39793690

intestato a Cooperativa Capitani Coraggiosi s.c.s. (che è l'ente che gestisce questa bella scuola), oppure, per chi preferisce usare il conto corrente bancario, 2) tramite il seguente IBAN: IT91D0876924401000050100561 in entrambe le circostanze con la causale EROGAZIONE LIBERALE -­‐ COSTRUIAMO LA NOSTRA SCUOLA! così aiuterete la nostra scuola a crescere. Costruire la nostra scuola per noi è costruire un pezzetto di mondo più bello, più ospitale, più umano, più vero. Lo possiamo fare tutti mettendo le mani in pasta oppure aiutando chi le mette. Eccovene l’occasione! Ricordiamo che versare alla cooperativa Capitani Coraggiosi è un’opportunità perché permette a imprese e persone fisiche, enti commerciali e non commerciali, di dedurre dal proprio reddito imponibile fino al 10% dello stesso -­‐ e fino ad un valore massimo di 70.000.00 euro -­‐ se si effettuano donazioni con i mezzi sopra specificati (versamento su ccp e bonifico su conto corrente bancario, oltre altri che per semplicità non elenchiamo qui) nei confronti di soggetti no-­‐profit come il nostro (la nostra cooperativa è un soggetto non profit ed è di diritto una ONLUS, ossia una organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Quindi siamo un’opportunità anche per questo! 4


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