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Anderlini NEWS

Trofeo P. Bussinello 14^ edizione

Anderlini Volley Camp Novità 2015 Barcellona

aprile-maggio 2015_BIMESTRALE

ANNO 18_N° 89

L’etica secondo Andrea Zorzi


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EDITORIALE

NEWS

Il linguaggio universale dello sport. Carissime lettrici e lettori e fantastici allievi della nostra Scuola di Pallavolo Franco Anderlini eccoci finalmente a Primavera. Buona Pasqua a tutti che per noi è una data di particolare importanza con la finale della 14ª edizione del Torneo che ci ricorda con affetto e commozione l’amico Paolo Bussinello. Come ogni anno, permettetemi di salutare la sua meravigliosa famiglia: la moglie Chicca e i figli Ludovica, Caterina e il grandissimo Eddy. Non perdetevi all’interno della «vostra» rivista due interviste ad altrettanto grandi protagonisti della pallavolo (che io amo tanto chiamare ancora gioco per la filosofia sportiva che sa, e sempre più, trasmettere). I miei preziosissimi collaboratori hanno incontrato Mauro Berruto, allenatore della nazionale maschile di pallavolo e Andrea Zorzi, «Zorro», uno dei nostri più grandi campioni. Il primo vanta due argenti e tre bronzi, il secondo due ori e un argento. Il primo è anche scrittore, il secondo, «il pallavolista volante», appartiene alla cosiddetta «generazione di fenomemi» e oggi è anche un attore che ha portato a teatro l’esperienza di un gruppo nel quale, sono parole sue, «si litigava molto, ma si era anche tanto amici» e di un ragazzo, sempre parole sue,

di Daniele Soragni

«troppo alto e che con le ragazze non ne azzeccava una». Meglio per noi. Oggi Andrea Zorzi è anche un intelligentissimo opinionista sportivo e, pensate lui campione di pallavolo, è quello che, quando interrogato, sa parlare meglio di calcio, fuori da isterismi e campanilismo. Perchè ha fatto e sa di sport. Perchè l’ha fatto col cuore e con il cervello. L’ho incontrato nel 2010 al Festival di Sanremo dove come direttore artistico insieme alla campionessa di ginnastica Giulia Staccioli aveva portato lo spettacolo «Kataklò», una compagnia di ex atleti olimpici capaci di far scaturire dall’atletica una nuova forma di danza. Questo è il linguaggio trasmettere il vero sport.

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sa

Buona lettura e, come sempre, buone schiacciate a tutti.

DIRETTORE RESPONSABILE: Daniele Soragni ASSISTENTE RESPONSABILE: Lori Pagliari REDAZIONE: Federica Stradi, Franco Cosmai, Marcello Galli, Marco Neviani. DIRETTORE EDITORIALE: Rodolfo Giovenzana COLLABORATORI: Andrea Strozzi, Dott. Claudia Fiorini, Movida Studio, Studio Ghiretti.

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aprile-maggio 2015_BIMESTRALE

ANNO 18_N° 89

FOTOGRAFIA: www.fotomodena.it PROGETTAZIONE CREATIVA E IMPAGINAZIONE: Sts Italiana STAMPA: Tipolitografia Montagnani - V.le Amendola, 452 - 41125 - Modena SEDE SOCIALE e REDAZIONE: Pala Anderlini - Via Mario Vellani Marchi, 106 - Modena - 41124 - Tel. 059/4821526

Trofeo P. Bussinello 14^ edizione

Anderlini Volley CAmP novità 2015 BArCellonA

L’etica di AndreA ZorZi

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SOMMARIO

NEWS

RUBRICA MARKETING I WELFARE E L’IMPATTO DELLO SPORT SULLA SPESA SANITARIA di Roberto Lamborghini e Roberto Ghiretti

KINDER+SPORT SPRING CUP 2015

VOLLEY IN MASCHERA 2015 LA PRIMA MAGLIA IL LINGUAGGIO AZZURRA UNIVERSALE MAURO BERRUTO DELLO SPORT di Lori Pagliari

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RUBRICA FISCALE OBBLIGO DI CERTIFICATO MEDICO E DIFFERENZA TRA ATTIVITà DILETTANTISTICA E LUDICO MOTORIA

RUBRICA TECNICA LA TECNICA NEL MINIVOLLEY: IL RISCALDAMENTO

di Barbara Bidinelli

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di Movida Studio

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ANDERLINI VOLLEY CAMP 2015

EDUCATIONAL SETE 2015

RUBRICA NON SOLO VOLLEY JY-TA-KYO_EI

UN RICORDO PER SEMPRE MARIO BARBIERO

VOLLEY TIM CUP 2015

di Lori Pagliari

di Beatrice Mavengiu

CEA L’ETICA NEL SEGNO DI ZORRO

XIV TROFEO P. BUSSINELLO 2015

di Lori Pagliari

RUBRICA LLHT LE COSE CHE PERDI E QUELLE CHE TROVI di Andrea Strozzi

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Sète (Francia) la location dell’Educational 2015 Tre giorni all’insegna dello star bene assieme, del condividere valori ed

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esperienze, accomunati dalla passione per la pallavolo ma non solo.

Senza dimenticare la storia di chi ci ospita, in un tour culturale e gastro-


EDUCATIONAL 2015

nomico che renderanno ancora più speciale questa esperienza. “All’Educational ho conosciuto persone che io definisco portatori sani

di valori che mi hanno contagiato e che si sono contagiate tra loro. Il ‘rito dell’Educational’ solo chi l’ha vissuto è in grado di comprenderlo, ma non

di descriverlo perché descrivere l’incredibile non è possibile”. Giobbe

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VOLLEY TIM CUP

L’Anderlini Unicom Starker in finale tra le grandi Le ragazze dell’Anderlini Unicom Starker Blu, in rappresentanza dell’Oratorio Gesù Redentore, conquistano un brillante argento alla Volley Tim Cup, l’iniziativa promossa da Tim, Lega Pallavolo Serie A Femminile e CSI. La finalissima si è disputata in un palcoscenico davvero emozionante

e suggestivo, il 105 Stadium di Rimini, tra le due finali di Coppa Italia di Serie A2 e A1 Femminile. Un bellissimo argento ma ancor di più una fantastica esperienza da ricordare nel loro cammino pallavolistico e non solo.

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400 bimbi/e mascherati salutano il Carnevale 2015 sfidandosi nel tempio del Volley del PalaPanini. Ma non erano affatto soli: grazie al supporto di Kinder+Sport anche in altre 23 Società dell’Anderlini Network by Kinder+Sport sparse in Italia ed Europa, si è festeggiato a suon di schiacciate intergalattiche, battute supersoniche e palleggi stellari, eseguiti da alieni, extraterrestri e mostri di ogni natura travestiti per l’occasione in 4000 piccoli pallavolisti per una giornata di festa.

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VOLLEY IN MASCHERA by kinder + sport 2015

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XIV TROFEO INTERNAZIONALE P. BUSSINELLO

“L’elite” della pallavolo giovanile Giunto ormai alla sua 14^ edizione il Trofeo Internazionale P. Bussinello - Circuito Commersald vedrà anche quest’anno 22 tra le più forti e blasonate rappresentative del panorama italiano ed europeo affrontarsi in una due giorni intensissima di pallavolo tra Modena e provincia. Ogni anno il livello tecnico altissimo offre spettacolari incontri che lo hanno reso, a detta di tutti gli addetti ai lavori, uno dei più importanti ed ambiti appuntamenti di pallavolo giovanile d’Europa.

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2001: I EDIZIONE TROFEO P. BUSSINELLO

Il Trofeo Bussinello nasce nel lontano 2001 per dare l’opportunità alle squadre della Scuola di Pallavolo di confrontarsi con realtà di alto livello giovanile, oltre che per ricordare Paolo, grande amico della S. di P. prematuramente scomparso. La manifestazione, nel corso degli anni, ha assunto una rilevanza via via crescente fino a divenire oggi, e non a detta degli organizzatori, uno dei più importanti ed ambiti appuntamenti di pallavolo giovanile d’Europa. Numerosi sono i giocatori e le giocatrici che, splendide realtà oggi del panorama nazionale ed internazionale, hanno calcato questo palcoscenico: basti citare Gabriele Maruotti, Denys Kaliberda, Christian Fromm, Alessia Gennari e Martina Balboni.

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“Oro� tedesco nel maschile I tedeschi del Baden Wurttenberg si aggiudicano per la prima volta il Trofeo Bussinello superando in finale la Selezione Nazionale Allievi, in un PalaPaganelli strapieno che canta l’inno di Mameli a tutta voce prima di esistere ad una finale avvincente ed emozionante. Alessandro Marta, Moritz Rauber e Sascha Kaleck sono rispettivamente Miglior Giocatore, Attaccante e Palleggiatore della manifestazione.

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2014: XIII edizione TROFEO P. BUSSINELLO

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2014: XIII edizione TROFEO P. BUSSINELLO

Itasteel Fiume Veneto sul podio più alto femminile Itasteel Fiume Veneto supera all’ultimo respiro l’Anderlini Unicom Starker e conquista il gradino più alto del podio del Trofeo Bussinello. Aurora Poser, Alessia Vit e Federica Saccani elette Miglior Giocatrice, Attaccante e Palleggiatrice della tredicesima edizione.

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XIV TROFEO P. BUSSINELLO

highlights

NEWS

La prima maglia Azzurra

Mauro Berruto, C.T. della Nazionale Seniores Italiana, è una piacevole presenza nelle palestre modenesi durante la tre giorni del Trofeo P. Bussinello per guardare e studiare le giovani leve del volley internazionale. “Da 4 anni, ci racconta Berruto, il Trofeo Bussinello è il primo momento decisionale per tutto lo staff tecnico nazionale, nel quale andiamo a concretizzare le scelte degli atleti che escono dai vari Regional Days, delineando così una prima Selezione Nazionale Allievi. Abbiamo scelto questo evento perchè abbiamo ritrovato in esso la massima espressione di tre aspetti fondamentali per testare e collaudare un gruppo Nazionale: • il livello tecnico, sicuramente molto alto per la categoria; • l’atmosfera internazionale, fondamentale per un gruppo Nazionale, che sempre dovrà cimentarsi proprio con squadre di altri paesi; • l’aspetto emozionale, assolutamente intenso ed unico in un evento così organizzato. Ecco perchè abbiamo scelto il Trofeo Bussinello, il momento perfetto per questi ragazzi per vestire la loro prima ‘Maglia Azzurra ufficiale’.”

dI Lori Pagliari

Quest’anno la S.di P. compie 30 anni, quale è secondo te il punto di forza e l’eventuale punto debole di questa società? “Chi lavora nel mondo della pallavolo, ama e segue questo sport a livello giovanile, conosce e sa chi è e cosa fa la S.di P. Anderlini. Ho collaborato con loro in più di una occasione e potendo vedere e conoscere il loro modus operandi credo che il loro punto di forza sia la grande idea del Consorzio di tante società, dove per consorzio intendo unione di forze, con il progetto comune della crescita tecnica ma anche educativa e sociale dei giovani. In un’epoca come la nostra, diversa dalle precedenti, in cui le risorse economiche, ma anche umane, cioè le persone che dedicano tempo e denaro ai giovani, sono in qualche modo sempre meno, riuscire a condividere soluzioni e strategie di lavoro sono convinto sia la strada giusta. La rinuncia, per scelta o no, di avere la squadra maggiore di alto livello significa accettare di lasciar andare via, durante o alla fine del loro percorso, atleti, tecnici o dirigenti che colgono occasioni diverse. Questo potrebbe essere il loro limite... ma la soddisfazione di portare qualcuno a quella scelta potrebbe anche essere la forza motrice del lavoro quotidiano.”

Chi è Mauro Berruto Laureato in filosofia, ha iniziato la carriera di allenatore alla guida della Lecce Pen, in Serie A2, dal 1994 al ‘96. Dopo una parentesi da allenatore in seconda all’Olympiakos di Atene Campione di Grecia fece ritorno nel capoluogo piemontese nel 1999 ed ottenne la promozione in A2, nel 2001 si aggiudicò la Coppa Italia di categoria. Nello stesso anno fu ingaggiato dalla Copra Piacenza e guidò subito la squadra emiliana alla promozione in A1 e alla vittoria della Coppa Italia di A2, venendo eletto migliore allenatore della categoria. L’anno successivo fu ingaggiato dalla Unimade Parma ed entrò a far parte dello staff della Nazionale italiana,nell’anno del vittorioso Europeo 2003, a cui fece seguito la World League del 2004 (secondo posto) e ad Atene, le Olimpiadi del 2004 (medaglia d’argento). Nel 2004 approdò alla guida della Lube Banca Marche Macerata, con cui vinse una Coppa CEV; dopo un campionato alla Giotto Città di Padova, nelle ultime stagioni ha lavorato principalmente all’estero, allenando la Nazionale finlandese e raggiungendo con questa il 4º posto assoluto agli Europei del 2007, disputati a Mosca e San Pietroburgo. L’impresa è stata la migliore prestazione di sempre della Nazionale nordica in una competizione internazionale, che gli è valso il titolo di “Coach of the year 2007” in Finlandia; allenò poi il Panathinaikos Athlitikos Omilos, con cui vinse la coppa nazionale greca nel 2008. Dopo due stagioni alla Gabeca Pallavolo (prima a Montichiari, poi a Monza), è stato reingaggiato dalla Lube Banca Marche Macerata per la stagione 2010-2011. Il 18 dicembre 2010 sottoscrive un contratto che lo lega alla Nazionale italiana fino al 2014 rinnovato nel novembre scorso fino ai giochi Olimpici di Rio del 2016. Ha scritto i romanzi Andiamo a Vera Cruz con quattro acca (2005) e Independiente Sporting (2007).

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XIV TROFEO P. BUSSINELLO

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Un ricordo per sempre

Mario Barbiero, responsabile delle squadre nazionali giovanili maschili e del Club Italia, ha vissuto numerose edizioni del Torneo P. Bussinello da protagonista, in quanto tecnico di club e Selezioni che vi hanno partecipato. Chi meglio di lui può darci un parere sull’evento. Il Bussinello è stato uno dei primi grandi tornei internazionali a livello giovanile, la mia prima partecipazione; nel 2003 come tecnico della Pallavolo Velletri, mi vide vivere la finale contro una forte squadra Polacca ed avevo in squadra Maruotti e De Paola ora in Serie A. Già in quella edizione trovammo un ambiente straordinario, professionale ma familiare, organizzazione precisa ma di grande disponibilità, un vero momento di crescita. Via via negli anni ho continuato a partecipare con le nostre rappresentative Nazionali di giovani talenti ed ogni anno che passa il Bussinello cresce, di organizzazione ma soprattutto di qualità tecnica diventando pian piano un punto di riferimento di crescita

dei nostri giovani, non solo di quelli che partecipano con la nostra rappresentativa ma anche di tutti gli altri club. La struttura organizzativa la ritengo eccellente, il calendario gare è perfetto si gioca molto e con avversari sempre diversi e stimolanti e la stupenda cornice della gara finale, resta negli occhi e nei ricordi di ogni partecipante.

dI Lori Pagliari

Il primo, qualche mese fa durante una cena, due miei ex giocatori, Antonio ed Alessandro ora 26enni, mi hanno rimproverato il fatto di non averli portati alla loro seconda edizione nel 2004 perchè convalescenti per un’influenza, arrabbiati del fatto che con 37,5 di febbre avrebbero potuto partecipare lo stesso... Il secondo... quando si portano ragazzi di quell’età in alberghi, c’è sempre una naturale vivacità nelle stanze ed a volte tendono ad esagerare un po’.... bene, la minaccia di non partecipare alla festa della sera, ha trasformato negli anni, le nostre rappresentative in atleti perfetti dal punto di vista comportamentale, ciò deriva dal fatto che le leggende, tecniche e di socializzazione del Bussinello “fanno il giro d’Italia”.

I ragazzi che vi hanno partecipato come hanno vissuto il Torneo? I mie ragazzi, tutti, negli anni, hanno aspettato il Trofeo Bussinello come un evento importante nella stagione, per potersi confrontare con gli “amici avversari”, per potersi misurare con i più forti e non ultima (anzi molto attesa) anche partecipare alla festa serale al termine del primo giorno di gare, momento questo, per loro alle prime uscite sportive, che ha creato grandi amicizie e grandi ricordi... anche a distanza di tempo.

E per voi tecnici pensi sia un momento anche di confronto o prevale la competizione? Prevale sicuramente la competizione, ma negli anni ho visto un netto progresso tecnico delle squadre sia dal punto di vista della tecnica individuale che dei sistemi di gioco, e ciò è determinato dal confronto, il Bussinello è “un momento di confronto” per tutti, per il modello Italiano e per i modelli stranieri presenti... aneddoto: era qualche tempo che si sentiva parlare della ricezione in palleggio, i tecnici italiani giustamente amanti della tecnica tradizionale non hanno intrapreso questa strada, arrivo al Bussinello nel 2008 o 2009, non ricordo bene, e i mie colleghi nella serata del conviviale si raggruppavano davanti a me e mi ricordo una frase su tutte... “ma insomma sti Russi alti forti e che ricevono in palleggio e anche bene...allora si può fare!”.

Questa tua frase sembra voler raccontare altro... hai qualche aneddoto a riguardo?

Questa è la dimostrazione della validità tecnica del Bussinello anche per noi allenatori.

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KINDER+SPORT SPRING CUP 2014

Under 14 maschile: Itas Trentino alza la coppa Itas Assicurazioni Trentino conquista, al termine di una intensissima “battaglia� sportiva contro Tonazzo Padova, la quarta edizione della Kinder+Sport Spring Cup.

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KINDER+SPORT SPRING CUP 2014

Under 13 femminile: Foppapedretti vincente Foppapedretti Bergamo si aggiudica il suo primo titolo nella Kinder+Sport Spring Cup battendo in finale le piemontesi del Testona Volley.

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L’Anderlini Volley Camp sale in aereo e, tra conferme e novità, vi porta alla scoperta di due fantastiche location. La prima tappa del tour ci porta a sud, sull’isola di Malta, dove al confermatissimo

English& Volley Camp che abbina gli allenamenti in palestra allo studio della lingua inglese, si affianca da quest’anno l’English&Multisport Camp che alla lingua inglese affiancherà una molteplicità di discipline sportive come beach volley, arrampicata, kayak, beach soccer, tiro con l’arco e naturalmente pallavolo. Ma come da tradizione Malta non sarà certamente solo palestra e studio, ma saranno molteplici le escursioni ed i momenti di svago e divertimento: visite a La Valletta e Medina, un’intera giornata sull’isola di Gozo, grigliata e festa in spiaggia sono solo alcuni dei momenti che renderanno Malta indimenticabile. La seconda tappa del viaggio ci porta alla vera novità dell’estate 2015,

Anderlini Volley Camp di Barcellona per una settimana che si preannuncia ricca di fascino, divertimento e cultura: agli allenamenti mattutini, presso le strutture sportive ed in collaborazione con il Club Voleibol Sant Cugat, saranno affiancate escursioni pomeridiane alle maggiori attrazioni turistiche della città spagnola, oltre che pomeriggi in spiaggia tra beach volley e tuffi in mare.

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ANDERLINI VOLLEY CAMP 2015

L’Anderlini Volley Camp scende in spiaggia e lo fa tra piacevoli conferme e qualche stuzzicante novità. Per il terzo anno approdiamo in terra ligure nel meraviglioso scenario di Sestri Levante, dando vita ad un perfetto connubio tra pallavolo, beach volley e canoa, senza dimenticare i bagni in mare e il divertimento assicurato. Da Sestri ci dirigiamo verso sud e arriviamo in Toscana per approdare a Volterra. I ragazzi potranno così ammirare le bellezze di questa splendida località tra i colli pisani, senza dimenticarsi del mare, con una fantastica giornata a Marina di Cecina, per mescolare pallavolo, cultura e divertimento in un mix davvero indimenticabile. Il tour marittimo dell’Anderlini Volley Camp non si ferma, ma attraversa longitudinalmente la penisola e sbarca a Riccione per la grande novità dell’Estate 2015. Beach Volley, pallavolo, mare, animazione e parchi acquatici per un divertimento assicurato nella perla dell’Adriatico. Cosa aspetti? Tuffati in un’estate di divertimento con l’Anderlini Volley Camp!

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L’Anderlini Special Camp 36

quest’anno si fa addirittura in due ed offre come di consueto, per tutti coloro che vogliono perfezionare ancora di più la propria tecnica, due settimane di Alta Specializzazione con tecnici di esperienza, professionalità e fama nazionale.


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Luca Pieragnoli, per anni alla guida delle Nazionali Giovanili Femminili e del Club Italia, oltre che di alcuni dei piĂš blasonati club a livello giovanile del panorama nazionale, e Roberta Maioli, Direttore Tecnico della Scuola di Pallavolo Anderlini,

guideranno la programmazione del settore femminile, mentre sarĂ Liano Petrelli, atleta di livello internazionale, allenatore con grandissima esperienza nel mondo giovanile, sino al 2011 ha guidato la Nazionale Italiana Maschile Juniores,

a programmare le sedute di allenamento dei ragazzi. Tantissima pallavolo, e di altissimo livello, per un arricchimento tecnico assicurato, oltre che momenti di svago tra un tuffo in piscina e animazione.

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L’Anderlini Volley Camp vi aspetta in alta quota

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con le proprie location montane, tra pallavolo, divertimento e paesaggi mozzafiato. Confermatissima la sede di Fanano, che da quest’anno dedica una settimana interamente ai bimbi del Minivolley, con attività e programmazione interamente tarati


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per i pallavolisti più giovani. Subito dopo sarà la volta dei più grandicelli, che si cimenteranno tra palleggi, schiacciate e battute nel suggestivo scenario del palaghiaccio di Fanano, senza dimenticare i tuffi in piscina e il pomeriggio all’Adventure Park del

Lago della Ninfa. Ma le sorprese tra i monti non finiscono qui! Da quest’anno l’Anderlini Volley Camp sbarca anche sulle Alpi e lo fa con una settimana a Molveno che propone una serie favolosa di attività:

oltre alla pallavolo ci saranno anche beach volley, canoa, mountain bike, escursioni e Adventure Park che renderanno indimenticabile questa prima esperienza sulle Dolomiti.

Cosa aspettate dunque? Preparatevi a salire in alta quota con l’Anderlini Volley Camp! 39


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La tecnica nel Minivolley: il riscaldamento

di Barbara Bidinelli

Lo staff tecnico delle istruttrici del minivolley della S.di P. Anderlini ci faranno conoscere in queste pagine il loro metodo didattico-educativo con cui strutturano l’avviamento alla pallavolo.

La pallavolo non è sicuramente lo sport più semplice da proporre a bambini nella fascia tra i 6 e i 10 anni, poiché necessita di pre-requisiti che a questa età difficilmente si possiedono. Va anche detto che in questi ultimi dieci anni assistiamo ad una sorta di involuzione delle capacità di movimento e i bambini che si presentano nelle nostre palestre sono sempre più deficitari dal punto di vista motorio. Le cause di questa minore conoscenza del proprio corpo e delle sue potenzialità sono attribuibili ad uno stile di vita abbastanza sedentario. I bambini passano gran parte del tempo libero davanti alla televisione o al computer; sono venuti a mancare i giochi

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di cortile, le gare di abilità tra amici, la possibilità di esplorare la realtà col proprio corpo imparando così a conoscersi meglio. Nei centri di avviamento sportivo il rapporto fra il tempo di allenamento e gli obiettivi da sviluppare è decisamente sfavorevole, date le due ore settimanali a disposizione, per cui è indispensabile utilizzare la palla il più possibile anche nella fase del riscaldamento. Nella organizzazione di una seduta di allenamento i primi 10/15 minuti verranno dedicati alla preparazione fisica, seguirà una fase tecnica 10/20 minuti e poi la fase di gioco. I tempi, chiaramente, potranno essere variati a seconda dell’età dei fanciulli e degli obiettivi prefissati nel corso dell’anno.

Il minivolley è un gioco di situazione, nel quale confluiscono e si amalgamano gli schemi motori statici e dinamici, le capacità condizionali e coordinative, gli aspetti della sfera cognitiva e quelli emozionali. Il riscaldamento deve mirare allo sviluppo della destrezza e delle abilità del bambino per aumentarne il bagaglio di esperienze motorie di base attraverso movimenti naturali (come correre, saltare, lanciare, afferrare) staffette, percorsi e giochi con e senza palla. Le attività devono essere praticate in forma ludica per la soddisfazione dei bisogni e delle motivazioni del bambino. Compito estremamente delicato, affidato alla sensibilità dell’allenatore, sostenere l’autostima del ragazzo senza alimentare in lui un’immagine di sé ideale o fantastica non rispondente alla realtà. Il bambino apprende attraverso il gioco e utilizza la tecnica come mezzo per superare le difficoltà. È importante variare spesso le proposte educative, utilizzare attrezzi di dimensioni e pesi diversi e ridurre al minimo i tempi morti e quindi le “file”. Una proposta interessante è rappresentata dal “circuit training” che per definizione consiste nel dislocare in una serie di stazioni che seguono un itinerario previsto, esercizi a tempo che possono contenere obiettivi fisici e/o tecnici. L’allenamento in circuito permette una buona organizzazione del tempo da parte dell’insegnante, garantisce ai bambini un alto numero di ripetizioni e li abitua ad essere onesti con se stessi, a valorizzare il livello delle proprie capacità e a valutarne i progressi nel tempo. Esempio di allenamento in circuito: Stazione 1: palleggio di controllo più palleggio al muro.


RUBRICA TECNICA

Stazione 2: auto lancio e palleggio in salto oltre la rete per fare il centro nei cerchi posti a terra. Stazione 3: bagher contro il muro. Stazione 4: battuta dal basso oltre la rete per colpire attrezzi sparsi nel campo avversario. Si lavora per tre minuti in ogni stazione, il recupero è incluso nella rotazione. Oltre ai classici giochi di inseguimento, e a quelli popolari, più o meno strutturati, è utile quando possibile, provare a riadattare gli stessi giochi alle esigenze tipiche della pallavolo. Vi riportiamo alcuni esempi dai quali prendere spunto.

giocare preferibilmente con 2-3-4 palle anche variando le regole, con liberazione, con la possibilità di prendere la palla al volo o di rendere prigioniero chi l’ha lanciata ecc... . Vince la squadra che per prima riesce a far prigionieri tutti gli avversari oppure che nel tempo dato ha più prigionieri. Questo è probabilmente uno dei giochi più completi e più divertenti da proporre ai bambini di ogni età, sicuramente il più richiesto. Per adattarlo alle esigenze del Volley, che prevedono la necessità di cercare la palla e non quella di schivarla, da tanti anni propongo lo stesso gioco con la regola delle “mani neutre”.

Si può essere colpiti sia direttamente che di rimbalzo in tutto il corpo ad esclusione delle mani che di conseguenza possono servire per parare i colpi e/o per prendere la palla al volo. Anche in questo caso i bambini apprezzano molto questa variante, assumono una posizione di difesa a gambe semi-piegate con le mani pronte davanti ed imparano a prendere coraggio nell’affrontare la palla. Infine sta nella fantasia e al buon senso dell’istruttore sperimentare, inventare nuovi giochi o modificare quelli già provati.

1) Palla rilanciata in palleggio Due squadre disposte nelle due metà campo, rete o elastico in mezzo, si gioca con due palle. Scopo del gioco: inviare la palla in palleggio oltre la rete per cercare di farla cadere dentro il campo avversario; afferrare la palla al volo per non subire il punto. Si può giocare a tempo o a punti, e si possono utilizzare anche altri fondamentali. 2) Under Ball Due squadre si affrontano nel campo da pallavolo diviso da un elastico posto a circa 50/70 cm da terra sopra la linea di metà campo. Si gioca con 2-3-4 palloni a seconda del numero dei bambini e delle loro abilità. Scopo del gioco: lanciare le palle sotto il nastro per cercare di farle fuori-uscire dalla linea di fondo campo avversario. I giocatori possono lanciare il pallone utilizzando solo le mani e bloccarli utilizzando tutto il corpo. Vince la squadra che per prima arriva a 15 punti (un punto ogni pallone oltre la linea di fondo campo). In questo gioco molto divertente e stimolante entrano in funzione la coordinazione oculo-manuale, la capacità di valutazione delle traiettorie, la forza e la visione di gioco. 3) Palla tra due fuochi Due squadre disposte nelle due metà del campo di pallavolo senza rete. Scopo del gioco: colpire l’avversario lanciando la palla. Chi viene colpito diventa prigioniero, deve portarsi dietro la linea di fondo campo avversario e da lì non può essere liberato ma se la palla arriva in prigione può servirsene per colpire gli avversari. È consigliato

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Le cose che perdi e quelle che trovi

di Andrea Strozzi – LLHT.org

no, in base a questo perverso meccanismo, di sentirsi ancor più vincente perché… per sbrigare quell’incarico (fondamentale per le sorti dell’umanità, ne sono certo) è stato scelto proprio lui e non il suo collega di scrivania.

Molte cose stanno cambiando. Dentro e fuori di noi. Spesso, purtroppo o per fortuna, non ce ne accorgiamo. Alcuni cambiamenti sono leggeri, superficiali: piccole e impercettibili scosse di assestamento. Altri, invece, sono dei veri e propri movimenti tellurici. Improvvisi, profondi. Il piccolo libro che ho recentemente pubblicato per Terra Nuova Edizioni, “Vivere Basso, Pensare Alto …o sarà Crisi vera”, ha tra le altre finalità quella di narrare l’esperienza del cambiamento in termini anche soggettivi (*). Vedilo come un film, se vuoi. E, se è un film, puoi viverlo e raccontarlo da regista, da sceneggiatore, da attore protagonista o da semplice comparsa. LLHT, il mio blog, ha finora veicolato prevalentemente i primi due. Presto, usciranno anche le impressioni soggettive, le cronache quotidiane. Sono altrettanto necessarie. Anche perché, fornendo i dettagli, completano il quadro. Lo rendono tangibile, condiviso. Le discipline sociali e la valutazione economica, il loro influsso su un processo cognitivo consapevole e tecnicamente rivoluzionario… certo, sono fondamentali. Ma il processo è sempre, prima di tutto, in interiore homine: all’interno del nostro io. Le vere rivoluzioni, perché siano cambiamenti strutturali, partono da dentro. I cambiamenti che ci procura esclusivamente il contesto esterno (quello intermediato dalla politica, per esempio) sono inevitabilmente posticci, in quanto etero-

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diretti, mai del tutto nostri. Certo: noi possiamo e dobbiamo reagirvi, ricorrendo alle nostre doti migliori, ai nostri ammortizzatori psichici, alla nostra resilienza. Ma ciò che parte da dentro è profondamente diverso. Si chiama consapevolezza. Ed è molto pericoloso. Non per sé. Per gli altri. E allora parti con un’idea. La sviluppi. Poi, la scintilla del coraggio. O della spregiudicatezza. O dell’incoscienza. Chiamala come vuoi, non importa il nome. Resta il fatto che, qualunque cosa sia, prende avvio il distacco dallo schema precedente. Il senso della responsabilità, prima di tutto. Prima era atrofizzato, rintanato in un angolino della mente, delegato ad altri. Perché in fondo, in un modo o nell’altro, al 27 del mese ci saresti comunque arrivato. Ci saresti voluto arrivare. E ti saresti così potuto permettere di soddisfare quelle due o tre vogline passeggere, come il paio di scarpe nuove. Quelle a cui non si rinuncia mai. Perché questa società ci ha insegnato a non rinunciarvi. In quanto, rinunciandovi, diventeresti un “perdente”. Astuzie del consumismo… E allora, proprio mentre io adesso sto scrivendo questo post, prima di andare a nuotare e nel pomeriggio andare ad accordarmi per un nuovo progetto che sta per partire, qualche “vincente”, nel suo ufficio, sta magari assecondando le deliranti richieste del proprio responsabile, le quali gli consentiran-

Prima cosa: cambiano le abitudini. Seconda cosa: quelle che credevi giusto definire rinunce, ora le chiami più propriamente… focalizzazioni. Così, non rinunci a un paio di scarpe nuove: ti focalizzi su quelle che già hai. Non rinunci alla televisione: ti focalizzi sul tuo non averne mai avuto alcun bisogno. Non rinunci a un reddito fisso: ti focalizzi sulla (più modesta) monetizzazione delle tue passioni. Non rinunci a un’amicizia: ti focalizzi su quelle che restano e quelle che arriveranno. E, così facendo, ti alleggerisci. Togli la zavorra superflua, le distrazioni inutili. E resta la parte più autentica di te. Quella che in pochi conoscono. Poco fa, un amico che sta camminando sulla fune si confidava via sms con me, chiedendomi come ci si accorge di quando è giunto il momento di… mollare la presa. Quando la misura è cioè colma. Qual è il segnale? Quello definitivo, quello che non puoi ulteriormente ignorare? Gli rispondo che non c’è un segnale. Che il momento non lo scegli tu. È lui che sceglie… te. Tu scegli al massimo le microdinamiche. Decidi se assecondarlo gradualmente o se saltarci sopra, spronandolo all’impazzata verso il nuovo orizzonte che hai scelto. Il grosso del lavoro lo fai prima. E, in parte, dopo. Ma mai nel “durante”. I gradi di libertà di “quel” momento sono pochi, molti meno di quanti si potrebbe credere. Subito dopo, però, quei gradi di libertà schizzano alle stelle! Ed è qui che capisci di quale pasta sei fatto. Di che materiale sono fatte le tue ossa. E le sensazioni, questa volta, non posso raccontarle: non esistono le parole!


RUBRICA LLHT

highlights

Chi è Andrea Strozzi tutto il resto pensiamo noi: tu pensa solo a non fare l’onda… No, non servono i famigerati talenti, quelli che ti insegnano a rivitalizzare nei corsi di empowerment. No. Perché sono le persone, da sole, a selezionare e ad abbracciare le proprie responsabilità! Mai il contrario. Ma non penso tanto alle responsabilità stabilite a tavolino per te da qualcun altro, no. Mi riferisco a quelle che invece riescono a fare di te ciò che veramente ti serve, ciò che veramente vuoi e devi essere. Per te.

Un paio di weekend fa, mi trovavo a un convegno speciale. Vedo e parlo con decine di persone, compreso qualche personaggio di rilievo, diciamo. Al mio tavolo, a un certo punto, noto come un paio di persone si stiano perdendo nelle mie parole. Sguardo lontano. Sognante, mi pare. Rifletto: un anno prima quella scena non avrebbe potuto avere luogo. Perché io non ero quella persona che stava parlando, un anno prima! Non ero la persona che, armata delle sue conoscenze, delle sue motivazioni, della sua carica espressiva, stava “trasmettendo” a dei perfetti sconosciuti. Dobbiamo vergognarcene? Sì, un po’ sì. Ma non per quello che siamo adesso: per quello che non siamo mai stati prima. Vittime ignare (ma imperdonabilmente colluse) di un meccanismo sociale scientificamente concepito per farti credere di non valere nulla. Salvo poi scoprire invece in qualche pubblicità che TU VALI. È tutto così ben congegnato e lubrificato! Tu non devi preoccuparti di nulla. Perché tanto qualcuno che pensa al posto tuo lo si trova sempre. Qualcuno che mentre cammini sulla fune metterà una rete sotto di te. Nel bene e nel male. L’importante è che tu stia zitto. Che cammini lentamente e guardi avanti. A

La vita non è mai riempire una casella. O prendere il famoso cioccolatino dalla scatola. O compilare un questionario di valutazione. O, peggio, lasciare che sia qualcun altro a compilartelo. La vita non è nulla, se non abbiamo il TEMPO per farla nostra.

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opo una carriera di quindici anni nella governance di alcuni gruppi bancari nazionali, in cui si è occupato di sviluppo del Personale, performance-management, pianificazione strategica e M&A, oggi Andrea Strozzi ha scelto di dare priorità ai Valori in cui crede: oltre a gestire il suo blog e a a scrivere su “Il Fatto Quotidiano”, Andrea Strozzi collabora attualmente con PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente e con il PER – Parco dell’Energia Rinnovabile, una struttura ricettiva unica in Italia (situata sulle colline umbre), esclusivamente alimentata da fonti energetiche rinnovabili ed espressamente concepita per l’ospitalità e la didattica ricreativa sui temi dell’ecosostenibilità e del risparmio energetico.

E allora quella casella dobbiamo disegnarla noi, ancor prima di riempirla! E sarà di una dimensione adeguata alle nostre forze. Di una difficoltà adeguata alla nostra tenacia. Di una rigidità adeguata alla nostra flessibilità. Le regole possiamo e dobbiamo deciderle noi. Sennò sarebbe meglio, paradossalmente, non essere nemmeno mai nati. Molte cose le perderai per strada, ovvio. Perché, quando le avevi raccolte, non avevi evidentemente ancora un’idea chiara delle tue forze, della tua tenacia, della tua flessibilità. A quei tempi, queste doti erano illusoriamente certificate da un sistema che altri governavano al posto tuo. I progettisti della tua vita sono sempre stati altri. Si chiamavano scuola, mondo del lavoro, politica, Stato. Quando invece ti rendi conto che sei perfettamente in grado di sopperire autonomamente a queste subdole sovrastrutture sociali, ti sbarazzi delle cose che inevitabilmente da esse dipendevano. E che ti davano dipendenza. Ti focalizzi, appunto. E ci sei adesso tu.

(*) Il libro “Vivere Basso, Pensare Alto” è distribuito nelle librerie di tutta Italia, nei negozi “bio” convenzionati con Terra Nuova e nelle principali librerie online.

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Il Welfare e l’impatto dello sport sulla spesa sanitaria Che lo sport abbia a che fare col benessere e la salute delle persone è un concetto acquisito e ampiamente condiviso, così come il fatto che sia un importante fattore di integrazione e di socializzazione. Dunque lo sport, e in senso più ampio l’attività motoria e fisico-sportiva, rientra appieno nell’area del Welfare e delle “politiche sociali”, e come tale dovrebbe rappresentare un asset strategico per molteplici Assessorati. Numerose ricerche hanno, infatti, dimostrato quanto lo sport abbia importanti implicazioni benefiche per la salute fisica e mentale delle persone, contribuendo, di conseguenza, anche ad una riduzione della spesa sanitaria e assistenziale, che diminuisce proporzionalmente di fronte ad un aumento della pratica. Come ha evidenziato il Libro Bianco del CONI 2012, infatti, il movimento (anche saltuario) contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita, mentre la scarsa attività fisica rappresenta una delle cause dell’insorgere di disturbi e malattie frequenti,

quale il diabete e le malattie cardiovascolari. Basti pensare che, in prospettiva, la diminuzione del solo 1% del tasso di sedentarietà in Italia (dall’attuale 40% al 39%, corrispondente a circa 515.000 persone) porterebbe un beneficio incrementale per lo stato nell’ordine di: • 200 milioni di Euro annui, come risparmio sulla spesa (sanitaria e non) • 4 miliardi di Euro annui, come valore della vita salvaguardato Ciò significa, dunque, che una pratica sportiva svolta correttamente e con continuità (è però fondamentale il consulto con un medico che possa “prescrivere” il giusto apporto di esercizio fisico in relazione al livello di salute della persona) avrebbe esternalità positive misurabili e quantificabili nella produzione di risparmio sanitario sia per lo Stato che per le singole Regioni, potendo venire dunque considerata come una vera e propria terapia. Anche la Commissione Europea si è dimostrata molto attenta al tema sport e salute e nel 2011 ha ribadito la necessità di continuare a lavorare all’e-

di Roberto Lamborghini e Roberto Ghiretti

laborazione di orientamenti nazionali che favoriscano l’inserimento dell’attività fisica sia nei sistemi d’istruzione nazionali, sia nella vita quotidiana dei cittadini. Citando la stessa Commissione: «L’attività fisica è uno dei determinanti della salute più importanti nella società moderna e può dare un grande contributo alla riduzione del sovrappeso e dell’obesità e alla prevenzione di una serie di malattie gravi. Lo sport è una parte fondamentale di qualsiasi approccio alle politiche pubbliche mirante a migliorare l’attività fisica». Per questo motivo appare sempre più fondamentale che, a partire dagli Enti Pubblici fino ad arrivare alle singole società sportive, si lavori per la creazione di progettualità che coniughino l’attività fisico motoria con la promozione di uno stile di vita attivo. Attività che non siano rivolte unicamente all’agonismo, ma che anzi operino per la promozione di percorsi che permettano a tutti gli individui di avvicinarsi allo sport e vivere l’emozione della pratica motoria unita alla consapevolezza di «farsi del bene».

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JI-TA-KYO-EI “insieme per progredire”

di Beatrice Marengiu

La società ASD GEESINK TEAM è una società ormai storica nello scenario sportivo modenese. È nata nel 1972 grazie a un gruppo di giovani idealisti che, conosciuto il judo nella palestra Koike, decisero di mettersi in gioco aprendo una palestra nel sotterraneo della chiesa di San Faustino. Il Geesink ha iniziato la sua attività in San Faustino, dopo qualche anno si è trasferita in via Emilia Est, sempre in un sotterraneo ed ultima e definitiva sede, quella attuale in via Giusti, quartiere Madonnina. La società nata fondamentalmente come luogo in cui praticare Judo e altre arti marziali, come Karate e Aikido, si è sempre identificata nella persona di uno dei fondatori storici il maestro Giuliano Gibertoni cintura nera 7 dan. È a lui che si deve la notorietà di questa disciplina a Modena e oggi si può dire che judo a Modena è sinonimo di Geesink senza nulla togliere alle altre numerose palestre presenti nel territorio. Attualmente il Geesink, oltre alla sede in via Giusti, ha una succursale presso il palazzo dello sport dove si allenano gli agonisti guidati dal maestro Giordano Palladini, cintura nera V dan, e dove si tengono anche corsi per bambini e ragazzi alle prime armi. Palanderlini e Geesink: cosa hanno in comune? Il primo è sede di numerosi gruppi di

pallavolo, è una scuola di pallavolo. Il secondo è una società di judo, ma anche di altre discipline comunque molto diverse dalla pallavolo. Pallavolo è uno sport di squadra. Judo è uno sport individuale. Individuale? Sfatiamo un mito: è vero, quando i ragazzi vanno in gara sono da soli, uno contro uno ma quello è il momento, possiamo dire di verifica di un lavoro di gruppo. Il judoka ha bisogno dei compagni per allenarsi, per migliorare, per crescere.

rispetto per l’altro, la cura propria e degli altri perchè è solo dalla collaborazione e dal rispetto per sé e per gli altri che si può migliorare se stessi e la comunità nella quale si vive. In una società dove sembra che chi urla, chi è prepotente e maleducato sia il più furbo può sembrare difficile trasmettere quei valori sui quali si basa il judo. Invece i bambini lo impa-

JI-TA-KYO-EI, insieme per progredire è uno dei principi del judo insieme a SEI-RYOKU-ZEN-YO, il miglior impiego dell’energia. Partendo dai bambini più piccoli di 4 anni fino agli adulti ultracinquantenni, passando per gli atleti agonisti quello che si cerca di trasmettere è il

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RUBRICA NON SOLO VOLLEY

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rano in modo naturale semplicemente vivendolo sul tatami, il tappeto di judo, insieme ai compagni. Insieme e non contro, e il successo di uno diventa il successo di tutti, così come la sconfitta. Proprio come succede in una squadra di pallavolo. Questo modo di vedere lo sport è condiviso con le famiglie che lo accettano e lo approvano. Per questo nelle gare di judo è molto raro, l’impossibile non esiste, vedere famiglie che si scagliano contro gli arbitri, i tecnici o gli atleti. I bambini sono abituati a mettersi in gioco da subito con il criterium provinciale. Circa 300 miniatleti provenienti da diverse società della provincia di Modena si incontrano quattro volte all’anno per “affrontarsi”. Si vince si perde ma si viene sempre premiati e questo accresce l’autostima di ciascuno. E cosa c’entra il Palanderlini? Il Palanderlini è stato il teatro di momenti importanti della storia del Geesink. La sua struttura, la sua capacità di accogliere pubblico e atleti ha permesso di festeggiare due anniversari: i 30 anni e i 40 anni di vita della società. Tanti sono stati gli appuntamenti con i minijudoka e, ultimo ma non ultimo, da tre anni è la sede del trofeo Città di Modena.

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Obbligo di certificato medico e differenza tra attività sportiva dilettantistica e ludico motoria ni Sportive Nazionali o ad Enti di Promozione Sportiva e al CONI (ma che non siano considerati atleti agonisti); - coloro che partecipino ai Giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.

Cari lettori, a più di un anno dal D.L. n. 101 del 31.08.2013 convertito con modificazioni dalla legge 30.10.2013 n. 125 la quale aveva apportato talune modifiche al secondo comma dell’art. 42 - bis del D.L. n. 69 del 21.06.2013 con il quale si rinviava ai fini del rilascio dei certificati medici a “linee guida approvate con decreto dal Ministero della salute” (abbiamo trattato l’evoluzione della normativa in modo approfondito sul nostro blog www.tuttononprofit.com come ci rendiamo disponibili a fornire chiarimenti a chiunque lo richieda), il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin l’8 agosto 2014 ha firmato il tanto sospirato Decreto. Premesso che le citate linee guida non riguardano ovviamente le attività ludico motorie e amatoriali (per le quali il certificato medico risulta non obbligatorio così come stabilito dal D.L. n. 69 del 2013), di seguito in sintesi le risultante del Decreto. Chi deve presentare il certificato medico per la pratica sportiva non agonistica (Libretto Sanitario dello Sportivo - VERDE): - gli alunni che svolgono attività fisico-sportive parascolastiche, organizzate cioè dalle scuole fuori dall’orario curricolare; - coloro che praticano attività sportiva presso Associazioni o Società Sportive Dilettantistiche affiliate a Federazio-

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Quali medici possono certificare l’idoneità sportiva non agonistica: - il medico di medicina generale per i propri assistiti; - il pediatra di libera scelta per i propri assistiti; - il medico specialista in medicina dello sport ovvero i medici della Federazione medico - sportiva italiana del CONI. Quanto dura il certificato medico? Il certificato ha validità annuale con decorrenza dalla data di rilascio. Quali esami clinici sono necessari? Per ottenere il rilascio del certificato medico è necessaria l’anamnesi e l’esame obiettivo con misurazione della pressione e di un elettrocardiogramma a riposo effettuato almeno una volta nella vita. Inoltre per coloro che abbiano superato i 60 anni di età associati ad alti fattori di rischio cardiovascolare, è necessario un elettrocardiogramma basale debitamente refertato annualmente, così come per coloro che, a prescindere dall’età, abbiano patologie croniche conclamate che comportino un aumento del rischio cardiovascolare. Ovviamente il medico se lo riterrà opportuno potrà prescrivere ulteriori esami che ritenesse necessari o il consulto di uno specialista. Esaurita la sintesi relativa alle Linee guida, ci pare doveroso fare alcune riflessioni in merito alla differenza tra attività sportive dilettantistiche non agonistiche ed attività ludico motorie:

di Movida Studio

- se consideriamo queste attività fisiche non sportive, ma solo ludico motorie, è chiaro che non è necessario il certificato medico, decadendo l’obbligo di legge; - se consideriamo queste attività quali proposte da parte di una associazione culturale (quindi non una ASD) è chiaro che non esiste obbligo di iscrizione al


RUBRICA FISCALE

registro CONI, ma permane la facoltà (quindi non l’obbligo...) di iscrizione ad un EPS anche ai soli fini assicurativi (mai dimenticarli: la copertura assicurativa, nel caso di attività sportiva dilettantistica, NON opera in assenza del certificato medico! Questo aspetto è senza dubbio di primaria importanza per i gestori di ASD e SSD…).

È chiaro che in questo caso non essendo una ASD si perde la possibilità di corrispondere rimborsi agli sportivi dilettanti (342/2000), ma permane la possibilità di considerare la neutralità delle entrare economiche, se queste vengono versate da soci per la partecipazione ad attività coerenti con gli scopi dell’Ente stesso;

- certamente non è possibile corrispondere per le attività ludico motorie rimborsi sportivi (342/2000) perché non sono attività sportive e occorre valutare con grande garbo se tali incassi possano essere considerabili attività istituzionale da parte di una SSD o ASD o commerciale (direttamente connessa). Infatti il fine proprio di una società o associazione sportiva dilettantistica non può che essere evidentemente la promozione dello sport e non delle attività ludico motorie. Il punto 3 del 148 del TUIR stabilisce infatti che “non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali”. Sul punto si può aprire un dibattito, in assenza di letteratura e precedenti...

Per ulteriori richieste specifiche e/o di approfondimento, si precisa che il presente articolo è stato predisposto a cura di: Dott. Stefano Bertoletti Dott. Gabriele Aprile Dott. Alberto Gambone In un mondo sempre più “social” MOVIDA resta al passo con i tempi, motivo per cui ci potete seguire su tutti i social network ad oggi maggiormente utilizzati. In particolare, accanto al sito web istituzionale www.movidastudio.it ed al blog di approfondimento www.tuttononprofit.com, potete trovaci su Facebook (con l’account Equipe Movida e la pagina Tutto Non Profit), su Twitter (con l’account @EquipeMovida), su Google+ (con la pagina Tutto Non Profit) e su Linkedin (con l’account Equipe Movida).

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L’etica nel segno di Zorro di Lori Pagliari

Andrea Zorzi è uno di quei campioni che occupa pagine intere di Wikipedia ed uno dei pochi atleti che anche le nuove generazioni che non lo hanno visto in campo, sanno chi è. Da eterno avversario con la Santal Parma o da paladino della nostra Nazionale, quando ci si riferisce ad Andrea si pensa sempre ad una straordinaria carriera fatta di Mondiali, Olimpiadi, scudetti e coppe Italia, ma Andrea cosa ricorda dal punto di vista sportivo ed etico come momento cruciale di questa carriera? Dopo il periodo della Nazionale Juniores ho potuto lavorare con grandi allenatori e compagni fortissimi, con un potenziale tecnico sicuramente superiore al mio. Ho sempre pensato di essere lì principalmente per la mia altezza (dote importante che nessuno ti insegna, ma che non basta…), per questo mi sentivo un po’ a rimorchio. Quando nel 1985 mi chiamò la Santal per andare a giocare a Parma fu la prima conferma, almeno formale, che valessi qualcosa. Poi, a seguire, le vittorie internazionali e l’Europeo nell’89, sono state il vero giro di boa che ha dato a tutti noi la convinzione che potessimo essere attori di questo sport. Sul piano etico non credo di aver avuto momenti cruciali ma penso che l’educazione che mi hanno dato i miei genitori e l’ambiente genuino, senza troppe distrazioni, in cui sono cresciuto, hanno fatto sì che ho vissuto la mia adolescenza, con una grande regola: “mi chiedevo sempre, prima di fare qualcosa, cosa avrebbe detto mio padre se l’avessi fatta? Anche se i miei genitori vivevano a molti km di distanza, la loro educazione mi ha sempre guidato e li ho sempre sentiti presenti nei passi della mia vita. Nella nostra carta etica, ed in particolare nella sezione specifica dedicata agli atleti, ci siamo soffermati sul rispetto delle regole del gruppo squadra, cosa ne pensi a riguardo?

Lo sport vive sulle regole; è una palestra di vita per imparare a muoversi tra i paletti delle regole. In un mondo in cui troppo spesso le regole sono delle sfumature, lo sport ci insegna a rispettare regole chiare e precise alla base della convivenza, purtroppo però lo sport non è sempre garanzia di educazione ma è sicuramente una bella occasione. Ti è mai capitato di non condividere le scelte del tuo allenatore? come ti sei comportato? Un altro insegnamento del mondo dello sport è che avere idee diverse è umano. Credo sia normale che un giocatore a volte non sia d’accordo con le scelte del proprio allenatore, ma mentre il giocatore ha una prospettiva da singolo, più limitata alla propria persona, l’allenatore ha una fotografia più precisa dell’intera squadra. Nasce

proprio da questa differenza la difficoltà di riuscire ad immedesimarsi nel ruolo dell’allenatore per riuscire quanto meno a capire, se non a condividere, le scelte dei tecnici. Se un giocatore non è d’accordo con l’allenatore ha solo due possibilità: una è quella di chiedere, in modo appropriato, spiegazioni, l’altra di non farsi troppe domande per aspetti che non gli competono e cercare di giocare al meglio ogni qualvolta venga data la possibilità. Questo è difficile e a volte frustrante, ma è l’unica scelta positiva che il giocatore può fare. Cosa rappresenta per te una sconfitta in campo? Come si può superare? La cosa straordinaria della sconfitta è che nessuno la vuole. La letteratura sportiva ci insegna che alcuni tra i più grandi atleti che hanno vinto moltissi-

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mo, hanno avuto grandi motivazioni perché odiavano così tanto perdere che hanno fatto di tutto per vincere. La sconfitta deve essere quindi la motivazione per tornare in palestra, per lavorare sugli errori ma senza pensare troppo alla sconfitta, che deve far già parte del passato, lavorando sempre al meglio e guardando avanti. La sconfitta più dolorosa che ricordo è sicuramente la finale ad Atlanta, anche se non giocai tantissimo, perdere un’Olimpiade, così ben giocata, per un solo punto è difficile da dimenticare. Per un atleta quanto è importante nello sport mantenere uno stile di vita sano e come ci si può riuscire nonostante le numerose tentazioni? Io non ho mai dovuto fare tantissime rinunce. Stare in palestra con i miei compagni era tutto quello che volevo fare, inoltre mi sentivo al sicuro dall’imbarazzo che provavo per la mia altezza in altri ambienti frequentati dai ragazzi della mia età, come locali e di-

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scoteche. Il sano stile di vita per me è sempre stato la normalità... non ho mai fumato, nè ho mai sentito la necessità o la curiosità di provarlo, gli stravizi a tavola mi capitavano di tanto in tanto, ma proprio perché sporadici li recuperavo in fretta. Io ho fatto parte di un gruppo in cui il sano stile di vita era naturale, non era necessario mettere il coprifuoco o imporre un’alimentazione particolare, lo si faceva come se non ci fosse stato altro. Chi pratica molto sport conosce bene il proprio corpo e quali sono le conseguenze negative di certi comportamenti scorretti, sia alimentari che di riposo, quindi dovrebbe sapersi porre da solo qualche limite... Poi diciamocelo è più bello fare baldoria una volta ogni tanto che farlo sempre e perdere anche il gusto dello stravizio... Qual’è è il principio che ti ha definito come atleta e che hai mantenuto come riferimento anche nella tua vita personale e professionale?

Ora che ho cinquanta anni, un po’ anche per l’esperienza che ho vissuto con il teatro, mi capita spesso di ripensare a quello che ho fatto da ragazzo, da atleta e da giornalista e credo di avere avuto la fortuna e la capacità di amare tutte le cose che ho fatto. Senza la presunzione di dire che ho fatto solo scelte giuste, la sensazione è che mi sono sempre appassionato alle cose che ho fatto, dedicandogli impegno e studio. Anziché sprecare energie nel pensare a cosa vorremmo accadesse nella nostra vita, è più utile ma soprattutto più efficace e soddisfacente affrontare ciò che ci si trova davanti e lavorare con impegno cercando quello che di bello c’è e quello che si può fare. Recita un vecchio adagio “se ci si orienta solo al frutto non si coglie la bellezza dei fiori”. I settori giovanili sportivi stanno andando in questa direzione... cosa ne pensi? Se si parla di sport, soprattutto in Ita-


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lia, si pensa solo allo sport come attività professionistica, fatto di persone ricche e famose. Tutto ciò che non rientra in questo non è considerato sport. I settori giovanili sono visti solo come un modo per entrare in questo mondo, un serbatoio per alimentare lo sport di grandi campioni, ma come sappiamo solo alcuni avranno la capacità e la possibilità di arrivare alla punta della piramide. Dalle ultime statistiche si scopre che non c’è una connessione diretta tra il numero di praticanti e numero di campioni. Il settore giovanile deve essere visto come grande opportunità, come vantaggio sociale e non solo come un mezzo per vincere. In Italia molti ragazzi tra i 14/15 anni smettono perché capiscono di non

poter diventare un campione. Purtroppo il mondo attuale propone stupidamente un modello che è fatto solo di vincenti, ma è insostenibile. Fa parte della nostra cultura occidentale essere soddisfatti del proprio lavoro solo se emergi dalla media, solo se gli altri ti reputano il migliore. Difficile dimostrare ai ragazzini che non è così. Con questo non voglio negare l’aspetto fondamentale della competitività, guai, ma lo sport dovrebbe rinforzare il “piacere di fare”, anche e soprattutto per gli adulti. Riscoprire il piacere di fare semplici attività motorie non per forza legate ad un risultato. Lancia un tuo messaggio a tutti i ragazzi che fanno sport e che ci stanno leggendo in questo mo-

mento e a quelli che, forse, ci leggeranno “domani”. Dopo la sconfitta di Barcellona ’92 Velasco ci disse: “bisogna essere grandi anche nelle sconfitte”. Vale a dire ricomincia subito anche quando sei nel buio della sconfitta. E per rendervi meglio l’idea vi ripeto una frase che recito in teatro nel mio spettacolo: Messner quando stava attraversando il Polo Sud a piedi nei momenti difficili pensava: “che cosa posso fare davanti ad un infinito orizzonte di gelo e di ghiaccio. Cammina e pensa solo al prossimo passo. Ci sono milioni di passi da fare ma sono troppi non potrai sopportarli. La tua unica speranza è fare il prossimo passo. Se no ti fermi”.

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