ALLE GENERAZIONI DI IMPRENDITORI CHE HANNO FATTO LA STORIA DELL’ANIS E ALLE NUOVE CHE NE SCRIVERANNO IL FUTURO
Coordinamento editoriale: Neni Rossini Testi: Daniele Bartolucci Francesca Michelotti Art director: Riccardo Zani Faetanini Progetto grafico: Studio AG Fotografie: Archivio fotografico di San Marino Fixing e di ANIS In copertina: Illustrazione e foto di Riccardo Zani Faetanini Si ringraziano: Tutti i Presidenti per il loro contributo Carlo Giorgi L’Università degli Studi di San Marino Sebastiano Girardi, Massimo Brignoni, Alessandra Bosco Silvia Gasparotto, Riccardo Varini, Federico Fattori Gli studenti del corso di Design Industriale che hanno partecipato al workshop “75° ANIS” In particolare Angelica Elise Vanni, Maria Gabriella Milinci e Giulio Mazzanti Dolci per la creazione del logo vincitore L’Ufficio Filatelico e Numismatico La Direttrice Gioia Giardi e Letizia M. Lividini © Copyright 2020 - Associazione Nazionale Industria San Marino © Proprietà artistica, letteraria e fotografica riservata per tutti i Paesi Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata
ISBN: 000-88-0000-5358
75ESIMO ASSOCIAZIONE ANIS 1945•2020
ASSOCIAZIONE NAZIONALE INDUSTRIA SAN MARINO
75esimo anis 1945-2020
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PRESENTAZIONE
Neni Rossini Presidente ANIS
Il 75° anniversario della nascita dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese ricorre in questo fatidico 2020. Occasione ghiotta per chi crede nei poteri predittivi delle coincidenze suggestive, ma non certo per noi industriali, che viviamo nel mondo reale e ogni giorno ci misuriamo con la razionalità, nelle sue durezze e nel suo splendore. Eppure lo spettro della pandemia globale che, nel bene o nel male, ha cambiato tutto, ha finito per cambiare anche noi e, tutto sommato, questa coincidenza può ispirarci una riflessione sulle vicende, sulle vocazioni e sulle prospettive della nostra Associazione alla luce della transizione epocale che il mondo sta vivendo. L’emergenza infatti non ha solo cambiato materialmente le nostre vite e, a immediata ricaduta, le nostre idee, ma ha indotto la trasformazione di interi paradigmi strutturali e sistemici, dal welfare all’organizzazione sanitaria, dalla ricerca scientifica alla scuola, dal mercato al mondo del lavoro. Le mutazioni del quadro macroeconomico hanno sovvertito le usuali relazioni fra gli stati e gli organismi sovranazionali, fra gli stati e i loro cittadini, fra le risorse pubbliche e quelle private, fra la domanda e l’offerta. I consueti ambiti di riferimento nei quali abbiamo imparato a muoverci non sono più gli stessi. Ci hanno pensato le nuove profilassi sanitarie e la dilatazione dello spazio imposta dal distanziamento sociale a innescare il radicale mutamento delle nostre abitudini di vita, di pensiero, di consumo, di modalità di lavoro dentro e fuori dagli stabilimenti produttivi, dagli studi e dagli uffici, dagli spazi commerciali e artigianali. L’isolamento del lockdown, lo smarrimento, la sofferenza, i lugubri bollettini giornalieri che individualmente - lo volessimo o no - ci hanno messo di fronte ai significati più intimi dell’esistenza, sul piano più pragmatico dell’azione, del fare, del 5
1 A sinistra: I due quadranti dell’orologio in pietra di San Marino dell’antica Parva Domus 2 Sopra: Neni Rossini
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3 Prima pubblicazione dello Statuto dell’Associazione
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reagire - quello su cui noi imprenditori siamo più abituati a batterci - hanno fatto brillare come un faro nella notte il valore della razionalità e della lucidità, qualità tanto più rilevanti e risolutive quando il panico dilaga, ed esaltato il valore della capacità di resistere, di fare massa critica e rimettersi in marcia. L’ANIS nasce nel secondo dopoguerra a pochi mesi dalla fine del conflitto mondiale. Dopo che la piccola e neutrale Repubblica di San Marino era riuscita quasi prodigiosamente a riaffermare davanti al mondo il senso profondo della propria singolare e secolare vicenda di libertà scegliendo di aprire le braccia a centomila rifugiati. La grandezza di quel gesto ribadiva con caparbia e generosa coerenza il suo storico destino di ospitalità e San Marino poteva così permettersi, con rinnovata dignità, di alzare la testa dalle macerie e dai lutti lasciati dalla guerra per riallacciare le fila della propria storia. Seguirono anni tormentati a causa della difficile temperie internazionale che tuttavia non scoraggiò la determinazione di un manipolo di imprenditori risoluti a imprimere finalmente una svolta all’economia produttiva sammarinese, fino ad allora modesta nei numeri e pressoché pionieristica. Nonostante le difficoltà della ricostruzione, il processo di sviluppo del comparto industriale ebbe da subito un’intensa accelerazione dimostrando - se necessario e ancora una volta - come nulla possa fermare la volontà, il talento, l’intelligenza, la passione, quando messi al servizio di un sogno che si connota in un’idea, che a sua volta si struttura in un progetto, che infine si traduce nella sorprendente realtà del fare. La nascita della associazione degli industriali sammarinesi in quel particolare momento storico conferma anche il valore e l’urgenza di unirsi per condividere le proprie esperienze, per avere voce e sentirsi parte di un gruppo capace di rappresentare le specificità di ogni singolo comparto in un quadro congruente e sintetico. Insomma, per fare sistema. D’altra parte, l’imprenditore, per sua scelta e nella stragrande maggioranza dei casi, è solo. Solo lui conosce l’intensità, i confini e l’aspetto del suo proposito al quale si ingegna e si impegna quotidianamente a dare forma. Dunque l’appartenenza all’Associazione che incarna il sistema produttivo sammarinese e che si relaziona con il contesto economico, politico, sociale, territoriale, è molto più di una comunanza di interessi e del rafforzamento dell’autotutela, ma assume anche connotati identitari, di consapevolezza sociale e di interpretazione e comprensione delle continue e decisive trasformazioni che investono il mondo. Infatti anche un sistema perfetto non può ignorare le interrelazioni e le reciproche influenze che lo legano agli altri sistemi, dai quali riceve linfa, impulsi, spinte, e insieme disordine, impedimenti, blocchi. Le imprese, oggi come allora e come sempre sarà, non possono permettersi di essere in ritardo e soprattutto di non avere idee, e quindi hanno tutto l’interesse di farsi contaminare dagli altri 7
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sistemi. Perché mai come in questo difficile passaggio, che l’intera umanità sta vivendo con inquietudine e affanno, ci siamo resi conto di quale immaginazione, di quale dinamismo e di quale capacità di adattamento e di riconversione siano necessari per uscire vittoriosi dal cambiamento. L’emergenza ha messo in risalto non solo le gravi e ormai croniche inadeguatezze di San Marino ma, finalmente, anche le sue eccellenze. Anche le riserve di intelligenza, di creatività e di genialità nascoste e inibite dalla paralisi burocratica, dalla sordità istituzionalizzata e dalle politiche di corto respiro. Tutto questo patrimonio immateriale finora inutilizzato può finalmente essere messo a profitto affinché l’emergenza possa trasformarsi in elemento catalizzatore di un cambiamento necessario e la crisi nella crisi, che ha dato origine alla tempesta perfetta, si traduca in un’opportunità di sviluppo e di benessere. Così come ovunque, anche a San Marino sono infatti improvvisamente divampate la domanda di soggetti capaci di dare un contributo positivo e la ricerca quasi spasmodica delle migliori energie da spendere a favore dell’intera comunità. Se è vero che l’anima di una comunità prende forma e si manifesta proprio nei passaggi più critici della sua storia, mi sento di affermare che ANIS non si è tirata indietro e finora ha fatto la sua parte. Non in prima linea, con l’intrepida dedizione di chi si è preso materialmente cura dei malati e ai quali va e andrà imperitura riconoscenza. Ma laddove c’era bisogno del supporto del mondo dell’impresa, che aveva l’obbligo di pensare non solo all’ora e subito, ma anche a un domani pieno di incognite sociali ed economiche. La delegazione di ANIS, con grande senso di responsabilità e coscienza civile, e con il portato di tutta la sua esperienza e conoscenza specialistica nelle categorie dell’efficacia e dell’efficienza, ha collaborato fin dalla prima ora e anche nei momenti più drammatici, assieme a tutte le altre associazioni datoriali e sindacali, a consigliare, suggerire e proporre ai decisori politici gli atti, le iniziative e le contromisure utili ad arginare e combattere la virulenza dell’epidemia nei luoghi di lavoro. Oggi ci attendono mesi, forse anni durissimi che saranno un banco di prova nel quale la capacità di resilienza la farà da padrona, assieme alla capacità di inventare e reinventarsi, di far sbocciare le idee e tradurle in concreto con indomito spirito di iniziativa. Si dovrà imparare a convivere con questo infausto evento per la transizione verso una nuova normalità, che dovrà risultare migliore della precedente quando finalmente il virus sarà debellato. Non è più il tempo della retorica del cambiamento mentre una autentica rivoluzione ci ha investiti con un attacco fulmineo e con una potenza di fuoco inaspettata. E ciò che possiamo fare, ora, è di accoglierla e metabolizzarla nei nostri processi produttivi, nelle nostre visioni del mercato, nei nostri progetti aziendali, 8
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con lo sguardo sempre attento alla comunità. Perché se è vero che nella vita di ciascuno, nell’evolversi della cronaca, nell’azione delle categorie, nelle dinamiche della società, arriva prima o poi il momento in cui occorre restituire qualcosa di ciò che abbiamo avuto, questo è il momento di farlo. E mai come ora è necessario non perdere la calma e mantenere ben salde nelle mani le redini dei nostri destini, che non possiamo lasciare in balia della marea montante. Siamo imprenditori, nati con una visione di futuro, fiduciosi nella concretezza del fare e creativi per definizione. Se non fossimo così, saremmo altro. Il termine fatidico non è dunque improprio per questo 2020 e - di converso - anche per questo 75° anniversario di vita della nostra Associazione, stretti entrambi fra due fuochi: un passato già denso di incognite per il perdurare della crisi globale, e un futuro carico di incertezze. Ora però bisogna guardare avanti, ripartire e riprendere slancio, consapevoli che la pandemia ci ha cambiato. Ci ha resi migliori? Non si sa, ma certamente ci ha resi più forti.
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SEMPRE A FIANCO DELLE IMPRESE
William Vagnini Segretario Generale ANIS
L’Associazione Nazionale Industria Sammarinese è l’organizzazione più importante per esperienza e rappresentanza dell’economia del Paese, un valore che le viene riconosciuto anche all’esterno, come dimostra la sua appartenenza ai due più importanti consessi internazionali del mondo imprenditoriale BusinessEurope e OIE (Organisation Internationale des Employeurs). Nelle sue prerogative ANIS, come le altre realtà confindustriali in Italia e in Europa, si occupa quotidianamente di relazioni industriali a tutti i livelli: questo vale ovviamente nei rapporti con le organizzazioni sindacali, ma ancor più con le istituzioni in generale e la politica. Forte di quella autorevolezza costruita in 75 anni di storia, ANIS continua ad essere un interlocutore serio e credibile non solo all’interno del Paese, bensì per tutti gli osservatori esterni, dagli imprenditori interessati a investire a San Marino agli organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Entrando nello specifico, le attività svolte dai suoi funzionari riguardano numerose casistiche normative, operative e contrattuali che quotidianamente le imprese possono incontrare. Proprio per questo nel corso degli anni anche ANIS ha implementato le proprie competenze e professionalità parallelamente alla crescita dimensionale dell’economia sammarinese. Spesso anticipando dinamiche e tematiche che di lì a poco avrebbero avuto un impatto sull’operatività delle imprese, come è stato ad esempio il caso della sicurezza nei luoghi di lavoro negli anni ’90, oppure mettendo in campo consulenze esterne per affrontare le future necessità delle aziende e del sistema stesso. Questa prospettiva di sostegno alle imprese per sua natura ci obbliga a seguire con grande attenzione l’evoluzione normativa, sia per quanto riguarda San 13
4 A sinistra: William Vagnini
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Marino sia per i mercati di riferimento delle imprese associate intervenendo negli ambiti decisionali in cui partecipiamo, portando avanti le istanze delle imprese e proponendo idee e soluzioni calibrate sulla realtà sammarinese. Questo approccio costruttivo, che identifica ANIS da sempre, ha permesso di raggiungere tanti e grandi risultati per l’imprenditoria e per il Paese. È con orgoglio che raccontiamo anche con questo libro alcune delle conquiste più significative per tutta la comunità, raggiunte grazie all’impegno e alla lungimiranza delle persone che hanno fatto la storia dell’Associazione e di cui per me è un grande onore fare parte. Ricordo ancora quando mi proposero una collaborazione, e incontrai per la prima volta il Presidente Enzo Zafferani e i Co-segretari Alessandro Morri e Carlo Giorgi. Avevo appena terminato l’Università a Bologna e mi si aprì una prospettiva del tutto nuova. I primi anni mi sono occupato degli aspetti amministrativi, della comunicazione verso gli associati e di seguire ed analizzare l’andamento delle imprese associate utile al fine delle relazioni sindacali. Piano piano sono stato sempre più coinvolto nei rapporti con le istituzioni in riferimento alle diverse problematiche che investivano le aziende e nello stesso tempo con il sindacato per ciò che riguardava i rapporti di lavoro. Ero entusiasmato da questa dinamicità che mi portava a occuparmi di tanti argomenti diversi e al tempo stesso ero affascinato dalle tematiche che l’Associazione era chiamata ad affrontare, che non riguardavano solo le aziende ma davvero tutta l’economia di San Marino. Nel 2015 sono subentrato a Carlo Giorgi nel ruolo di Segretario Generale e a lui devo riconoscere il merito di aver trasmesso a me e ai colleghi il forte attaccamento per l’Associazione e che nel lavoro occorre sempre mettere grande attenzione, passione ed impegno, non trascurare nulla e avere cura anche degli aspetti di dettaglio. E ancora, di avere quello spirito di intraprendenza per rendere più incisiva l’azione di ANIS nel raggiungimento degli obiettivi. A livello professionale inoltre l’Associazione, oggi come allora, offre l’opportunità di relazionarsi ai massimi livelli sia dentro che fuori il Paese permettendo a tutta la struttura di accrescere le proprie conoscenze. Allo stesso modo il dialogo costante con gli imprenditori che sono quotidianamente a contatto con i mercati e le dinamiche del mondo globalizzato ha stimolato la mia crescita professionale così come quella dei colleghi. Una crescita che, come accennato, ha caratterizzato la stessa Associazione la quale nel corso degli anni ha notevolmente aumentato competenze e servizi. Oggi all’interno dell’organizzazione abbiamo diversi responsabili che lavorano in team o su singoli e specifici argomenti: Romina Menicucci per tutto ciò che ruota attorno alle tematiche del lavoro, dai 14
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5 Seminario sulla Legge Sviluppo: da sinistra Arianna Volpini, Fabrizio Cremoni, William Vagnini, Romina Menicucci, Davide Zafferani, Pier Paolo Villani
6 Assemblea ILO a Ginevra: da sinistra Marta Bossi, Luca Barberini
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7 Visita dei Soggiorni Culturali
8 Firma del contratto Industria del 2005
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singoli accordi aziendali ai contratti collettivi, dal collocamento - da anni fa parte della Commissione per il Lavoro - fino agli ammortizzatori sociali come membro della Commissione Cassa Integrazione Guadagni e della Consulta Sanitaria; Pier Paolo Villani è il responsabile dell’ufficio legale costituito negli anni ’90 quando si è sentita la necessità di strutturare internamente questa funzione, implementata negli ultimi anni con l’ingresso in squadra di Luca Barberini; per quanto riguarda l’attività di segreteria possiamo contare su Elisa Biordi che si occupa anche della parte informatica e Marta Bossi che segue anche i rapporti esterni in particolare con le organizzazioni internazionali. Della famiglia ANIS ovviamente fanno parte anche i dipendenti e i collaboratori di Assoservizi: Arianna Volpini e Davide Zafferani che si occupano della parte amministrativa e del servizio paghe; Nicola Ercolani e Giorgia Pecci che assistono le imprese sulle tematiche relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro e ambiente; Roberto Parma responsabile dell’attività di formazione INforma, i quali arricchiscono tutti i servizi e le consulenze che l’Associazione mette a disposizione delle imprese. Da alcuni anni ho assunto anche l’incarico di Amministratore Unico della Società Editoriale Fixing che cura la pubblicazione dell’unico settimanale economico di San Marino la cui struttura è composta dal Direttore Daniele Bartolucci, dal redattore Alessandro Carli e dal responsabile commerciale Roberto Parma.
IL MONDO DEL LAVORO Un particolare approfondimento merita l’ampio capitolo del mercato del lavoro che occupa buona parte dell’attività dell’ANIS fin dalle sue origini ed ha portato prima al raggiungimento della contrattazione collettiva e poi ai protocolli di intesa sulle relazioni industriali. Già nel dopoguerra così come negli altri Paesi europei anche San Marino dovette disciplinare in maniera strutturata la legislazione in materia di lavoro ma solo con l’industrializzazione, avvenuta negli anni successivi anche con il significativo contributo di ANIS, si arrivò alla definizione del primo impianto normativo moderno: la ben nota Legge 17 febbaio 1961 n. 7 che anticipò l’altrettanto famoso statuto dei lavoratori italiano arrivato solo nel 1970. La Legge n. 7 del 1961 ha stabilito le principali regole che disciplinano tuttora il rapporto di lavoro subordinato, diverse delle quali sono state successivamente recepite e modificate attraverso la contrattazione collettiva. Alcune di queste sono ancora vigenti come ad esempio la durata massima delle prestazioni, il trattamento economico delle festività lavorate, i periodi di preavviso. Da quel momento cambiò 17
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radicalmente anche l’approccio di imprenditori ed investitori che trovarono nell’ordinamento un punto di riferimento importantissimo. Allo stesso modo quella data segna un cambio di passo per la stessa Associazione chiamata a confrontarsi con la controparte sindacale secondo regole ben definite. Un’evoluzione che ha avviato la professionalizzazione delle funzioni di rappresentanza dei datori di lavoro, necessarie per affrontare le nuove dinamiche che si sono generate con la crescita economica del Paese a cavallo degli anni ’70. Una di queste sfide, al cui successo ha contribuito in maniera determinante l’Associazione degli Industriali, è stata ovviamente la stipula del primo contratto collettivo unico generale di lavoro del settore industria, che ha rappresentato il punto di riferimento di tutto il mercato del lavoro e la guida per lo sviluppo della contrattazione collettiva successiva anche per gli altri settori. Nel corso dei successivi anni l’azione dell’Associazione ha favorito l’introduzione a San Marino di importanti leggi riguardanti il mercato del lavoro. Pur scontrandosi con gli aspetti che invece impattavano negativamente sulla competitività delle imprese. Tra queste ad esempio la prima Legge sul Collocamento del 1989 che ha consolidato il principio di favorire il collocamento dei cittadini e dei residenti rispetto ai lavoratori frontalieri ed anche quello che il primo iscritto in graduatoria dovesse essere avviato a seguito di richiesta numerica senza guardare troppo alle esigenze di sviluppo delle aziende. Contro questa impostazione e altre criticità presenti nella legge, ANIS ha condotto una strenua lotta affinché venissero rimosse sterili rigidità. La normativa è stata infatti più volte aggiornata e alcuni aspetti sono stati smussati, fino ad arrivare alla Legge 29 settembre 2005 n. 131 “Legge per la promozione, il sostegno e lo sviluppo dell’occupazione e della formazione”, nata sulla scorta di quanto sottoscritto nel rinnovo contrattuale del settore industria del 2005 che ha introdotto nuovi criteri per l’assunzione dei frontalieri e regolamentato alcuni nuovi istituti come la disciplina di distacchi, stage, lavoro interinale, etc. Purtroppo ha anche introdotto meccanismi che hanno ulteriormente irrigidito l’operatività aziendale come il diritto di precedenza, senza mettere in discussione ancora una volta la prerogativa tutta sammarinese del collocamento come funzione esclusiva del pubblico. Solo con il decreto 156/2011 è stata definitivamente liberalizzata l’assunzione nominativa per gli iscritti all’ex Ufficio del Lavoro. Purtroppo permangono differenze e inefficienze rispetto ad altri ordinamenti, che hanno messo a disposizione delle imprese e dei lavoratori altri strumenti ed istituti giuridici per rispondere tempestivamente alle esigenze organizzative in un mondo che viaggia sempre più veloce. La nostra Associazione, spesso da sola, ha più volte evidenziato i ritardi e le lacune che si traducono in perdita di competitività per l’intero sistema. Soprattutto nell’ottica di una integrazione con il contesto 18
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dell’Unione Europea dove non ci sono dubbi che queste dinamiche debbano basarsi sulla più ampia libertà di circolazione delle persone e dei lavoratori senza le distinzioni di cui sopra. A tal proposito come ANIS sosteniamo da tempo la scelta di stringere l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea permettendo finalmente alle imprese di competere e operare senza ostacoli nel mercato unico, ovviamente tenendo conto e tarando le condizioni sulle peculiarità anche dimensionali del nostro Stato. Perciò ribadiamo come tale accordo necessiti di una trattativa che coinvolga tutto il Paese avendo ben chiari gli obiettivi da perseguire e le richieste che vengono dai nostri interlocutori. Tornando alla Legge del 1961, essa sanciva il principio dell’“erga omnes” per i contratti di lavoro sottoscritti dalle associazioni datoriali e sindacali giuridicamente riconosciute indipendentemente dal numero dei rispettivi iscritti. Nel contesto originario questa mancanza non generava alcun problema in quanto il numero delle organizzazioni sindacali era esiguo ed era quindi improbabile la coesistenza di due contratti nello stesso settore a cui la legge attribuisse pari dignità e, come conseguenza, l’applicazione delle singole clausole di miglior favore di entrambi. Con la proliferazione delle organizzazioni sindacali, nel 2012 per la prima volta nel settore industria sono stati stipulati due diversi contratti di lavoro. Grazie all’azione congiunta di ANIS e CSU, le due organizzazioni maggiormente rappresentative in questo settore, che avevano già siglato un accordo sull’introduzione del principio di maggior rappresentatività sindacale ai fini della sottoscrizione dei contratti con efficacia erga omnes, si riuscì successivamente a superare il problema con l’approvazione dalla Legge n. 59 del 2016. Dopo mesi di discussioni e confronti, finalmente tale principio è stato introdotto nel nostro ordinamento e quindi da quel momento i nuovi contratti hanno finalmente la certezza di essere gli unici del settore di competenza. Proprio recentemente è stato rinominato il Comitato Garante per la rappresentatività e ANIS è pronta ad aprire la stagione dei rinnovi dei numerosi contratti di lavoro scaduti già da qualche tempo. Ultimo intervento in materia di lavoro è stata la Legge sviluppo del 2017, di cui non abbiamo condiviso né l’impostazione né soprattutto gli elementi caratterizzanti, e che più in generale non ha raggiunto l’obiettivo per noi fondamentale di rendere finalmente disponibile, semplice e veloce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Su questo fronte la nostra Associazione è già da tempo impegnata a sollecitare l’attuale Segreteria al Lavoro affinché si giunga non solo a una mera modifica ma a una riforma che sappia soddisfare le dinamiche del mondo delle imprese e del lavoro oggi più che mai flessibili e in rapida evoluzione. Una sfida che ANIS come ha sempre fatto affronterà con grande impegno e determinazione per assicurare alle aziende la possibilità di crescere e con esse far sviluppare tutto il nostro Paese. 19
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RELAZIONI INTERNAZIONALI
Gianni Rosas Direttore Ufficio per l’Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro
I datori di lavoro svolgono un ruolo chiave nella creazione di lavoro, lo sviluppo economico e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Le organizzazioni che rappresentano le loro esigenze e i loro interessi contribuiscono alla creazione di condizioni per una migliore performance aziendale, all’incremento della produttività e alla crescita dell’economia. Esse influenzano l’ambiente in cui le imprese operano e forniscono servizi per il miglioramento delle loro prestazioni. Il dialogo e la collaborazione tra le organizzazioni di rappresentanza delle imprese, i governi e i sindacati sono alla base del progresso economico e sociale e del buon funzionamento del sistema di relazioni industriali. Nel corso degli ultimi 75 anni, l’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese (ANIS) ha svolto, sin dalla sua istituzione, un ruolo determinante per lo sviluppo dell’economia sammarinese e per la sua trasformazione da economia rurale a economia industriale, manifatturiera e terziaria. Oggi ANIS rappresenta le necessità e gli interessi di molte imprese sammarinesi che occupano migliaia di lavoratori. Dal suo ingresso nell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nel 1982, ANIS ha partecipato attivamente allo sviluppo e adozione di standard internazionali del lavoro e alla promozione di imprese sostenibili che combinano la crescita aziendale con lo sviluppo sostenibile e la creazione di occupazione produttiva e lavoro dignitoso. L’adozione della legge n. 59 del 2016 sulla libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, contrattazione collettiva e diritto di sciopero ha attualizzato il diritto del lavoro sammarinese e modernizzato il sistema delle relazioni industriali. La legge mira ad assicurare la certezza del diritto e a promuovere la contrattazione collettiva nella determinazione dei termini e condizioni di lavoro attraverso la 23
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negoziazione tra le rappresentanze datoriali e sindacali, i cui contratti settoriali - nel caso in cui tali rappresentanze posseggano il requisito della maggiore rappresentatività - hanno validità erga omnes. Essa inoltre prevede l’istituzione di un organo super partes che ha il mandato di sovrintendere alla corretta applicazione delle procedure per la contrattazione collettiva e per la verifica dei requisiti di rappresentatività delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori. Per dare concreta attuazione a questa norma, le organizzazioni datoriali e sindacali hanno siglato nel 2018 un accordo sui meccanismi di verifica della rappresentatività sindacale che è basato su criteri condivisi. I principi della legge del 2016 sono allineati con quelli della Convenzione dell’OIL del 1948 (n. 87) che riconosce e protegge la libertà di associazione dei datori di lavoro e dei lavoratori e quella sul diritto alla contrattazione collettiva del 1949 (n. 87), ratificate da San Marino nel 1986. Tali convenzioni riconoscono il principio della libertà di associazione e il diritto alla negoziazione collettiva come principi e diritti fondamentali sul lavoro. Questi principi afferiscono alla sfera dei diritti umani e abilitano l’esercizio di altri diritti del lavoro e sociali. In un mondo del lavoro caratterizzato da profonde trasformazioni dovute all’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, la globalizzazione, le tendenze demografiche e i cambiamenti climatici, la rappresentanza collettiva di datori di lavoro attraverso il dialogo sociale continua ad essere un bene pubblico al servizio della democrazia. Questa rappresentanza rafforza l’adattabilità, l’agilità e la resilienza delle imprese, del mercato del lavoro e dell’economia. La capacità di mobilitazione delle organizzazioni datoriali e la loro funzione di rappresentanza è anche fondamentale per affrontare le sfide poste dalla pandemia del COVID-19 e per promuovere il rilancio delle imprese, del lavoro e dell’economia attraverso programmi di rilancio basati su un contratto sociale condiviso dai governi, dalle organizzazioni datoriali e dai sindacati. Nell’esprimere le più sentite congratulazioni per i 75 anni di storia e di infaticabile lavoro di ANIS, formulo l’auspicio sia per il successo nella continuazione della sua azione di rappresentanza degli interessi e bisogni delle imprese sammarinesi - a livello nazionale e internazionale - che per il suo contributo fondamentale allo sviluppo economico e sociale della Repubblica di San Marino.
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relazioni internazionali
10 Neni Rossini insieme a Gianni Rosas
11 Incontro tra Governo, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali e ILO
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12 Approvazione dell’istanza per il riconoscimento giuridico dell’Associazione
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SETTANTACINQUE ANNI DI STORIA DELL’ANIS
La Seconda Guerra Mondiale era finita solo qualche settimana prima e il futuro della Repubblica di San Marino, al pari della vicina Italia, era tutto da ricostruire. È in questo clima e con questo spirito che il 18 novembre del 1945 i sei membri del comitato promotore, Giovanni Bartolini, Antonio Fabbri, Mario Guizzardi, Luigi Masi, Simone Michelotti ed Efrem Tavoni, insieme al primo Consiglio Direttivo, composto da 13 membri in rappresentanza di 17 imprenditori industriali e 25 artigiani, si riunirono nell’Associazione Industriali e Artigiani. Nonostante l’ottimismo, la fiducia nelle proprie capacità e la determinazione a raggiungere gli obiettivi, caratteristiche che allora come oggi contraddistinguono gli imprenditori, la situazione generale era difficilissima e l’entusiasmo iniziale si scontrò ben presto con la dura realtà. Probabilmente non si sarebbero mai aspettati che in pochi decenni il loro Paese sarebbe in-
vece progredito così velocemente, arrivando ad affermarsi a pieno titolo anche nel contesto internazionale. Merito non solo della storia millenaria e dei valori universali che San Marino ha sempre promosso, o per i suoi livelli di welfare state che ancora oggi sono tra i migliori al mondo, ma soprattutto per quella capacità imprenditoriale - favorita da un amichevole ecosistema normativo e sociale - che viene riconosciuta a tantissime sue realtà industriali. Aziende che, pur partendo da un piccolo Stato nel cuore dell’Europa, sono riuscite a conquistare i mercati di tutto il mondo. Nel corso di questa evoluzione il ruolo dell’Associazione diventa fondamentale, perché non solo ha accompagnato lo sviluppo delle imprese associate, ma ha favorito la crescita, sotto tutti gli aspetti economici e sociali, dell’intero Paese. Una crescita che ha riguardato, ovviamente, anche l’Associazione stessa: basti pensare che nei primi anni di vita la 29
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mancanza di una sede e di una struttura operativa vera e propria costituivano problemi secondari rispetto alle esigenze, a volte drammatiche, delle imprese. Le difficoltà erano infatti enormi e a tutti i livelli. In uno dei primi verbali si legge come le imprese lamentassero problemi di approvvigionamento soprattutto per la mancanza di “legname, vetro, carbone minerale, olii vegetali e di morchia, gomme, solventi, carburanti e lubrificanti”, poi si deplorava l’insufficienza delle infrastrutture, dalla viabilità quasi inesistente alla fornitura dell’energia elettrica. Nel frattempo, il Consiglio Direttivo, per rispondere con più efficacia alle domande dei propri associati e ideare le migliori strategie per superare gli ostacoli e stimolare anche le istituzioni a farlo, era costretto a riunirsi nelle private abitazioni dei suoi membri, sotto la guida del primo Presidente Luigi Masi e del Segretario Mario Ravegnani. Già dai primi mesi si era quindi compreso che, per dare slancio al sogno iniziale, era necessario rivedere il contenuto del manifesto programmatico dell’Associazione fin nelle sue radici più profonde: “Non più concentrato sui disagi momentanei delle categorie”, come scrisse Gianni Di Pasquale nel libro1 dedicato ai 50 anni della storia di ANIS, bensì sul ruolo che l’Associazione doveva as1 “Da cinquant’anni per il Paese, per l’industria”, ANIS, 1995. (A cura di Gianni Di Pasquale, Grafica di Carlo Filippini - Skyline International Srl, Consulenza editoriale di Alessandro Morri) 30
sumere, quello di “vero e proprio centro propulsore della vita economica del Paese”. Un cambio di passo non semplice che si concretizzò nell’Assemblea Generale Straordinaria del 19 aprile del 1948. Una convocazione storica, perché vi parteciparono non solo gli industriali e gli artigiani, ma anche i commercianti, implementando così la rappresentatività delle categorie economiche. Fu in quell’occasione che l’Assemblea decise di dotarsi di una struttura e di un nuovo organigramma: il Consiglio Direttivo appena eletto vide infatti al suo interno 7 rappresentanti delle industrie, 6 del commercio e 5 dell’artigianato. Appena tre giorni dopo, il nuovo organismo nominava Giovanni Bartolini nel ruolo di Presidente e Giuseppe Cantoni in quello di Segretario, e deliberava l’abbandono della originaria denominazione adottata nel 1945 per coniarne una nuova: Unione degli Industriali, degli Artigiani e dei Commercianti - I.A.C. Sotto questa sigla, e grazie ai professionisti che mettono in circolo linfa fresca, si apre una nuova stagione di relazioni: assieme alla Confederazione Sammarinese del Lavoro viene stesa la bozza della prima legge per la “Tutela del lavoro e dei lavoratori”, poi promulgata nel gennaio del 1949; con il sostegno del Governo si inaugura la prima “Mostra dell’Industria e dell’Artigianato” e soprattutto si inizia a lavorare sulle basi giuridiche del sistema previdenziale; vengono firmati i primi contratti di lavoro e si imprime slan-
la storia
cio all’interscambio con la vicina Italia. Sono gli anni della ripartenza, quando diventa sempre più impellente la necessità di creare nuove prospettive per il Paese. Un’azione compatta che vede convergere, al fianco delle imprese aderenti all’Unione sin dall’inizio, tante nuove realtà. Per la verità, finiscono per diventare anche troppe le anime dell’I.A.C. e, dopo l’iniziale e spontanea fase unitaria di tutte le categorie, inizia a farsi largo l’idea di scindere gli Industriali e gli Artigiani dai Commercianti. La presidenza di Omero Nocentini, iniziata nel maggio 1950, fu solo in grado di rallentare il processo di separazione che ormai sembrava diventato inevitabile. Di lì a poco difatti, nel novembre del 1951 in occasione dell’Assemblea Generale Ordinaria, ciascuna categoria fu autorizzata a costituirsi in associazione “autonoma”. Ma è solo nel 1954 che la futura ANIS troverà, sotto
la presidenza di Dino Diomedi, una forma più definita. La nuova Associazione rifondata, facendo tesoro delle prime e travagliate esperienze, persegue con maggior energia le istanze solo accennate negli anni precedenti: legislazione sociale, sistema previdenziale, contratti e legge sul lavoro. Una strada densa di sfide, ma anche di adesioni: dalla metà degli anni Cinquanta all’inizio dei Sessanta si iscrivono infatti al sodalizio tante altre aziende, a conferma sia di una effervescente dinamicità imprenditoriale sul territorio sammarinese, sia della sempre più diffusa consapevolezza che solo una forte spinta unitaria avrebbe potuto garantire la massima soddisfazione delle aspettative di ogni singola impresa. Sono gli anni turbolenti e difficili che culmineranno nei “fatti di Rovereta”. Il ritorno alla normalità segnerà la ripartenza dei rapporti amichevoli con 31
13 Assemblea ANIS
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14 Visita ufficiale di una delegazione dei paesi africani 15 Incontro a Palazzo Pubblico 16 Alcune delle prime collaboratrici dell’ANIS
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17 Una delle prime Assemblee dell’ANIS nel salone del Palazzo del Turismo
l’Italia e l’inizio di un sorprendente sviluppo economico. Nella parte relativa al secondo dopoguerra della sua tesi “Industria a San Marino2”, Matteo Capicchioni così commenta le irresistibili attrattive del ‘fare impresa’ nella piccola Repubblica: “Tra il 1958 ed il 1959, il biennio dopo Rovereta, nei settori privati vennero creati ben 700 nuovi posti di lavoro. Inizia il ‘Miracolo Sammarinese’... Tutto sembrava più facile: vicinanza all’occidente, in particolare all’Italia e agli Stati Uniti, stabilità politica, bassa tassazione, segreto bancario, anonimato societario, scarsa burocrazia, etc. 2 Matteo Capicchioni, “Industria a San Marino”, tesi di laurea in Economia dell’Impresa, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 20 dicembre 2019
Questo periodo viene chiamato il ‘Miracolo Sammarinese’, fatto di benessere, alto tasso di occupazione, diffusione della proprietà immobiliare, piena scolarizzazione e servizi sociali avanzati ed efficienti. Gli anni ’60 mostrarono uno sviluppo della società sammarinese a dir poco vertiginoso: rapida crescita industriale (e commerciale) che procedeva a velocità sempre più sostenuta, profondi rivolgimenti del corpo sociale, notevole articolazione delle attività economiche, estensione del benessere ed elevato tenore di vita, comparsa di nuove figure professionali nell’ambito dei servizi, l’edilizia conobbe il primo vero sviluppo, maturarono le condizioni per una sorprendente mobilità sociale, si restrinse inesorabilmente il numero 33
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18 Da sinistra: Giuseppe Micheloni, Lucio Amati, Alvaro Selva
degli occupati in agricoltura. In questi anni la società si spogliò in fretta dei suoi antichi connotati rurali ed iniziò ad apparire consolidato quel bipolarismo occupazionale mantenuto sino ad oggi, con l’anomala distribuzione della forza lavoro particolarmente nei settori dell’amministrazione pubblica e del secondario. Imponente in quel periodo il numero delle opere pubbliche avviate dallo Stato; solo per citarne alcune ricordiamo qui il nuovo acquedotto donato alla Repubblica dagli Stati Uniti d’America, la superstrada a quattro corsie realizzata in accordo con l’Italia e la funivia che collega Borgo Maggiore con il centro storico, per accogliere il flusso turistico continuamente in crescita. Lo sviluppo dell’industria, che diverrà ele34
mento trainante di tutta l’economia del Titano, in questo periodo era caratterizzata dall’apporto di capitali esterni, attratti dalle nuove disposizioni fiscali vigenti a San Marino. Inoltre la legge del 13 maggio 1959 numero 19 in materia di sgravi fiscali concedeva esenzione decennale o quinquennale per alcune classi di imposte e per i contributi dovuti per la sicurezza sociale. Non trascurabile è anche il fenomeno dell’inversione di rotta dei flussi migratori, che riportò in Repubblica i mezzi finanziari e l’esperienza imprenditoriale maturati all’estero da tanti sammarinesi emigrati. È a partire dagli anni ’70 che San Marino conosce un vero e proprio boom industriale e commerciale. Tale crescita s’innestò su un più generale processo di
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sviluppo delle aree periferiche rispetto al triangolo industriale del nord Italia e fu trainato dalla crescita di sistemi locali di piccole e medie imprese”. Gli anni del Miracolo sono anche gli anni della lunga presidenza di Mario Venturini, che rimarrà ai vertici dell’Associazione sino al 1967. In quell’anno l’Associazione - che dal 1962 aveva assunto la nuova denominazione di Associazione Industriali - raggiunge il numero di 51 imprese associate con le quali si allarga anche il ventaglio merceologico rappresentato: edilizia, metalmeccanica, ceramica e laterizi, chimico-farmaceutico, tessile-abbigliamento. I tempi sono maturi e si inizia a far leva sulla forza dei numeri, come annuncerà
con orgoglio il Presidente Emilio Amati in occasione di un Convegno tenutosi il 9 luglio 1967: “L’industria occupa oggi 2.465 dipendenti e immette nel circuito economico 1.900.000.000 di lire tra salari, stipendi, retribuzioni indirette, contributi previdenziali, tasse e imposte”. L’Associazione è ormai pronta ad assumere il ruolo che tutt’oggi riveste e che le è riconosciuto dagli stessi imprenditori, energici ed efficaci protagonisti di una crescita sempre più rapida e consistente. La loro forza le servirà per affrontare le sfide più difficili: sul tavolo giacciono infatti le istanze di riconoscimento dei diritti sindacali e la sottoscrizione di contratti separati per le singole aree produttive. Sono anni di convulsa 19 Incontro a Palazzo Begni
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20 Incontro a Palazzo Begni
attività, di idee in divenire, di attento studio delle necessità del Sistema Paese. A tal proposito, nel maggio del 1970, viene costituita la Consulta delle Associazioni Imprenditoriali e, nasce in quel periodo, l’idea di aprire anche a San Marino la Camera di Commercio. Nello stesso periodo si preannuncia il primo cambio della guardia alla direzione dell’Ufficio di Segreteria, dal 1948 affidata alle capaci mani di Giuseppe Cantoni: nel febbraio del 1972 gli viene affiancato in qualità di Co-segretario Alessandro Morri, che erediterà le funzioni di Segretario Generale nel 1975. Mentre il mondo affrontava la prima “crisi energetica” legata ai prezzi del petrolio, sul fronte del lavoro gli 36
anni ’70 furono quelli della nascita dei primi ammortizzatori sociali: nell’ottobre del 1975, su sollecitazione e con il contributo dell’Associazione Industriali e delle Organizzazioni Sindacali, fu istituita anche a San Marino la cassa per l’integrazione dei guadagni dei lavoratori dipendenti da imprese industriali, che ancora oggi, rispetto all’analogo istituto italiano, eroga percentuali più alte e per un maggiore periodo di tempo. Ma sono anche gli anni delle lotte nelle fabbriche, degli scioperi e delle contestazioni. In questo clima di fuochi incrociati il Presidente Amati riuscì, non senza difficoltà, a pilotare l’Associazione sull’accidentato terreno dei primi tre rinnovi contrattuali: in prima battuta quello del settore abbiglia-
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mento, seguito a ruota dalla chimica e dalla metalmeccanica. Terminato il tour de force con i sindacati, alla fine del 1972 l’Associazione Industriali si trova a dover fare i conti con un passaggio epocale, quello dall’IGE (Imposta Generale sulle Entrate) alla monofase. Un cambiamento che incontra i favori dell’Associazione degli Industriali e che era stato reso ineludibile dall’entrata in vigore in Italia dell’Imposta sul Valore Aggiunto e dalla conseguente necessità di armonizzazione fiscale con Roma. Per tutto il 1973, anno che coincide con il rinnovo della fiducia ad Amati, si lavora agli aggiustamenti formali, agli snellimenti procedurali e ai ritocchi tecnici. Parallelamente, sempre nel 1973, l’Associazione abbandona la sede di Palazzo Graziosi e si trasferisce all’interno del Palazzo CES di via Gino Giacomini, ubicazione mantenuta sino al 2013. La crescita costante e inarrestabile dell’Associazione trova conferma nelle adesioni: già nel 1974 le imprese associate arrivano ad essere 74. Nel 1976, anno in cui viene fondata a San Marino la Centrale Sindacale Unitaria, Emilio Amati passa il testimone a Glauco Benato. La partenza dei lavori preparatori per la redazione del Contratto Collettivo Unico Generale del Lavoro va di pari passo con una riforma interna che riduce da nove a sette il numero dei settori in seno all’Associazione, definisce i nuovi “pesi” degli stessi all’interno del Consiglio Direttivo e ridefinisce i criteri per l’elezione del
Presidente che, nel 1979 sarà Giuseppe Micheloni. Nel frattempo proseguono i lavori per la stesura del Contratto Unico, che verrà sottoscritto assieme ai sindacati, dopo un lunghissimo braccio di ferro, solamente nel 1978. Nel Contratto Unico confluiranno, nel corso del biennio successivo, i singoli contratti aziendali a mano a mano che ciascuno giungerà alla propria naturale scadenza. Altrettanto faticosa e laboriosa sarà anche la gestione del Fondo Servizi Sociali, avviata sul finire degli anni Settanta e che solo dal 1982 troverà un primo, importante punto di equilibrio, divenendo nel corso dei decenni successivi un istituto fondamentale per le imprese e per i lavoratori. Dall’articolo 4 dello statuto costitutivo se ne comprende tutta la valenza: “Finalità del Fondo è quella di cooperare per il miglioramento dei servizi sociali già esistenti, che rappresentano una condizione fondamentale per assicurare lo sviluppo dell’attività nei settori produttivi, nonché strumenti efficaci di difesa delle retribuzioni dei lavoratori. In questo senso il Fondo persegue l’intento di privilegiare forme di vita socializzata, di favorire i servizi sociali che contribuiscono ad elevare l’occupazione produttiva con particolare riferimento alla manodopera femminile e di agevolare consumi sociali, quali i trasporti, le mense, le attività ricreative del tempo libero, le attività culturali con particolare riferimento all’elevazione professionale dei lavoratori, quindi potrà sostenere direttamente anche 37
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21 Incontro degli Industriali con il Deputato al Territorio Antonio Lazzaro Volpinari 22 Una delle fiere a cui hanno partecipato le aziende associate 23 Luigi Lucchini Presidente di Confindustria presenta l’accordo di collaborazione con ANIS a San Marino
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parte dei costi economici e finanziari che gli imprenditori e la Pubblica Amministrazione dovessero affrontare per miglioramenti tecnologici, antinfortunistici ed ambientali, nei servizi e nei processi produttivi, per lo smobilizzo delle indennità di licenziamento pregressa, nonché parte dei costi finanziari dei lavoratori dipendenti per costruzione o acquisto della prima casa, per assistenza dei figli nell’ambito delle strutture statali in età prescolastica. Pur non intendendo operare in modo sostitutivo rispetto ai compiti istituzionali dei pubblici poteri, il Fondo opera per assicurare un contributo significativo diretto e per favorire la partecipazione delle forze sociali all’attuazione e gestione dei servizi. L’elevazione cultu-
rale e professionale si attua con iniziative coordinate con l’attività dello Stato ed anche con iniziative autonome nel campo della formazione professionale di base, della riqualificazione e della specializzazione in mansioni tecniche, gestionali, direttive e di conoscenze economiche generali”. Nel 1982, con la presidenza di Lucio Amati, nipote di Emilio, l’Associazione inizia a pensare in grande, rivolgendosi con crescente attenzione oltre i confini nazionali e soprattutto ai mercati internazionali. Un percorso di apertura che la porta ad aderire all’Organizzazione Internazionale degli Imprenditori (in concomitanza con l’ingresso di San Marino nel Bureau International du Travail), e nel 1984 a 39
24 Assemblea Generale Straordinaria
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25 Incontro ANIS e sindacati 26 Visita ufficiale di una delegazione dei paesi africani 27 Incontro del tavolo tripartito
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divenire membro di diritto dell’Unione Interconfindustriale Europea (UNICE). L’Associazione nel frattempo ha cambiato ancora una volta denominazione passando da Associazione Industria ad Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese. Spetta allo stesso Amati l’introduzione nell’organigramma della nuova figura del Direttore ricoperta da Renato Cornacchia, da tempo collaboratore dell’Associazione in veste di consulente. Si trattò di una spinta propositiva che, come si ripete nella lunga storia dell’ANIS, qualifica anche una sorta di ‘reazione’ alle difficoltà del momento. Non va infatti dimenticato che gli anni Ottanta sono coincisi con una delle più grandi crisi della storia recente: tra il
1982 e il 1983 andarono persi quasi mille posti di lavoro e il trend negativo non sembrò recedere negli anni successivi, tanto da indurre il Presidente Enzo Zafferani, durante l’Assemblea del maggio 1987, a dichiararlo: “l’anno più nero della storia dell’industria sammarinese”. Si deve alle pressioni esercitate dall’ANIS e alla lungimiranza degli industriali l’introduzione delle significative agevolazioni fiscali, volte a favorire la ripresa dello sviluppo, che permisero a San Marino di invertire la tendenza. Tra il 1986 e il 1987, anche grazie a una profonda riconversione che coinvolse molte imprese del territorio, si verificò una significativa crescita economica: solo nel 1986 gli investimenti raggiunsero i 32 miliardi di lire, con un 41
28 Da sinistra: Roberto Bucci, Franco Capicchioni, Enzo Donald Mularoni, Carlo Giorgi, Simona Michelotti, Clelio Galassi
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più 25% rispetto all’anno prima. Sarà proprio per garantire longevità e consistenza alla ripresa economica che l’azione dell’ANIS portata avanti nel tempo risulterà fondamentale, un esempio per tutti: il rispetto di ciascuno dei 17 punti dell’Accordo Programmatico concordato nel 1984 dal Governo con il Presidente Amati e su cui, a distanza di pochi anni, il Presidente Zafferani chiederà un rinnovato e deciso impegno. Provvedimenti di fondamentale importanza a livello economico e, per l’epoca, quasi all’avanguardia, come il reinvestimento degli utili a favore del consolidamento delle imprese. Sempre allo scopo di favorire lo sviluppo delle aziende sui mercati esteri e al contempo accrescere le potenzialità della stessa Associazione, si decise di rafforzare le relazioni con l’omologa italiana: nel 1987 fu siglato un importantissimo Accordo di Collaborazione tra l’ANIS e la Confindustria firmato da Lucio Amati e Luigi Lucchini. Sotto la guida di Zafferani prosegue l’evoluzione della struttura interna dell’Associazione che si articola per essere più pronta a rispondere alle nuove esigenze del mondo imprenditoriale. In questo solco si dispone il riordino della Segreteria e Carlo Giorgi, che dal 1985 era stato Co-segretario assieme ad Alessandro Morri, diventa il nuovo Segretario Generale. Sul piano delle relazioni industriali e politiche, anche Zafferani, che guiderà l’Associazione per due mandati 42
sino al 1991, si impegnò su alcuni temi che sarebbero rimasti decisamente di attualità anche decenni dopo: la forbice salariale e d’orario lavorativo tra pubblico e privato, la lievitazione della spesa pubblica, l’inefficienza di molti servizi della Pubblica Amministrazione, le carenze infrastrutturali. Su questi temi nel dicembre del 1991 si taglia un traguardo fondamentale per l’ANIS e tutto il Paese: la firma del protocollo sulle relazioni industriali, siglato con la CSU dopo il grande lavoro di dialogo portato avanti con tenacia ed equilibrio da Secondo Enzo Mularoni, eletto a capo dell’Associazione il 3 maggio 1991. Il recupero delle relazioni con i sindacati, dopo l’annus horribilis 1989, troverà la sua pubblica conferma nella conferenza congiunta del 23 marzo 1993 intitolata “L’industria, l’occupazione e il sistema delle relazioni industriali, nell’ambito del processo di integrazione europea”. Su questi temi furono encomiabili l’impegno e il contributo dell’ANIS alla definizione dei primi storici accordi per regolamentare l’interscambio commerciale con i Paesi dell’Unione Europea. Con impegno e lungimiranza l’ANIS, guidata dal Presidente Mularoni, rivolse la sua attenzione anche all’assetto istituzionale del Paese proponendo una vera e propria riforma degli organi dello Stato, dal Congresso di Stato al Consiglio dei XII, per modernizzare e rendere più efficace il funzionamento degli organismi elettivi e dell’intera macchina pubblica. Scrive Sergio
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Barducci nella sua biografia3 di Mularoni: “Alla prima Assemblea Generale sotto la sua presidenza, alla quale presenziò il Direttore Generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta, mise subito in chiaro le sue intenzioni e i suoi obiettivi: in primo luogo una maggiore vitalità dell’Associazione e un maggiore riconoscimento e rispetto per il lavoro degli industriali insieme alla volontà di contribuire all’indirizzo delle scelte economiche del Paese.” Barducci cita poi testualmente un significativo brano dell’intervento di apertura dell’Assemblea: “…che anche nel nostro Paese 3 Sergio Barducci, “Una vita piena di Futuro”, Fondazione Cino Mularoni, Minerva, collana “Ritratti”, 2019
sia indispensabile avviare una nuova stagione delle riforme. Riforme che consentano non solo di affrontare una congiuntura economica stagnante e di rispondere alla sfida europea, ma anche di accogliere valori più profondi, di cultura e di solidarietà. Gli imprenditori non si limitano alle affermazioni ma, come hanno dimostrato anche recentemente, vogliono partecipare con proposte e suggerimenti all’opera di riforma delle istituzioni e dell’economia, nell’interesse generale di tutti i cittadini”. Caratterizzavano quel periodo la consapevolezza unita alla volontà di disegnare nuove “Traiettorie di Sviluppo” per San Marino, titolo scelto per il documento programmatico realizzato 43
29 Celebrazione del 6o° anniversario ANIS. Da sinistra: Enzo Donald Mularoni, Enzo Zafferani, Simona Michelotti, Franco Capicchioni, Piero Tonelli
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30 Zona industriale bloccata durante lo sciopero del 2003 31 L’Assemblea ANIS ospita Luca Cordero di Montezemolo 32 Manifesto pubblicato da ANIS per il I° Maggio 2004
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in collaborazione con l’istituto di studi economici Nomisma: il primo concreto tentativo dell’ANIS di individuare priorità e strategie per guidare le future scelte di politica economica. La linea era quindi tracciata e la presidenza di Piero Tonelli, subentrato nel ruolo in seguito alla dolorosa e prematura scomparsa di Secondo Enzo Mularoni e poi eletto nel 1993, segnerà una continuità in tal senso, sia in tema di relazioni sindacali, sia all’interno del sodalizio adempiendo a un obiettivo fortemente caldeggiato da Mularoni, che desiderava un Consiglio Direttivo dell’Associazione composto solamente da imprenditori. Riguardo alla tematica internazionale, erano gli anni in cui, con il trattato di Maastricht del 1992, si decideva il futuro dell’Europa e la vocazione decisamente europeista degli industriali di tutti i Paesi - compresi quelli dell’ANIS - si manifesta in tutta la sua evidenza. Il mercato unico dell’Unione Europea si presentava infatti come il più ricco al mondo e dunque un’enorme opportunità anche per San Marino. Ne era convinto lo stesso Tonelli che con l’Associazione promosse più di un’iniziativa utile a proiettare l’antica Repubblica nel nuovo scenario, anche avanzando l’ipotesi che potesse entrare fin da subito come membro effettivo nell’Unione Europea. Non se ne fece nulla, ma l’integrazione in Europa e la necessità di una serie di accordi per mantenere l’operatività al suo interno, riservandosi una quota di autonomia e
competitività, divennero da allora priorità dell’ANIS, e lo sono tuttora. Sempre durante il mandato Tonelli, viene costituita nel 1993 la società Assoservizi, inizialmente staccata dall’ANIS che solo successivamente ne acquisirà la piena proprietà. Nello stesso anno decolla il progetto editoriale San Marino Fixing, che verrà acquisito da Assoservizi il 1° gennaio del 1996. Dal 1997, con l’elezione di Enzo Donald Mularoni, l’Associazione rafforza ancora di più il suo ruolo propositivo, come annuncerà molto chiaramente il nuovo Presidente intervenendo al Congresso della Federazione Industria della CSdL: il leader degli industriali aveva scelto infatti di lanciare in quell’occasione temi chiave per il futuro del Paese quali flessibilità, formazione, concertazione, sicurezza e globalizzazione. Per farlo, però, serviva unità e Mularoni ne era così consapevole che si rivolse alla platea sindacale auspicando: “…l’avvio di un rapporto bilaterale più disteso e improntato a collaborazione e dialogo”. Purtroppo non sarà sempre così, come sperimenteranno i suoi successori alla presidenza, ma i valori espressi in quella relazione e soprattutto in quelle presentate nelle Assemblee, resteranno per sempre un baluardo dei propositi e dell’azione del sodalizio: l’ANIS era uscita dal suo ambito puramente di settore per scendere in campo aperto e contribuire sino in fondo alla discussione sui temi di interesse collettivo. 45
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33 Durante l’Assemblea di elezione di Paolo Rondelli, in prima fila gli ex Presidenti Mularoni e Michelotti
Alla valorizzazione e alla diffusione della cultura d’impresa prestò tantissimo impegno e attenzione il Presidente Franco Capicchioni negli anni del suo mandato. Nel 2000 nasce INforma, il sistema formativo dell’Associazione che ricalca gli analoghi interessi culturali e le chiavi interpretative sviluppate dai più avanzati e aggiornati studi in materia economica. L’ANIS intensifica la frequentazione di ambiti internazionali imprimendo ancor più energia ai rapporti con le altre realtà confindustriali e con la costante partecipazione ai lavori dell’allora UNICEE, oggi BusinessEurope: consesso nel quale non solo vengono affrontati i temi più attuali, ma si intercettano anche le future dinamiche 46
economiche, politiche e sociali di tutta Europa. In questo solco prende avvio anche una nuova e duratura sinergia con il territorio circostante per favorire le imprese giovanili: il 15 febbraio del 2002 nasce “Nuove Idee Nuove Imprese”. L’iniziativa è tenuta a battesimo da due testimoni d’eccezione quali Umberto Paolucci, Vicepresidente di Microsoft Corporation, e Nerio Alessandri, Presidente di Technogym Group. Nella cerimonia di presentazione ufficiale viene illustrato il progetto: un concorso di idee per aspiranti imprenditori che vede la collaborazione di enti pubblici e privati per stimolare la nascita di nuove imprese innovative nel distretto di Rimini e San Marino. L’ANIS e Confindu-
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stria Rimini sono state fin da subito in prima linea per sostenere il progetto e promuoverne i valori. Nello stesso anno, con l’obiettivo virtuoso di promuovere una maggiore integrazione con il territorio circostante, San Marino entra a far parte di Aeradria, la società di gestione dello scalo “Federico Fellini” di Miramare, acquisendo il 5% del pacchetto azionario. Un’altra quota delle azioni viene ceduta alle associazioni di categoria di Rimini, Forlì, Ravenna, Pesaro e San Marino e l’ANIS, fiduciosa nelle prospettive di crescita dell’aeroporto e nelle prevedibili economie di scala che avrebbero gravitato attorno ad esso, aderisce acquistando l’1% e dando vita a uno stretto coordinamento con le altre associazioni coinvolte. Con il sorgere del nuovo millennio decolla l’età dell’oro delle banche e delle finanziarie sammarinesi. Tra il 1999 e il 2003 saranno ben 8 le nuove banche che ottengono riconoscimento giuridico, senza contare le decine e decine di finanziarie. Eppure, a fronte di questa esplosione del settore finanziario, non sono anni facili per l’antica Repubblica, attirata nel gorgo insidioso della instabilità politica. I primi anni del secolo mostrano un panorama politico sconfortante, con una serie di governi che nascono e cadono in pochi mesi. A complicare la situazione, il settore industria si trovò ad affrontare i problematici rinnovi contrattuali in giacenza già dalla fine degli anni ’90.
Le difficoltà originavano dai significativi aumenti retributivi concessi al settore pubblico. Ovviamente le imprese, che devono competere sul mercato, non erano in grado di fare altrettanto ma la controparte sindacale, facendo leva sulle scelte della politica, avanzò comunque le stesse pretese. L’ANIS dovette mettere in campo uno sforzo straordinario per cercare di contenere aumenti che avrebbero comportato una consistente perdita di competitività e proprio allo scopo di mitigare l’impatto sul costo del lavoro, venne siglato con il Governo il primo protocollo d’intesa sulla politica dei redditi, un innovativo strumento che sarà successivamente implementato. Nonostante le incertezze congiunturali e l’aria di recessione che si respirava a livello internazionale, l’ANIS decide comunque di spingere sull’acceleratore, e partecipa in qualità di cofondatore alla creazione dell’Agenzia per la Promozione e lo Sviluppo dell’Economia. Un progetto veramente innovativo per San Marino poiché metteva per la prima volta sul tavolo una sinergia tra pubblico e privato. La neonata APSE, presentata ufficialmente il 21 dicembre del 2000 presso la Segreteria di Stato per l’Industria, mette a segno un primo risultato di rilievo il 24 aprile del 2001, con la firma di una convenzione con l’Istituto Italiano Commercio Estero, sottoscritta dal Presidente di APSE Enzo Donald Mularoni e dal Direttore Generale ICE, Gioacchino Gabbuti. È un passo decisi47
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34 La presentazione del primo San Marino Forum del 2007 35 L’iniziativa al Meeting di Rimini del 2007 denominata “San Marino Produce” 36 Inaugurazione della nuova sede ANIS nel 2014 alla presenza delle Istituzioni
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la storia
vo per favorire una sempre maggiore propensione delle imprese sammarinesi a farsi coinvolgere nell’inarrestabile processo di globalizzazione, inteso come una grande opportunità per affacciarsi e competere sui mercati mondiali. In quest’ottica la convenzione APSE-ICE diventa l’occasione per creare un vero e proprio sistema, formalmente codificato, di accesso al sistema globale. Nella storia di ANIS questo strumento rappresenta un momento cruciale, perché offre alle imprese sammarinesi un canale preferenziale in grado di far conoscere fuori dai confini il prodotto-San Marino. Ma i vantaggi non si limitano a questo, perché obiettivo della convenzione è anche informare gli imprenditori della Repubblica sulle opportunità commerciali e sulle possibilità di collaborazioni industriali con operatori esteri. Una duplice funzione che sarà la mission anche della futura società, nata dalla trasformazione di APSE in Camera di Commercio di San Marino. Nel solco tracciato da APSE, anche ANIS si era mobilitata nello studio delle nuove dinamiche globali durante il mandato di Capicchioni, e l’attenzione sul tema resta immutata anche nel mandato alla presidenza di Simona Michelotti. La sua presidenza spezza un tabù, è lei infatti la prima donna al vertice dell’Associazione degli Industriali, eletta all’unanimità il 29 maggio 2003. La dinamicità di questa infaticabile imprenditrice contagiò positivamente anche l’Associazione, tanto che
in meno di due mesi dalla sua elezione aveva già incontrato ufficialmente quasi tutti i membri del Governo. La Michelotti, anche su impulso del Consiglio Direttivo, iniziò quindi fin da subito con loro un fattivo confronto sulle linee del Programma economico per il 2004, puntando sulle urgenze, sia del momento che quelle del futuro: riforma fiscale, modifica del credito agevolato, riforma del sistema dei rimborsi alle esportazioni, modifica dell’imposta sui beni strumentali, ma anche una riforma del collocamento e della legge sulle società per snellire la burocrazia e semplificare l’iter per la costituzione di nuove imprese. Un approccio alle politiche economiche che rispecchiava in maniera perfetta quello che la Presidente Michelotti voleva adottare rispetto ai mercati internazionali, sui quali le imprese di San Marino dovevano essere messe in grado di competere al meglio se volevano superare la difficile congiuntura economica di quel periodo. Una crisi che stava dilagando anche a San Marino, con un sensibile aumento del ricorso alla cassa integrazione, l’intensificarsi dei processi di delocalizzazione, il ripetersi di crisi aziendali. È in questa fase di gravi difficoltà che l’ANIS matura la decisione di realizzare un progetto strategico e di ampio respiro come il San Marino Forum. I lavori preparatori iniziarono nel 2006 e il primo evento, dal titolo “Innovare e Competere per il futuro” organizzato nel 2007 sotto la presidenza di Pier Giovanni Terenzi, 49
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37 Assemblea Generale del 2018 con ospite Emma Marcegaglia 38 Assemblea Generale 2018 intervento del Presidente Stefano Ceccato 39 Il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi con Emanuel Colombini a San Marino
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è promosso, oltre che dall’ANIS, dalla Fondazione San Marino della Cassa di Risparmio e dall’Ente Cassa di Faetano, in collaborazione con The European House - Ambrosetti. Ma per San Marino un’altra emergenza bussa furiosamente alla porta: è in atto infatti un’operazione mediatica tesa a screditare il Paese. L’ANIS reagisce con prontezza facendosi promotrice di un altro importante progetto che si prefigge di presentare all’Italia e al mondo l’economia reale di San Marino, in quel momento offuscata e vilipesa, e di rilanciare la promozione del sistema Paese. Nasce così, all’interno del Meeting di Rimini, l’iniziativa “San Marino Produce”, per testimoniare la presenza di un tessuto imprenditoriale d’eccellenza e allineato agli standard dei mercati internazionali. Purtroppo non c’è nemmeno un attimo di tempo per elaborare le tante idee scaturite da queste iniziative, che su San Marino si scatena la ‘tempesta perfetta’: il crac di Lehman Brothers nel 2008 innesca la crisi finanziaria globale ma, per la piccola Repubblica, i problemi si moltiplicano anche a causa dell’instabilità politica che di fatto, come ammetterà lo stesso Terenzi, “ha impedito il formarsi di un progetto condiviso di modernizzazione e sviluppo del Paese, e … ha lasciato irrisolti i tanti e complessi problemi che hanno investito il nostro sistema economico”. Il problema più gravido di conseguenze era stato certamente l’opacità di un sistema troppo permeabile a fenomeni distorsi-
vi. Le prime operazioni della Guardia di Finanza - disposte dal Ministro Vincenzo Visco - li avevano già evidenziati nel 1997 e, di conseguenza, il Decreto italiano del 4 maggio 1999 aveva inserito ufficialmente la Repubblica di San Marino nell’elenco degli stati fiscalmente privilegiati ai fini della tassazione del reddito delle persone fisiche. Negli anni successivi, in concomitanza con la crescita esponenziale degli operatori, il pericoloso fenomeno era penetrato anche nel settore bancario e finanziario. Dieci anni dopo, com’è noto, il Decreto Incentivi italiano del 1° luglio 2010 renderà di fatto operativo l’elenco del 1999, mettendo all’angolo gli operatori dei paesi iscritti nella lista, anche sulla spinta impressa dal G20 sulla trasparenza finanziaria e il contrasto al terrorismo. Ma i guai non erano finiti. Ecco giungere infatti la serie di scudi fiscali disposti dal governo Berlusconi-Tremonti. Le ripercussioni per il Titano sono devastanti: l’emorragia di capitali dimezza la raccolta complessiva che passa da quasi 15 miliardi a poco più di 7, le banche da 12 si riducono a 6, le finanziarie e le fiduciarie - circa 70 prima della crisi - sono quasi tutte spazzate via. Alcuni dei capisaldi del sistema economico sammarinese, come l’anonimato societario e la riservatezza bancaria, devono essere abbandonati per aderire alle nuove normative internazionali di contrasto al riciclaggio e al terrorismo, lasciando a San Marino l’onere di 51
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riprogettarne altri, rivoluzionando in pratica tutto il suo modello economico. È in questo contesto che l’ANIS e le imprese che rappresenta si attivano per concretizzare il cambiamento, perché l’esigenza di operare sui mercati esteri spinge infatti gli industriali, prima di altri, a modificare il proprio business per allinearlo agli standard richiesti. Non sarà una transizione veloce né indolore: la black list e i posti di blocco della Guardia di Finanza ai confini acuiscono la crisi sammarinese, che da finanziaria diventa economica. La riduzione del PIL del Paese è più drastica e drammatica di quella del mondo occidentale, dove si era perso più di un già ragguardevole 30%. La tensione è ai massimi livelli, accentuata dalle contrapposizioni interne. Se tutte le imprese - in particolare quelle dell’ANIS rappresentate dal Presidente Paolo Rondelli e dal Consiglio Direttivo - hanno già compreso il cambiamento radicale avvenuto nel mondo, questa consapevolezza non è purtroppo ancora sufficientemente diffusa. La classica goccia che fa traboccare il vaso arriva nel luglio del 2009, con il tentativo da parte del Governo intervenuto come mediatore durante le trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro - di far firmare alle controparti il cosiddetto ‘accordo tripartito’ per la chiusura dei contratti di lavoro scaduti. Nonostante quanto stava accadendo ormai da mesi, si pretendeva di concedere aumenti salariali completamente 52
slegati dal contesto e, ancor peggio, nessuna delle richieste urgenti delle imprese veniva soddisfatta, né presa in considerazione. La misura era colma: l’ANIS si alzò dal tavolo furiosa, disse di no al Governo e si rifiutò di apporre la propria firma all’accordo tripartito, dando prova di coerenza e compattezza mentre tutte le altre associazioni datoriali e tutte le organizzazioni sindacali si affrettavano invece a farlo. Quella rottura segnò una svolta nelle relazioni industriali, confermata dai nuovi rapporti e dagli accordi che l’ANIS e la CSU siglarono negli anni successivi, ma resta il fatto che si trattò di un segnale forte e coraggioso che gli industriali vollero dare alle parti sociali, alle altre categorie economiche e anche alla politica stessa: il mondo era cambiato e bisognava prenderne atto prima possibile. Un segnale a cui seguirono tante altre iniziative mirate a sbloccare una ulteriore crisi: la crisi diplomatica in particolare nei rapporti con l’Italia. Come prima mossa si propose di adottare in via unilaterale lo scambio d’informazioni con l’Italia sulla scorta del Modello OCSE 2005: su questa linea nel febbraio 2010 i vertici dell’Associazione incontrarono i vertici della Guardia di Finanza di Rimini e, poco dopo, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nella sede di via dell’Astronomia a Roma. Nel frattempo, le dimissioni dei vertici di Banca Centrale indussero l’ANIS a premere sulla politica per sollecitare la sua reazione e furono molte-
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plici gli incontri con i Capitani Reggenti e con i Presidenti dei gruppi consiliari. Parallelamente si infittiva il calendario delle Assemblee con i soci per aggiornarli sull’evolversi della situazione e gestire al meglio la questione degli interscambi commerciali con l’Italia alla luce del nuovo Decreto Incentivi. Mentre nell’Assemblea Generale di dicembre l’ANIS introduceva il proprio nuovo Codice Etico, la Repubblica era scossa dalle inchieste delle Procure italiane: da ‘Re Nero’ a ‘Varano’ in materia di banche, a ‘Vulcano’, ‘Staffa’ e ‘Criminal Minds’ in materia di infiltrazioni malavitose nell’economia. La politica tuttavia non riesce a sbloccare lo stallo delle relazioni con l’Italia e anzi vara una finanziaria controversa che, oltre a suscitare notevoli perplessità, introduce una discriminazione punitiva nei confronti dei lavoratori frontalieri. Nel Paese non è più solo l’ANIS a comprendere l’urgenza di un cambiamento, tanto che il 7 giugno 2010, con 43 voti favorevoli e 1 astenuto, viene approvata la legge che introduce “Disposizioni per la conoscibilità degli assetti proprietari effettivi delle società di diritto sammarinese”: dopo 68 anni di vita, l’anonimato societario veniva definitivamente eliminato. Ma altre delicate e urgenti questioni attendevano risposta. Il 2011 si apre con un doppio ultimatum al Governo: due lettere in cui gli imprenditori palesano tutta la propria insoddisfazione e preoccupazione per l’assenza di misure considerate necessarie e urgenti, e per
misure invece che hanno complicato la vita delle imprese. La posizione dell’ANIS si fa sempre più dura e critica, ma senza mai omettere la spinta propositiva che la caratterizza: nel corso di due Semestri Reggenziali gli industriali presentano ben 11 Istanze d’Arengo - 7 ad aprile e 5 a ottobre - che costituiscono un vero progetto strategico per il sistema Paese. Il Consiglio Grande e Generale ne approverà solo alcune, ma la maggior parte dei temi di quelle respinte diventeranno in breve tempo priorità del Paese. In giugno, dopo lo stop del 2010, riparte il progetto del “San Marino Forum” con gli stessi partner dell’edizione precedente. È l’occasione per nuove e approfondite riflessioni sull’evoluzione economica di San Marino e sul progetto del Parco Scientifico e Tecnologico. Il Governo, che non può più permettersi di tenere una posizione attendista, riapre e rilancia il confronto con le parti sociali dando vita a un nuovo Tavolo per lo Sviluppo, sollecitato soprattutto dall’ANIS, che si impegna a coinvolgervi tutte le altre categorie e parti sociali del Paese. Se le premesse sembrano buone, non altrettanto si può dire degli insoddisfacenti risultati che si stanno raggiungendo, e dunque l’Associazione non rinuncia ad esercitare con determinazione la sua critica. Le sue posizioni si rafforzano ulteriormente nei primi mesi dell’anno, quando ad aprile si conoscono le raccomandazioni del FMI: sembrano uscite dalla sede di via Gino Giacomini anziché da Washin53
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gton, tanti sono i punti di contatto. Forte di questa sponda dell’organismo internazionale, l’ANIS convoca subito la stampa per esprimere tutta la propria preoccupazione per lo stallo su tutte le questioni aperte e rilancia la sua azione, proponendo alla politica un’agenda dei lavori per far ripartire l’economia. Si apre quindi l’ennesima fase propositiva dell’Associazione che, corroborata dall’esperienza e dalle indicazioni dei Forum, concretizza un vero e proprio piano strategico, presentato di lì a poco dal Presidente Emanuel Colombini. Il “Progetto San Marino” viene visualizzato plasticamente nella forma della facciata di un edificio solido e massiccio, che si regge sui consolidati valori etici come la trasparenza e la meritocrazia, e su valori strategici come l’innovazione, l’efficienza, il marketing territoriale e i benchmark europei. L’edificio si sviluppa nelle colonne, ambiti e aspetti prioritari da presidiare, salendo nei vari piani con il raggiungimento di obiettivi strutturali irrinunciabili e irrimandabili - i veri e propri pilastri del modello proposto attraverso quella ‘cabina di regia’ che l’ANIS chiede insistentemente di formalizzare con la politica e le altre parti sociali, per realizzare un’azione congiunta dello Stato - attraverso le sue Istituzioni -, delle imprese e del settore bancario-finanziario, uniti, coesi e determinati verso gli obiettivi comuni. Una tappa fondamentale è l’entrata in vigore nella nostra Repubblica
A destra, nell’ordine: Il “Progetto San Marino” presentato sotto la presidenza di Emanuel Colombini La “Visione sistemica” presentata sotto la presidenza di Stefano Ceccato La “Piramide delle priorità” presentata sotto la presidenza di Neni Rossini
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- il 3 ottobre 2013 - della famosa Convenzione tra Italia e San Marino contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, siglata a Roma nel 2002, e del relativo protocollo di modifica, siglato a Roma nel 2012. Con il provvedimento, lo scambio di informazioni attuato secondo le procedure OCSE diventa di fatto routine tra le amministrazioni dei due stati. La prima felice conseguenza è finalmente l’uscita dalla black list italiana, certificata dalla firma del ministro italiano dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il 14 febbraio 2014, sul decreto che cassava la Repubblica di San Marino dall’elenco redatto nel 1999. È il successo del laborioso adeguamento del quadro normativo sammarinese ai più avanzati standard internazionali in materia di trasparenza e scambio di informazioni, soprattutto in campo fiscale. Sempre in tema di fiscalità, nello stesso anno entra in vigore anche la nuova riforma delle imposte dirette alla quale l’ANIS ha offerto un fattivo contributo tecnico. Il progetto originale prevedeva anche la riforma delle imposte indirette con l’introduzione di un sistema IVA che però resta al palo per la mancata volontà politica. Esattamente ciò che accade alla tanto attesa spending review della Pubblica Amministrazione, messa in agenda proprio in quegli anni ma destinata a rimanere solo una buona intenzione. Entrambe le riforme erano state fortemente caldeggiate dall’ANIS ed è triste constatare quanti dispiaceri sa-
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rebbero stati risparmiati ai futuri bilanci dello Stato se fossero state attuate. Sul versante sindacale erano ormai maturi i tempi per superare lo strappo del 2009 e finalmente, durante la presidenza Colombini, le questioni contrattuali trovarono un nuovo assetto, a partire dallo storico patto sulla flessibilità dell’orario di lavoro, soluzione innovativa che permise finalmente di modulare la produzione sulla base delle oscillazioni della domanda del mercato, senza ulteriori costi e senza accordi preliminari. Il patto, contenuto nel Contratto Industria firmato con la CSU nel 2012, oltre a recuperare competitività sul costo del lavoro rispetto all’Italia, segnava anche una svolta importante nelle relazioni industriali, svolta confermata nel rinnovo del 2015 che aprirà finalmente la strada a una più puntuale definizione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali. La questione era ormai diventata fondamentale per la contrattazione sammarinese, perché il principio dell’erga omnes poneva in competizione tra loro contratti di peso specifico diverso, senza discriminarli sulla base del numero di imprese e lavoratori rappresentati. La strada era finalmente tracciata e la legge giungerà qualche anno dopo, sotto la presidenza di Stefano Ceccato, subentrato a Colombini nel giugno del 2015. Nell’ottobre dello stesso anno avverrà anche l’avvicendamento alla Segreteria Generale con William Vagnini in sostituzione di Carlo Giorgi.
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Con la black list ormai alle spalle, l’ANIS può dedicarsi ai temi a lei più cari, pungolando il Governo sull’IVA, la spending review e infine la trattativa con l’Unione Europea per la quale auspica senza esitazione l’Accordo di Associazione nei termini più favorevoli per le imprese e i cittadini sammarinesi. Su questi temi la pressione rimarrà costante anche nei confronti del nuovo Esecutivo, che si insedierà nel dicembre 2016 dopo la prematura chiusura della legislatura precedente. In vista delle elezioni, ancora una volta l’ANIS aveva incontrato tutti i partiti e i movimenti coinvolti nella competizione elettorale, allo scopo di condividere con loro idee e aspettative per il futuro del Paese. Nell’occasione presentò un innovativo documento programmatico che esprimeva una visione sistemica aperta al contributo di ciascuna parte. Si trattava di un piano per lo sviluppo economico del Paese, dalla Pubblica Amministrazione al comparto privato, che riproponeva in una nuova veste il Progetto San Marino, con lo stesso obiettivo di rilancio del sistema e la proposta di una via d’uscita dalla situazione particolarmente critica, gravata dalla grande preoccupazione per il Bilancio dello Stato e per il debito pubblico in continuo aumento, anche a causa delle crisi bancarie accollate ai conti pubblici, a partire da Cassa di Risparmio cui si era sommata la vicenda Asset Banca. In un clima nervoso e convulso, il nuovo Governo portò avanti 56
alcune iniziative, deplorate dall’ANIS, prima tra tutte la nuova Legge per lo Sviluppo che, invece di semplificare e velocizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro rimuovendo le criticità burocratiche, creava un ‘secondo binario’ per l’assunzione diretta dei dipendenti non residenti, senza filtri e tempi incerti ma al costo di un contributo aggiuntivo del 4,5%. Per gli imprenditori il balzello suona come la classica beffa dopo il danno: in un mercato del lavoro ristretto come quello di San Marino, invece di agevolare le imprese che vogliono assumere per dotarsi di nuove competenze utili a sviluppare i propri business, le si penalizzano. La reazione di ANIS non si fa attendere: abbandona il Tavolo per lo Sviluppo e, per la prima volta nella sua storia, scende in piazza a manifestare contro il Governo. I rapporti sono ormai compromessi e l’operazione sulla Camera di Commercio, che l’Esecutivo tenta poco dopo, determina un’ulteriore prima volta, non solo nella storia dell’ANIS, ma dell’intera Repubblica di San Marino: non si erano infatti mai viste tutte le associazioni di categoria, ovvero i soci privati della Camera di Commercio, portare in giudizio lo Stato. Il Governo aveva agito d’imperio, con un disposto normativo votato in Consiglio Grande e Generale allo scopo di modificare lo statuto della società, nonostante questa fosse un ente di diritto privato, assoggettato alla legge societaria e alle regole interne del proprio statuto. Ogni tentativo di mediazione è
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vano e le associazioni ricorrono al Collegio dei Garanti che, con una sentenza storica, dà loro ragione e condanna lo Stato. Una vittoria di Pirro, di cui non ci fu motivo di festeggiare visto che, nel frattempo, gli effetti della legge, seppur giudicata illegittima, avevano prodotto conseguenze incontrovertibili con la costituzione della nuova Agenzia per lo Sviluppo - Camera di Commercio di San Marino. La nuova Presidente Neni Rossini e tutta l’ANIS intendevano rimettere in piedi la società, ma l’obiettivo fu superato dal sopraggiungere di altre gravi preoccupazioni. La presidenza Rossini, subentrata a quella di Stefano Ceccato nell’estate del 2018, coincide infatti con una allarmante fase congiunturale, sia sul piano finanziario che economico: il Bilancio dello Stato ormai irrimediabilmente schiacciato da una spesa corrente neppure minimamente scalfita dai fallimentari tentativi di spending review, e un debito pubblico che inizia ad assumere dimensioni insostenibili. Lo sforzo principale di ANIS, già impegnata a fornire il quotidiano sostegno a tutte le aziende associate in questa difficile fase, si focalizza quindi sul Paese e sulla almeno apparente inconsapevolezza - soprattutto della classe dirigente - dei reali rischi cui si sta andando incontro. Ancora una volta l’ANIS, con grande senso di responsabilità, assume un ruolo propositivo formalizzando la nuova richiesta di un piano strategico che includa sia i provvedimenti emergenziali -
come la messa in sicurezza del sistema bancario, la spending review della Pubblica Amministrazione, la riforma pensionistica, l’introduzione dell’IVA e una nuova stagione di rapporti con Italia e Unione Europea - sia le misure ormai indifferibili per rilanciare l’economia sammarinese, ridare competitività alle imprese e attrarne di nuove. Nell’intento di trasferire l’approccio aziendale a tutte queste progettualità e partendo dalla considerazione che senza cognizione di causa non sia possibile effettuare alcuna scelta, ANIS pone in via preliminare la questione conoscitiva, l’esigenza cioè di poter disporre dei dati aggiornati del sistema. L’Associazione può già vantare in proposito alcune esperienze metodologiche, dalle analisi annuali fornite dalla Camera di Commercio alla scheda Paese redatta con KPMG, in collaborazione con il dott. Fabrizio Cremoni, per fornire ai possibili investitori le principali informazioni sul sistema sammarinese, e così nasce l’Osservatorio ANIS. La sezione che ogni anno, con la collaborazione del dott. Simone Selva, redige il rapporto di analisi e riclassificazione dei bilanci delle imprese associate a partire dall’anno 2014, evidenziando l’evoluzione del volume delle vendite e della forza lavoro, gli investimenti e il loro ‘ritorno’, le leve finanziarie utilizzate. Il rapporto fotografa con estrema puntualità l’andamento congiunturale e diventa uno degli appuntamenti più importanti dell’agenda annuale dell’ANIS. 57
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I dati forniti rappresentano inoltre uno strumento efficacissimo per avvalorare le istanze dell’Associazione e renderne oggettive le proposte. La fase più acuta dell’epidemia da COVID-19, durante la primavera del 2020, diventa il banco di prova delle potenzialità dell’Osservatorio che ne analizza l’impatto sulle imprese associate, in base alle loro previsioni per i successivi trimestri. Con questi dati in mano, l’azione di ANIS può farsi più determinata, nella generale consapevolezza che San Marino, priva di risorse e dell’appoggio di organismi sovranazionali come l’Unione Europea, non avrebbe potuto permettersi un lockdown totale senza pregiudicare irrimediabilmente la sua tenuta economica. 58
Gli Industriali hanno dunque invitato la politica ad attuare strategie differenti e a far leva sugli altri punti di forza del sistema, ad esempio la capillare controllabilità del microterritorio, e la possibilità di gestire i servizi sanitari in modo più efficace e dinamico che altrove. Il tutto lasciando aperte le attività, ovviamente con l’adozione dei dovuti protocolli di sicurezza. Questa è stata la scelta di San Marino nella prima fase pandemica, scelta che ha consentito a numerose attività economiche, in particolare produttive, di mantenere l’operatività con la presenza del 50% dei lavoratori. Una soluzione temporanea e dettata dall’urgenza dalla quale - grazie al monitoraggio continuo attivato dall’ANIS sulle presenze e sul lavoro dal
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domicilio - si svilupperà nei mesi successivi un virtuoso confronto preliminare all’approvazione, a fine ottobre, della prima normativa sullo smart working a San Marino. Una legge che assume un significato simbolico, perché proietta San Marino e le sue imprese verso il futuro e anche oltre il COVID, quando il lavoro ‘smart’ sarà diventata una modalità sempre più diffusa. Innovazioni ormai irrinunciabili, come l’introduzione della fatturazione elettronica da sempre auspicata dall’ANIS perché, al di là dei suoi indubbi vantaggi pratici, sarà anche uno strumento di semplificazione dell’interscambio capace di positive ricadute su un nuovo e più efficace rapporto con l’Italia e il suo tessuto economico. Alzando gli occhi verso il mercato europeo in cui le imprese operano quotidianamente, l’ANIS da anni lavora per introdurre anche a San Marino un sistema IVA e consentire alle aziende di parlare lo stesso linguaggio e competere alle stesse condizioni. Su questo tema l’Associazione ha promosso alcune iniziative, come il seminario con-
dotto dal dott. Giampaolo Giuliani nel 2019, aperto anche alla partecipazione dei rappresentanti delle altre associazioni, dei professionisti, dei sindacati. Tutti obiettivi prioritari per le imprese ma soprattutto necessari per allineare San Marino agli altri Stati, con i quali il Paese vuole confrontarsi oggi e in futuro. La storia dei primi 75 anni dell’ANIS, riassunta qui per grandi linee e senza nessuna pretesa di esaustività, è una storia di successi, di sconfitte, di delusioni e di entusiasmo, ma soprattutto di un infaticabile e testardo impegno comune. È la storia di donne e uomini coraggiosi, che hanno creduto e credono nel valore dello stare uniti e nella forza del fare, qui, ora, subito, ma con il pensiero che vola costante verso orizzonti più vasti e ambiziosi. Questa è dunque, in conclusione, anche una storia di futuro, perché l’elemento ricorrente in questa narrazione è lo sguardo sempre rivolto al futuro. Un futuro in cui, come ha fatto per 75 anni, l’ANIS sarà al fianco delle imprese e pronta a dare il proprio contributo per il Paese.
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Carlo Giorgi Segretario Generale ANIS dal 1988 al 2015
Quando un gruppo di imprenditori il 18 novembre 1945 fondò ANIS li univa il desiderio di difendere e diffondere i principi cardine della libera imprenditoria e li muoveva la volontà di far sì che il loro lavoro contribuisse a far crescere una comunità libera e indipendente. La storia recente del nostro Paese è indelebilmente legata all’azione di ANIS che in tutti questi anni è sempre stata protagonista della vita economica, sociale e politica di San Marino. Festeggiare oggi il 75° anno dalla Fondazione significa ricordare uno ad uno, tutte le donne e gli uomini che, con il loro lavoro, hanno contribuito a far crescere la nostra Organizzazione. Allo stesso tempo è certamente un momento di riflessione, utile a dare nuovo slancio, nuovo entusiasmo per essere sempre un autorevole punto di riferimento. Mi fa un certo effetto pensare che dei 75 anni, ben 41 li ho vissuti direttamente. A soli diciannove anni, nell’ottobre del 1974, il Presidente Emilio Amati, amministratore di ASA di Rovereta, mi incontrò per un colloquio di lavoro e mi assunse. Ricordo sempre il primo giorno di lavoro, quando il Segretario Generale Alessandro Morri mi fece subito studiare la legge quadro sul lavoro del 1961 e mi raccontò dell’Associazione, del Direttivo, del lavoro che avrei dovuto svolgere. Mi sono formato sul campo fra gli imprenditori, con l’aiuto fondamentale di Alessandro Morri e del Comandante Giuseppe Cantoni che fu il primo Segretario Generale di ANIS, rientrato a San Marino dopo diversi anni di assenza. Da subito ho partecipato ai rinnovi dei contratti di lavoro, alla definizione degli accordi sindacali aziendali, alla soluzione dei problemi delle imprese. Fui partecipe, nel 1978, alla stipula del primo Contratto Unico Generale Nazionale di Lavoro del settore Industria, ancora oggi asse portante nelle relazioni contrattuali sindacali. 61
41 A sinistra Carlo Giorgi
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Era un lavoro che mi piaceva tantissimo e con entusiasmo mi impegnavo fortemente. Nel 1981, divenni responsabile delle relazioni sindacali: iniziò così un percorso che mi vide poi nel 1985 Co-segretario e nel 1988 Segretario Generale sino al 2015. Ho avuto il piacere di lavorare con 14 Presidenti. Nel corso di tutti questi anni ho avuto l’opportunità di proporre: la costituzione di Assoservizi (più servizi, meno quote sociali), della Camera di Commercio, di Fixing, di INforma, e di partecipare alla costituzione del “Consorzio Rete Virtuale” di Confindustria e di Nuove Idee e Nuove Imprese; di individuare un possibile accordo per l’acquisto della nostra sede; di partecipare come membro tecnico al dialogo con l’Unione Europea; di promuovere San Marino Forum. Proprio San Marino Forum fu un’esperienza esaltante. Per alcuni anni abbiamo avuto modo di confrontarci con le più alte professionalità del mondo dell’economia, della finanza, e della politica. Lo studio condotto magistralmente da Valerio De Molli, CEO della The European House - Ambrosetti, è stata un’occasione grandiosa per allacciare relazioni, valutare idee e opportunità di sviluppo per il nostro Paese. In realtà, ANIS da diversi anni elaborava un suo progetto di sviluppo per il sistema San Marino. Infatti già nei primi anni ’90 il Presidente Cino Mularoni volle ingaggiare Nomisma, di cui era presidente del comitato scientifico il Prof. Romano Prodi. Con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali e del Governo, elaborammo il primo studio sulle possibili traiettorie di sviluppo dell’economia sammarinese. Per comprendere le ragioni che ci indussero a proporre la realizzazione di un nuovo articolato progetto di sviluppo, è necessario ricordare alcuni eventi. Con l’avvio degli anni 2000 l’economia era in gran fervore, l’edilizia correva, nascevano nuove attività bancarie e finanziarie. L’instabilità politica era fortissima e, come succede in questi casi, sorgevano nuovi partiti, nuove associazioni di categoria… in buona sostanza c’era una grande confusione. La Cassa di Risparmio, con la quale avevamo ottimi rapporti e condividevamo alcune preoccupazioni, cercava di dare fondamenta più solide alle sue attività ed aveva richiesto e ottenuto il sostegno di Banca d’Italia nella stesura di un nuovo testo unico delle norme bancarie e finanziarie sammarinesi che comprendesse un accordo sulla vigilanza. Il Governo non condivise l’iniziativa e la bloccò. Poco dopo, nel 2005, la Guardia di Finanza e l’Ufficio delle Entrate italiani iniziarono sistematici controlli sulle aziende che lavoravano con le imprese sammarinesi. Fu l’inizio di un durissimo scontro che negli anni successivi si trasformò in una vera e propria battaglia. 62
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Nel gennaio del 2006 si consumò un’altra gravissima rottura nelle relazioni con l’Italia. Il Governo, o parte di esso, elaborò e condivise con le Autorità italiane un accordo di cooperazione economica, il cui testo però era a noi secretato. L’accordo prevedeva anche una norma sullo scambio di informazioni: “La Repubblica di San Marino si impegnava a recepire nel suo ordinamento i principi e gli istituti rilevanti della normativa comunitaria e italiana in materia finanziaria”. Questo portò alla crisi politica e non se ne fece nulla. Da parte nostra era inaccettabile agire nel silenzio su un argomento così fondamentale. C’era già un accordo contro le doppie imposizioni del 2002 che l’Italia non aveva ancora ratificato e non eravamo d’accordo di superare quell’intesa, di introdurre norme diverse da quelle degli altri Piccoli Stati europei come Svizzera, Lussemburgo, Malta e Andorra. Pragmaticamente, chiedevamo di essere messi in condizione di poter cambiare un sistema economico che dal dopoguerra poteva contare sull’anonimato e sul segreto bancario. Servivano nuovi accordi che tenessero conto di tale realtà. ANIS svolse in quei mesi diversi Consigli Direttivi. La nostra preoccupazione era rivolta al perdurare di una fortissima instabilità politica che fra l’altro era concausa delle difficili relazioni con l’Italia. Pensammo di organizzare un grande evento per discutere del futuro del Paese. Come sempre non avevamo le risorse necessarie, ma avevamo possibili alleati ai quali proporre l’idea. I vertici di Cassa di Risparmio condividevano da tempo le stesse valutazioni e le Fondazioni Cassa di Risparmio ed Ente Cassa Faetano furono subito convinte sostenitrici. Nacque così San Marino Forum. In quegli anni di studi e incontri con Valerio De Molli e i suoi collaboratori ci siamo posti tante domande per comprendere i punti di forza e di debolezza del nostro sistema economico e abbiamo elaborato e proposto oltre cinquanta idee di sviluppo. Dai nostri studi emergeva chiaro il bisogno di cambiare, anche se nessuno aveva sentore degli stravolgimenti che sarebbero giunti nel 2009. Il grande rammarico sta nel fatto che anche in quella occasione prevalsero le divisioni nella politica. Nella mia vita professionale ho sempre sostenuto la necessità di condividere gli obiettivi e lavorare insieme. Mi sono sempre seduto al fianco dei miei interlocutori sia che fossero imprenditori, sindacalisti e politici, pensando che solo il dialogo costruttivo fosse la via utile da perseguire per individuare soluzioni e risolvere i problemi. Anche lo scontro nelle relazioni sindacali è quindi solo un’opzione da usare con giudizio e consapevolezza. Ho sempre cercato soluzioni in chiave prospettica anche alla luce di analoghe esperienze in altri Paesi. Dopo aver studiato le diverse tematiche ho sempre chiesto, a me per primo, uno sforzo suppletivo di approfondimento. 63
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Ma alla base di tutto vi era la conoscenza approfondita delle aziende e degli imprenditori associati: un’immensa risorsa per crescere e formarsi. Alcuni imprenditori mi sono stati di grande insegnamento ed aiuto. Mi hanno incoraggiato, insegnato a perseguire obiettivi sfidanti, a volte sogni, ma sempre con i piedi ben saldi a terra. Si discute spesso sul fatto che la politica non ascolta, non è capace e quant’altro. Sarebbe bene avere sempre chiarissimo che la politica e l’impresa sono due mondi, vicini, ma diversi. Se non ci si rispetta, se non si cercano terreni comuni su cui lavorare non si realizza nulla, anzi! Nella gestione del “bene comune” abbiamo idee naturalmente diverse: le nostre rispondono a criteri d’impresa, quelle della politica anche alle prossime elezioni. Resta però un fatto imprescindibile: per far crescere il benessere dei cittadini servono gli imprenditori e gli imprenditori hanno bisogno di un buon governo! Dal 1981, come detto, sono stato responsabile delle relazioni sindacali di ANIS. Un’attività davvero impegnativa, in alcuni momenti estenuante. Servono capacità di mediazione, pazienza e comprensione. È una materia complessa, ma ancor più complesse sono le relazioni con le diverse Organizzazioni e con i singoli sindacalisti. Ogni Organizzazione è orgogliosa della propria origine storico-politica: fra di esse vi è una sana competizione e, in alcuni momenti, i legami con la politica fanno la differenza. Iniziammo allora a contrapporre alle piattaforme rivendicative dei sindacali, la “piattaforma rivendicativa” elaborata dalle aziende associate. Con le Organizzazioni sindacali abbiamo stipulato accordi davvero innovativi: sul Fondo Servizi Sociali, per la liquidazione del TFR, sulla politica dei redditi, sulla flessibilità, sulle relazioni industriali, la rappresentanza e tanti altri. Abbiamo affrontato anche momenti difficili, vi sono stati scontri, incomprensioni e a volte azioni sindacali davvero deprecabili. Ma posso affermare serenamente che il senso di responsabilità nel tempo ha sempre prevalso. Vi è di più, tante volte abbiamo condiviso azioni comuni su argomenti fondamentali nei momenti difficili della storia politica del Paese. Sì, lo so, a volte sono apparso spigoloso, ma ho sempre avuto rispetto e stima verso ognuno di loro, e penso sia stato reciproco. Carissimi amici, lo sappiamo bene, il cambiamento continuo è la regola principale alla quale tutti dobbiamo sottostare. L’eccellenza è l’obiettivo da perseguire per competere e per far crescere il nostro benessere. È un’arte che si ottiene con l’esercizio e l’abitudine. Noi siamo quello che facciamo. Ho sempre pensato si dovesse lavorare bene oggi, con grande attenzione prospettica pensando al Paese che lasceremo alle prossime generazioni. Il problema nelle relazioni con i nostri interlocutori non è mai stato di analisi, ma di individuazione delle soluzioni e ancora di più, di resistenza al cambiamento. 64
la storia
Ho grande stima verso i giovani. Quando vedo i ragazzi impegnati con entusiasmo nel lavoro, in politica, nel sociale, ne sono davvero felice. Sarebbe auspicabile unire la nostra esperienza con la loro esuberanza. I giovani sono la vera risorsa del Paese. Gli imprenditori, a mio parere, hanno il dovere di contribuire alla loro formazione. Rafforziamo il sistema di formazione di INforma, con un progetto stabile nel tempo per far crescere e formare la nuova classe dirigente. È il miglior investimento che possiamo fare. È fondamentale indirizzare i giovani ad essere imprenditori. L’impresa racchiude in sé valori essenziali: impegno, relazioni, etica, responsabilità, mercato ed anche solidarietà, in buona sostanza è cultura positiva. Si fa sempre impresa, anche quando si è lavoratori dipendenti, attraverso la convinta condivisione di un progetto aziendale. Un ultimo pensiero, prendendo spunto dall’immagine dei due orologi di pietra, il logo che ci rappresenta: esso si ispira al movimento, all’innovazione, al tempo che scorre verso il futuro. Per noi il futuro è apertura al mondo, per crescere e generare benessere per le imprese e il Paese. È in corso una nuova grande rivoluzione che attraversa tutta l’umanità. La sfida digitale e quella dei cambiamenti climatici, accelerate dalla pandemia, rivoluzioneranno interi settori economici. Le migrazioni cambieranno i nostri costumi. Nelle relazioni industriali e sindacali già si vedono nuovi ragionamenti. In questi ultimi anni abbiamo affrontato grandi mutamenti. Oggi, navighiamo in mare aperto e forse non sappiamo ancora nuotare! Se l’industria è il nostro punto di forza e di riferimento, altri settori devono essere sviluppati ed aprirsi alla concorrenza. Lo Stato stesso, l’idea di come sarà il nostro Paese è un tema urgente che tocca tutti. Più Stato, meno privato? O, come penso, meno Stato e più privato? Certamente servono nuove regole di ingaggio fra pubblico e privato. Le nostre Istituzioni, che già oggi mostrano evidenti carenze, saranno all’altezza dei nuovi scenari? Se ci fermiamo a riflettere per un momento le risposte sono evidenti a tutti. La politica non si illuda: con l’attuale metodo di lavoro i risultati saranno deludenti. La complessità delle problematiche dovrebbe indurre ad unirci per ripartire insieme, e gli imprenditori di ANIS, anche questa volta, potrebbero svolgere un ruolo fondamentale. Buon lavoro a tutti.
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LA NUOVA SEDE
LA CASA DEGLI IMPRENDITORI
“Il 21 luglio 2014 è una data che resterà scolpita nella storia dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese. È la data dell’inaugurazione della nuova, prestigiosa sede, Palazzo Onofri, riportata ai fasti del passato e messa a disposizione degli associati ANIS e di tutto il mondo dell’impresa sammarinese”. Così scriveva l’allora Direttore di San Marino Fixing, Loris Pironi, nell’inserto speciale dedicato alla “Casa degli imprenditori”. Un traguardo che parte da lontano, rappresentando un’esigenza che, in verità, era stata avvertita fin dagli albori dell’Associazione quando, per lo svolgimento delle riunioni, i primi associati erano di volta in volta costretti a trovare ospitalità presso le abitazioni degli stessi membri del Consiglio Direttivo. Il primo decennio di vita associativa fu infatti caratterizzato da questo girovagare continuo per tutta San Marino, sfruttando occasionalmente
una sala dell’Hotel Titano, poi diventate due camere adibite a mo’ di ufficio. Le necessità di ordine amministrativo e burocratico, però, stavano aumentando di pari passo con la crescita dell’Associazione, tanto che già dalla fine del 1954 Giuseppe Cantoni venne saltuariamente coadiuvato da un’impiegata d’ordine con generiche mansioni di dattilografa e segretaria: la carenza di spazi fissi iniziava quindi a palesarsi come un limite ormai insostenibile. La prima soluzione arrivò dal primo gennaio 1960, con l’insediamento degli uffici dell’Associazione Industriali in due locali più servizi dello stabilimento della società SAIMA, ma fu solo una ulteriore tappa di questo tour: la società, infatti, andò in fallimento e nel 1968 l’Associazione dovette traslocare nuovamente, collocando la propria sede in un ufficio ricavato nelle spaziose stanze di Palazzo Graziosi, in via XXV Marzo a San Marino città. Anche questa 69
42 A sinistra: La nuova sede ANIS
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43 La facciata su Viale Onofri prima del restauro
situazione, però, aveva tutti i connotati della precarietà e la ricerca di una sede divenne per il Presidente Emilio Amati, eletto per il terzo mandato consecutivo, e il suo Consiglio Direttivo una priorità vera e propria fino al 1973, anno in cui l’Associazione installò il suo quartier generale nei rinnovati locali di Palazzo CES, in via Gino Giacomini. Negli anni successivi, all’interno dello stesso edificio troveranno spazio anche tante altre iniziative dell’ANIS come l’Assoservizi, l’attività di formazione INforma e la redazione del periodico San Marino Fixing, implementando sia i servizi gestiti internamente, sia quelli offerti al mondo imprenditoriale. Intanto però aumentavano anche le necessità funzionali di dipendenti, collaboratori, spazi e 70
strumentazioni, riportando la ricerca di una nuova sede tra le priorità dell’Associazione. Alle oggettive esigenze logistiche, inoltre, si aggiunse in quegli anni anche la legittima aspirazione a una sede di prestigio, capace di rappresentare al meglio quella che si era ormai affermata a tutti gli effetti come l’associazione imprenditoriale più importante della Repubblica di San Marino, per la storia, per i numeri e per la qualità dei propri associati, la maggior parte dei quali aveva già per natura una spiccata vocazione internazionale. Fu dunque sulla base di queste premesse e di questi obiettivi che partì la nuova ricerca. Ma non fu - almeno non all’inizio - una corsa solitaria: anche i sindacati infatti
la nuova sede
44 La facciata dopo il restauro completato nel 2014
erano cresciuti con l’espansione economica sammarinese, accrescendo il numero degli associati e, al contempo, anche la gamma di servizi e attività erogate. Anche per loro l’esigenza di una sede più grande e moderna si faceva impellente. Numerose furono quindi le opzioni valutate assieme: dagli immobili da ristrutturare, fino alla costruzione ex novo di un palazzo a due ali, quasi a simboleggiare tutta l’economia: da una parte l’impresa con gli imprenditori più rappresentativi, dall’altra i lavoratori rappresentati dai sindacati. Per anni si ipotizzò una soluzione comune, almeno fino a quando non si presentò ad ANIS l’opportunità di fare una scelta diversa, acquistare il Palazzo INFAIL in viale Onofri: un immobile prestigioso,
con una storia importante alle spalle e, cosa non di poco conto, ubicato a due passi dal centro storico di Città, dove hanno sede le principali istituzioni repubblicane, le Segreterie di Stato e i più importanti uffici pubblici. Si trattava comunque di un immobile da tempo inutilizzato e in evidente stato di degrado, anche a causa della sua ragguardevole età, essendo stato inaugurato il 30 settembre del 1941, ben quattro anni prima che la stessa ANIS venisse alla luce. Fu dunque chiaro fin dall’inizio che l’accurato restauro delle parti stilisticamente e storicamente più significative, assieme alla rifunzionalizzazione complessiva degli spazi antichi e alla creazione di quelli nuovi, sarebbero stati lavori 71
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45 Taglio del nastro della nuova sede ANIS il 21 luglio 2014 46 Inaugurazione della sede ANIS e visita ai nuovi uffici 47 I lavori di ristrutturazione
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molto impegnativi. Dall’evoluzione del progetto iniziale, ispirato ai dettami del Funzionalismo e disegnato dall’architetto Luigi Ciarlini, che proponeva una pianta a forma di “C” allungata al cui interno era racchiuso un piccolo giardino, si è giunti alla realizzazione di un edificio a pianta rettangolare che si sviluppa su tre piani, per un’altezza di quasi diciotto metri e una larghezza di oltre quaranta. Le sedi dell’Associazione e di Assoservizi sono situate al primo piano, al secondo trovano spazio alcuni prestigiosi appartamenti e la redazione di San Marino Fixing, mentre al di sotto del piano terra multifunzionale, si trovano tre piani interrati adibiti a parcheggio con una capienza di oltre 60 automobili. I lavori di progettazione, eseguiti da Antao Progetti, erano iniziati nel 2001, ma il cantiere vero e proprio aprì solo nella primavera del 2009. Per le opere furono chiamate oltre 50 aziende, quasi tutte sammarinesi e per la maggior parte associate ANIS, con una ricaduta di valore anche sul territorio. Oltre al protrarsi dei tempi di realizzazione, anche sul piano economico l’investimento complessivo comportò per l’Associazione un impegno notevolissimo, ben 10 milioni di euro comprensivi dei costi per l’acquisto dell’immobile. Più specificatamente l’operazione finanziaria vide coinvolto un pool di banche locali (BAC, Carisp, BSM e BSI), ma fu sostenuta anche dalla vendita degli appartamenti ad alcuni imprenditori associati.
Nelle sue linee più essenziali, l’intervento ha effettuato il restauro conservativo della facciata e delle aree prospicienti viale Onofri, mentre le due ali laterali - meno pregiate - sono state demolite per far spazio a una serie di nuovi spazi, dai parcheggi interrati ai nuovi uffici, compresa la grande sala conferenze e l’aula per i corsi di INforma. Particolarmente innovativa - considerati gli anni di realizzazione dell’impianto che è stato il primo del suo genere nella Repubblica di San Marino - la scelta di
una nuovissima e sofisticata tecnologia di risparmio energetico per il sistema di condizionamento e riscaldamento dell’edificio. Una vera sfida, perché le sonde geotermiche, che scambiano le temperature naturali e pressoché costanti del terreno in profondità con il liquido che gira nelle stesse, sono state posizionate perforando la roccia fino a 120 metri di profondità. Per realizzare una sede con altissimi standard funzionali e ricavare i posti auto necessari al buon funziona73
48 Uno dei primi rendering del progetto di ristrutturazione complessiva
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49 Passaggio della Mille Miglia davanti alla nuova sede ANIS
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mento di tutte le attività di ANIS, sono stati compiuti attenti scavi di sbancamento che hanno permesso il recupero dell’ottima pietra di San Marino, poi reimpiegata nelle rifiniture interne ed esterne della costruzione. Anche in questo caso sono state adottate innovative metodologie tecniche e architettoniche: nella parte di nuova costruzione, infatti, la pietra è stata montata con nuovissime modalità sia nei rivestimenti a facciata continua, sia nella pavimentazione che nel cortile interno diventa galleggiante, permettendo il deflusso delle acque piovane pur conservando una perfetta complanarità. “L’inaugurazione di Palazzo Onofri rappresenta un punto fermo, l’occasione per sostare un attimo a riflettere sul cammino compiuto, da ANIS ma anche dal resto del Paese, e per ragionare sui futuri obiettivi… un risultato importante per ANIS e per tutto il Paese: abbiamo restituito ai suoi antichi splendori un prestigioso palazzo storico.” annunciò il Presidente Emanuel Colombini il 21 luglio 2014, concludendo un percorso iniziato 70 anni prima e sottolineando il valore di una realizzazione che comprendeva in sé anche il recupero alla comunità e al contesto urbano di significativi valori culturali. La ristrutturazione di Palazzo Onofri, infatti, non è stato solo il traguardo vittorioso di una sfida faticosa e complessa, ma un progetto virtuoso che, al di là delle necessità pratiche, ha deliberatamente voluto incarnare un
modello operativo di eccellenza, tale da ispirare riconoscimento, ammirazione, rispetto e - perché no - anche emulazione. Va da sé che la casa rappresenti la proiezione visibile di chi la abita e lo stesso avviene se chi la abita è un’associazione come l’ANIS che nella sua sede vede realizzate le proprie ambizioni di funzionalità, confort, eleganza, tutela ambientale, innovazione. Non è irrilevante dunque sottolineare come la successione delle sedi dell’ANIS e la sua progressiva migrazione - dagli esordi nelle abitazioni degli associati, alle camere d’albergo, agli accomodamenti in spazi sempre più grandi fino al prestigioso Palazzo Onofri - rispecchino plasticamente la storia stessa dell’Associazione, l’evoluzione del suo ruolo, delle funzioni e della sua stessa identità nel corso del tempo, ma soprattutto la rappresentazione non solo simbolica dei valori di merito, iniziativa e coraggio che sottendono all’impresa. 75
50 Cerimonia di intitolazione della nuova Sala Corsi ANIS a Enzo Donald Mularoni
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51 Sala Corsi Enzo Donald Mularoni
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ASSOSERVIZI
Tutte le moderne organizzazioni dei datori di lavoro hanno costruito la loro azione su un binario ben preciso: da un lato la valorizzazione e la professionalizzazione della funzione sindacale, esplicitata nelle relazioni industriali e nel ruolo attivo e propositivo nei confronti della società e del proprio Paese, dall’altro la capacità di sostenere e accompagnare lo sviluppo delle imprese associate, fornendo consulenza e servizi dedicati. Questa duplice anima è ben presente anche all’interno dell’ANIS, grazie ad Assoservizi S.r.l., la società interamente partecipata dall’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese e costituita espressamente per fornire consulenze e servizi alle imprese su temi di settore che spaziano dalla sicurezza all’ambiente, dalle retribuzioni alla formazione del personale. La vocazione originaria di rispondere alle esigenze delle imprese associate, che da sempre costituisce
un valore aggiunto dell’ANIS, è declinata in una serie di servizi implementati nel tempo per adeguarsi alle evoluzioni normative e ai mutamenti dei mercati, con particolare attenzione per quelli internazionali. Ogni servizio ha richiesto una propria attenta strutturazione e un progressivo processo di professionalizzazione, allo scopo di assicurare consapevolezza, strumenti, efficacia e tempestività alle azioni dell’Associazione, nel suo ruolo di interlocutore privilegiato di tutte le istituzioni sammarinesi su tutte le materie e le problematiche che coinvolgono il settore produttivo. In effetti, l’idea di dare vita a una propria società dedicata era già ben presente negli anni ’80, come dimostrano alcuni verbali dei Consigli Direttivi dell’epoca. Nell’aprile del 1987 si parlava di “un progetto che definisca linee di orientamento e di sviluppo per offrire ai propri iscritti un insieme di servizi e di vantaggi”. Servizi da gesti77
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re separatamente rispetto alle attività considerate più tradizionali, come le relazioni con i sindacati e il Governo. Si ipotizzava già per questa “ramificazione”, che per brevità veniva chiamata “Assoservizi”, la forma legale e organizzativa di una società a parte con “un riconoscimento giuridico autonomo che le consentirebbe una gestione delle entrate e delle uscite diverse da quelle consentite dall’Associazione stessa che, in quanto ente morale, non potrebbe fatturare prestazioni diverse da quelle previste dallo Statuto”. Si dovrà attendere il 1993 per la costituzione della nuova società, una tra le prime esperienze di questo genere nell’ambito delle realtà confindustriali in Italia e in Europa. La società inizialmente era esterna all’ANIS per ragioni tecniche, ma ne diventerà presto un pilastro portante, amplificando ancora di più il ruolo di sostegno dell’Associazione allo sviluppo delle aziende associate. “La nuova società”, come spiegava il Presidente Piero Tonelli nell’Assemblea Generale, “ha lo scopo di riorganizzare e fornire nuove prestazioni ai soci in quattro aree di intervento: l’amministrazione, l’interscambio, l’informazione, la formazione. A tale scopo è stato effettuato un notevole investimento in attrezzature informatiche, realizzando un nuovo sistema a rete che ci consente di essere più tempestivi e di conseguenza più vicini ai Soci ed al Paese”. L’evoluzione normativa sammarinese e la sempre maggiore integra78
zione al contesto europeo hanno fatto il resto: le aziende industriali, infatti, più di altre richiedevano un sostegno tecnico e specialistico per affrontare le nuove dinamiche dei mercati e, per ovvie ragioni, allinearsi ai loro standard. Fu su questo fronte che l’efficacia di Assoservizi si rivelò in tutta la sua consistenza, a partire dalla “Legge quadro in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro” del 1998, che recepiva e applicava i contenuti e principi fondamentali enunciati nelle convenzioni e nelle risoluzioni internazionali cui San Marino aveva aderito. La legge, di fatto, adeguò la legislazione sammarinese a quella vigente in Italia e in Europa sui medesimi argomenti. La sicurezza sul lavoro e le tematiche ambientali entrarono a pieno titolo nella lista delle priorità per chi fa impresa. E lo sono ancora oggi, rappresentando per le aziende costi e un impegno di non poco conto. Anche perché le norme sono in continua evoluzione e non sempre facili da comprendere e da applicare. Per adeguarsi alla complessità del problema, nasce dunque all’interno di Assoservizi la struttura denominata Assosicurezza, per fornire tutti i servizi relativi alle esigenze delle imprese in tema di sicurezza sul lavoro e tutele ambientali. Grazie all’iniziale apporto di consulenti qualificati, nel tempo la struttura ha assunto caratteri di efficienza sempre più apprezzabili, oggi affidati all’esperienza e alle competenze di Nicola Ercolani e Gior-
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52 Convegno sulla nuova normativa Privacy del 2017
53 Uno dei corsi INforma per il personale delle aziende associate
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gia Pecci. Assoservizi garantisce alle imprese il supporto dell’Associazione per adempiere alle prescrizioni di legge riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro rispetto ai rischi generali e a quelli specifici aziendali: pronto soccorso, antincendio, movimentazione manuale dei carichi, e poi movimentazione, trasporto e smaltimento dei rifiuti speciali, e in particolare quelli pericolosi, oltre a una rigorosa assistenza nella gestione di tutte le questioni di natura ambientale. Assistenza che diventa irrinunciabile anche nella gestione delle paghe dei propri dipendenti. A questo scopo si è dato vita alla struttura denominata Assopaghe, per mettere a disposizione delle imprese una lunga e consolidata esperienza in materia di diritto del lavoro e di software gestionali all’avanguardia per garantire un servizio - anche personalizzato - di elaborazione dei cedolini paga. Procedure affidate alla responsabilità e alla capacità di Arianna Volpini e Davide Zafferani. A partire dalla fine degli anni ’90, in parallelo alla crescita di questi servizi e spesso determinata da cogenza di legge, è sempre più avvertita nelle imprese industriali l’esigenza di accrescere e sviluppare le competenze interne per poter meglio competere sui mercati. Oltre dunque all’assistenza professionale e specialistica, si inizia a parlare di consulenza d’impresa, in ambito tecnico e, soprattutto, in ambito formativo. Finché nel 2000 nasce INforma, la struttura interna ad Assoservizi che si occupa 80
di formazione e consulenza aziendale. “Un sistema che sostiene la ricerca e l’organizzazione di percorsi di formazione quali strumenti utili per i processi produttivi e decisionali delle imprese”, si legge nel documento programmatico. Un sistema che punta, inoltre, “all’effettiva acquisizione di una nuova cultura d’impresa nel quadro degli obiettivi della programmazione economica al passo con lo sviluppo scientifico e tecnologico necessario per far competere il sistema industriale sammarinese sui mercati di tutto il mondo”. Su impulso di Antonio Rendine e successivamente di Stefano Santini, INforma inizia a tracciare la propria linea operativa costruendo i primi corsi di formazione in collaborazione con le aziende industriali più strutturate, e che già da tempo avevano manifestato l’esigenza di attivare internamente percorsi formativi, ricercando sul mercato i partner più qualificati. Ma è tra il 2008 e il 2009 che INforma compie un vero e proprio salto di qualità, diventando un partner privilegiato cui affidarsi per la formazione e la consulenza. Il progetto iniziale, infatti, viene aggiornato e rinnovato con Roberto Parma, il nuovo responsabile per la formazione, concretizzando un’iniziativa di punta che ancora oggi impreziosisce il calendario annuale dei corsi: prende vita infatti nel 2011 il Master in General Management, mirato a sviluppare le competenze tecniche e manageriali delle risorse strategiche delle imprese associate all’ANIS e del territorio.
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La programmazione di INforma attualmente prevede altri percorsi di altissimo livello, come il Master in Business Control e il Master in Operations Management, oltre all’offerta di corsi di formazione personalizzati o creati ad hoc per specifiche esigenze. INforma eroga anche servizi di consulenza in tutti gli ambiti aziendali e affianca le imprese nell’implementazione dei principali sistemi di gestione.
Attualmente INforma riscuote unanime riconoscimento come sistema altamente qualificato in grado di mettere a disposizione delle organizzazioni e dei lavoratori sammarinesi un autentico patrimonio di conoscenze e capacità imprenditoriali, con la vocazione, propria dell’ANIS, di sostenere e contribuire allo sviluppo e alla crescita delle aziende.
LA VOCE DELLE IMPRESE La comunicazione è sempre stata una priorità per l’ANIS, grazie alla consapevolezza che i principi e i valori che ispirano il mondo dell’economia reale e dei settori produttivi meritino di riverberarsi sulla comunità di riferimento per far fiorire la cultura di impresa, e anche per affermare e far conoscere il ruolo dell’Associazione, il suo impegno e la sua dinamicità. Nessuno oggi ignora l’importanza fondamentale di riuscire a comunicare bene ciò che si fa, ma anche ciò che si vorrebbe fare, i problemi da affrontare e le soluzioni proposte. Se non altro per aggiungere un tassello alla pluralità delle informazioni e contribuire, con le proprie idee, alla formazione della pubblica opinione. Tanto meno lo ignora l’ANIS che attraverso San Marino Fixing ha deciso di “dare voce agli imprenditori”: è questa, infatti, la mission del giornale economico e finanzia-
rio di San Marino da oltre un quarto di secolo. Ciò non toglie, però, che anche prima di Fixing fosse già evidente l’urgenza di testimoniare, all’interno e all’esterno, l’attività dell’Associazione e delle aziende associate. Le iniziative in tal senso sono state numerosissime, dai primi Notiziari al più maturo Assonews, entrambi prodotti dall’Associazione per aggiornare gli imprenditori associati su tutte le proprie attività, dalle Commissioni di Studio permanenti all’analisi delle notizie che avevano riflessi sul mondo dell’impresa. Senza dimenticare “Ci vediamo giovedì”, il programma televisivo con cui, a cadenza settimanale, l’ANIS forniva informazioni alle imprese e ai lavoratori e, insieme, ai semplici cittadini. Con il crescere di queste attività, diventava però sempre più impellente una struttura organizzativa moderna 81
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54 L’evoluzione di Fixing dal 2003 al 2020
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ed efficiente. Tra le funzioni principali, come i rapporti con i sindacati o la disamina delle questioni fiscali o di quelle relative al commercio estero, la comunicazione e l’informazione divennero ben presto prioritarie. Anche perché, di pari passo, si stava velocemente evolvendo anche il mondo dell’informazione con l’avvento, nel corso degli anni ’90, di diverse testate giornalistiche che si occupavano di San Marino e, soprattutto, con l’inizio delle trasmissioni della televisione di Stato. Nell’aprile del 1993, per la prima volta, RTV-RSM mandava in onda i suoi programmi. Quella notizia avrebbe occupato, di lì a qualche settimana, la seconda pagina del primo San Marino Fixing, nato proprio in quel periodo. Il “numero 0” dell’11 maggio accendeva una luce nuova, come scrisse nella lettera-copertina l’allora Deputato all’Industria e Artigianato Fiorenzo Stolfi: “L’esordio di Fixing assume un significato di ulteriore rilievo andando ad occupare un segmento totalmente scoperto dell’informazione sammarinese: quello dell’economia. Sappiamo bene quale grande rilievo rivestano oggi i temi economici ad ogni livello della società: sempre più grande si fa il numero delle persone che si interessano a temi economici e finanziari e solitamente considerati per soli addetti ai lavori. […] È di fondamentale importanza infatti che anche a San Marino sia presente un organo di informazione economica che attivi il confronto, che proponga temi di discussione, che
pubblichi analisi e statistiche, che raccolga dati e li commenti, che dia spazio ai provvedimenti di carattere economico, che dia voce agli operatori e alle loro associazioni rappresentative, che raffronti sistematicamente i parametri economici sammarinesi con quelli degli altri Paesi vicini. Tutto questo rappresenta indubbiamente uno strumento di crescita e anche un modo per rendere più trasparente e più democratica la nostra economia”. Era quello, in effetti, l’obiettivo del primo Comitato di Redazione, guidato dal Direttore Responsabile Carlo Filippini e composto da Paride Bugli, Giuseppe Continolo, Gianni Di Pasquale - poi Direttore sino al 2008 -, Gino Licitra, Manuela Luce e Valeria Ravalli. La volontà di affermazione di quel giornale che parlava espressamente di economia, e la necessità dell’ANIS di avere un mezzo autorevole con cui parlare alle imprese e al Paese, si incontrarono poco tempo dopo e, dal 1° gennaio 1996, San Marino Fixing divenne esclusiva proprietà dell’Associazione, che ne fece ancora di più “la voce degli imprenditori”. Non un semplice ‘house organ’, ma un vero e proprio giornale per raccontare e indagare la realtà economica e sociale della Repubblica di San Marino: riportando numeri e dati oggettivi, affrontando le questioni, anche quelle più spinose, con spirito critico, ma sempre costruttivo e propositivo, senza ricercare facili consensi con titoli “urlati” o approfittando dei 83
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55 Pier Giovanni Terenzi mentre sfoglia il suo Fixing
gossip che circolavano già anche senza i social. Lo stesso approccio che guidava da oltre mezzo secolo l’Associazione e che il primo Direttore Responsabile Gianni Di Pasquale impresse alla “nuova era ANIS” del giornale, facendolo diventare quel marchio di fabbrica su cui la società editoriale costruirà nel tempo la sua autorevolezza. Oltre alle canoniche funzioni divulgative e mediatiche, per l’Associazione si trattava inoltre di una nuova fucina di idee e servizi per le imprese del territorio, come dimostrano i prodotti creati da San Marino Fixing nel corso degli anni come i “Quaderni d’impresa”, ideati dall’allora Direttore Editoriale Antonio Rendine, fino agli “Speciali”, che ancora oggi rappresentano uno 84
strumento efficace per testimoniare eventi, ricorrenze e appuntamenti, appunto speciali, dell’Associazione, delle imprese associate, ma anche del Paese, come gli inserti creati ad hoc per la Biennale d’Arte di Venezia e gli Expo a cui ha partecipato San Marino. Durante la direzione di Gianni Di Pasquale anche San Marino iniziava a vivere la transizione digitale e si affacciavano nella “rete” di internet i primi siti e i primi incerti tentativi di cavalcare quella rivoluzione. In questo quadro pionieristico nasce l’idea di lanciare la piattaforma San Marino Web che assume, per l’osservatore odierno, i caratteri veri e propri dell’avanguardia: mentre tutti stavano sperimentando siti statici, questo fu infatti uno dei pri-
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mi portali di informazione online. Poi, quando la tecnologia lo permise, anticipò tutti sulla pubblicazione dei video, lasciando la gestione dell’informazione e della comunicazione al nuovo sito web di San Marino Fixing. Un’innovazione permanente, che aveva già portato la nuova veste grafica del settimanale cartaceo e che proseguì ancora più velocemente con Loris Pironi, scelto come nuovo Direttore Responsabile in sostituzione di Pier Paolo Villani, a cui era stato affidato il giornale dopo la prematura scomparsa di Gianni Di Pasquale. Dal 2008 in poi Pironi impose un nuovo passo: si portarono da 8 a 12 le pagine dell’edizione settimanale con l’avvento delle prime pagine a colori, ma soprattutto, dopo anni di veicolazione nelle aziende e agli abbonati, si raggiunse la piena maturità giornalistica approdando nelle edicole di San Marino, e aumentando così in maniera esponenziale la visibilità. In relazione a quest’ultima e a un nuovo approccio che mettesse a sistema prodotto cartaceo e contenuti digitali, San Marino Fixing diventa a tutti gli effetti anche un giornale online, con un sito che raccoglie quindi tutte le notizie prodotte dalla redazione, arricchendole con tutto ciò che la realtà sammarinese esprime. Non solo economia, dunque,
ma uno sguardo complessivo su tutti i settori della società privilegiando, invero, la cultura: è proprio in questa fase di evoluzione continua che Pironi lancia lo Speciale Cultura, la rubrica monografica che a cadenza mensile ancora oggi racconta storie, aneddoti ed esperienze artistiche e culturali del presente e del passato di San Marino. Nel 2014 un altro lutto colpisce la redazione di San Marino Fixing: a soli 43 anni, un malore improvviso porta via Loris Pironi, zittendo per sempre una delle penne più apprezzate a San Marino e in tutta la Romagna, un territorio che lui aveva amato raccontare sui giornali fin da giovanissimo. A sostituirlo viene chiamato Alessandro Carli, scelto all’interno della stessa redazione del giornale, nella quale lavorava già da anni. Anche Carli, che completerà l’evoluzione a colori di tutte le pagine del giornale, è una firma già nota a San Marino e vanta anche numerose collaborazioni con altri giornali del circondario, come La Voce di Romagna. Lo stesso quotidiano in cui era stato redattore per diversi anni anche Daniele Bartolucci, e che proprio in quel periodo iniziò la sua collaborazione con Fixing, per diventarne infine Direttore Responsabile nel dicembre 2019.
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56 Il libro dedicato ai 50 anni dell’ANIS edito nel 2005
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TUTTI I PRESIDENTI
Nei suoi settantacinque, lunghi anni di vita, alla guida dell’Associazione Nazionale Industria San Marino si sono avvicendati ben venti presidenti. Ciascuno di loro ha impresso il suo segno distintivo nell’operato, nello stile e nel carattere stesso dell’Associazione. E per tutta la durata del suo mandato è stato, per così dire, il volto umano di una entità plurale e astratta, pur nella concretezza e nell’efficacia della sua azione pubblica. La figura del Presidente e il ritmo temporale del suo incarico conferiscono impulsi, dinamismo e respiro alla direzione degli apparati e dei servizi, che pure mantengono una propria autonomia operativa per quanto concerne gli aspetti procedurali, tecnici e specialistici, grazie alla competenza consolidata nel corso del tempo e qualificata dagli eccellenti profili professionali dello staff.
57 Luigi Masi Presidente dal 1945 al 1948
58 Giovanni Bartolini Presidente dal 1948 al 1950
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Certo è che nessun organismo direttivo, compreso il Presidente, può prescindere dalla collaborazione e dall’indispensabile supporto organizzativo della struttura che rappresenta il cuore pulsante dell’Associazione e alla quale si fa riferimento per acquisire dati, suggerimenti, consulenza tecnica e consigli prima di assumere una decisione importante, e soprattutto per fare sì che le volontà e le deliberazioni superiori si traducano nella concretezza dei risultati. Tuttavia, è significativo rilevare come lo statuto dell’Associazione consideri ‘valore il ricambio dei Presidenti, tanto che non possono essere rieletti se non dopo la fine del mandato successivo. Perché il ricambio porta ossigeno, vitalità, nuove idee, insomma ‘intraprendenza’ nella casa comune di chi intraprende. Resta inteso però che il ruolo di rappresentanza del Presidente lo definisce nell’opinione pubblica come la personificazione dell’Associazione. Per tutti gli interlocutori, istituzionali e non, questa è la persona con cui intrattenere le relazioni più significative e dal cui giudizio dipende, in gran parte, il loro esito. Un essere umano con le sue umane caratteristiche, con il suo magnetismo, idiosincrasie, carisma, insicurezze, attitudine al comando. Una persona di cui si conosce molto di ciò che ha fatto e di chi è. Dunque, una persona pubblica, perché qualsiasi l’impresa, per quanto possa passare inosservata ed essere condotta nel riserbo e senza schiamazzi, è sempre proiettata nelle comunità di appartenenza. Presidenti quasi tutti uomini ma, che dire, le cose stanno cambiando e con l’imprenditoria al femminile che a San Marino sta letteralmente volando con magnifiche e brillantissime realtà, la stagione delle presidenze quasi esclusivamente al maschile è ormai al tramonto. Le contingenze economiche, le fluttuazioni del mercato, le stagioni contrattuali, i passaggi critici - come le emergenze sociali o sanitarie - costituiscono gli orizzonti storici che fanno da sfondo alla vita dell’Associazione, periodizzata dalla cadenza dei mandati presidenziali. Ma, come sempre, sono le persone che fanno la differenza e sono proprio le caratteristiche umane dei presidenti che danno carattere e colore alla storia, dando vita a una varietà di personaggi, narrazioni, aneddoti: alcuni memorabili in ogni senso, cioè difficili da dimenticare per la loro durezza oppure - al contrario - per il loro splendore, alcuni ormai mitici che suscitano ricordi emozionanti e colmi di rimpianto per chi ci ha lasciato troppo presto. Il presente volume ha voluto raccogliere una selezione delle testimonianze di molti imprenditori che hanno ricoperto il prestigioso e difficile incarico di Presidente dell’ANIS. Frammenti di memoria destinati a comporre la storia dell’Associazione e, con essa, di un segmento fondamentale della storia economica e sociale sammarinese.
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59 A sinistra: Omero Nocentini Presidente dal 1950 al 1954 60 A destra: Dino Diomedi Presidente dal 1954 al 1958
61 A sinistra: Mario Venturini Presidente dal 1958 al 1967 62 A destra: Emilio Amati Presidente dal 1967 al 1976
63 A sinistra: Glauco Benato Presidente dal 1976 al 1979 64 A destra: Giuseppe Micheloni Presidente dal 1979 al 1982
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65 A sinistra: Lucio Amati Presidente dal 1982 al 1985 66 A destra: Enzo Zafferani Presidente dal 1985 al 1991
67 A sinistra: Enzo Secondo Mularoni Presidente dal 1991 al 1992 68 A destra: Piero Tonelli Presidente dal 1992 al 1997
69 A sinistra: Enzo Donald Mularoni Presidente dal 1997 al 2000 70 A destra: Franco Capicchioni Presidente dal 2000 al 2003
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i presidenti
71 A sinistra: Simona Michelotti Presidente dal 2003 al 2006 72 A destra: Pier Giovanni Terenzi Presidente dal 2006 al 2009
73 A sinistra: Paolo Rondelli Presidente dal 2009 al 2012 74 A destra: Emanuel Colombini Presidente dal 2012 al 2015
75 A sinistra: Stefano Ceccato Presidente dal 2015 al 2018 76 A destra: Neni Rossini Presidente dal 2018
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Lucio Amati Stamattina una simpatica telefonata della Presidente Neni Rossini mi ha riportato indietro di una quarantina d‘anni, facendo riemergere, dalle nebbie del passato, accadimenti e personaggi ed episodi che hanno riempito la mia vita nel passaggio dalla gioventù alla maturità. La voglio ringraziare, perché all’improvviso mi sono ritrovato in mezzo a figure e visi che hanno avuto un ruolo importante nel mio passato e che poi io, nel vivace turbinio della vita, avevo francamente dimenticato. E anche adesso, mentre sto scrivendo, mi sembra di essere seduto al tavolo del Consiglio dell’ANIS, con a destra Renato Cornacchia, e di fronte Mario Angelini, Gabriele Mazza e poi Silvano Di Mario, il dottor Attilio Caramaschi, Dante Capicchioni, Marino Rossi, insomma tutti gli amici di quel periodo con i quali ho condiviso analisi, progetti, impegni, soddisfazioni e - perché no? - magari anche qualche delusione. Alcuni di loro non ci sono più e questo è un ulteriore motivo per ricordarli a quei lettori che li hanno conosciuti e apprezzati. Per i più giovani sarà un’occasione per conoscere il passato dell’ANIS e la San Marino di quel periodo. E allora, cominciamo! Io sono uscito dai cancelli dell’ASA e ho cominciato ad interessarmi delle tematiche sammarinesi nel 1979, allora trentottenne, quando fui nominato Consigliere dell’ANIS. In quell’assemblea l’avvocato Nello Micheloni aveva prevalso, per una manciata di voti, sul dottor Glauco Benato ed era diventato nuovo Presidente della nostra Associazione che a quel tempo ancora si chiamava, se non sbaglio, “Associazione Industriali della Repubblica di San Marino”. La Repubblica, giusto per cambiare, viveva in quel momento una situazione politica tesa, perché il Partito Democratico Cristiano Sammarinese, nelle elezioni del 1978, aveva perso il governo del Paese, soppiantato da una insolita alleanza tra tutte le altre forze politiche. Quindi in Consiglio vi erano frequenti e aspri scontri tra una DC che, se non sbaglio, contava 29 seggi e tutti gli altri partiti che insieme ne contavano 31. Comunque questo mio primo ruolo di Consigliere, durato tre anni come da Statuto dell’epoca, fu per me una ottima occasione per conoscere la situazione del Paese, le figure politiche di maggior peso, sia al governo che all’opposizione, le varie tematiche economiche e sociali. Ottima occasione soprattutto considerando che all’epoca non conoscevo molto San Marino, avendo studiato a Rimini, Parma e Bologna, e trovandosi la ASA, per la quale lavoravo, a Rovereta, a due passi dai confini. Alla fine del triennio, con l’avvocato Micheloni non più candidabile, l’Assemblea elesse me come Presidente e Attilio Caramaschi, Gabriele Mazza, Marino 97
77 A sinistra Lucio Amati
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Rossi, l’avvocato Marino Nicolini, Altiero Strazzacapa, Dante Capicchioni, Mario Angelini e Silvano Di Mario come Consiglieri. Tre anni, per cercare di fare delle cose, non sono molti ma per fortuna c’erano già stati tre anni di apprendistato e quindi cominciammo subito a definire due programmi di base, diciamo per comodità. Il primo riguardava la nostra Associazione e i suoi rapporti verso l’esterno, intendendo per esterno sia la stessa San Marino che l’Italia e l’Europa. Il secondo riguardava noi stessi, soprattutto il modo in cui eravamo organizzati e il livello di soddisfazione (o di insoddisfazione) degli Associati nei confronti della struttura e del vertice dell’Associazione. Sul primo programma ricordo queste iniziative, chiedendo venia se dimenticherò qualcosa, ma stiamo parlando del triennio 1982-1985. Come prima cosa cambiammo nome e logo, in quanto l’espressione storica “Associazione degli Industriali” rischiava di farci apparire una associazione provinciale qualsiasi. Noi volevamo un nome che con molta chiarezza ci facesse apparire una “Associazione Nazionale” e da qui il nome “ANIS”. Poi cercammo di diventare un punto di riferimento centrale per le tematiche economiche e politiche sammarinesi e pensammo che una cosa facile, possibile ed importante da fare fosse quella di organizzare (specie nel periodo invernale) dei momenti d’incontro con altissime personalità italiane, in modo che al tavolo della Presidenza fossero seduti, ad esempio, Cesare Romiti (all’epoca Amministratore Delegato della FIAT) e i vertici dell’ANIS, e in platea ci fosse tutto il Governo, tutti i politici a qualunque partito appartenessero, tutti i sindacati, tutti i professionisti, in due parole tutto l’establishment sammarinese. Così riuscimmo a portare a San Marino Cesare Romiti, come dicevo, il ministro italiano Francesco Forte, il Presidente della Banca Nazionale del Lavoro Nerio Nesi, e altri importanti esponenti del mondo economico italiano. Poi ci rendemmo conto che il nostro Governo dialogava con gli altri Governi, i nostri sindacati facevano parte di una organizzazione sindacale sovranazionale con sede a Ginevra e capimmo che anche noi dovevamo salire di grado. Io e Cornacchia andammo quindi a Roma ad incontrare Guido Carli, già Governatore della Banca d’Italia e Ministro della Repubblica Italiana, il quale era Presidente dell’UNICE (Union des Industries de la Communitè Europeenne) e, su sua presentazione, cominciai ad andare a Bruxelles, non tanto per presentare l’ANIS, ma per far conoscere la nostra bella e piccola Repubblica, le sue Istituzioni, le sue qualità. E così dopo un po’ fummo ammessi all’UNICE e io potei pranzare, con grande orgoglio, alla “Table des Presidents”, come recitava un bigliettino che mi fu 98
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consegnato in occasione della prima riunione alla quale partecipai. Nel medesimo tempo avevamo pensato che il Corpo Diplomatico della Repubblica potesse essere uno strumento prezioso per attirare in San Marino investimenti cospicui in settori che potevano anche avere importanti prospettive. Organizzammo quindi, d’intesa con il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Giordano Bruno Reffi, un incontro triangolare (ANIS, Segretario Reffi e Corpo Diplomatico) il 30 settembre 1983. Nel corso dell’incontro furono illustrate le peculiarità che offriva agli investitori la Repubblica, il suo regime fiscale, gli aspetti giuridico/legali e tutto quanto potesse servire a far nascere interesse e curiosità verso il nostro Paese, invitando i nostri Ambasciatori ed i nostri Consoli a trasformarsi in promotori dello sviluppo economico del loro Paese. Il Segretario Reffi non dimenticò il valore della collaborazione tra Governo e ANIS a tal punto che, quando nel maggio 1985 si recò in Cina per firmare l’accordo che prevedeva l’abolizione dei visti d’ingresso tra Cina e San Marino, volle invitarmi ad unirmi alla delegazione sammarinese, in qualità di rappresentante del mondo economico di San Marino. In ordine al secondo programma, la mia nomina a Presidente di ANIS coincise con il pensionamento di una figura a quel tempo “storica” dell’Associazione Industriali, e cioè il suo Direttore ragionier Sandro Morri, stimato e benvoluto da tutti. Allora, d’intesa con il Consiglio di Amministrazione, assumemmo con un contratto triennale, quale Direttore Generale Renato Cornacchia, già Direttore del Personale della SCM di Rimini, e assumemmo come giovane impiegato un ragazzo destinato poi a crescere molto in San Marino, Carlo Giorgi. C’era poi un problema comune a tutte le Associazioni. Andava creato un rapporto più forte con gli associati, bisognava coinvolgerli di più e quindi gli associati furono divisi in 6 settori produttivi ed ogni Consigliere era responsabile di un settore, doveva cioè curare e mantenere un contatto stretto con tutti gli associati del suo settore, raccogliendo le esigenze e presentando le ipotesi di soluzione dei problemi.
78 Il Presidente Lucio Amati, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Giordano Bruno Reffi e l’Amministratore Delegato della FIAT Cesare Romiti, ospite del convegno “Sviluppo economico in libertà” promosso da ANIS nel 1984
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79 A destra: Enzo Zafferani
Un’altra iniziativa di quel periodo furono le visite mensili programmate di esponenti del governo a realtà industriali sammarinesi. Circolavano infatti a volte delle battute anche volgari sul fatto che il tessuto industriale sammarinese fosse come dire - “finto”, più abile a far fatture piuttosto che prodotti industriali e quindi queste visite volevano mostrare l’esistenza di realtà industriali solide e performanti che andavano perciò tutelate nell’interesse collettivo. Credo di aver riassunto in modo conciso ma abbastanza esauriente quel triennio che mi vide alla Presidenza di ANIS. E ricordo molte figure di quel tempo che mi colpirono per le loro capacità ed il loro impegno al servizio della Repubblica, dal professor Federico Bigi alla professoressa Clara Boscaglia, dall’avvocato Gian Luigi Berti al Segretario Giordano Bruno Reffi, dai fratelli Giuseppe ed Emilio Della Balda all’avvocato Alvaro Selva. Grazie, infine, per avermi consentito questo tuffo nel passato.
Enzo Zafferani Gli anni ’80 e ’90 sono stati caratterizzati da grandi battaglie per gli imprenditori, con i sindacati e la politica soprattutto, ma anche di soddisfazioni e molti passi avanti per tutto il sistema economico e sociale sammarinese, grazie alla spinta propositiva della nostra Associazione. Penso solo alla nuova Legge sulle Società - alla cui stesura abbiamo dato un contributo importante - che avrebbe poi favorito lo sviluppo di tantissime iniziative imprenditoriali nel nostro Paese o allo smobilizzo dell’indennità di fine servizio (l’italiano TFR), un risultato che ancora oggi caratterizza il nostro sistema, come una sorta di quattordicesima. Ma l’obiettivo, al tempo, era invero quello di evitare che i lavoratori a fine carriera non ricevessero quanto dovuto, vista la moria di aziende che avevamo purtroppo registrato. Anche a livello personale, il mio mandato è iniziato con una “battaglia”: al di là della mia elezione a Presidente, credo che quella corsa all’ultimo voto abbia poi contribuito a rinsaldare i rapporti e affrontare così, compatti, le importanti sfide che ci attendevano. Ma questo non era affatto scontato. La mia candidatura era infatti nata in momento particolare, dove il mio gruppo, quello dei giovani imprenditori e professionisti, iniziava ad avere un certo rilievo, ma era in contrasto, se così si può dire, con le storiche realtà industriali nate sul territorio, oltre al “gruppo dei milanesi”, come li chiamavamo noi, che qui avevano portato una importante serie di iniziative imprenditoriali, alcune delle quali assolutamente d’eccellenza. Ma anche noi eravamo tanti e, con la giusta sfacciataggine, ci sentivamo pronti ad avere la nostra rappresentanza nel nuovo Consiglio Direttivo che sarebbe stato 100
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formalizzato nell’imminente Assemblea per il rinnovo delle cariche. Perché, allora, non puntare alto? E così, dopo averne parlato con alcuni amici, decisi di candidarmi come Presidente. Il mio avversario era già noto da tempo ed aveva tutti i pronostici a suo favore, essendo Cino Mularoni, uno degli imprenditori più in vista di tutta San Marino. Fu una sfida epocale, con una votazione finale che resterà negli annali: all’Assemblea erano infatti presenti 76 votanti e lo scrutinio sentenziò un incredibile 38 a 37. Avevo vinto, ma ero consapevole della debolezza di quella vittoria e così presi da parte Mularoni e gli dissi: “Vieni con me di là, dobbiamo parlare”. Ci chiudemmo in un’altra stanza e feci la mia proposta: “Cino, non possiamo tornare di là in queste condizioni, con una spaccatura così netta. Dobbiamo fare qualcosa io e te, dobbiamo trovare un accordo. Ecco, questo è il mio programma e dimmi se lo condividi”. Dopo avermi ascoltato, con una vena ironica mi disse: “Enzo, se riesci davvero a fare tutte queste cose ti faccio un applauso”. Ci guardammo negli occhi, l’accordo era già fatto: “Benissimo, allora tu sarai il Vice Presidente”. Tornammo dagli altri e li spiazzammo: “Propongo Secondo Enzo Mularoni Vice Presidente, chi vota a favore?” Fu un plebiscito ovviamente, ma c’era ancora un dubbio da chiarire. Dopo il brindisi, dissi a Cino: “Scusa, ma i conti non mi tornano, eravamo in 76 e hanno votato solo in 75, la scheda bianca era la tua, vero?” Lui annuì e capii veramente di che pasta era fatto: “Non ti sei votato? Tu sei un signore… io mi sono votato, invece, io volevo vincere”, gli dissi ridendo, sapendo di aver conquistato la sua lealtà, nonostante le legittime perplessità che nutriva, come altri, nei confronti di un professionista alla guida di un’associazione di imprenditori. Dovetti impegnarmi molto per farlo ricredere e penso di esserci riuscito, negli anni successivi, tanto che alla fine del primo triennio fui rieletto come unico candidato. Memore del mio faticoso impegno, poi proposi all’Assemblea, e fu approvato, di limitare ad un unico mandato la carica di Presidente dell’Associazione. Quegli anni non furono affatto semplici: il rapporto con il sindacato era ai minimi termini e stavamo subendo troppo le loro iniziative. Serviva una reazione, anche se sapevamo tutti cosa significasse dire di no al sindacato: scioperi, proteste e anche qualche sgambetto facendo leva sulla politica, sempre attenta al proprio consenso. Tutte cose che vissi sulla mia pelle, soprattutto negli anni 1990-91, quando mettemmo in stallo la trattativa per il rinnovo contrattuale. Lo facemmo con un comunicato molto forte, nel quale dichiarammo la nostra indisponibilità a trattare con loro. Sapevano tutti dove avevo lo studio a Dogana e un giorno i sindacati organizzarono una manifestazione in strada non solo contro gli Industriali, ma contro il sottoscritto, che ne era il Presidente. Si presentarono in 400, forse 500, erano così tanti che bloccarono la superstrada e le macchine che provavano a passare le 102
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spostavano di lato a forza, spingendole con le mani. Urlavano e scandivano il mio nome, tiravano bombe carta e quant’altro verso il mio ufficio. La tensione stava salendo alle stelle e così decisi di agire anticipandoli: chiamai i due gendarmi che stazionavano sulle scale che portavano al mio ufficio e, nonostante il loro invito a non scendere, uscii per affrontare i manifestanti. Alzai un braccio per ottenere la loro attenzione e puntai con la mano il Monte: “Io adesso devo andare al Palazzo del Governo, lassù, per firmare questo benedetto contratto. Vi saluto”. Salii in macchina senza attendere la loro reazione e mi lasciai dietro le spalle quella folla. Me l’ero vista brutta in effetti e ora mi viene quasi da ridere a ripensarci, soprattutto perché mi torna in mente un altro episodio legato a quelle proteste, ancora più personale. Avevano creato una mia caricatura, penso di cartapesta, tipo quelle dei carri di Viareggio, e l’avevano messa su un camion. Il manifesto recitava: “Se il contratto vuoi firmare, con Giraffa devi parlare”. Giraffa era il soprannome che mi avevano dato da ragazzino, perché ero magro e con un collo lungo. Devo ammettere che quel manifesto mi aveva colpito molto: il messaggio era ironico, il disegno era veramente fatto bene, era… un capolavoro! Lo stesso disegno fu affisso anche davanti alla sede di un’azienda che amministravo e più volte chiesi ai miei dipendenti chi fosse l’autore, ma ovviamente non me lo dissero. Peccato, perché avrei davvero voluto complimentarmi. Solo diverso tempo dopo scoprii che, ironia della sorte, l’aveva elaborato invece proprio un mio dipendente. C’era quindi anche una parte ironica e se vogliamo simpatica della protesta, ma per la maggior parte era scontro aperto. I sindacalisti sapevano bene come utilizzare l’aggressività, basti pensare che alle nostre riunioni si presentavano anche in 50 o 60 delegati, mentre noi eravamo 103
80 Enzo Zafferani con San Giovanni Paolo II durante la visita ufficiale a San Marino
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in 6 o 7 al massimo. Dovevamo prepararci al meglio, creando anche delle vere e proprie trappole, come quando portammo la televisione a una di queste riunioni e sbugiardammo in diretta uno dei loro massimi rappresentanti, con documenti alla mano: “Questi documenti dimostrano che le sue dichiarazioni sono false e io con chi dice falsità non discuto”. Ricordo ancora le parole che urlai, con la telecamera appoggiata quasi sulla mia spalla a inquadrare il viso del dirigente del sindacato che aveva fatto quelle affermazioni, stile interrogatorio e la reazione che ebbe una volta scoperto. Avevamo vinto una battaglia, ma la guerra continuava, anche perché la politica, oltre a perpetrare la sua vocazione clientelare, si appoggiava più spesso a loro che a noi. Spesso, ma non sempre. Erano quelli i tempi di Clara Boscaglia, una statista che ci ha lasciati troppo presto. La ricordo con stima e affetto, ma soprattutto ricordo le sue grandi capacità e quella determinazione di cui i politici dovrebbero essere sempre dotati. Un giorno mi chiamò, era un sabato mattina molto presto, invitandomi a raggiungerla in Segreteria alle quattro del pomeriggio. Nonostante la malattia, lei era lì, operativa. Mi disse: “Abbiamo un contenzioso aperto su diversi argomenti molto importanti, è ora di chiuderlo una volta per tutte”. Si trattava invero di questioni non proprio di poco conto, c’era da discutere di imposta sulle importazioni, smobilizzo delle rimanenze, detassazione degli utili reinvestiti e altre partite fondamentali per le imprese. In poche ore, non solo trovammo un accordo, ma uscimmo dalla riunione addirittura con alcune bozze di legge, scritte di suo pugno. La ringraziai, come devo ringraziare l’Associazione per avermi dato l’opportunità di confrontarmi con politici come lei, a San Marino e in tutto il mondo, dai rappresentanti del Governo italiano a quelli dei vari Paesi che in quei sei anni abbiamo ospitato o abbiamo incontrato recandoci in visita ufficiale, compreso il Papa. Durante la visita ufficiale in Repubblica di Giovanni Paolo II, anch’io venni ricevuto in veste di Presidente dell’Associazione: quando mi trovai di fronte a lui, ero emozionato, quasi non riuscivo a parlare e non feci altro che chinarmi per salutarlo secondo il protocollo. Quando mi presentarono come Presidente dell’Associazione degli Industriali, però, avvenne una cosa che non avevo assolutamente previsto, perché il Papa appoggiò una mano sulla mia, stringendola, e mi guardò dritto negli occhi, scandendo con quel suo accento particolare una domanda che ancora oggi mi fa tremare le gambe: “E come li trattate a San Marino i miei fratelli e sorelle, i lavoratori?”. “Bene, Sua Santità”, risposi quasi balbettando, “li trattiamo bene”. Il suo interesse era sincero, me lo spiegò un giovane Cardinale poco dopo, che aveva già intuito la grandezza a cui sarebbe stato destinato e la sua passione per i viaggi in tutto il mondo: parlava già sei lingue e stava studiando il giapponese. Ma la confer104
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ma me la diede lui stesso, quando quattro anni dopo, andai in udienza in Vaticano, insieme a tutti gli altri Presidenti delle associazioni confindustriali europee iscritte all’UNICE, compresa la nostra. Ancora una volta, al sentire nominare San Marino, i suoi pensieri si concentrarono su di me e di nuovo mi interrogò: “Li trattate ancora bene i miei fratelli e sorelle a San Marino?”. Se lo ricordava, incredibile. O meglio, era incredibile per me in quel momento, ma non quando poi abbiamo potuto conoscere tutta la storia e l’opera di San Giovanni Paolo II nel mondo. Quello stesso mondo in continua evoluzione che ha caratterizzato anche tutte le dinamiche sociali e soprattutto economiche di San Marino. Anche per questo la nostra Associazione ha dovuto attrezzarsi per fronteggiare queste sfide, riorganizzandosi profondamente. Ed è uno degli impegni che ho preso, come Presidente, fin da subito. Da buon revisore sono partito dai bilanci, che non erano così floridi. Andavano fatte delle scelte, a partire dall’incarico di Direttore, che era molto oneroso. Risolsi così il contratto, prendendo in carico io stesso tali compiti, ovviamente senza compenso: per tutto il mio mandato, infatti, venivo in Associazione a lavorare due o tre giorni a settimana. Ero un Presidente operativo, diciamo. Fu un po’ più difficile farlo comprendere al mio socio nello studio, ma fu un’esperienza importante, con risultati molto positivi. Innanzitutto sul bilancio: le economie effettuate, unite all’aumento di soci e relative quote, ci portò infatti a creare un attivo finalmente considerevole. Nel frattempo, riorganizzammo anche le risorse interne: promossi Carlo Giorgi prima Co-segretario Generale insieme ad Alessandro Morri, poi, una volta che quest’ultimo raggiunse l’età pensionabile, Carlo divenne il Segretario Generale per tanti anni a venire. Ma servivano altre risorse e competenze e, senza ovviamente immaginare la carriera che avrebbe avuto, fu in quegli anni che assunsi anche un giovanissimo e neolaureato William Vagnini. In pratica, tutti e due i Segretari Generali fino ai giorni nostri. L’altra esigenza, stante le battaglie sindacali e i rapporti non sempre facili con la politica, era quella comunicativa: avevamo il nostro canale di comunicazione interno verso gli associati, ma non avevamo ancora un giornale come Fixing, per cui ci inventammo un programma televisivo tutto nostro sull’allora Tele San Marino, di cui ero ospite fisso. Si chiamava “Ci vediamo giovedì” ed era condotto da Sonia Tura: il programma era seguitissimo, riuscivamo a parlare davvero alla gente, ai cittadini, anche mettendoci la faccia su questioni controverse. Però, funzionava. Sapevamo far leva sul valore, oramai riconosciuto da tutti, dell’industria e dell’economia reale che le imprese associate ANIS stavano generando per tutti. E questo ci dava forza, come lo ha dato in tutta la sua storia all’Associazione, per avanzare le nostre proposte alla politica, al sindacato e, quindi, a tutto il Paese. 105
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Piero Tonelli Guidare l’Associazione degli Industriali è stato un onore e una grande opportunità di crescita personale e professionale. Credo anche di aver dato, insieme al mio Consiglio Direttivo e agli altri associati, un contributo alla crescita di ANIS, così come allo sviluppo del Paese, seppure in un contesto economico e sociale non facile, come quello che ha caratterizzato gli anni ’90. Il mio fu “un mandato e mezzo”, essendo subentrato all’amico Cino Mularoni, purtroppo prematuramente scomparso. Parlare oggi di ANIS, quindi, a maggior ragione per chi come me ne ha vissuto dall’interno un lungo periodo, è un po’ come parlare della storia dell’economia sammarinese. Dell’economia reale, voglio sottolineare, di cui le nostre imprese sono state assolute protagoniste in passato e soprattutto oggi, dopo la demolizione degli antichi pilastri su cui si reggeva un sistema opaco che ci ha portato, alla fine, solo tanti danni. È stata un’economia che, in generale, ha avuto dei pregi ma anche dei grossi difetti. Da una parte, infatti, vanno evidenziate tutte quelle iniziative positive in termini economici e sociali, dall’altra, però, non si possono nascondere i tanti e gravi errori che sono stati commessi. Molti dei quali, in verità, il sistema si trascina ancora dietro a distanza di trent’anni. Ed era lo stesso anche dieci anni fa quando, dopo diverso tempo, intervenni a un’Assemblea che considero storica, non tanto per il mio intervento ovviamente, ma per il periodo di eccezionale difficoltà che stavamo vivendo tutti. Era il 2010 e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva appena annunciato che “San Marino resta nella black list fino a quando non saranno formalmente e sostanzialmente in vigore tutte le norme necessarie per integrare gli standard internazionali, legali, fiscali, antiriciclaggio…” Anche se da sammarinese potevo sentirmi offeso, non potevo dargli torto: non si fidava delle nostre promesse, dalla Legge del luglio 2009 sul deposito delle azioni presso un notaio, che si era già rivelata inutile, alla bozza sul prefinanziamento dell’IVA all’esportazione, che era un intervento a tempo determinato, come a dire: lo facciamo per uscire dalla black list e poi torniamo a fare i pastrocchi come prima. Logico che a Tremonti, ma anche all’Italia, suonassero come favolette. Se si fa un Decreto va fatto in modo che sia chiaro e non lasci dubbi o scappatoie. Stesso discorso sullo scambio automatico delle informazioni, che in quel momento era osteggiato da banche e finanziarie, ma già negli anni precedenti tutto il sistema politico, finanziario e anche economico l’avevano boicottato, facendo saltare l’accordo di cooperazione con l’Italia. Un accordo che, a mio avviso, invece ci 107
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avrebbe permesso di metabolizzare quel passaggio epocale senza traumi o almeno, come dissi all’Assemblea, in modo molto meno doloroso rispetto alle condizioni che ci venivano imposte in quel momento. Eravamo infatti arrivati alla resa dei conti, perché se è vero che la crisi internazionale del 2008 aveva fatto emergere i nostri problemi, noi sapevamo già da tempo, da anni, quali fossero. Ricordo infatti molto bene che durante il mio mandato certe tematiche erano già all’ordine del giorno: eravamo già allora preoccupati da tutte quelle iniziative imprenditoriali puramente speculative, votate al solo sfruttamento dei vantaggi che il sistema sammarinese concedeva. Non erano imprese serie: un imprenditore non guarda al guadagno di oggi, ma al futuro della sua impresa. Sia chiaro, il profitto è fondamentale, ma l’orizzonte temporale è spostato in avanti, anche oltre la propria esperienza imprenditoriale, perché magari si va in pensione, si passa l’azienda ai figli, o la si vende. È questa la prospettiva che come ANIS abbiamo sempre cercato di portare avanti, che permette di riconoscere il valore degli investimenti e l’importanza delle competenze dei propri dipendenti e collaboratori, i quali rappresentano il presente e il futuro dell’impresa, per questo vanno continuamente aggiornate. Questa visione differenzia gli imprenditori da chi lo è solo di facciata, ma ci differenzia anche dalla politica, la cui prospettiva ha spesso un solo limite temporale: le elezioni. Ragionare basandosi sul consenso, e quindi solo in chiave elettorale, ha creato tantissimi danni a San Marino e, devo ammetterlo, anche quando ero Presidente ANIS non sono stato sempre in grado di frenare l’ingerenza della politica nelle questioni economiche, sia che si trattasse di singole iniziative imprenditoriali, sia di relazioni industriali tra noi e i sindacati. Un’ingerenza che, ovviamente, la politica non accettava nei suoi confronti, etichettando come lesa maestà anche iniziative che di politico avevano ben poco. Un episodio su tutti: consapevoli che il mercato europeo era già il nostro mercato di riferimento e che San Marino non poteva fare altro che integrarsi sempre più in questo contesto, da tempo come ANIS avevamo aperto una riflessione sulla possibilità di diventare fin da subito membri effettivi dell’Unione Europea. Avevamo già compreso che Bruxelles era diventato il centro nevralgico e decisionale del nostro mondo economico, tanto che Confindustria, così come le altre associazioni industriali europee, avevano aperto delle sedi distaccate in quella capitale. Non potevamo venire tagliati fuori e così organizzammo un incontro con il Commissario Mario Monti a Bruxelles, per parlare di San Marino e di Europa. Non l’avessimo mai fatto! La politica e in particolare un Segretario di Stato ci fecero una strigliata che ricorderò per sempre: il problema, ci spiegarono, era che non potevamo andare noi a discutere di queste cose, perché spettava al 108
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Governo. A distanza di anni, però, cosa hanno portato a casa? Ci hanno pensato loro… a non fare niente. Noi non potevamo entrare nel loro terreno, insomma, ma loro lo facevano di continuo nel nostro. Ad esempio, nell’ambito contrattuale, soprattutto negli anni ’90, invece di lasciare a datori di lavoro e sindacati l’onere di trovare delle soluzioni condivise, semmai intervenendo come arbitro super partes o mediatore finale, la politica lavorò per rafforzare il nostro più grosso concorrente, che era lo Stato. Quando si trattava di rinnovare il contratto pubblico, infatti, venivano elargiti aumenti con una facilità impressionante. E per restare competitivi, anche noi imprenditori dovevamo concedere, a volte, più di quanto potessimo sostenere. Non si guardava ai fatturati, all’andamento dell’economia interna e ai mercati esteri, bensì al consenso. E il costo del lavoro lievitava, erodendo via via quel vantaggio che avevamo costruito in tanti anni. Chiaramente, chi aveva avviato a San Marino delle attività meno legate a tali dinamiche, non aveva alcun problema a firmare contratti al rialzo: il loro business evidentemente non si basava su questi asset, ma su altri presupposti che solo in futuro si sarebbero rivelati dannosi per tutto il sistema. O meglio, lo avrebbero capito tutti solo a posteriori, perché noi lo sapevamo e lo criticavamo da tempo. Del 109
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resto, ci aveva ammonito nel 1972 lo stesso ministro alle Finanze Luigi Preti, quando l’Italia ci concesse i privilegi fiscali sulle importazioni: ai nostri rappresentanti politici disse infatti che questo vantaggio avrebbe potuto essere la nostra fortuna se ben sfruttato, oppure, al contrario, se sfruttato male, sarebbe stato la nostra rovina. Non abbiamo saputo sfruttarlo bene, o almeno, non abbiamo potuto o voluto evitarne l’utilizzo sbagliato da parte di qualcuno. È stata la nostra disgrazia, ma è anche vero che per un certo periodo, un lungo periodo in verità, l’economia sammarinese ha potuto crescere e prosperare. Alla mancanza degli anticorpi giusti verso alcune iniziative poco corrette, si è però aggiunta l’incapacità di gestire l’enorme ricchezza che stavamo vedendo. Anzi, è negli anni ’90 che si sono costruiti i presupposti del debito pubblico, aumentando enormemente la spesa corrente a scapito degli investimenti: una visione contraria, come ho spiegato, a quella imprenditoriale. Avremmo potuto e dovuto costruire progetti solidi per creare ricchezza autonomamente anche in futuro, invece abbiamo solo cercato di attingere quanto possibile da quelle risorse, per il tempo che sono state qui. Quando sono finite, o se ne sono andate altrove, sono rimasti debiti e strutture costosissime, in maggior parte a carico dello Stato. Un esempio su tutti, la sanità: l’universalità conquistata negli anni precedenti è un valore per l’intero Paese, ma per mantenerla occorrono comunque risorse e progetti di sviluppo. Purtroppo già durante il mio mandato la spesa per l’ISS si stava rivelando insostenibile e, nonostante ci fossero i presupposti e anche le risorse pubbliche, si è continuato su quella strada. Avevamo la fortuna, spiegai al Governo del tempo, di avere come confinante un Paese che aveva buchi enormi proprio nella sanità pubblica. Dovevamo sfruttare questa difficoltà e potevamo farlo destinando una parte del nostro Ospedale alle cure dei malati italiani, attirando qui i migliori specialisti italiani. A una condizione: che curassero gratuitamente anche i sammarinesi. Ma non se ne fece nulla. Nel frattempo l’Italia e in particolare le Regioni hanno compreso l’esigenza di dotarsi di una struttura diversa, soprattutto con un approccio diverso, creando le Aziende Sanitarie Locali. Come dice il nome, aziende: con una visione più imprenditoriale, basata quindi fondamentalmente su entrate e uscite, non sul solo trasferimento dal Bilancio dello Stato. Questo è solo un esempio dei progetti che si sarebbero potuti mettere in moto a San Marino, nella sanità e in generale nella Pubblica Amministrazione. È stato in effetti un mio cruccio ai tempi della Presidenza, che ostinatamente non ho mai abbandonato del tutto, tanto che ancora oggi, appena ne ho occasione, cerco di farlo comprendere anche alla politica. Mi è capitato ad esempio qualche anno fa durante la presentazione del calendario della mia azienda ai Capitani Reggenti: conclusa l’udienza, conoscendoli personalmente, ho illustrato loro alcune idee per 110
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lo sviluppo di San Marino, chiedendo anche conto di una riforma urgente della Pubblica Amministrazione. Lo stesso ho fatto con l’allora segretario politico di un partito sammarinese, oggi Segretario di Stato, che ho incontrato occasionalmente in un bar a Rovereta. Chissà se nel nuovo ruolo all’interno del Congresso di Stato, proverà a realizzare qualcuna delle idee che abbiamo condiviso? Se lo farà, applaudirò per primo. Non per soddisfazione personale, ma perché sarebbe un segnale, finalmente, che qualcosa stia davvero cambiando. Ci ho davvero provato sempre a far ragionare la politica e il Paese su queste riforme, sia in veste di Presidente ANIS che in quella di cittadino e imprenditore. E ci proverò sempre.
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83 Un intervento dell’ex Presidente Piero Tonelli durante un’Assemblea ANIS
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Franco Capicchioni Grazie all’esempio di mio padre Dante, classe 1923, vero protagonista sin da giovane del grande processo di industrializzazione sviluppatosi a San Marino negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, ho avuto la fortuna di aver sempre respirato aria d’impresa. Lo stesso si può dire della vita associativa di ANIS: ricordo ancora quando da ragazzino a volte accompagnavo mio padre che andava a parlare dei problemi del momento con Giuseppe Cantoni, il primo segretario storico dell’Associazione. Ogni volta le riunioni e gli incontri avvenivano in posti diversi, perché non si aveva ancora una sede stabile. A tal proposito un particolare episodio mi lega all’Associazione: da ingegnere neolaureato, infatti, vidi ancora al rustico quella che sarebbe divenuta la sede storica di via Gino Giacomini e contribuii in amicizia alla sua sistemazione, scegliendo quell’unica pavimentazione in gres verde, che molti ricorderanno e che venne realizzata su mia idea prima di costruire i tramezzi, in modo che le pareti divisorie potessero nel tempo essere facilmente modificate al variare delle esigenze. Come detto, mio padre ha sempre vissuto molto la vita associativa, sedendo tanti anni in Consiglio Direttivo, e spesso mi coinvolgeva, spronandomi a partecipare alle Assemblee. Finché un giorno decise di non voler più essere direttamente coinvolto: si irritava troppo per le scelte della politica, continuamente rivolte ad una gestione costosa e spesso inefficiente della cosa pubblica (quei metodi ancora in uso e le relative conseguenze sono ancora oggi purtroppo sotto gli occhi di tutti). Il passaggio del testimone fu naturale e la mia presenza in ANIS divenne sempre più attiva, trovandomi ben presto a far parte del Consiglio Direttivo, vivendo da quel momento in prima persona le varie problematiche associative. Il cambio di marcia a livello personale è avvenuto a partire dal 1997, con il mio coinvolgimento diretto, prima come Vicepresidente del compianto Enzo Donald Mularoni, poi con la presidenza dell’Associazione dal 2000 al 2003 e infine con il ruolo di Past-President sotto la presidenza di Simona Michelotti sino al 2006. Nove anni davvero importanti, un periodo entusiasmante, sia per il percorso associativo che per quello personale, soprattutto perché noi tre eravamo profondamente uniti ed affiatati: ci legavano una grande intesa reciproca e un’unica visione prospettica, sia per il Paese che per le aziende, che si manifestavano in una coerente unità di intenti. Allo stesso modo ci accomunava anche l’esperienza in Confidustria, visto che con Simona eravamo da sempre in Assografici, lei in GIFLEX ed io in GIPSAC, mentre Enzo in Assopiastrelle divenuta poi Confindustria Ceramica: po113
84 A sinistra: Franco Capicchioni
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tevamo quindi mettere a profitto in favore di San Marino tutte le conoscenze e le dinamiche relative a quelle realtà. In particolare Enzo, che in Confindustria aveva ruoli di primo piano, aveva un’innata capacità di comprendere meglio di chiunque altro conoscessi le tendenze dei mercati internazionali, l’evolversi degli scenari e, quindi, anche di anticipare le strategie per poter affrontare i cambiamenti. Erano tutte informazioni preziosissime che condivideva con noi in ANIS e che ha sempre cercato di trasferire anche nel dibattito con la politica e le altre forze sociali per far crescere il nostro amato Paese. Eravamo una bella squadra, a cui non va dimenticato si aggiungevano tanti altri imprenditori importanti che con le loro aziende hanno fatto la storia industriale di San Marino. Inoltre potevamo contare sempre su Carlo Giorgi, alla guida della struttura stessa: una persona dalle grandi capacità operative e gestionali, che a sua volta aveva uno staff di prim’ordine. Conoscevo già bene le dinamiche aziendali, ma la lunga esperienza che ho potuto maturare in ANIS, mi ha permesso di comprendere anche l’importanza di avere una realtà associativa che raccolga le singole istanze delle imprese e le traduca in azioni concrete, perché sono volte allo sviluppo economico del Paese e non ai singoli personali interessi. Lo avrei compreso meglio durante il triennio da Presidente, ma divenne ancora più palese quando ebbi l’opportunità di confrontarmi con i colleghi di tutta Europa negli appuntamenti semestrali del Consiglio dei Presidenti di UNICE, che poi cambiò nome in BusinessEurope. BusinessEurope è la grande organizzazione degli imprenditori europei, che rappresenta 40 associazioni nazionali provenienti da 35 paesi: tutti quelli dell’Unione Europea, quelli appartenenti allo Spazio Economico Europeo ed altri considerati vicini sotto il profilo economico, tra cui San Marino attraverso ANIS. BusinessEurope, era allora e lo è anche oggi, il principale sostenitore della crescita e della competitività a livello europeo, garantendo che la voce del business sia ascoltata nel processo decisionale europeo. Interagisce in modo sistematico con il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio, assicurando che l’Europa rimanga competitiva a livello globale. Attualmente, in questo momento di crisi, gli imprenditori del vecchio continente continuano a puntare ad un rafforzamento dell’Unione Europea per creare prosperità per l’Europa e i suoi cittadini, gestendo allo stesso tempo la transizione verso un futuro sostenibile per proteggere l’intero pianeta. Le aziende europee, ma nel loro piccolo anche quelle sammarinesi, in quanto principali creatrici di occupazione e crescita, hanno un ruolo centrale da svolgere, in quanto il raggiungimento degli obiettivi ambientali e sociali in ogni paese dipende in gran parte dal loro successo. Tuttavia, le aziende europee e sammarinesi potranno svolgere appieno il loro 114
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ruolo nella società, costituendo anche un esempio per il resto del mondo, solo se si affermerà la competitività e la sostenibilità economica del nostro “Sistema-Paese”. Il Consiglio dei Presidenti di BusinessEurope si riunisce in primavera ed in autunno, spesso nella settimana che precede il Consiglio Europeo che si tiene nel paese che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, organo che stabilisce di fatto l’agenda dell’Unione. Alla riunione spesso interviene il Primo Ministro del paese ospitante, cui vengono presentate le richieste degli industriali di tutta Europa e che spesso assume un formale impegno a realizzare ciò che serve per lo sviluppo economico dell’Unione Europea e di tutto il continente. E questo avviene ogni sei mesi! In pratica, noi sammarinesi eravamo aggiornati costantemente sulle dinamiche internazionali che già iniziavamo a vedere con le nostre imprese, ma soprattutto potevamo già comprendere gli obiettivi di determinate scelte o i cambiamenti che si stavano già verificando in Europa e sugli scenari internazionali. Anche per questo cercavamo di riportare a San Marino tali esperienze per condividerle con la politica e le parti sociali, per convincerle ad attuare tutti quegli interventi che ci avrebbero permesso di cavalcare tali cambiamenti, o al contrario, se non fossero stati predisposti, ci avrebbero creato enormi problemi in futuro. Purtroppo, devo ammettere a distanza di anni, che nella maggior parte dei casi San Marino ha scelto questa seconda strada ed oggi siamo alla resa dei conti. Il misurarsi con il contesto internazionale e doversi poi confrontare con la realtà sammarinese è stata una battaglia continua, iniziata prima di me e portata avanti dai miei successori, raccontata anche da tantissime esperienze personali. 115
85 Il Presidente Franco Capicchioni con il Segretario Generale Carlo Giorgi
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Per dovere di cronaca, devo dire che rimangono indimenticabili i numerosi incontri tenuti nelle sedi più prestigiose, con tanti capi di stato e di governo, anche perché gli appuntamenti con il Consiglio dei Presidenti non si limitarono ai soli tre anni della mia presidenza: continuai infatti a rappresentare ANIS in BusinessEurope sino al 2014. Conservo memoria di tanti luoghi dove ho portato il nome di San Marino: al Palais de l’Élysée a Parigi, nella sala del Consiglio dei Ministri di Palazzo Chigi a Roma, al Vasa Museum di Stoccolma, al Palazzo della Pace dell’Aia, al Palazzo Schönbrunn a Vienna, etc. Mi piace ricordare una riunione in Francia, dove l’accoglienza fu indimenticabile: non solo perché la cena di gala era organizzata alla Reggia di Versailles nella favolosa Galleria degli Specchi, ma per come ci arrivammo. Dall’hotel, accanto al Palais du Louvre, salimmo a bordo di due pullman proprio nell’ora di punta: il servizio impeccabile di scorta di due motociclisti della polizia ci ha consentito di viaggiare senza soste o rallentamenti, anche in pieno centro e negli incroci con maggior traffico, tanto da percorrere una trentina di chilometri in meno di venti minuti. In particolare, visto che in Europa ci sono ancora diverse monarchie, ho avuto il privilegio di partecipare a tanti ricevimenti e serate di gala: a Buckingham Palace ospite del Principe Carlo d’Inghilterra, a casa della regina Beatrice d’Olanda, una donna davvero affascinante dalla spiccata personalità, ed a Palazzo Reale ospite del Re di Svezia, che, rammento ancora benissimo, volle personalmente presentarsi e intrattenersi a lungo con tutti i presenti e al quale parlai di San Marino, che il Re apprezzò particolarmente sia come Paese ma anche come custode di un forte tessuto imprenditoriale. Riguardo al mio triennio da Presidente, è coinciso con un importante momento di transizione e di scelte per tutta San Marino, a cominciare dalla messa in discussione dei famosi capisaldi del sistema economico: anonimato societario, segreto bancario e bassa imposizione fiscale. I primi due, in verità, non sono mai stati ritenuti inderogabili dal nostro punto di vista imprenditoriale, tanto che, già nel mio primo anno, erano al primo posto, dando alla politica la piena disponibilità dell’Associazione a ridefinire queste due leve di sviluppo, nello stesso momento in cui proprio la politica doveva assumere importanti decisioni che riguardavano principalmente i rapporti internazionali e gli accordi contro la doppia imposizione. Non è stato un caso, visti i temi trattati, quanto è stata partecipata, per non dire affollata, l’Assemblea Generale Straordinaria del 5 dicembre 2000. Quello è stato anche un periodo in cui, dopo tantissimi anni di crescita incessante e spesso esasperata dei mercati, soprattutto nei settori legati all’informatica e alle nuove tecnologie, si stava manifestando la prima crisi finanziaria mon116
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diale del nuovo millennio, suscitando nell’imprenditoria particolari preoccupazioni sul futuro, con prospettive negative per l’intera economia mondiale. Anche a San Marino la situazione non era per niente rassicurante: incominciava proprio in quegli anni ad essere sempre più evidente il rosso del Bilancio dello Stato e, dopo anni di stabilità politica, iniziava un periodo di segno opposto, che vedrà ridursi drasticamente la durata delle legislature con Governi sempre più instabili. Se la coalizione nata dalle elezioni del 1998 formata da PDCS e PSS era caduta e quindi sostituita nel 2000 da una nuova costituita da PDCS, PPDS e SpR, il 13 luglio 2001 era nata la XXV legislatura che in cinque anni formò ben sei governi: il primo il 13 luglio, PDCS e PSS; il secondo il 21 maggio 2002, un rimpasto con l’uscita dalla scena politica di Gabriele Gatti; il terzo il 25 giugno 2002, PSS, PdD e APDS; il quarto il 17 dicembre 2002, PDCS e PSS; il quinto il 15 dicembre 2003, PDCS, PSS e PdD; il sesto il 12 febbraio 2005, con un altro rimpasto. Si comprende quanto fosse davvero difficile la gestione delle problematiche, che diventavano sempre più pressanti per il sistema Paese. Anche sul fronte sindacale, eravamo davanti al rinnovo di tre importanti contratti di lavoro: quello del settore edile, quello generale dell’industria e quello del pubblico impiego. Di conseguenza, ad ogni occasione di confronto con il Governo e con le parti sociali, si manifestavano grandi preoccupazioni sull’andamento della finanza pubblica e si insisteva sulla necessità di voltare pagina rispetto alle precedenti stagioni contrattuali, che si erano concluse in passato a condizioni oltremodo generose verso i lavoratori di tutti i settori, ma in particolare per quelli della Pubblica Amministrazione che beneficiavano (e purtroppo beneficiano ancora) di orari e condizioni di lavoro decisamente migliori, sia in quantità che per distribuzione, e di retribuzioni ben più alte rispetto a quelle analoghe dell’industria. Un primo passo, dopo lunghe trattative e scioperi, si fece nell’ottobre del 2000, con la firma da parte di ANIS del contratto del settore edile, sottoscritto a condizioni più equilibrate, sia nella parte normativa e sia in quella retributiva. Esso infatti prevedeva un trend a scalare degli aumenti ed era un primo segnale di adesione alla realtà economica. Subito dopo però era intervenuta una “rivoluzione” abbastanza negativa per il mondo delle imprese: in applicazione del contratto industria del ’98, dal 1° gennaio 2001 l’orario di lavoro a San Marino passava dalle 39 ore alle 37,5, con un importante aggravio del costo del lavoro. Eravamo preoccupati soprattutto perché si perdeva competitività rispetto all’Italia, dove l’orario settimanale era ancora di 40 ore: le conseguenze furono una minore produttività e un maggior ricorso allo straordinario. Occorre inoltre tener presente che anche gli aumenti contrattuali dei tre rinnovi precedenti, sottoscritti sotto la spinta perversa del contratto del pubblico 117
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impiego, avessero finito col pesare negativamente (e pesano tuttora) sul grado di competitività delle imprese sammarinesi; tre rinnovi nel complesso decisamente più elevati rispetto a quelli dei diretti concorrenti italiani, applicati a dispetto di quella che era la reale situazione economica europea e mondiale, uniti al maggior numero di festività, di ferie e di permessi. Lo scenario sammarinese diveniva così sempre meno rassicurante, per l’ulteriore perdita di slancio delle nostre imprese sui mercati e di attrazione per il sistema-paese, creando ulteriori momenti di preoccupazione. Anche per questo la nostra azione dovette diventare ancora più incisiva e propositiva. In tal senso va vista anche l’APSE-Agenzia per la Promozione e lo Sviluppo dell’Economia che proprio nel 2001, con Enzo Donald Mularoni primo Presidente, vide la sua attivazione, dopo anni di trattative e di accordi. La forma giuridica scelta era quella di una società per azioni a capitale misto pubblico e privato con uno statuto che di fatto dava al Governo e ad ANIS un ruolo privilegiato nelle scelte direzionali. Un importante strumento a sostegno del mondo imprenditoriale sammarinese, con particolare riguardo all’imprenditoria giovanile e femminile. L’11 settembre di quell’anno, però, accadde un fatto che cambierà le sorti del mondo così come lo conoscevamo: l’attentato al World Trade Center di New York avvenne infatti in un momento in cui le economie statunitense, tedesca e nipponica arrancavano, e gli effetti furono destabilizzanti. Quella tragedia era vista come una vera minaccia nei confronti dell’occidente, facendo dilagare tra le imprese la paura della recessione. La situazione congiunturale internazionale estremamente negativa che si creò di lì a poco divenne protagonista dell’Assemblea straordinaria che convocai esattamente tre mesi dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Fu in quell’occasione che come ANIS lanciammo un grande richiamo alla politica sammarinese anche sulla grave situazione di casa nostra. In particolare sui temi più critici, come l’esigenza di ridare solidità della finanza pubblica, la quale invece si era pericolosamente incrinata, anche a causa di semplici correttivi di breve periodo, senza che si ricorresse alle necessarie e importanti manovre strutturali sulla spesa corrente, sulle pensioni e sulla sanità (argomenti attuali ed ancora più gravi in questo 2020). L’altra urgenza era il completamento del mosaico dei rapporti politico-economici internazionali, con la stipula del trattato sulla doppia imposizione con l’Italia. Nello stesso ambito c’erano il rispetto degli impegni assunti con l’OCSE e l’intensificazione delle relazioni con l’Unione Europea, al fine di ottenere dalla Comunità parità di trattamento sulla libera circolazione delle merci. A questo si aggiungevano l’eliminazione della rigidità del mercato del lavoro e l’intesa con l’Italia sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri. Serviva un progetto che ricomprendesse tutto questo, ma soprattutto serviva unità d’intenti: per questo ANIS tese una mano proprio al sin118
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dacato per una cooperazione su queste tematiche, perché venissero poste al centro a valore comune la crescita del Paese assieme alla competitività delle imprese. Il 2001 era stato quindi un anno difficile per tutta San Marino, ad eccezione di un evento che ha risvegliato l’orgoglio di tutti i sammarinesi e che ha proiettato il nome del nostro Paese in tutto il mondo: era il 3 novembre quando sul circuito di Rio de Janeiro, dopo un motomondiale straordinario che lo vide conquistare 11 podi su 16 gare, Manuel Poggiali vinceva il campionato mondiale della classe 125 in sella alla Gilera, primo sammarinese ad aver vinto un titolo mondiale in tale competizione. Mai San Marino aveva avuto una visibilità così positiva a livello planetario, con una grande ricaduta promozionale sul mondo dell’imprenditoria sammarinese. Il 2002 si aprì invece con un fatto che avrebbe rivoluzionato il mercato unico europeo: l’introduzione dell’euro sotto forma di danaro contante. Anche se esisteva già dal 1999 come unità di conto virtuale, l’uso di un’unica moneta in gran parte dell’Europa semplificava tutte le transazioni commerciali e la mobilità dei cittadini, rendendo di fatto evidente anche a noi sammarinesi l’enorme opportunità rappresentata dal mercato unico europeo. Ma prima che a Bruxelles, occorreva riavvicinarci all’Italia, con cui si formalizzò un primo passo verso la distensione dei rapporti con la firma dell’accordo bilaterale sulla doppia imposizione il 21 marzo 2002. Se da una parte c’era soddisfazione, dall’altra non potevamo comunque non notare che il Governo italiano sembrava avesse ignorato le esigenze di sviluppo sammarinesi, come si desume dal testo finale, che ricalcava pedissequamente gli schemi tipici adottati dall’OCSE e che ovviamente non tengono conto della struttura economico-finanziaria di un piccolo stato quale San Marino. Un’occasione persa, come lo slittamento dell’accordo di cooperazione economica sempre con l’Italia, oltre al non aver ottenuto l’immediato inserimento di San Marino nella white-list italiana. Comunque un passo avanti. Sul versante interno, invece, tutto il 2002 è stato segnato dalla lunga trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro del settore industria: un anno molto difficile anche per me, che amo discutere e confrontarmi, ma nel rispetto reciproco e riconducendo il tutto nell’alveo di una civile e democratica dialettica. Molti gli spunti di amara riflessione a tanti anni di distanza, per le turbinose vicende in cui è maturato quel contratto, per la sorte della dinamica delle relazioni industriali: blocchi stradali, presidi, provocazioni, spedizioni punitive contro auto di “dissidenti”, linciaggi morali ai “crumiri”, minacce di vario genere agli imprenditori. Tutto questo ha fatto da contorno agli scioperi e alle manifestazioni di protesta, rasentando l’illegalità e presentando agli occhi dei sammarinesi e dei nostri fornitori o clienti un paese governato dalla maleducazione e dall’inciviltà. A ciò si aggiunga 119
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che le forze dell’ordine avevano mostrato un’impotenza disarmante di fronte allo strapotere di picchetti e blocchi stradali: sono ancora amareggiato, devo ammetterlo, perché è stato organizzato tutto in totale dispregio alla civiltà, non solo giuridica, del nostro Paese. Ed è in questo clima di tensioni continue che il contratto 2002-2004 fu firmato dopo oltre un anno di trattativa, fatta di concertazione tra parti sociali, imprese e governo, con quest’ultimo in un fondamentale e attivo ruolo di mediazione: lo siglammo di domenica, il 1 dicembre 2002. Sostanzialmente fu un buon rinnovo, sia per le imprese, che vedevano garantito il mantenimento di competitività e potevano gestire la flessibilità, sia per i lavoratori, che conservavano il potere d’acquisto delle retribuzioni e venivano loro assicurati significativi elementi normativi di miglioramento, con particolare attenzione a quelli relativi alla tutela della famiglia ed in favore dei frontalieri. Parallelamente, però, il sindacato aveva aperto il tavolo della trattativa anche per il rinnovo del contratto di lavoro per il settore pubblico allargato, con validità per il quadriennio 2001-2004, che fu sottoscritto il 18 febbraio 2003 dalla delegazione di governo e dalle organizzazioni sindacali. Restammo molto delusi: in una fase di bilanci pubblici in rosso si era persa l’occasione per iniziare quel necessario processo di riallineamento delle retribuzioni dei dipendenti della Pubblica Amministrazione con quelle del settore industria, facendo contemporaneamente alleggerire l’impatto della spesa per il personale sulle casse dello Stato. Una delle tante opportunità mancate a favore del Paese. Una battaglia che ANIS portava avanti da anni e che ha sostenuto anche dopo il mio mandato presidenziale, conclusosi il 29 maggio 2003 con l’elezione a Presidente di una davvero grande imprenditrice e grande amica: Simona Michelotti, la prima donna ai vertici dell’industria sammarinese.
Simona Michelotti Il mio incontro con l’ANIS non nasce da un desiderio di partecipare attivamente alla vita associativa, né dall’ambizione di rappresentare gli altri industriali di San Marino che, peraltro, all’inizio conoscevo pochissimo. Nasce invece dopo un ventennio di serena indifferenza durante il quale avevo delegato mio fratello a curare i rapporti della SIT con l’Associazione, certa che si trattasse di un contesto sociale - anche particolarmente maschile - dal quale non ci si poteva esimere per buona educazione, ma per me privo di qualsiasi concreta rilevanza. 121
86 A sinistra: Simona Michelotti
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Debbo dire, a mia discolpa, che in quegli anni tutto il mio impegno era esclusivamente indirizzato a far funzionare la fabbrica. Mi curavo poco delle relazioni con il sistema economico e produttivo che non facessero direttamente capo agli obiettivi aziendali. Mi sentivo, per così dire, un cane sciolto che tentava faticosamente di farsi largo nel mercato e nel mondo dell’impresa con tutte le difficoltà dei principianti, alle quali si aggiungeva l’handicap ulteriore di essere donna, per giunta giovanissima, in un settore dove le donne praticamente non erano presenti. Ci pensò Cino Mularoni, vent’anni dopo, a risvegliarmi dalla mia inerzia, chiedendomi di appoggiare la sua nomina alla presidenza. Una presidenza rivoluzionaria e, per certi versi, clamorosa. D’altra parte, conoscendolo, non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Cino Mularoni era un uomo che lasciava il segno e che portava avanti le sue idee con la determinazione e il coraggio del vero capitano d’industria e di chi sa di poter cambiare le cose. Mi chiese - senza mezzi termini di appoggiare la sua nomina perché intendeva realizzare un programma di rilancio dell’Associazione che trovai assolutamente condivisibile. Si trattava di riportare gli stessi imprenditori nei ruoli e negli organismi direttivi e di interrompere la pratica di delegarvi - per comodità o disimpegno - gli avvocati o i commercialisti delle proprie aziende. Da tempo infatti la voce degli industriali era quella mediata dalla voce di questi professionisti i quali, seppur animati dalle migliori intenzioni e dalla massima correttezza nei confronti dei deleganti, erano pur sempre portatori di una visione non autenticamente imprenditoriale. Cino era certo che questa consuetudine avrebbe finito per impoverire lo spirito e la sostanza dei valori di partecipazione e condivisione che stanno alla base dell’associazionismo. Ma soprattutto, più pragmaticamente, riteneva che nessuno possa essere più persuasivo e penetrante dei diretti interessati nella rivendicazione di tutele e provvedimenti a favore della intera classe imprenditoriale. Quello fu il mio primo voto in una assemblea dell’ANIS, ed è un ricordo che richiama in me anche una grande tristezza perché Cino Mularoni, grande uomo e grande imprenditore, mancò anzitempo senza riuscire a concludere il mandato che aveva onorato con la sua visione e il suo appassionato entusiasmo. Tuttavia a quel mio primo voto non ne seguirono altri. Il mio convinto coinvolgimento nell’associazione industriali risale infatti a qualche tempo dopo, ed esordisce nel bel mezzo di una telefonata durante la quale fui chiamata a partecipare più direttamente alla vita dell’ANIS, come imprenditrice che faceva pur sempre parte di una comunità di imprenditori. Anche quella volta il richiamo aveva la voce di un Mularoni, ben più giovane di Cino, ma non meno autorevole e determinato. Era la primavera del 1997 ed Enzo Donald Mularoni, figlio di Cino e suo successore nella conduzione delle imprese di famiglia, mi chiamava da Franco122
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forte. Per la precisione dall’aeroporto, mentre era in attesa del suo volo per l’America dove era diretto a rafforzare un mercato che poi diventerà fiorente per le sue aziende. Mancavano due mesi alla elezione del nuovo presidente dell’ANIS e voleva annunciarmi la sua candidatura. Non ci fu bisogno di tante parole perché subito gli assicurai il mio appoggio, senza riserve. Ma non era solo questo che gli interessava. In realtà l’oggetto della telefonata era convincermi a diventare, assieme a Franco Capicchioni, uno dei suoi due Vicepresidenti. Era certo che saremmo stati un trio a dir poco perfetto, con lui al vertice e alla base noi due, entrambi suoi lontani cugini, io per parte di padre e Franco per parte di madre. Ero profondamente reticente a impegnarmi in un’attività che non conoscevo e che immaginavo - non senza ragione, come poi dovetti constatare - piena di insidie, di compromessi e di complicati formalismi. Mi spaventavano soprattutto le relazioni, sindacali, politiche, categoriali: il linguaggio fumoso, le formule diplomatiche, le dinamiche complesse, le lungaggini, i silenzi più eloquenti delle parole. Insomma, quanto di più lontano dalla mia indole. Così poco attrezzata per le sottigliezze non ci tenevo ad addentrarmi in un territorio sconosciuto di cui ignoravo totalmente le dinamiche e i principi di funzionamento. Enzo però sapeva bene quali corde toccare per suscitare la mia curiosità e il mio interesse. Me la presentò come una bella sfida, da affrontare insieme, impavidi come i tre moschettieri. Non potei fare altro che accettare. Ad Enzo era impossibile rispondere di no e il bello fu che tutte le sue promesse furono mantenute e si trattò davvero di una bella sfida che ricordo ancora con commozione e nostalgia. Imparai moltissi123
87 La visita di Luca Cordero di Montezemolo a San Marino come ospite della Assemblea ANIS
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mo da quelle due formidabili persone in quel formidabile triennio. Enzo portava la lucidità fulminante delle sue analisi e delle sue sintesi, sapeva cogliere l’essenza delle cose mentre gli altri ancora si dibattevano nel parlottio confuso, dispersivo e improduttivo dell’incertezza. Poi sfoderava la sua proposta, con la razionalità e la concretezza di chi è abituato a risolvere i problemi, non a crearli. Sempre capace, combattivo e determinato. Quanto ci manca! Franco invece era il paladino della riflessione profonda, della ragionevolezza, della cautela, dell’etica e del garbo. Io, così intuitiva, emotiva e impulsiva, non credevo di poter portare valore aggiunto a una coppia di ingegneri tanto ben bilanciata nella loro razionalità. E invece anche tutta quella mia sensibilità contribuì, evidentemente, a renderci più forti, più coesi e più appassionati. Questa reciprocità, unita a una singolare affinità di pensiero e di sentimenti, furono per me come un dono inaspettato. Così è nata la nostra amicizia, un’amicizia vera, fondata sul rispetto, sulla stima reciproca e sulla condivisione dello stesso universo di valori e di principi. Tutti e tre avevamo a cuore la reputazione del sistema San Marino, in quegli anni sempre più minacciata dalle scorribande di una imprenditoria d’assalto che, con i suoi eccessi e le sue illegalità, conquistava le prime pagine dei giornali nazionali italiani con grave danno per il nome della nostra Repubblica. Ci chiedevamo come salvaguardare le imprese serie e le persone per bene, che erano la maggioranza e che contribuivano in modo determinante all’economia reale del Paese. Compito difficilissimo e faticoso, perché per cadere nel discredito basta pochissimo e risalire diventa invece un’impresa gigantesca. Ognuno di noi condivideva l’opinione che un piccolo sistema come il nostro non avesse speranza di prosperare se non assicurandosi la considerazione e il rispetto delle istituzioni nazionali e sovranazionali, degli altri sistemi economici e produttivi, degli operatori, del mercato, dell’opinione pubblica. In quel triennio Enzo riuscì a tessere una rete di relazioni significative con rilevanti personalità del mondo imprenditoriale ed economico italiano con l’intento, non secondario, di offrire un’immagine ‘pulita’ di San Marino e della sua economia, per gran parte nelle mani di persone serie, oneste e capaci. Tre anni dopo, allo scadere del mandato di Enzo Donald, la successione di Franco Capicchioni alla presidenza dell’ANIS fu accolta con unanime favore vista la sua esperienza e la sua lunga militanza nell’Associazione. Il suo triennio, nel quale accettai ancora una volta di essere Vicepresidente, fu caratterizzato da una preoccupante spirale di instabilità politica, tanto che si succedettero ben cinque diversi governi. Nel 2003, quando la spirale aveva assunto le forme di una vera e propria crisi della politica sammarinese, arrivò anche per me il momento di diventare Presidente dell’ANIS. Tutti gli associati lo davano per scontato ad eccezione dell’in124
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teressata: io infatti non volevo proprio saperne. Come per tutte le altre imprese, per la SIT erano momenti difficili che assorbivano già tutte le mie energie e non mi sentivo dello spirito giusto per accettare un’altra sfida. Quindi declinai senza esitazioni la proposta. Quei sei anni di vicepresidenza, con due guide del calibro di Enzo e Franco, mi avevano aperto mondi per me inesplorati e avevo conosciuto un’infinità di comportamenti e ragionamenti, compresa una specie di manuale d’istruzioni per le attività di relazione, di dialogo e di trattativa con le controparti, nelle quali serve correttezza, rispetto, fermezza, coerenza e rigore. In seguito, appresi sul campo - a mie spese - che avrei dovuto aggiungere all’elenco anche una certa dose di sano scetticismo e di sereno distacco. Comunque un conto è fare da spettatori, un conto è stare in prima linea con tutte le responsabilità del caso! Insomma non mi sentivo all’altezza, ma a convincermi ci riuscì ancora una volta Enzo con un’altra delle sue implacabili telefonate. Non usò l’arma della persuasione, ma quella di un rimprovero così duro e solenne da farmi vergognare di me stessa, della mia codardia e della mia - secondo lui - inaccettabile titubanza. Fu un severo richiamo all’impegno, alla coscienza civile, al senso dello stato, al dovere di corrispondere convenientemente alle attese di tutti coloro che riponevano in me la loro fiducia. Fu con l’animo gravato da un insopportabile peso che assunsi dunque il mio incarico di Presidente dell’ANIS per il triennio 2003-2006, confortata però dal pensiero che non ero sola e che in caso di necessità avrei potuto contare su dei veri amici, e inoltre con il supporto e l’esperienza del Segretario Generale Carlo Giorgi. Il carosello dei governi continuò imperterrito nei suoi giri di giostra, nel mio triennio se ne avvicendarono ben quattro fra elezioni, rinnovi e rimpasti. Risolvere i problemi del comparto industriale divenne difficilissimo, e di problemi, in quegli anni, ce n’erano veramente tanti: un ricorso record alla cassa integrazione, il preoccupante intensificarsi delle delocalizzazioni, continue crisi aziendali, forti difficoltà economiche per tutto il comparto.
88 Antonio D’Amato Presidente di Confindustria ospite dell’Assemblea ANIS
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In questo scenario di emergenza si aprì la stagione del rinnovo contrattuale del settore industria, una stagione rovente e in assoluto la più drammatica degli ultimi vent’anni. La mobilitazione sindacale assunse i toni delle forme estreme di lotta, con un susseguirsi martellante di scioperi che culminarono con presidi davanti alle fabbriche, blocchi stradali e veri e propri atti di forza per impedire la libera circolazione delle persone e dei mezzi. Ci fu persino chi si abbandonò ad atti vandalici deprecati dagli stessi sindacati. Dopo essere stata accolta amichevolmente dal sindacato, che mi aveva persino invitato a raccontare il mio caso aziendale nel corso di un incontro con i loro quadri, per me fu una autentica doccia fredda. Vissi malissimo quel mese di rivendicazioni sindacali nelle quali avevo colto un particolare accanimento - che trovavo irragionevole e astioso - contro la mia persona e l’azienda. E in generale un’ostilità indiscriminata verso tutte le aziende che colpiva gli imprenditori in quanto tali, e dunque anche quel gran numero di aziende serie e virtuose, che non si erano mai macchiate di comportamenti irrispettosi verso le persone, provocazioni o atteggiamenti antisindacali. Eppure, i soprusi avevano colpito tutti senza distinzione, e si erano spinti fino a colpire i familiari e persino i fornitori e i clienti diretti agli stabilimenti. Il danno di immagine e di credibilità era stato enorme, e aveva indotto molti clienti a dubitare della fiducia e della affidabilità che ci eravamo conquistati con tanta fatica e lavoro. Ricordo che al tavolo della trattativa ero costantemente in pensiero per quanto stava accadendo nelle zone industriali e nei pressi della SIT, e sono certa di non esagerare quando affermo che la sottoscrizione dell’accordo fu, da parte mia e delle associazioni datoriali, vissuta come una capitolazione, una resa di fronte alla prepotenza. Fu il ritorno all’anno zero delle relazioni con le organizzazioni sindacali. Proprio nel 2005 ricorreva il sessantesimo anniversario di fondazione dell’ANIS. L’organizzazione dell’Assemblea Generale che avrebbe celebrato l’avvenimento fu dunque particolarmente curata e quando fu il momento di stendere l’elenco degli invitati mi opposi fermamente a includere i nominativi dei leader sindacali. Ricordo esattamente le reazioni contrarie alla mia decisione: chi affermò che invitarli era un dovere istituzionale, chi si appellò a una non meglio precisata tradizione delle relazioni sindacali, chi mi invitò semplicemente a fare buon viso a cattiva sorte. Fu Enzo Mularoni a stroncare la querelle. Disse che l’Assemblea Generale, i suoi contenuti, la sua gestione, la sua conduzione, è materia del Presidente. Nessuno osò contraddirlo e io feci di testa mia. Con la ferita ancora fresca sarebbe stata una intollerabile ipocrisia ospitare con tutti gli onori alla festa dell’Associazione coloro che si erano comportati non come controparte, ma come nemici, sposando una visione superata e antagonistica del rapporto fra impresa e 126
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lavoro, due soggetti che invece condividono lo stesso interesse al benessere reciproco. Non furono sempre così dure le mie giornate da Presidente dell’ANIS. Ci furono occasioni felici, di straordinaria soddisfazione e di grande arricchimento personale e professionale. Insomma luci e ombre, e se dalle ombre di solito si impara di più, dalle luci ho tratto emozioni, sentimenti, condivisioni, amicizie e inaspettate lezioni di vita. Un’esperienza ricca e straordinariamente intensa che mi ha svelato come la dimensione del ruolo sociale dell’impresa non significhi solo rispetto delle regole e tutela del territorio, ma una sua più ampia armonia con la comunità in cui si trova. E anche qualcosa di più, perché vi ho scoperto il valore della passione civile. Fino ad allora infatti avevo vissuto la mia esperienza di imprenditore in modo individuale, mentre relazionarmi con gli altri imprenditori, con la politica, con i governi, con i sindacati e le altre associazioni di categoria, mi ha fatto capire che la somma di tante esperienze individuali d’impresa è una componente della società civile che reca in sé la forza dell’interesse collettivo. L’onesto profitto del mondo sano dell’impresa è un fattore di crescita economica e sociale perché si ripercuote sul livello di benessere di tutta la comunità, non solo con i redditi da lavoro e la fiscalità, ma come modello culturale che premia il merito, la correttezza, l’impegno, il talento. Purtroppo ancora resistono troppi pregiudizi legati “all’egoismo” di un profitto fine a sé stesso, e su questo fronte l’azione dell’ANIS avrà ancora tanto da fare, per abbattere resistenze e pensieri antiquati e far comprendere che anche nell’impresa sono riposte le speranze per un futuro migliore della nostra Repubblica.
89 Assemblea ANIS con ospite Francesco Bellotti Vicepresidente di Confindustria
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Pier Giovanni Terenzi Celebrare i 75 anni significa appartenere a quella generazione che ha vissuto i più imponenti mutamenti storico-sociali del nostro tempo, significa essere stati protagonisti delle rivoluzioni sociali ed economiche, della trasformazione; significa essersi rimboccati le maniche, sporcati le mani, aver portato un contributo fattivo all’economia di questo Paese. Questo è stato per i primi imprenditori che 75 anni fa hanno avuto la lungimiranza di unire le forze, di concentrare le esigenze, di aggregarsi nella ricerca di un bene comune, e questo vale anche per noi, che oggi ne siamo fieramente i successori. Abbiamo ereditato il sentimento di coesione e condivisione; la lungimiranza di chi sa guardare lontano; l’orgoglio di appartenere ad una terra, ad un popolo e alla sua capacità di esprimere operosità, di generare sicurezza, benessere e ricchezza. Sono questi valori su cui la nostra Associazione poggia da 75 anni e che continueranno segnare la sua missione anche in futuro. Valori che dovremo essere capaci di trasferire alle nuove generazioni di imprenditori, che proseguiranno seguendo il solco che i nostri padri hanno tracciato per noi. Ho avuto il privilegio di rappresentare l’ANIS nel triennio 2006-2009, portando avanti il mandato di Presidente in un periodo piuttosto complicato per la nostra comunità e la nostra economia. Momenti difficili che abbiamo superato proprio grazie a quell’unità che l’Associazione ha sempre ricercato, prima come imprenditori, poi come Paese. Ricordo molto bene la gogna mediatica che si era abbattuta sul sistema economico San Marino in quegli anni, unitamente agli attacchi anche politici che si sono succeduti a ritmi incalzanti. L’accusa di esterovestizione, mossa nei confronti delle nostre aziende, non era più solo un opinabile teorema giudiziario, ma il tentativo di squalificare un intero Paese, senza distinzioni. Così come tutti gli imprenditori sammarinesi, vivevo con grande sofferenza questa situazione che penalizzava l’economia “reale”, fatta di imprese, stabilimenti, investimenti importanti, tecnologia, competenza e know-how. Un’economia reale che garantiva occupazione a migliaia di dipendenti. Quell’economia reale che come ANIS rappresentavamo, in quei tempi bistrattata, quasi disconosciuta, ignorata, come se non esistesse affatto. Una situazione che non potevamo accettare. Serviva una reazione e facemmo di tutto per far sentire la nostra voce, mettendo in campo diverse e importanti iniziative che si contrapponessero a questo im129
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meritato paradigma e mostrassero il vero volto dell’imprenditoria sammarinese e della Repubblica più in generale. La più importante di queste è stato sicuramente il San Marino Forum, promosso dalla nostra Associazione insieme alla Fondazione San Marino della Cassa di Risparmio e l’Ente Cassa di Faetano, in collaborazione con “The European House - Ambrosetti”. Tra il 2007 e il 2009 abbiamo creato qualcosa di straordinario, non solo per le imprese industriali ma per tutti i settori economici e per San Marino stessa. Analizzando, insieme ai massimi esperti a livello internazionale, le criticità ma anche i punti di forza, sono stati delineati i possibili e nuovi asset su cui sviluppare il Paese. Si è trattato di un’azione forte, un’iniziativa di respiro pluriennale per gettare una visione sullo sviluppo di San Marino, di elevato profilo e di respiro internazionale. Un progetto economico e di cultura per orientare il cambiamento, che fece parlare di San Marino anche fuori dai nostri confini, grazie anche alla rete di relazioni che si era creata, con relatori e ospiti di primissimo piano sia a livello economico che politico. Con lo stesso spirito, in concomitanza con il primo evento San Marino Forum, che si intitolava “Innovare e Competere per il futuro”, nel 2007 avviammo anche un’altra iniziativa che avrebbe permesso all’Italia e al mondo intero, di conoscere il nostro tessuto imprenditoriale: “San Marino Produce”. Un titolo che campeggiava nel padiglione allestito al Meeting di Rimini, dedicato alle nostre imprese più importanti. Per la prima volta, le industrie sammarinesi si mettevano in mostra e lo facevano insieme, su un palcoscenico decisamente importante come quello offerto dall’evento annuale di Comunione e Liberazione, sia a livello economico che diplomatico. Devo ammettere che, purtroppo, non fummo in grado, per diverse ragioni, di portare a compimento tutti i grandi progetti ideati nel Forum. Ma di contro, la nostra azione promotrice, così forte e compatta, fece sì che in tutto il Paese si diffondesse comunque una grande volontà di cambiamento. Non è un caso, credo, che alle Assemblee di ANIS iniziarono a partecipare assiduamente anche tutti i rappresentanti della classe dirigente: ricordo, caso abbastanza raro, che all’Assemblea pubblica del 2006 che ho avuto il privilegio di presiedere, parteciparono i Capitani Reggenti e diversi membri del Governo. In quella occasione la sala di Palazzo Kursaal era stipata di gente e molti furono costretti a seguire i lavori restando in piedi. Del resto il momento storico che stavamo attraversando era particolarmente straordinario e tutti volevano ascoltare la posizione dell’Associazione degli Industriali. Da quella Assemblea scaturì una convinzione che, ancora oggi, ci sprona ad una sempre maggiore integrazione nel contesto internazionale e ad allinearci agli standard degli altri Paesi. 130
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Questa vocazione di ANIS è frutto del rapporto continuo con le imprese, che in queste dinamiche operano quotidianamente, soprattutto a livello internazionale. Un contesto in continua evoluzione e non sempre facile da affrontare, come sappiamo, ed è in questo senso che l’Associazione diventa fondamentale, con i suoi servizi, certamente, ma anche con la sua capacità di tradurre le istanze del mondo imprenditoriale in azioni propositive nei confronti delle Istituzioni. Durante il mio triennio, in particolar modo nel 2008, scoppiò, ad esempio, il caso dei rifiuti speciali prodotti dalle aziende sammarinesi. L’Italia era già da tempo alle prese con queste tematiche, mentre il nostro Paese si trovava ancora poco attrezzato ad affrontarle. Ci vollero mesi di lavoro per giungere ad un accordo, soprattutto da parte nostra, visto che le industrie erano le imprese più interessate da questo tema. Sulla base di questa intesa, vale la pena ricordarlo, l’Emilia Romagna è tuttora la nostra Regione privilegiata per lo smaltimento dei rifiuti. Un tema diventato oggi attualissimo e che ANIS ha sollevato, come in altri casi, con largo anticipo e con marcata lungimiranza. Anche in questo caso è potuto accadere grazie ai nostri imprenditori associati, che vivono costantemente tutte le dinamiche esterne, intercettandone novità, criticità e soluzioni, prima che arrivino a San Marino. È per sostenerle in questo sforzo continuo, sui mercati internazionali, che fu proprio in seno ad ANIS che nacque tra il 1999 e il 2000 l’Agenzia per la Promozione e lo Sviluppo dell’Economia, che in seguito sarebbe diventata la Camera di Commercio di San Marino. La nostra Associazione espresse, come propri rappresentanti, Enzo Donald Mularoni come primo Presidente, il sottoscritto ed Eraldo Zafferani come membri del Consiglio di Amministrazione. Alcuni anni dopo, esaurito il mio mandato da Presidente ANIS, sono stato designato ad assumere l’incarico di Presidente della Camera di Commercio. La scadenza del mandato come Presidente della Camera di Commercio è coin-
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cisa con il cambio di governo dovuto alle elezioni del 2016, come noto, la maggioranza eletta nel 2016 è intervenuta con una legge per modificarne lo statuto e creare la nuova Agenzia per lo Sviluppo. Vani sono stati i tentativi, di ANIS e degli altri soci privati, di far desistere il Governo di allora dal portare a compimento questa arbitraria operazione e l’unica soluzione è stata ricorrere al Collegio dei Garanti, che ha giudicato illegittima la norma; un’azione portata avanti contro le leggi che regolano le società di diritto privato e anche contro il nostro statuto. Quando nel maggio del 2020 ho accettato di riassumere la carica di Presidente della Camera di Commercio Agenzia per lo Sviluppo mi sono trovato di fronte ad una Camera di Commercio stravolta senza più un Direttore Generale, con il personale ridotto e con i pochi collaboratori rimasti giustamente disorientati. Assieme ai membri del consiglio di amministrazione ci siamo rimboccati le maniche ed in pochi mesi abbiamo ridato un nuovo Direttore Generale e ripristinato l’operatività della Camera di Commercio, nell’intento di riportarla sul suo binario originale: la ricerca dello sviluppo economico delle imprese di San Marino e la promozione del nostro sistema verso l’esterno. Anche ANIS ha ben chiara questa visione, a tutela delle aziende esistenti ma anche nella consapevolezza che il nostro sistema necessita costantemente di crescere, anche con nuove iniziative imprenditoriali, proseguendo con la determinazione di sempre sulla strada della creatività e dell’innovazione. Supereremo questo complicato momento di crisi e sono certo che noi tutti saremo più competitivi e capaci di conquistare nuovi spazi sui mercati internazionali. Poter contare su un’Associazione così forte e solida, con alle spalle 75 anni di esperienza, è una garanzia ulteriore. Anche per questo la mia visione del futuro continua a restare positiva.
Paolo Rondelli Tutti gli imprenditori hanno avuto periodi difficili e altri più felici, ma ciò che San Marino ha vissuto in quegli anni è stato qualcosa di drammatico: abbiamo visto cambiare il mondo a cui eravamo forse troppo comodamente abituati, ma abbiamo anche cercato con tutte le nostre forze di attuare quel cambiamento necessario. Sicuramente nelle nostre aziende, ma come Associazione, come imprenditori, come sammarinesi, anche in tutto il Paese. La crisi finanziaria scaturita dal crac della Lehman Brothers nel 2008, ha ben presto valicato i limiti territoriali degli 133
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Stati Uniti e quando divenni Presidente ANIS l’anno successivo, i suoi effetti negativi erano già evidenti in tutto il mondo e anche a San Marino. Il nostro problema, però, era ben peggiore. Non avevamo l’ombrello protettivo dell’Unione Europea o di altri organismi internazionali, anzi, ci avevano ormai affibbiato l’etichetta poco onorevole di paradiso fiscale. Non solo: il nostro principale partner commerciale e politico, l’Italia, forte di questa nuova guerra all’opacità fiscale e finanziaria, ci stava mettendo sotto pressione, dagli scudi fiscali di Tremonti culminati con la blacklist del Decreto Incentivi, ai posti di blocco della Guardia di Finanza al confine. Eravamo accerchiati, le nostre aziende faticavano a operare sui mercati esteri e i patrimoni gestiti all’interno del nostro sistema bancario si stavano velocemente riducendo in maniera spaventosa. Il mondo era davvero cambiato nel volgere di pochi anni e, nonostante i numerosi appelli - ricordo anche le mie interviste di fuoco prima del telegiornale, più volte a settimana - che avevamo rivolto alla politica, alle parti sociali, al Paese intero, San Marino non si era né mossa in anticipo, né stava attuando quella trasformazione che dall’esterno ci stavano obbligando a subire. Era il momento di fare delle scelte e il nostro sforzo si concentrò nell’indirizzarle sulla strada giusta. Non lo facemmo perché eravamo dei visionari, come magari potevano additarci solo qualche anno prima quando cercavamo, anche grazie ai lavori del Forum, di mettere in guardia tutti sulla necessità di immaginare un futuro nuovo. Lo facemmo con la consapevolezza che già governava tali scelte all’interno delle nostre aziende, le quali, per poter operare in un contesto di regole e standard internazionali, si stavano celermente confrontando con questo tipo di cambiamenti. Purtroppo questa consapevolezza non era così diffusa a tutti i livelli dentro San Marino, prova ne è il famoso accordo tripartito del 2009 con cui si volevano chiudere i rinnovi contrattuali di quel periodo dando comunque degli aumenti salariali, nonostante tutti i cataclismi in corso e senza offrire nulla in cambio alle aziende in termini di produttività, competitività o efficienza. Era un accordo che non potevamo accettare, ma soprattutto non potevamo tollerare che una parte del Paese non capisse l’emergenza in cui ci trovavamo. Ricordo molto bene la riunione con il mio Consiglio Direttivo poco prima dell’incontro decisivo: avevo la fortuna di avere al mio fianco alcuni degli imprenditori più importanti di San Marino, avevo le spalle coperte, come si dice in questi casi. A me, comunque, spettava l’onere di metterci la faccia, ma non sono il tipo che si sia mai fatto problemi, lo sanno bene anche i sindacalisti… Ebbene, andammo con un’ampia delegazione all’ennesima riunione con tutte le parti sociali, le altre associazioni di categoria e ovviamente il Governo, che credeva, forte del suo ruolo di mediazione, di avere già la firma in tasca. Forse lo credevano così fortemente che anche nelle loro parole traspariva 134
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una presunzione molto vicina all’arroganza. Non so se fosse solo una strategia, ma di certo questo atteggiamento, al contrario di quello che pensavano, ci diede ancora più forza e coraggio. Perché ci volle tanto coraggio a far saltare quel tavolo. Le altre associazioni erano con noi, ma poi qualcuna si defilò. Sapevamo, però, che senza di noi, senza i nostri numeri intesi come aziende e lavoratori occupati, l’accordo avrebbe avuto ben poco valore nella realtà. Era arrivato il momento di dare un segnale di rottura e fummo noi a darlo. Senza esagerare, credo che esista un prima e un dopo il nostro No. Sicuramente nelle relazioni industriali rappresentò una svolta, perché anche i sindacati compresero che il mondo non era più lo stesso e tutto, compresi i nostri rapporti, gli accordi, i contratti e tutto il resto, andava ricondotto al nuovo corso della storia. La dimostrazione arrivò qualche anno dopo, con la firma del nostro contratto dove, oltre a tante novità, siglammo anche un accordo storico sulla rappresentatività, a cui si è riusciti a dare concretezza definitiva con una legge solo diversi anni dopo. Probabilmente anche a livello sociale e nell’opinione pubblica, dopo quello strappo, cambiarono parecchie cose. Nel 2010 la nostra azione divenne ancora più determinata: a febbraio l’incontro con i vertici della Guardia di Finanza di Rimini, Colonnello Enrico Cecchi e Tenente Colonnello Gianfranco Lucignano. Eravamo preoccupati per la modalità di comunicazione adottata nei confronti delle operazioni riguardanti San Marino, che creava danni anche alle imprese sane perché dalle interviste rilasciate alla stampa si poteva desumere che tutte le aziende sammarinesi fossero affiancabili al malaffare, mentre ciò non era assolutamente vero. Volevamo comprendere meglio
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le ragioni di quello ‘stato di assedio’, e le spiegazioni - anche inaspettatamente - ci furono date. A marzo l’incontro con i Capitani Reggenti e i Capigruppo Consiliari per sollecitare una forte reazione del Paese alla difficile situazione che si era creata. Intanto si susseguivano le Assemblee con i nostri associati - ben sei da lì a fine anno - per affrontare l’evoluzione della crisi dei rapporti tra San Marino e l’Italia e gli effetti del Decreto incentivi. Il tutto con la preziosa collaborazione del dott. Pier Giorgio Valente e del dott. Fabrizio Cremoni, e con la partecipazione di diversi esponenti di governo per chiarire tutti gli aspetti tecnici. Le tentammo tutte, compresa la via diplomatica con Confindustria, incontrando a Roma la Presidente Emma Marcegaglia, grazie all’interessamento di diversi imprenditori italiani con cui alcuni di noi avevano rapporti di amicizia oltre che professionali, come ad esempio il compianto Giorgio Squinzi. Ricordo che l’incontro a Roma avvenne il 18 novembre, che coincidenza vuole sia anche la data della fondazione della nostra Associazione: ad accoglierci trovammo la Presidente Marcegaglia insieme all’Assistente del Presidente Giancarlo Coccia e al Direttore Generale Giampaolo Galli, oltre a Squinzi, che era membro del Direttivo di Confindustria nonché Presidente di Federchimica, Anna Maria Artoni Presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Paolo Andreani Presidente Confindustria Marche, Maurizio Focchi Presidente di Confindustria Rimini, Giovanni Torri e Alberto Zambianchi, rispettivamente Presidente e Direttore di Confindustria Forlì-Cesena. Non si era mossa solo San Marino, ma un intero territorio, a dimostrazione della piena integrazione imprenditoriale che da sempre aveva portato benefici a tutta l’area romagnola e marchigiana. Anche la nostra delegazione, comunque, non era certo da meno, visto che al mio fianco avevo Enzo Donald Mularoni, Franco Capicchioni, Simona Michelotti e Roberto Renzi, oltre al nostro Segretario Generale Carlo Giorgi. Erano nomi che in Confindustria conoscevano tutti e questo mi ha dato forza e coraggio per porre l’accento sulle grandi difficoltà che il comparto imprenditoriale sammarinese stava attraversando, non solo per la crisi internazionale, ma soprattutto per le pesantissime conseguenze provocate dallo stallo delle relazioni tra San Marino e l’Italia. Tutti compresero l’urgenza di trovare soluzioni per regolare il rapporto tra Italia e San Marino che non penalizzassero le imprese sane del territorio. Facemmo il possibile e l’impossibile, creando proposte lungimiranti, affinando la lista delle riforme basilari, producendo documenti: tutto il nostro impegno era votato, in pratica, a superare quel blocco imposto dall’esterno e lanciarci verso un futuro di rapporti più distesi e collaborativi con l’Italia, ma anche con l’Europa. Caduti i capisaldi dell’anonimato societario e della riservatezza bancaria, non si avviò subito quella necessaria riflessione sul nuovo modello a cui ispirarsi, disegnando i futuri asset economici su cui sviluppare il Paese. ANIS fu subito propositiva, 136
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producendo un vero e proprio progetto riformista, i cui pilastri erano identificati nelle 7 Istanze d’Arengo che presentammo nel 2011: le prime tre, ricordo, furono approvate (rapporti con l’Unione Europea, accordo di cooperazione con l’Italia e un sistema di vigilanza e controllo delle persone fisiche e giuridiche), mentre le altre hanno tracciato, da lì in poi, la strada su cui San Marino si sarebbe dovuta incamminare. Si trattava dell’introduzione di un sistema IVA, la creazione dell’Agenzia per il Lavoro, di normare finalmente la rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, l’ideazione del Polo Scientifico e Tecnologico. Purtroppo, ancora oggi scontiamo quelle incertezze e una certa l’inerzia della politica, nelle grandi riforme come quella previdenziale o quella delle imposte indirette, il contenimento e la rimodulazione della spesa pubblica, la creazione di fondi di riserva per future evenienze, mentre le nostre aziende, se non tutte almeno la maggior parte, da quel momento hanno cambiato passo, riuscendo a competere nel mondo grazie ad una capacità e una volontà incredibili. Anche per questo l’impegno dell’Associazione è stato rivolto a sostenere e risolvere le diverse problematiche delle imprese nelle relazioni interne ed internazionali, con una crescita costante di competenze, relazioni e servizi. L’altro valore importante è il fatto di aver dato rappresentanza alle imprese, grandi o piccole che siano, nei tavoli che contano, con il Governo e i sindacati principalmente, portando avanti le loro istanze ma anche avanzando proposte coordinate di riforma del sistema paese. Un lavoro così impegnativo meritava certamente anche una sede all’altezza, che abbiamo finalmente realizzato in viale Onofri e che oggi è la prestigiosa sede di ANIS, la “casa degli imprenditori”, come l’abbiamo chiamata. Durante il mio mandato mi sono impegnato molto per realizzare finalmente la nuova sede che avevamo acquistato da diversi anni. Fu il coraggio di diversi imprenditori a volerla realizzare pur in presenza di tutte le difficoltà economiche che ho appena illustrato. Determinante l’apporto dei soci, che hanno investito risorse acquistando quelle porzioni di immobile non necessarie all’attività di Anis, ma ci fu chi fece anche di più, per amore e riconoscenza verso ANIS: in particolar modo Simona Michelotti, che volle acquistare a un prezzo ben più alto del mercato inducendo di fatto tutti gli acquirenti ad essere ancora più generosi verso l’Associazione. La soddisfazione finale ha ripagato ampiamente le discussioni interminabili con e sui fornitori, parecchi dei quali erano nostri associati. Ecco, quell’unità e quella compattezza, sono la forza di ANIS: lo è stata per me, quando ho dovuto far saltare l’accordo tripartito o quando ho incontrato i vertici della Guardia di Finanza durante quello che era un vero assedio ai confini. Lo era stato per i Presidenti prima, lo è e lo sarà anche per quelli futuri.
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Emanuel Colombini È stato per me un onore e motivo di orgoglio poter vivere in prima persona tanti momenti così importanti sia per l’Associazione degli Industriali, sia per tutto il Paese. Il lavoro portato avanti da ANIS in 75 anni di storia, infatti, ha come obiettivo più alto il bene di San Marino. Soprattutto nelle difficoltà, dove l’azione di stimolo e di proposta, che con continuità l’Associazione ha sempre messo in campo, ha fatto sì che si raggiungessero importanti risultati, riguadagnando come sistema economico e sociale quell’ottimismo e quella fiducia spesso messi a dura prova negli anni. Lo posso dire con cognizione di causa, avendo affrontato come Presidente uno dei momenti più difficili di questa storia. L’apice della crisi finanziaria si era verificato tra il 2008 e il 2011, ma è stato negli anni successivi che abbiamo subito tutti gli effetti di quegli sconvolgimenti, con la scomparsa di tante realtà imprenditoriali e le ristrutturazioni, che hanno coinvolto anche diverse aziende storiche. Molti imprenditori si sono trovati alle prese con dinamiche e strumenti che mai avevano realmente conosciuto o utilizzato: dagli accordi di solidarietà alla cassa integrazione fino, purtroppo, ai licenziamenti collettivi o parziali. Gli effetti negativi della crisi internazionale, inoltre, stavano amplificando i problemi che la Repubblica aveva da tempo: c’erano già forti segnali di uno Stato che non si reggeva a livello economico, tanto che per la prima volta dovevamo affrontare deficit pesanti, una cosa mai vista a San Marino. Senza contare che, dopo gli scudi fiscali e l’attacco concentrico di Italia, Europa e Moneyval al segreto bancario, erano iniziati anche i problemi della Cassa di Risparmio, con l’operazione Delta, e di lì a poco si sarebbe abbattuto lo tsunami giudiziario del caso “Conto Mazzini” che, a mio modo di vedere, rappresenta lo spartiacque tra le nostre prima e seconda Repubblica. Le avvisaglie quindi c’erano tutte, ma erano temi quasi inaffrontabili. Forse mancava consapevolezza, forse mancava la volontà di agire: di fatto, però, non si faceva nulla per evitare le peggiori conseguenze o comunque premunirsi in vista della vera crisi a cui si stava andando incontro. Fu in quel momento che l’azione di ANIS si dovette fare ancora più incisiva e determinata: serviva una reazione e occorreva allo stesso tempo dare una prospettiva positiva a tutto ciò che stava accadendo. Proposi quindi a Carlo Giorgi e William Vagnini di ritornare a puntare sul progetto strategico. Forti delle indicazioni scaturite dai San Marino Forum degli anni precedenti e consapevoli delle nuove dinamiche internazionali che già le nostre aziende stavano intercettando, ideammo il “Progetto per San Marino”. Un vero e proprio “modello strutturale”, rappresentato simbolicamente dall’immagine di una casa le cui fondamenta identificavano la 139
94 A sinistra: Emanuel Colombini
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base per il rilancio, poi c’erano alcuni pilastri imprescindibili: la legalità, la ratifica dell’accordo con l’Italia e l’uscita dalla black list, la messa in sicurezza del Bilancio dello Stato, il mercato del lavoro, il Parco Scientifico e Tecnologico, il rilancio del settore turistico-commerciale, il contrasto all’abusivismo e la trasparenza negli appalti pubblici. A consolidare l’intera struttura c’erano invece le Istituzioni, il mondo bancario-finanziario e quello delle imprese. Infine il tetto, che rappresentava l’esigenza superiore e generale di condivisione degli obiettivi, quella “cabina di regia” che come ANIS chiedemmo insistentemente di formalizzare con la politica e le altre parti sociali, per costruire la San Marino del futuro. Era un approccio innovativo quello che stavamo proponendo alla politica, anche se eravamo consapevoli che alcuni l’avrebbero visto come un’ingerenza. Purtroppo non si riuscì a concretizzare quella “casa”, anche se diversi risultati sono comunque arrivati, e non di poco conto. In particolare vanno sottolineati l’entrata in vigore dell’accordo contro le doppie imposizioni con l’Italia, con la conseguente uscita dalla black list, e la ratifica dell’Accordo di Cooperazione Economica. A questi atti formali aggiungo la graditissima visita ufficiale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visita che, unitamente al ritorno a San Marino del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in occasione della nostra Assemblea annuale, confermò la maggiore disponibilità al dialogo con San Marino da parte dell’Italia, volontà enunciata attraverso la sua più insigne autorità istituzionale e il più significativo rappresentante della sua economia. Anche sul versante interno la parola “dialogo” assunse una valenza sempre più importante nel rapporto con i sindacati: l’accordo raggiunto nel 2012 con la CSU
95 Il Presidente Colombini scopre la targa dell’inaugurazione della nuova sede ANIS
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segnò un punto di svolta nelle relazioni industriali, dopo anni di scontri di cui l’apice era stata la mancata firma da parte di ANIS all’accordo tripartito del 2009. Non era stato un percorso facile, ma riuscimmo a riportare la discussione sui binari di un corretto confronto tra le parti, contestualizzando finalmente i rinnovi contrattuali ai numeri reali dell’economia. In questo, devo ammetterlo, per la prima volta anche la politica comprese la difficoltà del momento e non agì, come invece aveva fatto in passato, con aumenti nel settore pubblico completamente slegati dai dati economici. Aumenti a cui, per ovvie ragioni, eravamo costretti ad allinearci in qualche modo. Quel contratto ANIS-CSU, in pratica, ha segnato una svolta storica nelle regole di gestione delle imprese, ponendo in primo piano le esigenze della produzione nei confronti del mercato e la necessità di ottimizzare gli orari, anche per ridurre il ricorso alla cassa integrazione. Ma soprattutto rendeva la flessibilità degli orari finalmente concreta e attuabile con un semplice preavviso. Inoltre, abbiamo condiviso la necessità di aumentare le ore di lavoro, ridurre le festività e sottoscritto un accordo sulla rappresentanza, in attesa che il legislatore adottasse i necessari provvedimenti per introdurre quelle regole di democrazia nelle relazioni sindacali che avrebbero permesso di superare una dannosa incertezza. Siamo stati dei precursori, tanto è vero che solo qualche anno dopo la Legge sulla rappresentatività è entrata in vigore. Inoltre, se quel contratto rimetteva al confronto tra noi e i sindacati la questione dei rinnovi, delineava anche un nuovo percorso sui temi principali che riguardavano non più solo l’ambito settoriale e l’economia, ma tutto il sistema Paese. Lo stesso spirito, in pratica, con cui abbiamo partecipato al Tavolo per lo Sviluppo in quegli anni e ideato il Progetto San Marino. Lo stesso approccio, invero, che ANIS aveva praticato per quasi 70 anni. Proprio in vista di quell’anniversario, ho avuto l’onore di presiedere all’inaugurazione della nuova sede, quella che abbiamo ribattezzato fin da subito come “la casa degli imprenditori”. Finalmente gli Industriali di San Marino avevano una sede di rappresentanza di grande prestigio e che, come ho avuto modo di commentare al tempo, simboleggiava anch’essa la determinazione con cui gli imprenditori raggiungevano i risultati prefissati. La storia di questo progetto è infatti molto lunga e la nuova sede ha costituito un impegno non solo economico, ma molto più complesso, dalla ricerca dell’immobile giusto alla pianificazione degli interventi, compreso ovviamente il finanziamento degli stessi. Eravamo arrivati a un traguardo importante, che raccoglieva gli sforzi di tutti i miei predecessori e con loro anche di tutti gli imprenditori della storia di ANIS. Una storia che continua ancora oggi e che trae forza dal rappresentare quell’economia reale che ha sostenuto il Paese anche quando si pensava che l’eco141
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nomia potesse poggiarsi su altri capisaldi. Le imprese associate ANIS basano infatti il proprio assetto riferendosi ai mercati, puntando sul prodotto, sulla tecnologia, sul know how, sulla qualità: aspirano a competere, ad armi pari, con tutte le altre imprese all’estero. E in questa loro spinta danno forza ad ANIS perché traduca le loro aspirazioni e necessità in azioni concrete, dalle normative agli investimenti pubblici, traghettando di fatto tutto il Paese verso la modernità e l’integrazione in Europa e nel contesto internazionale. 96 A sinistra: Stefano Ceccato
Stefano Ceccato La storia di ANIS ha accompagnato, fin dall’inizio, l’industrializzazione di San Marino, sostenendola nei momenti di crescita e difendendola in quelli più difficili. Anche il mio mandato da Presidente mi ha visto impegnato su entrambi i fronti, rendendo ancora più evidente un altro valore di questa Associazione: non si è mai da soli in ANIS. Al mio fianco avevo un Consiglio Direttivo e dei Vice Presidenti, tutti imprenditori di altissimo profilo, ma soprattutto una struttura di primo livello, in grado di concretizzare le nostre idee e iniziative. Senza la forza di questo gruppo non avremmo potuto mettere in campo tutte le azioni che, non solo durante il mio mandato, sono state realizzate a favore delle imprese e, ne sono convinto, anche a favore di tutto il Paese. È questa attività propositiva per lo sviluppo di San Marino che ci ha impegnati e uniti, anche quando le cose non sembravano procedere nel migliore dei modi. In verità, riguardando oggi a quel triennio, i presupposti per fare un buon lavoro c’erano tutti. Era arrivata subito la Legge sulla rappresentatività, che per noi costituiva un risultato storico, tenacemente ricercato e voluto per anni. Le imprese industriali associate e le migliaia di lavoratori occupati in esse avevano finalmente la prospettiva di un contratto unico di settore, con regole chiare e certe, sia per chi doveva investire, sia per chi doveva progettare la propria vita lavorativa. E per il settore Industria si trattava del nostro contratto, essendo ANIS l’associazione datoriale più rappresentativa in questo ambito. Allo stesso modo, nonostante l’instabilità politica del momento, con un’altra elezione anticipata, gli obiettivi dichiarati dal nuovo Governo sembravano in linea con quelli che da tempo avevamo posto come base del rilancio: riforma del mercato del lavoro, passaggio ad un sistema IVA, Accordo di associazione con l’Unione Europea, solo per citarne alcuni. Purtroppo, già dopo pochi mesi capimmo che non sarebbe stato tutto così facile. La trattativa per arrivare ad un accordo di associazione con l’Unione Euro143
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pea era partita con il nostro pieno e convinto sostegno: ricordo non solo la ricerca di un confronto più intenso con il Governo, ma anche le numerose iniziative che ANIS portò avanti in quel periodo per sostenere questo percorso di avvicinamento all’Europa, il nostro primo e principale mercato di riferimento. Per noi, fin dagli anni ’90, questa integrazione è sempre stata un obiettivo fondamentale, nella convinzione che un piccolo Stato come San Marino, una volta allineatosi agli standard principali, potesse comunque ritagliarsi in quel contesto uno spazio di operatività alla pari con gli altri competitor. Ricordo a questo proposito la nostra fattiva partecipazione a BusinessEurope, la confederazione delle Confindustrie europee, che ha permesso alla nostra associazione di maturare una conoscenza approfondita delle dinamiche legate all’Unione Europea che abbiamo sempre trasferito anche alla politica. Con questa logica abbiamo inoltre promosso un dialogo con gli altri piccoli Stati che in quella fase erano insieme a noi impegnati nella trattativa. In particolare con Andorra, di cui ospitammo una delegazione della loro Confindustria per condividere prospettive e quesiti. Abbiamo anche organizzato, presso la nostra nuova sede e in collaborazione con l’Università di San Marino, i seminari sul tema “L’economia sammarinese: le libertà fondamentali dell’Unione Europea”. Ma non solo, attivammo anche una collaborazione su specifici argomenti di nostro interesse con uno dei maggiori esperti su queste materie, l’avv. Massimo Fabio di KPMG, mettendo le sue competenze a disposizione del Governo e del gruppo di lavoro incaricato di condurre il negoziato con la Commissione europea. Possiamo quindi tranquillamente affermare che come associazione abbiamo fatto tutto il possibile per portare il nostro fattivo contributo, fatto di analisi tecniche, informazioni, istanze e documenti, senza però avere notizia di significativi passi in avanti. La risposta ufficiale era che, essendo coinvolti nel negoziato anche altri Paesi (Andorra e Principato di Monaco), i dossier dovevano restare riservati. Ritengo che un aspetto fondamentale su cui è sicuramente mancata la necessaria chiarezza sia stato quello della condivisione, come Paese, degli obiettivi da perseguire e da raggiungere nella trattativa con l’Unione Europea. Noi avevamo ovviamente le nostre idee, dal superamento del T2 per le nostre merci all’inserimento nel sistema Intrastat, dalla valutazione dell’istituzione di un ufficio doganale all’accesso ai fondi europei e alla liquidità della BCE. Un punto di forte scontro è stata la Legge per lo Sviluppo, che io stesso ho definito un provvedimento contro lo Sviluppo. La situazione che si era venuta a creare era paradossale: invece di velocizzare le procedure di assunzione, rendendo semplicemente più efficienti le regole di cui il sistema era già dotato, si introdusse una sorta di secondo binario per assumere direttamente il lavoratore frontaliere scelto, con un aumento contributivo del 4,5%. In pratica una liberalizzazione a 144
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pagamento, basata su un principio per noi non condivisibile: l’azienda che vuole assumere, invece di essere premiata e agevolata, viene penalizzata aumentandone il costo del lavoro. Purtroppo, nonostante il conforto di tutta una serie di dati e di argomentazioni oggettive, le nostre istanze sono rimaste inascoltate e la legge è stata approvata mantenendo l’impostazione originaria. Questo atteggiamento del Governo ci costrinse ad abbandonare il Tavolo per lo Sviluppo, un comportamento che non ci appartiene, per esternare la nostra contrarietà ad accettare decisioni già prese senza il necessario contraddittorio. Si stava parlando del futuro del Paese, non delle sole aziende associate ANIS. Per esternare il nostro disappunto contro questo modo di operare da parte del Governo per la prima volta, come Industriali, abbiamo deciso di organizzare una manifestazione di protesta, cosa per noi inusuale. Purtroppo la reazione dell’Esecutivo non fu quella sperata e i rapporti si irrigidirono ancora di più, nonostante la nostra disponibilità a riprendere il confronto: ovviamente il metodo doveva cambiare. Chiedevamo semplicemente dati e informazioni su cui potere portare il nostro contributo, ma non volevamo più essere chiamati a dare il nostro assenso a scelte già prese. È in questo clima di tensione continua che emergono in tutta la loro gravità la chiusura di Asset Banca, il dissesto della Cassa di Risparmio e le ben note vicissitudini che hanno investito Banca Centrale. La preoccupazione crescente rispetto a questi accadimenti si accompagnava al timore, come imprenditori, per l’immagine che ne sarebbe uscita del Paese e dei possibili danni che avremmo dovuto conteggiare in futuro. È al culmine di tutte queste incresciose situazioni che stavano colpendo il nostro Paese che il Governo ha pensato bene di occupare il nostro impegno con un’altra operazione che ci colpiva invece direttamente: quella sulla Camera di Commercio di San Marino. Pur essendo una società privata e quindi rispondente alla legge sulle società, oltre che al proprio statuto, l’esecutivo propose e fece votare 145
97 Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ospite all’Assemblea ANIS del 2017
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in Consiglio Grande e Generale una modifica allo stesso statuto per avere la maggioranza nel C.d.A. della Camera di Commercio e decidere, di fatto, da solo la sua azione. A fronte di infruttuosi tentativi di trovare un accordo, che ci sembrava ovvio vista anche la storia di Camera di Commercio, alla fine l’unica strada che fummo obbligati a percorrere fu quella legale: per la prima volta tutte le associazioni di categoria, in qualità di soci privati della Camera di Commercio, portarono in giudizio lo Stato. Ovviamente abbiamo vinto, ma riteniamo che sia stata una vittoria sulla quale purtroppo, visto lo svolgersi dei fatti, non ci sia nulla di che festeggiare. I festeggiamenti credo sia più opportuno dedicarli ai 75 anni di ANIS: un traguardo importante e uno stimolo a proseguire questa splendida storia con lo stesso spirito propositivo per tutte le imprese e per il Paese. Con un augurio di maggiore partecipazione, che faccio soprattutto a tutti quegli imprenditori associati che magari non hanno ancora vissuto l’esperienza di qualche gruppo di lavoro o del Consiglio Direttivo: l’Associazione è fondamentale per recepire le loro istanze e tradurle nelle molteplici azioni che quotidianamente svolge. Per cui ha bisogno dei loro input e del loro sostegno: sono certo che se tutti potessero viverla dall’interno, si renderebbero conto di quanto potenziale viene espresso e di quanto impegno necessita. Auguro ad ANIS e a tutti gli imprenditori di costruire insieme un grande futuro: per le loro aziende, per l’Associazione e per tutta San Marino.
Neni Rossini L’ANIS è nella mia vita da quando sono nata. L’ho conosciuta prima attraverso i discorsi dei “grandi”, quando in famiglia si parlava di mio nonno Simone Michelotti che era stato uno dei sei fondatori dell’Associazione. Poi ho condiviso - nemmeno tanto di riflesso - gioie e dolori dell’esperienza di mia mamma durante il suo mandato di presidenza, nel corso del quale si celebrò il sessantesimo anniversario di fondazione. Infine l’ANIS l’ho conosciuta partecipandovi direttamente in occasione delle assemblee, negli eventi collegiali, in Consiglio Direttivo e nei ruoli che ho via via ricoperto, fino a diventarne Presidente. E oggi tocca a me presiedere le celebrazioni per i suoi settantacinque anni di vita. Ai miei occhi di bambina, l’ANIS è sempre stata la famiglia ideale degli imprenditori di San Marino, dei giganti di intraprendenza e coraggio capaci di affrontare il mondo con un guizzo di follia e allo stesso tempo con l’ambizione dell’eternità per le proprie aziende. All’inizio vedevo insomma solo l’aspetto più epico e ignoravo totalmente quello concreto mentre, facendomi progressivamente coinvolgere, di questo mondo 147
98 A sinistra: Neni Rossini
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99 La Presidente Rossini insieme a Emma Marcegaglia (Past President di Buiness Europe), il Console Sergio Dompé e una delegazione ANIS in udienza dai Capitani Reggenti 100 Una riunione del Consiglio Direttivo ospitata da Casa Fabrica 101 William Vagnini e Neni Rossini
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ho imparato a riconoscere e ad apprezzare la realtà estremamente attiva e costruttiva. Oggi al contrario mi sembra più epica la cronaca della fermezza e della passione con cui l’ANIS ha saputo sostenere negli anni il tessuto imprenditoriale sammarinese, e del conforto che gli imprenditori hanno sempre trovato nell’averla al proprio fianco: con la competenza e il discernimento frutto di una lunga e intensa esperienza, e di un esercizio quotidiano e ininterrotto del confronto con le altre parti sociali, le forze politiche, le istituzioni e il governo del Paese. La mia nomina a Presidente risale al 14 giugno 2018, in un momento già molto difficile, sia per le imprese che si trovavano a competere in un mercato globale sempre più esigente e agguerrito, sia soprattutto per la nostra Repubblica, da troppo tempo attanagliata da una profonda crisi economica, acuita peraltro dalla drammatica situazione del sistema bancario e finanziario che nel giro di pochi anni aveva drenato un ingentissimo intervento pubblico di sostegno. Ad aggravare la situazione, durante il mandato precedente al mio nel quale ricoprivo il ruolo di Vicepresidente, si era registrata una escalation di incomunicabilità nei rapporti fra l’Associazione e la politica, generata da una serie di decretazioni e interventi legislativi difficilmente condivisibili. L’escalation era culminata nella adesione dell’ANIS a una manifestazione pubblica indetta contro l’operato del Governo. Per la prima volta nella sua storia l’ANIS scendeva in piazza accanto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. Ciò che preoccupava era la mancanza di ascolto e la percezione che il punto di vista dell’impresa non ottenesse la necessaria attenzione nelle iniziative di politica economica che la riguardavano direttamente. Il mio esordio alla presidenza avviene in questo momento topico ma, paradossalmente, al momento giusto e solo per una questione meramente generazionale. Infatti, contrariamente a quello che la mia inesperienza e la storia politica sammarinese degli ultimi decenni mi avevano indotto a supporre, i miei interlocutori nel Governo erano invece quasi tutti miei coetanei e, al di là delle differenti visioni, lo scambio dialettico fra noi ebbe il merito di essere franco e diretto. Nonostante questo, le difficoltà di comunicazione non si esaurirono, anche e soprattutto in ragione di una situazione politica ed economica emergenziale. Non c’era infatti il minimo accordo su molte delle proposte legislative di punta portate avanti dall’Esecutivo. Soprattutto l’ANIS addebitava al Governo una grave mancanza di determinazione nell’assumere scelte qualificanti e di significativo impatto sull’evoluzione del sistema San Marino, tra cui ad esempio l’adozione di un sistema di imposta sul valore aggiunto che consentisse di semplificare dialogo e scambio commerciale con gli altri paesi europei. 149
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In particolare, la contrarietà degli imprenditori si era focalizzata su alcuni discutibili contenuti della bozza di legge dedicata alla riforma del lavoro. Tanto per citarne uno, l’introduzione di un contributo maggiorato del 4,5% per l’assunzione cosiddetta libera del personale straniero. Il dispositivo si presentava come una moneta a due facce: una sorridente che introduceva nelle pratiche di assunzione uno snellimento burocratico atteso e auspicato ormai da decenni; l’altra invece torva e regressiva perché generava una intollerabile discriminazione fra lavoratori sammarinesi e lavoratori frontalieri, con l’elevazione del costo del lavoro di questi ultimi. Poi la preoccupante bizzarria della grande assente nel “Piano Strategico per lo Sviluppo” concepito dal Governo come altisonante documento di indirizzo politico-economico, nel quale però non si faceva letteralmente cenno all’industria. Hai voglia a sfogliare e rileggere, il settore industria era stato totalmente ignorato. È evidente dunque come malumori e insofferenza serpeggiassero fra gli imprenditori. A novembre si tenne la rituale Assemblea pubblica dell’Associazione. Quell’anno riscosse un particolare successo di pubblico grazie alla presenza di un’ospite autorevole e popolarissima come Emma Marcegaglia, Past President di Business Europe, la principale federazione dell’industria a livello europeo. L’esperienza di presidente, che fino ad allora non mi aveva dato grandi soddisfazioni, finalmente si tinse di rosa. In ogni senso. Negli anni precedenti erano stati innumerevoli e fallimentari i tentativi di averla ospite nei nostri eventi pubblici, e si era ormai certi che un ulteriore invito sarebbe rimasto del tutto inesaudito. A me poi sembrava irraggiungibile perché la sua figura di donna imprenditrice, così carica di passione e determinazione, così capace di imprimere la sua travolgente personalità da dare persino luogo a uno stile di leadership, mi era di grande ispirazione e sono certa che abbia ispirato una intera generazione di imprenditori. Finché al Past President, Stefano Ceccato, venne l’idea di coinvolgere Sergio Dompé, noto imprenditore farmaceutico, amico della nostra Associazione e soprattutto grande e storico amico della nostra Repubblica, tanto da ricoprire l’incarico di Console di San Marino a Milano, nello stesso ruolo ricoperto per moltissimi anni anche da suo padre Franco. Dobbiamo dunque a Sergio e alla sua rete di elevate relazioni la partecipazione di Emma Marcegaglia alla mia prima Assemblea pubblica, nel novembre del 2018. E credetemi, la sua presenza non deluse le aspettative: la platea rigurgitava di pubblico attirato dalla fama di questo importante personaggio dell’imprenditoria italiana. Ricordo bene il silenzio che scese sulla affollatissima sala quando salì sul podio e durante il suo intervento non volava una mosca. Nessuno volle perdersi neanche una parola di quel suo discorso veramente brillante, profondo e innovativo. Parlò di Europa, di scambi globali, della necessità di essere aperti se non si vuole 150
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correre il rischio di restare fuori dalle dinamiche virtuose della competizione. Una grande lezione, e particolarmente grande per noi che siamo piccoli e che tendiamo a chiuderci in difesa, con misure e atteggiamenti protezionistici. Vi assicuro che fra noi non c’era stato alcun abboccamento precedente sui contenuti dei rispettivi interventi, e fu per me una indicibile soddisfazione verificare come l’intelligenza della nostra ospite avesse centrato con tanta puntualità un problema quasi strutturale del nostro modo di vedere la Repubblica di San Marino e il suo sistema economico e produttivo. Dopo l’assemblea, con mio sommo orgoglio, la accompagnammo all’udienza con gli Eccellentissimi Capitani Reggenti Mirco Tomassoni e Luca Santolini, certi che il saluto delle nostre massime autorità, unito all’atmosfera solenne e agli interni suggestivi del Palazzo Pubblico, potessero contribuire ad arricchire nella nostra ospite il ricordo della giornata. Poi ci fu l’incontro a Palazzo Begni con una qualificatissima delegazione del Governo con la quale si parlò dell’economia sammarinese e delle sue prospettive di sviluppo. Quel giorno Emma Marcegaglia non stava bene, aveva un po’ di temperatura ed era arrivata all’aeroporto di Rimini con un volo privato pur di non mancare al nostro invito. Dunque, fu costretta a lasciarci anzitempo per riprendere il suo aereo. Nei brevi momenti passati insieme, fuori da ogni formalità, ebbi modo di apprezzare la sua cordialità aperta e anche la sua singolare capacità di cogliere così facilmente alcuni aspetti salienti della nostra identità. Ricordo esattamente le parole che usò all’inizio del suo discorso per qualificare la Repubblica di San Marino come uno dei paesi più industrializzati al mon151
102 Incontro con gli studenti del Liceo Economico di San Marino in occasione dell’iniziativa “Vivere l’Azienda”
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do, grazie al suo 31% del PIL generato dal settore industriale. Dovevamo sentirci fare questo apprezzamento proprio da una persona non di San Marino? Eppure sì, forse è proprio a chi ci guarda da fuori che risultano più chiari e definiti i tratti distintivi del nostro sistema Paese. Ed è anche per questo che continuo a pensare che un sano sviluppo all’interno dipenda anche dalla capacità di affidarci, di più e meglio, alle competenze e alle professionalità provenienti dall’esterno, guidati dall’ambizione di imboccare la strada per diventare migliori invece che fuorviati da irragionevoli velleità autarchiche o paralizzati dalla paura di sbagliare e di essere giudicati. Nel 2019, tra le perduranti difficoltà di dialogo con la politica, andò in scena una delle vicende che più ci ha sconcertato, indignato e anche fatto soffrire: la questione Camera di Commercio. Giova ricordare che il Governo, socio al 51%, aveva ritenuto di fare valere la propria quota maggioritaria anche esprimendo un numero proporzionale di membri del Consiglio di Amministrazione, modalità non prevista dallo statuto della società. Per farlo ritenne di dover procedere unilateralmente modificando lo statuto con un decreto legge e privando di fatto gli altri soci del potere decisionale cui avevano diritto. Ne seguì un nostro ricorso, sottoscritto da tutte le associazioni di categoria, al Collegio Garante la Costituzionalità delle Norme che ci dette ragione su tutta la linea. La sentenza infatti stabilì che un atto pubblico non può modificare né violare le regole che i soci di una società di diritto privato si sono legittimamente dati con il proprio statuto e nel rispetto del diritto societario, neanche qualora uno dei soci sia un soggetto pubblico e neanche qualora il soggetto pubblico sia, come in questo caso, il socio di maggioranza. Insomma, in uno “stato di diritto” anche lo Stato deve assoggettarsi alla legge, ma se questo non fosse accaduto avremmo seriamente temuto per le nostre imprese. Sì, la legge ci dette ragione: l’atto di forza del Governo fu dichiarato incostituzionale e quindi illegittimo. Ma a che prezzo? Le conseguenze sono ancora tutte da sviscerare e ci vorrà un gran lavoro per rimediare all’accaduto. Soprattutto, da cittadini, ci resta la profonda amarezza di aver dovuto agire contro il nostro stesso Stato per far valere un principio costituzionalmente garantito. Non ne siamo stati felici, né appagati, solo turbati e rattristati. Non si era mai visto prima e speriamo non si ripeta mai più. Vero è che la Camera di Commercio (il cui nome attuale è Agenzia per lo Sviluppo - Camera di Commercio) ha un percorso tanto definito nella sua fase iniziale, quanto nebuloso e incerto nella sua lunga e non sempre rettilinea evoluzione. La sua costituzione risale al 2000, come Agenzia per la Promozione e lo Sviluppo dell’Economia, quando l’allora Governo aveva voluto darle un taglio del tutto imprenditoriale, tanto da riconoscere all’ANIS il 26% della società e garantire alla 152
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partecipazione pubblica un iniziale 51% con l’unico obiettivo di sostenerla fino a che non fosse stata sufficientemente operativa e solida per proseguire autonomamente, con le sole forze delle associazioni. Questa era l’ambizione della politica e delle categorie: una Camera di Commercio che non fosse l’ennesimo “carrozzone pubblico” ma espressione dell’economia reale del Paese. Purtroppo, non averla dotata da subito di risorse certe - come avviene ovunque, ad esempio riservandole una quota delle tasse di licenza - l’ha resa dipendente dal contributo pubblico, che però di anno in anno varia e scarseggia, determinandone le sorti e pregiudicandone troppo spesso l’iniziativa. Questa dipendenza ha alimentato negli anni l’erronea percezione che sia un ente pubblico, utilizzabile dalla politica con le sue logiche e per i suoi scopi, cosa che in effetti è successa a più riprese. L’ultima ad opera del nuovo Governo, che sembra non fare eccezione perché ha deciso di aggiungere al consiglio di amministrazione ben cinque membri di nomina politica su undici. Per carità, i restanti sei sono nominati dalle associazioni che mantengono come da statuto la maggioranza dei consiglieri, ma l’aver “gonfiato” l’organo amministrativo fino a farlo diventare numericamente il doppio dell’attuale organico aziendale la dice lunga su quanto si sia persa l’impostazione imprenditoriale che aveva così virtuosamente ispirato i fondatori. Tornando al 2019, nella seconda metà di agosto, l’instabilità politica riuscì a battere il suo ennesimo colpo e in ottobre la crisi di un governo di legislatura prendeva concretamente forma nell’attesa delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Grande e Generale. L’Assemblea Generale dell’ANIS del 2019 si aprì dunque in un singolare clima di attesa. Mancavano cinque giorni alla consultazione elettorale e le forze politiche in campo, sempre più numerose, erano in piena fibrillazione. C’erano state molte perplessità per definire la data del nostro evento perché non eravamo in grado di anticiparlo, tuttavia attendere la formazione del Governo avrebbe significato tenerlo durante le festività natalizie o doverlo rimandare all’anno successivo. Fui io a decidere di tirare dritto. Non per indifferenza nei confronti delle elezioni per le quali nutro il massimo rispetto, ma proprio per marcare l’autonomia dell’Associazione e sottolineare, con un gesto di una certa rilevanza simbolica, che la vita delle imprese scorre fluente e inarrestabile a prescindere dalle oscillazioni della politica. Al contrario delle previsioni, anche questa seconda assemblea registrò un enorme successo di pubblico. Aggiungo che nessun Segretario di Stato del Governo uscente ritenne di dover intervenire come ospite relatore e così, per la prima volta nella storia dell’Associazione, non ci fu dato di udire la voce del Governo. Fu dunque l’assemblea degli industriali e si parlò solo ed esclusivamente il linguaggio de153
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gli industriali. A rafforzare questo profilo di specializzazione tecnica contribuì l’intervento del professor Mauro Marè, economista ed esperto in finanza pubblica che, dopo una accurata analisi del sistema San Marino, suggerì schemi operativi, buone pratiche e interventi utili a sostenere le crisi di liquidità e di squilibrio finanziario. Anche questa volta la platea rigurgitava di pubblico. Fra i presenti si contarono numerosissimi candidati nelle liste elettorali in competizione, spinti certamente dall’interesse per le proposte dell’ANIS e del professor Marè in materia di politica economica e finanziaria ma, a detta dei più maliziosi, soprattutto dall’opportunità di farsi un po’ di pubblicità in vista del voto, per giunta in un contesto particolarmente significativo. Le elezioni politiche che si svolsero a distanza di pochi giorni decretarono vincitrice una coalizione composta da almeno quattro forze politiche, dalle quali prese vita un Governo sostenuto da una larghissima maggioranza consiliare. Esecutivo e maggioranza si erano appena insediati quando, a metà febbraio circa, siamo tutti piombati nell’incubo dell’epidemia di COVID-19. Una drammatica e fulminea emergenza sanitaria, con angoscianti ricadute sociali ed economiche che ancora stiamo vivendo come la nostra ormai nuova quotidianità. Non vi nascondo il mio sgomento di fronte alla portata dell’impegno che anche noi dell’ANIS abbiamo sentito il dovere civile e umano di profondere in favore della comunità, per portare il contributo delle nostre esperienze e delle nostre competenze tecniche e relazionali alla soluzione di problematiche complesse e impellenti. Il mio pensiero corre ai miei Vicepresidenti (Fabio Console, Christian Montanari e Daniele Toccaceli) e agli amici colleghi del Consiglio Direttivo, con i quali abbiamo affrontato tutto; a William Vagnini e Romina Menicucci che, assieme allo staff operativo dell’ANIS, nei momenti più bui e anche sfidando il rischio del contagio, non si sono risparmiati. Come sempre, hanno messo in campo la stessa serietà e dedizione con cui portano avanti le attività dell’Associazione. A loro va anche il mio ringraziamento personale per il sostegno e l’amicizia che mi hanno riservato e che hanno reso più facile il mio mandato, contribuendo a farne un’esperienza profonda, formativa e carica di belle emozioni. Non è semplice - né indispensabile forse - intestardirsi a trovare un “lato positivo” ai momenti così difficili che si stanno susseguendo negli ultimi anni. Tuttavia, ci sono aspetti sui quali meditare e riflettere con attenzione, perché emergono con più nitidezza e luminosità quando attorno c’è il buio. Ad esempio, trovo esemplare il modo in cui le imprese e i lavoratori negli ultimi anni siano stati capaci di dimostrare quanto possa fare la differenza marciare uniti, determinati e coerenti verso l’obiettivo comune del lavoro. Insieme alla Centrale Sindacale Unitaria abbiamo stabilizzato le relazioni industriali condividendo 154
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le misure per garantire flessibilità alle aziende e potere di acquisto ai lavoratori, e siamo riusciti a riscrivere le regole sulla rappresentatività che ci permetteranno di affrontare con la necessaria chiarezza la prossima, intensa stagione di rinnovi contrattuali. E come non sentirsi orgogliosi dello slancio generoso di tutte le parti sociali, associazioni datoriali e sindacati, quando hanno dato vita insieme al progetto #TuttiUniti? Un’iniziativa solidale che ha risposto alla brutalità della pandemia con l’acquisto dei materiali necessari alla cura dei pazienti affetti da coronavirus ricoverati nell’Ospedale di San Marino. Ma al di là del rilievo tangibile dell’operazione, tanto più apprezzabile perché compiuta nel clima emergenziale di una ricerca spasmodica e quasi disperata delle forniture sanitarie occorrenti, il progetto ha dimostrato che stare uniti non solo lenisce sofferenze e solitudini, ma soprattutto che uniti si può vincere. L’impegno condiviso delle organizzazioni sindacali e datoriali, a maggior ragione oggi, dovrebbe estendersi e abbracciare tanti altri temi comuni, che non a caso spesso coincidono con le priorità del Paese e che dunque richiedono altrettanta volontà di cooperazione. Condivisione e cooperazione sono parole chiave di un modello valido anche per la politica che, al contrario, continua a dividersi in sterili polemiche e contrapposizioni. L’esperienza che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, tragica per alcuni e durissima per tutti, ci ha confermato che, a maggior ragione in situazioni così complesse, bisogna rimanere lucidi e intraprendenti come gli imprenditori hanno dimostrato di fare e saper fare bene. Un altro pensiero grato va a loro. Alle loro innumerevoli dimostrazioni di serietà, professionalità e determinazione. Alle loro imprese che, laddove possibile, non si sono arrese agli eventi e non hanno mai smesso di fare quello che sanno fare meglio, ossia lavorare. Nei mesi di lockdown, aiutate anche dalla scelta del Governo di non chiudere tout-court le attività produttive ma di consentire loro di organizzarsi - certificandole e controllando l’adozione scrupolosa di procedure e dispositivi per il contenimento del rischio di contagio - hanno dato prova di grande resilienza. Esattamente ciò che serviva. Hanno ripensato, con umiltà, intelligenza e impegno, i propri processi, le modalità di lavoro consolidate e gli strumenti a loro disposizione, con la finalità di salvaguardare la salute e il lavoro dei loro collaboratori e, insieme, la produzione e le forniture ai clienti. Questi giorni difficili ci stanno insegnando a recuperare il significato di principi di umanità che sembravano appannati, sommersi dai miti del successo, del profitto, della competizione. Ora che il nostro orizzonte è così perturbato c’è più introspezione, ma resta la necessità di esercitare un certo nobile pragmatismo, che riaffermi il valore morale ed economico dell’efficienza e la fiducia nel potere 155
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del cambiamento e dell’innovazione. Due ingredienti che gli imprenditori conoscono bene, perché senza efficienza ed innovazione non c’è impresa. È il momento per tutti noi, in questo nostro Paese, di guardarci dentro e di guardarci intorno, per individuare punti di forza, qualità, competenze, talenti. Un amalgama di risorse necessarie per superare la sfida dell’emergenza e andare incontro, più attrezzati e forti, a un domani ancora denso di incognite. Nessuno deve sentirsi chiamato fuori da questa sfida che ci coinvolge tutti, dalle più alte istituzioni e poteri dello Stato, fino al più semplice cittadino. Imprenditori, professionisti, categorie, Pubblica Amministrazione, associazionismo, Università, scuola, lavoratori, i giovani sammarinesi: sono i nostri giacimenti petroliferi. Guardiamo alle nostre eccellenze, liberiamo le loro energie e cerchiamo di non dimenticare mai chi siamo per trarre il migliore insegnamento dal passato di questa Repubblica, che non ha coltivato solo il primato della tradizione e la difesa delle proprie prerogative, ma anche senso dello Stato e un’intelligenza collettiva che nei passaggi cruciali ha saputo lanciare il cuore oltre l’ostacolo per conquistarsi un futuro degno di questo nome.
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L’ UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SAN MARINO PER IL LOGO DEL 75° ANNIVERSARIO
Massimo Brignoni Università degli Studi della Repubblica di San Marino
Accanto alle due missioni tradizionali, ovvero l’insegnamento e la ricerca scientifica, l’Università ha un’importante terza missione, quella di attivare processi di interazione diretta con le Istituzioni pubbliche, la società ed il mondo imprenditoriale del proprio territorio. Questa attività ha lo scopo di agevolare il trasferimento delle conoscenze scientifiche, tecnologiche e culturali affinché divengano strumento e veicolo diretto, attraverso una crescita sostenibile, economica e sociale, dello sviluppo dei territori. Questa vocazione è sempre appartenuta all’Università di San Marino sin dalla fondazione dei suoi primi corsi di laurea; così scriveva Gaddo Morpurgo, primo direttore e fondatore del Corso di Laurea in Design: “Il rapporto tra università, territorio e mondo produttivo, importante per l’intero sistema universitario, diviene fondamentale per un corso di laurea in disegno industria-
le non solo perché consente di migliorarlo costantemente, garantendo titoli realmente spendibili sul mercato del lavoro, ma perché permette alle imprese di sviluppare il rapporto con l’università per essere facilitate nella ricerca e in nuove sperimentazioni, sempre più necessarie per superare la carenza di innovazione di molti settori produttivi.” È proprio con questa intenzione che in questi anni docenti e studenti dei corsi di laurea in design hanno supportato e collaborato con istituzioni pubbliche, aziende artigianali, industrie, cooperative e associazioni nello sviluppo di progetti e concept innovativi e strategici nelle aree di progetto del design di prodotto, della comunicazione visiva, del design strategico, dell’interaction design e della progettazione multimediale.
In questo contesto si concretizza la collaborazione con Anis. In occasione del suo 75° anniversario dalla nascita, l’Associazione Nazionale Industria 161
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105 Il concept del progetto 106 Declinazione dell’identità visiva, ipotesi di manifesto pubblicitario dell’evento
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107 Declinazione dell’identità visiva, ipotesi di shopper personalizzate
Sammarinese ha coinvolto il Corso di Laurea in Design per la progettazione di un logo, di un francobollo dedicato alla ricorrenza, e di un’identità visiva dell’evento che tenesse conto della storia e dell’importante ruolo socio-economico e culturale svolto dall’Associazione nel territorio sammarinese. La formula individuata per lo sviluppo del progetto è stata quella del workshop all’interno dell’evento annuale che il Corso di Laurea organizza dal 2006. Una settimana di lavoro intensivo nel corso della quale si approfondiscono temi di ricerca e progetti di interesse dell’Università, di aziende e istituzioni. È quindi in un workshop di progetto, tenutosi dal 6 al 10 luglio 2020, che 21 studenti guidati dal designer Sebastiano Girardi hanno sviluppato varie e interessanti proposte. Dopo un’attenta selezione il Consiglio Direttivo dell’ANIS, presieduto da Neni Rossini, ha scelto quella degli studenti Angelica
Elise Vanni, Maria Gabriella Milinci e Giulio Mazzanti Dolci. Il logotipo scelto tiene conto dei valori e della storia dell’Associazione: unione, forza, collaborazione e innovazione costituiscono le parole chiave che hanno ispirato l’idea di progetto. La proposta si lega al tema del tempo, della storia e del percorso dell’Associazione. Il simbolo grafico a forma di cerchio è stato estrapolato infatti dal logo originario dell’ANIS, composto dai famosi quadranti in pietra degli orologi originariamente collocati nella torretta della Parva Domus, antica sede istituzionale della Repubblica di San Marino. Il cerchio troncato a tre quarti rappresenta in modo chiaro i rispettivi tre quarti di secolo festeggiati dall’Associazione, e il vuoto che si crea l’apertura verso il futuro. La linea circolare, che inizia dalla sezione rossa, evidenzia il punto di partenza del lungo percorso dell’Associazione e, identifi163
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108 I progetti proposti dai gruppi di lavoro partecipanti al workshop
cando un chiaro ciclo del tempo, la proietta verso il futuro. La forma e i colori vogliono descrivere l’identità dinamica e innovativa. Il logo e i codici colori sono stati poi applicati, attraverso lo sviluppo e la declinazione dell’identità visiva, nella realizzazione di un francobollo commemorativo e in tutti i supporti necessari a corredo dei festeggiamenti dell’evento. Molto interessanti risultano anche le proposte degli altri gruppi di studenti che con logiche diverse hanno interpretato i valori e la storia dell’Associazione sviluppando ulteriori versioni di possibili loghi e identità visive. Si tratta dei progetti realizzati dagli studenti Laura Zuccarello, Simona Alessandrini, Olga Kopchuk, Giorgia 164
Serattini, Matteo Renzicchi, Marianna Bollini, Anna Giorgetti, Abdollahian Nosanin, Camilla Borghi, Francesca Milani, Annarita Cavallo, Susy Cecchi, Nicole Nastase, Volodymyr Bozhko, Massimiliano Iob, Daniele Oliva, Ettore Bellini e Thomas Ciracì. Questa importante e proficua collaborazione con l’ANIS dimostra come l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino consideri la diffusione sul territorio della cultura scientifica, delle conoscenze e delle competenze acquisite attraverso la ricerca, come uno dei suoi principali obbiettivi strategici. A tal fine si è infatti strutturata sia per rafforzare le formule di collaborazione, come le attività di ricerca di base e applicata conto terzi,
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109 Declinazione dell’identità visiva, ipotesi di gadget 110 Declinazione dell’identità visiva, ipotesi di copertina per il catalogo dell’evento
sia per fornire servizi diretti come quelli di progettazione, stage curriculari e job placement. Nelle sfide future che attendono il Sistema Paese-San Marino, l’Università potrà certamente essere un attore principale e un partner strategico per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile.
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111 Il francobollo celebrativo 112 Annullo postale dedicato all’anniversario della fondazione dell’ANIS datato 18 novembre 2020
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IL FRANCOBOLLO CELEBRATIVO
Dal racconto dei settantacinque anni dell’ANIS emerge con forza quanto sia profondo e indissolubile il suo legame con la storia e le istituzioni sammarinesi, perché le azioni e le relazioni economiche nascono e si sviluppano non solo nello spazio senza confini del mercato globale ma sul territorio materiale della vita di tutti i giorni, in cui incidono leggi, procedure e peculiarità dello Stato in cui si fa impresa, nonché la stessa cultura del suo popolo. E un contesto così piccolo e singolare come la Repubblica di San Marino trasmette alle sue aziende un’impronta identitaria ancor più evidente. Dunque quale modo migliore di celebrare l’anniversario dell’Associazione se non attraverso la filatelia, una delle tradizioni sammarinesi più conosciute? Vista l’importanza dell’occasione, l’idea di emettere un francobollo “ANIS 75” è sorta proprio per conferi-
re al momento una veste istituzionale, onorando e testimoniando un traguardo significativo della nostra realtà associativa e lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Oltre al francobollo è poi stato predisposto l’annullo postale con la data esatta dell’anniversario, 18 novembre 2020. Questo è il senso di un francobollo dedicato: evidenziare su piccoli rettangoli dentellati da diffondere potenzialmente in tutto il mondo un simbolo che racchiude in sé personaggi, avvenimenti, esperienze, fatti e sentimenti - che negli anni ci hanno coinvolto direttamente come persone, imprese e comunità - dei quali ha fissato la memoria. Abbiamo voluto che questa memoria fosse letta e reinterpretata dai giovani designer dell’Università di San Marino i quali, con la freschezza della loro creatività, hanno saputo elaborare un logo speciale, nuovo e colorato, per 167
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113 Foglio di francobolli celebrativi 114 Annullo postale utilizzato il giorno dell’emissione del francobollo celebrativo
onorare il passato con la prospettiva del futuro. Questo progetto è stato un percorso nel percorso e ci ha fatto apprezzare, ancora una volta, l’energia che si sprigiona nel collaborare tra mondi diversi e affini, con professionalità ed entusiasmo. Collaborazione che ha trovato nell’Ufficio Filatelico e Numismatico di San Marino, nelle persone della sua Direttrice Gioia Giardi e di Letizia M. Lividini, un preziosissimo contributo.
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115 Statua della Libertà e Palazzo Pubblico
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116 La bandiera della Repubblica di San Marino sulla facciata della nuova sede ANIS
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ANIS 2020
Consiglio Direttivo ANIS
Neni Rossini Stefano Ceccato Fabio Console Christian Montanari Daniele Toccaceli Pietro Bocchini Alessandro Bollini Secondo Bonfè Francesco De Lillo Roberto Leardini Tito Masi Giuseppe Moraccini Paolo Mularoni Stefano Pazzini Lanfranco Prosperini Riccardo Riccardi Pier Giovanni Terenzi Amanda Tonelli
Staff ANIS Presidente Past President Vicepresidente Vicepresidente Vicepresidente Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere
Collegio Sindacale ANIS Danilo Del Vecchio Giulia Magnani Francesca Monaldini
William Vagnini Pier Paolo Villani Luca Barberini Elisa Biordi Marta Bossi
Segretario Generale Ufficio legale Ufficio legale Segreteria e IT Segreteria e Relazioni esterne
Staff Assoservizi
Romina Menicucci Direttore Arianna Volpini Servizi amministrativi Davide Zafferani Servizi amministrativi Nicola Ercolani Consulente Ambiente
Roberto Parma Giorgia Pecci
e Sicurezza Consulente Formazione Consulente Ambiente e Sicurezza
Staff Fixing Daniele Bartolucci Alessandro Carli
Direttore Redattore
Presidente Sindaco Sindaco
Consiglio Direttivo Assoservizi
Emanuel Colombini Filippo Borsani Franco Capicchioni Michele Gualandi
Marco Cevoli
Presidente Consigliere Consigliere Consigliere Sindaco Unico
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Sommario
Presentazione Neni Rossini
Presidente ANIS................................................................................................................................................................ pag.
5
Sempre a fianco delle Imprese William Vagnini
Segretario Generale ANIS................................................................................................................................... pag. 13
Il mondo del lavoro..................................................................................................................................................
pag.
17
Relazioni internazionali Gianni Rosas
Direttore Ufficio per l’Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro .................................................................... pag. 23
Settantacinque anni di storia dell’ANIS ................................................................... pag. 29 Carlo Giorgi
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Segretario Generale ANIS dal 1988 al 2015............................................................................ pag. 61
La Nuova Sede...................................................................................................................................................................
pag.
69
Assoservizi ..............................................................................................................................................................................
pag.
77
La Voce delle Imprese.......................................................................................................................................
pag.
81
Tutti i Presidenti............................................................................................................................................................ Lucio Amati.................................................................................................................................................................... Enzo Zafferani.......................................................................................................................................................... Piero Tonelli.................................................................................................................................................................. Franco Capicchioni....................................................................................................................................... Simona Michelotti............................................................................................................................................
pag.
89 pag. 97 pag. 100 pag. 107 pag. 113 pag. 121
sommario
Pier Giovanni Terenzi................................................................................................................................ Paolo Rondelli........................................................................................................................................................... Emanuel Colombini....................................................................................................................................... Stefano Ceccato.................................................................................................................................................... Neni Rossini..................................................................................................................................................................
129 pag. 133 pag. 139 pag. 143 pag. 147 pag.
L’Università degli Studi di San Marino per il Logo del 75° Anniversario Massimo Brignoni
Università degli Studi della Repubblica di San Marino............................................. pag. 161
Il francobollo celebrativo...........................................................................................................................
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Il marchio di certificazione FSC garantisce che l’intera filiera legno-carta certificata per i suoi standard derivi da una gestione forestale rispettosa dell’ambiente, socialmente utile ed economicamente sostenibile. Questo volume è stato stampato nel mese di dicembre 2020 Pazzini Editore Stampatore - Verucchio
Associazione Nazionale Industria San Marino Piazzetta Bramante Lazzari, 2 - 47890 San Marino Repubblica di San Marino Tel. 0549 873 911 anis@anis.sm www.anis.sm