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CEA: INCONTRI RAVVICINATI
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1째 TITOLO REGIONALE DELLA STAGIONE della S.di P. U14 f
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EDITORIALE
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“Sèstla” e Sète per dirvi buona estate! In dialetto frignanese Sestola, località turistica del nostro Appennino, è detta “Sèstla”. Sète, invece, è il secondo porto francese sul Mediterraneo dopo Marsiglia. Sestola è dominata dal monte Cimone, 2165 metri sul livello del mare. Dal mar Mediterraneo si vede invece Mont Saint Clair, una collinetta di poco meno di duecento metri di altezza che sembra una balena che esce dalle onde. “Balena” dal latino “cetus”, poi trasformatosi in “cetia”, “ceta” e, infine, “seta”. Sèstla e Sète: mi è piaciuto, care lettrici e cari lettori, aprire il mio consueto saluto a tutti voi con questa assonanza fonetica e un po’ geografica fra i due luoghi che ospiteranno gli “educational” ai quali parteciperanno amici vecchi e nuovi della S.di P. Davvero un gran bel modo per passare l’estate che finalmente è alle porte e nel segnalarvi che all’interno della “vostra” rivista troverete un ampio riassunto dei progetti più riusciti dell’ultimo anno e un’anticipazione di quello che stiamo preparando per il futuro. Voglio salutarvi con qualche “buona estate” in più. Buona estate ai nostri allievi per
l’impegno dimostrato e per i bei risultati raggiunti nelle varie manifestazioni che li hanno visti impegnati. Buona estate ai nostri validissimi professori, istruttori e preparatori. Buona estate ai genitori dei nostri allievi che per educarli hanno scelto, oltre alla scuola, lo sport. Buona estate alla mia fantastica redazione e a tutti i nostri collaboratori. Buona estate al Parmareggio Modena per il bellissimo campionato che ci ha regalato e voglio augurare una buona estate anche al Carpi calcio e al suo mister Castori per la fantastica promozione in serie A. Mi è piaciuto l’entusiasmo di questi ragazzi per
di Daniele Soragni
lo più provenienti da squadre di categorie decisamente inferiori e che, pensate, tutti insieme almeno fino ad ora valgono il cartellino di un solo giocatore, Giorgio Chiellini, il difensore della Juventus. Buona estate ai tifosi del volley che non sanno cosa siano bastoni, striscioni indegni e bombe carta. E buona estate a tutti voi. Che sia calda, serena e piacevole anche per chi la passerà all’ombra della Ghirlandina. E, come sempre, buona lettura e buone schiacciate a tutti.
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DIRETTORE RESPONSABILE: Daniele Soragni ASSISTENTE RESPONSABILE: Lori Pagliari REDAZIONE: Federica Stradi, Marcello Galli, Marco Neviani. DIRETTORE EDITORIALE: Rodolfo Giovenzana COLLABORATORI: Andrea Strozzi, Dott. Claudia Fiorini, Movida Studio, Studio Ghiretti.
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giugno-luglio 2015_BIMESTRALE
ANNO 18_N° 90
FOTOGRAFIA: www.fotomodena.it PROGETTAZIONE CREATIVA E IMPAGINAZIONE: Sts Italiana STAMPA: Tipolitografia Montagnani - V.le Amendola, 452 - 41125 - Modena SEDE SOCIALE e REDAZIONE: Pala Anderlini - Via Mario Vellani Marchi, 106 - Modena - 41124 - Tel. 059/4821526
educational2: Musica e sport per iL futuro
cea: iNcoNtri raVViciNati
1° titolo ReGionale della StaGione deLLa s.di p. u14 f
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SOMMARIO
NEWS
CAMPIONI REGIONALI U14F
RUBRICA LLHT TRE PASSI AVANTI (SENZA AUGURI)
Uff. Stampa S.di P.
EDUCATIONAL 2 MUSICA E SPORT PER IL FUTURO
di Andrea Strozzi
A PALLANDIA “MANGIANDO S’IMPARA”
di Federica Stradi
Uff. Stampa S.di P.
RUBRICA FISCALE OBBLIGO DI POS PER LE ASSOCIAZIONI E LE SSD? SANZIONI IN ARRIVO? “SÈSTLA” E SÈTE PER DIRVI BUONA ESTATE!
di Movida Studio
YOUNG VOLLEY ON THE BEACH 2015
di Daniele Soragni
RUBRICA TECNICA DALLA TECNICA DEL BAGHER ALLA RICEZIONE AL LIBERO
di Ilenia Panini
CEA INCONTRI RAVVICINATI: JOHN KESSEL
di Alberto Di Mattia
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Uff. Stampa S.di P.
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S.DI P. COME RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA di Federica Stradi
EDUCATIONAL A FANANO E SESTOLA
ANDERLINI VOLLEY BLOG di Federica Stradi
INSIEME PER EDUCARE
Uff. Stampa S.di P.
RUBRICA MARKETING SOCIETÀ, ALLENATORI, FAMIGLIE: UN NUOVO “MATRIMONIO” di Roberto Ghiretti e Roberto Lamborghini
XIV TROFEO INTERNAZIONALE P. BUSSINELLO 2015 KINDER+SPORT SPRING CUP 2015
CEA L’ARBITRO
Uff. Stampa S.di P.
RUBRICA TECNICA IL MURO di Roberta Maioli e Davide Soattini
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Educational a Fanano e Sestola: un altro modo di fare sport Conoscere lo splendido Appennino Modenese, apprezzarne i sapori tipici, parlare insieme di pallavolo e di vita e allacciare nuovi contatti: si potrebbero così riassumere in poche parole le emozioni dell’Educational 2015 che si è svolto a Fanano e Sestola il 24, 25 e 26 aprile scorsi. Quasi 60 persone in rappresentanza di società di tutta Italia e graditi ospiti della Scuola di Pallavolo Anderlini, hanno potuto così approfondire la conoscenza del vasto orizzonte di idee e di attività della società modenese. Tre giorni di confronto che arricchiscono tanto i partecipanti quanto l’organizzazione stessa con un legame emotivo di altissima intensità e stimoli nuovi per tutti… Provare per credere! Appuntamento, dunque, alla primavera 2016 per un’altra edizione dell’Educational.
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Foto di Vincenzo Urso
I SUPEREROI DELLA COMUNICAZIONE
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progetto network 2015
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di Federica Stradi
È sicuramente un anno di grande trasformazione per l’Anderlini Network by Kinder+Sport, che ora raggiunge quota 62 società affiliate. L’Anderlini Network by Kinder+Sport nasce per la prima volta nel 1997 tra le società locali di pallavolo, al fine principale di ottenere vantaggi commerciali, oltre che di immagine. Nel corso degli anni, la partecipazione da parte delle società locali diminuisce, per questo la Scuola di Pallavolo Anderlini decide di rinnovare la mission e di aprirsi all’esterno. Appena di ritorno da un Educational2, questa volta in Francia a Sète, la grande famiglia del Network si è messa al lavoro per analizzare ciò che già si fa e per individuare dove si potrebbe andare.
Foto di Vincenzo Urso
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Quali sono le attività dell’Anderlini Network by Kinder+Sport? Il Network è specialista negli eventi. Il calendario è ricchissimo di appuntamenti, primo fra tutti l’Educational. Una volta all’anno, infatti la Scuola di Pallavolo Anderlini è lieta di invitare tecnici, dirigenti di società sportive e Federazioni al tradizionale Educational, in cui si parla di altri modi di fare sport e rottura dei paradigmi. Riservato a chi ha partecipato all’Educational e a chi fa parte del Network è l’Educational2: innovativo, inconsueto, itinerante. Non si parlerà solo di sport e di gestione della società sportiva, ma di filosofia, psicologia, gestione delle risorse umane, fiscalità e responsabilità sociale insieme a relatori d’eccezione. Inoltre, l’Educational2 è itinerante! La Scuola di Pallavolo Anderlini crede fortemente nell’influenza che l’ambiente ha sulle persone, per questo motivo le mete del weekend rientrano sempre tra i più bei borghi d’Italia e d’Europa. Cosa sarebbero le società sportive senza i giovanissimi atleti che ne compongono le fila? Per questo la stagione sportiva è scandita dal circuito delle feste Kinder+Sport. Già da qualche anno, infatti, non è possibile pensare a Natale, Carnevale ed estate senza la
Kinder+Sport Christmas Cup, il Volley in Maschera e la festa di chisura del minivolley. E poi? Giunto ormai al numero 17, la rivista Anderlini Network by Kinder+Sport raccoglie le testimonianze delle società sportive affiliate ed esce abbinata alla rivista bimestrale Scuola di Pallavolo Anderlini News che state sfogliando. Come spesso sentiamo, essere assenti da Internet equivale ad essere assenti nel mondo. Proprio per questo abbiamo creato questo blog, che possa naturalmente affiancarsi alla rivista cartacea, e che possa raccogliere news e informazioni quotidiane provenienti dalle società sportive affiliate. L’Anderlini Volley Blog contiene: news dal Network; sezioni tematiche su materie, quali etica, fiscalità, ambiente, comunicazione; un calendario degli eventi; l’intervento di blogger d’eccezione come Studio Ghiretti, Andrea Strozzi, Movida Studio. Progetti per il futuro? Per il futuro ci sono in serbo la creazione di progetti condivisi, che possano
spaziare dalla responsabilità sociale, all’educazione ambientale, all’inserimento delle persone con disabilità; un circuito di incontri e seminari sulla gestione tecnica e umana dei gruppi; implementare il blog rendendono un punto di riferimento per creare cultura sportiva all’interno e all’esterno del network. Insomma, in questo 2015 se ne vedranno ancora delle belle!!
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EDUCATIONAL 2: musica e sport per il futuro di Federica Stradi
Per il ter zo anno consecutivo l’Educational2 esplora nuovi territori. Dopo Sestri Levante e Malta nel 2013 e Volterra nel 2014, il 2015 ha visto l’Arago de Sète (Francia) ospitare la classica tre giorni dedicata
ai veterani dell’Anderlini Network by Kinder+Sport. Tema di quest’anno: Aragoland, un innovativo progetto pallavolistico che coinvolge i bambini dai 3 agli 11 anni attraverso l’utilizzo della musica e della favola come
strumenti di apprendimento motorio. Anche quest’anno, hanno risposto alla chiamata oltre 20 società italiane e non solo, confermando così il grande successo di questa iniziativa itinerante, che anno dopo anno, si conferma come uno degli appuntamenti principali per fare aggiornamento su temi di etica, cultura e filosofia sportiva. L’Arago è una delle società pallavolistiche francesi più blasonate e nasce nel 1953 per iniziativa del liceo di Sète, nella regione della Lingua-
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EDUCATIONAL 2 a Sète
doca-Rossiglione, dedicato al fisico François Arago. Presenza fissa nei campionati di Pro A, l’Arago si è distinta negli anni per l’innovazione apportata in campo pallavolistico, soprattutto a livello giovanile. Il progetto Aragoland nasce nel 2004 dalla volontà di Froncoise Theule di creare, in seno all’Arago de Sète, una struttura innovativa tra il “Club Med” e “Disneyland”, al fine di migliorare la formazione dei giovani giocatori dell’Arago attraverso l’immaginario e il divertimento e per incrementare il
reclutamento e la promozione della pallavolo nei Club, nelle città, nei dipartimenti e nelle regioni in Francia. Le testimonianze di Francoise Theule, presidente Arago de Sète e ideatrice di Aragoland, Bernard Delpy, direttore del conservatorio di Sète, Jean Jacques Cette, imprenditore ed ex-giocatore, hanno sottolineato l’importanza del valore educativo trasmesso dallo sport, il rispetto per gli altri e la costruzione dello spirito di squadra. Tre punti di vista molto diversi – sport, musica e impresa – che
hanno però un unico fondamentale punto in comune: l’educazione delle generazioni future e la valorizzazione dei talenti al servizio di una comunità, sia essa una squadra di pallavolo, un’orchestra o un team di lavoro. Per appronfodimenti circa le tematiche toccate durante l’Educational2 di Sète e i progetti di Aragoland, potete visitare il sito blog.scuoladipallavolo. it, dedicato alle attività dell’Anderlini Network by Kinder+Sport. Foto di Vincenzo Urso.
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XIV TROFEO INTERNAZIONALE P. BUSSINELLO
ll colore rosa resterà il ricordo della XIV edizione del trofeo Internazionale P. Bussinello grazie alle ragazze dell’Anderlini Unicom Starker che salgono sul podio da regine incontrastate del torneo, a cui dedichiamo questa nota di colore. Tra i maschi conquistano il loro primo titolo i ragazzi della Poland National Team. Entrambe le squadre vincitrici, insieme a tutte le 22 partecipanti, hanno reso grande onore a questo ormai attesissimo appuntamento della pallavolo giovanile, facendo vedere ai tanti spettatori, che hanno riempito le palestre in una due giorni di pallavolo, un altissimo livello di gioco a testimonianza ancora una volta di quanto bello ed appassionante possa essere il nostro sport.
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Gli ambiti MVP
I tecnici presenti hanno giudicato e votato per proclamare i 3 giocatori e le 3 giocatrici che si sono messi in evidenza durante il XIV Trofeo Internazionale P. Bussinello. Ha incantato con i suoi precisi e smar-
canti palleggi Francesca Scola dell’Anderlini Unicom Starker come Miglior Palleggiatrice, imitata con tecnica e tattica perfetti, e premiato come Miglior Palleggiatore, da Yakub Rybicki della Poland National
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XIV TROFEO INTERNAZIONALE P. BUSSINELLO
Team. Hanno colpito gli attacchi forti e vincenti di Nwakalor Silvia Chinelo del VolleyRò, premio Miglior Attaccante, come il collega della Lube Macerata Paolo Luigi Di Silvestre per le sue schiacciate
quasi indifendibili. L’ambito premio MVP femminile è rimasto a Modena tra le mani della schiacciatrice dell’Anderlini Unicom Starker Aurora Pistolesi per la padronanza di tutti i fondamentali, mentre è
volato in Polonia con Bush Strawdrir, l’MVP maschile per il suo gioco tecnico ed efficace.
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KINDER+SPORT SPRING CUP 2015
LA FORZA DI STITCH Piccole di età ma grandi nel gioco, le ragazze dell’Anderlini Unicom Starker Blu hanno messo in campo la forza extraterrestre della loro mascotte Stitch (dal cartone animato “Lilo&Stitch”), dimostrando grande determinazione in una finale con la Foppapedretti vinta 2 a 0 e combattuta solo nella parte iniziale dei set. Perdendo solo due set in tutto il torneo, le ragazze guidate da Luana Serafini hanno conquistato la V edizione della Kinder+Sport Spring Cup, che vede per la terza volta salire sul gradino più alto del podio la squadra di casa della S. di P. Anderlini. I fratellini della Casina dei Bimbi si aggiudicano la medaglia di bronzo nella categoria Under 14 Maschile e lasciano il palcoscenico della finale a Volley Castelli e Amis Chiavari, che vede prevalere i liguri dopo un incontro combattutissimo ed equilibrato che ha dimostrato il buon lavoro che entrambe le squadre stanno facendo.
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La carica dei 650 Modenesi di Ilenia Panini
Si è appena concluso il 15° Young Volley on the Beach, un’edizione che è stata davvero fantastica ed incredibile. 19 tornei tra minivolley, Under ed accompagnatori, 1200 squadre, 4500 partite, 7500 partecipanti, 140 società coinvolte. È stato un weekend di tanto volley e divertimento per tutti. Anche la Scuola di Pallavolo Anderlini non è potuta mancare a questo appuntamento, che ormai è diventato un punto fermo della stagione sportiva dei nostri ragazzi. Da Modena, Sassuolo, Serramazzoni sono partiti alla volta di Igea Marina 650 persone tra atleti, staff e genitori al seguito. Sono stati tre giorni pieni di entusiasmo e voglia di giocare a beach volley. L’aria che si respira in palestra nei giorni successivi al Torneo profuma ancora di salsedine e negli occhi dei ragazzi c’è ancora il ricordo indelebile delle partite sulla spiaggia, ma anche delle feste in discoteca e delle chiacchiere fino a tardi nelle camere degli amici. Credo proprio che come ogni anno, lo Young Volley ci consenta di finire la stagione sportiva con una spinta in più… e con il sorriso stampato sul volto. Giulia di 7 anni mi dice che si è davvero divertita moltissimo, e mi chiede quando torneremo. Io le rispondo che rifaremo il Torneo l’anno prossimo... “allora vorrei tanto che domani fosse già l’anno prossimo!”. È giusto anche ricordare che ci sono stati risultati importanti, quali il primo posto in Under 12 Maschile e in Under 15 Maschile, e un secondo posto in Under 17 Maschile!! Bravi ragazzi!
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Insieme per educare Uff. Stampa S.di P.
Il progetto prevede la stretta collaborazione tra la Scuola di Pallavolo Anderlini ed il Circolo didattico di Maranello, Serramazzoni, Prignano, Lama Mocogno, Pievepelago, Pavullo nel Frignano, Sassuolo e il primo, ottavo e decimo Circolo didattico di Modena nel pieno rispetto delle “linee attuative del protocollo d’intesa� del CONI. La programmazione degli interventi didattici tiene conto delle diverse situazioni di partenza e dei li-
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velli iniziali di funzionalità senso-percettiva e motoria di ciascun alunno al momento dell’ingresso a scuola. Sia nel primo ciclo (1^, 2^ classe) come nel secondo ciclo (3^, 4^, 5^ classe) della scuola elementare, si cerca di aumentare il bagaglio di esperienze motorie di base dei bambini attraverso movimenti naturali, giochi di movimento e percorsi ginnici. Istruttori Laureati in Scienze Motorie e tecnici della S.di P. Anderlini in affiancamen-
to alle maestre sviluppano concetti di “avviamento allo sport”, di psicomotricità infantile e di giochi, sia con ambientazioni fantastiche sia con giochi strutturati per l’apprendimento di molteplici qualità motorie e tecniche. Il progetto Pallandia per il primo ciclo e il progetto Minivolley per il secondo ciclo della scuola primaria, cercano di costruire un percorso di formazione dell’educazione sportiva attraverso giochi specifici e percorsi didattici
con le giuste strategie pedagogiche e didattiche e anche con un’attività motoria riconosciuta e valida, come il minivolley. Il progetto Sport a Scuola Kinder+Sport dura dall’inizio di ottobre alla fine di maggio e trova la sua conclusione nelle feste organizzate nelle singole scuole e nel Torneo Classi V, che vede i ragazzi delle Classi V al loro ultimo anno di progetto, impegnati in un vero e proprio Torneo con tanto di fase finale fra le quinte migliori.
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Al Centro Estivo Pallandia “Mangiando s’impara” con il progetto di educazione alimentaredi Nordiconad Uff. Stampa S.di P.
Grazie alla partnership con Conad, i bambini che parteciperanno al Centro Estivo Pallandia prenderanno parte al progetto “Mangiando s’impara”, ideato e divulgato da Nordiconad da oltre
10 anni. L’obiettivo è quello di supportare un approccio educativo verso il cibo, favorendo uno stile di vita sano attraverso la realizzazione di attività a tema, che coniugano l’alimentazione,
l’attività motoria e la tutela dell’ambiente. La salute infatti si conquista e si conserva anche e soprattutto a tavola, imparando fin da bambini le regole del mangiar sano.
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Scuola di Pallavolo come Responsabilità Sociale d’Impresa 25 5 0
di Federica Stradi
Anche la Cooperativa Scuola di Pallavolo è tra i soci fondatori dell’Associazione delle Aziende Modenesi per la Responsabilità Sociale d’Impresa. Nata a fine 2014, l’Associazione delle Aziende Modenesi per la RSI si pone l’obiettivo di promuovere principi e pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa / Corporate Social Responsibility (CSR). Ne fanno parte trentadue imprese che impiegano, diversamente o attraverso i propri associati, complessivamente più di trenta mila operatori sul territorio nazionale. L’Associazione, infatti, racchiude sotto di sé esperienze molto diverse del panorama modenese: Aliante, C.M.S. S.p.A., Consorzio di Solidarietà Sociale, Florim Ceramiche S.p.A., Forgia del Frignano, Gruppo Remark, Gulliver Società Cooperativa Sociale, Gruppo Manutencoop Facility Management, Lumaca Soc. Coop. Sociale, Mediagroup98, MediaMo, Nordiconad, Socfeder S.p.A., Suincom S.p.A., TEC Eurolab S.r.l., Tellure Rôta SpA tra i soci fondatori, mentre altre come semplici soci: Angelo Po, Assiteca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, C.N.A. Servizi, CASTGroup, Centro Athena S.r.l., Coopattiva, Edilteco, EmilBanca, Hera, MarkApp, Nuova Ferrari & Zagni S.r.l., Porta Aperta, SI&T, Tetra Pak.
Da sempre la Scuola di Pallavolo crede che dal confronto con realtà che possono apparire molto lontane dalla propria possa innalzarsi il livello del dibattito e possano scaturire nuove idee. Per questo l’impronta data alle attività dell’Associazione ricalca molto i principi che la Scuola adotta anche in altre occasioni, come l’Educational o il workshop di inizio stagione. Seminari pubblici itineranti su temi di Sostenibilità e CSR con testimonianze esterne, eventi di formazione interna, collaborazioni con altre Reti di imprese impegnate in progetti di CSR, disseminazione di buone pratiche di CSR sono tra le proposte principali che compongo il calendario di un anno tipo di RSI. Il Presidente di Aziende Modenesi per la Responsabilità sociale d’impresa, Elena Salda, vice presidente di C.M.S. S.p.A., commenta così la nascita dell’Associazione: “Fare network tra imprese è fondamentale, solo così, lavorando insieme, si possono ottenere risultati concreti. Inoltre le sinergie attivate ci permetteranno di confrontarci con realtà e problemi molto diversi, trovando soluzioni comuni. La nostra Associazione vuole essere un punto di riferimento locale in termini di RSI per tutte quelle aziende che si riconoscono nei valori della sostenibilità come filosofia d’impresa.”
Giorgio Sgarbi del Consorzio Solidarietà Sociale, vice presidente dell’associazione aggiunge: “L’importanza di un’associazione composta da aziende, imprese, cooperative così diverse tra loro è un forte segno di coesione e progettualità rivolta non solo ai propri dipendenti ma in maniera più ampia al territorio. Speriamo, in questo senso, di riuscire a coinvolgere molte altre imprese e anche le pubbliche amministrazioni, tutti gli attori che vorranno davvero investire in questa direzione”. Come tutti sanno l’Italia ospita l’Expo con tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, per questo l’Associazione ha deciso per il 2015 di lavorare sul tema del green, delle energie rinnovabili, della riduzione della produzione dei rifiuti e la sostenibilità ambientale. La Cooperativa Scuola di Pallavolo è una delle realtà più piccole rappresentate nell’Associazione delle Aziende Modenesi per la Responsabilità Sociale d’Impresa, per questo crede che sia una fantastica opportunità di crescita e di insegnamento. E chissà che questo 2015 non ci porti qualche progetto... GREEN!
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RUBRICA TECNICA
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Dalla tecnica del bagher alla ricezione al libero di Alberto Di Mattia
I PRINCIPI FONDAMENTALI DEL BAGHER •OMOVIMENTI SEMPLICI (SOLO BRACCIA – GAMBE BRACCIA – SOLO GAMBE); •OINSEGNAMENTO DEGLI ANGOLI. CHIAVI DI INSEGNAMENTO: •OPRESA SALDA DELLE BRACCIA; •OGOMITI DISTESI, MANI BASSE AVANTI; •OFRONTEGGIARE LA PALLA; •OANGOLARE IL PIANO DI RIMBALZO; •OEVENTUALMENTE SPINGERE CON LA GAMBA PORTANTE; •OPASSI ACCOSTATI (NO INCROCIARE); •OPOSSIBILMENTE NON FARSI MAI SUPERARE DALLA PALLA; •OOSSERVAZIONE DEL BATTITORE – TRAIETTORIA. Dal concetto generale di didattica (intesa nello specifico come procedimento protocollare atto ad apportare stabili modificazioni al comportamento motorio) è possibile verificare come la didattica delle tecniche di base consenta l’identificazione di alcuni aspetti che, nell’esecuzione di un gesto finalizzato, mettono in luce una maggiore attitudine specifica rispetto alla media: questo concetto si pone alla base della metodologia che introduce il concetto corretto di specializzazione del libero. CARATTERISTICHE PER UN LIBERO E UN BUON RICEVITORE • Relazione stabile tra asse corporeo e traiettoria della palla. • Lo spostamento verso la palla ad iniziare dai punti di appoggio e non dal piano di rimbalzo. • Relazione stabile tra asse corporeo e orientamento al bersaglio del piano di rimbalzo. • La ricerca della frontalità al bersaglio attraverso il bagher. • La ricerca della frontalità al bersaglio nel bagher laterale.
• L’assunzione corretta del piano di rimbalzo. • La chiusura delle spalle. • La chiusura dei gomiti. • La presa delle mani. • Le spalle nella ricerca del bersaglio. • Orientamento attraverso la dinamica delle scapole. • La direzione delle spinte. IL LIBERO NELLA PALLAVOLO: CENNI STORICI REGOLAMENTARI È, in ordine cronologico, l’ultimo ruolo introdotto dalla FIVB nel 1997 (in Italia la FIPAV l’ha introdotto l’anno successivo). Il termine è invariabile in tutte le altre lingue. Essendo sottoposto a regole particolari, che lo distinguono dagli altri giocatori, indossa una maglia di colore diverso da quelle dei suoi compagni di squadra, in modo da essere riconoscibile. Il libero ha la caratteristica di giocare solo in seconda linea (zone 1, 6 e 5) al posto di uno dei giocatori di seconda linea ed è quindi specializzato nei fondamentali di ricezione e difesa: le limitazioni sul suo gioco di fatto lo escludono dalla possibilità di svolgere tutti gli altri fondamentali. Pertanto: - non può andare al servizio; - non può concludere un’azione d’attacco (da nessuna parte del campo) se colpisce il pallone completamente al di sopra del bordo superiore della rete (o del suo prolungamento orizzontale); --non può murare né tentare di murare; --se il libero effettua un palleggio invadendo la zona di attacco (cioè dalla linea dei 3 metri compresa fino alla rete) un altro giocatore non può concludere un’azione d’attacco colpendo il pallone completamente al di sopra del bordo superiore della rete (tale limitazione deriva dall’esigenza di escludere il libero dall’uso più frequente del fondamentale di palleggio, che si effettua appunto nella
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zona d’attacco come penultimo tocco di squadra). CURIOSITÀ Nel 1991, quando ero secondo allenatore di Massimo Barbolini, il GS Panini subisce un notevole cambiamento: arrivano a Modena diversi ragazzi tra cui alcuni giocatori provenienti da Spoleto. Questi ragazzi cresciuti sotto la scuola di Pittera avevano diverse qualità. Tra questi spiccava Damiano Pippi (classe ’71) probabilmente non era un attaccante fortissimo, ma possedeva un fondamentale di bagher di ricezione e difesa che erano straordinari. Damiano ebbe una grande fortuna, perché nella stagione ‘92-‘93 giunse a Modena un allenatore che proveniva dalla femminile di Perugia, tal Bernardinho. Egli completò il percorso tecnico di Damiano aggiungendo al suo bagaglio il tuffo. Da allora Damiano rimase un buon attaccante, ma nel 1998 divenne il primo libero in Italia e con la Nazionale di J. Velasco vinse diversi trofei. Un altro giocatore che ebbi la fortuna di allenare fu Mirko
Corsano. Lo allenai nel ‘97-‘98 a Modena in A2, come allenatore di Italkero Volley. Come Damiano, Mirko era molto forte nel fondamentale del bagher, ma aveva la sfortuna di avere sempre problemi alle ginocchia e alla schiena, ma era già un leader e lo ha dimostrato: fu lui a sostituire Damiano in Nazionale. Posso affermare di aver avuto la fortuna di allenare personalmente due dei più grandi liberi al mondo. RICAPITOLANDO Per avere un buon libero dobbiamo verificare che abbia: •-Attitudini primarie. •-Sensibilità del bagher nel tocco di palla. •-Superficie di contatto: compattezza e dinamica di rimbalzo della palla. •-Efficace spinta a carico degli arti inferiori e superiori in relazione alla qualità della palla: qualità dell’anticipo del caricamento delle gambe per la spinta sulla spalla in coordinazione con le braccia. •-Differenziazione delle spinte in relazione alla velocità della palla.
•-Naturale approccio al bagher che salvaguarda la frontalità. •-Attitudine primaria anche in funzione del bagher laterale (determina la capacità di uscire dalla traiettoria). L’allenamento differenziato del libero e del ricevitore: •-Lavori per enfatizzare e sviluppare la spinta sulla palla. •-Differenziazione della distanza dal bersaglio. •-Lavori specifici per l’orientamento del bagher al bersaglio. •-Differenziazione del punto di tocco rispetto al bersaglio. •-Progressività della difficoltà del compito. •-1° grado di difficoltà: il piccolo spostamento. •-2° grado di difficoltà: la velocità della palla. •-3° grado di difficoltà: il collegamento con altri ricevitori. Aspetti che differenziano l’appoggio in bagher dalla ricezione: •-Maggiore necessità di spinta della
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palla. •-La palla che arriva lenta richiede di essere “portata” sul bersaglio: significativa azione degli arti inferiori per anticipare la traiettoria e corretta impostazione piano di rimbalzo spinta. •-La richiesta di precisione è comparabile con quella della ricezione: limitata azione del piano di rimbalzo. •-Il maggiore tempo di posizionamento per il bagher consente un approccio stabilmente frontale. •-Utilizzo di tecniche di bagher frontale. •-La dinamicità del gesto richiede un utilizzo altrettanto dinamico degli arti inferiori. •-Posizionamento dei piedi sfalsato.
damentali complementari nella prestazione tecnica. Per il libero, nella ricezione occorrerà che vi sia: 1.-Sviluppo tecnico dell’adattabilità negli spazi di competenza tattica. 2.-Posizionamento e tecnica di ricezione nell’assistenza del ricevitore attaccante di prima linea. 3.-Posizione di partenza e tecnica di ricezione nelle traiettorie di servizio tattiche (servizio corto).
Riassumendo per la miglior formazione di un libero occorrerà tener presente:
Il libero nella difesa occorrerà che vi sia: 1.-Sviluppo tecnico dell’adattabilità nelle varie zone di competenza. 2.-Dallo studio dell’attaccante avversario al comportamento tattico 1 vs 1. 3.-Sviluppo delle scelte d’intesa con il proprio sistema di muro. 4.-Sviluppo dei principi di organizzazione del sistema servizio – muro – posizionamento in difesa del libero.
Gli aspetti tecnici nella: 1.Ricezione. 2.Difesa. 3.Gli aspetti tattici e di tutti quei fon-
Per gli aspetti tattici dovremmo porre l’attenzione su: 1.-L’organizzazione delle competenze specifiche della linea di ricezione.
2.-Casistica del servizio e relativa organizzazione delle competenze. 3.-L’organizzazione delle competenze specifiche nell’azione di copertura d’attacco. 4.-Casistica degli attacchi e relativo posizionamento del libero in copertura. Sviluppo dei fondamentali complementari nel ruolo di libero: 1.-L’alzata per il contrattacco del libero. 2.-L’alzata in palleggio e l’alzata in bagher. 3.-La palla alta e l’alzata di secondo tempo. 4.-L’allenamento situazionale per l’alzata del libero. 5.-La presa di responsabilità nella situazione di ricostruzione. BIBLIOGRAFIA Dagli appunti di Di Mattia Alberto. Dagli appunti del settore tecnico maschile della Scuola di Pallavolo Anderlini. Dagli appunti del CQN FIPAV. Dalle lezioni di McGown e Kessel.
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IL MURO È necessario toccare tanti palloni per acquisire una buona sensibilità!
CHIAVI: 1. Lavoro con gli occhi (alzatore-palla-attaccante); 2. traslocazioni specifiche; 3. attaccare la palla (mani che entrano prima possibile sulla rete), orientando correttamente il piano di rimbalzo. MODELLO TECNICO Posizione di partenza: arti inferiori divaricati (larghezza spalle) e carichi (leggermente piegati). Arti superiori flessi a circa 90°, mani naturalmente aperte tenute all’altezza del viso. Busto eretto. Da questa posizione l’atleta deve essere in grado di effettuare un caricamento e un salto oppure di partire con una traslocazione. Caricamento contemporaneo degli arti inferiori e superiori alla quale segue una distensione completa di en-
trambe, con le mani che guadagnano prima possibile il campo avversario. Differenti tipologie di traslocazioni: • passi accostati; usato su palloni vicini, dove il giocatore deve compiere distanze limitate. • passo triplo; per lo spostamento verso destra è: apertura di destro, passo piccolo e in direzione del movimento, balzo di sinistro, chiusura di dx. In questo tipo di traslocazione le braccia possono effettuare due tipologie di caricamento: A) Caricamento a gomiti flessi sul piano frontale. E’ possibile eseguire uno stiff finale (balzo a piedi pari) prima del salto finale. Questo permette un pre–stiramento delle caviglie e un arrivo sulla rete più ordinato e frontale. Per gli atleti più piccoli un aiuto nella distanza da percorrere.
di Roberta Maioli e Davide Soattini
le B) Caricamento portando mani verso il basso sul primo passo per poi eseguire uno slancio simile a quello della rincorsa. Provare entrambi gli spostamenti. Ogni atleta potrà scegliere quale tipo di spostamento gli è più consono. Sul primo passo uscire dalla rete per poi rientrare sull’ultimo! Uno degli errori più frequenti è quello di rimanere troppo vicini alla rete e ne deriva che il salto diventa verticale con le braccia che entrano sulla rete in due tempi (alto e invado… errore!). • passo incrociato; per i laterali, in caso di partenze strette e in lettura. Incrocio subito con la gamba opposta alla direzione di marcia. Da prediligere rispetto all’accostato soprattutto con atlete di statura non elevata. Alle atlete possiamo dare alcuni indicazioni:
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- per il tempo di salto: si deve iniziare il movimento di caricamento quando l’attaccante sale, mentre per murare i primi tempi, si deve saltare insieme all’avversario. - per la posizione: mettere la mano esterna sulla palla se muro la diagonale, oppure la mano interna se decido di murare parallela. - nel muro di coppia: per la sincronia il tempo sulla palla alta lo decide il centrale, la posizione la sceglie il laterale, ad eccezione di una palla molto corta dove il centrale si deve fermare sulla rincorsa dell’attaccante. - cosa guardare: porre attenzione inizialmente alla traiettoria della palla dopo ricezione (attaccata-staccata, spostata verso Z2 o Z4), poi focalizzarsi sul palleggiatore, dopo l’alzata
guardare ancora la palla per avere maggiori informazioni sul tempo e sulla posizione (attaccata-staccata, lunga-corta), infine guardare l’attaccante (direzione di rincorsa, ritmo di rincorsa, braccio). IL CENTRALE Il centrale ha una grande responsabilità nelle scelte tattiche della propria squadra, è un suo compito specifico l’osservazione del sistema di cambio palla avversario, del quale dovrà, prima possibile, individuare gli attaccanti e comunicarli alle compagne. Il compito successivo consiste nell’individuare la rincorsa del centrale avversario, fronteggiarlo e saltare con il tempo di salto dell’attaccante stesso. Il centrale ha sempre la possibilità
di anticipare il proprio spostamento sulla base delle informazioni che coglie dal campo avversario. I LATERALI Le giocatrici laterali svolgono essenzialmente due funzioni preparatorie: - informano le compagne se si posizioneranno per chiudere lo spazio sulla diagonale o sulla parallela al loro attaccante diretto; - si posizionano lungo la rete a seconda della tattica stabilita e in funzione di tre possibili interventi: a)-aiuto al centrale contro attacchi provenienti da posto tre in atteggiamento di lettura; b)-opzionare una scelta di muro contro un attacco che risulta prevalente o indotto tatticamente dall’efficacia del servizio. c)-muro esclusivo contro l’attaccante diretto. PROGRESSIONE DIDATTICA • Esercizi a secco con rete bassa. Salto non massimale (per non esagerare con il carico di salti) • Esercizi con rete bassa e attacco sulle mani. Salto appena accennato. • Esercizi dove faccio solo traslocazioni. • Sintetico dove i centrali devono seguire l’alzata dei palleggiatori. • Esercizi in cui unisco traslocazioni e tocco di palla. • Ascensore: per invadenza. L’allenatore oltre la rete lancia una palla verticale che il giocatore posto dall’altra parte deve intercettare senza farla salire. • Per allenare dove e quando: allenatore nel campo A con un giocatore pronto a muro, nel campo B un giocatore pronto ad attaccare lungo rincorsa. L’allenatore lancia la palla a B che effettua un attacco, A cerca di leggere tempo e dove. Come esercizio correttivo per chi non sente l’entrata corretta delle mani sulla rete, si propone di murare ad una sola mano, per focalizzare l’attenzione.
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Tre passi avanti (senza auguri)
di Andrea Strozzi – LLHT.org
“Se accettate di vivere nella misura dell’uomo, tutto intorno a voi acquisirà la misura dell’uomo.” Jean Giono Finisce un’epoca. Siamo alle ultime battute dell’ultimo atto. È triste. E ovattato. Qualche scoppio in lontananza. Qualche boato. Cupo. Qualche luce, anche. Subito inghiottita dalla nebbia. O era fumo? Tanti non vogliono. Non vedono. Non accettano. Chi vede, tace. O trema. Qualcuno parla. Ma non dice. Non rivela. Così, di conseguenza, nulla cambia. Non ci sono scuse. Non più, ormai. Sono passati venticinque anni da quando un’alternativa nei nostri pensieri più arditi, comunque, c’era. Brutta. Cattiva. Inapplicabile. Ma… diversa. E questo era già sufficiente. L’essere umano ha bisogno di un’alternativa. Sempre. Quando invece non ne ha, succedono inevitabilmente due cose: prima, si convince che quell’unica strada rimasta sia la migliore; poi – quando si accorge di avere mentito a se stesso – si arrabbia e reagisce. Retro-agisce, come direbbe un bioeconomista. Quali sono i tempi di retroazione? Vedremo. Ma stanno rapidamente scadendo. Il Capitalismo è l’unica grande idea rimasta, il nostro oppiaceo in saldo venduto sulle bancarelle di seconda mano di ogni mercatino sotto casa. Ci spegne. Ci addormenta. Piano piano. Prima del Capitalismo, le ultime grandi Idee che, spettrali come il vento, avevano attraversato tutto l’Occidente furono i totalitarismi. Prima ancora, fu l’Illuminismo. Le soluzioni Positive. Tutte Idee fondate sul principio celebrativo dell’Uomo. Della sua inarrestabile potenza. Capace di eleggerlo da ar-
bitro incontrastato ad unico artefice del proprio destino. Poi, come argomentò il più grande filosofo della modernità, dio morì. Qualche sociologo ama definire questa successione di idee, di ideali e di ideologie con un termine non troppo noto, Antropocene: una vera e propria fase dell’evoluzione umana, in cui la nostra specie ha ferocemente creduto di poter controllare tutto e tutti. A livello energetico, questa euforia antropocentrica è stata consentita dalla disponibilità su larga scala dei combustibili fossili. Superomismo termodinamico, potrebbe dire sempre quel bioeconomista. La parabola dell’affermazione umana rischia di sovrapporsi a quella della disponibilità energetica e di materie prime. Finite quelle, finito il gioco. E lo vediamo ogni giorno quanto siamo antropocentrici! Ad occhi chiusi, ci agitiamo frenetici e inquieti, non smettendo per un solo attimo di alimentare quel modello logoro e logorante di crescita ipertrofica. Vogliamo consumare, sprecare, avere, ottenere, competere, eccellere, trionfare. Sempre di più. Siamo in funzione di quello che abbiamo. Quindi, per essere sempre di più, dobbiamo avere sempre di più. Da esseri umani ad “averi umani”. Che tristezza. E se non fosse invece questa, la misura dell’uomo? Se i valori che ci aspettano all’orizzonte fossero cooperativi? Se dovessimo infine scoprire che, anziché correre a perdifiato all’inseguimento di effimeri traguardi, è molto meglio per il nostro benessere vivere basso e pensare alto? Ri-
dimensionando il nostro potere sugli eventi, rannicchiandoci all’ombra di un’ambizione collettiva ormai definitivamente dissolta e scoprire infine che – dissoltasi appunto quella – non c’è ormai più niente che faccia ombra e verremo quindi finalmente baciati dal Sole? È triste, molto triste, vedere tutti quelli che, come formiche impazzite, non si accorgono di quanto sta accadendo. E si sbattono, parlano, ciarlano, prevaricano, ostentano, difendono, pugnalano. Ma che cosa difendiamo, in nome di quei due soldi che siamo forse riusciti a mettere da parte? Abbiamo prostituito la nostra ragionevolezza, per illuderci di poter inseguire a oltranza una ricchezza che si rivelerà soltanto materiale. Ci facciamo deliberatamente ipnotizzare dai media per convincerci che tutto sia ancora come prima: occupazione, consumismo, pensioni, seconde, terze e quarte case, vacanze esotiche. È solo questo, il fragile rantolo del nostro inconscio, che ci ha fatto accettare ogni infamia per aderire a un modello deciso a tavolino da altri. Qualcuno ci ha astutamente messo davanti al naso per decenni un ultimo stoppino e ce lo ha acceso. Ma non è il principio di un fuoco, come inizialmente sembrava possibile: è un lumino. Funebre. Anche se ancora non lo sappiamo. Perché non ce lo dicono. E, con un ultimo fiato, lo abbiamo spento. E, se non cercheremo
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Chi è Andrea Strozzi
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opo una carriera di quindici anni nella governance di alcuni gruppi bancari nazionali, in cui si è occupato di sviluppo del Personale, performance-management, pianificazione strategica e M&A, oggi Andrea Strozzi ha scelto di dare priorità ai Valori in cui crede: oltre a gestire il suo blog e a a scrivere su “Il Fatto Quotidiano”, Andrea Strozzi collabora attualmente con PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente e con il PER – Parco dell’Energia Rinnovabile, una struttura ricettiva unica in Italia (situata sulle colline umbre), esclusivamente alimentata da fonti energetiche rinnovabili ed espressamente concepita per l’ospitalità e la didattica ricreativa sui temi dell’ecosostenibilità e del risparmio energetico.
soluzioni alternative di convivialità, se non scopriremo i nuovi valori che dovremo abitare collettivamente, ci ritroveremo nuovamente al buio. Che peccato. Che peccato arrendersi proprio ora, dico. Ora che c’è un mondo nuovo da costruire, là fuori. E non ce ne accorgiamo. Ci sono sogni, idee e prospettive da accarezzare. E, più in Italia che in ogni altra parte del mondo, ci sarebbero i presupposti per costruirlo insieme, quel sogno. Per ridare ai nostri cuori e alle nostre menti un’alternativa. Chiamatela rifiuto, chiamatela missione, chiamatela impegno sociale, chiamatela rivoluzione dei cuori. Della coscienza o della saggezza. Non importa il nome. Ma qui ci sono i prerequisiti. Fuori e dentro di noi. Apriamo le porte, è ora.
E facciamo tre passi. Ma… avanti, questa volta. Gli auguri, se ci servono, non aspettiamoceli da nessuno. Siamo perfettamente in grado di farceli da soli.
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Società, allenatori, famiglie: un nuovo “matrimonio” L’approssimarsi della fine dell’estate rappresenta il momento in cui le famiglie iniziano ad interessarsi del luogo dove far praticare un’attività sportiva al proprio figlio. Una scelta che, se all’apparenza non presenta grandi difficoltà, vista la moltitudine di offerte che le società sono in grado di proporre, in realtà rappresenta un momento chiave nello sviluppo educativo di un bambino. Una scelta oculata, infatti, permetterà al ragazzo di crescere in un ambiente sano e stimolante, dove potersi esprimere in maniera libera e creativa, migliorando le proprie abilità fisiche e tecniche. Ma perché arriviamo a parlare di scelta oculata? Non è prerogativa di tutte le società offrire tali obiettivi? Queste domande, e la constatazione che purtroppo la risposta non è sempre affermativa, ci portano ad interrogarci su quale ruolo stia assumendo oggi la società sportiva? È un “baby parking” dove le famiglie lasciano temporaneamente i propri figli o è qualcosa di più? Se ci pensiamo bene, le società sportive rappresentano uno dei luoghi dove, al di fuori della scuola, i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo libero. Le società sportive (ed è bene che ciascun dirigente
o allenatore lo tenga sempre bene a mente) hanno dunque una responsabilità enorme, perché rappresentano un soggetto che, assieme alle famiglie, contribuisce a costruire il futuro dei ragazzi. È necessario quindi che società e famiglie arrivino ad una consapevolezza reciproca del proprio ruolo, un coordinamento che non sia solo temporaneo, ma che porti allo sviluppo di un patto educativo rivolto al bene dei ragazzi, un’adesione ad un progetto condiviso che la società propone per la crescita umana e sportiva dei ragazzi. Questo rapporto fiduciario tra famiglie e società passa però necessariamente da una terza figura che rappresenta l’interfaccia per ciascuno dei due soggetti: l’allenatore. Infatti, come una famiglia si rapporta con la società direttamente attraverso l’allenatore o istruttore del proprio figlio, così la società si mostra all’esterno attraverso le scelte e i comportamenti del proprio allenatore e su queste viene giudicata. È quindi fondamentale che tale figura sia pienamente coinvolta nelle scelte strategiche e negli obiettivi societari e che sia pronto a “sposare” il progetto educativo della società. Questo perché
di Roberto Ghiretti e Roberto Lamborghini
l’allenatore rappresenta una sorta di leader del gruppo; è una persona cui normalmente i ragazzi danno ascolto e si affidano; se l’allenatore è “discosto” rispetto alla linea societaria è un problema esiziale che porterà ad un rallentamento significativo dei progetti e dei percorsi societari. La priorità per una società non deve essere dunque quella di avere l’allenatore migliore sulla piazza, quanto invece avere l’allenatore giusto al posto giusto. Una società non deve ricercare l’allenatore il cui obiettivo sia unicamente la vittoria, senza se e senza ma, bensì deve volere una persona che anteponga la crescita educativa dei ragazzi, conscio che da uno sviluppo del lato “umano” ne potrà venire di conseguenza anche quello del lato “giocatore”. Siamo dunque pronti a metterci in gioco in maniera nuova e consapevole? Abbiamo fiducia nei nostri allenatori? Siamo pronti a coinvolgerli nelle nostre scelte e partire con un percorso a tratti sconvolgente? Da queste risposte non solo dipenderà il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.
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Obbligo di POS per le Associazioni e le Società Sportive Dilettantistiche? Sono in arrivo le sanzioni? Cari lettori, come molti di voi avranno intuito documentandosi sull’argomento, la questione POS sta assumendo rilievi nuovi che avranno risvolti diretti anche su tutte le Associazioni e le Società Sportive. Come sapete lo scorso 30 giugno (in forza del D.L. 179/2012) è entrata in vigore la norma che obbliga pro-
fessionisti ed imprese (comprese le “non profit”) ad adottare strumenti di pagamento elettronici che permettano agli utenti pagamenti per questa via per importi superiori a 30 Euro; allo stesso modo saprete che il Ministero dell’Economia e delle Finanze qualche giorno prima (precisamente il 12 giugno 2014) dell’entrata in vigore della citata norma ha confermato
di Movida Studio
che NON si tratterebbe di un OBBLIGO, ma di un ONERE “il cui campo di applicazione sarebbe limitato ai casi nei quali siano i clienti a richiedere al professionista la forma di pagamento tramite carta di debito”. Ciò significa che qualora un iscritto di un Ente Non Commerciale volesse effettuare il pagamento con carta di debito, ma l’Ente ne fosse sprovvisto
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RUBRICA FISCALE
si configurerebbe, ex art. 1206 c.c., la fattispecie della “mora del creditore”, secondo la quale il debitore non risulterebbe (ovviamente) liberato dall’obbligazione, ma non potrebbe essergli addebitato alcun ritardo nel pagamento né potrebbero essergli richiesti eventuali interessi maturati. In sostanza, nessun obbligo e nessuna sanzione per l’Ente non profit sprovvisto di POS. Ebbene, lo scorso novembre il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, ha precisato come il Governo stesse verificando gli effetti della norma sul mercato e valutando altresì “la possibile introduzione di sanzioni o interdizioni in caso di inadempienza” visti i numerosissimi inadempienti, molto probabilmente dovuti all’assenza di sanzioni in primo luogo, oltre che ai costi fissi e variabili connessi all’installazione ed utilizzazione del POS. In questa linea alla fine del mese di gennaio è stato presentato da quattro Senatori un disegno di legge (il n. 1747) avente un duplice scopo: - “premiare” tutti coloro che, nonostante l’assenza di sanzioni, si siano
allineati all’obbligo di POS; - sanzionare gli altri, che per i motivi di cui sopra hanno deliberatamente scelto di non rispettare la norma. Ecco le proposte del D.D.L., attualmente all’esame del Senato: - detrazione dall’imponibile del costo percentuale di ogni operazione effettuata mediante gli strumenti di pagamento elettronici; - sanzione di 500 Euro in caso di mancata adozione oppure di negata possibilità di utilizzo del POS; - sanzione di 1000 Euro in caso di mancato adeguamento entro 60 giorni dall’irrogazione della prima sanzione; - sospensione dell’attività in caso di mancato adeguamento entro 30 giorni dall’irrogazione della seconda sanzione. In buona sostanza, dunque, premesso quanto indicato nelle prime righe di questo approfondimento (ossia che dal 30 giugno 2014, OBBLIGO od ONERE che sia, il Decreto è legge), anche tutti gli operatori degli Enti Non Profit sono ora caldamente invitati ad allinearsi all’adempimento relativo al POS viste le possibili san-
zioni in previsione che potrebbero essere irrogate in caso di assenza (o anche solo di segnalazione di assenza).
Per ulteriori richieste specifiche e/o di approfondimento, si precisa che il presente articolo è stato predisposto a cura di: Dott. Stefano Bertoletti Dott. Gabriele Aprile Dott. Alberto Gambone In un mondo sempre più “social” MOVIDA resta al passo con i tempi, motivo per cui ci potete seguire su tutti i social network ad oggi maggiormente utilizzati. In particolare, accanto al sito web istituzionale www.movidastudio.it ed al blog di approfondimento www.tuttononprofit.com, potete trovaci su Facebook (con l’account Equipe Movida e la pagina Tutto Non Profit), su Twitter (con l’account @EquipeMovida), su Google+ (con la pagina Tutto Non Profit) e su Linkedin (con l’account Equipe Movida).
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Chi è John Kessel
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irettore dal 1985 dei Colorado Springs
Direttore a livello mondiale dello sviluppo del Volley, minivolley, beach volley e ParaVolley, dai bambini di 4 anni agli anziani. Amministratore delegato di USAV Region Services. Dal 1986 membro del USOC, il Comitato Olimpico Americano e Paralimpico, partecipando alle Paralimpiadi di Atene 2004 e Londra 2012. Dal 2009 Direttore dello Sviluppo (ora mondiale) del ParaVolley (ex WOVD) Istruttore IV livello Internazionale dal 1988 della FIVB Federazione Internazionale di Pallavolo Ha pubblicato libri (MiniVolley Grow the Game Together Blog books etc.), video con esercizi di abilità, manifesti, articoli e dispense. Quando è lontano dal lavoro ama sciare, pescare, andare a caccia negli altopiani e guardare suo figlio e sua figlia giocare a pallavolo.
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Incontri ravvicinati con una creatura di un altro mondo: John Kessel
L’Ufficio Stampa della S.di P. Anderlini
Continuiamo le interviste ai grandi del Volley e oggi abbiamo l’onore ed il piacere di confrontarci con uno dei maggiori “opinion leader” di questo meraviglioso sport: John Kessel. Buongiorno John, quale è il luogo dove ti senti più a tuo agio? Certamente nel mio ufficio dell’USA Volleyball, pieno di ricordi di 50 anni di pallavolo, di quando giocavo, coaching, letture e le cose che mi fanno pensare e creare mentre collaboro con amici come Doug Beal e tanti altri, inclusa una lettera di mio nonno del 1972 che mi ha ispirato quando ho iniziato ad allenare a livello di college. Nella lettera ci sono le parole: “Molti dei vostri studenti non saranno mai atleti famosi, ma tu puoi fare molto per costruire la loro personalità”. Quale è il tuo ricordo sportivo più bello? Essere stato a bordo campo durante le prime medaglie olimpiche americane degli uomini e delle donne nel 1984 come responsabile dei vip della pallavolo per il Comitato Olimpico di Los Angeles. Questa esperienza è rappresentata perfettamente in un acquerello chiamato “Turning Point” che è nel mio ufficio USA e descrive il momento in cui la Nazionale USA di pallavolo ha trasformato la sua massima forza dal fuori campo al campo raggiungendo i massimi traguardi mondiali (al centro nella pagina successiva)! Quale è il tuo ricordo sportivo più brutto? Il giorno nella primavera del 1980 in cui il presidente Carter ha annunciato il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca da parte degli Stati Uniti... Avevo molti amici, tra cui la mia futura moglie Laurel Brassey, che si erano finalmente qualificati ai NORCECA, per la prima volta in 12 anni. Laurel fortunatamente ha continuato a giocare in Italia con
me e infine, è riuscita ad andare alle Olimpiadi nel 1988 in USA. Quale sogno, anche sportivo, devi ancora realizzare? Vorrei che in ogni palestra non ci fossero sempre solo il canestro del basket, ma anche una rete da pallavolo. Solo una, così che quando qualcuno vuole giocare con anche solo un amico (dopo tutto l’inventore del gioco W.G. Morgan ha iniziato con l’opzione 1 contro 1) non ci vogliano 30 minuti per montare la rete, ma sia subito fruibile. Al momento, per giocare dobbiamo alzare i canestri e montare la rete da pallavolo, quindi alla fine ripetere il processo inverso con una perdita di tempo incredibile. www.teamusa.org/USA-Volleyball/Features/2009/November/20/May-We-Please-Leave-a-Court-Up Inoltre il mio lavoro di Direttore dello Sviluppo Sportivo e di istruttore FIVB da quasi 30 anni, mi porta a condividere fatti, non opinioni, in tutto il mondo, finora in 53 diverse Nazioni e in tutti i 50 Stati degli Stati Uniti, ma ci aspetta ancora tanta crescita. Nell’ambito sportivo a che cosa non rinunceresti mai? Non rinuncerei mai al pensiero positivo, al vedere la sconfitta semplicemente come parte dell’apprendere e quindi al lavorare duro per seguire il moto olimpico di Citius, Altius, Fortius. Ciascuno di noi può essere migliore anche se uno solo potrà essere il migliore. È molto importante per noi allenatori richiedere a noi stessi lo stesso livello di miglioramento e di apprendimento che pretendiamo dai nostri giocatori. Dobbiamo concentrarci sul punto successivo in allenamento o in gara e non soffermarsi su quanto è successo. Alla fine si tratta di questo: “non si perde mai! Si vince o si impara!”. www.teamusa.org/USA-Volleyball/Features/2009/February/10/ Ancora-Imparo
Il concetto di etica può avere un valore universale nello sport? Le lezioni di etica che si trasmettono attraverso lo sport dipendono dal leader del gruppo. È il processo non il risultato che conta. L’allenatore John Wooden l’ha detto meglio: “Nessuna parola scritta, nessun discorso parlato possono insegnare ai nostri giovani cosa dovrebbero essere, nemmeno tutti i libri sugli scaffali. Essi sono ciò che sono i loro insegnanti.” Come si traduce e si sviluppa questo termine dello sport statunitense? In Italia è molto carente un’educazione allo sport e se ne possono notare i riflessi anche nella società civile. E negli USA come vanno le cose? Mi viene in mente questa citazione di qualche anno fa: “Non vedo alcun futuro per il nostro popolo se dipende dai giovani d’oggi”. Quando ero giovane, ci insegnavano ad essere discreti e rispettosi degli anziani, ma i giovani d’oggi sono incredibilmente saggi (irrispettosi) e impazienti nei confronti delle limitazioni. La risposta è stata data nel 700 avanti Cristo, quasi 3000 anni fa… “Penso che ciascuna generazione dirà cose peggiori di quelle della generazione precedente.” Penso che alla fine quello che importa di più sia la “mission statement” del club. Io seguo innanzitutto i principi prim’ancora dei metodi e se i tuoi principi parlano dell’etica poi puoi scegliere metodi nello sport e nella vita che li seguono; ma se tu non ti basi sui principi, non ci si può aspettare da te alcun metodo, compresi quelli etici. Di questi tempi con Twitter, Facebook e con tutti quanti che hanno un telefono, vengono divulgate notizie che avrebbero potuto non essere viste o credute. Queste parole e queste azioni vengono poi condivise pubblicamente e non è possibile farle svanire. Quindi allenatori e
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giocatori devono essere ancora più focalizzati nel fare la cosa giusta sia sul campo che fuori dal campo. Lo sport ha bisogno dell’etica? Sì, noi giochiamo seguendo le regole ufficiali e quelle non scritte. La chiave è la sportività unita all’Olimpismo. Non molti allenatori o giocatori conoscono il termine “Olimpismo”, ma tutti gli atleti, di qualunque età, possono seguire quella strada e le sue ragioni etiche. www.olympics.org/olympism Nel tuo essere stato atleta, nel tuo diventare allenatore e nel tuo essere uomo, l’etica e la morale che ruolo hanno giocato? Ci puoi raccontare qualche episodio significativo su questo argomento? Crescendo e praticando sport abbiamo imparato l’uno dall’altro le regole. Non avevamo adulti che ci facevano da arbitro. Litigavamo e facevamo “playovers” se non riuscivamo a metterci d’accordo. Quando giocavamo a pallavolo, dichiaravamo noi stessi il tocco della rete e se la palla era dentro o fuori. Ora invece a qualsiasi età abbiamo adulti responsabili ad allenarci e a insegnarci. Infatti, siamo passati da un periodo in cui i bimbi guardavano i loro genitori giocare, ad uno in cui sono i genitori che vanno e guardano i loro bimbi giocare. Io sono un grande fan dei bimbi che fanno ginnastica all’aperto, con gli adulti che li osservano, ma con i bimbi che si gestiscono i “conflitti” e le regole da soli. Sono un grande fan dei bimbi di undici anni che fanno da mentori e insegnano a giocare e a fare sport ai bimbi di nove anni o più piccoli, con gli adulti che fanno semplicemente da supervisori, perché alla fine quello che insegni è quello che impari. Nei miei programmi i bimbi sono gli allenatori degli altri bimbi più piccoli. Nella nostra carta etica, ed in particolare nella sezione specifica dedicata ai genitori, ci soffermiamo sul comportamento genitoriale. Cosa ne pensi della frase di cui ormai si sono appropriati molti allenatori, ovvero: “Vorrei allenare una squadra di orfani”? Quale è la tua esperienza in merito? Sì, quella frase dell’allenare orfani è or-
mai un classico. Quello che vedo, avendo allevato due figli come genitore single da quando avevano 3 e 5 anni, è che i genitori hanno ridotto il loro ruolo genitoriale e vogliono essere più amici dei loro bimbi. I principi di come si impara non cambiano nell’allenamento, nell’insegnamento, o nell’essere genitori. Sta nel bambino il sapere di essere capace di fare le cose e non nei genitori o negli allenatori. La frase di Wooden è importante: “Se non hanno imparato vuol dire che non gli hai insegnato!”. Sento dire da tanti allenatori: “Gliel’ho insegnato, ma…!”. Se non imparano, bisogna trovare altri modi per far sì che la lezione arrivi. “Il nostro compito è di dare ai nostri ragazzi radici e ali”. Spesso nel cercare di dare le radici e le ali ai nostri figli commettiamo tanti errori. Genitori bulldozer che puliscono il cammino per i loro ragazzi, invece che lasciar fare il lavoro ai ragazzi. Genitori elicotteri che girano sempre attorno ai loro ragazzi e non lasciano che i ragazzi prendano il volo da soli. I miei figli hanno giocato a 10 sport mentre crescevano, ma ancora più importante, erano capitani delle loro squadre. Lo sport riguarda lo sviluppo dell’intera persona non solo delle abilità sportive. Penso che alla fine si tratti dei genitori che non capiscono che il “cadere” rende i loro figli più forti e non più deboli, dal momento che è parte del processo della vita e dell’imparare. Detto questo, penso che troppi genitori non capiscano che non è la gloria della partita che insegna ai loro figli lezioni importanti di vita, ma il lavoro duro dell’allenamento. Ho scritto un blog recentemente su questo argomento sul sito USA Volley che ha stabilito il record per il numero dei likes con oltre 2000 likes. Io invito tutti i genitori a venire a vedere l’allenamento, cosicché capiranno che potranno vedere il loro figlio giocare in partita nel momento in cui se lo saranno guadagnato e non per un diritto (almeno che il programma non preveda il principio di tempo di gioco uguale per tutti). Il mio blog su questo è www.teamusa. org/USA-Volleyball/Features/2015/March/30/You-are-Paying-for-Practice-NotPlaying Una canzone italiana recita: “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.” Quale è stato il sogno
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Tutti i nostri tessuti sono certificati e non rilasciano sostanze nocive per la pelle o per la salute. Per i nostri prodotti usiamo solo coloranti testati e non inquinanti. Svolgiamo controlli rigorosi sulle sostanze chimiche dalle materie prime al prodotto finito.
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che ha dato forma al tuo mondo di atleta, allenatore e uomo? Grande canzone… Voi italiani sapete davvero cantare e scrivere canzoni. Il sogno che ho sempre inseguito è quello di lasciare il mondo in cui sto vivendo per un posto migliore. Ho deciso di non allenare un solo team, ma di allenare allenatori per massimizzare quel sogno. Certo potrei allenare 12 atleti incredibili ogni anno e fare la differenza su di loro, ma quando fai un corso FIVB o USA e aiuti 50 allenatori, loro se ne vanno con le nuove idee che gli hai dato e anche se stessero allenando un solo team di 12, tu hai già aiutato 600 atleti ad avere una miglior esperienza di volleyball e di vita. Internet aiuta. Grazie ad un grande amico Hewlett Packard e alla fine Tom Jack, USA VOLLEYBALL è uno dei primi siti Web su Internet. Quando lo ideammo, il mio capo di quel tempo voleva licenziarmi per aver speso tempo su quella “cosa di Internet”. Io sapevo che quel modo di comunicare avrebbe impattato il mondo dello sport in mille modi e avremmo potuto condividere meglio la scienza, fatti, e opinioni di ricerche tra gli sport. Chiaramente, strumenti come questo possono anche essere usati in malo modo. Questo è perché è molto più facile distruggere le cose che non costruirle, (il ché vale anche per squadre, famiglie ed edifici inclusi). Ci vogliono centinaia di persone con educazione per costruire le palestre in cui giochiamo e anni di pianificazione e duro lavoro. Per distruggerle ci si mette un paio di persone senza educazione, un grande bulldozer e semplicemente un paio di giorni. Albert Camus scriveva: “Se vuoi che un pensiero cambi il mondo,
prima devi cambiare te stesso.” Ci dai un tuo commento? Ragazzo in gamba quel Camus! Come ha detto Gandhi: “Se è il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, pensa a conoscere te stesso e a lavorare ogni giorno per essere una persona migliore di quella che eri il giorno prima!”. Ciò è esattamente quello che anche un atleta deve fare nell’allenamento per un paio di ore ogni giorno. Con te stesso comunque, hai la possibilità di migliorare 10 volte di più al giorno. Quali sono stati i tre giocatori più grandi di tutti tempi nella storia del volley e perché? Questa è chiaramente una risposta personale. Il primo è Pop Idell che nel 1928, molto prima che ci fosse la FIVB ma quando c’era solo la USVBA (ora USAV) fondó la FIVB. Pop non era solo un grande giocatore, ma un grande innovatore per il nostro sport e ha gettato le basi del futuro per ogni giocatore che è venuto dopo. Poi c’è Lamp Ping. Ho avuto l’onore di vivere con lei e suo marito per vari anni subito dopo che vinse la medaglia d’oro Olimpica nel 1984. Tuttora rimane per me una sorella e la madrina dei miei bimbi. Come giocatrice è stata la regina incontrastata per tanti anni. Quando ha giocato in Italia, ricordo partite dove segnava dai 75 ai 90 punti. Poi, come Pop, ha continuato a contribuire a far crescere il nostro sport allenando la Cina, portandola alla medaglia d’argento delle Olimpiadi del 1996, portando gli USA alla medaglia d’argento nel 2008 e di nuovo la Cina alle olimpiadi del 2016. Mi ha insegnato che “vincere o perdere sono cose temporanee, l’amicizia dura per sempre”. E in ultimo Karch. Certo è stato già riconosciuto dalla FIVB come il
miglior giocatore di pallavolo indoor degli ultimi 100 anni, ha vinto tre medaglie olimpiche, due indoor e una nel Beach Volley, ha giocato in Italia magnificamente e ha stabilito il record nell’AVP tour Beach volley. Come Pop e Lang Ping, ha iniziato a ridare indietro allo sport quello che aveva ricevuto e in soli sei anni da allenatore a livello internazionale, ha guidato la nostra squadra femminile americana alla prima medaglia d’oro nel campionato del mondo FIVB dopo 62 anni. I grandi, nella mia modesta opinione, non giocano semplicemente in maniera grandiosa, ma fanno crescere lo sport altrettanto in maniera grandiosa, ben dopo che loro hanno smesso di giocare. Perché consiglieresti ad un genitore di far praticare al proprio figlio uno sport come la pallavolo? Perché la pallavolo è uno sport per la vita. Quando insegno a dei bambini, mi assicuro che loro sappiano che la rete con cui giocano sarà alla stessa altezza per i prossimi cinquant’anni della loro vita. Perché agli USA volleyball US Open ogni anno, abbiamo campioni nazionali di 79 anni o anche più vecchi, quindi c’è tanto tempo per crescere e diventare migliori. Negli USA, ci sono tanti campionati misti, dal momento che è uno sport molto sicuro e senza contatto, potendo giocare con gente di diverse età e di entrambi i sessi (è uno sport dove ci sono pochi traumi fisici confrontati con il calcio, il basket, l’hockey e lo sci). Molti matrimoni sono nati dai campionati misti, trovando il partner o nella propria squadra o in quella nel campo avversario. Può essere giocato sul prato, sulla sabbia, sulla neve, nello sporco, sull’asfalto o in una bella palestra; puoi giocare uno contro uno, come Morgan aveva
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detto all’inizio, oppure nove contro nove come fanno i cinesi. Inoltre sono orgoglioso per le due aree in cui ho lavorato: il paravolley (il mio primo lavoro nel Sitting Volley Ball è stato come produttore delle Olimpiadi di Atlanta del 1996 e poi ho fatto quelle del 2012 e farò anche le Paralimpiadi del 2016) e negli ultimi sei anni sono stato direttore del campionato dei Wounded Warrior Games. Esorto tutti a spingere per il Sitting Volley. Nella foto ci sono due persone che potreste conoscere, il principe Harry che schiaccia su Misty May (foto nella pagina successiva). Una delle mie foto preferite (sono stato un fotografo per oltre cinquant’anni). L’altra in bianco e nero ritrae mio padre che gioca a beach volley negli anni ‘40 (foto in alto a pagina 43). Sono stato per due volte primo allenatore delle nostre squadre americane di Pan Am Beach e team leader per il 2000, squadre che hanno portato a casa una medaglia d’oro negli uomini. Tutto ciò è grandioso, ma il mio risultato migliore nel beach volley è stato ideare la Vail King of the Mountain Father-Child, torneo giovanile che si gioca nel giorno della Festa del Papà. Per oltre 10 anni in quella domenica speciale i miei figli hanno decorato la mia macchina con frasi e ho giocato in doppio sul prato con mio figlio o mia figlia; poi guidavamo verso casa fermandoci a pescare lungo la strada finché non veniva buio. Quindi potete immaginare come io sia orgoglioso di mio figlio quando la scorsa estate è diventato il più giovane in 42 anni a vincere il torneo Motherlode Men’s Open Doubles (torneo che io ho vinto nel 1974). Questo è davvero uno sport meraviglioso per tutta la vita!
hanno trovato uno sport migliore per loro e gli dico: “Vai e prendi uno dei 35 milioni di bimbi che non stanno facendo sport adesso.” Legato a quest’idea c’è la parola collaborazione. Condivido idee per insegnare attività motorie con molti altri sport, e li aiuto a crescere nella loro organizzazione del sistema di gioco. Come le quattro reti su una corda che abbiamo nella pallavolo giovanile, ottenendo quattro piccole reti in una palestra, che possono essere abbassate per giocare a badminton, tennis giovanile e sitting volley. Lavorare con altri sport significa anche fare in modo che se si escludono giocatori dalla tua squadra, si danno loro altre opzioni di sport dove potrebbero fare altre esperienze. Penso anche che gli allenatori debbano diventare più bravi nel raccontare lo sport, come quando eravamo piccoli e ci raccontavano le favole della buonanotte, e non elencando risultati. Siamo fatti per ricordare
belle storie, quindi dobbiamo insegnare di più raccontando storie. Per esempio, una giocatrice che abbiamo tagliato quando vivevo e allenavo in Australia, una centrale alta, forte ma senza un grande salto, l’ho messa in contatto con il programma AUS Canottaggio: ha stabilito il record sul vogatore quella prima settimana e in 6 mesi ha vinto la medaglia d’oro nel campionato del mondo nella gara di canottaggio donne a 8 e 4. Sfido tutti a fare meglio! Qundi, non dobbiamo far smettere i ragazzi di fare sport, ma dobbiamo trovare il modo di farli continuare a giocare a pallavolo o di trovare uno sport migliore per loro. Grazie per il tuo tempo dedicatoci e grazie per l’esempio che sei per tutti noi. Sono onorato di avere la possibilità di condividere alcuni pensieri con la Scuola di Pallavolo Anderlini, leader nel paese
Quale domanda avresti voluto sentirti porre e che invece non ti hanno mai fatto? Hmmmmm... Riguarda l’aiutare gli altri sport, non solo la pallavolo, ad avere successo, penso. Perché lo faccio? Negli Stati Uniti ci sono 60 milioni di bimbi. 25 milioni fanno sport al di là dell’educazione fisica a scuola. Quando un allenatore dice “quello sport ha rubato i miei atleti” dico semplicemente di no, che
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in cui sono stato così fortunato di aver vissuto e aver giocato... E chissà, forse anche mio figlio lo sarà... L’Italia è una nazione speciale per me, mio padre e il padre di Kirk Kilgour, grande campione di Volley che ha giocato a Roma a metà degli anni ‘70, erano nella stessa confraternita all’università (a USC), quindi, essendo io un mancino come Kirk, lui era il mio eroe e il mio numero di maglia, quando possibile, era il 13 come il suo e come ora quello di mio figlio Cody. Rimasi in contatto con Kirk anche dopo il suo infortunio del gennaio 1976 che lo relegò sulla sedia a rotelle e l’ho visto spesso fino a quando non se ne è andato. Anche i miei figli, come si può vedere nella foto in basso a pagina 43, hanno avuto modo di conoscerlo. Spero che queste idee possano aiutare i nostri giocatori futuri, i genitori e gli allenatori.
Grazie per l’opportunità di condividerle con voi.
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L’arbitro! di Claudia Fiorini
Docente Nazionale Ufficiali di Gara Direttore Scuola Regionale Ufficiali di Gara Emilia Romagna
Vedere le cose da un altro punto di vista. Giocare una partita in cui partecipa a tutte le azioni, senza volerne essere uno dei protagonisti, ma viceversa restando sempre al di sopra delle parti. Il suo obiettivo non è quello di segnare un punto, o di impedire che gli attacchi degli avversari cadano a terra, ma quello, puro e semplice, di far disputare una gara nel massimo rispetto delle regole. Il rispetto delle regole... Un compito insolito e forse ambizioso, ma indubbiamente di rilievo, in un mondo di cui spesso si dice che i valori morali non siano più di casa. Eppure, questo è quello in cui ciascun arbitro crede: il rispetto delle regole. Durante una gara, non ha alcun compagno di squadra a cui appoggiarsi; non ha nessun allenatore che gli suggerisca quale sia la scelta vincente, o qualcuno che gli dia una pacca sulla spalla per fargli i complimenti quando ha visto una toccata solo sfiorata con la punta dell’unghia del mignolo. L’arbitro è sempre solo con se stesso, a prendere un grande numero di decisioni con una frequenza elevatissima, mediamente una ogni 4/7 secondi, e, soprattutto, potendo disporre di un lasso di tempo spaventosamente breve (nell’ordine di qualche decimo di secondo) per prendere la decisione giusta. È chiamato in causa su tutte le azioni, nessuna esclusa; non può permettersi 30 secondi per “rifletterci sopra”, né può sedersi qualche minuto in panchina per riprendere fiato. Deve essere sempre ai massimi livelli di attenzione, per l’intera durata della partita, anche su quelle palle che sembrano più scontate.
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Deve sempre prendere la decisione giusta. Paradossalmente, se pensiamo che la pallavolo è lo sport di squadra per eccellenza, deve prendere la decisione giusta da solo. Solo, con tutti i dubbi di ogni essere umano. E, come ogni essere umano, ha il diritto di sbagliare. Anche se, come arbitro, ha il dovere di cercare di non commettere errori. In questo senso, va da sé che l’arbitro deve necessariamente essere un profondo conoscitore delle regole, deve sapere perfettamente come e quando applicarle, ed in particolar modo deve essere in grado di collegare qualsiasi situazione che si verifichi in campo ad una precisa e specifica regola, e comportarsi conseguentemente a questa. Ma deve essere anche un profondo conoscitore dell’animo umano, deve saper capire le situazioni anche oltre le apparenze, ed essere in grado di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare in ogni occasione. Come si direbbe a Napoli, nessuno però nasce imparato. Così come nessuno di noi, appena nato, era in grado di correre i 110 metri ostacoli con tempi da olimpionico, ma ha mosso i suoi primi passi a gattoni, poi caracollando da un piede all’altro, mentre per le prime sbucciature alle ginocchia e per le prime corse c’è voluta ben più di una primavera, e finalmente abbiamo imparato cosa fossero gli ostacoli solo ai Giochi della Gioventù (ma quelli che li corrono alle Olimpiadi, ancora, riusciamo a guardarli solo con l’autovelox), anche per un arbitro le conoscenze e la tecnica si acquisiscono per gradi. Certo, per partire serve un’enorme passione per lo sport, ma anche il desiderio di ricercare nuovi stimoli, diversi da quelli che può avere un atleta od un allenatore; soprattutto, per partire (e per continuare a fare
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i piedi a contatto con il campo avversario: un fischio, che sì, spegne in gola l’urlo di gioia dei russi, ma l’invasione, purtroppo per loro, c’era, e c’era tutta. Poi la gara terminerà 15-9 per la Russia, grazie ad un altro attacco, questa volta vincente, dello stesso Muserskij, ma questa è un’altra storia.
l’arbitro) ci deve essere una forte volontà di mettersi consapevolmente in discussione ad ogni gara, di volersi costantemente misurare con se stessi, senza il timore di quello che sarà il giudizio degli altri. E “gli altri”, ossia di fatto tutte le componenti del mondo sportivo, sono tanti: i giocatori, i tecnici, i dirigenti e il pubblico in primis, senza dimenticare (una volta salito qualche gradino nella “carriera” arbitrale) anche i mass media, con internet ed i social in prima fila, ma anche gli stessi altri componenti del settore arbitrale. Che un giocatore possa sbagliare un attacco, o che possa “lisciare” una ricezione, non è una cosa che stupisce, o che impensierisce più di tanto. Le statistiche ci sono per questo: l’atleta più bravo, infatti, non è quello che non commette mai errori (perché quell’atleta non esiste), ma è quello che colleziona tanti “++” sul suo tabellino. E non dimentichiamoci nemmeno che quei “doppio positivo” non sono frutto di pura casualità, ma sono sempre figli di ore di fatica e sudore in allenamento, di molti consigli e suggerimenti dell’allenatore, e ovviamente di un fisico che permette di raggiungere determinati risultati. Beh… non è che per un arbitro sia poi così diverso. Di certo si tratta di una fatica diversa, senz’altro più mentale che fisica (anche se mantenere un altissimo livello di concentrazione talvolta per oltre due ore non
è proprio un gioco da ragazzi), ma anche l’arbitro deve allenarsi, e parecchio. Deve allenarsi a stare sempre al passo con le regole, che negli ultimi anni sappiamo tutti con quale ritmo si siano evolute; deve allenarsi ad avere sempre lo sguardo nel punto giusto al momento giusto (e quindi deve conoscere in anticipo tutti i possibili schemi di gioco); deve imparare a guardare tutto quel che accade in campo, e a prevedere tutto quello che potrebbe probabilmente accadere (altrimenti, come farebbe a guardare nel punto giusto al momento giusto?!); deve imparare a vedere laddove non tutti gli altri sono abituati a guardare. Basti pensare, un esempio su tutti, all’invasione sotto la rete. Chi è che non si ricorda la finale olimpica di Londra 2012, fra Russia e Brasile? Siamo al tie break, match ball per i sovietici sul 14-8 ma col servizio al Brasile; la ricezione di Tetju-chin è perfetta sulla testa di Grankin, che alza in due per l’attacco, potentissimo, di Dmitrij Muserskij, che spara un “mani e fuori” sul muro di un impotente Rodrigão. Per i dodici in campo, per i 14mila spettatori dell’Earls Court Arena e per tutti i commentatori televisivi del globo, l’oro è già al collo dei russi. Non per Akihiko Tano, il secondo arbitro della gara, che quando la palla è ancora in volo si accorge che Muserskij ha terminato la propria corsa con entrambi
La morale è che bisogna sapere sempre dove e cosa guardare, ed occorre padroneggiare bene le regole, per decidere cosa sia giusto e cosa no, per sapere quale sia la verità (quella pallavolistica, ovviamente!). è perciò una questione di profonda conoscenza di tutto l’impianto normativo; ed è anche una questione di punti di vista, nel senso più letterale del termine, perché – non dimentichiamolo – gli arbitri hanno quella posizione (uno sul seggiolone, con gli occhi a circa mezzo metro sopra la rete, e l’altro a terra nei pressi del palo) perché quella è la posizione migliore per vedere quello che sono chiamati a valutare. Ma è anche una questione di saper decidere, e di saperlo fare in fretta, ed anche di avere il coraggio delle proprie scelte. Provate, solo per un attimo, a calarvi nei panni del signor Tano, in quel giorno così importante per lo sport mondiale. In quel giorno così importante anche per lui, perché non è cosa di tutti i giorni, arbitrare una finale olimpica. Provate ad immaginare quali possano essere stati i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue ansie, quando ha fischiato quell’invasione. Provate, infine, ad immaginare quali potrebbero essere state le vostre, se quel 12 agosto di tre anni fa foste stati voi al suo posto. E se vi foste sbagliati? E se la squadra russa, a differenza di come in realtà fece, avesse reagito alla vostra decisione con vibranti proteste, facendo il diavolo a quattro perché non si poteva rischiare di gettare alle ortiche una finale olimpica per una stupida e banale invasione? E se la finale, poi, la fosse riuscita a vincere il Brasile con una rimonta memorabile? Se foste stati bravi arbitri, come lo è stato Akihiko Tano, avreste avuto in
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mente solo l’obiettivo di capire quale fosse la verità, ed avreste fischiato (come ha fatto lui, assieme al suo collega Bela Hobor) la cosa giusta. Con la serenità di chi cerca di fare la cosa giusta.
e la professionalità, un vero e proprio capitale a disposizione del nostro sport. Perché senza un arbitro non ci può essere partita. Così come senza due squadre che giocano non ci può essere un arbitro.
Riflettendoci, la stessa cosa, le stesse emozioni, gli stessi principii, muovono l’arbitro anche nella finale di consolazione del girone dei perdenti di terza divisione. Certo, fatte le dovute proporzioni! Ma i fattori non cambiano, e le variabili sono sempre le stesse. E l’equilibrio, l’equità, che vengono richieste ad un arbitro, non cambiano, né se stia dirigendo una gara olimpica né se stia arbitrando una partita di un campionato giovanile. L’arbitro, dunque, è una componente imprescindibile del nostro sport, al pari di un atleta, di un tecnico o di un dirigente. è una figura di cui dobbiamo imparare a riconoscere l’impegno
Certo, non gliel’ha ordinato il dottore. La sua, quella dell’arbitro, è stata una scelta. Una scelta sicuramente consapevole, di una persona che ha una fortissima passione per lo sport, intensa al punto tale da mettersi in gioco ad ogni partita, ad ogni set, ad ogni azione. Ma si tratta della scelta, fondamentalmente, di una persona che vuole mettersi al servizio della pallavolo, impegnandosi a favore di uno sport di cui è profondamente appassionato. Anche se spesso capita che nessuno capisca subito cos’abbia fischiato, e talvolta qualcuno continui a non essere d’accordo con la sua decisione nemmeno dopo una breve spiega-
zione. Certo, ci mancherebbe: è ovvio, perché è umano, che anche l’arbitro sbagli. In proporzione, sbaglia sempre meno rispetto ad un atleta (pensate solo a quanti errori abbia commesso l’arbitro dell’ultima partita che avete visto, paragonateli agli errori del miglior attaccante di quella stessa partita, e giungerete sempre alla stessa conclusione), e non è un luogo comune. Ma quanto sarebbe più semplice, magari proprio adesso, alla vigilia per esempio dell’introduzione delle modifiche regolamentari sull’invasione e delle nuove indicazioni tecniche che riguarderanno il primo tocco di squadra (che varieranno significativamente anche il modo di allenare e gli schemi di gioco), se spendessimo un po’ di tempo ad approfondire queste nuovi aspetti con loro, con gli arbitri, con i professionisti del regolamento?
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