Ferdinando DE SIMONE
CAMILLO VENTURA MESSIA DE PRADO alias IL PRINCIPE DI CAROVIGNO
CAROVIGNO SETTEMBRE 2012-2020
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PREFAZIONE Ho iniziato a occuparmi di Camillo Ventura Messia de Prado, alias Il Principe di Carovigno, nell'ormai lontano 1998 quand'ero direttore didattico del 1° Circolo di Carovigno, allorché l'insegnante Antonella Zaccaria mi rappresentò quello che Enzo Biagi aveva scritto ne L'albero dai fiori bianchi, riguardo appunto al Principe di Carovigno. E così facendo, innescò in me l'assillo della ricerca che, come una sorta di impegno morale, mi portò a investigare sul misterioso caso del Principe di Carovigno, e a dare risposte all'interrogativo posto da Enzo Biagi: "... e se fosse stato davvero un grande?". Il primo passo fu prendere contatto con la scuola elementare Giovanni XXIII di Lizzano in Belvedere, e quindi con gli insegnanti ivi in servizio. E perché con gli insegnanti? Perchè l'insegnante elementare è naturaliter impregnato, e abitualiter si impregna, di storia locale. Con pronta disponibilità gli insegnanti ANTONIO BARUFFI e GLORIA FORMAGLIO mi inviarono il materiale che avevano reperito in loco, ivi compresa la testimonianza della Signora Irene Biasi. Mi misi anche in contatto con il Dott. GIOVANI PORCELLA del Centro Documentario storico di Viareggio, il quale mi mandò la fotocopia della pag. 241 del libro di Francesco Bergamini, Le mille e una ... notizia di vita viareggina 1169/1940, afferente alle elezioni politiche del Collegio di Pietrasanta (21 e 28 marzo 1897). Antonella Zaccaria contattò poi il Comune di Viareggio, e ricevette, a mezzo posta e in fotocopia, documenti assai importanti della Prefettura di Lucca. Previa formale richiesta, il Sovrintendente BARBARA CARTOCCI dell'Archivio Storico della Camera dei Deputati, il 16 Marzo 1999, mi spedì, com'ella testualmente scrisse, "fotocopia delle discussioni parlamentari riguardanti l'elezione di Camillo Ventura alla carica di Deputato nel Collegio di Pietrasanta per la XX legislatura del Regno d'Italia (1897-1900). E precisò questo: "Come potrà constatare, la vicenda dell'elezione è alquanto complessa e, per facilitarne la ricostruzione, le inviamo anche le pagine tratte dal Resoconto dei lavori legislativi delle tre sessioni della XX legislatura, concernenti le Variazioni nella rappresentanza dei collegi." Infine, il dott. GENNARO COLACICCO, al presente mediatecario nell'Università del Salento, trasmetteva alla Biblioteca Comunale di Carovigno fotocopia delle pagine 224 e 225 del libro di TELESFORO SARTI, Il parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto. Profili e cenni biografici di tutti i senatori e deputati viventi, Roma 1898, concernenti Ventura Camillo. Anche la fotocopia della pagina 62 dell'Ultimo Elenco: Elenco dei deputati che non vennero ammessi alle Camere o che cessarono, anche temporaneamente, di farne parte durane la legislatura XX sino al 30 Giugno 1899, tratta da: Legislatura XX - Sessione Seconda / Elenchi alfabetici dei deputati e dei Collegi Elettorali / Pubblicati dalla Segreteria delle Camere, il 1° Agosto 1898 / Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1899. Infine fotocopia delle pagine 4851, 4852 e 4853 degli Atti Parlamentari - Camera dei Deputati, Legislatura XX - 1a Sessione - Discussioni - Tornata del 28 Febbraio 1898. Vi si legge che la Camera approva le conclusioni della Giunta, le quali sono per l'annullamento della elezione di Pietrasanta. Dietro suggerimento dell'Arciprete, Don Giovanni Calò, scrissi all'Ammiraglio Emanuele Ventura (a Roma), nipote del nostro Principe, il quale prontamente, il 24 Giugno 1999, mi rispose, dicendo di aver visto Camillo Ventura due volte quand'era bambino (ne aveva 94 all'epoca della lettera), di aver saputo in seguito che si era rovinato giocando in borsa, e infine di meravigliarsi delle sue "pazzesche ambizioni politiche". Incidentalmente si fa presente che all'ammiraglio fu concessa la medaglia d'argento al valore militare. Ecco il testo del Regio decreto 9 dicembre 1941-XX, registrato alla Corte dei Conti il 5 gennaio 1942-XX, registro n. 1 Marina, foglio n. 64: "MEDAGLIA D'ARGENTO. 2
Emanuele Ventura Messia de Prado di Emilio e di Ottavia Leitenitz, nato a Marina di Pisa il 1° giugno 1905, capitano di corvetta (ora capitano di fregata). - Comandante di cacciatorpediniere dislocato in base avanzata obbiettivo di reiterate offese dell'avversario, in numerose missioni di guerra fra le quali due azioni di bombardamento di base nemica, dava costanti prove di capacità e coraggio. Affondata rapidamente la sua nave in seguito a siluramento di aereo nemico, si prodigava senza misura per salvare l'equipaggio, privandosi anche del proprio salvagente mentre più intenso era il bombardamento e il tiro radente delle mitragliere. Acque della Cirenaica, 10 giugno-29 luglio 1940-XVIII". (Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia - N. 71, 27-III-1942 (XX), p. 1203. E altresì incidentalmente si rileva che l'ammiraglio era stato al Castello di Carovigno, il 17/9/1930, come si evince da Il Libro delle Firme: Manuel Ventura Messia de Prado (in Enzo Filomena, Il Castello di Carovigno, p. 316). Coinvolsi quindi la Dott.ssa Anna Rita Barnaba (insegnante nella scuola da me diretta) che compilò un breve profilo biografico del Principe, quale prima sintesi del materiale raccolto. Tutto questo, gli anni 1998-2001. A distanza di più di dieci anni, ho ripreso la ricerca, potendo fare ricorso ai formidabili mezzi di Internet, al catalogo informatizzato delle biblioteche (OPAC) e al prestito interbibliotecario, di cui ho fruito per il tramite del personale tutto della Biblioteca Comunale di Carovigno. Si è così avuta cognizione certa delle opere pubblicate dal nostro Principe, che sono ora in fotocopia agli atti della Biblioteca. E potendo altresì servirmi largamente di quanto il bibliofilo Buongiorno Crocifisso di Carovigno aveva raccolto e/o acquistato nel corso delle sue ricerche (libri, opuscoli, cartoline, notizie varie anche online ). Per ultimo, ho richiesto, con due e-mail (in tempi diversi), a "el Archivio General de Simancas" (Valladolid-Spagna), e di fatto acquisito, il regio Privilegio di Concessione del titolo di principe di Carovigno a Giovanni Battista Serra (Diploma del 27 ottobre 1625), e anche il Regio Privilegio di poter trasferire il titolo di principe di Carovigno ad altra terra (13 dicembre 1645). Documenti, che ho trascritto e tradotto. Il lavoro iniziato tanto tempo fa, può dirsi ora concluso, o almeno lo spero. È articolato in tre parti: - LA PRIMA verte sulla vita del principe (natali, opere letterarie, esperienza politica ecc.). - LA SECONDA costituisce l'Appendice documentaria che si compone di 12 documenti: I. Il 1° attiene all'estratto del decreto di adozione del 4 marzo 1896, riguardante i germani Camillo ed Emilio Ventura da parte del principe di Carovigno, Giovambattista Messia de Prado; II. Il 2o, alla nota di prot. n. 2017 del 16 luglio 1896, avente per oggetto: "Partecipazione", con la quale il Sindaco di Viareggio comunica ai Sigg. Emilio e Cammillo Ventura la lettera dell'11 luglio 1896 della Regia Prefettura di Lucca, la quale riporta il deliberato della Consulta Araldica in merito ai titoli nobiliari del Principe di Carovigno: "I Signori Ventura, in fatto di nobiltà, dopo l'adozione rimasero quel che erano prima; hanno solo diritto di usare, in aggiunta al proprio il cognome dell'adottante". III. Il 3o, alla nota dell'11 luglio 1896, n. 361 di prot., avente per oggetto: "Emilio e Camillo Ventura", con la quale il Prefetto prega il Sindaco di Viareggio "di notificare il giudizio espresso dalla Consulta Araldica ai Sigg. Ventura, e di avvertirli in pari tempo della responsabilità penale in cui incorrerebbero se dopo l'avviso ufficialmente ricevuto essi continuassero a fregiarsi di un titolo che a loro non spetta". 3
IV. Il 4o, alla nota n. 214.27 di prot., avente per oggetto: "Ventura Camillo ed Emilio", con la quale il Regio Prefetto comunica integralmente al Sindaco di Viareggio la lettera n. 8691.6 del 5 Aprile c.a. del Ministero dell'Interno - Gabinetto. Ufficio Araldico. V. Il 5o, alla trascrizione della lettera scritta a mano dalla Sig.ra Irene su Camillo De Prado, Principe di Carovigno, e inviata alla Sig.ra Fanny Giovanelli Cavallini, presumibilmente i primi giorni di Dicembre 1998. VI. Il 6°, all'articolo Il Principe di Vidiciatico, scritto da Codino del Martignano su "La Musòla" (Scuola Elementare Statale di Lizzano- Bologna), Gennaio-Giugno 1979. VII. Il 7o, a quanto Telesforo Sarti scrive su Ventura Camillo, principe di Carovigno ne Il parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto. Variazioni. Senatori e deputati defunti. VIII. L'8o, alle note del 21 marzo 1897 e 28 marzo 1897 sulle elezioni politiche che Francesco Bergamini riporta ne Le mille e una ... notizia di vita viareggina 1169/1940. IX. Il 9o, alla trascrizione e traduzione del diploma originale, dato a Madrid il 27 ottobre 1625, riguardante il Regio privilegio di concessione del titolo di Principe di Carovigno a Giovanni Battista Serra, esistente presso l'Archivio General de Simancas (Valladolid- Spagna). X. Il 10o, al diploma originale, Madrid 13 dicembre 1645, riguardante Il titolo di Principe di Carovigno: trasferibile ad altra Terra, Archivio General de Simancas. XI. L'11o, alla trascrizione di quanto rinvenibile online su I Carri Allegorici, o meglio Carnevale di Viareggio ... 1887, relativo al carro elettorale commissionato al famoso maestro d'ascia viareggino Natino Celli da Camillo Ventura Messia de Prado. XII. Il 12o, alla trascrizione del verbale di avaria steso da Adolfo Lippi, capitano del brigantino goletta Il Principe di Carovigno, presso la Pretura di Gallipoli, il 28 novembre 1903. XIII. Il 13o, alla trascrizione della lettera dattiloscritta, datata 24 Giugno 1999, speditami dall'Ammiraglio Emanuele Ventura, figlio di Emilio, fratello di Camillo. XIV. Il 14°, alla trascrizione delle ELEZIONI GENERALI 21 e 28 Marzo 1897, ed elezioni suppletive avvenute nel corso della XX Legislatura. - LA TERZA, APPENDICE FOTOGRAFICA, contenente la foto di DON CAMMILLO DI CAROVIGNO (Corriere della Versilia. Viareggio, 21 Febbraio 1897, N. 1), lo STEMMA di MESSIA DE PRADO DI CAROVIGNO DI NAPOLI, fotocopie a colori della VILLA o VILLINO o CASTELLO CAROVIGNO che i coniugi Ventura possedevano a Viareggio e Marina di Pisa, tratte da cartoline postali dell'epoca, acquistate da me e dal Sig. Crocifisso Buongiorno, bibliofilo carovignese.
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CAMILLO VENTURA MESSIA DE PRADO Alias IL PRINCIPE DI CAROVIGNO Enzo BIAGI, L’albero dai fiori bianchi, Roma, Nuova ERI RIZZOLI, ROMA 1994: “Questa mattina sono andato a Vidiciatico a cercare la lapide che ricordava il principe di Carovigno: sparita. Nessuno sapeva perché era venuto a finire quassù. Dicevano che aveva scritto un poema e che era un genio. Assomigliava ai Savoia e la moglie era una baronessa inglese. Conosceva sette lingue e insegnava senza compenso (qualche uovo, un coniglio e dei fiori di campo per la nobile signora) l’inglese. Portava sempre i guanti e indossava giacche di tweed un po’ consumate. Parlava solo con i bambini, ai quali mostrava la cassa dell’orologio: c’era inciso uno stemma gentilizio . Chissà perché mi è venuto in mente: dove sono finiti i suoi versi; e se fosse stato davvero un grande? Si può piangere non per quello che è stato, ma anche per quello che avrebbe potuto essere.” (p. 193) *§*§*§* Camillo Ventura Messia de Prado, alias il Principe di Carovigno, nacque a Trieste l’8 agosto 1867 da genitori di origine israelita. Morì il 20 marzo 1953, all’età di 86 anni, e fu sepolto nel cimitero di Vidiciatico, frazione di Lizzano in Belvedere (prov. di Bologna). La sua lapide è tuttora conservata all’interno del Museo Etnografico di Poggiolforato (fraz. di Lizzano in Belvedere). I Ventura, secondo alcune fonti, erano una ricchissima famiglia triestina che alla fine del 1800 aveva larghi interessi in Dalmazia (Spalato), in Polonia e in Belgio, poi falcidiati dalle guerre del 14 e del 40. Altre fonti, invece, parlano di origini modeste. Comunque, Camillo, se non lo fosse già stato di per sé, divenne ricchissimo grazie a 4 milioni di lire dati a lui e al fratello Emilio dalla Sig.ra Maria Pace Kufstein, nata Odescalchi. Il coniuge e i figli della nobildonna contestarono fieramente tale donazione e adirono le vie legali. Ella li tacitò agevolmente, acconsentendo a lasciar loro in eredità il patrimonio residuo. La generosa elargizione, per quanto strana possa apparire, come all’epoca apparve, è certo che non fu ottenuta dai fratelli Ventura in modo fraudolento. Il Principe sposò la baronessa inglese Maigherita Linnaefeld. Non ebbero figli e vissero a lungo a Londra. Tornarono quindi in Italia dove possedevano beni e tenute, che poi perdettero. In particolare, per quanto concerne le loro dimore (principesche), si fa riferimento a due pubblicazioni su Viareggio, la prima del 1986 e la seconda del 2008, a cartoline illustrate o postali dell'epoca, e a quanto rinvenibile online. Francesco Bergamini, ne Le mille e una ... notizia di vita viareggina 1169/1940 (Viareggio 1986, p. 241), riporta la foto della "Villa Carovigno sul viale Carducci", avente, in basso a sinistra, l'avviso: "Villas Carovigno - G. Magrini Fot.", e a destra: "4 VILLAS MEUBLÈES (GARAGE) À VENDRE OU À LOUER - S'ADRESSE PHOTOGR. MAGRINI. VIAREGGIO." Giorgio Batini, ne La Versilia com'era: i nonni al mare (Firenze 2008, p. 21), sotto l'immagine della villa scrive che essa era "posta sul viale Carducci, tra le vie Roma e Cristoforo Colombo, e cioè all'estremo limite della città verso ponente". E specifica che "costruita nei primi anni del '900, la villa ebbe in seguito diverse destinazioni e diversi nomi: Casina Rossa, Hotel Albion, Kursaal Hotel."
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Due cartoline non viaggiate della "Cartoleria La Versilia Editrice", di cui la prima speculare della seconda, riportano sul recto: "Viareggio - Villini Carovigno" (in verità su quella speculare: Carovignio), e sul cartello posto orizzontalmente quasi al centro della torre col tetto a pagoda: "KURSAAL HOTEL" (scrittura speculare sulla prima cartolina). Un'altra viaggiata il 16-8-13 della Ed. Annibale Sinai, ha invece sul recto: "Viareggio CASTELLO CAROVIGNO". E sulla foto di una cartolina illustrata, pubblicata in Internet ("Saluti da Viareggio - cartoline e fotografie di una Viareggio che non esiste più - Lunedì 22 agosto 2011") da Leonardo, sotto il titolo "Hotel Albion - 1910", vi è la scritta: "Viareggio - HOTEL ALBION". Per gentile concessione del Sig. Crocifisso Buongiorno di Carovigno, da 5 cartoline che ha acquistato online, si ricava quanto segue: 1- Cartolina viaggiata il 30.4.1921. Sul verso: "1928 - Cartoleria la <<Versilia>> Editrice"; sul recto: "Viareggio - Villini Carovigno"; e sul cartello della torre col tetto a pagaia la scritta speculare del "KURSAAL HOTEL". 2- Cartolina non viaggiata. Sul verso: "Cartolina postale (Carte postale), G. Magrini Fot. Viareggio-Rapallo / ERRTEE"; sul recto in basso a sinistra: "1157. Viareggio. VILLAS CAROVIGNO." E sotto: "4 VILLAS MEUBLÈES (GARAGE) À VENDRE OU À LOUER S'ADRESSER PHOTOGRAPHIE MAGRINI VIAREGGIO", e a destra: "G. Magrini Fot." 3- Cartolina viaggiata il 27.7.19. Sul verso: "Cartoleria 'La Versilia' Editrice"; sul recto "Viareggio - Villini Carovigno", e sul cartello "KURSAAL HOTEL". 4- Cartolina non viaggiata. Sul verso: "46064-16 Ed. Bertacca Pasquale - Viareggio"; sul recto: "Saluti da Viareggio Villino Carovigno", e sul cartello "HOTEL CHATEAU". 5- Cartolina viaggiata il 21.8.33. Sul recto, in primo piano i Villini Carovigno. Didascalia: "Viareggio - Viale Carducci". Dello stesso Sig. Buongiorno una cartolina illustrata (viaggiata il .... illeggibile) della Alterocca -Terni, riporta sul recto "Marina di Pisa - Villino Carovigno", e sul verso: "Carte Postale". E un'altra viaggiata il 14.7.18, della "Edit. Felice Castelli - Marina di Pisa", sul recto "Villa Carovigno". E infine un'altra rinvenuta in Internet: "Descrizione: Piazza Gorgona con vista della villa del Principe di Carovigno e lo Chalet Taddei. Anno primi '900 / Fonte: Cartoline d'epoca aggiunta da Giovanni Boncristiani", appunto all'interno in alto "Marina di Pisa - Piazza Gorgona - VILLA PRINCIPE DI CAROVIGNO e Chàlet Taddei". Riccardo Mazzoni, il 25 maggio 2010, nel sito www.viareggiok.it, a proposito de I Villini Carovigno e il '48', scrive che "nel panorama delle attribuzioni degli edifici storici viareggini, restano ancora senza paternità i fiabeschi villini, oggi distrutti, che il Principe di Carovigno, al secolo Camillo Ventura, e sua moglie Margherita Linnenfeld fecero edificare nel 1905 lungo il prolungamento di Viale Manin, poi intitolato a Giosuè Carducci, che occupavano l'intero isolato tra Via Roma e Via Colombo, e l'attuale Bazar Duilio 48, costruito in stile tardoliberty intorno al 1930, per il quale in passato si sono fatti numerosi nomi: ... . Ebbene, radicate memorie familiari sembrerebbero avallare l'ipotesi che entrambe le costruzioni si debbano al capomastro-progettista Benedetto Benedetti (Camaiore, 1880 - Viareggio, 1963), amico personale di Galileo Chini, formatosi presso la Regia Scuola d'Arte di Lucca. In particolare per i villini Carovigno, che si rifanno a soluzioni stilistiche in voga all'epoca nel nord-Europa, l'allora giovanissimo progettista dovette operare in stretta sintonia con la committente Margherita Linnenfeld (che per un certo periodo adibì i villini ad Hotel Albion frequentato dalla ricca colonia cosmopolita), forse in collaborazione con il maggior costruttore edile viareggino del tempo, Serafino Ramacciotti, con il quale in seguito il Benedetti costruì diverse splendide ville viareggine; ...". 6
Su Wikipedia, alla voce Marina di Pisa, relativamente alle Architetture tra il XIX e XX secolo si legge questo: "A Marina si trova un certo numero di edifici, soprattutto ville e villette, in buono o discreto stato di conservazione, risalenti alla fine dell'Ottocento e ai primi decenni del Novecento. Si tratta di abitazioni di un certo interesse architettonico, fatte costruire in genere da benestanti famiglie fiorentine, che oscillano stilisticamente tra l'eclettismo storicistico e timidi accenni di Liberty. Tra queste, Villa Bondi, in piazza Baleari, ..... Eclettiche sono invece la Villa Galli Dunn, del 1905 in stile Luigi XIV, la neogotica Villa Albites e il Palazzo Carovigno, in piazza Gorgona, con tanto di torre merlata". In ultimo Dacia Maraini, a pag. 46 de Il bambino Alberto, per il tramite di Moravia quand'era bambino, ci offre una testimonianza per così dire letteraria: "A. ... Quando andavamo a Viareggio affittavamo una casa che si chiamava Villino Carovigno. Era una specie di castelletto rosso, un piccolo maniero con delle torri rotonde. Apparteneva a un antiquario che ne aveva fatto un deposito di sue croste. D. C'erano molti quadri al Villino Carovigno? A. Era tappezzato di enormi quadri del Seicento. Io passavo ore a guardarli. Fantasticavo su soggetti mitologici: i fauni, le ninfe. Non so perché non ho fatto il pittore. La pittura mi è sempre piaciuta più della letteratura." Per inciso, sulla base del Verbale di avaria steso dal Capitano Adolfo Lippi, il 28 Novembre 1903, presso la Regia Pretura di Gallipoli, congetturo che il Nostro possedesse anche un veliero, il brigantino goletta Principe di Carovigno che, il mese di Novembre del 1903, era stato noleggiato per trasporto di orzo da Licata a Gallipoli (passando per Capo Passero, Capo Murro di Porco, Capo Spartivento). In breve, verosimilmente gli anni dal 1905 in poi, il Nostro e la consorte vivevano, in inverno, a Viareggio nella bellissima Villa Carovigno sul Viale Carducci; in estate, nella località balneare Marina di Pisa, a circa 11 km da Pisa; e successivamente a Vidiciatico dove, forse nel 1938, si trasferirono definitivamente. Qui giunsero con 19 bauli di vimini, pieni zeppi di abiti, soprabiti, scarpe, cappelli, piume di strutto, e altro. Cose che ben presto essi vendettero non solo alle signore del posto, ma anche a quelle che venivano apposta da Bologna. Tutto essi vendettero (pare che Camillo si sia rovinato giocando in Borsa), anche i più piccoli soprammobili e i più piccoli oggetti di bigiotteria acquistati in Cina durante i loro viaggi in Oriente. Rimasto vedovo e solo, Camillo visse gli ultimi anni della sua vita a Maenzano [fraz. di Lizzano in B.], in precarie condizioni economiche. Il principe, descritto in tarda età come uomo robusto e di bassa statura, dall’andatura lenta quasi impacciata, dal volto strano ma espressivo ed elegante nel vestire, era unanimemente considerato un gentiluomo raffinato, di dignitosa e estrema riservatezza (non parlava mai di sé, né dei suoi parenti, né questi si conoscevano e/o lo hanno mai cercato), con modi di fare e interloquire distinti, laico non credente, molto colto (conoscitore di sette lingue e, per sua stessa rivelazione, scrittore con lo pseudonimo di Acero di un “poema” mai pubblicato e di cui mai è stato trovato il dattiloscritto). In verità, col nome di Camillo di Carovigno pubblicò: - Re: Poemetto barbaro (Comitato Nazionale orfani Guerra), Tip. Orsolini-Prosperi, Pisa 1915; - L'Inaspettato: poemetto Barbaro! "alla divina vittima superba d'abbietti o pur di folli è dedicato", Coop. Tip. Versiliese, Viareggio 19..! - La Canzone del Soldato: poemetto barbaro, dedicato “all’eroico d’Italia modesto soldato”, Cooperativa Tipografica Versiliese, Viareggio 1915; - Trieste: Poemetto preceduto da un discorso di Aleardo Kutufà, Stab. Tip. A. Debatte, Livorno 1915; - Al re una voce che non adula e non mente, una voce che il tempo sfida e gli uomini dedica, Orsolini-Prosperi, Pisa 1915 [Variante del titolo: Re poemetto barbaro] 7
Col nome di Camillo Ventura di Carovigno: - Pro veritate, Stab. G. Carnesecchi e figli, Firenze 1897 - Rivoluzione finanziaria, Tip. E. Bono, Torino 1922 - Rivoluzione finanziaria, Tip. Fancelli, Viareggio 1922 Col nome di Carovigno: -Rivoluzione Finanziaria, Stab. Tip. Leoniero Fancelli Via S. Andrea, 37 Viareggio - 1922 Col nome di Camillo Ventura: - La poesia e le leggi della natura, N. Battezzati, Milano 1888 - La poesia della natura, N. Battezzati, Milano 1889 - Canto del prigioniero [versi], Tip. Benedetti, 1900 - Il renitente triestino: frammenti del proemio alla pentalogia Dio: Risurrezione, Natale Battezzati, Milano 1887 - Conversione [versi], Tip. Benedetti, 1900 - L'Italia letteraria contemporanea [commedia in tre atti], Natale Battezzati, Milano 1888 Altre opere sono: - L’espropriazione legale della borghesia (probabilmente solo manoscritto o piuttosto altro titolo de I socialisti al governo) - I socialisti al governo: luglio 1896 / opuscolo socialista del Principe ..., Tip. della casa editrice Perino, Roma 1896 Al riguardo si riporta quanto si legge online nel periodico LOTTA DI CLASSE, e precisamente nel breve articolo Socialismo per ridere: "L'editore Perino ha trovato il modo di incastonare, tra la Vita di Gesù di Ruggero Bonghi e Gli amori di Caligola, un opuscolo che la pretende a socialista. I compagni, leggendolo, comprendono subito l'inganno e si pentono d'avere speso quei pochi centesimi in luogo di offrirli alla propaganda. Gli avversari ignoranti, che come la Lega Lombarda pigliano per roba nostra le porcaggini dell'opuscolo in discorso, e i lavoratori socialisti sappiano che il socialismo non sarà mai divulgato da uno speculatore della forza del signor Perino. L'autore dell'opuscolo è un certo principe di Carovigno, che già stemperò la sua broda nelle colonne del Fieramosca, di Firenze. È uno scrittore amenissimo. Egli sostiene che il socialismo si riduce a una migliore ripartizione delle ricchezze: e fin qui passi. Poi soggiunge che il socialismo rispetta le istituzioni monarchiche (in omaggio, forse, al principio di un'equa distribuzione delle ricchezze); e rispetta le leggi (anche quelle adunque che stabiliscono la distribuzione nel modo presente). Questa è la premessa del libercolo, ossia l'argomento principe; figuriamoci il resto. Quanto all'editore, egli è più in carattere quando pubblica il Cri-kri". Si aggiunge altresì che l'articolista della Gazzetta di Milano (Dalla C.R., Stamperia di governo, 1900), a pag. 25 definisce il Nostro famigerato, scrivendo appunto che "Anche il famigerato Carovigno scrisse una commedia: L'Italia letteraria e un canto: Risurrezione".
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La sua persona e le sue origini furono sempre circondate di mistero: il primo cognome, “Ventura”, indica una nascita non legittima; il secondo cognome, “Messia De Prado”, è di chiara risonanza spagnola. Si è vociferato che fosse addirittura il figlio del re d’Italia, Umberto I, perché straordinariamente somigliante a Vittorio Emanuele III (...”suo fratello” nell’eventuale verità del caso!), forse figlio di un amore clandestino con una principessa spagnola. In realtà, messa da parte la regale favola, di lui si sa soltanto che era stato adottato, in età adulta (29 anni), assieme al fratello Emilio, da Giovanni Battista Messia de Prado, il 4 gennaio 1896, con omologazione della Corte d’Appello di Napoli nel marzo successivo. Dal padre adottivo i fratelli Ventura ottennero la cessione dei suoi titoli nobiliari (Principe di Carovigno, Duca di Torre Montina, Marchese della Guardia, Grande di Spagna) con un atto privato del 20 aprile 1896. Gli adottati inoltrarono quindi domanda al Ministero dell’Interno – Ufficio Araldico -, affinché fosse loro dato il riconoscimento legale di tali titoli. Tale istanza non fu accolta, come si evince dalla notifica del giorno 11 luglio 1896 del Prefetto di Lucca al sindaco di Viareggio, dalla conseguente notifica del successivo giorno 16 del sindaco di Viareggio ai Sigg. Emilio e Camillo Ventura. E dalla comunicazione del 9 aprile 1897 del Prefetto di Lucca al sindaco di Viareggio, relativa alla missiva ricevuta pochi giorni prima dall’Ufficio Araldico del Ministero dell’Interno. Valide motivazioni furono addotte nel rigettare l’istanza dei fratelli Ventura: nell’aprile del 1897 non erano ancora in godimento della nazionalità italiana; l’adottante deteneva in realtà un unico titolo nobiliare, quello di “Principe di Carovigno”, per effetto del riconoscimento ottenuto con Sovrana Risoluzione presa nel Consiglio di Stato del 7 aprile 1856 e, pertanto, i restanti titoli non erano in suo legittimo possesso; essendo poi figli adottivi, non avevano alcun diritto alla successione delle onorificenze nobiliari dell’adottante in virtù del principio giuridico che solo jure sanguinis è possibile la trasmissione di titoli, a discendenti legittimi e naturali, e i figli adottivi, se pur legittimi, mai furono naturale (legge del 1806). I Sigg. Ventura vennero quindi autorizzati al solo uso del cognome dell’adottante, contrariamente sarebbero incorsi in responsabilità penali. Non risponde, tra l’altro, al vero che il Principe sia stato, per ben 5 volte, deputato. Ciò che invece risulta dagli atti parlamentari è che egli, in un’avvincente e tormentata esperienza politica, venne più volte eletto alla carica di deputato nel Collegio di Pietrasanta-Viareggio (Lucca) nella XX Legislatura del Regno d’Italia (1897-1900): - Nella prima elezione del marzo 1897, sono candidati: Camillo Ventura, principe di Carovigno; Giorgio Giorgini, nipote di Alessandoro Manzoni e di Massimo D’Azeglio, da Montignoso; il prof. Enrico Ferri, per i socialisti, che si presentavano per la prima volta alle elezioni. Vince Camillo Ventura, che viene festeggiato dai viareggini con una solennità degna di un principe regnante. Giova aggiungere che il nostro aveva arricchito la propaganda elettorale con manciate di monete distribuite a pioggia sulla folla che lo seguiva, e con abbondanti donazioni a chiese, a società operaie, a bande musicali, a istituti pii, ecc. Appare utile citare anche, per meglio comprendere la complessa personalità del principe, parte di una deliberazione del Comune di Viareggio: “[Il Ventura]…nelle ore pomeridiane [il 28 marzo 1897,] transitava accompagnato da una folla di popolo che ne seguiva la vettura per le via degli Uffizi soffermandosi dinanzi alla porta del palazzo del Comune e si faceva ad inveire contro tutta la rappresentanza comunale, chiamandola sfruttatrice del popolo, aizzando così la plebe ad atti ostili alla rappresentanza suddetta … un frasario simile adoperò al balcone dal quale affacciato arringò la folla, ripetendo frasi ingiuriose all’indirizzo del Sindaco e della rappresentanza municipale, e tali da porre in pericolo il mantenimento della pubblica quiete”.
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Da rilevare incidentalmente che la candidatura del Nostro fu efficacemente sostenuta dal periodico Corriere della Versilia (Viareggio, 21 Febbraio 1897, Numero I. Viareggio Tip. O. Ciani 1897), da non confondersi con l'omonimo periodico Corriere della Versilia, organo del Fascio Democratico Sociale versiliese dell'Anno 1891. (Florio Santini, Anche la vita ha i suoi scavi, p. 47) Ecco cosa si può leggere, e si legge, a pagina 1 del suddetto Corriere: "Cammillo di Carovigno. .... omissis ..... E già di colle in colle, di balza in balza, corre a guisa di lieto auspicio, il nome di un uomo sul quale saranno raccolti, allo indirsi delle nuove elezioni politiche, i suffragi di tutti quanti amano il proprio Paese ed il bene dell'intero Collegio, e questo nome è quello di Cammillo Ventura Principe di Carovigno. Vorremmo scrivere di lui cose adeguate alla nobiltà della sua mente, alla bontà del suo cuore, ma egli, nella sua modestia, ci ha permesso soltanto di riferire che ama ugualmente Viareggio e Pietrasanta; che eletto o no, serberà per l'una e per l'altra uguale gratitudine; che cari gli sono tutti e due i popoli, e che quel qualunque bene potrà egli apportare, lo farà senza predilezione. Immaginate (scriveva il Telefono di Livorno sin dal 1896) immaginate un uomo generoso, leale, aperto; un intelletto non volgare, un animo nobile e cavalleresco. Gettate quest'uomo questo intelletto, quest'animo nel turbine indiavolato della vita contemporanea, dinanzi a tanta doppiezza, a tanto patriottismo falso e così bugiarda ostentazione di principï umanitari. Immaginate un tal uomo e avrete il Principe di Carovigno. Tale è il generoso paladino di un'alta idea, il Principe valoroso e buono, che ascolta il pianto degli umili, dei diseredati e tende la sua bianca mano verso di essi. Non tutti possono comprendere quest'uomo; non lo comprenderanno gli egoisti; gli animi angusti; tutti coloro pei quali non vi è sorriso né vi è luce di ideale. C'è anche chi gli attraversa il cammino; c'è chi sparge lungo la via che segue coraggiosamente il maligno vento della diffedenza che è l'araldo della calunnia; c'è chi lo dipinge squilibrato di mente; ma tutto ciò che si dica e si possa dire su questa geniale figura di nuovo combattente, non varrà a disperdere il largo seguito di simpatie, il potente fascino che egli inspira in mezzo a tante fame scroccate e posticce. ..... omissis ....." E il principe conseguì così l'elezione a deputato appunto nel mese di Marzo 1897. - Il 4 maggio 1897, la Camera dei deputati ne annulla l’elezione per mancanza del requisito essenziale della eleggibilità, e cioè quello di essere cittadino italiano o naturalizzato tale. Con Regio Decreto del 20 maggio 1897, viene nuovamente convocato il Collegio elettorale. - La Camera, il 16 giugno 1897, proclama eletto l’onorevole Ventura Camillo, ma al tempo stesso ne annulla l’elezione. - Rieletto il 25 luglio 1897; annullata l’elezione il 2 dicembre 1897. - Rieletto il 23 gennaio 1898; annullata l’elezione il 28 febbraio 1898. - Rieletto il 17 aprile 1898; annullata l’elezione il 21 aprile 1898. - Vacante il Collegio di Pietrasanta, viene indetta l’elezione per il 19 e 26 giugno 1898, ma con Decreto del Generale Heusch, commissario straordinario militare per lo stato d’assedio, la convocazione è prorogata. - Il 3 giugno 1899, la Camera proclama eletto Camillo Ventura e, in pari tempo, ne annulla l’elezione. - Rieletto il 13 agosto 1899; l’elezione è annullata il 16 dicembre 1899. - Con Regio Decreto del 11 gennaio 1900, convocato il Collegio, risulta eletto, il 18 febbraio 1900, Batacchi Cesare, ma l’elezione viene annullata il 10 marzo 1900. 10
- Il R.D. di scioglimento della Camera mise fine alla XX legislatura e alla tormentata elezione del principe di Carovigno. Praticamente, nel giro di due anni circa, Camillo Ventura fu eletto e rieletto deputato per ben 7 volte. La Camera, dopo la convalida, annullava l’elezione e dichiarava vacante il collegio. Proclamò comunque eletto l’onorevole Camillo Ventura per 2 volte. Il 19 aprile 1898, in attesa che la Giunta riferisse alla Camera sull’elezione di Pietrasanta, Camillo prestò giuramento e prese parte ai lavori parlamentari, presentando interpellanze e interrogazioni sul collegio di Pietrasanta, sulla legge elettorale politica e sull’autorità giudiziaria nel Lucchese. Nella 2a Tornata del 20 aprile 1898, in ordine alle INTERROGAZIONI, il Presidente invita il segretario, Costa Alessandro, a dare lettura delle stesse: <<Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro di grazia e giustizia intorno al contegno dell'autorità giudiziaria in provincia di Lucca. <<Camillo Ventura.>> <<Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dell'interno sulla modificazione da lui appoggiata, della legge elettorale politica (art. 71). <<Camillo Ventura.>> <<Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dell'interno sulla corruzione esercitata dalla Autorità del Collegio di Pietra-Santa, a favore del candidato ministeriale e sulle violenze del sottoscritto subìte. <<Camillo Ventura.>> (p. 5962) Per quanto concerne la legittimità del suo giuramento prima della convalida dell'elezione, ecco cosa si rinviene nel REGOLAMENTO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, Cenni storici sul primo articolo. N. 8 (pp. 11-12/123): "... nel maggio 1893 il dep. Cavallotti, nominato in un'elezione suppletoria, chiese, con una lettera al presidente della Camera, di essere ammesso a giurare prima ancora che la sua elezione fosse convalidata. Il presidente sottopose la domanda alla Camera, la quale l'accolse ad unanimità; e d'allora in poi l'articolo primo fu applicato secondo il significato impressogli con la formula approvata il 4 dicembre 1881; e fu ammesso a giurare, il 19 aprile 1898, anche il dep. Ventura sebbene una precedente sua elezione fosse stata annullata per difetto del requisito della cittadinanza." Incidentalmente, si rappresenta che Felice CAVALLOTTI [Milano, 6 ottobre 1842 - † Roma, 6 marzo 1898] fu amico intimo e collega del dep. Salvatore MORELLI [Carovigno, 1° maggio 1824 †Pozzuoli, 22 ottobre 1880]. Nel discorso sulla sua elezione, con grande sfrontatezza accusò l’on. Di Rudinì, Presidente del Consiglio, d’aver bloccato il decreto della sua naturalizzazione, già firmato dal Re. L’audacia del giovane principe sollevò un baccano infernale che tenne per tre giorni la Camera in grande agitazione. Il Di Rudinì dichiarò di aver agito in tal modo dopo un più attento esame della questione e per la dignità del Governo. Qui di seguito si riporta anzitutto quanto rinvenuto in LA PROVINCIA DI LECCE. Lecce 17 aprile 1897. Anno II, N. 16. www.internetculturale.it [p. 1] IL PRINCIPE DI CAROVIGNO Carlo Ventura, principe di Carovigno, neoeletto di Pietrasanta, autore di opuscoli socialisti e milionario, è una delle macchiette di Montecitorio. Molti giornali si occupano di lui e della sua elezione - avvenuta contro il Giorgini, vera competenza parlamentare - pel fatto che essa dovrà venire annullata, non avendo egli ancora raggiunti i trent'anni prescritti per poter sedere alla Camera. Ecco come il Baffico traccia nel Caffaro la linea seguita dal principe per raggiungere il successo: <<La sua elezione è tutta circondata dai veli aurei di una leggenda degna di Montecristo. 11
Sulla valle della Versilia l'oro è piovuto a cielo rovescio. I Primitivi adoperavano l'oro per fare il fondo dei loro quadri: - e il principe di Carovigno pare che li abbia efficacemente imitati. Di fatto egli era un candidato assai primitivo>>; ed è giusto che la sua sia stata una elezione a fondo di oro. Mi raccontano che egli ha ristaurato tutti i campanili della Versilia; ragione per cui non c'è campanile laggiù che non abbia squillato a festa per la di lui elezione. Egli ha offerto diecimila lire per il porto di Viareggio; e non si sa ancora se i buoni viareggini si accapiglieranno per la bocca di levante o quella di ponente: - certo qualche bocca si mangi quel po' di grazia di Dio riusciranno a trovarla. E non ci fermiamo lì. Il principe ha donato bandiere a tutte le società; e le ha munite di nuovi strumenti musicali, forse perché suoneranno meglio il suo avversario Giorgini... Ah, quel povero Giorgini! Doveva proprio toccare a lui, quel principe di Carovigno! Quando si pensa che in Italia non ce n'è uno!... Sul conto e sulla fortuna del quale se ne raccontano delle sbalorditive. Figuratevi! Egli è padrone di quattro, di otto, di dieci milioni! E dove li ha pescato? Pochi anni sono aveva... dieci milioni di meno. E le fantasie corrono. Fu uno zio d'America? No! Fu la scoperta di un tesoro al Righi? - Ma che! - Fu una fata? Per l'appunto! Pare che fosse una fata. Una dama ungherese, una magnate di Ungheria, parente di quell'altro magnate che è il principe Odescalchi, fece dono di tutto il suo al giovane Carlo Ventura, non ancora, a quel tempo, principe di Carovigno. Il povero principe Baldassarre Odescalchi rimase così indegnamente spogliato di una probabile eredità; intentò una lite; la perdette; e rimase in quelle miserande condizioni che tutti sanno. Ora non mi chiedete perché quella brava signora diseredasse il principe Odescalchi: - io non lo so; e forse non lo sapeva neanche lei. Divenuto ricco di punto in bianco, il giovane Carlo Ventura pensò che un titolo di principe gli faceva assolutamente bisogno; e prese subito un biglietto per Napoli, dove trovò, com'era sicuro, il fatto suo, facendosi adottare dal principe Messia dal Prado. Dopo ciò sposò una bella e distinta signora inglese; e aspettò che Cavallotti sciogliesse la Camera. Chi ha parlato con lui mi dice che è un tipo bizzarro: ed io lo credo. Vorrei sapere che cosa ne pensa Ferdinando Martini, il quale ha preso a volergli bene. Si sa, la gioventù ispira sempre molte simpatie agli uomini d'ingegno e di cuore. Il principe di Carovigno è rudiniano. Egli crede di rassomigliare a quel matto espansionista che fu Napoleone; e perciò si rade i baffi, e costringe gli occhi a sprizzare qualche scintilla aquilina. Egli, anche nel modo di vestire, tende a suscitare in chi lo guarda qualche ricordo empire. Porta un ampio cravattone; un ampio panciotto di pelùche; e alla catenella del suo orologio pende un gingillo dell'Impero: - una testa di Cesare, un'aquila, che so io? Il ciuffo dei suoi capelli, di un biondo cenere, appartiene però più al Consolato che all'Impero, ma le nebbie del pallido Brumaio verranno. Ora il principe di Carovigno compie i suoi trent'anni in agosto: la sua elezione dovrà così almeno ripetersi un paio di volte: ma per il povero Giorgini la speranza non ha più sorrisi. Quale triplice festa per tutti i campanili della Versilia!>> * L'elezione del Principe di Carovigno annullata. Sull'elezione di questo deputato che porta un nome di un'antica e nobile famiglia della nostra provincia, scrivono da Roma in data di giovedì: <<Mentre l'on. Cavallotti si accingeva a parlare, il questore Giordano-Apostoli si accostò al principe di Carovigno invitandolo a recarsi alla Giunta delle elezioni. Il motivo di questa chiamata era il non avere la Giunta potuto ottenere il certificato di nascita di Carovigno. 12
Gallo, presidente della Giunta l'invitò a dire la sua età. Carovigno rispose evasivamente. Gallo gli osservò che questa risposta sarebbe stata messa a verbale. Carovigno replicò che la Giunta facesse ad altri, alludendo al figlio di Rudinì, il trattamento fatto a lui. La Giunta delle elezioni ha deliberato di proporre l'annullamento dell'elezione di Pietrasanta, non essendo il principe di Carovigno cittadino italiano, né avendo compiuto il trentesimo anno di età. La Giunta rinunciò ad esaminare la elezione per altri motivi di contestazione.>> *§* E ora quanto si trae da LA STAMPA ARCHIVIO STORICO DAL 1867: "LA STAMPA GAZZETTA PIEMONTESE. N. 109. Mercoledì 20 Aprile, Anno XXXII, 1898 TORINO. [p. 1] L'ELEZIONE del famoso principe di Carovigno Alla Camera dei Deputati (Per filo diretto da Montecitorio alla Stampa). Seduta di martedì 19 aprile. Roma, 19, sera. Presidenza del presidente Biancheri. La seduta comincia alle ore 14,20. Comunicazioni della Presidenza. IL PRESIDENTE comunica una nota del guardasigilli ... omissis .... Lettura di un progetto di legge. MINISCALCHI, segretario, dà lettura ... omissis ... L'elezione del famoso CAMILLO VENTURA PRINCIPE DI CAROVIGNO IL PRESIDENTE annunzia che il signor Camillo Ventura, eletto deputato del Collegio elettorale di Pietrasanta chiede di giurare. (Commenti) CAMBRAY-DIGNY osserva che la Giunta delle elezioni ebbe già ad annullare l'elezione del signor Camillo Ventura perché non cittadino italiano. Propone quindi la sospensiva, cioè che l'on. Ventura non sia ammesso a giurare finché la Giunta non abbia riferito. (Commenti, rumori, interruzioni). SONNINO SIDNEY nota che egli non è favorevole al signor Camillo Ventura, ma il diritto degli elettori di Pietrasanta va rispettato. Si tratta di questione di libertà superiore ad ogni sentimento nazionale. (Approvazioni) Il signor Camillo Ventura è stato proclamato deputato, perciò ha diritto di giurare. Voterà contro la convalidazione quando questa sarà presentata alla Camera, ma intanto non si può impedire di giurare al proclamato deputato di Pietrasanta. (Vive approvazioni. Commenti) GATTORNO vuole che sia rispettato il verdetto popolare. Si associa quindi alle osservazioni e alla proposta dell'on. Sonnino. (Approvazioni. Commenti. Conversazioni) CAMBRAY-DIGNY non può ammettere le argomentazioni dell'on. Sonnino. La Camera ha già deliberato una volta. Insiste nella sua proposta. (Commenti) RICCIO fa osservare all'on. Cambray-Digny le gravi conseguenze alle quali si andrebbe incontro qualora fosse ammessa la sua proposta. Così facendo la Camera si sostituirebbe alla Giunta delle elezioni. Sarebbe poi gravissimo e dannoso precedente. La Camera tumultuariamente non può sopprimere il verdetto degli elettori e il diritto di un deputato sulla elezione del signor Camillo Ventura. La Giunta delle elezioni farà le sue proposte e soltanto allora la Camera potrà deliberare. LAZZARO. La Camera deve essere ossequiente al suo regolamento, epperciò ora non può giudicare se nella elezione del signor Camillo Ventura vi siano ragioni di annullamento. Egli è stato eletto deputato, epperciò ha diritto di giurare. Propone perciò la pregiudiziale. 13
SONNINO insiste nelle sue considerazioni e invoca dalla Camera il rispetto non solo al regolamento, ma anche alla libertà. Sospesa oggi una elezione per qualsiasi ragione non si sa dove si andrebbe a finire. (Benissimo!) SOCCI, anche a nome di suoi amici, deve fare una dichiarazione. Non è vero che altre volte l'elezione del signor Ventura sia stata annullata solo perché triestino. Si sono avute elezioni di triestini e trentini e non vi sono state difficoltà, per ciò solo, alla convalidazione. (Bene!) La Camera, a grande maggioranza, respinge la proposta di Cambray-Digny. VENTURA giura. * LA STAMPA - Mercoledì 20 Aprile 1898 [p. 1] Note alla seduta. Ci telegrafano da Roma, 19, ore 18,20: La Camera fu oggi, sin da principio, piuttosto animata. Avanti che si apra la seduta già erano presenti una sessantina di deputati, che aumentano rapidamente di numero fin sopra ai cento durante le interrogazioni. Queste però si svolgono fra numerosi chiacchierii. Si notano alcuni crocchi, fra cui uno a Destra attorno all'on. Rudinì, di una quindicina di deputati; l'altro, all'Estrema Sinistra, animatissimo. L'Aula ha tutto l'aspetto d'una vigilia d'armi, che contrasta assai con lo squallore dei giorni scorsi. Evidentemente molti arrivarono, credendo che si iniziasse oggi la discussione della legge sui fabbricati. Questo è infatti l'argomento precipuo delle conversazioni in tutti i crocchi. Vi ha molta aspettativa per la riunione ulteriore che terrà la Commissione della legge pei fabbricati alle 17,30. Alcuni affermano che l'accordo col Gabinetto non si farà, sopratutto perché gli onorevoli Placido e Garavetti sono fermissimi nel non voler cedere nulla. Invece i più ritengono che l'accordo si farà sulla base del controprogetto dei ministri. Una volta chiuse le interrogazioni, viene l'incidente dell'on. Ventura, che minaccia di farsi clamoroso. Ventura siede alla testa del quarto settore dell'Estrema Sinistra, sotto Pais; discute animatamente con alcuni deputati dell'Estrema Sinistra. Egli non indossa più il vistosissimo palamidone avana da gommeux, che lo rese alquanto ridicolo nelle precedenti comparse; ora indossa una redingote nera. I deputati, dietro invito del presidente, prendono rumorosamente posto; l'assemblea appare subito eccitata; vi sono nell'aula oltre a 200 deputati. Appena Cambray-Digny propone che si sospenda il giuramento dell'on. Camillo Ventura principe di Carovigno, eletto a Pietrasanta, egli, scattando, grida a voce alta: <<Sono triestino, e tanto basta! Sono italiano, devo e voglio giurare!>> (Approvazioni, rumori!) Chi mette la questione nei suoi veri termini è, primo fra tutti, l'on. Sonnino, che, dichiarando preoccuparsi dell'altezza della causa, indipendentemente da simpatie ed antipatie, provoca vive approvazioni su banchi disparati. Pari approvazioni accolgono le dichiarazioni nello stesso senso fatte da Riccio e Socci. Invece Cambray-Digny, tentando di ribattere, è costantemente interrotto da urla. Poi, quando, messa ai voti la sospensiva, si alza solo Cambray-Digny, scoppiano rumorose esclamazioni ironiche. Appena l'on. Biancheri termina di leggere la formula del giuramento, l'on. Ventura, che stava già ritto sul posto di Cavallotti, grida, tendendo il braccio: <<Giuro e domando la parola!>> (Esclamazioni di sorpresa) Biancheri: <<Ma che parola!>> (Approvazioni) Ventura grida: <<Ho diritto alla parola, la voglio!>> (Rumorose esclamazioni e disapprovazioni). Ventura dice ancora: <<Io non sono abituato agli usi parlamentari.>> (Rumori, commenti prolungati) 14
Ma mentre Ventura, sempre ritto in piedi, si volge attorno, come per interrogare i deputati vicini sul modo di regolarsi, o Pansini gli dà qualche spiegazione, Biancheri dichiara frettolosamente chiuso l'incidente e fa proseguire nell'ordine del giorno. Ma i chiacchierii ed i commenti animatissimi continuano per un quarto d'ora su tutti i banchi, dopodiché la seduta riprende la fisionomia di prima. Finito l'incidente, l'on.Ventura, lasciato solo al suo banco, scrive una lettera, quindi la consegna aperta ad un usciere, che la porta all'on. Biancheri; questi, senza leggerla, la depone sul tavolo, come contrariato; dopo qualche minuto la riprende e la scorre; frattanto Ventura è già uscito dall'aula. Feci interrogare il principe di Carovigno per sapere da deputato che cosa avrebbe detto dopo chiesta la parola. Rispose: <<Avrei domandato di interrogare il ministro dell'interno sulle pressioni da lui esercitate sulla magistratura di Lucca per farmi condannare per corruzione elettorale; avrei chiesto ancora perché Odescalchi tanto si adopera perché Rudinì mi neghi la cittadinanza; e avrei chiesto infine la nomina di un Giurì d'onore, il quale indaghi minutamente tutta la mia vita privata e pubblica per pronunciarsi se io sono o no degno di essere deputato. Tutto questo - aggiunse Carovigno - scrissi nella lettera poco fa al presidente.>> *§* LA STAMPA GAZZETTA PIEMONTESE. N. 110 - Giovedì 21 Aprile, Anno XXXII, 1898 Torino. [p. 1] Seduta pom. di mercoledì 20 aprile. Roma, 20, sera Presidenza del presidente Biancheri. La seduta comincia alle ore 14,10. L'on. Ventura principe di Carovigno. Ventura, parlando del processo verbale, ringrazia la Camera di averlo ammesso a giurare. Dichiara che la sua elezione fu annullata perché triestino, contrariamente a quello che asserì l'on. Socci. La Camera italiana non può respingere dal suo senso un triestino. All'on. Sonnimo, che accennò ad un opuscolo pubblicato dall'oratore, a sua giustificazione risponde che la Camera potrà sottoporlo ad un Comitato inquirente. (Commenti, rumori) Dichiara ch'egli non ha mai commesso alcun atto di corruzione. Prega la Camera di decidere se egli, più volte eletto, sia indegno di sedere in questo Consesso. IL PRESIDENTE richiama l'oratore a limitarsi a parlare sul processo verbale. VENTURA si dichiara vittima di una persecuzione. (Rumore) IL PRESIDENTE richiama severamentre all'ordine l'oratore. Comunicazioni della Presidenza. IL PRESIDENTE annunzia che la Giunta ha presentato la sua relazione sulle elezioni di Pietrasanta (Ventura), che sarà posta all'ordine del giorno di domani, e sulla elezione di Cosante, contestata, che sarà messa all'ordine del giorno di lunedì. * [p. 1] Note alla seduta pomeridiana. Ci telegrafano da Roma, 20, ore 18,30: Anche oggi la Camera appare subito popolata ed animata, in attesa dell'incidente che deve sollevare l'on. Di Carovigno, il quale già stamane voleva parlare sul processo verbale, e desistette sull'osservazione dell'on. Biancheri che il verbale della seduta di ieri doveva essere letto soltanto nella seduta pomeridiana. Di Carovigno entra oggi fra i primi; si siede al banco soprastante a quello di ieri, all'Estrema Sinistra, e precisamente al posto di Imbriani; poi scende subito frettoloso, si avvicina al banco della Presidenza e domanda forte a Biancheri se può parlare. Biancheri gli risponde: <<Avrà la parola dopo la lettura del verbale.>> Carovigno risale ai banchi dell'Estrema Sinistra, dove chiacchiera e dà spiegazioni anticipate ad alcuni colleghi, fra cui è l'onorevole Fortis, che siede sotto di lui. 15
Terminata la lettura del verbale, Di Carovigno, con voce forzatamente alta, dice: <<Domando la parole.>> (Movimento di curiosità) Una voce: Forte! Più forte! (Risa) Carovigno: <<Ieri l'on. Socci disse cosa inesatta affermando che la mia elezione non era stata contestata per la mia qualità di triestino.>> Socci: <<Domando la parola.>> Carovigno, con calore senza badargli: <<La mia elezione fu annullata perché sono triestino, non per altro.>> Varie voci: È vero! No!... Sì!... Ha ragione ! (Rumori e risa) Carovigno continua con forzata solennità, che contrasta con la smilza ed imberbe sua persona giovanile: <<Io protesto contro i sistemi della Giunta delle elezioni. Il pretesto cui si ricorse per annullare la mia elezione è indegno di italiani, ed io ve lo butto in faccia!>> Vivissime interruzioni, rumori prolungati, voci di <<Basta! Rispetti la Giunta>>. Biancheri : <<Onorevole Ventura, usi termini convenienti! (Vive approvazioni) Carovigno, battendo il pugno sul banco: <<Sì, protesto contro la Giunta, come protesto contro le accuse...> Biancheri: <<Questo non c'entra... Voci: <<Bene!... Basta!... lasciatelo parlare. (Rumori) Carovigno: <<Parlo sul verbale; è mio diritto. Quanto alle accuse che mi si mossero, vi risposi con un opuscolo.>> Voci: <<Eh! eh! lo conosciamo.>> (Ilarità) Il Presidente scampanella. Biancheri: <<Ma che c'entra l'opuscolo?>> (Ilarità) Carovigno: <<Sono accusato, devo difendermi! né tutto dissi nell'opuscolo! (Oh! oh! Risa rumori) Altro posso dire, ma ad un Comitato parlamentare. Voci: <<Ma che Comitato?!>> Biancheri: On. Ventura, ella divaga>>. Carovigno: <<No, no; parlo sempre sul verbale. (Ilarità) Un altro oratore parlò di corruzioni elettorali; ma perché la Giunta non approfondì la questione? Ne sarei stato lietissimo; si vedrebbe che a Pietrasanta non la portai io, la corruzione. (Esclamazioni) Corruzione per causa mia in quel Collegio non ve ne fu.>> (Risa ironiche) Biancheri: <<Ma se ha altro a dire, presenti un'interrogazione.>> Carovigno: <<Già la presentai; ma voi mi manderete via prima che arrivi il mio turno.>> Scoppio di vivissima ilarità; ride anche l'onorevole Biancheri. Carovigno: <<La mia interrogazione riguarda appunto persecuzioni indegne...>> Voci: <<Oh! Oh!>< (Rumori) Carovigno, gridando quasi a squarciagola: <<Sì, una persecuzione sistematica, indegna, vile.>> Vivissime interruzioni: <<Basta!>> Il baccano generale dura alcuni minuti. Biancheri, ritto in piedi: <<On. Ventura, non posso lasciarla continuare.>> (Vive approvazioni) Carovigno: <<Sono soddisfatto; dissi quanto volevo dire e mi basta.>> Quindi si siede, asciugandosi il sudore. Ma l'incidente non è finito. Biancheri, frattanto, avvertito della parola: vile, detta da Carovigno, gli manda Pinchia per invitarlo a ritirarla, ma prima che Pinchia gliene riferisca, Biancheri dice: <<Onorevole Ventura, ella ha pronunciata una parola non parlamentare.>> Carovigno scattando: <<Se dissi vile, potrò rettificare con: scorrette, del resto, vorrei che le vostre parole, o signori, fossero un po' meno corrette e un po' più corrette le vostre azioni.>> Scoppio di urla d'indignazione da tutti i banchi. Voci: <<È ora di finirla! Tacete!>> 16
Il baccano dura qualche minuto. Carovigno, seduto tranquillamente a braccia conserte, lo lascia cessare, poi esce; così l'incidente finisce. *§* LA STAMPA GAZZETTA PIEMONTESE. N. 111 - Venerdì 22 Aprile, Anno XXXII, 1898 TORINO [p. 1] Camillo Ventura principe di Carovigno difende la sua elezione alla Camera dei Deputati Un decreto rimandato al Re - L'annullamento dell'elezione. (Per filo diretto speciale da Montecitorio alla <<Stampa>>) Seduta di giovedì 21 aprile. Roma, 21, sera. Presidenza del vice-presidente Mussi. La seduta è aperta alle ore 11,5. Sulla elezione del principe di Carovigno. STELLUTI-SCALA. della Giunta delle elezioni, poiché verrebbe ora in discussione l'elezione contestata di Pietrasanta (eletto Ventura), prega la Camera di rimettere a più tardi la discussione, dovendo la Giunta intraprendere ulteriori indagini in seguito ad un telegramma del candidato soccombente. (Rumori in vario senso) RICCIO e LAZZARO propongono che questa discussione sia rimandata a domani. (Rumori in vario senso) DE BUONO dichiara che, letta la relazione, è sorto in lui il dubbio sulla legalità del computo dei voti e della conseguente proclamazione. Prega perciò la Giunta di esaminare questa questione. IL PRESIDENTE pone a partito il differimento di questa questione a domani. (Vivi rumori) Questa proposta è respinta. (Conversazioni animatissime) NOCITO, presidente della Giunta: <<La Giunta ha esaminato scrupolosamente le schede attribuite al signor Ventura e le ha trovate valide, epperciò non vi era ragione di proclamare il ballottaggio.>> (Commenti) VENTURA, se nelle sue interruzioni ha ecceduto, prega la Camera di scusarlo; ripetutamente accusato, ha dovuto prorompere contro chi non gli permetteva di difendersi. (Commenti) Se egli si ritenesse indegno di appartenere al Corpo legislativo non prolungherebbe una lotta disuguale; ma egli è vittima di coalizione di interessi e di pregiudizi non giustificati. Non tutte le vittime sono relegate nell'isola del Diavolo. (Ilarità, commenti, rumori) Prega la Camera di non condannarlo se prima non ha ponderatamente esaminato tutti i precedenti delle sue cinque elezioni. La Camera deve prendere una deliberazione calma e serena. In tutte le elezioni del Collegio di Pietrasanta è riuscito vittorioso, nonostante il Governo abbia dedicato a queste elezioni molti dei suoi fondi segreti. (Rumori, commenti) Di ciò egli ha irrefutabili prove; accenna specialmente alle ingerenze del prefetto Carosio; constata che le pagine dell'istruttoria dei suoi processi contengono parole altamente onorevoli per lui; ciò nonostante fu condannato con manifesto ossequio dell'Autorità giudiziaria verso il Ministero dell'interno. (Commenti) Ricorda molti episodi delle sue elezioni, nelle quali furono commesse violenze gravissime. Accusa l'on. Di Rudinì di corruzioni elettorali, perché ha profuso i denari dello Stato per impedirgli di entrare nel Parlamento. Aggiunge che si sono lanciate qui e fuori di qui calunnie relative ai suoi mezzi venuti a lui in modo inappuntabile. Queste sorgenti sono legittime ed oneste. Se impure fossero state, invece di essere qui per sostenere i suoi ideali, dedicherebbe ai divertimenti la sua vita. Si rivolge all'equità della Camera. Essa non può mandarlo via perché cittadino di Trieste. (Commenti). 17
E se la sua elezione sarà annullata, il Collegio di Pietrasanta saprà fare il dover suo. Protesta contro la violenza morale che il presidente del Consiglio si è prefisso di consumare. Lo accusa di servire non il Paese, ma gli interessi dei suoi amici (rumori vivissimi). Accenna ad un decreto che gli concedeva la piccola cittadinanza, già firmato dal re, e che poi, per volere del senatore Odescalchi, non ebbe seguito. Protesta ancora contro questo modo di procedere. Conclude invocando dalla Camera un giudizio sereno ed imparziale. (Commenti vivissimi. Conversazioni) MARESCALCHI. L'onorevole preopinante, nella fine del suo discorso, ha rivelato un fatto gravissimo. Egli ha detto che era stato firmato il decreto che gli concedeva la piccola cittadinanza e che per intromissione di terza persona non fu dato corso. Ora, se questo è vero, dovrebbero evidentemente modificarsi le conclusioni della Giunta (Commenti). Propone perciò che la discussione di questa elezione sia differita fino a quando siano fatte ulteriori e complete investigazioni. GRIPPO, relatore, espone le ragioni che mossero ad annullare le elezioni del signor Ventura. Le quali ragioni furono dimostrate fin dalla prima elezione, allorquando fu constatato mancare al signor Ventura i titoli di eleggibilità; ragioni che perdurarono nelle successive elezioni. (Commenti) Conclude quindi che la Camera approvi le conclusioni della Giunta, che sono per l'annullamento della elezione. SPIRITO rileva che si propone l'annullamento della elezione perché l'eletto è nato a Trieste. È dolente di ciò, e ne è tanto più dolente dappoiché si afferma che vi fosse un decreto reale il quale conferiva la piccola cittadinanza all'eletto di Pietrasanta. Domanda a proposito di ciò esplicite dichiarazioni; da esse determinerà il suo voto. Deplora la precipitazione con la quale si vuole venire ad una risoluzione di questa questione. (Commenti) DI RUDINÌ, presidente (segni di attenzione), dichiara che non esiste il decreto reale di naturalità dei fratelli Ventura, perché non è contrassegnato dal ministro. (Vivi commenti) Un nuovo esame degli atti indusse il ministro a non apporre la propria firma a quel decreto, che fu restituito a Sua Maestà perché ne lacerasse la firma. (Commenti) Non prese quelle decisioni senza rincrescimento, ma vi fu indotto dal dovere di tenere alto il decoro della cittadinanza italiana e del re che l'accorda. (Approvazioni, applausi, commenti animatissimi) PANTANO, anche a nome degli amici, dichiara che egli intende di votare come Giurì, senza però pregiudicare il diritto dei triestini alla cittadinanza italiana. (Approvazioni) VENTURA chiede che prima di giudicare come Giurì, la Camera esamini i fatti sui quali intende recare il suo giudizio. MARESCALCHI, di fronte alle esaurienti dichiarazioni del presidente del Consiglio, ritira la sua proposta. IL PRESIDENTE pone a partito le conclusioni della Giunta, che sono approvate, e dichiara vacante il Collegio di Pietrasanta. * La Stampa - Venerdì 22 Aprile 1898, N. 111 Note alla seduta. [pp. 1-2] Ci telegrafano da Roma, 21, ore 16,35: La Camera, poco popolata dapprincipio o durante le interrogazioni, che passano senza incidenti, si popola invece improvvisamente e si fa animatissima allorché si viene all'elezione del principe di Carovigno. Anche il pubblico delle tribune, allettato dagli incidenti passati, è straordinariamente affollato. Carovigno si siede al quarto banco dell'Estrema Sinistra, più verso il Centro, cioè nel posto occupato d'ordinario da Crispi. 18
Gli incidenti cominciano subito. Alla proposta di rinvio della deliberazione a domani partita da diversi banchi fra i grandi rumori, Carovigno scattò gridando: <<Insomma è ora di finirla. Mi si impone sempre di tacere!>> (Rumori) Delbuono: <<Ma lasciatelo dire!>> Voci: <<A domani! A domani!>> Carovigno: <<No, domando di finirla oggi; io mi difendo e sono qua pronto.>> Carovigno comincia subito con un tono così alto che la voce gli si fa rauca. I deputati, che sono oltre i duecentocinquanta, si affollano su tutti i banchi di Sinistra, invadendo anche l'emiciclo. Carovigno continua sempre con voce forzata e gesto declamatorio per farsi sentire e notare malgrado le frequenti interruzioni. Queste si fanno in certi punti così clamorose che è impossibile comprendere. Carovigno tiene delle cartelle innanzi a sé; ma le scorre soltanto e quasi espone a memoria, guardando sempre spavaldamente attorno. Ad un certo punto esclama: <<L'Isola del Diavolo, o signori, non si creò soltanto per Dreyfus!>>. Interruzioni violenti, altissime, che si ripetono, prendendo forma di vero baccano infernale quando poco dopo Carovigno esclama: <<Urlate perché non capite niente!>> Quantunque l'assemblea gli sia evidentemente ostile, Carovigno raggiunge audacemente lo scopo di farsi ascoltare, e ad un certo punto anche ad impressionare, soprattutto allorché narra, citando la data del 6 marzo 1897, della piccola cittadinanza già accordatagli e poi ritirata con un decreto già firmato, cedendo ad influenze dei suoi nemici. La Camera presta attenzione vivissima quando si alza Rudinì. Allorché egli dice: <<Non esiste un decreto finché non porta la firma del ministro>>, Carovigno esclama: <<Ecco il cavillo! (Ilarità) Quando Rudinì dice: <<E vidi anche una sua sollecitazione pel riconoscimento del titolo di principe>>. Carovigno esclama: <<Oh a questo ci rinunzio.>> (Viva ilarità) Allorché Rudinì, terminando dice: <<Ebbene, o signori, credetti di tutelare l'onore del Governo non controfirmando quel decreto>> si odono voci da vari banchi: <<Bene! Bravissimo!>>. Carovigno, risalendo frettolosamente al proprio posto, dice: <<Domando di parlare!>> Rumori e voci di: <<Ai voti! Finiamola! No! Parli! Basta!>> Pantano con un patriottico saluto agli italiani irredenti provoca calorosi applausi dall'Estrema Sinistra. Quando si odono voci di chiusura, questa si vota alla quasi unanimità, e si alza nuovamente per parlare Carovigno. Mussi: <<Non ha diritto.>> Voci: <<Sì, sì>>. Carovigno: <<La chiesi avanti la chiusura.>> Mussi: <<Ebbene parli.>> Carovigno, a voce anche più alta e col gesto minaccioso, grida: <<Si parlò di erigere la Camera a vera Giuria, ma io vi contesto questo diritto. Finché non avrete intesa la mia difesa voi non potete giudicarmi che rivestito dei miei diritti nuovi. Badate che il magistrato il quale improvvisa un giudizio senza sentire l'accusato sarebbe un carnefice.>> Esclamazioni e commenti rumorosi, durante i quali, prima che si voti, Carovigno esce con grottesca solennità dall'aula. Le conclusioni della Giunta per l'annullamento sono approvate da quattro quinti dei deputati.
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Dopo l'annullamento dell'elezione di Carovigno l'aula si vuota quasi completamente, cosicché la discussione sulla legge pei fabbricati si inizia davanti ad una trentina di deputati appena. Anche i ministri escono, dovendo recarsi all'inaugurazione del monumento Spaventa, la quale, in causa della pioggia, comincierà con qualche ritardo, essendosi dovuto riparare i palchi ed i festoni già quasi ultimati". * È assai importante riferire ciò che l'articolista de La Stampa scrive sul principe di Carovigno dopo le Note alla seduta: Il Principe di Carovigno [p. 2] "Camillo Vita Ventura principe di Carovigno è un giovane discreto, biondo, pallido, di media statura, dall'abbigliamento elegante e dall'andatura un po' affettata. Triestino, fuggì da Trieste per sottrarsi al servizio militare, né ritornò mai più in patria, dove sarebbe stato arrestato e processato come renitente alla leva e come disertore. A Firenze, dove si recò in quei tempi, egli cominciò a scrivere lavori letterari, di cui nessun critico volle mai parlare, per il quale motivo lanciò proteste su proteste, dicendo che i giornalisti invidiosi disconoscevano il suo genio. Avaro allora con tutti, quanto era prodigo coi suoi elettori, prendendo i suoi pasti a pensione nella trattoria del Pappagallo in via dei Panzani, aveva l'abitudine di distruggere il panetto che non avesse potuto mangiare, sui tre che gli spettavano, piuttosto che regalarlo ad un povero o restituirlo all'oste, che non glielo avrebbe stornato dal prezzo della pensione. Scomparso per un dato tempo da Firenze, vi ritornò, benché fugacemente, principe e milionario, senza che si sapesse bene con qual lancia avesse conquistato gli speroni. Alcuni dicono che il principe Ventura avesse ereditato dalla madre, una gran dama ungherese, un patrimonio valutato a sette milioni; altri invece affermano che si è arricchito per donazione ricevuta dalla principessa Odescalchi-Kustein, che la famiglia ha poi dovuto far interdire. Ad ogni modo, fatto ricco e credendosi veramente principe napoletano, il Ventura fu preso dalla mania della deputazione, senza che ci fosse modo di fargli entrare nella testa che ad un suddito non italiano era assolutamente interdetto il fare il legislatore in Italia e con quello di eri l'altro è il quarto annullamento che egli affronta nella sua elezione alla Camera. * Il caso Carovigno. [p. 2] Ci telegrafano da Roma, 19, ore 21,50. A proposito del caso dell'on. Ventura principe di Carovigno, la Tribuna non sa biasimare l'atto di Rudinì di non aver dato corso al decreto che accordava al Ventura la naturalizzazione italiana, poiché non sono evidenti i titoli richiesti. Aggiungo che la Camera con troppa precipitazione e fors'anco con violenza soverchia ha voluto oggi farglielo intendere". *§* In verità, Camillo Ventura, ai sensi dell’art. 40 dello Statuto e ai sensi dell’art. 81 della legge elettorale, non poteva essere eletto perché non aveva il requisito della cittadinanza italiana. “Sono triestino e quindi Italiano!” esclamò egli, il 19 aprile 1898, avverso chi chiedeva, in Parlamento, l’annullamento della sua elezione perché, appunto, non cittadino italiano. Per di più, come riporta Sarti Telesforo, ne Il parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto. Variazioni. Senatori e deputati defunti (pp.224-225), "la corte d'appello di Lucca condannando il Ventura a venti giorni di reclusione per corruzione elettorale, lo [aveva] anche interdetto per cinque anni dai pubblici uffici." L’iter processuale si concluderà comunque con l’assoluzione.
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Ecco quello che si legge ne La Stampa del 29/12/1897 (Numero 359, pagina 2): "PER CORRUZIONE ELETTORALE. Lucca, 29 dicembre. (TOSELLI) - Oggi è incominciata al nostro Tribunale Penale la causa per corruzione elettorale nel Collegio di Pietrasanta. Gli imputati sono 38, fra i quali il candidato signor Camillo Ventura detto principe di Carovigno. I testimoni sono 75 e quelli di difesa 118. Gli avvocati sono molti, fra i quali il Villa e Panattoni. Molto pubblico assiste al dibattimento." E ne LA STAMPA GAZZETTA PIEMONTESE. N. 360 - Giovedì 30 Dicembre, Anno XXXI, 1897 Torino. [p. 4] "REATI E PENE Il deputato principe di Carovigno sotto processo per eccitazione all'odio e per corruzione. Ci scrivono da Lucca, 28: Al Tribunale di Pietrasanta è cominciato ieri il processo per corruzione e per eccitamento all'odio fra le classi sociali intentato contro l'ormai famoso Camillo Ventura principe di Carovigno - la cui ripetuta elezione a deputato viene annullata per deficienza di età - e contro altri 37 imputati. I reati imputati risalgono appunto all'epoca delle elezioni. Il Ventura - che si recò al processo in vettura con la propria signora - quando fu invitato per nome, e senza l'aggiunta del titolo a dire le proprie generalità, rispose baldanzoso: - Non mi chiamo soltanto Camillo Ventura, bensì Camillo Agostino Ventura Messia De Prado, principe di Carovigno, del fu Angelo Ventura e di Anna Regelman, nato a Trieste, di anni 30, abitante a Viareggio. - Che professione o mestiere esercitate? - Nessuna. - Ma allora di che cosa vivete? - Vivo con i miei danari. Inoltre sono stato battezzato ed ho aggiunto al mio nome quello di Agostino, come risulterà dai documenti presentati al Tribunale. La Difesa sollevò due incidenti per ottenere il rinvio. Il primo si riferisce alla nullità dell'atto di citazione; l'altro alla nullità degli atti dell'istruttoria, perché compiuti in un periodo in cui il Ventura era deputato, senza l'autorizzazione della Camera. Il Tribunale li respinse ambidue e ne respinse poi un altro chiedente una dichiarazione di non farsi luogo a procedere, malgrado gli estremi del reato di corruzione, essendo la pretesa corruzione avvenuta a favore di persona (il Ventura) ineleggibile per ragioni di età. Su domanda del P.M., si unirono poi - malgrado l'opposizione della Difesa - le due cause contro Camillo Ventura per corruzione elettorale, e l'altra per eccitazione all'odio fra le classi sociali. Oggi alla ripresa della discussione, il presidente cominciò coll'interrogatorio di Ventura, dicendogli: - Camillo Ventura, alzatevi." E l'accusato: "Prego di chiamarmi coi nomi che mi spettano". Presidente, con forza: "Non sono uso dar titoli né sottotitoli. La legge non mi impone ciò. Diteci piuttosto qualcosa delle dimostrazioni di Pietrasanta". Carovigno: - In quanto all'accusa di eccitamento all'odio fra le diverse classi sociali dichiaro bugiarde le accuse che mi fanno i miei avversari politici. Nel discorso che tenni dopo la mia elezione parlai di evoluzione, non di rivoluzione. Biasimai la stampa venduta ed il procedere de' miei avversari, tra i quali vi è un mio nemico personale che una volta mi offerse perfino sua figlia!!". Grande sensazione e disgusto per questa dichiarazione. L'accusato proseguì dicendo che, ritornando in Parlamento, svelerà molti retroscena. Si rilesse quindi un brano del discorso incriminato, in cui si dice: 21
<<Combattiamo gli sfruttatori. Vogliamo la redenzione per abbattere la stampa venduta ai voleri del Governo. Io porterò la bandiera della rivoluzione e morirò solo per questa, non per la spada di qualche millantatore in divisa (Alludeva alla sfida presentatagli da parecchi ufficiali). Siamo tremila oggi, ma arriveremo al milione e scuoteremo il giogo>>. Si introdussero i testimoni Melani, Lolli, Silva, Rugazi, Querci, tutti carabinieri, che confermarono il discorso essere stato in tutto conforme a quello riferito nell'atto di accusa. Nella prima parte della seduta l'avv. Cassuto sudò sette camicie per calmare l'accusato che interrompeva arditamente i testimoni, facendosi minacciare due volte dal presidente di essere allontanato dalla sala. La seduta fu agitatissima. Uditi, infine, molti altri testimoni a difesa, i quali negarono che il Ventura pronunziasse un discorso informato a sentimenti sovversivi, incominciò l'altro processo per corruzione. I due accusati Summonti e Martinelli negarono l'imputazione. Numerosa folla attese l'uscita del Ventura dal Tribunale". *§* E infine: LA STAMPA GAZZETTA PIEMONTESE. N. 16 - DOMENICA 16 GENNAIO, Anno XXXII, 1898 TORINO. [p. 3] "L'assoluzione del principe di Carovigno Da Lucca, 15. - È terminato il processo contro Camillo Ventura, principe di Carovigno ed altri per corruzione elettorale. La sentenza del Tribunale dichiara condannati Benelli, Graziani, Lippi, Billet, Lupporini, Zappelli, Raffaeli, Dalpine, Cima, Pardini, Corropassi, Martinelli, Bertolini e Giusti tutti a 10 giorni di detenzione e 200 lire di multa; poi Gori, Summonti, Ricci e Venturi a 100 giorni di detenzione e 100 lire di multa. Tutti poi vengono privati dei diritti elettorali per un anno. Camillo Ventura (Carovigno) venne dichiarato assolto per inesistenza di reato. Appena si legge questa assoluzione scoppiano fragorosi applausi. Anche tutti gli altri accusati assolti battono le mani. La moglie e il fratello del Carovigno lo abbracciano e lo baciano; il pubblico grida: <<Viva i giudici lucchesi!>> Una banda musicale poi arrivata suona una Marcia mentre il Tribunale si sfolla. Ma sopravviene il delegato di pubblica sicurezza e, dopo aver intimato che cessassero i suoni, fa sequestrare gli strumenti ai musicanti". *§* Insomma, Camillo Ventura non fu pienamente parlamentare e nemmeno 5 volte sindaco di Viareggio come si legge nel n. 25/1979 de La Mùsola, che riporta la confidenza del principe a Paola Pedretti, la figlia del gestore dell’albergo, dove egli sovente si recava a prendere una tazza di caffè. Lo si è appurato presso l’archivio storico dell’importante centro versiliano. Alla fine dell’800, Carovigno era noto in Italia non tanto per il maestoso castello, edificato cinque secoli prima dai Principi di Taranto, quanto per il chiasso fattosi su questo nome che l’ultimo principe di Carovigno aveva cercato di trasmettere, per via di adozione, al triestino Ventura. Questi, il 1887, commissionò al famoso maestro d’ascia viareggino Natino Celli un carro elettorale. Natino, coadiuvato dalle maestranze del suo cantiere, costruì una torre dalla cui sommità le maschere gettavano sulla folla monete di cartone argentato. Il Carovigno, con la trovata pubblicitaria del carro elettorale, divenne deputato, ma come già sappiamo, non fu ammesso in Parlamento per l’età. E, il 28 maggio 1909, l'on. Napoleone Colajanni, pronunciando il discorso alla Camera sulla corruzione collettiva nel collegio di Ortona a Mare, ebbe a dire che "in quanto a corruzione collettiva, la Camera ricorda che quando l'esercitò quello strano e ridicolo tipo del principe di Carovigno, essa fu unanime nel respingerlo. Ma Carovigno esercitava una corruzione collettiva coi quattrini propri! Quante volte si esercita la corruzione collettiva coi quattrini dello stato?" (in G. Salvemini, Il ministro della mala vita, p. 83). 22
Si osserva contro il Colajanni che il respingimento unanime del Nostro Principe da parte della Camera, non avvenne per motivi di corruzione, bensì per altro come sopra riferito. Dal punto di vista della nostra storia locale, è importante però, non già Camillo Ventura Messia de Prado, bensì il padre adottivo GIOVANNI BATTISTA MESSIA DE PRADO, in quanto discendente da Maria Serra, figlia di Giovanni Battista Serra, e da Messia De Prado. Giovanni Battista, regio Consigliere, aveva assunto "maritale nomine" il titolo di Principe di Carovigno avendo sposato nel 1666 Donna Maria Serra, appunto, Principessa di Carovigno. Giovanni Battista Serra, a sua volta, era figlio di Ottavio Serra, il 12° feudatario della cronologia dei Baroni di Carovigno, stilata da Vincenzo Andriani. Ottavio Serra conservò tale titolo sino alla sua morte, che si presume avvenuta prima del 1644. Con la morte del padre, Giovanni Battista Serra acquisì il feudo di Carovigno. Egli aveva comunque ottenuto il 27 ottobre 1625, da Filippo IV, Re di Spagna, il titolo di Principe di Carovigno. E lo stesso re confermò il titolo, il 13 dicembre 1645, e in più gli concesse la facoltà di trasferirlo ad altra Terra. Ritroviamo il Principe di Carovigno, circa 2 secoli dopo, nella persona di Giovanni Battista Messia de Prado (nato a Napoli l'11 ottobre 1829), il quale, con il Regio Decreto 7 aprile 1856, ottiene il riconoscimento del titolo con anzianità dal 1625. Con l’avvenuta iscrizione nell’elenco regionale napoletano, il titolo diveniva trasmissibile ai primogeniti maschi e, in difetto, alla femmina primogenita. Non poteva quindi essere ceduto, per di più con un atto privato del 20 aprile 1896, da Giovanni Battista Messia de Prado ai figli adottivi: Camillo ed Emilio Ventura [Si fa presente che il figlio di Emilio, un tal Manuel Ventura Messia de Prado, il giorno 17/09/1930, è in visita al Castello di Carovigno (Il Libro delle Firme, in Il Castello di Carovigno di Enzo Filomena]. Nel Dizionario delle famiglie nobili italiane e straniere, portanti predicati di ex feudi napoletani e descrizione dei loro blasoni, troviamo nella categoria PRINCIPI e sottocategoria PREDICATI, rispettivamente, Messia de Prado e Carovigno. Nella successiva nota n. 34: "Inquartato: nel 1.° e 4.° di oro a tre fasce di azzurro (ch'è è dei Messia) e nel 2.° e 3.° di verde al leone al naturale (ch'è è dei De Prado). In verità nel diploma del 27 ottobre 1625, Filippo IV aveva concesso a Giovan Battista Serra di poter intestare il titolo di Principe di Carovigno e il relativo feudo a qualsivoglia persona gli fosse piaciuta, “ad libitum suae voluntatis”. Ma tale facoltà, non solo era stata data personalmente ed esclusivamente al primo concessionario da Filippo IV, ma da questi era stata ristretta al solo periodo di tre anni, “infra trium annorum spacium a dicta datta”. Ora, anche ponendo tra parentesi siffatte limitazioni, non si può negligere che la legge del 1806, abolendo la feudalità con tutte le sue prerogative, aveva salvato solo i titoli ai legittimi possessori, dando per tutti unica norma di successione la discendenza con ordine di primogenitura in infinito, e, in mancanza, ai collaterali fino al 4° grado. Conclusivamente, Camillo Ventura, una persona eccezionale audace e temeraria in gioventù, pronta a sfidare l’autorità costituita per affermare i suoi diritti, di più miti atteggiamenti in età adulta, anche se de jure non poteva fregiarsi del titolo di Principe di Carovigno, de facto ne era ben meritevole. *§* Ringrazio per la gentilissima e significativa disponibilità: Anzitutto le insegnanti della Sc. Elementare "Nicola Brandi": Anna Rita Barnaba e Antonella Zaccaria. Quindi:
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- L’ins. ANTONIO BARUFFI, Scuola Elementare di Lizzano in Belvedere (Bologna) [In data: 9.12.1998, il Sig. Baruffi m'inviava, tra l'altro, la testimonianza della Sig.ra Irene Biasi: lettera manoscritta indirizzata alla Sig.ra Fanny Giovanelli Cavallini]; - Il Sovrintendente BARBARA CARTOCCI, Archivio Storico della Camera dei Deputati (16.3.1999); - Il Dott. PAOLO FORNACIARI, responsabile dell'Archivio Comunale del Comune di Viareggio che inviò, il 12.1.1999, all'ins. Antonella Zaccaria (Scuola Elementare "Nicola Brandi" di Carovigno), in fotocopia, n. 3 atti - 2 della R. Prefettura della Provincia di Lucca e 1 del Comune di Viareggio - afferenti alla domanda presentata dal Camillo Ventura per il riconoscimento del titolo di Principe di Carovigno; - La Dott.ssa BARBARA CARTOCCI, Sovrintendente dell'Archivio Storico della Camera dei Deputati (Roma, 16 marzo 1999); - Il Dott. GENNARO COLACICCO, Biblioteca Università di Lecce; - L’ins. FORMAGLIO GLORIA, IV Circolo didattico di Viareggio (Lucca), Anno scolastico 1998-1999; - L'ammiraglio EMANUELE VENTURA - ROMA (Lettera manoscritta del 24.6.1990); - Il Sig. Buongiorno Crocifisso (Archivio Storico – Buongiorno Crocifisso- Carovigno), anche per la visione del volumetto: Camillo di Carovigno, La Canzone del Soldato (Poemetto Barbaro), All’eroico d’Italia modesto soldato è dedicato, Viareggio, Cooperativa Tipografica Versiliese, 1915 - I Sigg. operatori della Biblioteca Comunale di Carovigno: il Direttore Francesco Lanzilotti, Silvana Lanzilotti, Caliolo Teresa, Greco Angela, Tina Angelo. - E IL PROF. MIMMO LOTTI CHE HA PREVIAMENTO LETTO L'OPERA, EVIDENZIANDO REFUSI E INCONGRUENZE.
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BIBLIO-SITOGRAFIA - Don Biagio ALDIMARI, MEMORIE HISTORICHE Di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Così vive, come spente, con le loro Arme; e con un Trattato dell'Arme in generale, Divise in Tre Libri, In Napoli, Nella Stamperia di Giacomo Raillard, MDCXCI (1691) - Giorgio BATINI, La Versilia com'era I nonni al mare, Bonechi Editore, Firenze 2008 - Francesco BERGAMINI, Le mille e una ... notizia di vita viareggina 1169/1940, Edizioni La Bilancella, Viareggio, 1986 (p. 241) - Giuseppe BIANCHEDI, Guida storica, descrittiva e commerciale di Viareggio e dei dintorni, Tip. di M. Ricci, Firenze, 1917 - Francesco BONAZZI, Famiglie nobili e titolate del napolitano, Arnaldo Forni Editore, Ristampa anastatica dell’edizione di Napoli, 1902; - Enzo FILOMENA, Il Castello di Carovigno, Edizioni Pugliesi, 1990; - Dacia MARAINI, Il bambino Alberto, (Prima edizione digitale 2012 da edizione BUR Scrittori Contemporanei gennaio 2007). - Carlo PADIGLIONE, Dizionario delle famiglie nobili italiane o straniere portanti predicati di ex feudi napoletani e descrizione dei loro blasoni, Arnaldo Forni Editore, s.d. - Gaetano SALVEMINI, Il ministro della mala vita - Notizie e documenti sulle elezioni giolittiane nell'Italia meridionale (a cura di Sergio Bucchi con una Nota di Gaetano Arfé), Torino, Bollati Boringhieri, 2000. - Florio SANTINI, Anche la vita ha i suoi scavi, Amaltea Edizioni 2001- Digitalizzato Google - Sarti TELESFORO, Il parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto. Variazioni. Senatori e deputati defunti, Roma 1898. - Isora TAGLIAVINI (a cura di), L’Italia fine Ottocento – Storia Costumi Tradizioni - Puglia, da Le Cento Città d’Italia, Milano 1899, Anno XXXIV, Martedì 28 febbraio, Supplemento al n. 11803, Edison, Bologna, Ennio Pittureri Editore - CORRIERE DELLA VERSILIA, Anno I. Viareggio, 21 Febbraio 1897. Num. I. Don Cammillo di Carovigno. - MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO. DIREZIONE GENERALE DELLA STATISTICA, Statistica delle Elezioni Generali Politiche, 3 e 10 giugno 1900, ROMA, TIPOGRAFIA NAZIONALE DI G. BERTERO, 1900. https://ebiblio.istat.it/digibib/Elezioni/RAV0251130Statelezgenpol3e10giu1900.pdf
* REGOLAMENTO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI - https://storia.camera.it/lavori/regno-d-italia/leg-regno-XX/1897/19-luglio http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:BVZ66ogGUAoJ:bpr.camera.it/bpr/allegati/show/1202 2_1926_t+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it
* CAMERA DEI DEPUTATI - PORTALE STORICO XX Legislatura del Regno. 5 aprile 1897 - 17 maggio 1900 https://storia.camera.it/lavori/regno-d-italia/leg-regno-XX/1897/19-luglio
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 4 MAGGIO 1897 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed010.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - 2a TORNATA DEL 16 GIUGNO 1897 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed054.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 DICEMBRE 1897 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed101.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SES25
SIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 28 FEBBRAIO 1898 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed133.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 19 APRILE 1898 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed161.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - 2a TORNATA DEL 20 APRILE 1898 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed163.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 21 APRILE 1898 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed164.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 1a SESSIONE - DISCUSSIONI - 2a TORNATA DEL 22 APRILE 1898 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed166.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 2a SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 3 GIUGNO 1899 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed298.pdf
ATTI PARLAMENTARI - CAMERA DEI DEPUTATI. LEGISLATURA XX - 3a SESSIONE - DISCUSSIONI - 2a TORNATA DEL 16 DICEMBRE 1899 https://storia.camera.it/regno/lavori/leg20/sed360.pdf
* - 91.212.219.213/browsie/File_Basso//Lotta_di_...98/.../00006.pdf - augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index (Automazione Gazzetta Ufficiale Storica) - books.google.it/books/about/Gazzetta_di_Milano.html?id= [Gazzetta di Milano, dalla C. R., Stamperia di governo, 1900] - http://genealogy.euweb.cz/italy/serra2.html - https://archive.org/details/bub_gb_ESZLdwn8640C/mode/2up - https://www.gazzettaufficiale.it/do/ricerca/pdf/foglio_ordinario1/1?resetSearch=true - it.wikipedia.org/ - www.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/free.jsp - www.versilia.org/carnevale/carri.htm - www.versiliastorica.it/carnevale/carri.htm - www.viareggiok.it/dalle-strade-alla-storia/ - www.viareggiok.it/i-villini-carovigno-e_il-"48"/ - www.viareggiok.it/viareggio/viareggio-ieri/ *
ARCHIVIO ARCHIVIO GENERAL DE SIMANCAS (VALLADOLID) - SPAGNA ARCHIVIO E CENTRO DOCUMENTARIO STORICO "Francesco Bergamini", Palazzo delle Muse, Piazza G. Mazzini, 12 - Viareggio ARCHIVIO DI STATO DI LECCE ARCHIVIO STORICO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
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APPENDICE DOCUMENTARIA
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- I - ESTRATTO DI DECRETO DI ADOZIONE GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D'ITALIA. Foglio delle inserzioni al Numero 60 - Giovedì 12 Marzo 1896. (Digit. Google) [p. 563 ==> 1262/1549]
Estratto di decreto di adozione. La 1 sezione civile della Corte di appello di Napoli. Sulla domanda avanzata dal sig. Giovambattista Messia de Prado Principe di Carovigno del fu Rodrigo e della fu Anna Sanchez da Napoli e dei germani sigg. Camillo ed Emilio Ventura, con Decreto reso il 4 marzo 1896, dispone così: <<Dichiara di farsi luogo all'adozione di Camillo ed Emilio Ventura di Angelo e di Anna Ventura Regelmam da Trieste da parte di esso Principe di Carovigno Giovambattista Messia de Prado, qualificato come sopra.>> Per estratto conforme. Procuratore Avv. Ottavio Zona a
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- II - VIAREGGIO, 16 LUGLIO 1896 Comune di Viareggio - Provincia di Lucca Prot. N. 2017 / Cat. 1 Fasc. 6 OGGETTO: Partecipazione. Sigg. Emilio e Camillo Ventura Città Per l’opportuna conoscenza comunico alle SS.LL. la seguente lettera pervenutami dalla R. Prefettura di Lucca. “Lucca, li 11 luglio 1896. Avendo la Consulta Araldica avuto occasione di occuparsi dei titoli nobiliari del Principe di Carovigno, ha scritto la seguente lettera: “Il Principe di Carovigno, il 14 Gennaio u.s. adottò come figli, i fratelli Camillo ed Emilio Ventura, e l’adozione fu omologata dalla Corte d’Appello di Napoli il 4 Marzo successivo. Per questo fatto, quali diritti vengono agli adottati? Quelli specificati dagli art. 202, e seguenti dal Codice Civile, e nulla più. E sull’argomento delle distinzioni gentilizie, possono aggiungere al proprio il cognome dell’adottante, e chiamarsi Ventura Messia de Prado e niente più. È principio indiscusso, ammesso dalla giurisprudenza, che i titoli nobiliari non si comunicano che iure sanguinis. L’arrogazione è una figura, è una sostituzione della paternità, ma non è la paternità. I titoli nobiliari si trasmettono ai discendenti che contemporaneamente sono legittimi e naturali, gli adottivi, se diventano legittimi, non furono mai naturali. Ciò fu proclamato in più occasioni anche dalla consulta araldica, e se ne può leggere la relativa massima al N. 9 di quelle pubblicate nel Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica, volume I pagina 52. Per abbondanza osservo che il solo titolo legale De Messia de Prado è quello di Principe di Carovigno (vedi Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica, volume II pagina 297). I titoli di Duca di Torre Montina, di Marchese della Guardia, Grande di Spagna, non sono nel legittimo attuale possesso di questa famiglia; non è poi ammissibile lo associarsi titoli di distinzioni cavalleresche che, ad ogni modo, non sarebbero che personali. Riassumo dicendo che i Signori Ventura, in fatto di nobiltà, dopo l'adozione rimasero quel che erano prima; hanno solo diritto ad usare, in aggiunta al proprio il cognome dell’adottante.” Prego la S.V., di notificare il giudizio espresso dalla Consulta Araldica ai Signori Ventura, e di avvertirli in pari tempo della responsabilità penale in cui incorrerebbero se dopo l’avviso ufficialmente ricevuto essi continuassero a fregiarsi di un titolo che a loro non spetta. Gradirò di avere una risposta. Il Prefetto f.° Carosio Con Ossequio Il Sindaco
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- III - LUCCA, 11 LUGLIO 1896 Prefettura di Lucca Gabinetto N. 361. F 29 OGGETTO: Emilio e Camillo Ventura Sig. Sindaco di Viareggio Avendo la Consulta araldica avuto occasione di occuparsi dei titoli nobiliari del Principe di Carovigno, ha scritto la seguente lettera: “Il Principe di Carovigno, il 14 gennaio u.s. adottò come figli, i fratelli Camillo ed Emilio Ventura, e l’adozione fu omologata dalla Corte d’Appello di Napoli, il 4 Marzo successivo. Per questo fatto, quali diritti vengono agli adottati? Quelli specificati dagli art. 202 e seguenti del Codice civile e nulla più. E sull’argomento delle distinzioni gentilizie, possono aggiungere al proprio il cognome dell’adottante, e chiamarsi Ventura Messia de Prado e niente più. È principio indiscusso, ammesso dalla giurisprudenza, che i titoli nobiliari non si comunicano che jure sanguinis. L’arrogazione è una figura, è una sostituzione della paternità, ma non è la paternità. I titoli nobiliari si trasmettono ai discendenti che, contemporaneamente sono legittimi e naturali, gli adottivi, se diventano legittimi, non furono mai naturali. Ciò fu proclamato in più occasioni anche dalla Consulta Araldica, e se ne può leggere la relativa massima al N. 9 di quelle pubblicate nel Bollettino ufficiale della Consulta Araldica, Volume I pagina 52. Per abbondanza osservo che il solo titolo legale De Messia de Prado è quello di Principe di Carovigno (vedi Bollettino ufficiale della Consulta Araldica, volume II pagina 297). I titoli di duca di Torre Montina, di Marchese della Guardia, Grande di Spagna, non sono nel legittimo attuale possesso di questa famiglia; non è poi ammissibile lo associarsi titoli di distinzioni cavalleresche che, ad ogni modo, non sarebbero che personali. Riassumo dicendo che i Signori Ventura, in fatto di nobiltà, dopo l’adozione rimasero quel che erano prima; hanno solo diritto ad usare, in aggiunta al proprio, il cognome dell’adottante.” Prego la S.V. di notificare il giudizio espresso dalla Consulta Araldica ai Signori Ventura, e di avvertirli in pari tempo della responsabilità penale in cui incorrerebbero se dopo l’avviso ufficialmente ricevuto essi continuassero a fregiarsi di un titolo che a loro non spetta. Gradirò di avere una risposta. Il Prefetto Carosio
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- IV - LUCCA, 9 APRILE 1897 R. PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI LUCCA Divisione gab.to Num. 214.27 OGGETTO: Ventura Camillo ed Emilio. Sig. Sindaco di Viareggio Comunico integralmente alla S.V. la seguente lettera N. 8691.6, in data 5 Aprile corrente del Ministro dell'Interno Gabinetto Ufficio Araldico. "Signor Camillo ed Emilio fratelli Ventura, residenti in Viareggio hanno presentato domanda per ottenere il primo, il riconoscimento del titolo di principe di Carovigno, e di tutti gli altri possibili titoli della famiglia Messia del Prado, il secondo il riconoscimento del titolo di Duca di Torre Melina col predicato di Principe Emilio di Carovigno. La Giunta permanente araldica con deliberazione sanzionata da S.E. il Ministro ha dichiarato non potersi accogliere la domanda per la seguente considerazione: 1° che non risulta che essi finora godano della nazionalità italiana. 2° che Giovanni Battista Messia de Prado, dal quale essi furono adottati ed ottennero la cessione di titoli nobiliari con atto privato del 20 Aprile 1896, non possiede, per effetto del riconoscimento ottenuto con Sovrana Risoluzione, presa nel Consiglio di Stato del 7 Aprile 1856, che l'unico titolo di principe di Carovigno, trasmissibile secondo le norme della successione napoletana, e più precisamente, ai maschi primogeniti secondo la Legge del 1806. 3° che quindi devesi pregiudizialmente rigettare ogni pretenzione al riconoscimento di altri titoli. 4° che, del resto, non hanno fondamento le ragioni per le quali si pretende il riconoscimento del titolo di Principe di Carovigno, cioè l'adozione ottenuta da Gio Battista del Prado e la ragione del 20 Aprile 1896. In quanto alla prima, a parte l'essere stato già stabilito dalla Consulta araldica con la massima N. 9 che i figli adottivi non succedono ai diritti nobiliari dell'adottante senza una speciale concessione del Principe; pel Napolitano vi è una testuale e più restrittiva sanzione legislativa contenuta nel Rescritto 10 Settembre 1855, nel quale si dice espressamente, e senza nemmeno la riserva della possibile concessione del Principe, che S. M., sul conforme parere della Commissione dei titoli di nobiltà ha ritenuto che i figli adottivi non succedono nelle onorificenze nobiliari dell'adottante." È quindi assolutamente un fuor d'opera appellarsi all'ottenuta adozione perché tale soffermanza, come fanno gli istanti sopra l'allegazione che i moderni trattatisti fondandosi sul diritto romano equiparano l'adozione alla figliazione. Parlare di diritto romano in materia di titoli è fuor di luogo, non essendo esso applicabile, come preesistente al diritto feudale ed alle prescrizioni nobiliari. In quanto poi alla cessione moltissime sono le sanzioni legislative che dichiarano non potere i titoli di nobiltà formare materia di contratto e che nulli debbono ritenersi tutti gli atti all'uopo stipulati, e fra le altre quelle contenute nei Reali Rescritti 3 Giugno e 7 Ottobre 1837, e 26 Gennaio e 16 Marzo 1839, che stigmatizzano esplicitamente ogni altro ordine di successione che non sia quello dalla legge stabilito.
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Nè vale riportarsi, come fa la parte, all'originaria concessione del 27 ottobre 1625, nella quale si legge data facoltà al primo concessionario Giovan Battista Serra di potere, fra tre anni dalla data di detta concessione intestare detto titolo di Principe di Carovigno ed il corrispondente feudo a qualunque persone che gli fosse meglio talentato; dappoiché, a parte che tale facoltà fu data personalmente al primo concessionario, e ristretto al solo periodo di tre anni dalla data del diploma, anche quando ciò non fosse, tale facoltà, come ogni altra, in eccezione dell'ordinaria norma di successione, sarebbe rimasta distrutta ed abolita dalla legge del 1806, che, all'abolire la feudalità in tutte le sue prerogative, salvò solamente i titoli agli attuali legittimi possessori, dando per tutti unica norma di successione, la discendentale con ordine di primogenitura. in infinito, ed, in mancanza, ai collaterali infino al 4° grado. Prego la cortesia della S.V. di fare analoga comunicazione ai Signori fratelli Ventura." In esecuzione pertanto dell'ultima parte della nota ministeriale sopra trascritta, prego la S.V. di comunicare la nota medesima ai Signori Ventura, dandone assicurazione. Il Prefetto Carosio
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- V - LIZZANO IN BELVEDERE, DICEMBRE 1998 Lettera manoscritta non datata, inviata dalla Sig.ra Irene Biasi alla Sig.ra Fanny Giovanelli Cavallini, presumibilmente i Primi di Dicembre 1998, a me pervenuta per il tramite dell'ins. Antonio Baruffi. CAMILLO DE PRADO, PRINCIPE DI CAROVIGNO Sig.ra Fanny Giovanelli Cavallini: “Erano la mia mamma e mia sorella, che passavano ore a parlare con il Principe e con la moglie, baronessa Maigherita, e parlavano con il principe in francese. Ricordo che, dopo essersi sposati, almeno così raccontavano loro, vissero a lungo a Londra, lei era londinese di nascita. Dopo vennero in Italia, dove possedevano le tenute ed andarono a vivere là. Avevano molte tenute e molti beni, poi li perdettero tutti. Ad una età, indefinibile per entrambi, si trasferirono a Viareggio e l’estate poi la passavano quassù. Durante l’inverno tornavano a Viareggio, così per molti anni. Infine si stabilirono a Vidiciatico (1938 ?), definitivamente. Giunsero con 19 bauli, in vimini, molto belli con sopra applicata la provenienza, Londra, e tutti a nome di baronessa Maigherita etc. Questi 19 bauli erano zeppi di cose meravigliose, veramente principesche. Abiti, soprabiti, scarpe, cappelli, piume di struzzo, insomma le cose che possono avere i principi. Cose che poi acquistarono in parte signore del paese ed in parte signore di Bologna, che vennero appositamente ad acquistare questi favolosi abiti da sera. Gradatamente, vendettero tutto, e non rimase loro più niente dei 19 bauli. Neppure le più piccole cose, come piccole chincaglierie e oggetti acquistati in Cina, durante i loro numerosi viaggi in Oriente. Vendute queste cose, versarono in condizioni ristrette, rimasero in miseria. Persona immensamente colta, il Principe conosceva il francese, l’inglese, il tedesco, lo spagnolo ed altre lingue straniere. Entrambi erano persone gentilissime, squisite, raffinate. Lui usciva vestito sempre in modo elegante; lei sempre con eleganti cappelli. Lui vestiva all’inglese, indossava sempre un berretto con visiera, camminava tenendo le braccia dietro la schiena. Portava sempre con sé un bastone molto prezioso. Era piccolo di statura, piuttosto grosso e aveva questi piedi deformi per i quali si faceva fare scarpe su misura. Lei era molto fine, distinta, alta, magra, lo chiamava sempre Camillo, con un chiaro accento inglese. Non avevano figli. Il Principe insegnava l’inglese ed il tedesco, lingue che conosceva alla perfezione.” Morì all’età di circa 90 anni. Venne sepolto nel cimitero di Vidiciatico, la sua lapide è tuttora conservata all’interno del Museo Etnografico di Poggiolforato. (Irene Biasi).
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- VI - LIZZANO, GENNAIO-GIUGNO 1979 Tratto da "La Musòla - Ctiàccare arcordi fole squasi schernie del RUGLETTO DEI BELVEDERIANI. Scuola Elementare Statale di Lizzano 40042 Lizzano (Bologna). Gennaio-Giugno 1979 - n. 25, pp. 19-21 QUII D NA VOLTA Il Principe di Vidiciatico Il primo tè della mia vita l’ho bevuto a Vidiciatico. Da ragazzo ebbi occasione di accompagnare certi nostri ospiti che volevano fare una passeggiata da Lizzano a Vidiciatico per visitare amici in villeggiatura. Percorremmo il sentiero di Campiano, a me carissimo, anche se ormai solo nel ricordo. Trovammo quegli amici alle Are, dietro l’ultima casa, dove sostavano all’ombra di un castagneto bellissimo. Saluti, presentazioni, ed io rimasi impacciato fra quegli estranei in convenevoli: non più tanto bambino da essere ignorato, non ancora abbastanza adulto per sentirmi a mio agio. Così quando alle cinque fu proposto il tè - quel tè che in casa regolarmente avevo rifiutato, le poche volte che l’avevo visto in circolazione - anch’io fui del convito. Entrammo tutti in un locale al piano terra che dava immediatamente sul castagneto. Un locale che all’esterno aveva tutto l’aspetto delle nostre solite cantine, ma che all’interno mi si rivelò meraviglioso: poltroncine, un divano, un caminetto e tante altre cose estranee agli arredamenti dei nostri paesi. Il tè fu servito da una signora molto distinta, che parlava più inglese che italiano, e che dedicava alla faccenda tutto l’impegno col quale solo gli inglesi sanno trasformarla in rito. Degli amici visitati non ricordo quasi nulla, perché la mia attenzione fu impegnata tutta da quella signora inglese, che era soltanto una loro vicina; e poi dalla presenza di uno strano signore: minuto, di bassa statura, riservato, con modi distinti, e di parola parca. Mi parve di capire che era il marito della signora inglese, e, ciò che più mi impressionò, tutti lo chiamavano principe. Il <<principe di Vidiciatico>>, negli anni successivi, divenne anche per me, un personaggio consueto dell’ambiente paesano. In visita al cimitero di Vidiciatico mi è caduto l’occhio su una piccola lapide a capo di una semplice sepoltura a terra. Una lapide senza ornamenti, fuorché una croce, e con questa scritta: QUI RIPOSA / VENTURA / CAMILLO / DE PRADO / PRINCIPE / DI CAROVIGNO / NATO L’8.8.1867 / MORTO IL 20.3.1953 // I TUOI CARI POSERO / PER RICORDO.
Non so chi siano i suoi cari, ma il loro scopo è stato raggiunto: eccomi qui, solo, nel cimitero a ricordare <<il principe>>. Da oltre venti anni mi ero dimenticato di lui e della sua lunga permanenza fra noi. La lapide non ha fotografia, ma io improvvisamente lo rivedo: i suoi abiti sportivi, all’inglese; i guanti alle mani, i modi compassati; il parlare pacato che rivela la sedimentazione di una cultura mai esibita; il volto strano, ma espressivo; e il suo passo reso lento da chissà quale impaccio. La sua persona era circondata di mistero. Si diceva che fosse nobile, principe addirittura; che era figlio di una principessa spagnola; si sussurrava perfino che era figlio naturale del re d’Italia, Umberto I. Ed ecco qui questa lapide che sembra dar conferma di tante chiacchiere: il primo cognome fa pensare a una nascita non legittima, il secondo cognome ha una risonanza chiaramente spagnola, e il titolo principesco – induce a pensare a una particolare attenzione di chi tale dignità poteva conferire in Italia, perché Carovigno, se non sbaglio, è luogo delle Puglie. Ma specialmente la statura e la fisionomia ricordavano troppo il nostro re di allora, Vittorio Emanuele III, che sarebbe dunque suo fratello naturale.
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Forse era stata soltanto questa strana somiglianza a far nascere la favola di un amore regale, clandestino ed esotico. È vero però che la data di nascita, 1867, e il temperamento di Umberto I lasciano spazio a congetture. Si diceva anche che il suo soggiorno a Vidiciatico era <<imposto>> da Roma, ma il suo comportamento non rivelava mai insofferenza per imposizioni. Anzi era chiaro che a Vidiciatico viveva volentieri e qui rimase anche quando le vicende della politica e della guerra fecero venir meno i motivi che verosimilmente avrebbero consigliato un suo eremitaggio di opportunità. E poi c’è chi ricorda quando, i primi anni, veniva qui solo l’estate per villeggiare. Arrivava da Viareggio con tanta roba che gli Orlandini ci mettevano un giorno a scaricarla. È chiaro che il paese gli piaceva, perché, specialmente allora, Vidiciatico aveva tutto per attirare uno spirito raffinato. Forse questa sola fu la ragione che spinse lui e la moglie, baronessa inglese (come si diceva) a decidere di stabilirsi qui abbandonando Viareggio (dove avrebbero avuto una villa bellissima). Rimase qui anche durante la guerra. Anche vedovo e solo. Le difficoltà economiche e dell’età erano evidenti, ma nulla traspariva del suo sforzo per conservare una dignitosa e serena riservatezza. Questi ultimi anni faticosi li visse a Maenzano. Ogni pomeriggio faceva la sua gita salutare a Vidiciatico, con qualunque tempo, anche con il ghiaccio in terra. E aveva l’abitudine di far sosta a metà strada, all’Albergo dell’Appennino, per prendere il caffè; che gli piaceva molto, ma che era anche una scusa per trattenersi a lungo, più come ospite che come cliente. Infatti evitava la sala del bar e andava in cucina a sedersi accanto alla grande stufa: posava la tazza sulla piastra calda e apriva il libro che immancabilmente portava con sé. Teneva la mano libera sull’orlo della stufa e ogni tanto beveva un sorso di caffè. Il rito durava almeno un paio d’ore. L’albergo allora era gestito dai Pedretti e la piccola Paola aveva preso confidenza con il principe, tanto che diventò l’unica e candida amicizia della sua solitaria vecchiaia. Di vecchiaia, veramente lui non parlava. Diceva e dimostrava di sentirsi giovane e non rivelava mai l’età. Parlava volentieri con la Paola che sola stava ad ascoltarlo, un po’ per gentilezza, un po’ perché affascinata dalla sua personalità e dai suoi misteri. Le parlava del libro che stava leggendo e di tanti altri libri. Perfino di quello che aveva scritto lui: <<un poema>>, che avrebbe voluto pubblicare, ma che rimase dattiloscritto, e non si sa dov’è finito. Conversava con garbo rivelando una ricca cultura classica. Però di sé non parlava mai. Tuttavia un giorno confidò alla Paola che era stato eletto cinque volte sindaco di Viareggio. Di parenti non faceva alcun cenno e, a quanto si sa, nessuno cercò mai di lui, né prima, né dopo la morte. Conosceva sette lingue, l’inglese e lo spagnolo come l’italiano. Proponeva a tutti lo studio dell’inglese, che insegnava senza grammatica. E non accettava compensi. Eppure era chiaro che gli avrebbero fatto comodo. Da via gli arrivavano, quando arrivavano, trenta sterline il mese, che diventavano sempre più insufficienti. Comperava frutta secca: fichi e prugne, e campava con quella e poco altro. Sollecitava e accettava dai Pedretti l’omaggio di un pugno di crusca: << da mettere nella minestra, per cura>>. Dal medico non andava mai. E non entrava mai in chiesa. Alla sua amica Paola mostrava volentieri l’orologio d’oro che sulla cassa interna recava l’incisione di uno stemma gentilizio. Forse in quei momenti, lì accanto alla stufa con quella bimba gentile, trovava il rimpianto o l’illusione di un po’ di famiglia. E diventava quasi allegro: martellando il tempo con le dita sulla stufa canterellava: “Sono tranquillo, sono contento…”. Ma nelle giornate ventose aggiungeva: “ …se tira il vento male mi sento …” Perché soltanto il vento, a suo dire, poteva turbare la sua serenità; la sua imperturbabilità di stoico moderno. Sono ancora qui, solo, nel cimitero. Rileggo la lapide e la trovo menzognera: tradisce il suo stile; tradisce la sua riservatezza; rivela perfino la sua data di nascita. E il tutto è sovrastato da quella croce, che lui voleva ignorare. Ma: chissà …? Mormoro una requie ed esco pensoso dal camposanto. Codino del Martignano. <<Per vedere il mondo bisogna viaggiare molto, per conoscerlo basta vivere in un villaggio>>. Giovanni Mosca
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- VII - ROMA 1898 Tratto da: Sarti, Telesforo: Il parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto. Variazioni. Senatori e deputati defunti, Roma 1898 (pp. 224-225) VENTURA CAMILLO, principe di Carovigno, nacque a Trieste nel 1867 di modesta famiglia. In origine non era né milionario, né principe. Divenne ricco in virtù di una donazione di oltre quattro milioni di lire fatta a lui e ad un suo fratello, dalla signora Maria Pace Kufstein nata Odescalchi. Il narrare la storia degli atti legali che precedettero e seguirono tale donazione, prima fieramente oppugnata dai nobili congiunti della donatrice, poi da loro stessi ratificata, quando essa acconsentì ad abbandonare ai figli e al marito quello che le era rimasto, non è dell’indole di questo mio lavoro. Per debito di giustizia va però detto che le ragioni che decisero la signora Kufstein a un atto così munifico verso i fratelli Ventura, pur non apparendo né chiare, né sufficienti, non offrono, almeno allo stato degli atti, appiglio a sospetti ingiuriosi. Divenuto ricco, Camillo a cui non manca l’ingegno, e soprattutto l’audacia, pensò a provvedersi di un titolo nobiliare facendosi adottare da un patrizio napoletano; quindi lo assalì la fregola della vita pubblica e il campo da lui scelto per le sue battaglie politiche fu il collegio di Petrasanta-Viareggio su cui, per propiziarselo, fece scendere una benefica pioggia in forma di elargizioni a chiese (si noti che il Ventura è israelita), a società operaie, bande musicali, istituti pii, ecc. Vuolsi anche, stando a una sentenza della Corte d’appello di Lucca, che abbia corrotto il corpo elettorale con compra di voti, il che però egli nega come negaronlo parecchi testimoni da lui prodotti. Fatto sta che per ben quattro volte il Ventura venne eletto e annullato, mancandogli la qualità essenziale dell’eleggibilità, quella di essere cittadino italiano o naturalizzato tale. L’ultimo annullamento ebbe luogo alla Camera nella seduta del 21 aprile, ma prima il Ventura volle avere la soddisfazione di entrare a Montecitorio, di farsi ammettere al giuramento e di prendere con grande audacia la parola ingiurando, lanciando accuse, specialmente contro il presidente del Consiglio, sollevando un baccano indiavolato e tenendo per tre giorni agitata la Camera per le sue deplorevoli intemperanze. E di averla coll’on. Di Rudinì pare che il Ventura abbia ragione, giacché il presidente del Consiglio impedì il corso del decreto di naturalizzazione italiana già pronto e firmato dal Re pel giovane triestino, e lo impedì in seguito a più maturo esame della cosa e per la dignità del Governo, come disse alla Camera. Fatto sta che il Ventura anche per la quarta volta è stato servito. Riuscirà eletto pur la quinta volta? Niente di più facile, data quella specie di suggestione ipnotica a cui il collegio di Pietrasanta-Viareggio trovasi in preda per metodi elettorali troppo ….. positivi del signor Ventura. E se sarà rieletto, attendiamoci qualche altra indecente scenata alla Camera che non si potrà evitare se non si ritorna al corretto uso, abbandonato da qualche anno, di non far entrare il deputato nell’aula se non quando la Camera l’abbia convalidato. A titolo di cronaca, va narrato che la corte d’appello di Lucca condannando il Ventura a venti giorni di reclusione per corruzione elettorale, lo ha anche interdetto per cinque anni dai pubblici uffici.
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- VIII - VIAREGGIO, 21-28 MARZO 1897 Tratto da: Francesco Bergamini, Le mille e una ... notizia di vita viareggina 1169/1940, Viareggio 1986. (p. 241) 21 marzo 1897. Si svolgono le elezioni politiche. Per il Collegio di Pietrasanta, che comprende anche Viareggio, i candidati sono: Camillo Ventura, principe di Carovigno, candidato viareggino; Giorgio Giorgini, nipote di Alessandro Manzoni e di Massimo D’Azeglio, da Montignoso; prof. Enrico Ferri, per i socialisti, che si presentano per la prima volta alle elezioni. Riesce vincitore Camillo Ventura, che viene accolto dai viareggini “ …con tale solennità e festa che maggiore non la posson fare ad un principe regnante”, così sottolinea nel suo diario, padre Bigongiari [attento e puntuale cronista del convento dei francescani di Viareggio]. Ma l’elezione verrà annullata, perché il deputato non ha raggiunto l’età prescritta dalla legge, e verrà anche accusato di corruzione, per il quale reato subirà un processo che si concluderà con un’assoluzione. Per la verità Ventura, che si definisce principe di Carovigno, durante la campagna elettorale ha spesso distribuito manciate di monete alla folla che lo attorniava. 28 marzo 1897. Il principe di Carovigno, alias Camillo Ventura, è ancora alla ribalta della cronaca per un episodio di cui è protagonista. Il Ventura, infatti, “… nelle ore pomeridiane transitava accompagnato da una folla di popolo che ne seguiva la vettura per la via degli Uffizi (l’attuale via Battisti) soffermandosi dinanzi alla porta del palazzo del Comune e si faceva ad inveire contro tutta la rappresentanza comunale, chiamandola sfruttatrice del popolo, aizzando così la plebe ad atti ostili alla rappresentanza suddetta”, ed inoltre “.. un frasario simile adoperò al balcone dal quale affacciato arringò la folla, ripetendo frasi ingiuriose della pubblica quiete”. Quanto sopra si legge in una deliberazione comunale. Per questo fatto, il sindaco e gli amministratori citeranno in giudizio il focoso tribuno.
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- IX - MADRID, 27 OTTOBRE 1625 Regio privilegio di concessione del titolo di principe di Carovigno a Giovanni Battista Serra. Trascrizione e traduzione del diploma originale esistente presso ARCHIVO GENERAL DE SIMANCAS (VALLADOLID) - Spagna. S.P. libro 188 / ff. 163v-167r Juan Baptista Serra Philippus ett., Universis et singulis praesentium seriem inspecturis tam praesentibus quam futuris; Inter caetera quae a prudentibus Principus [: principibus] solerter instituta et summo Populorum consensu observata sunt hoc vel in primis publicae dignitatis utilitatisque interesse putandum quod viros nobiles suaque et maiorum gloria ac rebus gestis insignes ad novos subinde honores titulorumque prerogativas extollendos censerent preter quam enim quod eisdem condecorati magno Reipublicae ornamento sint mirifice generosi et ad optima queque adspirantes animi excitantur ad omni [: omne] ope consilio auxilio re denique ac factis universis se [: si] Principibus suis a quibus tanta virtutis praemia adipiscuntur quam maxime fructuosos [: fructuosae] exhibendum, Proinde cum nomine Ill.is Joannis Baptistae Serrae Consanguinei nostri fidelis dilecti nobis humiliter supplicatum sit ut in testimonium ac significationem suorum totiusque suae familiae meritorum Principatus se titulo ornare dignaremur. Nos considerantes prosapie ipsius egregiam antiquamque nobilitatem ac insuper suam in nos singularem fidem et observantiam et maiorum suorum preclara merita et obsequia merito petitioni eius benigne annuendum Terramque Carovigni quam in Provincia Comitatus Molisij in Citerioris nostro Siciliae Regno a nobis Regiaque nostra Curia vistis, ut asserit titulis in feudum tenet et possidet dicto Principatus splendore Illustrandam atque insigniendam decrevimus Hac insuper facultate quod dictus Joannes Baptista Serra possit infra trium annorum spacium a die dattae presentium in antea numerandorum nominare in dicta Terra Carovigni et titulo Principatus aliam quamcunque personam ad libitum suae voluntatis et ad satisfactionem nostri Supremi Italiae Consilij, tenore igitur praesentium ex certa scientia Regiaque autoritate nostra deliberate et consulto ac ex gratia speciali maturaque sacri nostri supremi Consilij accedente deliberatione, praefatum Illustrem Consanguineum nostrum Joannem Baptistam Serra Principem Carovigni suosque heredes et successores ordine successivo Principes predictae terrae facimus constituimus creamus et perpetuo reputamus Terramque ipsam Carovigni in Principatus titulum et honorem atque illus [: illius] membra et districtum in Principatus titulum et honorem erigimus et extollimus praefatumque Joannem Baptistam Serram eiusque heredes et successores ordine successivo Principes eiusdem terrae dicimus et nominamus ab alijsque in omnibus et quibuscumque actis et scripturis dici et nominari volumus et perpetuo reputari. Decernentes et volentes ut deinceps dictus Joannes Baptista serra eiusque heredes et successores ordine successivo praedicti omnibus et singulis gratijs privilegijs prerrogativis iuribus dignitatibus favoribus immunitatibus praeminentijs libertatibus et exemptionibus uti frui et gaudere possit et possint valeat et valeant quibus huiusmodi dignitate decorati potiti sunt seu quomodolibet potiuntur et gaudent potirique et gaudere possunt consuetudine vel de jure Ita ut in Parlamentis et aggregationibus titulatorum et Baronum dicti Regni aut aliorum per nos aut successores nostros et Proregem in dicto Regno pro tempore existentem faciendis tamquam Principes dicte Terrae Carovigni tractari vocari et honorari debeat et debeant et a nobis et ipsis eius et eorum dignitatem gradum et locum observari prout solitum est statuentes et expresse declarantes quod praesentis tituli concessionis privilegium sit et esse debeat eidem Joanni Baptistae Serrae eiusque heredibus et successoribus praedictis omni futuro tempore stabile reale validum atque firmum nullumque in iudicijs aut extra sentiat impugnationis obiectum defectus in commodum aut noxae cuiuslibet alterius detrimentum sed in suo semper robore et firmitate persistat fidelitate tamen nostra quoque feudali servitio seu adoha nostrisque alijs et alterius cuiusvis juribus semper salvis. 38
Illustribus propterea spectabilibus nobilibus magnificiis dilectis consiliarijs et fidelibus nostris Prorregi locumtenenti et capitaneo generali nostro magno Camerario Protonotario Magistro Iustitiario eorumque locumtenentibus sacro nostro consilio Castris Capuanae Praesidentibus et rationalibus Camerae nostrae summariae, Regenti et Judicibus magnae curiae vicariae scribae portionum Thesaurario nostro generali Advocatis quoque et Procuratoribus Fiscalibus et praesertim Principibus Ducibus Marchionibus comitibus et Baronibus preaedicti nostri citerioris Siciliae Regni, caeterisque demum universis et singulis officialibus et sudditibus nostris et maioribus et minoribus quocumque nomine nuncupatis titulo officio auctoritate et potestate fungentibus praesentibus et futuris tam praedicti nostri citerioris Siciliae Regni quam cuiuslibet alterius ditionis nostrae dicimus praecipimus et iubemus quatenus forma praesentium per eos et eorum quemlibet diligenter attenta illam eidem Joanni Baptistae Serrae eiusque haeredibus et successoribus praedictis tenentes et firmiter observantes, eum et eos tanquam Principes dictae terrae Carovigni habeant teneant reputant honorificent atque tractent, et contrarium non faciant aut fieri permittant ratione aliqua sive causa, quatenus officiales et subditi nostri praedicti gratiam nostram charam habent ac praeter irae et indignationis nostrae incursum poenam ducatorum mille nostris inferendorum aerarijs cupiunt evitare. In cuius rei testimonium praesentes fieri iussimus nostro magno negotiorum praefati citerioris Siciliae Regni sigillo in pendenti munitas. Dattum in oppido nostro Matriti die vigesimo septimo mensis ottobris anno a nativitate Domini millesimo sexcentesimo vigismo quinto Regnorum autem nostrorum anno quinto Jo el Rey Vidit comes de Monterrey Protonotarius et Magnus Camerarius Vidit Caimus Regens Vidit Valenzuela Regens Vidit Marchio Florestae Regens Vidit Ursinus Regens Vidit Brandolinus Regens. Dominus Rex mandavit mihi Ludovicus Ortis de Matienzo. Titulo de Principe a Juan Battista Serra sobre su tierra de Carovingno en la provincia del Condado de Molise en el Reino de Napoles con facultad de poder nombrar en la dicha tierra y titulo otra persona a su voluntad dentro de tres annos. Don Thomas Majorana Gonzaga Philippus ett., Universis et singulis praesentium seriem inspecturis tam praesentibus quam futuris, Visos illos titulis et honoribus ornandos condecorandosque censemus quos preter generes nobilitatem propria quoque merita benemeritos gratosque nobis eficiunt Proinde cum nomine Ill.is fidelis nobis dilecti Don Thomae Maiorane ___________________________________________________________________________ DIPLOMA DI CONCESSIONE DEL TITOLO DI PRINCIPE DI CAROVIGNO AL FEUDATARIO DI CAROVIGNO GIOVAN BATTISTA SERRA Giovan Battista Serra Filippo ecc.
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[Filippo IV d’Asburgo (Valladolid, 8 aprile 1605 – Madrid, 17 settembre 1665) – Re di Spagna dal 1621 fino alla morte, Sovrano dei Paesi Bassi spagnoli, nonché Re del Portogallo e di Algarve, Castiglia, Aragona, Legioni, Due Sicilie, Gerusalemme, Ungheria, Dalmazia, Croazia, Navarra, Granada, Toledo, Valenzia, Galizia, Maiorca, Siviglia, Sardegna, Cordova, Corsica, Murcia, Jean, Algesiras, Gibilterra, Isole Canarie, nonché Indie Orientali e Occidentali, Isole e Terraferma del Mare Oceano; Arciduca d’Austria; Duca di Borgogna, Brabante, Milano, Atene, Neopatria; Conte d’Asburgo, Tirolo; Arconte di Rossiglione e Ceritania; Marchese di Oristano e Goceano)] A tutti e ai singoli che prenderanno in considerazione la serie della presente, attuali e futuri; Tra le altre cose che dai saggi principi abilmente sono istituite e con sommo consenso dei popoli osservate, questo, anzi da ritenersi che sia in primo luogo significativo della pubblica dignità e utilità, che stimassero gli uomini nobili per gloria propria e degli antenati, e insigni per le imprese compiute, da elevarsi spesso a nuovi onori e alle prerogative dei titoli (nobiliari), oltre al fatto che si siano già straordinariamente decorati del grande ornamento (stemma, insegna, segno di distinzione) dello Stato. Gli animi nobili e che aspirano all’eccellenza a ogni cosa si stimolano con l’autorità, il consiglio, l’ausilio, l’attività e infine con eventi generali se dai propri principi, dai quali conseguono i premi della (loro) virtù, così tanti da essere (questa) utile al massimo grado. Perciò, quando a nome dell’Illustre Giovanni Battista Serra, nostro consanguineo, fedele, diletto, previa esibizione dell'istanza, fummo umilmente supplicati affinché, come prova del riconoscimento dei meriti suoi e della sua famiglia, ci degnassimo di insignirlo del titolo di principe; Noi, considerando l’egregia e antica nobiltà della sua prosapia (stirpe, casata, lignaggio) e, oltre a ciò, la sua singolare fede e deferenza nei nostri confronti e i nobili meriti e ossequi dei suoi antenati, meritatamente, acconsentendo benignamente alla sua petizione, la terra di Carovigno che, in Provincia del Contado del Molise nel nostro Regno della Sicilia Citeriore, egli tiene e possiede in feudo, come asserisce, titoli verificati da noi e dalla nostra Regia Curia; Noi abbiamo decretato da nobilitarsi e da insignirsi della detta gloria del principato. E con questa facoltà in più, che il detto Giovanni Battista Serra possa, entro 3 anni a decorrere dal giorno della data della presente in poi, nominare in detta Terra di Carovigno e con il titolo di Principe una qualunque altra persona, ad libitum (a piacere, a volontà); E per appagare il nostro Supremo Consiglio d’Italia, conformemente perciò alla presente, scientemente e con la nostra regia autorità, risolutamente e volutamente, e inoltre per grazia speciale e per la pronta conforme (o che sopraggiunge) deliberazione del nostro Sacro Supremo Consiglio, facciamo, costituiamo, creiamo e per sempre riteniamo il prefato illustre nostro consanguineo Giovanni Battista Serra, Principe di Carovigno, e i suoi eredi e successori, secondo l’ordine di successione, Principi della predetta Terra, e la stessa Terra di Carovigno erigiamo ed eleviamo al titolo e onore di Principato e (parimenti) le sue parti e il territorio al titolo e onore di Principato, e diciamo e nominiamo il predetto Giovanni Battista Serra e i suoi eredi e successori, secondo l’ordine di successione, Principi della medesima Terra e vogliamo che (tale) sia detto e nominato dagli altri in tutti e qualsivoglia atto e scrittura, e per sempre (tale) sia reputato.
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Decretando e volendo che da ora il detto Giovanni Battista Serra e i predetti suoi eredi e successori, secondo l’ordine di successione, possa e possano servirsi, fruire e godere di tutti e dei singoli: grazie, privilegi, prerogative, diritti, dignità, favori, immunità, preminenze, libertà, esenzioni, mediante i quali (onori) di tal fatta abbia e abbiano autorità, insigniti di decoro e prestigio; essi (Giovanni Battista, eredi e successori) hanno avuto o in qualche modo hanno e godono, e possono avere e godere secondo la consuetudine o secondo il diritto, così che nei Parlamenti e nelle aggregazioni (associazioni, unioni) dei titolati (aventi cioè un titolo nobiliare) e dei Baroni di detto Regno o di altri, da farsi per il tramite nostro o dei nostri successori e di chi fa le veci del re, esistente pro tempore in detto Regno, così come Principi di detta Terra di Carovigno debba e debbano essere trattati, chiamati e onorati e da noi e dagli stessi si rispetti il suo e loro grado, rango e posizione, come si è soliti; Statuendo e con forza dichiarando che il privilegio della presente concessione del titolo sia e debba essere del medesimo Giovanni Battista Serra e dei suoi eredi e successori predetti in ogni tempo futuro stabile, reale, valido e certo e nelle azioni giudiziarie o estragiudiziali, non sperimenti alcun oggetto d’impugnazione, mancanze in direzione del privilegio o il nocumento di qualsiasi altra punizione, ma persista sempre nella propria forza e fermezza, e con tutto ciò non venga mai meno e la fedeltà nei nostri confronti e il servizio feudale o adoha, e ogni altro diritto nostro e qualsiasi altro. Perciò, agli illustri, spettabili, nobili, magnifici, diletti Consiglieri e fedeli nostri Vicerè, Luogotenente e Capitano Generale, al nostro Grande Camerario (titolo di ufficiale della corte imperiale, tesoriere), al Protonotario (il capo dei notai del re, che curava la compilazione e l’invio dei diplomi), al Gran (o Maestro) Giustiziere e ai loro Luogotenenti, al nostro Sacro Consiglio di Castro Capuano, ai Presidenti e Razionali (magistrato, incaricato dell’amministrazione dei beni dello stato) della Nostra Camera della Sommaria (ufficio per la riscossione di tributi); Al Reggente e ai Giudici della Gran Corte della Vicaria, allo Scriba delle Divisioni, e al nostro Tesoriere generale (funzionario preposto alla gestione della tesoreria dello stato), agli Avvocati e Procuratori fiscali e soprattutto ai principi, duchi, marchesi, conti e baroni del predetto nostro Regno della Sicilia Citeriore, e infine a tutti gli altri e singoli ufficiali e nostri sudditi, maggiori e minori, con qualsiasi nome e titolo denominati e che esercitano un ufficio, autorità e potere, presenti e futuri, tanto del predetto nostro Regno della Sicilia Citeriore quanto di qualsiasi altro dei nostri Regni (della nostra dizione); Diciamo, prescriviamo e ordiniamo, nella misura in cui (lo facciamo) con il decreto del presente (diploma), diligentemente osservato da essi e da chicchessia di essi, che essi, attenendosi fermamente (al decreto) e osservandolo a beneficio del medesimo Giovanni Battista Serra e dei suoi eredi e successori predetti, abbiano, tengano, reputino onorino e trattino, lui ed essi come principi della detta Terra di Carovigno e non facciano il contrario o permettano che sia fatto (il contrario) per altra ragione o causa, nella misura in cui gli ufficiali e i predetti nostri sudditi tengano in grande considerazione la nostra benevolenza e vogliano anche, in più, evitare di incorrere nella nostra ira e indignazione e nella pena di 1000 ducati da versarsi al nostro erario. A testimonianza della qual cosa abbiamo ordinato che sia fatta la presente, munita del nostro sigillo pendente dei negozi giuridici del nostro grande prefato Regno della Sicilia Citeriore. Dato nella nostra città di Madrid, il giorno 27 ottobre dall’anno della natività del Signore, 1625, o meglio, il 5° anno del Regno. Io il Re Il Conte di Monterrey p. Protonotario e Maestro Camerario Caimo, Reggente Valenzuela, Reggente Il Marchese Floreste, Reggente 41
Ursino, Reggente Brandolino, Reggente Il Signor Re ordinò a me Ludovico Ortis de Matienzo Titolo di Principe a Juan Battista Serra sulla Terra di Carovigno, nella Provincia del Contado di Molise nel Regno di Napoli, con la facoltà di poter nominare in detta Terra e titolo altra persona a sua volontà entro 3 anni. Don Thomas Majorana Gonzaga Filippo ecc., A tutti e ai singoli che esamineranno la serie della presente, tanto attuali quanto futuri, stimiamo da ornarsi e decorarsi di titoli e onori, quelli considerati benemeriti e grati a noi che in aggiunta alle origini, dimostrino meriti propri, analogamente con il nome dell'Illustre, fedele, a noi diletto, Don Thomas Maiorana
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- X - MADRID, 13 DICEMBRE 1645 Il Titolo di Principe di Carovigno: trasferibile ad altra Terra. Archivio General de Simancas - Miravete, 8 47130 Simancas (Valladolid) S.P. libro 204 / foll. 256v-261r [256v] Iuan Baptista Serra Principe de Caroviño Philippus etts.a Universis et singulis praesentium seriem inspecturis tam praesentibus quam futuris, Pro solita nostra benignitate ac munificencia Regia benemeritos viros quorum obsequia et merita cognita atque perspecta extant libenter liberalitate nostra [257r] ac favore prosequimur. Proinde cum nomine Illustris Consanguinei nostri Fidelis Dilecti Ioannis Baptistae Serrae Principis de Carovino in Citerioris nostro Siciliae Regno nobis humiliter supplicatum sit ut sibi suisque haeredibus aut successoribus per nos liceat praedictum Principatus titulum in aliam terram ab ipsis infra quatuor annorum spacium nominandam cum eisdemmet antelationibus praelationibus et praerogativis transferre. Nos alioqui vistis subditorum nostrorum benemeritorum votis valde inclinati petitione praedicta benigne suscepta eidem Principi Ioanni Bap.tae Serrae Libenter annuendum Terramque quam ipse suique heredes aut successores infra tempus praefixum nominaverint in praedicto nostro Siciliae Regno dicto Principatus titulo Illustrandam atque [257v] insigniendam decrevimus. Tenore igitur praesentium ex certa scientia Regiaque auctoritate nostra deliberate et consulto ac ex gratia speciale maturaque sacri nostri Supremi Consilij accedente deliberatione praedictam Terram ut supra per dictum Principem Ioannem Baptistam Serram suosque heredes aut successores infra quadriennium nominandam in Principatus Titulum ex nunc pro tunc et e contra facta nominatione praedicta nullo alio ordine nostro expectato erigimus extolimus et decoramus dummodo praedicta terra ut supra nominanda, sit ad satisfactionem regij nostri collateralis Consilij iuxta ordinem nostrum disponentem qualitatem et capacitatem Terrarum Titulis condecorandarum Ipsumque Ioannem Baptistam Serram suosque heredes et successores ordine successivo Principes praedictae Terrae nominandae [258r] facimus constituimus creamus et perpetuo reputamus cum eisdemmet qualitatibus anterioritatibus praelationibus et prerogativis quibus ad praesens dictum Principatus Titulum super Terram praedictam de Carovino habet, tenet, et possidet dictus Ioannes Bap.ta Serra ab alijsque in omnibus et quibuscumque actis et scripturis dici et nominari volumus et perpetuo reputari. Ita ut facta nominatione de praedicta terra et approbata per nostrum regium Collateralem Consilium tunc censeatur extinctus praedictus titulus Principatus super terram praedictam Carovini, possiturque translatus et constitutus super illam quam nominaverint dictus Ioannes Baptista Serra aut haeredes et successores sui. Decernentes et volentes quod dictus Ioannes Baptista Serra eiusque heredes et successores ordine successivo omnibus [258v] et singulis gratijs privilegijs praerrogativis libertatibus et exemptionibus uti frui et gaudere possint et valeant tamquam Principes dictae Terrae per eos ut supra nominandae quibus huiusmodi dignitate decorati potiti sunt seu quomodolibet potiuntur et gaudent potirique et gaudere possunt consuetudine vel de iure ac prout et quemadmodum dictus Ioannes Baptista Serra eisdem ad praesens potitur et gaudet super Terram praedictam Carovini. 43
Ita ut in Parlamentis et aggregationibus Titulatorum et Baronum dicti nostri Citerioris Siciliae Regni aut aliorum per nos aut successores nostros et Prorregem in dicto Regno pro tempore existentem faciendis, tanquam Principes dictae Terrae ut supra nominandae tractari vocari et honorari debeant et a nobis et ipsis eius et eorum dignitatem gradum et locum observari pro [259r] ut solitum est. Statuentes et expresse declarantes quod praesentis Tituli translationis Privilegium sit et esse debeat eidem Principi Ioanni Baptistae Serrae eiiusque heredibus et successoribus praedictis omni futuro tempore semper stabile reale validum atque firmum nullumque in iuditijs aut extra sentiat impugnationis obiectum deffectus in commodum aut noxae cuiuslibet alterius detrimentum sed in suo semper robore et firmitate persistat Fidelitate tamen ostra feudali quoque servitio seu adhoa nostrisque alijs et alterius cuiusvis Iuribus semper salvis et reservatis. Serenissimo propterea Balthasari Carolo Principi Asturiarum et Gerundae Ducique Calabriae filio primo genito nostro charissimo ac post foelices et longoevos dies nostros in omnibus Regnis et [259v] Dominijs nostris (Deo propitio) immediatao heredi et legitimo successori intentum aperientes nostrum sub paternae benedictionis obtentu dicimus eumque rogamus. Illustribus vero spectabilibus nobilibus Magnificis Dilectis Consiliarijs et Fidelibus nostris Prorregi Locumtenenti et Capitaneo generali nostro Magno Camerario Protonotario Magistro Iustitiario eorumque Locumtenentibus sacro nostro Consilio Castri Capuanae Praesidentibus et Rationbalibus Camerae nostrae Summariae Regenti et Iudicibus magnae Curiae Vicariae scriba portionum Thesaurario nostro generali Advocatis quoque et Procuratoribus Fiscalibus et praesertim Principibus Ducibus Marchionibus Comitibus et Baronibus praedicti nostri Citerioris Siciliae Regni coeterisque demum universis et singulis officialibus et subditis nostris maioribus et minoribus quocumque nomine [260r] numcupatis Titulo officio auctoritate et potestate fungentibus praesentibus et futuris tam praedicti nostri Citerioris Siciliae Regni quam cuiuslibet alterius ditionis nostrae dicimus et stricte praecipiendo mandamus quatenus forma praesentium per eos et eorum quemlibet diligenter inspecta illam eidem Principi Ioanni Baptsita Serrae eiusque heredibus et successoribus praedictis tenentes firmiter et observantes eum et eos tanquam Principes dictae Terrae nominandae tu supra habeant teneant reputent honorificent atque tractent, et contrarium non faciant aut fieri permittant ratione aliqua sive causa si dictus serenissimus Princeps Filius noster charissimus nobis morem gerere coeteri autem officiales et subditi nostri praedicti gratiam nostram charam habent ac praeter ira et indignationis nostra incursum poenam ducatorum mille nostris inferendorum [260v] aerarijs cupiunt evitare. In cuius rei testimonium praesentes fieri iussimus nostro magno negotiorum Citerioris Siciliae Regno sigillo impendenti munitas. Datj in oppido nostro Matriti die decima tercia mensis Dezembris anno a nativitate Domini millessimo sexcentessimo quadragessimo quinto regnorum autem nostrorum anno vigessimo quinto. Io El Rey v.t (vidit) Comes de Monterrey et p. Protj.o et mg.o Cam.rio v.t Potenzanus Rj (Regens) v.t in executorijs Ruiz de arichuleta tax.or (taxator) v.t Cusanus Rj (Regens) v.t Salamanca Rj (Regens) Dominus Rex Mandavit mihi 44
Don Inico Lopez de Carate Conceder Mag.o a Juan Baptista Serra Principe de Carovino en el Reyno de Napoles que el y sus [261r] herederos o successores puedan mudar el titulo de Principe en otra tierra que nombraren dentro de quatro annos cum la misma antelacion proecedencia y prerrogativas. Consultado ___________________________________________________________________________ Giovanni Battista Serra, Principe di Carovigno Filippo ecc., a tutti e i singoli, tanto contemporanei quanto futuri, che esamineranno (consulteranno, ispezioneranno) la serie della presente, conformemente alla nostra solita regia benignità e munificenza, trattiamo volentieri con la nostra liberalità e favore gli uomini benemeriti dei quali l'obbedienza e i meriti noti e provati sono evidenti. Perciò, quando a nome (per conto) dell'illustre consanguineo nostro, fedele, diletto Giovanni Battista Serra, Principe di Carovigno nel nostro Regno della Sicilia Citeriore, a noi umilmente fu supplicato che a sé e ai suoi eredi e successori per mezzo di noi fosse concesso di trasferire il predetto titolo di Principato in altra terra dagli stessi da designarsi entro quattro anni con gli stessi medesimi diritti di prima, le preferenze e le prerogative. Noi, del resto, assai propensi dopo la predetta petizione, benignamente accolta, visti i voti dei nostri benemeriti sudditi, dando di buon grado un segno di assenso al medesimo Principe Giovanni Battista Serra, abbiamo decretato di nobilitare e insignire del detto titolo di principato la Terra che egli stesso e i suoi eredi e successori entro il tempo prefissato avranno designato nel predetto nostro Regno di Sicilia. Perciò ai sensi del presente (decreto), scientemente e con la nostra regia autorità, deliberatamente e volutamente, e inoltre per grazia speciale e per la piena conforme (o che sopraggiunge) deliberazione del nostro Sacro Consiglio, innalziamo, magnifichiamo e insigniamo la predetta Terra di cui sopra da designarsi per mezzo del detto Principe Giovanni Battista Serra e i suoi eredi o successori entro il quadriennio, nel titolo di Principato, ora per allora, e al contrario, una volta fatta la predetta designazione, senza aspettare nessun altro nostro ordine, purché la predetta Terra di cui sopra da designarsi, sia di soddisfazione del nostro regio Collaterale Consiglio secondo il nostro ordine che dispone la qualità e la capacità delle terre di decorarsi dei titoli, facciamo, costituiamo, creiamo, e lo stesso Giovanni Battista Serra e i suoi eredi e successori secondo l'ordine di successione, Principi della predetta Terra da designarsi, e per sempre reputiamo proprio con le medesime qualità, precedenze, preferenze e prerogative con le quali ora detto titolo di Principato sulla predetta Terra di Carovigno ha, tiene e possiede il detto Giovanni Battista Serra e dagli altri, in tutti e qualsivoglia atto e scrittura, tale vogliamo sia detto e nominato e per sempre reputato. Cosicché, fatta la designazione della predetta terra e approvata per mezzo del nostro regio Collaterale Consiglio, si ritenga allora estinto il detto titolo di Principato sulla terra predetta di Carovigno e valga trasferito e costituito su quella che il detto Giovanni Battista e gli eredi e i suoi successori avranno designato. Decidendo e volendo che il detto Giovanni Battista Serra e i suoi eredi e successori secondo l'ordine di successione possano godere, fruire e servirsi di tutti e i singoli favori, privilegi, prerogative, libertà ed esenzioni, e valgano (abbiano cioè potere, autorità, influenza) come Principi di detta terra di cui sopra da designarsi per mezzo di quelli, mediante i quali (onori) di tal fatta ornati di rispettabilità (eccellenza, grado, posizione, autorevolezza), hanno ottenuto o in qualunque modo ottengono e godono e possono ottenere e godere secondo la consuetudine o de iure e nella misura e nello stesso modo in cui il detto Giovanni Battista Serra dei medesimi attualmente usufruisce e gode sulla predetta Terra di Carovigno.
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Cosicché nei Parlamenti e nelle aggregazioni (associazioni, unioni) dei titolati (aventi cioè un titolo nobiliare) e dei Baroni del detto nostro Regno della Sicilia Citeriore o di altri, che si devono fare, da noi o dai nostri successori e dal viceré che pro tempore è in detto Regno, siano da trattare, chiamare e onorare come Principi di detta Terra di cui sopra da designarsi, e da noi e dagli stessi sia rispettata la sua e loro dignità, il grado, il rango e posizione, come si è soliti. Statuendo ed espressamente dichiarando che il privilegio del presente trasferimento del titolo sia, e debba essere, per il medesimo principe Giovanni Battista Serra e dei suoi eredi e successori predetti, in ogni tempo futuro, sempre stabile, reale, valido e certo e nei procedimenti giudiziari o extragiudiziali e non sperimenti alcun oggetto d’impugnazione, difetti (cessazioni) in direzione del privilegio o il detrimento di qualsiasi altra pena (punizione), ma persista sempre nella sua forza e fermezza, e con tutto ciò non venga mai meno e la fedeltà nei nostri confronti e il servizio feudale o adoa (adoha, adhoa), e ogni altro diritto nostro e di qualsiasi altro. Perciò, rivelando il nostro intento al serenissimo Baldassarre Carlo, Principe delle Asturie e di Gerunda, Duca di Calabria, nostro carissimo figlio primogenito e alla fine dei nostri giorni lunghi e felici, in tutti i regni e i nostri domini (Dio propizio) erede immediato e legittimo successore, sotto la protezione della nostra benedizione diciamo e lo invitiamo (a conformarsi al presente decreto). Invece agli illustri, spettabili, nobili, magnifici, diletti Consiglieri e fedeli nostri Viceré, Luogotenente e Capitano Generale, al nostro Grande Camerario (titolo di ufficiale della corte imperiale, tesoriere), al Protonotario (il capo dei notai del re, che curava la compilazione e l’invio dei diplomi), al Gran (o Maestro) Giustiziere e ai loro Luogotenenti, al nostro Sacro Consiglio di Castro Capuano, ai Presidenti e Razionali (magistrato, incaricato dell’amministrazione dei beni dello stato) della nostra Camera della Sommaria (ufficio per la riscossione di tributi); al Reggente e ai Giudici della Gran Corte della Vicaria, allo Scriba delle Divisioni, e al nostro Tesoriere generale (funzionario preposto alla gestione della tesoreria dello stato), agli Avvocati e Procuratori fiscali e soprattutto ai principi, duchi, marchesi, conti e baroni del predetto nostro Regno della Sicilia Citeriore, e infine a tutti gli altri e singoli ufficiali e nostri sudditi, maggiori e minori, con qualsiasi nome e titolo denominati e che esercitano un ufficio, autorità e potere, presenti e futuri, tanto del predetto nostro Regno della Sicilia Citeriore quanto di qualsiasi altro dei nostri Regni (della nostra dizione); diciamo e, rigorosamente ammonendo, ordiniamo, nella misura in cui (lo ordiniamo) con il decreto del presente (privilegio) diligentemente esaminato per mezzo di essi e di chicchessia di essi, che essi, attenendosi fermamente (al decreto) ed esaminandolo nell'interesse del medesimo principe Giovanni Battista Serra e dei suoi eredi e predetti successori, abbiano, tengano, reputino, onorino e trattino lui ed essi come principi della detta Terra di cui sopra da designarsi, e non facciano il contrario o permettano che sia fatto (il contrario) per altra ragione o causa, se il detto serenissimo principe, figlio nostro carissimo, voglia regolare il proprio comportamento in base ai nostri desideri, e gli altri ufficiali e i predetti nostri sudditi tengano in grande considerazione la nostra benevolenza e vogliano anche, in più, evitare di incorrere nella nostra ira e indignazione e nella pena di 1000 ducati da versarsi al nostro erario. A testimonianza della qual cosa abbiamo ordinato che sia fatta la presente, munita del sigillo pendente dei negozi giuridici nel nostro grande Regno della Sicilia Citeriore. Dato nella nostra città di Madrid, il giorno 13 dicembre dall’anno della natività del Signore, 1645, o meglio, il 20° anno del Nostro Regno. Io Il Re Il Conte di Monterrey e per il Protonotario e Gran Camerario Potenzano, Reggente 46
e per quanto riguarda gli esecutori giudiziari, Ruiz de Arichuleta tassatore (nelle cancellerie medievali, funzionario addetto al rilascio di documenti tassati) Cusano, Reggente Salamanca Reggente Il Signor Re ordinò a me Don Inico Lopez de Carate di concedere al Magnifico Giovan Battista Serra, Principe di Carovigno nel Regno di Napoli, che egli e i suoi eredi e successori possano trasferire il titolo di Principe in un'altra terra da designarsi entro 4 anni con le medesime preferenze precedenza e prerogativa. Consultado.
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- XI - VIAREGGIO, 1887 Tratto da: I Carri Allegorici, in http://www.versilia.org/carnevale/carri.htm "CARNEVALE DI VIAREGGIO Carnevale di Viareggio, Carnevale d'Europa. Maschere, carri allegorici, satira, divertimento e spettacolo. Tutto sul Carnevale di Viareggio. I Carri allegorici, i giganti di cartapesta. .... 1887: Al famoso maestro d'ascia viareggino Natino Celli fu commissionato un carro elettorale dal candidato al Parlamento nel Circondario di Pietrasanta, Vito Camillo Ventura Messia de Prado, principe di Carovigno: un triestino eccentrico, giunto a Viareggio alla ricerca di fortune politiche. Natino, coadiuvato dalle maestranze del suo cantiere, costruì una torre dalla cui sommità le maschere gettavano sulla folla monete di cartone argentato. Il Carovigno, con la trovata pubblicitaria del carro elettorale, divenne deputato, ma non fu ammesso in Parlamento per l'età inferiore ai trent'anni. Col carro politico del Carovigno, in Via Regia sfilarono altri due carri, secondo il ricordo che Raffaello Celli, figlio di Natino, ha affidato al libro "Con l'ascia e con la vela". Le Officine Estensi costruirono un treno "vero" in tutto, fuor che nelle proporzioni; la Fabbrica dei Laveggiai montò un balcone con due torni a pedali e delle tinozze per l'impasto. Una carrozza trasportò in corso tre pescatori con la lenza; nell'amo, un salacchino per far "abboccare" la gente. Titolo "La pesca degl'imbecilli". Fortunato Celli ha lasciato questa testimonianza sul modo di allestire carrozze e carri in Via Regia: "Lo scopo era di alludere e mettere in risalto e in ridicolo qualche personaggio che teneva le redini del paese, per primo il sindaco".
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- XII - GALLIPOLI, 28 NOVEMBRE 1903 Verbale di avaria steso da Adolfo Lippi, capitano del brigantino goletta Il Principe di Carovigno, presso la Pretura di Gallipoli. Trascrizione dell'originale esistente presso l'Archivio di Stato di Lecce. Fondo Tribunale Civile di Lecce. Verbali di Avaria. Busta 6. Fasc./Sf. 23/16. MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI ARCHIVIO DI STATO DI LECCE FONDO: TRIBUNALE CIVILE DI LECCE _______________ VERBALI DI AVARIA _______________ INVENTARIO A CURA DI DONATELLA LALA (ARCHIVISTA DI STATO DIRETTORE COORDINATORE) BUSTA: 6 FASC./SF.: 23/16 PRETURA: GALLIPOLI DATA DELVERBALE ( aa. mm. gg.): 1903 NOVEMBRE IMBARCAZIONE/(CARICO): Brigantino goletta “Principe di Carovigno” PROVENIENZA/DESTINAZIONE: Licata/Gallipoli LUOGO DEL NAUFRAGIO o DI ARRIVO: == Gallipoli, 28 Nov. 1903 R. PRETURA DI GALLIPOLI N. 3962 Ill.mo Signor Presidente del Tribunale Lecce Rassegno a V. S. Ill.ma la dichiarazione originale per supposta avaria fatta dal capitano del veliero Goletta Principe di Carovigno a nome Lippi Adolfo. Il Pretore F.to illeggibile [Su Carta bollata da L. 5] Dichiarazione di supposta avaria. L'Anno mille novecento tre il giorno Ventisette Novembre in Gallipoli nella Pretura. Innanzi a Noi Ventrella Avvocato Giuseppe Vittorio Pretore del Mandamento di Gallipoli assistito dal Cancelliere Cataldi Donato è personalmente comparso il Signor Lippi Adolfo di Giuseppe nato e domiciliato in Viareggio Capitano del Brigantino Goletta Principe di Carovigno il quale ha reso la seguente dichiarazione: "Il giorno Venti Novembre 1903 ci approntammo di caricare orzo duecento trenta tonellate (sic) al nolo di lire cinque la tonellata per Gallipoli, e dopo esserci approntati di tutto l'occorrente per la navigazione e visitata la santina [cioè sentina] si trovano due polsi di acqua. Alle ore otto antimeridiane del giorno Ventuno facciamo vela da Licata con piccolo vento ovest, mare mosso da Sud Est, cielo chiaro.
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Appena fuori degli ostacoli del porto bordo [bordare: spiegare tutta la vela in modo da distenderla bene alla presa del vento] tutte le vele navigando in croce per il nostro punto di destino. Alle ore dodici pomeridiane siamo nei pressi di Capo Passero. Da questo punto si naviga per il Capo Spartivento con detto vento, mare mosso da Ovest Sud Ovest e da Nord, aria in parte nuvolata. Alle 8 antimeridiane del giorno Ventidue Novembre siamo nei paraggi di Capo muro di Porco [cioè: Capo Murro di Porco] distanti circa 16 miglia in calma di vento, mare mosso come sopra detto e aria burrascosa. Ivi dopo essere stati alcune ore in calma ci sorprende forte vento da Nord-Ovest e il mare si agita dallo stesso, come pure da Sud-Ovest, aria piovosa in maniera da rendere inservibile le manovre da farsi. Si serra le piccole vele forzando all'uso con trinchetto, bari, trinchettina, Vela di cappa e tutti i terzaruoli alla maestra per prendere ritorno di Capo Spartivento per evitare qualche avaria, in tale sforzo e i grossi cavalloni che frangevano in coperta per disopra del carabottino fu visitata la santina [sentina] e si trovano sedici polsi di acqua. Si guarniscono le pompe dando di mano a principiare il quale si verificò che sgorga acqua e orzo; ma visto che detta acqua non cessava si verifica il bastimento di prora, e si trova sotto il paiuolo di prua via all'uomo del bompresso venire detta acqua. Il vento essendo passato più all'Ovest alle dieci pomeridiane, siamo nei pressi di Capo Spartivento, in calma di vento e mare mosso come sopra è detto. Alle ore quattro antimeridane del giorno 23 Novemrbre si naviga rasente la costa col vento di Nord-Ovest mare calmo e aria in parte nuvolata, si seguita a pompare acqua e orzo e seguitando dallo vento possiamo ancorare in questo porto con dubbio che nella stiva ci sia bagno, come pure dubito che in tale sforzo si sia allentato qualche commento [cioè comento] di calafaggio [cioè calafataggio], perché si verifica sempre una quantità di acqua. Gallipoli 27 Novembre 1903 Del che si è redatto il presente letto confermato e sottoscritto Il cap. ALippi Adolfo Lippi Il Pretore Ventrella Il Cancelliere D. Cataldi
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- XIII - ROMA, 24 GIUGNO 1999 Trascrizione della lettera dattiloscritta dall'Ammiraglio Emanuele Ventura, nipote del Principe di Carovigno. "..... Credo di dover ringraziare Lei per il fascicolo su Carovigno. Interessante: mi permetto però di osservare che non capisco perché tanto spazio riservato alla figura bizzarra e stravagante di Camillo Ventura e non son nominati i Dentice di Frasso che nel castello avevano una produzione di tessuti che dava lavoro a molte persone. Io ho visto Camillo Ventura due volte quando ero bambino (ore ho 94 anni) e poi ho solo saputo che si era rovinato giocando in Borsa; sento ora che aveva anche pazzesche ambizioni politiche! Io, in servizio di passaggio a Brindisi son stato a visitar il Castello; ho motivo di credere che né Camillo né il padre adottivo ci siano mai stati! Devo inoltre precisare in merito alla presunta "nascita illegittima" che i VENTURA erano una ricca, anzi ricchissima famiglia triestina che alla fine del 1800 aveva larghi interessi in Dalmazia (Spalato) in POLONIA e in BELGIO che naturalmente furono falcidiati dalle guerre del 14 e del 40 senza contare - ora lo so - le pazzie politiche di Camillo. Naturalmente l'adozione e tutto il resto sono fatti che risalgono a quasi cento venti anni or sono. Con i miei ossequi (Emanuele Ventura) F.to Emanuele Ventura P.S.: Io non ho figli maschi e così finisce l'avventura!
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- XIV - STATISTICA DELLE ELEZIONI GENERALI POLITICHE MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO DIREZIONE GENERALE DELLA STATISTICA, Statistica delle Elezioni Generali Politiche, 3 e 10 giugno 1900, ROMA, TIPOGRAFIA NAZIONALE DI G. BERTERO, 1900. https://ebiblio.istat.it/digibib/Elezioni/RAV0251130Statelezgenpol3e10giu1900.pdf [pp. 45-47 ==> 74/179] ELEZIONI GENERALI 21 e 28 Marzo 1897, ed elezioni suppletive
avvenute nel corso della XX Legislatura. COLLEGIO DI PIETRASANTA (POPOLAZIONE 55.801) Elettori con diritto di voto: 6.184 - Votanti: 4.528 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 2.971 Giorgini-Diana Giorgio Voti ottenuti: 1.414 Elezione suppletiva del 6 giugno 1897 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.160 - Votanti: 3.850 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 2.306 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 1.401 Elezione suppletiva del 25 luglio 1897 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.412 - Votanti: 3.309 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 3.047 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 86 Elezione suppletiva del 23 genn. 1898 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.392 - Votanti: 3.746 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 3.045 Pilli Bettino Voti ottenuti: 455 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 65 Elezione suppletiva del 17 aprile 1898 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.378 - Votanti: 4.074 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 2.000 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 1488 52
Piccioni Cesare Voti ottenuti: 219 Pilli Bettino Voti ottenuti: 189 Elezione suppletiva del 4 settembre 1898 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.292 - Votanti: 3.450 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 1.858 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 1.527 Turati Filippo Voti ottenuti: 127 Elezione suppletiva del 13 agosto 1899 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura _____________________________________________ Elettori con diritto di voto: 6.621 - Votanti: 2.276 Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Ventura Camillo (annullam.) Voti ottenuti: 1.805 Pilli Bettino Voti ottenuti: 257 Giorgini Giorgio Voti ottenuti: 56 Elezione suppletiva dell'11-18 febbraio 1900 in seguito all'annullamento della elezione dell'on. Ventura __________ Elettori con diritto di voto: 6.582 - Votanti: 2.315 1° scrut. / 1.964 2° scrut. Candidati eletti e candidati non eletti che ottennero non meno di 50 voti: Batacchi Cesare (annul.) (*) Voti ottenuti: 1° scrut.: 1.064 / 2° scrut.: 1.749 Ventura Camillo Voti ottenuti: 1° scrut.: 1.118 / 2° scrut.: 98 (*) In seguito all'annullamento di questa elezione, era stata indetta l'elezione suppletiva per il 20 maggio 1900; ma per l'avvenuto scioglimento della Camera il decreto di riconvocazione del Collegio du abrogato.
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APPENDICE FOTOGRAFICA
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INDICE PREFAZIONE ...................................................................................................................................................................... 2 CAMILLO VENTURA MESSIA DE PRADO ............................................................................................................... 5 BIBLIO-‐SITOGRAFIA .................................................................................................................................................... 25 ARCHIVIO ......................................................................................................................................................................... 26 APPENDICE DOCUMENTARIA ................................................................................................................................. 27 -‐ I -‐ ESTRATTO DI DECRETO DI ADOZIONE ...................................................................................................... 28 -‐ II -‐ VIAREGGIO, 16 LUGLIO 1896 ........................................................................................................................ 29 -‐ III -‐ LUCCA, 11 LUGLIO 1896 ................................................................................................................................. 30 -‐ IV -‐ LUCCA, 9 APRILE 1897 .................................................................................................................................... 31 -‐ V -‐ LIZZANO IN BELVEDERE, DICEMBRE 1998 ............................................................................................ 33 -‐ VI -‐ LIZZANO, GENNAIO-‐GIUGNO 1979 ............................................................................................................ 34 -‐ VII -‐ ROMA 1898 ......................................................................................................................................................... 36 -‐ VIII -‐ VIAREGGIO, 21-‐28 MARZO 1897 ............................................................................................................. 37 -‐ IX -‐ MADRID, 27 OTTOBRE 1625 ........................................................................................................................ 38 -‐ X -‐ MADRID, 13 DICEMBRE 1645 ........................................................................................................................ 43 -‐ XI -‐ VIAREGGIO, 1887 ............................................................................................................................................... 48 -‐ XII -‐ GALLIPOLI, 28 NOVEMBRE 1903 .............................................................................................................. 49 -‐ XIII -‐ ROMA, 24 GIUGNO 1999 .............................................................................................................................. 51 -‐ XIV -‐ STATISTICA DELLE ELEZIONI GENERALI POLITICHE ................................................................... 52 APPENDICE FOTOGRAFICA ...................................................................................................................................... 54
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