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Opera Chesterton Gennaio 2020

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Opera Chesterton

Potare, recitare e seminare per dare Speranza Asilo Barbalbero, Terra Santa, Teatro: a scuola nulla resta neutro, tutto assorbe colori, sapori e odori buoni che provengono da Dio, che tesse tele impensabili, rapporti di comunione. La Terra Santa - Un insegnante sui generis, un po’ tecnico, un po’ contadino, un po’ giardiniere, accetta un invito a recarsi in Terra Santa. C’è stata la scuola un anno fa, l’avevo portata io per rispondere ad un altro invito di un amico che ci va quattro cinque volte l’anno da dieci anni non tanto a fare il pellegrino quanto a coltivare un’amicizia con i cristiani, le pietre vive. E così arriva anche Stefano a Gerusalemme, ma per potare olivi e coltivare questa stessa "Having an Scuola internal company newsletteramicizia is a great way amicizia. e potatura, e to address employee engagement, communication, agricoltura. Come direbbe un amico and collaboration, it comes one catch: you bergamasco, unabut roba fuoriwith serie. need a wide readership. While you can include L’Asilo Barbalbero - La speranza a Natale important articles in a newsletter, getting your bussa alla porta dei piccolini dell’asilo. Le tate non si accontentano di filastrocche employees motivated enough to read it is the extra edificanti o ben suonanti, vogliono provare leap you'll need to take. The key to this challenge is to a dare la Speranza. Anche questa è scuola, make sure you organize your newsletter wisely. una scuola per piccolini, perché la Speranza si impara a scuola da piccoli, sennò da gran-

INTRODUCING 15 NEW TOPPINGS

-di ci si dispera. Gettano semini, le tate, anche questo è educare, voce del verbo educare, suono di speranza. Il Teatro - A scuola devi “fare i Promessi Sposi”, e qui piove il cruccio a cielo rotto tra le fila dei giovani. “Ma perché gli Sposi? A che mi servono? Perché tutto questo tempo dietro una cosa lontana?”, le domande difficili o sin troppo facili per perdere appositamente un treno. Qui scatta la trappola: il teatro è forse una delle esperienze più vive per entrare testa e cuore nella vita vera. Come? Una finzione ci fa entrare nella vita? Mistero dell’arte ma è così. A scuola il teatro rende viva e vicina, anzi tua, una storia apparentemente lontana ma così tanto nelle tue corde. In fondo un po’ an internal newsletter is a great way di"Having Innominato locompany abbiamo tutti nella casa del to address employee engagement, communication, nostro cuore… and collaboration, but it comes one catch: you non Muovere è lo scopo dellawith scuola, e qui need a wide readership. While you can include solo muove ma mischia, prende farina, acqua articles a newsletter, getting your eimportant lievito e fa lein cose più grosse, accorcia le distanze, varca i confini e soprattutto dà employees motivated enough to read it is the extra Speranza. Sosterrete con me tutto questo? leap you'll need to take. The key to this challenge is to Questo paesino colorato e vivace, così vivace make sure you organize your newsletter wisely. da varcare il mare? Marco Sermarini

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Missione in Terrasanta Novembre è il mese della raccolta delle olive, per me che mi occupo della gestione della squadra giardinieri della cooperativa Hobbit. Purtroppo quella del 2019 è stata un'annata povera per quanto riguarda il settore olivicolo, e questo lo sapevamo già dopo il pessimo tempo meteorologico di aprile e maggio. Grazie a Dio, quindi, senza sapere cosa ci aspettasse, abbiamo deciso di aderire alla richiesta delle suore clarisse di Gerusalemme di aiutarle nella gestione del terreno di proprietà del monastero, per la potatura degli ulivi e delle altre piante da frutto presenti. Si è formata una squadretta di nove persone, provenienti da Rimini, Forlì, Varese e San Benedetto con tanto di cuochi che hanno allietato le giornate lavorative con degli ottimi cibi. Proseguo la mia testimonianza raccontandovi l'ultimo giorno di permanenza in questo magnifico posto che è la Terra Santa, che per me è diventata terra di missione già per la terza volta.

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28 novembre 2019: La partenza da Gerusalemme. La partenza è sempre una sensazione strana, lasci un pezzo di cuore in Italia quando vai via e un pezzo di cuore qui quando ritorni a casa. Oggi abbiamo incontrato la comunità delle suore di cui siamo ospiti e mi ha colpito il loro sguardo sereno, la loro felicità e gioia che si nota semplicemente guardandole. Ci siamo presentati tutti e ognuno ha detto in due parole cosa fa in Italia e raccontato la sua esperienza qui di questa settimana. Riecheggia ancora tra noi la gioia che, con il nostro stare insieme, Gesù ci ha donato in questa settimana. Le suore sono contente del lavoro che abbiamo fatto, in particolare suor Maria Assunta ci ha già ingaggiato per mettere a frutto il loro orto e giardino affinché loro, ma anche chi sarà ospite della foresteria ne possa godere a pieno. Chi sa se torneremo in questi posti, se saremo di nuovo insieme come gruppetto e come evolveranno le cose nel tempo? Quello che è certo è che abbiamo dei nuovi amici con cui cercare di andare in paradiso. Atterrati in Italia dopo il volo ci siamo lasciati con la promessa di rivederci insieme a Rimini e sicuramente anche nella nostra sede a Santa Lucia. Quello che penso dopo un’avventura così è che, anche se tutti diversi come carattere e modi di fare, ci siamo sforzati di venirci incontro in ogni cosa che abbiamo fatto, dal frequentare la messa al decidere cosa mangiare e soprattutto nel modo di lavorare. Credo che anche per la prima comunità di apostoli, dopo aver incontrato Cristo, sia un po' andata così. Non vedo l'ora di stare di nuovo insieme a questi compagni di viaggio anche solo per un pranzo o una cena e di portare anche la mia famiglia a conoscerli. Stefano Olivieri, insegnante dell'Istituto Professionale

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Teatro alla Scuola Chesterton

Lo scorso 18 dicembre si è messo in scena lo spettacolo teatrale della nostra scuola superiore: “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Il tempo concesso ai ragazzi per preparare lo spettacolo era effettivamente poco: abbiamo montato e provato tutto in circa dieci ore! È sempre una soddisfazione vedere i ragazzi buttarsi in qualcosa di più grande di loro, affrontando le sfide insieme, imparando ad ascoltare e a collaborare per la buona riuscita. Forse la cosa più stimolante è stato il lavoro di approfondimento che ogni studente

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ha cercato di fare, sviluppando i personaggi e i temi all’interno dell’opera di Manzoni - libro ricco di spunti: il perdono, la purità del cuore, la contrizione, il valore della vita - e facendo anche qualche paragone con se stessi (“come reagirei io?”, “Perché Lucia dice questo?”) per dare al pubblico non solo una serata piacevole, ma qualcosa di buono, di giusto e di riflessione. Bravi ragazzi... ora tocca alla scuola media! Kevin Hertelendy, insegnante di musica


Quest'anno col corso di teatro della scuola abbiamo deciso di rappresentare “I Promessi Sposi" di Manzoni. Abbiamo iniziato subito le prove dello spettacolo, visto il poco tempo che avevamo a disposizione gettandoci a capofitto in questa nuova esperienza. Lavorare insieme fuori dal contesto scolastico delle interrogazioni e verifiche è stato bello e ci ha permesso di divertirci insieme e di conoscerci meglio. Nonostante ciò, ci è stato richiesto anche un certo grado di concentrazione, poiché in tutte le cose è necessario l'impegno affinché si possano avere risultati positivi. Il fatto che il teatro non sia qualcosa di individuale spinge gli altri a responsabilizzarsi poiché non è il singolo che deve esibirsi da solo ma il gruppo intero. A questo proposito è necessario che tutti studino le proprie parti, per permettere a chi ha la battuta successiva di riuscire a proseguire senza difficoltà. Lo spettacolo non è stato perfetto, però ognuno di noi ha svolto il suo lavoro in proporzione alle sue capacità e abbiamo passato dei bei momenti insieme. Gloria Barra, IV Liceo

Mi è piaciuto molto fare la recita con i miei amici delle superiori, specialmente con mio cugino Carlo. Anche se inizialmente non ero entusiasta della recita da fare, con il passare delle settimane mi sono divertito e mi sono calato nella parte. Il mio ruolo era il cardinal Federigo Borromeo che, pur essendo un personaggio importante, aveva solo quattro battute, ma molto intense. Al di là di quale recita si faccia, che può essere all’inizio più o meno interessante, l’importante è stare con gli amici, in buona compagnia, come nella scuola. Riccardo Pellei, I Liceo

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Il 18 dicembre noi ragazzi delle superiori della Scuola Chesterton abbiamo messo in scena una rivisitazione de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Sono stato scelto per svolgere il ruolo di Renzo. Mi sono divertito tantissimo. Mi piace recitare, ma soprattutto amo fare le cose belle con i miei amici e i miei compagni di scuola. Questo penso sia il motivo per il quale le attività e gli eventi che organizziamo - come il teatro o il gala - sono sempre fantastici, non perché siamo dei professionisti, ma perché siamo amici e questo legame caratterizza le nostre esibizioni. Ringrazio la scuola che ci dà l’opportunità di crescere insieme. Giovanni Pellei, IV Liceo Quest’anno le lezioni di teatro si sono aperte con dei provini. Lo scopo dei nostri professori era di affidarci il personaggio più adatto a noi e quello che a parer loro ci rappresentava maggiormente. Il bello del teatro però è che ti spinge a fare sempre di più, cerca di farti uscire dai tuoi schemi per vedere fino a dove riesci ad arrivare. Questa volta ero nei panni dell’Innominato. Quando Kevin e Daniela me lo hanno detto ero entusiasta perché è un personaggio affascinante. Mi ha sempre lasciato a bocca aperta la sua conversione, perché viene descritta dal Manzoni nei minimi particolari e fa trasparire tutta la sua instabilità e la sua ricerca di qualcosa di più grande e di più potente. La maggior parte del lavoro per una recita non si svolge sul palco, ma a casa dove bisogna comprendere ciò che il nostro personaggio vuole da noi. Così ho fatto, sono andato a cercare le lezioni di italiano sull’Innominato e sono riuscito a pensare come pensava lui. Da questa storia ci si può ricavare una lezione, perché anche noi come l’Innominato dobbiamo riflettere sulle cose che ci accadono e non farcele scivolare sopra vivendole passivamente. Davide Mozzoni, III Liceo

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Dall'asilo Barbalbero L’ingresso dell’inverno è seguito da un momento magico: il Natale. Se fuori è più freddo e raramente usciamo in giardino a giocare, Barbalbero si scalda, i cuori si accendono, si colorano le pareti e i bambini respirano aria di festa. Dicembre è un momento di attesa: attendiamo la Nascita di Gesù Bambino, che rivitalizza le gioie semplici della vita in famiglia. Gesù nasce e ci riempie di gioia, sentiamo il suo amore nelle nostre case e nei gesti che scambiamo con amici, familiari e conoscenti. Questo è il messaggio che a Barbalbero abbiamo cercato di infondere nei cuori dei nostri bimbi e delle loro famiglie. Ecco che luci colorate, addobbi, canzoni, danze, letture e ogni luogo del Nido assumono questo significato simbolico e preparano gli animi a festeggiare Gesù, che viene accolto nella sua tenerezza di Bambino, da tutti i nostri bambini e bambine e dalle mamme e papà che conservano ancora vivido il ricordo di quel primo, magico, indimenticabile giorno in cui hanno accolto la vita. Il desiderio è stato quello di infondere il senso del Natale non solo nei nostri bimbi, ma anche nelle loro mamme e papà, affinché potessero continuare a vivere il Natale anche fuori dall’asilo. Li abbiamo coinvolti affidando loro dei compiti settimanali che richiamavano il lavoro fatto nel corso delle quattro settimane di Avvento al nido. Un piccolo barattolo di vetro, con una piccola candela da accendere ogni domenica d’Avvento, nell’attesa della nascita di Gesù Bambino, un biglietto con il compito per casa e qualche volta un piccolo dono per mamma e papà. I compiti che abbiamo affidato loro sono nati da un lavoro

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fatto insieme alla cooperativa di Ferrara. Grazie a loro, noi tate, in prima persona, abbiamo potuto riscoprire il significato del Natale e dell’Avvento attraverso il Presepe. Ogni singolo elemento del Presepe ha la sua importanza. Abbiamo scelto quattro elementi che hanno attirato la nostra attenzione e che potessero aiutare le nostre famiglie nel portare Gesù Bambino nella quotidianità della loro casa. Il Pastore della Meraviglia: i bambini guardano il mondo con gli occhi della meraviglia, passeggiare con loro per le strade della città appena addobbate in occasione del Natale, deve aiutarci a lasciarci catturare dallo stupore, proprio come loro. Sforziamoci di guardare la città con occhi nuovi, meravigliati, occhi bambini. La Luce: per accoglierla al meglio bisogna fare l’esperienza del buio. Spegnere le luci di casa, giocare con le torce, le candele, ammirare tra le intermittenze il proprio albero in festa. La Luce è verità e ci indica la strada, ma dobbiamo imparare a vedere in profondità. La Lavandaia: è simbolo di purificazione, rimanda al lavaggio delle vesti del parto di Maria e all’acqua battesimale. Ma è dedicare tempo e attenzioni alla cura dei propri bambini e bambine attraverso l’acqua. Fare il bagnetto, lavare le mani, la faccia, i denti, i vestiti… e riflettere insieme sul grande potere dell’acqua di rigenerare, portare via lo sporco e farci sentire bene. La Grotta: accogliere l’Amore di Gesù nella propria Casa, trascorrere il giorno di Natale riscaldati dai propri affetti e deliziati da una tavola preparata con il cuore. A conclusione di queste quattro settimane di Avvento, venerdì 20 dicembre tutti ci siamo riuniti intorno al grande tronco di Barbalbero e abbiamo danzato, cantato, sorriso, condiviso storie e prelibati cibi

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portati da casa. Insieme ai bambini abbiamo preparato le canzoni e i balli nel corso del mese di dicembre per poter accogliere, nel giorno della festa, insieme alle tate e a mamma e papà, Gesù Bambino. Ognuno ha avuto il suo spazio, ha vissuto liberamente l’andare incontro a Gesù, sulla strada per Betlemme, accompagnato dalla storia de “L’Asinello e il Bambino” che è stato il filo conduttore dell’appuntamento. Al ritorno dalle vacanze, ognuno si è impegnato a portare al nido una foto che ritrae il compito svolto, affinché insieme a noi tate possano condividere ciò che è stato fatto nel periodo di vacanza. Il 7 gennaio abbiamo raccolto le loro esperienze, i sorrisi, le emozioni in forma di foto e lasceremo che queste ci accompagneranno ancora per un po’ nei primi passi del nuovo anno. Elisa Moriconi, "tata" dell'Asilo Barbalbero

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