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Fixing 2022 nr. 35

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Anno XXX - n.35 - 1,50 euro

Direttore Daniele Bartolucci

Venerdì 30 Settembre 2022

E ditoriale Pensioni: la riforma deve P olitica Meloni, quali La Reggenza ministri ci manderà?

Quali saranno i ministri del Premier in pectore Giorgia Meloni? Che la leader di Fratelli d’Italia sia la candidata a succedere a Mario Draghi è ormai solo questione di ore, perché il risultato raccolto nelle urne domenica scorsa non lascia dubbi. Soprattutto perché la questione era già stata chiara fin dall’inizio e ribadita anche dai suoi alleati: i ruoli saranno decisi dal risultato elettorale. E il risultato è chiaro: Fratelli d’Italia ha più che triplicato sia la Lega di Salvini che Forza Italia di Berlusconi. L’incarico del Presidente Mattarella, di fatto, sembra solo una formalità. Ma quale “squadra” indicherà la Meloni? Il toto-ministri è già iniziato, come è normale che sia. Ma anche dal Monte Titano l’attenzione è massima, soprattutto per le due figure chiave con cui ci si dovrà relazionare in futuro: Economia ed Esteri. Nel primo caso sembrerebbe in discesa la quotazione di Giulio Tremonti, che è entrato in Parlamento dalla porta di servizio, visto che non aveva vinto la sfida dell’uninominale. Sono passati diversi anni dal suo famigerato “Decreto incentivi” e la black list, ma a San Marino non l’hanno dimenticato e in molti avranno tirato un sospiro di sollievo nel vedere che in pole position ora ci sarebbe Fabio Panetta, economista ed ex direttore generale della Banca d’Italia, oggi nel comitato esecutivo della BCE. Per gli Esteri, invece, in ascesa le quotazioni di Antonio Tajani che, al pari di altri vertici di Forza Italia, ha sempre avuto buone relazioni con San Marino. Meno forti e radicati quelli con Fratelli d’Italia, mentre con la Lega qualcosa - soprattutto in campagna elettorale - si è mosso. E i rapporti, si sa, sono fondamentali. Daniele Bartolucci

essere fatta bene e ora

Berti II e Ciavatta I

ANIS spinge Governo e sindacati verso la conclusione dell’iter entro l’anno: “Sistema insostenibile, serve responsabilità da parte di tutti” a pag.3

C onsumi

Cresce l’indice dei prezzi

a pag.8

P .A.

“La riforma delle pensioni va fatta, perché il divario tra entrate e uscite è destinato ad aumentare vertiginosamente e ogni ritardo non fa altro che aumentare il problema. Per questo la riforma va fatta entro il 2022, in modo tale che gli effetti di alcuni interventi si possano vedere già dal 2023”. La posizione di ANIS in merito alla riforma delle riforme non cambia, ribadisce il Segretario Gene-rale William Vagnini: “Era ed è una priorità, una delle urgenze riconosciute a tutti i livelli. Occorre essere dunque consapevoli della responsabilità che ci siamo tutti assunti, dall’Esecutivo alle parti sociali, nel momento in cui ci siamo seduti al ta-volo di confronto, ormai un anno e mezzo fa. Siamo arrivati alla fase decisiva, dobbiamo arrivare fino in fondo”. Bartolucci alle pagg. 6-7

Licenziamenti in base al rendimento

a pag.9

spazio riservato all’indirizzo


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