La rivista della cannabis dal 1985
18+ Solo per adulti
GRATIS
www.softsecrets.com } 2026-05
QUALITÀ AFFIDABILE E STABILITÀ
LA MIGLIOR COLLEZIONE DI SEMI DA 1994
LA NIGERIA PROGETTA UNA LEGGE SULLA CANNABIS L’Africa continua a vivere una fase di profondi cambiamenti politici in materia di cannabis. Mentre il Sudafrica ne ha legalizzato l’uso ricreativo, altri Paesi si concentrano sugli usi medici e industriali. La Nigeria, il Paese più popoloso del continente, si trova ora di fronte a un passo decisivo: all’inizio di giugno 2026, il Senato ha approvato in seconda lettura il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis a fini medici. La Nigeria è quindi più vicina che mai a un mercato regolamentato della cannabis a scopo medico.
regolamentate congiuntamente. I fautori sottolineano che un mercato legale potrebbe creare posti di lavoro, attirare investimenti e rafforzare la ricerca e l’innovazione farmaceutica. Dal punto di vista normativo, la Nigeria è più preparata di quanto molti possano immaginare. L’Autorità nazionale per i medicinali (NAFDAC) ha elaborato già dal 2022 delle linee guida per la cannabis terapeutica. Queste dovrebbero ora fungere da base per la legislazione. Sono previsti standard di qualità farmaceutica, la distribuzione
illegali di cannabis. Solo nel 2026 sono stati distrutti centinaia di ettari. Attivisti come Omoyele Sowore criticano aspramente questo approccio e chiedono la cessazione immediata delle operazioni, in quanto in contrasto con il processo di riforma in corso. Il conflitto evidenzia quanto siano rigidi i fronti tra i sostenitori delle riforme e le autorità di sicurezza conservatrici. La legislazione prevista ha un’importanza che va ben oltre i confini della Nigeria. Essa simboleggia il ruolo crescente dell’Africa nel mercato globale
www.cimedimontagna.it L’iniziativa non è nuova. Già nel 2025 l’ex senatore Athan Nneji Achonu aveva confermato che l’Assemblea nazionale stava lavorando a una legge volta a consentire sia l’uso medico che quello economico. Da allora la situazione si è notevolmente sviluppata. Il disegno di legge si trova ora in fase di esame in commissione, durante la quale vengono definiti i dettagli della regolamentazione. Tra questi figurano il rilascio delle licenze, gli standard di qualità, i meccanismi di controllo e la questione relativa al grado di rigore con cui deve essere tracciata la linea di demarcazione tra consumo medico e consumo illegale. La Nigeria continua a fare i conti con un’elevata inflazione, un reddito pro capite in calo e una forte dipendenza dai prezzi del petrolio. La cannabis potrebbe contribuire a diversificare l’economia e a sfruttare nuove fonti di reddito. Le previsioni indicano un giro d’affari di diversi miliardi di dollari USA l’anno qualora la cannabis terapeutica e la canapa industriale venissero
controllata ai pazienti e una chiara separazione tra uso medico e consumo illegale. La Nigeria intende posizionarsi come attore serio nel mercato globale della cannabis e sottolinea che la sicurezza medica e la ricerca devono essere al centro dell’attenzione. Nonostante i progressi politici, la situazione rimane tesa. L’Agenzia nazionale antidroga (NDLEA) continua a condurre operazioni di distruzione su larga scala contro le piantagioni
della cannabis e potrebbe spianare la strada ad altri Paesi che intendono regolamentarne l’uso medico. Con la conclusione della seconda lettura, la volontà politica è chiaramente evidente. Ora tutto dipende dalla fase di commissione e dal voto finale, che determineranno se la Nigeria introdurrà effettivamente un mercato regolamentato della cannabis terapeutica. Valentina Lentz
QUALITY PROVES ITSELF.
INHALE
BETTER www.storz-bickel.com
3
Pag.
16
Cannabis e KNF
I microrganismi indigeni
Pag.
22
Dall’Himalaya ai Caraibi
Pag.
26
Sfide e vantaggi della coltivazione biologica indoor
Pag.
28
La pianta dell'allegria
La borragine nel coltivo di cannabis
Pag.
32
PPFD MAP
Come misurare e ottimizzare l'illuminazione di una grow room
Pink Sherbert Medical Seeds
www.medicalseeds.net
Flash prodotti
4
KIT FERTILIZZANTI REMO NUTRIENTS Porta la tua coltivazione indoor a un livello master con il Kit Fertilizzanti Remo Nutrients. Una linea completa pensata per chi vuole nutrizione precisa, radici forti, crescita vigorosa e fioriture abbondanti. Ideale per sistemi idroponici, DWC e coltivazioni indoor avanzate, offre componenti bilanciati per seguire ogni fase della pianta con maggiore controllo e risultati costanti. Qualità premium, semplicità d’uso e massima efficienza per coltivatori che vogliono il meglio. www.idroindoor.com
Terra Aquatica E se il miglior fertilizzante per il suolo fosse un fertilizzante idroponico?
Il fertilizzante TriPart® di Terra Aquatica è completo, semplice da utilizzare e incredibilmente efficace. Grazie ai suoi tre componenti, consente di rispondere con precisione alle esigenze variabili delle piante, qualunque sia il contesto di coltivazione. Utilizzato da università e laboratori di ricerca, tra cui la NASA, TriPart® viene costantemente migliorato attraverso rigorosi test condotti in collaborazione con esperti di orticoltura.
BECAUSE EVERY LEAF TELLS A STORY
TriPart® include una gamma completa di oligoelementi e microelementi, spesso chelati per garantire un assorbimento e una stabilità ottimali. https://www.terraaquatica.com/it/soluzioni-di-fertilizzazioni-minerali/tripart-5/
www.softsecrets.com
Banche dei semi
Old J Seeds
5
OldJSeeds nasce da un percorso personale, fatto di studi botanici e florovivaistici conditi con anni di esperienza sul campo. Un team con esperienze e valori diversi, uniti dalla stessa visione ed etica lavorativa. Una realtà in continua crescita, aperta a collaborazioni europee e internazionali, basandosi sulla condivisione delle competenze e dalla ricerca continua della qualità. Oggi, con orgoglio tutto italiano, abbiamo il piacere di ospitare Simone, il breeder dietro questo progetto..
Vuoi raccontarci come organizzate la fase di produzione? In che tipo di strutture lavorate, con quali tecnologie e modalità ? Siamo partiti con piccole coltivazioni e, nel tempo, abbiamo strutturato e ampliato ogni aspetto del nostro lavoro. Oggi operiamo su più fronti, indoor, outdoor e greenhouse, in diverse realtà europee e internazionali, scegliendo ogni ambiente in base alle esigenze della singola genetica. Lavoriamo con un approccio organico e rigenerativo, con grande attenzione alla salute del suolo e all’equilibrio dell’ecosistema. Per noi è fondamentale mantenere un’etica che metta al centro il rispetto della terra, della flora, della fauna e di tutto ciò che ci circonda. Grazie a questa organizzazione arriviamo a produrre circa un milione di semi all’anno, tenendo sempre al primo posto qualità e coerenza con i nostri valori.
Nel corso degli ultimi mesi avete lavorato a nuove genetiche o nuove linee? Negli ultimi mesi abbiamo lavorato intensa-
Oldjseeds ha lanciato un nuovo sito web? In che cosa lo avete migliorato?
mente a due linee principali: la Z Hash Line e la Frittella Line. Entrambe rappresentano un’evoluzione del nostro lavoro di selezione e ricerca. Parallelamente abbiamo avviato nuove collaborazioni con breeder e realtà del settore, da cui nasceranno progetti dedicati nei prossimi mesi. Per noi ogni nuova linea nasce con l’obiettivo di offrire qualcosa di realmente distintivo, mantenendo sempre la nostra identità e i nostri standard qualitativi.
Il nostro sito è attualmente in fase di sviluppo, perché stiamo lavorando a una piattaforma che ci rappresenti davvero. Più che un semplice restyling, vogliamo creare uno spazio che racconti l’evoluzione di OldJSeeds e il nostro modo di lavorare. Ci saranno tutte le nostre linee, contenuti più chiari, servizi di spedizione internazionale e una navigazione più intuitiva. Stiamo valutando anche una sezione dedicata a piccoli batch e ad alcune linee storiche prodotte negli anni. Se tutto procede come previsto, contiamo di renderlo operativo già nel dell’autunno. Vogliamo che il sito sia all’altezza del nostro modo di lavorare: curato e, trasparente.
Quali sono le genetiche che vi hanno dato più soddisfazione e perché? Sicuramente la genetica che ci ha dato più soddisfazioni è Jessy Juice, che rappresenta ancora oggi uno dei simboli di OldJSeeds. Si è distinta per un profilo aromatico intenso, con note tropicali, frutti di bosco, ciliegia e arancia rossa, caratteristiche che l’hanno resa una delle nostre varietà più riconoscibili. Da Jessy Juice è nata anche zhessy, con cui abbiamo ottenuto il terzo posto alla Spannabis Champions Cup 2024, un riconoscimento importante per il nostro percorso. Allo stesso tempo genetiche come Theia, Cherry on the cake e Alienpaya stanno confermando
Anche a livello di merchandising siete molto attivi quali sono i prodotti più richiesti?
il valore del lavoro di ricerca e selezione che portiamo avanti ogni giorno, spingendoci a continuare a innovare senza perdere la nostra identità.
Quali collaborazioni avete sviluppato recentemente e per che tipo di lavoro? Negli ultimi anni abbiamo sviluppato collaborazioni che per noi sono prima di tutto rapporti umani e di fiducia. Una delle più importanti è quella con SuperSoil Official – Dogma
Con il rilancio del sito vogliamo accompagnare ogni ordine con piccoli regali. Stiamo preparando etichette per piante personalizzate OldJSeeds, sticker e materiali utili. L’idea è unire oggetti simbolici a strumenti davvero pratici per chi coltiva. Non si tratta solo di merchandising, ma di qualcosa che rispecchi il nostro modo di lavorare: utile, curato e vicino alla nostra comunità.
Quali progetti avete per il futuro? Siete focalizzati in Europa o guardate anche all'altro lato dell'oceano? Per il futuro vogliamo prima di tutto lavorare bene e con serenità. Stiamo esplorando nuove collaborazioni, anche in realtà diverse dalla nostra, dalla Colombia alla Thailandia fino alla Germania, ma sempre con un
“Fondamentale mantenere un’etica che metta al centro il rispetto della terra” Organics, attiva fin da prima della nascita ufficiale di OldJSeeds: ci confrontiamo da anni su fertilizzazione organica, ammendanti e approcci rigenerativi. Quest’anno abbiamo avviato anche una collaborazione con Idun Seeds, giovane seed bank di Barcellona, con cui stiamo sviluppando nuove linee e progetti. Prosegue inoltre il percorso con Big South Genetics, amici e compagni di strada da anni, con cui portiamo avanti un lavoro costante di crescita e miglioramento. Per noi ogni collaborazione nasce dalla condivisione di valori prima ancora che da un semplice progetto commerciale.
approccio graduale, senza forzare i tempi. Quello che ci interessa davvero è costruire rapporti umani e professionali solidi, dove ci sia fiducia e rispetto. Il sogno è crescere insieme, mantenendo quel senso di squadra che per noi viene prima di tutto. Dove andremo, vogliamo farlo bene, con le persone giuste e con la stessa cura di sempre. https://linktr.ee/OldJSeeds?utm_ source=linktree_profile_share<sid=e3f6113a-20f6-4e23-867c-f21f5f095533
Report
6
Di Rob Peace
COME FUMARLO? Lo svapo provoca il minor danno polmonare a lungo termine fra le sostanze comunemente inalate
Confrontando gli effetti a lungo termine di sigarette, sigari, joint di cannabis e dispositivi di svapo a nicotina regolamentati sulla salute polmonare, emerge una chiara gerarchia. I prodotti della combustione infliggono sistematicamente danni maggiori rispetto alla nicotina aerosolizzata, prima di tutto perché la combustione della sostanza vegetale genera un mix di tossine di gran lunga più denso. Tra i quattro metodi, lo svapo a nicotina regolamentato produce il minor danno polmonare a lungo termine, sebbene nessun metodo d’inalazione della nicotina o della cannabis sia privo di rischi.
a tumori, BPCO e malattie cardiovascolari. Un’analisi del 2025 condotta dall’Università della California di Davis sul condensato dell’aria espirata ha rilevato che il fumo di sigaretta aumentava i marcatori d’infiammazione e di stress ossidativo in misura maggiore rispetto allo svapo di nicotina o al fumo di marijuana. Le autorità sanitarie del Regno Unito hanno analogamente concluso che, nel breve e medio termine, lo svapo comporta una minima frazione dei rischi legati al fumo. Questi risultati non significano che lo svapo sia sicuro. L’aerosol delle sigarette elettroniche può comunque irritare le vie aeree, aumentare i sintomi respiratori in alcuni soggetti e introdurre metalli, composti organici volatili e sostanze chimiche aromatizzanti i cui effetti a lungo termine non sono ancora del tutto chiari.
La combustione è al centro del problema. La combustione del tabacco o della cannabis produce catrame, monossido di carbonio, idrocarburi policiclici aromatici e centinaia di altri composti che provocano infiammazioni delle vie aeree, compromettono la funzione ciliare e favoriscono lo stress ossidativo cronico. Questi processi sono all’origine della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), dell’enfisema, della bronchite cronica e di un elevato rischio di tumore ai polmoni. Tra i prodotti combustibili, le sigarette sono in genere quelle che causano i danni maggiori. La loro struttura incoraggia un’inalazione frequente e profonda, che convoglia elevate dosi cumulative di tossine in profondità nei polmoni nel corso di decenni. I dati demografici collegano il fumo di sigaretta in modo più marcato al progressivo declino della funzione polmonare e alla BPCO rispetto a qualsiasi altra sostanza inalata comunemente. Il fumo di cannabis contiene molte delle stesse tossine da combustione presenti nel tabacco e provoca in modo certo irritazione bronchiale, tosse cronica e sintomi di bronchite. I consumatori abituali segnalano spesso un
aumento della tosse con catarro e respiro sibilante. Tuttavia, numerosi studi, comprese ricerche longitudinali, mostrano associazioni più deboli tra il fumo esclusivo di cannabis e la perdita progressiva della funzione polmonare (come il declino accelerato del FEV1) o la BPCO conclamata rispetto al tabacco. Il consumo moderato di cannabis da solo non sembra comportare lo stesso rischio di BPCO del fumo di sigaretta, sebbene il doppio uso di tabacco e cannabis aggravi il danno. La differenza relativa potrebbe derivare da modelli di consumo complessivamente inferiori, da differenze nella composizione chimica del fumo o da entrambi i fattori. Tuttavia, qualsiasi processo di combustione rimane dannoso per le vie respiratorie. I sigari rientrano in una categoria simile a quella delle sigarette quando vengono inalati. Il fumo dei sigari contiene livelli elevati di catrame e tossine — talvolta superiori per unità rispetto al fumo delle sigarette — e nella maggior parte dei casi è privo di filtro. I fumatori abituali di sigari che inalano il fumo corrono rischi di enfisema, bronchite cronica e tumore ai polmoni paragonabili a quelli dei fumatori di
sigarette. Anche senza un’inalazione profonda, i sigari aumentano il rischio di tumori del cavo orale e della faringe, oltre a provocare alcuni effetti sistemici. Per quanto riguarda il danno polmonare puro, il grado d’inalazione e la frequenza di consumo determinano in larga misura la gravità. Un consumo occasionale senza inalazione produce un danno polmonare inferiore rispetto al fumo quotidiano di sigarette, ma il consumo regolare di sigari con inalazione non offre una protezione significativa. Le sigarette elettroniche a base di nicotina regolamentate si distinguono perché non si basano sulla combustione. Anziché bruciare materiale vegetale, riscaldano un liquido contenente nicotina, glicole propilenico o glicerina vegetale e aromi per creare un aerosol. Questo processo genera una quantità di sostanze tossiche di gran lunga inferiore e a livelli sostanzialmente più bassi rispetto al fumo. Studi sui biomarcatori e analisi condotte da enti di sanità pubblica dimostrano che le persone che passano completamente dalle sigarette allo svapo registrano una riduzione dell’esposizione a molte delle sostanze chimiche associate
Si sono verificati casi rari ma gravi di lesioni polmonari acute (EVALI), in particolare con prodotti illegali o adulterati contenenti acetato di vitamina E o oli di cannabis. I dati a lungo termine sull’incidenza del tumore e della BPCO derivanti dall’uso esclusivo delle sigarette elettroniche sono ancora in fase di raccolta, poiché i prodotti sono relativamente nuovi. Il doppio uso — svapare pur continuando a fumare — offre scarsi benefici; per una significativa riduzione dei danni è necessario il passaggio completo alle sigarette elettroniche. La qualità del prodotto, la temperatura del dispositivo e la presenza di additivi influenzano il rischio. In termini pratici, la classifica dei danni polmonari a lungo termine è più o meno la seguente: le sigarette in generale al primo posto, seguite dai sigari inalati regolarmente e dai joint di cannabis molto concentrati, mentre i dispositivi a vapore con nicotina regolamentati si piazzano all’ultimo posto. La frequenza, la profondità dell’inalazione, la qualità del prodotto e la suscettibilità individuale modulano i risultati. La scelta più sicura rimane quella di non inalare alcuna di queste sostanze. Per le persone già dipendenti dalla nicotina che non possono o non vogliono smettere del tutto, il passaggio completo dal tabacco combustibile allo svapo con nicotina regolamentata rappresenta una riduzione sostanziale dell’esposizione alle tossine maggiormente responsabili delle malattie polmonari progressive. La comunicazione in materia di salute pubblica dovrebbe continuare a porre l’accento sulla prevenzione, riflettendo al contempo in modo accurato i rischi relativi per coloro che cercano alternative meno dannose.
Notizia
7
Di Marco Ribechi
Burocrazia in fumo 632 chili di cannabis medica distrutti in Germania La notizia arrivata dalla Germania ha dell'incredibile e fotografa alla perfezione i cortocircuiti di un sistema normativo che spesso tratta la salute pubblica con la rigidità ottusa dei vecchi codici penali. Ben 632 chilogrammi di cannabis terapeutica legalmente importata, sono stati recentemente prelevati dai magazzini doganali dell'aeroporto di Düsseldorf e inceneriti. Non si trattava di merce sequestrata alla criminalità organizzata o di carichi illegali destinati al mercato nero, bensì di un prezioso fitofarmaco bloccato per quasi tre anni in un limbo burocratico a causa di una controversia fiscale di appena 23.000 euro.
dica in Europa, offrendo spunti di riflessione molto amari anche per il mercato italiano.
Invece di trovare una soluzione amministrativa per sbloccare la situazione o destinare il prodotto alla ricerca scientifica prima che la data di validità si esaurisse, le rigidità della legge sugli stupefacenti hanno imposto la distruzione totale della materia prima, trasformando in fumo un'enorme quantità di risorse terapeutiche.
Leggere che nel cuore dell'Unione Europea oltre mezza tonnellata di farmaco viene mandata al macero per un cavillo doganale mentre un malato cronico italiano, affetto da sclerosi multipla o dolore cronico, fatica a trovare la sua medicina prescritta dal medico genera un profondo senso di frustrazione e mette in luce l'inadeguatezza logistica delle istituzioni.
Nel nostro Paese, infatti, i pazienti e i farmacisti conoscono fin troppo bene il dramma delle cosiddette rotture di stock, ovvero quei periodi prolungati in cui le varietà di cannabis terapeutica importate dall'Olanda, dal Canada o dalla stessa Germania diventano improvvisamente irreperibili nelle farmacie territoriali.
Questo clamoroso spreco tedesco rappresenta uno specchio fedele delle difficoltà che Il caso di Düsseldorf dimostra come la Secrets-IT_240426.pdf 1 me26/4/24cannabis 8:36 investono Soft l'intera filiera della cannabis medica venga ancora gestita dai
ministeri e dalle dogane come una normale sostanza stupefacente di contrabbando piuttosto che come un prodotto farmaceutico di altissima precisione. Finché le autorità continueranno a frapporre barriere burocratiche anacronistiche e a preferire la distruzione burocratica alla risoluzione pratica dei contenziosi, il mercato europeo continuerà a zoppicare a scapito della traspa-
APPROVED INPUT for Organic EU CU 894979
renza economica e della dignità dei pazienti. Per la rivista e per i nostri lettori, vicende come questa devono trasformarsi in un monito e in un banco di prova per chiedere a gran voce una riforma radicale dei protocolli di importazione e sdoganamento, affinché non si debba mai più assistere allo spettacolo indecoroso di farmaci salvavita ridotti in cenere per colpa di un timbro mancante.
CI
C
RCU L A R
Y
CM
MY
CY
CMY
K
EC
Approvato dall'Unione di Controllo per l'agricoltura biologica. Nutrienti direttamente disponibili per le piante. Facilmente degradabile in natura. Sostiene l'economia circolare. AVAILABLE IN 250ML, 500ML, 1L, 5L AND 10L
19
N
K
Ricco di azoto
L'azoto assicura più verde e più sano e più forti.
BASIC NUTRIENT
ONO M
VGN - FERTILIZZANTI VEGANIC Assaggiate e sentite la differenza!
Ricco di micronutrienti.
7
Y
M
Abbondanza di potassio
Il potassio assicura piante resistenti, sane e robuste.
15
19
20
P K
Calcio e magnesio extra
Elevato contenuto di fosforo e potassio Phosphorus & Potassium ensures lush & vigorous flower production
BOOSTER
12
Ca Mg
Per sostenere la produzione di cellule e migliorare la produzione di clorofilla ADDITIVE
Notizia
9
Di Maria Novella De Luca
REGOLAMENTAZIONE CANNABIS La strategia antiproibizionista per la prossima legislatura
Un video che sta facendo il giro degli ambienti antiproibizionisti riapre con forza il dibattito sul ruolo della cannabis nell'agenda politica italiana. Con un montaggio serrato di dichiarazioni pubbliche, la clip raccoglie i volti e le voci dei principali esponenti dell'opposizione favorevoli alla legalizzazione. Ma l'intento non è celebrativo, bensì di pressione tattica: mettere la politica davanti alle proprie responsabilità passate per evitare che il tema ritorni ad essere polvere sotto al tappeto alla prima occasione di governo. A suggellare la clip compare un messaggio inequivocabile firmato da Regola Italia - Riformisti per la regolazione: "Se tutto il blocco di centrosinistra è favorevole, occorre dimostrarlo durante il prossimo governo, qualora dovessero raggiungere, anche grazie ai nostri voti, la maggioranza parlamentare".
(proposta di legge depositata già nella scorsa legislatura, scritta da FreeWeed e portata trasversalmente a prima firma Michele Sodano (C.2813) e sottoscritta da 86 deputati di diversi schieramenti e rilanciata al Senato da Matteo Mantero (S.1498), in un impianto programmatico fondato su 10 pilastri trasversali (che intrecciano la regolamentazione della cannabis e della filiera medica con sviluppo economico, sanità, riforma della giustizia, IA, diritti civili e giustizia sociale, consultabili su regolaitalia.it). Quali sono dunque le garanzie reali pretese dal centrosinistra per evitare l'ennesimo scivolone programmatico? La risposta dell'attivismo si muove su due livelli complessi: i legami con i singoli candidati di punta e l'azione istituzionale immediata all'indomani del voto.
Contrariamente a quanto si possa pensare, il video non punta solo a ricordare le promesse dei favorevoli, ma si rivolge a chi finora è rimasto in silenzio o si trova in una fase decisiva. La tempistica dell'uscita non è casuale: si inserisce direttamente nella fase in cui il Movimento 5 Stelle sta definendo il proprio programma elettorale partecipato, la cui chiusura è prevista per il 20 settembre. "È un ultimatum diretto in primis al Movimento 5 Stelle e alle forze d'opposizione che non si sono ancora espresse in modo netto. Se ci fate caso, nel video mancano sia il M5S che l'area centrista: soggetti che a parole si dicono talvolta aperti, ma che nei fatti non traducono il principio in proposte programmatiche formali. Il passaggio deve essere triplo: dalla dichiarazione politica sui media, all'inserimento vincolante nel programma di governo della coalizione, fino al voto in aula. Negli anni si è commesso l'errore di convogliare tutta la forza antiproibizionista su un unico referente parlamentare. Noi crediamo invece che serva
una spinta trasversale: servono più partiti e più interlocutori per garantire una maggioranza reale in Parlamento», ci spiega Stefano Armanasco, presidente dell'associazione FreeWeed, tra le fondatrici del progetto Regola Italia. L'iniziativa si appoggia, appunto, al percorso di Regola Italia, partito la cui costituzione formale è prevista per la fine di ottobre. Non si tratta di una sigla nata dal nulla, ma del progetto pensato e fondato dall'unione di realtà eterogenee: tra le promotrici originarie, accanto a FreeWeed, figurano associazioni territoriali come Cannabis e Cultura Piacenza, Fatti Segreti, il collettivo universitario SubUnda, due emittenti radio indipendenti, Radio 4.20 e POT Radio, figure di profilo tecnico-scientifico come il ricercatore chimico Roberto Vinci e l'esperto di policy europee Emanuele Milazzo. Una rete nata da queste basi ma aperta fin da subito al coinvolgimento di tutte le associazioni e i collettivi antiproibizionisti d'Italia che vorranno unirsi al percorso. La community si ritrova quotidi-
anamente in streaming via Spliff Break, che fungerà in seguito da canale ufficiale. Una scelta strutturale ben precisa: Regola Italia non concorrerà direttamente alle elezioni per frammentare il voto, ma agirà da contenitore orizzontale, laboratorio politico e facilitatore di pressione sulle forze istituzionali esistenti.
"Non ci bastano più i comizi o le comparse davanti alle telecamere" continua Armanasco. "La garanzia che chiediamo è che dirigenti ed esponenti di punta dei partiti, come ha fatto ad esempio Marco Furfaro per il PD, o figure trasversali come Alessandro Onorato a Roma e Michele Sodano ad Agrigento, si prendano la responsabilità personale di mantenere un canale di contatto diretto con le associazioni e portino avanti la battaglia a prescindere dalle correnti interne. Inoltre, la vera svolta rispetto al passato sarà l'azione subito dopo il voto. Non ci limiteremo ai classici sit-in di protesta: non appena il Presidente della Repubblica affiderà l'incarico di governo, una delegazione unitaria composta da associazioni, operatori e attivisti pretenderà di entrare direttamente nei palazzi e nei Ministeri della Giustizia e della Salute. Non per chiedere genericamente 'tavoli tecnici' che vengono regolarmente rinviati, ma per imporre la discussione sui 10 pilastri programmatici. Se la politica intende fare sul serio, i tempi dei rinvii sono finiti".
Sul piano organizzativo, il partito sperimenta il modello dell'endodemocrazia pandigitale: un'organizzazione orizzontale condotta in rete dove il centro decisionale e la direzione politica rimangono sempre nelle mani dell'assemblea degli iscritti, mentre le cariche apicali svolgono un ruolo puramente organizzativo e di garanzia istituzionale.
In questo scenario, la risposta della base antiproibizionista, dei consumatori e degli operatori del settore diventa il vero ago della bilancia. Per evitare che la regolamentazione della cannabis rimanga per l'ennesima volta una promessa da campagna elettorale, la sfida principale sarà superare l'astensionismo e la disillusione, trasformando la presenza sui social network in una pressione politica reale e organizzata.
Attraverso questo percorso e la collaborazione tra associazioni (come la rete Legali27a e la proposta depositata per Alleanza Verdi e Sinistra su Decidiamo.com), la base ha sintetizzato anni di battaglie storiche, da Io Coltivo ai referendum fino al "Manifesto Collettivo"
Riposizionare il tema della canapa all'interno di un dibattito economico, sociale e culturale più ampio è l'unico modo per superare lo stigma, coinvolgere anche chi finora è rimasto ai margini della discussione e costringere le istituzioni a passare finalmente dalle parole ai fatti.
Coltivazione
10
PIÙ NUTRIMENTO, PIANTA MIGLIORE? Quando le piante stanno bene e la fioritura entra nel vivo, viene spontaneo aumentare un po’ la nutrizione. Le piante diventano più grandi, bevono di più e nelle settimane successive devono sostenere una fase importante del loro sviluppo. Sembra quindi logico pensare che abbiano bisogno anche di più nutrienti. Non a caso, molti programmi di coltivazione prevedono un aumento dell’EC durante la fioritura. Di per sé non c’è nulla di strano. Una pianta grande e in piena crescita ha esigenze diverse rispetto a una pianta giovane. Negli ultimi anni, però, si vedono sempre più grower lavorare con valori EC piuttosto elevati. Soprattutto online, buoni risultati vengono spesso associati a una nutrizione abbondante. Vedendo certe piante, viene facilmente da pensare: forse dovrei alzare anch’io un po’ la mia EC. Ma cosa ci dice davvero un valore EC più alto su ciò che la pianta sta assorbendo?
Cosa stai misurando davvero? Un misuratore EC indica la quantità di sali disciolti presenti nella soluzione nutritiva. È un’informazione importante, ma non può dirti quanto di quei nutrienti verrà effettivamente assorbito dalla pianta. La pianta, infatti, non assorbe ogni elemento nella stessa quantità e le sue esigenze cambiano durante il ciclo. Azoto, potassio, calcio, magnesio e gli altri elementi vengono utilizzati in momenti e quantità differenti. Genetica, luce, temperatura, irrigazione e condizioni della zona radicale influenzano tutti questo processo. Da questo punto di vista è interessante uno studio del Crop Physiology Laboratory della Utah State University. I ricercatori Julie Hershkowitz, Mitchell Westmoreland e Bruce Bugbee hanno confrontato, in una coltivazione idroponica controllata di cannabis, soluzioni nutritive con EC di 2 e 4 mS/cm. Lo studio è stato pubblicato nel 2025 su Frontiers in Plant Science. Con un’EC di 4, nella zona radicale erano presenti quantità maggiori di diversi nutrienti rispetto a un’EC di 2. I ricercatori, però, non hanno riscontrato differenze significative né nella resa dei fiori né nella concentrazione di cannabinoidi. Anche aumentando il fosforo da 15 a 90 mg/L non sono aumentati né la resa né i cannabinoidi. Alla dose più alta, invece, è aumentata notevolmente la quantità di fosforo presente nei tessuti della pianta. Questo non significa che un’EC di 2 sia il valore ideale per ogni grower. L’esperimento è stato condotto in condizioni specifiche, utilizzando una sola cultivar e un sistema idroponico chiuso. Il dato interessante è un altro: aumentare la quantità di nutrienti disponibili non significa automaticamente ottenere di più dalla pianta.
Cosa succede intorno alle radici? Per un grower diventa interessante non guardare soltanto ciò che entra nel vaso, ma anche ciò che succede al suo interno. I nutrienti che non vengono assorbiti possono accumularsi nella zona radicale. Nello studio della Utah State University questo è
stato osservato per diversi elementi e, con le dosi più elevate, in modo particolarmente evidente per il fosforo. Chi misura il drain probabilmente conosce bene il fenomeno. Irrigazione dopo irrigazione dai più o meno la stessa EC, mentre quella del drain continua a salire. A quel punto vale la pena guardare oltre il serbatoio. Quanto stanno bevendo le piante? Quanto velocemente si asciuga il substrato? Quanto drain stai ottenendo? E come stanno reagendo le piante all’EC che stai dando? Sono domande che riguardano direttamente il modo in cui una pianta utilizza la nutrizione. CANNA studia questi processi da oltre 35 anni, con particolare attenzione non soltanto alla composizione della soluzione nutritiva, ma anche a ciò che succede nella zona radicale e a ciò che la pianta riesce realmente ad assorbire. È una conoscenza che ritroviamo anche nei
programmi nutrizionali CANNA. Non sono pensati semplicemente per aumentare la quantità di nutrienti man mano che la pianta cresce, ma per seguirne le esigenze nelle diverse fasi del ciclo. Per un grower, naturalmente, un programma rimane un punto di partenza. Non esistono due grow room identiche e alla fine sono le piante, il substrato e il drain a raccontare cosa sta succedendo davvero.
Dare di più deve servire a qualcosa Questo non significa che da domani si debba tenere l’EC più bassa possibile. Una pianta che cresce velocemente, riceve molta luce e traspira molto deve avere a disposizione una nutrizione adeguata. Anche dare troppo poco può limitare crescita e resa. Il punto è trovare il giusto equilibrio. Se aumenti l’EC, osserva cosa succede dopo. Le piante continuano a bere bene e a crescere sane? Cosa succede all’EC del drain? E soprat-
tutto, le piante ti stanno davvero dando un motivo per salire ancora? È anche il principio con cui CANNA affronta la nutrizione delle piante. Non si tratta di dare più minerali possibile, ma di fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno nel momento giusto e creare nella zona radicale le condizioni che ne favoriscono l’assorbimento. L’EC è uno strumento importante, ma non racconta mai tutta la storia. Chi conosce bene le proprie piante usa quindi il misuratore EC insieme a ciò che vede ogni giorno nella grow room. La pianta, il substrato, il consumo d’acqua e il drain, letti insieme, dicono molto più di un singolo numero. Alla fine, un’EC più alta significa soprattutto una maggiore concentrazione di sali disciolti nella soluzione. Per il grower la domanda più importante rimane un’altra: quanti di quei nutrienti servono davvero alle sue piante e quanti riescono effettivamente a utilizzare?
Hashish
11
Quando il punto d’arrivo è il gusto Chiedete a un appassionato italiano cosa distingue un buon hash e difficilmente parlerà solo di THC. Entrano subito in gioco profumo, gusto, consistenza, pulizia e, soprattutto, quanto del carattere della pianta si ritrova ancora nel prodotto finale.
wer: senza un ottimo materiale di partenza, anche il lavoro dell’hashmaker ha dei limiti.
In fondo è un discorso che in Italia conosciamo bene. Possiamo passare ore a discutere delle differenze tra due oli d’oliva, di come la stessa uva cambi completamente da un territorio all’altro o del perché una grande materia prima abbia bisogno di pochi artifici. Con la cannabis, soprattutto negli ultimi anni, stiamo imparando a ragionare in modo simile.
Il buon hash comincia quindi molto prima della separazione dei tricomi. Serve la genetica giusta, ma poi quella genetica va coltivata bene fino alla fine. Luce, clima, irrigazione, nutrizione, salute delle radici e momento del raccolto incidono tutti sulla materia prima.
L’Italia non ha una tradizione dell’hash paragonabile a quella del Marocco, del Libano, dell’Afghanistan, del Nepal o dell’India. La nostra storia è soprattutto quella della canapa. Per molto tempo siamo stati tra i maggiori produttori al mondo e in diverse regioni la canapa era una presenza normale nelle campagne. La scena italiana dell’hash che conosciamo oggi nasce invece da tutt’altra parte. È cresciuta nell’underground e, con il tempo, molti italiani hanno trovato in città come Barcellona lo spazio per coltivare, sperimentare, estrarre e confrontarsi con persone provenienti da tutta Europa.
CANNA fa parte della cultura europea del growing da oltre 35 anni e il suo nome è entrato nelle grow room di generazioni di coltivatori e breeder. Nel frattempo è cambiata anche la scena: il peso conta ancora, certo, ma genetica, terpeni, aroma e qualità finale hanno assunto un’importanza sempre maggiore. Quando l’obiettivo è produrre hash di qualità, anche il modo di guardare un fiore cambia. Non bastano dimensioni e compattezza. Si osservano i tricomi, si cerca un profilo aromatico interessante, si valuta il carattere della cultivar. La nutrizione fa parte di questo lavoro, insieme a tutte le altre scelte fatte durante il ciclo. Poi arriva l’hashmaker. Una buona tecnica può valorizzare enormemente quella materia prima, ma non può recuperare aromi e caratteristiche che la pianta non ha sviluppato. Per questo una parte importante del suo lavoro è stata fatta molto prima, nella grow room.
Alla fine conta il gusto La cannabis moderna è piena di numeri. THC, EC, grammi per metro quadrato, percentuali di cannabinoidi e profili terpenici sempre più dettagliati. Sono dati utili, ma un buon hash non si giudica soltanto leggendo un’analisi. Lo apri e lo senti. Quanto è intenso l’aroma? Riconosci ancora la cultivar? Come cambia il gusto e cosa rimane in bocca?
Dall’Italia a Barcellona Uno dei nomi più conosciuti è Zio di Uncle’s Farm. Italiano, da Barcellona ha fatto conoscere la Piattella ben oltre i confini della scena locale. Ed è interessante che alla base non ci sia semplicemente la ricerca del concentrato più potente. Il punto è preservare al meglio le qualità organolettiche della materia prima: aroma, gusto, texture e carattere della cultivar. Oggi Piattella è un nome conosciuto ben oltre Barcellona, soprattutto nel mondo solventless.
È qui che un hash di qualità fa la differenza. Il maker non deve inventare qualcosa che nella pianta non esisteva. Deve riuscire a conservare e valorizzare ciò che c’era già. Anche Bobby di La Kalada ha radici italiane. Sempre da Barcellona, La Kalada è diventata negli anni una realtà conosciuta nella scena internazionale, legando genetica, coltivazione ed extraction. Poi c’è Frenchy Cannoli. Non era italiano in senso stretto, era nato e cresciuto a Nizza, ma parlava apertamente delle sue origini italiane. Dopo anni trascorsi nelle regioni con una vera tradizione dell’hashish, in California è diventato uno dei grandi riferimenti dell’hash artigianale. Gli piaceva paragonarlo al vino, perché per lui la qualità partiva dalla pianta, dal territorio e da come quella pianta era stata coltivata.
Un modo di vedere le cose che oggi suona molto familiare anche nella scena italiana.
Il buon hash comincia prima dell’extraction Parlate con un bravo extractor e prima o poi il discorso torna alla materia prima. Puoi avere tecnica, esperienza e attrezzatura, ma puoi lavorare soltanto con ciò che il grower ti mette davanti. Un fiore poco aromatico non diventa eccezionale dopo l’extraction. Frenchy Cannoli lo diceva spesso parlando del rapporto con i gro-
Forse è anche per questo che la cultura moderna dell’hash ha trovato terreno fertile in Italia. Non abbiamo inventato questo mestiere e non possiamo raccontare una tradizione italiana dell’hashish lunga secoli. Ma questa attenzione quasi maniacale per qualità, gusto e materia prima ci è decisamente familiare. Lo facciamo da generazioni con il vino, il caffè, l’olio d’oliva e la cucina. Cambieranno le tecniche, arriveranno nuove extraction e probabilmente cambieranno anche i nomi. Ma la qualità continuerà a partire dallo stesso posto: da una buona pianta.
Cannabis terapeutica
12
Di Fabrizio Dentini. Foto Maria Novella De Luca
IN ARRIVO LA “TEMPESTA PERFETTA” Parola al farmacista Ternelli
In un post condiviso sui social a metà settembre il farmacista emiliano Marco Ternelli, esperto italiano di cannabis terapeutica, aveva esternato le seguenti preoccupazioni: “ Si sta verificando la tempesta perfetta, chiusura del Bureau della Cannabis in Olanda, ampliamento/spostamento della produzione Bedrocan in Danimarca (con tutti i ritardi burocratici del caso), prime carenze delle varietà minori di cannabis in Italia: Bedrolite, Bedica (e forse Bediol). Attualmente abbiamo scorte in farmacia, ma se la situazione peggiorerà? Si stabilizzerà? Chi lo sa? Niente problemi per la varietà Bedrocan (il fiore) e in generale l'alto THC, per il Bediol, l'FM2 o Tilray 10/10. Per altre varietà c'è sempre la Provvidenza. Calma e gesso. Calma e sangue freddo. Potrebbe esserci da ballare.”
Buongiorno Ternelli, parliamo di questa “tempesta perfetta”. Qual' è la premessa? La premessa è che per l'80% delle forniture d'infiorescenze ad alto contenuto di THC dipendiamo, per la maggior parte, dall'azienda olandese Bedrocan. Il restante riguarda le varietà bilanciate fra THC e CBD [Ndr. Compresa FM2, l'unica varietà prodotta in Italia] che rappresentano il 10% del mercato complessivo nazionale. L'ultimo 10% è relativo alle rimanenti varietà.
Che sono quelle in alto mare... ci torniamo, ma intanto perché il
Bureau olandese per la cannabis chiude i battenti? Fondamentalmente perché il Ministero della Salute olandese si è stancato di esportare così tanta cannabis. Ricordo, nel 2015 quando feci il master, un funzionario olandese ci venne a dire che l'Olanda avrebbe riservato per l'esportazione in Italia un massimo di 100 chili ed eventualmente, per i successivi tre anni, non più di 300 chili. Domandammo il perché ed il funzionario rispose che non volevano che l'Olanda venisse percepita come un paese di “fattoni”. Eravamo nello stesso periodo in cui, per il medesimo motivo, il sindaco di Amsterdam voleva limitare
l'accesso ai coffeshop ai turisti. Questo filone di pensiero si è sviluppato nel fatto che il Ministero della Salute olandese, considerata l'elevata quantità di burocrazia richiesta per star dietro a tutto quello che la Bedrocan esporta e valutato il necessario esborso ed impegno, in termini di risorse, ha scelto di non volersene più occupare.
In parole povere il Ministero della Salute olandese ha scelto di delegare direttamente il privato? Esattamente, perché la loro intenzione era comunque quella di concentrarsi sulle necessità del mercato olandese. Che è il moti-
vo per cui la produzione della Bedrocan per il mercato europeo [Ndr. e siamo al secondo punto della “tempesta perfetta”] si sposta in Danimarca, mentre quella che rimane in Olanda sarà solo per il mercato olandese.
Secondo il sito della Bedrocan annualmente vengono prodotte circa 10 tonnellate, 7,5 delle quali in Olanda e 2,3 nel sito danese. Possiamo affermare che per il resto d'Europa saranno quindi disponibili solo 2,3 tonnellate? Non direi, perché sicuramente i dati che stanno dando sono al ribasso perché nella parte
13 danese hanno iniziato adesso. Penso anche ai livelli d'investimento, non è che partano subito con 40 tonnellate di produzione. Al di là di questo, comunque, il problema è sempre un discorso di lentezza burocratica. La Danimarca, ad oggi, ha autorizzato solo cannabis ad alto contenuto di THC. Quindi da quello che risulta, per la produzione del Bedrocan non ci saranno problemi, ma per le altre varietà la burocrazia non è stata ancora stipulata.
E quindi, almeno al momento, non potranno essere prodotte per il nostro mercato. Mi chiedo se i militari italiani avessero le risorse, questo sarebbe veramente il momento di prendere il mercato del Bediol... Esattamente, ma comunque, anche dovessi
acquistato dalla Bedrocan. Sembrava la fiera dell'Est..
Vuole spiegare nel dettaglio? La farmacia acquistava dagli importatori nazionali che avevano ottenuto l'autorizzazione dal Ministero della Salute italiana, che aveva concordato la produzione con il Ministero corrispettivo olandese, il quale aveva precedentemente acquistato la cannabis dalla Bedrocan. Adesso l'ufficio olandese viene meno, quindi in futuro sarà il Ministero della Salute italiano che darà l'autorizzazione agli importatori nazionali per acquistare direttamente dalla Bedrocan. In pratica è una semplificazione, ma il problema è la burocrazia che c'è dietro perché stiamo parlando di sostanze stupefacenti e quindi bisognerà
l'Olanda era lì ad aspettare solo l'Italia...
Torniamo ai militari italiani che da undici anni producono in regime di monopolio e che avrebbero dovuto coprire il fabbisogno nazionale. A Firenze, non solo non sono mai riusciti a produrre quanto autorizzato annualmente dal Ministero della Salute, ma hanno scelto di produrre FM2, una genetica che rappresenta il 10% di quanto il mercato nazionale richiede. Non si tratta di un fallimento su tutta la linea che necessita un ripensamento del modello? Se dovessimo guardare solo il progetto del farmaceutico per quello che doveva servire, siamo d'accordo. Voglio dire, sono passati undici anni non è che ci sia bisogno di fare grandi discorsi. Per amore del vero però, l'FM2 oggi è un buonissimo prodotto. Il problema è che quando ho avuto modo di parlare con il direttore dello Stabilimento, il Colonnello Arcangelo Moro, mi ero detto che aveva mille idee, mille intenzioni e tutto il resto, ma purtroppo nei mesi a venire non è cambiato nulla. Il punto è che è proiettato all'interno di un macchinario pachidermico pubblico. Quindi ha sicuramente mille idee, ma i tempi di attuazione delle stesse non è detto che siano i tempi del mercato.
Ha un'idea di quanta FM2 venga prodotta e venduta annualmente? Non saprei. Il Ministero ha smesso di dare i dati nel 2024.
portare via mercato al Bediol, la varietà corrispettiva della FM2, quella prodotta a Firenze, si tratterebbe di qualche 100 kg in più. Per essere chiaro comunque non è che l'Olanda continui a produrre solo per se stessa. Quello che il Bureau vuole fare è togliersi come intermediario. Quindi dovranno autorizzare, ovviamente per un massimo quantitativo annuale, la Bedrocan a vendere direttamente senza più passare da loro.
Una semplificazione insomma? Si può immaginare che da un punto di vista burocratico questa trafila di autorizzazioni verrà semplificata perché non sarà più il Ministero della Salute italiano a parlare con il Ministro della Salute olandese che aveva
risistemare tutto, sia a monte, dal punto di vista olandese, sia a valle, da quello italiano che deve subentrare e deve riautorizzare gli importatori. Aggiungiamo poi che siamo a fine anno e che a dicembre si resetta tutto...
Cioè? Cioè bisogna rifare qualunque cosa fatta nel frattempo. Ogni anno, da sempre, i permessi d'importazione delle aziende si esauriscono. Quindi dal primo gennaio prossimo, il Ministero si vede arrivare di nuovo le autorizzazioni degli importatori per importare dall'Olanda, dal Portogallo, etc. e il Ministero li deve riautorizzare. E finché non ha autorizzato non può partire l'ordine. Quindi poi, quando l'ordine parte, non è che
Bediol, FM2, Bedica, Bedrolite, tutto quello che non è alto contenuto di THC, rappresenta circa il 20% del mercato. Stiamo parlando comunque di circa 10.000 pazienti... In realtà forse anche di più. Nel senso che il mio dubbio è che siano dati molto legati al Servizio sanitario nazionale e quindi al rimborso. Il problema è che le ricette rimborsabili, secondo me, sono un terzo di quelle non rimborsabili.
Quindi parliamo di una forbice fra i 10.000 ed i 30.000 pazienti. In questa forbice quali sono, concretamente, le patologie che andranno a soffrire per quest'eventuale interruzione terapeutica? Sicuramente le epilessie. Poi uno potrebbe rispondere che inizieremo a utilizzare gli estratti. Ma mi sembra evidente che se un
paziente poteva già fare a meno dell'infiorescenze, lo avrebbe già fatto. Quindi tutta la parte delle patologie a tema epilessia ed in generale tutti gli utilizzi fatti su bambini. Sul bambino normalmente il medico va a utilizzare il Bedrolite [Ndr. THC < 1% - CBD 8.1%]. Poi, c'è tutta la fascia dell'insonnia e dell'ansia, che sono le varietà del Bedica [Ndr. THC 14,4%- CBD <1%]. In ultimo, se penso al Bediol, penso a tutti i fibromialgici, ma appunto per loro ci sono i militari con l'FM2.
Parliamo un momento del mercato tedesco nel quale si stima un consumo annuale che si attesta fra le 130 e le 140 tonnellate di cannabis terapeutica. Al netto del fatto che in Germania si può prescrivere online, com'è possibile che i tedeschi abbiano raggiunto questi numeri? Non lo so, ma vorrei saperlo, è la mia stessa domanda. Perché io dico, o da una parte c'erano dieci, venti medici che con la telemedicina, prescrivendo dalla mattina alla sera, hanno raggiunto una mole di prescrizioni inconcepibile, ma anche così, se prendiamo i medici italiani e mettiamo che da domani triplichiamo le prescrizioni, comunque passiamo da due a sei tonnellate all'anno. In Germania parliamo di 150 tonnellate. Quindi ci deve essere un numero elevato di medici che, vuoi con o vuoi senza cognizione di causa, in ogni caso, ha un'evidente predisposizione a prescrivere.
Secondo me la legalizzazione ha cambiato tutto. Perché una volta che hanno legalizzato completamente, anche la classe medica si è detta, bene se è legale, facciamo affari pure noi... Avee la risposta a questa domanda ci darebbe un'idea di come sia stato possibile un incremento del genere in spazi di tempo così ridotti. A metà del 2025 c'è stata la proiezione dei 180 chili. Eravamo a giugno dell'anno scorso ed il consumo era già sui 90 chili. Quindi la proiezione arrivava a 180 chili alla fine dell'anno. Poi sono arrivati a 150 chili, perché il governo tedesco ha messo delle restrizioni sulla visita e sul come la farmacia potesse consegnare. Però, insomma, in ogni caso stiamo parlando di numeri, che anche ipotizzando un 50% di prescrizioni di “abuso”, rimangono comunque 80-70 chili tonnellate all'anno, rispetto alle due tonnellate italiane. Quindi il motivo non può essere solo il medico, anche stesse dalla mattina alla sera a far prescrizioni non si riuscirebbe ad arrivare a questi numeri.
Coltivazione
14
Mr. José - info@mrjose.eu
La botrite, o muffa grigia, sulla cannabis Come riconoscerla e cosa fare quando compare Avete notato foglie secche o che stanno imbrunendo sporgere dalle vostre cime? Oppure avete trovato una macchia marrone all’interno di un fiore che per il resto sembra sano? Se sì, potreste avere a che fare con la botrite, nota anche come muffa grigia. Si tratta di una delle malattie più temute dai coltivatori di cannabis perché spesso si sviluppa inosservata all’interno delle cime e può distruggere una grossa parte del raccolto nel giro di pochi giorni. La botrite può manifestarsi nelle coltivazioni outdoor, nelle serre e nelle coltivazioni indoor sotto fonti d’illuminazione artificiale. Il rischio maggiore si presenta durante le fasi finali della fioritura, quando le cime sono grandi e dense e l’umidità può facilmente rimanere intrappolata al loro interno. Tuttavia, la botrite può comparire anche su fiori più piccoli. Tutto ciò di cui l’agente patogeno ha bisogno sono condizioni ambientali favorevoli. E il pericolo non finisce con il raccolto: la muffa può comparire e continuare a svilupparsi anche durante l’essiccazione.
Come identificare la botrite sulla cannabis Uno dei primi segni della botrite è spesso una foglia secca o in via di essiccazione, poco evidente, che spunta da una cima dall’aspetto altrimenti sano. Queste foglie possono assumere una colorazione ruggine o marrone e spesso si staccano molto facilmente tirando leggermente. A volte possono persino sbriciolarsi tra
le dita. Una foglia secca come questa può essere uno dei segnali di allarme più affidabili che qualcosa sta accadendo all’interno della cima. Se sospettate la presenza di muffa, aprite con cautela la cima e ispezionatene l’interno, idealmente fino allo stelo. Sebbene l’esterno della cima possa apparire ancora quasi completamente sano, all’interno si potrebbe
Le foglie secche sui fiori sono sempre un segno che qualcosa non va. annidare muffa brunastra o grigio-marrone insieme a tessuto vegetale morto. L’infezione spesso si sviluppa dalla parte interna del fiore e talvolta può avere inizio proprio allo stelo.
in alcuni casi, praticamente impossibile.
Cosa fare se si riscontra la botrite
Quando è più alto il rischio di muffa grigia?
Non appena si scopre la muffa, è necessario agire rapidamente. Rimuovete con cura la parte colpita della cima e allontanatela dalle piante. Maneggiate il materiale colpito con delicatezza per evitare di diffondere inutilmente le spore ad altre parti delle piante. Un errore diffuso è quello di rimuovere solo la parte del fiore in cui la muffa è chiaramente visibile. Tuttavia, l’infezione potrebbe essersi già diffusa al tessuto circostante che non mostra ancora sintomi evidenti. È quindi preferibile rimuovere una sezione leggermente più ampia della cima piuttosto che rischiare che l’infezione continui a diffondersi.
La botrite si manifesta più comunemente durante la seconda metà della fase di fioritura. In questa fase, i fiori raggiungono la massima dimensione e densità, e all’interno delle cime compatte possono persistere a lungo livelli elevati di umidità. Nella coltivazione all’aperto, il rischio aumenta notevolmente durante periodi prolungati di tempo piovoso, piogge ripetute, rugiada mattutina o nebbia. Le condizioni risultano particolarmente problematiche quando le piante non riescono ad asciugarsi abbastanza rapidamente durante il giorno.
Dopo aver individuato un’area infetta, ispezionate accuratamente il resto della pianta e le piante vicine. Prestate particolare attenzione alle cime più grandi e compatte. Se l’infezione è più estesa e la pianta si sta avvicinando alla fine del proprio ciclo, potrebbe essere ragionevole prendere in considerazione un raccolto anticipato, anche se la pianta è ancora a una o due settimane dalla maturità ottimale. In condizioni sfavorevoli, attendere la data ideale per il raccolto potrebbe comportare la perdita di una porzione molto più ampia del raccolto.
La botrite ha anche un odore piuttosto caratteristico. Le parti ammuffite del fiore hanno un odore notevolmente diverso dalla cannabis sana, e i coltivatori esperti spesso riescono a individuare il problema solo dall’odore. Si tratta di un odore molto intenso e dolciastro. Quando ispezionate regolarmente le vostre piante, quindi, non affidatevi solo alla vista: utilizzate anche l’olfatto.
Nella coltivazione indoor, sono i coltivatori stessi a creare e controllare le condizioni ambientali. Il problema principale è solitamente l’elevata umidità relativa, unita a una circolazione d’aria insufficiente attraverso la chioma. Una chioma eccessivamente fitta e cime troppo ravvicinate aumentano ulteriormente il rischio. Durante le ultime settimane di fioritura, uno degli strumenti più efficaci per prevenire la muffa è un deumidificatore di alta qualità con capacità sufficiente. Se l’umidità relativa rimane costantemente elevata nella stanza di coltivazione, ridurla senza un deumidificatore può risultare estremamente difficile e,
Purtroppo, il rischio di diffusione della muffa non si esaurisce con la raccolta. La botrite può manifestarsi anche durante il processo di essiccazione. Prima dell’essiccazione, è quindi essenziale rimuovere tutte le parti in cui la muffa è visibile o in cui si sospetta un’infezione. Il materiale sospetto può essere separato dai fiori che ritenete sani ed essiccato separatamente. Ciò contribuisce a impedire che un potenziale problema metta a rischio il resto del raccolto.
La prevenzione è la protezione più efficace La prevenzione è particolarmente importante
15 della muffa all’interno delle cime. Se coltivate all’aperto in una zona in cui la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno tendono a essere freschi e piovosi, la resistenza di una varietà alla muffa può quindi essere un fattore altrettanto importante da considerare quanto la resa, il sapore o la struttura dei fiori. Potreste anche prendere in considerazione la coltivazione di varietà autofiorenti o a fioritura rapida. Se le piante raggiungono la maturità durante i mesi estivi più secchi, il rischio di muffa è generalmente un po’ più basso. Se le autofiorenti non fanno per voi, provate una varietà a fioritura rapida che inizi a fiorire prima e raggiunga la maturità più rapidamente.
La muffa può comparire sia nella parte superiore che in quella inferiore di un fiore. Anche in questo caso, le foglie secche possono aiutarvi a individuare il problema.
Prestate particolare attenzione alle cime più grandi La botrite è particolarmente pericolosa perché può rimanere nascosta all’interno di un fiore per molto tempo. Quando la muffa diventa chiaramente visibile in superficie, l’infezione all’interno della cima potrebbe già essere molto più estesa. È quindi opportuno ispezionare regolarmente le vostre piante, soprattutto durante i periodi di tempo piovoso o quando l’umidità relativa nel vostro ambiente di coltivazione è elevata. Prestate particolare attenzione alle cime più grandi e compatte. Verificate la presenza di foglie che stanno imbrunendo o seccando. Se sospettate un problema, annusate il fiore e aprite con cautela la cima in modo da poter
ispezionarne l’interno e lo stelo. Non è tuttavia necessario smontare costantemente ogni singola cima. La chiave sta nell’imparare a riconoscere i primi segnali di allarme e, ogni volta che notate qualcosa di sospetto, ispezionare l’area interessata prima che il problema abbia la possibilità di diffondersi in modo significativo.
Prima s’individua la botrite, meglio è Quando si parla di muffa grigia, la tempestività è fondamentale. Rimuovete i fiori sospetti non appena notate i primi segni d’infezione. Allo stesso tempo, cercate di ridurre l’umidità relativa e di migliorare la circolazione dell’aria intorno alle piante. Quando si coltiva all’aperto o in serra, questo risulta naturalmente più difficile. Nel migliore dei casi, potete influenzare la forma e la struttura della pianta. In serra, ventilate regolarmente, mentre all’aperto dovreste scegliere una posizione soleggiata e ben arieggiata e ispezionare le vostre piante più frequentemente durante i periodi ad alto rischio. Quando coltivate al chiuso, tenete sotto controllo l’umidità relativa, idealmente con un deumidificatore, e utilizzate un ventilatore sufficientemente potente per mantenere una buona circolazione dell’aria. Ho scoperto che posizionare un ventilatore vicino al soffitto della stanza di coltivazione e dirigere l’aria calda dal soffitto verso il basso, in direzione delle piante, funziona particolarmente bene. Spero che le vostre cime si mantengano sane fino al momento del raccolto. Buona coltivazione!
Quando aprite la cima, in genere troverete della muffa grigia che si sta sviluppando all’interno del fiore.
nel caso della botrite perché, una volta che la muffa si sviluppa all’interno dei fiori, le opzioni di trattamento diventano molto limitate. Non è realisticamente possibile utilizzare un fungicida in grado di eliminare in modo affidabile la muffa durante le fasi finali della fioritura senza il rischio di contaminare il raccolto con il suo principio attivo. Un altro problema è che la muffa è nascosta all’interno dei fiori, dove gli spray a base di fungicidi da contatto più sicuri non riescono facilmente a raggiungerla efficacemente. Quando si coltiva sotto fonti d’illuminazione artificiale, è importante mantenere un’umidità relativa adeguata e garantire un flusso d’aria sufficiente utilizzando ventilatori. La chioma non dovrebbe essere inutilmente fitta e le singole cime non dovrebbero essere troppo ravvicinate tra loro. In serra, una ventilazione regolare è particolarmente importante. L’obiettivo è impedire che l’umidità elevata persista tra le piante e consentire ai fiori di asciugarsi più rapidamente. In ambiente interno, oltre a ridurre l’umidità relativa, possono essere d’aiuto anche una disinfezione regolare o la purificazione dell’aria. Nella coltivazione all’aperto, la prevenzione dovrebbe iniziare con la scelta della giusta ubicazione. Le piante traggono beneficio da un’abbondante esposizione alla luce solare e da un buon ricambio d’aria. Se coltivate in vasi, avete inoltre il vantaggio di poter spostare le piante al riparo o in un luogo più asciutto durante periodi prolungati di pioggia o nebbia
mattutina. PrevGard, un prodotto naturale a contatto a base di olio essenziale di arancia, può essere utilizzato come trattamento preventivo. Altela è un altro prodotto adatto sia alla prevenzione che al trattamento. Contiene enzimi naturali, polichetidi, batteri inattivi, estratti vegetali e alcuni oligoelementi quali manganese e zinco, che rafforzano le difese naturali delle piante contro le malattie. Quando coltivate all’aperto varietà sensibili al fotoperiodo che raggiungono dimensioni notevoli e non maturano prima di settembre o ottobre, cercate di potare i singoli rami in modo che l’aria possa circolare liberamente tra le piante. I sostegni o un sistema a traliccio sono ideali a questo scopo, poiché consentono di guidare e distanziare i rami in modo appropriato. Anche la rimozione di alcune foglie dalle parti inferiori delle piante può contribuire a migliorare il flusso d’aria attraverso la chioma.
Non sottovalutate l’importanza della selezione della varietà Anche la genetica svolge un ruolo importante, soprattutto nella coltivazione all’aperto. Le cime grandi, dense e molto compatte possono sembrare belle, ma tendono anche a trattenere più facilmente l’umidità, creando condizioni ideali per lo sviluppo della botrite. I fiori più aperti e ariosi presentano un certo vantaggio quando si tratta di prevenire la botrite. Si asciugano più rapidamente dopo la pioggia o la rugiada mattutina, creando condizioni molto meno favorevoli allo sviluppo
La muffa può colpire sia le piante coltivate all’aperto che quelle coltivate sotto fonti d’illuminazione artificiale.
• • • •
HEMP - GROW - HEAD SHOP
SEMI da collezione Prodotti a base di CBD Attrezzatura per Indoor/Outdoor Alimenti, Cosmesi, Abbigliamento
CONTATTI NUOVA SEDE: info@fiordicanapa.com Via della Cooperazione, 12/D Negrar di Valpolicella, www.fiordicanapa.info Tel. 328 8061762 Verona, Italy Follow us!
Growing
16
@sudestfam
Cannabis e KNF I microrganismi indigeni Tra gli approcci alla coltivazione biologica della marijuana, la Korean Natural Farming è uno dei metodi più orientati alla coltivazione secondo processi naturali.
Sviluppata in Corea del Sud da Cho Han-kyu, la KNF si fonda sull'idea di utilizzare e valorizzare le risorse biologiche già presenti nell'ambiente, con un'attenzione particolare ai microrganismi indigeni che vivono nel suolo. A differenza delle tecniche più convenzionali, che si concentrano sull'apporto di N-P-K e di altri nutrienti direttamente disponibili per la pianta, il sistema elaborato da Cho si focalizza sulla fertilità del suolo e sull'interazione tra i diversi elementi che lo compongono, rispettando il principio secondo cui è il suolo a nutrire la pianta. Gli input utilizzati durante la coltivazione derivano principalmente da risorse naturali, come materiali vegetali e animali, che vengono trasformati attraverso processi di fermentazione, compostaggio o altre tecniche di lavorazione, con l'obiettivo di sostenere l'attività biologica del suolo e fornire sostanze nutritive assimilabili dalle piante.
applicazioni agricole. La composizione di un IMO varia in relazione all'ambiente in cui sono stati raccolti i microrganismi, infatti ogni ambiente presenta comunità microbiche differenti, dette indigene perché naturalmente presenti in quel determinato ecosistema. A differenza delle colture microbiche standardizzate, gli IMO presentano quindi una composizione variabile, determinata dall'ambiente in cui vengono raccolti.
I microrganismi indigeni, o IMO, rappresentano uno degli elementi centrali della KNF. Su Soft Secrets abbiamo già parlato dei microrganismi indigeni nell'articolo dedicato al JADAM Farming. KNF e JADAM sono strettamente correlati e condividono diverse pratiche e principi. I due sistemi, inoltre, hanno un legame familiare diretto, infatti Cho Han-kyu, fondatore della KNF, è il padre di Youngsang Cho, fondatore del JADAM. Nonostante queste analogie, i metodi utilizzati per la raccolta e la successiva inoculazione dei microrganismi differiscono per vari aspetti. Il JADAM Farming prevede il prelievo di una porzione di terreno ricco di microrganismi, utilizzato come inoculo per la preparazione della soluzione microbica. La KNF segue invece una procedura articolata che parte dalla cattura degli IMO e prosegue con successive fasi di coltivazione e preparazione.
Funghi, batteri, lieviti e attinomiceti sono alcune delle principali componenti di un IMO, insieme a numerosi altri microrganismi. Una volta raccolti, vengono moltiplicati seguendo alcuni passaggi precisi e infine impiegati come input nella coltivazione. L'obiettivo è di sfruttare l'attività dei microrganismi per supportare e accrescere i naturali processi biologici che avvengono nel terreno, con particolare attenzione ai processi di decomposizione della materia organica e alla trasformazione dei nutrienti in forme disponibili per le piante.
IMO - COSA SONO
IL PROCESSO IMO
L'acronimo IMO deriva dall'inglese Indigenous Microorganisms e si riferisce alla comunità diversificata di microrganismi autoctoni che popolano il suolo, raccolti e moltiplicati per successive
Per realizzare una coltura IMO si utilizza generalmente del riso cotto come substrato di cattura, posto in una scatola a contatto con il terreno e ricoperto da uno strato di foglie. Una volta raccolto, il riso colonizzato dai microrganismi costituisce l'IMO-1. Questo viene successivamente mescolato con una fonte di carboidrati, come lo zucchero in forma grezza, dando origine all'IMO-2. Da questo punto il procedimento prosegue attraverso ulteriori fasi di moltiplicazione e preparazione fino all'IMO-4. Analizziamolo passo per passo.
Breve cottura con cuociriso
PREPARAZIONE DEL BOX
Lavaggio del riso
Per eseguire la cattura degli IMO sono necessari un contenitore per la raccolta, un substrato di coltura e una rete a maglia fine. Il contenitore, comunemente chiamato IMO box, deve avere le pareti forate per permettere il passaggio dell'aria, al suo interno viene ospitato il substrato di coltura che funge da esca. Il legno non trattato è il materi-
ale prediletto per realizzare un IMO box perché è traspirante e permette una buona gestione dell'umidità. In alternativa si possono utilizzare anche la plastica e il cartone, ma tenendo presente alcuni limiti, la plastica trattiene la condensa, mentre il cartone tende a inumidirsi facilmente, influenzando il microclima del box. Il substrato generalmente impiegato nella KNF è il riso cotto, ma possono essere utilizzati anche altri substrati ricchi di amido, come la patata. Il riso integrale rappresenta una valida alternativa al riso bianco, grazie alla sua struttura e al maggiore contenuto di sostanze nutritive. Infine, la rete a maglia fine svolge la funzione di barriera fisica, impedendo l'ingresso degli insetti nel box e consentendo allo stesso tempo lo scambio d'aria. Anche la carta traspirante per uso alimentare si presta molto bene. Ecco come procedere: • preparare il contenitore di raccolta • lavare il riso prima della cottura • cuocerlo in una pentola con acqua per pochi minuti • scolare il riso e continuare la cottura a vapore • cuocere il riso fino ad ottenere una consistenza morbida ma con i chicchi ben separati • distribuire il riso cotto su un piano e lasciarlo raffreddare • riporre il riso freddo all'interno dell'IMO box senza comprimerlo • coprire il contenitore con la barriera traspirante e fissarla con cura Un dettaglio molto importante riguarda l'acqua utilizzata per lavare e cuocere il riso, deve essere priva di cloro, è consigliato decantarla almeno 24 ore prima oppure utilizzare acqua in bottiglia, il
Cottura al vapore
cloro può essere dannoso per i microrganismi. Il riso deve essere distribuito nel box formando uno strato sottile, lasciando uno spazio libero tra la superficie del riso e il coperchio, necessario a garantire condizioni aerobiche adeguate.
LA CATTURA DEI MICRORGANISMI La prima fase del processo, probabilmente
la più importante, consiste nella cattura dei microrganismi da cui verrà ottenuto l'IMO-1. La scelta del luogo dove posizionare il contenitore di raccolta può influenzare la composizione degli IMO, poiché ogni ambiente ospita una comunità microbica diversa, legata alla vegetazione, al suolo e alle condizioni di temperatura e umidità. È preferibile scegliere un luogo ombreggiato,
IMO Box
al riparo dalla luce solare diretta. L'IMO box va collocato sul suolo, affondato leggermente e ricoperto con parte della lettiera presente nell'area circostante. Una copertura aggiuntiva, come un telo impermeabile o un sacco di juta, potrebbe
“L'acronimo IMO si riferisce alla comunità diversificata di microrganismi autoctoni che popolano il suolo” essere necessario per ripararlo dalla pioggia. I tempi di colonizzazione del riso dipendono principalmente dalla temperatura, a circa 20 °C è necessaria mediamente una settimana, mentre con temperature superiori ai 30 °C i tempi si riducono e la colonizzazione può avvenire anche in soli 2-3 giorni.Temperature troppo elevate possono invece compromettere il processo. È molto importante controllare periodicamente il substrato e procedere alla raccolta quando il riso presenta una colonizzazione prevalentemente bianca e dall'aspetto sano, prima che altri microrganismi prendano il sopravvento. Altri indicatori di una corretta colonizzazione sono la consistenza del riso, che non deve risultare marcio, l'assenza di cattivi odori e la
17 mancanza di colorazioni predominanti, come il verde o il grigio. Il riso colonizzato ottenuto al termine di questa fase rappresenta l'IMO-1.
LA STABILIZZAZIONE Il processo prosegue con una seconda fase, detta di stabilizzazione, dalla quale si ottiene l'IMO-2. Durante questa fase il riso viene pesato per poi essere mescolato in parti uguali con lo zucchero
IMO Box chiuso con rete traspirante
cessari circa 10 litri di acqua non clorata e 100 millilitri di IMO-2. Ecco come procedere: • diluire 100 ml di IMO-2 in 10 litri di acqua • spargere la crusca sul pavimento o su un sacco di juta • versare la soluzione di IMO-2 sulla crusca un po' alla volta • mescolare omogeneamente formando un cumulo • il cumulo deve essere alto circa 40 centimetri • portare l'umidità della miscela intorno al 6070% • coprire il cumulo con un telo traspirante o con juta I due fattori principali per l'esito di questa fase sono il tasso di umidità e l'altezza del cumulo. Il primo può essere verificato con un igrometro, mentre il secondo è importante per mantenere un equilibrio tra la conservazione del calore e una buona aerazione. Nei giorni successivi l'at-
grezzo. Lo zucchero svolge una duplice funzione, quella di nutriente per i microrganismi e quella di creare un ambiente stabile per la loro conservazione. Procedere in questo modo: • pesare il riso colonizzato con una bilancia • aggiungere la quantità equivalente di zucchero • mescolare delicatamente fino ad ottenere una miscela omogenea • conservare la miscela in un contenitore di vetro • chiudere il contenitore con un panno traspirante • lasciare riposare la miscela in luogo fresco e buio Quando la miscela presenta una consistenza sciropposa, dall'odore dolce e fermentato, la preparazione può essere considerata completa. Il risultato ottenuto prende il nome di IMO-2. La fase di trasformazione da IMO-1 a IMO-2 dura circa una settimana. Risultati eccellenti si ottengono con la panela, una tipologia di zucchero di canna non raffinato.
MOLTIPLICAZIONE MICROBICA L'IMO-2, ottenuto al termine del processo di stabilizzazione, può essere impiegato direttamente nella coltivazione, ma viene principalmente utilizzato come inoculo microbico per colonizzare quantità maggiori di sostanza organica e moltiplicare la popolazione microbica. In pratica, la sostanza organica costituisce il substrato da colonizzare e la fonte di nutrimento, mentre l'IMO-2 fornisce i microrganismi necessari per avviare il processo. La crusca di riso o di frumento si presta bene come substrato, è ricca di sostanze nutritive e presenta una struttura arieggiata, garantendo un ambiente favorevole alla proliferazione dei microrganismi. Per la preparazione sono necessari acqua non clorata e l'IMO-2. Il procedimento originale di Master Cho per realizzare l'IMO-3 prevede l'impiego di alcuni nutrienti liquidi della KNF, come il succo vegetale fermentato, l'aceto di riso bruno e il nutriente di erbe orientali, rispettivamente FPJ, BRV e OHN. Questi preparati favoriscono l'attività e la moltiplicazione dei microrganismi. Qui di seguito una versione semplificata, che non prevede l'impiego dei nutrienti KNF. Per trattare 20 chilogrammi di crusca sono ne-
Riso completamente colonizzato
• coprire il cumulo con un telo traspirante • lasciarlo riposare Il processo dura circa 7 giorni, durante i quali il cumulo si riscalderà leggermente. La temperatura non deve superare i 45°C; se aumenta eccessivamente, è necessario rivoltare il cumulo per raffreddarlo e favorire l'aerazione.
L'IMO-4 è pronto quando la temperatura del cumulo ritorna uguale a quella ambientale e la superficie assume una colorazione biancastra, tipica del micelio. Nel prossimo numero di Soft Secrets approfondiremo come utilizzare l'IMO in una coltivazione di cannabis insieme a tanti altri suggerimenti.
Dettagli della fase di cattura
tività dei microrganismi provoca un aumento della temperatura del cumulo, dando inizio alla fase termofila. È necessario monitorare regolarmente la temperatura, che non deve superare i 60 °C. Se la temperatura aumenta eccessivamente, il cumulo deve essere rivoltato per favorire il raffreddamento e l'aerazione; se necessario, può essere aggiunta acqua per ristabilire il corretto livello di umidità. Per realizzare quantità più piccole di IMO3 sono necessari alcuni accorgimenti per evitare una dispersione eccessiva del calore del cumulo di crusca. Un'ottima soluzione è disporre il cumulo all'interno di una cassetta della frutta foderata internamente con un sacco di juta, in modo da mantenerlo ben raccolto. Il processo ha una durata di circa 7 giorni, durante i quali la temperatura del cumulo scenderà gradualmente fino a raggiungere quella ambientale. Quando il cumulo è ricoperto da una fitta rete bianca di micelio, è il segnale che l'IMO-3 è pronto. Un ulteriore indicatore da considerare è il profumo che emana il cumulo, deve essere gradevole e ricordare quello del sottobosco.
L'INTEGRAZIONE NEL SUOLO Il processo prevede un'ultima fase di adattamento dei microrganismi al suolo, dalla quale si ottiene l'IMO-4. Per realizzarlo sono necessari l'IMO-3, il substrato che verrà utilizzato per la coltivazione, compost o humus di lombrico e acqua non clorata. Procedere nel modo seguente: • mescolare 1 parte di terra, 1 parte di humus e 2 parti di IMO-3 • inumidire la mescola con acqua • portare il tasso di umidità a circa il 65% • formare un cumulo alto massimo 30 cm
Get me moving!
prague 2026 16th INTERNATIONAL TRADE SHOW OF CANNABIS
6—8/11/2026
PVA Expo Prague LetNany cannafest.com
fb.com/cannafest
Coltiva con Stoney Tark
18
Testo e immagini: Stoney Tark
Raccolto outdoor 2026 Cosa c’è da sapere!
Quest’anno le condizioni meteorologiche sono state particolarmente avverse, con numerose ondate di caldo che hanno causato non pochi problemi ai coltivatori; tuttavia, siamo ormai molto vicini al momento del raccolto. Tutto il duro lavoro svolto negli ultimi sei mesi circa darà presto i suoi frutti e potrete rallegrarvi all’idea di riempire i vostri barattoli della concia con gustosi fiori biologici coltivati all’aperto. In questo articolo vi illustrerò i segnali che indicano che le vostre piante sono pronte per il raccolto, come individuare le cime danneggiate e come si svolgono i processi di essiccazione e concia.
Segnali che indicano che le vostre piante coltivate outdoor sono pronte! Prima di prepararvi a tagliare le vostre piante, accertatevi che siano pronte per il raccolto. Non tutte le colture all’aperto raggiungono la maturità esattamente come previsto dal selezionatore, quindi diamo un’occhiata ai diversi modi per determinare il momento ottimale per il raccolto.
Maturazione dei tricomi Avrete bisogno di uno strumento d’ingrandimento per controllare le teste dei tricomi presenti nelle cime. Noterete che i tricomi saranno trasparenti, lattiginosi o ambrati. Anche se le cime possono sembrare pronte, è meglio procedere al raccolto quando i tricomi sono prevalentemente lattiginosi, con una bassa percentuale di tricomi ambrati.
Colore dei pistilli Verificare la quantità di pistilli maturi di colore arancione o marrone rispetto a quelli bianchi può aiutarvi a capire quanto manca al momento giusto. Questo non significa che possiate già tagliare le piante, una volta che l’85-90% dei pistilli è marrone; quando constatate che la maturità dei tricomi e lo sviluppo delle cime sono quelli desiderati, potete utilizzare il colore dei pistilli come fattore decisivo.
Brattee gonfie Le cime sono costituite da un grappolo di infiorescenze, a loro volta formate da una struttura di brattee e calici. Man mano che le piante di cannabis entrano nelle ultime settimane di fioritura, le infiorescenze si gonfieranno il più possibile. Se, stringendo delicatamente le infiorescenze, le sentite dense e compatte, è il momento giusto per prepararsi al raccolto.
Produzione di resina Le piante di cannabis producono resina che ricopre le cime e le piccole foglie circostanti. Una pianta matura, cresciuta bene e pronta per il raccolto brillerà di ghiandole resinose argentate. Una bassa intensità luminosa può inoltre
Questo coltivatore ha un balcone pieno di varietà autofiorenti pronte per il raccolto determinare una ridotta produzione di resina da parte delle piante; in alcuni casi, quindi, non c’è molto che si possa fare. Tuttavia, attendere una settimana in più potrebbe consentire di ottenere la massima produzione di resina.
scarsa circolazione dell’aria o crescita troppo fitta. Ispezionate regolarmente le piante durante le ultime settimane della stagione, prestando particolare attenzione alle zone in cui l’umidità può rimanere intrappolata.
Quali problemi possono insorgere prima del raccolto?
Maneggiate con cura il materiale colpito dalla muffa e tenetelo lontano dalle piante sane per ridurre il rischio di diffusione del contagio. Indossate guanti adeguati quando rimuovete il materiale colpito, utilizzate attrezzatura pulita e disinfettate il tutto tra una pianta e l’altra. Smaltite in modo sicuro il materiale gravemente colpito, anziché aggiungerlo al compost destinato a future coltivazioni.
Dovrete essere più attenti che mai durante le ultime due settimane prima del raccolto. Di seguito è riportato un elenco dei potenziali pericoli che i coltivatori all’aperto potrebbero dover affrontare.
Cime ammuffite La muffa può danneggiare rapidamente i fiori, in particolare quando le piante sono esposte a periodi prolungati di elevata umidità, piogge,
Oidio sulle foglie L’oidio è un altro problema diffuso durante l’ultima parte della stagione di coltivazione. Si presenta come un caratteristico strato bianco, simile a polvere, sulla superficie delle foglie. Può diffondersi rapidamente quando le piante sono troppo ravvicinate e la circolazione dell’aria è scarsa. Rimuovete il materiale vegetale gravemente colpito utilizzando attrezzi puliti e smaltitelo lontano dalle piante sane. Migliorare la distanza tra le piante e il flusso d’aria può inoltre contribuire a creare un ambiente meno favorevole alla malattia. Non utilizzate mai foglie e infiorescenze colpite per la produzione di hashish o estratti!
Il processo di essiccazione e concia I bruchi possono causare gravi danni alle piante di cannabis coltivate all’aperto
Il modo in cui si essiccano e si conservano le infiorescenze coltivate all’aperto influisce in
modo determinante sul gusto, sull’aroma e sull’esperienza complessiva di consumo. Le infiorescenze di cannabis devono essere essiccate lentamente nell’arco di 14-21 giorni. Trovo sempre che le tende da coltivazione funzionino al meglio, consentendomi di controllare l’aroma con un filtro al carbone, e le reti di essiccazione si adattano perfettamente al loro interno. •L a temperatura della stanza di essiccazione dovrebbe essere vicina ai 15 gradi centigradi • I livelli di umidità relativa all’interno della stanza di essiccazione devono essere compresi tra il 55% e il 60% •L a stanza dovrebbe essere ben ventilata, con una leggera brezza che soffia •N on puntate i ventilatori direttamente sulle infiorescenze; orientateli invece verso il pavimento o la parete •L a stanza di coltivazione dovrebbe essere al riparo dalla luce del sole Una volta che le infiorescenze si sono essiccate e, spezzando un rametto secco, si sente un chiaro scricchiolio, il passo successivo consiste nel conservarle con l’obiettivo di sottoporle a un processo di concia quotidiano. La concia prevede la rimozione del coperchio del barattolo o del contenitore 10 minuti al giorno. Il ricambio d’aria ogni 24 ore favorisce la decomposizione della clorofilla e ne esalta il gusto, l’aroma e la potenza. • Riempite i barattoli di conia al 75% della loro capacità e lasciate spazio nella parte superiore del barattolo • Tenete i barattoli di concia al riparo dalla luce solare •L a concia dura in genere dalle 4 alle 12 settimane
Notizia
19
Di Marco Ribechi
AFRICA GREEN Il futuro della cannabis medica passa da qui Un continente svela il suo potenziale, da diversi anni l'Africa sta attraversando una profonda trasformazione nel proprio approccio alla cannabis. Ciò che un tempo era associato esclusivamente alla repressione e al mercato nero si sta progressivamente evolvendo in un settore economico regolamentato di rilevanza internazionale. Paesi come Sudafrica, Lesotho, Malawi, Marocco e, più di recente, Nigeria stanno abbracciando la cannabis terapeutica come straordinaria opportunità di diversificazione economica, ricerca e sviluppo all'esportazione. Il continente si sta così definitivamente affermando come un attore globale di primo piano.
tili, bassi costi di produzione e una popolazione giovane in età lavorativa. Le stime suggeriscono che il mercato africano potrebbe raggiungere un volume superiore ai 10 miliardi di dollari entro il 2030. Aziende internazionali provenienti da Europa, Israele e Canada stanno già investendo attivamente in partnership, ricerca e infrastrutture locali. Nonostante questi sviluppi positivi, il percorso non è privo di ostacoli. Molti Paesi si trovano a dover fare i conti con normative incoerenti, barriere burocratiche e forze di sicurezza che continuano a reprimere le coltivazioni illegali. Anche la creazione di catene di approvvigionamento stabili per l'esportazione e il raggiungimento di standard di qualità farmaceutica rappresentano sfide complesse. Ciononostante, la tendenza è chiaramente orientata alla crescita: l'Africa si sta progressivamente lasciando alle spalle il mercato informale per evolvere verso un'industria della cannabis regolamentata ed economicamente rilevante.
Il Sudafrica rimane la forza trainante dell'economia africana della cannabis. Il Paese vanta una consolidata regolamentazione in ambito medico, un settore in crescita e, dal 2024, persino la legalizzazione dell'uso ricreativo. Per il settore medico, questo si traduce principalmente in una cosa: investimenti. Aziende internazionali collaborano con i produttori locali, istituti di ricerca testano nuove varietà ed estratti e il governo finanzia progetti volti a rafforzare la cannabis come fattore economico. Il Sudafrica dimostra come un mercato regolamentato possa funzionare e come sia in grado di creare nuovi posti di lavoro. Il Lesotho è stato il primo Paese africano a regolamentare ufficialmente la cannabis terapeutica. Oggi esporta fiori ed estratti di alta qualità in Europa e in Israele. Il Malawi ha seguito l'esempio e si sta concentrando sempre più sulla coltivazione a scopo medico per modernizzare la propria agricoltura. Entrambi i Paesi beneficiano di condizioni climatiche ideali e di costi di produzione relativamente bassi, fattori che li rendono particolarmente attrattivi per i partner internazionali. Il Marocco è da decenni una delle principali regioni produttrici di cannabis al mondo, sebbene operi prevalentemente nel settore informale. Con la legalizzazione della cannabis a
scopo medico e industriale nel 2021, è iniziato un processo di trasformazione che ha trovato pieno compimento nel 2026. La nascita di nuove cooperative, l'istituzione di zone di produzione controllate dallo Stato e gli investimenti negli impianti di estrazione dimostrano l'ambizione a lungo termine del Marocco di affermarsi come Paese esportatore. L'Europa, in particolare, è considerata il principale mercato di riferimento. La Nigeria rappresenta l'ultima e forse più significativa aggiunta al processo di riforma in corso nel continente. Nel giugno 2026, il Senato ha completato la seconda lettura del disegno di legge per legalizzare la cannabis terapeutica. La fase di analisi in commissione è attualmente in corso e la votazione finale è prevista per il terzo trimestre. La Nigeria possiede tutte le caratteristiche necessarie per diventare un attore globale: una popolazione enorme, una solida infrastruttura farmaceutica, istituti di ricerca dedicati e un eccezionale potenziale agricolo. Se la legge venisse approvata, il Paese potrebbe imporsi come uno dei principali produttori africani di cannabis terapeutica già nel giro di pochi anni. La domanda globale di cannabis terapeutica continua a crescere, stimolata in particolare
dalla richiesta di estratti standardizzati, prodotti farmaceutici e infiorescenze conformi alle norme GMP. L'Africa offre a questo proposito condizioni ideali: abbondante sole, terreni fer-
L'Africa non è più soltanto "il prossimo grande mercato": è già sulla buona strada per affermarsi come un attore globale di primo piano. Grazie a nuove cornici legislative, all'impulso della ricerca e all'incremento delle esportazioni, il continente dimostra che la cannabis terapeutica rappresenta molto più di una tendenza passeggera. Si tratta di un settore economico concreto che crea posti di lavoro, promuove l'innovazione e offre a molte nazioni una nuova prospettiva di sviluppo. L'Africa è protagonista in prima persona, e questo è solo l'inizio.
THE END OF PROHIBITION IS HERE. ARE YOU READY TO GROW LIKE A PRO?
ED ROSENTHAL, the world-renowned Guru of Ganja, has been teaching cannabis cultivation for decades, shaping the industry and empowering growers worldwide. WANT BIGGER BUDS, BETTER YIELDS? Cannabis Grower’s Handbook—Ed’s best-selling book—is available in print and e-book from major online booksellers. (English language only) PREFER TO LEARN ONLINE? ASK ED® Dive into free growing classes, articles, and how-to guides at edrosenthal.com.
EdRosenthal.com LIKE YOUR WEED WISDOM DELIVERED? Sign up for grow tips, insights, discounts and updates Ed breaks it down in plain English. No spam, no nonsense. Just the good stuff.
GRÜNES WISSEN AUS ERSTER HAND – ED ROSENTHAL JETZT AUF DEUTSCH Bücher von Ed Rosenthal sind jetzt auf Deutsch beim Nachtschatten Verlag erhältlich.
Enjoy the best buds. Follow Ed on IG: @edrosenthal420
Soft Secrets AD V5.indd 1
6/30/25 2:15 PM
Coltiva con Stoney Tark
21
Di Stoney Tark
Cosa posso fare con i residui della potatura delle mie piante di cannabis coltivate all’aperto? Prima di preparare l’hashish, è importante capire quali siano le caratteristiche di un buon materiale di partenza. Sebbene alcuni coltivatori scartino foglie e cime più piccole dopo il raccolto, il materiale vegetale ricco di resina può comunque rivelarsi prezioso. Se vi state chiedendo cosa potete fare quest’anno con i vostri trim da coltivazione all’aperto, questo articolo illustra due modi per produrre hashish. Adoro preparare l’hashish, e utilizzare i trim delle «sugar leaves» alla fine di ogni raccolto è sempre un vantaggio!
Un esempio di bubble hash e dry sift insieme, pronti per la stagione invernale.
La separazione a base acquosa consente di trattare quantità maggiori di materiale vegetale, mentre più fasi di filtrazione possono produrre diversi gradi di hashish. Alcuni dei prodotti senza solventi più ricercati sono associati a particolari intervalli di micron. Tuttavia, la qualità dipende in ultima analisi dal materiale di partenza e dalle condizioni di lavorazione. La setacciatura a secco del materiale vegetale produce un polline sabbioso pronto per essere fumato.
Cosa sono i trim della cannabis e possono provocare effetti psicoattivi? Per “trim di cannabis” si intendono le foglie rimosse dalla pianta durante la potatura a umido o a secco al momento del raccolto. Con genetiche ricche di resina, i tricomi possono ricoprire le foglie più piccole e, in alcuni casi, parti delle foglie a ventaglio più grandi. Le foglie fortemente ricoperte possono persino arricciarsi verso l’interno man mano che la resina si accumula lungo i bordi.
Vanno conservate le cime più piccole? Anche le piccole cime che si trovano nella parte inferiore della chioma possono diventare parte dei trim. Poiché questi fiori ricevono meno luce, sono spesso meno appetibili per essere fumati. Tuttavia, possono comunque contenere quantità significative di tricomi. In generale, i trim di cannabis comprendono materiale vegetale idoneo che presenta tricomi, dalle sugar leaves alle cime più piccole simili a popcorn. Il materiale migliore è in genere pulito e ricco di resina, in particolare le foglie più piccole che circondano le cime. Anche i piccoli fiori difficili da rifilare o che richiedono molto tempo possono essere separati per una lavorazione successiva. Le foglie a ventaglio possono rivelarsi utili
quando presentano una copertura sostanziale di tricomi. Tuttavia, scartate qualsiasi materiale vegetale che presenti muffa, oidio o altri segni di contaminazione.
Quindi, quali tipi di hashish è possibile produrre? In sostanza, la produzione di hashish consiste nel separare i tricomi ricchi di resina dal materiale vegetale circostante. Diverse varietà di cannabis possono fornire materiale di partenza idoneo, purché i fiori e le foglie presentino una copertura sufficiente di tricomi.
L’uso di ghiaccio e acqua fredda favorisce la separazione dei tricomi dal materiale vegetale. Poiché il processo prevede il lavaggio del materiale, alcuni composti aromatici potrebbero andare persi nell’acqua. A seconda della tecnica, il materiale di partenza può essere fresco-congelato o essiccato. Sia che si utilizzi la setacciatura a secco o la separazione a base acquosa, la qualità del materiale di partenza rimane uno dei fattori più importanti. Un materiale vegetale pulito e ricco di resina costituisce una base di gran lunga migliore rispetto a foglie o cime con scarsa copertura di tricomi.
Due approcci diffusi sono la setacciatura a secco, che utilizza setacci a maglie, e la separazione a base d’acqua, che impiega sacchetti filtranti. Ciascuna tecnica presenta caratteristiche proprie e produce tipi e qualità diversi di hashish. Entrambe sono illustrate di seguito.
Setacciatura a secco con setacci
Hashish ad acqua con bubble bags
Setacci con diverse dimensioni in micron consentono di raffinare il materiale e separare le gocce di resina dalla materia vegetale indesiderata. L’hashish tradizionale in stile marocchino è un noto esempio di prodotto associato alle tecniche di setacciatura a secco.
Il bubble hash viene prodotto separando i tricomi dal materiale vegetale in acqua fredda e raccogliendoli tramite sacchetti filtranti, comunemente noti come «bubble bags». Questi sacchi contengono setacci con diverse dimensioni in micron, il che consente di raccogliere il materiale separato in base alla dimensione delle particelle.
La setacciatura a secco rappresenta una semplice alternativa alla separazione a base acquosa. Utilizza materiale vegetale secco e ricco di resina, nonché setacci a maglia fine per separare i tricomi dal resto della materia vegetale.
Questo approccio utilizza generalmente
materiale secco e richiede un’attrezzatura relativamente ridotta rispetto alle tecniche a base d’acqua. Condizioni più fresche possono facilitare la separazione dei tricomi, mentre l’assenza di una fase di lavaggio comporta una minore esposizione all’acqua dei composti aromatici. Tuttavia, poiché il materiale viene manipolato in un ambiente aperto, la polvere e i contaminanti presenti nell’aria possono potenzialmente influire sul prodotto finale.
Congelamento del materiale vegetale Si consiglia vivamente di conservare i residui di potatura e il materiale vegetale proveniente dalla coltivazione all’aperto nel congelatore. Potrete conservarli fino al giorno in cui sarete pronti a produrre hashish a setacciatura a secco o bubble hash. Conservare i residui di potatura nel congelatore ne ridurrà l’aroma e ne preserverà i terpeni e i tricomi. Raccomando di aggiungere al mix anche eventuali residui di potatura provenienti dalla coltivazione indoor, poiché ciò migliora sempre la resa ottenuta nella produzione di hashish. • Eliminare eventuali cime infette da muffa • Le foglie con oidio (polvere bianca) devono essere eliminate • Ispezionare attentamente le cime più piccole per verificare la presenza di muffa
La mia conclusione Se state producendo dry sift o water hash, l’ingrediente fondamentale è un materiale vegetale fresco, pulito e non contaminato. Può trattarsi di foglie di ventaglio, piccole cime non sviluppate e, in sostanza, qualsiasi cosa su cui siano presenti grappoli di resina. Buona fortuna nella preparazione di un gustoso hashish biologico da coltivazione all’aperto e godetevi il vostro raccolto!
Cannabis Culture
22
Di Dryas | dryas.420@gmail.com
Dall’Himalaya ai Caraibi Esistono prove, sotto forma di resti vegetali e polline, che attestano la presenza di canapa o di varietà di Cannabis destinate alla produzione di fibra in Europa già oltre 6.000 anni fa. Esiste un certo consenso sul fatto che le popolazioni degli altipiani dell’Asia centrale ne abbiano mantenuto un tratto e un impiego prevalentemente fibroso piuttosto che psicoattivo; pertanto, è possibile che l’arrivo del genere Cannabis in Europa non abbia avuto una tappa intermedia nella regione dell’Hindu Kush, poiché in quest’area le prove suggeriscono piuttosto un tratto e un uso psicoattivo.
La rotta della steppa pontica Alcuni autori ipotizzano, in linea con quanto già detto, che la canapa sia giunta in Europa attraverso una rotta più a nord, trasportata da popoli di pastori che percorrevano le steppe a nord del Mar Nero e del Mar Caspio. Questa regione, nota come steppa pontica, oltre ad essere caratterizzata da immense praterie e da un clima continentale con inverni rigidi, è nota anche per essere la culla delle lingue indoeuropee e per aver visto gli albori dell’addomesticamento dei cavalli. Entrambi questi fatti coincidono con la diffusione della canapa lungo tali rotte, poiché esistono prove dell’uso della canapa da parte di questi popoli di pastori nomadi risalenti a oltre 5.500 anni fa (Ofosu-Brakoh et al., 2025).
Fiore di cannabis terapeutica.
Agli albori della civiltà Le prime testimonianze sull’uso della Cannabis da parte dell’uomo risalgono a 6.000 anni fa e sono di varia natura: materiali tessili, corde e fibre isolate, oppure tracce di THC nelle ceneri. La nota menzione della Cannabis come pianta medicinale nel trattato di fitoterapia Pen Ts’ao Ching risale ormai a circa 4.800 anni fa. Esistono inoltre numerose testimonianze di impronte su ceramica realizzate con corde che, secondo gli esperti, sono molto probabilmente costituite da fibre di canapa; qualora questo venisse confermato, le prime testimonianze dell’uso di questa pianta risalirebbero a oltre 8.000 anni fa (Fleming & Clarke, 1998). La maggior parte delle testimonianze più antiche riguarda il suo impiego come fibra, mentre l’uso medicinale o psicoattivo sembra essere diventato più frequente negli ultimi millenni.
In futuro si scoprirà di più sul nostro passato in relazione alla marijuana?
o rituali funerari. Recenti studi che utilizzano questa tecnica stanno fornendo una grande quantità di informazioni e hanno permesso di collocare la Cannabis tra i «cinque cereali principali» (riso, miglio, orzo, soia e canapa) durante il Neolitico tardivo, nel periodo Longshan nel nord della Cina (Liu et al., 2026).
Dall’Hindu Kush all’India e all’Africa
In queste regioni dell’Asia sud-occidentale le testimonianze di un uso medicinale o psicoattivo si moltiplicano, mentre le popolazioni di Cannabis veramente selvatica rimangono
Gli eventi relativi all’espansione dell’uso e della coltivazione della Cannabis, prima verso l’India e poi verso l’Africa, sono più complessi. Sono numerose le rotte e i popoli che utilizzavano e commerciavano la pianta. I persiani di Shiraz o
L’arrivo della Cannabis nella regione dell’Indo È molto probabile che, prima di giungere in Africa in una qualsiasi delle sue forme di utilizzo (fibra, alimentare o psicoattiva), la Cannabis sia stata introdotta per la prima volta dall’uomo nella regione dell’Hindu Kush attraverso le catene montuose del Pamir e del Tian Shan. È nella catena montuosa del Pamir orientale, in particolare nel cimitero di Jirkanzal, che è stata rinvenuta una delle prime testimonianze della combustione rituale di Cannabis psicoattiva,
Sicuramente in futuro sarà possibile confermare testimonianze molto più antiche grazie a nuove tecniche di datazione, come lo studio dei fitoliti. I fitoliti sono particelle microscopiche di silice che le piante accumulano nelle loro cellule e nei loro tessuti. Queste particelle sono distinguibili e caratteristiche a seconda del genere e persino della specifica specie vegetale che le ha prodotte; pertanto, insieme alla datazione al carbonio, consentono all’archeologia di collocare una specie vegetale in un determinato momento e luogo. La tecnica di datazione tramite fitoliti è particolarmente promettente per la Cannabis, poiché consente l’identificazione della specie vegetale anche dopo la sua combustione, nei resti di falò
risalente a circa 2500 anni fa (Ren et al. 2019).
Le varietà dell’Asia centrale e dell’Hindu Kush si distinguono per la loro elevata produzione di resina e per le foglie con folioli larghi.
Principali rotte di diffusione della cannabis in relazione all’attività umana nel Vecchio Mondo; in verde le zone in cui prevale l’uso per la produzione di fibre, in arancione quelle in cui è documentato l’uso psicoattivo.
nell’Asia centrale, sull’altopiano tibetano e sulle propaggini dell’Himalaya. Molti autori sostengono che le rotte commerciali che collegavano l’Asia centrale con il nord-ovest del subcontinente indiano costituissero la via di diffusione della Cannabis e di altre piante coltivate.
La Cannabis come fibra giunse in Europa molto presto
i popoli indù della regione del Gujarat, nell’India occidentale, sono esempi di popoli che intrattenevano intensi rapporti commerciali con l’Africa orientale. È opportuno aggiungere le rotte commerciali del Golfo Persico e della penisola arabica, poiché due millenni fa – epoca in cui si stima che la Cannabis abbia iniziato a diffondersi
23 “La Cannabis giunse per la prima volta, grazie all’uomo, nella regione dell’Hindu Kush attraverso le catene montuose del Pamir e del Tian Shan” commerciavano lungo la costa. Entrambi i popoli hanno integrato la cannabis nella propria cultura da secoli e dispongono di termini specifici nelle loro lingue, come «bhang» o «bangí». Termini che a loro volta derivano dall’hindi «bhang», una bevanda preparata con i semi e le foglie della pianta. Questi eventi si verificarono probabilmente tra il IV e il X secolo nell’Africa orientale e, parallelamente o poco dopo, nel Nord Africa e lungo la sua costa mediterranea, in questo caso attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale e dell’Egitto. Per approfondire l’espansione e gli usi della cannabis in Africa, esiste un ampio studio dedicato all’argomento (Duvall, 2019).
Dall’Africa all’America La cannabis giunse inizialmente in America soprattutto per essere utilizzata come fibra e per la produzione di corde. Le principali potenze coloniali europee promossero l’introduzione delle coltivazioni di canapa con leggi che ne imponevano la coltivazione in Messico nel 1545, da parte della corona spagnola, o nella colonia inglese della Virginia nel 1619. Gli usi psicoattivi e rituali della pianta cominciarono a diffondersi nei secoli XVII e XVIII, quando il commercio degli schiavi africani raggiunse il suo apice. Esistono prove certe
futuro. In altre colture, come quella del riso africano, questa pratica è documentata molto meglio. Judith Carney, eminente geografa statunitense, attraverso i suoi studi, mette in luce il ruolo degli schiavi nella conservazione delle varietà vegetali e delle conoscenze agronomiche che oggi fanno parte della cultura dei popoli americani (Carney, 2009).
I percorsi che si erano separati in Asia si ricongiungono nei Caraibi? Dopo l’abolizione della schiavitù, a partire dall’inizio del XIX secolo si registrò un grande afflusso di lavoratori provenienti dalle colonie britanniche in Asia verso località vicine al Mar dei Caraibi, quali la Giamaica, Trinidad, il Suriname o la Guyana. Le condizioni di lavoro in molti casi non differivano dalla schiavitù, ma, «per coincidenza», le elevate imposte coloniali sui terreni, insieme alla perdita di alcuni sistemi di sussistenza, provocarono una massiccia emigrazione dal Raj britannico. Alcune delle zone maggiormente colpite da questa emigrazione furono l’Uttar Pradesh e il Bihar, entrambi territori vicini al Nepal e all’Himalaya, dove gli usi religiosi, medicinali e psicoattivi della marijuana erano noti e praticati. Si stima che in Giamaica siano giunti circa 36.000 lavoratori indiani, provenienti principalmente dai territori citati, ma anche da altri come il Bengala. Non a caso, il termine con cui
Varietà autoctona “sativa” dalle foglie strette e dalle infiorescenze poco compatte.
nella zona – entrambe le aree erano notevolmente più umide rispetto ad oggi. Ad ogni modo, in mancanza di prove più concrete, la via di diffusione che passa innanzitutto attraverso il subcontinente indiano sembra la più logica, poiché l’adattamento della pianta ai climi tropicali africani sarebbe avvenuto in modo più graduale.
Quasi certamente, i mercanti persiani, indiani e arabi che trasportavano spezie, tessuti e merci di ogni genere lungo le coste dell’Oceano Indiano introdussero la cannabis psicoattiva nell’Africa orientale. Inizialmente nei porti della costa orientale africana, per poi espanderne l’uso e la coltivazione verso l’interno. Infatti, la cultura swahili nasce dalla fusione dei popoli bantu con l’influenza dei popoli arabi che
Ibrido commerciale con ascendenza da varietà autoctone tropicali.
del suo impiego, sebbene sia molto probabile che le prime varietà psicoattive del continente americano siano state introdotte dagli stessi africani e che si siano verificati frequenti incroci (intenzionali o meno) con le varietà di canapa importate per la produzione di fibre.
Le varietà di origine tropicale richiedono solitamente un sistema di sostegno.
Sebbene vi siano pochi documenti a sostegno di ciò, ne sono testimonianza numerose tradizioni orali secondo cui le donne africane nascondevano dei semi tra i propri capelli o in quelli dei propri figli prima di essere vendute come schiave, in molti casi anche come amuleti a cui aggrapparsi per affrontare un simile
la cannabis è conosciuta nella cultura rastafari, «ganja», deriva direttamente dalla lingua hindi. È difficile verificare se le landrace giamaicane come la Lambsbread, la Blue Mountain o altre varietà della zona dei Caraibi siano il risultato dell’incrocio tra due, o addirittura tre, dei principali eventi di dispersione della cannabis. Tuttavia, si può affermare con certezza che ogni popolo ha conservato, anche nelle condizioni più precarie, numerosi elementi della propria cultura e che la cannabis, nella grande diversità dei suoi usi, racchiude molta cultura in un piccolo seme.
Coltiva con Jorge Cervantes
24
Di Jorge Cervantes
SEMI DI CANNABIS F1 Cosa significa realmente l’etichetta Entrate in qualsiasi negozio di semi e vedrete ovunque due lettere: F1. I cataloghi lo presentano come una promessa: piante più grandi, un giardino uniforme, un raccolto abbondante senza sorprese. A volte quella promessa è reale. A volte è solo una parola stampata su una confezione. Dopo cinquant’anni trascorsi a occuparmi di questa pianta, lasciate che vi mostri come distinguere le due cose. Cercherò di spiegarlo in modo così semplice che anche un bambino potrebbe seguirmi.
Cosa significano quelle due lettere Cominciamo dalle lettere stesse. F1 significa prima generazione filiale — un modo altisonante per dire “i primi figli di due genitori”. Si prende il Genitore A, lo si incrocia con il Genitore B e i semi che si ottengono sono gli F1. Questo è tutto ciò che l’etichetta promette realmente: si tratta dei semi di un
primo incrocio. Non dice nulla sul fatto che siano di buona qualità.
Perché una confezione di semi si comporta come un mazzo di carte mescolato Ecco come funziona la cannabis. In natura ama mescolarsi con gli estranei. Ogni volta
che una pianta produce semi, mescola i propri geni come un mazzo di carte e a ogni seme viene distribuita una mano diversa. Ecco perché da una confezione di semi regolari crescono fratelli e sorelle — mai gemelli identici. Uno diventa alto, un altro rimane basso. Uno matura in sette settimane, un altro ne richiede undici. Per una pianta selvatica, questa varietà è un superpotere. Per un coltivatore che desidera un giardino uniforme, è un grattacapo.
Tutto inizia dai genitori Come fa quindi un selezionatore a domare questa “mescolanza”? Il lavoro inizia anni prima che il seme arrivi nelle vostre mani. Un selezionatore sceglie le piante migliori — compatte, precoci, robuste, ricche di fiori — e le seleziona con cura, stagione dopo stagione, scartando tutto ciò che è debole o
anomalo. A poco a poco la linea si stabilizza fino a trasmettere quasi sempre gli stessi caratteri. I selezionatori la definiscono una linea stabile, o inbred. Immaginate una pianta che si riproduce sempre uguale, come una fotocopia dei propri genitori. Gli scienziati hanno un termine tecnico per definirla — omozigote — ma «costante e prevedibile» significa la stessa cosa. Si tratta di un lavoro lento e poco affascinante, che ha un prezzo. Se s’incrocia una pianta con se stessa in modo eccessivamente intensivo, emergono debolezze nascoste: radici deboli, steli fragili, semi di scarsa qualità, minore vigore. Questo fenomeno è chiamato depressione da consanguineità, ed è il motivo per cui è difficile costruire una buona linea parentale. Un vero selezionatore va oltre queste difficoltà e mantiene solo le
25 piante che rimangono forti e sane. Una linea pura è priva di valore se non è in grado di produrre semi di buona qualità.
L’incrocio che crea la magia Ora veniamo alla parte interessante. Prendete due linee pure diverse e incrociatele. Ogni seme F1 riceve una metà stabile dalla madre e una metà stabile dal padre — così l’intera coltura cresce con un aspetto uniforme. Quasi come cloni, ma cresciuti da seme. Quella è una vera F1, ed è proprio quella chioma uniforme, quel periodo di fioritura allineato e quella coltivazione agevole di cui si vantano i cataloghi. Può accadere anche qualcos’altro. Quando due buone linee pure si incontrano, i loro discendenti sono talvolta più resistenti di entrambi i genitori, radicano più velocemente, crescono più robusti e sopportano meglio lo stress. È come se i caratteri migliori di due famiglie si unissero. I coltivatori lo chiamano vigore ibrido, o eterosi. Ma non è garantito. A volte un incrocio vince in termini di dimensioni e perde in resina. Ogni incrocio dev’essere coltivato e messo alla prova. F1 non è una parola magica. È un risultato che ci si guadagna. E ricordate: uniforme non significa identico. Anche i semi migliori variano leggermente, e il vostro giardino fa comunque metà del lavoro. Le dimensioni del vaso, il nutrimento, la luce, l’acqua, il calore, le vostre stesse mani: tutto ciò determina come si manifestano i geni. La genetica carica i dadi; è il coltivatore a lanciarli.
Prima di acquistare, chiedete Gli strumenti moderni sono d’aiuto. I selezionatori possono ora leggere semplici “marcatori” genetici per verificare quanto una linea stia diventando stabile, e nuove tecniche possono abbreviare gli anni di selezione. I miei coautori svolgono proprio questo tipo di lavoro per professione. Ma nessuna scorciatoia trasforma da un giorno all’altro un clone di tendenza in un genitore F1 completo. Quindi, quando vedete la sigla F1 su una confezione, non fidatevi solo di una foto di dieci belle piante. Fate alcune domande sincere: • Il selezionatore è in grado d’indicare le linee parentali, anche se alcuni dettagli rimangono riservati? • Tali linee parentali sono state sviluppate nel corso di diverse generazioni? • Il seme è stato prodotto tramite un incrocio controllato anziché tramite impollinazione casuale? • L’ibrido è stato coltivato in più di una coltura? • Esistono dati reali sulle prestazioni, oppure solo immagini patinate? Un venditore in grado di rispondere a queste domande probabilmente vi sta dicendo la verità. Chi le elude vi sta vendendo solo parole.
In conclusione Un F1 correttamente selezionato offre meno sorprese, una chioma più uniforme e una coltivazione più tranquilla. Per i coltivatori commerciali, questo può significare fare meno affidamento su grandi sale madri e
pianificare un raccolto con fiducia. Ma il valore non è mai stato nelle lettere «F1». Risiede nelle due linee parentali accuratamente selezionate che stanno alla base dello stesso e in un selezionatore disposto a dimostrare che l’incrocio funziona.
Gli autori
Un’ultima cosa. Conservate i semi di una pianta F1 e otterrete la F2, dove le carte vengono rimescolate da capo. Aspettatevi una maggiore varietà. Potreste persino scoprire una perla rara. Ma non aspettatevi lo stesso giardino omogeneo. Non è un difetto: è la genetica che fa esattamente ciò che deve fare.
Jorge Cervantes — autore e divulgatore nel campo della coltivazione con cinquant’anni di esperienza in giardino, nonché autore della «Cannabis Encyclopedia».
Coltivate liberamente, coltivate bene.
Dr. Gary Yates — genetista e ricercatore botanico a capo delle attività di coltivazione presso Hilltop Leaf nel Regno Unito.
P.S.: Il tiosolfato d’argento, lo spray che induce una pianta femmina a produrre polline, è un metodo pratico per ottenere semi femminizzati e autoimpollinati. Pratico, sì. Ma non può sostituire gli anni di selezione, incrocio e coltivazione. Non esistono scorciatoie per ottenere una vera F1.
Dr. Oussama Badad — direttore scientifico presso Trilogene Seeds, specializzato in genomica della cannabis e selezione di ibridi.
Stefan Meyer — cofondatore di Phytoplant Research e amministratore delegato di PhytoFlow GmbH, che ha contribuito all’ottenimento della prima licenza di ricerca sulla cannabis terapeutica in Spagna
Coltivazione Yakandi | yakandi.medicinal@gmail.com
Sfide e vantaggi della coltivazione biologica indoor Questo tipo di coltivazione unisce due condizioni particolari non facili da padroneggiare: la coltivazione indoor e la coltivazione biologica in terra viva. In questo articolo parliamo delle sfide di questo metodo e dei vantaggi che offre, chiacchierando con Jorgi S, coltivatore ungherese in Spagna con molti anni di esperienza.
estate. Indoor possiamo utilizzare strumenti aggiuntivi come aria condizionata, deumidificatori o riscaldamento per controllare queste condizioni, indipendentemente dal fatto che la coltivazione sia biologica o meno’’. Come sappiamo, in inverno l’umidità aumenta notevolmente. Senza deumidificatore e controllo della temperatura, le piante potrebbero sviluppare funghi. In estate le temperature potrebbero salire eccessivamente e, specialmente se non si utilizzano luci a LED, questo potrebbe causare un forte stress da calore alle piante. “D’altra parte – commenta Jorgi – secondo la mia esperienza, le lampade che generano calore e rappresentano un problema in estate, possono aiutare ad aumentare la temperatura in inverno”. Nella coltivazione biologica, la cosa più importante è il terreno, ed è anche la prima cosa a risentire dell’eccesso di calore e umidità che può verificarsi in estate. Ciò è dovuto al fatto che tali condizioni alterano facilmente l’equilibrio microbiologico del substrato vivo, il che influisce sulle radici rendendole più vulnerabili ai funghi patogeni che si diffondono in tutta la pianta. Per questo motivo, potrebbe risultare più impegnativo mantenere in buone condizioni il terriccio vivo in ambiente interno. “Non è impossibile, ma occorre disporre di tutte le condizioni, lo spazio, la ventilazione e
26 le attrezzature necessarie per evitare che la microbiologia della pianta ne risenta”. Non coltivando in modo biologico indoor, queste difficoltà si presentano con minore frequenza poiché il terriccio e i nutrienti sono privi di questa complessa microbiologia. Poiché i nutrienti sono sintetici o realizzati con componenti chimici isolati che non dipendono dall’alimentazione e dall’escrezione dei microrganismi per la loro biodisponibilità, la pianta ne risente in misura minore, poiché dipende meno dalle interazioni tra microrganismi per la propria nutrizione.
Consigli per avere successo in questo tipo di coltivazione “Nonostante le sfide che possono emergere con la coltivazione biologica indoor, i vantaggi sono innumerevoli; se si dispone delle condizioni e dei mezzi adeguati, consiglio senza dubbio di provare sempre prima a coltivare in modo biologico o semi-biologico. Oggi molte aziende stanno andando in questa direzione e hanno sviluppato una linea di fertilizzanti biologici”. “Negli ultimi anni le grandi aziende che controllano le sostanze relative all’agricoltura biologica si sono aperte all’inclusione di molti nuovi ingredienti naturali, derivati esclusivamente da composti organici. Ritengo che potrebbe essere vantaggioso coltivare in questo modo indoor, mantenendo alcuni benefici della coltivazione biologica e riducendo le difficoltà legate al mantenimento dell’equilibrio della microbiologia del terreno vivo”. È importante disporre di uno spazio adeguato, con sufficiente ventilazione, anche se ciò non è sempre possibile. Sebbene la maggior parte dei coltivatori indoor per autoconsumo utilizzi solo uno o due metri quadrati di spazio, è possibile coltivare in modo biologico anche in questi spazi ridotti. Sarà necessario utilizzare vasi più piccoli o avere meno piante. Jorgi commenta: “In base alla mia esperienza, la dimensione ideale del vaso per coltivare biologicamente indoor in spazi ridotti è 15 litri. È bene non superare i 20 litri. Raccomando inoltre, se rientra nelle vostre possibilità, di acquistare un termostato, in modo che rilevi e regoli automaticamente
Coltivazione indoor di Miracle Fruit. Foto per gentile concessione di Jorgi.
Le sfide della coltivazione biologica indoor Secondo il nostro intervistato: «Non esiste una grande differenza nell’attrezzatura necessaria per coltivare indoor in modo
biologico o inorganico. Le luci, i ventilatori, lo spazio e il resto sono gli stessi, la differenza principale sta nel terriccio. Le sfide maggiori sorgono con i cambiamenti di stagione: freddo e umidità in inverno, caldo eccessivo in
Un altro esemplare di OMG di cui sostiene con delle corde le pesanti cime, circondato da altri esemplari di Miracle Fruit. Foto di Andy G.
27
Vista dal basso della White Russian, che cresce verso la luce e presenta colori diversi dovuti alle temperature invernali.
Pianta di OMG sana e di abbondante statura grazie alla coltivazione biologica indoor. la temperatura della stanza di coltivazione. È inoltre necessario utilizzare terriccio di buona qualità e un buon humus organico, come ad esempio l’humus di lombrico. Ho avuto un’ottima esperienza con l’humus di lombrico di Atami, che contiene persino lombrichi vivi che lavorano il terreno al posto vostro; lo consiglio vivamente”. Jorgi utilizza micorrize, trichoderma e il batterio benefico Azospirillum brasilense durante il trapianto, e poi aggiunge piccole quantità di tè di compost aerato. Utilizza anche melassa agricola, soprattutto per la fase di fioritura. Utilizza anche altri prodotti, tra cui un super prodotto che solubilizza e aumenta la biodisponibilità del fosforo e del potassio. Per quanto riguarda la genetica, è consigliabile scegliere varietà che presentino due resistenze principali: alle malattie fungine e allo stress da calore, in particolare in Spagna, dove le temperature estive aumentano sempre di più di anno in anno. Per questo motivo si consiglia di provare varietà autoctone o con
meno incroci genetici, che solitamente sono le più resistenti alle condizioni avverse.
Perché vale la pena provarci? I benefici della coltivazione biologica indoor sono gli stessi di quella outdoor, con il vantaggio di poter controllare le condizioni esterne di temperatura e umidità. Se si dispone di tutto il necessario per mantenere il delicato equilibrio del terreno vivo, inoltre, si potranno evitare perfettamente parassiti e agenti patogeni perché una pianta sana è resistente alle patologie. Non dovrete utilizzare alcun tipo di pesticida. Jorgi sottolinea anche l’uso medicinale della pianta. Se utilizzate la Cannabis anche a fini medicinali, una coltivazione priva di sostanze chimiche, metalli pesanti e pesticidi vi garantirà un prodotto pulito e puro, perfetto per l’uso in preparati, estrazioni e ogni tipo di concentrato. Questo tipo di materiale può essere ingerito, assorbito per via sublinguale o attraverso altre mucose senza alcun rischio per la salute.
Splendido fiore di Miracle Fruit che presenta una densità, una quantità di resina e una qualità eccezionali. Foto per gentile concessione di Andy G.
Tale purezza si ottiene nelle coltivazioni biologiche indoor perché la pianta è protetta anche dalla contaminazione esterna causata da polvere, sporcizia, piogge inquinate, acari trasportati dal vento e, infine, pollini che potrebbero persino fecondare le vostre piante femmina e far produrre semi. Di seguito, Jorgi ci svela la sua ricetta personale per un super terriccio biologico indoor. Le quantità valgono per circa 10 kg di substrato. Questa miscela fornisce circa 50–55 litri di terriccio di altissima qualità. - 10 kg di base di terriccio biologico di alta
qualità (Se non contiene fibra di cocco, aggiungere il 20–30% di fibra di cocco di buona qualità per migliorare il drenaggio e l'aerazione) - 1 kg di perlite - 2 kg di humus di lombrico - 400 g di farina di ossa - 400 g di farina di sangue - 300 g di guano di pipistrello - 200 g di roccia fosforica - 80 g di sali di Epsom - 100 g di dolomite - 100 g di azomite - 20 g di acido umico - 20 g di biochar (carbone vegetale attivo)
Growing
28
@sudestfam
La pianta dell'allegria La borragine nel coltivo di cannabis Prima dell'avvento dell'agricoltura intensiva, i preparati vegetali rappresentavano una delle principali risorse a disposizione dei coltivatori. Le piante erano considerate delle vere e proprie fabbriche chimiche e oggi, dopo oltre un secolo, la ricerca scientifica sta tornando a interessarsi alla grande varietà di sostanze che sono in grado di produrre. Parallelamente, il crescente interesse verso pratiche di coltivazione più sostenibili e basate sull'impiego di risorse rinnovabili sta favorendo la diffusione dei biostimolanti di origine vegetale. Questi preparati possono contribuire a migliorare l'efficienza nell'utilizzo dei nutrienti, stimolare alcuni processi fisiologici e rafforzare la capacità delle piante di rispondere agli stress.
di diverse aree d'Europa, dove viene utilizzata nella preparazione di zuppe, ripieni e altre ricette tradizionali.
Tra queste specie vegetali troviamo anche la borragine, una pianta conosciuta e utilizzata dall'uomo da secoli, ma che presenta caratteristiche potenzialmente interessanti anche per il coltivatore.
Nonostante i suoi numerosi utilizzi, il consumo prolungato ed eccessivo della borragine è sconsigliato a causa della presenza di alcaloidi
Un altro importante utilizzo riguarda i semi, dai quali si ricava un olio particolarmente ricco di acido gamma-linolenico, GLA, impiegato soprattutto in ambito nutrizionale e cosmetico.
fenolico particolarmente abbondante nella borragine e conosciuto per la sua spiccata attività antiossidante. Le saponine, invece, sono metaboliti secondari caratterizzati da diverse attività biologiche, tra cui quella antimicrobica e antifungina. Le mucillagini sono polisaccaridi capaci di assorbire e trattenere acqua, influenzando così le caratteristiche degli estratti ottenuti dalla pianta e favorendone l'adesione alla superficie fogliare. Tra le molecole bioattive prodotte dalla pianta ci sono diversi terpeni, composti chimici coinvolti nei
“La borragine anticamente era conosciuta come la pianta dell'allegria” pirrolizidinici. Ed è proprio la sua particolare composizione chimica a rendere questa pianta interessante anche per la coltivazione di marijuana.
COMPOSIZIONE CHIMICA
Fiori di borragine, foto di Christian Orlandi, via Wikimedia Commons
DESCRIZIONE BOTANICA La borragine è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Boraginaceae, originaria del bacino del Mediterraneo. La pianta presenta foglie ellittiche picciolate, disposte a formare una rosetta basale, lunghe dai 5 ai 15 centimetri e caratterizzate da una fitta peluria sulla superficie che le rende facilmente riconoscibili. I fiori, a dir poco bellissimi, sono generalmente di colore viola, ma in alcuni casi possono essere anche bianchi, mentre sono più rari gli esemplari con fiori rosa. Sono ermafroditi, cioè ogni fiore possiede sia gli organi riproduttivi maschili sia quelli femminili, e presentano una caratteristica forma a stella, composta da cinque petali. Il frutto è un achenio che contiene un singolo seme. La borragine cresce prevalentemente in ambienti soleggiati e su terreni ben drenati, adattandosi anche a suoli poveri. È molto frequente trovarla ai margini delle strade e nei terreni incolti, dove compare spontaneamente. La pianta può raggiungere un'altezza di circa 60 centimetri.
TRA STORIA, MITO E ALLEGRIA La borragine anticamente era conosciuta come la pianta dell'allegria. Già nel I secolo d.C. Dioscoride riferiva che una pianta chiamata
bouglōsson, mescolata al vino, fosse in grado di infondere gioia e buonumore in chi la beveva. La pianta descritta nella sua opera maestra, il De materia medica, è stata successivamente associata alla borragine, anche se l'identificazione botanica non è certa al 100%. Una leggenda legata all'esercito romano narra che i soldati bevessero un'infusione di borragine per acquisire coraggio prima della battaglia.
Come molte piante officinali, anche la borragine presenta una composizione chimica piuttosto complessa e produce diverse classi di composti bioattivi. Tra quelli più interessanti dal punto di vista della coltivazione troviamo soprattutto composti fenolici, saponine e mucillagini. La loro concentrazione può variare in funzione della parte della pianta, dello stadio di sviluppo e delle condizioni di crescita. Tra i composti fenolici troviamo flavonoidi, tannini e acidi fenolici. Queste sostanze svolgono diverse funzioni nella pianta, tra cui la protezione dallo stress ossidativo e la difesa
meccanismi di difesa, nella risposta agli stress e nelle interazioni della pianta con l'ambiente. La borragine contiene inoltre diversi elementi minerali, tra cui soprattutto potassio, calcio e magnesio, oltre a quantità più contenute di ferro, manganese e zinco. Sono presenti anche alcaloidi pirrolizidinici, composti naturali diffusi in diverse specie vegetali e noti per la loro potenziale tossicità per l'essere umano. Le foglie più grandi e mature generalmente contengono livelli più bassi di alcaloidi, mentre nelle foglie giovani e nei fiori se ne possono trovare quantità maggiori.
NELLA COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS Le caratteristiche della borragine possono essere interessanti anche nel coltivo, soprattutto
ETIMOLOGIA L'origine del termine borragine è incerta. Alcuni studiosi la collegano al latino burra, che significa pelo ruvido, in riferimento alla caratteristica peluria delle foglie. Un'altra possibile derivazione è dall'arabo abu araq, traducibile come padre del sudore, in riferimento alle proprietà diaforetiche per le quali la pianta era conosciuta in alcune zone.
USI E TRADIZIONI Nel corso dei secoli la borragine ha trovato numerosi impieghi, sia in cucina sia nella medicina popolare. Le foglie vengono tradizionalmente consumate cotte e, insieme ai fiori, possono essere passate in pastella e fritte. I caratteristici fiori blu vengono inoltre utilizzati per decorare piatti, insalate e bevande. La borragine è presente nella tradizione culinaria
Particolare di un singolo fiore, foto di Fangel, via Wikimedia Commons
dagli agenti patogeni. Tra questi troviamo anche l'acido rosmarinico, un composto
per la possibile azione biostimolante dei suoi preparati. Uno studio del 2017 ha mostrato
29 “Il macerato di borragine può essere applicato alla coltivazione sia per via fogliare sia con l'irrigazione” al buio, a temperatura ambiente, e mescolare occasionalmente il contenuto. Il colore può rappresentare un possibile indicatore dello stato di avanzamento della macerazione; con il passare dei giorni il liquido tende a diventare progressivamente più scuro. Quando il colore appare intenso e non si osservano ulteriori cambiamenti, si può filtrare il liquido. Raggiunto il tempo di macerazione stabilito, procedere con la filtrazione. Posizionare il setaccio sulla bocca del secondo contenitore, ancora pulito, e versare il contenuto del primo recipiente, separando così il liquido dalla materia vegetale. Una volta filtrato, il macerato dovrebbe essere utilizzato in tempi brevi. Se necessario, può essere conservato al fresco e al riparo dalla luce, in un contenitore pulito e chiuso. Anche l'odore può fornire indicazioni sullo stato del preparato, un odore fortemente sgradevole o putrido, associato ad altri evidenti segni di alterazione, indica che la macerazione non è andata a buon fine.
SOMMINISTRAZIONE Il macerato di borragine può essere applicato
Pianta di borragine, foto di Magnus Manske, via Wikimedia Commons
che estratti acquosi di foglie e fiori, applicati su piante di lattuga, hanno favorito la crescita, aumentando l'attività fotosintetica e la quantità di pigmenti fotosintetici. In particolare, l'estratto dei fiori ha aumentato del 29% la resa in peso fresco della lattuga e ha stimolato anche la produzione di alcuni metaboliti secondari, tra cui fenoli e flavonoidi. L'azione antiossidante di alcuni dei suoi composti può aiutare la pianta a gestire meglio lo stress ossidativo, che può aumentare durante periodi di caldo intenso, sbalzi di temperatura, carenza d'acqua o elevata concentrazione di sali nel substrato. Nel coltivo, queste condizioni possono rallentare la crescita e ridurre l'efficienza fotosintetica. In quest'ottica, un preparato a base di borragine potrebbe trovare spazio soprattutto come supporto durante le fasi di maggiore richiesta della coltura o dopo periodi di stress, affiancando le normali pratiche di coltivazione. Inoltre l'aumento del peso fresco e dei metaboliti secondari osservato nella lattuga rende particolarmente interessante l'utilizzo della borragine anche nelle coltivazioni di cannabis destinate alla produzione di fresh frozen water hash.
PREPARAZIONE DEL MACERATO Il metodo più semplice per ottenere un preparato dalla borragine è la macerazione in acqua, una tecnica che permette di estrarre una parte delle sostanze solubili presenti nei tessuti
vegetali. La preparazione consiste nel lasciare il materiale fresco immerso nell'acqua per un determinato periodo di tempo, prima di filtrare il liquido e utilizzarlo. Per la preparazione si possono utilizzare sia le foglie sia i fiori, ma questi ultimi mostrano una maggiore azione biostimolante. I tempi di macerazione sono un dettaglio importante da tenere in considerazione e possono variare anche in base alla temperatura ambientale. Non vale quindi la regola secondo cui più a lungo dura la macerazione, maggiore sarà la quantità di composti attivi estratti. Trattandosi inoltre di un preparato casalingo, è necessaria una buona dose di sperimentazione. Le prove effettuate sulla borragine hanno mostrato effetti già con pochi giorni di macerazione, mentre una durata di circa una settimana può rappresentare un buon compromesso per la preparazione. Passiamo alla parte pratica. Innanzitutto sono necessari foglie e fiori freschi di borragine appena raccolta, una bilancia, acqua non clorata, due contenitori di vetro, un colino o setaccio, un elastico, un panno filtrante e delle forbici. Il primo passo consiste nel tagliare con le forbici la borragine in piccoli pezzi, per poi pesarla e riporla nel primo contenitore di vetro. Aggiungere l'acqua nella quantità necessaria a rispettare il rapporto tra peso della borragine e volume d'acqua, generalmente di 1:2. In altre parole, per 500 grammi di borragine sono necessari circa 1 litro d'acqua. Coprire il contenitore con il panno filtrante, fissandolo alla bocca del recipiente con l'elastico. In questo modo si evita l'ingresso di eventuali contaminanti, senza chiudere ermeticamente il contenitore. Riporlo
alla coltivazione sia per via fogliare sia con l'irrigazione. Prima della somministrazione è necessario diluirlo con acqua. Per le applicazioni fogliari il rapporto di diluizione indicato è di 10 millilitri di macerato per ogni litro d'acqua. Con un polverizzatore, nebulizzare la soluzione uniformemente sulla superficie delle foglie, una volta alla settimana fino alla comparsa dei primi fiori. È preferibile eseguire il trattamento nelle prime ore del mattino, mentre nelle coltivazioni indoor va effettuato a luci spente. Per l'irrigazione, il rapporto di diluizione indicato è di 1:10, quindi per ogni litro d'acqua sono necessari 100 millilitri di macerato. È abbastanza evidente che la borragine sia una pianta versatile. Oltre agli impieghi tradizionali in cucina e nella medicina popolare, può rivelarsi utile anche nella coltivazione della cannabis, rappresentando un ulteriore strumento nelle mani dei growers. La semplicità di preparazione del macerato e la possibilità di utilizzare una pianta facilmente reperibile rendono questa soluzione molto interessante per chi vuole sperimentare preparati di origine vegetale e integrarli nella propria coltivazione.
Paghi ancora troppo? Smetti di sprecare soldi. I migliori marchi
-30 % e molto altro ancora...
Dal 2009 abbiamo ottenuto il massimo livello di sconti presso le principali seedbank. Ora trasferiamo questi vantaggi direttamente a te. Vogliamo che la tua coltivazione sia non solo un piacere per i sensi, ma anche per il tuo portafoglio.
GanjaFarmer.it Let’s Grow Togerther
Notizia Di Michiel Panhuysen
Rapporto europeo sulle droghe 2026
30
Il mercato della cannabis in evoluzione Il mercato europeo della cannabis è in evoluzione. È quanto emerge dall’European Drug Report (2026) dell’Agenzia dell’Unione europea per le droghe (EUDA), precedentemente nota con il nome di EMCDDA. Negli ultimi anni si sta assistendo a un cambiamento nell’atteggiamento nei confronti della cannabis. In Europa si stanno compiendo passi cauti verso un approccio più aperto nei confronti dell’hashish e della marijuana.
Malta e in Germania sono inoltre consentiti i cannabis social club. A partire dal 2026, nella Repubblica Ceca sarà consentita la coltivazione domestica di tre piante.
PAESI BASSI Nei Paesi Bassi, a partire dal 2025, è in atto l’esperimento sulla cannabis. Dopo quattro anni, i coffee shop dei dieci comuni partecipanti non potranno più tornare ai loro vecchi fornitori. Per questo motivo, e poiché la qualità dei prodotti a base di cannabis forniti è buona e il prezzo relativamente basso, oltre al fatto che i problemi logistici nella fase iniziale dell’esperimento sembrano essere sotto controllo, ogni persona di buon senso ritiene che questa regolamentazione non verrà revocata. Se questo costituisca un primo passo verso una fornitura controllata per tutti i coffee shop dei Paesi Bassi è una discussione che avrà inizio tra non molto. Tutti questi sviluppi potrebbero rappresentare un preludio a un sistema regolamentato di coltivazione della cannabis, vendita e consumo di hashish, erba, vaporizzatori e prodotti commestibili in Europa.
può essere utilizzata come base per l’MDMB-4en-PINACA e altri cannabinoidi sintetici. Nel 2024 è stata sequestrata anche una notevole quantità di MDMB-4en-PINACA. La produzione di queste sostanze sembra quindi spostarsi nei Paesi Bassi e anche in Polonia sembrano essere prodotti cannabinoidi sintetici. I cannabinoidi sintetici vengono commercializzati anche con nomi quali K2 e Spice.
CANNABINOIDI SEMISINTETICI I cannabinoidi semisintetici sono forme chimicamente modificate dei cannabinoidi «vegetali». A partire dal 2022 provenivano soprattutto dagli Stati Uniti come varianti legali del (delta-9) THC. Attualmente sono noti quaranta cannabinoidi semisintetici. Il
ELEVATA POTENZA Il Rapporto europeo sulle droghe 2026 dedica ampio spazio alle nuove sostanze presenti sul mercato europeo. Nel 2025 sono state individuate in Europa 50 nuove sostanze. Più della metà di esse (27) sono cannabinoidi. Di questi, sedici sono (semi) sintetici. Il problema dei cannabinoidi (semi) sintetici è che spesso sono molto potenti e, di conseguenza, imprevedibili. Questi cannabinoidi vengono regolarmente utilizzati per potenziare l’effetto di cannabis a basso contenuto di THC o CBD. Inoltre, nei prodotti commestibili si riscontrano sempre più spesso cannabinoidi (semi)sintetici.
CANNABINOIDI SINTETICI
L’EUDA mette in guardia contro la cannabis sintetica e semisintetica
Malta ne è un ottimo esempio. Nel 2021 Malta ha legalizzato la coltivazione domestica di quattro piante per nucleo familiare. A casa è consentito possedere 50 grammi, mentre in strada il limite è di sette grammi. Ufficialmente è consentito fumare solo a casa o in un locale, dove non sono ammessi minori. Anche in Lussemburgo si stanno verificando sviluppi in tal senso. Nel 2023 il Lussembur-
go ha autorizzato la coltivazione domestica di quattro piante. Tuttavia, fumare in pubblico resta ancora illegale. È consentito fumare cannabis solo al chiuso e non in presenza di minori. Nel 2024 si è parzialmente aperto anche il mercato della cannabis in Germania. A casa è consentito coltivare tre piante e detenere 50 grammi di erba. Per strada è consentito portare con sé 25 grammi. A
I cannabinoidi sintetici sono realizzati interamente a partire da sostanze chimiche di base. Per la produzione di questi cannabinoidi non è necessaria la pianta di cannabis. Fino a poco tempo fa, molti dei cannabinoidi sintetici provenivano dalla Cina. Quando nel 2021 la Cina ha iniziato a limitare l’esportazione di sostanze quali l’MDMB-4en-PINACA e l’ADB-BUTINACA, la disponibilità di tali sostanze sul mercato europeo è diminuita notevolmente. Nel frattempo, alcuni imprenditori europei lungimiranti sembrano aver colmato questa lacuna e ora tali sostanze vengono prodotte in Europa. Nel 2023, nei Paesi Bassi sono stati sequestrati 148 chili di MDMB-INACA. Questa sostanza
primo di questi è stato l’HHC (esaidrocannabinolo). Ormai l’HHC non è più legale in Europa. Il sistema è sempre in ritardo rispetto agli sviluppi, poiché già nel 2026 l’HHC verrà spesso sostituito dall’acetato di HHC o dall’esahidrocannabiforolo (HHC-P). Anche queste sostanze vengono ora prodotte in Europa. Secondo il rapporto europeo, non è stato studiato in modo approfondito se tali cannabinoidi semisintetici possano causare danni gravi, ma la descrizione di queste nuove sostanze non è affatto positiva. Queste sostanze vengono vendute online e, in alcuni Paesi, anche nei negozi e nei distributori automatici. Si trovano in un’ampia gamma di prodotti (legali), dalla cannabis lavorata e dai prodotti commestibili fino ai vaporizzatori. Il rapporto esprime soprattutto il timore che bambini e adolescenti possano entrare facilmente in contatto con prodotti contenenti cannabinoidi sintetici legali.
31
Droni utilizzati dai trafficanti di hashish
HASHISH PIÙ POTENTE È degna di nota la potenza dell’hashish sequestrato nel 2024. Con una percentuale media di THC pari al 24,6%, l’hashish era due volte più potente della cannabis sequestrata (12% di THC). Ciò significa che la percentuale di THC nell’hashish è aumentata del 66% tra il 2014 e il 2024, mentre quella nella cannabis è cresciuta del 19% nello stesso periodo. Tale differenza potrebbe essere correlata al fatto che in alcune zone del Marocco si utilizzano genetiche olandesi che producono percentuali di THC molto più elevate? È un peccato che non si sappia se le percentuali di CBD dell’hashish sequestrato siano diminuite o, forse, aumentate.
DRONI E MOTOSCAFI Il mercato è in movimento! Nel 2024 è stato
sequestrato il 42% in meno di hashish rispetto al 2023. Tale dato è determinato dalla Spagna, dove è stato sequestrato quasi la metà (45%) in meno di hashish. La spiegazione più logica è che la polizia spagnola im-
Spagna, nel 2024, è stata sequestrata anche una quantità di cannabis inferiore del 18%. È del tutto possibile che in Spagna sia stata semplicemente prodotta meno cannabis. E a giusto titolo. Infatti, in Belgio (+1075%)
“EUDA: Fino a poco tempo fa, gran parte dei cannabinoidi sintetici proveniva dalla Cina” pieghi meno risorse per intercettare i carichi di droga. Potrebbe anche essere correlato ai nuovi metodi di trasporto adottati dai trafficanti di hashish. Ad esempio, i contrabbandieri utilizzano droni e motoscafi. In
e nei Paesi Bassi (+278%) è stata invece sequestrata una quantità molto maggiore di cannabis. La cannabis sequestrata proveniva soprattutto dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Thailandia. Si tratta di partite di
cannabis coltivata legalmente e trasportata illegalmente in Europa.
CANNABIS DI CALI Già da qualche tempo, in molti coffee shop e altrove nei Paesi Bassi è possibile reperire cannabis di Cali di alta qualità a un prezzo ragionevole. È interessante osservare se le importazioni di cannabis dagli Stati Uniti e dal Canada continueranno a crescere o se torneranno a diminuire nel 2026. Ciò dovrebbe essere chiaramente percepibile sul mercato. A causa della cannabis proveniente dal Nord America e dei coltivatori che partecipano al programma sperimentale legale, il mercato della cannabis nei Paesi Bassi sembra aver subito un cambiamento strutturale. I prezzi sono relativamente bassi e la qualità relativamente alta. Inoltre, si sente parlare poco di carenze. www.euda.europa.eu
Growing
PPFD MAP @sudestfam
32
Come misurare e ottimizzare l'illuminazione di una grow room L'efficienza di una grow room dipende da diversi fattori e, tra questi, il sistema di illuminazione gioca sicuramente un ruolo di primo piano. Installare lampade potenti non significa necessariamente ottenere un ambiente illuminato in modo efficace e uniforme. A prima vista può sembrare che la luminosità sia distribuita omogeneamente e che tutte le piante ricevano la stessa quantità di radiazione, ma una misurazione più attenta, eseguita con gli strumenti e le conoscenze appropriate, può invece rivelare differenze significative tra una zona e l'altra della superficie coltivata.
luce che raggiunge le piante. Per questo bisogna introdurre il concetto di PPFD, che permette di quantificare la quantità di fotoni PAR che arriva su una determinata superficie. Il termine PPFD, acronimo di Photosynthetic Photon Flux Density, indica la quantità di fotoni della radiazione PAR che raggiunge una determinata superficie ogni secondo. Il valore viene espresso in micromoli per metro quadrato al secondo, µmol/m²/s, permette di capire quanta radiazione utile alla fotosintesi arriva effettivamente sulle piante. Il concetto di PPFD è diventato molto frequente da quando le illuminazioni LED hanno preso il sopravvento sul mercato.
suddividere la superficie coltivata in una griglia e stabilire diversi punti nei quali effettuare le misurazioni. Il numero dei punti dipende
LED E PPFD La diffusione dei sistemi di illuminazione LED nelle coltivazioni di cannabis indoor ha reso importante il concetto di PPFD. A differenza delle lampade HPS, la cui efficienza generalmente era valutata in base ai watt e ai lumen dichiarati dal produttore, i LED presentano una maggiore efficienza nell'emissione di radiazioni luminose utili alla fotosintesi. Quindi, per capire realmente quanta luce fotosinteticamente attiva arriva alla piante, è necessario prendere in considerazione il PPFD. Nonostante molti LED siano formati da sistemi multi-barra che coprono un'ampia superficie e che a prima vista sembrano distribuire la luce in maniera uniforme, i valori di PPFD non sempre sono gli stessi in tutti i punti della superficie. Infatti il valore può facilmente cambiare anche a pochi centimetri di distanza tra un punto e un altro, creando sostanziali differenze nella quantità di luce ricevuta dalle piante.
Schermata App misuratore PPFD per smartphone
COS'è LA MAPPATURA Per conoscere la reale distribuzione del PPFD all'interno della grow room è quindi necessario effettuare diverse misurazioni in punti differenti della superficie coltivata. I dati ottenuti permettono di realizzare una vera e propria mappatura
dalle dimensioni della superficie e dal livello di precisione che si vuole ottenere. Una griglia più fitta permette infatti di ottenere una rappresentazione più dettagliata della distribuzione del PPFD. Le misurazioni devono essere eseguite tutte
Quantum Meter
NOZIONI FONDAMENTALI Prima di passare alla parte pratica è necessario conoscere alcune nozioni fondamentali sulla misurazione della luce. Per questo è utile introdurre i termini PAR, PPFD, Lumen e Lux, con i quali il coltivatore dovrà familiarizzare. Il primo concetto da analizzare è quello di lumen. Il lumen è l'unità di misura del flusso luminoso e indica la quantità di luce emessa da una sorgente, in relazione alla sensibilità dell'occhio umano. Il valore in lumen viene utilizzato anche per descrivere le lampade al sodio ad alta pressione, comunemente conosciute con la sigla HPS, ma non rappresenta direttamente la quantità di radiazione utile alla fotosintesi.
Il lux indica invece l'illuminamento, ovvero quanti lumen raggiungono una superficie di un metro quadrato. Si tratta di una misura legata alla luce visibile e alla percezione dell'occhio umano, piuttosto che alla quantità di radiazione effettivamente utilizzabile dalle piante. Infatti la luce comprende una vasta gamma di lunghezze d'onda, ma non tutte vengono utilizzate dalle piante durante la fotosintesi. Con il termine PAR, acronimo di Photosynthetically Active Radiation, si indica la porzione dello spettro luminoso compresa generalmente tra 400 e 700 nanometri, ovvero quella considerata utile per i processi fotosintetici. Quindi il PAR indica quale parte della radiazione luminosa è utile alla fotosintesi, ma non fornisce informazioni sulla quantità di
“Il PAR indica quale parte della radiazione luminosa è utile alla fotosintesi” della luce, attraverso la quale è possibile individuare le zone con valori di PPFD maggiori o minori e di conseguenza intervenire per rendere la distribuzione della luce il più uniforme possibile.
GRIGLIA DI MISURAZIONE Per realizzare una mappa PPFD è necessario
alla stessa altezza, generalmente in corrispondenza della parte superiore della chioma, dove le foglie sono direttamente esposte alla luce. È quindi necessario stabilire un'altezza di riferimento ed effettuare le misurazioni mantenendo il sensore sempre alla stessa quota. Questo permette di confrontare correttamente i valori ottenuti nei diversi punti
33 della superficie. Per costruire la griglia si stabilisce il perimetro dell'area interessata e la si suddivide in righe e colonne di uguali dimensioni. La griglia può essere quadrata o rettangolare, in base alla forma della superficie coltivata. Ad esempio, dividendo l'area in tre colonne e tre righe si ottengono 9 celle, mentre con quattro colonne e quattro righe se ne ottengono 16. Ogni cella rappresenta una zona nella quale effettuare
QUANTUM METER
MISURAZIONE CON SMARTPHONE
Per eseguire la misurazione del PPFD, lo strumento più adatto è il quantum meter, progettato appositamente per rilevare la quantità di fotoni utili alla fotosintesi e fornire il risultato in µmol/ m²/s. Sul mercato si trovano facilmente modelli dal costo di alcune centinaia di euro. Il quantum meter generalmente è composto da due parti, il sensore PAR e il corpo di misurazione dotato di
Se non si dispone di un quantum meter, è possibile eseguire le misurazioni utilizzando uno smartphone abbinato a un apposito accessorio da applicare alla fotocamera. Nello specifico, si tratta di un diffusore ottico che viene applicato, tramite una clip, davanti alla fotocamera. Il diffusore permette di distribuire la luce in maniera più uniforme sul sensore della fotocamera, rendendo la rilevazione più adatta alla stima della radiazione PAR. Il segnale rilevato dalla fotocamera viene quindi elaborato da un'applicazione specifica, che riporta un valore di PPFD stimato in µmol/m²/s. Questo metodo risulta molto più economico, ma non riesce a garantire la stessa
verso i bordi della superficie illuminata, invece, l'influenza delle barre più lontane diminuisce e il valore di PPFD può ridursi. La mappa PPFD non serve soltanto a sapere dove c'è più o meno luce; serve a decidere come organizzare la coltivazione sulla superficie disponibile. Prima si misura, poi si interpreta la distribuzione e infine si decide se intervenire sulla posizione delle piante, sull'altezza della chioma o sull'illuminazione.
INTERVENIRE DOPO LA MAPPATURA La mappatura permette di capire se il sistema di illuminazione utilizzato distribuisce la luce in maniera uniforme e di individuare eventu-
“È possibile eseguire le misurazioni utilizzando uno smartphone abbinato a un apposito accessorio ” precisione di un apposito misuratore, infatti si tratta di valori stimati. Il metodo si potrebbe migliorare calibrando lo smartphone attraverso una comparazione diretta con un quantum meter.
ANALISI DELLA MAPPA
Mappe PPFD con distribuzione uniforme e con hotspot
la misurazione del PPFD, il punto esatto è il centro della cella. Aumentando il numero di righe e colonne si ottengono più punti di misurazione e una mappatura più dettagliata della distribuzione della luce. Per realizzarla fisicamente si può tracciare la griglia sulla superficie del pavimento utilizzando del nastro adesivo, facile da posizionare e da rimuovere al termine delle misurazioni. Il nastro adesivo di carta si presta molto bene per annotare le misurazioni. La numerazione delle celle, utilizzando numeri per le righe e lettere dell'alfabeto per le colonne, potrebbe tornare utile per non fare confusione con le annotazioni, soprattutto nel caso di griglie con numerosi punti di misurazione.
un display. Il sensore è progettato per rilevare la radiazione nella banda PAR, compresa indicativamente tra 400 e 700 nm. Il sensore deve essere posizionato in corrispondenza dei punti di misurazione tracciati sulla griglia, all'altezza stabilita, mantenuto perfettamente livellato in posizione orizzontale. Una volta posizionato il sensore, è necessario attendere che il valore visualizzato sul display si stabilizzi, quindi annotare il dato rilevato nella cella corrispondente. La procedura deve essere ripetuta per ogni punto della griglia, mantenendo invariate l'altezza e l'orientamento del sensore. Al termine della procedura si avranno a disposizione tutti i valori necessari per costruire la mappa PPFD.
Una volta riportati tutti i valori sulla griglia, è possibile analizzare la distribuzione del PPFD sulla superficie coltivata. Osservando i valori si possono individuare le zone in cui il PPFD risulta particolarmente alto rispetto alle aree circostanti, definite hotspot, e zone il cui valore è invece molto più basso, considerate aree di bassa intensità luminosa. Gli hotspot indicano quindi i punti in cui si concentra una maggiore quantità di luce, mentre le zone con valori più bassi evidenziano una minore disponibilità di radiazione fotosinteticamente attiva. Il confronto tra questi valori permette di capire quanto la distribuzione del PPFD sia uniforme sulla superficie coltivata e quanta luce effettivamente ricevono le singole piante. Queste differenze sono dovute a diversi fattori, tra cui l'angolazione con cui la luce viene emessa dai diodi, che in molti sistemi è intorno ai 120°, e alla disposizione delle barre. Nelle zone centrali, infatti, la luce può provenire contemporaneamente da più barre, creando una maggiore sovrapposizione dei fasci luminosi. Spostandosi
ali punti critici. Per migliorare la distribuzione della luce potrebbe essere utile installare un telo riflettente sulle pareti. Nel caso si disponga di più punti di illuminazione, si potrebbe invece intervenire sulla loro disposizione, allontanando oppure avvicinando i LED. Anche l'altezza delle lampade può influire sulla distribuzione del PPFD. Aumentando la distanza tra la fonte di luce e la superficie coltivata, la luce viene distribuita su un'area maggiore e le differenze tra le diverse zone possono ridursi, anche se allo stesso tempo diminuisce il valore di PPFD complessivo. In alcuni casi è necessario intervenire anche sulla posizione delle piante, ad esempio disponendo quelle più alte lungo i bordi, dove i valori di PPFD tendono a diminuire. In questo modo le parti apicali possono trovarsi più vicine alla fonte di luce ed evitare che le piante più alte facciano ombra a quelle di statura inferiore. Anche la gestione della chioma attraverso potature mirate permette di sfruttare al massimo la luce emessa su tutta la superficie. Una corretta distribuzione della luce permette di sfruttare meglio lo spazio disponibile e creare condizioni più uniformi per le piante. La mappatura del PPFD rappresenta uno strumento utile per conoscere e ottimizzare l'illuminazione della propria grow room.
SCAN ME
ALWAYS HIGH ON NEWS www.softsecrets.com
Interview
34
Di Fabrizio Dentini. Immagini di Cristian e Melissa
Alla ricerca della cannabis tra le meraviglie degli Stati Uniti Cristian e Melissa sono compagni da parecchi anni. La scorsa estate, una passione comune per i viaggi e l'avventura li ha portati a visitare gli Stati Uniti. Un contatto con le Sister of the Valley prima di partire e poi, dall'altro lato dell'oceano Atlantico per scoprire California, Arizona, Utah, Wyoming, Idaho, Nevada e di nuovo California. Ecco il racconto di un viaggio on the road dalle tinte molto cannabis friendly...
numerino, come in macelleria. Una volta che arriva il tuo turno devi essere svelto e deciso, non c’è spazio per la ricerca di un consiglio, devi già sapere cosa vuoi. Un po’ frustrante, neanche lo spaccino del parchetto sotto casa ti tratta così freddamente.
E dopo l'Arizona? Lasciataci anche l’Arizona alle spalle, entriamo nello Utah. Terra di mormoni e di uomini armati fino ai denti, con una cultura religiosa molto ben radicata, dove l’uso della Cannabis è proibito e limitato all’ambito medico e solo in casi di patologie gravi. Nonostante ciò, lo Utah sostiene i suoi pazienti con un voucher gratuito e mensile di ben 150$, per acquistare la propria terapia in farmacia.
Nella pratica che differenza vige fra farmacia e dispensario? La farmacia, come la intendiamo noi in Italia, la trovi in tutti i grandi supermercati, porti la tua ricetta e ti danno il farmaco. In questo caso parliamo invece delle Medical Cannabis Pharmacies. Questo tipo di “farmacia della Cannabis” serve solo pazienti in possesso di una prescrizione medica e della Medical Marijuana Card, una specie di carta d’identità specifica per la Cannabis [Ndr. Negli Stati
“C'erano questi svapo con un THC concentratissimo come fumare una canna pura con un solo tiro!” Uniti, la MMJ card è un documento di riconoscimento rilasciato dallo Stato che consente ai pazienti affetti da determinate patologie di acquistare, detenere e utilizzare legalmente cannabis a fini terapeutici. Poiché la marijuana rimane illegale a livello federale, non esiste una tessera nazionale, ma ogni Stato gestisce il proprio programma autonomo]. In queste farmacie, in genere, non vengono vendute infiorescenze da fumare, ma preparazioni standardizzate per uso medico come tinture, oli e capsule. L’aspetto è molto simile a quello di una farmacia tradizionale.
Come siete arrivati negli Stati Uniti e com'è iniziata la vostra avventura?
vi hanno colpito per la differenza con quanto si trova in Europa?
Tutto inizia col nostro arrivo a San Francisco, bolide ritirato e subito ci spostiamo verso il deserto del Mojave. È proprio lungo la strada, al crepuscolo, che dal finestrino ci inonda una folata di profumo sublime. Lo identifichiamo come proveniente da un camion, lungo la Highway. Decidiamo di seguirlo. È così che giungiamo al nostro primo dispensario di Cannabis, il Marvin’s MaryJ.
Melissa: mi ha colpito proprio la quantità di prodotti di ogni genere. Bustine colorate di ogni marchio, di ogni tipo, ogni varietà, ogni cosa. Cibi, cime da fumare, bevande. Cristian: Io invece posso dirvi una cosa. Intanto ho visto subito gli estratti con dei livelli di THC e il 80% era il minimo, il più scarso. Ma la cosa che mi ha più impressionato, perché secondo me loro gonfiano un po' come i pescatori quando pescano, c'erano delle cime di cannabis con il 42-43% di THC. O sono addizionate, o non è possibile. Poi c'era un sacco, come dice lei, di edibili. Io, che non sono fumatore, ne ho presi per esempio, ma abbiamo provato anche a prendere delle pastigliette di THC, tipo caramelle. Sulla confezione c'era scritto di cominciare con due, io ne ho prese tre, ma non mi hanno
Come si presentava? All’interno tre ragazzi molto alla mano ci hanno accolti e, tra una battuta e l’altra, ci hanno illustrato i loro prodotti e ci hanno seguito nella nostra scelta, posando anche per una foto per noi.
Durante il vostro viaggio quali prodotti
fatto quasi niente. Mi hanno lasciato abbastanza indifferente, ma lo sapevo già, perché insomma, avendo frequentato ambienti discoteca saturi negli anni che furono, non ho mai avuto grandi esperienze. Però, ripeto, la quantità incredibile di questi prodotti. Infine c'erano questi prodotti che hanno un THC concentratissimo, che non è neanche forse più THC, ma un'altra cosa. Fai solo un tiro e ti tira via, con uno svapo che ha una concentrazione...diciamo come fumare una canna pura, completa, con un solo tiro!
Dopo la California verso dove vi siete diretti? Usciamo dalla California per esplorare le meraviglie dell’Arizona. In Arizona, nonostante la legge sia come in California, il trattamento è decisamente diverso. Appena entri in un qualunque dispensario, ti viene fornito un
E un dispensario invece? Un dispensario invece serve ogni adulto maggiorenne (+21 anni) con un documento valido, sia chi la vuole per uso ricreativo, sia chi si presenta con una prescrizione medica. L’ambiente è molto più informale, con espositori colmi di prodotti. Il listino è decisamente più vasto. Si spazia tra decine di tipi di infiorescenze diverse, caramelle ed edibili di vario genere, vaporizzatori con cartucce usa e getta e accessori per ogni esigenza e desiderio. Nonostante questa vastità di scelta, l’hashish non lo si trova praticamente mai. Abbiamo capito poi che è perchè l’americano fuma solo joint puri, non fa mescola con il tabacco e senza tabacco l’hashish non si fuma.
Grazie per la digressione, andiamo adesso avanti con il viaggio... Ritornando al nostro viaggio invece, finiamo in
35 Sembrava veramente un film... Arrivati in città facciamo un giro di perlustrazione, tra le vie di questa cittadina così caratteristica. Infatti Mendocino, a partire dagli anni cinquanta, divenne ritrovo e comunità di artisti e hippie, anche se è divenuta famosa in realtà per essere la Cabot Cove de ‘La Signora in Giallo’. È proprio sulla costa, affacciato sull’oceano, che troviamo Sol de Mendocino. Qui ci accoglie una signora attempata, probabilmente una ex hippie, molto competente con cui abbiamo parlato a lungo. Questo è, tra l’altro, l’unico posto in cui abbiamo trovato dei semi da acquistare.
Per quale motivo? L’americano medio preferisce trovare il prodotto già pronto, troppo pigro per coltivarsi le sei piante previste per legge. Il nostro viaggio alla ricerca della Cannabis sta per giungere al termine, ma prima di raggiungere di nuovo San Francisco per imbarcarci, abbiamo un appuntamento speciale.
Spara...
Wyoming. Siamo qui per visitare il Parco dello Yellowstone, non di certo per la Cannabis. Infatti qui è decisamente illegale, tantè che lo stato ha addirittura rigettato la legge federale che toglie la Cannabis dalla tabella delle droghe pesanti per declassarli a droga leggera.
parco, per strada o in auto in movimento. Invece a Las Vegas, quando cala la notte, ogni regola viene stracciata ed un pesante e costante odore di Cannabis pervade le vie principali della città. D’altronde siamo nella Sin City, la città del peccato, e dei tossici ma di
Un’inconfondibile profumo entrava dalle bocchette della macchina, nulla si vedeva all’occhio, ma si sentiva benissimo a naso. L’unico indizio visivo erano dei nastrini colorati appesi agli alberi lungo la strada che servono ai coltivatori per orientarsi nella
Nonostante questo, con qualche piccola scorta nascosta, siamo comunque riusciti a fare una qualche fumatina illegale, tra i boschi dello Yellowstone mentre aspettavamo gli orsi che non abbiamo visto neanche per sbaglio. Se pensavamo che il Wyoming avesse delle regole rigide era solo perchè non eravamo ancora sbarcati in Idaho.
quelli veri, aggiungerei. In fondo la Cannabis è proprio l’ultimo “problema” di questa città.
foresta e delimitare i confini delle proprie zone. Prima di entrare in città ci fermiamo assetati in un paesino, che altro non era che un incrocio con due edifici. Entriamo in uno dei due, credendo fosse il bar. Era invece l’ufficio postale nel quale, alla vista di due stranieri come noi, è calato il gelo. Abbiamo chiesto del bar e ci hanno indicato l’altro edificio, dall’altra parte della strada. Usciamo e, come in un film comico, i due anziani signori dell’ufficio postale, ci seguono a ruota, incuriositi dalla nostra presenza. All’interno del bar, qualche altra anziana signora ci squadra da capo a piedi. Ottenuta la nostra Coca Cola, con una certa disinvoltura, chiediamo al nostro curioso pubblico: “Ma è possibile che, mentre guidavo in macchina, sentissi un forte odore di Cannabis?” Da dietro i suoi occhiali da sole anni ottanta, ci risponde lei, con una nuvola di capelli grigi e un sorriso tra il divertito e il beffardo: “Oh yes!”
Cosa cambia nell'Idaho? Qui è tutto illegalissimo, anche l’uso medico.
Immmagino non vi siate fermati molto, verso dove avete proseguito? Proseguendo siamo entrati in Nevada. Qui la storia cambia e cambia ancora di pù nella città di Las Vegas perché in Nevada la Cannabis è legale in ogni suo uso. La legge prevede che tu possa fumare nelle abitazioni private o in apposite sale autorizzate, ma che non si fumi in pubblico come ad esempio al
Non sembra ve la siate goduta per come la descrivete... In effetti siamo scappati a gambe levate dal degrado per rientrare in California e addentrarci in quella che viene chiamata la Emerald Triangle, il Triangolo di Smeraldo.
Ci volete parlare di questo triangolo leggendario per gli amanti della cannabis della scena statunitense? Si tratta di una zona della California settentrionale, delimitata dalle contee di Mendocino, Humboldt e Trinity, in cui si conta la più alta produzione di Cannabis di tutti gli Stati Uniti. Qui, la Cannabis, si coltiva dalla fine degli anni sessanta! Ed è proprio dirigendoci a Mendocino attraverso la foresta di sequoie, che ci giungono i primi segnali.
Le Sisters of the Valley ci aspettano per pranzo! Forse le conoscerete o forse no. Sono una piccola cooperativa di donne che produce artigianalmente unguenti, tinture e vari prodotti base di cannabis. Nonostante il loro abbigliamento possa trarre in inganno, non sono delle vere suore. Si definiscono come una comunità spirituale ecofemminista e promuovono guarigione naturale ed emancipazione femminile attraverso la loro filosofia chiamata SOLACE: Service, Obedience (to the moon cycles), Living simply, Activism, Chastity and Ecology. In poche parole:
compiere un atto di cura e compassione verso il corpo e lo spirito di chi soffre. Tutto questo viene attuato anche nei loro prodotti, fatti artigianalmente a partire dalla coltivazione delle piante, che segue i cicli lunari, passando poi per riti e preghiere. I loro prodotti sono tutti a base di CBD grazie alla varietà da loro creata, la Wee Bairn.
Quindi producono solo cannabis a bassa concentrazione di THC? Oltre alla coltivazione massiccia per la produzione, ci hanno confidato di avere una zona riservata per le loro piantine “ricreative”. Abbiamo comunque capito che nonostante tutto, sono un gruppo di donne che vivono insieme e se la spassano alla grande. Infatti, nonostante la castità sia tra i loro “voti”, una delle sorelle, si è trasferita con il compagno, e sebbene ci avessero detto di essere vegetariane, per pranzo ci hanno servito dell’ottimo pollo (vegetariano!).
DOWNLOAD TODAY!
WE GROW CANNABIS Award-Winning cannabis cultivation author Jorge Cervantes teams up with Seedsman for a FREE, comprehensive digital book on home growing. 100-page digital book
Beginner and advanced growers
270+ color images
Easy-to-follow cultivation examples
Interactive – Searchable
8 chapters of cultivation wisdom
Comprehensive guide to cannabis cultivation
Dedicated to increasing cannabis yields Discover the magic of cannabis!
E E R F K O O B www.marijuanagrowing.com/grow-cannabis-book
Co-Authors Chief Scientific Officer, Dr. Gary Yates Stefan Meyer Table of Contents • • • • • • • •
Cannabis Botany Life Cycle of Cannabis Cannabis Seeds & Seedlings Plan Your Garden Grow Room Setup Twelve-week Garden Harvest, Manicuring, Drying, Curing & Storage Diseases, Pests & Problems
JORGE CERVANTES Author Marijuana Horticulture. Legendary Jorge Cervantes, published in eight languages sold over a million copies worldwide.
/JoCerv
@jorgecervantesmj
@JorgeCervantes
@jorgecervantesmj
Jorge Cervantes
Jorge Cervantes
www.jorge-cervantes.com www.marijuanagrowing.com
Botanica
37
Di Bon Vivant
Calendario lunare Credenza agricola o realtà biologica?
Fin dalle prime civiltà agricole, la Luna influenza profondamente le credenze e le pratiche dei contadini. Già nel 2400 a.C., i primi calendari lunari mesopotamici strutturavano le pratiche religiose, amministrative e agricole. Ogni ciclo lunare completo dura circa 29,5 giorni. Viene definito mese sinodico, dal greco sýnodos che significa “incontro”, poiché corrisponde al ritorno della stessa fase lunare. L’ipotesi sembra, a prima vista, piuttosto intuitiva: se la Luna influenza gli oceani, potrebbe agire anche sulla circolazione dei fluidi nelle piante. Questa credenza sopravvive ancora oggi attraverso i calendari lunari, utilizzati tuttora da alcuni agricoltori per scandire la semina, il rinvaso o il raccolto. Una Luna crescente favorirebbe lo sviluppo della parte aerea, mentre una Luna calante stimolerebbe l’attività radicale. Tuttavia, rimane una domanda: questa tradizione si basa su un fenomeno biologico reale o su uno dei miti più persistenti del mondo vegetale?
Stoma di una foglia di pomodoro osservato al microscopio elettronico e ricolorato (foto di Charles Tschirhart, 2007)
Il fossile più antico della prima pianta vascolare appartiene al genere Cooksonia, caratterizzato da piccoli fusti ramificati a forma di «Y» che terminano con sporangi, privi di foglie e radici. (Fossile di Cooksonia, foto di Dave Ruskin, contea di Herkimer, Stato di New York, USA – Museo Reale dell’Ontario)
L’ipotesi di un’influenza della Luna sulla crescita delle piante si scontra con un limite fisico fondamentale: l’ordine di grandezza. La forza di marea lunare, spesso invocata per spiegare un’azione sui fluidi vegetali, raggiunge solo 0,0000011 m/s², vale a dire un’intensità circa 9 milioni di volte inferiore alla gravità terrestre (Mayoral et al., 2020, Agronomy). Una frequente confusione alimenta questa credenza: le maree non sono dovute alla semplice attrazione della Luna sull’acqua, ma a una differenza di attrazione gravitazionale tra diverse regioni della Terra. Poiché tali regioni sono separate da migliaia di chilometri, questa differenza è sufficiente a spostare immense masse d’acqua. Se si pensa a una pianta, invece, tale differenza diventa infinitesimale. La forza di marea esercitata tra la parte superiore e quella inferiore di uno stelo è di gran lunga troppo debole per influenzare realmente la circolazione dell’acqua o della linfa. Non si tratta quindi più di
sapere se la Luna sposti la linfa, ma quali meccanismi ne assicurino realmente la circolazione. Per capirlo, occorre risalire alla comparsa delle Tracheophyta, le prime piante vascolari, circa 425 milioni di anni fa. Tra queste figura la Cooksonia (Foto 1), uno dei generi più antichi conosciuti. Appaiono allora lo xilema, tessuto conduttore specializzato che trasporta l’acqua e i minerali, e il floema, che ridistribuisce gli zuccheri derivanti dalla fotosintesi (Taiz & Zeiger; Raven Biology of Plants). Il principale motore della circolazione dell’acqua nelle piante si trova nelle foglie, a livello degli stomi: minuscoli pori che assicurano gli scambi gassosi (Foto 2). Quando si aprono per assorbire l’anidride carbonica necessaria alla fotosintesi, una parte dell’acqua evapora: si tratta della traspirazione fogliare. Tale evaporazione crea una forza di trazione che provoca l’ascesa di una colonna
d’acqua continua dalle radici verso le foglie. L’intero meccanismo è reso possibile dalla coesione tra le molecole d’acqua, assicurata dai famosi legami idrogeno. Questo fenomeno si basa sul modello di coesione-tensione proposto da Henry Dixon e John Joly nel 1894. Pertanto, alla luce di questi meccanismi idraulici finemente regolati, l’ipotesi di un contributo gravitazionale diretto della Luna appare difficile da giustificare. Ma tralasciamo la gravità: e se la Luna agisse piuttosto attraverso la sua luce? Infatti, le piante non utilizzano la luce solo per nutrirsi, ma anche come punto di riferimento biologico. Grazie a sensori chiamati fitocromi, le piante analizzano la luminosità ambientale per adattare la propria crescita al ritmo del giorno e della notte. Questa ipotesi è stata approfondita in uno studio che ha messo a confronto piantine di senape indiana Brassica juncea coltivate al buio con quelle esposte al chiaro di luna (Singiri et al., 2023, Plants). I risultati evidenziano alterazioni legate allo stress e un miglioramento della crescita post-germinazione. Gli autori segnalano un aumento delle molecole coinvolte nei meccanismi di difesa. Questo suggerisce un “priming da stress”: una preparazione fisiologica che consente alla pianta di anticipare in modo più efficace determinati stress futuri. Questi risultati rimangono preliminari e sono stati ottenuti in condizioni sperimentali specifiche. Questi non consentono né di stabilire
l’esistenza di un meccanismo universale né di concludere che vi sia un effetto agronomico riproducibile su larga scala. Inoltre, una revisione pubblicata su Agronomy, basata su oltre un centinaio di studi, conclude che non vi sono prove sperimentali solide a sostegno di un’influenza misurabile della Luna sulla crescita delle piante (Mayoral et al., 2020). Tuttavia, occorre fare una precisazione. Il fatto che la Luna non abbia un effetto diretto sul funzionamento interno della pianta non significa che essa non svolga alcun ruolo nella natura che la circonda. La luce delle diverse fasi lunari modifica completamente il comportamento, l’attività e gli spostamenti di alcuni insetti, come le falene (Gaston et al., 2013; Kyba et al., 2017). In sintesi, la Luna forse non agisce sulla linfa, ma probabilmente su un intero ecosistema che coesiste con le piante, i cui effetti non sono ancora del tutto compresi. Questa influenza indiretta ci ricorda un’evidenza fondamentale: le piante non si evolvono mai in modo isolato, ma all’interno di una complessa rete di interazioni biologiche che collega microrganismi, insetti, impollinatori e ambiente. Pertanto, i meccanismi più determinanti del mondo vegetale sembrano dipendere meno da un’influenza celeste diretta che dalle interazioni invisibili che strutturano il vivente. Per secoli, gli agricoltori hanno cercato risposte nel cielo. Eppure, alcuni dei meccanismi biologici più complessi si svolgono proprio sotto i nostri piedi, nel cuore di pochi millimetri di suolo vivente.
1 Mister Canapa Semi | Cannabis light | estratti | olii | accessori smoking | vape | wellness&beauty | food&beverage
4
Piazza Schiavone, 19 - 20158 Milano Lun-Ven 10-17 continuato www.mister-canapa.com info@mister-canapa.com WhatsApp: 3519872410 : mister_canapa : Mister Canapa
1
2 Growerline, Pomezia Sede: Viale Alessandro Manzoni 33-35 Pomezia (RM) 00071 Tel. 0691801148 Cel. 3403824505 Orario: Dal Lunedì al Sabato Dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:30 Grow shop online www.growerline.com staff@growerline.com Semi di canapa da collezione su www.seedsline.com staff@seedsline.com
2
3 Legalized Via Carrozzieri a Monteoliveto, 5 80135 NAPOLI Lunedì - Sabato 10.00 - 13.30 15.30 - 20.30 www.legalized.it | info@legalized.it twitter@infolegalized facebook Legalized Napoli NON VENDERE CIO' CHE COLTIVI
4 Sea of Green - Trust in Nature Lo storico Hemp & Grow shop dell'Alto Adige Web: www.seaofgreen.it B2B: b2b.seaofgreen.it Instagram: sea_of_green_italy & Facebook: @SeaOfGreenShop E-Mail: info@seaofgreen.it
5
Via Goethe, 99/101, 39012 Merano BZ, Italia Tel: +39 0473 69 25 09 OFFICIAL ITALY SALES REPRESENTATIVE
5 City Jungle Via Longarone, 34 33100 Udine Tel.: 347.2582098 cityjungle@email.it www.cityjungle.it
Orari:
3
6
Da Martedi' a Venerdi' 10.00/13.00 - 15.30/19.30 Sabato 10.00/17.00 continuato
6
Orangebud the Club Piazza sedile del campo, 7 (Largo Campo), Salerno +39-3389528864
lun: 17:00 - 21:00 mar-sab: 10:00 - 13:00 / 17:00 - 21:00 domenica e lunedì mattina chiuso
Orangebud point
Via porta di mare, 31, Salerno Aperto h24 (distributori self service)
www.orangebud.it
Background
40
Che cos’è una terp pen e come funziona? Guida completa per principianti
Man mano che la tecnologia per il consumo di cannabis continua ad evolversi, gli utilizzatori sono alla ricerca di dispositivi che offrano praticità, efficienza e un’esperienza più pulita. I metodi tradizionali, come fumare le cime o utilizzare ingombranti dab rig, hanno ancora la loro ragion d’essere, ma molti consumatori ora preferiscono soluzioni portatili che si adattino agli stili di vita moderni. Tra queste innovazioni, le terp pen hanno suscitato notevole interesse per la loro semplicità ed efficacia. Sia che siate alle prime armi con i concentrati o che stiate cercando un modo più discreto per usufruirne, capire come funziona una terp pen può aiutarvi a prendere decisioni informate. Questi dispositivi compatti sono progettati per erogare vapore ricco di aromi senza la complessità associata ai metodi tradizionali di consumo dei concentrati, rendendoli sempre più popolari sia tra i principianti che tra gli utilizzatori esperti.
Capire cos’è una terp pen Una terp pen è un dispositivo vaporizzatore portatile progettato specificamente per il consumo di concentrati di cannabis. A differenza dei vaporizzatori più grandi o dei tradizionali dab rig che richiedono molteplici componenti, una terp pen combina praticità e funzionalità in un dispositivo portatile compatto. Il suo design consente agli utilizzatori di godersi i concentrati senza bisogno di torce, rig in vetro o lunghe procedure di allestimento.
in un design aerodinamico. La loro portabilità le rende adatte a chi apprezza la discrezione e la facilità d’uso, pur desiderando poter consumare concentrati di alta qualità.
Come funziona una terp pen? Il principio di funzionamento di una terp pen è relativamente semplice. Il dispositivo contiene una batteria ricaricabile che alimenta una bobina riscaldante o un elemento riscaldante in ceramica. Una volta attivato, il componente riscaldante raggiunge una temperatura sufficiente a vaporizzare i concentrati di cannabis senza provocare combustione.
Il nome deriva dai terpeni, i composti aromatici presenti nella cannabis e in molte altre piante. I terpeni contribuiscono in modo significativo ai profili di sapore e aroma, e le terp pen sono spesso scelte perché aiutano a preservare queste caratteristiche durante la vaporizzazione. Riscaldando i concentrati in modo efficiente, consentono agli utilizzatori di apprezzare le sfumature dei diversi prodotti concentrati.
A differenza di molti vaporizzatori che richiedono il caricamento preventivo dei concentrati in una camera, una terp pen utilizza spesso un approccio a contatto diretto. Gli utenti devono semplicemente avvicinare la punta riscaldata alla fonte di concentrato mentre inalano attraverso il bocchino. Il concentrato si vaporizza istantaneamente e attraversa il dispositivo sotto forma di vapore inalabile.
La maggior parte delle terp pen è dotata di batteria, elemento riscaldante e bocchino integrati
Questo meccanismo semplice elimina molte delle fasi di preparazione associate al consu-
mo tradizionale dei concentrati. Il processo è rapido, efficiente e di facile apprendimento, il che spiega in parte perché le terp pen siano diventate interessanti per chi è alla ricerca di un’esperienza più accessibile.
Componenti chiave di una terp pen La batteria funge da fonte di alimentazione per l’intero dispositivo. La maggior parte delle terp pen utilizza batterie ricaricabili agli ioni di litio che garantiscono prestazioni costanti nel corso di più sessioni. A seconda del modello, le batterie possono offrire diverse impostazioni di tensione che influenzano la produzione di vapore e l’intensità dell’aroma. L’elemento riscaldante è uno dei componenti più importanti. Molti dispositivi utilizzano materiali in quarzo o ceramica poiché si riscaldano rapidamente e in modo uniforme. Questi materiali vengono spesso scelti per la loro capacità di preservare l’aroma riducendo al minimo il rischio di bruciare i concentrati. Il bocchino e il sistema di flusso d’aria completano il design. Insieme, questi componenti contribuiscono a erogare un vapore morbido,
41
garantendo al contempo il comfort durante l’inalazione. Un sistema di flusso d’aria ben progettato può migliorare significativamente l’esperienza complessiva, garantendo una produzione di vapore costante e un rilascio ottimale del sapore.
Le terp pen offrono un’alternativa più snella. Il loro design compatto elimina la necessità di fiamme libere e di attrezzature ingombranti. Questa praticità attrae chi desidera un metodo più semplice senza rinunciare all’accesso ai prodotti a base di concentrati.
Principali benefici e vantaggi dell’utilizzo di una terp pen
Un’altra importante differenza riguarda l’accessibilità. I rig tradizionali richiedono spesso una certa esperienza per ottenere temperature di riscaldamento e una qualità del vapore ottimali. Le terp pen riducono gran parte di questa curva di apprendimento, rendendole
Uno dei maggiori vantaggi è la portabilità. I tradizionali dab rig richiedono diversi componenti e sono generalmente limitati all’uso domestico. Una terp pen, al contrario, può stare in una tasca o in una piccola borsa, il che la rende molto più comoda per gli utenti che si spostano frequentemente. La facilità d’uso rappresenta un altro importante vantaggio. I nuovi utilizzatori spesso trovano intimidatorio il consumo di concentrati a causa degli strumenti e delle tecniche necessarie. Le terp pen semplificano notevolmente il processo, riducendo le barriere all’accesso pur garantendo gli effetti e gli aromi associati ai concentrati. Molti utenti apprezzano inoltre l’esperienza più pulita. Poiché il dispositivo vaporizza i concentrati anziché bruciarli, spesso l’odore è minore rispetto ai metodi tradizionali di fumo. Questa caratteristica contribuisce alla discrezione e può creare un ambiente più piacevole sia per gli utilizzatori che per chi li circonda.
Terp pen vs. Dab Rig tradizionale: qual è la differenza? I dab rig tradizionali sono stati a lungo considerati lo standard per il consumo di concentrati. In genere comprendono un rig in vetro, un chiodo o un banger, un cannello e vari accessori. Sebbene molti appassionati apprezzino il rituale e la personalizzazione che offrono, questa configurazione può risultare ingombrante per l’uso quotidiano.
Altrettanto importante è una manutenzione regolare. Con il passare del tempo, sull’elemento riscaldante e su altri componenti possono accumularsi residui. Pulire il dispositivo secondo le raccomandazioni del produttore aiuta a mantenere le prestazioni, la qualità del sapore e la durata nel tempo. Non va trascurata la cura della batteria. Mantenere il dispositivo correttamente carico ed evitare un eccessivo scaricamento della batteria può contribuire a garantirne un funzionamento affidabile. Pratiche di ricarica
“Una terp pen è un dispositivo di vaporizzazione compatto progettato per semplificare il consumo dei concentrati di cannabis, preservandone al contempo il sapore e la praticità” accessibili anche agli utenti che potrebbero non avere familiarità con le tecniche di consumo dei concentrati.
responsabili aiutano inoltre a prolungare la durata dei componenti ricaricabili e a garantire prestazioni costanti nel tempo.
Consigli per ottenere la migliore esperienza
La crescente popolarità dei dispositivi portatili per concentrati
L’utilizzo di concentrati di qualità è uno dei modi più efficaci per migliorare i risultati. Il sapore, la consistenza e la purezza del concentrato influenzano direttamente la qualità del vapore e la soddisfazione complessiva. Scegliere prodotti affidabili può contribuire a massimizzare i benefici del dispositivo.
Le preferenze dei consumatori continuano a orientarsi verso prodotti che uniscono praticità e prestazioni. Le tendenze del settore mostrano un crescente interesse per i dispositivi di vaporizzazione portatili, poiché gli utilizzatori cercano alternative ai metodi di consumo più tradizionali. Le terp pen s’inseriscono perfetta-
mente in questa tendenza più ampia verso la semplicità e la mobilità. Anche i progressi nella tecnologia di riscaldamento hanno contribuito alla loro popolarità. I produttori continuano a perfezionare l’efficienza della batteria, l’uniformità del riscaldamento e la durata del dispositivo, ottenendo prodotti in grado di offrire esperienze sempre più affidabili. Questi miglioramenti rendono le terp pen interessanti per un’ampia gamma di consumatori. Man mano che si diffonde la conoscenza sui prodotti a base di cannabis, gli utilizzatori stanno diventando più selettivi riguardo alle modalità di consumo dei concentrati. Molti danno priorità alla conservazione del sapore, alla facilità d’uso e alla portabilità, aspetti che si allineano perfettamente con i punti di forza della tecnologia delle terp pen.
Conclusione Una terp pen è un dispositivo di vaporizzazione compatto progettato per semplificare il consumo di concentrati di cannabis, preservandone al contempo il sapore e la praticità. Utilizzando un elemento riscaldante alimentato a batteria per vaporizzare direttamente i concentrati, elimina gran parte della complessità associata ai tradizionali dab rig e ad altri metodi di consumo dei concentrati. Per chi è alla ricerca di un’opzione portatile, intuitiva ed efficiente, le terp pen rappresentano una soluzione pratica. La loro combinazione di accessibilità, discrezione e prestazioni ha contribuito ad affermarle come una scelta popolare tra i moderni consumatori di cannabis, e la loro continua evoluzione suggerisce che rimarranno una parte importante del panorama dei concentrati per gli anni a venire.
2026
WINNER DELTA 9 POTENCYCUP
ZAP GOV DIZZY DUCK DOWN TOWN
THC 61.01 GOOD
TERPS TESTED BY
9.86 GOOD
2026
WINNER BLACK AMNESIA DIZZY DUCK
THC 20
TERPS TESTED BY
3.48
Social Media
44
Di Charles Stoner, Immagini di YouTube
VIDEO STORICI GENERATI DALL’IA SU YOUTUBE Spazzatura generata dall’IA o perle storiche?
Su YouTube, TikTok e Instagram, negli ultimi anni è emerso un nuovo genere di grande impatto che sta rapidamente attirando milioni di spettatori: video generati dall’IA in cui un influencer moderno viaggia indietro nel tempo e attraversa periodi storici come un vlogger. L’esempio più noto e di maggior successo è Chloe vs History. Questa ragazza entusiasta che indossa un piumino, assaggia una torta di anguilla in un mercato della Londra dei Tudor, cerca di avvertire il capitano del Titanic dell’iceberg, fa il bagno nell’antica Roma o corre per le strade di Pompei mentre il Vesuvio erutta, ma in realtà non esiste. È stata interamente creata con l’intelligenza artificiale dal creator britannico Jonathan Laramy, originario del Gloucestershire.
Il concetto è tanto semplice quanto efficace. Chloe parla direttamente alla telecamera, reagisce con sorpresa, divertimento o lieve panico a ciò che vede e unisce il gergo moderno e l’energia tipica degli influencer con fatti e osservazioni storiche. Si comporta esattamente come una vlogger di viaggi contemporanea, ma ambientata nel 79 d.C., nel 1536 o nel 1912. I video sul Titanic, sulla Londra dei Tudor, sull’antica Roma, sull’antico Egitto o persino sul 10.000 a.C. hanno avuto milioni di visualizzazioni. Il canale è cresciuto in breve tempo fino a raggiungere centinaia di migliaia di iscritti e decine di milioni di visualizzazioni. Molti spettatori inizialmente pensavano che Chloe fosse una donna reale che, in qualche modo, fosse finita in un passato creato dall’intelligenza artificiale. Solo quando testate giornalistiche come Sky News hanno rintracciato il creatore e pubblicato interviste con lo stesso è diventato chiaro che tutto è sintetico: il suo volto, la voce, le espressioni facciali, i movimenti e gli sfondi storici. Laramy, un millennial britannico senza formazione formale nel campo della produzione cinematografica, ha realizzato il canale utilizzando strumenti avanzati di intelligenza artificiale. Utilizza modelli linguistici come Claude per le sceneggiature e i dialoghi, e modelli di generazione video come Seedance 2.0 (e le sue varianti successive) per creare le scene. Il risultato è talmente convincente che molte persone hanno difficoltà a rendersi immediatamente conto che non si tratta di riprese reali. Questo è proprio il punto di forza – e al contempo il
Si registra inoltre un impatto più ampio sul panorama mediatico. Gli storici veri e propri, i registi di documentari e gli YouTuber che dedicano mesi alla ricerca, visitando archivi e redigendo con cura le sceneggiature, si trovano a dover affrontare la concorrenza di contenuti che possono essere prodotti in una frazione del tempo. L’algoritmo di YouTube spesso premia ciò che genera molte visualizzazioni e tempo di visione, non necessariamente ciò che è più accurato. Di conseguenza, contenuti generati dall’IA superficiali o leggermente distorti possono sottrarre attenzione a lavori più approfonditi. In casi estremi, questo può contribuire a una sottile riscrittura dell’immagine collettiva del passato, in cui gli stereotipi vengono rafforzati o le sfumature scompaiono.
problema – di questo tipo di contenuti. Questo successo non è un caso isolato. I modelli video avanzati basati sull’IA hanno drasticamente abbassato la soglia per la creazione di scene storiche realistiche. Mentre i canali storici tradizionali dedicano settimane o mesi alla ricerca, alle registrazioni delle voci fuori campo, alle immagini d’archivio o alle ricostruzioni e al montaggio, i creatori che utilizzano l’IA possono produrre contenuti in modo più rapido ed economico. Accanto a format di qualità relativamente elevata come Chloe vs History, stanno comparendo numerose altre varianti. Esistono canali con video lunghi e monotoni di “storia noiosa”, della durata di una o due ore, pensati per accompagnare il sonno, con una voce generata dall’IA e immagini generiche o semi-realistiche. Esistono brevi clip virali che ricreano momenti famosi, dall’assalto al Campidoglio nell’antichità alle battaglie o alla vita quotidiana della gente comune. Altri creator ripropongono il formato del vlog sui viaggi nel tempo con i propri personaggi generati dall’IA: Nova vs History, Janella Through Time e canali simili cercano di replicare la stessa formula. Il fenomeno esercita un chiaro fascino. La storia diventa improvvisamente accessibile, visiva e divertente. Gli spettatori più giovani, che trovano noiosi i libri di scuola o i documentari tradizionali, guarderanno comunque un influencer che cammina per le strade dell’antica Roma, inizia a chiacchierare con un cittadino romano o fugge in preda al panico dalla cenere che cade a Pompei.
Allo stesso tempo, esiste un rischio notevole e crescente. Storici, fact-checker e YouTuber specializzati segnalano ripetutamente errori e anacronismi. Nei video sul Medioevo o sull’età moderna, le persone indossano spesso stracci marroni e spenti, mentre le fonti storiche dimostrano che la gente amava i colori e i tessuti variopinti. Nel XIV secolo compare una maschera a becco, sebbene quel tipo di maschera sia diventato noto solo nel XVII secolo. A Cleopatra viene talvolta attribuito un aspetto troppo egiziano, mentre era di origini macedone-greche. Le strade sono troppo fangose o troppo deserte, gli abiti non sono coordinati, oppure oggetti di uso quotidiano appartenenti a periodi successivi finiscono accidentalmente nell’inquadratura. Poiché le immagini sono così fotorealistiche e coinvolgenti, queste inesattezze vengono percepite più rapidamente come «vere» rispetto a un testo scritto o a un documentario tradizionale in cui vengono discusse le fonti.
Il quadro più ampio è che l’IA rende ancora più labile il confine tra istruzione, intrattenimento e disinformazione. Gli spettatori devono diventare più critici che mai: chi ha realizzato questo contenuto? Quali fonti ne costituiscono la base? Dove finisce la ricostruzione storica e dove inizia la fantasia o l’algoritmo? Le piattaforme e i creatori hanno la responsabilità di garantire una maggiore trasparenza sull’uso dell’IA, ad esempio attraverso etichette chiare. I consumatori hanno il compito di non prendere tutto per oro colato, per quanto convincente possa essere il sorriso dell’influencer virtuale rivolto alla telecamera. Chloe vs History e l’ondata di canali simili dimostra-
Chloe alla battaglia di Hastings nel 1066 Creator come Laramy sostengono che il loro obiettivo è quello di suscitare nelle giovani generazioni maggiore interesse per le diverse epoche passate. Alcuni insegnanti prendono persino in considerazione l’utilizzo di questi video come materiale illustrativo in classe, poiché stimolano l’immaginazione in un modo che il solo testo non è in grado di fare.
no quanto sia diventato potente questo mezzo. L’IA può far rivivere il passato in modo incredibilmente vivido e suscitare l’interesse di persone che altrimenti non aprirebbero mai un libro di storia. Allo stesso tempo, questo mette in luce quanto sia vulnerabile la nostra conoscenza del passato in un’epoca in cui le immagini stanno diventando sempre più facili da manipolare. Il viaggio virtuale nel tempo è impressionante, ma in definitiva rimane una costruzione. Chiunque guardi i video farebbe bene a considerarli una fonte di ispirazione – per poi tornare a fonti affidabili, libri e veri storici. Solo in questo modo la storia rimane qualcosa di più di una bella, ma talvolta fuorviante, favola generata dall’intelligenza artificiale.
Media @sudestfamily
PODCAST
45
Illegale Ci sono ambienti che esistono ma sono invisibili, realtà che vivono ma non vengono raccontate. E poi c’è la cultura underground, quella che viene dal basso, che nasce nelle periferie, nei centri sociali, sulle panchine di cemento e negli spazi lasciati ai margini, e che Kento, rapper e scrittore di origini calabresi, ha deciso di raccontare. Con Illegale, un podcast composto da 18 puntate, Kento attraversa sei città italiane, precisamente Roma, Torino, Milano, Napoli, Palermo e Reggio Calabria, incontrando per ognuna tre situazioni o realtà differenti. Si passa dalla musica alle arti visive, dalla poesia alle esperienze sociali, fino a quelle forme di cultura di strada che difficilmente trovano spazio nei circuiti convenzionali e che spesso non interessano al mainstream. Kento è probabilmente il personaggio più adatto per il compito che si è dato. Lui stesso è parte integrante di questi ambienti e, soprattutto, ne conosce i linguaggi. Per questo il suo racconto non ha il tono di chi osserva una realtà dall’esterno, ma quello di chi ci è dentro e sa come muoversi al suo interno. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del podcast, che non cerca di dare una definizione dell’underground italiano ma che semplicemente ne racconta alcune sfaccettature.
BOOKS THC. Storie di tetraidrocannabinolo Presentato al pubblico da pochissimi mesi, THC, di Gianluca Cicinelli è un libro che parla di cannabis ma non è sulla cannabis. Piuttosto la molecola magica fa da collante e offre al lettore un punto di vista diverso per comprendere i personaggi al centro dei dodici racconti racchiusi all'interno delle pagine del libro. Più che di racconti, si tratta di storie di vita, di chi ha scelto di stare ai margini della società, di non scendere a compromessi e continuare a cercare un senso nella propria vita nonostante i continui schiaffi in faccia. Gente che, nonostante le ripetute sconfitte, continua a cercare una propria strada, gli stessi che evitiamo quando gli incrociamo alla fermata del bus, considerati pazzi ma che in realtà, forse proprio fuori di testa non sono. L'autore, con un tono ironico e disincantato, racconta storie capaci di passare dal noir alla commedia, fino al dramma, usando situazioni assurde, marginali e ai limiti del paradossale. Mario Er Perso ed Er Cannuccia sono due dei personaggi che popolano il libro, legati a quell'immaginario delle periferie romane che l'autore sembra conoscere bene e che racconta con una scrittura quasi in presa diretta. Infatti Cicinelli è un giornalista, con una lunga carriera nel giornalismo di inchiesta, un fattore che rende il libro molto efficace per rappresentare persone e realtà che normalmente rimangono ai margini. Il risultato è un libro che, dietro l'ironia e le situazioni al limite del paradosso, finisce per mettere in discussione il confine tra normalità e follia, lasciando al lettore il compito di decidere da che parte stare.
FILM Silo Giunta alla terza stagione, la serie tv Silo, creata da Graham Yost e tratta dall'omonima trilogia di romanzi scritti da Hugh Hovey, è una serie di fantascienza distopica che racconta la storia dell'umanità finita all'interno di un silo costruito a centinaia di metri sottoterra. Il silo è strutturato come una città su 144 livelli o piani differenti, abitato da circa dieci mila persone ed equipaggiato di tutto il necessario per vivere in forma del tutto indipendente dall'ambiente esterno che si pensa sia ancora contaminato a seguito di una guerra nucleare avvenuta sul pianeta Terra alcune centinai di anni prima. O almeno questo è ciò che apparentemente sembra agli abitanti del silo. Juliette Nicholson, interpretata da Rebecca Ferguson, è la protagonista della serie, che dai bassi fondi del gigantesco rifugio atomico rompe la monotonia del silo, fatto di ordine e obbedienza assoluta, mettendo in discussione le certezze su cui la società si era retta fino a quel momento. Il ritmo della narrazione è fatto in modo da creare mistero e suscitare una continua suspense mista alla curiosità di capire come possa funzionare la vita nelle profondità del pianeta, di conoscere chi ha avuto l'eccentrica idea e le capacità di realizzare un esperimento del genere durato secoli. La serie si distingue anche per una fotografia particolarmente curata, capace di valorizzare gli oscuri ambienti claustrofobici. Tra controllo sociale, censura, memoria e costruzione della verità, la serie racconta uno scenario distopico che, pur sembrando lontano, non è poi così estraneo alla realtà.
MUSIC Shy Girl In Dub! Dalle sonorità tipiche del vecchio roots, old school, puro e crudo, Shy Girl In Dub!, l'ultimo album di Hollie Cook, non è solo una rivisitazione in chiave dub dell'album che lo ha preceduto, Shy Girl, uno dei lavori più interessanti del reggae degli ultimi anni. La splendida voce di Hollie, che sembra uscire direttamente dagli anni d'oro del genere, una sorta di Marcia Griffiths del nuovo millennio, è affiancata dal talento di Ben McKone, produttore e musicista britannico conosciuto soprattutto nell'ambiente reggae e dub. McKone ha letteralmente smontato pezzo per pezzo Shy Girl, album di cui era già produttore, per poi ricostruirlo attraverso un approccio rigorosamente analogico. I mix sono stati eseguiti dal vivo, utilizzando il banco di missaggio come un vero e proprio strumento musicale e lavorando con delay, tape echo, riverberi, filtri ed effetti. L'album inizia con il brano che dà il nome al disco, Shy Dub. Qui basso e batteria diventano l'ossatura del brano, mentre frammenti della voce vengono proiettati nello spazio attraverso gli effetti, rendendo il pezzo più ipnotico e dilatato. Un brano fortemente orientato al sound system, che introduce perfettamente l'atmosfera del resto dell'album. Night Dub è senza ombra di dubbio tra i brani più riusciti. Con la partecipazione di Horseman, il pezzo trasporta l'ascoltatore in un vero viaggio nella Jamaica degli anni '70, tra ritmiche roots ed effetti dub. Segue Dubbing On, dal ritmo sostenuto e coinvolgente, che richiama immediatamente la dimensione della danza, per arrivare a Dub Me In Your Arms, ricco di elementi sonori e costruito attorno al ritmo pulsante del basso. Quello che rende interessante Shy Girl In Dub! è soprattutto il modo in cui McKone interviene sulla struttura dei brani. Non si limita ad aggiungere riverberi ed echi alle registrazioni originali, ma ne modifica completamente gli equilibri. Il risultato è un album che conserva l'identità melodica di Hollie Cook, ma la osserva da una prospettiva completamente diversa, più fisica e orientata al sound system.
Colofon
Indice pubblicità Nome
Soft Secrets Italia è pubblicato da: Discover Publisher BV Bruistensingel 400, 5232 AG ‘s Hertogenbosch, Paesi Bassi Tel: +31 (0)6 13 00 65 33 E-mail: info@softsecrets.nl Sito internet: www.softsecrets.com Editore: Cliff Cremer Collaboratori: Jorge Cervantes, Fabrizo Dentini, Sudestfam, Olivier F., Stoney Tark, Mr. Jose, Hortizan, Dryas, Bosterix, José T. Gállego, Yakandi e tanti altri. Traduzioni: Valefizz Indirizzo redazione: Soft Secrets Italia E-Mail: info@softsecrets.nl Pubblicità: Fabrizio E-mail: fabrizio@softsecrets.nl Tel: +31(0)39 - 36 65 44 66 94 Soft Secrets is printed by Coldset Printing Partners, Paal-Beringen, Belgium www.coldsetprintingpartners.be
La voce dell’editore: Soft Secrets è una rivista bimestrale gratuita pubblicata nei Paesi Bassi (con il nome di Highlife), Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca e Cile. A livello mondiale è in corso un processo di relativa liberalizzazione dell’uso della can-
nabis, che sia per scopi medici o ricreativi. Diversi Paesi hanno legalizzato la cannabis per separare le droghe leggere da quelle pesanti, come dimostrato in Olanda. Altri Paesi hanno legalizzato l’uso della cannabis per uso medico, ivi incluso il diritto di coltivare piante di cannabis per uso personale. L’editore si propone di mettere in luce il processo di normalizzazione dell’uso della cannabis. Questo presuppone che l’editore non sia necessariamente d’accordo su tutto ciò che figura negli articoli e nelle pubblicità che appaiono sulla rivista. L’editore si discosta quindi in modo esplicito da dichiarazioni o immagini pubblicate che potrebbero dare adito a pensare che siano stati approvati l’uso e/o la produzione di cannabis. Nulla della presente pubblicazione potrà essere copiato o riprodotto in qualsiasi formato senza previa autorizzazione dell’editore e di altri titolari del copyright. L’editore non assume alcuna responsabilità in merito al contenuto e/o al punto di vista degli annunci pubblicitari. L’editore non assume alcuna responsabilità per eventuali documenti presentati indesiderati. L’editore ha cercato di contattare tutti i titolari del copyright di fotografie e/o immagini. Coloro che ritengono ancora di avere diritto ai suddetti diritti sono pregati di contattare l’editore.
Pagina
46
Atami ������������������������������������������������������������������� 7
Indoorline ��������������������������������������������������������� 13
Canapando ��������������������������������������������������������� 1
Legalized ����������������������������������������������������� 38/39
Canapando ��������������������������������������������������������� 2
Microgenetica ���������������������������������������������������� 1
Canna ������������������������������������������������������������������ 1
Mister Canapa �������������������������������������������� 38/39
Canna ���������������������������������������������������������������� 48
Near Dark ��������������������������������������������������������� 31
Cannafest ��������������������������������������������������������� 17
Old J Seeds ���������������������������������������������������������� 1
Cervantes ��������������������������������������������������������� 36
Orange Bud ������������������������������������������������ 38/39
Cime di Montagna ��������������������������������������������� 1
Paradise Seeds ��������������������������������������������������� 1
City Jungle ��������������������������������������������������� 38/39
Rosenthal ��������������������������������������������������������� 20
Fior Di Canapa �������������������������������������������������� 15
Sea of Green ����������������������������������������������� 38/39
Ganja Farmer ��������������������������������������������������� 29
Soft Secrets ������������������������������������������������������ 47
Growerline ������������������������������������������������� 38/39
Storz-Bickel �������������������������������������������������������� 1
Idroindoor ���������������������������������������������������������� 1
Terra Aquatica ���������������������������������������������������� 8
Il prossimo imperdibile numero esce il
27 Novembre 2026
SEGUITECI SU TUTTE LE NOSTRE PIATTAFORME:
NO LIMITS, JUST GROWTH. FEED YOUR CURIOSITY.
www.softsecrets.com
CANNa SILICA La prossima generazione di supporto al silicio
Aumenta la resistenza
Nanotecnologia
Rafforza le pareti cellulari
www.canna-it.com