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Stop Piorrea - Parodontologia

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SPECIALE MATERNITÀ Anno 6 | Mensile N 8 | Novembre-Dicembre 2011 °

MEDICINE COMPLEMENTARI Funzionano davvero?

NATALE

I trucchi salva-linea

INFLUENZA

Previsti tre ceppi, ma non è aggressiva

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, Aut: 196/CBPA-SUD/NA


Parodontologia

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Non arrivare dal dentista quando pochi dei tuoi denti sono recuperabili! a cura di Elena Buonanno con la collaborazione della dottoressa Viviana Picchio

Con visite specialistiche si può salvaguardare l’equilibrio della bocca. Prendersi cura del proprio sorriso significa anche non avere placca e gengive doloranti

La parodontologia, scienza che studia le strutture di sostegno del dente, non è assolutamente branca di secondo piano dell’odontoiatria, anzi. La ragione di questa affermazione è abbastanza intuibile: se si riescono a preservare in buone condizioni sia l’osso che le gengive, i denti rimangono nella loro sede senza incominciare a vacillare, migrare e sventagliarsi. Dott.ssa Picchio quali novità o comunque momenti fondamentali caratterizzano una visita parodontologica? Voglio fare una premessa prima di addentrarmi nelle descrizioni di quanto richiesto. L’odontoiatria non è solo impianti (non me ne vogliano le case produttrici) da inserire a piene mani perchè si sono persi i denti a causa di una scarsa cura delle gengive e non solo. Gengive arrossate, sanguinanti, doloranti non devono essere considerate una normalità, ma vanno trattate in modo adeguato affinchè tutto si stabilizzi e ritorni in quella che è considerata una situazione clinica fisiologica. Diversi parametri vanno presi in considerazione durante una visita e questi sono: presenza di placca, sanguinamento gengivale, mobilità dentale, profondità delle tasche. Anche lo status RX è di base per visionare e raffrontare la perdita di osso verticale e/o orizzontale. La diagnosi di malattia parodontale viene quindi completata con il test salivare e del dna parodontale. Gli interventi di parodon-

tologia sono specifici e tutti mirati a bloccare prima e migliorare poi la situazione. Root planing e scaling, ovvero la levigatura radicolare sottogengivale, attuata con anestesia per contatto e quindi in maniera completamente indolore, sono fondamentali per tamponare la presenza dei batteri, unica causa dell’insorgenza della malattia. La partecipazione e compliance da parte del paziente sono decisivi affinchè quello che viene fatto sulla poltrona del dentista non venga perso a casa. I controlli a cadenze regolari sono assolutamente da rispettare. Se necessario, in casi più compromessi si utilizza un antibiotico da applicare in loco e si può anche ricorrere a materiali di supporto decisivi.

Il caso

Numerosi denti persi per problemi parodontali e necessità di loro sostituzione con impianti.

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Parodontologia

Dna parodontale e test salivare a cura di Elena Buonanno con la collaborazione della dottoressa Viviana Picchio

La malattia parodontale, come è stato specificato più volte, ha una eziologia esclusivamente batterica. L’accumulo di placca a livello della regione del solco gengivale genera una risposta infiammatoria che in taluni soggetti tende a regredire con la sola rimozione professionale della placca batterica stessa. In altri la gengivite evolve in un processo irreversibile con riassorbimento dell’osso e dei tessuti di sostegno del dente. Studi scientifici hanno dimostrato come l’insorgenza della malattia abbia un rischio direttamente correlato a una specifica suscettibilità genetica.

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Uno specifico test parodontale tramite l’analisi del dna del paziente, identifica il genotipo responsabile della iperproduzione del mediatore infiammatorio detto interleuchina che aumenta la probabilità di eccessiva reazione infiammatoria

Dott.ssa Picchio, come è possibile evidenziare una maggiore predisposizione di certi pazienti nei confronti della malattia? Da tempo è noto come nei pazienti affetti da parodontite nel fluido crevicolare, ovvero il fluido presente nel solco gengivale, è possibile isolare significative quantità di specifiche sostanze infiammatorie dette interleuchine. Queste molecole sono prodotte dalle cellule del sistema immunitario come mediatori del processo infiammatorio; quando la loro quantità è eccessiva si instaura un processo di distruzione dei tessuti parodontali. Tale aumento è direttamente correlato a varianti del dna del soggetto e parallelamente ad un aumento della percentuale di rischio. Si tratta dunque di eseguire qualche particolare test? Sì, certo. Uno specifico test parodontale tramite l’analisi del dna del paziente, iden-

tifica il genotipo responsabile della iperproduzione del mediatore infiammatorio detto interleuchina che aumenta la probabilità di eccessiva reazione infiammatoria. In una scala che va da zero a quattro è possibile affermare che il rischio è minimo per pazienti che presentano suscettibilità zero e molto elevato se la loro suscettibilità raggiunge valori pari a quattro. Chi, dott.ssa Picchio, dovrebbe sottoporsi a questo test? Sicuramente è consigliato a categorie di pazienti che così possono riassumersi: ¬ Pazienti con malattia parodontale clinicamente diagnosticata, per valutare la

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Parodontologia disposizione genetica alla iperproduzione di interleuchina e la diretta progressione eventuale della patologia. ¬ Pazienti che vanno incontro a gengiviti ricorrenti di elevato grado infiammatorio. ¬ Pazienti che hanno una familiarità con la malattia. ¬ Pazienti che sono in terapia odontoiatrica per riabilitazione con impianti. Conoscere con precisione il profilo del rischio genetico del paziente consente all’odontoiatra una diagnosi completa insieme ad una migliore comprensione dei meccanismi patogeni in atto e una più scrupolosa valutazione della prognosi. Esistono altri tipi di indagini che è possibile effettuare in caso di sospetto di malattia parodontale? A parte il sondaggio e le radiografie, si può procedere anche con analisi microbiologiche. Mediante un banale e indolore prelievo con coni di carta assorbente, il materiale contenuto nella tasca parodontale permette di identificare la quantità di batteri patogeni presenti sulla totalità della carica batterica e isolare quelli direttamente interessati allo sviluppo e progressione della malattia. Solo in questo modo il percorso terapeutico risulterà personalizzato. Peraltro nei controlli a breve, medio e lungo ter-

Indicatore del PH salivare

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mine sarà possibile con questi test monitorare l’andamento della malattia e verificare l’insorgenza di recidive. Nel suo studio è possibile anche analizzare la saliva che sappiamo avere tanta importanza all’equilibrio del cavo orale? L’analisi della saliva è praticamente un test di routine perchè in modo estremamente semplice, ma efficace si ottengono informazioni utili per inquadrare eventuali problematiche del soggetto in questione a cominciare da una alimentazione poco corretta. I parametri presi in considerazione sono: ¬ La quantità salivare prodotta con stimolazione: in 5 minuti, il volume dovrebbe essere maggiore di 4 ml. ¬ La capacità di tamponamento: è questo un valore direttamente correlato all’acidità della saliva. Una saliva fisiologicamente sana ha un pH intorno a 7. La malattia parodontale sembra poter fare poca strada… Sicuramente di alleati non deve trovarne, anzi il giusto ruolo per un’odontoiatra scrupoloso è proprio quello di incrementare il successo della terapia riducendo la probabilità di recidiva drasticamente.

Test microbiologico

Dott.ssa Viviana Picchio Odontoiatra Nata ad Alessandria, ha conseguito la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli studi di Genova. È dottore di ricerca in fisiologia ed esercita la libera professione a Pietra Ligure e Alberga (Sv). www.vivianapicchio.it


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